26 aprile 2017

Chiaro di Venere - Claudio Demurtas

Dall’atroce massacro nella piana delle Giare in Vietnam nel 1963, alla drammatica fine di Salvador Allende dieci anni più tardi a opera di Pinochet, si dipana il filo della storia di Federico, una matricola universitaria di nome e di fatto che, sullo sfondo del suo amore tormentato per Luisella, confessa tutte le sue défaillances sentimentali, politiche, sociali e religiose, ambientate in una Sardegna onirica, ma non per questo meno vera, che cela sotto nomi di fantasia paesaggi di Cagliari, Carbonia, Ilbono e della mitica Arbatax dalle rocce rosse. E questa matricola, disarmante e disarmata, cui non basta il papiro per affrancarsi dai luoghi comuni miserelli frutto per lo più di pertinace mancanza d’informazioni e di letture – all’inizio dell’anabasi la sua visione del mondo e delle cose era quasi tutta contenuta nelle cronache di calcio del "Corriere dello Sport" – capace però di critica e di autocritica, riuscirà spandendo sudore e sofferenza a trovare se stesso, il mondo e gli altri e la vita e l’amore attraverso vicende velate, a volte, da semplice ironia, a volte da umorismo o sberleffo amaro tout court, o camuffato talora da angoscia esistenziale vera e propria e maschera tragica. 

Recensione

Possiamo far rientrare Chiaro di Venere, opera selezionata per partecipare alla cinquantacinquesima edizione del Premio Campiello, fra i romanzi di formazione. Il protagonista della storia è, infatti, il giovane Federico Nemis, che iniziamo a conoscere quando è ancora uno studente delle scuole medie e di cui seguiamo le vicende fin oltre alla laurea, quando dovrà scegliere la professione che intenderà intraprendere.

La storia di Federico si snoda negli anni Sessanta, in un contesto sociale dove risultava più netta la contrapposizione, rispetto ai nostri giorni, fra la classe operaia e quella borghese. Federico fa parte di quest’ultima e nella sua ignoranza e ingenuità ritiene il comunismo culla di tutti i mali della società, perché questo è il messaggio che gli è stato inculcato nell’ambiente in cui vive, anche se la politica e i problemi sociali non sono ancora questioni da cui si senta investito. Ciò che gli interessa è l’altro sesso. Iniziano per lui, infatti le prime infatuazioni, e sorgono prepotenti i turbamenti sessuali che lo confondono, facendogli credere che ciò che prova verso le ragazze della sua età sia amore.
Federico è pieno di preconcetti, come quello che la donna debba lavorare in casa e arrivare all’altare illibata, mentre i comunisti, se anche non mangiano i bambini, sono altrettanto deprecabili.
Pur essendo alla ricerca dell’amore con la “a” maiuscola, Federico nel periodo universitario (si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza) ha diverse esperienze sessuali che non si interromperanno neanche quando si legherà a Luisella.

Luisella, che potrebbe diventare la donna della sua vita, è figlia di operai, ma quel che sconcerta maggiormente Federico sono le tendenze comuniste della sua famiglia verso cui lui assume un atteggiamento piuttosto snob. Le diverse opinioni politiche dei due giovani (anche se parlare di “interessi politici” nel caso di Federico è improprio, dato che la materia non compare fra le sue priorità) li allontanerebbe l’uno dall’altra se non ci fosse l’attrazione reciproca a tenerli uniti.

Vorrei poter dire che Federico inizia a prendere coscienza dei problemi della società e senta crescere gradualmente dentro di sé il bisogno di dare un significato alla propria esistenza. Ma a differenza di sant’Agostino, che per un lungo periodo aveva dovuto elaborare la propria conversione, il cambiamento di mentalità in Federico avviene quasi all’improvviso e la sua presa di coscienza è più simile alla folgorazione di san Paolo sulla via di Damasco.
E così, quasi da un momento all’altro, Federico abbraccia i principi caldeggiati dalla sinistra e, in questa sua presa di coscienza, è coadiuvato da don Marino, un prete contestatore. Federico si ritrova, pertanto, ad avere molti più punti di vista in comune con Luisella di quanto non ne avesse mai avuti inizialmente. È forse questo il motivo per cui, probabilmente, deciderà di dividere il futuro con lei, anche se si accorge di tenere veramente al suo amore solo quando, sciolto il loro rapporto, teme di poterla perdere, avendola vista insieme ad un altro uomo, a conferma di una certa immaturità dei suoi sentimenti.

Buona la caratterizzazione del protagonista che Demurtas descrive inizialmente come immaturo e fortemente condizionato dall’ambiente in cui vive, senza nessun vero interesse (neanche quello sportivo, nonostante Federico affermi di leggere il Corriere dello Sport), se non il desiderio verso l’altro sesso, e non risulta neanche particolarmente simpatico.
Volendo fare un appunto all’autore, si può rilevare che non viene adeguatamente spiegata l’evoluzione della coscienza sociale del protagonista. È chiaro, tuttavia, che ciascuno arriva alla maturità (ammesso che ci arrivi) a modo proprio, per cui non si può del tutto biasimare l’autore per le modalità con cui racconta l’evoluzione della mentalità di Federico. Molti lettori, specie di sesso maschile, potranno forse condividere alcune delle esperienze raccontate dal protagonista.
Chiaro di Venere è un romanzo caratterizzato da un linguaggio piuttosto personale e si segnala per una certa originalità. E' inoltre scorrevole ed accattivante, come lo sono in genere i buoni romanzi di formazione. Penso, pertanto, che abbia buone possibilità di ben piazzarsi al Premio Campiello, specie nella sezione Opera Prima.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Chiaro di Venere
  • Autore: Claudio Demurtas
  • Editore: Eventualmente
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Fiore di loto
  • ISBN-13: 9788898840412
  • Pagine: 192
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

24 aprile 2017

The Quick - Lauren Owen

Inghilterra, fine Ottocento. James e Charlotte sono due fratelli orfani che vivono in una dimora signorile sperduta nella campagna inglese. Una volta cresciuti le loro strade si dividono: James, timido aspirante scrittore, terminati gli studi a Oxford divide l’appartamento in affitto a Londra con un affascinante giovane aristocratico. Grazie alle conoscenze del ragazzo, viene introdotto nei salotti dell’alta società e trova l’amore dove non se lo sarebbe mai aspettato. Poi, improvvisamente, scompare senza lasciare traccia. Preoccupata e determinata a trovarlo, la sorella Charlotte parte per Londra e s’immerge nelle tetre atmosfere della città industriale, dove scopre l’esistenza di un mondo segreto, popolato da personaggi incredibili e loschi che vivono ai margini della città. Un mondo in cui i confini della realtà hanno assunto forme tutte nuove. Per lei si apriranno le imponenti porte di una delle istituzioni più autorevoli e impenetrabili del paese: l’Ægolius club, luogo di ritrovo degli uomini più ambiziosi e pericolosi d’Inghilterra, cupo circolo d’élite che cela mille segreti, uno più terrificante dell’altro: una serie di sorprese che lasceranno il lettore senza fiato fino all’ultima pagina.

Recensione

A volte le case editrici italiane compiono scelte infelici nello scegliere il titolo con cui pubblicare un'opera straniera. Un esempio è The Quick, romanzo d'esordio di Lauren Owen dal titolo originale non facilmente traducibile, al quale la casa editrice nostrana ha scelto di attaccare un sottotitolo che non solo trasmette un'idea scorretta del tono del romanzo ma rovina in parte il colpo di scena che ha invece lasciato a bocca aperta i lettori inglesi.
Parlare di "Misteri, vampiri e sale da tè" suggerisce infatti un racconto frivolo e spiritoso in cui allegre donzelle vittoriane si trovano a combattere zannuti non-morti a colpi di tè e cuffiette - qualcosa di più simile alle atmosfere di "Orgoglio, pregiudizio e zombie", per capirci - mentre il libro della Owen possiede un taglio intenso, malinconico e a tratti crudele ben più simile a un classico romanzo gotico vittoriano.
Inoltre, la pubblicazione dell'opera era stata preceduta da un clima di estrema riservatezza: il titolo poco spiegabile e la trama che alludeva con discrezione a un mistero senza qualificarlo, parlavano di un romanzo storico dai rimandi polizieschi lasciando del tutto impreparato il lettore all'inquietante evento che spezza in due il racconto quasi a un terzo del suo svolgimento, verso il quale invece i lettori italiani si troveranno almeno parzialmente preparati.

Anche in assenza di un titolo ambiguo, comunque, The Quick è un'opera destinata a spiazzare i lettori grazie alla sua struttura frammentaria, fatta di molteplici punti di vista e molteplici stili narrativi. Per quel che mi riguarda i vampiri non sono sempre fra i miei argomenti preferiti e, forse anche per questo, ho particolarmente amato questo romanzo.
L'autrice inizia la storia con un tono intimo, caratterizzato da intese allusioni al sovrannaturale che non si concretizzano in nulla di specifico fino alla conclusione della seconda delle cinque parti in cui si divide l'opera. Se l'infanzia di Charlotte e del fratello James spesso ricorda un racconto di fantasmi alla "Giro di vite", le avventure mondane del giovane James nella pruriginosa e cupa Londra dell'800 fanno più pensare a un'opera di Oscar Wilde (che infatti fa una breve comparsata), prima che la storia viri improvvisamente verso atmosfere più inquietanti e nella narrazione si inseriscano altre voci nella forma di flashback e romanzi epistolari che riportano alla memoria del lettore gli esperimenti dannati di Frankenstein o del Dr Jekyll.

La Owen gestisce i differenti registri con grande abilità: le diverse voci che compongono il racconto sono tutte convincenti e affascinanti e delineano una storia complessa, con diverse prospettive che non sempre rendono facile capire per chi parteggiare.
Il mix di suspense, horror e melodramma che caratterizza il racconto è intensamente coinvolgente anche se il continuo cambio di prospettiva tende a spezzare il ritmo della narrazione e ad alcuni personaggi non viene forse dato tutto lo spazio che meritano. Se è facile entrare in sintonia con Charlotte o con la cacciatrice di vampiri Adeline, l'autrice fatica a scavare nel profondo dei personaggi maschili e la tensione sessuale suggerita fra le diverse coppie del racconto fatica ad arrivare al lettore.

Un punto di forza è sicuramente la volontà dell'autrice di non ricercare il lieto fine a tutti i costi e nel sapersi sporcare le mani senza rifuggire dagli aspetti più crudeli della sua storia, un atteggiamento che dovrebbe incontrare il favore degli amanti delle storie di vampiri più tradizionali, spesso indignati dalle moderne versioni degli zannuti, molto più soft rispetto alla tradizione.

The Quick prende uno dei topic più abusati sia dalla letteratura moderna che dalla classica e ne fornisce un'interpretazione originale, un po' come aveva fatto Susannah Clarke con le creature fatate e, proprio come era avvenuto con Jonathan Strange e il signor Norrell, anche questo romanzo è destinato a scontentare parecchi lettori; chi è in cerca di sangue e avventura potrebbe trovare eccessivamente pesanti la prima e l'ultima parte mentre gli amanti del fantasy probabilmente resteranno perplessi dall'impostazione in stile romanzo storico data all'opera. Personalmente, sono rimasta totalmente conquistata dalla cupa Londra vittoriana, con i suoi vicoli bui e le sue figure poco raccomandabili, una ciliegina sulla torta di un'opera che ha saputo sia sorprendermi che appassionarmi.
Pare sia in lavorazione un sequel: attendo fiduciosa!

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Quick: Misteri, vampiri e sale da tè
  • Titolo originale: The Quick
  • Autore: Lauren Owen
  • Traduttore: Lucia Olivieri
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: settemreb 2016
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 9788876257377
  • Pagine: 526
  • Formato - Prezzo: Euro

21 aprile 2017

La valle dell'orso - Richard Adams

Profezie e leggende avevano preannunciato il ritorno di Shardick, un orso terribile che semina il panico e la distruzione nella valle abitata dal primitivo popolo degli Ortelga.








Recensione

Chi si aspetta di ritrovare le epiche avventure della colonia di conigli che ha reso Richard Adams famoso in tutto il mondo, dovrà giocoforza ricredersi.
In questo romanzo, nonostante gli evidenti rimandi naturalistici che il titolo richiama, troviamo un altro tipo di natura, quella umana, attraverso le vicissitudini leggendarie e dall’evidente gusto epico di una terra multi-sfaccettata, contraddittoria nelle sue essenze.

La storia parte da un incendio che lambisce il fiume dove si trova Ortelga, l’isola avamposto di una civiltà umana, succube dell’egemonia della città di Bekla, dove vivono uomini semplici dediti alla caccia e alla sopravvivenza, governati da un barone mandato dalla capitale. Vicino a essa troviamo Quiso, un altro avamposto di frontiera dove le sacerdotesse dedite al culto di Shardik si confinano per gran parte dell’anno. Ed è proprio Shardik che appare in tutta la sua magnificenza: un orso che arriva all’isola per scampare alle fiamme e riporta nei suoi abitanti l’antico fulgore per le tradizioni del passato, quasi un misticismo collettivo.
L’orso dio non tornava da secoli al suo tempio, ed è portatore di un messaggio che i suoi custodi, coloro che per primi lo vedono, devono recepire e comunicare al popolo. Il più improbabile degli uomini, il cacciatore Kelderek noto come Gioca-coi-bimbi, è uno di questi, insieme a lui si unisce la Tuginda, la sacerdotessa capo della setta di Quiso, nella missione di venerare, onorare e seguire il loro dio. Ma una popolazione invasata, che nell’evento riconosce la possibilità di ritornare al Governo dell’intero regno, separerà le strade dei due, portando Kelderek a diventare altro ma soprattutto a fare un lungo percorso di crescita personale, conducendolo in luoghi – e situazioni – che la sua povera mente semplice non sarebbe stata nemmeno capace di immaginare.

Questo credo che sia il fulcro centrale del racconto: attraverso Kelderek, che compie un vero e proprio percorso dell’eroe, circondato dal realismo magico che permea tutta la storia, attraversiamo le epoche di svolta, le battaglie e i cambiamenti sociali di una umanità intera: egli da cacciatore diventerà re/pontefice, poi esule e schiavo e ancora altro, facendo un continuo confronto con la sua coscienza personale e la sua spasmodica ricerca della guida che l’orso in cattività prima e fuggitivo poi dovrebbe fornirgli. Sino ad arrivare a una sintesi: i bambini sono il futuro, e l’infanzia è il vero tesoro da proteggere, a ogni modo possibile.

Tanti sono i temi che vengono fuori dalla lettura, tutti collegati alla morale e a temi etici, ancora oggi, drammaticamente attuali: Adams ci parla del confine tra giustizia sociale ed estremismo religioso, di reclusione e di libertà, di amore per le tradizioni semplici contrapposte al fascino di una vita moderna e agiata, di schiavitù e di quanto sia lecito poter dire di possedere qualcun altro. E ancora di guerra di liberazione che rende le vittime carnefici peggiori dei loro precedenti padroni.
I L’intera società descritta, variegata sulla base della zona in cui la storia, o meglio l’orso, si sposta, riflette in maniera netta le diversità sociali e culturali delle popolazioni che si ritrovano, a discapito delle differenze, a ritrovare un messaggio comune pur di mettere un punto fermo alla pace dei territori.
Che sia in nome di un dio o dei principi di affermazione, non ha alla fine importanza.
L’ambientazione risulta varia ma comunque netta e ben descritta, il lettore, data la dovizia di particolari, in alcuni tratti sin troppo estesa, ha modo di comprendere, di entrare dentro il villaggio, la città o l’antico luogo di culto di una società ormai desueta e scomparsa, i cui eredi danno inizio a una nuova era.
Anche la psicologia dei personaggi, tutti filtrati secondo la terza persona narrativa a tratto onnisciente, risulta delineata, consapevole, verosimile, per quanto comunque si fatichino a volte a comprendere le scelte intraprese.

Il libro trova una sua conclusione tutto sommato congrua, in uno stile pulito ma prolisso, che a volte annoia proprio per la creazione ad hoc dei tempi andati, lontani, che potrebbe corrispondere a qualsiasi epoca antica. Ma in sé racchiude anche il messaggio ultimo, legato al futuro, esattamente come prima si commentava.
La valle dell’orso diviene pertanto un’esperienza di lettura particolare, di sicuro non adatta a tutti i palati.
Un romanzo dalle tinte epiche, con una venatura di fantastico che permea l’intero impianto, che può stupire quanto invece lasciare indifferenti. Totalmente diverso dalle storie dei conigli che gran parte del mondo ha amato, eppure simile nella concezione e nel tema che va al di là della trama. Un libro che ancora oggi è quasi introvabile, se non si sa dove cercare.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La valle dell'orso
  • Titolo originale: Shardik
  • Autore: Richard Adams
  • Traduttore: Pier Francesco Paolini
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 1976
  • ISBN-13: 9788817133630
  • Pagine: 420
  • Formato - Prezzo: € 7,00

20 aprile 2017

La classifica libri più venduti dal 10 al 16 aprile


Cari lettori,
la nostra classifica di oggi è fatta quasi esclusivamente di novità, con la notevole eccezione della prima posizione, che rimane saldamente in mano a Storie della buonanotte per bambine ribelli, bellissimo progetto realizzato anche grazie a crowdfunding da Elena Favilli e Francesca Cavallo, la cui unica pecca, se proprio vogliamo trovarne una, è di avere un titolo che sembra rivolgersi esclusivamente alle piccole lettrici quando invece anche i lettori maschi potrebbero beneficiare della sua lettura.
Alle sue spalle troviamo la prima nuova uscita di oggi: come annunciato nella nostra rubrica dedicata alle novità di aprile, torna in libreria uno degli autori contemporanei più venduti, Wilbur Smith, e lo fa con un nuovo capitolo della sua saga "egizia", forse la più amata dai fan. Il nuovo romanzo si intitola L’ultimo Faraone e vede ancora protagonista il saggio e ironico sacerdote Taita, affiancato in quest'ultima avventura da una misteriosa principessa, Serrena.
Facciamo un salto avanti nel presente per parlare invece della novità che occupa l'ultimo gradino del podio: Una mamma per nemica di Matt&Bise è infatti l'ultima fatica del duo di YouTubers che aveva esordito l'anno passato con Fuori dal Web, riscuotendo un enorme successo. Ora i due ci riprovano con questa raccolta illustrata a fumetti che vede protagonisti i due loro personaggi di maggiore successo: Matteo e Mamma Bise.
Il titolo che troviamo in quarta posizione, invece, non è propriamente una novità: Tredici di Jay Asher era già stato pubblicato una prima volta nel 2007 ma ora Mondadori lo ripropone in una nuova edizione che sfrutta fin dalla copertina il traino della serie televisiva che ne è stata tratta. Tredici è un romanzo psicologico dalle premesse accattivanti: un'adolescente suicida lascia un testamento accusatorio alle tredici persone che, senza saperlo, sono state corresponsabili della sua fine. Con l'arrivo a fine marzo dell'omonima serie Netflix il romanzo ha nuovamente scalato le classifiche, abbracciando un successo che la prima edizione non era riuscita nemmeno a sfiorare nel nostro paese.
La posizione successiva ci riporta in Italia e, per la rpecisione a Napoli, dove è ambientato [Esplora il significato del termine: I Guardiani, nuovo romanzo di Maurizio DeGiovanni che in questa occasione abbandona serie consolidate come quelle del commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone e si butta su una nuova serie che si preannuncia molto diversa da quelle proposte finora, più misteriosa e esoterica.
In sesta posizione troviamo, per la prima volta questa settimana, un nove noto, Jo Nesbø, che vede scivolare giù dal podio il suo Sete, che oggi precede un'altra italiana, Silvia Avvallone. Il nuovo romanzo Da dove la vita è perfetta, abbandona la Piombino delle acciaierie che le diede la popolarità e si sposta a Bologna, nella quale si intrecciano le storie di protagonisti molto diversi fra loro, dall'adolescente incinta del bulletto del quartiere alla coppia innamorata logorata dall'assenza di un figlio; ancora una volta l'autrice sceglie dinamiche umane estremamente reali, così come realistica è la trama del nuovo libro di Sveva Casati Modignani, Un battito d'ali , che troviamo in ottava posizione e che appartiene a una sorta di trilogia autobiografica, nella quale l'autrice ripercorre il periodo dei suoi esordi come scrittrice, sul finire degli anni '50.
Più frivola è la tematica delle ultime due novità che chiudono la nostra classifica: al nono posto, giusto in tempo per sfruttare il traino di Masterchef appena concluso, arriva il nuovo libro di ricette dello chef Antonino Cannavacciuolo, dal titolo Mettici il cuore. 50 ricette per la cucina di tutti i giorni. In ultima posizione invece appare I love Tokyo, racconto fatto con tanto amore della capitale giapponese da parte della dj La Pina, che a Tokyo finora è stata 43 volte, ognuna delle quali ha accresciuto l'amore verso questa folle città che, secondo le parole dell'autrice, è superata solo da suo marito nella sua classifica personale delle cose amate.
E` con questo tocco di estremo oriente che chiudiamo quindi l'appuntamento di oggi e, dandovi appuntamento alla prossima settimana, vi auguriamo come sempre buone letture!


Il libro più venduto:

C'era una volta... una principessa? Macché! C'era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n'era un'altra che diventò la più forte tennista al mondo e un'altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef... esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.


  • Titolo: Storie della buonanotte per bambine ribelli
  • Autore: Francesca Cavallo; Elena Favilli
  • Editore: Mondadori
  • ISBN-13: 9788804676379
  • Pagine: 2204/li>
  • Prezzo: 19,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:

    2.L'ultimo faraone - Wilbur Smith (Longanesi - euro 19,90)
    3.Una mamma per nemica - Matt&Bise (Mondadori Electa - euro 15,90)
    4.Tredici - Jay Asher (Mondadori - euro 17,00)
    6.I guardiani - Maurizio De Giovanni (Rizzoli - euro 19,00)
    6.Sete - Jo Nesbø (Einaudi - euro 22,00)
    7.Da dove la vita è perfetta - Silvia Avallone (Rizzoli - euro 19,00)
    8.Un battito d'ali - Sveva Casati Modignani (Mondadori Electa - euro 16,90)
    9.Mettici il cuore. 50 ricette per la cucina di tutti i giorni - Antonino Cannavacciuolo (Einaudi - euro 19,50)
    10.I love Tokyo - La Pina; Federico Giunta (Vallardi A. - euro 15,90)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    17 aprile 2017

    La vita degli altri - Neel Mukherjee

    Nel 1967, nel cuore di Bhabanipur, a Calcutta, fa bella mostra di sé una grande casa a quattro piani, con un prezioso giardino sul retro. È la casa dei Ghosh, gente scaltra e abile che viene da Calcutta nord e possiede aziende – come la Charu Paper & Sons, una rinomata cartiera – e, a detta di tutti, eccellenti entrature nelle alte sfere del Partito del Congresso. Al piano superiore vivono Baba e Ma e la famiglia di Adinath, l’erede designato del grosso della ricchezza dei Ghosh, il primogenito che segue docilmente il sentiero tracciato per lui dal padre. Al piano immediatamente inferiore Bholanath, il più giovane dei Ghosh che dirige la Charu Books, un’azienda i cui guadagni se ne vanno quasi tutti per sostenere l’istruzione della figlia in una costosa scuola in lingua inglese, più sotto abita il secondogenito Priyo, e più sotto ancora Purba, la giovane vedova dell’ultimogenito.
    In una nicchia al centro della parete rivolta a est della casa, in uno sfavillio di seta rossa e oro, troneggia la divinità che regna sulla casa, la munifica dea della ricchezza, Lakshmi, col suo imperscrutabile mezzo sorriso. Prima di ogni pasto, la famiglia riunita attende, com’è costume della gente di Calcutta nord, che il primogenito deflori l’intonso monticello di riso cotto con un grosso cucchiaio. In casa Ghosh è, insomma, concesso a tutti il lusso di recitare la Grande Famiglia Felice.
    Quando cala il palcoscenico sulla recita, la realtà però svela il suo vero volto.
    Adinath cerca rifugio nella bottiglia di Johnnie Walker, nascosta in una libreria a vetri tra le opere complete di Rabindranath Tagore. Sa che la fortuna dei Ghosh è aggrappata a un’esile filo destinato inevitabilmente a rompersi. Tra le agitazioni sindacali, la fragilità del governo e del Partito del Congresso, la minacciosa ascesa del Partito comunista, la Charu & Sons non durerà a lungo: prima o poi crollerà sotto il ricatto dei creditori e dei sindacati.
    Nel chiuso della camera da letto Sandhya, sua moglie, si dispera ogni sera per le sorti di Supratik, il figlio scomparso. Animato da una sorta di incandescenza, che traspare dai suoi grandi e luminosi occhi neri, e, nello stesso tempo, da un’opacità interiore, quel figlio le ha sempre destato preoccupazione. Ora però, dopo aver preso parte ai moti studenteschi a Calcutta, si è pericolosamente unito ai militanti maoisti del Medinipur, nell’ovest del Bengala, dove imperversa la rivolta dei lavoratori delle piantagioni di tè, di coloro… la cui vita è un nulla destinato a tornare al nulla.
    Finalista al Man Booker Prize e vincitore dell’Encore 2015, La vita degli altri è un romanzo epico, coinvolgente e ricco di personaggi memorabili che, attraverso il declino di una famiglia, dipinge i turbolenti anni in cui il vento della modernità si è abbattuto sull’India.

    Recensione

    Ma, mi sento esausto dal mio consumare, dal mio prendere e arraffare e usare.Mi sento così gonfio che è come se non potessi più respirare. Me ne vado per cercare un po' d'aria e trovare un posto dove io possa purificarmi,respingendo la vita che mi è stata data e creandomene una propria.
    Mi sembra di vivere in una casa che mi è stata data in prestito. E` tempo che trovi la mia.
    Perdonami
    .


    I Buddenbrook all'indiana.
    La decandenza di una potente famiglia di proprietari di una catena di cartiere si mescola con le rivolte contadine e operaie che hanno infiammato il Bengali negli anni '60 6 '70, quando il nipote più grande si ritrova coinvolto nei movimenti terroristi che combatterono per l'uguaglianza sociale, in una Paese dove la disparità e la discriminazione sono sconvolgenti ancora oggi.

    Pur essendo arrivato tra i finalisti al Booker Prize, Neel Mukherjee non è certo Thomas Mann e il suo romanzo, pur contenendo ottimi elementi, non soddisfa del tutto le aspettative.
    La causa è da rintracciarsi soprattutto nella prosa che ho trovato a volte piatta, monotona e ingombrata da dettagli non sempre necessari:la storia inizia a prendere ritmo solo nella seconda parte, dove l'autore si mostra capace anche di un discreto lirismo e dimostra concretamente che La vita degli altri avrebbe potuto essere un capolavoro se fosse stato scritto con più intensità e un po' meno pedanteria.

    Un aspetto che i lettori potrebbero faticare a digerire è lo scarso appeal dei protagonisti, spesso capaci di piccole e grandi meschinità, e però innegabilmente umani nella loro imperfezione e nei loro tratti meno gradevoli - e forse per questo poco accettati da chi legge -, tanto che io ho trovato difficile non simpatizzare con ognuno di loro almeno una volta nel corso della storia.
    Se proprio dobbiamo trovare un problema da questo punto di vista è lo scarso spazio dedicato ad ognuno: il romanzo infatti balza avanti e indietro nel tempo attraverso tre generazioni di Gosh, raccontando episodi casuali della loro esistenza, a volte connessi l'un l'altro, a volte destinati a rimanere a sé stanti.

    Attraverso questa narrazione frammentaria intuiamo le ragioni del fallimento dell'impero di famiglia - che è poi più o meno il solito: la vecchia generazione ha fondato tutto ma è incapace di stare al passo coi tempi che cambiano mentre la nuova è priva di spina dorsale -; tuttavia il destino della famiglia viene gradualmente abbandonato man mano che l'autore si concentra sull'ascesa di Supratik tra i terroristi di stampo Marxista fino alla sua inevitabile conclusione.
    L'intento dell'autore è quello di suggerire che stiamo guardando due facce della stessa medaglia ma gli scambi tra il giovane e il resto della famiglia sono così pochi che al lettore sembra di seguire due filoni narrativi totalmente separati, sensazione accentuata dalla scelta di narrare i capitoli dedicati a Supratik in prima persona e in forma epistolare mentre il resto del romanzo è raccontato da un narratore onnisciente.

    Per quel che mi riguarda le parti migliori sono proprio quelle che seguono il giovane terrorista: a dispetto delle sue evidenti mancanze e contraddizioni, il tormentato idealismo di Supratik colpisce nel profondo e le vicende che lo vedono protagonista sono le più coinvolgenti con la loro perfetta rappresentazione della vita di abusi e carestia patita dal contadino medio indiano, che ho trovato indimenticabile nella sua drammaticità.
    E` davvero un peccato che il resto della romanzo manchi di questa intensità e i frammenti dedicati agli altri membri della famiglia rimangano per la maggior parte fini a sé stessi.

    In definitva ho comunque trovato il romanzo una lettura valida e interessante, anche perché non leggo spesso libri ambientati in questa parte del mondo e gli eventi narrati sono risultati nuovi e coinvolgenti; al di là di una certa pesantezza espositiva nella prima parte, mi sento comunque di consigliare La vita degli altri: una lettura non facile ma di grande impatto.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: La vita degli altri
    • Titolo originale: The Lives of Other
    • Autore: Neel Mukherjee,
    • Traduttore: Norman Gobetti
    • Editore: Neri Pozza
    • Data di Pubblicazione: ottobre 2016
    • ISBN-13: 9788854510173
    • Pagine: 608
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,00
     

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