16 aprile 2018

Il ragazzo persiano - Mary Renault

Bagoa, nobile persiano, ha solo dieci anni quando vede la famiglia massacrata dai soldati del re Dario. Fatto schiavo, viene evirato e diventa uno dei tanti eunuchi che popolano la corte persiana. Ma qualcosa sta cambiando in Oriente, ed enormi saranno le ripercussioni sulla vita di Bagoa. Le truppe macedoni guidate da Alessandro hanno iniziato la loro marcia alla conquista di Babilonia, Susa, Porsepoli, rinnovando le glorie di quello che, per il giovane conquistatore, è stato il massimo re di tutti i tempi: Ciro il Grande. La bellezza di Bagoa gli guadagna il favore di Alessandro, di cui diventa amante, amico, confidente. La loro sarà una relazione passionale, salda e sincera: un rapporto che sarà troncato solo dalla morte del Conquistatore.

Recensione

Il racconto che l’eunuco Bagoa ci riporta dalla sua viva voce è diventato leggenda e nel contempo si è fatto storia, sulla quale in tanti prima della Renault si sono cimentati.
Ma a ogni modo la voce narrante non si limita a trasferire la sequela di vittorie e di battaglie che il condottiero macedone noto come Alessandro Magno, ha portato avanti nell’antichità, ma diventa l’esposizione genuina di una società intera, quella del popolo persiano che si incrocia con un uomo proveniente dall’ovest il quale, giocoforza, diventerà il suo nuovo imperatore con una politica condotta sul campo ma anche sull’integrazione tra culture diverse: da un lato la culla orientale del prosternarsi e dello sfarzo, dall’altro la modifica del mondo occidentale di matrice ellenica che ha imparato con l’evoluzione del pensiero filosofico a gestire le cose pratiche della vita.
In questo senso il romanzo storico, che tra l’altro risulta essere molto accurato nelle fonti così come nella veridicità storica, raggiunge in pieno il suo risultato.
Ma l’opera dell’autrice non si limita a descrivere un modo di vivere e le convenzioni della sua ambientazione, ma trascende poi nella vicenda personale e profondamente umana, con una diade di tutto rispetto impersonata proprio dal giovane Bagoa da un lato, obbligato a fare la vita di corte in qualità di amante per via di un intrigo politico precedente alla venuta di Alessandro che non solo stermina la sua famiglia ma lo rende prima schiavo e poi eunuco, e dall’altra proprio il personaggio storico del macedone che invece vive intensamente un esilio volontario pur di rincorrere il suo ideale di conoscenza del mondo sino ai suoi confini. Un uomo su cui, come precedentemente affermavo, si è detto di tutto, dalla sua omosessualità nota ai più al continuo conflitto interiore che lo pervade, rendendolo nonostante tutto un eroe normale, con dei chiaroscuri simili a quelli delle persone comuni.
Un altro nodo centrale della storia diviene inoltre l’amore: quello che lega il macedone al suo desiderio di scoperta e alla sua gente, ma anche alla Persia che sogna possa essere enuncia civiltà mista al suo mondo di provenienza, quello che lega all’amico (o amante) di sempre Efestione, o lo stesso innamoramento che rapisce Bagoa e che lo lega in maniera indissolubile al suo signore, tanto non solo renderlo testimone delle sue gesta fino alla sua dipartita da questo mondo, ma condurlo quasi per mano a mettere per iscritto (almeno nell’immaginazione dell’autrice) la raccolta dei suoi giorni vittoriosi così come degli intrighi di corte e delle sue ansie più nascoste.
O ancora, non meno importante diviene agli occhi del lettore il vero e proprio scontro di culture che si confrontano e che fungono da cornice: i macedoni che ogni tanto non comprendono come il loro re e signore possa apprezzare la cultura barbara degli orientali, con delle abitudini concepite in modo disdicevole, e di per contro i persiani che per millenni hanno cullato le loro tradizioni e guardano con diffidenza l’orda di invasori da cui vengono assoggettati, concependoli a loro volta come arretrati evolutivamente. Entrambi perdono di vista quale sia il vero intento del monarca: l’integrazione dei popoli a suo giudizio è l’unico modo per creare l’armonia. Ma è un intento che, come la storia ci tramanda e Bagoa stesso ci esplica, rimarrà alla fine un’utopia.
In merito ai personaggi, essi emergono all’interno della scena con tratto netto e sempre psicologicamente approfondito, si muovono in modo corretto nello spazio e nel pensiero, rendendo la vicenda verosimile e comunque ben congegnata.
L’ambientazione storica è curata in ogni minimo dettagli: belle le descrizioni dei paesaggi così come quello delle città e dei palazzi, gli interni. Il tutto si dipana in maniera armonica e coerente così che l’ingente quantità di informazioni risulta non appesantire il narrato quanto, caso mai, arricchirlo.
Agevolato da uno stile sobrio e accattivante, rispettoso degli usi linguistici ed espressivi dell’epoca, Il ragazzo persiano si pone come una lettura interessante e affatto stucchevole.
Una storia che non solo racconta l’epicità di un mito, ma che ne sviscera soprattutto l’umanità, raccontandoci in modo indelebile che anche i più grandi eroi della nostra storia, in primo luogo, sono state delle persone di prevalente contraddittorio, il cui impegno ne ha costruito, mattone dopo mattone, la grandezza.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Il ragazzo persiano
  • Titolo originale: The Persian Boy
  • Autore: Mary Renault
  • Traduttore: Oddera B.
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 1994
  • Collana: Narratori Corbaccio
  • ISBN-13: 978-8879727051
  • Pagine: 478
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - € 16,00

13 aprile 2018

La foresta assassina - Sara Blaedel

È una notte importante, per il quindicenne Sune. Cresciuto in una comunità neopagana scandinava, è finalmente giunto il momento del suo rito di iniziazione: insieme al padre uscirà di casa bambino, per farvi ritorno da uomo. È il suo rito. Un falò è stato acceso in mezzo alla foresta; le lingue di fuoco vibrano nell’oscurità e le ombre nere oscillano fra gli alberi; gli uomini sono tutti lì per lui, per accoglierlo nel loro cerchio. E poi, ecco una donna. Una prova difficile, che non tutti i ragazzi sono riusciti a superare… Quella notte Sune sparirà nel nulla. Le indagini sono affidate alla detective Louise Rick, che è tornata al dipartimento di polizia dopo una lunga assenza forzata. Hvalsø, teatro della scomparsa del ragazzo, è il suo paesino d’origine, e per Louise questo caso si rivela un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, che la costringerà a fare i conti con i misteri del suo passato: il suo fidanzato potrebbe non essersi suicidato, come credeva. Correndo gravi pericoli, scoprirà poco alla volta una cittadina dove il manto invernale del Nord ha coperto ogni cosa ma dove, dietro paesaggi gelidi e immacolati, si nascondono terribili segreti e legami mortali.

Recensione

Sulla quarta di copertina del libro si legge che l’autrice, Sara Blaedel, viene definita la regina del crime danese, ma  in questo giallo gli investigatori appaiono talmente ingenui  da potersi definire, se non proprio un gruppo di dilettanti allo sbaraglio, quantomeno un'insieme di sprovveduti e, pertanto, l'intreccio  non riesce ad essere del tutto credibile.
La protagonista, Louise, è un’agente il cui compagno, anni prima, si era apparentemente suicidato. Prima di impiccarsi avrebbe lasciato uno scarno biglietto d'addio composto da una sola parola di scusa. Né Louise, che aveva avuto un figlio dal defunto fidanzato, né i suoi suoceri avevano creduto al suicidio, ma nessuno aveva pensato di fare una perizia calligrafica del biglietto e nessuno si era accertato che il corpo non presentasse qualche segno non giustificabile con la sola impiccagione. Solo successivamente, quando un indiziato, per i motivi che verranno espressi nel romanzo, si deciderà a parlare, il cadavere verrà riesumato per poterlo visionare come sarebbe stato opportuno fare al momento del ritrovamento.
L’azione si svolge in una cittadina della Danimarca, una delle nazioni più civili del mondo, ma avrebbe potuto benissimo essere ambientato in uno di quegli anonimi e sconosciuti paesi americani  dove la legge viene lasciata gestire dallo sceriffo e al suo vice entrambi non proprio svegli ma pieni di buona volontà. Ciò non toglie che se una coppia di coniugi da rifugio ad un minore strappandolo in modo rocambolesco ai rapitori, la prima cosa da fare sarebbe portarlo alla polizia o, quantomeno, informarla al più presto dell'avvenuto ritrovamento. Se viene deciso contro ogni logica di tenerlo in casa propria,  poi, occorrerebbe prestare attenzione perché nessuno ritenti il rapimento, che viene invece puntualmente compiuto durante la notte senza che gli abitanti della casa si accorgano di niente. E' solo la mattina dopo, quando si svegliano, che trovano con disappunto che il letto dove dormiva il ragazzo è vuoto e lui è scomparso.
Qualche notte successiva a casa della stessa coppia, cui nel frattempo la banda di rapinatori aveva minacciato ritorsioni per averla osteggiata nel suo intento criminoso, vanno a dormire due poliziotti con il figlio della protagonista. Durante la notte il cane poliziotto abbaia furiosamente e il padrone non trova meglio che chiuderlo in auto perché non disturbi il loro sonno. Non bisogna meravigliarsi, a questo punto, che la notte stessa si verifichi un’effrazione nella casa. All'abitazione viene addirittura  dato fuoco e il figlio di Louise viene rapito.  Ciò che meraviglia, invece, è che tutti ne rimangono stupiti, come se vivessero in un altra dimensione e non in un paese nei cui boschi vengono rinvenuti cadaveri a iosa di giovani donne.
Se nonostante questo il lettore riesce a proseguire nella lettura del romanzo, non potrà che rimanere perplesso dall'aggrovigliarsi di eventi in cui si muovono individui mascherati nel compimento di riti  di sangue neopagani di cui tutti pare fossero a conoscenza a parte la polizia.
Ciò premesso il romanzo presenta anche qualche aspetto positivo, quali una discreta caratterizzazione dei personaggi e, soprattutto, l’atmosfera minacciosa di cui è permeato il racconto che si svolge in gran parte in una oscura foresta dove bazzica da anni una setta dedita a riti cruenti con sacrifici di animali e non solo. Tuttavia per creare un buon giallo occorre un intreccio solido e plausibile, elementi la cui carenza condiziona il giudizio sul romanzo.

Giudizio:

+2stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo:La foresta assassina
  • Titolo originale: Dodesporet
  • Autore: Sara Blaedel
  • Traduttore: Alessandro Storti
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione:  2018
  • Collana: Darkside
  • ISBN-13: 9788893253208
  • Pagine: 304
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

6 aprile 2018

Mia Cugina Rachele - Daphne du Maurier

Cornovaglia, metà Ottocento. Rimasto orfano a diciotto mesi, dopo la morte improvvisa dei genitori, Philip Ashley viene cresciuto dal cugino Ambrose, uno scapolo impenitente e non privo di una buona dose di misoginia. Per anni il loro ménage familiare scorre sereno e tranquillo e vano risulta qualsiasi tentativo da parte di amici e conoscenti di spingere Ambrose verso le gioie domestiche del matrimonio. Grande è, perciò, lo stupore di Philip nel ricevere una lettera da Firenze, dove da qualche anno Ambrose si reca a svernare per motivi di salute, in cui il cugino gli comunica di aver sposato una lontana parente, la cugina Rachele, vedova di un nobile italiano che è stato ucciso in un duello, lasciandola con un mucchio di debiti e una grande villa vuota. Quando le lettere di Ambrose dall'Italia assumono i toni sempre più confusi e drammatici di un uomo spaventato, lo sconcerto di Philip si trasforma in un'apprensione tale da spingerlo a raggiungere al più presto la città toscana. A Firenze, però, lo aspetta un'amara realtà: Ambrose è deceduto in seguito a un male che lo ha consumato in breve tempo, e Rachele è partita subito dopo il funerale, chiudendo la villa e portando via con sé tutti gli effetti personali del defunto. Rientrato in Cornovaglia, Philip si macera nell'odio nei confronti della cugina Rachele, che si figura come una creatura grottesca e mostruosa capace, davanti al corpo di Ambrose, di afferrare le sue cose, infilare tutto nei bauli e sgusciare via col fare di un serpente. Ma ogni certezza vacilla quando Rachele giunge all'improvviso in Cornovaglia per restituire a Philip gli averi di Ambrose. Intenzionato ad accoglierla con freddo cinismo, se non con aperta ostilità, il giovane si ritrova, turbato e stupefatto, dinanzi a una donna molto diversa da quella che ha agitato le sue veglie e i suoi sogni per mesi. Ma chi si cela, davvero, dietro quella affascinante vedova dai lineamenti belli e regolari e dagli occhi grandi? Una donna che ha perduto l'uomo che amava o una potenziale assassina a caccia di denaro?

Recensione

Il romanzo narra la passione da parte del giovane Philip Ashley per Rachele, la vedova di origini italoinglesi del cugino Ambrose Ashley.
Rachele, pur non essendo una donna appariscente, è piena di fascino e dotata di capacità non comuni. Sa curare i malati meglio di un medico e prepara tisane portentose. Ha un ottimo gusto, nonché la capacità di occuparsi di giardinaggio, tanto da riuscire a stupire il giardiniere con cui mette a dimora le varie piante che il marito defunto raccoglieva durante i suoi viaggi. Inoltre conosce diverse lingue e tutti quelli che vengono a contatto con lei, di qualunque ceto siano, ne rimangono affascinati, essendo lei capace di metterli a proprio agio e discutere con competenza degli argomenti di loro interesse. Non può meravigliare che il giovane Philip, che sta per raggiungere la maggiore età, si innamori di lei, nonostante le lettere ricevute dal cugino Ambrose prima di morire lo abbiano messo in guardia nei confronti di Rachele. Daltronde Ambrose, che si era preso cura di Philip fin da bambino quando era rimasto orfano, era affetto da un tumore al cervello che, dopo il matrimonio, lo faceva talvolta delirare e Philip, ormai stregato dalla donna, vuole credere che quelle di Ambrose siano solo allucinazioni di una mente malata.
Quello che stupisce è che il giovane, raggiunta la maggiore età, le intesti tutte le proprietà e le doni i gioielli di famiglia lasciatigli dal cugino come farebbe l’ultimo degli sprovveduti, nonostante che il nuovo tutore, subentrato alla morte di Ambrose, l’abbia messo in guardia dal compiere azioni azzardate.
Il dubbio che l’autrice cerca di far nascere nel lettore è se Rachele abbia concorso ad uccidere il primo e il secondo marito, se sia un’inguaribile seduttrice e un’abile opportunista capace di sfruttare l’ingenuità di Philip per accaparrarsi tutti i beni degli Ashley. Oppure solo una donna particolarmente colta e intelligente che vuole vivere la propria vita come meglio le aggrada, troppo indipendente per poter sopportare il rapporto esclusivo preteso dal suo giovane pretendente. Rachele è capace di dare tutta se stessa quando il caso lo richieda. È lei che si presta ad accudire Philip quando si ammala e riesce a guarirlo con le sue cure assidue. In fondo lei, come moglie di Ambrose, avrebbe avuto diritto ai suoi beni, senza che fosse Philip a doverglieli concedere, non si può, pertanto, biasimarla se, una volta ottenuto quanto le spetta, manifesti il desiderio di andarsene dalla Cornovaglia pur sapendo di spezzare il cuore di Philip.
L’avvocato italiano Rainaldi, che va a trovarla in Cornovaglia, è inoltre il suo amante come ha ventilato in una sua lettere a Philip il cugino Ambrose? Nessuno ne ha le prove e come indizio esiste solo la grande familiarità che i due compaesani mostrano quando sono insieme.
L’autrice indica come seduttrice una figura femminile che un criminologo direbbe che non ne ha il profilo e non è pertanto classificabile come tale. Una seduttrice non trascorre generalmente il tempo a studiare e a riuscire a mettere in pratica ciò che impara.
Il fatto che la voce narrante sia quella di Philip condiziona il giudizio del lettore; per dare pari opportunità ai protagonisti sarebbe stato opportuno ascoltare anche quella di Rachele.
La cosa migliore del romanzo, oltre alla caratterizzazione dei personaggi, è l’atmosfera inquietante che riesce ad imprimere l’autrice alla storia e che ben inquadra i sentimenti cupi del protagonista maschile, infantilmente ossessionato dal desiderio per un'unica donna e attanagliato dalla gelosia.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Mia cugina Rachele
  • Titolo originale: My cousin Rachel
  • Autore: Daphne du Maurier
  • Traduttore: Marina Morpurgo
  • Editore: Neri Pozza
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: I narratori delle tavole
  • ISBN-13: 9788854515222
  • Pagine: 384
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,00

4 aprile 2018

L'ultima estate - Cesarina Vighy

Da dove arriva la voce di Zeta? Apparentemente dal luogo più inabitabile e muto: la malattia, in quel punto estremo che toglie possibilità, respiro, futuro. Ma è solo apparenza: questa voce proviene dal nucleo più irriducibile e infuocato della vita. Che non tace, non cessa di guardare e amare. E anzi, comincia qualcosa: a scrivere. E i ricordi sono uno squarcio lacerante nella memoria di una vita tenacemente irregolare: la nascita fuori dal matrimonio della “bambina più amata del mondo”, l’infanzia sotto le bombe, Venezia splendida e meschina, il primo disastro sentimentale e poi Roma becera e vitale, l’esperienza della psicanalisi, l’avventura del femminismo, il cammino della malattia. E sempre la coriacea e gentile difesa della propria individualità, l’irrisione delle tribù e delle cliniche cui ha rifiutato di appartenere. Così la storia della sua vita scorre laterale, vissuta intensamente ma mai accettata, come non fosse mai meritevole di piena identificazione. Mai, lungo queste pagine, si può dimenticare che l’autrice è malata, gravemente. Però basta uno spiraglio della finestra in cucina a far entrare un platano o un merlo. C’è una Gatta fedele, indulgente, comprensiva. C’è una esistenza verso cui – Zeta non lo direbbe mai e certamente si rifiuta perfino di pensarlo – si può nutrire un orgoglio felice. Non degenera: può sfidare il peso dei rimorsi del passato e l’orrore dei sintomi di oggi, ironicamente e fieramente: «Dicono che si nasca incendiari e si muoia pompieri. A me è successo il contrario: brucerei tutto, adesso». Lo fa in questo libro singolare: piccolo auto da fé e magnifico inno alla vita che era ed è.

Recensione

L’ultima estate di Cesarina Vighy ha un inizio in salita, che ricorda le atmosfere soffocanti e sarcastiche di un piccolo capolavoro cinematografico di ambientazione romana, ‘Pranzo di ferragosto’: il caldo afoso e insopportabile e la solitudine esistenziale di una città assediata dal sole, nella quale anche le iniziative per chi è condannato a restare aggravano il senso di isolamento e di abbandono percepito, sono il paesaggio nel quale l’autrice mette in scena una rappresentazione autobiografica, l’unica e l’ultima, che trova profondità umana nella dignità ironica del distacco dalle proprie vicissitudini e tratta l’impotenza di fronte alla malattia come quella di fronte all’afa.

Calura, malattia e isolamento sono la triade sotto i cui sacri auspici inizia un viaggio che parte dall’infanzia – anche da prima, dalle radici più lontane – e man mano assume la forma di un lieve bilancio esistenziale, a cui il morbo degenerativo mai nominato esplicitamente conferisce insieme urgenza e leggerezza. Chissà, forse se l’autrice, che insiste nel sottolineare il carattere ‘amatoriale’ del suo lavoro, non si fosse ammalata, non avrebbe sentito l’esigenza e avuto la consapevolezza per compiere quest’operazione che si rimanda sempre a un ineluttabile quanto lontano futuro, con il disincanto che rende ‘l’ultima estate’ lettura piacevole e commovente di un testamento privo di formalismi e solennità, profondamente umano e personale, autoironico e non giustificatorio.

Alle riflessioni dell’opera prima e ultima si aggiungono gli scambi epistolari via mail con la figlia e gli amici, che hanno fornito tanti spunti alla narrazione di sé, le poesie, i primi capitoli di un altro racconto iniziato e lasciato interrotti, tutti satelliti del pianeta Vighy, che danno conto di una rielaborazione sorvegliata e naturale. Nella conversazione pacata ma non rassegnata che l’autrice inizia con un interlocutore immediatamente accettato nel suo mondo trovano posto il racconto delle radici, famigliari e culturali insieme, le divagazioni giovanili, la tenerezza dei ricordi e degli affetti più intensi e difficili, con la famiglia più stretta, il marito, presenza laterale, la figlia ritrovata, la propaggine tesa nel futuro, il nipote, gli amici e la compagnia dei gatti.

L’occasione che si offre è di ripercorrere attraverso aneddoti che saltano di palo in frasca, seguendo il filo dei ricordi, la vita intensamente interiore di una donna colta e schiva, che di fronte alla consapevolezza dell’estremo margine trova la disinvoltura necessaria a trasformare se stessa in racconto e lo fa senza autoindulgenze, con la sobria leggiadria di chi non cerca altra conferma che in se stesso, con l’autoironia di chi sa di non avere altre possibilità.

Brevi capitoli di un racconto che rinchiudono una vita tutto sommato normale, forse anche banale, e allora perché raccontarli? E, a maggior ragione, perché leggerli? Perché l’acume sottile di una mente sensibile, come gli ultimi bagliori più vividi di una candela che sta per spegnersi, illuminano di luce propria tutte le sfaccettature dell’universo irripetibile di un’anima – se anche non si credesse nello Spirito – capace di entrare a occhi aperti nel buio della morte.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'ultima estate
  • Autore: Cesarina Vighy
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Le Strade
  • ISBN-13: 9788864110127
  • Pagine: 190
  • Formato - Prezzo: eBook - euro 4,99

13 marzo 2018

Trilogia della nebbia - Carlos Ruiz Zafón

Una misteriosa casa sulla costa atlantica spagnola e tre ragazzi alla scoperta degli antichi segreti che custodisce, legati a innominabili patti siglati con un personaggio luciferino, il misterioso Principe della Nebbia che emerge dalle ombre della notte per sparire alle prime luci dell'alba.
Nella Calcutta del 1916 un treno in fiamme squarcia la notte mentre i gemelli neonati Ben e Sheere vengono miracolosamente salvati. Sedici anni dopo, le braci di quell'incendio ricominciano ad ardere per i due adolescenti, segnando il loro destino.
In un faro sulla costa normanna i giovani Irene e Ismael si addentrano nel mistero di un fabbricante di giocattoli, un enigma che li unirà per sempre trascinandoli in un mondo labirintico di luci e ombre.
I primi tre romanzi dell'autore de L'ombra del vento, riuniti per la prima volta secondo le intenzioni dell'autore. Atmosfere gotiche, trame mozzafiato e personaggi che si imprimono indelebili nella memoria dei lettori.

Recensione

​ La Trilogia della nebbia raccoglie tre romanzi scritti da Carlos Ruiz Zafón tra il 1993 e il 1995, prima che la fama internazionale lo travolgesse con la pubblicazione de L' ombra del vento.
I racconti sono stati riuniti e ripubblicati per volontà dello stesso autore, perché tutti e tre rivolti ad un pubblico adolescente e caratterizzati da una comune atmosfera a cavallo tra il gotico e l'horror, sebbene il tema della nebbia sia caratteristica soprattutto del primo se racconti, Il principe della nebbia.

La scelta di indirizzare l'opera a lettori Young Adult non deve far pensare di avere a che fare con un mystery annacquato, alla Piccoli Brividi.
Al contrario tutti e tre i racconti presentano figure sufficientemente inquietanti ed eventi abbastanza disturbanti da garantire una buona dose di brividi anche a un pubblico più adulto.
Tuttavia la minore esperienza dell'autore è piuttosto evidente sia nello stile acerbo, che aspira a alla poesia vista nel Cimitero dei Libri Dimenticati senza raggiungerla, sia nelle trame che presentano diverse ingenuità.

Il principe della nebbia è sicuramente l'opera che risente maggiormente di questi limiti: la storia è ricca di cliché e il terrificante clown che tormenta i protagonisti ricorda un po' troppo l'indimenticabile IT di Stephen King. Inoltre il finale lascia aperti più interrogativi di quanti ne risolva, lasciando così in sospeso la curiosità del lettore.

I due racconti successivi, Il palazzo della mezzanotte e Le luci di settembre già mostrano un evoluzione e soprattutto il primo brilla per l'originalità della trama e dei personaggi.
Anche in questo caso l'autore vacilla nei finali: le scene di lotta sono sempre descritte in modo un po' pasticciato e rendono difficile al lettore comprendere cosa stia succedendo; inoltre il confronto finale con il cattivo non è completamente all'altezza delle aspettative come se l'autore non sapesse bene come togliere d'impaccio i suoi eroi e scegliesse delle strade un po' di comodo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Trilogia della nebbia
  • Titolo originale: La trilogía de la niebla
  • Autore: Carlos Ruiz Zafón
  • Traduttore: Bruno Arpaia
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 12 febbraio 2013
  • Collana: Grandi bestsellers
  • ISBN-13: 9788804626824
  • Pagine: 574
  • Formato - Prezzo: Tascabile - Euro 13.00
 

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