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13 marzo 2018

Trilogia della nebbia - Carlos Ruiz Zafón

Una misteriosa casa sulla costa atlantica spagnola e tre ragazzi alla scoperta degli antichi segreti che custodisce, legati a innominabili patti siglati con un personaggio luciferino, il misterioso Principe della Nebbia che emerge dalle ombre della notte per sparire alle prime luci dell'alba.
Nella Calcutta del 1916 un treno in fiamme squarcia la notte mentre i gemelli neonati Ben e Sheere vengono miracolosamente salvati. Sedici anni dopo, le braci di quell'incendio ricominciano ad ardere per i due adolescenti, segnando il loro destino.
In un faro sulla costa normanna i giovani Irene e Ismael si addentrano nel mistero di un fabbricante di giocattoli, un enigma che li unirà per sempre trascinandoli in un mondo labirintico di luci e ombre.
I primi tre romanzi dell'autore de L'ombra del vento, riuniti per la prima volta secondo le intenzioni dell'autore. Atmosfere gotiche, trame mozzafiato e personaggi che si imprimono indelebili nella memoria dei lettori.

Recensione

​ La Trilogia della nebbia raccoglie tre romanzi scritti da Carlos Ruiz Zafón tra il 1993 e il 1995, prima che la fama internazionale lo travolgesse con la pubblicazione de L' ombra del vento.
I racconti sono stati riuniti e ripubblicati per volontà dello stesso autore, perché tutti e tre rivolti ad un pubblico adolescente e caratterizzati da una comune atmosfera a cavallo tra il gotico e l'horror, sebbene il tema della nebbia sia caratteristica soprattutto del primo se racconti, Il principe della nebbia.

La scelta di indirizzare l'opera a lettori Young Adult non deve far pensare di avere a che fare con un mystery annacquato, alla Piccoli Brividi.
Al contrario tutti e tre i racconti presentano figure sufficientemente inquietanti ed eventi abbastanza disturbanti da garantire una buona dose di brividi anche a un pubblico più adulto.
Tuttavia la minore esperienza dell'autore è piuttosto evidente sia nello stile acerbo, che aspira a alla poesia vista nel Cimitero dei Libri Dimenticati senza raggiungerla, sia nelle trame che presentano diverse ingenuità.

Il principe della nebbia è sicuramente l'opera che risente maggiormente di questi limiti: la storia è ricca di cliché e il terrificante clown che tormenta i protagonisti ricorda un po' troppo l'indimenticabile IT di Stephen King. Inoltre il finale lascia aperti più interrogativi di quanti ne risolva, lasciando così in sospeso la curiosità del lettore.

I due racconti successivi, Il palazzo della mezzanotte e Le luci di settembre già mostrano un evoluzione e soprattutto il primo brilla per l'originalità della trama e dei personaggi.
Anche in questo caso l'autore vacilla nei finali: le scene di lotta sono sempre descritte in modo un po' pasticciato e rendono difficile al lettore comprendere cosa stia succedendo; inoltre il confronto finale con il cattivo non è completamente all'altezza delle aspettative come se l'autore non sapesse bene come togliere d'impaccio i suoi eroi e scegliesse delle strade un po' di comodo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Trilogia della nebbia
  • Titolo originale: La trilogía de la niebla
  • Autore: Carlos Ruiz Zafón
  • Traduttore: Bruno Arpaia
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 12 febbraio 2013
  • Collana: Grandi bestsellers
  • ISBN-13: 9788804626824
  • Pagine: 574
  • Formato - Prezzo: Tascabile - Euro 13.00

11 gennaio 2018

L'estate dei segreti perduti - E. Lockhart

Da sempre la famiglia Sinclair si riunisce per le vacanze estive su una piccola isola privata al largo delle coste del Massachusetts. I Sinclair sono belli, ricchi, spensierati. E Cady, l'erede di tutta la fortuna e di tutte le speranze, non fa eccezione. Ma l'estate in cui la giovane Sinclair compie sedici anni le cose cambiano. Cady si innamora del ragazzo sbagliato e ha un incidente. Un incidente di cui crede di sapere tutto, ma di cui in realtà non sa nulla. Finché, due anni dopo, torna sull'isola e scopre che niente è come sembra nella bellissima famiglia Sinclair. E che, a volte, ci sono segreti che sarebbe meglio non rivelare mai.

Recensione

L'estate dei segreti perduti è uno di quei libri che è difficile collocare e di cui è difficile esprimere un'opinione univoca.
Oltre alle buone recensioni, ciò che mi ha maggiormente attirata verso questo romanzo è stata l'ottima impressione ceh aveva lasciato in me da The Disreputable History of Frankie Landau-Banks, purtroppo inedito in Italia. Con dispiacere devo però osservare che non ho ritrovato qui la narratrice brillante e coraggiosa scoperta allora bensì un'autrice che ama utilizzare la prosa in modo melodrammatico, con metafore spesso eccessive e sguaiate che a lungo andare diventano decisamente fastidiose.

Un'altra perplessità riguardo i temi trattati: la Lockhart racconta la storia di una famiglia disfunzionale senza avere una chiara idea dei problemi sui quali intende puntare tra i molteplici narrati.
I Sinclair sono colpevoli di razzismo e classismo, gli adulti della famiglia si dimostrano campioni nell'arte della manipolazione psicologica ai danni di figli e nipoti ma nessuno di questi temi è effettivamente affrontato in profondità, se non attraverso un blando ricatto morale: ecco quello che succede quando non siete bravi genitori.

Il racconto, inoltre, ruota attorno al concetto di colpa e responsabilità personale, tuttavia anche in questo caso l'autrice sceglie di raccontare solo le conseguenze immediate e "visibili", perdendo l'occasione per un'analisi approfondita e a lungo termine.

Questo non significa che il mio giudizio sul romanzo sia totalmente negativo, anzi. La storia narrata è interessante e coinvolgente, grazie anche all'utilizzo di una voce narrante non affidabile, quella di Cady, diciassettenne colpita da amnesia selettiva a causa di un misterioso incidente avvenuto nell'estate dei suoi quindici anni, del quale in apparenza non ricorda nulla.
Con la memoria di Cady sembra essere andato distrutto anche il suo intenso legame di amicizia con i tre coetanei, due cugini e il suo primo amore, che hanno condiviso le sue avventure estive fin dall'infanzia. Cady è l'unica figura del libro che impariamo a conoscere veramente, gli altri tre ragazzi, così come i membri adulti della famiglia Sinclair, rimangono figure più sfocate perché visti solo attraverso la narrazione frammentaria della ragazzina e, spesso, i loro atteggiamenti risultano incomprensibili fino al limite dell'irritazione, almeno fino a che le circostanze attorno all'incidente della protagonista nn iniziano a chiarirsi.

L'autrice crea quindi agilmente un'atmosfera di suspense e mistero che vi terrà attaccati alle pagine e vi porterà a divorare il libro in poche ore. Da parte mia devo confessare che, presa a districare le motivazioni apparentemente incomprensibili dei membri della famiglia, non ho saputo cogliere alcuni indizi fondamentali che, come viene fatto notare alla stessa Cady, "sono sempre stati là" ma che invece divengono chiari solo dopo il sorprendente colpo di scena che dà un senso all'intero racconto.

A dispetto del tono melodrammatico, lo stile, che mescola prosa a sezioni di prosa in versi, oltre a enfatizzare il narrato risulta efficacemente coinvolgente e devo ammettere che mi faccio sempre facilmente conquistare dai narratori non attendibili e dagli autori che sanno sorprendermi quindi nel complesso mi sento di consigliare sicuramente la lettura di questo libro che aggiunge ad una trama coinvolgente molti interessanti spunti di riflessione.
Unica pecca è appunto che molti di essi avrebbero potuto essere gestiti in modo più approfondito: arrivati alla fine dell'opera si ha la sensazione che la vera storia di Cady debba ancora iniziare.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:L'estate dei segreti perduti
  • Titolo originale: We were liars
  • Autore: E. Lockhart
  • Traduttore: Simona Mambrini
  • Editore: DeAgostini
  • Data di Pubblicazione: 24 giugno 2014
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 9788851121778
  • Pagine: 315
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - Euro

25 ottobre 2017

L'albero delle bugie - Frances Hardinge

Fin da quando era piccola Faith ha imparato a nascondere dietro le buone maniere la sua intelligenza acuta e ardente: nell'Inghilterra vittoriana questo è ciò che devono fare le brave signorine. Figlia del reverendo Sunderly, esperto studioso di fossili, Faith deve fingere di non essere attratta dai misteri della scienza, di non avere fame di conoscenza, di non sognare la libertà. Tutto cambia dopo la morte del padre: frugando tra oggetti e documenti misteriosi, Faith scopre l'esistenza di un albero incredibile, che si nutre di bugie per dar vita a frutti magici capaci di rivelare segreti. È proprio grazie al potere oscuro di questo albero che Faith fa esplodere il coraggio e la rabbia covati per anni, alla ricerca della verità e del suo posto nel mondo. Magia, scienza e desiderio di libertà si incontrano in un questo romanzo, con una coraggiosa eroina che rompe gli schemi, nel solco di Jane Eyre.

Recensione

Prima di "Storie della buonanotte per bambine ribelli" c'era L'albero delle bugie.
Non è passato poi così tanto tempo, infatti, da quando rifiutarsi di essere un semplice oggetto decorativo da parte di una ragazza era considerato ribelle, avere interessi al di fuori dell'economia domestica e del matrimonio era considerato ribelle, supporre di avere un'opinione propria era considerato ribelle, possedere emozioni "forti" come la rabbia era considerato ribelle.
Faith Sunderly possiede tutte queste "mancanze" e in un'Inghilterra che ancora fatica ad accettare la rivoluzionaria teoria darwiniana deve lottare non solo contro la diffidenza altrui ma anche contro i principi instillati in lei fin dall'infanzia per accettare la propria natura di donna dotata di desideri e intelligenza proprie.

Come avvenuto per la raccolta delle nostre Cavallaro e Favilli, anche il romanzo di Frances Hardinge, vincitore del Costa Book Award for Children's Book , è classificato come letteratura per ragazzi ma può tranquillamente coinvolgere un pubblico adulto grazie alla sua trama coinvolgente, la qualità dello stile e l'attualità dei temo trattati dal racconto.

Non è semplice indicare un genere per questo romanzo: la storia evolve attorno al misterioso Albero delle Bugie e ai suoi inquietanti poteri, fatto che ascrive l'opera al genera fantasy sebbene il tuo tono pacato e serio mi abbia più fatto pensare a un giallo vittoriano, con una punta di romanzo gotico.

La storia si sviluppa per gradi e, nella prima parte, ha un passo decisamente lento, concentrandosi maggiormente sulla complessità delle dinamiche fra i protagonisti che su eventi concreti, tuttavia mi sono trovata immediatamente incantata dall'ambientazione, cupa, misteriosa e perfettamente in sintonia con il tormento interiore della protagonista.

In tempi in cui l'inferiorità intellettuale femminile era considerata una verità acquisita scientificamente dimostrata e non destava alcuno scandalo affermare pubblicamente che una donna non aveva la stessa capacità di comprendere degli uomini, la giovane Faith si trova sola a dover investigare la morte del padre che nessuno, a parte lei, crede essere un omicidio.
Un'eroina complessa, come quasi tutti gli altri personaggi del racconto, e l'autrice compie un lavoro mirabile nel descrivere l'ambivalente rapporto che la lega ai genitori: un padre non sempre degno dell'ammirazione e del rispetto della figlia e una madre civettuola ma anche molto incompresa.

Il mistero che circonda la morte del reverendo Sunderly è sufficientemente intrigante da sfidare l'attenzione anche dei lettori più maturi e si lega con successo all'idea di un albero che si nutre di bugie per generare verità - anche se forse questo aspetto poteva essere esplorato maggiormente. Ne risulta una storia con diversi livelli di interpretazione e che spinge i lettori ad andare oltre le apparenze e li invita a diffidare dalle certezze granitiche.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'albero delle bugie
  • Titolo originale: The Lie Tree
  • Autore: Frances Hardinge
  • Traduttore: Giuseppe Iacobacci
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 30 agosto 2016
  • Collana: Contemporanea
  • ISBN-13: 9788804664925
  • Pagine: 415
  • Formato - Prezzo: Copertina Rigida

9 giugno 2017

Tredici - Jay Asher

Clay Jensen torna a casa da scuola e davanti alla porta trova un pacchetto indirizzato a lui, ma senza mittente. Dentro ci sono sette cassette numerate con dello smalto blu. Clay comincia ad ascoltare: le ha registrate Hannah Baker, la ragazza di cui Clay è innamorato da sempre. La stessa ragazza che si è suicidata due settimane prima. Hannah ha registrato tredici storie, una per lato, una per ogni persona che in un modo o nell’altro l’ha spinta verso la decisione di togliersi la vita. Ma lui cosa c’entra? Clay è sconvolto, vuole capire fino in fondo, scoprire quale ruolo ha svolto. Per tutta la notte, guidato dalla voce di Hannah, Clay ripercorre gli episodi e i luoghi che hanno segnato la vita della ragazza e che come tante piccole palle di neve si sono accumulati fino a divenire una valanga incontrollabile. Per tutta la notte, con la voce nelle cuffie, Clay si tuffa nei ricordi, nei rimpianti, e si tormenta cercando di capire cosa sarebbe successo se…

Recensione

Se non avete vissuto sotto un sasso negli ultimi mesi, avrete sicuramente sentito parlare di Tredici, nuova serie TV targata Netflix di enorme successo per il tema trattato e il formato scelto per trattarlo.
Bullismo e suicidio fra adolescenti si ammantano di un'aura di mistero quando tredici ragazzini ricevono una scatola di audiocassette registrate dalla compagna di scuola suicida, Hanna, prima di morire, nelle quali li accusa di essere la causa del suo gesto.

Temi forti e attuali originati dall'omonimo romanzo di Jay Asher uscito già dieci anni fa - ma in Italia solo nel 2013 - e che ora Mondadori ripubblica per la sua collana Young Adult Chryslide sfruttando il glamour della serie con una nuova copertina abbinata.

Tredici è un interessante esperimento dall'intento encomiabile: parlare di bullismo agli adolescenti e nel loro linguaggio, esplorare le ragioni che possono portare a desiderare il suicidio, senza peli sulla lingua ma trasmettendo anche il messaggio che esistono altre soluzioni alla disperazione e l'aiuto è più vicino di quanto si creda.
Il metodo utilizzato per raggiungere questo scopo desta però qualche perplessità.

A mio parere Asher colpisce nel segno nell'individuare il percorso che ha portato Hanna al suicidio. Alcuni potranno trovare parte delle motivazioni raccontate non abbastanza "gravi" da giustificare un tale gesto ma non bisogna dimenticare quanto i teenagers tendano a essere emotivi e vulnerabili oltre che considerare "l'effetto valanga" più volte citato dall'autore nel libro che porta tanti piccoli episodi spiacevoli a sommarsi e ingigantirsi, soprattutto se combinati a uno o due episodi molto gravi, come accade alla protagonista.
Pettegolezzi infondati e una cultura che tende a minimizzare la violenza sessuale scaricandone la maggior parte delle colpe sulla vittima non sono una novità della nostra società, ma il nostro culto dell'immagine e la facilità con cui le informazioni si diffondono nel mondo contemporaneo hanno sicuramente contribuito a ingrandire e inasprire il fenomeno.
Hanna a mio parere rappresenta perfettamente il lento sgretolarsi dell'autostima di un'adolescente fragile che si lascia travolgere da una spirale di solitudine, incomprensione e anche un briciolo di egocentrismo.

Ciò che mi ha lasciata perplessa, invece, è il metodo scelto da Hanna per diffondere la sua storia, che sembra più una soluzione artificiosa ideata dall'autore per rendere il libro più appetibile.
Perché, nel 2007, un'adolescente dovrebbe scegliere di registrare il suo messaggio di addio su delle audiocassette? E' altamente probabile che la maggior parte dei destinatari del messaggio non abbiano mai visto un'audiocassetta in vita loro e non abbiano a disposizione i mezzi per ascoltarla (Hanna stessa deve procurarsi il registratore da un amico convenientemente appassionato di strumenti vintage).
Nelle registrazioni il suo tono è prevalentemente astioso e vendicativo - atteggiamento comprensibile ma a mio parere un po' incompleto - ma se avesse voluto far sentire le persone colpevoli le sarebbe bastato inviare loro una lettera d'accusa. Invece ella crea questa "catena di Sant'Antonio" in cui ognuno dei colpevoli è costretto a inoltrare le registrazioni alla persona successiva minacciandoli dell'esistenza di un secondo set di cassette che verrebbe diffuso pubblicamente in caso uno di loro decidesse di interrompere la catena. Ma qual è la ragione di questo complesso macchinario? Se avesse voluto umiliare i colpevoli rendendo noti i loro abusi perché limitarsi alle sole persone della lista invece di diffondere lei stessa le cassette a tutta la scuola?

La verità è che non è Hanna a voler raccontare la sua storia ma Jay Asher che ha bisogno di tenere una "lezione sul bullismo" ed è alla ricerca di un escamotage efficace e affascinante che tenga i lettori incollati e doni loro anche una certa dose di suspense, cosa che una "normale" lettera di suicidio non avrebbe potuto fare.
Il tono del romanzo è spesso didascalico e forzato, l'ombra del narratore evidente in ogni pagina e Hanna e Clay appaiono spesso come se stessero recitando i punti di un pamphlet informativo sui suicidi adolescenziali.

Inoltre Hanna include nella sua lista persone che in realtà non hanno alcuna colpa e davvero non è chiaro perché decida di sottoporli a una tale tortura. D'altro canto, il peggiore dei suoi aguzzini, colpevole di un crimine perseguibile per legge addirittura, non è incluso fra i tredici destinatari: certo la ragazza potrebbe aver avuto paura che l'interessato interrompesse la catena delle registrazioni ma, oltre ad avere un set di back up apposta per questo, le sarebbe bastato mettere la persona in questione per ultima.
Una parziale spiegazione potrebbe essere la volontà di costringere uno dei tredici bulli a "redimersi" denunciando il crimine narrato, ma nel corso del racconto Hanna non sembra mai veramente interessata a raddrizzare un torto, soprattutto se non rivolto espressamente contro di lei.

Come si intuisce, quindi, non è semplice amare Hanna come protagonista, un tratto del libro che ho apprezzato perché tra i più realistici: l'autore non vuole che condanniate il bullismo perché la vittima vi suscita pietà, ma perché è un atto meschino e sbagliato in sé.
D'altro canto, furbamente, non vuole del tutto alienarsi i lettori e per questo sceglie come voce narrante Clay: un bravo ragazzo, sensibile e innamorato della ragazza morta.
Peccato che Asher finisca inconsciamente per cadere vittima degli stessi pregiudizi che vorrebbe condannare: nel rammaricarsi per non essere stato più vicino ad Hanna, Clay commenta più volte che sapeva che le voci su di lei erano infondate e per questo meritava il suo amore mentre non meritava il modo in cui era stata trattata. Quindi, si intuisce, se Hanna si fosse davvero lasciata palpeggiare al primo appuntamento, se davvero fosse andata oltre il bacio con uno o più ragazzi, allora avrebbe meritato di essere chiamata zoccola, ostracizzata e molestata fisicamente secondo l'autore? Arriveremo mai a un punto in cui smetteremo di usare due pesi e due misure per uomini e donne e capiremo che una ragazza ha il diritto di avere una sua vita sessuale senza che gli altri siano tenuti a esprimere un giudizio?

Come si vede, alla fine questo libro ha molte buone intenzioni ma non manca di pecche e a fine lettura sorge il sospetto che il grosso pubblico sia stato attirato più dall'idea di scoprire i torbidi segreti di un gruppo di adolescenti che da una sincera riflessione sul dramma del bullismo.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Tredici
  • Titolo originale: Thirteen reasons why
  • Autore: Jay Asher
  • Traduttore: L. Borgotallo, M. C. Dallavalle
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Chrysalide
  • ISBN-13: 9788804626114
  • Pagine: 247
  • Formato - Prezzo: Rilegato - Euro 17,00

23 maggio 2017

Come se fosse estate - Jay Bell

Ben è un diciassettenne tranquillo che vive in un sobborgo residenziale di Houston, nel Texas, consapevole della sua omosessualità, e alla ricerca di un compagno che soddisfi il suo bisogno d'amore. Un giorno, nel parco vicino a casa sua, incontra Mr Scarpe Blu, alias Tim Wyman, un bellissimo coetaneo con gli occhi grigi e i capelli scuri. Da quel momento il cuore di Ben comincia a battere, e non smetterà di farlo nel decennio che segnerà il loro amore contrastato.

Recensione

Il romanzo di Jay Bell, insignito di alcuni prestigiosi riconoscimenti riservati ai libri di tematica Queer d’oltreoceano, racconta in modo approfondito, a tratti disincantato, la difficile esistenza di Ben, un giovane adolescente che convive con la sua omosessualità da tempo e, soprattutto, con gli sberleffi e l’omofobia che gli viene riservata al liceo dal gruppo dei pari.
Accanto a sé ha Allison, la migliore amica di sempre, che lo supporta senza risparmiare consigli e, soprattutto, ascoltando i suoi sfoghi a volte melodrammatici, a volte entusiasti, di quanto gli accade attorno. La conoscenza del compagno Tim, bello da morire e insospettabile, getterà il giovane in un vortice di emozioni e rimpianti che si trascinerà per il resto della sua vita.
Infatti, la prima cosa che colpisce dell’opera è la sua estensione temporale: suddivisa in tre parti più un epilogo, affronta diversi aspetti del giovane scansionati nel tempo, partendo dal 1996 per arrivare al 2008, facendoci così scoprire anche la crescita del protagonista all’interno della sua esistenza. Un percorso che porta il lettore quasi per mano all’interno dell’intimo di Ben, con il quale ci si interfaccia nelle sue scelte così come nei suoi patemi d’animo, che spesso sfociano in reazioni non sempre ponderate.
Ambientato negli Stati Uniti, tra Houston e Austin con qualche piccola incursione a Chicago, il testo di sicuro risente dell’influenza sociale americana, laddove ancora si vivono situazioni di pregiudizio, di forte compromissione a volte che rendono la vita del protagonista, soprattutto quando ha a che fare con i suoi vessatori, un vero e proprio inferno, nonostante basti l’amore che prova per Tim per far scolorire anche i momenti più duri.
Un modo che, nelle intenzioni, forse voleva raccontare la speranza e il delicato equilibrio che esiste tra quanto ci accade attorno di male e ciò che ci fa stare bene, ma scandagliando a fondo la storia e le reazioni, alla fine forse poco rilievo viene dato agli sviluppi psicologici di chi subisce il bullismo, facilitando ogni cosa. Ma di norma, purtroppo, certe esperienze ti segnano, in antitesi al modo con cui Ben vive e somatizza esperienza talvolta traumatiche.
Ma l’insegnamento più grande di tutti, in linea con quanto è la vita stessa, è proprio l’assioma che “a tutto si può sopravvivere”, che forse il dolore può essere superato, non dimenticato, ma è possibile farci i conti, e questa di certo è la forza dell’intera storia.
È difficile riuscire a collocare un genere preciso: è un romanzo introspettivo dalle tinte LGBT, ma nel contempo, fa delle incursione nelle tematiche romantiche, con una ricerca in gran parte di un lieto fine che, alla conclusione arriva oltre la tragedia.
Ben inizia la sua storia pensando che non amerà mai, eppure impara a farlo.
Omofobia, amicizia, accettazione del sé, tradimento e vita di coppia fanno da collante all’intero impianto narrativo, rendendo la lettura tutto sommato gradevole, per quanto sopravvalutata. Ci si aspetta infatti un romanzo più corposo, più denso nei contenuti intimi, ma rimane purtroppo sbilanciato sull’aspetto romantico delle esperienze amorose, distraendo a volte dai risvolti sociali che vengono descritti.
A parte qualche imprecisione tipografica, la narrazione scorre in modo abbastanza veloce e scorrevole, portando a una conclusione quanto mai inaspettata, che può colpire come anche deludere: dipende tutto da cosa ci si aspetta da una storia del genere.
Ed è così che forse va preso Come se fosse estate: un libro che racconta la vita e le scelte di un giovane che ha deciso di dichiarare la sua omosessualità con coraggio, accettandone le conseguenze.
Una lettura che racconta un amore, non solo di Ben per Tim, o dopo per Jace, ma soprattutto di un ragazzo che ama se stesso e che non è disposto a scendere a patti con la società rischiando di essere infelice. Di certo un’esperienza da riservare a tutti coloro che non vedono differenze sull’amore in base a chi è il destinatario di ciò che si sente dentro.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Come se fosse estate
  • Titolo originale: Something like summer
  • Autore: Jay Bell
  • Traduttore: Andrea Misuri
  • Editore: Playgorund
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Syncro High School
  • ISBN-13: 9788889113813
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 13,50

5 novembre 2016

Tutta la verità su Alice - Jennifer Mathieu

Tutti sanno che Alice è andata a letto con due ragazzi nella stessa sera, a una festa. E quando Brandon Fitzsimmons – il quarterback della scuola, bello e famoso – muore in un incidente d’auto, viene fuori che mentre guidava stava chattando al cellulare con Alice: lei gli stava mandando messaggi ad alto tasso erotico. A scuola già si diceva che Alice fosse una ragazza facile, una poco di buono, ma dopo la morte di Brandon, la macchina del fango impazzisce. C’è chi sostiene che abbia abortito, chi dice che sia disposta a tutto per un aiuto in matematica, il bagno delle ragazze è costellato di insulti anonimi a lettere cubitali e indelebili. Ma la vita di Alice è davvero quella che tutti pensano di conoscere? Oppure molti proiettano su di lei i loro più torbidi segreti?

Recensione

"Io Elaine O'Dea sto per dirvi due verità assolute, definitive, indiscutibili.
Alice Franklin è stata a letto con due ragazzi la stessa notte [...]"


Alice Franklin è una zoccola. Lo sanno tutti. Un sms indiscreto, un commento fatto ad alta voce in una stanza piena di gente ed ecco che tutti sanno la "verità". Una verità che nessuno si sogna di mettere in dubbio perché il primo a diffonderla è il più figo della scuola, perché Alice è così sexy e spigliata, perché una notizia così succosa non si discute, si fa girare e basta.

Naturalmente le cose non stanno proprio come sembrano e le parole di Elaine già dovrebbero farcelo sospettare.
La sua insistenza sul concetto di verità, che è definitiva e indiscutibile, mostra le crepe del dubbio nella sua sicurezza ma indica anche la certezza che niente da parte sua verrà fatto per appurare che la storia che va ripetendo da mesi e sta pian piano distruggendo la vita di una sua coetanea sia effettivamente vera. Le sue ragioni emergeranno nel corso del romanzo quando Elaine racconterà la sua versione degli eventi, accanto a quella dei compagni di classe Kurt, Josh e Kelsey.

Quattro voci per quattro stereotipi, almeno in apparenza: la reginetta del liceo, il nerd emarginato, uno dei giocatori di football più popolari e la "sfigata" in cerca di popolarità. Jennifer Mathieu, che nella vita fa l'insegnante, evidentemente conosce bene gli adolescenti e, partendo da quattro "tipi" con cui siamo tutti familiari, va oltre le apparenze e ne scopre le motivazioni e le insicurezze. In un libretto di 150 pagine l'autrice riesce a inanellare molte più verità sul bullismo, la cultura maschilista predominante e i danni del pettegolezzo incontrollato di quanto abbiano mai fatto decine di trattati psicologici negli ultimi anni.

Tutta la verità su Alice è in apparenza una storiella di adolescenti e per adolescenti. Loro è il linguaggio, spesso arrogante e spietato (la parola "troia" viene usata col la stessa disinvoltura del "ciao"), loro le dinamiche di rivalità e le assurde gerarchie di popolarità. Ma se sono adolescenti gli attori principali del racconto, sullo sfondo si muovo figure adulte che sembrano essere capaci solo di esacerbare i conflitti e i disagi e allora capiamo di non aver di fronte solo un raccontino di rivalità adolescenziali, per quanto narrato in maniera accattivante.

La Mathieu mostra con efficacia disarmante la facilità con cui un pettegolezzo maligno nasce, cresce, sfuggendo al controllo anche di chi l'ha generato, e arriva a distruggere completamente la vita di una persona; ci ricorda inoltre che ancora oggi nel 2016 è un fatto assodato che una ragazza che ha più partner è una poco di buono mentre il suo corrispettivo maschile è l'idolo delle folle, invidiato e desiderato da tutti. E questa non è una storiella da adolescenti, ma un affare da adulti con ripercussioni che possono distruggere la vita di una persona, perché il branco è sempre pronto a prendersela con il più debole, come ci ha dimostrato solo poche settimane fa il caso di Tiziana Cantone.

Nonostante quindi l'ambientazione tipica da Young Adult e il tono leggero, l'autrice punta al realismo così da lasciare profondamente il segno nei suoi lettori e non ci traghetta verso un idilliaco lieto fine ma sceglie la strada della maturità, dell'accettazione e del compromesso.
Una storia tutt'altro che banale, da far leggere nelle scuole a studenti e genitori.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Tutta la verità su Alice
  • Titolo originale: The truth about Alice
  • Autore: Jennifer Mathieu
  • Traduttore: R. Monaco
  • Editore: Newton Compton
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Anagramma
  • ISBN-13: B0189ZZXI6
  • Pagine: 148
  • Formato - Prezzo: Kindle - Euro 1,99

6 maggio 2016

The Raven King - Maggie Stiefvater

Per anni Gansey è andato in cerca di un sovrano perduto. Uno a uno, ha coinvolti altri nella sua ricerca: Ronan, che ruba dai sogni, Adam, la cui vita non è più sua; Noah, la cui vita non è più una bugia; e Blue, che ama Gansey...ed è con certezza destinata ad ucciderlo.
Ora la ricerca si avvia alla sua conclusione. Sogni e incubi convergono. Amore e perdita sono inseparabili. E l'impresa è impossibile da spingere in un'unica direzione...

Recensione

Qualche mese fa vi avevo parlato con entusiasmo di Raven Boys, primo libro di una saga fantasy/young adult arrivata in Italia nel 2014.
Com'è ormai di ordinanza, doveva trattarsi di una trilogia (il secondo capitolo, Ladri di sogni, è uscito per Rizzoli nel 2015, il terzo, Blue lily, lily blue, è ancora in attesa di traduzione) ma in dirittura d'arrivo l'autrice ha deciso di aggiungere un quarto libro, scelta che di solito non lascia presagire nulla di buono. Come saprete, solitamente recensisco solo il primo capitolo di una saga young adult (per i libri successivi le osservazioni tendono di solito a ripetersi), tuttavia, dato il discreto successo della saga anche in Italia e l'abbassamento di qualità degli due ultimi capitoli, ho deciso di parlarvi anche di questo The Raven King, uscito dopo molti posticipi il 26 aprile di quest'anno.

In rete troverete parecchi commenti entusiasti di The Raven King (lo stesso vale per Blue lily, lily blue): avendoli letti mi permetto di osservare che la maggior parte del pubblico young adult quando trova una storia d'amore contrastato, magari scritto con la giusta dose di pathos e melodramma, tende a sorvolare su certi difetti macroscopici che chi era interessato anche ad altri aspetti della trama non può che trovare irritanti.

Come detto, la Stiefvater era partita dall'idea di tre libri e a questi avrebbe dovuto attenersi. Purtroppo, come molti altri autori, scoperto il successo non può resistere alla tentazione di allungare il brodo finendo col perdersi. La premessa della saga era la ricerca di un mitico sovrano gallese che avrebbe garantito l'esecuzione di un desiderio a chiunque l'avesse risvegliato. Con l'evolversi del racconto, tra maledizioni, sogni che diventano realtà, fantasmi e sedute spiritiche, la carne al fuoco era decisamente aumentata e già in Blue lily, lily blue si aveva la sensazione che il racconto fosse diventato troppo dispersivo, i contorni del mondo abitato dai protagonisti poco chiari.
The Raven King è l'estremizzazione di questa sensazione: la Stiefvater aumenta i protagonisti, aumenta le sottotrame, aumenta i pericoli e poi si perde completamente e arriva all'agognata conclusione nel modo più deludente possibile.

In una saga di quattro libri, aggiungere nuovi personaggi principali all'ultimo capitolo non ha assolutamente senso a mio parere, anzi in alcuni casi risulta irritante. Non solo appaiono qui nuovi cattivi che, senza voler fare spoiler, a conti fatti contribuiscono gran poco all'intreccio, ma l'autrice si dimentica totalmente del povero Noah, inizialmente componente fondamentale del quartetto di Raven Boys, per inventarsi un nuovo "miglior amico", l'irritante Henry Cheng che si era intravisto nei libri precedenti come compagno di scuola superficiale e borioso. Per motivi incomprensibili l'autrice decide proprio ora che Cheng deve diventare il nuovo amico del cuore di Gansey e, per convincerci ad apprezzarlo, utilizza la peggiore delle tecniche narrative, ovvero si inventa una tristissima storia sulla sua infanzia e ce la rifila sperando di farci provare compassione per lui. Questo tipo di manipolazione è qualcosa che solitamente mi manda in bestia, invece a quanto pare è graditissima dall'insulso Gansey che non si stupisce che un perfetto sconosciuto gli racconti di punto in bianco i suoi più intimi segreti (suggerendo di aver diritto a conoscere quelli di Gansey in nome della nuova "amicizia") ma lo elegge a membro fondamentale del gruppo tanto che, quando finalmente si ritrova sul punto di trovare l'agognato Glendower, non richiede l'aiuto di Adam e Ronan che pazientemente l'hanno seguito nella folle ricerca per anni ma ritiene "naturale" che sia Cheng (apparso dal nulla proprio al momento opportuno) a fargli da assistente. Del resto aveva già avuto modo di osservare che Cheng si integrava con la pomposa e arrogante famiglia di Gansey molto meglio di Adam o Ronan, quindi perché no?
L'assurdità del personaggio si decuplica se si osserva che in fin dei conti, se lo rimuovessimo dal libro la storia non cambierebbe minimamente - anzi beneficeremmo dell'assenza di parecchi commenti stupidi.

Gansey rimane comunque il personaggio che ho amato di meno: dimenticatevi che è bello e destinato a morire e vi renderete conto che di base è semplicemente un ragazzo ricco e viziato che, secondo la Stifvater, dovremmo amare e averne compassione perché il suo desiderio di aiutare tutti si traduce sempre in frasi classiste e gesti manipolatori, circostanze che lo rendono un "incompreso". Non solo non ha alcuna evoluzione nel corso dei quattro libri ma l'autrice continua a legittimare la sua tendenza a dare ordini e ottenere sempre ciò che vuole come un suo essere "regale" - perché se c'è una cosa che le ragazzine amano più dei principi sono i re, giusto?

Più deludente però è la figura di Blue: a parole l'autrice sembra suggerirne un ruolo fondamentale che però a lato pratico non esiste. Maledizione a parte, qual è il suo contributo alla storia? Il suo talento nell'amplificare i poteri altrui ha mai avuto un ruolo determinante? Dovrebbe poi essere un modello di femminilità positiva per la sua tendenza a infuriarsi contro frasi maschiliste ma la verità è che è una figura ancora più classista di Gansey, convinta di aver diritto ad avere qualcosa "di più" dalla vita rispetto ai compagni della scuola statale coi quali ovviamente si è ben guardata dal socializzare e che vengono dipinti unicamente come campagnoli trogloditi. Ma cosa fa davvero Blue per avere qualcosa di più se non fidanzarsi con un ragazzo ricco (quello povero ma gran lavoratore non era di suo gusto)? Si lamenta che non può andare in un college di spessore ma uno degli ostacoli principali sono i suoi voti bassi per i quali, è bene ricordarlo, può incolpare solo sé stessa.

Adam rimane il mio personaggio preferito, l'unico effettivamente complesso e multisfaccettato e che subisce un'evoluzione dell'arco del racconto sebbene continui a trovare irritante che la sua abitudine a lavorare duramente e non accettare il paternalistico aiuto dell'amico ricco venga sempre dipinta come una caratteristica parzialmente negativa, simbolo della sua natura eccessivamente orgogliosa. L'unico protagonista per cui potremmo giustamente provare un po' di compassione è quello che viene più criticato dall'autrice, la quale concretizza finalmente anche il sentimento che lo lega a Ronan, sebbene anche in questo caso il risultato sia un po' deludente: se infatti la coppia Blue&Gansey ha avuto diritto a lunghissimi capitoli di sospiri melodrammatici, i due ragazzi pare non meritino lo stesso privilegio, tanto che le conversazioni fra i due sono poche e assai poco significative. Insomma sembra che l'autrice non abbia saputo fino a che punto osare con i suoi protagonisti gay e alla fine abbia optato per l'opzione "tiro il sasso e nascondo la mano" .

In generale tutte le scene che sulla carta avrebbero dovuto essere emotivamente coinvolgenti risultano totalmente prive di pathos, assurdo se si pensa a quanto l'autrice ami le frasi melodrammatiche e le atmosfere cariche di presagi. L'abitudine ad aprire i capitoli con frasi originali che si ripetono, le misteriose anticipazioni del futuro, sono qui caratteristiche a lungo andare irritanti che non aggiungono sentimento a un libro che nei momenti cruciali appare invece scialbo e affrettato.
Questo è particolarmente vero nel finale, uno dei più deludenti che abbia mai letto: non solo innumerevoli aspetti della trama rimangono irrisolti, dimenticati e abbandonati, ma anche alcuni di quelli che per quattro libri abbiamo ritenuto nodi fondamentali si rivelano insignificanti e si sgonfiano in un mare di nulla. Sembra quasi che l'autrice, dopo aver costruito per capitoli e capitoli tensione e aspettative, abbia scoperto di non avere la minima idea di come combinare le sue storie e risolvere i nodi principali e abbia semplicemente smesso di scrivere. Se anche voi per anni vi siete chiesti se e in che modo Gansey morirà davvero, che legame c'è tra lui e Glendower o se la maledizione di Blue può essere annullata preparatevi ad avere le risposte più scialbe e inconsistenti che mai siano state scritte, peggiorate solo da uno degli epiloghi peggiori che si siano mai visti in letteratura.

Da ultimo, il libro avrebbe bisogno di un serio editing: non solo le ripetizioni si sprecano, soprattutto nei primi capitoli, ma anche le contraddizioni non mancano, ad esempio in alcune scene Orphan Girl non è presente mentre poi di punto in bianco appare. Si scopre poi che Gansey è al corrente della visione di Blue e che Blue è al corrente che lui è al corrente, ma quando è avvenuto tutto ciò?
Decisamente la Stiefvater mostra qui tutti i suoi limiti come scrittrice e The Raven King si dimostra assolutamente non all'altezza delle aspettative.

La mia recensione si ferma qui, se non vi importa degli spoiler o avete già letto anche voi il libro qui sotto farò un punto più dettagliato delle numerose cose lasciate in sospeso nel finale.

***************************************SPOILER**********************************************

Partiamo dal povero Noah, dimenticato a metà libro dopo che un demone l'ha posseduto e usato per attaccare Blue. Nessuno si preoccupa di sapere come stia dopo l'episodio e viene completamente abbandonato per ricomparire in un unico confuso capitolo finale in cui finalmente passa "dall'altra parte" senza che nessuno dei suoi amici se ne accorga.
Il filone della trama legato a Piper Greenmantle è un dei più inutili mai visti. Certo la fanciulla scatena il demone e poi? che ripercussioni hanno le sue azioni? La tanto anticipata asta tra cattivi non si conclude forse nel nulla più totale? Laumornier oltre a soddisfare l'amore dell'autrice per le cose strane (è uno e trino!!!) a che serve? Seondenk? Inutile. L'Uomo grigio? una distrazione e basta. Le donne di 300 Fox Way? non pervenute! Che senso ha che Cheng riveli a Gansey che Declan vende sul mercato nero le creazioni del padre se nel capitolo dopo è Declan stesso a raccontarlo a Ronan?
Ad un certo punto Adam viene posseduto dal demone in un lungo drammatico capitolo, poi se ne libera in una riga e tutto questo per... scambiarsi un gesto amichevole con Gansey prima che quest'ultimo si sacrifichi? Ronan un minuto prima è in punto di morte, quello dopo non lo è più e il fatto non merita nemmeno un commento. La mamma di Ronan muore e... punto.
Non parliamo poi di come Gansey viene salvato: Cabeswater può sacrificare la sua vita per lui ma non può farlo per distruggere il demone? e la descrizione di come effettivamente viene salvato è così vaga e inconsistente che viene il dubbio che la Stiefvater non abbia capito nemmeno lei come funziona.
Forse la cosa più insultante è però l'epilogo: qualcuno mi spieghi cos'è questa mania di perdonare coloro che hanno abusato di noi. Perché mai Adam dovrebbe volere un rapporto con l'uomo che l'ha reso sordo e ha pubblicamente ammesso di rimpiangere la sua nascita? E perché la mamma di Adam che nei libri precedenti era una vittima ora diventa quasi complice?
E' poi possibile sapere perché Gansey e Blue, finalmente liberi di stare insieme (maledizione scomparsa col primo bacio, apparentemente, di più l'autrice non dice), dovrebbero partire per un viaggio con Henry Cheng come terzo incomodo? Onestamente le assurdità non si contano e ne ho probabilmente dimenticate molte, spero però che la mia insoddisfazione vi sia arrivata chiaramente!

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Raven King
  • Autore: Maggie Stiefvater
  • Editore: Scholastic Press
  • Data di Pubblicazione: 26 aprile 2016
  • Serie: The Raven Cycle
  • ISBN-13: 9780545424981
  • Pagine: 438
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - Euro 18.00

18 gennaio 2016

Fate delle tenebre: La trilogia - Holly Black

Sanno mascherarsi e assumere sembianze umane, sanno parlare e pensare come noi, ma le vere fate sono molto diverse da come le descrivono le favole. A sedici anni, appena tornata a vivere dalla nonna, Kaye supera il confine che separa la realtà dal mondo di queste antiche creature. Coinvolta nella lotta tra il Regno delle Tenebre e quello della Luce, Kaye deve riuscire a scoprire la verità sulle proprie origini. Anche Val, scappata di casa per finire in uno squat di New York, capisce che nella grande metropoli si cela un universo sovrannaturale, sospeso tra incanto e terrore. E qui il suo amore per il tenebroso Ravus, appena sbocciato, è messo in pericolo da un tremendo sospetto: dietro il volto dell'amato potrebbe nascondersi un crudele assassino... L'intreccio tra amore e morte sembra indissolubile, nel mondo pieno di fascino delle fate. Nessuno può sfuggirvi, neppure Kaye: proprio quando la guerra è alle porte, deve affrontare un'impresa quasi impossibile per ritornare dalla sua anima gemella, nel terzo episodio della serie.

Recensione

Difficile dare un voto unico trattandosi di tre volumi distinti, in cui il primo e il terzo ritrovano gli stessi protagonisti e sembrano uno la prosecuzione diretta dell'altro, mentre il secondo appare quasi come un interludio e, per certi aspetti, il meglio riuscito.
Modern fairy tales, fiabe moderne cita il titolo originale e infatti in comune La Fata delle Tenebre (Tithe, Mondadori 2005), Le fate sotto la città (Valiant, Mondadori 2006) e La guerra delle fate(Ironside, Mondadori 2007) hanno ovviamente l'ambientazione urban fantasy che mescola la realtà urbana newyorkese al mondo delle fate, che popolano i boschi, i fiumi e le colline, nascosti agli occhi degli uomini da potenti incantesimi.

La rappresentazione del mondo delle fate è in realtà quanto di più tradizionale ci possa essere e, dunque, assai poco "fatata": fate, pixie e folletti sono esseri crudeli, amorali, abituati a uccidere per noia e a torturare per divertimento, la loro apparente bellezza maschera perfetta del vuoto del loro animo. Ancora una volta Holly Black dimostra di essere un'autrice che sa dare pane al pane e vino al vino: pur scegliendo adolescenti come protagoniste delle sue storie, la scrittrice non ricorre ad abbellimenti o versioni edulcorate delle leggende tradizionali. Il sangue scorre, la gente muore, le scelte fatte sono irrevocabili.

Ancor meglio, la Black non presenta versioni edulcorate nemmeno dei suoi protagonisti: i suoi adolescenti bevono, fumano, fanno sesso, non sono bellissimi e non si innamorano di persone bellissime. Soprattutto, quando si innamorano, pur disposte a qualunque sacrificio quando la vita della persona amata è in pericolo, non sono altrettanto disposte ad annullare la propria esistenza per vivere all'ombra dell'amato, come la fine de La guerra delle fate magistralmente dimostra.

Con grande sincerità e senza fronzoli di sorta, l'autrice affronta anche il tema della tossicodipendenza fra i giovanissimi ne Le fate sotto la città, descrivendo un gruppo di squatter preda di una polverina "fatata", i cui effetti ricordano molto quelli dell'eroina. E' questo a mio parere il capitolo meglio riuscito della trilogia, con la sua disincantata rappresentazione di famiglie allo sbando, amicizie imperfette e spasmodiche ricerche dell'oblio nelle quali si trova coinvolta la giovane Val, adolescente che finisce a vivere per strada e a fare il corriere per un troll.
Purtroppo Val e il suo Ravus appaiono esclusivamente nel volume centrale, una sorta di parentesi alla storia di Kaye, altra ragazzina che ne La Fata delle Tenebre scopre di essere in realtà una pixie, scambiata alla nascita con una bambina umana dalle fate e, a causa del suo amore per l'autodistruttivo cavaliere Roiben, si troverà poi coinvolta nel bel mezzo di un conflitto tra Regno della Luce e quello delle Tenebre... e fra i due farete davvero fatica a scegliere per chi parteggiare.

Le caratteristiche positive evidenziate in precedenza valgono per tutti e tre i volumi, ma per qualche motivo lo stile e la trama in La Fata delle Tenebre e La guerra delle fate appaiono di qualità leggermente inferiore, i dialoghi meno convincenti (forse anche per colpa di una traduzione che a tratti appare un po' troppo letterale), la storia, soprattutto nel primo volume un po' sconclusionata, con i protagonisti che compiono considerazioni senza alcun nesso logico, e non certo per colpa dell'affascinate illogicità delle creature fantastiche.

Inoltre nel primo racconto sembra che l'autrice sia in grado di mettere a fuoco solo la protagonista, mentre tutti gli altri appaiono come una carrellata di personaggi secondari che entrano e escono dal campo visivo in modo inefficace, compreso l'amico del cuore di Kaye, Corny, che dovrebbe essere la tradizionale "spalla" ma che fatica a trovare un suo ruolo e la sottotrama che lo riguarda sembra sempre un po' appiccicata al corpo principale, senza che riesca mai a fondervisi veramente.
La situazione migliora in La guerra delle fate, anche se dispiace che dei protagonisti di Le fate sotto la città si ritrovi solo Luis, un personaggio che avrebbe meritato più spazio, mentre gli altri si limitano a una comparsata nel finale.

Nel complesso assegnerei quindi tre stelle al primo e terzo capitolo e quattro al secondo, apprezzando comunque l'abilità dell'autrice nel creare una trilogia originale, avvincente, giustamente spietata e di grande atmosfera, in grado di rapportarsi con onestà ai lettori per cui è stata scritta e a creare anche per gli adulti un mondo da cui è veramente difficile staccarsi: una volta entrati nel mondo delle fate farete davvero fatica a riconnettervi alla vostra realtà di tutti i giorni.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Fate delle tenebre: La trilogia
  • Titolo originale: Modern Faerie Tales #1-3
  • Autore: Holly Black
  • Traduttore: Egle Costantino
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Chrysalide
  • ISBN-13: 9788804618720
  • Pagine: 664
  • Formato - Prezzo: Rilegato con sovracoperta - 22,00 euro

10 gennaio 2016

Raven Boys - Maggie Stiefvater

È la vigilia di San Marco, la notte in cui le anime dei futuri morti si mostrano alle veggenti di Henrietta, Virginia. Blue, nata e cresciuta in una famiglia di sensitive, vede per la prima volta uno spirito e capisce che la profezia sta per compiersi: è lui il ragazzo di cui s'innamorerà e che è destinata a uccidere. Il suo nome è Gansey ed è uno dei ricchi studenti della Aglionby, prestigiosa scuola privata di Henrietta i cui studenti sono conosciuti come Raven Boys, i Ragazzi Corvo, per via dello stemma della scuola, e noti per essere portatori di guai. Blue si è sempre tenuta alla larga da loro, ma quando Gansey si presenta alla sua porta in cerca di aiuto, pur riconoscendolo come il ragazzo del destino non può voltargli le spalle. Insieme ad alcuni compagni, Gansey è da molto tempo sulle tracce della salma di Glendower, mitico re gallese il cui corpo è stato trafugato oltreoceano secoli prima e sepolto lungo la "linea di prateria" che attraversa Henrietta. La missione di Gansey non riguarda solo un'antica leggenda, ma è misteriosamente legata alla sua stessa vita. Blue decide di aiutare Gansey nella sua ricerca, lasciandosi coinvolgere in un'avventura che la porterà molto più lontano del previsto.

Recensione

Con certi libri ci si piglia prima ancora di aprirli. E' sufficiente un'occhiata alla copertina, uno sguardo al titolo e subito scatta l'intuizione, il presentimento che il libro in questione non ci deluderà. Così è stato tra me e Raven Boys di Maggie Stievfater: ci siamo occhieggiati brevemente sugli scaffali virtuali di Goodreads e qualcosa ha toccato le corde giuste, nonostante il riassunto della trama, sulla quarta di copertina suggerisse poco altro che la solita love story paranormal-adolescenziale.
Per una volta ho fatto bene a seguire il mio istinto, sebbene le cose non siano partite subito con il piede giusto; i primi capitoli infatti, per lo meno nell'edizione in lingua originale in mio possesso, hanno come unica caratteristica saliente quella di essere scritti, come si suol dire, coi piedi, e Maggie Stievfater stava per essere catalogata fra le fila di quelle baldanzose e improvvisate scrittrici di YA che non sanno che i nomi propri possono essere a volte sostituiti con dei pronomi o dei sinonimi e si ritrovano a ripetere ad ogni riga il nome della protagonista, che per la cronaca è Blue.
Il tic delle ripetizioni inutili si estende ai più vari dettagli della trama della prima fase della narrazione, tanto da suscitare l'impressione che nessuno abbia mai riletto il libro prima di darlo alle stampe. Quanto alla fin troppo citata Blue, una ragazzina senza un soldo e senza padre, cresciuta da un gruppo di medium più o meno imparentate e afflitta dalla maledizione di non poter baciare il suo vero amore pena la morte di quest'ultimo, sembra inizialmente la solita noiosetta eroina romantica senza né arte né parte.

Tuttavia, l'autrice si scrolla di dosso presto il sospetto di banalità, non solo evitando la narrazione in prima persona dal punto di vista della protagonista (abitudine più che abusata e origine di orridi esempi di letteratura per adolescenti), ma abbandonando proprio la suddetta dopo il primo capitolo per presentare i punti di vista degli altri personaggi del romanzo, la maggior parte dei quali si rivelano subito accattivanti, complessi, costruiti con dettaglio e coerenza.

La trama, poi, dapprima un po' nebulosa e poi sempre più coinvolgente, si dimostra subito come qualcosa dotato di vita propria: ramificata e multi sfaccettata, evidentemente non solo la scusa per permettere ai due personaggi principali di innamorarsi. (A onor del vero di amore quasi nemmeno si parla in questo primo volume della saga, ma è abbondantemente suggerito dove le cose andranno a parare da questo punto di vista).
A un'attenta analisi non vi è nulla di veramente originale in questa appassionate ricerca dell'anima immortale di un leggendario sovrano gallese, ma la storia vi suonerà familiare in modo gradevole se amate questo genere di fantasy: piccole cittadine di provincia, collegi esclusivi e ragazzi in uniforme, boschi incantati, antiche leggende e tanti, tanti corvi.
E' pur vero che l'intreccio principale ha un avvio piuttosto fumoso e impiega un certo tempo a emergere tra le diverse sottotrame iniziali, ma, anche in questo caso, la lentezza è un pregio perché permette all'autrice di costruire quell'atmosfera velatamente sovrannaturale che è al contempo misteriosa e angosciante e richiama decisamente alla memoria quanto visto e respirato in Jonathan Strange e Mr Norrel di Susannah Clarke, sebbene della complessità e originalità di quest'ultimo non ci sia quasi nulla in Raven Boys.

Lo sviluppo dell'intreccio è inoltre fortemente legato alla definizione dei personaggi principali tra i quali, spiace dirlo, quelli maschili surclassano in complessità e definizione quelli femminili, che poi ammontano quasi esclusivamente alla protagonista. Se, come accennato, la capacità di Blue di dare un contributo interessante al romanzo è limitata, lo stesso non si può dire delle dinamiche fra i tre protagonisti maschili che si contendono da subito la palma di personaggio più intrigante e accattivante, portando ben presto le simpatie del pubblico a dividersi tra il ricco, incompreso Gansey e il povero e coraggioso Adam. Apprezzabile è inoltre lo sforzo di scegliere un cattivo non monodimensionale, in grado di suscitare qualche dibattito, sebbene a lettura terminata si ha la sensazione che il vero antagonista non sia ancora apparso sulla scena.

Dopo un avvio incerto quindi, Maggie Stievfater si dimostra un'autrice dotata di una discreta personalità, con un suo stile, le sue stravaganze e un'apprezzabile senso dell'umorismo, oltre che un'evidente affinità con la magia e il sovrannaturale che conferisce al suo fantasy abbastanza credibilità da permetterci di accettare senza batter ciglio un ragazzo morto che condivide l'appartamento con coetanei vivi e vegeti o millenari boschi parlanti, così come avevamo accettato senza esitazione l'esistenza del binario nove e tre quarti.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Raven Boys
  • Titolo originale: The Raven Boys
  • Autore: Maggie Stiefvater
  • Traduttore: M. Locatelli
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 12 novembre 2014
  • Collana: Best BUR
  • ISBN-13: 978-8817077811
  • Pagine: 462
  • Formato - Prezzo: Tascabile - 11,00 Euro

3 novembre 2015

Una stanza piena di sogni - Ruta Sepetys

New Orleans. Josie ha diciassette anni, ma non sa cosa sia un abbraccio. Non ha mai conosciuto l'affetto di una carezza, non ha mai ascoltato il suono di una voce dolce. Sua madre è una prostituta e l'ha sempre trattata come un'estranea. Eppure, da sempre, Josie custodisce un segreto, un luogo speciale tutto suo: la stanza sopra la libreria del quartiere, dove lavora. Lì si rifugia nei pochi momenti liberi delle sue giornate. Lì, tra le pagine di Charles Dickens, Jane Austen e Francis Scott Fitzgerald, immagina un futuro lontano. Quando, un giorno, nel negozio entra Hearne, un uomo misterioso con la passione per le poesie di Keats, Josie per la prima volta crede che il sogno di una nuova vita potrebbe diventare realtà. Hearne è diverso da tutti. Hearne si preoccupa per lei, le chiede come sta, le offre parole di conforto. È come il padre che non ha mai avuto. Ma, quando tutto sembra possibile, anche scappare da New Orleans, Hearne viene ucciso. La vita ha deciso di mettere ancora una volta alla prova Josie. Non solo Hearne non c'è più, ma a venire accusata della sua scomparsa è la madre della ragazza. Adesso Josie deve scegliere. Scegliere tra la donna che non le ha mai dato amore, e la fuga. Scegliere tra il cuore e la speranza. Gettare la paura alle spalle e spiccare il volo. Perché a volte si può volare anche con un'ala ferita.

Recensione

Sarebbe bello se gli incaricati a decidere titoli e copertine per le edizioni italiane dei romanzi straniere dessero anche una lettura ai romanzi in questione.
Avendo letto Una stanza piena di sogni in lingua originale, con sempre sott'occhio la sua copertina dai colori decisi, dominata da una gabbia per uccelli vuota, mai avrei associato il libro all'immagine eterea, dai colori soffusi dell'edizione italiana e al titolo altrettanto etereo e sognante, stile che Garzanti predilige ultimamente per la sua collana Narratori Moderni e che mi spinge a chiedermi quanti altri libri di questo genere ho erroneamente snobbato.
Non che la protagonista di questo romanzo, Josie, non sogni di sfuggire alla vita che conduce, ed effettivamente la ragazza lavora in una libreria e ama leggere ma la colorata e un po' depravata New Orleans degli anni 50 che fa da ambientazione all'opera della Sepetys è quanto di più lontano dall'ennesimo romanzo sentimentale che il confezionamento scelto dalla casa editrice italiana suggerisce.

Una stanza piena di sogni è stato più volte elogiato per la sua originalità e bisogna ammettere che là fuori di romanzi Young Adult con protagonista la figlia di una prostituta che, nella decadente New Orleans del dopoguerra, sogna di essere ammessa in un importante college dell'Est non sono molti.
Considerando poi che l'autrice ha effettivamente confezionato un romanzo di formazione a tutto tondo, che non si concentra esclusivamente sulla nascita del "vero amore" ma che si caratterizza per una serie di incomprensioni e false partenze dovute all'inesperienza della protagonista, allora potremmo davvero definirlo un capolavoro. Almeno per uno Young Adult. Un lettore un po' più smaliziato, invece, non può non notare l'eccessiva stereotipizzazione di alcuni personaggi - la tenutaria del bordello severa ma dal cuore d'oro, il servo meticcio che parla come la Mamie di Via col vento, per citarne alcuni - e l'ambientazione un po' semplicistica che tenta di ricreare New Orleans citando alcuni dei suoi quartieri più malfamati e alludendo alle rocambolesche celebrazioni del Capodanno e del Mardi Gras.

Il racconto è decisamente avvincente e vede la protagonista alle prese con un misterioso omicidio, una madre egoista e meschina, pericolosi malavitosi e il disperato tentativo di creare per sé un futuro migliore. Josie è una protagonista affascinate: brillante, determinata e lavoratrice, divisa tra i desiderio di una vita nuova e indipendente e l'insicurezza di essere solo la figlia di una prostituta del cui destino non importa a nessuno.
La narrazione dal punto di vista della ragazza garantisce un'immediata empatia con Josie ma è un po' deludente nello sviluppo degli altri personaggi che vediamo sempre e soltanto attraverso lo sguardo della protagonista, senza che le relazioni di quest'ultima con essi vengano adeguatamente approfondite.
La sensazione, a volte, è che l'autrice abbia scelto una storia adatta ad un pubblico adulto ma ne abbia poi voluto smussare gli angoli per adattarla a lettori più giovani, sorvolando così sui dettagli del racconto che potevano risultare più controversi; le ragazze di vita che alloggiano nel bordello in cui Josie fa le pulizie, ad esempio, sembrano un'allegra combriccola di fanciulle un po' superficiali ma piene di lezioni di vita (molto diverse dalle "brutte prostitute da strada", come viene specificato nel primo capitolo) e uno dei personaggi principali viene convenientemente fatto sparire dalla scena non appena la sua omosessualità diventa evidente.

Nel complesso confermo comunque che si è tratta di una lettura intrigante e avvincente, di quelle che si consumano in pochi giorni, anche grazie ai dialoghi brillanti sebbene lo stile in generale si sia rivelato piuttosto semplice, caratteristica un po' deludente se si considera che il romanzo d'esordio della Sepetys, Avevano spento anche la luna, sia stato universalmente lodato proprio per il linguaggio affascinante. Vista l'esperienza positiva con Una stanza piena di sogni, non mi resta che procurarmi anche il romanzo precedente per fare un confronto.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Una stanza piena di sogni
  • Titolo originale: Out of the easy
  • Autore: Ruta Sepetys
  • Traduttore: Roberta Scarabelli
  • Editore: Garzanti
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Narratori Moderni
  • ISBN-13: 9788811684879
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - Euro 17.60

11 aprile 2015

Le cronache dell'Accademia Shadowhunter - Cassandra Clare, Sarah Rees Brennan

Simon Lewis non avrebbe mai pensato di diventare uno Shadowhunter e invece è arrivata la sua grande occasione. Il suo addestramento in Accademia ha inizio qui...
Il primo inedito episodio delle "Cronache dell'Accademia Shadowhunters".






Recensione

L'universo degli Shadowhunters sembra destinato alla continua espansione e la sua autrice non mostra segni di crisi d'ispirazione.
L'avventura è iniziata nel 2004 con la saga The Mortal Instruments (in italiano semplicemente Shadowhunters), conclusasi l'anno scorso al sesto volume con Città del Fuoco Celeste. Nel frattempo la prolifica autrice americana aveva già dato vita a tre prequel, che vanno a costituire la trilogia The Infernal Devices(da noi tradotta come Shadowhunters- Le origini) e ha messo in cantiere una nuova trilogia-sequel dal titolo Dark Artifices, il cui primo libro, Lady Midnight, è previsto per marzo 2016.

In tutto questo la Clare ha trovato il tempo per le sperimentazioni, dando vita ad una serie di collaborazioni con alcune colleghe piuttosto celebri nel mondo Young Adult come Sarah Rees Brennan, Maureen Johnson, e Robin Wasserman per creare un vero e proprio spin-off della saga principale, dedicato a uno dei suoi personaggi più amati, lo stregone Magnus Bane, protagonista dei 10 racconti brevi noti come The Bane Chronicles, pubblicati dapprima solo come ebook e poi raccolti in un unico volume, anche cartaceo.

L'esperimento ha avuto un tale successo che la scrittrice ha deciso di ripete l'operazione scegliendo questa volta di concentrare la sua attenzione su Simon Lewis, al centro di questa nuova serie di racconti intitolata Shadowhunter Academy - ovvero Le cronache dell'Accademia Shadowhunter - anch'essa costituita da 10 libri, che verranno pubblicati con scadenza mensile nei prossimi mesi come sempre da Mondadori che ha gestito la saga finora.
Il primo volume, Benvenuti in Accademia è uscito in Italia il 30 marzo, a solo un mese dalla pubblicazione in lingua originale, anche in questo caso in solo formato ebook e vede Cassandra Clare collaborare nuovamente con Sarah Rees Brennan, autrice della trilogia Demon's Lexicon , purtroppo da noi ancora inedita.

Se siete fan degli Shadowhunters e avete terminato Città del Fuoco Celeste, cosa probabile se state leggendo questo articolo, saprete che la saga si era conclusa in modo piuttosto incerto per il povero Simon che aveva sacrificato i propri ricordi per salvare la vita dei suoi compagni. Il suo destino sembrava destinato a separarsi definitivamente da quello del resto del gruppo, senonché l'autrice decise di recuperarlo in extremis con un salvataggio un po' tirato per i capelli che onestamente non mi aveva molto soddisfatta, anche perché, lo ammetto, Simon non è mai stato tra i miei personaggi preferiti della saga.

Prima unico umano del gruppo, poi infelice vampiro, Simon Lewis è sempre stato un po' bassino nell'indice di gradimento dei fan in genrrale, eppure la Clare ha costantemente creduto in lui, assegnandogli uno spazio crescente con il passare dei libri, compiendo scelte narrative a volte un po' forzate, pur di includerlo negli eventi. Ora la scrittrice forza ulteriormente la mano e rende il ragazzo, tornato nuovamente umano, protagonista principale di una nuova serie di avventure che hanno tra l'altro lo scopo di introdurre alcuni dei nuovi personaggi che poi ritroveremo della trilogia Dark Artifices e che si presentano quindi come racconti-ponte che dovrebbero permettere ai lettori di abituarsi alla nuova futura ambientazione attraverso un passaggio graduale addolcito dalla comparsata di alcune figure chiave della serie originale.

Riuscirà questo nuovo spin-off a bissare il successo del precedente? L'idea è potenzialmente interessante:riallacciandosi a quanto avvenuto al termine di Città del Fuoco Celeste, Simon, privato di quasi tutti i suoi ricordi relativi alle precedenti avvenure, decide di iscriversi all'Accademia per Shadowhunters che i Nephilim hanno riaperto una volta resosi conto di quanto la loro comunità fosse diventata sparuta e debole.
Anche chi non ama particolarmente il protagonista dovrebbe quindi trovare intrigante l'idea di una scuola per Shadowhunters, un'ambientazione che richiama un po' tutte le scuole di magia da Harry Potter in poi, sebbene in questo caso lo scenario sia molto meno idilliaco perché la nuova accademia scarseggia di fondi per cui, invece di uno spettacolare castello i giovani apprendisti si trovano ad alloggiare in un edificio decrepito mangiando tutte le sere minestra riscaldata.

Il tema principale, che era rimasto un po' in sospeso al termine della saga, è l'integrazione fra Nephilim, Umani e Nascosti: gli Shadowhunters infatti non sembrano voler rinunciare al loro arrogante atteggiamento di disprezzo verso i non membri della loro comunità e, pur avendo ammesso figli di mondani all'accademia, proseguono nel discriminarli definendoli "feccia" e prevedendo per loro un percorso di studi più svantaggiato.
Ovviamente Simon si ritrova in un'ambigua posizione, in quanto umano dall'eroico passato, autore di gesta che purtroppo non ricorda ma che lo rendono una celebrità fra studenti e insegnanti. Si tratta di un volume ancora introduttivo per cui le sue 46 paginette sono per lo più incentrate sui conflittuali sentimenti del protagonista, deciso a ridiventare l'eroe che tutti pensano che sia e a rendersi degno dell'amore di Isabelle mentre della scuola si vede gran poco.

Attendo quindi con impazienza i prossimi capitoli sperando venga dato spazio maggiore alle dinamiche scolastiche e meno alle paturnie mentali dell'aspirante eroe che al momento è rimasto noiosetto come lo ricordavamo. Mi auguro inoltre che venga un po' migliorata la traduzione che al momento appare fin troppo letterale e decisamente piattina, i tentativi di ironia dell'autrice resi poco convincenti nel passaggio all'italiano.

Giudizio:

+3stelle+
Le cronache dell'Accademia Shadowhunter:

  • #1 - Benvenuti in Accademia, con Sarah Rees Brennan
  • #2 - The Lost Herondale, con Robin Wasserman (edizione italiana prevista per aprile 2015)
  • #3 - The Whitechapel Fiend, con Maureen Johnson (edizione italiana per maggio 2015)
  • #4 - Nothing But Shadows, con Sarah Rees Brennan (edizione italiana per giugno 2015)
  • #5 - The Evil We Love , con Robin Wasserman (edizione italiana per luglio 2015)
  • #6 - Pale Kings and Princes , con Robin Wasserman (edizione italiana per agosto 2015)
  • #7 - Bitter of Tongue , con Sarah Rees Brennan (edizione italiana per settembre 2015)
  • #8 - The Fiery Trial, con Sarah Rees Brennan (edizione italiana per ottobre 2015)
  • #9 - Born to Endless Night, con Sarah Rees Brennan (edizione italiana per novembre 2015)
  • #10 - Angels Twice Descending, con Robin Wasserman (edizione italiana per dicembre 2015)

  • Dettagli del libro

    • Titolo: Le cronache dell'Accademia Shadowhunter - Benvenuti in Accademia
    • Titolo originale: Welcome to Shadowhunter Academy.
    • Autore: Cassandra Clare, Sarah Rees Brennan,
    • Traduttore: Manuela Carozzi
    • Editore: Mondadori
    • Data di Pubblicazione: 30 marzo 2015
    • Collana: -
    • ISBN-13: 9788852063763
    • Pagine: 70
    • Formato - Prezzo: ebook - Euro 2.99

    3 aprile 2015

    I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita - Jordan Sonnenblick

    Amici, sport, musica e ragazze: questa è la vita di ogni normale adolescente. E Steven è un tredicenne come tanti altri che ha una grande passione:la batteria. Suona nell’orchestra della scuola e si esercita continuamente. Un giorno, però, tutto cambia: E Steven non può più essere un adolescente normale. Non finché il suo fratellino combatterà contro la leucemia. Un tema forte raccontato con levità, ironia e senso dell’umorismo, per ridere e piangere insieme a Steven nei dieci mesi che gli cambieranno la vita.



    Recensione

    Un libro, questo, che rientra a pieno titolo nel genere Young Adult: si tratta della storia di un simpatico adolescente che vive un’esperienza dolorosissima, narrata in un linguaggio semplice e chiaro, con tono ironico e pieno di umanità.

    Steven è un ragazzino normale, frequenta le medie, si ritiene uno "sfigato", coltiva un amore impossibile per Renee, la bella, e un’amicizia sincera per Annette, l'amica affidabile e infaticabile. Ha un fratellino di cinque anni, Jeffrey, una piccola, simpatica peste.
    Ora: già è difficile essere adolescenti, avere gli ormoni impazziti, essere considerato "simpatico e musicista" e non "figo", affrontare ogni giorno continui cambiamenti fisiologici, veloci e violenti come un temporale d'estate. Se poi ti capita l'imponderabile, cioè che tuo fratello si ammali di leucemia, allora cadono pietre grosse e ti cadono addosso.
    La storia è un incrociarsi di eventi, in veloce rincorsa tra di loro: dalla diagnosi terribile, alle reazioni dei genitori e degli amici; dai problemi a scuola al raggiungimento di un equilibrio delle cose che permette al protagonista di andare avanti, guardando al futuro con speranza.

    Iniziato una sera e finito il pomeriggio successivo, questo libro mi ha proprio colpito al cuore. La tematica, va da sé, è di quelle che non possono non portarsi al centro esatto di ognuno di noi: che cosa accadrebbe se io stessa, un familiare, un caro amico si ammalasse di una malattia gravissima, forse incurabile? Come reagiremmo, di fronte alla valanga di cambiamenti pronta a colpirci e ad atterrarci? A quali risorse potremmo fare ricorso?
    Il valore di questo libro sta nell’atteggiamento, divenuto parola e sintassi, che l’autore ha voluto usare; nelle battute di un’ironia fulminante, nei riferimenti musicali, nella capacità proverbiale di guardarsi dall’esterno, trovandosi comico (cosa che spesso accade, quando stiamo per toccare il fondo e ci salva); nel saper rendere, con leggerezza pregevole, una situazione che di leggero non ha nulla.

    “Se non siete mai stati trascinati via da un ballo da una madre in tuta con il vostro fratellino in pigiama appeso al collo, allora non avete idea di cosa ho passato”

    Ci si ritrova davvero, leggendo, nei panni di un ragazzino tredicenne in balia di un dramma. Occhi spalancati a guardare i genitori, le loro reazioni, il loro modo di affrontare il dolore; le speranze rivolte agli amici, spesso unica ancora di salvezza e una grande passione: la batteria, che lo trasporta, nei momenti più brutti, in un angolo di mondo in cui tutto è tranquillo e sereno.
    Un libro fatto per riflettere, da leggere e da far leggere, perché il genere Young Adult porti alla passione per una lettura che non sia solo divertimento ed evasione ma anche approccio ai problemi concreti, reali e talvolta dolorosi che la vita ci riserva.
    Una scrittura e una narrazione che, in questo caso, rendono il senso della disperazione senza risultare patetica, ma sempre, sorprendentemente, con un sorriso, seppur difficile, sulle labbra.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita
    • Titolo originale: Drums, Girls & Dangerous Pie
    • Autore: Jordan Sonnenblinck
    • Traduttore: Sara Reggiani
    • Editore: Giunti
    • Data di Pubblicazione: 2004
    • ISBN-13: 978-88-09-77397-4
    • Pagine: 186
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 8,90

    31 marzo 2015

    Cercando Alaska - John Green

    La prima sbronza e il primo scherzo. ✻ Il primo amico e la prima ragazza. ✻ Le ultime parole.

    Miles Halter, solitario collezionista di Ultime Parole Famose, lascia la tranquilla vita di casa per cercare il suo Grande Forse a Culver Creek, una prestigiosa scuola in Alabama. È qui che conosce Alaska. Brillante, buffa, svitata, imprevedibile e molto sexy, per Miles diventa un enigma, un pensiero fisso, una magnifica ossessione.



    Recensione

    John Green è ormai da diversi anni un idolo pop negli Stati Uniti e negli ultimi mesi, grazie all'enorme successo di Colpa delle stelle e dell'omonimo film che ne è stato tratto, ha raggiunto i vertici della fama anche in Italia. L'ha aiutato la casa editrice Rizzoli che, fiutando il vento, ha deciso di riproporre tutte le sue opere finora tradotte in una nuova accattivante edizione, prima fra tutte Cercando Alaska, il suo romanzo d'esordio che proprio in questi giorni celebra il suo decimo anniversario, commemorato con una nuova copertina nera da grandi occasioni.

    Leggere di seguito, come ho fatto io, il primo e l'ultimo romanzo di Green fa uno strano effetto: si ha quasi la sensazione che l'autore abbia ad un certo punto deciso di recuperare la sua prima opera, darle una bella ripulita raffinando gli aspetti più grossolani per poi farne il suo più grande successo.
    Con questo non voglio dire che Cercando Alaska sia un brutto libro o che sia identico a Colpa delle stelle, ma è abbastanza inevitabile riscontrare un certo feeling dell'autore per le tragedie adolescenziali, con la sua tendenza a indugiare su due temi in apparenza così contrastanti come la morte e la giovinezza. Trovare sé stessi, affermarsi come individui tra gli adulti e i propri pari, non venire dimenticati, sono alcune delle problematiche che Green associa con più interesse ai ragazzini, in nome di un carpe diem un po' prevedibile ma ben intenzionato e come sempre infarcito di un'adeguata dose di aforismi, per i quali gli adolescenti notoriamente impazziscono.

    Ciò che più apprezzo dei protagonisti dei libri dello scrittore americano è che sono reali e credibili, seppur non originalissimi, in questo libro più che nel successivo perché per una volta Miles e Alaska non si scambiano solo argute battute come Hazel e Gus ma hanno delle reali conversazioni, seppure a volte superficiali (il che è più che accettabile, non mi aspetto che quindicenni passino il loro tempo a discorrere di filosofia). Inoltre non posso che stimare un autore capace di contemplare l'idea che dei teenagers fumino, bevano e facciano sesso senza sentirsi obbligato a esprimente un giudizio morale in proposito.

    Tuttavia come valutazione complessiva Cercando Alaska mi è sembrato meno coinvolgente dei lavori successivi, il tono è meno personale, meno sentito e di inferiore impatto emotivo; a dispetto della presenza di alcune scene piuttosto divertenti dedicate all'organizzazione dei classici scherzi da collegio americano, l'insieme appare un po' prevedibile e non particolarmente entusiasmante, probabilmente anche perché non sono mai riuscita davvero a interessarmi alla figura centrale dell'opera, Alaska.

    Alaska è esattamente il tipo di ragazza estroversa e vulcanica per la quale i ragazzini timidi e imbranati come Miles si prendono una cotta, tuttavia rappresenta esattamente anche quel tipo di personaggio che trae una discreta soddisfazione nel ricordare costantemente al mondo il proprio essere una persona complicata, caratteristica piuttosto irritante, soprattutto perché di solito comporta una certa dose di egoismo e repentini cambi d'umore di cui gli altri personaggi devono fare le spese senza possibilità di replica.

    Letto a una decina d'anni dalla sua pubblicazione, quindi, questo romanzo mostra tutta l'immaturità del suo autore e appare quasi una prima prova dei lavori futuri, soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi che verrà ripresa in altri romanzi: non è infatti difficile cogliere somiglianze fra il giovane Miles e il Will Grayson di Will, ti presento Will, mentre il Colonnello ricorda una versione addomesticata dell'improbabile Tiny Cooper. Inoltre, il mistero su cui si concentrano i protagonisti nella seconda parte dell'opera era decisamente risolvibile in un paio di capitoli ma viene pedantemente trascinato per metà libro semplicemente per dare tempo ai ragazzi di elaborare il loro dolore.

    E poiché stiamo parlando di John Green, il racconto è ovviamente infarcito del giusto numero di spunti di riflessione, tra i quali il più apprezzabile è quello sul pensiero religioso che, per quanto sommariamente semplificato, suggerisce un approccio sensato, tollerante e spassionato verso le religioni che non è mai troppo tardi per imparare. Non ultimo, l'autore dimostra giù qui la sua furbizia di narratore scegliendo di intitolare i capitoli seguendo un progressivo conto alla rovescia verso un misterioso evento destinato a verificarsi verso metà dell'opera, tenendo quindi incollato il lettore alle pagine per ore anche se, devo dire che, a differenza di Colpa delle stelle, la storia è qui decisamente più dimenticabile, una volta giunti all'ultima pagina.

    Giudizio:

    +3stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Cercando Alaska
    • Titolo originale: Looking for Alaska
    • Autore: John Green
    • Traduttore: Lia Celi
    • Editore: Rizzoli
    • Data di Pubblicazione: 2010
    • Collana: collana
    • ISBN-13: 9788817045193
    • Pagine: 312
    • Formato - Prezzo: Copertina rigida - 15.00 Euro

    11 dicembre 2014

    Per una volta nella vita - Rainbow Rowell

    Eleanor è appena arrivata in città. La chioma riccia rosso fuoco e l'abbigliamento improbabile, ha lo sguardo basso di chi, in pasto al mondo, fa fatica a sopravvivere. Park ha tratti orientali che ha preso dalla madre coreana e veste sempre di nero. La musica è il suo rifugio per tenersi fuori dai guai. La loro storia inizia una mattina, sul bus che li porta a scuola. Park è immerso nella lettura dei suoi fumetti e perso tra le note degli Smiths, Eleanor si siede accanto a lui. Nessun altro le ha fatto posto, perché è nuova e parecchio strana. Il loro amore nasce dai silenzi, dagli sguardi lanciati appena l'altro è distratto. E li coglie alla sprovvista, perché nessuno dei due è abituato a essere il centro della vita di qualcuno. Tra insicurezze e paure, Eleanor e Park si scambiano il regalo più grande: amare quello che l'altro odia di sé, perché è esattamente ciò che lo rende speciale. Sarà la loro forza, perché anche se Eleanor non sopporta quegli sfigati di Romeo e Giulietta, anche il loro legame deve fare i conti con un bel po' di ostacoli, primo fra tutti la famiglia di lei, dove il patrigno tiranneggia incontrastato. Riusciranno, per una volta nella vita, ad avere ciò che desiderano?

    Recensione

    Non so per quale ragione Piemme abbia deciso di sostituire il titolo e la copertina originali (che vedete nella foto a lato), conservati in quasi tutte le altre traduzioni, con quelle attuali, sinceramente un po' anonime, ma è veramente un peccato perché quel disegno stilizzato e quel titolo così essenziale descrivono meglio di ogni altra cosa la semplicità e e la dolcezza di questo romanzo.
    Nel panorama degli Young Adult fotocopia che hanno imperversato negli ultimi anni, Per una volta nella vita è una piacevole eccezione sia nel tratteggiare personaggi lontani dalla perfezione, tra i quali spicca una protagonista femminile intelligente e di buon senso, sia nel rifiutare la stucchevole immagine del primo amore unico, eterno, indissolubile e immortale.
    Eleonor e Park sono due outsider, abituati a tenere la testa bassa per evitare di attirare l'attenzione e cacciarsi nei guai. Quando si ritrovano un po' controvoglia vicini di posto sull'autobus della scuola sono ben decisi a mantenere il loro atteggiamento distaccato ma giorno dopo giorno, complici i fumetti di Park, scopriranno che ignorarsi non è così facile. Quella che segue è la più classica delle storie d'amore adolescenziali, dapprima timida e impacciata poi impulsiva e passionale, fino a che, come sempre accade, i due innamorati non si trovano a scontrarsi con la dura realtà.

    Nonostante la semplicità della trama, l'autrice propone personaggi sufficientemente veritieri e interessanti da creare una storia molto coinvolgente, in grado di far dimenticare qualche semplificazione eccessiva come la figura del patrigno di Eleonor che sembra modellato brutalmente sulla matrigna cattiva di Cenerentola. Molto più divertenti e di spessore i genitori di Park, la cui volontà di fare il bene del figlio mista all'imbarazzo di fronte a scelte che non riescono a comprendere li rende figure credibili e di spessore.
    Lo stile della Rowell è adeguato al racconto: semplice, quasi telegrafico, ma con un sapiente uso dei vocaboli che immediatamente comunica stati d'animo e sensazioni, arrivando facilmente al cuore del lettore.
    Se siete in cerca di una lettura veloce ma comunque appassionante e non troppo banale e, soprattutto, se siete patiti delle tenere, imbarazzanti, storie d'amore fra piccoli nerd, questo libro fa decisamente per voi.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Per una volta nella vita
    • Titolo originale: Eleanor & Park
    • Autore: Rainbow Rowell
    • Traduttore: F. Merani
    • Editore: Piemme
    • Data di Pubblicazione: 1 ottobre 2013
    • Collana: Piemme Open
    • ISBN-13: 9788856627770
    • Pagine: 349
    • Formato - Prezzo: Copertina flessibile - 15,50 Euro
     

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