Visualizzazione post con etichetta Vittoria A. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vittoria A. Mostra tutti i post

4 marzo 2012

Intervista a Paul Jarvis, autore di "Dio non sta bene"

L'autore

Nato e cresciuto insieme ai suoi otto fratelli a Birkenhead, Inghilterra, Paul Andrew Jarvis ha studiato Lingua e Letteratura Francese e Inglese all’Università di Sheffield. Ha poi conseguito il diploma post laurea per l’Insegnamento delle Lingue Moderne al Goldsmiths’ College, Università di Londra.
Dopo aver insegnato per due anni all’Université du Maine a Le Mans in Francia, si è trasferito a Bari, dove vive da 22 anni. Insegna lingua inglese all’Università degli Studi di Bari e al Politecnico di Bari. Lavora inoltre come traduttore.
E’ autore di Misery Puss – MicioMusone (ExtremaThule, 2009), un racconto bilingue per bambini, e di due blog, Bari Blogs (lingua italiana) e Mediterranean Scouse (lingua inglese), che non sono per bambini. Dio non sta bene è il suo primo romanzo.






Il libro

Demoralizzato dall’indifferenza di Faccia Sgualcita, la ragazzina che adora, e dal misero declino della sua squadra del cuore, l’Everton, a dieci anni Michael McBride nutre sempre più riserve sull’affidabilità del Dio a cui i suoi terribili insegnanti e quella fondamentalista cattolica di sua nonna vorrebbero che lui pregasse giorno, notte e anche quando sta sul cesso. Intanto, man mano che si avvicina la fine del millennio, l’Onnipotente stesso inizia a sentire gli effetti della vecchiaia: il suo Telecomando Divino sta dando di matto, sta bevendo più di quanto dovrebbe e, con grande preoccupazione di suo figlio Gesù, sta cominciando a plagiare Shakespeare.
Attraverso gli occhi di un Creatore fiacco ma furibondo, questo romanzo irreverente segue Michael dalla sua infanzia nel Merseyside degli anni ’70, alle sfrenate avventure sessuali della sua giovinezza, fino allo sconcertante faccia a faccia finale tra gli uliveti della Puglia. Dio non sta bene (tradotto dall'inglese da Angela Castellano) è pubblicato da Le Bolle Blu Edizioni.



L'intervista



1. Ciao Paul, innanzitutto complimenti per il tuo libro Dio non sta bene. Un’opera che regala al lettore una storia interessante, carica di partecipazione intellettuale e di un’ironia che rende ogni pagina un’avventura unica. Come nasce il tuo libro?

Ciao Vittoria. Grazie! Sono felice che ti sia piaciuto, anche perché, essendo un grande fan dei tuoi libri e del tuo blog, so che tu sei una maestra dell’ironia e delle storie interessanti e intelligenti. “Dio non sta bene” nasce in parte da un tentativo di esorcizzare i demoni gemelli della passione contrastata e dell’educazione cattolica, e in parte dal desiderio di scrivere una storia che prima intrigasse il lettore, facendolo anche ridere, e poi lo portasse a riflessioni più profonde. Insomma, di scrivere un romanzo come quelli che piacciono a me!


2. Il tuo protagonista Michael McBride - che nella tua opera conosceremo attraverso l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta - è alle prese con le sue domande, perennemente inascoltate, al suo Creatore… soprattutto per quanto riguarda le vicissitudini che colpiscono l’Everton, la sua squadra del cuore.

Sì, diciamo che nelle sue preghiere Michael chiede sempre due cose: di poter conquistare la ragazzina con la faccia sgualcita di cui si è innamorato, e di vedere vincere il suo Everton. In un certo senso, queste due passioni non sono tanto diverse tra loro. Il bambino, infatti, paragona quello che gli fa sentire Faccia Sgualcita alle sensazioni che ha quando la sua squadra segna nel derby, e la notte, quando va a dormire, stringe il suo orsacchiotto dell’Everton immaginando che sia lei. Il calcio, quindi, non solo fornisce un metro di giudizio che gli permette di capire la natura e l’intensità dei sentimenti che ha per la ragazzina, ma in più gli offre uno spazio in cui riesce a esprimere liberamente le emozioni, cosa non da poco per un maschietto che cresce nella “working class”anglo-irlandese durante gli anni ’70.


3. Michael, cresciuto in una famiglia cattolica e accanito tifoso dell’Everton, sviluppa un modo unico di immaginare Dio e, soprattutto, il rapporto tra Dio e Suo Figlio. I dialoghi tra Dio e Suo Figlio sono una delle parti più divertenti, irriverenti e geniali del tuo libro. Colgo ora l’occasione per farti i miei più sentiti complimenti. Come è nata un’idea così originale?

Ti ringrazio! In realtà, non so quanto il modo in cui viene concepito questo rapporto Dio-Gesù sia diverso da come l’immaginavano tanti bambini cattolici negli anni settanta (e sicuramente anche prima e dopo): cioè, la fantasia segue la strada più logica, reinventando Dio nell’immagine dell’uomo tipico dell’ambiente in cui si vive. Le tensioni generazionali tra l’Onnipotente e suo figlio rientrano in questa logica, nell’idea che, in fin dei conti, un creatore (anche “supremo”) non può essere tanto diverso dagli esseri umani che uno vede intorno a sé. Come dicevi, comunque, ci sono degli elementi che distinguono la visione di Michael, soprattutto l’aspetto calcistico e quello comportamentale: Dio è tifoso del liverpool (nome a cui Michael non riesce a dare la maiuscola neanche quando lo pensa), ed è completamente privo di senso di imparzialità e di giustizia; beve troppo, ce l’ha con Marlon Brando e plagia Shakespeare. Gesù, invece, è un giovane in gamba con un buon senso dell’umorismo e uno spirito ribelle; legge le riviste satiriche e prende in giro il Padre per i suoi modi di pensare ormai antiquati, specialmente per quanto riguarda il sesso.


4. Michael McBride, oltre ad aver ricevuto un’educazione cattolica ha anche frequentato una scuola cattolica. Quanto hanno influito questi elementi sulla formazione della sua personalità?

Il fatto di frequentare una scuola cattolica è fondamentale nella formazione del modo di ragionare di Michael. Poiché a scuola lui trova lo stesso clima ideologico che vive a casa (la scienza, per esempio, è una materia assolutamente secondaria rispetto alle “verità” religiose che vengono proposte), è nella propria testa che deve cercare di risolvere le questioni di illogicità che rileva. L’ingiustizia e la violenza che vive all’interno della scuola rafforzano il suo senso dell’assurdità della religione, e comincia a guardare altrove per avere risposte alle domande che gli sorgono spontanee sulla sua esistenza. Nella ricerca di significato, un po’ come Boccadoro nel romanzo di Hesse, decide di seguire la strada delle avventure, ed è nella sua narrazione di queste avventure che consiste la seconda parte del libro, il romanzo all’interno del romanzo.


5. La storia si svolge su molteplici piani temporali e coinvolge numerosi personaggi. Di quali, in particolare, desideri parlarci oggi? Perché?

E’ il tempo a fornire la struttura del romanzo, nel senso che ognuna delle tre parti (La Creazione, La Caduta, Redenzione) corrisponde a una fase della vita di Michael (infanzia-prima adolescenza, il periodo da giovane adulto, e la maturità). All’interno di ogni parte poi, ci sono diversi “flashback” e “flash-forward”.In realtà, preferisco non soffermarmi in maniera più approfondita su di uno dei diversi piani temporali, per il semplice fatto che fanno tutti parte integrante delle escursioni psicologiche del protagonista. Il passato e il futuro, intromettendosi costantemente nel presente, condizionano non solo l’umore ma anche il carattere di ogni essere umano. Anzi, direi di più, i problemi del passato e del futuro anche delle persone intorno a noi (nel caso di Michael, intendo specificamente i nonni, l’amico Bolley, le diverse ragazze e donne che incontra, quei personaggi misteriosi che sono Mm e The Mick) hanno spesso degli effetti sproporzionati sul nostro modo di essere. Nel far saltare avanti o indietro nel tempo la mente di Michael, volevo rendere più realistici i suoi ragionamenti.


6. Nel tuo romanzo, anche Dio sembra soffrire dei molteplici tormenti che colpiscono tipicamente l’uomo e a cui anche Lui sembra fare fatica ad opporsi.

Nella stessa maniera in cui (ci dicono) Dio ha creato l’uomo nella propria immagine, così anche l’uomo, creandosi delle divinità, tende a investirle delle proprie caratteristiche. Non è un caso che la seconda parte del libro riprende il mito di Ercole: gli antichi immaginavano i loro dei con passioni e difetti molto umani. Nel dipingersi (ironicamente) come Ercole, Michael sottolinea la doppia personalità che deve avere qualsiasi creatore: per quanto uno scrittore, per esempio, sia “padre” o “madre” dei personaggi e degli eventi che inventa (e quindi sia, in un certo senso, “al di sopra di loro”), è nello stesso tempo uguale a loro. Ercole incarna questa ambivalenza. Lui è l’essere umano che, nel vivere e “creare” la sua vita, assume il potere di un dio, ma comunque non riesce a fuggire definitivamente dalla propria umanità. L’esistenzialista per eccellenza, se vogliamo.


7. Come molti, uno degli elementi che ho amato di più nella tua narrazione è l’idea del ‘Telecomando’ con cui Dio dirige le vicissitudini terrene…

Dio, nell’immaginazione di Michael – e di molti – non è solo quello che ha creato ma anche quello che adesso controlla. Almeno in teoria. Vedendo, però, quanto funziona male il mondo da Dio gestito, Michael si pone delle domande serie sul concetto stesso del controllo. Il telecomando è il suo modo di razionalizzare, di spiegarsi l’illogicità davanti a cui si trova. Chi lo tiene in mano controlla, sì, fino a un certo punto, ma il telecomando perfetto non esiste. E quando – perché ormai vecchio e non adatto alle nuove tecnologie, al mondo in evoluzione – l’aggeggio comincia a non funzionare più, chi lo tiene in mano inizia a rendersi conto dei propri limiti, a sentirsi anche lui antiquato, superato; cosa che Dio, proprio come un essere umano, non vuole accettare. Ed è allora, al momento del rifiuto di affrontare la nuova realtà, di ammettere che il suo ruolo è ormai cambiato, che i veri guai cominciano e lui inizia a subire un declino sia fisico che morale.


8. Anche il tuo libro è portatore di un mistero. Senza rivelare troppo della trama, desideri darci qualche indizio?

Il vero mistero del libro, quello che rappresenta una sorte di sfida per il lettore, risiede nel capire quanto di quello che scrive Michael nel suo romanzo (il libro all’interno del libro) sia “vero” e quanto sia invenzione o mitizzazione. I due personaggi (The Mick e Mm) di cui ho parlato prima sono elementi importanti di questo mistero, e non è un caso che hanno dei nomi così particolari. Non dico altro.


9. Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai scrivendo un altro libro?

Ho appena finito di rivedere e pubblicare in formato elettronico “The Wooden-Legged Elephant”, che è la versione inglese di “Dio non sta bene”, e adesso sto lavorando su un altro romanzo. Sarà molto diverso dal suo predecessore, nel senso che avrà più protagonisti, tutti molto diversi tra loro. A te, Vittoria, forse potrebbe interessare il fatto che uno di questi personaggi è una giovane donna italiana trapiantata in Gran Bretagna. Contemporaneamente, sto collaborando con due miei amici illustratori (Massimiliano di Lauro e Graziana Saccente) a un libro per bambini, e con un altro amico illustratore (Matthew Watkins) sto progettando un racconto illustrato per adulti.


Grazie, Paul, per questa intervista, e in bocca al lupo per il futuro.

Grazie a te, Vittoria! All the very best to you too!

6 febbraio 2012

Intervista a Marilù Oliva, autrice di "Fuego"

L'autrice

Marilù Oliva vive a Bologna. Insegna lettere alle superiori e scrive. Fuego (Elliot, 2011) è il suo terzo romanzo, dopo ¡Tú la pagarás! (Elliot, 2010), in cui è comparsa per la prima volta la conturbante e dannata Elisa Guerra, detta La Guerrera, e dopo Repetita (Perdisa Pop, 2009). ¡Tú la pagarás! si è classificato in finale nel prestigioso Premio Scerbanenco, Repetita ha vinto il Premio Azzeccagarbugli Sezione Opere Prime ed è arrivato secondo al Festival Camaiore Letteratura Gialla. Entrambi i libri sono giunti in finale al Bloody Mary Award. Ha pubblicato racconti per il web e testi di saggistica, l’ultimo è uno studio sulle correlazioni tra la vita e le opere del Nobel colombiano Gabriel García Márquez: Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo (CLUEB, 2010). Collabora con diverse riviste letterarie, tra cui Carmilla, Thriller Magazine, Sugarpulp. Il suo sito è www.mariluoliva.net



Il libro

Una torrida estate bolognese, un piromane che gioca col fuoco e una morte strana, molto strana, legata a culti sciamanici. L’autopsia conduce ai locali notturni latino-americani della provincia, il regno della Guerrera, al secolo Elisa Guerra. Capoerista nonché pubblicista e studentessa di criminologia, lei è concentrata in una lotta per la sopravvivenza: gli ostacoli sono il disinganno della vita, la precarietà e un’occupazione di cui si vergogna. Quando l’ispettore Basilica la coinvolge nelle indagini, lei ci si tuffa nel suo modo incosciente, senza riserve, così come balla e beve rum. Un nuovo viaggio nei controsensi delle notti di salsa e dei personaggi che le animano, molti ammantati di nomi pittoreschi: Princesa, El Tigrón, El ChupaChupa. Smanie di potere, ripicche, desideri muovono i loro passi in caldissimi, sensuali balli e qualcuno forse, nell’ombra, sta macchinando un nuovo delitto. La Guerrera osserva e fotografa: se inciampa, è per l’incapacità di riconoscere gli imprevisti mascherati. Poco conta che si presentino sotto forma di sconosciuti, di serpenti esotici, di sogni chimici o di una bellissima voce nera d’oltreoceano giunta dall’oltreoceano. Lei cadrà ma subito dopo si rialzerà, ecco spiegata l’essenza profonda del suo soprannome. Non è del tutto sola, questa lottatrice di capoeira che conosce segreti e perversioni di ballerini e insegnanti di danza: l’amica Catalina, con la sua dolcezza azzurra e i suoi studi di alchimista, l’aiuterà nell’interpretazione esoterica del fuoco e Dante le coprirà le spalle con la saggezza dei suoi versi indelebili.



L'intervista


1. Ciao Marilù, benvenuta e complimenti vivissimi per il tuo libro ‘Fuego’. La tua protagonista, Elisa Guerra, detta la Guerrera, è una donna che incarna volitività, intelligenza e determinazione. Sembra essere indistruttibile e possedere una fonte segreta di energia. Qual è il suo segreto?

Credo che il suo segreto risieda nella sua dannazione. La Guerrera, è una giovane donna che la vita ha sbalzato in un mondo non facile. Non ha filtri, non ha protezioni se non il suo guscio di pessimismo e forza combattiva. Ho scelto di chiamarla così perché sia il cognome che il soprannome recano in sè l’idea delle battaglie che quotidianamente deve affrontare. Poche volte vince, spesso viene sconfitta, ma non soccombe mai. Ha dei sogni in un cassetto che resta sempre chiuso e questo contribuisce a peggiorare la sua accidia. Non crede nell’amore, non crede nemmeno nell’uomo, il suo è un materialismo puro che non concede spazio a nulla di spirituale. La salsa è l’unico lenitivo, insieme all’amicizia e ad altri effimeri piaceri della vita, come il rum e le patatine fritte.


2. Nei tuoi libri ricorrono spesso rituali e mitologia. La simbologia del fuoco, attorno a cui si svolge ‘Fuego’, abbraccia simboli esoterici, misteriosi, nascosti… Catalina, l’amica piú fidata della Guerrera, sembra conoscere i segreti delle forze misteriose che interagiscono tra la natura e l’uomo. La lettura delle carte sembra servirle come mezzo per porsi ad un livello più alto, quasi puramente istintivo, come se si creasse un ponte tra la realtà e le forze occulte che scorrono parallele. Da dove viene la sua conoscenza?

Da anni di studi esoterici, da un apprendistato alchimistico e da una propensione naturale alla magia. L’elemento occulto si è incarnato in Catalina - cartomante, astrologa e molto altro – perché lei mi consente di portare avanti il dualismo tra la magia e la concretezza, speculare nella coppia Catalina-La Guerrera. Le due sono un esempio di integrazione positiva: Catalina poggia i piedi su credenze cosmiche, La Guerrera è atea e materialista, ma entrambe convivono pacificamente, stimandosi, e nessuna delle due pretende di far cambiare idea all’altra.


3. Il commissario Basilica è un uomo di cui ci si innamora alla prima lettura. Ci si appassiona soprattutto per le sue debolezze, per il suo non essere un ‘super-uomo’, per i suoi dilemmi e le sue rinunce. Come si sta evolvendo il rapporto tra Elisa e Basilica?

La tensione tra di loro aumenta. Ognuno deve fare i conti col suo fardello di problemi, ricordi, sensi di colpa. Ognuno è messo con le spalle al muro dalle proprie debolezze. Ma siamo vicini alla quemadura. Alla bruciatura.


4. Il tuo libro trasuda fuoco, passione, sensualità. Quale musica ti ha ispirata mentre scrivevi ‘Fuego’. Qual è la canzone che Elisa ama di più?

La complessità della salsa e l’amore “totalitario” di Elisa verso questo genere le impediscono di scegliere una sola canzone. Ti dico però che ama le salse dure e movimentate. La Excelencia è uno dei suoi gruppi preferiti, ma non solo.


5. Elisa conosce perfettamente la Divina Commedia che è divenuta, per lei, una fonte di conoscenza dell’animo umano che applica continuamente e che le serve per comprendere le azioni e le debolezze di chi la circonda e, dove è possibile, di prevederne le intenzioni…

La Guerrera è rimasta presto senza genitori ed è stata cresciuta da una prozia (tema, questo, che approfondirò nel prossimo romanzo) che ha un concetto distorto di cultura e l’ha obbligata a ricordare a memoria la Divina Commedia. Ma ha imparato con il cuore quei versi e li riesuma all’occorrenza: Dante è diventato un amico prezioso, un anello di congiunzione tra alta poesia e vita quotidiana. Per lei non è un insigne rappresentante della letteratura italiana: per lei è un amico che la rassicura con la sua pacca sulla spalla.


6. Che cosa desidera di più Elisa Guerra dal lavoro, dal futuro e da se stessa?

In Fuego lei ha smesso di desiderare. Forse ricomincerà, nel prossimo romanzo.


7. Tutti i tuoi personaggi sono unici, li ritroveremo in una nuova avventura della Guerrera?

I protagonisti e i comprimari torneranno. Tra i personaggi secondari, alcuni spariranno, altri no. Ci sono personaggi come il peruviano El Pony, il dj tozzo rancoroso e iroso, che va in giro con una pedanina e che detesta La Guerrera, che non posso abbandonare, ci sono troppo affezionata! Oppure anche Princesa, la mulata meravigliosa dalla pelle color nocciola, di cui si racconta in giro qualche segreto lascivo...


8. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto sceneggiando una graphic novel sulla Guerrera, i disegni sono del bravissimo Niccolò Pizzorno.


9. Qual è il tuo messaggio per i tuoi lettori?

Ne ho sparsi alcuni, qua e là. Senza pretese, solo per chi ha voglia di riconoscerli.


10. In questi giorni è scoppiata una – in realtà vecchia – polemica sulle marchette letterarie. Tu che ne pensi?

Sono contraria alle marchette in ogni senso e proprio per questo mi stupisco. Perché quasi sempre mi capita una cosa curiosa: in generale, quelli che sbraitano contro le pagliuzze negli occhi degli altri, ignorano completamente le travi che offuscano i propri, di occhi. Ci sono marchette di vario tipo: conosco un’infinità di gente che ha pubblicato un libro o che ricopre un ruolo di rilievo solo perché ha ricevuto favori dalle conoscenze giuste.


11. Tu scrivi per diverse testate, da Carmilla a Thriller Magazine. Secondo quali criteri fai le tue recensioni?

Innanzitutto questioni di tempo mi impongono una dura selezione dei libri, non riesco a recensirne più di cinque al mese, quando va bene. Scelgo quelli che mi piacciono di più, anche se mi capita di non aver tempo per commentare romanzi che ritengo molto belli. Mi piace conoscere autori nuovi, italiani ma anche stranieri, quindi è difficile che recensisca per tre anni di seguito lo stesso scrittore, a meno che non sia uno dei miei preferiti (e sono pochissimi).


12. Esiste una recensione oggettiva al 100%?

Ad oggi no. Ogni recensione è filtrata dai gusti personali, dalla disposizione d’animo, dal background del critico. In qualsiasi libro, se mi ci metto, posso trovare più di un difetto. Ci sono commentatori che – avendo scelto a priori di parlare male di quel libro e di quell’autore (per le marchette letterarie di cui parlavamo sopra, ad esempio, o per proprie antipatie personali) cercano quello che secondo loro è un difetto e ci si concentrano sopra, magari mettendo in secondo quello che davvero conta.


13. Cioè, cosa davvero conta?

Be’, innanzitutto la scrittura (è una scrittura interessante/originale/scorre via bene o è omologata, ripetitiva, noiosa?). Poi la tenuta della storia, la potenza dei personaggi, l’originalità.


14. Perché dici “Ad oggi no”? In futuro potrebbe cambiare la situazione?

Se si individuassero dei criteri onesti per recensire, sì. Delle linee guida collegate ai punti di cui parlavamo sopra. Ma credo che ora non sia fattibile, siamo troppo conservatori per adattarci a quello che è poi accaduto, ad esempio, coi criteri docimologici della scuola: prima gli insegnanti davano un voto al tema di italiano secondo il loro personale giudizio globale, adesso devono - giustamente - attenersi a una griglia di valutazione.


15. Cosa pensi della critica che dilaga sul web e di realtà come anobii?

L’ho sempre sostenuto: il web è un’opportunità di democrazia. Tutti possono accedervi, tutti possono esprimersi. Anobii è un esempio in piccolo di questa democrazia. È molto bello che esista una tale comunità di bibliofili e io presto attenzione a quello che i lettori dicono. Se una persona ti legge, significa non solo che ha speso dei soldi per acquistare il tuo libro o si è preso la briga di andare a sceglierlo in biblioteca, ma significa soprattutto che ti ha dedicato del tempo, delle energie, delle emozioni, e questa è la cosa più preziosa. C’è infine da distinguere un’esigua fascia di persone che utilizzano questi contenitori come valvola di sfogo alla loro frustrazione.


16. Come ci si difende?

Basta ignorarli. Nel momento in cui ti metti in gioco con una pubblicazione, sai che ti aspetta anche questo. Ma sono episodi limitati, per fortuna. Nel web si conosce anche tanta gente interessante!


Grazie, Marilù, e ancora tanti complimenti per il tuo libro Fuego.

Grazie a te per l’ospitalità e un abrazo muy fuerte!

14 gennaio 2012

Intervista a Giuseppe Foderaro, autore di "Torre di Controllo"

L'autore

Giuseppe Foderaro, classe 1973, vive a Milano, dove scrive storie criminali per le principali testate di genere. È l'autore dei romanzi Torre di controllo e Rapporto in scala 1:1, e della antologia in eBook Il Dinosauro - www.giuseppefoderaro.com








Il libro

Per Sauro Badalamenti, investigatore assicurativo in Piazza de Angeli a Milano, tutto comincia così. Con una terribile esplosione sui tetti dello stabilimento della Coop in Via Benadir. Un caso banale, all’apparenza. Una fabbrica clandestina di fuochi d’artificio che è saltata in aria, portandosi via la vita di molti. Ma è proprio lì che trova, accanto al corpo dilaniato della più giovane fra le vittime, un libro rilegato a mano, pieno di inquietanti disegni tratteggiati a nero di china e giallo fosforescente. Non sa nemmeno perché ma lui, quel libro, lo porta via con sé. Quello che non sa è che lì dentro troverà descritti delitti che ancora non sono accaduti, quello che non sa è che quel libro racchiude anche il suo destino, quello che non sa è che, in mezzo a quelle pagine, tra disegni ossessivi e racconti allucinati, si anticipa la sua stessa morte. In una Milano indifferente a tutto tranne che a se stessa, c’è qualcuno nell’ombra che, protetto dal suo buon nome, uccide fanciulle a colpi di spranga. Ma prima le tiene segregate per mesi, fracassando loro le ossa una dopo l’altra, mantenendole in vita solo per il piacere di rifarlo ancora, e ancora, e ancora. Non è cosa che passi inosservata. Nella confusione tentacolare della città c’è qualcuno che un giorno per noia, con la moglie o con l’amante, ha sconfinato in un mondo che non era il suo. E ne è rimasto talmente soggiogato al punto che, ora, fingere non gli basta più. Qualcuno che si spinge ancora oltre, che mischia erotismo e sesso con la violenza e col dolore. Qualcuno abbastanza carismatico e affascinante da poter avvicinare ragazze tra loro così diverse. Ragazze che, come Biancaneve, non sanno, forse, che nel bosco di oggi non ci abitano solo gli elfi e le creature fatate. Una dopo l’altra le vittime vengono rinvenute cadaveri e la polizia sa che, prima di liberarsi di un giocattolo ormai rotto, l’assassino se ne è già procurato un altro. I segreti che quei corpi martoriati rivelano in sede di autopsia sconvolgono oltre ogni limite. Alla fine Sauro, nonostante la fiera opposizione di Miranda Venegoni, direttrice del Labanof, dovrà scegliere se lasciare che anche l’ultima profezia si compia, oppure negarsi al suo stesso destino. Ma, come lui ama sempre ripetere, la realtà bisogna saperla guardare in faccia, quando ce l’hai davanti.



L'intervista



1) Ciao Giuseppe, innanzi tutto complimenti per il tuo ‘Torre di controllo’. Come è nato il tuo libro?

Ciao Vittoria, e grazie per l'ospitalità, per me è un enorme piacere. Torre di controllo nasce dalla lettura di dati di cronaca raccapriccianti: ogni anno in Italia scompaiono nel nulla 23.000 persone, e i cadaveri non identificati, a livello nazionale, sono circa 7.000. Solo a Milano ogni anno approdano sui tavoli degli obitori più di 50 salme non “reclamate”, che non “appartengono” a nessuno. Che nessuno ha riconosciuto. L'idea che sta alla base del libro, tuttavia, è che il passato non dimentica, e quando meno te l'aspetti torna a presentarti il conto. Questo è ciò che succede a Sauro, il protagonista della storia, che mosso da qualcosa che non comprende si trova a espiare il suo passato losco di alcolista e omicida preterintenzionale.


2) Chi è Sauro Badalamenti?

È un ex buttafuori che, abbandonati i trascorsi oscuri nei bassifondi meneghini, diventa un abile detective assicurativo. È un uomo colto, disincantato, un duro che lotta contro l'inevitabile solo perché non gli piace subire gli eventi.


3) Come è nata l’ispirazione per il tuo personaggio principale?

Un romanzo privo di indagine, e quindi di colui che indaga, non può essere definito giallo. Nel mio giallo però non volevo un investigatore “normale”, il solito poliziotto stereotipato; non avrei saputo cosa farmene di un Commissario Cliché – come dice l'amico Andrea Carlo Cappi – di uno sfigato col trench bisunto, con problemi digestivi e una moglie rompipalle. Volevo un detective ganzo, un uomo pieno di sé, uno scapolone d'oro. E così ho preso come modello il leggendario Philip Marlowe di Raymond Chandler. Poi l'ho rielaborato in chiave moderna, lasciandogli comunque una certa venatura rétro, oltre a quell'attitudine tutta chandleriana di affrontare tematiche che riguardano l'uomo, il senso della vita e la continua ricerca del confine tra il bene e il male.


4) Nel tuo libro descrivi alcuni luoghi caratteristici di Milano portando il lettore direttamente laddove si svolgono i fatti. Qual è il tuo rapporto con la città?

Potrei sintetizzarlo così: è la città che abita me. Mi piace essere un tutt'uno con l'ambiente urbano che mi circonda. La metropoli, d'altronde, è l'unica realtà in cui riesco a vivere.


5) I fatti che descrivi in ‘Torre di controllo’ si intrecciano ad arte con altri fatti di natura quasi soprannaturale. Parlaci del tuo rapporto con l’intuizione e con il sesto senso.

Fondamentalmente non credo nei fenomeni soprannaturali. Nel libro però l'accenno al paranormale era inevitabile, vista la trama. Ho comunque cercato di oscurarlo il più possibile, e il richiamo alla fantarcheologia attribuisce, a mio avviso, un tono più alto al romanzo.


6) Le donne che descrivi sono molto diverse tra loro, tuttavia, non ho potuto fare a meno di notare alcune caratteristiche che le accomunano, pur sempre rispettando le differenze individuali. Ad esempio, sono donne determinate, indipendenti e molto coraggiose, donne che anche quando sbagliano sanno essere fedeli a sé stesse, fino in fondo…

Sì, ho caratterizzato le vittime del libro – tutte di sesso femminile – secondo canoni, se vogliamo, neoclassici, badando molto al rapporto tra forma e contenuto. Sono donne bellissime, interessanti, ciascuna con qualcosa di speciale da trasmettere. Una ad una cadono nella trappola di un pericoloso personaggio, abbastanza carismatico e affascinante da poter avvicinare ragazze tra loro così diverse.


7) In ‘Torre di controllo’, nel contesto della vita segreta di uno dei personaggi principali, si parla di modi diversi di vivere la sessualità, modi estremi e talvolta violenti.

Mi riferisco alle devianze sessuali, ai giochi di ruolo e alla dominazione. Nel libro parlo dei cc.dd. vanilla: gente sciapa, insipida, senza carattere... gente che ha una vita sessuale piatta, anonima e squallida. Ma pongo soprattutto l'attenzione su coloro che, invece, amano i sapori forti, e che cercano qualcuno da dominare e da plasmare a proprio piacimento. Qualcuno con cui la dominazione diventa un vero e proprio rapporto di possesso assoluto, più che un puro fattore di controllo cerebrale.


8) Che cosa resta a Sauro Badalamenti alla fine di un’inchiesta investigativa? Che cosa lo spinge a continuare nonostante l’amarezza?

Sauro, nel corso delle indagini, spera sempre di trovare almeno una ragazza viva. Ma poi pensa, una giovane donna, dopo che è stata tenuta per mesi segregata, percossa a colpi di spranga, con fratture che si sono saldate da sole, ossa che guariscono per poter essere spezzate di nuovo... vale la pena che la si ritrovi viva, rappezzata come una storpia? Col viso in poltiglia, i denti spezzati, le ossa fratturate? Siamo davvero sicuri che sua madre ne sarebbe grata?


9) Che cosa significa, secondo te, essere un investigatore privato?

Ti rispondo da narratore. Un detective privato, non dovendo sottostare alle regole della Polizia di Stato, può concedersi quei comportamenti non ortodossi che sono il diniego della prevedibilità, e pertanto riesce a muoversi con maggiore arbitrio e fornire più spunti per lo sviluppo di una trama avvincente.


10) Quale momento della giornata preferisci per scrivere?

La notte, senza ombra di dubbio. Sono un vampiro, non inizio mai prima delle undici di sera. Aspetto che ogni suono diventi ovattato e che la frenesia di Milano si ridimensioni in un ritmo più normale. Allora mi preparo una tisana alla menta piperita o un buon caffè americano, e comincio a vergare il numero di battute che mi sono imposto, puntualmente disattendendo la scaletta.


11) Quali sono i tuoi autori preferiti e da quali libri non ti separeresti mai?

Ho una sorta di venerazione per John Fante e per J. D. Salinger; quindi non mi separerei mai da “Chiedi alla polvere” e da “Il giovane Holden”.


12) Quali sono i tuoi progetti letterari per il futuro?

A breve uscirà il mio nuovo romanzo, “Rapporto in scala 1:1”, che avrà ancora una volta come protagonista Sauro Badalamenti, alle prese con un grave caso di terrorismo internazionale. E poi tante altre novità che al momento è meglio non svelare.


Grazie mille, Giuseppe, e tutto il meglio per il tuo futuro.

Sono io che ringrazio te, e saluto tutti i lettori del tuo blog. A presto!

9 gennaio 2012

Intervista a Sandra Faè, autrice di "Frollini a colazione"

L'autrice

Sono nata nel dicembre del 1968 per sbaglio, o meglio per aver anticipato la venuta al mondo di due mesi che ha comportato l'essere sessantottina, quindi rivoluzionaria dentro e un po' frettolosa. Scrivo da sempre e ho perso il conto di quante antologie ci siano in giro con un mio racconto, e dei corsi di scrittura creativa che ho frequentato. Milanese con origini mezze valtellinesi, sono i due posti che porto nel cuore nonchè quelli in cui vivo. Per vivere mi occupo di adempimenti fiscali. Ho un blog, un marito per tre quarti greco e una sorella gemella. Sono stata single per buona parte della mia vita, fino al 2005 quando ho stupito il mondo trovandomi un fidanzato che ho sposato in chiesa due anni dopo. Amo il cinema, il teatro, il pistacchio e vorrei tanto essere biondo platino naturale.



Il libro

Ilaria 30 e passa anni vive ancora in famiglia e lavora a Milano, come contabile per una rivista per teen agers. E' simpatica, ironica, travolgente ed un po' retrò come un sano frollino, al contrario delle ragazze brioche più spregiudicate che sembrano sempre spuntarla nella difficile corsa all'accapparramento di uomini. E pare proprio che Ilaria sia destinata a combattere con colleghi disonesti, capelli ribelli e una serie di Homo Bastardus, circondata da pochi ma buoni amici. Vive un po' compressa nella famiglia affettuosa ma soffoccante. La vicenda si dipana tra le pareti di un ufficio dove le angherie sembrano prevalere e la boccata d'aria della pausa caffè non sempre riesce ad alleviare il tedio delle classiche 8 ore.
Eppure compilando liste esilaranti, trascorrendo serate-divano, alternate ad uscite serali al limite del paranormale Ilaria riuscirà a dare una svolta alla propria vita e ai propri capelli.



L'intervista



1) Ciao Sandra, innanzi tutto complimenti per il tuo ‘Frollini a colazione’. Come è nato il tuo libro?

Nell'agosto del 2004, terminate le mie vacanze, ero sola a Milano e ho iniziato ad immaginare le gesta di una single, molto simile a quella che ero io all'epoca e con spontaneità pagina dopo pagina il romanzo ha cominciato a prendere forma.


2) Com’è nata l’idea del tuo personaggio principale, Ilaria, e delle sue irresistibili avventure?

Ilaria è molto la Sandra di qualche anno fa, una decina di anni fa via. Sul punto cruciale che credo sia il furto della sua lista, ho enfatizzato le piccole grandi angherie che spesso si subiscono in ufficio. L'idea di base del personaggio è stata quella di creare una figura mancante nella narrativa denominata chick lit: la single bambocciona. La letteratura leggere ha importato dall'ormai noto filone Bridget Jones un personaggio piuttosto irreale se applicato all'Italia, dove spesso le trentenni vivono ancora in casa. Ho deciso di rimediare a questa lacuna ed è nata Ilaria Pedra.


3) Citando una descrizine del libro ‘una single alle prese con problemi di cuore, colleghi e capelli’ penso a quante donne si potranno identificare con la protagonista. Qual è il suo messaggio, che cosa desidera comunicare Ilaria?

Guarda ho perso il conto di quante volte una donna mi ha detto: Ilaria sono io! Ilaria incarna davvero, e di questo ne vado assai fiera, un prototipo. E' l'universalità del personaggio, della sua vita sgangherata che ha fatto presa sul pubblico. Il messaggio è un po' alla Rossella "domani è un altro giorno!" Ma anche di credere nei propri sogni e trasformarli in progetti concreti. Di non andare contro natura snaturando la propria personalità. Ilaria rimane quello che è dalla prima all'ultima pagina, a parte i capelli!


4) Leggendo il tuo libro non ho potuto fare a meno di trovare divertentissime le tue liste. Da dove nasce l’ispirazione?

Sai che non lo so. Ho buttato giù la prima e poi sono davvero diventate il leit motiv del romanzo.


5) Ilaria, 32 anni, single, alle prese con gli eventi che popolano la sua esilarante vita quotidiana, è anche portatrice di un messaggio di vita che include tante donne e che ci porta a riflettere sui ritmi e sulle sfide che molte donne si trovano a dover affrontare al giorno d’oggi…

E' dura un po' per tutte le donne. Vedi come trionfano anche i romanzi sulle mamme- tutto fare. Le sfide come dici tu sono tante, perchè si chiede alle donne di essere davvero femminili, ma determinate come un uomo. Lavorare, curare il proprio aspetto, la casa, mai lasciarsi andare, una sbavatura può costare cara. Se chiedi ad una donna qualsiasi se si senta stressata, la risposta è inevitabilmente "sì". Siamo sottoposte a troppe pressioni.


6) Chi è l’Homo Bastardus?

Pensa che Homo Bastardus era anche il titolo originario del romanzo, cassato dall'editore. Ebbene l'Homo Bastardus è quel tipico soggetto maschile che prende in giro quelle che una volta erano definite le brave ragazze. L'Homo Bastardus non arriva al dunque, gioca coi sentimenti, prende tempo. Parafrasando un proverbio: lancia il bacio e nasconde tutto il resto.


7) Che cosa attende Ilaria dopo il ‘Singlebell’?

Immagino Ilaria sempre single, perchè in fondo lei è single dentro. Avrà venduto il bar spuntando un ottimo prezzo, per avviare finalmente il suo agognato B&B.


8) Quali sono gli autori che ti hanno ispirata maggiormente?

Sempre la grande Hellen Fielding. Sinceramente nessuna mi ha fatto impazzire quanto la sua già citata Bridget Jones. E poi anche Il diavolo veste Prada, un libro di grandissimo e meritatissimo successo. In questo genere di letteratura molto leggera il rischio è di scivolare nel volgare. Non sopporto l'eroina che salta da un letto all'altro.


9) Da quale libro/quali libri non ti separeresti mai?

Forse non ti aspetti questa risposta ma non ho dubbi: La fattoria degli animali di Orwell, sono riuscita a farlo entrare anche in Frollini a colazione, un tributo davvero.


10) Quali paesi o luoghi stimolano maggiormente la tua immaginazione? Da dove trai ispirazione?

La città, la mia amatissima Milano, basterebbe farsi un giro in metropolitana per avere una gamma infinita di soggetti estremamente stimolanti.


11) Qual è per te il momento migliore per scrivere?

La tarda mattinata, partendo dalle 10, senza pausa pranzo, in silenzio, ma con generi di conforto accanto a me. Tuttavia lavorando a tempo pieno fuori casa, mi riduco a scrivere la sera, in un momento ben lontano dall'essere ideale.


12) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho due lavori al vaglio di diversi editori e spero di trovare una buona proposta contrattuale. Un romanzo dove la mia ironia la fa ancora da padrona, questa volta però tratta il tema di un matrimonio in crisi, e un libro per bambini molto intenso.


Grazie mille Sandra e tutto il meglio per il tuo futuro.

Grazie a te e ai lettori della Stamberga per questa fantastica opportunità!


27 novembre 2011

Intervista a Paola Sironi, autrice di "Nevica Ancora"

L'autrice

Paola Sironi è nata nel 1966 a Milano. Vive con il marito e la figlia in un paese dell’hinterland milanese. Ha lavorato come consulente informatico per diverse aziende e attualmente è capo progetto presso una società di credito. Ha pubblicato con Todaro Editore “Bevo grappa” nel 2010 e “Nevica ancora” a settembre 2011.





Il libro

Nevica il giorno in cui Flaminia riceve l’inattesa visita di Arnel Villaluna, storico vicino di casa filippino. Poco è cambiato nella vita dei fratelli Malesani: Flaminia è sempre affaccendata nella sua frenetica quotidianità, Massimo continua a essere un detective più dedito all’adescamento di femmine facoltose che all’attività d’investigatore. Eppure, è a lui che, dopo mesi di esitazioni, Arnel ha deciso di chiedere aiuto per ritrovare la moglie Evelyn, scappata di casa senza spiegarne le ragioni



L'intervista



1) Ciao Paola, complimenti per il tuo ultimo libro Nevica ancora. Con grande piacere ritroviamo Flaminia Malesani che affianca, suo malgrado, il fratello Massimo nelle sue investigazioni che ci portano ai confini di una realtà quotidiana apparentemente tranquilla, verso l’oscurità che spesso si cela dietro esistenze genericamente definite “normali”. Come nasce questo libro?

L’idea è partita innanzitutto dalla voglia di proseguire a raccontare la storia dei protagonisti di “Bevo grappa”, i fratelli Malesani. Quando ho terminato di scrivere il primo libro, ho continuato automaticamente a immaginare come potesse svilupparsi la loro vita ed è venuto spontaneo renderne partecipi i lettori. Di base, però, tutto l’intreccio narrativo si è sviluppato intorno al delitto. Non inizio mai a scrivere un libro senza aver prima elaborato la dinamica dell’omicidio e lo scenario che gli ruota intorno. In “Nevica ancora” ho costruito attentamente tutta l’evoluzione originaria che ha portato all’attimo in cui il crimine si manifesta, partendo da un passato piuttosto remoto. Anche se il prodotto finale potrebbe indurre a supporre il contrario, in realtà, attraendo l’attenzione su avvenimenti collaterali, si forniscono contemporaneamente tutti gli elementi necessari alla soluzione del caso, seppure in maniera dispersiva e cronologicamente disordinata. Alla fine, il lettore può, come Flaminia, rimettere insieme i pezzi e accorgersi che ciascuno ha avuto la sua parte. Anche quelli all’apparenza meno rilevanti.
Penso che questo sia molto simile a ciò che accade nella vita reale, chiedendoci uno sforzo continuo di rielaborazione.


2) Massimo Malesani è un giovane uomo affascinante, manipolatore, dotato di una forte dose di sangue freddo e di arroganza. Leggendo ‘Nevica ancora’ mi sono trovata a pensare che la sua personalità ha, in un certo senso, accentuato i suoi lati oscuri rispetto al tuo primo libro ‘Bevo Grappa’. E’ come se gli anni lo avessero reso più cinico e più duro. Parlaci di lui e del suo modo di rapportarsi alle donne.

In effetti, questo romanzo è particolarmente incentrato sulla figura di Massimo, così come il primo lo era su quella di Flaminia. Risaltano di conseguenza quelli che tu definisci i suoi lati oscuri. Di fatto è quello che di solito succede quando si conosce meglio una persona.
Nel corso della storia Massimo, come altri personaggi, si trova casualmente ad affrontare il suo passato sentimentale. L’esito è disastroso, non riuscendo egoisticamente a gestire la propria sfera affettiva, alterna cinismo a reazioni aggressive e impulsi atavici, piuttosto inquietanti. Contemporaneamente persevera nel coltivare con diverse donne rapporti puramente opportunistici, favorito dalla sua camaleontica capacità di compiacerle, pur mantenendo il ruolo dominatore di cui non può fare a meno.


3) Che cosa cercano le donne in un uomo come Massimo Malesani? Nel momento stesso in cui gli si avvicinano sanno già a che cosa andranno incontro eppure non riescono a stare lontano da lui.

Fondamentalmente sono ingannate, il fascino di Massimo va al di là dell’attrazione fisica che esercita sulle donne. Come ho già detto si avvale di una tecnica di manipolazione psicologica, che sa anche offrire momenti di gratificazione, calibrati sulla personalità di ognuna di esse. Purtroppo, è questo quello che le donne cercano in lui. Faticano ad accorgersi che con Massimo pagano un prezzo molto più alto, rispetto a quello che ricevono e la maggior parte di loro non riesce ad allontanarsene.


4) Isabella, Evelyn e Flaminia sono tre donne dalle personalità profondamente differenti. Eppure, benché con modalità diverse, tutte e tre dimostrano forza, determinazione nel tenere fede alle proprie decisioni, passione e un modo assolutamente unico di gestire le proprie debolezze e paure nascoste…

Isabella, Evelyn e Flaminia rappresentano una parte, a mio parere consistente, del mondo femminile: quello che si muove sempre in buona fede. Anche quando sbaglia. E nella loro buona fede sono tutte e tre capaci di una forte determinazione, più razionale in Flaminia, più istintiva in Evelyn, più passionale in Isabella. Nel corso della storia, nessuna si salva dal commettere errori, a volte per paura o per debolezza, in una lotta continua con le difficoltà reali e quelle più intime, a cui non si sottraggono mai.


5) Il tuo libro tratta una vicenda carica di lati oscuri che mi ha spesso spinto ad ipotizzare chi poteva essere il colpevole e, ogni volta che mi pareva di avere una risposta, un colpo di scena rimescolava le carte. Come anticipato prima, i lati più bui della storia sono strettamente legati all’apparente anonimato della vita quotidiana. Che cosa anima sia le vittime che i colpevoli?

Questo è un caso che si sviluppa nell’anonimato sociale, in una realtà così priva di visibilità che anche chi ne fa parte ne ha spesso una percezione distorta. Vittime e persecutori sono impegnati unicamente nel loro quotidiano e nella difesa del loro piccolo microcosmo. E’ uno scenario opprimente, dove però la positività e la negatività delle emozioni individuali hanno un’influenza fondamentale, complicandone l’ intreccio .


6) L’evolversi del libro ci porta ad una realtà durissima, una realtà che non si vorrebbe mai affrontare, una realtà che annienta e annichilisce e che purtroppo, oggi come oggi, viene talvolta portata alla luce dalle notizie di cronaca. Senza svelare troppo della trama, che cos’è per te il male? Qual è la differenza tra la malvagità e l’assenza di coscienza, o di consapevolezza, che si cela spesso dietro atti efferati?

Premetto che seguo poco la cronaca nera, perché ho una certa repulsione per la superficialità e l’incompetenza con cui è trattata mediaticamente. Ma ritengo anch’io che questo caso, nello svelare una verità umana così insostenibile, sia assimilabile ad alcuni delitti reali che, proprio per la loro intima durezza, meriterebbero un maggiore pudore. Forse, lo stesso che, pur nell’insieme dei loro difetti, riescono ad avere Massimo e Flaminia.
Per rispondere alle tue domande, che colgono un aspetto rilevante del libro, partirei proprio dalla trama di “Nevica ancora”, per poi arrivare a un concetto più universale. Prometto di non svelare niente d’essenziale.
In questa storia s’indaga su un delitto che interessa vicende private, dove il confine tra bene e male è sempre molto labile, a volte persino soggettivo. Nessuno dei personaggi rappresenta assoluti di positività e negatività, nessuno è immune da piccole meschinità, ma nessuno ha neppure connotazioni di malvagità incondizionata. E’ importante sottolineare però che, alla fine, chi uccide ha dentro di sé un vuoto di coscienza che sgomenta e dovrebbe far riflettere. Ogni attore manifesta un livello più o meno alto di responsabilità verso ciò che gli è esterno, ma l’atto estremo, irrimediabile, è commesso da chi ne è privo, eppure non così facilmente individuabile.
Ovviamente, penso che ci sia un’interdipendenza categorica tra male e senso di responsabilità. Ma credo anche che sulla formazione del senso di responsabilità individuale possano giocare diversi fattori. Se in questo specifico crimine ha un ruolo basilare un’assenza di contenuti ai limiti dell’inconsapevolezza, sulla cui origine c’è comunque da interrogarsi, in altri sono certa che anche la volontà abbia la sua parte.


7) ‘Nevica Ancora’ si apre con una descrizione, esilarante e molto reale, di una di quelle tipiche giornate che si vorrebbe dimenticare all’istante, in cui tutto sembra andare storto. Ci saranno nuove avventure che vedranno ancora come protagonista Flaminia?

Rispondo brevemente: è sicuramente nelle mie intenzioni. Amo molto quel contrasto tra comico e tragico che facilmente caratterizza la nostra quotidianità e trovo che una buona miscela di noir e commedia umana sia il modo migliore per rappresentarlo. Al momento, fatico a immaginare un personaggio migliore di Flaminia per farne da protagonista.


8) Parlaci dei tuoi progetti futuri.

Ho iniziato da poco a lavorare sul prossimo libro, sono ancora nella fase di studio e di ricerca che precede la stesura. Sto pensando di orientarmi su un tema sociale preciso, che preferisco non rivelare. E’ ancora presto per aggiungere altro, sicuramente spero che avrò occasione di parlare con te anche del mio prossimo romanzo.


Grazie, Paola, e ancora complimenti per il tuo romanzo.

Grazie a voi per avermi ospitata sul vostro sito.

15 novembre 2011

Intervista a Flavia Pellegrino, autrice di 'Noi'

L'autrice

Flavia Pellegrino è nata a Bari dove attualmente vive. Diplomata al liceo scientifico, studia Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di Bari. Accanita divoratrice di libri sin dalla tenera età, collabora con recensioni ed interviste alle sezione Libri nel sito internet www.pensorosa.it. Iscritta al social network http://www.anobii.com, ha pubblicato la recensione a "La casa degli Spiriti" di Isabel Allende, nella raccolta di recensioni "Il tarlo della lettura", edito da Rizzoli 2008.



Il libro

Non può credere alle proprie orecchie Chiara, la più piccola di quattro sorelle, quando i suoi genitori per mettere fine alle loro continue liti familiari, costringono lei e le sue sorelle a partire per fare una vacanza rilassante tutte e quattro insieme. Elisa, tranquilla e razionale è la più grande e matura, ed è l'unica capace di mantenere la pace fra le ragazze; Sabrina, sempre precisa ed ordinata, con le idee chiare, ma la testa fra le nuvole; Adriana solare e spigliata, decisa risoluta e terribilmente ingenua e Chiara, atletica e maschiaccia, apparentemente forte eppure piena di insicurezze. Quattro sorelle ed amiche che in una vacanza indimenticabile sulle coste della Sardegna, attraverso nuovi incontri e divertenti avventure riscopriranno l'importanza dell'amicizia.



L'intervista



Ciao Flavia, innanzi tutto complimenti per il tuo libro “Noi”. Ti confesso che leggendolo sono tornata col pensiero all’età magnifica che tu descrivi al meglio nel tuo libro. Parlaci delle quattro sorelle protagoniste.

Grazie mille Vittoria, ricevere dei complimenti è sempre molto piacevole ed in questo caso, considerato il coinvolgimento emotivo con questo breve romanzo, lo è ancora di più. Premetto dicendo che le quattro sorelle non sono personaggi puramente inventati, ma al contrario, come ho specificato nel libro “ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti NON è puramente causale”. Elisa è la più grande, è sempre stata “Costretta” a giocare ed a condividere la sua vita con le più piccole ed alla fine fra lei e la più più piccola Chiara la differenza d'età, specialmente in alcuni periodi della crescita, si nota e parecchio. Lei era già adolescente, alle prese con i primi amori e la vita da liceale mentre per Chiara esisteva ancora il mondo dei giochi e delle elementari. Elisa è la seconda mamma, colei a cui puoi raccontare tutto, ma che è tanto disponibile ad ascoltare quanto poco a raccontare di sé, bisogna solo un po' scavare e conquistare la sua cieca fiducia per poterla conoscere veramente. Sabrina, elegante, sofisticata, perfezionista, “maestrina” con la testa fra le nuvole, è la seconda e, per un motivo o per l'altro, è la più legata ad Arianna, entrambe con un carattere forte spesso in contrasto ma mai in competizione. Arianna è solare, spigliata e genuina. Si potrebbe pensare che sia altrettanto trasparente e facilmente conoscibile, invece dietro la sua allegria contagiosa nasconde bene le sue insicurezze e le piccole e grandi sofferenze di un'adolescente. Ed eccoci finalmente arrivati a Chiara, la voce narrante di questo “Diario di bordo”, la più piccola delle sorelle con la sindrome del Brutto anatroccolo più o meno ben mascherata dal suo fare maschiaccio. La vacanza con le sorelle l'aiuterà ad emergere dal guscio e scoprire l'amore ma soprattutto la vera amicizia.


I punti che mi hanno maggiormente colpita di Noi sono la capacità dell’amicizia e degli affetti veri di mutare nel tempo, di evolversi insieme alle persone adattandosi alle nuove circostanze e mantenendo i rapporti solidi e sinceri. Qual è il segreto?

Si dice che gli amici si scelgono i fratelli no, quindi i fratelli nel bene e nel male te li devi far piacere, ed in questa situazione si creano degli equilibri strani, se visti dall'esterno, che però legano i fratelli con un legame, il più delle volte, indissolubile. E' questa l'amicizia che lega le quattro ragazze, sorelle nel libro, amiche di vecchia data nella vita reale. Non si sono scelte, anzi non ci siamo scelte, ma per motivi casuali sin dalle culle eravamo legate tutte ad uno stesso identico indirizzo, uniche quattro ragazze in un palazzo popolato per lo più da pensionati... o si diventava amiche o si moriva di solitudine. E' così ci siamo ritrovate a considerarci sorelle, ognuna di noi con i suoi pregi e i suoi difetti, ma unite da un legame quasi parentale, abbiamo imparato con gli anni a smussare i nostri spigoli ed a mettere la nostra amicizia prima di molte altre cose (fidanzati compresi che sono stati “costretti” a piacersi fra di loro ed andare d'accordo, pur di non creare problemi alla nostra amicizia). Non credere, così come le sorelle di Noi, le quattro amiche litigano spesso, ed a volte sono più le incomprensioni che il resto, ma quando hai una sorella o un fratello, per quanto puoi litigare e mandarlo al diavolo, lui/lei è sempre lì, come parte di te stessa.


L’amore è un altro punto saliente del romanzo. L’amore sul nascere e l’amore nel divenire, anch’esso capace di mutare, di maturare e di evolversi. Come vivono le sorelle questo sentimento?

Più che amore, parlerei di “cotte”. I cosiddetti “Primi amori” adolescenziali spesso non sono altro che cotte vissute però con un livello emozionale ampio così come sono amplificate tutte le emozioni di quella fascia d'età.
Elisa, Sabrina, Arianna e Chiara partono per un'avventura, e le intenzioni mirate al divertirsi e vivere alla giornata sono evidenti sin dalle prime pagine, ma divertirsi senza investire parte di se stessi non è così facile come lo immaginavano. E da una semplice cotta tutte e quattro si ritrovano immerse in una relazione che lascerà in tutte e quattro in segno diverso. Se poi la “cotta” è “vero amore” questo spetta ai posteri deciderlo, magari a chi scriverà di loro fra dieci anni.


Cosa significa, secondo te, oggi mantenere la solidità dei rapporti affettivi e familiari in un mondo che sembra essere sempre più proiettato verso rapporti meno profondi e duraturi?

Bella domanda. Sinceramente non credo di saper rispondere a pieno. Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia attenta e affettuosa, di incontrare tre ragazze, che considero sorelle, stupende e condividere con loro moltissimi anni della mia vita, se avessimo potuto probabilmente avremmo iniziato a fare comunella nella culla. Ho avuto la fortuna sfacciata di incontrare il mio “Paolo”, l'uomo della mia vita, per caso senza “baciare nessun rospo”, e senza portare sul cuore cicatrici di rapporti falsi o finiti male. Con questi presupposti, mi rendo conto che parlare con me sia molto simile a vedere una film disney, dove è tutto “rose e fiori”. Credo che il problema fondamentale prima ancora che “gli altri” sia “me stesso”. Siamo sempre più alla ricerca di noi stessi, della nostra carriera, del nostro successo, del nostro star bene ed essere felici, che spesso tendiamo a far prevalere l'invidia e per poterci sentire meglio preferiamo affossare gli altri che emergere in prima persona. Tornando alla domanda: “cosa significa?” significa imparare ad essere più sicuri di se stessi e dei propri sogni, solo allora ci si può relazionare con gli altri in maniera positiva e costruttiva.


Parlaci di te. Sei una giovane autrice di talento e con mille impegni sia universitari che personali. Come riesci a conciliare i tuoi molteplici impegni?

Semplicemente non ci riesco. Passo giornate intere ad arrancare dietro i mille impegni sperando che per una volta non esistano solo 24 ore, ed altre giornate a crogiolarmi nella pigrizia più assoluta. Morale sono un disastro, ma per ora va bene così. Faccio un po' come le maree, un po' bagno una costa un po' l'altra cercando di mantenere fra tutti gli impegni un certo equilibrio del tutto personale.


Qual è il tuo rapporto con la scrittura e quale autore/autrice ti appassiona maggiormente?

La scrittura è il prolungamento dei miei sogni. E la lettura non è da meno. Da bambina mi dicevano che “vivevo sulle nuvole”, sempre immersa in sogni ad occhi aperti. Beh, le mie abitudini non sono cambiate ed i miei sogni ad occhi aperti sono continuamente alimentati proprio dalla lettura e dalla scrittura.
Il mio autore preferito è Marc Levy, anche se ammetto che ultimamente perde colpi, l'autore di Se solo fosse vero (da cui hanno tratto l'omonimo film). Se solo fosse vero fu il primo libro a capitarmi fra le mani dopo tanti anni di abbandono della lettura, un libro che mi ha affascinato e fatto innamorare a tal punto che lo rileggo quasi ogni anno.


Progetti per il futuro?

Le mie “sorelle” vorrebbero che scrivessi il seguito di “Noi” e dalle coste sarde spostare le ragazze in Spagna, dove di recente siamo state tutte e quattro insieme. Non so, però, se questo progetto andrà in porto. Per il resto i miei progetti sono molteplici, un po' come i miei impegni... la laurea, un anello al dito e un matrimonio, continuare a far crescere www.pensorosa.it, qualche nuova pubblicazione... non necessariamente in questo ordine.

4 aprile 2011

Intervista a Carolina Mercurio e Valeria Nardilli, autrici di Vita e Svita

Le autrici

Belit (Carolina Mercurio) e Mowgly (Valeria Nardilli).
Il libro è scritto con il preciso intento di dar voce a una testimonianza, quella di una donna (Belit nel romanzo) che dopo essere venuta a conoscenza del proprio male combatte non solo contro la malattia”, ma anche contro quel sistema di speculazione a cui una parte della medicina aderisce.
"Vita e svita", Libellula edizioni (Tricase), 2009.



Il libro

“Vita e Svita” ci mostra cosa può accadere quando la sete di denaro e di fama, in medicina, conquista la prima posizione in campo. Un sistema dove baroni luciferini cancellano il paziente, trasformandolo all’istante, magicamente, in una NON persona, un meccanismo per fabbricare denaro, la gallina dalle uova d’oro. Un luogo dove non c’è pietà e non viene concesso di sperare: il libro ci porta nella casa delle streghe, in una tela di ragno, guai ad entrarci o sei perduto.
Ma “Vita e Svita” non è solo denuncia. È anche un ringraziamento a quell’altra gran parte della Medicina e della Ricerca che studia, combatte assieme a noi le nostre battaglie, ci affianca nel dolore e ci aiuta a non sentirci soli.



L'intervista



Ciao Carolina e Valeria,
mamma e figlia unite nella lotta e fortificate dalla speranza. Una miscela vincente di amore, rabbia e disperazione che deve ricordare a ciascuno che le risorse non bisogna cercarle altrove perché sono in noi e intorno a noi. La famiglia è lo scrigno che le custodisce e tutti abbiamo la chiave per aprirlo. Usiamola.
Vorrei innanzitutto cominciare facendovi i complimenti per Vita e Svita.
1. E' un libro unico che tratta argomenti duri con una grande forza e delicatezza. Quando è nata l’idea di scriverlo?

… era mezzanotte e mi intrattenevo con dei lavori manuali. Mia figlia MOWGLY mi ha raggiunta e mi ha chiesto perché non ero ancora a letto. Le ho risposto che non avevo sonno perché ero preoccupata, anzi ero spaventata! Lei si è avvicinata e mi ha chiesto se essere spaventata vuol dire avere PAURA. Le ho risposto di sì. Mi ha abbracciato e mi ha confessato che lei credeva di essere l’unica ad aver paura e che non aveva mai pensato che io potessi averne. Mi ha raccontato in breve la sua difficoltà a convivere con una realtà così difficile: la malattia e il rischio di perdere la mamma.
Abbiamo così deciso di scrivere … era un “gioco” che doveva aiutare la mia bambina a trasferire su un foglio la sua sofferenza. Mi ha sorpreso lei già lo faceva per suo conto!


2. Conan, Belit e Mowgli, qui rappresentati con nomi fiabeschi, sono portatori di un messaggio di forza, energia e coraggio che si rapporta al mondo reale. Chi sono per voi gli eroi?

Il ruolo di eroe per noi è concentrato nella capacità di vivere “giorno per giorno” la realtà così come si presenta, di godere di ogni dettaglio e soprattutto di non fermarsi dinanzi agli ostacoli ma di combattere e di sperare.


3. Inizialmente la famiglia ha una vita incantata, in cui non manca nulla: c’è una coppia felice e che si sostiene, un’amabile bambina di sette anni, un lavoro che appassiona. Nel momento in cui una diagnosi medica sconvolge fin nelle fondamenta l’equilibrio di questi legami, i protagonisti scoprono di possedere delle energie segrete.

Sì, sono energie custodite segretamente in ognuno di noi, dobbiamo imparare a tirarle fuori e ad usarle. La chiave è l’amore.


4. Il Professor Gargamella identifica una parte del mondo della medicina che segue fama e successo, un universo che dà poco peso al paziente e alle sue emozioni. Quando è arrivato il momento in cui Belit si è ribellata a questo sistema consolidato?

Quando la “sentenza di morte” è diventata realtà e il grido d’amore della mia bambina diventava insopportabile, ho chiesto aiuto a Gargamella che ha ignorato la mia richiesta trattando il problema con sufficienza, anzi “non” trattando il problema. Ha inoltre etichettato, l’opportunità di aderire ad una sperimentazione, folle e disperata. Ho capito che non sopportava che il SUO paziente divenisse all’improvviso autonomo, che il SUO paziente potesse pensare al suo posto!


5. Citando la descrizione del libro: “Belit ha perso la sua spada, ora sa cosa è la paura. Ma si è imbattuta in altri medici, ha incontrato occhi attenti, ascoltato parole come carezze, che hanno saputo spiegare e confortare”. Come è avvenuto questo incontro? Le esperienze precedenti di Belit erano state negative e dolorose.

Come tutte le cose della vita, si è trattato di una serie di “speciali” coincidenze messe in moto dalla speranza di trovare una qualunque soluzione alternativa che mi consentisse almeno di temporeggiare. Volevo che mia figlia crescesse un altro po’.


6. Belit e la sua famiglia hanno quindi scoperto un nuovo modo di vedere e praticare la medicina. Un mondo popolato da persone altruiste, medici capaci di generosità, impegno e passione. Che cosa ci puoi dire di loro?

Loro hanno un CREDO che alimenta non solo il lavoro, ma la loro stessa vita. AIUTARE gli altri diventa il motore propulsore per dedicarsi a tempo pieno ad una professione che rende necessario incontrare l’uomo prima del paziente e prima ancora della malattia. Sono così motivati da resistere a “maltrattamenti” strutturali della categoria che è temuta perché non controllata dalle regole mercenarie dettate soprattutto dalle case farmaceutiche.


7. Il ricavato dalla vendita di “Vita e Svita” andrà devoluto AIRC (Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro) con l’obiettivo di contribuire alla ricerca con una borsa di studio annuale. Di cosa si tratta?

L’AIRC indice un concorso a cui partecipano giovani ricercatori italiani. Il vincitore ha garantito lo stipendio di un anno di lavoro, pari a € 20.000,00 da dedicare completamente alla ricerca, quindi a noi e ai nostri problemi. La borsa di studio si chiama Vita e sVita.


Richiamando la descrizione del tuo libro, Belit, Conan e Mowgli ci ricordano che in ognuno di noi può nascondersi un guerriero. E’ una frase carica di forza, il migliore augurio che si possa fare alle persone e la prova ne è che viene da te.

Grazie.


Grazie a voi Carolina e Valeria, un fortissimo abbraccio.

25 febbraio 2011

Roma, Lato B - Claudio Delicato

Cinque personaggi, cinque vite, cinque desideri, cinque speranze, cinque disperazioni. Cinque modi diversi di lottare per sopravvivere. Cinque storie che si incontrano e si scontrano dando vita ad un Noir Pulp d'esordio che lascia il segno. Elena, bella e distante da tutto, da tutti e soprattutto da sè stessa. Dura nella sua affascinante femminilità, spietata nei suoi modi apparentemente cortesi, senza remore o rimpianti nel scegliere sempre e solo ciò che meglio la può favorire nella vita. Elena: che per Danilo è tutto ciò che lui desidera in una donna. Costanza che, a dispetto del suo nome, invece non riesce a scegliere, a prendere una strada, prigioniera com'è di mille dubbi e mille indecisioni. La malinconia e un cocente desiderio di rivalsa sembrano essere le funi che muovono la sua esistenza a cui non riesce a dare uno scopo. Danilo invece uno scopo ce l'ha. Anzi ne ha molti. E non ha dubbi su ciò che ama e che sa come amare. Danilo che conosce i desideri e che sa ciò che è disposto ad accettare o a non accettare. E che sa anche come non è disposto a vivere. Renato, che tenta disperatamente di dibattersi tra speranze, voglie, sconfitte, piccole e meschine perversioni, insospettabile violenza e una totale incapacità di vivere. Renato non sa desiderare. E proprio questa confusione lo porterà, con la casualità degli atti più efferati, a dare sfogo a tutta la disperazione che da sempre lo attanaglia. Carmelo Vinciguerra che, nonostante un cognome roboante, non ha collezionato altro che sconfitte ed è ora pronto a presentare il conto al mondo per la vita che non ha vissuto. O meglio, per la vita che non ha avuto il coraggio di vivere condannandosi a un logorante susseguirsi di giorni senza senso, di piccoli atti di vigliaccheria, di rivincite insensate dal retrogusto amaro di un'esistenza sprecata. Ed ecco che queste cinque vite, apparentemente ignare le une delle altre, convergono in un unico incontro da cui non ci sarà più ritorno.

Recensione

Roma, Lato B, romanzo d'esordio di Claudio Delicato, è un noir pulp che lascia il segno. Sensualità, desiderio, violenza, rabbia, irriverenza, amore e spiritualità affollano le pagine di questo libro che non lascia andare il lettore trascinandolo in un vortice di eventi eccezionali.

Non a caso l'autore è anche un batterista che, come tale, ha saputo infondere al suo libro un ritmo serrato che tiene avvinti fino all'ultima pagina. Ho letto Roma, Lato B in una notte e la prima sensazione, a lettura completata, è stata un senso di energia, forza, vitalità. Volevo che magicamente si aggiungessero altre 200 pagine da leggere tutto d'un fiato, che mi trascinassero di nuovo nella storia e mi facessero dimenticare la realtà esterna.

Questo romanzo dal linguaggio duro, esplicito, a tratti forte, tocca le profondità più segrete dell'animo umano. Che cosa spinge un uomo vigliaccamente e mediocremente mite a rivelare un lato gratuitamente crudele e vendicativo. Perché un ragazzo che ancora riesce a dare valore alle cose perde la testa, la vita e l'anima per una donna che non sembra neppure umana nella sua glaciale e assente cortesia. Che cosa cerca un uomo che non riesce a trovare soddisfazione in niente, di notte, per le strade provinciali di Roma. Quanto di ognuno di loro c'è anche in me, è stata la domanda che mi sono posta al termine della lettura.

Questo è dunque un noir per chi non teme di sentirsi raccontare la vita per quello che è, con i suoi lati duri, spietati, con i sogni, i desideri e gli appetiti.

Roma, Lato B è dunque un libro che si può leggere più volte e, oltre ad essere un esordio d'eccezione, è anche un romanzo che mi ha lasciato dentro un'impronta indelebile.

Dettagli del libro

  • Titolo: Roma, Lato B
  • Autore: Claudio Delicato
  • Editore: Delium Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Narrativa
  • ISBN-13: 9788866070085
  • Pagine: 202
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,99 Euro

15 gennaio 2011

Le interviste (im)possibili: La Guerrera


Le interviste impossibili

Le interviste impossibili furono un esperimento radiofonico che andò in onda su Radio Rai dal 1974 al 1975. Questo esperimento ebbe un grande successo, ed un notevole seguito. Le interviste impossibili sono dialoghi fantasiosi con uomini del passato o personaggi letterari. A tale progetto parteciparono i più grandi intellettuali del tempo, i dialoghi venivano recitati da attori famosi. E fu così che Umberto Eco intervistò Beatrice, Muzio Scevola e Pitagora, Italo Calvino dialogò con l'uomo di Neanderthal e Montezuma, e Manganelli ebbe l'onore di parlare con Tutankamon, Marco Polo e Nostradamus. Furono intervistati anche Attila, D'Annunzio, Cleopatra, Freud, Jack lo squartatore, Guglielmo Tell, e tenti altri personaggi realmente esistiti o nati dalla penna di qualche famoso scrittore per un totale di 82 interviste d'autore. Ancora oggi vengono proposte iniziative per ricordare quelle interviste impossibili o ne vengono proposte di nuove. Anche noi del Ghetto abbiamo deciso di intervistare nel nostro piccolo alcuni personaggi d'autore, non siamo di certo giornalisti o grandi intellettuali, ma siamo convinti che questa iniziativa potrebbe rivelarsi interessante e piacevole.



Il personaggio

Per la serie delle interviste impossibili, ho avuto l’inaspettata fortuna di poter intervistare Elisa Guerra, detta La Guerrera, giovane giornalista e ballerina di salsa che si è vista suo malgrado coinvolta negli ultimi misteriosi fatti accaduti nel mondo dei balli latinoamericani di Bologna. La Guerrera è la protagonista di Tu la Pagaràs! (Elliot, 2010), grande successo della scrittrice Marilù Oliva.

L'intervista



La Guerrera: Vieni Vittoria, Catalina ha appena cucinato una ciambella allo yogurt e alla frutta, ne vuoi una fetta?

Vic: Ma certo, grazie Elisa, come faccio a dire di no? …e se poi a Catalina non dispiace… quasi quasi le chiedo di leggermi le carte, nessuno è bravo come lei. Allora come va? Come ti senti dopo le ultime avventure che hanno sicuramente influito sul corso della tua vita?

La Guerrera: Mi sento un po’ sbrindellata. Sono a pezzi per via delle risse, non ho più un lavoro, i miei sogni stanno svanendo. O forse sono già svaniti...

Vic: Non pensi di essere pessimista? Forse ha ragione Catalina quando dice che sei un po’ depressa...

La Guerrera: Non sono depressa. Semplicemente vedo la vita quale essa è, senza veli. E quello che vedo è abbastanza desolante.

Vic: Parlami del tuo amore per il ballo… cosa significa per te questo mondo?

La Guerrera: Il mondo notturno della salsa non mi convince. Troppa esibizione e troppa sete di guadagno, anche se non è così per tutti. La salsa come genere musicale, invece, mi appartiene visceralmente. Ed ecco che si ripete la mia dannazione: detesto quei posti ma mi ritrovo puntualmente a frequentarli...

Vic: Ma cos’ha di così speciale questa musica?

La Guerrera: Nella salsa si incontrano umano e divino, celeste e fisico. Inoltre penso che la salsa racchiuda, nel ciclo ritmico del suo strumento base (la clave), il segreto del ritmo dell’universo.

Vic: E Thomas, la vittima? Che rapporto c’era tra voi? Pensi che si sia meritato la fine che ha fatto?

La Guerrera: Thomas è un grandissimo bastardo. Sì, la sua morte gli ha reso giustizia: è deceduto solo come un cane nei cessi di uno squallido locale.

Vic: E la Capoeira? È una difesa o un attacco? Tu sembri non avere mai paura di nulla…

La Capoeira è un’armonia tra difesa e attacco, tra danza e lotta. Non ho paura di niente non perché io sia coraggiosa, ma perché non ho niente da perdere.

Vic: Che cosa ti fa infuriare?

La Guerrera: L’ingiustizia, a tutti i livelli.

Vic: Anche lavorativo? Mi fai un esempio?

La Guerrera: Certo, anche lavorativo. Potrei farti moltissimi esempi. Non è giusto che manchino prospettive di lavoro. Non è giusto che i giovani debbano subire la piaga del precariato e che i meno giovani vengano discriminati per l’età. Non è giusto chiudere gli occhi di fronte allo sfruttamento, che pure sussiste anche nei paesi civilizzati. E non è giusto che le donne, in quasi tutti i settori - da quello industriale a quello finanziario a quello culturale - debbano sgomitare dieci volte di più per ottenere i riconoscimenti che i colleghi uomini ricevono senza tutta quella fatica.

Vic: Come sei finita a lavorare in quell’ufficio? Che cosa speri per il tuo futuro?

La Guerrera: Vorrei fare la giornalista. Sono già pubblicista, quello che spero è di trovare un posto dignitoso in una redazione seria. Ma quello che mi ritrovo a fare è quello che offre la città: becere redazioni dove noi cronisti veniamo schiavizzati e sottopagati.

Vic: E Basilica? Che uomo è? Che cosa ti piace in un uomo? Che cosa ti fa perdere la testa? Ti sei mai innamorata?

La Guerrera: Premesso che io non credo nell’amore e quindi non mi sono mai innamorata, né credo succederà, Basilica è un bravo ispettore. La testa non la perdo mai. In generale, nelle persone, detesto l’imbecillità e l’ignoranza. In particolare, in un uomo mi piace che sia bravo a letto. E – la gente dice, ma penso che siano sciocchezze – che mi piaccia la pelle nera.

Vic: Ma Basilica ti piace un po’? Lo dice anche Catalina... e dice che anche tu piaci a lui...

La Guerrera: Quando si è trattato della mia o della sua vita sentimentale, Catalina non ci ha mai azzeccato. Può darsi che Basilica mi piaccia un po’ e che io piaccia a lui, ma la cosa è irrilevante.

Vic: Quali sono le debolezze di Basilica?

La Guerrera: Forse dovresti chiederlo a quello stoccafisso di sua moglie.

Vic: Tu sei una donna forte, che sembra essere capace di resistere a tutto, ti senti mai sola?

La Guerrera: La questione non è che mi sento sola. È che proprio io sono sola.

Vic: Catalina, parlaci di lei. Da quanto siete amiche e cosa rappresenta nella tua vita?

La Guerrera: Lei rappresenta l’interruzione momentanea alla solitudine di cui ti ho appena parlato. Una carezza fraterna, una cioccolata calda che ti scalda la gola e il cuore, l’illusione di pensare che qualcuno ci tiene a me.

Vic: Catalina si dedica alla divinazione. Ma tu ci credi?

La Guerrera: Sono tutte cazzate. Lei interpreta le carte in modo che gli eventi tornino. Non vuole fare la furba, semplicemente è ingenua. E ci crede sul serio.

Vic: Che cosa vedi nel tuo futuro?

La Guerrera: Fuoco, fiamme e molto caldo. Ancora salsa. La mia prossima avventura è in uscita per l’estate, sempre per Elliot edizioni, e ti anticipo che scotterà.

Vic: Grazie Elisa, è stato bello conoscerti…e cerca, se puoi, di stare fuori dai guai!

La Guerrera: Ci proverò. Grazie a te, Vic. Stasera, però, io e Catalina ti portiamo a ballare la salsa!

5 gennaio 2011

Intervista a Claudio Delicato, autore di "Roma, Lato B"

L'autore

Claudio Delicato è nato a Roma il 3 marzo 1983. Roma, lato B è il suo romanzo d'esordio. In passato ha pubblicato i racconti brevi Tolleranza zero nella raccolta I Porti Sepolti, vol. VI (Aletti Editore, 2004) e Senza fiato nella collana di narrativa Logos (Giulio Perrone Editore, 2005). Giornalista pubblicista, ha un blog, Ciclofrenia, nel quale dal 2005 raccoglie i suoi deliri, il suo sguardo nevrotico sul mondo. Batterista, suona in un gruppo electrorock, gli Starlette. Ama definire Roma, lato B come un’opera a metà strada tra lo splatter e il romanzo rosa.
http://www.ciclofrenia.it
http://www.facebook.com/claudiodelicato
http://www.myspace.com/starlettemusic



Il libro

Roma sud. Cinque personaggi.
Gli angoli più polverosi del mondo, eppure ancora così convinti di poter servire a qualcosa.
Personaggi disperati alla ricerca di una risposta, topi ciechi allo sbando nel labirinto di una Roma animale dove le vite si scontrano violentemente, forse per caso, forse per destino o forse per volontà divina.
Violenza, amore, vita vissuta, rabbia e sensualità danno il ritmo serrato e intenso che caratterizza Roma, lato B: i personaggi intrecciano vite in cui nulla sembra avere un senso o una direzione, ma in cui l’amore sembra essere ancora il sentimento umano più pulito, il desiderio che fa sì che gli eventi accadano. Cinque personaggi, cinque vite, cinque forme di disperazione, cinque tentativi di riscatto, cinque storie che si incontrano e scontrano fino a giungere a un finale duro, forte ma anche carico di saggia ironia…
Roma, lato B, romanzo d’esordio di Claudio Delicato, lascia il segno in chi lo legge. Il linguaggio ironico, intenso e talvolta forte trascina il lettore negli eventi in un turbine di parole che colpiscono come schegge, che fanno ridere, piangere, riflettere sull’esistenza e che sicuramente fanno sentire vivi.



L'intervista



1. Ciao Claudio, complimenti per Roma, lato B, un libro che appassiona e che rileggerò sicuramente più volte. Come nascono i tuoi cinque personaggi?

Lo spunto è nato dall’epigrafe, di Herman Hesse: ogni uomo non è soltanto lui stesso: è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo s’incrociano una volta sola, senza ripetizione. Il mio obiettivo era quello di entrare nell’animo di più persone, quasi completamente sconnesse tra loro, che seguono il proprio normale corso di vita e finiscono per scontrarsi violentemente e in modo del tutto casuale. In questo senso, cerco di conciliare la sfera intima dell’uomo con dinamiche di intreccio in stile pulp e noir: Roma, lato B è una sorta di caleidoscopio di pensieri e visioni del mondo, che si sgretolano irrimediabilmente di fronte ai giochi del Fato.


2. La storia si svolge a Roma e porta il lettore fin dentro la tua città, al di là della sua bellezza monumentale. Ne parli come di una persona, una donna, con il suo aspetto esteriore, i suoi drammi, i suoi dubbi, i suoi segreti…

E direi che per un Romano è inevitabile. In questo romanzo guardo appunto al lato B di Roma, quello sporco, violento e metropolitano, ma Roma, come scrivo nei ringraziamenti del romanzo, è una madre bastarda che non sa smettere di farsi amare. Credo che nessuna delle città che ho visitato sia in grado di farti provare sentimenti così variegati e contrastanti nei suoi confronti, dalla rabbia, dal me ne vado, non ce la faccio più, che-città-di-merda a momenti di irresistibile e irrinunciabile poesia. Proprio come la donna ideale, appunto: quella che sa smuoverti l’anima, in positivo o in negativo che sia.


3. Il personaggio chiave di Danilo mi ha colpito in modo particolare. Che rapporto hai con lui? Ti somiglia in alcuni aspetti?

Tutti i personaggi di Roma, lato B, pur in misura diversa, rispecchiano lati diversi della mia persona, se si eccettua il carabiniere Carmelo Vinciguerra. Tuttavia, Danilo è senza dubbio quello che mi ricalca in maniera più fedele, e anche per questo è il personaggio più approfondito del romanzo. Danilo è la mia sfera contemplativa, riflessiva e paranoica al contempo, una fame isterica di essere tutto associata a un rapporto severo con se stesso e a una romantica concezione del bello.


4. Costanza ed Elena, due donne che sembrano essere emotivamente irraggiungibili. La prima sembra essere chiusa in suo mondo personale irrisolto, assediata da decisioni fondamentali riguardanti se stessa che non riesce a prendere. La seconda, altrettanto distante, sembra non essere invece turbata da nulla. Si presenta come un sistema chiuso, incapace di empatia, una donna che nella vita sceglierà sempre senza mai farsi coinvolgere da nulla, quasi lasciandosi passare la vita di fianco.

Hai colto. Costanza è una donna nel limbo, incapace di gestirsi tra il suo apparire cinica e indipendente e celare una personalità estremamente sensibile alle sensazioni forti, come l’amore, la rabbia e la nostalgia. Per questo motivo è l’unico personaggio del libro ad essere visto e analizzato emotivamente su due fronti, il proprio e quello di Renato.
Elena, invece, è volutamente esterna al romanzo. Sembra giacere in una teca di vetro, intoccabile, autonoma e insensibile, come hai detto tu; una sorta di feticcio che non comunica niente dal punto di vista emotivo, ma suscita irresistibile attrazione solo ed esclusivamente attraverso la sua femminilità.


5. Renato. Mi ha ricordato i famosi “vinti” della storia, quelle persone che comunque si muovano sembrano sempre avvolte da una pellicola invisibile che impedisce di muovere un passo.

Renato è la fase isterica del romanzo. Una persona che si dispera di fronte a un fato che sembra giocargli costantemente contro, fino a invischiarlo in vicende assolutamente grottesche e imprevedibili, per il solo motivo di essere l’uomo sbagliato, nel posto sbagliato e soprattutto al momento sbagliato. Mi piace la tua metafora, perché Renato è esattamente così: impossibilitato a muoversi senza fare un gran casino, a causa della pellicola che il destino gli ha avvolto addosso.


6. Nel tuo libro si percepisce anche una forte spiritualità, conoscenza della vita e della sfera emotiva umana.

Be’, forse conoscenza della vita e della sfera emotiva umana è troppo!, ma posso dire che molto spesso mi è capitato di interrogarmi sull’uomo e sul modo assurdo in cui si rapporta alla vita. Da un lato, l’esigenza di provare sensazioni forti, di spingersi al limite, la costante ricerca di emozioni che ti facciano sentire vivo, dall’altro una generale tendenza ad appiattirsi sulla propria esistenza, tra lavoro e vite coniugali monotone, rinunciando di fatto alle proprie passioni, al sognare come solo i bambini sanno fare.


7. Può una forte passione cambiare il corso di tutta una vita?

Se è forte, una passione deve cambiare il corso di una vita.


8. Sei anche un batterista. Quanto ha contato la musica in questo libro?

Molto. A dire la verità, l’idea originale era di narrare la storia di un gruppo musicale romano a partire da poche ore prima dell’inizio di un concerto, presentando la storia da punti di vista differenti, con lo sguardo pulp con cui poi è stato effettivamente scritto Roma, lato B. Poi ho pensato che l’argomento circoscritto mi avrebbe impedito di spaziare emotivamente e geograficamente. Ciononostante, molta musica è rimasta presente, non solo nelle citazioni di canzoni e nel fatto che il protagonista sia un batterista, ma anche in una precisa scelta della ritmica della scrittura.


9. Nel tuo libro si percepisce molto forte la presenza del "Fato". Che cos’è per te?

“Fato” è il nome che gli uomini si rifiutano di dare a Dio.


10. Come lettore, io ho amato tantissimo Roma, lato B e tutti i suoi personaggi. Spero tanto che presto ci sia un altro libro. Quali sono i tuoi progetti letterari per il futuro?

Ho già scritto parecchio di quello che sarà il mio secondo romanzo, ma devo prendere alcune decisioni sull’evoluzione della storia prima di cimentarmici in maniera costante. Nel frattempo, cerco di fare in modo che Roma, lato B arrivi a più lettori possibili, avvalorandomi del mio blog Ciclofrenia e di persone come te, curiose di novità, disposte a disseminare lo sforzo di chi da solo non può arrivare a un pubblico consistente.


Grazie Claudio, un fortissimo abbraccio.

Grazie, infinite, a te.

1 gennaio 2011

Solo Fango - Giancarlo Narciso

Stava, Val di Fiemme, Trentino, 18 Luglio 1985. Una tragedia annunciata si abbatte sul paesino di Stava. Il fango proveniente dal bacino di decantazione di una miniera che domina il paese, a fatica trattenuto dall'argine di sabbia innalzato in attesa delle autorizzazioni necessarie allo smaltimento, e che da anni e anni si accumula silenzioso e maligno, sta per liberarsi. Lo chiamano "argine" ma in realtà si tratta di una diga. Una diga abusiva per contenere i rifiuti della lavorazione mineraria che incombe come una nube foriera di disastri. Una tragedia annunciata e da sempre coperta dagli interessi di politici corrotti e di famiglie locali intenzionate a proteggere i propri introiti ad ogni costo. E, come sempre, a farne le spese sono gli innocenti, i bambini, i villeggianti che quel pomeriggio di luglio si godevano il meritato riposo e svago dopo un anno di lavoro o di studio. Chi aveva il potere di evitare la strage non ha agito. Chi avrebbe dovuto sapere ha taciuto.
Riva del Garda. Epoca contemporanea. Raffaele Fronza, 63 anni, ingegnere minerario viene brutalmente assassinato nella stanza del residence in cui abita. Inizialmente, gli indizi portano verso la pista dell'omicidio passionale e si accusa Ovidiu Stanciu, detto Roberto, un giovane romeno ritenuto l'amante della vittima. Il ragazzo è il colpevole ideale anche perché, preso dal panico e terrorizzato all'idea di non essere creduto, fugge peggiorando notevolmente la propria situazione. Ma non tutti sono convinti della sua colpevolezza. Viene dunque ingaggiato Butch Moroni che inizierà un'indagine parallela a quella della polizia e che lo metterà di fronte ad una catena di omicidi che affonda le radici in un passato mai dimenticato.

Recensione

Solo Fango è un libro che si può leggere a vari livelli e che presenta una vasta scelta di tematiche.
Dal punto di vista del romanzo noir, la trama è intensa e molto originale, inoltre tutti i personaggi possiedono una propria psicologia e complessità. Ogni carattere, ogni vita, ogni pensiero si fonde nella storia rendendo quasi impossibile interrompere la lettura finché non si giunge alla risoluzione finale. Ogni personaggio appassiona e affascina con le sue azioni, intenzioni e la sua sfera emotiva.
Un altro livello di lettura riguarda fatti sempre attuali come la corruzione nelle alte sfere del potere politico, la tutela dell'ambiente e la tutela della vita umana. Spesso si tende infatti a trascurare il fatto che il rispetto per la natura e il mondo che ci circonda va di pari passo con la protezione del genere umano. Offendere e sottovalutare le forze naturali spesso significa condannare persone innocenti e ignare a subire conseguenze spesso catastrofiche e irreparabili. Un aspetto di Solo Fango che mi ha molto colpito è stata anche la perfetta descrizione della superficialità e della noncuranza, veramente molto ben delineate dall'autore, con cui il male viene perpetrato.

Istintivamente, spesso si tende a immaginare l'avidità e la malvagità umana come una serie di azioni grandiose, di interessi incomprensibilmente al di sopra dell'esistenza quotidiana. Fra le pagine di questo libro ho invece potuto comprendere quanto "semplice" possa essere in realtà la malevolenza. Gli interessi sono spesso in realtà forme di furberia e tentavi di "accaparramento" di una posizione anche molto secondaria nel mondo della politica. Gli interessi possono essere quelli di famiglie locali che da sempre comandano coperte dalle tacite alleanze di consiglieri comunali o regionali e altri personaggi che mirano ad ottenere "favori personali". Inoltre, è molto interessante leggere come sia conveniente, e anche in questo caso molto attuale, attribuire la colpa di un reato a un ragazzo proveniente da un altro paese. Come se il male debba per forza arrivare dall'esterno, ben visibile e contraddistinto da un luogo di nascita oltre la frontiera. Come se questa falsa certezza potesse illusoriamente garantire la possibilità di proteggersi, di chiudersi in se stessi e all'interno della propria comunità. E' quando il male arriva dall'interno, ovvero dal luogo in cui si è nati e dalle persone con cui si è cresciuti, che la situazione si fa ancora più destabilizzante. Chi sono le persone che dovrebbero proteggerci? Le persone che si candidano assicurando giustizia e lavoro? Chi desiderano in realtà proteggere? Quale lavoro desiderano tutelare? E qual è il prezzo di queste promesse.

Solo Fango è dunque un libro appassionante, intenso e carico di temi attuali che spingono il lettore a riflettere e a partecipare emotivamente allo svolgersi dei fatti.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Solo Fango
  • Autore: Giancarlo Narciso
  • Editore: Edizioni Ambiente
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Verdenero. Noir
  • ISBN-13: 9788896238448
  • Pagine: 272
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,00
 

La Stamberga dei Lettori Copyright © 2011 | Template design by O Pregador | Powered by Blogger Templates