20 settembre 2014

Ore nere - AA.VV.

Molte cose possono accadere durante le ore nere: i morti camminano, i demoni percorrono la Terra, le peggiori minacce si tingono di sangue e l’impossibile irrompe nel quotidiano. In Altrisogni presenta: Ore nere troverete otto frammenti di buio, otto rintocchi inquietanti, uno per ciascuna delle ore più oscure della notte, dal tramonto del sole fino al sorgere di un nuovo giorno. Ecco cosa vi aspetta tra queste pagine: frammenti di materia di cui sono fatti gli incubi, selezionati e curati per voi dalla redazione di Altrisogni – Rivista digitale di horror, sci-fi e weird. Tra le opere presentate spicca il racconto vincitore del Premio Speciale Altrisogni e finalista del Premio Letterario “F. M. Crawford”: Il quadro, di Yuri Abietti. Eterogenee per temi, contenuti e stili di scrittura, le otto opere selezionate sono l’efficace risultato di un attento lavoro di scrittura e revisione, e sono firmate da alcune delle penne più interessanti della nuova narrativa di genere italiana.

Recensione

Personalmente ho sempre preferito l'horror "a piccole dosi". Non è (solo) una questione di codardia da parte mia: la forma del racconto mi sembra ideale per trasmettere quella scarica di adrenalina che solo una storia di paura ben congegnata nel suo lento evolversi fino al colpo di scena finale può dare.
Per questo motivo ho particolarmente apprezzato le otto pillole di terrore che Christian Antonini e Vito Di Domenico, coordinatori editoriali della rivista specializzata Altrisogni, hanno selezionato e proposto, attingendo a un bacino di un centinaio di racconti inediti sul tema. L'idea poi di unire le opere di autori diversi ha il pregio di mostrare quante diverse interpretazioni possono essere date dell'universo horror e le mille inquietanti forme che la paura più assumere.

Il compito di aprire le danze spetta ovviamente al vincitore del Premio Speciale Altrisogni Yuri Abietti e al suo racconto Il quadro, un'opera che i curatori della raccolta nell'introduzione definiscono lovecraftiane ma che a me ha innanzitutto ricordato i Racconti del Terrore di Poe (che per Lovecraft fu in effetti fonte d'ispirazione oltre che oggetto d'ammirazione, quindi entrambi i paragoni sono calzanti). L'atmosfera ai limiti fra l'onirico e il paranoico, la volontaria autodistruzione del protagonista che scivola in un turbine ossessivo destinato a estraniarlo dalla realtà e lo scioccante risvolto finale sono tutti elementi che hanno caratterizzato i racconti più spaventosi del padre dell'horror e che Abietti richiama con cognizione di causa sfruttandoli egregiamente per la creazione di un racconto nuovo ma altrettanto inquietante.

La storia che lo segue, Squali di Valeria Barbera, non poteva essere più diversa ma non meno raccapricciante, anzi. Ambientato in uno dei quartieri dove domina la Camorra, Squali terrorizza prima ancora che un evento sovrannaturale faccia la sua comparsa nel racconto: basta infatti la quotidiana violenza degli del pizzo, fatta di botte, stupri, torture e tanta, tanta indifferenza a comunicare al lettore un terrore senza fine, ancor più profondo perché purtroppo non inventato. L'autrice si dimostra seconda a nessun collega maschile nell'ideare uno scenario spaventoso in cui la violenza raccapricciante la fa da padrone, in linea con il mondo spietato in cui la sua storia è ambientata.

Forse per permettere al lettore di riprendersi da tanta violenza, il racconto successivo apre con un'atmosfera all'apparenza calma e rilassata di una casa editrice e con la pacata voce del protagonista che si accinge a descrivere quella che sembra una giornata di lavoro qualsiasi. Naturalmente si tratta solo di apparenza: ben presto la rassicurante cornice di Christmas killer di Sandy Ecker diventa teatro di una storia di ordinaria folli, forse non originalissima ma in cui la tensione attanaglia in un palpitante crescendo fino alla drammatica conclusione.

Daniele Galliano sceglie invece per Guerra segreta uno scenario inconsueto, quello di un'isoletta dell'Egeo sotto occupazione italiana durante la Seconda Guerra Mondiale, una situazione nella quale i nostri soldati si sono spesso trovati in condizioni di attesa e isolamento, intervallate periodicamente dagli attacchi improvvisi dei partigiani greci. Le isole greche, con il loro paesaggio brullo e il loro mare cristallino vengono spesso associate a ideali paradisiaci dimenticando che in esse rimane radicato un folklore dalle origine antiche che rimanda a entità primitive e demoniache, in grado di decidere anche le sorti della guerra. Come detto, il racconto colpisce per l'ambientazione originale ma nel complesso devo ammettere che è quello che mi è piaciuto meno perché nonostante gli intenti dell'autore, che nelle sequenze finali mette in scena una sorta di notte dei morti viventi, poca è la paura che il suo racconto è riuscito a trasmettermi.

Il quinto e il sesto racconto ricorrono invece alla più tradizionale e celebrata interpretazione del Male: il Diavolo. Lo fanno però imboccando strade molto diverse: in La lingua di Satana Matteo Pisaneschi propone una sorta di moderno Doctor Faustus in cui un ambizioso scrittore accetta un patto con Satana per garantirsi il successo e l'ammirazione del pubblico. Forse un modo per l'autore per esorcizzare le proprie tentazioni più nascoste? Difficile a dirsi anche se a lettura terminata resta la sensazione che, dato il tipo di soggetto incentrato sui dubbi di coscienza del protagonista, forse un racconto più lungo sarebbe stato più indicato.

E' invece un esorcismo vero e proprio quello narrato da In trance di L. Filippo Santaniello, un episodio tipico della letteratura e della cinematografia horror che anche qui vede nel ruolo di indemoniata una bambina. Il terrore qui non si trova tanto nell'esorcismo di per sé, che si svolge secondo i canoni del genere, ma nelle sue conseguenze che seppur non totalmente inaspettate non mancano di far scorrere un brivido lungo la schiena del lettore.

Abbandonato il sovrannaturale torniamo poi al tema della follia, quella di una donna rinchiusa da cinquant'anni in un manicomio criminale per aver assassinato la madre. Davide Schito sceglie qui di narrare il Male in prima persona lasciando che sia la protagonista a raccontare la propria storia, una storia fatta di un odio profondo che annulla ogni altra emozione, un sentimento che purtroppo anima molti degli episodi di cronaca dei nostri tempi.

Da ultima tocca a Lia Tomasich trasportarci nuovamente in un altro luogo e in un'altra epoca con il suo L’occhio dell’abisso, una storia di dannati dal sapore d'altri tempi in cui attraverso le disavventure di un gruppo di marinai l'autrice da un volto al nostro terrore della morte.

In conclusione una raccolta piuttosto eterogenea che compensa l'assenza di un filo conduttore con la possibilità di coprire tutti i temi e tutti i gusti. Si tratta di otto buone prove, tutte scritte con linguaggio semplice ma curato in cui a mio parere spicca, oltre al romanzo vincitore, il racconto della Barbera che ha il merito di discostarsi maggiormente dalle tematiche classiche del genere e di saper mischiare con efficacia il quotidiano con il sovrannaturale.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Ore nere
  • Curatori: Christian Antonini e Vito Di Domenico
  • Editore: dbooks.it
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • ISBN-13: 9788897125587
  • Pagine: 167
  • Formato - Prezzo: ebook - 2,90 Euro

19 settembre 2014

Il giorno dei trifidi - John Wyndham

Il primo segnale è una straordinaria pioggia di meteoriti verdi che scende su Londra illuminandone il cielo notturno e toglie la vista a chiunque vi assista. Poi, l'invasione: quei corpi celesti contenevano infatti i semi di piante mostruose che crescono a una velocità mai vista, si spostano e inghiottono qualunque essere vivente, umani compresi. Solo una piccola colonia sull'isola di Wight è ancora immune, ma la civiltà, impazzita di terrore, per sopravvivere si è riassestata su spietate basi feudali... Ospitato a puntate sulla rivista americana "Colier's" nel 1951, "Il giorno dei Trifidi" è stato un immediato successo, la prima affermazione di massa della fantascienza al di fuori del ristretto ambiente degli appassionati, dopo gli ormai lontani trionfi di H.G. Wells. Da un giorno all'altro, i silenziosi e letali trifidi si sono conquistati un posto nell'ampia galleria di creature mostruose che l'uomo è andato nei secoli evocando per dare corpo ai più nascosti fantasmi della propria immaginazione.

Recensione

Premetto che la sinossi riportata nella quarta di copertina si riferisce probabilmente allo stesso libro scritto da John Wyndham in un Universo B, poiché, degli eventi riportati, nel romanzo non se ne trova mezzo. I trifidi sono una specie vegetale nata, si presume nel corso della storia, da vantaggiosi incroci testati dall'uomo, e i cui semi si sono diffusi per via aerea a causa di un errore umano. Un errore umano, probabilmente la distruzione di satelliti militari, è anche la causa delle scie verdi (dai Governi giustificate come "piogge di meteoriti") che hanno ridotto in stato di cecità chiunque le abbia guardate, ossia la quasi totalità della popolazione mondiale. I trifidi, evoluti in modi impensabili e pericolosi, si sono semplicemente adattati a una situazione che li ha improvvisamente resi più adatti degli uomini - ormai privi del senso che impediva loro di diventare preda della nuova specie - alla sopravvivenza. In questo senso va dunque inteso il titolo del romanzo.

Chiarito ciò, più che un'apocalisse fantascientifica Wyndham propone una scomoda riflessione in cui i trifidi giocano un ruolo superficiale: se una piccola percentuale di esseri umani sopravvivesse del tutto illesa a una catastrofe che ha reso inabile il resto dell'umanità, dovrebbe lasciare quest'ultima al suo ineluttabile destino di inedia e morte oppure farsi carico per sempre delle vite di chi non è stato altrettanto fortunato? Detto in altre parole: meglio attrezzarsi contro un futuro incerto costituendo una comunità caritatevole insieme a chi non può contribuirvi se non in minima parte o dimenticare ogni precedente paradigma morale per costruire una società funzionale di membri attivi?
È innanzi a dilemmi del genere che si ritrova Bill Masen, biologo, che non ha assistito allo spettacolo di scie verdi perché ricoverato in ospedale per un incidente alla vista dovuto proprio al veleno dei trifidi. Al suo risveglio, nel fatidico giorno successivo all'incidente, scopre una Londra popolata da ciechi che barcollano per le strade in cerca di cibo, prede inermi e succulente per i trifidi che, seppur potenzialmente pericolosi, fino a quel momento erano stati perfettamente controllabili. Insieme a Josella, giovane scrittrice, si ritrova ben presto a dover scegliere se seguire Beadley, che propone un modello di società funzionale ma crudele, oppure il fanatico Coker, che a costo di usare metodi violenti vuole creare una comunità che si prenda cura del maggior numero di ciechi possibile.

Il giorno dei trifidi, pubblicato nel 1951 e da tempo fuori catalogo in Italia fino a questa ristampa nella nuova collana di Oscar Mondadori dedicata alla fantascienza, non è certo una lettura mozzafiato. Se si finge di considerare seriamente una minaccia costituita da piante che camminano, permette qualche riflessione un volta chiuso il romanzo, cosa non frequentissima, motivo per cui ne consiglio la lettura. Si spera che Mondadori investa un po' d'impegno in più nel lodevole progetto di riportare la fantascienza in libreria: una gaffe grossolana come questa quarta di copertina totalmente errata non è ammissibile.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il giorno dei trifidi
  • Titolo originale: The Day of the Triffids
  • Autore: John Wyndham
  • Traduttore: Marisa Bulgheroni
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Oscar. I grandi della fantascienza
  • ISBN-13: 9788804640547
  • Pagine: 249
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10.00 Euro

18 settembre 2014

La classifica dei libri più venduti dall'8 al 14 settembre

Le novità di questa settimana riguardano soprattutto la letteratura per ragazzi. La classifica è infatti parzialmente sfalsata dalla presenza al secondo posto della raccolta di Favole edita da Gribaudo che le Librerie Feltrinelli (gruppo editoriale a cui Gribaudo appartiene) regala in seguito all'acquisto di altri due volumi.
Sempre per i più piccoli è la nuova puntata delle avventure del topo giornalista Geronimo Stilton: Nono viaggio nel Regno della Fantasia, in questo caso non regalato, anzi, venduto da Piemme al prezzo non indifferente di 23 euro, che appena pubblicato entra direttamente in sesta posizione. I piccoli fan del topo non badano a spese.
E' invece rivolto come sempre a un pubblico adulto l'ultimo libro di Sveva Casati Modignani che ritroviamo ai piedi del podio dopo che l'autrice aveva già dominato le classifiche di vendita la scorsa primavera con La moglie magica. Il bacio di Giuda, questo il titolo dell'opera, è un romanzo autobiografico che fa da seguito a Il diavolo e la rossumata e regala ai fan dell'autrice un nuovo spaccato della sua infanzia, questa volta concentrandosi sugli anni della rinascita di Milano dopo il termine della Guerra che aveva fatto invece da ambientazione all'opera precedente.
Le novità per questa settimana si fermano qui: ora che è finalmente arrivato anche in Italia il film da cui è stato tratto è veramente impossibile contrastare il predominio di Colpa delle stelle di Green che, lo ricordiamo, è in classifica anche con Cercando Alaska. Vacilla un po' invece E.L.James, delle cui 50 Sfumature solo quelle di grigio rimangono fra i primi 10. Resistono bene invece l'imperturbabile Camilleri, che si conferma sul gradino più basso del podio, l'inno all'insegnamento di Recalcati e il nuovo giallo di Costantini.
Come sempre vi ricordiamo le nostre recensioni a Colpa delle stelle, Storia di una ladra di libri, Cinquanta sfumature di grigio.



Il libro più venduto:

Hazel ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee, con una vita in frantumi in cui i pezzi non si incastrano più. Un giorno però il destino le fa incontrare Augustus, affascinante compagno di sventure che la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che il mondo non si è fermato, insieme possono riacciuffarlo. Ma come un peccato originale, come una colpa scritta nelle stelle avverse sotto cui Hazel e Augustus sono nati, il tempo che hanno a disposizione è un miracolo, e in quanto tale andrà pagato.

  • Titolo: Colpa delle stelle
  • Autore: John Green
  • Editore: Rizzoli
  • ISBN-13: 9788817076333
  • Pagine: 356
  • Prezzo: 16,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:  

    2. Favole - AA. VV. (Gribaudo - Venduto con l'acquisto di 2 volumi, esclusivamente nelle Librerie Feltrinelli)
    3. Donne - Andrea Camilleri (Rizzoli - euro 17,50)
    4. Il bacio di Giuda - Sveva Casati Modignani (Mondadori - euro 14,90)
    5. Storia di una ladra di libri - Mark Zusak (Frassinelli - euro 16,90)
    6. Nono viaggio nel Regno della Fantasia - Geronimo Stilton (Piemme - euro 23,00)
    7. L'ora di lezione. Per un'erotica dell'insegnamento - Massimo Recalcati (Einaudi - euro 14,00)
    8. Cinquanta sfumature di grigio - E. L. James (Mondadori - euro 5,00)
    9. Cercando Alaska - John Green (Rizzoli - euro 14,00)
    10. Il male non dimentica - Roberto Costantini (Marsilio - euro 19,00)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    17 settembre 2014

    La passione della scrittura - Katherine Mansfield

    Dal 1919 al 1920, la scrittrice neozelandese scrisse  alcune recensioni sulla rivista diretta dal marito John Middleton Murry. In una rubrica dedicata, produsse brevi scritti critici, ma densi di spunti di riflessione e ricchi di indicazioni anche sulla sua produzione narrativa e sulla sua idea di scrittura.  Nel recensire ogni romanzo o scritto, analizza le intenzioni e il prodotto; se l'autore è importante, lo inquadra nella sua precedente produzione; se si tratta di autori emergenti, per l'epoca, ne soppesa la qualità, le potenzialità, i limiti. Questo piccolo libro raccoglie delle annotazioni critiche su racconti di vari autori, alcuni sconosciuti, altri molto noti.

    Recensione

    Neozelandese di nascita e inglese d’adozione, Katherine Mansfield è stata una scrittrice famosa soprattutto per i suoi racconti. Un personaggio anticonformista che visse una vita breve, interrotta presto dalla tubercolosi, e che utilizzò la scrittura come mezzo salvifico per fermare il tempo.
    In questa raccolta di recensioni che va dal 1919 al 1920, pubblicate a suo tempo, su una rivista diretta dal marito, ci racconta le sue idee su quanto va leggendo.

    Non sta fuori, la Mansfield; non sta seduta sullo sgabello del critico letterario. Entra nella fucina, si mette il grembiule da ragazzo di bottega e si sporca le mani. Conosce le difficoltà, le fatiche, i tranelli del mestiere. Non giudica freddamente ma, come una piccola ape operosa, considera analiticamente ogni singolo racconto, ogni passaggio, ogni sfumatura. E pesa, misura, valuta, senza presunzione ma con ironia, con intelligenza e puntuta ostinazione, il valore di ogni parola, l’ordine esatto di ogni frase, il tono di ogni dialogo.
    E’ una voce diretta sulla scrittura e le sue necessità; un dialogo tra se stessa scrittrice e se stessa recensore. Un trama di fili che attraversa le altrui opere, in lettura, per ritornare poi alla sua scrittura, alla definizione di essa e alla riflessione sui suoi scritti.

    Si tratta di un piccolo, delizioso zibaldone di pensieri che ci illumina sull’autrice, sulla sua visione dell’arte, soprattutto nella forma della narrazione breve.
    E’, infatti, il racconto breve l’abitante più illustre e corteggiato di questo saggio: un ladro abilissimo e furbo, che affascina, lascia intravedere, di sé, cose intime, per poi fuggire. Non si lascia acchiappare, men che meno studiare, perché, di fatto, sostiene la Mansfield, pochi scrittori sanno dare una forma e un senso a una storia, entro i ricami precisi e limitati del racconto breve.

    Di questo saggio non tanto mi hanno attirata le riflessioni sugli scrittori dell’epoca, lontani e non sempre conosciuti, quanto piuttosto la personalità dell'autrice, le sue attenzioni alla narrativa propria ed altrui.
    Ella ci sgrana il suo rosario a grani grossi: concetti chiari, definiti, che lei desidera e chiede sottendano a una scrittura degna del lettore. La necessità di una visione d’insieme, della realtà e del cuore della vicenda, donata intera al lettore, senza simulazioni e senza interruzioni.

    E’ vero che la vita talvolta è precipitosa e senza respiro, ma non sempre. Se siamo veramente vivi ci sono ampie pause durante le quali ci addentriamo nelle grotte della contemplazione.
    La coscienza, inoltre, che ci debba essere, nella storia, un crescendo: dei fatti messi in fila ma percorsi dalla necessità di un climax, una progressione che sia credibile e sincera, ritmata ma sorprendente.

    Il climax, dunque, è il principale degli elementi centrali, e l’impegno e le emozioni sono tappe nel nostro viaggio di avvicinamento, o di allontanamento, da questo punto. Poiché senza climax, la forma del romanzo, come la intendiamo è perduta.
    Nei confronti di Virginia Woolf poi, una gigantessa dell’epoca, la Mansfield ondeggia tra rispetto, riverenza per la scrittrice e desiderio insopprimibile di dire quanto pensa, quanto le prude, tra le righe. Le rimprovera, infatti, un distacco, una freddezza in fondo, che permette alla scrittura della Wolf di esibirsi in tutta la sua eleganza e compiutezza, senza però che ci sia un palpito vero, umano, in essa.
    Sembra che l’autrice, con il suo saggio sorriso, sia indifferente, così come lo sono i fiori, nei confronti di quelle strane creature che sono gli esseri umani e della loro natura. La vita minuscola e ricca di una lumaca, come riesce a descriverla!

    Chiama a gran voce la necessità di un lettore che, leggendo una storia, possa entrare nel gorgo di un’anima; a che servono descrizioni minute, fiori dipinti fin nelle sfumature, borsette spiegate come se potessimo toccarle, se non ad avvicinarci a una vita, a un dolore, a un amore?
    E’ Čechov invece il faro luminoso della Mansfield, un russo capace, come gli scrittori russi sono, di portarci al centro di una vita, al centro di un dramma, di una felicità, di un tormento, nel giro di dieci pagine.

    Allora, come nei racconti di Čechov, percepiremmo la pioggia che ticchetta sul tetto per tutta la notte, il vento spossato e febbrile, il frutteto illuminato dalla luna e la prima neve, resi appassionatamente non come l’analogo di uno stato mentale, ma come qualcosa che unisce la mente a un insieme più vasto

    Il narrare deve, dunque, avere la sua necessità: se si descrive un personaggio, deve avere una sua complessità e un senso preciso, all’interno della storia. Se si descrive un cane, una torta, un tramonto, devono poter raccontare al lettore la storia segreta che canta dentro a ogni intreccio: non interessa al lettore sapere che l’ingranaggio funzioni bene, gli interessa la musica che ne scaturisce.

    Sono scritto in prosa. Sono molto più breve di un romanzo; potrei essere lungo solo una pagina, tuttavia non c’è ragione per cui le pagine non possano essere trenta. Ho una qualità speciale, un qualcosa di immediatamente riconoscibile che mi appartiene e fa parte della mia essenza. Infatti mi rivelo spesso alla prima frase. Sembra quasi che questo qualcosa determini la mia sopravvivenza o la mia caduta.

    A fronte di ingranaggi perfettamente funzionanti ma che non producono musica, lo scrittore fallisce, clamorosamente, il proprio compito.
    Nel romanzo appare necessario sentire la musica, non una ma mille musiche diverse, suonate con diversi strumenti, da mani diverse. Poterne riconoscere la diversità, poterla scegliere. Per costruire la giusta partitura, però, lo scrittore deve volare come un rapace, radente e teso sulla sua preda, la storia da raccontare.

    Ma questo comportamento, per quanto possa essere affascinante in una libellula, è assai poco adeguato quando viene adottato da uno scrittore di narrativa.

    Polemizza quindi la Mansfield sugli scrittori libellula, veloci e rapidi sulle cose ma anche tanto leggeri e inconsistenti. Serve un cuore e una parola forte per dare qualcosa degno di lettura:

    Devi sentire prima di pensare; devi pensare prima di esprimere te stesso. Non è sufficiente sentire e scrivere o pensare e scrivere. La vera espressione è l’insieme delle due cose, che poi risulterà una terza cosa ancora.

    Se dovessimo stilare una lista dei migliori scrittori per Mansfield, diremmo i russi, poi Conrad e Forster. In generale, gli scrittori, quelli che riescono a dar vita al romanzo, usano l’ironia, la precisione nel raccontare cose, persone e sentimenti, un senso dell’unitarietà del minuscolo universo che vanno descrivendo, accanto ad un forte sentimento di verità.
    Infine, un rispetto infinito che, unitamente alla fiducia, dovrebbe unire ogni scrittore ai propri lettori, chiunque essi siano, in qualunque parte del mondo vivano.

    Il saggio, se così lo si vuole definire, è composto da tanti scritti brevi, molto gradevoli e con uno stile interlocutorio; gli scrittori di cui si parla sono spesso poco noti, talvolta famosissimi. In alcuni momenti è difficile seguire i commenti che si riferiscono a testi pubblicati e letti in quegli anni ma, nel complesso la scrittura brillante, ironica e talentuosa della Mansfiel riesce a coinvolgere e a legare tutti gli scritti, in un diario sulla narrativa dei primi del '900. Lo consiglierei agli appassionati della prosa breve a agli estimatori di Katherine Mansfield.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: La passione della scrittura 
    • Titolo originale: Novels and Novelists
    • Autore: Katherine Mansfield
    • Traduttore: Ornella De Zordo
    • Editore: Baldini Castoldi Dalai
    • Data di Pubblicazione: 1999
    • Collana: I Nani
    • ISBN-13: 9788880897156
    • Pagine: 189
    • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00

    16 settembre 2014

    Cose fragili - Neil Gaiman

    Un circo misterioso terrorizza il pubblico con una performance straordinaria prima di svanire nella notte, portando con sé uno spettatore... Due anni dopo American Gods, Shadow va a visitare una vecchia villa scozzese e si trova intrappolato in un gioco pericoloso di mostri e omicidi... In un'Inghilterra vittoriana appena un po' alterata, Sherlock Holmes si trova alle prese con il più inquietante delitto della corona mai registrato dalla storia... Due ragazzini si intrufolano in una festa e incontrano le ragazze dei loro sogni e dei loro incubi... I membri di un esclusivo club epicureo si lamentano perché hanno ingerito qualsiasi cosa gli fosse possibile ingerire, tranne il leggendario, rarissimo ed eccezionalmente pericoloso uccello d'Egitto... Un incalzante succedersi di invenzioni - compresa un'avventura ambientata nel mondo di Matrix - affolla questa raccolta che contiene esattamente il tipo di storie che ci si aspetta da Neil Gaiman: brillanti, originali, fantasiose, capaci di fare un salto dall'horror al gotico, di mettere un piede tra i fantasmi e le paure dell'infanzia. Mescolando mitologia e filosofia antica con l'umorismo più pop, queste storie raccontano mondi dove niente è come sembra e c'è sempre il rischio di inciampare in qualche imprevisto, di imbattersi in una vecchia conoscenza, per poi ritrovarsi a casa, confortati dal riconoscere il più puro Gaiman in ogni pagina.

    Recensione

    Cose fragili (Fragile Things: Short Fictions and Wonders) non è nulla di nuovo: si tratta di una raccolta di 31 racconti e poesie pubblicata in USA e in UK nel 2006, e che, a fronte del successo di cui Neil Gaiman gode anche in Italia, si è perso troppo tempo per pubblicare. Ciò detto, va aggiunto che si tratta di un'antologia da acquistare per completezza se si è fan dell'autore, o tutt'al più per curiosità - soprattutto perché dell'ultimo racconto è protagonista lo Shadow di American Gods -, poiché quasi nessuno dei racconti o delle poesiole s'imprime nel lettore per originalità o qualità.

    Tra questi si distingue Uno studio in smeraldo, che nel 2004 vinse il premio Hugo per miglior racconto, e che riflette l'amore di Gaiman per i crossover letterari: nella breve storia l'universo di Sherlock Holmes incontra quello dei miti di Cthulhu con risultati sorprendenti. Interessante anche Spose proibite degli schiavi senza volto nella casa segreta la notte del desiderio e del terrore, il quale (sempre che riusciate a leggere tutto il titolo senza respirare) è un delizioso esperimento metanarrativo che si rivela solo nelle ultime righe. Da segnalare anche Gli altri, poche inquietanti pagine che si riannodano su se stesse, e Tesori e souvenir, uno dei racconti che più rivelano il talento dell'autore di mantenersi in bilico tra reale e sovrannaturale. L'uccello del sole, anche questo tra i racconti che ho preferito nella raccolta, era già stato incluso in un'altra antologia (del tutto arbitraria) pubblicata da Mondadori nel 2007, Il cimitero senza lapidi e altre storie nere: protagonisti sono i membri di un bizzarro circolo segreto di ricconi, l'Epicurean Club, in cerca dell'ultima creatura al mondo su cui non sono ancora riusciti ad affondare i denti. Fortunatamente merita anche Il sovrano del Glen, in cui - come già detto - ritroviamo Shadow in seguito agli eventi di American Gods, invischiato in una nuova avventura tra l'umano e il divino.
    Menzione a parte per Il problema di Susan, racconto che rilegge in nuova chiave il personaggio de Le cronache di Narnia e che nasce dal modo «problematico ed estremamente irritante» con cui, secondo l'autore, i libri si sarebbero sbarazzati di lei. Un simpatico schiaffo in faccia a Lewis per l'erotismo disturbante (non certo nuovo in Gaiman) di cui viene iniettata la sua serie fantasy-catechistica.

    Non proprio memorabili, in qualche caso addirittura noiosi nonostante la brevità, gli altri racconti della raccolta; ne cito alcuni: Presiede Ottobre, anche questo già pubblicato nel Cimitero senza lapidi, che vede i dodici mesi dell'anno radunati attorno a un fuoco per raccontarsi storie; Il sentiero dei ricordi, racconto di fantasmi molto vicino al Premio Hugo Il figlio del cimitero; Caffè amaro, in cui un uomo decide di cambiare vita e di appropriarsi dell'identità di un professore di antropologia; I fatti relativi alla scomparsa di Miss Finch, in cui una donna petulante scompare al termine di una visita a un circo molto particolare; Arlecchino a San Valentino, una breve storia macabra sulla nota maschera bergamasca; Golia, una racconto alla Matrix; Come parlare con le ragazze alle feste, anche questo già pubblicato nel Cimitero senza lapidi, che vede due teenager imbucarsi in una festa di ragazze partecipanti a un progetto di interscambio molto particolare.
    Molto poco da dire sulle brevi poesie, che in traduzione perdono moltissimo.

    Si tratta in definitiva di una raccolta dal valore piuttosto altalenante: alcuni dei racconti sono stati scritti agli esordi dell'autore, altri sono testi messi giù per i cd o i libretti dei tour della cantautrice Tori Amos - amica di Gaiman -, molte poesie sono poco più che appunti scarabocchiati. Alcuni pezzi meritano senz'altro l'acquisto del volume, a patto però di apprezzare molto Neil Gaiman: in caso contrario, potrebbe risultare alquanto deludente.

    Giudizio:

    +3stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Cose fragili
    • Titolo originale: Fragile Things
    • Autore: Neil Gaiman
    • Traduttore: Bertola S.
    • Editore: Mondadori
    • Data di Pubblicazione: Settembre 2014
    • ISBN-13: 9788804643548
    • Pagine: 368
    • Formato - Prezzo: Brossura - 17.00 Euro
     

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