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11 novembre 2009

Vedi di non morire - Josh Bazell

Grazie a Peter Brown, ex killer entrato in un programma di protezione governativo, la mafia fa il suo ingresso tra le corsie di un famigerato ospedale di Manhattan. Quando Peter va come ogni mattina al lavoro in ospedale, non sa che la Grande Mietitrice lo aspetta, sotto le vesti di un paziente moribondo che è un suo vecchio conoscente di mafia. Se il paziente muore, il passato di Peter tornerà a galla. E questo non può accadere. Perché Peter è anche Pietro Brwna detto Orso, ex affiliato (ma per bontà d'animo) alla famiglia Locano. In questi anni in ospedale Peter è diventato il medico-eroe che abbiamo sempre sognato: cinico iconoclasta dal cuore d'oro che infrange ogni regola pur di salvare una vita... La sua lotta all'ultimo sangue con la Grande Mietitrice sta per cominciare, e diventa tutt'uno col desiderio irresistibile di saldare una volta per tutte i conti con la famiglia Locano.

Recensione

Meglio non lamentarsi con i medici per cure e diagnosi errate, o almeno meglio non farlo se non ci si è sincerati che il medico incriminato non sia un ex mafioso ora pentito dell’FBI! Le vostre rimostranze cadrebbero inascoltate e inoltre potreste ritrovarvi conciati peggio di prima, con occhi neri e varie ossa rotte...
Una simile eventualità vi sembra inverosimile?
Se leggerete Vedi di non morire di Josh Bazell, ci troverete iperboli ed esagerazioni a non finire, degne di un incidente frontale tra Pulp Fiction e Un medico in famiglia... Il protagonista deve districarsi tra la sua copertura, la sua seconda occasione, la sua nuova vita da medico e la minaccia improvvisa che tutto questo finisca: un mafioso ricoverato per una pericolosa operazione allo stomaco lo ha riconosciuto e, temendo ritorsioni, lo ricatta. Se crepa i suoi tirapiedi lo sputtaneranno col grande capo. Ergo, lo condanneranno a morte.

Il libro parte da qui e va avanti lungo due strade parallele: il presente, con il "nostro" che si barcamena tra diagnosi, giri di corsia e sviluppi mafiosi, e il passato, che ci spiega perché uno che ha prestato il giuramento di Ippocrate sia entrato a far parte di una potente "famigghia".

Questo libro l'ho letto in estate, sotto l'ombrellone, e quindi, anche se sono fuori tempo massimo, mi sento di consigliarlo come fantastica lettura estiva. Magari natalizia... Perché, se sono convinta della bontà di tal lettura in veste vacanziera ne sono meno convinta in senso assoluto. I giudizi positivi in terra di origine si sono sprecati:

«Il dottor Josh Bazell ha scritto il romanzo più spassoso e strabiliante del 2009... sagace ed estremamente divertente, è un film di Tarantino girato con la supervisione di Scorsese». [New York Daily News]
«Vedi di non morire è un libro fico e raggelante. Una lettura feroce». [Don Winslow]
«Vedi di non morire è uno sparo. Implacabile come una pallottola, il romanzo di Josh Bazell mi ha steso con un colpo!» [Michael Connelly]
Tutte cose belle, per carità, ma che mi lasciano un dubbio: che Vedi di non morire sia più una bella sceneggiatura che un bel libro.
I capitoli sono abbastanza brevi e si leggono anche se hai un figlio a cui badare o un arrosto da girare.
Lo stile è scoppiettante e non noioso.
Le note a margine ironiche e divertenti.
Le situazioni iperboliche e molto pulp. Pulp. Per l'appunto pulp.
Sono stati scomodati Tarantino e Chuck Palahniuk, Pulp Fiction e Fight Club e forse il limite del libro è proprio questo: sa proprio di già visto, già fatto e già sentito. Grazie tante.
Se Tarantino fosse laureato in medicina e avesse fatto l'internato in un ospedale forse avrebbe scritto questo libro invece che dirigere Pulp Fiction, ma non è andata così.

In parole povere Bazell mi ha fatto l'effetto di un imitatore molto bravo, ma lettore avvisato lettore salvato: dopotutto le copie d'autore piacciono a molti, no?

Dettagli del libro

  • Titolo: Vedi di non morire
  • Titolo originale: Beat the Reaper
  • Autore: Josh Bazell
  • Traduttore: Luca Conti
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Stile libero Big
  • ISBN-13: 9788806195588
  • Pagine: 314
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,50 Euro

11 settembre 2009

Per l'amor di un Dio - Marie Phillips

Dura la vita per gli dei dell’Olimpo nel Ventunesimo secolo. Ridotti a un manipolo di sfaccendati, vivono in una grande casa ormai fatiscente a Hampstead Heath, a Londra. Di Zeus ed Era, confinati al terzo piano, non si sa più nulla da decenni. Ares, il dio della guerra, è l’unico a cui il lavoro non manca mai, mentre Artemide fa la dog-sitter, la splendida Afrodite lavora per una chat-line erotica, Dioniso ha aperto un night club, Eros è diventato cattolico praticante, Apollo cerca la fama in televisione e per vincere la noia va in giro a fare dispetti alle mortali...A spezzare la monotonia di queste grigie e immortali esistenze, entra in scena Alice, una ragazza dolce e onesta quanto ingenua, che bussa alla loro porta per offrirsi come donna delle pulizie (di cui la casa ha più che mai bisogno). Complice una freccia di Eros, Apollo si innamora perdutamente di lei, che però è già fidanzata, o quasi, con Neil, un ingegnere timido e un po’ imbranato. Ma il dio del sole non si rassegna a essere rifiutato da una mortale e la sua reazione finirà per scatenare una serie di eventi drammatici...

Recensione

Iniziamo col dire che l’ultima frase della quarta di copertina è quantomeno esagerata. Gli eventi drammatici vanno collocati nella tipologia di lettura che, per me, è tipicamente da ombrellone. Detto questo, sotto il suddetto ombrellone, mi sono fatta un sacco di risate e tanto mi basta.

La caratterizzazione di questi dei in disuso è un po’ macchiettistica ma molto divertente. Apollo e Afrodite sono veramente brillanti: lei che ricorda una Jennifer Jason Leigh di Altmaniana memoria; non ci sono i pupi intorno, ma la noia e la necessità di sbarcare il lunario sono le stesse e per di più, quando copula con Apollo, mi ha fatto venire in mente Guzzanti e Signoris mentre fanno la parodia del tipico rapporto matrimoniale (Ah. Ah. Ah. Ti è piaciuto? Guardatevelo su Youtube). Lui, che più che il mito di Apollo ricorda quello di Narciso, è un ributtante e presuntuoso figuro che trasforma in alberi le donne che osano negargli una fellatio. Avvezzo a tale delicatezza di sentimenti rimane spiazzato quando, con la complicità di una freccia di Eros, scoccata su commissione di una vendicativa Afrodite, si innamora, non ricambiato, di un’anonima donna delle pulizie che gli preferisce un simpatico ingegnere.
Se per un pompino rifiutato c’è la trasformazione in vegetale potete solo immaginarvi cosa accadrà alla povera malcapitata oggetto del suo amore, che dovrà addirittura essere ripescata dall’Ade dal suo amato.

Lo stile di scrittura è asciutto, ma non noioso e la trama esile, che si rifà al mito di Orfeo ed Euridice, è sufficiente allo scopo.
Lo consiglio in particolare ai fanatici, e so che sono tanti, del mitico anime Pollon combinaguai. Devo dire che l’atmosfera me l’ha ricordato molto.

Dettagli del libro

  • Titolo: Per l'amor di un Dio
  • Titolo originale: Gods Behaving Badly
  • Autore: Marie Phillips
  • Traduttore: E. Banfi
  • Editore: Guanda
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Narratori della fenice
  • ISBN-13: 9788860880802
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,50 Euro

29 luglio 2009

Marina - Carlos Ruiz Zafón

Barcellona, fine degli anni Settanta. Óscar Drai è un giovane studente che trascorre i faticosi anni della sua adolescenza in un cupo collegio della città catalana. Colmo di quella dolorosa energia così tipica dell'età, fatta in parti uguali di sogno e insofferenza, Óscar di tanto in tanto ama allontanarsi non visto dalle soffocanti mura del convitto, per perdersi nel dedalo di vie, ville e palazzi di quartieri che trasudano a ogni angolo storia e mistero. In occasione di una di queste fughe il giovane si lascia rapire da una musica che lo porta fino alle finestre di una casa. All'interno, su un tavolo, un antico grammofono suona un'ammaliante canzone per voce e pianoforte; accanto, un vecchio orologio da taschino dal quadrante scheggiato. Óscar stesso, nel momento in cui sottrae l'oggetto e scappa, è sopraffatto da un gesto che risulta inspiegabile a lui per primo. Qualche giorno dopo però tutto gli apparirà tanto chiaro quanto splendidamente misterioso. Tornando sui suoi passi per restituire il maltolto, infatti, Óscar incontra la giovane Marina e il suo enigmatico padre, il pittore Germán. E niente per lui sarà più come prima. Il suo innato amore per il mistero si intreccerà da quel momento ai segreti inconfessabili del passato di una famiglia e di una Barcellona sempre più amata: segreti che lo spingeranno non solo alla più lunga fuga mai tentata dal detestato collegio, ma anche verso l'irrevocabile fine della sua adolescenza. Scritto prima de L'ombra del vento e Il gioco dell'angelo, romanzi che hanno consacrato Zafón come uno degli scrittori spagnoli più popolari di tutti i tempi, di essi Marina anticipa i grandi temi: gli enigmi del passato, l'amore per la conoscenza, la bellezza gotica e senza tempo di Barcellona.

Recensione di Nelson

Marina è l’ultimo recentissimo romanzo di Carlos Ruiz Zafón pubblicato da Mondadori, ma in realtà scritto già nel 1997 e pubblicato in alcune pessime edizioni non originali (a detta dello stesso autore) in varie lingue. E’ dunque una versione completa, riveduta e autorizzata dall’autore di un’opera importante perché ci permette di dare uno sguardo a un testo scritto prima del planetario successo de L’ombra del vento.

Nel romanzo troviamo alcuni temi che diventeranno poi il fondamento del successo dello scrittore spagnolo; in particolare ritroviamo la sua straordinaria abilità nel creare ambientazioni letterarie, prima ancora che trame e personaggi. È quindi ancora una volta Barcellona la vera protagonista del romanzo, questa volta però non più nella veste melanconica de L’ombra del vento, ma in una chiave molto più gotica e dark, nella quale possiamo ritrovare moltissime suggestioni di classici della letteratura moderna, in particolar modo della letteratura inglese di fine '800 inglese.

Le atmosfere in cui i personaggi della storia si muovono sono infatti atmosfere crepuscolari, notturne, orrorifiche e umide. Le immagini mentali che si formano nella nostra testa nel corso delle pagine sono immagini in bianco e nero, virate al seppia, con macchie di rosso sangue. Non è certo un caso che questo avvenga; sono espliciti molti rimandi ai grandi classici, quali Il Fantasma dell’opera, Dk. Jekyll e Mr. Hyde, le città sotterranee delle fogne di Parigi dei Miserabili di Hugo o Dracula di Stoker, fino ad arrivare al Frankenstein di Mary Shelley, che Zafón omaggia testualmente dando proprio il nome della scrittrice inglese ad uno dei personaggi femminili secondari (ma non per la trama) del romanzo.

E’ una Barcellona di fine anni 70, lontana dai fasti del turismo contemporaneo, quella che fa da cornice alla storia di Óscar, un giovane studente di collegio amante della solitudine e del mistero e al suo incontro con Marina, un’enigmatica ragazza che vive in una grande villa isolata, senza corrente elettrica, in un’aristocratica decadenza in compagnia del padre Germán, pittore di fama, inoperoso dal momento della morte dell’adorata, bellissima moglie.
Óscar e Marina iniziano quasi per un gioco adolescenziale a tentare di risolvere un mistero: chi è la signora vestita di nero, completamente velata che una volta al mese posta una rosa rossa sulla tomba anonima del piccolo cimitero del quartiere di Sarriá?

Da qui prende piede tutta la vicenda, in un vortice sempre più inarrestabile, nella lotta eterna tra vita e morte ma, allo stesso tempo, con la nascita di un sentimento sempre più stretto tra i due protagonisti. Nel bilanciamento tra gli aspetti relazionali, la descrizione di una Barcellona passata e la vicenda cruda e sanguinolenta vissuta dai protagonisti, trionfa la bravura di Zafón nel saper miscelare in una costante tensione l’atmosfera gotica, con la passione e la voglia di vivere dei protagonisti, riuscendo a dar vita ad un romanzo romantico, che, ancora una volta, ci conduce ad atmosfere ottocentesche.

Lo stile di scrittura è fluido, estremamente contemporaneo, veloce, quasi a estremizzare il contrasto con una trama decisamente classica. Si sente che il volume è un momento di passaggio anche per Zafón tra la letteratura per ragazzi, con cui si è cimentato con successo ad inizio carriera e il grande balzo nella letteratura per adulti. Ancora sono forti in questo romanzo gli elementi essenziali della grande letteratura per ragazzi. Quel substrato di mistero e orrore che mai manca in ciascuno dei grandi classici della letteratura giovanile (da Mark Twain a Stephen King) e che ci permette di affrontare i grandi temi della nostra esistenza: l’amore, la vita, la morte.

Dovendo esprimere anche un parere critico, definirei Marina un romanzo complesso e interessante a cui, per essere una grande opera manca quella trovata letteraria o quel personaggio che rimanga nella memoria e nel cuore del lettore in maniera indelebile. Una trama sicuramente avvincente che di sicuro appassionerà e commuoverà moltissimi lettori, ma che tuttavia in alcuni passaggi conclusivi cada un po’ in soluzioni letterarie già viste, lasciando troppo spazio a suggestioni sanguinolente, a scapito della plausibilità delle situazioni. Zafón estremizza eccessivamente il pathos finale della vicenda, perdendo di incisività, salvo poi ritrovarla poi nelle ultimissime pagine del volume.
Sicuramente una lettura consigliata e un romanzo che si fa leggere molto velocemente e che ha tutti gli ingredienti per diventare un grande successo letterario.

Recensione di Ricciolineri

Generalmente, quando vedo un libro stazionare nelle prime posizioni delle classifiche, a meno di non leggerlo casualmente, non lo prendo neanche in considerazione. Ebbene sì, faccio outing, sono un po’ bastian contraria…
Per Marina però ho fatto un’eccezione, anzi, per la precisione, dovrei dire per Zafón! Lo spagnolo è uno dei miei punti deboli dai tempi de L'Ombra del vento: quando mi sento depressa e ho voglia di crogiolarmi nel melò gotico-modernista questo autore non manca mai di darmi estremo godimento e durevole soddisfazione.
Lo stesso vale per questo libro, che sebbene pubblicato a posteriori, è antecedente al bestseller L’ombra del vento. Marina forse è un libro giovanile, in cui sono presenti tutti i temi cari a Zafón, ma in forma più semplice e lineare: la Barcellona oscura e ridondante alla Gotham City, il soprannaturale che gioca con la razionalità, il passaggio dall’adolescenza alla maturità dei protagonisti e l’Amore passionale. L’Amore puro del protagonista per l’enigmatica Marina, l’Amore sfortunato del padre di lei, Germán, per la debole e sfortunata moglie Kirsten. L’Amore malato tra Michael e la sua Eva, protagonisti della favola nera nascosta nel romanzo. L’Amore con la A maiuscola, quello che ti fa sragionare, quello che ti fare cose altrimenti impensabili, quello che ti spinge ai limiti e oltre, quello che ti fa dimenticare la morale se ne avevi mai avuta una.
Quello dei romanzi d’appendice, insomma. Perché, secondo me, Zafon rinverdisce i fasti del romanzo d’appendice in modo mirabile e i suoi libri non sfigurerebbero pubblicati a puntate, come del resto faceva il protagonista de Il gioco dell’angelo, con un bel cliffhanger all’ultima riga a tenere il lettore in sospeso.

Ed è questa la sua abilità più grande: la capacità di tenere il lettore in sospeso sul filo della credulità e di rendere plausibili fiabe, leggende ed effetti grand guignol che in altri libri, non legati a un genere particolare ovviamente, farebbero solo sorridere.

Concludendo, Marina mi è piaciuto moltissimo, per tutti i motivi citati e anche di più, per la poeticità dei personaggi e per le lacrimucce che mi ha fatto versare: ebbene sì, faccio di nuovo outing, anch’io piango.

Dettagli del libro

  • Titolo: Marina
  • Titolo originale: Marina
  • Autore: Carlos Ruiz Zafòn
  • Traduttore: Bruno Arpaia
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804593522
  • Pagine: 336
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 19,50 Euro

24 luglio 2009

Non deve accadere - Anne Holt

Johanne Vik, che sa ricavare da casi separati il profilo di un assassino, e Yngvar Stubø, detective impulsivo e geniale, si sono sposati e vivono con una bimba neonata e l'altra figlia di Vik. Ma Vik sente che la tranquillità è apparente. E ha sempre più paura. Perché sa che nei delitti senza movente che stanno sconvolgendo la Norvegia c'è l'impronta di qualcosa che lei stessa ha fatto di tutto per dimenticare. E che il misterioso assassino seriale ha un obiettivo molto preciso in mente. Qualcosa che non deve assolutamente accadere.

Recensione

Giusto per sottolineare il buon vecchio detto "De gustibus non disputandum est", a me Anne Holt piace. E' piaciuta in Quello che ti meriti ed è piaciuta, forse di più, nella seconda avventura di Stubø e Vik pubblicata in Italia, Non deve accadere.
Ho apprezzato proprio quell'atmosfera fredda e rarefatta che si respira nei suoi romanzi, e che in me non produce distrazione e noia, ma una lenta intossicazione. Come una droga a rilascio controllato di cui ti sembra di poter fare a meno finché non è troppo tardi.
Assolutamente non è un autrice paragonabile a Stiegg Larsson, se non per le origini nordiche, in quanto lo stile di scrittura e la struttura dei suoi romanzi sono completamente diversi. Larsson è stato un mago dell'intreccio (e se avesse un po' lasciato perdere il suo background di giornalista economico i suoi libri ne avrebbero guadagnato parecchio), la Holt, invece, gioca sulla psicologia e sull'atmosfera. Anche in quest'ultima puntata la trama è decisamente secondaria, quello che avvince è la lenta caccia al topo del colpevole con i protagonisti, in una terribile sfida di menti e conoscenze tecniche che lascia dietro di sé una lunga scia di sangue.
Non è importante conoscere il nome dell'assassino, anche se alla fine verrà svelato: siamo con lui fin dall'inizio, siamo nella sua mente, sappiamo come ragiona, sappiamo quel che pensa.
Anne Holt mette al servizio del suo libro le sue esperienze di giornalista televisiva, avvocato penalista e poi poliziotto, penetrando a fondo nelle procedure investigative e nelle più oscure profondità dei suoi personaggi. L'assassino diventa il suo alter ego che, in una sorta di versione malata di Murder, she wrote, ricorre alla violenza più estrema per sentirsi vivo e ritrovare il brivido perduto dell’avventura, dell'emozione e della gioia, in una spirale sempre più stretta che ci avviluppa in un abbraccio soffocante, confondendo colpe e morale. Finalmente assistiamo alla preparazione e all'esecuzione dell'assassinio quasi perfetto, "quasi" perché verrà scoperto, "perfetto" perché resterà impunito smentendo finalmente il detto, trito e purtroppo quasi mai vero, che il crimine non paga.

Dettagli del libro

  • Titolo: Non deve accadere
  • Titolo originale: Det som aldri skjer
  • Autore: Anne Holt
  • Traduttore: Giorgio Puleo
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Stile libero
  • ISBN-13: 9788806197896
  • Pagine: 423
  • Formato - Prezzo: Brossura - 19,00 Euro

8 giugno 2009

Tre e sei morto - Janet Evanovich

Dov’è finito il vecchio Mo Bedemier, accusato di porto abusivo di arma da fuoco e libero su cauzione? Compito ingrato per la cacciatrice di taglie Stephanie Plum, visto che il latitante in questione non è un pericoloso spacciatore, ma un gelataio innocuo e benvoluto da tutti nel Borgo, tranquillo quartiere residenziale di Trenton, New Jersey.
Tanto innocuo Mo non dev’essere, in fondo, perché le indagini portano a scoprire scenari insospettabili e pericolosi, in cui Stephanie si ritrova suo malgrado invischiata. Non proprio impeccabile nel suo lavoro, Stephanie ha però dalla sua un’estrema determinazione, che la porta a inseguire un ricercato in qualunque circostanza, anche a costo di abbandonare la poltrona del parrucchiere nel bel mezzo di una tinta. A bordo di una mastodontica Buick blu del ’53, Stephanie riesce a destreggiarsi fra inseguimenti, sparatorie e appostamenti. Al suo fianco l’esagitata Lula, ex prostituta dai modi piuttosto spicci, e il tenebroso Ranger. E poi c’è l’agente di polizia Joe Morelli, che nella nostra eroina vede ben più di una semplice cacciatrice di taglie...

Recensione

Appena ritornata da una settimana di ferie al mare voglio consigliare caldamente la mia ultima lettura da ombrellone: Tre e sei morto della serie di Stephanie Plum.
Stephanie abita a Trenton, lavora come cacciatrice di taglie (recupera gente libera su cauzione che non si presenta in tribunale il giorno stabilito) per conto di un suo parente, Vinnie, italo-americano sessualmente depravato dai misteriosi trascorsi con una papera...
Fa questo lavoro per non finire a montare bottoni in fabbrica, è deliziosamente pasticciona, non è una strafica (ma è, ovviamente, attraente), ed è circondata da una sarabanda di personaggi uno più simpatico dell'altro. Nonna Mazur, vecchietta sprint in cerca di avventure, pronta a fregare la pistola alla nipote per spaventare le amiche della messa, in cerca di un fidanzato possibilmente senza dentiera. Lula, ex-prostituta di colore, ora collega di Stephanie, abbondantemente sovrappeso e sempre fasciata in tutine di spandex e accessori stravistosi. Ranger, anche lui collega di Stephanie, ma con molto più successo, figone misterioso in odore di possedere una batcaverna. Morelli, strafichissimo poliziotto di Trenton, ex compagno di giochi di Stephanie (naturalmente giocavano al "dottore"), ex donnaiolo impenitente ed ex di Stephanie (ha colto il suo "fiorellino" dietro al bancone di una pasticceria sputtanandola in seguito sui bagni della scuola) che sembra non voler essere più tanto ex...
E poi c'è il Borgo, coloratissimo quartiere italiano di Trenton, dove il pettegolezzo è la migliore risorsa e il giusto punto di cottura dell'arrosto un affare di stato.

Tutto questo ruota intorno alla trama gialla che, come al solito, è ben costruita, gradevole e non troppo scontata.
Insomma, se volete rilassarvi qualche ora in riva al mare (o dove preferite), con un ben riuscito minestrone di giallo, romance e comicità, la serie di Stephanie è un bene rifugio. Ho una sola rimostranza, non so se dovuta all'autrice o al traduttore: la frase finale. Ma c'è ancora qualcuno che chiama la Jolanda "Cosina"?

Dettagli del libro

  • Titolo: Tre e sei morto
  • Titolo originale: Three To Get Deadly
  • Autore: Janet Evanovich
  • Traduttore: A. C. Cappi
  • Editore: Salani
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ISBN-13: 9788862560481
  • Pagine: 342
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,80 Euro

21 maggio 2009

Almeno il cappello - Andrea Vitali

Ad accogliere i viaggiatori che d'estate sbarcano sul molo di Sellano dal traghetto Savoia c'è solo la scalcagnata fanfara guidata dal maestro Zaccaria Vergottini, prima cornetta e direttore. Un organico di otto elementi che fa sfigurare l'intero paese, anche se nel gruppetto svetta il virtuoso del bombardino, Lindo Nasazzi, fresco vedovo alle prese con la giovane e robusta seconda moglie Noemi. Per dare alla città un Corpo Musicale degno di questo nome ci vuole un uomo di polso, un visionario che sappia però districarsi nelle trame e nelle inerzie della politica e della burocrazia, che riesca a metter d'accordo il podestà Parpaiola, il segretario comunale Fainetti, il segretario della locale sezione del Partito Bongioanni, il parroco e tutti i notabili della zona. Un insieme di imprevedibili circostanze - assai fortunato per alcuni, e invece piuttosto sfortunato per altri - può forse portare verso Sellano il ragionier Onorato Geminazzi, che vive sull'altra sponda del lago, a Menaggio, con la consorte Estenuata e la numerosa prole. "Almeno il cappello" racconta la gloriosa avventura del Corpo Musicale Bellanese, le mille difficoltà dell'impresa e la determinazione di chi volle farsene artefice. A ritmo di valzer e mazurca, con il contorno di marcette e inni, Andrea Vitali s'inventa un'altra storia tutta italiana, fatta di furbizie e sogni, ripicche e generosità, pettegolezzi e amori.

Recensione

Almeno il cappello è una storia ambientata durante il primo decennio del regime fascista, che mette in luce, pur narrando della costituzione della banda comunale di Bellano, un piccolo mondo di abusi, formalismo, interessi personali, miserabili sogni, piccole gelosie, segrete passioni, che si possono allargare all’Italia tutta, di ieri e di oggi.

Mi sembra che la forza di questo libro siano i personaggi, il cui destino, a volte, è evidente sin dal nome: dal parroco del paese don Santo Patroni, alla moglie del Gelminazzi Onorato, Estenuata, arrivata al settimo parto e per di più gemellare. C’è l’ubriacone Evelindo Nasazzi, tenuto a bada a suon di schiaffoni dalla seconda moglie Noemi, dalle braccia robuste come pali, e il segretario di partito Bongiovanni, interessato più alle tette della procace Armellina che alle sorti della banda comunale che sembra aver preso tanto a cuore. Un racconto corale che ruota attorno alle vicende di cui Gelminazzi e la sua famiglia sono il cardine, tra alti e bassi e fortune e sfortune, sino alla fine, lieta solo a metà.

Almeno il cappello è il secondo libro di Andrea Vitali che affronto e forse non è stata una delle scelte più felici: nel senso che, a detta dei suoi estimatori, questo e l'altro che ho letto (Dopo lunga e penosa malattia) non sono i migliori per iniziare ad appassionarsi a questo scrittore. Probabilmente hanno ragione perché infatti non mi sono granché appassionata: il libro è garbato, la malinconia e la comicità si inseguono a più riprese, l’atmosfera di piccola storia di paese è gradevole, eppure non ho potuto fare a meno di trovarmi avvolta da una leggera nebbia di noia, tanto per riprendere l'ambientazione lacustre. Niente di troppo pesante, per carità, ma comunque una sensazione fastidiosa.

Dettagli del libro

  • Titolo: Almeno il cappello
  • Autore: Andrea Vitali
  • Editore: Garzanti Libri
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Narratori Moderni
  • ISBN-13: 9788811686064
  • Pagine: 405
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 17,60 Euro

5 maggio 2009

Il vangelo secondo Biff - Christopher Moore

Tutti sanno come è nato e come è morto Gesù. La stella cometa, la mangiatoia, i Re Magi; e poi la passione, la crocifissione. Ma che cosa ha combinato dall’infanzia ai trent’anni? Su richiesta del Messia, a duemila anni dalla sua morte, un angelo fa resuscitare il suo migliore amico, Levi detto Biff, a cui spetta il compito di scrivere un nuovo Vangelo che racconti finalmente la vera storia di Gesù di Nazaret. E quella di Biff è un’epopea ricca di miracoli, viaggi, scoperte e… sì, anche kung fu, demoni, morti viventi, folli monaci tibetani e pupe da sballo. Forse nemmeno l’astuzia e la devozione del migliore amico riusciranno a risparmiare al Salvatore il suo tragico destino, ma Biff non permetterà che si sacrifichi e ascenda al cielo senza aver lottato per impedirlo!

Recensione

2000 anni dopo la sua morte, Dio decide di resuscitare Levi detto Biff, amico d'infanzia di Gesù, perché scriva un vangelo e colmi quel vuoto trentennale sulla vita di Cristo che gli altri evangelisti ci hanno lasciato. Perché ci ha messo così tanto? Non si sa, ma dopotutto Dio è onnipotente e imperscrutabile e non ha bisogno di giustificazioni...
E così, dalla sua camera d’albergo, sorvegliato a vista da Raziel, angelo potentissimo ma mentalmente sottosviluppato con una passione per la pizza e le soap opera, Biff ci racconta quello che è successo davvero in quei trent'anni, soffermandosi in modo particolare sull'infanzia di Gesù.
Biff, perdutamente peccatore, uomo di oggi seppur retrodatato, dà vita a un Vangelo divertentissimo e dissacrante dove l'ebraismo si mescola al buddismo, le dottrine di Lao Tzu e Confucio vanno a braccetto col cinismo di Diogene, e i fanatismi della Giudea del tempo sono osservati con ironia e disincanto.
Gesù è prima un bimbo e poi un uomo costantemente alla ricerca: di parole, di segnali di qualunque cosa che gli faccia finalmente capire che cosa si deve fare per diventare Messia. Perché sì, qualcuno l'ha avvertito che sarebbe diventato tale, ma nessuno gli ha dato un libretto di istruzioni. In tutto questo l'amico Biff lo accompagna costantemente spronandolo e tirandogli su il morale coi suoi commenti idioti e seguendolo in un viaggio, quasi di formazione, in cui i due incontreranno dèi e guru indiani, il kung fu, feng shui, uno yeti triste, un elefante che impara lo yoga, monaci shaolin e chi più ne ha più ne metta.
...Simone Lazzaro non vuole uscire dal suo sepolcro perché, si lamenta, è color verde oliva...
...Giovanni Battista ha la mania di infilare sott’acqua la testa di chiunque gli passi accanto finché non si dimostri pentito dei suoi peccati, e non fa altro che mangiare locuste...
...Bartolomeo è lo scemo del villaggio, parla coi cani e il suo obiettivo nella vita è imparare da loro come leccarsi le palle...
...Pietro è stupido come una cassa di pietre e Gesù, su quella cassa di pietre, costruirà la sua Chiesa...
L'umorismo di Moore non risparmia niente e nessuno, ma allo stesso tempo è delicato e rispettoso. E' davvero impossibile offendersi e il messaggio di Gesù ne esce ancora più forte e chiaro. Un libro divertente e allo stesso tempo istruttivo.

Dettagli del libro

  • Titolo: Il vangelo secondo Biff, amico d'infanzia di Gesù
  • Titolo originale: Lamb: The Gospel According to Biff, Christ's Childhood Pal
  • Autore: Christopher Moore
  • Traduttore: Chiara Brovelli
  • Editore: Elliot
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: Scatti
  • ISBN-13: 9788861920507
  • Pagine: 580
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,50 Euro

4 maggio 2009

Un luogo incerto - Fred Vargas

Adamsberg, con l'impagabile Danglard, si trova, un po' annoiato, in Inghilterra per una riunione della Grande Europa poliziesca: si tratta nientemeno che di "armonizzare i flussi migratori" con i colleghi di ventitré Paesi. Ma dove c'è Adamsberg tutto può accadere. E il ritrovamento delle diciassette scarpe - o come dice il preciso Danglard, "diciassette piedi, otto paia e un piede singolo" - spinge il nostro "spalatore di nuvole" a percorrere un'altra Europa: quella dove dopo quasi trecento anni la stirpe di Dracula non ha smesso di infestare il mondo. Tra Londra, i dintorni dell'Hauts-de-Seine e la Serbia, attraverso il "nero tunnel" che conduce alla tomba di Peter Plogojowitz, riesumato nel 1725 col sospetto di essere un vampiro, l'indagine poliziesca si intreccia all'esplorazione di quel continente ignoto che è la follia umana. Humour, fantasia visionaria, erudizione, colpi di scena, dialoghi strepitosi, capacità di indagare nelle pieghe più profonde dell'anima si fondono in un intreccio in cui Adamsberg fa i conti con il mito e la realtà del vampiro. E con un passato che sembra tornato per rovinargli la vita.

Recensione

Ultimamente i vampiri in letteratura stanno proliferando con effetti a volte più nefasti della recente influenza suina, e lo dice un'amante del genere.
Però, se si passa sopra al fastidio che può provocare questa epidemia vampirica che sta contagiando adolescenti e giovani donne di ogni dove, Un luogo incerto è un libro molto bello.
Innanzitutto perché Vargas utilizza, come matrice e legante del suo romanzo, due storie che risalgono al diciottesimo secolo e che sfumano delicatamente nel mito o leggenda che dir si voglia: un caso avvenuto in Serbia, descritto realmente da documenti ufficiali dell'impero austriaco anche se considerato a posteriori un fenomeno di isteria collettiva, e un altro caso, quello con cui si apre il romanzo, che è molto più recente e risale agli anni '70 del Novecento.
Stiamo parlando del vampiro del cimitero londinese di Highgate, un corpo trasportato dalla Serbia e sepolto due secoli prima, che avrebbe abitato il cimitero rendendolo teatro, negli anni seguenti, di strani e raccapriccianti ritrovamenti.
E' in questo contesto che si muove, con la consueta svagatezza che lo contraddistingue, l'ispettore Adamsberg, lo "spalatore di nuvole" protagonista di questo ultimo libro di Fred Vargas.
L'ispettore si trova in missione a Londra, insieme al fido Danglard, per una conferenza sull'ottimizzazione dei flussi migratori. Incapace di pronunciare una sola parola d'inglese e recidivo come suo solito, a qualunque tentativo di ottimizzazione, Adamsberg si lascia volentieri coinvolgere in quella che sembra una macabra e strana coincidenza.
Il destino fa in modo che i due francesi, accompagnati da un collega inglese, si trovino di fronte a una scoperta estremamente grandguignolesca: davanti al cancello del cimitero di Highgate ci sono diciassette piedi tagliati, ancora nelle loro scarpe.
Inizialmente il tutto viene considerato come l'ennesima stranezza dovuta alle leggende circolanti sul cimitero, ma, complice un bicchiere di champagne, anche il metodico Danglard capisce che le coincidenze non esistono e il ritrovamento sarà solo l'inizio di una indagine che si collegherà ad altri efferati e sanguinosi delitti avvenuti in Francia ed Europa.

E' un romanzo soprattutto d'azione, fatto assai insolito per la Vargas. Il ritmo è serrato, gli avvenimenti incalzanti e gli indizi e le false piste che l'autrice dissemina qua e là distraggono il lettore impedendogli di risolvere il giallo prima degli ultimi capitoli. Complici della distrazione saranno una novità particolarmente importante della vita privata di Adamsberg, e una rentreé di un personaggio particolarmente amato, almeno da me, che impreziosisce la trama con la sua selvaggia poesia.

Dettagli del libro

  • Titolo: Un luogo incerto
  • Titolo originale: Un lieu incertain
  • Autore: Fred Vargas
  • Traduttore: Margherita Botto
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: Aprile 2009
  • Collana: Stile Libero
  • ISBN-13: 9788806196899
  • Pagine: 392
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,50 Euro

2 aprile 2009

Il cerchio del lupo - Michael Connelly

Nel 1993 Marie Gesto era scomparsa dopo essere uscita da un supermarket, ma il suo cadavere non era mai stato trovato. L'indagine era stata affidata a Harry Bosch, che non era riuscito a scoprire l'assassino. Ora, tornato nell'Unità dei casi irrisolti, riprende a occuparsi del delitto che non aveva smesso di tormentarlo. Ma c'è qualcun altro che si tormenta. Il procuratore generale. È tempo di elezioni e il procuratore sa che un'eventuale soluzione del caso sarebbe l'asso nella manica che gli manca. E così accade che Raynard Waits, uno spietato serial killer arrestato per duplice omicidio, si attribuisca anche quello di Marie Gesto, più una serie di altri, avvenuti nel passato, che non avevano mai trovato soluzione. In cambio della sua confessione, la pena di morte gli viene commutata in ergastolo. Il caso è chiuso, il procuratore soddisfatto, ma non Harry Bosch, che non si lascia convincere da una soluzione così facile e soprattutto si rende conto di aver trascurato all'inizio dell'indagine un indizio rivelatore. Cercando di non lasciarsi sopraffare dal senso di colpa e di sfiducia che lo attanaglia, Bosch segue le sue piste che lo porteranno al cuore di una spirale di perfidia e depravazione. E come un surfista che aspetta l'onda giusta, saprà attendere il momento per sferrare il colpo di grazia.

Recensione

«Prendere a cuore le cose è il modo di agire del vero detective. L’unico che esista». Questo è il motto di Harry Bosch,il protagonista preferito (o almeno più ricorrente) dei libri di Michael Connelly, maestro del genere investigativo all'americana più classico.

Harry è l'abbreviazione di Hieronymus e con il pittore, suo omonimo, il detective Bosch condivide sicuramente l'animo tormentato.
Harry non riesce a lasciar correre niente, ogni caso gli resta nel cuore specialmente quelli che non è riuscito a risolvere e, ovviamente lavorando a Los Angeles, sono tanti. Questo suo attaccamento ai casi, che lui umanizza e che non riesce a vedere come semplici cartelle in un raccoglitore, lo ha portato, sempre in perenne contrasto con capi più interessati alla politica che alla giustizia, prima alla pensione e poi a tornare in servizio nell'Unità Casi Irrisolti.
In questo libro un caso che ha tormentato particolarmente il detective, tanto da costringerlo a riprenderlo in mano periodicamente, torna alla ribalta delle scene televisive. Un serial killer catturato per caso dalla polizia di Los Angeles vuole patteggiare col Procuratore per ottenere uno sconto della pena ed è disposto ad accollarsi la responsabilità di alcuni crimini rimasti irrisolti tra cui quello che tortura il detective Bosch, la scomparsa, quindici anni prima, di Marie Gesto, una ragazza.
Harry fa parte del team incaricato dal procuratore di eseguire le verifiche necessarie e sembra tutto a posto. Tutto è bene quel che finisce bene, ma Harry non è convinto: è tutto troppo bello, tutto troppo facile, c’è qualcosa che non quadra.
Da qui si dipana una trama piuttosto lineare, ma avvincente e dal ritmo serrato, che ti porta fino alla fine del caso soffrendo insieme al suo protagonista.
Perché Harry Bosch è un uomo che soffre, un lupo solitario, un mastino che non molla e noi, lettori, soffriamo insieme a lui.

La soluzione del caso è un po’ scontata, a voler ben vedere, ma non è la costruzione del giallo il punto forte di questo libro. E’ il sudore dei poliziotti che fanno il proprio dovere, è il sangue delle vittime, sono le lacrime dei loro cari, è il dolore di una società che assiste impotente alla propria decadenza.
Noi insieme ad Harry siamo l’ultimo baluardo: perché, di nuovo, «Prendere a cuore le cose è il modo di agire del vero detective. L’unico che esista».

Dettagli del libro

  • Titolo: Il cerchio del lupo
  • Titolo originale: Echo Park
  • Autore: Michael Connelly
  • Traduttore: S. Tettamanti
  • Editore: Piemme
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ISBN-13: 9788838475436
  • Pagine: 352
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 20,00 Euro

22 marzo 2009

Falange armata - Carlo Lucarelli

Torna di prepotenza il sovrintendente Coliandro, roccioso come un bulldog, delicato come un caterpillar. In una bologna scossa da fremiti di ogni genere, Coliandro sbatte il naso su un molto verosimile complotto eversivo neonazista. Al quale, purtroppo, sembra credere solo lui. Lui, e Nikita.





Recensione

Un libro che si divora in un attimo e che non tollera di essere posato sul comodino finché non si è archiviata l'ultima pagina.
E' il primo romanzo di Lucarelli dedicato all'Ispettore Coliandro, da cui è stata tratta la fortunata fiction televisiva.
Il romanzo è ambientato a Bologna: una Bologna decadente e nera e allo stesso tempo sanguigna e vitale. Una Bologna attaccata dal virus della criminalità a cui si oppongono pochi e sparuti anticorpi. Uno di questi anticorpi è Coliandro, l'antieroe per eccellenza.
E' mezzo fascista, mezzo razzista, legge solo Playboy e riviste di armi, sa a memoria solo qualche frase dei film più famosi di Clint Eastwood, quelli dell'ispettore Callaghan.
Un tipo così dovrebbe essere irritante solo ad annusarlo, altro che a leggerlo, ma invece, ecco che Lucarelli fa il miracolo.
Primo, lo fa onesto, ed è impossibile trovare ripugnante un uomo onesto e incorruttibile.
Secondo, lo fa stupido, così stupido che ha bisogno di una spalla per far andare avanti la narrazione e risolvere il giallo, altrimenti, se fosse per il solito Coliandro, il libro girerebbe in tondo come un cane che si morde la coda. E qui entra in gioco Nikita, ragazza sveglia e intelligente che si ritrova, come Coliandro suo malgrado, implicata in un caso di cronaca più grande di lei.
Il giallo a questo punto gira veloce come un ingranaggio oliato al punto giusto, punteggiato e sdrammatizzato dalle varie figure di merda che Coliandro dissemina qua e là. E che naturalmente sono spassosissime.

Dettagli del libro

  • Titolo: Falange armata
  • Autore: Carlo Lucarelli
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2002
  • Collana: Einaudi Stile Libero
  • ISBN-13: 9788806157951
  • Pagine: 141
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,50 Euro

15 marzo 2009

Il contagio - Walter Siti

Un angolo di borgata, una casa popolare, tre piani di cemento a vista e, all'imbocco della scala A, la scritta "l'invidia è la forza dei cornuti". Dentro abitano Chiara e suo marito Marcello, ex culturista dalla sessualità incerta, Francesca, la paraplegica combattiva militante di sinistra, Bruno, ultrà romanista in affidamento diurno. E poi Gianfranco, lo spacciatore che prova a entrare nel giro grosso, Eugenio detto "er Trottola", che lavora in un'officina e si scopre innamorato della prostituta con cui convive... In questo paesaggio fatto di pezzi di campagna, villaggi e lembi di metropoli, le loro storie s'intrecciano, unendosi a quelle di personaggi che la borgata l'hanno scelta, per ribellione, per fascinazione. Come Flaminia che s'è sposata Bruno rompendo con la famiglia, o come il professore, che ama Marcello e lo mantiene. Frastornati dal rumore di fondo - il chiacchiericcio delle donne sulle panchine, gli strilli comici o intimidatori a ogni ora del giorno e della notte, le 'pinne' fatte con i motorini -, li seguiamo in un percorso dove non ci sono più alibi, niente o nessuno da salvare. Non la leggendaria vitalità popolare, esaltata in tanti libri e film, non il professore che in questa vitalità presunta ha provato a rigenerarsi, non le ideologie contemporanee, troppo impegnate a simulare paradisi inesistenti. È il romanzo della corruzione e della cocaina diffuse, del sesso venduto e negato. La periferia di Roma, quelle borgate ridotte a indifferenziata poltiglia si fanno metafora e i borgatari, "antesignani dell'insignificanza", conquistano terreno, diventano avanguardia. Perché mentre le borgate si adeguano ai valori borghesi, come scriveva Pasolini, la borghesia si sta 'imborgatando': legge della jungla, sogni di lusso impossibile, indifferenza morale, assenza di futuro - "vivere alla grande fin che si può e crollare quando capita". I due strati si sono contagiati a vicenda, ormai. "Il segreto di una civiltà al tracollo è la consistenza fluida: una geografia collosa, una storia evaporante, un'identità fondente e una criminalità liquida." In una lingua "presa dal vero" ma non per questo meno letteraria, che contamina il romanesco dei personaggi con l'italiano e piega l'italiano dell'autore verso il dialetto, Siti costruisce un romanzo dove la realtà, confusa e inintelligibile, viene soppiantata dalla rappresentazione, a sua volta imprendibile, illusionistica. Un romanzo che cancella se stesso in un brulicare di mille storie violente e grottesche, la cui somma, alla fine, dà zero.

Recensione

Per lettori che in un libro non cercano rassicurazione o evasione. Qui non ne troveranno. Non c'è un personaggio edificante in cui immedesimarsi, non c'è una realtà più bella della propria da sognare. C'è la vita vera nella sua desolazione e nel suo desiderio di riscatto. Ci sono gli odori, ci sono i sapori, a volte graditi, perlopiù sgradevoli. Un quadro desolante della borgata di Roma che diventa una sorta di quartiere globale. Un virus che si spande e che contagia tutti col suo squallore e allo stesso tempo col suo prepotente desiderio di vita. Ci sono alcune pagine verso la fine, la dichiarazione d'amore del professore a Marcello che mi resteranno sempre nella memoria. Un po' faticose tutte le parti in dialetto romano: si capiscono benissimo ma appesantiscono un po'. Capisco però che non se ne potesse fare a meno. Da leggere.

Dettagli del libro

  • Titolo: Il contagio
  • Autore: Walter Siti
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • ISBN-13: 9788804579502
  • Pagine: 339
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 18,00 Euro
 

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