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15 gennaio 2011

Le interviste (im)possibili: La Guerrera


Le interviste impossibili

Le interviste impossibili furono un esperimento radiofonico che andò in onda su Radio Rai dal 1974 al 1975. Questo esperimento ebbe un grande successo, ed un notevole seguito. Le interviste impossibili sono dialoghi fantasiosi con uomini del passato o personaggi letterari. A tale progetto parteciparono i più grandi intellettuali del tempo, i dialoghi venivano recitati da attori famosi. E fu così che Umberto Eco intervistò Beatrice, Muzio Scevola e Pitagora, Italo Calvino dialogò con l'uomo di Neanderthal e Montezuma, e Manganelli ebbe l'onore di parlare con Tutankamon, Marco Polo e Nostradamus. Furono intervistati anche Attila, D'Annunzio, Cleopatra, Freud, Jack lo squartatore, Guglielmo Tell, e tenti altri personaggi realmente esistiti o nati dalla penna di qualche famoso scrittore per un totale di 82 interviste d'autore. Ancora oggi vengono proposte iniziative per ricordare quelle interviste impossibili o ne vengono proposte di nuove. Anche noi del Ghetto abbiamo deciso di intervistare nel nostro piccolo alcuni personaggi d'autore, non siamo di certo giornalisti o grandi intellettuali, ma siamo convinti che questa iniziativa potrebbe rivelarsi interessante e piacevole.



Il personaggio

Per la serie delle interviste impossibili, ho avuto l’inaspettata fortuna di poter intervistare Elisa Guerra, detta La Guerrera, giovane giornalista e ballerina di salsa che si è vista suo malgrado coinvolta negli ultimi misteriosi fatti accaduti nel mondo dei balli latinoamericani di Bologna. La Guerrera è la protagonista di Tu la Pagaràs! (Elliot, 2010), grande successo della scrittrice Marilù Oliva.

L'intervista



La Guerrera: Vieni Vittoria, Catalina ha appena cucinato una ciambella allo yogurt e alla frutta, ne vuoi una fetta?

Vic: Ma certo, grazie Elisa, come faccio a dire di no? …e se poi a Catalina non dispiace… quasi quasi le chiedo di leggermi le carte, nessuno è bravo come lei. Allora come va? Come ti senti dopo le ultime avventure che hanno sicuramente influito sul corso della tua vita?

La Guerrera: Mi sento un po’ sbrindellata. Sono a pezzi per via delle risse, non ho più un lavoro, i miei sogni stanno svanendo. O forse sono già svaniti...

Vic: Non pensi di essere pessimista? Forse ha ragione Catalina quando dice che sei un po’ depressa...

La Guerrera: Non sono depressa. Semplicemente vedo la vita quale essa è, senza veli. E quello che vedo è abbastanza desolante.

Vic: Parlami del tuo amore per il ballo… cosa significa per te questo mondo?

La Guerrera: Il mondo notturno della salsa non mi convince. Troppa esibizione e troppa sete di guadagno, anche se non è così per tutti. La salsa come genere musicale, invece, mi appartiene visceralmente. Ed ecco che si ripete la mia dannazione: detesto quei posti ma mi ritrovo puntualmente a frequentarli...

Vic: Ma cos’ha di così speciale questa musica?

La Guerrera: Nella salsa si incontrano umano e divino, celeste e fisico. Inoltre penso che la salsa racchiuda, nel ciclo ritmico del suo strumento base (la clave), il segreto del ritmo dell’universo.

Vic: E Thomas, la vittima? Che rapporto c’era tra voi? Pensi che si sia meritato la fine che ha fatto?

La Guerrera: Thomas è un grandissimo bastardo. Sì, la sua morte gli ha reso giustizia: è deceduto solo come un cane nei cessi di uno squallido locale.

Vic: E la Capoeira? È una difesa o un attacco? Tu sembri non avere mai paura di nulla…

La Capoeira è un’armonia tra difesa e attacco, tra danza e lotta. Non ho paura di niente non perché io sia coraggiosa, ma perché non ho niente da perdere.

Vic: Che cosa ti fa infuriare?

La Guerrera: L’ingiustizia, a tutti i livelli.

Vic: Anche lavorativo? Mi fai un esempio?

La Guerrera: Certo, anche lavorativo. Potrei farti moltissimi esempi. Non è giusto che manchino prospettive di lavoro. Non è giusto che i giovani debbano subire la piaga del precariato e che i meno giovani vengano discriminati per l’età. Non è giusto chiudere gli occhi di fronte allo sfruttamento, che pure sussiste anche nei paesi civilizzati. E non è giusto che le donne, in quasi tutti i settori - da quello industriale a quello finanziario a quello culturale - debbano sgomitare dieci volte di più per ottenere i riconoscimenti che i colleghi uomini ricevono senza tutta quella fatica.

Vic: Come sei finita a lavorare in quell’ufficio? Che cosa speri per il tuo futuro?

La Guerrera: Vorrei fare la giornalista. Sono già pubblicista, quello che spero è di trovare un posto dignitoso in una redazione seria. Ma quello che mi ritrovo a fare è quello che offre la città: becere redazioni dove noi cronisti veniamo schiavizzati e sottopagati.

Vic: E Basilica? Che uomo è? Che cosa ti piace in un uomo? Che cosa ti fa perdere la testa? Ti sei mai innamorata?

La Guerrera: Premesso che io non credo nell’amore e quindi non mi sono mai innamorata, né credo succederà, Basilica è un bravo ispettore. La testa non la perdo mai. In generale, nelle persone, detesto l’imbecillità e l’ignoranza. In particolare, in un uomo mi piace che sia bravo a letto. E – la gente dice, ma penso che siano sciocchezze – che mi piaccia la pelle nera.

Vic: Ma Basilica ti piace un po’? Lo dice anche Catalina... e dice che anche tu piaci a lui...

La Guerrera: Quando si è trattato della mia o della sua vita sentimentale, Catalina non ci ha mai azzeccato. Può darsi che Basilica mi piaccia un po’ e che io piaccia a lui, ma la cosa è irrilevante.

Vic: Quali sono le debolezze di Basilica?

La Guerrera: Forse dovresti chiederlo a quello stoccafisso di sua moglie.

Vic: Tu sei una donna forte, che sembra essere capace di resistere a tutto, ti senti mai sola?

La Guerrera: La questione non è che mi sento sola. È che proprio io sono sola.

Vic: Catalina, parlaci di lei. Da quanto siete amiche e cosa rappresenta nella tua vita?

La Guerrera: Lei rappresenta l’interruzione momentanea alla solitudine di cui ti ho appena parlato. Una carezza fraterna, una cioccolata calda che ti scalda la gola e il cuore, l’illusione di pensare che qualcuno ci tiene a me.

Vic: Catalina si dedica alla divinazione. Ma tu ci credi?

La Guerrera: Sono tutte cazzate. Lei interpreta le carte in modo che gli eventi tornino. Non vuole fare la furba, semplicemente è ingenua. E ci crede sul serio.

Vic: Che cosa vedi nel tuo futuro?

La Guerrera: Fuoco, fiamme e molto caldo. Ancora salsa. La mia prossima avventura è in uscita per l’estate, sempre per Elliot edizioni, e ti anticipo che scotterà.

Vic: Grazie Elisa, è stato bello conoscerti…e cerca, se puoi, di stare fuori dai guai!

La Guerrera: Ci proverò. Grazie a te, Vic. Stasera, però, io e Catalina ti portiamo a ballare la salsa!

21 settembre 2010

Le interviste (im)possibili: Agatha Christie

Articolo di Polyfilo

Le interviste impossibili

Le interviste impossibili furono un esperimento radiofonico che andò in onda su Radio Rai dal 1974 al 1975. Questo esperimento ebbe un grande successo, ed un notevole seguito. Le interviste impossibili sono dialoghi fantasiosi con uomini del passato o personaggi letterari. A tale progetto parteciparono i più grandi intellettuali del tempo, i dialoghi venivano recitati da attori famosi. E fu così che Umberto Eco intervistò Beatrice, Muzio Scevola e Pitagora, Italo Calvino dialogò con l'uomo di Neanderthal e Montezuma, e Manganelli ebbe l'onore di parlare con Tutankamon, Marco Polo e Nostradamus. Furono intervistati anche Attila, D'Annunzio, Cleopatra, Freud, Jack lo squartatore, Guglielmo Tell, e tenti altri personaggi realmente esistiti o nati dalla penna di qualche famoso scrittore per un totale di 82 interviste d'autore. Ancora oggi vengono proposte iniziative per ricordare quelle interviste impossibili o ne vengono proposte di nuove. Anche noi del Ghetto abbiamo deciso di intervistare nel nostro piccolo alcuni personaggi d'autore, non siamo di certo giornalisti o grandi intellettuali, ma siamo convinti che questa iniziativa potrebbe rivelarsi interessante e piacevole.



Il personaggio

Per la serie delle interviste impossibili, abbiamo di recente avuto l'onore di essere ospitati per il tè nientemeno che da una Dama dell'Impero di Sua Maestà, Lady Agatha Mallowan Christie, in occasione del 120esimo anniversario, da poco trascorso, della sua nascita, il 15 settembre 1890.
L'infaticabile creatrice di trame criminose, le cui opere rivaleggiano per diffusione con la Bibbia e i drammi del grande bardo, ha invitato il Ghetto dei Lettori nella sua residenza londinese di Mayfair. Alle cinque in punto ci presentiamo davanti alla porta di una villa in stile neogotico, circondata da un giardino un po' trascurato e con il prato bisognoso di una sistemata.br Dopo qualche minuto di attesa e rumori di passi concitati dall'interno l'ingresso ci viene aperto dalla padrona di casa in persona, concitata, vestita di un impeccabile e pesante completo di tweed verdone con la spessa gonna sotto le ginocchia, un comodo golfino beige e una spilla di foggia orientale, scarpe nere basse e un curioso capellino in bilico su una massa di riccioli candidi tirati in alto.
Un sorriso tipicamente inglese incornicia il volto insieme a una pesante montatura di occhiali in tartaruga, sul punto di cadere dal naso.



L'intervista



A.C. Oh, povera me - il respiro appena affannato, una mano poggiata sul petto -, spero non abbiate aspettato molto, ma sapete, mi ero proprio dimenticata che oggi è il giorno di libertà della ragazza, Gladys, e la cuoca dalla cucina non vuol venire a rispondere al campanello, sa com'è difficile trattare con la servitù, e poi Elspeth è una così brava cuoca, assaggerete i suoi pasticcini e i tramezzini, e devo assolutamente tenerla da conto, io poi sono appena rientrata, sa, c'era una svendita del bianco da Harrods, gli strofinacci per asciugare i bicchieri non sono mai abbastanza, ma intanto prego, entrate pure, ho fatto servire il tè in biblioteca. Sapete, trovo che sia il luogo più adatto per il tè - poi aggiunge con un sorriso sornione - oltre che per mettere in scena il ritrovamento di un cadavere...

Si gira e ci precede per un corridoio piuttosto scuro, alla fine del quale entriamo nella biblioteca pesanti librerie in legno scuro stracariche di edizioni di classici, tappeti iraniani, la fiamma del caminetto accesa per rischiarare un ambiente che le grandi porte finestre non bastano a illuminare, visto che ormai è già quasi il tramonto. La padrona tira le tende di broccato rosso scuro e si accomoda, invitandoci a fare altrettanto con un gesto accompagnato da un sorriso, su una poltrona chippendale a righe, sovrastata dal ritratto di un'arcigna gentildonna in abiti vittoriani. Un grosso gatto certosino grigio alza pigramente lo sguardo verso di noi, restando acciambellato con aria annoiata sulla mensola del camino.


A.C. Gradite una tazza di tè?

P. Se non le spiace, Lady Agatha, prima Le faremmo qualche domanda, i nostri lettori saranno deliziati di sapere qualcosa di più sulla sua vita privata...

A.C. Oh, certo... del resto siete venuti qui apposta - ride nervosamente, si alza e prende a ravviare il fuoco maneggiando il massiccio attizzatoio di ferro battuto con notevole energia - ma sapete bene che io sono una persona discreta, preferisco rimanere il più possibile nell'ombra e osservare quel che le persone dicono e fanno quando non sanno di essere guardate è un po' come con i vetrini di un laboratorio. Si sentono tante chiacchiere interessanti. Lo diceva sempre anche Jane, Miss Marple dico, intendo che sferruzzando e allungando lo sguardo si apprende molto più di quanto non si pensi. Ma non vorrei annoiarvi, non volete assaggiare queste focaccine, vi assicuro che la mia Elspeth le fa buonissime!

P. Grazie, ne assaggeremo una insieme al tè!

A.C. Ma certo, un mio caro amico, il colonnello Bantry ripeteva sempre che un buon tè nero e bollente è quello che ci vuole per riscaldarsi, queste case vecchie sono bellissime, non lo metto in dubbio, e così tradizionali ma è sempre difficile riuscire a installare un riscaldamento che funzioni e non costi un occhio della testa. Era lo zio materno di una mia cugina di secondo grado, Clare, di Torquay, il colonnello intendo, anche se ormai quel ramo della famiglia s'è estinto... quanto tempo è passato - sospira ravviandosi i ricci bianchi, dopo essersi tolta il cappellino del tutto sgualcito.

P. Appunto, la sua famiglia è sempre stata molto importante per lei, che rapporto aveva con i suoi genitori? Ha ricevuto un'educazione molto rigida)

A.C. Oh, non saprei... molto normale, suppongo. Certo al giorno d'oggi è tutto così diverso, e non dico che non sia meglio, questo no, ma ai miei tempi si badava molto alle apparenze e specialmente le ragazze non avevano tutti questi grilli per la testa. Ecco, per esempio Gladys, la cameriera, sa, è arrivata con le referenze della contessa Sedgwick, ed è una gran brava ragazza, non dico di no, e sta imparando bene il mestiere, ma è una tale sciocca e, per esempio, non capisco perché si ostini a frequentare quei ragazzi spettinati dall'aria triste, che girano con i pantaloni davvero troppo bassi - e qui fa una smorfia di disgusto - e si vantano di non lavare i capelli per mesi interi!

P. Ce l'ha con i rasta o con gli emo? Eppure lei ha vissuto gli anni della 'swinging London', dei capelloni e tutti quei cambiamenti... non ha mai pensato che i suoi romanzi gialli avessero un'ambientazione un po' datata, con tutta questa aristocrazia al tramonto?

A.C. Ho sempre avuto una concezione piuttosto alta delle tradizioni! - risponde con aria piccata - In famiglia ho ricevuto, grazie a Dio, un'educazione molto accurata e ai miei tempi se mi fossi comportata in quel modo mi avrebbero fatto senza dubbio una bella lavata di capo, e intendo in senso letterale! Sarà come dice lei, tutto è cambiato, i rapporti sociali non sono più così regolati ma a volte non si sa proprio come comportarsi era tutto così semplice una volta. Sapevi sempre come rivolgerti a un aristocratico, se chiedere una seconda tazza di tè quando si è invitati e tutto quello che ci si aspettava da te. Ora invece è tutto così disordinato e confuso... - così dicendo si agita parecchio e la sua acconciatura riccia rischia seriamente di smottare - volete ancora un pasticcino?

Grazie. Eppure tutto sommato lei ha avuto una vita piuttosto sopra le righe il divorzio dal primo marito, il successo come scrittrice, i viaggi e le campagne di scavi archeologiche in Medio Oriente, la creazione di un personaggio così famoso come Hercule Poirot. Non trova che ci sia una contraddizione in questo?

A.C. Ah, Poirot! Quel piccolo trombone d'un immigrato belga! - fa un gesto stizzito con la mano, quasi ne volesse scacciare il fantasma - Sa che tra tutti i detective che ho inventato, Tommy e Tuppence, Miss Marple, Parker Pine, quel piccoletto mi è sempre stato cordialmente antipatico con la sua mania per i baffi impomatati e le simmetrie, così azzimato. E per giunta anche ingrato e vendicativo... io decido di calare il 'sipario' sulla sua carriera e lui mi fa fuori in pochi mesi! Miss Marple non l'avrebbe mai fatto, si sarebbe limitata a dirmi "Non se la prenda, cara, sono cose che capitano". Anche alla prozia della mia figlioccia Rosalind, che stava a St. Mary Meadow, è andata così, una vita passata a prendersi cura del marito e poi, un mese dopo che era morto, se ne va al creatore anche lei. Non avrebbe fatto una piega, glielo dico io!

P. Addirittura lei pensa, Lady Agatha, che la sua morte sia dovuta al fatto che nell'ultimo romanzo pubblicato in vita aveva fatto morire un Poirot ridotto sulla sedia a rotelle? Ma non posso credere che il piccolo monsieur Poirot non le piacesse neanche un po', in fondo gli deve tanto...

A.C. In realtà qualcosa in comune l'abbiamo. Intanto il senso della giustizia. Sono sempre stata convinta, come lui, che i criminali vadano trattati come meritano se non ci si fa scrupolo di eliminare una vita umana per il proprio tornaconto - e si sporge in avanti a versarmi ancora del the - e si è per giunta così sciocchi da farsi cogliere con le mani nel sacco, bhe... il minimo che ci si può aspettare è di finire appesi a una corda. E poi una robusta vena di romanticismo! Poirot ha un certo naso per assortire le coppie e quando può ci mette il suo zampino per far nascere quelli che chiamerebbe dei ipetit affairesi... anch'io sono un'inguaribile romantica, ho scritto anche qualche romanzo rosa, forse lo saprete, con uno pseudonimo. Dev'essere per via dell'educazione di noi ragazze vittoriane, o anche per certe vicende personali - e qui sospira profondamente -. Comunque sono piuttosto nostalgica di carattere... e vedete, anche questa ostinazione nel tenere in vita un mondo di fredde case di campagna in stile Tudor, contesse russe espatriate, colonnelli rimbecilliti, che raccontano in continuazioni aneddoti del Sudafrica o dell'India che nessuno più ascolta, e arzille prozie che sferruzzano tra un tè e una partita a bridge è per via dell'attaccamento romantico a un mondo ideale, ma non alla sua realtà. Mi domando cosa lasceremo ai nostri figli, ora che abbiamo smantellato il nostro Impero. Ma non voglio annoiarvi con la politica. Del resto il caro Archie - ridendo con civetteria - mi diceva sempre che di politica io non capisco un accidente!

P. Parlando delle sue vicende personali, Lady Agatha, lei si riferisce al suo divorzio dal colonnello Christie e alla strana vicenda della sparizione a Harrogate, che finì poi sulle prime pagine di tutti i giornali, e da cui è stato tratto un bel film, in cui il suo ruolo è toccato a Vanessa Redgrave. Non vorrebbe dirci, dopo tanti anni, cosa successe in realtà in quei giorni e se è vero che lei aveva progettato di suicidarsi facendo accusare suo marito di omicidio?

A.C. Ah, quella vicenda così spiacevole! Vanessa Redgrave poi non mi somiglia affatto. Pare che non si riesca a fare un'intervista senza finire a parlarne. Eppure ho ripetuto sa il cielo quante volte che di quella faccenda così sgradevole non ricordo nulla! - mi lancia un'occhiata di fuoco e sembra percorsa da un brivido di stizza, mentre il gatto che sonnecchiava, svegliato dal tono acuto della sua padrona, le balza in grembo e ci fissa guardingo - Oh, che spavento, Tiglat... questo bel gattone - rivolgendosi a noi - si chiama Tiglat Pileser III... il nome di un re assiro. Sa, lo ha scelto mio marito, il mio secondo marito, il povero Max. Mi ha trasmesso una grande passione per l'archeologia. Si figuri che quando insistevo per accompagnarlo negli scavi mi diceva che secondo lui mi sarei troppo impressionata se avessimo ritrovato degli scheletri o qualcosa del genere. E dire che quando prestavo servizio come infermiera ai tempi della Grande Guerra ne ho viste di ben peggiori. Fu lì che mi feci una certa pratica coi veleni dell'infermeria e l'idea di scrivere romanzi gialli... a forza di leggere i libri lasciati dai soldati che tornavano al fronte. Ecco, prendete ancora del tè e una fetta di torta, non vorrete mica offendere la mia Elspeth?

P. Grazie del tè, spero sia ancora bollente, anche se è così forte da essere quasi amaro. E poi qualcosa di caldo ci vuole, cominciavo a sentire freddo, specialmente alle gambe!

A.C. Oh, mi spiace. Temo, come vi ho detto, che queste vecchie case siano impossibili da riscaldare decentemente. Ma non vi preoccupate, non servirà ancora molto tempo...


Mi guarda di nuovo con un indecifrabile sorriso da sfinge. Anche Tiglat, il certosino grigio, che la scrittrice sta accarezzando sulle sue ginocchia, ci fissa con uno sguardo consapevole ed enigmatico.
Guardiamo la sua tazza sul tavolo del rinfresco è vuota.
Guardiamo la nostra, ancora mezza piena, il piattino che ci ha servito con gli squisiti sandwich al cetriolo, sentiamo in bocca uno strano retrogusto amaro. Forse, che non sia dovuto solamente al tè nero Pensiamo, mentre rapidamente scivoliamo nelle tenebre di un'insensibilità pesante e senza risveglio...

27 luglio 2009

Le interviste impossibili: Pamela B


Le interviste impossibili


Il cliente ha sempre ragione. Se un cliente presenta un reclamo, noi non possiamo fare altro che accoglierlo. Questo perché noi siamo al servizio del cliente lettore nostro affezionato, e se involontariamente abbiamo recato disturbo anche a uno solo di voi ce ne scusiamo profondamente e siamo disposti a fare tutto il possibile per ottenere il vostro perdono. Quest'altro perché, sia ben chiaro, la nostra è una redazione seria. Ci teniamo a chiarire ciò perché, qualche giorno fa, ci è pervenuta una protesta da parte di un famoso personaggio letterario. Il personaggio letterario in questione è Lady Pamela B che voi tutti conoscerete per essere stata la protagonista di un famoso romanzo di Richardson. La Signora in questione si è lamentata per il trattamento ricevuto in un recente articolo pubblicato dal ghetto. Naturalmente la redazione sta dalla parte della lettrice, e per farsi perdonare ha allontanato per alcune settimane l'autore dell'articolo incriminato, reintegrandolo solo dopo aver verificato la veridicità del suo pentimento, ed ha invitato la signora Pamela B a presentarsi negli studi della redazione per rilasciare una intervista atta a redimere la sua figura impudicamente sporcata dalla negligente penna del signor Torrismondo. Siamo felici di annunciare che la signora Pamela B ha accettato l'invito. La redazione ha inoltre pensato bene di far intervistare la reclamante dal reo autore dell'articolo incriminato.



Il personaggio


Pamela è un personaggio di notevole successo della letteratura inglese. Serva quindicenne presso Lady B, alla morte di quest'ultima prenderà servizio presso suo figlio, Mr B, che cercherà in ogni modo di sedurla (anche con la forza), ma invano. La virtù della serva Pamela verrà infine premiata con il matrimonio con Mr B, dal quale avrà sette figli (Pamela II). Pamela è insomma il ritratto del virtuosismo, delle buone maniere, e della bontà, degna erede quindi della signorina Eugenie Grandet, intervistata per la nostra prima intervista impossibile.



L'intervista


Raimondo Torrismondo: Buongiorno, Lady Pamela, è un vero piacere avere l'onore di poterla intervistare!

Lady Pamela B: Non creda di poter prendere in giro Lady Pamela come ha fatto con quella stupida di Eugenie...

T: Prenderla in giro non è assolutamente nelle mie intenzioni, come del resto non penso di aver assolutamente preso in giro la signora Eugenie.

P: Non proferisca quisquilie, lei è quell'idiota che mi ha profondamente offeso in un recente articolo...

T: Mi scuso ancora, non era certo nelle mie intenzioni offenderla, e siamo qui per farci perdonare e chiarire la posizione della redazione nei suoi confronti.

P: Ma lei non la smette mai di dire scemenze? Immaginavo fosse un essere ridicolo, ma non fino a questo punto.

T: Insomma, noi l'abbiamo invitata a venire a spese della redazione, le abbiamo fatto avere, come da lei richiesto, quattro guardie del corpo, un chirurgo, un fabbro ed un killer professionista, abbiamo assecondato ogni suo stupido cruccio, tutto questo per permetterle di redimere la sua posizione che, lei sostiene, è stata profondamente danneggiata da un nostro articolo. Quindi ora se è sua intenzione proseguire con l'intervista saremo lieti di farlo, altrimenti è stato un piacere. Decida lei!

P: E va bene, non se la prenda mica, Lady Pamela si stava semplicemente levando qualche sassolino dalla scarpa.

T: I sassolini sono finiti?

P: Finiti! Lo prometto!

T: Va bene, allora ricominciamo daccapo, ma con approccio opposto. Buongiorno, Lady Pamela, è un vero onore avere il piacere di poterla intervistare...

P: Lo credo bene, per la rubrica Le interviste impossibili è un vero salto di qualità, passare da una stupida come Eugenie a un vero grande personaggio come lo è Lady Pamela.

T: Naturalmente lei si prende la responsabilità di ogni sua affermazione, la redazione si limita esclusivamente a riportarle sul blog. Dico questo per evitare ulteriori fastidiosi reclami. Ma passiamo alla prima domanda. Noi tutti della redazione siamo rimasti basiti e parecchio incuriositi dalle sue originalissime richieste: Quattro guardie del corpo! Chi è che potrebbe voler minare la sua incolumità?

P: Che domanda stupida! Chiunque vorrebbe minare la mia incolumità, la mia sicurezza, la mia vita, la mia Verginità.

T: La sua verginità? Ma non mi dica che lei è ancora...

P: Queste non sono domande da fare ad una signora come Lady Pamela, ad ogni modo la risposta è si.

T: Ma alla fine del romanzo lei realizza il suo sogno di sposarsi con Mr B, e nel suo meno conosciuto seguito avrà sette figli con suo marito...

P: Il signor Richardson doveva pur fare qualcosa per mantenersi, e ha preferito regalare ai lettori un finale diverso dalla logica realtà. Logica realtà che è la seguente: La verginità di Lady Pamela non potrà mai essere violata. Mr B ha capito, e ora siamo felicemente sposati, anche se ci vediamo assai di rado.

T: Quindi il matrimonio non è stato consumato?

P: Assolutamente no! Che orrore!

T: Va bene, mi sembra di capire che l'argomento non riscuote il gradimento di Lady Pamela. Cambiamolo. Non posso fare a meno di constatare che lei è ancora in ottima forma fisica e di una bellezza rara...

P: La ringrazio, questo è quello che si ottiene quando è mantenuta intatta la propria purezza.

T: Si, ma allora non mi spiego perché abbia chiesto l'utilizzo di un chirurgo...

P: Ma non oserà mica pensare che io possa circondarmi di quattro guardie del corpo senza farle adeguatamente evirare?

T: Ah, certo! Mi chiedo come ho fatto a non pensarci prima. Che stupido, pensavo volesse farne un uso proprio, sa la chirurgia moderna fa miracoli...

P: Mi sa che lei è davvero stupido. Tuttavia devo dire che la vostra tecnologia non mi ha lasciato indifferente.

T: In che senso?

P: Be', presumo che ora mi chiederà del perché abbia richiesto un fabbro...

T: E' esattamente ciò che volevo sapere...

P: La risposta è molto semplice. Approfitto del fatto di essere venuta in questa era tecnologica per farmi costruire una cintura di castità all'ultima moda. Son sicura che susciterà l'invidia delle mie amiche del circolo delle Non-la-darò-mai-a-nessuno.

T: Ma lei lo sa che ogni fabbro possiede una copia delle chiavi delle cinture che costruisce?

P: Ed è appunto questo il motivo per il quale Lady Pamela ha assoldato un killer professionista.

T: Insomma, un piano perfetto. Non crede che le contromisure prese siano leggermente esagerate?

P: Assolutamente no. Lei forse non ha letto bene quello che ho passato io in quelle oltre seicento pagine di romanzo. Per me viverle è stata una cosa mostruosa.

T: La capisco, invece, mi creda: anche per me leggerle è stata una atroce tortura. Deve però capire che non tutti gli uomini sono dei mostri.

P: Questo lo dice lei. Io ho la mia ultracentennale esperienza in merito e non mi farò certo consigliare da un pivellino come lei.

T: Rimaniamo dunque nelle nostre convinzioni e cambiamo nuovamente argomento: che idea s'è fatta del mondo d'oggi, in questi pochi giorni in cui ci ha fatto l'onore di visitarci?

P: Devo confessare di essere caduta nello sconforto quando ho saputo che il circolo delle Non-la-darò-mai-a-nessuno non esisteva più già da un pezzo, scioltosi per grave carenza di adepti, ma sono rimasta ancora più basita nel sapere che nessuno ha intenzione di crearne uno nuovo sulle stesse solide basi. Non ho potuto fare altro che constatare infine che quella in cui vivete è una società fondata sul peccato.

T: Una visione esageratamente cupa della nostra socievole società. Lei non ha colto il fatto che la donna è finalmente libera e, soprattutto, può ritagliarsi un posto in società semplicemente con le propria qualità, la propria intelligenza e le proprie capacità.

P: E in questo non ci vedo nulla di nuovo. Non esiste altro modo per entrare in società che quello di sposare l'uomo giusto, esattamente come ho fatto io, e per fare questo bisogna naturalmente avere tante qualità come saper cucire, cantare, e mantenere sempre le buone maniere.

T: Il suo ragionamento non fa una piega, quindi non mi rimane che darle pienamente ragione. Per quel che mi riguarda, penso che la sua immagine sia stata completamente redenta. O almeno penso sia uscita da questa intervista la sua immagine più vera. Lei è soddisfatta dell'intervista, o vuole aggiungere qualcos'altro?

P: Certo, Lady Pamela ci tiene a precisare che Lady Pamela ha avuto il permesso per rilasciare questa intervista dal fedele marito di Lady Pamela, che è dovuto rimanere in una casa con le luci rosse per improrogabili impegni di lavoro. Lady Pamela dice questo perché non vorrebbe, Lady Pamela, che qualcuno pensasse che Lady Pamela vada in giro senza il marito di Lady Pamela: scoppierebbe uno scandalo tanto grande quanto ingiusto nei confronti di Lady Pamela.

T: Adesso penso sia stato detto tutto. Posso avere l'onore di baciarle la mano?

P: Certo, aspetti un attimo che chiamo il chirurgo, che dovrebbe ancora essere nelle vicinanze, e dopo potrà senz'altro farlo.

T: No, lasciamo perdere il baciamano, tanto ormai non si usa più, va benissimo anche un saluto a distanza. E' stato un vero piacere poterla intervistare. Felice ritorno alla sua amata puritana era e al suo amato claustrale circolo.

P: E' stato un piacere assolutamente mio far capire a questo mondo perverso chi in realtà sia Lady Pamela.

11 aprile 2009

Le interviste impossibili: Eugénie Grandet


Le Interviste Impossibili


Le interviste impossibili furono un esperimento radiofonico che andò in onda su Radio Rai dal 1974 al 1975. Questo esperimento ebbe un grande successo, ed un notevole seguito. Le interviste impossibili sono dialoghi fantasiosi con uomini del passato o personaggi letterari. A tale progetto parteciparono i più grandi intellettuali del tempo, i dialoghi venivano recitati da attori famosi. E fu così che Umberto Eco intervistò Beatrice, Muzio Scevola e Pitagora, Italo Calvino dialogò con l'uomo di Neanderthal e Montezuma, e Manganelli ebbe l'onore di parlare con Tutankamon, Marco Polo e Nostradamus. Furono intervistati anche Attila, D'Annunzio, Cleopatra, Freud, Jack lo squartatore, Guglielmo Tell, e tenti altri personaggi realmente esistiti o nati dalla penna di qualche famoso scrittore per un totale di 82 interviste d'autore. Ancora oggi vengono proposte iniziative per ricordare quelle interviste impossibili o ne vengono proposte di nuove. Anche noi del Ghetto abbiamo deciso di intervistare nel nostro piccolo alcuni personaggi d'autore, non siamo di certo giornalisti o grandi intellettuali, ma siamo convinti che questa iniziativa potrebbe rivelarsi interessante e piacevole.


Il Personaggio

Siamo alla nostra prima intervista ma non per questo ci accontentiamo mica di poco, ebbene si, puntiamo in alto, molto in alto: siamo riusciti a programmare una intervista con Eugenie Grandet, omonima protagonista di un famoso romanzo di Balzac, considerata una dei maggiori personaggi della letteratura francese. Figlia di un padre padrone innamorato dei soldi, e di una madre soggiogata dal padre, Eugenie è l'emblema dell'ingenuità e della bontà. Non intendo anticiparvi altro perché altrimenti l'intervista sarebbe pressoché inutile. Ecco tutto. Non possiamo fare altro che augurarvi una buona lettura.


L'Intervista



Raimondo Torrismondo: Abbiamo oggi l’onore di poter porre qualche domanda ad uno dei maggiori personaggi della letteratura francese: la deliziosa e soave Eugenie Grandet. Salve Madame Grandet!

Eugenie Grandet: Salve, signore. Scusi l’emozione, ma non capita mica tutti i giorni di essere intervistata, sa mio padre non mi ha mai dato il permesso di rilasciare interviste…

T: Abbiamo impegnato validi argomenti per convincerlo, o perlomeno abbiamo impegnato buona parte del budget a nostra disposizione. Ma lasciamo stare la parte economica. Mi parli un po’ di Saumur…

G: Non penso affatto di essere la persona adatta a descrivere questo paese tanto ammirato dagli antiquari e dagli artisti. È vero, vi sono nata, ma non conosco nulla, oltre la casa dove abito con i miei genitori, la chiesa in cui mi reco ogni santa domenica, e la strada che percorro per raggiungerla. Potete d'altronde chiedere al mio buon babbo, che ne è stato sindaco e che ne è proprietario di una buona parte.


T: Mi sa proprio che i nostri fedeli lettori dovranno arrangiarsi in qualche altro modo se vorranno scoprire le beltà di questo paese. Ma andiamo avanti. A quanto pare le migliori famiglie di Saumur vedevano nella piccola Grandet delle immense qualità, tanto da fare di tutto per aggiudicarsi la sua preziosa (in ogni senso) mano. Lei cosa ne pensava del suo matrimonio?


G: Ma io se devo essere sincera, non c’avevo mica mai pensato al matrimonio! So solo che il mio compito era quello di tessere il mio bel corredo, al resto ci avrebbe pensato il babbo che avrebbe di certo fatto la scelta giusta per me. Sia i Cruchot che i Des Grassins mi hanno sempre trattato bene, evidentemente avevano sin da allora capito che sono una gran donna con tante belle qualità.


T: Sicuramente sarà per questo. Ma passiamo al giorno del suo ventitreesimo compleanno. Tutto stava andando come al solito, Grandet, Cruchot e des Grassins seduti attorno al tavolo a giocare a tombola, quando, toc toc, si sente bussare alla porta, ed è così che entrò a far parte della sua vita suo cugino Charles…


G: Ricordo ancora quel momento, salutò tutti con una grazia da vero parigino, mica come noi borghesucci di provincia. Mi sentii rinascere, fu un vero colpo di fulmine.


T: Tant’è che si adoperò al meglio per rendere il soggiorno del cugino in casa Grandet il più confortevole possibile, agendo impavidamente di nascosto al suo dispotico padre…


G: Beh almeno lei mi capirà, il mio caro cugino veniva dalla grande Parigi, abituato al gran lusso non potevamo mica accoglierlo come un normale ospite di provincia?


T: Se lo dice lei… Ma non dobbiamo dimenticare il motivo che portò suo cugino a Saumur…


G: Povero cugino, il padre si era suicidato e quel che è peggio era anche fallito, sarebbe partito per le indie a mani vuote a cercar fortuna, poveretto, mi vien da piangere al sol pensiero. Povero cugino!


T: Ad ogni modo, seguirono passeggiate melanconiche, baci rubati, promesse di matrimonio, e poi Charles partì per le Indie.


G: Il periodo più bello della mia vita…


T: Non v’è nell’uomo gioia che non derivi dall’ignoranza diceva qualcuno che lei dovrebbe ben conoscere (ndr, Balzac). Non pensa che suo cugino potesse essere semplicemente un altro aspirante alla sua ricchezza?


G: No non credo proprio, mio cugino provava un sincero e forte sentimento nei miei confronti, ed io avrei fatto e farei di tutto per lui…


T: Anche offrirgli i risparmi di tutta una vita, ed andare incontro alla diseredazione di suo padre…

 
G: Abbassi la voce per carità non si faccia sentire da mio padre, non lo vorrà mica far morire una seconda volta? Dovevo pur fare qualcosa per aiutare il mio amato cugino in difficoltà, e poi cosa sono i soldi quando c’è un sentimento così grande?


T: Probabilmente ha ragione. Seguì un periodo buio, diseredata dal padre, la madre si spense lentamente per l’incapacità di reagire al dispotismo del marito, un riavvicinamento di suo padre dovuto con ogni probabilità a questioni ereditarie ed infine la morte di suo padre, invasato fino all’ultimo sospiro dal demone dell’avarizia…


G: Si fu davvero un brutto periodo, in più mio cugino non mi scrisse nemmeno una lettera. Rimasi quindi sola con Nanon.


T: Charles stette via sette anni, voi due avete affrontato in maniera molto diversa questi sette anni di attesa, lei, novella Penelope, respingendo le continue dimostrazioni di affetto dei Cruchot, mentre suo cugino tra orge, avventure di ogni specie e tratta degli schiavi, sembrava averla dimenticata…


G: Penso siano solo malignità queste…


T: Si ma fu una lettera arrivata da Parigi a segnare il suo destino, suo cugino, definito malignamente da alcuni critici un arrampicatore sociale, si sarebbe sposato con una marchesa…


G: Non posso che condividere la sua scelta, io non sono mai stata alla sua altezza, non avvezza al lusso ed alla mondanità parigina. Sono molto felice per lui.


T: Mi permetta di offrirle il mio fazzoletto per asciugarsi le lacrime…


G: Grazie! Deve sapere che mi emoziono sempre ai matrimoni, e queste non sono altro che lacrime di felicità.


T: Ne sono pienamente convinto. Fatto è che, come è cristianamente dovuto, si sposò, cedendo finalmente alla corte crusciottiana; ma al contrario di quanto previsto dagli stessi, questo finì per arricchire le casse della presto vedova, Madame Grandet. Divenne insomma ricchissima…


G: Ma cosa me ne potevo fare io della ricchezza, quando il mio cuore era spezzato, quando quelli che mi circondavano lo facevano e ancora lo fanno, ormai l’ho capito, solo per i miei soldi, quando l’unica che mi vuole realmente bene è la mia povera Nanon?


T: Ottimo spunto di riflessione Madame Grandet! Invito anche i nostri amati lettori a riflettere sulla domanda postami dalla signora Grandet. Vorrei però farle prima di salutarla un’ultima domanda? Ha mai letto qualche libro di Balzac?


G: Non leggo tali sciocchezze, mio padre dice che leggere non fa guadagnare nulla. Ma ad ogni modo non avrei letto un libro talmente sciocco, in cui (me lo ha riferito Nanon, che legge questa bazzecole) la protagonista è una ragazza ingenua e sciocca, mica come me!


T: Perfetto è stato un piacere ed un onore parlare con lei, a nome di tutti i nostri lettori la ringraziamo per il tempo dedicatoci e le auguriamo una buona giornata.


G: Io se lo desidera sono sempre qui a filare, circondata dai soliti avventori che sognano la mia agognata dote. Arrivederci!

Articolo di Raimondo Torrismondo
 

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