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17 maggio 2018

Le mie cose preferite - A.B.Ratti

ha 27 anni, è una promettente pediatra, ha un olfatto sovrasviluppato, una chioma ribelle e nella testa due sole certezze: l'amore per il jazz e la buona cucina. Per il resto la sua vita è un gran disastro: ritardataria cronica, indecisa patologica, rinchiusa da anni in una relazione che non la soddisfa. Finché l'incontro con Lorenzo la travolge in un turbine di sensazioni fisiche e mentali sconosciute e impetuose. Irene, investita da nuova energia, trova il coraggio di rimettersi in gioco. Inaspettatamente, però, ricompare anche l'amico di sempre: Andrea, bello come il sole, disordinato, caotico, batterista innamorato della vita e cacciatore incallito di avventure "mordi e fuggi". Irene, per non cadere preda del suo fascino, da tempo lo tiene a debita distanza; ma Andrea entra a gamba tesa nel suo risveglio sensoriale e la giovane piomba nel caos.
Lorenzo con la sua eleganza indefinita e il suo fascino misterioso o Andrea, amico sincero e sexy, con cui condivide da sempre la passione per il jazz? In un susseguirsi di virate improvvise e scelte inconsuete si compirà, fino all'ultimo colpo di scena, la crescita di Irene.
E per la prima volta saranno solo certezze.

Recensione

La protagonista, Irene, una giovane pediatra, vive un’esistenza scandita dai turni in ospedale, le uscite con l’amica Claudia e una storia che si trascina stancamente con Giulio.
Incerta, dotata di una fantasia sensoriale che si affida soprattutto all’udito e all’olfatto, la ragazza vive una vita sentimentale altalenante, fatta di slanci adolescenziali, fino a che si imbatte, per caso, in Lorenzo, un affascinante professore universitario.
Questo incontro innesca, nella sua vita , una serie di sensazioni fisiche forti, preannunciate da un profumo di cioccolato fondente e accompagnate da note di jazz. L’uomo sembra perfetto, colto, carismatico e fisicamente prestante entra nelle fantasie della ragazza e la trascina in uscite piene di mistero e passione.
Al contempo, ricompare Andrea, amico di vecchia data che, a momenti, le sembra poter essere qualcosa di più. La danza dei tre, Irene, Lorenzo e Andrea, si fa sempre più vorticosa e intensa fino al momento in cui la giovane scopre aspetti di sé stessa e di chi le sta intorno che non avrebbe mai sospettato.

Ironico, coinvolgente e piacevole questo libro propone al lettore una vicenda che ha il ritmo di una altalena amorosa raccontata gradevolmente, con una protagonista che, sempre titubante e talvolta un po’ maldestra, non può che fare simpatia.
I tre personaggi presentano tre differenti modi di vivere l'esperienza amorosa. Irene vive  l'attesa di ogni incontro come farebbe una adolescente, nutrendosi di ogni momento, immersa nel presente; Lorenzo prepara ogni loro incontro, ogni loro contatto, con attenzione , raffinatezza, come chi conosce il gioco della seduzione e sa giocare bene le sue carte; Andrea agisce d'istinto come chi cerca ogni volta di afferrare la sua preda senza riuscire mai a tenerla con sè.

I modi di vivere l'avventura amorosa di questi personaggi ci dicono come l'amore possa essere davvero una danza che ciascuno di noi conduce a suo modo. Le descrizioni sono curate e portano dentro al mood di ogni situazione, cercando di introdurre elementi di novità che diano vivacità alla storia. Il finale, poi, è aperto, e lascia spazio ad un seguito.
Il libro ha una scrittura onesta, che aderisce agli schemi del romanzo erotico Harmony, ed è da consigliare agli amanti del genere.



Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le mie cose preferite
  • Autore: A.B.Ratti
  • Editore: Harmony
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Harmony Passion
  • ISSN: 1970 - 9951
  • Pagine: 294
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 6,90

20 ottobre 2017

Lettera a Dina - Grazia Verasani

È una mattina del 1973 e nella classe 2a H entra per la prima volta Dina. Ha dodici anni, indossa abiti costosi, è bionda e sovrappeso. Si volta verso la sua nuova compagna di banco e le dice: "Io sono fascista". L'altra le risponde: "Io sono comunista". È un colpo di fulmine. Tra le due nasce un'amicizia travolgente, fatta di sotterfugi, giuramenti, chiacchiere, litigi, riconciliazioni appassionate. Due mondi diversi, due famiglie di estrazione opposta, una di matrice operaia, l'altra, quella di Dina, decisamente borghese, che le due ragazzine mescolano e alternano in una Bologna animata dalle prime lotte studentesche. Trentasette anni dopo, mentre parcheggia l'auto, la protagonista di questa storia sente alla radio la canzone che lei e Dina ascoltavano fino allo sfinimento su un giradischi. E di colpo, vivissima, Dina è di nuovo lì. Dove si è persa l'adolescente ribelle sempre in lotta con una madre fredda e seducente? Qual è stato il momento esatto in cui qualcosa si è spezzato? E perché quella tentazione irrefrenabile di camminare a occhi chiusi sul bordo di un precipizio?

Recensione

Può la scelta di essere felice di una madre distruggere per sempre la felicità della propria figlia?
Tutte le scelte sono difficili e portatrici di conseguenze che possiamo immaginare ma aprono anche scenari inimmaginabili. Un sì, un no, una presenza o un’assenza può innescare una catena di eventi che diventano, nel bene e nel male, la narrazione e l’essenza della nostra vita.
La protagonista, un po’ come Forrest Gump, racconta la sua vita e l’incontro per lei cruciale: Dina.
Due bimbe alla scuola elementare che più diverse non potrebbero essere: l’una povera, appartenente ad una famiglia di sinistra, l’altra di famiglia ricca, di destra. Due sguardi diversi sul mondo, due diverse prospettive.
La cornice del racconto sono le sedute col dottor B (l’immagine del dottor S di Svevo riaffiora alla mente in modo spontaneo), psicoterapeuta della protagonista, cui viene narrata la storia dell’amicizia tra le due.
Un’amicizia nata per caso tra due ragazze che frequentano la stessa scuola elementare, le medie e poi vanno in due licei diversi: uno privato e uno pubblico.
L’io narrante descrive Dina come una ragazzina ricca, viziata e sovrappeso, in continua tensione con una madre bellissima che ama essere sempre al centro della scena e che tradisce il marito, un notaio, più anziano di lei e sempre molto occupato.

Il rapporto tra le due si sfilaccia, durante l’adolescenza, tra compagnie diverse, amori e liti.
Dopo qualche tempo, le giovani donne si ritrovano e la strana alchimia che le lega riprende e porta alla luce la disperazione di Dina di fronte alla separazione dei suoi genitori.
La ragazza entra in un tunnel di dimagrimento, bulimia, tentativi di suicidio; prima coi sonniferi, poi, addirittura , buttandosi dalla finestra.
Intanto, sullo sfondo, il rapimento di Aldo Moro, gli anni di piombo, le lotte politiche: Dina viene ricoverata, molti sono i tentativi di riabilitazione, molte le lettere all’amica, piene di affetto, contraddittorie, disperate di chi non riesce mai a far pace con sé stessa.
I piani narrativi sono due e si sviluppano in un presente in cui la protagonista vive, attraverso una storia d’amore poi conclusa, la necessità di rielaborare il passato e il rapporto con l’amica di cui non sa più nulla, da anni, e il piano del passato, del ricordo di quanto vissuto con Dina, come una madeleine difficile da masticare.
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“E allora penso a lei, Dina, a tua madre, a quella donna sensualissima dai capelli di fuoco che entrava a piedi nudi nella tua stanza, fumando una Muratti Ambassador; a lei che ci dava consigli sui trucchi, sui vestiti, sui ragazzi; a lei che tu guardavi con adorazione e che volevi raggiungere anche se era lontanissima.”

Il romanzo breve ha una scrittura asciutta e piena, la storia ha una tramatura mista tra racconto, autobiografia, analisi introspettiva ed è saldamente padroneggiata.
Il fraseggio è pulito, ordinato, vivo e pulsante.
E’ una storia di donne, portatrici di fato; gli uomini sono spesso assenti,  incapaci di amare con pienezza o impauriti e risultano figure effimere.
Nel testo, le protagoniste sono le madri, le figlie, le sorelle, le amiche, perfino le nemiche e le amanti.
I personaggi femminili sono le radici dell’albero, gli uomini sono il cielo che muta, il vento passeggero, la fioritura che dura qualche giorno.
Il linguaggio è pesato, con accenni a Cristina Campo e Gaspara Stampa, il sottofondo è la musica, le canzoni, le sonate. Ci sono gli anni Settanta, il periodo buio, le lotte politiche, le ideologie, le droghe, le anime perse di un’epoca.
E’ una storia di struggente nostalgia, piena degli umori del suo tempo, in un romanzo compiuto e perfettamente calibrato. Ne consiglio la lettura perché è un libro ben scritto, intenso, che offre molti punti di riflessione su sé stessi e sulle sliding doors che a volte troviamo, nella vita.



Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Lettera a Dina
  • Autore: Grazia Verasani
  • Editore: Giunti
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Scrittori Giunti
  • ISBN-13: 978-88-09-81141-6
  • Pagine: 158
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

11 settembre 2017

Sherlock:un uomo, un metodo - Arthur Conan Doyle

Nonostante la loro diversità, gli inediti raccolti in 'Sherlock Holmes: un uomo, un metodo' costituiscono un'unità, specie per chi sia curioso di capire l'architettura interna, lo scheletro stesso che porta alla costruzione di quell'edificio armonico e ben progettato che è un giallo ben riuscito. Potrebbe essere quasi una guida per un corso di scrittura creativa. Ma anche un piacevole intrattenimento per chi si limita al gusto della buona lettura.

Recensione

Chi non conosce Sherlock Holmes? Il geniale, stravagante detective che vive nei libri di Arthur Conan Doyle? Tutti ne abbiamo letto qualche avventura, a scuola, in vacanza o ce ne siamo follemente appassionati e abbiamo divorato tutti i libri. Il cinema, la televisione ne hanno, poi, riproposto, in varie versioni, classica o moderna, il personaggio, delineandone i tratti caratteristici e le molte stranezze. Per questo, Sherlock Holmes, lo conosciamo tutti, direttamente o indirettamente.

Curiosa, quindi, l’idea di pubblicare un libro inedito -in Italia quantomeno - che contiene quattro testi diversi.
Il primo testo è il copione teatrale di La banda maculata, che nasce come racconto pubblicato in una rivista inglese e viene successivamente presentato con questo adattamento teatrale nel 1910, per la prima volta.
Gli ingredienti del giallo sono una giovane donna in pericolo, una famiglia vissuta a lungo in India, alcuni personaggi inquietanti e una geniale risoluzione del caso da parte di Sherlock e del fido Watson.

Nel secondo testo, il lettore si confronta con un racconto breve La fiera di beneficienza; si tratta di un brano esemplare per scrittura, tono e sviluppo di quello che è il tipico racconto di Conan Doyle. Concentrato in poche pagine, questo brano è un saggio di come, a partire dalla semplice osservazione dell’ingresso di Watson, delle sue espressioni e della busta che tiene in mano, Sherlock sappia ricostruire tutta la situazione senza che il protagonista stesso ne abbia fatto parola.

Nel terzo testo proposto,Come Watson imparò il metodo , il geniale investigatore mette, invece, alla prova il fedele Watson e lo sfida ad applicare, come esercizio, il metodo analitico che permette al celebre detective di risolvere brillantemente tutti i casi che gli vengono proposti. L’ironia benevola ma non bonaria che caratterizza il loro rapporto esce in tutta la sua vivacità, mentre Sherlock finge di assecondare l’amico in alcune deduzioni per poi smontarle una ad una, fino al divertito incoraggiamento finale “ Ma continuate, Watson! Il metodo è molto semplice. Senz’altro, prima o poi lo capirete.”

L’ultimo brano L’avventura dell’uomo alto è una scaletta ritrovata dal biografo di Conan Doyle ; lo studio preparatorio per un racconto, nel quale vengono messi in fila gli eventi, le azioni dei personaggi e qualche dialogo abbozzato. La scrittura diventa traccia per costruire una narrazione e mostra al lettore i meccanismi del giallo, nei suoi ingranaggi.

Questa piccola raccolta ha, dunque, il pregio di proporre un breve essenziale excursus sul personaggio Sherlock Holmes e sul suo ideatore, Conan Doyle. Piacevole lettura per chi già lo conosce, spunto interessante per chi non lo conosce.
Unico neo la copertina che mescola il giallo di fondo con la figura di un attore che ha recentemente interpretato Sherlock in una serie televisiva: la grafica resta sospesa tra la voglia di rendere il gusto dell’epoca e il riferimento al personaggio televisivo e non riesce né in un senso né nell’altro.


Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Sherlock: un uomo, un metodo
  • Autore: Arthur Conan Doyle
  • Traduttore: Adalgisa Marrocco
  • Editore: Rogas Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Darcy incontra Dupin
  • ISBN-13: 9788899700041
  • Pagine: 185
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,90

5 settembre 2017

Ragazzi di carta - Marco Mazzanti

Hanno nomi di colori. Hanno nomi di pianeti, stelle, lune. Hanno i nomi di tutti e di nessuno. Altri non ne posseggono proprio. Sono uomini. Sono donne. Ed è quanto basta. Sono ragazzi di carta. Fuggono. Camminano. Ritornano. Guardano indietro. Si sfiorano. Si voltano e di nuovo fuggono. Corrono. Le loro storie descrivono con esattezza la fragilità della gioventù odierna e la precarietà dei rapporti interpersonali. Ragazzi di carta è un libro dai toni metafisici che, in un mix di poesia e prosa, nel suo insolito fluire, lascia spiazzato il lettore, guidandolo lungo un sentiero di forme narrative che si rivelerà, al termine del viaggio, un'autentica sorpresa.

Recensione

Libro strano, questo dell’autore romano Marco Mazzanti: una sorta di prosimetro in chiave contemporanea , che alterna brani di poesia e prosa, in uno stile mescolato e gestito con equilibrio e mano ferma.

Ci sono racconti brevi, anche brevissimi, brevi cammei di personaggi, di momenti, di impressioni e poi ci sono delle poesie, in verso libero.
La poesia fa da controcanto alla prosa, legando un libro che, a momenti, diventa talmente leggero, nella scrittura filigranata, da essere quasi impalpabile.

Le storie hanno come filo conduttore i “ragazzi di carta”, descritti, osservati nelle loro fragilità, fin negli angoli più remoti dell’animo, inseguiti fin dentro la più profonda malinconia, fin dentro lo smarrimento più buio.
Ne esce il ritratto di generazioni spaesate, tra realtà spietate e desideri sospesi.

I temi dei racconti sono l’amore, come in “La dimostrazione che nulla va come dovrebbe”, i luoghi del cuore, come i Luna Park, l’incertezza sul futuro, che si avverte, nei treni che vanno su e giù per l’Europa.
Ci sono gli intrecci delle partenze con i ritorni, per tessere, alla fine, soltanto solitudini; la malattia e i suoi segni e l’abbandono che sembra essere il segno distintivo delle generazioni raccontate.
Ci sono molte forme di abbandono e vengono narrate con grande delicatezza: abbandono di se stessi, abbandono dei propri sogni, abbandono di un luogo, di una vita, di una persona, di una casa, di un sentimento. Sembra che l’effimero sia la cifra costitutiva di questo tempo che scorre sfilacciato e senza definizioni, ma che , pur nella sua malinconia, lascia spazio a pensieri, sentimenti e incontri di cui la nostra vita si nutre.

Un libro che non mi ha agganciata subito ma che, una volta entrata nel suo mood, ha saputo tenermi con sé. Una scrittura quasi di acquarello ma pulita, intelligente, curata.
Un libro per riflettere e per capire, sicuramente, ma pieno di una leggerezza buona e di una certa originalità.


Giudizio:

+3stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Ragazzi di carta
  • Autore: Marco Mazzanti
  • Editore: Le Mezzelane Casa Editrice
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: La mia strada
  • ISBN-13: 9788894197488
  • Pagine: 212
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,90

10 maggio 2017

Diario di una 883 - Sara Goria

Esistono amicizie che a prima vista non avresti mai pensato potessero nascere, quelle che sbocciano dalla diversità più accentuata e cominciano male, con sguardi obliqui e attese. Legami ereditati dolorosamente, ma che riservano sorprese e inattesi amori. Cosa se ne fa una ragazza elegante che non ha mai ammirato le due ruote di una Harley? Eppure il mondo dei biker è magico, ti regala una famiglia, scatena l'energia e infonde allegria. Grazie allo Sportster conoscerà il padre che l'ha abbandonata, scoprendo i suoi lati dolci e malinconici capendo pian piano la sua solitudine e il suo lacerante destino.

Recensione

La strada, l’asfalto e una moto. Non una moto qualunque. Un mito. Una Harley Davidson lasciata in eredità da un padre quasi sconosciuto catapulta Giulia nel mondo dei bikers. Tre sono i personaggi di questo breve romanzo on the road: Matt, Sam e Giulia.
Vissuta fino a quel momento senza avere conosciuto il padre Matt, Giulia, riceve in eredità alla sua morte una 883. Gliela consegna Sam, un amico del padre, che lo ha conosciuto bene e che fin dall’infanzia ha coltivato il sogno di quella moto. Sam le fa conoscere le moto, la introduce nel mondo dei bikers, la mette a parte delle loro storie, cerca di spiegarle la passione per le Harley.
La storia si sviluppa tra gli incontri di Giulia e Sam, i ricordi dolorosi che la ragazza impara a gestire e un finale che chiude con garbo la storia.

Intorno al veicolo si riuniscono le malinconie dei personaggi, la nostalgia e l’inquietudine di Giulia, la solitudine di Sam, il dolore del fantasma di Matt, e i ricordi di Milena, madre di Giulia. La narrazione è semplice, scivola via senza grossi colpi di scena, come in una favola per adulti, e porta il lettore esattamente dove si aspetterebbe. La definirei una trama rassicurante, senza curve improvvise o angoli ciechi. Quello che, invece, ho trovato interessante, è stata la scelta dell’autrice di far raccontare la vicenda dal punto di vista della motocicletta. Da questa scelta abbastanza originale scaturisce un linguaggio molto fresco, una sintassi agile, veloce ed efficace. Il lessico è semplice, tipico del parlato, ricco di termini da bikers che danno un colore preciso all’ambientazione e disegnano, in lontananza, il mito di un’America che si ritrova nelle canzoni di Max Pezzali.

La riflessione che ne scaturisce è tutta sul rapporto padre–figlia: un padre assente, tormentato, e una figlia inquieta, delusa ma desiderosa di capire e di conoscere, anche attraverso il rombo di un motore, i molti perché di un’assenza tanto definitiva. E il modo in cui questo tema viene sviluppato, nel corso del capitoli, è un modo sensibile, garbato e attento, che dimostra cura per i sentimenti, intelligenza nel dosare le parole e sensibilità nel proporsi.

Per questi motivi, consiglio la lettura di questo piacevole libricino a tutti gli appassionati di Harley, che si ritroveranno nella storia, ma anche a chiunque voglia trascorrere qualche ora in piacevole compagnia di una moto e del suo potato–sound.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Diario di una 883
  • Autore: Sara Goria
  • Editore: Elmi's World
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788897192893
  • Pagine: 128
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12.00 Euro

22 ottobre 2016

La legge del baccalà - Nicoletta Retteghieri

Il quieto settembre loanese viene spezzato da un evento drammatico e teatrale: il cadavere della proprietaria di un negozio per animali viene ritrovato su un balcone di Palazzo Doria, sede del Comune. Il maresciallo Marmotta non ha un compito facile: deve scoprire, oltre al movente, anche come la vittima possa essere finita in un posto apparentemente così inaccessibile. Per sua (s)fortuna, collaboreranno alle indagini la cocciuta settantenne Berta Riccardi, il suo fascinoso ma sfigato figlio Davide Traverso e l’amico giornalista e palloniforme Marco Castello. Attorno a loro, una variegata umanità che parte da una ex fiamma olandese di Davide, passando da un cugino scroccone ed anticonvenzionale, per approdare ad un mondo caleidoscopico di metallari di provincia. E – sullo sfondo – il gerbillino Roddy li osserva tutti, sorridendone con la sua bonaria arguzia da roditore. La Loano post-vacanziera, archiviata la leggerezza del periodo balneare, si trova alle prese con inspiegabili delitti cui volge la propria attenzione, mai dimenticando la semplicità dei gesti, la familiarità dei luoghi e la genuinità dei piatti della tradizione, siano essi più elaborati oppure cibo da strada, come i cartocci pieni di deliziose frittelle di baccalà.

Recensione

La protagonista de La legge del baccalà, che definirei un “giallo culinario”, è Berta Riccardi, ultrasettantenne con lo spirito di una ragazza, che abita a Loano, in Liguria. Con lei il figlio Davide, quarantenne non ancora cresciuto, e una piccola ma curiosa serie di personaggi simpatici che vivono nella cittadina di provincia, messa in allarme da un omicidio piuttosto plateale. Sulle tracce dell’assassino si metteranno, oltre alla protagonista, anche l’amico giornalista Marco e il maresciallo Marmotta.
La trama si sviluppa agevolmente in un intreccio di storie parallele, tra Britte, l’olandesina in stato interessante, che arriva a sconvolgere il tranquillo tran tran di Davide e della Berta, le incursioni del maresciallo Marmotta, del brigadiere Lo Prete e del collega altoatesino, le surreali conversazioni con Gennaro Cruocolo detto “U Genna” e l’adorabile gerbillo Roderico detto Roddy.

La scrittura è impastata di termini liguri (dei quali l’autrice, bontà sua, mette in nota il significato) nonché ricca di piatti come il minestrone con le croste di parmigiano e i frisseu di baccalà: insomma, una narrazione gradevole e ben costruita nel contesto.
La lettura scorre via quindi in scioltezza, seguendo i passi della Berta, che ho trovato un personaggio davvero ben riuscito. Alcune scene in particolare, che la vedono protagonista di situazioni alquanto improbabili per una signora anziana, mi sono sembrate davvero spassose.

Il meccanismo del giallo, al contrario, non risulta particolarmente avvincente e a lettura conclusa mi sono resa conto di aver apprezzato molto di più l’ambientazione e i personaggi.
Mi fermo, quindi, a definire questo libro una gradevole lettura, di tutto relax. Manca un ritmo narrativo avvincente, o meglio, adatto a quello che sembra essere - prima di tutto - un mystery con tanto di assassino e cadavere. Anzi, cadaveri, poiché poi la vendetta, alla base della furia omicida, provoca più di una morte.

I personaggi di Davide, Marco, Britte e gli altri risultano un po’ stereotipati: tratteggiati più come dei tipi che come dei personaggi veri e propri, sembrano fare più che altro da contorno alla Berta. Manca un vero colpo di scena, una scrittura che tenga il lettore inchiodato alla narrazione e con l’urgenza di procedere. Se l’obiettivo dell’autrice era di divertire, come dichiara lei stessa in apertura, lo considero, tutto sommato, riuscito. Ne consiglio la lettura a chi è alla ricerca di un libro leggero e divertente.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: La legge del baccalà
  • Autore: Nicoletta Retteghieri
  • Editore: Fratelli Frilli Editori
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788869430688
  • Pagine: 248
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,90

21 settembre 2016

La felicità delle piccole cose - Caroline Vermalle

Parigi. La neve cade dolcemente sulla città, ammantando di bianco la Tour Eiffel, Notre-Dame e il Panthéon, come in una cartolina. Un uomo passeggia lungo la Senna diretto verso casa, un elegante palazzo sull'Île Saint-Louis. È Frédéric Solis, avvocato di successo con la passione per i quadri impressionisti. Affascinante, ricco e talentuoso, Frédéric sembra avere tutto quello che si può desiderare dalla vita. Gli manca una famiglia, ma dopo essere stato abbandonato dal padre molti anni prima, ha preferito circondarsi di oggetti lussuosi e belle donne piuttosto che mettere ancora in gioco il suo cuore ferito. Fino a quando, un giorno, scopre di aver ricevuto una strana eredità, che consiste in una manciata di misteriosi biglietti e in un disegno che ha tutta l'aria di essere una mappa. Cosa nasconderanno quegli indizi? Convinto di essere sulle tracce di un quadro dimenticato di Monet, Frédéric decide di tentare di decifrare la mappa. Grazie all'aiuto della giovane e stralunata assistente Pétronille, inizia così un viaggio lungo i paesaggi innevati del Nord della Francia, tra i luoghi prediletti dai suoi amati impressionisti: Éragny, Vétheuil, il giardino di Monet, con una tappa d'obbligo al Musée d'Orsay. Di incontro in incontro, di sorpresa in sorpresa, torneranno a galla ricordi che Frédéric credeva di aver dimenticato, e un tesoro ben più prezioso di qualsiasi ricchezza.

Recensione

Come possono gli avvenimenti dell’infanzia determinare il corso delle nostre scelte? Che cosa determina i sì e i no che pronunciamo nella nostra vita, e che ne modellano il corso? Quanta parte ha il destino e quanta la nostra volontà? Fin dove arriva il cosiddetto libero arbitrio e dove la fatalità?
Questo libro di Caroline Vermalle racconta una storia che intreccia le passioni familiari con la passione per l’arte e costruisce una narrazione delicata e preziosa, sullo sfondo della città di Parigi.

Frédéric è un noto avvocato con l’amore per l’arte, una vita impegnata e un’infanzia triste, piena di domande.
Un giorno riceve una strana eredità da uno sconosciuto. Una mappa, dei biglietti del treno e un percorso da compiere. Da quel momento la sua vita cambia. Incontra sulla strada personaggi, disegni e frasi che lo guidano verso le risposte a domande alle quali non ha avuto mai risposta.
Non le ha cercate, per anni, queste risposte, per tanti motivi: perché era stato più facile e meno doloroso starsene dentro al guscio di realtà protetta che si era, nel tempo, costruito; per paura di scoprire cose che lo avrebbero spaventato, cancellando per sempre i pochi ricordi belli che si era creato; per timore di non trovare più se stesso, di fronte a novità sconvolgenti che potevano cambiare la sua esistenza. E proprio nel momento in cui gli sembra di essere riuscito ad addomesticare il caos e potersi permettere di acquistare un quadro dei suoi amati impressionisti, ecco che un plico sconosciuto lo porta dentro a un'avventura dalla quale uscirà come uomo nuovo.

Chi legge si trova, come Dorothy nel Mago di Oz, a seguire un cammino ricoperto di mattoni gialli, a incontrare personaggi strani, a volte veri, a volte camuffati; a superare delle prove inattese, per arrivare al nocciolo di una verità che non ti aspetti.
I mattoni, che il protagonista è obbligato a seguire, disegnano due cammini diversi ma paralleli. Uno lo porta all’arte di Monet, da sempre sua grande passione, attraverso il suo giardino a Giverny, Gare Saint–Lazare, fino a giungere al Musée d’Orsay, davanti ad un quadro. E ci racconta la grande passione per la pittura, quella impressionista, in particolare, l’incanto della luce, la ricerca dei paesaggi, la difficoltà di una tecnica nuova che portava con sé una nuova visione del mondo.
L’altro lo porta al centro di se stesso, di fronte a un padre tanto appassionatamente amato prima, quanto violentemente rifiutato poi.
Intorno, un paesaggio che non è solo contorno, grazie alla profondità di una scrittura pulita, nitida e dal tocco leggero che sa affondare nell’animo dei protagonisti, per scoprirne le sfumature più nascoste e intense.

La Vermalle, tra lo splendore di una Parigi ricca d’arte e poesia, introduce anche temi sociali forti.
L’attenzione agli emarginati, che vivono per strada, piccola comunità silente che, invisibile agli occhi dei più, ama, soffre e gioisce delle piccole e semplici cose che accadono, ricordandoci, al di là di ogni possibile dubbio quanto una vita, ogni vita, abbia valore in sé e vada vissuta, in ogni singolo prezioso attimo. La difficile esistenza di chi lotta contro i pregiudizi legati all’omofobia, di chi è costretto a fare scelte difficilissime, in base alle quali una nuova vita non può iniziare se non termina prima la precedente.
Insomma, si tratta di un libro molto bello e molto ben scritto, pieno di atmosfere suggestive, di scorci incantevoli, di personaggi ben strutturati. La scrittura è sicura benché lieve, delicata e intensa e sa raccontare, con umanità, i volti della gioia e della sofferenza umana.
Di lettura agevole e piacevolissima, lo consiglio a chi, pur conoscendo la sofferenza, crede ancora fortemente nella felicità e nell’amore.

“Si dice che la famiglia non ha niente a che vedere con i legami di sangue, ma con la mano che qualcuno ci tende”.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La felicità delle piccole cose
  • Titolo originale: Und wenne es die chance deines leben ist?
  • Autore: Caroline Vermalle
  • Traduttore: Monica Pesetti
  • Editore: Feltrinelli Editore
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: I Narratori
  • ISBN-13: 9788807031120
  • Pagine: 218
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

24 agosto 2016

Piegata. Diario di un'anoressia - Lara Tessaro

Cara Lara,
l’inferno è ciò che vivi; non c’è modo di fermare o di non sentire il dolore che da anni ti consuma e ti lacera. Un dolore difficile da spiegare, difficile da capire, impossibile da comprendere: come mi dici sempre: “non puoi neanche immaginare lontanamente come mi sento”, “nessuno può capirmi”, “nessuno può aiutarmi”. Questa malattia giorno dopo giorno Ti distrugge, Mi distrugge, Mi rende impotente, e allora vorrei darti la mia vita per non vederti scomparire silenziosa sotto i miei occhi. Vorrei regalarti il sorriso che non hai, per vederti felice; vorrei vederti correre spensierata “in un prato di margherite in fiore” (quante volte hai sentito questa frase! odi che io te la ripeta!); vorrei vederti crescere, con le gioie e malinconie quotidiane; vorrei vederti riposare solo di notte perché stanca della giornata, e non raggomitolata sul divano o sul letto in ogni istante, quasi fossero il tuo unico rifugio dal mondo. E così mi ritrovo ad odiare la tua stanza così troppo intrisa di vuoti, di nulla, di assenza, di pause, di silenzio. Le darei fuoco ogni volta che la vedo o vedo te entrarci. Mi chiedo sempre cosa mai ci sia in quelle quattro mura di così potente da accogliere e contenere le tue urla. Giuro, dall’esterno non si direbbe mai che dietro quella dannata porta è in corso una perenne battaglia tra la vita e la morte Questa straziante guerra non fa che muoverti a suo piacimento come fossi una marionetta. Odio dovermi confrontare in ogni momento con ciò che si muove in te, con ciò che vive in te. Odio quella parte forte e determinata che ti vuole leggera, così leggera, troppo leggera… talmente leggera che i miei occhi vorrebbero non vedere.
E adesso ti sfoglio. Istante dopo istante, hai messo nero su bianco la tua vita, le tue esperienze personali, i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri più nascosti per la necessità di capire te stessa, e oggi hai il coraggio di aprirti e leggere al mondo il tuo travagliato vissuto.
Uno scritto che è autentica e dura realtà fatto di grande sofferenza, di tristezza e angoscia, infinite. Ti sei PIEGATA molti anni fa e ancora oggi non posso farti alzare. Ma abbi fede, sto imparando come accovacciarmi accanto a te.
Con amore

Mamma

Recensione

L’autrice-protagonista di questo diario è una giovane donna al suo primo libro. Un libro non facile da scrivere, da leggere e da raccontare. In una serie di pagine, che vanno dal 2009 al 2013, Lara racconta il suo percorso terribile, dentro a una realtà chiamata anoressia. Immette il lettore, fin da subito, dentro a un mondo di malattia e dolore che si apre, come una voragine, costringendo a guardarci dentro e a vedere. Le stanze di ospedale, i colloqui, i protocolli medici, le regole, i momenti bui, le crisi violente, gli attimi di respiro, le giornate di sole, le chiacchiere con le amiche, le passeggiate in riva al mare. Tutto viene raccontato attraverso una scrittura lucida, precisa e puntuale. Nessuna sbavatura, una sintassi rigorosa, frasi brevi, talvolta ellittiche di verbo che tengono il ritmo stretto, sincopato e talvolta furioso dei pensieri difficili e dolorosi, che abitano una mente che sta cercando di battagliare, con tutte le sue forze.

Una testimonianza del male visto da dentro, da chi conosce e sa per avere vissuto, molto più di quanto mille corsi, conferenze o altri libri, sul tema, possano far comprendere. Intorno a Lara, ci sono i suoi familiari, con le loro sofferenze e le domande, e anche i passi, nei quali lei racconta di loro, aiutano il lettore a farsi un’idea, seppure alla lontana, della portata di una malattia che colpisce senza preavviso, che non dà tregua e che mette in serio pericolo la vita delle persone. Un racconto coraggioso e nitido, un mettersi a nudo che non risparmia nulla sul mondo dell’anoressia e della bulimia, sulla fatica del vivere, con questi pesi addosso. Le parole da strumento di narrazione del sé diventano strumento per un'analisi possibile di questa esperienza umana estrema.

Leggere questo libro per comprendere, dunque, per genitori, educatori, insegnanti, per chi, semplicemente, vuole cercare di capire. Leggerlo perché è scritto bene, con mano sicura, con una padronanza e una forza della lingua inattesa, per una autrice al primo libro. Leggerlo per tenere viva l’attenzione sulla problematica, sempre più diffusa, sempre più frequente e per mantenere accesa la speranza che tutte le persone colpite dall'anoressia possa continuare a scrivere, fare progetti, amare e vivere.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Piegata. Diario di un'anoressia
  • Autore: Lara Tessaro
  • Editore: Montedit
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: I salici
  • ISBN-13: 978 -88- 6587-6824
  • Pagine: 113
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,00

22 luglio 2016

Nessun cactus da queste parti - Mirko Tondi

Porto Rens, “una moderna Gotham, la caricatura di una degradata metropoli inesistente”. Qui, a circa cento anni da oggi, un detective in crisi esistenziale fronteggia i suoi fallimenti, inseguito dal fantasma di una logorante dipendenza alcolica e da quello di Dana, la donna che l'ha mollato ormai da tempo. Il riscatto però è dietro l'angolo, ed ecco un nuovo caso per lui: c'è da trovare un ladro di nomi, non è roba da poco. Una volta lo chiamavano drago. Adesso sta per tornare.



Recensione

Nell’anno 2115, in una città che sembra il peggiore incubo ambientalista possibile (urbanizzazione selvaggia, malavita, acqua inquinata, aria irrespirabile e persino il divieto di suonare il jazz), collocata in un’Europa ormai distrutta dalle guerre, in cui vige una moneta chiamata donuts, un ex detective alcolizzato, povero e abbandonato dalla donna della sua vita, trascina la sua esistenza tra malinconici ricordi e soldi recuperati al banco dei pegni. Un giorno lo contatta un ometto per affidargli una missione alquanto singolare: trovare il ladro che gli ha rubato il nome. Il protagonista, un tempo chiamato “il drago”, capisce che il destino gli offre ancora una possibilità di raccogliere lo straccio sporco che è diventata la sua vita e provare a rimetterla in sesto.
La ricerca del ladro diventa, quindi, la ricerca di un sé da riportare a galla, dopo un dissesto amoroso che ha azzerato ogni autostima e ogni volontà. La narrazione ci prende e ci porta, senza darci modo di opporre resistenza, a incontrare una serie di personaggi: il proprietario del banco dei pegni, un collezionista giapponese, un mafioso che tiene in pugno la città senza la cui autorizzazione nulla può accadere, persino una macchina del tempo che porta l’investigatore indietro, fino alla soluzione finale, inattesa.

Il mondo visionario di Mirko Tondi rivela, nella storia, la sua profondità, e porta il lettore dentro a un film in 3D mirabolante e avventuroso: dai diversi piani di lettura, tra loro sapientemente intrecciati, emerge una narrazione potente ed evocativa.
Esiste il piano della storia, fantascientifica per certi aspetti, cinematografica per altri. Esiste il piano narrativo del protagonista, introverso, pieno di lividi, malinconico senza essere mai patetico, un profilo pieno di sfumature. Esiste, infine, il piano narrativo dell’autore che costruisce per noi lettori una rappresentazione perfetta, in cui nulla è ciò che sembra ma tutto si incastra come un puzzle, per capire, solo a paesaggio ricomposto, in quale luogo si sia finiti.
Ricchissima di citazioni, da Shakespeare alla tecnologia, da Cezanne alle canzoni di Bruce Springsteen, la scrittura di Tondi appassiona, stupisce, prende in contropiede, danza col lettore un tango malandrino. Ironica e fumettistica, sfumata ma saldamente controllata, precisa e originale nelle scelte lessicali, la sintassi si esprime compiutamente in questo romanzo che sfugge ad ogni definizione perché pieno di elementi diversi: giallo, noir, con un tocco, forse anche più di un tocco, di fantascienza.

Nel godimento vero che questa lettura mi ha dato, l’autore solleva, con mano leggera ma sguardo lucido, le problematiche legate ad una deriva pessimistica della nostra società e del genere umano, e questioni non banali sul rapporto con se stessi, i propri limiti, le proprie dipendenze, l’amore e il senso del futuro. Un futuro che, forse, non possiamo pensare il chiave positiva, ma forse sì.
Un libro bello, godibile, riuscitissimo e originale; una voce originale, brillante e rigorosa nella sua piacevolezza; un romanzo da leggere.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Nessun cactus da queste parti
  • Autore: Mirko Tondi
  • Editore: Edizioni Il Foglio
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788876066078
  • Pagine: 144
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12.00 Euro

13 luglio 2016

Donne che emigrano all'estero - AA.VV.

Trentaquattro italiane emigrate in ogni angolo del mondo si raccontano. Lo fanno a ruota libera, soffermandosi di volta in volta su aspetti specifici del proprio vissuto - la vita quotidiana, gli affetti, il lavoro, gli usi e costumi del nuovo paese, il cibo, l’arte, la musica, le bellezze naturali, le atmosfere. Parlano dell’eccitazione del cambiamento, delle difficoltà di integrazione, del dolore e della malinconia, del distacco dalla propria terra di origine. Ancora, si interrogano sui diritti civili, sulle discriminazioni razziali e di genere, sulla povertà, la disuguaglianza sociale, e tanto altro. C’è molta sincerità, in questi racconti: questa capacità, prettamente femminile, di mettersi a nudo, è ciò che lega tra loro le diverse esperienze. Per comprendere il significato profondo dell’espatrio nell'era digitale, per vivere e capire le emozioni di donne che hanno fatto la valigia e sono diventate delle moderne migranti.

Recensione

Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha desiderato di fare la valigia, lasciare tutto e partire per ricominciare in un paese lontano e diverso dal proprio? Credo che esista per tutti il momento in cui questo pensiero netto, pulito e luminoso - "Parto!" -, si affaccia alla mente e come un ciclone travolge la vita di chi va e di chi resta.

Questo libro è un vero e proprio vademecum su come affrontare l’idea e il progetto di iniziare una vita nuova in un nuovo mondo. Le storie raccontate dalle protagoniste sono le loro storie. Donne che si sono incontrate in Rete, in una pagina di Facebook destinata alle espat italiane, che poi è diventato un blog e infine un libro, il cui editing è curato da Leonardo Libenzi, sull’idea di una scrittura aperta e collettiva di Katia Terreni.

Le storie sono raccontate in presa diretta, la freschezza delle diverse narrazioni si accompagna alla potenza di un’esperienza fortissima, quella dello sradicamento dalla propria terra d’origine.
Svezia, Spagna, Svizzera, Canada, Kuwait, Singapore, Congo: un universo multicolore di suoni, sapori, odori e umanità emerge dalle parole di tante donne, unite da un'unica forte esperienza, una fine e un inizio insieme.

Lasciare gli affetti, spesso la famiglia, gli amici, alla ricerca di un lavoro, di una vita con un ritmo diverso, inseguendo un amore, una passione, un sogno, mette tutte le narratrici sullo stesso piano: quello di un'umanità affamata di futuro e coraggiosa.
Le voci si intrecciano e ci portano nei vicoli delle città per scoprire che la Finlandia è uno dei paesi del mondo con il maggior consumo di caffè pro capite, che la piovosa Edimburgo è stata eletta dall’Unesco “Città creativa della letteratura”, che se una donna lavora nella City londinese deve vestire completi neri, che a Barcellona una coppia omosessuale può vivere la propria dimensione familiare in modo sereno, che in Australia si impara a convivere con ragni e altri animali in casa. Ma più di ogni altra cosa questo libro parla di rinascita e della forza delle donne. Forti nella difficoltà, nel fare dello straordinario il quotidiano; capaci di lasciarsi il passato alle spalle per seguire, con concretezza, un sogno; uniche nel saper creare casa nel più sperduto angolo del mondo e nel costruirsi una rete di solidarietà per sopravvivere, ovunque.

Questo, che definirei un libro-esperienza, propone due grandi spunti di riflessione: l’espatrio come nuovo inizio, con tutte le problematiche collegate, e la capacità delle donne di integrarsi, ricostruirsi e fiorire nei diversi contesti, ambienti e paesi, del mondo.
Lungi dall’essere un libro “femminista”, nel senso classicamente inteso, questa raccolta di esperienze propone invece, in modo piacevole, ironico e acuto, il vissuto di donne che si sono buttate, in modo intelligente, ma certo coraggioso, verso una nuova avventura.
Ne esce un messaggio positivo, una miniera di consigli concreti, espressi in modo personale in un racconto che è ognuno una storia a sé; la scrittura è fresca, spontanea, gestita attraverso un editing intelligente, per un testo nato in rete.

Lo consiglio caldamente, per chi parte ma anche per chi resta, perché è un libro accessibile, divertente, curioso e offre al lettore, ovunque egli sia e ovunque vada, un messaggio di speranza al femminile.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Donne che emigrano all'estero. Storie di Italiane nel mondo
  • Autore: AA.VV.da un progetto di Katia Terreni, supervisore e curatore dei testi Leonardo Libenzi
  • Editore: Streetlib
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 97866050498285
  • Pagine: 287
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 13,98

15 giugno 2016

Il cuore buio - Pina Varriale

Dopo la morte del nonno, la diciassettenne Alice decide di restare a Montelupo da sola. Non ha nessuna intenzione di seguire la madre a Milano né di andare a stabilirsi dal padre che ormai vive con un’altra donna. Alice è una ragazza introversa, a scuola non ottiene risultati brillanti e se non fosse per l’aiuto del prof. Giorgio Tancredi, spesso si metterebbe a rischio di essere allontanata. Durante il suo solitario soggiorno, Alice conosce Roby, un ventenne che suona in un pub a Montelupo. Roby alza spesso il gomito, si comporta da ribelle ma esercita una forte fascino sulla ragazza. Alice pensa di esserne innamorata ma non è certa di essere ricambiata. Il prof. Tancredi, con cui la ragazza si confida, non approva quell’amicizia perché pensa che Roby abbia una cattiva influenza su di lei. Roby, infatti, trascina Alice in un grosso guaio. Alla fine la ragazza riuscirà ad uscirne fuori e sarà per lei il momento di seppellire alcuni mostri del suo passato e voltare pagina, guardando al futuro con occhi nuovi.

Recensione

Un’adolescente nel mezzo di una bufera. Un padre assente, impegnato in una nuova vita, una madre lontana che fatica a tenere insieme i pezzi e un nonno, unico punto di riferimento, che viene a mancare. La decisione di rimanere a Montelupo, nella casa del nonno, anziché trasferirsi a Milano con la madre e il nuovo compagno, dà il via allo sviluppo narrativo di quello che si presenta come un "romanzo di formazione”.

Alice è una ragazza che studia, con scarso successo, al classico e decide di vivere da sola, nel borgo di Montelupo. Un scelta azzardata, goffamente assecondata da una madre indecisa che non vuole lasciare il suo lavoro a Milano, e da un sentimento di inquietudine che vede la ragazza ancora legata a quel luogo. A un certo punto entra in scena Robi, più grande di lei, musicista di scarsa fortuna, grande bevitore di birra, dal passato piuttosto ambiguo.
L’innamoramento è inevitabile e porta Alice alla scoperta di alcuni aspetti della vita ancora nuovi, ancora inesplorati. Si intrecciano, poi, con la storia dei due protagonisti, due vicende parallele che danno un sapore misterioso e intrigante al romanzo: Aldo, un anziano accolto in una casa di cura dal passato sconosciuto e imprevedibile, e il mistero di una serie di biglietti che la protagonista ritrova in casa e che diventano una forma di persecuzione, riportando minacce inquietanti e frasi sibilline.
Il ruolo di chi guida la ragazza fuori dal bosco intricato degli eventi è affidato invece a un professore “buon maestro”, grazie al quale molti dei tasselli che compongono il racconto vanno al loro posto.

La difficoltà di recensire questo libro è nata da un insieme di più elementi che ho dovuto soppesare con attenzione, cercando di considerarne il peso specifico. La scrittura si presenta come quella di un’autrice di mestiere che ha scelto in questo caso uno stile piano, scorrevole, dal lessico semplice che sfiora il parlato, anche se corretto e senza pasticci; un modo semplice e immediato per raccontare una storia.
Sul piano della narrazione, il ritmo è regolare, senza impennate particolari; è il ritmo tipico dei racconti per ragazzi, un modo abbastanza consueto per accompagnare giovani lettori nello sviluppo della vicenda.
La questione si fa più incerta quando ci si addentra nei personaggi e nei temi del romanzo. Dei due protagonisti, o dovrei forse dire tre, Alice è, sicuramente, quello più riuscito: il suo profilo è quello di una ragazzina in difficoltà, al centro di vicende affettive complicate e un po’ confuse, le cui emozioni e personalità emergono chiaramente.
Il personaggio di Robi, al contrario, mi sembra appena abbozzato; il classico ragazzo che combina guai, con qualche momento di sbandamento e un finale di storia che mi sembra incompiuto; oltretutto, mi sembra che, nell'economia narrativa della storia, presentato come uno degli elementi chiave della vicenda (il ragazzo di cui la protagonista si innamora), risulti, alla fine, non particolarmente significativo.
La terza protagonista, che viene rivelata solo nel finale è, a tutti gli effetti, un personaggio di cui intuiamo lo sviluppo fino alla sua rivelazione.

I temi trattati sono tanti e spinosi: il ruolo degli adulti, l’abuso in ambito familiare, l’uso di alcol e di droghe, la vecchiaia e la malattia, il ruolo dell’inconscio nelle reazioni traumatiche. Molta carne al fuoco che, forse, andava introdotta nel romanzo in modo diverso. Infatti ritengo che quando, in un romanzo appartenente ad una collana che ha dichiaratamente per destinatari i ragazzi, si voglia trattare un tema delicato, si debba farlo sviluppando una o al massimo due tematiche: introdurne di più mi sembra complicato da gestire e rischioso.
In questa storia, troppe porte si aprono senza, poi, trovare, una chiusa chiaramente percepita.

La novità invece che mi è ha colpito è stata l’introduzione della reazione inconscia al trauma rimosso che, nell'invenzione narrativa, regge le fila della storia e riesce a far emergere, in modo graduale, nella coscienza della protagonista e del lettore la terribile consapevolezza della violenza subita. Mi sarei aspettata, dunque, una narrazione capace di mettere maggiormente a fuoco i temi affrontati, pur mantenendo quel tono lieve e colorato che ben si addice ad una storia di ragazzi e per ragazzi e, in questo, sono rimasta un po’ delusa.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il cuore buio
  • Autore: Pina Varriale
  • Editore: Edizioni CentoAutori
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Storie per crescere
  • ISBN-13: 978-88-6872-055-1
  • Pagine: 208
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10.00

18 maggio 2016

La giostra dei fiori spezzati - Matteo Strukul

Padova, inverno 1888. Nelle campagne infuria la pellagra, mentre in città le luci dei quartieri più signorili e ricchi stridono per contrasto con la bolgia del Portello, la zona più popolare e malfamata della città. Ed è proprio qui, al Portello, che al termine di una notte nevosa, viene ritrovato il cadavere straziato di una prostituta. L'ispettore Roberto Pastrello capisce che le sue forze non basteranno a risolvere il caso e decide di chiedere la collaborazione di due detective d'eccezione. Il giornalista investigativo Giorgio Fanton, massimo esperto del Portello, e il famoso criminologo Alexander Weisz, intuitivo, tormentato, affascinante. Da quando, bambino, ha trovato sua madre uccisa da un assassino misterioso, Weisz ha giurato che non avrebbe mai più permesso che a una donna venisse fatto del male. Ma il trauma dell'infanzia gli ha lasciato anche una pericolosa dipendenza dal laudano. Dopo qualche riluttanza l'irruente Fanton, allegro e conviviale, molto abile nelle risse, e Weisz, geniale e anticonformista, trovano accordo e affiatamento, aiutati non solo dall'ispettore Pastrello, ma anche da Erendira, meravigliosa gitana, cartomante e prostituta, avvolta nel mistero dei suoi occhi blu in cui è impossibile non perdersi. L'assassino, però, continua a colpire finché Weisz coglie un primo collegamento negli omicidi: tutte le vittime hanno il nome di un fiore..

Recensione

Ambientato nella Padova di fine Ottocento, questo thriller storico ci viene raccontato dalla voce di Giorgio Fanton, giornalista investigativo nonché frequentatore di bettole e postriboli, che viene coinvolto dall’ispettore Roberto Pastrello nell’indagine di una serie di omicidi efferati, contraddistinti da una terribile e scenica firma di morte.
Il trio di uomini sulle tracce dell’assassino si completa con la figura di Alexander Weisz, sicuramente il più carismatico dei tre, citazione del noto Sherlock, personaggio tanto contraddittorio quanto geniale.
La ricerca della soluzione dell’enigma si dipana in un contesto urbano, che è quello quartiere padovano del Portello, povero e malfamato ricettacolo di umanità varia, terrorizzato dalla morte orribile di alcune prostitute.
L’investigatore Weisz propone una indagine che parta dal modus operandi fino a ricostruire il percorso di vita dell’assassino; lontano dalle idee di Lombroso che attribuiva a certe caratteristiche fisiche e alla genetica la responsabilità di un comportamento criminale, Weisz ricerca, nella mente umana e nelle esperienze di socializzazione primaria, le radici della violenza e della crudeltà.
Tra incursioni negli angoli bui di una Padova cupa e popolare e incontri con la zingara Erendira, passando fra gli spettacoli della Duse al Teatro Nuovo e le diatribe accademiche, i protagonisti giungono, non senza difficoltà, a capire il nesso che collega tra di loro le vittime. Seguendo l’assassino, che si firma “l’Angelo sterminatore”, i tre finiscono nella rete della malavita locale, in un crescendo di sparatorie e agguati.
Il finale, che prevede la chiusura del cerchio, riporta ai temi cari a Strukul: la particolare sensibilità al tema della violenza sulle donne, il concetto della responsabilità individuale, il rapporto non sempre semplice e piano con la Giustizia, il discernimento di ciò che è giusto da ciò che ci pare giusto; a essi si aggiungono l’amore infinito ed evidente per la sua città, Padova e il Veneto tutto e la cura verso la ricostruzione storica, unita alla capacità di usare un linguaggio narrativo moderno, incalzante e fulminante.

“Ci sentivamo invincibili. Ma non lo eravamo.
Ci sentivamo innocenti. Ma non lo eravamo.
Ci sentivamo sinceri. Ma non lo eravamo.”

Questo libro è un costante omaggio al cinema e mostra una bella teoria di citazioni dalla letteratura del thriller noir. La materia narrativa è saldamente maneggiata da uno stile compiuto e al contempo inquieto, di quella inquietudine buona che porta sempre a nuove sfide letterarie.
La nave è nelle mani di un capitano coraggioso e non ci è dato sapere per quali altre isole letterarie farà rotta. Non ci resta che seguirlo. Buona lettura.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: La giostra dei fiori spezzat
  • Autore: Matteo Strukul
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Omnibus
  • ISBN-13: 978-88-04-62854-5
  • Pagine: 284
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,00

8 aprile 2016

Anche Francesco le diceva - Natale Fioretti

Tutti diciamo le parolacce, chi più chi meno. Anche Francesco, il poverello d’Assisi, le diceva, come testimoniano i suoi Fioretti. Eppure le parolacce sono considerate un vizio spregevole (e il dispregiativo è presente già nel termine stesso) e di basso livello, da cui ci si vorrebbe liberare per essere più «civili». La pensava diversamente il neurologo britannico John Hughlings Jackson (1835-1911) che sosteneva: «Colui che per la prima volta ha lanciato all’avversario una parola ingiuriosa invece che una freccia è stato il fondatore della civiltà». Sembra, tra l’altro, che tale aforisma sia stato fatto proprio da alcuni politici italiani che della parolaccia hanno fatto la propria cifra espressiva. Filo rosso della pubblicazione Anche Francesco le diceva è una frase di Dario Fo: «Dimmi le parolacce che usi e ti dirò chi sei, da dove vieni, da quale popolo sei stato educato o negativamente condizionato» Queste breve riflessioni sociolinguistiche sull’uso delle parolacce guardano alla questione delle “male parole” come a un dato di fatto e ne valutano gli effetti nella comunicazione, ponendo una particolare attenzione all’aspetto culturale. Con un’ultima, impellente, domanda: se le parolacce fanno parte della cultura di un popolo, come mai nelle grammatiche italiane per stranieri, e non solo, sono un argomento tabù?

Recensione

Tutti, qualche volta, diciamo le parolacce; è un dato inconfutabile e innegabile. Anche chi afferma di avere un linguaggio sempre sorvegliato conosce momenti in cui solo certe parole, non eleganti e fortemente gergali, possono rendere il senso di un certo stato d’animo.

In questo piacevole saggio, pubblicato da Graphe.it edizioni, Natale Fioretti sviluppa un’interessante riflessione sociolinguistica sull’uso delle parolacce. Partendo dall’idea che esse siano portatrici della cultura, del contesto, della società nella quale nasciamo e ci formiamo come individui, ne consegue che ogni sistema linguistico produce le proprie e, nel contempo, interviene a censurarle, definendole più o meno accettabili, più o meno oltre il confine del socialmente corretto.
L'autore porta molti esempi dell’uso delle parolacce come modalità comunicativa a forte impatto emotivo, come modo per creare empatia con gli interlocutori e per far uscire il vissuto più profondo, più vero e palpitante.

Di un uso delle parolacce come segno distintivo di una comunicazione che vuole rompere gli schemi e definirsi dirompente critica alla società ne è perfetto esempio il comico Beppe Grillo, che con i suoi “Vaffa” ha saputo creare un movimento politico, contraddistinto dalla contestazione e dal senso del nuovo. La parolaccia usata per potenziare o contraddistinguere l’effetto comunicativo è un fatto che ritorna: Fioretto cita San Francesco e Martin Lutero e l’uso di alcune parole che esprimevano, in un certo momento, in un certo contesto, una forza espressiva potente.
L’importanza del contesto, dunque, e del momento storico e sociale in cui una parola viene usata, diventa cruciale per capire anche il fenomeno dello slittamento semantico di un termine che, da fortemente volgare e disturbante, diventa, nell’uso, una parola ormai accettata e usata come rafforzativo o elemento enfatico di un discorso.

Fioretti cita anche Schopenhauer, definendo una vera e propria “poeticità dell’improperio”, capace di veicolare un sentire tanto intenso e viscerale da non poter venire espresso dal lessico comune e degno di diventare parte del patrimonio linguistico di una società e di essere -dunque- conosciuto attraverso la grammatica della lingua italiana.
Un libricino stuzzicante e scorrevole, con un linguaggio volutamente accessibile anche ai non addetti ai lavori, ricco di curiosi e ragionati esempi, che consiglio come lettura veloce ma interessante.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Anche Francesco le diceva
  • Autore: Natale Fioretti
  • Editore: Graphe.it Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788897010937
  • Pagine: 34
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 5,00

2 aprile 2016

Il diario allegro di Leopoldo Klein - Alessandro Gioia

Il diario che segue racconta pochi mesi della vita di un bambino di dieci anni, Leopoldo. Ha un papà lontano, sempre in viaggio, sperso in qualche lontana parte del mondo. Ha una mamma con tanti pensieri, che la rendono molto spesso triste. Ha un amico con cui parla: nei mesi freddi all'aperto, in quelli caldi scendendo in cantina e aprendo un frigorifero. [...] Come tantissimi bambini conosce il Piccolo Principe di Saint-Exupéry e Pippi Calzelunghe, e come loro pensa che sognare è importante, soprattutto sognare un mondo migliore. Impossibile? No, perché per Leopoldo nelle persone bisogna avere fiducia. Nonostante sappia, come tutti i bambini intelligenti, che i grandi non sono poi così saggi come sembrano.

Recensione

Un diario, innanzitutto. Questo di Alessandro Gioia racconta la storia di alcuni mesi della vita di un bambino di dieci anni, Leopoldo Klein. E lo fa attraverso la narrazione quotidiana di eventi, pensieri, riflessioni che scorrono sul filo di un discorso ininterrotto e sospeso con il lettore.
Ci racconta, Leopoldo, di un padre lontano, cuoco su di una petroliera; di una madre sola e assillata dalle banche, di una mente abitata da pupazzi di neve e personaggi di fantasia. Il rapporto del bambino con realtà è mediato da un continuo flusso di pensieri che coinvolgono molti aspetti della vita quotidiana e che arrivano, a chi legge, come un vento forte ma caldo.
Leopoldo affronta i suoi fantasmi e li trasforma in pensiero e parola: le difficoltà economiche, il rapporto con la scuola, la difficoltà di farsi conoscere per come si è, il rapporto con gli adulti, che spesso si comportano come bambini cresciuti, il dovere tenere a bada, ogni istante, l’ansia di non sapere che cosa ci riserva il futuro.
Osserva e racconta, Leopoldo: osserva le vite altrui e le mette in fila come perline colorate, le analizza come un adulto e ci regala la finzione di una voce infantile, di un linguaggio volutamente semplice e di una sintassi senza nodi.
La finzione è anche il filo conduttore di una storia che svela solo alla fine il suo triste, malinconico risvolto.
Definirei questo libricino, con grande affetto, un tentativo pieno di buona volontà di parlare ai bambini e agli adulti della vita e dei suoi dolorose sfaccettature.

Trovo, però, che il tentativo non riesca appieno perché la scrittura ha dei tratti surreali, usa un linguaggio semplice ma troppo poco corposo per essere credibile, il punto di vista del bambino scivola troppo spesso verso una visione adulta e diventa una voce un po’ monocorde e priva di quegli scossoni emotivi che, a mio parere, avrebbero reso più intensa e credibile la narrazione.
C’è troppa riflessione, troppo pensiero adulto, anche per un’opera di finzione letteraria, manca una linea narrativa definita e, alla fine, Leopoldo non sembra quasi nemmeno più un personaggio ma solo una voce.
Forse l’intenzione dell’autore era proprio quella di usare una mano leggera, quasi onirica, per trattare temi molto pesanti; gli argomenti, in effetti, sono sfiorati con molta delicatezza, sia per modo narrativo che per lessico. Tuttavia, per quanto mi riguarda, il libro non mi ha convinto del tutto. Si tratta comunque di un testo scritto in modo corretto, gradevole e scorrevole: solo, non mi ha emozionato più di tanto e in questo trovo il suo limite.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il diario allegro di Leopoldo Klein
  • Autore: Alessandro Gioia
  • Editore: Giulio Perrone Editore
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788860043801
  • Pagine: 76
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 8,50

17 febbraio 2016

I cavalieri del Nord - Matteo Strukul

Salvato, ancora bambino, in una notte di luna e lupi, Wolf è diventato un giovane cavaliere Teutone. Cresciuto sotto la guida di Kaspar von Feuchtwangen, suo mentore e maestro, il ragazzo intraprende insieme ad altri settanta cavalieri crociati, un lungo viaggio dalla Russia alla Transilvania per raggiungere e difendere il castello di Dietrichstein, ultimo avamposto della fede cristiana in una terra ormai in preda a orde di barbari e diaboliche forze oscure.
Lungo la via, fra terre addormentate in un inverno infinito, Wolf incontra Kira, che tutti credono una strega, ma che in realtà nasconde una storia di ribellione e violenza nei bellissimi occhi color temporale. La sua è una presenza che getta scompiglio nella schiera Teutone, poco avvezza alla presenza femminile, e che reagisce con sospetto e rabbia, ritenendo la donna responsabile delle molte sventure che costellano il lungo viaggio. Ma niente è come sembra nell’Europa del 1240.
Fra magia e religione, passioni e tradimenti, Wolf conoscerà se stesso attraverso il sacrificio e il coraggio fino ad affrontare una terribile guerriera che si fa chiamare La Madre dei Morti, un diabolico negromante e un re senza corona, mentre l’amore per Kira martella il cuore aprendo ferite: perché Wolf è un cavaliere dell’Ordine e la Regola proibisce di amare una donna, soprattutto quando è una creatura irresistibile. A meno che…

Recensione

Quando un libro unisce la fantasia più visionaria al rigore storico delle ambientazioni e dei personaggi, ne nasce qualcosa di bellissimo, di cui cercherò, qui, di dare un’idea.

Protagonista è un drappello di Cavalieri Teutonici mandati in missione in Transilvania per preservare una roccaforte cristiana dalla minaccia dei Cumani, tribù barbare assetate di sangue e legate ad antichi riti pagani.
Tra di loro il giovane Wolf, salvato in modo leggendario da Kaspar, capo dei Cavalieri, si dimostra coraggioso e puro: fin dalle prime pagine è uno dei due personaggi principali, attorno ai quali si snoda la vicenda. L’altro è il personaggio femminile di Kira, una Variaga della Guardia dell’imperatore di Nicea, finita, attraverso molte avventure, legata ad un palo con l’accusa di essere una strega, nella piazza di uno sperduto villaggio, dove Wolf la salva:

“Rimase incantato e muto, annegando nella meraviglia di quei grandi occhi blu. Gli zigomi alti e la pelle d’alabastro spiccavano in un volto talmente perfetto che se l’amore ne avesse avuto uno avrebbe senz’altro scelto quello.”
Già da sola, la coppia di protagonisti basta a creare un clima di attesa perché, così ben disegnati, sono due figure affascinanti e, al contempo, dotate di spessore e narrativamente credibili.

Lo sfondo storico - siamo nella metà del 1200 - arricchisce la trama di dettagli che la rendono ancora più avvincente, ancora più viva. E mentre i Teutoni cavalcano verso il castello da difendere, ultimo avamposto cristiano in terra pagana, l’avventura dei due giovani si dipana tra battaglie cruente, imboscate e oscuri riti magici.
Portatore dell’elemento magico è l’Uomo dei Sogni e delle Lacrime, un negromante capace di muovere le forze oscure della Natura, che fa uso della magia nera per contrastare l’avanzata dei Cavalieri con le croci; di contro, Kira è portatrice della magia bianca, che userà, al momento opportuno, per salvare la situazione.

La Natura con i suoi elementi - la neve, il fuoco, il bosco e la notte - è l'altra grande protagonista del romanzo:

“Neve e Luna”, ripeté il maestro. “Saranno loro le tue guide, oltre a Dio, in questa trasferta. Ricordatelo sempre, Wolf. Pallide, fredde, luminose: saranno le tue luci e non avrai altre compagne all’infuori di loro. Anche quando penserai di essertene liberato, torneranno. Sono le due uniche signore di queste terre e sono loro a dividersi il tempo: lo scandiscono in una diafana danza: Dividono i giorni in due metà esatte: alla neve il giorno, alla luna la notte.”

Nella battaglia, viene descritta anche un’altra grande guerriera, Vjsna, vera forza distruttrice, animata da un profondo odio e da una penosa storia personale, che, come una amazzone furiosa, mentre gli uomini cadono, sente l’odore del sangue e se ne esalta.

Infine, lo scontro finale, sotto le mura del castello, decide momentaneamente (il finale sembra aperto) le sorti dei personaggi.

La scrittura di Strukul esalta la materia storica, orchestrandone i diversi elementi e mescolandola abilmente col genere fantasy: ne risulta un bell'affresco epico capace di catturare interesse, passione e attenzione degli amanti del romanzo storico e del fantasy. Accessibile a tutti, per linguaggio scorrevole e struttura chiara, apprezzabile per la ricchezza e la precisione dei dettagli storici, I cavalieri del Nord risulta un gran bel libro; una voce narrativa da seguire con attenzione, che consiglio vivamente.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: I cavalieri del nord
  • Autore: Matteo Strukul
  • Editore: Multiplayer Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788863553338
  • Pagine: 456
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,90

7 febbraio 2016

Affinità coi cieli notturni - Astrid Katcharyan

Astra Sahondjian : negli ultimi anni dell'Ottocento nella culla del prestigio e della cultura dell'antica Armenia. Spirito ribelle, femminista ante litteram, rompe le maglie della tradizione facendo valere i propri ideali e rincorrendo le proprie passioni. Si oppone ai canoni imposti alle donne del tempo e sceglie il proprio marito, Setrag Tokadjian, editore di un quotidiano liberale; è tra le prime donne a diventare giornalista, e, ad Atene, fonda una prestigiosa casa di moda. Ma la vita non sarà facile per lei: sono gli anni del Medz yeghern, "il grande crimine", la deportazione e uccisione degli Armeni condotta dall'impero ottomano. Sua sorella viene barbaramente rapita e lei si ritrova presto costretta a un 'esistenza da profuga, che la spinge a viaggiare in cinque paesi nell'arco di quarant'anni. Nel dramma dell'esilio e della persecuzione, tuttavia Astra resterà fedele a se stessa, un'eroina riluttante che si rifiuta di essere vittima e che lotta costantemente contro un destino avverso, riuscendolo a domare con incrollabile accettazione. Una storia che abbraccia due generazioni, un racconto sull'amore, la perdita e la sopravvivenza.

Recensione

Una storia bellissima, questa di Astra. Un cammeo di figura femminile, incastonato in una cornice storica terribile e nota.
L’autrice racconta una storia famigliare, la storia di sua nonna Astra Sahondjian, nata a Garin, in Armenia, discendente di una famosa famiglia di gioiellieri.
Alla morte del padre si trasferì a Smirne con la famiglia e ricevette un’educazione americana di stampo moderno che influenzò tutta la sua vita. Collaborò al giornale del fratello , come pubblicista, e imparò a cucire e ricamare nella sartoria della signora Satenig. Da lì, l’incontro con l’uomo della sua vita, l’editore di un giornale liberale ed affiliato al Dashnak, il partito politico armeno di ispirazione socialista.

“So che sembra strano, Anoushka, ma mi sento libera come un uccellino. E’ come se Setrag offrisse nuovi spazi alla mia anima e la conducesse in luoghi che io non avrei nemmeno saputo sognare”.

Un grande amore, vissuto all’ombra della grande tragedia collettiva del popolo armeno, ferocemente perseguitato e progressivamente deportato in Siria; la paura aleggia, sempre, su tutta la narrazione,e si avverte come uno sfondo scuro e indistinto.

La scrittura ci restituisce una figura di donna limpida, fiera e moderna .In Astra convivono due anime: quella moderna e progressista di donna che si affaccia al Novecento e quella tradizionale, intensa e legata ai riti profondi della sua terra, di una donna armena che porta con sé, ovunque le tocchi di andare, la propria identità.
Astra assieme ai figli attraversa il suo tempo e le disgrazie con un’innata capacità di trasformare ogni danno in una occasione di rinascita e, una volta perso il marito e alcuni familiari, si ricostruisce, in ogni nuova terra, una nuova vita.

La tragedia del popolo armeno è stato raccontata più volte in libri e film; se penso alla Masseria delle allodole di Antonia Arslan, che non a caso scrive l’introduzione a questo libro, penso a racconti drammatici, a morti e dolore. In questo libro, tuttavia, la volontà di ricordare una donna positiva e piena di speranza, lascia al lettore la possibilità di intravedere, nel buio della devastazione, un cono di luce, attraverso il quale filtra una bellezza, quella di una cultura e di una tradizione che incantano.
Di bellezza è piena la vita di Astra: dalla cucina armena, con le sue preparazioni quasi corali, agli abiti sontuosi e colorati, fino ai gioielli che ogni famiglia conserva per le generazioni future. Se il senso, allora, è quello del conservare memoria, questo libro colpisce il centro, narrando, attraverso la bellezza e il dolore di una vita, la bellezza e il dolore di un popolo.

Come sempre, Adrinè era immersa nei suoi pensieri. «Mamma, secondo te è meglio essere felici all’inizio o alla fine della propria vita?» domandò, come se si potesse scegliere.
«E’ come chiedermi quanti semi ci sono in una melagrana. Se ti dicessi che ce ne sono seicentoundici, mi crederesti? E se avessi contato i semi di una melagrana, perché dovrei contare quelli di un’altra?».
«Perché sono i tuoi frutti preferiti e perché, mamma, adesso puoi farlo».
Il momento di Adrinè era arrivato.

Un bel libro, che si legge facilmente e che lascia in bocca un sapore dolce, nonostante tutto.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Affinità coi cieli notturni
  • Titolo originale: Affinity with the Night Skies
  • Autore: Astrid Katcharyan
  • Traduttore: Barbara Del Mercato
  • Editore: Nuovadimensione
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 978 – 88 -6958 – 012 - 3
  • Pagine: 333
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,50

12 gennaio 2016

Benzine - Gino Pitaro

Luigi ha trentacinque anni e vive nell'hinterland romano. La sua vita è scandita da lavori saltuari, dall'impegno nel dottorato di ricerca, dalle amicizie con le quali si divide fra battaglie sociali, le contraddizioni del movimento studentesco e il piacere di stare insieme. La quotidianità è però cadenzata dai ritmi di una periferia sempre più misteriosa e sconosciuta, pasoliniana e insolente, chiassosa e vulnerabile. Il pendolarismo diventa un particolare metronomo della narrazione, in cui condizione umana e una città che cambia troppo velocemente saranno i minimi comuni denominatori, per il protagonista, di nuove domande da porsi e di nuovi sentieri da percorrere.

Recensione

Se dovessi definire il protagonista di questa storia, Luigi, lo direi un tipico adulto – adolescente dei giorni nostri. Trentacinque anni, un dottorato di ricerca in filologia romanza, un lavoro in un call center, un gruppo di amici con i quali condivide interessi e politica. Nessun punto di riferimento fisso, solo un ritmo scandito dalla metropolitana che, come un grande polmone urbano, fa arrivare aria dal centro alla periferia e viceversa. Le cene con gli amici, l’attività politica all’Università, portata avanti senza troppa convinzione, le amicizie femminili fanno da sfondo ad una storia che, partita in sordina, come piccolo affresco contemporaneo, si trasforma poi in una sorta di spy story, con tanto di bellezza venuta dall’Est.

E qui devo dire che il passaggio dal tono cadenzato del racconto sociale di una certa realtà al ritmo serrato che l’evolversi della vicenda richiede mi ha lasciato spiazzata. E' vero che la storia esigeva una rottura dell’equilibrio, almeno uno, per avanzare; è vero anche che la realtà non è mai quella che appare, tuttavia le due parti della narrazione non mi sembrano saldate in maniera così credibile. Nella mia percezione, vedere quei personaggi di un sottobosco urbano essere scaraventati, seppur gradualmente, in una storia con tanto di falsa identità e polizia mi è sembrato innaturale e l’ho trovato non del tutto convincente.

La scrittura è gradevole sebbene non sempre curatissima; ci sono alcune spunti interessanti ed alcune scene molto ben rese. Il pregio del libro è che riesce a rendere bene un certo clima, un certo ambiente; forse, la storia sarebbe dovuta rimanere su quanto così ben descritto e proseguire su quella strada.
Gino Pitaro è un autore agli inizi, che ha già pubblicato altri lavori: suggerirei di tenerlo d’occhio, affettuosamente, per vedere se, proseguendo su questo mood narrativo, ci possano essere interessanti sviluppi.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Benzine
  • Autore: Gino Pitaro
  • Editore: Edizioni Ensemble
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 978-88-6881-094-8
  • Pagine: 146
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,00

9 gennaio 2016

Lo scalpellino - Camilla Läckberg

Al largo di Fjällbacka, nella nassa di un pescatore a caccia di aragoste rimane impigliato il corpo senza vita di una bambina. Nei suoi polmoni ci sono tracce d’acqua dolce e sapone: qualcuno l’ha annegata in una vasca da bagno prima di gettarla in mare. Mentre Erica, mamma da poche settimane, è completamente assorbita da una neonata che tutto le offre fuorché le “gioie deliranti della maternità” che si aspettava, Patrik guida le indagini. Ma chi può aver voluto la morte della piccola Sara? Il paese è alla ricerca di un capro espiatorio, la gente bisbiglia, i conflitti nutriti negli anni si fanno più aspri: dentro le case dalle facciate perfette affiorano drammi famigliari che il tempo non ha saputo placare. Al terzo romanzo della sua serie pubblicata in trentadue paesi, Camilla Läckberg, con occhio attento agli esseri umani e alla loro psicologia, intreccia le colpe del passato agli effetti devastanti sul presente, tracciando il ritratto lacerante di una psiche femminile sfrenata, affascinante, e mostruosa.

Recensione

Terzo romanzo della serie dell'ormai famosissima giallista svedese: ho letto questo libro in un giorno di quelli post-festivi, tra panettoni e grandi mangiate. Devo dire che, della Läckberg, avevo già letto, e mi convince a tratti, non in modo pieno, non in modo totale. Insomma, non la amo alla follia, ma devo ammettere che la leggo volentieri per rilassarmi: ogni tanto anche le Cattivissime prof lo fanno.
Ci sono, fondamentalmente, due motivi che mi hanno ricondotta a leggere un altro libro della Läckberg. L’ambientazione, un paesino della Svezia, con paesaggi, abitudini e nordica umanità, che mi incuriosisce e da sempre mi attrae; l’attenzione per i personaggi femminili, quasi sempre al centro della vicenda, nel bene e nel male.
Questo piccolo universo bianco e azzurro, descritto nel minimo dettaglio, questi personaggi così umani, molto lontani dallo stereotipo del nordico freddo e poco passionale, mi piacciono e mi inducono a seguire le vicende della coppia investigativa Erica e Patrik. In questo romanzo, alle prese con i loro personalissimi problemi di neogenitori della piccola Maja, sempre coinvolti nelle indagini anche a livello personale, oltre che professionale, fanno la conoscenza di una generazione di donne - madre, figlia e nipote - intorno alle quali ruota tutta la vicenda.
Come nello stile della scrittrice, c’è sempre la doppia narrazione parallela, in terza persona, che permette di seguire i due piani narrativi: quello passato, che aiuta il lettore a sciogliere gradualmente il nodo della storia; quello del presente, scandito da un ritmo ben padroneggiato, che lo trasporta dentro la vicenda.
Mi disturbano un po’, lo ammetto, alcune digressioni sui sentimenti e sulle storie personali di certi personaggi, sullo sviluppo dei rapporti tra di loro, che mi piacerebbero, magari, in un romanzo di altro genere. La Läckberg, poi, ci sottopone sempre delitti terribili (lo so che tutte le morti sono terribili, ma alcune morti letterarie sono più inquietanti di altre, secondo me): la morte di una bimba, omicidio orrendo, chiederebbe all'autore di concentrarsi su quello, lasciando che il lettore segua il filo della narrazione, concedendo qualche piccola parentesi, giusto per capire, per farsi qualche idea, qualche ipotesi di colpevolezza, ma senza andare troppo fuori strada.
Nel finale, poi, il lettore, questo esigente personaggio, vorrebbe anche una nemesi; la donna terribile, dalla quale tutto ebbe inizio, dovrebbe fare un’entrata finale trionfale, del genere “Dea del male malefico” ma… così non è.
In definitiva, un buon libro per le feste. Camilla Läckberg è una scrittrice di gialli che vende tantissimo, molto seguita, che sa fare il suo mestiere, in alcuni libri meglio che in altri.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Lo scalpellino
  • Titolo originale: Stenhuggaren
  • Autore: Camilla Läckberg
  • Traduttore: Laura Cangemi
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • Collana: Farfalle
  • ISBN-13: 9788831709088
  • Pagine: 572
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19,00

21 dicembre 2015

Una notte - Lou Andreas Salomè

Di Lou Andreas Salomé, amica e compagna di numerosi intellettuali, quali Nietzsche, Rilke, Freud, moglie del noto orientalista Carl Andreas, studiosa eclettica e grande viaggiatrice, fra le pioniere della psicoterapia, pubblichiamo qui un racconto inedito in Italia.
Nata nel 1861,a San Pietroburgo, figlia di un generale dei Romanov, Lou von Salomé cresce,mostrando subito un’intelligenza vivace ed acuta ed una personalità forte ed originale.
Bella, intelligente e colta, questa donna sarà,per molti uomini, un irresistibile richiamo: al bell’aspetto si aggiunge, infatti, anche il fascino di una cultura vasta e piena di aperture.
Malata di tisi, Luo si reca in Italia, alla ricerca di un clima salutare. Conosce lo scrittore tedesco Paul Ree e incontra Friedrich Nietzsche: molti uomini si innamorano di lei, per lei fanno follie, la rendono una musa ispiratrice per le loro opere. In una sorta di unione platonica, sposa nel 1886 l’orientalista tedesco Friedrich Carl Andreas. Dopo un’intensa relazione con un medico viennese, Lou incontra il poeta praghese Rainer Maria Rilke, che trarrà ispirazione da lei per alcune sue opere. L’entusiasmo intellettuale che spinge le azioni di questa incredibile donna si sprigiona nell’incontro con Sigmund Freud, padre della psicanalisi. Entra nel gruppo di lavoro del maestro e, con fervore, si dedica alla professione di psicanalista, fino alla fine della sua vita.

Recensione

Questo piccola, pregiatissima traduzione, a cura di Claudia Ciardi , propone un racconto breve, perfettamente compiuto di una donna straordinaria, che vive tra Ottocento e Novecento, Lou Andreas Salomè.
Intellettuale, affascinante creatura, centro nevralgico di un mondo ancor piccolo, nel quale si incontravano, in una piazza, in un Caffè, in un luogo di villeggiatura, personaggi come Nietzsche, Rilke, Freud; Loù Salomé ci riporta ad atmosfere, nelle quali parlare di avventura intellettuale aveva un senso.

In questa perla narrativa, la durata di una notte si presta all’incontro di due innamorati, Elly e Berthold, nello studio di lui, in ospedale. Mentre i due si apprestano ad condividere l’intensa emozione che li lega, fuori dalla porta, incalza la morte che richiama il medico al suo dovere, di assistere un malato, nel momento più difficile. La stanchezza di lui, l’aspettativa di lei, gli sguardi, le parole: tutto concerta a restituirci un’atmosfera di precisa, intensa, definita esistenza.

Ogni singola frase ci porta a destinazione, verso il nocciolo del racconto, illuminati dalla figura di Elly che non ci può non far pensare a Lou Salomè stessa, una donna consapevole, libera e intellettualmente brillante.
Ma se ho letto il racconto perché avevo letto dell’autrice e ne ero rimasta, come molti, affascinata e intrappolata, ho avuto poi il piacere di scoprire, attraverso queste poche pagine, la nitidezza della sua prosa pura e centrata.

Lodevole il lavoro della casa editrice pistoiese Via del Vento che si occupa di recuperare, tradurre, curare, editare testi inediti e rari dell’Ottocento e del Novecento.
Un piccolo gioiellino. Ve lo consiglio caldamente.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Una notte
  • Titolo originale: eliminare campo se il libro è italiano
  • Autore: Lou Andreas Salomè
  • Traduttore:Claudia Ciardi e Katharina Majer
  • Editore: Via del Vento Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: I quaderni di via del vento
  • ISBN-13: 978-88-6226-083-1
  • Pagine: 28
  • Formato - Prezzo: Brossura – Euro 4,00
 

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