22 marzo 2017

L'uomo che non sono - Cristina Bellon

Una vita da travet con gli amici al bar, un’ex moglie da mantenere, uno schnauzer nero gigante e una datrice di lavoro ossessionata dal controllo. Una quotidianità priva di emozioni quella di Giovanni Tosi, quarantacinque anni, che dopo il divorzio si ritrova a vivere nel paese della campagna lombarda in cui è nato. Poco eccitante, anche se con una sua confortante monotonia. Poi, un giorno, avviene un fatto tragico. Beppe, il migliore amico di sempre, muore e Giò, stordito dal dolore, si scopre terrorizzato dalla prospettiva di troppi rimpianti. È l’inizio della metamorfosi: se la vita ti manda un segnale, sta a te coglierlo. Il cambiamento comincia dall’aspetto: ritrovare la forma fisica e rivoluzionare il guardaroba è certamente il primo passo per mostrarsi al mondo in modo diverso. Poi, un calcio alla tranquillità e si apre la caccia alle emozioni forti, ai guadagni facili, alle trasgressioni. Sì, forse alcune esperienze portano con sé una dose di rischio, ma anche la possibilità di toccare il cielo. Basta non farsi troppe domande. Dall’hinterland agricolo cristallizzato sotto la brina, il pericoloso apprendistato di Giò lo trascinerà, tappa dopo tappa, in un viaggio di perdizione. Fino all’inevitabile e drammatica resa dei conti in una città del Caucaso misteriosa e violenta, per scoprire che in quel nuovo cielo non si può volare. 

Recensione

L’uomo che non sono è diviso in tre parti: la prima è piuttosto lenta, la seconda piena di colpi di scena e la terza drammatica.
La prima parte è incentrata sulla presentazione del protagonista, Giovanni Tosi, figlio di contadini, diplomato geometra, che lavora in una ditta di prodotti per l’edilizia. È un uomo insoddisfatto della propria vita,  sia perché la sua datrice di lavoro è una donna invadente, tirchia e dispotica, sia perché è stato lasciato dalla moglie. Giovanni, dopo il divorzio, è tornato a vivere nel suo paese d’origine. E' andato ad abitare insieme al cane nella casa ereditata dai suoi genitori, ma continua a pagare il mutuo per l'acquisto dell’appartamento in cui risiede la moglie a Milano, città in cui si reca come pendolare ogni giorno.

Giovanni non è bello, ha i denti in fuori, sta perdendo i capelli ed è sovrappeso. Le uniche distrazioni che si permette sono le serate al bar con gli amici di gioventù a giocare a carte e a fare gli stessi discorsi di sempre sulle donne, lo sport e le opportunità non avute o non sapute cogliere. Un’esistenza monotona e piuttosto insignificante. Il suo migliore amico è Beppe che avrebbe voluto avere una vita diversa, ma si è sentito in dovere di rimanere a lavorare nei campi per aiutare il padre. Beppe ha avuto, non si sa come, il numero di telefono di una persona a cui potrebbe rivolgersi, qualora decidesse di dare una svolta alla propria esistenza. Ne parla con Giovanni, forse sperando che, con l'appoggio dell'amico, insieme possano riuscire a decidersi ad affrontare un'attività ancora ignota e sicuramente non lecita ma remunerativa. Entrambi continuano a rimandare la decisione, preferendo, com’è nel loro carattere, lamentarsi e tentennare, fino a quando Beppe improvvisamente muore e Giovanni decide allora di sfruttare l’opportunità prospettatagli dall’amico scomparso.
L'autrice sorvola su alcuni aspetti non secondari del racconto, ad esempio come Beppe abbia ottenuto il fatidico numero di telefono, che poi sarà chiamato da Giovanni, ventilando solo la possibilità che venissero ricercate persone incensurate, anonime e con un'attività alle spalle tale da fungere da copertura per una attività illecita non ben determinata. Qualche perplessità nasce anche dal fatto che la persona che risponde al numero telefonico si mostri di persona al protagonista, senza timore di poter essere un giorno denunciato, come se conoscesse Giovanni meglio di quanto non si conosca lui stesso e fosse in grado di prevedere qualsiasi sua decisione.

La seconda parte del romanzo è molto più veloce della prima e piena di sorprese. Giovanni inizia il suo secondo lavoro come corriere di non si sa che cosa. Egli deve solo trasferire all'estero, in un paese dell'est Europa, la valigia che gli viene di volta in volta consegnata. Non deve fare domande e limitarsi a seguire pedissequamente le istruzioni ricevute. Una volta passata la frontiera qualcuno provvederà a contattarlo per poi farsi consegnare quanto in suo possesso. Con i soldi che riceve Giovanni inizia a curare il proprio aspetto, tanto che i conoscenti fanno talvolta fatica a riconoscerlo. Si sistema i denti, rinfoltisce i capelli, fa degli allenamenti per dimagrire, compra abiti nuovi ed entra nel giro di una Milano bene e trasgressiva, coadiuvato in questo dall'uomo contattato telefonicamente. Per quanto Giovanni sappia che quella che sta vivendo non è la vita che in realtà desidera, non riesce a tirarsene fuori.
La terza parte del romanzo è la più drammatica ed è bene non anticiparla per non rovinare la sorpresa al lettore.

L’immagine del protagonista che si evince dal romanzo è quella di un uomo debole, insicuro di ciò che vuole. Permette che le altre persone gestiscano la sua vita, senza avere la forza di ribellarsi. Lascia che la moglie lo abbandoni prevalentemente per accidia e analogamente si comporta sul posto di lavoro, lasciandosi bistrattare dalla padrona della ditta. Per gran parte del romanzo Giovanni non riesce a far nascere in se stesso un po’ di amor proprio, ma ciò che colpisce di più è forse la sua assoluta mancanza di interessi. Pur denotando una buona capacità nello svolgimento della sua attività professionale, non è appagato dal suo lavoro, non è interessato alla cultura, non va al cinema o a teatro, non è attratto dalla politica e non ha alcuna curiosità per ciò che lo circonda. Non legge libri e l’unico romanzo che prende in mano, regalatogli da un conoscente occasionale, lo cestina dopo aver sfogliato le prime pagine.
Anche dal punto affettivo non sembra che Giovanni sia in grado di provare sentimenti di qualche spessore. Lascia perfino senza troppi rimpianti ad una vicina di casa il proprio cane, quando decide di ritrasferirsi a Milano. Non è, cioè, un personaggio a cui il lettore riesca ad affezionarsi, tanto più che non è dotato di un minimo senso di ironia. In fondo non sembra veramente interessato neanche al sesso che tende a compiere con un certa vivacità solo dopo aver sniffato qualche pista di cocaina ed è la droga che diventa gradualmente la sua unica fonte di piacere. Pur non essendo cattivo, Dante lo metterebbe probabilmente all'inferno nel girone degli ignavi.
Ciò che in fondo stupisce è che in genere le scrittrici tendono ad affezionarsi ai protagonisti dei loro romanzi e riescono spesso a trasmettere al lettore il loro trasporto verso i personaggi da loro creati, anche quando questi non sono del tutto positivi. Cristina Bellon si dimostra in questo un’eccezione.
Per quanto L’uomo che non sono sia scorrevole, e che dopo un inizio piuttosto lento diventi sempre più vivace e ricco di colpi di scena, l'autrice non cerca di far nascere un legame di empatia fra il lettore ed il protagonista. Giovanni Tosi è troppo abulico e con tendenza a piangersi addosso per stimolare qualsiasi sentimento nei suoi confronti, fosse anche di avversione. In fondo non si può del tutto biasimare la moglie che l'ha lasciato, ancorché anche il comportamento della donna denoti la carenza di maturità che caratterizza i personaggi di questo romanzo.
L'autrice dipinge il ritratto di un uomo che, pur non essendo cattivo, non ha principi morali abbastanza solidi per tentare di fare del bene. Pertanto i lettori che dovessero incontrare Cristina Bellon sappiano come non devono comportarsi,  se vogliono sperare di essere guardati con apprezzamento dai suoi begli occhi azzurri.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'uomo che non sono
  • Autore: Cristina Bellon
  • Editore: Cairo
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2016
  • Collana: Scrittori Italiani
  • ISBN-13: 9788860527479
  • Pagine: 240
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

18 marzo 2017

Il movimento dei Meli Gemelli - Paolo Latini

Una terra che prima non esisteva è emersa, da qualche parte al nord. Tutto merito del progetto di bonifica di un giovane architetto e di una strana corrente che scorre sotto un fiume impaludato. Per completare in tempo i lavori di insediamento, l'Ammiraglio proprietario dell'acquitrino recluta braccianti e artigiani da ogni dove. La bislacca comunità che ne deriva viene però presto annientata dalla prima guerra mondiale. Unico superstite di quella incongruenza sociale è il brefotrofio che presidia la grande ansa dei Meli Gemelli. Lì dentro, un giovane tutore che ha studiato arte a Parigi, insegna ai ragazzini la reattività creativa, ispirato dalle teorie del Bauhaus e dai rovelli di Brancusi. Crescerà così una bolgia scombinata di fanciulleria, da dove emergono il saltapozzanghere Griso, il campione di sollevamento pesi dallo stomaco Sanco, ma ci sono anche la piccola Sosta, che decide di essere una bambola per dare almeno un balocco alle sue amiche, e la saggia Tecla, che per tenere unito il clan organizza collettivi e redige pugnaci comunicati, invocando equilibrio, armonia e giustizia.

Recensione

La storia apre i battenti proprio con la comparsa del nuovo terreno, nato dalla bonifica del giovane ingegnere Salto Polla che, animato da tante buone speranze, approda in zona e conosce il proprietario dell’acquitrino, vedendoci un ottimo potenziale.
Il suo entusiasmo, che si trascina in modo più o meno lento per una cinquantina di pagine, porterà un po’ tutti a convergere con le sue idee, creando poi una comunità di persone proprio lì, nell’ansa dei Meli Gemelli. A questo punto, senza troppe soluzioni di continuità, la storia fa un balzo in avanti, restituendoci prima le vicende del giovane Nosse che da orfano ospitato nel befetrofio vivrà la sua possibilità di redenzione artistica per poi tornare alle origini come tutore, ponendosi in modo tale da insegnare ai ragazzini ospitati a sperare e a usare l’immaginazione per costruirsi il futuro.
Sullo sfondo, la comunità verrà messa in pericolo dall’avvento, o meglio, dal quasi concluso secondo conflitto mondiale, e dalla confusione che in quei giorni si vive in Italia, tra nazisti, nostalgici del fascio, alleati e partigiani, che potrebbero mettere in serio pericolo la vita dei ragazzi.

Nel narrato, la prima cosa che si percepisce, è la presenza sulla scena di una miriade di attori, che impersonano il proprio ruolo con puntualità, seppur peccando spesso di una definizione di spessore che agevoli il lettore nel cogliere le sfumature dei giovani, anche quando questi si riuniscono nei loro “Bauhaus” per riflettere sulle opportunità da perseguire, oppure per agire le sibilline indicazioni che il mentore Nosse dona loro per mezzo di lettere da tenere in gran segreto al resto degli adulti.
Il problema di fondo che caratterizza questi aspetti è la bidimensionalità dei protatgonisti, accentuata da una profusione di battute dialogate, spesso troppo ermetiche, che non distinguono chi è Griso da Sanco, piuttosto che Tecla da Nosea.
La stessa costruzione dei dialoghi in alcuni tratti è disturbante, per tipologia di vocabolario utilizzato e per l’estrema variazione di ritmo nell’intercalare, come se ci fosse una continua curva che sale e che scende, a volte lenta, a tratti troppo veloce che conduce al finale della scena con molti dubbi e pochissime certezze.

L'atmosfera di cornice, ovvero il connotato storico del periodo precedente alla prima guerra mondiale così come quello che si sviscera durante la seconda, non è definito: sappiamo l’epoca, ma non ne sentiamo l’esistenza nella storia, pochi dettagli che spesso non fanno cogliere nulla del contesto storico che, in una trama come questa, avrebbe dovuto possedere un peso maggiore, per accompagnare chi legge in una reale collocazione temporale.

A livello di forma, il romanzo è caratterizzato da uno stile edulcorato ma decisamente ampolloso, con sviste di punteggiatura di una certa rilevanza e utilizzo di termini che presupporrebbero un voler ricondurre la traccia sul nesso storico ma che non raggiungono veramente l'obiettivo.
La stessa problematica affligge l’intreccio del romanzo: per gran parte del tempo, e forse persuaso dalla quarta di copertina, il lettore procede nella lettura cercando di capire dove si volesse andare a parare con la storia e, soprattutto, alla ricerca di vicende che possano uscire fuori dai paragrafi per raccontarci l’umanità, emotiva e ragionata, delle vite contenute all’interno del raccontato. Tuttavia, tutto si ferma alle elucubrazioni mentali, spesso para-filosofiche e surreali, dei protagonisti senza mai raggiungere sul serio una fine, intervallati da vere e proprio inondazioni di informazioni spesso non necessarie, atte a colmare le vicende rimaste escluse dalla penna.

Tutti questi elementi lasciano presupporre l’assenza di un editing strutturato sull’opera, in grado di sfoltire il dialogo, rendendolo fruibile e immediato, e nel contempo di limare lo stile per renderlo più appropriato a una storia che vuole raccontarci il riscatto di un gruppo di bambini acuti di intelletto e degli adulti coraggiosi e imperiosi che concertano con sacrificio un modo di proteggerli, ma, soprattutto, in grado di centrare meglio l’intento della trama, apportando tutti i correttivi necessari per dare un fil rouge che permeasse la storia dall’inizio alla fine. Conducendoci il lettore in quel percorso.

È un dato di fatto, i libri possono piacere o no, possono o meno essere insigniti di premi e di complimenti, ma alla fine la voce e il giudizio spetta soltanto ai lettori. Il movimento dei Meli Gemelli come storia rimane poco impressa, giusto l’idea. La stessa idea che sarebbe potuta essere accattivante e lasciare un segno indelebile nell’esperienza di lettura, ma purtroppo, a mio parere, in questo romanzo ciò non è successo.

Giudizio:

+1stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Movimento dei meli gemelli
  • Autore: Paolo Latini
  • Editore: Lettere Animate
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788897801917
  • Pagine: 225
  • Formato - Prezzo: € 12,00

17 marzo 2017

La confraternita delle ossa - Paolo Roversi

Milano, 2002. Molti misteri s’intrecciano sotto la Madonnina. Tutto comincia quando un noto avvocato viene assassinato in pieno giorno nella centralissima piazza dei Mercanti: prima di morire, però, l’uomo traccia uno strano simbolo col proprio sangue... Da qui parte una complicata indagine che porterà Enrico Radeschi, giovane aspirante giornalista nonché hacker alle prime armi, a indagare, insieme allo scorbutico vicequestore Loris Sebastiani, su una misteriosa confraternita che trae ispirazione da san Carlo Borromeo e persegue un disegno spietato per ristabilire l’ordine morale in una società giudicata corrotta. A quello dell’avvocato seguiranno altri omicidi o presunti tali, come l’inquietante schianto di un aereo contro il grattacielo Pirelli. Nel frattempo, una conturbante femme fatale, soprannominata “la Mantide” dagli inquirenti, seduce e uccide giovani ragazzi nei giorni di festa, facendone poi sparire i corpi. Chi è la donna misteriosa? E chi la protegge? Qual è il disegno ultimo di questa confraternita millenaria? Cosa si nasconde nei sotterranei del Duomo di Milano e nella cripta di un’altra famosa chiesa milanese? Un thriller mozzafiato e incalzante, scritto con una prosa efficace e immediata.

Recensione

La confraternita delle ossa è un thriller con un intreccio piuttosto articolato e ha come protagonista il giornalista Enrico Radeschi all’inizio della sua carriera.
Il giovane Radeschi è costretto a sbarcare il lunario con lavori saltuari, mentre cerca il primo impiego come giornalista. Viene coinvolto da un potenziale datore di lavoro nelle indagini che riguardano una setta di assassini aventi un piano particolarmente diabolico come neanche la Spectre, storica associazione a delinquere nemica di James Bond, aveva mai immaginato di mettere in atto. A questo caso si aggiunge anche quello di un serial killer di sesso femminile le cui vittime sono ragazzi di buona famiglia. Si scoprirà che le due indagini sono connesse fra loro.
Il romanzo è in realtà un prequel, infatti segue a dieci anni di distanza la prima indagine che ha come protagonista il reporter Radeschi e che si intitolava La marcia di Radeschi.A questo si sono poi succeduti La mano sinistra del diavolo, Niente baci alla francese e per ultimo L’uomo della pianura.
La storia raccontata in La Confraternita delle ossa si svolge nel 2002, quando ancora non c’era facebook e si era agli albori della tecnologia informatica in Italia. Sembra quasi impossibile ma sono passati appena quindici anni da quel tempo che sembra lontanissimo.
La confraternita delle ossa è ambientata in una Milano antica che non tutti conoscono e la descrizione dei luoghi descritti fa sorgere la curiosità di andare a visitarli. Radeschi, infatti, che viene dalla provincia, ha come hobby quello di visitare la città scaligera per potervisi orientare nel caso che il lavoro di reporter lo richieda. Fra tutti i luoghi visitati dal protagonista, ricordiamo la cripta della chiesa di San Bernardino alle Ossa, a cui si riferiscono le foto a fianco, in cui viene trovato uno dei tanti morti ammazzati che caratterizzano il romanzo.

L'intreccio prende spunto da fatti talvolta veramente accaduti, come lo schianto dell'aereo da turismo contro il grattacielo della Pirelli avvenuto proprio nel 2002 e a cui l'autore da un'interpretazione di fantasia per giustificare gli avvenimenti della storia da lui raccontata. La trama non ha molto da invidiare per complessità a quella di Il Codice da Vinci ma, a differenza di Dan Brown, Roversi è dotato di ironia, nonché di abilità nella caratterizzazione dei personaggi. Pertanto il romanzo risulta non solo coinvolgente per l'intreccio, ma anche per l'umorismo che lo pervade. La confraternita delle ossa è pieno di colpi di scena e molto scorrevole per cui si lascia leggere molto velocemente, nonostante consti di quasi quattrocento pagine.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La confraternita delle ossa
  • Autore: Paolo Roversi
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: farfalle
  • ISBN-13: 9788831725002
  • Pagine: 396
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,50

16 marzo 2017

La classifica dei libri più venduti dal 6 al 12 marzo


Cari lettori,
anche questa settimana la nostra classifica ci offre diverse interessanti novità di cui parlare.
La prima è quella che troviamo sul podio dove dopo un mesetto di presenza sparisce Chiara Gamberale - scivolata in settima posizione, per essere sostituita da Storie della buonanotte per bambine ribelli, libro pubblicizzatissimo anche all'estero delle nostre Elena Favilli e Francesca Cavallo che in occasione dell'8 marzo hanno pubblicato una raccolta di vite reali in forma di brevissima favola - e complete di graziose illustrazioni - di cento donne celebri e meno celebri, arricchite con qualche preziosa curiosità. Per dare visibilità al progetto Favilli e Cavallo hanno originariamente scritto le favole in inglese, per tradurle in italiano solo successivamente e hanno legato la loro iniziativa a un crwodfunding internazionale che da aprile a ottobre ha raccolto milione e 300 mila dollari. Raccontare la vita di donne che sfidando i pregiudizi e gli stereotipi sono riuscite a realizzarsi nei campi di loro interesse è sicuramente una lettura fondamentale per tutte le bambine che iniziano a scontrarsi con le divisioni di genere già dalle scuole elementari ma può essere interessanti anche per i loro coetanei maschi, prima che cadano inevitabilmente vittime dei pregiudizi.
Di tutt'altro genere è la new entry che troviamo in seconda posizione dove compare il giornalista americano Alan Friedman che con il suo ultimo libro, Questa non è l'America recensione prova a mettere insieme i mille volti degli Stati Uniti del 2017, superpotenza mondiale ricca di rabbia e paura che ha eletto come suo rappresentante una figura controversa come quella di Donald Trump. Friedman, esperto di economia e politica che siamo abituati a vedere in numerosi talk show nazionali, indaga sulle cause che hanno portato al successo di Trump e prova a dare una risposta a coloro che si chiedono cosa ci attende per i prossimi quattro anni.
In mezzo a queste novità resiste imperturbabile L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita di Alessandro D'Avenia, sul podio ormai da un paio di mesi e senza alcuna intenzione di farsi da parte né di farsi schiacciare dal fenomeno editoriale del momento.
Vediamo con piacere resistere anche Le nostre anime di notte di Kent Haruf che perde un paio di posizioni ma si mantiene nella parte alta della classifica, proprio sotto al podio, con questa nuova opera che si rifà alle atmosfere dell'apprezzatissima Trilogia della pianura mentre alle sue spalle ritorna la politica nella sua veste più populista con in nuovo libro di Mario Giordano che raccoglie consensi "facili" con un titolo piuttosto esplicito e truculento Vampiri. Nuova inchiesta sulle pensioni d'oro, uno dei temi più dibattuti degli ultimi anni che, a parte tanta rabbia, sembra non portare a soluzioni concrete.
Stabile è anche il nuovo romanzo di Lorenzo Marone, Magari domani resto che precede la già citata Chiara Gamberale con Qualcosa e l'ennesimo manuale di benessere fa da te La grande via. Alimentazione, movimento, meditazione per una lunga vita felice, sana e creativa di Franco Berrino e Luigi Fontana mentre le ultime due posizioni sono occupate da altrettante novità.
La prima è il nuovo libro di Andrea Vitali, A cantare fu il cane, nuova avventura del maresciallo Maccadò in quel di Bellano, paese lecchese di cui lo stesso autore è originario. La seconda è I fantasmi dell'Impero degli esordienti Marco Consentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella che per Sellerio pubblicano un romanzo ambizioso e imponente che rispolvera una delle pagine più controverse del nostro passato, l'epoca fascista e la sua avventura coloniale in Etiopia, dove ebbero luogo i fatti oggetti di una misteriosa inchiesta condannata poi all'oblio e riscoperta quasi casualmente dai protagonisti.
Si chiude con questa nuova uscita intrigante e promettente il nostro appuntamento odierno, vi diamo appuntamento a settimana prossima e vi auguriamo buone letture!


Il libro più venduto:

C'era una volta... una principessa? Macché! C'era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n'era un'altra che diventò la più forte tennista al mondo e un'altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef... esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.


  • Titolo: Storie della buonanotte per bambine ribelli
  • Autore: Francesca Cavallo; Elena Favilli
  • Editore: Mondadori
  • ISBN-13: 9788804676379
  • Pagine: 2204/li>
  • Prezzo: 19,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:

    2 Questa non è l'America - Alan Friedman (Newton Compton - euro 12,90)
    3.L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita - Alessandro D'Avenia (Mondadori - euro 19,00)
    4.Le nostre anime di notte - Kent Haruf (NN Editore- euro 17,00)
    5.Vampiri. Nuova inchiesta sulle pensioni d'oro - Mario Giordano (Mondadori - euro 18,50)
    6.Magari domani resto - Lorenzo Marone (Feltrinelli - euro 16,50)
    7.Qualcosa - Chiara Gamberale (Longanesi - euro 16,90)
    8.La grande via. Alimentazione, movimento, meditazione per una lunga vita felice, sana e creativa - Franco Berrino; Luigi Fontana (Mondadori - euro 20,00)
    9.A cantare fu il cane - Andrea Vitali (Garzanti - euro 18,60)
    10.I fantasmi dell'Impero - Marco Consentino; Domenico Dodaro; Luigi Panella (Sellerio - euro 15,00)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    14 marzo 2017

    Giuliano - Gore Vidal

    Pubblicato per la prima volta nel 1964, Giuliano è uno dei romanzi di maggiore successo di Gore Vidal. Il romanzo racconta la vita privata e politica di Giuliano, l'imperatore romano del quarto secolo, nipote di Costantino, che durante i brevi anni del suo regno tentò di soffocare la diffusione del cristianesimo e di restaurare il culto degli dèi, passando per questo motivo alla storia con l'appellativo di "Apostata". Il racconto di Vidal comincia diciassette anni dopo la morte di Giuliano e prende le mosse dalla corrispondenza tra due potenti e influenti uomini politici del tempo. Senza scrupoli, portati a privilegiare gli intrighi della politica e del potere, non esitano a farcire le loro lettere di osservazioni malevole, pettegolezzi e maliziose digressioni che interpolano il diario scritto dall'imperatore, destinato a essere la sua autobiografia. Nelle pagine di 'Giuliano' troviamo dunque l'affascinante rappresentazione di un conflitto politico e religioso in cui già si profila il declino dell'Impero Romano, ma troviamo soprattutto il sentimento di un'epoca raffigurato con maestria e con l'inconfondibile stile di Gore Vidal. Nella lotta senza speranza contro il cristianesimo ormai trionfante, nel tentativo di restaurare una religione che lo spirito del tempo non sente più sua, si nasconde il tormento di un'anima spaventata e smarrita di fronte al futuro. Un sentimento che appartiene a ogni epoca e che fa della tragica parabola dell'imperatore romano una storia attuale anche ai giorni nostri.

    Recensione

    Per ricostruire la vita di un imperatore noto quasi soltanto per essere stato un rinnegato, Giuliano di Gore Vidal propone più che un romanzo storico una sorta di reportage, quasi un’inchiesta giornalistica. Al personaggio cui Vidal intitola l’opera non viene dedicato, in genere, più di qualche rigo nei manuali di storia: come risarcimento per una gloria rubata da secoli di propaganda avversa, lo scrittore americano gli riserva un trattamento opposto, dipingendolo come ultimo ellenista, imperatore illuminato e tollerante, condottiero spregiudicato e pacato filosofo, che somma in sé le virtù militari di un Giulio Cesare, quelle politiche di un Ottaviano Augusto e quelle speculative di un Marco Aurelio. Un eroe degno del mito greco, la cui grandezza viene però troncata proprio sul punto di germogliare.

    ‘Muore giovane chi è caro agli dei’, recita un aforisma del commediografo ateniese Menandro, ma nel caso di Giuliano vale il contrario: a lui, morto a 32 anni, quasi come Alessandro Magno, erano cari gli dei, che vedeva come simboli, nella cornice culturale e religiosa del politeismo greco, dei valori e degli ideali che avevano innervato e sostenuto la grandezza del pensiero ellenico e dello stato romano, i due elementi di cui si considerava, in quanto imperatore-filosofo, erede e custode. La sua figura tragica ed eroica insieme di grande vissuto come una meteora nel periodo storico sbagliato, nel declino del mondo pagano, riceve da Vidal una luce che ricompensa in parte l’oblio venato di disprezzo cui la vittoria del cristianesimo lo aveva condannato con il marchio d’infamia di ‘apostata’, il rinnegato.

    Nel ritratto che lo scrittore americano tratteggia, Giuliano emerge con molte sfaccettature contrastanti dalle sue stesse memorie, grazie all’espediente del diario personale sottratto dalla tenda dell’imperatore al momento della morte nel 363 d.C., durante la campagna contro i Parti. L’autobiografia è affiancata dai commenti e dalle lettere di altri due personaggi, Prisco, filosofo neoplatonico, amico e consigliere del protagonista, che aveva in suo possesso le carte private di Giuliano, e il retore Libanio, che vorrebbe pubblicare un’apologia di Giuliano, dopo circa vent’anni dai fatti, per difendere, attraverso la persona del giovane imperatore morto quasi da martire, il ricordo di un mondo sempre più vicino all’oblio.

    Tra i coloriti personaggi che popolano la galleria degli imperatori romani – dal sublime Adriano di Yourcenar al Claudio di Graves fino all’anarchico Eliogabalo di Artaud – Vidal ne sceglie uno trascurato, visto che, per la brevità del suo regno e non solo, l’utopico progetto di restaurazione del politeismo greco-romano era destinato alla sconfitta. L’aspetto che risalta di più nel suo ritratto è il contrasto tra le inaspettate abilità politiche e militari di una figura, quella di Giuliano, che sembrava destinata a un’esistenza laterale e incerta, tra rischi di congiure e intrighi di corte, e si rivela invece un outsider di successo, e l’ingenuità velleitaria e testarda di un giovane intriso di ideali filosofici e di cultura e ardente di spirito civico. Queste forze interne in perenne conflitto lo portano a tentare una crociata contro quelli che chiama sempre con l’epiteto dispregiativo di ‘Galilei’, i cristiani, dalla regione di provenienza di Gesù. Il risarcimento postumo per uno che avrebbe ricevuto dai ‘galilei’ il soprannome ingiurioso di ‘apostata’ non nasconde però, attraverso i punti di vista di un testimone esterno all’animo di Guliano come Prisco o ancora più lontano come Libanio, i difetti del giovane imperatore, perché la volontà di scandagliare l’animo del protagonista mettendone in luce gli aspetti più soggettivi di riformatore illuminato ma fuori tempo – e questo ne delinea anche il destino tragico sotto una luce nostalgica e insieme pietosa – è bilanciata dai continui scambi di Prisco e Libanio.
    Il filosofo e il retore, nei loro interventi di spiegazione e correzione, rendono evidente, spesso anche con toni amaramente ironici, come in un contrappunto oggettivo sottoposto al giudizio critico della storia, che il contesto in cui Giuliano era vissuto rendeva i suoi progetti sostanzialmente illusori.

    Proprio il carattere visionario dell’impresa del protagonista, votato a una ribellione fervida e sincera, tuttavia, è l’aspetto più affascinante della biografia di Vidal: il sogno di un giovane outsider che si oppone a un corso che la Storia dimostrerà irreversibile assume, nella penna di un abile sceneggiatore hollywoodiano – e forse l’essere così vicino a un copione cinematografico non rende del tutto giustizia alla dimensione letteraria dell’opera –, la forma di un romanzo epico, del quale conoscere già in partenza la conclusione tragica non sminuisce l’interesse.

    La capacità di evocare un’epoca così sfumata come il tardo-antico, a cavallo tra antichità e medio evo, al di là di possibili falle storiche e di esagerati, almeno per un’opera di fiction, scrupoli storiografici costituiscono un ulteriore merito del romanzo, che rende contemporanea, attraverso il filo sottile della nostalgia, la figura dolente e indomita di Giuliano. Se è vero, come afferma l’autore nell’introduzione, che anche nella storiografia l’immaginazione ha un ruolo importante, allora la visione audace e la lotta disperata ma inevitabile che dominano la vita dell’ultimo imperatore pagano assumono un significato che non smette di vivere neppure oggi, a più di quindici secoli di distanza.

    Giudizio:

    +5stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Giuliano
    • Titolo originale: Julian
    • Autore: Gore Vidal
    • Traduttore: Chiara Vatteroni
    • Editore: Fazi Editore
    • Data di Pubblicazione: 2017
    • Collana: Le strade, 308
    • ISBN-13: 9788893251297
    • Pagine: 594
    • Formato - Prezzo: Paperback, euro 19,50
     

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