25 maggio 2013

Towel Day: il 25 maggio non dimenticatevi l'asciugamano!

Se vedete qualcuno camminare in giro con un asciugamano intorno alle spalle, o appoggiato su un braccio, e siete lontani dal mare e dall'estate, aspettate a chiamare la neuro: oggi, 25 maggio, si celebra il Towel Day (lett. "giorno dell'asciugamano"), un tributo dei fan a Douglas Adams, autore del celebre ciclo Guida galattica per gli autostoppistiLa commemorazione si tenne per la prima volta il 25 maggio 2001, due settimane dopo la precoce morte per infarto dell'autore, che non aveva ancora compiuto cinquant'anni.
Guida galattica per gli autostoppisti nasce come commedia radiofonica, prodotta da Adams per la BBC a partire dal 1978, per poi diventare romanzo nel 1979. Una trilogia in cinque volumi, amano dire scherzosamente i fan, ma forse - chissà - sarebbero stati di più, almeno a giudicare da alcuni appunti lasciati da Adams che testimoniano la volontà dell'autore di proseguire la saga, e forse di raccordarla a un'altra non altrettanto famosa, la serie Dirk Gently.


Ma perché eleggere a simbolo della celebrazione proprio un asciugamano? Per chi non lo sapesse, l'asciugamano è il simbolo e il passepartout dell'autostoppista galattico:
«A towel, it says, is about the most massively useful thing an interstellar hitchhiker can have. Partly it has great practical value. You can wrap it around you for warmth as you bound across the cold moons of Jaglan Beta; you can lie on it on the brilliant marble-sanded beaches of Santraginus V, inhaling the heady sea vapours; you can sleep under it beneath the stars which shine so redly on the desert world of Kakrafoon; use it to sail a miniraft down the slow heavy River Moth; wet it for use in hand-to-hand-combat; wrap it round your head to ward off noxious fumes or avoid the gaze of the Ravenous Bugblatter Beast of Traal (such a mind-bogglingly stupid animal, it assumes that if you can't see it, it can't see you); you can wave your towel in emergencies as a distress signal, and of course dry yourself off with it if it still seems to be clean enough.
More importantly, a towel has immense psychological value. For some reason, if a strag (strag: non-hitch hiker) discovers that a hitchhiker has his towel with him, he will automatically assume that he is also in possession of a toothbrush, face flannel, soap, tin of biscuits, flask, compass, map, ball of string, gnat spray, wet weather gear, space suit etc., etc. Furthermore, the strag will then happily lend the hitch hiker any of these or a dozen other items that the hitch hiker might accidentally have "lost." What the strag will think is that any man who can hitch the length and breadth of the galaxy, rough it, slum it, struggle against terrible odds, win through, and still knows where his towel is, is clearly a man to be reckoned with.»
«L'asciugamano, dice [la Guida Galattica], è forse l'oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica: ve lo potete avvolgere intorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una mini-zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare vapori nocivi o per evitare lo sguardo della Vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); infine potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.
Ma soprattutto, l'asciugamano ha una immensa utilità psicologica. Per una qualche ragione, se un figo (figo = non-autostoppista) scopre che se un autostoppista ha con sé l'asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino da denti, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l'equipaggiamento da pioggia, la tuta spaziale, ecc. ecc. E quindi il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all'autostoppista qualunque articolo di quelli menzionati (o una decina di altri non menzionati) che l'autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov'è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione.»
Non conoscevate ancora Douglas Adams e siete rimasti incuriositi? Mondadori ha ripubblicato proprio qualche mese fa il ciclo in un volume unico, nella collana Oscar Bestsellers:

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitargli intorno, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, si trova un minuscolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive da credere ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione. Quel pianeta sta per essere distrutto, per lasciare il posto a una gigantesca circonvallazione iperspaziale... Nata da una fortunata serie radiofonica trasmessa dalla BBC, la pentalogia di Adams con le irriverenti e surreali avventure di Arthur Dent e Ford Prefect, viaggiatori delle galassie, è un fenomeno di culto per molti lettori che qui possono trovare riuniti in un unico volume tutti i cinque romanzi.

E vi consiglio anche il film del 2005, diretto da Garth Jennings con Martin Freeman, Stephen Fry, John Malkovich e Alan Rickman:


Non ci resta che dirvi... 42!

Articolo di Sakura87


Ti è stato d'aiuto? 

24 maggio 2013

Shadowhunters: le origini - Cassandra Clare

I Contenuti

Quando Tessa Grey attraversa l'oceano per ritrovare il fratello nell'Inghilterra Vittoriana, qualcosa di terrificante la attende nel Downworld di Londra. Rapita dalle misteriose Dark Sisters, membri di un'organizzazione segreta chiamata il Pandemonium Club, Tessa presto scopre di avere il potere di trasformarsi in un'altra persona. Il Magister, l'oscura figura alla guida del club, non si fermerà di fronta a nulla perché il potere di Tessa finisca nelle sue mani. Braccata e senza amici, Tessa trova rigufio fra gli Shadowhunters, guerrieri il cui scopo e liberarre il mondo dai demoni. Presto ella si scopre affascinata, e divisa, da due migliori amici:James, la cui fragile bellezza nasconde un segreto mortale,e Will, il cui umore imprevedibile tiene tutti a distanza. Mentre la loro ricerca li conduce al centro di un complotto che minaccia di eliminare tutto gli Shadowhinters, Tessa si rende conto che dovrà scegliere tra la salvezza di suo fratello e aiutare i suoi nuovi amici a salvare il mondo...e che l'amore potrebbe essere la forma di magia più pericolosa di tutte.

La Recensione

Finalmente Cassandra Clare è riuscita a concludere una delle mille saghe che dal 2007 in avanti ha iniziato a produrre a ciclo continuo. A fine marzo è stato infatti pubblicato Clockwork Princess, il terzo e ultimo capitolo della trilogia The Infernal devices, conosciuta in Italia come Shadowhunters: Le Origini, in quanto prequel della saga bestseller Shadowhunters (The Mortal Instruments) arrivata a contare cinque libri (più uno, l'ultimo si spera, previsto per il 2014) e di cui vi avevamo già parlato in una nostra recensione.
Tornando ai nostri Infernal Devices: bell'idea quella del prequel. Bella l'idea di raccontare da dove arrivano gli Shadowhunters, qual è la storia dei Lightwood e degli Herondale, chi ha fornito ai cacciatori di demoni alcune fra le loro armi più preziose e come gli eventi del passato si intersecano con la storia raccontata in Città di ossa e seguiti vari.
Un po' meno bella l'idea di realizzare questo prequel semplicemente prendendo gli eventi di Shadowhunters e spostandoli indietro di cent'anni e a est di qualche migliaio di kilometri. Invece dello scenario urban fantasy della New York contemporanea, infatti, ci troviamo ora nella Londra Vittoriana; per il resto abbiamo di nuovo un'eroina dai poteri fuori dal comune che all'inizio del racconto si crede una ragazza normale e ignora qualsiasi cosa del mondo dei cacciatori di demoni, un protagonista maschile ribelle, tormentato e con una spiccata propensione al sarcasmo e naturalmente il terzo vertice del triangolo amoroso costituito dal bravo ragazzo di turno, questa volta migliore amico di lui, invece che di lei. E poi naturalmente c'è un supercattivo che vuole distruggere l'intera razza degli Shadowhunters e per farlo è disposto a scendere a patti con gli inferi seminando morte e distruzione sul suo cammino.
Ora, prima che i fan della saga procedano con la mia decapitazione voglio puntualizzare che, data questa premessa, il racconto si sviluppa poi in modo indipendente e sufficientemente interessante con dei tentativi di dare all'opera tinte di horror gotico che ben si adattano all'ambientazione ottocentesca e che riescono a seminare qualche scossa di adrenalina qua e là; tuttavia la ripetizione di uno schema già noto nella scelta dei caratteri e delle dinamiche dei personaggi principali è evidente e deludente. Uno degli aspetti di maggior interesse del racconto è il mistero sulle origini della protagonista, Tessa, arrivata a Londra da New York alla ricerca del fratello convinta di essere una ragazza come tutte le altre e destinata a scoprire nel peggiore dei modi di essere una creatura unica dotata di un potere prodigioso che però la farà sentire più un mostro che un essere umano. A essere onesti questa mi è anche sembrata l'unica caratteristica interessante della povera Tessa, che, nel complesso mi è parsa piuttosto insipida e dal carattere indefinito, cosa a cui l'autrice tenta di rimediare ricordandoci più volte che Tessa ama leggere e conosce Le due città a memoria. Un po' pochino a mio parere. Va meglio con i due protagonisti maschili, anche se il tormentato Will è di fatto una versione un po' più selvaggia del buon Jace di Città di ossa (e sì, lo so che sono parenti ma questo non giustifica la creazione di personaggi fotocopia!) mentre il mite Jem, per quanto sinceramente adorabile, sconfina spesso nel troppo buono per esser vero.
Ciò che più mi ha spinta alla lettura di questo prequel, tuttavia, è stata l'ambientazione nella Londra vittoriana che purtroppo si è rivelata uno degli aspetti più deludenti della saga. Qui, infatti, emergono tutti i limiti della Clare come scrittrice che per realizzare uno scenario convincente pensa di potersela cavare facendo utilizzare di tanto in tanto ai suoi personaggi parole "desuete" pescate direttamente dal dizionario dei sinonimi mentre l'eroina si dibatte brevemente sull'opportunità di rivolgersi ad un giovane con eccessiva familiarità scandalizzandosi opportunamente di fronte a espressioni eccessivamente colorite. Tocco finale la malattia che consuma il povero Jem che sarà anche dovuta alla'attacco di un demone ma assomiglia incredibilmente a quella terribile "consunzione" che ha portato alla tomba tante tragiche, esili e infinitamente buone eroine dei romanzi d'appendice ottocenteschi. Londra, inutile dirlo, sembra uscita direttamente dalle pagine di quelle guide super compact adatte per un week end nella capitale inglese: c'è la pioggia, c'è la nebbia e c'è il ponte di Blackfriars dove i nostri eroi si trovano a passare ogni volta che mettono il naso fuori di casa, non importa da dove arrivino o dove siano diretti. Capisco che il ponte abbia un nome suggestivo ma in una città che supera il migliaio di km quadrati possibile che succeda sempre tutto a Blackfriars? Tutto considerato il problema di base è che la Clare è più un'autrice di fan fiction che una vera romanziera: prende personaggi già noti e poi scatena la fantasia inventando ostacoli insormontabili e intrecci a volte tirati un po' per i capelli perché i suoi eroi soffrano la giusta dose di dramma e angoscia prima che tutto si risolva per il meglio.
Questo è soprattutto vero nel secondo e terzo capitolo della trilogia in cui la vicenda iniziata in Clockwork angel con risultati discreti si sfilaccia sempre più: i personaggi secondari si moltiplicano insieme ai voltafaccia del destino, il comportamento del cattivo si fa meno coerente e soprattutto l'autrice riesce a trascinare tutti verso un happy ending gradito ma onestamente tanto improbabile da sembrare infantile. Peccato, perché la Clare dimostra spesso di essere dotata di una certa grinta che le permette di narrare eventi anche brutali e disturbanti e di infarcire il suo racconto di dialoghi brillanti e divertenti, segni di una personalità più arguta di certe casalinghe mormone improvvisate scrittrici di nostra conoscenza; manca però la maturità e la serietà per scrivere di personaggi veramente originali e a tutto tondo oltre che per gestire una trama adulta complessa in tutte le sue implicazioni, che non tema di lasciare qualche vittima per strada e che susciti qualche discussione più significativa di "Team Will o Team Jem?". 


Giudizio:
+2stelle+

Articolo di Valetta

Shadowhunters - Le origini (The Infernal Devices series)
  • L'angelo (Clockwork Angel, Mondadori 2011, 474 pag.)
  • Il principe (Clockworck Prince, Mondadori 2012, 495 pag.)
  • Clockwork Princess (Margaret K. McElderry Books,19 Marzo 2013, uscita prevista in Italia Giugno 2013)
     
Ti è stato d'aiuto? 

22 maggio 2013

La sinfonia di Parigi e altri racconti - Irène Némirovsky


I Contenuti

Agli inizi degli anni Trenta, Irene Némirovsky accantonò per un paio d'anni la scrittura di romanzi, per "subire" la fascinazione positiva e feconda da parte del cinema. Assidua frequentatrice delle sale cinematografiche, entusiasta per l'avvento del sonoro, l'autrice intuì nella settima arte, con sensibilità quasi profetica, una straordinaria risorsa per la scrittura, una fonte di suggerimenti e spunti anche tecnici, in grado di ampliarne le possibilità espressive. Fu così che nel 1931 nacquero le tre storie d'amore, "La sinfonia di Parigi", "Natale" e "Carnevale di Nizza", qui tradotte e pubblicate per la prima volta in Italia, con la speranza che potessero un giorno essere trasposte sul grande schermo. Del resto, per la scrittrice francese l'incontro con il cinema era già avvenuto con la realizzazione del film David Golder, per il quale il regista Julien Duvivier dichiarò di non aver avuto bisogno di aggiungere scene o modificare i dialoghi tratti dal romanzo omonimo, tanto la scrittura della Némirovsky si armonizzava perfettamente al ritmo e alle tecniche narrative cinematografiche. Nessuna di queste storie diventò mai un film, ponendo così fine alle sue speranze di poter lavorare come sceneggiatrice. Eppure, il tentativo non fu vano e la lettura di queste tre brevi opere potrà meglio farci comprendere quanto l'amore per il cinema abbia influenzato lo stile dell'autrice di "Suite francese".

La Recensione

Irène Némirovsky è sempre in grado di sorprenderti.
Con un libretto color viola dove, in copertina, spicca la sagoma della Tour Eiffel, l’Editore Elliot ci dona tre deliziose brevi novelle, espressione del genio poliedrico della grande scrittrice ebrea, ucraina di nascita (1903), naturalizzata francese, morta ad Auschwitz nell’estate del 1942, dove perì forse soppressa nella camera a gas, forse sopraffatta dal tifo.
In “La sinfonia di Parigi e altri racconti” l’A. si cimenta con una nuova modalità espressiva.
Infatti, all’inizio degli anni Trenta del Novecento, attratta dall’incanto della settima arte, il Cinema, ella lasciò temporaneamente il genere “Romanzo” per cimentarsi con una scrittura, per così dire, “ottica”, adatta a una versione cinematografica. Vennero così alla luce, nel 1931, “La sinfonia di Parigi", "Natale" e "Carnevale di Nizza”, tre racconti ambientati a Parigi, ora tradotti e pubblicati in italiano per la prima volta.
Del resto, come ci viene ricordato nella presentazione, l’incontro di Némirovsky con lo schermo era già avvenuto grazie alla realizzazione del film “David Golder” di Julien Duvivier (1931, prima pellicola sonora del regista francese), tratto dal suo omonimo romanzo, uscito due anni prima.
Anzi il cineasta affermò di non aver avuto bisogno di aggiungere scene o modificare dialoghi, tanto la scrittura si sposava col ritmo e le tecniche cinematografiche.
Nessuna delle tre storie qui presentate diventò un film e i tragici eventi che, anno dopo anno, si susseguirono, non ci hanno consentito di vedere una Irène matura, magari celebrata sceneggiatrice, oltre che romanziera illustre. Ma esse ci regalano una prosa gradevole, di agile e veloce lettura, perché quanto mai coinvolgente.
Una scena sfocia nell’altra, le dissolvenze giungono al momento giusto; uno stile sonoro, onomatopeico. “Prima, un’immagine silenziosa, poi il dolce brontolio di Parigi, simile alla vibrazione di una corda di violino […]il fischio di un treno, alcuni colpi di clacson, resi più dolci, sfumati, dalla distanza. Il ticchettio della pioggia su una lunga strada”.
Tanti piccoli quadri esatti, ben disegnati, mai artificiosi. E’ il mondo dove giunge Mario Cavalhère, il protagonista del primo racconto, “La sinfonia di Parigi”: è un giovanotto di provincia, giunto nella capitale per frequentare i corsi di composizione musicale al Conservatorio. Il suo sogno è scrivere, un giorno, “la sinfonia di Parigi”. Egli dovrà passare attraverso fallimenti, delusioni e dolori (anche affettivi), farà i conti con i compromessi che la vita, prima o poi, impone, potrà contare su pochissimi amici, come un anziano musicista bohémien di cui seguirà tutto solo il funerale, ma, alla fine, grazie al lavoro, alla sofferenza, all’amore, la sinfonia prenderà corpo, concludendosi in “un inno solenne e gioioso”.
La seconda novella ci presenta una famiglia della medio/alta borghesia, padre, madre, due figlie adulte, poco più che ventenni, due figli minori, maschio e femmina, ancora bambini. Tutto ruota attorno alla festività del Natale, inteso non certo come solennità religiosa, ma come insopportabile, bensì irrinunciabile, Rito Collettivo, da celebrarsi in un clima misto di conformismo e falsità. Stupendo il ritratto dei genitori: due persone anziane, che non hanno mai conosciuto giovinezza, astiose l’una verso l’altra e contro il mondo intero: “Lui è calvo, piccolo di statura e brutto. Grugnisce, di cattivo umore: ‘…che stupida usanza andare al veglione natalizio, invece di restarsene tranquillamente a casa propria…’. La signora, imbellettata, civettuola, vecchia, tozza…”. Ti chiedi subito come possano, due creature così attempate, avere un paio di figli ancor piccoli, gli unici, in famiglia, a credere nella magia del Natale; immagino per poco tempo ancora…
Scopri poi che, nonostante l’apparenza scoraggiante, entrambi i coniugi si prendono, per così dire, le loro libertà: inevitabile.
Il fulcro della storia sono le vicende amorose delle due figlie maggiori, Marie Laure e Claudine, sempre impegnate a divertirsi in balli e ricevimenti, pur sotto l’occhiuta sorveglianza di madri e zie, nonché alla ricerca un… buon partito per sistemarsi. “Ragazzo perbene”, così il padre valuta un certo pretendente; e, va da sé, il termine significa esclusivamente ricco di famiglia, secondo la ferrea, intramontabile morale borghese. Poco importa, è chiaro, come queste ricchezze siano state acquisite. Le ragazze riescono, di tanto in tanto, a sfuggire al controllo e, specie una, a cercare guai. Ma sarà proprio il perbenismo ipocrita nel quale hanno sempre vissuto, unito ad una certa astuzia femminile, a salvare il tutto. Con soddisfazione, sia pur moderata, come si conviene, dell’intera famiglia. Dissolvenza.
“L’illusione dell’amore” potrebbe essere il sottotitolo dell’ultimo racconto, “Carnevale di Nizza”, dove l’Autrice ci delizia al massimo con i suoi virtuosismi letterari, in grado di sortire un continuo effetto sorpresa. A cominciare dalla trovata di mandare all’indietro, dal 1932 al 1907, le “lancette” della grande meridiana della chiesa posta in Place de la Trinité di Parigi. Il frastuono della metropoli cede il posto ad un’atmosfera calma e dolce da Belle Époque. Sul tetto praticabile dell’omnibus, il cosiddetto imperiale -predecessore dei tram-, “compare una struttura di cui [...]è impossibile precisare la natura e l’uso. Zampilli di garza, uccelli [...] fiori artificiali: i fiori tremolano al vento sugli steli di ottone, gli uccelli becchettano ciliegie”.
Che strana scena è mai questa? La spiegazione giunge dopo qualche istante di perplessità: “…una volta che l’immagine si rimpicciolisce e arretra, si capisce che si tratta del cappello della giovane donna”.
Per la strada, intanto, passa il “vecchio donnaiolo”, monocolo e ghette chiare, intento a seguire una graziosa modista, mentre due uomini giungono in senso inverso discutendo i fatti politici del giorno. Lo Zar, i Balcani…
I protagonisti sono una coppia ancor giovane: Simone e René Jacquelain. Ordinati, di bell’aspetto senza far girare la testa, tranquilli. L’armonia viene pian piano sconvolta dalla presenza di un cugino di lui, Tony, ventenne -in teoria studente, in pratica perdigiorno-, che si è installato in casa loro. Eccone l’immagine: “…magro e muscoloso, capelli bruni che ricadono in riccioli disordinati sulla fronte, un’aria beffarda e volitiva da bambino viziato. Tiene sotto il braccio una cartella da studente. La scaraventa sul tavolo. ‘Buongiorno, ragazzi miei!’”.
Il dipanarsi della storia non lo racconto per non sciupare al lettore la sorpresa. Il fattore Tempo, che tutto trasforma, il richiamo, cui non si può resistere, della Vita reale, fatta di Prestigio e di Carriera, cancellano la fallace gioia dei Sentimenti, l’abbaglio di un Amore che tuttavia forse non avrebbe mai potuto concretizzarsi.
“La giovinezza è breve, l’amore passa…”. Lo ricorda la canzone del carnevale.

Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Mara

Dettagli del libro
  • Titolo: La sinfonia di Parigi e altri racconti
  • Titolo originale: La symphonie de Paris, Noël, Carnaval de Nice
  • Autore: Irène Némirovsky
  • Traduttore: Ilaria Piperno
  • Editore: Elliot
  • Data di Pubblicazione: Novembre 2012
  • Collana: Lampi
  • ISBN-13:  ISBN 9788861923102
    Pagine: 91
  • Formato - Prezzo: Brossura; Euro 9,00
Ti è stato d'aiuto? 

21 maggio 2013

La società degli spiriti (Victorian Solstice #1) - Federica Soprani e Vittoria Corella

I Contenuti


Il primo episodio della serie Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Corella. Jericho è un Medium dei bei salotti. Jonas un investigatore che non crede nel paranormale. Quando Lord Kynaston viene trovato fatto a brandelli nel suo studio chiuso dall'interno, il Medium che parla con i morti e il poliziotto più scettico di Scotland Yard sono costretti a lavorare insieme loro malgrado. Dai bordelli per ricchi annoiati fino alla casa del vizio più pericolosa del West End, una detective story vittoriana oscura e sensuale.

La Recensione

L’epoca vittoriana è da considerare uno spartiacque tra l’era antica e quella moderna. Londra era la capitale di un impero sul quale il sole non tramontava mai, le prime rivoluzioni sociali facevano breccia attraverso la spessa coltre del classismo e del patriarcato e i progressi tecnologici avanzavano a passi enormi, così come l’ombra della Prima Guerra Mondiale che nel giro di un lustro avrebbe spazzato via un’intera generazione. Per questo, ancora oggi, l’epoca vittoriana e le sue contraddizioni esercitano sulla letteratura tutta un fascino irresistibile, da Sir Arthur Conan Doyle fino al moderno genere steampunk. “La società degli spiriti”, primo episodio della serie “Victorian Solstice”, scritta da Federica Soprani e Vittoria Corella, fa rivivere la quel periodo attraverso le gesta dell’ispettore di Scotland Yard Jonas Marlowe e del medium Jericho Shelmardine. Alle prese con l’inquietante caso di un pari d’Inghilterra trovato dilaniato nel suo studio, si ritroveranno a fare i conti con una Londra nascosta oscura e pericolosamente affascinante che riporterà a galla i loro fantasmi del passato.
“La società degli spiriti” è un giallo che mette i personaggi e l’ambientazione in primo piano rispetto allo svolgimento della trama. Si nota fin dalle prime pagine la competenza con cui le due autrici trattano il materiale su cui lavorano. Non era facile tirare fuori qualcosa sulla Londra vittoriana che non sia stata già detta, soprattutto all’interno di un thriller esoterico. Così, evitando trappole assai pericolose, la adattano al racconto senza inventare nulla di clamoroso ma descrivendola con aggettivi suggestivi e affascinanti che contribuiscono a rendere ancora più ricca la narrazione. Ottantaquattro pagine che filano lisce come l’olio nelle quali il lettore non farà fatica ad empatizzare coi due protagonisti. Diversi ma uniti dalle vicende in cui vengono coinvolti, non sono mai fuori luogo e sono caratterizzati in maniera molto buona, grazie anche a una ottima prosa curata fin nei minimi particolari. Particolarmente riusciti sono anche i personaggi di contorno, tra tutti il mefistofelico Re Belial.
In conclusione “La società degli spiriti” di Federica Soprani e Vittoria Corella è un ottimo antipasto della serie “Victorian Solstice”. Non è un giallo alla Conan Doyle e chi cerca qualcosa del genere potrebbe rimanerne deluso. Tutti gli altri, invece, avranno di che divertirsi. Dai dialoghi fulminanti ai personaggi magnetici fino ad arrivare all’ambientazione affascinante il lettore troverà un ottimo modo per staccare per un paio d’ore dalla vita reale e farsi avvolgere dalle spire della Londra vittoriana.

Giudizio:

+3stelle+

Articolo di Daniele

Dettagli del libro
  • Titolo: La società degli spiriti (Victorian Solstice #1)
  • Autore: Federica Soprani/Vittoria Corella
  • Editore: Lite-Editions
  • Collana: Victorian Solstice
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788866654193
  • Pagine: 84
  • Formato - Prezzo: Ebook - 1,99€

Ti è stato d'aiuto? 

20 maggio 2013

Le porte di Arcadia - Andrea Giusto

I Contenuti

Don Julian de Silva è un Hidalgo nella Spagna del XVII secolo. Conduce una vita modesta nella casa in rovina dei suoi antenati guadagnandosi da vivere con “lavori” che in pochi oserebbero accettare. L’Ordine di cui un tempo faceva parte lo ha disconosciuto, l’Inquisizione non attende che un suo passo falso. Un individuo che ha visto e sentito troppo, in molti lo vorrebbero morto. Ed è un Mago. Miriel è la fedele compagna di Don Julian, la sua assistente, la cosa più vicina ad una famiglia che abbia mai avuto. Lo accompagna nel suo lavoro, difendendolo dai pericoli. Ed è alla ricerca di risposte su sé stessa. Perché Miriel è una Ferale. Un mostro odiato da tutti per il semplice fatto di esistere. Il ritrovamento di un misterioso reperto nel Nuovo Mondo rischia di portare alla luce un segreto dimenticato, qualcosa che in troppi vogliono tenere nascosto. E per il quale altri sono disposti a uccidere. Travolti dagli eventi e bollati come eretici e traditori, la scelta per i due è una sola. Arrivare alla verità, o morire nel tentativo.


La Recensione

Il fantasy storico e i romanzi ucronici non sono una novità e ne sono una prova sia il bellissimo Jonathan Strange & il Signor Norrell di Susanna Clarke sia l’originale Il drago di sua maestà di Naomi Novik, per far soltanto due esempi, ma fa sempre piacere imbattersi in un autore, soprattutto se italiano, che cerca di stare alla larga dal canonico triangolo elfi-nani-medioevo fantastico, dai personaggi statici e monocolori e dai cliché più abusati di un genere che ha ricevuto sempre più attenzione (e spazio sugli scaffali delle librerie) a partire dalla trasposizione cinematografica de Il Signore degli Anelli.

Andrea Giusto ci porta nella Spagna del XVII secolo, in un mondo in cui la magia è risorsa rara e preziosa e soggetta a uno stretto controllo sia da parte dell’Ordine, a cui tutti i maghi devono appartenere per poter esercitare il proprio dono, sia da parte della cattolicissima Corona spagnola, sempre più soggetta, a causa della contingenza politica, allo strapotere dell’Inquisizione, deputata a salvaguardare l’ortodossia di tutti i rami della conoscenza umana, compresa, appunto, la stessa arte magica. Gli esseri umani non sono l’unico popolo diffuso in Europa: ci sono anche gli Alfar, perfettamente integrati all'interno della società umana e più frequentemente dotati del dono della magia, e i Ferali, creature a metà tra bestie e uomini, disprezzati da tutti, che vivono in formazioni tribali nomadi e si tengono il più possibile lontani dalle città. L’esplorazione del Nuovo Mondo nei decenni passati ha portato all'apertura degli orizzonti della pratica magica, ingessata per secoli dai dettami dell’Ordine e da una rigida istruzione impartita ai nuovi apprendisti e alle nuove apprendiste da parte dell’Accademia, luogo deputato alla formazione dei nuovi maghi. Un grosso scandalo, provocato dall'utilizzo di artefatti riportati dal Nuovo Mondo, ha scosso l'Ordine dei Maghi dall'interno e provocato l'espulsione di alcuni membri. All'interno di questo quadro si muove Don Julian De Silva, mago castigliano scomunicato dall'Ordine, che presta illegalmente per denaro la sua opera a chi per qualche ragione non può rivolgersi ai maghi ufficiali. Proprio uno di questi incarichi, all'apparenza banale, lo porterà a riaprire i contatti con il proprio passato e quello di Miriel, la giovane Ferale che Don Julian ha cresciuto e che lo accompagna e lo difende dai pericoli della strada.
L’ambientazione è senz'altro il pregio principale di questo breve romanzo: gli elementi fantastici si integrano in modo credibile e con quelli storici, creando una felice mescolanza di caratteristiche. Ad esempio, è immediatamente chiaro che gli Alfar, se pure modellati sugli elfi tolkeniani per tutta una serie di caratteristiche (tra cui la longevità e la predisposizione alla magia), hanno molti elementi di contatto con gli Ebrei di Spagna; i Ferali, d'altro canto, condividono la stessa struttura sociale, e la stessa emarginazione, dei gitani. La cura che l’autore ha messo nel realizzare un mondo credibile è evidente anche nella realizzazione di una Breve cronologia del Vecchio Mondo, posta in fondo al libro, che ricostruisce la storia dei tre popoli in Spagna dalla preistoria a pochi anni prima dell’inizio delle vicende narrate.
I personaggi si muovono secondo sentimenti e motivazioni credibili, ma non sempre manifestati al lettore. Uno stile di narrazione improntato più sull'azione che sull'approfondimento psicologico, infatti, impedisce una reale empatia tra chi legge e i protagonisti del romanzo, con esiti alterni: mentre è facile immedesimarsi nella giovane Miriel, Don Julian resta un enigma e l'altro personaggio femminile di rilievo del romanzo, la Magistra dell'Accademia, Doña Irene, è appena tratteggiata. Si tratta, probabilmente, di un difetto dovuto anche alla brevità del romanzo, forse una delle pecche più grosse. Il mondo è talmente ricco e la trama talmente articolata che si ha la sensazione che ogni paragrafo sia necessario, ma quando l’azione entra nel vivo e le rivelazioni si affastellano si ha la sensazione che la storia sia troncata, più che portata a termine e che ci sia stato un eccessivo lavoro di lima per portare il finale, lasciato comunque aperto a eventuali seguiti, ad una chiusura. A parte questo, il racconto scorre via rapido, tanto che l'ho divorato nello spazio di poche ore.
Qualche parola va poi spesa per l’edizione in ebook: è estremamente curata anche in dettagli che talvolta sono ignorati dalle case editrici più grandi, come l’utilizzo di link funzionanti per la consultazione delle note e l’impaginazione che consente una lettura scorrevole e non faticosa anche su schermi più piccoli di un tablet da 10 pollici. Menzione d’onore anche alle illustrazioni: anche se sono senz'altro più godibili a colori, possono essere visualizzate su e-ink senza eccessive perdite di qualità e arricchiscono le pagine, pur virtuali, del libro. È un peccato, però, che il nome dell'illustratore non compaia da nessuna parte: una dimenticanza che spero gli editori vogliano rimediare al più presto.
Le porte di Arcadia è comunque una bella prova, sia dell’autore, che mi auguro continui a scrivere questa e altre storie, sia dell’editore, che offre un prodotto curato a un prezzo decisamente accessibile.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Morwen

Dettagli del libro
  • Titolo: Le porte di Arcadia
  • Autore: Andrea Giusto
  • Editore: Eterea Comics & Books
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Chimere
  • ISBN-13: 9788890871108
  • Pagine: 144
  • Formato - Prezzo: Ebook - 4,99 Euro

Ti è stato d'aiuto?