24 maggio 2017

La Londra di Shakespeare e Dickens

Sono molte le città che offrono a prezzi più o meno moderati servizi di "camminate a tema", ovvero visite guidate rigorosamente a piedi che permettono ai turisti (ma anche agli abitanti del luogo che abbiano voglia di approfondire la conoscenza della propria città) di scoprire lati nascosti della meta turistica che stanno visitando.

Londra, data la dimensione, la sua storia e l'innegabile fascino, offre un numero spropositato di queste opportunità e, nel mio ultimo viaggio nella capitale britannica, ho avuto modo di collaudare quelle che Time Out ha definito le migliori camminate guidate di Londra, ovvero quelle offerte dal servizio London Walks.
La proposta di visite è veramente infinita - dal classico giro nel centro storico alla scoperta dei poco conosciuti Kew Gardens - e offre la comodità di non dover effettuare nessuna prenotazione, basta farsi trovare al punto d'incontro all'ora indicata e pagare l'obolo di 10 sterline alla guida.

Quest'anno ho avuto modo di sperimentare l'affascinante Shakespeare and Dickens Walk ed è proprio di questa che vi voglio parlare.
Immagino si saranno già sollevate diverse sopracciglia: Shakespeare E Dickens? Entrambi colossi della letteratura inglese, certo, ma che c'azzecca il più grande drammaturgo di tutti i tempi, vissuto a cavallo del 1600, con il romanziere simbolo dell'epoca vittoriana? E data la mole della produzione artistica di entrambi, com'è possibile condensarli in un'unica visita?

In effetti la camminata dura parecchio: quasi 4 ore, diversamente dalla media delle London Walks che si aggira sulle 2. Quattro ore mai noiose - ammesso che siate interessati al tema ovviamente - perché gestiti da una guida perfetta per il ruolo, David, che combina lo humor tipico britannico a grandi doti istrioniche che permettono di catturare l'attenzione di svagati vacanzieri per tutto il periodo della visita.

Quanto al "che c'azzecca", le risposte sono molteplici.
La prima è, ovviamente Londra: pur avendo vissuto a quasi tre secoli di distanza, entrambi gli scrittori hanno abitato per un certo periodo nella capitale inglese e ne conoscevano profondamente l'anima, che si riflette nelle loro vite e nelle loro opere.
Il secondo grande elemento in comune, come più volte sottolineato dalla nostra eccezionale guida, è l'attenzione per le esigenze della popolazione, per la gente reale, per 'l'uomo" con i suoi vizi e i suoi peccati che emerge chiaramente, seppur in modo diverso, dalle opere dei due scrittori.

La visita prende il via da un luogo simbolo della capitale inglese: la Cattedrale di St. Paul.

Se siete fan di Dickens saprete quante volte questo capolavoro di Christopher Wren ricorre nelle sue opere proiettando la sua ombra suggestiva sulle vicissitudini dei suoi protagonisti.
Se siete in visita a Londra non perdetevi questa tappa e provate a immaginare l'impatto della straordinaria mole di questa chiesa sull'uomo dell'800, che purtroppo Shakespeare non ebbe modo di conoscere nella sua forma attuale poiché l'originale fu distrutta nel tristemente celebre incendio del 1666.

La camminata si inoltra poi nel quartiere a nord est di St Paul, attraverso una serie di vicoli e cortiletti che vi riporteranno letteralmente indietro nel tempo mentre la vostra guida vi intratterrà con fatti noti e poco noti della vita dei duo scrittori alternati a letture di brani delle loro opere.

Particolarmente suggestivo è ripercorrere le pagine di Martin Chuzzlewit in cui il perfido Jonas Chuzzlewit abbandona nottetempo la propria abitazione da un'uscita secondaria che sbuca su oscuro vicoletto dal quale l'uomo si avvia a compiere un omicidio, accompagnato dal suono sinistro delle campane di Saint Paul. Pochi di voi sapranno che quel vicoletto esiste e lo potete trovare se imboccate la strada che si diparte dal retro della cattedrale: tra due stretti muri di mattoni rossi anneriti dal fumo londinese, con le campane che risuonano nelle vostre orecchie, potrete quasi vedere il vecchio Jonas mentre furtivo si avvia a compiere il misfatto.

Vi avventurerete in un'area di Londra poco battuta dai visitatori, soprattutto quelli alla prima visita, ma che nasconde vere e proprie perle, come il monumento a John Heminges e Henry Condell, gli uomini che hanno consegnato William Shakespeare ai posteri. I due, che lavorarono nella compagnia teatrale del

drammaturgo e ne furono amici, sono infatti anche gli editori del First Folio, ovvero la prima opera a raccogliere tutte le opere di Shakespeare in un'unica pubblicazione.
L'opera, costituita da un busto di Shakespeare che sormonta una base in granito rosa sul quale è adagiato un volume aperto in pietra a simboleggiare appunto la raccolta di opere effettuata da Heminges e Condell, si trova nella nascosta Love Lane, al centro del graziosissimo ex cimitero di St. Mary Aldermanbur.
Il significato del nome della via deriva dalla principale occupazione delle fanciulle che bazzicavano in zona anche all'epoca del grande tragediografo, che per un certo periodo alloggiò nelle vicinanze.

Il quartiere riserva altre tappe suggestive come la chiesa di St Lawrence Jewry e l'attuale Municipio (Guildhall) dove sono indicati i resti dell'anfiteatro romano ormai distrutto. Si tratta di una zona tranquilla, in cui è piacevole passeggiare fino agli splenddi resti del London Wall, nei pressi del quale si trova l'ubicazione della casa londinese di William Shakespeare, ahimè non più visibile perché distrutta, come molte altre parti significative di Londra, nei bombardamento della seconda guerra mondiale.

E' possibile tuttavia vedere la targa commemorativa affissa in occasione del 400 anniversario della nascita di Shakespeare su un basso muretto di Noble Street,proprio di fronte al muro, che recita "William Shakespeare alloggiò qui nel 1604, presso la casa di Christopher e Mary Mountjoy".

Infine la visita di concluderà nella zona dello Smithfields market, tra i cui rumori assordanti fu condotto uno spaventato Oliver Twist da Fagin. Qui avrete modo di vedere due chiesette bellissime e pressoché sconosciute St Bartholomew-the-Great e St Bartholomew-the-Less.
La prima, veramente affascinante, forse scatenerà qualche ricordo una volta di fronte a voi essendo apparsa in film come Quattro matrimoni e un funerale, Robin Hood principe dei ladri e Shakespeare in Love.

Non perdetevi le splendide casette storiche di Cloth Fair, che costeggia la chiesa e che vi offrirà una visione piuttosto chiara delle abitazioni che poteva trovarsi di fronte il piccolo Oliver nelle sue spedizioni al seguito della gang di Fagin.
Non meno suggestiva è St Bartholomew-the-Less che pare fosse una delle chiese preferite di Dickens che amava fare lunghe passeggiate fino a questa chiesa per riposare e assistere alle funzioni. L'adiacente St Bartholomew figura anche in Pickwick Papers nei quali uno studente di medicina racconta ai membri del circolo un curioso aneddoto su uno dei suoi pazienti.
Seduti nella pace dei banchi della chiesa la nostra guida ci ha regalato una splendida lettura tratta da "Re Lear", con la quale ci ha congedato dopo quattro ore intense ma estremamente soddisfacenti che hanno aumentato considerevolmente lo status di nerd letterari di tutti i presenti.
Se avete in progetto di recarvi a Londra vi invito a prendere seriamente in considerazione questo tour, ne vale davvero la pena!

23 maggio 2017

Come se fosse estate - Jay Bell

Ben è un diciassettenne tranquillo che vive in un sobborgo residenziale di Houston, nel Texas, consapevole della sua omosessualità, e alla ricerca di un compagno che soddisfi il suo bisogno d'amore. Un giorno, nel parco vicino a casa sua, incontra Mr Scarpe Blu, alias Tim Wyman, un bellissimo coetaneo con gli occhi grigi e i capelli scuri. Da quel momento il cuore di Ben comincia a battere, e non smetterà di farlo nel decennio che segnerà il loro amore contrastato.

Recensione

Il romanzo di Jay Bell, insignito di alcuni prestigiosi riconoscimenti riservati ai libri di tematica Queer d’oltreoceano, racconta in modo approfondito, a tratti disincantato, la difficile esistenza di Ben, un giovane adolescente che convive con la sua omosessualità da tempo e, soprattutto, con gli sberleffi e l’omofobia che gli viene riservata al liceo dal gruppo dei pari.
Accanto a sé ha Allison, la migliore amica di sempre, che lo supporta senza risparmiare consigli e, soprattutto, ascoltando i suoi sfoghi a volte melodrammatici, a volte entusiasti, di quanto gli accade attorno. La conoscenza del compagno Tim, bello da morire e insospettabile, getterà il giovane in un vortice di emozioni e rimpianti che si trascinerà per il resto della sua vita.
Infatti, la prima cosa che colpisce dell’opera è la sua estensione temporale: suddivisa in tre parti più un epilogo, affronta diversi aspetti del giovane scansionati nel tempo, partendo dal 1996 per arrivare al 2008, facendoci così scoprire anche la crescita del protagonista all’interno della sua esistenza. Un percorso che porta il lettore quasi per mano all’interno dell’intimo di Ben, con il quale ci si interfaccia nelle sue scelte così come nei suoi patemi d’animo, che spesso sfociano in reazioni non sempre ponderate.
Ambientato negli Stati Uniti, tra Houston e Austin con qualche piccola incursione a Chicago, il testo di sicuro risente dell’influenza sociale americana, laddove ancora si vivono situazioni di pregiudizio, di forte compromissione a volte che rendono la vita del protagonista, soprattutto quando ha a che fare con i suoi vessatori, un vero e proprio inferno, nonostante basti l’amore che prova per Tim per far scolorire anche i momenti più duri.
Un modo che, nelle intenzioni, forse voleva raccontare la speranza e il delicato equilibrio che esiste tra quanto ci accade attorno di male e ciò che ci fa stare bene, ma scandagliando a fondo la storia e le reazioni, alla fine forse poco rilievo viene dato agli sviluppi psicologici di chi subisce il bullismo, facilitando ogni cosa. Ma di norma, purtroppo, certe esperienze ti segnano, in antitesi al modo con cui Ben vive e somatizza esperienza talvolta traumatiche.
Ma l’insegnamento più grande di tutti, in linea con quanto è la vita stessa, è proprio l’assioma che “a tutto si può sopravvivere”, che forse il dolore può essere superato, non dimenticato, ma è possibile farci i conti, e questa di certo è la forza dell’intera storia.
È difficile riuscire a collocare un genere preciso: è un romanzo introspettivo dalle tinte LGBT, ma nel contempo, fa delle incursione nelle tematiche romantiche, con una ricerca in gran parte di un lieto fine che, alla conclusione arriva oltre la tragedia.
Ben inizia la sua storia pensando che non amerà mai, eppure impara a farlo.
Omofobia, amicizia, accettazione del sé, tradimento e vita di coppia fanno da collante all’intero impianto narrativo, rendendo la lettura tutto sommato gradevole, per quanto sopravvalutata. Ci si aspetta infatti un romanzo più corposo, più denso nei contenuti intimi, ma rimane purtroppo sbilanciato sull’aspetto romantico delle esperienze amorose, distraendo a volte dai risvolti sociali che vengono descritti.
A parte qualche imprecisione tipografica, la narrazione scorre in modo abbastanza veloce e scorrevole, portando a una conclusione quanto mai inaspettata, che può colpire come anche deludere: dipende tutto da cosa ci si aspetta da una storia del genere.
Ed è così che forse va preso Come se fosse estate: un libro che racconta la vita e le scelte di un giovane che ha deciso di dichiarare la sua omosessualità con coraggio, accettandone le conseguenze.
Una lettura che racconta un amore, non solo di Ben per Tim, o dopo per Jace, ma soprattutto di un ragazzo che ama se stesso e che non è disposto a scendere a patti con la società rischiando di essere infelice. Di certo un’esperienza da riservare a tutti coloro che non vedono differenze sull’amore in base a chi è il destinatario di ciò che si sente dentro.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Come se fosse estate
  • Titolo originale: Something like summer
  • Autore: Jay Bell
  • Traduttore: Andrea Misuri
  • Editore: Playgorund
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Syncro High School
  • ISBN-13: 9788889113813
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 13,50

20 maggio 2017

I piccoli maestri - Luigi Meneghello

I piccoli maestri non sanno fare la guerra. Sarà perché hanno un forte spirito di libertà, che li rende refrattari alle gerarchie militari. Sarà perché hanno letto troppi libri e possiedono uno scarso senso pratico. Sarà che loro preferiscono la parola all’azione. Il fatto è che quel gruppo di studenti universitari che nell’autunno del 1943 si dà alla macchia prima sui monti del bellunese e poi sull'altopiano di Asiago per combattere la propria personale guerra contro il nazismo, sperimenterà un apprendistato umano, più che politico. Gigi e Lello studiano lettere, Enrico e Simonetta, ingegneria e Bene, medicina. A loro si uniranno un marinaio, un operaio ed un sottufficiale degli alpini. Sarà questa la formazione partigiana dei “piccoli maestri”, ovvero la «banda dei perché», come loro stessi la chiamano. Alla sua guida c’è Capitan Toni, Antonio Giuriolo, partigiano anomalo, aderente al partito d’azione, non capo politico, professore precario di filosofia perché si è rifiutato sempre di prendere la tessera del fascio.

Recensione

I piccoli maestri’ di Meneghello è un libro – tra romanzo e diario – di guerra e sulla guerra ma quasi senza guerra. A chi legge, almeno, resta all’incirca quest’impressione: che di guerra si parli solo di striscio, per caso, in modo quasi involontario. Oggi, passati oltre settant’anni dai fatti e più di mezzo secolo dalla pubblicazione, comincia forse a esserci la giusta distanza per giudicare serenamente un’opera che ha suscitato forti polemiche al momento della sua uscita.

Nel 1964, anno della prima edizione, i fatti di cui Meneghello parla anche in forma autobiografica sono ancora troppo vicini e gravidi di conseguenze per permetterne una ricostruzione, non obiettiva – il che forse sarebbe difficile pure oggi – ma quanto meno libera da eccessivi condizionamenti politici. Meneghello, invece, poteva permettersi una fuga in avanti perché la giusta distanza l’aveva trovata iniziando una brillante carriera universitaria in Gran Bretagna e perché la formazione politica per la quale aveva militato durante la resistenza partigiana, il Partito d’Azione, si era dissolta sin dal 1947. La scelta di riappropriarsi di un episodio nodale della sua vita parte per l’autore con la scelta di un titolo che, a dispetto di quanto potrebbe apparire, ha un senso fortemente autoironico.

Fare ironia – in questo caso autoironia – su un tema delicato come la resistenza, momento fondativo della Repubblica Italiana nel bene e nel male, doveva avere, in quegli anni, un significato dissacrante che oggi è difficile cogliere. Eppure, man mano che si procede nella lettura, si capisce inevitabilmente che i ‘piccoli maestri’ del titolo sono una geniale e affettuosa interpretazione di un momento generazionale guardato da lontano, con una specie di nostalgica e paternamente bonaria ironia. I piccoli maestri hanno contribuito a salvare l’Italia dall’ignominia dal nazifascismo e lo hanno fatto con un’ingenuità tipica degli anni della gioventù: Meneghello guarda appunto a quegli eroici furori con un divertito e maturo disincanto, che rende il suo racconto difficile da ricondurre alla celebrazione riservata alla resistenza da intellettuali, politici e storiografi ma che, lungi dal voler dissacrare o sminuire, si assume il gravoso compito di riconsegnare i fatti storici alla realtà attraverso la narrazione dei ricordi nudi e crudi.

E nei ricordi la crudezza della guerra resta sullo sfondo rispetto al traguardo di ricreare l’atmosfera e le idee dei molti giovani che hanno partecipato e dato la vita nella lotta partigiana, non sempre con la consapevolezza che la versione dei vincitori ha poi cucito loro addosso. I piccoli maestri sono allora ‘piccoli’ perché involontariamente presuntuosi, con il loro idealismo velleitario, ma anche perché con i loro ‘piccoli’ sacrifici hanno costruito la possibilità di un futuro diverso per l’Italia.

C’è tutta la divertita nostalgia per la giovinezza nella ricostruzione di quel modo scapestrato di fare resistenza raccontato da Meneghello, lontano dagli intrighi di partito e forse quindi poco ‘partigiano’ e insieme, tuttavia, rigoroso e impegnato. La morte compare – e lo stesso anche per gli scontri a fuoco, le imboscate, le battaglie – quasi solo di striscio: dei numerosi compagni di lotta persi nei due anni scarsi di clandestinità sui colli veneti l’autore, in modo pudico, fa, in molti casi, solo un rapido cenno delle circostanze della morte. Il pericolo, il rischio corso dalle staffette, l’incoscienza e la leggerezza con cui i piccoli maestri affrontano la guerra civile rivelano nella scelta della lotta un impulso vitale spontaneo prima che una scelta mentale ponderata; e del resto l’autore e i suoi compagni erano poco più che ragazzi, metterli sul piedistallo della retorica patriottica, sembra quasi dire Meneghello, sarebbe quasi tradire la loro purezza sventata e coraggiosa.

I personaggi di Meneghello, piuttosto, i compagni di università, i contadini giovani e poveri, i raccoglitori di sterpi, gli operai, le ragazze borghesi come Simonetta, i ladruncoli di camicie sfilano come in una parata festosa, una parata in cui si festeggia la liberazione, non solo dal morbo nazifascista della Repubblica di Salò, ma anche dalla retorica patriottica vieta e ipocrita, che in breve, dopo il 25 aprile, avrebbe fagocitato, con il crudo linguaggio della realpolitik, quanto di più autentico e vivo era sbocciato nella generazione falciata dal più catastrofico, per l’Italia e il mondo, conflitto bellico della nostra storia.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: I piccoli maestri
  • Autore: Luigi Meneghello
  • Editore: BUR
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Contemporanea
  • ISBN-13: 9788817061186
  • Pagine: 234
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,50

18 maggio 2017

La classifica dei libri più venduti della settimana dall'8 al 14 maggio


Cari lettori,
nell'appuntamento di oggi abbiamo numerose nuove uscite di cui parlare che sono entrate direttamente in cima alle classifiche di vendita. Fa eccezione, come da un paio di mesi a questa parte, la prima posizione che rimane saldamente in mano a Elena Favilli e Francesca Cavallo con Storie della buonanotte per bambine ribelli, di cui vi ricordiamo la nostra recensione. La speranza è che questo libro venga effettivamente letto ai bambini e possa essere per loro fonte d'ispirazione e non sia soltanto un modo per far sentire moderno e progressista qualche genitore.
Cambia invece la seconda posizione che finisce questa settimana nelle mani di uno dei più celebri e rispettati giornalisti italiani Ferruccio De Bortoli. L'ex direttore del Corriere della Sera da il punto sulla sua carriera di giornalista con un'autobiografia che, come spesso accade, promette di svelare qualche retroscena della vita politica italiana e che è già balzato agli onori delle cronache con le presunte rivelazioni delle pressioni fatte dalla ministra Maria Elena Boschi in merito allo scandalo della Banca Etruria.
Nonostante ancora non sia chiaro quanto De Bortoli possa provare delle sue affermazione, la tecnica pubblicitari ha funzionato e Poteri forti (o quasi) ha esordito piazzandosi subito in seconda posizione, di fronte ad un'altra nuova uscita, anch'essa largamente pubblicizzata: Dentro l'acqua di Paula Hawkins. Si tratta del secondo romanzo della giornalista trasformatasi in giallista che ha raggiunto fama mondiale con La ragazza del treno, uscito dalla nostra classifica solo da poche settimane, grazie anche al traino dell'omonimo film che ne ha prolungato la permanenza fra i dieci libri più venduti per quasi due anni. Non resta che vedere se anche questo nuovo giallo avrà la stessa fortuna.
Queste due nuove uscite tolgono dal podio Il caso Malaussène. Mi hanno mentito, grande ritorno di Daniel Pennac che oggi si deve accontentare del quarto posto, seguito da Tredici di Jay Asher, rilanciato a qualche anno dalla pubblicazione originale grazie alla serie televisiva.
Risale invece di una posizione la nuova puntata della saga egizia di un altro maestro del misteri contemporaneo, Wilbur Smith, di cui Longanesi ha da poco pubblicato L’ultimo Faraone che questa settimana scavalca l'italiano Federico Moccia con Tre volte te.
Risale anche Sveva Casati Modignani che ritorna fra i primi dieci, dopo un paio di settimane d'assenza, con Un battito d'ali, nuovo romanzo d'impronta autobiografica in cui l'autrice ripercorre i suoi esordi nella Milano anni '50 rivolgendosi direttamente all'amato padre.
Due novità chiudono invece la nostra classifica, entrambe italiane ma piuttosto diverse fra loro: il primo è il ritorno in libreria di uno degli autori italiani più amati, Stefano Benni che con un altro parto della sua inarrestabile immaginazione propone Prendiluna, un racconto sull'eterna esplorazione della differenza tra Bene e Male fatta dalla razza umana.
Il secondo libro, che chiude il nostro appuntamento di oggi, arriva invece dalla televisione a testimonianza della mancanza di vergogna di Maria de Filippi e del suo team di autori che, pur di spremere fino all'ultimo il fenomeno Amici non si sono fatti scrupolo di pescare direttamente da uno dei telefilm di maggior successo degli ultimi anni, Gossip Girl, inventando la figura di Leone, misterioso concorrente che durante l'anno ha rivelato pettegolezzi e commenti piccanti sui suoi compagni di scuola. Ovviamente le sue perle non potevano che finire in un libro, Una spia tra Amici. Il diario segreto del programma che promette di rivelare finalmente l'identità segreta del gossipparo.
Vi lasciamo quindi con questa nota di mistero e vi auguriamo come sempre buone letture!


Il libro più venduto:

C'era una volta... una principessa? Macché! C'era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n'era un'altra che diventò la più forte tennista al mondo e un'altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef... esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.


  • Titolo: Storie della buonanotte per bambine ribelli
  • Autore: Francesca Cavallo; Elena Favilli
  • Editore: Mondadori
  • ISBN-13: 9788804676379
  • Pagine: 2204/li>
  • Prezzo: 19,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:

    2.Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant'anni di giornalismo - Ferruccio De Bortoli (La nave di Teseo - euro 19,00)
    6.Dentro l'acqua - Paula Hawkins (Piemme- euro 19,50)
    4.Il caso Malaussène. Mi hanno mentito - Daniel Pennac (Feltrinelli - euro 18,50)
    5.Tredici - Jay Asher (Mondadori - euro 17,00)
    6.L'ultimo faraone - Wilbur Smith (Longanesi - euro 19,90)
    7.Tre volte te - Federico Moccia (Nord - euro 18,00)
    8.Un battito d'ali - Sveva Casati Modignani (Mondadori Electa - euro 16,90)
    9.Prendiluna - Stefano Benni (Feltrinelli - euro 16,50)
    10.Una spia tra Amici. Il diario segreto del programma - Leone (Mondadori - euro 16,00)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    16 maggio 2017

    Allontanarsi - Elizabeth Jane Howard

    È il 1945 e la guerra è finita. Il momento tanto atteso e sognato dai Cazalet per anni è finalmente arrivato. Eppure, l’eccitazione di fronte alla notizia che le armi sono state deposte è ormai sopita, e l’Inghilterra è ancora paralizzata nella morsa della privazione. Mentre l’impero si disgrega, a Home Place i Cazalet si apprestano a trascorrere quello che ha tutto il sapore dell’ultimo Natale insieme: il sapore malinconico del tempo che passa. I bambini sono ormai cresciuti, le ragazze si sono fatte donne, e gli adulti cominciano a invecchiare. La lunga convivenza forzata è finita e la libertà obbliga a prendere delle decisioni: dovrebbe essere un momento felice, ma la guerra ha lasciato una ferita profonda, e ricominciare non è facile. Il futuro è incerto e una patina triste ammanta le giornate. Per ognuno è giunto il momento di prendere la propria strada, e inevitabilmente ciò porterà i membri della famiglia ad allontanarsi l’uno dall’altro. In questo riassetto difficoltoso, gli amori faticano più di tutti: le coppie che erano state divise dalla guerra stanno lottando per rimettere insieme i pezzi, mentre per quelle che la guerra aveva tenuto insieme forse è ora di ammettere il proprio fallimento. Ma nelle ultime pagine comincia a soffiare un vento nuovo: ce ne accorgeremo nel finale a sorpresa, che riaccenderà la speranza…

    Recensione

    Il quarto romanzo della saga dei Cazalet ha il malinconico sapore che prendono gli eventi quando si avviano alla loro conclusione.​
    La guerra è infatti finita e molti dei nodi accumularsi negli anni precedenti vengono finalmente al pettine. La spensieratezza de "Gli anni della leggerezza" , che già era andata scemando nei romanzi successivi, è ormai un ricordo lontano: Clary, Polly e Louise hanno fatto il loro ingresso definitivo nell'età adulta mentre per i rispettivi genitori è giunto il momento di scegliere che impronta dare alla seconda parte della propria esistenza.

    Con il termine del conflitto si conclude infatti anche il periodo di convivenza forzata nella casa di famiglia e i quattro fratelli Cazalet, a cui la guerra aveva concesso un periodo di sospensione del giudizio devono decidere cosa fare dei loro matrimoni e delle loro relazioni.
    Se i romanzi precedenti non avevano fatto nulla per nascondere lo scetticismo di Elizabeth Jane Howard verso il matrimonio, è in quest'ultimo romanzo che l'autrice svela senza riserve le ipocrisie, le incomprensioni e i pregiudizi che spesso formano la base dell'istituzione più antica della nostra società.
    L'amore non solo finisce, sembra volerci dire la scrittrice, ma spesso non è mai stato nemmeno sul piatto, confuso in un marasma di attrazione fisica e aspettative sociali da cui sono soprattutto le donne ad essere travolte per il loro ruolo subalterno da cui stanno iniziando a emergere proprio in questi anni.
    Colpisce dritti al cuore la frase della povera Villy che, scoperta la famiglia segreta del marito, si ritrova ad ammettere di essersi sobbarcata i sacrifici e le spiacevolezze di 26 anni di matrimonio per potersi godere serenamente la vecchiaia da "donna sposata" e ora si ritrova a sentirsi una nullità, una persona senza senso.

    La prospettiva non è del tutto negativa, per fortuna: l'autrice punta soprattutto sulle giovani generazioni per presentare un nuovo ideale di donna più indipendente e libero dal moralismo vittoriano che ancora attanaglia l'Inghilterra e alle più giovani riserva la speranza dell'affermazione della propria personalità al di là del matrimonio e come conseguenza, anche la felicità di un amore sincero.

    La moltitudine dei personaggi permette alla Howard di affrontare molteplici temi - o lo stesso tema da molteplici angolature - con successo e convinzione ;il rischio di ripetitività rispetto alle opere precedenti è scongiurato dalla scelta di dare maggior spazio a personaggi secondari quali Archie, Raymond e Cristopher, dalla cui voce veniamo messi al corrente dei progressi dei membri principali del clan Cazalet.

    Tuttavia a volte l'autrice eccede nel riassumere gli eventi narrati nelle opere precedenti e allunga eccessivamente alcune sezioni - l'ultimo capitolo dedicato ad Archie, ad esempio, è inutilmente prolisso e ripetitivo - segno, forse, che un po' della spinta creativa che aveva animato la saga è andata scemando.
    Al di là di questi difetti minori, il giudizio finale rimane comunque ottimo e il piacere nel lasciarsi avvolgere dalla disavventure dei Cazalet invariato. Elizabeth Jane Howard si conferma un'autrice arguta e perspicace, capace di cogliere ogni sfumatura dell'animo umano e di tradurle in un racconto affascinante, fatto per essere amato da un pubblico molto vasto, pertanto la malinconia di cui parlavamo all'inizio dell'articolo è soprattutto quella di noi lettori che percepiamo figure amate e familiari allontanarsi definitivamente da noi. Il bello dei libri, però, è che si possono rileggere per colmare la nostalgia, e la saga dei Cazalet è senza dubbio un'ottima candidata alla rilettura.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Allontanarsi
    • Titolo originale: Casting Off
    • Autore: Elizabeth Jane Howard
    • Traduttore: Manuela Francescon
    • Editore: Fazi
    • Data di Pubblicazione: 20 apruile 2017
    • Collana: Le strade
    • ISBN-13: 9788893251365
    • Pagine: 699
    • Formato - Prezzo: brossura - Euro 20
     

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