28 aprile 2017

Annunciato il programma del Salone del Libro 2017

Si è concluso lo scorso weekend a Milano Tempo di Libri ed ecco che viene pubblicato il programma del tradizionale Salone del Libro torinese, edizione 2017, la trentesima.
L'evento milanese, alla sua prima edizione, non ha convinto del tutto sia gli addetti ai lavori - ma era la prima edizione, è normale che siano necessari aggiustamenti - , sia il pubblico forse meno numeroso delle aspettative - e qui forse entra i gioco la scelta non felicissima delle date del ponte del 25 aprile.
Nonostante le ostentate dichiarazioni di non belligeranza pre-fiera è difficile non cogliere una dichiarazione di guerra nella presenza di due fiere del libro così importanti a distanza così ravvicinata, una scelta già di per sé bizzarra, soprattutto per un paese che non brilla certo per l'alto numero di lettori, e che i vertici dell'AIE avrebbero forse fatto meglio a evitare considerando anche l'impatto economico non indifferente sia per gli editori minori che per una parte del pubblico. A parole Tempo di Libri nasce anche in colaborazione con il Salone e l'intento non è certamente quello di cannibalizzarsi a vicenda; ci vorrà però qualche anno di stabilizzazione per capire se i due eventi possono realimente coesistere e se nel complesso per il mondo dell'editoria ci sarà stato un guadagno in termini di pubblico e vendite.
Nel frattempo il Salone, che quest'anno partirà il 18 maggio per concludersi il 22, presenta un programma "agguerrito" che punta sull'attualità facendo scelte di campo nette a partire dal tema, Oltre il confine, e dal simbolo, un libro che scavalca un muro.

Difficile non cogliere i numerosi riferimenti ai temi di spicco del nostro presente, fatto di immigrazione e nazionalismi, come rimarcato dal neo-direttore editoriale Nicola Lagioia nella conferenza stampa di presentazione, nella quale ha sottolineato la necessità della cultura di assumere una posizione invece di schierarsi in un consenziente neutralità.
Il Salone sarà agguerrito anche nei numeri: lo spazio espositivo sarà del 10% più esteso rispetto allo scorso anno e i titolari di stand saranno 424 contro i 266 dell'anno scorso per un totale di 1.060 case editrici e 1.200 eventi, ai quali andranno a sommarsi quelli del Salone Off, che quest'anno resterà aperto fino alle 20:00 disseminando concerti, incontri e feste in tutta la città e diventando così parte integrante del funzionamento e del successo della fiera.
Tra le star della letteratura che presenzieranno spiccano il premio Pulitzer Richard Ford, Jonathan Lethem, e Daniel Pennac, che al Salone parteciperà a ben quattro eventi. Seguendo le ultime tendenze grande spazio verrà riservato a graphic novels e fumetti con la partecipazione di Milo Manara, Zerocalcare, Tullio Pericoli, mentre tra gli altri autori di fama ricordiamo la presenza di Roberto Saviano, Annie Ernaux, Luis Sepulveda, l'indiano Amitav Ghosh, Alicia Gimenez Bartlett. Alessandro Baricco, con l'aiuto del leader dei Baustelle Francesco Bianconi, ha ideato un reading spettacolo mentre la città verrà animata anche da "presenze spettacolari come la mongolfiera di Porta Palazzo o il sommergibile che staziona sul Po.
Secondo Lagioia questa sarà un'edizione molto più internazionale - e i nomi in campo lo dimostrano - con un occhio puntato sugli Stati Uniti e il loro vero volto nella sezione “Another side of America” anche se non verrà trascurata la realtà italiana e in particolar modo quella post terremoto nella sezione “Il futuro non crolla”. Altro tema fortemente attuale è il ruolo femminile, esplorato nella sezione “Solo noi stesse” mentre “Festa Mobile” promette un programma di reading affascinante. Ecco quindi il link al programma completo e vastissimo, fateci sapere cosa ne pensate!

27 aprile 2017

La classifica libri più vendut dal 17 al 23 aprile


Cari lettori,
anche questa settimana la nostra classifica propone diverse novità: alcune nuove uscite vista nel precedente appuntamento hanno scalato la classifica guadagnando popolarità e posizioni mentre altri sono già scivolati fuori dalla top ten dopo solo una settimana di permanenza.
Chi non molla è l'interessante Storie della buonanotte per bambine ribelli che, grazie anche a una grafica accattivante e alla scelta di pubblicarlo prima in inglese che in italiano, sta riscuotendo notevole successo anche all'estero, tanto che delle nostre Elena Favilli e Francesca Cavallo si parla anche sui giornali d'oltreoceano mentre un colosso come Waterstone le sponsorizza sul suo sito.
La saga egizia di Wilbur Smith, appena arricchitasi di un nuovo capitolo con L’ultimo Faraone, perde invece qualche posizione e si ferma al quarto posto, sorpassata da un ritorno di cui non tutti sentivamo la mancanza ovvero quello di Federico Moccia. Ebbene sì, l'autore di Tre metri sopra il cielo ha deciso di arricchire le avventure di Babi, Gin e Step con un nuovo capitolo ambientato sei anni dopo Ho voglia di te precedente dal titolo Tre volte te. A dieci anni di distanza Moccia si accorge quindi non aver ancora finito di spremere la vacca grassa degli amori adolescenziali e il pubblico non sembra dispiacersene, anzi.
Decolla invece la nuova serie di Maurizio DeGiovanni, il cui primo romanzo I Guardiani si trova questa settimana addirittura sul gradino più basso del podio, segno che l'autore ha ormai un pubblico fisso disposto a seguirlo anche quando si allontana dai Bastardi di Pizzofalcone.
Guadagna un paio di posizione anche Da dove la vita è perfetta di Silvia Avvallone, che questa settimana troviamo alle spalle di Wilbur Smith e subito prima di un'altra new entry, Il web mi ha tolto dalla strada l'ennesima biografia di un giovane Youtuber, in questo caso Marco Leonardi. Si tratta di un filone che la Mondadori Electa sta spremendo il più possibile e che questa volta affronta temi un po' meno frivoli del solito considerando che il giovanissimo Leonardi ha già alle spalle diversi anni difficili a causa della permanenza in carcere del padre.
E' una storia di adolescenti, questa volta di pura fantasia, anche quella raccontata in Tredici di Jay Asher, romanzo dal quale è appena stato tratto l'omonimo telefilm andato in onda su Netflix e che questa settimana ritroviamo in ottava posizione, subito sopra l'ultima nuova uscita di oggi:Viaggiare in giallo, nuova raccolta di racconti mystery di Sellerio che ancora una volta raggruppa alcuni dei suoi autori di punta per una serie di indagini accomunate dallo svolgersi appunto durante un viaggio.
La casa editrice palermitana mette già le mani avanti in previsione delle vacanze quindi e con lei si chiude il nostro appuntamento odierno. In attesa della prossima settimana, vi auguriamo buone letture!


Il libro più venduto:

C'era una volta... una principessa? Macché! C'era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n'era un'altra che diventò la più forte tennista al mondo e un'altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef... esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.


  • Titolo: Storie della buonanotte per bambine ribelli
  • Autore: Francesca Cavallo; Elena Favilli
  • Editore: Mondadori
  • ISBN-13: 9788804676379
  • Pagine: 2204/li>
  • Prezzo: 19,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:

    2.Tre volte te - Federico Moccia (Nord - euro 18,00)
    3.I guardiani - Maurizio De Giovanni (Rizzoli - euro 19,00)
    4.L'ultimo faraone - Wilbur Smith (Longanesi - euro 19,90)
    5.Da dove la vita è perfetta - Silvia Avallone (Rizzoli - euro 19,00)
    6.Il web mi ha tolto dalla strada - Marco Leonardi (Mondadori Electa - euro 14,90)
    7.Tredici - Jay Asher (Mondadori - euro 17,00)
    8.Viaggiare in giallo - AA.VV. (Sellerio - euro 19,00)
    9.Un battito d'ali - Sveva Casati Modignani (Mondadori Electa - euro 16,90)
    10.Messalino sulla tua parola - (Sahlom - euro 4,00)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    26 aprile 2017

    Chiaro di Venere - Claudio Demurtas

    Dall’atroce massacro nella piana delle Giare in Vietnam nel 1963, alla drammatica fine di Salvador Allende dieci anni più tardi a opera di Pinochet, si dipana il filo della storia di Federico, una matricola universitaria di nome e di fatto che, sullo sfondo del suo amore tormentato per Luisella, confessa tutte le sue défaillances sentimentali, politiche, sociali e religiose, ambientate in una Sardegna onirica, ma non per questo meno vera, che cela sotto nomi di fantasia paesaggi di Cagliari, Carbonia, Ilbono e della mitica Arbatax dalle rocce rosse. E questa matricola, disarmante e disarmata, cui non basta il papiro per affrancarsi dai luoghi comuni miserelli frutto per lo più di pertinace mancanza d’informazioni e di letture – all’inizio dell’anabasi la sua visione del mondo e delle cose era quasi tutta contenuta nelle cronache di calcio del "Corriere dello Sport" – capace però di critica e di autocritica, riuscirà spandendo sudore e sofferenza a trovare se stesso, il mondo e gli altri e la vita e l’amore attraverso vicende velate, a volte, da semplice ironia, a volte da umorismo o sberleffo amaro tout court, o camuffato talora da angoscia esistenziale vera e propria e maschera tragica. 

    Recensione

    Possiamo far rientrare Chiaro di Venere, opera selezionata per partecipare alla cinquantacinquesima edizione del Premio Campiello, fra i romanzi di formazione. Il protagonista della storia è, infatti, il giovane Federico Nemis, che iniziamo a conoscere quando è ancora uno studente delle scuole medie e di cui seguiamo le vicende fin oltre alla laurea, quando dovrà scegliere la professione che intenderà intraprendere.

    La storia di Federico si snoda negli anni Sessanta, in un contesto sociale dove risultava più netta la contrapposizione, rispetto ai nostri giorni, fra la classe operaia e quella borghese. Federico fa parte di quest’ultima e nella sua ignoranza e ingenuità ritiene il comunismo culla di tutti i mali della società, perché questo è il messaggio che gli è stato inculcato nell’ambiente in cui vive, anche se la politica e i problemi sociali non sono ancora questioni da cui si senta investito. Ciò che gli interessa è l’altro sesso. Iniziano per lui, infatti le prime infatuazioni, e sorgono prepotenti i turbamenti sessuali che lo confondono, facendogli credere che ciò che prova verso le ragazze della sua età sia amore.
    Federico è pieno di preconcetti, come quello che la donna debba lavorare in casa e arrivare all’altare illibata, mentre i comunisti, se anche non mangiano i bambini, sono altrettanto deprecabili.
    Pur essendo alla ricerca dell’amore con la “a” maiuscola, Federico nel periodo universitario (si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza) ha diverse esperienze sessuali che non si interromperanno neanche quando si legherà a Luisella.

    Luisella, che potrebbe diventare la donna della sua vita, è figlia di operai, ma quel che sconcerta maggiormente Federico sono le tendenze comuniste della sua famiglia verso cui lui assume un atteggiamento piuttosto snob. Le diverse opinioni politiche dei due giovani (anche se parlare di “interessi politici” nel caso di Federico è improprio, dato che la materia non compare fra le sue priorità) li allontanerebbe l’uno dall’altra se non ci fosse l’attrazione reciproca a tenerli uniti.

    Vorrei poter dire che Federico inizia a prendere coscienza dei problemi della società e senta crescere gradualmente dentro di sé il bisogno di dare un significato alla propria esistenza. Ma a differenza di sant’Agostino, che per un lungo periodo aveva dovuto elaborare la propria conversione, il cambiamento di mentalità in Federico avviene quasi all’improvviso e la sua presa di coscienza è più simile alla folgorazione di san Paolo sulla via di Damasco.
    E così, quasi da un momento all’altro, Federico abbraccia i principi caldeggiati dalla sinistra e, in questa sua presa di coscienza, è coadiuvato da don Marino, un prete contestatore. Federico si ritrova, pertanto, ad avere molti più punti di vista in comune con Luisella di quanto non ne avesse mai avuti inizialmente. È forse questo il motivo per cui, probabilmente, deciderà di dividere il futuro con lei, anche se si accorge di tenere veramente al suo amore solo quando, sciolto il loro rapporto, teme di poterla perdere, avendola vista insieme ad un altro uomo, a conferma di una certa immaturità dei suoi sentimenti.

    Buona la caratterizzazione del protagonista che Demurtas descrive inizialmente come immaturo e fortemente condizionato dall’ambiente in cui vive, senza nessun vero interesse (neanche quello sportivo, nonostante Federico affermi di leggere il Corriere dello Sport), se non il desiderio verso l’altro sesso, e non risulta neanche particolarmente simpatico.
    Volendo fare un appunto all’autore, si può rilevare che non viene adeguatamente spiegata l’evoluzione della coscienza sociale del protagonista. È chiaro, tuttavia, che ciascuno arriva alla maturità (ammesso che ci arrivi) a modo proprio, per cui non si può del tutto biasimare l’autore per le modalità con cui racconta l’evoluzione della mentalità di Federico. Molti lettori, specie di sesso maschile, potranno forse condividere alcune delle esperienze raccontate dal protagonista.
    Chiaro di Venere è un romanzo caratterizzato da un linguaggio piuttosto personale e si segnala per una certa originalità. E' inoltre scorrevole ed accattivante, come lo sono in genere i buoni romanzi di formazione. Penso, pertanto, che abbia buone possibilità di ben piazzarsi al Premio Campiello, specie nella sezione Opera Prima.


    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Chiaro di Venere
    • Autore: Claudio Demurtas
    • Editore: Eventualmente
    • Data di Pubblicazione: 2017
    • Collana: Fiore di loto
    • ISBN-13: 9788898840412
    • Pagine: 192
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

    24 aprile 2017

    The Quick - Lauren Owen

    Inghilterra, fine Ottocento. James e Charlotte sono due fratelli orfani che vivono in una dimora signorile sperduta nella campagna inglese. Una volta cresciuti le loro strade si dividono: James, timido aspirante scrittore, terminati gli studi a Oxford divide l’appartamento in affitto a Londra con un affascinante giovane aristocratico. Grazie alle conoscenze del ragazzo, viene introdotto nei salotti dell’alta società e trova l’amore dove non se lo sarebbe mai aspettato. Poi, improvvisamente, scompare senza lasciare traccia. Preoccupata e determinata a trovarlo, la sorella Charlotte parte per Londra e s’immerge nelle tetre atmosfere della città industriale, dove scopre l’esistenza di un mondo segreto, popolato da personaggi incredibili e loschi che vivono ai margini della città. Un mondo in cui i confini della realtà hanno assunto forme tutte nuove. Per lei si apriranno le imponenti porte di una delle istituzioni più autorevoli e impenetrabili del paese: l’Ægolius club, luogo di ritrovo degli uomini più ambiziosi e pericolosi d’Inghilterra, cupo circolo d’élite che cela mille segreti, uno più terrificante dell’altro: una serie di sorprese che lasceranno il lettore senza fiato fino all’ultima pagina.

    Recensione

    A volte le case editrici italiane compiono scelte infelici nello scegliere il titolo con cui pubblicare un'opera straniera. Un esempio è The Quick, romanzo d'esordio di Lauren Owen dal titolo originale non facilmente traducibile, al quale la casa editrice nostrana ha scelto di attaccare un sottotitolo che non solo trasmette un'idea scorretta del tono del romanzo ma rovina in parte il colpo di scena che ha invece lasciato a bocca aperta i lettori inglesi.
    Parlare di "Misteri, vampiri e sale da tè" suggerisce infatti un racconto frivolo e spiritoso in cui allegre donzelle vittoriane si trovano a combattere zannuti non-morti a colpi di tè e cuffiette - qualcosa di più simile alle atmosfere di "Orgoglio, pregiudizio e zombie", per capirci - mentre il libro della Owen possiede un taglio intenso, malinconico e a tratti crudele ben più simile a un classico romanzo gotico vittoriano.
    Inoltre, la pubblicazione dell'opera era stata preceduta da un clima di estrema riservatezza: il titolo poco spiegabile e la trama che alludeva con discrezione a un mistero senza qualificarlo, parlavano di un romanzo storico dai rimandi polizieschi lasciando del tutto impreparato il lettore all'inquietante evento che spezza in due il racconto quasi a un terzo del suo svolgimento, verso il quale invece i lettori italiani si troveranno almeno parzialmente preparati.

    Anche in assenza di un titolo ambiguo, comunque, The Quick è un'opera destinata a spiazzare i lettori grazie alla sua struttura frammentaria, fatta di molteplici punti di vista e molteplici stili narrativi. Per quel che mi riguarda i vampiri non sono sempre fra i miei argomenti preferiti e, forse anche per questo, ho particolarmente amato questo romanzo.
    L'autrice inizia la storia con un tono intimo, caratterizzato da intese allusioni al sovrannaturale che non si concretizzano in nulla di specifico fino alla conclusione della seconda delle cinque parti in cui si divide l'opera. Se l'infanzia di Charlotte e del fratello James spesso ricorda un racconto di fantasmi alla "Giro di vite", le avventure mondane del giovane James nella pruriginosa e cupa Londra dell'800 fanno più pensare a un'opera di Oscar Wilde (che infatti fa una breve comparsata), prima che la storia viri improvvisamente verso atmosfere più inquietanti e nella narrazione si inseriscano altre voci nella forma di flashback e romanzi epistolari che riportano alla memoria del lettore gli esperimenti dannati di Frankenstein o del Dr Jekyll.

    La Owen gestisce i differenti registri con grande abilità: le diverse voci che compongono il racconto sono tutte convincenti e affascinanti e delineano una storia complessa, con diverse prospettive che non sempre rendono facile capire per chi parteggiare.
    Il mix di suspense, horror e melodramma che caratterizza il racconto è intensamente coinvolgente anche se il continuo cambio di prospettiva tende a spezzare il ritmo della narrazione e ad alcuni personaggi non viene forse dato tutto lo spazio che meritano. Se è facile entrare in sintonia con Charlotte o con la cacciatrice di vampiri Adeline, l'autrice fatica a scavare nel profondo dei personaggi maschili e la tensione sessuale suggerita fra le diverse coppie del racconto fatica ad arrivare al lettore.

    Un punto di forza è sicuramente la volontà dell'autrice di non ricercare il lieto fine a tutti i costi e nel sapersi sporcare le mani senza rifuggire dagli aspetti più crudeli della sua storia, un atteggiamento che dovrebbe incontrare il favore degli amanti delle storie di vampiri più tradizionali, spesso indignati dalle moderne versioni degli zannuti, molto più soft rispetto alla tradizione.

    The Quick prende uno dei topic più abusati sia dalla letteratura moderna che dalla classica e ne fornisce un'interpretazione originale, un po' come aveva fatto Susannah Clarke con le creature fatate e, proprio come era avvenuto con Jonathan Strange e il signor Norrell, anche questo romanzo è destinato a scontentare parecchi lettori; chi è in cerca di sangue e avventura potrebbe trovare eccessivamente pesanti la prima e l'ultima parte mentre gli amanti del fantasy probabilmente resteranno perplessi dall'impostazione in stile romanzo storico data all'opera. Personalmente, sono rimasta totalmente conquistata dalla cupa Londra vittoriana, con i suoi vicoli bui e le sue figure poco raccomandabili, una ciliegina sulla torta di un'opera che ha saputo sia sorprendermi che appassionarmi.
    Pare sia in lavorazione un sequel: attendo fiduciosa!

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: The Quick: Misteri, vampiri e sale da tè
    • Titolo originale: The Quick
    • Autore: Lauren Owen
    • Traduttore: Lucia Olivieri
    • Editore: Fazi
    • Data di Pubblicazione: settemreb 2016
    • Collana: collana
    • ISBN-13: 9788876257377
    • Pagine: 526
    • Formato - Prezzo: Euro

    21 aprile 2017

    La valle dell'orso - Richard Adams

    Profezie e leggende avevano preannunciato il ritorno di Shardick, un orso terribile che semina il panico e la distruzione nella valle abitata dal primitivo popolo degli Ortelga.








    Recensione

    Chi si aspetta di ritrovare le epiche avventure della colonia di conigli che ha reso Richard Adams famoso in tutto il mondo, dovrà giocoforza ricredersi.
    In questo romanzo, nonostante gli evidenti rimandi naturalistici che il titolo richiama, troviamo un altro tipo di natura, quella umana, attraverso le vicissitudini leggendarie e dall’evidente gusto epico di una terra multi-sfaccettata, contraddittoria nelle sue essenze.

    La storia parte da un incendio che lambisce il fiume dove si trova Ortelga, l’isola avamposto di una civiltà umana, succube dell’egemonia della città di Bekla, dove vivono uomini semplici dediti alla caccia e alla sopravvivenza, governati da un barone mandato dalla capitale. Vicino a essa troviamo Quiso, un altro avamposto di frontiera dove le sacerdotesse dedite al culto di Shardik si confinano per gran parte dell’anno. Ed è proprio Shardik che appare in tutta la sua magnificenza: un orso che arriva all’isola per scampare alle fiamme e riporta nei suoi abitanti l’antico fulgore per le tradizioni del passato, quasi un misticismo collettivo.
    L’orso dio non tornava da secoli al suo tempio, ed è portatore di un messaggio che i suoi custodi, coloro che per primi lo vedono, devono recepire e comunicare al popolo. Il più improbabile degli uomini, il cacciatore Kelderek noto come Gioca-coi-bimbi, è uno di questi, insieme a lui si unisce la Tuginda, la sacerdotessa capo della setta di Quiso, nella missione di venerare, onorare e seguire il loro dio. Ma una popolazione invasata, che nell’evento riconosce la possibilità di ritornare al Governo dell’intero regno, separerà le strade dei due, portando Kelderek a diventare altro ma soprattutto a fare un lungo percorso di crescita personale, conducendolo in luoghi – e situazioni – che la sua povera mente semplice non sarebbe stata nemmeno capace di immaginare.

    Questo credo che sia il fulcro centrale del racconto: attraverso Kelderek, che compie un vero e proprio percorso dell’eroe, circondato dal realismo magico che permea tutta la storia, attraversiamo le epoche di svolta, le battaglie e i cambiamenti sociali di una umanità intera: egli da cacciatore diventerà re/pontefice, poi esule e schiavo e ancora altro, facendo un continuo confronto con la sua coscienza personale e la sua spasmodica ricerca della guida che l’orso in cattività prima e fuggitivo poi dovrebbe fornirgli. Sino ad arrivare a una sintesi: i bambini sono il futuro, e l’infanzia è il vero tesoro da proteggere, a ogni modo possibile.

    Tanti sono i temi che vengono fuori dalla lettura, tutti collegati alla morale e a temi etici, ancora oggi, drammaticamente attuali: Adams ci parla del confine tra giustizia sociale ed estremismo religioso, di reclusione e di libertà, di amore per le tradizioni semplici contrapposte al fascino di una vita moderna e agiata, di schiavitù e di quanto sia lecito poter dire di possedere qualcun altro. E ancora di guerra di liberazione che rende le vittime carnefici peggiori dei loro precedenti padroni.
    I L’intera società descritta, variegata sulla base della zona in cui la storia, o meglio l’orso, si sposta, riflette in maniera netta le diversità sociali e culturali delle popolazioni che si ritrovano, a discapito delle differenze, a ritrovare un messaggio comune pur di mettere un punto fermo alla pace dei territori.
    Che sia in nome di un dio o dei principi di affermazione, non ha alla fine importanza.
    L’ambientazione risulta varia ma comunque netta e ben descritta, il lettore, data la dovizia di particolari, in alcuni tratti sin troppo estesa, ha modo di comprendere, di entrare dentro il villaggio, la città o l’antico luogo di culto di una società ormai desueta e scomparsa, i cui eredi danno inizio a una nuova era.
    Anche la psicologia dei personaggi, tutti filtrati secondo la terza persona narrativa a tratto onnisciente, risulta delineata, consapevole, verosimile, per quanto comunque si fatichino a volte a comprendere le scelte intraprese.

    Il libro trova una sua conclusione tutto sommato congrua, in uno stile pulito ma prolisso, che a volte annoia proprio per la creazione ad hoc dei tempi andati, lontani, che potrebbe corrispondere a qualsiasi epoca antica. Ma in sé racchiude anche il messaggio ultimo, legato al futuro, esattamente come prima si commentava.
    La valle dell’orso diviene pertanto un’esperienza di lettura particolare, di sicuro non adatta a tutti i palati.
    Un romanzo dalle tinte epiche, con una venatura di fantastico che permea l’intero impianto, che può stupire quanto invece lasciare indifferenti. Totalmente diverso dalle storie dei conigli che gran parte del mondo ha amato, eppure simile nella concezione e nel tema che va al di là della trama. Un libro che ancora oggi è quasi introvabile, se non si sa dove cercare.

    Giudizio:

    +3stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: La valle dell'orso
    • Titolo originale: Shardik
    • Autore: Richard Adams
    • Traduttore: Pier Francesco Paolini
    • Editore: Rizzoli
    • Data di Pubblicazione: 1976
    • ISBN-13: 9788817133630
    • Pagine: 420
    • Formato - Prezzo: € 7,00
     

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