2 dicembre 2016

Presunto terrorista - Leif GW Persson

Un lunedì di maggio, un’inattesa telefonata da parte di un collega dell’Mi6 costringe il capo operativo dei servizi di sicurezza della polizia svedese Lisa Mattei a dire addio alla programmata visita agli orsi dello zoo di Skansen insieme alla sua bambina, dando inizio a una delle più energiche e segrete operazioni che l’intelligence di Stoccolma abbia mai predisposto. L’obiettivo è Abbdo Khalid, cittadino svedese di origine somala che da molti anni vive non lontano dalla capitale con la sua numerosissima famiglia. Il collega inglese sostiene stia progettando un attacco suicida, un’azione terroristica equivalente a una vera e propria dichiarazione di guerra che avrebbe ripercussioni molto gravi in tutto il mondo occidentale. È allarme nazionale, e gli uomini (soprattutto le donne) di Lisa sono subito in pista per un pedinamento in grande stile. L’operazione è complicata dalle indispensabili procedure di sicurezza con cui gli investigatori sembrano impegnare la maggior parte del loro tempo, da un grande capo con una predisposizione romantica per l’avventura, e da un ambiguo alleato che indossa bizzarre cravatte cui ama affidare enigmatici messaggi. In questa cruciale indagine di polizia che ha tutti gli ingredienti della più classica e appassionante delle spy story, impreziosita dall’ironia che ha fatto di Leif GW Persson uno dei più originali e ammirati scrittori di genere scandinavi, tutti, grandi e piccoli, hanno i loro segreti. Ma come le persone coinvolte sanno, l’importante è non credere a tutto quello che si vede. Ed essere consapevoli che dalle cose dette in confidenza, nonostante l’impegno alla segretezza, è molto difficile difendersi. 

Recensione

Dopo Mankell, Persson è probabilmente il migliore autore svedese di libri gialli ed ha infatti ricevuto numerosi premi per i suoi romanzi. L'essere un bravo scrittore e un affermato professore di criminologia, bene addentro alla materia di cui trattano i suoi racconti, sia che questi si riferiscano ai servizi segreti svedesi sia alle normali indagini di polizia, gli ha consentito di narrare con competente professionalità le attività che vengono svolte dai personaggi dei suoi libri.

A mio avviso Presunto terrorista non è il romanzo migliore di Persson, perché la caratterizzazione dei protagonisti, per la maggior parte femminili, appare un po' superficiale, tuttavia si legge sempre con piacere per la scorrevolezza, l'ironia e la competenza della materia che conosce.

Dati i tempi in cui viviamo, in cui sono all'ordine del giorno gli attentati terroristici di matrice islamica, come quelli avvenuti in Gran Bretagna, Belgio e Francia, l’argomento è di grande attualità.
Il romanzo inizia quando il sevizio segreto inglese, il famoso Mi6, comunica al capo della Sapo (capo operativo dei servizi di sicurezza della polizia svedese), Lisa Mattei, il sospetto che il ventottenne Abbdo Khalid, cittadino svedese di origine somala, trasferitosi per qualche tempo in Gran Bretagna come ricercatore, sia stato complice in un attentato terroristico a Manchester e che adesso voglia compierne un altro in Svezia.

La spy story inizia con un ritmo blando, come è tipico dei romanzi di Persson, dove le scene violente e adrenaliniche sono bandite. Tuttavia la metodologia delle indagini è interessante e la protagonista deve riuscire a penetrare nella psicologia non solo dei presunti terroristi, ma anche degli uomini dei servizi segreti inglesi che, pur se sono stati loro a passarle le informazioni, non sono entrati troppo nei particolari, nel timore che la polizia svedese non fosse in grado di mantenere riservate le confidenze e che possa annidarsi una talpa nelle loro file come già avvenuto in passato.
I pedinamenti e la ricerca di informazioni, sia sui presunti terroristi che su coloro che devono recepirle, daranno gradualmente i loro frutti, grazie anche alle intuizioni di Lisa Mattei, e alla fine del romanzo ci saranno gli immancabili colpi di scena e verranno alla luce mancanze dei servizi di informazione e carenze nelle misure di sicurezza.

Interessante comunque l’analisi della mentalità del personale dei servizi segreti per cui vale il principio che è saggio dubitare sempre di ciò che viene asserito dai nemici e dagli amici, e non dare mai niente per scontato.
Ciò che convince di meno sono alcune forzature dell’intreccio per cui solo all’ultimo momento vengono svelati taluni retroscena che, se il lettore avesse conosciuto all’inizio del romanzo, gli avrebbero potuto consentire di risalire autonomamente all’identità dei colpevoli.
Tuttavia, come tutti i romanzi di questo autore, la lettura è piacevole e coinvolgente, ancorché non vi siano scene cruente e una certa carenza di suspense.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Presunto terrorista
  • Titolo originale: Bombmakaren och hans kvinna
  • Autore: Leif GW Persson
  • Traduttore: Margherita podestà Heir
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Farfalle
  • ISBN-13: 9788831725293
  • Pagine: 645
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19,50

1 dicembre 2016

La vetrina degli Incipit - Novembre 2016

L'incipit in un libro è tutto. In pochi capoversi l'autore cattura l'attenzione del lettore e lo risucchia nel vortice della storia. Oppure con poche banali parole lo perde per sempre...
Quanti libri, magari meritevoli, giacciono abbandonati dopo poche righe sui comodini di ogni lettore? E quanti altri invece sono stati divorati in poche ore perché già dalle prime righe non siamo più riusciti a staccare gli occhi dalle pagine?
Anche questo mese vogliamo condividere con voi gli incipit dei libri che stiamo leggendo, perché alcuni di voi possano trarre ispirazione per le loro future letture e perché altri possano di nuovo perdersi nel ricordo di personaggi e atmosfere che già una volta li avevano rapiti...





«'Inizierò a narrare la mia storia dal primo gennaio dell'anno 1950. Fino a quel momento, nel regno delle tenebre, avevo patito per più di due anni sofferenze di un'atrocità tale che, nel mondo dei vivi, sarebbe difficile persino immaginare. Ogni udienza era un'occasione per lamentarmi dell'ingiustizia subita. Le mie grida disperate si spandevano per ogni angolo del palazzo del re degli inferi, producendo echi infiniti. Il rifiuto di pentirmi a dispetto delle torture subite mi aveva conquistato la fama di duro. Sapevo che numerosi demoni guardiani mi ammiravano in segreto, ma che il vecchio re Yama era arcistufo di me. Per costringermi a confessare e dichiararmi vinto adottarono il più crudele tra i supplizi infernali: mi gettarono in un calderone di olio bollente in cui mi girai e rigirai friggendo per sei ore come un pollo - non esistono parole per descrivere l'intensità di quella sofferenza. Infilzandomi poi con un forcone, i demoni mi tirarono fuori e, tenendomi bene in alto, salirono uno dopo'altro gli scalini che portavano alla sala delle udienze. Schierati sui due lati, i demoni soldato fischiavano al mio passaggio, sibilando come uno sciame di pipistrelli vampiro. L'olio che gocciolava dal mio corpo cadeva friggendo sui gradini e produceva volute di fumo giallastro... I demoni soldati depositandomi delicatamente sulle lastre di basalto nero, innanzi a re Yama, si inginocchiarono per fare rapporto:
- Sire, è cotto.
»
Le sei reincarnazioni di Ximen Nao, di Mo Yan - Polyfilo

«Sabato
In piedi, accanto alla scrivania, il nuovo presidente ci stringe la mano, ripetendo i nostri cognomi; poi si trattiene a parlare con Gironi, il più anziano di noi, col tono di un abate al confratello che forse gli succederà nella carica.
In disparte, scommettiamo quanto tempo egli resterà a C.; questo tribunale situato a metà strada tra due grandi città è una sede di ripiego per chi non può andare nell’una o nell’altra. Uno sussurra che pare un brav’uomo; Zaipo assicura di no, ne ha già sentite raccontare sul suo conto. Ma detto ciò, Zaipo si avvicina al presidente e gli dichiara che è preceduto da una grande fama e che sarà felice di servire ai suoi ordini. Subito ci accostiamo pure noi e il movimento vale e significa consenso alle parole di Zaipo, consenso che taluni rafforzano con cenni del capo, altri tentando d’incrociarne lo sguardo o con vaghi sorrisi di devozione.
Ricordiamo la medesima scena all’arrivo dell’altro presidente. Del quale a turno, adesso, scopriamo i difetti, senza asprezza. Tale parsimonia nella critica non ci nasce da bontà o da ritegno, ma dalla persuasione che finiremo col rimpiangerlo. Così finora è accaduto a noi che esercitiamo in provincia; un cambiamento crea orgasmo, speranze che, però, più o meno rapidamente, muoiono nella delusione. Non saprei precisare cosa aspettiamo, ma certo che a ogni arrivo sembra si possa ricominciare daccapo, in una condizione di entusiasmo.
»
Diario di un giudice, di Dante Troisi - Antonio

« Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano le prime giornate dell’estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona prigioniera di un ciclo grigiastro e di un sole color rame che inondava di un calore umido la rambla de Santa Monica.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neanche alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, offrendomi il sorriso dolente che lo seguiva sempre come un’ombra.
«Ma certo» rispose mesto. «Per lei non abbiamo segreti.»

Subito dopo la guerra civile, il colera si era portato via mia madre.
»
L'ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafón - Valetta.

«S’abbabbò, infine, dinanzi al mare color vinaccia che pareva pittato col sangue di mille ommini e di mille martiri e si faceva gonfio delle vicende umane che lassotta al Tacco da sempre succedevano -storie troppo antiche e troppo grandi perché Masello le comprendesse, ma che pure gli stavano appresso dacchè era nato e, dacchè era nato, erano diventate, esse pure, casa sua. Per esempio l’Isola di Pazze: era uno scoglio di duecento metri ch’emergeva d’intra al mare come dorso di balena a guarda costa,da un momento all’altro avrebbe potuto sbuffare acqua, alzare la cosa intra a uno spasimo di grandezza e inabissarsi per sempre intra al mare sfondato, intra alla linea di mezzavia tra i due mari, lo Ionio e l’Adriatico. Ahi quante storie aveva sentito, per dire di quel nome, isole di pazze, che nessuno si ricordava che nome era e da dove veniva e perché e percome. Soprattutto erano tre vecchiarazza a pigliarsi a cuore la questione, Melo Memmi, Luigi Za e Fedo Sanapo, restavano ore e ore intra alla piazza a discutere su chi teneva la verità certissima e vera su quel nome, s’impuntavano ciascuno sulla propria idea, ci facevano punto e ricamo sopra a quella stuoia di parole che l’addobbavano a gradimento, di volta in volta.»
Il nome dell'isola, di Fabio Greco - Chiara A.

« Non può essere un caso che in nessuna lingua terrestre esista l’espressione “Bello come un aeroporto”. Gli aeroporti sono brutti. Alcuni sono molto brutti. Certi raggiungono un livello di bruttezza che può solo essere il risultato di uno sforzo consapevole. La bruttezza degli aeroporti dipende dal fatto che sono pieni di gente stanca e di pessimo umore che ha appena scoperto che i propri bagagli sono sbarcati a Murmansk (l’aeroporto di Murmansk è l’unico che fa eccezione a questa regola altrimenti infallibile), e gli architetti per lo più si sono sforzati di riflettere questo stato d’animo nelle loro creazioni.
Hanno cercato di dare rilievo al filo conduttore della stanchezza e del pessimo umore della gente ricorrendo a forme brutali e a colori snervanti; di agevolare al massimo la separazione perpetua del passeggero dai suoi bagagli o dai suoi cari; di confondere il viaggiatore con frecce che indicano finestre, lontani espositori carichi di cravatte, o la posizione dell’Orsa Minore nel cielo; di lasciare in vista il più possibile tubi e condutture sulla base del fatto che sono utili, e di nascondere la sala partenze, presumibilmente in base alla considerazione che non lo è.
Colta in mezzo a un mare di luce indefinita e a un mare di rumori ugualmente indefiniti, Kate Schechter si fermò e fu presa dal dubbio.
»
La lunga oscura pausa caffè dell’anima, di Douglas Adams - Daniele

« Lo ha promesso più volte: non andrà mai da sola giù al molo. Con le stampelle è un attimo slittare sull’untume di pesce e finire in mare :- E se l’onda ti prende…- dice Nina. Così ha deciso per la spiaggia, la sua spiaggia. Che proprio a lei possa venire in mente di avventurarsi da quelle parti non lo crederebbe nessun. L’impressione che dà, quando arranca tutta storta sulle stampelle, non è certamente quella di un’amante del brivido. E invece, mentre Nina sbuccia le patate senza l’ombra di un sospetto,lei non fa che giocare d’azzardo con la vita. Il sistema che ha inventato, e che le permette di ingaggiare un corpo a corpo molto personale con l’oceano, consiste nel procedere sui ciottoli rotondi della spiaggia con movimenti ondulatori, trascinandosi sulle mani, tipo gli acrobati dei circhi equestri quando si aggrappano alla criniera dei cavalli. Le gambe, intrecciate l’una all’altra, come i tentacoli di un celenterato, seguono a strascico segnando la sabbia con un unico solco. Nina non lo capisce che lei è la foca dei faraglioni e la sabbia nera della spiaggia il suo ambiente naturale.»
Il rosso vivo del rabarbaro, di Audur Ava Olafsdottir - Cattivissimaprof

« Vienna, 1909. Un mattino, per caso.

È mattino. Una giovane luce filtra dalla finestra e accompagna il mio sguardo su Vienna, mentre sospiro di commozione davanti a questa che è ormai la città dove vivo. Giace morbida come la mia donna ancora addormentata; si stende tra la foschia fin quasi al borgo dove sono nato e da cui sono partito anni fa per entrare alla Scuola di arti e mestieri, e poi, dopo due anni, nella bottega del maestro Klimt. Pochi attimi in cui mi rivedo ragazzino di dodici anni, deciso a seguire il mio istinto, contravvenendo ai progetti di un padre contabile poco incline all’arte, arresosi all’evidenza di un tratto di matita senza esitazioni; suggestioni di volti cari abbandonati e poi il tormento, che non mi fa più dormire, torna a torturarmi. Cerco il corpo di Edith ancora nascosto dalle lenzuola, mio rifugio. Percorro con lo sguardo la stanza spoglia: un letto di ferro nero scrostato, una coperta ruvida che non ci scalda, una stufa piccola e storta, il fuoco spento, poco carbone in un cesto; un cavalletto e un tavolo di legno incrostato di colori, custode della mia anima sparpagliata in quelle macchie. Luce del Nord per le mie tele, foga e passione, stracci. Mi chiamo Thomas Shieller, ho pennelli a sorreggere e intrecciare i lunghi capelli biondi, mani sapienti e camicie sporche. Sono giovane eppure dipingo l’angoscia che sento dentro. Un animo contrastato, che non mi dà tregua; ruba i miei ventiquattro anni, distorce la passione per l’esistenza, mi tormenta e mi uccide.
»
Ritratto di un preziosissimo amore indecente, di Federica Gnomo Twins - Il gatto Zorba

« Non sono passati che venti minuti da quando mi hai lasciato in questo caffè, da quando alla tua richiesta ho risposto «no», che non avrei mai scritto per te la storia della mia vita mortale, di come diventai un vampiro... di come m'imbattei in Marius solo pochi anni dopo che lui aveva perso la sua vita umana.
E ora eccomi qui, con il tuo quaderno aperto, a usare una di quelle penne appuntite, con l'inchiostro eterno, che tu mi hai lasciato, a fremere della sensuale pressione del liquido nero su questa carta bianca, perfetta e costosa.
»
Pandora, di Anna Rice - Tancredi

30 novembre 2016

Novità librarie di dicembre: alcune uscite da tenere d'occhio

A differenza di novembre, dicembre non porta con sé novità eclatanti in libreria e dovremo aspettare l'anno nuovo per vedere una considerevole infornata di nuove uscite, abbiamo però scovato qualche titolo interessante da segnalarvi e abbiamo recuperato qualche titolo di spessore che non avevamo fatto in tempo a includere nella rubrica del mese scorso. Ecco qui quindi una carrellata delle ultime novità in libreria, come sempre potete arricchirle con le vostre segnalazioni nella sezione commenti


I titoli più attesi di dicembre li propone sicuramente Longanesi: che pubblica ben due maestri del thriller, uno italiano e uno straniero:


Il maestro delle ombre di Donato Carrisi - Longanesi, La gaja scienza - 400 pagine, 18.80 Euro
In uscita il 2 dicembre

QFu il primo dei tribunali della curia romana ecclesiastica, ed è istituito per le questioni di coscienza. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando per autorità di Innocenzo IV i penitenzieri di Roma si costituirono in collegio sotto la presidenza di un cardinale. Il suo potere giurisdizionale variò secondo i tempi, ma è certo che la Penitenzieria si sia occupata e continui a occuparsi di cose oscure, indicibili e pericolose. Come fu in epoca controriformista per le suppliche dei condannati a morte per stregoneria. La Santa Penitenzieria Apostolica è anche altrimenti conosciuta come: il tribunale delle anime. È qui che bene e male giocano la loro partita con il destino degli uomini. Il tribunale infatti si occupa dell'archivio criminale più imponente che esista al mondo, quello delle confessioni dei peccati più gravi. E per questo che esistono i penitenzieri: sono loro la presenza segreta su molte scene del crimine, sono loro che sono alla costante ricerca di ciò che l'occhio di un semplice detective non può scorgere. Un'anomalia.


Il cacciatore silenzioso di Lars Kepler - Longanesi, La gaja scienza - 640 pagine, 19.90 Euro
In uscita il 7 dicembre

È alto, silenzioso e con gli occhi colore del ghiaccio. Registra tutto ciò che gli accade intorno, il suo spirito di osservazione è sicuramente fuori dal comune. Le sue origini finlandesi lo rendono un po' un outsider nella polizia svedese, ma le sue abilità sono tali da non lasciare repliche. Il suo nome è Joona Linna ed è l'ispettore capo della polizia di Stoccolma. Joona Linna è tenace, duro e senza paura. Ha un passato molto doloroso, a cui fa appello quando deve recuperare quel senso della giustizia che sempre accompagna le sue indagini. Spesso i casi che prende in carico riflettono questo passato. È un uomo di ampie vedute e non disdegna di prendere in considerazione metodi poco "ortodossi" o poco "scientifici" nella risoluzione dei suoi casi.


A fine mese è invece uscito per Einaudi l'ultima avventura dei Bastardi di Pizzofalcone:


Pane di Maurizio de Giovanni - Einaudi, Stile libero Big - 344 pagine, 19.00 Euro
In uscita il 26 novembre

Quanta vita, quante vite. E quanto buon odore di pane, in città. Se non ci fosse anche il delitto. Quando un omicidio divide in due le forze di polizia, il gioco si fa davvero duro per i Bastardi, che per molti devono ancora dimostrare di esserlo davvero, dei bravi poliziotti. Da un lato ci sono loro, che seguono l'odore del pane. E del delitto. Ma dall'altra ci sono i tosti superdetective della Dda, che sentono odore di crimine organizzato. Mentre i sentimenti e le passioni di ogni personaggio si intrecciano con l'azione e determinano svolte sorprendenti, la città intera sembra trattenere il fiato. Per poi prendere voce. A volte c'è bisogno di un avversario agguerrito, per riuscire a capire chi sei davvero. Forse i Bastardi l'hanno trovato. E per dimostrare di essere i migliori sono disposti a tutto. Perfino a diventare davvero una squadra. Buona caccia, Bastardi.


Importante nuova uscita anche per Bompiani:


Satin Island di Tom McCarthy - Bompiani, Narratori stranieri - 184 pagine, 17.00 Euro
In uscita il 1 dicembre

Ognuno di noi è un hub, un concentratore: grazie alla crescita esponenziale delle fonti d’informazione, raccogliamo ogni giorno miriadi di dati sotto forma di parole e immagini e ne veniamo inevitabilmente sopraffatti. Chi meglio di un antropologo può scandagliare le nostre reazioni di fronte a tanta iperstimolazione? U. si occupa proprio di questo: è un etnografo aziendale e fornisce consulenze alle società che vogliono trovare un modo di farsi largo tra i possibili clienti conoscendone gusti e modelli di comportamento. La sua azienda viene incaricata di stilare una Grande Relazione, un’analisi etnografica omnicomprensiva che fotografi la nostra società. Un compito immane che lo coinvolge e lo travolge, tanto da indurlo a credere che non riuscirà mai a portarlo a termine. Un’avventura sconvolgente, un romanzo che nella sua natura rapsodica rispecchia quella che è sempre più la nostra percezione del mondo, raccontata da una delle voci più originali della letteratura contemporanea.


Due titoli leggeri che però ben si prestano al periodo natalizio in arrivo per Piemme:


Florence di Nicholas Martin, Jasper Rees - Piemme, Piemme voci - 273 pagine, 18.50 Euro
In uscita il 29 novembre

Il 25 ottobre 1944, mentre sul Pacifico americani e giapponesi si fronteggiano nel più grande scontro navale della storia, a New York tremila persone affollano la Carnegie Hall e almeno altre duemila rimangono accalcate fuori per esaurimento biglietti. Persino Cole Porter è tra il pubblico, insieme a molte personalità dello spettacolo e della stampa, tutti accorsi ad assistere all'attesissimo evento: il concerto di Florence Foster Jenkins, la soprano più stonata del mondo. Per Florence, quel concerto è la rivincita sul padre che, a suo dire, le ha precluso la brillante carriera nella musica a cui era destinata. Una volta ereditata la fortuna di famiglia, la donna si dedica a coltivare il suo sogno: prende lezioni di canto, fonda un club musicale e sostiene molti giovani musicisti, che devono a lei l'avvio della loro carriera. Ma soprattutto, aiutata dal suo fedele compagno St Clair Bayfield, inizia a tenere piccoli concerti. Nonostante la sua mancanza di talento, anzi proprio per quello, diventa sempre più famosa. Convinta di essere apprezzata per la sua bravura, Florence decide di allestire la propria apoteosi nel tempio della musica americana. Una storia divertente e delicata, con un personaggio femminile che conquista il cuore. La storia di una donna determinata e indipendente che non si è fermata davanti a niente. Tanto meno alla realtà.


Il diavolo vince a Wimbledon di Lauren Weisberger - Piemme - 407 pagine, 19.50 Euro
In libreria dal 29 novembre

Gonnellino bianco, scarpe da ginnastica e racchetta: questa è la divisa di Charlotte Silver più o meno da quando le hanno tolto il pannolino. E infatti adesso Charlie, poco più che ventenne, è già una delle promesse del tennis mondiale. Ma quando, durante una partita a Wimbledon, costretta a indossare un paio di scarpe che non sono le sue, si rompe il tendine d'Achille, improvvisamente i suoi sogni sembrano andare in fumo. Ed è allora che nella sua vita compare Todd Feltner: il coach dei coach, l'uomo che alleva campioni come fossero polli e che non ha mai sbagliato un colpo. Certo, è insopportabilmente arrogante, crudele e sadico, e sottopone i suoi atleti a sacrifici pazzeschi. Ma Charlie sa che farsi allenare da lui vuol dire tornare a vincere. E così, per lei non c'è altra scelta che stringere un patto col diavolo. Peccato che il diavolo abbia una filosofia: non si vince restando buoni. Dunque addio alla vecchia Charlie, e largo alla nuova: nuovo look, nuova immagine, nuove frequentazioni. Nuovi flirt - ovviamente pilotati da Todd. Ma sarà disposta Charlie a rinunciare a se stessa per rincorrere il suo sogno? Soprattutto quando comincia a innamorarsi di qualcuno che Todd non approverebbe mai.


E' arrivato a fine mese per Mondadori invece l'ultimo libro di Paolo Sorrentino, appena uscito dal successo televisivo di The Young Pope:


Gli aspetti irrilevanti di Jacopo Benassi, Paolo Sorrentino - Mondadori, Scrittori italiani e stranieri - 274 pagine, 22.00 Euro
In uscita il 29 novembre

Ci sono due tipi di passione.
Una non mi piace, l'altra non m'interessa.
Cosa hanno in comune la vita di Elsina Marone, miliardaria, impareggiabile ancheggiatrice e una breve esperienza da pilota di Formula 1, e quella di Salvatore Varriale detto (dai nemici) 'a Libellula, boss della camorra nascosto (dagli amici) in uno scantinato del casertano? E quelle di Peppino Valletta, romantico cantante di piano-bar, che vive per il figlio disabile, e di Linda Giugiù, imbattibile, o quasi, al tavolo da poker? O ancora quelle di Aristide Perrella, inesorabile e mostruosa forza della natura, di Donna Emma, perfida viceportiera in un signorile stabile sulla panoramica di Napoli, di Girolamo Santagata, "avvocato romano e misantropo internazionale", di Enza Condé, scienziata di fama planetaria, di Marco Valle, bolognese e taciturno, e di Settimio Valori, "infaticabile patrocinatore di se stesso e uomo di sconcertante banalità"?
Hanno in comune che sono, appunto, vite. E come ogni vita sono composte di tutte le cose che ci sembrano decisive e non lo sono, di sparuti momenti di felicità e abissi di dolore, di una apparente monotonia rotta da squarci di luce e grazia, da illuminazioni improvvise, da migliaia di aspetti forse irrilevanti ma non per questo secondari.
Partendo dai ritratti del fotografo Jacopo Benassi, Paolo Sorrentino immagina l'esistenza delle persone immortalate, senza conoscere i loro nomi, le loro generalità, che cosa facciano o abbiano fatto.
E il risultato è un libro eccezionale, in cui Sorrentino è straordinario nella capacità di alternare i registri e i contenuti, passando nel giro di una frase dal dolore al riso, dalla commozione all'ironia, raccontando senza soluzione di continuità storie d'amore, di solitudine e di amicizia, commedie, melodrammi, tragedie e farse.
I personaggi del libro si dispongono così l'uno accanto all'altro e sembrano interagire a distanza, come le figure che compongono un grande, meraviglioso affresco il cui soggetto è la vita stessa, figure non indispensabili se prese singolarmente ma fondamentali all'armonia e alla forza del dipinto.

E chiusa l'ultima pagina, Gli aspetti irrilevanti appare per quello che è: un grande meraviglioso romanzo corale sull'esistenza umana.


Neri Pozza propone invece un'edizione speciale del capolavoro di Gregory David Roberts:


Shantaram di Gregory David Roberts - Neri Pozza, Edizione Speciale - 1184 pagine, 25.00 Euro
In uscita il 1 dicembre

Il bus della scalcagnata Veterans' Bus Service, una compagnia di veterani dell'esercito indiano, è appena arrivato al capolinea di Colaba, la zona di Bombay dove si concentrano gli alberghi a buon mercato. Greg è il primo a mettere piede sul predellino e a farsi largo tra la folla di faccendieri, venditori di droga e trafficanti d'ogni genere in attesa davanti alla portiera. Ha una chitarra a tracolla, un passaporto falso in tasca e un turbinio di pensieri ed emozioni in testa. Nel tragitto dall'aeroporto a Colaba ha pensato di essere sbarcato in una città dopo una catastrofe. Davanti ai suoi occhi si è spalancata una distesa sterminata di miserabili rifugi fatti di stracci, fogli di plastica e carta, stuoie e stecchi di bambù. In preda allo stupore, Greg ha visto donne bellissime avvolte in stoffe azzurre e dorate incedere a piedi nudi in quella rovina, e uomini dai denti candidi e dagli occhi a mandorla, bambini dalle membra incredibilmente aggraziate. Ovunque, poi, aleggiava un odore acre e intenso. Quell'odore in cui, a Bombay, fiuti di colpo l'aroma del mare e il metallo delle macchine, il trambusto, il sonno, la lotta per la vita, i fallimenti e gli amori di milioni di esseri umani.
Greg è un uomo in fuga. Dopo la separazione dalla moglie e l'allontanamento dalla sua bambina, la vita si è trasformata per lui in un abisso senza fine. Era un giovane studioso di filosofia e un brillante attivista politico all'università di Melbourne, è diventato «un rivoluzionario che ha soffocato i propri ideali nell'eroina», un «filosofo che ha smarrito l'integrità nel crimine», uno dei «most wanted men» australiani, condannato a 19 anni di carcere per una lunga serie di rapine a mano armata, catturato e scappato dal carcere di massima sicurezza di Pentridge. Eccolo ora a Bombay, nel bizzarro assortimento della sua folla, con i documenti di un certo Linsday in tasca e una straana esilarante gioia nel cuore… A Bombay, infatti, il destino ha calato per Greg la sua carta. A Bombay, diventerà uno Shantaram, un «uomo della pace di Dio», allestirà un ospedale per i mendicanti e gli indigenti, reciterà nei film di Bollywood, stringerà relazioni pericolose con la mafia indiana. Da Bombay partirà per due guerre, in Afghanistan e in Pakistan, tra le fila dei combattenti islamici… Accolto al suo apparire come un vero e proprio capolavoro letterario, capace di pagine di «inesorabile bellezza» (Kirkus Reviews), Shantaram non è solo «una saga gigantesca e vera» (London Daily Mail), ma anche uno di quei rari romanzi in cui l'ostinata ricerca del bene tocca realmente la mente e il cuore.


E con l'arrivo del Natale Sellerio, ci regala la consueta raccolta di racconti gialli da parte di alcuni dei suoi autori di punta, tra cui Giosuè Calaciura, Andrea Camilleri, Francesco M. Cataluccio, Alicia Giménez-Bartlett, Antonio Manzini, Francesco Recami, Fabio Stassi:


Storie di Natale di AA.VV. - Sellerio, La memoria - 304 pagine, 14.00 Euro
In uscita a dicembre

Una grande conchiglia sonante è il simbolo del Natale di Tridicino, pescatore di Vigàta, nella storia di Andrea Camilleri, decisamente miticomediterranea, in contrasto con lo spirito fiabesco e invernale. Anche i racconti che seguono parlano di Natali straordinari, e fuori dai migliori (o dai peggiori e più comuni) sentimenti, immaginati da alcuni tra i più originali scrittori del momento. Quello di Giosuè Calaciura è forse un racconto morale sulla diversità e la sua conciliante poesia. Antonio Manzini, intreccia una Vigilia beffarda ai danni di un poveraccio vittima dell’ingiustizia, di classe, dell’amore. L’eroe natalizio di Fabio Stassi è un detenuto in trasferimento verso un’isola. In un laboratorio misterioso nel mare greco si svolge l’avventura onirico virtuale inventata da Francesco Cataluccio.
Il pranzo di Natale nell’autogrill isolato nella neve è comico assurdo e cinicamente ironico, specchio autentico dell’umanità come è per Francesco Recami. Alicia Giménez-Bartlett rappresenta un Natale borderline, claustrofobico, come può essere quello con la sola compagnia casuale di una fanatica religiosa. Così Storie di Natale forma un campionario molto vario delle versioni possibili del classico racconto: un Natale che persiste perché non può che resistere nel desiderio di ognuno, ma si sfilaccia, si deforma, si modella sulle vite d’oggi.


Segnaliamo infine che Giosuè Calaciura ha anche una nuova uscita in pubblicazione per Mincione Edizioni:


La penitenza di Giosuè Calaciura - Mincione Edizioni, Narrativa - 144 pagine, 13.00 Euro
In uscita a dicembre

Un recluso gigantesco, un carcere antichissimo, una città del Meridione che può essere Palermo oppure Assuncìon. E poi la Storia che va avanti Liberazione dopo Liberazione, Restaurazione dopo Restaurazione, registrata dietro le sbarre da più voci, ciascuno con il proprio candore, ciascuno con il proprio dolore. Un sogno, forse un incubo, una follia: dallo sbarco di “Garibaldo” al terremoto dello Stretto, dai bombardamenti alleati agli omicidi di mafia, sino ai fuggitivi delle nuove migrazioni. La penitenza è soprattutto divertimento, l’allegria di naufraghi, la consapevolezza amara, grottesca, paradossale. Solo la scrittura è ancora in grado di dare carne e sangue, originalità e voce, alla condizione umana più marginale nel tempo dell’omologazione.


29 novembre 2016

Il giorno del lupo - Carlo Lucarelli

Chi, se non Coliandro, può aiutare Nikita a buttarsi a rotta di collo in un mare di guai? In questo romanzo è all'opera la coppia piú strampalata e divertente della letteratura noir italiana: il poliziotto pasticcione, roccioso e impulsivo, Coliandro e la pallida giovanissima sua protetta, che piú di una volta lo deve proteggere. In una Bologna ossessiva che prefigura le atmosfere di Almost blue, Coliandro non capisce un granché, ma intanto si muove: e la storia gli precipita addosso come un treno. Perché quando c'è un bubbone da far scoppiare, state certi che Coliandro è lí, rozzo e tenerissimo, con Nikita sempre tra i piedi, pronto a prendersi in faccia tutte le sberle del mondo. Proprio grazie a Nikita, Coliandro, solido perbenista com'è, finisce spesso e volentieri fuori dalla legalità, dalle parti di quella metà oscura dell'anima che affascina, insieme al suo autore, tanti scrittori della nuova scena letteraria, venuti negli anni successivi. Due personaggi indimenticabili, un noir dal ritmo vorticoso, un linguaggio tutto azione, rovesciamenti e colpi di scena distribuiti con tecnica sicura. E un romanzo che senza darsi tante arie, raccontando la storia della nuova mafia, piú spietata di un branco di lupi, si rivela non solo precorritore della realtà, ma anche perfetta macchina logica che ne rivela il funzionamento occulto. 

Recensione

Il giorno del lupo è un noir scritto alla fine degli anni ’90 da Lucarelli ed ha come protagonista l’ispettore Coliandro.
Coliandro è un poliziotto con molti difetti, quali l’indolenza, la superficialità, la presunzione, ma ha anche un animo sensibile, tanto da svenire alla vista dei cadaveri. Un personaggio divertente, pasticcione, non molto colto ma con un ampio bagaglio di citazioni tratte dagli spaghetti western di Sergio Leone e pronto a sfoderare in ogni occasione, come la più famosa forse, più volte ripetuta nel romanzo, “quando un uomo con il fucile incontra un uomo con la pistola …”. È sempre invischiato in imprese più grandi di lui e in cui, come la Pantera Rosa, alla fine riesce a districarsi più per caso che abilità.

In questa storia Coliandro, messo per punizione a lavorare allo spaccio della polizia dove il questore spera combini meno guai possibile, trovandosi per caso nell’ufficio di un collega alla Mobile, viene avvicinato da una ragazza che fa la pony express e che lo crede il responsabile dell’ufficio. Dato che la ragazza è decisamente avvenente, Coliandro si presta ad aiutarla senza rivelarle la sua effettiva funzione nelle forze dell’ordine. Così viene a sapere che alla ragazza era stato dato da consegnare un pacchetto che, caduto accidentalmente a terra durante il percorso, aveva mostrato un contenuto decisamente compromettente: duecento milioni di vecchie lire, un dischetto e una cassetta audio. Ricomposto il pacco e cercato di riconsegnare pur tardivamente, però il destinatario era risultato irreperibile. Essendo la cassetta audio rovinata, e non riuscendo a leggere il dischetto protetto da un virus, Coliandro decide di fare un sopralluogo sul luogo dove avrebbe dovuto avvenire la consegna. Qui si imbatte in un cadavere e tre cani feroci che cercano di sbranarlo.

La storia si dipana divertente, veloce, coinvolgente, tutta piena di azione e di colpi di scena che si svolgono in una Bologna simile alla Chicago degli anni sessanta, dove bande di malavitosi si affrontano in una guerra di mafia in cui si inserisce suo malgrado il nostro protagonista.
Naturalmente Coliandro, pasticcione com’è, riesce perfino a farsi incriminare dalla polizia di omicidio, inseguito da mandato di cattura e costretto a rifugiarsi dove può e trova. Sarà proprio la ragazza che lui vorrebbe proteggere ad aiutarlo a dimostrare la sua estraneità dal crimine di cui viene accusato e a salvargli la vita dai killer di mafia sguinzagliati alla sua ricerca.

Sulle avventure dell’ispettore Coliandro è stata fatta una serie televisiva che consta di un buon cast di attori. Tuttavia il programma non è riuscito a fare audience e i suoi episodi, inizialmente in prima serata sui principali canali della Rai, sono stati poi relegati su canali secondari.
Quale sia stato il motivo di questo scarso successo non è di facile comprensione, dato che risulta in linea con molte serie televisive americane di cui ha in comune soprattutto l’azione e i colpi di scena, ma è ad un livello decisamente superiore per ironia, umorismo e riferimenti culturali. Forse lo scarso feeling con il pubblico è causato dalla lunghezza degli episodi. Questi, nei telefilm americani, difficilmente raggiungono i sessanta minuti, pause pubblicitarie comprese, mentre in quelli italiani si cerca di stiracchiarli ad oltranza.
Nel romanzo, poi, seguiamo le vicende attraverso il racconto in prima persona del protagonista e questa specie di riflessione ad alta voce avviene anche nella serie televisiva, ma ciò forse non riscuote il favore del pubblico che preferisce che siano le immagini a parlare da sole.

In ogni caso la storia, per quanto tratti di mafia e nonostante alcune considerazioni caustiche dell’autore, ha finalità solo d’intrattenimento, senza alcuna pretesa di denuncia sociale.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il giorno del lupo
  • Autore: Carlo Lucarelli
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 1998
  • Collana: Tascabili Stile Libero
  • ISBN-13: 978886148614
  • Pagine: 170
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 8,50

28 novembre 2016

Karnak Cafè - Nagib Mahfuz

Prima opera del Nobel arabo per la letteratura tradotta in italiano, il breve romanzo è narrato in prima persona e prende il via quando il protagonista entra per caso in un bar del Cairo, il Karnak Cafè, attirato dall'ambiente accogliente e disteso. L’atmosfera è invitante e non mancano i clienti abituali, sia giovani sia maturi, che non saltano un giorno. A gestire il caffè è il “roseo sogno degli anni quaranta”, colei che “è stata sicuramente la prima a modernizzare la danza del ventre”: la graziosa Qurunfula, che ormai non calca più le scene del mondo dorato dello spettacolo ma rimane ancora una donna vitale, affascinante e indipendente. Da un giorno all’altro tre dei clienti più giovani che frequentavano assiduamente il caffè di Qurunfula, uno dei quali ne era anche diventato l'amante, spariscono nel nulla.

Nessuno sa dove siano andati a finire. La preoccupazione cresce di giorno in giorno e, nelle accese discussioni che animano l’interno del bar, inizia a serpeggiare il sospetto di un loro arresto da parte della tristemente famosa polizia di regime. La condizione del piccolo nucleo di clienti e amici, così come quella più grande dell’Egitto intero, è inevitabilmente compromessa. L'atmosfera di serena dissipatezza del Karnak Cafè viene sostituita da un senso di sconforto sempre più forte, non solo per la sorte degli amati compagni di conversazione, ma per la sorte del Paese intero.

Recensione

Entrare in un caffè nei vicoli di un quartiere tipico del Cairo, discutere di politica e di altri argomenti, magari anche sensibili, finire nel mirino delle spie di un potere occhiuto e rancoroso, che teme anche le chiacchiere da bar non è qualcosa di nuovo in Egitto. Quello che è successo a Giulio Regeni di recente sembra essere attualità piuttosto diffusa nel mondo arabo, con solide radici nel passato, prossimo e remoto. Senza voler dare lezioni di civiltà – è sempre un futile esercizio di arroganza – il racconto quasi scanzonato, e forse piuttosto rassegnato, che Mahfuz intesse di un pezzo di storia e società dell’Egitto moderno visto con gli occhi di un passante come di un narratore esterno, ricorda che un certo stile repressivo e autoritario non è una novità da quelle parti.

L'esperienza di entrare in un caffè e di trovarvi o crearvi un ambiente famigliare, quasi come in una succursale delle mura domestiche, si può considerare abbastanza comune a tutte le latitudini. Basta sostituire il bar con un pub, o con un casa da tè, o con un saloon, ma i fondamentali restano gli stessi. La scelta di usare un punto di vista laterale, quello di un partecipante defilato, quasi solo un testimone dei fatti raccontati, serve a riparare la voce narrante da un coinvolgimento che avrebbe potuto essere rischioso, anche se nel momento della pubblicazione del libro nel 1974, avvenuta prudentemente alcuni anni dopo la stesura, il presidente egiziano Nasser, protagonista della rivoluzione socialista e della successiva svolta autoritaria, era morto già da quattro anni; nello stesso tempo questo stratagemma rende il racconto di situazioni angosciose e drammatiche insolitamente leggero, quasi superficiale, sebbene non vacuo.

Mahfuz compone le vicende dei suoi personaggi quasi come se stesse dipingendo uno degli acquerelli di vita da quartiere che lo hanno giustamente reso un interprete magistrale della vita e della società dell’Egitto moderno, sospeso fra antichissime tradizioni arabe e tentativi di fuga verso il futuro, rappresentati dai giovani e dalle loro illusioni. Luogo tradizionale di chiacchiere oziose, negli anfratti di un rione tipico del Cairo, il caffè con annessa abitazione di un’ex ballerina ormai in disarmo ma ancora affascinante, Qurunfula, è il centro di gravità attorno al quale ruotano le vite dei vari personaggi, una coppia di innamorati, Ismay’il e Zaynab, un dissidente socialista, Hilmi Hamadi, del quale la padrona del caffè si innamora, un informatore del regime, ambizioso e privo di scrupoli, Khalid Safwan, e vari altri, di passaggio o ricorrenti.

Gli arresti dei giovani considerati un pericolo dal regime scandiscono il passare del tempo e mettono in pericolo l’equilibrio esistenziale di Qurunfula, ma su tutti, sui personaggi e sulle loro relazioni, sui narghilè, sulle ombre dei vicoli del quartiere, sulle famiglie e sui tavoli del caffè, pesa, opprimente come la cappa dell’afa estiva e rassicurante come il ripetersi delle piene del Nilo, un senso di rassegnazione e di inerzia che diventa quasi consolante, e che Mafhuz suggerisce con struggente delicatezza, mantenendo il dolore della prigionia e delle torture sotto un velo non di servile ipocrisia ma di fatalista accettazione. Come se, pur sapendo che forse non sboccerà mai, non ci fosse alternativa rispetto alla speranza che, alla fine, la primavera araba fiorisca.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Karnak Cafè
  • Titolo originale: Al-Karnak
  • Autore: Nagib Mahfuz
  • Traduttore: Chiara Vatteroni
  • Editore: Newton Compton
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: Nuova Narrativa, 120
  • ISBN-13: 9788854111516
  • Pagine: 126
  • Formato - Prezzo: Paperback - Euro 9,00
 

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