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28 novembre 2017

L'impero del sogno - Vanni Santoni

A volte i sogni possono essere il rifugio da una realtà ingrata. Ma quando il confine tra sogno e realtà sbiadisce, la situazione può sfuggire di mano. Federico Melani, ventenne di provincia indolente e caratteriale, in rotta con tutto e tutti, comincia a fare un sogno ricorrente. Di più: un sogno seriale, che va avanti con o senza di lui. Lì le cose sono molto diverse rispetto al contesto in cui vive: è atteso con ansia, e intuisce di avere importanti responsabilità. È infatti uno dei delegati, assieme a mostri, dèi ed esseri bizzarri di ogni tipo, a un summit dove si prenderanno decisioni cruciali per il destino di molti mondi. Ma perché tutte le delegazioni hanno tre membri mentre le sedie accanto a lui sono vuote? Dove sono i suoi compagni? Ben presto Federico si ritrova così coinvolto dalla vicenda da preferire il sonno – indotto con metodi più o meno naturali – alla veglia. Sarà l'inizio di un'avventura vertiginosa che lo porterà a stringere inaspettate alleanze, a combattere creature fantastiche e archetipiche, a rubare armi mitologiche e a prendersi cura di una bambina-imperatrice capace di regalare diverse sorprese.

Recensione

Quello di Vanni Santoni è un nome che, ahimé, non conoscevo. Iniziare proprio con questo libro ha i suoi pro e contro. Da un lato, va detto subito, L'impero del sogno si presenta come il crocevia delle opere di Santoni, il nexus di quello che si è andato costituendo, romanzo dopo romanzo, come una grande cosmologia condivisa.
Una continuity, per usare un termine tanto in voga oggi, grazie anche alla Marvel, e che non a caso compare nel romanzo stesso, per bocca di un protagonista, il Mella, che incarna un certo tipo di subcultura farcita di giochi di ruolo, mitologie fantastiche e supereroi statunitensi.

Il romanzo, per ammissione dello stesso autore, in una nota finale, è il tentativo di dare una architettura fantastica al suo mondo narrativo.
Ne consegue che sussistono dunque tutta una serie di riferimenti interni che il lettore occasionale non ha modo di cogliere e apprezzare.
Dall'altra parte, l'impatto del lettore di passaggio con il mondo onirico di questo romanzo già parla da sé, riuscendo a catturare l'attenzione, ne sono sicuro, di qualsivoglia lettore, per la straordinaria ricchezza delle sue visioni e per una elaborazione tutta personale e originale di un immaginario vastissimo e condiviso dalle diverse subculture contemporanee.

Superata la doverosa premessa, tuffiamoci nel sogno di Santoni.
Il romanzo si divide abbastanza chiaramente in due sezioni: un dualismo che attraversa tutto il romanzo, giocando sul tema classicissimo del confronto sonno/veglia e sogno/realtà.
La prima sezione risponde contemporaneamente alla doppia funzione di creazione (del mondo narrativo, il setting, il contesto di partenza e di appartenenza del protagonista), ma anche di dissoluzione (con le incursioni oniriche che via via si fanno predominanti, sgretolando, pezzo dopo pezzo, il tessuto della realtà ordinaria).

Ci viene presentato il protagonista, e tutto il suo mondo di riferimento.
Va detto che Santoni gioca con certi stereotipi culturali, ma il pregio sta nell'aver infuso carattere e personalità a un personaggio-tipo: lo studente universitario svogliato, dissociato dal proprio presente, privo di prospettive future, immerso in una subcultura di giochi di ruolo e via dicendo.
Di fronte all'angoscia dell'incerto, il Mella si rifugia in se stesso, nei sogni preconfezionati dei giochi di ruolo, e soprattutto nei propri sogni notturni; lì, tuttavia, trova tutta un'altra realtà che chiede di essere vissuta.
Un sogno estremamente ricco e variopinto, a episodi, che va avanti anche quando il ragazzo si sveglia e vive la sua vita "diurna". Ecco che allora si manifesta la personalizzazione del personaggio-tipo: quel mondo onirico, popolato da strani personaggi, divinità, creature fantastiche e aliene, si rifà ovviamente a un archetipo comune, ma è declinato in termini propri del personaggio, è tratto dalle sue fantasie infantili, dalle storie che aveva inventato da ragazzino e da quelle che aveva ascoltato, da uno zio cantastorie o da libri e fumetti.

Il sogno diventa così non solo una scappatoia dal presente, ma un autentico viaggio dentro se stesso.
Il dualismo, dunque, si vede anche in questo: la sovrapposizione del tema del bildungsroman con quello della quest eroica.
Man mano che l'intreccio si sviluppa, cambiano i rapporti di forza tra i due mondi: il punto di svolta è rappresentato dalla doppia (non a caso!) nascita di Gemma, la misteriosa bambina onnipotente su cui ruota tutta la trama, e che nasce dapprima nel Sogno, per comparire poi nella realtà, nel mondo della veglia, portando a compimento il rovesciamento dei due piani.

Nella seconda sezione, così, la distinzione tra i due mondi comincia a perdere senso, a farsi confusa: si ha la sensazione, a ben vedere, che la realtà prenda una piega soggettivistica, realtà è ciò che il protagonista proietta tutto attorno a sé, senza stare a fare distinzione tra reale e immaginato.
Qui ci sarebbe da riaprire interi tomi di filosofia, solo per dare il senso della profondità dell'opera in atto, ma non è la sede opportuna.
In ogni caso, vale la pena ribadire la portata della carica riflessiva del romanzo.

Se questo valore aggiunto è un punto di forza del romanzo, lo è altrettanto il comparto stilistico, anche se con qualche ombra.
La ricchezza dell'immaginario onirico è infatti magistralmente sostenuta da un adeguato profilo stilistico, anche se talvolta la lettura inciampa in descrizioni esagerate e del tutto superflue.
Dall'altro lato, il dualismo torna anche nel profilo stilistico, preferendo una narrazione estremamente asciutta, opaca e grigia nelle scene "diurne", con dialoghi serrati e secchi, del tutto privi di azione e descrizione.
Ancora, mi sembra che si giochi sul valore creativo (nel senso più ampio) dell'immaginazione: l'atto creativo dello scrittore è in effetti duplicato dall'atto creativo del protagonista, che dipinge il mondo circostante a modo suo, proiettandovi il proprio stato d'animo: per questo motivo quanto più variopinto è il sogno, tanto più grigia e spenta è la sua realtà quotidiana.

In questo quadro effettivamente entusiastico non mancano però ombre e osservazioni di altro respiro.
Qualche perplessità proviene dall'ambientazione, soprattutto quella temporale. Se ho capito bene, la vicenda è collocata tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del Duemila. Un'età intermedia, in cui i cellulari si sono diffusi tra la popolazione, iniziando un processo di alterazione dei rapporti interpersonali, mentre Internet resta una realtà lontana, fruibile in tempi e spazi limitati.
Perché questa ambientazione così particolare? Immagino che l'autore avrà i suoi motivi: ma non aggiunge nulla al romanzo.
Anzi, il tentativo, specie all'inizio di identificare l'ambientazione da una serie di indizi apparentemente contraddittori (i tantissimi riferimenti a videogiochi, fumetti, film e via dicendo, nonché a Internet e ai mezzi di comunicazione), per assurdo, provoca un rallentamento della lettura. Perché non ambientarla ai giorni nostri, così da essere più facile l'immedesimazione, oppure perché non ambientarla in una epoca un po' più anteriore (per dire: gli immediatamente riconoscibili anni Ottanta)?

Perplessità ancora vengono sollevate, e qui non si tratta di dettagli di poco conto, dallo sviluppo in generale. Ad affascinare, in questo romanzo, è l'idea di fondo, è il viaggio, piuttosto che il traguardo. Cosa peraltro necessaria, alla luce del finale apertissimo.
La trama, però, volendo seguire attentamente il susseguirsi degli eventi, non lascia pienamente soddisfatti. Non va taciuta la sensazione che la trama va perdendo colpi, e che alla fine tutto si risolva in un virtuosismo che non conclude nulla.
Nondimeno, se mancano i presupposti per far gridare al capolavoro, si può cogliere positivamente la scoperta, come nel mio personalissimo caso, di questo scrittore e di questa nuova pagina del fantastico italiano, in cui Vanni Santoni si trova in buona compagnia.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'impero del sogno
  • Autore: Vanni Santoni
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Narrative
  • ISBN-13: 9788804680796
  • Pagine: 271  
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,00 Euro


23 gennaio 2017

Nephilim: Attacco al Paradiso - Valerio La Martire

Il tempo è finito e la ribellione dei Nephilim ha raggiunto il suo culmine. Lo scontro con gli Eterni e con la legge divina è ormai inevitabile. Mentre le ultime pedine prendono posto sulla scacchiera della guerra, le alleanze che potrebbero portare alla vittoria vacillano, rischiando di far crollare tutto. La perdita dell’umanità di Jonathan e Alexander che conseguenza porterà? Cosa rimarrà di loro quando la guerra sarà finita? Chi sopravvivrà alla battaglia finale? Nell’ultimo volume della saga dei Nephilim ogni segreto viene svelato, ogni intrigo viene scoperto. Quando però tutte le verità saranno rivelate per cosa si potrà ancora combattere?

Recensione

Con questo ultimo capitolo della saga dei Nephilim dal sottotitolo Attacco al Paradiso, si concludono le avventure dei ben noti Celestiali ed Infernali che, per tre lunghi volumi, hanno accompagnato il lettore in un viaggio pieno di colpi di scena ed intriso di passioni e sentimenti, nonché di alleanze, vittorie e perché no, anche sconfitte.

Valerio La Martire, autore della saga, la scommessa con le creature sovrannaturali l’ha vinta alla grande, grazie alla sua originalità e alla sua dedizione. Si capisce subito che c’è un grande amore di fondo per i suoi personaggi, un amore che La Martire trasferisce al lettore affidandogli le loro vite, le vicende che caratterizzano e sconvolgono le esistenze di queste creature del cielo e della terra: Angeli e Infernali, Demoni a cui si aggiungono in questo volume conclusivo anche i Licantropi e i Mutaforma, accanto agli incantatori, gli Stregoni ed infine il poker vincente di Lucifero, Adam, Lilith ed Eva.
Nota stonata nel gruppo delle tipologie dei personaggi è un umano, Blake, noto ai lettori come compagno del Celestiale Jonathan, che pur non partecipando attivamente nella narrazione e pur mantenendo un posto all’ombra, si rivela essere un personaggio il cui destino è intrecciato con l’esito della vicenda finale.

Come era già accaduto nel precedente volume, anche qui abbiamo la predominanza di un personaggio sugli altri: se a catturare la scena erano stati prima Ryan e poi Val/Valerie, questa volta il centro della scena va a Jonathan.
Possiamo tranquillamente dire che quello che gli è accaduto all’Inferno lo ha cambiato, non solo nello spirito ma anche nel corpo e lo ha sottoposto ad un forte stress emotivo: Jonathan non è più quello di prima, e la sua vecchia natura non riesce a coincidere con quella nuova, i suoi sentimenti e i suoi tormenti lo hanno reso un personaggio enigmatico ed indeciso ma una serie di eventi, in primis lo scoppio della guerra con gli Eterni, danno un forte scossone al suo io, pertanto si ritrova costretto a prendere una decisione, quella che lo porterà a diventare ciò che sente di essere.
Un personaggio che sembra dunque guadagnare quel carisma che solo Ryan e Val inizialmente sfoggiavano con impudenza, da non sottovalutare però il ruolo dominante di Emily, la sorella che con Val e Jonathan chiude il trittico di casa Feather, la sua dolcezza e il suo spirito di sacrificio sono fondamentali perché rappresentano, assieme all’amore immenso di Ryan, l’Infernale innamorato di Jonathan, la chiave di volta che salva e dispiega i nodi della vicenda.

E’ come se tutti i personaggi fossero legati l’uno all’altro, il filo narrativo si è trasformato in un filo emotivo che li rende unici ed uniti allo stesso tempo, ognuno con le sue peculiarità ma che si specchia in un altro personaggio per raggiungere la sua completezza: subito dopo Ryan ed Emily viene infatti Alexander, una figura di cui si è parlato troppo poco a mio parere e rimasta forse un po’ troppo in secondo piano, rappresenta lo Stregone per eccellenza, colui che maneggia ed armeggia nel vero senso del termine con l’oscurità della magia e che in molte occasioni, come ha fatto in passato, preferirà mettere in pericolo se stesso per difendere gli altri.

Una caratteristica è dominante in tutti i personaggi, un forte conflitto interiore, abbiamo a che fare con animi tormentati ed inquieti a cui il mondo sta troppo stretto o a cui il mondo fa paura per quanto è grande, questo vale anche per i big del romanzo, le grandi figure bibliche che scendono in campo in questo volume, Lilith desiderosa di vendetta, Adam ostinato e determinato a sconfiggere ed annientare i Nephilim, Lucifero stanco dell’esilio Infernale ed Eva, dalla muta presenza ma con una potenza latente ed inespressa.

L’amore si riconferma la forza che muove il mondo e che vince su tutto, o meglio dire quasi su tutto. Cosa succederà in tutto questo tumulto, chi la spunterà in questa guerra dove anche il Giudizio Universale viene messo in discussione?

L’unico appunto che vorrei fare è sul finale un po’ sottotono, forse mi sarei aspettata un qualcosa di più conclusivo, le ultime pagine invece lasciano in sospeso alcune vicende e danno spazio alla fantasia del lettore. Per il resto il romanzo merita davvero molto, la saga nella sua interezza è un ottimo prodotto che ribadisco è altamente competitivo con quanto arriva da oltreoceano. Faccio l’ennesimo augurio a Valerio La Martire che spero continuerà ad allietare noi lettori con altrettanti capolavori e che ringrazio per avermi dato la possibilità di entrare nel mondo dei Nephilim.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Nephilim: Attacco al Paradiso
  • Autore: Valerio La Martire
  • Editore: Gruppo Armando Curcio Editore
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2016
  • Collana: Electi
  • ISBN-13: 978-88-6868-185-2
  • Pagine: 408
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,90 Euro

5 marzo 2016

Nephilim: Ribellione all'inferno - Valerio La Martire

La bocca dell’Inferno si è aperta nella baia di New York.
E la posta in gioco non è mai stata così alta.
Alexander, Emily e Valerie devono affrontare una crisi che potrebbe travolgerli tutti.
Gli Eterni stanno incatenando i Nephilim al loro controllo, in un gioco di potere nel quale nemmeno gli Stregoni rimarranno neutrali.
Mentre il mondo si avvicina alla rivoluzione, Ryan ha un solo pensiero: riportare indietro Jonathan.
Il secondo volume della saga dei Nephilim penetra nei gironi dell’Inferno, è venuto il momento di superare ogni limite umano.

Recensione

Nephilim: Ribellione all'Inferno è un nuovo capolavoro di Valerio La Martire, il seguito della storia già nota a chi come me ha avuto il piacere di leggere il primo numero della saga Nephilim: Guerra in Purgatorio. Trecentosessantasei pagine letteralmente divorate, la bravura dell’autore sta principalmente nella capacità di agganciare il lettore catturandone l’attenzione impedendogli di sospendere la lettura, una pagina segue necessariamente l’altra e le vicende dei Nephilim si consumano con estrema rapidità.

Il livello è molto alto, sia per lo stile di scrittura che per la vicenda narrata e per lo sviluppo della storia stessa: una conferma più che eccellente della prova sostenuta con il precedente Guerra in Purgatorio, ancora una volta la scelta di una narrazione con un distinto punto di vista per ogni capitolo permette al lettore di scrutare l’animo e i pensieri più intimi dei protagonisti e di portarsi così un passo avanti agli stessi personaggi; il lettore veste i panni del confessore, con il compito di custodire segreti che solo a conclusione della vicenda verranno svelati, raccoglie i mille dubbi, le paure e le insicurezze, i timori più oscuri di Emily, Ryan, Alexander e Jonathan e di quanti attraversano le pagine del romanzo con qualcosa di importante da raccontare. Unica eccezione per il personaggio di Adam, che continua a vestirsi di un alone misterioso e di cui al lettore è dato conoscere il minimo indispensabile, forse anche in virtù del ruolo simbolico che interpreta come rappresentante degli Eterni.

La storia assume una profondità maggiore con il dispiegarsi della vicenda: l’intreccio fra la realtà mondana (per quanto soprannaturale) con le questioni bibliche di Adamo ed Eva, la caduta di Lucifero, il tradimento di Lilith e la nascita della stirpe degli uomini passando per la natura primordiale dei Nephilim, Celestiali ed Infernali, tocca punte altissime e regala alla narrazione uno spessore di evidente rilievo.

Dimentichiamo tutto quello che sappiamo sugli Angeli e i Demoni, sul Paradiso e sull’Inferno: il secondo volume della saga Nephilim apre uno scenario tutto nuovo mettendo in discussione le certezze più assolute della Notte dei Tempi.
L’eccellenza toccata da questo nuovo lavoro di La Martire si esprime anche attraverso il personaggio di Val/Valerie, una scommessa vinta ai miei occhi, figura dominante in questo secondo volume, come in parte speravo; le viene infatti lasciato ampio spazio d’azione rispetto al precedente libro ed è così che conosciamo luci ed ombre di questo Celestiale ermafrodito combattuto dal dissidio di gender interiore. Sebbene la parte femminile abbia la meglio nelle pagine di Ribellione all’Inferno, la realtà dei Feather (la sua famiglia di origine) le sta troppo stretta ed è pronta a ribellarsi al potere degli Eterni in nome di quel libero arbitrio che non è concesso ai Nephilim.

La discesa agli Inferi di Jonathan, invece, è metafora di una espiazione interiore, un percorso non solo materiale ma soprattutto spirituale che lo porterà a riflettere sulla sua vita inducendolo a scegliere ciò che forse il lettore non si aspetta; ugualmente la magia nera che circonda ed invade Alexander lascia col fiato sospeso, mentre ancora non è chiaro cosa succederà a Ryan e cosa ne sarà di Emily: una nuova prova li attende nel terzo volume della saga Nephilim: Attacco al Paradiso, che non vedo l’ora di leggere!

Difficilmente mi è capitato di leggere un lavoro così ben fatto, si vede tutta la passione dell’autore nei suoi romanzi e non appartiene sicuramente alla stirpe degli scrittori per caso ma a quella degli scrittori per passione: credere in quello che si fa è il primo passo per realizzare qualcosa di importante.
Ottima prova quindi per Valerio La Martire, ancora una volta cinque stelle più per questo nuovo capolavoro, immancabile nelle librerie degli amanti dell’urban fantasy.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Nephilim: Ribellione all’inferno
  • Autore: Valerio La Martire
  • Editore: Armando Curcio Editore
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Elcti
  • ISBN-13: 978-88-6868-124-1
  • Pagine: 366
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,90 Euro

22 maggio 2015

Nephilim. Guerra in Purgatorio - Valerio La Martire

La tregua era stata stipulata. Dopo quattromila anni i Nephilim Celestiali e i Nephilim Infernali avevano deposto le armi spartendosi le Americhe. Ma la pace era stata conquistata a caro prezzo. L’alleanza dei Celestiali con la razza immonda dei Demoni aveva infranto equilibri antichi che non dovevano essere toccati. Creature più potenti e pericolose dei Nephilim sono ora entrate in gioco e non è la pace il loro obiettivo. Nessuno, nemmeno il loro creatore, avrebbe invece potuto immaginare l’amore tra un Infernale e un Celestiale.

Recensione

Ero molto scettica quando ho letto la proposta di lettura di Nephilim. Guerra in Purgatorio perché, essendo pratica del genere, ero convinta di incorrere in un cliché o in una di quelle opere la cui fine non arriva mai troppo presto; per fortuna ho deciso invece di dare una chance al giovane autore Valerio La Martire, se così non avessi fatto mi sarei persa un romanzo davvero bello, con nulla da invidiare ai volumoni stranieri di successo già collaudati nel mondo dell’urban fantasy, anzi.

Nephilim è un romanzo spettacolare che sa stare al passo coi tempi grazie a un linguaggio e a uno stile estremamente attuali; i dialoghi scorrono piacevolmente e ci fanno anche sorridere in varie occasioni, bravissimo l’autore nel sapersi adattare rapidamente, da un capitolo all’altro, a ogni diverso focus. A questo proposito, mi è piaciuto moltissimo la scelta di dedicare ogni capitolo al punto di vista di un singolo personaggio scrivendo in prima persona e dando cosi al lettore la possibilità di una visione totale degli eventi ma anche di una visione introspettiva e intima dei protagonisti della storia: abbiamo cosi una sorta di narrazione onnisciente grazie alla raccolta di singoli focus personali.
Se quindi risulta ottima la scelta di stile e di struttura dell’opera, ancora da apprezzare è la singolarità della storia che, nonostante i numerosi modelli cui siamo abituati, non è affatto scontata o banale ma particolare e accattivante e lascia sicuramente trasparire un grande lavoro di ricerca da parte dell’autore nella mitologia classica e nelle letture critiche religiose e più specificamente della Bibbia.

La storia è basata su un’instabile tregua tra due generazioni di creature sovrannaturali, gli Infernali (comunemente conosciuti come diavoli) e i Celestiali (meglio noti come angeli), supervisionata dagli Eterni, giudici supremi e detentori del libero arbitrio infernale e celestiale; non mancano poi le figure di mediazione dei demoni, degli stregoni e infine degli innocui e ignari esseri umani.
Conosciamo con rapidità i personaggi principali Jonathan e Ryan e attorno a loro altrettante figure importanti come Val e Emily o ancora Alexander e Morgan. Rivalità e vendetta sono due delle tematiche principali del romanzo, ma la componente che realmente muove e domina l’opera è l’amore. Qui faccio un’altra lode all’autore per come ha gestito il tema dell’omosessualità, giocando molto sul luogo comune secondo il quale angeli e demoni (aggiungerei io) non hanno sesso; l’ambiguità della natura sessuale delle creature, inoltre, è richiamata anche da un personaggio molto particolare e che incuriosisce il lettore (e a cui spero venga dedicato ampio spazio nei romanzi a seguire), Val o Valerie a seconda delle situazioni.

Nel romanzo ricorrono i concetti di purezza, di amore e sacrificio, e soprattutto di lotta contro gli stereotipi e contro le leggi di un fato che i malcapitati amanti sperano di raggirare per poter essere liberi di vivere e gioire dell’amore e della dedizione l’uno dell’altro. Ce la faranno? L’instabilità della loro sorte tiene il lettore letteralmente incollato alle pagine, infatti ho divorato questo romanzo, che consiglio a tutti di leggere, tanto di cappello al giovane Valerio la Martire.
Nephilim. Guerra in purgatorio è il primo volume di una trilogia e sarei davvero felice di poter leggere e recensire il seguito. 5 stelle +, direi, per un libro che merita davvero di essere letto.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Nephilim. Guerra in Purgatorio
  • Autore: Valerio La Martire
  • Editore: Armando Curcio
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Electi
  • ISBN-13: 978-88-6868-048-0
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,90 Euro

16 settembre 2014

Cose fragili - Neil Gaiman

Un circo misterioso terrorizza il pubblico con una performance straordinaria prima di svanire nella notte, portando con sé uno spettatore... Due anni dopo American Gods, Shadow va a visitare una vecchia villa scozzese e si trova intrappolato in un gioco pericoloso di mostri e omicidi... In un'Inghilterra vittoriana appena un po' alterata, Sherlock Holmes si trova alle prese con il più inquietante delitto della corona mai registrato dalla storia... Due ragazzini si intrufolano in una festa e incontrano le ragazze dei loro sogni e dei loro incubi... I membri di un esclusivo club epicureo si lamentano perché hanno ingerito qualsiasi cosa gli fosse possibile ingerire, tranne il leggendario, rarissimo ed eccezionalmente pericoloso uccello d'Egitto... Un incalzante succedersi di invenzioni - compresa un'avventura ambientata nel mondo di Matrix - affolla questa raccolta che contiene esattamente il tipo di storie che ci si aspetta da Neil Gaiman: brillanti, originali, fantasiose, capaci di fare un salto dall'horror al gotico, di mettere un piede tra i fantasmi e le paure dell'infanzia. Mescolando mitologia e filosofia antica con l'umorismo più pop, queste storie raccontano mondi dove niente è come sembra e c'è sempre il rischio di inciampare in qualche imprevisto, di imbattersi in una vecchia conoscenza, per poi ritrovarsi a casa, confortati dal riconoscere il più puro Gaiman in ogni pagina.

Recensione

Cose fragili (Fragile Things: Short Fictions and Wonders) non è nulla di nuovo: si tratta di una raccolta di 31 racconti e poesie pubblicata in USA e in UK nel 2006, e che, a fronte del successo di cui Neil Gaiman gode anche in Italia, si è perso troppo tempo per pubblicare. Ciò detto, va aggiunto che si tratta di un'antologia da acquistare per completezza se si è fan dell'autore, o tutt'al più per curiosità - soprattutto perché dell'ultimo racconto è protagonista lo Shadow di American Gods -, poiché quasi nessuno dei racconti o delle poesiole s'imprime nel lettore per originalità o qualità.

Tra questi si distingue Uno studio in smeraldo, che nel 2004 vinse il premio Hugo per miglior racconto, e che riflette l'amore di Gaiman per i crossover letterari: nella breve storia l'universo di Sherlock Holmes incontra quello dei miti di Cthulhu con risultati sorprendenti. Interessante anche Spose proibite degli schiavi senza volto nella casa segreta la notte del desiderio e del terrore, il quale (sempre che riusciate a leggere tutto il titolo senza respirare) è un delizioso esperimento metanarrativo che si rivela solo nelle ultime righe. Da segnalare anche Gli altri, poche inquietanti pagine che si riannodano su se stesse, e Tesori e souvenir, uno dei racconti che più rivelano il talento dell'autore di mantenersi in bilico tra reale e sovrannaturale. L'uccello del sole, anche questo tra i racconti che ho preferito nella raccolta, era già stato incluso in un'altra antologia (del tutto arbitraria) pubblicata da Mondadori nel 2007, Il cimitero senza lapidi e altre storie nere: protagonisti sono i membri di un bizzarro circolo segreto di ricconi, l'Epicurean Club, in cerca dell'ultima creatura al mondo su cui non sono ancora riusciti ad affondare i denti. Fortunatamente merita anche Il sovrano del Glen, in cui - come già detto - ritroviamo Shadow in seguito agli eventi di American Gods, invischiato in una nuova avventura tra l'umano e il divino.
Menzione a parte per Il problema di Susan, racconto che rilegge in nuova chiave il personaggio de Le cronache di Narnia e che nasce dal modo «problematico ed estremamente irritante» con cui, secondo l'autore, i libri si sarebbero sbarazzati di lei. Un simpatico schiaffo in faccia a Lewis per l'erotismo disturbante (non certo nuovo in Gaiman) di cui viene iniettata la sua serie fantasy-catechistica.

Non proprio memorabili, in qualche caso addirittura noiosi nonostante la brevità, gli altri racconti della raccolta; ne cito alcuni: Presiede Ottobre, anche questo già pubblicato nel Cimitero senza lapidi, che vede i dodici mesi dell'anno radunati attorno a un fuoco per raccontarsi storie; Il sentiero dei ricordi, racconto di fantasmi molto vicino al Premio Hugo Il figlio del cimitero; Caffè amaro, in cui un uomo decide di cambiare vita e di appropriarsi dell'identità di un professore di antropologia; I fatti relativi alla scomparsa di Miss Finch, in cui una donna petulante scompare al termine di una visita a un circo molto particolare; Arlecchino a San Valentino, una breve storia macabra sulla nota maschera bergamasca; Golia, una racconto alla Matrix; Come parlare con le ragazze alle feste, anche questo già pubblicato nel Cimitero senza lapidi, che vede due teenager imbucarsi in una festa di ragazze partecipanti a un progetto di interscambio molto particolare.
Molto poco da dire sulle brevi poesie, che in traduzione perdono moltissimo.

Si tratta in definitiva di una raccolta dal valore piuttosto altalenante: alcuni dei racconti sono stati scritti agli esordi dell'autore, altri sono testi messi giù per i cd o i libretti dei tour della cantautrice Tori Amos - amica di Gaiman -, molte poesie sono poco più che appunti scarabocchiati. Alcuni pezzi meritano senz'altro l'acquisto del volume, a patto però di apprezzare molto Neil Gaiman: in caso contrario, potrebbe risultare alquanto deludente.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cose fragili
  • Titolo originale: Fragile Things
  • Autore: Neil Gaiman
  • Traduttore: Bertola S.
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: Settembre 2014
  • ISBN-13: 9788804643548
  • Pagine: 368
  • Formato - Prezzo: Brossura - 17.00 Euro

23 aprile 2014

Meterra - Andrea Cisi


In una Genova misteriosa e tentacolare, dove bande di monelli si dividono tra il borseggio nei vicoli e mirabolanti sfide a biglie, Mimì si appresta a difendere il suo titolo di campionessa a Borgo degli Scontri, l'arena segreta tra i tetti della città vecchia in cui si disputano le competizioni ufficiali. Ma una voce misteriosa e insistente la distrae dalla sfida e l'attira come una calamita fino a un tombino in fondo a un vicolo... Ancora non può saperlo, ma proprio quel tombino cela il varco che, attraverso una scala di nuvole e vento, la porterà su Meterra, il mondo favoloso dal quale la ragazzina non sa di provenire: Mimì infatti è una fatua, figlia di un ladro umano e di una fata diafana che volle farla nascere lontano da Meterra per metterla in salvo... Comincia così lo straordinario viaggio di Mimì, che insieme all'inseparabile criceto Caramello attraversa luoghi incantati abitati da stupefacenti creature, dove un tempo - prima che i malefici zerf portassero la discordia - fra tutte le razze regnava l'equilibrio. Saranno i bleürl, microscopici custodi delle foreste, a svelarle la sua vera identità: la sua natura di fatua è testimoniata dalla rapida trasformazione fisica - gli occhi le si allungano e gli zigomi si alzano, dietro le orecchie le crescono due peduncoli di pelle, recettori capaci di avvertire ogni rumore o pericolo. Ma solo l'incontro con tre streghe la aiuterà a capire la ragione per cui sua madre l'aveva allontanata da Meterra: Mimì può diventare l'ultima trelatrice, la sola in grado di parlare tutte le lingue e di riunire nuovamente le antiche razze riportando a Meterra l'armonia perduta. Ma i Segugi addestrati nel Formicaio, la scuola del perfido rettore Vox, sono già sulle sue tracce.

Recensione

Tutti gli appassionati di fantasy, lettori e scrittori in egual misura, sono in cerca di sprazzi di originalità, scorciatoie che allontanino dai canoni del genere, di quell’elemento atipico e diverso che faccia emergere la propria scrittura da scaffali fitti delle opere di epigoni di J.R.R. Tolkien. Per questo motivo, quando in un’occasione (questa, per chi fosse interessato), mi sono trovata seduta a tavola di fronte ad Andrea Cisi, ignorando che fosse uno scrittore e ignorando che avesse scritto un fantasy, non ho potuto fare altro che concordare con lui quando la conversazione è virata verso l’ormai tradizionale lamento, dall’uscita al cinema del Signore degli Anelli in poi, di chi ama leggere storie fantastiche: c’è modo di leggere (e di scrivere) del fantasy interessante, soprattutto guardando all'Italia? Una volta tornata a casa ho scoperto l’esistenza di Meterra e ho deciso di verificare se la pratica rispecchiasse la teoria, e sono rimasta, per certi versi, piacevolmente sorpresa.

Meterra contiene elementi molto originali che, quando compaiono, rendono la lettura interessante e curiosa. Purtroppo, però, questi elementi non sono sufficienti a riscattare del tutto un arco narrativo che si sviluppa lungo il consueto asse del fantasy epico (high fantasy): un giovane orfano (in questo caso una bambina, Mimì), che si scoprirà discendente di genitori tutt'altro che comuni, intraprende una missione lunga e pericolosa in cui le sue reali capacità verranno portate allo scoperto fino al raggiungimento di uno scopo finale, che avverrà dopo un certo numero di incontri con personaggi che l’aiuteranno e un certo numero di scontri con personaggi che invece cercheranno di ostacolarlo.

Tutta la parte in cui esploriamo in lungo e in largo il mondo di Meterra e conosciamo i popoli che lo abitano sono la parte più cospicua del romanzo e, purtroppo, il vero e proprio anello debole dell'opera. È proprio qui che i punti di vista dei narratori sono meno interessanti e più stereotipati. Per fare un esempio, i due reietti umani che accompagneranno Mimì per una parte del suo cammino, Ballisto Bal ed Egulash, sono privi di spessore tanto quanto lo sono molti maghi e guerrieri che si possono incontrare in una partita di Dungeons & Dragons tra adolescenti.

Ma c’è anche del buono in Meterra e possiamo incontrarlo quando ci imbattiamo nei ragazzi allevati nel Formicaio come provetti assassini, privati di parte della propria identità e in costante competizione tra loro, in attesa che il rettore selezioni tra loro un prescelto per portare a termine un'importante missione. Ancora migliori sono i capitoli in cui l'autore ci conduce per mano in una Genova sotterranea, cupa e affascinante, governata da bande di ragazzi legati alla piccola criminalità che si sfidano organizzando ingegnosi tornei di biglie tra i campioni dei diversi rioni.
Queste sono queste le parti in cui anche la scrittura e i dialoghi prendono più vita e più colore e in cui personaggi secondari per la storia si rivelano in realtà essere più interessanti e sfaccettati della piccola Mimì, che pure sarebbe la protagonista, ma che fatica a imprimersi nella memoria del lettore.

Siamo di fronte a un romanzo che, nei fatti, soffre nel trovarsi a metà tra mondi contrapposti: troppo lungo e complesso per essere un libro per ragazzi, ma troppo leggero e semplice per un lettore adulto; molto originale e fresco nelle parti urban fantasy, lento e consuetudinario nella sua parte più tradizionale e high fantasy.
Una prova decisamente altalenante, che soffre anche del tentativo di voler inserire troppa sostanza all'interno di quella che è, in fondo, una trama semplice e che “spreca” le potenzialità delle due ambientazioni più riuscite (Genova e il Formicaio) che sarebbero bastate a ospitare ciascuna un proprio romanzo e che invece si vedono rubare spazio da Meterra, popolata da razze dai nomi buffi (i diafani, gli zerf, i bleürl eccetera) che confondono il lettore più che conferire meraviglia a un mondo altrimenti molto convenzionale.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Meterra. Il destino di una biglia
  • Autore: Andrea Cisi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Omnibus
  • ISBN-13: 9788804607304
  • Pagine: 563
  • Formato - Prezzo: Ebook - Euro 9,99

22 dicembre 2013

La ragazza di Venezia - Simone Scala

Alissa è una giovane operaia dalla bellezza prorompente che perde il lavoro a causa della crisi economica. Un giorno trova un teschio di cristallo vicino alla sua casa. Questi le dice di essere Zilkor, il dio del lavoro, e le propone una scommessa impossibile: riuscire a trovare un lavoro così fuori dalla norma da farlo passare alla storia, che non sia mai stato svolto prima da una donna. In cambio di gloria, fama e ricchezza. Alissa accetta la scommessa, e si catapulta in una discesa agli inferi fra i lavori più umilianti e in una serie di disavventure che la condurranno a Venezia, dove inizierà tutta un'altra storia...

Recensione

In tempo di crisi si reagisce come si può. C'è chi preferisce raccontare (o raccontarsi), ed è così che negli ultimi tempi proliferano romanzi che affrontano, con dramma o ironia, il tema della crisi economica, del precariato, delle difficoltà del mondo del lavoro. Il racconto, purtroppo, è sempre lo stesso, e c'è poco da fare. Un'alternativa sembra venire da La ragazza di Venezia, che rielabora il tema in una chiave umoristica, surreale e fantastica, che ricorda un po' il grottesco sociale di Pennac e la satira di Stefano Benni, giusto per citare due grandi maestri del genere.

La giovane protagonista del romanzo, Alissa, che l'autore riesce a tratteggiare bene come una ragazza come tante, è una delle svariate vittime della crisi economica. L'incontro con il dio Zilkor cambia la sua vita, con una serie di vicende che traducono letteralmente la grottesca situazione del precariato, con effetti esilaranti. La ricerca del lavoro più strambo e inusuale (più assurdo e improbabile è, più ricco di dettagli realistici viene tratteggiato) occupa tutta la prima parte del romanzo, che offre un buon spaccato della sostanza del romanzo e delle capacità tecniche e stilistiche dell'autore. Lo scrittore se la cava abbastanza bene con l'umorismo, originale e personale (gli incubi di Alissa, che rielaborano le sue esperienze professionali, sono il fiore all'occhiello del romanzo) e anche con l'impostazione della trama fantastica (il teschio di cristallo viene introdotto con il giusto equilibrio di incredulità e adesione al gioco, senza compromettere la tenuta della storia). D'altra parte, l'autore conosce bene le esperienze di Alissa, il contesto generale della crisi finanziaria globale, che spesso fa capolino nei dialoghi tra i personaggi, con una serie di pennellate chiare, semplici ed efficaci. Purtroppo quello che sembrerebbe un notevole punto di forza è anche un punto debole, perché i due elementi tirano il romanzo verso direzioni opposte, privandolo, strattone dopo strattone, di una sua precisa identità.

L'autore, insomma, dovrebbe decidere chiaramente se dare vita a un romanzo umoristico, con un suo  preciso target, o uno più "didattico", che richiederebbe un altro tipo di destinatario. Quello che  sembrerebbe essere il lettore ideale, vittima, anche lui, della crisi, che cerca un compagno di  viaggio in un romanzo come questo, sa destreggiarsi tra spread, bond e btp; pertanto, i passaggi  puramente didascalici risultano pesanti, perché del tutto superflui. E' difficile tenere insieme, in  parole povere, descrizioni manualistiche sulle speculazioni finanziarie, resoconti di vicende  realmente accadute, appena mascherate (come il caso degli operai FIAT licenziati, reintegrati ma costretti a rimanere a casa dall'azienda) e gli incubi di Alissa, con nani giganteschi iperdotati.

Il giro di boa è rappresentato dalla seconda parte, quando il raggiungimento dell'obiettivo porterà  Alissa a una trasformazione inaudita e impensabile, che ha luogo nell'ultima parte. Evitando gli  spoiler, dico solo che si ha una virata esponenziale e iperbolica verso il fantastico più assoluto (e non so cosa sia più incredibile, che in poche pagine Alissa risolva tutti i problemi d'Italia, con un colpo di bacchetta, o che poi si passi a parlare di apocalissi parodiche, nazioni inventate, incontri tra pezzi di pantheon olimpico e cattolico). E' nella terza parte che si raggiunge  l'eccesso, in tutti i sensi: il romanzo viene definitivamente strappato dai diversi filoni, mentre emergono più chiaramente i difetti della scrittura dell'autore, tra cui qualche debolezza del realismo (a cominciare dalla prima parte, in cui Alissa subisce  molestie sul lavoro e poi anche un serio infortunio, senza le dovute conseguenze).

Si arriva alla fine del romanzo con un forte senso di incredulità e divertito scetticismo: il patto  di fiducia tra libro e lettore è venuto meno, e si assiste, divertiti, alle stramberie di una trama  che alla fine fa acqua da tutte le parti. Sono abbastanza dispiaciuto, perché finisce malissimo un  romanzo che era iniziato con ottime premesse. Ciò nonostante ho deciso di attribuire un giudizio  largamente conciliante, per non sprecare gli ottimi intenti dell'autore: un po' di revisione  editoriale (non è mai abbastanza, a quanto pare), un po', soprattutto, di maggiore chiarezza su  quale deve essere l'intento principale del romanzo e, di conseguenza, il suo destinatario, e il  gioco è fatto.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La ragazza di Venezia
  • Autore: Simone Scala
  • Editore: 0111edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: La blu
  • ISBN-13: 9788863076196
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,70 Euro

26 agosto 2013

Ali di tenebra - Mauro Saracino

Angeli e demoni combattono da millenni anche sul nostro piano esistenziale e gli esseri umani svolgono per loro la funzione di pedine preziose. Non possono però essere manipolati direttamente, poiché protetti dal divino libero arbitrio. In questo scenario si muove Mayra, una delle poche persone a conoscenza del segreto a causa di un terribile presagio avuto da adolescente. È una ragazza sola, caparbia e cinica, votata alla caccia di quelle che vengono chiamate “ali bianche”. Al contempo si muove tra le pagine di questa storia Alessio, all’oscuro di tutto e alle prese con la sua drammatica situazione familiare. Il ragazzo, del tutto impreparato a conoscere la realtà, non sa di reggere in mano la bilancia della guerra in atto.

Recensione

Dopo Il gioco della mantide torno a leggere Mauro Saracino, con curiosità per un lavoro che prende una strada diversa rispetto al precedente: noir il primo, fantasy-horror questo Ali di tenebra.

In una Roma contemporanea si aggira Mayra, misteriosa killer di creature soprannaturali al soldo di altrettanto misteriosi datori di lavoro. Suo amico e consigliere è padre Hintz, parroco di un'anonima chiesa romana, che nasconde un passato oscuro.

Parallelamente conosciamo Alessio, alcolizzato e depresso dopo la prematura scomparsa della fidanzata: per salvare il fratello Stefano da un grosso guaio in cui si è cacciato si mette lui stesso in grave pericolo.

Le strade di Mayra e Alessio finiranno per incrociarsi, più tardi e meno intensamente di quanto ci si aspetterebbe, nel bel mezzo di uno scontro tra angeli e demoni (no, niente Dan Brown).

Come già avevo notato nel romanzo precedente, anche in questo caso il testo presenta talvolta frasi contorte e diversi refusi ed errori: sviste che perdoniamo volentieri si affiancano al terribile quanto ahimè sdoganato uso di gli al posto di a lei, o all'abusato quest'ultimo quando l'oggetto in questione è il solo presente. Questi nei non vanno comunque a disturbare eccessivamente la lettura, anche perché in fondo si contano sulle dita di una mano.

La scrittura agile e fresca scorre che è un piacere e insieme alla trama ben costruita tiene il lettore incollato al romanzo. Il gioco dei punti di vista Mayra/Alessio è ben equilibrato, tenendo in sospeso quando serve o prolungando il racconto per evitare inutili suspense.

Fino a poche pagine dalla fine ne ero entusiasta, tanto da trovarmi a leggere in ogni ritaglio di tempo disponibile (e per cena, pizza!) e a fare le ore piccole pur di scoprire come sarebbe finita. Ahimè, devo ammettere che sarebbe stato meglio non rinunciare al sonno per un epilogo simile, che peccato!

Il "collega" austriaco di padre Hintz compare giusto per fare un po' di scena, per poi sparire e ricomparire en passant. Padre Hintz stesso, come anche Alice, promette grandi cose ma lascia a bocca asciutta: è vero che il romanzo riprende personaggi già incontrati nel precedente La casa del demone, ma non trattandosi di un vero e proprio seguito un approfondimento in più avrebbe giovato.

La lotta tra angeli e demoni è data per scontata, anche se nella versione di Saracino i moventi e le modalità sembrano discostarsi dalla tradizione più nota e quindi alcuni passaggi restano incomprensibili e fumosi. Lo scontro finale tra le due fazioni, poi, si risolve in uno stallo, con tanto sangue ma poco senso. Quello che arriviamo a conoscere come ago della bilancia della vicenda, senza che ci venga spiegato perché sia proprio lui tra i milioni di abitanti di Roma (o i miliardi nel mondo intero, se fosse per quello: Roma caput mundi va bene, possiamo anche metterci dentro il Papa e il Vaticano a rigor di logica, ma in concreto non ci vengono forniti elementi per chiarire il perché della scelta). Questo stallo lascia il lettore senza risposte concrete (va bene lasciare parte del gioco all'intuito, ma qui si esagera!), tanto più che di un paio di personaggi chiave non si sa più niente e argomenti accennati come promesse di futuri approfondimenti cadono nel vuoto.

Da un lato sono tentata di leggere La casa del demone, nella speranza di dare una risposta ai miei dubbi, dall'altro ho il sospetto che non servirebbe a molto: sicuramente non mancherò di integrare la mia recensione se e quando lo leggerò. Nel frattempo mi limito a considerare questo "Ali di tenebra" di per sé: gran bella prova fino a un passo dall'epilogo, che purtroppo non convince né soddisfa.

Tre stelle meno meno, come al liceo.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Ali di tenebra
  • Autore: Mauro Saracino
  • Editore: Plesio Editore
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Aurendor
  • ISBN-13: 9788890646225
  • Pagine: 290
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14.00 Euro

15 luglio 2013

L'età sottile - Francesco Dimitri

Quando Gregorio incontra la Magia per prima volta ha quattordici anni, e l’infanzia gli sta scivolando di dosso come l’acqua del mare del piccolo paese del Sud dove va in vacanza. La proposta che gli viene fatta va oltre ogni immaginazione, e l’idea di diventare più potente di qualsiasi mortale sembra decisamente allettante… Se Gregorio accetta, però, dovrà nascondere a chiunque la sua nuova vita; dovrà tacere e mentire alla famiglia e agli amici di un tempo; dovrà abbandonare la sua normalità ed entrare in un mondo dove la parola è azione, e le azioni sono al di sopra di ogni giudizio. Un mondo di cambiamento costante, di pericoli mortali, di tradimento, ma dove l’amicizia è più potente della morte…
Originale, spiazzante, crudo, onirico e realistico al tempo stesso, dal più talentuoso e visionario autore del fantastico italiano un sorprendente romanzo di formazione che ci ricorda che ogni adolescente è mago, perché vuole conservare il potere dell’infanzia e trasportarlo integro nell’età adulta.

Recensione

Francesco Dimitri torna nella "sua" Roma, e lo fa con un libro che ha tutti i requisiti per presentarsi come nuovo capolavoro, forse ancora più di quel suo Pan che l'ha consacrato come nuovo Maestro del fantastico italiano.
Sono stato un po' indeciso sul voto a questo romanzo: se Pan rimane, nella mia esperienza di lettura, abbastanza intoccabile, questo nuovo romanzo pare perfetto sotto tutti i punti di vista, se non fosse per un target che è più prettamente adolescenziale. Non si pensi a un romanzetto per adolescenti o - sia mai! - a una deriva young adult: se è vero che L'età sottile è, per Dimitri, l'adolescenza, il tono del romanzo è sempre elevato, maturo, configurandosi forse più come romanzo destinato a chi adolescente è già stato.
Ciò che rende un capolavoro questo romanzo è il perfetto incastro tra forma e contenuto, tra una struttura narrativa classica, da romanzo di formazione, una padronanza tecnica magistrale e una inventiva e originalità che in Italia ha ben pochi eguali. L'intuizione geniale che sta alla base del romanzo è quella che dà il titolo: l'adolescenza è l'età sottile per eccellenza, un'età in cui, molto più dell'infanzia, l'identità è mutevole, le pareti tra i mondi sottili e fragili, e si è pregni del potere di modellare infinitamente il proprio futuro.
La storia è quella di un anti-Harry Potter, se vogliamo: un ragazzo viene scelto da un presunto mago per diventarne apprendista. Nessuna scuola di magia, né civette né incantesimi luminosi, ma nozioni di Piano Astrale, possessione e controllo mentale, riti sessuali, e soprattutto, sempre in agguato, la morte. Sul versante più prettamente fantastico l'autore riversa la sua vasta conoscenza, rielaborata con ottima creatività, inserendo così il romanzo in quell'universo più ampio, fatto di Carne, Incanto e Sogno, che abbiamo già conosciuto con Pan. Nell'elaborazione dello scenario socio-culturale in cui si muove il protagonista si mescolano invece letteratura fantastica e giochi di ruolo, Neil Gaiman e Buffy la Cacciatrice. A intersecare questi mondi, una Roma meno magica, forse, rispetto a quella di Pan, che è la Roma della vita quotidiana alla quale il protagonista è costretto a rinunciare, perdendo la sua ragazza, allontanandosi dal padre che non conosce altro terreno di contatto, una scuola che non sa essere più scuola di vita. Rilevante il conflitto generazionale, soprattutto nell'ottica dell'impianto formativo del romanzo: Greg, che non vuole diventare quel che è diventato suo padre, simbolicamente e materialmente si ritrova a dover "uccidere" (o tentare di uccidere) figure adulte, che si tratti del padre violento di un amico o del suo stesso Maestro. Ma ci sono molti altri conflitti simili, che non svelo per non rovinare la lettura. Basti questo però a rendere l'idea di un romanzo in cui l'impostazione da bildungsroman combacia felicemente con una struttura narrativa che appare sempre accattivante, tiene incollati alla lettura, e non impedisce la piena espressione delle potenzialità e della creatività dell'autore. Alla fine, a voler cercare una morale, L'età sottile appare una ingegnosa allegoria: crescere è un po' come entrare in una dimensione diversa, in cui puoi decidere se sottometterti alle leggi degli uomini, o cercarne di altri, in cui sei chiamato a compiere scelte audaci e sacrifici. L'età sottile è la magia della crescita e l'avventura più bella si possa mai raccontare.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'età sottile
  • Autore: Francesco Dimitri
  • Editore: Salani
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Narrativa
  • ISBN-13: 9788867152988
  • Pagine: 396
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15.90 Euro

24 giugno 2013

The Ocean At The End Of The Lane (L'oceano in fondo al sentiero) - Neil Gaiman

It began for our narrator forty years ago when the family lodger stole their car and committed suicide in it, stirring up ancient powers best left undisturbed. Dark creatures from beyond the world are on the loose, and it will take everything our narrator has just to stay alive: there is primal horror here, and menace unleashed - within his family and from the forces that have gathered to destroy it.
His only defense is three women, on a farm at the end of the lane. The youngest of them claims that her duckpond is ocean. The oldest can remember the Big Bang.


Recensione

È cosa nota e universalmente riconosciuta che più alte sono le aspettative, maggiore sarà la delusione. Per il libro che volevo.
questo motivo, da quando si cominciò a parlare del "nuovo romanzo per adulti di Neil Gaiman", ho sempre cercato di stare alla larga da possibili informazioni e, in generale, di assumere un atteggiamento di placida e paziente attesa. Malgrado ciò, non sono comunque riuscito a evitare la delusione per un libro che, pur presentandosi come migliore rispetto a certi ultimi lavori di Gaiman, rimane comunque molto sotto i suoi standard; un libro che non è quello che mi aspettavo, ma soprattutto - cosa bruttissima da dire, lo so - non è
Mi si obietterà una sconcertante banalità, ma lo affermo ugualmente: a sentir parlare del "nuovo romanzo per adulti di Neil Gaiman" mi aspettavo, come minimo, un romanzo con adulti per protagonisti. In verità un adulto c'è, ed è il protagonista: ma lasciato il funerale che introduce il prologo, l'uomo ancora senza nome si allontana e trova rifugio in una vecchia casa di campagna dove aveva soggiornato durante l'infanzia. Ecco che il "romanzo per adulti di Neil Gaiman" diventa l'ennesimo romanzo "infantile", che narra le avventure soprannaturali di un bambino di sette anni in un contesto agreste in un non meglio precisato decennio della seconda metà del Novecento. Un'idea di per sé affatto cattiva: il mio pensiero è andato subito a quell'IT di Stephen King che esprime al meglio la capacità di uno scrittore di sfidare se stesso e il lettore esplorando gli sterminati, trasfiguranti e misteriosi campi dell'infanzia, in cui davvero i mostri abitano sotto i letti e i solai pullulano di fantasmi.
Sarebbe stato un romanzo molto godevole, se non fosse apparso, a un lettore aficionado quale il sottoscritto, trito e ritrito. L'incomunicabilità tra il mondo adulto e quello dei bambini, la trasfigurazione allegorica di figure negative (in questo caso, un'odiosa governante) in mostri e creature orride, la solitudine corretta dall'amore per i libri e la lettura, il potere della fantasia e così via: tutti temi tipici di Gaiman, che generalmente riesce sempre a mescolare in maniera nuova. Non in questo caso. Questo romanzo sembra davvero la stanca ripetizione di trame e personaggi già visti, una sorta di Coraline più agreste. Paragone azzeccato, perché rende l'idea della delusione: Coraline era un romanzo per bambini, ma leggibile dagli adulti, The Ocean At The End Of The Lane l'esatto opposto.
A salvare questo romanzo, che, lo specifico chiaramente, non può che apparire godibilissimo per un nuovo lettore di Gaiman, è una scrittura che mi è sembrata più matura, nello stile e nella costruzione della trama (non conosce, ad esempio, i plot-hole del suo più recente Il figlio del cimitero). Considerato che il romanzo doveva essere inizialmente un racconto, scritto per la moglie Amanda, e che malgrado la brevità non si percepisca la sua diversa origine, si può concludere che Gaiman sia riuscito a padroneggiare in maniera magistrale anche la forma del romanzo, nella quale personalmente mi è sembrato tentennare un po', probabilmente perché fin troppo avvezzo alla forma del racconto e della novella (grafica o meno). Da aggiungere una serie di chicche, lasciate qua e là da Gaiman come indizi per il suo lettore di vecchia data: al lettore di Sandman, per esempio, le tre figure femminili della famiglia Hempstock non possono non richiamare l'onirica Triade delle Moire.
Da Gaiman mi aspettavo di più, in sintesi. Da scrittore di romanzi per bambini che terrorizzano gli adulti minaccia di trasformarsi in scrittore di romanzi per adulti che fanno sbadigliare pure i bambini. Ma voglio essere indulgente. Diciamo allora che è impegnato giorno e notte a scrivere l'attesissimo seguito di American Gods, e che per il momento è di questo che possiamo accontentarci.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: The Ocean at the End of the Lane
  • Autore: Neil Gaiman
  • Editore: Harper Collins
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9780062272348
  • Pagine: 181
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,69 Euro

22 giugno 2013

Il Ritornante - Lorenzo Manara

"La speranza di vita di un uomo, da queste parti, è circa cinquant'anni. La mia è di tredici giorni esatti. Il marchio con cui sono stato maledetto si dissolve rapidamente e la sua scomparsa significa morte. C'è un solo modo per mantenerlo integro e riavviare il conto alla rovescia: uccidere. Potrei andare avanti così per l'eternità... Immortale? No, sono solo un ritornante."




Recensione

Il prologo di questa storia ha inizio ai primi del '600 con Giovanni dalle Bande Nere e il suo mentore, Jacopo Salviati, che, durante una battuta di caccia al cinghiale, vengono gravemente feriti. Sarebbero sicuramente morti se, raggiunto un convento, non fossero stati sanati dal potere sovrannaturale che si sprigiona da uno strano cubo. Si trasformano così in "ritornanti".
A distanza di secoli -così si presume in mancanza di una spiegazione da parte dell'autore-, possiamo immaginare che gli avvenimenti che seguono l'antefatto si svolgano in una Toscana di un mondo parallelo, e precisamente in una città industriale simile alla Londra del diciottesimo secolo, ma tecnicamente più avanzata (ci sono mitragliatrici Gatling, macchine fotografiche ed automobili). Oltre ad essere coperta da una densa cappa di smog dovuta alle ciminiere dell'industria siderurgica in funzione, la città è caratterizzata da quartieri degradati, miseria e operai sfruttati. In questo contesto si fronteggiano bande di criminali senza alcun controllo da parte delle autorità con cui sono spesso conniventi.
Protagonista di questa storia è Nero de' Medici, sedicente giornalista, che si trova immischiato in una guerra fra bande. Preso prigioniero, è costretto a percorrere i vecchi sotterranei del convento distrutto in cui il suo avo Giovanni era stato risuscitato in grazia dei "cubi". Nei sotterranei vivono esseri mostruosi che si nutrono di carne umana. Durante uno scontro fra questi mostri e tre bande in conflitto fra loro, Nero viene ferito a morte ma, a contatto con un "cubo", risuscita diventando un "ritornante". Accanto al protagonista si muovono personaggi minori quali il suo migliore amico, Ettore Dandy, che -come si evince dal cognome- è sempre particolarmente elegante; Arianna, la ragazza innamorata di Nero, e un folto gruppo di "cattivi". Avventure rocambolesche e colpi di scena si susseguono senza soluzione di continuità, ma questo libro, primo di una serie, si arresta quando il nostro protagonista torna nei sotterranei per trovare il modo di ridiventare una persona normale e coronare il sogno d'amore con Arianna. Forse è per la repentina fine di questo primo libro che permangono alcune perplessità, specialmente in relazione ai mostri. La& loro comparsa è da collegare ai "ritornanti", ma non sono chiare le modalità ed i tempi di formazione. In un caso essi emergono dal vomito di un uomo il cui braccio, tranciato poco prima, si riforma a contatto con il "cubo", ma quando Nero de' Medici diventa ritornante, le creature mostruose non si formano.

Il romanzo, indubbiamente originale (l'autore è anche al lavoro su una trasposizione a fumetti), è indirizzato a un pubblico adolescenziale senza troppe pretese linguistiche e logiche, ma desideroso di immergersi in un avvincente libro di avventure.
Prima dell'autopubblicazione l'autore avrebbe dovuto provvedere a fare un buon editing. Diverse frasi sono involute ancorché comprensibili (come ad esempio: "ondeggiava i glutei consapevole dello sguardo che attraeva a sé con il corpo"), altre ermetiche ("il sangue pompava così fortemente nelle vene da costringere ad afferrarsi il collo per evitare che quel potente flusso ematico implodesse da un momento all'altro"), altre frasi sono concettualmente errate ("fino a che la vecchiaia non lo avesse colto nel sonno", il che dimostra, se ce ne fosse bisogno, che l'autore è molto giovane e non si è ancora accorto che la vecchiaia non coglie nessuno nel sonno, ma è graduale come la calvizie). Si notano poi diversi errori grammaticali (piccole stradine, piccoli passettini, eccetera) e tempi verbali errati, avendo l'autore una vera idiosincrasia verso i trapassati prossimi cui antepone i passati remoti.
Dialoghi e frasi altisonanti sono più confacenti al fumetto che a una narrazione e, come ogni fumettista che si rispetti, l'autore è bravo nelle descrizioni, dimostrando una capacità rara in un giovane esordiente. Molti dei paragoni espressi sarebbe stato meglio tralasciarli perché, oltre ad essere talvolta discutibili, appesantiscono il racconto. Molto buona l'idea di trasformare in "ritornante" proprio Giovanni dalle Bande Nere, vista l'aggressività sempre dimostrata in vita dal giovane condottiero della famiglia de' Medici, macchiatosi di diversi omicidi e osannato da Machiavelli. Ancorare la saga a fatti storici documentati rende inoltre il racconto meno astratto.
Gli errori linguistici influiscono notevolmente sul giudizio del romanzo, ma auguro all'autore la stessa fortuna del suo quasi omonimo Milo Manara nel campo del fumetto.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Ritornante
  • Autore: Lorenzo Manara
  • Editore: Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ASIN: B00D1AEW5A
  • Pagine: 379
  • Formato - Prezzo: Ebook Kindle -  0.99 €

26 novembre 2012

Shadowhunters (Trilogia originale) - Cassandra Clare

La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore.

Recensione

Shadowhunters è una saga urban-fantasy ad opera della scrittrice americana Cassandra Clare, della quale al momento sono stati pubblicati cinque romanzi (il sesto e ultimo è previsto per il 2014). In questa recensione ci occuperemo dei primi tre libri: Città di ossa, Città di cenere e Città di vetro, che costituiscono la trilogia originale e virtualmente autoconclusiva, sebbene l'autrice abbia poi deciso di dare un seguito alle avventure dei suoi protagonisti.

Al centro della vicenda è la quindicenne Clary, ragazzina newyorkese all'apparenza del tutto normale, il cui mondo verrà sconvolto dopo aver assistito all'uccisione di un giovane da parte di un gruppo di teenagers, durante una serata in discoteca con il migliore amico Simon. Non solo Clary sembra essere l'unica in grado di vedere le persone coinvolte nell'omicidio ma si trova costretta a rivedere le proprie opinioni dopo aver appreso che la vittima non è un teenager qualunque ma un demone sotto mentite spoglie e il presunto assassino, Jace, è in realtà un Cacciatore di demoni (lo Shadowhunter del titolo), metà umano e metà angelo la cui missione è appunto proteggere la terra dalle entità demoniache che la infestano. La ragazzina si troverà coinvolta suo malgrado in questa realtà parallela fatta di vampiri, licantropi, fate quando sua madre verrà misteriosamente rapita e lei stessa scoprirà di non essere affatto l'essere umano "normale" che credeva di essere; una catena di segreti risalenti a prima ancora della sua nascita viene all'improvviso svelata e Clary dovrà fare i conti con diverse verità sgradevoli.

La prima cosa evidente già a metà del primo romanzo di questa trilogia è che Cassandra Clare ha letto attentamente Harry Potter e le è piaciuto così tanto che ne ha riversato quanto più possibile nella sua opera (lettori più informati di me mi hanno in effetti segnalato che la scrittrice ha un passato di autrice di fanfiction basate sulla saga del maghetto). Sebbene infatti l'ambientazione urban-fantasy sia quanto di più lontano possibile dalle confortevoli atmosfere da collegio inglese alle quali Hogwarts ci ha abituato, non è difficile osservare parecchie similitudini fra le due saghe, a partire dai due personaggi principali, Clary e Jace. Entrambi orfani (la madre di Clary è assente per il 90% del racconto), entrambi in qualche modo predestinati, segnati dal fato prima ancora che nascessero e quindi speciali anche fra gli Shadowhunters, Clary scopre che per quindici anni le era stato nascosto di possedere poteri "magici" mentre Jace apprende di possedere un legame con il maligno più intimo di quanto non volesse (vi ricordate l'ambiguo e indissolubile legame tra Harry e Voldemort?). Parlando di maligno è quasi impossibile distinguere il cattivo Valentine dall'oramai celeberrimo Colui-che-non-deve-essere-nominato: ambedue potentissimi e al tempo stesso affascinanti affabulatori, ambedue creduti morti da tempo in realtà solo provvisoriamente scomparsi, ambedue a capo di un Circolo di fanatici che desiderano assicurare la "purezza" della loro specie eliminando o assoggettando le creature inferiori. Non parliamo poi del fatto che la famiglia Lightwood che accoglie Jace come un figlio ricorda tanto i Weasley mentre i giovani Alec e Isabelle fanno i Ron ed Hermione della situazione. La Clare si ispira alla Rowling anche nel messaggio chiave della trilogia che sottolinea l'importanza del rispetto del diverso e spinge alla collaborazione e all'unità fra le varie specie.

Le similitudini riguardano però solo il contenuto e non toccano la forma: l'autrice americana non possiede certo le capacità narrative della sua collega inglese, il suo stile è molto più semplice e ripetitivo e i suoi personaggi sono decisamente più prevedibili e monocordi, l'approfondimento psicologico è praticamente nullo tanto che non si nota alcuna forma di evoluzione caratteriale nel progredire della saga. Clary è la classica eroina intraprendente e coraggiosa, Jace è il solito bello e tormentato (sebbene abbia il pregio di possedere una buona dose di sarcasmo che riversa a piene mani in tutte le sue conversazioni, rendendo più che apprezzabile la sua presenza in scena), Alec il fedele compagno timido che vive all'ombra dell'amico, Isabelle una novella Catwoman che combatte in tubini sexy e tacchi a spillo. Spezza la monotonia la figura del mago Magnus Bane, brillante, originale e fuori dagli schemi: l'unico difetto che gli si può trovare è che non si vede mai abbastanza; al contrario, la palma d'oro del personaggio più inutile va a Simon, l'amico nerd di Clary che l'autrice si affanna a cacciare a forza nella trama solo perché egli garantisce l'indispensabile terzo vertice del triangolo amoroso, che costituisce il fulcro sentimentale del racconto. Su questo triangolo sentimentale non voglio nemmeno sprecare troppe parole: capisco che ci si rivolga a un pubblico adolescente, ma proprio per questo non si dovrebbe utilizzare un po' di cautela nel suggerire che è normale incontrare l'amore eterno a quindici anni? E non sarebbe saggio, per una volta, far sì che la protagonista non scelga il bello e dannato a scatola chiusa? Perché nella vita reale, solitamente, dietro la maschera del bello e dannato non si nasconde un'anima pura che aspetta di essere salvata dal nostro amore, ma esattamente l'egocentrico narcisista che la maschera faceva presagire.

Ciò detto, devo però esprimere il mio apprezzamento per la naturalezza con cui la scrittrice ha inserito una relazione omosessuale tra due dei personaggi principali, trattandola peraltro come una qualunque storia d'amore adolescenziale senza troppi stereotipi, cosa vista raramente nelle le varie saghe per teenagers che imperversano ultimamente.

Tornando alla trama, uno dei motivi per cui la Rowling è riuscita a prolungare la sua storia per sette romanzi è che non ha spiattellato tutti i suoi segreti alla prima occasione: la saga di HP trabocca di misteri e verità non dette mentre in Shadowhunters tutti sembrano avere una gran voglia di parlare, raccontare, spiegare, diffondere notizie; come ho sentito dire ad un altro lettore, sembra che l'autrice sia perennemente cosciente del fatto che qualcuno sta leggendo ciò che scrive e quindi si senta in obbligo di esemplificare e spiegare a dismisura. Questo è particolarmente evidente, e fastidioso, nelle sequenze conclusive di tutti e tre i romanzi, nelle quali tradizionalmente si colloca la resa dei conti col cattivo, resa dei conti che si protrae per pagine e pagine tra colloqui ripetitivi e ridondanti, tanto che mi sono spesso ritrovata a pensare: "Ma allora, muori o no?!?". Per assurdo quest'"ansia esplicativa" non si estende alla creazione della realtà fantastica in cui è ambientato il racconto; al contrario la Clare si dimostra la classica autrice di fantasy che non si degna di definire delle regole che governino il mondo da lei creato, per cui è virtualmente tutto possibile. Ad esempio non è ben chiaro cosa questi Shadowhunter (ma anche le altre creature sovrannaturali) possano o non possano fare, semplicemente l'autrice tira fuori dal cappello una nuova abilità all'occorrenza, così come non è ben chiaro da dove arrivino, come vivano, com'è possibile che vivano a stretto contatto con gli umani ma siano del tutto all'oscuro degli aspetti essenziali dello stile di vita "babbano".

Altro spiacevole difetto, a mio parere, è l'incapacità di mantenere una forma narrativa unica per tutta la durata del romanzo. La vicenda infatti è per la maggior parte dei capitoli raccontata da un narratore in terza persona che segue esclusivamente il punto di vista di Clary. Tuttavia la Clare inserisce di punto in bianco sequenze più o meno brevi in cui il punto di vista diventa quello di un altro personaggio, in modo del tutto casuale e senza alcun criterio.

Il pregio maggiore dell'autrice da questo punto di vista è quello di possedere uno stile incalzante, in grado di far dimenticare incongruità e semplicismi e di catturare comunque l'attenzione del lettore fino all'ultima pagina, fornendo un piacevole intrattenimento. Per quanto sia evidente quindi il livello non eccelso, per una lettura di svago consiglierei molto più volentieri questi Shadowhunters rispetto ai famigerati Twilight o Marked.

Se poi i racconti della Clare dovessero particolarmente conquistarvi vi segnalo due cose: la prima è che è in corso di lavorazione il film tratto da Città di ossa, uscita prevista nel 2013, per il quale potete visitare il sito ufficiale qui. La seconda è che la scrittrice ha deciso di arricchire la saga con un prequel ed un sequel entrambi composti da 3 libri ciascuno (eh sì, oramai la trilogia è diventato il formato base in cui ogni oggetto scritto viene prodotto), per cui di seguito vi riporto tutti i libri del mondo Shadowhuters.


Shadowhunters - Le origini (prequel, The Infernal Devices series):
  • L'angelo (Clockwork Angel, Mondadori 2011, 474 pag.)
  • Il principe (Clockworck Prince, Mondadori 2012, 495 pag.)
  • Clockwork Princess (pubblicazione prevista negli Stati Uniti il 19 Marzo 2013)

Shadowhunters (The Mortal Instruments series):
  • Città di ossa (City of Bones, Mondadori 2004, 524 pag.)
  • Città di cenere (City of Ashes, Mondadori 2008, 467 pag.)
  • Città di vetro (City of Glass, Mondadori 2009, 570 pag.)
  • Città degli angeli caduti (City of Fallen Angels, Mondadori 2011, 577 pag.)
  • Città delle anime perdute (City of Lost Souls, Mondadori 2012, 392 pag.)
  • City of Heavenly Fire (pubblicazione prevista negli Stati Uniti per il  Marzo 2014)

Shadowhuters - The Dark Artifices (sequel):
  • Lady Midnight (pubblicazione prevista negli Stati Uniti per 2014)
  • Gli altri due romanzi della trilogia sono ancora senza titolo

Giudizio:

+3stelle+

5 settembre 2012

Sleeping in flame - Jonathan Carroll

Walker Easterling is a retired actor turned successful screenwriter living in the Vienna of strong coffee, fascinating friends, and mysterious cafes. When he falls in love with Maris York, a beautiful artist who creates cities, his life becomes alive in fantastic and unsettling ways. As Walker's love for Maris grows, his life gets more and more bizarre-he discovers he can see things happening just before they happen, and at the same time feels an incredibly strong tug from his past-so a friend steers him to Venasque, an odd little man reputed to be a powerful shaman. Venasque helps Walker discover and unravel his many interconnected past lives, and it is soon clear that an unresolved conflict from these past lives has resurfaced, and now threatens to undo Walker and Maris's love.At once lyrical, frightening, funny, and sexy, Sleeping in Flame is a spellbinding tale where reality and fantasy merge in astonishing convolutions of magic and suspense. It confirms that Jonathan Carroll is one of the very few novelists who-by constantly surprising us-give us an entirely new perspective on our world. It is no wonder that he is generally considered to be the most original and provocative novelist of his generation.

Recensione

E' davvero un peccato che in Italia si sia rinunciato a pubblicare Jonathan Carroll, un autore che meriterebbe un successo al pari di Neil Gaiman, Stephen King e persino Haruki Murakami, fosse solo per la comunanza di temi e per le influenze reciproche (magari non proprio lo scrittore giapponese, ma i primi sicuramente).

Sleeping in flame è il secondo episodio del Sestetto delle preghiere esaudite: un romanzo surreale ricco di tutti i temi tipici dell'autore. La vita del protagonista, un attore reinventatosi sceneggiatore, riceve una scossa dopo aver incontrato un'affascinante e stravagante artista - l'amore, passionale e improvviso, che ne deriva, apre nella sua vita nuovi, inimmaginabili e spesso terrificanti orizzonti. Mentre la realtà comincia lentamente a sgretolarsi, stranezza dopo stranezza, il protagonista affronta un viaggio alla (ri)scoperta di sé, che sorprendentemente si riallaccia alla tradizione favolistica dei Grimm, in una progressiva virata verso il fantastico che scomoda persino il racconto di Tremotino.

Di più non dico perché i romanzi di Carroll vanno assaporati e scoperti poco a poco. Mi sbilancio più tranquillamente, invece, sulle tematiche affrontate e sui topos dell'autore: un salvifico secondo matrimonio che ripara i danni di un divorzio sofferto, il conflittuale rapporto padre-figlio, il fantasioso e stravagante mondo degli sceneggiatori, artisti e scrittori (personaggi che ricorrono in tutti i sei romanzi del ciclo), immancabilmente arricchito di tinte horror, ma soprattutto, il potere delle storie narrate e scritte - il potere (letteralmente!) di modificare la realtà. Questi sono tutti elementi costanti nell'opera di Carroll, che subisce influenze e a sua volta ispira quegli autori di cui sopra; soprattutto l'idea che la scrittura abbia davvero qualcosa di magico e di potente (espressa a chiare lettere nel romanzo d'esordio di Carroll, Il paese delle pazze risate), rende molto evidenti le analogie con un autore come Gaiman.

Ciò che trovo esclusivo di Carroll, ed è davvero uno dei suoi pregi assoluti, è l'attenzione rivolta alla tradizione mittleuropea, qui certamente incarnata nelle storie raccolte dai fratelli Grimm, nonché nell'ambientazione austriaca e tedesca del romanzo (altra costante carrolliana). Da questo, come molti altri romanzi, trasuda l'amore per le storie e per i luoghi ad esse legati. Tutte le storie sono correlate tra loro, e così è anche per le storie di Carroll: letta una, non puoi fare a meno di leggere tutte le altre.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Sleeping In Flame
  • Autore: Jonathan Carroll
  • Editore: Orb Books
  • Data di Pubblicazione: 2004
  • ISBN-13: 9780765311863
  • Pagine: 304
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,74 Euro

12 aprile 2012

Tanit. La bambina nera - Lara Manni

Italia, 2008. In un paese dove inizia a colpire la grande crisi economica, fa la sua comparsa Axieros, l'oscura dea che ha tramato affinché mondi separati venissero in contatto. Cerca una donna umana piena di rabbia e odio, che possa partorire sua figlia Tanit, la bambina nera destinata a essere fatale per il genere umano. Sul cammino di morte che Axieros sta disegnando si incontreranno due demoni: Hyoutsuki, in cerca del suo destino, e Yobai, in cerca della vendetta. Ma sulla stessa strada cammina anche Ivy, che ha il potere di far diventare reale ciò che disegna e che rappresenta un pericolo per tutti: per la dea, per i demoni, per una coppia misteriosa che ha il compito di riequilibrare i due mondi. Solo Ivy può compiere la scelta definitiva: ma a un prezzo che forse non è disposta a pagare.

Recensione

Nota: essendo Tanit logicamente e cronologicamente successivo a Esbat e Sopdet, risulta impossibile parlarne senza spoilerare sui primi due volumi della saga.


2008, Italia. La dea Axieros, che fin dall’inizio aveva ordito il contatto tra due mondi che non avrebbero dovuto mai toccarsi, è riuscita nel suo intento: costringere Yobai a fecondarla perché possa trasferire la propria creatura nel mondo umano. Tanit, la bambina nera, sarà colei che metterà fine al mondo degli uomini in modo che l’epoca degli youkai possa non aver mai termine.

Yobai, profondamente debilitato, approfitta dell’ultimo gesto d’amore di Ivy (“Dimentica.”) per manovrare ancora una volta Hyoutsuki e dirigerlo nel mondo umano per mettere fine alla vita della ragazza, l’unica che potrebbe ancora fermare la dea e l’infernale bambina che ha trapiantato nel corpo di una donna piena d'odio. Ivy, a sua volta, si è imposta di non interferire più nella vita del demone che ha amato e che tuttora ama, e sta tentando di recuperare una parvenza di esistenza normale convivendo con Max nella casa che era appartenuta a sua madre. Qualcosa sta cambiando in lei, qualcosa di troppo grande da affrontare.

E poi c’è lei, Nadia. Sangue di youkai le scorre nelle vene, e l’incontro con Brizio, molti anni fa, le ha posto una terribile responsabilità sulle spalle: ha infatti accettato il compito dei Grigori, i Guardiani, che da secoli vigilano affinché i due mondi non si tocchino tramite l’opera di umani particolarmente dotati. Qualche nome su tutti: Lovecraft, Poe, Stephen King. Tolkien. E la Sensei, ovviamente. E adesso c’è anche Ivy. Il momento di agire è finalmente giunto: non c’è più uno spiraglio, a collegare le due dimensioni, ma un portale che si sta per spalancare.

Mentre la follia si diffonde per le strade di Roma, annebbiate da una polvere nera che porta la firma di Tanit, Hyoutsuki affronta nuovamente il rituale dell’Esbat. La scelta, per l'ultima volta, ricadrà sulla giovane Ivy.


Lara Manni, con questo volume, conclude la sua trilogia nata da una fanfiction su Inuyasha. Lontanissime sono ormai le connessioni con il manga di Rumiko Takahashi: l’autrice ha trovato una sua strada autonoma che l’ha portata a esplorare a fondo i territori dell’urban fantasy. Nel mondo di Tanit si aggirano divinità e demoni, anticristi, e ibridi mescolati alla gente ordinaria che si sono votati alla salvaguardia del nostro mondo.

Tanit riprende e approfondisce il sasso scagliato da Esbat: la profonda connessione tra la creazione artistica e un ipotetico universo ‘altro’, tema non nuovo in letteratura e ripreso, per citare un nome, anche da Stephen King nel suo Duma Key (o nella saga della Torre Nera). Proprio Stephen King viene citato da Brizio, insieme a molti nomi noti, tra coloro che riescono ad aprire spiragli tra una realtà e l’altra, artisti nati con il Dono di raccontare ciò che accade nell’altrove. Lara Manni scrive con sapienza ed entusiasmo di un argomento che solletica da sempre tutti gli appassionati di letteratura fantastica, coinvolgendo la mitologia ellenica e cartaginese: Axieros sarebbe infatti una divinità del culto di Samotracia che corrisponderebbe grossomodo a Demetra, la dea della fertilità, mentre la dea Tanit deteneva un ruolo fondamentale nel pantheon cartaginese, essendo una delle consorti di Baal e legata anch'essa alla fertilità, oltre che alla guerra.

Riducendo il numero di personaggi principali e il respiro del romanzo, l’autrice riesce a creare nuovamente una buona caratterizzazione psicologica di tutti loro, descrivendo le scene con un buon ritmo narrativo che non costringe, com’era accaduto a me in Sopdet, a tornare indietro per comprendere dinamiche narrate in modo troppo frettoloso. Il salto di qualità che Lara Manni aveva tentato (in modo non troppo riuscito) con il secondo volume viene raggiunto pienamente nel terzo, soprattutto grazie alla riduzione dei richiami pretestuosi a problematiche sociologiche-storiche-economiche che mi erano sembrati realmente forzati.

In definitiva, un’ottima conclusione a quello che, nonostante il secondo volume un po’ sottotono, rimane un gran bel trittico consigliato a tutti gli appassionati del fantastico e soprattutto ai consueti detrattori della narrativa italiana.


La trilogia è composta da:

  • Esbat (Feltrinelli, 2009)
  • Sopdet (Fazi, 2011)
  • Tanit (Fazi, 2012)

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Tanit. La bambina nera
  • Autore: Lara Manni
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Lain
  • ISBN-13: 9788876251139
  • Pagine: 382
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 16,00 Euro

24 marzo 2012

Buona Apocalisse a tutti! - Terry Pratchett e Neil Gaiman

Sulla base delle Profezie di Agnes Nutter, Strega (messe per iscritto nel 1655 prima che Agnes facesse saltare in aria tutto il villaggio riunito per godersi il suo rogo), il mondo finirà di sabato. Sabato prossimo, per essere proprio precisi. È per questo motivo che le temibili armate del Bene e del Male si stanno ammassando, che i Quattro Motociclisti dell'Apocalisse stanno scaldando i loro poderosissimi motori e sono pronti a lanciarsi per strada, e che gli ultimi due scopritori di streghe si preparano a combattere la battaglia finale, armati di istruzioni clamorosamente antiquate e di innocue spillette. Atlantide sta emergendo, piovono rane dal cielo. Gli animi si surriscaldano... Bene bene. Tutto sembra proprio andare secondo il Piano Divino. Non fosse che un angelo un filo pignolo (ma giusto un filo, per carità) e un demone che apprezza la bella vita - ciascuno dei quali ha passato tra i mortali sulla Terra parecchi millenni e si è, come dire?, affezionato a usi e costumi umani - non fanno esattamente salti di gioia davanti alla prospettiva dell'incombente catastrofe cosmica. E allora, se quei due (Crowley e Azraphel) vogliono che quanto profetizzato non si compia, devono mettersi al lavoro subito per scovare e uccidere l'Anticristo (mica una bella cosa, visto che è un ragazzino simpaticissimo). Ma c'è un piccolo problema: sembra proprio che qualcuno lo abbia scambiato con qualcun altro...

Recensione

Alcuni tra coloro che si proclamavano satanisti riuscivano a mettere in imbarazzo Crowley. Non tanto per le loro azioni, ma perché addossavano la colpa di tutto all’Inferno. Se ne uscivano con idee disgustose che nessun demone avrebbe mai concepito in un migliaio di anni, vigliaccherie oscure, insensate, che solo una mente umana nel pieno possesso delle sue funzioni può escogitare, per poi proclamare: «È stato il Demonio a guidarmi» conquistando così le simpatie della corte, quando invece è assai raro che il Demonio costringa chicchessia a fare qualcosa. Certi esseri umani sono duri di comprendonio. L’Inferno non è una riserva di cattiveria, pensava Crowley, né il Paradiso è una sorgente di bontà; sono solo due fazioni opposte nella grande partita a scacchi dell’universo. Il fatto è che la vera grazia e la vera cattiveria albergano nella mente degli uomini.

L’Apocalisse è vicina: alla clinica di Lower Tadfield, gestita dall’Ordine delle suore (sataniste) Chiacchierone, è appena nato l’Anticristo. Un bellissimo bimbetto dai boccoli dorati che, per un malaugurato doppio scambio, non viene affidato al diplomatico americano Dowling ma ai coniugi Young. Inutilmente Crowley e Azraphel, diavolo e angelo amici da una (lunga) vita e legati da un muto accordo di non belligeranza, si affannano a seguire per undici anni la crescita del piccolo Warlock: a pochissimi giorni dall’Armageddon appare chiaro che il bambino è quello sbagliato.
Cielo e Inferno, già pronti per lo scontro finale che avrà come capro espiatorio la Terra, eruttano fuoco e fiamme (sì, entrambi) minacciando i loro emissari di terribili conseguenze se non troveranno il bambino giusto; le profezie di Agnes Nutter, conservate dalla sua discendente Anatema, sembrano aver previsto con estrema esattezza tutto ciò che accadrà, e starà a lei e alla recluta cacciastreghe Newton Pulsifer trovare un modo per fermare la fine del mondo.
Frattanto Guerra, Carestia, Inquinamento (Pestilenza è andato in pensione nel '36, dopo la scoperta della penicillina) e naturalmente Morte – inutile dire che si tratta della versione personificata ben conosciuta da tutti i fan di Pratchett – stanno per riunirsi; il continente di Atlantide è riemerso, piovono rane e pesci, piccoli alieni verdi portano messaggi di pace, fanno capolino monaci tibetani da buchi sull’asfalto: insomma, l’Armageddon è vicino, e cadrà precisamente di sabato.

Dimenticavo: ricordate di non lasciare mai a lungo una musicassetta nel vano portaoggetti dell’auto. A meno che non amiate i Queen.


Good Omens (questo il titolo originale, che riprende la nota serie di film Omen) è l’unione del genio di due autori britannici straordinari. In sé Pratchett e Gaiman non hanno stili né tematiche simili: Pratchett è dotato di un tipo di humour molto britannico, ama i giochi di parole e la parodia dei luoghi comuni; Gaiman, anche quando scrive per l’infanzia, è molto più duro e adulto, più gotico e sfuggente. Eppure i due scrittori si incastrano alla perfezione: di Pratchett c’è tutto il gusto del paradosso, della battuta pronta e della consueta ironia sulla fine del mondo (che nei suoi libri, a causa di errori commessi dai protagonisti, si sfiora molto spesso); di Gaiman c’è la sottile ambiguità dei personaggi più vividi, Azraphel e Crowley – l’angelo e il diavolo. Laddove infatti i personaggi di Pratchett mancano di contraddizioni, quelli di Gaiman, ottimamente caratterizzati, sono quasi sempre in bilico sul crine di cavallo che separa il Bene dal Male.

Come ho spesso avuto modo di affermare, uno dei limiti dell’autore della saga del Mondo Disco è l’affastellare un numero incredibile di personaggi e situazioni cui poi non consegue un finale soddisfacente che riesca a riannodare tutti i fili della narrazione. Grazie forse alla mano di Gaiman, questa volta il finale è godibilissimo e per nulla caotico, e corona alla perfezione un romanzo distensivo ed esilarante che non manca di far riflettere. Assolutamente consigliato a tutti, sempreché la Mondadori si decida a rimetterlo in commercio.

Pollice verso, invece, per l’edizione - per l’appunto, fuori catalogo da un bel pezzo senza alcun apparente motivo- , piena di refusi e che, a giudicare dagli Annotated Pratchett Files (annotazioni raccolte da competentissimi lettori su tutte le citazioni riscontrabili nei libri di Pratchett), causa la perdita di molti giochi di parole.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Buona Apocalisse a tutti!
  • Titolo originale: Good Omens
  • Autore: Terry Pratchett, Neil Gaiman
  • Traduttore: Fusari L.
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Strade Blu. Fiction
  • ISBN-13: 9788804544623
  • Pagine: 381
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,00 Euro (attualmente fuori catalogo)
 

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