16 gennaio 2018

Il giardino di Elizabeth - Elizabeth von Arnim

In fuga dall’opprimente vita di città, l’aristocratica Elizabeth si stabilisce nell’ex convento di proprietà del marito, un luogo isolato e carico di storia in Pomerania. A vivacizzare le giornate della signora ci sono le tre figlie – la bimba di aprile, la bimba di maggio e la bimba di giugno –, le amiche Irais e Minora, ospiti più o meno gradite con le quali intrattiene conversazioni brillanti e conflittuali, sempre in bilico fra solidarietà e rivalità femminile, e poi c’è lui, l’Uomo della collera, «colui che detiene il diritto di manifestarsi quando e come più gli piace». Ma soprattutto c’è il giardino, una vera e propria oasi di cui Elizabeth si innamora perdutamente. Estasiata dalla pace e dalla tranquillità del luogo, trascorre le ore da sola con un libro in mano, immersa nei colori, nei profumi e nei silenzi, cibandosi soltanto di insalata e tè consumati all’ombra dei lillà. Mentre le stagioni si susseguono, Elizabeth ritrova se stessa, i suoi spazi, i suoi ricordi e la sua libertà. Una storia che ha molto di autobiografico narrata da una donna più avanti del suo tempo: una donna di mondo coraggiosa e irriverente che parla a tutte le donne di oggi. Uscito per la prima volta nel 1898 in forma anonima, Il giardino di Elizabeth, primo romanzo di Elizabeth von Arnim, ebbe da subito un successo clamoroso. Presentato qui in una versione integrale fino a ora inedita in Italia, è un romanzo del passato che colpisce per la sua modernità.

Recensione

Che lettura rinfrescante questo libro.
Il giardino di Elizabeth non ha una trama vera e propria ma si presenta più che altro come una raccolta di riflessioni, un diario leggero e indolente incentrato sul viscerale amore per la natura e per il giardino della sua residenza in campagna in particolare.

La vita in città è per Elizabeth soprattutto una soffocante prigione, così come lo sono gli obblighi sociali che la costringono a interfacciarsi con i vicini, la servitù e, talvolta, anche la propria famiglia.
Solo la nuova residenza in campagna sembra donare pace e gioia all'irrequieta protagonista, a dispetto della compiacente perplessità delle matrone del vicinato, che immaginano la vita fuori città inevitabilmentenoiosa per una donna giovane.
Ma Elizabeth è una donna fuori dal comune: gli eventi mondani non sono di alcun interesse, gli abiti eleganti un'infelice costrizione e persino le normali attività quotidiane come mangiare non sono altro che l'ennesima pedante convenzione che le ruba tempo per il suo amato giardino.

Il tono svagato della narratrice rende godibile e divertente un'opera che altrimenti avrebbe potuto interessare solo un pubblico più limitato e esperto di botanica, dato il dettaglio in cui Elizabeth scende nel descrivere i suoi esperimenti di giardinaggio.
Non abbiate però la falsa impressione che la donna sia una giardiniera esperta tutt'altro: soprattutto inizialmente quella della cura delle piante è sorpattutto una lotta fatta di sogni entusiasti e parecchi ingenui errori, che sono poi uno dei punti fondamentali della narrazione perché contribuiscono al divertimento del lettore.

E' grazie infatti al suo tono svagato e alla fanciullesca sincerità che si riesce infatti a simpatizzare e parteggiare per questa ricca signora vissuta a fine '800 la cui principale preoccupazione era quella di ottenere l'aiula di peonie dei suoi sogni senza essere intralciata da incombenze come gli obblighi di buon vicinato o i blandi tentativi del marito di attirare l'attenzione della moglie sul resto della famiglia.
Elizabeth reagisce a questi ostacoli con fanciullesco oltraggio e una buona dose di ironia furbetta: se leggerete il romanzo scoprirete infatti che il soprannome "l'uomo della collera" affibiato al povero consorte è quanto di più lontano si possa dire dell'indole dell'uomo in questione.

In conclusione "Il giardino di Elizabeth" è una lettura veloce e piacevolmente distensiva, in grado di far sorridere e resa ancora più gradevole dal fatto che si tratta di un'opera essenzialmente autobiografica. Questa Elizabeth von Arnim deve'essere stata un bel personaggio!

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il giardino di Elizabeth
  • Titolo originale: Elizabeth and Her German Garden
  • Autore: Elizabeth von Arnim
  • Traduttore: Sabina Terziani
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Le Strade
  • ISBN-13: 9788893252676
  • Pagine: 180
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro

15 gennaio 2018

Augusto - John Edward Williams

Uno dei migliori romanzi storici di tutti i tempi e un capolavoro della letteratura americana contemporanea, Augustus è uno scavo psicologico profondo e intimo che fa riflettere sulla solitudine che si nasconde dietro al potere. Sono le Idi di marzo del 44 a.C quando Ottaviano, diciottenne gracile e malaticcio ma intelligente e ambizioso quanto basta, viene a sapere che suo zio, Giulio Cesare, è stato assassinato. Il ragazzo, che da poco è stato adottato dal dittatore, è quindi l’erede designato, ma la sua scalata al potere sarà tutt’altro che lineare. John Williams ci racconta il principato di Ottaviano Augusto e i fasti e le ambizioni dell’antica Roma attraverso un abile intreccio di epistole, documenti, diari e invenzioni letterarie da cui si scorgono i profili interiori dei tanti attori dell’epoca, i loro dissidi, le loro debolezze: l’opportunismo di Cicerone, la libertà e l’ironia di Orazio, la saggezza di Marco Agrippa, la raffinata intelligenza di Mecenate, ma soprattutto l’inquietudine di Giulia, una donna profonda e moderna, che cede alla lussuria quanto alla grazia. In Augustus, che valse all’autore il National Book Award nel 1973, protagonista è la lingua meravigliosa di Williams che ci restituisce a pieno lo spirito della Roma augustea. Un capolavoro della narrativa americana che, fra ricostruzione storica, finzione e perfezione stilistica, non manca mai di dialogare con il presente, e in cui la grande storia è lo spunto per riflettere sulla condizione umana, sulle lusinghe del potere e sulla solitudine di chi lo esercita.

Recensione

Nella statuaria creata dalla propaganda di regime, pur mantenendo un’omogeneità di fondo nella fisionomia dei tratti, nascono e si diffondono diverse immagini del primo principe, Ottaviano Augusto. Anche dalle lettere da cui è formato ‘Augustus’ emergono i vari volti di una persona che il destino ha trasformato da individuo a incarnazione del potere: Augusto rappresenta il momento in cui un attributo, augustus, il rifondatore, diventa l’appellativo riservato alla carica suprema, la maschera ufficiale del potere stesso.

Dalle lettere che l’autore immagina scritte tra personaggi che hanno formato la famiglia e l’entourage di Ottaviano, da Agrippa a Livia a Mecenate, o dal diario della prigionia di Giulia, la figlia prodiga di sé e vittima dell’azione moralizzatrice dello stesso padre insieme al poeta Ovidio, affiora una personalità multiforme e complessa, padre, anche della patria, premuroso e affettuoso e insieme cinico e pragmatico governante, uomo coraggioso e lungimirante eppure anche disilluso e rassegnato politico.

I punti di vista che ricompongono i tratti della personalità e della storia interiore di Ottaviano Augusto sono i più diversi e disparati, e non sempre la narrazione riesce a farli reggere bene insieme eppure il risultato, per quanto storicamente non sempre affidabile – ma del resto qui siamo in un romanzo e non in un’opera storiografica – è una introspezione dettagliata nell’animo del fondatore di un Impero che ha segnato la storia dell’umanità in tanti modi ancora tangibili.

In alcuni punti, come il diario in forma di lettera a se stessa di Giulia, scritto durante il confino a Pandataria, oppure la lettera della vecchia nutrice che incontra Augusto per caso nelle vie di Roma, la trama risulta eccessivamente modernizzata nell’autoconsapevolezza esplicita degli schemi mentali femminili per il primo caso e, nell’incontro con l’anziana nutrice, per eccesso di carico patetico in favore, per così dire, di telecamera. In effetti, tolto il discorso dell’attendibilità storica che pure scava un solco tra le Memorie di Adriano e opere come questa o come il Giuliano di Gore Vidal, la sensazione dominante durante e dopo la lettura è che ci si trovi di fronte a un tentativo, tecnicamente apprezzabile, di traghettare una vicenda umana e storica esemplare verso forme espressive e schemi concettuali attuali, dall’agilità prevedibile da sceneggiatura alla scelta di attribuire al protagonista, nelle parole di altri personaggi e nelle sue stesse, una sensibilità esistenziale venata di malinconia e incertezze che affiorano dalle profondità dell’animo tanto vicine all’uomo moderno quanto poco credibili per il fondatore di un Impero, per quanto gravato dal peso della sua missione.

Intendiamoci: non che il risultato non sia affascinante e per molti versi anche convincente. Una lettura dell’evoluzione del regno di Augusto come un’inevitabile involuzione autoritaria è in parte giustificabile e verosimile, come pure è interessante l’esplorazione delle dinamiche interiori di chi si appresta a scalare i vertici del potere; nel complesso la scrittura scorrevole e la coerenza interna della trama creano un ritratto non frammentario ma compatto di Augusto, nonostante le tante voci che si intrecciano e i diversi punti di vista che creano la sensazione di vicinanza e lontananza rispetto a un uomo di fatto solo nel portare il peso delle sue responsabilità umane e politiche.

Anche la circolarità del racconto che inizia con una lettera di Cesare in cui viene sancito il destino del futuro padrone di Roma da parte del padrone del momento e termina con una lunga lettera-testamento di Augusto, che equivale a un bilancio dell’esistenza e del progetto politico, contribuisce a definire una figura a tutto tondo, complessa e contraddittoria ma comunque imponente.

Se dunque non si può prendere la biografia di Williams come una fedele ricostruzione storica del personaggio Ottaviano Augusto né tanto meno come affresco di un momento epocale, rimane tuttavia un ottimo prodotto dell’industria editoriale nel tentativo di realizzare un romanzo storico tutto sommato accurato e insieme, nella fluida traduzione di Stefano Tummolini, godibile.


Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Augustus
  • Titolo originale: Augustus
  • Autore: John E. Williams
  • Traduttore: Stefano Tummolini
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Le strade (326)
  • ISBN-13: 9788893252836
  • Pagine: 410
  • Formato - Prezzo: eBook - Euro 9,99

12 gennaio 2018

La testimonianza - Scott Turow

A cinquant'anni, Bill ten Boom si è lasciato alle spalle tutto ciò che credeva essere importante: il suo lavoro di magistrato, il suo matrimonio, persino il suo paese. Eppure, quando viene invitato alla Corte penale internazionale dell'Aia a partecipare al processo per un crimine di guerra commesso undici anni prima in ex Jugoslavia, Boom si rende conto di trovarsi di fronte al caso più scivoloso della sua carriera. Nel 2004, centinaia di rom che vivevano in un campo per rifugiati in Bosnia sono scomparsi nel nulla. Voci di corridoio parlano di un massacro per mano di mercenari al soldo dei serbi o addirittura del governo americano, ma non esiste alcuna prova in merito a questo genocidio. Solo un testimone: Ferko Rinci, l'unico sopravvissuto che dice di aver visto tutto. Ma è affidabile? E il suo avvocato, Esma Czarni, una splendida donna dall'atteggiamento seduttivo, dice la verità? Boom deve interrogarsi sull'integrità di questi e altri personaggi ambigui legati alla vicenda, ciascuno dei quali non si fa scrupoli nel condurre le indagini a proprio vantaggio... Dal tribunale dell'Aia ai villaggi e alle città della Serbia, agli incontri segreti a Washington, Boom deve districarsi tra sospetti, organizzazioni criminali, alleanze e tradimenti di tutti coloro che sono coinvolti in questo caso dai contorni sconcertanti.

Recensione

La testimonianza è un romanzo chesi distingue sia per originalità che per riuscire ad avvincere il lettore, pur essendo incentrato sul diritto internazionale che è una delle branche del diritto più noiosa e ostica per la complessità delle procedure nei rapporti fra stati. E' un ulteriore conferma, ammesso che ce ne fosse il bisogno, che Scott Turow,  è uno dei migliori scrittori di legal thriller per la sua competenza nelle questioni giuridiche e per la capacità di saper chiarire, con scrittura sempre scorrevole, concetti di per sé spesso contorti.

Il protagonista, Bill ten Boom, avvocato americano di origine olandese, in crisi di mezza età, divorziato dalla moglie con cui, peraltro, rimane in ottimi rapporti, e annoiato dal lavoro legale per quanto estremamente remunerativo, abbandona la professione e coglie l'opportunità per accettare un posto presso la Corte internazionale dell’Aia. Il suo primo incarico consiste nello stabilire se effettivamente si sia verificata nel 2004, undici anni prima dell'inizio di questa storia, una strage di quattrocento zingari in Bosnia. Ferko Rinci è l'unico testimone  ed è anche l'unico sopravvissuto alla strage, insieme al figlio minore. Viene assistito dall’avvocato Esma Czarni, anch’essa di origine rom, che definisce la propria etnia con queste parole:


Diversamente da qualsiasi altro gruppo sulla Terra, il nostro senso di identità non è nato dalle molteplici ferite del passato. Noi non narriamo storie dei secoli trascorsi in schiavitù come gli afroamericani o gli ebrei. Gli zingari, per eccellere, vogliono invece dimenticare. … Noi viviamo nel presente. Agli occhi degli occidentali siamo diversi quanto i marziani.

Nel romanzo talvolta si alterna e qualche altra si mescola la narrazione di fatti personali del protagonista con quella relativa alle indagini sulla strage. Viene pertanto raccontato il rapporto prettamente sessuale che nasce fra Bill ten Boom e l’avvocato Esma Czarni che è, a mio avviso, l’aspetto meno riuscito del romanzo.
Turow ha voluto cimentarsi nel raccontare una relazione erotica ma, per narrare di sesso, occorre una certa predisposizione e non è sufficiente limitarsi a descrivere qualche scena boccaccesca che, anziché comica e sensuale, può risultare come in questo caso piuttosto grossolana.

Il protagonista intreccia successivamente una relazione più seria con un’altra donna e, a questo proposito, riporto come curiosità una affermazione della donna in questione, che riferisce su un sentito dire da parte di una sua amica:


tutti gli uomini sono innamorati un’ora prima e un’ora dopo l’orgasmo. 
>

Sta al lettore giudicare se tale affermazione possa avere un fondamento di verità.

La parte più avvincente del romanzo verte sui viaggi che il protagonista, a rischio della vita, è indotto a fare in Bosnia per avere riscontri certi sulle affermazioni del testimone della strage degli zingari. In queste trasferte nei paesi dell'ex Jugoslavia gli capiteranno incontri pieni di tensione con le forze dell'ordine locali e frange di popolazione serbe decisamente poco amichevoli.

Molto interessanti risultano anche i viaggi negli Stati Uniti per colloqui con i rappresentanti delle forze armate americane. Questi incontri risultano importanti al fine di verificare se possano essere stati proprio i militari americani a macchiarsi dei crimini di guerra contro gli zingari, dato che la base USA al tempo della presunta strage era poco distante dal luogo in cui risiedeva la comunità rom. Effettivamente fra i due stanziamenti potevano sussistere motivi di attrito, perché i rom tendevano a rubare armi e mezzi di trasporto americani per passarli poi, unitamente alle informazioni sui movimenti delle forze militari americane, al serbo Kajevic ricercato per crimini di guerra.

Il protagonista incontra notevoli difficoltà nel riuscire a farsi consegnare dalle autorità statunitensi la documentazione richiesta per verificare l'attività della base USA nel periodo della strage, date le limitazioni poste alla diffusione di incartamenti militari riservati e l’iter burocratico che ne consegue. Anche quando le richieste venivano accolte, la documentazione arrivava dopo molto tempo ed era spesso incompleta. Alle recriminazioni del richiedente, gli interlocutori rispondevano con una affermazione che la dice lunga sulla considerazione in cui il nostro paese è tenuto all’estero:


l’America somiglia sempre più all’Italia.

In definitiva un romanzo molto coinvolgente e molto scorrevole di cui non si vogliono anticipare ulteriori vicende  per non far venir meno la sorpresa al lettore, ma che confermano la bravura di Scott Turow nel comporre un thriller.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:La testimonianza
  • Titolo originale: Testimony
  • Autore:Scott Turow
  • Traduttore: Sara Crimi e Laura Tasso
  • Editore:Mondadori
  • Data di Pubblicazione: agosto 2017
  • Collana:Omnibus
  • ISBN-13:9788804677512
  • Pagine: 455
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 22,00

11 gennaio 2018

L'estate dei segreti perduti - E. Lockhart

Da sempre la famiglia Sinclair si riunisce per le vacanze estive su una piccola isola privata al largo delle coste del Massachusetts. I Sinclair sono belli, ricchi, spensierati. E Cady, l'erede di tutta la fortuna e di tutte le speranze, non fa eccezione. Ma l'estate in cui la giovane Sinclair compie sedici anni le cose cambiano. Cady si innamora del ragazzo sbagliato e ha un incidente. Un incidente di cui crede di sapere tutto, ma di cui in realtà non sa nulla. Finché, due anni dopo, torna sull'isola e scopre che niente è come sembra nella bellissima famiglia Sinclair. E che, a volte, ci sono segreti che sarebbe meglio non rivelare mai.

Recensione

L'estate dei segreti perduti è uno di quei libri che è difficile collocare e di cui è difficile esprimere un'opinione univoca.
Oltre alle buone recensioni, ciò che mi ha maggiormente attirata verso questo romanzo è stata l'ottima impressione ceh aveva lasciato in me da The Disreputable History of Frankie Landau-Banks, purtroppo inedito in Italia. Con dispiacere devo però osservare che non ho ritrovato qui la narratrice brillante e coraggiosa scoperta allora bensì un'autrice che ama utilizzare la prosa in modo melodrammatico, con metafore spesso eccessive e sguaiate che a lungo andare diventano decisamente fastidiose.

Un'altra perplessità riguardo i temi trattati: la Lockhart racconta la storia di una famiglia disfunzionale senza avere una chiara idea dei problemi sui quali intende puntare tra i molteplici narrati.
I Sinclair sono colpevoli di razzismo e classismo, gli adulti della famiglia si dimostrano campioni nell'arte della manipolazione psicologica ai danni di figli e nipoti ma nessuno di questi temi è effettivamente affrontato in profondità, se non attraverso un blando ricatto morale: ecco quello che succede quando non siete bravi genitori.

Il racconto, inoltre, ruota attorno al concetto di colpa e responsabilità personale, tuttavia anche in questo caso l'autrice sceglie di raccontare solo le conseguenze immediate e "visibili", perdendo l'occasione per un'analisi approfondita e a lungo termine.

Questo non significa che il mio giudizio sul romanzo sia totalmente negativo, anzi. La storia narrata è interessante e coinvolgente, grazie anche all'utilizzo di una voce narrante non affidabile, quella di Cady, diciassettenne colpita da amnesia selettiva a causa di un misterioso incidente avvenuto nell'estate dei suoi quindici anni, del quale in apparenza non ricorda nulla.
Con la memoria di Cady sembra essere andato distrutto anche il suo intenso legame di amicizia con i tre coetanei, due cugini e il suo primo amore, che hanno condiviso le sue avventure estive fin dall'infanzia. Cady è l'unica figura del libro che impariamo a conoscere veramente, gli altri tre ragazzi, così come i membri adulti della famiglia Sinclair, rimangono figure più sfocate perché visti solo attraverso la narrazione frammentaria della ragazzina e, spesso, i loro atteggiamenti risultano incomprensibili fino al limite dell'irritazione, almeno fino a che le circostanze attorno all'incidente della protagonista nn iniziano a chiarirsi.

L'autrice crea quindi agilmente un'atmosfera di suspense e mistero che vi terrà attaccati alle pagine e vi porterà a divorare il libro in poche ore. Da parte mia devo confessare che, presa a districare le motivazioni apparentemente incomprensibili dei membri della famiglia, non ho saputo cogliere alcuni indizi fondamentali che, come viene fatto notare alla stessa Cady, "sono sempre stati là" ma che invece divengono chiari solo dopo il sorprendente colpo di scena che dà un senso all'intero racconto.

A dispetto del tono melodrammatico, lo stile, che mescola prosa a sezioni di prosa in versi, oltre a enfatizzare il narrato risulta efficacemente coinvolgente e devo ammettere che mi faccio sempre facilmente conquistare dai narratori non attendibili e dagli autori che sanno sorprendermi quindi nel complesso mi sento di consigliare sicuramente la lettura di questo libro che aggiunge ad una trama coinvolgente molti interessanti spunti di riflessione.
Unica pecca è appunto che molti di essi avrebbero potuto essere gestiti in modo più approfondito: arrivati alla fine dell'opera si ha la sensazione che la vera storia di Cady debba ancora iniziare.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:L'estate dei segreti perduti
  • Titolo originale: We were liars
  • Autore: E. Lockhart
  • Traduttore: Simona Mambrini
  • Editore: DeAgostini
  • Data di Pubblicazione: 24 giugno 2014
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 9788851121778
  • Pagine: 315
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - Euro

5 gennaio 2018

Tutto questo ti darò - Dolores Redondo

Quando una coppia di agenti in divisa bussa alla sua porta, Manuel, scrittore di successo impegnato nella stesura del prossimo bestseller, intuisce all’istante che qualcosa di grave deve essere accaduto ad Álvaro, l’uomo che ama e al quale è sposato da anni. E infatti il corpo senza vita del marito è stato ritrovato al volante della sua auto, inspiegabilmente uscita di strada tra le vigne e i paesaggi scoscesi della Galizia, a chilometri di distanza dal luogo in cui Álvaro avrebbe dovuto trovarsi al momento dell’incidente. Sconvolto, Manuel parte per identificare la salma ma, giunto a destinazione, si ritrova presto invischiato in un intrico di menzogne, segreti e omissioni che ruota attorno alla ricca e arrogante famiglia d’origine del marito. Con l’aiuto di Nogueira, poliziotto in pensione dal carattere ruvido, e di Padre Lucas, il prete locale amico d’infanzia di Álvaro, Manuel indaga sulle molte ombre nel passato dei Muñiz de Dávila e sulla vita segreta dell’uomo che si era illuso di conoscere quanto se stesso. Serrato, sorprendente e ricco di atmosfera, Tutto questo ti darò è un thriller psicologico dalla sensibilità finissima, capace di indagare con la stessa lucidità le dinamiche del cuore e quelle – troppo spesso malate – della società.

Recensione

C’era una volta in Galizia una ricca e potente famiglia aristocratica, quella dei marchesi Muniz de Davila, a cui nessuno osava mai opporsi, tant’è che poteva spadroneggiare a suo piacimento sul territorio senza che la polizia osasse intervenire.
Quando il capo famiglia morì, il potere e la ricchezza passarono nelle mani di Alvaro, il maggiore dei tre figli.
Alvaro, a differenza del padre, non era arrogante né convinto della propria superiorità sulle classi meno abbienti, ma cercava di fare sempre la cosa più giusta, come la coltivazione della vite per la produzione di vino, che poteva dare lavoro ai suoi compaesani, oltre aumentare il patrimonio famigliare. Peraltro Alvaro trascorreva metà della sua vita a Madrid dove aveva sposato un altro uomo, Manuel Ortigosa, scrittore molto popolare e apprezzato.
Piuttosto che come un romanzo giallo, Tutto questo ti darò si configura a mio avviso come una favola per adulti ambientata ai nostri giorni, in quanto caratterizzata da troppi elementi irrealistici.

Ciò premesso, il romanzo inizia con la polizia che bussa un giorno alla porta di casa di Manuel Ortigosa, cinquantenne scrittore di best-seller, per comunicargli la morte in un incidente stradale di Alvaro Muniz de Davila. Manuel, oltre a venire a sapere in quella circostanza di essere l’erede dei possedimenti in Galizia del suo sposo, inizia a scoprire che Alvaro aveva una doppia vita: quella che trascorreva a Madrid con lui e quella che di nascosto passava in Galizia con la scusa di impegni di lavoro.
Subito dopo la morte del marchese Muniz de Davila, avvenuta tre anni prima dell’incipit del romanzo, anche Fran, il fratello minore di Alvaro, era morto in circostanze poco chiare, ma si era preferito far credere alla gente che fosse rimasto ucciso da una overdose di stupefacenti. La polizia non aveva ritenuto opportuno indagare, non volendo andare contro i desideri della potente famiglia Muniz de Davila, né per questa morte né, successivamente, per quella di Alvaro, avvenuta apparentemente in seguito ad un incidente stradale, ma in realtà dovuta ad un’emorragia causata da una ferita da taglio.
;Saranno solo Manuel Ortigosa, in qualità di erede, Nogueira, tenente in pensione della Guardia Civil, e padre Lucas, un prete già compagno di scuola di Alvaro, a dar corso a delle vere indagini per scoprire il colpevole degli omicidi.

Le parole che danno il titolo al romanzo sono tratte dal vangelo di Matteo e, per la precisione, sono quelle pronunciate dal diavolo per tentare Gesù mentre digiuna nel deserto: "Tutte queste cose ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai."
È anche il senso della frase che il marchese Muniz de Davila aveva rivolto al figlio Alvaro per convincerlo ad occuparsi della gestione del patrimonio familiare, a condizione che lui tornasse a vivere in Galizia, si sposasse con una ragazza di buona famiglia e rispettasse le apparenze e le altre convenzioni nobiliari.


Un matrimonio di convenienza è assolutamente abituale tra nobili. Pensa al mio con tua madre: è il miglior esempio che un accordo del genere possa essere conveniente per entrambi. Tu potrai concederti ogni tanto una scappatella a Madrid, a prendere una boccata d’aria. 

Alvaro aveva in effetti rifiutato la proposta del padre, anche se alla sua morte, in qualità di figlio maggiore aveva ricevuto ugualmente il patrimonio immobiliare ed il titolo nobiliare che gli spettava.

Il romanzo tratta alcuni temi scabrosi, quali l’omofobia e la pedofilia del clero. Tali argomenti portano involontariamente in secondo piano il movente piuttosto labile degli omicidi di cui è costellato il romanzo.
Riesce difficile al lettore seguire la logica per arrivare a scoprire l'identità del colpevole che, come avviene solo nelle favole, sembra aver sfruttato di volta in volta circostanze particolarmente fortunate per uccidere le sue vittime, riuscendo ad essere sempre al posto giusto nel momento giusto e senza testimoni di sorta.
Ma il vantaggio derivante all’assassino da queste morti è talmente futuribile e aleatorio da non poter essere preso in considerazione dai tre investigatori che si pongono sulle sue tracce.

L’autrice è indubbiamente brava a nascondere le carenze logiche del romanzo, focalizzando l’attenzione del lettore soprattutto sulla saga della nobile famiglia Muniz de Davila, i cui componenti risultano dotati quasi tutti di personalità complessa e malsana.
Ma talvolta, per sopperire alla mancanza di logica e per cercare di coinvolgere il lettore, enfatizza eccessivamente i sentimenti dei personaggi. Fa sorridere leggere che perfino il rude e omofobo tenente Nogueira della Guardia Civil, che durante la sua carriera si era imbattuto nei crimini più feroci, si sciolga in pianto al racconto di un abuso sessuale su un minore avvenuto alcuni decenni prima da parte di un frate.

In una favola si può sorvolare sulle incongruenze della trama, ma in un romanzo giallo, che dovrebbe seguire un filo logico per arrivare alla scoperta del colpevole, sorgono giustamente molte perplessità.
Come romanzo, Tutto questo ti darò risulta inoltre un po’ troppo ridondante di buoni sentimenti da parte dei personaggi positivi, mentre quelli negativi appaiono particolarmente perfidi e falsi.
Non stupisce che i maggiori elogi all'autrice siano stati espressi da un pubblico femminile alquanto avanti con gli anni. Tuttavia il racconto è scorrevole e, come in ogni favola, i buoni vincono, mentre i cattivi, hanno la giusta punizione al termine delle oltre cinquecento pagine di cui è composto il romanzo.


Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Tutto questo ti darò
  • Titolo originale: Todo esto te daré
  • Autore:Dolores Redondo
  • Traduttore:Ascanio Temonte
  • Editore:DeA Planeta
  • Data di Pubblicazione:2017
  • ISBN-13:9788851153274
  • Pagine: 572
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 16,50
 

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