23 luglio 2016

Cronache di sangue e nebbia - Allison J. Wade

Middletown è una città pericolosa. Ci sono creature che vagano di notte, cadaveri che risorgono dalle tombe, possessioni demoniache e necromanti. Ogni genere di cose viene dalla nebbia sul fiume. C’è uno strappo nel velo del reale, che segna il confine con l’oltretomba. Deadland, o lo Sheol, come lo chiamano i Cavalieri di Salomone, che cercano di proteggere la città e la sua gente con armi e rituali. Asher è uno di loro, almeno finché non si innamora di una Figlia di Ecate, e tutto il suo mondo inizia inesorabilmente a crollare.

Recensione

La vera protagonista di questo romanzo dalle tinte horror e soprannaturale è la cittadina di Middletown, un paese comune, non particolarmente abitato, ma che conserva nella sua specifica collocazione un segreto poco noto al resto del mondo: si tratta di una città di confine, tra il mondo degli uomini e l’aldilà, o meglio, Sheol, come amano definirlo i Cavalieri.
Al di là degli individualismi dei protagonisti, l’intero impianto del romanzo quindi si permea attraverso la contrapposizione tra due fazioni di esperti del mondo spettrale: da un lato i Cavalieri di Salomone, che dichiarano di perseguire il bene proteggendo la cittadina dalle incursioni degli spiriti maligni dell’aldilà e dall’altro lato i Figli di Ecate, chiamati anche Necromanti, la setta che rispolvera l’antica religione pagana, accusata di risvegliare gli spiriti maligni, anche se poi in più di un’occasione entrambi i sistemi verticisti mostrano le incongruenze tra i principi perseguiti e la realtà che invece realizzano.
E soltanto con l’unione delle forze e la prospettiva di una visione comune dei due intenti, alla fine i protagonisti riusciranno a scoprire cosa realmente provoca nella cittadina di Middletown un continuo poltergeist di creature infernali, demoni, spiriti maligni e non morti.
Il romanzo di Allison J. Wade non si limita a raccontare la cronistoria di Asher, di Oswald, Amy o Rebecca, fino alla soluzione finale, ma si rivela un prezioso e interessante riferimento di leggende e tradizioni popolari esoteriche della nostra cultura (e per nostra, intendo umana, nella mondialità complessiva) che vengono mescolate tra loro rilevando assonanze e differenza, per creare un’ambientazione fortemente gotica e magica, originale nelle scelte e nel modo di proporla al lettore, stimolando il desiderio di approfondirne la conoscenza.
È proprio la creazione di un’atmosfera locale coerente e affascinante che costituisce il vero punto di forza di quest’opera, unito a uno stile pulito, con una buona gestione del ritmo e una tendenza alla suspense e al colpo di scena che non fanno annoiare il lettore e lo supportano nel percorso di conclusione dell’esperienza di lettura.
Andando oltre la tematica propria dell’ambiente mistico, ritroviamo nelle pagine il percorso dell’eroe, o meglio degli eroi: la metafora propria delle ambientazioni romanzesche del fantastico, ma che bene si appigliano anche ad altri generi, laddove ognuno dei personaggi sulla scena parte da uno specifico status di credenze religiose o anche di se stesso, per poi giungere al cambiamento e, nel contempo, alla variazione di prospettiva che l’acquisizione della verità genera in essi.
Affrontando l’aspetto caratteriale dei personaggi, ci ritroviamo all’interno di alcuni modelli contrapposti che si vedono obbligati a scardinare: in questo senso sono d’esempio le due figure femminili della necromante Amy e della consorella Rebecca, due donne diametralmente opposte: una libera di decidere e scegliere l’amore, andando anche contro la propria setta, e l’altra invece talmente arroccata sui principi ferrei della sua fede che perde quasi di vista il bene e il male, a prescindere dalle fazioni. Entrambe incontreranno nell’arco della storia la loro risoluzione, cambiando qualcosa, forse anche in modo drastico, della loro esistenza.
In linee generali la storia non presenta sbavature, scegliendo la strada del continuo colpo di scena che, per quanto ribalti gli esiti, le consente di esprimersi in maniera non scontata.
Cronache di sangue e nebbia, in definitiva, si rivela un buon prodotto, capace di amalgamare il genere gotico con elementi mistici, puntualmente documentati e riutilizzati in una chiave nuova, l’autrice stessa si rivela con cognizione di causa una voce interessante, proponendo una buona padronanza del genere e meritandosi comunque una particolare menzione proprio sulla scrittura horror moderna nel nostro paese.
Il romanzo si rivela quindi gradevole e interessante come lettura, dedicata a tutti coloro che amano l’esoterismo, ma che in una storia vogliono comunque raggiungere una rivelazione sulle modernità senza incappare in retoriche ormai scontate.
Consigliato.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Cronache di sangue e nebbia
  • Autore: Allison J. Wade
  • Editore: Autopubblicato con Wade Books
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 978-1522817611
  • Pagine: 318
  • Formato - Prezzo: € 12,90

22 luglio 2016

Nessun cactus da queste parti - Mirko Tondi

Porto Rens, “una moderna Gotham, la caricatura di una degradata metropoli inesistente”. Qui, a circa cento anni da oggi, un detective in crisi esistenziale fronteggia i suoi fallimenti, inseguito dal fantasma di una logorante dipendenza alcolica e da quello di Dana, la donna che l'ha mollato ormai da tempo. Il riscatto però è dietro l'angolo, ed ecco un nuovo caso per lui: c'è da trovare un ladro di nomi, non è roba da poco. Una volta lo chiamavano drago. Adesso sta per tornare.



Recensione

Nell’anno 2115, in una città che sembra il peggiore incubo ambientalista possibile (urbanizzazione selvaggia, malavita, acqua inquinata, aria irrespirabile e persino il divieto di suonare il jazz), collocata in un’Europa ormai distrutta dalle guerre, in cui vige una moneta chiamata donuts, un ex detective alcolizzato, povero e abbandonato dalla donna della sua vita, trascina la sua esistenza tra malinconici ricordi e soldi recuperati al banco dei pegni. Un giorno lo contatta un ometto per affidargli una missione alquanto singolare: trovare il ladro che gli ha rubato il nome. Il protagonista, un tempo chiamato “il drago”, capisce che il destino gli offre ancora una possibilità di raccogliere lo straccio sporco che è diventata la sua vita e provare a rimetterla in sesto.
La ricerca del ladro diventa, quindi, la ricerca di un sé da riportare a galla, dopo un dissesto amoroso che ha azzerato ogni autostima e ogni volontà. La narrazione ci prende e ci porta, senza darci modo di opporre resistenza, a incontrare una serie di personaggi: il proprietario del banco dei pegni, un collezionista giapponese, un mafioso che tiene in pugno la città senza la cui autorizzazione nulla può accadere, persino una macchina del tempo che porta l’investigatore indietro, fino alla soluzione finale, inattesa.

Il mondo visionario di Mirko Tondi rivela, nella storia, la sua profondità, e porta il lettore dentro a un film in 3D mirabolante e avventuroso: dai diversi piani di lettura, tra loro sapientemente intrecciati, emerge una narrazione potente ed evocativa.
Esiste il piano della storia, fantascientifica per certi aspetti, cinematografica per altri. Esiste il piano narrativo del protagonista, introverso, pieno di lividi, malinconico senza essere mai patetico, un profilo pieno di sfumature. Esiste, infine, il piano narrativo dell’autore che costruisce per noi lettori una rappresentazione perfetta, in cui nulla è ciò che sembra ma tutto si incastra come un puzzle, per capire, solo a paesaggio ricomposto, in quale luogo si sia finiti.
Ricchissima di citazioni, da Shakespeare alla tecnologia, da Cezanne alle canzoni di Bruce Springsteen, la scrittura di Tondi appassiona, stupisce, prende in contropiede, danza col lettore un tango malandrino. Ironica e fumettistica, sfumata ma saldamente controllata, precisa e originale nelle scelte lessicali, la sintassi si esprime compiutamente in questo romanzo che sfugge ad ogni definizione perché pieno di elementi diversi: giallo, noir, con un tocco, forse anche più di un tocco, di fantascienza.

Nel godimento vero che questa lettura mi ha dato, l’autore solleva, con mano leggera ma sguardo lucido, le problematiche legate ad una deriva pessimistica della nostra società e del genere umano, e questioni non banali sul rapporto con se stessi, i propri limiti, le proprie dipendenze, l’amore e il senso del futuro. Un futuro che, forse, non possiamo pensare il chiave positiva, ma forse sì.
Un libro bello, godibile, riuscitissimo e originale; una voce originale, brillante e rigorosa nella sua piacevolezza; un romanzo da leggere.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Nessun cactus da queste parti
  • Autore: Mirko Tondi
  • Editore: Edizioni Il Foglio
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788876066078
  • Pagine: 144
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12.00 Euro

21 luglio 2016

La classifica dei libri più venduti dall'11 al 17 luglio


Cari lettori,
quando diciamo che la lettura da ombrellone per eccellenza è il giallo non lo diciamo a caso: il podio della nostra classifica estiva è infatti dominato da alcuni dei nostri autori di mystery più celebri e, come già accaduto in passato, la casa editrice Sellerio si avvantaggia particolarmente della tendenza e piazza due libri nelle prime due posizioni: 7-7-2007 di Antonio Manzini e L'altro capo del filo di Andrea Camilleri. Il primo è una nuova uscita e anche il quinto capitolo della serie dedicata al vicequestore Rocco Schiavone, che in questa nuova avventura si muove tra presente e passato, quello del luglio 2007, i cui eventi segneranno il destino di Schiavone e ne faranno l'uomo che i lettori sono abituai a conoscere.
Il romanzo che troviamo invece in seconda posizione è una vecchia conoscenza che non ha più bisogno di presentazioni dato che sta dominando la nostra classifica da diverse settimane, come sempre accade a un'opera di Camilleri, in particolar modo in questo periodo estivo se dobbiamo essere onesti, in cui suspense e ironia sono ingredienti particolarmente graditi nelle nostre letture.
Completa il terzetto di testa Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni, anch'esso parte di una serie (il decimo) dedicata a un membro delle forze dell'ordine, il commissario Ricciardi. Rispetto ai primi due gialli qui scivoliamo decisamente nelle atmosfere del noir, che l'autore utilizza per esplorare anche l'universo dei sentimenti e a interrogarsi sull'amore, che qui si sposa con la morte.
Non ha bisogno di presentazioni nemmeno il romanzo che troviamo in quinta posizione, La scuola cattolica di Edoardo Albinati, fresco vincitore del Premio Strega di quest'anno con questo voluminoso romanzo che ripercorre un pezzo della nostra storia tra i più malfamati, quello legato al delitto del Circeo, ripercorrendo però le origini delle figure coinvolte. Uno sforzo narrativo il cui valore è risultato per molti lettori altalenante ma che, un po' prevedibilmente, ha conquistato la giuria dello Strega.
Totalmente diversa è la nuova uscita che troviamo in sesta posizione, Il segreto di Helena, nuova creatura di una delle regine del romanzo rosa contemporaneo, Lucinda Riley, la quale precede un titolo piuttosto duraturo e che sta beneficiando particolarmente dall'uscita dell'omonimo film: Io prima di te di Jojo Moyes.
Altro titolo duraturo è quello che troviamo in chiusura, ovvero Caffè amaro di Simonetta Agnello Hornby, che ha perso le prime posizioni ma continua a rimanere nella top ten dei libri più venduti a mesi dalla sua pubblicazione. La Hornby precede l'ultima novità di questa settimana e anche l'unica opera di non narrativa di cui vi parliamo quest'oggi, ovvero il nuovo saggio del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio: Perché no, un titolo che parla da solo sulla posizione del giornalista sul referendum costituzionale che ci aspetta in autunno. Con l'aiuto della giornalista Silvia Truzzi, Travaglio si propone in questo breve saggio di spiegare agli italiani perché la riforma Boschi-Verdini, che i telegiornali stanno spacciano come ancora di salvezza contro tutti i mali del nostro paese, farà in realtà più male che bene.
Con questo spunto di riflessione vi salutiamo quindi per questa settimane e vi diamo appuntamento alla prossima augurandovi come sempre buone letture!


Il libro più venduto:

«Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto». Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell’esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato.
Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i «conti sporchi» di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell’assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c’è sangue sul cadavere. Adesso, l’animale da fiuto che c’è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce «del figlio di puttana che ha accoltellato due ventenni alla base del cranio». Ma se fosse la storia di un balordo solitario, sarebbe troppo liscia. Rocco invece ha un appuntamento con il fato tragico, e non sa di averlo. E quell’appuntamento gli lascia in eredità un nemico appostato quasi dieci anni dopo, quando, finito il ricordo, si ritorna al presente e Rocco ha da chiudere definitivamente il caso.
Il ritmo dei noir di Antonio Manzini dà il senso di un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo, che gira all’unisono col travaglio esistenziale di un personaggio che resta nella mente, mentre lo sguardo di chi lo muove si posa critico e triste sulla realtà sociale dei tempi che corrono.


  • Titolo: 7-7-2007
  • Autore: Antonio Manzini
  • Editore: Sellerio
  • ISBN-13: 9788838935404
  • Pagine: 384
  • Prezzo: 14,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:

    2. L'altro capo del filo - Andrea Camilleri (Sellerio - euro 14,00)
    3. Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi - Maurizio De Giovanni (Einaudi - euro 19,00)
    4. Tandem (cofanetto 2 volumi) - (TEA - euro 15,00)
    5. La scuola cattolica - Edoardo Albinati (Rizzoli - euro 22,00)
    6. Il segreto di Helena - Lucinda Riley (Giunti - euro 14,90)
    7. Io prima di te - Jojo Moyes (Mondadori - euro 13,00)
    8. L'abbazia dei cento inganni - Marcello Simoni (Newton Compton - euro 9,90)
    9. Caffè amaro - Simonetta Agnello Hornby (Feltrinelli - euro 18,00)
    10. Perché no - Marco Travaglio; Silvia Truzzi; A. Zardetto (PaperFIRST - euro 12.00)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    19 luglio 2016

    Homeron Etark - Francesco Giuffrida

    È il tempo di Ilio e degli Dèi. Gli etark, il popolo nativo dell’Oltreoceano, coloro che abitano oltre le Colonne d’Ercole, vedono la propria terra sconvolta da un avvenimento terribile che li condurrà alla distruzione, se non saranno in grado di riscattarsi nei confronti dei loro fratelli umani. Sotto gli intrecci a loro riservati dal Fato, affideranno le loro ultime speranze alla giovane Catlyn e a suo fratello Hero: saranno loro ad intraprendere un epico viaggio che li porterà ben oltre i loro compiti e doveri.
    Amicizie, scontri, lotte e amori piomberanno su di loro in un mondo crudo e terribilmente diverso da casa. Incontreranno un eroe elleno senza passato, alla ricerca di imprese e gloria, come loro mandante di un compito senza una fine certa. Si imbatteranno in un nemico temibile.
    Se riusciranno a vincere questa sfida sarà forse possibile per gli etark salvarsi, altrimenti non rimarrà altro che l’oblio. Le loro azioni daranno il via ad una serie di eventi che echeggerà nel futuro, anche il più lontano, di tutto il popolo dell’Oltreoceano...

    Recensione

    Homeron Etark è il primo romanzo di una trilogia a metà tra il genere fantasy ed epico nata dalla creatività e dall’ingegno di Francesco Giuffrida.
    Una prima nota di merito va all’autore per la sua coraggiosa scelta di riproporre una versione personale di personaggi molto noti e radicati nel mondo classico dell’epica offrendone una rilettura ed una visione tutta nuova e inaspettata: conosciamo un Odisseo sovrano di Itaca e amante della campagna, reduce di guerra e affabile con il prossimo, che ci propone il suo punto di vista sui grandi eroi del tempo come Achille, Paride, Elena e che ben si mescola con i personaggi frutto della fantasia di Francesco, gli Etark e i Myst, popoli lontani dalle colonne d’Ercole che hanno la loro casa nell’Oltreoceano; oppure un Dedalo innamorato e misterioso, ma anche schivo e riflessivo, di cui non abbiamo forse mai letto nei libri di scuola.

    Non è sicuramente semplice smuovere le fondamenta ben solide di figure di questo calibro e popolarità: Giuffrida ha cercato di dare una sua lettura personale dell’Olimpo e delle divinità lavorando molto sul rapporto tra il volere del Fato e l’intervento divino, sottolineando a mo' di morale quanto il libero arbitrio rappresenti un bene irraggiungibile ma fondamentale per l’uomo.
    Le sorti dell’umanità non possono dipendere dall’intercessione divina, quanto è legittimo giustificare l’ira di Poseidone che portò Odisseo a vagare per anni per punirlo della sua colpa? Homo faber fortunae suae è il motto che l’autore cerca di far trasparire come un inno alla libertà dell’uomo dal controllo capriccioso degli dei.

    Altro grande nucleo del romanzo è rappresentato dal tema dell’amicizia e dell’amore, dell’importanza della collaborazione e del lavoro di squadra: è solo restando uniti che i nostri eroi potranno riuscire nel loro intento, salvare la bella prescelta d’oltreoceano, Lunete, dai tormenti inflitti da forze avverse al popolo Etark.

    Homeron Etark è un romanzo particolare, ci ho messo un po’ ad ingranare con la lettura, forse perché non avevo ben chiaro dove l’autore volesse arrivare giocando con capisaldi della mitologia del calibro di Ercole, Zeus, Atena, Afrodite. La storia è abbastanza complicata, l’intreccio non è affatto banale e si presenta con capitoli alternati tra i protagonisti della vicenda e i vari luoghi che si susseguono nel romanzo che si concentra totalmente sulla dimensione del viaggio: gli Inferi, l’Oltreoceano, Itaca, Syracusa, le colonne d’Ercole e tanti altri sono i posti menzionati e visitati dagli eroi di Homeron Etark che partono per portare a termine la loro missione, riportare a casa Lunete.

    Lo stile di scrittura è comunque molto scorrevole e soprattutto caratterizzato da un ricercatezza formale che non passa inosservata; c’è molta cura nella stesura di questo romanzo, popolato da numerosipersonaggi, alcuni raccontati meglio rispetto ad altri ma questo forse è dovuto alla presenza di altri capitoli della saga nei quali, mi auguro, si scoprirà molto di più sugli eroi del mondo Etark e non.

    La passione dell'autore traspare anche dal grande lavoro che si cela dietro il blog interamente dedicato al romanzo, dove disegni e approfondimenti extra sono un di più rispetto al testo e permettono di entrare in questo mondo tutto nuovo fatto da creature sconosciute e affascinanti.
    Sicuramente si tratta di un'opera che incuriosisce e colpisce il lettore, un lavoro di alto livello e con un ottimo potenziale. L’unica pecca per me sta nel tratteggio delle relazioni e dei rapporti tra personaggi che in alcune occasioni risulta essere un po’ ambiguo e poco chiaro: rapporti di amicizia che sembrano tingersi di quel qualcosa in più che rimane come sfuocato ed indefinito. Mi riferisco alle relazioni tra Catlyn, Lunete e Flora, ricche di effusioni ambigue oppure anche al rapporto tra Hero, fratello di Catlyn e Flora, una sintonia che sembra quasi scomparire senza motivazione cosi come il poco chiaro rapporto tra Hero e Lunete che sembrano aver quasi dimenticato entrambi, e non solo il ragazzo, il passato che li lega.

    Oltre questo però, il romanzo è davvero una buona base di partenza per realizzare una trilogia che non ha veramente nulla da invidiare ai colossi del genere epico e fantasy. Un grande in bocca al lupo a Francesco Giuffrida che ringrazio per avermi concesso di leggere un particolarissimo lavoro come il suo dal quale traspare tantissimo impegno e passione.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Homeron Etark: Lunete, Il Corrotto E L'oltreoceano
    • Autore: Francesco Giuffrida
    • Editore: CreateSpace Independent Publishing Platform
    • Data di Pubblicazione: 2016
    • ISBN-13: 978-1523253524
    • Pagine: 378
    • Formato - Prezzo: Brossura - 9,98 Euro

    18 luglio 2016

    Jack deve morire - Joyce Carol Oates

    Andrew J. Rush è il prototipo dell’americano perbene. È un figlio coscienzioso, un marito devoto, un padre premuroso, e vive con la sua famiglia in una pittoresca cittadina del New Jersey. Andrew J. Rush è anche un celebre scrittore di thriller e romanzi del mistero: i suoi libri vendono milioni di copie, sono tradotti in più di trenta lingue, e la critica non esita a definirlo «uno Stephen King in versione gentiluomo».Ma Andrew J. Rush è un uomo lacerato dagli spettri di un passato oscuro, sepolto negli strati più sotterranei della memoria eppure ancora vivo e palpitante, come il cuore rivelatore del racconto di Edgar Allan Poe. Per liberare questo emisfero recondito e negato della sua coscienza, Rush decide di crearsi un alter ego, uno pseudonimo enigmatico e controverso sotto il quale scrivere nuove storie, più viscerali, più sanguigne. Come però accade per ogni intuizione frankensteiniana o scissione perversa – dal dott. Jeckyll a Dorian Gray, fino allo sdoppiamento di Stephen King e Richard Bachman –, ciò che ne nasce è un mostro incontrollabile e furente: Jack of Spades.All’inizio Jack sembra ubbidire fedelmente al padrone. Il suo stile rude e magmatico è un ordigno letterario di distruzione, spietato e senza limiti. La sua identità indecifrabile e sfuggente gli permette di muoversi tra le pagine come un fantasma, un demone che trascrive dall’inferno i vangeli dell’immoralità. Ma presto Jack inizia a evadere i confini della letteratura, a insinuarsi nella vita privata del suo creatore, divenendone il complice mefistofelico, il suggeritore sanguinario e infine l’antagonista da eliminare, che intrappola Rush in una ragnatela voluttuosa di delitti e crimini dalla quale solo uno dei due potrà uscire vivo.In Jack deve morire Joyce Carol Oates, protagonista assoluta della letteratura americana contemporanea, gioca al massacro dei generi letterari, dà vita a un’opera multiforme ed eccentrica, senza margini apparenti, dove realtà e psicosi, veglia e tumulto onirico collidono ininterrottamente, generando orribili buchi neri negli stati di coscienza, e rivelando un’unica, inaccettabile verità: c’è un mostro sepolto nell’anima di ogni essere umano.

    Recensione

    Con Jack deve morire Joyce Carol Oates ha voluto divertirsi a scrivere una parodia dei thriller. Ne è scaturito un noir piacevole che riprende in chiave moderna Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde. Da segnalare che la scrittrice, quasi ottantenne, è molto prolifica, avendo al suo attivo oltre cento romanzi.

    Il protagonista del romanzo, Andrew Rush, è uno scrittore di romanzi gialli di discreto successo, apprezzati da quella parte di pubblico che predilige trame sofisticate e atmosfere soft, dove cioè vengono bandite descrizioni cruente e linguaggio scurrile. Ma a un certo momento della sua vita egli sente il desiderio di cambiare genere e, sotto lo pseudonimo di Jack of Spades (titolo originale del romanzo), si mette a scrivere di getto, senza soffermarsi a fare eventuali correzioni, storie molto più di pancia dove abbondano scene scandalose e di violenza, e dove il linguaggio risulta molto forte.
    Gradualmente i thriller di Jack of Spades iniziano a fare concorrenza a quelli di Rush e anche la personalità dello scrittore subisce un mutamento, tanto che a volte il nuovo autore prende il sopravvento sul vecchio anche nella vita reale, commettendo azioni che mai Rush avrebbe pensato di compiere. Anche il rapporto con i propri familiari subisce un cambiamento e Rush/Jack incomincia a sospettare sua moglie di tradimento e a ritenere i figli semplici fannulloni e sfruttatori.
    La scintilla che innesca la nuova personalità schizofrenica dell'uomo avviene quando egli viene citato in giudizio da una misteriosa donna che lo accusa di plagio, un evento traumatizzante che innesca un desiderio di rivalsa misto a curiosità circa la persona che gli ha fatto causa, creandogli uno stato di tensione in cui Jack of Spades prende in qualche modo il sopravvento. È solo quando si rende conto di stare compiendo una escalation di azioni criminose sempre più gravi che Andrew capisce che l’unico modo per non lasciarsi schiacciare dalla personalità di Jack è quello di farlo morire.

    È in fondo strano che in una società come quella americana, dove le persone benestanti sono solite recarsi dallo psicoterapeuta con una frequenza per noi inusuale, Andrew non ricorra maggiormente al loro aiuto preferendo il fai da te.
    Inutile dire che Joyce Carol Oates è un'ottima scrittrice e che il romanzo, ancorché surreale, è piacevole e scorrevole. Buona, inoltre, la caratterizzazione del suo personaggio. Tuttavia l’ironia di cui Joyce Carol Oates intesse il suo pastiche è forse un po’ troppo sottile e i riferimenti ad autori come Stephen King sembrano scritti più per divertimento proprio e del circolo di scrittori a cui l'autrice appartiene che per diletto del pubblico.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Jack deve morire
    • Titolo originale: Jack of Spades
    • Autore: Joyce Carol Oates
    • Traduttore: Luca Fusari
    • Editore: Il Saggiatore
    • Data di Pubblicazione: 2016
    • Collana: La Cultura
    • ISBN-13: 9788842822189
    • Pagine: 233
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19,00
     

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