11 novembre 2018

La donna che morì due volte - Leif GW Persson

Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un'escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull'isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l'investigatore più furbo e cialtrone dell'intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l'aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte? Dopo un'indagine in cui ricostruire la storia raccontata dalle tracce si rivela particolarmente complicato, Evert Bäckström dimostrerà di avere ancora il solito fiuto. E per una volta, in modo del tutto inaspettato, anche un cuore.

Recensione

Per quanto gli autori svedesi di romanzi gialli siano in Italia molto apprezzati, non tutti riescono a produrre opere di qualità. Fra i buoni romanzieri, dopo la morte di Mankell, il migliore è a mio avviso Persson che, come si può intuire dalla competenza tecnica dei suoi scritti, lavora nel campo della criminologia di cui è docente. È inoltre profiler e consulente per il ministero della Giustizia e i servizi segreti.
Dopo una serie di romanzi che aveva come protagonista il capo della polizia Lars Martin Johansson, persona quantomai equilibrata, colta, capace e intuitiva, adesso Persson intrattiene il lettore con un altro detective che è esattamente l'opposto del primo. Si tratta del commissario Evert Bäckstrom, uomo rozzo, presuntuoso, razzista, manipolatore e egoista. Sempre sul punto di venire accusato di corruzione, riesce sempre a farla franca grazie al suo fiuto e alla sua fortuna. Il fatto che riesca nonostante i suoi difetti a risolvere i casi a lui affidati è dovuto in gran parte all’abilità della sua squadra di investigatori molto affiatati fra loro. Dato che gli svedesi non raggiungono i dieci milioni, è probabile che i componenti delle forze di polizia per la gran parte si conoscano e possano interagire fra loro al meglio, conoscendo pregi e difetti dei colleghi con cui devono confrontarsi.
Ciò che si apprezza nei romanzi di Persson è l’originalità e la credibilità dell’intreccio. In La donna che morì due volte la vicenda parte dal ritrovamento dei resti di un cadavere la cui morte risale a cinque anni prima. La vicenda ha però risvolti curiosi, in quanto dall’esame del DNA risulta che le spoglie sarebbero quelle di un individuo di sesso femminile già dato per morto dodici anni prima nello tsunami che si era abbattuto sulla Thailandia. Sotto alcuni aspetti, pertanto, si potrebbe parlare di un cold case, nell'accezione più ampia del termine, dato che occorre riaprire il caso della prima donna dichiarata morta.
Persson, con la sua ironia, si diverte a prendere bonariamente in giro il pubblico ministero che, pur non avendo competenze specifiche, vuole gestire in prima persona le indagini a cui deve sovraintendere.
Dato che la figura centrale dell’indagine è quella del commissario Bäckstrom, sarebbe opportuno che il lettore avesse già imparato a conoscerlo dai precedenti romanzi per apprezzarlo compiutamente. Tuttavia, dato che Bäckstrom tende sempre a defilarsi il più possibile nel lavoro e ad arroccarsi sui propri preconcetti, non si può parlare di lui come l’unico protagonista.  Nelle indagini intervengono, infatti, tutti i componenti della squadra investigativa e, in particolare, si staglia la figura della detective Annika Carlsson, braccio destro del commissario e culturista senza inibizioni.
In definitiva La donna che morì due volte è un romanzo scorrevole, originale, divertente e, allo stesso tempo, impeccabile sotto l’aspetto tecnico-procedurale da cui si evince, pertanto, la competenza dell’autore senza che, peraltro, le conoscenze di cui fa mostra in materia appesantiscano la trama ma, anzi, rendendola più realistica.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La donna che morì due volte
  • Titolo originale: Kan man dotva ganger?
  • Autore: Leif GW Persson
  • Traduttore: Katia De Marco
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2018
  • Collana: Farfalle
  • ISBN-13: 9788831729857
  • Pagine: 480
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

24 ottobre 2018

L'unica storia - Julian Barnes

Un'estate dei primi anni Sessanta, rientrato per le vacanze nei sobborghi londinesi dove vive con i genitori e afflitto dalla noia placida e solitaria dei suoi diciannove anni, Paul Roberts accoglie il suggerimento materno di iscriversi al circolo del tennis. Ma al suo primo torneo di doppio, anziché con uno dei vari indistinguibili Hugo, con una delle brune coetanee Caroline che avrebbero fatto la felicità della signora Roberts, il sorteggio lo accoppia con Susan Macleod. Alta e scanzonata, sicura in campo e affascinante, Susan ha un marito, due figlie e grossomodo l'età di sua madre. Con lei Paul inizia una relazione scandalosa che lo traghetta nella vita adulta e lo cambia per sempre. «Ed è cosí che vorrei ricordare ogni cosa, se solo potessi», lamenta il narratore, rievocando dalla prospettiva della vecchiaia gli esordi di quella sua travolgente storia d'amore: l'euforia dell'anticonformismo, l'ebbrezza del sesso, la fuga, il nuovo inizio. Ma le storie non sono mai davvero uniche, né univoche, e nel match giocato da Susan e Paul, quello della donna navigata con il suo bel-ami non è che il primo set. Per il secondo, il narratore, abbandonata la presa diretta dell'adolescenza, sceglie lo sguardo esterno di un tu ideale, che diventa impassibile terza persona nell'ultima parte del libro. Man mano che «lo strepito dell'io» si acquieta, ci racconta della costellazione di altre storie, tutte legittimamente uniche, che circondano i due amanti: il grottesco marito di Susan, Mr E.G., per il quale Paul non è che uno dei «giovani cicisbei» di cui la consorte si attornia, le due figlie variamente ostili, il generoso amico Eric, la saggia e disillusa Joan, con il suo gin, i suoi cani e i suoi cruciverba truccati. E soprattutto la storia del rivale subdolo e invincibile con cui il giovane Paul si trova a fare i conti, fallendo. «Che cosa preferireste, amare di piú e soffrire di piú; o amare di meno e soffrire di meno?», si era chiesto il narratore in apertura del romanzo. È una domanda che i personaggi di Julian Barnes, dal Geoffrey Braithwaite del Pappagallo di Flaubert al Tony Webster del Senso di una fine, a cui L'unica storia è strettamente collegato, si sono posti spesso. Per Paul, piú di cinquant'anni dopo quel primo fatidico torneo di doppio misto, la risposta sta forse nell'appunto scritto su un taccuino in gioventú e mai piú depennato: «In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l'unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze».

Recensione

Quella sottoscritta è l’affermazione del protagonista che da il titolo al romanzo e su cui non ci si può non soffermare a riflettere, che la si condivida o meno:

Abbiamo quasi tutti un'unica storia da raccontare. Non voglio dire che nella vita ci capiti una cosa sola; al contrario, gli avvenimenti sono tantissimi, e noi li trasformiamo in altrettante storie. Ma ce n'è una sola che conta, una sola da raccontare, alla fine. 

 L’unica storia che viene raccontata dall’autore in questo romanzo è una storia d’amore, quella fra il protagonista diciannovenne Paul e Susan, quarantottenne sposata con Gordon e madre di due figlie meno giovani dello stesso Paul. Una storia complessa e intensa che dura dodici anni. Ciò che affascina Paul di Susan è la sua figura naturalmente elegante, il suo modo di fare scanzonato, la sua risata e il poter parlare con lei di tutto. Viene da chiedersi se Emmanuel Macron abbia trovato nella moglie Brigitte le stesse cose che Paul afferma di avere visto in Susan, dato che la differenza d’età è quasi la stessa per entrambe le coppie.
 A spingere Paul verso Susan era anche il fatto che la vita che viveva a casa dei suoi gli sembrava troppo convenzionale, condizionata com’era da regole improntate soprattutto all'ordine e alla pulizia, e altrettanto convenzionale si configurava il rapporto fra i suoi genitori.

Ai miei occhi di impietoso diciannovenne il matrimonio dei miei era una vagonata di luoghi comuni.

Invece la vita che Paul conduceva a casa di Susan era meravigliosamente libera ed eccitante, ma non bisogna credere che il rapporto con Susan rispecchiasse quello di

 Una donna matura che insegna a un ragazzo l’arte di amare e poi, nascondendo le lacrime, lo consegna al mondo –a un mondo di donne più giovani e più candidabili al matrimonio 

Sotto alcuni aspetti entrambi avevano la stessa età e ingenuità e si erano gettati anima e corpo in questa storia d’amore senza valutare i rischi che essa comportava. Con il senno di poi Paul avrebbe pensato che in fondo a lui si addiceva la frase che aveva sentito pronunciare da un cronista nei confronti del diciannovenne Verstappen per la sua corsa spericolata sotto la pioggia nel Gran Premio di Formula 1 in Brasile: Si dice che il profilo di rischio non si stabilizzi prima dei venticinque anni circa.
Quando in un eccesso di rabbia Susan viene malamente picchiata dal marito, lei non si sente di denunciarlo, ma decide ad andarsene a vivere con Paul che frequentava l'università. Sembra che inizialmente tutto debba andare bene. I due si amano e il loro nido d’amore diventa anche centro di riunione degli amici di Paul che trovano particolarmente interessante il suo anticonvenzionale rapporto con una donna tanto più vecchia. Ma Susan non è forte come ai due amanti piacerebbe credere ed è quella che ha perso di più nel lasciare la vita che faceva prima. Per quanto non sembri dar loro importanza, deve lottare contro il discredito della gente, la disapprovazione delle figlie e le preghiere del marito di tornare da lui che la torturano, per cui incontra difficoltà psicologiche sempre più ardue da superare.
Nonostante la scelta di Paul di vivere una storia con la donna che ama, senza badare alla differenza d'età,  contrariamente a quanto si potrebbe pensare, cinquant'anni dopo la sua storia con Susan,

Guardava con sdegno certi sessantenni o settantenni che continuavano a vivere come se avessero ancora trent’anni; una girandola di donne, più giovani, viaggi esotici e sport estremi. Ricconi lardosi a bordo di yacht, con le braccia irsute a cingere modelle filiformi. Per non parlare dei mariti rispettabili che, in un tumulto di angoscia esistenziale e di Viagra, mettevano fine ad unioni pluridecennali. In tedesco c’era un’espressione per designare quello spavento, una di quelle parole a fisarmonica in cui la lingua tedesca eccelle; tradotta suonava come; il panico delle porte che si chiudono.

Per quanto alcune affermazioni possano essere non condivisibili da tutti,  la storia narrata da Barnes riesce a catturare il lettore. Che si approvi o meno un rapporto fra un uomo giovane e una donna matura, il racconto è profondo, interessante, scorrevole e, naturalmente, drammatico.
Il motivo per cui il titolo del romanzo risulta barrato e poi riproposto, riprende l’abitudine del protagonista di scrivere le frasi sull’amore citate nei libri o sentite in giro. Poi, ragionandoci sopra, quando le trovava sbagliate le cassava per poi magari ripensarci e riscriverle. La citazione che alla fine aveva considerato più valida, pur anch'essa con qualche ripensamento, è che : «In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l'unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze». 

C'è una domanda all'inizio del romanzo a cui l'autore da subito una risposta che non si vuole tuttavia anticipare al lettore:

Che cosa preferireste, amare di piú e soffrire di piú; o amare di meno e soffrire di meno?

Barnes descrive in modo ammirevole la psicologia dei suoi personaggi e compone, quindi, un ottimo romanzo che tratta di emozioni e considerazioni che, presumibilmente in gioventù, abbiamo avuto tutti e che si spera ci abbiano arricchito e maturato; poi, si sa, la vita in seguito è segnata anche da rimorsi e rimpianti per fatti che non è più possibile modificare.


Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: L'unica storia
  • Titolo originale: The Only Story
  • Autore: Julian Barnes
  • Traduttore: Susanna Basso
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • ISBN-13: 9788806237509
  • Pagine: 242
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 19,00

18 ottobre 2018

Blu Notte - Luisa Martucci

Fulvio, un giovane detective privato torinese che ha deciso di mettersi in proprio, trova finalmente una buona occasione di mettersi in luce quando viene ingaggiato dalla madre di un suo ex compagno di scuola, il cui marito, titolare di un'azienda, è stato assassinato. La signora incarica Fulvio di trovare sua figlia che, oltre ad avere un passato ambiguo, è scomparsa dopo il delitto ed è ricercata dalla polizia. L'incarico si rivela tutt'altro che facile, ma Fulvio ce la mette tutta e, frugando nel torbido, riesce a scovare una pista promettente. Nel frattempo incontra e si scontra con personaggi che frequentano gli ambienti più disparati: un centro di riabilitazione di lusso per giovani drogati, una casa cinematografica di dubbia reputazione, un gruppo di ispirazione new age, un locale notturno equivoco ed altri, descritti in prima persona dal protagonista con scanzonata ironia. A mano a mano che il mistero si infittisce, la caccia si fa sempre più pericolosa e la conclusione sempre meno scontata.

Recensione

Blu Notte è uno dei romanzi finalisti al premio 1 Giallo x 1.000, concorso che si concluderà alla fine dell’anno in corso.
Lineare la trama del romanzo che si snoda scorrevole per circa 150 pagine. Un giovane detective privato, Fulvio, deve trovare la sorella scomparsa di un suo ex compagno di scuola. Per riuscirci, pertanto, inizia a raccogliere informazioni interrogando i conoscenti della giovane e facendo  sopralluoghi nei posti da lei frequentati. Essendo il poliziotto privato piuttosto belloccio, non gli è difficile ottenere le confidenze delle amiche della ragazza e anche quelle di una ispettrice di polizia incaricata di investigare sulla morte in circostanze non chiare del padre della giovane. Le indagini del protagonista, tuttavia, risultano costellate di omicidi e lui stesso viene fatto oggetto di un attentato senza apparente motivo, per cui diventa importante per Fulvio trovare al più presto la ragazza, senza prevedere che le sue ricerche lo porteranno a scoperte impensabili.
Buona la caratterizzazione dei personaggi e asciutta la scrittura come ben si addice ad un romanzo poliziesco che strizza l’occhio alle avventure galanti degli investigatori americani degli anni sessanta, quando in Italia, a quei tempi, le investigazioni venivano fatte prevalentemente da marescialli dei carabinieri in pensione, ed è difficile immaginare tali attempati investigatori coinvolti in rapporti sentimentali.
L'intreccio di Blu Notte non presenta criticità, tuttavia si può notare che la rivelazione dell’identità dell’assassino, alla fine del romanzo, avviene in maniera eccessivamente repentina. Sarebbe stato dal mio punto di vista preferibile che l’autrice avesse fatto partecipe il lettore del ragionamento che porta il protagonista a individuare l’omicida. In altre parole, per quanto la scoperta del colpevole possa nascere da una intuizione -spesso punto fondamentale in un romanzo giallo- dell'investigatore, tale intuizione dovrebbe fondarsi sulla base di un percorso logico di cui sarebbe opportuno far partecipe il lettore. L'investigatore lo effettua invece solo parzialmente e a posteriori, a prescindere dal colpo di scena finale che non si vuole naturalmente rivelare e che sorprende lo stesso l'investigatore tanto quanto sorprende il lettore.
Inoltre un piccolo appunto mi permetto di farlo per quanto riguarda i dialoghi. Si nota spesso, infatti,  la ripetizione da parte del protagonista dell'espressione "certo, certo" utilizzato come interiezione secondaria. Passi vederlo scritto una volta ma, ripetuto con una certa frequenza, tale modo di dire diventa irritante. Per quanto nella lingua parlata se ne abbondi, specie per sollecitare il proprio interlocutore ad abbreviare un discorso quando ritenuto superfluo o poco interessante, nella lingua scritta tale espressione risulta piuttosto disdicevole, non avendo una vera e propria valenza letteraria, e sarebbe stato opportuno, a mio avviso, che si fosse provveduto alla sua sostituzione con altre forme linguistiche da parte della scrittrice.
A parte gli inconvenienti sopraccennati che non inficiano la validità del romanzo,  lo svolgersi delle investigazioni da parte del protagonista si dipana scorrevole e intessuto dalla piacevole ironia dell’autrice. Non manca, in particolare, qualche divertente riferimento a Il Laureato, interpretato oltre cinquantanni fa da Dustin Hoffman, film che però potrebbe non essere conosciuto dai lettori più giovani.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Blu Notte
  • Autore: Luisa Martucci
  • Editore: 0111Edizioni
  • Data di Pubblicazione: data
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788893702287
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

13 ottobre 2018

Disonora il padre - Enzo Biagi

La storia di un ragazzo nato a Pianaccio, sull'Appennino tosco-emiliano, che per sfuggire alla coscrizione della Repubblica sociale entra a far parte di Giustizia e Libertà e nel dopoguerra diventa caporedattore del "Resto del Carlino": questo libro è al contempo romanzo d'invenzione e scrupolosa autobiografia, cronaca familiare e ricostruzione storica. Perché è stato il debutto nella narrativa di uno dei più grandi giornalisti che l'Italia ricordi ed è una sorta di sintesi del suo modo di osservare il mondo, sempre attento ai paradossi e alla vulnerabilità degli esseri umani.

Recensione

Credo che tutti riconoscano ad Enzo Biagi grande capacità di scrittura, obiettività nell’esposizione dei fatti come si rileva nei suoi articoli di giornale, nonché la chiara esposizione logica delle sue argomentazioni. Si è inoltre potuto constatare, durante i suoi interventi in televisione, l’estrema pacatezza con cui era solito esporre le sue considerazioni . Questa pacatezza, così valida in un programma televisivo, non ha la stessa valenza però in un romanzo, dato che tende ad appiattire situazioni e personaggi.
In Disonora il padre Biagi non da mai giudizi (anche se talvolta essi possono evincersi dal racconto dei fatti e perfino dal titolo del romanzo), neanche per bocca del protagonista in cui non possiamo non riconoscere molte delle caratteristiche dell'autore, come il voler essere il più distaccato  possibile dagli avvenimenti di cui racconta la cronaca.
Biagi stesso ha probabilmente voluto riconoscere la sua manchevolezza di romanziere quando affermava:

 «Il mio lavoro è il giornalismo, e se ho pensato di tentare la narrativa è solo perché non c’era altro modo per raccontare una storia che mi stava a cuore, nella quale figurano personaggi che hanno un nome (Mussolini, D’Annunzio, Matteotti o Fanfani) e molti inventati, ma che, nella mia intenzione, dovrebbero risultare altrettanto veri». 

 Disonora il padre è il racconto di mezzo secolo di storia italiana fatto dal punto di vista di uno dei tanti giovani che non hanno potuto vivere appieno la propria giovinezza a causa della seconda guerra mondiale e sono pervenuti alla maturità senza avere più illusioni. La guerra ha mescolato il destino di milioni di persone le cui strade, in caso contrario, non si sarebbero mai incrociate e prodotto effetti molto spesso drammatici.
Biagi sostiene che questo non è un romanzo autobiografico, anche se parla di fatti ed esperienze da lui vissute in prima persona e anche se alcuni personaggi da lui descritti rispecchiano persone reali da lui conosciute.
Come si può intuire, il romanzo è caratterizzato da una profonda vena di pessimismo e se ne può avere una prima percezione già nella citazione che viene fatta da Biagi all’inizio del romanzo e che è tratta da La Caduta di Camus: Voglio dirvi un grande segreto, mio caro: non aspettatevi il giudizio finale, perché si celebra ogni giorno. 
In ogni caso è un libro che si legge volentieri e risulta tutt'altro che depressivo, anzi, a tratti risulta anche divertente a compensare in parte l'amarezza di fondo.
Il racconto, che oltre che storico può essere anche assimilato ad un romanzo di formazione, è scritto in modo molto scorrevole e l’inconveniente maggiore consiste forse nella difficoltà di memorizzare i nomi dei numerosi  personaggi che vengono citati dall'autore.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Disonora il padre
  • Autore: Enzo Biagi
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 1975
  • EAN: 2560513008330
  • Pagine: 220
  • Formato - Prezzo: Cartonato con copertina - Euro 12,00.=

8 ottobre 2018

Il Rapporto Pelican - John Grisham

Due giudici, un veterano della Corte suprema e l'ultimo eletto nel gotha della giustizia americana, vengono assassinati nella stessa notte. L'FBI non ha alcun indizio. Ma una giovane studentessa in legge sta compiendo una lunga ricerca relativa ai casi ancora pendenti presso le corti che la metterà sulle tracce del duplice assassino. Ne verrà fuori un rapporto dettagliato su un insospettabile strettamente legato ai vertici dello Stato.

Recensione

Se con L’uomo della pioggia, John Grisham, mi aveva colpito per la sua chiarezza di linguaggio e per la sua capacità di ridurre ai minimi termini la complessa nomenclatura giuridica, con Il Rapporto Pelican mi ha invece destabilizzato.

Un libro sicuramente avvincente e con una trama molto fitta, costruita nei minimi dettagli ed intrecciata in maniera egregia ma lo stesso non si può dire per l’andamento della narrazione: arrivata alla metà del romanzo mi sono ritrovata a perdere il filo del discorso, chi è chi e chi fa cosa? Troppi personaggi presentati in maniera discontinua all’interno dei capitoli e soprattutto troppe figure che, nonostante si susseguano, passano dal nome proprio al soprannome – forse la presenza di un glossario avrebbe aiutato a tenere il passo.

Superata la mia prima incertezza sui personaggi, veniamo alla struttura della storia in sé: la ragazza da salvare, il manoscritto da preservare ad ogni costo in nome della verità, i cattivi che incombono, la corruzione dilagante tra le malefatte del governo ed un sicario che si sporca le mani per chi non può; il tutto sommato alla presenza della Cia e della Stampa che ossessionata dalla verità cerca di guadagnarsi la notizia in prima pagina. Elementi, questi, che tra loro funzionano ma a non avermi convinto è il modo in cui il famigerato Rapporto Pelican entra in scena – una studentessa di legge appassionata di questioni insolute che scrive un rapporto su quanto accaduto a due giudici della Corte Suprema, assassinati misteriosamente a distanza di poco tempo in circostanze insolite – vada per la ragazza che dà sfogo alla sua bravura ma come è possibile che tale documento dall’essere UN semplice rapporto diventi improvvisamente IL Rapporto? Bravura, conoscenze ed agganci giusti, tutto giustissimo ma è la credibilità che il Rapporto indossa con una facilità disarmante a lasciarmi spiazzata – in fin dei conti Darby Shaw, questo il nome della studentessa di legge, non è nota alla Casabianca, nessuno la conosce al di fuori del microuniverso della facoltà di Legge.
Eppure il suo lavoro tocca le scrivanie giuste ed arriva rapidamente a destinazione.
Un fulmine a ciel sereno e tutto viene messo in discussione: dalla sua il romanzo ha sicuramente l’intenzione di rivalutare l’importanza e soprattutto la forza della parola, tramite il Rapporto, tramite la Stampa, la parola diventa sinonimo di veridicità ed ecco che una penna, una macchina da scrivere o un pc diventano più letali di una pistola. La parola diventa un’arma ed è capace di uccidere, di distruggere e di avviare una rivoluzione sociale e politica.

Il Rapporto Pelican è perciò il vero protagonista del romanzo, non Darby, non Gray Grantham – il giornalista del Washigton Post – non il Presidente degli Stati Uniti, non i politici corrotti. Innegabile però il ruolo fondamentale di tutti i personaggi che colorano la trama e vi aggiungono quel poco che basta a completare un disegno perfettamente costruito - nel quale però avrei gradito una maggiore fluidità in quella parte centrale dove ad un certo punto sembra presentarsi quasi una stasi; leggiamo delle peregrinazioni di Darby che sembra andare ovunque ed in nessun luogo, il che va bene ma non per un numero troppo elevato di pagine che altrimenti finisce per arrestare il passo veloce della lettura.

Una parola va spesa poi proprio per il personaggio di Darby che si fa protagonista di un percorso introspettivo – di cui però noi non attraversiamo tutte le fasi, considerando il fatto che non ci troviamo davanti ad una narrazione onnisciente – una metamorfosi che è comunque possibile cogliere di paragrafo in paragrafo imparando a leggere tra le righe. Tutto quello che non viene detto apertamente è raccontato velatamente negli spazi bianchi tra le pagine. Dobbiamo diventare lettori attenti alle sfumature per apprezzare tutti i colori dei Rapporto Pelican di Grisham. Un testo controverso ma deciso, una storia forte che dà tanto al lettore e che nella parte finale accelera nuovamente la narrazione smorzando quella stasi-itinerante (intesa come loop narrativo) in cui cadiamo per pochi capitoli.
Nonostante le perplessità però, il libro merita almeno 4 stelle e il genere legal thriller continua ad attirare la mia attenzione. Il romanzo si conclude dando al lettore tutte le risposte alle domande che si diramano tra le pagine del libro, così da farlo sentire soddisfatto della lettura.
La costruzione psicologica dei protagonisti in alcuni punti eccelle per merito ma in altri punti viene sacrificata per dare spazio alla “vicenda dei pellicani”.
Difficile raccontare un libro di questo calibro senza svelare troppo della trama. Un testo controverso ma sicuramente una grande prova di Grisham.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Rapporto Pelican
  • Autore: John Grisham
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: ultima edizione 2016
  • Collana: Oscar bestsellers
  • ISBN-13: 978-8804667643
  • Pagine: 392
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,60 Euro
 

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