22 maggio 2013

La sinfonia di Parigi e altri racconti - Irène Némirovsky


I Contenuti


Tre brevi racconti, composti all'inizio degli anni Trenta del Novecento dalla grande scrittrice francese d'origine ucraina; l'ambiente di fondo è la città di Parigi e il linguaggio è quanto mai "cinematografico"

La Recensione

Irène Némirovsky è sempre in grado di sorprenderti.
Con un libretto color viola dove, in copertina, spicca la sagoma della Tour Eiffel, l’Editore Elliot ci dona tre deliziose brevi novelle, espressione del genio poliedrico della grande scrittrice ebrea, ucraina di nascita (1903), naturalizzata francese, morta ad Auschwitz nell’estate del 1942, dove perì forse soppressa nella camera a gas, forse sopraffatta dal tifo.
In “La sinfonia di Parigi e altri racconti” l’A. si cimenta con una nuova modalità espressiva.
Infatti, all’inizio degli anni Trenta del Novecento, attratta dall’incanto della settima arte, il Cinema, ella lasciò temporaneamente il genere “Romanzo” per cimentarsi con una scrittura, per così dire, “ottica”, adatta a una versione cinematografica. Vennero così alla luce, nel 1931, “La sinfonia di Parigi", "Natale" e "Carnevale di Nizza”, tre racconti ambientati a Parigi, ora tradotti e pubblicati in italiano per la prima volta.
Del resto, come ci viene ricordato nella presentazione, l’incontro di Némirovsky con lo schermo era già avvenuto grazie alla realizzazione del film “David Golder” di Julien Duvivier (1931, prima pellicola sonora del regista francese), tratto dal suo omonimo romanzo, uscito due anni prima.
Anzi il cineasta affermò di non aver avuto bisogno di aggiungere scene o modificare dialoghi, tanto la scrittura si sposava col ritmo e le tecniche cinematografiche.
Nessuna delle tre storie qui presentate diventò un film e i tragici eventi che, anno dopo anno, si susseguirono, non ci hanno consentito di vedere una Irène matura, magari celebrata sceneggiatrice, oltre che romanziera illustre. Ma esse ci regalano una prosa gradevole, di agile e veloce lettura, perché quanto mai coinvolgente.
Una scena sfocia nell’altra, le dissolvenze giungono al momento giusto; uno stile sonoro, onomatopeico. “Prima, un’immagine silenziosa, poi il dolce brontolio di Parigi, simile alla vibrazione di una corda di violino […]il fischio di un treno, alcuni colpi di clacson, resi più dolci, sfumati, dalla distanza. Il ticchettio della pioggia su una lunga strada”.
Tanti piccoli quadri esatti, ben disegnati, mai artificiosi. E’ il mondo dove giunge Mario Cavalhère, il protagonista del primo racconto, “La sinfonia di Parigi”: è un giovanotto di provincia, giunto nella capitale per frequentare i corsi di composizione musicale al Conservatorio. Il suo sogno è scrivere, un giorno, “la sinfonia di Parigi”. Egli dovrà passare attraverso fallimenti, delusioni e dolori (anche affettivi), farà i conti con i compromessi che la vita, prima o poi, impone, potrà contare su pochissimi amici, come un anziano musicista bohémien di cui seguirà tutto solo il funerale, ma, alla fine, grazie al lavoro, alla sofferenza, all’amore, la sinfonia prenderà corpo, concludendosi in “un inno solenne e gioioso”.
La seconda novella ci presenta una famiglia della medio/alta borghesia, padre, madre, due figlie adulte, poco più che ventenni, due figli minori, maschio e femmina, ancora bambini. Tutto ruota attorno alla festività del Natale, inteso non certo come solennità religiosa, ma come insopportabile, bensì irrinunciabile, Rito Collettivo, da celebrarsi in un clima misto di conformismo e falsità. Stupendo il ritratto dei genitori: due persone anziane, che non hanno mai conosciuto giovinezza, astiose l’una verso l’altra e contro il mondo intero: “Lui è calvo, piccolo di statura e brutto. Grugnisce, di cattivo umore: ‘…che stupida usanza andare al veglione natalizio, invece di restarsene tranquillamente a casa propria…’. La signora, imbellettata, civettuola, vecchia, tozza…”. Ti chiedi subito come possano, due creature così attempate, avere un paio di figli ancor piccoli, gli unici, in famiglia, a credere nella magia del Natale; immagino per poco tempo ancora…
Scopri poi che, nonostante l’apparenza scoraggiante, entrambi i coniugi si prendono, per così dire, le loro libertà: inevitabile.
Il fulcro della storia sono le vicende amorose delle due figlie maggiori, Marie Laure e Claudine, sempre impegnate a divertirsi in balli e ricevimenti, pur sotto l’occhiuta sorveglianza di madri e zie, nonché alla ricerca un… buon partito per sistemarsi. “Ragazzo perbene”, così il padre valuta un certo pretendente; e, va da sé, il termine significa esclusivamente ricco di famiglia, secondo la ferrea, intramontabile morale borghese. Poco importa, è chiaro, come queste ricchezze siano state acquisite. Le ragazze riescono, di tanto in tanto, a sfuggire al controllo e, specie una, a cercare guai. Ma sarà proprio il perbenismo ipocrita nel quale hanno sempre vissuto, unito ad una certa astuzia femminile, a salvare il tutto. Con soddisfazione, sia pur moderata, come si conviene, dell’intera famiglia. Dissolvenza.
“L’illusione dell’amore” potrebbe essere il sottotitolo dell’ultimo racconto, “Carnevale di Nizza”, dove l’Autrice ci delizia al massimo con i suoi virtuosismi letterari, in grado di sortire un continuo effetto sorpresa. A cominciare dalla trovata di mandare all’indietro, dal 1932 al 1907, le “lancette” della grande meridiana della chiesa posta in Place de la Trinité di Parigi. Il frastuono della metropoli cede il posto ad un’atmosfera calma e dolce da Belle Époque. Sul tetto praticabile dell’omnibus, il cosiddetto imperiale -predecessore dei tram-, “compare una struttura di cui [...]è impossibile precisare la natura e l’uso. Zampilli di garza, uccelli [...] fiori artificiali: i fiori tremolano al vento sugli steli di ottone, gli uccelli becchettano ciliegie”.
Che strana scena è mai questa? La spiegazione giunge dopo qualche istante di perplessità: “…una volta che l’immagine si rimpicciolisce e arretra, si capisce che si tratta del cappello della giovane donna”.
Per la strada, intanto, passa il “vecchio donnaiolo”, monocolo e ghette chiare, intento a seguire una graziosa modista, mentre due uomini giungono in senso inverso discutendo i fatti politici del giorno. Lo Zar, i Balcani…
I protagonisti sono una coppia ancor giovane: Simone e René Jacquelain. Ordinati, di bell’aspetto senza far girare la testa, tranquilli. L’armonia viene pian piano sconvolta dalla presenza di un cugino di lui, Tony, ventenne -in teoria studente, in pratica perdigiorno-, che si è installato in casa loro. Eccone l’immagine: “…magro e muscoloso, capelli bruni che ricadono in riccioli disordinati sulla fronte, un’aria beffarda e volitiva da bambino viziato. Tiene sotto il braccio una cartella da studente. La scaraventa sul tavolo. ‘Buongiorno, ragazzi miei!’”.
Il dipanarsi della storia non lo racconto per non sciupare al lettore la sorpresa. Il fattore Tempo, che tutto trasforma, il richiamo, cui non si può resistere, della Vita reale, fatta di Prestigio e di Carriera, cancellano la fallace gioia dei Sentimenti, l’abbaglio di un Amore che tuttavia forse non avrebbe mai potuto concretizzarsi.
“La giovinezza è breve, l’amore passa…”. Lo ricorda la canzone del carnevale.

Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Mara

Dettagli del libro
  • Titolo: La sinfonia di Parigi e altri racconti
  • Titolo originale: La symphonie de Paris, Noël, Carnaval de Nice
  • Autore: Irène Némirovsky
  • Traduttore: Ilaria Piperno
  • Editore: Elliot
  • Data di Pubblicazione: Novembre 2012
  • Collana: Lampi
  • ISBN-13:  ISBN 9788861923102
    Pagine: 91
  • Formato - Prezzo: Brossura; Euro 9,00
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21 maggio 2013

La società degli spiriti (Victorian Solstice #1) - Federica Soprani e Vittoria Corella

I Contenuti

Il primo episodio della serie Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Corella. Jericho è un Medium dei bei salotti. Jonas un investigatore che non crede nel paranormale. Quando Lord Kynaston viene trovato fatto a brandelli nel suo studio chiuso dall'interno, il Medium che parla con i morti e il poliziotto più scettico di Scotland Yard sono costretti a lavorare insieme loro malgrado. Dai bordelli per ricchi annoiati fino alla casa del vizio più pericolosa del West End, una detective story vittoriana oscura e sensuale.


La Recensione

L’epoca vittoriana è da considerare uno spartiacque tra l’era antica e quella moderna. Londra era la capitale di un impero sul quale il sole non tramontava mai, le prime rivoluzioni sociali facevano breccia attraverso la spessa coltre del classismo e del patriarcato e i progressi tecnologici avanzavano a passi enormi, così come l’ombra della Prima Guerra Mondiale che nel giro di un lustro avrebbe spazzato via un’intera generazione. Per questo, ancora oggi, l’epoca vittoriana e le sue contraddizioni esercitano sulla letteratura tutta un fascino irresistibile, da Sir Arthur Conan Doyle fino al moderno genere steampunk. “La società degli spiriti”, primo episodio della serie “Victorian Solstice”, scritta da Federica Soprani e Vittoria Corella, fa rivivere la quel periodo attraverso le gesta dell’ispettore di Scotland Yard Jonas Marlowe e del medium Jericho Shelmardine. Alle prese con l’inquietante caso di un pari d’Inghilterra trovato dilaniato nel suo studio, si ritroveranno a fare i conti con una Londra nascosta oscura e pericolosamente affascinante che riporterà a galla i loro fantasmi del passato.
“La società degli spiriti” è un giallo che mette i personaggi e l’ambientazione in primo piano rispetto allo svolgimento della trama. Si nota fin dalle prime pagine la competenza con cui le due autrici trattano il materiale su cui lavorano. Non era facile tirare fuori qualcosa sulla Londra vittoriana che non sia stata già detta, soprattutto all’interno di un thriller esoterico. Così, evitando trappole assai pericolose, la adattano al racconto senza inventare nulla di clamoroso ma descrivendola con aggettivi suggestivi e affascinanti che contribuiscono a rendere ancora più ricca la narrazione. Ottantaquattro pagine che filano lisce come l’olio nelle quali il lettore non farà fatica ad empatizzare coi due protagonisti. Diversi ma uniti dalle vicende in cui vengono coinvolti, non sono mai fuori luogo e sono caratterizzati in maniera molto buona, grazie anche a una ottima prosa curata fin nei minimi particolari. Particolarmente riusciti sono anche i personaggi di contorno, tra tutti il mefistofelico Re Belial.
In conclusione “La società degli spiriti” di Federica Soprani e Vittoria Corella è un ottimo antipasto della serie “Victorian Solstice”. Non è un giallo alla Conan Doyle e chi cerca qualcosa del genere potrebbe rimanerne deluso. Tutti gli altri, invece, avranno di che divertirsi. Dai dialoghi fulminanti ai personaggi magnetici fino ad arrivare all’ambientazione affascinante il lettore troverà un ottimo modo per staccare per un paio d’ore dalla vita reale e farsi avvolgere dalle spire della Londra vittoriana.

Giudizio:

+3stelle+

Articolo di Daniele

Dettagli del libro
  • Titolo: La società degli spiriti (Victorian Solstice #1)
  • Autore: Federica Soprani/Vittoria Corella
  • Editore: Lite-Editions
  • Collana: Victorian Solstice
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788866654193
  • Pagine: 84
  • Formato - Prezzo: Ebook - 1,99€

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20 maggio 2013

Le porte di Arcadia - Andrea Giusto

I Contenuti

Don Julian de Silva è un Hidalgo nella Spagna del XVII secolo. Conduce una vita modesta nella casa in rovina dei suoi antenati guadagnandosi da vivere con “lavori” che in pochi oserebbero accettare. L’Ordine di cui un tempo faceva parte lo ha disconosciuto, l’Inquisizione non attende che un suo passo falso. Un individuo che ha visto e sentito troppo, in molti lo vorrebbero morto. Ed è un Mago. Miriel è la fedele compagna di Don Julian, la sua assistente, la cosa più vicina ad una famiglia che abbia mai avuto. Lo accompagna nel suo lavoro, difendendolo dai pericoli. Ed è alla ricerca di risposte su sé stessa. Perché Miriel è una Ferale. Un mostro odiato da tutti per il semplice fatto di esistere. Il ritrovamento di un misterioso reperto nel Nuovo Mondo rischia di portare alla luce un segreto dimenticato, qualcosa che in troppi vogliono tenere nascosto. E per il quale altri sono disposti a uccidere. Travolti dagli eventi e bollati come eretici e traditori, la scelta per i due è una sola. Arrivare alla verità, o morire nel tentativo.

La Recensione

Il fantasy storico e i romanzi ucronici non sono una novità e ne sono una prova sia il bellissimo Jonathan Strange & il Signor Norrell di Susanna Clarke sia l’originale Il drago di sua maestà di Naomi Novik, per far soltanto due esempi, ma fa sempre piacere imbattersi in un autore, soprattutto se italiano, che cerca di stare alla larga dal canonico triangolo elfi-nani-medioevo fantastico, dai personaggi statici e monocolori e dai cliché più abusati di un genere che ha ricevuto sempre più attenzione (e spazio sugli scaffali delle librerie) a partire dalla trasposizione cinematografica de Il Signore degli Anelli.
Andrea Giusto ci porta nella Spagna del XVII secolo, in un mondo in cui la magia è risorsa rara e preziosa e soggetta a uno stretto controllo sia da parte dell’Ordine, a cui tutti i maghi devono appartenere per poter esercitare il proprio dono, sia da parte della cattolicissima Corona spagnola, sempre più soggetta, a causa della contingenza politica, allo strapotere dell’Inquisizione, deputata a salvaguardare l’ortodossia di tutti i rami della conoscenza umana, compresa, appunto, la stessa arte magica. Gli esseri umani non sono l’unico popolo diffuso in Europa: ci sono anche gli Alfar, perfettamente integrati all'interno della società umana e più frequentemente dotati del dono della magia, e i Ferali, creature a metà tra bestie e uomini, disprezzati da tutti, che vivono in formazioni tribali nomadi e si tengono il più possibile lontani dalle città. L’esplorazione del Nuovo Mondo nei decenni passati ha portato all'apertura degli orizzonti della pratica magica, ingessata per secoli dai dettami dell’Ordine e da una rigida istruzione impartita ai nuovi apprendisti e alle nuove apprendiste da parte dell’Accademia, luogo deputato alla formazione dei nuovi maghi. Un grosso scandalo, provocato dall'utilizzo di artefatti riportati dal Nuovo Mondo, ha scosso l'Ordine dei Maghi dall'interno e provocato l'espulsione di alcuni membri. All'interno di questo quadro si muove Don Julian De Silva, mago castigliano scomunicato dall'Ordine, che presta illegalmente per denaro la sua opera a chi per qualche ragione non può rivolgersi ai maghi ufficiali. Proprio uno di questi incarichi, all'apparenza banale, lo porterà a riaprire i contatti con il proprio passato e quello di Miriel, la giovane Ferale che Don Julian ha cresciuto e che lo accompagna e lo difende dai pericoli della strada.
L’ambientazione è senz'altro il pregio principale di questo breve romanzo: gli elementi fantastici si integrano in modo credibile e con quelli storici, creando una felice mescolanza di caratteristiche. Ad esempio, è immediatamente chiaro che gli Alfar, se pure modellati sugli elfi tolkeniani per tutta una serie di caratteristiche (tra cui la longevità e la predisposizione alla magia), hanno molti elementi di contatto con gli Ebrei di Spagna; i Ferali, d'altro canto, condividono la stessa struttura sociale, e la stessa emarginazione, dei gitani. La cura che l’autore ha messo nel realizzare un mondo credibile è evidente anche nella realizzazione di una Breve cronologia del Vecchio Mondo, posta in fondo al libro, che ricostruisce la storia dei tre popoli in Spagna dalla preistoria a pochi anni prima dell’inizio delle vicende narrate.
I personaggi si muovono secondo sentimenti e motivazioni credibili, ma non sempre manifestati al lettore. Uno stile di narrazione improntato più sull'azione che sull'approfondimento psicologico, infatti, impedisce una reale empatia tra chi legge e i protagonisti del romanzo, con esiti alterni: mentre è facile immedesimarsi nella giovane Miriel, Don Julian resta un enigma e l'altro personaggio femminile di rilievo del romanzo, la Magistra dell'Accademia, Doña Irene, è appena tratteggiata. Si tratta, probabilmente, di un difetto dovuto anche alla brevità del romanzo, forse una delle pecche più grosse. Il mondo è talmente ricco e la trama talmente articolata che si ha la sensazione che ogni paragrafo sia necessario, ma quando l’azione entra nel vivo e le rivelazioni si affastellano si ha la sensazione che la storia sia troncata, più che portata a termine e che ci sia stato un eccessivo lavoro di lima per portare il finale, lasciato comunque aperto a eventuali seguiti, ad una chiusura. A parte questo, il racconto scorre via rapido, tanto che l'ho divorato nello spazio di poche ore.
Qualche parola va poi spesa per l’edizione in ebook: è estremamente curata anche in dettagli che talvolta sono ignorati dalle case editrici più grandi, come l’utilizzo di link funzionanti per la consultazione delle note e l’impaginazione che consente una lettura scorrevole e non faticosa anche su schermi più piccoli di un tablet da 10 pollici. Menzione d’onore anche alle illustrazioni: anche se sono senz'altro più godibili a colori, possono essere visualizzate su e-ink senza eccessive perdite di qualità e arricchiscono le pagine, pur virtuali, del libro. È un peccato, però, che il nome dell'illustratore non compaia da nessuna parte: una dimenticanza che spero gli editori vogliano rimediare al più presto.
Le porte di Arcadia è comunque una bella prova, sia dell’autore, che mi auguro continui a scrivere questa e altre storie, sia dell’editore, che offre un prodotto curato a un prezzo decisamente accessibile.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Morwen

Dettagli del libro
  • Titolo: Le porte di Arcadia
  • Autore: Andrea Giusto
  • Editore: Eterea Comics & Books
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Chimere
  • ISBN-13: 9788890871108
  • Pagine: 144
  • Formato - Prezzo: Ebook - 4,99 Euro

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19 maggio 2013

Costituzione - Roberto Trama

I Contenuti
 
Una ragazza tra maturità e università, i genitori in crisi per un segreto inconfessato, lo zio emigrato all’estero, il nonno non ancora in pensione e senza lavoro.
Un anno di vita di una normale famiglia italiana alle prese con le garanzie costituzionali, affermate in linea di principio ma spesso disattese o male interpretate nella concreta realtà quotidiana.
Sullo sfondo un’Italia cinica e opportunista, una patria matrigna che ai figli meno amati non lascia altra alternativa che rassegnarsi o andarsene, ma portando sempre con sé lo struggente desiderio di tornare dalla porta principale.


La Recensione

In questo romanzo s'incrociano in pratica due storie: quella di Carla, giovane che incontriamo in procinto di prendere la maturità e successivamente al primo anno di università, e quella di Costantino, suo nonno, che abita in un'altra città. Entrambi sono alla ricerca di un lavoro. La giovane vorrebbe trovare un impiego che le permetta di mantenersi autonomamente agli studi; il nonno, invece, lo cerca al fine di non sentirsi inutile, dopo aver dovuto lasciare il precedente posto di lavoro per accudire la moglie gravemente ammalata.
L'originalità del romanzo non sta tanto nelle vicende familiari, quanto nel modo in cui viene impostata la storia. Al posto del numero del capitolo c'è quello dell'articolo della costituzione messo in discussione dall'episodio narrato. Come si evince dalle vicende dei protagonisti, accade tutti i giorni che le norme costituzionali, che dovrebbero essere le inamovibili colonne portanti del diritto, vengano disattese o male interpretate.
Eccetto il primo articolo che in genere rimane in mente ("L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."), gli altri, in genere, pochi se li ricordano, anche perché il loro numero è elevato e non è possibile ripeterli a cantilena come I Sette Re di Roma o I Dieci Comandamenti. Forse non sarebbe stato male se l'autore, oltre a mettere il numero dell'articolo all'inizio del capitolo, ne avesse evidenziato anche il testo o una parte di esso. Personalmente sono dovuto anadare a rileggerli per poterli raffrontare con gli avvenimenti narrati.
E' un libro che induce alla riflessione e che sarebbe bene leggessero gli studenti di educazione civica. Lo studio della Costituzione è sempre stato in genere un po' snobbato a scuola, ma dovrebbe essere alla base dell'insegnamento del diritto, visto l'importanza che riveste. Fra l'altro, i continui riferimenti alla Costuzione, giusti o sbagliati che siano, cui ricorrono i politici nel sostenere le proprie opinioni, dovrebbero indurre a focalizzare un maggiore interesse su di essa, specie in periodo di elezioni. Gli esempi riportati dall'autore sul concretizzarsi o meno dell'attuazione delle norme costituzionali consentono una buona comprensione delle stesse. Rendono inoltre molto più accattivante una materia che, per esperienza, sappiamo essere decisamente sfuggente nella formulazione sintetica in cui è  scritta.
Sarebbe quindi un testo che i professori potrebbero suggerire agli studenti perché prendano coscienza di come la Costituzione venga disattesa, nonostante la retorica altisonante della politica.
Il libro è una via di mezzo fra un saggio e un romanzo e, come spesso avviene per i compromessi, somma i difetti di un genere con quelli dell'altro. Come saggio non è esaustivo e come romanzo presenta diversi "buchi" temporali e una scarsa caratterizzazione dei personaggi. L'autore risulta bravissimo nello spiegare con esempi (presi dalla vita di tutti i giorni o in un passato recente) concetti che, nella loro formulazione, risultano astratti al neofita. Suggerirei peraltro una maggiore attenzione alla grammatica. Non sente lo scrittore la cacofonia dei passati remoti messi al posto dei trapassati prossimi? Peccato, perché è riuscito a rendere comprensibile e interessante una materia ostica, dimostrando capacità non comuni.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Antonio

Dettagli del libro
  • Titolo: Costituzione  
  • Autore: Roberto Trama 
  • Editore: CreateSpace Indipendent Publishing Platform
  • Data di Pubblicazione: 2013  
  • ISBN-13: 9781484866306
  • Pagine: 102
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 7,92

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18 maggio 2013

Prima che sia notte - Reinaldo Arenas

I Contenuti

Scrittore e omosessuale: due colpe imperdonabili per il regime castrista, che perseguitò Reinaldo Arenas, lo incarcerò lo colpì negli affetti e lo condannò a un umiliante programma di riabilitazione. Arenas riuscì a fuggire, ma l'esilio gli rivelò altri orrori: l'ambiguità presente nel mondo degli esuli cubani, così come l'ipocrisia della sinistra occidentale, viziata dal mito della rivoluzione cubana.
Nella sua struggente autobiografia, uno dei massimi scrittori cubani delle ultime generazioni ripercorre tutta la sua esistenza, la lotta per la sopravvivenza, gli interrogatori, la fuga, la malattia. Congedandosi tuttavia, prima del suicidio, con parole in cui risuona uno slancio di speranza e libertà.


La Recensione

Quando Reinaldo Arenas iniziò a scrivere la sua autobiografia era ancora giovane, era ancora a Cuba, la più florida e per questo potente, pericolosa manifestazione della vita e della vitalità, così nemica ai regimi. Scriveva nei boschi, di nascosto, con il sole unico complice; ogni giorno si affrettava a terminare, prima che arrivasse la notte.
Quando Reinaldo Arenas terminò la sua autobiografia era non di molto più vecchio, malato di AIDS, in esilio. Un'altra notte minacciava di giungere, la morte. Eppure, combattente fino all'ultimo, mentre la sua sfacciata fortuna, che innumerevoli volte l'aveva salvato, scivolava via, fu per sua stessa mano che morì, sottraendosi a chiunque e qualunque cosa avesse tentato di decidere della sua vita.
Nella sua autobiografia, che ripercorre una vita umile eppure pulsante, energica, instancabile, che non si piega mai, Arenas intreccia gli affetti e le passioni e i tormenti: gli uomini che l'Isola ha offerto al suo desiderio insaziabile (più di cinquemila, proclama); la passione della scrittura, soffocata dal regime, tradita dagli amici scrittori ipocriti, mai ripagata dagli editori stranieri; i regimi, prima quello di Batista, poi quello di Castro, e quella brevissima, di una illusoria felicità, parentesi rivoluzionaria cui aveva pure aderito, salvo indovinare ben presto il colore dell'operazione condotta dal lider maximo. L'amore (omosessuale), la scrittura, la politica sono le tre passioni di Arenas, ma anche i tre volti di Cuba, che l'autore demolisce e ricostruisce in un infinito gioco di specchi: Cuba è l'isola di sole e mare, di spiagge popolate di bei ragazzi, di amori urlati con vitalità e fierezza; Cuba è anche l'immenso salotto letterario che Arenas e i suoi popolavano, un salotto umile, alla buona, più una taverna che un circolo di intellettuali; Cuba è, ed è diventata soprattutto, l'isola del mare negato, delle spiagge popolate di militari, delle prigioni e dei campi di lavoro forzato.
Con una scrittura dolce, ma che sa anche essere feroce, Arenas esalta la vita laddove il regime vorrebbe schiacciarla: geniale intuizione che pagò sulla sua stessa pelle, l'unico modo per contrastare i regimi è quello di esaltare la vita, e per uno scrittore omosessuale come lui, non c'era provocazione migliore dell'amore omosessuale. Tutte le dittature sono caste e antivitali, afferma Arenas: e per questo canta di giovani belli e sani che urlano il loro amore al mondo intero. Non è un caso che il regime l'abbia arrestato proprio per questo: per quanto fosse stata solo una scusa per nascondere all'estero l'arresto di un celebre scrittore per le sue posizioni politiche, viene da pensare che omosessualità e anticomunismo fossero una sola cosa, che Arenas fosse stato davvero più pericoloso come omosessuale che come scrittore antiregime. Sicuramente più pericoloso di molti altri, che ben presto si sono piegati, ritrattando, riscoprendosi fedeli al regime: la lista di traditori è lunga, Arenas non risparmia nessuno, pure quel Marquez che giudica il più ipocrita di tutti, sputando su quel Nobel che avrebbe attribuito a Borges, mal visto dal regime.
Nei giorni di terrore a Cuba, un amico gli disse: ricordati che la nostra unica salvezza è la parola. Scrivi. E Arenas scrisse. Adesso sta a voi leggerlo.


Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Prima che sia notte
  • Titolo originale: Antes que anochezca
  • Autore: Reinaldo Arenas
  • Traduttore: E. Dallorso
  • Editore: Guanda
  • Data di Pubblicazione: 2004
  • Collana: Le Fenici tascabili
  • ISBN-13: 9788882466794
  • Pagine: 325
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,50 Euro

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