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26 maggio 2014

Speciale Fantascienza: Dirk Gently. Agenzia di Investigazione Olistica - Douglas Adams

Douglas Adams nasce a Cambridge l'11 marzo del 1952. Dopo aver frequentato l'Università di Cambridge e aver ottenuto un Bachelor of Arts nel 1974, ottiene una laurea di secondo livello in letteratura inglese al St John's College. Prima di laurearsi, nel 1972 contribuisce a scrivere un episodio della serie Monty Python's Flying Circus e successivamente lavora anche per la serie Doctor Who. Il vero successo, però, arriva nel 1979 con l'adattamento cartaceo della sua serie radiofonica Guida Galattica per Autostoppisti, che nel 1982 diventa anche una serie tv della BBC. Questa è sicuramente la più conosciuta tra le sue opere, tanto da valergli il Golden Pen nel 1984 - il più giovane a ricevere il premio - e da vendere milioni di copie nel mondo. La serie è composta da cinque libri, anche se nelle intenzioni dell'autore avrebbero dovuto essere solamente tre. Oltre a Guida Galattica per Autostoppisti (prima edizione italiana Urania N. 843, A. Mondadori, 1980), la serie è composta da Il Ristorante al Termine dell'Universo (prima edizione italiana Urania N. 968, A. Mondadori, 1984), La Vita, l'Universo e Tutto Quanto (prima edizione italiana Urania N. 973, A. Mondadori, 1984), Addio e Grazie per Tutto il Pesce (prima edizione italiana Urania N. 1028, A. Mondadori, 1986) e Praticamente Innocuo (prima edizione italiana Urania N. 1209, A. Mondadori, 1993). In aggiunta, è uscito nel 2010 in Italia quello che è considerato il sesto volume della serie, scritto da Eoin Colfer: E un'altra cosa... (Strade Blu, 2010).
Oltre al ciclo della Guida Galattica, Adams è autore della serie Dirk Gently: Dirk Gently: Agenzia di Investigazione Olistica (Mondadori, 2012), La Lunga Oscura Pausa Caffè dell'Anima (Mondadori, 2011) e Il Salmone del Dubbio (Mondadori, 2002). Quest'ultimo romanzo avrebbe dovuto essere un trait d'union con la serie della Guida Galattica, ma è rimasto incompiuto a causa della prematura morte dell'autore, avvenuta l'11 maggio 2001 a causa di un attacco cardiaco, quando nelle sale stava per uscire il film tratto da Guida Galattica (con Martin Freeman e Zooey Deschanel). In suo onore, il 25 maggio si festeggia il Towel Day.


La letteratura britannica ha offerto al mondo una gloriosa tradizione di Grandi Investigatori. E tra questi Dirk Gently certamente... non c'è! Titolare dell'agenzia di investigazione olistica che porta il suo nome, è perennemente al verde, nonché fermamente convinto dell'esistenza di una "fondamentale interconnessione di tutte le cose". La sua specialità sono i casi di gatti scomparsi. Sta proprio inseguendo le tracce di un felino quando incontra un vecchio amico del college, Richard MacDuff, sospettato dell'omicidio del fratello della sua fidanzata, nonché suo capo. Dirk decide di aiutarlo a dimostrare la propria innocenza, e finisce così per essere trascinato in un'avventura surreale e divertentissima, i cui protagonisti sono un divano irrimediabilmente incastrato sulle scale, un Monaco Elettrico difettoso, il poeta Samuel Taylor Coleridge e una macchina del tempo. La sua missione? Una bazzecola, deve solo salvare l'umanità dall'estinzione.

Recensione

Per buona parte della storia, di fantascienza non c'è traccia. Quindi è molto facile chiedersi quale potrebbe essere il punto di contatto tra lo speciale di questo mese e Dirk Gently: Agenzia di Investigazione Olistica. Ovviamente, il nome di Douglas Adams potrebbe far comprare l'opera a scatola chiusa ad ogni fan del genere che si rispetti, ma non è facile ritrovarsi a leggere di un protagonista che non appare mai prima della metà del libro, di fantasmi e professori pasticcioni – tra loro anche una vecchia conoscenza per chi ha letto Shada, dal ruolo fondamentale - che citano a memoria La ballata del vecchio marinaio di Coleridge.

Cosa c'entra tutto questo con la fantascienza? L'unica cosa che può tenere desta l'attenzione dell'appassionato è il misterioso quanto difettoso essere detto “Monaco Elettrico”, una specie di elettrodomestico che, come la lavastoviglie che lava i piatti impostato dalla casalinga, crede in tutto ciò che gli viene detto in vece del proprietario. Andando avanti con le pagine – che filano lisce come l'olio grazie alla tipica comicità di Adams, nonostante con la traduzione molti giochi di parole vengano irrimediabilmente persi – ci si rende conto che il talento dell'autore non si è esaurito con la saga della Guida Galattica per Autostoppisti: basta il momento della discussione sul paradosso del Gatto di Schrödinger per capire quanta profonda e raffinata conoscenza ci sia dietro le sue parole, senza tra l'altro che queste rischino di andare fuori contesto rimanendo solamente un pourparler fine a se stesso.

In cosa consiste, però, l'investigazione olistica? Qui siamo dichiaratamente agli antipodi dello Sherlock Holmes di Doyle: Dirk Gently – o Svlad Cjelli, o mille altri nomi usati per rimanere sotto copertura – , personaggio poco simpatico dalla grande intelligenza e dalla parlantina avvolgente, crede che il tutto sia superiore alla somma delle parti che lo compongono e che sia inutile soffermarsi su un piccolo indizio alla volta. Anche per questo motivo la narrazione viene costruita pezzo dopo pezzo, fino al raggiungimento della pienezza del significato solo con il colpo di scena finale. Per lungo tempo si seguono le storie dei protagonisti che sembrano difficilmente intrecciabili tra di loro chiedendosi dove vorrà andare a parare Adams e, quando infine lo si scopre, si rimane incredibilmente a bocca aperta.

In conclusione, Dirk Gently: Agenzia di Investigazione Olistica è un ottimo romanzo di fantascienza mascherato da giallo. Le cose assurde che accadono hanno tutte un motivo nella trama e riescono a dare un'ampia dimostrazione di cosa voglia dire la parola “olistico”. Essendo il primo di una trilogia, vedremo ancora lo stralunato Dirk Gently e il suo pragmatico aiutante Richard McDuff. Da ricordare anche che la BBC ha prodotto un telefilm dallo stesso titolo del romanzo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Dirk Gently: Agenzia di Investigazione Olistica
  • Titolo originale: Dirk Gently's Holistic Detective Agency
  • Autore: Douglas Adams
  • Traduttore: A. Buzzi
  • Editore: Mondadori
  • Collana: Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
  • Data di Pubblicazione: Maggio 1987
  • ISBN-13: 9788804620839
  • Pagine: 293
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,00

23 maggio 2014

Speciale Fantascienza: Messia di Dune - Frank Herbert

Frank Herbert nacque l'8 ottobre del 1920, a Tacoma nello Stato di Washington; a 18 anni andò via di casa per sfuggire alla povertà e si trasferì dallo zio a Salem in Oregon, dove finì la scuola. Iniziò a lavorare come giornalista per il Glendale Star nel 1939 ed esercitò questa professione sino al 1972 occupando varie posizioni, tra cui quella di fotografo. Nel 1949 si trasferì in California dove iniziò a frequentare gli psicologi Ralph and Irene Slattery, grazie ai quali iniziò a leggere le opere di Freud, Jung, Jaspers e Heidegger e fu introdotto ai principi del Buddismo Zen.
La sua carriera di romanziere ebbe inizio nel 1955 con la pubblicazione di The Dragon in the Sea (conosciuto anche come Under Pressure) che ebbe grande successo di critica ma meno di pubblico. Il lavoro sulla sua opera più importante cominciò poco dopo e in sei anni di gestazione riuscì a pubblicare, dal 1963 al 1965, quelli che erano originariamente conosciuti come Dune World (vincitore nel 1965 del premio Nebula e del Premio Hugo) e Prophet of Dune.
Nel 1972 si ritirò completamente dal mondo del giornalismo per darsi anima e corpo alla sua vera vocazione di scrittore; oltre ai successivi romanzi del Ciclo di Dune, scrisse vari altri libri su temi ecologici e filosofici.
Nei suoi romanzi, Herbert tratta diversi temi. Probabilmente è stato il primo autore di libri di fantascienza a rendere popolare l’ecologia, ponendo l’accento sulla necessità di pensare in termini di obiettivi a lungo termine e di interazioni sistemiche. La logica sistemica si ritrova anche nelle dinamiche evolutive in cui Herbert declina l’interazione tra caratteristiche dell’ambiente e capacità di adattamento, sino a mostrare come la capacità di sopravvivere in condizioni estreme fa emergere uomini fisicamente superiori e, per questo, potenzialmente pericolosi. I temi di matrice biologica e darwiniana si fondono con quelli sociologici e psicologici della leadership carismatica e delle conseguenze che questa modalità di esercizio del potere può avere sui seguaci e sul leader stesso. Morì l'11 febbraio 1986 all'età di 65 anni, subito dopo l’uscita de La rifondazione di Dune, a causa di un'embolia polmonare mentre era ricoverato per un tumore al pancreas.
Una decina di anni dopo la sua morte furono scoperti una grande quantità di appunti; il figlio Brian Herbert e lo scrittore J. Anderson hanno utilizzato tali informazioni per scrivere una seconda serie di romanzi: Preludio a Dune e Leggende di Dune, le cui vicende precedono gli eventi narrati in Dune. In anni più recenti, Brian Herbert ha scritto una serie di racconti e romanzi (inediti in Italia) che, invece, temporalmente sono successivi al Ciclo di Dune utilizzando le note di F. Herbert per quello che avrebbe dovuto essere il settimo romanzo della serie.
Il Ciclo di Dune è stato anche oggetto di più versioni cinematografiche. Nel 1984 è stato prodotto un kolossal, Dune, diretto da David Lynch, che ha cercato di condensare in 137 minuti l'intera vicenda del primo romanzo. Esiste anche una versione del film fatta da fan che raccoglie tutte le parti tagliate in produzione ed elimina alcuni elementi incoerenti con il romanzo. La regia è di un certo Alan Smithee (nome d'arte usato per opere non autorizzate/approvate dal regista originale ) ed è del 1988. Nel 2000 è stata realizzata una miniserie televisiva, Dune il destino dell'universo, seguita nel 2002 da I figli di Dune, tratta dal secondo e dal terzo romanzo del ciclo. Una sorta di “effetto dune” si ritrova anche in Guerre stellari (lo stesso George Lucas ha sempre ammesso di aver subito il fascino del romanzo di Herbert) nell’aspetto di Tatooine, (il pianeta desertico di Luke Skywalker), nell’organizzazione politica dell’Impero, nell’addestramento degli Jedi all’uso della Forza.

Dodici anni dopo la vittoria dei Fremen sull'Imperatore Pascià Shaddam IV, Paul Muad'Dib, erede degli Atreides, è ancora il temuto Imperatore della galassia e governa l'universo dalla sua capitale su Arrakis. La forza del mito che lo circonda viene però intaccata da un complotto che vede protagonisti il Bene Gesserit, la Gilda Spaziale, i Tleilaxu e alcuni Fremen ribelli: al centro della cospirazione c'è il tentativo di indebolire la sua capacità di comando e rendere instabile la dinastia degli Atreides ostacolando la nascita di un erede. Tuttavia, il prezioso dono della prescienza dà a Paul la consapevolezza che la strada da seguire è quella indicata dal suo destino: indirizzare il proprio popolo su un percorso che lo allontani dall'autodistruzione e dalla miseria, verso un futuro armonioso e duraturo, un obiettivo che è disposto a raggiungere anche a costo del proprio sacrificio...

Recensione

Un uomo, con poteri superiori agli altri e animato da alti ideali, riesce, grazie al suo carisma, a creare un esercito e a far condividere la sua visione del mondo ad altri uomini, solitamente diffidenti verso gli estranei e abituati a dissimulare le reali capacità per non incorrere nelle ire dei loro padroni; li conduce in battaglia e, alla fine, conquista il potere ribaltando le sorti delle parti in lotta: gli schiavi diventano detentori del potere, gli aguzzini sono uccisi o esiliati. Una grande festa ufficializza il passaggio del potere e l’insediamento del nuovo leader. Se tutto si fermasse qui, potremmo rifugiarci nella rassicurante certezza che vissero tutti felici e contenti. Certo, potremmo farci le nostre fantasie su come procede la vita di Paul Muad'Dib, ora imperatore, e del suo popolo, i Fremen, ma comunque la loro vita rimarrebbe congelata a quell’ultimo istante in cui assaporano la vittoria e si fanno inebriare dalla sensazione appagante che, finalmente, i giusti sono al potere. Al massimo, potremmo ripercorrere la vicenda tutta da capo sino a quell’esaltante finale.

Proseguire la storia, invece, significa chiedersi cosa accade all’autorità nel passaggio dalla fase carismatica a quella di istituzionalizzazione del potere attraverso l’organizzazione dell’esercito, della religione e della burocrazia. Per mantenere l’ordine nell’universo, l’imperatore Paul Atreides deve accettare di trasformarsi in un dio agli occhi dei suoi sudditi. I riti religiosi formalizzano la trasfigurazione di Paul, da uomo dotato di capacità e poteri eccezionali, in un dio guerriero, legittimato dalla sua stessa natura a portare la guerra sacra (la jihad) in tutti i pianeti dell’universo che, una volta conquistati e controllati dai sacerdoti del Quizarato, sono gravati da un pesante regime fiscale e privati della libertà. Paul, da giovane duca e leader dei Fremen in lotta per la libertà, si è trasformato in uomo di governo che agisce secondo i principi della real politik.
La condizione di Paul è resa più complessa dalla prescienza, la sua capacità di vedere il futuro o, meglio, di intravedere tutti i futuri possibili. Sin dal momento in cui ha condotto i Fremen in battaglia contro gli Arkonnen (nel primo libro della serie, Dune) Paul è consapevole dei rischi della sua ascesa al potere e sa che non potrà evitare la jihad, paradossalmente il minore dei mali tra tutti quelli possibili.

In Messia di Dune, Herbert sposta l’attenzione dal rapporto di reciproca influenza tra l’uomo e l’ambiente (centrale invece in Dune) alle dinamiche, altrettanto complesse, del passaggio dalla leadership carismatica all’istituzionalizzazione del potere. Forti sono anche le suggestioni che Herbert sembra aver mutuato dal suo tempo (la contrapposizione nature/nurture, la paura delle armi atomiche, l’affermarsi delle scienze cognitive).

Questo secondo libro è meno avvincente e molto più lento di Dune: molte (troppe) sono le discussioni sulla possibilità di fare delle scelte sfuggendo ai determinismi di vario tipo (genetici, familiari, culturali) che condizionano la vita delle persone; impossibile però non leggerlo se si vuole conoscere l’evoluzione dei personaggi che Herbert ci ha fatto conoscere.

Mi è sembrato, inoltre, che maggiore sia il debito della cinematografia nei confronti di questo secondo volume della saga; io vi ho colto delle assonanze con gli episodi I, II, III di Guerre Stellari: molti sono i punti di contatto tra le vicende personali di Paul Muad'Dib e Anakin Skywalker, sebbene nei momenti culminanti facciano delle scelte differenti. O, ancora, il ghola Hayt (una creatura artificiale clonata/ricreata dal corpo di Duncan Idaho) sembra riecheggiare nel personaggio del Soldato d’Inverno in Capitan America 2.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Messia di Dune
  • Titolo originale: Dune Messiah
  • Autore: Frank Herbert
  • Traduttore: Giampaolo Cossato - Sandro Sandrelli
  • Editore: Fanucci
  • Data di Pubblicazione: 1969
  • Collana: Tif extra
  • ISBN-13: 9788834718469
  • Pagine: 278
  • Formato - Prezzo: brossura – 10,00 Euro

19 maggio 2014

Speciale Fantascienza: Abissi d'acciaio - Isaac Asimov

Isaac Yudovich Ozimov nasce da famiglia ebraica tra il 4 ottobre 1919 e il 2 gennaio 1920 (Asimov indicherà sempre quest'ultima come data di nascita) nel villaggio di Petroviči, Unione Sovietica. Quando ha soli tre anni la famiglia decide di emigrare negli Stati Uniti, trasferendosi a Brooklyn: Asimov (naturalizzato americano all'età di otto anni) non imparerà mai il russo.
Fin da giovane Asimov mostra interesse per la fantascienza, divorando le riviste di storie pulp e sci-fi del padre e iniziando a scrivere racconti già a undici anni. Da un primo interesse verso la zoologia, i suoi studi si rivolgono poi alla chimica, disciplina in cui si laureerà nel 1941 per poi specializzarsi in biochimica nel 1948, diventando professore associato della Boston University School of Medicine.
Nel frattempo, già dal 1939, inizia a vendere i suoi racconti alle riviste di genere. Su Astounding Science Fiction verranno pubblicati molti dei suoi racconti più famosi, alcuni dei quali confluiranno nelle antologie appartenenti al Pre Ciclo dei Robot e alla Trilogia della Fondazione. Dal 1958, Asimov lascia il lavoro come insegnante perché perfettamente in grado di vivere dei proventi dei suoi lavori.
Sofferente di cuore già dal 1977, Isaac Asimov muore d'insufficienza cardiaca e renale il 6 aprile 1992. Assecondando le sue volontà, il suo corpo viene cremato e le ceneri disperse al vento. La sua autobiografia postuma It's Been a Good Life, pubblicata dieci anni dopo la sua morte, rivela che l'autore era malato di HIV, contratto da una trasfusione di sangue ricevuta durante l'intervento chirurgico di bypass del 1977 e tenuto nascosto per quasi quindici anni a causa dei pregiudizi di cui era ancora oggetto.

Si stima che Asimov abbia pubblicato circa cinquecento volumi, degno possessore quindi del titolo di Padre della Fantascienza e perfetto esponente della cosiddetta Età dell'oro della fantascienza americana. Tra i vari riconoscimenti che gli sono stati assegnati figurano molti premi Hugo: per i saggi pubblicati su Magazine of Fantasy and Science Fiction (1963); per la Trilogia della Fondazione quale miglior serie di sempre (1966); per Neanche gli dèi quale miglior romanzo dell'anno (1973); per L'uomo bicentenario quale miglior racconto (1977); per L'orlo della Fondazione quale miglior romanzo (1983); per Gold quale miglior racconto (1992); nonché due premi postumi: uno per la miglior opera saggistica conferito all'autobiografia I. Asimov: A Memoir (1995) e un retro Hugo al racconto Il Mulo del 1946 (1996).
Si è soliti ripartire la sua carriera in periodi distinti: si considera giovanile la produzione tra il 1939, anno in cui pubblica il racconto Naufragio al largo di Vesta su Astounding Science Fiction, e il 1958, anno de Il sole nudo. Del 1950 sono il suo primo romanzo pubblicato, Paria dei cieli, e la prima raccolta di racconti, la fortunata Io, robot, in cui vengono esplicitate le notissime Tre Leggi della Robotica. A questa prima fase appartengono anche le tre raccolte della Trilogia della Fondazione (Fondazione, Fondazione e Impero, Seconda Fondazione), i primi due romanzi del Ciclo dei Robot (Abissi d'acciaio e Il sole nudo), nonché la serie per ragazzi Lucky Starr (sei volumi scritti tra il 1952 e il 1958), pubblicata sotto lo pseudonimo di Paul French, e il cosiddetto Ciclo dell'Impero (Le correnti dello spazio, Il tiranno dei mondi, Paria dei cieli).
Durante i venticinque anni successivi Asimov si dedica prevalentemente alla saggistica, soprattutto volumi di divulgazione scientifica (chimica, fisica e astronomia). Tra le poche produzioni di narrativa di questo periodo ricordiamo i romanzi Viaggio allucinante e Neanche gli dèi, la raccolta Antologia personale e il ciclo mystery dei Vedovi neri.
Dal 1982 alla sua morte Asimov tornerà a dedicarsi prevalentemente alla narrativa di fantascienza, con la pubblicazione di opere correlate al Ciclo dei Robot e alla Trilogia della Fondazione: citiamo tra queste L'orlo della Fondazione, I robot dell'alba, I robot e l'Impero, Fondazione e Terra, Preludio alla Fondazione, Nemesis.


New York è irriconoscibile: niente più torri e grattacieli, ma un'immensa metropoli coperta che non viene mai a contatto con l'aria, dove milioni di uomini e donne brulicano come formiche su strade mobili. Dove, soprattutto, i robot stanno soffiando i posti di lavoro agli uomini a un ritmo sempre più preoccupante. E alle porte di New York si stende come una sfida Spacetown, la città degli Spaziali, dove tutto è lusso e ariosità, superbia e ostentazione. C'è da meravigliarsi che uno dei tanti terrestri scontenti ammazzi uno Spaziale, e che il caso rischi di diventare un incidente interplanetario? Per risolverlo bisogna ricorrere al miglior poliziotto della City, Lije Baley, e affidargli come compagno il miglior poliziotto di Spacetown, R. Daneel Olivaw. Il guaio è che quella 'R' significa robot: sta per cominciare una sfida implacabile tra l'intelligenza umana e quella artificiale per risolvere l'omicidio più esplosivo che la Terra ricordi; e, per il lettore, una delle letture più appassionanti nel campo della fantascienza pura.

Recensione

C'è una leggenda della mitologia ebraica molto conosciuta: si tratta del golem, il gigante di argilla che può essere creato da chi padroneggi le formule della kabbalah. Il golem è un servo fedele e ubbidiente, dotato di una forza tale da svolgere incarichi impossibili al suo creatore, eppure è privo di un'anima, incapace dunque di provare sentimenti o emozioni. E' a questo mito che Asimov dichiara più volte nelle sue prefazioni di essersi ispirato per ideare la figura del robot da lui intesa, creatura dalle sembianze umane generata dai più moderni ritrovati scientifici per assistere (e inevitabilmente sostituire) sempre più l'uomo nelle sue incombenze.

Abissi d'acciaio esce inizialmente in tre puntate nel 1953, sulla rivista Galaxy, per poi essere ripubblicato in volume nel 1954. Asimov aveva già all'attivo almeno una dozzina di racconti che sarebbero poi confluiti nelle antologie che vengono comunemente inserite nel Pre Ciclo dei Robot, e in cui aveva già elaborato le famose tre leggi della robotica:
1. Un robot non può recar danno a un essere umano, né permettere che, a causa della propria negligenza, un essere umano patisca danno.
2. Un robot deve sempre obbedire agli ordini degli esseri umani, a meno che contrastino con la Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questo non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.
Con Abissi d'acciaio si apre un ciclo cronologicamente successivo, il Ciclo dei Robot vero e proprio, collocato in un futuro di poco distante in cui i robot sono ormai parte della vita quotidiana, sebbene rigettati dalla maggior parte della popolazione umana che ancora guarda indietro a un passato scomparso. La società è radicalmente cambiata: la sovrappopolazione ha generato una nuova concezione degli spazi e dell'individualità di stampo pseudo-socialista, e le normali città a cielo aperto hanno lasciato il posto a enormi agglomerati cittadini sotterranei (le caves of steel del titolo originale) in cui migliaia di persone soddisfano i loro bisogni più elementari in spazi comuni. Parte dell'umanità è già emigrata nello spazio da tempo e ha raggiunto un livello di civilizzazione e tecnologia ben più elevato: lo stabilirsi sulla Terra di una comunità di Spaziali è causa di pericolosi malumori e di ritorsioni da parte della fazione dei Medievisti.

Proprio a Spacetown, la città degli Spaziali, viene ucciso un eminente esperto di robotica, Nemmenuh Sarton, da qualcuno che con ogni probabilità è arrivato da New York. Il commissario di polizia Julius Enderby si rivolge al detective Elijah Baley perché indaghi sulla morte di Sarton insieme a un collega Spaziale, Daneel R. Olivaw, robot umanoide quasi del tutto identico a un comune umano. Elijah non appartiene alla fazione dei medievisti, ma è comunque tra coloro che detestano l'irruenza dei robot nella vita quotidiana e il loro progressivo sostituirsi agli esseri umani nei loro lavori, e pertanto mal sopporta il collega, tanto più che - si raccomanda Enderby - deve risolvere il caso per primo o l'assassinio rischia di degenerare in un grave incidente diplomatico.

Abissi d'acciaio è una vera e propria detective story con ambientazione fantascientifica: le indagini sono vivacizzate (e complicate) dalla possibilità che l'assassinio sia un robot e dalle ipotesi sulle dinamiche che gli avrebbero consentito di aggirare le leggi della robotica - situazione già sperimentata dall'autore in alcuni racconti.
Non mancano naturalmente le continue riflessioni sulla natura dei robot, fisicamente migliori degli esseri umani ma privi di un'anima che consenta loro di provare emozioni che non siano state precedentemente impiantate con un chip, come il senso della giustizia posseduto da Daneel per farne un buon poliziotto.

Un gran bel romanzo, in definitiva, forse non all'altezza del capolavoro consacrato che è la Trilogia Originale (nella cui ragnatela pure s'inserisce: Daneel Olivaw torna nella conclusione de L'orlo della Fondazione), ma senza dubbio appassionante, forse un pelino penalizzato dal netto prevalere di verbosi dialoghi sull'azione.

I protagonisti Daneel e Elijah tornano nei successivi romanzi del ciclo: Il sole nudo (1957), I robot dell'alba (1983), I robot e l'Impero (1985).

«Prendi questo Daneel, ci lavoro insieme da due giorni. È più alto di me, più forte, più bello. Sembra uno Spaziale. Ha una memoria migliore della mia e sa più cose, non ha bisogno di dormire o di mangiare. Non è tormentato dal mal di pancia, dal panico, dall'amore o dal senso di colpa.
Però e una macchina. Posso fargli quello che voglio, proprio come se fosse una di quelle microbilance. Se do uno schiaffo a una bilancia non me lo restituisce, giusto? Nemmeno Daneel. Posso ordinargli di puntarsi addosso un fulmine e lo farà.
Non siamo capaci di costruire robot che valgano quanto un essere umano, nelle cose che contano. Figuriamoci migliori! Non siamo capaci di costruire robot con il senso della bellezza, dell'etica o della religione. Non c'è modo di elevare il cervello positronico di un centimetro sopra il perfetto materialismo.
L'ho detto, non siamo capaci. E continuerà ad essere così finché non capiremo cos'è che muove il nostro cervello, finché esisteranno cose che la scienza non può misurare. Che cos'è la bellezza, o la bontà, o l'arte, o l'amore, o Dio? Ci muoviamo sulla frontiera dell'inconoscibile e cerchiamo di capire ciò che non può essere capito. È questo che ci fa uomini.
Il cervello di un automa dev'essere finito, limitato, o non potremo costruirlo. Dev'essere tutto prevedibile, tutto calcolabile. Quindi, di che hai paura? Un robot può essere bello come Daneel, bello come un dio, e non essere più umano di un mucchio di legna. Non riesci a capire?»

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Abissi d'acciaio
  • Titolo originale: The Caves of Steel
  • Autore: Isaac Asimov
  • Traduttore: Giuseppe Lippi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Oscar Bestseller
  • ISBN-13: 9788804403043
  • Pagine: 259
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9.50 Euro

16 maggio 2014

Speciale Fantascienza: L'ultimo degli uomini - Margaret Atwood

Margaret Atwood è una poetessa, scrittrice e critica letteraria canadese, nata a Ottawa nel 1939. Il suo amore per la letteratura si mostra già intorno ai sei anni e già dieci anni dopo decide di voler diventare una scrittrice.
L'approccio con la scrittura avviene dapprima tramite la poesia, con una prima raccolta pubblicata privatamente all'epoca del college, per la quale riceverà la medaglia E.J. Pratt. Dopo essersi laureata con onore in Inglese all'Università di Toronto, prosegue gli studi specialistici conseguendo un Master ad Harvard che la porterà a rimanere nell'ambito universitario per diversi anni come insegnante, presso le università della British Columbia, la Sir George Williams University di Montreal (1967–68), l'University of Alberta (1969–70), e la York University di Toronto (1971–72).
Nello stesso periodo inizia anche la sua carriera di romanziera, con la pubblicazione nel 1969 de La donna da mangiare (The Edible Woman).

Una volta avviata, la vena compositrice della Atwood sembra non avere sosta, portandola a pubblicare all'incirca un libro ogni tre anni, e facendole raccogliere numerosi premi lungo la strada. Fra di essi ricordiamo l'Arthur C. Clarke Award e il Governor General's Award del 1985 per Il racconto dell'ancella (The Handmaid's Tale), con il quale arriva anche finalista al Booker Prize, cosa che avviene anche con L'altra Grace (Alias Grace) del '96, fino alla meritata vittoria nel 2000 con L'assassino cieco (The Blind Assassin). Molto impegnata politicamente con posizioni tendenti a sinistra e da sempre paladina della difesa dell'ambiente, la Atwood è stata anche presidente della sezione canadese del PEN ed è attualmente vice-presidente del PEN internazionale. Sebbene le sue opere spesso si focalizzino su figure di donne oppresse dalle convenzioni sociali, la Atwood ha respinto la definizione di autrice femminista affermando che tale appellativo dovesse essere conferito solo a scrittrici che consciamente operano nella cornice del movimento femminista.


Il romanzo è ambientato in un mondo devastato da un'epidemia. Jimmy, forse l'unico uomo rimasto in vita, deve proteggersi da numerosi animali feroci, risultato di mutazioni e di incontrollati esperimenti di ingegneria genetica. Jimmy si fa chiamare l'Uomo delle Nevi dai membri di una tribù di pacifici mutanti di innata infantile innocenza, i Craker. L'uomo gli insegna le elementari regole della sopravvivenza e tenta di spiegargli i segreti della natura ma, a causa del loro limitato sviluppo, deve usare concetti semplici e metafore di facile comprensione. La genesi, ad opera del creatore Crake, gli viene spiegata come fosse una fiaba e i Craker imparano a ringraziare la divinità femminile Oryx per la prosperità a loro concessa. Mentre i Craker sono erbivori, immuni alle radiazioni solari e repellenti per gli animali carnivori, Jimmy è costretto a combattere contro l'ambiente ostile per la propria sopravvivenza e per la ricerca del cibo.

Recensione

Se siete amanti della Atwood e in particolar modo avete già letto Il racconto dell'ancella, la struttura di questo L'ultimo degli uomini vi risulterà familiare.
Anche qui, infatti, l'ambientazione è un futuro distopico, una realtà lentamente svelata al lettore tramite la vita quotidiana del protagonista che alterna le sue riflessioni ai ricordi della vita passata, spiegando così come l'umanità è arrivata a una situazine tanto catastrofica.
A differenza de Il racconto dell'ancella, il fulcro della riflessione non è però la condizione della donna ma i disastri ambientali e l'evoluzione incontrollata della scienza.
La Atwood, nota in Canada per l'interesse dimostrato per le problematiche sociali e ambientali, ha evidentemente utilizzato questo romanzo come espressione delle sue opinioni (con la maggior parte delle quali posso essere d'accordo), sacrificando così il valore del racconto che pecca di prevedibilità e piattezza dei protagonisti.

L'ultimo degli uomini appare per quasi tutta la sua durata come una lunga, lenta introduzione a eventi più succosi che presumibilmente si verificheranno nei successivi volumi della Trilogia di Maddaddam, di cui questo romanzo costituisce il primo capitolo.

La reatà post-apocalittica in cui il libro è ambientato è piuttosto intrigante, sebbene un po' troppo in stile Robinson Crusoe: una figura solitaria, Uomo delle Nevi, abbandonato in una foresta selvaggia con la sola compagnia di una specie umanoide, non civilizzata ed estremamente ingenua, i figli di Crake, che ricorda le antiche tribù dell'America precolombiana. Essi vivono in un ambiente estremamente ostile, popolato da animali bizzarri, i figli di Oryx, risultato di scriteriati incroci genetici.
Questo scenario da incubo è figlio (ovviamente) di una comunità scientifica che ha travalicato i confini della sua missione di migliorare le condizioni di vita dell'umanità ergendosi a giudice morale di ciò che deve essere salvato e ciò che è superfluo, seguendo solo razionalistiche considerazioni di utilità e scopo.

L'idea, comprensibile quanto stupida, è quella di eliminare qualsiasi sofferenza dall'umanità, sia essa quella causata dalle malattie, sia quella interiore dovuta a sentimenti irrazionali come l'amore, la gelosia e la paura. Un essere umano guidato solo dalla logica degli istinti utili alla conservazione e non appesantito da inutili complessità astratte come il romanticismo, l'amore, l'arte, qualsiasi forma di pensiero astratto o individualista non rischierebbe mai di soccombere a orrori quali guerra, violenza, dittatura, stupro.
Ma sarebbe ancora un essere umano? E' chiara l'opinione dell'autrice in proposisto, la quale mostra come, nonostante l'attento lavoro degli scienziati, vi siano caratteristiche innate impossibili da estirpare nell'uomo. La Atwood non lesina con l'ironia quando descrive il modo in cui i figli di Crake, creature fatte nascere in laboratorio in modo che, fra le altre cose, non fossero contaminate dalle assurdità delle religioni, arrivano a identificare il loro creatore e la sua assistente come due divinità da adorare.

Uomo delle Nevi ha vissuto nella società che ha permesso a questa linea di pensiero di nascere e prosperare grazie a una consolidata abitudine all'indifferenza verso le sofferenze del prossimo, una società tanto assuefatta al sesso e alla violenza da considerare normale che internet proponga come principale forma di intrattenimento filmini pedo-pornografici o brutali esecuzioni capitali, una società che nell'ottica dell'autrice non è altro che l'ovvia evoluzione della nostra civilità indurita da un'idea voyerista di sesso, violenza, dolore e lacrime.
I ricordi della "vecchia" vita di Uomo delle Nevi, dalla sua infanzia infelice alle frustrazioni della vita adulta, quando ancora il suo nome era Jimmy e Oryx e Crake erano due persone reali, sono lo stratagemma tramite il quale la Atwood descrive come l'umanità sia arrivata all'estinzione, ma la vicenda si evolve in modo troppo lento e prevedibile tanto che, a dispetto della curiosità di sapere cosa sia veramente successo, le parti del romanzo più coinvolgenti e avventurose sono quelle ambientate nel presente, anche perché non vi è praticamente alcuna evoluzione della personalità dei protagonisti Jimmy e Crake sono due figure piuttosto stereotipate (il classico genio emotivamente sterile e il suo amico "tontolone" ma dal cuore buono).

Come spesso accade con i protagonisti dei libri della Atwood, Jimmy, pur essendo fondamentalmente una brava persona, non è un personaggio totalmente positivo perché troppo incline all'autocommiserazione e all'inattività, confuso e rallentanto da vaghi sensi di colpa che preferisce soffocare per un la propria pace mentale; si tratta ovviamente di una scelta intenzionale da parte dell'autrice che conferma ancora una volta la sua avversione per i caratteri eroici.
A differenza delle opere precendenti, L'ultimo degli uomini ha una voce narrante maschile, tuttavia il libro mostra lo stesso tono malinconico dei precedenti lavori che ho letto. Il risultato finale è abbastanza interessante da volermi far leggere i volumi successivi della trilogia, ma non posso ignorare la sensazione che la Atwood abbia deciso di muoversi su un terreno sicuro, riutilizzando situazioni e schemi narrativi già sperimentati per esprimere la sua critica a una crescita indiscriminata e la sua preoccupazione verso i rischi di una ricerca scientifica priva di etica.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'ultimo degli uomini
  • Titolo originale: Oryx and Crake
  • Autore: Margaret Atwood
  • Traduttore: R. Belletti
  • Editore: Ponte alle Grazie
  • Data di Pubblicazione: 2003
  • ISBN-13: 9788879286565
  • Pagine: 303
  • Formato - Prezzo: Brossura - 7.50 Euro

14 maggio 2014

Speciale Fantascienza: Radio Libera Albemuth - Philip K. Dick

Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è uno dei più importanti, noti e prolifici scrittori di fantascienza contemporanea. La sua opera conta quasi una cinquantina di romanzi, tra opere di fantascienza e altre di narrativa mainstream, più una lunga e ricca lista di racconti.
Personalità complessa, dalla vita turbolenta, si avvicinò alla fantascienza dapprima come giovane lettore, in cerca di distrazione da una infanzia e adolescenza piuttosto problematiche, e in seguito come scrittore di racconti in cerca di un ritorno economico. La necessità di un sostentamento economico accompagnò quasi per intero l'attività letteraria di Dick, che a lungo intese la produzione fantascientifica come minore, rispetto a un'attività letteraria di romanziere mainstream alla quale erano rivolti, seppur vanamente, i suoi maggiori sforzi. Gli anni Cinquanta produssero opere di fantascienza che affrontano il tema della paranoia sociale, del complottismo e del controllo politico, in forte opposizione al clima del maccartismo. Negli anni Sessanta, forse spinto dalla terza (di ben cinque) moglie, tentò il passaggio alla narrativa mainstream, senza successo. Il fallimento lo portò alla dipendenza da anfetamine.
Furono anni di depressione e di progressivo interesse verso il mondo della tossicodipendenza (sebbene la fama di Dick tossicodipendente sia un falso mito, sostenuto persino da colleghi scrittori come Harlan Ellison, che senza tante cerimonie lo definì un "tossico"), ma nei quali diede alla luce opere del calibro di Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968) (da cui il film Blade Runner) e Ubik (1969). Toccato il fondo, racconterà la sua esperienza diretta e indiretta della tossicodipendenza in Un oscuro scrutare (1977). Un'opera cupa e densa di materiale autobiografico, che però mostra l'irreversibile convergenza di Dick (già presente in Ubik) verso il postmodernismo, trovando così un felice ricongiungimento con il suo sogno di affermarsi come scrittore mainstream. Gli ultimi anni sono caratterizzati da un riconoscimento di critica sempre più vicino (complice anche il progetto di realizzare il film Blade Runner) e da esperienze mistico-religiose che verranno rielaborate nell'ultima grande opera, la Trilogia di Valis. Dick muore il 2 marzo 1982, poco prima dell'uscita nelle sale cinematografiche di Blade Runner; lascia appunti di un romanzo incompiuto e una gran mole di opere inedite, la cui intera pubblicazione in Italia si deve all'editore Fanucci.


In un'America alternativa dominata da un tiranno di nome Ferris F. Fremont (inspirato a Richard Nixon), in un clima di terrore e minaccia, si snodano le vicende di due personaggi che tentano disperatamente di combattere l'oppressione e la violenza. Sono Nicholas Brady e Philip K. Dick, sì proprio lui, lo scrittore di fantascienza che simpatizza per Brady ma è assai più "razionalista". In questa lotta quotidiana, fatta di piccole conquiste e repentine perdite, i due disubbidienti non sono soli: li accompagna una figura insolita e misteriosa, un essere superiore che porta il nome di VALIS. Ma chi o che cosa è VALIS? Quali sono i suoi scopi? E, soprattutto, sarà sufficiente il suo aiuto per sconfiggere l'ottusa brutalità della tirannia?

Recensione

Nel febbraio e marzo 1974 Dick andò incontro a una serie di esperienze mistico-religiose, forse in parte indotte da un anestetico assunto in sede dentistica. Un vero e proprio disvelamento, uno squarcio nel velo di Maya, la realtà illusoria, dietro la quale Dick scoprì l'esistenza di un entità aliena e/o divina che successivamente chiamò Valis. La complessa e sfuggente esperienza, che più volte si è tentato di derubricare a evento schizofrenico, indotto dalla droga, o mera mistificazione letteraria, segnò profondamente l'autore al punto che cercò di rielaborarlo in forma di romanzo. Il prodotto finito sarà la nota Trilogia di Valis, di cui questo romanzo, Radio Libera Albemuth, non è altro che una prima versione, poi scartata e riscritta.
Questa premessa si rende oltremodo necessaria vista la particolare natura del testo, un romanzo compiuto, eppure pubblicato postumo, a favore di una successiva riscrittura più congeniale all'autore. Le differenze con il secondo testo sono così ampie però da rendere Albemuth un testo a se stante, degno di lettura non solo per gli addetti ai lavori e per chi volesse scorgervi i tantissimi e microscopici riferimenti autobiografici.

Cosa si trova in Radio Libera Albemuth? Innanzitutto, una straordinaria ricostruzione delle esperienze di vita del suo autore, qui clamorosamente e definitivamente sdoppiato in due protagonisti complementari: lo scrittore Phil Dick, razionale, a tratti cinico, per lo più diffidente e indifferente (tentativo finalmente compiuto di Dick di separarsi da "se stesso", estrapolarsi come narratore puro) e il fittizio Nicholas Brady, personaggio di se stesso, per così dire, invasato idealista contattato dal divino. E' in quest'ultimo che Dick riversa tutta la sua biografia, facendo dunque apparire il testo rilevante già per la sua funzione biografica. Non che ci sia solo questo. Inutile dirlo, Albemuth è un testo complesso e ricchissimo, capace di offrire al lettore un'abbondanza di livelli di lettura e un'eccedenza di senso per la quale, anche quando credi di averlo decifrato interamente, senti che c'è ancora qualcosa di oscuro e non detto.

La storia, in cui l'elemento fantascientifico appare consistentemente attraverso poche incursioni nette nel reale (ma virtualmente rese improbabili da un narratore inattendibile, quale può essere Nicholas), si riduce al gioco politico in atto negli Stati Uniti, che trasfigura la politica del controllo di Nixon nel personaggio di Fremont, dai vezzi demoniaci e anticristici (quell'allitterazione di F che numericamente corrisponde al satanico 666), mentre due uomini completamente diversi tra loro abbracciano la possibilità della lotta politica, configurandola come complotto (Phil) e missione divina (Nicholas). Tesi politica, filosofica, religiosa ed esistenziale si mescolano così in un intreccio multitestuale e multilinguistico, che s'impone con tutta la sovrabbondante complessità dei suoi livelli di lettura: la velata dittatura di Fremont/Nixon è frutto di una arroganza del potere che rende USA e URSS parti interscambiabili e assimilabili, ma allo stesso tempo è prosecuzione di uno scontro millenario tra l'Impero (romano) e il Popolo (ebraico e proto-cristiano), che ha di fatto congelato il tempo, fermatosi al 70 d.C., ed è ancora il Peccato di una umanità che, corrotta, si è sganciata dalla Rete divina-interstellare che è Valis. In Albemuth si può allargare lo sguardo e scrutare su grande scala l'abisso del cosmo, scoprendo satelliti divini in comunicazione con noi, oppure restringere lo sguardo alla scala subatomica, scoprendo, rimpicciolito tra le righe, uno scrittore di fantascienza che fa pace con se stesso, facendo di se stesso un personaggio.
E poi ci sono mondi alternativi, tentativi metanarrativi di riunificare le opere di Dick in un universo comune (ci sono riferimenti sparsi all'ucronia di La svastica sul sole), c'è l'ambiente discografico californiano e il tema della musica, della radio e dall'ascolto, che mette insieme il lavoro giovanile di Dick come impiegato in un negozio di dischi (e, forse, in una radio), il ruolo delle emittenti di controcultura e di opposizione ai regimi, ma soprattutto il tema dell'ascolto e del contatto umano, che si tratti di esseri umani, divini o alieni. Tutto questo e molto altro concorrono a rendere Albemuth uno dei più lucidi e visionari romanzi di Dick, e il più riuscito tentativo di elevare la fantascienza a luogo privilegiato in cui si incontrano gli uomini e la letteratura.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Radio Libera Albemuth
  • Titolo originale: Radio Free Albemuth
  • Autore: Philip K Dick
  • Traduttore: M. Nati
  • Editore: Fanucci
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Collezione immaginario Dick
  • ISBN-13: 9788834712696
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 11,90 Euro

10 maggio 2014

Speciale Fantascienza: La Spiaggia dei Pitoni - Frederik Pohl

Frederik George Pohl Jr. (New York, 26 novembre 1919 – 2 settembre 2013) è stato un autore di fantascienza e curatore editoriale statunitense.
Quando era un adolescente, Pohl frequentò la prestigiosa Brooklyn High School of Science, dove conobbe il collega scrittore Isaac Asimov, con il quale formò un'amicizia che durò tutta la vita. Tuttavia era il periodo della Grande depressione e Pohl dovette abbandonare la scuola a quattordici anni per trovarsi un lavoro.
Pohl ebbe ben cinque mogli, una delle quali - la terza - fu Judith Merril, un'altra importante figura nel mondo della

fantascienza. Fu amico anche di C.M. Kornbluth, col quale collaborò alla stesura di diversi racconti e di alcuni romanzi, compresa una satira distopica su un mondo governato dalle agenzie pubblicitarie, I mercanti dello spazio (Pohl, da solo, dopo la morte di Kornbluth, ne scrisse nel 1984 un seguito, Gli antimercanti dello spazio (The Merchants' War); tra le altre opere menzioniamo Uomo più e la serie degli Heechee, che vinsero i premi Hugo e Nebula. Un'altra opera degna di nota fu Il pianeta Jem (Jem, 1980).
Dal 1959 fino al 1969 Pohl pubblicò la rivista Galaxy e la sua gemella If, vincendo il premio Hugo per la seconda per tre anni consecutivamente.
Il 20 agosto 2009, all'età di 89 anni, Frederik Pohl è stato insignito di un diploma onorario dalla Brooklyn Technical High School.


In questo classico romanzo del “dopo la catastrofe”, Pohl affronta il tema degli indemoniati: uomini che, spinti da una volontà a loro estranea, commettono atti criminali senza averne l’intenzione. Nel mondo in cui vive Chandler, protagonista di questo romanzo, sono penetrati i demoni, i “pitoni” che inducono le persone più comuni a compiere violenze non volute. Chandler, spinto da un impulso irresistibile, è stato autore di una di queste violenze, e ora vaga per il mondo, scacciato. Il suo unico desiderio è quello di scoprire chi l’abbia indotto alla violenza, e con che mezzo. Le sue ricerche lo condurranno alle Hawaii, e laggiù egli apprenderà il segreto dei veri padroni del genere umano.

Recensione

Pohl è stato uno di quegli autori che nei romanzi ha sempre cercato di denunciare gli aspetti negativi della società. Per far questo ha immaginato spesso le proprie storie in un futuro in cui attività normalmente svolte nell’uso quotidiano venissero portate alle estreme conseguenze, come ad esempio ne I mercanti dello spazio in cui viene denunciata la potenza delle aziende commerciali intermondiali che, per mantenere e acquisire quote di mercato, compiono azioni che definire spregiudicate sarebbe eufemistico.

Ne La spiaggia dei Pitoni quella che viene denunciata è la corruzione che deriva dal potere. Cosa accadrebbe se un gruppo di scienziati riuscisse a inventare una macchina in grado di annullare la volontà degli altri esseri umani? Pohl dipinge una società dove un migliaio di individui riesce a muovere le persone come burattini, arrivando a ucciderne un numero sempre maggiore per non rischiare un giorno una reazione da parte delle masse. Unica eccezione viene fatta solo per coloro che, dimostrando di sottostare alle regole imposte dai nuovi dominatori della terra, possono risultare utili mettendo a disposizione le proprie conoscenze. Occasionalmente questi ultimi vengono fatti entrare a far parte della cerchia dei nuovi “dei” chiamati Pitoni. Questa oligarchia consente la sopravvivenza solo di piccole comunità non in grado di rappresentare un pericolo e che, per necessità o divertimento dei nuovi padroni della terra, possano prestarsi, loro malgrado, a mettere a disposizione i corpi dei componenti della comunità stessa.

Il protagonista del romanzo è Chandler, un ingegnere elettronico la cui moglie è stata uccisa dai Pitoni e che è stato costretto a compiere violenze su una minorenne, motivo per cui è stato accusato di abuso sessuale e condannato all’ostracismo dalla comunità in cui vive. Per un’insieme di circostanze connesse al suo lavoro di esperto ingegnere elettronico, riuscirà a farsi accogliere, almeno momentaneamente, fra la cerchia dei Pitoni. Casualmente riesce ad impossessarsi della macchina che distrugge la volontà degli umani e a vendicare se stesso e le altre vittime dei soprusi. Tuttavia, nel momento in cui termina di compiere la vendetta, gli si pone il problema se distruggere la macchina che consente di dominare il mondo o continuare ad utilizzarla a proprio uso e consumo.

Pertanto il potere è visto sia come possibilità di schiacciare gli altri esseri umani, sia come possibilità di vendicarsi di coloro che hanno fatto del male. In ogni caso, nel momento che ci si renda conto di poter avere un potere assoluto sull’umanità, diventa quasi impossibile rinunciarvi. Il romanzo è apparso per la prima volta sulla rivista “If”, curata da Pohl, come racconto. Successivamente è stato ampliato e pubblicato come romanzo breve. E’ piacevole e molto scorrevole, anche se non può annoverarsi fra i capolavori dell’autore.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La Spiaggia dei Pitoni
  • Titolo originale: A Plague Of Pythons
  • Autore: Frederik Pohl
  • Traduttore: Roberta Rambelli
  • Editore: Nord
  • Data di Pubblicazione: 1977
  • Collana: Cosmo Argento
  • ISBN-13: -
  • Pagine: 165
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - Euro 7,99

1 maggio 2014

Maggio: Speciale Fantascienza



L'argomento dello speciale di questo mese è la Fantascienza. Tra stelle, pianeti lontani e mirabolanti tecnologie, il genere, ufficialmente nato nel 1926 con la rivista Amazing Stories, ha dato vita ad una moltitudine di sottogeneri, dall'ucronico al cyberpunk (e steampunk) passando per la fantapolitica, l'utopia e la distopia, influenzando anche opere al di fuori della letteratura: basti pensare alla saga di “Star Wars”, che il 4 maggio celebra la propria giornata mondiale e che dai film si è allargata alle decine di romanzi che ne hanno espanso l'universo, completandone la trama e apportando nuovi personaggi, in attesa della prossima trilogia. May the 4th be with you!

Un'altra ricorrenza cade il 25 di maggio: infatti, con il “Towel Day” (la giornata dell'asciugamano) si ricorda un'altra opera fondamentale del genere: Guida Galattica per Autostoppisti (The Hitchhiker's Guide to the Galaxy) di Douglas Adams, una “Trilogia in cinque parti” (sei se si considera quel “...E un'altra cosa” di Eoin Colfer, nato da alcuni appunti dell'autore morto prematuramente nel 2001) entrata di diritto nell'immaginario collettivo grazie al film con Martin Freeman e Zoey Deschanel, senza dimenticare le serie tv e radio della BBC degli anni '80.
Poi, l'8 maggio del 1988 muore R. A. Heinlein, autore di Fanteria dello Spazio (portato al cinema con un'interessante pellicola dal titolo Starship Troopers) e Straniero in Terra Straniera (giusto per citare i più famosi), che, insieme tra gli altri a Ray Bradbury, Isaac Asimov, Arthur C. Clarke e Richard Matheson, ha gettato le basi per la cosidetta “Età dell'oro” della fantascienza, cioè gli anni '50.

Come non dimenticare poi Philip K. Dick, autore di alcuni dei romanzi di fantascienza più importanti del secolo scorso e precursore immaginifico di ciò che ora viene considerato scienza. Infatti, la “veggenza” è una peculiarità che solo i più grandi scrittori e protoscrittori del genere, da Jules Verne a H.G. Wells, da Asimov a Sagan, riescono ad avere, misto di profonda conoscenza dei propri tempi, sconfinata fantasia ed enorme lungimiranza.

Concludo con uno sguardo al nostro paese: in Italia vari scrittori si sono cimentati con questo genere e tra i nomi più famosi troviamo Filippo Tommaso Marinetti, Valerio Evangelisti e Stefano Benni, ma c'è da notare che la fantascienza si è diffusa nello Stivale soprattutto grazie a quegli oggetti di culto che sono i libri della collana “Urania” della Mondadori. Nata nel 1952 - il nome si ispira alla musa dell'astronomia-, la collana ha avuto tra i propri curatori nomi del calibro di Fruttero e Lucentini, Giorgio Monicelli (al quale si deve l'invenzione della parola italiana “Fantascienza”, calco del termine inglese “Science Fiction” o “Sci-Fi”) e Giuseppe Lippi.

Ci vediamo quindi per tutto il mese su queste pagine per un viaggio in uno dei generi letterari più sorprendenti e innovativi che la creatività umana abbia ideato.

 

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