26 maggio 2015

Speciale Grande Guerra: Ci rivediamo lassù - Pierre Lemaitre

Sceneggiatore, insegnante, scrittore, Pierre Lemaitre nasce a Parigi nel 1951. Esordisce nel 2010 con Travail soigné (Irène), affermandosi come uno dei grandi nomi francesi del genere noir. I suoi romanzi sono stati tradotti in più di venti lingue, e nel 2013 gli è stato conferito il prestigioso Prix Goncourt.

Ci rivediamo lassù (Au revoir là-haut, 2013), opera più picaresca che storica, è stato eletto miglior romanzo dell'anno dalla rivista "Lire".
Tra le opere dell'autore citiamo la cosiddetta "trilogia di Verhoeven" (Irène, Alex, Camille, Mondadori 2015), L'abito da sposo (Fazi 2011) e Lavoro a mano armata (Fazi 2013).


Sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra, nel 1918 Édouard e Albert si ritrovano emarginati dalla società. Albert, un umile e insicuro impiegato che ha perso tutto, proprio alla fine del conflitto viene salvato sul campo di battaglia da Édouard, un ragazzo ricco, sfacciato ed eccentrico, dalle notevoli doti artistiche. Dopo il congedo, condannati a una vita grama da esclusi, decidono di prendersi la rivincita inventandosi una colossale truffa ai danni del loro Paese ed ergendo il sacrilegio allo status di opera d'arte. Affresco di rara potenza evocativa, Ci rivediamo lassù è un romanzo appassionante e rocambolesco: in un'atmosfera crepuscolare e visionaria, Pierre Lemaitre orchestra la grande tragedia di una generazione perduta con un talento e una maestria impressionanti.

Recensione

Chi pensava che quella guerra sarebbe finita era già morto da molto tempo. In guerra, per l'appunto.

Nella sterminata lista di opere che accendono i riflettori sugli orrori della Grande Guerra, si distingue per la sua ironia Ci rivediamo lassù del francese Pierre Lemaitre. Definita forse impropriamente "romanzo storico", l'opera di Lemaitre vuole piuttosto narrare gli espedienti picareschi di due reduci, Albert ed Édouard, che lungi dal tentare il reinserimento in una società che li ha mandati giovanissimi in trincea si riducono a vivere al margine, sopravvivendo di espedienti.

Albert ed Édouard, rispettivamente giovane impiegato il primo e ricco rampollo omosessuale in rotta col padre il secondo, non si sono quasi mai rivolti la parola prima di essere sorpresi da una granata a pochi giorni dal ritiro delle truppe. Origine delle loro sfortune non è un crucco, ma il francesissimo tenente Henri d'Aulnay-Pradelle, che deluso dall'annuncio dell'armistizio giunto prima che riuscisse a guadagnarsi abbastanza mostrine coinvolge a tradimento i suoi uomini in un'inutile scaramuccia con i tedeschi con un alto costo in vite umane.
A rimetterci è Édouard, che perde la metà inferiore della faccia dopo aver tirato fuori Albert dalla fossa in cui il tenente Pradelle l'ha condannato a morte certa. Da sempre baciato dalla fortuna, Édouard sopravvive all'esplosione, ma in uno stato tale che decide di darsi per morto alla famiglia e al mondo. Con il nuovo nome di Éugene, rubato a un cadavere, sempre più dipendente dalla morfina e da altre droghe (e di conseguenza da Albert, che gliele procura), Édouard sogna la beffa del secolo, l'estremo e divertente saluto a un mondo che non gli ha dato nulla.

Il dissacrante Lemaitre, dopo un inizio canonico che ricorda le trincee di E.M. Remarque, avvince il lettore in un romanzo dal sapore dickensiano che stempera i gravi motivi del reinserimento dei reduci in società e dei profittatori di guerra con una feroce ironia che bersaglia proprio tutti: l'inetto e paranoico Albert, che per gratitudine e senso di colpa non riesce ad affrancarsi dall'uomo che gli ha salvato la vita; Édouard, arrogante artista di ricca famiglia mutilato durante l'unico atto eroico della sua stravagante esistenza; l'ambizioso Henri d'Aulnay-Pradelle, instancabile nella sua smania di ricchezza e posizione che finisce, per una delle sfrenate casualità tanto care ai romanzi ottocenteschi, per sposare Madeleine, l'amata sorella di Édouard, che lungi dall'essere la cara creatura evocata dai ricordi del fratello si rivela una vacua ed egoista signorina d'alta borghesia; Péricourt, il freddo padre di Édouard che per tutta la vita rifiutò quel figlio stravagante, e che si ritrova improvvisamente a piangere la sua memoria.

Dai passi più drammatici alle scene più grottesche, il romanzo di Lemaitre non sarà forse una puntuale testimonianza storica sulla Grande Guerra, ma è senz'altro un'ottima opera d'intrattenimento che gioca tutto sull'incisività dei personaggi e sui ritmi incalzanti. Ci rivediamo lassù è una grande storia sulle ironie della vita che non manca di far riflettere sulle contraddizioni del dopoguerra e sulla morte, reale o metaforica, di una generazione di giovanissimi coinvolti in un conflitto che sarebbe dovuto durare «due, tre settimane al massimo».

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Ci rivediamo lassù
  • Titolo originale: Au revoir là-haut
  • Autore: Pierre Lemaitre
  • Traduttore: Stefania Ricciardi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804636007
  • Pagine: 454
  • Formato - Prezzo: Brossura - 17.50 Euro

25 maggio 2015

Listopia II - La vendetta: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#241-260)

L'avevate amata. L'avevate richiesta a gran voce. Finalmente, dopo mesi di assenza, torna la versione riveduta e corretta di Listopia. I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita. Tranquilli, non vi riproporremo con gli aggiornamenti i cinquanta appuntamenti della vecchia versione, datata 2006, ma solo le aggiunte apportate e mantenute fino all'ultima, quella del 2012, che - vi anticipiamo - non si limitano a libri usciti dopo il 2005 ma rivoluzionano un po' anche le liste dei secoli precedenti.
Anche stavolta, forse più che mai, la vostra granitica certezza di aver letto di tutto ne uscirà scalfita e sanguinante: cimentatevi con noi a spuntare i libri già letti e a insultare quelli la cui presenza nella lista è assolutamente immeritata!



241. Solitud - Víctor Català (1904) [Aggiunto nella lista 2008]

L'obra se centra en el trasbals interior d'una dona, la Mila, provocat per la insatisfacció de la convivència amb el seu marit, un home gandul i abúlic a qui ha de seguir a contracor per tenir cura d'una ermita en una muntanya solitària i esquerpa. La insatisfacció la porta al desequilibri psíquic i emocional i a la recerca de possibles sortides, mitjançant l'amor, el sentiment maternal i l'emoció estètica que projecta en les relacions amb altres persones. Finalment la pròpia realització li suposa assumir la solitud.


242. Così muore la carne - Samuel Butler (1903) [Aggiunto nella lista 2008]

Così muore la carne (The Way of All Flesh) è un romanzo semi-autobiografico di Samuel Butler che attacca l'ipocrisia dell'Inghilterra vittoriana. Scritto tra il 1873 e il 1884 e pubblicato nel 1903, è il ritratto di quattro generazioni della famiglia Pontifex e rappresenta un invito alla moderazione degli obblighi imposti dalla religione cristiana. L'opera è stata pubblicata postuma per volere dell'autore, che non osò farlo durante la sua vita; in seguito è entrata a far parte degli scritti maggiormente critici verso l'epoca vittoriana. (fonte: Wikipedia)


243. Memorie di un malato di nervi - Daniel Paul Schreber (1903) [Aggiunto nella lista 2008]

Daniel Paul Schreber, presidente della Corte d'Appello di Dresda, figlio di un illustre educatore dalle idee ferocemente rigide, ebbe nel 1893, a cinquantun anni, una grave crisi nervosa ed entrò nella clinica psichiatrica di Lipsia, affidandosi all'autorità del suo direttore, l'anatomista P.E. Flechsig. La crisi aveva avuto inizio quando un giorno, nel dormiveglia, il presidente Schreber si era trovato a pensare che "dovesse essere davvero molto bello essere una donna che soggiace alla copula". A partire da questo punto si sviluppò in lui un prodigioso delirio, che lo fece passare per tutti gli estremi della tortura e della voluttà, coinvolgendo dèi, astri, demiurghi, complotti, "assassinii dell'anima", catastrofi cosmiche, rivolgimenti politici. Al centro di tutto erano la convinzione, in Schreber, di trovarsi vicino a essere trasformato in donna, e la sua lotta stremante contro un Dio doppio e persecutore. È comunque difficile dare un'idea in poche parole della sconvolgente architettura di immagini, nessi, illuminazioni tragiche e comiche che il lettore incontrerà in questo libro, scritto da Schreber dopo sei anni di malattia. Con queste Memorie egli voleva, fra l'altro, dimostrare di non essere pazzo, e incredibilmente ci riuscì, sicché il suo ricorso in appello contro la sentenza di interdizione venne accolto, permettendogli di tornare a vivere per qualche tempo nella società.


244. Le tigri di Mompracem - Emilio Salgari (1900) [Aggiunto nella lista 2008]

"Vi è un uomo che impera sul mare che bagna le coste delle isole malesi, un uomo che è il flagello dei naviganti, che fa tremare le popolazioni, e il cui nome suona come una campana funebre." È Sandokan, la Tigre della Malesia, il più popolare dei personaggi scaturiti dalla fantasia di Salgari. Con questo ritratto nasce una leggenda, celebrata in tante trasposizioni cinematografiche e televisive: chi non ricorda Kabir Bedi nei panni di Sandokan e Philippe Leroy in quelli del fidato Yanez? Dalla mitica Mompracem, Sandokan principe del Borneo spodestato dall'espansionismo britannico, parte per le sue scorribande contro le odiate forze inglesi, affiancato da un manipolo di temibili pirati.


245. Il sottotenente Gustl - Arthur Schnitzler (1932) [Aggiunto nella lista 2008]

Offeso dalle rudi parole di un fornaio, Gustl pensa al suicidio come gesto d'onore, ma alla morte improvvisa del rivale tornerà con gioia sulla sua decisione. In una sorta di reportage psicologico di assoluta modernità, Schnitzler mette a nudo l'anima di un personaggio treagicomico, vile e meschino, che riflette in sè la decadenza della società borghese, lo smarrimento e il senso di morte della Vienna fin-de-siecle. Per questo racconto, pubblicato in rivista nel dicembre 1900, l'autore fu privato del grado di medico militare con l'accusa di aver "infangato il prestigio dell'esercito austro-ungarico".


246. Il richiamo della foresta - Jack London (1899) [Aggiunto nella lista 2008]

L'epica della natura selvaggia trova un'altissima espressione in questo breve e densissimo romanzo, in scene di indimenticabile potenza. La descrizione del mondo degli uomini attraverso lo sguardo del cane si fonde con un'esaltante e tesa rappresentazione della ricerca di amore e libertà. Considerato il capolavoro di Jack London, "Il richiamo della foresta" è una delle opere letterarie più lette e conosciute al mondo. London lo scrisse di getto alla fine del 1902 e riuscì a farlo pubblicare l'anno successivo sul "Saturday Evening Post". Introduzione di Mario Picchi.


247. Eclipse of the Crescent Moon - Géza Gárdonyi (1899) [Aggiunto nella lista 2008]

Géza Gárdonyi set his Hungarian children's classic in the 16th century during the 150-year Ottoman occupation. Besides the tales of several battles, the novel details the 1552 Siege of Eger, during which Captain István Dobó's 2,000 Hungarian men, women and children inside the county's castle, defeated a Turkish force of 80,000 men. The Hungarian title, Egri csillagok (literally, "Stars of Eger"), is required reading in Hungarian schools.


248. Senilità - Italo Svevo (1898) [Aggiunto nella lista 2008]

"Senilità" è il secondo romanzo di Svevo, che segue "Una vita" e precede "La coscienza di Zeno." Pubblicato per la prima volta nel 1898 con scarso successo, fu salutato come un capolavoro nel 1927, dopo che Joyce ebbe dichiarato pubblicamente il suo grande apprezzamento per questo libro. È la storia, in una Trieste allietata dai clamori del Carnevale, di un "eroe esistenziale" la cui protesta sociale, il cui non ritenersi figlio dei tempi si arrendono all'amore per una donna, miscuglio irresistibile di sensualità e devozione, di grazia e sfacciata volgarità, di egoismo e pietà. Con "Senilità" Svevo entra nel pieno della sua maturità letteraria. Nell'opera si respira, ormai libera e naturale, quella che Montale definì "l'epica della grigia casualità della nostra vita di tutti i giorni".


249. Misericordia - Benito Pérez Galdós (1897) [Aggiunto nella lista 2008]

Misericordia è un viaggio in una Madrid ricca di contrasti: dai quartieri più ricchi a quelli in cui la miseria la fa da padrona. Questi contrasti si vedono anche nei personaggi principali: Benina, la protagonista, rappresenta la forza di volontà e l’amore per la vita e le persone; pur di far star bene quella che considera la sua famiglia inizia a chiedere l’elemosina e raccontare un mare di bugie; doña Paca, la sua padrona, rappresenta invece la superficialità e l’apparenza, una persona incapace di gestire le situazioni. In questo romanzo scritto alla fine del XIX secolo, Galdós unisce la realtà di tutti i giorni con l’immaginazione; i personaggi della storia riescono a volare con la fantasia e a crearsi un loro mondo per fuggire alla dura realtà che li circonda. Tuttavia, non sempre i sogni sono la via di uscita, spesso la felicità si trova in ciò che si possiede e all’interno di noi stessi.


250. Pharaoh - Boleslaw Prus (1895) [Aggiunto nella lista 2008]


251. I viceré - Federico De Roberto (1894) [Aggiunto nella lista 2008]

Con "I Viceré" De Roberto raggiunge la pienezza e la forza espressiva del capolavoro. In questo romanzo storico, paragonabile per impianto e grandezza a "I Buddenbrook" di Thomas Mann, l'autore crea un equilibrio perfetto fra la rappresentazione del "decadimento fisico e morale d'una stirpe esausta" e le vicende dell'unificazione italiana. Il libro racconta la saga di una grande famiglia aristocratica siciliana di ascendenza spagnola, gli Uzeda. A partire dalla fatidica morte della capostipite, le vicende familiari si dipanano sullo sfondo di una Sicilia feudale e borbonica; e d'altra parte, la storia della Sicilia e dell'Italia entra, a poco a poco ma inarrestabile, nel recinto familiare.


252. Under the Yoke - Ivan Vazov (1894) [Aggiunto nella lista 2008]

The tranquility in a Bulgarian village under Ottoman rule is only superficial: the people are quietly preparing for an uprising. The plot follows the story of Boycho Ognyanov, who, having escaped from a prison in Diarbekir, returns to the Bulgarian town of Byala Cherkva (White Church, today Sopot) to take part in the rebellion. There he meets old friends, enemies, and the love of his life. The plot portrays the personal drama of the characters, their emotions, motives for taking part in or standing against the rebellion, betrayal and conflict. Historically, the uprising fails due to bad organization, limited resources, and betrayal. The way in which the Ottomans break the uprising down then becomes the pretext for the Russian-Turkish war,[1] that brought about Bulgarian independence.


253. L'abisso - Joris-Karl Huysmans (1891) [Aggiunto nella lista 2008]

L'abisso (titolo originale Là-bas) è un romanzo di Joris-Karl Huysmans pubblicato nel 1891. Occupa un posto privilegiato nella sua opera dato che precede di poco la sua conversione al cattolicesimo. Con questo libro Huysmans rompe definitivamente con il naturalismo e mette in scena, per la prima volta, il personaggio di Durtal, verosimilmente alter ego dell'autore, che sarà il protagonista dei romanzi seguenti. (fonte: Wikipedia)


254. Taide - Anatole France (1890) [Aggiunto nella lista 2008]

Taide (titolo originale Thaïs) è un romanzo di Anatole France, pubblicato nel 1890, ispirato alla leggenda della vita di Santa Taide, una prostituta convertita al cristianesimo, che sarebbe vissuta nel IV secolo. Il romanzo è stata la fonte cui si è ispirato Jules Massenet nella composizione dell'opera omonima.


255. Eline Vere - Louis Couperus (1889) [Aggiunto nella lista 2008]

Louis Couperus, widely considered one of the greatest Dutch novelists, gained prominence in 1889 with this psychological novel inspired Émile Zola, Gustave Flaubert, and Leo Tolstoy. Eline, withdrawn and subject to depression, accepts the marriage proposal of a family friend, only to break off the engagement, convinced that her sickly but charismatic cousin Vincent is in love with her. Vincent drifts in other directions. She travels, dreams, and deteriorates. Moving back to the Hague, she lives alone in a hotel, where, during a nervous crisis, she takes what may or may not be an accidental overdose. Award-winning translator Ina Rilke's new translation of this masterpiece will be a literary event.
Louis Couperus (1863-1923) spent much of his youth in the Dutch East Indies (now Indonesia), and many of his novels and stories are set either there or in The Hague, where he was born, though his work also contains glimpses of Italy, Africa, and China, where he traveled extensively. He gained prominence in 1889 with Eline Vere. His novels The Hidden Force, Old People and the Things That Pass, Ecstasy, and Inevitable are also celebrated. Couperus was the greatest Dutch novelist of his generation.


256. Il Piacere - Gabriele D'Annunzio (1889) [Aggiunto nella lista 2008]

Ritenuto da molti contemporanei il primo romanzo moderno, rivelatosi sicuramente il capolavoro di D'Annunzio, "Il piacere" suscitò grande scandalo all'epoca della sua pubblicazione (1889). La figura di Andrea Sperelli, incarnazione perfetta del dandy che ad ogni senso etico, ad ogni autentico valore antepone il solo gusto estetico, rappresenta l'uomo "senza centro" che ha perso la propria identità inseguendo un ideale di bellezza effimero e illusorio. Sullo sfondo della Roma umbertina, Sperelli si muove tra alcove e duelli, salotti e mondanità, diviso tra un amore sensuale e uno spirituale. Nel suo spietato spirito analitico, nella sua debolezza morale si riconosce in qualche modo l'autore che, grazie a queste pagine in cui si alternano dinamicamente presente e passato, realtà e memoria, si affianca ai grandi narratori europei del suo tempo.


257. Don Casmurro - Joaquim Machado de Assis (1889) [Aggiunto nella lista 2008]

Capolavoro indiscusso della letteratura brasiliana, Don Casmurro di Machado de Assis apparve per la prima volta a Rio de Janeiro nel 1899. Con uno stile confidenziale, venato d'ironia e di una sottile malinconia, il protagonista, Bento Santiago, racconta al lettore la propria avventura umana segnata, sin dall'adolescenza, dall'amore per Capitu e dalla gelosia, il presunto tradimento di lei con il suo miglior amico, il progressivo rinchiudersi in un'esistenza cupa e isolata dal mondo, popolata di ricordi e di fantasmi. Una storia tutt'altro che sentimentale, sulla cui versione Machado, senz'altro uno dei padri del romanzo psicologico moderno, ci induce a sospettare, facendoci diventare interpreti e giudici di una personalità che cela dentro di sé una forma di delirio.


258. Los Pazos de Ulloa - Emilia Pardo Bazán (1886) [Aggiunto nella lista 2008]

Emilia Pardo Bazán reivindicó un naturalismo autóctono. Esta obra muestra la saga de una clase social en decadencia: la aristocracia rural gallega. Dramáticas escenas entre personajes y descripciones intensas de una estructura política corrupta alternan con las evocaciones del campo. Es una novela regional que no se limita en sus implicaciones a una región elegida por su pintoresquismo, sino que se inspira en esa ambientación para hacernos una declaración universal de la época.


259. La presidentessa - Leopoldo Alas Clarín (1885) [Aggiunto nella lista 2008]

La presidentessa (La regenda, 1884) di Clarín pseudonimo di Leopoldo Alas (la traduzione è a cura di Barbara De Cagna). Il romanzo è un attento affresco della vita borghese di provincia, esaminata con impietosa ironia. L'azione di questo romanzo si svolge in una città del nord della Spagna, Vetusta (il nome nasconde quello di Oviedo) alla fine del XIX secolo. Il personaggio principale è La Presidentessa (Anna Ozores), moglie di un anziano ex-presidente di tribunale, Vittorio Quintanar. I due sono separati non solo dalla differenza di età ma soprattutto da una diversa concezione della vita. Anna Ozores si dibatte tra la fedeltà che deve al marito e il suo spirito romantico e mistico che la porta a cercare rifugio nel giovane e ambizioso vicario della diocesi, Don Firmino, che s’innamora di lei. Un terzo uomo, Alvaro Mesía confidente dell'ex-presidente, s’insinua nella vita di Anna fino a ottenere l'amore. La situazione precipita quando la giovane domestica Petra svela la tresca al marito della donna. Vittorio Quintanar sfida a duello Alvaro Mesía…


260. De kleine Johannes - Frederik van Eeden (1885) [Aggiunto nella lista 2008]

In dit boek staat de ontwikkeling van kind tot volwassene en de worsteling met de levensraadsels centraal. De kleine Johannes komt verschillende sprookjesachtige figuren tegen die hem helpen volwassen te worden. In wezen gaat het boek over het opgroeien van kleine Johannes over Frederik van Eeden zelf.


Niente Panico! La guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams secondo Neil Gaiman - Neil Gaiman

La trilogia in cinque parti della Guida galattica per gli autostoppisti è approdata allo status di “cult” ormai da molti anni. Capolavoro senza tempo scritto da un simpatico genio, morto troppo presto: Douglas Adams. Personaggio eclettico e brillante, lo si può trovare a collaborare con i Monty Python, o a suonare sul palco con i Pink Floyd oppure a scrivere libri di zoologia. Ma il suo spazio nella Storia se lo è ritagliato proprio con la Guida galattica per gli autostoppisti, un’epopea in cui fantascienza e umorismo si fondono alla perfezione.
Neil Gaiman, mitico autore della serie Sandman per la Vertigo e per la Marvel di 1602 e di romanzi quali Coraline e American Gods, conduce il lettore nel mondo fantastico di Adams con il suo stile inconfondibile. Il libro è una sorta di doppia biografia, in primo piano si racconta la nascita e l’evoluzione della Guida galattica come se fosse un organismo vivente. Sullo sfondo si staglia invece l’incredibile storia del suo indimenticabile autore. Il tutto attraverso aneddoti e vicende che tengono incollato alle pagine il lettore. Un libro che fa ridere e anche commuovere.
Scriveva Adams a proposito del libro di Gaiman: “È tutto assolutamente, incredibilmente vero. Eccetto le parti inventate.” Il libro conterrà un ricco apparato di appendici tra le quali si trova un prezioso estratto del soggetto inedito scritto da Adams per la celebre serie televisiva Doctor Who.

Recensione

“L'idea in questione sorge nella mente di Douglas Adams in maniera assolutamente casuale, in un prato a Innsbruck. Più tardi egli negherà ogni ricordo dell'accaduto, ma è una storia che ha raccontato lui e, se dobbiamo proprio considerarne uno, l'inizio è stato questo. Se volete prendere una bandiera con su scritto LA STORIA COMINCIA QUI e la volete piantare da qualche parte, allora il posto giusto è questo.”

Così scrive lo stesso Adams nel 1984 a proposito della genesi della Guida Galattica per Autostoppisti, il suo lavoro più famoso. Nata prima come programma radiofonico per la BBC, quest'opera riscosse immediatamente un grandissimo successo, tanto che in breve seguirono gli adattamenti per la tv, per il teatro – addirittura tre! -, la serie di libri e il film.
Niente Panico! La guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams secondo Neil Gaiman, però, è una biografia di Adams uscita nel corso degli anni in tre edizioni sempre più ampliate e leggendolo si può cogliere molti aspetti della sua vita, dall'avventurosa e povera giovinezza alla fama e alla curiosità innata che lo hanno spinto verso le nuove tecnologie – tanto da fargli istituire una società di produzione di videogiochi, la The Digital Village - fino all'improvvisa morte avvenuta nel 2001. Il tutto fatto minuziosamente da una persona che lo conosceva bene e che in seguito molto ha dato alla letteratura: Neil Gaiman.

Gli appassionati di fantascienza non possono che commuoversi ed esaltarsi leggendo della vita di uno degli autori più importanti nella storia di questo genere a cui, tra l'altro, approdò, per sua stessa ammissione, per caso. Gli inizi, però, furono tutt'altro che facili: il contrastato rapporto con la compagnia dei “Footlights” dell'università di Cambridge, i molti sketch non approvati, l'amicizia con Graham Chapman dei Monty Python che non gli frutta altro che una colossale quantità di sbronze e una piccola partecipazione al “Monty Python's Flying Circus”. Intanto i debiti crescevano e i soldi scarseggiavano. Per Adams la svolta arrivò con Doctor Who - di cui c'è un abbozzo di sceneggiatura della puntata mai andata in onda alla fine del libro, Doctor Who and the Krikkitmen - celebre programma fantascientifico della BBC che nel 2013 ha festeggiato cinquanta anni di produzione. Da curatore delle sceneggiature poté farsi notare, nonostante le imposizioni lavorative ne limitassero la creatività e il conseguente licenziamento dall'incarico. Non molto tempo dopo ebbe la possibilità di scrivere e produrre quel programma della radio citato sopra che sarebbe stato legato indissolubilmente al suo nome. In più, le idee nate in quel periodo furono usate per creare i futuri capolavori di Adams, da Dirk Gently Agenzia di Investigazione Olistica al terzo volume della trilogia in cinque parti, cioè La Vita, l'Universo e Tutto Quanto.

Niente Panico è la biografia profonda e appassionata di un autore straordinario quanto proverbialmente in ritardo oltre ogni scadenza di consegna, ricca di spunti e aneddoti come ogni biografia dovrebbe essere. L'uomo Adams è stato difficile da gestire per chi ci ha lavorato, ma in ognuno di loro ha lasciato un ricordo indelebile, come solo i geni sanno fare.
In Italia è stata tradotta la terza e ultima edizione in maniera molto curata – anche se in ritardo di una decina d'anni rispetto alla stessa e di ben ventisette rispetto alla prima edizione - e dal prezzo tutto sommato contenuto. Un “must” per gli appassionati di Adams, di fantascienza e di humour britannico che andrebbe letta dopo aver conosciuto le opere dell'autore.

Curiosità: esiste anche una tiratura limitata con asciugamano esclusivo a 24,90 Euro.
Buon "Towel Day" a tutti!

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Niente Panico! La guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams secondo Neil Gaiman
  • Titolo originale: Don't Panic: The Official Hitchhiker's Guide to the Galaxy Companion
  • Autore: Neil Gaiman
  • Traduttore: P. L. Gaspa
  • Editore: 001 Edizioni
  • Data di Pubblicazione: Ottobre 2013
  • ISBN-13: 9788896573501
  • Pagine: 292
  • Formato - Prezzo: Brossura - 19,90 Euro

23 maggio 2015

La figlia del boia - Oliver Pötzsch

Baviera, 1659. Sulla riva di un fiume nei pressi della cittadina di Schongau viene trovato agonizzante il figlio undicenne del barconiere Grimmer. Il tempo di adagiarlo con cura a terra, di esaminargli il profondo taglio che gli squarcia la gola, di scoprire sotto la sua scapola destra uno strano segno impresso con inchiostro viola che il bambino muore. Qualche tempo dopo i bottegai Kratz si imbattono, nel loro piccolo Anton, il figlio adottivo, immerso in un lago di sangue, la gola recisa con un taglio netto. Sotto una scapola del bambino viene trovato il medesimo segno del figlio del barconiere: il cerchio di Venere, il simbolo delle streghe. Peter Grimmer e Anton Kratz si conoscevano. Insieme con la piccola Maria Schreevogl e altri due bambini costituivano uno sparuto gruppo di orfani che era solito frequentare Martha Stechlin, la levatrice di Schongau che vive proprio accanto ai Grimmer. Il destino di Martha Stechlin sembra così segnato. Messa nelle mani del boia di Schongau perché le sia estorta formale confessione, attende di essere spedita al rogo. Jakob Kuisl, il boia di Schongau non crede però alla colpevolezza della levatrice. E con lui non credono che la dolce Martha sia una strega anche sua figlia Magdalena e Simon Fronwieser, il figlio del medico cittadino. I tre indagano per cercare di ribaltare una sentenza che sospettano sia stata scritta solo per convenienza politica e, soprattutto, per nascondere una verità inconfessabile.

La Recensione di Pythia

Di questo romanzo se n'è parlato tanto da farlo andare a ruba: a me incuriosiva già prima del tam-tam mediatico e non mi sono fatta spaventare dal sospetto che fosse tutto fumo e poco arrosto. Ho fatto bene, anche se avrei dovuto prestare maggiore attenzione alla mia amica libraia che mi diceva "non lo chiudi prima dell'ultima pagina": aveva ragione, il che per me equivale a lasciare perdere tutto pur di leggere, certo non la cosa migliore da fare durante la settimana lavorativa. Siano quindi avvisati i lettori compulsivi/divoratori seriali: cominciate a leggere solo quando avrete la certezza di poter lasciare tutto il mondo a sé.

Oliver Pötzsch ricrea una piccola cittadina bavarese del 1600 con tocco così preciso da far sentire persino gli odori e i rumori. Schongau è piena di vita e di contraddizioni, con i suoi ricchi borghesi, i mercanti, la gente del popolo e gli emarginati. Proprio uno di questi è protagonista del romanzo: il boia, che sulla scala del disprezzo viene prima solo dei lebbrosi. Porta male salutarlo, eppure la gente gli si rivolge per le sue qualità di curatore. Uomo di cultura, sfiderebbe i medici freschi di università, tronfi del loro sapere stantio. Duro come solo un uomo che ha vissuto tanto dolore lo è - dolore che non deriva solo dalla sua professione. Il boia sembra anticipare i lumi della ragione che faranno breccia solo nel secolo successivo, con i suoi ragionamenti fatti di causa/effetto, di osservazione attenta e di grande umanità. Mette in pericolo sé e la famiglia pur di salvare un'innocente non solo da morte certa ma anche da indicibili dolori - ma con lei vuole salvare il paese tutto da una nuova caccia alle streghe. La storia ci insegna quali atrocità siano state commesse contro donne colpevoli solo di conoscere le erbe e i rimedi naturali, o di vivere sole, o di aver rivolto uno sguardo sbagliato al vicino. Tutto questo lo sa anche il boia, e con lui il figlio del medico e un altro paio di personaggi particolarmente illuminati: il resto del paese vive nell'ignoranza e nella paura, che provocano pensieri e azioni sconsiderati e, ai nostri occhi, assurdi e incomprensibili.

A fianco del grande entusiasmo nella lettura, scorre l'irritazione per questo mondo così lontano e ottuso: come si può credere alla stregoneria? Come si può credere nell'efficacia della tortura? Come si può pensare di fare giustizia condannando un'innocente? Questi pensieri si intrufolano dell'immedesimazione quasi totale che Pötzsch regala al lettore, come a volergli ricordare la coscienza dei giorni nostri: usa la testa, sempre.

L'autore è diretto discendente del protagonista del suo romanzo: la storia che ci racconta è ispirata a questo personaggio, anche se non realmente accaduta. Difficile a crederlo, vista la cura nel restituire un mondo così lontano dal nostro e dei personaggi che sembrano animarsi di vita propria. Del suo antenato, Pötzsch ha ereditato la compassione: fa intuire al lettore quali possano essere gli strumenti di tortura, mostrandoli lontano dall'azione e risparmiando scene truculente e di violenza gratuita. Sistema comunque efficace, poiché il lettore, anche se non vede, sa e immagina.

Primo romanzo di una saga che promette bene: autoconclusivo, non lascia nulla in sospeso, eppure la voglia di ritrovare i personaggi conosciuti non lascia indifferenti. (E forse nella saga scopriremo il perché del titolo: la figlia del boia, qui, seppur presente ha un ruolo di secondo piano).

Giudizio:

+5stelle+

La Recensione di Valetta

Devo dire che sono abbastanza delusa da questo romanzo. Considerando il successo universale e le lodi sperticate non mi aspettavo di trovarmi tra le mani un libro scritto così male. Certo la povertà di stile potrebbe essere, almeno in parte, dovuta ad una cattiva traduzione, ma le frequenti ripetizioni, i maldestri tentativi di creare suspense, la mancanza di spontaneità nelle descrizioni che mostrano tutto il loro intento didascalico, sono sicuramente da imputare all'autore e non possono essere ignorate.
Quando, ad esempio, un narratore in terza persone, onnisciente, insiste nel riferirsi ai cattivi di turno con locuzioni come "l'uomo più vecchio, l'uomo più giovane,l'altro tizio" è evidente che l'atmosfera di mistero si sgretola facilmente in favore del ridicolo. Tanto ridicolo quanto descrivere la protagonista raccogliere "qualcosa" (evidentemente un importante indizio) senza dire esplicitamente di cosa si tratta: poiché non stiamo osservando la scena dalla prospettiva di un altro personaggio ma tramite uno sguardo che si è sempre dimostrato onnisciente, non ha alcun senso che il narratore si ostini a non rivelare cosa ha visto, neanche fossimo alle elementari. Mi sembra sinceramente piuttosto sorprendente trovare stratagemmi narrativi così antiquati e ingenui in un libro di questa fama.

Suppongo che parte della fortuna de La figlia del boia sia legata all'intrigante titolo, che evoca scenari oscuri e inquietanti. Purtroppo, anche questo si rivela essere solo un altro trucchetto escogitato dall'autore per creare un'atmosfera cupa in quanto Magdalena, la figlia del boia, ha solo un ruolo secondario nella trama.
Questo non significa che il libro sia privo di eventi disturbanti: bambini sono spietatamente uccisi, donne innocenti picchiate e torturate, folli cacce alle streghe, destinate a concludersi in massacri, hanno luogo. L'autore utilizza questi eventi per puntare l'attenzione sui pericoli dell'ignoranza, che genera solo paura, e sull'infondatezza dei pregiudizi popolari, oltre che per denunciare l'incapacità tutta maschile di contemplare la possibilità che il gentil sesso possieda capacità e conoscenze. Questa scelta intriga e coinvolge il lettore moderno, almeno quanto l'arcano degli omicidi insoluti, che risulta abilmente congegnato, seppur non sempre coerente nella sua risoluzione.

Sfortunatamente, i limiti della prosa di Pötzsch spesso rivelano i meccanismi che governano il dipanarsi della trama, smorzando le sensazioni di paura e tensione che il lettore potrebbe sperimentare, tanto che a tratti sembra di leggere un mystery scritto per adolescenti.
Questa sensazione è acuita dal protagonista stesso, il formidabile boia Jackob Kuils, che esegue il ruolo di detective come un mix imbattibile fra Sherlock Holmes e SuperMan: più intelligente del primo e forte almeno quanto il secondo, sembra essere dappertutto e conoscere tutto e tutti. La sua spalla è impersonata dal noioso dottorino Simon Fronwieser, il quale aspira alla mano di Magdalena nonostante le convenzioni sociali avverse. Entrambi troppo perfetti per esser veri, sembrano usciti direttamente dalle pagine di un fumetto.

Ne La figlia del boia realtà e fantasia si mescolano in quanto Pötzsch è effettivamente un discende della dinastia dei Kuils, circostanza che l'ha spinto a scrivere questa versione romanzata delle gesta dello spettacolare antenato; questa passione per la genealogia spiega anche il tono didattico del romanzo, che spesso ricorda un libro di testo con la sua ossessione per spiegare le leggi, gli usi e i costumi dei cittadini di Shongaus, invece che un romanzo storico. Proprio per questo, nonostante gli sforzi dell'autore, la giusta atmosfera manca, i personaggi sono poco credibili e nessuno davvero si accattiva le simpatie del lettore.
In definitiva una buona idea, mal eseguita.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La figlia del boia
  • Titolo originale: Die Henkerstochter
  • Autore: Oliver Pötzsch
  • Traduttore: Alessandra Petrelli
  • Editore: Neri Pozza
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: I Narratori delle Tavole
  • ISBN-13: 9788854505735
  • Pagine: 432
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,90 Euro

22 maggio 2015

Nephilim. Guerra in Purgatorio - Valerio La Martire

La tregua era stata stipulata. Dopo quattromila anni i Nephilim Celestiali e i Nephilim Infernali avevano deposto le armi spartendosi le Americhe. Ma la pace era stata conquistata a caro prezzo. L’alleanza dei Celestiali con la razza immonda dei Demoni aveva infranto equilibri antichi che non dovevano essere toccati. Creature più potenti e pericolose dei Nephilim sono ora entrate in gioco e non è la pace il loro obiettivo. Nessuno, nemmeno il loro creatore, avrebbe invece potuto immaginare l’amore tra un Infernale e un Celestiale.

Recensione

Ero molto scettica quando ho letto la proposta di lettura di Nephilim. Guerra in Purgatorio perché, essendo pratica del genere, ero convinta di incorrere in un cliché o in una di quelle opere la cui fine non arriva mai troppo presto; per fortuna ho deciso invece di dare una chance al giovane autore Valerio La Martire, se così non avessi fatto mi sarei persa un romanzo davvero bello, con nulla da invidiare ai volumoni stranieri di successo già collaudati nel mondo dell’urban fantasy, anzi.

Nephilim è un romanzo spettacolare che sa stare al passo coi tempi grazie a un linguaggio e a uno stile estremamente attuali; i dialoghi scorrono piacevolmente e ci fanno anche sorridere in varie occasioni, bravissimo l’autore nel sapersi adattare rapidamente, da un capitolo all’altro, a ogni diverso focus. A questo proposito, mi è piaciuto moltissimo la scelta di dedicare ogni capitolo al punto di vista di un singolo personaggio scrivendo in prima persona e dando cosi al lettore la possibilità di una visione totale degli eventi ma anche di una visione introspettiva e intima dei protagonisti della storia: abbiamo cosi una sorta di narrazione onnisciente grazie alla raccolta di singoli focus personali.
Se quindi risulta ottima la scelta di stile e di struttura dell’opera, ancora da apprezzare è la singolarità della storia che, nonostante i numerosi modelli cui siamo abituati, non è affatto scontata o banale ma particolare e accattivante e lascia sicuramente trasparire un grande lavoro di ricerca da parte dell’autore nella mitologia classica e nelle letture critiche religiose e più specificamente della Bibbia.

La storia è basata su un’instabile tregua tra due generazioni di creature sovrannaturali, gli Infernali (comunemente conosciuti come diavoli) e i Celestiali (meglio noti come angeli), supervisionata dagli Eterni, giudici supremi e detentori del libero arbitrio infernale e celestiale; non mancano poi le figure di mediazione dei demoni, degli stregoni e infine degli innocui e ignari esseri umani.
Conosciamo con rapidità i personaggi principali Jonathan e Ryan e attorno a loro altrettante figure importanti come Val e Emily o ancora Alexander e Morgan. Rivalità e vendetta sono due delle tematiche principali del romanzo, ma la componente che realmente muove e domina l’opera è l’amore. Qui faccio un’altra lode all’autore per come ha gestito il tema dell’omosessualità, giocando molto sul luogo comune secondo il quale angeli e demoni (aggiungerei io) non hanno sesso; l’ambiguità della natura sessuale delle creature, inoltre, è richiamata anche da un personaggio molto particolare e che incuriosisce il lettore (e a cui spero venga dedicato ampio spazio nei romanzi a seguire), Val o Valerie a seconda delle situazioni.

Nel romanzo ricorrono i concetti di purezza, di amore e sacrificio, e soprattutto di lotta contro gli stereotipi e contro le leggi di un fato che i malcapitati amanti sperano di raggirare per poter essere liberi di vivere e gioire dell’amore e della dedizione l’uno dell’altro. Ce la faranno? L’instabilità della loro sorte tiene il lettore letteralmente incollato alle pagine, infatti ho divorato questo romanzo, che consiglio a tutti di leggere, tanto di cappello al giovane Valerio la Martire.
Nephilim. Guerra in purgatorio è il primo volume di una trilogia e sarei davvero felice di poter leggere e recensire il seguito. 5 stelle +, direi, per un libro che merita davvero di essere letto.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Nephilim. Guerra in Purgatorio
  • Autore: Valerio La Martire
  • Editore: Armando Curcio
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Electi
  • ISBN-13: 978-88-6868-048-0
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,90 Euro
 

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