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11 novembre 2018

La donna che morì due volte - Leif GW Persson

Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un'escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull'isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l'investigatore più furbo e cialtrone dell'intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l'aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte? Dopo un'indagine in cui ricostruire la storia raccontata dalle tracce si rivela particolarmente complicato, Evert Bäckström dimostrerà di avere ancora il solito fiuto. E per una volta, in modo del tutto inaspettato, anche un cuore.

Recensione

Per quanto gli autori svedesi di romanzi gialli siano in Italia molto apprezzati, non tutti riescono a produrre opere di qualità. Fra i buoni romanzieri, dopo la morte di Mankell, il migliore è a mio avviso Persson che, come si può intuire dalla competenza tecnica dei suoi scritti, lavora nel campo della criminologia di cui è docente. È inoltre profiler e consulente per il ministero della Giustizia e i servizi segreti.
Dopo una serie di romanzi che aveva come protagonista il capo della polizia Lars Martin Johansson, persona quantomai equilibrata, colta, capace e intuitiva, adesso Persson intrattiene il lettore con un altro detective che è esattamente l'opposto del primo. Si tratta del commissario Evert Bäckstrom, uomo rozzo, presuntuoso, razzista, manipolatore e egoista. Sempre sul punto di venire accusato di corruzione, riesce sempre a farla franca grazie al suo fiuto e alla sua fortuna. Il fatto che riesca nonostante i suoi difetti a risolvere i casi a lui affidati è dovuto in gran parte all’abilità della sua squadra di investigatori molto affiatati fra loro. Dato che gli svedesi non raggiungono i dieci milioni, è probabile che i componenti delle forze di polizia per la gran parte si conoscano e possano interagire fra loro al meglio, conoscendo pregi e difetti dei colleghi con cui devono confrontarsi.
Ciò che si apprezza nei romanzi di Persson è l’originalità e la credibilità dell’intreccio. In La donna che morì due volte la vicenda parte dal ritrovamento dei resti di un cadavere la cui morte risale a cinque anni prima. La vicenda ha però risvolti curiosi, in quanto dall’esame del DNA risulta che le spoglie sarebbero quelle di un individuo di sesso femminile già dato per morto dodici anni prima nello tsunami che si era abbattuto sulla Thailandia. Sotto alcuni aspetti, pertanto, si potrebbe parlare di un cold case, nell'accezione più ampia del termine, dato che occorre riaprire il caso della prima donna dichiarata morta.
Persson, con la sua ironia, si diverte a prendere bonariamente in giro il pubblico ministero che, pur non avendo competenze specifiche, vuole gestire in prima persona le indagini a cui deve sovraintendere.
Dato che la figura centrale dell’indagine è quella del commissario Bäckstrom, sarebbe opportuno che il lettore avesse già imparato a conoscerlo dai precedenti romanzi per apprezzarlo compiutamente. Tuttavia, dato che Bäckstrom tende sempre a defilarsi il più possibile nel lavoro e ad arroccarsi sui propri preconcetti, non si può parlare di lui come l’unico protagonista.  Nelle indagini intervengono, infatti, tutti i componenti della squadra investigativa e, in particolare, si staglia la figura della detective Annika Carlsson, braccio destro del commissario e culturista senza inibizioni.
In definitiva La donna che morì due volte è un romanzo scorrevole, originale, divertente e, allo stesso tempo, impeccabile sotto l’aspetto tecnico-procedurale da cui si evince, pertanto, la competenza dell’autore senza che, peraltro, le conoscenze di cui fa mostra in materia appesantiscano la trama ma, anzi, rendendola più realistica.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La donna che morì due volte
  • Titolo originale: Kan man dotva ganger?
  • Autore: Leif GW Persson
  • Traduttore: Katia De Marco
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2018
  • Collana: Farfalle
  • ISBN-13: 9788831729857
  • Pagine: 480
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

18 ottobre 2018

Blu Notte - Luisa Martucci

Fulvio, un giovane detective privato torinese che ha deciso di mettersi in proprio, trova finalmente una buona occasione di mettersi in luce quando viene ingaggiato dalla madre di un suo ex compagno di scuola, il cui marito, titolare di un'azienda, è stato assassinato. La signora incarica Fulvio di trovare sua figlia che, oltre ad avere un passato ambiguo, è scomparsa dopo il delitto ed è ricercata dalla polizia. L'incarico si rivela tutt'altro che facile, ma Fulvio ce la mette tutta e, frugando nel torbido, riesce a scovare una pista promettente. Nel frattempo incontra e si scontra con personaggi che frequentano gli ambienti più disparati: un centro di riabilitazione di lusso per giovani drogati, una casa cinematografica di dubbia reputazione, un gruppo di ispirazione new age, un locale notturno equivoco ed altri, descritti in prima persona dal protagonista con scanzonata ironia. A mano a mano che il mistero si infittisce, la caccia si fa sempre più pericolosa e la conclusione sempre meno scontata.

Recensione

Blu Notte è uno dei romanzi finalisti al premio 1 Giallo x 1.000, concorso che si concluderà alla fine dell’anno in corso.
Lineare la trama del romanzo che si snoda scorrevole per circa 150 pagine. Un giovane detective privato, Fulvio, deve trovare la sorella scomparsa di un suo ex compagno di scuola. Per riuscirci, pertanto, inizia a raccogliere informazioni interrogando i conoscenti della giovane e facendo  sopralluoghi nei posti da lei frequentati. Essendo il poliziotto privato piuttosto belloccio, non gli è difficile ottenere le confidenze delle amiche della ragazza e anche quelle di una ispettrice di polizia incaricata di investigare sulla morte in circostanze non chiare del padre della giovane. Le indagini del protagonista, tuttavia, risultano costellate di omicidi e lui stesso viene fatto oggetto di un attentato senza apparente motivo, per cui diventa importante per Fulvio trovare al più presto la ragazza, senza prevedere che le sue ricerche lo porteranno a scoperte impensabili.
Buona la caratterizzazione dei personaggi e asciutta la scrittura come ben si addice ad un romanzo poliziesco che strizza l’occhio alle avventure galanti degli investigatori americani degli anni sessanta, quando in Italia, a quei tempi, le investigazioni venivano fatte prevalentemente da marescialli dei carabinieri in pensione, ed è difficile immaginare tali attempati investigatori coinvolti in rapporti sentimentali.
L'intreccio di Blu Notte non presenta criticità, tuttavia si può notare che la rivelazione dell’identità dell’assassino, alla fine del romanzo, avviene in maniera eccessivamente repentina. Sarebbe stato dal mio punto di vista preferibile che l’autrice avesse fatto partecipe il lettore del ragionamento che porta il protagonista a individuare l’omicida. In altre parole, per quanto la scoperta del colpevole possa nascere da una intuizione -spesso punto fondamentale in un romanzo giallo- dell'investigatore, tale intuizione dovrebbe fondarsi sulla base di un percorso logico di cui sarebbe opportuno far partecipe il lettore. L'investigatore lo effettua invece solo parzialmente e a posteriori, a prescindere dal colpo di scena finale che non si vuole naturalmente rivelare e che sorprende lo stesso l'investigatore tanto quanto sorprende il lettore.
Inoltre un piccolo appunto mi permetto di farlo per quanto riguarda i dialoghi. Si nota spesso, infatti,  la ripetizione da parte del protagonista dell'espressione "certo, certo" utilizzato come interiezione secondaria. Passi vederlo scritto una volta ma, ripetuto con una certa frequenza, tale modo di dire diventa irritante. Per quanto nella lingua parlata se ne abbondi, specie per sollecitare il proprio interlocutore ad abbreviare un discorso quando ritenuto superfluo o poco interessante, nella lingua scritta tale espressione risulta piuttosto disdicevole, non avendo una vera e propria valenza letteraria, e sarebbe stato opportuno, a mio avviso, che si fosse provveduto alla sua sostituzione con altre forme linguistiche da parte della scrittrice.
A parte gli inconvenienti sopraccennati che non inficiano la validità del romanzo,  lo svolgersi delle investigazioni da parte del protagonista si dipana scorrevole e intessuto dalla piacevole ironia dell’autrice. Non manca, in particolare, qualche divertente riferimento a Il Laureato, interpretato oltre cinquantanni fa da Dustin Hoffman, film che però potrebbe non essere conosciuto dai lettori più giovani.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Blu Notte
  • Autore: Luisa Martucci
  • Editore: 0111Edizioni
  • Data di Pubblicazione: data
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788893702287
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

28 agosto 2018

Donne col rossetto nero - Alessandro Defilippi

Tre giovani donne vengono trovate senza vita. Ogni volta il referto del medico legale parla di arresto cardiaco, eppure qualcosa non torna: tutte hanno il viso pesantemente truccato e presentano segni di legature sui polsi. Anglesio si lascia coinvolgere dalla vicenda piú di quanto avrebbe mai immaginato, e comincia a investigare sul caso in modo frenetico, quasi si trattasse di una questione personale, fino a compromettere la propria vita privata e affettiva. E a poco a poco, con difficoltà, davanti ai suoi occhi emerge una realtà miserabile e perversa, che lo porta a spingersi oltre i limiti della legge.

Recensione

L’autore di Donne col rossetto nero, Alessandro Defilippi, è medico e psicoterapeuta, non stupisce, quindi, che i colpevoli dei delitti in questo giallo siano degli psicopatici, secondo il principio che è bene scrivere solo ciò di cui si è competenti.
Nessun assassino sarebbe tanto difficile da scoprire di un serial killer con doppia personalità e forse mai l'investigatore di questa storia potrebbe riuscire a catturare il colpevole, se questi non fosse troppo pigro per andare a cercare le vittime fuori dalla cerchia delle sue conoscenze più intime, lasciando inoltre sul corpo delle vittime un astuccio d’argento porta trucchi che presenta

un fiore simile a un elmo appiattito dai petali blu scuro, con una sottile pelosità biancastra

mentre il viso delle vittime

era coperto da una pesante patina di cipria scura in contrasto con il bianco latteo del collo. Gli occhi erano orlati da strati e strati di ombretto di vari colori, viola, nero, blu scuro, fino a una lunga striscia rossa che, superate le sopracciglia, arrivava ad attraversare la fronte. Anche le labbra erano truccate. Nero, un rossetto nero. Una maschera.


Palcoscenico del racconto  posto nei primi anni cinquanta sono i caruggi di Genova. Il protagonista è il colonnello dei carabinieri Anglesio, ossessionato dalla scomparsa della moglie presunta morta per essere precipitata in mare con l'auto quando aveva poco più di trent’anni, ma il cui corpo non era mai stato rinvenuto. La moglie soffriva di disturbi mentali per cui era stata talvolta ricoverata in ospedali psichiatrici.
La complessa figura del detective Anglesio è l’unica nota discretamente originale di un giallo il cui intreccio risulta già ampiamente sfruttato in altri romanzi e anche in diversi film, fra cui il più famoso è probabilmente Psyco di Hitchcock. Anche il colpevole è subito ben individuabile, né l'autore si preoccupa di depistare troppo il lettore, limitandosi ad un colpo di scena finale già scontato dai lettori smaliziati. 
Peraltro il racconto è scorrevole e accattivante, e appaiono ben caratterizzati i personaggi, specie il protagonista, vedovo della moglie e preoccupato che Letizia, la sua attuale giovane fidanzata, possa essere presa di mira dal serial killer di altrettante giovani e avvenenti donne. Viene da chiedersi, per entrare in sintonia con l'attività psicoanalitica dell'autore, quanto si rispecchino nel protagonista le fantasie dell'autore stesso, dato che in molti uomini di mezza età alberga il desiderio di avere una bella fidanzata con metà dei propri anni, tanto più quando la donna in questione oltre che avvenente viene descritta come sensibile, affettuosa, ricca e intelligente, tante qualità, insomma,  che potrebbero far innamorare qualsiasi uomo e quantomeno solleticare il suo Ego.
Ma Anglesio sente (o immagina di sentire) la presenza di fantasmi intorno a sé e presume che si aggiri nel suo appartamento quello della ex moglie, perché ogni tanto, in caso di necessità, trova la porta di casa già aperta e, se li ha gettati alla rinfusa, rinviene i propri vestiti ben piegati e stirati, tanto che verrebbe da pensare che, ad averne di fantasmi così che girano per casa, anche la vita di ognuno sarebbe facilitata.
In fondo, più che alla ricerca del colpevole, nel romanzo ci si appassiona maggiormente alla vita privata del colonnello Anglesio e, insieme a lui, viene da chiedersi se la moglie sia veramente morta, dato che il corpo non è mai stato rinvenuto, e se la fidanzata, invece, non sia troppo disponibile a concedere le proprie grazie ad uomini attempati appena conosciuti, anche se, a parziale giustificazione, essi si presentano molto distinti, assolutamente fascinosi e di indubbia utilità contingente.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Donne col rossetto nero
  • Autore: Alessandro Defilippi
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Stile libero
  • ISBN-13: 9788806233648
  • Pagine: 265
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,50

26 maggio 2018

Quanto me ne vuoi tu - Angelo Martinelli

Napoli. Antonio Ianvilla Capranica è un noto avvocato penalista. Sessantacinque anni, sposato tre volte. Tra i suo clienti c'è un imprenditore di Roma accusato di un'imponente frode fiscale. Il processo, articolato su varie udienze che si tengono il venerdì, si svolge davanti al Tribunale di Roma. Di solito l'avvocato torna a Napoli il venerdì sera; il sabato mattina se l'udienza finisce tardi. Ma dopo l'udienza di un venerdì di metà ottobre l'avvocato a Napoli non torna. Di lui non si sa più nulla. L'indagine sulla scomparsa dell'avvocato Ianvilla Capranica viene affidata al sostituto procuratore della Repubblica Massimo Angeli. Che si troverà ad affrontare un caso di omicidio assolutamente singolare per il quale si convince a chiedere l'assoluzione dell'imputato.

Recensione

Quanto me ne vuoi tu è un romanzo che tratta di rapporti interpersonali e in particolare di quelli fra uomo e donna quando la passione scema e la coppia si ritrova a fronteggiare la realtà quotidiana. Il racconto, infatti, inizia con l'amara considerazione di una moglie:

Quando siamo amanti degli uomini abbiamo il meglio; quando diventiamo le compagne ufficiali ci dobbiamo prendere il resto. 

Il protagonista, Antonio Ianvilla Capranica, è un avvocato di successo di 65 anni che si è sposato tre volte. L’ultima moglie ha 27 anni meno di lui, ma non pare che questa relazione funzioni meglio delle precedenti. L’avvocato Capranica, che si interroga sui motivi dei suoi fallimenti in campo sentimentale, tende a pensare al proprio rapporto con le donne per luoghi comuni, come quello per cui le donne farebbero sesso per sposarsi e gli uomini si sposerebbero per fare sesso, tant’è che:

non sarà un caso che il termine sfigato è declinato essenzialmente al maschile a sottolineare una deprivazione che gli uomini soffrono più o meno dolorosamente
mentre
per le donne si ricorre invece a forme espressive che mettono l’accento sulla deprivazione affettiva. Una per tutte, zitella. 

Ciò premesso, quando l’avvocato scompare, è il sostituto procuratore Massimo Angeli -già conosciuto nel romanzo Sempre sia lodato la cui recensione si può trovare in questo blog- che si occupa del caso unitamente ad un altro collega. Le domande che si pongono i magistrati sono, naturalmente, se l’allontanamento dal tetto coniugale di Capranica sia stato volontario, se possa trattarsi di un suicidio, oppure si sia in presenza di omicidio. In quest’ultimo caso se a disporlo possa essere stata la moglie o la malavita organizzata di cui poteva conoscere qualche segreto data la sua professione.
L'ipotesi dell'allontanamento volontario potrebbe essere suffragata da alcuni grossi prelievi dal conto corrente dell’avvocato iniziati mesi prima della scomparsa e giustificati al cassiere della banca con pagamenti in nero a varie imprese per la ristrutturazione del casale di proprietà. (Dialogo fra gli inquirenti che sanno come gira il mondo: “E il cassiere ci ha creduto?” “Certo. Si sarebbe insospettito se diceva che avrebbe fatto dei pagamenti regolarmente fatturati.”)
L’ipotesi del suicidio potrebbe essere sostenuta dallo stato di depressione in cui versava l’avvocato, che per questo si era rivolto ad un cugino che era direttore della Clinica Psichiatrica, a cui aveva accennato al suo malessere psicologico.
Per quanto riguarda invece la possibilità di un omicidio, la moglie è spesso la prima ad essere sospettata, specie quando come in questo caso il rapporto con il coniuge non è idilliaco, ma non pare sussistano riscontri della sua colpevolezza. Tuttavia Massimo Angeli non esclude ironicamente l’ipotesi che il sessantacinquenne Capranica potesse pensare di andare in pensione, perché:

“Quelli che vanno in pensione sostenendo che devono dedicarsi alla famiglia sono i peggiori. Ma chi difende quella povera e ignara famiglia da questi qui? Un bel giorno arrivano e dicono “ora mi dedico a voi”. Chi li ammazza è penalmente punibile? Per me no, io applicherei la scriminante della legittima difesa.” 

 Massimo Angeli è, come si dichiara lui, un ergastolano dell’ansia, perché non si ferma in una indagine fino a quando non è riuscito a capire il movente. Per cui decide di andare a fondo alla vicenda della scomparsa dell’avvocato, ma del finale del romanzo non si vuole anticipare niente per non togliere la sorpresa al lettore.
Per quanto le considerazioni esposte dal protagonista sui rapporti uomo-donna siano in buona parte condivisibili, è difficile che in un rapporto sentimentale due persone diano un uguale contributo affettivo, e se un partner chiede all’altro “quanto mi vuoi bene” è sconsigliato, a mio avviso, rispondere “quanto me ne vuoi tu”, visto che la domanda viene posta da colui che desidera essere rassicurato.
Il romanzo è caratterizzato da una scrittura asciutta e consta solamente di un centinaio di pagine, ma è molto denso di citazioni che sottolineano la vasta cultura dell’autore la cui ironia è piacevole e spesso graffiante, come si può evincere anche da alcune frasi del racconto sopra riportate. Si legge quindi velocemente e pone, con l'umorismo tipico dell'autore, alcuni quesiti esistenziali su cui non si può non soffermarsi a riflettere.
Analogamente a Sempre sia lodato, si consiglia di posporre la lettura della prefazione al termine del romanzo, in quanto molti riferimenti agli avvenimenti e alle considerazioni esposte nel racconto risultano di difficile comprensione non conoscendo ancora il testo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Quanto me ne vuoi tu
  • Autore: Angelo Martinelli
  • Editore: BastogiLibri
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Percorsi Narrativi
  • ISBN-13: 9788894894547
  • Pagine: 120
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,00

13 aprile 2018

La foresta assassina - Sara Blaedel

È una notte importante, per il quindicenne Sune. Cresciuto in una comunità neopagana scandinava, è finalmente giunto il momento del suo rito di iniziazione: insieme al padre uscirà di casa bambino, per farvi ritorno da uomo. È il suo rito. Un falò è stato acceso in mezzo alla foresta; le lingue di fuoco vibrano nell’oscurità e le ombre nere oscillano fra gli alberi; gli uomini sono tutti lì per lui, per accoglierlo nel loro cerchio. E poi, ecco una donna. Una prova difficile, che non tutti i ragazzi sono riusciti a superare… Quella notte Sune sparirà nel nulla. Le indagini sono affidate alla detective Louise Rick, che è tornata al dipartimento di polizia dopo una lunga assenza forzata. Hvalsø, teatro della scomparsa del ragazzo, è il suo paesino d’origine, e per Louise questo caso si rivela un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, che la costringerà a fare i conti con i misteri del suo passato: il suo fidanzato potrebbe non essersi suicidato, come credeva. Correndo gravi pericoli, scoprirà poco alla volta una cittadina dove il manto invernale del Nord ha coperto ogni cosa ma dove, dietro paesaggi gelidi e immacolati, si nascondono terribili segreti e legami mortali.

Recensione

Sulla quarta di copertina del libro si legge che l’autrice, Sara Blaedel, viene definita la regina del crime danese, ma  in questo giallo gli investigatori appaiono talmente ingenui  da potersi definire, se non proprio un gruppo di dilettanti allo sbaraglio, quantomeno un'insieme di sprovveduti e, pertanto, l'intreccio  non riesce ad essere del tutto credibile.

La protagonista, Louise, è un’agente il cui compagno, anni prima, si era apparentemente suicidato. Prima di impiccarsi avrebbe lasciato uno scarno biglietto d'addio composto da una sola parola di scusae
Né Louise, che aveva avuto un figlio dal defunto fidanzato, né i suoi suoceri avevano creduto al suicidio, ma nessuno aveva pensato di fare una perizia calligrafica del biglietto e nessuno si era accertato che il corpo non presentasse qualche segno non giustificabile con la sola impiccagione.
Solo successivamente, quando un indiziato si deciderà a parlare, il cadavere verrà riesumato per poterlo visionare come sarebbe stato opportuno fare al momento del ritrovamento.

L’azione si svolge in una cittadina della Danimarca, una delle nazioni più civili del mondo, ma avrebbe potuto benissimo essere ambientato in uno di quegli anonimi e sconosciuti paesi americani dove la legge viene lasciata gestire dallo sceriffo e al suo vice entrambi non proprio svegli ma pieni di buona volontà.
Ciò non toglie che se una coppia di coniugi fortnisce rifugio ad un minore strappandolo in modo rocambolesco ai rapitori, la prima cosa da fare sarebbe portarlo alla polizia o, quantomeno, informarla al più presto dell'avvenuto ritrovamento. Se viene deciso contro ogni logica di tenerlo in casa propria, poi, occorrerebbe prestare attenzione perché nessuno ritenti il rapimento, che viene invece puntualmente compiuto durante la notte senza che gli abitanti della casa si accorgano di niente.
Continuando con le asurdità: alcune notti dopo, a casa della stessa coppia, cui nel frattempo la banda di rapinatori aveva minacciato ritorsioni per averla osteggiata nel suo intento criminoso, vanno a dormire due poliziotti con il figlio della protagonista. Durante la notte il cane poliziotto abbaia furiosamente e il padrone non trova meglio che chiuderlo in auto perché non disturbi il loro sonno.
Non bisogna meravigliarsi, a questo punto, che la notte stessa si verifichi un’effrazione nella casa. All'abitazione viene addirittura  dato fuoco e il figlio di Louise viene rapito.
Ciò che meraviglia, invece, è che tutti ne rimangono stupiti, come se vivessero in un altra dimensione e non in un paese nei cui boschi vengono rinvenuti cadaveri a iosa di giovani donne.

Se, a dispetto di queste incoerenze, il lettore riesce a proseguire nella lettura del romanzo, non potrà che rimanere perplesso dall'aggrovigliarsi di eventi in cui si muovono individui mascherati nel compimento di riti  di sangue neopagani di cui tutti pare fossero a conoscenza a parte la polizia.

Ciò detto,il romanzo presenta anche qualche aspetto positivo, quali una discreta caratterizzazione dei personaggi e, soprattutto, l’atmosfera minacciosa di cui è permeato il racconto che si svolge in gran parte in una oscura foresta dove bazzica da anni una setta dedita a riti cruenti con sacrifici di animali e non solo.
Tuttavia per creare un buon giallo occorre un intreccio solido e plausibile, elementi la cui carenza condiziona il giudizio sul romanzo.



Giudizio:

+2stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: La foresta assassina
  • Titolo originale: Dodesporet
  • Autore: Sara Blaedel
  • Traduttore: Alessandro Storti
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione:  2018
  • Collana: Darkside
  • ISBN-13: 9788893253208
  • Pagine: 304
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

7 febbraio 2018

Il Sapore del Male - Luca Perugia

È una vita serena quella che Manuel, 25 anni, conduce nella cittadina di M. Di indole pacata, la sua passione per la cucina l’ha portato a essere capocuoco presso il ristorante “La Pineta”, uno dei più apprezzati della città. Il resto del suo tempo lo dedica al suo amore, la splendida e intraprendente Cristina, ai suoi adorati genitori, cui deve tutto ciò che è, e al suo amico di sempre, Flavio, bislacco compagno di mille avventure. Quello che ignora è che nel piccolo paese di San Loreto, a 50 km da M., un orribile segreto è appena risorto dal passato e ne minerà le basi dalle fondamenta, fino a sgretolarla del tutto. Ormai, dopo una lunga attesa, è stato svelato e ora esige altre vittime, Manuel compreso. Suo malgrado dovrà affrontare la verità. La posta in gioco è la sua stessa vita.

Recensione

La prima parola del titolo del romanzo Il sapore del malegioca sul fatto che l’attività dei due maggiori protagonisti si svolge nel campo della ristorazione, dove il gusto ha il suo ruolo fondamentale.

Il prologo inizia con la morte, in un apparente incidente stradale, di un uomo e una donna. C’è poi un salto di oltre vent’anni e troviamo uno dei protagonisti, Manuel, che lavora come chef in un ristorante ed è fidanzato con Cristina che sta per essere colpita da un grave lutto.
È a seguito di questa circostanza che casualmente la giovane scopre alcuni segreti che riguardano la famiglia di Manuel ed è a questo punto che inizia la seconda parte del romanzo che è anche la più ricca di colpi di scena.

La prima parte dell'opera non è particolarmente veloce e vi si riscontra una certa ripetitività di un anglismo con valore di avverbio entrato nell'uso comune: ok. Che nella lingua parlata se ne abusi è ormai consuetudine, ma in quella scritta si dovrebbe evitare il più possibile perché, oltre a poter infastidire il lettore, non porta particolari vantaggi al realismo della storia.
Questa prima parte del romanzo è essenzialmente propedeutica al mistero che segue e serve principalmente all’autore per inquadrare i personaggi più importanti, dandone indubbiamente una buona caratterizzazione.

La seconda parte, come sopra accennato, è più vivace e risulta sicuramente più avvincente della prima, ma presenta anche qualche inconveniente. Si verificano, infatti, coincidenze in tempi così ravvicinati fra loro da far da apparire l'intreccio piuttosto forzato.
Per quanto i colpi di scena possano creare suspense al racconto, tendono anche a minarne la credibilità se non adeguatamente preparati.
Sarebbe stato opportuno, a mio avviso, diluire quantomeno gli avvenimenti più significativi in un arco di tempo più ampio per non far apparire l'intreccio troppo artificioso.

C'è un certo compiacimento da parte dell'autore nel soffermarsi a descrivere la preparazione di piatti succulenti.
Quello del cibo è un settore che va molto di moda ai nostri giorni, anche fra i giovani che adesso spesso aspirano a diventare cuochi, come quelli che si esibiscono giornalmente in televisione nella preparazione di pietanze appetitose.
Indubbiamente un'evoluzione della mentalità giovanile più costruttiva rispetto al passato, grazie alla moltiplicazione dei programmi televisivi ambientati fra i fornelli, anche se temo che tanta emulazione non sia altro che desiderio di apparire in tv.

Il punto fondamentale del romanzo rimane, peraltro, a mio avviso, se sia corretto rivelare un segreto che potrebbe essere fonte di malessere per una persona, senza che gliene possa derivare alcun beneficio significativo.
È questo il dubbio che arrovella Cristina, la protagonista del romanzo, che ha una importante storia d’amore con Manuel, quando viene a conoscenza di ben due avvenimenti che coinvolgono direttamente e indirettamente il suo fidanzato. Lei sa che la rivelazione delle sue scoperte sarà per lui traumatizzante, tanto più che, dalla descrizione che ne fa l'autore, Manuel appare come una persona alquanto emotiva.
Probabilmente i pareri sull'opportunità di svelare o meno un segreto saranno molto diversi a seconda del proprio carattere e dell'importanza dei segreti che, si sa, sono difficilissimi da mantenere, specie quando riguardano persone a noi vicine.

Nel romanzo di Luca Perugia la scelta di Cristina di rivelare a Manuel ciò che ha scoperto casualmente avrebbe potuto avere per lei ed il fidanzato conseguenze drammatiche, perché il comportamento di Manuel, a seguito di dette rivelazioni, risulta molto discutibile nonché lesivo della privacy dei suoi familiari.
Per il resto non si può che segnalare positivamente l'opera di un esordiente che ha saputo scrivere con proprietà di linguaggio un romanzo discretamente accattivante e scorrevole.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo:Il Sapore del Male
  • Autore: Luca Perugia
  • Editore:StreetLib
  • Data di Pubblicazione:2017
  • ISBN:9788827519165
  • Pagine:197
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,49

29 gennaio 2018

Non conquistammo che sabbia - Domenico Aliperto

Il romanzo, ambientato nel 1909, ci rivela con sfacciata astuzia un viaggio avventuroso che somiglia a una carambola –da Napoli allo sterminato deserto del Fezzan – e ci racconta un triangolo amoroso che tenderà a espandersi in poligoni irregolari, eccitanti e multiformi. I compagni di viaggio sono un’armata Brancaleone: Roger Delacroix, un gesuita francese dal fascino magnetico ed equivoco; Archibald McFenzie, bonario ma pedante ambasciatore di sua Maestà la Regina d'Inghilterra; Madame De Cecco, conturbante e capricciosa nobildonna partenopea. Ennio Branca indolente esule romano, costretto a vivere a Tripoli. Siamo in piena epoca coloniale e i rapporti diplomatici sono tessuti con delicati fili in procinto di spezzarsi. Su questa delicata trama i nostri saranno interpreti di una missione che, se portata a termine, porterà l'Italia a impadronirsi della Libia. Un piano bizzarro che i libri di Storia non racconteranno. Perché quasi sempre i libri sono scritti dai vincitori. Non questo. Questo celebra straordinari perdenti realmente esistiti: William Eaton, Franceschiello, Turghut Reis e Filippo Tommaso Marinetti, a cui la memoria forse non ha concesso il giusto tributo. Le loro vicende brillano in mezzo al continuo fuggi-fuggi dei protagonisti. 

Recensione

Gli avvenimenti narrati in Non conquistammo che sabbia si svolgono nel 1909 e per poterli comprendere ed apprezzare adeguatamente occorre inquadrarli nella particolare situazione politica del tempo. Meno di quaranta anni prima delle vicende raccontate nel romanzo, infatti, era stato aperto il canale di Suez e questa circostanza, unitamente alla crisi che stava attraversando l’impero ottomano a seguito della cosiddetta rivoluzione dei Giovani Turchi, stava creando un notevole fermento nell’area mediterranea. Il canale di Suez aveva nuovamente reso importante il Mediterraneo, rendendo possibile il commercio marittimo con in paesi asiatici senza necessità di circumnavigare l’Africa. Occorreva, naturalmente, che le genti dei paesi che si affacciavano sul Mediterraneo non costituissero impedimenti alla navigazione e, anche per questo fine, le potenze europee si preoccupavano di occupare le zone costiere dei territori nord africani già appartenenti per la gran parte all’impero ottomano in via di disfacimento. Anche l'Italia voleva un fetta d'Africa e per accaparrarsi la Libia, anch'essa appartenente all’impero ottomano, poteva contare sull’appoggio di Inghilterra e Francia. Le due nazioni si attivavano per agevolare le mire espansionistiche italiane attraverso interventi diplomatici e l'attività dei loro servizi segreti, ma i motivi del loro intervento non era disinteressato. Entrambe desideravano che una nazione così ben protesa nel Mediterraneo come l'Italia potesse rendere più sicura la navigazione delle marine mercantile dei loro paesi dai pirati libici. L’Inghilterra, inoltre, vedeva di buon occhio che fra l’Egitto, di fatto sotto il suo protettorato, e la Tunisia, occupata dalla Francia, si formasse uno stato cuscinetto italiano in Libia. La Francia, poi, in cambio del suo aiuto, contava di tacitare le pretese della Italia sulla Tunisia, strappatale con un colpo di mano, nonostante vi constasse una considerevole presenza di italiani.
È in questo contesto storico che la contessa De Cecco, donna viziata e capricciosa, annoiata dalla vita vissuta quasi da reclusa nel palazzo di Mondragone e pertanto avida di esperienze anche solo per interposta persona, aveva organizzato un ricevimento a cui aveva invitato due noti diplomatici stranieri, il francese monsignor Roger Delacroix e l’inglese sir Archibald McFenzie, per ascoltare i loro resoconti su popoli e terre stranieri. Inaspettatamente, però, terminato il ricevimento, erano irrotti nella casa di Madame De Cecco dei sicari turchi sparando all'impazzata. La donna, in quel momento da sola con Delacroix, era stata costretta a scappare insieme al francese per salvare la vita.
Il viaggio che dovrà intraprendere, unitamente a McFenzie e Delacroix nell’intento di sfuggire ai loro persecutori, la condurrà verso Sabha, in Libia, alla ricerca dei discendenti del pascià Ahmad Karamanli. Questi aveva di fatto governato autonomamente la Tripolitania pur se questa terra era nominalmente sotto l’impero ottomano. Il console italiano a Tripoli aveva pertanto ingaggiato Delacroix e McFenzie per trovare gli eredi del pascià Karamanli, con l'intento di creare un governo fantoccio, non inviso alla popolazione libica, sotto l’egida dell’Italia. Naturalmente le intenzioni italiane erano osteggiate dalla Turchia che aveva sguinzagliato i sicari dei propri servizi segreti per impedire la modifica dello status quo.
Il racconto delle disavventure di madame De Cecco si snoda piacevole e divertente per le oltre 700 pagine di cui consta il romanzo. La contessa, partita in tutta fretta su una motocicletta, aveva come unica arma la propria avvenenza per riuscire a destreggiarsi in un mondo di uomini. Pertanto veniva a crearsi una certa tensione fra le persone di sesso maschile che ruotavano intorno a lei. Non si chiedeva alle donne del tempo di farsi una cultura  e lei dovrà imparare a superare i propri pregiudizi e le difficoltà pratiche di un lungo viaggio nel deserto per poter sopravvivere.
Domenico Aliperto con la sua scrittura scorrevole avvince il lettore con un romanzo dai risvolti umoristici in cui si mescolano avventura e spionaggio. Non mancano riferimenti alla politica italiana  e agli uomini più famosi del tempo come D’Annunzio e Marinetti, presi un po’ in giro per i loro proclami altisonanti. Interessante la considerazione dell’autore per bocca di uno dei suoi tanti personaggi nel segnalare la presenza in Libia di una comunità di italiani.

“Qui essere napoletani, o piemontesi, siciliani o veneziani, o ancora romani oppure fiorentini non fa nessuna differenza. Sa cosa disse subito dopo l’unificazione del regno d’Italia un patriota torinese, Massimo D’Azeglio? Disse: Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani. Ebbene, gli italiani li ha fatti la Libia, li ha fatti l’Eritrea, li hanno fatti le Americhe. Li hanno fatti tutti quei paesi dove siamo dovuti andare per trovare uno straccio di lavoro. O per fuggire al nostro destino. Al destino non manca il senso dell’ironia.” 

Buona la caratterizzazione dei personaggi fra cui emerge la figura della contessa De Cecco che potremmo definire la maggiore protagonista suo malgrado delle vicende narrate. La donna era avida di esperienze, sia amorose che avventurose, ma solo nelle prime si sentiva a proprio agio, conscia della propria avvenenza e delle proprie arti seduttive, essendo impreparata ad affrontare le altre, data anche il tipo di educazione ricevuta. Ciò nonostante, e malgrado la propria ingenuità, saprà cavarsela egregiamente, riuscendo a sopravvivere al meglio fra turbamenti e spaventi in una girandola di sorprese.
Un romanzo storico d’azione, intessuto di acute considerazioni e spunti umoristici, in cui viene analizzato  il comportamento delle varie popolazioni con cui la contessa viene in contatto. Nonostante la sua lunghezza, il romanzo, piacevolmente ironico, si legge velocemente.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Non conquistammo che sabbia
  • Autore:Domenico Aliperto
  • Editore:BiancaeVolta Edizioni
  • Data di Pubblicazione:2017
  • ISBN: 9788896400371
  • Pagine:718
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,00

28 gennaio 2018

Precious Ramotswe, detective - Alexander McCall Smith

Figlie ribelli. Mariti scomparsi. Fidanzati fedifraghi. Truffatori impiccioni. Coccodrilli spariti. Se avete un problema, e non sapete come fare o a chi rivolgervi, è il momento di bussare alla porta di Precious Ramotswe, la sola e migliore - investigatrice privata del Botswana. Non ha metodi propriamente convenzionali e le sue maniere non sono esattamente quelle di Miss Marple, ma è sensibile, affettuosa, ha uno strabiliante intuito investigativo e, cosa non da poco, ha un amico come il signor JLB Matekoni, l'affascinante proprietario della Speedy Motors di Tlokweng Road. E le serviranno tutte le sue qualità e l'aiuto del suo prezioso amico per risolvere un caso davvero complicato: seguire le tracce di un bambino scomparso...

Recensione

Pur essendo stato scritto successivamente, il romanzo di Alexander McCall Smith racconta gli antefatti della serie principiata anni fa con Le lacrime della giraffa.
La protagonista rimane sempre lei, la formosa Precious Ramotswe, che grazie all’eredità lasciatale dal padre decide di aprire la prima agenzia investigativa del Botswana, uno stato libero e democratico dell’Africa che, a detta della viva voce della protagonista, ha una fierezza tutta da raccontare anche al confinante Sudafrica.
In Botswana ci sono i principi cardine del rispetto, del preservare la cultura, dell’affermare il proprio sé e dimostrare di essere cittadini consapevoli che non si lasciano travolgere poi tanto facilmente dall’occidentalità che in quegli anni si affaccia nel loro continente e tutto questo ci viene raccontato attraverso il suo sguardo disincantato, una donna che ha intenzione di costruirsi da sola rimboccandosi le maniche senza farsi sopraffare.
Ma non tutto le viene semplificato: siamo negli anni in cui una donna trentacinquenne, e per di più senza marito dopo una burrascosa relazione da cui è riuscita ad affrancarsi, non viene vista di buon occhio nella società civile, perché ancora si fatica a ritenere che le donne possano essere indipendenti e, nel suo caso, persino delle imprenditrici detective private.
Precious dimostra però sin da subito il suo talento, arrancando per guadagnarsi i primi casi che risolve nel suo modo furbo e spiccio, e che ben presto mettono in rilievo le sue doti, persino ai piani alti.
Ritroviamo quindi tra queste pagine lo spirito africano del tempo e della priorità nella vita, condito con ampie cucchiate di puro femminismo sociale, laddove le donne come Precious riescono a mantenersi in equilibrio tra il tradizionalismo del ruolo e dell’indole e nel contempo tra l’evidenza di un fatto semplice: le donne sanno e arrivano proprio anche nelle intuizioni che gli uomini non sono nemmeno capaci di scorgere. Ma lei fa un salto in più: non solo risolve, ma impone la sua personalità sui maschi, facendosi rispettare.
La trentacinquenne non ha bisogno in realtà di un uomo accanto, e questa sua forza deriva proprio dalle fragilità a cui purtroppo è andata incontro.
Altro nervo fondante di questo capitolo è proprio l’inesorabile china che il Botswana affronta, liberatosi di recente dallo status di colonia per affermarsi come entità autocratica: nel suo Stato, con un forte senso patriottico, le persone hanno un grande rispetto dei ruoli e non vogliono farsi ammorbare dal virus della corruzione, così come dai mali del mondo con cui, gioco forza, devono imparare a convivere.
La delinquenza è condannata, la religiosità tenuta a bada così come l’imperialismo economico che potrebbe minare la semplicità delle genti. Il rurale, ben descritto nei vari viaggi che allontanano Precious da Gaborone, non è poi così diverso dalla capitale, proprio perché è il popolo a fare la differenza.
Nella narrazione, oltre alla protagonista e agli improbabili clienti che incontra, dalle donne che cercano il marito o i loro tradimenti ai padri che vogliono supervisionare la vita amorosa delle figlie adolescenti, ritroviamo gli stessi personaggi della serie: dal bonario meccanico e innamorato Matekoni all’inflessibile segretaria dell’agenzia investigativa femminile n. 1 del Botswana, per la quale la donna si dà da fare.
E sullo sfondo sempre lei, l’Africa. Dalla natura selvaggia e coniugata con l’uomo, un un rapporto simbiotico di estrema dipendenza.
I paesaggi colorati, tanto che tra le pagine sembra quasi di sentirne l’odore stesso, di vederne i contorni e sentirsi privilegiati.
Si può provare il mal d’Africa solo concludendo una lettura?
Io dico di sì.
Ed è per questo che consiglio questo romanzo: Precious Ramotswe, detective, ci riporta nuovamente in una girandola di personaggi simpatici e caratteristici, commisti ai valori dell’Africa, dove il poco non spaventa ma suscita sempre un innato grazie, e dove tutto è ancora possibile.
Una bella lettura, che stimola, dedicata a tutti coloro che, al di là delle cronache, non si fanno condizionare dai pregiudizi e scoprono che forse, dall’Africa che tanto temiamo, avremmo molto da imparare.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Precious Ramotswe, detective
  • Titolo originale: The No.1 Ladies' Detective Agency
  • Autore: Alexander McCall Smith
  • Traduttore: C. Carcano
  • Editore: Tea
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Teadue
  • ISBN-13: 9788850231850
  • Pagine: 207
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 9,00

12 gennaio 2018

La testimonianza - Scott Turow

A cinquant'anni, Bill ten Boom si è lasciato alle spalle tutto ciò che credeva essere importante: il suo lavoro di magistrato, il suo matrimonio, persino il suo paese. Eppure, quando viene invitato alla Corte penale internazionale dell'Aia a partecipare al processo per un crimine di guerra commesso undici anni prima in ex Jugoslavia, Boom si rende conto di trovarsi di fronte al caso più scivoloso della sua carriera. Nel 2004, centinaia di rom che vivevano in un campo per rifugiati in Bosnia sono scomparsi nel nulla. Voci di corridoio parlano di un massacro per mano di mercenari al soldo dei serbi o addirittura del governo americano, ma non esiste alcuna prova in merito a questo genocidio. Solo un testimone: Ferko Rinci, l'unico sopravvissuto che dice di aver visto tutto. Ma è affidabile? E il suo avvocato, Esma Czarni, una splendida donna dall'atteggiamento seduttivo, dice la verità? Boom deve interrogarsi sull'integrità di questi e altri personaggi ambigui legati alla vicenda, ciascuno dei quali non si fa scrupoli nel condurre le indagini a proprio vantaggio... Dal tribunale dell'Aia ai villaggi e alle città della Serbia, agli incontri segreti a Washington, Boom deve districarsi tra sospetti, organizzazioni criminali, alleanze e tradimenti di tutti coloro che sono coinvolti in questo caso dai contorni sconcertanti.

Recensione

La testimonianza è un romanzo chesi distingue sia per originalità che per riuscire ad avvincere il lettore, pur essendo incentrato sul diritto internazionale che è una delle branche del diritto più noiosa e ostica per la complessità delle procedure nei rapporti fra stati. E' un ulteriore conferma, ammesso che ce ne fosse il bisogno, che Scott Turow,  è uno dei migliori scrittori di legal thriller per la sua competenza nelle questioni giuridiche e per la capacità di saper chiarire, con scrittura sempre scorrevole, concetti di per sé spesso contorti.

Il protagonista, Bill ten Boom, avvocato americano di origine olandese, in crisi di mezza età, divorziato dalla moglie con cui, peraltro, rimane in ottimi rapporti, e annoiato dal lavoro legale per quanto estremamente remunerativo, abbandona la professione e coglie l'opportunità per accettare un posto presso la Corte internazionale dell’Aia. Il suo primo incarico consiste nello stabilire se effettivamente si sia verificata nel 2004, undici anni prima dell'inizio di questa storia, una strage di quattrocento zingari in Bosnia. Ferko Rinci è l'unico testimone  ed è anche l'unico sopravvissuto alla strage, insieme al figlio minore. Viene assistito dall’avvocato Esma Czarni, anch’essa di origine rom, che definisce la propria etnia con queste parole:


Diversamente da qualsiasi altro gruppo sulla Terra, il nostro senso di identità non è nato dalle molteplici ferite del passato. Noi non narriamo storie dei secoli trascorsi in schiavitù come gli afroamericani o gli ebrei. Gli zingari, per eccellere, vogliono invece dimenticare. … Noi viviamo nel presente. Agli occhi degli occidentali siamo diversi quanto i marziani.

Nel romanzo talvolta si alterna e qualche altra si mescola la narrazione di fatti personali del protagonista con quella relativa alle indagini sulla strage. Viene pertanto raccontato il rapporto prettamente sessuale che nasce fra Bill ten Boom e l’avvocato Esma Czarni che è, a mio avviso, l’aspetto meno riuscito del romanzo.
Turow ha voluto cimentarsi nel raccontare una relazione erotica ma, per narrare di sesso, occorre una certa predisposizione e non è sufficiente limitarsi a descrivere qualche scena boccaccesca che, anziché comica e sensuale, può risultare come in questo caso piuttosto grossolana.

Il protagonista intreccia successivamente una relazione più seria con un’altra donna e, a questo proposito, riporto come curiosità una affermazione della donna in questione, che riferisce su un sentito dire da parte di una sua amica:


tutti gli uomini sono innamorati un’ora prima e un’ora dopo l’orgasmo. 
>

Sta al lettore giudicare se tale affermazione possa avere un fondamento di verità.

La parte più avvincente del romanzo verte sui viaggi che il protagonista, a rischio della vita, è indotto a fare in Bosnia per avere riscontri certi sulle affermazioni del testimone della strage degli zingari. In queste trasferte nei paesi dell'ex Jugoslavia gli capiteranno incontri pieni di tensione con le forze dell'ordine locali e frange di popolazione serbe decisamente poco amichevoli.

Molto interessanti risultano anche i viaggi negli Stati Uniti per colloqui con i rappresentanti delle forze armate americane. Questi incontri risultano importanti al fine di verificare se possano essere stati proprio i militari americani a macchiarsi dei crimini di guerra contro gli zingari, dato che la base USA al tempo della presunta strage era poco distante dal luogo in cui risiedeva la comunità rom. Effettivamente fra i due stanziamenti potevano sussistere motivi di attrito, perché i rom tendevano a rubare armi e mezzi di trasporto americani per passarli poi, unitamente alle informazioni sui movimenti delle forze militari americane, al serbo Kajevic ricercato per crimini di guerra.

Il protagonista incontra notevoli difficoltà nel riuscire a farsi consegnare dalle autorità statunitensi la documentazione richiesta per verificare l'attività della base USA nel periodo della strage, date le limitazioni poste alla diffusione di incartamenti militari riservati e l’iter burocratico che ne consegue. Anche quando le richieste venivano accolte, la documentazione arrivava dopo molto tempo ed era spesso incompleta. Alle recriminazioni del richiedente, gli interlocutori rispondevano con una affermazione che la dice lunga sulla considerazione in cui il nostro paese è tenuto all’estero:


l’America somiglia sempre più all’Italia.

In definitiva un romanzo molto coinvolgente e molto scorrevole di cui non si vogliono anticipare ulteriori vicende  per non far venir meno la sorpresa al lettore, ma che confermano la bravura di Scott Turow nel comporre un thriller.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:La testimonianza
  • Titolo originale: Testimony
  • Autore:Scott Turow
  • Traduttore: Sara Crimi e Laura Tasso
  • Editore:Mondadori
  • Data di Pubblicazione: agosto 2017
  • Collana:Omnibus
  • ISBN-13:9788804677512
  • Pagine: 455
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 22,00

5 gennaio 2018

Tutto questo ti darò - Dolores Redondo

Quando una coppia di agenti in divisa bussa alla sua porta, Manuel, scrittore di successo impegnato nella stesura del prossimo bestseller, intuisce all’istante che qualcosa di grave deve essere accaduto ad Álvaro, l’uomo che ama e al quale è sposato da anni. E infatti il corpo senza vita del marito è stato ritrovato al volante della sua auto, inspiegabilmente uscita di strada tra le vigne e i paesaggi scoscesi della Galizia, a chilometri di distanza dal luogo in cui Álvaro avrebbe dovuto trovarsi al momento dell’incidente. Sconvolto, Manuel parte per identificare la salma ma, giunto a destinazione, si ritrova presto invischiato in un intrico di menzogne, segreti e omissioni che ruota attorno alla ricca e arrogante famiglia d’origine del marito. Con l’aiuto di Nogueira, poliziotto in pensione dal carattere ruvido, e di Padre Lucas, il prete locale amico d’infanzia di Álvaro, Manuel indaga sulle molte ombre nel passato dei Muñiz de Dávila e sulla vita segreta dell’uomo che si era illuso di conoscere quanto se stesso. Serrato, sorprendente e ricco di atmosfera, Tutto questo ti darò è un thriller psicologico dalla sensibilità finissima, capace di indagare con la stessa lucidità le dinamiche del cuore e quelle – troppo spesso malate – della società.

Recensione

C’era una volta in Galizia una ricca e potente famiglia aristocratica, quella dei marchesi Muniz de Davila, a cui nessuno osava mai opporsi, tant’è che poteva spadroneggiare a suo piacimento sul territorio senza che la polizia osasse intervenire.
Quando il capo famiglia morì, il potere e la ricchezza passarono nelle mani di Alvaro, il maggiore dei tre figli.
Alvaro, a differenza del padre, non era arrogante né convinto della propria superiorità sulle classi meno abbienti, ma cercava di fare sempre la cosa più giusta, come la coltivazione della vite per la produzione di vino, che poteva dare lavoro ai suoi compaesani, oltre aumentare il patrimonio famigliare. Peraltro Alvaro trascorreva metà della sua vita a Madrid dove aveva sposato un altro uomo, Manuel Ortigosa, scrittore molto popolare e apprezzato.
Piuttosto che come un romanzo giallo, Tutto questo ti darò si configura a mio avviso come una favola per adulti ambientata ai nostri giorni, in quanto caratterizzata da troppi elementi irrealistici.

Ciò premesso, il romanzo inizia con la polizia che bussa un giorno alla porta di casa di Manuel Ortigosa, cinquantenne scrittore di best-seller, per comunicargli la morte in un incidente stradale di Alvaro Muniz de Davila. Manuel, oltre a venire a sapere in quella circostanza di essere l’erede dei possedimenti in Galizia del suo sposo, inizia a scoprire che Alvaro aveva una doppia vita: quella che trascorreva a Madrid con lui e quella che di nascosto passava in Galizia con la scusa di impegni di lavoro.
Subito dopo la morte del marchese Muniz de Davila, avvenuta tre anni prima dell’incipit del romanzo, anche Fran, il fratello minore di Alvaro, era morto in circostanze poco chiare, ma si era preferito far credere alla gente che fosse rimasto ucciso da una overdose di stupefacenti. La polizia non aveva ritenuto opportuno indagare, non volendo andare contro i desideri della potente famiglia Muniz de Davila, né per questa morte né, successivamente, per quella di Alvaro, avvenuta apparentemente in seguito ad un incidente stradale, ma in realtà dovuta ad un’emorragia causata da una ferita da taglio.
;Saranno solo Manuel Ortigosa, in qualità di erede, Nogueira, tenente in pensione della Guardia Civil, e padre Lucas, un prete già compagno di scuola di Alvaro, a dar corso a delle vere indagini per scoprire il colpevole degli omicidi.

Le parole che danno il titolo al romanzo sono tratte dal vangelo di Matteo e, per la precisione, sono quelle pronunciate dal diavolo per tentare Gesù mentre digiuna nel deserto: "Tutte queste cose ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai."
È anche il senso della frase che il marchese Muniz de Davila aveva rivolto al figlio Alvaro per convincerlo ad occuparsi della gestione del patrimonio familiare, a condizione che lui tornasse a vivere in Galizia, si sposasse con una ragazza di buona famiglia e rispettasse le apparenze e le altre convenzioni nobiliari.


Un matrimonio di convenienza è assolutamente abituale tra nobili. Pensa al mio con tua madre: è il miglior esempio che un accordo del genere possa essere conveniente per entrambi. Tu potrai concederti ogni tanto una scappatella a Madrid, a prendere una boccata d’aria. 

Alvaro aveva in effetti rifiutato la proposta del padre, anche se alla sua morte, in qualità di figlio maggiore aveva ricevuto ugualmente il patrimonio immobiliare ed il titolo nobiliare che gli spettava.

Il romanzo tratta alcuni temi scabrosi, quali l’omofobia e la pedofilia del clero. Tali argomenti portano involontariamente in secondo piano il movente piuttosto labile degli omicidi di cui è costellato il romanzo.
Riesce difficile al lettore seguire la logica per arrivare a scoprire l'identità del colpevole che, come avviene solo nelle favole, sembra aver sfruttato di volta in volta circostanze particolarmente fortunate per uccidere le sue vittime, riuscendo ad essere sempre al posto giusto nel momento giusto e senza testimoni di sorta.
Ma il vantaggio derivante all’assassino da queste morti è talmente futuribile e aleatorio da non poter essere preso in considerazione dai tre investigatori che si pongono sulle sue tracce.

L’autrice è indubbiamente brava a nascondere le carenze logiche del romanzo, focalizzando l’attenzione del lettore soprattutto sulla saga della nobile famiglia Muniz de Davila, i cui componenti risultano dotati quasi tutti di personalità complessa e malsana.
Ma talvolta, per sopperire alla mancanza di logica e per cercare di coinvolgere il lettore, enfatizza eccessivamente i sentimenti dei personaggi. Fa sorridere leggere che perfino il rude e omofobo tenente Nogueira della Guardia Civil, che durante la sua carriera si era imbattuto nei crimini più feroci, si sciolga in pianto al racconto di un abuso sessuale su un minore avvenuto alcuni decenni prima da parte di un frate.

In una favola si può sorvolare sulle incongruenze della trama, ma in un romanzo giallo, che dovrebbe seguire un filo logico per arrivare alla scoperta del colpevole, sorgono giustamente molte perplessità.
Come romanzo, Tutto questo ti darò risulta inoltre un po’ troppo ridondante di buoni sentimenti da parte dei personaggi positivi, mentre quelli negativi appaiono particolarmente perfidi e falsi.
Non stupisce che i maggiori elogi all'autrice siano stati espressi da un pubblico femminile alquanto avanti con gli anni. Tuttavia il racconto è scorrevole e, come in ogni favola, i buoni vincono, mentre i cattivi, hanno la giusta punizione al termine delle oltre cinquecento pagine di cui è composto il romanzo.


Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Tutto questo ti darò
  • Titolo originale: Todo esto te daré
  • Autore:Dolores Redondo
  • Traduttore:Ascanio Temonte
  • Editore:DeA Planeta
  • Data di Pubblicazione:2017
  • ISBN-13:9788851153274
  • Pagine: 572
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 16,50

21 dicembre 2017

Non si ingannano i morti - Riccardo Landini

Nel cercare di recuperare una vettura rubata a un cliente, Sandrelli si trova costretto a impadronirsi di un altro veicolo nel cui bagagliaio trova un piede umano avvolto nella plastica. È l'inizio di un nuovo incubo. Coinvolto suo malgrado nell'inchiesta contro l'amico brigadiere Maietto a seguito di un conflitto a fuoco, dovrà districarsi per non essere accusato di complicità e, nel contempo, scoprire chi è la vittima di cui ha trovato i resti. Purtroppo per lui l'assassino sta cercando a sua volta di scoprire che fine ha fatto la macchina e chi si è messo sulle sue tracce. Sullo sfondo la storia di Claudia, la donna di cui Brenno si sta innamorando, ma che nasconde un tragico segreto.

Recensione

Non si ingannano i morti è il secondo romanzo di una trilogia  scritta da Riccardo Landini che ha come protagonista Brenno Sandrelli (Brenno come il condottiero gallo che conquistò la Roma repubblicana e pronunciò la famosa frase “guai ai vinti!"). 

In questo romanzo giallo d'azione la figura di Brenno Sandrelli per alcuni aspetti ricorda quegli investigatori privati che caratterizzavano i romanzi polizieschi americani degli anni sessanta e settanta. E' infatti un uomo molto elastico nell'interpretazione delle norme di legge quando ritiene di essere nel giusto o gli fa comodo pensarlo, buon bevitore, tendente a cacciarsi nei guai, disponibile a menare le mani quando è il caso e, come direbbe Sgarbi, ignorante come una capra, dato che per riconoscere una riproduzione di uno dei quadri di ninfee dipinti da Monet deve leggere la didascalia che riporta il nome del pittore impressionista posta sotto il dipinto.

C’è peraltro un elemento non di poco conto che differenzia il romanzo di Landini dai suddetti  polizieschi americani e consiste nella buona caratterizzazione dei personaggi.
In particolare risulta molto complessa quella del protagonista.
Prima di tutto non è un vero investigatore dotato di licenza ad hoc, ma un perito delle assicurazioni che arrotonda i suoi introiti recuperando auto rubate e svolgendo altri lavoretti investigativi che non necessitino di supporti tecnologici.
Inoltre vive da solo in un casolare fuori dall'abitato urbano, non guarda la televisione e, quando non è impegnato nelle investigazioni, svolge lavori di ristrutturazione della sua casa. Non è inoltre un tombeur des femmes, ma cerca di tenersi lontano dalle donne dopo l’amara esperienza subita, essendo stato tradito dalla moglie che ha addirittura cercato di ucciderlo in combutta con l’amante.

Ma, mutuando le parole di una vecchia canzone cantata a suo tempo da Lucio Battisti: Come può uno scoglio arginare il mare, anche se non voglio torno già a volare, quando una giovane donna, alla quale ha ritrovato casualmente l’auto che le era stata rubata, gli chiede di rintracciare un collega che lavorava con lei in una clinica per alienati mentali e che è scomparso improvvisamente, Brenno torna ad innamorarsi.
Non si creda, peraltro, che Non si ingannano i morti  sia un romanzo prevalentemente sentimentale, tutt'altro, e anche la scrittura è asciutta come si conviene al genere giallo/noir.

L’intreccio è complesso perché si incrociano diversi filoni investigativi ed il protagonista deve destreggiarsi tra forze dell'ordine corrotte, magistrati pignoli, medici che non rispettano il giuramento di Ippocrate, malavitosi di vario genere e perfidia, nonché il violento ex marito della sua nuova compagna.
Ma le indagini svolte dal protagonista, raccontate con scrittura scorrevole dall’autore, riescono a fare chiarezza nelle ingarbugliate vicende che si svolgono in provincia di Mantova.

Qualche nota malinconica, relativa soprattutto ai trascorsi della donna di cui si innamora Brenno e che riesce a riconciliarlo con il genere femminile, è stemperata dalla ironia dell'autore.
Trattandosi peraltro di un giallo d’azione, non mancano i colpi di scena che rendono coinvolgente e appassionante la lettura di questo romanzo.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Non si ingannano i morti
  • Autore:Riccardo Landini
  • Editore:CentoAutori
  • Data di Pubblicazione:2017
  • Collana:L'Arcobaleno
  • ISBN-13: 9788868721398
  • Pagine:272
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

25 novembre 2017

La figlia modello - Karin Slaughter

Sono passati ventotto anni da quando una brutale aggressione ha sconvolto l'adolescenza di Charlotte e Samantha Quinn. Quel giorno la loro madre è stata uccisa, il padre, un noto avvocato difensore, non si è mai ripreso del tutto dalla tragedia e a poco a poco la famiglia si è disintegrata. Charlie ha cercato di andare avanti con la propria vita, ha seguito le orme del padre e da brava figlia modello lavora con lui nel suo studio legale, ma i segreti legati a quella terribile notte nel bosco continuano a tormentarla. Poi un gesto di inspiegabile violenza sconvolge la monotonia di Pikeville, la tranquilla cittadina di provincia in cui vive: una ragazza ha aperto il fuoco nel corridoio della scuola, uccidendo il preside e ferendo una compagna. Per Charlie è come precipitare in un incubo. E non solo perché il primo testimone ad arrivare sulla scena del crimine è lei. Ciò che è accaduto l'ha colpita profondamente, spingendola a convincere il padre a occuparsi del caso. Ma l'ha anche riportata indietro nel tempo, a quel passato cui si illudeva di essere sfuggita. Perché ciò che ha nascosto per quasi trent'anni si rifiuta di rimanere sepolto...

Recensione

La storia che viene raccontata in La figlia modello è incentrata sul dramma della famiglia Quinn.
Al momento della tragedia questa era costituita dal capofamiglia, Rusty, avvocato convinto che tutti coloro che si sono macchiati di un crimine debbano avere nella vita una seconda opportunità e per questo motivo pronto ad assumere la difesa di tanti delinquenti che i colleghi mai avrebbero voluto avere come clienti, creandosi così una cattiva fama nella piccola comunità di Pikeville in cui risiede; la moglie di Rusty, Gamma, un’astrofisica di grande capacità che aveva lasciato la professione per badare alla famiglia; Samantha, la quindicenne figlia maggiore, volitiva e protettiva nei confronti della sorella minore e Charlie di tredici anni.
Il giorno della tragedia, ovvero giovedì sedici marzo 1989, due criminali penetrarono nella casa dei Quinn per uccidere Rusty ma trovarono solo Gamma e le due figlie che avrebbero dovuto essere a scuola. Gamma rimane uccisa mentre Samantha sopravvive all'attacco.

La storia vera e propria inizia ventotto anni dopo questo omicidio, quando nella scuola di Pikeville una studentessa spara al preside e ad una alunna uccidendoli.
Sembra una delle tante stragi compiute nelle aule scolastiche americane da giovani disadattati fanatici delle armi da fuoco ma, per combinazione, a questa sparatoria è presente Charlie Quinn.
È l’occasione per ricordare l’omicidio di Gemma e l’autrice ripercorre più volte la dinamica della violenza subita dalle donne di casa Quinn, facendo gradualmente a conoscere al lettore particolari che inizialmente non erano stati evidenziati.

Il romanzo presenta molti aspetti discutibili.
In primis le vicende della storia appaiono talvolta piuttosto forzate e le spiegazioni non convincono troppo.
I due criminali che vanno ad uccidere Rusty, ad esempio, si preoccupano di mettere un passamontagna per non farsi riconoscere, ma non di evitare di recarsi sul luogo del delitto con il proprio furgone, cosa che li avrebbe fatti riconoscere anche senza la testimonianza delle vittime sopravvissute.
Il fatto mi fa venire in mente un episodio piuttosto ridicolo  accaduto in Italia non troppo tempo fa. Un rapinatore era entrato in una banca con il volto coperto da un passamontagna per non farsi riconoscere, ma la polizia l’aveva rintracciato subito perché, oltre ad avere piccoli precedenti penali, era affetto da una grave forma di strabismo ed era quindi facilmente identificabile, non avendo avuto l'accortezza di indossare anche un paio di occhiali scuri.

Altro inconveniente è che l’autrice tende a soffermarsi troppo a lungo e troppo spesso sullo stato d’animo delle sorelle Quinn appesantendo la narrazione.
La caratterizzazione dei personaggi, poi, a parte quella delle protagoniste, risulta piuttosto stereotipata.
I poliziotti sono visti come bruti senza alcuna sensibilità, il cattivo di turno del tutto amorale nonché straordinariamente sadico e gli uomini, anche quelli di cultura, parlano tutti in maniera eccessivamente grossolana il che, più che configurarsi come un linguaggio macho, secondo le presunte intenzioni dell’autrice, risulta più che altro irritante, come lo sono ad esempio queste frasi, pronunciate in presenza di due donne, da parte di un viceprocuratore distrettuale e non quindi da un ragazzino brufoloso che se la tira con gli amici: … mi ha dato un pugno così forte nelle palle che pensavo mi fossero risalite su per il culo.

Da precisare, peraltro, che le descrizioni di violenza sessuale, per quanto esplicite, non scadono mai nella pornografia.
A mio avviso la parte migliore del romanzo avviene quando la scena si sposta in tribunale e la storia vira verso il legal thriller. La cosa non stupirebbe, dato che le figlie di Rusty avevano entrambe abbracciato la professione legale, anche se, dopo tutto quello che avevano patito a motivo dell’attività del padre, la loro sembra una scelta dettata da puro masochismo.
Peccato che la parte che si svolge in tribunale occupi solo una parte molto contenuta del libro.

A leggere la critica, La figlia modello sarebbe il miglior romanzo della Slaughter, in quanto più che nei precedenti avrebbe provveduto a scandagliare la psiche dei protagonisti e inoltre, in questa nuova narrazione si troverebbe perfino dellohumor, assente negli altri romanzi.
Personalmente non discuto sulla prima affermazione ma, riguardo la seconda, l'umorismo, a volerlo chiamare tale, risulta alquanto dozzinale.
I pregi che riconosco all'autrice sono invece quelli di essere brava nelle descrizioni e di aver saputo scrivere un thriller avvincente e scorrevole, che avrebbe potuto essere ancor più accattivante senza forzature e grossolanità verbali.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo:La figlia modello
  • Titolo originale: The Good Daughter
  • Autore:Karin Slaughter
  • Traduttore: Anna Ricci
  • Editore:HarperCollins
  • Data di Pubblicazione:novembre 2017
  • ISBN-13: 9788869052651
  • Pagine:573
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 18,90

24 novembre 2017

La verità sul caso Harry Quebert - Joel Dicker

Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito.
Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che di lì a poco dovrebbe consegnare all'editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita:il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadevere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta.
Marcus, dopo oltre trent'anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.

La Recensione di Emerson

Marcus Goldman, il protagonista del romanzo, è un giovane scrittore che, dopo essere diventato una star milionaria per un esordio letterario sfolgorante, si trova in crisi d'ispirazione. Nel frattempo Harry Quebert, amatissimo ex professore universitario che aveva ricoperto per il giovane Marcus la figura di mentore, padre adottivo e amico (in una sorta di passaggio di consegne, lo aveva educato alla letteratura, facendo di lui lo scrittore di grido del nuovo secolo, come lui lo era stato in quello trascorso), viene sospettato dell'uccisione di una quindicenne, Nola Kellergan, avvenuta trentatré anni prima. Con lei, a trentaquattro anni, aveva avuto una relazione che gli aveva ispirato il suo romanzo di più grande successo: "Le origini del male". Marcus Goldman si reca quindi ad Aurora, paesino marittimo sulla costa del New Hampshire dove abita Harry, nella cui proprietà è stato trovato il corpo sepolto della ragazza, per aiutarlo a dimostrare la sua innocenza. Inizia così le indagini per scagionare l'amico che rischia la pena di morte nel caso venisse ritenuto colpevole. Il ritrovamento del cadavere della ragazza ha creato grande scompiglio nella minuscola comunità costiera, dove tutti si conoscono e, apparentemente, sanno tutto di tutti. Si potrebbe pensare che, per questo motivo, non dovrebbe essere difficile risalire al colpevole, ma pare invece che gli abitanti del paese abbiano ognuno qualche segreto da nascondere che li rende incapaci di raccontare tutto ciò che sanno. Anche il corpo di polizia non è immune da questo difetto, dato che, al momento della scomparsa di Nola, avrebbe dovuto procedere con maggior impegno nelle indagini. Lo stesso Harry Quebert è reticente a fornire le informazioni che potrebbero farlo scagionare e risulterebbe incomprensibile il suo comportamento, se non fosse almeno in parte giustificato per lo shock derivante dall'accusa infamante. In ogni caso, ogni volta che Marcus pensa di essere arrivato finalmente a trovare il vero colpevole, unitamente alla soluzione del caso, ecco che scopre a carico di altre persone indizi tali da vanificare ogni precedente ipotesi.

Si possono leggere recensioni entusiastiche per questo romanzo del ventottenne Joel Decker da parte dei lettori  francesi che ne hanno fatto un caso letterario, nonché da parte della critica del Corriere della Sera che lo giudica un capolavoro della letteratura moderna. Ma è veramente tale? Aspettative troppo elevate vengono in genere deluse.

Punto di forza di questo romanzo è senza dubbio la sua scorrevolezza. E' inoltre molto avvincente, con colpi di scena che si ripetono in continuazione ad un ritmo sempre più incalzante via via che le ipotesi di soluzione si susseguono. Siamo in presenza di un libro di quasi ottocento pagine che, per quanto avvincenti, si sarebbero sicuramente però potute ridimensionare, riducendo, ad esempio, i numerosi e piuttosto mielosi flash back amorosi di Harry, lo scrittore accusato ingiustamente, e Nola, la ragazzina minorenne dalla personalità complessa. Vi si trovano inoltre alcune ingenuità investigative che non si possono rivelare per non rovinare l'effetto sorpresa al lettore, ma che banalizzano la costruzione del giallo. Molte, infine, le reticenze dei testimoni che servono spesso solo a procrastinare la soluzione del caso.

Uno dei punti deboli dell'autore sono i dialoghi. Alcuni sono esageratamente inverosimili e provengono da personaggi troppo caricaturali, come quelli con la madre di Marcus Goldman. L'assillante premura nei confronti del figlio risulta ridondante e artificiosa. D'altronde bisogna convenire che tutte le figure femminili appaiono piuttosto stereotipate nel loro desiderio di accasarsi, pur tenendo conto che parliamo degli anni settanta.

Il romanzo si sofferma frequentemente sul mestiere dello scrittore, insistendo sistematicamente sui principi che dovrebbero regolarlo, ma tratta anche una tematica di maggior scalpore, quale quella della differenza d'età nelle relazioni sentimentali. A differenza del comportamento del professor Humbert verso Lolita, nell'omonimo libro di Nabokov, romanzo che peraltro non fa più scandalo, Harry Quebert aveva cercato di non lasciarsi sopraffare dal sentimento che lo spingeva verso la quindicenne Nola. Era stato solo quando lei aveva tentato il suicidio ritenendosi respinta, che lui, a quel punto, si era sentito giustificato a lasciarsi andare nel corrispondere all'amore della giovane. Ma chi poteva essere interessato ad uccidere una ragazzina incapace di vivere la propria età? In un crescendo di scoperte sul conto di Nola (apparentemente ben superiori a quelle di Lolita che, in fondo, aveva "solo" una "doppia vita", essendo l'amante di Quilty di nascosto dal suo patrigno professor Humbert), il lettore si trova davanti ad una serie di informazioni sul comportamento della ragazza chiaramente destinate a sorprenderlo. Stupisce che Harry Quebert, che conosceva alcuni dei precedenti di Nola, non ne faccia menzione a Marcus ed al suo avvocato al fine di discolparsi. La giustificazione per questo suo comportamento consiste nel fatto che anche lui ha un segreto oltremodo vergognoso e il suo silenzio ha quindi una finalità autopunitiva come forma di espiazione.

La sorte ha voluto che questo romanzo diventasse un caso editoriale, nello stesso modo dell'esordio di Marcus Goldman, e sicuramente di Decker, autore appena ventottenne, sentiremo ancora parlare: se è riuscito ad accattivarsi la simpatia dei lettori adesso, figuriamoci quando raggiungerà una maggiore maturità di scrittura.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

La Recensione di Chiara A.

Credo che nella vita talvolta ci siano dei momenti in cui leggere diventa qualcosa di estremamente difficile, come se si avesse un calo dell’attenzione o una riduzione dell’interesse, un libro sbagliato in un momento sbagliato può incidere sicuramente e peggiorare la situazione o addirittura causare questo blocco di lettura.

Quando ho iniziato a leggere La verità sul caso Harry Quebert, cercavo un libro che riaccendesse in me quella voglia irrefrenabile di trovarmi davanti ad un libro impossibile da accantonare, uno di quei libri che devi forzatamente continuare a leggere finchè non ce la fai più. Ebbene La verità sul caso Harry Quebert è stato esattamente questo per me.

Sin dalle prime pagine è stato amore a prima vista, tra lo stile fluido di narrazione e un lavoro di traduzione certosino e ponderato il libro racconta come il destino talvolta faccia intrecciare il tempo e le persone nel modo più impensabile. La storia di Marcus Goldman, scrittore emergente americano che deve tutto al suo maestro, di università ma soprattutto di vita, Harry Quebert, trova un punto morto nel momento di stesura di un secondo romanzo dopo il primo best seller, motivo che lo spingerà a ricercare dopo anni di silenzio Harry. Il passato però torna a vivere quando nella cittadina di Aurora, dove Harry Quebert vive, viene ritrovato il cadavere di una ragazzina scomparsa numerosi anni prima, Nola Kellergan, esattemente nel giardino del professore universitario. Scatta cosi l’apertura di una inchiesta e inevitabilmente, Marcus si ritrova ad indagare su una vicenda che potrebbe dargli una chance, una ispirazione ma soprattutto una possibilità di riscatto per il suo amico Quebert.

Verità scottanti ed inaspettate si alternano in una costruzione temporale abbastanza complessa ma estremamente fluida attraverso continui flashback che lasciano spazio a cambiamenti di focus narrativi. Il romanzo è come una vera e propria inchiesta che ascolta e racconta i punti di vista di ieri e di oggi dei cittadini di Aurora che coinvolti o meno, sono il tipico esempio di chi sa e ha paura talvolta di raccontare la verità perché questo comporterebbe il tirar fuori ulteriori verità scomode, come una reazione a catena.

Nola Kellergan diventa così il centro di una vicenda che cela dietro il suo presunto omicidio una serie di storie e fatti del tutto sconvolgenti.

Ammetto che fino alle ultime pagine ho continuato a fare supposizioni sul cosa potesse essere successo quel 30 agosto del 1975, la data della scomparsa di Nola. In realtà ripensandoci a posteriori, l’autore dissemina nel romanzo una serie di indizi che inequivocabilmente raccontano la verità dei fatti, il problema sta nel saperli cogliere e nell’assemblarli nel modo corretto!

Ho trovato nella scrittura e nello stile di Joel Dicker una rarità ed una qualità impeccabile, è come se il lettore fosse catapultato in carne ed ossa nelle vicende raccontate; noi che leggiamo siamo lì mentre viene ritrovato il cadavere di Nola, siamo lì quando Marcus indaga alla ricerca della verità e siamo sempre lì quando alla fine il romanzo ci insegna a non arrenderci e a non aver paura mai di fallire o di raccontare la verità mostrandoci per quello che siamo realmente.

I personaggi del romanzo nascondono tutti delle grandi fragilità e in alcuni troviamo la materializzazione di stereotipi internazionali – come il trionfo dell’apparenza o il sogno americano di fare successo – in altri invece troviamo delle motivazioni più profonde che permettono di uscire dalla mediocrità in nome di un riscatto vero e proprio – pensiamo a Marcus o anche allo stesso Harry. Nola è il personaggio più complesso che ahimè è impossibile analizzare senza raccontare troppo della vicenda, una ragazza che è ben lontana comunque dalla sua età anagrafica e che nasconde dei segreti inconfessabili.

Il libro offre spunti di riflessione per tematiche importanti come ad esempio la violenza e il bullismo ma parla anche di solidarietà e di collaborazione, di speranza.

Visto il tema del romanzo, uno scrittore che vuole scrivere un libro e cerca aiuto nel suo maestro, anche lui scrittore di best seller, potremmo parlare anche di un libro sulla metanarrazione – il che conferisce una difficoltà maggiore nella sua stesura e dunque un riconoscimento ulteriore a Dicker che è stato così bravo a raccontare di come si scrive.

La struttura appare concentrica, come un labirinto di pagine ma alla fine è come si risvegliasse una circolarità narrativa e tutto si conclude esattamente come l’autore ha iniziato. Per comprendere a pieno quello che sto scrivendo è fondamentale però leggere questo bellissimo libro, un best seller contemporaneo che merita davvero il tempo dedicatogli per la lettura. Oltretutto se siete amanti della scrittura, come nel mio caso, non potrete non amare i consigli che Marcus ha ricevuto nel corso della sua gioventù da Harry, e che capitolo dopo capitolo, racconta al lettore con fare profetico.

Un libro che parla dei libri e sembra quasi essere una dichiarazione d’amore non solo all’amore stesso, che infatti è il sentimento che come sempre ha un ruolo centralissimo nella vicenda in tutte le sue forme, ma soprattutto alla scrittura. Concludo questa mia recensione citando un passo del libro che secondo me ha centrato in pieno lo stato d’animo che ha il lettore quando si accinge a concludere un romanzo

“Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’ effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All’ incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
  • Titolo originale: La verité sur l'Affaire Harry Quebert 
  • Autore: Joel Dicker 
  • Traduttore: Vincenzo Vega
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788845273285
  • Pagine: 779
  • Formato - Prezzo: Brossura, sovracoperta - Euro 19,50 
 

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