8 agosto 2018

La Stanza 123 - Isabella Liberto

Mark Candice è un giovane e affascinante docente universitario di storia contemporanea. La sua vita è perfetta, fa un lavoro che lo appaga da sempre ed è felicemente sposato con la bella e giovane Melinda. Il suo equilibrio viene turbato quando una delle sue studentesse, Lisa Marshall, si invaghisce di lui in modo ossessivo e inizia a tormentarlo con chiamate, messaggi e a presentarsi nel suo ufficio. Mark fa di tutto per allontanare Lisa e cercare di non mettere a repentaglio la sua carriera, ma quando in facoltà iniziano ad accadere strani incidenti, aggressioni e omicidi, Mark capisce che qualcosa non va e che un serio pericolo grava sulla sua vita.

Recensione

La Stanza 123 è uno dei romanzi gialli finalisti del concorso letterario 1 Giallo x 1000 che terminerà alla fine dell'anno in corso ed è riservato agli scrittori emergenti. Ai primi del 2019 si avrà presumibilmente la nomina del vincitore.
La storia raccontata in La Stanza 123, pur non essendo particolarmente originale, è scritta con proprietà e scorrevolezza. Buona, pur con le precisazioni esposte di seguito, la caratterizzazione dei protagonisti e discreta la suspense. Nel romanzo si alternano le voci in prima persona dei due protagonisti: il professore di storia moderna Mark Candice e la studentessa Lisa Marshall.
Ciò che rende perplessi è la carenza di ambientazione. L’azione si svolge presumibilmente in un paese anglosassone, come si può arguire dai nomi dei personaggi, ma non viene indicata né la nazione né la città. Si sa solo che quest'ultima è sede universitaria, dato che il protagonista è un insegnante di storia moderna chiamato dal Preside di Facoltà (ma non mi risulta, peraltro, che esista questo titolo nelle università anglosassoni) a sostituire una collega che ha avuto un incidente e per qualche mese risulta impossibilitata a lavorare.
Mark Candice, l’insegnante supplente in questione, sposato con una dottoressa che lavora in ospedale, è giovane e bello. Niente di strano, quindi, che alcune sue allieve si sentano attratte da lui, patologico, invece, che l’infatuazione di Lisa Marshall diventi ossessione, tanto da iniziare a perseguitarlo .
Anomalo è anche il fatto che i coniugi Candice, pur essendo giovani, non risultino avere una vita sociale e la loro esistenza si svolga unicamente fra casa e lavoro. Di fatto i personaggi del romanzo sono in pratica solo tre: Mark, sua moglie Melinda e Lisa Marshall, la studentessa ossessionata dal bell'insegnante. Solo verso la fine del libro compare un quarto personaggio, Ramirez, una ispettrice di polizia. La scarsità dei personaggi determina che la loro caratterizzazione si evinca unicamente dai loro pensieri e ciò appesantisce la lettura.
Sarebbe stato invece a mio avviso opportuno che i caratteri dei protagonisti risultassero dai loro comportamenti e dai dialoghi durante i rapporti interpersonali. Per ovviare alla carenza di detti rapporti, sarebbe stato sufficiente provvedere a descrivere la partecipazione dei signori Candice a qualche tipico party fra insegnanti per socializzare, incontri molto comuni nei college anglosassoni, dove i caratteri si possono evincere dallo scontro delle diverse personalità e i pettegolezzi vengono raccontati con malizia e dovizia di particolari quando gli interessati non possono sentire.
Qualche perplessità sorge anche nella comparazione dei pensieri dei due protagonisti, dato che nonostante la differenza d'età e cultura viene privilegiato un linguaggio tendenzialmente giovanile   propenso per entrambi al turpiloquio che mal si adatta al tipo di pensiero che dovrebbe passare per la mente ad un professore.
Per il resto l’intreccio è ben costruito, ancorché il lettore smaliziato di gialli non abbia difficoltà ad immaginare  il colpo di scena finale.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: La Stanza 123
  • Autore: Isabella Liberto
  • Editore: ZeroUnoUndici Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788893702188
  • Pagine: 168
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

4 agosto 2018

La Colombaia - Manfredo Corona

Incastonata lassù, fra le stelle, la colombaia che si affaccia sui tesori architettonici di Parma è testimone prima di un sogno e poi dei drammi di Sonia, che vive nella gabbia dorata. Il giovane ispettore De Martino segue le tracce lasciate dal predatore che semina morte nella città ducale ed è l'unico a capire che dietro al sanguinario assassino si cela una fredda e potente organizzazione ramificata ovunque, anche tra le mura del monastero di San Giovanni.Una storia dal ritmo incalzante vissuta tra tesori d'arte e tormentosi ricordi di fanciullezza e dove nulla è ciò che sembra, almeno fino al momento in cui… 

Recensione

In La Colombaia si immagina l'esistenza una setta, ramificata in diverse parti del mondo, dedita alla produzione e commercializzazione di film snuff che, come dice l’autore per bocca del protagonista:

Sono film girati e montati con autentiche scene di torture, violenze di ogni genere, anche nei confronti di bambini, e morti violente. È un orrendo mercato che si sta sempre più affermando e con sempre maggiori pretese. 

Nella setta in questione, a capo della quale ci sono uomini potenti di diversa estrazione sociale, non sono esclusi i componenti del clero che, anzi, risultano indispensabili per selezionare i potenziali killer psicopatici di cui l’organizzazione criminale si serve per le proprie finalità delittuose. Nella loro funzione di depositari dei segreti più turpi rivelati durante la confessione, i preti sono in grado di canalizzare gli impulsi dei giovani e istruirli a dovere perché compiano i crimini più efferati secondo le modalità desiderate.
Il killer che opera a Parma, dove si svolge l'azione del romanzo, e che prende di mira un gruppo di ragazze, è un maniaco con il complesso di Edipo e l’ossessione per il pelo pubico, tanto ché viene soprannominato dai media “Il barbiere”.
Da ciò si può comprendere come l’intento dell’autore fosse quello di scrivere una parodia dei  romanzi sugli assassini seriali e sette occulte, filone che trova probabilmente la sua espressione più nota nel best seller Il Codice da Vinci.
E' solo partendo da questo punto di vista che si potrà apprezzare l’ironia dell’autore in La Colombaia e non si rimarrà perplessi per le descrizioni di omicidi effettuati con modalità talmente cruente e sadiche da poterle definire tendenti all’orrido, e che potrebbero sembrare solo frutto di una mente perversa. Si rileva anche un certo pessimismo da parte dell'autore, dato che non sempre la virtù viene premiata, anzi, talvolta sono le cattive ragazze a spassarsela meglio.
Buona la caratterizzazione dei personaggi, specie del killer protagonista. Qualche piccola incongruenza nella logica dell’intreccio è poco importante, così come è giustificabile che l’assassino riesca ad apparire e sparire a suo piacimento anche sotto gli occhi vigili delle forze dell’ordine che non brillano per elasticità mentale. Un caso a parte è però il vice ispettore De Martino, il poliziotto che segue il caso delle giovani uccise, che riesce col suo intuito infallibile, partendo praticamente da niente, se non con l'aiuto di internet, a comprendere di essere di fronte ad un’organizzazione a delinquere internazionale.
Una lettura pertanto piuttosto avvincente, ironica, ricca di colpi di scena, che potrebbe anche avere un seguito, dato che la setta criminale non risulta debellata.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La Colombaia
  • Autore: Manfredo Corona
  • Editore: 0111 Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788863076561
  • Pagine: 204
  • Formato - Prezzo:  Brossura Euro 15,50

28 luglio 2018

Le tre del mattino - Gianrico Carofiglio

Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno. È cosí che il ragazzo e l'uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l'uno nell'altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne. Un viaggio avventuroso e struggente sull'orizzonte della vita. Con una lingua netta, di precisione geometrica eppure capace di cogliere le sfumature piú delicate, Gianrico Carofiglio costruisce un indimenticabile racconto sulle illusioni e sul rimpianto, sul passare del tempo, dell'amore, del talento.

Recensione

Il titolo del libro, Le tre del mattino, è ripreso dalle parole di Scott Fitzegerald in Tenera è la notte, dove viene detto che Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino.
Ciò premesso, se capita di ascoltare i ragionamenti di Carofiglio durante interviste e talk-show, si possono apprezzare la sua logica e la sua acutezza di ragionamento, la stessa logica e acutezza, unitamente alla sua cultura, che si rileva in questo romanzo in cui si racconta il confronto fra un padre e un figlio. Quest'ultimo deve trascorrere tre giorni e due notti senza dormire per verificare la guarigione anche sotto stress dall’epilessia idiopatica.
La storia si svolge a Marsiglia dove risiede lo studio del medico che aveva in cura il giovane Antonio,  protagonista e voce narrante del romanzo. Dato che Antonio viveva con la madre separata dal marito e la figura paterna era per lui piuttosto evanescente, questa è un’occasione unica per imparare a conoscere il padre, specialmente durante la veglia nelle lunghe ore notturne. Durante il soggiorno i due incontrano altre persone e compiono esperienze che li arricchiranno. Alla fine della loro forzata vicinanza si accorgeranno di essersi divertiti insieme, nonostante la differenza d’età e il diverso ruolo, come non pensavano potesse accadere.
Dopo i primi momenti in cui i due personaggi del romanzo, non abituati alla rispettiva presenza, si sentono piuttosto imbarazzati, gradualmente iniziano a rilassarsi, a comprendersi e ad interessarsi l’uno dell’altro. Si potrebbe affermare che questa è una storia in cui un padre si ritrova nel figlio e un figlio tende a formarsi attraverso il padre. Sullo sfondo rimane la figura della madre di Antonio di cui non si analizzano le motivazioni che l’hanno indotta alla separazione dal marito. Viene da pensare che nessuno lo sappia, neanche la donna, ed è forse un punto del romanzo che sarebbe stato bene approfondire.
I rapporti fra genitori sono improntati ad una rigida correttezza ed Antonio impara a comprendere il padre aldilà della cortina di formalismo che la separazione è venuta a creare fra loro, così come accade anche al padre di imparare a conoscere il figlio con cui non era mai riuscito prima ad entrare in sintonia. Difficile stabilire di chi fosse stata la colpa di questa incomprensione, se cioè del padre o della madre, o del tipo di vita che viene imposta al figlio da due persone divorziate che, si potrebbe dire, risultano ancora alla ricerca di se stesse.
Il romanzo è piuttosto breve, scorrevole e mai banale. Carofiglio riesce a far esprimere ad Antonio in maniera chiara e concisa le sensazioni che provava nei confronti dei genitori che, almeno in parte, sono le stesse che tutti hanno avuto nei confronti dei loro cari, talvolta senza rendersene conto o senza riuscire ad esprimerle a parole. Ne deriva un racconto intimista ma tutt’altro che noioso, con molte considerazioni che fanno riflettere, come quella che esprime il padre di Antonio insegnante di matematica.

Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita.

Se si vuole trovare un difetto al romanzo è il fatto che i pensieri del protagonista risultano più maturi di quelli di un ragazzo che non ha ancora diciotto anni, ma per il resto il racconto è godibile ed estremamente veloce da leggere.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le tre del mattino
  • Autore: Gianrico Carofiglio
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Stile libero big
  • ISBN-13: 9788806236076
  • Pagine: 170
  • Formato - Prezzo: Brossura -Euro 16,50

21 luglio 2018

La Classe - Erich Segal

Danny Rossi, il musicista prestigioso, Ted Lambros, il “paria” che frequenta l’università come esterno, Jason Gilbert, il golden boy ebreo, George Keller, il transfuga dell’Ungheria, Andrew Eliot che ha tre secoli di antenati harvardiani alle spalle, fin dai primi giorni ad Harvard diventano amici condividendo passioni, gioie, ambizioni brucianti, ansie e sacrifici. Imparano che chi studia ad Harvard si porterà dentro nella vita qualcosa che lo differenzierà da tutti gli altri, ma sanno che la sola materia che non si insegna nella più prestigiosa università americana è come essere felici nella vita. Dopo venticinque anni, secondo la tradizione, si incontrano e confrontano le loro vite: ne esce la storia di una generazione bruciata.

Recensione

Erich Segal, scrittore e sceneggiatore, è l'autore del romanzo Love Story e della sua trasposizione cinematografica che ha fatto piangere milioni di persone. Segal ha scritto inoltre nel 1985 La Classe, romanzo molto meno noto e che si può trovare ormai solo nei mercatini dei libri usati.
Nonostante ciò che si legge nella quarta di copertina, La Classe non è un romanzo pessimista per cui potrebbe essere improprio definire "generazione bruciata" i giovani che hanno vissuto durante la guerra del Vietnam e hanno assistito alla guerra araboisraeliana di cui Segal parla, chiaramente, dal punto di vista filo israeliano, essendo l'autore di origine ebrea. Segal sottolinea inoltre l'aspetto della società statunitense divisa in classi per anzianità di cittadinanza, religione, colore della pelle e ricchezza.
Ciò che caratterizza quattro dei cinque protagonisti del romanzo è il desiderio di emergere, la loro ambizione di essere i migliori nel campo di attività scelto e riuscire ad essere apprezzati dagli altri, sia per rifarsi di situazioni familiari non favorevoli, sia per dimostrare a se stessi e ai genitori le proprie capacità. L’unico che si discosta da questo modo di intendere la vita è Andrew Eliot che, pur non possedendo particolari qualità, provenendo da una antica famiglia di banchieri non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno e non è ambizioso. La sua educazione e il suo modo ragionevole di proporsi lo rendeno di fatto più simpatico rispetto agli altri quattro che eccellono all'università quasi fossero dei superuomini.
Nel complesso si può dire che tutti e cinque i personaggi riescono a realizzarsi dal punto di vista professionale ma sotto il profilo affettivo rimangono piuttosto immaturi dato che, come viene espresso nella quarta di copertina, la funzione di Harvard non era quella di insegnare agli studenti come raggiungere la felicità. Non si può affermare che il successo porti all’infelicità, ma spesso, per affermarsi, occorre arrivare a dei compromessi a cui le persone più corrette non vorrebbero dover sottostare. Poi, come tutti i giovani, i nostri protagonisti hanno avuto storie sentimentali che hanno arricchito le loro vite, ma questi amori, che inizialmente sembravano indissolubili e indivisibili, alla prova del tempo subiscono gravi colpi. Se amare significa non dover dire mai mi dispiace, celebre frase fra le più note di Love Story, nessun personaggio maschile può permettersi di pronunciarla.
Per quanto consti di quasi settecento pagine, il romanzo, che non fa leva sull'emotività del lettore come Love Story, risulta accattivante e si legge piuttosto velocemente. Si può dire che sia diviso in due parti: nella prima, a mio avviso la migliore per scorrevolezza e originalità,  si segue la vita dei cinque studenti di Harvard fino alla laurea e, nella seconda, le loro vicissitudini nel mondo del lavoro fino al tradizionale incontro dei laureati di Harvard venticinque anni dopo la fine del corso universitario.
Buona la caratterizzazione dei personaggi maschili. I personaggi femminili, invece, appaiono poco significativi: le donne, quando non sono indicate semplicemente come comprensive, altruiste e amorevoli, risultano all’opposto egoiste, prevaricatrici e grette.
Difficile dire quanto possa esserci di autobiografico in La Classe, tuttavia Erich Segal si è laureato a Harvard come i protagonisti del romanzo e in particolare, come Ted Lambros, ha insegnato letteratura greca nello stesso istituto, dopo aver fatto esperienza di insegnamento anche a Yale, Princeton e al Wolfson College di Oxford.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: La Classe
  • Titolo originale: The Class
  • Autore: Erich Segal
  • Traduttore: Marina Marazza
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 1987
  • Collana: Superbur
  • ISBN-13: 9788817113281
  • Pagine: 682
  • Formato - Prezzo: Brossura - Lire 9.500

12 luglio 2018

Tu che sei di me la miglior parte - Enrico Brizzi

Bologna, anni Ottanta: Tommy Bandiera, orfano di padre, cresce con la mamma Alice e la famiglia di lei. I racconti dell'avventuroso zio Ianez, i giochi condivisi con gli amici Athos e Selva fra cortile e parrocchia, e le prime, timide, relazioni con le coetanee scandiscono le tappe della sua crescita sino alla sconvolgente apparizione del vero amore. L'impareggiabile Ester, però, fa battere il cuore anche al nuovo arrivato Raul, che di Tommy diventerà la guida e la nemesi, il modello irraggiungibile e il "peggiore amico" capace di scortarlo attraverso le prove iniziatiche tutt'altro che innocenti dell'adolescenza. L'asimmetrico triangolo che li lega negli anni delle scuole superiori prenderà via via i colori di una tenera educazione sentimentale e di una conturbante lotta per trovare il proprio posto nel mondo; la meraviglia e la fatica del diventare grandi li metteranno di fronte a scelte non scontate e passi senza ritorno, tradimenti che li sprofonderanno nell'abisso della disperazione e inattese prove di lealtà capaci di riaccendere la fiducia, sino alla grande, incancellabile, avventura che vedrà i tre ragazzi protagonisti nell'estate dei diciott'anni. Tu che sei di me la miglior partenon è solo un'eccezionale panoramica dell'Italia anni Ottanta e Novanta rischiarata dalla prodigiosa memoria mitopoietica dell'autore – ci sono le musicassette TDK e le festicciole delle medie, lo zaino Invicta e la Vespa, i concerti scolastici e le risse sulle gradinate degli stadi – ma s'impone come un maestoso, ironico e commovente romanzo di formazione, delicato come il fortunatissimo Jack Frusciante è uscito dal gruppo e potente quanto lo sperimentale Bastogne ; i ragazzi protagonisti sono chiamati a fare i conti con l'amicizia e l'amore, la rabbia e la speranza, la scoperta del sesso e la tentazione delle sostanze proibite, la lontananza degli adulti e l'urgenza d'incamminarsi in prima persona verso un avvenire da conquistare un giorno alla volta.

Recensione

In Tu che sei di me la miglior parte vengono raccontati i primi diciotto anni di vita del protagonista, Tommy Bandiera. Tommy ha perso il padre da piccolo e forse è a causa di questo, o per uno di quei casi fortuiti che si verificano durante l'esistenza, che viene a crearsi un legame speciale con Raul, il suo carismatico amico per la pelle, e Ester, la prima ragazza da cui rimane folgorato, entrambi di fatto orfani di padre.
Tenuto conto che il linguaggio utilizzato dall’autore è tipicamente giovanile, come lo è anche il tipo di umorismo, nonché l’interesse per la musica rock ed il calcio, e dato che è normale avere avuto a scuola un amico del cuore ed essersi innamorati della prima bella ragazza incontrata, potrebbe sembrare che questo romanzo di formazione sia destinato ad interessare un pubblico composto prevalentemente di giovani. C’è da sperare, tuttavia, che nessun ragazzo voglia crescere affrontando le stesse esperienze di Tommy. Egli, infatti, si associa agli ultras della squadra di calcio locale e si dedica ad atti di violenza e teppismo nei confronti delle squadre avversarie. Inoltre, al fine di potersi permettere quelle cose che tanto piacciono ai giovani e che consentono loro di sentirsi autonomi, non si accontenta della solita paghetta che gli rilascia mensilmente la madre, ma si dedica allo spaccio di droghe leggere di cui lui stesso fa largo uso.
Anche procedendo verso la maggiore età Tommy non prova alcun rimorso per le sue azioni violente e delinquenziali -ancorché meno violente e delinquenziali di quelle dei suoi compagni- e la carenza di valori da parte di Tommy è probabilmente da imputare all'assenza del padre e alla poco propositiva ancorché amorevole figura materna, impegnata a rifarsi una vita sentimentale.
Buona la caratterizzazione dei personaggi, ma un discorso a parte merita la bella Ester che mette in guardia Tommy dall’innamorarsi di lei perché, secondo quanto asserisce, pur non volendo lei si sente destinata a far male a chi le sta vicino. Mi sembra che l’autore abbia voluto ritagliarle un atteggiamento da donna fatale che mal si addice a una diciassettenne. Poi, si sa, se una ragazza promette il cuore a qualcuno per poi tradirlo subito dopo, per quanto dica di “non voler far del male” è chiaro che male lo fa e anche coscientemente. Pertanto le sue parole sembrano soltanto un maldestro tentativo di scaricare anticipatamente la propria coscienza da colpe future, quasi che si preoccupi unicamente di non dover neanche sostenere il peso del rimorso per eventuali cattive azioni. Se Ester rappresenta la "miglior parte" del protagonista, come recita il sonetto di Shakespeare che le dedica Tommy, sorge una notevole perplessità circa la capacità di valutazione del prossimo da parte di Tommy.
Il romanzo è scorrevole e vivace ma si può rimanere delusi se ci si aspetta di trovare in esso la leggerezza e l’originalità che caratterizzavano Jack Frusciante è uscito dal gruppo a cui l’autore deve la sua popolarità. Inoltre il messaggio che lancia sembra quello per cui il delitto paga e, per quanto purtroppo la realtà sia spesso questa, non direi che sia positivo, tenuto anche conto che il destinatario del romanzo sembrerebbe essere un pubblico non ancora abbastanza maturo da non rischiare di lasciarsene influenzare.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Tu che sei di me la miglior parte
  • Autore: Enrico Brizzi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804678861
  • Pagine: 546
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 20,00
 

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