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24 ottobre 2016

Fight Club 2 - Chuck Palahniuk, Cameron Stewart

Vent'anni dopo il libro che l'ha reso celebre, Chuck Palahniuk ha deciso di tornare a raccontare la storia dell'uomo nel quale si nasconde il sovversivo Tyler Durden. Il narratore senza nome del romanzo originale ora si fa chiamare Sebastian, ha sposato Marla Singer e insieme hanno un bambino... che costruisce bombe fatte in casa. E quando Marla comincia ad avere nostalgia di Tyler, decide di ritoccare i dosaggi dei suoi farmaci, e succede qualcosa di irreparabile. Al mondo. Coadiuvato dai bellissimi disegni di Cameron Stewart, che per questo progetto è andato a vivere a Portland, per poter lavorare gomito a gomito con lui, Palahniuk reinventa il suo stesso canone con un'inventiva verbale e visiva perfetta per il medium Fumetto. Il volume contiene anche la rivisitazione del finale del romanzo originale.

Recensione

Palahniuk riporta in vita la sua creatura più famosa cambiando le carte in tavola: né romanzi né film, il media scelto è quello del graphic novel. Aiutato ai disegni da Cameron StewartSin Tìtulo, Batgirl, Seaguy - e ai colori da Dave Stewart, l'autore riporta così in vita quel grottesco e iper-violento mondo fatto di scazzottate, complotti e frasi a effetto sulla sulla borghesia dal ventre molle.

In Fight Club 2 - edito dalla Bao Publishing in Italia – Palahniuk ci racconta cos'è successo a Tyler Durden e al suo alter ego che finalmente ha un nome: Sebastian. Quest'ultimo è incastrato nella classica routine famigliare occidentale con Marla Singer. Casa, lavoro e figlio, così fino al resto dei suoi giorni cercando di tenere a bada Tyler con massicce dosi di pillole varie. Marla però, alla ricerca di quella vita al limite che aveva un tempo, inizierà a sostituire i medicinali per far tornare in vita Tyler.
Da queste semplici premesse parte il seguito di Fight Club. Qui, però, di scazzottate liberatorie ce ne sono poche: il club è oramai un'organizzazione mondiale capace di rovesciare governi nazionali come calzini al minimo cenno di Tyler Durden, perno e anima malata di un'umanità repressa. Lui è l'alter ego di tutti noi, dei protagonisti come dell'autore e del lettore; lui è sempre esistito e sopravvive come una malattia attraverso le generazioni; lui ha scelto Sebastian per attuare il suo piano.

Palanhiuk ha forse ceduto ai fan e alla moda del remake/seguito con quest'opera di cui non c'era una reale esigenza, tanto che in più punti ricorre all'escamotage del deus ex machina immolandosi per salvare i protagonisti quando la trama si arena, in un corto circuito metanarrativo che funziona solo grazie alle capacità di Cameron Stewart. Questi è molto più che un disegnatore: è un'ancora di salvezza per l'autore, che grazie alla componente grafica – accattivante e perfetta per la storia che richiama molto le serie migliori della Vertigo - può così usare se stesso disimpegnandosi dal ruolo del creatore che può solo creare a cui il media del romanzo l'avrebbe costretto.

Fight Club 2 dà l'impressione di essere più un'opera di un ottimo Stewart che di un Palahniuk svogliato o al massimo tentennante che solo a tratti tira fuori quella potenza di idee visionarie ed eccessive per cui è famoso, come nell'appendice con il finale alternativo al primo “Fight Club”. L'edizione cartonata della Bao è di gran qualità, perfetta per il mercato italiano anche se il prezzo di venticinque euro potrebbe scoraggiare i lettori casuali solo incuriositi dal nome in copertina.

In definitiva, “Fight Club 2” è figlio dei tempi che corrono. Non c'è niente di particolarmente innovativo, ma la storia funziona grazie ai trucchi narrativi ruffiani e alle ottime trovate visive. Insomma, i fan di Palahniuk lo troveranno soddisfacente, i detrattori non cambieranno affatto idea sull'autore e gli appassionati di fumetti indie americani cercheranno di recuperare tutte le opere di Cameron Stewart.


Giudizio:
+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Fight Club 2
  • Titolo originale: Fight Club 2
  • Autore: Chuck Palahniuk, Cameron Stewart
  • Traduttore: Foschini M.
  • Editore: Bao Publishing
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788865437162
  • Pagine: 272
  • Formato - Prezzo: Illustrato, rilegato - 25,00 Euro

14 settembre 2016

Non guardare nell'abisso - Massimo Polidoro

È una notte di luna piena. In un cimitero di campagna, una piccola processione guidata da un anziano sacerdote impaurito entra in una cripta. Ma non si tratta di un morboso rito esoterico: da una buca nascosta sotto l'altare riemergono mitragliatori, munizioni ed esplosivi. Un vero arsenale di guerra sepolto da chissà quanti anni. "Questi cambieranno ogni cosa" dice il leader del gruppo, estraendo il coltello che metterà fine alla vita del prete.
È una tranquilla mattina estiva, a Milano. Bruno Jordan esce di casa per la solita corsa nel parco: è un periodo piuttosto piatto, nella vita dell'inquieto cronista di nera, dopo le vicende che l'anno prima lo hanno portato al clamoroso ritrovamento di una donna scomparsa. Forse anche per questo, di fronte all'irrituale e insistente richiesta di un ex senatore in pensione di aiutarlo a rintracciare la nipote che non ha mai conosciuto, Jordan cede e accetta l'incarico. Per questo, e perché Publio Virgilio Strazzi non è un ex senatore qualunque: è uno dei nomi più quotati per l'imminente elezione del prossimo presidente della Repubblica italiana. Cominciando le indagini, però, Jordan si rende conto ben presto che l'uomo gli ha raccontato solo una parte della verità. Dietro il nonno tormentato dai rimpianti si allunga l'ombra inquietante di un complotto che affonda le radici negli anni più tragici e irrisolti del dopoguerra. E dietro il vicino della porta accanto potrebbe annidarsi un nemico che aspetta solo il momento giusto per seminare morte e terrore. In una crudele corsa contro il tempo, Bruno Jordan si trova di nuovo faccia a faccia con l'abisso più nero dell'animo umano: questa volta, oltre alla sua, sono in gioco molte altre vite.


Recensione

Non Guardare nell'abisso è il secondo thriller di Massimo Polidoro, noto giornalista e segretario del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), con protagonista il giornalista di cronaca Bruno Jordan e seguito de Il passato è una bestia feroce; ciò nonostante il libro è perfettamente godibile anche singolarmente nonostante i riferimenti frequenti all'opera precedente.

La trama: superate a fatica le vicende narrate nel primo libro che gli hanno portato fama e denaro insieme a molti problemi e molti avversari, Bruno sembra avviato verso una vita regolare grazie all'aiuto degli amici e dei colleghi della rivista “Krimen”. Una mattina, mentre fa jogging, viene assalito da dei malintenzionati, ma viene salvato da due uomini che gli faranno un'offerta che non potrà rifiutare: ritrovare Lara Martin, nipote scomparsa di un ex diplomatico vicino alla candidatura per la presidenza della Repubblica.
Da questa premessa si dipana una torbida vicenda che affonda le radici nella parte oscura del passato italiano: Brigate Rosse, fascismo, le stragi e il fallito golpe del 1970 che avrebbe potuto cambiare per sempre la storia della penisola si intrecciano con la fantasia narrativa dell'autore in un'indagine tesa fino allo spasmo.

Dopo questo preambolo, parto subito parlando del protagonista attorno a cui ruota tutta la trama: Bruno Jordan. Donnaiolo, guascone, dal grande intuito e tutt'altro che invincibile, mi ha ricordato, ovviamente con le dovute differenze, il Coliandro di Lucarelli. Il suo modo di fare vivacizza la lettura, alleggerendo il tono tra complotti e omicidi.

Nonostante questo, Jordan ha il difetto di non rimanere impresso nella memoria, esattamente come tutti gli altri personaggi coinvolti nella vicenda, a causa di una sensazione di già letto che ne mina la buona caratterizzazione generale.
I nodi della trama si dipanano tramite espedienti a volte geniali, altre volte talmente artificiosi da rasentare il limite della sospensione della credulità, come nel caso del tatuaggio crittografato fatto alla neonata Lara dalla madre e risolto da un brillante quanto strambo e poco credibile crittografo; si tratta di artifici narrativi che spesso ricordano passaggi di una fiction televisiva, tanto che mentre si legge è facile immaginarne una trasposizione da guardare in tv nel dopocena.
Inoltre, la prosa è scorrevole e di facile lettura, senza però quei guizzi che avrebbero potuto renderlo memorabile.
In conclusione, Non Guardare nell'Abisso è un discreto thriller da leggere tutto d'un fiato, uscito nel periodo giusto e che sotto l'ombrellone si farà apprezzare dai fan del genere.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Non Guardare nell'Abisso
  • Autore: Massimo Polidoro
  • Editore: Piemme
  • Data di Pubblicazione: Giugno 2016
  • ISBN-13: 9788856653878
  • Pagine: 420
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 18,50 Euro

13 maggio 2016

Rock oltre Cortina - Alessandro Pomponi

Nel secondo dopoguerra l'Europa ha vissuto anni difficili, segnati dalla contrapposizione ideologica e politica tra i paesi dell'Ovest e quelli dell'Est. Ma in quegli stessi anni, anche al di là della Cortina di Ferro, è esplosa la musica rock: una forma culturale universale, fino ad allora sconosciuta, che prendendo le mosse da Elvis Presley e dai Beatles si è incarnata in innumerevoli forme realmente rivoluzionarie, come beat, psichedelia e progressive, catalizzando l'energia e la creatività di milioni di giovani in tutto il mondo. Questo libro racconta per la prima volta le vicende di coloro che, tra mille difficoltà, cercarono di proporre musica rock negli anni '60 e '70 nei paesi che nel dopoguerra finirono sotto l'influenza comunista dell'Unione Sovietica e afferirono al Patto di Varsavia: Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Repubblica Democratica di Germania, Polonia e Bulgaria. Una storia fatta di battaglie quotidiane con le autorità e con la censura, punteggiata di ostacoli duri da superare e di lotte burocratiche contro un sistema ottuso e conservatore, ma anche e soprattutto una storia di successi e di grandi realizzazioni artistiche.

Recensione

Ufficio distrettuale della polizia del popolo di Lipsia
sezione K commissariato I/2
Lipsia 5.3.1965

Nell'anno 1964 sono stati fondati nella città di Lipsia alcuni gruppi musicali giovanili da ballo. Questi gruppi musicali dilettanti cercano di interpretare musica nel cosiddetto “stile Beathle”. [sic] Ne fanno parte i gruppi “The Butlers”, “The Shattlers”, “The Starlets”, “Guitar-Men” e “Shake-Hands”.
A eccezione del gruppo “Shake-Hands”, tutti gli altri gruppi sono stati autorizzati dall'ufficio per le attività culturali del Consiglio Comunale di Lipsia in quanto gruppi musicali da ballo dilettanti.
Questi gruppi hanno una popolarità che si estende fino alla città di Lipsia e dintorni.
Il contegno e l'atteggiamento dei singoli gruppi durante le esibizioni di danza a nostro avviso perseguono l'obiettivo di condurre all'estasi i giovani lì presenti. L'interpretazione dei brani musicali viene eseguito in maniera tale (volume eccessivamente alto) che ne derivano risse per futili motivi, comportamenti teppistici e conseguente danneggiamento di beni materiali. Ciò viene inoltre favorito dal fatto che gli spazi destinati alle esibizioni sono regolarmente affollatissimi.
Tramite la sorveglianza di consimili esibizioni e le indagini delle commissioni si è potuto stabilire che ognuno dei gruppi dispone di un determinato seguito di spettatori. A essi appartengono i parte giovani pregiudicati e a rischio. […]
Sulla base delle rielaborazioni (sinora non ufficiali) di quanto osservato, si può valutare che lo stile e l'atteggiamento dei membri del gruppo musicale siano un'espressione o meglio un sintomo di azione di disturbo politico-ideologica.
Il punto di partenza per le violazioni è da ricercarsi in gran parte nello stile musicale dei gruppi. Il formarsi di raggruppamenti,in particolar modo quelli composti da sostenitori dei gruppi musicali più in voga, ha regolarmente dato luogo a violazioni che hanno reso necessario l'intervento della Polizia Popolare. (pagg. 342-343)

Il nome “Illés” vi dice nulla? Oppure quello dei “Modrý efekt”? “Niebiesko-Czarni” vi fa suonare qualche campana? No? Più che legittimo, ma sappiate che se siete amanti della musica anni '60-'70 avete l'obbligo morale di andare a conoscere questi gruppi e, più in generale, tutto il movimento rock, beat, progressive e psichedelico che si sviluppò al di là del muro.

Nonostante i divieti e con i dovuti distinguo nazione per nazione - quello che ho riportato ad inizio recensione è un rapporto proveniente dalla Germania dell'Est, uno dei paesi più repressivi -, nei paesi del Blocco ci furono musicisti che nulla avevano da invidiare a quelli occidentali, paradossalmente grazie anche all'imposizione del permesso di esibizione che veniva dato, previo esame, solo a chi riusciva a far valere le proprie capacità artistiche.
Un altro paradosso risiede nel fatto che, nonostante siano stati ispirati dall'occidente, i gruppi dell'Est Europa riuscirono a non essere semplicemente dei cloni derivativi proprio grazie ai divieti e alle limitazioni imposte dai regimi: non potendo ascoltare musica occidentale se non in maniera limitata o fuori legge, riuscirono a fare geniali, genuine, talvolta ingenue ma quasi sempre estremamente personali rielaborazioni del rock, attingendo alle tradizioni locali e alla propria lingua madre per raggirare le censure.

Attraverso un enorme lavoro di ricerca Alessandro Pomponi ha creato un valido compendio gettando luce su una branca della musica rock rimasta oscura anche agli appassionati.
Minuzioso e appassionato, senza connotazioni politiche che avrebbero potuto rovinare l'intento stesso della riscoperta musicale, Rock oltre Cortina è un libro ricco di aneddoti e storie di band misconosciute e personaggi assurti ad eroi locali – caso di Imre Nagy, il Jimi Hendrix ungherese che poca fortuna ha avuto in vita - che ha l'unico limite nell'interesse che, un po' pregiudizialmente, può suscitare l'argomento trattato.
Un saggio originale e completo, consigliato a chi è appassionato di un genere che ha segnato la storia della musica e vuole scoprire nuovi nomi da affiancare ai mostri sacri occidentali.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Rock oltre Cortina
  • Autore: Alessandro Pomponi
  • Editore: Tsunami Edizioni
  • Data di Pubblicazione: Febbraio 2016
  • ISBN-13: 9788896131848
  • Pagine: 400
  • Formato - Prezzo: Brossurato - 22,00 Euro

18 aprile 2016

La strada - Cormac McCarthy

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

La recensione di Daniele

Da tempo cercavo questo libro di Cormac McCarthy (lo stesso autore di Non è un paese per vecchi) per la curiosità suscitatami dalle notizie su una censura fatta in Italia ai danni del film tratto proprio da questa opera ("Troppo deprimente", avevo letto su Internet).

Le attese non sono state assolutamente deluse, anzi. Il libro è di una bellezza triste che colpisce il lettore dalla prima all'ultima pagina, grazie alla profondità del pensiero di McCarthy e ad una storia-metafora della vita sociale moderna ottimamente congegnata: la sopravvivenza di una coppia padre-figlio senza nome (nel libro sono l'uomo e il bambino) e i valori del loro rapporto mentre sono in viaggio attraverso una terra che ormai non ha più niente da dare al genere umano a causa di una non meglio identificata catastrofe, una terra ormai senza più una forma, sommersa dalla cenere di un'epoca che non esiste più e che porterà i due ad intraprendere un viaggio verso una vita migliore, costellato però dagli incontri con le peggiori crudeltà perpetrabili dal genere umano quando questo si trova in una condizione di sopraffazione del prossimo per la propria sopravvivenza.

La prosa di McCarthy è scarna, senza fronzoli e soprattutto ha una parte attiva della storia. Non solo un mezzo per raccontare, ma una vera e propria protagonista, con le sue frasi corte e nette, i suoi paragrafi non più lunghi di una pagina, nel quale i dolci e sbiaditi ricordi dell'uomo si mischiano spesso alla concitazione del presente e i suoi dialoghi tra i protagonisti ridotti ad un'appendice della narrazione, visto anche che nella storia, citazione dal libro, "il sacro idioma, [è stato dalla catastrofe] privato dei suoi referenti e quindi della sua realtà".

In definitiva, un libro da consigliare a scatola chiusa. Cormac McCarthy, con "La strada", ha concepito un capolavoro che coinvolgerà il lettore dalla prima all'ultima pagina senza ricorrere a bassezze narrative, ma solamente portandolo in un mondo fatto di pensieri, parole e azioni atto all'unico scopo di ricreare una parvenza di vita felice in un mondo ormai alla deriva morale e ambientale. Sicuramente un libro a cinque stelle.

Giudizio:

+5stelle+

La recensione di Valetta

Racconto intensamente malinconico, forse leggerlo subito dopo Trilogia della città di K. non è stata un'idea particolarmente astuta.
Il clima è quello tipico dei romanzi post-apocalittici: un mondo uniformato da un unico colore, il grigio, quello della coltre di cenere che riveste ogni cosa e che continua a cadere da cielo, quello dei cuori e delle menti, annebbiate dal dolore della perdita e dal terrore della solitudine.
Ciò che rimane del genere umano è allo sbando: pochi tenaci sopravvissuti rimasti a lottare contro la fame, il freddo e le bande di coloro che l'umanità hanno deciso di abbandonarla del tutto dando libero sfogo ai più bassi istinti di sopraffazione e violenza. Anche in questo McCarthy non ci propone tutto sommato nulla di nuovo, e perché dovrebbe del resto? Storie di quotidiano imbruttimento ci giungono ogni giorno, e non solo dagli angoli di mondo meno civilizzati, perché mai la situazione dovrebbe apparire più rosea in una situazione così estrema?

Ma lo scrittore vuole raccontarci altro, la sciagura nucleare e le sue drammatiche conseguenze non sono altro che una scusa, la riduzione ai minimi termini delle contingenze esterne per portare in primo piano ciò che veramente gli sta a cuore ovvero il rapporto di un padre e un figlio, lasciati volutamente senza nome per tutto il racconto, un inno alla paternità, all'amore incondizionato.
In un mondo spogliato dai fronzoli, l'autore non esplora le complessità del rapporto, che infatti rimane pressoché invariato per tutto il cammino, ma ne fotografa con commovente sensibilità i tratti salienti: i continui dubbi del padre sulla correttezza delle sue scelte, il suo desiderio di protezione, l'incapacità di accettare l'idea di stringere fra le braccia il corpo del figlio morto, anche solo per pochi istanti, quando la morte coglierà anche lui. L'innocenza del bambino, la sua paura, la fiducia nelle scelte del genitore anche quando non le condivide lo rendono una delle più genuine rappresentazioni dell'infanzia nella letteratura contemporanea dove i ragazzini sono spesso incredibilmente precoci o insopportabile sdolcinati.

La scomparsa della civiltà si esprime in questo romanzo anche nella semplificazione del linguaggio, spesso essenziale, qualche virgola e qualche punto, nemmeno il virgolettato del dialogo sopravvive all'estinzione. La scelta si sposa perfettamente con i toni dell'abbandono e della desolazione che permeano la lettura, anche se McCarthy si concede lo spazio per qualche metafora con riferimenti di stampo prettamente religioso sul tema del sacrificio e dell'olocausto universale.
La ripetitività del cammino dei due protagonisti, scandito dalla costante ricerca di cibo e riparo e dalla necessità di nascondersi dai "cattivi", non diminuisce in alcun modo il piacere della lettura che anzi scorre velocemente, senza intoppi ma mai con indifferenza anzi, carica di angoscia e di un barlume di speranza.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La strada
  • Titolo originale: The Road
  • Autore: Cormac McCarthy
  • Traduttore: Martina Testa
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Supercoralli
  • ISBN-13: 9788806185824
  • Pagine: 218
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 18,00 Euro

7 marzo 2016

La Legge dell'Oblio - Luca Simioni

Non c'è nulla di poetico nei confini: sono il punto in cui una lunga lama separa quel che è nostro da ciò che potrebbe diventarlo". Gli uomini non conoscono più il deserto, per secoli gli occhi rossi degli wadi l'hanno sorvegliato per loro dall'alto delle torri. Oggi ne hanno paura, perché i predoni si sono fatti più temerari: qualcosa sta accadendo oltre le distese di sabbia bianca, ed è giunto il momento di scoprire cosa. Chiamato alla missione, Mado saluta la propria comunità-torre per un viaggio dall'esito incerto insieme a compagni che non si è scelto, e i suoi occhi di wadi saranno testimoni dei terribili miracoli di una magia dimenticata e della sorte di rinnegati sanguinari. Mentre macchine e armi straordinarie avanzano per combattere l'impero, Mado sarà impegnato a difendere la sua famiglia e la sua gente, ma l'attacco più grave è quello che ne sta minando le certezze, dopo quanto visto nel deserto: una blasfema minaccia per il dominio degli uomini, miracolosamente sfuggita alla legge dell'oblio.

Recensione

Il genere fantasy è saturo di pubblicazioni. Nuovi sottogeneri nascono come funghi solo per mettere sul mercato storie che sanno di muffa. Così il lettore, amante o neofita che sia, si trova sconfortato da tanta vastità e si rifugia dove sa di poter trovare mondi pronti ad ospitarlo lontano dalla realtà quotidiana, come la “Terra di Mezzo”, “Hogwarts”, “Fantàsia”, “Westeros”, ma anche “Faerûn”, “Melnibonè”, “Ankh-Morpork”, “R'lyeh”, giusto per citare alcuni nomi. Nella nostrana e tangibile Italia si può ricordare il solo successo – più commerciale che di critica – della saga del “Mondo Emerso” di Licia Troisi.

In mezzo a questo mare in burrasca il lettore ora può trovare un ulteriore piccolo approdo, un'isola dall'intricata boscaglia e dagli immensi deserti sul quale due soli occhieggiano impassibili le vicende di razze in guerra tra loro. Tecnologia steampunk e magia si mescolano ne La Legge dell'Oblio di Luca Simioni, facendo da sfondo alle avventure di Mado, guerriero di razza Wadi che con i suoi occhi capaci di vedere nel buio scruta il deserto dall'alto della sua torre d'osservazione, difendendo i confini di quella civiltà umana che ha portato il futuro fondato sulle macchine quasi ad ogni angolo del mondo conosciuto. Un'antica minaccia, però, attende in agguato, miracolosamente sfuggita alla legge dell'oblio che dà il nome al libro e che si basa sulla cancellazione delle tradizioni, degli usi e dei costumi della civiltà vinta dalla memoria delle generazioni seguenti./

La storia architettata dall'autore è così coinvolgente che si fa fatica a staccarsi dalle pagine. Non ci si annoia mai mentre le parole scritte modellano l'immaginazione e i colpi di scena si susseguono senza essere telefonati o stucchevoli.
I personaggi, poi, sono caratterizzati ottimamente e in maniera non scontata. Sarebbe stato più facile usare un protagonista umano così da scegliere la via più semplice per far immedesimare il lettore, invece l'autore, optando per la creazione di una razza completamente nuova, dimostra che ancora non è stato detto tutto nel fantasy.
Mado è un protagonista mai banale circondato da comprimari talmente ben descritti che quasi è un peccato rimangano in secondo piano. Infine, i paesaggi sono come dovrebbero essere in un fantasy che si rispetti: evocativi e vari, purtroppo poco supportati dalla mappa scarna e imprecisa all'inizio del romanzo.

In conclusione, La Legge dell'Oblio mette in luce il talento narrativo di Luca Simioni: non una parola fuori posto, non una descrizione messa tanto per allungare il brodo. La prosa è eccellente, qualitativamente sopra la media delle pubblicazioni odierne e tutta l'opera è assolutamente degna di altri romanzi fantasy, anche di caratura internazionale.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La Legge dell'Oblio
  • Autore: Luca Simioni
  • Editore: Limana Umanìta editore
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788890966439
  • Pagine: 348
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,00 Euro

14 novembre 2015

Assassinio all'Ikea - Giovanna Zucca



Padova, 2009. Erminia e Anna Laura sono amiche dall’infanzia. La prima è moglie e madre, insegna all’università e conduce una vita tutto sommato normale. La seconda ha un avviato studio da commercialista, abita nello stesso palazzo di Erminia e da trent’anni vive una relazione con un uomo sposato, Amilcare Borgomastro. Nella stazione di polizia della città, l’agente Luana Esposito, appena trasferitasi da Napoli, viene assegnata al comando del burbero commissario Loperfido, che non tarderà, nonostante il carattere spinoso, a subirne il fascino solare. Il 21 dicembre, a ridosso del Natale, il corpo di Amilcare Borgomastro viene trovato dentro il cassettone di un letto, in un negozio Ikea. È questo l’avvenimento che porterà i quattro personaggi a sfiorarsi quel tanto da permettere al lettore di addentrarsi nelle loro vite e nei risvolti di un insolito mistero fino all’imprevedibile, spiazzante finale. Chi ha ucciso Amilcare Borgomastro? Si tratta davvero di un regolamento di conti interno alla mala, come viene ipotizzato dalla polizia, o piuttosto di un delitto passionale? È l’amore all’origine di tutto? O la vendetta?

Recensione

Anna Laura e Erminia sono amiche da sempre. La prima è una donna tenace e sfrontata che affronta la vita di petto e alle avversità dà del tu, mentre la seconda è intelligente, con un ottimo lavoro e una famiglia che ama ma il suo essere rigida l'ha portata ad essere paurosa verso i cambiamenti della vita.
Insieme vengono coinvolte nell'omicidio dell'amante di sempre di Anna Laura, lo sposato e con prole direttore di banca Amilcare Borgomastro, assassinato da un preciso colpo di arma da taglio in un reparto dell'Ikea brulicante di gente in frenesia da regalo natalizio. Un lavoro così pulito da non lasciare indizi per l'agente napoletano trasferitosi in Veneto Luana Esposito, assegnata al caso dallo scontroso commissario Loperfido.

Assassinio all'Ikea, terzo romanzo di Giovanna Zucca dopo “Mani calde” e “Una carrozza per Winchester”, ha poco del giallo e molto della commedia. Infatti, le indagini sull'assassinio sono poco più di un pretesto per entrare in un microcosmo fatto di personaggi dettagliati nella caratterizzazione e piacevoli da seguire al punto che, girata l'ultima pagina, le loro vicende lasciano una sensazione di appagamento che difficilmente si prova in opere - sia italiane che straniere - dello stesso genere.
Tutto, dalle schermaglie amorose tra la Esposito e Loperfido all'esaurimento nervoso di Erminia, che vede incrinarsi il suo mondo perfetto a causa di Anna Laura, fila liscio e senza intoppi, grazie anche ad un'efficace narrazione parallela mista - in prima persona nel caso delle vicende di Erminia e in terza per le indagini della Esposito -.
L'unica nota stonata, la quale per altro non rovina assolutamente la lettura, è rappresentata dai dialoghi di Diablo, il cane del commissario Loperfido, che, nel tentativo di entrare dentro la testa della bestia, finiscono per essere stucchevoli.

In conclusione, “Assassinio all'Ikea” è un bel romanzo con un'ambientazione adatta allo scopo, scritto con perizia e pieno di situazioni che vi terranno briosamente attaccati alle pagine fino in fondo alla storia. Decisamente una lettura che non vi deluderà.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Assassinio all'Ikea
  • Autore: Giovanna Zucca
  • Editore: Fazi Editore
  • Data di Pubblicazione: Agosto 2015
  • Collana: Le Meraviglie Fiction
  • ISBN-13: 9788876257926
  • Pagine: 208
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,00 Euro

4 novembre 2015

I Gatti di Farfa - Guido Spano

Quando Carlo decide di andare a trovare suor Margherita, sua ex fiamma ora brigidina nel convento di Farfa, ha in mente un viaggio come tanti. Davide, un collega insegnante, scrittore, lo accompagna allettato dall'idea di poter partecipare come autore alla Fiera del libro che si tiene in quei giorni nell'antico borgo medievale. Sarà l'inizio di una girandola di incontri con personaggi surreali, di coinvolgimenti in situazioni improbabili, cromatismi vivaci in continua sospensione tra fantasia e realtà.



Recensione

Due insegnanti, Davide e Carlo, decidono di recarsi a Farfa, nel reatino, ognuno per un motivo proprio: il primo per partecipare al festival della letteratura locale come scrittore di romanzi storici e il secondo, approfittando del viaggio dell'amico, per andare ad incontrare suor Margherita, ex fiamma ed ex studentessa di fisica ora amica e confidente. Da questo presupposto nasce quella sarabanda umoristica che è la trama de I gatti di Farfa, romanzo d'esordio di Guido Spano.

Tra cappelli a dir poco stravaganti, invadenti passanti, giornalisti rampanti in fissa con le api, suore, pigne quantistiche, guidatrici spericolate, ladri e gatti – questi ultimi come da titolo, anche se hanno un ruolo meno importante di quanto possa sembrare all'inizio – la storia fila abbastanza velocemente fino all'ultima pagina, grazie soprattutto ad una prosa molto curata e ad una lunghezza - 174 pagine - adatta.

C'è di che divertirsi per chi ama il genere umoristico, anche se l'opera non è esente dai problemi che affliggono il genere, soprattutto quando in esso si cerca di strappare a tutti i costi una risata al lettore e si preferisce la facile trovata ad una costruzione vera e propria della trama. Infatti, personaggi estremizzati nei loro caratteri peculiari vivono situazioni strampalate portate al limite che si risolvono a tarallucci e vino in men che non si dica – esempio il furto dell'argenteria subito da suor Paolina -.
Su questo leit-motiv la storia va avanti, senza dare una reale profondità né ai personaggi – tanto che si fa fatica ad imprimerli nella memoria e bisogna andare continuamente all'utile legenda iniziale – né alle situazioni fin troppo surreali per essere anche qualcosa di più che semplicemente simpatiche.

In conclusione, “I gatti di Farfa” è un discreto punto di partenza per un autore che con un lavoro maggiore sui tempi e sulla costruzione delle scene può far parlare di sé. La prosa agile e sicura lo rende piacevole da leggere, ma difficilmente rimarrà impresso nella memoria.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: I Gatti di Farfa
  • Autore: Guido Spano
  • Editore: Amarganta
  • Data di Pubblicazione: Luglio 2015
  • ISBN-13: 9788899344139
  • Pagine: 174
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,00 Euro

31 agosto 2015

Speciale Romanzi d'Appendice: I Tre Moschettieri - Alexandre Dumas padre

Alexandre Dumas padre nasce il 24 luglio 1802 a Villers-Cotterêts. Figlio di un generale dell'esercito francese che aveva ripudiato il suo titolo nobiliare e morto quando Dumas aveva tre anni, questi fu cresciuto dalla sola madre che gestiva una tabaccheria. Non potendo avere un'istruzione approfondita a causa delle scarse risorse economiche, Dumas inizia a lavorare nell'albergo del nonno materno e in seguito, trasferitosi a Parigi, entra al servizio del Duca d'Orléans come copista. Nel 1824 da una relazione con una sarta nasce Alexandre Dumas figlio, anche lui in seguito famoso letterato. Nello stesso periodo inizia a lavorare per il teatro, riscuotendo successo con opere quali Enrico III e la sua corte, Antony, La Torre di Nesle e Kean. Nel 1843 sposa l'attrice Ida Ferrier e inizia un periodo di successi. Nel 1844 Dumas raggiunge l'immortalità letteraria. Il Conte di Montecristo e I Tre Moschettieri (qui recensito e facente parte di una trilogia), scritti a puntate a partire dal 1844, sono tra le opere francesi più famose e imitate al mondo. Nello stesso anno Dumas acquista un terreno a Marly-le-roi e fa costruire il "Castello di Montecristo", un edificio composito su ispirazione degli stili del Rinascimento, barocco e gotico. Nel 1846 inaugura un proprio teatro, che chiama il "Théâtre-Historique", che fallisce però nel 1850. Rovinato dai debiti, lo scrittore è costretto a vendere all'asta il suo castello e nel 1851, inseguito da più di 150 creditori, deve riparare in Belgio. Torna a Parigi solo nel 1854, risolti i suoi problemi finanziari. Inizia dunque a viaggiare per tutta l'Europa e dal 1861 al 1864, dopo aver accompagnato Garibaldi nelle sue battaglie, soggiorna a Napoli, dove viene nominato direttore degli scavi e dei musei. Tornato in Francia negli anni seguenti, si ammala gravemente e nel settembre del 1870 si trasferisce nella villa di suo figlio Alexandre a Puys, vicino a Dieppe, dove muore il 5 dicembre. Tra le sue opere più importanti, oltre ai romanzi succitati, ci sono il Ciclo degli ultimi Valois (La Regina Margot, La dama di Monsoreau, I Quarantacinque), In viaggio sulle Alpi (1834), Delitti celebri (1839-40), Napoleone (1840), Giovanna d'Arco (1842), La cappella gotica, La guerra delle donne, Il tulipano nero (1850), Il Caucaso (1859).


«Beato colui che per la prima volta si accinge a inseguire le orme di d'Artagnan; beato colui che, avendo letto questo libro nell'adolescenza, come accade, in una edizione probabilmente ornata di traumatizzanti illustrazioni, non ne conserva che un confuso ricordo, fatto di generosi e un po' sciocchi duelli, di trame ingegnose, di agevoli uccisioni; attendono costoro alcune ore di indifesa, deliziata lettura... Una velocissima cavalcata, che si svolge con accelerazione sempre piú nervosa e rovinosa, ci rapisce, per le strade di Francia e di Inghilterra, sulle tracce di d'Artagnan e dei tre moschettieri; in preda ad un batticuore lievemente degradante, gustando tutta la codarda letizia di essere "fuori", noi seguiamo le ambagi di una storia seducente quanto sfrontatamente improbabile». (Giorgio Manganelli)

Recensione

Opera tra le più importanti nella storia della letteratura francese, I Tre Moschettieri di Alexandre Dumas padre (in collaborazione con Auguste Maquet, uno dei suoi assistenti che fu prezioso anche per l'altro capolavoro, Il Conte di Montecristo) uscì per la prima volta a puntate sul giornale “Le Siècle” tra il marzo e il luglio del 1844, durante quel periodo turbolento chiamato anche “Monarchia di Luglio” (1830-1848) che segnò un breve ritorno alla monarchia prima di passare definitivamente alla repubblica. Fulgido esempio di romanzo ottocentesco storico, fu un successo enorme sia di critica che di pubblico già dalle prime pubblicazioni.

Tutto parte dal ritrovamento di un romanzo del '700 - Mémoires de Monsieur d'Artagnan di Gatien de Courtilz de Sandras – da parte di Dumas mentre questi era alla ricerca di notizie su Luigi XIV. Il personaggio descritto in quelle pagine lo colpì così tanto che decise di usarlo per farne il protagonista de I Tre Moschettieri.
Nella trama le avventure del giovane guascone che parte per cercare fortuna a Parigi presso il capitano delle guardie di Sua Maestà de Tréville sono coinvolgenti e senza un attimo di respiro: bastano le pagine iniziali per definire il carattere turbolento e orgoglioso del neanche ventenne.
Leggere le sue parole mentre apostrofa un gentiluomo che aveva celatamente parlato male del suo ronzino e chiedere soddisfazione per l'insulto (cosa che rimarrà come sottotrama per tutto il romanzo), svenire e perdere la lettera di raccomandazione, arrivare a Parigi e testardamente chiedere udienza a de Tréville rischiando di essere ucciso in duello dai tre suoi futuri inseparabili amici Porthos, Aramis e Athos, ci riporta immediatamente a un'epoca affascinante e violenta nel quale i duelli regolamentati tra gentiluomini risolvevano anche la minima controversia.

Ogni azione si accompagna a un eloquio nobile anche nelle imprecazioni e gli intenti, benché rafforzati da moschetto e spada, sono sempre in linea con quello spirito ribaldo e allo stesso tempo signorile che ha creato un termine di paragone nella letteratura.

In più, personaggi memorabili – Milady e il Cardinale Richelieu sono degli antagonisti perfetti e anche i comprimari fanno ottimamente la loro parte - e dialoghi sì ridondanti ma efficaci rendono avvincente un romanzo che a causa della sua serialità ogni tanto gira a vuoto su ridondanti descrizioni o panegirici magniloquenti fini se stessi che devono evidentemente allungare il brodo.

Considerato il primo thriller politico della storia, I Tre Moschettieri non può che affascinare il lettore anche oggi, anche solo per rivivere le gesta che tanto hanno influenzato libri, film, fumetti opere teatrali e tanti altri media.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: i Tre Moschettieri
  • Titolo originale: Les Trois Mousquetaires
  • Autore: Alexandre Dumas padre
  • Traduttore: Zini Marisa
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 1998
  • Collana: Einaudi tascabili
  • ISBN-13: 9788806190286
  • Pagine: 636
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,00 Euro

29 maggio 2015

Speciale Grande Guerra: Addio alle Armi - Ernest Hemingway

Ernest Hemingway nacque a Oak Park (Illinois, USA) nel 1899. Secondo di sei figli di un medico e di un'artista, l'infanzia di Hemingway fu agiata e a contatto con la natura, cosa che lo appassionò alla vita all'aperto e all'avventura. Dopo che la madre tentò senza successo di fare di lui un musicista, il giovane Hemingway si appassionò alla letteratura, spinto dai suoi professori delle medie che ne intravidero il talento.
Preso il diploma, iniziò a lavorare come cronista prima di arruolarsi e partire per il fronte italiano della I Guerra Mondiale nel 1918 in qualità di autista delle ambulanze della Croce Rossa. Ferito ad una gamba, venne ricoverato in vari ospedali prima di finire nell'ospedale della Croce Rossa americana a Milano, dove conobbe Agnes Von Kurowsky, che fu la fonte di ispirazione per il libro qui recensito, Addio alle Armi. Finita la fugace storia d'amore che lo lasciò a pezzi, Hemingway fu dimesso e decorato con la medaglia d'argento al valor militare italiana e, dopo un ritorno al fronte, nel 1919 rientrò a Oak Park accolto da eroe. Negli anni Venti iniziò la sua carriera da scrittore.
In contrasto con la madre, si ritrovò senza il sostentamento della famiglia e dovette arrangiarsi con lavoretti vari prima di riuscire a diventare giornalista. Verso la fine del 1921 il giornale per cui lavorava lo mandò in Europa per un reportage ed è a Parigi che Hemingway fece le conoscenze che lo iniziarono alla carriera di scrittore. Nel 1926 vennero pubblicati i suoi primi due romanzi di successo: Fiesta (E il Sole sorge ancora) (The Sun also Rises prima ed. italiana Einaudi, 1944) e Torrenti di Primavera (The Torrents of Springs prima ed. italiana Einaudi, 1951). La fama di Hemingway crebbe e, rispettivamente nel 1927 e nel 1929, vennero pubblicati Uomini senza donne (Men without Women, prima ed. italiana Elios, 1946) e Addio alle Armi (A Farewell to Arms prima ed. italiana Mondadori, 1946). Negli anni Trenta la sua carriera ebbe un'impennata: avventuriero e insofferente a restare sempre nello stesso posto, girò il mondo e scrisse proficuamente sia romanzi che racconti. Tra le opere più famose ricordiamo: Verdi Colline d'Africa (The Green Hills of Africa prima ed. italiana Jandi-Sapi, 1946), Chi ha e chi non ha (Who Have and Have Not prima ed. italian Jandi-Sapi, 1945) e Morte nel pomeriggio (Death in the Afternoon prima ed. italiana Einaudi, 1947).

Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, Hemingway scrisse uno dei suoi romanzi più celebri, Per chi suona la campana (For Whom the Bell Tolls prima ed. italiana Mondadori, 1946), che ebbe una trasposizione cinematografica nel 1941 e fu un bestseller. In quegli anni Hemingway girò molto sui fronti di guerra europei ed ebbe vari incidenti - tra cui uno gravissimo in auto - e contrasse ben due polmoniti. Venne inoltre inquisito (poi assolto) per aver violato la Convenzione di Ginevra togliendosi le mostrine da reporter e combattendo al fianco dei partigiani francesi.
Alla fine della guerra, Hemingway soggiornò lungamente in Italia e scrisse un romanzo sul suo legame con lo Stivale: Di là del fiume e tra gli Alberi (Across the River and Into the Trees prima ed. italiana Mondadori, 1965). Tornato nella sua casa a Cuba, lo scrittore iniziò un altro romanzo fondamentale che gli frutterà il premio Pulitzer e il Premio Nobel del 1954: Il Vecchio e il mare (The Old Man and the Sea prima ed. italiana Mondadori, 1952). La vita avventurosa ne aveva tuttavia segnato il fisico e la mente e negli ultimi anni di vita soffrì di una forte depressione che, nel luglio del 1961, lo portò al suicidio. Di quel periodo si ricordano soprattutto gli articoli giornalistici e Il giardino dell'Eden (The Garden of Eden prima ed. italiana Mondadori, 1987). In Italia il nome di Ernest Hemingway fu fatto conoscere da Fernanda Pivano, traduttrice di molti suoi libri e amica.


Composto febbrilmente tra il 1928 e il 1929, Addio alle armi è la storia di amore e guerra che Hemingway aveva sempre meditato di scrivere ispirandosi alle sue esperienze del 1918 sul fronte italiano, e in particolare alla ferita riportata a Fossalta e alla passione per l'infermiera Agnes von Kurowsky. I temi della guerra, dell'amore e della morte, che per diversi aspetti sono alla base di tutta l'opera di Hemingway, trovano in questo romanzo uno spazio e un'articolazione particolari. È la vicenda stessa a stimolare emozioni e sentimenti collegati agli incanti, ma anche alle estreme precarietà dell'esistenza, alla rivolta contro la violenza e il sangue ingiustamente versato. La diserzione del giovane ufficiale americano durante la ritirata di Caporetto si rivela, col ricongiungimento tra il protagonista e la donna della quale è innamorato, una decisa condanna di quanto di inumano appartiene alla guerra. Ma anche l'amore, in questa vicenda segnata da una tragica sconfitta della felicità, rimane un'aspirazione che l'uomo insegue disperatamente, prigioniero di forze misteriose contro le quali sembra inutile lottare.

Recensione

Ernest Hemingway ebbe una vita che definire avventurosa sarebbe riduttivo. L'amore per il viaggio e la curiosità furono le molle che lo spinsero ad essere sempre presente quando grandi eventi si stavano compiendo.
Fu cronista durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Civile Spagnola e partecipò, a venti anni, alla Prima Guerra Mondiale come riservista americano inviato in Europa a combattere sul fronte italiano.
Non potendo essere un combattente a causa di un difetto della vista, divenne autista di autoambulanze. Durante il suo servizio fu ferito ad una gamba e venne portato all'ospedale della Croce Rossa americana di Milano, dove conobbe Agnes von Kurowsky, infermiera statunitense di origine tedesca con cui intrattenne una relazione amorosa. Questa sommaria descrizione di quel periodo della vita di Hemingway non differisce molto da un veloce riassunto di Addio alle Armi - romanzo di amore e morte che narra in prima persona le vicende del tenente Frederic Henry e dell'infermiera Catherine Barkley –, trascrizione su carta delle forti sensazioni che le sue esperienza di vita gli avevano lasciato.

L'autore - premio Pulitzer nel 1953 e Nobel nel 1954 - è sempre stato famoso per le sue frasi scarne, al limite della semplicità ma estremamente evocative, e per i suoi personaggi forti e gentili allo stesso tempo. La potenza narrativa di Addio alle Armi sta nel raccontare di esseri umani qualunque che cercano di vivere la loro storia in mezzo alla Storia.

La Prima Guerra Mondiale sta cambiando l'Europa e il mondo intero e anche le persone non possono rimanere le stesse: è l'inizio della fine degli ideali positivisti di fine '800.
Non poteva che essere una guerra di proporzioni immani a sconvolgerli, riportando gli uomini e le donne ad una condizione di precarietà. Proprio in questa situazione si muove la storia d'amore tra Frederic e Cathrine e tutto il loro rapporto non può che essere minato dal periodo che stanno vivendo, quando invece, se fosse stato collocato in un diverso momento, avrebbe potuto seguire un corso meno problematico.
Hemingway, tuttavia, li fa innamorare proprio grazie alla guerra, rendendo una straordinaria narrazione del conflitto e reciprocità tra Eros e Thanatos al lettore.

Ovviamente Addio alle armi è da leggere. Hemingway miscela perfettamente le emozioni dei personaggi in due storie intrecciate. L'inquietudine che per tutto il dipanarsi della storia non lascia mai i personaggi non può che sfociare in un finale disperato e al tempo stesso inevitabile. Si lotta contro l'inevitabile, ci dice Hemingway, ed è questo che ci rende umani.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Addio alle Armi
  • Titolo originale: A Farewell to Arms
  • Autore: Ernest Hemingway
  • Traduttore: Fernanda Pivano
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Oscar Classici Mondadori
  • ISBN-13: 9788804567103
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,50 Euro

25 maggio 2015

Niente Panico! La guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams secondo Neil Gaiman - Neil Gaiman

La trilogia in cinque parti della Guida galattica per gli autostoppisti è approdata allo status di “cult” ormai da molti anni. Capolavoro senza tempo scritto da un simpatico genio, morto troppo presto: Douglas Adams. Personaggio eclettico e brillante, lo si può trovare a collaborare con i Monty Python, o a suonare sul palco con i Pink Floyd oppure a scrivere libri di zoologia. Ma il suo spazio nella Storia se lo è ritagliato proprio con la Guida galattica per gli autostoppisti, un’epopea in cui fantascienza e umorismo si fondono alla perfezione.
Neil Gaiman, mitico autore della serie Sandman per la Vertigo e per la Marvel di 1602 e di romanzi quali Coraline e American Gods, conduce il lettore nel mondo fantastico di Adams con il suo stile inconfondibile. Il libro è una sorta di doppia biografia, in primo piano si racconta la nascita e l’evoluzione della Guida galattica come se fosse un organismo vivente. Sullo sfondo si staglia invece l’incredibile storia del suo indimenticabile autore. Il tutto attraverso aneddoti e vicende che tengono incollato alle pagine il lettore. Un libro che fa ridere e anche commuovere.
Scriveva Adams a proposito del libro di Gaiman: “È tutto assolutamente, incredibilmente vero. Eccetto le parti inventate.” Il libro conterrà un ricco apparato di appendici tra le quali si trova un prezioso estratto del soggetto inedito scritto da Adams per la celebre serie televisiva Doctor Who.

Recensione

“L'idea in questione sorge nella mente di Douglas Adams in maniera assolutamente casuale, in un prato a Innsbruck. Più tardi egli negherà ogni ricordo dell'accaduto, ma è una storia che ha raccontato lui e, se dobbiamo proprio considerarne uno, l'inizio è stato questo. Se volete prendere una bandiera con su scritto LA STORIA COMINCIA QUI e la volete piantare da qualche parte, allora il posto giusto è questo.”

Così scrive lo stesso Adams nel 1984 a proposito della genesi della Guida Galattica per Autostoppisti, il suo lavoro più famoso. Nata prima come programma radiofonico per la BBC, quest'opera riscosse immediatamente un grandissimo successo, tanto che in breve seguirono gli adattamenti per la tv, per il teatro – addirittura tre! -, la serie di libri e il film.
Niente Panico! La guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams secondo Neil Gaiman, però, è una biografia di Adams uscita nel corso degli anni in tre edizioni sempre più ampliate e leggendolo si può cogliere molti aspetti della sua vita, dall'avventurosa e povera giovinezza alla fama e alla curiosità innata che lo hanno spinto verso le nuove tecnologie – tanto da fargli istituire una società di produzione di videogiochi, la The Digital Village - fino all'improvvisa morte avvenuta nel 2001. Il tutto fatto minuziosamente da una persona che lo conosceva bene e che in seguito molto ha dato alla letteratura: Neil Gaiman.

Gli appassionati di fantascienza non possono che commuoversi ed esaltarsi leggendo della vita di uno degli autori più importanti nella storia di questo genere a cui, tra l'altro, approdò, per sua stessa ammissione, per caso. Gli inizi, però, furono tutt'altro che facili: il contrastato rapporto con la compagnia dei “Footlights” dell'università di Cambridge, i molti sketch non approvati, l'amicizia con Graham Chapman dei Monty Python che non gli frutta altro che una colossale quantità di sbronze e una piccola partecipazione al “Monty Python's Flying Circus”. Intanto i debiti crescevano e i soldi scarseggiavano. Per Adams la svolta arrivò con Doctor Who - di cui c'è un abbozzo di sceneggiatura della puntata mai andata in onda alla fine del libro, Doctor Who and the Krikkitmen - celebre programma fantascientifico della BBC che nel 2013 ha festeggiato cinquanta anni di produzione. Da curatore delle sceneggiature poté farsi notare, nonostante le imposizioni lavorative ne limitassero la creatività e il conseguente licenziamento dall'incarico. Non molto tempo dopo ebbe la possibilità di scrivere e produrre quel programma della radio citato sopra che sarebbe stato legato indissolubilmente al suo nome. In più, le idee nate in quel periodo furono usate per creare i futuri capolavori di Adams, da Dirk Gently Agenzia di Investigazione Olistica al terzo volume della trilogia in cinque parti, cioè La Vita, l'Universo e Tutto Quanto.

Niente Panico è la biografia profonda e appassionata di un autore straordinario quanto proverbialmente in ritardo oltre ogni scadenza di consegna, ricca di spunti e aneddoti come ogni biografia dovrebbe essere. L'uomo Adams è stato difficile da gestire per chi ci ha lavorato, ma in ognuno di loro ha lasciato un ricordo indelebile, come solo i geni sanno fare.
In Italia è stata tradotta la terza e ultima edizione in maniera molto curata – anche se in ritardo di una decina d'anni rispetto alla stessa e di ben ventisette rispetto alla prima edizione - e dal prezzo tutto sommato contenuto. Un “must” per gli appassionati di Adams, di fantascienza e di humour britannico che andrebbe letta dopo aver conosciuto le opere dell'autore.

Curiosità: esiste anche una tiratura limitata con asciugamano esclusivo a 24,90 Euro.
Buon "Towel Day" a tutti!

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Niente Panico! La guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams secondo Neil Gaiman
  • Titolo originale: Don't Panic: The Official Hitchhiker's Guide to the Galaxy Companion
  • Autore: Neil Gaiman
  • Traduttore: P. L. Gaspa
  • Editore: 001 Edizioni
  • Data di Pubblicazione: Ottobre 2013
  • ISBN-13: 9788896573501
  • Pagine: 292
  • Formato - Prezzo: Brossura - 19,90 Euro

2 aprile 2015

L'altra sete - Alice Torriani

Si chiama Alice e ha 27 anni. L’hanno sistemata in una clinica che ha il nome rassicurante di una Casa, ma non sa dire da quanto sia lì. Ha una voglia disperata di Luca. Luca che odora di buono, che la tiene per i fianchi e le sorride. Sono gli occhi glaciali di sua madre gli unici che ha addosso. Insieme a quelli inquisitori del terapeuta, che non smette di fare domande. Perché il diabete, ripetono i medici, non è una malattia, è una Condizione. Bisogna imparare ad avvertire i tremori, i formicolii alla lingua e sulle gambe, ed essere pronti a bucare, caricare la piccola penna nera della glicemia come fosse una pistola e sparare. Alice non sa come sia possibile, alla sua età, abituarsi all’idea di non produrre abbastanza insulina, perché prima di ogni cosa deve fare i conti con l’assenza di Luca per capire come convivere con una mancanza che è, inevitabilmente, una dipendenza.
In un romanzo a stazioni che ritrae l’apatica frenesia di una generazione che ha già chiuso i sogni in un cassetto, Alice Torriani inventa un alfabeto poetico e originalissimo per raccontare di perdite e riabilitazioni. Con una scrittura cangiante, che prende colore a ogni cambio di voce, L’altra sete è una storia che parla di noi, dell’amore che brucia, e di tutti quei demoni del nostro Tempo che si agitano dentro, e che a volte fanno più paura di una malattia.

Recensione

L'altra sete è il romanzo d'esordio - tutt'altro che banale - dell'attrice Alice Torriani. Edito da Fandango Libri, nelle sue pagine viene narrata in prima persona la vicenda di Alice e della sua lotta per andare avanti nonostante una grave forma di diabete che l'ha colpita dopo aver subito un forte trauma.
Il lettore viene così condotto, pagina dopo pagina, nel mondo della protagonista e nelle sue difficoltà a elaborare l'accaduto e ad accettarsi malata, sia fisicamente, sia psicologicamente. Nel percorso scostante fatto di punture di insulina e crisi glicemiche, Alice si scontrerà con la madre apprensiva e l'amica iperattiva, i dottori freddi e distaccati e in generale con l'umanità che è andata avanti incurante dei suoi problemi.

L'altra sete non è un romanzo compiacente verso il lettore e racconta discretamente ciò che l'autrice si è prefissa, a dispetto di una vera mancanza di originalità e di alcune cadute di tono che ne abbassano la qualità generale.
L'autrice riesce nell'intento di suscitare empatia verso la protagonista - nonostante questa faccia di tutto per essere scontrosa e odiosa lungo l'arco narrativo - grazie alla profonda caratterizzazione dovuta a una grande conoscenza della materia raccontata.
Non era facile raccontare le emozioni di una ragazza malata di diabete, eppure la Torriani ci è riuscita più che egregiamente. Supportata da comprimari adatti anche se scolastici, la storia di Alice si svela pagina dopo pagina mantenendo la giusta intensità, sebbene la prosa sia perfettibile e con uno stile ancora da maturare. Infatti, la ricerca continua della frase poetica mina la fluidità della narrazione incagliandola in paragrafi fini a se stessi. Nonostante ciò, come libro d'esordio è un discreto punto di partenza che mostra il talento dell'autrice nell'esporre i sentimenti dei propri personaggi, rendendoli realistici e tridimensionali.

In definitiva, L'altra sete si fa leggere volentieri malgrado non sia niente di nuovo nel genere introspettivo/drammatico italiano. L'autrice è comunque sulla buona strada e questo esordio non può che far ben sperare per il suo futuro letterario.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'altra sete
  • Autore: Alice Torriani
  • Editore: Fandango Libri
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788860444516
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: Brossurato - 16,00 Euro

29 marzo 2015

Speciale Letteratura Latinoamericana: L'Eternauta - Francisco Solano López & Héctor Germán Oesterheld

Francisco Solano López (Buenos Aires, 26 ottobre 1928 – 12 agosto 2011) è stato un fumettista argentino.
La sua carriera di disegnatore inizia nel 1953 e due anni dopo conosce Oesterheld, con cui collabora per varie serie della Editorial Frontera (Ernie Pike, Joe Zonda) prima di conoscere il successo con L'Eternauta. Negli anni '60 si trasferisce in Europa, dove lavora nel Regno Unito e in Spagna per la Fleetway Publications, con cui pubblica Galaxus: The Thing from Outer Space, The Drowned World, Janus Stark, Kelly's Eye).
Tornato in seguito in Argentina, Solano López continua a lavorare su L'Eternauta, ma l'inasprimento della situazione politica lo costringe a tornare in Europa verso la fine degli anni '70.
In quel periodo cura la versione italiana del suo fumetto più famoso su riviste come LancioStory e Skorpio. Nel 2008 viene dichiarato “Personalità importante della cultura”.

Héctor Germán Oesterheld, fumettista nato a Buenos Aires il 23 luglio 1919, è uno dei più celebri desaparecidos argentini.
Laureato in geologia, continua comunque a coltivare la sua passione per la letteratura, in special modo quella per l'infanzia. Nel 1949 inizia la sua attività di sceneggiatore con la Editorial Abril su testate come Il sergente Kirk (disegnato da Hugo Pratt).
Nel 1957 fonda la Editorial Frontera e pubblica periodici come Hora Cero (nel quale apparve la prima storia di un altro fumetto molto conosciuto sempre disegnato da Pratt: Ernie Pike), che poi ospita anche quello che viene unanimemente considerato il suo capolavoro, L'Eternauta.
Il 21 aprile del 1977, accusato di essere un dissidente, viene prelevato dalla sua casa dai militari del regime, scomparendo nel nulla.


Quattro amici giocano a carte in una mansarda, nei dintorni di Buenos Aires. Improvvisamente cala il silenzio, fuori è iniziata una strana nevicata fosforescente: chiunque è toccato dagli strani fiocchi muore istantaneamente. E' l'inizio di una lotta per la sopravvivenza contro una terribile invasione aliena. L'Eternauta, il fumetto capolavoro di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López, arriva finalmente in Italia nella sua edizione definitiva, con le immagini restaurate a partire dalle tavole originali.

Recensione

Uscito a puntate verso la fine degli anni '50 e riveduto e corretto più volte nel corso dei decenni seguenti - anche da altri autori -, L'Eternauta di Solano López e Oesterheld è considerato una pietra miliare del fumetto sudamericano e mondiale, soprattutto per la forte carica antimilitarista che ne fece un simbolo della dissidenza contro la dittatura argentina.

La vicenda inizia con la comparsa di un uomo davanti alla scrivania di un disegnatore di fumetti (lo stesso Solano López). Dopo alcuni attimi di smarrimento, il visitatore si presenta:

“Potrei darti centinaia di nomi. E non ti mentirei. Tutti sono stati miei.”
e intraprende la narrazione di un'inusuale nevicata fosforescente sulla città di Buenos Aires; i fiocchi, anche con il solo contatto, uccidono tutti gli esseri viventi che si trovano all'aperto. Il protagonista, che poi verrà chiamato per tutta la vicenda con il suo nome originale, Juan Salvo, è riuscito a mettere al riparo se stesso e la sua famiglia, ma da da questo momento la loro vita cambia per sempre.
Cosa sta succedendo? Con una tuta da sub completamente ermetica riuscirà a uscire per esplorare la città e scoprirà che è stata invasa da una forza aliena superiore.

L'Eternauta, a decenni di distanza dalla sua uscita, lascia meravigliati: un lettore poco avvezzo al fumetto o magari sovraccaricato da manga o comics “commerciali” dalle trame trite e dai colpi di scena telefonati ma estremamente veloci, potrebbe abbandonare l'opera dopo una ventina di pagine. Troppo dettagliati i dialoghi, troppo serrate le scene e troppo antiquati i disegni in bianco e nero.
Eppure, nonostante all'epoca fosse uscito - come detto prima - a puntate, negli anni '80 in Italia c'era giàe una rivista che portava lo stesso titolo: da ciò si può immaginare quanto la serialità non abbia inficiato più di tanto la fluidità narrativa creata da Oesterheld, i cui colpi di scena sono precisi eppure inaspettati tanto da non far staccare il lettore dalle pagine. Tornando ai disegni, invece, Solano López riesce a ottenere un livello di dettaglio dei volti, delle figure anatomiche e degli sfondi incredibile, avanti di decenni rispetto al periodo, tanto da influenzare una generazione successiva di disegnatori.

Il valore de L'Eternauta, insomma, non si esaurisce con l'ultima pagina: grazie alla 001 Edizioni è possibile riscoprire tutti i retroscena che stanno dietro a sequel, storie collaterali e aggiornamenti continui, che in definitiva hanno continuato ad alimentare il mito di un'opera dal forte contenuto politico (per il quale Oesterheld e la sua famiglia pagarono anche con la vita). Fantascienza non solo da intrattenimento ma anche da riflessione, quindi, come sempre meno se ne vede in giro, L'Eternauta è un gioiello di altissimo valore.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'Eternauta
  • Titolo originale: El eternauta
  • Autore: Francisco Solano López & Héctor Germán Oesterheld
  • Traduttore: Gigliola Viglietti
  • Editore: 001 Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788896573273
  • Pagine: 380
  • Formato - Prezzo: Cartonato, B/N - 40,00 Euro

26 febbraio 2015

Speciale Letteratura LGBT: Memorie di Adriano - Marguerite Yourcenar

Marguerite Cleenewerck de Crayencour (vero nome di Marguerite Yourcenar) nasce nel 1903 a Bruxelles. La madre, una nobile belga, muore pochi giorni dopo il parto e la piccola Marguerite viene educata privatamente dal padre che la porta con sé nel nord della Francia. Bambina prodigio, neanche adolescente impara il latino e il greco e a soli diciassette anni pubblica la sua prima opera, Le jardin des chimères, con lo pseudonimo di Marg Yourcenar (il cognome è un anagramma di quello reale, Crayencour).
Nel 1924 visita Roma e soprattutto Villa Adriana, dove inizia la stesura dei taccuini di appunti di Memorie di Adriano, il suo capolavoro qui recensito, che verrà pubblicato nel 1951, dopo un periodo buio per l'autrice. Nel 1937 incontra l'americana Grace Frick, che sarà poi la sua compagna per il resto della vita, e nel 1939 si trasferisce negli Stati Uniti, di cui prenderà la cittadinanza nel 1947.

Dopo l'uscita di Memorie di Adriano, la Yourcenar inizierà a viaggiare per il mondo, ma l'aggravarsi delle sue condizioni di salute e di quelle di Grace la costringeranno a fermarsi. Dopo la morte della compagna, avvenuta nel 1979, la Yourcenar viene consacrata come icona della letteratura francese, prima con l'elezione nell'Académie Française nel 1980 (prima donna della storia) e poi con la pubblicazione nel 1982 delle sue opere nella Bibliothéque de la Pléiade, collana della Gallimard. Sempre in quegli anni incontra Jerry Wilson, ragazzo molto più giovane di lei, che diventerà il suo accompagnatore fino alla di lui dipartita a causa dell'AIDS.
Nel 1987 Marguerite Yourcenar muore a Mount Desert, negli Stati Uniti, lasciando alla letteratura opere come Come l'acqua che scorre (1982; ed. italiana Einaudi), L'opera al nero (1968; ed. italiana Feltrinelli), Alexis o il trattato della lotta vana (1929; ed. italiana Feltrinelli), Mishima o la visione del vuoto (1981; ed. italiana Bompiani), oltre a Memorie di Adriano.


"Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo", dice di sé Adriano, questo personaggio così raffinatamente calato nella sua epoca, eppure così vicino al tormento di ogni uomo, di ogni tempo, nell'accanita ricerca di un accordo tra felicità e logica, tra intelligenza e fato. Il capolavoro di Marguerite Yourcenar unisce al cesello perfetto della ricostruzione storica il coraggio di presentare a tutto tondo un grand'uomo, l'altezza del suo pensiero, la disponibilità intellettuale, le intuizioni profetiche, donandoci non già un saggio erudito, ma un libro dei giorni nostri, e dei giorni a venire. Perché, come ha scritto la Yourcenar, "non siamo i soli a guardare in faccia un avvenire inesorabile". I taccuini di appunti dell'autrice (annotazioni di studio, lampi di autobiografia, ricordi, vicissitudini della scrittura) perfezionano la conoscenza di un'opera che fu pensata, composta, smarrita, corretta per quasi un trentennio.
La nota della traduttrice, Lidia Storoni Mazzolani, ci regala la storia di un'amicizia nata lavorando insieme alla versione italiana. Con la cronologia della vita e delle opere e la bibliografia essenziale.

Recensione

Memorie di Adriano è con tutta probabilità il lavoro più conosciuto della bibliografia di Marguerite Yourcenar, prima donna eletta all'Académie française nel 1980. Nelle sue pagine l'autrice narra quel periodo di fulgore senza pari che l'impero romano visse sotto la guida di Publio Elio Traiano Adriano (117d.C. - 138 d.C) attraverso le sue stesse parole in una sorta di memoriale crepuscolare. Infatti, nonostante gli sforzi dell'imperatore, rivoluzioni e caos cancelleranno la cosiddetta “pax romana” tanto cercata e tanto effimera. In tutto questo, gli intrighi della sua corte e le passioni dell'uomo si intrecciano con le riflessioni tanto amare quanto argute di un uomo intelligente e profondamente innamorato della cultura ellenica.

L'autrice riesce sapientemente a confezionare - in sei parti divise per periodo cronologico - la sineddoche di un impero tanto tormentato quanto avanzato culturalmente, usando la figura del suo uomo più rappresentativo. Grazie a un linguaggio solenne e semplice al tempo stesso, facilmente fruibile per tutti, le gesta dell'imperatore Adriano per lasciare un segno tangibile nella storia appassionano il lettore, ma quello che più colpisce è la profondità di un uomo solo che si sentiva “responsabile della bellezza del mondo”:

Il mio (ideale) era racchiuso in questa parola: il bello, di così ardua definizione a onta di tutte le evidenze dei sensi e della vista. Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo. Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate d’acque limpide, popolate da esseri umani il cui corpo non fosse deturpato né dal marchio della miseria o della schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare; volevo che gli alunni recitassero con voce ben intonata lezioni non fatue; che le donne al focolare avessero nei loro gesti una sorta di dignità materna, una calma possente; che i ginnasi fossero frequentati da giovinetti non ignari dei giochi e delle arti; che i frutteti producessero le più belle frutta, i campi le messi più abbondanti. (pag.125)
In queste parole utopiche, Adriano racchiude in sé tutto ciò verso cui l'umanità avrebbe dovuto tendere i propri sforzi invece che imbarbarirsi in continue lotte di potere, per le quali tra l'altro l'imperatore era sì scaltro ma poco appassionato, preferendo le arti e la cultura, specialmente quelle elleniche, che egli impersonò nel giovane Antinoo. Questi, figura chiave di tutta l'opera, fu fine ultimo di struggimento e passione molto superiore a quella che provava per la moglie o per tutte le altre persone che hanno gravitato nella sua vita, e paragonabile a quel legame che c'era tra Achille e Patroclo. Con l'immolazione del ragazzo neanche ventenne in un rituale religioso sanguinario - uno tra le centinaia che stavano devastando il Medio Oriente e al quale sembrava impossibile dare soluzione -, qualcosa si rompe nell'imperatore che da lì in avanti scende sempre più vorticosamente la china verso la vecchiaia e verso la consapevolezza che la vita gli sta sfuggendo di mano.

Affascinante, didattico e assolutamente da leggere, Memorie di Adriano fa riflettere su esistenza e morte attraverso una figura chiave della storia mondiale. La Yourcenar, raffinata autrice, ha creato un memoriale imponente destinato a rimanere per sempre come un grande classico.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Memorie di Adriano seguite da Taccuini di appunti
  • Titolo originale: Mémoires d'Hadrien suivi de Carnets de notes de Mémoires d'Hadrien
  • Autore: Marguerite Yourcenar
  • Traduttore: Storoni Mazzolani Lidia
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Super ET
  • ISBN-13: 9788806600112
  • Pagine: 354
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,50 Euro

7 gennaio 2015

La vita sobria - AA.VV.

Euforia, malinconia, angoscia, dolcezza, rabbia, allegria inopportuna, l’alcol altera, nel bene e nel male. I racconti di quest’antologia affrontano un tale viaggio: uomini immersi nel corpo a corpo coi fantasmi delle proprie ossessioni o briosamente surfanti sul nonsense della vita, coppie a pezzi tenute insieme dallo scotch, apocalissi familiari consumate sullo sfondo di una macchia di vino sulla tovaglia.
Dribblando i facili cliché di condanna o celebrazione, La vita sobria ci offre un distillato narrativo dagli aromi saporiti e intensi, per estorcere al mondo un brandello di senso e carpire quel riflesso di sé sul fondo del bicchiere dopo che anche l’ultima goccia è stata bevuta.

Recensione

Raccolta di racconti scritti da autori vari, La vita sobria ha come filo conduttore – come si può ben intuire da titolo e sottotitolo – l'alcol. Non aspettatevi però delle copie pedisseque di Bukowski: si capisce fin da subito quanto gli autori abbiano il proprio stile personale e sappiano narrare una storia con un'originalità sempre più spesso, purtroppo, rara nel panorama italiano. Infatti, andando a spulciare le biografie degli autori a fondo libro, si nota che tutti hanno almeno un romanzo alle spalle. In più, molti di loro sono giornalisti o lavorano nell'ambito della letteratura e hanno premi letterari anche importanti alle spalle. Quindi niente errori di sintassi e rifinitura di ogni parola al limite della perfezione, grazie anche al curatore Graziano Dell'Anna.

Passando in rassegna le varie storie, tutte di qualità molto alta anche dal punto di vista della struttura narrativa, si può vedere come, più che l'alcol nelle sue varie sfaccettature, il reale filo logico dei racconti sia il male di vivere moderno, tema abusato in questi anni di crisi. Quel terreno paludoso che è formato dai luoghi comuni avrebbe potuto far impantanare gli autori rendendo questa raccolta stucchevole e già vista, ma tutto fila liscio come raramente capita in operazioni del genere. Insomma, belli e per niente scontati dal primo - Jet Lag di Chiara Durastanti - fino all'ultimo - Una questione d'orgoglio o di estetica di Filippo Tuena -, i racconti si fanno leggere tutti d'un fiato, con una menzione particolare per L'amore reclinato di Paolo Zardi, Il guscio vuoto di Olivia Corio, Limoncello di Gianni Solla e Gli eroi perfetti di Fabio Viola. Invece le idee dei racconti Sogni andati a male di Alessandro Turati e Tulipani di Stefano Sgambati avrebbero avuto bisogno di più pagine per svilupparsi pienamente. Non che la cosa li renda negativi, anzi, ma leggendo ci si rende conto che meritavano un approfondimento maggiore, quasi che questi siano degli antipasti per opere più lunghe. Anche per Caduta. Libera di Dario Falconi vale il discorso appena fatto, sia perché si sta parlando di una storia con personaggi realmente esistiti, sia per il taglio da biografia romanzata. Considerazioni differenti vanno fatte per Bere una bottiglia di vino nel multiverso di Francesco Pacifico: il ripetersi di un'azione con differenti varianti riesce a non risultare ripetitivo pur nella limitatezza delle pagine a disposizione, ma ha un effetto così straniante da lasciare interdetti e necessita di più ripassi per coglierne il senso.

In definitiva, questa raccolta merita molto, sia come lettura a sé stante sia come mezzo per scoprire gli autori che vi hanno partecipato. La vita sobria è un ottimo veicolo per far conoscere il nome della Neo Edizioni.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La vita sobria
  • Autore: AA.VV. 
  • Editore: Neo Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • ISBN-13: 9788896176283
  • Pagine: 160
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,00 Euro 

31 dicembre 2014

Speciale Autori Irlandesi: E un'altra cosa... - Eoin Colfer

Nato a Wexford il 14 maggio 1965, Eoin Colfer ha lavorato come maestro elementare e vissuto in Arabia Saudita, Tunisia e Italia prima di intraprendere la carriera di scrittore. Il suo primo libro, Benny e Omar - di cui manca ancora una traduzione italiana - è del 1998. Il successo, però, lo raggiunge nel 2001 con il primo libro della saga di Artemis Fowl (Artemis Fowl, Mondadori, 2001), a cui fanno seguito altri sette libri che lo consacreranno come autore per ragazzi e lo faranno entrare nella lista dei best seller del New York Times. In più, la Walt Disney Pictures sta lavorando all'adattamento cinematografico del primo capitolo della serie.
Nel 2008 gli viene commissionato il sesto libro della serie “Guida galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams, morto nel 2001, che uscirà poi nel 2009 in occasione del trentennale della prima edizione della Guida, e che nel 2010 verrà tradotto in Italia con il titolo E un'altra cosa... (2010, Strade Blu, Mondadori). Questo è il suo primo libro diretto ad un pubblico adulto.


Douglas Adams è morto prima di riuscire a scrivere il sesto episodio della Guida galattica per autostoppisti. Ma ora l'acclamato autore di bestseller Eoin Colfer è stato incaricato di rimettere in moto l'esilarante e scombinata banda di viaggiatori dello spazio. Arthur Dent, il leggendario protagonista della serie, ha ormai viaggiato in lungo e in largo per tutto lo spazio, avanti e indietro nel tempo. È saltato per aria, è stato riassemblato per bene, è entrato e uscito da cupe prigioni, è stato insultato più del necessario e - come c'era da aspettarsi - non è riuscito nemmeno lontanamente ad afferrare il senso della vita, dell'universo e di tutto il resto. Ora Arthur è tornato sulla Terra, lieto di pregustare finalmente una buona tazza di tè. Tuttavia la sua speranza è destinata a evaporare insieme agli oceani terrestri, perché il suo pianeta sta per saltare per aria, un'altra volta... In questo irresistibile romanzo, che è il sesto della trilogia (gasp!!!) della Guida galattica, incontrerete - tra l'altro - un pantheon di divinità disoccupate, un alieno verde in preda alle pene d'amore, un Presidente Galattico rinnegato e almeno un grosso pezzo di formaggio.

Recensione

E un'altra cosa... è il sesto libro della trilogia dedicata alla “Guida galattica per gli autostoppisti” e il primo scritto dopo la morte dell'autore, Douglas Adams. Infatti è l'irlandese Eoin Colfer a essere stato scelto per prendere in mano vecchi appunti e trasformarli in un vero e proprio romanzo. Compito improbo per uno scrittore conosciuto per le sue opere per ragazzi, tra le quali spicca la saga di “Artemis Fowl”. Fare un paragone è la prima cosa che balza alla mente prendendo in mano il libro, e, lo metto all'inizio della recensione a scanso di equivoci, Colfer riesce a far rimpiangere già dopo poche pagine la prematura dipartita di Adams.

Andiamo con ordine: Arthur Dent, Ford Prefect, Trillian e Random Dent riescono a fuggire dall'ennesima distruzione della Terra e si ritrovano ognuno in una dimensione parallela differente fatta su misura per loro. Dopo poco, però, finisce la pacchia e si ritrovano a dover cercare, insieme a Zaphod Beeblebrox e a Wowbagger l'Eterno Prolungato, altri terrestri superstiti. Di per sé, la trama dà l'idea di un susseguirsi di azioni e situazioni senza un vero bisogno logico, come a dire “faccio cose, vedo gente” in versione galattica. La storia non regala particolari colpi di scena e credo che nel giro di un paio di mesi non ricorderò nemmeno una scena degna di nota. In più, la prosa tenta di essere brillante ma non ha quell'arguzia che era tipica di Adams: molto spesso ho avuto la sensazione di leggere quella che sembrava poco più di una fan fiction, con le onnipresenti voci della Guida Galattica che, anche per spiegare il più stupido dei modi di dire, spezzano il ritmo narrativo di continuo.
Passando ai personaggi, qualcosa si può salvare: Zaphod è l'unico dei vecchi che non perde la verve nel passaggio di testimone e Thor è il migliore tra quelli introdotti da Colfer. Ovviamente non c'è niente che possa rimpiazzare il buon vecchio Marvin, l'androide paranoico. In fin dei conti l'autore irlandese non fa un buon lavoro nel rendere i vecchi personaggi, mettendoli praticamente in secondo piano per dar spazio stereotipi mal costruiti.

In conclusione, se da Guida Galattica per gli Autostoppisti hanno tirato fuori un film che oscilla tra il medio e il mediocre, da questo E un'altra cosa... non ci si potrebbe fare neanche cinque minuti di video. Da salvare ci sono pochi momenti – non male il colloquio di lavoro di Chthulhu - e una buona traduzione italiana, ma ai fan consiglio, se proprio si vuole rivivere lo spirito originale della Guida, di rivedere la vecchia serie Tv. A quelli che non hanno mai sentito parlare della trilogia in cinque volumi, che vadano a riprendersi i primi tre: Guida Galattica per gli Autostoppisti, Il Ristorante al termine dell'Universo e La Vita, l'Universo e tutto quanto.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: E un'altra cosa...
  • Titolo originale: And Another Thing...
  • Autore: Eoin Colfer
  • Traduttore: Giuseppe Iacobaci
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Strade Blu
  • ISBN-13: 9788804600091
  • Pagine: 350
  • Formato - Prezzo: Brossurato - 17,50 Euro
 

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