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6 marzo 2019

Olgius - Viaggio verso l'ignoto - Antonio Pra

Londra 2015. Anthony Green è uno studioso dei misteri delle Antiche Civiltà. Dopo una serie di conferenze di successo, viene ingaggiato dal British Museum per registrare dei documentari su alcuni reperti esposti nelle sale del museo londinese. Un incontro con una enigmatica donna e un'escalation di strane coincidenze, lo portano a partecipare a una spedizione assieme ai suoi amici in uno dei luoghi più inesplorati del pianeta, la Valle della Morte nella Yakutia, alla ricerca di avanzati artefatti tecnologici che, secondo le tradizioni locali, sarebbero stati creati nell'antichità da una dinastia di esseri altamente progrediti. Una straordinaria occasione per far luce sui racconti per secoli tramandati tra i popoli della taiga siberiana che si tramuta ben presto in una pericolosa avventura dagli imprevedibili risvolti. I guai per Anthony Green e amici aumentano sempre di più a mano a mano che si avvicinano a comprendere il segreto celato dietro la donna che li ha coinvolti nei frenetici eventi ad alta tensione. Si troveranno infatti, oltre a dover lottare per le proprie vite, a misurarsi con inquietanti rivelazioni in grado di far vacillare le loro stesse certezze sul mondo che li circonda.

Recensione

Olgius – Viaggio verso l’ignoto è un romanzo originale dalle tinte camaleontiche, motivo per il quale non è semplice collocarlo all'interno di un unico genere - si tratta infatti di un romanzo-contenitore che tratta degli argomenti più disparati. Con una grande abilità di scrittura e con maestria, il bravissimo autore, Antonio Pra, spazia tra temi vari come la storia, lo sciamanesimo, la scienza, l’archeologia, la chimica, la fisica quantistica, l’enogastronomia, la musica ed il cinema.

La storia non solo è avvincente – il filone della spedizione in terre desolate e sperdute nel cuore della Yakutia alla ricerca di artefatti misteriosi, gli Olgius, si intreccia con il desiderio di avventura e con la curiosità dei personaggi protagonisti – ma è soprattutto solida grazie alle preziosissime digressioni che l’autore ci regala per raccontare ciò che attribuisce una veridicità sempre più nitida al romanzo: dati scientifici reali, argomentazioni di ampio respiro su fatti storici e su spedizioni archeologiche o su studi e ricerche realmente avvenute.

Raccontare verità scientifiche nel modo più semplice possibile caricando il testo di suspence e rafforzando la base narrativa con elementi veri, reali e verificabili non è semplice, eppure Antonio Pra riesce nell’impresa – giunonica a detta mia – con la sua naturalezza e con il suo stile di scrittura fluido e coinvolgente, trasformando un romanzo di avventura in uno strumento di divulgazione scientifica e archeologica.

La storia degli Olgius, le spedizioni scientifiche che si sono susseguite in quegli impervi territori, i misteri di tecnologie antiche all'avanguardia e sconosciute alla scienza moderna, fungono da combustibile ad una vicenda che parte lentamente – comprensibile vista la necessità di presentare i personaggi principali e dare un primo sguardo al contesto d’ambientazione – ma che prende il via dopo un paio di capitoli senza fermarsi, incalzando il lettore fino all'ultima pagina.

Non possiamo non dedicare un piccolo spazio alla significativa sfumatura personale che l’autore inserisce nel suo romanzo: i personaggi principali – come Mick, Frank ad esempio – sono reali, sono amici veri dell’autore trasposti nella vicenda e questo, conferisce un ulteriore punto a favore della credibilità e veridicità del testo anche se, è come sfondare una porta già aperta. Qui sta la bravura, raccontare il vero attraverso una storia inventata ma sfruttando personaggi reali.

L'unico appunto che mi sento di fare è su Anthony Green, il protagonista della storia – già dal suo soprannome Gil, da Gilgamesh, capiamo immediatamente con chi abbiamo a che fare – ben venga che sia un appassionato di arte, di storia, di scienza, di cinema, di musica, di delizie enogastronomiche e quant'altro ma la sua incontenibile cultura, a tratti si trasforma in saccenza da tuttologo. Il problema non sono le sue innumerevoli passioni ma il fatto che voglia rappresentarsi come un esperto in ogni campo, il che lo trasforma in un personaggio completamente diverso dalla sua natura. Va bene raccontare attraverso il sapere di Gil tutti gli aneddoti storici e gli esiti delle scoperte scientifiche, ma perché non sfruttare magari anche la voce degli altri personaggi per poter parlare di musica, di storia e di tutto il resto? Concentrare tutto sulla persona del protagonista fa sì che questo ne risenta, un peccato contando che in realtà Gil è un personaggio forte, astuto, determinato, ostinato, intelligente e coraggioso. A suo favore c’è un forte ingegno ed un’inventiva fuori dal comune, con Gil non ci si annoia mai, questo è certo! È piacevole sentirlo conversare e raccontare ed è pieno di qualità, è un protagonista brillante che fa brillare anche ciò che lo circonda.

Ho apprezzato moltissimo il testo, traspare una grande dedizione e una grande passione per la scrittura, una chicca per amatori sono le citazioni che fanno da incipit ad ogni capitolo: Freud, Andrè Gide, John Muir, Marco Aurelio, Aristotele, Mark Twain sono solo alcuni dei prestigiosi nomi a cui Antonio Pra fa riferimento. Un romanzo nel romanzo, e va da sè che è proprio la cura per questi piccoli dettagli che impreziosiscono il testo al punto tale da renderlo unico e di alto livello. Non è solo la storia in sè insomma, c'è altro, molto altro.

Un altro punto a favore dell’autore è lo spazio narrativo riservato alla descrizione degli ambienti e dei paesaggi. Leggendo Olgius è come se il lettore facesse un vero e proprio viaggio sorvolando la bella Londra, la fredda e misteriosa Russia e l’intrigante Svizzera. Una cura minuziosa dei dettagli – sia per gli spazi che per gli eventi narrati – è in grado di trasportare il lettore proprio lì, nel qui ed ora della storia al fianco di Gil e della bella Isabel – la donna nonché studiosa che tanto incuriosisce Gil – assieme all’ispettore Hill o l’abile proprietario della galleria d’arte, Mr Kimmel.

Il mistero degli Olgius – strutture antiche dalla tecnologia avanzata – si intreccia con la natura a sua volta misteriosa di una popolazione antica dalle origini semi-regali, le cui scelte del passato e perché no, anche del presente, potrebbero mettere in discussione tutte le nostre certezze. Non mancherà nella trama la presenza di un complotto ai danni dei nostri eroi ordito da un gruppo di malintenzionati votati ad asservire la scienza per scopi tutt’altro che nobili.

Che dire, tra le emozioni più estreme procedendo nella lettura di Olgius, il lettore si imbatte in un plot che funziona e che convince e che invita sempre di più a proseguire con la lettura, pagina a dopo pagina, per scoprire cosa succede.

Il romanzo è un’occasione per scoprire non solo una storia che vince ma soprattutto per confrontarsi con mondi ed universi tematici che magari la maggior parte di noi non conosce; è uno spunto di riflessione valido sulle civiltà passate e su quanto abbiamo da imparare ancora e da scoprire sul loro conto. Un’avventura che conquista e che merita veramente di raggiungere ottimi risultati in primis per l’immenso e accurato lavoro di ricerca fatto da Antonio Pra - con il quale mi complimento moltissimo - che riesce a toccare quanti più punti tematici possibili al meglio e soprattutto, come si evince dalla lettura, per il credo professato dalle pagine del romanzo. L’autore sicuramente crede molto in quello che scrive e traspare tutta la sua passione. Non è facile infatti riuscire a scrivere ad un livello così alto di argomenti così complessi rendendoli allo stesso tempo interessanti ed in tinta con un romanzo narrativo.
Cinque stelle per Olgius e tanti complimenti ancora all’autore che con la sua penna abile e sapiente dà voce e vita alle sue passioni.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Olgius - viaggio verso l'ignoto
  • Autore: Antonio Pra
  • Editore: Runa Editrice
  • Data di Pubblicazione: Giugno 2018
  • ISBN-13:9788897674665
  • Pagine: 445 pagine
  • Formato - Prezzo:Brossura - 16,00 Euro

2 marzo 2019

Gabbie - Luana Troncanetti

Cinque donne in gabbia in altrettanti racconti brevi, soltanto un paio fra le recluse scopriranno il sollievo della liberazione. Miriam è paralizzata in un matrimonio che non le regala più brividi, soffoca nel terrore di invecchiare. Giorgia è incarcerata in un corpo che odia, combattere con la mano stretta a quella di sua sorella la libererà. Adalet, la sua catena è stata mentire per amore sghembo, il suo rimpianto un atto di vigliaccheria che non riesce a perdonarsi. Eva, madre bambina compressa in doveri insostenibili e infine Nunzia, reclusa dal pregiudizio. Murata viva in una scura terra che non perdona, costretta a un atto di giustizia sommaria.  

Recensione

Luana Troncanetti è probabilmente la migliore fra le scrittrici emergenti che mi sia capitato di recensire. Ha infatti la capacità di riuscire a far partecipe il lettore dei sentimenti che caratterizzano i suoi personaggi.
Gabbie è una raccolta di racconti in cui i protagonisti si dibattono nelle loro ossessioni e paure, tanto da indurli a comportamenti anomali, sfocianti talvolta nel patologico. L’autrice riesce a far emergere tutte le contraddizioni che spesso sottintendono ai rapporti affettivi, per cui chi ama può respingere la persona amata perfino nel timore di condizionarla troppo e privarla di quelle esperienze che possono farla maturare.
Essendo i racconti di Gabbie tendenzialmente dei noir, in essi, oltre che una certa violenza, serpeggia anche una punta di mistero, per cui riesce difficile commentarli singolarmente senza rischiare di togliere l’effetto sorpresa. Inizialmente si può rimanere perplessi nell’inquadrare i personaggi perché l’autrice è volutamente criptica e solo alla fine del racconto lascia comprendere l’effettivo ruolo di ognuno di essi.
Protagoniste dei racconti sono le donne nei loro diversi ruoli di madri, figlie, mogli e amanti. Gli uomini non sono sempre presenti, e, quando lo sono come in Off, svolgono il ruolo di “cattivi” volendo imporsi a tutti costi.
Di tutti i racconti della raccolta a mio avviso il più coinvolgente è Adalet e su questo mi permetto di spendere qualche parola in più senza peraltro indugiare troppo. In esso si contrappongono tre generazioni di donne e non è la prima volta che l’autrice si sofferma sull’amore familiare con tutte le sfaccettature che esso presenta, dalla paura di chi da amore temendo di essere troppo possessivo, a chi l’amore lo riceve temendo di venirne troppo condizionato. L’animo umano è complesso e provare a dare una spiegazione a certi comportamenti apparentemente irrazionali è difficile, tuttavia Luana Troncanetti riesce come pochi scrittori a dare il giusto significato ad azioni e sentimenti, cosicché la storia risulta così coinvolgente da riuscire ad essere catartica.
Ritengo che Luana Troncanetti sia una scrittrice decisamente valida ma difficilmente i racconti da soli potrebbero darle la notorietà che meriterebbe. La invito, pertanto, ad affrontare la stesura di un romanzo altrettanto coinvolgente di Silenzio ma, possibilmente, con un respiro ancora più ampio, con personaggi che si staccano dalle pagine come è capace di descriverli lei, mettendo a nudo il loro animo in modo tale che quando si finisca la sua lettura non si possa non rimpiangere di averlo già terminato.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Gabbie
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2019
  • ASIN: B07n31367T
  • Pagine: 37
  • Formato - Prezzo: Kindle - Euro 0,99

18 febbraio 2019

Il libro degli esseri a malapena immaginabili - Caspar Henderson

Da tempi molto lontani i bestiari autentici e quelli immaginari concorrono in parti quasi uguali al disegno della zoologia così come la conosciamo, o crediamo di conoscerla. Si sono a lungo specchiati, imitati a vicenda, guardati a seconda dei casi con rispetto e con sospetto, i due generi: finché qui, per la prima volta, non si ritrovano fusi in qualcosa di nuovo. Sì, Caspar Henderson è andato a trovare dove nemmeno li si cercherebbe – nelle profondità degli oceani, negli angoli più inospitali di deserti roventi – intere famiglie di viventi di cui tutto ignoravamo, a cominciare dall’aspetto; oppure ha raccontato particolarità di animali tanto vicini a noi da risultarci, ormai, quasi invisibili. E li ha messi tutti insieme, pesci zebra e delfini, axolotl e balene, con l’amichevole partecipazione di Sapiens, in questo diario di un naturalista capriccioso che è anche qualcosa di più – il manuale delle strane regole con cui possiamo ogni volta ricominciare, a sorpresa, il gioco molto antico di reale e fantastico.

Recensione

Il libro degli esseri a malapena immaginabili è un volume di circa 550 pagine estremamente ben curato per immagini e grafica. Dato che è piacevole dal punto di vista estetico e interessante quanto al contenuto, viene segnalato come possibile regalo per coloro che apprezzano le opere impegnate nella salvaguardia della natura. In particolare la sua lettura è stata caldeggiata da Servegnini che dice di averne regalato diverse copie agli amici in occasione del natale.
Il libro degli animali a malapena immaginabili tratta delle caratteristiche di ventisette animali, uomo compreso, a cui si aggiungono molti riferimenti ad altri esseri, per la maggior parte marini e poco conosciuti. Naturalmente l’insieme è ben lontano da quello descritto dalla Rowling con gli “Animali fantastici”, anche se risulta curioso il fatto che talvolta creature ritenute poco evolute, e spesso di dimensioni molto contenute, mostrino organi di senso molto più complessi e validi rispetto a quelli umani con cui vengono raffrontati.
L’autore, Caspar Henderson, divulgatore scientifico, è dotato di fine umorismo per cui i suoi saggi,  oltre che interessanti e scorrevoli, risultano anche a tratti divertenti. Henderson non si limita a descrivere un particolare bestiario, ma lo arricchisce di varie nozioni, anche linguistiche, come nel caso del plancton.

 “Plancton” deriva da una parola greca che significa “errabondo”. È un termine piuttosto generico con cui si indica qualunque organismo vivente che per lo più si lascia trascinare dalle correnti. (Il termine speculare, raramente usato, per indicare gli organismi che nuotano attivamente è invece “necton”).

Il fitoplancton, invece, il cui nome deriva dal fatto che riceve nutrimento tramite la luce del sole, non può scendere sotto i duecento metri di profondità, dove i raggi luminosi non riescono a penetrare. Oltre ad essere la base della catena alimentare dell'eco sistema marino (come la prateria che nutre gli erbivori che a loro volta nutrono i carnivori), concorre alla produzione dell’ossigeno di cui anche noi animali terrestri necessitiamo. Pur essendo costituito da esseri microscopici, il fitoplancton ha una biomassa maggiore di quella di tutti gli animali marini messi insieme.
Henderson non si limita a meravigliare il lettore con la descrizione di creature tanto lontane dai nostri standard di normalità, ma descrive anche peculiarità poco conosciute di animali ben noti come l'uomo e le balene. Per quanto non cada mai nel patetico, il capitolo che descrive la caccia spropositata che è stata fatta ai cetacei nei secoli -e che continua anche adesso- è decisamente impressionante.
Ciò premesso, anche se il saggio non può certo essere letto di un fiato, è peraltro scorrevole ed è arricchito di considerazioni interessanti e talvolta umoristiche che lo rendono decisamente piacevole.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il libro degli esseri a malapena immaginabili
  • Titolo originale: The Book of Barely Imagined Beings
  • Autore: Caspar Henderson
  • Traduttore: Massimo Bocchiola
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 9788845933219
  • Pagine: 543
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 34,00

8 febbraio 2019

Notre Dame de Paris - Victor Hugo

Sullo sfondo di una Parigi medievale, sinistra e tumultuante - la cattedrale di Notre-Dame è il vero palcoscenico di tutta la storia - la bella zingara Esmeralda è contesa tra il deforme campanaro Quasimodo, il malvagio arcidiacono Frollo, anima nera del romanzo, il poeta pazzo Gringoire e il nobile capitano Phoebus. Protagonista aggiunto la folla, per la prima volta al centro di un libro che mette in scena i sentimenti piú contrastati ed estremi in cui si intrecciano dramma ed epopea e in cui si confrontano il male e il bene, il bello e l'orrido e i dolorosi interrogativi dell'autore, i suoi turbamenti profondi.

Recensione

Quando pensiamo a Notre Dame de Paris, vuoi per la risonanza del cartone animato Disney, vuoi per il mondo dei musical, la prima immagine che si accende nella nostra mente è quella della bella Esmeralda e di un gruppo di accattoni meglio noti come La Corte dei Miracoli.
Ebbene non c’è niente di più erroneo di limitare la storia del Maestro, Victor Hugo, alla vicenda della zingara, del suo seguito gitano e dell’amore per il tenebroso ed affascinante Phoebus.

L’opera di Hugo si articola in ben 11 libri, suddivisi a loro volta in altrettanti capitoli, più di 500 pagine dedicate alla narrazione di un dramma, una tragicomica delirante e viscerale vicenda fatta di morti, amori proibiti, metamorfosi ed espiazione. Procediamo con ordine.
Partendo dai personaggi, è doveroso dedicare una digressione sulla possibilità di distinguerli in due tipologie: il primo gruppo è quello che chiamerei dei personaggi dinamici – coloro che compiono tra le pagine una vera e propria mutazione, una maturazione ed un cambiamento – il secondo è quello invece dei personaggi statici – coloro che nonostante il cambiamento della narrazione e dello sviluppo inaspettato della stessa, non mutano la loro natura rimanendo sempre uguali a se stessi.
Oltre a questa prima suddivisione – che potremmo definire verticale e diacronica, ossia attraversata dallo sviluppo temporale – ne segue un’altra, orizzontale questa volta e sincronica: personaggi primari, dinamici e necessari, personaggi secondari, statici e marginali.

Analizzando le due prime porzioni della suddivisione ci troviamo perciò davanti ai personaggi dinamici, primari e necessari, tra i quali troviamo assolutamente Claude Frollo, Quasimodo ed Esmeralda.

Claude Frollo, meglio conosciuto come il prete di Notre Dame, si colloca rapidamente tra le fila dei buoni sin dai primi capitoli a lui dedicati, la perdita dei genitori, l’infanzia difficile votata alla responsabilità per il fratellino minore Jean, l’amore per le arti e le scienze ed infine l’adozione del povero Quasi-modo fanno sì che il lettore sia mosso a tenerezza nei suoi confronti e legga nelle sue gesta la storia di un personaggio votato alla bontà e all’altruismo. Nel corso della narrazione però qualcosa cambia e lentamente il prete si spoglia delle limitazioni imposte dalla sua posizione sacerdotale, di quelle catene metaforiche da cui si sente stritolato, dando libero sfogo ai suoi sentimenti: è l’amore per Esmeralda, dapprima negato e represso mascherato da odio per i gitani che alla fine sfocia in un sentimento malato, nell’ossessione e nel possesso fisico della ragazza. È facile perciò capire come la sanità mentale del prete vacilli di capitolo in capitolo, lentamente Frollo diviene folle, pazzo d’amore per quella zingarella che lo rifiuta, lo detesta e lo ripudia fino alla morte. L’uomo misurato, di arti e di scienze crolla definitivamente ai piedi di Notre Dame, stroncato dalla potenza di quei sentimenti contrastanti. O mi ami o muori, le fatidiche parole che racchiudono l’aut aut davanti al quale il prete mette a dura prova la giovane Esmeralda. Il riso sardonico e brutale davanti alla tremenda scena della Piazza lo consacra alla morte certa che sopraggiunge ad un decesso già attuato interiormente da tempo.

Quasimodo, il campanaro di Notre Dame, entra in scena invece dalla parte sbagliata militando dapprima tra i cattivi. La sua ostilità verso gli uomini e la sua bestialità incondizionata fanno di lui un personaggio da limbo: è lo stesso Hugo che ce lo racconta come un uomo-animale mosso da una cattiveria primordiale verso i suoi simili. In poche pagine però la verità viene rapidamente fuori e si comprende con estrema facilità che lo stato d’animo di Quasimodo – perfetta immagine di una immanenza trascendente fermamente ancorata al suo microcosmo, il microuniverso della chiesa – è dovuto al ripudio che la razza umana ha sempre mostrato nei suoi confronti. Orbo, zoppo, muto e gobbo si scopre in realtà essere di una bontà e di una delicatezza che cozzano con le sue rigide e spigolose esteriorità, il suo animo gentile e timido, nonché poetico, lo rendono amabile al lettore – pensiamo ai lunghi discorsi fatti alle statue del campanile o alle sue campane. La sua bestialità però non tarda ad esplodere nelle situazioni di pericolo, specialmente nei momenti in cui la minaccia è rivolta alla sua bella Esmeralda. Anche lui, in un modo completamente diverso rispetto al prete, è innamorato della ragazza ma mentre il primo è animato dal desiderio e dall’ossessione di possesso, Quasimodo ha un profondo rispetto misto ad un timore pudico nei suoi confronti. La ammira e la venera da lontano, come uno spettatore silenzioso mentre Frollo la affronta vis a vis minacciandola e gridandole in faccia il suo “amore” senza mezze misure. È incredibile notare come Frollo ed Esmeralda siano gli unici amori della vita del campanaro, due antipodi che paradossalmente saranno la motivazione della fine anche del povero gobbo stesso.

Veniamo ad Esmeralda, il terzo personaggio dinamico e necessario. La sua figura fa da collante all’intera storia, ne è causa ed effetto allo stesso tempo ed innesca tutta una serie di meccanismi che alimentano la vicenda. Esmeralda è il perno centrale che muove il romanzo e ahimè interpreta dapprima il ruolo della ragazza forte e sfrontata, pronta a tutto e senza paura ma l’incontro con il bel militare de Chatepeurs converte il suo essere in una timorosa, debole e titubante fanciulla. Ricordiamo che dalla sua, la bella zingara ha solo sedici anni ma è già donna, non ha avuto tempo per l’adolescenza dovendo badare a se stessa con un’infanzia difficile e una totale assenza di figure genitoriali a rassicurarla o aiutarla nella sua crescita, indirizzandola per la retta via; eppure nonostante questo, Esmeralda è cresciuta bene, sulla difensiva nei confronti del Mondo così da essere perennemente sul “chi va là”. Dopo l’amore malato di Frollo ecco una nuova forma di amore che con la sua irruenza porta a conseguenze negative: l’amore per Phoebus nuoce alla fanciulla rendendola sì vulnerabile ma anche prosciugandola della sua forza, la tortura e la forca infatti la trovano inerme, trasformata, spettro di ciò che era in principio. Solo nelle braccia della madre riuscirà a ritornare ad essere bambina vestendo i panni che la sua età e le sue esperienze non le hanno permesso di indossare, una situazione disperata ed un monologo a dir poco straziante e viscerale della madre ritrovata dalla bella zingarella, chiudono il capitolo lasciando il lettore senza fiato e con le lacrime agli occhi.

Analizzando invece le due porzioni della seconda parte troviamo quei personaggi secondari, statici e marginali che attraversano le pagine del romanzo dando un tocco di colore con le loro vicende, vediamo Pierre Gringoire il famoso autore di misteri oppure Jean Frollo, lo sventurato e disgraziato fratello di Claude dedito ai vizi e agli ozi e poi ancora la Corte dei Miracoli che con il suo impeto gioioso colma le strade della Città Vecchia rubacchiando qui e lì ai malcapitati delle vie. Tra i personaggi secondari, un po’ per gusto personale un po’ per esigenze di classificazione, collocherei anche il bel Phoebus – che di bello ha forse solo l’aspetto, con un animo corrotto e leggero come il suo. Il classico belloccio che fa girar la testa a tutte le signorine che ricadono ai suoi piedi, mi meraviglia dunque che tra le pretendenti ci sia finita anche la bella Esmeralda, così furba ma anche così fragile allo stesso tempo.

Quello che è importante sottolineare – ed è anche ciò che rende il Notre Dame de Paris così vero – è che non troviamo dei personaggi totalmente buoni o totalmente cattivi, come accade nella realtà delle cose i protagonisti delle vicende sono ibridi, mutevoli, lunatici, cangianti ed è proprio questo che li rende umani e reali.
Il romanzo è dotato di una forza sferzante che ha l’effetto di uno schiaffo in pieno viso, sconvolge e muove il lettore agli stati d’animo più estremi: gioia, ira, dolore, sofferenza.
Solo un Maestro come Hugo poteva costruire un’opera dall’impeto così forte, una costruzione colossale che segue dei livelli ben progettati.
Lo stile altamente descrittivo segue delle logiche molto particolari, immaginando una scena come un quadro: abbiamo la composizione e dunque gli elementi che ne fanno parte con una prima visione d’insieme, segue poi la singola descrizione di ognuno di essi attraverso un parlato fluido e consequenziale come se le parole si concatenassero tra loro non lasciando spazio a incertezze o dubbi.
Una perfezione esemplare che si coglie nella scelta delle espressioni, poetiche ed estremamente forti allo stesso tempo, quasi come se Hugo scrivesse una poesia in prosa. La magia della Parigi del 1400 rapisce il lettore e lo fa volare alto tra le torri e il campanile di Notre Dame, lo fa sognare e gli fa vivere una storia unica trasformandolo in spettatore sulla scena.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Notre Dame de Paris
  • Autore: Victor Hugo
  • Editore: Grazanti
  • Data di Pubblicazione: 1994
  • ISBN-13: 9788811585435
  • Pagine: 566
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,00 Euro






24 gennaio 2019

Fuoco e Sangue - George R.R. Martin

L'emozionante storia dei Targaryen prende vita in questa opera magistrale dall'autore de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", che ha ispirato la serie HBO "Game of Thrones". Secoli prima degli eventi de Il Trono di Spade, Casa Targaryen - l'unica famiglia di signori dei draghi a sopravvivere al Disastro di Valyria - si stabilì a Roccia del Drago. Con Fuoco e Sangue ha così inizio la loro storia sotto il leggendario Aegon il Conquistatore, creatore del Trono di Spade, per proseguire narrando le generazioni di Targaryen che hanno combattuto per difendere quell'iconico scranno, fino alla guerra civile che quasi dilaniò per sempre la loro dinastia. In questo avvincente primo volume della loro storia, narrata dalla penna di un antico maestro della Cittadella, finalmente i frammenti e gli accenni che riecheggiavano nel ciclo epico Il Trono di Spade sono svelati in tutta l'ampiezza di un portentoso affresco: com'è stato forgiato il Trono di Spade? Perché era così micidiale visitare Valyria dopo il Disastro? Quali sono stati i peggiori crimini di Maegor il Crudele? Cosa scoprì Alysanne la Buona recandosi alla Barriera? Che cosa è veramente successo durante la Danza dei Draghi? Sono solo alcune delle domande cui viene data risposta in questa cronaca fondamentale del continente occidentale. Finalmente anche il grande mondo fantasy di George R.R. Martin ha il suo legendarium, un compendio inesauribile di episodi e dettagli che riecheggia Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien e Storia della decadenza e caduta dell'Impero Romano di Gibbon, un banchetto fastoso per tutti gli appassionati e un potente specchio delle grandezze e miserie della natura umana, nei bassifondi della carestia o assisa su un trono, nel fango d'una battaglia o sul dorso d'un drago. 

Recensione

Fuoco e Sangue più che un romanzo può definirsi l’elenco di una serie di battaglie in ordine cronologico relative ad un periodo di tempo che l'autore fa risalire a circa duecento anni prima degli avvenimenti del Trono di Spade che, come è noto, è la trasposizione televisiva delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Queste che, per coloro che ancora non le conoscessero, sono la saga fantasy di genere epico più nota al mondo, non sono state ancora concluse e, probabilmente, non lo saranno prima delle puntate finali del Trono di Spade.
È difficile capire perché Martin, nonostante le sue promesse, non abbia cercato di completare gli episodi conclusivi delle “Cronache”, attesi con ansia dai suoi tanti affezionati lettori, e abbia preferito invece far pubblicare una serie di eventi che risalgono a periodi di tempo precedenti. Probabilmente li aveva già scritti ed è stato indotto dalla casa editrice e farli pubblicare per motivi commerciali.
In Fuoco e Sangue si raccontano le cronache della nascita e caduta della dinastia reale dei Targaryen a iniziare dal re Aegon I che conquista i Sette Regni a cavallo del drago nero Balerion, armato di Fuoconero, la spada forgiata in acciaio di Valyria. Si susseguono poi, con alterne vicende, le imprese dei suoi discendenti.
La fantasia non è certo carente a Martin e lo dimostra anche in questo Fuoco e Sangue di oltre 700 pagine, che però è molto meno coinvolgente delle "Cronache" e si potrebbe definire una prefazione alla saga. In Fuoco e Sangue, infatti, vengono introdotti in nuce alcuni degli avvenimenti salienti che si verificheranno duecento anni più tardi e che verranno approfonditi con dovizia di particolari nelle "Cronache" stesse, quale, ad esempio, la formazione ad Approdo del Re della potente setta religiosa del Grande Passero contro cui dovranno arrivare a compromesso tutti coloro che arriveranno al potere temporale sulla città. Un altro fatto che viene anticipato, è la consuetudine dei Targaryen di sposarsi fra fratelli, consuetudine malvista dagli ordini religiosi ma che veniva comunque sopportata obtorto collo quando il potere regnante era abbastanza forte da potersi infischiare del biasimo del clero.
Dato che gli episodi di incesto fra fratelli si ripetono, essi vengono alla fine a perdere gran parte del loro aspetto trasgressivo, tanto che, pur non essendo discendenti dei Targaryen, quelli che si svolgeranno duecento anni dopo tra la regina Cersei e il fratello, il famoso “uccisore di re”, non sembrano più così scandalosi come apparivano inizialmente.
In Fuoco e Sangue i personaggi sono talmente numerosi che riesce impossibile memorizzarli e le imprese che vengono compiute nel bene e nel male, aldilà del fatto che si svolgano per terra, aria o mare, risultano talmente tante da sembrare a lungo andare ripetitive .
Fuoco e Sangue stupisce per la capacità dell’autore di tenere a mente l’inesauribile carrellata dei suoi personaggi e il coacervo delle terre emerse su cui si svolgono le loro gesta. Tenuto conto che l’autore ha superato i 70 anni, bisogna congratularsi con lui per la sua capacità mnemonica e l’abilità di gestire tanti fatti e personaggi contemporaneamente, ma per il resto quest’ultimo romanzo risulta un po’ deludente, non riuscendo a coinvolgere il lettore. La caratterizzazione dei personaggi di Fuoco e Sangue è infatti carente, trattandosi di cronache nel vero senso del termine, e non appare quindi all'altezza dei romanzi che compongono le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Fuoco e Sangue
  • Titolo originale: Fire & Blood
  • Autore: George R.R.Martin
  • Traduttore: Edoardo Rialti
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: novembre 2018
  • ISBN-13: 9788804703167
  • Pagine: 716
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 27,00

9 dicembre 2018

Piccolo mondo perfetto - Kevin Wilson

Orfana di madre, senza soldi e con un padre alcolizzato, la diciannovenne Izzy Poole rimane incinta di Hal, il suo insegnante di Arte del liceo. Lei, intelligente e schiva, determinata a non frequentare l’università malgrado gli ottimi risultati scolastici, sente di volere il bambino e decide di tenerlo; ma Hal, vittima di problemi psichiatrici, non regge la responsabilità e si suicida. Preston Grind, psicologo a sua volta figlio di celebri psicologi e segnato da un passato traumatico, dà avvio a un innovativo progetto di educazione infantile: il Progetto Famiglia Infinita. Nove coppie in condizioni economiche e sociali disagiate e in attesa del primo figlio trascorreranno dieci anni in una tenuta dove alleveranno i propri bambini come una sorta di famiglia allargata; anche Izzy, unico genitore single, entrerà a far parte del programma. L’esperimento prende il via, procedendo nonostante le difficoltà, più o meno prevedibili, che accompagnano le giornate di questa strana famiglia artificiale e autosufficiente: si creeranno legami particolari, nasceranno gelosie e rancori, i rapporti inizieranno a incrinarsi in seguito a inevitabili tensioni sessuali che rischieranno di spezzare il fragile equilibrio della comunità… La famiglia può rovinarti la vita oppure te la può salvare: quel che è certo è che dalla famiglia non c’è via di uscita.

Recensione

Piccolo mondo perfetto è un romanzo che tratta di un esperimento educativo quanto mai interessante, considerando che nella società vengono sempre più a crearsi famiglie allargate. Si immagina che una ricchissima signora ormai anziana, che da giovane aveva vissuto in un orfanotrofio dove si era trovata meglio che in famiglia -dato che il padre era morto quando era ancora giovanissima e la madre aveva disturbi mentali- voglia offrire a dieci famiglie in difficoltà e in procinto di avere il primo figlio la possibilità di provare a formare una comunità in cui i bambini possano crescere insieme, convinta che il cibo sano, adeguati educatori, buoni medici pediatri, giusti stimoli, nonché l’amore della famiglia così allargata possano influire positivamente sulla loro crescita.
La durata prevista dell’esperimento è di dieci anni durante i quali anche i genitori sarebbero adeguatamente aiutati a realizzarsi, in modo che alla fine del periodo possano essere in grado di mantenere la propria famiglia. L'offerta appare troppo ghiotta perché venisse rifiutata, nonostante serpeggi qualche perplessità fra i partecipanti, ed effettivamente i bambini saranno destinati a crescere sani, robusti e più intelligenti della media. Anche i genitori riusciranno ad affermarsi nella professione scelta, aiutati economicamente, ma saranno proprio loro ad avere le maggiori difficoltà di adattamento, perché verranno a crearsi relazioni di antipatia e simpatia fra le varie coppie e i rapporti affettivi incrociati non saranno sempre solo platonici.
L’opinione pubblica non risulta molto favorevole a questo esperimento, in quanto tende a vedere la comunità come una setta, anche se i suoi componenti non hanno legami religiosi, dato che ognuno è libero di praticare il proprio credo.
Nel romanzo vengono seguite soprattutto le vicende della diciannovenne Izzy Poole che è l’unica single del gruppo, essendo una ragazza madre a cui era morta la madre quando era ancora bambina e il padre non si era mai interessato a lei. Per quanto la maternità concorra alla sua maturazione, Izzy ha ancora qualche comportamento da adolescente, ma il lettore non può non affezionarsi a lei e apprezzarne la determinazione nelle scelte e la sua graduale presa di coscienza circa le responsabilità che competono agli adulti.
Alla fine l’esperimento potrebbe definirsi riuscito anche se, come in ogni coppia, anche in questa famiglia "allargata" si verificheranno delle crisi verso il settimo anno, crisi che, peraltro, non coinvolgeranno tutti i suoi componenti.
Forse si potrebbe accusare la storia di un eccessivo buonismo, specie nel lieto fine, ma tutto ciò viene perdonato per l’intelligente originalità dell'intreccio e per le capacità di scrittore dell'autore. Il romanzo risulta infatti decisamente piacevole e molto scorrevole con una buona caratterizzazione dei personaggi.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Piccolo mondo perfetto
  • Titolo originale: Perfect Little World
  • Autore: Kevin Wilson
  • Traduttore: Silvia Castoldi
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Le strade4
  • ISBN-13: 9788893252690
  • Pagine: 424
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

30 novembre 2018

Il gatto che non è proprio mio - Luana Troncanetti

"La mia paura più grande non è la casa persa; è di smarrirmi in quella nuova, se me ne daranno una di ricambio. È la fatica di riconoscerla pure di giorno, quello fa paura. " Il ritratto tenero di una donna che "campa da cent'anni", della sua vita scarnificata da troppi terremoti e di un gatto che non è proprio suo ma le racconta cose mute occhi dentro gli occhi, senza troppe smancerie e niente da pretendere.

Recensione

Il gatto che non è proprio mio prende le mosse dal terremoto che ha colpito l’Italia centrale per cogliere lo sgomento di una donna, stupita di essere ancora viva alle soglie dei cento anni, la cui mente vaga tra presente e passato. Il destino che nel presente le ha risparmiato di venire schiacciata, nel passato non le ha negato angosce e dolori, perché la sua vita non è stata facile. Ma il destino le ha fatto vivere anche una storia d’amore appassionata che, come direbbe lo scrittore Julian Barnes, è l’unica che conta, quella che sempre affiora nei pensieri di chi l’ha vissuta. Storie che fanno male ma riescono ad arricchire chi le esperimenta.
Il linguaggio usato per raccontare questa vicenda è volutamente immediato e istintivo a confermare il talento letterario non comune dell'autrice e ben si adatta a caratterizzare i ricordi e i pensieri che si rincorrono caotici nella mente dell’anziana protagonista.
Luana Troncanetti è una delle scrittrici più abili nel coinvolgere il lettore nelle storie che scrive e anche in questo racconto non si può non ammirare la sua capacità di trasmettere i sentimenti che agitano la protagonista.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Il gatto che non è proprio mio
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: autopubblicato distribuito Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • ASIN: B07KRL4QJR
  • Pagine: 14
  • Formato Prezzo: Kindle - Euro 0,99

11 novembre 2018

La donna che morì due volte - Leif GW Persson

Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un'escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull'isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l'investigatore più furbo e cialtrone dell'intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l'aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte? Dopo un'indagine in cui ricostruire la storia raccontata dalle tracce si rivela particolarmente complicato, Evert Bäckström dimostrerà di avere ancora il solito fiuto. E per una volta, in modo del tutto inaspettato, anche un cuore.

Recensione

Per quanto gli autori svedesi di romanzi gialli siano in Italia molto apprezzati, non tutti riescono a produrre opere di qualità. Fra i buoni romanzieri, dopo la morte di Mankell, il migliore è a mio avviso Persson che, come si può intuire dalla competenza tecnica dei suoi scritti, lavora nel campo della criminologia di cui è docente. È inoltre profiler e consulente per il ministero della Giustizia e i servizi segreti.
Dopo una serie di romanzi che aveva come protagonista il capo della polizia Lars Martin Johansson, persona quantomai equilibrata, colta, capace e intuitiva, adesso Persson intrattiene il lettore con un altro detective che è esattamente l'opposto del primo. Si tratta del commissario Evert Bäckstrom, uomo rozzo, presuntuoso, razzista, manipolatore e egoista. Sempre sul punto di venire accusato di corruzione, riesce sempre a farla franca grazie al suo fiuto e alla sua fortuna. Il fatto che riesca nonostante i suoi difetti a risolvere i casi a lui affidati è dovuto in gran parte all’abilità della sua squadra di investigatori molto affiatati fra loro. Dato che gli svedesi non raggiungono i dieci milioni, è probabile che i componenti delle forze di polizia per la gran parte si conoscano e possano interagire fra loro al meglio, conoscendo pregi e difetti dei colleghi con cui devono confrontarsi.
Ciò che si apprezza nei romanzi di Persson è l’originalità e la credibilità dell’intreccio. In La donna che morì due volte la vicenda parte dal ritrovamento dei resti di un cadavere la cui morte risale a cinque anni prima. La vicenda ha però risvolti curiosi, in quanto dall’esame del DNA risulta che le spoglie sarebbero quelle di un individuo di sesso femminile già dato per morto dodici anni prima nello tsunami che si era abbattuto sulla Thailandia. Sotto alcuni aspetti, pertanto, si potrebbe parlare di un cold case, nell'accezione più ampia del termine, dato che occorre riaprire il caso della prima donna dichiarata morta.
Persson, con la sua ironia, si diverte a prendere bonariamente in giro il pubblico ministero che, pur non avendo competenze specifiche, vuole gestire in prima persona le indagini a cui deve sovraintendere.
Dato che la figura centrale dell’indagine è quella del commissario Bäckstrom, sarebbe opportuno che il lettore avesse già imparato a conoscerlo dai precedenti romanzi per apprezzarlo compiutamente. Tuttavia, dato che Bäckstrom tende sempre a defilarsi il più possibile nel lavoro e ad arroccarsi sui propri preconcetti, non si può parlare di lui come l’unico protagonista.  Nelle indagini intervengono, infatti, tutti i componenti della squadra investigativa e, in particolare, si staglia la figura della detective Annika Carlsson, braccio destro del commissario e culturista senza inibizioni.
In definitiva La donna che morì due volte è un romanzo scorrevole, originale, divertente e, allo stesso tempo, impeccabile sotto l’aspetto tecnico-procedurale da cui si evince, pertanto, la competenza dell’autore senza che, peraltro, le conoscenze di cui fa mostra in materia appesantiscano la trama ma, anzi, rendendola più realistica.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La donna che morì due volte
  • Titolo originale: Kan man dotva ganger?
  • Autore: Leif GW Persson
  • Traduttore: Katia De Marco
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2018
  • Collana: Farfalle
  • ISBN-13: 9788831729857
  • Pagine: 480
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

24 ottobre 2018

L'unica storia - Julian Barnes

Un'estate dei primi anni Sessanta, rientrato per le vacanze nei sobborghi londinesi dove vive con i genitori e afflitto dalla noia placida e solitaria dei suoi diciannove anni, Paul Roberts accoglie il suggerimento materno di iscriversi al circolo del tennis. Ma al suo primo torneo di doppio, anziché con uno dei vari indistinguibili Hugo, con una delle brune coetanee Caroline che avrebbero fatto la felicità della signora Roberts, il sorteggio lo accoppia con Susan Macleod. Alta e scanzonata, sicura in campo e affascinante, Susan ha un marito, due figlie e grossomodo l'età di sua madre. Con lei Paul inizia una relazione scandalosa che lo traghetta nella vita adulta e lo cambia per sempre. «Ed è cosí che vorrei ricordare ogni cosa, se solo potessi», lamenta il narratore, rievocando dalla prospettiva della vecchiaia gli esordi di quella sua travolgente storia d'amore: l'euforia dell'anticonformismo, l'ebbrezza del sesso, la fuga, il nuovo inizio. Ma le storie non sono mai davvero uniche, né univoche, e nel match giocato da Susan e Paul, quello della donna navigata con il suo bel-ami non è che il primo set. Per il secondo, il narratore, abbandonata la presa diretta dell'adolescenza, sceglie lo sguardo esterno di un tu ideale, che diventa impassibile terza persona nell'ultima parte del libro. Man mano che «lo strepito dell'io» si acquieta, ci racconta della costellazione di altre storie, tutte legittimamente uniche, che circondano i due amanti: il grottesco marito di Susan, Mr E.G., per il quale Paul non è che uno dei «giovani cicisbei» di cui la consorte si attornia, le due figlie variamente ostili, il generoso amico Eric, la saggia e disillusa Joan, con il suo gin, i suoi cani e i suoi cruciverba truccati. E soprattutto la storia del rivale subdolo e invincibile con cui il giovane Paul si trova a fare i conti, fallendo. «Che cosa preferireste, amare di piú e soffrire di piú; o amare di meno e soffrire di meno?», si era chiesto il narratore in apertura del romanzo. È una domanda che i personaggi di Julian Barnes, dal Geoffrey Braithwaite del Pappagallo di Flaubert al Tony Webster del Senso di una fine, a cui L'unica storia è strettamente collegato, si sono posti spesso. Per Paul, piú di cinquant'anni dopo quel primo fatidico torneo di doppio misto, la risposta sta forse nell'appunto scritto su un taccuino in gioventú e mai piú depennato: «In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l'unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze».

Recensione

Quella sottoscritta è l’affermazione del protagonista che da il titolo al romanzo e su cui non ci si può non soffermare a riflettere, che la si condivida o meno:

Abbiamo quasi tutti un'unica storia da raccontare. Non voglio dire che nella vita ci capiti una cosa sola; al contrario, gli avvenimenti sono tantissimi, e noi li trasformiamo in altrettante storie. Ma ce n'è una sola che conta, una sola da raccontare, alla fine. 

 L’unica storia che viene raccontata dall’autore in questo romanzo è una storia d’amore, quella fra il protagonista diciannovenne Paul e Susan, quarantottenne sposata con Gordon e madre di due figlie meno giovani dello stesso Paul. Una storia complessa e intensa che dura dodici anni. Ciò che affascina Paul di Susan è la sua figura naturalmente elegante, il suo modo di fare scanzonato, la sua risata e il poter parlare con lei di tutto. Viene da chiedersi se Emmanuel Macron abbia trovato nella moglie Brigitte le stesse cose che Paul afferma di avere visto in Susan, dato che la differenza d’età è quasi la stessa per entrambe le coppie.
 A spingere Paul verso Susan era anche il fatto che la vita che viveva a casa dei suoi gli sembrava troppo convenzionale, condizionata com’era da regole improntate soprattutto all'ordine e alla pulizia, e altrettanto convenzionale si configurava il rapporto fra i suoi genitori.

Ai miei occhi di impietoso diciannovenne il matrimonio dei miei era una vagonata di luoghi comuni.

Invece la vita che Paul conduceva a casa di Susan era meravigliosamente libera ed eccitante, ma non bisogna credere che il rapporto con Susan rispecchiasse quello di

 Una donna matura che insegna a un ragazzo l’arte di amare e poi, nascondendo le lacrime, lo consegna al mondo –a un mondo di donne più giovani e più candidabili al matrimonio 

Sotto alcuni aspetti entrambi avevano la stessa età e ingenuità e si erano gettati anima e corpo in questa storia d’amore senza valutare i rischi che essa comportava. Con il senno di poi Paul avrebbe pensato che in fondo a lui si addiceva la frase che aveva sentito pronunciare da un cronista nei confronti del diciannovenne Verstappen per la sua corsa spericolata sotto la pioggia nel Gran Premio di Formula 1 in Brasile: Si dice che il profilo di rischio non si stabilizzi prima dei venticinque anni circa.
Quando in un eccesso di rabbia Susan viene malamente picchiata dal marito, lei non si sente di denunciarlo, ma decide ad andarsene a vivere con Paul che frequentava l'università. Sembra che inizialmente tutto debba andare bene. I due si amano e il loro nido d’amore diventa anche centro di riunione degli amici di Paul che trovano particolarmente interessante il suo anticonvenzionale rapporto con una donna tanto più vecchia. Ma Susan non è forte come ai due amanti piacerebbe credere ed è quella che ha perso di più nel lasciare la vita che faceva prima. Per quanto non sembri dar loro importanza, deve lottare contro il discredito della gente, la disapprovazione delle figlie e le preghiere del marito di tornare da lui che la torturano, per cui incontra difficoltà psicologiche sempre più ardue da superare.
Nonostante la scelta di Paul di vivere una storia con la donna che ama, senza badare alla differenza d'età,  contrariamente a quanto si potrebbe pensare, cinquant'anni dopo la sua storia con Susan,

Guardava con sdegno certi sessantenni o settantenni che continuavano a vivere come se avessero ancora trent’anni; una girandola di donne, più giovani, viaggi esotici e sport estremi. Ricconi lardosi a bordo di yacht, con le braccia irsute a cingere modelle filiformi. Per non parlare dei mariti rispettabili che, in un tumulto di angoscia esistenziale e di Viagra, mettevano fine ad unioni pluridecennali. In tedesco c’era un’espressione per designare quello spavento, una di quelle parole a fisarmonica in cui la lingua tedesca eccelle; tradotta suonava come; il panico delle porte che si chiudono.

Per quanto alcune affermazioni possano essere non condivisibili da tutti,  la storia narrata da Barnes riesce a catturare il lettore. Che si approvi o meno un rapporto fra un uomo giovane e una donna matura, il racconto è profondo, interessante, scorrevole e, naturalmente, drammatico.
Il motivo per cui il titolo del romanzo risulta barrato e poi riproposto, riprende l’abitudine del protagonista di scrivere le frasi sull’amore citate nei libri o sentite in giro. Poi, ragionandoci sopra, quando le trovava sbagliate le cassava per poi magari ripensarci e riscriverle. La citazione che alla fine aveva considerato più valida, pur anch'essa con qualche ripensamento, è che : «In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l'unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze». 

C'è una domanda all'inizio del romanzo a cui l'autore da subito una risposta che non si vuole tuttavia anticipare al lettore:

Che cosa preferireste, amare di piú e soffrire di piú; o amare di meno e soffrire di meno?

Barnes descrive in modo ammirevole la psicologia dei suoi personaggi e compone, quindi, un ottimo romanzo che tratta di emozioni e considerazioni che, presumibilmente in gioventù, abbiamo avuto tutti e che si spera ci abbiano arricchito e maturato; poi, si sa, la vita in seguito è segnata anche da rimorsi e rimpianti per fatti che non è più possibile modificare.


Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: L'unica storia
  • Titolo originale: The Only Story
  • Autore: Julian Barnes
  • Traduttore: Susanna Basso
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • ISBN-13: 9788806237509
  • Pagine: 242
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 19,00

18 ottobre 2018

Blu Notte - Luisa Martucci

Fulvio, un giovane detective privato torinese che ha deciso di mettersi in proprio, trova finalmente una buona occasione di mettersi in luce quando viene ingaggiato dalla madre di un suo ex compagno di scuola, il cui marito, titolare di un'azienda, è stato assassinato. La signora incarica Fulvio di trovare sua figlia che, oltre ad avere un passato ambiguo, è scomparsa dopo il delitto ed è ricercata dalla polizia. L'incarico si rivela tutt'altro che facile, ma Fulvio ce la mette tutta e, frugando nel torbido, riesce a scovare una pista promettente. Nel frattempo incontra e si scontra con personaggi che frequentano gli ambienti più disparati: un centro di riabilitazione di lusso per giovani drogati, una casa cinematografica di dubbia reputazione, un gruppo di ispirazione new age, un locale notturno equivoco ed altri, descritti in prima persona dal protagonista con scanzonata ironia. A mano a mano che il mistero si infittisce, la caccia si fa sempre più pericolosa e la conclusione sempre meno scontata.

Recensione

Blu Notte è uno dei romanzi finalisti al premio 1 Giallo x 1.000, concorso che si concluderà alla fine dell’anno in corso.
Lineare la trama del romanzo che si snoda scorrevole per circa 150 pagine. Un giovane detective privato, Fulvio, deve trovare la sorella scomparsa di un suo ex compagno di scuola. Per riuscirci, pertanto, inizia a raccogliere informazioni interrogando i conoscenti della giovane e facendo  sopralluoghi nei posti da lei frequentati. Essendo il poliziotto privato piuttosto belloccio, non gli è difficile ottenere le confidenze delle amiche della ragazza e anche quelle di una ispettrice di polizia incaricata di investigare sulla morte in circostanze non chiare del padre della giovane. Le indagini del protagonista, tuttavia, risultano costellate di omicidi e lui stesso viene fatto oggetto di un attentato senza apparente motivo, per cui diventa importante per Fulvio trovare al più presto la ragazza, senza prevedere che le sue ricerche lo porteranno a scoperte impensabili.
Buona la caratterizzazione dei personaggi e asciutta la scrittura come ben si addice ad un romanzo poliziesco che strizza l’occhio alle avventure galanti degli investigatori americani degli anni sessanta, quando in Italia, a quei tempi, le investigazioni venivano fatte prevalentemente da marescialli dei carabinieri in pensione, ed è difficile immaginare tali attempati investigatori coinvolti in rapporti sentimentali.
L'intreccio di Blu Notte non presenta criticità, tuttavia si può notare che la rivelazione dell’identità dell’assassino, alla fine del romanzo, avviene in maniera eccessivamente repentina. Sarebbe stato dal mio punto di vista preferibile che l’autrice avesse fatto partecipe il lettore del ragionamento che porta il protagonista a individuare l’omicida. In altre parole, per quanto la scoperta del colpevole possa nascere da una intuizione -spesso punto fondamentale in un romanzo giallo- dell'investigatore, tale intuizione dovrebbe fondarsi sulla base di un percorso logico di cui sarebbe opportuno far partecipe il lettore. L'investigatore lo effettua invece solo parzialmente e a posteriori, a prescindere dal colpo di scena finale che non si vuole naturalmente rivelare e che sorprende lo stesso l'investigatore tanto quanto sorprende il lettore.
Inoltre un piccolo appunto mi permetto di farlo per quanto riguarda i dialoghi. Si nota spesso, infatti,  la ripetizione da parte del protagonista dell'espressione "certo, certo" utilizzato come interiezione secondaria. Passi vederlo scritto una volta ma, ripetuto con una certa frequenza, tale modo di dire diventa irritante. Per quanto nella lingua parlata se ne abbondi, specie per sollecitare il proprio interlocutore ad abbreviare un discorso quando ritenuto superfluo o poco interessante, nella lingua scritta tale espressione risulta piuttosto disdicevole, non avendo una vera e propria valenza letteraria, e sarebbe stato opportuno, a mio avviso, che si fosse provveduto alla sua sostituzione con altre forme linguistiche da parte della scrittrice.
A parte gli inconvenienti sopraccennati che non inficiano la validità del romanzo,  lo svolgersi delle investigazioni da parte del protagonista si dipana scorrevole e intessuto dalla piacevole ironia dell’autrice. Non manca, in particolare, qualche divertente riferimento a Il Laureato, interpretato oltre cinquantanni fa da Dustin Hoffman, film che però potrebbe non essere conosciuto dai lettori più giovani.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Blu Notte
  • Autore: Luisa Martucci
  • Editore: 0111Edizioni
  • Data di Pubblicazione: data
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788893702287
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

13 ottobre 2018

Disonora il padre - Enzo Biagi

La storia di un ragazzo nato a Pianaccio, sull'Appennino tosco-emiliano, che per sfuggire alla coscrizione della Repubblica sociale entra a far parte di Giustizia e Libertà e nel dopoguerra diventa caporedattore del "Resto del Carlino": questo libro è al contempo romanzo d'invenzione e scrupolosa autobiografia, cronaca familiare e ricostruzione storica. Perché è stato il debutto nella narrativa di uno dei più grandi giornalisti che l'Italia ricordi ed è una sorta di sintesi del suo modo di osservare il mondo, sempre attento ai paradossi e alla vulnerabilità degli esseri umani.

Recensione

Credo che tutti riconoscano ad Enzo Biagi grande capacità di scrittura, obiettività nell’esposizione dei fatti come si rileva nei suoi articoli di giornale, nonché la chiara esposizione logica delle sue argomentazioni. Si è inoltre potuto constatare, durante i suoi interventi in televisione, l’estrema pacatezza con cui era solito esporre le sue considerazioni . Questa pacatezza, così valida in un programma televisivo, non ha la stessa valenza però in un romanzo, dato che tende ad appiattire situazioni e personaggi.
In Disonora il padre Biagi non da mai giudizi (anche se talvolta essi possono evincersi dal racconto dei fatti e perfino dal titolo del romanzo), neanche per bocca del protagonista in cui non possiamo non riconoscere molte delle caratteristiche dell'autore, come il voler essere il più distaccato  possibile dagli avvenimenti di cui racconta la cronaca.
Biagi stesso ha probabilmente voluto riconoscere la sua manchevolezza di romanziere quando affermava:

 «Il mio lavoro è il giornalismo, e se ho pensato di tentare la narrativa è solo perché non c’era altro modo per raccontare una storia che mi stava a cuore, nella quale figurano personaggi che hanno un nome (Mussolini, D’Annunzio, Matteotti o Fanfani) e molti inventati, ma che, nella mia intenzione, dovrebbero risultare altrettanto veri». 

 Disonora il padre è il racconto di mezzo secolo di storia italiana fatto dal punto di vista di uno dei tanti giovani che non hanno potuto vivere appieno la propria giovinezza a causa della seconda guerra mondiale e sono pervenuti alla maturità senza avere più illusioni. La guerra ha mescolato il destino di milioni di persone le cui strade, in caso contrario, non si sarebbero mai incrociate e prodotto effetti molto spesso drammatici.
Biagi sostiene che questo non è un romanzo autobiografico, anche se parla di fatti ed esperienze da lui vissute in prima persona e anche se alcuni personaggi da lui descritti rispecchiano persone reali da lui conosciute.
Come si può intuire, il romanzo è caratterizzato da una profonda vena di pessimismo e se ne può avere una prima percezione già nella citazione che viene fatta da Biagi all’inizio del romanzo e che è tratta da La Caduta di Camus: Voglio dirvi un grande segreto, mio caro: non aspettatevi il giudizio finale, perché si celebra ogni giorno. 
In ogni caso è un libro che si legge volentieri e risulta tutt'altro che depressivo, anzi, a tratti risulta anche divertente a compensare in parte l'amarezza di fondo.
Il racconto, che oltre che storico può essere anche assimilato ad un romanzo di formazione, è scritto in modo molto scorrevole e l’inconveniente maggiore consiste forse nella difficoltà di memorizzare i nomi dei numerosi  personaggi che vengono citati dall'autore.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Disonora il padre
  • Autore: Enzo Biagi
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 1975
  • EAN: 2560513008330
  • Pagine: 220
  • Formato - Prezzo: Cartonato con copertina - Euro 12,00.=

8 ottobre 2018

Il Rapporto Pelican - John Grisham

Due giudici, un veterano della Corte suprema e l'ultimo eletto nel gotha della giustizia americana, vengono assassinati nella stessa notte. L'FBI non ha alcun indizio. Ma una giovane studentessa in legge sta compiendo una lunga ricerca relativa ai casi ancora pendenti presso le corti che la metterà sulle tracce del duplice assassino. Ne verrà fuori un rapporto dettagliato su un insospettabile strettamente legato ai vertici dello Stato.

Recensione

Se con L’uomo della pioggia, John Grisham, mi aveva colpito per la sua chiarezza di linguaggio e per la sua capacità di ridurre ai minimi termini la complessa nomenclatura giuridica, con Il Rapporto Pelican mi ha invece destabilizzato.

Un libro sicuramente avvincente e con una trama molto fitta, costruita nei minimi dettagli ed intrecciata in maniera egregia ma lo stesso non si può dire per l’andamento della narrazione: arrivata alla metà del romanzo mi sono ritrovata a perdere il filo del discorso, chi è chi e chi fa cosa? Troppi personaggi presentati in maniera discontinua all’interno dei capitoli e soprattutto troppe figure che, nonostante si susseguano, passano dal nome proprio al soprannome – forse la presenza di un glossario avrebbe aiutato a tenere il passo.

Superata la mia prima incertezza sui personaggi, veniamo alla struttura della storia in sé: la ragazza da salvare, il manoscritto da preservare ad ogni costo in nome della verità, i cattivi che incombono, la corruzione dilagante tra le malefatte del governo ed un sicario che si sporca le mani per chi non può; il tutto sommato alla presenza della Cia e della Stampa che ossessionata dalla verità cerca di guadagnarsi la notizia in prima pagina. Elementi, questi, che tra loro funzionano ma a non avermi convinto è il modo in cui il famigerato Rapporto Pelican entra in scena – una studentessa di legge appassionata di questioni insolute che scrive un rapporto su quanto accaduto a due giudici della Corte Suprema, assassinati misteriosamente a distanza di poco tempo in circostanze insolite – vada per la ragazza che dà sfogo alla sua bravura ma come è possibile che tale documento dall’essere UN semplice rapporto diventi improvvisamente IL Rapporto? Bravura, conoscenze ed agganci giusti, tutto giustissimo ma è la credibilità che il Rapporto indossa con una facilità disarmante a lasciarmi spiazzata – in fin dei conti Darby Shaw, questo il nome della studentessa di legge, non è nota alla Casabianca, nessuno la conosce al di fuori del microuniverso della facoltà di Legge.
Eppure il suo lavoro tocca le scrivanie giuste ed arriva rapidamente a destinazione.
Un fulmine a ciel sereno e tutto viene messo in discussione: dalla sua il romanzo ha sicuramente l’intenzione di rivalutare l’importanza e soprattutto la forza della parola, tramite il Rapporto, tramite la Stampa, la parola diventa sinonimo di veridicità ed ecco che una penna, una macchina da scrivere o un pc diventano più letali di una pistola. La parola diventa un’arma ed è capace di uccidere, di distruggere e di avviare una rivoluzione sociale e politica.

Il Rapporto Pelican è perciò il vero protagonista del romanzo, non Darby, non Gray Grantham – il giornalista del Washigton Post – non il Presidente degli Stati Uniti, non i politici corrotti. Innegabile però il ruolo fondamentale di tutti i personaggi che colorano la trama e vi aggiungono quel poco che basta a completare un disegno perfettamente costruito - nel quale però avrei gradito una maggiore fluidità in quella parte centrale dove ad un certo punto sembra presentarsi quasi una stasi; leggiamo delle peregrinazioni di Darby che sembra andare ovunque ed in nessun luogo, il che va bene ma non per un numero troppo elevato di pagine che altrimenti finisce per arrestare il passo veloce della lettura.

Una parola va spesa poi proprio per il personaggio di Darby che si fa protagonista di un percorso introspettivo – di cui però noi non attraversiamo tutte le fasi, considerando il fatto che non ci troviamo davanti ad una narrazione onnisciente – una metamorfosi che è comunque possibile cogliere di paragrafo in paragrafo imparando a leggere tra le righe. Tutto quello che non viene detto apertamente è raccontato velatamente negli spazi bianchi tra le pagine. Dobbiamo diventare lettori attenti alle sfumature per apprezzare tutti i colori dei Rapporto Pelican di Grisham. Un testo controverso ma deciso, una storia forte che dà tanto al lettore e che nella parte finale accelera nuovamente la narrazione smorzando quella stasi-itinerante (intesa come loop narrativo) in cui cadiamo per pochi capitoli.
Nonostante le perplessità però, il libro merita almeno 4 stelle e il genere legal thriller continua ad attirare la mia attenzione. Il romanzo si conclude dando al lettore tutte le risposte alle domande che si diramano tra le pagine del libro, così da farlo sentire soddisfatto della lettura.
La costruzione psicologica dei protagonisti in alcuni punti eccelle per merito ma in altri punti viene sacrificata per dare spazio alla “vicenda dei pellicani”.
Difficile raccontare un libro di questo calibro senza svelare troppo della trama. Un testo controverso ma sicuramente una grande prova di Grisham.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Rapporto Pelican
  • Autore: John Grisham
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: ultima edizione 2016
  • Collana: Oscar bestsellers
  • ISBN-13: 978-8804667643
  • Pagine: 392
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,60 Euro

29 settembre 2018

Inviata speciale - Jean Echenoz

Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l'imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l'altro, Constance è stata l'interprete di un successo planetario, Excessif, una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un'esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l'Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord. Con Inviata speciale Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov'è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l'euforia della lettura.

Recensione

Inviata speciale racconta in stile umoristico una complessa storia di spionaggio che ha come ideatore il generale francese Bourgeaud, un militare ormai in età di pensione che ancora dirige un ristretto nucleo di sottoposti. Bourgeaud non accetta di essere messo da parte dall’apparato militare e vuole intraprendere un’azione così audace da suscitare l'ammirazione dei suoi superiori e tale da essere richiamato in servizio effettivo con tutti gli onori. Escogita quindi un piano per riuscire a convincere a disertare Gang Un-ok, ovvero uno dei sette generali fedelissimi al leader supremo della Corea del Nord Kim Jong-un. Per far questo il generale francese deve prima indurre una donna a sedurre Gang.
L’unica che potrebbe compiere questa impresa senza destare sospetti nel regime coreano è Costance Coste, una donna che, avendo a suo tempo interpretato il motivetto della canzone Excessif, piaciuta a tutto il mondo e che viene anche molto apprezzata dal leader supremo della Corea del Nord, ha buone possibilità di venire accettata negli ambienti paranoici ed esclusivi della nomenclatura coreana. Per indurre Costance a collaborare, Bourgeaud provvede a farla rapire e a sottoporla a una specie di lavaggio del cervello. Tuttavia fra sequestrata e sequestratori viene a crearsi un rapporto che potrebbe definirsi di amicizia, assimilabile, sotto taluni aspetti, per gli uni alla sindrome di Lima e per l’altra a quella di Stoccolma:

Mai avremmo immaginato che si sarebbe abituata alla sua condizione di reclusa, al punto da non considerarsi più tale. Vero è che era trattata in modo più che corretto: le usavano gli stessi riguardi che avrebbero avuto in una clinica, in villeggiatura, in una residenza per artisti o in una casa di riposo. 

 Ne deriva un romanzo decisamente surreale, divertente (per chi piaccia  l'umorismo che deriva prevalentemente da situazioni paradossali), scorrevole e originale, cosa tutt’altro che facile, quando ormai sembra che tutto sia già stato scritto e gli autori più fantasiosi devono raschiare la botte della loro creatività per arrivare a dire qualcosa di meno che scontato.
I dialoghi sono tutti indiretti e i protagonisti si trovano a vivere le situazioni più assurde con aplomb inglese. Volendo, si può trovare nel romanzo anche una morale che può riassumersi nel detto “chi la fa l’aspetti”.
Ciò che si rileva, invece, è la carenza di etica da parte dei personaggi che agiscono solo per interesse personale o sotto le pulsioni del momento, quasi fossero burattini senza propria volontà.
Nel complesso, peraltro, un racconto piacevole, scorrevole, originale e piuttosto leggero che può essere apprezzato quando si ha voglia di leggere qualcosa di poco impegnativo ma non per questo sinonimo di banale.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Inviata speciale
  • Titolo originale: Envoyée spéciale
  • Autore: Jean Echenoz
  • Traduttore: Federica e Lorenza Di Lella
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Fabula
  • ISBN-13: 9788845932854
  • Pagine: 250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

28 agosto 2018

Donne col rossetto nero - Alessandro Defilippi

Tre giovani donne vengono trovate senza vita. Ogni volta il referto del medico legale parla di arresto cardiaco, eppure qualcosa non torna: tutte hanno il viso pesantemente truccato e presentano segni di legature sui polsi. Anglesio si lascia coinvolgere dalla vicenda piú di quanto avrebbe mai immaginato, e comincia a investigare sul caso in modo frenetico, quasi si trattasse di una questione personale, fino a compromettere la propria vita privata e affettiva. E a poco a poco, con difficoltà, davanti ai suoi occhi emerge una realtà miserabile e perversa, che lo porta a spingersi oltre i limiti della legge.

Recensione

L’autore di Donne col rossetto nero, Alessandro Defilippi, è medico e psicoterapeuta, non stupisce, quindi, che i colpevoli dei delitti in questo giallo siano degli psicopatici, secondo il principio che è bene scrivere solo ciò di cui si è competenti.
Nessun assassino sarebbe tanto difficile da scoprire di un serial killer con doppia personalità e forse mai l'investigatore di questa storia potrebbe riuscire a catturare il colpevole, se questi non fosse troppo pigro per andare a cercare le vittime fuori dalla cerchia delle sue conoscenze più intime, lasciando inoltre sul corpo delle vittime un astuccio d’argento porta trucchi che presenta

un fiore simile a un elmo appiattito dai petali blu scuro, con una sottile pelosità biancastra

mentre il viso delle vittime

era coperto da una pesante patina di cipria scura in contrasto con il bianco latteo del collo. Gli occhi erano orlati da strati e strati di ombretto di vari colori, viola, nero, blu scuro, fino a una lunga striscia rossa che, superate le sopracciglia, arrivava ad attraversare la fronte. Anche le labbra erano truccate. Nero, un rossetto nero. Una maschera.


Palcoscenico del racconto  posto nei primi anni cinquanta sono i caruggi di Genova. Il protagonista è il colonnello dei carabinieri Anglesio, ossessionato dalla scomparsa della moglie presunta morta per essere precipitata in mare con l'auto quando aveva poco più di trent’anni, ma il cui corpo non era mai stato rinvenuto. La moglie soffriva di disturbi mentali per cui era stata talvolta ricoverata in ospedali psichiatrici.
La complessa figura del detective Anglesio è l’unica nota discretamente originale di un giallo il cui intreccio risulta già ampiamente sfruttato in altri romanzi e anche in diversi film, fra cui il più famoso è probabilmente Psyco di Hitchcock. Anche il colpevole è subito ben individuabile, né l'autore si preoccupa di depistare troppo il lettore, limitandosi ad un colpo di scena finale già scontato dai lettori smaliziati. 
Peraltro il racconto è scorrevole e accattivante, e appaiono ben caratterizzati i personaggi, specie il protagonista, vedovo della moglie e preoccupato che Letizia, la sua attuale giovane fidanzata, possa essere presa di mira dal serial killer di altrettante giovani e avvenenti donne. Viene da chiedersi, per entrare in sintonia con l'attività psicoanalitica dell'autore, quanto si rispecchino nel protagonista le fantasie dell'autore stesso, dato che in molti uomini di mezza età alberga il desiderio di avere una bella fidanzata con metà dei propri anni, tanto più quando la donna in questione oltre che avvenente viene descritta come sensibile, affettuosa, ricca e intelligente, tante qualità, insomma,  che potrebbero far innamorare qualsiasi uomo e quantomeno solleticare il suo Ego.
Ma Anglesio sente (o immagina di sentire) la presenza di fantasmi intorno a sé e presume che si aggiri nel suo appartamento quello della ex moglie, perché ogni tanto, in caso di necessità, trova la porta di casa già aperta e, se li ha gettati alla rinfusa, rinviene i propri vestiti ben piegati e stirati, tanto che verrebbe da pensare che, ad averne di fantasmi così che girano per casa, anche la vita di ognuno sarebbe facilitata.
In fondo, più che alla ricerca del colpevole, nel romanzo ci si appassiona maggiormente alla vita privata del colonnello Anglesio e, insieme a lui, viene da chiedersi se la moglie sia veramente morta, dato che il corpo non è mai stato rinvenuto, e se la fidanzata, invece, non sia troppo disponibile a concedere le proprie grazie ad uomini attempati appena conosciuti, anche se, a parziale giustificazione, essi si presentano molto distinti, assolutamente fascinosi e di indubbia utilità contingente.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Donne col rossetto nero
  • Autore: Alessandro Defilippi
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Stile libero
  • ISBN-13: 9788806233648
  • Pagine: 265
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,50

8 agosto 2018

La Stanza 123 - Isabella Liberto

Mark Candice è un giovane e affascinante docente universitario di storia contemporanea. La sua vita è perfetta, fa un lavoro che lo appaga da sempre ed è felicemente sposato con la bella e giovane Melinda. Il suo equilibrio viene turbato quando una delle sue studentesse, Lisa Marshall, si invaghisce di lui in modo ossessivo e inizia a tormentarlo con chiamate, messaggi e a presentarsi nel suo ufficio. Mark fa di tutto per allontanare Lisa e cercare di non mettere a repentaglio la sua carriera, ma quando in facoltà iniziano ad accadere strani incidenti, aggressioni e omicidi, Mark capisce che qualcosa non va e che un serio pericolo grava sulla sua vita.

Recensione

La Stanza 123 è uno dei romanzi gialli finalisti del concorso letterario 1 Giallo x 1000 che terminerà alla fine dell'anno in corso ed è riservato agli scrittori emergenti. Ai primi del 2019 si avrà presumibilmente la nomina del vincitore.
La storia raccontata in La Stanza 123, pur non essendo particolarmente originale, è scritta con proprietà e scorrevolezza. Buona, pur con le precisazioni esposte di seguito, la caratterizzazione dei protagonisti e discreta la suspense. Nel romanzo si alternano le voci in prima persona dei due protagonisti: il professore di storia moderna Mark Candice e la studentessa Lisa Marshall.
Ciò che rende perplessi è la carenza di ambientazione. L’azione si svolge presumibilmente in un paese anglosassone, come si può arguire dai nomi dei personaggi, ma non viene indicata né la nazione né la città. Si sa solo che quest'ultima è sede universitaria, dato che il protagonista è un insegnante di storia moderna chiamato dal Preside di Facoltà (ma non mi risulta, peraltro, che esista questo titolo nelle università anglosassoni) a sostituire una collega che ha avuto un incidente e per qualche mese risulta impossibilitata a lavorare.
Mark Candice, l’insegnante supplente in questione, sposato con una dottoressa che lavora in ospedale, è giovane e bello. Niente di strano, quindi, che alcune sue allieve si sentano attratte da lui, patologico, invece, che l’infatuazione di Lisa Marshall diventi ossessione, tanto da iniziare a perseguitarlo .
Anomalo è anche il fatto che i coniugi Candice, pur essendo giovani, non risultino avere una vita sociale e la loro esistenza si svolga unicamente fra casa e lavoro. Di fatto i personaggi del romanzo sono in pratica solo tre: Mark, sua moglie Melinda e Lisa Marshall, la studentessa ossessionata dal bell'insegnante. Solo verso la fine del libro compare un quarto personaggio, Ramirez, una ispettrice di polizia. La scarsità dei personaggi determina che la loro caratterizzazione si evinca unicamente dai loro pensieri e ciò appesantisce la lettura.
Sarebbe stato invece a mio avviso opportuno che i caratteri dei protagonisti risultassero dai loro comportamenti e dai dialoghi durante i rapporti interpersonali. Per ovviare alla carenza di detti rapporti, sarebbe stato sufficiente provvedere a descrivere la partecipazione dei signori Candice a qualche tipico party fra insegnanti per socializzare, incontri molto comuni nei college anglosassoni, dove i caratteri si possono evincere dallo scontro delle diverse personalità e i pettegolezzi vengono raccontati con malizia e dovizia di particolari quando gli interessati non possono sentire.
Qualche perplessità sorge anche nella comparazione dei pensieri dei due protagonisti, dato che nonostante la differenza d'età e cultura viene privilegiato un linguaggio tendenzialmente giovanile   propenso per entrambi al turpiloquio che mal si adatta al tipo di pensiero che dovrebbe passare per la mente ad un professore.
Per il resto l’intreccio è ben costruito, ancorché il lettore smaliziato di gialli non abbia difficoltà ad immaginare  il colpo di scena finale.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: La Stanza 123
  • Autore: Isabella Liberto
  • Editore: ZeroUnoUndici Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788893702188
  • Pagine: 168
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00
 

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