21 novembre 2017

The Professor 5: Troll - Marzano, Corbetta, D'Antonio

Il nostro protagonista Benjamin Love alias The Professor dopo il sole della calda Napoli si avventura nelle acque delle Isole Orcadi alla ricerca della verità che si cela dietro il naufragio del "Prometheus". Verità inconfessate e tanto mistero bastano a mescolare le carte in tavola, presentando così al lettore una storia originale e inaspettata.





Recensione

Con il volume numero 5, Troll , The Professor riconferma la sua originalità e la sua capacità di elaborare storie totalmente nuove sfruttando elementi reali e già esistenti: protagonisti di questo volume sono le vicende di un Troll molto famoso nel mondo della letteratura inglese grazie all’abile penna di Mary Shelley e l’ingegno arguto e curioso di un ancora poco noto Bram Stoker, alle prese con i suoi primi racconti – tant’è che nelle ultime pagine si fa riferimento a Van Helsing, il celebre antagonista del conte Dracula che, non a caso, nel 1958 viene interpretato da Peter Cushing. Al centro della storia, un terribile naufragio di una nave dal nome tutt’altro che comune, il Prometheus – così come il primo vascello terrestre capace di viaggi interstellari in Stargate (1994) oppure come la nave spaziale tratta dalla serie Alien – che porta con sé un grande segreto. Il disastro nel Mare del Nord attira il nostro amato Professore che, in compagnia del celebre Stoker – estremamente curioso e affascinato dalla misteriosa tragedia consumatasi improvvisamente e senza lasciare alcuna traccia utile alla ricostruzione dell’accaduto – parte alla volta delle Isole Orcadi.

La storia si rivelerà essere più intricata di quello che sembra e non mancheranno i colpi di scena, il mistero si infittisce a mano a mano che il lettore procede con la lettura ed ecco che ci sentiamo anche noi al fianco del buon Benjamin Love ad indagare per scoprire la verità.

Anche in questo numero, il tratto si rivela estremamente importante e di alta carica espressiva, incidendo moltissimo sulla resa della storia infatti consente di caricare di enfasi il contenuto narrativo.

L’intera vicenda consente al lettore di riflettere sul concetto di umanità e sull’importanza della parola data, le promesse hanno il potere di legare destini completamente diversi in modo così saldo da far sì che neanche il tempo possa scolorire o attenuare l’intensità della loro forza.

Troll lascia spazio a temi come la famiglia, l’amore, il rapporto padre-figlio e consente anche di rompere gli schemi con i luoghi comuni del tempo sulla donna grazie ad una intraprendente figura femminile che scendendo dal cielo, letteralmente, assume una valenza profetica e rivoluzionaria.

Ottima prova ancora, questa volta per Marzano, Corbetta e D’Antonio che continuano a tenere alta la fiamma di The Professor. Una rivoluzione nel campo del fumetto italiano, una scelta coraggiosa ma anche originale. Quello che apprezzo di più di questa testata è la capacità di ri-inventare e di ri-elaborare storie e personaggi già esistenti intrecciandole con le vicende fittizie di Benjamin Love. Ancora una volta un successo che riconferma l’alto livello del fumetto.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 5: Troll
  • Autore: Giancarlo Marzano (testi),Paolo D'Antonio (disegni) e Andrea Corbetta (copertina)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: luglio 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 4 × 20 cm - 4,00 Euro

18 novembre 2017

Agrodolce - Luana Troncanetti

Storie dai tanti sapori per accontentare il palato di ogni lettore. Un padre di famiglia alle prese con un tradimento, un Don Giovanni fuori dal comune, una bimba vittima dentro la sua stessa casa. Protagonisti diversi per dieci brevi racconti dal finale inaspettato, in grado di regalare sorrisi e lacrime, in altre parole emozioni. Assaggi di vita che sono per lo più storie di sconfitte, personali e di coppia, di individui fragili che soccombono, incapaci di sottrarsi ai vizi e che per tutto ciò pagano un prezzo molto alto. L’avere comporta la sconfitta dell’essere. Con uno stile fluido e accattivante Luana Troncanetti ha dato vita a una sorta di food finger: un libro che si legge velocemente, mentre si è in metropolitana o in coda dal dottore, narrandoci piccole porzioni di vita da assaporare in pochi minuti.

Recensione

Con Agrodolce, assaggi di vita in dieci racconti - come precisa il sottotitolo - Luana Troncanetti ha voluto raccogliere in un unico volume alcune storie scritte tempo addietro. La maggior parte di queste è di stampo umoristico, ancorché le vicende possono avere un incipit drammatico.

Uno dei pregi che soprattutto riconosco all'autrice è la capacità di saper scrivere in maniera asciutta. A questo proposito, dato che non si nasce “imparati”, l’autrice nella prefazione ad Agrodolce precisa che, essendo tendenzialmente una grafomane, ha avuto inizialmente difficoltà a contenere le parole dei suoi scritti, tanto che ha attaccato al computer un post it con alcune regole essenziali che dovrebbero essere l’abc di ogni scrittore, specie se esordiente:


Abbattere i pleonasmi è possibile, gli aggettivi qualificativi vanno usati con il contagocce, gli avverbi nocciono gravemente al lettore.

Aggiunge, inoltre, con l’ironia che la caratterizza, che quel “gravemente” avrebbe potuto essere eliminato.

I racconti di questa raccolta hanno un incipit decisamente drammatico o quasi, ma riservano una sorpresa finale in cui l'autrice si diverte a stupire il lettore scombinando le certezze iniziali. Si potrebbero accostare per umorismo, mutatis mutandis, allo spirito dissacratorio di scolastica memoriadi Cecco Angiolieri in S'i' fosse foco.
Va da sé che, dopo i capovolgimenti di fronte relativi alle prime storie, il lettore rimane meno sorpreso nel leggere le successive, ma non per questo non può non apprezzare l'arguzia dell'autrice che non risulta mai banale, nonostante gli episodi narrati vertano prevalentemente su normali fatti quotidiani.
A voler essere precisi, si potrebbe obiettare che in Agrodolce solo nove possono essere definiti propriamente racconti, il decimo può considerarsi un saggio in chiave umoristica e verte su considerazioni inerenti ad uno dei telefilm più conosciuti, La signora in giallo, che risiede a Cabot Cove.


A Cabot Cove, ridente cittadina che conta solo 3680 anime, il 90% della sciagurata popolazione è destinata a passare presto a miglior vita. Ora: o il New England è il covo segreto della criminalità interplanetaria, oppure la Fletcher porta brutalmente sfiga. 

In questo divertissement Luana Troncanetti dà voce ai pensieri che sono passati probabilmente per la mente di tutti i telespettatori davanti al programma tv che ritorna invariabilmente all'inizio di ogni estate.
Credo che alla bonaria presa in giro dell'autrice, se potesse leggerla tradotta, si farebbe quattro risate anche Angela Brigid Lansbury,  l'attrice anglosassone ormai ultranovantenne, ma tanto arzilla da ricalcare ancora le scene dei teatri anglosassoni, che impersona Jessica Fletcher in La signora in giallo:


Tutti la amano, in molti la invidiano, alcuni la temono. Fra i suoi amici si nasconde spesso un potenziale omicida, che poi così potenziale non è. Si viene quasi sempre a scoprire che l’assassino è l’ottuagenaria che le insegna i trucchetti del tricot, suo cugino, la sorella, il verduriere che le consegna la spesa a domicilio o una vecchia compagna del college che si è convertita alla psicopatia, tanto per ammazzare la noia. E il marito, già che ci si trova.

L’umorismo è una dote di Luana Troncanetti di cui va giustamente fiera, perché le persone che in grado di scorgere il lato comico delle cose riescono in genere ad affrontare la vita in maniera più positiva rispetto a coloro che sono privi di humor. Tuttavia non è questa la qualità che apprezzo di più nella scrittrice romana. Ciò che invece ammiro è la capacità che ha nel cogliere i caratteri essenziali dei personaggi, nella partecipazione ai loro sentimenti senza lasciarsi andare all'enfasi e nel saper inserire un tocco di ironia anche nei momenti più drammatici delle sue storie.



Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Agrodolce
  • Autore:Luana Troncanetti
  • Editore:L'erudita
  • Data di Pubblicazione:2016
  • ISBN-13:9788867701728
  • Pagine:64
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,00

17 novembre 2017

Cronache di un gatto viaggiatore - Hiro Arikawa

Nana è un gatto randagio che vive di espedienti. Con la sua bizzarra coda a forma di sette è fiero della sua indipendenza. Ma un giorno ha un incidente. A salvarlo e a prendersi cura di lui è Satoru. Nana all'inizio non si fida, graffia e si ritrae. Non è abituato all'affetto degli uomini. Anche Satoru da tanto tempo non permette a qualcuno di avvicinarsi. Eppure capisce subito come far cambiare idea a Nana: un po' di cibo, una cuccia calda, qualche coccola furtiva. E tra i due nasce un'amicizia speciale che riempie la loro vita. Fino al giorno in cui Satoru deve trasferirsi e non può più occuparsi di Nana. È allora che i due decidono di fare un viaggio, su una vecchia station wagon color argento, per trovare un nuovo padrone tra le amicizie di Satoru. Tra filari di betulle bianche, peschi c canne di bambù, attraverso un Giappone pieno di colori, profumi e panorami dal fascino infinito, incontrano il migliore amico di Satoru da bambino, la prima donna che ha amato e poi perso e il suo compagno di scorribande delle medie. Ma nessuno di loro può prendersi cura di Nana. Sarà invece quest'ultimo ad arricchire le loro vite ricordando quali sono le cose importanti, quelle che regalano gioia e serenità. E quando il viaggio è quasi alla fine, il gatto e il suo padrone capiscono che non possono fare a meno l'uno dell'altro. E che, qualunque cosa accada, vogliono stare insieme. Nonostante tutto. Nonostante ci sia una verità che Satoru non ha il coraggio di dire a Nana. Eppure non ha più importanza. Perché il loro legame durerà per sempre.

Recensione

Un romanzo dai tratti delicati a livello di scrittura così come di emozione quello di Hiro Arikawa, che in gran parte riprende le tendenze di scrittura a cui in questi anni ci siamo abituati con la letteratura di matrice nipponica.
La storia, raccontata per gran parte dalla voce del gatto Nana, intervallato da descrizioni di flashback del passato del suo amico (non padrone, ma proprio amico) umano Sartoru, ci rappresenta la realtà di un giovane e del suo gatto randagio diventato domestico per affetto e necessità, e nel contempo ci trasporta nelle terre del Giappone, dalle sue città enormi e ordinate fino alle campagne, alla vita agreste, il mare, il Monte Fuji e le periferiche isole, passando per la gelida e affascinante Hokkaido, con la descrizione di paesaggi tali da mozzare il fiato soltanto leggendo.
La vita di Sartoru è costellata di grandi tragedie da cui lui è riuscito, nel bene o nel male, a tirare avanti con positività, ma quello in cui si permea l’intero impianto narrativo è proprio il rapporto intenso, sicuramente umanizzato ma ricco di tanti riferimenti congrui dal profilo etologico, tra il ragazzo gattofilo e il micio.
Un rapporto che si costruisce e si barcamena passando dalla diffidenza iniziale di Nana e la totale disponibilità dell’umano, fino a rinsaldarsi di giorno in giorno, o meglio, di viaggio in viaggio.
I due in effetti intraprendono un percorso dopo che Sartoru comunica ai suoi affetti del passato di dover lasciare in stallo il gatto, ma ogni piega sembra andare storta in quel versante: Nana e Sartoru rimangono insieme, consentendosi reciprocamente di scoprire la dipendenza l’uno dell’altro.
Forse se ci si accosta in maniera cinica alla storia raccontata e non si ha mai avuto modo di sperimentare l’attaccamento viscerale che lega l’animale all’uomo e (soprattutto) viceversa, non si può comprendere le implicazioni e le sfaccettature della biografia dei due protagonisti: solo chi ha un amico a quattro zampe conosce l’amore, quello cieco e incontrastabile. Che ti trascina e ci lega a doppio nodo, tanto da sentirne l’assenza nel momento in cui uno dei due scompare dall’esistenza dell’altro.
E chi ci dice che gli animali non hanno un’anima in fondo e non siano capaci di amarci esattamente come facciamo noi?
Questo, come tanti altri quesiti, è capace di suscitare il romanzo. Tra i contenuti, a parte l’evidente animalismo e il reciproco rapporto, si parla nelle vicende di solitudine, malattia, di capacità di adattamento che in un modo o nell’altro sia Nana e Sartoru ci insegnano: l’uno per sopravvivere agli inverni e alla scarsità di cibo, l’altro per convivere semplicemente con la sua biografia caratterizzata dalla perdita, dal legame fragile con i propri amici del passato ma che in qualche modo lui stesso mantiene, annodandosi alla voglia di vivere a doppio filo, in un intreccio di non detti e spesso, di nemmeno vissuti.
Il libro, dal profilo espositivo, si presenta in modo peculiare: oltre l’alternanza tra la voce diretta di Nana e i suoi racconti del prima del suo padrone, è scritto in modo estremamente delicato, senza eccessi narrativi né eccessivi colpi di scena, che conducono il lettore fino alla fine delle pagine con un’atmosfera onirica, quasi impalpabile.
Ed è proprio così che può essere preso Cronache di un gatto viaggiatore: un racconto romanzato che intesse un rapporto speciale e si incastona nell’animo del lettore capace di recepirne l’intensità. Una lettura composta di tante pennellate, che porta a riflettere a volte sul senso della vita stesse e delle sue prove, per desumerne un insegnamento semplice: c’è sempre qualcosa di buono anche nelle difficoltà, che vale la pena di essere vissuto.

Giudizio:

+3stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Cronache di un gatto viaggiatore
  • Titolo originale: Tabineco Ripoto
  • Autore: Hiro Arikawa
  • Traduttore: Daniela Guarino
  • Editore: Garzanti
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Narratori Moderni
  • ISBN-13: 978-8811672586
  • Pagine: 269
  • Formato - Prezzo: Cartonato € 16,90

15 novembre 2017

Bravo, ragazzo - Christian G. Moretti


Hunter è un professore di Storia ed Ethan è un suo allievo dell’ultimo anno: i due hanno una relazione BDSM. Hunter è mosso dalla sua sete di dominare l’altro. Come padrone infligge a Ethan punizioni e torture piacevoli. Ethan agisce i propri fantasmi senza comprenderne appieno il senso. Come schiavo soddisfa il suo desiderio di ricevere dolore, per far felice Hunter e provare emozioni sempre più forti. Il dolore che i due si infliggono è proporzionale al piacere che scontano quotidianamente. Non c’è scandalo per il modo di vivere la loro sessualità. Lo scandalo, semmai, è nella forma di amore autentica che ha assunto il loro rapporto. C’è un patto implicito tra master e slave: il padrone deve avere cura del suo schiavo, capire il limite dove fermarsi. Ma tra di loro si inserisce Kieran, e sarà lui a superare questo limite.

Recensione

L'uguaglianza e la parità nei diritti e nella vita civile passa anche attraverso le piccole cose. Per questa ragione ho salutato con piacere (ma anche con dovuta ilarità) il proliferare, ovviamente nella sua specifica nicchia, di tutta una narrativa erotica gay. Insomma, la parità è anche questo: avere un "Cinquanta sfumature di grigio" per i lettori gay, oltre che per le casalinghe annoiate.

Fatta questa soggettiva e del tutto non richiesta premessa, con una brusca virata mi accingo a dichiarare che, a ben vedere, l'unica cosa buona di questo racconto è, appunto, quanto appena detto.
Non fosse per questo valore "simbolico", se vogliamo chiamarlo in questi termini, non esiterei a definire questo romanzo un'opera del tutto non necessaria, di cui anzi avrei fatto a meno. Vediamo di capire perché.

La trama, di una banalità disarmante, sembra quella di un film porno. Non che ci sia nulla di male, sia chiaro.
Hunter è un giovane professore di ventiquattro anni (meno male che il romanzo è ambientato in Inghilterra, perché in Italia una cosa del genere è fantascienza estrema, altro che bdsm!), ma nonostante la sua giovane età si presenta come un uomo vissuto, con grandissima esperienza in materia di sesso. Un instancabile e insaziabile predatore sessuale che lascia la cosmopolita Londra per una scuola di campagna.
Come ci si aspetterebbe da un buon porno, Hunter non fa in tempo ad arrivare che già scatta il colpo di fulmine con il primo ragazzetto che gli capita davanti, Ethan. Ovviamente, Ethan non può che essere: il suo studente; gay; vergine; amante delle pratiche bdsm esattamente come Hunter. La probabilità che due persone simili si incontrano, condividano gli stessi gusti e scoprano una reciproca attrazione è praticamente pari alla probabilità che l'acceleratore di particelle al CERN ha di creare un buco nero. In un porno, però, è una legge fondamentale dell'universo.
In un porno, appunto.

A questo punto è necessario chiarire che tipo di prodotto abbiamo davanti. Come romanzo erotico a la "Cinquanta sfumature di grigio", l'idea funziona alla grande. Voglio dire, Moretti ha scelto la fantasia erotica gay per eccellenza.
Purtroppo, quello che parte come un opera leggera da leggere sotto l'ombrellone o tra le lenzuola, tenta ripetutamente di trasformarsi in qualcosa di più serio, avanzando una serie di pretese che finiscono, però, col far suonare il tutto estremamente ridicolo.
Di estremo, in effetti, in questo romanzo c'è solo l'effetto di ilarità che le vicende suscitano (fatta eccezione, lo anticipo, per il finale). A rendere il senso di queste contraddizioni interne sono soprattutto una serie di frasette inserite qua e là e messe in bocca a Hunter, riflessioni serie e pretenziose sulla natura "dolorosa" dell'amore e via dicendo, che, poste tra una sessione di spanking e una di pissing, fanno solo sollevare qualche sopracciglio (un esempio: "l'eccitazione era il monologo del sentimento che parlava alla nostre anime").

Da un lato, l'autore sembra seriamente intenzionato a sconvolgere e stupire. Per certi versi, ci riesce: le abbondanti scene di sesso estremo, per quanto ben presto divengano monotone e ripetitive, sono ricche di dettagli e il linguaggio è, giustamente, crudo e senza peli sulla lingua.
Dall'altro lato, pare esserci (ma non è chiaro: è comunque una mia sensazione soggettiva di lettore) il tentativo di legittimare la vicenda estrema, di normalizzarla, traslando il sentimento dello "scandalo" dall'aspetto esteriore e fisico (le pratiche sadomaso) alla natura violenta e incontrollabile dell'amore più puro e spirituale che travolge i due amanti.

Il punto è: se fai sul serio, ogni cosa nel romanzo deve essere presa sul serio. Se devo guardare alla storia di Hunter e Ethan come a una fantasia, non starò di certo a chiedermi come sia possibile che il paesello sia abitato da una popolazione a maggioranza gay e di gusti sadomaso, dove stiano i genitori di Ethan, come faccia il ragazzo a nascondere a scuola come a casa i lividi che, come l'autore tiene e specificare sempre, sono ben visibili e impiegano settimane a guarire, e persino come faccia alla fine Hunter a non contrarre l'AIDS dopo aver passato tutto il romanzo a fare sesso non protetto con gente sieropositiva.
Ma poiché il romanzo cerca di farsi prendere sul serio, allora davvero non posso fare a meno di notare questi dettagli.
E non solo i dettagli, ma anche gli aspetti più macroscopici che, del resto, sono gli ingredienti fondamentali di un romanzo.
Hunter fa il personaggio pieno di conflitti interiori, ma in realtà sono solo le contraddizioni tra le diverse "anime" del romanzo; Ethan è un mistero, di lui non si sa nulla a parte i gusti sessuali, cosa gli passi per la testa, cosa lo motivi e lo spinga ad agire è impossibile da capire, ed è una mancanza più grave considerando che, senza fare spoiler, alla fine del romanzo vengono chiamati in causa proprio i segreti di Ethan. Segreti che, per assurdo, non vengono nemmeno chiariti, lasciando dunque dei giganteschi buchi di trama.
Del terzo incomodo non parlo nemmeno, essendo del tutto privo del benché minimo spessore caratteriale e psicologico (e invece sarebbe stato interessante scrutargli dentro, essendo il personaggio cardine della vicenda).

Di contraddizione in contraddizione si procede fino al finale, una svolta assolutamente brusca, che cozza per tono e anche per stile con il resto del romanzo. Non voglio anticipare nulla, mi limito a dire, per quanto sterile, che mi è sembrato del tutto immotivato, imprevedibile e ingiustificabile. Se, insomma, per tutto il romanzo mi chiedevo "dove andrà a parare?", la risposta, quando è arrivata, non mi è piaciuta per niente.
Potrei anche fermarmi qui; ritengo, a proposito di pratiche estreme, di aver massacrato abbastanza questo romanzo.
Aggiungo una considerazione che non posso tacere. Mi chiedo, nello specifico, se l'autore conosca le opere di Dennis Cooper, scrittore statunitense famoso per i romanzi "estremi" in cui mescola disagio sociale e sesso estremo. Ecco, voglio concedere il beneficio del dubbio e pensare che probabilmente Moretti non l'abbia nemmeno sentito nominare: ma davvero, in confronto alla narrativa estrema di Dennis Cooper, questo romanzo non è che una pallida e volgare imitazione.



Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Bravo, ragazzo
  • Autore: Christian G. Moretti
  • Editore: GoWare
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Pesci rossi
  • ISBN-13: 9788867978595
  • Pagine: 142
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,99 Euro

11 novembre 2017

La ragazza della porta accanto - Anita Shreve

Ai confini di un sonnolento villaggio nello stato di New York, isolate in mezzo ai campi di grano, due case coloniche. In una abitava Eden, affascinante e misteriosa adolescente. Nell'altra Andrew, che con lei aveva vissuto gli anni spensierati dell'infanzia e l'iniziazione dei sentimenti e dei sensi. poi, in una torrida notte d'agosto, era successo qualcosa di terribile, che aveva sconvolto la vita di lei.
Vent'anni dopo quell'oscuro fatto di sangue, Andrew, che nel frattempo è diventato un pubblicitario di successo, ritorna nella casa dell'infanzia per i funerali della madre ... e per scoprire che cosa era realmente accaduto in quella tragica notte d'estate. Inizia così un'appassionante ricostruzione del puzzle dei ricordi, una vertiginosa discesa nei labirinti dell'inconscio che consentirà ad Andy di svelare la terribile natura del segreto di Eden.

Recensione

La ragazza della porta accanto è un titolo ricorrente di molti romanzi e anche di diversi film. In realtà il titolo originale del libro oggetto di questa recensione è Eden Close che, se forse non proprio il romanzo d’esordio di Anita Shreve, pubblicato circa venticinque anni fa, è tuttavia quello che l’ha fatta conoscere al pubblico internazionale.

La vicenda si svolgono in una cittadina di provincia della campagna americana e inizia con il protagonista, Andrew, che ritorna nell'abitazione dei genitori dopo anni di assenza per il funerale della madre.
Nella casa accanto vivono ancora due dei vicini di quando Andrew era partito per andare al college: Eden, di qualche anno più giovane rispetto a lui, e la donna che l’aveva adottata, Edith Close. I vicini erano stati colpiti da una grave tragedia: Jim Close, il marito di Edith, era stato ucciso e la figlia, violentata e ferita alla testa da un proiettile, aveva perso la vista e dipendeva ora in tutto e per tutto dalla madre che le impediva qualsiasi contatto con le altre persone.

Andrew, tornato a casa dei genitori, decide di vendere la proprietà e, per rendere più appetibile la casa ai compratori, cerca prima di sistemarla un po’ trattenendosi nella abitazione.
In questa circostanza riallaccia il rapporto d’amicizia con Eden che presto si trasforma in amore, facendo sorgere in Andrew anche la necessità di conoscere la verità circa la tragedia raccapricciante di quella notte in cui la ragazza perse la vista.

È l’occasione per Andrew di ricordare il passato e rivivere le scorribande giovanili del suo piccolo gruppo di amici in cui Eden si era voluta inserire quasi di prepotenza, nonostante fosse più giovane degli altri. Sia il rapporto con Eden nel tempo passato, sia quello che viene ad instaurarsi fra i due giovani nel presente, risultano coinvolgenti, data anche la buona caratterizzazione dei personaggi e la scorrevole scrittura dell’autrice.
Saranno i lettori a giudicare se il finale un po’ rocambolesco del romanzo non sia nel complesso troppo forzato.

Per quanto  la realtà spesso superi la fantasia, lascia perplessi la vicenda di Eden che convive per vent'anni con la matrigna, pur detestandosi a vicenda, in attesa di un principe azzurro che, come nelle favole, venga un giorno a liberarla dalla sua prigione, fatto che si realizza con il ritorno a casa di Andrew.
Ciò che peraltro caratterizza il romanzo, è soprattutto la capacità di Anita Shreve di creare un’atmosfera di attesa di una  tragedia incombente che, non si può non esserne certi, avverrà alla conclusione del romanzo, ma che non da adito ad ipotizzare fino all'ultimo se terminerà o meno con un lieto fine.
Da questo punto di vista, anche se la storia è ben scritta, avvincente e a tratti anche divertente, non è un libro da consigliare alle persone ansiose.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo:La ragazza della porta accanto
  • Titolo originale:Eden Close
  • Autore:Anita Shreve
  • Traduttore: Marcella Dallatorre
  • Editore:Bompiani
  • Data di Pubblicazione:1992
  • Collana:Bompiani Noir
  • ISBN-13: 9788845218989
  • Pagine:231
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,09
 

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