18 febbraio 2019

Il libro degli esseri a malapena immaginabili - Caspar Henderson

Da tempi molto lontani i bestiari autentici e quelli immaginari concorrono in parti quasi uguali al disegno della zoologia così come la conosciamo, o crediamo di conoscerla. Si sono a lungo specchiati, imitati a vicenda, guardati a seconda dei casi con rispetto e con sospetto, i due generi: finché qui, per la prima volta, non si ritrovano fusi in qualcosa di nuovo. Sì, Caspar Henderson è andato a trovare dove nemmeno li si cercherebbe – nelle profondità degli oceani, negli angoli più inospitali di deserti roventi – intere famiglie di viventi di cui tutto ignoravamo, a cominciare dall’aspetto; oppure ha raccontato particolarità di animali tanto vicini a noi da risultarci, ormai, quasi invisibili. E li ha messi tutti insieme, pesci zebra e delfini, axolotl e balene, con l’amichevole partecipazione di Sapiens, in questo diario di un naturalista capriccioso che è anche qualcosa di più – il manuale delle strane regole con cui possiamo ogni volta ricominciare, a sorpresa, il gioco molto antico di reale e fantastico.

Recensione

Il libro degli esseri a malapena immaginabili è un volume di circa 550 pagine estremamente ben curato per immagini e grafica. Dato che è piacevole dal punto di vista estetico e interessante quanto al contenuto, viene segnalato come possibile regalo per coloro che apprezzano le opere impegnate nella salvaguardia della natura. In particolare la sua lettura è stata caldeggiata da Servegnini che dice di averne regalato diverse copie agli amici in occasione del natale.
Il libro degli animali a malapena immaginabili tratta delle caratteristiche di ventisette animali, uomo compreso, a cui si aggiungono molti riferimenti ad altri esseri, per la maggior parte marini e poco conosciuti. Naturalmente l’insieme è ben lontano da quello descritto dalla Rowling con gli “Animali fantastici”, anche se risulta curioso il fatto che talvolta creature ritenute poco evolute, e spesso di dimensioni molto contenute, mostrino organi di senso molto più complessi e validi rispetto a quelli umani con cui vengono raffrontati.
L’autore, Caspar Henderson, divulgatore scientifico, è dotato di fine umorismo per cui i suoi saggi,  oltre che interessanti e scorrevoli, risultano anche a tratti divertenti. Henderson non si limita a descrivere un particolare bestiario, ma lo arricchisce di varie nozioni, anche linguistiche, come nel caso del plancton.

 “Plancton” deriva da una parola greca che significa “errabondo”. È un termine piuttosto generico con cui si indica qualunque organismo vivente che per lo più si lascia trascinare dalle correnti. (Il termine speculare, raramente usato, per indicare gli organismi che nuotano attivamente è invece “necton”).

Il fitoplancton, invece, il cui nome deriva dal fatto che riceve nutrimento tramite la luce del sole, non può scendere sotto i duecento metri di profondità, dove i raggi luminosi non riescono a penetrare. Oltre ad essere la base della catena alimentare dell'eco sistema marino (come la prateria che nutre gli erbivori che a loro volta nutrono i carnivori), concorre alla produzione dell’ossigeno di cui anche noi animali terrestri necessitiamo. Pur essendo costituito da esseri microscopici, il fitoplancton ha una biomassa maggiore di quella di tutti gli animali marini messi insieme.
Henderson non si limita a meravigliare il lettore con la descrizione di creature tanto lontane dai nostri standard di normalità, ma descrive anche peculiarità poco conosciute di animali ben noti come l'uomo e le balene. Per quanto non cada mai nel patetico, il capitolo che descrive la caccia spropositata che è stata fatta ai cetacei nei secoli -e che continua anche adesso- è decisamente impressionante.
Ciò premesso, anche se il saggio non può certo essere letto di un fiato, è peraltro scorrevole ed è arricchito di considerazioni interessanti e talvolta umoristiche che lo rendono decisamente piacevole.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il libro degli esseri a malapena immaginabili
  • Titolo originale: The Book of Barely Imagined Beings
  • Autore: Caspar Henderson
  • Traduttore: Massimo Bocchiola
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 9788845933219
  • Pagine: 543
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 34,00

8 febbraio 2019

Notre Dame de Paris - Victor Hugo

Sullo sfondo di una Parigi medievale, sinistra e tumultuante - la cattedrale di Notre-Dame è il vero palcoscenico di tutta la storia - la bella zingara Esmeralda è contesa tra il deforme campanaro Quasimodo, il malvagio arcidiacono Frollo, anima nera del romanzo, il poeta pazzo Gringoire e il nobile capitano Phoebus. Protagonista aggiunto la folla, per la prima volta al centro di un libro che mette in scena i sentimenti piú contrastati ed estremi in cui si intrecciano dramma ed epopea e in cui si confrontano il male e il bene, il bello e l'orrido e i dolorosi interrogativi dell'autore, i suoi turbamenti profondi.

Recensione

Quando pensiamo a Notre Dame de Paris, vuoi per la risonanza del cartone animato Disney, vuoi per il mondo dei musical, la prima immagine che si accende nella nostra mente è quella della bella Esmeralda e di un gruppo di accattoni meglio noti come La Corte dei Miracoli.
Ebbene non c’è niente di più erroneo di limitare la storia del Maestro, Victor Hugo, alla vicenda della zingara, del suo seguito gitano e dell’amore per il tenebroso ed affascinante Phoebus.

L’opera di Hugo si articola in ben 11 libri, suddivisi a loro volta in altrettanti capitoli, più di 500 pagine dedicate alla narrazione di un dramma, una tragicomica delirante e viscerale vicenda fatta di morti, amori proibiti, metamorfosi ed espiazione. Procediamo con ordine.
Partendo dai personaggi, è doveroso dedicare una digressione sulla possibilità di distinguerli in due tipologie: il primo gruppo è quello che chiamerei dei personaggi dinamici – coloro che compiono tra le pagine una vera e propria mutazione, una maturazione ed un cambiamento – il secondo è quello invece dei personaggi statici – coloro che nonostante il cambiamento della narrazione e dello sviluppo inaspettato della stessa, non mutano la loro natura rimanendo sempre uguali a se stessi.
Oltre a questa prima suddivisione – che potremmo definire verticale e diacronica, ossia attraversata dallo sviluppo temporale – ne segue un’altra, orizzontale questa volta e sincronica: personaggi primari, dinamici e necessari, personaggi secondari, statici e marginali.

Analizzando le due prime porzioni della suddivisione ci troviamo perciò davanti ai personaggi dinamici, primari e necessari, tra i quali troviamo assolutamente Claude Frollo, Quasimodo ed Esmeralda.

Claude Frollo, meglio conosciuto come il prete di Notre Dame, si colloca rapidamente tra le fila dei buoni sin dai primi capitoli a lui dedicati, la perdita dei genitori, l’infanzia difficile votata alla responsabilità per il fratellino minore Jean, l’amore per le arti e le scienze ed infine l’adozione del povero Quasi-modo fanno sì che il lettore sia mosso a tenerezza nei suoi confronti e legga nelle sue gesta la storia di un personaggio votato alla bontà e all’altruismo. Nel corso della narrazione però qualcosa cambia e lentamente il prete si spoglia delle limitazioni imposte dalla sua posizione sacerdotale, di quelle catene metaforiche da cui si sente stritolato, dando libero sfogo ai suoi sentimenti: è l’amore per Esmeralda, dapprima negato e represso mascherato da odio per i gitani che alla fine sfocia in un sentimento malato, nell’ossessione e nel possesso fisico della ragazza. È facile perciò capire come la sanità mentale del prete vacilli di capitolo in capitolo, lentamente Frollo diviene folle, pazzo d’amore per quella zingarella che lo rifiuta, lo detesta e lo ripudia fino alla morte. L’uomo misurato, di arti e di scienze crolla definitivamente ai piedi di Notre Dame, stroncato dalla potenza di quei sentimenti contrastanti. O mi ami o muori, le fatidiche parole che racchiudono l’aut aut davanti al quale il prete mette a dura prova la giovane Esmeralda. Il riso sardonico e brutale davanti alla tremenda scena della Piazza lo consacra alla morte certa che sopraggiunge ad un decesso già attuato interiormente da tempo.

Quasimodo, il campanaro di Notre Dame, entra in scena invece dalla parte sbagliata militando dapprima tra i cattivi. La sua ostilità verso gli uomini e la sua bestialità incondizionata fanno di lui un personaggio da limbo: è lo stesso Hugo che ce lo racconta come un uomo-animale mosso da una cattiveria primordiale verso i suoi simili. In poche pagine però la verità viene rapidamente fuori e si comprende con estrema facilità che lo stato d’animo di Quasimodo – perfetta immagine di una immanenza trascendente fermamente ancorata al suo microcosmo, il microuniverso della chiesa – è dovuto al ripudio che la razza umana ha sempre mostrato nei suoi confronti. Orbo, zoppo, muto e gobbo si scopre in realtà essere di una bontà e di una delicatezza che cozzano con le sue rigide e spigolose esteriorità, il suo animo gentile e timido, nonché poetico, lo rendono amabile al lettore – pensiamo ai lunghi discorsi fatti alle statue del campanile o alle sue campane. La sua bestialità però non tarda ad esplodere nelle situazioni di pericolo, specialmente nei momenti in cui la minaccia è rivolta alla sua bella Esmeralda. Anche lui, in un modo completamente diverso rispetto al prete, è innamorato della ragazza ma mentre il primo è animato dal desiderio e dall’ossessione di possesso, Quasimodo ha un profondo rispetto misto ad un timore pudico nei suoi confronti. La ammira e la venera da lontano, come uno spettatore silenzioso mentre Frollo la affronta vis a vis minacciandola e gridandole in faccia il suo “amore” senza mezze misure. È incredibile notare come Frollo ed Esmeralda siano gli unici amori della vita del campanaro, due antipodi che paradossalmente saranno la motivazione della fine anche del povero gobbo stesso.

Veniamo ad Esmeralda, il terzo personaggio dinamico e necessario. La sua figura fa da collante all’intera storia, ne è causa ed effetto allo stesso tempo ed innesca tutta una serie di meccanismi che alimentano la vicenda. Esmeralda è il perno centrale che muove il romanzo e ahimè interpreta dapprima il ruolo della ragazza forte e sfrontata, pronta a tutto e senza paura ma l’incontro con il bel militare de Chatepeurs converte il suo essere in una timorosa, debole e titubante fanciulla. Ricordiamo che dalla sua, la bella zingara ha solo sedici anni ma è già donna, non ha avuto tempo per l’adolescenza dovendo badare a se stessa con un’infanzia difficile e una totale assenza di figure genitoriali a rassicurarla o aiutarla nella sua crescita, indirizzandola per la retta via; eppure nonostante questo, Esmeralda è cresciuta bene, sulla difensiva nei confronti del Mondo così da essere perennemente sul “chi va là”. Dopo l’amore malato di Frollo ecco una nuova forma di amore che con la sua irruenza porta a conseguenze negative: l’amore per Phoebus nuoce alla fanciulla rendendola sì vulnerabile ma anche prosciugandola della sua forza, la tortura e la forca infatti la trovano inerme, trasformata, spettro di ciò che era in principio. Solo nelle braccia della madre riuscirà a ritornare ad essere bambina vestendo i panni che la sua età e le sue esperienze non le hanno permesso di indossare, una situazione disperata ed un monologo a dir poco straziante e viscerale della madre ritrovata dalla bella zingarella, chiudono il capitolo lasciando il lettore senza fiato e con le lacrime agli occhi.

Analizzando invece le due porzioni della seconda parte troviamo quei personaggi secondari, statici e marginali che attraversano le pagine del romanzo dando un tocco di colore con le loro vicende, vediamo Pierre Gringoire il famoso autore di misteri oppure Jean Frollo, lo sventurato e disgraziato fratello di Claude dedito ai vizi e agli ozi e poi ancora la Corte dei Miracoli che con il suo impeto gioioso colma le strade della Città Vecchia rubacchiando qui e lì ai malcapitati delle vie. Tra i personaggi secondari, un po’ per gusto personale un po’ per esigenze di classificazione, collocherei anche il bel Phoebus – che di bello ha forse solo l’aspetto, con un animo corrotto e leggero come il suo. Il classico belloccio che fa girar la testa a tutte le signorine che ricadono ai suoi piedi, mi meraviglia dunque che tra le pretendenti ci sia finita anche la bella Esmeralda, così furba ma anche così fragile allo stesso tempo.

Quello che è importante sottolineare – ed è anche ciò che rende il Notre Dame de Paris così vero – è che non troviamo dei personaggi totalmente buoni o totalmente cattivi, come accade nella realtà delle cose i protagonisti delle vicende sono ibridi, mutevoli, lunatici, cangianti ed è proprio questo che li rende umani e reali.
Il romanzo è dotato di una forza sferzante che ha l’effetto di uno schiaffo in pieno viso, sconvolge e muove il lettore agli stati d’animo più estremi: gioia, ira, dolore, sofferenza.
Solo un Maestro come Hugo poteva costruire un’opera dall’impeto così forte, una costruzione colossale che segue dei livelli ben progettati.
Lo stile altamente descrittivo segue delle logiche molto particolari, immaginando una scena come un quadro: abbiamo la composizione e dunque gli elementi che ne fanno parte con una prima visione d’insieme, segue poi la singola descrizione di ognuno di essi attraverso un parlato fluido e consequenziale come se le parole si concatenassero tra loro non lasciando spazio a incertezze o dubbi.
Una perfezione esemplare che si coglie nella scelta delle espressioni, poetiche ed estremamente forti allo stesso tempo, quasi come se Hugo scrivesse una poesia in prosa. La magia della Parigi del 1400 rapisce il lettore e lo fa volare alto tra le torri e il campanile di Notre Dame, lo fa sognare e gli fa vivere una storia unica trasformandolo in spettatore sulla scena.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Notre Dame de Paris
  • Autore: Victor Hugo
  • Editore: Grazanti
  • Data di Pubblicazione: 1994
  • ISBN-13: 9788811585435
  • Pagine: 566
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,00 Euro






24 gennaio 2019

Fuoco e Sangue - George R.R. Martin

L'emozionante storia dei Targaryen prende vita in questa opera magistrale dall'autore de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", che ha ispirato la serie HBO "Game of Thrones". Secoli prima degli eventi de Il Trono di Spade, Casa Targaryen - l'unica famiglia di signori dei draghi a sopravvivere al Disastro di Valyria - si stabilì a Roccia del Drago. Con Fuoco e Sangue ha così inizio la loro storia sotto il leggendario Aegon il Conquistatore, creatore del Trono di Spade, per proseguire narrando le generazioni di Targaryen che hanno combattuto per difendere quell'iconico scranno, fino alla guerra civile che quasi dilaniò per sempre la loro dinastia. In questo avvincente primo volume della loro storia, narrata dalla penna di un antico maestro della Cittadella, finalmente i frammenti e gli accenni che riecheggiavano nel ciclo epico Il Trono di Spade sono svelati in tutta l'ampiezza di un portentoso affresco: com'è stato forgiato il Trono di Spade? Perché era così micidiale visitare Valyria dopo il Disastro? Quali sono stati i peggiori crimini di Maegor il Crudele? Cosa scoprì Alysanne la Buona recandosi alla Barriera? Che cosa è veramente successo durante la Danza dei Draghi? Sono solo alcune delle domande cui viene data risposta in questa cronaca fondamentale del continente occidentale. Finalmente anche il grande mondo fantasy di George R.R. Martin ha il suo legendarium, un compendio inesauribile di episodi e dettagli che riecheggia Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien e Storia della decadenza e caduta dell'Impero Romano di Gibbon, un banchetto fastoso per tutti gli appassionati e un potente specchio delle grandezze e miserie della natura umana, nei bassifondi della carestia o assisa su un trono, nel fango d'una battaglia o sul dorso d'un drago. 

Recensione

Fuoco e Sangue più che un romanzo può definirsi l’elenco di una serie di battaglie in ordine cronologico relative ad un periodo di tempo che l'autore fa risalire a circa duecento anni prima degli avvenimenti del Trono di Spade che, come è noto, è la trasposizione televisiva delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Queste che, per coloro che ancora non le conoscessero, sono la saga fantasy di genere epico più nota al mondo, non sono state ancora concluse e, probabilmente, non lo saranno prima delle puntate finali del Trono di Spade.
È difficile capire perché Martin, nonostante le sue promesse, non abbia cercato di completare gli episodi conclusivi delle “Cronache”, attesi con ansia dai suoi tanti affezionati lettori, e abbia preferito invece far pubblicare una serie di eventi che risalgono a periodi di tempo precedenti. Probabilmente li aveva già scritti ed è stato indotto dalla casa editrice e farli pubblicare per motivi commerciali.
In Fuoco e Sangue si raccontano le cronache della nascita e caduta della dinastia reale dei Targaryen a iniziare dal re Aegon I che conquista i Sette Regni a cavallo del drago nero Balerion, armato di Fuoconero, la spada forgiata in acciaio di Valyria. Si susseguono poi, con alterne vicende, le imprese dei suoi discendenti.
La fantasia non è certo carente a Martin e lo dimostra anche in questo Fuoco e Sangue di oltre 700 pagine, che però è molto meno coinvolgente delle "Cronache" e si potrebbe definire una prefazione alla saga. In Fuoco e Sangue, infatti, vengono introdotti in nuce alcuni degli avvenimenti salienti che si verificheranno duecento anni più tardi e che verranno approfonditi con dovizia di particolari nelle "Cronache" stesse, quale, ad esempio, la formazione ad Approdo del Re della potente setta religiosa del Grande Passero contro cui dovranno arrivare a compromesso tutti coloro che arriveranno al potere temporale sulla città. Un altro fatto che viene anticipato, è la consuetudine dei Targaryen di sposarsi fra fratelli, consuetudine malvista dagli ordini religiosi ma che veniva comunque sopportata obtorto collo quando il potere regnante era abbastanza forte da potersi infischiare del biasimo del clero.
Dato che gli episodi di incesto fra fratelli si ripetono, essi vengono alla fine a perdere gran parte del loro aspetto trasgressivo, tanto che, pur non essendo discendenti dei Targaryen, quelli che si svolgeranno duecento anni dopo tra la regina Cersei e il fratello, il famoso “uccisore di re”, non sembrano più così scandalosi come apparivano inizialmente.
In Fuoco e Sangue i personaggi sono talmente numerosi che riesce impossibile memorizzarli e le imprese che vengono compiute nel bene e nel male, aldilà del fatto che si svolgano per terra, aria o mare, risultano talmente tante da sembrare a lungo andare ripetitive .
Fuoco e Sangue stupisce per la capacità dell’autore di tenere a mente l’inesauribile carrellata dei suoi personaggi e il coacervo delle terre emerse su cui si svolgono le loro gesta. Tenuto conto che l’autore ha superato i 70 anni, bisogna congratularsi con lui per la sua capacità mnemonica e l’abilità di gestire tanti fatti e personaggi contemporaneamente, ma per il resto quest’ultimo romanzo risulta un po’ deludente, non riuscendo a coinvolgere il lettore. La caratterizzazione dei personaggi di Fuoco e Sangue è infatti carente, trattandosi di cronache nel vero senso del termine, e non appare quindi all'altezza dei romanzi che compongono le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Fuoco e Sangue
  • Titolo originale: Fire & Blood
  • Autore: George R.R.Martin
  • Traduttore: Edoardo Rialti
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: novembre 2018
  • ISBN-13: 9788804703167
  • Pagine: 716
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 27,00

9 dicembre 2018

Piccolo mondo perfetto - Kevin Wilson

Orfana di madre, senza soldi e con un padre alcolizzato, la diciannovenne Izzy Poole rimane incinta di Hal, il suo insegnante di Arte del liceo. Lei, intelligente e schiva, determinata a non frequentare l’università malgrado gli ottimi risultati scolastici, sente di volere il bambino e decide di tenerlo; ma Hal, vittima di problemi psichiatrici, non regge la responsabilità e si suicida. Preston Grind, psicologo a sua volta figlio di celebri psicologi e segnato da un passato traumatico, dà avvio a un innovativo progetto di educazione infantile: il Progetto Famiglia Infinita. Nove coppie in condizioni economiche e sociali disagiate e in attesa del primo figlio trascorreranno dieci anni in una tenuta dove alleveranno i propri bambini come una sorta di famiglia allargata; anche Izzy, unico genitore single, entrerà a far parte del programma. L’esperimento prende il via, procedendo nonostante le difficoltà, più o meno prevedibili, che accompagnano le giornate di questa strana famiglia artificiale e autosufficiente: si creeranno legami particolari, nasceranno gelosie e rancori, i rapporti inizieranno a incrinarsi in seguito a inevitabili tensioni sessuali che rischieranno di spezzare il fragile equilibrio della comunità… La famiglia può rovinarti la vita oppure te la può salvare: quel che è certo è che dalla famiglia non c’è via di uscita.

Recensione

Piccolo mondo perfetto è un romanzo che tratta di un esperimento educativo quanto mai interessante, considerando che nella società vengono sempre più a crearsi famiglie allargate. Si immagina che una ricchissima signora ormai anziana, che da giovane aveva vissuto in un orfanotrofio dove si era trovata meglio che in famiglia -dato che il padre era morto quando era ancora giovanissima e la madre aveva disturbi mentali- voglia offrire a dieci famiglie in difficoltà e in procinto di avere il primo figlio la possibilità di provare a formare una comunità in cui i bambini possano crescere insieme, convinta che il cibo sano, adeguati educatori, buoni medici pediatri, giusti stimoli, nonché l’amore della famiglia così allargata possano influire positivamente sulla loro crescita.
La durata prevista dell’esperimento è di dieci anni durante i quali anche i genitori sarebbero adeguatamente aiutati a realizzarsi, in modo che alla fine del periodo possano essere in grado di mantenere la propria famiglia. L'offerta appare troppo ghiotta perché venisse rifiutata, nonostante serpeggi qualche perplessità fra i partecipanti, ed effettivamente i bambini saranno destinati a crescere sani, robusti e più intelligenti della media. Anche i genitori riusciranno ad affermarsi nella professione scelta, aiutati economicamente, ma saranno proprio loro ad avere le maggiori difficoltà di adattamento, perché verranno a crearsi relazioni di antipatia e simpatia fra le varie coppie e i rapporti affettivi incrociati non saranno sempre solo platonici.
L’opinione pubblica non risulta molto favorevole a questo esperimento, in quanto tende a vedere la comunità come una setta, anche se i suoi componenti non hanno legami religiosi, dato che ognuno è libero di praticare il proprio credo.
Nel romanzo vengono seguite soprattutto le vicende della diciannovenne Izzy Poole che è l’unica single del gruppo, essendo una ragazza madre a cui era morta la madre quando era ancora bambina e il padre non si era mai interessato a lei. Per quanto la maternità concorra alla sua maturazione, Izzy ha ancora qualche comportamento da adolescente, ma il lettore non può non affezionarsi a lei e apprezzarne la determinazione nelle scelte e la sua graduale presa di coscienza circa le responsabilità che competono agli adulti.
Alla fine l’esperimento potrebbe definirsi riuscito anche se, come in ogni coppia, anche in questa famiglia "allargata" si verificheranno delle crisi verso il settimo anno, crisi che, peraltro, non coinvolgeranno tutti i suoi componenti.
Forse si potrebbe accusare la storia di un eccessivo buonismo, specie nel lieto fine, ma tutto ciò viene perdonato per l’intelligente originalità dell'intreccio e per le capacità di scrittore dell'autore. Il romanzo risulta infatti decisamente piacevole e molto scorrevole con una buona caratterizzazione dei personaggi.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Piccolo mondo perfetto
  • Titolo originale: Perfect Little World
  • Autore: Kevin Wilson
  • Traduttore: Silvia Castoldi
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Le strade4
  • ISBN-13: 9788893252690
  • Pagine: 424
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

30 novembre 2018

Il gatto che non è proprio mio - Luana Troncanetti

"La mia paura più grande non è la casa persa; è di smarrirmi in quella nuova, se me ne daranno una di ricambio. È la fatica di riconoscerla pure di giorno, quello fa paura. " Il ritratto tenero di una donna che "campa da cent'anni", della sua vita scarnificata da troppi terremoti e di un gatto che non è proprio suo ma le racconta cose mute occhi dentro gli occhi, senza troppe smancerie e niente da pretendere.

Recensione

Il gatto che non è proprio mio prende le mosse dal terremoto che ha colpito l’Italia centrale per cogliere lo sgomento di una donna, stupita di essere ancora viva alle soglie dei cento anni, la cui mente vaga tra presente e passato. Il destino che nel presente le ha risparmiato di venire schiacciata, nel passato non le ha negato angosce e dolori, perché la sua vita non è stata facile. Ma il destino le ha fatto vivere anche una storia d’amore appassionata che, come direbbe lo scrittore Julian Barnes, è l’unica che conta, quella che sempre affiora nei pensieri di chi l’ha vissuta. Storie che fanno male ma riescono ad arricchire chi le esperimenta.
Il linguaggio usato per raccontare questa vicenda è volutamente immediato e istintivo a confermare il talento letterario non comune dell'autrice e ben si adatta a caratterizzare i ricordi e i pensieri che si rincorrono caotici nella mente dell’anziana protagonista.
Luana Troncanetti è una delle scrittrici più abili nel coinvolgere il lettore nelle storie che scrive e anche in questo racconto non si può non ammirare la sua capacità di trasmettere i sentimenti che agitano la protagonista.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Il gatto che non è proprio mio
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: autopubblicato distribuito Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • ASIN: B07KRL4QJR
  • Pagine: 14
  • Formato Prezzo: Kindle - Euro 0,99
 

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