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13 marzo 2018

Trilogia della nebbia - Carlos Ruiz Zafón

Una misteriosa casa sulla costa atlantica spagnola e tre ragazzi alla scoperta degli antichi segreti che custodisce, legati a innominabili patti siglati con un personaggio luciferino, il misterioso Principe della Nebbia che emerge dalle ombre della notte per sparire alle prime luci dell'alba.
Nella Calcutta del 1916 un treno in fiamme squarcia la notte mentre i gemelli neonati Ben e Sheere vengono miracolosamente salvati. Sedici anni dopo, le braci di quell'incendio ricominciano ad ardere per i due adolescenti, segnando il loro destino.
In un faro sulla costa normanna i giovani Irene e Ismael si addentrano nel mistero di un fabbricante di giocattoli, un enigma che li unirà per sempre trascinandoli in un mondo labirintico di luci e ombre.
I primi tre romanzi dell'autore de L'ombra del vento, riuniti per la prima volta secondo le intenzioni dell'autore. Atmosfere gotiche, trame mozzafiato e personaggi che si imprimono indelebili nella memoria dei lettori.

Recensione

​ La Trilogia della nebbia raccoglie tre romanzi scritti da Carlos Ruiz Zafón tra il 1993 e il 1995, prima che la fama internazionale lo travolgesse con la pubblicazione de L' ombra del vento.
I racconti sono stati riuniti e ripubblicati per volontà dello stesso autore, perché tutti e tre rivolti ad un pubblico adolescente e caratterizzati da una comune atmosfera a cavallo tra il gotico e l'horror, sebbene il tema della nebbia sia caratteristica soprattutto del primo se racconti, Il principe della nebbia.

La scelta di indirizzare l'opera a lettori Young Adult non deve far pensare di avere a che fare con un mystery annacquato, alla Piccoli Brividi.
Al contrario tutti e tre i racconti presentano figure sufficientemente inquietanti ed eventi abbastanza disturbanti da garantire una buona dose di brividi anche a un pubblico più adulto.
Tuttavia la minore esperienza dell'autore è piuttosto evidente sia nello stile acerbo, che aspira a alla poesia vista nel Cimitero dei Libri Dimenticati senza raggiungerla, sia nelle trame che presentano diverse ingenuità.

Il principe della nebbia è sicuramente l'opera che risente maggiormente di questi limiti: la storia è ricca di cliché e il terrificante clown che tormenta i protagonisti ricorda un po' troppo l'indimenticabile IT di Stephen King. Inoltre il finale lascia aperti più interrogativi di quanti ne risolva, lasciando così in sospeso la curiosità del lettore.

I due racconti successivi, Il palazzo della mezzanotte e Le luci di settembre già mostrano un evoluzione e soprattutto il primo brilla per l'originalità della trama e dei personaggi.
Anche in questo caso l'autore vacilla nei finali: le scene di lotta sono sempre descritte in modo un po' pasticciato e rendono difficile al lettore comprendere cosa stia succedendo; inoltre il confronto finale con il cattivo non è completamente all'altezza delle aspettative come se l'autore non sapesse bene come togliere d'impaccio i suoi eroi e scegliesse delle strade un po' di comodo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Trilogia della nebbia
  • Titolo originale: La trilogía de la niebla
  • Autore: Carlos Ruiz Zafón
  • Traduttore: Bruno Arpaia
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 12 febbraio 2013
  • Collana: Grandi bestsellers
  • ISBN-13: 9788804626824
  • Pagine: 574
  • Formato - Prezzo: Tascabile - Euro 13.00

18 dicembre 2017

L'autunno di Montebuio - Micol Des Gouges e Danilo Arona

Montebuio è un piccolo paese a novecento metri di altitudine sull’Appennino Ligure. Trentadue abitanti che si conoscono da sempre. E, per qualche motivo incomprensibile, trentadue da sempre. Una minuscola comunità, all’apparenza tranquilla. Dopo una stranissima estate, quella del 1962, che lascia ancora dietro sé misteri non spiegati, i tre bambini protagonisti – la voce narrante Lisetta, l’irritabile Ettore e il pauroso Santino – ricominciano la vita di sempre: scuola, giochi in piazza, missioni esplorative nei dintorni di Montebuio. Ma quello che vivono non è un autunno come tutti gli altri. Perché, a partire da sabato 20 ottobre, le giornate dei ragazzini iniziano a essere scandite da terribili telegiornali, da gravi notizie provenienti dall’altra parte del pianeta, dal silenzio tetro degli adulti e da false rassicurazioni. Il trio sente parlare di missili, di ordigni, di America, Russia e Cuba, di capitalisti e comunisti. Notizie di distruzione e di morte, minacce dello scoppio imminente di un conflitto mondiale. Ma non è solo questo clima di paura che devono affrontare i tre amici. Cose ben più strane e terrificanti accadranno nel paese. Perché la paura, al suo picco, è in grado di materializzare i terrori del mondo. Quello esterno e quello interno. E i missili voleranno in direzione di Montebuio. E con loro altre cose che nessuno mai dovrebbe vedere.

Recensione

Raccontato dagli occhi vispi della giovane protagonista, il romanzo ci espone in modo diretto e senza troppi fronzoli direttamente dagli anni sessanta lo spaccato di un piccolo paese ligure con appena 32 abitanti, che per tanti, storicamente parlando, ricorda la ripresa economica dell’Italia.
Ma Montebuio, come la stessa Lisi ci riporta, non è un paese come gli altri: ha una su ambientazione peculiare, correlata a un mondo impalpabile di cui le mura e gli adulti sussurrano per sentito dire, quasi volessero tutti quanti fingere che in realtà, certe storie, non sono mai avvenute.
Eppure Lisi e i suoi amici non riescono a farne a meno di rendersene conto, di fare caso ai dettagli che, dai genitori al prete, tutti sembrano voler nascondere, negando l’evidenza di determinate esperienze extra sensoriali che, come una macchia d’olio, si diffondono piano piano tra le pagine.
E alla fine lei e soltanto lei assurge al ruolo scomodo di colei a cui deve essere rivelata la verità, mentre il tempo inesorabile rintocca lasciando a tutti quanti l’oscuro presagio che manca poco a un tardi a cui nessuno potrebbe mettere rimedio.
La storia, scritta in prima persona singolare, con qualche raro flashback atto a spiegare i più oscuri avvenimenti del passato, presenta al lettore la voce della protagonista ben incastrata tra l’esigenza di dover crescere e capire in fretta e il suo sviluppo che resta comunque ancorato all’inspiegato dell’infanzia.
Ed è proprio tale aspetto che si incentra nell’opera: si ridimensiona, al di là degli oscuri misteri, in un romanzo di formazione attinente Lisi e i suoi amici, con la perdita graduale della loro innocenza pur di dare una spiegazione di fondo ad avvenimenti mondiali di cui faticano a capire la portata per il semplice motivo che dalla conoscenza ne vengono esclusi.
Sullo sfondo infatti rimane il rischio di un conflitto bellico, di uno Stato piccolo e lontano come Cuba che desta la preoccupazione delle grandi potenze mondiali, Stati Uniti e Russia in testa i quali sono contrapposti in piena Guerra Fredda per rivendicare il proprio primato. Come tutti i bambini Lisi assorbe le preoccupazioni e le tensioni che intorno a lei provano quelli più grandi, e cerca in modo disperato di dare una spiegazione a tutto questo.
Accanto a tale tema delicato, e sempre attuale, trovano la diade religiosità/paganesimo, che si esprime nei contrasti tra gli eventi soprannaturali vissuti e la spiegazione che invece il prete Don Guido cerca di inculcare nei suoi fedeli: tutto quanto risulta non spiegabile in modo umano, diventa di origine demoniaco, incarna il male.
Ritroviamo tra le righe esorcismi, paure ancestrali, strani fenomeni che si incastrano non solo a Montebuio, ma nella psiche dell’intera comunità.
Lo stile vivido e ritmato condiscono la storia in modo abbastanza appropriato da destare una giusta tensione nel lettore, anche nei momenti in cui l’ordito non appare chiaro: alcune spiegazioni emergono solamente nella parte finale, dando un senso a tutto l’impianto. Non si evidenziano particolari errori o refusi, la sintassi è curata in ogni sua parte, denotando una certa cura nell’espressione e nella resa della storia.
L’autunno di Montebuio è certamente un libro particolare, adatto a quei palati che amano il connubio horror ma che non si accontentano di un’atmosfera cupa, desiderando un’esperienza di lettura che non si limita ai fatti ma ci racconta la psiche e il dramma personale di ogni giovane vita che ha una paura soltanto: crescere, e farsi strada nel mondo.

Giudizio:

+3stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: L'autunno di Montebuio
  • Autore: Micol Des Gouges e Danilo Arona
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 9788890725968
  • Pagine: 250
  • Formato - Prezzo: Brossura € 15,00

9 dicembre 2017

D'argine al male Dove i topi non muoiono - Gaia Conventi

Nell'estremo lembo della provincia ferrarese, dove il Po incontra il mare, Giovanni e Iolanda, fratelli e nemici, devono patteggiare per sopravvivere. La loro casa è nascosta nella golena; lì accanto il cimitero. Il Po e l'Adriatico scandiscono ore e stagioni come le campane a morto segnano i giorni dei protagonisti. Lui con un passato di ricoveri psichiatrici, lei priva di uno scopo e intenzionata a trovarne uno. Morendo, la madre ha lasciato dietro di sé le macerie di un morboso attaccamento alla figlia e Giovanni ora può finalmente far scontare alla sorella anni di materne angherie. Ma non sarà questo a innescare il meccanismo che li porterà allo scontro, perché mentre Giovanni trama Iolanda agisce: rimasta senza la madre da accudire, l'anziana donna cerca una bambola a cui prestare attenzioni:Francesca, una bambola viva. Sarà lei a riportare a galla il marcio che cova nel passato di Giovanni e Iolanda. Divisi seppur inscindibili, ma nella vecchia casa non c'è spazio per entrambi.

Recensione

Giovanni e Iolanda, fratello e sorella con problemi mentali, sequestrano una ragazza, Francesca, e la rinchiudono nella loro casa situata nella golena lungo il Po nei pressi di Ferrara. È Iolanda che ha ideato e materialmente effettuato il rapimento per avere qualcuno di cui occuparsi dopo la scomparsa della madre a cui  era dedicatala sua vita, come in quelle famiglie di altri tempi in cui la figlia più giovane non si sposava per potersi impegnare totalmente nella cura dei genitori anziani. Giovanni, pur non essendo d’accordo con l'iniziativa della sorella, è acquiescente e si adopera perché nessuno venga a conoscenza del sequestro.
Questo è l’inizio del romanzo horror dove apparentemente i fratelli si comportano come carnefici, ancorché gradualmente si trasformino nelle vittime di se stesse e delle circostanze. Nella casa ormai abitata solo da loro due aleggia ancora lo spirito della madre. È il classico convitato di pietra che condiziona ancora i pensieri ed il modo di agire dei figli, particolarmente sensibili agli influssi esterni, veri o apparenti che siano, e ai propri stati d'animo.
I due fratelli si nascondono al mondo, come ha loro insegnato a fare la madre e come hanno capito a proprie spese di doversi comportare per sfuggire alla crudeltà della gente, prevenuta nei confronti di chi è diverso. Poiché le vicende si svolgono prevalentemente nella casa della golena, con al più qualche puntata al cimitero a fianco dove Giovanni lavora in qualità di custode, si potrebbe pensare ad un romanzo claustrofobico e opprimente, ma non è così.
La storia inizia con azioni particolarmente efferate, tanto da far nascere nel lettore un senso di repulsione, ma poi si dipana in un insieme di comportamenti e pensieri nevrotici dove si incrociano l’immaginario ed il reale, elaborati insieme all’ironia della scrittrice che, ricordiamo, è  autrice di gialli, alcuni dei quali di carattere umoristico già recensiti in questa sede. Niente infatti è come sembra in questo romanzo particolarmente originale e coinvolgente che trasporta il lettore nella mente di persone schizofreniche e ingenue che, come tutte le anime semplici e bisognose di rassicurazione, trovano soddisfazione nel riuscire a fare le cose come si deve.


Tutto era andato per il meglio e, se le cose vanno bene, vuol dire che sono giuste. 

Ottima la caratterizzazione dei protagonisti, teneri e crudeli i loro pensieri, triste e solitaria la loro vita, come si può evincere anche da questa considerazione amara di Giovanni, che già per un certo tempo era stato rinchiuso in un istituto psichiatrico:


 … lui sarebbe stato comunque solo. Non importava se tra le mura di casa o in un istituto: si è sempre soli. 

L’azione vera e propria, dopo il rapimento di Francesca, è nel complesso modesta, dato che gran parte della dinamica del romanzo si svolge nella psiche dei protagonisti, ovvero nella rappresentazione della realtà di menti che la malattia ha reso più sensibili del normale, ma che per questo motivo riescono a comprendere fatti che le altre persone, in genere più superficiali, non sono solite soffermarsi a considerare. E' solo alla fine del romanzo che si capiranno compiutamente, pertanto, le motivazioni di molti dei loro comportamenti e la risoluzione di alcuni misteri come, ad esempio, quello della scomparsa del padre di Giovanni e Iolanda.
La circostanza per cui i topi non muoiono, anche se vengono sterminati dal veleno che Giovanni metteva in cantina per ordine di sua madre, viene lasciata alla intuizione dei lettori.
Molto scorrevole la scrittura dell'autrice che sa coniugare il reale all’immaginario con un linguaggio asciutto e che riesce a rendere accattivante una storia di solitudine e quieto orrore. Un ottimo romanzo, quindi, particolarmente originale, pieno di ironia e di una tenerezza che non sfocia mai nel sentimentalismo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:D'argine al male - Dove i topi non muoiono
  • Autore: Gaia Conventi
  • Editore:Le Mezzelane
  • Data di Pubblicazione:2017
  • Collana:Ossessioni
  • ISBN-13:9788899964535
  • Pagine:198
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,90

12 agosto 2017

Cacciatori di Fantasmi - Fabio Monteduro

Tutto ha inizio, da quel che ci è dato sapere, davanti al cancello di una grande villa di campagna, è lì che si consuma una morte assolutamente inaspettata quanto assurda. Da questo inspiegabile suicidio si diramano le angoscianti vicende del romanzo. Tra i protagonisti, Matteo, il cui sogno è di diventare un regista di fi lm horror. Andrea, lasciato dalla moglie il giorno della nascita della loro bambina, tanto appassionato di sovrannaturale da possedere tutti gli strumenti per la rilevazione di entità spiritiche. Sarà l’incontro tra questi due personaggi che farà nascere l’idea di diventare cacciatori di fantasmi. E ancora, Emma, la sorella di Andrea, traumatizzata da certi avvenimenti accaduti loro da bambini durante una vacanza, sembra avere particolari poteri da medium. Alicia, una ragazza peruviana, laureata in psichiatria, pertanto refrattaria alle idee dei suoi “nuovi” amici. Su tutti si ergono tre inquietanti presenze: Erwin Kanvans, stimato psichiatra, autore di libri didattici che, improvvisamente, mette in discussione i fondamenti della psichiatria. Il S.Cataldo, un ex manicomio abbandonato da oltre trent’anni dopo una notte di terrore. Per fi nire, Fatima Gutiérrez, una levatrice chiamata, per ragioni misteriose, la Santa mammana. Gli improvvisati “cacciatori di fantasmi” si troveranno a lottare per le loro stesse vite, trovandosi, ben presto, faccia a faccia coi loro peggiori incubi.

Recensione

I libri horror li ho sempre trovati controversi. Il genere si presta bene alla sua finalità di impressionare il lettore generando in lui un senso di timore e allo stesso tempo esaltazione.
Mi ha sempre affascinato il funzionamento inverso della nostra mente davanti ad immagini o a storie del terrore: ne siamo intimoriti ma allo stesso tempo ne siamo attratti ma perché? L’occulto, il mistero così come il proibito rappresentano mete, confini da valicare necessariamente poiché concepiti come tematiche-sfida. Ciò che ci fa paura allo stesso tempo ci attira, non possiamo farci nulla è nella nostra natura.

Cacciatori di Fantasmi è stata la mia sfida personale con il mondo del terrore, non sono una grande lettrice del genere ma ho voluto comunque provarci e con grande sorpresa ne sono rimasta impressionata – questa volta positivamente!
La storia è suddivisa per paragrafi e, attraverso una turnazione, ognuno di questi racconta di personaggi e vicende diverse che si intrecciano l’un l’altra: in realtà infatti, progredendo con la lettura, il lettore si rende conto di trovarsi davanti ad un’unica grande storia dove ogni tassello va perfettamente ad incastrarsi con gli altri.

Ovviamente la trama non può che essere un filone dedicato a fantasmi, presenze, tavole ouija e luoghi infestati – tra i quali non possono mancare il classico dell’hotel abbandonato e del manicomio – ma è anche un mezzo per trattare tematiche calde nei dibattiti attuali: il confronto tra la dimensione scientifica della psicologia-psichiatria e il mondo sovrannaturale.
Quanto gli sbalzi di tensione sono frutto di alterazioni sovrannaturali e soprattutto, è possibile parlare di fantasmi oppure si tratta solo di deviazioni mentali che proiettano immagini fittizie?

Tutto ruota attorno ad un gruppo di acchiappa fantasmi contemporanei che per legami di parentela o incontri casuali finiscono per istituire un vero e proprio comitato di indagini: a capo dell’intera vicenda è una presenza misteriosa, Fatima Gutierrez, una mammana che sembra non aver dimenticato il suo passato e con lei tutta la sua stirpe di discendenza. La storia è popolata da numerosi protagonisti, ognuno dei quali ha un passato ingombrante e che si rivelerà un fardello sempre più pesante con il quale però sarà inevitabile fare i conti: l’introspezione psicologica dei personaggi occupa una buona fetta del romanzo, il che consente al lettore di conoscere i protagonisti a tutto tondo – o quasi – scoprendo i punti di forza e le fragilità di ognuno. Partendo da Andrea – abbandonato dalla moglie e papà di una bimba, appassionato del sovrannaturale – e dal suo amico aspirante regista Matteo – incontrato per caso in un bar – per poi arrivare ad Emma – sorella di Andrea che manifesta una certa attitudine con il mondo dei medium – e ad Alicia – una giovane studentessa di psichiatria un po’ scettica verso il mondo dei fantasmi. Nel cast non possiamo non citare anche uno stimato psichiatra Erwin Kanvans – che avrà un ruolo fondamentale nella vicenda con i suoi studi su una presunta regressione “feconda” che porterebbe i suoi pazienti ad uno stato di catalessi illuminante per le sue teorie – ed infine Diego e Simona - rispettivamente l’ex fiamma di Emma con un dono particolare e una barista molto amica di Andrea, affascinata dai fantasmi.

Quello che salta subito agli occhi è la stesura al pari di una scenografia che ben si presterebbe ad una trasposizione cinematografica in primis per la cura dettagliata usata nelle descrizioni di luoghi e di stati d’animo nonché dei pensieri dei personaggi.
Il narratore diventa onnisciente nell’ultima parte, quando rivela verità insospettabili che finiscono con il ribaltare tutte le convinzioni e le sicurezze del lettore. C’è un filo molto sottile tra la realtà e la follia e il team di Ghost Hunters non ha alcun timore di varcare quella soglia alla ricerca della verità, quali saranno le conseguenze di questa scelta?

Il lettore sfogliando le pagine si ritrova a gestire non solo le sue emozioni ma anche quelle dei personaggi, il climax ha un’impennata netta nella seconda metà del romanzo ed esplode nella parte finale senza mezzi termini o precauzioni. All’improvviso ci troviamo catapultati anche noi nel manicomio di San Cataldo e nell’Hotel Clarin ed ancora al Casale dei Pini – tutte location importanti e collegate tra loro, com’è possibile? Basta leggere il romanzo per scoprirlo.
Le atmosfere sono tratteggiate con cura e personalmente, mi sono ritrovata più volte ad accendere la luce nel corso delle mie letture notturne! Consigliatissimo agli amanti del brivido e anche a chi vuole iniziare con qualcosa di leggero-ma-non-troppo.

Faccio i miei complimenti a Fabio Monteduro e alla sua notevole maestria narrativa in grado di centellinare parola dopo parola valanghe di emozioni. Un riconoscimento va anche a Mirko Barbaglia che con la sua prefazione fa da cornice al romanzo, preparando alla lettura di un lavoro da cui traspare una grande passione e un grandissimo impegno.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cacciatori di Fantasmi
  • Autore: Fabio Monteduro
  • Editore: Runa Editrice
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • ISBN-13: 9788897674337
  • Pagine: 430 pagine
  • Formato - Prezzo: Brossura - 17,00 Euro

26 maggio 2017

Sleepwalker - Michael Laimo

Richard Sparke soffre di sonnambulismo da tre anni, da quando ha aggredito la sua ex-moglie nel sonno. La terapia con il dottor Delaney non sembra sortire effetto e la vita di Richard si fa, giorno dopo giorno, più difficile. Le visioni di sua madre e di sua figlia morte, che lo chiamano attraverso un’inquietante luce blu, la minaccia di un misterioso uomo in nero che sembra volergli fare del male trasformando i suoi sogni in incubi, il ricordo di eventi che è convinto di non aver mai vissuto e il continuo sovrapporsi tra reale e irreale conducono Richard sull’orlo della follia. Fino a quando Pamela, la donna che frequenta, non irrompe in casa sua tentando di ucciderlo, senza apparente motivo. Ma è accaduto realmente o, anche questo, è solo un sogno? La visita degli agenti Moldofsky e Hughes, il giorno dopo, e il ritrovamento di una pozza di sangue in cucina, danno inizio alle indagini della polizia. Per Richard, invece, comincia una lenta discesa nell’incubo.

Recensione

Specie prima di dormire, lo spauracchio dei bambini è sempre stato notoriamente il cosiddetto uomo nero da cui, peraltro, i piccoli possono difendersi nascondendosi sotto le coperte. Senza difese, invece, risulta il protagonista di Sleepwalker, l’adulto Richard Sparke, cui accade non solo di vedere dormendo un uomo nero, ma che questi si materializzi e lo assalga, cosicché le sue notti si trasformano in incubi non solo virtuali.
Naturalmente Richard Sparke è in terapia dal dottor Delaney che ritiene che il suo paziente soffra "di una gravissima forma di parasonnambulismo mai riscontrata prima. Crede che le sue illusioni siano reali, poiché interferiscono regolarmente con il suo sonno, creando situazioni altamente perturbanti."

Gli incubi di Richard sono sorti dopo la morte della figlia e hanno comportato il divorzio dalla moglie Samantha che lo ha anche accusato di aver tentato di ucciderla nel sonno, salvo poi ritrattare le accuse.
Richard Sparke, dopo tre anni da single, incontra la bellissima Pamela. Afferma anche lei di soffrire di disturbi del sonno ed è amore a prima vista. Richard preferisce non dormire insieme a lei, nel timore che inconsapevolmente, durante il suo sonnambulismo, possa farle male come è accaduto per la sua ex moglie, anche se non sa come questo sia potuto accadere non avendone il ricordo.
Tuttavia la notte in cui sorprendentemente si ritrova in casa Pamela, si accorge che non è più la donna dolce che pensava di conoscere ma una furia da cui deve difendersi.
Interviene la polizia, chiamata dai vicini di casa che hanno sentito le urla, rumori di colluttazione e visto la donna uscire di casa correndo, presumibilmente ferita. Gli agenti incaricati rimangono disorientati alla vista del sangue sul pavimento, ma non trovano ferite sul corpo della donna una volta che riescono a  rintracciarla. Diverranno ancor più diffidenti verso Richard dopo la morte dello psicanalista da cui lui si reca per la usuale terapia.
A questo punto Richard dovrà guardarsi dall’uomo nero e anche dalle forze dell'ordine che lo accuseranno della morte del terapeuta, mentre stanno per verificarsi altri eventi delittuosi dovunque lui cerchi di trovare rifugio.

Per quanto descritto inizialmente come una persona poco pratica, incapace perfino di guidare, Richard si accorge, in caso di necessità, di riuscire a rinvenire dentro di sé insospettate risorse e conoscenze.
Per dare una spiegazione razionale all'evoluzione delle capacità del protagonista, nonché all’apparizione dell’uomo nero e altri incubi, l'autore trasforma gradualmente il romanzo dal genere horror psicologico a quello fantascientifico ed è opportuno non aggiungere altro per non annullare la sorpresa al lettore.

Indubbiamente un thriller adrenalinico in cui il protagonista è costretto a difendersi da entità conosciute e sconosciute di vario genere. La storia si dipana ad un ritmo sempre più veloce con continui colpi di scena che garantiscono una buona dose di suspense. La scrittura è sciolta e il racconto accattivante.
Il difetto del romanzo sta, a mio avviso però, proprio nelle spiegazioni fantascientifiche che l’autore cerca di dare agli avvenimenti e che, oltre a compromettere l’atmosfera misteriosa che era riuscito inizialmente a creare con le apparizioni dell'uomo nero, giustificano solo in parte l’evolversi degli eventi.
Va da sé che il romanzo è destinato agli estimatori del romanzo d’azione, coloro cioè che si lasciano trascinare dalla girandola di colpi di scena e che non stiano troppo a sottilizzare sulla logica degli eventi.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Sleepwalker
  • Titolo originale: Sleepwalker
  • Autore: Michael Laimo
  • Traduttore: Marco Battaglia
  • Editore: Nero Press Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Innesti
  • ISBN-13: 9788898739981
  • Pagine: 318
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

25 febbraio 2017

Camera n° 15 - Giustina Gnasso

Marta ha deciso di ricominciare tutto da capo dopo la morte del fidanzato. Si è trasferita a Milano e ha trovato lavoro in un piccolo albergo. La sua vita tranquilla viene nuovamente sconvolta quando si presenta alla reception Akira Watanabe, che viene ritrovato cadavere poco dopo nel bagno della sua camera. Inspiegabilmente, i dipendenti dell'albergo iniziano a morire uno dopo l’altro, tutti con le stesse modalità. Marta e il suo collega Marco non credono si tratti solo di una ...


Recensione

I personaggi principali di Camera n°15 sono Marta e Marco, due giovani che, pur non frequentandosi fuori dal lavoro, hanno un rapporto amicale in quanto receptionist nello stesso albergo di Milano, albergo che una volta si vantava di essere un cinque stelle, ma che ora è stato declassato a tre soltanto ed è sull'orlo del fallimento.
Marco, che svolge il turno di notte, è attratto da Marta che lo sostituisce al mattino. Il suo amore rimarrebbe probabilmente platonico, se non si verificassero in albergo una serie di morti a seguito delle quali i due, temendo di poter essere le future vittime, cercano di unire le proprie forze nella speranza di trovare un modo per rimanere un vita.
Marta risente ancora del trauma dovuto dalla scomparsa del suo ragazzo avvenuta alcuni anni prima. Trascura la pulizia della propria abitazione, anche se lo sporco la irrita, ed è divertita dalla presenza di una mosca, l’unico animale che le faccia compagnia e con cui si ritrova a fare colazione. Questo loro rapporto fa venire in mente il romanzo Il vagabondo delle stelle di Jack London, in cui il protagonista, chiuso in isolamento in carcere, ha come unica compagnia le mosche con cui inventa un gioco a cui pare che esse si prestino a partecipare.
Marta, peraltro, è una bella ragazza e ha una dote che probabilmente molte donne le invidierebbero: un’assoluta regolarità intestinale. Non c’è peraltro da stare allegri, perché il bagno è il luogo dove si verifica il maggior numero di tragedie e non solo in questa storia. In bagno non si svolge solo la gran parte dei suicidi, ma è anche il luogo in cui spesso vengono consumati degli omicidi, basti pensare a quello storico di Marat da parte di Charlotte Corday o quello del film Psycho, in cui è famosa la scena in cui Marion (Janet Leigh) viene uccisa durante la doccia da Norman (Anthony Perkins).
Marco ha un unico amico, Hirokichi, un giapponese che parla in dialetto romanesco in quanto nato nella città capitolina e che fa lo chef in un ristorante chiamato Sushi Amore. Sarà la madre di Hirokichi, che in qualità di asiatica risulta avere una mentalità più spirituale rispetto a quella occidentale, a suggerire un rimedio ai fatti tragici che continuano a verificarsi nell'albergo in cui lavorano Marco e Marta.

Oltre a Hirokichi fanno la loro comparsa nel romanzo altri personaggi minori, ma non per questo meno ben caratterizzati, come Angela, la donna che fugge dagli spacciatori che le hanno affidato una partita di droga a cui far attraversare la dogana. Lei la getta nello scarico di un water all'aeroporto, nel timore di venire scoperta al controllo bagagli. Come si può intuire il bagno torna insistentemente in questa storia quale luogo fatidico. Infatti, il bagno risulta essere lo spazio più intimo e riservato dell'abitazione, dove si patiscono spesso delusioni e sofferenze, ma sa essere anche testimone di grandi soddisfazioni, sorvolando sullo specifico che rimane normalmente nella sfera privata.

Teatro degli eventi è Milano, città che l’autrice conosce bene essendovi residente, ma fra tutti i capoluoghi, essendo la capitale finanziaria italiana e come tale anche la più materialista, è probabilmente quella meno indicata per rappresentare il palcoscenico di una storia surreale. Credo che la città italiana più adatta a fare da sfondo ad un racconto fantastico, in quanto ammantata di mistero per la sua conformazione e la sua toponomastica, sia Venezia. Questo non toglie che la storia raccontata da Giustina Gnasso avrebbe potuto essere ambientata in qualsiasi paese.

Ciò premesso, Camera n°15, scritto in terza persona, è un ottimo romanzo. E' scorrevole, intrigante, imprevedibile e, soprattutto, cosa abbastanza rara, ha dialoghi vivaci, mai banali e spesso divertenti. L’horror che vi si respira non è così pauroso da impedire di dormire, ma è difficile smettere di leggere il romanzo una volta iniziato ed è un libro che si presta a essere divorato con estrema velocità, data anche la sua brevità (88 pagine).
I miei più sentiti complimenti all'autrice.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo:Camera n° 15
  • Autore:Giustina Gnasso
  • Editore:Libromania
  • Data di Pubblicazione:novembre 2016
  • ISBN-13:9788899797263
  • Pagine:116
  • Formato - Prezzo:eBook - Euro 1,99

2 novembre 2016

I canti di un sognatore morto e Lo scriba macabro - Thomas Ligotti

La letteratura dell'orrore si è spesso mescolata alla science fiction nella storia di questo genere in Italia. Opere horror sono apparse su I romanzi di Urania, su Galassia, su altre collane, sempre con grande successo da parte del pubblico. Adesso l'orrore che dal nuovo mondo arriva in Italia è quello fenomenale e arcano del più degno erede dei classici del soprannaturale. Il concetto di un mondo reale che si sovrappone a quello che conosciamo, un mondo ove regnano la legge del caos e della morte, serpeggia tra le pagine di questo libro, oggetto di culto in tutto il mondo, insieme a tre elementi mediatici: il libro, le marionette, una vecchia città. Chimici che sperimentano droghe rivoluzionarie, antichi cavalieri condannati alla follia, un vampiro mezzosangue che deve sostenere la visita dei suoi curiosi parenti francesi, maschere capaci di cambiare il tempo e lo spazio, presenze che si aggirano nella notte... un libro magico, affascinante, di altissimo livello letterario, uno degli eventi più importanti e più attesi per la letteratura del fantastico in Italia. Un condensato di brividi, di dubbi, una porta su mondi terribili e alieni, che entusiasmerà sia chi ama la paura, sia chi ama la fantascienza La seconda parte del volume è invece l'edizione italiana di "Grimscribe", seconda antologia di Thomas Ligotti, che segue la prima "I canti di un sognatore morto". L'edizione che riunisce le due raccolte, cui si riferisce la recensione che segue, è edita da Penguin nella collana 'Classics': un vero tributo, per un autore che ha pubblicato i primi lavori appena 30 anni fa. In italiano entrambe le raccolte sono disponibili, separatamente, nell'edizione di Elara, nella collana 'Libra Fantastica'.

Recensione

Una raccolta di racconti brevi dell’orrore, al massimo si arriva a una manciata di pagine, e un senso del macabro, del grottesco e dell’angoscia esistenziale sottilmente originali: questi due pregi, insieme, fanno del libro di Thomas Ligotti un piccolo capolavoro di genere, un genere degenerato – chiedo venia per il gioco di parole – nella migliore tradizione di Poe, Lovecraft e King. Anzi in realtà due raccolte di racconti, perché l’edizione Penguin unisce le due prime raccolte di short tales dell’autore italoamericano, la prima, i ‘Canti di un sognatore morto’, del 1986, e la seconda, ‘Lo scriba macabro’, del 1991.
Due opere di esordio che però mostrano già una notevole maturità compositiva e tematica e che non potevano che migliorare nel tempo, in misura inversamente proporzionale alla stabilità mentale dell’autore. Anche in questo Ligotti rincorre i suoi più noti predecessori, E. A. Poe ed H. P. Lovecraft, le cui brevi vite trascorse sull’orlo della follia hanno spalancato a generazioni di lettori orizzonti infiniti di angoscia e di paura.


Edizione italiana Elara, 2015
In realtà in Italia Ligotti è un autore ancora poco conosciuto: ha avuto un primo inizio di notorietà grazie alla citazione nei crediti di una miniserie americana di grande successo e di pari qualità, la prima stagione di ‘True Detective’. In effetti sono soprattutto le atmosfere e le ambientazioni di questo piccolo gioiello televisivo che devono molto alla penna di Ligotti e che permettono di capire come l’influenza di un autore non molto noto, se non negli angusti territori della narrativa horror, possa esondare e impregnare di sé molto di ciò che c’è intorno. La maestria di Ligotti risiede nella capacità di creare un paesaggio dell’orrore originale, attraverso sottili richiami e citazioni dai classici, rinnovando degli schemi che affondano negli archetipi più intimi dell’animo umano e del contemporaneo. Mentre i racconti di Poe richiamano le tetre ambientazioni gotiche così naturali per il XIX secolo e quelli di Lovecraft trovano un ecosistema ideale nelle ombrose vallate del New England, le storie di Ligotti hanno il loro palcoscenico d’elezione nei margini del mondo contemporaneo, come se la realtà non fosse altro che la quinta scenica di un racconto macabro, sospeso tra il surreale e il virtuale. Periferie, piccoli villaggi, soffitte piene di cianfrusaglie, teatri abbandonati, manicomi e ospedali, edifici fatiscenti, strade deserte che sembrano non portare in alcun luogo, vecchie case di campagna costituiscono i luoghi del nuovo orrore di Ligotti, quasi la scena di un ‘teatro grottesco’, come suggerisce il titolo di una delle sue ultime fatiche.

L’angoscia che attanaglia il lettore non è la classica pelle d’oca prodotta dall’attesa di un solo colpo mortale; Ligotti riesce con maestria a circondare chi legge poco alla volta, con maestria, con uno stile a tratti barocco, che abbonda di descrizioni, soprattutto di scene e paesaggi, su tutte le sfumature dell’assurdo e del bizzarro. Alla fine ci si trova immersi in una dimensione appena leggermente sfasata dalla realtà, con un senso di disagio complessivo che non è legato alla situazione, piuttosto somma una serie di suggestioni quotidiane e comuni e le rende ‘creepy’, o meglio ne svela il lato oscuro.

Edizione italiana Elara 2015
È il caso dei racconti legati al tema delle maschere e del carnevale, di quelli legati ai culti della terra e alle tradizioni delle comunità rurali, o ancora delle storie ambientate nei luoghi dove il malessere dell’individuo prende una consistenza fisica, come i manicomi criminali o le case di cura, o alle periferie urbane semidegradate e disumanizzanti. Il panorama dell’incubo rinnovato da Ligotti con l’innesto originale delle proprie ossessioni si inserisce perfettamente nel paesaggio che ad ogni lettore di racconti e romanzi è famigliare, con le note caratteristiche di Poe, Machen, Lovecraft, King, Hodgson e così via: ad esempio nel racconto ‘Masquerade of a dead sword: a tragedy’ Ligotti riprende il celebre precedente di Poe, ‘La maschera della morte rossa’. In ‘Dr. Voke and Mr. Veech’si echeggia fin dal titolo lo sdoppiamento di personalità degli stevensoniani Jekyll e Hyde. In ‘The library of Byzantium’ i ricordi della biblioteca di Babele di Borges si intrecciano alla ricca tradizione sui grimori maledetti.

Ad arricchire il piatto del disgusto e dell’abominio – se ma ce ne fosse ancora bisogno – l’autore aggiunge anche delle brevi sezioni critico-letterarie in cui discute l’origine e il senso della sua ispirazione e in definitiva ciò che, per lui, rende estremamente concreta la visione fantastica della realtà. Perché sarà grazie a Thomas Ligotti che trovare un tetro maniero, un misterioso straniero senza nome e senza volto o un tempio costruito per idoli sanguinari non sarà più necessario a evocare l’immaginario dell’orrore.
Anche un manichino abbandonato in una discarica, un magazzino sgangherato o un vecchio cinema cadente, una soffitta polverosa piena di ciarpame: i ‘non luoghi’ della morbosità e della paura nuovi di zecca.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Canti di un sognatore morto e Lo scriba macabro
  • Titolo originale: Songs of a dead dreamer and the Grimscribe
  • Autore: Thomas Ligotti
  • Editore: Penguin Random House
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Classics
  • ISBN-13: 9780143107767
  • Pagine: 464
  • Formato - Prezzo: paperback - $ 17,00

10 ottobre 2016

Apocalisse Anno Dieci - Nicola Furia

Come è mutata l'Italia a dieci anni di distanza dall'apocalisse originata dal risveglio dei morti? Esiste ancora una civiltà? In che tipo di società vivono i pochi sopravvissuti? Per dare una risposta a queste domande una squadra operativa di legionari viene incaricata, dal neocostituito Impero Italico Libero, di attraversare la penisola invasa dagli zombie. Un assortito e stravagante commando, composto da sette miliziani, partirà dal distretto di Centocelle, nelle vicinanze di una Roma oramai consegnata agli zombie, per tentare di raggiungere uno sperduto paese della Basilicata in cui pare si stiano conducendo, in gran segreto, terrificanti esperimenti sui risorti. Li accompagnerà una giovane giornalista allo scopo di documentare l'esito della pericolosa missione. Mille insidie attendono al varco i componenti del drappello e non saranno solo gli zombie a intralciare il cammino. Bande di predoni, riottosi ad aderire alla dittatura militare imperiale, agenti dei servizi segreti deviati ed eserciti di guerrieri adolescenti, figli del nuovo mondo, incroceranno la strada dei protagonisti in un crescendo di azione e colpi di scena. Ma il cataclisma che si è abbattuto in Italia è riuscito a spazzare via i vizi, le ingiustizie e le miserie umane che la caratterizzavano prima dell'alba dei morti viventi?

Recensione

Prima di cominciare devo subito confessare l'errore da me commesso: quando ho messo in lettura questo libro, non avevo capito che si trattava del seguito di un altro. Tuttavia, come dopo poche pagine ho appreso, l'errore è del tutto ininfluente: questo romanzo, infatti, può benissimo esser letto singolarmente.
L'esordio getta subito il lettore nel mondo post-apocalittico del romanzo: lo scenario è quello tipico del filone horror degli zombie, quindi non c'è molto da cercare di capire, e in ogni caso un breve riepilogo degli eventi passati è ben presto offerto al lettore. Ciò che permette al lettore di mettersi a proprio agio, pur avendo malauguratamente saltato il primo romanzo, è una particolare scelta narrativa che, in effetti, si presenta come uno degli elementi di forza del romanzo, uno dei più originali. Il romanzo, infatti, usa una variante del genere "libro nel libro": il libro si presenta, attraverso la finzione letteraria, come un prodotto originale scritto e pubblicato proprio in quello scenario post-apocalittico, con tanto di fittizie note dell'editore e via dicendo. Inoltre, l'autore del romanzo Nicola Furia, pseudonimo di un ufficiale dei Carabinieri in congedo, è il protagonista del primo libro, spesso rievocato in questo secondo episodio. A rendere più complesso il quadro della costruzione narrativa, il romanzo procede con una alternanza di scritti di diverso genere: diari, lettere, interviste, rapporti di indagini, etc. Questa particolare scelta fa sì che il romanzo riesca a distinguersi pur in un genere letterario piuttosto stereotipato, e conferisce un notevole realismo alla storia narrata.

Seguiamo così le gesta di un variopinto commando in giro per l'Italia centro-meridionale, tra paesaggi devastati, roccaforti isolate, bande di predoni, laboratori segreti e, ovviamente, masse su masse di zombie affamati. Tutti elementi fortemente tipici del genere: i richiami sono infiniti, dai classici letterari ai film, ai videogiochi. Se però gli elementi della trama risultano già visti e letti, quello che conta è lo stile, le descrizioni e la caratterizzazione dei personaggi, tutti ingredienti che risultano originalissimi. Per quanto riguarda i primi, l'autore si lascia andare facilmente a un gusto iperrealistico, fortemente crudo, senza peli sulla lingua: vale tanto per le descrizioni più orrorifiche quanto per il colorato linguaggio dei personaggi; e se in qualche caso cede alla deformazione professionale, con un'abbondanza superflua di tecnicismi militari, in ogni caso riesce a restituire un'immagine dell'Italia post-apocalittica realistica e incredibilmente verosimile. Quanto ai personaggi, le interviste che la prima protagonista, Silvia Ferri, ottiene dai commilitoni, sono occasione non solo di interessante approfondimento psicologico dei personaggi (e davvero la cura ai dettagli è ottima), ma anche di riflessione politica e sociale. Anche per questo motivo non ho avuto alcun problema a farmi coinvolgere in questo romanzo pur avendo saltato il precedente: ognuno dei personaggi ripercorre la sua vita, la sua storia personale prima, durante e dopo l'apocalisse zombie, offrendo sguardi molto critici, da molteplici punti di vista (non tutti necessariamente condivisibili: ma anche questo è realismo!), sull'Italia di oggi.

Un prodotto interessante, dunque, che abbraccia i classici temi del filone zombie senza rinunciare a un'impronta più personale.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Apocalisse anno 10. Viaggio nell'Italia degli zombie
  • Autore: Nicola Furia
  • Editore: Arkadia
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Eclypse
  • ISBN-13: 9788868510725
  • Pagine: 280
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,00 Euro

27 luglio 2016

Noctua - Cristina Lattaro

Attilio Cocci, osannato organista di fama mondiale, accusato di strage, è detenuto in un carcere di massima sicurezza. Quando Vittorio Strinati, un cinico investigatore, gli chiede udienza per recuperare il prezioso spartito che Cocci aveva con sé prima del fermo, Cocci gli propone un patto: ascoltare la sua storia in cambio delle indicazioni. Strinati non crede affatto al racconto insondabile e apocalittico di Cocci e si recherà comunque a Ornello, il paese natale del musicista, teatro dei misfatti per cui Cocci è indagato. Lì si imbatterà in Albinia, il demone indicato da Cocci come il vero colpevole dei suoi capi d’accusa. In un crescendo di colpi di scena e di rivelazioni, un diverso universo prenderà forma insieme alle inedite leggi che lo governano. Strinati si scoprirà pedina di un gioco più grande, dove protagonisti del passato, ombre e antiche profezie sono legate a filo doppio con la stirpe dei Cocci mentre su tutto domina il potere occulto della morte oltre la morte.

Recensione

Esistono vite predestinate? E soprattutto, chi ha una linea già tracciata dinanzi al suo cammino, è condannato a doverla seguire passo dopo passo?
Sembrano questi i dilemmi che scaturiscono, andando oltre la storia dalle tinte horror soprannaturali, dal romanzo di Cristina Lattaro. Esistono delle persone che, in qualche modo, di generazione in generazione, sono destinate a doversi misurare con quanto il dovere e la progenie di sangue loro richiede. Questo significa che, a volte per dei valori supremi, siamo portati a decidere di compiere il destino che gli altri si attendono, anche per evitare i mali che gli altri indicano come dannosi per il nostro microcosmo. Ma poi, la spinta personale a sognare e voler magari inceppare questo meccanismo, dove la lasciamo?
Sono tante le riflessioni che vengono a galla dalla lettura di questo romanzo, e tanti altri non solo sovvengono ma ci accompagnano durante l’esperienza di lettura.
La storia riguarda la comunità di Ornello, una località rurale di poche anime, arroccata in mezzo alla campagna reatina, in luoghi che dal profilo paesaggistico sono capaci anche di mozzare il fiato ma in questo caso sul paese vige la maledizione di Albinia, un demone dei tempi antichi che da umana ha trovato la sua non morte presso il monte Tamburo, una presenza malefica tenuta lontana solo dai gesti dei preti bianchi, i Cocci, una famiglia che tramanda di padre in figlio il dovere di tenere lontano la presenza oscura.
Ma è proprio in occasione della morte di Luca Cocci che qualcosa va storto.
Il suo funerale diventa una carneficina e suo figlio Attilio, destinato a diventare il nuovo prete bianco, viene arrestato con l’accusa di aver ucciso lui i suoi concittadini. La condanna è dietro l’angolo, e nessuno ha dubbi, eppure da questo punto parte il suo resoconto a un legale disincantato, Vincenzo, incaricato dalla fidanzata di Attilio di recuperare un prezioso spartito. Attilio, tornato nel paese natio per ottemperare al suo compito dopo una vita vissuta nel mondo della musica, lontano anni luce dalla vita bucolica del paese, svela a Vincenzo che cosa realmente è accaduto, chiedendogli solo di essere creduto.
Vincenzo riuscirà a ottenere l’informazione a cui ambisce, ma pagherà lo scotto di dover conoscere, realmente, se stesso e lottare per il bene comune.
In un romanzo del genere, dove i dettagli ambientali hanno una loro rilevanza importante, come la scrittrice ci ha abituato nel corso del tempo, ci si confrontiamo nella contrapposizione estrema, e durevole, della lotta tra il bene e il male. Nel destino che così come rende Albinia il male e Vittorio un inconsapevole scintilla di bontà divina, gioca con le vite dei personaggi di questa storia, che si ritrovano loro malgrado, a fare i conti non solo con la predestinazione, ma anche con gli scherzi che la vita può tirare a chi crede di non avere altra scelta.
La trama del libro si rivela essere piuttosto complessa, ma comunque ben architettata, nonostante la scelta di lasciare in alcune parti la gestione delle informazioni dirette al lettore, senza fargliele magari vivere, ma solo raccontate attraverso Attilio. Un dettaglio che riguarda soprattutto la prima parte del romanzo, con la quale, se non si presta la dovuta attenzione, si corre il rischio di perdere un po’ l’intreccio della trama. Nella seconda parte, quando Vincenzo arriverà a Ornello con un improbabile e insperato sostegno, il ritmo cambia, diventando più avvincente e capace di gestire, attraverso i sistemi della suspense, un attaccamento maggiore al racconto, da cui diventerà difficile staccarsi. Si rileva una buona cura dello stile, a parte qualche refuso, la forma è corretta, accattivante, sciolta ma comunque elegante, una delle doti, oltre la capacità descrittiva, che più abbiamo imparato ad amare in Cristina Lattaro.
Noctua è un romanzo intenso e calibrato, che racconta l’orrore non solo delle attività demoniache ma anche di una società che impartisce ruoli privandoti a volte della scelta per un bene comune che potremmo anche non condividere.
Una lettura composita, dedicata agli estimatori del genere horror che vanno al di là della scena per entrare nel vivo della dimensione umana quotidiana.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Noctua
  • Autore: Cristina Lattaro
  • Editore: Autopubblicato su Bookeco media
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788899561109
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: € 2,99

23 luglio 2016

Cronache di sangue e nebbia - Allison J. Wade

Middletown è una città pericolosa. Ci sono creature che vagano di notte, cadaveri che risorgono dalle tombe, possessioni demoniache e necromanti. Ogni genere di cose viene dalla nebbia sul fiume. C’è uno strappo nel velo del reale, che segna il confine con l’oltretomba. Deadland, o lo Sheol, come lo chiamano i Cavalieri di Salomone, che cercano di proteggere la città e la sua gente con armi e rituali. Asher è uno di loro, almeno finché non si innamora di una Figlia di Ecate, e tutto il suo mondo inizia inesorabilmente a crollare.

Recensione

La vera protagonista di questo romanzo dalle tinte horror e soprannaturale è la cittadina di Middletown, un paese comune, non particolarmente abitato, ma che conserva nella sua specifica collocazione un segreto poco noto al resto del mondo: si tratta di una città di confine, tra il mondo degli uomini e l’aldilà, o meglio, Sheol, come amano definirlo i Cavalieri.
Al di là degli individualismi dei protagonisti, l’intero impianto del romanzo quindi si permea attraverso la contrapposizione tra due fazioni di esperti del mondo spettrale: da un lato i Cavalieri di Salomone, che dichiarano di perseguire il bene proteggendo la cittadina dalle incursioni degli spiriti maligni dell’aldilà e dall’altro lato i Figli di Ecate, chiamati anche Necromanti, la setta che rispolvera l’antica religione pagana, accusata di risvegliare gli spiriti maligni, anche se poi in più di un’occasione entrambi i sistemi verticisti mostrano le incongruenze tra i principi perseguiti e la realtà che invece realizzano.
E soltanto con l’unione delle forze e la prospettiva di una visione comune dei due intenti, alla fine i protagonisti riusciranno a scoprire cosa realmente provoca nella cittadina di Middletown un continuo poltergeist di creature infernali, demoni, spiriti maligni e non morti.
Il romanzo di Allison J. Wade non si limita a raccontare la cronistoria di Asher, di Oswald, Amy o Rebecca, fino alla soluzione finale, ma si rivela un prezioso e interessante riferimento di leggende e tradizioni popolari esoteriche della nostra cultura (e per nostra, intendo umana, nella mondialità complessiva) che vengono mescolate tra loro rilevando assonanze e differenza, per creare un’ambientazione fortemente gotica e magica, originale nelle scelte e nel modo di proporla al lettore, stimolando il desiderio di approfondirne la conoscenza.
È proprio la creazione di un’atmosfera locale coerente e affascinante che costituisce il vero punto di forza di quest’opera, unito a uno stile pulito, con una buona gestione del ritmo e una tendenza alla suspense e al colpo di scena che non fanno annoiare il lettore e lo supportano nel percorso di conclusione dell’esperienza di lettura.
Andando oltre la tematica propria dell’ambiente mistico, ritroviamo nelle pagine il percorso dell’eroe, o meglio degli eroi: la metafora propria delle ambientazioni romanzesche del fantastico, ma che bene si appigliano anche ad altri generi, laddove ognuno dei personaggi sulla scena parte da uno specifico status di credenze religiose o anche di se stesso, per poi giungere al cambiamento e, nel contempo, alla variazione di prospettiva che l’acquisizione della verità genera in essi.
Affrontando l’aspetto caratteriale dei personaggi, ci ritroviamo all’interno di alcuni modelli contrapposti che si vedono obbligati a scardinare: in questo senso sono d’esempio le due figure femminili della necromante Amy e della consorella Rebecca, due donne diametralmente opposte: una libera di decidere e scegliere l’amore, andando anche contro la propria setta, e l’altra invece talmente arroccata sui principi ferrei della sua fede che perde quasi di vista il bene e il male, a prescindere dalle fazioni. Entrambe incontreranno nell’arco della storia la loro risoluzione, cambiando qualcosa, forse anche in modo drastico, della loro esistenza.
In linee generali la storia non presenta sbavature, scegliendo la strada del continuo colpo di scena che, per quanto ribalti gli esiti, le consente di esprimersi in maniera non scontata.
Cronache di sangue e nebbia, in definitiva, si rivela un buon prodotto, capace di amalgamare il genere gotico con elementi mistici, puntualmente documentati e riutilizzati in una chiave nuova, l’autrice stessa si rivela con cognizione di causa una voce interessante, proponendo una buona padronanza del genere e meritandosi comunque una particolare menzione proprio sulla scrittura horror moderna nel nostro paese.
Il romanzo si rivela quindi gradevole e interessante come lettura, dedicata a tutti coloro che amano l’esoterismo, ma che in una storia vogliono comunque raggiungere una rivelazione sulle modernità senza incappare in retoriche ormai scontate.
Consigliato.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Cronache di sangue e nebbia
  • Autore: Allison J. Wade
  • Editore: Autopubblicato con Wade Books
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 978-1522817611
  • Pagine: 318
  • Formato - Prezzo: € 12,90

30 giugno 2016

Notte buia, niente stelle - Stephen King

Un agricoltore uccide la moglie e la getta in un pozzo. La sua colpa? Voler vendere un lotto di terra ricevuto in eredità. "La terra è affare dell'uomo, non della donna." Siamo in Nebraska nel 1922. Tess scrive gialli "rassicuranti", popolati da vecchiette che giocano ai detective. Una sera, viene aggredita e stuprata da un misterioso "gigante". Creduta morta e lasciata in un canale di scolo, sopravvive e medita vendetta. Streeter, bancario malato di cancro, incontra il Diavolo nelle fattezze di un venditore ambulante. L'affare che conclude decide la sorte del suo migliore amico, colpevole di avergli rubato la ragazza tanti anni prima. Due anni dopo le nozze d'argento, Darcy scopre che suo marito custodisce in garage un segreto. Un fiume di pazzia scorre sotto il prato fiorito del loro matrimonio. Che fare? Tirare avanti come prima o cercare una via d'uscita? I quattro nerissimi romanzi brevi raccolti in questo libro parlano di donne uccise, seviziate o comunque "rimesse al loro posto". E in corso, nel nostro Occidente, una guerra contro "l'altra metà del cielo". La combattono maschi frustrati, impauriti, resi folli dalla perdita del loro potere. Come in Dolores Claiborne, Stephen King esplora la psiche di donne forti che non accettano i soprusi e, quasi sempre, trovano la propria rivalsa. Che non coincide per forza con un "lieto fine".

Recensione di Sakura

Notte buia, niente stelle si compone di quattro racconti lunghi difficilmente classificabili, com'è ovvio trattandosi di Stephen King. L'elemento soprannaturale è completamente assente in due dei quattro racconti, possibilmente assente in un terzo, e presente in un quarto; etichettarli come horror mi viene difficile, dovendo forzosamente scegliere sarei più portata a considerarli thriller psicologici.
I quattro racconti sono slegati, nel senso che le vicende raccontate non sono collegate tra loro; punto fondamentale di contatto è piuttosto il delitto come soluzione finale opzionata da un protagonista fino a quel momento passivo e su cui il narratore non è interessato a costruire un crescendo di suspance, spesso anticipando immediatamente all'inizio del racconto quello che sarà lo scioglimento della vicenda.

I quattro attori principali sono sia vittime che carnefici: Wilfred, protagonista di 1922, non fa mistero fin dalle prime righe della sua confessione su quale sia stata la sorte della moglie che tanto lo tormentava; Tess, ne Il Maxicamionista, diviene vittima inerme di uno stupro che fa scattare in lei un inaspettato quanto gelido sentimento di vendetta; Streeter, tra le righe di La giusta estensione, da martire sacrificato alla crudeltà dell'esistenza decide di approfittare di un'offerta soprannaturale per estendere la durata e la qualità della sua vita a scapito di qualcun altro che aveva ottenuto maggiori fortune alle sue spalle; e Darcy, eroina di Un bel matrimonio, si ritrova improvvisamente catapultata fuori dalla bolla di vetro della sua vita quasi perfetta, in seguito alla scoperta di essere sposata a un pericoloso serial killer. Fin dall'inizio di ogni racconto viene annunciato a gran voce che non c'è alcuna possibilità di redenzione o di salvezza dal delitto cogitato: tutti i carnefici si trasformeranno in vittime, e viceversa.

La quarta di copertina si compiace di sbandierare una sorta di guerra tra sessi che però solo fino a un certo punto può essere ravvisata come filo conduttore: Wilfred desidera rimettere al proprio posto la moglie Arlette, colpevole di voler vendere il lotto di terra in cui vivono per trasferirsi in città, per ristabilire una supremazia maschile in nome di tutti gli uomini del suo ceto sociale -gli unici in diritto di decidere della terra. Tess trova il coraggio di prendere la sua decisione in nome di una sorellanza tra vittime rimaste invendicate; Darcy, allo stesso modo, è freddamente decisa a eliminare il mostro che ha sposato perché nessun'altra donna debba mai più subire le orrende sofferenze arrecate alle sue vittime. Da questa triade, quasi fosse un bonus track, si astrae Streeter, l'unico cui non si contrapponga un avversario dell'altro sesso.

Le loro sono storie dure, cupe e pervase di una solitudine quasi claustrofobica (una notte buia, senza stelle), restituite con profonda introspezione psicologica. Come spesso accade negli altri romanzi di King su questa stessa lunghezza d’onda, i protagonisti smettono per un attimo la loro maschera di umanità (il più delle volte in occasione di un evento o un dettaglio trascurabile) giusto in tempo per scrutare nelle tenebre del loro cuore e realizzare cosa sarebbero in grado di fare senza di essa. Ciò che vedono non è piacevole, eppure, in questa raccolta, ognuno di loro decide di indossare quelle tenebre, permanentemente o no.

Difficile, per il lettore, schierarsi al lato di Wilfred e soprattutto di Streeter, che agiscono in nome del più assoluto egoismo; al contrario, si finisce per parteggiare inevitabilmente per Tess e Darcy: King riesce sempre a stupirmi per il modo in cui penetra la mente femminile e ne coglie le più intime reazioni al mondo esterno; mi viene da azzardare che il rapporto con sua moglie Tabitha sia una compenetrazione così totale da consentirgli di creare personaggi femminili tanto nitidi e realistici.

Una buona raccolta, in fin dei conti, che tuttavia a mio parere non è la migliore. Sulla traduzione di Wu Ming 1 non mi pronuncio perché non sono del mestiere e non ho affrontato la lettura in originale, se devo esprimermi però posso dire di aver avuto l’impressione di uno stile più scorrevole, più alla mano, rispetto a quello di Tullio Dobner. Pregio o difetto? Non sta a me giudicare il loro lavoro. Posso giudicare quello di King, però: ottimo, anche se non perfetto.

Giudizio:

+4stelle+

Recensione del Gatto Zorba

Notte buia, niente stelle è una raccolta di racconti densa di contenuti umani e di timori probabili, che indaga sull’agito umano a posteriori ma soprattutto ci presenta dei temi che, ancora oggi, al di là della collocazione temporale di queste storie e soprattutto della loro ambientazione prettamente nordamericana, risultano essere di un’attualità quasi disarmante.
I testi sono quattro e in un modo o nell’altro ci raccontano storie in cui centrale è la figura femminile, in tutte le declinazioni possibili.

La donna si esprime come perno nella figura della madre e moglie proprio nel primo racconto, “1922”, dove un sodalizio improbabile tra padre e figlio adolescente porterà alla scomparsa di Arlette, una figura ritenuta negativa nel loro microcosmo di miseria, il che ci porta al tema del femminicidio e della violenza in famiglia, nonostante tutte le attenuanti del caso. Ma proprio il gesto porterà una variazione sensibile nella vita dei due, dalle conseguenze nefaste. Il tema della donna si sviscera in questo testo anche attraverso il concetto di amore a ogni costo, osteggiato da un’epoca arretrata e incentivata, nelle sue regole non scritte, dalle ristrettezze dell’ambiente rurale in cui la trama si svolge.

E ancora con la violenza di genere e lo stupro si interfaccia Tess ne “Il Maxicamionista”, dove affrontiamo durante la lettura il dramma psicologico dell’abuso sessuale, con tutte le sue fasi: dal terrore alla negazione sino al senso di rivalsa, con esiti imprevisti. Perché in questo racconto si sviluppa di sicuro il senso che lo stesso scrittore ci riporta nella postilla: cosa succederebbe se qualcuno si trovasse in una situazione e reagisse in modo diverso, ma comunque plausibile?
L’autrice protagonista di questa storia, infatti, si vendica e in modo netto, verso la sua disgrazia e, nel gesto compiuto, si eleva a eroina per tutte le donne che con dolore hanno attraversato un’esperienza del genere.

Ma poi, cosa accadrebbe se avessimo il potere di trasferire la nostra sfortuna alla persona che riteniamo di odiare?
È questo il concetto con cui parte la storia di Streeter ne “La giusta estensione”, un testo che rispetto agli altri tre si discosta leggermente perché lascia la figura femminile ai margini per concentrarsi sul sentimento dell’invidia e del desiderio di vivere di un uomo che viene dato per spacciato. Ma la donna rimane sempre accanto a lui: la moglie che continuerà ad amarlo, sia nella cattiva sorte che in quella buona, ma ritroviamo il senso femminile anche in Norma, la moglie dell’amico Tom, che aprirà lo scenario di tragedie personali che affliggeranno la famiglia e la vita dell’odiato e nel contempo amato compare di Streeter. Con questo racconto ci si addentra in uno scenario di ira, di rivalsa e di senso di colpa, sentimenti talmente umani da condurre chiunque ad applicare l’antico assioma “mors tua vita mea”, dimostrandoci che i sentimenti di solidarietà e rispetto spesso trovano i propri limiti proprio nell’avere al posto di un altro per sfuggire al destino di una vita che ci sentiamo ingiusta, la nostra.

La dolce e arrendevole Darcy, in “Un bel matrimonio”, chiude la carrellata delle situazioni umane con cui il lettore si interfaccia, e racconta il coraggio di una persona che si ritrova a dover scegliere tra l’equilibrio di una vita e lo scoprire quanto le persone che amiamo possono dimostrarsi diverse da ciò che abbiamo conosciuto negli anni. Il nodo centrale della sua storia è il divario tra quel che immaginiamo sia la nostra esistenza e la realtà che a volte infrange, una per una, le nostre idee. Un trauma del genere ha il potere, alla fine, di cambiare anche i sentimenti, e di portare le persone ad avere in qualche modo giustizia non solo per se stessi, ma anche per le vittime sconosciute dell’altrui dolore.

Stephen King, con questo libro, non perde l’occasione di tenere il lettore attaccato alle pagine, con un continuo rimando alla suspense e alla tensione emotiva, come solo uno scrittore è in grado di fare. La forma è corretta e ben ritmata, la costruzione delle trame risulta perfetta e stupisce, di volta in volta, con l’immaginario fervido della sua facoltà di raccontare le medaglie delle esistenze da tutti i rovesci possibili.
Ci si può solo interfacciare con tutta la sua produzione per discriminare una posizione di preferenza. Dal canto mio, forse, non lo ritengo al top dei suoi libri, ma questa raccolta è e rimane una lettura interessante, capace di stimolare riflessioni intense sui mali del nostro tempo.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Notte buia, niente stelle
  • Titolo originale: Full dark, no stars
  • Autore: Stephen King
  • Traduttore: Wu Ming 1 (Roberto Bui)
  • Editore: Stephen King
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • ISBN-13: 9788820049621
  • Pagine: 418
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 20,90 Euro

18 aprile 2016

La strada - Cormac McCarthy

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

La recensione di Daniele

Da tempo cercavo questo libro di Cormac McCarthy (lo stesso autore di Non è un paese per vecchi) per la curiosità suscitatami dalle notizie su una censura fatta in Italia ai danni del film tratto proprio da questa opera ("Troppo deprimente", avevo letto su Internet).

Le attese non sono state assolutamente deluse, anzi. Il libro è di una bellezza triste che colpisce il lettore dalla prima all'ultima pagina, grazie alla profondità del pensiero di McCarthy e ad una storia-metafora della vita sociale moderna ottimamente congegnata: la sopravvivenza di una coppia padre-figlio senza nome (nel libro sono l'uomo e il bambino) e i valori del loro rapporto mentre sono in viaggio attraverso una terra che ormai non ha più niente da dare al genere umano a causa di una non meglio identificata catastrofe, una terra ormai senza più una forma, sommersa dalla cenere di un'epoca che non esiste più e che porterà i due ad intraprendere un viaggio verso una vita migliore, costellato però dagli incontri con le peggiori crudeltà perpetrabili dal genere umano quando questo si trova in una condizione di sopraffazione del prossimo per la propria sopravvivenza.

La prosa di McCarthy è scarna, senza fronzoli e soprattutto ha una parte attiva della storia. Non solo un mezzo per raccontare, ma una vera e propria protagonista, con le sue frasi corte e nette, i suoi paragrafi non più lunghi di una pagina, nel quale i dolci e sbiaditi ricordi dell'uomo si mischiano spesso alla concitazione del presente e i suoi dialoghi tra i protagonisti ridotti ad un'appendice della narrazione, visto anche che nella storia, citazione dal libro, "il sacro idioma, [è stato dalla catastrofe] privato dei suoi referenti e quindi della sua realtà".

In definitiva, un libro da consigliare a scatola chiusa. Cormac McCarthy, con "La strada", ha concepito un capolavoro che coinvolgerà il lettore dalla prima all'ultima pagina senza ricorrere a bassezze narrative, ma solamente portandolo in un mondo fatto di pensieri, parole e azioni atto all'unico scopo di ricreare una parvenza di vita felice in un mondo ormai alla deriva morale e ambientale. Sicuramente un libro a cinque stelle.

Giudizio:

+5stelle+

La recensione di Valetta

Racconto intensamente malinconico, forse leggerlo subito dopo Trilogia della città di K. non è stata un'idea particolarmente astuta.
Il clima è quello tipico dei romanzi post-apocalittici: un mondo uniformato da un unico colore, il grigio, quello della coltre di cenere che riveste ogni cosa e che continua a cadere da cielo, quello dei cuori e delle menti, annebbiate dal dolore della perdita e dal terrore della solitudine.
Ciò che rimane del genere umano è allo sbando: pochi tenaci sopravvissuti rimasti a lottare contro la fame, il freddo e le bande di coloro che l'umanità hanno deciso di abbandonarla del tutto dando libero sfogo ai più bassi istinti di sopraffazione e violenza. Anche in questo McCarthy non ci propone tutto sommato nulla di nuovo, e perché dovrebbe del resto? Storie di quotidiano imbruttimento ci giungono ogni giorno, e non solo dagli angoli di mondo meno civilizzati, perché mai la situazione dovrebbe apparire più rosea in una situazione così estrema?

Ma lo scrittore vuole raccontarci altro, la sciagura nucleare e le sue drammatiche conseguenze non sono altro che una scusa, la riduzione ai minimi termini delle contingenze esterne per portare in primo piano ciò che veramente gli sta a cuore ovvero il rapporto di un padre e un figlio, lasciati volutamente senza nome per tutto il racconto, un inno alla paternità, all'amore incondizionato.
In un mondo spogliato dai fronzoli, l'autore non esplora le complessità del rapporto, che infatti rimane pressoché invariato per tutto il cammino, ma ne fotografa con commovente sensibilità i tratti salienti: i continui dubbi del padre sulla correttezza delle sue scelte, il suo desiderio di protezione, l'incapacità di accettare l'idea di stringere fra le braccia il corpo del figlio morto, anche solo per pochi istanti, quando la morte coglierà anche lui. L'innocenza del bambino, la sua paura, la fiducia nelle scelte del genitore anche quando non le condivide lo rendono una delle più genuine rappresentazioni dell'infanzia nella letteratura contemporanea dove i ragazzini sono spesso incredibilmente precoci o insopportabile sdolcinati.

La scomparsa della civiltà si esprime in questo romanzo anche nella semplificazione del linguaggio, spesso essenziale, qualche virgola e qualche punto, nemmeno il virgolettato del dialogo sopravvive all'estinzione. La scelta si sposa perfettamente con i toni dell'abbandono e della desolazione che permeano la lettura, anche se McCarthy si concede lo spazio per qualche metafora con riferimenti di stampo prettamente religioso sul tema del sacrificio e dell'olocausto universale.
La ripetitività del cammino dei due protagonisti, scandito dalla costante ricerca di cibo e riparo e dalla necessità di nascondersi dai "cattivi", non diminuisce in alcun modo il piacere della lettura che anzi scorre velocemente, senza intoppi ma mai con indifferenza anzi, carica di angoscia e di un barlume di speranza.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La strada
  • Titolo originale: The Road
  • Autore: Cormac McCarthy
  • Traduttore: Martina Testa
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Supercoralli
  • ISBN-13: 9788806185824
  • Pagine: 218
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 18,00 Euro

23 gennaio 2016

La vendetta nel vento - Roberto Ciardello

Fabiana ha quattordici anni e un vuoto di memoria. In una tranquilla mattina di maggio si ritrova in mezzo a un prato, circondata dalla solitudine, un manto di nebbia a offuscarle la mente. Dovrebbe essere a scuola a conquistare gli ultimi ottimi voti prima delle vacanze estive, eppure è da tutt’altra parte, senza sapere come sia arrivata lì, cosa sia successo la notte appena passata. Si è incamminata verso casa dopo aver festeggiato il compleanno dell’amica Cristina; il resto è stato inghiottito da un buco nero. Quando i ricordi le piombano addosso, il peso di un’orrenda verità la schiaccia. Le torna in mente nonna Maria, le sue parole, perché tra l’erba ha visto un soffione curvarsi sotto il vento in arrivo dal mare, oltre lo strapiombo. “Esprimi un desiderio, piccola, e soffia forte forte…” E allora Fabiana lo fa. Soffia e aspetta. Perché anche gli animi più docili possono covare rancore. E desiderio di vendetta.

Recensione

Non si può non provare empatia nei confronti di Fabiana, quattordicenne innocente che subisce una grave violenza suo malgrado, solo per essere stata fiduciosa verso il prossimo. Un ricordo talmente grave e pressante, che lei stessa fatica a farlo venire a galla, proprio all’inizio della storia: prova un sentimento di timore e di rifiuto per quanto accaduto.
L’unica idea che le viene in mente è esprimere un desiderio a fior di labbra, con un soffio appena, affidandolo ai denti di leone, proprio come gli ha insegnato la nonna Maria. E da qui che passa il suo vissuto, la consapevolezza di quello che la tiene incollata in una mattina di scuola nei pressi di un prato, a ridosso del mare. La preoccupazione per i suoi genitori, che la staranno cercando ormai, per la sua vita, sperduta nelle pieghe di chissà quale anfratto. Nel contempo, passo per passo, il lettore ha modo di conoscere i colleghi di lavoro Aldo e Gigi. Due uomini che, per motivi differenti, si ritrovano ai margini sociali, in cerca di una rivalsa a essi stessi sconosciuta.
O forse solo di custodire il loro terribile segreto.

In questo racconto lungo abbiamo modo di conoscere tre vite distinte, in qualche modo rimangono interconnesse sul filo del dolore e… del ricordo. La narrazione si snoda tra le paure della giovane, il rimorso di Gigi che inizia a vedere situazioni che non ci sono e il malessere di Aldo, che si trasforma, in fondo, nel mostro che ha solo nascosto dentro di sé e, alla luce dei suoi gesti, nemmeno troppo bene.
È vero, questo testo viene presentato come un horror, ma proprio grazie alla sua evoluzione allegorica il lettore ragiona sulle vite di confine, su uomini che pensano di essere tali solo se rispondono in modo ossessivo ai loro bisogni fisiologici, di ragazzine che in qualche modo sanno di sembrare più grandi della loro età e che, anche se la questione le affascina e le gratifica, in realtà dimostrano appieno la loro fragilità non sapendo ancora bene che farsene di un corpo adulto.
Il caso di Fabiana in questo è lampante, forse è stata un po’ troppo caricata di inesperienza, per non riuscire a distinguere le reali intenzioni dei suoi presunti carnefici, affidandosi a loro, nonostante una serie di campanelli di allarme avrebbero dovuto risuonare chiari.
In apparenza proprio questo dettaglio potrebbe apparire una contraddizione: Fabiana non comprende con chi ha a che fare per poi scoprire la dura realtà o, se vogliamo, la lezione più grande: il mondo è marcio sino al midollo e si può contare solo su se stessi. Eppure basta aprire un giornale e ripercorrere la cronaca degli ultimi anni, per ricordarci di tante Fabiana come lei, che hanno subito gesti del genere.
Perché in fondo, la vera psiche della giovane, forse, non può essere letta dalle lenti di un adulto.

La caratteristica maggiore del testo è il continuo rimando e girare attorno in modo circolare al dramma che si è consumato in una notte, sino a svelare al lettore come è andata a finire, e in cosa si è trasformato il desiderio della giovane. Il racconto viene proposto in uno stile corretto e spesso arricchito da costruzioni che spiegano e identificano sensazioni e intenzioni di chi agisce sulla scena, forse un po’ troppo per una struttura basata sui ricordi alternati, che rischia in alcuni passaggi di far perdere ritmo all’azione e di stemperare troppo la tensione horror per trasformarla in sentimenti correlati ai mali del nostro tempo.

Nel complesso la gestione della trama, che poi non è così complessa, sebbene risenta maggiormente nell’impianto e presenti qualche sbavatura a livello di formattazione (si è riscontrata la presenza di alcuni simboli non necessari in determinate parti del narrato), riesce comunque ad accompagnare il lettore sino alla fine, rendendo comunque l’esperienza di questo libro piacevole.
La forza del tema trattato, inoltre, è ben ponderata, da non travalicare i limiti lasciandosi guidare dall’estrema delicatezza da un lato, e dal fervore di giudizio dall’altro. Alla fine ognuno riflette e trae da sé le proprie conclusioni, il compito del libro, quindi, alla fine viene assolto anche in questo caso.

La vendetta nel vento è un’opera che suscita interesse, presenta qualche difetto sulla scelta di voler utilizzare uno schema narrativo e uno stile di un certo spessore, ma esplica comunque una buona padronanza del fare narrativa, e nel contempo si rileva una lettura che lascia una scia emotiva senza dubbio d’impatto.

Giudizio:

+3stelle (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: La vendetta nel vento
  • Autore: Roberto Ciardello
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ASIN: B01A1LSXJW
  • Pagine: 108
  • Formato - Prezzo: Ebook - € 1,90

30 novembre 2015

Bagliori nel buio - Maria Teresa Steri

Disoccupata e intrappolata in una relazione sentimentale senza futuro, Elena vive come sospesa tra passato e presente. Non passa giorno senza che i suoi pensieri vadano all’uomo conosciuto due anni prima su Internet, consumata dal senso di colpa per aver provocato la sua morte. Interessarsi di fenomeni paranormali sembrava solo un passatempo innocente, ma ora il terrore che la polizia venga ad arrestarla non le dà tregua. E per riappropriarsi della sua vita non le resta che tornare là dove tutto è iniziato, un quartiere che affaccia sulla spiaggia, e provare a far luce sull’accaduto. Ma chi era davvero l’uomo che ha ucciso? Quale mistero nasconde il luogo della sua morte, il Pozzo del Corvo? E quanto sono fondate le voci che parlano di presenze soprannaturali sul promontorio? Man mano che la verità viene a galla, un incubo ancora più grande si delinea all’orizzonte, costringendola a fare i conti con le sue paure e ad affrontare nemici che non sospettava di avere. 

Recensione

La storia si svolge nelle vicinanze del Pozzo del Corvo, un promontorio sul mare caratterizzato da una profonda voragine, teatro di varie tragedie, dove persone dotate di poteri medianici asseriscono di avere notato strane presenze. Non c’è quindi da stupirsi se, nonostante le difficoltà di accesso, il posto sia diventato meta di amanti dell’occultismo. È appunto durante un’escursione di un gruppo di persone, conosciutesi in internet su un forum di spiritismo, che un giovane facente parte del gruppo perde l’equilibrio e cade nel baratro. I partecipanti a quell’incontro decidono non solo di non denunciare l’accaduto ma, affinché nessuno possa collegarli all'incidente, di sciogliere il gruppo cancellando anche il forum da internet, se non che Elena, la protagonista del racconto, continua a essere perseguitata dal rimorso anche a distanza di anni dall'incidente fino a trasferirsi in una abitazione non distante dal "luogo del delitto", sperando questo l'aiuti a superare il suo trauma .
. Poiché il mondo è piccolo, la donna ritroverà quali vicini di casa proprio alcuni componenti del disciolto gruppo spiritista di cui aveva fatto parte, mentre avvenimenti tragici continuano a verificarsi a coloro che risiedono nelle vicinanze.

L’autrice riesce senza dubbio a creare la giusta atmosfera di aspettativa mescolando giallo a fenomeni paranormali ma, per quanto la storia risulti intrigante e ben scritta, credo che sarebbe stato opportuno da parte dell’autrice una maggiore vivacità nella caratterizzazione dei personaggi che, monotematici nelle loro argomentazioni,  risultano decisamente poco accattivanti ad iniziare da Alessio, innamorato di Elena, talmente noioso da chiedersi come possa una donna sentirsene attratta.
Non è esente da critiche anche la protagonista che assume sempre comportamenti incoerenti. Dice di voler stare il più lontano possibile dal luogo dell’incidente ma poi vi si trasferisce, vorrebbe in seguito andarsene ma rimane, non vorrebbe incontrare i componenti del gruppo ma poi li cerca, chiede il sostegno di un avvocato ma non ne segue i consigli e via di seguito. Una persona che si crogioli nel proprio senso di colpa, poi, risulta a lungo andare irritante, tanto più che la morte della vittima, oltre che essere involontaria, appare un chiaro atto di legittima difesa. In definitiva, chi rimane tutto il giorno a coltivare la propria accidia non è destinato a suscitare simpatie. Nel complesso sono proprio i cosiddetti “cattivi” a suscitare maggiore curiosità, non fosse altro per la ironica goffaggine mostrata nella loro perfidia.

Se il ritmo nella prima parte del romanzo, dove la protagonista continua a battersi il petto in un continuo “mea culpa”, risulta un po’ lento, in compenso il finale è decisamente travolgente con una girandola di colpi di scena.
L’intreccio è abbastanza solido, tanto che potrebbe reggersi anche senza la componente surreale, che svolge prevalentemente una funzione di catalizzatore della storia e concorre a creare un’atmosfera più cupa e misteriosa. Risulta però forzato l'indulgere della protagonista nel suo senso di colpa.
Nel complesso il romanzo risulta intrigante e originale, e se l’autrice si fosse prestata a rendere più spumeggianti i vari personaggi, troppo ingessati nel loro ruolo, sicuramente il giudizio sarebbe stato migliore.

Giudizio:

+3 stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Bagliori nel buio
  • Autore: Maria Teresa Steri
  • Editore: Autopubblicato - distribuito Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 1517789419
  • Pagine: 357
  • Formato - Prezzo: Kindle - Euro 1,99
 

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