28 luglio 2017

The Professor 3: Follia - Astori, Corbetta, Innocenti

Una serie di persone altolocate commette sanguinosi delitti, causati da un'improvvisa quanto inspiegabile follia omicida. O forse si tratta di qualcosa di più arcano? Toccherà a The Professor indagare, ma stavolta non sarà solo. Al suo fianco troveremo Lady Emma Blackman, giovane e bella quanto scettica psichiatra, direttrice dell'antico manicomio di Bethlem, più noto come Bedlam. E non è tutto, perchè il tetro edificio ospita un misterioso personaggio che siamo certi tutti voi conoscerete...Ma sarà davvero lui? A voi scoprirlo.

Recensione

Continua la nostra rassegna su The Professor, il nuovo coraggioso fumetto edito da Erredi Grafiche Editoriali che sta a poco a poco occupando la scena editoriale italiana riscuotendo numerosi consensi. Anche il terzo numero, Follia, rende giustizia ai numeri precedenti – di cui trovate le recensioni qui per il primo numero e qua per il secondo – raccontando una storia interessante che va a toccare un tema caldo ed estremamente attuale: il dibattito tra la Scienza e l’Esoterismo.
Questa volta la storia ritorna nelle terre inglesi dove si consumano atroci e sanguinosi delitti per mano di ricchi e aristocratici mentre sullo sfondo, un illusionista approdato in città per fare spettacoli, fa discutere l’opinione pubblica. Il Professor Love viene convocato dalle autorità per le sue conoscenze sull’esoterismo in quanto sembra che gli assassini, reagiscano violentemente alla vista di simboli particolari, ben noti al nostro Benjamin, come se fossero sotto incantesimo.

Se da una parte però abbiamo il mondo della superstizione e dell’occulto che sostiene di trovare nel simbolismo una giustificazione e la risoluzione della misteriosa "febbre rossa" , la controparte non è da meno con le teorie scientifiche della dottoressa Lady Emma Blackman, psichiatra del manicomio di Bethlem che cerca di motivare i raptus omicida rifacendosi alle teorie sulla grande ipnosi del neurologo francese, Charcot.
A fare da collante tra indagini e il mondo aristocratico è l’esistenza di un circolo privato, l’HellFire Club, l’ennesima gatta da pelare per Benjamin e la sua occasionale compagna di intrighi Emma.

Il fumetto anche in questo terzo albo, così come nei precedenti, non manca di fare omaggio a grandi personaggi e studiosi del tempo grazie ad un citazionismo, a volte letterale come nel caso del medico tedesco Mesmer o del già citato Charcot, a volte invece non solo letterale ma anche grafico come accade per il fanatico che impersona il grandissimo Edgar Allan Poe, colui che ruba la scena a Benjamin per diventare protagonista assoluto dell’intero albo.
Edgar in compagnia del suo fidato corvo nero, appare e scompare rilasciando di volta in volta perle preziose per la risoluzione del caso attraverso riferimenti alle “sue” opere: chiama Emma col nome di Berenice – la protagonista dell’omonimo racconto affetta da stati di catalessi e trance – poi appella Benjamin come Mr.Valdemar – protagonista del racconto La verità sul caso di Mr. Valdemar dedicato al tema del mesmerismo – ed infine, in riferimento ad una ferita, una piaga che si dilata e che finisce per distruggere ogni cosa, cita La caduta della casa degli Usher

Mentre la guardavo, la crepa si allargò rapidamente, l'aria turbinava impazzita [...] il mio cervello vacillò mentre vedevo le possenti mura spalancarsi. Sentii un lungo tumultuante rumore simile al frastuono di mille acque e il profondo stagno nero ai miei piedi si chiuse, cupo e silenzioso, su quello che restava della casa degli Usher
Un finale inaspettato, l’apice del climax che si raggiunge nelle ultime pagine dell’albo, i riferimenti a grandi personaggi della storia contemporanea e ad un grande scrittore come Poe non fanno altro che confermare la coerenza strutturale nonché narrativa di The Professor.

Come ho già accennato nelle precedenti recensioni, il fumetto si coltiva su un terreno culturale estremamente notevole e produttivo che consente lo sbocciare di storie intriganti, divertenti e allo stesso tempo di grande spessore.

Una nota di plauso anche questa volta viene riservata ai disegni, le tavole rendono in immagine la dimensione perturbante che aleggia nella storia con prospettive impossibili e visioni dall’alto che esaltano il livello di inquietudine dei protagonisti e al tempo stesso, dei lettori.

Un fumetto a tutto tondo che riconferma, con successo, l’esordio brillante e soprattutto inizia a costruirsi la propria personalità viziando il lettore e prospettando per ogni albo, riferimenti a temi e a personaggi illustri e famosi. Ottima prova insomma anche con Follia, un successo in ascesa che si conferma di numero in numero!

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 3: Follia
  • Autore: Cristiana Astori (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Riccardo Innocenti (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Febbraio 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro

27 luglio 2017

Pierpaolo Mandetta - Dillo tu a mammà

I sentimenti non sono semplici, ma con le parole lo diventano. 
L’amore è sempre una faccenda di famiglia. Samuele ne è convinto, mentre guarda fuori dal finestrino sul treno che da Milano lo trascina verso sud. Dopo essere fuggito per anni, è finalmente pronto a rivelare ai suoi genitori di essere omosessuale. Con lui c’è Claudia, la sua migliore amica, incallita single taglia 38 e unica donna di cui si fida. Appena arrivano a Trentinara, un grazioso borgo del Cilento, ad accoglierli ci sono i parenti al completo. E la sera, alla festa del paese, il papà ha un annuncio da fare: suo figlio e la fidanzata Claudia si sposeranno a breve. È un vero e proprio shock per Samuele: lui vuole sposare Gilberto, il compagno rimasto a Milano, proprio lo stesso uomo che lo aveva convinto a riavvicinarsi ai suoi. Ma nelle case del Sud è quasi una tradizione che sogni e desideri vengano condivisi in “famiglia”: non solo con mamma e papà, ma anche con quella vecchia zia che si incontra una volta all’anno e persino con la vicina di casa. E così Samuele, per poter essere padrone della propria vita, dovrà fare i conti con un passato che vuole lasciarsi alle spalle; stavolta, però, non è disposto a scendere a compromessi. E adesso chi glielo dice a mammà?

Recensione

Un trentenne gay lascia la sicurezza del Nord Italia più cosmopolita e affronta un viaggio di ritorno, giù al Sud, verso la propria famiglia e un passato che aspetta soltanto di essere risolto.

Se a leggere queste due righe vi viene in mente una valanga di libri e film e vi sorprende la tentazione di urlare al cliché imperante, be', è perché in fondo è davvero un cliché. Uno dei più vitali, a ben vedere. Fosse solo perché mezza Italia si trova o si è trovato nella stessa situazione di Samuele.

L'autore probabilmente lo sa, e con autentico gusto sembra giocare con i più disparati stereotipi culturali italiani: la Milano da bere, superficiale, anoressica e frigida, contro il profondo Sud, bulimico nelle relazioni come nelle abitudini alimentari, tra un caldo sempre torrido, parti in casa e gossip di paese.
Nel mezzo troviamo Samuele, stritolato tra due identità fittizie, tra due mondi diametralmente opposti, che non gli riesce proprio di chiamare casa; forse perché, in un certo senso, è dentro se stesso che deve innanzitutto imparare a sentirsi accogliere.
Come a dire: non puoi chiedere di essere accettato dagli altri se non ti accetti per primo, e, di conseguenza, non puoi amare e farti amare se non sai amare neanche te stesso.
Il senso di tutto il romanzo mi sembra stia qui: un lungo giro verso casa, dal Nord al Sud e di nuovo al Nord, che porta Samuele a scoprire a amare se stesso.

Dunque è una crisi esistenziale da manuale quella che si prospetta. E come tutte le crisi, anche questa si gioca su una sterminata serie di conflitti: è proprio in tale prospettiva che vanno colti gli abbondanti luoghi comuni che affollano il romanzo; un po' troppo, forse, perché se è vero che alcuni aspetti culturali, alcuni eventi e alcuni personaggi danno colore all'ambientazione, altri (tanto per dirne uno: il parto in casa cui partecipa malauguratamente Samuele) sembrano del tutto superflui, non andando a incidere in alcun modo sull'azione narrativa.
Apprezzo l'autoironia mostrata dall'autore e la volontà precisa di giocare con gli stereotipi anche per smontarli, ma Trentinara pare davvero incarnare ogni possibile luogo comune della provincia meridionale italiana. E in realtà bastava poco per smussare l'effetto, giocare con il chiaroscuro, puntualizzare, per dirne una, come in fondo la provincia italiana è tutta uguale, da Voghera a Vibo Valentia.

Il confronto culturale dunque è la tematica che salta continuamente all'occhio, e a volte finisce con l'oscurare quello che sarebbe il tema principale, ovvero l'omosessualità del protagonista.
Messo alle strette da un fidanzato pretenzioso in termini di stabilità, Samuele affronta finalmente la famiglia e si dichiara.
Ora, non c'è cosa più ritualizzata, in una certa narrativa di tematica queer, del fatidico coming out in famiglia. Anche qui, non si sfugge.
In ogni caso, il fattaccio passa subito in secondo piano, tanto per la famiglia quando per Samuele stesso, che comincia a fare i conti con se stesso.
Samuele ha un fidanzato e un lavoro soddisfacente: all'orizzonte si stagliano la stabilità del matrimonio (pardon, unione civile) e la sicurezza di un imminente successo professionale. Il coming out sembrava la sfida più grande: e invece, superato l'ostacolo con irrisoria difficoltà, Samuele scopre solo un grande vuoto esistenziale.
Tutto il romanzo è, come detto, il tentativo del protagonista di risolvere questo vuoto.

A questo punto devo sporcare la fluidità della recensione con una serie di considerazioni soggettive.
Se, da un lato, mi sembra che oggettivamente l'autore abbia svolto un buon lavoro in termini di introspezione psicologica, tale da restituire un profilo realistico e vivo, soggettivamente, come lettore spassionato, devo ammettere un certo senso di frustrazione che ha accompagnato la lettura.

Samuele non avrebbe di che lamentarsi: nella realtà odierna i trentenni (incluso l'attuale scrivente) affrontano una crisi di fatto, imposta dalla mancanza di prospettive, a volte in campo professionale, a volte in campo relazionale, a volte, disgraziatamente, in entrambe.
Samuele viene presentato sotto una luce di crisi generazionale che a ben vedere non gli è propria.
Una considerazione soggettiva, la mia, ma che è consistente al punto da impedire qualunque possibilità di empatia col protagonista.
Ma anche a cercare di essere il più oggettivi possibili, resta comunque una sensazione amara, come se alla fine Samuele restasse un personaggio incompiuto, irrisolto nonostante quel possibile lieto fine, suggerito in chiusura, che sembra anche abbastanza forzato.

Sicché, non nascondo una certa difficoltà nel recensire questo romanzo: mi ha divertito, mi ha incollato alla pagina, ma non ho provato alcuna compassione.
Anche la galleria dei personaggi secondari non mi ha soddisfatto, e qui mi permetto la presunzione di una considerazione oggettiva: metà dei personaggi sono semplici macchiette, delle caricature, altri hanno più spessore, ma comunque appaiono statici, cristallizzati.
C'è poi il personaggio di Claudia, l'amica del cuore di Samuele, l'immancabile frociara che fa da spalla al protagonista gay. Confesso totale insofferenza per questo personaggio.
Al di là della scarsa empatia, in realtà trovo che questa figura sia inutile anche a livello narrativo: non aggiunge nulla alla trama, finisce solo con l'appesantirla, fa da amplificatore alle negatività di Samuele, aggiunge altre lagne a quelle del protagonista, e non incide in alcun modo sul percorso di crescita del protagonista.

Nonostante certe criticità, il giudizio è comunque positivo: non mi sono annoiato, ho riso e mi sono lamentato, mi ha persino fatto riflettere. Resta la sensazione di un romanzo irrisolto, ma chissà: forse è quanto di più appropriato per una vita che solo all'ultima pagina comincia a essere vissuta veramente.




Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Dillo tu a mammà
  • Autore: Pierpaolo Mandetta
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: 
  • ISBN-13: 9788817094474
  • Pagine: 322
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,00 Euro

26 luglio 2017

Il destino del leone - Wilbur Smith

È il Sudafrica il grandioso palcoscenico sul quale Sean Courteney muove i suoi primi passi. E sono anni di libertà, avventure ed esplorazioni, di amicizie, amori e scoperte. Ma poco oltre la soglia dell’adolescenza brillano già le immagini seducenti del potere e della ricchezza, lucente come l’oro del Transvaal e candida come l’avorio degli elefanti. La terra dei suoi padri ha impresso su Sean un marchio incancellabile, assegnandogli un destino tormentoso di grandezza e solitudine.


Recensione

L’esordio di Wilbur Smith, che lo ha consacrato al successo, è un romanzo che si può ascrivere al genere avventuroso dalle tinte decisamente storiche e che racconta le vicende della famiglia Courteney, a cui poi conseguiranno sia una saga di prequel che diversi romanzi sequel.
L’ambientazione in questo caso è il Sudafrica della fine dell’ottocento, dove un giovane Sean insieme al fratello gemello Garry muovono i primi passi in un mondo selvaggio che solo un luogo come il continente africano può regalare.
Attraverso il percorso del protagonista il lettore ha modo di attraversare le vicende storiche che hanno caratterizzato il paese: la convivenza dei coloni inglesi e boeri, le vicende politiche del Presidente Kruger, la corsa al profitto minerario degli invasori e la guerra contro lo Zululand fanno da sfondo al primo capitolo della saga, raccontandoci in modo profondo non soltanto il contesto sociale ma soprattutto il percorso di crescita e di cambiamento di un uomo che più di una volta deve fare a patti con se stesso e con la realtà, sia per sopravvivere che, soprattutto per maturare e imparare la vita senza mai perdere se stesso.

A parte la cornice ambientale, resa in modo preciso sia dal profilo storico che da quello meramente geografico, con puntuali descrizioni dei paesaggi tanto belle da mozzare il fiato, dando l’occasione al lettore di sperimentare quasi una sua effettiva presenza in un luogo così magico, affronta nelle sue vicende diversi aspetti della quotidianità, tremendamente simili alla vita che ancora oggi conduciamo, da un profilo peculiare: quello di un passato che, se ragionato, è in grado di rappresentare il risultato odierno.

L’uomo bianco governa, depreda, spesso entra in competizione con l’autoctono per reprimerne le richieste, o ancora modifica la natura sempre rincorrendo il profitto attraverso, un esempio per tutti, la caccia all’elefante al fine di guadagnare l’avorio per ragioni di ricchezza.
Nel corso del romanzo assistiamo infatti a una modifica passo dopo passo del paesaggio: conosciamo le miniere dell’oro, la costruzione di Johannesburg che in poco più di un ventennio da sobborgo minerario diviene una città elegante e confusa, rincorriamo prede nelle foreste vergini e inesplorate che a poco a poco vengono deflorate della loro essenza, assistiamo al cambiamento sociale che intercorre tra la città e il villaggio Zulu, in una continua contrapposizione di contrasti che, ancora oggi, caratterizzano il Sudafrica rendendolo per certi aspetti ancora magico.

Ma accanto ai temi di stampo politico, troviamo il percorso dell’uomo: l’amore fraterno che si rovina, la solitudine e l’esilio volontario, la scalata sociale e il sapersi reinventare nei momenti di gravi difficoltà, o ancora l’amore che porta oltre ogni confine. Dalla bella Candy che perdutamente si innamora di Duff fino a Sean che scopre in Katrina i sentimenti del legame a cui lui stesso, dopo le esperienze tristi dell’infanzia e dell’adolescenza, pensava di non possedere. O ancora parliamo dei rapporti di amicizia e di fedeltà tra Nkosi Sean e lo zulu Mbejane, che va oltre le differenze di appartenenza, a dimostrarci che certi rapporti trascendono comunque le diversità o il diverso ceto sociale.
Il tutto si compone in un quadro armonico che conduce fino al finale, ovviamente sospeso in quanto la stessa storia prosegue in ben due romanzi successivi e ulteriori quattro che racconteranno i posteri, ma nonostante questo e, soprattutto nonostante il dolore che pervade l’ultima parte della storia, il piacere della lettura non viene minimamente scosso da questa consapevolezza.

Lo stile è fortemente rappresentativo, in una traduzione comunque curata che rende il narrato avvincente sia nei momenti descrittivi, onnipresenti fin troppo, che in quelli invece dove le emozioni e le azioni prevalgono sulla natura e sullo sfondo cittadino.
Di certo Il destino del leone è una storia dai sapori molteplici: racconta una storia personale all’interno di un contesto sociale storico definito e affascinante, descrive l’avventura dell’essere umano nel mondo inesplorato e non sempre accogliente ma soprattutto descrive la crescita di un giovane uomo che diventa adulto cercando di tenere fede ai suoi principi. Una lettura delicata, ma comunque leggera, capace di stupire gli appassionati del genere ma anche chi, come me, non frequenta spesso questi ambiti.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Il destino del leone
  • Titolo originale: When the Lion Feeds
  • Autore: Wilbur Smith
  • Traduttore: M. Biondi
  • Editore: Tea
  • Data di Pubblicazione: data
  • Collana: Best TEA
  • ISBN-13: 9788850243983
  • Pagine: 474
  • Formato - Prezzo: brossura € 6,90

24 luglio 2017

La Ventiquattrore. Delitto in albergo - Maurizio Castellani

Stanco di svolgere la professione di Geometra, ritenendola oramai un disbrigo della burocrazia inventata, e dopo aver ereditato un albergo a Casciana Terme, decide di cambiare vita e lavoro, così Marco Vincenti inizia la sua avventura di albergatore. Tra i primi clienti c’è un certo Corrado Fantozzi – a cui Marco attribuisce il soprannome l’asciutto per il portamento e il fisico prestante – che si aggira perennemente con una valigetta e che svolge un’attività tra il lusco e il brusco. Due giorni dopo, Marco trova il Fantozzi morto nel letto della camera 106 e della valigetta non c’è più traccia.

Recensione

La ventiquattrore, vincitore del 1° Premio Nazionale di Narrativa " La città di Murex", è un romanzo giallo molto scorrevole e che si legge pertanto velocemente, anche dato il numero di pagine contenuto (circa 150). È permeato di ironia e quello spirito toscano che si sostanzia in battute in dialetto talvolta leggere e talaltra più pesanti, senza peraltro mai sfociare nella volgarità.

Nel romanzo si raccontano le indagini che tre amici si mettono a svolgere quando, nell’albergo di proprietà di uno di loro, viene rinvenuto il cadavere di un cliente.
Riescono ad essere così propositivi nella ricerca del colpevole che perfino il maresciallo dei carabinieri incaricato del caso decide di condividere con loro alcune delle prove raccolte al fine di arrivare a individuare il colpevole.

Se vi siete divertiti a leggere i gialli di Malvaldi, questo di Castellani non deluderà.
L’inconveniente, tuttavia, è proprio la somiglianza fra i due autori. Si ha l’impressione che Castellani scrivendo La ventiquattrore si sia largamente ispirato alle storie dei terribili vecchietti di Malvaldi.
In entrambi romanzi, infatti, il protagonista principale è un uomo già sposato, tradito dalla moglie e divorziato. In entrambi i romanzi una cittadina della provincia toscana è teatro degli eventi e, di nuovo, in entrambi i romanzi c’è una cameriera factotum dotata di notevoli attributi fisici e la maggior parte dei dialoghi e dell'azione si svolge un locale pubblico, anche se nel caso di Malvaldi si tratta del famoso BarLume, mentre nel libro di Castellani si tratta dell'albergo Da zia Maria;nome che il titolare vorrebbe cambiare giudicandolo troppo antiquato.

Anche l’umorismo dei due autori è molto simile, cosa che peraltro non sorprende, essendo entrambi di origine toscana.
L’intreccio è piacevole e le indagini degli improvvisati investigatori ultraquarantenni risultano ben strutturate e sistematiche. Buona anche la caratterizzazione dei personaggi.
Il finale, per quanto un po’ scontato, è tuttavia valorizzato da una sorpresa che, ovviamente, non si vuole qui anticipare.
Fra le varie peculiarità del romanzo di Castellani, inoltre, vengono segnalate alcune ottime ricette destinate ad incrementare la salivazione dei lettori.

Per quanto mi risulti che questo sia il primo libro dell’autore, il romanzo non presenta i difetti in cui cadono spesso i principianti, come ad esempio la sovrabbondanza di aggettivi, e la scrittura appare asciutta e sicura.
In conclusione un buon giallo che non indulge in descrizioni truculente alla ricerca di facili effetti, ed è invece allegro, divertente e di facile lettura, dato che non è difficile seguire le indagini. Ogni volta che gli amici investigatori si incontrano, infatti, vengono da loro riassunte le prove raccolte, consentendo al lettore di fare sempre il punto della situazione.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La ventiquattrore - Delitto in albergo
  • Autore: Maurizio Castellani
  • Editore: Kimerik
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Kimera
  • ISBN-13: 9788868846671
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: E - Book - Euro 3,00

21 luglio 2017

The Professor 2: Revenant - Marzano, Corbetta, Mobili

La seconda avventura di Benjamin si svolge fuori dai confini londinesi per approdare in Normandia, nella piccola cittadina di Giverny. La cittadina è sconvolta da una serie di inquietanti avvenimenti: il cimitero è stato profanato, e alcuni cittadini sostengono di aver visto alcuni morti vagare nella notte per poi sparire. Una storia a cavallo tra “ritornanti”, stregoneria, magia, voodoo ed esoterismo, nella quale Benjamin rimarrà suo malgrado invischiato. Riuscirà a trovare una soluzione a questi strani accadimenti o sarà travolto da questi terribili e strani eventi? Lo saprete solo leggendo.

Recensione

Dopo un primo numero dall’esordio scoppiettante – di cui abbiamo parlato qui, per chi se lo fosse perso – il secondo albo di The Professor, Revenant, conferma pienamente le aspettative.

Se nel primo volume, Golem, la narrazione sembrava subire una brusca accelerazione nel finale, portando così ad una conclusione eccessivamente tempestiva, in Revenant tutto scorre alla perfezione: la storia raccontata ha un arco narrativo che ritrova un adeguato frazionamento temporale per l'inizio, lo svolgimento e la fine. Questa volta il Professor Love si ritrova ad indagare su una presunta nuova epidemia improvvisa che restituisce i morti sotto forma di vaganti o meglio dire, in accordo con il titolo, redivivi.

Una caratteristica di The Professor, che a mio parere rappresenta un punto di forza notevole del fumetto, è il sottofondo culturale che accompagna e soprattutto arricchisce le singole storie raccontate, elevando la narrazione ad un livello superiore. Se nel primo albo non erano mancate le citazioni a grandi autori e a grandi personaggi contemporanei dell'epoca, lo stesso succede per Revenant: Benjamin Love risponde alla richiesta di aiuto di un amico che non è affatto una persona qualsiasi, si tratta infatti di Claude Monet, il celebre pittore dell’Impressionismo francese.

Il tratteggio della storia di Revenant si intreccia coerentemente con le vicende personali del pittore – rappresentato qui con la sua seconda moglie ed i figli – egli “assume” Benjamin come impresario improvvisato per gestire la vendita di una sua opera ad un personaggio della nobiltà di Giverny, il marchese D'Hauteville, tutt’altro che estraneo al misterioso morbo che fa rivivere i morti. Sarà proprio l’ingegno del nostro Professore a risolvere il problema e a scoprire la verità, legata a delle pratiche haitiane di riti voodoo. Una storia insomma ricca di elementi eterogenei tra loro come esoterismo, stregoneria, arte e mistero ma soprattutto una storia che offre spunti di riflessione su un tema molto caldo per la seconda metà dell’Ottocento, la schiavitù e la visione piramidale della società.

La Rivoluzione Francese aveva portato una ventata di aria fresca in una Francia governata dalla monarchia assoluta dell’Ancien Regime, le nuove leggi avevano definitivamente abolito la schiavitù e la segregazione razziale degli ebrei ma come traspare dalle pagine di The Professor, tra i nobili signorotti l’evoluzione e l’accettazione del cambiamento che riduceva la loro supremazia sociale, era solo una mera apparenza: il Marchese D’Hauteville è il simbolo di una aristocrazia che fatica ad accettare le restrizioni sociali, la perdita dei diritti feudali e del loro potere indiscusso. La citazione a Gobineau non è casuale in quanto è proprio lui che in qualità di conte, diplomatico e filosofo fomentò il pensiero razzista contemporaneo di metà Ottocento con la pubblicazione del Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane dove viene utilizzato il termine razza ariana per riferirsi ai bianchi – superiori rispetto ai "neri" e ai "gialli", destinati a detta sua alle attività commerciali per via della poca capacità intellettiva. Benjamin Love dall’alto della sua cultura contrasta le idee del marchese e si erige così a simbolo del progresso non solo storico, ma soprattutto sociale, giudicando inammissibili simili teorie.

Non possiamo dunque non riconoscere al fumetto uno spessore culturale notevole ed estremamente importante e rilevante così come si può non sottolineare oltretutto la chicca finale di Revenant che nell’ultima pagina fa un grande omaggio al già citato Claude Monet con il quadro della serie Mucchi di Fieno, nello specifico Covoni, fine dell’estate offerto in dono a Benjamin come ringraziamento, dipinto realmente a Giverny, in Normandia dove la storia di Revenant è ambientata.

Quattro stelle confermate anche questa volta, il disegno ancora si distingue per la semplicità ma allo stesso tempo per la cura del tratto – che segue in alcune tavole delle linee prospettiche meravigliose – e la storia nonostante riproponga l’universo dei morti viventi riesce ad essere originale anche grazie alla scelta di non usare mai il termine zombie – se non per un accenno nelle ultime pagine, interrotto prima ancora di finire la parola credo volutamente per dare risalto ancor di più alla faccenda. Tanti complimenti dunque a questo nuovo prodotto che credo darà a noi lettori tante soddisfazioni anche nei numeri successivi.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 2: Revenant
  • Autore: Giancarlo Marzano (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Francesco Mobili (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Dicembre 2016
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro
 

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