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11 marzo 2018

Il cercatore del tempo - Mirko Revoyera

In questo volume sono raccontati i prodigiosi accadimenti e le misteriose magie che venano il quotidiano vivere. Raccolti e scritti in chiave teatrale perché possano essere narrati come se fossero fiabe. Incontrerete il bambino che fabbricava le nuvole, il direttore del più grande circo del mondo, una strega spietata e un'altra amatissima cui i compaesani affidano i propri neonati, una maestra che non abbandona la sua scuola nemmeno morta, un violinista di legno nelle strade di Napoli, un chitarrista perduto senza ritorno dentro la sua musica, un uomo che cerca il Tempo e le ragioni della vita terrestre in ogni angolo dell'Universo, e con loro, molti altri personaggi.

Recensione

Trentatré racconti la cui caratteristica fondamentale è di sicuro la sua origine popolare, a tratti leggendaria e trasmessa a voce in un tempo che affonda le sue origini parecchie generazioni fa.
È questo il mondo con cui l’autore, Mirko Revoyera, si propone al pubblico.
I personaggi che affollano queste storie sono i più disparati, eppure nel loro microcosmo seguono in modo lineare il percorso di cambiamento, che come nelle migliori tradizioni potrebbe non essere una variazione che necessariamente felice o positiva perché l’aspetto prevalente di ogni racconto, a prescindere dall’esito, detiene comunque una sua morale volto a insegnare qualcosa, sia che si tratti di una regola generale di comportamento corretto che semplicemente di una riflessione sull’agire umano.
Il nodo centrale che caratterizza in termini univoci queste trame è riconducibile alla magia, che non sempre però va intesa come presenza esterna e mitologica alla storia, quanto invece spesso ne è parte integrante, se non altro legata al sentimento che spesso spinge gli esseri umani a credere che tutto, a volte, è davvero possibile.
In questo senso di sicuro, va interpretato il modo con cui il realismo magico si esprime: si tratta di storie tramandate, spesso la stessa ambientazione iniziale è legata al tema del riportare una leggenda, alcune volta verificata in modo diretto da uno degli interlocutori.
I testi riportano temi fondanti dell’essere umani: la generosità, l’amore che non si confonde con l’odio e la gelosia, la famiglia, l’esclusione sociale e la rivalsa, a volte con dei tuffi nel nostro passato, in altre occasioni con tinte cupe, che spaziano dal genere dell’orrore per sconfinare nel fantastico di sirene, superpoteri e vaticini sul futuro.
Le storie fanno viaggiare il lettore in tutto lo stivale, da nord a sud senza differenza, riportando alla luce un’univoca tendenza tutta italiana del ricordo e nel contempo dell’insegnamento attraverso proprio lo sviluppo di ogni singolo intreccio.
Una caratteristica peculiare va menzionata rispetto allo stile con cui l’autore si approccia alla scrittura: termini edulcorati, ma comunque ben incastrati nella stesura, rendono questa raccolta scorrevole, con una tendenza votata alla recitazione dal vivo, tanto che a volte sembra quasi di poter sentire il narratore leggere nelle proprie orecchie.
Il cercatore del tempo è di sicuro un’esperienza di lettura particolare, votata di sicuro a voler raccontare ai lettori un pezzo delle nostre tradizioni, di storie che a volte abbiamo dimenticato e da cui ancora oggi abbiamo l’obbligo e il dovere di imparare qualcosa.

Giudizio:

+3stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Il cercatore del tempo
  • Autore: Mirko Revoyera
  • Editore: Futura Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • ISBN-13: 9788899527853
  • Pagine: 212
  • Formato - Prezzo: Brossura € 13,00

18 novembre 2017

Agrodolce - Luana Troncanetti

Storie dai tanti sapori per accontentare il palato di ogni lettore. Un padre di famiglia alle prese con un tradimento, un Don Giovanni fuori dal comune, una bimba vittima dentro la sua stessa casa. Protagonisti diversi per dieci brevi racconti dal finale inaspettato, in grado di regalare sorrisi e lacrime, in altre parole emozioni. Assaggi di vita che sono per lo più storie di sconfitte, personali e di coppia, di individui fragili che soccombono, incapaci di sottrarsi ai vizi e che per tutto ciò pagano un prezzo molto alto. L’avere comporta la sconfitta dell’essere. Con uno stile fluido e accattivante Luana Troncanetti ha dato vita a una sorta di food finger: un libro che si legge velocemente, mentre si è in metropolitana o in coda dal dottore, narrandoci piccole porzioni di vita da assaporare in pochi minuti.

Recensione

Con Agrodolce, assaggi di vita in dieci racconti - come precisa il sottotitolo - Luana Troncanetti ha voluto raccogliere in un unico volume alcune storie scritte tempo addietro. La maggior parte di queste è di stampo umoristico, ancorché le vicende possono avere un incipit drammatico.

Uno dei pregi che soprattutto riconosco all'autrice è la capacità di saper scrivere in maniera asciutta. A questo proposito, dato che non si nasce “imparati”, l’autrice nella prefazione ad Agrodolce precisa che, essendo tendenzialmente una grafomane, ha avuto inizialmente difficoltà a contenere le parole dei suoi scritti, tanto che ha attaccato al computer un post it con alcune regole essenziali che dovrebbero essere l’abc di ogni scrittore, specie se esordiente:


Abbattere i pleonasmi è possibile, gli aggettivi qualificativi vanno usati con il contagocce, gli avverbi nocciono gravemente al lettore.

Aggiunge, inoltre, con l’ironia che la caratterizza, che quel “gravemente” avrebbe potuto essere eliminato.

I racconti di questa raccolta hanno un incipit decisamente drammatico o quasi, ma riservano una sorpresa finale in cui l'autrice si diverte a stupire il lettore scombinando le certezze iniziali. Si potrebbero accostare per umorismo, mutatis mutandis, allo spirito dissacratorio di scolastica memoriadi Cecco Angiolieri in S'i' fosse foco.
Va da sé che, dopo i capovolgimenti di fronte relativi alle prime storie, il lettore rimane meno sorpreso nel leggere le successive, ma non per questo non può non apprezzare l'arguzia dell'autrice che non risulta mai banale, nonostante gli episodi narrati vertano prevalentemente su normali fatti quotidiani.
A voler essere precisi, si potrebbe obiettare che in Agrodolce solo nove possono essere definiti propriamente racconti, il decimo può considerarsi un saggio in chiave umoristica e verte su considerazioni inerenti ad uno dei telefilm più conosciuti, La signora in giallo, che risiede a Cabot Cove.


A Cabot Cove, ridente cittadina che conta solo 3680 anime, il 90% della sciagurata popolazione è destinata a passare presto a miglior vita. Ora: o il New England è il covo segreto della criminalità interplanetaria, oppure la Fletcher porta brutalmente sfiga. 

In questo divertissement Luana Troncanetti dà voce ai pensieri che sono passati probabilmente per la mente di tutti i telespettatori davanti al programma tv che ritorna invariabilmente all'inizio di ogni estate.
Credo che alla bonaria presa in giro dell'autrice, se potesse leggerla tradotta, si farebbe quattro risate anche Angela Brigid Lansbury,  l'attrice anglosassone ormai ultranovantenne, ma tanto arzilla da ricalcare ancora le scene dei teatri anglosassoni, che impersona Jessica Fletcher in La signora in giallo:


Tutti la amano, in molti la invidiano, alcuni la temono. Fra i suoi amici si nasconde spesso un potenziale omicida, che poi così potenziale non è. Si viene quasi sempre a scoprire che l’assassino è l’ottuagenaria che le insegna i trucchetti del tricot, suo cugino, la sorella, il verduriere che le consegna la spesa a domicilio o una vecchia compagna del college che si è convertita alla psicopatia, tanto per ammazzare la noia. E il marito, già che ci si trova.

L’umorismo è una dote di Luana Troncanetti di cui va giustamente fiera, perché le persone che in grado di scorgere il lato comico delle cose riescono in genere ad affrontare la vita in maniera più positiva rispetto a coloro che sono privi di humor. Tuttavia non è questa la qualità che apprezzo di più nella scrittrice romana. Ciò che invece ammiro è la capacità che ha nel cogliere i caratteri essenziali dei personaggi, nella partecipazione ai loro sentimenti senza lasciarsi andare all'enfasi e nel saper inserire un tocco di ironia anche nei momenti più drammatici delle sue storie.



Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Agrodolce
  • Autore:Luana Troncanetti
  • Editore:L'erudita
  • Data di Pubblicazione:2016
  • ISBN-13:9788867701728
  • Pagine:64
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,00

29 settembre 2017

Jane Austen - Juvenilia. La raccolta completa

I Juvenilia sono le opere scritte da Jane Austen adolescente, dal 1787 al 1793 e corrette anche in seguito fino alla vigilia della pubblicazione di Sense and Sensibility (1811). Il timore che la singolarità e la tagliente ironia di questi scritti giovanili potessero nuocere allʼimmagine della scrittrice impedì la loro diffusione per lungo tempo. I ventisette brani sono raccolti in tre quaderni manoscritti, intitolati dallʼautrice come si soleva fare coi volumi dei romanzi contemporanei (Volume the First, Volume the Second, Volume the Third). Si tratta di materiale eterogeneo, sia per quanto concerne la lunghezza che il genere: troviamo frammenti, romanzi brevi, romanzi epistolari, pezzi teatrali, versi e perfino un saggio storico. Allʼindomani delle prime novecentesche pubblicazioni, Virginia Woolf espresse sorpresa ed ammirazione per questi scritti giovanili, ma fu G. K. Chesterton il primo ad annoverare Jane Austen nella tradizione dellʼeccentrico, del burlesque e della parodia, accanto ad autori come Chaucer, Defoe, Swift, Fielding, Sterne, Butler. Con uno scritto di Virginia Woolf. Introduzione di Beatrice Battaglia.

Recensione

Non ce ne voglia Cassandra Austen, sorella di Jane, e non ce ne vogliano anche tutti gli amici stretti, i familiari più cari e gli studiosi a lei contemporanei che si guardarono bene dal trasmettere ai posteri gli scritti privati, le lettere, gli scarti e gli studi giovanili della scrittrice; nonostante i loro sforzi, qualcosa si è salvato dal fuoco censore del perbenismo vittoriano e scritti giovanili o romanzi incompiuti ogni tanto sbucano tra gli scaffali delle librerie, spesso riportati in auge in occasione delle stagioni estive.
Questa volta, la Rogas Edizioni ci propone la versione definitiva e completa di tutti i juvenilia austeniani, salvo eventuali nuovi fortuiti ritrovamenti di materiale inedito.
Il volume propone una ragionata passeggiata tra gli anni giovanili della Austen, una serie di sbirciatine, talvolta trafelate, sulla vita privata della giovanissima scrittrice. Sebbene, lo annuncio già, il volume sia particolarmente indicato per gli amanti del genere e della scrittrice e non particolarmente consigliato, invece, a chi si appresta per la prima volta all'opera della Austen, ciò che questa raccolta ha da offrire, oltre alla collezione di materiale sparso qua e là, è una precisa visione di questa importante stagione di vita. Come chiarito nella precisa prefazione al libro, come ribadito, alla fine, dalla squisita postfazione di Virginia Woolf (vera ciliegina sulla torta), la quindicenne Jane Auster - volendo scegliere un anno a caso della sua adolescenza - è già una scrittrice a tutti gli effetti. Nei suoi brevissimi racconti, quasi fulminei nell'effetto di improvvisa ilarità che sembra voler suscitare, nelle lettere private, negli abbozzi di romanzi si vede chiaramente una giovane ragazza che si diverte a intrattenere amici e coetanei facendo il verso ai piccoli grandi drammi quotidiani dell'alta società nella quale erano tutti immersi; oltre la superficie, però, si può scorgere anche la struttura ossea di quella che sarà l'Austen adulta, l'impianto, ancora acerbo, dei suoi più noti romanzi, e sicuramente su tutti brilla, quantomeno per originalità e finezza, l'umorismo inglese austeniano che non risparmia alcuno ma senza colpo ferire.
Il pregio di questa raccolta è indubbiamente una certa sistematicità nella struttura: il materiale narrativo non si sussegue senza criterio, ma si snoda come il proverbiale fil rouge ed è inoltre ben supportato da un apparato di note, appendici, indicazioni cronologiche e bibliografiche.
Un altro pregio, da indirizzare, in questo caso, direttamente alla Austen, è la pregevole varietà del materiale raccolto: oltre ai già menzionati racconti e romanzi incompiuti o abbozzati fanno la comparsa pezzi teatrali, aforismi e addirittura qualche saggio, a conferma del valore di quello che sono ben più di semplici scherzi giovanili.
Se, presi tutti insieme, questi testi offrono un colpo d'occhio davvero notevole, d'altro canto, visti da vicino, singolarmente, presentano inevitabilmente luci e ombre. Pur nella loro varietà, i testi offrono caratteri e situazioni che si ripetono anche più di quanto ci si aspetterebbe. Jane Austen presenta una cura del dettaglio che nella maggior parte dei casi inizia e si esaurisce nello sfoderare una lista infinita di nomi cognomi e titoli, che affaticano la lettura e confondono il lettore. Dopo un po', si comincia ad avere la sensazione di star rileggendo lo stesso racconto all'infinito. A tratti, però, qualche scena colpisce al punto da meritarsi il suo legittimo posto nella memoria del lettore. Personalmente, continuo a ridere rumorosamente ogni volta che penso a una particolare scena: una svenevole ragazza che, appena svenuta, si affretta a svenire nuovamente, tanta era l'impazienza di mostrarsi svenevole a tal punto. Che fosse proprio intenzione della ragazza recitare tale parte non è detto, ovviamente, ma viene caldamente suggerito dalla divertita narratrice.
Per tali ragioni, come preannunciato, giudico questa raccolta un must per i cultori della Austen e, nella migliore delle ipotesi, un utile approfondimento per il lettore di passaggio.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Juvenilia. La raccolta completa
  • Autore: Jane Austen 
  • Traduttore: S. Censi, A. Marrocco
  • Curatore: A. Marrocco 
  • Editore: Rogas Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Darcy
  • ISBN-13: isbn13
  • Pagine: 9788899700126
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 23,90 Euro

30 maggio 2017

Quando il jazz tra la mezzanotte e l'una - Alessandro Frailis

“Quando il jazz tra la mezzanotte e l’una” è una raccolta di undici racconti mainstream, con sporadiche incursioni nella fantascienza (“Sogno azzurro”) e nel pulp (“E il cielo è illuminato di arancione”). La parte preponderante, quella mainstream, evidenzia toni crepuscolari e votati all’introspezione da un lato (“Il buon Nibbio”, “Cacciaspiriti”, “Quando il jazz tra la mezzanotte e l’una”, “Cacciatore di farfalle”), ma non disdegna l’incrocio con situazioni tragicomiche e grottesche (“Il supplente”, “Guerre e tempeste”). Tra le righe, interessanti e acuti spunti di critica sociale (“Polveruomo” e “MagLev” su tutti).

Recensione

In questa raccolta di racconti, come lo stesso autore ci rivela nel finale, troviamo una serie di storie che affrontano, nelle più svariate declinazioni, un unico denominatore comune ascrivibile alle sfaccettature del sentimento umano, nel più ampio senso possibile.
Sono racconti di genere vario, che si addentrano nel fantastico e nel fantascientifico, per poi tornare alla realtà contemporanea, e ancora al pulp, alle piccole incursioni di surrealismo, fino alla narrazione dal tema sociale pregnante.
Ogni storia, apparentemente slegata dall’altra, invece è intessuta a filo doppio con tutte le altre, raccontandoci spesso la realtà camuffata del mondo di oggi: dalle violenze domestiche ai diseredati, dagli attentati al mal di vivere fino a toccare con mano la claustrofobia che a volte si prova quando si è obbligati a crescere e a diventare, proprio malgrado, famiglia o più semplicemente adulti.
E ancora l’estremismo dell’analfabetismo funzionale, quando ci si erge a giudici e, spesso, a carnefici, senza nemmeno comprendere le situazioni.
Tanti risvolti toccanti, che ci riguardano da vicino, portano alla luce durante la lettura una variegata serie di riflessioni sul mondo moderno in cui viviamo, sulle azioni che a volte noi stessi compiamo o che lasciamo agire a chi abbiamo attorno senza rendercene conto.

Anche l’ambientazione varia: possiamo trovarci in Sardegna, nel sobborgo cagliaritano, e subito dopo in Italia, vicino a Domodossola, o ancora in location meno definite, dai contorni sfumati ma comunque intensi che corroborano le vicende senza alterarne il significato.
L’utilizzo della forma descrittiva varia di testo in testo: lancia un messaggio ben preciso attraverso la trama e poi si polverizza nelle ultime righe, lasciando spesso il lettore senza fiato.
I personaggi, a prescindere dal numero delle pagine, sin dalle prime righe hanno la capacità di entrare subito con prepotenza nella scena, senza lasciare molta scelta: raccontano la loro percezione nei gesti, nei fatti, nei pensieri che partoriscono, descritti spesso con brevi pennellate, magari non sempre acquisiscono una dimensione fisica netta, lasciando maggiore spazio all’introspezione più che alla descrizione dei tratti, ma riescono a generare una sorta di empatia con il lettore che è difficile poi rescindere.
Lo stile dell’autore è elegante ma scorrevole, senza troppi fronzoli nonostante l’evidente tendenza alla sperimentazione narrativa, trasformando la voce narrativa in un modo accattivante, e comunque originale all’interno del panorama degli emergenti nostrani.
Per quanto sia un libro breve, Quando il jazz tra la mezzanotte e l’una colpisce in modo positivo.
Una lettura forse non adatta a tutti i palati, dedicata comunque a chi vuole andare al di là della superficie delle storie per scandagliarne le sensazioni intime e farle proprie. Chi ha questo potere, di certo rimarrà coinvolto positivamente dall’esperienza che è in grado di suscitare.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Quando il jazz tra la mezzanotte e l'una
  • Autore: Alessandro Frailis
  • Editore: I Sognatori
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Piani inclinati
  • ISBN-13: 9788895068886
  • Pagine: 164
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 13,90

27 dicembre 2016

Cosi-Sancta, Il sogno di Platone, Avventura indiana - Voltaire

I tre racconti scelti per questa collana (Cosi-sancta, Il sogno di Platone e Avventura indiana) non hanno un evidente filo logico. Nondimeno, sono accomunati proprio dall’ironia volteriana che in essi è ben manifesta. In Cosi-Sancta, racconto licenzioso che porta l’esotico sottotitolo di “novella africana”, lo scrittore parigino, anziché riprodurre le atmosfere orientaleggianti dell’antica Ippona, le cui vestigia si trovano in Algeria, ove il sommo Sant’Agostino professava il suo credo, connota con nomi che richiamano un finto esotismo (Ribaldos, Capito, la medesima Cosi-Sancta) un pressoché inalterato mondo occidentale trasposto su uno sfondo africano. Il sogno di Platone, diversamente, è un brevissimo racconto, nel quale Voltaire immagina che Platone abbia avuto un sogno alquanto singolare. Durante un alterco scaturito in seno ai geni creatori dei vari pianeti del sistema solare, uno di questi schernisce Demogorgone, il creatore della Terra, rinfacciandogli di aver plasmato un pianeta imperfetto. Nell’ultimo racconto tradotto, Avventura indiana, Voltaire affronta una tematica a lui molto cara e sentita: la tolleranza religiosa. Sarebbe improprio parlare di tolleranza, poiché nel racconto si fa esplicito accenno a una intolleranza spietata, che porta “ironicamente” a una non risoluzione, similarmente alle idee di Platone ne Il Sogno. Questa volta il protagonista della vicenda è Pitagora, il quale si trova in India per un percorso ascetico e meditativo

Recensione

I tre brevissimi racconti ritradotti da La Bottega dei Traduttori rientrano nel genere letterario a contenuto filosofico dell'apologo o, ancora meglio, della facezia: una piccola vicenda diventa esemplificazione di un percorso o di un'idea oggetto di dibattito nella filosofia, come accade nel più complesso e, tutto sommato, più riuscito Candido, che mette alla berlina le teorie leibniziane sul migliore dei mondi possibili e sull'ottimismo.

Così nelle tre novelle in questione Voltaire fa sfoggio della sua pungente ironia - anzi, più propriamente di un sarcasmo volto a ridicolizzare alcune posizioni filosofiche più che a provocare un progresso come invece avveniva con l'ironia socratica - per criticare la moralità giansenista, poi il platonismo avulso dalla realtà, infine il fanatismo religioso.
Nel primo caso il ridicolo corre sul filo dell'assurdo nell'anacronismo per cui una novella sul giansenismo viene ambientata nell'Africa romana di sant'Agostino, nel V secolo d.C.; nel secondo apologo, che riprende il luogo comune dell'evanescenza della speculazione metafisica, il vano sproloquio platonico viene confinato dalla concretezza di un discepolo al mondo onirico con una battuta tagliente ed icastica, con un atteggiamento simili a quello anti-socratico nelle Nuvole di Aristofane; il terzo racconto dipinge il fanatismo religioso come un mostro che non è possibile abbattere, perché, sconfitto in un punto, rinasce poco distante, appena lo si ritiene debellato, come capita a Pitagora, vittima, per ironia della sorte, della stessa superstizione umana che aveva combattuto in India.

Le tre storielle edificanti e argute rivelano l'acutezza del pensiero voltairiano, così come l'apparato introduttivo permette di contestualizzare le opere con precisione. Sulla scelta di tradurre cercando di ricostruire la struttura originale della lingua del filosofo illuminista in un italiano arcaizzante, invece, restano dei dubbi. Di certo il tentativo di ricreare la patina linguistica del XVIII secolo è interessante, tuttavia il rischio di ottenere un andamento pesante e a volte non perspicuo nel discorso è concreto, e inoltre rimane il fatto che una traduzione, per quanto mimetica e rispettosa delle volontà dell'autore, non è mai l'originale, ma sempre un suo tradimento e una sua interpretazione.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cosi-Sancta, Il sogno di Platone, Avventura indiana
  • Titolo originale: Cosi-Sancta, Songe de Platon, Aventure indienne
  • Autore: Voltaire
  • Traduttore: Sergio Piscopo
  • Editore: La Bottega dei Traduttori
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Classici da (ri)scoprire
  • ASIN: B01HCC21SM
  • Pagine: 17
  • Formato - Prezzo: eBook - Euro 0,99

25 novembre 2016

Racconti fantastici - Benito Pérez Galdós

Dalla penna di un maestro del realismo spagnolo, un testo che raccoglie dodici storie fantastiche, in quella dimensione dell'inverosimile che comporta la rottura o la sospensione proprio di quelle leggi fisiche che danno forma al reale, sulle orme dei grandi che da Jacques Cazotte a Gerard de Nerval, da E.T.A. Hoffman a Edgar Allan Poe, hanno scritto alcune delle pagine più intriganti della letteratura di ogni tempo.



Recensione

Potrebbe sembrare curioso che dalla penna grave del padre della letteratura spagnola realista Benito Pérez Galdós, autore di notevoli romanzi sociali - come Tristana - che nulla hanno da invidiare a quelli di Balzac, Zola o Flaubert, possano scaturire dei Racconti fantastici. Nato a Las Palmas de Gran Canaria nel 1843 e morto a Madrid nel 1920, Pérez Galdós si fece infatti grande interprete spagnolo del realismo, mettendosi al servizio della verità sociale sempre nell'ottica degli ultimi (non a caso gran parte della sua fortuna è legata agli Episodios Nacionales, una monumentale cronaca del XIX secolo spagnolo narrata attraverso la vita intima e quotidiana di personaggi umili).

Pubblicati tra il 1865 (Un’industria che vive della morte) e il 1897 (Rompicapo), il filo conduttore dei cuentos di questa raccolta è - appunto - il fantastico, inteso nella sua più estesa accezione che abbraccia il meraviglioso, il bizzarro, l'inverosimile, l'allegorico. Ancora fortemente legati alle radici romantiche dell’autore, questi brevi racconti sono voli pindarici dello spirito, sogni a occhi aperti che vedono la normale realtà quotidiana sfaldarsi in brecce assumendo contorni via via più chimerici. Così da un libro, il Dizionario della Lingua Castigliana, possono uscire carrolianamente Sostantivi, Aggettivi, Verbi e Interiezioni, pavoneggiandosi e dandosi battaglia con gran confusione. Un giovane uomo sul tram (Romanzo sul tram è forse il racconto più riuscito), l’immaginazione accesa dal racconto incompleto di un conoscente, può incontrare uno a uno i personaggi di un feuilleton senza più riuscire a discernere immaginazione e realtà. Una piuma al vento si ritrova, dotata di un'anima, a volteggiare per il mondo alla continua ricerca di una felicità che troverà solo nel poggiarsi sulla bara di una piccola anima strappata alla vita. Un brutto monello si innamora di una bambola e viene trasportato al suo fianco nel mondo dei balocchi. Un uomo può ritrovarsi l’Estate come compagna di carrozza e innamorarsi di lei. Una giovane donna che tenta di darsi la morte dopo la prematura scomparsa del promesso sposo si smarrisce in una città calviniana i cui quartieri si spostano di ora in ora. Una bambina diventa un angelo nella notte di Natale.

Un po' Nerval, un po' Gautier, un po' Hoffmann ma senza mai scivolare nel gotico, Benito Pérez Galdós offre al lettore dei divertissement dallo stile prezioso. Assolutamente da leggere, per riscoprire il geniale autore spagnolo sotto una nuova luce.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Racconti fantastici
  • Titolo originale: Cuentos fantásticos
  • Autore: Benito Pérez Galdós
  • Traduttore: A cura di M.R. Alfani; U. Castaldi, D. D'Amiano, R. Duccillo, S. Vitale
  • Editore: Donzelli
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • Collana: Fiabe e storie
  • ISBN-13: 9788860360007
  • Pagine: XI-196
  • Formato - Prezzo: Rilegato, 20.00 Euro

23 novembre 2016

SteamWitch Inc. Vol 01: Le streghe di Cambridge - Fabrizio Colonna

Cambridge, 1852. Rubimonda Mariesol Lastrelle è una strega che vive in un bosco a nord della città, in una piccola comunità isolata dal progresso tecnologico e dai problemi della società moderna. Pepper Mint è una cittadina, erede di un'azienda in declino e perseguitata da un avido imprenditore. Due vite, due mondi, due personalità agli antipodi che il destino farà incontrare, gettandole in un'avventura per salvare un prezioso manufatto, opera del defunto padre di Pepper. Magia, treni a vapore, scope volanti e strabilianti invenzioni sono gli ingredienti di questa breve storia fantasy/steampunk, preludio di una saga in dieci volumi autoconclusivi.

Recensione

SteamWitch è il nuovo progetto di Fabrizio Colonna, un'affezionata conoscenza del nostro blog, che con questo nuovo filone a puntate in 10 volumi autoconclusivi racconta della simpatica streghetta Rubimonda, della sua amica Pepper Mint e di tutte le vicende che le vedono coinvolte come protagoniste.

Un lavoro molto ricercato e accurato, come già Fabrizio ci ha dimostrato nei suoi precedenti romanzi, ma questa volta ha superato se stesso scegliendo infatti un genere particolare, lo steampunk - un genere narrativo che introduce la tecnologia fantascientifica in un’ambientazione storica tipicamente della Londra Vittoriana ottocentesca.

Una streghetta tutto pepe, Rubimonda, è la protagonista della storia di Fabrizio; incaricata dalle sue colleghe streghe dell’acquisto del sale per ultimare una pozione, è costretta per la prima volta in vita sua ad allontanarsi dal suo amato bosco per andare in città.
Rubimonda è di una grande tenerezza, vederla alle prese con la città e con i famosi cittadini, quelle creature di cui aveva solo sentito parlare ma che mai aveva visto con i suoi occhi, leggere le sue battute e vederla impacciata le assicurano un rapido ingresso nel cuore dei lettori che subito le si affezionano e la eleggono ad eroina del racconto.

La sua storia di intreccia con quella della determinata Pepper Mint, erede della fabbrica SteamWork Inc. e della grande passione del padre, la tecnomanzia.
Un prezioso segreto la tiene legata alla fabbrica spingendola a non vendere e una misteriosa invenzione del padre le darà la forza di combattere gli sgherri del signorotto di città, Sir Bailey, che vuole assumere il controllo della fabbrica e di quanto essa cela nelle profondità.
Per qualche strano motivo Pepper e Rubimonda si trovano a unire le loro forze per riuscire a portare a termine l’impresa di Pepper.

Abbiamo quindi due protagoniste molto diverse ma allo stesso tempo molto vicine, impegnate in un'esperienza che le cambierà per sempre rendendole persone migliori, questo solo grazie al reciproco aiuto.
Lo scetticismo di Pepper sulle streghe è pari a quello che Rubimonda ha sui normali cittadini, tra sorrisi e momenti di suspense ne vedremo delle belle.

Il lettore si trova a leggere un racconto estremamente piacevole e fresco; nonostante possa sembrare una storia banale in realtà SteamWitch è grande nella sua originalità, un racconto per ragazzi in superficie ed anche per adulti in profondità, ricco di contenuto e di spunti di riflessione, specialmente sulla discriminazione sociale e sull’importanza di credere nei proprio sogni sostenendo le proprie passioni.

Fabrizio Colonna anche questa volta ha colpito nel segno costruendo una storia semplice ma allo stesso tempo diversa. La diversità al giorno d’oggi, specie nel mondo della narrativa, intimorisce mentre invece dovrebbe essere considerata per ciò che è, ossia una grandissima ricchezza. In attesa del secondo volume della saga faccio un grande in bocca al lupo all'autore per questa nuova avventura augurandogli il successo che merita.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: SteamWitch Inc. Vol 01:Le streghe di Cambridge
  • Autore: Fabrizio Colonna - Luca Canova (disegni)
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ASIN: B01E45XG5C
  • Pagine: 92
  • Formato - Prezzo: Ebook - 0,99 Euro

7 novembre 2016

Le notti sull'isola - Robert Louis Stevenson

'La spiaggia di Falesà', 'Il diavolo nella bottiglia' e 'L'isola delle voci': questi i racconti che compongono Le notti sull'isola, il capolavoro che Stevenson scrisse durante i suoi ultimi anni di vita nelle Samoa Occidentali. Storie nelle quali il viaggio, la conoscenza di luoghi inesplorati ed esotici divengono portentosa ricerca di sé stessi, dove il lettore cade in un fiabesco universo parallelo, dove si descrivono con lirismo letterario volti, vicende e oggetti di un mondo reale quanto immaginifico.L'inconfondibile maestria di Stevenson, condensata in questi racconti meno noti al grande pubblico, sta tutta nel dono di trarre, come capita solo ai bambini, le suggestioni e le emozioni dal terreno di gioco che hanno a disposizione.

Recensione

La scelta fatta dai traduttori italiani della piccola raccolta di racconti di Stevenson, per quanto condivisibile per ragioni di brevità, sacrifica una parte significativa del titolo: quello che in origine suonava come ‘I divertimenti – o meglio ancora ‘gli intrattenimenti’ – delle notti sull’isola’ perde la parola più lunga e identifica il contenuto con la sua parte notturna. Questo non pregiudica, va detto, il godimento delle tre storie, la prima delle quali, quasi un piccolo romanzo, occupa più della metà delle pagine, ma rende meno immediato il motivo principale dell’ispirazione, è cioè il puro gusto dell’affabulazione, il fascino della parola raccontata, accresciuto dalla situazione notturna in senso lato che accomuna le tre storie.

Ed è anche vero che rispetto alla connotazione fortemente ombrosa e goticheggiante dei suoi romanzi più noti, come ‘L’isola del tesoro’, ‘Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde’ o ancora ‘Rapito’ o ‘Il signore di Ballantrae’, questi tre racconti riprendono il filone dell’esotico e del fiabesco che aveva sempre fatto parte dell’immaginario stevensoniano e che però, nei suoi ultimi anni di vita, dopo che ragioni editoriali e personali insieme, lo avevano spinto a trasferirsi stabilmente nelle isole di Samoa.

Se il mare ha quasi sempre avuto una parte importante nella vita e nelle opere dell’autore, in queste tre novelle e nell’ultima parte della sua produzione trova un ruolo da protagonista. In effetti le isole polinesiane sono poco più che dei puntini nella immensa vastità dell’oceano, che solo la vena affabulatoria del narratore riesce a eguagliare. Ed è proprio questa inesauribile sorgente di storie che sgorgava dalla mente di Stevenson, rinnovata e arricchita dalla forza dei paesaggi nuovi e insieme primordiali, che trova nelle ‘Notti sull’isola' libero sfogo al suo corso, soprattutto grazie all’abile costruzione dell’ambientazione nei mari del Sud e trascina quasi di peso il lettore dentro un quadro di Paul Gauguin o di Henry Rousseau, dai colori squillanti e dai tratti marcati, insieme antichi e incontaminati.

Il senso della fiaba accomuna le tre storie nei paesaggi con le spiagge coronate di palme, lambite dalla spuma di onde antiche come il mondo e come le storie che lasciano sulla battigia, come le conchiglie fatate dell’Isola delle voci, con le foreste silenziose e coperte da un intrico di fogliame e di presenze, con le vesti esotiche e succinte delle ragazze in fiore da Papeete a Waikiki, con il mistero palpabile e ambiguo delle magie di terre lontane non ancora toccate dalla presenza forte dell’uomo bianco con il suo raziocinio organizzatore e il suo senso del progresso.
Nel primo racconto, ‘La spiaggia di Falesà’ è in realtà l’aspetto enigmatico e soprannaturale dell’ispirazione stevensoniana è meno presente; infatti il protagonista è un mercante inglese che si trova ingannato da un connazionale ed è coinvolto in una vicenda tra le varie fazioni di indigeni ed espatriati legata ai taboo e alle tradizioni locali.
‘Il diavolo nella bottiglia’ invece contiene una storia d’amore intrecciata a un elemento magico, il genio nascosto in una bottiglia che esaudisce i desideri di chi la possiede in cambio della sua anima, che sembra arrivato direttamente dalle Mille e una notte dei mercanti arabi che si spingevano fino alle isole della Sonda.
Nell’ultimo racconto, 'L'isola delle voci', il più breve, troviamo una storia famigliare e coniugale incentrata sul rapporto tra uno stregone e il suo sciocco e presuntuoso genero, che ha tutto il sapore delle fiabe che si tramandano, magari con uno scopo educativo, nelle piccole comunità di generazione e in generazione, quasi una leggenda, in questo caso insulare più che metropolitana.

Non sono storie straordinarie nel loro genere, e neanche del tutto nuove, eppure l’autore riesce a imprimere alla narrazione un ritmo e un freschezza che le rendono bellissime, adatte alla fantasia di un adolescente come all’esperienza di un adulto, avvolte come sono in un senso del meraviglioso ingenuo eppure frutto di un’abilità tecnica solidissima, come se Stevenson le avesse trovate sulla riva del mare, tre conchiglie trasportate dalle maree, levigate dalle onde, risonanti di storie e le avesse semplicemente raccontate, in un’eterna catena, intorno a un falò, tra i palmizi ondeggianti nella brezza, in un tempo sospeso tra la risacca marina e il buio infinito della notte dei Tropici.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le notti sull'isola
  • Titolo originale: Island Nights' Entertainments
  • Autore: Robert Louis Stevenson
  • Traduttore: Agnese Rollo, Massimo Biondi
  • Editore: Bordeaux Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: -
  • ISBN-13: 9788899641207
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: paperback - Euro 16,00

2 novembre 2016

I canti di un sognatore morto e Lo scriba macabro - Thomas Ligotti

La letteratura dell'orrore si è spesso mescolata alla science fiction nella storia di questo genere in Italia. Opere horror sono apparse su I romanzi di Urania, su Galassia, su altre collane, sempre con grande successo da parte del pubblico. Adesso l'orrore che dal nuovo mondo arriva in Italia è quello fenomenale e arcano del più degno erede dei classici del soprannaturale. Il concetto di un mondo reale che si sovrappone a quello che conosciamo, un mondo ove regnano la legge del caos e della morte, serpeggia tra le pagine di questo libro, oggetto di culto in tutto il mondo, insieme a tre elementi mediatici: il libro, le marionette, una vecchia città. Chimici che sperimentano droghe rivoluzionarie, antichi cavalieri condannati alla follia, un vampiro mezzosangue che deve sostenere la visita dei suoi curiosi parenti francesi, maschere capaci di cambiare il tempo e lo spazio, presenze che si aggirano nella notte... un libro magico, affascinante, di altissimo livello letterario, uno degli eventi più importanti e più attesi per la letteratura del fantastico in Italia. Un condensato di brividi, di dubbi, una porta su mondi terribili e alieni, che entusiasmerà sia chi ama la paura, sia chi ama la fantascienza La seconda parte del volume è invece l'edizione italiana di "Grimscribe", seconda antologia di Thomas Ligotti, che segue la prima "I canti di un sognatore morto". L'edizione che riunisce le due raccolte, cui si riferisce la recensione che segue, è edita da Penguin nella collana 'Classics': un vero tributo, per un autore che ha pubblicato i primi lavori appena 30 anni fa. In italiano entrambe le raccolte sono disponibili, separatamente, nell'edizione di Elara, nella collana 'Libra Fantastica'.

Recensione

Una raccolta di racconti brevi dell’orrore, al massimo si arriva a una manciata di pagine, e un senso del macabro, del grottesco e dell’angoscia esistenziale sottilmente originali: questi due pregi, insieme, fanno del libro di Thomas Ligotti un piccolo capolavoro di genere, un genere degenerato – chiedo venia per il gioco di parole – nella migliore tradizione di Poe, Lovecraft e King. Anzi in realtà due raccolte di racconti, perché l’edizione Penguin unisce le due prime raccolte di short tales dell’autore italoamericano, la prima, i ‘Canti di un sognatore morto’, del 1986, e la seconda, ‘Lo scriba macabro’, del 1991.
Due opere di esordio che però mostrano già una notevole maturità compositiva e tematica e che non potevano che migliorare nel tempo, in misura inversamente proporzionale alla stabilità mentale dell’autore. Anche in questo Ligotti rincorre i suoi più noti predecessori, E. A. Poe ed H. P. Lovecraft, le cui brevi vite trascorse sull’orlo della follia hanno spalancato a generazioni di lettori orizzonti infiniti di angoscia e di paura.


Edizione italiana Elara, 2015
In realtà in Italia Ligotti è un autore ancora poco conosciuto: ha avuto un primo inizio di notorietà grazie alla citazione nei crediti di una miniserie americana di grande successo e di pari qualità, la prima stagione di ‘True Detective’. In effetti sono soprattutto le atmosfere e le ambientazioni di questo piccolo gioiello televisivo che devono molto alla penna di Ligotti e che permettono di capire come l’influenza di un autore non molto noto, se non negli angusti territori della narrativa horror, possa esondare e impregnare di sé molto di ciò che c’è intorno. La maestria di Ligotti risiede nella capacità di creare un paesaggio dell’orrore originale, attraverso sottili richiami e citazioni dai classici, rinnovando degli schemi che affondano negli archetipi più intimi dell’animo umano e del contemporaneo. Mentre i racconti di Poe richiamano le tetre ambientazioni gotiche così naturali per il XIX secolo e quelli di Lovecraft trovano un ecosistema ideale nelle ombrose vallate del New England, le storie di Ligotti hanno il loro palcoscenico d’elezione nei margini del mondo contemporaneo, come se la realtà non fosse altro che la quinta scenica di un racconto macabro, sospeso tra il surreale e il virtuale. Periferie, piccoli villaggi, soffitte piene di cianfrusaglie, teatri abbandonati, manicomi e ospedali, edifici fatiscenti, strade deserte che sembrano non portare in alcun luogo, vecchie case di campagna costituiscono i luoghi del nuovo orrore di Ligotti, quasi la scena di un ‘teatro grottesco’, come suggerisce il titolo di una delle sue ultime fatiche.

L’angoscia che attanaglia il lettore non è la classica pelle d’oca prodotta dall’attesa di un solo colpo mortale; Ligotti riesce con maestria a circondare chi legge poco alla volta, con maestria, con uno stile a tratti barocco, che abbonda di descrizioni, soprattutto di scene e paesaggi, su tutte le sfumature dell’assurdo e del bizzarro. Alla fine ci si trova immersi in una dimensione appena leggermente sfasata dalla realtà, con un senso di disagio complessivo che non è legato alla situazione, piuttosto somma una serie di suggestioni quotidiane e comuni e le rende ‘creepy’, o meglio ne svela il lato oscuro.

Edizione italiana Elara 2015
È il caso dei racconti legati al tema delle maschere e del carnevale, di quelli legati ai culti della terra e alle tradizioni delle comunità rurali, o ancora delle storie ambientate nei luoghi dove il malessere dell’individuo prende una consistenza fisica, come i manicomi criminali o le case di cura, o alle periferie urbane semidegradate e disumanizzanti. Il panorama dell’incubo rinnovato da Ligotti con l’innesto originale delle proprie ossessioni si inserisce perfettamente nel paesaggio che ad ogni lettore di racconti e romanzi è famigliare, con le note caratteristiche di Poe, Machen, Lovecraft, King, Hodgson e così via: ad esempio nel racconto ‘Masquerade of a dead sword: a tragedy’ Ligotti riprende il celebre precedente di Poe, ‘La maschera della morte rossa’. In ‘Dr. Voke and Mr. Veech’si echeggia fin dal titolo lo sdoppiamento di personalità degli stevensoniani Jekyll e Hyde. In ‘The library of Byzantium’ i ricordi della biblioteca di Babele di Borges si intrecciano alla ricca tradizione sui grimori maledetti.

Ad arricchire il piatto del disgusto e dell’abominio – se ma ce ne fosse ancora bisogno – l’autore aggiunge anche delle brevi sezioni critico-letterarie in cui discute l’origine e il senso della sua ispirazione e in definitiva ciò che, per lui, rende estremamente concreta la visione fantastica della realtà. Perché sarà grazie a Thomas Ligotti che trovare un tetro maniero, un misterioso straniero senza nome e senza volto o un tempio costruito per idoli sanguinari non sarà più necessario a evocare l’immaginario dell’orrore.
Anche un manichino abbandonato in una discarica, un magazzino sgangherato o un vecchio cinema cadente, una soffitta polverosa piena di ciarpame: i ‘non luoghi’ della morbosità e della paura nuovi di zecca.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Canti di un sognatore morto e Lo scriba macabro
  • Titolo originale: Songs of a dead dreamer and the Grimscribe
  • Autore: Thomas Ligotti
  • Editore: Penguin Random House
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Classics
  • ISBN-13: 9780143107767
  • Pagine: 464
  • Formato - Prezzo: paperback - $ 17,00

8 luglio 2016

Un cigno selvatico - Michael Cunningham

Una mela avvelenata e una zampa di scimmia dotata del potere di cambiare il destino; una ragazza dai lunghissimi capelli in grado di provocare eventi catastrofici; un uomo con un'ala di cigno; una casa nel cuore della foresta, fatta di caramelle e pan di zenzero, glassa alla vaniglia e zucchero filato. In "Un cigno selvatico", i personaggi di terre molto, molto lontane - le figure mitiche che tanto hanno incantato la nostra infanzia - diventano protagonisti di storie che rivelano molto di noi e del nostro presente. Qui ritroviamo i dettagli che le nostre fiabe preferite hanno dimenticato o volontariamente omesso: gli anni che seguono allo spezzarsi di un incantesimo, l'euforico realizzarsi di un miracolo inatteso, il destino di un principe guarito solo a metà da una maledizione. Potremo incontrare la Bestia in fila davanti a noi al minimarket, che compra snack e sigarette, il sorriso affamato rivolto alla cassiera; un ometto malformato con un talento per le piccole magie che non si ferma davanti a nulla per procurarsi un bambino; Jack, pigro e rozzo, che preferisce vivere nel seminterrato di sua madre che ottenere un lavoro.

Recensione

Ci avevano raccontato dei dodici fratelli salvati dal sacrificio della sorella dall’incantesimo della matrigna che li aveva mutati in cigni. Non ci avevano detto che cosa ne fu del dodicesimo fratello, il minore, il cui braccio rimase per sempre un’ala perché la sorella non era riuscita a finire la sesta tunica che avrebbe spezzato la maledizione. Ci avevano messo in guardia dalla crudele strega di Hansel e Gretel: ma se fosse stata solo una triste vecchia in cerca di contatto umano aggredita da due giovani drogati? Ci avevano raccontato di Jack e della sua magica pianta di fagioli cresciuta fin sulle nuvole, terrorizzato con l'ucci ucci ucci sento odor di cristianucci dell'orco malvagio, ma che dire della scioperataggine di Jack e dell'avidità con cui, una spedizione dopo l'altra, spogliò l'orco e sua moglie di ogni loro ricchezza finché non esistette più nulla che lui e sua madre non potessero comprare? Ci avevano raccontato di Biancaneve e di Raperonzolo, ma che ne fu dei loro matrimoni con il rispettivo principe azzurro? E che dire di Tremotino, il buffo nano che trasformò per la figlia del mugnaio la paglia in oro, cosicché lei potesse sposare il re? Ci siamo mai chiesti, da bambini, perché la figlia del mugnaio sposò di buon grado l’uomo che l’avrebbe condannata a morte se non fosse riuscita a trasformare la paglia in oro, né se in fin dei conti non fosse da compatire il nano che chiedeva semplicemente quanto gli era stato promesso?

Michael Cunnigham, premio Pulitzer nel ’99 con Le ore, raccoglie l'eredità di Angela Carter e racconta le fiabe come sarebbero al giorno d’oggi. Come continuerebbero le storie di principi e principesse dopo il “vissero tutti felici e contenti”. Che verità ci rivelerebbero orchi e streghe se potessero parlare. Quale calcolo nascondono i gesti di apparente altruismo degli eroi e quale sofferenza le azioni apparentemente abiette dei mostri. Ma, soprattutto, ci racconta di genitori e figli, di mariti e mogli, di fratelli e sorelle, di giovani arroganti, di disabili, di uomini di mezza età immalinconiti dalla vita e di vecchie che ancora si aggrappano con le unghie ai ricordi della giovinezza: perché in fondo, strappati ai loro fagioli magici, ai loro castelli incantati e alle loro casette di marzapane, di questo si tratta.
Accompagnato dalle inquietanti illustrazioni di Yuko Shimizu, Michael Cunningham ci regala dieci storie dense di realistico cinismo che seguono protagonisti e non protagonisti delle fiabe in un "dietro le quinte" che va oltre lo scontato lieto fine. Ma per alcuni, come nella vita reale, il lieto fine esiste: come un incidente che riporta l'amore, da tempo perso tra banali dissapori, in una coppia di lunga data, o come un matrimonio partito con le peggiori premesse che dura una vita intera.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Un cigno selvatico
  • Titolo originale: The Wild Swan and Other Tales
  • Autore: Michael Cunningham
  • Traduttore: Carlo Prosperi
  • Editore: La nave di Teseo
  • Data di Pubblicazione: Aprile 2016
  • Collana: Oceani
  • ISBN-13: 9788893440004
  • Pagine: 150
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18.00 Euro

30 giugno 2016

Notte buia, niente stelle - Stephen King

Un agricoltore uccide la moglie e la getta in un pozzo. La sua colpa? Voler vendere un lotto di terra ricevuto in eredità. "La terra è affare dell'uomo, non della donna." Siamo in Nebraska nel 1922. Tess scrive gialli "rassicuranti", popolati da vecchiette che giocano ai detective. Una sera, viene aggredita e stuprata da un misterioso "gigante". Creduta morta e lasciata in un canale di scolo, sopravvive e medita vendetta. Streeter, bancario malato di cancro, incontra il Diavolo nelle fattezze di un venditore ambulante. L'affare che conclude decide la sorte del suo migliore amico, colpevole di avergli rubato la ragazza tanti anni prima. Due anni dopo le nozze d'argento, Darcy scopre che suo marito custodisce in garage un segreto. Un fiume di pazzia scorre sotto il prato fiorito del loro matrimonio. Che fare? Tirare avanti come prima o cercare una via d'uscita? I quattro nerissimi romanzi brevi raccolti in questo libro parlano di donne uccise, seviziate o comunque "rimesse al loro posto". E in corso, nel nostro Occidente, una guerra contro "l'altra metà del cielo". La combattono maschi frustrati, impauriti, resi folli dalla perdita del loro potere. Come in Dolores Claiborne, Stephen King esplora la psiche di donne forti che non accettano i soprusi e, quasi sempre, trovano la propria rivalsa. Che non coincide per forza con un "lieto fine".

Recensione di Sakura

Notte buia, niente stelle si compone di quattro racconti lunghi difficilmente classificabili, com'è ovvio trattandosi di Stephen King. L'elemento soprannaturale è completamente assente in due dei quattro racconti, possibilmente assente in un terzo, e presente in un quarto; etichettarli come horror mi viene difficile, dovendo forzosamente scegliere sarei più portata a considerarli thriller psicologici.
I quattro racconti sono slegati, nel senso che le vicende raccontate non sono collegate tra loro; punto fondamentale di contatto è piuttosto il delitto come soluzione finale opzionata da un protagonista fino a quel momento passivo e su cui il narratore non è interessato a costruire un crescendo di suspance, spesso anticipando immediatamente all'inizio del racconto quello che sarà lo scioglimento della vicenda.

I quattro attori principali sono sia vittime che carnefici: Wilfred, protagonista di 1922, non fa mistero fin dalle prime righe della sua confessione su quale sia stata la sorte della moglie che tanto lo tormentava; Tess, ne Il Maxicamionista, diviene vittima inerme di uno stupro che fa scattare in lei un inaspettato quanto gelido sentimento di vendetta; Streeter, tra le righe di La giusta estensione, da martire sacrificato alla crudeltà dell'esistenza decide di approfittare di un'offerta soprannaturale per estendere la durata e la qualità della sua vita a scapito di qualcun altro che aveva ottenuto maggiori fortune alle sue spalle; e Darcy, eroina di Un bel matrimonio, si ritrova improvvisamente catapultata fuori dalla bolla di vetro della sua vita quasi perfetta, in seguito alla scoperta di essere sposata a un pericoloso serial killer. Fin dall'inizio di ogni racconto viene annunciato a gran voce che non c'è alcuna possibilità di redenzione o di salvezza dal delitto cogitato: tutti i carnefici si trasformeranno in vittime, e viceversa.

La quarta di copertina si compiace di sbandierare una sorta di guerra tra sessi che però solo fino a un certo punto può essere ravvisata come filo conduttore: Wilfred desidera rimettere al proprio posto la moglie Arlette, colpevole di voler vendere il lotto di terra in cui vivono per trasferirsi in città, per ristabilire una supremazia maschile in nome di tutti gli uomini del suo ceto sociale -gli unici in diritto di decidere della terra. Tess trova il coraggio di prendere la sua decisione in nome di una sorellanza tra vittime rimaste invendicate; Darcy, allo stesso modo, è freddamente decisa a eliminare il mostro che ha sposato perché nessun'altra donna debba mai più subire le orrende sofferenze arrecate alle sue vittime. Da questa triade, quasi fosse un bonus track, si astrae Streeter, l'unico cui non si contrapponga un avversario dell'altro sesso.

Le loro sono storie dure, cupe e pervase di una solitudine quasi claustrofobica (una notte buia, senza stelle), restituite con profonda introspezione psicologica. Come spesso accade negli altri romanzi di King su questa stessa lunghezza d’onda, i protagonisti smettono per un attimo la loro maschera di umanità (il più delle volte in occasione di un evento o un dettaglio trascurabile) giusto in tempo per scrutare nelle tenebre del loro cuore e realizzare cosa sarebbero in grado di fare senza di essa. Ciò che vedono non è piacevole, eppure, in questa raccolta, ognuno di loro decide di indossare quelle tenebre, permanentemente o no.

Difficile, per il lettore, schierarsi al lato di Wilfred e soprattutto di Streeter, che agiscono in nome del più assoluto egoismo; al contrario, si finisce per parteggiare inevitabilmente per Tess e Darcy: King riesce sempre a stupirmi per il modo in cui penetra la mente femminile e ne coglie le più intime reazioni al mondo esterno; mi viene da azzardare che il rapporto con sua moglie Tabitha sia una compenetrazione così totale da consentirgli di creare personaggi femminili tanto nitidi e realistici.

Una buona raccolta, in fin dei conti, che tuttavia a mio parere non è la migliore. Sulla traduzione di Wu Ming 1 non mi pronuncio perché non sono del mestiere e non ho affrontato la lettura in originale, se devo esprimermi però posso dire di aver avuto l’impressione di uno stile più scorrevole, più alla mano, rispetto a quello di Tullio Dobner. Pregio o difetto? Non sta a me giudicare il loro lavoro. Posso giudicare quello di King, però: ottimo, anche se non perfetto.

Giudizio:

+4stelle+

Recensione del Gatto Zorba

Notte buia, niente stelle è una raccolta di racconti densa di contenuti umani e di timori probabili, che indaga sull’agito umano a posteriori ma soprattutto ci presenta dei temi che, ancora oggi, al di là della collocazione temporale di queste storie e soprattutto della loro ambientazione prettamente nordamericana, risultano essere di un’attualità quasi disarmante.
I testi sono quattro e in un modo o nell’altro ci raccontano storie in cui centrale è la figura femminile, in tutte le declinazioni possibili.

La donna si esprime come perno nella figura della madre e moglie proprio nel primo racconto, “1922”, dove un sodalizio improbabile tra padre e figlio adolescente porterà alla scomparsa di Arlette, una figura ritenuta negativa nel loro microcosmo di miseria, il che ci porta al tema del femminicidio e della violenza in famiglia, nonostante tutte le attenuanti del caso. Ma proprio il gesto porterà una variazione sensibile nella vita dei due, dalle conseguenze nefaste. Il tema della donna si sviscera in questo testo anche attraverso il concetto di amore a ogni costo, osteggiato da un’epoca arretrata e incentivata, nelle sue regole non scritte, dalle ristrettezze dell’ambiente rurale in cui la trama si svolge.

E ancora con la violenza di genere e lo stupro si interfaccia Tess ne “Il Maxicamionista”, dove affrontiamo durante la lettura il dramma psicologico dell’abuso sessuale, con tutte le sue fasi: dal terrore alla negazione sino al senso di rivalsa, con esiti imprevisti. Perché in questo racconto si sviluppa di sicuro il senso che lo stesso scrittore ci riporta nella postilla: cosa succederebbe se qualcuno si trovasse in una situazione e reagisse in modo diverso, ma comunque plausibile?
L’autrice protagonista di questa storia, infatti, si vendica e in modo netto, verso la sua disgrazia e, nel gesto compiuto, si eleva a eroina per tutte le donne che con dolore hanno attraversato un’esperienza del genere.

Ma poi, cosa accadrebbe se avessimo il potere di trasferire la nostra sfortuna alla persona che riteniamo di odiare?
È questo il concetto con cui parte la storia di Streeter ne “La giusta estensione”, un testo che rispetto agli altri tre si discosta leggermente perché lascia la figura femminile ai margini per concentrarsi sul sentimento dell’invidia e del desiderio di vivere di un uomo che viene dato per spacciato. Ma la donna rimane sempre accanto a lui: la moglie che continuerà ad amarlo, sia nella cattiva sorte che in quella buona, ma ritroviamo il senso femminile anche in Norma, la moglie dell’amico Tom, che aprirà lo scenario di tragedie personali che affliggeranno la famiglia e la vita dell’odiato e nel contempo amato compare di Streeter. Con questo racconto ci si addentra in uno scenario di ira, di rivalsa e di senso di colpa, sentimenti talmente umani da condurre chiunque ad applicare l’antico assioma “mors tua vita mea”, dimostrandoci che i sentimenti di solidarietà e rispetto spesso trovano i propri limiti proprio nell’avere al posto di un altro per sfuggire al destino di una vita che ci sentiamo ingiusta, la nostra.

La dolce e arrendevole Darcy, in “Un bel matrimonio”, chiude la carrellata delle situazioni umane con cui il lettore si interfaccia, e racconta il coraggio di una persona che si ritrova a dover scegliere tra l’equilibrio di una vita e lo scoprire quanto le persone che amiamo possono dimostrarsi diverse da ciò che abbiamo conosciuto negli anni. Il nodo centrale della sua storia è il divario tra quel che immaginiamo sia la nostra esistenza e la realtà che a volte infrange, una per una, le nostre idee. Un trauma del genere ha il potere, alla fine, di cambiare anche i sentimenti, e di portare le persone ad avere in qualche modo giustizia non solo per se stessi, ma anche per le vittime sconosciute dell’altrui dolore.

Stephen King, con questo libro, non perde l’occasione di tenere il lettore attaccato alle pagine, con un continuo rimando alla suspense e alla tensione emotiva, come solo uno scrittore è in grado di fare. La forma è corretta e ben ritmata, la costruzione delle trame risulta perfetta e stupisce, di volta in volta, con l’immaginario fervido della sua facoltà di raccontare le medaglie delle esistenze da tutti i rovesci possibili.
Ci si può solo interfacciare con tutta la sua produzione per discriminare una posizione di preferenza. Dal canto mio, forse, non lo ritengo al top dei suoi libri, ma questa raccolta è e rimane una lettura interessante, capace di stimolare riflessioni intense sui mali del nostro tempo.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Notte buia, niente stelle
  • Titolo originale: Full dark, no stars
  • Autore: Stephen King
  • Traduttore: Wu Ming 1 (Roberto Bui)
  • Editore: Stephen King
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • ISBN-13: 9788820049621
  • Pagine: 418
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 20,90 Euro

15 maggio 2015

Carne umana - Daniela Nardi

Carne umana è una raccolta al confine tra la prosa e la poesia, dove i personaggi non sono paladini, ma antieroi della disperazione, raccontati con poche pennellate nette, sobrie e veloci.
La realtà contemporanea, la società del nostro tempo, immortalata nei suoi episodi più crudi e violenti, con impietoso realismo, senza retorica e senza eccessi di pathos.






Recensione

Carne umana è una raccolta di racconti che alterna un tono poetico e fluttuante agli accenti forti e marcati di un linguaggio molto esplicito, diretto e a tratti decisamente crudo.
Con l’uso dell’espressione Carne umana viene in parte anticipato quello che sarà il primo pensiero del lettore a lettura conclusa riguardo al significato della raccolta: le brevi storie hanno come protagonisti disagiati o vittime di dipendenze, personaggi in crisi esistenziale che si fanno portavoce di questioni estremamente attuali come la violenza sulle donne, la vita in carcere, il bullismo, l’omosessualità, l’omertà, l’emigrazione e la legge del più forte. I 15 racconti mostrano la natura più oscura, brutale e primordiale dell’uomo, i personaggi sono stanchi, vinti e sopraffatti dal dolore e dalla disperazione e non hanno più nulla da perdere; la speranza soccombe e si inchina alla rassegnazione, la fine ha la meglio sull’inizio e la possibilità di un futuro migliore si prospetta come lontanissimo, quasi irraggiungibile.
Non tutti i racconti hanno però esito infausto: Parlami e Noi sapevamo sono forse gli unici in cui si respira un barlume di speranza, il primo raccontando della piccola Moma, una bambina autistica che scopre come farsi accettare da un mondo così ostile e diverso da lei, tanto da farla sentire un’astronauta su un pianeta sconosciuto dove tutti parlano una lingua incomprensibile; il secondo parlando della morte di un imprenditore, Sallusto, che in nome della Patria e contro l’omertà, ha deciso di immolarsi per combattere il cancro politico ed economico dell’uomo: la mafia.

Noi sapevamo che quello scempio era lo scempio di tutti, che tutti i giorni si rappresentano le esequie delle nostre coscienze, persuase dal principio fraudolento che non si vive ma si sopravvive; senza comprendere che l’unica vita vivibile, è quella da mostrare con gli occhi aperti, le orecchie in ascolto, la bocca che dice Basta!
Oggi noi non sappiamo. Ma stiamo imparando.

E di cose da imparare ne abbiamo ancora molte, la solitudine, la malattia, la povertà e la disperazione sono facili prede della disfatta e della sconfitta. Ma la carne dell’uomo, la sua natura è realmente questa? E se l’ultima fase è il primordiale che ne è stato del lungo processo di evoluzione e di diversificazione dalle bestie? Come ha detto la Nardi, oggi non sappiamo ma stiamo imparando.

Personalmente ho trovato in alcuni racconti dei riferimenti prevedibili: il pezzetto di cielo e il volo dei gabbiani come metafora di speranza per un carcerato, la disperazione di un uomo che dopo aver perso tutto affoga i dispiaceri in un buon bicchiere o la “quota” da pagare al boss in miniatura di un riformatorio per non avere “rogne”. Nonostante ciò i racconti non sono mai banali, tutto è studiato al meglio, perfino la disposizione dei caratteri: l’andare a capo per esempio ha il compito di stroncare la lettura lineare accentuando una frase, un dettaglio, così da rafforzare un concetto, un’idea; e ancora, l’uso del dialetto napoletano appoggia la causa del realismo delle vicende narrate e aiuta il lettore nell’immedesimazione (complici i natali campani dell’autrice sicuramente).

Quello che non ho condiviso però, anche se potremmo considerarla come una mossa coerente con il senso della raccolta, è stata la freddezza, la brutalità eccessiva che alcuni personaggi trasmettono; ad esempio la protagonista di Non ci sono, vittima di bullismo a scuola, che la fa finita sterminando la classe, un po’ come la Carrie di Stephen King.
Sicuramente un libro dai toni molto forti che insinua nella mente del lettore delle riflessioni profonde con uno stile che varia di storia in storia; tre stelle e mezzo quindi per questa raccolta che avrei preferito approfondisse di più alcuni racconti, dei quali avrei sicuramente letto volentieri qualche pagina in più.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo:Carne umana
  • Autore: Daniela Nardi
  • Editore: Lettere Animate Editore
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • ISBN-13: 9788868821616
  • Pagine: 46
  • Formato - Prezzo: ePub - Euro 1,99

2 maggio 2015

Sailor e Lula - Barry Gifford

Lula Pace Fortune e Sailor Ripley hanno vent'anni e stanno per riabbracciarsi. Sailor ha scontato due anni in un carcere di detenzione del North Carolina con l'accusa di omicidio preterintenzionale. Ha ucciso Bob Ray Lemon, un imbecille che dava del filo da torcere a Lula, ma senza volerlo. Ha agito d'istinto, per senso di protezione, è stato un incidente. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, e così è andata. Ora Lula è a bordo di una Bonneville decappottabile bianca del '75, e attende Sailor per portarlo via. Al diavolo la libertà vigilata, sfileranno alla volta della California per ingannare la legge e una madre nevrotica che non approva, con la voglia di passare insieme il resto della vita. Si fermeranno presto, troppo presto, appena in Texas, per un guasto alla macchina, e da quel momento non ci sarà tregua perché "è un vero melodramma, Sailor. Come Romeo e Giulietta, solo che non muore nessuno". La saga completa di Sailor&Lula si apre così, come un romanzo d'avventura che carambola nel noir più torbido e di malaffare non appena la rete di eventi si scioglie in un susseguirsi di colpi terribili, spari, imboscate, ritorsioni. È una corsa senza fine che assomiglia a una vera persecuzione, è un viaggio on the road prima di scoprire che in fondo il sogno americano è diventato il peggiore degli incubi.

Recensione

La saga di Sailor e Lula è composta da sette romanzi brevi. Nel primo, dal titolo Cuori selvaggi, si iniziano a conoscere i due protagonisti, appena maggiorenni, di cui si seguono le vicende fino alla vecchiaia, narrata nell’ultimo episodio della saga dal titolo L’ostinazione del cuore.

Il primo episodio potremmo assimilarlo ad una storia “on the road” con un finale noir. Sailor e Lula iniziano un viaggio in auto senza una meta precisa e con pochi soldi in tasca. La loro intenzione sarebbe quella di fermarsi di tanto in tanto lungo la strada, svolgere qualche lavoro che possa loro consentire di riprendere il viaggio e continuare fino a quando non saranno stanchi o troveranno un luogo particolarmente piacevole dove stabilirsi. Lula e Sailor sono due giovani senza idee per il futuro e che vivono alla giornata, viaggiando, facendo l’amore e conoscendo persone che non avranno occasione di rivedere in futuro. Le cose non andranno come avrebbero voluto e Lula rimane anche incinta.
In contrapposizione a loro c’è la madre di Lula, Marietta, preoccupata per la figlia, tanto da ingaggiare un investigatore suo amico, Johnny, per rintracciare la coppia e riportare Lula a casa.
Tenuto conto che Sailor, per quanto sia un giovane gentile e innamorato, è anche un ex carcerato e non ha né arte né parte, non si può che condividere la preoccupazione della madre per la figlia che, diciamolo pure, non dimostra di essere proprio una ragazza con la testa sulle spalle.
Ma tutti personaggi della saga sono piuttosto bizzarri e Lula, Sailor e Marietta non sono i più strani, anzi, rispetto agli altri personaggi potremmo definirli del tutto normali.

Gifford ha voluto fare una parodia degli stereotipi dei thriller che vanno per la maggiore. Vengono quindi descritte con l’umorismo che gli è tipico sette sataniche, rapimenti per sacrifici umani, gang di malavitosi, prostitute pronte a vendersi o a uccidere a secondo del momento e la convenienza, serial killer per motivi religiosi o economici, senza contare industriali con pochi scrupoli come quelli che commerciano in frattaglie umane per la produzione di prodotti cosmetici.

Nel terzo episodio dal titolo Giorno fortunato per Sailor, Marietta, quando viene a sapere che le hanno rapito il nipote, figlio di Sailor e Lula, chiede aiuto ad un gangster suo conoscente per riuscire a riportare a casa il ragazzino sano e salvo, e, alle perplessità espresse da un amico sulla opportunità di rivolgersi ad un malavitoso, ribadisce:

“Chi non è un gangster oggi, Johnnie? Il mondo non è altro che un enorme racket, dove tutti rubano, uccidono e cercano di fregare gli altri. Almeno Santos è dalla nostra parte, e sono felice che sia così”.
I nomi stessi dei personaggi sono ridicoli, come Mona Costatroppo, la pupa di un capo gang, Maria Pienadigrazia, la madre pazza di due fratelli assassini che crede di essere la Madonna, eccetera.

La scrittura è asciutta e i dialoghi, che sono la parte predominante del racconto, servono a caratterizzare i protagonisti, secondo la migliore tradizione letteraria USA, e sono piuttosto surreali, come questo, ad esempio:

«… ti giuro che hai un cazzo fantastico. Certe volte è come se mi dicesse delle cose, mentre tu sei dentro di me. Sì, come se fosse capace di parlare un suo linguaggio. Tu mi sai prendere.»
Ma tutte le cose che vengono raccontate, spesso durante i viaggi in auto, sono quantomeno inconsuete.
Il romanzo è pieno di aneddoti curiosi, piuttosto esilaranti e, per quanto al limite dell’assurdo, non si esclude che non possano essere veri, perché, si sa, la realtà supera spesso la fantasia. Inoltre basta leggere le cronache dei giornali per constatare che nella gente si annida un fondo di pazzia che si scatena in violenza: condomini che uccidono i vicini di casa, genitori che uccidono i figli e figli che uccidono i genitori, coniugi che si uccidono fra loro e fanatici religiosi che uccidono per uccidere su ispirazione di Dio, imputati che uccidono giudici ed avvocati, ritenendosi perseguitati e non compresi.

L’umorismo dell’autore, tipicamente macabro, risulta molto divertente per coloro che apprezzano il genere. Diamo poi merito al traduttore di aver messo delle note per spiegare citazioni e giochi di parole che non avrebbero altrimenti significato per il lettore italiano.
Gifford caratterizza bene i personaggi e in particolare i protagonisti che, pur inizialmente infantili, gradualmente maturano, si assumono le loro responsabilità e invecchiano insieme rimanendo innamorati, continuando la tradizione dell’ottimismo utopistico di Frank Capra.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Sailor e Lula
  • Titolo originale: Sailor e Lula: The Complete Novels
  • Autore: Barry Gifford
  • Traduttore: Serena Lauzi (Cuore Selvaggio); Alberto Perrotta (Storie Selvagge: Perdita Durango, Sailor e Lula); Fabio Genovesi (L'ostinazione del cuore).
  • Editore: Fandango
  • Data di Pubblicazione: marzo 2015
  • Collana: Mine vaganti
  • ISBN-13: 9788860442598
  • Pagine: 778
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 25,00

24 aprile 2015

I re di sabbia - G.R.R. Martin

George R.R. Martin è ormai universalmente riconosciuto, grazie alle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", come uno dei grandi maestri del fantasy. Ma la sua multiforme opera si estende ben al di là dei confini dei Sette Regni. Questa raccolta offre uno sguardo completo sul lavoro di uno scrittore che sa esplorare ogni genere, dall'horror alla fantascienza al racconto più classicamente fantastico, mantenendo il medesimo, personalissimo stile e riuscendo ad affrontare in modo originale e profondo tematiche sorprendentemente complesse. Oltre a "I Re della sabbia", racconto tra fantascienza e horror, gli appassionati di Martin troveranno in questa raccolta alcuni dei suoi più noti testi brevi: "Nelle terre perdute", favola nera che narra di un desiderio dalle conseguenze terribili, "I passeggeri della Night-flier", cronaca del lungo viaggio di un'astronave dal variegato e misterioso equipaggio, "Il fiore di vetro", quello donato a una fanciulla più vecchia del suo corpo, "II drago di ghiaccio", nel quale una bambina si trova a cavalcare la più potente tra le creature, e "II cavaliere errante", una sorta di prologo alle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" ambientato un secolo prima della celeberrima saga.

Recensione

I re di sabbia costituisce parte del volume originale Dreamsongs: A RRetrospective, antologia di racconti fantasy/fantascientifici che contiene trentaquattro lavori giovanili di G.R.R. Martin raggruppati per sezioni narrative.
L'edizione italiana, come spesso accade, ha operato un massiccio taglia-e-cuci sull'edizione originale, smembrando le sezioni narrative, lasciando fuori alcuni racconti e pubblicandone o ripubblicandone altri in volumi a sé stanti (il più recente, I canti del sogno vol. I, è uscito proprio in questi giorni).

Correndo il rischio di ripetere quanto già scritto per Le torri di cenere, uno degli altri volumi italiani che contengono i racconti di Dreamsongs, si tratta di (più o meno) brevi storie in cui l'autore, già negli anni '70, riesce a dimostrare una straordinaria capacità nello spaziare tra i generi e nell'ideare mondi e ambientazioni pittoresche. La mano è spesso ancora acerba, ma già si nota il dono di saper delineare figure che, sia pure nel misero spazio di un racconto breve, riescono a incantare il lettore.

Nel complesso i racconti risultano leggermente di minor impatto rispetto a quelli contenuti ne Le torri di cenere: le due migliori storie - a mio parere - si rivelano I re di sabbia, la storia che dà il titolo all'edizione italiana della raccolta, e La via della croce e del drago, che conclude la sezione originale The Light of Distant Falls, i cui primi cinque racconti sono stati antologizzati nel precedente volume. I re di sabbia è forse il racconto più pulp di G.R.R. Martin in cui mi sia imbattuta finora: versione sci-fi di quegli animali misteriosi e pericolosi trovati in improbabili Chinatown di vecchi B-movies, i "re di sabbia" del titolo non sono che creature insettiformi vendute da un'aliena dal nome orientaleggiante a uno sgradevole appassionato di animali esotici con raccomandazioni puntualmente inascoltate. La via della croce e del drago gioca invece sulla natura creativa delle religioni: un Inquisitore dalla fede vacillante viene inviato sul pianeta Arion per contrastare una fantasiosa (e popolare) eresia che ha fatto di Giuda Iscariota la propria divinità e di una versione fantasy del Nuovo Testamento il proprio libro sacro. Ma come comportarsi se, a differenza di tutte le altre religioni, il Profeta stesso ammette di essere un fervido bugiardo?
A La via della croce e del drago segue Il drago di ghiaccio, particolarmente apprezzato tanto da essere stato pubblicato anche come volume a sé nonostante la brevità. Protagonista del racconto è la giovanissima Adara, nata durante la peggiore gelata che chiunque potesse ricordare e "marchiata" dall'inverno stesso fin dalla nascita. La bambina stringerà un curioso legame con una leggendaria creatura a lei affine. Personalmente ho trovato il racconto parecchio sottotono - quasi fosse una versione edulcorata dell'ambientazione delle Cronache rivolta a un pubblico più giovane - e sicuramente meno meritevole di molti altri della raccolta.
Più interessante il successivo racconto, Nelle terre perdute, che tiene ben alto l'interesse con una storia brevissima che coniuga atmosfere medievaleggianti e fantasy puro:

Da Gray Alis puoi comprare tutto quello che vuoi. Ma è meglio di no.
è il suggestivo incipit del racconto, che ruota attorno a una misteriosa strega senza età in grado di soddisfare i desideri di chiunque senza per questo donare gioia a chi è stato accontentato.
Decisamente troppo lungo I passeggeri della Nightflyer, che richiama un po' il primo capitolo di Hyperion: nove ricercatori attraversano lo spazio a bordo di un'astronave automatizzata, resi inquieti dalla continua assenza/presenza del suo comandante, Royd Eris, che nessuno di loro ha mai visto se non in ologramma ma che li osserva in ogni momento grazie a una strana simbiosi con la Nightflyer. Presto tra i passeggeri serpeggerà sospetto, paranoia, e infine panico.
Particolarmente suggestiva e originale è invece l'ambientazione de Il fiore di vetro. Protagonista della storia è ancora una volta una donna senza età che dal suo castello su un pianeta perduto dispensa terribili favori: chi partecipa con lei al gioco della mente, mettendo in palio qualcosa di più prezioso della vita stessa, può avere l'occasione di ottenere un nuovo corpo.
Conclude il volume Il cavaliere errante, ambientato a Westeros circa novant'anni prima della serie regolare e racconto d'esordio dei due protagonisti Dunk ed Egg (passati alla storia come Ser Duncan l'Alto e Aegon l'Improbabile), antologizzato anche nel volume Il cavaliere dei Sette Regni insieme ad altri due racconti con gli stessi personaggi. E' alla recensione del suddetto volume che vi rimando per un commento sul racconto, dal quale è stata tratta anche una graphic novel.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: I re di sabbia
  • Titolo originale: Dreamsongs: A RRetrospective
  • Autore: G.R.R. Martin
  • Traduttore: G. Valent
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Oscar Bestsellers
  • ISBN-13: 9788804644132
  • Pagine: 390
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10.00 Euro

18 aprile 2015

Racconti dai tempi di crisi – Aldo Castellani

Seconda edizione con cinque racconti inediti in più, nei quali l’Italia di questi ultimi anni emerge in maniera vivida e originale. I diciannove racconti prendono lo spunto dalla realtà di tutti i giorni e in una lingua cruda, essenziale, tesa fino allo spasmo e farcita di espressioni colloquiali e dialettali, descrivono le più diverse realtà del nostro tempo. Ci sono gli esodati che si ritrovano a cercare lavori per i quali non sono tagliati; c’è chi si adatta a sopravvivere in una roulotte; ci sono gli extracomunitari che rimangono comunque sempre ai margini di una società in cui faticano a inserirsi; c’è la giovane promoter che cerca di venderci le cose più assurde; ci sono quelli che giocano d’azzardo, quelli che sopravvivono facendo lavori stagionali nei campi, quelli che si trasferiscono all’estero. Si parla di morti bianche, di sfruttamento, di inquinamento ambientale, di periferie degradate. Ma c’è anche uno spaccato dell’alta società, che a prima vista non sembra molto toccata dall’aspetto economico della crisi eppure vive dentro una patina di malessere psicofisico che è il riflesso di una società malata. Questo malessere, che assume a volte connotazioni oggettive, come le pozzanghere di luce giallastra in cui annegano certe notti cittadine, è la cifra reale della crisi, che distorce i rapporti sociali – e sessuali – soprattutto quelli all’interno della famiglia, suscitando violenti litigi, gelosie, ma anche un desiderio di dolcezza che spesso rimane inespresso. Messi a nudo, i personaggi scavano impietosamente dentro di sé, alla disperata ricerca di una via di fuga, di un “perfetto altrove” che ognuno attua alla sua maniera, come una specie di ribellione personale. Uno struggente canto di liberazione da una realtà che ci mette sempre più all’angolo. Con la consapevolezza che la vita che ci è dato di vivere è forse il migliore dei mondi possibili.

Recensione

Quattordici racconti che cercano di mettere a nudo le difficoltà quotidiane dei nostri tempi: non solo la crisi economica quindi, ma anche quella dei valori e dei rapporti familiari che spesso si intreccia con le conseguenze della mancanza di lavoro. E’ facile riconoscere, nelle vicende dei protagonisti, situazioni che conosciamo più o meno direttamente.

Il racconto che ho trovato più coinvolgente è Bianco: la caratterizzazione della protagonista è centellinata e ogni volta che si crede di aver capito chi è e cosa fa, l’autore aggiunge una nuova informazione che rimette tutto in discussione tanto ché sino alla fine non è chiaro quello che sta accadendo; il passaggio dalla prima alla terza persona contribuisce a dosare gli indizi a disposizione del lettore e fornisce un cambio di prospettiva coerente con il finale scelto. La conclusione non viene in alcun modo anticipata, e quindi, nonostante non sia innovativa, crea quella tensione emotiva che rende spiacevole interrompere la lettura prima di essere arrivati alla fine. La crisi economica, in questo racconto, non è l’elemento centrale attorno al quale ruotano tutti gli eventi, bensì il fattore critico che destabilizza un assetto psicologico già precario.
Interessante è anche “Deliziosa è la vendemmia”: tra i filari delle viti si scontrano culture e personaggi vari (raccomandato, emigrato, tossico, disoccupato over 40) tutti accomunati dalla mancanza di lavoro; alcuni di questi personaggi risentono comunque della tendenza alla stereotipizzazione ancora più accentuata negli altri racconti.

In generale, le vicende narrate mancano di tensione emotiva: le questioni sollevate sono rilevanti ma i racconti non sembrano andare al di là della cronaca giornalistica.
La voce narrante è, quasi sempre, in prima persona: questa scelta, che da un lato favorisce la vicinanza emotiva con i personaggi, dall’altro rende troppo simili tra loro i racconti. Il cambiamento di stile narrativo, con il tentativo di creare un flusso di coscienza (Bentornato!) o, in un altro caso (Tempi di crisi) con il ricorso al racconto epistolare, non riesce a rendere attraente la lettura poiché le argomentazioni proposte non vanno al di là delle considerazioni lapidarie e stereotipate, fini a se stesse.


Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Racconti dai tempi di crisi
  • Autore: Aldo Castellani
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: -
  • ISBN-13: B00OYTK07G
  • Pagine: 142
  • Formato - Prezzo: mobi – 8,00 Euro
 

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