13 agosto 2017

Chiusi per ferie

Cari lettori, anche quest'anno è giunto il momento di prenderci qualche giorno di pausa.
Il blog quindi chiude per due settimane, ci rivediamo il 28 agosto, pronti per darvi un bilancio delle nostre letture estive.
Ci auguriamo che anche voi possiate godervi un po' di meritato riposo e soprattutto che spendiate proficuamente il vostro tempo lbero leggendo più libri possibile!
Per coloro che ancora non hanno scelto che tomi portarsi sotto l'ombrellone, vi ricordiamo la nostra rubrica di consigli estivi e a tutti diciamo: a presto e buone letture!

Lo staff della Stamberga

12 agosto 2017

Cacciatori di Fantasmi - Fabio Monteduro

Tutto ha inizio, da quel che ci è dato sapere, davanti al cancello di una grande villa di campagna, è lì che si consuma una morte assolutamente inaspettata quanto assurda. Da questo inspiegabile suicidio si diramano le angoscianti vicende del romanzo. Tra i protagonisti, Matteo, il cui sogno è di diventare un regista di fi lm horror. Andrea, lasciato dalla moglie il giorno della nascita della loro bambina, tanto appassionato di sovrannaturale da possedere tutti gli strumenti per la rilevazione di entità spiritiche. Sarà l’incontro tra questi due personaggi che farà nascere l’idea di diventare cacciatori di fantasmi. E ancora, Emma, la sorella di Andrea, traumatizzata da certi avvenimenti accaduti loro da bambini durante una vacanza, sembra avere particolari poteri da medium. Alicia, una ragazza peruviana, laureata in psichiatria, pertanto refrattaria alle idee dei suoi “nuovi” amici. Su tutti si ergono tre inquietanti presenze: Erwin Kanvans, stimato psichiatra, autore di libri didattici che, improvvisamente, mette in discussione i fondamenti della psichiatria. Il S.Cataldo, un ex manicomio abbandonato da oltre trent’anni dopo una notte di terrore. Per fi nire, Fatima Gutiérrez, una levatrice chiamata, per ragioni misteriose, la Santa mammana. Gli improvvisati “cacciatori di fantasmi” si troveranno a lottare per le loro stesse vite, trovandosi, ben presto, faccia a faccia coi loro peggiori incubi.

Recensione

I libri horror li ho sempre trovati controversi. Il genere si presta bene alla sua finalità di impressionare il lettore generando in lui un senso di timore e allo stesso tempo esaltazione.
Mi ha sempre affascinato il funzionamento inverso della nostra mente davanti ad immagini o a storie del terrore: ne siamo intimoriti ma allo stesso tempo ne siamo attratti ma perché? L’occulto, il mistero così come il proibito rappresentano mete, confini da valicare necessariamente poiché concepiti come tematiche-sfida. Ciò che ci fa paura allo stesso tempo ci attira, non possiamo farci nulla è nella nostra natura.

Cacciatori di Fantasmi è stata la mia sfida personale con il mondo del terrore, non sono una grande lettrice del genere ma ho voluto comunque provarci e con grande sorpresa ne sono rimasta impressionata – questa volta positivamente!
La storia è suddivisa per paragrafi e, attraverso una turnazione, ognuno di questi racconta di personaggi e vicende diverse che si intrecciano l’un l’altra: in realtà infatti, progredendo con la lettura, il lettore si rende conto di trovarsi davanti ad un’unica grande storia dove ogni tassello va perfettamente ad incastrarsi con gli altri.

Ovviamente la trama non può che essere un filone dedicato a fantasmi, presenze, tavole ouija e luoghi infestati – tra i quali non possono mancare il classico dell’hotel abbandonato e del manicomio – ma è anche un mezzo per trattare tematiche calde nei dibattiti attuali: il confronto tra la dimensione scientifica della psicologia-psichiatria e il mondo sovrannaturale.
Quanto gli sbalzi di tensione sono frutto di alterazioni sovrannaturali e soprattutto, è possibile parlare di fantasmi oppure si tratta solo di deviazioni mentali che proiettano immagini fittizie?

Tutto ruota attorno ad un gruppo di acchiappa fantasmi contemporanei che per legami di parentela o incontri casuali finiscono per istituire un vero e proprio comitato di indagini: a capo dell’intera vicenda è una presenza misteriosa, Fatima Gutierrez, una mammana che sembra non aver dimenticato il suo passato e con lei tutta la sua stirpe di discendenza. La storia è popolata da numerosi protagonisti, ognuno dei quali ha un passato ingombrante e che si rivelerà un fardello sempre più pesante con il quale però sarà inevitabile fare i conti: l’introspezione psicologica dei personaggi occupa una buona fetta del romanzo, il che consente al lettore di conoscere i protagonisti a tutto tondo – o quasi – scoprendo i punti di forza e le fragilità di ognuno. Partendo da Andrea – abbandonato dalla moglie e papà di una bimba, appassionato del sovrannaturale – e dal suo amico aspirante regista Matteo – incontrato per caso in un bar – per poi arrivare ad Emma – sorella di Andrea che manifesta una certa attitudine con il mondo dei medium – e ad Alicia – una giovane studentessa di psichiatria un po’ scettica verso il mondo dei fantasmi. Nel cast non possiamo non citare anche uno stimato psichiatra Erwin Kanvans – che avrà un ruolo fondamentale nella vicenda con i suoi studi su una presunta regressione “feconda” che porterebbe i suoi pazienti ad uno stato di catalessi illuminante per le sue teorie – ed infine Diego e Simona - rispettivamente l’ex fiamma di Emma con un dono particolare e una barista molto amica di Andrea, affascinata dai fantasmi.

Quello che salta subito agli occhi è la stesura al pari di una scenografia che ben si presterebbe ad una trasposizione cinematografica in primis per la cura dettagliata usata nelle descrizioni di luoghi e di stati d’animo nonché dei pensieri dei personaggi.
Il narratore diventa onnisciente nell’ultima parte, quando rivela verità insospettabili che finiscono con il ribaltare tutte le convinzioni e le sicurezze del lettore. C’è un filo molto sottile tra la realtà e la follia e il team di Ghost Hunters non ha alcun timore di varcare quella soglia alla ricerca della verità, quali saranno le conseguenze di questa scelta?

Il lettore sfogliando le pagine si ritrova a gestire non solo le sue emozioni ma anche quelle dei personaggi, il climax ha un’impennata netta nella seconda metà del romanzo ed esplode nella parte finale senza mezzi termini o precauzioni. All’improvviso ci troviamo catapultati anche noi nel manicomio di San Cataldo e nell’Hotel Clarin ed ancora al Casale dei Pini – tutte location importanti e collegate tra loro, com’è possibile? Basta leggere il romanzo per scoprirlo.
Le atmosfere sono tratteggiate con cura e personalmente, mi sono ritrovata più volte ad accendere la luce nel corso delle mie letture notturne! Consigliatissimo agli amanti del brivido e anche a chi vuole iniziare con qualcosa di leggero-ma-non-troppo.

Faccio i miei complimenti a Fabio Monteduro e alla sua notevole maestria narrativa in grado di centellinare parola dopo parola valanghe di emozioni. Un riconoscimento va anche a Mirko Barbaglia che con la sua prefazione fa da cornice al romanzo, preparando alla lettura di un lavoro da cui traspare una grande passione e un grandissimo impegno.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cacciatori di Fantasmi
  • Autore: Fabio Monteduro
  • Editore: Runa Editrice
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • ISBN-13: 9788897674337
  • Pagine: 430 pagine
  • Formato - Prezzo: Brossura - 17,00 Euro

9 agosto 2017

Sherlock Holmes e lo strano caso di Alice Faulkner - Arthur Conan Doyle, William Gillette

Una famiglia aristocratica ingaggia il detective per recuperare alcune lettere compromettenti in possesso di Alice Faulkner, una giovane che, con quei documenti, avrebbe potuto vendicare la sorella, ingannata da un nobile e condotta alla morte. Alice, a sua volta, è stata raggirata da una coppia di truffatori e tenuta prigioniera in casa dove viene continuamente maltrattata perché continua a tenere segreto il nascondiglio dei documenti. A questo punto, Holmes interviene e cerca, a sua volta, di ingannare i due malfattori che si rivolgono al Professor Moriarty per recuperare ciò che cercano e per fare uccidere Holmes. Il loro piano e quello di Moriarty, però, falliscono e Holmes recupera le lettere compromettenti ma poi si rifiuta di consegnarle ai propri committenti in quanto, innamoratosi di Alice, ritiene che dovrebbe essere lei a decidere se restituirle. Quando Sir Edward Leighton, emissario della Corona e il Conte Von Stalburg gli chiedono conto delle indagini, Holmes ammette di aver fallito. Alice, che ha sentito tutto, si pente e restituisce le lettere: il suo gesto induce Holmes a iniziare con lei una storia d'amore.

Recensione

Leggere un testo teatrale, rispetto alla modalità di fruizione per cui viene scritto, cioè la rappresentazione scenica, è sempre una fatica. Vale anche per il giallo scritto quasi a quattro mani da Sir Arthur Conan Doyle e William Gillette, uno dei primi e più fedeli interpreti della sua creatura, l’investigatore con la pipa, sulle scene teatrali. Il valore della pubblicazione è quasi prettamente erudito visto che il motivo che rende importante la pièce teatrale è che da questo lavoro scritto da Conan Doyle insieme all’attore e impresario teatrale nel 1899 è stata tratta la sceneggiatura di uno dei primissimi film con Holmes protagonista, ancora muto e girato nel 1916 negli USA e del quale si credeva non esistessero più copie fino al 2014, quando una vecchia pizza del film muto è saltata fuori dalla Cinémathèque Française.

E va almeno menzionato il fatto che proprio dalle interpretazioni sulla scena teatrale dell’americano Gillette il britannico Holmes nasce l’iconografia classica del britannico Holmes: si devono a lui due tratti inconfondibili del personaggio, il berretto da cacciatore e la caratteristica pipa ‘calebassa’. Dunque il ruolo di Gillette nella creazione di un’immagine che fa ormai parte non solo della storia della letteratura, gialla e non solo, ma anche della cultura popolare è tutt’altro che secondario.

La presenza di una serie di indicazioni – all’interno del testo – molto precise su come l’azione scenica doveva svolgersi, sia per gli spostamenti degli attori e la loro interpretazione sia per le scenografie, se da un lato appesantisce notevolmente la lettura dall’altro fa parte di un modo di scrivere che si avvicina molto alle moderne sceneggiature per il grande schermo. La settima arte era appena agli inizi dei suoi sviluppi ma gli interpreti di Broadway erano già pronti a fare il grande salto in direzione Hollywood, e Holmes si guadagna un posto in prima fila nel tappeto rosso delle glorie in celluloide anche grazie all’abilità di Gillette, che infonde un’anima al personaggio.

Nonostante l’appesantimento dell’apparato di annotazioni e la difficoltà di leggere un testo pensato per essere visto, nella storia di Alice Faulkner si ritrovano tutti gli elementi più classici delle trame di Conan Doyle: lo scontro con l’antieroe maligno di Holmes, il genio del crimine Moriarty, che arriva qui, per la soddisfazione del pubblico pagante, allo scontro diretto con l’eroe; il rapporto con il jet-set di fine ‘800, la casa regnante di un Paese misterioso, e un ricatto legato a lettere pruriginose, secondo un topos consacrato nel racconto di Poe del 1845, ‘La lettera rubata’ con il detective Auguste Dupin; le ambientazioni thriller della Londra di fine secolo, percorsa dai fiacre e coperta da fitte nebbie nelle quali si aggireranno personaggi come il conte Dracula, il dr. Jekyll o Jack lo Squartatore, sospesi tra realtà e finzione; una vicenda sentimentale con la bella e virtuosa fanciulla in pericolo, il cui cavaliere soccorritore indossa gli abiti insoliti dell’investigatore schiavo contemporaneamente della sua ragione e dei paradisi artificiali cui si accede con la soluzione al 7 per cento, ma non – o perlomeno non ancora – dell’amore.

In tutto questo cocktail di stilemi a volte un po’ triti e con tipico finale cinematografico si riconosce la mano di autori – Conan Doyle e Gillette – che conoscono bene i gusti del loro pubblico e sanno come titillarli, creando un prodotto da industria editoriale, come accade quasi sempre nel giallo, ma comunque di alta qualità e la pièce risulta essere una buona mescolanza di temi non originali ma già sfruttati in altri racconti come ‘Uno scandalo in Boemia’ e ‘Uno studio rosso’, tra i più famosi dello scrittore scozzese. Del resto che in fondo alle mirabolanti avventure di Holmes, Watson e company ci siano delle solide esigenze commerciali lo ricorda anche la copertina del libro, in cui i due protagonisti campeggiano con i volti dei loro ultimi, meritatamente fortunati, interpreti televisivi, Benedict Cumberbathc e Martin Freeman.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Sherlock Holmes e lo strano caso di Alice Faulkner
  • Titolo originale: Sherlock Holmes
  • Autore: Arthur Conan Doyle, William Gillette
  • Traduttore: Alessandro Gebbia
  • Editore: Rogas Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: DarcyincontraDupin
  • ISBN-13: 9788899700096
  • Pagine: 240
  • Formato - Prezzo: paperback, Euro 16,90

8 agosto 2017

Sempre sia lodato - Angelo Martinelli

Al sostituto procuratore della Repubblica Massimo Angeli si rivolge, disperata, una sua ex compagna di scuola vittima di un odioso ricatto a sfondo sessuale. Nello stesso giorno in cui i due si incontrano, un funzionario di banca viene ucciso alla stazione Termini. Dopo un clamoroso equivoco, le indagini vengono affidate proprio al giudice Angeli che si dovrà misurare con il geniale disegno illecito di un banchiere convinto di perseguire un'alta missione sociale.

Recensione

Nonostante le diatribe sul modo in cui vengono talvolta scritte le motivazioni delle sentenze, bisogna riconoscere che i magistrati sono autori di opere letterarie in genere piuttosto buone e non fa eccezione Angelo Martinelli con il romanzo Sempre sia lodato.
L'ottima cultura letteraria dell'autore si evidenzia anche con citazioni sempre appropriate, da quella iniziale di Marguerite Yourcenair, tratta da Memorie di Adrianoa quella pronunciata da uno dei personaggi del romanzo:


"Non creda che io, per usare un'espressione inelegante di Ricucci, faccia il frocio con il culo degli altri"

Buona la caratterizzazione dei personaggi che Martinelli riesce ad inquadrare perfettamente con poche frasi come queste con cui si autodefinisce Rolando Ruggero Breviglieri di san Giuliano, uno dei protagonisti del romanzo e che ricopre il ruolo di direttore operativo della Banca di Lazio e Toscana:


“Sono solo un banchiere di complemento, chiamatemi professore, mi ricorda quando stavo tra gli studenti.” Minimalista, ma per ostentare con garbo la sua provenienza accademica. Grande banchiere, sottinteso, ma prima di tutto appartenente all’elite culturale. E forse proprio per questo distante dall’inespressività emotiva di un mondo dove anche l’anima veste in fumo di Londra. 

Il protagonista più importante di questo noir è Massimo Angeli, le cui iniziali corrispondono a quelle dell’autore (non per caso), ed è anch’egli un magistrato; un magistrato, fra l’altro, che se la cava egregiamente sia nel ramo “penale”, essendo in grado di risolvere il caso del dirigente bancario ucciso alla stazione ferroviaria di Roma, sia in quello “civile”. Mostra infatti di conoscere il significato di termini che gli stessi dipendenti di  banca avrebbero difficoltà a spiegare, come il ROE (Return on Equity) ovvero la redditività del capitale proprio e il CET 1(capitale primario di classe 1), che indica il rapporto tra il capitale ordinario e l’attività di rischio.

Un’altra “chicca” del romanzo è il riferimento ai “manipolatori semantici” e, per la comprensione del termine, viene fatto questo esempio:


“..Se un novizio chiede al padre superiore ‘padre, mentre prego posso fumare?’ secondo lei cosa risponde il padre superiore?” 
“Un secco no, immagino.” 
“Ovvio. Ma se quel novizio chiede invece ‘padre, mentre fumo posso pregare?’ Cosa risponde il padre superiore? Naturalmente risponderà con un sì entusiasta.” 

Il romanzo è pertanto istruttivo e divertente, perché l’autore, dotato di grande ironia, riesce ad essere particolarmente caustico e a sorprendere il lettore con episodi e paradossi esilaranti.
A mio avviso l'opera presenta un unico difetto ed è quello che Martinelli nasconde alcuni elementi che riguardano l’inizio delle indagini da parte degli inquirenti e pertanto la soluzione del caso principale della storia viene rivelata al lettore ex abrupto. È ben vero che in questo modo l’autore riesce a sorprendere il lettore ma, per depistarlo, ha dovuto compiere un peccato d’omissione.

In Sempre sia lodato non c‘è solo il caso dell’omicidio di un dirigente di banca, ma anche la soluzione di un problema personale del protagonista o, per meglio dire, quello che riguarda una sua amica. Si tratta di Clelie che, ricattata dal suo amante, si rivolge per aiuto a Massimo Angeli, contando sul fatto che lui trent'anni prima aveva un debole per lei e si sa che, come nell'influenza, talvolta si è soggetti a ricadute anche nelle infatuazioni giovanili quando la maturità non ha creato adeguati anticorpi.
Clelie spera di indurre Angeli ad intervenire sul ricattatore con l'autorità che gli deriva dal suo ruolo di magistrato, ma conta anche sul fatto che lui riesca ad essere così discreto nella sua azione da non far trapelare il motivo del ricatto. In particolare senza che questo possa venire a conoscenza del marito e, soprattutto, dei figli.
Si tratta di un episodio un po’ boccaccesco, ma assolutamente non volgare e piuttosto divertente, in cui viene reinterpretato il mito di Danae fecondata da Giove tramutatosi in pioggia.

Una ulteriore nota positiva è data poi dai dialoghi che si configurano sempre arguti e in cui serpeggia la grande ironia del protagonista, nonché un certo suo pessimismo di fondo, come quando viene affermato da Massimo Angeli:


 
"Di cosa ti meravigli? Funziona così da parecchio tempo: tra Gesù e Barabba è stato preferito Barabba”.

frase che mi pare di aver già sentito pronunciare durante un'intervista da Piercamillo Davigo e potrebbe essere condivisa da molti elettori (italiani e stranieri).

In definitiva un bel romanzo, colto, brillante, originale, scorrevole, coinvolgente e molto attuale, dato che vi si parla di problemi finanziari.
Ne consiglio caldamente la lettura, con l'accortezza, tuttavia, di posporre in prima battuta la prefazione che potrebbe risultare ostica a chi non abbia già avuto occasione di conoscere le opere dell'autore e potrebbe sembrare un'ostentazione di cultura fine a se stessa.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Sempre sia lodato
  • Autore: Angelo Martinelli
  • Editore: BastogiLibri
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Percorsi narrativi
  • ISBN-13: 9788899376932·         
  • Pagine: 148
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,00

6 agosto 2017

La vita sconosciuta - Crocifisso Dentello

Milano, primi anni Duemila. Ernesto, cinquantenne disoccupato, reduce da un incontro sessuale con un gigolò arabo, rincasa nel cuore della notte e scopre la moglie Agata riversa senza vita sul divano. Il tragico evento è preceduto alcune ore prima dall’ennesima disputa coniugale perché Agata – costretta a lavorare come domestica per salvare il bilancio familiare – rimprovera al marito una colpevole rassegnazione. Il lutto improvviso esaspera i sensi di colpa di Ernesto. Da anni conduce una doppia vita costellata da menzogne e tradimenti. Agata, siciliana dal carattere ribelle, ignora che il marito la tradisce con prostituti nel degrado di parchi pubblici e toilette di stazioni ferroviarie. Così com’è all’oscuro del terribile segreto che Ernesto custodisce, risalente al loro comune passato di rivoluzionari negli anni Settanta. Scandito da capitoli che si accumulano come istantanee capaci di illuminare il nostro passato prossimo grazie a un particolare, un dettaglio, un’emozione, il romanzo attraversa la memoria intima e pubblica di un uomo che si mette a nudo in una confessione senza sconti. Crocifisso Dentello, alla sua seconda prova, racconta due vite perdute, un marito e una moglie offesi dalla Storia e dai sentimenti negati.

Recensione

Il romanzo a tratti intimistico di Crocifisso Dentello accompagna il lettore in un’esperienza di esistenza singolare, ma più comune di quanto si creda nei tempi passati, quando essere omosessuali era ancora un tabù. Diventava spesso una vita intera da nascondere a chi ti circondava.

La voce narrante è quella di Ernesto, che vive a Milano e che, nonostante la precarietà economica della sua famiglia, composta da lui e dalla moglie Agata, non riesce a rinunciare ai piaceri del sesso a pagamento con uomini extracomunitari, nonostante il prezzo esiguo, per riempire una fame specifica, insita in lui, a cui non riesce a resistere. Proprio durante uno di questi incontri, sua moglie, rimasta sola in casa, viene a mancare, e quando arriva a casa è troppo tardi.

La morte di Agata dà all’uomo lo spunto per attraversare il loro passato, che li porta dritti nei fulgidi anni delle azioni dei rivoluzionari, della ribellione a cui loro stessi, da giovani, avevano aderito.
In un continuo rimando dal presente al passato e viceversa, Ernesto non riesce ad affrancarsi dal senso di colpa, uno dei nodi centrali dell’intera trama: non solo per via della sua doppia vita, costellata di bugie e di tradimento nei confronti della moglie così come di se stesso, ma anche per un segreto, relativo proprio alla loro attività all’interno dell’organizzazione di un attentato, il cui esito cambierà per sempre le vite di entrambi.

Nel romanzo si tratta una storia in cui di certo, tra tutti i contenuti, viene messo al centro gioco forza l’elaborazione del lutto e il pentimento a esso correlato: quando chi ami da tanto, così come quando perdi la persona che con te ha vissuto tanto tempo, è come se una parte di te stesso morisse con lei. Lo stesso Ernesto in più di un’occasione esprime questo suo cordoglio, in modo diretto così come lasciandolo intendere.
È una fase critica, che mette a dura prova la resistenza morale e intellettiva delle persone, e nel suo caso questa situazione tende a ripercorrere il loro passato, a rielaborare le paure dell’uomo così come la sua codardia nell’emergere e nell’affermarsi, accettandosi magari per quello che sarebbe dovuto essere.
In questo specifico ambito la sua storia non è molto dissimile da quanto realmente accadeva quando ancora essere gay era una maledizione, non solo per la persona ma soprattutto a livello sociale.
In molti della generazione di Ernesto hanno compiuto quel tipo di scelta di vita, e in molti libri degli anni passati si affronta un argomento del genere, sia a livello nazionale che a livello internazionale, risultando magari per i lettori abituati o appassionati alle storie di persone omosessuali, per certi versi scontato.
Ma a ogni modo su questo specifico versante la psiche intima del narratore, perché Ernesto ci parla in prima persona raccontandoci emozioni, avvenimenti e turbamenti, viene resa in modo chiaro e inequivocabile.

Una caratteristica che mi ha colpito comunque nella lettura di quest’opera, è di certo che per quanto sia Ernesto a raccontare la storia, la vera protagonista rimanga Agata. Non solo come ricordo onnipresente, ma come carattere, stile di vita e personaggio capace di bucare le pagine e arrivare dritta al lettore, senza sconti. Una donna che mai sapremo se, in qualche modo, avesse realizzato la doppia vita del marito, che lo amava di certo, se gli era restata accanto per tutto quel tempo, nonostante fosse lei con i suoi duri lavori il motore economica della famiglia dopo che Ernesto, a seguito di un licenziamento, non era più riuscito a venire a galla.

Nel contorno, a parte l’ambientazione prettamente italiana, un’altra riflessione scaturisce in modo naturale proprio su questo argomento, tremendamente attuale: la crudeltà del mercato del lavoro, che quando ti espelle, sulla base dell’età di chi si ritrova senza un impiego, ti ostracizza, divenendo un male spesso dalle conseguenze atroci per chi si ritrova all’improvviso disoccupato.
Una stortura sociale che purtroppo in questi tempi rimane attuale e sempre presente e su cui l’autore, con pochi ma ben azzeccati riferimenti, getta uno sguardo implacabile, costringendo chi legge a viverne il dramma, a non fare finta di nulla.

Lo stile narrativo appare sobrio, calibrato nell’emotività così come nella descrizione puntuale dei vari tasselli che, sino alla fine non compongono il quadro completo se non nelle ultime pagine.
Il narrato è caratterizzato da un utilizzo di periodi brevi, ma con un registro alto, non solo nel metaforico quanto proprio nella scelta dei vocaboli.
Questa tendenza, di chiara matrice letteraria, di sicuro eleva la lettura a un livello superiore, ma a volte sacrifica l’immediatezza delle scene. Ernesto riflette, soffre, l’emotività prevale in ogni passaggio, come una coltre, anche nei dialoghi, nelle cornici dirette.
Questo denota comunque una certa sicurezza di scrittura, che può essere apprezzata da chi ricerca un’elaborazione maggiore della narrativa, senza accontentarsi della mera descrizione accattivante di un determinato passaggio, ma che di per contro può non incontrare l’apprezzamento di tutti i lettori.

Ma a prescindere dai gusti personali, La vita sconosciuta appare comunque una lettura degna di essere annoverata nell’universo letterario nostrano: Dentello si dimostra uno scrittore elaborato e nel contempo attento, capace di inscenare un intensa emotività dai dettagli più semplici.
Per questo l’approccio a un libro del genere, va fatto con cognizione e rispetto. Chi ricerca una lettura dallo stile edulcorato capace comunque di rendere la drammaticità di un’esperienza esistenziale di uno qualunque di noi, non ne rimarrà di certo deluso, lasciandosi trasportare dalla storia per mano, sino alla fine.

Giudizio:

+3stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: La vita sconosciuta
  • Autore: Crocifisso Dentello
  • Editore: La nave di Teseo
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Oceani
  • ISBN-13: 9788893441346
  • Pagine: 120
  • Formato - Prezzo: brossura - € 16,00
 

La Stamberga dei Lettori Copyright © 2011 | Template design by O Pregador | Powered by Blogger Templates