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2 marzo 2019

Gabbie - Luana Troncanetti

Cinque donne in gabbia in altrettanti racconti brevi, soltanto un paio fra le recluse scopriranno il sollievo della liberazione. Miriam è paralizzata in un matrimonio che non le regala più brividi, soffoca nel terrore di invecchiare. Giorgia è incarcerata in un corpo che odia, combattere con la mano stretta a quella di sua sorella la libererà. Adalet, la sua catena è stata mentire per amore sghembo, il suo rimpianto un atto di vigliaccheria che non riesce a perdonarsi. Eva, madre bambina compressa in doveri insostenibili e infine Nunzia, reclusa dal pregiudizio. Murata viva in una scura terra che non perdona, costretta a un atto di giustizia sommaria.  

Recensione

Luana Troncanetti è probabilmente la migliore fra le scrittrici emergenti che mi sia capitato di recensire. Ha infatti la capacità di riuscire a far partecipe il lettore dei sentimenti che caratterizzano i suoi personaggi.
Gabbie è una raccolta di racconti in cui i protagonisti si dibattono nelle loro ossessioni e paure, tanto da indurli a comportamenti anomali, sfocianti talvolta nel patologico. L’autrice riesce a far emergere tutte le contraddizioni che spesso sottintendono ai rapporti affettivi, per cui chi ama può respingere la persona amata perfino nel timore di condizionarla troppo e privarla di quelle esperienze che possono farla maturare.
Essendo i racconti di Gabbie tendenzialmente dei noir, in essi, oltre che una certa violenza, serpeggia anche una punta di mistero, per cui riesce difficile commentarli singolarmente senza rischiare di togliere l’effetto sorpresa. Inizialmente si può rimanere perplessi nell’inquadrare i personaggi perché l’autrice è volutamente criptica e solo alla fine del racconto lascia comprendere l’effettivo ruolo di ognuno di essi.
Protagoniste dei racconti sono le donne nei loro diversi ruoli di madri, figlie, mogli e amanti. Gli uomini non sono sempre presenti, e, quando lo sono come in Off, svolgono il ruolo di “cattivi” volendo imporsi a tutti costi.
Di tutti i racconti della raccolta a mio avviso il più coinvolgente è Adalet e su questo mi permetto di spendere qualche parola in più senza peraltro indugiare troppo. In esso si contrappongono tre generazioni di donne e non è la prima volta che l’autrice si sofferma sull’amore familiare con tutte le sfaccettature che esso presenta, dalla paura di chi da amore temendo di essere troppo possessivo, a chi l’amore lo riceve temendo di venirne troppo condizionato. L’animo umano è complesso e provare a dare una spiegazione a certi comportamenti apparentemente irrazionali è difficile, tuttavia Luana Troncanetti riesce come pochi scrittori a dare il giusto significato ad azioni e sentimenti, cosicché la storia risulta così coinvolgente da riuscire ad essere catartica.
Ritengo che Luana Troncanetti sia una scrittrice decisamente valida ma difficilmente i racconti da soli potrebbero darle la notorietà che meriterebbe. La invito, pertanto, ad affrontare la stesura di un romanzo altrettanto coinvolgente di Silenzio ma, possibilmente, con un respiro ancora più ampio, con personaggi che si staccano dalle pagine come è capace di descriverli lei, mettendo a nudo il loro animo in modo tale che quando si finisca la sua lettura non si possa non rimpiangere di averlo già terminato.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Gabbie
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2019
  • ASIN: B07n31367T
  • Pagine: 37
  • Formato - Prezzo: Kindle - Euro 0,99

30 novembre 2018

Il gatto che non è proprio mio - Luana Troncanetti

"La mia paura più grande non è la casa persa; è di smarrirmi in quella nuova, se me ne daranno una di ricambio. È la fatica di riconoscerla pure di giorno, quello fa paura. " Il ritratto tenero di una donna che "campa da cent'anni", della sua vita scarnificata da troppi terremoti e di un gatto che non è proprio suo ma le racconta cose mute occhi dentro gli occhi, senza troppe smancerie e niente da pretendere.

Recensione

Il gatto che non è proprio mio prende le mosse dal terremoto che ha colpito l’Italia centrale per cogliere lo sgomento di una donna, stupita di essere ancora viva alle soglie dei cento anni, la cui mente vaga tra presente e passato. Il destino che nel presente le ha risparmiato di venire schiacciata, nel passato non le ha negato angosce e dolori, perché la sua vita non è stata facile. Ma il destino le ha fatto vivere anche una storia d’amore appassionata che, come direbbe lo scrittore Julian Barnes, è l’unica che conta, quella che sempre affiora nei pensieri di chi l’ha vissuta. Storie che fanno male ma riescono ad arricchire chi le esperimenta.
Il linguaggio usato per raccontare questa vicenda è volutamente immediato e istintivo a confermare il talento letterario non comune dell'autrice e ben si adatta a caratterizzare i ricordi e i pensieri che si rincorrono caotici nella mente dell’anziana protagonista.
Luana Troncanetti è una delle scrittrici più abili nel coinvolgere il lettore nelle storie che scrive e anche in questo racconto non si può non ammirare la sua capacità di trasmettere i sentimenti che agitano la protagonista.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Il gatto che non è proprio mio
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: autopubblicato distribuito Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • ASIN: B07KRL4QJR
  • Pagine: 14
  • Formato Prezzo: Kindle - Euro 0,99

13 ottobre 2017

Carmen - Luana Troncanetti


“Carmen” è l’opera vincitrice del concorso letterario Donna Sopra le righe 2016 per la sezione racconti lunghi. Sempre nel 2016, ottiene un Diploma d’onore con menzione d’encomio al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti. I proventi di questa pubblicazione verranno interamente devoluti a sostegno dell’ Associazione Iosempredonna e dell’ Associazione Italiana Tumore al Seno Metastatico – Noi ci siamo. Nella prefazione Pinuccia Musumeci per “Iosempredonna” e Mimma Panaccione per “Noi ci siamo” raccontano il loro impegno atto alla diffusione di informazioni corrette e aggiornate sul tumore del seno e la loro battaglia per accendere i riflettori sugli oltre trentamila malati metastatici in Italia. Nella postfazione l’autrice parla di come la scrittura rappresenti una costola emozionale della terapia: ne è parte integrante, è un costrutto da condividere, un modo splendido per relazionarsi con chi ha (oppure ha avuto) a che fare con l’universo cancro.

Recensione

Sbaglierebbe chi pensasse che Carmen, essendo ambientato in un ospedale, sia un racconto angoscioso. La scomparsa di una persona cara, per quanto deprecabile, è sentita e descritta come un evento tanto ineluttabile quanto naturale. Si tratta di scrittura terapeutica, come precisa l'autrice, vincitrice del concorso Donna sopra le righe 2016 per la sezione racconti lunghi, riportando una frase di Andrea Camilleri, presidente onorario della giuria da nove anni.
Luana Troncanetti ha scritto una bellissima storia intessuta di tutta l’umanità e il trasporto che è capace di trasmettere al lettore, senza mai cadere nel patetico. Il finale del racconto, anzi, si può dire che culmini nella speranza che deriva da una diagnosi preventiva per la cura del cancro al seno, la causa prevalente di tumore per una donna.


La protagonista del racconto è una quarantenne che si reca quotidianamente a trovare la madre ricoverata in ospedale. Il rapporto tra le due donne è piuttosto conflittuale perché la figlia incolpa la genitrice di averla trascurata avendole sempre preferito il figlio maschio. È una cosa che accade abbastanza spesso in famiglia, a maggior ragione in questo caso, dato che il fratello della protagonista è un bravo uomo che svolge la professione medica.  La psicanalisi freudiana vorrebbe che il figlio rappresenti l'aspirazione della donna all'avere fallico, ancorché per interposta persona. Si può condividere o meno questa affermazione che, in ogni caso, fa sorridere. 
Ciò premesso, vagando nel reparto oncologico alla ricerca di una macchina per il caffè, la protagonista si imbatte in Carmen, una ventenne affetta da un tumore al seno, e fra le due donne viene a crearsi un rapporto che supera la semplice solidarietà femminile.

Una storia sicuramente drammatica, tenuto conto delle circostanze in cui sboccia questa relazione, ma non lacrimevole e che è resa delicata e accattivante dall’ironia dell’autrice. La vena di sensualità che Luana Troncanetti inserisce nella vicenda la rende ancora più avvincente e sottolinea come la vita istintivamente tenda a cercare di affermarsi con tutti i mezzi a disposizione.
Anche coloro che snobbano i racconti ritenendoli, come viene spesso detto, mancanti di respiro, non potranno non apprezzare questo, per l'ottima caratterizzazione dei personaggi i cui sentimenti, a volte contrastanti, vengono magistralmente descritti dall'autrice, capace come pochi di una scrittura asciutta e incisiva.
Ne consiglio quindi la lettura non tanto -o non solo- perché il ricavato è destinato in beneficenza, cosa che chi vuole può fare con le modalità che meglio preferisce, ma per i meriti di Luana Troncanetti come scrittrice.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Carmen
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: Indipendently published
  • Data di Pubblicazione:2016
  • ISBN-13: 9781520629438
  • Pagine: 50
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 5,00

25 settembre 2017

Nati due volte. L'età del bronzo e del miele - Laura MacLem

È vero che l'ho amato. Ed è vero che ho dato a Teseo il filo che l'avrebbe guidato nel Labirinto, in nome di quell'amore per il quale avrei – ho – sacrificato tutto il resto. Infine, è vero che, dopo averlo perso, ho legato per sempre la mia vita a quella di un dio, quando venne sulle rive di Nasso per fare di me la sua immortale consorte. Tutto questo è vero. Ma non c’è solo questo. Sembra che la mia vita sia cominciata davanti a quelle porte chiuse, con un gomitolo di filo da donare all'eroe perché compisse la sua missione. Quel momento fu una parte della storia. Non tutta. Quello che venne prima, pur non essendo segreto, dorme in fondo al Labirinto, ed è un mistero. Si dice che i cretesi siano tutti bugiardi, e forse è così: il mio è un popolo che tiene in gran conto la capacità di capire ciò che gli altri ignorano. L'astuta Arianna, figlia di re Minosse e della regina Pasifae, l'onnisplente, non poteva essere una sciocca. Non lo sono mai stata, se non quando ho amato. Per questo, immagino, Dioniso mi volle nell'istante stesso in cui posò lo sguardo su di me. Dioniso aveva capito tutto di me, molto prima di quanto lo capissi io stessa. Ma non me ne lamento: io compresi tutto di lui quando lui non conosceva nulla di sé, neppure il nome. Fui io a svelarglielo, così come svelai i segreti del Labirinto all'eroe, per porre fine alla guerra di dèi e mortali. Perché, se nel Labirinto l’eroe combatté il mostro, fuori dal Labirinto io combattei gli dèi. La mia battaglia cominciò molto prima che Teseo giungesse a Creta. L'ho amato più di tutti. Lo amerò sempre più di tutti. Lui è l'eroe del Labirinto. Salvò Creta, l'Attica, l'Ellade e il mondo intero. Per lui danzai e raggiunsi il centro, dove nessuno arriva. Per lui ho dipanato il filo in quei corridoi, quei vicoli, quei passaggi tortuosi, sfidando buio e caos e morte. Lui, il mio eroe. Il toro di Minosse. Mio fratello. Il Minotauro.

Recensione

In questa nuova opera, Laura MacLem accompagna ancora una volta il lettore a riscoprire il mito greco, questa volta addentrandosi, tra riferimenti storici e allegorie, in una rivisitazione del mondo dell’isola di Creta, ascoltando la voce impertinente ma comunque attraente della mitica Arianna, figlia di Minosse, erede della Signora Pasifae, detentrice del potere del Labirinto che l’ordine porta, come fece Gaia, sul caos, dando vita al mondo allora conosciuto.
In questo senso la stessa scrittrice ci spiega come la sua rielaborazione della corso degli eventi tramandato, tra l’altro molto ben curata in termini storici ed epici (ovvero senza lasciare nulla all’interpretazione ma andando a fondo all’epopea così come ci è stata riportata) ovviamente detenga i tratti romanzeschi, dando voce e corpo non solo ai fatti, ma anche alle emozioni e alle vicende pregresse.

La storia parte da ben lontano, sin da quando in tempi non sospetti Arianna incontra Zagreus, il nuovo dio dell’Olimpo, reietto perché frutto dei peccatucci di Zeus (e quindi automaticamente maledetto dalla coniuge Hera) in una società evoluta, che detiene il potere e che regola i commerci e le guerre per il mondo Ellenico.
Teseo, più volte menzionato nella storia, non è ancora arrivato Cnosso, questa primo volume si concentra su quanto succede prima delle vicende del Minotauro.

Un aspetto che indubbiamente colpisce della storia, è la ricostruzione storica, non soltanto a livello ambientale quanto invece a livello sociale: esisteva un tempo in cui l’ordine precostruito si basava soprattutto sulla gestione del rango e sulle differenza che, a quanto pare, sono andate a perdersi nel tempo successivo: ne è un emblematico esempio la figura femminile: a Cnosso le donne sono più libere che nel resto dell’Ellade, non solo per libertà di costume ma per potere di potersi esprimere, di vivere, di vestirsi anche mettendo in mostra parti del corpo che per pudore sono poi state coperte.

Le donne comandano il caos, la stessa Signora/Sacerdotessa dell’Isola conduce il comando, ha potere decisionale e riesce in qualche modo a far pesare il suo potere allo stesso Minosse.
In questo la nostra bellissima (così bionda, così ben descritta, così affascinante da far perdere la testa agli dei) Arianna ci fa un resoconto esaustivo, tanto da tirare in ballo la differenza di comportamento degli attici (barbari di prima categoria) e descrivendoci il loro imbarazzo in questa società dove la donna comunque ha diritto di essere tale.

Nonostante i tempi andati, a livello contenutistico, il libro si permea sui dilemmi che ancora oggi riguardano la nostra vita: in primo luogo, l’innamoramento. Arianna ama Zagreus, diviene sua moglie pur non sposandolo secondo le norme vigenti, consapevole che il suo destino è volto a portare ordine sul suo personale caos e nel contempo a lasciare che l’ordine stesso si tramuti in disordine.
Su di lei pende il destino societario, con un continuo riferimento a un vaticinio che andrà a concretizzarsi e che consente di aumentare la suspense sulla storia, sino alla fine. Oltre alla figura emancipata della donna, ci raffrontiamo inoltre con il senso del tradimento e del perdono, che a volte ha un peso ben maggiore del giudizio. Per amore di Icaro e di sua madre Naucrate Arianna non denuncia Dedalo, ma va oltre, tenendosi il segreto che li riguarda per sé. Ed è un percorso difficile e irto quello che percorre.

L’opera non manca di senso dell’umorismo, indotto in primo luogo dal riportare le vicissitudini di alcuni personaggi, rendendoli quasi delle macchiette e sovvertendo quindi l’immaginario collettivo: in questo senso sia Zeus ma soprattutto Eracle divengono ridicoli, rappresentando i difetti del genere maschile, tanto da lanciare un ben preciso messaggio attuale: la superiorità non deriva dal genere di appartenenza, ma dalle capacità delle persone.
Un concetto che, sentendo la cronaca ancora moderna, nonostante l’era del bronzo sia conclusa da un pezzo, dovremmo marchiarci a pelle. La cultura del rispetto.

In questo senso Arianna è un’eroina moderna che anzi, avrebbe davvero tanto da insegnarci.
In merito allo stile, nulla da eccepire: fluido, corretto, costruzione delle frasi ineccepibile per una prosa cha sa dosare gusto moderno alla solennità dell’arcaico in un matrimonio ben riuscito, sotto vari spunti di vista. Una cosa è certa: se leggete di notte e soffrite di insonnia, non si può leggere questo libro. La sua trama e la sua espressione nella resa finale, hanno il potere di trascinarvi da un capitolo all’altro, obbligandovi a rimanere svegli.

Ed è così che si propone Nati due volte, l’età del bronzo e del miele.
Una lettura accorata e trascinante, che si esplica e percuote il lettore che ama e vuole scoprire il gusto del fantastico che affonda le sue radici nella culla della nostra cultura, nei miti che ci hanno fatto sognare quando eravamo ragazzi. Un’esperienza dedicata a chi ama storie che dosano passione e magia e nel contempo intensa, da assaporare, che non lascerà delusi, se si è pronti a lasciarsi avvolgere dalle sue pagine una carezza dopo l’altra.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Nati due volte - L'età del bronzo e del miele
  • Autore: Laura MacLem
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • ISBN-13: 978-1544653662
  • Pagine: 400
  • Formato - Prezzo: Brossura € 11;43

31 maggio 2017

Silenzio - Luana Troncanetti

Ernesto è un tassista capitolino che vive un rapporto ormai logoro con la moglie depressa, il suo taxi è teatro di storie che si intrecciano a un delitto nella Roma "bene". La vittima è uno scultore di fama internazionale, ma pochissimi avevano accesso all’appartamento dove viene ritrovato cadavere e nessuno ha un movente valido per torturarlo a morte. L’assassino si concentra in particolar modo sulle sue mani; la ferocia del delitto fa scattare subito la caccia al maniaco e il circo mediatico attorno all’omicidio.
L’ispettore Paolo Proietti, a capo dell’indagine, non può contare sull’ausilio della scientifica. Nonostante lo scempio compiuto su quel corpo, la scena del crimine non svela alcuna traccia significativa.
La malattia dell’arte, l’idolatria di chi ne fruisce e l’arroganza di chi la crea, il suicidio di un ragazzo, un matrimonio che si disgrega, l’amore disperato di una donna, si snodano nel silenzio che protegge i mostri e offende gli innocenti. Silenzio che si spezzerà nella voce di una giustizia sommaria, che non regala pace o reale assoluzione dai peccati, ma dignità a quanti sono costretti a macchiarsi le mani di sangue. 

Recensione

Silenzio è il primo romanzo di Luana Troncanetti che, peraltro, non può considerarsi un’esordiente, avendo vinto numerosi premi per i suoi racconti; leggendo questo libro si può comprendere il motivo dei tanti riconoscimenti.
In questo romanzo si incrociano le vite di diversi personaggi. Sono storie che sembrano inizialmente non avere alcun rapporto fra loro, se non il fatto di avere come denominatore comune la presenza di Ernesto, un tassista con gravi problemi familiari.
Molti dei personaggi del romanzo per una ragione o per un'altra hanno motivo per essere angosciati, e questa loro angoscia sarebbe forse in grado di far cadere in depressione il lettore se non fosse stemperata dall’ironia dell’autrice che riesce ad addolcire i drammi e far nascere la speranza di un futuro migliore anche nei momenti più cupi della loro vita.
La tipica partecipazione ai sentimenti dei personaggi da loro creati è, a mio avviso, talvolta la marcia in più di cui dispongono le scrittrici rispetto ai colleghi di sesso maschile. Mi pare che Luana Troncanetti ne sia un esempio e l’unico individuo verso cui l’autrice non mostra alcun trasporto affettivo è quello che muore nelle prime pagine del romanzo, perché la vittima, prima di essere tale, era stata un carnefice. La morte di quest’uomo, che fa da prologo al romanzo, è a mio avviso la parte meno riuscita del racconto. L’impressione che se ne ricava è che all'autrice non piaccia soffermarsi a descrivere una violenza fisica, nonostante il romanzo abbia apparentemente come fulcro proprio questo omicidio.
Gli uomini di successo in questo libro, contrariamente alla realtà, sembrerebbero destinati a pagare con la vita le loro alte capacità artistiche quando, anziché accompagnate da sentimenti altrettanto elevati, vengano sfruttate per motivi egoistici, se non abietti, calpestando la sensibilità e la dignità degli altri.

L’insistenza con cui l’autrice indugia nel sottolineare, poi, quanto siano interessanti gli uomini di altezza molto superiore alla media, è decisamente rivelatrice delle sue preferenze in campo maschile. Per quanto ciò potrebbe mortificare i lettori, me compreso, che non rientrano nella categoria di uomini preferita da Luana Troncanetti, non si può non apprezzare tuttavia il suo romanzo, soprattutto per la straordinaria capacità che ha nella caratterizzazione dei personaggi. Anche la descrizione delle emozioni e dei sentimenti risulta espressa con una prosa asciutta che non cade mai nel melenso e, al contempo, riesce ad essere avvincente.

Trovo bellissimo, a questo proposito, il laconico messaggio che nel romanzo lo scrittore di successo invia alla sua amante:

@ Sopra. Dentro. Attorno. Tu, ovunque.

In definitiva l’omicidio che da l’avvio alla storia, intessuta con le ben strutturate indagini della polizia che ne consegue, è solo il pretesto per raccontare le drammatiche vicende di uomini e donne che, per un motivo o per l'altro, ruotano intorno alla vittima. Sono appunto queste storie personali a riuscire a conquistare maggiormente l'interesse del lettore, più che la ricerca del colpevole dell'efferato crimine che, si può dire, passi quasi in second'ordine.

Silenzio non deluderà tuttavia gli amanti del genere poliziesco, ma mi sento di caldeggiarne la lettura anche a coloro che non amano i romanzi gialli, ritenendoli troppo violenti e carenti spesso di una adeguata caratterizzazione dei personaggi. Un buon romanzo come questo merita di essere letto a prescindere dal genere, data la scorrevolezza della scrittura, la profondità dell'introspezione e tenuto anche conto che di atti di violenza fisica ce ne sono veramente pochi.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Silenzio
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: isbn13
  • Pagine: 185
  • Formato - Prezzo: Kindle - Euro 3,99

20 febbraio 2017

Figlia di nessuno - Amneris Di Cesare

Mi chiamo Nivea Maria Gonçalves Mello Branco. Tanti cognomi per indicarne uno solo, vero e stampato a fuoco sulla mia carne: figlia di nessuno. Mia madre proveniva dalla Rocinha, la favela più grande del Sud America, costruita su una collina di fronte all’oceano: non c’è vista panoramica migliore in tutta Rio. Sognava un uomo che la portasse lontano, che le desse una casa dove vivere insieme felici. Perché sonhar não custa nada, e sognare è un errore che non ho mai commesso. Ho conosciuto tanti uomini e non ho permesso a nessuno di umiliarmi. Sono stata amata e ho amato anche io, una volta sola. Amare è l’unico lusso che mi sono concessa. Questa è la mia storia. Mi chiamo Nivea e sono figlia di nessuno.

Recensione

Una premessa è obbligatoria:
Il volume, oltre alla novella principale che dà il titolo all’intera opera, racchiude in un'appendice anche altri testi quali racconti brevi, articoli o stralci di altri romanzi (come Mira dritto al cuore, recensito qualche tempo fa sempre su questi schermi), in qualche modo connessi sempre al Brasile e all’amore dell’autrice stessa per la sua terra natia, che traspare dalle pagine.
Una scelta che se da un lato può sembrare interessante, perché denota la conoscenza sostanziale che l’autrice detiene con l’ambientazione o risultare anche simpatica, se per esempio ci si concentra sul racconto dalle tinte autobiografiche “A Senhora” che ci svela le vicissitudini del nome della Di Cesare, dall’altro però potrebbe rischiare di togliere l’attenzione del lettore dall’intensità della storia principale, sulla quale comunque vogliamo concentrare la recensione di oggi.

Figlia di nessuno è una novella che si basa sul riscatto sociale, affrontato in modo ampio, truce e coinvolgente, ma assolutamente delicato da leggere. Al centro c’è Nivea, una giovane donna delle Favelas, che ha vissuto sin dalla prima infanzia l’orrore di una vita frettolosa, a grandi balzi.
Figlia di una delle donne più belle del morro e cresciuta sola in un ambiente ostile, che pervade il suo ambiente di vita e ne costituisce con un legame invisibile le sue stesse origini, ha visto prima sua sorella morire, e poi la madre divenire un peso, investendo lei dell’ingrato compito di mandare avanti la carretta, con l’unica cosa che sa fare: sfruttare la sua bellezza e ballare.

Il legame materno è uno dei temi centrali della storia, sia per come Nivea è attaccata a sua madre, sino a quando non diventerà orfana, sia perché lei stessa ha modo di sperimentare la forza di un cordone ombelicale teso e poi spezzato, situazione che comunque tormenterà la sua breve ma intensa esistenza sino all’ultimo respiro.
Il legame paterno, invece, è più che altro immaginario: la madre non ha fatto altro che raccontarle di Thiago, il grande uomo passionale con cui ha avuto una breve relazione, ma la stessa Nivea ci propone due situazioni diverse, parlandoci anche di un giovane italiano che potrebbe essere in realtà il suo vero padre e che sarà, a causa dei familiari, il motivo stesso dell’improvviso declino di sua madre. In entrambi si coglie tra le pagine un cumulo di aspettative irrisolte nel rapporto, che per farle detenere l’equilibrio deve mantenersi un affetto sicuramente sentito, ma più che altro immaginato.

Nivea è proprio libera nel suo essere di nessuno, e non si arrende mai. Forse proprio questa sua determinazione, oltre a farla crescere e conoscere il sesso e la prostituzione troppo presto, riesce in qualche modo a salvarla, facendole raggiungere pian piano una sua emancipazione dalla Favela, mettendola in condizioni di poter toccare i fili del potere.
Questo di certo avviene con le relazioni che intesse, portandola prima a esibirsi in locali prestigiosi e poi a diventare la donna di Agenòr, un influente politico che vede nel popolo ai margini una risorsa e sfrutta proprio la sua appartenenza per attrarre la popolazione della Favela, solitamente esclusa dal dialogo sociale, per rappresentare le istanze. E così Nivea, che comunque non rinuncia al potere del suo sangue sensuale, diventa interlocutrice e rappresentante di tutta una nazione, che lotta per affermarsi ed essere presa in considerazione.

Un aspetto di certo prevalente è l’ambientazione della storia: il Brasile, dalle casette di cartone alle sparatorie, al traffico di droga, alla gioia di vivere nonostante una vita di stenti, un ambiente lontano dai noti circuiti turistici ma ben presente nell’immaginario collettivo.
In questo senso aiuta non solo il potere descrittivo dell’autrice, che trasforma le immagini in maniera nitida e immediata, ma agevola l’interlocuzione che sa mischiare la lingua portoghese nei momenti giusti al narrato, rendendo tutto il quadro sinceramente più dinamico.

La scrittura è pulita e curata, con uno stile accattivante, che mai casca in errore, un pregio abbastanza raro di questi tempi. Il racconto esprime la sua visione in prima persona, tutti i personaggi pertanto acquisiscono spessore o sfumano sulla base dell’onda emotiva di Nivea, che idealizza a volte ma più spesso riesce a concretizzare in modo oggettivo l’interlocutore. Poche pennellate ma decise compongono le scene, con la costante presenza dei colori, degli odori e delle sensazioni a essi correlati.

Di sicuro l’esperienza di lettura è positiva: Figlia di nessuno ci parla in modo sintetico eppure puntuale di una dimensione di vita precaria, ma che reca in sé oltre all’orrore degli stenti anche la voglia di cantare la speranza, la rivalsa, il potercela fare.
Un libro di sicuro che merita attenzione, da dedicare a tutti coloro che hanno bisogno a volte di trovare un motivo per andare avanti e quindi di un confronto con un’esperienza, ben lontana da noi, con la quale fare i conti prima di ripartire.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Figlia di nessuno
  • Autore: Amneris Di Cesare
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788822861580
  • Pagine: 120
  • Formato - Prezzo: Ebook - € 1,99

23 novembre 2016

SteamWitch Inc. Vol 01: Le streghe di Cambridge - Fabrizio Colonna

Cambridge, 1852. Rubimonda Mariesol Lastrelle è una strega che vive in un bosco a nord della città, in una piccola comunità isolata dal progresso tecnologico e dai problemi della società moderna. Pepper Mint è una cittadina, erede di un'azienda in declino e perseguitata da un avido imprenditore. Due vite, due mondi, due personalità agli antipodi che il destino farà incontrare, gettandole in un'avventura per salvare un prezioso manufatto, opera del defunto padre di Pepper. Magia, treni a vapore, scope volanti e strabilianti invenzioni sono gli ingredienti di questa breve storia fantasy/steampunk, preludio di una saga in dieci volumi autoconclusivi.

Recensione

SteamWitch è il nuovo progetto di Fabrizio Colonna, un'affezionata conoscenza del nostro blog, che con questo nuovo filone a puntate in 10 volumi autoconclusivi racconta della simpatica streghetta Rubimonda, della sua amica Pepper Mint e di tutte le vicende che le vedono coinvolte come protagoniste.

Un lavoro molto ricercato e accurato, come già Fabrizio ci ha dimostrato nei suoi precedenti romanzi, ma questa volta ha superato se stesso scegliendo infatti un genere particolare, lo steampunk - un genere narrativo che introduce la tecnologia fantascientifica in un’ambientazione storica tipicamente della Londra Vittoriana ottocentesca.

Una streghetta tutto pepe, Rubimonda, è la protagonista della storia di Fabrizio; incaricata dalle sue colleghe streghe dell’acquisto del sale per ultimare una pozione, è costretta per la prima volta in vita sua ad allontanarsi dal suo amato bosco per andare in città.
Rubimonda è di una grande tenerezza, vederla alle prese con la città e con i famosi cittadini, quelle creature di cui aveva solo sentito parlare ma che mai aveva visto con i suoi occhi, leggere le sue battute e vederla impacciata le assicurano un rapido ingresso nel cuore dei lettori che subito le si affezionano e la eleggono ad eroina del racconto.

La sua storia di intreccia con quella della determinata Pepper Mint, erede della fabbrica SteamWork Inc. e della grande passione del padre, la tecnomanzia.
Un prezioso segreto la tiene legata alla fabbrica spingendola a non vendere e una misteriosa invenzione del padre le darà la forza di combattere gli sgherri del signorotto di città, Sir Bailey, che vuole assumere il controllo della fabbrica e di quanto essa cela nelle profondità.
Per qualche strano motivo Pepper e Rubimonda si trovano a unire le loro forze per riuscire a portare a termine l’impresa di Pepper.

Abbiamo quindi due protagoniste molto diverse ma allo stesso tempo molto vicine, impegnate in un'esperienza che le cambierà per sempre rendendole persone migliori, questo solo grazie al reciproco aiuto.
Lo scetticismo di Pepper sulle streghe è pari a quello che Rubimonda ha sui normali cittadini, tra sorrisi e momenti di suspense ne vedremo delle belle.

Il lettore si trova a leggere un racconto estremamente piacevole e fresco; nonostante possa sembrare una storia banale in realtà SteamWitch è grande nella sua originalità, un racconto per ragazzi in superficie ed anche per adulti in profondità, ricco di contenuto e di spunti di riflessione, specialmente sulla discriminazione sociale e sull’importanza di credere nei proprio sogni sostenendo le proprie passioni.

Fabrizio Colonna anche questa volta ha colpito nel segno costruendo una storia semplice ma allo stesso tempo diversa. La diversità al giorno d’oggi, specie nel mondo della narrativa, intimorisce mentre invece dovrebbe essere considerata per ciò che è, ossia una grandissima ricchezza. In attesa del secondo volume della saga faccio un grande in bocca al lupo all'autore per questa nuova avventura augurandogli il successo che merita.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: SteamWitch Inc. Vol 01:Le streghe di Cambridge
  • Autore: Fabrizio Colonna - Luca Canova (disegni)
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ASIN: B01E45XG5C
  • Pagine: 92
  • Formato - Prezzo: Ebook - 0,99 Euro

27 luglio 2016

Noctua - Cristina Lattaro

Attilio Cocci, osannato organista di fama mondiale, accusato di strage, è detenuto in un carcere di massima sicurezza. Quando Vittorio Strinati, un cinico investigatore, gli chiede udienza per recuperare il prezioso spartito che Cocci aveva con sé prima del fermo, Cocci gli propone un patto: ascoltare la sua storia in cambio delle indicazioni. Strinati non crede affatto al racconto insondabile e apocalittico di Cocci e si recherà comunque a Ornello, il paese natale del musicista, teatro dei misfatti per cui Cocci è indagato. Lì si imbatterà in Albinia, il demone indicato da Cocci come il vero colpevole dei suoi capi d’accusa. In un crescendo di colpi di scena e di rivelazioni, un diverso universo prenderà forma insieme alle inedite leggi che lo governano. Strinati si scoprirà pedina di un gioco più grande, dove protagonisti del passato, ombre e antiche profezie sono legate a filo doppio con la stirpe dei Cocci mentre su tutto domina il potere occulto della morte oltre la morte.

Recensione

Esistono vite predestinate? E soprattutto, chi ha una linea già tracciata dinanzi al suo cammino, è condannato a doverla seguire passo dopo passo?
Sembrano questi i dilemmi che scaturiscono, andando oltre la storia dalle tinte horror soprannaturali, dal romanzo di Cristina Lattaro. Esistono delle persone che, in qualche modo, di generazione in generazione, sono destinate a doversi misurare con quanto il dovere e la progenie di sangue loro richiede. Questo significa che, a volte per dei valori supremi, siamo portati a decidere di compiere il destino che gli altri si attendono, anche per evitare i mali che gli altri indicano come dannosi per il nostro microcosmo. Ma poi, la spinta personale a sognare e voler magari inceppare questo meccanismo, dove la lasciamo?
Sono tante le riflessioni che vengono a galla dalla lettura di questo romanzo, e tanti altri non solo sovvengono ma ci accompagnano durante l’esperienza di lettura.
La storia riguarda la comunità di Ornello, una località rurale di poche anime, arroccata in mezzo alla campagna reatina, in luoghi che dal profilo paesaggistico sono capaci anche di mozzare il fiato ma in questo caso sul paese vige la maledizione di Albinia, un demone dei tempi antichi che da umana ha trovato la sua non morte presso il monte Tamburo, una presenza malefica tenuta lontana solo dai gesti dei preti bianchi, i Cocci, una famiglia che tramanda di padre in figlio il dovere di tenere lontano la presenza oscura.
Ma è proprio in occasione della morte di Luca Cocci che qualcosa va storto.
Il suo funerale diventa una carneficina e suo figlio Attilio, destinato a diventare il nuovo prete bianco, viene arrestato con l’accusa di aver ucciso lui i suoi concittadini. La condanna è dietro l’angolo, e nessuno ha dubbi, eppure da questo punto parte il suo resoconto a un legale disincantato, Vincenzo, incaricato dalla fidanzata di Attilio di recuperare un prezioso spartito. Attilio, tornato nel paese natio per ottemperare al suo compito dopo una vita vissuta nel mondo della musica, lontano anni luce dalla vita bucolica del paese, svela a Vincenzo che cosa realmente è accaduto, chiedendogli solo di essere creduto.
Vincenzo riuscirà a ottenere l’informazione a cui ambisce, ma pagherà lo scotto di dover conoscere, realmente, se stesso e lottare per il bene comune.
In un romanzo del genere, dove i dettagli ambientali hanno una loro rilevanza importante, come la scrittrice ci ha abituato nel corso del tempo, ci si confrontiamo nella contrapposizione estrema, e durevole, della lotta tra il bene e il male. Nel destino che così come rende Albinia il male e Vittorio un inconsapevole scintilla di bontà divina, gioca con le vite dei personaggi di questa storia, che si ritrovano loro malgrado, a fare i conti non solo con la predestinazione, ma anche con gli scherzi che la vita può tirare a chi crede di non avere altra scelta.
La trama del libro si rivela essere piuttosto complessa, ma comunque ben architettata, nonostante la scelta di lasciare in alcune parti la gestione delle informazioni dirette al lettore, senza fargliele magari vivere, ma solo raccontate attraverso Attilio. Un dettaglio che riguarda soprattutto la prima parte del romanzo, con la quale, se non si presta la dovuta attenzione, si corre il rischio di perdere un po’ l’intreccio della trama. Nella seconda parte, quando Vincenzo arriverà a Ornello con un improbabile e insperato sostegno, il ritmo cambia, diventando più avvincente e capace di gestire, attraverso i sistemi della suspense, un attaccamento maggiore al racconto, da cui diventerà difficile staccarsi. Si rileva una buona cura dello stile, a parte qualche refuso, la forma è corretta, accattivante, sciolta ma comunque elegante, una delle doti, oltre la capacità descrittiva, che più abbiamo imparato ad amare in Cristina Lattaro.
Noctua è un romanzo intenso e calibrato, che racconta l’orrore non solo delle attività demoniache ma anche di una società che impartisce ruoli privandoti a volte della scelta per un bene comune che potremmo anche non condividere.
Una lettura composita, dedicata agli estimatori del genere horror che vanno al di là della scena per entrare nel vivo della dimensione umana quotidiana.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Noctua
  • Autore: Cristina Lattaro
  • Editore: Autopubblicato su Bookeco media
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788899561109
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: € 2,99

23 luglio 2016

Cronache di sangue e nebbia - Allison J. Wade

Middletown è una città pericolosa. Ci sono creature che vagano di notte, cadaveri che risorgono dalle tombe, possessioni demoniache e necromanti. Ogni genere di cose viene dalla nebbia sul fiume. C’è uno strappo nel velo del reale, che segna il confine con l’oltretomba. Deadland, o lo Sheol, come lo chiamano i Cavalieri di Salomone, che cercano di proteggere la città e la sua gente con armi e rituali. Asher è uno di loro, almeno finché non si innamora di una Figlia di Ecate, e tutto il suo mondo inizia inesorabilmente a crollare.

Recensione

La vera protagonista di questo romanzo dalle tinte horror e soprannaturale è la cittadina di Middletown, un paese comune, non particolarmente abitato, ma che conserva nella sua specifica collocazione un segreto poco noto al resto del mondo: si tratta di una città di confine, tra il mondo degli uomini e l’aldilà, o meglio, Sheol, come amano definirlo i Cavalieri.
Al di là degli individualismi dei protagonisti, l’intero impianto del romanzo quindi si permea attraverso la contrapposizione tra due fazioni di esperti del mondo spettrale: da un lato i Cavalieri di Salomone, che dichiarano di perseguire il bene proteggendo la cittadina dalle incursioni degli spiriti maligni dell’aldilà e dall’altro lato i Figli di Ecate, chiamati anche Necromanti, la setta che rispolvera l’antica religione pagana, accusata di risvegliare gli spiriti maligni, anche se poi in più di un’occasione entrambi i sistemi verticisti mostrano le incongruenze tra i principi perseguiti e la realtà che invece realizzano.
E soltanto con l’unione delle forze e la prospettiva di una visione comune dei due intenti, alla fine i protagonisti riusciranno a scoprire cosa realmente provoca nella cittadina di Middletown un continuo poltergeist di creature infernali, demoni, spiriti maligni e non morti.
Il romanzo di Allison J. Wade non si limita a raccontare la cronistoria di Asher, di Oswald, Amy o Rebecca, fino alla soluzione finale, ma si rivela un prezioso e interessante riferimento di leggende e tradizioni popolari esoteriche della nostra cultura (e per nostra, intendo umana, nella mondialità complessiva) che vengono mescolate tra loro rilevando assonanze e differenza, per creare un’ambientazione fortemente gotica e magica, originale nelle scelte e nel modo di proporla al lettore, stimolando il desiderio di approfondirne la conoscenza.
È proprio la creazione di un’atmosfera locale coerente e affascinante che costituisce il vero punto di forza di quest’opera, unito a uno stile pulito, con una buona gestione del ritmo e una tendenza alla suspense e al colpo di scena che non fanno annoiare il lettore e lo supportano nel percorso di conclusione dell’esperienza di lettura.
Andando oltre la tematica propria dell’ambiente mistico, ritroviamo nelle pagine il percorso dell’eroe, o meglio degli eroi: la metafora propria delle ambientazioni romanzesche del fantastico, ma che bene si appigliano anche ad altri generi, laddove ognuno dei personaggi sulla scena parte da uno specifico status di credenze religiose o anche di se stesso, per poi giungere al cambiamento e, nel contempo, alla variazione di prospettiva che l’acquisizione della verità genera in essi.
Affrontando l’aspetto caratteriale dei personaggi, ci ritroviamo all’interno di alcuni modelli contrapposti che si vedono obbligati a scardinare: in questo senso sono d’esempio le due figure femminili della necromante Amy e della consorella Rebecca, due donne diametralmente opposte: una libera di decidere e scegliere l’amore, andando anche contro la propria setta, e l’altra invece talmente arroccata sui principi ferrei della sua fede che perde quasi di vista il bene e il male, a prescindere dalle fazioni. Entrambe incontreranno nell’arco della storia la loro risoluzione, cambiando qualcosa, forse anche in modo drastico, della loro esistenza.
In linee generali la storia non presenta sbavature, scegliendo la strada del continuo colpo di scena che, per quanto ribalti gli esiti, le consente di esprimersi in maniera non scontata.
Cronache di sangue e nebbia, in definitiva, si rivela un buon prodotto, capace di amalgamare il genere gotico con elementi mistici, puntualmente documentati e riutilizzati in una chiave nuova, l’autrice stessa si rivela con cognizione di causa una voce interessante, proponendo una buona padronanza del genere e meritandosi comunque una particolare menzione proprio sulla scrittura horror moderna nel nostro paese.
Il romanzo si rivela quindi gradevole e interessante come lettura, dedicata a tutti coloro che amano l’esoterismo, ma che in una storia vogliono comunque raggiungere una rivelazione sulle modernità senza incappare in retoriche ormai scontate.
Consigliato.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Cronache di sangue e nebbia
  • Autore: Allison J. Wade
  • Editore: Autopubblicato con Wade Books
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 978-1522817611
  • Pagine: 318
  • Formato - Prezzo: € 12,90

30 maggio 2016

Il quarto fato - Laura MacLem

Questa è una storia che finisce alla corte del re di Persia, durante la narrazione delle Mille e una notte. Questa è una storia che comincia in una piccola città di provincia. Questa è una storia che parla di Sheherazade e di Shahryhàr, il sultano che uccise mille e una ragazza e che per mille e una notte ha ascoltato le storie della principessa, finché non gli è diventato impossibile rinunciarvi; ed è una storia che parla di Clara, una ragazza delle superiori, che inizia a vedere la sua vita sgretolarsi, tra incongruenze, buchi di trama, agnizioni, eventi incomprensibili. Questa è la storia di una storia, dentro una storia, cui segue un'altra storia. Fino ad arrivare dove le storie finiscono. Esistono tre fati, tre destini prestabiliti: nascere, vivere, morire. Più oltre, fuori dai confini dell'ordito, troverete solo la pagina bianca, e Tre filatrici che riportano l'ordine. Le storie che cominciano devono anche finire. Ma c'è un quarto fato, un fato nuovo. E, forse, nessuna storia finisce davvero. Tutto dipende da quello che si desidera trovarvi.

Recensione

Laura MacLem ci propone in lettura un’altra opera che, basandosi su precisi riferimenti mitologici, intreccia delle storie note al grande pubblico per proiettarle nel mondo moderno in un modo come sempre coinvolgente e originale. In questo libro specifico, oltre a rispolverare le Parche e il senso del destino molto caro alla mitologia greca (e non solo) ritroviamo una versione totalmente nuova del mito della principessa Sheherazade direttamente da Le mille e una notte, e del suo sposo che non si vuole rassegnare alle sorti del fato crudele.
Al di là dei presupposti sopra accennati, i temi fondanti di questo lavoro sono basati principalmente sull’amore che fa cambiare i destini, proprio come nel caso della principessa persiana, ma che soprattutto aiuta a modificare l’introspezione della persona, portandolo a un’evoluzione benefica anche laddove il male è radicato. L’altro argomento invece è l’intessuto del romanzo, che trascende dallo stesso concetto di ordito e destino, giocando in modo speculare e soprattutto sagace, mediante i titoli dei vari capitoli, per portare il lettore a ragionare sul senso stesso dello scrivere e sull’arte, a volte data per scontata, di poter davvero costruire una storia avvincente e logicamente coerente.
Durante la lettura, veniamo a scoprire inoltre che da un lato abbiamo l’ordine precostituito, che appare ineluttabile, e dall’altro invece la percentuale, forse anche risicata, di imprevisto, che in qualche modo ha il potere di scardinare lo stesso ordine e trasformare gli esiti attesi in vicende nuove, imprevedibili.

Nel mondo moderno, tutti questi elementi vengono tradotti in chiave fantastica, con elementi magici e interventi atti a forzare la storia dall’origine soprannaturale, attraverso la protagonista, la giovane Clara, che suo malgrado si ritrova a saltare di storia in storia, sulla sua stessa vita, per cercare di ricongiungere i nessi del destino. Una giovane lettrice determinata, che può far sorridere e nel contempo assurgere a un ruolo esemplificativo di una giovane che ama i libri e da cui, nel vero senso del termine, si lascia travolgere.
La storia si dipana in piani temporali consequenziali, con repentini cambi di scena e l’acquisizione da parte di chi legge di una serie di indizi che lo aiutano, attraverso la protagonista, a comprendere meglio quel che accade intorno ma soprattutto il perché ciò accada.
La struttura della storia, pertanto, risulta essere piuttosto complessa, da seguire con estrema attenzione per non rischiare di perdersi i passaggi importanti.

Lo stile è come sempre adeguato al registro, cambia nelle scene in base agli elementi e ai personaggi che vengono messi in campo, con un’ottima gestione della tensione, sia emotiva che a livello di suspense. A ogni modo la forma corretta per tutta la durata del libro viene esposta in modo scorrevole, atta a suscitare la curiosità.
Il quarto fato, quindi, diviene di certo una storia complessa, ma non per questo meno intrigante, qualificandosi come esperienza di lettura che si sviluppa in diversi piani letterari, giocando con i generi ma soprattutto spalancando le porte al lavoro stesso della scrittura e della creazione dei libri. Un romanzo che di sicuro lascia una scia importante nella consapevolezza dei lettori, a prescindere dai generi prediletti.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il quarto fato
  • Autore: Laura MacLem
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 978-1530485796
  • Pagine: 323
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,39

29 febbraio 2016

Che cosa siamo, che cosa non siamo - Gianluca Massimini

Come accade spesso in amore, quando in una coppia la passione si fa da parte per lasciare il posto all'affetto dopo tanti anni di convivenza, anche tra Lisa e Paolo con l'andare del tempo erano cambiate molte cose e dopo i primi momenti folgoranti in cui l’ardore l’aveva fatta da padrone, rallegrando e conducendo lietamente i loro giorni senza freni e ipocrisie, quel fuoco esuberante e mai sazio e che mai trovava pace a poco a poco s’era spento, lasciandoli solo con la gioia di rimestare ogni tanto col bastone tra le ceneri crude.

Recensione

La raccolta di racconti presenta al lettore una girandola di personaggi e di storie non legate tra loro se non per tema: descrivere in tutte le sfaccettature possibili la modernità delle emozioni e delle relazioni umane, con privilegio per l’ambito affettivo.

Incontriamo quindi delle donne e degli uomini che si confrontano costantemente con la realtà, spesso in lotta intestina e senza pari con il dissidio che di norma si genera tra le aspettative e quanto invece si concretizza nei gesti e nelle azioni proprie, ma soprattutto altrui. Ci interfacciamo con personaggi femminili che si innamorano e poi comprendono a proprie spese il peso delle loro speranze e degli ideali, magari riuscendo anche a dare una reale virata al circolo vizioso emotivo in cui esse stesse sono rimaste vittime; ci confrontiamo con delle eroine quotidianamente impegnate nel far funzionare la loro vita, anche quando questo significa fare dei colpi di testa e scappare dalla prigione dell’esistenza per rincorrere sentimenti genuini e capaci di smuovere le loro certezze e infine conosciamo uomini che fanno i conti con il loro drammatico passato familiare e che cercano di affrancarsi da esso per la prospettiva di un futuro definito e, nelle aspettative, migliore.

Di sicuro la volontà a voler raccontare senza fronzoli o metafore scontate la crudezza dei percorsi intimi di persone comuni, trova un suo scopo tra le pagine che compongono questo aggregato di storie molteplici, in cui non solo i personaggi nel loro iter personale affermano chi sono e cosa desiderano, ma fanno i conti anche con gli ostacoli che si frappongono nel cammino, cercando di comprenderli e superarli, anche se non sempre va così liscia.
Esattamente come sta nella natura delle cose.

Vi sono al suo interno dei quadri più o meno approfonditi, di persone che, a prescindere dalla provenienza e dalla loro quotidianità, si muovono nell’ambiente spaziale dei giorni nostri, del nostro paese, per realizzarsi e per acquisire una dimensione di vita stabile, e soprattutto reale.

Gli intenti pertanto del lavoro proposto sono senz’altro positivi e sicuramente attuali, che vanno al di là delle fiction che magari ci propinano mediaticamente, acquisendo una dimensione di verità cruda, dolorosa o indisponente, e apprezzabile per questo.
Il maggiore difetto purtroppo risiede nella forma espositiva con cui i racconti vengono dati al lettore: in tutte le storie ricorre la costante di una marcata introspezione dei protagonisti, che per ogni vicissitudine e gesto accompagnano la storia con un’esternazione puntuale e approfondita dei loro pensieri e delle emozioni, in maniera spesso troppo sbilanciata per l’economia delle storie. Il rischio che si corre in un’impostazione di questo tipo è soprattutto quello di raccontare il punto di vista, il patema d’animo e l’idea preventiva senza dare il giusto spazio al fatto, alle dinamiche che si generano o anche semplicemente al gesto che si compie, prediligendo invece l’aspetto interno che in tutte le pagine sembrerebbe poi ripetere i medesimi pensieri in forma ridondante. In molti di questi racconti i dialoghi sono abbozzati, poco presenti, i fatti e le azioni sono schiacciate dalle continue riflessioni, tutta la storia finisce con il venire raccontata, orientando anche la prospettiva, anziché essere mostrata nella scena, oltre alla presenza un po’ rilevante di costanti infodump che descrivono pregressi e anche le contemporaneità della vicenda, senza lasciarla respirare il confronto tra le parti o l’atto che si intende compiere.

Per questo a mio parere Che cosa siamo, che cosa non siamo, non riesce a raggiungere pienamente il suo obiettivo. L’esperienza di lettura, per quanto i racconti descrivano storie differenti, si affatica a slegarsi dall’onnipresenza del raccontato anziché del mostrare, impedendo di cogliere in pieno la semplicità dell’episodio proposto. Lo stile risente di questo aspetto dal profilo narrativo, con una costruzione delle frasi a volte in modo complesso, tendenti a specificare il vissuto emotivo del protagonista, delle sue paturnie, ripetendo spesso lo stesso concetto più volte nell’arco del testo, a volte anche in racconti diversi.
Si tratta comunque di una raccolta che ha il pregio di presentarci la dimensione dell’oggi ma che forse meritava un maggior lavoro sul testo e sulla sua resa, per lasciare una traccia indelebile a conclusione della lettura.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Che cosa siamo, che cosa non siamo
  • Autore: Gianluca Massimini
  • Editore: Lampi di Stampa - Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: TiPubblica
  • ISBN-13: 978-88-488-1800-1
  • Pagine: 77
  • Formato - Prezzo: € 9,80

8 febbraio 2016

Cuore Satellite - Pierpaolo Mandetta

Si sa, i giovani gay non vedono l'ora di lasciare la provincia per la volta delle grandi città. Grindr che scoppia, palestre aperte fino a tardi, ampia scelta in discoteche. Ma c'è chi resta. Chi è attaccato alle piccole cose. Chi alla famiglia. Chi ai profumi della pasta fatta in casa o dei fiori di campo. I gay di paese non mangiano sushi all'all you can eat, ma pranzano alla tavola calda con una parmigiana. Non scappano dalle madri in un bilocale a pezzi con due coinquilini, ma campano fino ai trent'anni nella stanzetta di sempre, con tutti i parenti nel quartiere. Non litigano con i fidanzati su Whatsapp, ma si minacciano alla finestra. Paolo ha ventisette anni, vive a Salerno e ha un negozio di fiori. Sembra un giovane come tanti. Ha un'amica che cucina, un ragazzo che lo ama, Enzo, e una grande, strana famiglia. Paolo, però, nasconde un segreto. Un segreto che lo segue con due gambe e lo spinge a rifiutare l'amore, visto come un satellite che non riesce a toccare. Quando le voci delle nonne lo mettono in guardia sul futuro, decide di correre ai ripari. Prima che l'estate giunga a Salerno, Paolo sarà costretto a riabbracciare il suo cuore satellite.

Recensione

Quel che subito traspare nelle vicende di Paolo è la ricerca di sé. Non tanto delle origini o della propria crescita personale, come verrebbe da pensare: Paolo ha ventisette anni e una personalità strutturata, ma un unico problema lo tormenta. L’incapacità, a suo dire, di amare e di affidarsi all’altro. E proprio per questo è obbligato a sondare il suo intimo, partendo dalle radici familiari e dal passato per arrivare a cogliere l’ostacolo che gli impedisce di essere felice o perlomeno di illudersi di poterlo diventare.
In un rocambolesco e vivido teatro di personaggi appartenenti ai suoi affetti e al suo paese, senza però scordare i colpi di scena sentimentali e i nuovi incontri, Paolo intraprende quindi un percorso interiore che diventa cardine della storia, metaforizzato in modo piuttosto azzeccato con il Cuore Satellite che fornisce il titolo all’opera. Un iter difficile, che prevede un po’ di investigazione introspettiva ma anche parecchia ricettività degli accadimenti fortuiti, guidato dai ricordi in sospeso e dalla presenza delle donne della sua famiglia che in qualche modo gli svelano piano piano qual è il dramma che affligge la sua esistenza e che gli impedisce di fatto di conoscere l’amore.

Il punto di vista si esplica in prima persona, rappresentando la voce del protagonista in maniera diretta ma anche molto colorita: Paolo non si limita a fare la cronaca degli accadimenti, ma li accompagna con delle riflessioni, a volte dal gusto ironico e immediato, rendendo la sua tridimensionalità subito cara al lettore che ne ascolta il racconto. Un altro cardine della storia diventa anche la sua provenienza e l’ambiente in cui si muove: ci troviamo in Italia, nel sud campano, e lo stesso protagonista ci getta all’interno delle dinamiche sociali e culturali della sua terra in modo disincantato ma comunque leggero, un po’ stimolando la riflessione sulle caratteristiche che a lui stesso vanno stretto ma nel contempo dimostrandoci anche il suo viscerale attaccamento alla terra d’origine e alle sue peculiari sfaccettature.

Il suo essere omosessuale pertanto si snoda nelle diverse scene, facendo i conti con l’arretratezza e la ghettizzazione che ancora vige nel nostro paese, senza differenza alcuna di provenienza, ma che in qualche modo ci spiega l’aspirazione del giovane al volersi vivere senza costrizioni o imposizioni di alcun tipo. Ed è questi uno dei meriti più evidenti del romanzo: far uscire allo scoperto un concetto di omosessualità coerente e comunque lontano dalle mode che attualmente vigono anche in campo letterario.
Essere gay oggi in Italia vuol dire fare i conti con il dolore e la paura, e nel frattempo aspirare a essere culturalmente e pubblicamente riconosciuti come individui portatori di valori, di aspirazioni e di desideri che con la propria affettività non c’entrano nulla, perché amare significa parificare un medesimo sentimento, senza che in qualche modo sussistano differenze sulla base di chi è l’oggetto del proprio desiderio affettivo.
In questo libro siamo ben lontani dallo stereotipo allegro e senza pensieri, ricco di figure pregiudizievoli e di ruoli che spesso non hanno nulla a che vedere con la realtà dei fatti e soprattutto coi diritti delle persone. Anche Paolo ha un suo modo simpatico e umoristico di proporsi, ma la sua è un’ironia che suscita riflessioni sul nostro tempo e sulle contraddizioni che la società ci mette dinanzi agli occhi, anche quando i più non riescono, o forse non vogliono, vederle.

La narrazione si muove spigliata, il ritmo è altalenante, ma ben calibrato, la scrittura è fresca e godibile, nonostante in alcuni dettagli di traccia narrativa non si riesca sino in fondo a sintonizzarsi con le scelte e con il dramma di Paolo, che troverà comunque una sua soluzione, dolce ma anche amara, come accade nella vita di tutti noi, anche se proprio la conclusione ha il potere di spostare l’intero assetto della storia, ponendo in discussione un po’ tutto quanto. Si è rilevato che magari proprio quel momento avrebbe richiesto maggiore attenzione, dando la possibilità a Paolo di esprimersi e magari regalarci un guizzo ulteriore sul suo futuro.
Di certo, al di là di questi piccoli difetti, con Cuore Satellite Pierpaolo Mandetta ci dimostra di avere tutte le caratteristiche per essere una delle voci innovative e interessanti nel panorama letterario della nostra epoca.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cuore Satellite
  • Autore: Pierpaolo Mandetta
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788891192233
  • Pagine: 136
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 8,49

26 gennaio 2016

Riverside - Bianca Cataldi

Riverside, Regno Unito. Le quattro e mezzo di un pomeriggio qualunque. Una scuola abbandonata e cadente alla fine di Silverbell Street. Come la venticinquenne Amabel scoprirà presto, non si tratta di un edificio qualunque: al suo interno, i banchi sono ancora al loro posto e si respira, nell’aria, polvere di gesso. Tutti gli orologi, da quello al di sopra del portone d’ingresso sino al pendolo del salone, sono fermi alle nove e diciannove di chissà quale giorno di chissà quale anno. Cosa è accaduto nella vecchia scuola? Quale evento è stato così sconvolgente da fermare il tempo all’interno di quelle mura? E soprattutto, chi è quel ragazzo in divisa scolastica che si presenta agli occhi di Amabel affermando di frequentare la scuola, benché quest’ultima non sia più in funzione da anni? Tra passato e presente, Bianca Rita Cataldi ci guida in un mondo in cui gli eventi possono modificare lo scorrere del tempo, dimostrandoci che ognuno di noi ha un proprio universo parallelo col quale, un giorno o l’altro, dovrà scendere a patti.

Recensione

La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo la trama di Riverside è stata la curiosità di scoprire cosa l’autrice, Bianca Rita Cataldi, avesse in serbo per il lettore. Si presenta come un lavoro molto valido e con tutte le carte in regola: 120 pagine, primo libro di una trilogia avvolta in un misterioso gioco del tempo con una giovane protagonista, Amabel, e un ermetico ragazzino sedicenne con un ruolo cruciale nella storia, Damian. Una scuola abbandonata (o forse no) nelle vie di Riverside fa da sfondo alla vicenda, ospitando tra le sue aule segreti, rivelazioni e chissà quale sconvolgente verità.

Il libro scorre velocemente, quasi senza accorgersene si arriva alle ultime pagine, la lettura è piacevole e l’idea è notevole ma una leggerezza, che sembra tingersi di superficialità, si insinua tra una virgola e l’altra, andando così a ledere i punti forti del romanzo. Dilemmi esistenziali e riflessioni profonde sulla vita si alternano a citazioni che stonano (come il riferimento a Chuck Norris) attraverso uno stile di scrittura estremamente semplice, forse troppo in alcuni punti.

Sin dalle prime pagine, il romanzo getta il lettore nella mischia senza fornirgli punti di riferimento cui potersi aggrappare nella tormenta: siamo catapultati letteralmente nella storia e cresce automaticamente un senso di straniamento rispetto a quanto stiamo leggendo, tanto da farmi venire il dubbio che stessi leggendo il secondo numero di una saga già iniziata. Dopo un inizio per direttissima, il romanzo sembra riprendersi nella parte centrale dove la storia prende piede e la suspense porta il lettore a voltare una pagina dopo l’altra per scoprire cosa capiti ad Amabel, incontrando personaggi strambi e sui generis ma pur sempre simpatici, come Rachel, amica di Amabel, o il bibliotecario della scuola, ma anche figure contorte ed inquietanti, come Megan, amica di Damian. Segue poi una sorta di ricaduta, infatti quanto detto per l’incipit vale anche per il finale: troppo brusco e diretto, quantomeno necessitava più spazio per potersi abituare all’idea della conclusione.

Assegno tre stelle al romanzo perché l’idea e l’intreccio mi hanno colpito e sono originali, anche se qualcosa di Riverside mi riporta al mondo del bianconiglio e dello stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie; è la messa in atto del potenziale che non mi ha convinto in tutti i punti, soprattutto l’ambiguità del rapporto tra Damian e Amabel a metà tra lo smaliziato e l’ingenuo.
Traspare infine dalle pagine un amore per la musica - sono molti i riferimenti all’interno del testo - e per lo studio classico, la presenza del latino è insolita e rara all’interno di un romanzo per ragazzi.
Auguro in ogni caso molta fortuna all’autrice, giovanissima e piena di coraggio nell’affrontare il mondo crudo e brutale della critica con le sue pubblicazioni.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Riverside (Riverside #1)
  • Autore: Bianca Cataldi
  • Editore: CreateSpace Independent Publishing Platform
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9781517697976
  • Pagine: 120
  • Formato - Prezzo: Ebook - 0,99 Euro

25 gennaio 2016

Legion of the new world. Act one - Costantino Federici

Futuro.
Il pianeta terra ha percorso una lunga esistenza nel silenzio dell'oblio dopo esser stato ostaggio di cause ed eventi indefiniti.
Dopo secoli senza identità e, totalmente ignara del proprio passato, una società multietnica spaccata ed inconsapevole è in parte tornata a vivere grazie a numerose e stupefacenti tecnologie. Un indomabile uomo dai tasselli di vita oscuri si avvia a percorrere un grande enigma: in seguito ad un'esistenza travagliata dovuta a non precisati "avvenimenti", individui striscianti tramano alle spalle della società corrente. In questo complesso scenario, le vicende di un antieroe dalle facoltà occulte e di diversi personaggi misteriosi, sparsi in questo mondo frammentato ed ignoto, guideranno il lettore alla ricerca della verità e all'inizio di un cammino che porterà le sorti dell'umanità ad uno sconosciuto epilogo.
L'inizio di una nuova ed incredibile saga.

Recensione

Primo corposo capitolo di una annunciata saga, questo libro presenta subito un'originale mescolanza di temi fantastici e fantascientifici: ambientazione post-apocalittica, con scenari desertici e altri visionari e ipertecnologici, personaggi sovraumani con poteri misteriosi, e ancora complottismo, cospirazioni, e quant'altro.

La trama non è facile da anticipare, perché costellata di singole vicende sparse per l'immenso mondo narrativo, talvolta debolmente collegate tra loro. La sensazione di una dispersione delle vicende è rafforzata da una particolare scelta narrativa; si riscontra, infatti, l'adesione al modello tipico del thriller americano, con la frammentazione dei capitoli in brevi, brevissimi sottocapitoli o paragrafi, accompagnati sempre dalla definizione delle coordinate spazio-temporali, e, di conseguenza, frequenti e improvvisi cambi di scena. Questo particolare impianto narrativo ha i suoi pregi, ma anche i suoi limiti. Inizialmente fornisce al lettore l'ampiezza (veramente sterminata) del mondo narrativo creato dall'autore, con brevi incursioni nei luoghi più sperduti del globo e visite agli svariati personaggi che affollano il romanzo. Ben presto, però, il modello narrativo perde i suoi effetti e risulta stancante, contribuendo, insieme ad altre scelte narrative, a rendere più difficile la lettura; ho seriamente faticato a riconoscere luoghi e personaggi per moltissime pagine, mi sono perso più volte nei continui cambi di scena e di punti di vista.
Forse un altro modello narrativo sarebbe stato più azzeccato; in ogni caso, una certa ingenuità narrativa avrebbe comunque fatto la sua comparsa, insieme ai diversi punti deboli del romanzo. A fronte di un mondo narrativo così vasto e ricco di dettagli, vicende e personaggi, la resa si rivela insufficiente, e il lettore riesce ad afferrare ben poco di quanto resta, invece, nella mente dell'autore. Si tratta di una mancanza comune alle prime opere, legate a una inevitabile e talvolta perdonabile inesperienza. In questo caso però devo confessare l'amarezza per un universo narrativo evidentemente ben pensato e immaginato, ma la cui resa in forma scritta non gli rende giustizia. L'autore stesso ha rivelato una lunga gestazione di questo primo romanzo, e se ne vedono chiaramente gli effetti.

Il risultato, dunque, è che, terminato l'effetto piacevolmente straniante dell'esordio, con i suoi bruschi passaggi da un posto all'altro del pianeta, ci si perde del tutto. Ci si aspetta che la storia ingrani, come si suol dire... e non ingrana. Passano cento, poi duecento pagine dall'inizio, e ancora non ingrana, sembra ancora di leggere una introduzione: tutto rimane fermo, cristallizzato, non c'è alcuno sviluppo dall'inizio del romanzo, è una continua carrellata di situazioni personaggi e vicende.
E' vero che il romanzo è pensato come primo episodio di una lunga saga, ma questo non giustifica l'incapacità a strutturare adeguatamente una trama. L'immaturità della scrittura si rivela anche nella gestione dell'effetto sorpresa, della suspense: nel dispiegamento della trama ci sono troppo rinvii, e l'effetto è di continuare a gestire, anche a duecento pagine dall'inizio, personaggi chiamati ancora "l'individuo misterioso", "il tizio", e via dicendo. Sembra di leggere il peggiore dei manga giapponesi, con questa abbondanza di discorsi nebulosi e frasi lasciate in sospeso, tra "quell'uomo" e "quella cosa lì", etc.

Oltre a questa debolezza strutturale, fino a un certo punto perdonabile (anche se, ripeto, è un peccato), ce ne sono altre affatto perdonabili. La scrittura è mediocre, piatta, caratterizzata da una certa povertà lessicale, che si traduce in descrizioni scarse e molte, troppe ripetizioni. L'impressione iniziale viene confermata: la grande capacità immaginativa dell'autore non trova adeguata espressione nella scrittura. Il risultato è una descrizione minima e opaca, nonché ripetitiva, dei diversi luoghi visionari del mondo narrativo; una caratterizzazione dei personaggi abbozzata, con due-tre vezzi fisici e niente di più; la ripetizione ossessiva, talvolta fin troppo ingenua, oserei dire persino infantile, di alcuni termini. Un esempio? L'incapacità a descrivere adeguatamente gli scenari fantascientifici si traduce nella ripetizione continua del termine "tecnologico": città che il lettore tende, un po' per l'aspettativa, un po' per un proprio bagaglio immaginativo, a raffigurarsi come immense, scintillanti, dalle architetture più bizzarre, affollate di auto volanti, ologrammi, e chi più ne ha più ne metta, risultano invece definite come "tecnologiche", ricche di "auto tecnologiche", "palazzi tecnologici", e così via. E' un continuo parlare di indefiniti "oggetti di fattura tecnologica", a volte con risibili effetti tautologici (l'esistenza di "telecamere tecnologiche" lascia intendere quella di telecamere altrimenti "analogiche"?!).

Come spesso accade, in sostanza, le buone intenzioni dell'autore non trovano adeguata concretizzazione. La mente sarà anche affollata di idee ricche e originali (ed è questo che salva l'autore), ma la mano è inesperta, ingenua, produce una scrittura fortemente amatoriale. L'editing professionale non è, del resto, qualcosa di superfluo, e una bella pulizia editoriale sarebbe opportuna, fosse solo per snellire il romanzo eliminando svariate scene assolutamente superflue e per ripulirlo dalle peggiori ingenuità commesse.

Giudizio:

+2stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Legion of the new world. Act one.
  • Autore: Costantino Federici
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9781326001506
  • Pagine: 563
  • Formato - Prezzo: Ebook - 7,58 Euro

23 gennaio 2016

La vendetta nel vento - Roberto Ciardello

Fabiana ha quattordici anni e un vuoto di memoria. In una tranquilla mattina di maggio si ritrova in mezzo a un prato, circondata dalla solitudine, un manto di nebbia a offuscarle la mente. Dovrebbe essere a scuola a conquistare gli ultimi ottimi voti prima delle vacanze estive, eppure è da tutt’altra parte, senza sapere come sia arrivata lì, cosa sia successo la notte appena passata. Si è incamminata verso casa dopo aver festeggiato il compleanno dell’amica Cristina; il resto è stato inghiottito da un buco nero. Quando i ricordi le piombano addosso, il peso di un’orrenda verità la schiaccia. Le torna in mente nonna Maria, le sue parole, perché tra l’erba ha visto un soffione curvarsi sotto il vento in arrivo dal mare, oltre lo strapiombo. “Esprimi un desiderio, piccola, e soffia forte forte…” E allora Fabiana lo fa. Soffia e aspetta. Perché anche gli animi più docili possono covare rancore. E desiderio di vendetta.

Recensione

Non si può non provare empatia nei confronti di Fabiana, quattordicenne innocente che subisce una grave violenza suo malgrado, solo per essere stata fiduciosa verso il prossimo. Un ricordo talmente grave e pressante, che lei stessa fatica a farlo venire a galla, proprio all’inizio della storia: prova un sentimento di timore e di rifiuto per quanto accaduto.
L’unica idea che le viene in mente è esprimere un desiderio a fior di labbra, con un soffio appena, affidandolo ai denti di leone, proprio come gli ha insegnato la nonna Maria. E da qui che passa il suo vissuto, la consapevolezza di quello che la tiene incollata in una mattina di scuola nei pressi di un prato, a ridosso del mare. La preoccupazione per i suoi genitori, che la staranno cercando ormai, per la sua vita, sperduta nelle pieghe di chissà quale anfratto. Nel contempo, passo per passo, il lettore ha modo di conoscere i colleghi di lavoro Aldo e Gigi. Due uomini che, per motivi differenti, si ritrovano ai margini sociali, in cerca di una rivalsa a essi stessi sconosciuta.
O forse solo di custodire il loro terribile segreto.

In questo racconto lungo abbiamo modo di conoscere tre vite distinte, in qualche modo rimangono interconnesse sul filo del dolore e… del ricordo. La narrazione si snoda tra le paure della giovane, il rimorso di Gigi che inizia a vedere situazioni che non ci sono e il malessere di Aldo, che si trasforma, in fondo, nel mostro che ha solo nascosto dentro di sé e, alla luce dei suoi gesti, nemmeno troppo bene.
È vero, questo testo viene presentato come un horror, ma proprio grazie alla sua evoluzione allegorica il lettore ragiona sulle vite di confine, su uomini che pensano di essere tali solo se rispondono in modo ossessivo ai loro bisogni fisiologici, di ragazzine che in qualche modo sanno di sembrare più grandi della loro età e che, anche se la questione le affascina e le gratifica, in realtà dimostrano appieno la loro fragilità non sapendo ancora bene che farsene di un corpo adulto.
Il caso di Fabiana in questo è lampante, forse è stata un po’ troppo caricata di inesperienza, per non riuscire a distinguere le reali intenzioni dei suoi presunti carnefici, affidandosi a loro, nonostante una serie di campanelli di allarme avrebbero dovuto risuonare chiari.
In apparenza proprio questo dettaglio potrebbe apparire una contraddizione: Fabiana non comprende con chi ha a che fare per poi scoprire la dura realtà o, se vogliamo, la lezione più grande: il mondo è marcio sino al midollo e si può contare solo su se stessi. Eppure basta aprire un giornale e ripercorrere la cronaca degli ultimi anni, per ricordarci di tante Fabiana come lei, che hanno subito gesti del genere.
Perché in fondo, la vera psiche della giovane, forse, non può essere letta dalle lenti di un adulto.

La caratteristica maggiore del testo è il continuo rimando e girare attorno in modo circolare al dramma che si è consumato in una notte, sino a svelare al lettore come è andata a finire, e in cosa si è trasformato il desiderio della giovane. Il racconto viene proposto in uno stile corretto e spesso arricchito da costruzioni che spiegano e identificano sensazioni e intenzioni di chi agisce sulla scena, forse un po’ troppo per una struttura basata sui ricordi alternati, che rischia in alcuni passaggi di far perdere ritmo all’azione e di stemperare troppo la tensione horror per trasformarla in sentimenti correlati ai mali del nostro tempo.

Nel complesso la gestione della trama, che poi non è così complessa, sebbene risenta maggiormente nell’impianto e presenti qualche sbavatura a livello di formattazione (si è riscontrata la presenza di alcuni simboli non necessari in determinate parti del narrato), riesce comunque ad accompagnare il lettore sino alla fine, rendendo comunque l’esperienza di questo libro piacevole.
La forza del tema trattato, inoltre, è ben ponderata, da non travalicare i limiti lasciandosi guidare dall’estrema delicatezza da un lato, e dal fervore di giudizio dall’altro. Alla fine ognuno riflette e trae da sé le proprie conclusioni, il compito del libro, quindi, alla fine viene assolto anche in questo caso.

La vendetta nel vento è un’opera che suscita interesse, presenta qualche difetto sulla scelta di voler utilizzare uno schema narrativo e uno stile di un certo spessore, ma esplica comunque una buona padronanza del fare narrativa, e nel contempo si rileva una lettura che lascia una scia emotiva senza dubbio d’impatto.

Giudizio:

+3stelle (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: La vendetta nel vento
  • Autore: Roberto Ciardello
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ASIN: B01A1LSXJW
  • Pagine: 108
  • Formato - Prezzo: Ebook - € 1,90

15 dicembre 2015

Regina di Fiori e Radici - Laura MacLem

Quasi nulla di quello che è stato detto riguarda me, nonostante sia la mia storia.
Si è narrato della passione di mio marito, della disperazione di mia madre, della decisione di mio padre. Si è parlato della sofferenza dei mortali e dei riti che da allora vengono compiuti, per far sì che ciò che accadde non debba mai più ripetersi. Si sono narrate storie parallale e storie contrastanti, si ricordano particolari suggestivi, ma di ciò che riguarda me, di ciò che accadde a me, sembra si conosca ben poco.
Eppure è la mia storia.
Non è la storia di Ade, il signore dell’Oltretomba, delle anime dei defunti e di tutto ciò che cresce nel sottosuolo; non è la storia di Demetra, la Madre Terra che errò nel mondo alla ricerca della sua unica figlia, scomparsa nella tenebra di Erebo; e, certamente, non è la storia di Zeus, che permise tutto ciò avvenisse, finché i mortali non gli ricordarono, attraverso la loro mortalità, ciò che doveva fare. In questa storia ci sono anche loro, ma non è la loro storia. È la mia.
La storia della dea della primavera e regina dell’Averno, contesa tra due mondi, finché la contesa non mi obbligò a compiere la mia scelta.
Quasi nulla si sa di ciò che significò, per tutti. Eppure rese il mondo ciò che è.
Perché io sono regina di fiori e radici.
Io sono Persefone.

Recensione

Una premessa, per chi si approcciasse a questa lettura, è obbligatoria: la stessa autrice, nelle note a conclusione, chiarisce di essersi concessa delle licenze a fini narrativi sulla storia mitologica della dea Persefone e del mito che riguarda lei, la madre Demetra e il consorte (nonché fratello della madre) Ade. Nonostante questo aspetto, basilare per poter apprezzare maggiormente l’opera, la storia intessuta dall’autrice presenta diversi punti di forza tali da rendere questa lettura accattivante.
In primo luogo l’aspetto che di sicuro convince è la voce: il lettore si accosta alle vicende di un mondo lontano, eppure così vicino alla nostra cultura, proprio grazie agli occhi, i gesti e, anzi, alle gesta di una donna divina.
Per quanto Persefone sia incastrata in un’epoca mitologica, con tante regole e restrizioni che oggi ci farebbero storcere il naso, la sua personalità emerge con forza dalle pagine, tanto da regalare un’eroina moderna con tutti i crismi, capace di insegnare l’emancipazione e la continua lotta per affermare se stessi al di sopra dei dettami culturali. Un concetto su cui ancora oggi, a livello sociale, abbiamo una grande necessità di riflettere.
L’altra caratteristica che rende questa lettura gradevole è proprio la dimensione dello studio, non solo del mito ma delle abitudini sociali che sottendevano la sua creazione, con tutti i dettagli al loro posto, e soprattutto con tutte le scene che si muovono nella trama in modo puntuale e preciso, motivando a volte in chiave attuale le scelte dei protagonisti in alcune parti, o attenendosi scrupolosamente alla leggenda nelle sue sfumature chiave.
Lo stesso connotato dell’essere dea della Primavera sulla terra e dell’oltretomba, da cui nascono le radici che divengono alberi, fiori e cespugli nel regno dei vivi, viene spiegato con estrema intuitività: si tratta solo di due facce della stessa medaglia, laddove si nasce, si è destinati a morire, ma nel contempo a essere radici del futuro, in un percorso dove le emozioni e i fatti, alla fine, vanno di pari passi col tempo e le conseguenze di ciò che ciascuno concretizza nella sua esistenza.
L’amore tra Ade e Persefone, su cui in tanti nel corso dei secoli si sono cimentati, assume dei connotati peculiari: lei, anche se non sembrerebbe, sceglie di amare suo marito, ancor prima che il rapimento si compia, e diventa la bussola con cui lui spesso stempera i lati più oscuri di sé.
Lo stile appare semplice e nel contempo corretto, crea una certa tensione, di sicuro facilitata dall’io narrante che insieme al lettore scopre di passo in passo i legami ma soprattutto il non detto, dando una dimensione di profondità alla narrazione.
Regina di fiori e radici è un libro composito, che racchiude in modo poliedrico diverse tematiche, che vanno dall’amore all’emancipazione, senza dimenticare il desiderio insito nella natura umana: diventare protagonisti ultimi delle proprie scelte e della propria storia.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Regina di Fiori e Radici
  • Autore: Laura MacLem
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9781517236236
  • Pagine: 264
  • Formato - Prezzo: ebook €3,99 cartaceo €10,39
 

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