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19 ottobre 2013

Speciale Premio Hugo: La svastica sul sole - Philip K. Dick

Vincitore del Premio Hugo nel 1963, La svastica sul sole è uno dei più famosi esempi di ucronia, tipo di narrazione nella quale viene raccontata una storia alternativa a quella reale. I suoi inizi vengono fatti risalire addirittura a Tito Livio e a un suo brano ne Ab Urbe Condita. Philip K. Dick è uno dei nomi che hanno fatto grande la fantascienza e al quale è dedicato un premio per i migliori romanzi del genere pubblicati direttamente in edizione economica. Il libro era destinato ad avere dei seguiti che non sono mai stati pubblicati, se non in brevi accenni che si possono trovare in alcune edizioni. Nel 2001 ne è stata stampata una versione della Fanucci Editore dal titolo "L'uomo nell'alto castello", con traduzione di Maurizio Nati.


Philip Kindred Dick, nato nel 1928 a Chicago da una famiglia dai legami burrascosi, esordisce nella fantascienza nel 1952 sulla rivista Planet Stories. è autore di romanzi e racconti di fantascienza. Tra le sue opere più famose: Cronache del dopobomba, I simulacri,Un oscuro scrutare, Il Cacciatore di Androidi (conosciuto anche come Ma gli androidi sognano pecore elettriche?). Da quest'ultimo è stato tratto il capolavoro di Ridley Scott Blade Runner. Sposato cinque volte, dipendente da anfetamine, paranoico e soggetto ad allucinazioni, Dick ha avuto più successo dopo la morte, avvenuta nel 1982 per un attacco cardiaco proprio quando i diritti per le sue opere cominciavano a dargli una certa sicurezza economica. 


Le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l’America è divisa in due parti, l’una asservita al Reich, l’altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l’Italia ha preso le briciole e i nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti, i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folclore e della cultura americana, e tutto sembra ruotare intorno a due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il best-seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato in realtà sconfitto dagli Alleati.

Recensione

Non è facile recensire “La svastica sul sole”: i piani di lettura sono talmente tanti che il rischio di tralasciare qualcosa è alto. Da cultore della fantascienza dovevo colmare la lacuna Philip K. Dick e questo libro è stato sicuramente un ottimo modo per farlo. 

Classico esempio di ucronia (genere che risale addirittura alla letteratura latina e nel quale vengono narrati avvenimenti di finzione partendo dal presupposto che uno o più episodi storici abbiano preso una piega diversa da quella reale), vi sono raccontate le vicende di un gruppo eterogeneo di persone, collegate labilmente tra di loro, durante un 1962 nel quale gli Stati Uniti sono divisi tra Giappone e Germania nazista.

La grandezza della prosa di Dick non sta nel presentare al lettore semplicemente la grande storia in maniera alternativa. Agli eventi vengono preferiti gli effetti che questi hanno avuto, hanno e avranno sulla vita di tutti i giorni. Quindi ci troveremo a leggere di un negoziante che commercia con i giapponesi – padroni della costa ovest degli USA – in oggetti tradizionali indigeni come pistole della guerra di secessione o orologi di Topolino, di un mite funzionario giapponese che si troverà costretto ad agire per impedire un complotto ai danni della sua nazione e di una insegnante di judo che viene coinvolta da una spia italiana al soldo della Germania nazista nel piano per uccidere uno scrittore “dissidente”. Proprio questo scrittore – a cui il titolo originale inglese “The Man in the High Castle” fa riferimento -, di nome Hawthorne Abendsen, è l’autore di un best-seller dal titolo “La cavalletta non si alzerà più” (in originale “The Grasshopper Lies Heavy"), che, come in un gioco di specchi, narra le vicende del dopoguerra di una realtà alternativa in cui sono l’Impero Britannico e gli Stati Uniti a dominare il mondo. Dick, con cinica ironia, prende in giro il lettore medio: un’opera che racconta un argomento simile a quello de “La svastica sul sole” ma che è trattata in maniera completamente differente diventa un best-seller. Ucronia nell’ucronia, “La cavalletta non si alzerà più” è un riuscito tentativo di metalibro diametralmente opposto alla realtà raccontata dall’autore. Quest’opera, al pari del libro cinese degli oracoli, l’”I-Ching”, influenza enormemente la vita dei personaggi che popolano la realtà alternativa descritta.

Difficile, insomma, dare dei giudizi negativi o positivi netti: i motivi per cui amare o odiare“La svastica sul sole” sono gli stessi. Il lettore potrebbe imputare a Dick un eccessivo caos narrativo, dovuto alla sua incredibile fantasia visionaria. Si rimane esterrefatti dalla quantità di idee che vengono condensate in nemmeno trecento pagine. Idee, tra l’altro, che verranno letteralmente saccheggiate dagli autori di fantascienza negli anni a venire. Un altro punto di discussione potrebbe essere quello dell’eccessiva indulgenza verso la cultura giapponese, che Dick presenta come un impero colonizzatore pacifico, ultimo baluardo prima della totale resa del mondo ai nazisti, quando in realtà le cronache dei massacri perpetrati dall’esercito dell’impero del Sol Levante in Cina e nel sud-est asiatico risalgono a prima della Seconda Guerra Mondiale.

In conclusione, “La svastica sul sole” merita un posto d’onore nella nutrita bibliografia di Philip K. Dick. Il premio Hugo del 1963 non avrebbe potuto avere un vincitore più meritevole. Il lettore che cerca una disamina su un mondo alternativo potrebbe storcere la bocca davanti alle pagine di questo “mostro”. La storia intricata, nel quale Dick si diverte sadicamente a togliere continuamente la terra  sotto i piedi al lettore, non è facile da seguire. Gli amanti della fantascienza in generale e delle ucronie in particolare non dovrebbero farsi assolutamente sfuggire questo importante pezzo della storia letteraria alternativa americana.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La svastica sul sole
  • Titolo originale: The Man in the High Castle
  • Autore: Philip K. Dick
  • Traduttore: Maurizio Nati
  • Editore: Fanucci Editore
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Collezione Ventesima
  • ISBN-13: 9788834716083
  • Pagine: 271
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 12.90 Euro

20 maggio 2013

Le porte di Arcadia - Andrea Giusto

Don Julian de Silva è un Hidalgo nella Spagna del XVII secolo. Conduce una vita modesta nella casa in rovina dei suoi antenati guadagnandosi da vivere con “lavori” che in pochi oserebbero accettare. L’Ordine di cui un tempo faceva parte lo ha disconosciuto, l’Inquisizione non attende che un suo passo falso. Un individuo che ha visto e sentito troppo, in molti lo vorrebbero morto. Ed è un Mago.

Miriel è la fedele compagna di Don Julian, la sua assistente, la cosa più vicina ad una famiglia che abbia mai avuto. Lo accompagna nel suo lavoro, difendendolo dai pericoli. Ed è alla ricerca di risposte su sé stessa. Perché Miriel è una Ferale. Un mostro odiato da tutti per il semplice fatto di esistere.

Il ritrovamento di un misterioso reperto nel Nuovo Mondo rischia di portare alla luce un segreto dimenticato, qualcosa che in troppi vogliono tenere nascosto. E per il quale altri sono disposti a uccidere. Travolti dagli eventi e bollati come eretici e traditori, la scelta per i due è una sola. Arrivare alla verità, o morire nel tentativo.

Recensione

Il fantasy storico e i romanzi ucronici non sono una novità e ne sono una prova sia il bellissimo Jonathan Strange & il Signor Norrell di Susanna Clarke sia l’originale Il drago di sua maestà di Naomi Novik, per far soltanto due esempi, ma fa sempre piacere imbattersi in un autore, soprattutto se italiano, che cerca di stare alla larga dal canonico triangolo elfi-nani-medioevo fantastico, dai personaggi statici e monocolori e dai cliché più abusati di un genere che ha ricevuto sempre più attenzione (e spazio sugli scaffali delle librerie) a partire dalla trasposizione cinematografica de Il Signore degli Anelli.

Andrea Giusto ci porta nella Spagna del XVII secolo, in un mondo in cui la magia è risorsa rara e preziosa e soggetta a uno stretto controllo sia da parte dell’Ordine, a cui tutti i maghi devono appartenere per poter esercitare il proprio dono, sia da parte della cattolicissima Corona spagnola, sempre più soggetta, a causa della contingenza politica, allo strapotere dell’Inquisizione, deputata a salvaguardare l’ortodossia di tutti i rami della conoscenza umana, compresa, appunto, la stessa arte magica. Gli esseri umani non sono l’unico popolo diffuso in Europa: ci sono anche gli Alfar, perfettamente integrati all'interno della società umana e più frequentemente dotati del dono della magia, e i Ferali, creature a metà tra bestie e uomini, disprezzati da tutti, che vivono in formazioni tribali nomadi e si tengono il più possibile lontani dalle città.

L’esplorazione del Nuovo Mondo nei decenni passati ha portato all'apertura degli orizzonti della pratica magica, ingessata per secoli dai dettami dell’Ordine e da una rigida istruzione impartita ai nuovi apprendisti e alle nuove apprendiste da parte dell’Accademia, luogo deputato alla formazione dei nuovi maghi. Un grosso scandalo, provocato dall'utilizzo di artefatti riportati dal Nuovo Mondo, ha scosso l'Ordine dei Maghi dall'interno e provocato l'espulsione di alcuni membri. All'interno di questo quadro si muove Don Julian De Silva, mago castigliano scomunicato dall'Ordine, che presta illegalmente per denaro la sua opera a chi per qualche ragione non può rivolgersi ai maghi ufficiali. Proprio uno di questi incarichi, all'apparenza banale, lo porterà a riaprire i contatti con il proprio passato e quello di Miriel, la giovane Ferale che Don Julian ha cresciuto e che lo accompagna e lo difende dai pericoli della strada.

L’ambientazione è senz'altro il pregio principale di questo breve romanzo: gli elementi fantastici si integrano in modo credibile e con quelli storici, creando una felice mescolanza di caratteristiche. Ad esempio, è immediatamente chiaro che gli Alfar, se pure modellati sugli elfi tolkeniani per tutta una serie di caratteristiche (tra cui la longevità e la predisposizione alla magia), hanno molti elementi di contatto con gli Ebrei di Spagna; i Ferali, d'altro canto, condividono la stessa struttura sociale, e la stessa emarginazione, dei gitani.

La cura che l’autore ha messo nel realizzare un mondo credibile è evidente anche nella realizzazione di una Breve cronologia del Vecchio Mondo, posta in fondo al libro, che ricostruisce la storia dei tre popoli in Spagna dalla preistoria a pochi anni prima dell’inizio delle vicende narrate.

I personaggi si muovono secondo sentimenti e motivazioni credibili, ma non sempre manifestati al lettore. Uno stile di narrazione improntato più sull'azione che sull'approfondimento psicologico, infatti, impedisce una reale empatia tra chi legge e i protagonisti del romanzo, con esiti alterni: mentre è facile immedesimarsi nella giovane Miriel, Don Julian resta un enigma e l'altro personaggio femminile di rilievo del romanzo, la Magistra dell'Accademia, Doña Irene, è appena tratteggiata. Si tratta, probabilmente, di un difetto dovuto anche alla brevità del romanzo, forse una delle pecche più grosse. Il mondo è talmente ricco e la trama talmente articolata che si ha la sensazione che ogni paragrafo sia necessario, ma quando l’azione entra nel vivo e le rivelazioni si affastellano si ha la sensazione che la storia sia troncata, più che portata a termine e che ci sia stato un eccessivo lavoro di lima per portare il finale, lasciato comunque aperto a eventuali seguiti, ad una chiusura. A parte questo, il racconto scorre via rapido, tanto che l'ho divorato nello spazio di poche ore.

Qualche parola va poi spesa per l’edizione in ebook: è estremamente curata anche in dettagli che talvolta sono ignorati dalle case editrici più grandi, come l’utilizzo di link funzionanti per la consultazione delle note e l’impaginazione che consente una lettura scorrevole e non faticosa anche su schermi più piccoli di un tablet da 10 pollici.

Menzione d’onore anche alle illustrazioni: anche se sono senz'altro più godibili a colori, possono essere visualizzate su e-ink senza eccessive perdite di qualità e arricchiscono le pagine, pur virtuali, del libro. È un peccato, però, che il nome dell'illustratore non compaia da nessuna parte: una dimenticanza che spero gli editori vogliano rimediare al più presto.

Le porte di Arcadia è comunque una bella prova, sia dell’autore, che mi auguro continui a scrivere questa e altre storie, sia dell’editore, che offre un prodotto curato a un prezzo decisamente accessibile.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le porte di Arcadia
  • Autore: Andrea Giusto
  • Editore: Eterea Comics & Books
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Chimere
  • ISBN-13: 9788890871108
  • Pagine: 144
  • Formato - Prezzo: Ebook - 4,99 Euro

5 dicembre 2012

Viaggio nel mondo del romanzo distopico: Parte II

Riprendiamo dunque la retrospettiva sul romanzo distopico. Eravamo rimasti nel 1962 con la pubblicazione di Arancia meccanica, ma vi avevo anche preannunciato una breve nota disambiguatoria su alcuni termini che vengono comunemente confusi o agglomerati sotto il termine di romanzo distopico.

C’è chi infatti fa coincidere il romanzo distopico con quello postapocalittico. Ebbene, io non sono d’accordo. Il romanzo postapocalittico può essere anche distopico, ma non sempre i due termini combaciano: per esserci distopia, il romanzo deve contenere una società fittizia che porti a estremi quasi fantascientifici i peggiori difetti di quella reale. Ad esempio, un libro come L’ombra dello scorpione di Stephen King è postapocalittico perché ambientato in una società di sopravvissuti a un virus che ha decimato quasi del tutto la popolazione mondiale, ma non è distopico. Viceversa, un romanzo come Battle Royale di Koushun Takami, come vedremo più avanti, è distopico perché raffigura un Giappone dominato da un Egemone che costringe i giovani a massacrarsi tra loro, ma non è postapocalittico perché non è avvenuta alcuna catastrofe.

Altri due sottogeneri parzialmente sovrapponibili al distopico sono il romanzo fantapolitico, sottogenere fantascientifico che fa riferimento a una realtà politica reale evolutasi in modo fantasioso, oppure del tutto immaginaria, e il romanzo allostorico (o ucronico), che narra l’evoluzione fittizia di un determinato contesto storico reale. Il romanzo fantapolitico non presenta necessariamente una distopia, può anche proporre una visione della società estremamente positiva, mentre il romanzo ucronico non dev'essere necessariamente anche fantapolitico (un esempio adatto può essere Storia dell'assedio a Lisbona di José Saramago).
Non è raro poi che il romanzo distopico si tinga di tinte cyberpunk, termine che designa l’utilizzo nel romanzo di tecnologie avanzate, soprattutto la cibernetica. Neuromantedi William Gibson è un buon esempio di romanzo distopico cyberpunk.

*

Sempre del 1962 è La svastica sul sole di Philip K. Dick, uno dei più noti romanzi distopici, ucronici e fantapolitici: Dick piega la storia alla sua (non tanto impossibile) fantasia, con i nazisti e i giapponesi vittoriosi al termine della Seconda Guerra Mondiale e un'America conseguentemente divisa in tre stati sottoposti al dominio tedesco e nipponico. Le due superpotenze operano sul territorio dominato due diversi tipi di controllo: spietatamente violento e nazista il primo, più sottilmente persuasivo il secondo. Tocco di classe: nella finzione del romanzo compare a sua volta un romanzo, La cavalletta non si alzerà più, che immagina un mondo in cui Hitler abbia perso la guerra, e che rappresenta precisamente la nostra realtà storica.

Altro cult del genere, solo in parte distopico, nel 1968 fa la sua comparsa Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, ancora di Philip K. Dick, da cui è stato tratto il notissimo film di Ridley Scott Blade Runner. Ambientato nel 1992, l'ambiente terrestre, a causa di una guerra nucleare, è oltremodo mutato, e la vita animale e vegetale è quasi estinta. In particolare, gli animali domestici sono considerati simbolo di benessere, e la loro cura è fondamentale. Altrettanta cura non viene però usata verso i droidi, assegnati agli umani in salute come incentivo per convincerli ad abbandonare l'ambiente terrestre ormai ostile, e trattati come esseri inorganici e quindi indegni di qualunque empatia.

Nel 1979 e nel 1982 è Stephen King a cimentarsi con due romanzi distopici, il secondo dei quali contiene rimandi particolarmente espliciti a 1984 e Fahrenheit. Mi riferisco a La lunga marcia e L'uomo in fuga. Entrambi si basano su un principio comune: una società distopica che nutre il pubblico a pane e violenza. Ne La lunga marcia, infatti, il protagonista Ray si iscrive alla gara annuale di marcia. La società suggerita (non esplicitamente descritta) è di stampo militare totalitarista, e il prezzo da pagare per chi si iscrive e non vince è la morte: i contendenti, infatti, verranno fucilati non appena rallenteranno il passo o si fermeranno per qualunque ragione. Al vincitore, invece, onore e gloria, il tutto sotto gli occhi impietosi delle telecamere. L'uomo in fuga presenta invece una società totalitaria più simile - come ho detto - ai romanzi di Orwell e Bradbury. Le classi inferiori muoiono d'inedia e di avvelenamento dell'aria nei loro ghetti, e le tri-vu (enormi televisori analoghi a quelli di Fahrenheit), obbligatorie in ogni casa, trasmettono continuamente orribili giochi in cui i contendenti mettono in palio la loro salute e la loro vita. Ben, per poter pagare i farmaci necessari alla figlia ammalata, si iscrive al più pericoloso di tutti, "L'uomo in fuga": per vincere il ricchissimo premio, Ben dovrà sopravvivere per un mese con l'intera America contro (esercito alle calcagna e privati ricompensati in cambio di informazioni sulla sua posizione pronti a segnalarlo alle autorità).

Ho già nominato a proposito del cyberpunk il romanzo Neuromante: scritto da William Gibson nel 1984, si tratta di un romanzo estremamente ostico da leggere e comprendere per i continui riferimenti a un'ambientazione dalla tecnologia complessa e incentrata sul virtuale, il cyberspazio - appunto -, ossia uno spazio infinito a cui accedere per archiviare e scambiare dati. La realtà sociopolitica è monopolizzata da enormi corporazioni, le Zaibatsu.
Impossibile non menzionare anche la splendida graphic novel di Alan Moore e David Lloyd, V per Vendetta, che nulla ha da invidiare ai migliori romanzi distopici fin qui citati: pubblicato (originariamente in bianco e nero) tra il 1982 e il 1985, è ambientato a Londra in un futuro alternativo in cui ha prevalso un partito conservatore in seguito alla confusione generata da un conflitto nucleare. Il regime dittatoriale che si è imposto, guidato dall'Alto Cancelliere -che si configura come una sorta di Grande Fratello-, controlla ogni mezzo di comunicazione, fa sparire i dissidenti in misteriosi campi di concentramento, fa ampio uso di brutalissimi corpi di polizia, ed elimina (come i nazisti hanno realmente fatto) qualsiasi disuguaglianza di tipo religioso, sessuale ed etnico. Contro questa società plagiata e terrorizzata si erge V, terrorista sovversivo che indossa la maschera di Guy Fawkes. La domanda che emerge dalla graphic novel, tristemente attuale, è la seguente: è possibile giustificare la violenza quando volta a capovolgere un regime di violenza?

Molto meno conosciuto è Il racconto dell'ancella della famosa scrittrice Margaret Atwood. Pubblicato nel 1985, analizza il problema della sottomissione della donna in un contesto distopico: l'ex-America, ora Repubblica di Gilead, dominata da un leader razzista, omofobo, e a capo di una dittatura militare. La protagonista, Difred, appartiene alla classe delle concubine, donne in grado di procreare e costrette a farlo in un'epoca in cui la natività è in declino.

Bestseller mondiale è invece Fatherland di Robert Harris (1992), anche questo basato sul supposto che la Germania nazista abbia vinto la Seconda Guerra Mondiale, ma che descrive una guerra fredda tra USA e Terzo Reich e un complesso gioco politico tra alleanze e protettorati.

Per più giovani, citiamo en passant la trilogia di Lois Lowry che inizia con The Giver (1993) e che continua con Gathering Blue (2000) e Messenger (2004). I romanzi sono ambientati in un futuro prossimo, dov'è presente una società in cui è stata annullata ogni scelta individuale poiché sono divenuti indistinti colori, emozioni e persino il tempo atmosferico. E' la società a decidere ogni aspetto della vita privata, compreso il lavoro, che viene assegnato già all'età di dodici anni, e il matrimonio.

Nel 1999 assistiamo alla comparsa di un romanzo molto controverso (da cui è stato tratto un film altrettanto controverso), che è divenuto un vero e proprio bestseller: Battle Royale di Koushun Takami. Come l'America dei romanzi distopici di cinquant'anni prima, anche il Giappone è trasformato in un regime totalitario, retto dall'Egemone e totalmente serrato nei confronti del mondo occidentale. La violenza giovanile dilaga in un mondo in cui gli adulti, oppressi dalla società militare, non fanno nulla per proteggere loro e il loro futuro: è per tale motivo che l'esercito vara un programma, il Battle Royale Act, che costringe annualmente i membri di una classe di terza media estratta a caso a un crudele gioco al massacro in cui ci sarà un solo vincitore. Sequestrati durante la gita scolastica annuale, i quindicenni verranno trasportati in un luogo militarmente controllato, in cui dovranno uccidersi finché non resti un solo vincitore. La fuga e il rifiuto di partecipare saranno puniti con l'esplosione del collare bomba che ciascun partecipante porta al collo.

Poteva mancare un italiano in questo panorama? Certamente no, e che italiano! Il noto cantante Luciano Ligabue, infatti, ha anche lui dato il suo contributo al genere con La neve se ne frega (2004), romanzo ambientato nel 2166 in un mondo apparentemente perfetto regolato dal Piano Vidor. I cittadini, che nascono anziani in modo del tutto artificiale e la cui vita procede a ritroso, sono costantemente monitorati in ogni pensiero o azione da telecamere del governo. Gli esiti della prova letteraria di Ligabue? Onestamente non ne ho idea. Non ho avuto il coraggio di leggerlo.

Segnalo un altro romanzo distopico del 2005, Non lasciarmi dell'anglogiapponese Kazuo Ishiguro. Quella di Kathy, Tommy e Ruth è in realtà una vicenda privata, che si svolge in un mondo in cui si è riusciti a sperimentare una cura per il cancro, la quale consiste nella creazione di esseri umani nati in provetta la cui unica ragione di vita è donare gli organi quando saranno chiamati a farlo. Il collegio di Hailsham in cui i bambini sono cresciuti si occupa appunto di allevare e formare i futuri donatori, perfettamente consci di ciò che accadrà loro.

Il 2008 è finalmente l'anno di Hunger Games di Suzanne Collins: se i romanzi fin qui elencati - a parte The Giver e seguiti - erano rivolti a un pubblico prettamente adulto, la Collins ha l'idea (commercialmente) geniale di applicare la formula del romanzo distopico a una storia di formazione per ragazzi (uno young adult, insomma). Il giovane pubblico, forse ormai stanco del paranormal romance imperversante, si è buttato a capofitto su questo genere relativamente ancora originale e poco esplorato, solo per generare un'ulteriore nuova moda che ormai, pochi anni dopo l'uscita di Hunger Games, originale non è più.

Per chi se lo fosse perso: Hunger Games è ambientato in una futuristica nazione americana, il Panem, divisa in dodici distretti sottoposti alla Capitale. Da quando i distretti tentarono di acquisire autonomia (e la loro ribellione fu soffocata, con conseguente distruzione di un tredicesimo distretto), ogni anno, a mo' di esempio, ognuno d'essi deve fornire due Tributi, un ragazzo e una ragazza che vengano mandati nell'arena a uccidersi finché non ne resti uno soltanto, per il sommo divertimento dei ricchissimi telespettatori di Capitol City. La Collins sviluppa il tema della società distopica nato cent'anni prima, approfondisce l'elemento dei reality show mortali apportato da Stephen King attualizzandolo con la presenza di un sistema di sponsor, e attinge a piene mani anche dalla trama di Battle Royale. E' stata per questo accusata di plagio, opinione che non condivido affatto perché, se avete seguito la retrospettiva fin qui, avrete visto come ogni romanzo si appoggi a quelli precedenti sviluppando un'idea nuova. Se Hunger Games è un plagio di Battle Royale, allora dobbiamo considerare Fahrenheit 451 un plagio di 1984.

L'idea della Collins ha avuto un successo clamoroso, tanto che altre scrittrici di young adult si sono scatenate a seguirne la scia. Ne cito alcune pubblicate in Italia: Ally Condie con la trilogia Matched, Veronica Roth con la sua trilogia Divergent, e Catherine Fisher che ha pubblicato la duologia Incarceron. Inutile dire che non sono all'altezza del lampo di genio della Collins, la quale ha saputo apportare una scossa di originalità ai libri per ragazzi (e soprattutto ragazze) che da tempo ristagnavano nella strabusata storia d'amore tra una protagonista umana e un personaggio sovrannaturale. Lampo di originalità che, ahimè, temo si sia già esaurito, almeno a giudicare dalle porcherie che iniziano ad essere pubblicate in Italia nel momento in cui si cerca di replicare il successo di un singolo prodotto cavalcando il momentaneo entusiasmo suscitato dal nuovo genere.


Denunce sociali o storie intime, feroci rappresentazioni degli estremi a cui può giungere la società umana o storie di formazione rivolte ai giovani, noir o drammatici, realistici o fantascientifici, datati o futuristici, i caratteri del genere distopico invadono i più variegati ambiti, lasciandoci quasi sempre con brividi a fior di pelle e la domanda: "E' poi così irreale?"

Con questo, la panoramica è terminata. Ho dovuto a malincuore, per ragioni di brevità, lasciar fuori testi minori o non tradotti in italiano, e ho dovuto limitarmi ai romanzi (con l'eccezione di una sola graphic novel) nonostante la distopia si estenda ai media più disparati. Le schede dei romanzi fin qui nominati:


La svastica sul sole di Philip K. Dick [1962]

Stati Uniti d'America, 1962. La schiavitù è di nuovo legale, i pochi ebrei sopravvissuti si nascondono dietro falsi nomi, la California è asservita al Giappone. Vent'anni prima l'asse ha vinto la seconda guerra mondiale, e si è spartito l'America. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana ha soffocato ogni volontà o possibilità di riscatto. L'Africa è ridotta a deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre l'Italia ha ottenuto solo le briciole dell'immenso potere dell'Europa.


Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick [1968]

Nel 1992 la Guerra Mondiale ha ucciso milioni di persone, e condannato all'estinzione intere specie, costringendo l'umanità ad andare nello spazio. Chi è rimasto sogna di possedere un animale vivente, e le compagnie producono copie incredibilmente realistiche: gatti, cavalli, pecore... Anche l'uomo è stato duplicato. I replicanti sono simulacri perfetti e indistinguibili, e per questo motivo sono banditi dalla Terra. Ma a volte decidono di confondersi tra i loro simili biologici e di far perdere le loro tracce. A San Francisco vive un uomo che ha l'incarico di ritirare gli androidi che violano la legge, ma i dubbi intralciano spesso il suo crudele mestiere, spingendolo a chiedersi cosa sia davvero un essere umano... Tragico e grottesco assieme, il romanzo di Philip Dick racconta il panorama desolato della San Francisco del futuro, il desiderio di amore e redenzione che alberga nei più umili, trasformando il genere fantascientifico in un noir cupo e metafisico. Introduzione di Carlo Pagetti. Postfazione di Gabriele Frasca.


La lunga marcia di Stephen King [1979]

Dai confini con il Canada sino a Boston a piedi, senza soste. Una sfida mortale, con un regolamento implacabile, per cento volontari: un passo falso, una caduta, un malore.., e si viene abbattuti. Ma chi riesce a tagliare il traguardo otterrà il Premio. Tra i partecipanti, fra cui spicca il sedicenne Garraty, si creano rapporti di sfida, di solidarietà e di lucida follia, lungo il terribile percorso scandito dagli incitamenti della folla assiepata ai margini della strada. Un incubo on the road che solo King (Richard Bachman) poteva concepire...


L'uomo in fuga di Stephen King [1982]

Ben Richards decide di partecipare alle selezioni per "L'Uomo in fuga", un sadico e famosissimo show televisivo in cui il protagonista, braccato dai cacciatori della Rete e da chiunque lo riconosca, guadagna cento dollari per ogni ora di sopravvivenza e, se è fortunato ed è ancora vivo allo scadere dei trenta giorni concessigli, un miliardo di dollari. Ben, che vuole quei soldi per curare la figlia malata, supera le selezioni... Stephen King pubblicò questo romanzo, e altri quattro titoli, con lo pseudonimo di Richard Bachman. 


Neuromante di William Gibson [1984]

In un mondo in cui le mafie della finanza e dell'elettronica possono tutto, un mondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poteri neuromantici, si svolge l'avventura violenta e disperata di Case, l'uomo che ha avuto il torto di mettersi contro l'organizzazione sbagliata. Per vendetta lo hanno privato della capacità di connettersi al cyberspazio, isolandolo nella prigione di carne del suo corpo materiale. Ora qualcuno è disposto a offrirgli un'alternativa, a ricostruirgli le sinapsi bruciate. A patto che Case porti a termine un'ultima missione, oltre i limiti del conosciuto...


V per Vendetta di Alan Moore e David Lloyd [1983-85]

"V for vendetta" è una storia che cattura sia per l'essenza asfissiante della vita ingabbiata in un regime totalitario, sia per il potere redentore dell'animo umano, capace di ribellarsi alle ingiustizie. Il volume raccoglie la serie originale completa, oltre alle pagine di collegamento - con una nuova colorazione di David Lloyd realizzata per l'occasione - incluse fra un albo e l'altro. Il libro propone poi le introduzioni all'opera di Moore e Llyod, e un racconto esteso della genesi della storia effettuato dallo stesso Alan Moore, intitolato "Oltre il Sorriso Dipinto". È presente anche una sezione ampliata dedicata agli sketch di Lloyd.


Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood [1985]

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di "prima"... 


Fatherland di Robert Harris [1992]

E se Hitler avesse vinto la guerra? Robert Harris ipotizza un diverso andamento degli eventi storici in un fantathriller improntato su un'indagine per un delitto eccellente nella Berlino capitale dell'impero nazista. 


The Giver di Lois Lowry [1993]

Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando... 


Battle Royale di Koushun Takami [1999]

Repubblica della Grande Asia dell'Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma; e questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Convinti di recarsi in una gita d'istruzione, i quarantadue ragazzi salgono su un pullman, dove vengono narcotizzati. Quando si risvegliano, lo scenario è molto diverso: intrappolati su un'isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi vengono costretti a partecipare a un "gioco" il cui scopo è uccidersi a vicenda. Finché non ne rimanga uno solo... Edito nel 1999, "Battle Royale" è un bestseller assoluto in Giappone, il libro più venduto di tutti i tempi; diventato fenomeno di culto, ha ispirato celebri film, manga sceneggiati dallo stesso Takami e videogiochi. Scritto con uno stile insieme freddo e violento, "Battle Royale" è un classico del pulp, un libro controverso e ricco di implicazioni, nel quale molti hanno visto una potente metafora di cosa significhi essere giovani in un mondo dominato dal più feroce darwinismo sociale. 


La neve se ne frega di Luciano Ligabue [2004]

Il mondo è pulito. Le risorse rispettate. I bisogni soddisfatti. Un soffice rigore governa l'esistenza. Tutto secondo i diritti e i doveri del Piano Vidor. Siamo in un altrove temporale e nel migliore dei mondi possibili, sia pur a fronte di un controllo totale. Il Piano Vidor ha a cuore il benessere e la felicità delle coppie e infatti DiFo e Natura sono felici, secondo programma. Lavorano, fanno l'amore, frequentano amici, si lasciano intrattenere dalle forme di spettacolo consentite. Ma questo tempo, apparentemente così simile al nostro, è segnato da una profonda alterazione socio-biologica che ha a che fare con il mistero del nascere, del venire al mondo. I protagonisti sono destinati a imbattersi in quel mistero... 


Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro [2005]

Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall'intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.


Hunger Games di Suzanne Collins [2008]

Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo. 


Matched di Ally Condie [2008]

Cassia non ha mai avuto dubbi: la Società sceglierà sempre il meglio per lei. Cosa leggere, cosa amare. In cosa credere. E quando Il volto di Xander appare sullo schermo dell'Abbinamento, il sistema che unisce individui geneticamente compatibili per creare coppie perfette. Cassia non ha incertezze: è lui il suo Promesso, il ragazzo giusto per lei. La sua gioia, tuttavia, non durerà a lungo: un malfunzionamento del Sistema le mostrerà il volto di un'altra persona, proprio prima che lo schermo si oscuri, qualcuno che lei conosce, Ky Markham. La Società le comunica che si è trattato di un errore tecnico, cosa rara in un mondo in cui le sviste non sono ammesse, ma Cassia non può impedirsi di pensare a lui, d'incontrare il volto del ragazzo In ogni suo sogno, in ogni suo pensiero. E una domanda, la più proibita e pericolosa, inizia a farsi strada: e se non fosse lei a essere sbagliata? Se fosse Ky il suo vero Promesso? Quale sarà la scelta di Cassia? Tra Xander e Ky, tra un amore obbligato e un amore che è il simbolo stesso della ribellione, chi avrà la forza di scegliere? 


Incarceron di Catherine Fisher [2010]

Incarceron è una prigione avveniristica e invisibile, dove i discendenti dei prigionieri originari vivono in un mondo oscuro scosso da rivalità e violenze. È un incrocio di inquietanti tecnologie, un edificio vivente, un Grande Fratello vendicativo e sempre in guardia, corredato di camere di tortura, sotterranei e passaggi segreti. In questo luogo un giovane prigioniero, Finn, ha delle visioni della sua vita precedente e non riesce a convincersi di essere nato e cresciuto lì. Nel mondo esterno Claudia, figlia del direttore di Incarceron, è intrappolata in un altro tipo di prigione ­ un universo tecnologico ma costruito con meticolosa cura affinché appaia come un'epoca antica ­ dove la attende un matrimonio combinato con un ricco playboy che lei odia. Ma arriverà un momento in cui Claudia e Finn, contemporaneamente, troveranno un oggetto, una chiave di cristallo, attraverso la quale potranno parlarsi. E allora sarà solo questione di tempo prima che i due mondi, finora separati dagli spessi muri di Incarceron, entrino in contatto...


Divergent di Veronica Roth [2011]

Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza... Età di lettura: da 12 anni. 




Nota: immagini liberamente reperite su Google. Le sinossi dei libri a sinistra delle copertine sono tratte da IBS.
Per maggiori informazioni: le nostre recensioni a La lunga marcia, L'uomo in fuga, Battle Royale, La neve se ne frega, Non lasciarmi, Hunger Games, Matched, Incarceron.

27 novembre 2012

Viaggio nel mondo del romanzo distopico: Parte I

Gli ultimi due anni, in seguito alla pubblicazione della popolare saga young adult Hunger Games, hanno segnato il riemergere dell'interesse del pubblico verso un genere che ha più di cent'anni di vita: il romanzo distopico, per l'occasione riadattato alla fruizione di un pubblico giovane. Il termine distopico ha generato molta confusione nei lettori - soprattutto quelli meno 'navigati' e/o più giovani - e ho pertanto ritenuto piacevole e necessario stendere una retrospettiva di poche pretese a riguardo. Parliamo di aria fritta, s’intende: oggi come oggi – in epoca postmoderna – si tende a non dar troppo credito alla distinzione in generi letterari con regole proprie.


Partiamo dalla domanda principale: cos’è un romanzo distopico e come nasce?
Il romanzo distopico (o antiutopico, o pseudoutopico) è caratterizzato dalla presenza nella storia di una società che è la peggiore possibile. Il termine distopia nasce nel 1868 ad opera del filosofo John Stuart Mill, anche se un termine diverso ma dallo stesso significato (cacotopia) era già stato usato nel 1818 da Jeremy Benthan. Si contrappone, naturalmente, al termine utopia, il quale identifica un non-luogo socialmente perfetto, reale o metaforico.
L’ambientazione del romanzo distopico è sostanzialmente un lontano futuro, o un presente che si è evoluto in modo diverso – e peggiore -  da quello reale. Il genere non è affatto nuovo: già nel primo Novecento incontriamo narrazioni fantapolitiche e antitotalitarie.
Precursore del genere è forse H.G. Wells, che nel 1895, nel suo romanzo La macchina del tempo, aveva immaginato un futuro in cui i discendenti della classe dirigente vittoriana, gli Eloi, venissero allevati come carne da macello dai Morlocchi, discendenti della classe operaia.


Il padrone del mondo di Hugh Robert Benson [1907]

Scritto nel 1907, questo romanzo profetico racconta l'ascesa del grande filantropo Giuliano Felsemburgh, democratico e rassicurante, fautore della pace mondiale, che realizza un mondo ideale con l'avvento di un nuovo umanitarismo che stempera le differenze fra le religioni e predica la tolleranza universale. Tutto viene accettato fuorché la Chiesa Cattolica, che ­ sempre in nome della tolleranza ­ viene straziata fin quasi alla sua completa eliminazione. Comunicazioni istantanee in tutto il mondo, trasporti aerei e sotterranei, luce solare artificiale, un parlamento europeo, attentati con kamikaze, il crollo della Russia, la crisi delle vocazioni, l'apostasia di preti e vescovi, la persecuzione e la solitudine del Papa: tutti elementi che oggi fanno parte della nostra storia e della nostra quotidianità e che in questo romanzo sono stati descritti con impressionante realismo. Il Padrone del mondo racconta il venir meno della fede cristiana non a causa di una persecuzione pubblica ma attraverso la subdola religione umanitaria del relativismo. La speranza è riposta nell'Unico che rimane fedele per sempre e nel Suo glorioso ritorno.


Il tallone di ferro di Jack London [1908]

Racconta una leggenda politica e civile che Ernesto "Che" Guevara debba il suo nome di battesimo a Ernest Everhard, epico protagonista de "Il Tallone di ferro". È un romanzo di fantapolitica: sette secoli dopo la sconfitta definitiva dell'opprimente sistema oligarchico (il "Tallone di ferro" del titolo, che schiaccia ogni velleità di giustizia sociale), viene ritrovato il manoscritto di Avis Cunningham. Figlia di un professore liberale, Avis è dapprima sorda alle idee rivoluzionarie di Ernest, poi ne è sedotta e conquistata, al punto da mettersi al suo fianco nel sostegno del nascente Partito Socialista Americano, al punto da combattere le battaglie degli oppressi, operai, metalmeccanici, studenti, contro le ingiustizie imposte dall'alto. Tanto più eroica e strenua è la battaglia, tanto più sarà drammatica la sconfitta da parte delle forze capitalistiche. L'espediente narrativo consente a London di esprimere fuori dai denti le proprie simpatie politiche, evitando al contempo ogni eventuale accusa di populismo facile e scontato, in virtù di una perizia del raccontare che alterna efficacemente l'azione romanzesca e l'istanza saggistica. Saggio introduttivo di Mario Picchi. Introduzione di Walter Mauro.


Noi di Evgenij Zamjatin [1921]

"Per annientare il diavolo è permessa, si capisce, qualsiasi alterazione della verità - e così il mio romanzo scritto nove anni prima, nel 1920, è stato presentato come la mia ultima opera. È stata organizzata una persecuzione quale non si è mai avuta nella letteratura sovietica." Tratte dalla lettera che Evgenij Zamjatin (1884-1937) spedì a Stalin nel 1931 nel tentativo di vedersi commutata in esilio quella "privazione della possibilità di scrivere" che pesava sul suo animo come una "pena di morte", queste parole sono la testimonianza della dura censura che colpì "Noi", l'avveniristico e lungimirante atto d'accusa contro la spietata e progressiva diffusione del taylorismo nella società sovietica e la morsa totalitaria in cui la Russia sarebbe rimasta strangolata sotto il regime di Stalin. Nella città di vetro e di acciaio dello Stato Unico gli individui sono ridotti a numeri e vivono nel rigoroso rispetto dell'autorità del Benefattore, garante assoluto di una felicità "matematicamente" calcolata. Non esistono né vita privata né intimità. Le pareti degli edifici sono trasparenti, e anche il tempo dell'amore è scandito da orari e modalità rigorose. Scritto in forma di diario tenuto dal costruttore di una macchina spaziale, l'Integrale elettrico, che avrebbe il compito di esportare in tutto l'universo "il benefico giogo della ragione", "Noi" incarna una delle più sofisticate e lucide anti-utopie della letteratura novecentesca.


Il mondo nuovo di Aldous Huxley [1932]

Il mondo nuovo (Brave New World) è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. È il suo romanzo più famoso e ne sono stati tratti alcuni adattamenti televisivi.
Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l'eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società. Il mondo che vi è descritto potrebbe essere un'auspicabile utopia ovvero un drammatico limbo esistenziale. Nei fatti il ritratto che ne fa l'autore è distaccato, sebbene a volte traspaia velatamente una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi delle varie vicende; più spesso il narratore appare tuttavia interiormente rattristato dalla scena da lui descritta, ed è forse proprio questo il motivo per cui a volte indugia forzatamente negli improvvisi aspetti grotteschi del dramma.


Nel 1949 viene pubblicato il romanzo che è considerato quasi universalmente il capolavoro del genere: mi riferisco, naturalmente, all'arcinoto 1984 di George Orwell. Il romanzo presenta buona parte delle caratteristiche del genere distopico: una società fortemente gerarchica, un regime propagandista che si serve della tecnologia per controllare ogni singolo membro della società, un sistema penale violento che persegue l’eliminazione di ogni dissenso, la riscrittura continua della storia e della memoria, l’incitamento all’odio verso ciò che è esterno o diverso e il conseguente, assoluto conformismo. E' interessante - e inquietante - notare come certi meccanismi profetizzati con terrore da autori vissuti cinquant'anni fa si siano avverati realmente. E' il caso di quanto scritto da Orwell in 1984: la società si è evoluta al punto che in ogni casa è presente un computer, annullando quasi del tutto il concetto di privacy. Enormi dispositivi di videosorveglianza sono presenti anche nell'altrettanto noto Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, che insieme a Il mondo nuovo di Huxley e 1984 costituisce il terzo pilastro del genere distopico. Il romanzo di Ray Bradbury, mi viene da pensare, si è imposto con prepotenza su altri romanzi analoghi perché propone una realtà che è l'incubo di ogni appassionato lettore: un mondo in cui i vigili del fuoco bruciano i libri. La televisione costituisce - e deve costituire - l'unico mezzo d'informazione (pilotato), e ogni altra forma di comunicazione, soprattutto quella scritta, costituisce un reato di lettura.

Spesso nel romanzo distopico è presente un elemento perturbante, solitamente il protagonista, che improvvisamente prende coscienza della perversione della realtà che lo circonda, smascherandone i meccanismi, e cerca un modo per uscirne o per rovesciare il sistema. E' il caso di entrambi i protagonisti dei due romanzi citati, Winston Smith e Guy Montag.

Nel 1953 anche il padre della moderna fantascienza, Isaac Asimov, fa un'incursione nel genere distopico con il suo romanzo Abissi d'acciaio, il primo della lunga serie che vede protagonisti il detective umano Elijah Baley e il robot Daneel Olivaw. La Terra, tremila anni nel futuro, è sovrappopolata, e gli uomini vivono in enormi città sotterranee divenute civiltà pseudosocialiste a causa della totale mancanza di privacy dovuta al sovraffollamento.

Il 1954 vede la pubblicazione di un romanzo distopico particolarmente crudele per l'utilizzo di protagonisti bambini: Il signore delle mosche di William Golding, infatti, immagina un incidente aereo che costringa un gruppo di ragazzini a sopravvivere su un'isola deserta senza la guida degli adulti. Capovolgendo le teorie rousseauiane secondo cui l'uomo nasce benevolo per poi essere corrotto dal contatto con la società, Golding mostra piuttosto come i bambini, tornati allo stato di natura, s'inselvatichiscano sempre più fino a fondare una società distorta e primitiva.

In Arancia meccanica di Anthony Burgess, pubblicato nel 1962, l'autore raffigura una società perfettamente plausibile e identica alla nostra: il giovane Alex, capo di una gang bang, viene arrestato e sottoposto a una cura sperimentale che sedi la sua estrema violenza: la cura Ludovico, che consiste in un lavaggio del cervello analogo alle terapie dell'avversione a cui venivano sottoposti negli anni Cinquanta gli omosessuali, considerati affetti da patologie mentali: Alex, cui viene somministrato un farmaco che induce nausea, viene costretto a guardare filmati particolarmente violenti. Uscito dal carcere, non potrà più ricorrere alla violenza perché puntualmente verrà assalito da una devastante nausea.

E' consigliandovi la lettura dei romanzi succitati che vi do appuntamento alla seconda parte di questa retrospettiva, in cui vedrò di disambiguare un po' di termini comunemente associati al romanzo distopico e continuerò il percorso cronologico che ci porterà ai giorni nostri.


1984 di George Orwell [1949]

L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un'esistenza "sovversiva". Scritto nel 1949, il libro è considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo.


Fahrenheit 451 di Ray Bradbury [1953]

In un'allucinante società del futuro si cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente. Il romanzo più conosciuto del celebre scrittore americano di fantascienza.


Abissi d'acciaio di Isaac Asimov [1953]

In un futuro remoto la Terra è un pianeta sovrappopolato e quasi interamente urbanizzato. Le città sono sviluppate in gran parte nel sottosuolo e sotto cupole enormi. L'esplorazione spaziale per i terrestri è solo un ricordo perché i pianeti colonizzati dalle prime ondate sono gelosi delle proprie risorse e dei propri stili di vita e non permettono loro di accedere allo spazio. I terrestri cominciano ad avere in odio i robot, che costituiscono invece una valida risorsa di lavoro ed intelligenza per gli spaziali. Questo è il quadro nel quale si sviluppano le indagini relative all'omicidio di uno spaziale su Spacetown, sobborgo degli spaziali adiacente a New York, fatto inaudito foriero di tempeste diplomatiche. Le indagini sono affidate al poliziotto Eliah Bailey ed allo spaziale Daneel Olivaw, robot proveniente da Aurora. 


Il signore delle mosche di William Golding [1954]

Un aereo cade su un'isola deserta mentre è in corso un conflitto planetario. Sopravvivono solo alcuni ragazzi che si mettono subito all'opera per riorganizzarsi senza l'aiuto ed il controllo degli adulti. Sembra il prologo ideale per un romanzo d'avventura che celebri il pragmatismo e il senso della democrazia britannici. Qualcosa invece comincia a non funzionare come dovrebbe, emergono paure irrazionali e comportamenti asociali, da cui si sviluppa una vicenda che metterà a nudo gli aspetti più selvaggi e repressi della natura umana.


Arancia meccanica di Anthony Burgess [1962]

Arancia meccanica è la storia di Alex, teppista sempre pronto a usare il coltello, capo di una banda di "duri" con i quali ripete ogni sera, sui marciapiedi dei sobborghi, il gioco della violenza. «Il mio eroe, o antieroe, Alex - ha scritto Anthony Burgess - è veramente malvagio, a un livello forse inconcepibile, ma la sua cattiveria non è il prodotto di un condizionamento teorico o sociale - è una sua impresa personale in cui si è imbarcato in piena lucidità. La mia parabola, e quella di Kubrick, vogliono affermare che è preferibile un mondo di violenza assunta scientemente a un mondo programmato per essere buono o inoffensivo... Arancia meccanica doveva essere una sorta di manifesto sull' importanza di poter scegliere».
Con una testimonianza di Anthony Burgess e un'intervista a Stanley Kubrick che da questo romanzo ha tratto l'omonimo film.



Nota: immagini liberamente reperite su Google. Le sinossi dei libri a sinistra delle copertine sono tratte da IBS o Wikipedia.

Per maggiori informazioni: le nostre recensioni a Il mondo nuovo/Ritorno al mondo nuovo, 1984, Il signore delle mosche, Arancia meccanica.

2 giugno 2012

La giustizia di Iside - Clelia Farris

In un Egitto sospeso tra culto dei morti, religione isiaca, trasformazioni genetiche di vegetali e animali, e una rivoluzione, politica ed ecologica, si innestano le vicende dei Sette, una squadra di poliziotti che, grazie a un accordo con i Giudici dei Morti, può scambiare l'anima di un assassino con l'anima della vittima, e ottenere che quest'ultima resusciti. Ma perché questo avvenga, occorre che tutti i componenti della squadra si riuniscano nel serdab.
Menes, uno dei Sette, è ucciso in un bagno pubblico dismesso. Il capitano che comanda la squadra chiama Naïma a sostituirlo.
Naïma è un Occhio di Horo, un detective che si occupa di delitti comuni. Per obbedire al superiore, è costretta ad abbandonare la caccia a un assassino che uccide dissanguando le sue vittime, e ne tumula il corpo in modo insolito: una piramide di fogli bianchi, un violoncello, una lastra di cristallo.
Nel corso delle indagini, i Sette si troveranno ad affrontare il Mare-di-Sotto, una regione sotterranea popolata da creature mostruose, originate da dissennati accoppiamenti pre-rivoluzione tra geni di pesci, di alghe e di esseri umani. E scopriranno che non tutti i resuscitati sono felici di essere ritornati in vita.

Recensione

Quando ho finito di leggere La pesatura dell'anima, il primo romanzo pubblicato per la Kipple, ho subito pensato: c'è bisogno di un seguito! Il mondo creato dall'autrice era talmente affascinante da apparire fin troppo compresso e limitato in un solo romanzo di duecento pagine. Nel giro di un anno, la mia richiesta è stata esaudita!

Con La giustizia di Iside Clelia Farris torna a farci viaggiare nelle Due Terre: l'anacronistico, ucronico Antico Egitto dal sapore steampunk. Nell'epoca che ha visto il declino delle dinastie e l'ascesa di una nuova forma di governo ufficiale, a detenere il potere e il controllo sulla vita e sulla morte sono i Sette, una squadra speciale che si occupa di omicidi, in collaborazione con i Giudici della Morte e la dea Iside. Apoteosi dell'antichissima legge del taglione, i morti per omicidio possono esser resuscitati, la loro anima viene data indietro in cambio dell'anima dell'omicida. Un sistema, però, non infallibile, fosse solo per il peso psicologico che grava sui sette membri della squadra: e tanto basterebbe  a chi volesse metterli fuori gioco, come le creature del Mare di sotto. Ma alla fine è con se stesso che ognuno dei sette dovrà fare i conti.

La trama di fondo è essenzialmente un giallo, ma il vero asso portante del romanzo è il gioco tra i personaggi: tutto ruota attorno alle loro relazioni e ai loro conflitti personali. La protagonista, Naima, donna apparentemente forte, ma molto complessa e in conflitto con se stessa, guida di fatto una schiera di personaggi che, ognuno a modo suo, compierà una trasformazione - scelte drastiche incluse - che attraversa l'intero romanzo, mentre il nemico invisibile abbatte, colpo dopo colpo, l'inganno del perfetto controllo della squadra e i loro equilibri.

A fare da sfondo è un'ambientazione, come già detto, estremamente affascinante, originalissima, ottimamente tratteggiata. Senza mai risultare eccessiva, senza mai appesantire la narrazione con digressioni e spiegoni - complice anche un apparato stilistico all'altezza - l'autrice stordisce inizialmente il lettore con un forte straniamento, per poi abituarlo facilmente al mondo fantasioso, ai suoi termini tecnici (grazie anche al dizionarietto) e persino al suo dialetto. Il lavoro inventivo della Farris è notevole e merita il plauso, a cominciare dal profilo linguistico e stilistico. Come ho già detto nella recensione al precedente romanzo, colpisce soprattutto il rovesciamento della nostra società contemporanea e il riappacificamento della tecnologia con la natura.

Se, rispetto al romanzo precedente, l'autrice è andata molto più a fondo nella cura dell'ambientazione e nella caratterizzazione dei personaggi, che raggiunge livelli molto alti, permangono difetti e qualche debolezza strutturale. Innanzitutto, a costo di suscitare l'accusa di una lettura poco attenta, confesso qualche perplessità sulla continuità tra i due romanzi ambientati nelle Due Terre: se è vero che La giustizia di Iside può esser letto come romanzo a sé stante, non si capisce perché effettivamente se ne parli come seguito, al punto che non manca qualche incongruenza con la trama del romanzo precedente.

Una debolezza strutturale si fa evidente nella narrazione, specie nella scelta del fuoco multiplo: per quanto sia azzeccata la narrazione in terza persona, ben lontana però da uno stucchevole narratore onnisciente, il frenetico e schizofrenico cambio di punto di vista rende molto difficoltosa la lettura; se a questo si aggiunge l'abitudine dell'autrice a non rendere facilmente riconoscibili i tanti personaggi, e il forte straniamento iniziale, la lettura si fa ancora più lenta, rendendo necessario talvolta tornare indietro e rileggere.

Tali debolezze non guastano irrimediabilmente la lettura di quello che rimane, comunque, un bel romanzo, originalissimo, che ha molto da dire; una lettura che, a tenere conto del panorama italiano, va certamente consigliata e fortemente incoraggiata.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La giustizia di Iside
  • Autore: Clelia Farris
  • Editore: Kipple Officina Libraria
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Avatar
  • ISBN-13: 9788895414737
  • Pagine: 252
  • Formato - Prezzo: eBook - 2,50 Euro

24 febbraio 2012

Tre anni di blog - Giveaway #6: Mastodon di Nox A.M. Ruit

Siamo al giro di boa: quello di oggi è il sesto giveaway a cui potete partecipare. Il romanzo che vogliamo regalarvi Mastodon, lo splendido romanzo ucronico di Nox A.M. Ruit, che abbiamo avuto l'occasione di leggere e recensire per voi un paio di mesi fa.
Per vincere una copia di questo romanzo le regole sono sempre le stesse: dovete essere followers pubblici del blog (se non lo siete, è sufficiente andare nella colonna a sinistra e cliccare su Unisciti a questo sito), compilare il form, e infine lasciare un commento di senso compiuto a questo post, magari scrivendoci perché vorreste leggere questo libro.
Ricordiamo che non c'è un limite ai giveaway a cui potete iscrivervi e che avete tempo fino a giorno 3 marzo a mezzanotte: il giorno 4 avverrà l'estrazione.

Qui di seguito la scheda del libro:


Roma, anno 222 d.C. Proprio quando l’Impero è sull’orlo del baratro, giunge un prodigio a segnare per sempre il destino di Roma: i Dodici Dèi dell’Olimpo tornano a camminare fra gli uomini e si rivelano attraverso l'imperatore Adriano Severo, il primo "rivelato", cioè un mortale toccato dagli dèi in modo eclatante e comprovato. Adriano Severo rifonda l’Impero e crea il Collegio della Rivelazione, che con gli anni diventerà l’organizzazione religiosa dominante, i cui membri, chiamati consacrati, possono invocare a comando il tocco degli dèi, acquisendo grandi poteri per la gloria di Roma. 100 anni dopo, Branwen di Caledonia, un consacrato di Apollo disprezzato dai propri confratelli, è coinvolto dal suo dio in una strana storia che fatica a comprendere, fatta di omicidi rituali, culti dionisiaci proibiti e intrighi di palazzo. Attraversando l'Impero da Bisanzio a Delfi, da Alessandria d'Egitto alla Siria, dovrà lottare contro uomini e creature immortali, affrontando anche il suo avversario più grande: se stesso e il suo passato. Lo accompagnano alcuni soldati dei Vessilli della Rivelazione: Juba il Numida, ex-schiavo abbandonato dal suo dio; Lucio, un rampollo patrizio in disgrazia, con un segreto e molti vizi; Egle, madre tormentata e vessillaria, aiutata da un cavallo prodigioso; Domizio, un giovane di umili condizioni con un grande talento musicale.

Due parole sull'autore. Classe '68. Liceo classico e laurea in ingegneria aeronautica. Fa i lavori più disparati e mai quello per cui ha studiato: è stato responsabile informatico in un maglificio di cashmere, responsabile dello sviluppo prodotto in una fonderia e store manager in un negozio di modellismo.Attualmente insegna informatica in alcuni istituti professionali ed è contrattista in un centro di ricerca universitario, dove si occupa di mobilità sostenibile, collaborando a progetti di ricerca di respiro europeo. Adora viaggiare, il cinema, i cani, i conigli e i giochi di qualsiasi tipo. Ha l'insano hobby di collezionare chirashi anche se non li capisce. Il suo sito


Mastodon di Nox A.M. Ruit
Casini, 2011
Brossura, 19.00 Euro


Nel ringraziare l'autore e la casa editrice per averci messo a disposizione una copia del romanzo, vi ricordiamo la recensione di Mastodon e l'intervista all'autore, entrambe ad opera di Valetta.


17 dicembre 2011

Una storia sbagliata - Carlo Capparelli

Nell'autunno del 1962, il commissario Merùmeni raggiunge Orbetello, un comune toscano affacciato sul mar Tirreno, in un'Italia che non ha mai partecipato alla Seconda guerra mondiale.
Vige ancora il regime fascista, benché in declino; la morte del gerarca Italo Balbo, sulla quale si indaga, non fa che accelerare la fine della dittatura.
Il Bel Paese di questa dimensione parallela, va riallineandosi con la realtà che conosciamo, riportando il corso della storia alla normalità. Un intreccio di personaggi e vicende costellano un panorama alternativo, ma in fondo riconoscibile e credibile.
L'inquietante premessa storica si scioglie in un processo "correttivo" della linea temporale, inducendo una riflessione sul corso degli eventi e il loro esito.

Recensione

Il genere 'ucronìa' è un'apparizione alquanto insolita sugli scaffali degli scrittori italiani e infatti quella di Capparelli sulla storia recente dello Stivale è una pubblicazione in formato digitale, insolita e, pur con qualche limite, apprezzabile.

Il romanzo ucronico ambientato in un'Italietta che si avvia a diventare postfascista e si sveglia sull'orlo del boom industriale procede su diverse linee temporali.
Una è quella delle indagini legate alla morte di Italo Balbo, non più abbattutto nella campagna d'Africa ma in un incidente aereo dalle cause misteriose, che rischia di portare a galla i retroscena politici e finanziari della sua Fondazione nei pressi di Orbetello.
L'altra è quella che segue il ritmo onirico e farneticante dei deliri dell'uomo della Provvidenza, che negli ultimi scampoli dell'agonia segue il filo dei ricordi in un colloquio immaginario con l'antico sodale Italo Balbo, e il cui nome rimane però una sorta di tabù.
>Mussolini giace in un letto d'ospedale, tenuto in vita per garantire che la transizione verso un regime meno autoritario - ma non necessariamente più democratico - segua un percorso prefissato, e diventa così, ridotto a una massa di carne inerte e vaneggiante, il feticcio di un apparato burocratico e politico che tenta di perpetuarsi secondo il noto teorema del Gattopardo, per il quale, affinché nulla cambi, tutto deve cambiare.
Un degno contrappasso, la morte lenta, impotente e inconsapevole, per un personaggio che nel bene (pochissimo) e nel male (estremo) aveva fatto della 'volontà di potenza' un principio irrinunciabile, non solo politico.
Il protagonista, l'ispettore Merùmeni, è personaggio emblematico di questo trasformismo portato avanti dai servizi segreti: agisce nella provincia toscana come manovratore per conto della centrale romana di polizia politica, ma non si lascia manipolare fino in fondo dal sistema.

La trama del giallo si intreccia con lo scenario attraverso la morte di due donne che sono legate al gerarca fascista da poco scomparso e le cui storie potrebbero mettere in seria difficoltà il regime sul punto di una svolta epocale: dopo un quarantennio di dittatura - non si parla di 'ventennio', dato che in questa realtà ucronica Mussolini ha saggiamente di entrare nella II guerra mondiale ed è rimasto in sella al governo, come è accaduto, davvero, al generalissimo Franco in Spagna - l'establishment del Partito, consapevole forse di non poter resistere alla morte del suo leader, tenta un traghettamento verso la democrazia con delle 'libere' elezioni, cui sono ammessi alcuni altri partiti riconosciuti, cioè i socialisti moderati e i popolari del dopo Sturzo.

Rimangono fuori dal confronto politico le 'bestie nere' bolsceviche e il mistero riguarda proprio presunti rapporti tenuti da Balbo con alcuni esponenti dell'opposizione clandestina: su questo versante l'intreccio però diventa piuttosto involuto, mettendo in campo anche i controspionaggi stranieri e una serie di complicate evoluzioni politiche che non sempre si riesce a seguire tra storia e finzione.

Il rischio del genere ucronìa è proprio questo: rimanere in bilico tra le dimensioni del verso e dell'immaginario richiede una forte coerenza interna e una notevole chiarezza, che non si trovano con costanza in tutto lo svolgimento di 'Una storia sbagliata'. Anche perché l'interesse che polarizza le scelte è più di natura descrittiva che narrativa: l'autore richiama, citazioni più o meno dirette, l'ambiente letterario italiano del dopoguerra, da Gadda in poi e in questo ambito crea dei personaggi davvero interessanti, tanto da far pensare che la realtà storica divergente sia solo uno sfondo per approfondire le sfaccettature del protagonista, i suoi conflitti interiori e il contrasto tra la forza esibita e le sue debolezze.

Dalle curiosità dei proverbi napoletani sciorinati da Fragapane, il sottoposto di Merùmeni, in riposta silente alle angherie del superiore, alle digressioni dell'ispettore sui ricordi delle sue esperienze coloniali di spia sullo scacchiere mediorientale, alle piccinerie di loschi figuri di secondo piano come il federale di Grosseto, diviso tra ambizioni poltronistiche e ruberie di danaro pubblico, il racconto snocciola una sequela di episodi e dettagli che ha il sapore di una galleria di ritratti, sospesa tra il lombrosiano e il satirico.

La descrizione dell'italica provincia, permeata di vizi privati (nascosti) e pubbliche virtù (millantate), fornisce una serie di spunti di genere che vengono valorizzati dallo stile attento alla ricerca linguistica, colorito e ricco di sfumature e crea il contesto ideale per modellare un protagonista forte come Merùmeni, le cui contorsioni mentali costituiscono il fulcro della trama, e alcuni personaggi meno approfonditi ma comunque ben tratteggiati: oltre all'appuntato Fragapane va sicuramente considerato nel novero 'La Vecchia'.

Questi, diretto superiore di Merùmeni nelle gerarchie del controspionaggio agisce, com'è giusto per un'eminenza grigia, su diverse partite contemporaneamente e fa del doppiogiochismo un credo: la sua figura richiama l'archetipo del 'grande vecchio', che si trova naturalmente a suo agio, salvo imprevisti, in una situazione che sta cambiando e che necessita di garanzie per gli equilibri economici e politici trasversali. In Italia il Gattopardo regna sovrano anche nelle storie parallele...

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Una storia sbagliata
  • Autore: Carlo Capparelli
  • Editore: Io Scrittore
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: -
  • ISBN-13: 9788897148470
  • Pagine: 380
  • Formato - Prezzo: Ebook acquistabile qui, qui, qui o qui - 5,99 €
 

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