18 ottobre 2018

Blu Notte - Luisa Martucci

Fulvio, un giovane detective privato torinese che ha deciso di mettersi in proprio, trova finalmente una buona occasione di mettersi in luce quando viene ingaggiato dalla madre di un suo ex compagno di scuola, il cui marito, titolare di un'azienda, è stato assassinato. La signora incarica Fulvio di trovare sua figlia che, oltre ad avere un passato ambiguo, è scomparsa dopo il delitto ed è ricercata dalla polizia. L'incarico si rivela tutt'altro che facile, ma Fulvio ce la mette tutta e, frugando nel torbido, riesce a scovare una pista promettente. Nel frattempo incontra e si scontra con personaggi che frequentano gli ambienti più disparati: un centro di riabilitazione di lusso per giovani drogati, una casa cinematografica di dubbia reputazione, un gruppo di ispirazione new age, un locale notturno equivoco ed altri, descritti in prima persona dal protagonista con scanzonata ironia. A mano a mano che il mistero si infittisce, la caccia si fa sempre più pericolosa e la conclusione sempre meno scontata.

Recensione

Blu Notte è uno dei romanzi finalisti al premio 1 Giallo x 1.000, concorso che si concluderà alla fine dell’anno in corso.
Lineare la trama del romanzo che si snoda scorrevole per circa 150 pagine. Un giovane detective privato, Fulvio, deve trovare la sorella scomparsa di un suo ex compagno di scuola. Per riuscirci, pertanto, inizia a raccogliere informazioni interrogando i conoscenti della giovane e facendo  sopralluoghi nei posti da lei frequentati. Essendo il poliziotto privato piuttosto belloccio, non gli è difficile ottenere le confidenze delle amiche della ragazza e anche quelle di una ispettrice di polizia incaricata di investigare sulla morte in circostanze non chiare del padre della giovane. Le indagini del protagonista, tuttavia, risultano costellate di omicidi e lui stesso viene fatto oggetto di un attentato senza apparente motivo, per cui diventa importante per Fulvio trovare al più presto la ragazza, senza prevedere che le sue ricerche lo porteranno a scoperte impensabili.
Buona la caratterizzazione dei personaggi e asciutta la scrittura come ben si addice ad un romanzo poliziesco che strizza l’occhio alle avventure galanti degli investigatori americani degli anni sessanta, quando in Italia, a quei tempi, le investigazioni venivano fatte prevalentemente da marescialli dei carabinieri in pensione, ed è difficile immaginare tali attempati investigatori coinvolti in rapporti sentimentali.
L'intreccio di Blu Notte non presenta criticità, tuttavia si può notare che la rivelazione dell’identità dell’assassino, alla fine del romanzo, avviene in maniera eccessivamente repentina. Sarebbe stato dal mio punto di vista preferibile che l’autrice avesse fatto partecipe il lettore del ragionamento che porta il protagonista a individuare l’omicida. In altre parole, per quanto la scoperta del colpevole possa nascere da una intuizione -spesso punto fondamentale in un romanzo giallo- dell'investigatore, tale intuizione dovrebbe fondarsi sulla base di un percorso logico di cui sarebbe opportuno far partecipe il lettore. L'investigatore lo effettua invece solo parzialmente e a posteriori, a prescindere dal colpo di scena finale che non si vuole naturalmente rivelare e che sorprende lo stesso l'investigatore tanto quanto sorprende il lettore.
Inoltre un piccolo appunto mi permetto di farlo per quanto riguarda i dialoghi. Si nota spesso, infatti,  la ripetizione da parte del protagonista dell'espressione "certo, certo" utilizzato come interiezione secondaria. Passi vederlo scritto una volta ma, ripetuto con una certa frequenza, tale modo di dire diventa irritante. Per quanto nella lingua parlata se ne abbondi, specie per sollecitare il proprio interlocutore ad abbreviare un discorso quando ritenuto superfluo o poco interessante, nella lingua scritta tale espressione risulta piuttosto disdicevole, non avendo una vera e propria valenza letteraria, e sarebbe stato opportuno, a mio avviso, che si fosse provveduto alla sua sostituzione con altre forme linguistiche da parte della scrittrice.
A parte gli inconvenienti sopraccennati che non inficiano la validità del romanzo,  lo svolgersi delle investigazioni da parte del protagonista si dipana scorrevole e intessuto dalla piacevole ironia dell’autrice. Non manca, in particolare, qualche divertente riferimento a Il Laureato, interpretato oltre cinquantanni fa da Dustin Hoffman, film che però potrebbe non essere conosciuto dai lettori più giovani.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Blu Notte
  • Autore: Luisa Martucci
  • Editore: 0111Edizioni
  • Data di Pubblicazione: data
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788893702287
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

13 ottobre 2018

Disonora il padre - Enzo Biagi

La storia di un ragazzo nato a Pianaccio, sull'Appennino tosco-emiliano, che per sfuggire alla coscrizione della Repubblica sociale entra a far parte di Giustizia e Libertà e nel dopoguerra diventa caporedattore del "Resto del Carlino": questo libro è al contempo romanzo d'invenzione e scrupolosa autobiografia, cronaca familiare e ricostruzione storica. Perché è stato il debutto nella narrativa di uno dei più grandi giornalisti che l'Italia ricordi ed è una sorta di sintesi del suo modo di osservare il mondo, sempre attento ai paradossi e alla vulnerabilità degli esseri umani.

Recensione

Credo che tutti riconoscano ad Enzo Biagi grande capacità di scrittura, obiettività nell’esposizione dei fatti come si rileva nei suoi articoli di giornale, nonché la chiara esposizione logica delle sue argomentazioni. Si è inoltre potuto constatare, durante i suoi interventi in televisione, l’estrema pacatezza con cui era solito esporre le sue considerazioni . Questa pacatezza, così valida in un programma televisivo, non ha la stessa valenza però in un romanzo, dato che tende ad appiattire situazioni e personaggi.
In Disonora il padre Biagi non da mai giudizi (anche se talvolta essi possono evincersi dal racconto dei fatti e perfino dal titolo del romanzo), neanche per bocca del protagonista in cui non possiamo non riconoscere molte delle caratteristiche dell'autore, come il voler essere il più distaccato  possibile dagli avvenimenti di cui racconta la cronaca.
Biagi stesso ha probabilmente voluto riconoscere la sua manchevolezza di romanziere quando affermava:

 «Il mio lavoro è il giornalismo, e se ho pensato di tentare la narrativa è solo perché non c’era altro modo per raccontare una storia che mi stava a cuore, nella quale figurano personaggi che hanno un nome (Mussolini, D’Annunzio, Matteotti o Fanfani) e molti inventati, ma che, nella mia intenzione, dovrebbero risultare altrettanto veri». 

 Disonora il padre è il racconto di mezzo secolo di storia italiana fatto dal punto di vista di uno dei tanti giovani che non hanno potuto vivere appieno la propria giovinezza a causa della seconda guerra mondiale e sono pervenuti alla maturità senza avere più illusioni. La guerra ha mescolato il destino di milioni di persone le cui strade, in caso contrario, non si sarebbero mai incrociate e prodotto effetti molto spesso drammatici.
Biagi sostiene che questo non è un romanzo autobiografico, anche se parla di fatti ed esperienze da lui vissute in prima persona e anche se alcuni personaggi da lui descritti rispecchiano persone reali da lui conosciute.
Come si può intuire, il romanzo è caratterizzato da una profonda vena di pessimismo e se ne può avere una prima percezione già nella citazione che viene fatta da Biagi all’inizio del romanzo e che è tratta da La Caduta di Camus: Voglio dirvi un grande segreto, mio caro: non aspettatevi il giudizio finale, perché si celebra ogni giorno. 
In ogni caso è un libro che si legge volentieri e risulta tutt'altro che depressivo, anzi, a tratti risulta anche divertente a compensare in parte l'amarezza di fondo.
Il racconto, che oltre che storico può essere anche assimilato ad un romanzo di formazione, è scritto in modo molto scorrevole e l’inconveniente maggiore consiste forse nella difficoltà di memorizzare i nomi dei numerosi  personaggi che vengono citati dall'autore.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Disonora il padre
  • Autore: Enzo Biagi
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 1975
  • EAN: 2560513008330
  • Pagine: 220
  • Formato - Prezzo: Cartonato con copertina - Euro 12,00.=

8 ottobre 2018

Il Rapporto Pelican - John Grisham

Due giudici, un veterano della Corte suprema e l'ultimo eletto nel gotha della giustizia americana, vengono assassinati nella stessa notte. L'FBI non ha alcun indizio. Ma una giovane studentessa in legge sta compiendo una lunga ricerca relativa ai casi ancora pendenti presso le corti che la metterà sulle tracce del duplice assassino. Ne verrà fuori un rapporto dettagliato su un insospettabile strettamente legato ai vertici dello Stato.

Recensione

Se con L’uomo della pioggia, John Grisham, mi aveva colpito per la sua chiarezza di linguaggio e per la sua capacità di ridurre ai minimi termini la complessa nomenclatura giuridica, con Il Rapporto Pelican mi ha invece destabilizzato.

Un libro sicuramente avvincente e con una trama molto fitta, costruita nei minimi dettagli ed intrecciata in maniera egregia ma lo stesso non si può dire per l’andamento della narrazione: arrivata alla metà del romanzo mi sono ritrovata a perdere il filo del discorso, chi è chi e chi fa cosa? Troppi personaggi presentati in maniera discontinua all’interno dei capitoli e soprattutto troppe figure che, nonostante si susseguano, passano dal nome proprio al soprannome – forse la presenza di un glossario avrebbe aiutato a tenere il passo.

Superata la mia prima incertezza sui personaggi, veniamo alla struttura della storia in sé: la ragazza da salvare, il manoscritto da preservare ad ogni costo in nome della verità, i cattivi che incombono, la corruzione dilagante tra le malefatte del governo ed un sicario che si sporca le mani per chi non può; il tutto sommato alla presenza della Cia e della Stampa che ossessionata dalla verità cerca di guadagnarsi la notizia in prima pagina. Elementi, questi, che tra loro funzionano ma a non avermi convinto è il modo in cui il famigerato Rapporto Pelican entra in scena – una studentessa di legge appassionata di questioni insolute che scrive un rapporto su quanto accaduto a due giudici della Corte Suprema, assassinati misteriosamente a distanza di poco tempo in circostanze insolite – vada per la ragazza che dà sfogo alla sua bravura ma come è possibile che tale documento dall’essere UN semplice rapporto diventi improvvisamente IL Rapporto? Bravura, conoscenze ed agganci giusti, tutto giustissimo ma è la credibilità che il Rapporto indossa con una facilità disarmante a lasciarmi spiazzata – in fin dei conti Darby Shaw, questo il nome della studentessa di legge, non è nota alla Casabianca, nessuno la conosce al di fuori del microuniverso della facoltà di Legge.
Eppure il suo lavoro tocca le scrivanie giuste ed arriva rapidamente a destinazione.
Un fulmine a ciel sereno e tutto viene messo in discussione: dalla sua il romanzo ha sicuramente l’intenzione di rivalutare l’importanza e soprattutto la forza della parola, tramite il Rapporto, tramite la Stampa, la parola diventa sinonimo di veridicità ed ecco che una penna, una macchina da scrivere o un pc diventano più letali di una pistola. La parola diventa un’arma ed è capace di uccidere, di distruggere e di avviare una rivoluzione sociale e politica.

Il Rapporto Pelican è perciò il vero protagonista del romanzo, non Darby, non Gray Grantham – il giornalista del Washigton Post – non il Presidente degli Stati Uniti, non i politici corrotti. Innegabile però il ruolo fondamentale di tutti i personaggi che colorano la trama e vi aggiungono quel poco che basta a completare un disegno perfettamente costruito - nel quale però avrei gradito una maggiore fluidità in quella parte centrale dove ad un certo punto sembra presentarsi quasi una stasi; leggiamo delle peregrinazioni di Darby che sembra andare ovunque ed in nessun luogo, il che va bene ma non per un numero troppo elevato di pagine che altrimenti finisce per arrestare il passo veloce della lettura.

Una parola va spesa poi proprio per il personaggio di Darby che si fa protagonista di un percorso introspettivo – di cui però noi non attraversiamo tutte le fasi, considerando il fatto che non ci troviamo davanti ad una narrazione onnisciente – una metamorfosi che è comunque possibile cogliere di paragrafo in paragrafo imparando a leggere tra le righe. Tutto quello che non viene detto apertamente è raccontato velatamente negli spazi bianchi tra le pagine. Dobbiamo diventare lettori attenti alle sfumature per apprezzare tutti i colori dei Rapporto Pelican di Grisham. Un testo controverso ma deciso, una storia forte che dà tanto al lettore e che nella parte finale accelera nuovamente la narrazione smorzando quella stasi-itinerante (intesa come loop narrativo) in cui cadiamo per pochi capitoli.
Nonostante le perplessità però, il libro merita almeno 4 stelle e il genere legal thriller continua ad attirare la mia attenzione. Il romanzo si conclude dando al lettore tutte le risposte alle domande che si diramano tra le pagine del libro, così da farlo sentire soddisfatto della lettura.
La costruzione psicologica dei protagonisti in alcuni punti eccelle per merito ma in altri punti viene sacrificata per dare spazio alla “vicenda dei pellicani”.
Difficile raccontare un libro di questo calibro senza svelare troppo della trama. Un testo controverso ma sicuramente una grande prova di Grisham.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Rapporto Pelican
  • Autore: John Grisham
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: ultima edizione 2016
  • Collana: Oscar bestsellers
  • ISBN-13: 978-8804667643
  • Pagine: 392
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,60 Euro

29 settembre 2018

Inviata speciale - Jean Echenoz

Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l'imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l'altro, Constance è stata l'interprete di un successo planetario, Excessif, una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un'esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l'Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord. Con Inviata speciale Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov'è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l'euforia della lettura.

Recensione

Inviata speciale racconta in stile umoristico una complessa storia di spionaggio che ha come ideatore il generale francese Bourgeaud, un militare ormai in età di pensione che ancora dirige un ristretto nucleo di sottoposti. Bourgeaud non accetta di essere messo da parte dall’apparato militare e vuole intraprendere un’azione così audace da suscitare l'ammirazione dei suoi superiori e tale da essere richiamato in servizio effettivo con tutti gli onori. Escogita quindi un piano per riuscire a convincere a disertare Gang Un-ok, ovvero uno dei sette generali fedelissimi al leader supremo della Corea del Nord Kim Jong-un. Per far questo il generale francese deve prima indurre una donna a sedurre Gang.
L’unica che potrebbe compiere questa impresa senza destare sospetti nel regime coreano è Costance Coste, una donna che, avendo a suo tempo interpretato il motivetto della canzone Excessif, piaciuta a tutto il mondo e che viene anche molto apprezzata dal leader supremo della Corea del Nord, ha buone possibilità di venire accettata negli ambienti paranoici ed esclusivi della nomenclatura coreana. Per indurre Costance a collaborare, Bourgeaud provvede a farla rapire e a sottoporla a una specie di lavaggio del cervello. Tuttavia fra sequestrata e sequestratori viene a crearsi un rapporto che potrebbe definirsi di amicizia, assimilabile, sotto taluni aspetti, per gli uni alla sindrome di Lima e per l’altra a quella di Stoccolma:

Mai avremmo immaginato che si sarebbe abituata alla sua condizione di reclusa, al punto da non considerarsi più tale. Vero è che era trattata in modo più che corretto: le usavano gli stessi riguardi che avrebbero avuto in una clinica, in villeggiatura, in una residenza per artisti o in una casa di riposo. 

 Ne deriva un romanzo decisamente surreale, divertente (per chi piaccia  l'umorismo che deriva prevalentemente da situazioni paradossali), scorrevole e originale, cosa tutt’altro che facile, quando ormai sembra che tutto sia già stato scritto e gli autori più fantasiosi devono raschiare la botte della loro creatività per arrivare a dire qualcosa di meno che scontato.
I dialoghi sono tutti indiretti e i protagonisti si trovano a vivere le situazioni più assurde con aplomb inglese. Volendo, si può trovare nel romanzo anche una morale che può riassumersi nel detto “chi la fa l’aspetti”.
Ciò che si rileva, invece, è la carenza di etica da parte dei personaggi che agiscono solo per interesse personale o sotto le pulsioni del momento, quasi fossero burattini senza propria volontà.
Nel complesso, peraltro, un racconto piacevole, scorrevole, originale e piuttosto leggero che può essere apprezzato quando si ha voglia di leggere qualcosa di poco impegnativo ma non per questo sinonimo di banale.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Inviata speciale
  • Titolo originale: Envoyée spéciale
  • Autore: Jean Echenoz
  • Traduttore: Federica e Lorenza Di Lella
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Fabula
  • ISBN-13: 9788845932854
  • Pagine: 250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

28 agosto 2018

Donne col rossetto nero - Alessandro Defilippi

Tre giovani donne vengono trovate senza vita. Ogni volta il referto del medico legale parla di arresto cardiaco, eppure qualcosa non torna: tutte hanno il viso pesantemente truccato e presentano segni di legature sui polsi. Anglesio si lascia coinvolgere dalla vicenda piú di quanto avrebbe mai immaginato, e comincia a investigare sul caso in modo frenetico, quasi si trattasse di una questione personale, fino a compromettere la propria vita privata e affettiva. E a poco a poco, con difficoltà, davanti ai suoi occhi emerge una realtà miserabile e perversa, che lo porta a spingersi oltre i limiti della legge.

Recensione

L’autore di Donne col rossetto nero, Alessandro Defilippi, è medico e psicoterapeuta, non stupisce, quindi, che i colpevoli dei delitti in questo giallo siano degli psicopatici, secondo il principio che è bene scrivere solo ciò di cui si è competenti.
Nessun assassino sarebbe tanto difficile da scoprire di un serial killer con doppia personalità e forse mai l'investigatore di questa storia potrebbe riuscire a catturare il colpevole, se questi non fosse troppo pigro per andare a cercare le vittime fuori dalla cerchia delle sue conoscenze più intime, lasciando inoltre sul corpo delle vittime un astuccio d’argento porta trucchi che presenta

un fiore simile a un elmo appiattito dai petali blu scuro, con una sottile pelosità biancastra

mentre il viso delle vittime

era coperto da una pesante patina di cipria scura in contrasto con il bianco latteo del collo. Gli occhi erano orlati da strati e strati di ombretto di vari colori, viola, nero, blu scuro, fino a una lunga striscia rossa che, superate le sopracciglia, arrivava ad attraversare la fronte. Anche le labbra erano truccate. Nero, un rossetto nero. Una maschera.


Palcoscenico del racconto  posto nei primi anni cinquanta sono i caruggi di Genova. Il protagonista è il colonnello dei carabinieri Anglesio, ossessionato dalla scomparsa della moglie presunta morta per essere precipitata in mare con l'auto quando aveva poco più di trent’anni, ma il cui corpo non era mai stato rinvenuto. La moglie soffriva di disturbi mentali per cui era stata talvolta ricoverata in ospedali psichiatrici.
La complessa figura del detective Anglesio è l’unica nota discretamente originale di un giallo il cui intreccio risulta già ampiamente sfruttato in altri romanzi e anche in diversi film, fra cui il più famoso è probabilmente Psyco di Hitchcock. Anche il colpevole è subito ben individuabile, né l'autore si preoccupa di depistare troppo il lettore, limitandosi ad un colpo di scena finale già scontato dai lettori smaliziati. 
Peraltro il racconto è scorrevole e accattivante, e appaiono ben caratterizzati i personaggi, specie il protagonista, vedovo della moglie e preoccupato che Letizia, la sua attuale giovane fidanzata, possa essere presa di mira dal serial killer di altrettante giovani e avvenenti donne. Viene da chiedersi, per entrare in sintonia con l'attività psicoanalitica dell'autore, quanto si rispecchino nel protagonista le fantasie dell'autore stesso, dato che in molti uomini di mezza età alberga il desiderio di avere una bella fidanzata con metà dei propri anni, tanto più quando la donna in questione oltre che avvenente viene descritta come sensibile, affettuosa, ricca e intelligente, tante qualità, insomma,  che potrebbero far innamorare qualsiasi uomo e quantomeno solleticare il suo Ego.
Ma Anglesio sente (o immagina di sentire) la presenza di fantasmi intorno a sé e presume che si aggiri nel suo appartamento quello della ex moglie, perché ogni tanto, in caso di necessità, trova la porta di casa già aperta e, se li ha gettati alla rinfusa, rinviene i propri vestiti ben piegati e stirati, tanto che verrebbe da pensare che, ad averne di fantasmi così che girano per casa, anche la vita di ognuno sarebbe facilitata.
In fondo, più che alla ricerca del colpevole, nel romanzo ci si appassiona maggiormente alla vita privata del colonnello Anglesio e, insieme a lui, viene da chiedersi se la moglie sia veramente morta, dato che il corpo non è mai stato rinvenuto, e se la fidanzata, invece, non sia troppo disponibile a concedere le proprie grazie ad uomini attempati appena conosciuti, anche se, a parziale giustificazione, essi si presentano molto distinti, assolutamente fascinosi e di indubbia utilità contingente.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Donne col rossetto nero
  • Autore: Alessandro Defilippi
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Stile libero
  • ISBN-13: 9788806233648
  • Pagine: 265
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,50
 

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