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21 novembre 2017

The Professor 5: Troll - Marzano, Corbetta, D'Antonio

Il nostro protagonista Benjamin Love alias The Professor dopo il sole della calda Napoli si avventura nelle acque delle Isole Orcadi alla ricerca della verità che si cela dietro il naufragio del "Prometheus". Verità inconfessate e tanto mistero bastano a mescolare le carte in tavola, presentando così al lettore una storia originale e inaspettata.





Recensione

Con il volume numero 5, Troll , The Professor riconferma la sua originalità e la sua capacità di elaborare storie totalmente nuove sfruttando elementi reali e già esistenti: protagonisti di questo volume sono le vicende di un Troll molto famoso nel mondo della letteratura inglese grazie all’abile penna di Mary Shelley e l’ingegno arguto e curioso di un ancora poco noto Bram Stoker, alle prese con i suoi primi racconti – tant’è che nelle ultime pagine si fa riferimento a Van Helsing, il celebre antagonista del conte Dracula che, non a caso, nel 1958 viene interpretato da Peter Cushing. Al centro della storia, un terribile naufragio di una nave dal nome tutt’altro che comune, il Prometheus – così come il primo vascello terrestre capace di viaggi interstellari in Stargate (1994) oppure come la nave spaziale tratta dalla serie Alien – che porta con sé un grande segreto. Il disastro nel Mare del Nord attira il nostro amato Professore che, in compagnia del celebre Stoker – estremamente curioso e affascinato dalla misteriosa tragedia consumatasi improvvisamente e senza lasciare alcuna traccia utile alla ricostruzione dell’accaduto – parte alla volta delle Isole Orcadi.

La storia si rivelerà essere più intricata di quello che sembra e non mancheranno i colpi di scena, il mistero si infittisce a mano a mano che il lettore procede con la lettura ed ecco che ci sentiamo anche noi al fianco del buon Benjamin Love ad indagare per scoprire la verità.

Anche in questo numero, il tratto si rivela estremamente importante e di alta carica espressiva, incidendo moltissimo sulla resa della storia infatti consente di caricare di enfasi il contenuto narrativo.

L’intera vicenda consente al lettore di riflettere sul concetto di umanità e sull’importanza della parola data, le promesse hanno il potere di legare destini completamente diversi in modo così saldo da far sì che neanche il tempo possa scolorire o attenuare l’intensità della loro forza.

Troll lascia spazio a temi come la famiglia, l’amore, il rapporto padre-figlio e consente anche di rompere gli schemi con i luoghi comuni del tempo sulla donna grazie ad una intraprendente figura femminile che scendendo dal cielo, letteralmente, assume una valenza profetica e rivoluzionaria.

Ottima prova ancora, questa volta per Marzano, Corbetta e D’Antonio che continuano a tenere alta la fiamma di The Professor. Una rivoluzione nel campo del fumetto italiano, una scelta coraggiosa ma anche originale. Quello che apprezzo di più di questa testata è la capacità di ri-inventare e di ri-elaborare storie e personaggi già esistenti intrecciandole con le vicende fittizie di Benjamin Love. Ancora una volta un successo che riconferma l’alto livello del fumetto.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 5: Troll
  • Autore: Giancarlo Marzano (testi),Paolo D'Antonio (disegni) e Andrea Corbetta (copertina)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: luglio 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 4 × 20 cm - 4,00 Euro

25 agosto 2017

The Last Mortal Bond (Chronicle of the Unhewn Throne, III) - Brian Staveley

The climactic third and final novel in the Chronicle of the Unhewn Throne
The trilogy that began with
The Emperor's Blades and continued in The Providence of Fire reaches its epic conclusion, as war engulfs the Annurian Empire.
The ancient csestriim are back to finish their purge of humanity; armies march against the capital; leaches, solitary beings who draw power from the natural world to fuel their extraordinary abilities, maneuver on all sides to affect the outcome of the war; and capricious gods walk the earth in human guise with agendas of their own.
But the three imperial siblings at the heart of it all--Valyn, Adare, and Kaden--come to understand that even if they survive the holocaust unleashed on their world, there may be no reconciling their conflicting visions of the future.

Recensione

Nel 2016 si è conclusa la pubblicazione in lingua originale della trilogia The Unhewn Throne (Cronache del Trono Incompiuto), di cui è prevista una serie di stand-alone (il primo, Skullsworn, è uscito pochi mesi fa). Le spade dell'imperatore, il primo romanzo della serie, era stato pubblicato in Italia nel 2014 da Gargoyle Books, che, dopo un lungo iato editoriale, ha recentemente ripreso le pubblicazioni senza tuttavia alcun accenno a voler riprendere in mano i vecchi progetti, ragion per cui l'unico modo per poter leggere questa trilogia attualmente è di recuperarla in lingua originale. E ne vale assolutamente la pena.

La conclusione di The Providence of Fire, precedente volume della serie, vedeva i tre fratelli irrimediabilmente divisi e trasformati in nemici dagli avvenimenti che hanno portato alla quasi disgregazione dell'impero: Kaden è tornato alla capitale e ha intenzione di fare del regno una semirepubblica guidata da un Concilio. Adare, convinta che la chiave per contrastare l'avanzata dei selvaggi di Lungo Pugno, dediti al massacro e ai sacrifici umani, sia il comandante Ran il Tornja, si allea con il csestriim a dispetto della sua pericolosa e inumana natura. Valyn, sopravvissuto al tentativo congiunto di Adare e Ran il Tornja di ucciderlo, ha perso la vista, e il gesto della sorella, sangue del suo sangue, lo ha trasformato in una creatura piegata dalla sete di vendetta.
Lungo Pugno, in realtà, sembra scomparso da tempo: alla testa degli Urghul si è messo l'ex kettral Balendin, probabilmente il leech più pericoloso di tutti i tempi, in quanto trae il suo potere dalle emozioni. Il corpo dei kettral, d'altronde, l'unico che potrebbe rovesciare le sorti della guerra, non esiste più: tocca a Gwenna e a quel che resta dell'Ala di Valyn recarsi sulle isole Qirin per salvare il salvabile.

Il punto di forza della serie risiede probabilmente nell'ottima caratterizzazione dei personaggi principali: i tre fratelli Kaden, Adare e Valyn, cresciuti lontani e destinati dal padre a ruoli ben definiti e compatti tra loro, evolvono in adulti diffidenti e spezzati da prove a cui non erano stati preparati. Le verità parziali che apprendono lungo il cammino maturano in loro visioni inconciliabili; così Kaden, il cui percorso è stato spirituale, vede il pericolo nella sua globalità: la fine del mondo per com'è conosciuto, davanti alla quale la millenaria pretesa al trono della sua famiglia passa in secondo piano; Adare, educata alla politica, vede una guerra come un'altra e, consapevole dei sacrifici che le guerre richiedono, è costretta ad allearsi con l'assassino di suo padre, una creatura immortale e pericolosa che l'ha ingannata e che ha generato in lei un erede, e che l'ha spinta a uccidere un fratello e a muovere guerra all'altro; Valyn, da sempre addestrato al combattimento nell'ottica di dover un giorno proteggere i fratelli, si ritrova quasi ucciso da uno di loro, e il destino lo porta a cavalcare insieme ai barbari che tanto deprecava e quasi ad abbracciare la loro religione del dolore, l'unico linguaggio che ormai comprende.

In definitiva, l'immenso The Last Mortal Bond (quasi 700 pagine) conclude magistralmente una serie fantasy purtroppo abortita in Italia che, data la qualità della scrittura dell'autore, le convincenti soluzioni dell'intreccio, gli inaspettati plot twist e l'originalità dell'ambientazione, che alle consuete creature sovrannaturali sostituisce divinità e semidivinità che minacciano le sorti del mondo, meriterebbe più attenzione e considerazione.


I libri della serie Chronicle of the Unhewn Throne:
- Le spade dell'imperatore, (Gargoyle Books, 2014)
- The Providence of Fire (Tor Books, 2015)
- The Last Mortal Bond (Tor Books, 2016)

Altre opere ambientate nello stesso universo:
- Skullsworn (Tor Books, 2017)

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Last Mortal Bond
  • Autore: Brian Staveley
  • Editore: Tor Books
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 978-0765336453
  • Pagine: 672
  • Formato - Prezzo: Paperback - $ 17.99

4 agosto 2017

The Professor 4: Sirena - Martigli, De Carlo, Corbetta, Giorgiani

Benjamin riceve l'invito dal suo vecchio amico Raimondo Conte del Balzo per passare qualche giorno di relax in Italia. Il conte è anche colui che ha regalato al nostro professore Furio, il suo inseparabile cane di razza Mastiff. Un viaggio però che cessa rapidamente di essere solo "di piacere" e che vedrà il nostro professore alle prese con un nuovo mistero a metà tra realtà e mitologia.

Recensione

Con il quarto numero di The Professor, Sirena, ci avviciniamo alla conclusione della prima stagione del fumetto, fissata con l’uscita del sesto numero a settembre, Polvere. Il mio è diventato ormai un appuntamento fisso, sin dal primo numero avevo intravisto un potenziale notevole e devo riconoscere che volume dopo volume, il fumetto si migliora sempre di più non lasciando nulla al caso.

Una caratteristica di The Professor sulla quale nel corso delle recensioni ai volumi precedenti non mi sono ancora soffermata, è il continuo cambiamento di location, ogni numero riserva un diverso sfondo geografico e, inevitabilmente, sociale e culturale. Questa volta il nostro amato Professor Love raggiunge la nostra bella Italia, precisamente Napoli, in compagnia del suo fido Furio in seguito ad un invito di villeggiatura ricevuto da parte di un vecchio amico, Raimondo Conte del Balzo.

La storia è più intricata rispetto alle precedenti e in alcuni punti sembra quasi sfiorare delle punte mitologiche con la citazione grafica – grandissimo omaggio all’Odissea di Omero – del buon Benjamin legato ad un albero maestro attorniato da avvenenti fanciulle e a tratti quasi surreale con i riferimenti all’Inferno di Alighieri – confermati da scelte grafiche notevoli e dalla citazione esplicita “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”, messa in bocca indistintamente a ricchi e poveri come per renderla ancora più veritiera e per rafforzare l’idea secondo la quale la morte davanti al denaro non fa distinzione.

Una donna misteriosa, che ricorda un po’ la Elena di Troia, accende gli spiriti di Benjamin coinvolgendolo in un mistero che pagina dopo pagina si infittisce rapidamente e in compagnia di una figura incappucciata, sono quasi un semi deus ex machina perché portano il Professor Love sulla giusta via da seguire per risolvere la vicenda. Il palazzo abbandonato eredità di famiglia per il Conte, è l’immancabile luogo del terrore che cela nelle sue profondità segreti importanti e sconvolgenti ma la vera rivelazione di questo albo è il buon Furio che con la sua lealtà darà un grande apporto al Professore, evitando il peggio. A fare da cornice alla storia è una maledizione ed anche una vicenda del passato che impedisce al presente di scorrere placidamente: riuscirà il nostro Professore a ritrovare la bella dama che appare e scompare e a risolvere il mistero celato nella stirpe del suo amico?

La bellezza di questo numero oltre che nei disegni, ancora una volta bellissimi – come non citare la differenza di tratto tra la realtà e il sogno/visione – sta nei testi: oltre all’uso impeccabile del dialetto napoletano sia da parte della popolazione del luogo che da parte di Benjamin in simpatica risposta alle affermazioni dei cittadini – cosa che ci fa un po’ sorridere se ripensiamo alla patria inglese del Professor Love – è la scelta di raccontare la coralità di un popolo, che partecipa attivamente alla vicenda e che sin dall’inizio cerca di aiutare Benjamin dandogli delle dritte, che rende vincente e diversa la storia.

Tornando ai disegni, ci tengo ad aggiungere che come sempre, questi aiutano a conferire una grande veridicità alla storia che raccontano, i dettagli sono i punti forti – come la vecchia chiaroveggente rappresentata rugosa e con pochi denti.

Una vicenda originale e che sfiora la dimensione della metafisica come sempre, tenendo il lettore incollato alle pagine. Una prova ancora una volta molto buona che mette in luce un tema su tutti: quello della vendetta e del rancore ma anche della lealtà e dell’affetto sincero – forse anche un po’ di amore non manca se pensiamo a come il nostro Professor Love perda facilmente la testa davanti a belle donzelle!

Appuntamento rinnovato con il numero 5, Troll.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 4: Sirena
  • Autore: Carlo A. Martigli e Giulia Carla De Carlo (testi), Germano Giordani (disegni) e Andrea Corbetta (copertina)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: aprile 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 × 20 cm - 3,50 Euro

28 luglio 2017

The Professor 3: Follia - Astori, Corbetta, Innocenti

Una serie di persone altolocate commette sanguinosi delitti, causati da un'improvvisa quanto inspiegabile follia omicida. O forse si tratta di qualcosa di più arcano? Toccherà a The Professor indagare, ma stavolta non sarà solo. Al suo fianco troveremo Lady Emma Blackman, giovane e bella quanto scettica psichiatra, direttrice dell'antico manicomio di Bethlem, più noto come Bedlam. E non è tutto, perchè il tetro edificio ospita un misterioso personaggio che siamo certi tutti voi conoscerete...Ma sarà davvero lui? A voi scoprirlo.


Recensione

Continua la nostra rassegna su The Professor, il nuovo coraggioso fumetto edito da Erredi Grafiche Editoriali che sta a poco a poco occupando la scena editoriale italiana riscuotendo numerosi consensi. Anche il terzo numero, Follia, rende giustizia ai numeri precedenti – di cui trovate le recensioni qui per il primo numero e qua per il secondo – raccontando una storia interessante che va a toccare un tema caldo ed estremamente attuale: il dibattito tra la Scienza e l’Esoterismo.
Questa volta la storia ritorna nelle terre inglesi dove si consumano atroci e sanguinosi delitti per mano di ricchi e aristocratici mentre sullo sfondo, un illusionista approdato in città per fare spettacoli, fa discutere l’opinione pubblica. Il Professor Love viene convocato dalle autorità per le sue conoscenze sull’esoterismo in quanto sembra che gli assassini, reagiscano violentemente alla vista di simboli particolari, ben noti al nostro Benjamin, come se fossero sotto incantesimo.

Se da una parte però abbiamo il mondo della superstizione e dell’occulto che sostiene di trovare nel simbolismo una giustificazione e la risoluzione della misteriosa "febbre rossa" , la controparte non è da meno con le teorie scientifiche della dottoressa Lady Emma Blackman, psichiatra del manicomio di Bethlem che cerca di motivare i raptus omicida rifacendosi alle teorie sulla grande ipnosi del neurologo francese, Charcot.
A fare da collante tra indagini e il mondo aristocratico è l’esistenza di un circolo privato, l’HellFire Club, l’ennesima gatta da pelare per Benjamin e la sua occasionale compagna di intrighi Emma.

Il fumetto anche in questo terzo albo, così come nei precedenti, non manca di fare omaggio a grandi personaggi e studiosi del tempo grazie ad un citazionismo, a volte letterale come nel caso del medico tedesco Mesmer o del già citato Charcot, a volte invece non solo letterale ma anche grafico come accade per il fanatico che impersona il grandissimo Edgar Allan Poe, colui che ruba la scena a Benjamin per diventare protagonista assoluto dell’intero albo.
Edgar in compagnia del suo fidato corvo nero, appare e scompare rilasciando di volta in volta perle preziose per la risoluzione del caso attraverso riferimenti alle “sue” opere: chiama Emma col nome di Berenice – la protagonista dell’omonimo racconto affetta da stati di catalessi e trance – poi appella Benjamin come Mr.Valdemar – protagonista del racconto La verità sul caso di Mr. Valdemar dedicato al tema del mesmerismo – ed infine, in riferimento ad una ferita, una piaga che si dilata e che finisce per distruggere ogni cosa, cita La caduta della casa degli Usher

Mentre la guardavo, la crepa si allargò rapidamente, l'aria turbinava impazzita [...] il mio cervello vacillò mentre vedevo le possenti mura spalancarsi. Sentii un lungo tumultuante rumore simile al frastuono di mille acque e il profondo stagno nero ai miei piedi si chiuse, cupo e silenzioso, su quello che restava della casa degli Usher
Un finale inaspettato, l’apice del climax che si raggiunge nelle ultime pagine dell’albo, i riferimenti a grandi personaggi della storia contemporanea e ad un grande scrittore come Poe non fanno altro che confermare la coerenza strutturale nonché narrativa di The Professor.

Come ho già accennato nelle precedenti recensioni, il fumetto si coltiva su un terreno culturale estremamente notevole e produttivo che consente lo sbocciare di storie intriganti, divertenti e allo stesso tempo di grande spessore.

Una nota di plauso anche questa volta viene riservata ai disegni, le tavole rendono in immagine la dimensione perturbante che aleggia nella storia con prospettive impossibili e visioni dall’alto che esaltano il livello di inquietudine dei protagonisti e al tempo stesso, dei lettori.

Un fumetto a tutto tondo che riconferma, con successo, l’esordio brillante e soprattutto inizia a costruirsi la propria personalità viziando il lettore e prospettando per ogni albo, riferimenti a temi e a personaggi illustri e famosi. Ottima prova insomma anche con Follia, un successo in ascesa che si conferma di numero in numero!


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 3: Follia
  • Autore: Cristiana Astori (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Riccardo Innocenti (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Febbraio 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro

21 luglio 2017

The Professor 2: Revenant - Marzano, Corbetta, Mobili

La seconda avventura di Benjamin si svolge fuori dai confini londinesi per approdare in Normandia, nella piccola cittadina di Giverny. La cittadina è sconvolta da una serie di inquietanti avvenimenti: il cimitero è stato profanato, e alcuni cittadini sostengono di aver visto alcuni morti vagare nella notte per poi sparire. Una storia a cavallo tra “ritornanti”, stregoneria, magia, voodoo ed esoterismo, nella quale Benjamin rimarrà suo malgrado invischiato. Riuscirà a trovare una soluzione a questi strani accadimenti o sarà travolto da questi terribili e strani eventi? Lo saprete solo leggendo.

Recensione

Dopo un primo numero dall’esordio scoppiettante – di cui abbiamo parlato qui, per chi se lo fosse perso – il secondo albo di The Professor, Revenant, conferma pienamente le aspettative.

Se nel primo volume, Golem, la narrazione sembrava subire una brusca accelerazione nel finale, portando così ad una conclusione eccessivamente tempestiva, in Revenant tutto scorre alla perfezione: la storia raccontata ha un arco narrativo che ritrova un adeguato frazionamento temporale per l'inizio, lo svolgimento e la fine. Questa volta il Professor Love si ritrova ad indagare su una presunta nuova epidemia improvvisa che restituisce i morti sotto forma di vaganti o meglio dire, in accordo con il titolo, redivivi.

Una caratteristica di The Professor, che a mio parere rappresenta un punto di forza notevole del fumetto, è il sottofondo culturale che accompagna e soprattutto arricchisce le singole storie raccontate, elevando la narrazione ad un livello superiore. Se nel primo albo non erano mancate le citazioni a grandi autori e a grandi personaggi contemporanei dell'epoca, lo stesso succede per Revenant: Benjamin Love risponde alla richiesta di aiuto di un amico che non è affatto una persona qualsiasi, si tratta infatti di Claude Monet, il celebre pittore dell’Impressionismo francese.

Il tratteggio della storia di Revenant si intreccia coerentemente con le vicende personali del pittore – rappresentato qui con la sua seconda moglie ed i figli – egli “assume” Benjamin come impresario improvvisato per gestire la vendita di una sua opera ad un personaggio della nobiltà di Giverny, il marchese D'Hauteville, tutt’altro che estraneo al misterioso morbo che fa rivivere i morti. Sarà proprio l’ingegno del nostro Professore a risolvere il problema e a scoprire la verità, legata a delle pratiche haitiane di riti voodoo. Una storia insomma ricca di elementi eterogenei tra loro come esoterismo, stregoneria, arte e mistero ma soprattutto una storia che offre spunti di riflessione su un tema molto caldo per la seconda metà dell’Ottocento, la schiavitù e la visione piramidale della società.

La Rivoluzione Francese aveva portato una ventata di aria fresca in una Francia governata dalla monarchia assoluta dell’Ancien Regime, le nuove leggi avevano definitivamente abolito la schiavitù e la segregazione razziale degli ebrei ma come traspare dalle pagine di The Professor, tra i nobili signorotti l’evoluzione e l’accettazione del cambiamento che riduceva la loro supremazia sociale, era solo una mera apparenza: il Marchese D’Hauteville è il simbolo di una aristocrazia che fatica ad accettare le restrizioni sociali, la perdita dei diritti feudali e del loro potere indiscusso. La citazione a Gobineau non è casuale in quanto è proprio lui che in qualità di conte, diplomatico e filosofo fomentò il pensiero razzista contemporaneo di metà Ottocento con la pubblicazione del Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane dove viene utilizzato il termine razza ariana per riferirsi ai bianchi – superiori rispetto ai "neri" e ai "gialli", destinati a detta sua alle attività commerciali per via della poca capacità intellettiva. Benjamin Love dall’alto della sua cultura contrasta le idee del marchese e si erige così a simbolo del progresso non solo storico, ma soprattutto sociale, giudicando inammissibili simili teorie.

Non possiamo dunque non riconoscere al fumetto uno spessore culturale notevole ed estremamente importante e rilevante così come si può non sottolineare oltretutto la chicca finale di Revenant che nell’ultima pagina fa un grande omaggio al già citato Claude Monet con il quadro della serie Mucchi di Fieno, nello specifico Covoni, fine dell’estate offerto in dono a Benjamin come ringraziamento, dipinto realmente a Giverny, in Normandia dove la storia di Revenant è ambientata.

Quattro stelle confermate anche questa volta, il disegno ancora si distingue per la semplicità ma allo stesso tempo per la cura del tratto – che segue in alcune tavole delle linee prospettiche meravigliose – e la storia nonostante riproponga l’universo dei morti viventi riesce ad essere originale anche grazie alla scelta di non usare mai il termine zombie – se non per un accenno nelle ultime pagine, interrotto prima ancora di finire la parola credo volutamente per dare risalto ancor di più alla faccenda. Tanti complimenti dunque a questo nuovo prodotto che credo darà a noi lettori tante soddisfazioni anche nei numeri successivi.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 2: Revenant
  • Autore: Giancarlo Marzano (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Francesco Mobili (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Dicembre 2016
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro

14 luglio 2017

The Professor 1: Golem - Martigli, Corbetta, D'Antonio

Nei vicoli oscuri della Londra vittoriana giacciono straziate le vittime di una forza gigantesca, dissanguate secondo un rituale che le collega all’antica leggenda del Golem. Il professor Benjamin Love, indagando sulle misteriose morti con l’aiuto di una studentessa dotata di poteri paranormali, viene a conoscenza del proprio atroce passato. In un drammatico colloquio, il rabbino, suo tutore, gli svela chi uccise i genitori, causandogli da bambino la menomazione alla mano sinistra, e quale destino gli riservino le antiche scritture, lasciando però molti lati oscuri. Saranno gli accadimenti a svelare a The Professor di chi potersi fidare in un continuo ribaltamento di ruoli ai confini tra fantascienza e stregoneria, e quali gli strumenti a sua disposizione per impedire ulteriori omicidi e sconfiggere il male. Fedeli alleati in questa lotta senza confini, il suo cane mastiff e una speciale mano. La trama si consuma in un’atmosfera gotica con ambientazioni realistiche cui si affiancano ricostruzioni di fantasia, personaggi leggendari e moderni mostri, con colloqui serrati, ricorrenti flashback e un’incursione nello steampunk.

Recensione

Nello scenario editoriale spunta un nuovo piccolo prodigio, The Professor, una serie a fumetti con cadenza bimestrale e numeri autoconclusivi edita da Erredi Grafiche Editoriali. Una scommessa coraggiosa vinta con un debutto molto interessante della prima uscita: Golem.

Il fumetto, ambientato nell’epoca vittoriana, ha per protagonista, come dice il titolo stesso, il professor Benjamin Love che si ritroverà sin dal primo numero a combattere contro creature mostruose e demoni del suo passato: rimasto orfano a causa dell’assassinio dei suoi genitori Benjamin, salvato da un rabbino e affidato ad una nuova famiglia, cova dentro di sé una forza straordinaria ed un’arguzia spiccata per la risoluzione di misteri.

Direttamente coinvolto nella vicenda per via dei suoi legami con l’ebraismo, il professor Love, in compagnia del suo fedele compagno a quattro zampe Furio, dà filo da torcere ai suoi nemici – in questo primo albo assassini spietati pronti a tutto in nome della resurrezione di un misterioso Golem, dietro il quale si cela una vicenda a metà tra il biblico e il fantastico.

La decisione di recensire i singoli numeri di The Professor nasce da una forte curiosità mossa anche dalle critiche sparse per il web, c’è chi parla di un tratto rudimentale, chi invece critica la storia in sé o anche chi trova una grande affinità con l’Indagatore dell’incubo Bonelliano: in realtà, da assidua lettrice di fumetti, non mi ritrovo affatto in linea con queste affermazioni; per prima cosa i disegni sono curatissimi e originali – tanto è che alcune tavole spiccano rispetto ad altre per bellezza – oltretutto il tratto è estremamente coerente con le atmosfere e il contesto storico in cui la vicenda è ambientata, la Londra di fine 800 a metà tra luci ed ombre che dietro una facciata luminosa, nasconde invece il marcio di una economia brutale – fatta di sfruttamento minorile e prostituzione – e di una società malsana e corrotta: apparire e non essere questa è la virtù borghese e il fine giustifica sempre i mezzi per i politici del tempo anche se la città è spaccata tra l’estrema povertà o l’ostentazione del lusso – basta ricordare i romanzi di Charles Dickens o i primi scritti di Edgar Allan Poe a riguardo.

La storia è molto originale e criptica al punto giusto, unica pecca forse un’accelerata nel finale che brucia un po’ la conclusione ma nonostante ciò il primo numero è un ottimo biglietto da visita per il fumetto che si distingue anche per le numerose citazioni a grandi autori come Lewis Carroll o a personaggi dell’epoca come Sherlock Holmes.

Altra originalità sta nell’ispirazione principale del personaggio di The Professor, Benjamin Love altro non è che un omaggio a Peter Cushing, che per chi non lo conoscesse è il volto cinematografico di Abraham Van Helsing, del barone Frankenstein e di Sherlock Holmes a partire dagli anni 50’.

“Per le mura di Gerico” è un intercalare senza impegno che caratterizza il professor Love e gli regala riconoscibilità, sebbene tutti noi ben conosciamo “Giuda Ballerino” non capisco perché per alcuni si attivi inevitabilmente una connessione tra i due personaggi: siamo a Londra in entrambi casi ma c'è molta differenza, infatti le variabili in gioco sono numerose e soprattutto in un modo o nell’altro un personaggio dovrà pur parlare, dire la sua e costruirsi a poco a poco una personalità propria! Benjamin Love cerca di farsi conoscere raccontandosi ai lettori e mostrando non solo la sua forza ma anche la sua fragilità. Come i mostri che combatte anche lui ha delle particolarità che lo rendono unico: la sua mano, persa nell’infanzia e poi la presenza di armi speciali che lo accompagnano nell’avventura.

La metafisica si mescola alla perfezione in una storia che consente al personaggio di uscire a poco a poco dal suo guscio e di imporsi sulla scena. Un primo numero dunque in cui si respira un forte entusiasmo dell’ideatore Andrea Corbetta e dei suoi collaboratori, un’ottima partenza che spero, riservi per il futuro altrettanti albi interessanti.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 1: Golem
  • Autore: Carlo A. Martigli (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Paolo D'Antonio (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Ottobre 2016
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro

16 maggio 2017

Allontanarsi - Elizabeth Jane Howard

È il 1945 e la guerra è finita. Il momento tanto atteso e sognato dai Cazalet per anni è finalmente arrivato. Eppure, l’eccitazione di fronte alla notizia che le armi sono state deposte è ormai sopita, e l’Inghilterra è ancora paralizzata nella morsa della privazione. Mentre l’impero si disgrega, a Home Place i Cazalet si apprestano a trascorrere quello che ha tutto il sapore dell’ultimo Natale insieme: il sapore malinconico del tempo che passa. I bambini sono ormai cresciuti, le ragazze si sono fatte donne, e gli adulti cominciano a invecchiare. La lunga convivenza forzata è finita e la libertà obbliga a prendere delle decisioni: dovrebbe essere un momento felice, ma la guerra ha lasciato una ferita profonda, e ricominciare non è facile. Il futuro è incerto e una patina triste ammanta le giornate. Per ognuno è giunto il momento di prendere la propria strada, e inevitabilmente ciò porterà i membri della famiglia ad allontanarsi l’uno dall’altro. In questo riassetto difficoltoso, gli amori faticano più di tutti: le coppie che erano state divise dalla guerra stanno lottando per rimettere insieme i pezzi, mentre per quelle che la guerra aveva tenuto insieme forse è ora di ammettere il proprio fallimento. Ma nelle ultime pagine comincia a soffiare un vento nuovo: ce ne accorgeremo nel finale a sorpresa, che riaccenderà la speranza…

Recensione

Il quarto romanzo della saga dei Cazalet ha il malinconico sapore che prendono gli eventi quando si avviano alla loro conclusione.​
La guerra è infatti finita e molti dei nodi accumularsi negli anni precedenti vengono finalmente al pettine. La spensieratezza de "Gli anni della leggerezza" , che già era andata scemando nei romanzi successivi, è ormai un ricordo lontano: Clary, Polly e Louise hanno fatto il loro ingresso definitivo nell'età adulta mentre per i rispettivi genitori è giunto il momento di scegliere che impronta dare alla seconda parte della propria esistenza.

Con il termine del conflitto si conclude infatti anche il periodo di convivenza forzata nella casa di famiglia e i quattro fratelli Cazalet, a cui la guerra aveva concesso un periodo di sospensione del giudizio devono decidere cosa fare dei loro matrimoni e delle loro relazioni.
Se i romanzi precedenti non avevano fatto nulla per nascondere lo scetticismo di Elizabeth Jane Howard verso il matrimonio, è in quest'ultimo romanzo che l'autrice svela senza riserve le ipocrisie, le incomprensioni e i pregiudizi che spesso formano la base dell'istituzione più antica della nostra società.
L'amore non solo finisce, sembra volerci dire la scrittrice, ma spesso non è mai stato nemmeno sul piatto, confuso in un marasma di attrazione fisica e aspettative sociali da cui sono soprattutto le donne ad essere travolte per il loro ruolo subalterno da cui stanno iniziando a emergere proprio in questi anni.
Colpisce dritti al cuore la frase della povera Villy che, scoperta la famiglia segreta del marito, si ritrova ad ammettere di essersi sobbarcata i sacrifici e le spiacevolezze di 26 anni di matrimonio per potersi godere serenamente la vecchiaia da "donna sposata" e ora si ritrova a sentirsi una nullità, una persona senza senso.

La prospettiva non è del tutto negativa, per fortuna: l'autrice punta soprattutto sulle giovani generazioni per presentare un nuovo ideale di donna più indipendente e libero dal moralismo vittoriano che ancora attanaglia l'Inghilterra e alle più giovani riserva la speranza dell'affermazione della propria personalità al di là del matrimonio e come conseguenza, anche la felicità di un amore sincero.

La moltitudine dei personaggi permette alla Howard di affrontare molteplici temi - o lo stesso tema da molteplici angolature - con successo e convinzione ;il rischio di ripetitività rispetto alle opere precedenti è scongiurato dalla scelta di dare maggior spazio a personaggi secondari quali Archie, Raymond e Cristopher, dalla cui voce veniamo messi al corrente dei progressi dei membri principali del clan Cazalet.

Tuttavia a volte l'autrice eccede nel riassumere gli eventi narrati nelle opere precedenti e allunga eccessivamente alcune sezioni - l'ultimo capitolo dedicato ad Archie, ad esempio, è inutilmente prolisso e ripetitivo - segno, forse, che un po' della spinta creativa che aveva animato la saga è andata scemando.
Al di là di questi difetti minori, il giudizio finale rimane comunque ottimo e il piacere nel lasciarsi avvolgere dalla disavventure dei Cazalet invariato. Elizabeth Jane Howard si conferma un'autrice arguta e perspicace, capace di cogliere ogni sfumatura dell'animo umano e di tradurle in un racconto affascinante, fatto per essere amato da un pubblico molto vasto, pertanto la malinconia di cui parlavamo all'inizio dell'articolo è soprattutto quella di noi lettori che percepiamo figure amate e familiari allontanarsi definitivamente da noi. Il bello dei libri, però, è che si possono rileggere per colmare la nostalgia, e la saga dei Cazalet è senza dubbio un'ottima candidata alla rilettura.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Allontanarsi
  • Titolo originale: Casting Off
  • Autore: Elizabeth Jane Howard
  • Traduttore: Manuela Francescon
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 20 apruile 2017
  • Collana: Le strade
  • ISBN-13: 9788893251365
  • Pagine: 699
  • Formato - Prezzo: brossura - Euro 20

2 febbraio 2017

L'angelo di neve - Ragnar Jónasson

Siglufjörður, cittadina di pescatori nel punto più a nord dell’Islanda, accessibile dal resto del paese solo attraverso un vecchio tunnel, è soffocata dalla morsa dell’inverno. La temperatura è ben al di sotto dello zero, il vento scuote le tegole, e la neve che cade incessante da giorni la fa sembrare un luogo incantato dove tutto può succedere. Finché qualcosa di inaspettato succede davvero. Una giovane donna viene ritrovata in un giardino priva di sensi, in una pozza di sangue. Un vecchio scrittore muore nel teatro locale in seguito a una caduta. Ari Þór, ex studente di teologia diventato poliziotto quasi per caso, si immerge nell’indagine malvolentieri, stretto tra la nostalgia della fidanzata rimasta a Reykjavík e la diffidenza di una comunità che fa fatica ad accoglierlo. In un clima di tensione claustrofobico, dovrà imparare a farsi largo tra l’attenzione morbosa della stampa e i segreti dei residenti, a convivere con le bufere sferzanti e a trovare la strada della verità in un buio senza fine.

Recensione

L'angelo di neve è il primo della serie di romanzi gialli Dark Iceland che ha per protagonista il giovane poliziotto Ari Þór.
Esiste in realtà un precedente romanzo della serie, Fölsk nóta, che però non è mai stato tradotto dal Finlandese e questo spiega perché il capitolo iniziale de L'angelo di neve ha un sapore prettamente introduttivo e vede il protagonista fare una breve presentazione di sé e dei propri trascorsi.

Ari Þór è un ex-studente di teologia, afflitto da patologica insicurezza esistenziale che lo porta a iscriversi all'accademia di polizia più per soddisfare il proprio desiderio di trovare un posto preciso nel mondo che per reale vocazione.
Una scelta istintiva e repentina lo porterà a lasciare l'ordinata vita di Reykjavík e a trasferirsi a Siglufjörður, isolato paesino di pescatori nell'estremo nord dell'Islanda, dove le nevicate invernali possono generare una condizione di isolamento difficilmente immaginabile per chi come noi non sa nulla della vita in questi luoghi remoti.

Quanto vi affezionerete ad Ari Þór dipende un po' dal vostro istinto materno, che di solita porta a guardare con divertita comprensione i giovanotti benintenzionati ma con le idee poco chiare, una certa tendenza all'autocommiserazione e una discreta mancanza di tatto. Io vi confesso che inizialmente un po' di pazienza l'ho persa di fronte alle continue lamentele verso la "crudele" fidanzata che ha avuto l'ardire di non apprezzare la decisione improvvisa - e presa senza averla minimamente consultata - di trasferirsi dalla parte opposta del paese.
Col proseguire della storia, tuttavia, il ragazzo dimostra intuito, testardaggine e coraggio che, unite alla sua intrinseca ingenuità, lo rendono una figura maschile realistica e credibile, per il quale ci si ritrova facilmente a parteggiare.

Il giallo si sviluppa senza fretta, in un crescendo di tensione, alimentata dall'atmosfera claustrofobica di Siglufjörður, tagliato fuori dal mondo dopo una tempesta di neve. Uno scenario classico ma dei più gustosi, quello della "camera chiusa", in questo caso un piccolo villaggio di cui impariamo presto a conoscere gli abitanti principali, ognuno con un passato ricco di mistero.
L'impianto tradizionale è ravvivato dalla scelta dell'autore di muoversi su tre piani temporali distinti: la premessa, in cui facciamo conoscenza del misterioso "angelo della neve", il presente che segue giorno per giorno la vita di Ari Þór e i flashback narrati dal punto di vista di una delle vittime; quale vittima, lo scopriremo solo nelle ultime pagine di questo giallo emozionante che con estrema abilità confonde il lettore pur non nascondendogli nulla.

Ragnar Jónasson si dimostra narratore esperto e raffinato, superiore, a mio parere, ad altri colleghi nord europei di fama ben più consolidata.
Se siete patiti di questo genere di letteratura avrete forse imparato a abituarvi allo stile pragmatico e scarno che caratterizza questi narratori, testimonianza di una mentalità lontana dalle nostre fioriture barocche e quindi spesso difficile da digerire. Jónasson, pur inserendosi in questo filone, dimostra maggiore sensibilità poetica e raffinatezza, un'apprezzabile cura dell'approfondimento psicologico e un'ottima capacità descrittiva che valorizza un'ambientazione ricca di fascino e mistero.
Questa saga Dark Iceland mi ha decisamente acchiappata, non vedo l'ora di buttarmi sui prossimi romanzi.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'angelo di neve
  • Titolo originale: Snjóblinda
  • Autore: Ragnar Jónasson
  • Traduttore: Roberta Scarabelli
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2016
  • Collana: Farfalle
  • ISBN-13: 9788831726177
  • Pagine: 286
  • Formato - Prezzo: brossura - Euro 18.00

20 gennaio 2017

Il labirinto degli spiriti - Carlos Ruiz Zafón

Barcellona, fine anni '50. Daniel Sempere non è più il ragazzino che abbiamo conosciuto tra i cunicoli del Cimitero dei Libri Dimenticati, alla scoperta del volume che gli avrebbe cambiato la vita. Il mistero della morte di sua madre Isabella ha aperto una voragine nella sua anima, un abisso dal quale la moglie Bea e il fedele amico Fermín stanno cercando di salvarlo. Proprio quando Daniel crede di essere arrivato a un passo dalla soluzione dell'enigma, un complotto ancora più oscuro e misterioso di quello che avrebbe potuto immaginare si estende fino a lui dalle viscere del Regime. È in quel momento che fa la sua comparsa Alicia Gris, un'anima emersa dalle ombre della guerra, per condurre Daniel al cuore delle tenebre e aiutarlo a svelare la storia segreta della sua famiglia, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo. Dodici anni dopo L'ombra del vento, Carlos Ruiz Zafón torna con un'opera monumentale per portare a compimento la serie del Cimitero dei Libri Dimenticati. Il Labirinto degli Spiriti è un romanzo inebriante, fatto di passioni, intrighi e avventure. Attraverso queste pagine ci troveremo di nuovo a camminare per stradine lugubri avvolte nel mistero, tra la Barcellona reale e il suo rovescio, un riflesso maledetto della città. E arriveremo finalmente a scoprire il gran finale della saga, che qui raggiunge l'apice della sua intensità e al tempo stesso celebra, maestosamente, il mondo dei libri, l'arte di raccontare storie e il legame magico che si stabilisce tra la letteratura e la vita.

Recensione

Il Cimitero dei Libri Dimenticati è una saga particolare: partita con un romanzo che poteva benissimo essere auto-conclusivo - L'ombra del vento - , assume poi i connotati di una serie antologica nel secondo volume - Il gioco dell'angelo - dove si conserva l'ambientazione e alcune figure secondarie comuni ma si racconta in apparenza una storia totalmente indipendente. E' solo con il terzo libro - Il prigioniero del cielo - che le trame iniziano a intrecciarsi con maggior chiarezza presentando un quadro comune molto più ampio che coinvolge diverse generazioni della famiglia di librai Sempere e le pittoresche figure che, nel corso della storia, si sono trovate a condividere il loro cammino. Cammino che trova la tanto attesa conclusione in questo voluminoso Il labirinto degli spiriti.

Più volte nel corso della lettura mi sono chiesta se fosse sempre stata questa l'intenzione dell'autore o se la decisione di prolungare le avventure di Daniel e Fermin fosse arrivata solo in seguito al successo de L'ombra del vento.
Zafón ha sin da subito mostrato un amore per il feuilleton, per le storie intricate, ricche di sottotrame destinate a incastrarsi l'una nell'altra come tanti tasselli di un puzzle perfettamente congegnato e con questa ultima fatica l'autore alza il livello di difficoltà complessivo impegnandosi a ricongiungere le fila di eventi che si snodano per più di trent'anni coinvolgendo un gruppo di personaggi quanto più eterogeneo possibile.

Per i più pignoli, bisogna dire che non sempre tutto torna nelle tempistiche che Zafón ci propone, soprattutto in riferimento alla vita di Isabella Sempere e ai vagabondaggi del povero David Martin. Inoltre il romanzo assume inizialmente le caratteristiche di un poliziesco moderno che non esalta appieno le virtù dello scrittore spagnolo, sia perché c'è qualche luogo comune di troppo nella misteriosa agente tanto anticonvenzionale quanto infallibile, sia perché il fascino dell'ambientazione gotica che ha caratterizzato tutta la saga si perde un po' (in effetti potremmo tranquillamente essere nella New York moderna invece che nella misteriosa Barcellona degli anni '50).

Alicia, la new entry dell'universo "zafoniano", figura chiave de Il labirinto degli spiriti, sembra scritta apposta per rispondere alle perplessità di chi aveva trovato le figure femminili dei precedenti romanzi eccessivamente marginali e un po' troppo simili a quegli angeli del focolare nati per assistere il maschio che tanto piacevano agli autori vittoriani.
Al contrario, Alicia è una donna forte che sarebbe stata bene in un noir anni '50 (che un po' ritroviamo in quest'opera) con la sua allure di mistero e il suo fascino incendiario.
Eppure (lo so, non sono mai contenta) Alicia è anche la tipica "donna forte" che esce dalla penna di un uomo: fredda e dura in apparenza, nasconde traumi inenarrabili e forti problemi di autostima, oltre a una seria disabilità fisica, che la portano a crollare in lacrime un po' troppo spesso. Insomma non importa se sei un'agente super addestrata, abituata a gestire le situazioni più pericolose, in quanto donna sei destinata a passare le tue notti sul divano, paralizzata dal terrore, in attesa che qualcuno entri in casa a molestarti.

Questi elementi poco convincenti hanno rallentato la lettura dei primi capitoli del romanzo: con l'esclusione dell'affascinate prologo in cui scopriamo un altro pezzo del passato di Fermin infatti, ho fatto un po' fatica nell'ingranare il ritmo di lettura giusto, la connessione con i nuovi personaggi non è stata così immediata come nelle opere precedenti ma devo ammettere che, una volta trovata, mi ha permesso di lasciarmi alle spalle tutti i dubbi e le perplessità di cui sopra per buttarmi a capofitto nella storia.
Recuperata la sintonia con la voce narrante è stato infatti facile ritrovare il fascino da affabulatore di Zafón, la sua irresistibile combinazione di pathos, colpi di scena e inventiva, il tutto sostenuto da dialoghi serrati e brillanti che riportano ai passaggi migliore de Il gioco dell'angelo.

Al di là delle critiche, l'autore è riuscito ancora una volta a regalarci personaggi indimenticabili come Alicia e Vargas, oltre che a farci nuovamente incontrare con Daniel, Fermin, Bea e papà Sempere, che non avevamo mai dimenticato. Il mio unico rammarico è che avrei preferito venisse dato maggior spazio a Daniel, che avrei visto bene come protagonista di quella parte della storia che invece l'autore mette nelle mani del figlio Julian, ma questo ovviamente è una questione di gusti personali e nel complesso non diminuisce il mio entusiasmo verso il racconto che giunge alla sua definitiva conclusione lasciando un'inevitabile ombra di malinconia nel lettore. Malinconia e soddisfazione per un epilogo che arricchisce la saga con nuove e affascinanti diramazioni e al tempo stesso riannoda tutti i fili senza lasciarsi alle spalle nulla di insoluto.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il labirinto degli spiriti
  • Titolo originale: El laberinto de los espíritus
  • Autore: Carlos Ruiz Zafón,
  • Traduttore: Bruno Arpaia
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 22 novembre 2016
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804674573
  • Pagine: 832
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - Euro

23 dicembre 2016

Il Cimitero dei Libri Dimenticati - Carlos Ruiz Zafón

L'ombra del vento
A Barcellona una mattina d'estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto dove vengono sottratti all'oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un mondo di misteri e intrighi legato alla figura di Julián Carax, l'autore di quel volume. Un libro in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti parallelismi con la propria vita...


Il gioco dell'angelo
Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno: diventare uno scrittore. E quando riesce a pubblicare un racconto, il successo arriva. Ma da quel momento la sua vita comincerà per la prima volta a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona sconosciuta e inquietante. Quando David si deciderà infine ad accettare l'offerta, fattagli da un misterioso editore, di scrivere un'opera tanto immane quanto rivoluzionaria, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria... Con uno stile scintillante e grande sapienza narrativa, l'autore de L'ombra del vento torna a guidarci tra i misteri del Cimitero dei Libri Dimenticati, regalandoci una storia in cui l'inesausta passione per i libri, la potenza dell'amore e la forza dell'amicizia si intrecciano ancora una volta in un connubio irresistibile.


Il prigioniero del cielo
Barcellona, dicembre 1957. Daniel Sempere - il memorabile protagonista de L'ombra del vento - è ormai un uomo sposato e dirige la libreria di famiglia assieme al padre e al fedele Fermín con cui ha stretto una solida amicizia. Una mattina, entra in libreria uno sconosciuto, un uomo torvo, zoppo e privo di una mano, che compra un'edizione di pregio de
Il conte di Montecristo pagandola il triplo del suo valore, ma restituendola immediatamente a Daniel perché la consegni, con una dedica inquietante, a Fermín. Si aprono così le porte del passato e antichi fantasmi tornano a sconvolgere il presente. Per conoscere una dolorosa verità che finora gli è stata tenuta nascosta, Daniel deve addentrarsi in un'epoca maledetta, nelle viscere delle prigioni del Montjuic, e scoprire quale patto subdolo legava David Martín - il narratore de Il gioco dell'angelo - al suo carceriere, Mauricio Valls, un uomo infido che incarna il peggio del regime franchista...

Recensione

E' appena arrivato il Italia il quarto e ultimo volume del ciclo che lo scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón ha dedicato al Cimitero dei Libri Dimenticati. L'autore dona ai suoi protagonisti la conclusione che attendevano ormai da dodici anni, ovvero da quando questa dichiarazione d'amore per la letteratura è apparsa per la prima volta nelle nostre librerie.
Ripercorriamo insieme quindi i primi passi di quest'avventura, un ripassino prima di immergersi nella lettura de Il labirinto degli spiriti o uno stimolo per scoprire questa fantastica serie per chi ancora non la conosce.

Romanzo gotico, d'appendice o d'avventura, Dickens, Dumas, Cervantes: Zafón ci riporta indietro nel tempo e riscopre i fasti degli albori del romanzo moderno, riproponendo una narrativa che sapientemente mescola melodramma, colpi di scena, giovani eroi e cattivi mefistofelici in una saga che tiene il lettore incollato dalla prima pagina all'ultima.

Il motivo conduttore è il tenebroso Cimitero dei Libri Dimenticati, sogno proibito di ogni amante dei libri che si concretizza in una labirintica cattedrale fatta di di scaffali e corridoi, che idealmente raccolgono tutti quei libri che rischiano di perdersi nelle maglie del tempo, inghiottiti dall'oblio o dalla rabbia distruttrice di qualcuno.
Una falena il cui fascino irresistibile attrae con la sua luce chiunque metta le mani sui volumi di questa saga, è anche la costante che unisce avventure e personaggi che inizialmente sembrano aver poco in comune ma che, con l'avanzare della saga, si scoprono intrecciati da una serie di coincidenze degli del migliore feuilleton.

Il primo romanzo, L'ombra del vento, è ambientato nella Barcellona degli anni '50, che ancora fatica a riprendersi da quello stupro verso l'umanità che è stata la guerra civile. Un'ambientazione di tenebra e nebbia che finora avevo associato sempre e solo alla Londra vittoriana e che invece esalta i contorni più frastagliati e grotteschi della capitale catalana, nei cui vicoli bui e palazzi deformi albergano fantasmi senza pace.

E' in questa prima opera, con la sua moltitudine di personaggi maledetti, comici e pittoreschi, che le similitudini con la scrittura di Dickens emergono maggiormente.
Protagonista è un moderno David Copperfield (non il mago ma il protagonista dell'omonimo romanzo dickensiano), Daniel Sempere, figlio di un librario e orfano di madre, che incontriamo appena decenne e seguiamo per tutta l'adolescenza fino alla prima giovinezza, campione di innocenza, ingenuità e irruenza (talvolta un po' irritante e dir la verità). Attorno a lui una girandola di figure tra i buffo e l'inquietante, per le quali Zafón trova sempre il tempo per una piccola biografia che in pochi paragrafi condensa l'essenza del personaggio.
Sullo sfondo la figura di Julian Carax, scrittore maledetto vissuto vent'anni prima, in cui il giovane Daniel si imbatte un po' per caso fino a scoprire, con crescente orrore, che la storia tormentata del romanziere presenta inquietanti similitudini con la propria.

Come un vero feuilleton che si rispetti, la trama si snoda in un susseguirsi incalzante di misteri, coincidenze e colpi di scena, a volte un po' improbabili (ma altrimenti che romanzo d'appendice sarebbe!) ma sempre coerenti con lo sviluppo del racconto, che l'autore sostiene senza difficoltà fino alla fine.
Se devo muovere una critica è che i personaggi femminili sono decisamente poco interessanti, per la maggior parte appartenenti alla categoria delle figure angeliche, di bellezza inarrivabile ma poca sostanza. Un difetto che anche in questo caso Zafón condivide con molti suoi maestri vittoriani (l'eterea fanciulla indifesa e possibilmente tisica era un must per certi autori) anche se devo dire che in quanto a personaggi indimenticabili il romanziere spagnolo ancora non ha raggiunto il livello di Dickens.

Con Il gioco dell'angelo, Zafón sposta l'asse narrativo decisamente sul gotico, l'aria si fa più sulfurea e si perde ogni leggerezza, se non quella dei dialoghi. Se nel romanzo precedente, infatti, quando il racconto raggiungeva i suoi picchi più drammatici, l'autore sembrava fare un passo indietro recuperando l'anima più solare con l'inserimento di intermezzi comici in grado di stemperare la tensione, questa seconda opera rappresenta in tutto e per tutto una lenta discesa agli inferi del suo protagonista.

La narrazione si sposta indietro nel tempo di 20 anni rispetto a L'ombra del vento e, pur seguendo le vicende di protagonisti del tutto nuovi, mantiene alcuni punti fissi, in primis il Cimitero dei Libri Dimenticati e la famiglia Sempere, che qui conosciamo sottoforma della generazione precedente. Soprattutto, ritorna la figura dello scrittore maledetto che in questa nuova opera sembra uscito direttamente da alcuni fra i più angoscianti labirinti di follia raccontati da Edgar Allan Poe.
Se la trama, sempre complessa e ricca di colpi di scena, qui presenta qualche pecca a livello di coerenza, il protagonista David Martin è sicuramente la figura più interessante e articolata uscita dalla penna di Zafón e con il suo pungente sarcasmo sostiene da solo il peso dell'opera che, da questo punto di vista, è quella che più mi è piaciuta della trilogia ed ha anche il merito di essere l'unica a proporre una protagonista femminile di un certo spessore nell'aspirante scrittrice Isabella, alla quale, devo dire con una punta di rammarico, viene riservato un destino ben al di sotto delle aspettative iniziali e che fa pensare che lo scrittore spagnolo faccia fatica a immaginare una donna in un ruolo diverso da quello di moglie e madre.
Il gioco dell'angelo inoltre regala una serie di riflessioni sulla fede e l'origine delle religioni che rendono questo romanzo una preziosa e gustosissima lettura su più di un livello.

L'edizione Mondadori in mio possesso suggerisce che i romanzi del ciclo sono totalmente indipendenti e possono essere letti nell'ordine che si preferisce ma, se questo è parzialmente vero per i primi due, sicuramente non si può applicare al terzo, Il prigioniero del cielo, che è invece il punto di unione fra le vicende del giovane Daniel e quelle del disgraziato David.
Si tratta di un romanzo, a mio avviso, essenzialmente di passaggio e preparatorio agli eventi che verranno narrati nell'opera conclusiva, Il labirinto degli spiriti.
Il punto di ispirazione, qui esplicitamente citato, è indubbiamente Il conte di Montecristo, al quale l'autore si rifà per ricostruire il passato dell'irresistibile Fermin Romero Des Torres, indimenticabile co-protagonista de L'ombra del vento e vero punto d'unione fra le vicende narrate nelle due opere precedenti.
Le vicende narrate forniscono un interessante background a questa figura donchishiottesca e nel farlo aggiungono un'angosciante appendice alla storia di Martin che, ne Il gioco dell'angelo, avevano avuto un epilogo piuttosto ambiguo, anche se in linea con i connotati mefistofelici della storia.
E' questo il principale pregio di questa terza puntata della saga, imperdibile per chi non vede l'ora di conoscerne l'epilogo e in generale per tutti quelli che si sono innamorati di questi personaggi e aspirano a conoscerli meglio, ma un po' inferiore rispetto ai capitoli precedenti, sia come ritmo che come atmosfera.

Un altro punto di fascino, condiviso da tutti e tre i volumi, è la capacità di ricreare una Spagna dimenticata e poco nota al lettore moderno, abituato ad associare i nostri cugini al di là del Mediterraneo ad atmosfere più solari e festaiole.
La Barcellona di Zafón ha un'anima nera che molti vorrebbero seppellire, un passato di violenza ai limiti della perversione e una coscienza che forse non mai stata veramente mondata e per questo riemerge con insistenza dalle pieghe del centro storico della città.

Il Cimitero dei Libri Dimenticati è una saga dedicata agli amanti della fantasia, dell'immaginazione e dell'emotività, una storia d'amore con i libri che, come ha affermato Stephen King, bisogna essere un vero romantico per apprezzare appieno.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli dei libri

  • Titolo: L'ombra del vento
  • Titolo originale: La sombra del viento
  • Autore: Carlos Ruiz Zafón
  • Traduttore: Lia Sezzi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • Collana: Grandi Bestsellers
  • ISBN-13: 9788804561309
  • Pagine: 439
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 8,90

  • Titolo: Il gioco dell'angelo
  • Titolo originale: El juego del ángel
  • Autore: Carlos Ruiz Zafón
  • Traduttore: Bruno Arpaia
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Grandi Bestsellers
  • ISBN-13: 9788804592976
  • Pagine: 467
  • Formato - Prezzo: Brossura - €8,90

  • Titolo: Il prigioniero del cielo
  • Titolo originale: El prisionero del cielo
  • Autore: Carlos Ruiz Zafón
  • Traduttore: Bruno Arpaia
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Grandi Bestsellers
  • ISBN-13: 9788866210511
  • Pagine: 352
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 8,60

12 ottobre 2016

Confusione - Elizabeth Jane Howard

Archiviata ormai da tempo la leggerezza dei primi anni e terminata finalmente anche la lunga attesa che ne è seguita, assistiamo finalmente all'ingresso nel mondo delle giovani Cazalet. La fine della guerra, ormai prossima, sta per aprire le porte a un mondo nuovo, più moderno e con inedite libertà, soprattutto per le donne. E infatti Louise, Clary, Polly e Nora si avvieranno su strade disparate, tutte sospese tra la vecchia morale vittoriana del sacrificio e un costume nuovo, più libero, in cui le donne lavorano e vivono a testa alta, senza troppe complicazioni, la loro vita amorosa e sessuale.


Recensione

Con Confusione siamo ormai giunti al terzo volume della saga dei Cazalet (dei primi due vi abbiamo parlato qui e qui), eppure la vena creativa di Elizabeth Jane Howard è ben lungi dall'esaurirsi.

Dopo tanta attesa siamo ora nel cuore del secondo conflitto mondiale, la famiglia, che si era precedentemente raccolta nell'enorme casa di campagna, inizia ora a sparpagliarsi, trascinata dallo scorrere del tempo al quale anche le ristrettezze del tempo di guerra sembrano sottomettersi.

Seppur toccati da vicino dalla scomparsa del figlio più giovane, Rupert, che per tutta la durata di questo terzo romanzo risulta ancora disperso in Francia, i Cazalet rimangono infatti una famiglia alto borghese le cui difficoltà si concretizzano soprattutto nel dover gestire la poca varietà nel cibo o i limiti di spesa delle tessere annonarie. Ciò nonostante la vita prosegue, le ragazze crescono e vogliono andare a vivere fuori di casa, ci sono matrimoni, decessi e nascite e pur nell'incertezza del conflitto i drammi personali continuano a dominare l'universo dei protagonisti.

Come nel romanzo precedente, l'attenzione si focalizza maggiormente sulla nuova generazione e in particolar modo sulle giovani Lydia, Polly e Clary. A quest'ultima sono forse riservate alcune fra le pagine più belle grazie alla sua costanza nel voler mantenere un rapporto epistolare con il padre disperso al fronte. Dalle pagine del suo diario emerge prepotente quel misto di disperazione e speranza che accompagna la vita di coloro che rimangono a casa nell'incertezza, obbligati a proseguire la propria vita ma incapaci di abbandonare il ricordo. Nelle parole di Clary e nella turbolenta ribellione del fratello Neville si definisce il dramma di una generazione orfana e smarrita, obbligata a crescere prima del tempo e a trovare una strada senza una guida adulta a segnare il percorso.

Il titolo del romanzo ci apre però anche ad un altro scenario, rappresentato in modo diverso da tre generazioni di donne: Zoe, Lydia e Villy, tutte e tre in qualche modo imprigionate nel ruolo di moglie e madre in cui si sono trovate più perché spinte dagli eventi che da un desiderio consapevole, e ora alla deriva, in cerca di un ruolo che sfugge loro e non riescono definire.
La Howard coglie con sguardo impietoso il dilemma dell'essere donna in un mondo che ti vede essenzialmente come madre e ti chiede di sobbarcarti una serie di doveri e responsabilità di cui nessuno ti informa finché non è troppo tardi mentre le tue ambizioni e la tua sessualità diventano accessori non più tuoi, dei quali non ti è dato modo di disporre.

L'autrice conferma inoltre la sua scaltrezza nel cogliere le mille sfumature delle relazioni umane, la sua prosa si fa qui ancora più sottile e raffinata nel suggerire attrazioni e desideri, puntuale nel cogliere le fratture di un'amicizia e lo spostamento delle alleanze. Come ho sottolineato nel mio articolo di presentazione a questa saga, la Howard consegna ai lettori un'opera attuale e ricca di attrattiva pur narrando un periodo storico che molti di noi non possono nemmeno ricordare. A soli due libri dalla conclusione della saga ci ritroviamo completamente risucchiati dal racconto, impazienti di leggere l'episodio successivo ma terrorizzati che il racconto possa finire.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Confusione
  • Titolo originale: Confusion
  • Autore: Elizabeth Jane Howard
  • Traduttore: M. Francescon
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 15 settembre 2016
  • Collana: le strade
  • ISBN-13: 9788893250528
  • Pagine: 530
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,50

26 settembre 2016

Harry Potter and the Cursed Child (Harry Potter e la maledizione dell'erede) - J.K.Rowling, John Tiffany, Jack Thorne

E' sempre stato difficile essere Harry Potter e lo è ancora di più ora che Harry è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro e con tre figli a cui badare.
Mentre Harry lotta con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il suo figlio più giovane lotta con una pesante eredità che non ha mai voluto. Mentre passato e presente si fondono minacciosamente, padre e figlio imparano una sgradevole verità: il male a volte arriva da dove meno ce lo si aspetta.




Recensione

Vi riproponiamo la nostra recensione aggiornando i dettagli relativi alla pubblicazione italiana, avvenuta lo scorso 24 settembre.

Dopo averci stuzzicati per anni con piccoli racconti pubblicati su Pottermore, J.K.Rowling ha finalmente esaudito il desiderio di molti fan pubblicando una nuova avventura della saga del maghetto più famoso del mondo e l'ha fatto scegliendo una strada originale, quella della commedia teatrale.
Harry Potter and the Cursed Child è infatti una commedia in due parti andata in scena per la prima volta il 30 luglio scorso al London's Palace Theatre; il giorno successivo - che guarda caso coincide anche con la data di nascita di Harry - è stata pubblicata un'edizione speciale dello script, che quindi non è una versione romanzata della commedia ma è il copione vero e proprio, arricchito da alcuni brevi commenti iniziali per contestualizzare le scene e spiegare al lettore lo stato d'animo dei personaggi.

I lettori che hanno deciso di aspettare settembre, quando Salani pubblicherà la traduzione del libro, è bene quindi che siano preparati a ciò che si troveranno davanti: leggere un testo teatrale non è come leggere un romanzo e sicuramente toglie all'opera il fascino che deriva dal vederla rappresentata dal vivo. Per questo molti potranno pensare che non ha nemmeno molto senso scriverne una recensione senza averla vista in teatro, tuttavia ci sono caratteristiche della storia, dei personaggi e dei dialoghi che difficilmente possono cambiare tra testo scritto e la sua rappresentazione per cui è ancora possibile a mio parere farne una critica, pur tenendo presente questi limiti.

La storia prende il via 19 anni dopo gli eventi narrati in Harry Potter e i Doni della Morte e si rifà esplicitamente all'epilogo della saga in cui un maturo Harry accompagnava i figli al famoso binario 9 e 3/4 per prendere l'Espresso per Hogwarts. La scena viene ripresa per intero, compreso l'intenso dialogo tra Harry e il secondogenito Albus, preoccupato di finire tra i Serpeverde. Scopriremo presto che il piccolo Potter verrà smistato proprio in questa Casa e sceglierà come migliore amico nientemeno che il figlio di Draco Malfoy, Scorpius.

Queste le cose belle della commedia: forse influenzata da chi criticava i suoi libri per una distinzione in bianco e nero tra buoni e cattivi, la Rowling immagina per il suo storico eroe un figlio Serpeverde, imbranato negli sport e adorabilmente insicuro, afflitto dal confronto con famoso genitore. Anche l'amicizia col giovane Malfoy ha tratti piuttosto adorabili: due nerd schiacciati da aspettative e pregiudizi che si aggrappano l'uno all'altro in un intenso rapporto di amicizia dai sottintesi a volte velatamente romantici - almeno a mio modo di vedere -, anche se l'autrice decide di non approfondire quest'aspetto.

Purtroppo le note positive si fermano qui e a conti fatti sono davvero troppo poche per riscattare un'opera che mi è sembrata uno di quei sequel mosci di cui nessuno aveva realmente bisogno. E' impossibile infatti ritrovare qui la prosa scherzosa e originale della Rowling e non solo perché il format dello script teatrale non lo consente: i dialoghi sono piatti, scontati, forzati e sdolcinati fino all'inverosimile.
L'atmosfera zuccherina pervade l'intera opera ed è davvero difficile immaginare che certe frasi da soap-opera siano uscite dalla penna della stessa autrice che nelle opere passate aveva dato prova di un'accattivante ironia e un sentimentalismo mai banale o superficiale.
Tutto il contrario di quanto fatto in Harry Potter and the Cursed Child che tra rapporti di amicizia osteggiati fra membri di famiglie rivali, improbabili figli segreti spuntati da un nebuloso passato, paternità dubbie e melodrammi vari naviga tra l'imbarazzante e il ridicolo.

Ferisce in particolar modo la difficoltà nel ritrovare i personaggi a cui siamo tanto affezionati.
Forse la Rowling negli ultimi anni ha dedicato troppo tempo a leggere le teorie e le critiche dei fan e in quest'opera ha cercato di rispondere e porre rimedio un po' a tutto, compiendo a volte scelte in diretto constrasto con quanto affermato per anni finendo col fare un guazzabuglio insoddisfacente.
Ad esempio, una delle critiche più frequentemente mosse alla saga di Harry Potter è che un ragazzino testimone di tante tragedie come quelle vissute da Harry avrebbe dovuto mostrare forti disturbi emotivi e della personalità (una teoria da psicologi della domenica con cui non mi sono mai trovata d'accordo); l'autrice tenta ora di venire incontro a questa osservazione presentandoci il nostro eroe come un quarantenne un po' sciapo, con un incarico importante al Ministero della Magia ma che ancora ha incubi sulla morte dei genitori (seriamente: ancora?) e che fatica a instaurare un rapporto con il suo secondogenito per motivi che il racconto non arriva mai a spiegare davvero. L'approfondimento psicologico è infatti del tutto assente e qualche frase vaga e mal messa non basta certo a spiegare i presunti problemi di Harry, che per noi lettori è veramente difficile da immaginare mentre pronuncia frasi da fotoromanzo adolescenziale come "Vorrei tu non fossi mio figlio" o "Voi due non dovrete vedervi mai più!" (sic!).
Un trattamento ancora peggiore è riservato al povero Ron che qui è visto come un'annacquato surrogato della coppia Fred&George, intento solo a far scherzi che non fanno ridere nessuno e a presentarsi sulla scena con abiti invariabilmente sporchi di cibo per offrire commenti stupidi e non richiesti.
Hermione è solo una pallida ombra della sua versione adolescenziale, Ginny appare dolce, comprensiva e del tutto priva di personalità, la McGranitt appare solo per amore dei ricordi e il povero Silente ritorna sotto forma di ritratto solo per essere rappresentato come uno scaltro manipolatore emotivo.
Chi ne esce meglio sono i due cattivi "storici" Draco Malfoy e Severus Snape, e anche qui la Rowling dimostra di aver dato un po' troppo ascolto alle numerose fan fiction che negli anni hanno voluto dipingere Malfoy come una vittima incompresa, un cambio di rotta di 180 gradi rispetto a quanto dichiarato per anni dall'autrice stessa che si è sempre opposta all'immagine di un Draco dal cuore d'oro. In questa nuova opera, per assurdo, i commenti più saggi e maturi escono proprio dalla bocca di Malfoy, il quale è anche presente nei momenti di maggior spessore del racconto.
E come a ribadire che i personaggi bianco e nero non le appartengono, ecco ricomparire il vecchio Snape in una commovente sequenza in cui per l'ennesima volta viene ricordato che il suo puro e imperituro amore per Lily Evans lo rende di base un brav'uomo.

Purtroppo anche la trama manca di idee interessanti e non convince assolutamente. L'autrice aveva promesso che quest'opera avrebbe contenuto solo materiale nuovo invece scopriamo che i tre co-autori hanno giocato un po' sporco costruendo una storia basata su una Giratempo, con problematiche già viste in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban,che tra l'altro consente loro di riciclare numerose scene del torneo Tremaghi di cui Harry fu protagonista ne Il Calice di Fuoco.
A differenze di quanto fatto nel terzo libro della saga, inoltre, qui i continui viaggi nel tempo sono gestiti con parecchie imprecisioni che si aggiungono ai numerosi buchi della trama e alla parziale mancanza di logica nelle azioni dei protagonisti e del nuovo cattivo. Su quest'ultimo non mi dilungo dato che dovrebbe essere uno dei pochi colpi di scena del romanzo, basti dire che è una figura pretestuosa, improbabile, eccessivamente melodrammatica e assolutamente non all'altezza di Colui-che-non-deve-essere-nominato.

Infine la struttura stessa della commedia lascia a desiderare, spezzettata com'è in mille brevi scene che spesso coinvolgono gli stessi personaggi e la stessa ambientazione della scena precedente,una struttura frammentaria che sinceramente fa pensare a un approccio un po' dilettantesco.

Leggendo Harry Potter and the Cursed Child mi è venuto spesso il dubbio di avere fra le mani una brutta fanfiction di quelle in cui si immagina un'allegra "rimpatriata" fra tutti i personaggi visti in tutta la saga che più che conversare si scambiano battute sui "vecchi tempi", affiancati dai rispettivi numerosissimi figli che ovviamente sono il ritratto dei genitori. Alla fine tutti sono amici, tutti si conoscono, tutti si vogliono bene come una grande e felice famiglia. Stomachevole e accettabile da una fan adolescente ma non da un'autrice matura e più volte mi sono chiesta se davvero le parole che stavo leggendo erano uscite dalla penna della Rowling. Il mio amore per quest'autrice mi porterebbe a addossare la colpa di questo scempio a Tiffany e Thorne, resta però il fatto che la Rowling ha messo il suo nome su quest'opera e deve averne approvato la versione finale e come sia stato possibile davvero non me lo spiego.
In definitiva questa commedia non fa che confermare la mia idea che le saghe concluse dovrebbero restare tali.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: Harry Potter and the Cursed Child
  • Autore: J.K.Rowling, John Tiffany, Jack Thorne
  • Editore: Little Brown
  • Data di Pubblicazione: 31 luglio 2016
  • ISBN-13: 9780751565355
  • Pagine: 343
  • Formato - Prezzo: Hardcover - Euro 21

Dettagli del libro (edizione italiana

  • Titolo: Harry Potter e la maledizione dell'erede
  • Autore: J.K.Rowling, John Tiffany, Jack Thorne
  • Tradittore: Luigi Spagnol
  • Editore: Salani
  • Data di Pubblicazione: 24 settembre 2016
  • ISBN-13: 9788869187490
  • Pagine: 368
  • Formato - Prezzo: Hardcover - Euro 19,80

10 settembre 2016

Di cosa parliamo quando parliamo dei Cazalet


Di cosa parliamo quando parliamo dei Cazalet? Ce l'hanno chiesto in occasione dell'uscita di Confusione, terzo capitolo delle avventure di questo clan "all British" che avevamo già imparato a conoscere e amare in Gli anni della leggerezza e Il tempo dell'attesa.

Per quanto mi riguarda, quando parliamo di Cazalet parliamo innanzitutto di responsabilità: quella di raccontare una delle saghe famigliari più belle che abbia letto cercando di trasmettere a chi non la conosce almeno un briciolo dell'amore che nutro per questi libri e i loro protagonisti.
E` quasi incredibile pensare che le vicissitudini di una famiglia alto-borghese nell'Inghilterra in attesa di buttarsi nella Seconda Guerra Mondiale possano affascinare il lettore italiano moderno, eppure quando si parla di Cazalet le pagine scorrono e gli occhi sembrano non stancarsi mai, merito di una scrittrice in grado di cogliere l'essere umano nella sua essenza, al di là delle distinzioni di epoca, nazionalità e costumi.

C'è tanto di Elizabeth Jane Howard in questa saga da lei scritta: l'infelice matrimonio fra i suoi genitori emerge fra le bugie che si scambiano Edward e Villy Cazalet, il rancoroso rapporto fra Villy e la figlia Louise riflette la difficoltosa relazione con la madre avuta dall'autrice, anch'essa sposa bambina e madre troppo giovane e impreparata, che scopre il significato dell'amore e della sessualità solo quando è troppo tardi.
Ma lo sguardo dell'autrice si estende oltre il proprio orizzonte personale e avvolge ogni forma di umanità incontrata nella sua vita ricca e turbolenta, figure che lei ha saputo osservare, ascoltare e comprendere e riportare fra le pagine dei suoi romanzi.

Quando parliamo di Cazalet parliamo del mondo visto attraverso gli occhi ingenui e pragmatici dei bambini, parliamo di adolescenti strattonati tra l'innocenza dell'infanzia e il richiamo del mondo adulto e incomprensibile, di giovani uomini e donne in cerca della loro strada nella vita, di adulti che ancora non hanno imparato a parlarsi e a comprendersi, di matrimoni riusciti e matrimoni sbagliati, di amore e sesso e delle loro infinite declinazioni.

"Perché dovrebbe importare ai lettori dei guai delle persone ricche?" chiedeva provocatoriamente Hilary Mantel nel commentare l'opera dell'amica Howard. La risposta ce la offre in modo diverso ogni Cazalet che incontriamo fra le pagine di questi romanzi e potremmo riassumerla in un'altra domanda: "Non siamo in fondo, alla fine, spogliati di tutti i fronzoli, solo e semplicemente uomini e donne fatti di passioni e sentimenti universali?".
E` così facile ritrovare un pezzo di sé stessi in ognuno dei personaggi narrati dalla Howard, ognuno con le sue caratteristiche salienti - il marito fedifrago, il capofamiglia autoritario, la ragazzina sognatrice, la giovane sposa tanto bella quanto egoista - eppure mai prevedibile o scontato, figure complesse e realistiche, i cui punti di vista l'autrice espone con disarmante abilità.

Parlare dei Cazalet vuol dire guardare alla vita con un approccio pragmatico tipicamente inglese ed esplorare la sessualità con una franchezza tutt'altro che inglese, vuol dire riscoprire le atmosfere di un'epoca perduta, rigida e ingenua al tempo stesso, e riassaporare la brezza di un cambiamento epocale nella storia e nei costumi, conoscere cosa sono le privazioni della guerra, per noi che oggi la vediamo e la giudichiamo solo da lontano, e l'asfissiante sicurezza delle enormi famiglie patriarcali.

All'indomani del fallimentare #fertilityday nostrano, leggere i Cazalet vuol anche dire apprezzare quanto si sia evoluto il ruolo della donna e quanto poco, nella sostanza, sia cambiata la visione che il mondo ha di essa.

Guidati da una prosa lineare eppure fortemente evocativa, che si addentra nelle minuzie del quotidiano cogliendone la forza espressiva, guardiamo ai Cazalet come se guardassimo alla vita: banale, intensa, semplice, ingarbugliata, irresistibile come lo è questa saga, un classico destinato a rimanere giovane e che nessuno dovrebbe lasciarsi scappare.


La saga dei Cazalet
  • Gli anni della leggerezza (The light years) - Fazi, 10 settembre 2015
  • Il tempo del'attesa (Marking Time)- Fazi, 14 aprile 2016
  • Confusione (Confusion)- Fazi, 15 settembre 2016
  • Casting Off: - Inedito in Italia, 1995
  • All Change: - Inedito in Italia, 2013

6 maggio 2016

The Raven King - Maggie Stiefvater

Per anni Gansey è andato in cerca di un sovrano perduto. Uno a uno, ha coinvolti altri nella sua ricerca: Ronan, che ruba dai sogni, Adam, la cui vita non è più sua; Noah, la cui vita non è più una bugia; e Blue, che ama Gansey...ed è con certezza destinata ad ucciderlo.
Ora la ricerca si avvia alla sua conclusione. Sogni e incubi convergono. Amore e perdita sono inseparabili. E l'impresa è impossibile da spingere in un'unica direzione...

Recensione

Qualche mese fa vi avevo parlato con entusiasmo di Raven Boys, primo libro di una saga fantasy/young adult arrivata in Italia nel 2014.
Com'è ormai di ordinanza, doveva trattarsi di una trilogia (il secondo capitolo, Ladri di sogni, è uscito per Rizzoli nel 2015, il terzo, Blue lily, lily blue, è ancora in attesa di traduzione) ma in dirittura d'arrivo l'autrice ha deciso di aggiungere un quarto libro, scelta che di solito non lascia presagire nulla di buono. Come saprete, solitamente recensisco solo il primo capitolo di una saga young adult (per i libri successivi le osservazioni tendono di solito a ripetersi), tuttavia, dato il discreto successo della saga anche in Italia e l'abbassamento di qualità degli due ultimi capitoli, ho deciso di parlarvi anche di questo The Raven King, uscito dopo molti posticipi il 26 aprile di quest'anno.

In rete troverete parecchi commenti entusiasti di The Raven King (lo stesso vale per Blue lily, lily blue): avendoli letti mi permetto di osservare che la maggior parte del pubblico young adult quando trova una storia d'amore contrastato, magari scritto con la giusta dose di pathos e melodramma, tende a sorvolare su certi difetti macroscopici che chi era interessato anche ad altri aspetti della trama non può che trovare irritanti.

Come detto, la Stiefvater era partita dall'idea di tre libri e a questi avrebbe dovuto attenersi. Purtroppo, come molti altri autori, scoperto il successo non può resistere alla tentazione di allungare il brodo finendo col perdersi. La premessa della saga era la ricerca di un mitico sovrano gallese che avrebbe garantito l'esecuzione di un desiderio a chiunque l'avesse risvegliato. Con l'evolversi del racconto, tra maledizioni, sogni che diventano realtà, fantasmi e sedute spiritiche, la carne al fuoco era decisamente aumentata e già in Blue lily, lily blue si aveva la sensazione che il racconto fosse diventato troppo dispersivo, i contorni del mondo abitato dai protagonisti poco chiari.
The Raven King è l'estremizzazione di questa sensazione: la Stiefvater aumenta i protagonisti, aumenta le sottotrame, aumenta i pericoli e poi si perde completamente e arriva all'agognata conclusione nel modo più deludente possibile.

In una saga di quattro libri, aggiungere nuovi personaggi principali all'ultimo capitolo non ha assolutamente senso a mio parere, anzi in alcuni casi risulta irritante. Non solo appaiono qui nuovi cattivi che, senza voler fare spoiler, a conti fatti contribuiscono gran poco all'intreccio, ma l'autrice si dimentica totalmente del povero Noah, inizialmente componente fondamentale del quartetto di Raven Boys, per inventarsi un nuovo "miglior amico", l'irritante Henry Cheng che si era intravisto nei libri precedenti come compagno di scuola superficiale e borioso. Per motivi incomprensibili l'autrice decide proprio ora che Cheng deve diventare il nuovo amico del cuore di Gansey e, per convincerci ad apprezzarlo, utilizza la peggiore delle tecniche narrative, ovvero si inventa una tristissima storia sulla sua infanzia e ce la rifila sperando di farci provare compassione per lui. Questo tipo di manipolazione è qualcosa che solitamente mi manda in bestia, invece a quanto pare è graditissima dall'insulso Gansey che non si stupisce che un perfetto sconosciuto gli racconti di punto in bianco i suoi più intimi segreti (suggerendo di aver diritto a conoscere quelli di Gansey in nome della nuova "amicizia") ma lo elegge a membro fondamentale del gruppo tanto che, quando finalmente si ritrova sul punto di trovare l'agognato Glendower, non richiede l'aiuto di Adam e Ronan che pazientemente l'hanno seguito nella folle ricerca per anni ma ritiene "naturale" che sia Cheng (apparso dal nulla proprio al momento opportuno) a fargli da assistente. Del resto aveva già avuto modo di osservare che Cheng si integrava con la pomposa e arrogante famiglia di Gansey molto meglio di Adam o Ronan, quindi perché no?
L'assurdità del personaggio si decuplica se si osserva che in fin dei conti, se lo rimuovessimo dal libro la storia non cambierebbe minimamente - anzi beneficeremmo dell'assenza di parecchi commenti stupidi.

Gansey rimane comunque il personaggio che ho amato di meno: dimenticatevi che è bello e destinato a morire e vi renderete conto che di base è semplicemente un ragazzo ricco e viziato che, secondo la Stifvater, dovremmo amare e averne compassione perché il suo desiderio di aiutare tutti si traduce sempre in frasi classiste e gesti manipolatori, circostanze che lo rendono un "incompreso". Non solo non ha alcuna evoluzione nel corso dei quattro libri ma l'autrice continua a legittimare la sua tendenza a dare ordini e ottenere sempre ciò che vuole come un suo essere "regale" - perché se c'è una cosa che le ragazzine amano più dei principi sono i re, giusto?

Più deludente però è la figura di Blue: a parole l'autrice sembra suggerirne un ruolo fondamentale che però a lato pratico non esiste. Maledizione a parte, qual è il suo contributo alla storia? Il suo talento nell'amplificare i poteri altrui ha mai avuto un ruolo determinante? Dovrebbe poi essere un modello di femminilità positiva per la sua tendenza a infuriarsi contro frasi maschiliste ma la verità è che è una figura ancora più classista di Gansey, convinta di aver diritto ad avere qualcosa "di più" dalla vita rispetto ai compagni della scuola statale coi quali ovviamente si è ben guardata dal socializzare e che vengono dipinti unicamente come campagnoli trogloditi. Ma cosa fa davvero Blue per avere qualcosa di più se non fidanzarsi con un ragazzo ricco (quello povero ma gran lavoratore non era di suo gusto)? Si lamenta che non può andare in un college di spessore ma uno degli ostacoli principali sono i suoi voti bassi per i quali, è bene ricordarlo, può incolpare solo sé stessa.

Adam rimane il mio personaggio preferito, l'unico effettivamente complesso e multisfaccettato e che subisce un'evoluzione dell'arco del racconto sebbene continui a trovare irritante che la sua abitudine a lavorare duramente e non accettare il paternalistico aiuto dell'amico ricco venga sempre dipinta come una caratteristica parzialmente negativa, simbolo della sua natura eccessivamente orgogliosa. L'unico protagonista per cui potremmo giustamente provare un po' di compassione è quello che viene più criticato dall'autrice, la quale concretizza finalmente anche il sentimento che lo lega a Ronan, sebbene anche in questo caso il risultato sia un po' deludente: se infatti la coppia Blue&Gansey ha avuto diritto a lunghissimi capitoli di sospiri melodrammatici, i due ragazzi pare non meritino lo stesso privilegio, tanto che le conversazioni fra i due sono poche e assai poco significative. Insomma sembra che l'autrice non abbia saputo fino a che punto osare con i suoi protagonisti gay e alla fine abbia optato per l'opzione "tiro il sasso e nascondo la mano" .

In generale tutte le scene che sulla carta avrebbero dovuto essere emotivamente coinvolgenti risultano totalmente prive di pathos, assurdo se si pensa a quanto l'autrice ami le frasi melodrammatiche e le atmosfere cariche di presagi. L'abitudine ad aprire i capitoli con frasi originali che si ripetono, le misteriose anticipazioni del futuro, sono qui caratteristiche a lungo andare irritanti che non aggiungono sentimento a un libro che nei momenti cruciali appare invece scialbo e affrettato.
Questo è particolarmente vero nel finale, uno dei più deludenti che abbia mai letto: non solo innumerevoli aspetti della trama rimangono irrisolti, dimenticati e abbandonati, ma anche alcuni di quelli che per quattro libri abbiamo ritenuto nodi fondamentali si rivelano insignificanti e si sgonfiano in un mare di nulla. Sembra quasi che l'autrice, dopo aver costruito per capitoli e capitoli tensione e aspettative, abbia scoperto di non avere la minima idea di come combinare le sue storie e risolvere i nodi principali e abbia semplicemente smesso di scrivere. Se anche voi per anni vi siete chiesti se e in che modo Gansey morirà davvero, che legame c'è tra lui e Glendower o se la maledizione di Blue può essere annullata preparatevi ad avere le risposte più scialbe e inconsistenti che mai siano state scritte, peggiorate solo da uno degli epiloghi peggiori che si siano mai visti in letteratura.

Da ultimo, il libro avrebbe bisogno di un serio editing: non solo le ripetizioni si sprecano, soprattutto nei primi capitoli, ma anche le contraddizioni non mancano, ad esempio in alcune scene Orphan Girl non è presente mentre poi di punto in bianco appare. Si scopre poi che Gansey è al corrente della visione di Blue e che Blue è al corrente che lui è al corrente, ma quando è avvenuto tutto ciò?
Decisamente la Stiefvater mostra qui tutti i suoi limiti come scrittrice e The Raven King si dimostra assolutamente non all'altezza delle aspettative.

La mia recensione si ferma qui, se non vi importa degli spoiler o avete già letto anche voi il libro qui sotto farò un punto più dettagliato delle numerose cose lasciate in sospeso nel finale.

***************************************SPOILER**********************************************

Partiamo dal povero Noah, dimenticato a metà libro dopo che un demone l'ha posseduto e usato per attaccare Blue. Nessuno si preoccupa di sapere come stia dopo l'episodio e viene completamente abbandonato per ricomparire in un unico confuso capitolo finale in cui finalmente passa "dall'altra parte" senza che nessuno dei suoi amici se ne accorga.
Il filone della trama legato a Piper Greenmantle è un dei più inutili mai visti. Certo la fanciulla scatena il demone e poi? che ripercussioni hanno le sue azioni? La tanto anticipata asta tra cattivi non si conclude forse nel nulla più totale? Laumornier oltre a soddisfare l'amore dell'autrice per le cose strane (è uno e trino!!!) a che serve? Seondenk? Inutile. L'Uomo grigio? una distrazione e basta. Le donne di 300 Fox Way? non pervenute! Che senso ha che Cheng riveli a Gansey che Declan vende sul mercato nero le creazioni del padre se nel capitolo dopo è Declan stesso a raccontarlo a Ronan?
Ad un certo punto Adam viene posseduto dal demone in un lungo drammatico capitolo, poi se ne libera in una riga e tutto questo per... scambiarsi un gesto amichevole con Gansey prima che quest'ultimo si sacrifichi? Ronan un minuto prima è in punto di morte, quello dopo non lo è più e il fatto non merita nemmeno un commento. La mamma di Ronan muore e... punto.
Non parliamo poi di come Gansey viene salvato: Cabeswater può sacrificare la sua vita per lui ma non può farlo per distruggere il demone? e la descrizione di come effettivamente viene salvato è così vaga e inconsistente che viene il dubbio che la Stiefvater non abbia capito nemmeno lei come funziona.
Forse la cosa più insultante è però l'epilogo: qualcuno mi spieghi cos'è questa mania di perdonare coloro che hanno abusato di noi. Perché mai Adam dovrebbe volere un rapporto con l'uomo che l'ha reso sordo e ha pubblicamente ammesso di rimpiangere la sua nascita? E perché la mamma di Adam che nei libri precedenti era una vittima ora diventa quasi complice?
E' poi possibile sapere perché Gansey e Blue, finalmente liberi di stare insieme (maledizione scomparsa col primo bacio, apparentemente, di più l'autrice non dice), dovrebbero partire per un viaggio con Henry Cheng come terzo incomodo? Onestamente le assurdità non si contano e ne ho probabilmente dimenticate molte, spero però che la mia insoddisfazione vi sia arrivata chiaramente!

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Raven King
  • Autore: Maggie Stiefvater
  • Editore: Scholastic Press
  • Data di Pubblicazione: 26 aprile 2016
  • Serie: The Raven Cycle
  • ISBN-13: 9780545424981
  • Pagine: 438
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - Euro 18.00
 

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