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27 gennaio 2010

Le perfezioni provvisorie - Gianrico Carofiglio

Le giornate di Guido Guerrieri trascorrono in equilibrio instabile fra il suo lavoro di avvocato - un nuovo elegante studio, nuovi collaboratori, una carriera di successo - e la solitudine venata di malinconia delle sue ore private. Antidoti a questa malinconia: il consueto senso dell'umorismo, la musica, i libri e le surreali conversazioni con il sacco da boxe, nel soggiorno di casa. Tutto inizia quando un collega gli propone un incarico insolito: cercare gli elementi per dare nuovo impulso a un'inchiesta di cui la procura si accinge a chiedere l'archiviazione. Manuela, studentessa universitaria a Roma, figlia di una Bari opulenta, è scomparsa in una stazione ferroviaria, inghiottita nel nulla dopo un fine settimana trascorso in campagna con amici. Inizialmente Guerrieri esita ad accettare l'incarico, più adatto a un detective che a un legale. Poi, scettico e curioso a un tempo, inizia a studiare le carte e a incontrare i personaggi coinvolti nell'inchiesta. Tra questi, la migliore amica di Manuela, Caterina. Una ragazza dei suoi tempi giovane, bella, immediata al limite della sfrontatezza. L'avvocato, diviso fra imbarazzo e attrazione, si lascia accompagnare da lei nel ricostruire il mondo segreto di Manuela e le ragioni della sua scomparsa.

Recensione

In alcuni brevi tratti dell'ultima avventura dell'avvocato Guerrieri, Carofiglio riesce a raggiungere una perfezione che, ahimè, si rivela molto provvisoria e spesso illusoria.

In effetti il romanzo scorre via veloce, con ritmo ed è quasi impossibile non riuscire a leggerlo tutto d'un fiato, segno questo che la capacità di scrittura del magistrato barese non è stata intaccata dagli anni e dal successo letterario e politico.
Ciò che convince meno, in questo romanzo, è la trama stessa della storia, in un'indagine che per la maggior parte del tempo rimane sullo sfondo della vicenda senza riuscire ad appassionare veramente il lettore. Carofiglio condisce una trama poliziesca tradizionale (la sparizione di una ragazza giovane e carina nel nulla) con molte digressioni personali dell'investigatore, che, in questo caso, è svolto dall'avvocato Guerrieri in un'insolita veste.

Le digressioni sono sempre flashback sulla vita passata di Guerrieri, sulle donne, sulla gioventù, sulla vita che vorresti che andasse in un modo, ma poi ci si ritrova tutti ad essere qualcosa di diverso da quello a cui miravamo.

La lettura è piacevole, ma la sensazione finale che rimane al lettore è che la trama in sé poteva essere sbrigata in poche pagine e che si siano dovute unire parallelamente più storie per mettere insieme un romanzo. A mio avviso questo è dovuto alla fragilità della storia principale, e dei personaggi principali coinvolti. Sono invece sempre molto interessanti e coinvolgenti le atmosfere create da Carofiglio, in una Bari notturna che non stanca mai di essere scoperta.

Alla prossima avvocato Guerrieri, speriamo che ti capitino avventure e casi più appassionanti.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le perfezioni provvisorie
  • Autore: Gianrico Carofiglio
  • Editore: Sellerio
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: La memoria
  • ISBN-13: 9788838924545
  • Pagine: 336
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

17 settembre 2009

Tu, mio - Erri de Luca

Il ragazzo e il mare: l'avventura estiva di un adolescente del dopoguerra, l'incontro con la pesca, e con una ragazza più grande, col suo segreto, con il suo dolore per la perdita del padre in guerra, prima della fine delle vacanze.
C'è un'estate brusca nell'età giovane in cui si impara il mondo di corsa. In un'isola del Tirreno, alla metà degli anni Cinquanta, un pescatore che ha conosciuto la guerra e una giovane donna dal nome difficile, senza intenzione trasmettono a un ragazzo la febbre del rispondere. Qui si racconta una risposta, un eccomi, decisivo come un luogo di nascita.

Recensione

L'importanza della scelta delle parole.
Questo è il primo pensiero che mi viene in mente pensando al breve romanzo di Erri De Luca. Prima ancora della trama, della vicenda, dei sentimenti che suscita la lettura, mi viene spontaneo sottolineare la bellezza della prosa di questo scrittore.
C'è una sorta di perfezione nello stile di scrittura, si sente che ogni termine è stato incastonato al suo posto come un gemma su un oggetto prezioso. Non c'è spazio per il pressapochismo, non c'è uno stile veloce che vuole attirare facilmente il lettore. Tutto è volto alla ricerca di una rievocazione dell'atmosfera in cui si svolge il racconto. Questo il libro è un fedele ritratto del suo autore.

Il romanzo è il racconto di un incontro estivo tra un ragazzo e una ragazza in un'isola del Tirreno, vicino Napoli, negli anni Cinquanta. Un tema che suona quasi banale, se non fosse che da questo semplice spunto De Luca parte per farci rivivere interi periodi storici ed emozioni indelebili nella giovinezza di ognuno. Ancora una volta si affronta il tema importantissimo del passaggio dall'adolescenza alla consapevolezza del diventare grandi. Non solamente per il sentimento amoroso (che in questo romanzo si rivelerà ben più complesso di quanto non si possa immaginare), ma anche per la responsabilità individuale, per la rappresentazione sociale e per il rapporto con il mondo adulto.

Le atmosfere di questo romanzo sono particolarmente coinvolgenti; le descrizioni dei pomeriggi estivi, della pesca e della vita dell'isola sono perfettamente rese da uno stile cristallino, che portano il lettore ad una girandola di emozioni. Le vicende dei protagonisti sono altrettanto ben rappresentate, anche se qualcuno potrebbe non essere coinvolto dalla complessità impossibile che viene instaurarsi tra i due protagonisti e che ci lascia intravedere la dolcezza e l'orrore subito da uno di essi.

Tu, mio è stata una bellissima scoperta, trovata per caso sulla mia strada di lettore. Ho trovato il libro per caso su uno scaffale, era stato molto tempo all'estero con un familiare ed è ricomparso da poco sulla nostra libreria. Non avevo ancora letto niente di Erri De Luca, ed ero un po' diffidente nei suoi confronti dopo averlo visto in televisione e averlo sentito osannato da molti conoscenti. Ho dovuto ricredermi riga dopo riga, pagina dopo pagina. Nel suo stile c'è veramente il piacere della scrittura e un rispetto profondissimo per la lingua italiana.
Avrò modo a breve di verificare se è stata sfortuna o se è un male diffuso, dal momento che sono certo non sarà l'ultimo libro di De Luca che leggerò.

Dettagli del libro

  • Titolo: Tu, mio
  • Autore: Erri de Luca
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: 2000
  • Collana: Universale Economica
  • ISBN-13: 9788807815928
  • Pagine: 114
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 6,00

9 settembre 2009

Eva Luna - Isabel Allende

Eva Luna è una bambina, figlia di diseredati, che viene abbandonata fin da piccola e destinata come tanti suoi simili al mestiere di serva. Osservatrice, avventurosa con una spiccata personalità, la piccola cresce in un mondo oppresso dalla dittatura, divorato dall'ingiustizia, ma lo affronta e lo trasforma con la fantasia. Ne nasce un'indimenticabile figura di donna nella tradizione del romanzo picaresco spagnolo, una donna cui l'immaginazione, lo spirito d'iniziativa, insieme a piccoli casi fortunati e inaspettati gesti di solidarietà, consentono di sopravvivere fino a che la realtà si costruisce a misura del desiderio.Allora non è più necessario inventare un amore eccezionale, basta solo vestirlo a festa perché duri nella memoria e perché ogni storia possa avere un finale felice da raccontare tra le canzoni dell'adolescenza, "fra risate e sorsi di vino". Una grande storia d'amore che è anche quadro d'ambiente e romanzo d'avventura.

Recensione

Il grado di piacere provato nella lettura di Eva Luna di Isabel Allende è inversamente proporzionale al grado di esperienze precedenti avute con la letteratura sudamericana. Cerco di spiegare meglio questo mio punto di vista. Maggiori saranno le conoscenze e le letture di altri romanzi di autori sud americani, minore sarà la soddisfazione che si proverà nella lettura delle pagine del romanzo. Questo giudizio un po’ tranciante e a prima vista impietoso, in realtà non vuole essere una stroncatura del libro. Anzi, Eva Luna è un romanzo molto piacevole nella lettura e senza dubbio questo romanzo è entrato nel cuore di moltissimi lettori e lettrici.
È una storia appassionante, che scorre facilmente tra le pagine del libro e che, sono certo, moltissimi avranno amato incondizionatamente. Eva Luna è uno di quei personaggi che solo la letteratura sud americana sa donare al mondo letterario, che entra nel cuore del lettore e che non lo abbandona facilmente. Tuttavia qualcosa manca a questo testo per risultare davvero convincente. La Allende fa riferimento esplicito ai canoni della letteratura sudamericana, agli ingredienti tipici dei grandi romanzi, delle saghe familiari, del realismo magico e di quel miscuglio tra passione, amore, erotismo, politica e vita sociale che hanno fatto la sua fortuna e hanno reso immortali molti nomi della letteratura sud americana. La Allende fa riferimento esplicito a Garcia Marquez nel suo testo, facendolo intravedere e descrivendocelo in un tratto appena accennato e pur decisivo nella storia di Eva Luna, nella figura di uno scrittore colombiano impegnato a firmare autografi in una libreria della capitale.

La storia di Eva Luna però rimane a metà strada tra un buon libro e la grande letteratura. La Allende manca di convinzione quando inserisce elementi magici e soprannaturali nella sua trama, quasi a non voler confrontarsi veramente con il realismo magico di cui Marquez è maestro. Questi elementi soprannaturali risultano spesso solo accennati e non hanno un ruolo effettivo nella storia, sembrano degli ingredienti di contorno che potrebbero benissimo non esserci, ma sono stati inseriti perché nella letteratura sud americana non possono mancare.

Allo stesso modo la Allende si comporta con la denuncia sociale, con lo scontro politico pur presente in maniera molto più netta in altri suoi romanzi (La casa degli spiriti, su tutti). Anche qui Eva Luna non regge il confronto, ad esempio, con Jorge Amado di cui pur sembra ricordare i tratti nello stile, o Vargas Llosa. La società descritta dalla Allende è fortemente politicizzata, ma la scrittrice difetta nella capacità di rendere un affresco corale all’interno della trama del romanzo. In due punti chiave della storia gli eventi paiono eccessivamente decisi dal fato, con situazioni fin troppo irreali, con una trama che stenta a collegare la parte iniziale e centrale del romanzo con quella finale, che io ho trovato piuttosto affrettata. Non posso qui scrivere i punti precisi, dal momento che rovinerei l’effetto sorpresa al lettore.

Tuttavia il giudizio globale sul romanzo, ripeto, è positivo. Eva Luna è sicuramente un romanzo di intensa lettura e sono convinto che possa fare innamorare un giovane lettore e ancor più una giovane lettrice della letteratura sud americana. Ho invece dubbi maggiori sul fatto che la sua lettura possa soddisfare a pieno chi ha maggiore esperienza di questa tipologia di romanzo. Sicuramente un buon libro, ma non il migliore di questa autrice che è stata in grado di incarnare in maniera più convincente i grandi temi della denuncia e delle relazioni interpersonali, tipici della letteratura sud americana.

Dettagli del libro

  • Titolo: Eva Luna
  • Titolo originale: Eva Luna
  • Autore: Isabel Allende
  • Traduttore: Angelo Morino
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: 1989
  • Collana: Universale Economica Feltrinelli
  • ISBN-13: 9788807810763
  • Pagine: 266
  • Formato - Prezzo: Tascabile - 7,50 Euro

29 luglio 2009

Marina - Carlos Ruiz Zafón

Barcellona, fine degli anni Settanta. Óscar Drai è un giovane studente che trascorre i faticosi anni della sua adolescenza in un cupo collegio della città catalana. Colmo di quella dolorosa energia così tipica dell'età, fatta in parti uguali di sogno e insofferenza, Óscar di tanto in tanto ama allontanarsi non visto dalle soffocanti mura del convitto, per perdersi nel dedalo di vie, ville e palazzi di quartieri che trasudano a ogni angolo storia e mistero. In occasione di una di queste fughe il giovane si lascia rapire da una musica che lo porta fino alle finestre di una casa. All'interno, su un tavolo, un antico grammofono suona un'ammaliante canzone per voce e pianoforte; accanto, un vecchio orologio da taschino dal quadrante scheggiato. Óscar stesso, nel momento in cui sottrae l'oggetto e scappa, è sopraffatto da un gesto che risulta inspiegabile a lui per primo. Qualche giorno dopo però tutto gli apparirà tanto chiaro quanto splendidamente misterioso. Tornando sui suoi passi per restituire il maltolto, infatti, Óscar incontra la giovane Marina e il suo enigmatico padre, il pittore Germán. E niente per lui sarà più come prima. Il suo innato amore per il mistero si intreccerà da quel momento ai segreti inconfessabili del passato di una famiglia e di una Barcellona sempre più amata: segreti che lo spingeranno non solo alla più lunga fuga mai tentata dal detestato collegio, ma anche verso l'irrevocabile fine della sua adolescenza. Scritto prima de L'ombra del vento e Il gioco dell'angelo, romanzi che hanno consacrato Zafón come uno degli scrittori spagnoli più popolari di tutti i tempi, di essi Marina anticipa i grandi temi: gli enigmi del passato, l'amore per la conoscenza, la bellezza gotica e senza tempo di Barcellona.

Recensione di Nelson

Marina è l’ultimo recentissimo romanzo di Carlos Ruiz Zafón pubblicato da Mondadori, ma in realtà scritto già nel 1997 e pubblicato in alcune pessime edizioni non originali (a detta dello stesso autore) in varie lingue. E’ dunque una versione completa, riveduta e autorizzata dall’autore di un’opera importante perché ci permette di dare uno sguardo a un testo scritto prima del planetario successo de L’ombra del vento.

Nel romanzo troviamo alcuni temi che diventeranno poi il fondamento del successo dello scrittore spagnolo; in particolare ritroviamo la sua straordinaria abilità nel creare ambientazioni letterarie, prima ancora che trame e personaggi. È quindi ancora una volta Barcellona la vera protagonista del romanzo, questa volta però non più nella veste melanconica de L’ombra del vento, ma in una chiave molto più gotica e dark, nella quale possiamo ritrovare moltissime suggestioni di classici della letteratura moderna, in particolar modo della letteratura inglese di fine '800 inglese.

Le atmosfere in cui i personaggi della storia si muovono sono infatti atmosfere crepuscolari, notturne, orrorifiche e umide. Le immagini mentali che si formano nella nostra testa nel corso delle pagine sono immagini in bianco e nero, virate al seppia, con macchie di rosso sangue. Non è certo un caso che questo avvenga; sono espliciti molti rimandi ai grandi classici, quali Il Fantasma dell’opera, Dk. Jekyll e Mr. Hyde, le città sotterranee delle fogne di Parigi dei Miserabili di Hugo o Dracula di Stoker, fino ad arrivare al Frankenstein di Mary Shelley, che Zafón omaggia testualmente dando proprio il nome della scrittrice inglese ad uno dei personaggi femminili secondari (ma non per la trama) del romanzo.

E’ una Barcellona di fine anni 70, lontana dai fasti del turismo contemporaneo, quella che fa da cornice alla storia di Óscar, un giovane studente di collegio amante della solitudine e del mistero e al suo incontro con Marina, un’enigmatica ragazza che vive in una grande villa isolata, senza corrente elettrica, in un’aristocratica decadenza in compagnia del padre Germán, pittore di fama, inoperoso dal momento della morte dell’adorata, bellissima moglie.
Óscar e Marina iniziano quasi per un gioco adolescenziale a tentare di risolvere un mistero: chi è la signora vestita di nero, completamente velata che una volta al mese posta una rosa rossa sulla tomba anonima del piccolo cimitero del quartiere di Sarriá?

Da qui prende piede tutta la vicenda, in un vortice sempre più inarrestabile, nella lotta eterna tra vita e morte ma, allo stesso tempo, con la nascita di un sentimento sempre più stretto tra i due protagonisti. Nel bilanciamento tra gli aspetti relazionali, la descrizione di una Barcellona passata e la vicenda cruda e sanguinolenta vissuta dai protagonisti, trionfa la bravura di Zafón nel saper miscelare in una costante tensione l’atmosfera gotica, con la passione e la voglia di vivere dei protagonisti, riuscendo a dar vita ad un romanzo romantico, che, ancora una volta, ci conduce ad atmosfere ottocentesche.

Lo stile di scrittura è fluido, estremamente contemporaneo, veloce, quasi a estremizzare il contrasto con una trama decisamente classica. Si sente che il volume è un momento di passaggio anche per Zafón tra la letteratura per ragazzi, con cui si è cimentato con successo ad inizio carriera e il grande balzo nella letteratura per adulti. Ancora sono forti in questo romanzo gli elementi essenziali della grande letteratura per ragazzi. Quel substrato di mistero e orrore che mai manca in ciascuno dei grandi classici della letteratura giovanile (da Mark Twain a Stephen King) e che ci permette di affrontare i grandi temi della nostra esistenza: l’amore, la vita, la morte.

Dovendo esprimere anche un parere critico, definirei Marina un romanzo complesso e interessante a cui, per essere una grande opera manca quella trovata letteraria o quel personaggio che rimanga nella memoria e nel cuore del lettore in maniera indelebile. Una trama sicuramente avvincente che di sicuro appassionerà e commuoverà moltissimi lettori, ma che tuttavia in alcuni passaggi conclusivi cada un po’ in soluzioni letterarie già viste, lasciando troppo spazio a suggestioni sanguinolente, a scapito della plausibilità delle situazioni. Zafón estremizza eccessivamente il pathos finale della vicenda, perdendo di incisività, salvo poi ritrovarla poi nelle ultimissime pagine del volume.
Sicuramente una lettura consigliata e un romanzo che si fa leggere molto velocemente e che ha tutti gli ingredienti per diventare un grande successo letterario.

Recensione di Ricciolineri

Generalmente, quando vedo un libro stazionare nelle prime posizioni delle classifiche, a meno di non leggerlo casualmente, non lo prendo neanche in considerazione. Ebbene sì, faccio outing, sono un po’ bastian contraria…
Per Marina però ho fatto un’eccezione, anzi, per la precisione, dovrei dire per Zafón! Lo spagnolo è uno dei miei punti deboli dai tempi de L'Ombra del vento: quando mi sento depressa e ho voglia di crogiolarmi nel melò gotico-modernista questo autore non manca mai di darmi estremo godimento e durevole soddisfazione.
Lo stesso vale per questo libro, che sebbene pubblicato a posteriori, è antecedente al bestseller L’ombra del vento. Marina forse è un libro giovanile, in cui sono presenti tutti i temi cari a Zafón, ma in forma più semplice e lineare: la Barcellona oscura e ridondante alla Gotham City, il soprannaturale che gioca con la razionalità, il passaggio dall’adolescenza alla maturità dei protagonisti e l’Amore passionale. L’Amore puro del protagonista per l’enigmatica Marina, l’Amore sfortunato del padre di lei, Germán, per la debole e sfortunata moglie Kirsten. L’Amore malato tra Michael e la sua Eva, protagonisti della favola nera nascosta nel romanzo. L’Amore con la A maiuscola, quello che ti fa sragionare, quello che ti fare cose altrimenti impensabili, quello che ti spinge ai limiti e oltre, quello che ti fa dimenticare la morale se ne avevi mai avuta una.
Quello dei romanzi d’appendice, insomma. Perché, secondo me, Zafon rinverdisce i fasti del romanzo d’appendice in modo mirabile e i suoi libri non sfigurerebbero pubblicati a puntate, come del resto faceva il protagonista de Il gioco dell’angelo, con un bel cliffhanger all’ultima riga a tenere il lettore in sospeso.

Ed è questa la sua abilità più grande: la capacità di tenere il lettore in sospeso sul filo della credulità e di rendere plausibili fiabe, leggende ed effetti grand guignol che in altri libri, non legati a un genere particolare ovviamente, farebbero solo sorridere.

Concludendo, Marina mi è piaciuto moltissimo, per tutti i motivi citati e anche di più, per la poeticità dei personaggi e per le lacrimucce che mi ha fatto versare: ebbene sì, faccio di nuovo outing, anch’io piango.

Dettagli del libro

  • Titolo: Marina
  • Titolo originale: Marina
  • Autore: Carlos Ruiz Zafòn
  • Traduttore: Bruno Arpaia
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804593522
  • Pagine: 336
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 19,50 Euro

19 giugno 2009

Il dilemma dell'onnivoro - Michael Pollan

Che cosa mangiamo, e perché? Sono domande che ci poniamo ogni giorno, convinti che per rispondere basti sfogliare la rubrica di un giornale, o ascoltare per qualche minuto l'ultimo imbonitore nutrizionista ospitato in tv. Ma se quelle domande le si guarda un po' più da vicino, come fa Michael Pollan in questo suo documentato saggio, forse il primo sull'argomento a non prendere alcun partito, se non quello dell'ironia e del buon senso, le risposte appaiono meno scontate. Che legga insieme a noi le strepitose biografie del defunto pollo "biologico" riportate sulla confezione di petti del medesimo, o attraversi le lande grigie e fangose del Midwest, dove milioni di bovini nutriti a mais e antibiotici vivono la loro breve esistenza fra immensi stagni di liquame, Pollan arriva immancabilmente a conclusioni di volta in volta raccapriccianti o paradossali. Il problema, che Pollan descrive con rigore ed estrema chiarezza, è che trovarsi al vertice della catena alimentare - cioè poter mangiare, a differenza delle altre specie, pressoché tutto - offre all''homo sapiens' numerosi vantaggi, ma lo espone anche a quasi infinite possibilità di manipolazione. Per condurre una vita meno insana, dunque, l'onnivoro ha bisogno di sapere, sui propri appetiti e sui propri meccanismi adattivi, almeno quanto ne sanno gli strateghi dell'industria alimentare. In altre parole, ha bisogno di un libro come questo.

Recensione

Michael Pollan è un giornalista, corrispondente del New York Times e professore di giornalismo alla Berkley University, ma questo libro non è solamente un’inchiesta giornalistica, è un vero e proprio viaggio alle radici del nostro essere. Il dilemma dell’onnivoro è sostanzialmente la scelta che l’uomo, in quanto animale in grado di mangiare praticamente tutto (esclusa l’erba) deve compiere e compie quotidianamente per scegliere come e di cosa alimentarsi. La domanda che però ciascuno di noi si trova di fronte in un mondo industrializzato non è più solamente “cosa mangiare”, ma “da dove proviene ciò che mangiamo”? Pollan effettua in prima persona questo viaggio a ritroso nella catena alimentare, basandosi sui quattro percorsi che il cibo può compiere per giungere fino alla nostra tavola.

In primis il modello più diffuso, quello della catena alimentare industrializzata, basata sulla coltivazione e l’allevamento intensivo e monocolturale, alla base della quale regna sovrano il mais con tutte le sue migliaia di derivati (sarete stupiti, o almeno io lo sono stato molto, di scoprire che in pratica in ogni alimento conservato, surgelato o contenuto in qualsiasi tipo di contenitore vi è una larga parte di derivati del mais). Come è possibile che un hamburger al cliente costi meno di un dollaro (o meno di un euro in Europa), quando alle sue spalle c’è un animale che deve essere nutrito ed allevato, un processo di trasformazione dello stesso animale, un sistema di distribuzione della merce e un processo di vendita? Come è possibile fare rientrare tutti questi passaggi in un prezzo finale tanto ridotto? È il sistema industriale che punta al consumo di grandi quantità di merci e di energia per la produzione, che abbassa sempre più i prezzi finali al consumatore ma non tiene in alcun conto i costi ambientali, sanitari ed energetici che ne derivano.

Esiste un'alternativa a questo modello oggi dominante, sicuramente negli Stati Uniti, ma sempre più anche qui da noi, dove prodotti pronti e surgelati stanno sempre più conquistando spazi nelle cucine delle famiglie? Pollan ripercorre il viaggio della produzione biologica per scoprire che l’idealizzazione che ne abbiamo è in realtà largamente effimera. In realtà il biologico si sta muovendo sempre più su logiche di mercato per arrivare alla grande distribuzione e al grande pubblico. Quali compromessi comporta questo percorso? I vantaggi sono reali o c’è un rischio di omologazione in una logica industriale che ne vanifica i benefici?

Il terzo percorso riguarda il modello di produzione pastorale e agricolo. Schiettamente naturale, rivolto a mercati di scala locale e alla piccola distribuzione. Basato sulla biodiversità, sulla conoscenza diretta tra produttore e consumatore e sulla trasparenza del processo produttivo e distributivo della merce. È un modello estendibile su scala maggiore di quanto non sia oggi o è destinato a rimanere un sistema di nicchia per i pochi che hanno voglia di “chiamarsi fuori” da un sistema industriale (non necessariamente i più ricchi)? Un sistema radicale e fortemente basato su convinzioni politiche e sociali può effettivamente essere un sistema di mercato e quali vantaggi porta al consumatore che è costretto a spendere sensibilmente di più per il prodotto finito? Il prezzo finale, però, va calcolato solo sulla merce o considerando anche il risparmio che questo sistema produce sull’ambiente, sulla salute pubblica e sul consumo di energia?

L’ultimo viaggio di Pollan lo porta alle radici del nostro essere. Al cibo procurato in prima persona tramite la caccia e la raccolta di frutti e funghi spontanei nei boschi. Interrogandosi profondamente sui dilemmi etici che ciò comporta, Pollan ci porta alle domande essenziali del nostro essere. Cosa vuol dire alimentarsi, quali sono i processi culturali e sociali che stanno alla base dell’alimentazione? Cosa è giusto mangiare, ed è veramente possibile porsi una domanda del genere? L’etica umana può essere applicata al mondo naturale e con che conseguenze?Queste poche righe potrebbero fare pensare ad un saggio filosofico, o ancor peggio ideologico, scritto con intento didattico e predicatorio, ma invece Pollan non cade in alcun momento in questo errore.

L’intero libro è scritto in maniere scorrevole e divertente, non annoia mai e anzi c’è sempre curiosità nello scoprire i viaggi del cibo che arriverà sulla nostra tavola. Che sia l’ambiente disumano degli allevamenti intensivi o il paradiso della fattoria della nostra immaginazione, Pollan non smette mai di interrogarsi, ma anche di interrogarci, sui benefici e i costi dei vari sistemi, trovando in ciascuno i pro e i contro. È un libro esaltante di grandissimo piacere nella lettura, non per niente di grande successo internazionale. Certamente ha una sua idea di fondo nella necessità di un’alternativa il più ampia possibile al modello dominante industriale e al recupero di un atteggiamento responsabile al consumo, ma che non cade mai nella facile ideologia o nella predica moralistica di chi si crede migliore di altri per le sue scelte.
È allo stesso tempo un’inchiesta giornalistica di altissimo valore, documentata da centinaia di citazioni e articoli e da un profondo studio e approfondimento degli argomenti. È però soprattutto un viaggio personale, portato avanti dall’autore in prima persona per alcuni anni, necessari per risalire alle varie catene alimentari e una profonda riflessione personale sull’atto di mangiare,. Un atto che noi diamo oggi per scontato, ma che ci riporta alla nostra più profonda essenza di essere umani animali e che ha conseguenze sempre più evidenti sull’intero sistema naturale, ambientale ed economico.Un saggio che a dispetto della mole di pagine (quasi 500) si divora in pochissimi giorni e che, almeno personalmente, è sicuramente tra i libri più interessanti e più intelligenti letti negli ultimi anni. Questo perché apre nuove visioni, prospetta riflessioni personali, analizza realtà che viviamo ogni giorno e non dà soluzioni precostituite e ideologiche, ma sviluppa il nostro impegno critico e la nostra libera scelta, come singoli individui all’interna di un panorama globalizzato e complesso in cui si inseriscono migliaia di fattori eterogenei.

Dettagli del libro

  • Titolo: Il dilemma dell'onnivoro
  • Titolo originale: The Omnivore's Dilemma
  • Autore: Michael Pollan
  • Traduttore: Luigi Civalleri
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: La collana dei casi
  • ISBN-13: 9788845922886
  • Pagine: 487
  • Formato - Prezzo: Brossura - 28,00 Euro
 

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