6 febbraio 2016

Bambine - Eraldo Baldini

Primi anni Novanta. Tre bambine, nel giro di poche settimane, spariscono come inghiottite dalla nebbia che spesso avvolge Ravenna, una città dove i paesaggi del porto, della marina e della zona industriale formano uno strano contrasto col tranquillo “salotto” del centro storico. All’improvviso una nube di paura scende a oscurare la vita di tutti i giorni, facendo serpeggiare apprensione, incredulità e senso di impotenza, che cresceranno quando la vicenda, in un incalzante susseguirsi di colpi di scena, assumerà contorni di puro orrore. Sarà Carlo Bertelli, cronista di provincia che trascina senza entusiasmi una vita in crisi, a doversi suo malgrado immergere in una storia terribile, spinto soprattutto dal bisogno di proteggere la piccola Chiara, figlia del suo migliore amico morto in mare. Spietato e tenero, commovente e durissimo, Bambine è un noir pieno di suspense e di lucide disamine del Male, e nel contempo – come sottolinea Carlo Lucarelli nella sua prefazione – «uno splendido racconto sull’amicizia, sull’amore e sulle delusioni di una generazione inquieta in una terra che è stata definita “sazia e disperata”.» 

Recensione

Gli investigatori tradizionali americani, si sa, hanno la pistola facile e sono sempre pronti a fare a pugni, molto diversi, quindi, da quelli europei che, invece, sono in genere uomini tormentati e introspettivi. Secondo la maggior parte degli autori, tuttavia, esiste un elemento che accomuna entrambe le categorie e cioè che una famiglia normale sarebbe per loro d'intralcio. Il detective deve essere libero di andare in giro a fare domande a tutte le ore, mangiare se e quando può, razzolare nei bassifondi della città e dell’animo umano. Pertanto una moglie e dei figli che attendano a cena il rispettivo marito e padre, capace di abbandonare le problematiche relative alla sua professione e rilassarsi in famiglia, sarebbero un fardello troppo ingombrante da gestire per l'autore. I detective privati americani sono pertanto scapoli incalliti, mentre gli investigatori europei, in particolare svedesi, sono in costante crisi coniugale, come nel caso del commissario Kurt Wallander, protagonista dei polizieschi di Mansell, e del commissario Martin Beck, creato dalla coppia del giallo Sjöwall-Wahlöö. Da noi Manzini ha liberato il vicequestore Rocco Schiavone dalla moglie facendola morire in un attentato, mentre Camilleri, più portato verso la commedia che al dramma, ha creato per Montalbano una fidanzata che, affinché non intralci le sue indagini, ha relegato in Liguria, ben distante, quindi, dalla Sicilia.
Baldini ha recepito la necessità dell'investigatore di non avere freni familiari e ha voluto che Carlo Bertelli, il detective ravennate protagonista di questa storia, fosse separato dalla moglie, pur continuando, peraltro, ad avere con lei uno sporadico e civile rapporto d’amicizia. Bertelli è un solitario, l’unico compagno con cui era rimasto in sintonia dai tempi di scuola è morto, purtroppo, in un incidente in mare. Ha lasciato una moglie ed una figlia, Chiara, a cui Bertelli dice di essere molto affezionato e verso cui si sente responsabile, senza avere peraltro legami parentali, ancorché la bambina lo chiami affettuosamente zio.
La storia inizia con una ragazzina che esce dalla palestra e viene rapita mentre torna a casa. Sembra di leggere la cronaca del delitto di Brembate, invece è l’inizio del romanzo di Baldini che, essendo stato scritto nel 1995 e riproposto ora dalla casa editrice Fernandel, non può avere preso lo spunto dalla terribile tragedia di Yara Gambirasio, tuttora nelle cronache dei giornali per il processo in corso al presunto assassino.
La somiglianza con il delitto di Brembate termina appena si viene a sapere che per le strade di Ravenna bazzica un serial killer che prende di mira solo bambine. A mettersi sulle tracce dell’assassino è, come sopra accennato, il giornalista di cronaca nera Carlo Bertelli, improvvisatosi detective nel timore che una delle prossime vittime possa essere la figlia dell’amico scomparso.
Il racconto viene fatto in prima persona dal protagonista, che mostra una personalità decisamente complessa e non del tutto positiva. Non stupisce che, con l'unica eccezione del compagno di gioventù poi defunto, le vecchie amicizie di Bertelli, dopo la separazione dalla moglie, abbiano preferito dileguarsi. Bertelli è infatti un egocentrico e l'affetto che mostra verso Chiara sembra più l'autocompiacimento di un uomo convinto di rappresentare per la bambina l'unica figura paterna disponibile. Quando la madre della bimba trova un nuovo compagno, anche la responsabilità di Bertelli sembra venire meno, pertanto non è più interessato a portare avanti le indagini per scoprire il serial killer, anzi, in un primo momento, sarebbe più propenso a cestinare la documentazione indiziaria faticosamente raccolta che potrebbe inchiodare il probabile colpevole. Certamente questo suo proposito non è la manifestazione di professionalità di un cronista che dovrebbe tendere invece ad uno scoop giornalistico. A Bertelli piace piangersi addosso, flagellandosi con sensi di colpa per non essere stato presente quando l’unico amico rimastogli aveva bisogno di lui e per la fine della sua relazione coniugale. Trova sempre, però, qualche donna disposta a consolarlo. I suoi sono, tuttavia, rapporti superficiali, perché Bertelli è affettivamente immaturo e non si può non apprezzarne la complessa caratterizzazione che ne fa Baldini. 
Molti autori, specie di romanzi gialli, tendono a dimenticarsi di inquadrare gli eventi nella loro giusta cornice, Baldini invece è bravo a descrivere i luoghi in cui si muovono i personaggi, caratterizzandoli con le impressioni che suscitano al protagonista. Tanto è tormentata la natura, spesso deturpata dall’uomo, tanto lo è quella di Bertelli.
Il ritmo risulta sempre teso, l’intreccio plausibile, buoni i dialoghi, cupa l’atmosfera come si addice ad ogni buon noir. Un romanzo che si può apprezzare, quindi, sia per l’aspetto letterario che per quello della coerenza delle indagini, e il tema trattato, quello della pedofilia, risulta sempre tragicamente attuale.

Giudizio:

+4 stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Bambine
  • Autore: Eraldo Baldini
  • Editore: Fernandel
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788898605408
  • Pagine: 128
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,00

5 febbraio 2016

The Providence of Fire - Brian Staveley

The Providence of Fire is the second novel in Brian Staveley's Chronicle of the Unhewn Throne, a gripping new epic fantasy series.
The conspiracy to destroy the ruling family of the Annurian Empire is far from over. Having learned the identity of her father's assassin, Adare flees the Dawn Palace in search of allies to challenge the coup against her family. Few trust her, but when she is believed to be touched by Intarra, patron goddess of the empire, the people rally to help her retake the capital city. As armies prepare to clash, the threat of invasion from barbarian hordes compels the rival forces to unite against their common enemy. Unknown to Adare, her brother Valyn, a renegade member of the empire's most elite fighting force, has allied with the invading nomads. The terrible choices each of them has made may make war between them inevitable. Between Valyn and Adare is their brother Kaden, rightful heir to the Unhewn Throne, who has infiltrated the Annurian capital with the help of two strange companions. The knowledge they possess of the secret history that shapes these events could save Annur or destroy it.

Recensione

Secondo volume della saga Chronicle of the Unhewn Throne (Cronache del Trono Incompiuto), The Providence of Fire risente un po', come quasi sempre accade, della "sindrome del libro di mezzo": esaurite le novità e le originalità, presentati i personaggi, delineata l'ambientazione, il libro di mezzo ha l'ingrato compito di preparare il terreno per il finale cercando di non annoiare troppo il lettore. Motivo per cui, ne sono convinta, le trilogie sono sopravvalutate.

Ritroviamo in questo secondo volume i personaggi principali dove li avevamo lasciati: Adare, primogenita del re Sanlitun rimasta a corte in qualità di Ministro delle Finanze, a fare i conti con la scoperta che Ran il Tornja, l'alto generale dell'esercito del regno di cui è diventata amante, è il vero assassinio del padre; Kaden, secondogenito ed erede al trono addestrato dai monaci Shin, in fuga dal monastero di Ashklan distrutto dagli Aedoliani, il corpo di guardia che avrebbe dovuto proteggerlo e ricondurlo in salvo al Palazzo dell'Alba; Valyn, terzogenito avviato alla carriera militare, ha dovuto lasciare il corpo dei Kettral da traditore per poter raggiungere ad Ashklan il fratello in pericolo.
The Providence of Fire mostra infine il ricongiungimento, sia pure parziale e temporaneo, dei tre fratelli divisi sin da piccoli e destinati a ruoli imposti e ben definiti: invischiati in complotti volti a rovesciare la millenaria pretesa al trono della loro famiglia, consigliati e guidati da personaggi molto più anziani e potenti, finiranno per dubitare della lealtà dei fratelli prendendo strade nettamente separate. Adare, leonessa tra leoni, si ritroverà a capo di un esercito inaspettato in marcia contro il suo stesso regno; Valyn diverrà prigioniero e pedina del capo delle brutali tribù Urghul, per la prima volta unite contro Annur dopo la morte del conciliante Sanlitun; Kaden, non meno dei suoi fratelli, scoprirà che molte leggende erano vere, e che nel regno si aggirano da millenni, sotto mentite spoglie, antiche divinità e antichi aguzzini i cui scopi vanno al di là delle futili ambizioni e pretese delle fugaci vite umane.

Penalizzato da una netta predominanza di dialoghi e riflessioni che precedono e ritardano il vivo dell'azione, The Providence of Fire sfata molte convinzioni instillate nel lettore nel corso del primo volume e getta qualche interessante carta in tavola - non troppe - per il gran finale, The Last Mortal Bond, attualmente previsto per marzo. Nonostante il secondo volume non sia all'altezza del primo, in ogni caso, questa saga resta moderatamente al di sopra della media di quanto pubblicato attualmente in Italia per il genere fantasy, e auspico una resurrezione dell'editore Gargoyle (che ne aveva pubblicato il primo volume) o la cessione dei diritti a un'altra casa editrice che ne riprenda la pubblicazione.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Providence of Fire
  • Autore: Brian Staveley
  • Editore: Tor Books
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9780765336446
  • Pagine: 624
  • Formato - Prezzo: Paperback - 17.99 $

4 febbraio 2016

La classifica dei libri più venduti dal 25 al 31 gennaio


Cari lettori, abbiamo diverse novità da segnalarvi nella classifica dei libri più venduti della scorsa settimana, tutte di autori italiani. La prima nuova uscita la troviamo in seconda posizione, proprio sotto il libro del Papa, ma se avete più di 18 anni probabilmente il nome di questo esordiente non vi dirà nulla. Si tratta infatti di Alberico De Giglio, noto al popolo di YouTube come Albericoyes, o ancora "quello easy che fa i video su YouTube" come è stato definito dalle fan. Il giovanissimo Albericoyes (ha solo 16 anni) ha conquistato un pubblico enorme in rete con i suoi video comici e grazie alla fama di essere persona alla mano e disponibile: ora, come altri prima di lui, ha deciso di tentare la via della carta stampata raccontando il segreto del suo successo, puntando, bisogna dirlo, soprattutto alle ragazzine che con entusiasmo si sono trovate a guardarle dalla copertina il loro idolo immortalato in bianco e nero con uno sguardo seducente. E' possibile che dall'8 gennaio di quest'anno molte adolescenti abbiano conosciuto per la prima volta il piacere della lettura.
Nelle posizioni intermedie della classifica permangono Noli me tangere di Andrea Camilleri, Nei tuoi occhi di Nicholas Sparks, È tutta vita di Fabio Volo e l'immancabile La ragazza del treno di Paula Hawkins. Alle loro spalle appaiono invece diversi nuovi titoli, a partire da Cinque indagini romane per Rocco Schiavone di Antonio Manzini che raccoglie cinque racconti con protagonista il collerico ma irresistibile Schiavone, ripubblicati da Sellerio in un'unica opera dopo che erano tutti già apparsi, dal 2012 in poi, in diverse antologie a tema giallo, condivise con altri autori.
Alle spalle di Manzini troviamo invece Il cacciatore di luce di Giovanni Ferrero, che non contento di fare il CEO di una delle più importanti industrie alimentari italiane, si è da tempo dato alla letteratura e pubblica ora con Rizzoli il suo quarto romanzo, nel quale l'autore si perde tra le atmosfere uniche e sconfinate dell'Africa.
Segnaliamo infine la riedizione da parte di Adelphi de La scala di ferro del re del noir Georges Simenon e quella da parte di Guanda di un classico molto più recente, Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli, che ritorna nuovamente al decimo posto della nostra classifica dopo averla dominata per settimane l'anno scorso.



Il libro più venduto:

Un volume-intervista in cui papa Francesco si rivolge a ogni uomo e donna del pianeta in un dialogo semplice, intimo e personale. Il tema centrale del libro è la misericordia, da sempre fulcro della sua testimonianza e ora del suo pontificato. In ogni pagina vibra il desiderio di raggiungere tutte quelle anime - dentro e fuori la Chiesa - che cercano un senso alla vita, una strada di pace e di riconciliazione, una cura alle ferite fisiche e spirituali. In primo luogo quell'umanità inquieta e dolente che chiede di essere accolta e non respinta: i poveri e gli emarginati, i carcerati e le prostitute, ma anche i disorientati e i lontani dalla fede, gli omosessuali e i divorziati. Nella conversazione con il vaticanista Andrea Tornielli, Francesco spiega attraverso ricordi di gioventù ed episodi toccanti della sua esperienza di pastore - le ragioni di un Anno Santo straordinario da lui fortemente voluto. Senza disconoscere le questioni etiche e teologiche, ribadisce che la Chiesa non può chiudere la porta a nessuno; piuttosto ha il compito di far breccia nelle coscienze per aprire spiragli di assunzione di responsabilità e di allontanamento dal male compiuto. Nella schiettezza del dialogo, Francesco non si sottrae neppure dall'affrontare il nodo del rapporto fra misericordia, giustizia, corruzione. E a quei cristiani che si annoverano nelle schiere dei "giusti", rammenta: "Anche il papa è un uomo che ha bisogno della misericordia di Dio"


  • Titolo: Il nome di Dio è misericordia. Una conversazione con Andrea Tornielli
  • Autore: Jorge Mario Bergoglio; Andrea Tornielli
  • Editore: Piemme
  • ISBN-13: 9788856653144
  • Pagine: 120
  • Prezzo: 15,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:  

    2. Youdream - Alberico De Giglio (Mondadori Electa - euro 14,90)
    3. Noli me tangere - Andrea Camilleri (Mondadori - euro 17,00)
    4. Nei tuoi occhi - Nicholas Sparks (Sperling & Kupfer - euro 19,90)
    5. È tutta vita - Fabio Volo (Mondadori - euro 19,00)
    6. La ragazza del treno - Paula Hawkins (Piemme - euro 19,50)
    7. Cinque indagini romane per Rocco Schiavone - Antonio Manzini (Sellerio - euro 14,00)
    8. Il cacciatore di luce - Giovanni Ferrero (Rizzoli - euro 19,00)
    9. La scala di ferro - Georges Simenon (Adelphi - euro 18,00)
    10. Sette brevi lezioni di fisica - Carlo Rovelli(Guanda - euro 18,60)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    3 febbraio 2016

    Florence - Stefania Auci

    Ludovico Aldisi, un ambizioso giornalista della "Nazione", conosciuto per le aperte simpatie interventiste, vede nella guerra appena dichiarata un'occasione di prestigio e ascesa sociale. È un uomo affascinante, che ha come amante Claudia, la bella moglie di un ricco avvocato, cui non esita a chiedere soldi e favori. La sua esistenza subisce una svolta quando, durante una manifestazione pacifista, rivede Dante, amico e compagno di università. In quell'occasione conosce anche Irene, una ragazza francese, figlia di un suo ex professore universitario. La giovane lo impressiona per la verve intellettuale e la libertà di pensiero, oltre che per la fede pacifista. L'amicizia tra i due non attecchisce subito. L'uomo, infatti, si reca sulla Marna come inviato di guerra e qui si unisce a un battaglione scozzese. Conoscerà da vicino l'orrore delle battaglie, e questi eventi lo cambieranno profondamente. Al ritorno, Ludovico non è più il giornalista spregiudicato di quando era partito, ma un uomo confuso e tormentato. Mentre il rapporto con Claudia comincia a sfaldarsi, l'unico a dargli una mano è Dante, che lo invita nella sua tenuta nel Chianti, la Torricella. Lì c'è anche Irene. Tra i due si crea un legame che aiuterà Ludovico a far chiarezza dentro di sé e a comprendere cosa ha davvero perduto, proprio quando anche su Firenze e sull'Italia cominciano ad allungarsi le ombre minacciose della prima guerra mondiale.

    Recensione

    Sullo sfondo di una Firenze fastosa e immota del primo decennio del novecento, ha inizio Florence, un’opera che non racconta l’amore contrastato e improbabile tra due anime libere, ma ci mette dinanzi agli occhi l’agire umano e le sue motivazioni, da ogni angolatura possibile. Nella storia iniziamo col conoscere Ludovico Aldisi, un uomo di umili origini che cerca il riscatto e per raggiungere questo fine utilizza ogni mezzo, concedendosi persino una relazione con una donna sposata, e abbracciando politicamente l’interventismo a favore della prima guerra mondiale. Eppure, basta un incontro capitato per caso con la giovane Irene e la successiva partecipazione come cronista al fronte belga durante il primo conflitto del 15-18 per intaccare tutte le sue sicurezze, facendogli rivedere l’ordine delle sue priorità.

    Appare quindi chiaro che, incarnato dal protagonista, ci confrontiamo con il desiderio di chi lotta per migliorare la propria posizione, anche quando per ottenere risultati è necessario scendere a compromessi e dimenticare la legittimità delle proprie azioni, con il conseguente dissidio interiore tra quello che siamo disposti a fare e l’essere se stessi.
    Altro tema caldo è l’orrore della guerra, che ha il potere di modificare la vita sia delle povere vittime che ne subiscono le conseguenze, che degli stessi soldati, i quali, se sopravvivono, porteranno addosso per sempre l’incubo del sangue e della ferocia che hanno conosciuto. Perché al di là delle ideologie politiche e degli obblighi normativi, una situazione pericolosa, che si respira dalle stesse pagine del romanzo, istiga le persone a lottare per salvaguardarsi, a rivendicare il diritto di vivere, purtroppo troppo spesso a discapito di chi soccombe.
    E non in ultimo, viviamo anche il piccolo grande dramma dell’essere donne libere, emancipate per intelletto e attitudine, che loro malgrado si scontrano con l’arretratezza culturale di una società, come l’Italia del 1914, fortemente machista e non pronta ad ammettere l’unicità delle persone e soprattutto l’idea che il destino vada costruito con le proprie mani, senza condizionamenti, ma prendendo spunto solo dalle propensioni personali.

    Entrando invece nel vivo della lettura, la caratteristica che comunque emerge dal romanzo è la cura e l’appropriatezza descrittiva, a tratti puntuale e in altri approfondita, del retrogusto storico che fa da cornice al romanzo: si respira la politica, i movimenti reazionari, le abitudini. Ci ritroviamo dinanzi un quadro composito che racconta la pluralità delle esistenze che girano attorno alla storia, con una profonda aderenza al contesto geo-politico e sociale dell’epoca.
    In questo inoltre facilita proprio Firenze, città storica che con la sua architettura e la sua aria trasognata e romantica, compone i destini, quasi ci gioca, offrendogli riparo. Ma oltre alla città che funge da titolo al racconto, ritroviamo le stesse caratteristiche anche quando la scena si sposta, sia alla Marna che a Torricella, dove i destini di Ludovico, Irene e di tutti gli altri partecipanti alla trama, ognuno secondo il suo percorso, si compiono sino alla fine.

    Il quadro finale si delinea in modo accattivante, sorretto da una buona regia che traduce l’idea in trama senza tralasciare nulla, con uno stile formalmente corretto e scorrevole, nel quale i manierismi della cornice storica si compiono e si intersecano con dei dialoghi ben ritmati e l’atmosfera spaziale e temporale che trova sempre una precisa collocazione durante le varie fasi del racconto. Le variazioni di contesto, all’interno dello stesso capitolo, non disturbano ma anzi contribuiscono a reggere l’equilibrio dell’iter di Ludovico e Irene.
    Dalla conclusione dell’esperienza di lettura pertanto emerge che Florence è una storia che rimane a lungo impressa nell’animo di chi la legge, che aiuta a contestualizzare il nostro passato sia culturale che come vissuto nazionale e senso di appartenenza, in un altalenarsi di emozioni vivide e ben ponderate. Di sicuro una lettura da consigliare, che non può deludere.

    Giudizio:

    +4stelle+ (e mezzo)

    Dettagli del libro

    • Titolo: Florence
    • Autore: Stefania Auci
    • Editore: Baldini e Castoldi
    • Data di Pubblicazione: 2015
    • Collana: Romanzi e racconti
    • ISBN-13: 978-8868528508
    • Pagine: 418
    • Formato - Prezzo: Cartonato, sovraccoperta - € 18,00

    2 febbraio 2016

    Il suggeritore - Donato Carrisi

    Questo libro non è solo un thriller scritto da un autore italiano agli esordi, che si confronta con un genere finora appannaggio dei grandi autori americani, reinventando le regole del gioco. È una storia che esplora la zona grigia fra il bene e il male fino a cogliere l'ultimo segreto, il minimo sussurro. Qualcosa di sconvolgente è successo, qualcosa che richiede tutta l'abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte sembianze, che li mette costantemente alla prova in un'indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. È un gioco di incubi abilmente celati, una continua sfida. Sarà con l'arrivo di Mila Vasquez, un'investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l'altro, grazie anche al legame speciale che comincia a formarsi fra lei e il dottor Gavila. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo...

    Recensione

    ​Come si scrive un thriller di successo? Secondo Donato Carrisi è sufficiente chiamare a raccolta ogni sorta di psicopatico visto in ogni possibile giallo scritto finora e fare un bel minestrone di tutte le possibili aberrazioni umane, al grido di "O la va, o la spacca". Alla fine, bisogna ammetterlo, è andata, e Il suggeritore è diventato uno dei gialli italiani di maggior successo anche all'estero, quanto meritato resta da vedere.

    Dal punto di vista strettamente della trama, passando sopra alla sovrabbondanza di elementi, Il suggeritore è un buon giallo, sostenuto da un enigma ben congegnato, almeno fino a circa metà.
    In mezzo a un bosco vengono rinvenute sei braccia sinistre appartenenti ad altrettante bambine scomparse. Uno a uno iniziano a comparire anche i cadaveri, secondo una modalità che di volta in volta porta allo scoperto un crimine e un criminale "secondario". Inizia così una giostra di pedofili, stupratori, violenti parassiti e chi più ne ha più ne metta, in un'escalation di orrori che ha l'evidente scopo di stordire il lettore moderno, ormai abituato a "banali" serial killer da telefilm. Nell'ansia di stupire l'autore non si accorge che i conti non tornano sempre nel suo meccanismo (ad esempio il modo in cui dal secondo cadavere si risale al secondo omicidio non sta proprio in piedi) ma, soprattutto, Carrisi si fa prendere un po' troppo la mano e battere il record di crimini violenti in un giallo non gli basta più: vuole anche battere quello dei colpi di scena. Preso da questa frenesia e in barba a ogni logica, lo scrittore infarcisce la seconda parte del romanzo di improvvise e improbabili scoperte, al termine delle quali nemmeno il vecchio gatto asmatico di vostra nonna risulterà più innocente. Che poi non si capisce perché Carrisi si sia preso la briga di congegnare una trama così arzigogolata per poi risolvere uno dei nodi principali tirando fuori dal cappello una medium che ha tutte le rispose.

    Il problema vero di questo romanzo, tuttavia, è che un thriller così cruento dovrebbe essere raccontato con una voce fredda, decisa, ammaliante. Dovrebbe essere raccontato da qualcuno personalità e non da qualcuno che scrive come una ragazzina delle superiori che ha fatto una scorpacciata di telefilm americani e tenta di ricrearne l'atmosfera traducendo letteralmente (e maldestramente) dialoghi, personaggi, ambientazioni.
    Anche Carrisi, infatti, rientra nel gruppo di autori italiani che ritengono che scrivere un libro coincida con scrivere un tema, come si faceva al liceo. Un bel tema bisogna dire, sintatticamente curato e con una buona padronanza del linguaggio, ma pur sempre un elaborato didascalico, pieno di ingenuità, in cui l'autore tenta di riversare tutte le sue conoscenze sul tema senza offrire qualcosa di veramente nuovo, originale o credibile.
    Già nella caratterizzazione dei personaggi si riversano luoghi comuni come la poliziotta protagonista, una dura abituata al lavoro solitario che naturalmente nasconde un suo dramma personale che la spinge a fare cose assurde come ustionarsi le mani involontariamente e senza motivi già alla sua prima apparizione. Naturalmente il trauma appena accennato scompare per buona parte del racconto, per poi essere riappiccicato sul finale, sempre per amore dei colpi di scena.
    Inserita in una squadra che non è la sua, la protagonista incontra altri personaggi-tipo come il superiore incompetente, l'affascinante criminologo, l'esperta informatica, unica altra donna del gruppo, che prende in odio immediatamente e senza motivo la nuova arrivata e non perde occasione per denigrarla e sminuirla pubblicamente, con insulti degni di una tredicenne. In compenso il poliziotto giovane e rampante parte subito a fare il galletto allupato.

    Ma ciò che ho trovato veramente irritante è il fatto che Carrisi collezioni una sequela di frasi e situazioni a effetto che però non coincidono veramente con i fatti.
    Ad esempio la protagonista a parole è una grintosa esperta di rapimenti di bambini ma nei fatti la vediamo sempre compiere pasticci uno dietro l'altro. Il brillante criminologo le assegna un interrogatorio con la vedova di un sospettato confidando sulle sue capacità di intuizione e sull'esperienza: lei le dimostra chiedendo alla donna da quanto era sposata e come ha conosciuto il marito. Brillanti intuizioni che conquistano alla protagonista la stima imperitura del collega, ovviamente. Tra parentesi la vedova a questo punto racconta la storia del proprio matrimonio e alla fine arriva a rivelare che il marito aveva l'amante. L'investigatrice brillante intuisce che la donna li aveva ingannati e aveva manovrato la conversazione per arrivare a quella rivelazione. Ma siamo seri?
    Oppure vogliamo parlare del principale sospettato che lascia in segreteria un messaggio poco chiaro ed evidentemente equivoco ma nessuno dei poliziotti ne coglie l'evidente significato fino a quando il brillante criminologo, 24 ore dopo, non nota genialmente "una discrepanza"? E non poteva mancare l'esperta informatica che dice assurdità come "ho collegato una memoria esterna così se il PC va in palla si scaricheranno i dati tutti qui in un lampo", mentre esibisce una tecnica investigativa astutissima che consiste nel vedere se le cartelle Documenti e Immagini contengono files, nemmeno fosse un corso di Windows per dummies.
    E ancora la protagonista che, in quanto nuova arrivata, viene ignorata da tutti fino a che di punto in bianco se ne esce pronunciando ad alta voce una singola parola ad effetto che costringe tutti a voltarsi verso di lei meravigliati dalla improvvisa e geniale intuizione. Una scena ridicola e infantile, già vista in migliaia di film e telefilm in cui si vuole far passare uno dei personaggi per genio. Il libro è pieno di queste presunte rivelazioni e brillanti intuizioni che sono tali solo a parole perché, purtroppo, non basta dire che una frase è divertente o provocatoria per renderla tale, anzi a volte meno si dice e maggiore è l'effetto ottenuto.

    Purtroppo Carrisi non lo sa e il suo romanzo non riesce a superare il livello del temino ben scritto, con dialoghi che sembrano la traduzione letterale di quelli che sentiamo in un poliziesco americano qualsiasi, dinamiche fra i personaggi ridicole e infantili e un intento didascalico quasi imbarazzante. Si è mai visto un giallo in cui si interrompe il dialogo per spiegare al lettore cos'è il luminol? Anche fosse davvero necessario spiegarlo, si poteva avere l'accortezza di inserire la spiegazione all'interno di un dialogo, invece il narratore onnisciente scende in campo personalmente per tenere una lezioncina sull'argomento.
    Similmente, tante, troppe volte, situazioni di per sé evidenti vengono inutilmente spiegate sminuendone il valore: quando, ad esempio, un sospettato dà una risposta evasiva, l'evasività è già esplicita nella risposta stessa e non c'è motivo per il narratore per inserirsi e sottolineare che si trattava di una risposta evasiva spiegando il perché.

    In conclusione, Il Suggeritore è un giallo scenografico, scritto per piacere e stupire. In alcuni punti ci riesce effettivamente, anche se prestando un po' di attenzione parecchi risvolti della trama risultano inevitabili, e sicuramente la trama è di quelle che catturano ma il desiderio di scioccare porta a numerosi errori e diventa a tratti ridicolo e irritante anche se non quanto lo stile di scrittura, che è ciò che mi frena, al momento almeno, dal dare una seconda chance a Carrisi.

    Giudizio:

    +2stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Il suggeritore
    • Autore: Donato Carrisi
    • Editore: TEA
    • Data di Pubblicazione: 2011
    • Collana: collana
    • ISBN-13: 9788850223039
    • Pagine: 462
    • Formato - Prezzo: Brossura - 5.00 Euro
     

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