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18 ottobre 2017

George Saunders vince il Man Booker Prize 2017

Linconl nel Bardo di George Saunders ha vinto questa notte il Man Booker Prize per la narrativa.
E' il secondo anno consecutivo che il premio viene assegnato ad un autore americano, dopo la vittoria a sorpresa l'anno scorso de Lo schiavista di Paul Beatty.
Notevole il fatto che Saunders - nato in Texas nel 1958 - sia riuscito a vincere con il suo primo romanzo, dopo aver raggiunto la fama come autore di racconti, in Italia arrivato in quattro raccolte: Bengodi, Pastoralia, Nel paese della persuasione e Dieci dicembre. D'altra parte la sua vittoria era data per scontata da quando sono state annunciate per la prima volta le candidature.
Il romanzo, pubblicato in Italia da Feltrinelli, si apre nel 1862 con la visita del presidente Abramo Lincoln alla tomba del figlio undicenne, morto di tifo. Verrà a visitarlo lo spirito del ragazzino, al quale si uniranno presto altri spiriti, una comunità chiassosa e composita che abita quel reame tra la vita e la morte.
Un romanzo unico e complesso, che spesso assume più la forma di un'opera teatrale o un racconto tramandato oralmente secondo uno stile del tutto originale che, secondo l'autore, era il più adatto per trasmettere l'impatto emotivo del racconto.
Saunders, noto anche per un celebre racconto agli studenti intitolato L’egoismo è inutile. Elogio della gentilezza, aggiunge questa vittoria a una lunga lista di riconoscimenti che includono il Folio Prize, due volte il National Magazine Award e PEN/Malamud Award.
Saunders è stato anche inserito dal “New Yorker” nella lista dei “venti scrittori per il ventunesimo secolo”.


Il libro:


Febbraio 1862, la Guerra Civile è iniziata da un anno, e il Presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln, è alle prese con ciò che sta assumendo i contorni di una catastrofe. Nel frattempo Willie, il figlio prediletto di undici anni, si ammala gravemente e muore. Verrà sepolto a Washington, nel cimitero di Georgetown. A partire da questa scheggia di verità storica – i giornali dell’epoca raccontano che Lincoln si recò nella cripta e aprì la bara per abbracciare il figlio morto –, George Saunders mette in scena un inedito aldilà romanzesco popolato di anime in stallo. Il Bardo del titolo, un riferimento al Libro tibetano dei morti, allude infatti a quello stato intermedio in cui la coscienza è sospesa tra la vita passata e quella futura. È questo il limbo in cui si aggirano moltitudini di creature ancora troppo attaccate all’esistenza precedente come Willie, che non riesce a separarsi dal padre, e il padre, che non riesce a separarsi dal figlio. Accompagnati da tre improbabili guide di ascendenza dantesca, assisteremo allo sconvolgimento nel mondo di queste anime perse per l’arrivo di Willie, che è morto e non lo sa, e di suo padre, che è come morto ma deve vivere per il bene del proprio paese. Ascolteremo le voci – petulanti, nostalgiche, stizzose, accorate – degli spiriti e il controcanto della storia. Leggeremo nei pensieri di Lincoln e nella mente di suo figlio, uniti da un amore che trascende il dolore e il distacco fisico. Il romanzo si svolge in una sola notte, in un territorio dove tutto è possibile, dove la logica convive con l’assurdo, le vicende vere con quelle inventate, dove tragedia e farsa si compendiano in un’unica realtà indifferenziata e contraddittoria. Come si può vivere, amare e compiere grandi imprese, sapendo che tutto finisce nel nulla.

Pagine: 347 p., Brossura - Euro 18,50

26 ottobre 2016

Man Booker Prize 2016: vince "Lo schiavista" di Paul Beatty


Ieri sera nella suggestiva cornice della Guildhall di Londra è stato assegnato il Man Booker Prize 2016 per la Fiction a Lo schiavista (The Sellout) di Paul Beatty. Beatty, nato a Los Angeles nel 1962, è il primo americano ad aggiudicarsi la vittoria del prestigioso premio da quando, nel 2013, la competizione è stata estesa anche ai non membri del Commonwealth, con una feroce satira sul razzismo che vede un uomo tentare di reintrodurre la schiavitù e la segregazione nel liceo locale al solo scopo di riportare la sua piccola cittadina sulle mappe geografiche. Una vittoria anticipata da molti e dichiarata all'unanimità dalla giuria dopo una riunione di quattro ore; viene premiato un libro forte e non facilmente digeribile da tutti, con un linguaggio senza compromessi che attinge appieno negli stereotipi razziali dell'America contemporanea.
Lo schiavista, pubblicato proprio un paio di settimane fa in Italia da Fazi,
è il quarto romanzo di Beatty, che in precedenza aveva pubblicato anche un'antologia di umorismo afroamericano. L'autore si definisce un perfezionista e confessa, nel suo discorso d'accettazione, di "odiare scrivere" proprio perché la sua ricerca di perfezione lo porta ad essere spesso insoddisfatto di ciò che scrive; il libro, sorprendentemente, avrebbe potuto non arrivare mai nelle librerie se Beatty non si fosse lasciato convincere dal partner a chiedere un prestito per poter completare il romanzo. Un buon investimento visto che la vittoria del premio gli frutterà ora 50.000 sterline, oltre che un consistente aumento di visibilità per sé e per la sua opera.


Il libro vincitore

«So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte. Non sono mai entrato al cinema a scrocco, non ho mai mancato di ridare indietro il resto in eccesso a un cassiere di supermercato». Questo l’inizio della storia di Bonbon. Nato a Dickens – ghetto alla periferia di Los Angeles – il nostro protagonista è rassegnato al destino infame di un nero della lower-middle-class. Cresciuto da un padre single, controverso sociologo, ha trascorso l’infanzia prestandosi come soggetto per una serie di improbabili esperimenti sulla razza: studi pionieristici di portata epocale, che certamente, prima o poi, avrebbero risolto i problemi economici della famiglia. Ma quando il padre viene ucciso dalla polizia in una sparatoria, l’unico suo lascito è il conto del funerale low cost. E le umiliazioni per Bonbon non sono finite: la gentrificazione dilaga, e Dickens, fonte di grande imbarazzo per la California, viene letteralmente cancellata dalle carte geografiche. È troppo: dopo aver arruolato il più famoso residente della città – Hominy Jenkins, celebre protagonista della serie Simpatiche canaglie ormai caduto in disgrazia –, Bonbon dà inizio all’ennesimo esperimento lanciandosi nella più oltraggiosa delle azioni concepibili: ripristinare la schiavitù e la segregazione razziale nel ghetto. Idea grazie alla quale finisce davanti alla Corte Suprema.

Dettagli del libro

  • Titolo: Lo schiavista
  • Titolo originale: The Sellout
  • Autore: Paul Beatty
  • Traduttore:Silvia Castoldi
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 6 ottobre 2016
  • Collana: Le strade
  • ISBN-13: 9788876259418
  • Pagine: 370
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,50

5 novembre 2014

Anna Bolena, una questione di famiglia - Hilary Mantel

Con Anna Bolena, una questione di famiglia torniamo alla corte di Enrico VIII, là dove si era interrotto il racconto in Wolf Hall. Siamo nel 1535, il primo ministro Thomas Cromwell è riuscito a imporre il volere del re Enrico VIII sul papa, e a ottenere l’annullamento del primo matrimonio del sovrano con Caterina d’Aragona, in favore di Anna Bolena. Ma ora la situazione dell’Inghilterra nei confronti degli altri paesi europei si fa ancora più critica, e Anna non viene considerata in grado di dare un erede maschio alla corona. Di nuovo, Cromwell deve trovare una soluzione e l’attenzione si sposta su una modesta dama di compagnia, Jane Seymour, destinata a diventare la terza moglie di Enrico, successivamente alla condanna per stregoneria e adulterio di Anna, e la sua cruenta esecuzione. Hilary Mantel si concentra su un anno cruciale della storia moderna, componendo con una capacità unica un movimentato mosaico di personaggi e proiettando il lettore in un vortice di eventi che smettono di essere storici per divenire tangibili presenze a noi contemporanee.

Recensione

Quando vide il ritratto appena terminato disse "Cristo, assomiglio a un assassino"; e suo figlio Gregory rispose "Non lo sapevi?
"Bring up the bodies", Siano prodotti i corpi, comanda Thomas Cromwell nelle ultime pagine di questo romanzo: siano portati a Westmister Hall per il processo i quattro uomini accusati di alto tradimento che già corpi sono agli occhi dell'uomo che ha messo in moto l'ordito per incastrarli e procurare a al Re una nuova Regina. La verità non ha importanza, innocenza o colpevolezza questioni secondarie, Enrico VIII deve sbarazzarsi di Anna Bolena e il suo efficiente Segretario si preoccupa di sbrigare la questione nel modo più veloce e pratico possibile, facendo piazza pulita dei rami vecchi per far spazio alle nuove pedine di quella complessa scacchiera che è la corte inglese.
"Bring up the bodies". Queste parole sibilline e minacciose fanno da titolo al secondo capitolo della Trlogia di Thomas Cromwell (anche se la traduzione italiana ha preso un'altra direzione, preferendo sfruttare il fascino ambiguo del nome di Anna Bolena), iniziata nel 2009 con Wolf Hall, di cui vi abbiamo parlato l'anno scorso, e anch'esso vincitore del Man Booker Prize come il suo predecessore. Anche in quest'ultimo la Mantel svelava solo negli ultimi capitoli il senso del titolo dell'opera, mostrando Enrico VIII in viaggio verso la residenza della famiglia Seymour, Wolf Hall appunto, da poco legato ufficialmente ad Anna Bolena ma già proiettato verso una nuova donna e verso una nuova carneficina di corte. Ora l'autrice riprende gli eventi da dove li aveva lasciati, con un Re disperatamente bisognoso di un erede maschio e una Regina che ormai ha perso il suo fascino, incapace di competere con l'aurea di angelica passività dell'insipida Jane Seymour.

Riprendendo quanto fatto in Wolf Hall la Mantel rivoluziona ancora una volta il concetto di romanzo storico: il suo racconto è preciso e dettagliato come un saggio e si tiene alla larga dalle numerose rivisitazioni romanticizzate dell'epoca Tudor, fatte di passioni clandestine ed epici duelli, preferendo la spietatezza e la complessità dei fatti nudi e crudi che in quanto a intrighi e terrore superano di gran lunga qualunque romantica fantasia. Nonostante anche le pietre sappiano ormai che fine hanno fatto le teste di Anna e dei suoi cortigiani, la scrittrice ripropone qui gli eventi che portarono alla loro caduta con una tale tensione e una tale angoscia che anche gli esperti dei Tudor faticheranno a staccarsi dalle pagine del romanzo e ne saranno tormentati anche una volta chiuso il libro.

Oltre a un'imponente conoscenza degli eventi, la Mantel ha dalla sua una tecnica narrativa unica ed eccezionale che evita di restare ingarbugliata nell'ampollosità di dialoghi falsamente d'epoca ma che non è nemmeno completamente moderna con la sua predilezione di termini derivati dal latino. Ogni vocabolo, ogni fugace espressione del volto, ogni minuscolo cambiamento climatico hanno un peso nella narrazione e nascondono un secondo significato per l'autrice che anche qui conferma la sua predilezione per la terza persona singolare sebbene ora, probabilmente per venire incontro a coloro che avevano giudicato poco chiaro Wolf Hall per l'uso del generico "egli", la Mantel abbia deciso di specificare con "egli, Cromwell" ogni volta che il soggetto è appunto il suo protagonista. Una scelta apprezzata da molti ma che personalmente non ho molto gradito in quanto appare un po' troppo forzata e rende in qualche modo più invadente la presenza dell'autore, interrompendo quella sensazione di flusso di coscienza che rendeva così facile perdersi fra le pagine del racconto nel primo libro.
Questa è una delle ragioni per cui Anna Bolena, una questione di famiglia mi è sembrato leggermente inferiore al suo predecessore. Un secondo motivo è legato al fatto che nella concitazione degli eventi si perde la dimensione intima del protagonista, di cui emerge quasi esclusivamente il lato più pragmatico e crudele, il che comunque non mina più di tanto l'inspiegabile fascino del personaggio.

La genialità della Mantel sta infine nell'offrire una diversa prospettiva su personaggi storici dei quali decine di film e rappresentazioni ci hanno fornito un'immagine ormai consolidata e universalmente accettata. Se nel primo volume della trilogia la scrittrice si dedicava principalmente a demolire il mito di San Tommaso Moro, presentandolo come una diversa forma di fanatico religioso, qui le sue astute osservazioni investono l'anonima Jane Seymour, forse meno sottomessa e sprovveduta di quanto la storia non riporti.
E se l'autrice non ritiene necessario dare una risposta all'eterno interrogativo "Era Anna realmente colpevole?", perché realmente non era importante, ella insinua una nuova, inquietante interpretazione su come siano stati scelti gli uomini con lei condannati che hanno portato alla sua rovina.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Anna Bolena, una questione di famiglia
  • Titolo originale: Bring Up The Bodies
  • Autore: Hilary Mantel
  • Traduttore: Giuseppina Oneto
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 4 aprile 2013
  • Collana: Le strade
  • ISBN-13: 9788864116174
  • Pagine: 506
  • Formato - Prezzo: Euro

15 ottobre 2014

Man Booker Prize 2014: vince "The Narrow Road to the Deep North" di Richard Flanagan

A settembre vi avevamo presentato la shortlist dei sei romanzi candidati al Man Booker Prize 2014; stanotte è stato finalmente annunciato il vincitore dell'edizione: si tratta di The Narrow Road to the Deep North di Richard Flanagan, pubblicato originariamente da Chatto & Windus e ancora inedito da noi. Quindi, nel primo anno in cui il premio è stato aperto a qualunque autore anglofono e non più solamente a quelli del Commonwealth, è un autore originario della Tasmania a vincere, portando a tre il numero degli australiani premiati finora (i precedenti furono Thomas Kenneally con La lista di Schindler nel 1982 e Peter Carey che vinse due volte: nel 1988 per Oscar & Lucinda e nel 2001 per La ballata di Ned Kelly).
Nato a Langford nel 1961, Flanagan abbandonò la scuola a sedici anni per poi ritornare sui suoi passi arrivando a ottenere una brillante carriera universitaria, prima all'Università della Tasmania e poi presso il Worcester College di Oxford, dove si guadagnò il titolo di Master of Letters in Storia. Prima di diventare romanziere scrisse quattro saggi di discreto successo, tra cui la biografia di John Friedrich, il più celebre truffatore australiano.

Ritenuto uno dei più importanti autori australiani, Flanagan trionfa con il suo sesto romanzo, un'opera incentrata sulle esperienze del chirurgo Dorrigo Evans nel campo di prigionia giapponese lungo la tristemente celebre linea ferroviaria Thailand-Burma, esperienza realmente vissuta dal padre dell'autore. I giudici all'assegnazione del premio hanno definito l'opera uno "straziante resoconto dei costi della guerra per tutti coloro che ne rimangono coinvolti". Nel suo esplorare il significato del vero eroismo, il libro si interroga sulle motivazioni che stanno dietro i più crudeli atti di violenza, mostrando come i carnefici possano essere a loro volta vittime.
In quanto vincitore Flanagan ha ricevuto un premio di 50.000 sterline e una copia rilegata di design del suo romanzo oltre a ulteriori 2.500 sterline per essere entrato nella shortlist.


The Narrow Road to the Deep North di Richard Flanagan (Chatto & Windus)

Agosto 1943. Nella disperazione di un campo di prigionia giapponese lungo la ferrovia della morte Thai-Burma, un chirurgo australiano è perseguitato dal ricordo della sua relazione clandestina con la giovane moglie dello zio, avvenuta due anni prima. Mentre lotta per salvare gli uomini al suo comando dalla fame, il colera, le violenze, riceve una lettera che cambierà la sua vita per sempre. Questo romanzo di una bellezza selvaggia racconta le diverse forme che possono assumere l'amore e la morte, la guerra e la verità, mentre un uomo raggiunge la maturità solo per scoprire ciò che oramai ha perso. The Narrow Road to the Deep North è un monumentale romanzo fatto di passione, orrore e tragica ironia.
The Narrow Road to the Deep North, che trae il suo titolo dal diario di viaggio di Basho, poeta di haiku del diciassettesimo secolo, parla dell'impossibilità dell'amore. Il suo momento più alto è una giornata in un campo di lavoro giapponese, nell'agosto 1943. Mentre il giorno prosegue verso il suo terribile climax, Dorrigo Evans combatte e fallisce nel tentativo di salvare la vita dei suoi compagni prigionieri di guerra, un uomo viene ucciso senza alcuna ragione, e prende vita una storia d'amore.

9 settembre 2014

Man Booker Prize 2014: la shortlist

A fine luglio vi abbiamo presentato la lista dei romanzi candidati al Man Booker Prize 2014 che, da quest'anno, prende in considerazione qualunque autore anglofono senza preoccuparsi della sua provenienza da un paese appartenente al Commonwealth, com'era accaduto finora. I tredici romanzi iniziali sono stati ora ridotti a sei che si contenderanno la vittoria finale che verrà annunciata il 14 ottobre prossimo.
Come ha sottolineato il presidente della giuria di quest'anno AC Grayling, i selezionati rispecchiano la nuova tendenza del Booker ad allargare i propri confini, privilegiando "libri che portano il lettore in una sorta di viaggio intorno al mondo, tra il Regno Unito, New York, la Tailandia, l'Italia e Calcutta alternandosi tra presente passato e futuro".
Due gli autori già in precedenza apparsi nella shortlist del Premio: Howard Jacobson che già si aggiudicò il riconoscimento nel 2010 con L'enigma di Finkler (Cargo Editore), e Ali Smith, che era comparsa nella sestina finale nel 2005 con Voci fuori campo (Feltrinelli) e nel 2001 con Hotel World (Minimum Fax, 2001).
Vediamo quindi nuovamente i sei finalisti che, a parere dei giurati, mostrano appieno la profondità e la varietà della produzione letteraria di lingua inglese.


Svegliamoci pure, ma a un'ora decente (To Rise Again at a Decent Hour) di Joshua Ferris (Neri Pozza, Viking)

Paul O’Rourke vive a New York in un appartamento su due livelli con vista sulla Brooklyn Promenade. Va a cena tre o quattro volte a settimana da chef con regolare possesso di stelle Michelin, infanzie trascorse nella valle del Rodano, show televisivi. Si aggira in luoghi dove le scorte di vino da sole fanno sembrare l’Impero romano una zona depressa del Kansas. Ha uno studio di dentista che occupa metà del piano terra di un condominio dietro Park Avenue, la strada più elegante del mondo, dove i portieri si vestono con tanto di guanti e berretto e aprono le porte ad anziane vedove con cagnolino. È capace di lavorare in cinque postazioni situate in cinque sale diverse, e di fare, così, soldi a palate. Tifa per i i Red Sox che, nel 2004, soffiarono persino il titolo agli Yankees e vinsero le World Series. In una sola estate, per due mesi, ha anche profuso tutte le sue energie migliori nel golf. E, tuttavia, Paul O’Rourke ha un grave problema: tutte queste cose che racchiudono la sua vita gli appaiono soltanto parti. E le parti – e qui viene la fregatura – non sono tutto. Uno studio di dentista di successo non è tutto, i Red Sox, il lavoro, lo svago, gli chef, niente può essere veramente tutto, se ciascuna cosa riesce a occupare perfettamente il tempo soltanto per un certo periodo. Persino Connie, la ragazza con cui ha avuto un’intensa relazione, non può essere tutto. Ipocrita come tutte le anime poetiche, Connie in America non metterebbe mai piede in una chiesa, ma in Europa si precipiterebbe subito dalla pista dell’aeroporto al transetto, come se il Dio di Dante e di Bach non aspettasse che il suo arrivo da secoli. Paul O’Rourke avrebbe l’assoluta certezza di aver sprecato la sua vita, se una serie inaspettata di eventi non mutasse radicalmente il corso della sua insignificante esistenza, destinata a trascinarsi nell’abisso come una pallina di golf sull’orlo della buca. Un giorno capita nel suo studio un tipo bizzarro che, dopo essersi fatto estrarre un dente rovinato da una maldestra otturazione, gli sussurra con l’alito acre da anestetico: «Sono un ulm, e lo è anche lei!».
Qualche tempo dopo qualcuno crea un sito web del suo studio, completo di profili di tutti i suoi collaboratori e di una sua biografia colma di citazioni tratte dall’Antico Testamento. E lo «sputtanamento online» appare tutt’altro che tale. Chi parla a nome del «Dottor Paul C. O’Rourke, medico dentista», inviando messaggi sui blog e sulle bacheche facebook di mezzo mondo, lo fa non con idiozie inframmezzate da incomprensibili geroglifici, ma con pensieri profondi sullo stato presente e sulle cose ultime del mondo. Splendida conferma del talento dell’autore di E poi siamo arrivati alla fine, Svegliamoci pure, ma a un’ora decente è uno dei romanzi più attesi sulla scena letteraria internazionale odierna.


The Narrow Road to the Deep North di Richard Flanagan (Chatto & Windus)

Agosto 1943. Nella disperazione di un campo di prigionia giapponese lungo la ferrovia della morte Thai-Burma, il chirurgo australiano è perseguitato dal ricordo della sua relazione clandestina con la giovane moglie dello zio, avvenuta due anni prima. Mentre lotta per salvare gli uomini al suo comando dalla fame, il colera, le violenze, egli riceve una lettera che cambierà la sua vita per sempre. Questo romanzo di una bellezza selvaggia racconta le diverse forme che possono assumere l'amore e la morte, la guerra e la verità, mentre un uomo raggiunge la maturità solo per scoprire ciò che oramai ha perso. The Narrow Road to the Deep North è un monumentale romanzo fatto di passione, orrore e tragica ironia.
The Narrow Road to the Deep North, che trae il suo titolo dal diario di viaggio di Basho, poeta di haiku del diciassettesimo secolo, parla dell'impossibilità dell'amore. Il suo momento più alto è una giornata in un campo di lavoro giapponese, nell'agosto 1943. Mentre il giorno prosegue verso il suo terribile climax, Dorrigo Evans combatte e fallisce nel tentativo di salvare la vita dei suoi compagni prigionieri di guerra, un uomo viene ucciso senza alcuna ragione, e prende vita una storia d'amore.


We Are All Completely Beside Ourselves di Karen Joy Fowler (Serpent's Tail)

Vieni a incontrare la famiglia Cooke. La nostra narratrice è Rosemary. Da bambina non la smetteva mai di parlare; da ragazza si è avvolta nel silenzio: il silenzio dell'amnesia intenzionale, della barriera protettiva. Le è successo qualcosa, qualcosa di così terribile che l'ha sepolto nei recessi della sua mente.
Adesso il suo adorato fratello è diventato un fuggitivo, ricercato dall'FBI per terrorismo interno. E sua madre, un tempo vivace, è l'ombra di se stessa, e il suo sveglio e prepotente padre è diventato un uomo distante e meditabondo.
E Fern, l'amatissima sorella di Rosemary, sua complice nelle loro birichinate infantili? Quello di Fern è un destino che la famiglia, in tutta la sua innocenza, non avrebbe mai potuto immaginare.


J di Howard Jacobson (Jonathan Cape)

Quale paese non è un ossario della sua stessa storia? Due persone si innamorano in un mondo dove il passato è un paese pericoloso, di cui non si deve parlare e che non può essere visitato. Quando scopriranno da dove vengono e dove stanno andando, verrà loro rivelata una verità più grande e sconvolgente.
Kevern non sa perché i suoi parenti gli poggino due dita sulle labbra quando cerca di pronunciare una parola che inizia per J. Non è mai il momento o il luogo adatto per far domande. Anche Ailinn è cresciuta all'oscuro di chi fosse e da dove venisse. Al loro primo appuntamento Kevern le bacia i lividi sugli occhi. Non chiede chi la ferisce. La brutalità è diventata cosa ordinaria. Non sono nemmeno sicuri se si siano innamorati per loro scelta o se qualcuno li abbia spinti l'uno tra le braccia dell'altra. Ma chi avrebbe dovuto spingerli, e perché?
Aleggia sulle vite di tutti i personaggi di questo romanzo una grave catastrofe, un evento passato avvolto nel sospetto, nella negazione e nelle scuse, a cui ci si riferisce con ciò che è successo, se mai è successo. Tenero e terrificante, J merita di essere menzionato insieme a 1984 e Il mondo nuovo.


The Lives of Others di Neel Mukherjee (Chatto & Windus)

Mamma, sono stanco di divorare, di prendere e afferrare e usare. Sono così pieno che mi sembra di non riuscire più a respirare. Me ne vado per cercare un po' d'aria, un posto in cui riuscire a purificarmi, a mettere da parte la vita che mi è stata data per farmene una nuova. Mi sento come se vivessi in una casa presa in prestito. E' tempo che ne trovi una mia. Perdonami.
Calcutta, 1967. All'insaputa della sua famiglia, Supratik è rimasto coinvolto in un pericoloso attivismo politico estremista. Spinto dall'idealistico desiderio di cambiare la sua vita e il mondo che lo circonda, sparisce lasciandosi dietro solo questo biglietto.
Gli anziani patriarchi della sua famiglia, i Ghoshe, presidiano la loro grande tenuta, inconsapevoli che sotto la superficie appena increspata delle loro vite qualcosa si sta muovendo. Non si tratta solo delle velenose rivalità tra cognate, dei segreti distruttivi, del collasso degli affari familiari, ma proprio del disfarsi di una famiglia mentre la società che la circonda va frantumandosi. Perché questo è un momento di turbolenza, di cambiamento inevitabile e inarrestabile: l'abisso tra generazioni e tra coloro che hanno e coloro che non hanno non è mai stato più grande.
Ambizioso, ricco e compassionevole, The Lives of Others anatomizza l'anima di una nazione dipanando una storia familiare. Un romanzo che affronta molti temi, compresi i limiti dell'empatia e il significato dell'azione politica, e che suscita le domande: come immaginiamo il nostro posto nel mondo tra gli altri? Può essere re-immaginato? E a quale costo? Questo è un romanzo di indescrivibile potenza e di impatto emozionale.


How to be Both di Ali Smith (Hamish Hamilton)

How To Be Both è un romanzo completamente incentrato sulla versatilità dell'arte. Ispirandosi alla tecnica pittorica dell'affresco per creare un'originale opera letteraria a scoppio ritardato, è una veloce conversazione multigenere che spazia tra forme, tempi, verità e finzioni. C'è un artista rinascimentale del 1460. C'è il figlio di un figlio del 1960. Due storie d'amore e d'ingiustizia che si intrecciano in un racconto singolare in cui il tempo diventa eterno, la struttura diventa gioco, la conoscenza diventa mistero e la finzione diventa realtà, e tutte le certezze della vita diventano una seconda possibilità.



N.B. Le trame dei libri sono tratte da Goodreads e sono state tradotte da Sakura e Valetta.

19 agosto 2014

I luminari - Eleanor Catton

1866, Nuova Zelanda. Walter Moody è appena sbarcato nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato, costruito tra la giungla selvaggia e la costa più impervia, esposta ai venti e agli influssi delle maree. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala fumatori del Crown Hotel per parlare di una serie di crimini e misfatti avvenuti a Hokitika in quei giorni, e rimasti ancora irrisolti. Un benestante facoltoso è sparito senza lasciar traccia, una puttana bellissima ha provato a togliersi la vita, un’enorme somma di denaro è stata rinvenuta nella topaia di un povero dissoluto. Moody ha l’impressione di aver interrotto qualcosa di privatissimo e oscuro insieme, ma deve chiedere un brandy e una poltrona comoda per provare a dimenticare ciò a cui ha assistito a bordo del brigantino che l’ha portato fin lì: un fascio di luce, striature di sangue, poi il buio più nero. È un intrico di destini e di fortune, tanto complesso e perfettamente ordito come una notte stellata, questo ambizioso romanzo vittoriano vincitore del Man Booker Prize 2013. Eleanor Catton, giovane talento che è già una promessa, costruisce con abilità magistrale un mondo celestiale che cambia aspetto a ogni giro di Ruota, perché ne I Luminari niente, anche quando ha senso, è come sembra.

Recensione

Per puro caso ho letto I luminari, vincitore l'anno scorso del Man Booker Prize, subito dopo Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo, appena premiato con lo Strega. Di conseguenza il paragone è stato inevitabile e, ancora una volta, tutto a svantaggio dell'autore nostrano.
Sicuramente la letteratura anglofona è in generale più nelle mie corde, ma la differenza tra il provincialismo e l'ordinarietà dell'opera di Piccolo e l'originalità e la ricercatezza del romanzo della Catton è evidente e segna un abisso fra le due opere.

La giovanissima scrittrice neozelandese ha composto un'opera meravigliosamente vittoriana con la sua abbondanza di personaggi tutti in qualche modo connessi l'uno all'altro in un turbinio di omicidi insoluti, false identità, passati nascosti e figli illegittimi, eppure al tempo stesso estremamente moderna nella struttura e nella narrazione.

L'autrice, infatti, ha dedicato grande impegno alla creazione di un racconto il cui sviluppo si basa principalmente sulla carta astrologica: la trama si evolve seguendo i cambiamenti avvenuti all'interno di un intero anno astrologico, mentre la sua struttura è governata dalla durata dalle fasi della luna, con i capitoli che diventano sempre più corti al suo calare finché le introduzioni ai singoli capitoli diventano più lunghe dei capitoli stessi.
I personaggi, a loro volta, si piegano a questo schema con l'uomo assassinato, Crosbie Wells, a simboleggiare la Terra, attorno alla quale ruotano gli eventi del libro. I dodici "cospiratori" che dominano la prima metà del romanzo possono invece essere associati ai segni zodiacali, mentre gli altri sette personaggi principali entrano ed escono dalla prospettiva del racconto proprio come i sette pianeti attraversano la mappa del cielo.

Queste caratteristiche rendono I luminari una sorta di enorme e complesso rebus che cela al suo interno un secondo enigma ("una sfera dentro una sfera"), confermandosi come un racconto del mistero accattivante e unico nel suo genere. Dico tutto questo nonostante abbia sempre trovato l'astrologia e tutto ciò a essa connesso in qualche modo irritante, il che tra parentesi spiega la mia totale ignoranza verso il mondo dello zodiaco, tanto che (ebbene sì, lo confesso) ho inizialmente ignorato gli schemi che precedono le diverse sezioni e ho avuto qualche difficoltà a capire il senso dei titoli dei capitoli, almeno finché non mi sono decisa a ricorrere al buon vecchio Google.

Una volta afferrato il senso, il fascino del romanzo duplica, le interazioni tra i personaggi acquistano tutto un nuovo significato, così come i personaggi stessi che riflettono la loro controparte astrale in carattere e comportamento. Il lettore è quindi contemporaneamente sfidato e affascinato, completamente avvolto nella prosa della Catton che, oltre a essere magnificamente in armonia con l'ambientazione ottocentesca, si dimostra ricca, potente e caratterizzata da un'ottima capacità descrittiva e di approfondimento psicologico, cosicché i protagonisti conquistano facilmente il pubblico e il libro non rimane solo un freddo rompicapo.

Inoltre l'autrice è riuscita a riprodurre il fascino del classico romanzo vittoriano, pur evitando la trappola dell'eccessiva melodrammaticità che avrebbe conferito un tono antiquato all'opera. Peculiarità quali il narratore onnisciente, che ama raccontare usando il "noi", paterno e ironico, e l'incipit di ogni capitolo, introdotto dal famigerato "In cui...", riportano alla memoria il miglior Dickens, così come Emery Stains con il suo candore e il suo ingenuo entusiasmo è un moderno e affascinante David Copperfield, che domina il racconto pur essendo assente per la maggior parte del libro, proprio come il povero Edwin Drood. Stains si spartisce il ruolo di "luminare" del titolo con la sua gemella astrale, la prostituta Anne Wetherell, un'anima perduta con la quale si alterna nei ruoli del sole e della luna, a turno prendendo e donando forza vitale l'uno all'altra.

Se devo indicare un difetto, è che la storia è un po' lenta a decollare, ma confesso di aver adorato comunque ogni suo aspetto, dalle dozzine di trame secondarie al modo in cui i personaggi come coppie in una danza d'altri tempi si incrociano e si lasciano per tutto il racconto passandosi il testimone e con esso la responsabilità di progredire con la narrazione, offrendo al tempo stesso la possibilità di osservare il medesimo evento da dodici punti di vista diversi (sebbene in questo modo figure estremamente promettenti escono dal campo visivo un po' troppo presto). Infine, la struttura circolare dell'opera si è dimostrata uno stratagemma molto astuto per concludere il racconto, andando a colmare quelle lacune che le narrazioni soggettive avevano inevitabilmente lasciato lungo il cammino.

Ho letto diversi commenti in rete che con un misto di sufficienza e risentimento polemizzavano sull'eccessiva ricercatezza di questo libro. In più di una recensione è possibile leggere irritanti frasi che intonano la nota cantilena "Evidentemente io non sono all'altezza di comprendere...", il che ovviamente sottintende "Se non lo capisco io non dovevi scriverlo così, il torto è tuo". Questo potrebbe portare a chiedervi se questo libro è troppo sofisticato per voi. La mia risposta è: solo se volete che lo sia. Sicuramente si tratta di un libro che, oltre a coinvolgerli, mette alla prova i lettori, spingendoli ad accendere il cervello e magari anche ad approfondire - per poter avere una piena comprensione - caratteristiche che personalmente trovo tanto rare quanto gradite, e penso che dovremmo ringraziare l'autrice per la possibilità che ci ha dato e goderci la sfida.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: I luminari
  • Titolo originale: The Luminaries
  • Autore: Eleanor Catton
  • Traduttore: Chiara Brovelli
  • Editore: Fandango
  • Data di Pubblicazione: Maggio 2014
  • ISBN-13: 9788860444202
  • Pagine: 971
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 28,00 Euro

25 luglio 2014

Man Booker Prize 2014: la lista dei romanzi candidati

Mercoledì 23 è stata diramata la lista ufficiale del Man Booker Prize 2014, riconoscimento letterario istituito nel 1968 e assegnato al miglior romanzo in lingua inglese pubblicato ogni anno. Da quest'anno il premio è aperto a qualsiasi autore anglofono, non solo, come accadeva in passato, a quelli del Commonwealth, dell'Irlanda e dello Zimbabwe.
Vi presentiamo qui di seguito i tredici romanzi che il 9 settembre si contenderanno il posto nella shortlist finalista.



Svegliamoci pure, ma a un'ora decente (To Rise Again at a Decent Hour) di Joshua Ferris (Neri Pozza, Viking)

Paul O’Rourke vive a New York in un appartamento su due livelli con vista sulla Brooklyn Promenade. Va a cena tre o quattro volte a settimana da chef con regolare possesso di stelle Michelin, infanzie trascorse nella valle del Rodano, show televisivi. Si aggira in luoghi dove le scorte di vino da sole fanno sembrare l’Impero romano una zona depressa del Kansas. Ha uno studio di dentista che occupa metà del piano terra di un condominio dietro Park Avenue, la strada più elegante del mondo, dove i portieri si vestono con tanto di guanti e berretto e aprono le porte ad anziane vedove con cagnolino. È capace di lavorare in cinque postazioni situate in cinque sale diverse, e di fare, così, soldi a palate. Tifa per i i Red Sox che, nel 2004, soffiarono persino il titolo agli Yankees e vinsero le World Series. In una sola estate, per due mesi, ha anche profuso tutte le sue energie migliori nel golf. E, tuttavia, Paul O’Rourke ha un grave problema: tutte queste cose che racchiudono la sua vita gli appaiono soltanto parti. E le parti – e qui viene la fregatura – non sono tutto. Uno studio di dentista di successo non è tutto, i Red Sox, il lavoro, lo svago, gli chef, niente può essere veramente tutto, se ciascuna cosa riesce a occupare perfettamente il tempo soltanto per un certo periodo. Persino Connie, la ragazza con cui ha avuto un’intensa relazione, non può essere tutto. Ipocrita come tutte le anime poetiche, Connie in America non metterebbe mai piede in una chiesa, ma in Europa si precipiterebbe subito dalla pista dell’aeroporto al transetto, come se il Dio di Dante e di Bach non aspettasse che il suo arrivo da secoli. Paul O’Rourke avrebbe l’assoluta certezza di aver sprecato la sua vita, se una serie inaspettata di eventi non mutasse radicalmente il corso della sua insignificante esistenza, destinata a trascinarsi nell’abisso come una pallina di golf sull’orlo della buca. Un giorno capita nel suo studio un tipo bizzarro che, dopo essersi fatto estrarre un dente rovinato da una maldestra otturazione, gli sussurra con l’alito acre da anestetico: «Sono un ulm, e lo è anche lei!».
Qualche tempo dopo qualcuno crea un sito web del suo studio, completo di profili di tutti i suoi collaboratori e di una sua biografia colma di citazioni tratte dall’Antico Testamento. E lo «sputtanamento online» appare tutt’altro che tale. Chi parla a nome del «Dottor Paul C. O’Rourke, medico dentista», inviando messaggi sui blog e sulle bacheche facebook di mezzo mondo, lo fa non con idiozie inframmezzate da incomprensibili geroglifici, ma con pensieri profondi sullo stato presente e sulle cose ultime del mondo. Splendida conferma del talento dell’autore di E poi siamo arrivati alla fine, Svegliamoci pure, ma a un’ora decente è uno dei romanzi più attesi sulla scena letteraria internazionale odierna.


The Narrow Road to the Deep North di Richard Flanagan (Chatto & Windus)

La storia di Richard Flanagan — su Dorrigo Evans, medico australiano ossessionato da una relazione con la moglie di suo zio - spazia dalle grotte dei cacciatori di frodo della Tasmania agli inizi del ventesimo secolo fino a un albergo in riva al mare nel precario pre-guerra, da una prigione nella giungla tailandese a un festival della neve giapponese, dai patiboli di Changi a un casuale incontro tra amanti sul Sydney Harbour Bridge.
The Narrow Road to the Deep North, che trae il suo titolo dal diario di viaggio di Basho, poeta di haiku del diciassettesimo secolo, parla dell'impossibilità dell'amore. Il suo momento più alto è una giornata in un campo di lavoro giapponese, nell'agosto 1943. Mentre il giorno prosegue verso il suo terribile climax, Dorrigo Evans combatte e fallisce nel tentativo di salvare la vita dei suoi compagni prigionieri di guerra, un uomo viene ucciso senza alcuna ragione, e prende vita una storia d'amore.


We Are All Completely Beside Ourselves di Karen Joy Fowler (Serpent's Tail)

Vieni a incontrare la famiglia Cooke. La nostra narratrice è Rosemary. Da bambina non la smetteva mai di parlare; da ragazza si è avvolta nel silenzio: il silenzio dell'amnesia intenzionale, della barriera protettiva. Le è successo qualcosa, qualcosa di così terribile che l'ha sepolto nei recessi della sua mente.
Adesso il suo adorato fratello è un fuggitivo, ricercato dall'FBI per terrorismo domestico. E sua madre, un tempo vivace, è l'ombra di se stessa, e il suo sveglio e prepotente padre è diventato un uomo distante e meditabondo.
E Fern, l'amatissima sorella di Rosemary, sua complice nelle loro birichinate infantili? Quello di Fern è un destino che la famiglia, in tutta la sua innocenza, non avrebbe mai potuto immaginare.


The Blazing World di Siri Hustvedt (Sceptre)

Con The Blazing World l'autrice di bestseller internazionali Siri Hustvedt torna al mondo artistico newyorkese nel suo romanzo più magistrale e incalzante dopo Quello che ho amato. Hustvedt racconta la provocante storia del'artista Harriet Burden. Dopo aver visto il suo lavoro ignorato e bocciato dai critici per anni, Burden conduce un esperimento che chiama mascheramento: presenta i suoi lavori celata da tre maschere da uomo, nascondendo la sua identità femminile.
Le tre mostre personali hanno successo, ma quando Burden finalmente viene alla ribalta rivelandosi come l'artista che sta dietro alle mostre, alcuni critici non le credono. Lo scandalo pubblico esplode durante la mostra finale, inizialmente presentata come il lavoro dell'acclamato artista Rune, che tuttavia nega il ruolo di Burden nelle creazioni. Ciò di cui nessuno dubita, in ogni caso, è che i due artisti erano coinvolti in una relazione. Come rivela il diario di Burden, lei e Rune si erano trovati incastrati in un gioco difficile e pericoloso finito con la bizzarra morte dell'uomo.
Ingegnosamente presentato come una raccolta di testi compilata dopo la morte di Burden, The Blazing World si dipana attraverso molteplici prospettive. L'esuberante Burden parla - con tutta la sua gioia e la sua rabbia - attraverso estratti dai suoi taccuini, mentre critici, fan, familiari e altri personaggi si esprimono contraddittoriamente su chi Burden fosse realmente e su quale fosse la verità.
Opera di una delle scrittrici più ambiziose e riconosciute a livello internazionale della sua generazione, The Blazing World è un polifonico tour de force. Un puzzle complesso e diabolico che esplora il fatuo potere del pregiudizio, del denaro, della fama e del desiderio.


J di Howard Jacobson (Jonathan Cape)

Quale paese non è un ossario della sua stessa storia?
Due persone si innamorano in un mondo dove il passato è un paese pericoloso, di cui non si deve parlare e che non può essere visitato. Quando scopriranno da dove vengono e dove stanno andando, verrà loro rivelata una verità più grande e sconvolgente.
Kevern non sa perché i suoi parenti gli poggino due dita sulle labbra quando cerca di pronunciare una parola che inizia per J. Non è mai il momento o il luogo adatto per far domande. Anche Ailinn è cresciuta all'oscuro di chi fosse e da dove venisse. Al loro primo appuntamento Kevern le bacia i lividi sugli occhi. Non chiede chi la ferisce. La brutalità è diventata cosa ordinaria. Non sono nemmeno sicuri se si siano innamorati per loro scelta o se qualcuno li abbia spinti l'uno tra le braccia dell'altra. Ma chi avrebbe dovuto spingerli, e perché?
Aleggia sulle vite di tutti i personaggi di questo romanzo una grave catastrofe, un evento passato avvolto nel sospetto, nella negazione e nelle scuse, a cui ci si riferisce con ciò che è successo, se mai è successo.
Tenero e terrificante, J merita di essere menzionato insieme a 1984 e Il mondo nuovo.


The Wake di Paul Kingsnorth (Unbound)

Tutti conoscono la data della Battaglia di Hastings. Ma pochissime persone sanno cos'è successo in seguito... Ambientato tre anni dopo l'invasione normanna, The Wake racconta la storia di una frammentaria banda di guerriglieri che prese le armi contro gli invasori.
Ispirato con precisione agli avvenimenti storici noti sulla quasi dimenticata guerra di resistenza che si propagò in tutta l'Inghilterra nei dieci anni successivi al 1066, The Wake è una storia di vite brutalmente spezzate, un racconto di dèi perduti e visioni spettrali, narrata da un uomo delle paludi del Lincolnshire testimone della fine del suo mondo. Scritto in quella che l'autore descrive come "una lingua oscura" (una versione dell'Antico Inglese rimodernata in modo da poter essere comprensibile ai lettori moderni), The Wake restituisce la vita interiore di un anglosassone con un'accuratezza e immediatezza rare nella narrativa storica. Entrare nel mondo di Buccmaster significa immergersi potentemente nell'assoluta estraneità del passato.


The Bone Clocks di David Mitchell (Sceptre)

In una sonnolenta giornata d'estate del 1984, l'adolescente in fuga Holly Sykes incontra una strana donna che le offre una piccola gentilezza in cambio di "asilo". Passeranno decenni prima che Holly comprenda esattamente che tipo di asilo la donna stesse cercando...
The Bone Clocks segue le svolte e i colpi di scena della vita di Holly, dalla sua adolescenza segnata a Gravesend fino alla maturità nella costa atlantica irlandese mentre le riserve di petrolio dell'Europa vanno esaurendosi. Una vita non così lontana dall'ordinario, eppure punteggiata da lampi di precognizione, visite da persone che emergono dal nulla e brevi strappi alle leggi della realtà. Perché Holly Sykes - figlia, sorella, moglie, guardiana - è anche l'ignara pedina di una sanguinosa faida giocata nelle tenebre e ai margini del nostro mondo, e forse se ne dimostrerà anche l'arma decisiva.
Thriller metafisico, riflessione sulla mortalità e cronaca dei tempi che si ripiegano su se stessi, questo romanzo caleidoscopico brilla del genio inventivo che ha fatto di David Mitchell uno dei più celebrati scrittori della sua generazione. Una prova di narrativa suggestiva e memorabile.


The Lives of Others di Neel Mukherjee (Chatto & Windus)

Mamma, sono stanco di divorare, di prendere e afferrare e usare. Sono così pieno che mi sembra di non riuscire più a respirare. Me ne vado per cercare un po' d'aria, un posto in cui riuscire a purificarmi, a mettere da parte la vita che mi è stata data per farmene una nuova. Mi sento come se vivessi in una casa presa in prestito. E' tempo che ne trovi una mia. Perdonami.
Calcutta, 1967. All'insaputa della sua famiglia, Supratik è rimasto coinvolto in un pericoloso attivismo politico estremista. Spinto dall'idealistico desiderio di cambiare la sua vita e il mondo che lo circonda, sparisce lasciandosi dietro solo questo biglietto.
Gli anziani patriarchi della sua famiglia, i Ghoshe, presidiano la loro grande tenuta, inconsapevoli che sotto la superficie appena increspata delle loro vite qualcosa si sta muovendo. Non si tratta solo delle velenose rivalità tra cognate, dei segreti distruttivi, del collasso degli affari familiari, ma proprio del disfarsi di una famiglia mentre la società che la circonda va frantumandosi. Perché questo è un momento di turbolenza, di cambiamento inevitabile e inarrestabile: l'abisso tra generazioni e tra coloro che hanno e coloro che non hanno non è mai stato più grande.
Ambizioso, ricco e compassionevole, The Lives of Others anatomizza l'anima di una nazione dipanando una storia familiare. Un romanzo che affronta molti temi, compresi i limiti dell'empatia e il significato dell'azione politica, e che suscita le domande: come immaginiamo il nostro posto nel mondo tra gli altri? Può essere re-immaginato? E a quale costo? Questo è un romanzo di indescrivibile potenza e di impatto emozionale.


Us di David Nicholls (Hodder & Stoughton)

David Nicholls riporta tutto l'ingegno e l'intelligenza di One Day in questo nuovo libro brillante e dolceamaro, che delizierà i suoi fan e gli porterà nuovi lettori. Romanzo sull'amore e sulla famiglia, su mariti e mogli, su genitori e figli, la sua pubblicazione sarà senza dubbio uno dei principali eventi letterari del 2014.


The Dog di Joseph O'Neill (Fourth Estate)

L'autore del premiato bestseller Netherland ci regala ora il suo nuovo romanzo a lungo atteso e inaspettatamente diverso: un racconto di alienazione e dolore ambientato a Dubai.
Sconvolto dalla rottura con la sua fidanzata, il nostro eroe senza nome lascia New York per assumere uno lavoro inconsueto in una strana metropoli deserta. Nella Dubai all'apice della sua ridefinizione come futuristica Shangri-la, deve vedersela con la sua nuova posizione di amministratore familiare dei capricciosi e ricchissimi Batros. E, ancor più disperatamente, con la "cuccia", un'inevitabile sensazione di colpevolezza che lo fa sentire sempre in trappola, anche quando deve andare al bagno, leggere un'e-mail o fare scuba diving.
Esplorazione divertente e filosoficamente profonda di cosa ne è stato del progresso morale dell'umanità, The Dog è narrato con l'eloquenza, l'empatia e la maestria nel raccontare caratteristiche di O'Neill. E' una favola dei nostri tempi globalizzati, brillante e originale, e dolorosamente divertente.


Orfeo di Richard Powers (Atlantic Books)

Se Powers fosse uno scrittore americano del diciannovesimo secolo probabilmente sarebbe Herman Melville, l'autore di Moby Dick. La sua figura è altrettanto grande, ha scritto Margaret Atwood (New York Review of Books). Di certo, dal suo debutto nel 1985 con Three Farmers on Their Way to a Dance, Richard Powers ha stupito i suoi lettori con romanzi dall'ampio raggio, dalla tecnica stupefacente, e che esplorano con precisione il mondo della musica, dell'arte, della letteratura e della tecnologia. In Orfeo, Powers racconta la storia di un uomo che viaggia nel passato fuggendo disperatamente dal presente. Il compositore Peter Els una sera apre la porta, ritrovandosi sulla soglia la polizia. Il suo laboratorio domestico di microbiologia, l'ultimo degli esperimenti di una vita per [scoprire la musica in fantasiosi schemi], ha destato i sospetti della Homeland Security. Terrorizzato dall'irruzione, Els si trasforma in un fuggiasco. Mentre si propaga l'isteria, alimentata da internet, Els il "Bach Bioterrorista" torna a trovare per l'ultima volta le persone che ama e che hanno plasmato la sua carriera musicale. Con l'aiuto della sua ex moglie, della figlia e del suo collaboratore di lunga data, Els idea un piano per trasformare il suo disastroso scontro con la sicurezza nazionale in un'opera d'arte che risveglierà il suo pubblico ai suoni che lo circondano. Il risultato è un romanzo che si eleva nello spirito e nel linguaggio, da uno scrittore forse tra i più ambiziosi in America (Kevin Berger, San Francisco Chronicle).


How to be Both di Ali Smith (Hamish Hamilton)

How To Be Both è un romanzo completamente incentrato sulla versatilità dell'arte. Ispirandosi alla tecnica pittorica dell'affresco per creare un'originale opera letteraria a scoppio ritardato, è una veloce conversazione multigenere che spazia tra forme, tempi, verità e finzioni. C'è un artista rinascimentale del 1460. C'è il figlio di un figlio del 1960. Due storie d'amore e d'ingiustizia che si intrecciano in un racconto singolare in cui il tempo diventa eterno, la struttura diventa gioco, la conoscenza diventa mistero e la finzione diventa realtà, e tutte le certezze della vita diventano una seconda possibilità.


History of the Rain di Niall Williams (Bloomsbury)

Ruth Swain, figlia di un poeta morto, è costretta a letto. A casa da scuola, dopo aver avuto un collasso, cerca di ritrovare suo padre attraverso le storie e le generazioni della storia di famiglia, a County Clare. Per far ciò Ruthie si rivolge ai 3958 volumi impilati che suo padre si è lasciato dietro. La sua intera, vasta libreria, spostata vicino al suo letto, attraverso cui Ruthie si ripromette di farsi strada mentre è ancora viva.




N.B. Sinossi tratte da Amazon o dal sito del Man Booker Prize, traduzione di Sakura

19 novembre 2013

Wolf Hall - Hilary Mantel

L’Inghilterra all’inizio del 1500 è in un vicolo cieco, a un passo dal disastro. Se il re morisse senza un erede maschio, il Paese sarebbe condannato a una guerra civile. Enrico VIII vorrebbe annullare il suo matrimonio e sposare Anna Bolena, ma il Papa e la maggioranza dei regnanti d’Europa si oppongono. Sarà Thomas Cromwell ad occuparsi di questa impasse: figlio di un fabbro di Putney, uomo capace di redigere un contratto come di addestrare un falco, disegnare una mappa e sedare una rissa, arredare una casa così come di corrompere una giuria. Architetto machiavellico del regno di Enrico VIII e artefice dei destini della dinastia dei Tudor, il protagonista del pluripremiato romanzo di Hilary Mantel emerge in tutta la sua contraddittoria umanità: nonostante le sue umili origini, quest’uomo venuto dal nulla, dedito ai mestieri più disparati - mercenario in Francia, banchiere a Firenze, commerciante di tessuti ad Anversa – in virtù delle sole doti intellettuali sarà in grado di rompere le rigide regole della società inglese e rialzarsi da una drammatica situazione personale, e di lui si servirà il re per ottenere il divorzio da Caterina d’Aragona e unirsi ad Anna Bolena, dando così un nuovo corso alla storia della chiesa d’Inghilterra.

Recensione

Non c'è bisogno di essere appassionati di storia per conoscere Enrico VIII e la sua ossessione per la ricerca di un erede maschio, che costarono al cristianesimo uno scisma come mai visti prima e alle sue sei mogli ben più di qualche grattacapo (in effetti alcune di loro si ritrovarono presto senza più alcun "capo" da grattare). Enrico e le sue disavventure matrimoniali hanno investito la casata dei Tudor di un fascino che dura tuttora, e dimostrato dalla sequela di romanzi, film e telefilm dedicati a quest'epoca storica, ultimo fra i quali la serie HBO "I Tudors". Se avete seguito il telefilm (e siete riuscite a staccare gli occhi per un attimo dal labbrone sensuale di Jonathan Rhys-Meyers per districarvi nel garbuglio di intrighi, alleanze e parentele che governavano le sorti della corte inglese) avrete forse notato un meschino personaggio dall'aria infida e calcolatrice che sarà il principale artefice della rovina di Anna Bolena.

Ecco, quello è Thomas Cromwell, ed è lui il nostro eroe.

La storia, si sa, è scritta dai vincitori, per cui la tradizione cattolica e la cultura illuminista ci hanno per secoli inculcato l'immagine agiografica di Tommaso Moro illuminato pensatore disposto a morire per difendere le sue idee sulla supremazia del Papa a capo della Chiesa, vittima di un tiranno crudele, Enrico, e di una prostituta d'alto bordo, la Bolena.
Hilary Mantel ribalta questa prospettiva e sceglie per il suo racconto l'antieroe per eccellenza, un uomo, Thomas Cromwell, che la storia ci ha consegnato come un arrivista senza scrupoli dal passato oscuro, celebre per i suoi intrighi che ne favorirono la sfavillante ascesa e la rovinosa caduta.
Basandosi sui fatti storici, l'autrice ci regala una diversa comprensione del Cromwell politico ma soprattutto del Cromwell uomo, non più una figura guidata dalla cieca ambizione ma un padre, un marito, un fratello deciso a ribaltare le sorti di un infanzia povera e violenta per offrire alla sua famiglia una posizione sicura e un benessere duraturo. Il racconto prende il via proprio da quest'infanzia, dal nostro eroe a terra in una pozza del suo sangue, ridotto in fin di vita dai calci e pugni del padre. E' un breve guizzo, un piccolo prologo prima di saltare avanti di un paio di decadi, dopo gli anni passati a combattere in mezza Europa, le istruttive esperienze coi mercanti italiani e fiamminghi, i contatti con le menti più coraggiose del fuoco riformista avviato da Martin Lutero, un balzo che ci porta direttamente alla corte di Enrico al servizio dell'allora onnipotente cardinale Wolsey. Da qui in poi è una corsa a capofitto verso la cima, raggiunta dribblando la caduta di Wolsey, a cui resterà comunque fedele fino all'ultimo, le cacce alle streghe di Moro, le macchinazioni dei Bolena, gli scatti d'ira di Enrico e le crisi di gelosia del suo seguito di conti, duchi e cardinali, grazie a una combinazione di arguzia, competenza e una giusta dose di sfacciataggine.

Ma al di là della mente brillante e la lingua tagliente è il Cromwell privato che conquista il lettore, il marito fedele e il padre coscienzioso, l'uomo che trae la sua essenza dalla sfera familiare tanto che, quando il destino lo priva dei suo capisaldi uno ad uno con metodicità incessante, egli provvede a ricrearsi una nuova famiglia prendendo in casa lontani parenti, pupilli e perfino impiegati che alleverà come figli propri. Il calore e l'intimità che permeano la quotidianità di quest'uomo imponente sono esaltate dallo stile confidenziale scelto dalla Mantel, una narrazione in terza persona dal punto di vista del protagonista e interamente al presente, per ribadire che no, non ci stiamo occupando di una figura oscura morta e sepolta da secoli, ma di un essere umano vero, vivo, vibrante di passioni che ha lasciato nella storia un'impronta indelebile che si scorge ancora oggi. Il continuo alternare il racconto degli eventi con i pensieri di Cromwell e le conversazioni riportate in discorso indiretto, come un unico stream of consciousness, unito con l'abitudine a riferirsi al protagonista con il semplice pronome "egli" a volte renda la narrazione veramente difficile da comprendere ma ha il vantaggio di annullare qualsiasi barriera fra lettore e personaggi dando al sensazione reale di trovarsi nella mente di Cromwell stesso.

Il suo sguardo attento e disincantato vede oltre i capricci lussuriosi di Enrico e coglie un sovrano tanto determinato a cambiare il corso della storia quanto tormentato dai dubbi e i sensi di colpa; intuisce la fredda determinazione di Anna Bolena e il fascino di una personalità capace di far dimenticare a ogni uomo una carnagione giallognola e un petto troppo piatto; soprattutto percepisce la natura fondamentalmente sadica di un uomo, Tommaso Moro, che la Chiesa venera come un campione della cristianità sorvolando sull'intransigenza che l'ha portato a ricorrere alle più crudeli forme di tortura verso chiunque sospettasse di eresia e ad essere incapace dei più banali gesti di compassione verso i suoi stessi familiari.

Certo alcuni storceranno il naso di fronte a questa nuova prospettiva degli eventi, ed è indubbio che alcune parti siano state romanzate, tuttavia ho molto apprezzato come la Mantel, pur non tacendo sull'arguzia e l'intraprendenza del suo eroe, abbia saputo smantellare l'immagine di un arrivista senza scrupoli liberando queste qualità dal pregiudizio che Cromwell ha da sempre subito in quanto unico commoner, uomo del popolo, nelle camere del potere, fino ad allora "territorio di caccia" esclusivo di nobili e alti prelati.
Ho già il seguito nella "to-read" list.


The Thomas Cromwell Trilogy
  • Wolf Hall (Wolf Hall, 2011, Fazi) - Vincitore del Man Booker Prize 2009
  • Anna Bolena, una questione di famiglia (Bring up the bodies, 2013, Fazi) - Vincitore del Man Booker Prize 2012
  • The Mirror and the Light (inedito, pubblicazione prevista per il 2015)

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Wolf Hall
  • Titolo originale: Wolf Hall
  • Autore: Hilary Mantel
  • Traduttore: Giuseppina Oneto
  • Editore: Fazi
  • Collana: Le Strade
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788864111957
  • Pagine: 784
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - Euro 18,00

16 ottobre 2013

The Luminaries di Eleanor Catton vince il Man Booker Prize 2013

Eleanor Catton è la più giovane vincitrice del Man Booker Prize for Fiction, il premio che annualmente viene assegnato al miglio romanzo in lingua inglese da un cittadino del Commonwealth delle nazioni, dell'Irlanda o dello Zimbabwe.
La Catton, neozelandese, trionfa a soli 28 anni su candidati di maggior esperienza (alcuni dei quali già candidati al premio in precedenza) grazie al suo secondo romanzo, The Luminaries, che trongcon le sue 832 pagine è anche il romanzo più lungo ad essersi mai aggiudicato il Booker Prize.
Tra le motivazioni della vittoria espresse dai giurati ieri sera alle 22 quando hanno annunciato il premio in una cerimonia trasmessa in diretta dalla BBC, vi sono la "sorprendente maturità e equilibrio" dell'opera che conferma il momento favorevole per il genere del romanzo storico, dopo le due vittorie di Hilary Mantel, nel 2009 e l'anno scorso, per la sua serie dedicata a Thomas Cromwell.


L'autrice. Eleanor Catton è nata in Canada nel 1985 da genitori neozelandesi e dopo un'infanzia trascorsa a Christchurch si è nuovamente trasferita in Nuova Zelanda all'età di 6 anni. Dopo aver studiato inglese all'Università di Canterbury ha conseguito un master in Scrittura Creativa presso l'Istituto di Lettere Moderne alla Victoria University di Wellington.
Nel 2007 pubblica il suo primo romanzo The Reharsal (La prova - Fandango) per il quale vince un Adam Award e grazie al quale inizia a farsi un nome, tanto che nel 2009 verrà definita "la ragazza d'oro del romanzo di quest'anno". Nel 2013 pubblica la sua seconda opera, The Luminaries, ancora inedito in Italia.
Catton vive e lavora a Aukland, dove insegna scrittura creativa presso il Manukau Institute of Technology.


Il libro. Siamo nel 1866 e Walter Moody è arrivato a cercar fortuna tra i giacimenti auriferi della Nuova Zelanda. Nella tempestosa notte del suo arrivo, egli incappa in un incontro segreto fra dodici uomini del posto, che si erano riuniti per discutere una serie di crimini irrisolti.
Un uomo ricco è scomparso, una prostituta ha tentato di togliersi la vita e un'enorme fortuna è stata scoperta a casa di un ubriacone senza speranza. Moody è immediatamente trascinato nel mistero: un ordito di coincidenze e colpi di fortuna più complesso e intricato del cielo stellato.



  • Titolo: The Luminaries
  • Autore: Eleanor Catton
  • Editore: Little, Brown and Co.
  • ISBN-13: 9780316074315
  • Anno di pubblicazione: 2013
  • Pagine: 832
  • Formato - prezzo: Hardcover - 17,53 dollari
  • 20 febbraio 2013

    Il senso di una fine - Julian Barnes

    La vita di Tony Webster è stata un fiume relativamente tranquillo, da costeggiare al riparo di scelte ragionevoli e sistematici oblii. Ora però la lettera di un avvocato che gli annuncia un'inattesa quanto enigmatica eredità sommuove il termitaio poroso del passato, e il tempo irrompe nella noia del presente sotto forma di parole risalenti all'adolescenza, quando Tony procedeva all'educazione morale, sentimentale e sessuale che ne avrebbe fatto, inavvertitamente come spesso accade, l'adulto che è. Il percorso a ritroso nelle zone d'ombra della vita, con i suoi dolori inesplorati e i suoi segreti, diventa così riflessione sulla fallacia della storia, «quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione», secondo il geniale amico dei tempi del liceo, Adrian Finn. Ed è dunque a quel punto di congiunzione, ai ricordi imperfetti come ai documenti inadeguati, che il vecchio Tony deve ora guardare per comprendere le vicissitudini del Tony giovane. Come ha potuto la ragazza di allora, Veronica Ford, preferirgli l'amico raffinato e brillante, Adrian? Ci sono solo Camus e Wittgenstein dietro l'estrema decisione di Adrian? Da che cosa ha voluto metterlo in guardia tanti anni prima la madre della ragazza? Perché a distanza di quarant'anni Veronica ritorna nella sua vita con un bagaglio di silenzi e il rifiuto di dargli ciò che è suo? Gli indizi da studiare tessono un filo d'Arianna di reminiscenze inaffidabili, ipotesi errate e parole d'ordine ribadite; di fatti, nomi e immagini giustapposti a intuizioni filosofiche e rivelazioni poetiche; di un corpus di parole interne al testo - lettere, e-mail, pagine di diario - ed esterne a esso, nella forma di rimandi espliciti o più spesso impliciti al sapere che puntella l'assunto ideale del romanzo: da Stefan Zweig a Philip Larkin (il «poeta» senza nome cui il narratore più volte si richiama), dall'immaginario Patrick Lagrange al Flaubert di Madame Bovary (significativamente citato nel modo quasi-esatto che la memoria consente) fino a Frank Kermode, con il cui testo chiave questo romanzo condivide il titolo, l'insistenza sul ruolo del tempo e il proposito di «dare un senso al modo in cui diamo un senso al mondo». Tempo e memoria. Con quelli si entra nel libro, attraverso la lista di flashback che il tempo ha cristallizzato in immagini. La memoria di Tony Webster predilige ricordi d'acqua, nel cui fluire controcorrente passa il racconto della sua sommersa inquietudine.

    Recensione

    "Proprio non ci arrivi. Non l'hai mai fatto e mai lo farai. Quindi smetti proprio di provarci"

    Ammetto che tra tutte le significative citazioni che sono state tratte da questo libro, quest'atto d'accusa un po' esasperato che il protagonista Tony Webster si sente ripetere a più riprese dall'ex fidanzata non è sicuramente tra le più profonde, tuttavia trovo che sia una delle più emblematiche nel rappresentare uno dei punti cardini del romanzo, sia per Tony che per i lettori.

    "Proprio non ci arrivi".
    Ogni volta che gli occhi cadono su queste quattro parole è impossibile non stupirsi nuovamente della capacità di Julian Barnes di produrre un racconto così breve (150 pagine, per molti dei romanzi che ho letto ultimamente non sarebbero nemmeno l'introduzione!) eppure così denso, complesso, multisfaccettato.

    Vincitore del Man Booker Prize 2011, Il senso di una fine è una detective story mascherata da libro di memorie, una satira nascosta fra le righe di una riflessione esistenzialista, un saggio sulla ciclicità del tempo inserita in uno studio dei meccanismi della storia.

    Tony Webster è un uomo sulla sessantina che può vantarsi di aver vissuto una vita pacifica e, entro certi limiti, piacevole. Per tutta la sua vita ha sempre percorso strade collaudate, un lavoro sicuro, un matrimonio sereno, perfino un divorzio sereno, pochi rapporti interpersonali, nessun legame profondo, nessuno scossone. Almeno fino a che inaspettatamente egli non riceve in eredità dalla madre di un'ex-fidanzata, Veronica, una modesta somma di denaro e il diario di Adrian, un vecchio compagno di scuola con cui aveva interrotto bruscamente i rapporti in gioventù, finito nelle mani dell'anziana signora per motivi in apparenza inspiegabili. Le difficoltà nel recuperare il diario da Veronica, che nel frattempo si è impossessata di tutti i beni della madre defunta, innescano per Tony un viaggio nel mondo dei ricordi che lo costringerà non solo a riaffrontare momenti estremamente dolorosi da cui aveva inconsciamente tentato di fuggire, ma anche a rivalutare interamente la propria esistenza e il ruolo avuto in quella degli altri.

    A differenza di quanto avviene nella maggioranza dei commenti in rete, di più non voglio dire sulla trama di questo romanzo e sui suoi numerosi colpi di scena, non solo per un banale desiderio di "non rovinare la sorpresa ai lettori" ma perché credo sia fondamentale per la comprensione sia del racconto che della psicologia del protagonista che le rivelazioni che si susseguono vengano affrontate proprio nel momento in cui l'autore decide di svelarcele. Andatevi a leggere il libro e assaporatevi ogni parola, tenendo presente che dietro lo stile apparentemente semplice di Barnes si nasconde un meccanismo perfettamente costruito in cui nessun dettaglio, nessuna citazione è lasciata al caso.

    Il libro è diviso in due parti: una prima, più breve, dove Tony ripercorre la sua esperienza di studente liceale e la nascita dell'amicizia con il brillante e maturo Adrian fino all'improvviso crollo dei rapporti fra i due, e una seconda ambientata nel presente in cui assistiamo agli sforzi di Tony per recuperare il diario di Adrian e nel contempo rimettere insieme il puzzle del proprio passato.

    La prima parte ha una struttura in apparenza semplice e lineare, il protagonista riguarda a se stesso adolescente con un misto di ironia e compiacenza, la sua storia non molto diversa da quella di tanti liceali che si affacciano al mondo pieni di speranze e anche un briciolo di arroganza, convinti di essere destinati ad un grande futuro. L'amicizia, il rapporto con i genitori, le prime ragazze, il sesso, nulla di particolarmente inaspettato, non fosse che già qui l'autore semina indizi sottili mettendo in guardia il lettore attento, esortandolo fra le righe a non credere ad ogni parola che gli viene raccontata.

    "Quante volte raccontiamo la storia della nostra vita? Quante volte editiamo, abbelliamo, facciamo astute rimozioni? E più a lungo la vita prosegue, meno sono quelli attorno a noi che possono contestare il nostro racconto, ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che abbiamo raccontato sulla nostra vita. Raccontato agli altri, ma - soprattutto - a noi stessi."

    Nella seconda parte Tony viene lentamente allo scoperto: a ogni pagina il lettore impara a comprendere che narratore inaffidabile egli sia veramente. La narrazione si fa più frammentata perché rincorrere i propri ricordi non è esattamente come ritrovare i pezzi di un puzzle, è un processo frammentario, confuso e spesso pieno di sorprese, per cui il filone di trama che segue il filone della detective story si scontra con le introspezioni ed il filosofeggiare di Tony. La sua tranquilla vita diventa improvvisamente piena di irrequietezza man mano che il passato prende forma e il rimorso, il senso di colpa e il disprezzo per la propria vana esistenza diventano compagni fissi delle sue giornate.

    "La Storia è quella certezza nata nel momento in cui le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione."

    E proprio quando il lettore si convince di avere pienamente compreso ciò che l'autore gli sta dicendo un ultimo inaspettato colpo di scena riporta lui e il protagonista al punto di partenza.

    "Proprio non capisci". Proprio non capiamo. Totalmente conquistati dalle splendide riflessioni sulla fallacità della memoria, la soggettività della storia, non ci siamo accorti di cosa Barnes sta dicendo su Tony e su noi stessi, non abbiamo notato che questa specie di detective story un po' filosofica non è altro che una velata satira dell'egocentrismo umano, dell'incosequenzalità dei nostri gesti. Se Tony non sbaglia nel valutare che la povertà emotiva della sua esistenza sia il risultato della sua scelta di vivere una vita "con il freno a mano tirato", solo dopo la rivelazione finale egli capisce davvero che le sue elucubrazioni essenzialmente egocentriche mai l'avrebbero portato a comprendere il ruolo delle sue azioni passate nel fato di Adrian e Veronica e la riluttanza di Veronica nel fornire il diario di Adrian.

    Allo stesso modo, solo arrivato alla fine il lettore capirà (forse) in quale astuti girotondo di indizi e fraintendimenti è stato trascinato e quanto la sua capacità di intuizione sia stata sfidata.

    Se la capacità di generare accesi dibattiti è una prova della compiutezza di un'opera, allora possiamo sicuramente affermare che il libro di Barnes è un'opera riuscitissima.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Il senso di una fine
    • Titolo originale: The sense of an ending
    • Autore: Julian Barnes
    • Traduttore: Susanna Basso
    • Editore: Einaudi
    • Data di Pubblicazione: 2012
    • ISBN-13: 9788806211561
    • Pagine: 160
    • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - Euro 14,00 
     

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