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12 ottobre 2009

Sorelle Materassi - Aldo Palazzeschi

In Sorelle Materassi, il celebre libro del fiorentino Aldo Giurlani, in arte Aldo Palazzeschi, si racconta la vicenda di due anziane ricamatrici zitelle, le quali si lasciano spogliare dei risparmi accumulati in lunghi anni di lavoro da un nipote, il bellissimo Remo. La loro decadenza economica è però ripagata dalla gioia esuberante del ragazzo, che dona loro l'illusione di partecipare in modo vitale all'esistenza. Nel romanzo, qui presentato nella sua edizione del 1960, Palazzeschi realizza pienamente quella sorta di peculiarità espressiva, tematica, linguistica e psicologica che lo porterà per tutto l'arco della sua attività letteraria a giocare e a "divertirsi" con i contrasti, conducendo la narrazione fra comicità e tragedia, fra il riso e la malinconia.

Recensione

Le sorelle Materassi? Perché le sorelle Materassi? Come mai Sorelle Materassi? Come fai a leggere Sorelle Materassi? Davvero le sorelle Materassi? Ebbene sì, Sorelle Materassi. Sapeste quante persone mi hanno chiesto ulteriori spiegazioni su ciò che mi ha spinto a leggere Sorelle Materassi. La spiegazione, non molto chiara anche a me, è però semplice: nessuna motivazione particolare: avrò letto qualche riferimento su questo libro in qualche altro libro di qualche altro autore cui mi affido spesso per ricevere ottimi consigli, oppure è un semplice ricordo studentesco, ricordo che può essere esplicitato nel modo seguente: "Palazzeschi è un autore divertente, semplice da studiare, e in più mi ha fatto prendere un buon voto in letteratura italiana!".
In definitiva diciamo che la simpatia studentesca per il Palazzeschi mi ha spinto a leggere Sorelle Materassi allorquando lessi un riferimento su tale libro in un altro. Ma interessa ben poco a me la causa che ha portato all'effetto di leggere Sorelle Materassi, figuriamoci a voi. Quello che in realtà le persone volevano non era sapere davvero il perché leggessi Sorelle Materassi, volevano esprimere tutta la loro incredulità verso un libro che non so per quale motivo trovassero strano che venisse letto da un giovane. Incredulità assolutamente ingiustificata dal fatto che nessuno di coloro che mi interrogò in tal senso aveva mai avuto nemmeno l'idea di leggere Sorelle Materassi, né mai lo leggerà.
Se mai ce ne fosse stato bisogno, l'incredulità veniva sottolineata da una smorfia nella fase interrogativa del dialogo. Tale smorfia consisteva nel portare gli occhi a raddoppiare il proprio diametro e le labbra ad assumere una leggerissima concavità verso il basso (ecco, esattamente come hai appena fatto), e ad una risatina molto simile a un ghigno nella fase esplicativa dello stesso. Tale risatina poteva ben essere considerata un concentrato di ironia, sarcasmo, e totale disinteressamento. Insomma dicevano: "Perché leggi Sorelle Materassi?", ma in realtà dicevano: "Non è punto normale che tu legga Sorelle Materassi!", con un punto esclamativo che poteva ben essere accompagnato da altri, ma ho preferito non esagerare con la punteggiatura.
Ciò che mi tratteneva dal mandare codeste persone ad espletare gli inalienabili bisogni cui l'essere umano è costretto, non è stata certo la mia altolocata educazione o la mia naturale dote di moderatore, ma un senso di egoismo: "avrò solo io il piacere di leggere questo capolavoro", mi dicevo. Così intendevo fare un dispetto a coloro che da me potevano essere riportati sulla retta via della ragione, ma che invece rimarranno prigionieri della loro errata concezione letteraria. Concezione letteraria che è per l'appunto questa: un libro sui vampiri è più realistico, più attuale, più interessante delle Sorelle Materassi. Insomma avessi letto un libro il cui argomento principale fossero vampiri, diavoli, robot avrei ricevuto unanime plauso, mentre due sorelle cucitrici di bianco e corredi da spose hanno suscitato unanime condanna.

Suppongo vi starete annoiando con tutte queste frasi che nulla hanno a che vedere con il libro in questione, anche perché se non mi avete già abbandonato sarete senza dubbio tra le persone che nessun pregiudizio nutrono verso il Palazzeschi. Orsù quindi diamo inizio alle danze: il libro è quanto di più realistico io abbia mai letto. Leggendo il libro non ho potuto fare a meno di pensare a quante sorelle Materassi ci sono in giro per il mondo, e corrispondentemente quanti Remo, per non parlare delle Giselde che tendono ad aumentare in modo vertiginoso, a discapito delle Niobe in controtendenza ma pur sempre presenti ancora in buon numero. Forse i personaggi sono troppo spigolosi - con spigolosi intendo dire che le caratteristiche che li contraddistinguono sono forse troppo accentuate -, sicuramente sono delle caricature di personaggi reali. I personaggi del libro sono a tinta unica, nel senso che le sorelle Materassi sono troppo sorelle Materassi, Remo è troppo Remo, Niobe troppo Niobe e Giselda troppo Giselda. Nella realtà invece una sorella materassi è anche a sua volta Remo, Niobe e Giselda, con uno di questi personaggi che emerge maggiormente.

Il tutto è molto divertente e tuttavia molto triste, a causa del riscontro reale che se ne può fare del libro, forse tu che stai leggendo sei uno di questi personaggi, sicuramente ne sarai un misto, come lo sono io che scrivo, mi auguro solo che dalla macedonia di questi personaggi ne sia uscito qualcosa di buono o di non troppo cattivo sia per me che scrivo sia per te che leggi. Non riesco a spiegarmi di come abbia potuto dimenticarmi di Palle, l'inseparabile amico di Remo. Anche lui è un personaggi molto reale, che, sono sicuro, conoscendolo bene mi perdonerà per averlo dimenticato. Naturalmente anche lui fa parte della precedentemente citata macedonia che costituisce il mondo reale, che tirate le somme si rivela essere più triste dell'assurdo mondo che Palazzeschi dipinge in Sorelle Materassi, cucitrici di Bianco e corredi da spose.

Dettagli del libro

  • Titolo: Sorelle Materassi
  • Autore: Aldo Palazzeschi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2001
  • Collana: Oscar Scrittori Moderni
  • ISBN-13: 9788804493051
  • Pagine: 305
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,00 Euro

1 ottobre 2009

L'Aleph - Jorge Luis Borges

Un pensiero insieme lucido e appassionato guida questi racconti, nei quali un invenzione ardente e temeraria tocca, con esito spesso drammatico o patetico, temi universali: il tempo, l'eternità, la morte, la personalità e il suo sdoppiamento, la pazzia, il dolore, il destino. Temi universali uniti al sentimento dell'unicità irripetibile dell'esperienza individuale, in uno scrittore che si presenta innanzitutto, sotto l'aspetto dell'eleganza.


Recensione

E' con angoscia, stanchezza, e sfiducia che mi appresto a stendere nero su bianco il commento de L'Aleph. Nonostante ciò non mi tirerò indietro e non mi muoverò da questa scomoda posizione fino a che non riuscirò a trovare la chiave giusta per la stesura di questo importante documento, con la deprimente consapevolezza che il risultato finale non riuscirà ad intrappolare in modo soddisfacente, adatto e conformante la giusta serie di caratteri che il libro merita di ottenere.

Con questo non voglio dire che quello che mi accingo a scrivere sarà un commento meno appropriato che fuorviante, no, quello che voglio dire è che non riuscirò a scrollarmi di dosso questa sensazione di angoscia, stanchezza e sfiducia cui mi ha portato il libro e che questa rimarrà indecifrata. E', inoltre, con le gote rosse, il volto basso, e un totale senso di inettitudine che mi trovo a confessare l'atroce delitto: più volte l'angoscia della lettura mi ha portato a chiedermi se non fosse stato meglio riporre nell'oblio il libro, interrompendone la lettura e cercando di dimenticare il tutto, considerandolo solo come un brutto sogno che una volta feci e di cui mi è rimasto solo un fastidioso senso di disagio. Non ho, per mia fortuna, dato seguito a tali pensieri, non per orgoglio né per follia, ma solo perché dietro il sottile velo di angoscia che si creava inesorabilmente in ogni racconto era presente una deliziosa aura di fascino, a volte meno viva e altre scintillante.

Sostenere un racconto di Borges risulta essere una impresa più fisica che mentale: Borges ti stravolge con i suoi giochi logici, con i suoi riferimenti, con il suo tenere sempre il racconto sospeso tra la realtà e la fantasia, il cui contesto non si rivela mai prima della fine del racconto, lasciandoti per il periodo precedente la rivelazione in uno stato di stordimento, di incredulità, ed anche di contrarietà. Turbato e affascinato rileggo con maggiore attenzione il racconto; la rilettura ha l'importante compito di spazzare via ogni turbamento attutendo tuttavia il fascino insito nel racconto, con Borges questa prassi non viene rispettata: sia il turbamento che il fascino rimangono tali ed in più si impone una ulteriore minuziosa lettura di alcuni passi topici del racconto; sconfitto anche in questa terza rilettura comprendo che il turbamento rientra nella normalità delle cose e che il fascino non può che aumentare. La mia battaglia somiglia sempre di più ad una disfatta. L'Aleph mi risulta indecifrabile, il mio fisico è spossato e la mia mente è ancora intrappolata nel racconto, comincio a pensare che non riuscirò a tirarne una buona, che soltanto si avvicini a quello che voglio dire. Occorrerebbe guardarsi dentro, perché è dentro che rimane la chiave di lettura, ma il mio commento ne è rimasto fuori: prova a sbirciare attraverso il buco della serratura, ma quello che vede serve solo a far capire che la chiave c'è ma che è dall'altra parte della porta è che in queste posizioni continueranno a guardarsi come degli estranei per l'eternità.

So che avevo promesso, ma ahimè non potrò mantenere la promessa, ci ho provato in tutti i modi ma il libro non ne voleva sapere di essere commentato, ed alla fine ho ceduto: non l'ho commentato, non muoverò un carattere per spingervi a leggere questo libro o per allontanarvene l'idea, questo perché so che sarebbe totalmente inutile: sarà L'Aleph a decidere. Lui ha deciso per me, deciderà anche per voi, a me non resta che pensarci ancora un po' e solo quando lo avrò pienamente digerito passare ad un altro libro di Borges.

Dettagli del libro

  • Titolo: L'Aleph
  • Titolo originale: El Aleph
  • Autore: Jorge Luis Borges
  • Traduttore: Francesco Tentori Montalto
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Universale Economica
  • ISBN-13: 9788807803345
  • Pagine: 179
  • Formato - Prezzo: Paperback - 6,50 Euro

17 settembre 2009

Gargantua e Pantagruele - François Rabelais

Questo libro è un miscuglio inesplicabile, un mostruoso miscuglio di fine e ingegnosa morale e di bassa corruzione. Dove è brutto va di là dal peggiore: è l'incanto della canaglia; dove è buono va fino allo squisito e all'eccellente e può essere un cibo dei più delicati.




Recensione

L'autore del presente articolo, nello scusarsi anticipatamente nell'eventualità in cui il lavoro della sua penna possa recare incresciosi disturbi o disgustosi giudizi, ci tiene a precisare la non paternità delle frasi riportate in corsivo di seguito in questa recensione, in quanto la paternità di tali frasi, quelle riportate in corsivo di seguito in questa recensione, è da attribuire esclusivamente all'autore del testo di cui l'articolo dell'autore precisante è oggetto. Tali frasi riportate in corsivo di seguito in questa recensione, la cui paternità è da attribuire all'autore del testo di cui l'articolo dell'autore precisante è oggetto, non sono state inserite per giuoco o per diletto né per impressionare o scandalizzare i lettori eventualmente già anticipatamente degnati di sincere scuse da parte dell'autore dell'articolo cui oggetto è il testo dell'autore, padre delle frasi riportate in corsivo di seguito in questa recensione, bensì per mettere in evidenza la caratteristica stilistica del testo, cui autore è il padre delle frasi riportate in corsivo, oggetto della presente recensione dell'autore precisante nonché anticipatamente scusante.

Bevitori infaticabili,e anche voi impestati preziosissimi statemi a sentire: questi cinque libri della molto spaventevole vita sul grande Gargantua, padre di Pantagruele e Pantagruele, Re dei Dipsodi, restituito al naturale con le sue gesta e prodezze spaventevoli sono semplicemente:
luculliani, farseschi, scurrili,
abbondanti, burleschi, inverecondi,
succulenti, grotteschi, lascivi,
pantagruelici, bizzarri, impudichi,
lauti, buffoneschi, sozzi,
abbondanti, esilaranti, lubrici,
gargantueschi, folcloristici, sboccati,
succulenti, spassosi, disinibiti,
giganteschi, paciocconi, licenziosi,
ma anche:
enciclopedici, parodistici, trascgressivi,
poliedrici, caricaturali, sovversivi,
dotti, satirici, disinibiti,
versatili, canzonaturali, eccentrici,
eclettici, faceti, anticonformisti.

Ma procediamo con ordine. Questi cinque libri, tutti rigorosamente condannati dalla egregia università della Sorbona, sono un affresco, sfruttando un vocabolo, già inserito precedentemente, cosa che potrebbe benissimo capitare nuovamente in seguito vista la mole di vocaboli già utilizzati, mi asterrò quindi dallo scusarmi per ogni ripetizione e fatemi il piacere di considerare le scuse che mi accingo a presentarvi anticipatamente, valide anche per il proseguo, scusatemi, sono dicevo un affresco caricaturale della società. Quanto mai attuale, tale affresco ci presenta in modo enciclopedico i classici che costituiscono la base e l'ispirazione di molti spassosi episodi.

Possiate voi, come Sodoma e Gomorra, precipitare in zolfo, in fuoco ed in abisso se solo dubitate delle mie affermazioni, ma anche per i più infedeli presenterò una lista di autori da cui Alcofribas Nasier e Francois Rabelais hanno preso spunto:
Plinio, Aristotele, Seneca,
Colonna, Luciano, Cicerone,
Pompeo, Erasmo, San Tommaso,
Plutarco, Democrito, Virgilio,
Livio, Eliano, Omero,
e preferisco fermarmi qui per non fare un uso smodato ed incivile della vostra inusitata e pantagruelica pazienza.

Tale allegoria, non poteva che essere estremamente dilettevole: dilettevole negli episodi, dilettevole nello stile, dilettevole nei banchetti, dilettevole nei menù, dilettevole financo nei titoli dei capitoli. Potrei anche qui presentarvi qualche esempio atto a testimoniare la veridicità delle mie affermazioni, ma nella società puritana di oggi rischierei di essere censurato ed accusato di impudicizia, quindi come del resto fa anche Rabelais vi dico: vi venga il cacasangue con le creste di gallo su per il buco del culo, filiformi e a cavolfiore, con belle ragadi variegate e rinfocolate dal mercurio, nel caso non crediate fermamente in tutto ciò che io vi racconto in questo qui presente e vero commento.

Detto di Pantagruele e Gargantua, o forse non ho detto nulla, ma mica vi posso raccontare tutto? Dovrete pur leggerlo no? Quindi, detto ciò non possiamo dimenticare di parlare di Panurgo, vero protagonista degli ultimi tre libri, che si sarebbero benissimo potuti chiamare: dei detti e fatti eroici di Panurgo. Panurgo è un piccolo ilare diavolo burlone, ha tutti i vizi che la società condanna e nessuno dei pregi che la società promuove, è:
impertinente, fifone, presuntuoso
volgare, turlupinatore, approfittatore,
vero e proprio Franti delle vicende di Gargantua e Pantagruele, o meglio Franti è il Panurgo del libro Cuore, Eco dixit,
imbroglione, cagasotto, pacchiano
affettato, calcolatore, petulante,
spudorato e naturalmente il più simpatico della allegra orda.

Non posso che finire con un interrogativo che si poneva Rabelais, a cui voi egregi lettori saprete senz'altro rispondere: Ma se il mio arnese pisciasse un liquore come questo lo succhiereste?

Dettagli del libro

  • Titolo: Gargantua e Pantagruele
  • Autore: Francois Rabelais
  • Traduttore: Mario Bonfantini
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 1993
  • ISBN-13: 9788806131890
  • Pagine: 880
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,15 Euro

27 luglio 2009

Le interviste impossibili: Pamela B


Le interviste impossibili


Il cliente ha sempre ragione. Se un cliente presenta un reclamo, noi non possiamo fare altro che accoglierlo. Questo perché noi siamo al servizio del cliente lettore nostro affezionato, e se involontariamente abbiamo recato disturbo anche a uno solo di voi ce ne scusiamo profondamente e siamo disposti a fare tutto il possibile per ottenere il vostro perdono. Quest'altro perché, sia ben chiaro, la nostra è una redazione seria. Ci teniamo a chiarire ciò perché, qualche giorno fa, ci è pervenuta una protesta da parte di un famoso personaggio letterario. Il personaggio letterario in questione è Lady Pamela B che voi tutti conoscerete per essere stata la protagonista di un famoso romanzo di Richardson. La Signora in questione si è lamentata per il trattamento ricevuto in un recente articolo pubblicato dal ghetto. Naturalmente la redazione sta dalla parte della lettrice, e per farsi perdonare ha allontanato per alcune settimane l'autore dell'articolo incriminato, reintegrandolo solo dopo aver verificato la veridicità del suo pentimento, ed ha invitato la signora Pamela B a presentarsi negli studi della redazione per rilasciare una intervista atta a redimere la sua figura impudicamente sporcata dalla negligente penna del signor Torrismondo. Siamo felici di annunciare che la signora Pamela B ha accettato l'invito. La redazione ha inoltre pensato bene di far intervistare la reclamante dal reo autore dell'articolo incriminato.



Il personaggio


Pamela è un personaggio di notevole successo della letteratura inglese. Serva quindicenne presso Lady B, alla morte di quest'ultima prenderà servizio presso suo figlio, Mr B, che cercherà in ogni modo di sedurla (anche con la forza), ma invano. La virtù della serva Pamela verrà infine premiata con il matrimonio con Mr B, dal quale avrà sette figli (Pamela II). Pamela è insomma il ritratto del virtuosismo, delle buone maniere, e della bontà, degna erede quindi della signorina Eugenie Grandet, intervistata per la nostra prima intervista impossibile.



L'intervista


Raimondo Torrismondo: Buongiorno, Lady Pamela, è un vero piacere avere l'onore di poterla intervistare!

Lady Pamela B: Non creda di poter prendere in giro Lady Pamela come ha fatto con quella stupida di Eugenie...

T: Prenderla in giro non è assolutamente nelle mie intenzioni, come del resto non penso di aver assolutamente preso in giro la signora Eugenie.

P: Non proferisca quisquilie, lei è quell'idiota che mi ha profondamente offeso in un recente articolo...

T: Mi scuso ancora, non era certo nelle mie intenzioni offenderla, e siamo qui per farci perdonare e chiarire la posizione della redazione nei suoi confronti.

P: Ma lei non la smette mai di dire scemenze? Immaginavo fosse un essere ridicolo, ma non fino a questo punto.

T: Insomma, noi l'abbiamo invitata a venire a spese della redazione, le abbiamo fatto avere, come da lei richiesto, quattro guardie del corpo, un chirurgo, un fabbro ed un killer professionista, abbiamo assecondato ogni suo stupido cruccio, tutto questo per permetterle di redimere la sua posizione che, lei sostiene, è stata profondamente danneggiata da un nostro articolo. Quindi ora se è sua intenzione proseguire con l'intervista saremo lieti di farlo, altrimenti è stato un piacere. Decida lei!

P: E va bene, non se la prenda mica, Lady Pamela si stava semplicemente levando qualche sassolino dalla scarpa.

T: I sassolini sono finiti?

P: Finiti! Lo prometto!

T: Va bene, allora ricominciamo daccapo, ma con approccio opposto. Buongiorno, Lady Pamela, è un vero onore avere il piacere di poterla intervistare...

P: Lo credo bene, per la rubrica Le interviste impossibili è un vero salto di qualità, passare da una stupida come Eugenie a un vero grande personaggio come lo è Lady Pamela.

T: Naturalmente lei si prende la responsabilità di ogni sua affermazione, la redazione si limita esclusivamente a riportarle sul blog. Dico questo per evitare ulteriori fastidiosi reclami. Ma passiamo alla prima domanda. Noi tutti della redazione siamo rimasti basiti e parecchio incuriositi dalle sue originalissime richieste: Quattro guardie del corpo! Chi è che potrebbe voler minare la sua incolumità?

P: Che domanda stupida! Chiunque vorrebbe minare la mia incolumità, la mia sicurezza, la mia vita, la mia Verginità.

T: La sua verginità? Ma non mi dica che lei è ancora...

P: Queste non sono domande da fare ad una signora come Lady Pamela, ad ogni modo la risposta è si.

T: Ma alla fine del romanzo lei realizza il suo sogno di sposarsi con Mr B, e nel suo meno conosciuto seguito avrà sette figli con suo marito...

P: Il signor Richardson doveva pur fare qualcosa per mantenersi, e ha preferito regalare ai lettori un finale diverso dalla logica realtà. Logica realtà che è la seguente: La verginità di Lady Pamela non potrà mai essere violata. Mr B ha capito, e ora siamo felicemente sposati, anche se ci vediamo assai di rado.

T: Quindi il matrimonio non è stato consumato?

P: Assolutamente no! Che orrore!

T: Va bene, mi sembra di capire che l'argomento non riscuote il gradimento di Lady Pamela. Cambiamolo. Non posso fare a meno di constatare che lei è ancora in ottima forma fisica e di una bellezza rara...

P: La ringrazio, questo è quello che si ottiene quando è mantenuta intatta la propria purezza.

T: Si, ma allora non mi spiego perché abbia chiesto l'utilizzo di un chirurgo...

P: Ma non oserà mica pensare che io possa circondarmi di quattro guardie del corpo senza farle adeguatamente evirare?

T: Ah, certo! Mi chiedo come ho fatto a non pensarci prima. Che stupido, pensavo volesse farne un uso proprio, sa la chirurgia moderna fa miracoli...

P: Mi sa che lei è davvero stupido. Tuttavia devo dire che la vostra tecnologia non mi ha lasciato indifferente.

T: In che senso?

P: Be', presumo che ora mi chiederà del perché abbia richiesto un fabbro...

T: E' esattamente ciò che volevo sapere...

P: La risposta è molto semplice. Approfitto del fatto di essere venuta in questa era tecnologica per farmi costruire una cintura di castità all'ultima moda. Son sicura che susciterà l'invidia delle mie amiche del circolo delle Non-la-darò-mai-a-nessuno.

T: Ma lei lo sa che ogni fabbro possiede una copia delle chiavi delle cinture che costruisce?

P: Ed è appunto questo il motivo per il quale Lady Pamela ha assoldato un killer professionista.

T: Insomma, un piano perfetto. Non crede che le contromisure prese siano leggermente esagerate?

P: Assolutamente no. Lei forse non ha letto bene quello che ho passato io in quelle oltre seicento pagine di romanzo. Per me viverle è stata una cosa mostruosa.

T: La capisco, invece, mi creda: anche per me leggerle è stata una atroce tortura. Deve però capire che non tutti gli uomini sono dei mostri.

P: Questo lo dice lei. Io ho la mia ultracentennale esperienza in merito e non mi farò certo consigliare da un pivellino come lei.

T: Rimaniamo dunque nelle nostre convinzioni e cambiamo nuovamente argomento: che idea s'è fatta del mondo d'oggi, in questi pochi giorni in cui ci ha fatto l'onore di visitarci?

P: Devo confessare di essere caduta nello sconforto quando ho saputo che il circolo delle Non-la-darò-mai-a-nessuno non esisteva più già da un pezzo, scioltosi per grave carenza di adepti, ma sono rimasta ancora più basita nel sapere che nessuno ha intenzione di crearne uno nuovo sulle stesse solide basi. Non ho potuto fare altro che constatare infine che quella in cui vivete è una società fondata sul peccato.

T: Una visione esageratamente cupa della nostra socievole società. Lei non ha colto il fatto che la donna è finalmente libera e, soprattutto, può ritagliarsi un posto in società semplicemente con le propria qualità, la propria intelligenza e le proprie capacità.

P: E in questo non ci vedo nulla di nuovo. Non esiste altro modo per entrare in società che quello di sposare l'uomo giusto, esattamente come ho fatto io, e per fare questo bisogna naturalmente avere tante qualità come saper cucire, cantare, e mantenere sempre le buone maniere.

T: Il suo ragionamento non fa una piega, quindi non mi rimane che darle pienamente ragione. Per quel che mi riguarda, penso che la sua immagine sia stata completamente redenta. O almeno penso sia uscita da questa intervista la sua immagine più vera. Lei è soddisfatta dell'intervista, o vuole aggiungere qualcos'altro?

P: Certo, Lady Pamela ci tiene a precisare che Lady Pamela ha avuto il permesso per rilasciare questa intervista dal fedele marito di Lady Pamela, che è dovuto rimanere in una casa con le luci rosse per improrogabili impegni di lavoro. Lady Pamela dice questo perché non vorrebbe, Lady Pamela, che qualcuno pensasse che Lady Pamela vada in giro senza il marito di Lady Pamela: scoppierebbe uno scandalo tanto grande quanto ingiusto nei confronti di Lady Pamela.

T: Adesso penso sia stato detto tutto. Posso avere l'onore di baciarle la mano?

P: Certo, aspetti un attimo che chiamo il chirurgo, che dovrebbe ancora essere nelle vicinanze, e dopo potrà senz'altro farlo.

T: No, lasciamo perdere il baciamano, tanto ormai non si usa più, va benissimo anche un saluto a distanza. E' stato un vero piacere poterla intervistare. Felice ritorno alla sua amata puritana era e al suo amato claustrale circolo.

P: E' stato un piacere assolutamente mio far capire a questo mondo perverso chi in realtà sia Lady Pamela.

17 luglio 2009

Attenzione: libreria in rifacimento

Ci sono momenti della vita in cui si rende necessario un cambiamento più o meno drastico. Molti vorrebbero cambiare drasticamente vita, ma non potendolo fare o non avendone il coraggio si accontentano di gesti simbolici. Ed ecco che ci si ritrova completamente rigenerati grazie a un taglio di capelli all'ultimissima moda, oppure stravolgendosi il look, altri invece sprecano le loro energie nel cambiare radicalmente la disposizione dei mobili di casa. Io dal canto mio, in questi momenti, rispolvero dal cassetto il solito sogno: diventare fattore di una fattoria in Australia, con pinguini, giraffe, koala, canguri e tanti altri animaletti simpatici. Sogno, questo, sicuramente anacronistico, démodé, poiché era un sogno in auge ai tempi coloniali di Dickens, e utopistico in quanto la mia esperienza in questo campo latita in maniera irrecuperabile (l'animale che meglio conosco è il pollo arrosto, preferibilmente con le patatine). Meglio lasciar perdere. Anche io mi accontenterò di un gesto simbolico. Ma quale? Osservo la mia libreria e con quale orrore noto che il libro Cuore è stato messo accanto a Diario minimo di Umbero Eco. Ecco cosa farò: cambierò la disposizione dei libri nella mia libreria.


Vediamo un po'. Come potrei risistemare la libreria? Ecco. Potrei costruire una torre di babele di libri di diverso genere ed epoca. Per fare ciò è indispensabile una base solida. Ci sono ben tre modi per costruire una base solida. Una base solida ideale, costituita da quei libri che hanno segnato la storia della letteratura, e la mia personale formazione: Mastro Don Gesualdo e Pinocchio potrebbero sicuramente costituire una solida base ideale. Ma una base solida reale deve essere costituita, per chiari motivi di consultabilità, da quei particolari libri che tutto fareste fuorché rileggerli o da quegli altri libri presenti nella vostra libreria da secoli e che da secoli non riuscite a trovare il coraggio di cominciarli, spaventati dall'enorme peso storico e fisico: alla prima categoria appartengono I promessi sposi e Robinson Crusoe, mentre della seconda fanno parte Notre Dame de Paris e Guerra e pace. Ma pensandoci bene credo sia molto scomodo e disagevole l'utilizzo delle libreria secondo questa configurazione. Questo perché mi priverei della possibilità di affrontare facilmente delle riletture senza il rischio di ledere profondamente l'equilibrio della torre stessa.


Sapete, mi intriga parecchio una sistemazione a spirale che avrebbe una duplice lettura: dall'esterno verso l'interno simboleggerebbe la lettura, ovvero un chiudersi in se stesso circondati da infiniti caratteri disposti in modo tale da inebriare i sensi del lettore; dall'interno verso l'esterno per un effetto domino, a simboleggiare i libri che devi leggere per abbattere il pessimo ricordo dell'ultimo malcapitato libro: Dracula. Questa sistemazione mi piace molto, ma non ho ancora capito quanti libri sono necessari per adempiere al secondo scopo della spirale, e ho il triste presentimento che possano essere tanti, troppi, e quindi lo spazio necessario diventerebbe esorbitante. Anche questa disposizione è destinata, quindi, ad essere inesorabilmente ricusata.


Abbandonerò ogni proposito di originalità, e li risistemerò nella libreria. Dovete sapere che la mia libreria ha una particolarità, possiede uno scrigno segreto, apribile solo attraverso una chiave segreta, una parola d'ordine, un riconoscimento vocale, una scansione del bulbo oculare e naturalmente una maniglia. In questo caso non vi mostrerò alcuna foto per chiari motivi di sicurezza e per fare in modo che lo scrigno segreto possa ancora essere segreto, cosa di cui, statene certe ne va segretamente fiero. Potrei riporre in questo scrigno quei libri che più ho amato come I fiori blu o Il visconte dimezzato, oppure quei libri che voglio assolutamente dimenticare come La bestia umana e Il codice Da Vinci: nel primo caso mi toglierei il piacere di rileggere in qualsivoglia momento questi piccoli capolavori, nel secondo caso invece rischierei sul serio di dimenticarli col rischio di affrontarne una nuova masochistica rilettura. Meglio lasciarli tutti in bella vista, i primi per poterli facilmente riprendere, i secondi per mantenere la consapevolezza di avere un libro brutto in meno da leggere.


Appurato che non farò uso dello scrigno, la prima domanda che ci si pone è il modo in cui classificare i libri. Classificarli in ordine alfabetico mi pare riduttivo, è come giudicare un libro dal numero di caratteri o un quadro dalle dimensioni: La fattoria degli animali e La gioconda insegnano. Stiamo parlando di arte mica di oggetti. Non li sistemerò in ordine alfabetico. Non se ne parla di disporli per genere: non si può giudicare Il paradiso degli orchi semplicemente come un giallo, o Il Gattopardo come un romanzo storico. Allora li classificherò istintivamente, cercando di collegare ogni libro al libro che lo segue e che lo procede, un po' come fanno i telegiornali, a volte in modo un tantino forzato (come collegare un bombardamento ad una bomba sexy). Inizierò con David Copperfield per omaggiare il mio sogno dickensiano precedentemente descritto. Qui potrei intraprendere due strade: dedicarmi alle saghe familiari con La casa degli spiriti e Cent'anni di solitudine oppure, come farò, inserire l'unico scrittore che riuscì nell'impresa di spezzare l'egemonia di Mr Dickens. Sto chiaramente parlando di Thackeray e del suo La fiera della vanità, seguito naturalmente dal fantastico dittico Il piacere - Il ritratto di Dorian Gray, ovvero la poesia al servizio della prosa, e per rimanere in tema poetico come non farli seguire da L'Orlando furioso? Il poema cavalleresco per eccellenza non può che essere seguito dalla più grande parodia della storia delle parodie: Don Chisciotte della Mancha. Il personaggio più tonto dell'intero panorama letterario. Paragonabile all'eroe del Cervantes v'è solo l'eroina di Richardson, Pamela dell'omonimo romanzo. Come si può essere talmente fuori dalla realtà. Un trittico di prime donne segue la nostra Pamela, tre primedonne completamente diverse: la timida Alice (Alice nel paese delle meraviglie), l'ingenua Eugenie Grandet, e infine la piccola monellaccia di Zazie (Zazie nel metrò). Quest'ultima potrebbe senz'altro aiutare Pamela a difendere la propria verginità, Alice a mandare a quel paese il cappellaio matto ed Eugenie a far valere le proprio opinioni. Potrebbe anche accadere, ma non lo credo probabile, che Zazie acquisti un po' di quella educazione che caratterizza le tre signorine precedentemente citate. Da una monellaccia a un monellaccio: Tom Sawyer (Le avventure di Tom Sawyer), che di andare a scuola proprio voglia non ne aveva. Ma di libri ambientati a scuola ce ne sono parecchi, il capostipite è sicuramente il libro Cuore. Non posso fare a meno di collegare il libro più odioso sulla scuola con il pasticcio più famoso di Umberto Eco, l'Elogio a Franti che potete trovare nella raccolta Diario minimo. Pasticci che non possono che essere seguiti dalle Finzioni di Borges, dagli Esercizi di stile di Queneau, da Le cosmicomiche di Calvino. Procedo con questo metodo fino alla fine inserendo tutti i viaggi straordinari di Verne, i romanzi storici di Dumas e quelli di avventura di Salgari, e così via fino all'ultimo libro.


Ho finalmente finito di risistemare i miei fantastici libri. Do un ultima occhiata alla nuova disposizione e cosa ti vedo? Ancora De Amicis ed Eco l'uno accanto all'altro! Noto con maggiore intenzione che i libri li ho ridisposti tutti esattamente come prima, ma in fondo quello che volevo non era ridisporre i libri, no, volevo rivivere la mia vita dall'infanzia a oggi, rispolverare i miei ricordi sfogliando le pagine ingiallite dei libri con cui sono cresciuto ed anche quelle ancora profumate dei libri letti da poco. Volevo ritrovare il piacere della lettura. Ora mi sento completamente rigenerato, pronto a scrivere la mia vita leggendo, leggendo e rileggendo.
Almeno fino alla prossima ridisposizione...

3 luglio 2009

Laboratorio di scrittura di Torrismondo: Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari

Uno zoo variopinto e in continuo movimento, ascensori che si trasformano in astronavi, ragionieri a dondolo e dinastie di poltroni; accenti che scompaiono, parentesi lasciate aperte, punti e virgole irrequieti, rime sbarazzine e rompicollo: ogni libro di Rodari è un appuntamento con una fantasia allegra e scatenata, che non rinuncia a rappresentare e a giudicare il mondo.



Laboratorio di scrittura


Solo per i più grandicelli è dedicata questa recensione. Questo perché i più piccini hanno già, o forse è meglio dire hanno ancora, la mente predisposta a recepire il vero messaggio delle filastrocche di Gianni Rodari. Per i primi è invece necessario chiarire alcuni interessanti concetti assolutamente propedeutici alla lettura. Dico propedeutici perchè se voi grandi, oh che mostruosità essere grandi, dicevo se voi mostriciattoli vi accingeste a leggere queste filastrocche senza la giusta predisposizione d'animo, non fareste altro che perdere il vostro prezioso tempo, già profondamente consumato, quest'ultimo, il tempo, dal vostro infimo stile di vita da grandi. Non per tirarvi le orecchie ma avete ancora molto da imparare da noi, e non so se riuscirete mai ad imparare tutto. Ad ogni modo queste filastrocche possono aiutare. Fatene buon uso: fate esplodere la vostra fantasia e pensate esclusivamente a divertirvi.


Le filastrocche di Gianni Rodari


Quanto son belle e particolari
Le filastrocche di Gianni Rodari.

Dal punto e virgola a Pulcinella,
Attraverso i mestieri e la grande stella,
Senza lasciare il Natale e i trenini,
Fino alle fate, i Re e i cavallini.

Sfido chiunque di voi da bambino
Non ne abbia letto un pochettino.

Se le leggete or che siete cresciuti
"Che sciocchezze!" direte risoluti,
Ma se lo leggete con un pargoletto
Guardatelo in faccia, osservate il visetto
E se divertito lo troverete
Forse chi eravate ricorderete.

Leggetele ancora, rileggetele nuovamente,
Così bambini tornerete immediatamente.

Deliziose da leggere e senza affanni
Le filastrocche di Rodari Gianni

Dettagli del libro

  • Titolo: Filastrocche in cielo e in terra
  • Autore: Gianni Rodari
  • Editore: Giulio Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 1960
  • Pagine: 154

12 giugno 2009

Tutte le cosmicomiche - Italo Calvino



I Contenuti

Sono qui raccolte, per la prima volta in un unico volume, tutte le cosmicomiche, racconti in cui Calvino, a partire dal 1964, si è assunto il giocoso compito di alleggerire e rendere visibili gli ardui concetti della scienza contemporanea, arrivando a creare un genere più vicino ai miti cosmogonici che non alla science-fiction.

La Recensione

  • Laboratorio di Scrittura
    No non vi state sbagliando, vi ho già precedentemente parlato delle cosmicomiche. Si vi sbagliate, non è una semplice ripetizione o svista questa. Per prima cosa vi parlai de Le cosmicomiche, ora mi sto riferendo a Tutte le cosmicomiche. Avete ancora maledettamente ragione, la recensione che avete letto e apprezzato, lo spero bene, de Le cosmicomiche è senz'altro applicabile a Tutte le cosmicomiche. Ma è proprio qui che cadete in errore, miei cari e avveduti lettori. Chi vi ha detto che il mio proposito sia quello di presentarvi una recensione di tutte le cosmicomiche?No! Lungi assolutamente dall'esserlo. Ahimè, mi ritocca mio malgrado di notificare la veridicità della vostra affermazione: Si, in rosso, a caratteri maestosi, in evidente bella vista, presentata in pompa magna, qualche riga sopra questa (per essere precisi ben dodici) potete facilmente notare la scritta che vi ha ingiustamente tratto in inganno: La recensione. Per questo vi chiedo umilmente venia. Ma non penserete mica che io possa commettere degli errori talmente clamorosamente eclatanti?No! Vi invito a tal proposito a prestare la vostra oculata attenzione, una riga più in basso rispetto alla fallace scritta fuorviante. Ebbene potrete facilmente notare che, preceduta da un pallino nero, vi appare la scritta: Laboratorio di scrittura. Dicitura che ho voluto attenzionare scrivendola in corsivo e dandole un soffice color marroncino. Con questi sagaci accorgimenti ho voluto evidentemente evidenziare la già evidente particolarità della recensione, che evidentemente di fatto recensione non lo è, e questo con chiara evidenza. Come volevasi dimostrare. Quod erat demostrandum. Avrei voluto introdurvi La mela cosmicomica che leggerete a breve, ma a causa dei vostri inopportuni interventi, il tempo e lo spazio dedicato alla introduzione di questo squisito racconto sono inesorabilmente rispettivamente scaduto e finito. Ciò appurato non mi rimane che augurarvi buona lettura.
    • La mela cosmicomica
    Una cosmicomica al giorno toglie il medico di torno,-cominciò il palindromico Qfwfq- così dicevamo a quei tempi. Ma poi dicevamo chi? Tutti! Ero solo io ad essere. Lo dicevo a tutti quelli che erano e tutti quelli che erano mi ascoltavano e la pensavano come me, esattamente come me. Non vedo come potesse essere altrimenti. E poi vorrei sapere perché tutta questa voglia di toglierselo di torno, anzi mi ci metto anche io, togliercelo di torno, perché tutti nutrivamo una tanto ingiustificata quanto sana avversione verso questo chi-o-cosa. A pensarci bene poi bisogna considerare che attorno ne avevamo fin troppo di spazio e non penso avesse potuto recare troppo fastidio, o almeno non con probabilità superiore a uno contro due elevato alla potenza di duecentosessantasettemilasettecentonove. Se devo essere sincero, inoltre, nemmeno sapevamo cosa volesse dire togliere perché mai nulla avevamo tolto, perché mai nulla ci aveva mai circondato. Fatto è che è come è, e non ve lo sto qui a spiegare. So solo che così dicevamo, e che quelli, beh!, si che erano bei tempi. Fino a quando uno sconosciuto sanremese, invece di vendere fiori o cantare canzoni come tutti fanno in quel luogo, invece di rimanere nel posto ove ebbe origine a fumarsi dei sigari nazionali che mi si dice siano ottimi, invece di fare tutto ciò, dicevo, si dilettò a rovinarci la vita dilettando voi poveri lettori. E da allora tutti alla ricerca della cosmicomica. Il primo uomo commise peccato mortale pur di avere l'edeniana cosmicomica. Ed io che ero l'unico a sapere della cosmicomica, ed io che, me ne resi solo allora conto, ero la cosmicomica, che nel frattempo mi ero moltiplicato ed ero divenuto le cosmicomiche, io, divenni l'obiettivo di voi bramosi rapaci divoratori di libri. E allora tutti alla ricerca delle cosmicomiche, dei miei io, dei miei fantastici io. Tutto ciò per allontanarsi quel povero medico che nulla aveva fatto di male. Ma, come voi potete ben capire, più lo toglievi di torno più andava di torno a qualche altro, ed allora altri alla ricerca di altre cosmicomiche, fino a quando, dopo un intervallo di tempo, che per amor di chiarezza, chiameremo Ti con zero, quello stesso reo scrittore si mise in testa di riunire tutte le cosmicomiche. Capirete bene che allora si scatenò una nuova terribile caccia a tutte le cosmicomiche, a tutte le parti di me. E allora cosa potevo fare io? Non potevo mica restare con le mani in mano? Figuratevi! Nemmeno le mani per restare con le mani in mano avevo io. Fu allora che lo feci. Ideai e misi in atto il mio proposito. Feci la mia scelta, giusta o sbagliate che fosse. Non volli più essere Tutte le cosmicomiche! No! diventai mela...

    Articolo di Raimondo Torrismondo

    Dettagli del libro

    • Titolo: Tutte le cosmicomiche
    • Autore: Italo Calvino
    • Editore: Mondadori
    • Data di Pubblicazione: 2003
    • ISBN-13: 9788804520467
    • Pagine: 432
    • Formato - Prezzo: Brossura - 14,00 Euro

    18 maggio 2009

    Diario di lettura di Raimondo: L'insostenibile leggerezza dell'essere



    Diario di Lettura secondo


    Sarete sicuramente concordi con me nel dire che leggere un libro è come conoscere una persona, una persona che potrebbe diventare uno dei vostri migliori amici, ma anche uno dei vostri più grandi rimorsi. Il libro, o meglio l'amico, di cui vi voglio parlare in questa nuova pagina di diario è il mio caro amico L'insostenibile leggerezza dell'essere. Tutti voi avrete, spero, un migliore amico, e tutti voi avrete di certo litigato con questo vostro migliore amico, a volte avrete addirittura pensato di odiarlo, di non poterlo più soffrire, avrete forse giudicato la vostra amicizia insostenibile, vi sarete quindi guardati intorno pensando di trovare proprio dietro l'angolo un nuovo migliore amico, come se di migliori amici ce ne fossero a bizzeffe e a buon mercato. Se quello a cui avete pensato è rimasto ancora il vostro miglior amico sarete di certo usciti da questa incomprensione ancora più forti ed ancora più migliori amici (concedetemi l'erroraccio). Se vi riconoscete in quello che avete appena letto allora capirete meglio ciò che vi accingerete a leggere a breve. Con L'insostenibile leggerezza dell'essere, che tra amici si fa chiamare Lilde ho avuto un rapporto di certo non idilliaco, ma dopo parecchie incomprensioni posso oggi affermare senza alcuna ombra di dubbio che tra noi due è nato un fantastico rapporto di amicizia che, data l'immutabilità di Lilde e la mia maturità (perché è ovvio che sono un uomo maturo), è un rapporto destinato a durare molto a lungo.



    L'insostenibile leggerezza de L'insostenibile leggerezza dell'essere


    Nemmeno dopo un'attenta rilettura sono riuscito a trovare un solo piccolissimo difetto a questo superbo libro. Raffinato nello stile, mai volgare, nemmeno quando descrive il desiderio di svuotare l'intestino nella tazza del bagno, riflessivo in ogni paragrafo, affronta la coscienza umana alla maniera della conoscenza pulviscolare di Stendhal. Insomma, un gran bel libro.
    Spaventato dall'incipit del libro, che si presenta con la misteriosa idea dell'eterno ritorno di Nietzsche, decisi di affiancare questo libro sulla leggerezza con un libro un po' più leggero. Non so se feci la scelta giusta. Fatto sta che pur amando ogni singola pagina del libro, predilessi l'altro. L'altro lo iniziai e lo finii, un altro ancora lo iniziai e lo finii. Insomma l'altro, o a questo punto gli altri, mi coinvolgevano, mentre questo libro privo di difetti, elegante, riflessivo non riusciva a coinvolgermi. Mi convinsi che per godere appieno di questo libro, bisogna leggerlo senza altri disturbi letterari. E così feci. Ma incomprensibilmente diminuì drasticamente la mole di parole e pagine divorate dalla mia sapiente menticina. Mi preoccupai seriamente. Decisi quindi di tentare un ultimo, disperato tentativo. Riempii la vasca da bagno con acqua bollente, versai i sali rilassanti, accesi gli incensi profumati, attivai l'idromassaggio e posai con leggerezza questo straordinario libro accanto alla vasca, mi creai, insomma, una atmosfera da sogno, ideale per la lettura. O almeno questo pensavo. Così non fu. Avrò esagerato con il sale e mi rilassai eccessivamente, oppure sarò stato sopraffatto dall'intenso incenso, o le vibrazioni dell'idromassaggio non collimarono con la lettura del delizioso libro in questione, non so, magari tutti e tre. Fatto è che il mio ingegnoso esperimento fu un vero e proprio disastro: non superai le due pagine. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Infatti fu il mio bello e profumato bagnetto che mi fece esclamare Eureka. Posato dunque il meraviglioso libro, cominciai a canticchiarmi una leggera canzonetta di musica leggera sbattendo ritmicamente le mie nocche contro il bordo della vasca. Immersi quindi tutto il mio corpo continuando a canticchiare e noccheggiare. Il noccheggio sopracqueo mi apparve come un rumore acuto che entrava nel mio corpo attraverso l'orecchio, il noccheggio subacqueo, invece, mi apparve come un rumore ottuso che mi entrava si attraverso l'orecchio, ma non nel corpo bensì nell'anima. Poteva essere questo uno spunto per la soluzione finale? Un'altra cosa notai con entusiasmo: nella mia sopracqueità avvertii un leggero senso di pesantezza, nella mia subacqueità fu invece una pesante leggerezza a far da padrona incontrastata. Ero quindi vicino alla soluzione, ma ancora sentivo un abisso tra me e lei. Qualche idiota potrebbe semplificare questi notevoli piccoli successi con inutili disquisizioni sulla maggiore densità dell'acqua rispetto all'aria o sventolandomi in faccia il principio di Archimede. Me ne infischio. Io la penso come la penso, punto. Ma riprendo. Mi mancava ancora un piccolo immenso tassello per ultimare il puzzle. Ma l'ultimo tassello di un puzzle è in genere facile da trovare e facilissimo da disporre. Diremo che io lo avevo perso, dovevo ritrovarlo. Non fu facile. Dovetti soffrire fisicamente in maniera indicibile per trovarlo, soffrii e lo trovai. Rilassatomi sufficientemente, arrivò il momento dello shampoo. Avessi avuto lo shampoo per bambini che non brucia gli occhi oggi voi non sareste qui a leggere il mio diario, perché non lo avrei scritto. E' impossibile trovare parole che possano anche solamente avvicinarsi al piacere ed alla leggerezza che si prova nel massaggiarsi la testa schiumata, ma proprio sul più bello, quella beata schiuma mi attaccò gli occhi con una violenza insostenibile. Fu allora che, mentre cercavo, ad occhi ermeticamente chiusi e sofferenti, di mettere fine alla mia sofferenza, fu allora che finalmente capii che la leggerezza dell'essere è insostenibile. Non mi coinvolse, non mi entusiasmò, la leggerezza del libro fu per me insostenibile, ma lo amai come Tomas amò Tereza. Ciao Lilde.

    Dettagli del libro

    • Titolo: L'insostenibile leggerezza dell'essere
    • Titolo originale: Nesnetiselnà lehkost bytì
    • Autore: Milan Kundera
    • Traduttore: Giuseppe Dierna, Antonio Barbato
    • Editore: Adelphi
    • Data di Pubblicazione: 1989
    • Collana: Gli Adelphi
    • ISBN-13: 9788845906862
    • Pagine: 318
    • Formato - Prezzo: 10,00 Euro

    29 aprile 2009

    Il Gattopardo - Giuseppe Tomasi di Lampedusa

    Siamo in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico. E' di scena una famiglia della più alta aristocrazia isolana, colta nel momento rivelatore del trapasso del regime, mentre già incalzano i tempi nuovi. Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, lirico e critico insieme, il romanzo nulla concede all'intreccio e al romanzesco tanto cari a tutta la narrativa europea dell'Ottocento. L'immagine della Sicilia che invece ci offre è una immagine viva, animata da uno spirito alacre e modernissimo, ampiamente consapevole della problematica storica, politica e letteraria contemporanea. Tradotto in tutte le lingue, Il Gattopardo è ormai un classico della nostra letteratura.

    Recensione

    Questo romanzo è la Sicilia. Il romanzo dei sensi. Tutti i sensi vengono virtualmente coinvolti durante la lettura di questo pezzo di storia della letteratura mondiale. In questo romanzo puoi sentire gli aspri e dolci odori della Sicilia, osservare la Sicilia fin dentro le viscere dei siciliani, con tutti i suoi enigmi e misteri, toccare la Sicilia della abbondanza e della scarsità, sentire il silenzio della via principale di un piccolo paese e il bisbiglio proveniente da una di quelle finestre semichiuse, e gustare i sapori sempre eccessivi di questa leggendaria terra. Uscire frastornati dalla lettura di queste pagine sensoriali è l'obiettivo dell'autore. L'autore riesce a trasmetterci tutto il suo amore e il suo odio per la Sicilia, ed ultimata la lettura nemmeno il lettore potrà fare a meno di amare e odiare la Sicilia un po' più di quanto lo facesse prima.

    Il protagonista del romanzo è senza alcun dubbio il Sole, "autentico sovrano" della Sicilia, capace di annullare le singole volontà e mantenere una "immobilità servile". Mai come in questo romanzo si avverte la ciclicità della storia. In Sicilia il tempo scorre come nel resto del mondo, ma il vento non porta cambiamenti, il Sole non rasserena, la pioggia non sazia la terra. In Sicilia il tempo scorre come nel resto del mondo, ma nessuno sembra accorgersene. In Sicilia le dominazioni si susseguono ma tutto rimane come è sempre stato. Questo è un romanzo storico, uno dei più grandi romanzi storici della letteratura mondiale, ma qui gli avvenimenti storici scivolano inavvertiti. La storia circonda il romanzo, ma non lo colpisce al cuore: il cuore del romanzo è rigorosamente anacronistico, o forse, il che è peggio, mantiene nella sua stabilità un eterno sincronismo. La storia propone per l'occasione alcune delle sue pagine più importanti, dallo sbarco di Garibaldi all'unità d'Italia, ma trova inesorabilmente chiusa la porta e tali avvenimenti non valgono più del matrimonio della nipote di Don Pirrone.

    Un unico appunto: il romanzo mi appare incompleto. Incompleto: come se l'autore non fosse riuscito a finirlo. Forse mi sbaglio, forse il romanzo è completo, forse è la Sicilia ad essere incompleta.

    Dettagli del libro

    • Titolo: Il Gattopardo
    • Autore: Tomasi di Lampedusa
    • Editore: Feltrinelli
    • Data di Pubblicazione: 2003
    • Collana: Universale Economica
    • ISBN-13: 9788807810282
    • Pagine: 299
    • Formato - Prezzo: Tascabile - 7,00 Euro

    24 aprile 2009

    Esercizi di stile - Raymond Queneau

    "Esercizi di stile" è un esilarante testo di retorica applicata, un'architettura combinatoria, un avvincente gioco enigmistico. Tutto vero, però è anche un manifesto letterario (antisurrealista), è un tracciato di frammenti autobiografici, è la trascrizione di una serie di sogni realmente effettuati da Queneau. E perfino un testo politico, nonché un'autoparodia. Questo è quanto emerge dalle riflessioni che Stefano Bartezzaghi ha dedicato a questo libro-capolavoro. In appendice, presentati per la prima volta in italiano, alcuni esercizi lasciati cadere nell'edizione definitiva, un indice preparatorio e l'introduzione, anch'essa inedita in Italia, scritta da Queneau per un'edizione del 1963.

    Laboratorio di scrittura

    Ho provato in tutti i modi a ricavare da questo libro un commento degno. Non ci sono riuscito. Che dire di questo libro? "Racconta in 100 modi diversi un banale episodio di vita quotidiana"? No, non rende giustizia un commento del genere. "L'autore gioca con il linguaggio utilizzando le figure retoriche"? Sì, anche questo è vero, ma... diciamocelo in faccia: questo libro è molto di più! Ecco, ci sono: "questo libro non va compreso, va solo ammirato estaticamente il gioco di parole". Sì, forse ci siamo, ma sono convinto che bisogna trovare una qualche frase ad effetto, che possa farvi capire cosa si prova nel leggere questo libro. Che ne dite di: "Queneau dà sfogo in questo libro a tutta la sua genialità, consegnandoci di fatto il manifesto della letteratura potenziale"? Perdincibacco! Questa sì che è una bella frase! Però è solo una frase, una semplice, banale, stupida, panegirica frase. No, fare un commento a questo libro è impossibile, forse solo un'urlo di gioia potrebbe esserne degno. Ma come lo scrivo un'urlo di gioia? E fu così che rinunciai! Una notte in preda alla pazzia, sofferente, torturato dai ricordi dei miei continui insuccessi recensionari, presi penna e calamaio e cominciai a scrivere...

    Cofommefentofo difi efesefercifizifi difi stifilefe
    Queneau (A), ovvero lo scrittore, gioca e non si annoia, con quella che Galileo, lo scienziato, definisce e considera "il sigillo o suggello di tutte le ammirande e meravigliose invenzioni e opere umane e non animali", ovvero: l'alfabeto e quindi il linguaggio. 99, o 100-1, riletture o rivisitazioni di un episodio di vita quotidiana o di una quotidiana vita ad episodi, sperimentando o esperendo con le figure retoriche, parodiando o perifrasando altri generi letterari e chi-più-ne-ha-più-ne-metta o vattelappesca. Il tutto ed in ogni parte senza prendersi troppo sul non allegro, perché, e motivato da, come scrive o sostiene il traduttore o Eco (B), il lettore o colui che non tiene chiuso o ermetico il libro (y) o componimento (y') si accorge o si avvede non tardi ed all'istante che c'è poco o non molto da capire o comprendere e si deve e abbisogna non altresì ed unicamente ammirare e non aborrire il gioco o balocco di bravura o non inettitudine. Il sopracitato scrittore o non sottocitato autore ci regala e ci lascia con questo componimentoso componimento la non poca e tutta potenzialità della sua letteratura potenziale che spotenzia nell'immaginifico lasciandoti e relegandoti in un mondo di magia e stregoneria non analfabetiana e betaalfaiana, oserei ed oso dire e scrivere, il manifesto o cartello della potenzialità. Perbacco! Perdindirindina! Accipicchia! Ma sì! Dunque, cioè, Aò! Nzomma! Vero? Dunque: concludo concludendo in conclusione con i conclusivi complimenti di conclusione ad AUB per y=y'=Ah!Oh! Hum! Ellalà! Urca! Stop!

    Dettagli del libro

    • Titolo: Esercizi di stile
    • Titolo originale: Exercices de style
    • Autore: Raymond Queneau
    • Traduttore: Umberto Eco
    • Editore: Einaudi
    • Data di Pubblicazione: 2008
    • ISBN-13: 9788806193126
    • Pagine: 319
    • Formato - Prezzo: Brossura - 11,80 Euro

    16 aprile 2009

    Diario di lettura di Raimondo: Le deluse aspettative L'incredibile viaggio di Pomponio Flato Eduardo Mendoza

    Siamo nel primo secolo dell'era cristiana, e Pomponio Flato, sentenzioso e coltissimo patrizio romano, viaggia sino ai confini dell'Impero in cerca di un'acqua che dovrebbe dargli la saggezza. I ripetuti assaggi di liquidi più o meno infetti, però, finiranno per procurargli terribili mal di pancia e per condurlo a Nazareth, dove sta per essere crocifisso il falegname del villaggio, ingiustamente accusato di omicidio. Suo malgrado, Pomponio verrà convinto da figlio del condannato (un bambino ingenuo e fiducioso di nome Gesù), a indagare su quello che si presenta come il tipico "delitto della stanza chiusa", e, di sorpresa in sorpresa, il lettore vedrà entrare in scena una serie di stupefacenti personaggi, dal ricco Epulone al Dio Apollo, da Maria a Ben Hur dal corvo esopiano alla madre della Maddalena...

    Diario di lettura: Le Deluse Aspettative

    Per diario di lettura intendo una qualsivoglia pagina di diario collegata in qualsivoglia modo ad un qualsivoglia libro. Dalla delicata scelta in libreria agli spunti di riflessione dovuti alla lettura del libro, al particolare modo fisico o temporale in cui questo o quel libro viene letto, qualsiasi argomento può tradursi in una pagina di diario. Nulla come la lettura di un libro può scatenare processi mentali e riflessioni. Questa non vuole essere una recensione del libro, ma è una vera e propria pagina di diario, che comporta la totale intimità e soggettività del contenuto, e nulla mi vieta di far sì che il contenuto del libro esuli dalla pagina di diario fuorché come principio ispiratore della pagina in questione. Illustrato quindi la metodologia di funzionamento del diario di lettura, mi accingo adesso a presentarvene una. Questa pagina di diario, intitolata per l'occasione Le deluse aspettative, illustra il quasi totale fallimento di un mio esperimento di lettura, ripercorrendo dalla scelta in libreria fino alla lettura finale, il caleidoscopio di sentimenti sovrappostisi per tutto l'arco del racconto. Nella pagina di diario che presto, spero, vi accingerete a leggere sono inoltre presenti severi giudizi nei confronti di alcuni libri: prendeteli così come sono, naturalmente quello che ho fatto è stato scrivere una pagina di diario, e come potete ben immaginare, ognuno nel proprio diario è tutto fuorché diplomatico: sono tuttavia disposto a ritrattare ogni singola opinione espressa in queste poche righe che seguono se questa reca fastidio a qualcuno, poiché al di fuori del diario sono una persona molto diplomatica.

    Questa volta, ma solo per questa volta, e in via del tutto eccezionale, sarò serio, serissimo.
    Meglio che vi racconti come tutto ebbe inizio, sì che potrete ben comprendere e giudicare nel miglior modo possibile il mio stato d'animo attuale. In un momento di mera e lucida pazzia decisi, e forse oggi rimpiango codesta mia disposizione, di non discriminare più la letteratura contemporanea appannaggio dei classici. Scelta che, sarete concordi con me, risulta essere misurata, intelligente, e decisamente giusta. La mia risoluzione fu quindi quella di leggere un classico insieme a un libro la cui anzianità non superasse i trenta. Ero felicissimo! Andai quindi gaio in libreria. Ed ero veramente su di giri. Mi soffermai su una bella copertina rigida, era il nuovo libro di Dan Brown, copia illustrata e quant'altro, ma mi sono già torturato abbastanza con due suoi libri e per questa e le prossime vite non voglio più saperne. Leggermente contrariato, ma comunque ottimista, proseguo quindi avanti. Ero allegro! Vado avanti, e intravedo un altro bel libro, sempre a giudicare dalla posizione privilegiata dedicatagli dal libraio, mi avvicino lentamente, intravedo una luce, che sia il libro perfetto? Trasudavo euforia. Tuttavia procedetti a piccoli passi, perché è così che immagino l'inizio di un grande amore. Invece sapete chi ti incontro? Moccia! Per carità! Piuttosto rileggo Pamela! Il mio morale si abbatté contro la pila infinita di mocciosi libri moccioniani. Ero frustrato! Per fortuna il corridoio di libri proseguiva e con esso anche la mia speranza, flebile, ma ancora pulsante. Mi sforzo di concavare la curva della mia bocca e dopo una filosofica lotta interiore ci riesco. Ero avvilito, ma il mio atteggiamento emanava ancora positività. Finalmente mi decido a proseguire la mia ricerca. Ero fiduciosamente ansioso. In lontananza intravedo una nuova oasi dedicata al romanziere dell'anno. Questa non può non essere la volta buona. Stavolta non riesco a mantenere il mio consueto aplomb, accelero il passo, ancora non riesco a leggere il titolo, l'emozione sale proporzionalmente ad ogni mio passo, il battito del cuore triplica la sua frequenza. Riesco a leggere: Faletti! Non so cosa mi ha trattenuto dal distruggere l'intero scaffale. Piuttosto leggo il tema di mio cugino (nda, mio cugino ha dieci anni). Divenni rosso, la mia ira era incontenibile e mi convinsi a lasciarla sfogare fuori dalla libreria.
    Mi incammino verso l'uscita, ripassando accanto a quei libri che tanto avevano frustrato il mio proposito. Ero infuriato. Ma l'amore si presenta quando meno te lo aspetti. Ero disorientato. Mi guardavo in giro per cercare di recuperare la saggezza che mi contraddistingue, quando fui colpito dalla freccia di cupido. In bella posa sullo scaffale centrale. Non capisco come feci a non accorgermene prima di sottopormi a quei delittuosi romanzi che poc'anzi vi esposi. Il successo editoriale dell'anno, giunto alla n-esima ristampa, ironico, travolgente e tante altre belle cose. Torno a casa col mio prezioso bottino. Ero schizofrenicamente esaltato dall'euforia. Leggo, anzi, divoro il libro, al terzo capitolo, non reggo più l'emozione, chiudo il libro, alzo gli occhi al cielo, a dire il vero alzo gli occhi al soffitto, capitemi bene, non che mi stacco gli occhi e li spiaccico nel soffitto, no, semplicemente guardo il soffitto, non perché il mio soffitto sia particolarmente bello, cioè non è nemmeno brutto, ma non è questo il motivo per cui guardo il soffitto, lo faccio perché quando uno pensa di dire qualcosa di intelligente guarda in su, non so perché si faccia questo ma si fa, e io, poiché mi preparavo a dire una cosa molto intelligente, l'ho fatto; dicevo, guardo il soffitto per le ragioni che voi ben sapete, e dico: "oh, che bel libro che sto leggendo". Avevo preso la giusta decisione. Ero soddisfattamente giulivo e giulivamente soddisfatto. Riapro il libro al capitolo 4, 5, 6 fino alla fine. Il libro è lentamente rientrato nell'anonimato, un anonimato che non viene smosso dall'intermittente sagace ironia dell'autore. Ora sono abbattuto, triste, e deluso. Sto ponderando con attenzione l'eventualità di ritornare alla mia discriminante esclusiva lettura di soli classici. Fortuna ha voluto che dalla parte dei classici ci fosse Dracula di Stoker, in confronto al quale qualsiasi libro acquista valore, per la serie non tutte le ciambelle vengono col buco, altrimenti non sarei stato così indulgente, ed avrei senza alcun dubbio espresso un giudizio più severo verso il libro e definitivamente abbandonato il mio esperimento. Gli darò invece un'altra possibilità. Sono comunque molto molto molto triste!

    Dettagli del libro

    • Titolo: L'incredibile viaggio di Pomponio Flato
    • Titolo originale: El asombroso viaje de Pomponio Flato
    • Autore: Eduardo Mendoza
    • Traduttore: Francesca Lazzarato
    • Editore: Giunti
    • Data di Pubblicazione: 2008
    • ISBN-13: 9788809061590
    • Pagine: 180
    • Formato - Prezzo: Brossura - 12,50 Euro

    11 aprile 2009

    Le interviste impossibili: Eugénie Grandet


    Le Interviste Impossibili


    Le interviste impossibili furono un esperimento radiofonico che andò in onda su Radio Rai dal 1974 al 1975. Questo esperimento ebbe un grande successo, ed un notevole seguito. Le interviste impossibili sono dialoghi fantasiosi con uomini del passato o personaggi letterari. A tale progetto parteciparono i più grandi intellettuali del tempo, i dialoghi venivano recitati da attori famosi. E fu così che Umberto Eco intervistò Beatrice, Muzio Scevola e Pitagora, Italo Calvino dialogò con l'uomo di Neanderthal e Montezuma, e Manganelli ebbe l'onore di parlare con Tutankamon, Marco Polo e Nostradamus. Furono intervistati anche Attila, D'Annunzio, Cleopatra, Freud, Jack lo squartatore, Guglielmo Tell, e tenti altri personaggi realmente esistiti o nati dalla penna di qualche famoso scrittore per un totale di 82 interviste d'autore. Ancora oggi vengono proposte iniziative per ricordare quelle interviste impossibili o ne vengono proposte di nuove. Anche noi del Ghetto abbiamo deciso di intervistare nel nostro piccolo alcuni personaggi d'autore, non siamo di certo giornalisti o grandi intellettuali, ma siamo convinti che questa iniziativa potrebbe rivelarsi interessante e piacevole.


    Il Personaggio

    Siamo alla nostra prima intervista ma non per questo ci accontentiamo mica di poco, ebbene si, puntiamo in alto, molto in alto: siamo riusciti a programmare una intervista con Eugenie Grandet, omonima protagonista di un famoso romanzo di Balzac, considerata una dei maggiori personaggi della letteratura francese. Figlia di un padre padrone innamorato dei soldi, e di una madre soggiogata dal padre, Eugenie è l'emblema dell'ingenuità e della bontà. Non intendo anticiparvi altro perché altrimenti l'intervista sarebbe pressoché inutile. Ecco tutto. Non possiamo fare altro che augurarvi una buona lettura.


    L'Intervista



    Raimondo Torrismondo: Abbiamo oggi l’onore di poter porre qualche domanda ad uno dei maggiori personaggi della letteratura francese: la deliziosa e soave Eugenie Grandet. Salve Madame Grandet!

    Eugenie Grandet: Salve, signore. Scusi l’emozione, ma non capita mica tutti i giorni di essere intervistata, sa mio padre non mi ha mai dato il permesso di rilasciare interviste…

    T: Abbiamo impegnato validi argomenti per convincerlo, o perlomeno abbiamo impegnato buona parte del budget a nostra disposizione. Ma lasciamo stare la parte economica. Mi parli un po’ di Saumur…

    G: Non penso affatto di essere la persona adatta a descrivere questo paese tanto ammirato dagli antiquari e dagli artisti. È vero, vi sono nata, ma non conosco nulla, oltre la casa dove abito con i miei genitori, la chiesa in cui mi reco ogni santa domenica, e la strada che percorro per raggiungerla. Potete d'altronde chiedere al mio buon babbo, che ne è stato sindaco e che ne è proprietario di una buona parte.


    T: Mi sa proprio che i nostri fedeli lettori dovranno arrangiarsi in qualche altro modo se vorranno scoprire le beltà di questo paese. Ma andiamo avanti. A quanto pare le migliori famiglie di Saumur vedevano nella piccola Grandet delle immense qualità, tanto da fare di tutto per aggiudicarsi la sua preziosa (in ogni senso) mano. Lei cosa ne pensava del suo matrimonio?


    G: Ma io se devo essere sincera, non c’avevo mica mai pensato al matrimonio! So solo che il mio compito era quello di tessere il mio bel corredo, al resto ci avrebbe pensato il babbo che avrebbe di certo fatto la scelta giusta per me. Sia i Cruchot che i Des Grassins mi hanno sempre trattato bene, evidentemente avevano sin da allora capito che sono una gran donna con tante belle qualità.


    T: Sicuramente sarà per questo. Ma passiamo al giorno del suo ventitreesimo compleanno. Tutto stava andando come al solito, Grandet, Cruchot e des Grassins seduti attorno al tavolo a giocare a tombola, quando, toc toc, si sente bussare alla porta, ed è così che entrò a far parte della sua vita suo cugino Charles…


    G: Ricordo ancora quel momento, salutò tutti con una grazia da vero parigino, mica come noi borghesucci di provincia. Mi sentii rinascere, fu un vero colpo di fulmine.


    T: Tant’è che si adoperò al meglio per rendere il soggiorno del cugino in casa Grandet il più confortevole possibile, agendo impavidamente di nascosto al suo dispotico padre…


    G: Beh almeno lei mi capirà, il mio caro cugino veniva dalla grande Parigi, abituato al gran lusso non potevamo mica accoglierlo come un normale ospite di provincia?


    T: Se lo dice lei… Ma non dobbiamo dimenticare il motivo che portò suo cugino a Saumur…


    G: Povero cugino, il padre si era suicidato e quel che è peggio era anche fallito, sarebbe partito per le indie a mani vuote a cercar fortuna, poveretto, mi vien da piangere al sol pensiero. Povero cugino!


    T: Ad ogni modo, seguirono passeggiate melanconiche, baci rubati, promesse di matrimonio, e poi Charles partì per le Indie.


    G: Il periodo più bello della mia vita…


    T: Non v’è nell’uomo gioia che non derivi dall’ignoranza diceva qualcuno che lei dovrebbe ben conoscere (ndr, Balzac). Non pensa che suo cugino potesse essere semplicemente un altro aspirante alla sua ricchezza?


    G: No non credo proprio, mio cugino provava un sincero e forte sentimento nei miei confronti, ed io avrei fatto e farei di tutto per lui…


    T: Anche offrirgli i risparmi di tutta una vita, ed andare incontro alla diseredazione di suo padre…

     
    G: Abbassi la voce per carità non si faccia sentire da mio padre, non lo vorrà mica far morire una seconda volta? Dovevo pur fare qualcosa per aiutare il mio amato cugino in difficoltà, e poi cosa sono i soldi quando c’è un sentimento così grande?


    T: Probabilmente ha ragione. Seguì un periodo buio, diseredata dal padre, la madre si spense lentamente per l’incapacità di reagire al dispotismo del marito, un riavvicinamento di suo padre dovuto con ogni probabilità a questioni ereditarie ed infine la morte di suo padre, invasato fino all’ultimo sospiro dal demone dell’avarizia…


    G: Si fu davvero un brutto periodo, in più mio cugino non mi scrisse nemmeno una lettera. Rimasi quindi sola con Nanon.


    T: Charles stette via sette anni, voi due avete affrontato in maniera molto diversa questi sette anni di attesa, lei, novella Penelope, respingendo le continue dimostrazioni di affetto dei Cruchot, mentre suo cugino tra orge, avventure di ogni specie e tratta degli schiavi, sembrava averla dimenticata…


    G: Penso siano solo malignità queste…


    T: Si ma fu una lettera arrivata da Parigi a segnare il suo destino, suo cugino, definito malignamente da alcuni critici un arrampicatore sociale, si sarebbe sposato con una marchesa…


    G: Non posso che condividere la sua scelta, io non sono mai stata alla sua altezza, non avvezza al lusso ed alla mondanità parigina. Sono molto felice per lui.


    T: Mi permetta di offrirle il mio fazzoletto per asciugarsi le lacrime…


    G: Grazie! Deve sapere che mi emoziono sempre ai matrimoni, e queste non sono altro che lacrime di felicità.


    T: Ne sono pienamente convinto. Fatto è che, come è cristianamente dovuto, si sposò, cedendo finalmente alla corte crusciottiana; ma al contrario di quanto previsto dagli stessi, questo finì per arricchire le casse della presto vedova, Madame Grandet. Divenne insomma ricchissima…


    G: Ma cosa me ne potevo fare io della ricchezza, quando il mio cuore era spezzato, quando quelli che mi circondavano lo facevano e ancora lo fanno, ormai l’ho capito, solo per i miei soldi, quando l’unica che mi vuole realmente bene è la mia povera Nanon?


    T: Ottimo spunto di riflessione Madame Grandet! Invito anche i nostri amati lettori a riflettere sulla domanda postami dalla signora Grandet. Vorrei però farle prima di salutarla un’ultima domanda? Ha mai letto qualche libro di Balzac?


    G: Non leggo tali sciocchezze, mio padre dice che leggere non fa guadagnare nulla. Ma ad ogni modo non avrei letto un libro talmente sciocco, in cui (me lo ha riferito Nanon, che legge questa bazzecole) la protagonista è una ragazza ingenua e sciocca, mica come me!


    T: Perfetto è stato un piacere ed un onore parlare con lei, a nome di tutti i nostri lettori la ringraziamo per il tempo dedicatoci e le auguriamo una buona giornata.


    G: Io se lo desidera sono sempre qui a filare, circondata dai soliti avventori che sognano la mia agognata dote. Arrivederci!

    Articolo di Raimondo Torrismondo

    9 aprile 2009

    Eugénie Grandet - Honoré de Balzac

    Deliziosa storia di un amore liliale schiacciato e beffato dall'avarizia e dal cinismo e al tempo stesso spietata analisi della borghesia di provincia, avida e speculatrice, che tutto subordina alla smania di ricchezza e di dominio, Eugénie Grandet viene pubblicato nel 1833, subito accolto da una critica entusiasta che lo saluta come un capolavoro. Primo grande libro di Balzac, questo romanzo (che qui si ripropone nell'esemplare traduzione di Grazia Deledda, oggi quasi introvabile) allinea alcuni tra i più riusciti "ritratti" del grande scrittore:l'ingenua e soave Eugénie, il vecchio Grandet sordido e tirannico, il bel cugino Charles, arrampicatore sociale senza scrupoli- figure di raro vigore, tra le più potenti, in assoluto, dell'intera letteratura francese.

    Recensione

    Elegante. Panegirico dell'eleganza. Il ditirambo dell’eleganza. Una vera e propria ubriacatura d'eleganza. Frase poco felice quest'ultima e decisamente non affine alla recensione di questo testo in quanto poco elegante. Nonostante tutto ho deciso di lasciarla e di affidarmi alla vostra elegante clemenza. Non sono mica Balzac! Ma continuiamo... L'eleganza di questo libro è la cosa che maggiormente mi preme mettere in evidenza. Se dovessi definire questo libro con una sola parola, quella sarebbe eleganza. Eppure l'ambientazione del romanzo è tutt'altro che elegante. Il romanzo è ambientato in un paesino di provincia della Francia che esula da ogni parvenza di eleganza. Vero protagonista del romanzo è la borghesia, votata al culto della ricchezza, all'amore per il denaro, dove l'affettata eleganza non può che cadere nel ridicolo. Ritrattista eccezionale, Balzac ci regala in questo libro delle figure eccezionali, a tratti comiche, dai caratteri ben definiti: chi vive nell'avarizia, chi nell'ingenuità, chi nell'ilotismo, chi nell'abnegazione. La protagonista è ingenua tanto quanto la Pamela di Richardson, possibilmente un po' più goffa e decisamente più bruttina, capirete quindi bene che anche la protagonista ha ben poco a che vedere con l'eleganza. Nemmeno l'oro nascosto di papà Grandet riesce a palesare quel barlume di eleganza che il lettore agogna. Ma allora dove si trova l'eleganza tanto ostentata? Inutile cercarla nei protagonisti o nell'ambientazione o nella trama, che hanno il ben precisato compito di definire la commedia umana (Comedìè humaine) in tutte le sue sfaccettature, con i suoi pochi pregi ed i suoi tanti difetti. No. L'eleganza va ricercata nel testo, nella descrizione, prendendo in prestito una felice definizione di Italo Calvino, nella visibilità.

    Risulta chiaro che quando di un libro straniero si esaltano le qualità stilistiche, il complimento va necessariamente anche al traduttore, Grazia Deledda, che ha conservato in modo esemplare la bellezza e l'eleganza stilistica che tanto contraddistinguono i romanzi di Balzac.

    Due parti su tutte considero eccezionali e meritano una nota di riguardo: l'incipit del romanzo, che è un vero capolavoro dentro il capolavoro, non accennerò nulla per non togliervi il piacere di essere accompagnati da Balzac stesso dentro il romanzo; e la morte di papà Grandet, una delle pagine più comiche della letteratura.

    Cercavo una qualche frase ad effetto da inserire in questo commento per avere così un bel finale pirotecnico, ma pensandoci attentamente e rileggendo il finale di Eugenie Grandet, ciò non è necessario, anzi questo finale "non finale" risulta calzante quanto mai altro.

    Dettagli del libro

    • Titolo: Eugénie Grandet
    • Titolo originale: Eugénie Grandet
    • Autore: Honoré de Balzac
    • Traduttore: Grazia Deledda
    • Editore: Newton & Compton
    • Collana: Grandi tascabili economici
    • Data di Pubblicazione: 994
    • ISBN-13: 9788879837675
    • Pagine: 160
    • Formato - Prezzo: Brossura - 8,00 Euro
     

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