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8 febbraio 2017

Ti lascio una canzone. Un festival per il commissario Peppenella - Peppe Lanzetta

Da una lacrima sul viso... ho capito i tuoi segreti... La frase di un vecchio successo di Bobby Solo, lasciata accanto al corpo della vittima, è solo il primo dei messaggi inviati dal serial killer al tormentato commissario Peppenella. Un assassino che strangola le vittime con un foulard dai colori arcobaleno e firma i suoi crimini con il verso di una vecchia canzone del Festival di Sanremo, ogni volta diversa. Patty Pravo, Massimo Ranieri e Don Backy sono i nuovi incubi dell'investigatore alle prese con un rompicapo che somiglia a un quiz della tv. Riuscirà Peppenella a venirne a capo? Il terzo romanzo del commissario Peppenella. La voce intatta e tagliente di un grandissimo autore per un giallo corale e disperato.

Recensione

Siamo arrivati all'appuntamento annuale con il festival della canzone italiana ed è giusto, quindi, che venga segnalato questo romanzo in cui un assassino firma i suoi crimini con i versi di famose canzoni italiane spesso lanciate proprio in occasione del festival di Sanremo. Le strofe della prima canzone che compare nel romanzo sono quelle di Una lacrima sul viso cantata da Bobby Solo e portata al successo a Sanremo nel 1964, ma poi segue Il pullover di Gianni Meccia, quindi Rose Rosse per te di Massimo Ranieri, Fotoromanza di Gianna Nannini, Patty Pravo, Don Backy e via dicendo, per finire con Una rosa blu di Michele Zarrillo.
A seguire le indagini è il commissario Ugo Peppenella, protagonista di due precedenti romanzi di Peppe Lanzetta. Peppenella è un uomo che ha subito diverse tragedie, la più drammatica delle quali è stata la morte della moglie, e la seconda per gravità quella della reclusione a vita dell’unica figlia. In Ti lascio una canzone scopriamo tuttavia un altro componente della famiglia, Arturo, il fratello di Ugo. Anche Arturo ha problemi familiari ma di genere diverso da quelli di Ugo. I due fratelli, che si erano persi di vista anni prima per reciproche incomprensioni, si scontrano per questioni economiche e sono scintille.
Aiutanti del commissario sono gli agenti Caputo e Martusciello, che Vittorio Sgarbi definirebbe ignoranti come capre, nonché Saltalamacchia, barese tifoso dell’Inter –e pertanto inviso agli altri colleghi che parteggiano per la squadra partenopea-, petulante nella sua continua e comprensibile richiesta di trasferimento nella città natale, tanto che persino Peppenella non lo aveva in simpatia.

In realtà Saltalamacchia era un bravo Cristo,che faceva bene il suo lavoro e, siccome anche il commissario si era napoletanizzato sui livelli più bassi, risultava essere un diverso. Uno che voleva fare le cose per bene, cioè come andavano fatte.

Ugo Peppenella, che cerca di soffocare la depressione derivante dalle sue disgrazie con il cibo e la birra, è un uomo obeso, che trova tuttavia un certo conforto nella propria professione, riuscendo a risolvere spesso le indagini in cui è impegnato, grazie all’intuito di cui sembra averlo fornito madre natura, a parziale compensazione della sua sfortuna. È dotato di grande ironia che lo aiuta a stemperare la melanconia che lo assale quotidianamente di fronte alle ingiustizie della vita.

Sostanzialmente il romanzo si regge sui rapporti interpersonali di Peppenella e, in particolare, su quelli che ha con i suoi sottoposti, cui cerca di spiegare le problematiche politiche ed economiche che attanagliano il nostro paese. Sotto questo punto di vista l’ironia di Peppe Lanzetta ricorda quella di Giuseppe Marotta in Gli Alunni del sole, dove un ex bidello racconta ad alcuni amici la mitologia classica rapportandola ai fatti quotidiani. Del resto la somiglianza non può stupire, essendo entrambi i due scrittori nativi di Napoli, città da dove provengono alcuni dei più grandi umoristi italiani.
Le cose non sono cambiate in Italia dopo oltre duemila anni: ai tempi di Roma al popolo si davano panem et circenses, mentre adesso, dice Peppenella con amarezza ai suoi agenti:

Vi danno il Festival di Sanremo, le partite di pallone il venerdì, sabato, domenica, qualcuna il lunedì, poi il mercoledì c'è la Champions...

Un romanzo scorrevole, divertente e con quel tanto di ironia da compensare la depressione del protagonista e la melanconia di fondo per l'impossibilità di modificare gli eventi. L’appunto che si può fare alla storia è che la parte inerente alle indagini poliziesche rimane un po’ in sordina a vantaggio di quella umoristico narrativa e il caso non arriva ad una vera soluzione. Ciò fa ritenere che Peppe Lanzetta darà un seguito alla vicenda dove, per il momento, si assiste a un depistaggio che crea non pochi problemi al commissario Peppenella il quale, per scoprire l'artefice di quattro omicidi, cerca di dare un senso alle parole dei ritornelli delle canzoni indicate dall'assassino provando a mescolarle fra loro.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Ti lascio una canzone. Un festival per il commissario Peppenella
  • Autore: Peppe Lanzetta
  • Editore: CentoAutori
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: L'Arcobaleno
  • ISBN-13: 9788868720773
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 13,00

17 giugno 2016

Non sparate sul regista - Simone Cerri

Il cinema americano ci ha abituato a personaggi, luoghi e situazioni improbabili, ma che nei film si ripropongono con una costanza sorprendente. Personaggi come il barista filosofo che dispensa consigli a destra e a manca, o il poliziotto all'ultimo giorno di lavoro prima della pensione che finisce inevitabilmente in mezzo a una sparatoria da cui non uscirà vivo. Luoghi ricorrenti come i motel con vista parcheggio o i locali notturni in cui si combatte più o meno clandestinamente. E infine situazioni che si ripetono fino alla nausea, come il conto alla rovescia prima dell'esplosione di una bomba o la macchina che decide di non partire proprio nel momento più sbagliato. Simone Cerri ci offre una carrellata di luoghi comuni che gli sceneggiatori di Hollywood continuano a proporre a un pubblico che, tuttavia, sembra non averne mai abbastanza.

Recensione

State vedendo un film ed ecco che entra in scena il bonario poliziotto a un passo dalla pensione: la maggior parte di voi non perderà nemmeno un secondo per bisbigliare "Ecco, ora questo muore" (i pochi che non lo faranno o non vedono un film dall'invenzione del sonoro oppure l'hanno detto così tante volte che ormai sono stufi di rimarcare l'ovvio). Per non parlare di quando il protagonista prende un taxi e a guidarlo ci trova il solito italiano caciarone con i santini appesi un po' dappertutto: alzi la mano chi non ha sollevato gli occhi al cielo pensando "E ti pareva".
Quando i film prodotti ogni anno sono centinaia, inventare trame e personaggi nuovi non è per niente facile e dato che "squadra che vince non si cambia" non si vede perché registi e sceneggiatori dovrebbero smettere di ricorrere a situazioni o figure che funzionano e che il pubblico sembra continuare ad apprezzare.
Questo non significa che gli spettatori siano così lobotomizzati da non accorgersi delle ripetizioni e non manca chi decide di dichiarare guerra all'industria cinematografica di massa giurando di non entrare mai più in un cinema se non per vedere pellicole coprodotte da Albania e Lituania, sottotitolate in mongolo e dirette da registi della Kamchatka. Si tratta però di casi isolati che non rientrano nemmeno nelle statistiche dei tycoon americani; tutti gli altri si rassegnano e subiscono in nome dell'intrattenimento, imparando a guardare il fenomeno con la dovuta ironia.
Tra di essi compare Simone Cerri, autore di questa piccola enciclopedia dell'ovvio nella quale compaiono i principali stereotipi che il cinema (soprattutto quello americano) ci ha propinato per anni, accuratamente divisi tra personaggi, luoghi e situazioni.

Armato di un'abbondante dose di ironia e uno spiccato amore per le metafore improbabili l'autore passa in rassegna le figure immancabili nei polizieschi d'oltreoceano, dal profiler di serial killer al barista filosofo fino a figure francamente un po' ridicole come l'assaggiatore di droga o l'homo erectus lucernaris (quello che durante le sparatorie, chissà perché, si piazza sempre sopra un lucernario a fare da bersaglio un po' per tutti); ripercorrendo luoghi ormai entrati a far parte dell'immaginario collettivo come le tavole calde coi loro bei divanetti colorati (che negli USA sono proprio così!) o i gli squallidi motel dispersi nel nulla, Cerri mette in luce l'assurdità di molte situazioni e l'improbabilità coi cui spesso nei film si risolvono anche gli intrighi più complessi, con totale disprezzo dell'intelligenza dello spettatore.

Il libro si conclude poi con un'imperdibile postfazione in cui l'autore ci ricorda che, a differenza di quanto sostenuto dal papà dei Muppets Jim Henson, la vita non è tutta un film e difficilmente ci imbatteremo in un'antropologa forense che combina il cervello di Margherita Hack con il fisico di Jennifer Lopez (del resto voi uomini mica ve la meritereste una donna così), così come l'avvocato della difesa raramente ha somiglianze con il Brad Pitt di Troy ma benedetto dalla mente di Stephen Hawking (anche se noi donne sì che ce lo meriteremmo un uomo così).

Il risultato è un trattato esilarante, il cui unico lato negativo è che mi ha fatto fare parecchie figuracce in metropolitana quando mi sono ritrovata a sghignazzare fra me e me sotto gli occhi degli altri passeggeri. Per fortuna si legge in un paio di giorni, a meno che non decidiate di tenervelo sul comodino per leggervene un paio di capitoli a inizio o fine giornata, migliorandovi notevolmente l'umore. Sebbene mi veda costretta a prendere le distanze da gravi affermazioni come il fatto che le carote sarebbero un contorno inutile o che Il silenzio degli innocenti sia un film mediocre (questa ben più grave), mi sento di consigliare caldamente Non sparate sul regista a tutti lettori, compreso chi non è fanatico di cinema, mentre non posso che suggerire all'autore di cambiare genere cinematografico, evidentemente di thriller e polizieschi ne ha visti fin troppi!

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Non sparate sul regista
  • Autore: Simone Cerri
  • Traduttore: eliminare campo se il libro è italiano
  • Editore: Las Vegas Edizioni
  • Data di Pubblicazione:Marzo 2016
  • Collana: I Jolly
  • ISBN-13: 9788895744353
  • Pagine: 196
  • Formato - Prezzo: Euro

11 maggio 2016

Il cappotto della macellaia - Lilia Carlota Lorenzo

Palo Santo, un paese apparentemente innocuo della pampa argentina. Duecentosette abitanti, tutti si conoscono tra loro. I pettegolezzi corrono più veloci dell’incessante vento che annuncia l’arrivo della tormenta. Mentre la sarta continua a cucire e scucire il cappotto per la figlia della macellaia, che a forza di ingozzarsi di paste con la panna non fa che ingrassare, si consuma un insolito e inquietante omicidio e una serie di fatti strani cominciano ad accadere. Quale orribile scena ha visto il bambino della sarta nella cucina della bellissima merciaia Solimana al punto di scappare terrorizzato ogni volta che la vede? Perché lei attira gli uomini del paese a casa sua? E che inconfessabile segreto custodisce Marcantonia, la sorella ritardata di Solimana? Ne sa qualcosa la bizzarra telefonista, che non si fa vedere da nessuno, ma ascolta le telefonate di tutti segnandole in un quaderno. E ancora di più ne sa Zotikos, immigrante greco in pensione, che dietro la toppa della sua porta tiene sott’occhio l’intero paese... Dopo il grandissimo successo in digitale ottenuto grazie al self-publishing, Il cappotto della macellaia arriva finalmente in libreria in una versione corretta e rivista. Lilia Carlota Lorenzo porta in Italia il carattere più autentico dell’America Latina. Fonde le atmosfere magiche e i colori di Gabriel García Márquez e la passione malinconica del tango di Gardel per creare una propria voce: ironica, indolente, sboccata e sanguigna. Ci regala personaggi indimenticabili dalla scorza durissima, situazioni crude e surreali che ricordano quelle dei film dei fratelli Coen e ci fa sentire come gli abitanti di Palo Santo, ancorati a un mondo che sembrerebbe non esistere più, che ha una sola strada battuta lungo la ferrovia e dal quale non vorremmo più andarcene.

Recensione

Il cappotto della macellaia dell'italo-argentina Lilia Carlota Lorenzo fa parte della nuova e sempre più nutrita categoria degli autopubblicati di successo, essendo rimasto per 300 giorni nella top ten di Amazon e avendo così attirato l'attenzione di una grande casa editrice come Mondadori, che ha quindi deciso di portarlo sugli scaffali delle librerie italiane.

La scrittrice, in un'intervista in cui le è stato chiesto di spiegare quali siano i requisiti per il successo di un libro, e del suo in particolare, ha precisato che, secondo lei, cinque sono gli elementi da tenere in considerazione: un titolo intrigante, una copertina interessante, recensioni che convincano il lettore a comprare, un prezzo contenuto e una sinossi che sappia essere una promessa di coinvolgimento rivolta al lettore.
Va' da sé, aggiungerei io, che il romanzo deve essere coinvolgente e dotato da una certa originalità, condizione indispensabile per un valido passaparola, soprattutto quando non sia prevista un’apposita campagna promozionale, che questo Il cappotto della macellaia sembra pienamente soddisfare.
Ciò premesso, l’autrice precisa inoltre che la storia da lei narrata è tratta da un fatto veramente accaduto che le è stato raccontato a suo tempo dalla madre.
Nelle prime righe del romanzo viene immediatamente enunciato l’evento criminoso:

All’alba di giovedì 7 ottobre 1943, in un paese sperduto delle pampas argentine, fu ucciso un uomo.
La verità non venne mai a galla: i morti non parlano, gli assassini non si autoaccusano, l’unico testimone non disse nulla perché era il vero colpevole.

La scena del crimine è la comunità di Palo Santo, 107 anime in tutto, dove tutti quindi si conoscono e dove non è facile riuscire a mantenere i segreti, anche se alcuni hanno la presunzione di riuscirci. In una comunità così ristretta anche le offese -o presunte tali- sembrano più grandi di quanto oggettivamente siano, e vengono a crearsi dei rancori difficilmente sanabili. I vizi capitali, inoltre, sembrano ben rappresentati fra i protagonisti del romanzo.
La trama de Il cappotto della macellaia, che si dipana in un susseguirsi di equivoci piuttosto esilaranti, presenta un tipo di umorismo che paragonerei a quello di Andrea Vitali, non per nulla anche i suoi romanzi si svolgono sempre in cittadine di dimensioni contenute. Il linguaggio che usa l'autrice è però più colorito, senza tuttavia mai sfociare nella volgarità fine a se stessa. Ma è anche vero che l’ambiente in cui agiscono i personaggi della scrittrice argentina è di livello sociale decisamente inferiore a quello dei protagonisti dei romanzi dello scrittore italiano.
Inoltre, gran parte dell'umorismo è conseguente alla mai banale caratterizzazione dei personaggi, tipici di un paese di provincia, altra caratteristica che accomuna questo romanzo con gli scritti dell'autore lecchese.
In un crescendo che ricorda Cronaca di una morte annunciata di García Márquez si descrivono gli eventi che precedono l’ineluttabile destino della vittima, ma cosa abbia visto il figlio della sarta per rimanere terrorizzato dalla merciaia, perché questa voglia concupire tutti gli uomini che incontra, che incidenza possa avere sugli eventi il fatto che tutto sembri congiurare contro la sarta del paese, costretta a dover fare e disfare, come la tela di Penelope, il cappotto per la figlia della macellaia e, infine, quanto sia grave la colpa del testimone dell’omicidio per indurlo a tacere su quello che sa, sono tutte tessere di un mosaico che risulterà completo e comprensibile solo alla fine del romanzo. In merito a quanto accennato all'inizio della recensione, l'intreccio può quindi definirsi giustamente originale.
E' pur vero che qui, a differenza del capolavoro di García Márquez, l'identità della vittima si conoscerà solo alla fine della storia, ma l'atmosfera del romanzo della Lorenzo può effettivamente assomigliare a quella che si respira in Cronaca di una morte annunciata, per quel senso di aspettativa della tragedia e per l'ambiente tipicamente provinciale in cui essa si verifica.

Per come il racconto è stato impostato, può inserirsi nel filone delle commedie noir e risulta divertente, intrigante, con un ritmo sempre sostenuto e particolarmente scorrevole, grazie anche a capitoli molto brevi, talvolta inferiori a mezza pagina, in ognuno dei quali, a rotazione, vengono raccontate le vicende di ciascuno degli undici personaggi che agiscono nel romanzo.

In conclusione si può affermare che è pienamente giustificato il successo avuto da Il cappotto della macellaia nell'edizione digitale, e si presume possa continuare anche per l'edizione cartacea.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il cappotto della macellaia
  • Autore: Lilia Carlota Lorenzo
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione:10 maggio 2016
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804661177
  • Pagine: 240
  • Formato - Prezzo:Brossura con alette - Euro 18.00

11 aprile 2016

Cabala City - Marco Pedullà

Cabala City è il primo volume di una trilogia figlia di un futuro distopico. La trama ripercuote le gesta di Betty Braun e delle incredibili peripezie dei suoi amici. Un libro che farà piangere, ridere, divertire e che tratterà con sarcasmo e irriverenza alcuni dei temi più sentiti nel sociale al fine di portare una riflessione bonaria sul paradiso-mondo in cui viviamo. Per addentrarsi in questo scenario basta solo leggerlo. Una scrittura avvincente e semplice vi farà compagnia.


Recensione

Cabala City si presenta come un romanzo distopico: in un lontanissimo futuro, seguiamo le gesta della protagonista, Betty, in una fantasmagorica città a metà tra utopia e distopia, Cabala City, appunto. Lo smascheramento della vita condotta da Betty, annoiata, opaca, densa di inganni, si associa allo smascheramento di una società apparentemente perfetta.
Queste le linee generali. Il libro però va ben presto in direzioni strampalate, disperdendo il disegno originario in un delirio continuo senza capo né coda.

Partendo dall'evento che dà origine all'intreccio, la misteriosa morte del marito di Betty, il lettore si ritrova, insieme alla protagonista, a vivere situazioni paradossali, dal sapore fantascientifico.  L'autore sembra gettare a caso le più disparate idee in questo gran calderone narrativo, che ben  presto diventa indigesto. Clonazione, androidi, alieni, cospirazioni mondiali, reincarnazione, universi paralleli si intrecciano a considerazioni che pretendono di essere serie sui problemi più vivi della nostra contemporaneità: essere e apparire, i limiti della democrazia, dello sviluppo e del progresso tecnologico, il divino e l'umano. Il tutto condito, peraltro, da un tono ironico e surreale che ha l'effetto collaterale di ridicolizzare e banalizzare non solo la trama, ma anche quella  stessa pretesa di lanciare spunti di riflessione al lettore.

C'è da dire, poi, che ho faticato a capire cosa volesse intendere l'autore. Perché nella  sovrabbondanza di riflessioni, il messaggio non è chiaro. Cabala City è una città-stato isolata,  fondata nel Lazio da due miliardari statunitensi gay che hanno deciso di dare vita a una loro città che rispecchiasse i loro valori e interessi. Si presenta come una città utopica, in cui la diarchia dei due uomini  assicura benessere, progresso e felicità. Poi però viene svelato l'eccesso di progresso che ha di  fatto disumanizzato la società cabalina: manipolazione del dna, clonazione, c'è persino un grande  utero artificiale cittadino che porta a termine tutte le gravidanze indesiderate, chiamato  "Vaginopoli" (sic). Col progredire della trama, lo smascheramento assume connotazioni sempre più  moralistiche, e l'associazione coppia gay-vaginopoli-altre diavolerie fantascientifiche, assume  dimensioni inquietanti. Mi è sembrato, cioè, di veder rappresentate le peggiori fantasticherie  dell'italiano medio. Quel genere di immaginario collettivo nazionalpopolare che produce perle come  "se approviamo la fecondazione assistita in Italia i gay potranno impiantarsi l'utero e partorire, e  Dio non vuole!". Ecco. Ora, l'intento dell'autore mi è sembrato questo, rappresentare esattamente  questo immaginario distorto. Con quale scopo, e per veicolare quale messaggio, onestamente, non mi è  chiaro.

Ad ogni modo. La trama procede. Da Cabala City usciamo e riscopriamo, insieme a Betty, l'Italia.  Com'è l'Italia del Tremila? All'opposto di Cabala City, oppure uguale. Prima viene presentata in un  modo, poi in un altro. Alla fine non c'è più tanta differenza tra i due ambienti. Anche perché questo  futuro così lontano, sembra in realtà vicinissimo: nonostante il delirio fantascientifico (alieni,  alta tecnologia, etc), questa Cabala/Italia del Tremila sembra quella del Duemila, parla allo stesso modo,  veste gli stessi abiti firmati, spettegola delle stesse star del cinema, ascolta la stessa musica. I  rimandi alla nostra cultura sono continui e spesso immotivati. L'effetto è un po' quello della  celebre serie animata "Futurama", in cui il fantascientifico Tremila non è altro che una copia  distorta, fortemente umoristica, del nostro Duemila. In questo contesto, però, l'operazione finisce  col cozzare con tutto l'impianto del romanzo. Gli anacronismi, dunque, non si ricoprono di valore  metaforico. Sono anacronismi e basta.
Proseguendo ci troviamo ancora tra alieni, cospirazioni, realtà parallele e via discorrendo, finché  non irrompe anche una narrazione cosmologica cristiana, con depositi di anime, apparizioni di Madonne  varie e così via. La narrazione, suppongo nelle intenzioni dell'autore, doveva essere rapida,  assicurare la lettura in tempi brevi. Con me ha scatenato l'effetto opposto, costringendomi a periodi  di pause quando ritenevo di averne sentite ormai troppe e di non poter andare oltre.

Riepilogando. L'ambientazione, per quanto originale, devo ammetterlo, è densa di contraddizioni. La  trama è delirante, ricca di subplot lasciati in sospeso, dimenticati. Il tono è schizofrenico, a  tratti serio e convinto, a tratti surreale e umoristico. Anche sotto il profilo linguistico e  stilistico emergono criticità, soprattutto uno stile fortemente sciatto, lessico povero, dialoghi  scritti malissimo; si avverte con urgenza la necessità di provvedere a una ripulitura editoriale, a  fondo. Inutile aggiungere che, essendo il primo episodio di una trilogia, il finale è monco,  improvviso, non conclude nulla ma non promette nulla.
Non so fino a che punto ci sia qualcosa da salvare in questo romanzo. Riconosco solo l'originalità e  la creatività dell'autore. Il resto è tutto un delirio immotivato.


Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cabala City
  • Autore: Marco Pedullà
  • Editore: Youcanprint Self-publishing
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: 
  • ISBN-13: 9788893061803
  • Pagine: 405
  • Formato - Prezzo: Epub - 3.99 Euro

25 marzo 2016

Hielo Negro - Bernardo Fernandez (Bef)

Immagina di non provare paura. Perdere il timore di morire. Di sparire. Essere libero di colpo da qualsiasi ansia esistenziale. E godere. Godere. Questo è il nostro nuovo prodotto. Quello che sta sviluppando il Medico. E appena riuscirà a creare una molecola stabile, lo chiameremo Hielo Negro. Così, in spagnolo.
Lizzy Zubiaga, giovane erede del cartello di Costanza non è certo la più talentuosa artista contemporanea del Messico ma con il denaro che possiede, non le interessa.
Lizzy, da un jet set a un altro party, tra minacce e un po’ di shopping fra grottesche opere d’arte, capisce che il business della droga così come gliel’hanno lasciato in eredità non è molto redditizio, e allora perché non inventarsi una nuova sostanza? La droga perfetta? Ma il militare Chaparro si intromette, Lizzy lo fa uccidere e Andrea Mijangos, poliziotta tutta d’un pezzo vedendosi privata del suo amore, inizia a indagare per vendetta.

Recensione

Andrea Mijangos, la protagonista principale di questa storia raccontata in prima persona da diversi personaggi, è un'agente di polizia messicana alta oltre un metro e ottanta e massiccia in proporzione.

"Troppo bacon per due uova” disse una volta un imbecille alle mie spalle quando frequentavo i corsi pre–universitari, a Cadereyta. Lo sentii.
Continuava a chiedere scusa a terra, dopo che gli avevo rotto tutti i denti a ginocchiate.
La sua femminilità non è tale da farle avere successo con il "sesso forte" - ma non più forte di lei-, pertanto, quando l’unico uomo che la faccia sentire desiderata viene ucciso, lei giura vendetta, anche se riconosce che il suo amante era un uomo sposato con due figli, non disdegnava altre avventure, era più basso di lei di tutta la testa e arrotondava lo stipendio con estorsioni a carico di coloro che trovava in possesso di droga. Insomma, una persona tutt'altro che integerrima. A farlo morire nel modo più doloroso possibile è stato un medico sadico e genialoide al soldo di una donna, Lizzy, boss del narcotraffico. Compito di questo medico, oltre a fare occasionalmente da killer per sfogare gli istinti più perversi, è quello di creare una droga che renda obsolete tutte le altre, sia per i minori costi di produzione, sia per l’intensità e la durata dei suoi effetti rispetto a quelli delle droghe tradizionali.
Voglio qualcosa che ti tolga la paura di morire – gli aveva detto Lizzy –, che ti fermi le inibizioni e che ti sballi. La droga perfetta. La pastiglia che ti trasforma in un essere superiore per diverse ore.
Così nasce "Hielo Negro", la droga "quasi" perfetta, avendo un unico effetto collaterale che lascio scoprire al lettore.

Lizzy, che è la cattiva per antonomasia, può definirsi coprotagonista del romanzo insieme ad Andrea, ed è uno dei punti di vista che si alternano nella narrazione del racconto. A questo proposito va detto che non è sempre facile distinguere la sua voce da quella della poliziotta, dato che le due usano lo stesso linguaggio e sono entrambe esperte in arti marziali.
Il racconto, che si svolge prevalentemente in Messico, si snoda fra trafficanti senza scrupoli, poliziotti corrotti e omicidi nonché colpi di scena divertenti, ricchi come sono di umorismo nero.
L’autore si diverte a prendere in giro gli scrittori di thriller e i personaggi da loro creati che, in questo romanzo, sono tutti sopra le righe. Non ci sono “buoni”, ma solo “cattivi” che si dividono fra perfidi e semplicemente brutali.

Lo stile di scrittura tipicamente americano, composto da frasi molto brevi e sintetiche, nonché il repentino passaggio da un argomento all'altro, rendono bene il veloce vorticare di pensieri e sensazioni di coloro che sono sotto l'effetto di droghe. Peraltro non è sempre facile per il lettore barcamenarsi nei dialoghi fra i vari personaggi, che sono fra l'altro numerosissimi, e a questo proposito va lodata la traduzione che non deve essere stata per niente facile. Peccato che il numero di refusi che si rinvengono nel testo sia piuttosto elevato.

Il ritmo dell'opera più che sostenuto potremmo definirlo scoppiettante, data la girandola di situazioni paradossali raccontate con estrema ironia da Bernardo Fernandez, scrittore, disegnatore e grafico, pluripremiato in Messico per le sue opere.
La storia risulta alquanto originale, indubbiamente umoristica, e non è difficile immaginare che presto ne verrà tratto un film d’azione.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Hielo Negro
  • Titolo originale: Hielo Negro
  • Autore: Bernardo Fernandez detto Bef
  • Traduttore: Roberta Botta
  • Editore: Logus mondi interattivi 
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788898062768
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: eBook - Euro 8,99

15 febbraio 2016

La luce sia con voi. Non c'è pace per il commissario Peppenella - Peppe Lanzetta

Gesù Cristo, Ponzio Pilato, Giuda Iscariota e la Maddalena… non sono esattamente i personaggi biblici e nemmeno le statuette del presepe che affollano i vicoli di Napoli. Sono i soprannomi di criminali incalliti e senza scrupoli che turbano i sogni del commissario Peppenella, sempre più solo e trasandato. La luce invece è quella elettrica, staccata a casa del commissario a causa di un contatore taroccato in una città taroccata, Napoli, dove niente e ciò che sembra e tutto si confonde: lecito e illecito, ladri e onesti, suore e prostitute, legge e anarchia, dando vita ad una casba folle e intricata che rischia di far impazzire il povero Peppenella.

Recensione

Peppe Lanzetta è un personaggio poliedrico che, oltre ad essere autore di diversi libri di successo e di testi per canzoni, è anche drammaturgo e attore. La sua più recente apparizione sugli schermi, da quanto mi risulta, dovrebbe essere stata quella nell’ultimo film di 007 “Spectre” in cui interpreta il “cattivo”.
La luce sia con voi, noir surreale ma non troppo, dato che la realtà supera spesso la fantasia, inizia praticamente con una morte inusuale. In uno squallido albergo di Napoli, infatti, un serpente, oggetto sessuale in un gioco erotico alquanto perverso fra coniugi, morde la partner femminile uccidendola. Il fatto che l’animale fosse di una specie velenosa non sembra fosse a conoscenza di colui che l’aveva procurato alla coppia dietro congruo compenso, un criminale italo-albanese, curiosamente soprannominato Gesù Cristo. È lui che il commissario Peppenella, già protagonista di un precedente romanzo dal titolo “Il cavallo di ritorno”, cerca di catturare, ritenendo ci sia la sua longa manu in molti fra i peggiori traffici della città.
La caratteristica di questo divertente romanzo è che i personaggi sono gente normale, mediocri nel bene e nel male come sono in genere le persone reali, motivo che li rende particolarmente umani. Non ci sono eroi, non ci sono intuizioni incredibili che consentano ad investigatori particolarmente sagaci di incastrare i malfattori, né questi ultimi possono definirsi geni del crimine, ma vivono più che altro di espedienti e odiano i grandi truffatori, come accade a Gesù Cristo quando, durante un viaggio a Venezia, gli viene in mente Galan:

Pensava a quanti soldi si era mangiato il governatore del Veneto che dopo pochi giorni di prigione per le sue truffe e dopo essere passato agli arresti domiciliari, in quella domenica maestosa, magari, se la stava passando alla faccia dei veneti e di tutti gli italiani.

Sia i “buoni” che i “cattivi” hanno tutti, chi più chi meno, i loro problemi con cui confrontarsi, in particolare quelli familiari per i rapporti non sempre facili con mogli, suoceri e figli. Non si sottrae a questa regola anche il maggiore protagonista di questa storia, l’obeso commissario Peppenella, la cui moglie è deceduta tempo prima e la cui figlia è in carcere per spaccio di droga. Il fatto di essere un uomo di cultura, oltre che far parte delle forze dell’ordine, non lo esenta, pertanto, da avere anche lui problemi esistenziali con cui convivere e che lo inducono a filosofeggiare per non cadere in depressione.
Divertenti e realistici i dialoghi, in particolare quelli fra il commissario Peppenella e i suoi assistenti quando parlano di calcio, essendo lui juventino e gli altri tifosi del Napoli. Discorsi che avvengono di norma in tutti gli uffici, statali e non, specie al lunedì dopo una domenica sportiva. Naturalmente entrambe le parti sono sempre pronte ad allearsi fra loro per dare addosso al collega della Scientifica tifoso di una squadra di calcio avversaria:

 «Già sei di Bari, poi sei pure interista. Ma che ti aspetti dalla vita?» 

Non mancano riferimenti a personaggi di spicco di cui si occupano quotidianamente i giornali, come quelli a papa Francesco, quando si viene a sapere dell’omicidio di una suora commesso in un convento partenopeo.
Una costante del romanzo è la ricerca dell’anima gemella, perché anche le prostitute, i transessuali e i delinquenti di mezza tacca hanno un cuore. Quindi, alle indagini del commissario Peppenella si aggiungono storie parallele di uomini e donne -e trans- che vorrebbero essere capiti e apprezzati, disposti a fare di tutto pur di trovare o non perdere l’amore.
Pur rivestite di grande ironia, cosa che rende il romanzo particolarmente divertente, le problematiche che vengono toccate dall’autore sono quelle relative alla disperazione di personaggi ai margini della società che cercano di dare un senso alla propria vita. Ben si presta la città di Napoli, con le sue contraddizioni e il suo degrado, a fare da palcoscenico alle vicende dei protagonisti, un po’ folli ma sempre molto umani e che danno spunto a qualche riflessione.
Non bisogna aspettarsi il solito romanzo umoristico , quindi, come potrebbero far ritenere i ridicoli nomi dei personaggi. Questo è un noir originale, dal ritmo travolgente, con qualche battuta davvero esilarante, ma con un sottofondo di malinconia che fa venire in mente le parole che canta Madama Butterfly nell’omonima opera di Puccini: “un po’ per celia e un po’ per non morire”.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La Luce sia con voi - Non c'è pace per il commissario Peppenella
  • Autore: Peppe Lanzetta
  • Editore: CentoAutori
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2016
  • Collana: L'Arcobaleno
  • ISBN-13: 9788868720469
  • Pagine: 225
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 13,00

16 gennaio 2016

I veleni della dolce Linnea - Arto Paasilinna

Nel giardino di una casetta rossa, nella quieta campagna dei dintorni di Helsinki, un'esile vecchietta sta annaffiando la sua aiuola di violette. Le rondini volteggiano cinguettando, i calabroni ronzano, un gatto sonnecchia sul prato. Ma l'idillio, ahimè, è solo apparente: la vita tranquilla di Linnea Ravaska, ottuagenaria vedova di colonnello, è avvelenata da una banda di malfattori che piomba ogni mese dalla capitale per estorcerle la pensione.

Lo snaturato nipote Kauko e i suoi degni accoliti non si accontentano di derubarla, ma devastano tutto quanto si trovano davanti, torturano il gatto, picchiano per gioco, saccheggiano, sporcano, distruggono, senza che Linnea osi ribellarsi, fino al fatidico giorno in cui il troppo è troppo.

Recensione

Linnea Ravaska, la protagonista del romanzo tra il macabro e il satirico di Paasilinna, è, a differenza di quanto il titolo induca a pensare, tutt'altro che dolce: non per nulla il suo appellativo, perfettamente adatto al personaggio, è quello di Colonnella. Non solo e non tanto perché vedova di un Colonnello, eroe della guerra di indipendenza finlandese contro l'URSS, ma perché nei panni di un militare ci sta benissimo: ha tutta la freddezza per formulare strategie di contrattacco a medio e lungo termine e ampie capacità tattiche per affrontare situazioni in cui si ritrova a mal partito, ribaltandole in suo favore.

L'immagine, che viene fuori dal racconto, di una Finlandia in cui gli anziani sono vittime abituali di tossici, ubriaconi e spostati è volutamente ingigantita dalla volontà dell'autore di ridimensionare il mito dell'efficienza e della pace sociale scandinave, mentre il risultato è una storia divertente, a tratti anche esilarante, da cui con una sceneggiatura snella e ben ritmata si potrebbe tirar fuori un bel film pulp.

La reazione di Linnea alle violenze del nipote e dei suoi compagni di deboscio è davvero singolare: inizia con un trattamento di bellezza nella foresta dell'estate finnica e continua con un piano di guerra che fa uso di tutte le armi a disposizione di un'anziana e indifesa vecchietta, dal revolver della buon'anima del colonnello al veleno fatto in casa, come le migliori torte di mele di Nonna Papera, a quelle di fortuna come un remo, che può diventare un'efficientissima clava.

La liberazione dal nipote scroccone e degenerato e dai suoi degni compari, che del resto avevano già progettato di far fuori la povera vecchina per intascarne l'eredità, assume il senso e il significato di una presa di possesso della propria vita, anche a settant'anni: quando Linnea, convinta di avere ancora poco da vivere, scopre che potrebbe campare ancora a lungo e bene, il dovere morale di ribellarsi diventa un piano d'azione che, pur tra imprevisti e colpi di fortuna fenomenali, arriverà a coronare la vita dell'atipica eroina con la totale emancipazione. Eliminati, con l'aiuto del caso ma non senza una buona dose di cinico pragmatismo nascosto da un sobrio velo di cipria d'altri tempi, i tre mortali ma per fortuna imbranatissimi nemici, Linnea potrà godersi una meritata vecchiaia lunga, in compagnia di una fiamma del passato, il medico di famiglia, che può garantire una decorosa dignità se non una passione sconveniente.

Diventa impossibile anche per il più convinto garantista non fare il tifo per Linnea nella lotta contro i tre sgangherati giovani che tentano di ucciderla, e alla fine Paasilinna riesce a convincere il lettore che in fondo la loro non è una gran perdita per il mondo, che se lo sono ampiamente meritati, tutto quel che gli capita, e che la buona vecchietta incarna il ruolo di una Nemesi, come si dice, nel giallo omonimo di Agatha Christie, anche di un'altra formidabile nonnina, miss Marple.

A volte l'eccesso di discorsi indiretti rende un po' falso il procedere della narrazione e di sicuro l'aiuto che la buona sorte elargisce a Linnea è troppo sfacciato per essere credibile, ma appunto, in una storia divertente, senza pretese né di critica sociale né di ricerca esistenziale, che ha il solo fine di essere una lettura gioiosa, chi si ne lamenterebbe?

Anzi, viene proprio voglia di partecipare questo susseguirsi di colpi di scena macabri, ambientati nella campagna o nei cimiteri o nei parchi di una Finlandia dall'estate calda e placida, ma non inoffensiva come potrebbe apparire. E, soprattutto, dalla vicenda della Colonnella si capisce perché nelle previsioni sull'aspettativa di vita le donne superano sempre gli uomini!

Giudizio:

+3stelle (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: I veleni della dolce linnea
  • Titolo originale: Suloinen Myrkynkeittaja
  • Autore: Arto Paasilinna
  • Traduttore: Antonio Maiorca, Helina Kangas
  • Editore: Iperborea
  • Data di Pubblicazione: 2003
  • Collana: Narrativa
  • ISBN-13: 9788870911176
  • Pagine: 208
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

8 dicembre 2015

Trascurabili contrattempi di un giovane scrittore in cerca di gloria - Michael Dahlie

Perdere entrambi i genitori e ritrovarsi solo, a nemmeno venticinque anni, non è la situazione migliore che potesse capitargli. Anche se Henry, a essere onesti, può contare su alcune circostanze favorevoli: una laurea a Harvard, un appartamento lussuoso a Williamsburg, nel cuore della Brooklyn più trendy, e un'eredità milionaria. E poi, una buona vena letteraria, con una particolare passione per i personaggi ottantenni e novantenni (oltre che per le frasi tra parentesi).
Henry decide così di investire parte del suo patrimonio nel lancio di una rivista d'avanguardia: un modo, soprattutto, per conoscere nuova gente. Ma New York non è il tipo di posto in cui l'apertura verso il prossimo è facilmente ricompensata. E, come se non bastasse, ci si mette anche la sfortuna – nei panni di una tormenta di neve e di un gregge di rare e costosissime capre della Libia. Trascinato in un vortice di fallimenti, disavventure e guai con la legge, Henry riuscirà tutto sommato a cavarsela, e a gustarsi, in tempo per il finale, una meritata rivincita. Muovendosi con disinvoltura nella scena hipster newyorchese, tra happening culturali, ristoranti europei alla moda e tendenze alternative (senza trascurare un esplicito omaggio all'Italia), Michael Dahlie conferma il suo talento per la commedia raccontando le peripezie di un personaggio mite e goffo, ma a suo modo indomito, alla difficile ricerca di un posto nel mondo.

Recensione

La storia di Henry, un giovane aspirante autore che vive a New York, presenta in modo comico e abbastanza disincantato una serie di situazioni al limite del surreale con l’intento di far divertire il lettore e, nel contempo, presentarci una metafora sui sogni e sugli scontri con la realtà di tutti quelli che come lui intendono percorrere la strada della scrittura professionale.
L’ambientazione del romanzo è abbastanza netta: siamo ai giorni nostri, abbiamo a che fare con un giovane che, a causa del suo dramma personale, ha un’immensa disponibilità finanziaria che gli consente di muoversi in diversi locali, o location statunitensi, in compagnia dei suoi affetti, per quanto il vuoto della perdita dei genitori continui a pesargli in gran parte delle sue ore diurne. Si vivono nella lettura tanti luoghi e storie personali che si accompagnano fedelmente, facendo entrare il lettore in tanti mondi diversificati contemporaneamente.
Come nella miglior tradizione della narrativa comica, ritroviamo anche una serie di personaggi ben calibrati, che recitano un ruolo ben preciso nella storia e che cercano in ogni modo di risvegliare il protagonista dal torpore vitale frutto del suo più grande difetto: la sua ingenuità.
Nella letteratura d’altri tempi non è la prima volta che si utilizza l’innocenza di fondo del protagonista che non riesce a essere mai malizioso nelle sue azioni così come nelle sue riflessioni, basti pensare a Dostoevskij, tanto per citarne uno fra tanti, e nonostante questa caratteristica possieda un suo perché all’interno delle vicende, costituisce però anche il più grande handicap dell’intera stesura: Henry appare completamente anacronistico nel nostro mondo moderno, senza un pizzico di cattiveria così come di amor proprio, tanto da renderlo, in un contesto fortemente occidentale come la New York in cui vive, fondamentalmente irreale, con il quale vi sono delle serie difficoltà di immedesimazione. La sua stessa difficoltà a gestire gli affetti e i rapporti sociali, anche se telematicamente, ci descrivono comunque un giovane che non sta al passo coi tempi e che anzi non riesce in alcun modo a emergere con la grinta che di norma dovrebbe possedere. Alla fine, ma soltanto lì, il nostro protagonista riuscirà a mettere il muso fuori dalla sua gabbia e a essere meno stereotipato, agendo d’impulso.
Trattandosi di un testo comico, che deve comunque suscitare attrattive in chi legge, le situazioni in cui troviamo coinvolto Henry hanno dei risvolti tragicomici che comunque riescono in qualche modo a dare un impatto positivo alla visione di insieme del romanzo, per quanto il ritmo narrativo, che nei casi come questo sarebbe stato necessario fosse elevato, risenta invece di una smodata lentezza in alcune parti.
La lettura di questo romanzo pertanto è ambivalente: trae conforto dal messaggio positivo ma nel contempo non soddisfa tutte le aspettative di quei lettori che si avvicinano con occhio critico a una lettura di genere.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Trascurabili contrattempi di un giovane scrittore in cerca di gloria
  • Titolo originale: The Best of Youth
  • Autore: Michael Dahlie
  • Traduttore: Mirko Zilahi de' Gyurgyokai
  • Editore: Nutrimenti
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Greenwich
  • ISBN-13: 9788865942499
  • Pagine: 296
  • Formato - Prezzo: cartaceo € 18,00 e-book € 8,99

4 novembre 2015

I Gatti di Farfa - Guido Spano

Quando Carlo decide di andare a trovare suor Margherita, sua ex fiamma ora brigidina nel convento di Farfa, ha in mente un viaggio come tanti. Davide, un collega insegnante, scrittore, lo accompagna allettato dall'idea di poter partecipare come autore alla Fiera del libro che si tiene in quei giorni nell'antico borgo medievale. Sarà l'inizio di una girandola di incontri con personaggi surreali, di coinvolgimenti in situazioni improbabili, cromatismi vivaci in continua sospensione tra fantasia e realtà.



Recensione

Due insegnanti, Davide e Carlo, decidono di recarsi a Farfa, nel reatino, ognuno per un motivo proprio: il primo per partecipare al festival della letteratura locale come scrittore di romanzi storici e il secondo, approfittando del viaggio dell'amico, per andare ad incontrare suor Margherita, ex fiamma ed ex studentessa di fisica ora amica e confidente. Da questo presupposto nasce quella sarabanda umoristica che è la trama de I gatti di Farfa, romanzo d'esordio di Guido Spano.

Tra cappelli a dir poco stravaganti, invadenti passanti, giornalisti rampanti in fissa con le api, suore, pigne quantistiche, guidatrici spericolate, ladri e gatti – questi ultimi come da titolo, anche se hanno un ruolo meno importante di quanto possa sembrare all'inizio – la storia fila abbastanza velocemente fino all'ultima pagina, grazie soprattutto ad una prosa molto curata e ad una lunghezza - 174 pagine - adatta.

C'è di che divertirsi per chi ama il genere umoristico, anche se l'opera non è esente dai problemi che affliggono il genere, soprattutto quando in esso si cerca di strappare a tutti i costi una risata al lettore e si preferisce la facile trovata ad una costruzione vera e propria della trama. Infatti, personaggi estremizzati nei loro caratteri peculiari vivono situazioni strampalate portate al limite che si risolvono a tarallucci e vino in men che non si dica – esempio il furto dell'argenteria subito da suor Paolina -.
Su questo leit-motiv la storia va avanti, senza dare una reale profondità né ai personaggi – tanto che si fa fatica ad imprimerli nella memoria e bisogna andare continuamente all'utile legenda iniziale – né alle situazioni fin troppo surreali per essere anche qualcosa di più che semplicemente simpatiche.

In conclusione, “I gatti di Farfa” è un discreto punto di partenza per un autore che con un lavoro maggiore sui tempi e sulla costruzione delle scene può far parlare di sé. La prosa agile e sicura lo rende piacevole da leggere, ma difficilmente rimarrà impresso nella memoria.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: I Gatti di Farfa
  • Autore: Guido Spano
  • Editore: Amarganta
  • Data di Pubblicazione: Luglio 2015
  • ISBN-13: 9788899344139
  • Pagine: 174
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,00 Euro

18 settembre 2015

Cicerone. Memorie di un gatto geneticamente potenziato - Maria Caterina Mortillaro


Divertente come “La guida galattica per gli autostoppisti”, le avventure tra le stelle di un gatto geneticamente potenziato

Protagonista e narratore in prima persona di questa storia caleidoscopica è Cicerone, un gatto geneticamente potenziato. Sfuggito da un laboratorio terrestre, s’imbatte nei meravigliosi piedi di Myrina Cacace e la sceglie come sua Umana domestica. Myrina è un’autentica figlia delle stelle, cresciuta su un’astronave, abituata a ogni sorta di stranezze, e piuttosto disinibita nei rapporti interspecie. Purtroppo, a causa di un chip di memoria difettoso è diventata suo malgrado la maggiore esperta vivente del grande oratore romano M. Tullio Cicerone e ne ha assorbito in parte la personalità, andando incontro a fastidiosi dissidi interiori. Giusto per non farsi mancare nulla, ai due protagonisti si aggiunge presto un buffo vecchietto, Ben, o meglio Benedetto Ventitreesimo, convinto di essere il capo di una religione ormai estinta. Cominciano così le avventure dei nostri eroi, a cui presto si affiancheranno altri personaggi non meno variopinti, come Flint, l'insospettabilmente tenero allevatore di mostri da combattimento, o Leeira, la raffinata figlia dell’odioso Presidente della Galassia. E poi ci sono gli alieni: aracnidi giganti carnivori ma amanti della famiglia, esseri gelatinosi con un piede in faccia, spocchiosi Aldebariani, amebe senzienti…

Il tutto condito da una buona dose di ironia e umorismo.

Recensione

Sulla scia delle più celebri opere di fantascienza umoristica, il libro segue le gesta di Cicerone, per gli amici Ciccio, gatto geneticamente potenziato, che si racconta a una ideale platea felina. Un espediente che rende più simpatico il rovesciamento parodistico della realtà operato nel romanzo: dai grandi topoi della fantascienza più classica ai problemi più peculiari della nostra attualità, tutto finisce per essere visto, analizzato e fatto a pezzi dal felino protagonista.

Seguendo le disavventure di Cicerone, Myrina Cacace, giovane saltimbanco stellare dal difficile rapporto con l'altro sesso, Ben XXIII, buffo erede di un impero religioso scaduto, e tutti gli altri personaggi che si avvicendano, il lettore si trova catapultato nel lontano futuro dell'Era Spaziale, tra rapporti inter-specie, alieni puzzolenti, felini intelligenti, pianeti fantastici, e così via.
Mentre la giovane coprotagonista salta da un'avventura all'altra in cerca di una stabilità interiore, Cicerone non cerca altro che la stabilità di una lettiera e del buon cibo... Il punto di vista del gatto, dalla parlantina ricca di ironia (mi ricorda un po' il gatto Salem della serie Sabrina... chi è uscito vivo dagli anni Novanta sa di cosa sto parlando!), accompagna ogni disavventura, fornendo quasi un sottotitolo scanzonato all'intera storia e insieme spunti di riflessione distaccata sui problemi che affliggono l'umanità.

Godibilissimo, piacevole da leggere e divertentissimo, risulta particolarmente curato sotto il profilo stilistico e linguistico, mentre caratteri, intreccio e ambientazione si presentano accennati quanto basta a una storia che è votata fondamentalmente a far divertire, senza far prestare troppa attenzione a quel che vi accade. Per questo motivo mi sembra anche particolarmente indicato a un vasto pubblico non specializzato, da quello giovanissimo ai non amanti del genere fantascientifico. D'altra parte, la trama si rivela fin troppo esile, giusto un'accozzaglia di disavventure assurde senza alcuna precisa direzione; un po' più di sostanza non avrebbe guastato.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cicerone. Memorie di un gatto geneticamente potenziato
  • Autore: Maria Caterina Mortillaro
  • Editore: Delos Digital
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Odissea Digital
  • ISBN-13: 9788867756292
  • Pagine: 223
  • Formato - Prezzo: 3,99 Euro

13 luglio 2015

L'Intransigenza. I gialli del Dio perverso - Paolo Calabrò

I locali parrocchiali della chiesa di San Leopoldo, rettoria di proprietà comunale, sono stati devastati durante la notte. Ma al sindaco di Puntammare, paesino del litorale casertano, che ha a cuore più la propria immagine che la giustizia, non importa scoprire i colpevoli; a lui basta che la giunta municipale non resti invischiata in questa brutta vicenda. Così, di punto in bianco, Nico Baselice – vigile urbano – e Maurizio Auriemma – impiegato dell’ufficio tributi che esce di casa solo al calar del sole – si ritrovano a formare una squadra di investigatori loro malgrado e a condurre un’indagine irregolare e anomala che rischia di coinvolgere i nomi più in vista della cittadina e di creare uno scandalo politico senza precedenti. Un noir che non si assoggetta ai canoni classici del genere, nel quale i protagonisti si troveranno a spostarsi tra gli uffici del comune e le strade della costa, tra uomini che hanno sempre un secondo fine e donne davanti alle quali non si riesce a spiccicare una sola parola. Finendo per scoprire che spesso la mentalità collettiva miete più vittime dei singoli moventi. Sullo sfondo, un cristianesimo degenerato e dominato dal “Dio perverso”, in grado di ispirare nella migliore “buona fede” le azioni più ignobili. Come fare a individuare un criminale che agisce con una sua logica consequenziale, dalla razionalità perfettamente calcolabile… ma a rovescio? 

Recensione

Precisiamo anzitutto che il sottotitolo del libro sta indicare che questo è il primo di una serie, tant’è che l’autore, in una sua intervista, precisa che il prossimo sarebbe già in procinto di essere pubblicato. In secondo luogo, con la dizione Dio perverso si fa riferimento al termine tecnico della filosofia di Maurice Bellet, con cui il teologo francese indica quella concezione della fede per cui Dio:

Dice di averti dato la vita, ma poi con tutte le sue proibizioni non te la lascia vivere, dice di volere il tuo bene, ma poi si compiace della tua sofferenza, che anzi dice di accettare di buon grado e offrirla a lui, e non si fa scrupolo di bastonarti, aggiungendo che te lo sei meritato, come si dice ancora oggi nell’atto di dolore.
ed è proprio in nome di un Dio che pretende obbedienza assoluta e acritica che gli uomini giungono a compiere talvolta le azioni più esecrabili.
La discussione sul piano teologico sarebbe ampia ma, volendo sintetizzare in maniera un po’ banale il concetto, si potrebbe affermare che l’affermazione che Dio è verità ed è anche infinita bontà esprime una contraddizione, perché la verità può essere dolorosa e talvolta la menzogna è da intendere come un atto d’amore. L’intransigenza a cui fa riferimento il titolo è quella di coloro che pretendono la verità a tutti i costi, senza se e senza ma.

Questo è un giallo un po’ anomalo di questi tempi in cui, specie in alcuni spettacoli televisivi e cinematografici, siamo abituati alla visione di scene del crimine sempre più cruente ed efferate al fine di richiamare l'attenzione dello spettatore più distratto. L’unica strage di cui si parla in questo romanzo è quella degli arredi nella parrocchia della chiesa di San Leopoldo nella cittadina di Puntammare (nome di fantasia) nel catanese. Sembrerebbe solo un atto di vandalismo, sennonché l’amministrazione comunale, proprietaria dell’immobile, potrebbe essere chiamata a risponderne, dato che non si trova il verbale di consegna delle chiavi della struttura alla parrocchia.
Ed ecco allora che vengono chiamati a indagare, al fine di liberare l’amministrazione comunale da ogni responsabilità, due dipendenti: Nicola Belice, vigile urbano, e il misterioso Maurizio Auriemma, impiegato tributario. Non è loro compito trovare i colpevoli, come asserisce uno dei protagonisti, precisando, peraltro:

"Ma il fatto è che, se veramente vogliamo puntare sul nostro obiettivo, cioè sventare un'accusa di negligenza nella gestione della rettoria, non possiamo far altro che seguire le tracce del colpevole."
I due, pur condividendo lo stesso ufficio, non hanno mai avuto affiatamento e ciò crea situazioni paradossali sottolineate dalla vena ironica dell’autore. Ma dal contatto forzoso fra i due improbabili investigatori, che rifiutano di seguire la pista battuta dalle forze dell’ordine, sembrerebbe alla fine scaturire un rapporto che potrebbe essere definito di amicizia.

Calabrò è bravo nel caratterizzare i personaggi, nel centellinare gli indizi nelle indagini che porteranno alla risoluzione del caso e nella costruzione dell'intreccio. Il fatto che le indagini siano portate avanti non dalle forze dell'ordine, ma da dilettanti quali sono i due dipendenti comunali, fa passare in second'ordine la superficialità degli interrogatori dei testimoni. L'autore è abile anche nella esposizione di dialoghi che, pur vertendo a volte su questioni teologiche, non si avvicinano mai all’infodump, risultando invece piacevolmente caustici.
Il romanzo tratta argomenti profondi pur sotto una veste ironica e talvolta scanzonata che rende divertente e scorrevole la lettura.
L'unica cosa che non ho apprezzato da parte dell'autore è stato il far sbagliare volutamente il nome di qualche personaggio a uno dei protagonisti, dato che la cosa più ostica per il lettore è, almeno inizialmente in un romanzo, proprio quella di memorizzare i nomi dei personaggi.

Forse è eccessivo chiamare questo giallo "filosofico", essendo sufficiente il termine "psicologico" a inquadrare il genere, ma è la dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno, che un autore da il meglio di sé quando tratta la materia che conosce.
Oltre che a Calabrò, complimenti anche a Sybil von der Schulemburg (scrittrice di discreto successo) che ha curato l'editing, non avendo personalmente rinvenuto alcun refuso, cosa abbastanza rara nelle pubblicazioni di un piccola casa editrice.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'intransigenza - I Gialli del Dio perverso
  • Autore: Paolo Calabrò
  • Editore: Il prato
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Gli antidoti
  • ISBN-13: 9788863362831
  • Pagine: 207
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,00

5 luglio 2015

Raising Steam - Terry Pratchett

To the consternation of the patrician, Lord Vetinari, a new invention has arrived in Ankh-Morpork - a great clanging monster of a machine that harnesses the power of all of the elements: earth, air, fire and water. This being Ankh-Morpork, it's soon drawing astonished crowds, some of whom caught the zeitgeist early and arrive armed with notepads and very sensible rainwear.
Moist von Lipwig is not a man who enjoys hard work - as master of the Post Office, the Mint and the Royal Bank his input is, of course, vital... but largely dependent on words, which are fortunately not very heavy and don't always need greasing. However, he does enjoy being alive, which makes a new job offer from Vetinari hard to refuse...
Steam is rising over Discworld, driven by Mister Simnel, the man wi' t'flat cap and sliding rule who has an interesting arrangement with the sine and cosine. Moist will have to grapple with gallons of grease, goblins, a fat controller with a history of throwing employees down the stairs and some very angry dwarfs if he's going to stop it all going off the rails...

Recensione

AT LAST, SIR TERRY, WE MUST WALK TOGETHER.

Terry took Death's arm and followed him through the doors and on to the black desert under the endless night.

The End.
Il 12 marzo 2015, a soli 66 anni, si spegneva Terry Pratchett, da tempo affetto da una forma di Alzheimer precoce. Raising Steam, uscito nel novembre 2013, diviene dunque l'ultimo libro da lui pubblicato ancora in vita.

Raising Steam, quarantesimo volume del Mondo Disco, si colloca nel ciclo dedicato all'impenitente truffatore Moist von Lipwig, forse il più adulto e politicamente scorretto. Dopo aver rimesso in piedi il fatiscente ufficio postale ed essere stato messo a capo della Royal Bank e della Zecca di Ankh-Morpork, Moist, ormai sposato alla cinica Adora Belle che continua a gestire il sempre più moderno servizio di clacks, viene incaricato dal Patrizio di occuparsi di una nuova impresa: la neonata ferrovia del Disco, inventata, insieme alla prima locomotiva a vapore, dal giovane Dick Simnel. Ancora una volta saranno le doti di affabulatore di Moist e la sua sconfinata inventiva a rendere possibile progetti apparentemente inattuabili.

Il consueto e irresistibile british humour di Terry Pratchett, come sempre, svela temi più che mai attuali: il motivo puramente ottocentesco dello scontro tra antico e moderno, incarnato dall'introduzione del treno a vapore - d'altronde il ciclo di Moist è quello che più strizza l'occhio alla letteratura vittoriana - si affianca al più tragico tema del terrorismo. Nel corso dei volumi della saga del Mondo Disco, e principalmente da Uomini d'arme in poi, Pratchett ha voluto mostrare una Ankh-Morpork sempre più cosmopolita: umani, nani, troll e golem, insieme a vampiri e licantropi, si mescolano tra loro in un melting pot che arricchisce la città grazie alle peculiarità insite in ogni razza. Lo sviluppo e l'inaugurazione della prima ferrovia del Disco, che - insieme ai clacks - mette a frutto il genio ingegneristico dei goblin, suscita tuttavia le proteste violente di una fazione di nani conservatori convinti che lo sviluppo tecnologico cui sempre più nani si stanno affidando possa minare la loro identità. La condanna al sessismo, alla xenofobia, al conservatorismo è sempre particolarmente evidente nei libri di Pratchett, che con delicatezza e fine umorismo ne mette in ridicolo le contraddizioni infliggendo nel finale una sana batosta ai personaggi che veicolano tali dis-valori, senza mai scadere nel troppo politicamente corretto.

L'ultimo romanzo di Terry Pratchett, The Sheperd's Crown, dedicato al personaggio di Tiffany e rivolto a un pubblico young adult, uscirà postumo nell'agosto di quest'anno. Il mondo della letteratura anglosassone ha perso un grande pensatore e un grande scrittore per tutte le età.


Sottociclo di Moist Von Lipwig:

  • Going Postal, 2004, inedito in Italia
  • Making Money, 2007, inedito in Italia
  • Raising Steam, 2013, inedito in Italia
  • Giudizio:

    +3stelle+ (e mezzo)

    Dettagli del libro

    • Titolo: Raising Steam
    • Autore: Terry Pratchett
    • Editore: Corgi Books
    • Data di Pubblicazione: 2014
    • ISBN-13: 9780552170529
    • Pagine: 512
    • Formato - Prezzo: Paperback - £ 2.39

    13 giugno 2015

    Dove sei stanotte - Alessandro Robecchi

    Protagonista di questo giallo, che miscela ad arte tensione amore e ironia, e racconta anche di una rinfrancante cospirazione della solidarietà umana, è Milano. La città di Expo 2015, che «accoglie 20 milioni di visitatori», dove gli architetti sono archistar, le sedie «sistemi di seduta» e le feste sono eventi. E contrapposta a questa metropoli, la Milano delle periferie multietniche dove la disperazione sa ancora lasciare spiragli alla speranza, cioè alla vita vera. Due città che sono due mondi, e un involontario, scanzonato protagonista che li percorre in lungo e in largo da preda e cacciatore insieme. Carlo Monterossi è il fortunato autore di una trasmissione tivù di genere piagnucoloso, Crazy Love, un grande successo commerciale di cui non va per nulla fiero. A casa sua, nella baraonda di una festa, finisce un giovane orientale in stato confusionale. Somiglia in modo impressionante a un architetto giapponese acclamato come una star all’Expo, ma non ricorda nemmeno il proprio nome e non vuole che si chiami la polizia. Il giorno dopo, il giovane orientale sparisce e Carlo Monterossi trova il suo appartamento devastato da una perquisizione. Di colpo la sua esistenza agiata e tranquilla è sconvolta da eventi che gli paiono inspiegabili ma evidenti: qualcuno cerca qualcosa ed è abbastanza determinato da seminare cadaveri, anche il suo, per trovarla. 

    Recensione

    Il romanzo di Robecchi può considerarsi una favola per adulti, dove l’orco è rappresentato da un killer dei servizi segreti deviati, la principessa da salvare è una bellissima ragazza sudamericana da cui un funzionario del comune pretende prestazioni sessuali in cambio del permesso di soggiorno, e il principe azzurro, ovvero l’eroe senza macchia e paura, è Carlo Monterossi, un autore della televisione specializzato in serie televisive strappalacrime e fan di Bob Dylan. Stante questa premessa, non c'è quindi da meravigliarsi se il finale può definirsi "buonista".

    Il romanzo è divertente e non poteva essere diversamente, dato che Robecchi è uno dei giornalisti che scrive per Cuore ed è anche uno degli autori di Crozza. Dove sei stanotte è la sua seconda pubblicazione dove compare come protagonista Carlo Monterossi: la prima ha per titolo Questa non è una canzone d’amore. Robecchi racconta questa storia in terza persona, divertendosi tuttavia a commentare con spirito i comportamenti del protagonista, come fa Macchiavelli con Sarti Antonio, il protagonista dei suoi gialli, tanto per avere un termine di paragone.

    L’azione si svolge a Milano e precisamente in zona Corvetto, un quartiere di periferia abitato da immigrati,

    Maggioranza islamica, minoranza latina, italiani poveri, quelli che non c’è riforma che tenga.
    e ha come sottofondo l’Expo. È proprio da qui che nasce la vicenda quando, apparentemente, scompare un famoso architetto giapponese, Haru Harada, il più grande designer concettuale del mondo, che ha sempre rifiutato di rilasciare interviste e la cui conferenza all'Expo è prevista durante i primi giorni di apertura della manifestazione.

    Robecchi mescola piacevolmente gang di latinos, clandestini, servizi segreti più o meno deviati, faccendieri, forze di polizia e giovani contestatori, riuscendo a gestire il tutto con maestria e costruendo una storia poliziesca ben intrecciata, ricca di colpi di scena, di ironia e umorismo intelligente.
    Il tipo di scrittura molto discorsivo e il ritmo sostenuto rendono la lettura piacevolmente scorrevole, nonostante le trecentocinquanta pagine di cui consta il romanzo.

    Giudizio:

    +4stelle+ (e mezzo)

    Dettagli del libro

    • Titolo: Dove sei stanotte
    • Autore: Alessandro Robecchi
    • Editore: Sellerio
    • Data di Pubblicazione: 2015
    • Collana: La memoria
    • ISBN-13: 9788838933189
    • Pagine: 348
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

    2 maggio 2015

    Sailor e Lula - Barry Gifford

    Lula Pace Fortune e Sailor Ripley hanno vent'anni e stanno per riabbracciarsi. Sailor ha scontato due anni in un carcere di detenzione del North Carolina con l'accusa di omicidio preterintenzionale. Ha ucciso Bob Ray Lemon, un imbecille che dava del filo da torcere a Lula, ma senza volerlo. Ha agito d'istinto, per senso di protezione, è stato un incidente. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, e così è andata. Ora Lula è a bordo di una Bonneville decappottabile bianca del '75, e attende Sailor per portarlo via. Al diavolo la libertà vigilata, sfileranno alla volta della California per ingannare la legge e una madre nevrotica che non approva, con la voglia di passare insieme il resto della vita. Si fermeranno presto, troppo presto, appena in Texas, per un guasto alla macchina, e da quel momento non ci sarà tregua perché "è un vero melodramma, Sailor. Come Romeo e Giulietta, solo che non muore nessuno". La saga completa di Sailor&Lula si apre così, come un romanzo d'avventura che carambola nel noir più torbido e di malaffare non appena la rete di eventi si scioglie in un susseguirsi di colpi terribili, spari, imboscate, ritorsioni. È una corsa senza fine che assomiglia a una vera persecuzione, è un viaggio on the road prima di scoprire che in fondo il sogno americano è diventato il peggiore degli incubi.

    Recensione

    La saga di Sailor e Lula è composta da sette romanzi brevi. Nel primo, dal titolo Cuori selvaggi, si iniziano a conoscere i due protagonisti, appena maggiorenni, di cui si seguono le vicende fino alla vecchiaia, narrata nell’ultimo episodio della saga dal titolo L’ostinazione del cuore.

    Il primo episodio potremmo assimilarlo ad una storia “on the road” con un finale noir. Sailor e Lula iniziano un viaggio in auto senza una meta precisa e con pochi soldi in tasca. La loro intenzione sarebbe quella di fermarsi di tanto in tanto lungo la strada, svolgere qualche lavoro che possa loro consentire di riprendere il viaggio e continuare fino a quando non saranno stanchi o troveranno un luogo particolarmente piacevole dove stabilirsi. Lula e Sailor sono due giovani senza idee per il futuro e che vivono alla giornata, viaggiando, facendo l’amore e conoscendo persone che non avranno occasione di rivedere in futuro. Le cose non andranno come avrebbero voluto e Lula rimane anche incinta.
    In contrapposizione a loro c’è la madre di Lula, Marietta, preoccupata per la figlia, tanto da ingaggiare un investigatore suo amico, Johnny, per rintracciare la coppia e riportare Lula a casa.
    Tenuto conto che Sailor, per quanto sia un giovane gentile e innamorato, è anche un ex carcerato e non ha né arte né parte, non si può che condividere la preoccupazione della madre per la figlia che, diciamolo pure, non dimostra di essere proprio una ragazza con la testa sulle spalle.
    Ma tutti personaggi della saga sono piuttosto bizzarri e Lula, Sailor e Marietta non sono i più strani, anzi, rispetto agli altri personaggi potremmo definirli del tutto normali.

    Gifford ha voluto fare una parodia degli stereotipi dei thriller che vanno per la maggiore. Vengono quindi descritte con l’umorismo che gli è tipico sette sataniche, rapimenti per sacrifici umani, gang di malavitosi, prostitute pronte a vendersi o a uccidere a secondo del momento e la convenienza, serial killer per motivi religiosi o economici, senza contare industriali con pochi scrupoli come quelli che commerciano in frattaglie umane per la produzione di prodotti cosmetici.

    Nel terzo episodio dal titolo Giorno fortunato per Sailor, Marietta, quando viene a sapere che le hanno rapito il nipote, figlio di Sailor e Lula, chiede aiuto ad un gangster suo conoscente per riuscire a riportare a casa il ragazzino sano e salvo, e, alle perplessità espresse da un amico sulla opportunità di rivolgersi ad un malavitoso, ribadisce:

    “Chi non è un gangster oggi, Johnnie? Il mondo non è altro che un enorme racket, dove tutti rubano, uccidono e cercano di fregare gli altri. Almeno Santos è dalla nostra parte, e sono felice che sia così”.
    I nomi stessi dei personaggi sono ridicoli, come Mona Costatroppo, la pupa di un capo gang, Maria Pienadigrazia, la madre pazza di due fratelli assassini che crede di essere la Madonna, eccetera.

    La scrittura è asciutta e i dialoghi, che sono la parte predominante del racconto, servono a caratterizzare i protagonisti, secondo la migliore tradizione letteraria USA, e sono piuttosto surreali, come questo, ad esempio:

    «… ti giuro che hai un cazzo fantastico. Certe volte è come se mi dicesse delle cose, mentre tu sei dentro di me. Sì, come se fosse capace di parlare un suo linguaggio. Tu mi sai prendere.»
    Ma tutte le cose che vengono raccontate, spesso durante i viaggi in auto, sono quantomeno inconsuete.
    Il romanzo è pieno di aneddoti curiosi, piuttosto esilaranti e, per quanto al limite dell’assurdo, non si esclude che non possano essere veri, perché, si sa, la realtà supera spesso la fantasia. Inoltre basta leggere le cronache dei giornali per constatare che nella gente si annida un fondo di pazzia che si scatena in violenza: condomini che uccidono i vicini di casa, genitori che uccidono i figli e figli che uccidono i genitori, coniugi che si uccidono fra loro e fanatici religiosi che uccidono per uccidere su ispirazione di Dio, imputati che uccidono giudici ed avvocati, ritenendosi perseguitati e non compresi.

    L’umorismo dell’autore, tipicamente macabro, risulta molto divertente per coloro che apprezzano il genere. Diamo poi merito al traduttore di aver messo delle note per spiegare citazioni e giochi di parole che non avrebbero altrimenti significato per il lettore italiano.
    Gifford caratterizza bene i personaggi e in particolare i protagonisti che, pur inizialmente infantili, gradualmente maturano, si assumono le loro responsabilità e invecchiano insieme rimanendo innamorati, continuando la tradizione dell’ottimismo utopistico di Frank Capra.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Sailor e Lula
    • Titolo originale: Sailor e Lula: The Complete Novels
    • Autore: Barry Gifford
    • Traduttore: Serena Lauzi (Cuore Selvaggio); Alberto Perrotta (Storie Selvagge: Perdita Durango, Sailor e Lula); Fabio Genovesi (L'ostinazione del cuore).
    • Editore: Fandango
    • Data di Pubblicazione: marzo 2015
    • Collana: Mine vaganti
    • ISBN-13: 9788860442598
    • Pagine: 778
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 25,00

    27 marzo 2015

    L'individuo B - Carlo Alfieri

    Per dare un nuovo corso alla sua casa editrice, specializzata in libri sulla pesca, Luca Logan si applica alla valutazione dei molti inediti che gli capitano tra le mani. Mentre L’Amo d’Oro conosce una nuova prosperità e nella vita di Logan brilla sempre più luminoso l’astro della bellissima Ludmila, fra proposte bizzarre ed esilaranti tomi d’improbabile valore letterario, un misterioso manoscritto, inviato a puntate e sotto pseudonimo, cattura e poi inchioda la curiosità dell’editore e della sua arguta assistente Anna. I due attendono con sempre maggiore impazienza l’arrivo dei plichi con i capitoli della storia di Ludovico e della sua perdizione per la sfuggente Ingrid, che via via, fra tormenti d’amore, verità nascoste e pedinamenti, da romanzo sentimentale vira al psicologico e infine si tinge di noir. È in un altro strepitoso racconto che giunge in lettura alla casa editrice che s’insinuano raffinatissime allusioni scientifico-filosofiche alla soluzione del vero mistero, al vero segreto, che Carlo Alfieri, abile incastonatore di romanzi nel romanzo e virtuoso del gioco di specchi fra finzione e realtà, disvela nel sorprendente finale. 

    Recensione

    Romanzo breve ma piuttosto originale, L'individuo B narra le vicende di un editore che riceve in visione la prima parte di un manoscritto. L'editore rimane affascinato dalla storia, tanto da attendere con ansia l'inoltro degli ulteriori capitoli. A questo proposito si potrebbe obiettare che è improbabile che un editore sia disponibile a leggere personalmente, o a far leggere ai suoi incaricati, tout court, i manoscritti che gli vengono recapitati, specie se solo parziali, e molti scrittori esordienti potrebbero ritenere il romanzo del tutto utopistico.
    A parte ciò, la storia è molto scorrevole, drammatica ma allo stesso tempo divertente, unico neo è che il manoscritto in questione non sembra poi così avvincente come appare all’editore che è anche il protagonista del racconto. Ma, del resto, qualche forzatura, come il fatto che venga inoltrato a puntate, era necessaria per far evolvere la storia fino al finale a sorpresa.
    La sensazione è che l’autore, in grado senza alcun dubbio di scrivere opere di maggior spessore, si sia compiaciuto di comporre questo divertissement per proprio diletto, oltre che per quello dei lettori. Così ha costruito questo romanzo, articolando sapientemente le storie parallele di uomini diversi per arrivare al finale a sorpresa, a cui si può peraltro imputare di essere un po’ affrettato, forse nel timore che una conclusione più complessa avrebbe potuto rallentarne il ritmo.
    Il racconto si legge infatti con piacere per la scorrevolezza, l’ironia dell’autore e per la capacità di coinvolgere il lettore. La questione di fondo che viene posta è: fino a che punto l’attrazione sessuale condiziona i nostri comportamenti? Perché questa è la storia di uomini che arrivano a rovinarsi la vita per una infatuazione verso prostitute d’alto bordo ed è difficile ritenere che lo facciano perché rapiti dalla brillantezza e l’intelligenza del loro eloquio. Gli ormoni giocano un ruolo importante nella vita di tutti ma per qualcuno possono essere disastrosi.
    Pur non rilevando eclatanti colpi di scena fino alla conclusione, il racconto è accattivante, con un ritmo sempre sostenuto e una scorrevolezza che invita il lettore a continuare a leggere per arrivare al più presto a scoprirne il finale. Un plauso quindi all’autore la cui simpatia e bravura nello scrivere fa passare in secondo piano le forzature dell’intreccio.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: L'individuo B
    • Autore: Carlo Alfieri
    • Editore: Editrice d'Este
    • Data di Pubblicazione: 2015
    • ISBN-13: 9788898726387
    • Pagine: 98
    • Formato - Prezzo: epub -  Euro 2,99

    5 gennaio 2015

    Novelle col morto - Gaia Conventi

    Ci sono molti modi d’intendere il giallo, genere che ormai ha mille sfaccettature e sa accontentare anche i palati più raffinati. Per Gaia Conventi il giallo ha soprattutto una vena comica, perché di tutto si può ridere, persino in mezzo alla tormenta che costringe un oste, un carabiniere e un curiale a indagare sulla morte di una mummia estense. E non stupitevi di scovare mummie ad Arginario Po, ridente paesino a pochi chilometri da Ferrara, non stupitevi nemmeno di non trovare la località su Google Maps. In Quarti di vino e mezze verità l’autrice – ridendo – vi svelerà una strana e cupa storia estense. Arginario Po torna anche nella seconda novella, in La Locanda del Giallo il morto arriva quando serve e fa più comodo. A parecchia gente. Sarà quindi il caso di far svolgere le indagini alla combriccola di giallisti invitata alla kermesse. Ottima occasione per mettere all’opera gli esperti del settore e per farsi quattro risate ai danni dell’editoria. 

    Recensione

    Quarti di vino e mezze verità e La locanda del giallo sono due piacevoli racconti lunghi da leggere più per la fantasia e l’umorismo di Gaia Conventi che per le indagini relative ai casi di omicidio intorno a cui si dipanano queste storie.

    In Quarti di vino e mezze verità si parte da lontano e precisamente al tempo di Niccolò Terzo d’Este marchese di Ferrara. Siamo quindi intorno al 1400 e la grande fama di cui gode Niccolò, a parte l’aver mandato a morte il figlio Ugo e la moglie Laura Malatesta detta Parisina, colti in flagrante adulterio –tragedia che ispirò Byron, Leopardi e D’Annunzio e fu musicata da Donizetti-, è dovuta al numero delle sue amanti. Se ne contavano circa 800, ma la cosa non deve stupire perché anche ai nostri giorni c’è qualche personaggio politico altrettanto famoso per lo stesso motivo, a conferma che la storia spesso si ripete.
    Fra i concittadini di Niccolò girava anche il detto “di qua e di là del Po son tutti figli di Niccolò” perché la prole illegittima nata dalle relazioni adulterine era numerosissima. Fra i figli illegittimi Gaia Conventi pone Leonetto, personaggio di fantasia ma non per questo meno realistico che, non potendo aspirare al potere in quanto ultimo dei quattro figli che Niccolò aveva avuto dalla più famosa delle sue amanti riconosciute, Stella de’ Tolomei, era stato indirizzato alla vita ecclesiastica. Leonetto, nonostante non avesse l’indole per dedicarsi alle opere di carità, era riuscito tuttavia a farsi un nome in una attività per così dire di nicchia, prima che la stessa non venisse soppiantata dal progresso con la diffusione della ghigliottina. Il luogo dove operava -e insegnava a farlo ai suoi discepoli- era la Pieve della Buona Morte che domina la cittadina di Arginario Po, altro nome di fantasia.
    Da questi presupposti si diparte il racconto lungo che si legge volentieri per lo spirito dell’autrice. La soluzione del “giallo” in sé è abbastanza marginale e la piccola incongruenza della “tonaca” sottratta alla vittima, ma trovatale poi addosso, non inficia la validità del racconto.

    Più scorrevole e altrettanto piacevole, se non di più per umorismo, è il secondo racconto dal titolo La locanda del giallo, che si svolge durante un immaginario festival letterario ad Arginario Po per la premiazione di alcuni autori di romanzi polizieschi. Particolarmente brillante la caratterizzazione dei personaggi, dall’acida lady Iduccia all’avvenente Ludmilla Fox, dal decadente Astigiulfo Giuffré all’astro nascente della letteratura gialla Mariolino Millusi, dall'avido locandiere Onesto Giusti alla cuoca Norma Letizia. Il festival sarebbe già stato abolito, se non avesse potuto contare sulle sovvenzioni del Comune di Arginario Po e dalla nobile famiglia del conte Cucchi, già amante di lady Iduccia, ma che si avvia alla fine dei suoi anni. Quando viene rinvenuto il corpo della vittima, dopo un iniziale cordoglio, tutti gioiscono per la pubblicità che può derivare al festival, quale occasione di rilancio della manifestazione ormai languente, e per la notorietà di cui potrebbero godere gli autori che fossero in grado di arrivare alla soluzione del caso.

    Lo stile è piacevole ed il ritmo sostenuto. Gaia Conventi non solo è brava come scrittrice ma è anche dotata di un'arguta vena umoristica. Inoltre è capace di non prendersi troppo sul serio, cosa altamente apprezzabile negli scrittori, categoria che pecca in genere di presunzione. Insomma, è una di quelle persone che ispirano simpatia, pur non conoscendola se non attraverso le sue opere.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Novelle col morto
    • Autore: Gaia Conventi
    • Editore: Betelgeuse
    • Data di Pubblicazione: 2014
    • Collana: Orion
    • ISBN-13: 9788863490381
    • Pagine: 275
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00
     

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