Dall'autrice della trilogia bestseller di Gemma Doyle (1.000.000 di
copie vendute in America) e del libro vincitore del Printz Award 2010
per l’eccellenza nella letteratura YA Going Bovine, arriva in Italia La
stella nera di New York, un romanzo entusiasmante con l'aggiunta di una
vena thriller che sfocia nel soprannaturale. Il primo volume di
una tetralogia che inaugura un affascinante viaggio nel retroterra
occulto dell’America. Ambientato nella Grande Mela a metà dei leggendari
anni Venti, tra Ziegfeld girls, locali jazz e liquori sottobanco In
America il libro uscirà il 18 settembre per il colosso Little, Brown con
una tiratura di circa 250.000 copie
Evie O’Neill, dopo aver
suscitato l’ennesimo scandalo nella noiosa cittadina di provincia in cui
è nata, viene spedita dai genitori a vivere nell’effervescente New York
City – e la ragazza ne è entusiasta. New York è la città dei locali,
del contrabbando, dello shopping e del cinema, e non passa molto che
Evie stringe amicizia con irriverenti Ziegfeld girls e scapestrati
ragazzi di strada. Evie però non fa conoscenza solo con le luci
sfolgoranti dell’età del jazz, ma anche con gli oscuri anfratti del
Museo americano del Folclore, della Superstizione e dell’Occulto, che
suo zio Will Fitzgerald – presso cui abita – dirige con l’aiuto di
Jericho, uno strano ragazzo sempre immerso nella lettura. E quando una
serie di omicidi a sfondo esoterico e riconducibili a uno spirito che
torna dal passato vengono a galla, Evie e suo zio sono chiamati a
collaborare alle indagini, e sono proiettati al centro del sistema
mediatico. I due si lanciano nelle ricerche, ed è allora che quel
misterioso potere divinatorio che la ragazza sa di avere si rivelerà
utile a catturare il killer, prima che sia troppo tardi.
Recensione di Tancredi
La stella nera di New York è la prova che è possibile scrivere young adult godibilissimi e leggibili a (quasi) tutte le età, originali e innovativi, a cavallo tra i generi.
Primo episodio di una tetralogia annunciata, rielabora motivi e temi
dell'horror e del romanzo gotico innestandoli in un contesto storico ben
preciso, con l'ardita e ben riuscita scelta di una giovane
protagonista.
Tutto comincia, come è ormai un classico, con una
seduta spiritica: momento finale di una serata di svago e bevute di una
gioventù borghese americana del 1926. Com'è prevedibile, la
spensieratezza dei giovani non rende percepibile la gravità del momento,
nemmeno quando a muovere la tavoletta ouija è lo spirito di John
Hobess, John il Malvagio; un istante di imperdonabile
distrazione, la comunicazione non viene chiusa e lo spirito si ancora al
mondo materiale, tornando morto tra i vivi, pronto a mettere in pratica
i suoi folli piani. Tra i presenti, la diciassettenne Evie - a lei,
inconsapevole fino alla fine di questo nesso, toccherà fermare
l'avanzata del maligno. Oltre le risa sguaiate, il piacere del bere e i
modi di fare piuttosto spiccioli, Evie non è una ragazza come le altre, è
una divinatrice: il contatto con certi oggetti le rivela i segreti più
reconditi dei loro possessori. E' proprio per le conseguenze di un dono
ancora percepito come maledizione che i genitori decidono di mandarla a
New York, da un misterioso zio che di cognome fa Fitzgerald e che,
nemmeno a farlo apposta, è proprietario del Museo del Brivido.
Sullo sfondo di una notturna New York degli anni Venti, tra occulto,
misticismo, jazz e cronaca nera, si dispiega la storia di Evie, che
intreccia all'inseguimento del Malvagio la crescita della ragazza, una
maturazione che comincia proprio dal suo dono/maledizione e che si
amplifica fino a cogliere l'intera sfera delle sue relazioni con
l'altro. Relazioni che in effetti si fanno varie, tante quanti sono i
personaggi più o meno secondari, al punto che talvolta possono vantare
un punto di vista della narrazione, a fianco di quella principale della
protagonista: l'austero ma non troppo zio Will, il giovane Jericho, suo
aiutante dal passato oscuro, e poi un giovane ladro che si guadagna la
fiducia di Evie, e le sue immancabili amiche, ognuna con la sua storia
personale. A completare il quadro, altre storie, come quella dei due
fratelli afroamericani, divinatori loro malgrado, che arrivano a
sfiorare appena Evie - sintomo, probabilmente, di sviluppi futuri.
Dall'intreccio di storie personali, con una buona caratterizzazioni dei
personaggi, uno sfondo storico vivo e gli approfondimenti, ben
documentati, sull'occulto negli anni Venti, la Massoneria e pure la
realmente esistita Società Americana di Eugenetica, emerge un
quadro variopinto, ben curato, che sostiene la lettura di un romanzo di
quasi seicento pagine, dal ritmo serrato, che tiene sempre vivo
l'interesse e il coinvolgimento del lettore.
A tutto ciò si unisce
un linguaggio fresco, abbastanza semplice, fortemente caratterizzato
dalla parlata giovanile e gergale della protagonista. Proprio questo
punto ha suscitato qualche perplessità, per l'evidente tentativo di
svecchiare i personaggi, rivelando un'adolescenza lontana nel tempo
eppure poco dissimile da quella attuale; tuttavia sembra che l'autrice
si sia concentrata fin troppo sul ritratto di Evie, arrivando
paradossalmente a una caratterizzazione meno efficace rispetto ai
personaggi secondari, che riduce la ragazza essenzialmente alla
riproposizione di un modello già visto e usato.
Il risultato comunque non cambia, soprattutto in funzione della sua fruizione immediata: La stella nera di New York
(che, peraltro, ha un titolo italiano pure più evocativo di quello
originale!) è un romanzo godibile, attraente, denso di suspence e
imprevedibilità, che non si mancare proprio nulla e tiene il lettore
incollato alla pagina fino alla fine, quanto basta a desiderarne già il
seguito.
Giudizio:
+4stelle+
Recensione di Pythia
Conoscevo Libba Bray come autrice di "Una grande, terribile bellezza", che langue nella pila dei "da leggere", trilogia che avrebbe dovuto mettermi sull'avviso che pure questo nuovo romanzo ne avrebbe seguito le orme. E nonostante questo sospetto fosse confermato dalla presentazione del libro, mi ci sono gettata a capofitto, facendomene completamente rapire, senza ahimè pensare alle nefaste conseguenze: non amo affatto arrivare a un'ultima pagina che non è davvero ultima, ma che lo sarà tra 500-1000 pagine non ancora pubblicate.
È vero che esistono romanzi in serie che possono essere letti anche da soli, ma questo non fa parte della categoria. Tanti, troppi sono i punti in sospeso, che per ripicca verrebbe da rifiutarsi di proseguire la letture. Il guaio è che i protagonisti della storia sono così particolari che non si può evitare di affezionarvisi e la trama stessa è, per tanti motivi, intrigante.
Il connubio New York/anni '20 è per me irresistibile: il fascino della Belle Époque, con le sue luci, la sua musica, il jazz, e poi il proibizionismo, gli spettacoli, i gangster, e ancora i sogni di una nazione che si sente potente e sicura, ma allo stesso tempo fragile e spaventata di fronte ai diversi - per nazionalità, colore della pelle o credo religioso. Di tutto questo non manca nulla: la New York della Bray coinvolge con il suo caleidoscopio di vita, sorprende con le sue stranezze e convince come un reale viaggio nel tempo.
Lo spunto per il romanzo viene dal mondo del paranormale, con sedute spiritiche, visioni, sogni premonitori e case infestate, cui si aggiunge un assassino spietato che segue una profezia di un tempo che fu. A smascherarlo contribuiscono i poteri di una diciassettenne ribelle - sottolineo "contribuiscono", perché c'è tanto dei cari, vecchi metodi investigativi. Il giallo si mescola con l'horror, anche se a prevalere è decisamente il nero - del male, dell'oscurità, della morte.
I protagonisti sono tutti giovani più o meno diciottenni, nelle cui vite si scontra l'incoscienza degli anni verdi e la maturità di esperienze dure. In comune hanno un passato oscuro, un episodio particolarmente doloroso che li ha segnati. Eppure non è questo a unirli, bensì un'amicizia spontanea e forte, anche se non sempre sincera.
Nonostante la loro giovane età, il romanzo rientra difficilmente nel young adult che di recente va di moda. Qui le emozioni sono vive, coerenti, dure; il paranormale non è una scusa per creare una variante di Giulietta e Romeo, ma un lasciapassare per l'horror, quello che fa tremare fin nelle ossa. L'amore c'è, ma è un complemento, un di più che comunque non stona.
L'intreccio scorre liscio, con varie incursioni nelle diverse vite dei personaggi che non fanno però perdere di vista il nodo della vicenda. Il fiato resta sospeso fino all'ultima pagina: l'epilogo avviene ben prima della fine materiale del libro, ma ciò che viene narrato in seguito riprende, solo in parte, fili sospesi e introduce agli sviluppi futuri della storia. Questo è il motivo per cui tengo la 5a stellina in sospeso, con la speranza che i successivi episodi arrivino presto e siano all'altezza di questo.
Giudizio:
+4stelle+
Dettagli del libro
- Titolo: La stella nera di New York
- Titolo originale: The Diviners
- Autore: Libba Bray
- Traduttore: D. Rizzati
- Editore: Fazi
- Data di Pubblicazione: 2012
- Collana: Lain
- ISBN-13: 9788876250828
- Pagine: 585
- Formato - Prezzo: Rilegato - 14,90 Euro