Visualizzazione post con etichetta Gotico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gotico. Mostra tutti i post

13 marzo 2018

Trilogia della nebbia - Carlos Ruiz Zafón

Una misteriosa casa sulla costa atlantica spagnola e tre ragazzi alla scoperta degli antichi segreti che custodisce, legati a innominabili patti siglati con un personaggio luciferino, il misterioso Principe della Nebbia che emerge dalle ombre della notte per sparire alle prime luci dell'alba.
Nella Calcutta del 1916 un treno in fiamme squarcia la notte mentre i gemelli neonati Ben e Sheere vengono miracolosamente salvati. Sedici anni dopo, le braci di quell'incendio ricominciano ad ardere per i due adolescenti, segnando il loro destino.
In un faro sulla costa normanna i giovani Irene e Ismael si addentrano nel mistero di un fabbricante di giocattoli, un enigma che li unirà per sempre trascinandoli in un mondo labirintico di luci e ombre.
I primi tre romanzi dell'autore de L'ombra del vento, riuniti per la prima volta secondo le intenzioni dell'autore. Atmosfere gotiche, trame mozzafiato e personaggi che si imprimono indelebili nella memoria dei lettori.

Recensione

​ La Trilogia della nebbia raccoglie tre romanzi scritti da Carlos Ruiz Zafón tra il 1993 e il 1995, prima che la fama internazionale lo travolgesse con la pubblicazione de L' ombra del vento.
I racconti sono stati riuniti e ripubblicati per volontà dello stesso autore, perché tutti e tre rivolti ad un pubblico adolescente e caratterizzati da una comune atmosfera a cavallo tra il gotico e l'horror, sebbene il tema della nebbia sia caratteristica soprattutto del primo se racconti, Il principe della nebbia.

La scelta di indirizzare l'opera a lettori Young Adult non deve far pensare di avere a che fare con un mystery annacquato, alla Piccoli Brividi.
Al contrario tutti e tre i racconti presentano figure sufficientemente inquietanti ed eventi abbastanza disturbanti da garantire una buona dose di brividi anche a un pubblico più adulto.
Tuttavia la minore esperienza dell'autore è piuttosto evidente sia nello stile acerbo, che aspira a alla poesia vista nel Cimitero dei Libri Dimenticati senza raggiungerla, sia nelle trame che presentano diverse ingenuità.

Il principe della nebbia è sicuramente l'opera che risente maggiormente di questi limiti: la storia è ricca di cliché e il terrificante clown che tormenta i protagonisti ricorda un po' troppo l'indimenticabile IT di Stephen King. Inoltre il finale lascia aperti più interrogativi di quanti ne risolva, lasciando così in sospeso la curiosità del lettore.

I due racconti successivi, Il palazzo della mezzanotte e Le luci di settembre già mostrano un evoluzione e soprattutto il primo brilla per l'originalità della trama e dei personaggi.
Anche in questo caso l'autore vacilla nei finali: le scene di lotta sono sempre descritte in modo un po' pasticciato e rendono difficile al lettore comprendere cosa stia succedendo; inoltre il confronto finale con il cattivo non è completamente all'altezza delle aspettative come se l'autore non sapesse bene come togliere d'impaccio i suoi eroi e scegliesse delle strade un po' di comodo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Trilogia della nebbia
  • Titolo originale: La trilogía de la niebla
  • Autore: Carlos Ruiz Zafón
  • Traduttore: Bruno Arpaia
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 12 febbraio 2013
  • Collana: Grandi bestsellers
  • ISBN-13: 9788804626824
  • Pagine: 574
  • Formato - Prezzo: Tascabile - Euro 13.00

21 novembre 2017

The Professor 5: Troll - Marzano, Corbetta, D'Antonio

Il nostro protagonista Benjamin Love alias The Professor dopo il sole della calda Napoli si avventura nelle acque delle Isole Orcadi alla ricerca della verità che si cela dietro il naufragio del "Prometheus". Verità inconfessate e tanto mistero bastano a mescolare le carte in tavola, presentando così al lettore una storia originale e inaspettata.





Recensione

Con il volume numero 5, Troll , The Professor riconferma la sua originalità e la sua capacità di elaborare storie totalmente nuove sfruttando elementi reali e già esistenti: protagonisti di questo volume sono le vicende di un Troll molto famoso nel mondo della letteratura inglese grazie all’abile penna di Mary Shelley e l’ingegno arguto e curioso di un ancora poco noto Bram Stoker, alle prese con i suoi primi racconti – tant’è che nelle ultime pagine si fa riferimento a Van Helsing, il celebre antagonista del conte Dracula che, non a caso, nel 1958 viene interpretato da Peter Cushing. Al centro della storia, un terribile naufragio di una nave dal nome tutt’altro che comune, il Prometheus – così come il primo vascello terrestre capace di viaggi interstellari in Stargate (1994) oppure come la nave spaziale tratta dalla serie Alien – che porta con sé un grande segreto. Il disastro nel Mare del Nord attira il nostro amato Professore che, in compagnia del celebre Stoker – estremamente curioso e affascinato dalla misteriosa tragedia consumatasi improvvisamente e senza lasciare alcuna traccia utile alla ricostruzione dell’accaduto – parte alla volta delle Isole Orcadi.

La storia si rivelerà essere più intricata di quello che sembra e non mancheranno i colpi di scena, il mistero si infittisce a mano a mano che il lettore procede con la lettura ed ecco che ci sentiamo anche noi al fianco del buon Benjamin Love ad indagare per scoprire la verità.

Anche in questo numero, il tratto si rivela estremamente importante e di alta carica espressiva, incidendo moltissimo sulla resa della storia infatti consente di caricare di enfasi il contenuto narrativo.

L’intera vicenda consente al lettore di riflettere sul concetto di umanità e sull’importanza della parola data, le promesse hanno il potere di legare destini completamente diversi in modo così saldo da far sì che neanche il tempo possa scolorire o attenuare l’intensità della loro forza.

Troll lascia spazio a temi come la famiglia, l’amore, il rapporto padre-figlio e consente anche di rompere gli schemi con i luoghi comuni del tempo sulla donna grazie ad una intraprendente figura femminile che scendendo dal cielo, letteralmente, assume una valenza profetica e rivoluzionaria.

Ottima prova ancora, questa volta per Marzano, Corbetta e D’Antonio che continuano a tenere alta la fiamma di The Professor. Una rivoluzione nel campo del fumetto italiano, una scelta coraggiosa ma anche originale. Quello che apprezzo di più di questa testata è la capacità di ri-inventare e di ri-elaborare storie e personaggi già esistenti intrecciandole con le vicende fittizie di Benjamin Love. Ancora una volta un successo che riconferma l’alto livello del fumetto.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 5: Troll
  • Autore: Giancarlo Marzano (testi),Paolo D'Antonio (disegni) e Andrea Corbetta (copertina)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: luglio 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 4 × 20 cm - 4,00 Euro

4 agosto 2017

The Professor 4: Sirena - Martigli, De Carlo, Corbetta, Giorgiani

Benjamin riceve l'invito dal suo vecchio amico Raimondo Conte del Balzo per passare qualche giorno di relax in Italia. Il conte è anche colui che ha regalato al nostro professore Furio, il suo inseparabile cane di razza Mastiff. Un viaggio però che cessa rapidamente di essere solo "di piacere" e che vedrà il nostro professore alle prese con un nuovo mistero a metà tra realtà e mitologia.

Recensione

Con il quarto numero di The Professor, Sirena, ci avviciniamo alla conclusione della prima stagione del fumetto, fissata con l’uscita del sesto numero a settembre, Polvere. Il mio è diventato ormai un appuntamento fisso, sin dal primo numero avevo intravisto un potenziale notevole e devo riconoscere che volume dopo volume, il fumetto si migliora sempre di più non lasciando nulla al caso.

Una caratteristica di The Professor sulla quale nel corso delle recensioni ai volumi precedenti non mi sono ancora soffermata, è il continuo cambiamento di location, ogni numero riserva un diverso sfondo geografico e, inevitabilmente, sociale e culturale. Questa volta il nostro amato Professor Love raggiunge la nostra bella Italia, precisamente Napoli, in compagnia del suo fido Furio in seguito ad un invito di villeggiatura ricevuto da parte di un vecchio amico, Raimondo Conte del Balzo.

La storia è più intricata rispetto alle precedenti e in alcuni punti sembra quasi sfiorare delle punte mitologiche con la citazione grafica – grandissimo omaggio all’Odissea di Omero – del buon Benjamin legato ad un albero maestro attorniato da avvenenti fanciulle e a tratti quasi surreale con i riferimenti all’Inferno di Alighieri – confermati da scelte grafiche notevoli e dalla citazione esplicita “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”, messa in bocca indistintamente a ricchi e poveri come per renderla ancora più veritiera e per rafforzare l’idea secondo la quale la morte davanti al denaro non fa distinzione.

Una donna misteriosa, che ricorda un po’ la Elena di Troia, accende gli spiriti di Benjamin coinvolgendolo in un mistero che pagina dopo pagina si infittisce rapidamente e in compagnia di una figura incappucciata, sono quasi un semi deus ex machina perché portano il Professor Love sulla giusta via da seguire per risolvere la vicenda. Il palazzo abbandonato eredità di famiglia per il Conte, è l’immancabile luogo del terrore che cela nelle sue profondità segreti importanti e sconvolgenti ma la vera rivelazione di questo albo è il buon Furio che con la sua lealtà darà un grande apporto al Professore, evitando il peggio. A fare da cornice alla storia è una maledizione ed anche una vicenda del passato che impedisce al presente di scorrere placidamente: riuscirà il nostro Professore a ritrovare la bella dama che appare e scompare e a risolvere il mistero celato nella stirpe del suo amico?

La bellezza di questo numero oltre che nei disegni, ancora una volta bellissimi – come non citare la differenza di tratto tra la realtà e il sogno/visione – sta nei testi: oltre all’uso impeccabile del dialetto napoletano sia da parte della popolazione del luogo che da parte di Benjamin in simpatica risposta alle affermazioni dei cittadini – cosa che ci fa un po’ sorridere se ripensiamo alla patria inglese del Professor Love – è la scelta di raccontare la coralità di un popolo, che partecipa attivamente alla vicenda e che sin dall’inizio cerca di aiutare Benjamin dandogli delle dritte, che rende vincente e diversa la storia.

Tornando ai disegni, ci tengo ad aggiungere che come sempre, questi aiutano a conferire una grande veridicità alla storia che raccontano, i dettagli sono i punti forti – come la vecchia chiaroveggente rappresentata rugosa e con pochi denti.

Una vicenda originale e che sfiora la dimensione della metafisica come sempre, tenendo il lettore incollato alle pagine. Una prova ancora una volta molto buona che mette in luce un tema su tutti: quello della vendetta e del rancore ma anche della lealtà e dell’affetto sincero – forse anche un po’ di amore non manca se pensiamo a come il nostro Professor Love perda facilmente la testa davanti a belle donzelle!

Appuntamento rinnovato con il numero 5, Troll.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 4: Sirena
  • Autore: Carlo A. Martigli e Giulia Carla De Carlo (testi), Germano Giordani (disegni) e Andrea Corbetta (copertina)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: aprile 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 × 20 cm - 3,50 Euro

28 luglio 2017

The Professor 3: Follia - Astori, Corbetta, Innocenti

Una serie di persone altolocate commette sanguinosi delitti, causati da un'improvvisa quanto inspiegabile follia omicida. O forse si tratta di qualcosa di più arcano? Toccherà a The Professor indagare, ma stavolta non sarà solo. Al suo fianco troveremo Lady Emma Blackman, giovane e bella quanto scettica psichiatra, direttrice dell'antico manicomio di Bethlem, più noto come Bedlam. E non è tutto, perchè il tetro edificio ospita un misterioso personaggio che siamo certi tutti voi conoscerete...Ma sarà davvero lui? A voi scoprirlo.


Recensione

Continua la nostra rassegna su The Professor, il nuovo coraggioso fumetto edito da Erredi Grafiche Editoriali che sta a poco a poco occupando la scena editoriale italiana riscuotendo numerosi consensi. Anche il terzo numero, Follia, rende giustizia ai numeri precedenti – di cui trovate le recensioni qui per il primo numero e qua per il secondo – raccontando una storia interessante che va a toccare un tema caldo ed estremamente attuale: il dibattito tra la Scienza e l’Esoterismo.
Questa volta la storia ritorna nelle terre inglesi dove si consumano atroci e sanguinosi delitti per mano di ricchi e aristocratici mentre sullo sfondo, un illusionista approdato in città per fare spettacoli, fa discutere l’opinione pubblica. Il Professor Love viene convocato dalle autorità per le sue conoscenze sull’esoterismo in quanto sembra che gli assassini, reagiscano violentemente alla vista di simboli particolari, ben noti al nostro Benjamin, come se fossero sotto incantesimo.

Se da una parte però abbiamo il mondo della superstizione e dell’occulto che sostiene di trovare nel simbolismo una giustificazione e la risoluzione della misteriosa "febbre rossa" , la controparte non è da meno con le teorie scientifiche della dottoressa Lady Emma Blackman, psichiatra del manicomio di Bethlem che cerca di motivare i raptus omicida rifacendosi alle teorie sulla grande ipnosi del neurologo francese, Charcot.
A fare da collante tra indagini e il mondo aristocratico è l’esistenza di un circolo privato, l’HellFire Club, l’ennesima gatta da pelare per Benjamin e la sua occasionale compagna di intrighi Emma.

Il fumetto anche in questo terzo albo, così come nei precedenti, non manca di fare omaggio a grandi personaggi e studiosi del tempo grazie ad un citazionismo, a volte letterale come nel caso del medico tedesco Mesmer o del già citato Charcot, a volte invece non solo letterale ma anche grafico come accade per il fanatico che impersona il grandissimo Edgar Allan Poe, colui che ruba la scena a Benjamin per diventare protagonista assoluto dell’intero albo.
Edgar in compagnia del suo fidato corvo nero, appare e scompare rilasciando di volta in volta perle preziose per la risoluzione del caso attraverso riferimenti alle “sue” opere: chiama Emma col nome di Berenice – la protagonista dell’omonimo racconto affetta da stati di catalessi e trance – poi appella Benjamin come Mr.Valdemar – protagonista del racconto La verità sul caso di Mr. Valdemar dedicato al tema del mesmerismo – ed infine, in riferimento ad una ferita, una piaga che si dilata e che finisce per distruggere ogni cosa, cita La caduta della casa degli Usher

Mentre la guardavo, la crepa si allargò rapidamente, l'aria turbinava impazzita [...] il mio cervello vacillò mentre vedevo le possenti mura spalancarsi. Sentii un lungo tumultuante rumore simile al frastuono di mille acque e il profondo stagno nero ai miei piedi si chiuse, cupo e silenzioso, su quello che restava della casa degli Usher
Un finale inaspettato, l’apice del climax che si raggiunge nelle ultime pagine dell’albo, i riferimenti a grandi personaggi della storia contemporanea e ad un grande scrittore come Poe non fanno altro che confermare la coerenza strutturale nonché narrativa di The Professor.

Come ho già accennato nelle precedenti recensioni, il fumetto si coltiva su un terreno culturale estremamente notevole e produttivo che consente lo sbocciare di storie intriganti, divertenti e allo stesso tempo di grande spessore.

Una nota di plauso anche questa volta viene riservata ai disegni, le tavole rendono in immagine la dimensione perturbante che aleggia nella storia con prospettive impossibili e visioni dall’alto che esaltano il livello di inquietudine dei protagonisti e al tempo stesso, dei lettori.

Un fumetto a tutto tondo che riconferma, con successo, l’esordio brillante e soprattutto inizia a costruirsi la propria personalità viziando il lettore e prospettando per ogni albo, riferimenti a temi e a personaggi illustri e famosi. Ottima prova insomma anche con Follia, un successo in ascesa che si conferma di numero in numero!


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 3: Follia
  • Autore: Cristiana Astori (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Riccardo Innocenti (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Febbraio 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro

14 luglio 2017

The Professor 1: Golem - Martigli, Corbetta, D'Antonio

Nei vicoli oscuri della Londra vittoriana giacciono straziate le vittime di una forza gigantesca, dissanguate secondo un rituale che le collega all’antica leggenda del Golem. Il professor Benjamin Love, indagando sulle misteriose morti con l’aiuto di una studentessa dotata di poteri paranormali, viene a conoscenza del proprio atroce passato. In un drammatico colloquio, il rabbino, suo tutore, gli svela chi uccise i genitori, causandogli da bambino la menomazione alla mano sinistra, e quale destino gli riservino le antiche scritture, lasciando però molti lati oscuri. Saranno gli accadimenti a svelare a The Professor di chi potersi fidare in un continuo ribaltamento di ruoli ai confini tra fantascienza e stregoneria, e quali gli strumenti a sua disposizione per impedire ulteriori omicidi e sconfiggere il male. Fedeli alleati in questa lotta senza confini, il suo cane mastiff e una speciale mano. La trama si consuma in un’atmosfera gotica con ambientazioni realistiche cui si affiancano ricostruzioni di fantasia, personaggi leggendari e moderni mostri, con colloqui serrati, ricorrenti flashback e un’incursione nello steampunk.

Recensione

Nello scenario editoriale spunta un nuovo piccolo prodigio, The Professor, una serie a fumetti con cadenza bimestrale e numeri autoconclusivi edita da Erredi Grafiche Editoriali. Una scommessa coraggiosa vinta con un debutto molto interessante della prima uscita: Golem.

Il fumetto, ambientato nell’epoca vittoriana, ha per protagonista, come dice il titolo stesso, il professor Benjamin Love che si ritroverà sin dal primo numero a combattere contro creature mostruose e demoni del suo passato: rimasto orfano a causa dell’assassinio dei suoi genitori Benjamin, salvato da un rabbino e affidato ad una nuova famiglia, cova dentro di sé una forza straordinaria ed un’arguzia spiccata per la risoluzione di misteri.

Direttamente coinvolto nella vicenda per via dei suoi legami con l’ebraismo, il professor Love, in compagnia del suo fedele compagno a quattro zampe Furio, dà filo da torcere ai suoi nemici – in questo primo albo assassini spietati pronti a tutto in nome della resurrezione di un misterioso Golem, dietro il quale si cela una vicenda a metà tra il biblico e il fantastico.

La decisione di recensire i singoli numeri di The Professor nasce da una forte curiosità mossa anche dalle critiche sparse per il web, c’è chi parla di un tratto rudimentale, chi invece critica la storia in sé o anche chi trova una grande affinità con l’Indagatore dell’incubo Bonelliano: in realtà, da assidua lettrice di fumetti, non mi ritrovo affatto in linea con queste affermazioni; per prima cosa i disegni sono curatissimi e originali – tanto è che alcune tavole spiccano rispetto ad altre per bellezza – oltretutto il tratto è estremamente coerente con le atmosfere e il contesto storico in cui la vicenda è ambientata, la Londra di fine 800 a metà tra luci ed ombre che dietro una facciata luminosa, nasconde invece il marcio di una economia brutale – fatta di sfruttamento minorile e prostituzione – e di una società malsana e corrotta: apparire e non essere questa è la virtù borghese e il fine giustifica sempre i mezzi per i politici del tempo anche se la città è spaccata tra l’estrema povertà o l’ostentazione del lusso – basta ricordare i romanzi di Charles Dickens o i primi scritti di Edgar Allan Poe a riguardo.

La storia è molto originale e criptica al punto giusto, unica pecca forse un’accelerata nel finale che brucia un po’ la conclusione ma nonostante ciò il primo numero è un ottimo biglietto da visita per il fumetto che si distingue anche per le numerose citazioni a grandi autori come Lewis Carroll o a personaggi dell’epoca come Sherlock Holmes.

Altra originalità sta nell’ispirazione principale del personaggio di The Professor, Benjamin Love altro non è che un omaggio a Peter Cushing, che per chi non lo conoscesse è il volto cinematografico di Abraham Van Helsing, del barone Frankenstein e di Sherlock Holmes a partire dagli anni 50’.

“Per le mura di Gerico” è un intercalare senza impegno che caratterizza il professor Love e gli regala riconoscibilità, sebbene tutti noi ben conosciamo “Giuda Ballerino” non capisco perché per alcuni si attivi inevitabilmente una connessione tra i due personaggi: siamo a Londra in entrambi casi ma c'è molta differenza, infatti le variabili in gioco sono numerose e soprattutto in un modo o nell’altro un personaggio dovrà pur parlare, dire la sua e costruirsi a poco a poco una personalità propria! Benjamin Love cerca di farsi conoscere raccontandosi ai lettori e mostrando non solo la sua forza ma anche la sua fragilità. Come i mostri che combatte anche lui ha delle particolarità che lo rendono unico: la sua mano, persa nell’infanzia e poi la presenza di armi speciali che lo accompagnano nell’avventura.

La metafisica si mescola alla perfezione in una storia che consente al personaggio di uscire a poco a poco dal suo guscio e di imporsi sulla scena. Un primo numero dunque in cui si respira un forte entusiasmo dell’ideatore Andrea Corbetta e dei suoi collaboratori, un’ottima partenza che spero, riservi per il futuro altrettanti albi interessanti.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 1: Golem
  • Autore: Carlo A. Martigli (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Paolo D'Antonio (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Ottobre 2016
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro

23 luglio 2016

Cronache di sangue e nebbia - Allison J. Wade

Middletown è una città pericolosa. Ci sono creature che vagano di notte, cadaveri che risorgono dalle tombe, possessioni demoniache e necromanti. Ogni genere di cose viene dalla nebbia sul fiume. C’è uno strappo nel velo del reale, che segna il confine con l’oltretomba. Deadland, o lo Sheol, come lo chiamano i Cavalieri di Salomone, che cercano di proteggere la città e la sua gente con armi e rituali. Asher è uno di loro, almeno finché non si innamora di una Figlia di Ecate, e tutto il suo mondo inizia inesorabilmente a crollare.

Recensione

La vera protagonista di questo romanzo dalle tinte horror e soprannaturale è la cittadina di Middletown, un paese comune, non particolarmente abitato, ma che conserva nella sua specifica collocazione un segreto poco noto al resto del mondo: si tratta di una città di confine, tra il mondo degli uomini e l’aldilà, o meglio, Sheol, come amano definirlo i Cavalieri.
Al di là degli individualismi dei protagonisti, l’intero impianto del romanzo quindi si permea attraverso la contrapposizione tra due fazioni di esperti del mondo spettrale: da un lato i Cavalieri di Salomone, che dichiarano di perseguire il bene proteggendo la cittadina dalle incursioni degli spiriti maligni dell’aldilà e dall’altro lato i Figli di Ecate, chiamati anche Necromanti, la setta che rispolvera l’antica religione pagana, accusata di risvegliare gli spiriti maligni, anche se poi in più di un’occasione entrambi i sistemi verticisti mostrano le incongruenze tra i principi perseguiti e la realtà che invece realizzano.
E soltanto con l’unione delle forze e la prospettiva di una visione comune dei due intenti, alla fine i protagonisti riusciranno a scoprire cosa realmente provoca nella cittadina di Middletown un continuo poltergeist di creature infernali, demoni, spiriti maligni e non morti.
Il romanzo di Allison J. Wade non si limita a raccontare la cronistoria di Asher, di Oswald, Amy o Rebecca, fino alla soluzione finale, ma si rivela un prezioso e interessante riferimento di leggende e tradizioni popolari esoteriche della nostra cultura (e per nostra, intendo umana, nella mondialità complessiva) che vengono mescolate tra loro rilevando assonanze e differenza, per creare un’ambientazione fortemente gotica e magica, originale nelle scelte e nel modo di proporla al lettore, stimolando il desiderio di approfondirne la conoscenza.
È proprio la creazione di un’atmosfera locale coerente e affascinante che costituisce il vero punto di forza di quest’opera, unito a uno stile pulito, con una buona gestione del ritmo e una tendenza alla suspense e al colpo di scena che non fanno annoiare il lettore e lo supportano nel percorso di conclusione dell’esperienza di lettura.
Andando oltre la tematica propria dell’ambiente mistico, ritroviamo nelle pagine il percorso dell’eroe, o meglio degli eroi: la metafora propria delle ambientazioni romanzesche del fantastico, ma che bene si appigliano anche ad altri generi, laddove ognuno dei personaggi sulla scena parte da uno specifico status di credenze religiose o anche di se stesso, per poi giungere al cambiamento e, nel contempo, alla variazione di prospettiva che l’acquisizione della verità genera in essi.
Affrontando l’aspetto caratteriale dei personaggi, ci ritroviamo all’interno di alcuni modelli contrapposti che si vedono obbligati a scardinare: in questo senso sono d’esempio le due figure femminili della necromante Amy e della consorella Rebecca, due donne diametralmente opposte: una libera di decidere e scegliere l’amore, andando anche contro la propria setta, e l’altra invece talmente arroccata sui principi ferrei della sua fede che perde quasi di vista il bene e il male, a prescindere dalle fazioni. Entrambe incontreranno nell’arco della storia la loro risoluzione, cambiando qualcosa, forse anche in modo drastico, della loro esistenza.
In linee generali la storia non presenta sbavature, scegliendo la strada del continuo colpo di scena che, per quanto ribalti gli esiti, le consente di esprimersi in maniera non scontata.
Cronache di sangue e nebbia, in definitiva, si rivela un buon prodotto, capace di amalgamare il genere gotico con elementi mistici, puntualmente documentati e riutilizzati in una chiave nuova, l’autrice stessa si rivela con cognizione di causa una voce interessante, proponendo una buona padronanza del genere e meritandosi comunque una particolare menzione proprio sulla scrittura horror moderna nel nostro paese.
Il romanzo si rivela quindi gradevole e interessante come lettura, dedicata a tutti coloro che amano l’esoterismo, ma che in una storia vogliono comunque raggiungere una rivelazione sulle modernità senza incappare in retoriche ormai scontate.
Consigliato.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Cronache di sangue e nebbia
  • Autore: Allison J. Wade
  • Editore: Autopubblicato con Wade Books
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 978-1522817611
  • Pagine: 318
  • Formato - Prezzo: € 12,90

25 giugno 2016

Le anime bianche - Frances Hodgson Burnett

Ysobel è una ragazzina timida e minuta che non ha mai conosciuto i genitori e vive, assieme ai tutori Jean Braidfute e Angus Macayre, in un castello dall’aspetto austero immerso nella desolata brughiera scozzese. Fin dall’infanzia, la bambina mostra di essere dotata di un particolare “dono” che la rende diversa da tutti gli altri bambini; ella ha il “potere di vedere oltre le cose” e di entrare in contatto con le anime dei defunti, ormai libere dalle sofferenze e dalle paure dell’esistenza. “Le anime bianche” (“The White People” nella versione originale) è un romanzo breve in cui la celebre autrice dei ben più conosciuti “Il piccolo Lord” (1886) e “Il giardino segreto” (1911) presenta, attraverso gli occhi della propria protagonista, le sue personali considerazioni circa ciò che attende l’uomo dopo la morte. Si tratta di un racconto carico di motivi gotici, di verità e saggezza, in cui emergono non soltanto il talento narrativo dell’autrice ma anche alcuni dettagli che rimandano al personale rapporto con il suo primogenito e con la religione.

Recensione

Racconto lungo più che romanzo vero e proprio, Le anime bianche, dell’autrice angloamericana nota soprattutto per romanzi per ragazzi, è un esempio della produzione che, negli anni di passaggio tra ‘800 e ‘900, si è legata ai temi dello spiritualismo e della teosofia. La pregevole traduzione ha il merito di far conoscere un testo della scrittrice che era finora inedito in Italia e rivela un lato della personalità di Frances Hodgson Burnett strettamente legato alla sua biografia, spiegando perché i temi dell’infanzia travagliata le siano stati così a cuore. La creatrice di Il piccolo Lord e di Il giardino segreto ha reso dei ragazzi sfortunati e cresciuti in condizioni disagiate protagonisti dei suoi due romanzi più famosi e uno dei suoi marchi di fabbrica: oltre ai piccoli protagonisti di Il giardino segreto, tra cui un ragazzo paralitico orfano di madre e abbandonato a se stesso, e il fortunatissimo piccolo Lord Fauntleroy, ricordiamo anche la sfortunatissima Sarah di La piccola principessa – da cui, per gli amanti degli anime anni ’80, è tratta la storia strappalacrime di Lovely Sarah.

Non è che fosse una novità l’uso letterario dei bambini scalognati, soprattutto nell’Inghilterra vittoriana di Oliver Twist e Bob Scratchit, ma anche in altre letterature, e del resto l’uso che Hodgson Burnett fa di questa figura dipende anche dal fatto che nelle pubblicazioni a puntate o in appendice – la scrittrice è giornalista di professione e con i proventi delle pubblicazioni su periodici come Harper’s Bazaar mantiene la sua famiglia, dopo la morte di entrambi i genitori – il tema in questione risultava molto spendibile. E però la scelta dell’infanzia ‘sfigata’ non è, allo stesso tempo, priva di legami anche con le questioni sociali, per le quali la scrittrice aveva avuto un notevole interesse, se osserviamo che uno dei suoi romanzi all’epoca più noti, That Lass o’ Lowrie’s del 1877, descriveva la vita delle donne lavoratrici nel Lancashire.

Il passaggio dalle figure dei piccoli eroi come la principessa Sarah o Mary, Colin e Dickon di Il giardino segreto a Ysobel, la bambina che racconta la storia delle anime bianche in prima persona, è legato in profondità alla vita privata e famigliare dell’autrice. Infelicemente sposata per ben due volte e sottoposta a considerevoli pressioni per il lavoro di scrittura su varie pubblicazioni, dalle quali dipendeva il ménage famigliare, Burnett versava spesso in condizioni di fragilità nervosa. Un ulteriore colpo alla sua stabilità arrivò dalla morte del figlio Lionel, nel 1890, ad appena sedici anni, pressappoco l’età di Ysobel. Infatti, come spiega, con dovizia di particolari, la traduttrice sia nell’introduzione sia nella postfazione, fu proprio il lutto improvviso che spinse Hodgson Burnett a cercare un orizzonte spirituale che desse un senso al suo dolore di madre e creasse un simulacro di rapporto con il figlio perduto.

Ysobel è da un lato la personificazione della bambina perfetta, bellissima, dolcissima, obbedientissima, sensibilissima; dall’altro una proiezione del più grande desiderio della scrittrice, cioè creare un mondo, idilliaco e subliminale, in cui il rapporto con il figlio Lionel potesse avere ancora un futuro. Da questo desiderio sublimato e dalla sua fantasia romantica nasce Muircarrie, il castello perso nelle desolate brughiere scozzesi fiorite di erica e muschi, eternamente coperte di nebbie, nel quale Ysobel con la sua purezza ingenua e luminosa diventa un faro per le ‘anime bianche’, un punto di congiunzione tra il mondo terreno e la sua prosecuzione spirituale.

Attraverso un breve diario Ysobel racconta coi toni enfatici e sempre sopra le righe di una bambina la storia di come lei stessa sia giunta alla consapevolezza di sé e del suo ruolo di tramite tra le due dimensioni – per intenderci è una visione per certi versi simile a quella del film Il sesto senso –, quella terrena e quella ultraterrena, per una sorta di predestinazione. Il filo che unisce i destini delle anime bianche e di Ysobel viene dal passato della storia ereditata dalla famiglia, come il legame con un’altra bambina, vittima anche lei di una morte precoce e crudele, la piccola Wee Brown Elspeth, e dal presente di una vita solitaria e appartata, in un luogo che sembra quasi una specie di prigione e che lei accetta comunque di buon grado, con un fatalismo altrimenti inspiegabile.

Su tutta la narrazione, fin dall’inizio, grava un senso di suspense che per il lettore risulta esagerato: quasi da subito – il titolo del resto è fin troppo esplicito già da solo – si capisce benissimo cosa siano le ‘anime bianche’. Tuttavia per proteggere la piccola Ysobel nessuno osa rivelarle l’oggetto e il significato delle sue visioni. L’ansia di proteggere un bambino per una madre frustrata è più che comprensibile, tanto più se sull’adorabile fanciulla si opera un transfert così personale e autobiografico, come suggerisce l’autodescrizione della narratrice nei termini di una bambina bruttina e insignificante. Lo splendore a cui Ysobel accede per contrasto nella parte finale del racconto è il risultato della trasfigurazione operata dalla consapevolezza di sé e dal compiersi del suo destino, quello appunto di incarnare la soglia e dare continuità a due mondi separati dall’ineluttabilità della morte e dagli abissi del dolore.

È a questo punto, verso il quale si arriva con una calma e una serenità difficilmente accettabili visto il tema di cui si parla, che tende tutta la narrazione: l’incontro voluto dal destino con lo scrittore idealizzato Hector MacNairne e con sua madre, che rappresentano, per il loro fortissimo rapporto madre-figlio, la scrittrice e il piccolo Lionel, cioè quel rapporto che era stato negato dalla realtà. In questa simbiosi quasi edipica Ysobel si inserisce come una cerniera, creando la possibilità di rendere eterno un legame, quello tra madre e figlio, che, ancora una volta, la realtà impedisce di mantenere. Questa volta però, almeno nella finzione letteraria, con il lieto fine consolatorio della fiducia in una vita spirituale che dà un senso alla perdita.

Peccato per la copertina che evoca un harmony: anche se enfatico e a tratti melenso nell’idealizzazione dei personaggi e delle ambientazioni, nel contesto biografico di Frances Hodgson Burnett e del particolare momento storico da cui proviene, Le anime bianche rispecchia in modo sincero un aspetto della cultura e del sentire dell’epoca sospeso, come le anime del titolo, tra passato e futuro.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le anime bianche
  • Titolo originale: The white people
  • Autore: Frances Hodgson Burnett
  • Traduttore: Annarita Tranfici
  • Editore: Panesi Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: -
  • ISBN-13: isbn13
  • Pagine: 64
  • Formato - Prezzo: ebook - Euro 1,99

27 settembre 2015

Il Golem - Gustav Meyrink

Una nuova traduzione arricchita dalle illustrazioni originali di Hugo Steiner-Prag e da un corredo di note attente ai significati occulti del capolavoro di Meyrink: il Golem, l'antico essere artificiale creato dalla magia di un rabbino, riprende vita grazie allo scambio di un cappello nel Duomo di Praga, squarciando il velo che separa il mondo reale da quello oscuro e segreto dei sogni.




Recensione

Il golem è forse il più conosciuto e riuscito romanzo di Gustav Meyrink, scrittore austriaco di madre ebrea nato nel 1868. Sul punto di suicidarsi a soli ventitré anni, il suo tentativo venne interrotto dal commesso di una libreria che fece scivolare sotto la porta del suo studio un opuscolo di occultismo: la sua attenzione venne così catturata dal tema che accantonò l'idea del suicidio e iniziò a interessarsi all'esoterismo, passione che coniugò alla sua carriera di scrittore.
Il golem nasce appunto da tale connubio: pubblicato a puntate tra il 1913 e il 1914 e in volume l'anno successivo, il suo successo risiede forse nella sua accessibilità rispetto alle più logorroiche e oscure opere pubblicate fino a quel momento dall'autore. Protagonista del breve romanzo è Athanasius Pernath, intagliatore e restauratore del ghetto di Praga cui un misterioso individuo consegna un libro da restaurare. Costui è forse il fantomatico Golem, creatura leggendaria nata dall'argilla vivificata dalle formule cabalistiche di un antico rabbino, che ogni trentatré anni torna a infestare il ghetto suscitando il terrore della gente in quanto associato a periodi di sventura.
Pernath, che ha perduto la memoria della sua giovinezza funestata dalla follia, viene da quel momento risucchiato non solo in una storia allucinata di apparizioni benigne e maligne e visioni notturne sospese tra sonno e veglia, ma anche nell'adulterio tra Angelina, già incontrata nel suo passato rimosso, e il ricco dottor Savioli. Entrambi sono ricattati dal perfido e mostruoso rigattiere Aaron Wassertrum, che ritiene Savioli responsabile del suicidio di suo figlio, in realtà orchestrato dallo studente tisico Charousek, vicino di Pernath e figlio illegittimo di Wassertrum. E' dunque il ghetto di Praga con i suoi personaggi, alcuni laidi come la depravata prostituta Rosina o Wassertrum, altri angelici, quasi mistici, come il saggio Hillel e la figlia Miriam, il vero protagonista del Golem, piuttosto che la figura mitica evocata dal titolo che forse, dopotutto, incarna lo spirito frustrato dalla miseria e dalla meschinità del ghetto.

Il romanzo si muove tra sonno e veglia, su diversi piani narrativi, e la sottile linea tra realtà e allucinazione è indebolita ancor più dall'inattendibilità del narratore, che infine si rivela essere non Pernath ma uno sconosciuto che ha sognato la sua storia dopo aver scambiato con lui il cappello. Qual è la verità sul Golem e quanto ci sia di vero nelle travagliate vicende vissute da Pernath, o meglio, nel sogno dell'anonimo narratore, rimarrà un mistero. Più interessante è immergersi nella claustrofobica atmosfera del ghetto di Praga, città in cui l'autore aveva vissuto per vent'anni prima di essere incarcerato per frode bancaria, con i suoi vicoli oscuri, le sue stanze segrete dalle finestre murate, i suoi appartamenti squallidi e la miseria morale di molti dei personaggi che lo popolano. Ma non a caso pràh significa soglia: Praga è anche una finestra verso l'arcano, che mostra per squarci un universo di forze inconoscibili che a pochi eletti, tra cui Pernath, è dato di intravedere.

Il Golem è stato ripubblicato quest'anno dalla casa editrice Tre Editori, in occasione del centenario dall'uscita in volume dell'opera, per la prima volta con le venticinque illustrazioni di Hugo Steiner-Prag dell'edizione del 1916. Data anche la buona traduzione, consiglio senz'altro l'acquisto di questa versione.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Golem
  • Titolo originale: Der Golem
  • Autore: Gustav Meyrink
  • Traduttore: A.M. Baiocco
  • Editore: Tre Editori
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788886755658
  • Pagine: 364
  • Formato - Prezzo: Brossura, illustrazioni b/n - 21.00 Euro

7 giugno 2015

La sepolta viva - Francesco Mastriani

Una donna che corre per i vicoli di Napoli, in preda allo shock, e sembra svanire, come un fantasma. Tracce della sua vita che emergono da testimonianze e articoli di giornale, come tanti pezzi di un puzzle indecifrabile. Un puzzle che viene pian piano ricomposto sulle pagine di uno dei romanzi più famosi di Francesco Mastriani, il maestro italiano della letteratura d'intrattenimento di fine '800. Pubblicato in volume per la prima volta nel 1889, "La sepolta viva" è divenuto un film diretto da Guido Brignone nel 1948.


Recensione

Gli esempi di romanzi gotici ad opera di autori italiani sono piuttosto esigui. Nato in Inghilterra con Il Castello di Otranto di Horace Walpole (che in un primo momento l'autore attribuì a un vescovo italiano di cui avrebbe rinvenuto il manoscritto), il gotico non ha mai attecchito veramente nel paese in cui pure moltissimi scrittori inglesi, affascinati dal suo folklore e dalla sua passionalità, hanno ambientato i loro romanzi del genere, a partire dal già citato Walpole per continuare con Ann Radcliffe.
Francesco Mastriani, scrittore, drammaturgo e giornalista nato e vissuto a Napoli tra il 1819 e il 1891, costituisce una figura eccezionale in tal senso: considerato l'autore del primo romanzo giallo italiano (Il mio cadavere del 1851), le sue opere, con la loro attenzione verso le classi disagiate, gettarono le basi per la nascita del verismo. Scritto appena due anni prima della sua morte, La sepolta viva già dal titolo - che richiama non solo terribili suggestioni claustrofobiche, ma anche la sciagurata pratica di murare vive monache consenzienti o peccatrici - si riaggancia alla ben consolidata tradizione anglosassone ereditandone molte caratteristiche.

La "sepolta viva" è Eva, giovane donna napoletana atrocemente martirizzata dai figli di primo letto del padre. Fuggita una prima volta alle mani dei suoi aguzzini, viene soccorsa dal protagonista, voce narrante del romanzo e alter ego dell'autore stesso, per poi svanire nel nulla lasciandosi dietro un doloroso mistero che avvince non solo la compassione dell'uomo, ma anche la sua fantasia di scrittore. Attraverso lettere, colloqui e articoli di giornale, l'io narrante ricostruisce la sua storia fino al rincontro con la donna che offre finalmente - all'autore e al lettore - un quadro completo della vicenda.
Come già detto, La sepolta viva ripropone in chiave tutta italiana un'ampia collezione di topos del genere, dalla presenza di una cornice nella storia ai classici villain crudeli senza alcuna sfaccettatura, dall'attentato alla virtù della giovane protagonista al lieto fine che premia la sua innocenza. Interessante in questo senso notare come Eva non sia completamente angelicata: alla bellezza si accompagna una proverbiale passionalità italiana che la spinge tra le braccia di un amore non platonico, senza che per questo cali su di lei la scure della condanna morale dell'autore.

Particolarmente apprezzabile infine, salvo vari refusi del testo, la volontà della giovanissima casa editrice Rogas di recuperare con la collana Dupin perle nascoste della letteratura italiana, un percorso inaugurato proprio dal romanzo di Mastriani e che si spera sarà ricompensato da un caldo riscontro.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La sepolta viva
  • Autore: Francesco Mastriani
  • Editore: Rogas
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Dupin
  • ISBN-13: 9788894070316
  • Pagine: 306
  • Formato - Prezzo: Brossura - 17.00 Euro

3 ottobre 2013

La Lega dei Gentiluomini Rossi (Victorian Solstice #2) - Federica Soprani e Vittoria Corella

Scompaiono, uno dietro l’altro. Tutti giovani, bellissimi e con una caratteristica in comune. Se c’è una cosa che Jonas detesta sono i casi irrisolti. Se c’è una cosa che Jericho ama è aiutare Jonas a risolvere questi casi, e il viaggio da incubo parte dai quartieri bassi per salire su, fino a sfiorare la Corona D’Inghilterra. Ci sono cose che nessuno deve sapere e gente che va fatta tacere con le buone o con le cattive.
Secondo episodio della Serie Victorian Solstice.



Recensione

La Lega dei Gentiluomini Rossi è il secondo episodio della serie “Victorian Solstice” di Vittoria Corella e Federica Soprani. Può essere letto anche senza conoscere il precedente romanzo breve La società degli spiriti, ma va da sé che per non cadere in giudizi affrettati è meglio iniziare questa affascinante saga vittoriana dalla prima indagine dell’eterogeneo duo “Marlowe e Shelmardine”.

Ammetto che La Lega dei Gentiluomini Rossi mi è piaciuto meno rispetto a La società degli spiriti. Non tanto per le ambientazioni, un’avvolgente e oscura Londra vittoriana che vive grazie alla squallidezza morale e fisica delle persone che la compongono, o per i protagonisti, che qui compiono un ulteriore salto di qualità di cui non posso scrivere previa l’anticipazione di parti salienti della trama. Comunque sia, la storia parte subito in quarta con una scena di inseguimento e stupro ai danni di un ragazzino nei quartieri più malfamati della capitale inglese da parte di un misterioso uomo a bordo di una carrozza. Tutta la descrizione è un pugno nello stomaco e fa sicuramente il suo effetto sul lettore. Questo, però, non è altro che uno dei tanti crimini che sta colpendo una metropoli disinteressata. Infatti, sei ragazzi sono scomparsi dai degradati quartieri irlandesi e la polizia non fa nulla per risolvere la situazione. Toccherà così all’ispettore di Scotland Yard Jonas Marlowe e al sensitivo Jericho Marmaduke Shelmardine tornare in azione per venire a capo dell’intrigo e riportare giustizia alle famiglie di quegli sfortunati giovani che avevano in comune i capelli rossi.

Dopo un’attenta analisi posso dire che la cosa che non mi ha convinto proprio è la trama: si capisce subito che le autrici mettono intenzionalmente in primo piano i personaggi e che lo svolgimento, per quanto denso di avvenimenti, non regala colpi di scena degni di nota. Chi è avvezzo ai gialli capirà facilmente chi è il colpevole. Questa è una cosa che ci può stare, cosa che dissi anche per il primo episodio. Stavolta però è l’epilogo, per quanto propedeutico alla terza parte, ad avermi lasciato con l’amaro in bocca. Cercando di non anticipare nulla, posso però dire che le autrici avrebbero potuto usare una soluzione diversa. Invece hanno optato per quella che a mio avviso era la strada più facile da seguire per risolvere la situazione e anticipare i futuri sviluppi dei protagonisti.

In conclusione, “La Lega dei Gentiluomini Rossi” è un episodio di passaggio e per questa sua natura può far storcere il naso al lettore. Chi avrà la pazienza di passare sopra ai difetti e deciderà di recuperare il primo romanzo breve e poi di leggere il terzo riuscirà sicuramente ad avere una visione più generale e ad apprezzarne maggiormente i pregi.

Giudizio:

+2stelle+ e 1/2

Dettagli del libro

  • Titolo: La Lega dei Gentiluomini Rossi (Victorian Solstice #2)
  • Autore: Federica Soprani e Vittoria Corella
  • Editore: Lite Editions
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Victorian Solstice
  • ISBN-13: 9788866653240
  • Pagine: 55
  • Formato - Prezzo: E-book - 1,99 Euro

31 agosto 2013

Notturno digitale - Irene Incarico, Elisa Podestà

Fra le strade buie e bagnate dalla pioggia strisciano come ombre i tormentati personaggi di questo romanzo, una banda di scalcinati eroi capitanati da una ragazza cyborg, Vega, il cui passato è avvolto dalle tenebre più oscure. A farle da spalla, un bizzarro hacker e alcuni amici fedeli. A condurre il gruppo sfidando i continui pericoli, un insolito vampiro che lotta per la propria libertà da un patto millenario. Sono uomini dalle esistenze celate, identità cancellate dalla carta e dalla rete informatica, un nulla che si torce nel sottosuolo putrido della città e in abitazioni anonime. Nell’aria, resta il suono di vecchie canzoni synth pop e new wave anni Ottanta a fare da cornice alle azioni dei personaggi. Avverrà la resurrezione per questa umanità privata dei sentimenti e della propria anima?
Attraverso una scrittura tagliente come il ghiaccio, approvata a pieni voti dal maestro della science fiction Valerio Evangelisti, Irene Incarico ed Elisa Podestà ci trascinano per i piedi in un universo collassato che lascia in bocca il sapore della rovina, acre come il sangue.

Recensione

Etichette e definizioni lasciano il tempo che trovano, ma vale la pena soffermarsi su alcune, specialmente su quelle nuove, create ad hoc per consacrare nuovi possibili generi o nuove forme di interazione tra canovacci narrativi tradizionali e definiti. E' il caso di questo romanzo a quattro mani, che si presenta come cybergoth: una mescolanza di cyberpunk e di narrativa gotica che si realizza nell'ambientazione, nella scelta dei personaggi e nella trama stessa. Una scelta narrativa audace e ben accolta, soprattutto in un panorama narrativo nazionale piuttosto arido, che si unisce all'altra piacevole scelta di un'ambientazione squisitamente italiana. Purtroppo, come a volte capita, le intenzioni di chi scrive rimangono carta bianca, mentre il prodotto finito non corrisponde pienamente alle promesse e alle aspettative di chi legge.

Se il particolare e originale connubio, amplificato dall'incontro stilistico tra due autrici, vorrebbe presentarsi già come un merito, la sua realizzazione non pienamente convincente, unita a certe debolezze di trama, non può che spingere verso un giudizio intermedio. Le due autrici, del resto, sono solo alla loro prima prova e hanno tutto il tempo per migliorarsi e sorprendere sempre di più i lettori.

L'elemento principale, il più evidente e il più discusso, resta il connubio dei generi, che parrebbe corrispondere ai distinti gusti delle due scrittrici. L'incontro però non si risolve in una reciproca contaminazione, né in una piena fusione: del gotico si salva solo una certa coloratura della città di La Spezia, mentre tutto l'intreccio e buona parte dell'ambientazione fantascientifica si ascrivano al collaudato cyberpunk di gibsoniana memoria. Nello specifico, troviamo un'Italia futura disgregata e trasfigurata in una distopia che ha portato alle estreme conseguenze la divaricazione tra ricchi e poveri, tra elites e minoranze. Un tema classico, ma ben sorretto da connotazioni sociologiche specifiche, sintomo di un attento sguardo delle autrici sull'Italia attuale. Tra le strade buie, vagamente horror di La Spezia, si aggirano personaggi che nella maggior parte dei casi sono tipi del cyberpunk più classico: hacker, ricettatori e criminali di vario genere, intellettuali autoesiliati, potenti dirigenti d'azienda, giovani sbandati e vittime di esperimenti di laboratorio. Voce fuori dal coro quella di Altair, protagonista maschile del romanzo, punto di forza e allo stesso punto debole del romanzo. Altair gioca sempre affiancato a Vega, protagonista femminile, in un continuo gioco di specchi. Altair ha il fascino del tenebroso e un passato oscuro; Vega è fuggita da un laboratorio, non ricorda nulla del suo passato e ignora persino quanti innesti cibernetici ospiti il suo corpo. I due, insieme, incarnano spiriti differenti del diverso e del disumano, due punti di vista opposti calati in un comune contesto alienante. A ben vedere però è soltanto Vega a reggere il gioco, centro indiscutibile dell'intreccio cyberthriller al quale può essere ridotta essenzialmente la trama, mentre Altair è ininfluente, a parte fare in qualche raro caso da deus ex machina. Scoprire poi (e non è davvero un gran colpo di scena, quindi mi permetto questo piccolo e trascurabile spoiler, almeno a mio giudizio) che è un vampiro, se aggiunge fascino e colore a personaggio (e ringraziamo le autrici per aver rispolverato la vecchia figura animalesca e orrifica del vampiro!), certo non aggiunge nulla a livello di trama, risultando ben presto un personaggio tagliato fuori sia dal contesto che dall'intreccio principale, al punto che potrebbe essere eliminato senza che cambi alcunché. 

Altair dunque pare il sintomo indiscutibile di una mancata coesione narrativa tra i due generi: la parte cyber ingloba quella goth, mentre la trama si riduce a un intreccio thriller in stile Neuromante, la ricerca di gingilli tecnologici e password per fare affondare lo strapotere tecnofinanziario delle grandi compagnie. Il comparto stilistico non offre consolazioni, la scrittura risulta talvolta spenta e opaca, salvo improvvise colorazioni gotiche della città, specialmente nella prima parte, e che poi spariscono, lasciando spazio a una trama che inizialmente fatica a emergere (altra debolezza strutturale) e poi travolge tutto con il suo ritmo sincopato e frenetico da corsa contro il tempo.

Sull'altro piatto della bilancia poniamo una serie di chicche che si possono considerare dei regalini da parte delle autrici ai loro lettori: il campo semantico astronomico, innanzitutto, che dà i nomi ai personaggi principali (Altair, Vega e l'antagonista Deneb: le tre stelle che formano il "triangolo estivo"), insieme a una miriade di riferimenti alle varie costellazioni; il supporto musicale, in secondo luogo, affatto invadente, che ben si adatta all'ambientazione scelta, e che non manca di regalare qualche altra easter egg, come il personaggio chiamato Faber.

Il finale un po' aperto e l'ampiezza dell'ambientazione rendono plausibili ulteriori sviluppi narrativi. Nonostante le debolezze di questa prima opera, sono sicuro che c'è ampio margine per un miglioramento.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Notturno digitale
  • Autore: Irene Incarico, Elisa Podestà
  • Editore: Cut-up Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Neon
  • ISBN-13: 9788895246246
  • Pagine: 310
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 Euro

21 maggio 2013

La società degli spiriti (Victorian Solstice #1) - Federica Soprani e Vittoria Corella

Il primo episodio della serie Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Corella

Jericho è un Medium dei bei salotti. Jonas un investigatore che non crede nel paranormale. Quando Lord Kynaston viene trovato fatto a brandelli nel suo studio chiuso dall'interno, il Medium che parla con i morti e il poliziotto più scettico di Scotland Yard sono costretti a lavorare insieme loro malgrado. Dai bordelli per ricchi annoiati fino alla casa del vizio più pericolosa del West End, una detective story vittoriana oscura e sensuale.

Recensione

L’epoca vittoriana è da considerare uno spartiacque tra l’era antica e quella moderna. Londra era la capitale di un impero sul quale il sole non tramontava mai, le prime rivoluzioni sociali facevano breccia attraverso la spessa coltre del classismo e del patriarcato e i progressi tecnologici avanzavano a passi enormi, così come l’ombra della Prima Guerra Mondiale che nel giro di un lustro avrebbe spazzato via un’intera generazione. Per questo, ancora oggi, l’epoca vittoriana e le sue contraddizioni esercitano sulla letteratura tutta un fascino irresistibile, da Sir Arthur Conan Doyle fino al moderno genere steampunk. “La società degli spiriti”, primo episodio della serie “Victorian Solstice”, scritta da Federica Soprani e Vittoria Corella, fa rivivere la quel periodo attraverso le gesta dell’ispettore di Scotland Yard Jonas Marlowe e del medium Jericho Shelmardine. Alle prese con l’inquietante caso di un pari d’Inghilterra trovato dilaniato nel suo studio, si ritroveranno a fare i conti con una Londra nascosta oscura e pericolosamente affascinante che riporterà a galla i loro fantasmi del passato.

“La società degli spiriti” è un giallo che mette i personaggi e l’ambientazione in primo piano rispetto allo svolgimento della trama. Si nota fin dalle prime pagine la competenza con cui le due autrici trattano il materiale su cui lavorano. Non era facile tirare fuori qualcosa sulla Londra vittoriana che non sia stata già detta, soprattutto all’interno di un thriller esoterico. Così, evitando trappole assai pericolose, la adattano al racconto senza inventare nulla di clamoroso ma descrivendola con aggettivi suggestivi e affascinanti che contribuiscono a rendere ancora più ricca la narrazione. Ottantaquattro pagine che filano lisce come l’olio nelle quali il lettore non farà fatica ad empatizzare coi due protagonisti. Diversi ma uniti dalle vicende in cui vengono coinvolti, non sono mai fuori luogo e sono caratterizzati in maniera molto buona, grazie anche a una ottima prosa curata fin nei minimi particolari. Particolarmente riusciti sono anche i personaggi di contorno, tra tutti il mefistofelico Re Belial.

In conclusione “La società degli spiriti” di Federica Soprani e Vittoria Corella è un ottimo antipasto della serie “Victorian Solstice”. Non è un giallo alla Conan Doyle e chi cerca qualcosa del genere potrebbe rimanerne deluso. Tutti gli altri, invece, avranno di che divertirsi. Dai dialoghi fulminanti ai personaggi magnetici fino ad arrivare all’ambientazione affascinante il lettore troverà un ottimo modo per staccare per un paio d’ore dalla vita reale e farsi avvolgere dalle spire della Londra vittoriana.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La società degli spiriti (Victorian Solstice #1)
  • Autore: Federica Soprani/Vittoria Corella
  • Editore: Lite-Editions
  • Collana: Victorian Solstice
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788866654193
  • Pagine: 84
  • Formato - Prezzo: Ebook - 1,99€

15 maggio 2013

L'incanto di cenere - Laura MacLem

Una fanciulla e le sue sorellastre, una scarpina di cristallo, topi e zucche e un grande ballo, ma soprattutto un terribile segreto e un patto diabolico...







Recensione

La scarna sinossi disponibile non aiuta certo questo breve romanzo di un'esordiente italiana a emergere in un'epoca di blob libresco fatto di "terribili segreti", "patti diabolici" e "fanciulle a un grande ballo". Tanto valeva mettere in copertina un bel segnale triangolare di pericolo con la dicitura: "Attenzione: possibile presenza di paranormal romance/young adult".

Così non è, fortunatamente: L'incanto di cenere è una riscrittura adulta della nota fiaba di Cenerentola che non esiterei a definire femminista, tanto mi ha ricordato i racconti di Angela Carter (senza però la complessa rete di richiami simbolici della nota e dotatissima autrice inglese).

Protagonista di questa nuova voce nel panorama delle riscritture è Genevieve (Genoveffa) Chevalier, non più sorellastra sgraziata e malvagia ma delicata fanciulla che si affaccia timidamente alle soglie dell'età adulta: la madre, nutrice della figlia di primo letto del Conte de Lumière e a sua volta vedova, si accinge a sposare il nobile per onorare un oscuro patto che assicurerà una cospicua dote alla figlia maggiore e a quella minore, Anastasie.

Ma nel campo di zucche c'è una forza potente e malvagia che giace inquieta: la Dea, residuato pagano in un mondo ormai dominato dai lumi del Cristianesimo. La Dea cerca sempre nuove adepte da corrompere e, come sua madre prima di lei, finita in cenere sul rogo, Christelle ha udito e raccolto il suo richiamo di sangue fin dall'utero. Pelle così diafana da sembrare trasparente, capelli d'oro, Christelle de Lumière possiede una bellezza diabolica e inclinazioni perverse che diventano l'incubo di Genevieve, consapevole di essere in qualche modo legata alla piccola strega per aver condiviso con lei lo stesso latte e del pericolo che la sorellastra, affamata di vendetta, rappresenta per la madre e soprattutto per piccola Anastasie.

Ne L'incanto di cenere, Laura MacLem recupera e ribalta tutti i più noti elementi della fiaba, in un'atmosfera gotica perfettamente restituita dallo stile accurato eppure snello e scorrevole dell'autrice. Ogni topos di Cenerentola trova un suo posto, un suo incastro, in un rovesciamento macabro: è così che la storia del riscatto di una buona fanciulla oppressa dalla matrigna e dalle sorellastre diviene una lotta tra cristianesimo e paganesimo, in cui si affrontano - la purezza e la corruzione - una giovane donna che pur essendo cresciuta nella bambagia trova in sé la forza di combattere per salvare la vita propria e dei suoi cari e un essere contaminato fin dal concepimento divenuto strumento del Male.

Genevieve è un ottimo personaggio, realistico e positivo, e la timida indipendenza che infine acquisisce non è ostentata come quella di molti personaggi femminili calati in contesti sette-ottocenteschi. Decisamente apprezzabile anche il fatto che manchi un vero e proprio principe azzurro e che sia la stessa Genevieve a combattere con i mezzi femminili che le sono concessi. Un breve romanzo a tutto tondo, in definitiva, che consiglio senz'altro dal momento che il prezzo contenuto si accompagna a un prodotto di qualità e, mi è sembrato, anche privo di refusi di tipo editoriale.

A questo link sono disponibili il prologo e l'epilogo (perfettamente leggibile senza rovinarsi la lettura).

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'incanto di cenere
  • Autore: Laura MacLem
  • Editore: Asengard
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788895313399
  • Pagine: 192
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 9,90 Euro; ePub - 4,99 Euro 

18 novembre 2012

La stella nera di New York - Libba Bray

Dall'autrice della trilogia bestseller di Gemma Doyle (1.000.000 di copie vendute in America) e del libro vincitore del Printz Award 2010 per l’eccellenza nella letteratura YA Going Bovine, arriva in Italia La stella nera di New York, un romanzo entusiasmante con l'aggiunta di una vena thriller che sfocia nel soprannaturale.

Il primo volume di una tetralogia che inaugura un affascinante viaggio nel retroterra occulto dell’America. Ambientato nella Grande Mela a metà dei leggendari anni Venti, tra Ziegfeld girls, locali jazz e liquori sottobanco In America il libro uscirà il 18 settembre per il colosso Little, Brown con una tiratura di circa 250.000 copie

Evie O’Neill, dopo aver suscitato l’ennesimo scandalo nella noiosa cittadina di provincia in cui è nata, viene spedita dai genitori a vivere nell’effervescente New York City – e la ragazza ne è entusiasta. New York è la città dei locali, del contrabbando, dello shopping e del cinema, e non passa molto che Evie stringe amicizia con irriverenti Ziegfeld girls e scapestrati ragazzi di strada. Evie però non fa conoscenza solo con le luci sfolgoranti dell’età del jazz, ma anche con gli oscuri anfratti del Museo americano del Folclore, della Superstizione e dell’Occulto, che suo zio Will Fitzgerald – presso cui abita – dirige con l’aiuto di Jericho, uno strano ragazzo sempre immerso nella lettura. E quando una serie di omicidi a sfondo esoterico e riconducibili a uno spirito che torna dal passato vengono a galla, Evie e suo zio sono chiamati a collaborare alle indagini, e sono proiettati al centro del sistema mediatico. I due si lanciano nelle ricerche, ed è allora che quel misterioso potere divinatorio che la ragazza sa di avere si rivelerà utile a catturare il killer, prima che sia troppo tardi.

Recensione di Tancredi

La stella nera di New York è la prova che è possibile scrivere young adult godibilissimi e leggibili a (quasi) tutte le età, originali e innovativi, a cavallo tra i generi.

Primo episodio di una tetralogia annunciata, rielabora motivi e temi dell'horror e del romanzo gotico innestandoli in un contesto storico ben preciso, con l'ardita e ben riuscita scelta di una giovane protagonista.

Tutto comincia, come è ormai un classico, con una seduta spiritica: momento finale di una serata di svago e bevute di una gioventù borghese americana del 1926. Com'è prevedibile, la spensieratezza dei giovani non rende percepibile la gravità del momento, nemmeno quando a muovere la tavoletta ouija è lo spirito di John Hobess, John il Malvagio; un istante di imperdonabile distrazione, la comunicazione non viene chiusa e lo spirito si ancora al mondo materiale, tornando morto tra i vivi, pronto a mettere in pratica i suoi folli piani. Tra i presenti, la diciassettenne Evie - a lei, inconsapevole fino alla fine di questo nesso, toccherà fermare l'avanzata del maligno. Oltre le risa sguaiate, il piacere del bere e i modi di fare piuttosto spiccioli, Evie non è una ragazza come le altre, è una divinatrice: il contatto con certi oggetti le rivela i segreti più reconditi dei loro possessori. E' proprio per le conseguenze di un dono ancora percepito come maledizione che i genitori decidono di mandarla a New York, da un misterioso zio che di cognome fa Fitzgerald e che, nemmeno a farlo apposta, è proprietario del Museo del Brivido. Sullo sfondo di una notturna New York degli anni Venti, tra occulto, misticismo, jazz e cronaca nera, si dispiega la storia di Evie, che intreccia all'inseguimento del Malvagio la crescita della ragazza, una maturazione che comincia proprio dal suo dono/maledizione e che si amplifica fino a cogliere l'intera sfera delle sue relazioni con l'altro. Relazioni che in effetti si fanno varie, tante quanti sono i personaggi più o meno secondari, al punto che talvolta possono vantare un punto di vista della narrazione, a fianco di quella principale della protagonista: l'austero ma non troppo zio Will, il giovane Jericho, suo aiutante dal passato oscuro, e poi un giovane ladro che si guadagna la fiducia di Evie, e le sue immancabili amiche, ognuna con la sua storia personale. A completare il quadro, altre storie, come quella dei due fratelli afroamericani, divinatori loro malgrado, che arrivano a sfiorare appena Evie - sintomo, probabilmente, di sviluppi futuri.

Dall'intreccio di storie personali, con una buona caratterizzazioni dei personaggi, uno sfondo storico vivo e gli approfondimenti, ben documentati, sull'occulto negli anni Venti, la Massoneria e pure la realmente esistita Società Americana di Eugenetica, emerge un quadro variopinto, ben curato, che sostiene la lettura di un romanzo di quasi seicento pagine, dal ritmo serrato, che tiene sempre vivo l'interesse e il coinvolgimento del lettore.

A tutto ciò si unisce un linguaggio fresco, abbastanza semplice, fortemente caratterizzato dalla parlata giovanile e gergale della protagonista. Proprio questo punto ha suscitato qualche perplessità, per l'evidente tentativo di svecchiare i personaggi, rivelando un'adolescenza lontana nel tempo eppure poco dissimile da quella attuale; tuttavia sembra che l'autrice si sia concentrata fin troppo sul ritratto di Evie, arrivando paradossalmente a una caratterizzazione meno efficace rispetto ai personaggi secondari, che riduce la ragazza essenzialmente alla riproposizione di un modello già visto e usato.

Il risultato comunque non cambia, soprattutto in funzione della sua fruizione immediata: La stella nera di New York (che, peraltro, ha un titolo italiano pure più evocativo di quello originale!) è un romanzo godibile, attraente, denso di suspence e imprevedibilità, che non si mancare proprio nulla e tiene il lettore incollato alla pagina fino alla fine, quanto basta a desiderarne già il seguito.

Giudizio:

+4stelle+

Recensione di Pythia

Conoscevo Libba Bray come autrice di "Una grande, terribile bellezza", che langue nella pila dei "da leggere", trilogia che avrebbe dovuto mettermi sull'avviso che pure questo nuovo romanzo ne avrebbe seguito le orme. E nonostante questo sospetto fosse confermato dalla presentazione del libro, mi ci sono gettata a capofitto, facendomene completamente rapire, senza ahimè pensare alle nefaste conseguenze: non amo affatto arrivare a un'ultima pagina che non è davvero ultima, ma che lo sarà tra 500-1000 pagine non ancora pubblicate.

È vero che esistono romanzi in serie che possono essere letti anche da soli, ma questo non fa parte della categoria. Tanti, troppi sono i punti in sospeso, che per ripicca verrebbe da rifiutarsi di proseguire la letture. Il guaio è che i protagonisti della storia sono così particolari che non si può evitare di affezionarvisi e la trama stessa è, per tanti motivi, intrigante. Il connubio New York/anni '20 è per me irresistibile: il fascino della Belle Époque, con le sue luci, la sua musica, il jazz, e poi il proibizionismo, gli spettacoli, i gangster, e ancora i sogni di una nazione che si sente potente e sicura, ma allo stesso tempo fragile e spaventata di fronte ai diversi - per nazionalità, colore della pelle o credo religioso. Di tutto questo non manca nulla: la New York della Bray coinvolge con il suo caleidoscopio di vita, sorprende con le sue stranezze e convince come un reale viaggio nel tempo.

Lo spunto per il romanzo viene dal mondo del paranormale, con sedute spiritiche, visioni, sogni premonitori e case infestate, cui si aggiunge un assassino spietato che segue una profezia di un tempo che fu. A smascherarlo contribuiscono i poteri di una diciassettenne ribelle - sottolineo "contribuiscono", perché c'è tanto dei cari, vecchi metodi investigativi. Il giallo si mescola con l'horror, anche se a prevalere è decisamente il nero - del male, dell'oscurità, della morte.

I protagonisti sono tutti giovani più o meno diciottenni, nelle cui vite si scontra l'incoscienza degli anni verdi e la maturità di esperienze dure. In comune hanno un passato oscuro, un episodio particolarmente doloroso che li ha segnati. Eppure non è questo a unirli, bensì un'amicizia spontanea e forte, anche se non sempre sincera.

Nonostante la loro giovane età, il romanzo rientra difficilmente nel young adult che di recente va di moda. Qui le emozioni sono vive, coerenti, dure; il paranormale non è una scusa per creare una variante di Giulietta e Romeo, ma un lasciapassare per l'horror, quello che fa tremare fin nelle ossa. L'amore c'è, ma è un complemento, un di più che comunque non stona. L'intreccio scorre liscio, con varie incursioni nelle diverse vite dei personaggi che non fanno però perdere di vista il nodo della vicenda. Il fiato resta sospeso fino all'ultima pagina: l'epilogo avviene ben prima della fine materiale del libro, ma ciò che viene narrato in seguito riprende, solo in parte, fili sospesi e introduce agli sviluppi futuri della storia. Questo è il motivo per cui tengo la 5a stellina in sospeso, con la speranza che i successivi episodi arrivino presto e siano all'altezza di questo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La stella nera di New York
  • Titolo originale: The Diviners
  • Autore: Libba Bray
  • Traduttore: D. Rizzati
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Lain
  • ISBN-13: 9788876250828
  • Pagine: 585
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 14,90 Euro

7 ottobre 2012

Le nebbie di Vraibourg - Veronica Elisa Conti

Le nebbie di Vraibourg narra la storia del diciottenne Etienne Dorin che, dopo essere cresciuto in un collegio, viene convocato dal nobile Tancrède Des Essarts per istruire il figlio. Arrivato al castello della Guyenne, il giovane viene presto invischiato nelle nebbie del mistero che avvolgono il piccolo paese normanno di Vraibourg. A rendere più insidiosa la ricerca della verità è Dorian, il figlio di monsieur Des Essarts, che fugge via da ogni lezione per nascondersi, “animale immemore”, tra le ombre del bosco che circonda il castello, in un buio che protegge e consola dalla consapevolezza di essere un ragazzo, dicono in paese, toccato da Dio. In un inquietante scenario, intessuto di falsità e inganni, si muovono i personaggi delle Nebbie di Vraibourg, avvinti da una caleidoscopica catena di eventi e intrecci imprevedibili. Un romanzo sull’ambiguità che si macchia del sangue della vendetta; una celebrazione gotica del rancore quando si arma di fine e diabolica astuzia.

Recensione di Morwen

Se avessi solo tre parole a disposizione per poter recensire questo breve romanzo direi che si è trattato, per me, di una bella sorpresa.

Le nebbie di Vraibourg è un romanzo gotico classico, di cui condivide tutti i punti fermi del genere: un castello freddo e ammantato dalle nebbie, un protagonista orfano e ingenuo, una presenza schiva e misteriosa che infesta una piccolo borgo. Anche la trama è semplice: il giovane Etienne Dorin accetta l’incarico di precettore del figlio di Tancrède Des Essarts, signore del castello normanno di La Guyenne, sperando di affrancarsi da una vita passata da orfano in collegio. Arrivato nel borgo di Vraibourg si troverà, però, al centro di una rete di ambiguità e menzogne che tenterà di intrappolarlo, fino alla scoperta della verità sottostante.

Non dirò di più sulla trama per non svelare i numerosi colpi di scena della storia (che meritano di essere scoperti pagina dopo pagina), tranne che lo sviluppo ribalta completamente un presupposto fondamentale del romanzo gotico tradizionale. Qui, infatti, come si sentirà dire Etienne a un certo punto della storia, “la verità è brutta e banale”; esattamente come nel mondo reale.

Davvero un bel libro, anche per lo stile essenziale ma per nulla insipido della narrazione, che ha alcune pecche solo in alcuni repentini cambi di prospettiva durante la seconda parte: sarebbe forse stato più d’effetto concentrarsi solo su impressioni e sensazioni di Etienne, senza “inquinarle” con quelle provenienti da altri punti di vista.

Le nebbie di Vraibourg ha vinto il Premio Luigi Malerba per la narrativa e la sceneggiatura, nell’edizione 2011.

Giudizio:

+4stelle+

Recensione di Pythia

Un romanzo che si legge d'un fiato, non tanto per il suo spessore minimo quanto per la trama avvincente e la scrittura scorrevole che catturano il lettore e non lo lasciano andare fino all'ultima pagina.

La giovane autrice si diverte a creare un piccolo mondo sospeso in un tempo che fu, con strizzatine d'occhio alla tradizione delle educatrici alla Jane Eyre e un elenco del telefono che sembra preso dai romanzi di Zola.

Etienne, orfano cresciuto in convento, si trova assunto dall'uomo misterioso che se ne è caricato il sostentamento fino alla (odierna) maggiore età, nei panni di insegnante del figlio Dorian. Personaggio sfuggente, questo, che attrae come un buco nero tutta l'attenzione: creatura oscura e misteriosa, lo intravediamo grazie alla luce che gli altri personaggi proiettano attorno a lui - e più di tutti Etienne, protagonista e "cameraman" inconsapevole della vicenda. È infatti grazie a lui e ai suoi movimenti che conosciamo la storia e ne intuiamo i punti oscuri.

Primo tra questi, la scelta di Etienne come insegnante privato di Dorian: il giovane si chiede perché la scelta sia caduta proprio su di sé, quali meriti possa aver dimostrato e soprattutto perché sia stato preferito a docenti con maggiore esperienza di lui. L'inquietudine aumenta man mano che si addentra nella vita di Vraibourg, paesino dove tutti conoscono tutti e i segreti hanno vita breve, tanto quanto i torti l'hanno lunga.

Ciascuno dei personaggi inquadrati dell'occhio di Etienne è una vita a sé, ben caratterizzata e coerente, senza scadere nel cliché. Peccato non poter dire tanto di più, per evitare di svelare eccessivi dettagli e privare di gusto la lettura.
Che sotto sotto ci sia un mistero è palese fin dall'inizio, ma in pochi credo arriveranno a indovinarlo prima dell'epilogo. La tensione resta viva e costante per tutto lo svolgimento, con colpi di scena inaspettati: le poche svenevolezze di Etienne verso la sua bella non disturbano, anche se spesso ci si chiede il perché di questa sua preferenza - ma si sa, a diciott'anni capelli d'oro e occhi innocenti valgono più di mille parole.

Vincitore del Premio Luigi Malerba 2011: finita la lettura, si comprende il perché di questo onore. E se anche il romanzo non potesse vantare questo merito, non ne risentirebbe affatto: lettura consigliatissima, peccato per il il prezzo un po' altino.

Postilla: il mio personale gusto non ha incontrato la scelta delle anticipazioni a inizio capitolo, che tanto mi ricordano i flash in bianco e nero di N.C.I.S. e che, dopo la prima, ho sempre saltato in tronco.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le nebbie di Vraibourg
  • Autore: Veronica Elisa Conti
  • Editore: Monte Università Parma
  • Data di Pubblicazione: Luglio 2012
  • Collana: Premio Luigi Malerba
  • ISBN-13: 9788878474048
  • Pagine: 182
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15 Euro

13 ottobre 2011

Il castello di Otranto - Horace Walpole

Edito per la prima volta nel 1764 e presentato come la traduzione di una storia italiana del tempo delle crociate, "Il castello di Otranto" è il primo esempio di romanzo gotico; esso inaugura quel gusto per un medioevo notturno e sepolcrale, popolato di terrificanti fantasmi e di eventi prodigiosi, di vendette e di antiche profezie che influenzerà profondamente tutta la letteratura europea. "Sai, le visioni sono sempre state la mia terra," scriveva Walpole a uno dei suoi più vecchi amici "e lungi dall'essere invecchiato abbastanza da questionare sulla loro vacuità, sono prossimo a credere che non ci sia saggezza più grande di scambiare ciò che chiamiamo la realtà della vita con i sogni. Antichi castelli, antichi quadri, antiche storie e le chiacchiere degli anziani ci riportano a vivere in secoli passati che non possono deluderci."

Recensione

Mentre stanno per celebrarsi le nozze tra Corrado, figlio del principe Manfredo, e Isabella, figlia del marchese di Vicenza, i servi accorrono ad annunciare una disgrazia: Corrado è morto, schiacciato da un enorme elmo di cui nessuno sa spiegarsi l'esistenza. Manfredo, terrorizzato, ricollega l'elmo a una profezia che da sempre grava sulla sua testa: perderà il castello quando "l'autentico possessore sarà diventato troppo grande per abitarvi". Si affretta dunque a convocare Isabella, e a proporle di sposarlo in luogo del figlio dopo l'annullamento del suo legittimo matrimonio con Ippolita; non avendo altri figli se non una fanciulla, Matilda, Manfredo spera così di evitare che la sua discendenza muoia con lui. Isabella, disgustata dal suo proposito, fugge nel vicino convento attraverso un passaggio segreto nei sotterranei del castello, aiutata da un misterioso giovane che aveva già attirato su di sé le ire del principe, e si mette sotto la protezione di padre Girolamo.
La trama prosegue attraverso agnizioni, apparizioni di spettri e giganti, ulteriori profezie, galanterie, assassinii, fino al terminare, com'è ovvio, con l'adempimento della profezia che ristabilisce un equilibrio.

Il castello di Otranto comparve a Londra nel 1764, fatto passare per la traduzione di un manoscritto italiano del 1529 ritrovato dall'autore. Il grande successo con cui l'opera fu accolta lo spinse a ripubblicare il romanzo a suo nome.
Walpole intendeva dichiaratamente unificare “le due anime della narrativa, l'antico e il moderno. In principio era tutto immaginazione ed improbabilità: in seguito, la natura è sempre stata copiata con successo...”, ovvero la tendenza sovrannaturale e quella realistica. Di fatto fondò un nuovo genere, il romanzo gotico, i cui frutti vennero prontamente colti da Clara Reeve, e successivamente, da M.G. Lewis, Ann Radcliffe, Mary Shelley, Polidori e Maturin.

I riferimenti a un Medioevo fantasticamente connotato, con i suoi imponenti manieri nei cui sotterranei -ricchi di passaggi segreti- si aggirano spettri e creature sovrannaturali, le sue profezie, i suoi spogli conventi oscuri, i suoi crudeli tiranni e le atrocità cui davano luogo, nonché le sue caste vergini in pericolo e ovviamente i suoi cortesi paladini, non sono casuali: il genere gotico per due secoli è stato il bacino in cui convogliare il represso, il desiderio di proibito e le pulsioni sessuali irrisolte, allontanandoli in un altro geografico e temporale.

Non fa eccezione Il castello di Otranto, ambientato nell'XI secolo in Italia, e stipato di tutti gli elementi precedentemente elencati. E' però vero che tali elementi verranno sviluppati con risultati senza dubbio migliori (anche stilisticamente) dai suoi successori: il romanzo non ha un plot coerente e lineare, è un affastellamento di agnizioni e colpi di scena; i personaggi sono fortemente stilizzati, e il protagonista, Manfredo, sembra soffrire di un disturbo bipolare nel suo cambiare atteggiamento da un paragrafo all'altro; lo stile, inoltre, è aspro, e le descrizioni sono ridotte all'osso. Si tratta, in definitiva, di un abbozzo cui attingeranno romanzieri molto più capaci di Horace Walpole.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il castello di Otranto
  • Titolo originale: The Castle of Otranto
  • Autore: Horace Walpole
  • Traduttore: Chiara Zanolli
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2002
  • Collana: Oscar Classici
  • ISBN-13: 9788804503323
  • Pagine: 281
  • Formato - Prezzo: Paperback - 8,50 Euro

7 ottobre 2011

Una lontana follia - Kate Morton

L'arrivo di una lettera con la data di cinquant'anni prima e l'indirizzo di un castello del Kent risveglia i ricordi di Meredith, e soprattutto le domande della figlia Edith. Quali segreti le ha nascosto quella madre all'apparenza così fredda? Che legame ha con quell'inquietante dimora? Alla ricerca di risposte, Edith risalirà indietro nel tempo, alla Seconda Guerra Mondiale, quando sua madre era una ragazzina di tredici anni sfollata da Londra nel Kent. Testimone, all'ombra del castello, di una tragedia nata dalla sete di vendetta e dalla gelosia. Una tragedia rimasta segreta e senza giustizia. Fino a oggi.

Recensione

Questo libro rientra nella categoria "molto rumore per nulla": si avvia in modo intrigante per poi rivelarsi un racconto con qualche pregio ma, nel complesso, abbastanza innocuo, tanto che le 560 pagine che l'autrice gli dedica risultano decisamente troppe.

I tratti sono quelli tipici della gothic novel: un antico castello in decadenza, tre sorelle che nascondono più di un segreto, l'ombra della follia che si allunga da un passato ritenuto ormai sepolto fino ai giorni nostri.

E' proprio il passato a bussare all'improvviso alla porta di Meredith, nelle vesti di una lettera che arriva a destinazione con 50 anni di ritardo. L'emozione che questo evento suscita i Meredith è tale da scatenare la curiosità della figlia Edith, una giovane editrice che con la madre vive da sempre un rapporto conflittuale. Decisa a scoprire qualcosa di più sul passato della madre, Edith avvia di nascosto una personale indagine che la porta ben presto a conoscere Seraphina e Persephone Blythe, due anziane sorelle che da anni vivono in quasi totale isolamento nel castello di famiglia, prendendosi cura della sorellastra Juniper, mentalmente instabile. E' da subito evidente che la follia di Juniper è legata ad eventi terribili avvenuti mezzo secolo prima, quando la madre di Edie, allora bambina, era stata ospitata nel castello come rifugiata di guerra.

Il problema è che ciò che si cela nel passato delle tre sorella Blythe è un po' un "segreto di Pulcinella" che l'autrice si affanna a nascondere sotto pagine e pagine di descrizioni ridondanti e i frequenti cambi di nel punto di vista nella narrazione, che aumentano in modo incontrollato verso la fine del romanzo. L'intento probabilmente è quello di aumentare la suspense ma l'autrice confonde i colpi di scena con dei pretestuosi cambi di argomento, generando così l'impressione che stia cercando di allungare il brodo il più possibile.

Va detto che stilisticamente la Morton è molto dotata, l'utilizzo delle parole è estremamente evocativo tanto che l'atmosfera di inquietudine che aleggia attorno a Middlehurst Castle è perfettamente ricreata ed è all'altezza dei più famosi esemplari di romanzo gotico. Manca la stessa attenzione verso la trama e i personaggi che, per quanto ben caratterizzati, risultano un po' scontati: la libraia timida, la mamma fredda, la gemella autoritaria e prevaricatrice e quella mite e sottomessa.

In conclusione un romanzo medio, non da bocciare ma che nemmeno suscita un entusiasmo tale da giustificare la grande popolarità internazionale dell'autrice.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Una lontana follia
  • Titolo originale: The Distant Hours
  • Autore: Kate Morton
  • Traduttore: A.E. Giagheddu
  • Editore: Sperling&Kupfer
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788820050443
  • Pagine: 566
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 18.00 Euro
 

La Stamberga dei Lettori Copyright © 2011 | Template design by O Pregador | Powered by Blogger Templates