17 maggio 2018

Le mie cose preferite - A.B.Ratti

ha 27 anni, è una promettente pediatra, ha un olfatto sovrasviluppato, una chioma ribelle e nella testa due sole certezze: l'amore per il jazz e la buona cucina. Per il resto la sua vita è un gran disastro: ritardataria cronica, indecisa patologica, rinchiusa da anni in una relazione che non la soddisfa. Finché l'incontro con Lorenzo la travolge in un turbine di sensazioni fisiche e mentali sconosciute e impetuose. Irene, investita da nuova energia, trova il coraggio di rimettersi in gioco. Inaspettatamente, però, ricompare anche l'amico di sempre: Andrea, bello come il sole, disordinato, caotico, batterista innamorato della vita e cacciatore incallito di avventure "mordi e fuggi". Irene, per non cadere preda del suo fascino, da tempo lo tiene a debita distanza; ma Andrea entra a gamba tesa nel suo risveglio sensoriale e la giovane piomba nel caos.
Lorenzo con la sua eleganza indefinita e il suo fascino misterioso o Andrea, amico sincero e sexy, con cui condivide da sempre la passione per il jazz? In un susseguirsi di virate improvvise e scelte inconsuete si compirà, fino all'ultimo colpo di scena, la crescita di Irene.
E per la prima volta saranno solo certezze.

Recensione

La protagonista, Irene, una giovane pediatra, vive un’esistenza scandita dai turni in ospedale, le uscite con l’amica Claudia e una storia che si trascina stancamente con Giulio.
Incerta, dotata di una fantasia sensoriale che si affida soprattutto all’udito e all’olfatto, la ragazza vive una vita sentimentale altalenante, fatta di slanci adolescenziali, fino a che si imbatte, per caso, in Lorenzo, un affascinante professore universitario.
Questo incontro innesca, nella sua vita , una serie di sensazioni fisiche forti, preannunciate da un profumo di cioccolato fondente e accompagnate da note di jazz. L’uomo sembra perfetto, colto, carismatico e fisicamente prestante entra nelle fantasie della ragazza e la trascina in uscite piene di mistero e passione.
Al contempo, ricompare Andrea, amico di vecchia data che, a momenti, le sembra poter essere qualcosa di più. La danza dei tre, Irene, Lorenzo e Andrea, si fa sempre più vorticosa e intensa fino al momento in cui la giovane scopre aspetti di sé stessa e di chi le sta intorno che non avrebbe mai sospettato.

Ironico, coinvolgente e piacevole questo libro propone al lettore una vicenda che ha il ritmo di una altalena amorosa raccontata gradevolmente, con una protagonista che, sempre titubante e talvolta un po’ maldestra, non può che fare simpatia.
I tre personaggi presentano tre differenti modi di vivere l'esperienza amorosa. Irene vive  l'attesa di ogni incontro come farebbe una adolescente, nutrendosi di ogni momento, immersa nel presente; Lorenzo prepara ogni loro incontro, ogni loro contatto, con attenzione , raffinatezza, come chi conosce il gioco della seduzione e sa giocare bene le sue carte; Andrea agisce d'istinto come chi cerca ogni volta di afferrare la sua preda senza riuscire mai a tenerla con sè.

I modi di vivere l'avventura amorosa di questi personaggi ci dicono come l'amore possa essere davvero una danza che ciascuno di noi conduce a suo modo. Le descrizioni sono curate e portano dentro al mood di ogni situazione, cercando di introdurre elementi di novità che diano vivacità alla storia. Il finale, poi, è aperto, e lascia spazio ad un seguito.
Il libro ha una scrittura onesta, che aderisce agli schemi del romanzo erotico Harmony, ed è da consigliare agli amanti del genere.



Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le mie cose preferite
  • Autore: A.B.Ratti
  • Editore: Harmony
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Harmony Passion
  • ISSN: 1970 - 9951
  • Pagine: 294
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 6,90

10 maggio 2018

La bambina nel buio - Antonella Boralevi

1985. In una splendida villa della campagna veneta, Paolo e Manuela festeggiano i loro venti anni di matrimonio. Hanno una bambina dolcissima di undici anni, Moreschina. Tutta la buona società di Venezia è accorsa alla loro festa. Camerieri in guanti bianchi, champagne nei calici di cristallo, danze, flirt, pettegolezzi, allegria. Eppure, dentro la gioia, vibra una nota di inquietudine. Un’ansia che cresce a ogni pagina. La festa finirà con una tragedia indicibile. 32 anni dopo, una inglesina di trent’anni, Emma Thorpe, sbarca a Venezia. Si porta dietro un segreto. E finisce in un Palazzo sul Canal Grande, che nasconde più segreti di lei. Il proprietario è il Conte Bonaccorso Briani. Un uomo durissimo, solitario e misterioso. Il destino mette sulla strada di Emma un seducente commissario siciliano, incallito sciupafemmine. Indagano insieme in una Venezia affascinante e insolita, avvolta dalla nebbia, frustata dalla pioggia di novembre. In un crescendo di tensione e colpi di scena, il mistero di tanti anni prima trova finalmente soluzione. È il mistero del buio che tutti ci abita. Antonella Boralevi ha scritto un romanzo potente che svela il cuore delle donne e affronta con coraggio i temi cruciali dell’anima contemporanea. E ci dice che l’unica salvezza è l’amore.

Recensione

Il romanzo si svolge su due piani temporali, rispettivamente nel 1985 e nel 2017, che si alternano fra loro ad ogni capitolo.
Le vicende più vecchie temporalmente iniziano con una festa che si svolge in una villa veneta per l’anniversario di matrimonio dei padroni di casa; lui, un imprenditore che è riuscito a creare una impresa di successo; lei, una bella donna di origine contadina piena di vita, procace e voluttuosa.
I due coniugi hanno una figlia graziosa e beneducata di undici anni.
Apparentemente una famiglia perfetta e felice, intorno alla quale si stringono gli amici, tutti appartenenti alla società che conta.
Durante il ricevimento, gli adulti si lasciano andare alle solite maldicenze, si corteggiano, si tradiscono, si invidiano, fanno battute più o meno di cattivo gusto mentre bambini vengono intrattenuti con la musica e i giochi e tutto sembra svolgersi nel migliore dei modi finco a che, durante il lancio dei fuochi artificiali, la figlia dei padroni di casa scompare.

Avanti di più di trent'anni: si seguono le vicende della trentenne inglese Emma Thorpe, che arriva a Venezia per essere ospitata nel palazzo sul Canal Grande del conte Bonaccorso Briani. Emma ha da poco perso la figlia che teneva in grembo per un incidente domestico ed ha accettato l’invito a suo tempo rivoltole dalla moglie del conte, Lucrezia, di trascorrere un po’ di tempo nella città lagunare.
Nella casa sul Canal Grande la giovane, frugando nelle stanze del palazzo, scopre cose ed eventi che la mettono in apprensione e lasciano intuire l'esistenza di un mistero che lei vuole scoprire a tutti i costi, nonostante l'ospite educato non dovrebbe impicciarsi troppo degli affari del padrone di casa.

Investigando per quasi seicento pagine, Emma viene a sapere della tragedia avvenuta nell’entroterra veneziano e risalente a trentadue anni prima, quando era scomparsa la bambina.
Alla ricerca della verità la giovane donna inglese riceve l'aiuto da un bel commissario di polizia che ha conosciuto in occasione di una denuncia presentata per uno scippo subito. Va da sé che i due riusciranno a venire a capo del cold case risalente al 1985.

Antonella Boralevi, brava a pubblicizzare il suo libro, in una recente intervista alla televisione ha definito il suo romanzo "un thriller adrenalinico".
Mi dispiace dover contraddire la simpatica scrittrice ma, tenuto conto che la suspense e l'azione in questo suo racconto sono piuttosto carenti, sarei più propenso a definirlo un noir tendenzialmente soporifero.
Il romanzo vuole suscitare la commozione nel lettore, dato che le vittime sono per lo più bambine e, si sa, crea più raccapriccio la morte di un minore, specie se violenta, che quella di una persona adulta quando è ormai alla fine della sua esistenza, come lo sono i questo caso i personaggi ancora in vita coinvolti nella tragedia, essendo trascorsi trentadue anni dal fatto.

L'autrice cerca di far leva sull’emotività del lettore – meglio se di sesso femminile - per raccontare una storia abbastanza originale in cui i colpevoli, a distanza di decenni, vengono colti da un improbabile rimorso per ciò che hanno fatto o non hanno impedito ad altri di fare o hanno preferito non vedere. Un racconto, pertanto, piuttosto surreale che può piacere a palati non troppo esigenti quanto a credibilità.
Buona la caratterizzazione dei personaggi cui però la scrittrice aggiunge sempre qualche episodio malinconico di troppo, con l’intento di suscitare nel lettore la maggiore commozione possibile.
Perfino lo sciupafemmine commissario di polizia di origini siciliane, che coadiuva Emma nelle indagini, si lascia andare al pianto ricordando la prima ragazza che ha amato da studente e che è morta in un incidente stradale, una aggiunta che la Boralevi, a mio avviso, avrebbe potuto risparmiarci.
Per il resto la prosa dell’autrice è piacevole e non manca qualche citazione colta che sarà di soddisfazione per i lettori più intellettuali. Dato il genere, tuttavia, sarebbe stata preferibile una scrittura più asciutta.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La bambina nel buio
  • Autore: Antonella Boralevi
  • Editore: Baldini+Castoldi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Romanzi e Racconti
  • ISBN-13: 9788893881005
  • Pagine: 599
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 20,00

27 aprile 2018

All'ombra di Julius - Elizabeth Jane Howard

Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius. Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard. 

Recensione

Non si può parlare di All’ombra di Julius senza farne il confronto con la Saga dei Cazalet a cui Elizabeth Jane Howard deve soprattutto la sua notorietà.
Mai come nella Saga dei Cazalet (di cui abbiamo recensito Gli anni della leggerezza, Il tempo dell'attesa e Allontanarsi) si trovano tanti protagonisti e la Howard è bravissima a gestirli tutti con precisione e con le diverse peculiarità che differenziano gli uni dagli altri e che li rendono inconfondibili al lettore.

In All’ombra di Julius i protagonisti, invece, sono praticamente solo 6 e precisamente Esme, cinquantottenne ancora giovanile e vedova di Julius; la bella figlia Crissy, concertista che passa da un’avventura sentimentale all’altra; Emma, la figlia più giovane che lavora nella casa editrice di cui era socio il padre; Felix, medico quarantaquattrenne, amante di Esme in gioventù quando lui era ancora studente; Dan, poeta spiantato e pieno di preconcetti; Julius, la cui presenza aleggia costantemente nei pensieri degli altri personaggi, perfino in quelli di Emma, la figlia minore, anche se era troppo piccola all’epoca della sua morte, avvenuta vent'anni prima, per essere riuscita a farsi un'idea personale di suo padre.
Il senso di colpa di coloro che invece avevano interagito con Julius si respira in tutto il romanzo e le loro vite sembrano continuare ad essere condizionate dal rimorso per il comportamento che avevano tenuto nei suoi confronti quando era ancora in vita.

In All’ombra di Julius, il racconto inizia praticamente quando finisce la storia delle tre generazioni dei Cazalet, ovvero vent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, anche se è stato scritto dalla Howard ben prima della saga.
La trama si svolge interamente in un drammatico fine settimana a casa di Esme, dove si incontrano le due figlie, Felix, Dan, appena conosciuto da Emma, e altri tre personaggi minori quali un colonnello in pensione e una coppia di coniugi di cui l’uomo era stato l’amante di Cressy.
Le relazioni che si intrecciano fra i vari protagonisti nel solo week end condizioneranno la loro vita futura in maniera forse un po' troppo precipitosa. Dato il breve periodo di tempo in cui si verificano gli eventi fatali, infatti, il finale può apparire un po’ affrettato, un difetto che non si riscontrava certamente nella saga dei Cazalet che copre uno spazio temporale di quasi mezzo secolo ad iniziare prima della seconda guerra mondiale.

Se l’ironia e l’eleganza dello stile della scrittrice sono i medesimi che si riscontrano nnella celebre saga, qui l'autrice sembra ancora mancare di una certa maturità narrativa, caratteristica che si rispecchia anche nella caratterizzazione un po' debole dei personaggi maschili.
In All'ombra di Julius, infatti, i personaggi maschili tendono ad essere poco sfumati: troppo meschini, come nel complesso risulta a mio avviso Dan, il compagno di Emma, o dotati di eccessiva abnegazione come è il caso di Julius, quantomeno nel ricordo di coloro che l'hanno frequentato.
Diversamente, la caratterizzazione delle protagoniste femminili è ottima, si sottolinea la capacità dell’autrice di scrivere dialoghi mai banali e lasciare serpeggiare nel romanzo l'ironia british che la contraddistingue.
Dato che Elizabeth Howard era molto bella e pare abbia avuto diversi amanti, si vuole che i personaggi femminili più irrequieti siano autobiografici.
Impossibile per chi non l’ha conosciuta poterlo stabilire con certezza, ma in ogni caso i ritratti femminili da lei descritti sono fra i più interessanti e complessi che si possano trovare in letteratura e si può immaginare che quelle che racconta siano sensazioni sperimentate e non sentite dire.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: All'ombra di Julius
  • Titolo originale: After Julius
  • Autore: Elizabeth Jane Howard
  • Traduttore: Manuela Francescon
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: aprile 2018
  • Collana: Le strade
  • ISBN-13: 9788893253253
  • Pagine: 326
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 20,00

16 aprile 2018

Il ragazzo persiano - Mary Renault

Bagoa, nobile persiano, ha solo dieci anni quando vede la famiglia massacrata dai soldati del re Dario. Fatto schiavo, viene evirato e diventa uno dei tanti eunuchi che popolano la corte persiana. Ma qualcosa sta cambiando in Oriente, ed enormi saranno le ripercussioni sulla vita di Bagoa. Le truppe macedoni guidate da Alessandro hanno iniziato la loro marcia alla conquista di Babilonia, Susa, Porsepoli, rinnovando le glorie di quello che, per il giovane conquistatore, è stato il massimo re di tutti i tempi: Ciro il Grande. La bellezza di Bagoa gli guadagna il favore di Alessandro, di cui diventa amante, amico, confidente. La loro sarà una relazione passionale, salda e sincera: un rapporto che sarà troncato solo dalla morte del Conquistatore.

Recensione

Il racconto che l’eunuco Bagoa ci riporta dalla sua viva voce è diventato leggenda e nel contempo si è fatto storia, sulla quale in tanti prima della Renault si sono cimentati.
Ad ogni modo la voce narrante non si limita a trasferire la sequela di vittorie e di battaglie che il condottiero macedone noto come Alessandro Magno, ha portato avanti nell’antichità, ma diventa l’esposizione genuina di una società intera, quella del popolo persiano che si incrocia con un uomo proveniente dall’ovest.
Quest'uomo eccezionale diventerà il suo nuovo imperatore con una politica condotta sul campo ma anche sull’integrazione tra culture diverse: da un lato la culla orientale del prosternarsi e dello sfarzo, dall’altro la modifica del mondo occidentale di matrice ellenica che ha imparato con l’evoluzione del pensiero filosofico a gestire le cose pratiche della vita.
In questo senso il romanzo storico, che tra l’altro risulta essere molto accurato nelle fonti così come nella veridicità storica, raggiunge in pieno il suo risultato.

L’opera dell’autrice non si limita a descrivere un modo di vivere e le convenzioni della sua ambientazione, essa si addentra poi nella vicenda personale e profondamente umana, con una diade di tutto rispetto impersonata proprio dal giovane Bagoa da un lato, obbligato a fare la vita di corte in qualità di amante per via di un intrigo politico precedente alla venuta di Alessandro, e dall’altra proprio il personaggio storico del macedone che invece vive intensamente un esilio volontario pur di rincorrere il suo ideale di conoscenza del mondo sino ai suoi confini.
Un uomo su cui, come precedentemente affermavo, si è detto di tutto, dalla sua omosessualità nota ai più al continuo conflitto interiore che lo pervade, rendendolo nonostante tutto un eroe normale, con dei chiaroscuri simili a quelli delle persone comuni.

Un altro nodo centrale della storia diviene inoltre l’amore: quello che lega il macedone al suo desiderio di scoperta e alla sua gente, quello che lo lega all’amico (o amante) di sempre Efestione, o lo stesso innamoramento che rapisce Bagoa e che lo lega in maniera indissolubile al suo signore, tanto non solo renderlo testimone delle sue gesta fino alla sua dipartita da questo mondo, ma condurlo quasi per mano a mettere per iscritto (almeno nell’immaginazione dell’autrice) la raccolta dei suoi giorni vittoriosi così come degli intrighi di corte e delle sue ansie più nascoste.

O ancora, non meno importante diviene agli occhi del lettore il vero e proprio scontro di culture che si confrontano e che fungono da cornice: i macedoni che ogni tanto non comprendono come il loro re e signore possa apprezzare la cultura barbara degli orientali, con delle abitudini concepite come disdicevolei e di contro i persiani che per millenni hanno cullato le loro tradizioni e guardano con diffidenza l’orda di invasori da cui vengono assoggettati, concependoli a loro volta come arretrati evolutivamente.
Entrambi perdono di vista quale sia il vero intento del monarca: l’integrazione dei popoli, a suo giudizio l’unico modo per creare l’armonia. Ma è un intento che, come la storia ci tramanda e Bagoa stesso ci esplica, rimarrà alla fine un’utopia.

In merito ai personaggi, essi emergono all’interno della scena con tratto netto e sempre psicologicamente approfondito, si muovono in modo corretto nello spazio e nel pensiero, rendendo la vicenda verosimile e comunque ben congegnata.
L’ambientazione storica è curata in ogni minimo dettagli: belle le descrizioni dei paesaggi così come quello delle città e dei palazzi, gli interni.
Il tutto si dipana in maniera armonica e coerente così che l’ingente quantità di informazioni risulta non appesantire il narrato quanto, caso mai, arricchirlo.

Agevolato da uno stile sobrio e accattivante, rispettoso degli usi linguistici ed espressivi dell’epoca, Il ragazzo persiano si pone come una lettura interessante e affatto stucchevole.
Una storia che non solo racconta l’epicità di un mito, ma che ne sviscera soprattutto l’umanità, raccontandoci in modo indelebile che anche i più grandi eroi della nostra storia, in primo luogo, sono state delle persone ricche di contraddizioni, il cui impegno ne ha costruito, mattone dopo mattone, la grandezza.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Il ragazzo persiano
  • Titolo originale: The Persian Boy
  • Autore: Mary Renault
  • Traduttore: Oddera B.
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 1994
  • Collana: Narratori Corbaccio
  • ISBN-13: 978-8879727051
  • Pagine: 478
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - € 16,00

13 aprile 2018

La foresta assassina - Sara Blaedel

È una notte importante, per il quindicenne Sune. Cresciuto in una comunità neopagana scandinava, è finalmente giunto il momento del suo rito di iniziazione: insieme al padre uscirà di casa bambino, per farvi ritorno da uomo. È il suo rito. Un falò è stato acceso in mezzo alla foresta; le lingue di fuoco vibrano nell’oscurità e le ombre nere oscillano fra gli alberi; gli uomini sono tutti lì per lui, per accoglierlo nel loro cerchio. E poi, ecco una donna. Una prova difficile, che non tutti i ragazzi sono riusciti a superare… Quella notte Sune sparirà nel nulla. Le indagini sono affidate alla detective Louise Rick, che è tornata al dipartimento di polizia dopo una lunga assenza forzata. Hvalsø, teatro della scomparsa del ragazzo, è il suo paesino d’origine, e per Louise questo caso si rivela un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, che la costringerà a fare i conti con i misteri del suo passato: il suo fidanzato potrebbe non essersi suicidato, come credeva. Correndo gravi pericoli, scoprirà poco alla volta una cittadina dove il manto invernale del Nord ha coperto ogni cosa ma dove, dietro paesaggi gelidi e immacolati, si nascondono terribili segreti e legami mortali.

Recensione

Sulla quarta di copertina del libro si legge che l’autrice, Sara Blaedel, viene definita la regina del crime danese, ma  in questo giallo gli investigatori appaiono talmente ingenui  da potersi definire, se non proprio un gruppo di dilettanti allo sbaraglio, quantomeno un'insieme di sprovveduti e, pertanto, l'intreccio  non riesce ad essere del tutto credibile.

La protagonista, Louise, è un’agente il cui compagno, anni prima, si era apparentemente suicidato. Prima di impiccarsi avrebbe lasciato uno scarno biglietto d'addio composto da una sola parola di scusae
Né Louise, che aveva avuto un figlio dal defunto fidanzato, né i suoi suoceri avevano creduto al suicidio, ma nessuno aveva pensato di fare una perizia calligrafica del biglietto e nessuno si era accertato che il corpo non presentasse qualche segno non giustificabile con la sola impiccagione.
Solo successivamente, quando un indiziato si deciderà a parlare, il cadavere verrà riesumato per poterlo visionare come sarebbe stato opportuno fare al momento del ritrovamento.

L’azione si svolge in una cittadina della Danimarca, una delle nazioni più civili del mondo, ma avrebbe potuto benissimo essere ambientato in uno di quegli anonimi e sconosciuti paesi americani dove la legge viene lasciata gestire dallo sceriffo e al suo vice entrambi non proprio svegli ma pieni di buona volontà.
Ciò non toglie che se una coppia di coniugi fortnisce rifugio ad un minore strappandolo in modo rocambolesco ai rapitori, la prima cosa da fare sarebbe portarlo alla polizia o, quantomeno, informarla al più presto dell'avvenuto ritrovamento. Se viene deciso contro ogni logica di tenerlo in casa propria, poi, occorrerebbe prestare attenzione perché nessuno ritenti il rapimento, che viene invece puntualmente compiuto durante la notte senza che gli abitanti della casa si accorgano di niente.
Continuando con le asurdità: alcune notti dopo, a casa della stessa coppia, cui nel frattempo la banda di rapinatori aveva minacciato ritorsioni per averla osteggiata nel suo intento criminoso, vanno a dormire due poliziotti con il figlio della protagonista. Durante la notte il cane poliziotto abbaia furiosamente e il padrone non trova meglio che chiuderlo in auto perché non disturbi il loro sonno.
Non bisogna meravigliarsi, a questo punto, che la notte stessa si verifichi un’effrazione nella casa. All'abitazione viene addirittura  dato fuoco e il figlio di Louise viene rapito.
Ciò che meraviglia, invece, è che tutti ne rimangono stupiti, come se vivessero in un altra dimensione e non in un paese nei cui boschi vengono rinvenuti cadaveri a iosa di giovani donne.

Se, a dispetto di queste incoerenze, il lettore riesce a proseguire nella lettura del romanzo, non potrà che rimanere perplesso dall'aggrovigliarsi di eventi in cui si muovono individui mascherati nel compimento di riti  di sangue neopagani di cui tutti pare fossero a conoscenza a parte la polizia.

Ciò detto,il romanzo presenta anche qualche aspetto positivo, quali una discreta caratterizzazione dei personaggi e, soprattutto, l’atmosfera minacciosa di cui è permeato il racconto che si svolge in gran parte in una oscura foresta dove bazzica da anni una setta dedita a riti cruenti con sacrifici di animali e non solo.
Tuttavia per creare un buon giallo occorre un intreccio solido e plausibile, elementi la cui carenza condiziona il giudizio sul romanzo.



Giudizio:

+2stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: La foresta assassina
  • Titolo originale: Dodesporet
  • Autore: Sara Blaedel
  • Traduttore: Alessandro Storti
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione:  2018
  • Collana: Darkside
  • ISBN-13: 9788893253208
  • Pagine: 304
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00
 

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