20 dicembre 2014

Il mondo del ghiaccio e del fuoco - G.R.R. Martin, E.M. García Jr., L. Antonssen

Se il passato è il prologo, allora l'opera primaria di George R.R. Martin necessita di una introduzione ugualmente formidabile. E alla fine, eccola: "Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco". Questo volume illustrato da oltre centosettanta tavole originali a colori, è la storia completa dei Sette Regni, incentrata sulla vivida ricostruzione delle epiche battaglie, delle brutali rivalità e delle temerarie ribellioni che hanno condotto agli eventi narrati ne "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" e nella serie HBO "Game of Thrones". In una collaborazione durata interi anni, George R.R. Martin ha coniugato il proprio lavoro con quello di Elio M. Garcìa Jr. e Linda Antonssen, fondatori del sito web westeros.org, forse le uniche due persone che di questo mondo fantastico hanno una conoscenza tanto approfondita quanto quella del suo stesso creatore. Racchiuse in questo testo si sovrappongono conoscenze accumulate, speculazioni accademiche e leggende popolari tramandate da maestri e septon, negromanti e cantastorie. È una cronaca che si dipana dal Tempo dell'Alba all'Età degli Eroi, dalla venuta dei primi uomini all'arrivo di Aegon il Conquistatore, dall'ascesa di Aegon stesso al Trono di Spade fino alla Ribellione di Robert e alla susseguente caduta di Aerys II Targaryen, il Re Folle, l'evento che ha messo in movimento le lotte "di oggi" tra Stark, Lannister, Baratheon e Targaryen.

Recensione

Sebbene un po' tutti preferiremmo che G.R.R. Martin concentrasse le sue energie sulla stesura del sesto volume di ASoIaF, The Winds of Winter, che com'era prevedibile è in lavorazione già da quasi quattro anni e la cui uscita nel 2015 è ipotizzata solo dai più ottimisti, di un'enciclopedia sulla sterminata ambientazione delle Cronache del ghiaccio e del fuoco c'era proprio bisogno. Sulla storia di Westeros precedente al regno di re Aerys il Folle Martin ha infatti disseminato i libri di indizi più o meno frammentari, e della geografia delle terre conosciute solo chi ha avuto modo di vedere una mappa completa (se siete interessati vi segnalo il cofanetto di mappe The Lands of Ice and Fire, per ovvie ragioni mai pubblicato in Italia) sa che Westeros non ne è che una minima parte.
Avvalendosi dell'aiuto di Elio M. García Jr. e Laura Antonssen, due collaboratori che già da anni lo aiutano a tenere un registro di fatti e luoghi, Martin ha deciso dunque di pubblicare una sorta di enciclopedia ufficiale sul mondo di A Song of Ice and Fire che combini storia e geografia.

La prima sezione è dedicata alla Storia antica di Westeros: i fan della saga potranno finalmente avere ben chiare le dinamiche del Tempo dell'Alba, in cui i Sette Regni (non ancora tali) erano popolati dai più volte citati giganti e figli della foresta. A loro seguirono i Primi Uomini, che introdussero a Westeros gli Antichi Dèi, a loro volta soppiantati dagli Andali che dal Continente Orientale, Essos, migrarono a Westeros portando con sé il culto dei Sette Dèi.
Frattanto in un'altra regione del Continente Orientale, Valyria, avveniva l'ascesa di una grande potenza. I valyriani assunsero in breve il dominio della metà occidentale di Essos, per poi vedere la loro civiltà completamente annullata in un istante dal Disastro, un cataclisma di proporzioni mostruose cui scamparono alcuni membri della dinastia Targaryen.

L'interesse del giovane Aegon Targaryen e delle sue sorelle Rhaenys e Visenya verso le terre occidentali, che portò gradualmente alla sottomissione di Westeros con la sola temporanea eccezione di Dorne, diede il via al Regno dei Draghi e alla lunga successione di Re Targaryen. Da Aegon Il Conquistatore al folle Aerys II Martin compila un'esaustiva cronologia di regnanti, tra cui il fan della saga ritroverà molti nomi noti: Maegor il Crudele, la Danza dei Draghi (lotta fratricida tra la principessa Rhaenyra e il fratellastro Aegon II che portò all'estinzione degli ultimi draghi, su cui Martin ha scritto un lungo racconto ancora inedito in Italia inserito nell'antologia Dangerous Women), Baelor I detto il Pio che fece edificare il grande tempio ad Approdo del Re, Aegon V (Egg, il giovane scudiero protagonista insieme a Ser Duncan l'Alto dei tre racconti pubblicati da Mondadori nel volume Il cavaliere dei Sette Regni) e molti altri.

La Ribellione di Robert Baratheon causò La caduta dei draghi: con la morte di Aerys il Folle per mano di Jaime Lannister, del suo erede Rhaegar ucciso da Robert, e dei figli di Rhaegar, Rhaenys ed Aegon, assassinati da Gregor Clegane, il regno di Westeros passò nelle mani di Robert inaugurando un nuovo (temporaneo) periodo di prosperità.

Alle sezioni storiche segue una sezione geografica intitolata I sette regni, che esplora nell'ordine storia, geografia e società del Nord e della Barriera, delle Terre dei Fiumi, della Valle, delle Isole di Ferro, delle Terre dell'Ovest, dell'Altopiano, delle Terre della Tempesta, di Dorne. Tra queste pagine il lettore scoprirà molte chicche: la storia approfondita delle Piogge di Castamere, le ragioni della brutta fama di Harrenhal, la natura dei Bruti che abitano le Montagne della Luna, la costruzione di Nido dell'Aquila, le speculazioni su una civiltà insediata nelle Isole di Ferro precedente addirittura ai Primi Uomini, lo splendido labirinto verde che circonda Alto Giardino, le strane usanze di Dorne.

Ma Westeros, come dicevamo, non è che una piccola parte delle terre conosciute: e se il lettore, pur non avendo ben chiara la loro posizione, ha familiarità con le Città Libere in cui si rifugerà Arya e con le Terre Erbose che Daenerys attraverserà insieme all'orda Dothraki, altri toponimi come Asshai delle Ombre da cui proviene Melisandre, le Isole dell'Estate e Ib sollevano più di qualche perplessità, mentre altre terre come le Isole del Basilisco, Yi Ti, le Ossa o il Mare dei Brividi rimangono sconosciute o quasi. Queste regioni Al di là dei Regni del Tramonto vengono descritte con profondità sempre minore via via che si allontanano da Westeros poiché sempre meno esplorate. Alcune, come le terre a nord della Barriera, a sud di Sothoryos, oltre Asshai, rimangono avvolte nell'ombra e probabilmente lo rimarranno per sempre.

Quest'ultima sezione, tra le più interessanti in assoluto, ha una grave pecca: è priva di mappe, e senza il supporto di internet è quasi impossibile riuscire a ricrearsi una geografia mentale in cui collocare queste terre, spesso mai sentite nominare nei romanzi della saga.

Escluso quest'ultimo (anche se non trascurabile) difetto, Il mondo del ghiaccio e del fuoco vale assolutamente l'acquisto, soprattutto per le eccezionali illustrazioni interne al volume. I fittizi compilatori, inoltre, scrivono durante il regno di Robert Baratheon, pertanto è assolutamente privo di spoiler, anche se suppongo che risulterà di ben minore interesse per quei lettori così poco appassionati da essere ancora indietro nella lettura della saga.

Giudizio:

+5stelle+ (applicabile solo ai fan)

Dettagli del libro

  • Titolo: Il mondo del ghiaccio e del fuoco
  • Titolo originale: The World of Ice and Fire
  • Autori: G.R.R. Martin, E.M. García Jr., L. Antonssen; illustrazioni di AA.VV.
  • Traduttori: S. Altieri, A. Mantovani, D. Silvestri, G. Valent
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2014
  • Collana: Varia Saggistica Straniera F.C.
  • ISBN-13: 978-8804646525
  • Pagine: 326
  • Formato - Prezzo: Rilegato, 25.00 Euro

19 dicembre 2014

Stop-Time - Frank Conroy

Quando Frank Conroy scrisse "Stop-Time", pubblicato in America nel 1967, i suoi conflitti interiori avevano semplicemente smarrito la via ma non si erano spostati di un passo. Il senso di perdita dell'innocenza e di sensibilità tradita restavano lì, e scavavano. Quando il New York Times definì il lavoro un'opera trionfale sulla celebrazione della giovinezza, lui stesso ne rimase perplesso. Avrebbe voluto che fosse un atto vendicativo, l'accusa di un mondo che si era portato via il suo tempo, e invece irradiava candore, talmente tanto che a tratti si accendeva delle tonalità della gioia. Da cronaca spietata di ragazzino ribelle alle prese con la propria vulnerabilità di piccolo che cresce in una famiglia disfunzionale degli anni Trenta, "Stop-Time" diventa inno alla libertà, elegia dell'amore fraterno, racconto di un'amicizia speciale che si consuma tra i boschi. Con una scrittura affilata e densa, Frank Conroy riconnette passato e presente nello spazio del ricordo, e per un attimo il desiderio sfrenato per le strade di Kerouac sembrerà imbattersi nelle morbosità miracolose dei giovani di Salinger, in un ritmo che suona secco come una ripresa tosta di pugilato. 

Recensione

È questa l'autobiografia di Frank Conroy, direttore per quasi vent’anni della prestigiosa University of Iowa Writers Workshop, scuola di scrittura creativa da cui sono usciti numerosi premi Pulitzer per la letteratura, oltre a innumerevoli altri riconoscimenti. Conroy è nato nel 1936 e morto di cancro nel 2005. Come autore ha scritto solo cinque libri, fra cui questo Stop-Time, pubblicato nel 1967, che ha avuto un’influenza determinante su numerosi giovani scrittori. Oltre a raccontare i suoi primi diciotto anni vissuti in una famiglia disfunzionale, Conroy descrive uno spaccato di vita degli americani meno abbienti.

Per quanto l’infanzia del protagonista sia stata piuttosto solitaria, con il padre morto in giovanissima età, una madre poco presente e un patrigno irrequieto che non si fermava mai a lungo nello stesso luogo e limitava pertanto la possibilità per Conroy di stringere duraturi legami di amicizia con altri ragazzi, non c’è alcuna autocommiserazione nel suo racconto. L’analisi che fa della sua vita e di quella dei familiari è molto distaccata, quasi come se raccontasse quella di un estraneo, negando qualsiasi evocazione romantica dell’infanzia. Non c’è un filo di sentimentalismo nel suo racconto ed è significativo questo episodio, avvenuto durante il viaggio per mare del protagonista diretto in Danimarca (la madre di Conroy era danese mentre il padre era americano) quando, rientrando nella propria cabina, trova questo telegramma:

Strappai la busta e tirai fuori il messaggio, diceva: “Ti penso” ed era firmato “Mamma”. Rimasi a fissarlo per qualche istante, deluso che non si trattasse di qualcosa di più eccitante, e sorpreso che mia madre si fosse concessa qualcosa di così sentimentale. Quella firma, in particolare, non era da lei. Io l’avevo sempre chiamata Dagmar, mai mamma, eppure lei si era firmata “Mamma”. Mi sembrò fasullo, e così accartocciai il foglio, lo gettai e non ci pensai più.
Siamo agli antipodi, per fare il paragone con il romanzo della Tartt premiato con il Pulitzer, della carica di affetto che il protagonista de Il Cardellino manifesta verso la madre e la ragazza scampata con lui nell’attentato al museo.
Anche nella ricerca di compagnia femminile nel periodo adolescenziale, vengono descritti solo i semplici fatti dettati unicamente dal desiderio sessuale, lasciando al lettore ogni considerazione critica. Non c’è nel racconto di Conroy l'erotismo che serpeggia in Middlesex di Eugenides, dove pur viene narrata la vita di un adolescente alle prime esperienze sessuali, ed è questa mancanza di sentimento, unitamente alla scrittura estremamente sintetica che caratterizza lo stile di Frank Conroy, ad inibire in parte l’empatia che normalmente sorge nei confronti dei giovani protagonisti dei romanzi, biografici o meno che siano. Viene da chiedersi se la predilezione di Conroy per uno stile tanto distaccato non dipendesse da uno spiccato senso di pudore dei propri sentimenti.
Contraddittorio talvolta il comportamento del protagonista che, dopo aver fatto una corte serrata ad una compagna di scuola svedese conosciuta in Danimarca, di punto in bianco si mette ad evitarla, tanto che lei, esasperata quanto sconcertata, alla fine esclama:
“Io ti amo!” strillò di colpo, “lo sai o no cosa vuol dire? Se qui ci fosse una pistola e tu dicessi di spararmi, io lo farei. Lo farei all’istante!” Allungò la mano come per prendere una pistola. “Lo farei!” gridò rapita, spingendo lo sguardo nel vuoto alle mie spalle
“Christina…”
“Tu devi amarmi. Devi! Mi hai messo le mani addosso. Vuol dire che mi ami!”
Rimasi immobile, timoroso di spostare un solo muscolo. Una qualche parte indipendente del mio cervello, che operava sull’onda di una forza propria, annotò l’irrilevante dettaglio che era bella, molto più bella adesso di prima.
“Io me ne torno in Svezia” disse lei, partendo verso la porta.
Mi alzai di scatto e l’intercettai. “No. Non farlo. Ti prego non farlo.”
Ferma davanti a me, continuava a fissarmi il petto. Gli occhi si alzarono e mi guardò la bocca. Successe qualcosa sul suo viso, e pensai che mi avrebbe colpito, ma all’ultimo momento si girò.
“Non te ne andare. Almeno non subito. Datti un po’ di tempo per pensarci.”
“Perché?”
“Ti prego.”
Ruotò di colpo su se stessa, corse alla porta e uscì.

Se siete curiosi di sapere come va a finire la storia, dovrete leggere questa autobiografia che è avvincente e scorrevole.
Gli episodi drammatici, come quello sopraindicato, sono abbastanza rari e descritti con freddezza analitica. Se da un certo punto di vista è apprezzabile una loro esposizione in un modo così chiaro e sintetico, dall'altro sono emotivamente meno coinvolgenti di quelli in cui i personaggi riescono a manifestare in maniera appropriata il proprio stato d'animo. Se paragoniamo Stop-Time con i romanzi sopraccennati, Middlesex e Il Cardellino, entrambi insigniti del premio Pulitzer, troviamo che il coinvolgimento del lettore in questi ultimi è molto più intenso, anche se, dal punto di vista letterario, i tre libri potrebbero equivalersi. Probabilmente la differenza sta nel fatto che in Stop-Time l’autore sente il bisogno di staccarsi emotivamente dai fatti che descrive.

Stop-Time è un esempio di come la buona scrittura può elevare anche gli aspetti di vita più ordinari. Viene da chiedersi come mai questo libro non sia mai stato proposto per qualcuno dei maggiori riconoscimenti letterari statunitensi. Evidentemente la storia di un patrigno piuttosto sfaticato che tendeva a farsi mantenere dalla moglie e quella di una madre che si appropriava dell’assegno destinato all’istruzione dei figli, nonché la critica implicita al sistema scolastico americano non erano elementi ritenuti politicamente corretti. In "L'ultimo inverno" di Paul Harding, che ha insegnato alla stessa scuola di scrittura di cui Conroy è stato direttore e che ha risentito molto della sua influenza, il protagonista è un lavoratore indefesso che, grazie alla sua abnegazione, riesce ad elevarsi da una condizione sociale molto bassa fino a fare fortuna; non c'è quindi da stupirsi del fatto che invece il suo romanzo sia stato insignito del premio Pulitzer.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Stop-Time
  • Titolo originale: Stop-Time
  • Autore: Frank Conroy
  • Traduttore: Matteo Colombo
  • Editore: Fandango
  • Data di Pubblicazione: 4 dicembre 2014
  • Collana: Documenti
  • ISBN-13: 9788860444455
  • Pagine: 350
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19,50

18 dicembre 2014

La classifica dei libri più venduti dall'8 al 14 dicembre


Con il Natale alle porte la classifica di questa settimana già inizia a darci qualche indizio su quali saranno i libri più regalati durante le feste. Non sorprende quindi vedere ricomparire in ottava posizione il sempiterno Storia di una ladra di libri di Makus Zusak, dominatore delle classifiche nei mesi scorsi, che racconta una di quelle storie "che scaldano il cuore" che in molti vorranno diffondere tra amici e parenti in occasione delle strenne natalizie.
Altra storia che parla al cuore è quella scritta a quattro mani da Massimo Gramellini e Chiara Gamberale, due specialisti nel raccontare vicende che mescolano realismo con buoni sentimenti, con forte rischio, nel caso di Gramellini, di scadere nella sdolcinatezza. Il libro, intitolato Avrò cura di te, nell'ultimo mese ha scalato con determinazione la classifica fino a conquistare finalmente il primo posto, dove rischia di rimanere per diverso tempo se i precedenti libri del vice-direttore de La Stampa sono un'indicazione.
Al secondo posto permane La regola dell'equilibrio di Gianrico Carofiglio, mentre Andrea Camilleri crolla dal terzo al decimo posto dopo settimane ai vertici; forse le nuove avventure del giovane Montalbano sono uscite un po' troppo presto per beneficiare del boom di Natale.
Sull'ultimo gradino del podio sale quindi I tre giorni di Pompei, ricostruzione dettagliata dell'eruzione del 79 d.C. del Vesuvio che distrusse e seppellì Pompei ed Ercolano, a cura di Alberto Angela che, lo ricordiamo, devolverà una parte dei proventi ricavati dalla vendita del libro per restaurare l'affresco "Adone ferito" nella casa omonima di Pompei. La divulgazione scientifica e storica è uno degli argomenti che solitamente subisce un picco di vendite nelle festività, quando un buon numero di papà, nonni e suoceri si ritrovano con il classico libro sotto l'albero. Ecco quindi che dopo un paio di settimane in discesa ricompare al settimo posto La guerra dei nostri nonni, nel quale il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo ripercorre la Prima Guerra Mondiale dal punto di vista di coloro che ne sono stati gli effettivi protagonisti, ovvero i soldati che la combatterono in prima persona.
Altra novità uscita giusto in tempo per finire sotto gli alberi di mezza Italia è l'ultimo libro di Luciana Littizzetto, L'Incredibile Urka, che in effetti abbiamo proposto anche nel nostro articolo di consigli per i regali di Natale, anche se l'abbiamo infilato nella categoria trash perché diciamolo, dopo tanti anni le freddure sopra le righe della comica stanno iniziando a sapere di stantìo. Lucianina ha sempre e comunque il suo pubblico di affezionati e il suo è il classico libro leggero che si può regalare a chi non si conosce bene, per cui non stupisce trovarla questa settimana in quinta posizione.
Infine, ultima novità di questo nostro appuntamento è l'ultima opera di John Grisham, un altro che produce libri con la stessa velocità con cui si divora una scatola di noccioline. Si tratta di I segreti di Gray Mountain, ventisettesima opera del re dei legal thriller statunitense, in patria in grossa difficoltà nelle ultime settimane a causa di alcune dichiarazioni controverse in difesa di un amico incriminato per reati a sfondo pedo-pornografico. Il polverone mediatico che ha colpito lo scrittore negli Stati Uniti è stato di tale portata da costringerlo a diffondere delle scuse ufficiali, resta da vedere se arriverà a intaccare il successo di questo nuovo libro, soprattutto nel nostro sonnacchioso paese.



Il libro più venduto:

Gioconda detta Giò ha trentasei anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto, capace di fare vincere la passione sul tempo che passa: proprio quello che non è riu - scito al suo matrimonio. Ma una notte Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, e con il coraggio di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. Poi rilancia. L’angelo non solo ha una fortissima personalità, ma ha un nome: Filèmone, e una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò: il puntiglioso ex marito, la madre fricchettona, l’amica intrappolata in una relazione extraconiugale, una deflagrante guida turistica argentina, un ragazzino che vuole rinchiudersi in una comune... Grazie a Filèmone, voce dell’interiorità prima che dell’aldilà, Giò impara a silenziare la testa e gli impulsi, per ascoltare il cuore. Ne avrà davvero bisogno quando Filèmone la metterà alla prova, in un finale sorprendente che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.

  • Titolo: Avrò cura di te
  • Autore: Massimo Gramellini, Chiara Gamberale
  • Editore: Longanesi
  • ISBN-13: 9788830436688
  • Pagine: 192
  • Prezzo: 16,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:  

    2. La regola dell'equilibrio - Gianrico Carofiglio (Einaudi - euro 19,00)
    3. I tre giorni di Pompei: 23-25 ottobre 79 d. C. - Alberto Angela (Rizzoli - 18,00)
    4. Diario di una schiappa. Sfortuna nera - Jeff Kinney (Il Castoro - euro 12,00)
    5. L'incredibile Urka - Luciana Littizzetto (Mondadori - euro 18,00)
    6. Il dio del deserto - Wilbur Smith (Longanesi - euro 21,00)
    7. La guerra dei nostri nonni - Aldo Cazzullo (Mondadori - euro 17,00)
    8. Storia di una ladra di libri - Markus Zusak (Frassinelli - euro 16,90)
    9. I segreti di Gray Mountain - John Grisham (Mondadori - euro 23,00)
    10. Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano - Andrea Camilleri (Sellerio - euro 14,00)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    17 dicembre 2014

    Anna. Storia di un palindromo - Francesco d'Isa

    Anna, in seguito a un fortuito errore durante un'operazione di neurochirurgia, non riesce più a parlare del proprio passato: ogni volta che è chiamata a farlo si esprime con un linguaggio onirico, privo di riferimenti comprensibili. Ezio, brillante neurologo responsabile dell'errore chirurgico, è colpito e amareggiato dalla patologia di Anna. I due si frequentano, si innamorano, ma il mistero della donna persiste, e diventa per il medico un'irrinunciabile ossessione: più si avvicina all'enigma, più questo si nasconde dietro una fitta rete di coincidenze. È Anna a non saper comunicare il proprio passato o è Ezio a non saperlo comprendere? Gli amanti si inseguono dall'Italia a Berlino, tra sospetti, eminenti psichiatri e rapporti epistolari, correndo affiancati, come rette parallele, a costruire il percorso di un amore impossibile; per scoprire che la loro storia si può leggere da una parte o dall'altra, proprio come un palindromo.

    Recensione

    La vicenda inizia nel consueto modo in cui iniziano quelle situazioni che ci aspettano sulla soglia, ogni giorno. Un malore, due attacchi epilettici improvvisi, mai accaduti prima, e Anna, la protagonista, si ritrova in ospedale, dove scopre di avere un angioma al lobo frontale del cervello e dove conosce Ezio, il neurochirurgo che la opera.

    “Devo operarmi per forza?”
    “Sì”
    “Altrimenti?
    “Altrimenti deve avere paura”.

    Dopo l’operazione che risolve la minaccia dell’angioma, si verifica un fatto strano: la protagonista non ricorda nulla del suo passato, se non in forma di racconto visionario, frammentario, non verosimile. La paziente che sembra, di fatto, non aver riportato alcun tipo di danno, neppur lieve, a seguito della delicata operazione, quando cerca di rievocare un episodio del passato riesce solo a produrre un flusso interrotto di coscienza confusa.

    Questo “evento complicante” dà il via a una serie di accadimenti, primo fra tutti la storia d’amore tra la ragazza e il medico che cerca di capire che cosa sia accaduto.

    Quando si guardarono nuovamente negli occhi, sprofondati nel divano del ber, fu Anna a prendere per prima la parola.
    “E adesso” disse.
    Adesso cosa?”.

    La vicenda amorosa si intreccia alla storia del problema medico; come in molte narrazioni, il connubio malattia-amore risulta efficace. La storia scorre leggera, senza intoppi, si sorride, ci si corruga un po’, si riflette, si impara qualcosa.

    La qualità della scrittura è, a mio avviso, buona perché possiede delle caratteristiche piacevoli: una sintassi chiara, un lessico arguto, un’ironia apprezzabile e un presentarsi sulla pagina, come un’incisione di pennino nero su fondo bianco. Precisa senza essere chirurgica, definita senza essere tagliente, la sintassi si dipana in un disegno gradevole che, se arrivasse a essere barocco, non apprezzerei:

    Roberto aveva fatto propria la massima che le donne avrebbero ceduto a qualunque menzogna, pur di mantenere l’illusione di amare ed essere amate.[…]Egli, non inferiore in narcisismo, era per contrasto fautore di un “dongiovannismo qualitativo”, più attento all’intensità della passione che alla quantità delle amanti.

    Nelle struttura del testo, all’inizio di ogni capitolo, c’è una lettera, dal tono onirico, dallo sviluppo non sempre chiaro: mi sono sembrate, queste lettere, elementi irrilevanti sul piano narrativo e che creavano ambiguità nella storia.

    La conclusione, invece, sviluppa e avviluppa una scrittura che perde, un po’, la qualità che aveva nella parte iniziale di essere centrata, pesa e coinvolgente. Il finale è sospeso ed è, senza dubbio, la cosa meno riuscita del libro.

    Nel complesso, questo primo romanzo mi fa ben sperare. La materia scrittoria è buona, c’è della vita tra le parole, c’è un guizzo intelligente e irriverente che mi è piaciuto e mi ha incuriosito. L’espediente dichiarato del palindromo (inteso come storia o sequenza narrativa che si può percorrere in entrambi i sensi) non mi convince del tutto, lo trovo un po’ gratuito e mi sembra un elemento estetico, non necessario alla scrittura. Il risultato, infatti, è un finale che si sfalda, si sbriciola ed, è un peccato perché fino ad un certo punto, la narrazione funzionava davvero bene. Nel complesso, allo stato attuale delle mie considerazioni, consiglierei questo libro con la raccomandazione di concedere all’autore l’indulgente giudizio delle prime opere. Con la speranza e l’augurio che il vino novello maturi e si trasformi presto in un ottimo vino d’annata.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Anna. Storia di un palindromo
    • Autore: Francesco d’Isa
    • Editore: Effequ
    • Data di Pubblicazione: 2014
    • ISBN-13: 978-88-98837-083
    • Pagine: 202
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 13,00

    16 dicembre 2014

    Consigli natalizi - 2014 [Seconda parte]

    In tempo per chi ancora di voi dovesse terminare (o, diononvoglia vista la ressa decuplicata nei negozi, iniziare) lo shopping natalizio, vi veniamo in soccorso con la seconda parte dei consigli per i vostri regali di natale libreschi. La scorsa settimana vi avevamo proposto dei titoli adatti a bambini, ragazzi e papà o suoceri, stavolta vi consigliamo dei regali adatti a mamme o suocere, consigli più generici per amici, cognati o colleghi di ambo i sessi, e infine la nostra amatissima sezione trash.


    Iniziamo proprio dalla dolente categoria madre/suocera. Sarebbe proprio una buona idea evitare l'ennesimo accessorio per la casa che andrà a beneficio dell'intera famiglia nel migliore dei casi o a prendere polvere su una mensola nel peggiore. Ecco dunque alcuni libri che potreste regalare: per la suocera anziana che ogni Natale preconizza che sarà l'ultimo (salvo poi seppellire tutti i presenti), Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna (Iperborea), che con lieve umorismo segue le vicende di un gruppo di persone che hanno deciso costituire un gruppo per il suicidio di massa: forse il miglior modo per apprezzare la vita è decidere di morire!
    Per la mamma appassionata di terre lontane Niketche, una storia di poligamia di Paulina Chiziane (La Nuova Frontiera), che svela i diversi modi di essere donna, madre e compagna nell’Africa Orientale, o Metà di un sole giallo di Chimamanda Adichie (Einaudi), il racconto della breve esistenza della Repubblica del Biafra (stato secessionista nel sud-est della Nigeria) e della guerra civile che dal 1967 al 1970 portò a un disastro umanitario. Una vicenda che le nostre madri & co. hanno seguito direttamente attraverso i telegiornali e che ha fatto diventare il termine “Biafra” sinonimo di “morte per denutrizione”. Restando sul tema guerra, potrebbe essere una buona idea regalare La valle dei sette innocenti di Duong Thu Huong (E/O), che offre un punto di vista femminile sulla guerra del Vietnam: Duong Thu Huong, la maggiore scrittrice vietnamita che a soli vent'anni partì per il fronte con un gruppo di quaranta volontari comunisti di cui solo tre rimasero in vita. E infine Timira. Romanzo meticcio di Wu Ming 2 e Antar Mohamed (Einaudi), la ricostruzione della vicenda coloniale italiana attraverso il racconto di Isabella Marincola, un’italiana di madre somala vissuta tra l’Italia e la Somalia.

    Per cambiare totalmente genere, vi consigliamo Vita dopo vita di Kate Atkinson (Nord): l'autrice inglese ha fatto bingo con questo originalissimo romanzo che racconta le avventure di una donna destinata a rivivere la propria vita all'infinito scegliendo ogni volta strade diverse. Un fenomeno editoriale dello scorso anno che le vostre mamme non possono lasciarsi sfuggire.
    Se invece avete a che fare con una persona che non si spaventa di fronte a romanzi voluminosi e impegnativi, è il momento di farle scoprire Hilary Mantel, autrice vincitrice di due Man Booker Prize con Wolf Hall e Anna Bolena, un affare di famiglia (Fazi), due romanzi storici originalissimi che riportano il lettore in una delle corti medievali più amate e conosciute, quella di Enrico VIII, raccontata questa volta dal suo fedele consigliere Thomas Cromwell. Si tratta dei primi due libri di una trilogia, il cui ultimo volume uscirà l'anno prossimo. Restando nell'ambito dei romanzi storici, dato anche il periodo quale miglior regalo de Il testamento di Maria di Colm Tóibín (Bompiani)? Si tratta di un breve romanzo raccontato dal punto di vista di una Maria anziana e addolorata, che rievoca con grande umanità le gesta di un figlio distante e perduto, un ragazzo vulnerabile sostenuto e quasi plagiato da cattive amicizie. Privo di forti cariche sovversive, Il testamento di Maria andrà bene anche per la madre religiosa.
    Ancora: Una donna di Sibilla Aleramo (Feltrinelli): una delle autrici italiane più famose della prima metà del Novecento racconta la sua travagliata giovinezza in un romanzo così avanti rispetto ai tempi da sembrare scritto non più di pochi anni fa. Il bisogno di affrancarsi come donna in una società maschilista non può che far riflettere chi lo legge e regalarlo alla vostra mamma/suocera/collega emancipata vi farà guadagnare molti punti ai loro occhi. E per la mamma in carriera, soprattutto se impegnata nell'ambito dei servizi sociali o forensi a tutela dei minori, non potrà non rimanere commossa da La ballata di Adam Henry, l'ultima fatica di Ian McEwan (Einaudi), che mette Fiona, un giudice dell'Alta Corte di Londra, davanti a una scelta complessa: un ragazzino rischia di morire a causa del credo religioso dei genitori testimoni di Geova, i quali vietano ai medici di sottoporlo alle trasfusioni che gli salverebbero la vita. Cosa decidere per il bene del minore? Si tratta della millenaria questione religione VS scienza, e a farne le spese potrebbe essere il giovane Adam.


    Più vari e generalisti sono i consigli che vi diamo in questa sezione dedicata ad amici, colleghi, cognati o quel che volete di entrambi i sessi.

    Le serie tv sono il must di questi ultimi anni. Se avete amici o colleghi sempre al passo con le ultime novità in fatto di telefilm, non potete farvi scappare Svaniti nel nulla di Tom Perrotta (E/O), dal quale è stata tratta la serie televisiva The Leftovers andata in onda qualche mese fa su Sky Atlantic. Per chi ancora non lo sapesse, il libro di Perrotta, dal titolo Svaniti nel nulla, immagina un mondo in cui migliaia di persone svaniscono nel nulla in pochi secondi, senza alcuna spiegazione plausibile, e si occupa delle conseguenze di questo catastrofico, inspiegabile evento.
    Orfani di Lost? Regalate loro S. La nave di Teseo di V. M. Straka, di J.J. Abrams e Doug Dorst edito da Rizzoli Lizard. Si tratta di un romanzo particolare, il diario di due personaggi uniti da un libro: una giovane bibliotecaria trova un romanzo enigmatico su cui un misterioso lettore ha appuntato a margine delle note; lei gli risponderà con altre note a margine le quali genereranno un dialogo tra i due. Il libro di J.J. Abrams non è una storia canonica, dunque, ma il testo di un romanzo fittizio di cui il lettore potrà leggere anche le note a margine dei personaggi, una storia - dunque - dentro (o meglio fuori) la storia.
    Per gli appassionati di True Detective, Il re giallo di Robert W. Chambers, recentemente ristampato da Vallardi. Si tratta di una raccolta di dieci racconti tra il thriller e l'horror, alcuni dei quali correlati dal "Re Giallo", una fantomatica tragedia che induce alla follia tutti coloro che la leggono. La serie tv ha molti riferimenti e citazioni ispirati all'opera di Chambers.
    All'amic* appassionat* di Irlanda: TransAtlantic di Colum McCann (Rizzoli), tre diverse vicende e una misteriosa lettera che passa duna una sponda all’altra dell’Atlantico, seguendo le vicende irlandesi e statunitensi dell’ultimo secolo, o Il maschio irlandese in patria e all'estero di Joseph O'Connor (Guanda): una serie di divertenti storie brevi, reportage e articoli sull'Irlanda e sugli irlandesi in tutte le loro sfaccettature. Commovente e irriverente, la prosa di O'Connor è di quelle che lasciano il segno anche con poche parole. Da regalare per natale con una bella carta regalo verde smeraldo.
    Per chi apprezza gli autori italiani di ultima generazione proponiamo invece Collettivo Zampalù di Federico Bagni (Autodafé): un libro che parla di disagio e di riscatto senza cadere nel sentimentalismo, uno stile lineare e senza fronzoli che arriva dritto al cuore.
    Avete invece un amico, o più probabilmente un'amica, che stravede per Jane Austen e ha ormai esplorato tutto il materiale disponibile tra seguiti, spin-off, trasposizioni cinematografiche e riletture con gli zombie? Bene. Li ricordate i librigame degli anni Ottanta? Qualcuno (Emma Campbell Webster) ha pensato di replicare l'esperienza inserendo tutti i romanzi della grande scrittrice inglese in un frullatore dal titolo Lost in Austen. Crea la tua personale avventura dai romanzi di Jane Austen (Hop!), dando la possibilità al lettore di creare la sua storia. Un po' vintage e certamente non un capolavoro, ma un'idea originale e molto divertente.
    C'è poi sempre l'amico/a gattofilo/a: finalmente anche in italiano arriva Come capire se il tuo gatto sta cercando di ucciderti di Matthew Inman alias The Oatmeal (Fabbri), oppure per chi ha appena preso un gatto e si strugge tentando di capire come si faccia ad evitare che distrugga divani e poltrone, un comodo "manuale d'istruzioni", scritto proprio come quello dello smartphone (che sicuramente non hai letto): Il gatto. Manuale d'istruzioni di David Brunner (Kowalski).
    Riportato in auge dalla vittoria al Nobel, vi consigliamo per l'amica sensibile alle atmosfere parigine Viaggio di nozze di Patrick Modiano (Sperling&Kupfer), la storia di un uomo giunto a un punto di rottura con la sua vita che decide di mettersi sulle tracce del passato di una sua connazionale francese morta suicida a Milano.
    Due simpatiche proposte indirizzate soprattutto ai colleghi: avete mai sognato di sparire letteralmente per evitare maggiori impegni e responsabilità sul lavoro? Leggete come ha risolto la cosa il protagonista di Ninja in ufficio di Lars Berge (Bompiani), che riesce letteralmente a scomparire all'interno degli uffici della propria azienda pur di non essere promosso. E sempre in tema di divertimento l'alternativa è senz'altro una raccolta di strisce di Dilbert, Il piacere del lavoro secondo Dilbert di Scott Adams (Garzanti), presenza obbligatoria sui muri e le scrivanie dei cubicoli di tutti gli uffici.
    Le ultime proposte invece sono soprattutto per le amiche/colleghe appartenenti al gentil sesso: partiamo con Le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive dappertutto di Ute Ehrhardt (Corbaccio), un libro carino che percorre la strada delle Bad girls come movimento di potere attivo e vincente nella vita... da regalare all’amica sfigata, a cui non gliene va dritta una, che attende il principe azzurro mentre le altre le fregano regolarmente il ragazzo, che si fa portare via la promozione dalla stronza di turno: insomma un messaggio chiaro: le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive dappertutto. Seconda proposta Sei perfetta e non lo sai (Rizzoli), di Cristina Parodi, indirizzato all’amica/collega sciatta, sempre fuori moda per ispirarla ad esempi eccelsi: come dire... sei un disastro ma c’è rimedio anche per te. E per continuare con le Parodi Sisters: Molto bene di Benedetta Parodi (Rizzoli): regalatelo a chi non sa fare nemmeno un uovo sodo. Vi odierà e se non vi odierà troverà spunto per ricette facili e veloci. Se riescono bene alla Benedetta, le possono fare tutti.
    E chiudiamo la categoria con I love shopping di Sophie Kinsella (Mondadori): tutte abbiamo un’amica intellettuale, un amico che si loda e s’imbroda, che si crede er mejo, laureato col massimo dei voti, so tutto io. Regalategli i liberi della Kinsella: gli farete male, molto male.


    Veniamo ora alla nostra bonus track annuale: i libri trash, quelli che riserviamo alle persone che non amiamo particolarmente ma alle quali siamo costretti a fare un regalo, ricorrendo a scelte che spesso sono più un dispetto che un favore.

    La prima proposta, fresca fresca di stampa, è l'attesissima (?) autobiografia dell'ex leader dei Bluvertigo Marco Castoldi, in arte Morgan, dall'emblematico titolo Il libro di Morgan. Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio (Einaudi). La proposta non è un giudizio sulla persona di Morgan, che come musicista ha fatto grandi cose e quando parla di musica non si può fare altro che prendere appunti, quanto un segno dell'esasperazione per l'ennesima autobiografia di un personaggio più o meno famoso che ha tanta autostima dal ritenere che tutti debbano conoscere le sue fondamentali opinioni sulla vita e l'universo.
    Bruno Vespa, ahinoi, non ci fa mancare nemmeno quest'anno una sua pregevole opera sull'Italia e sugli italiani: ed ecco le librerie traboccanti di copie di Italiani voltagabbana. Dalla prima guerra mondiale alla Terza Repubblica sempre sul carro dei vincitori (Mondadori). Senza plastico incluso, nel caso in cui ci speravate.
    Impossibile poi non citare in questa categoria la nuova regina del filone young adult/new adult: Jaime McGuire, il cui ultimo libro appena arrivato in Italia è Uno splendido sbaglio (Garzanti), terzo volume di una trilogia di sdolcinatezze in stile Harmony iniziata con Uno splendido disastro. Se veramente odiate la malcapitata o avete una bassissima stima delle sue capacità intellettive regalatele l'intera trilogia, non potrà che esservene grata!
    Con un po' di dispiacere aggiungiamo nella categoria l'ennesimo libro di Luciana Littizzetto, L'incredibile Urka (Mondadori): non ce ne vogliano i fan della comica ma Lucianina negli ultimi anni appare un po' spompata. Sempre le stesse battute, sempre le stesse osservazioni... dell'ennesimo libro di perle sulle paturnie delle donne, le incapacità degli uomini e l'assurdità dei Vip proprio avremmo fatto a meno.


    E con questo, cari lettori, vi auguriamo buone feste!
    Per chi volesse approfondire: le nostre recensioni a Piccoli suicidi tra amici, Niketche. Una storia di poligamia, Metà di un sole giallo, Wolf Hall, Anna Bolena. Una questione di famiglia, Una donna, La ballata di Adam Henry, Svaniti nel nulla, TransAtlantic, Collettivo Zampalù.

     

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