20 febbraio 2017

Figlia di nessuno - Amneris Di Cesare

Mi chiamo Nivea Maria Gonçalves Mello Branco. Tanti cognomi per indicarne uno solo, vero e stampato a fuoco sulla mia carne: figlia di nessuno. Mia madre proveniva dalla Rocinha, la favela più grande del Sud America, costruita su una collina di fronte all’oceano: non c’è vista panoramica migliore in tutta Rio. Sognava un uomo che la portasse lontano, che le desse una casa dove vivere insieme felici. Perché sonhar não custa nada, e sognare è un errore che non ho mai commesso. Ho conosciuto tanti uomini e non ho permesso a nessuno di umiliarmi. Sono stata amata e ho amato anche io, una volta sola. Amare è l’unico lusso che mi sono concessa. Questa è la mia storia. Mi chiamo Nivea e sono figlia di nessuno.

Recensione

Una premessa è obbligatoria:
Il volume, oltre alla novella principale che dà il titolo all’intera opera, racchiude mediante un appendice anche altri testi quali racconti brevi, articoli o stralci di altri romanzi (come Mira dritto al cuore, recensito qualche tempo fa sempre su questi schermi), in qualche modo connessi sempre al Brasile e all’amore dell’autrice stessa per la sua terra natia, che traspare dalle pagine.
Una scelta che se da un lato può sembrare interessante, perché denota la conoscenza sostanziale che l’autrice detiene con l’ambientazione o risultare anche simpatica, se per esempio ci si concentra sul racconto dalle tinte autobiografiche “A Senhora” che ci svela le vicissitudini del nome della Di Cesare, dall’altro però potrebbe rischiare di togliere l’attenzione del lettore dall’intensità della storia principale, sulla quale comunque vogliamo concentrare la recensione di oggi.
Figlia di Nessuno è una novella che basa la storia sul riscatto sociale, affrontato in modo ampio, truce e coinvolgente, ma assolutamente delicato da leggere. Al centro c’è Nivea, una giovane donna delle Favelas, che ha vissuto sin dalla prima infanzia l’orrore di una vita frettolosa, a grandi balzi.
Figlia di una delle donne più belle del morro e cresciuta sola in un ambiente ostile, che permane il suo ambiente di vita e ne costituisce con un legame invisibile le sue stesse origini, ha visto prima sua sorella morire, e poi la madre divenire un peso, investendo lei dell’ingrato compito di mandare avanti la carretta, con l’unica cosa che sa fare: sfruttare la sua bellezza e ballare.
Il legame materno è uno dei temi centrali della storia, sia per come Nivea è attaccata a sua madre, sino a quando non diventerà orfana, sia perché lei stessa ha modo di sperimentare la forza di un cordone ombelicale teso e poi spezzato, situazione che comunque tormenterà la sua breve ma intensa esistenza sino all’ultimo respiro.
Il legame paterno invece, è più che altro immaginario: la madre non ha fatto altro che raccontarle di Thiago, il grande uomo passionale con cui ha avuto una breve relazione, ma la stessa Nivea ci propone due situazioni diverse, parlandoci anche di un giovane italiano che potrebbe essere in realtà il suo vero padre e che sarà, a causa dei familiari, il motivo stesso dell’improvviso declino di sua madre. In entrambi si coglie tra le pagine un cumulo di aspettative irrisolte nel rapporto, che per farle detenere l’equilibrio deve mantenersi un affetto sicuramente sentito, ma più che altro immaginato.
Nivea è proprio libera nel suo essere di nessuno, e non si arrende mai. Forse proprio questa sua determinazione, oltre a farla crescere e conoscere il sesso e la prostituzione troppo presto, riesce in qualche modo a salvarla, facendole raggiungere pian piano una sua emancipazione dalla Favela, mettendola in condizioni di poter toccare i fili del potere.
Questo di certo avviene con le relazioni che intesse, portandola prima a esibirsi in locali prestigiosi e poi a diventare la donna di Agenòr, un influente politico che vede nel popolo ai margini una risorsa e sfrutta proprio la sua appartenenza per attrarre la popolazione della Favela, solitamente esclusa dal dialogo sociale, per rappresentare le istanze. E così Nivea, che comunque non rinuncia al potere del suo sangue sensuale, diventa interlocutrice e rappresentante di tutta una nazione, che lotta per affermarsi ed essere presa in considerazione.
Un aspetto di certo prevalente è l’ambientazione della storia: il Brasile, dalle casette di cartone alle sparatorie, al traffico di droga, alla gioia di vivere nonostante una vita di stenti, un ambiente lontano dai noti circuiti turistici ma ben presente nell’immaginario collettivo.
In questo senso aiuta non solo il potere descrittivo dell’autrice, che trasforma le immagini in maniera nitida e immediata, ma agevola l’interlocuzione che sa mischiare la lingua portoghese nei momenti giusti al narrato, rendendo tutto il quadro sinceramente più dinamico.
La scrittura è pulita e curata, con uno stile accattivante, che mai casca in errore, un pregio abbastanza raro di questi tempi. Il racconto esprime la sua visione in prima persona, tutti i personaggi pertanto acquisiscono spessore o sfumano sulla base dell’onda emotiva di Nivea, che idealizza a volte ma più spesso riesce a concretizzare in modo oggettivo l’interlocutore. Poche pennellate ma decise compongono le scene, con la costante presenza dei colori, degli odori e delle sensazioni a essi correlati.
Di sicuro l’esperienza di lettura è positiva: Figlia di nessuno ci parla in modo sintetico eppure puntuale di una dimensione di vita precaria, ma che reca in sé oltre all’orrore degli stenti anche la voglia di cantare la speranza, la rivalsa, il potercela fare.
Un libro di sicuro che merita attenzione, da dedicare a tutti coloro che hanno bisogno a volte di trovare un motivo per andare avanti e quindi di un confronto con un’esperienza, ben lontana da noi, con la quale fare i conti prima di ripartire.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Figlia di nessuno
  • Autore: Amneris Di Cesare
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788822861580
  • Pagine: 120
  • Formato - Prezzo: € 1,99

18 febbraio 2017

Morte a San Siro - Alessandro Bastasi

«In zona San Siro a Milano una macabra scoperta ha funestato questa mattina il lavoro di Khalid Buhar, macchinista dell’impresa edile Milano Costruzioni, mentre si accingeva a spianare il terreno a ridosso di una vecchia villa, abbattuta per far posto a un nuovo ipermercato di proprietà del magnate svizzero Karl Heimer. Stava operando con la scavatrice quando, dalle macerie, sono improvvisamente venuti alla luce alcuni resti umani». Guido Barbieri, professore di storia in pensione, non ha dubbi: si tratta di Angela Pozzi, scomparsa a 17 anni nel lontano 1965. Una ragazza della quale lui, diciottenne, era follemente innamorato. Ma sembra che la morte di Angela Pozzi interessi solo a lui e di riflesso alla figlia Laura, giornalista di un’emittente televisiva. La magistratura ha infatti gatte da pelare molto più urgenti e pressanti. Sarà però un nuovo inaspettato delitto a richiedere l’intervento deciso di Daniele Ferrazza, un commissario di polizia giudiziaria che nutre per Laura un interesse non soltanto professionale. Il commissario si troverà ad affrontare un caso oscillante tra passato e presente, all’apparenza indecifrabile. Tanto indecifrabile da sfuggire ai canoni classici dei fatti di sangue. La vera protagonista del romanzo è come sempre Milano, con la trasformazione che ha subito, dagli anni Sessanta ad oggi, da città industriale a città di servizi multietnica, dove sono scomparse le latterie, i trani, il fumo delle ciminiere e lo smog delle caldaie a carbone, lasciando il posto ad asettici uffici, al proliferare dei media, al trionfo del digitale. Una mutazione nella quale si specchia il rapporto non facile tra un padre cresciuto sull’onda ideologica di un Novecento che non c’è più e una figlia pragmatica e interamente dedita alla carriera professionale, e nella quale la presenza ingombrante dei media nei casi giudiziari diventa la normalità. “Oggi i processi si fanno in televisione”, commenta uno dei personaggi. Una realtà del nostro tempo che qui trova l’ennesima conferma.

Recensione

Il protagonista di questa storia è un vedovo settantenne di nome Guido Barbieri, professore di storia in pensione, che si improvvisa detective per cercare l’assassino di Angela Pozzi, una ragazza diciassettenne che lui aveva incontrato da studente mezzo secolo prima. L’aveva conosciuta nel 1965 mentre facevano entrambi la fila per acquistare i biglietti per un concerto dei Beatles e per lui si era trattato quasi di amore a prima vista.
I resti della ragazza, che tutti dicevano fuggita di casa per andare a Roma a fare l’attrice, vengono trovati durante la demolizione di una villa già appartenuta ai genitori della vittima. Angela Pozzi era innamorata di un ragazzo di origine meridionale e per questo non ben visto dalla sua famiglia, ma ciò non le impediva di frequentare Guido Barbieri con cui si confrontava sui reciproci gusti musicali e interessi culturali. Cinque anni più tardi, nel 1970, Lucio Battisti avrebbe cantato Mi ritorni in mente bella come sei, forse ancor di più … parole che ben si adattano allo stato d’animo del professore in pensione, a meno che non si preferiscano i versi tratti dalla poesia Cocotte di Gozzano:

Il mio sogno è nutrito d'abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono state...

Dato che la polizia appare poco interessata a impiegare uomini e mezzi per la risoluzione di un caso di cinquanta anni prima, Guido Barbieri prende la scusa con se stesso di aiutare la figlia trentacinquenne, giornalista di una rete TV privata, a fare uno scoop sulla morte di Angela Pozzi, e inizia a svolgere le indagini su coloro che erano al tempo a contatto con la vittima.
Guido Barbieri, già autore di un libro su Filippo Buonarroti, sta ora scrivendo un saggio sull’evoluzione di Milano dal dopoguerra ai giorni nostri e, con la scusa di approfondire la sua ricerca, riesce ad ottenere un intervista con l’erede della famiglia Pozzi, Pierluigi, fratello della vittima e affermato architetto, nonché a prendere contatto con l'impresa che aveva svolto i lavori di costruzione della villa dov’era stato rinvenuto il corpo di Angela Pozzi.
Sarà solo quando si verificherà un altro omicidio, ritenuto collegato a quello di Angela Pozzi, che le forze dell’ordine si interesseranno fattivamente ai due delitti.
L’autore, Alessandro Bastasi, in una nota a fine romanzo, dice di aver trovato lo spunto a Morte a San Siro dalla vicenda della sedicenne Elisa Claps, il cui corpo fu ritrovato a Potenza nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità diciassette anni dopo il suo omicidio. Pur presentando qualche analogia, l’intreccio ideato da Bastasi si discosta notevolmente da quella vicenda, ma non si vuole approfondire ulteriormente il paragone per non anticipare fatti significativi per il lettore.
Oltre alla buona caratterizzazione del protagonista, ben delineate risultano anche le figure degli altri personaggi, quali tessere del mosaico psicologico che il professor Barbieri deve comporre per trovare l’assassino di Angela Pozzi. La soluzione avviene quasi inaspettata ed è volta a sorprendere il lettore.
Morte a San Siro è un ottimo romanzo giallo, scorrevole e con un buon intreccio, scritto con linguaggio asciutto che ben si confà al genere, nonché con l’inserimento di qualche citazione culturale che conferisce al testo una nota intellettuale.
Non mi pare, peraltro, che la protagonista di questa storia possa essere considerata la città di Milano, che rimane solo sullo sfondo come palcoscenico degli eventi. I veri protagonisti sono a mio avviso il professor Barbieri e il suo rimpianto per la vita spezzata di una ragazza bella e intelligente. È questo rimpianto a infondere al romanzo la caratteristica atmosfera malinconica per le cose che potevano essere e che il destino non ha permesso si realizzassero.


Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Morte a San Siro. Milano, il mistero di villa Pozzi
  • Autore: Alessandro Bastasi
  • Editore: Fratelli Frilli 
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: I tascabili
  • ISBN-13: 9788869431722
  • Pagine: 283
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 12,90

16 febbraio 2017

Verso Nord - Willy Vlautin

Che differenza c'è tra ascoltare 45 ballate country, e leggere un libro che ne racconta in prosa la trama? Se l'autore è Willy Vlautin, verrebbe da dire, forse solo la modalità di ascolto. Eppure il risultato materializzato in questo "Verso nord" non è un concept album né tantomeno una croonerata baggiana sulle note lancinanti di una pedal steel, ma piuttosto un romanzo nella più autentica (e grande) tradizione americana. Ventidue anni, cameriera nei locali di una città buona-per-i-ricchi, Allison Johnson è l'anima persa con gli occhi blu protagonista del secondo romanzo di Vlautin: figlia alcolizzata di una madre alcolizzata, con una sorella sedicenne che ha tutta l'aria di voler continuare la dinastia, un padre assente e un fidanzato cocainomane e violento, quando la sua situazione diventa troppo pesante si mette in viaggio, squattrinata e sola, lasciandosi tutto quello che può alle spalle (e quello che non può in pancia). E alla fine lascia noi, Allison, di fronte a uno spettacolo emblematico, la demolizione controllata di alcuni vecchi edifici, che sembra voler ricordare che quaggiù tutto cambia, e in compagnia di colui che potrebbe rendere finalmente più bello il cammino.

Recensione

La vita di Allison non è assolutamente facile: suo padre se n’è andato di casa da molti anni, sua madre è alcolista e anche lei e sua sorella di soli sedici anni sono sulla buona strada, ma soprattutto Allison è una donna che ha difficoltà a portare avanti da sola la propria esistenza, a fare delle scelte consapevoli: ha interrotto gli studi senza nemmeno diplomarsi, ripiegando su dei lavori nei locali per andare avanti, sta insieme a Jimmy, un ragazzo tossico, violento e razzista che abusa di lei dal profilo psicologico e da cui si sente dipendente.
Allison in tutto questo, almeno apparentemente, non reagisce, risultando spenta e incapace di scegliere, ancor più di ribellarsi a un destino che vede già segnato, nonostante i suoi soli 22 anni.
Ha problemi di alcolismo che non le facilitano la vita, la sua Las Vegas, nonostante le luci della ribalta per il divertimento e le occasioni mondane, le appare piuttosto una prigione, partendo però dal presupposto della sua periferia, dove immigrazione e delinquenza sembrano voler regolare la vita quotidiana di chiunque.
In tutta la sua fragilità Allison appare una ragazza interrotta, strappata dal reale: la sua unica consolazione è Paul Newman, di cui guarda i film, che la spinge a sognare una realtà alternativa per lei, un attore che nella sua immaginazione a volte, nei momenti di maggiore criticità e introspezione, esce fuori dallo schermo per sostenerla in lunghi dialoghi che lei intrattiene con se stessa.
A primo acchito, quando ci si interfaccia con i primi capitoli della sua storia, emerge con forza la passività della protagonista, tale da far anche adirare il lettore, perché la donna, pur priva di strumenti, tende a perdersi anche nelle scelte più basilari che le consentirebbero la sopravvivenza.
La narrazione è impregnata del suo essere, rendendo tutto fioco e grigio, quasi spento. Lo stesso strappo o la sua stessa volontà scorre piano, anche nei momenti di maggior concitazione, anche quando scavando scopriamo il suo passato di violenza, sia fisica che verbale e le sue deprivazioni personali.
L’ambientazione stessa risente di questo sentimento decadente, perché filtrato dai suoi occhi, dai suoi gesti. Ciò ci fa capire come, a livello di scrittura, ci sia stata una forte immedesimazione in Allison, una trasformazione che accompagna un po’ tutta l’opera, dove lei galleggia, sospesa tra ciò che sarebbe bene fare e quello che invece è da evitare.
Allison ha il coraggio di andarsene, e riprova a ricostruirsi un’esistenza a Reno, per una pura serie concatenata di eventi fortuiti, ma non sembra che le cose vadano meglio, fintanto che lei continua a ripetere gli stessi identici errori, senza autodeterminarsi mai dal profilo sostanziale.
Nel suo immaginario ritroviamo poi il senso ipotetico del romanzo, che riguarda lei come anche il suo Jimmy (da cui scappa e spera sempre di non essere ritrovata): l’aspirazione a cambiare il proprio futuro, identificato nella metafora del trasferirsi al Nord: dove la vita è più facile, dove si può ricominciare davvero, dove i messicani e gli immigrati non arrivano (secondo quanto ritenuto da Jimmy in uno dei flash back), dove puoi essere quello che sei o chi vuoi.
Una sorta di nuovo sogno americano, modernizzato rispetto alla matrice atavica, ma col substrato di una vita ai margini sociali, dove le reali possibilità scarseggiano, e in cui si diventa semplicemente delle profezie che si auto-concretizzano da sole.
Solo verso il finale la protagonista ci offre dei reali spiragli di cambiamento, decidendo di appoggiarsi a chi non la intimorisce per sentirsi sicura e cercando di svincolarsi dalla dipendenza dell’alcool, scegliendo quindi di accontentarsi nel vivere senza troppe complicazioni, lavorando e costruendo un poco che possa essere comunque suo e di chi imparerà ad amare.
Il secondo romanzo di Vautlin risulta un’opera a mio avviso controversa: da un lato ci narra il dramma e il desiderio di riscatto, affidandolo all’immagine sin troppo stigmatizzata della fragilità che diventa la catena stessa di tutta la storia.
I riferimenti contemporanei sono scarni, atti più che altro a confermare stati d’animo e disagio più che a raccontarci una società intera. La stesura e lo stile scorrono comunque in maniera lineare, a parte la presenza di qualche refuso di battitura lo stile appare concreto e corretto.
Verso Nord è un romanzo che potrebbe aprire molti spiragli di ragionamento, se si avesse la forza di liberarsi del proprio io e si accettasse la voce della protagonista in ogni sua fase di vita, in discesa così come in salita.
È di sicuro un libro dedicato al percorso di una donna in difficoltà: fragile e succube, che ha bisogno di aiuto ma soltanto per potersi sentire autonoma nel suo essere Allison Johnson come persona senziente, che detiene in mano le redini della sua esistenza.
Un’esperienza di lettura che non tutti, se non sono aperti o pronti, possono comprendere sino in fondo.

Giudizio:

+2stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Verso Nord
  • Titolo originale: Northline
  • Autore: Willy Vautlin
  • Traduttore: Alessandro Agus
  • Editore: Quarup
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Badlands
  • ISBN-13:9788895166308
  • Pagine: 190
  • Formato - Prezzo: € 14,90

15 febbraio 2017

Nuova trilogia in arrivo per Philip Pullman

Dopo mesi di speculazioni è arrivata la conferma: Philip Pullman, acclamato autore della saga fantasy Queste oscure materie torna in libreria con una nuova serie intitolata The Book of Dust, un'opera ormai in lavorazione da diversi anni e della cui pubblicazione si era parlato già nell'ormai lontano 2012.
Si tratta di un'opera in tre volumi che ci riporterà nuovamente nel mondo di Lyra e del Magisterium e riuscirà ad essere contemporaneamente prequel e sequel; il primo volume saraà infatti ambientato dieci anni prima degli eventi narrati ne La bussola d'oro, mentre i successivi si collocano dieci anni dopo la conclusione de Il Cannocchiale d'ambra.
Oltre a ritrovare Lyra e i daimon, il nuovo romanzo includerà nuovi protagonisti, tra cui un ragazzino che i più attenti ricorderanno forse di aver già visto in precedenza e che, prevedibilmente, si troverà ad affiancare Lyra in una nuova avventura. Come nei romanzi precedenti, l'autore intende servirsi del fantasy per prendere una posizione precisa contro le istituzioni repressive e autoritarie - ricorderete che molte polemiche accompagnarono Queste oscure materie per le sue non troppo velate critiche alla Chiesa - anche se le informazioni riguardo al contenuto di questa nuova opera sono ancora piuttosto nebulose e verranno man mano integrate nei prossimi mesi, tanto per garantire ai fan l'immancabile suspense.
Per ora quindi una sola certezza: la data di pubblicazione del primo volume che, in lingua originale uscirà il 19 ottobre 2017, ben 22 anni dopo la pubblicazione de La bussola d'oro e, per chi non intende aspettare la traduzione, è già ordinabile nelle principali librerie online. Buona attesa!

13 febbraio 2017

Urla nel silenzio - Angela Marsons

Cinque persone circondano una fossa vuota. A turno, ognuno di loro è costretto a scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma non è il corpo di un adulto, è troppo piccolo. Una vita innocente è stata sacrificata e un oscuro patto di sangue è stato siglato. E il segreto delle cinque persone sarà sepolto sotto quella terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene uccisa brutalmente: è il primo di una serie di agghiaccianti delitti che stanno insanguinando la regione di Black Country, in Inghilterra. Nel corso delle indagini, ritorneranno alla luce anche i resti del corpicino sepolto tempo prima da quel misterioso gruppo di persone. La detective Kim Stone viene chiamata a indagare per fermare il killer prima che colpisca ancora. Ma per farlo, dovrà confrontarsi con i demoni del proprio passato...

Recensione

In una nota alla fine del libro Urla nel silenzio, l’autrice ringrazia i lettori per aver scelto di leggere il suo romanzo e li prega, nel caso sia loro piaciuto, di scriverne una recensione, nonché di consigliarlo ad amici e parenti. Evidentemente l’invito di Angela Marsons è stato recepito, perché nel 2015 il suo romanzo ha raggiunto anche il vertice nelle classifiche inglesi.

Le vicende raccontate si svolgono in Inghilterra e precisamente nella regione della Black Country, così chiamata, si presume, per le miniere di carbone che vi si trovano e che, a suo tempo, hanno comportato una prosperità alla regione di cui ora è rimasto, però, solo il ricordo.


In questa storia, per trovare l’assassino, occorre scavare nel passato delle vittime che non sono esenti da colpe, essendosi comportate a loro volta, almeno in una occasione, come carnefici, come si evince dal prologo. Le vittime sono accomunate dal fatto che in passato hanno lavorato a vario titolo in un orfanotrofio, abbandonato poi a seguito di un incendio che lo aveva parzialmente distrutto. Da tale orfanotrofio, prima della distruzione, si era verificata la sparizione di alcune ragazze e le autorità, però, non avevano prestato molta attenzione alla loro scomparsa, perché spesso accadeva che, stanche della vita che conducevano nelle tristi stanze dell'istituto, le giovani scegliessero di andarsene ad inseguire il miraggio di una esistenza migliore, anche se questo voleva significare abbracciare quella che viene ritenuta comunemente la professione più antica del mondo.
A capo delle indagini è la detective Kim Stone, che da giovane ha fatto la spola fra orfanotrofio e case famiglia, e ha alle spalle esperienze personali terribili. Chi meglio di lei sarebbe stato in grado di capire la mentalità delle giovani che avevano avuto la disavventura di vivere in un orfanotrofio e di cui si erano perse le tracce? Kim Stone è una trentenne tosta e testarda che non si lascia mettere da parte, neanche quando il suo capo, l’ispettore Woody, sentendola troppo coinvolta, le vorrebbe vietare di occuparsi del caso.

Per quanto l’intreccio della storia sappia essere intrigante, ciò che manca al romanzo è la suspense e, soprattutto, una migliore caratterizzazione dei personaggi. Non basta raccontare le disgrazie strappalacrime della detective incaricata delle indagini per farne una protagonista carismatica. Il fatto che possieda sotto una scorza burbera un cuore d’oro (tanto da vendere il suo bene più prezioso, una motocicletta d’epoca da lei stessa rimessa a nuovo con costanza e dedizione, al fine di aiutare una giovane handicappata), più che commuovere induce al sorriso i lettori smaliziati, quelli, per intendersi, che vantano spanne di pelo sullo stomaco (donne comprese), abituati alle descrizioni dei delitti più turpi e cruenti.
Il fatto poi che l’assassino possa entrare, come neanche Arsenio Lupin era in grado di fare, pressoché indisturbato nelle case delle vittime, nonostante queste siano a conoscenza del pericolo che incombe su di loro, lascia perplesso il lettore, anche quello meno smaliziato, tanto più che l'autrice sembra trovare la cosa del tutto plausibile.

Questo è il primo romanzo di Angela Marsons e si percepisce, nonostante la buona traduzione, che non è ancora riuscita a trovare uno stile proprio. L’autrice sembra essersi interessata maggiormente a creare un intreccio il più possibile originale, tralasciando la caratterizzazione dei personaggi che appaiono piuttosto stereotipati e alquanto artificiosi: troppo buoni i buoni e troppo cattivi i cattivi.
Pertanto Urla nel silenzio si configura a mio giudizio come un thriller complessivamente mediocre, ancorché l'intreccio presenti discreti spunti di originalità.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Urla nel silenzio
  • Titolo originale: Silent Scream
  • Autore: Angela Marsons
  • Traduttore: Angela Ricci
  • Editore: Newton Compton
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2016
  • Collana: Nuova Narrativa Compton
  • ISBN-13: 9788854186279
  • Pagine: 375
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 12,00
 

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