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15 novembre 2017

Bravo, ragazzo - Christian G. Moretti


Hunter è un professore di Storia ed Ethan è un suo allievo dell’ultimo anno: i due hanno una relazione BDSM. Hunter è mosso dalla sua sete di dominare l’altro. Come padrone infligge a Ethan punizioni e torture piacevoli. Ethan agisce i propri fantasmi senza comprenderne appieno il senso. Come schiavo soddisfa il suo desiderio di ricevere dolore, per far felice Hunter e provare emozioni sempre più forti. Il dolore che i due si infliggono è proporzionale al piacere che scontano quotidianamente. Non c’è scandalo per il modo di vivere la loro sessualità. Lo scandalo, semmai, è nella forma di amore autentica che ha assunto il loro rapporto. C’è un patto implicito tra master e slave: il padrone deve avere cura del suo schiavo, capire il limite dove fermarsi. Ma tra di loro si inserisce Kieran, e sarà lui a superare questo limite.

Recensione

L'uguaglianza e la parità nei diritti e nella vita civile passa anche attraverso le piccole cose. Per questa ragione ho salutato con piacere (ma anche con dovuta ilarità) il proliferare, ovviamente nella sua specifica nicchia, di tutta una narrativa erotica gay. Insomma, la parità è anche questo: avere un "Cinquanta sfumature di grigio" per i lettori gay, oltre che per le casalinghe annoiate.

Fatta questa soggettiva e del tutto non richiesta premessa, con una brusca virata mi accingo a dichiarare che, a ben vedere, l'unica cosa buona di questo racconto è, appunto, quanto appena detto.
Non fosse per questo valore "simbolico", se vogliamo chiamarlo in questi termini, non esiterei a definire questo romanzo un'opera del tutto non necessaria, di cui anzi avrei fatto a meno. Vediamo di capire perché.

La trama, di una banalità disarmante, sembra quella di un film porno. Non che ci sia nulla di male, sia chiaro.
Hunter è un giovane professore di ventiquattro anni (meno male che il romanzo è ambientato in Inghilterra, perché in Italia una cosa del genere è fantascienza estrema, altro che bdsm!), ma nonostante la sua giovane età si presenta come un uomo vissuto, con grandissima esperienza in materia di sesso. Un instancabile e insaziabile predatore sessuale che lascia la cosmopolita Londra per una scuola di campagna.
Come ci si aspetterebbe da un buon porno, Hunter non fa in tempo ad arrivare che già scatta il colpo di fulmine con il primo ragazzetto che gli capita davanti, Ethan. Ovviamente, Ethan non può che essere: il suo studente; gay; vergine; amante delle pratiche bdsm esattamente come Hunter. La probabilità che due persone simili si incontrano, condividano gli stessi gusti e scoprano una reciproca attrazione è praticamente pari alla probabilità che l'acceleratore di particelle al CERN ha di creare un buco nero. In un porno, però, è una legge fondamentale dell'universo.
In un porno, appunto.

A questo punto è necessario chiarire che tipo di prodotto abbiamo davanti. Come romanzo erotico a la "Cinquanta sfumature di grigio", l'idea funziona alla grande. Voglio dire, Moretti ha scelto la fantasia erotica gay per eccellenza.
Purtroppo, quello che parte come un opera leggera da leggere sotto l'ombrellone o tra le lenzuola, tenta ripetutamente di trasformarsi in qualcosa di più serio, avanzando una serie di pretese che finiscono, però, col far suonare il tutto estremamente ridicolo.
Di estremo, in effetti, in questo romanzo c'è solo l'effetto di ilarità che le vicende suscitano (fatta eccezione, lo anticipo, per il finale). A rendere il senso di queste contraddizioni interne sono soprattutto una serie di frasette inserite qua e là e messe in bocca a Hunter, riflessioni serie e pretenziose sulla natura "dolorosa" dell'amore e via dicendo, che, poste tra una sessione di spanking e una di pissing, fanno solo sollevare qualche sopracciglio (un esempio: "l'eccitazione era il monologo del sentimento che parlava alla nostre anime").

Da un lato, l'autore sembra seriamente intenzionato a sconvolgere e stupire. Per certi versi, ci riesce: le abbondanti scene di sesso estremo, per quanto ben presto divengano monotone e ripetitive, sono ricche di dettagli e il linguaggio è, giustamente, crudo e senza peli sulla lingua.
Dall'altro lato, pare esserci (ma non è chiaro: è comunque una mia sensazione soggettiva di lettore) il tentativo di legittimare la vicenda estrema, di normalizzarla, traslando il sentimento dello "scandalo" dall'aspetto esteriore e fisico (le pratiche sadomaso) alla natura violenta e incontrollabile dell'amore più puro e spirituale che travolge i due amanti.

Il punto è: se fai sul serio, ogni cosa nel romanzo deve essere presa sul serio. Se devo guardare alla storia di Hunter e Ethan come a una fantasia, non starò di certo a chiedermi come sia possibile che il paesello sia abitato da una popolazione a maggioranza gay e di gusti sadomaso, dove stiano i genitori di Ethan, come faccia il ragazzo a nascondere a scuola come a casa i lividi che, come l'autore tiene e specificare sempre, sono ben visibili e impiegano settimane a guarire, e persino come faccia alla fine Hunter a non contrarre l'AIDS dopo aver passato tutto il romanzo a fare sesso non protetto con gente sieropositiva.
Ma poiché il romanzo cerca di farsi prendere sul serio, allora davvero non posso fare a meno di notare questi dettagli.
E non solo i dettagli, ma anche gli aspetti più macroscopici che, del resto, sono gli ingredienti fondamentali di un romanzo.
Hunter fa il personaggio pieno di conflitti interiori, ma in realtà sono solo le contraddizioni tra le diverse "anime" del romanzo; Ethan è un mistero, di lui non si sa nulla a parte i gusti sessuali, cosa gli passi per la testa, cosa lo motivi e lo spinga ad agire è impossibile da capire, ed è una mancanza più grave considerando che, senza fare spoiler, alla fine del romanzo vengono chiamati in causa proprio i segreti di Ethan. Segreti che, per assurdo, non vengono nemmeno chiariti, lasciando dunque dei giganteschi buchi di trama.
Del terzo incomodo non parlo nemmeno, essendo del tutto privo del benché minimo spessore caratteriale e psicologico (e invece sarebbe stato interessante scrutargli dentro, essendo il personaggio cardine della vicenda).

Di contraddizione in contraddizione si procede fino al finale, una svolta assolutamente brusca, che cozza per tono e anche per stile con il resto del romanzo. Non voglio anticipare nulla, mi limito a dire, per quanto sterile, che mi è sembrato del tutto immotivato, imprevedibile e ingiustificabile. Se, insomma, per tutto il romanzo mi chiedevo "dove andrà a parare?", la risposta, quando è arrivata, non mi è piaciuta per niente.
Potrei anche fermarmi qui; ritengo, a proposito di pratiche estreme, di aver massacrato abbastanza questo romanzo.
Aggiungo una considerazione che non posso tacere. Mi chiedo, nello specifico, se l'autore conosca le opere di Dennis Cooper, scrittore statunitense famoso per i romanzi "estremi" in cui mescola disagio sociale e sesso estremo. Ecco, voglio concedere il beneficio del dubbio e pensare che probabilmente Moretti non l'abbia nemmeno sentito nominare: ma davvero, in confronto alla narrativa estrema di Dennis Cooper, questo romanzo non è che una pallida e volgare imitazione.



Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Bravo, ragazzo
  • Autore: Christian G. Moretti
  • Editore: GoWare
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Pesci rossi
  • ISBN-13: 9788867978595
  • Pagine: 142
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,99 Euro

19 ottobre 2016

La stanza dei Kimono - Yuka Murayama

Da tre generazioni, a Tokyo, la famiglia della giovane Asako gestisce un raffinato negozio di kimono. Quella del kimono è un'arte: ogni colore, ogni materiale, modello o fantasia ha un suo significato, che solo in pochi sono in grado di decifrare. E quando Asako riceve in dono da sua nonna la splendida collezione privata della famiglia - una collezione di kimono antichi, preziosissimi, in cui ogni pezzo ha la sua storia - capisce che è il momento di lasciare il suo lavoro di organizzatrice di matrimoni e cominciare una nuova vita. D'altra parte, suo marito Senji sembra essersi allontanato da lei, preda dell'infelicità e in cerca di qualcosa che forse Asako non riesce più a dargli.Romantico, esplicitamente erotico e meravigliosamente scritto, La stanza dei kimono è un romanzo in cui le passioni fioriscono al ritmo delle stagioni, e i kimono e i templi shinto rivelano ai personaggi i loro stessi complicati desideri, in un Giappone pieno di tradizione storia e poesia.

Recensione

La stanza dei kimono, al netto del filone, interessante da un punto di vista soprattutto antropologico, presenta due tipi di problemi: innanzitutto una trama legata alla moda letteraria, piuttosto in voga da qualche anno, dell’erotismo sottilmente sadomasochistico, inaugurata da un noto bestseller in inglese, e che però – questo si può riconoscere – ha degli elementi originali legati forse all’ambientazione levantina; in secondo luogo una versione linguistica che sciorina numerose asprezze stilistiche, non è dato sapere se imputabili all’originale giapponese o dovute a scelte di traduzione che rendono la lettura poco scorrevole.

In sostanza la storia non propone una trama inaspettata, il che - sia chiaro - non è di per sé un male: due coppie di giovani sposi si addentrano nella selva oscura dell’infedeltà coniugale e si trovano a sfiorare la tragedia per le rispettive insoddisfazioni di Asako, l’ideatrice del negozio di kimono d’epoca, che parte da una tradizione famigliare ma si scopre totalmente coinvolta in una esplorazione di se stessa che travalica l’abbigliamento, e Masataka, il manager ‘adottato’ nell’impresa di pompe funebri del suocero, che ha accettato una posizione socialmente solida ma in una professione imbarazzante, anche nel Paese del Sol Levante. L’aspetto del vissuto intimo e sociale nella mentalità nipponica è interessante, per quanto sia legittimo dubitare che non fosse quello il primo obiettivo dell’autrice, e tuttavia suggerisce qualcosa di quanto nella società contemporanea giapponese sia forte ed estremo il conflitto tra le tradizioni della rispettabilità borghese e un lato ‘oscuro’ legato alla volontà di sottomissione e di autoannichilimento che alberga nello spirito giapponese di obbedienza rispetto alle richieste della comunità. In tutto ciò, anche se forse involontariamente, anche se con accenti più morbosi e forse per questo più naturali, l’aspetto torbido e apertamente erotico del racconto risulta un po’ forzato. È forzato, anche se non patinato e con delle sfumature autentiche, appare calcato per ammiccare al lettore.

Anche dei tratti che nella versione italiana – questo per quanto riguarda lo stile – sembrerebbero voler imitare l’immediatezza del parlato quotidiano nipponico risultano in effetti pesanti da leggere e poco spontanei; in parte la comprensibile difficoltà deriva dalla distanza di tanti modi di dire e riferimenti a tradizioni tipiche che per un lettore occidentale sono inevitabilmente molto lontani.

A conti fatti, tolte certe durezze di lingua ricorrenti, lo scarso appeal del filone erotico e una trama non avvincente, rimangono però da salvare, oltre a un paio di personaggi minori riusciti, come l’arzilla e tenace nonna di Asako, Tokie, e la caposala Naoe, amante occasionale e disincantata di Masataka, sia la parte legata ai kimono d’epoca, anche se a volte il glossario con la spiegazione dei termini tecnici potrebbe essere più completo, sia quella relativa alle tradizioni famigliari e il loro scontro con lo stile di vita moderno, semplificato nel contrasto tra i grattacieli di Tokyo e i templi intorno al lago Biwa, vicino Kyoto. Ed è in questo conflitto che si possono riconoscere flebili alcuni echi della grande narrativa giapponese passata e presente, da Soseki a Murakami.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La stanza dei kimono
  • Titolo originale: Hanayoi
  • Autore: Yuka Murayama
  • Traduttore: Laura Testaverde
  • Editore: Piemme
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: -
  • ISBN-13: 9788856653977
  • Pagine: 350
  • Formato - Prezzo: copertina rigida - Euro 18,50

16 maggio 2016

Maestra - Lisa Hilton

Londra, giorno. Judith Rasheleigh è una giovane e inappuntabile assistente presso una prestigiosa casa d'arte. 
Londra, sera. Judith arrotonda il suo magro stipendio lavorando in un club esclusivo per soli uomini, lasciandosi educatamente adorare per per la propria bellezza e fingendo di sorseggiare champagne. 
Londra, notte. Judith può essere finalmente se stessa. E il sesso è il suo momento di abbandono. Libero, intenso, spregiudicato. 
Judith è intelligente, colta, determinata e ambiziosa. Sa bene come mettersi in gioco a fino a che punto. Sa come vestirsi, come parlare, come recitare al cospetto dei potenti. Ha imparato a rispettare i ruoli, a fare la brava ragazza. Ma quando, dopo essere stata ingiustamente licenziata in tronco, Judith vede tutti i suoi sogni andare in frantumi, improvvisamente capisce come vanno le cose nella realtà. Non le rimane che rivolgersi ad una sua vecchia amica. Un'amica che l'ha aiutata a camminare sempre a testa alta nonostante le avversità. Un'amica che l'ha sempre sostenuta nei momenti difficili. Un'amica cge una brava ragazza come lei non dovrebbe avere: la rabbia. 
Ed è proprio spinta dalla rabbia che Judith lotta per ottenere vendetta, usando ogni mezzo a disposizione: l'astuzia, il sesso e, quando necessario, anche l'omicidio. Perché sono stati loro ad iniziare ... Ma sarà lei a mettere la parola fine.

Recensione

Lisa Hilton, autrice di Maestra, primo libro di una trilogia, definisce il proprio romanzo "thriller erotico" e penso che il termine si attagli bene al genere, ancorché molti degli atti sessuali, descritti con grande ironia, appaiono ridicoli o suscitano disgusto o addirittura raccapriccio piuttosto che eccitazione:

A un tratto mi infilò un dito dietro e poi se lo portò al naso.
"Odori di ostriche. Vuoi sentire?"
Annusai la sua mano ed era vero.
"Non sapevo che facessero questo effetto."
Non lo sapevo per davvero. Gli leccai il dito per assaporare il profumo del mare, dentro di me.

Non per niente la protagonista viene definita dalla stessa autrice sociopatica e, aggiungerei, con una discreta dose di masochismo.
Pertanto, chi si avvicinasse a questo romanzo pensando alle celebri Cinquanta sfumature rimarrebbe probabilmente deluso dal punto di vista prettamente sentimentale. La stessa autrice dice che "il paragone con 50 sfumature è pigro. Anastasia è una romantica cenerentola, una ragazza passiva che si innamora di un uomo ricco e potente e riesce a cambiarlo: il sogno di tutte le donne”. Invece Judith, la protagonista di Maestra, è una venticinquenne che, stanca di essere bistrattata da persone culturalmente e moralmente inferiori solo perché meno abbiente, diventa una predatrice alla ricerca di un riscatto personale. È una specie di Cappuccetto Rosso che circuisce il lupo e lo uccide per autodifesa e per interesse.

Nel romanzo il primo omicidio avviene per caso, senza che ci sia una vera responsabilità della protagonista, ma l'episodio fa scattare qualcosa nella mente della donna che non si fermerà davanti a successivi atti di violenza. Così gli omicidi, compiuti per vendetta o per tornaconto, verranno eseguiti a sangue freddo, senza crudeltà ma con l'indifferenza di un killer di professione.
D’altronde, come accennato in precedenza, Judith è sociopatica e, a parte i momenti in cui sente il bisogno di sfogarsi sessualmente (cosa che fa con dovizia di particolari), riesce a vivere benissimo in solitudine, condizione che è in genere tipica dell'assassino seriale, notoriamente privo di sentimenti.

All'inizio del romanzo la protagonista lavora presso una casa d’aste londinese, dove, nonostante la sua competenza artistica, i suoi incarichi consistono prevalentemente in commissioni di scarsa importanza. E' proprio durante una di queste incombenze che incontra una vecchia compagna di scuola che la inizia a un club per soli uomini. Qui riesce ad arrotondare lo stipendio con le cospicue mance che vengono elargite alle ragazze, senza che debbano necessariamente prostituirsi, almeno fino a che non incappa in una possibile truffa perpetrata dal direttore della casa d'aste, il quale trova il modo di farle perdere il lavoro.
Senza un impiego fisso, Judith, ragazza poco schifiltosa, accetta la proposta di un uomo ricco di passare con lui un breve soggiorno in Costa Azzurra, iniziando così la nuova vita, nella quale impara presto che il delitto paga.

L’inizio del romanzo è interessante, con una piacevole dimostrazione di cultura che, a mio avviso, non guasta mai quando non è fine a se stessa. A tale proposito si ricorda che la Hilton ha una laurea in storia dell’arte presa ad Oxford, scrive articoli culturali per diversi giornali inglesi e ha pubblicato diverse biografie di personaggi storici e letterari, nonché tre romanzi storici.
La parte centrale del racconto risulta invece piuttosto superficiale, come quando, ad esempio, viene raccontato che la protagonista esegue un bonifico di oltre sei milioni di sterline da una postazione internet di Roma a favore di un conto aperto in uno dei veri paradisi fiscali. Se fosse tanto semplice un trasferimento fondi di tale importo, verrebbe da chiedersi a cosa servano le norme antiriciclaggio.
Abbastanza originale invece il finale di questo primo libro che qui ovviamente preferisco non anticipare.

L'autrice ha precisato che scrivere un romanzo di genere erotico le era stato suggerito dal suo agente ma che la prima stesura, più che piacere, aveva suscitato un certo disgusto ed era stata rifiutata da due editori. Solo dopo aver inserito gli incontri sessuali in un più ampio racconto di genere noir la trama aveva entusiasmato la casa editrice che ha poi provveduto alla sua pubblicazione. A sostegno del romanzo è stata impostata, quindi, un'ampia campagna pubblicitaria e il libro è diventato un best seller in Inghilterra, mentre i diritti cinematografici sono stati acquistati da Hollywood.
Inoltre, non nuoce al libro il fatto che la Hilton, un tempo sposata con il compositore italiano Nicola Moro (non per niente buona parte dell'azione del romanzo si svolge in Italia) sia dotata di una bella presenza che fa volutamente venire in mente quella della protagonista del romanzo. Ciò infatti ha contribuito ad aumentare l'interesse sulla scrittrice che si è prestata volentieri a farsi fotografare durante le varie interviste pubblicitarie in cui non ha escluso, con evidente ironia e con l'intento di suscitare ulteriore curiosità, che qualche episodio del romanzo non sia autobiografico.

In conclusione si può dire che il romanzo, pur non presentando una trama particolarmente originale, è ben scritto, con un ritmo sempre sostenuto e che si legge molto velocemente. Naturalmente per apprezzarlo non bisogna essere troppo esigenti e avere più considerazione dell’ironia dell’autrice che della credibilità e originalità dell’intreccio.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Maestra
  • Titolo originale: Maestra
  • Autore: Lisa Hilton
  • Traduttore: Giorgio Testa
  • Editore: Longanesi
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: La Gaja Scienza
  • ISBN-13: 9788830444430
  • Pagine: 403
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 16,90

16 febbraio 2016

Dissonanze Erotiche - Luciana Battan

Anna è sola a Donaueschingen nella Foresta Nera dove c'è la sorgente del Danubio. Qui inizia il suo viaggio. Non sarà facile. E' l'inverno del 1984 e ha fatto una promessa: cercherà il figlio che suo marito ha avuto con una gitana. Per farlo seguirà l'unica informazione che ha: il grido d'aiuto scritto su una cartolina da Marija Cassian, zingara rumena. Suo marito Rami Jancovic, un antropologo serbo, non è a Donaueschingen con le. Il suo "rifugio" è una stanza asettica dell'ospedale Niguarda di Milano, dove cercano di ricucirgli gli strappi provocati nel sistema immunitario dall'Hiv. La speranza di salvarsi è appesa ad un filo; per questo vuole trovare quel figlio che non sapeva di avere e non ha mai conosciuto. Anna lo farà al posto suo e lui seguirà il suo percorso a distanza, attraverso le cartoline che regolarmente le spedirà. Messaggi brevi ed infuocati di sola andata, nei quali racconterà i luoghi visitati alla ricerca delle tracce del bambino e rivelerà gli incontri con altri uomini. Altri uomini sì, perché Anna è sola e ferita dalla vita. Non è una ninfomane, ma cercherà il contatto con altri attraverso esperienze erotiche nuove e diverse, perché ha una carica sessuale fortissima che la spinge ad osare sempre di più. Finché la sua esperienza assume una connotazione particolare, ricercando anche un piacere sognato però mai espressamente dichiarato. Essere sodomizzata da sconosciuti sarà travolgente al punto da preferirlo quasi a un rapporto sessuale normale. Poi sarà un crescendo di ricerca passionale, una smania insaziabile di sperimentare e osare, una strada disseminata di pericoli, assieme a incontri folgoranti, costellata di individui di varie etnie e condizioni, spronata e sostenuta dallo spasimo incessante di voglia di vivere e di ritrovare il bambino. La "via" è quella del Danubio, dalla sorgente passando per Vienna e, nel sequel, per Budapest e Belgrado. Dissonanze erotiche è infatti il primo libro di una duologia erotica, il sui secondo volume seguirà a breve

Recensione

Mi aspettavo sinceramente di più da Dissonanze Erotiche, il romanzo di genere erotico appunto, scritto da Luciana Battan. Un senso di vuoto è quello che rimane dopo aver letto, l’ultima pagina del libro.

Dissonanze Erotiche è un libro estremamente triste tanto è grande la solitudine che vive la giovane Anna Mandelli, protagonista del romanzo, lo stesso sentimento che la induce ad agire perversamente, consumata dal continuo desiderio di soddisfare la sua carne.
La lotta di Anna con se stessa si traduce lentamente in una resa che deriva dall’accettazione del suo modo di essere, con una graduale riduzione degli scrupoli morali.

L’impossibilità di vivere la sessualità con suo marito porta la donna a bramare altri uomini e a cercare in questi qualsiasi cosa le lasci dentro un’emozione cui appigliarsi per sentirsi viva.
E’ molto insolita la scelta di accostare la figura di un malato di HIV, malattia ancora sconosciuta negli anni in cui è ambientato il romanzo, con quella di una donna che pur di soddisfare i suoi istinti è disposta a tutto e forse la vicenda poteva essere uno spunto per lanciare, tra le righe, un messaggio rivolto alla prevenzione contro le malattie veneree.

La storia è tutta basata sulla perversa idea di amore che Anna ha nei confronti di Rami Jancovic, antropologo serbo a cui è sposata, ricoverato da svariati mesi in ospedale: la donna scinde il suo sentimento dal bisogno, fisiologico per lei, del sesso; lo stesso amore la spinge a viaggiare per il Nord Europa alla ricerca del figlio che Rami ha avuto pochi anni prima di conoscerla, con una giovane zingara, di cui però il malcapitato non aveva conoscenza.
Una cartolina d’aiuto è l’input che dà una scossa alla storia e avvia il tour di Anna dalla Rinascente di Milano alle fredde notti tedesche ed austriache nel corso delle quali avrà modo di fare svariati incontri che, tralasciando menage-a-trois e le rapide passioni ad altaquota o il sadomasochismo, danno la possibilità di conoscere realtà commoventi e toccanti: la storia delle due sorelle ebree è molto forte, così come la vita nei campi rom dove donne e bambini sono oggetti di proprietà il cui sfruttamento si traduce in bottiglie di vino e violenze di ogni tipo.

Il libro è scritto davvero bene, le espressioni sono di un’elevata ricercatezza che a tratti raggiunge tinte poetiche e la armoniosità di alcune espressioni è un piacere per la lettura che si consuma velocemente.
E’ un testo scritto da una persona di grande cultura (come si evince dai numerosi rimandi di ambito artistico, storico, letterario, linguistico), ma soprassedendo il giudizio che comunque è di un buon romanzo, piccoli riferimenti pungenti sul modo di essere dei meridionali li avrei evitati, sono un po’ troppo marcati in via esclusiva per giunta.

Il fatto che ci sia un seguito all'opera giustifica in parte il finale sospeso delle ultime pagine che comunque mi ha lasciata un po' interdetta; spero ci sarà un epilogo per la storia di Anna e Rami che possa dare un senso conclusivo all’intera vicenda.

In conclusione tre stelle quindi per Dissonanze erotiche, la cui dissonanza, credo, si esprima veramente nel personaggio di Rami che accetta una relazione aperta con Anna e il mondo erotico del desiderio.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Dissonanze Erotiche
  • Autore: Luciana Battan
  • Editore: Edizioni Anordest
  • Data di Pubblicazione:2015
  • Collana: Linea controcorrente
  • ISBN-13: 978-8898651825
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,67 Euro

28 ottobre 2015

Il Marchio - Aurora D'Evals

Sara e Ginko non potrebbero essere più diversi: lei, figlia di ricchi borghesi, giovane, carina, educata, con un futuro assicurato, lui tatuatore, musicista heavy metal, figlio di nessuno, indipendente e dal forte carattere. Niente li accomuna, niente li lega. Eppure dal loro incontro nasce improvvisa e fortissima un'attrazione irresistibile, perché Sara è una slave, una sottomessa, e Ginko un master, il dominatore che prenderà subito in mano le redini della sua vita e darà loro il deciso strattone che Sara attende da sempre. Per lui la brava bambina rivolterà la sua esistenza, seguendo i propri impulsi e la propria natura, legata a un guinzaglio invisibile, fatto d'amore e di erotismo travolgente, che la porteranno a esplorare territori sempre più lontani, sempre più pericolosi, fino a conoscere i propri limiti, quelli oltre i quali il suo guinzaglio non può tendersi. Perché un guinzaglio ha due estremità, e chi lo tiene in pugno non è meno prigioniero di chi ne viene guidato. Ginko non è meno succube della sua slave di quanto lei lo sia di lui, in un rapporto di simbiosi nel quale ciascuno dei due ha bisogno dell'altro, per realizzare la propria natura segreta e reale.

Recensione

Solitamente si ritiene l’erotico un genere a sé, di livello inferiore agli altri, una lettura diversa e da tenere nascosta nel cassetto. Questo perché il mondo della sessualità è da sempre considerato un tabù, qualcosa di cui non parlare ad alta voce, ma una maggiore informazione permetterebbe agli scettici di scoprire come le radici di questo genere risiedano nel nobile mondo della mitologia e della letteratura greca, basti pensare alla poetessa Saffo, una delle muse ispiratrici più celebri di una tradizione perpetuatasi fino ai nostri giorni, ovviamente non senza attraversare cambiamenti.

Come capita per qualsiasi altro genere letterario, anche in questo caso ci sono romanzi più riusciti di altri ma è importante capire che erotico non è sinonimo di romanzo pornografico.
L’erotismo è associato al mondo della poesia e dell’arte e la realizzazione letteraria di Aurora D’Evals, autrice de Il Marchio, è senza dubbio impeccabile e straordinaria.
Lontano da qualsiasi cliché o stereotipo, il romanzo è attraversato da una rete di emozioni e di sentimenti che si intrecciano tra loro di continuo, costruendo una trama interessante e travolgente dalla prima all’ultima pagina.

Il personaggio dominante, per quanto possa sembrare paradossale, è Sara, la giovane figlia-di-papà dalla vita apparentemente perfetta in tutto: lavoro, fidanzato e famiglia. Un’esistenza allo zucchero filato, direbbe lei stessa.
La svolta nella sua vita arriva grazie alla conoscenza di Giancarlo, Ginko per gli amici, un personaggio che cambierà totalmente il punto di vista da cui osservare non solo la sua quotidianità ma soprattutto la sua sessualità.
Il mondo del gioco erotico è come una dimensione oscura, un baratro in cui Sara è sempre sul punto di precipitare, una situazione al limite del crollo emotivo e fisico; tuttavia tra master e mistress la ragazza troverà il modo di accettare la sua nuova natura, è una slave e come tale vuole essere trattata.

Una nota di merito va prima di tutto alla coerenza del romanzo: differentemente da quanto potremmo aspettarci l’amore non è l’elemento essenziale che sorregge le fondamenta della relazione tra Ginko e Sara ma è un di più non necessario; infatti quello che tiene davvero in piedi la loro storia è il rapporto di sottomissione e potere tra slave e master, un legame che resterà tale dall'inizio alla fine senza sorprese zuccherose. Più volte nelle pagine del libro leggiamo di Sara innamorata ma non di Ginko come uomo, in primis lei ama Ginko come master, si tratta di un'associazione abituale.
Mi sono domandata più di una volta il perché di alcune reazioni di Ginko e soprattutto il perché dell’assenza di altri comportamenti che mi sarei invece aspettata, ma la risposta è arrivata immediata: lui è il padrone e lei la schiava, punto.
L’amore che lega i due amanti è ben diverso da come siamo abituati a intenderlo e a vederlo rappresentato, è perverso, ma la D'Evals ha la capacità di farlo sembrare naturale e semplice grazie a uno stile di scrittura assolutamente poetico e delicato e anche se non mancano parti nude e crude, i due emisferi non cozzano mai anzi, si armonizzano alla perfezione.
Il Marchio non è assolutamente un libro volgare né esagerato, è un viaggio nell’intimità non solo fisica ma soprattutto spirituale di Sara; la narrazione infatti non è onnisciente ma in prima persona, è la protagonista a raccontare di sé e di come le cellule del suo corpo sobbalzino al solo sguardo di Ginko.Le paure e i limiti sono sfide da superare per Sara e assistiamo ad una trasformazione graduale che culmina con una lei molto diversa da quella iniziale.

Un romanzo intrigante e appassionante da leggere tutto di un fiato; è interessante soprattutto osservare come talvolta funziona la psiche umana, come possa trovare il modo di adattarsi e accettare cose che mai avremmo pensato potessero esistere. Una realizzazione intelligente e innovativa, un’opera tutt'altro che superficiale ma estremamente profonda e a tratti commovente, un turbinio di emozioni che saltellano di pagina in pagina.
Assegno le cinque stelle perché il romanzo e l’autrice le meritano tutte, l'attenta scelta dei titolo poi ha fatto la sua parte, Il mMrchio racchiude in sé il senso di tutta l’opera: un marchio non solo fisico ma anche psicologico e a modo suo sentimentale.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Marchio
  • Autore: Aurora D'Evals
  • Editore: Runa Editrice
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Erotika
  • ISBN-13: 978-8897674306
  • Pagine: 334
  • Formato - Prezzo: Brossura con alette - 14,00 Euro

17 aprile 2015

Atti osceni in luogo privato - Marco Missiroli

Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell'immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell'infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò, così lo chiama Marie, bibliotecaria del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine, è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell'amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all'osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle "trentun tacche" delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna.

Recensione

La prima parte del romanzo è ambientata a Parigi e la seconda a Milano.
Libero, il dodicenne protagonista di questo romanzo, vede dallo spiraglio di una porta socchiusa la propria madre mentre fa sesso orale con un amico di famiglia. La scena, che lo eccita e contemporaneamente lo disgusta, condizionerà la sua vita sessuale e affettiva fin dopo la maturità.

Missiroli descrive l’arduo passaggio dall’infanzia all’età adulta passando attraverso le difficoltà dell’adolescenza di Libero, costellata di eventi sessuali che a loro volta risentono del trauma subito da bambino.
È intuitivamente questo il motivo per cui il protagonista, ormai maggiorenne, si eccita nell’immaginare la propria partner fra le braccia di altri. Ma non si limita all’immaginazione, spingendo addirittura la ragazza, di cui dice di essere innamorato, a ripetere con altri ciò che ha visto fare da sua madre e a farsi raccontare le sensazioni provate. Anche se le perversioni di Libero vengono giustificate dal trauma subito da bambino, non c’è da stupirsi se alla fine la ragazza in questione decide di dare un taglio alla loro relazione.
A seguito di questa delusione amorosa, come coloro che lasciavano la patria per andare ad immolarsi nella legione straniera, Libero si trasferisce allora da Parigi, dove poteva usufruire di un appartamentino personale (sogno di gran parte dei giovani) di proprietà della sua famiglia, in una mezza topaia in affitto a Milano. La sua espiazione, oltre alla diversa sistemazione, consiste nel lavoro sottopagato presso uno studio legale, nell'arrotondamento delle sue entrate facendo il cameriere durante la sera e nelle battaglie che affronta nei talami delle donne con cui si relaziona nella città scaligera.

Per quanto tutte le esperienze sessuali del protagonista siano descritte con mano leggera e non risultino mai volgari, si rileva talvolta il desiderio dell’autore di scioccare il lettore, come si evince fin dall’incipit che è sicuramente di impatto, ma anche discutibile:

Avevo dodici anni e un mese, mamma riempiva i piatti di cappelletti e raccontava di come l’utero sia il principio della modernità. Versò il brodo di gallina e disse – Impariamo dalla Francia con le sue ondate di suffragette che hanno liberalizzato le coscienze.
– E i pompini.
La crepa fu questa. Mio padre che soffiava sul cucchiaio mentre sentenziava: e i pompini.
Mamma lo fissò, Non ti azzardare più davanti al bambino, le sfuggì il sorriso triste. Lui continuò a raffreddare i cappelletti e aggiunse – Sono una delle meraviglie del cosmo.
Il romanzo, dopo una prima parte scorrevole e piacevole, come in genere lo sono i romanzi di formazione, nella seconda diventa piuttosto ripetitivo nel racconto delle esperienze sessuali (specie orali) del protagonista.
Nel passaggio dall’adolescenza alla maturità e il superamento del trauma subito da bambino non si sente una vera partecipazione, piuttosto un certo autocompiacimento nell’esporre citazioni letterarie che, nelle intenzioni dell'autore, dovrebbero spiegare ed elevare le esperienze sessuali di Libero in eventi formativi.
I personaggi appaiono piuttosto stereotipati e il protagonista risulta di un egocentrismo indisponente, cosa comprensibile forse in un ragazzo nella prima adolescenza, ma deprecabile al raggiungimento della maggiore età.
In definitiva quello che mi sento di promuovere del romanzo è lo stile dell’autore ma non il contenuto.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Atti osceni in luogo privato
  • Autore: Marco Missiroli
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2015
  • Collana: I narratori
  • ISBN-13: 9788807031250
  • Pagine: 249
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,00

19 febbraio 2015

Lolita - Vladimir Nabokov

Sarebbe difficile, per chi non ne è stato testimone, immaginare oggi la violenza dello scandalo internazionale, per oltraggiata 'pruderie', che "Lolita" provocò al suo apparire nel 1955. "Lolita" è non solo un meraviglioso romanzo, ma uno dei grandi testi della passione che attraversano la nostra storia. Ma chi è Lolita? Questa "ninfetta" è la più abbagliante apparizione moderna della Ninfa, uno di quegli esseri quasi immortali che furono i primi ad attirare il desiderio degli Olimpi verso la terra e a invadere la loro mente con la possessione erotica. Perché chiunque sia "catturato dalle ninfe", secondo i Greci, è travolto da una sottile forma di delirio, lo stesso che coglie l'indimenticabile professor Humbert per la piccola, intensamente americana Lolita. America, Lolita: questi due nomi sono di fatto i protagonisti del romanzo, scrutati senza tregua dall'occhio inappagabile di Humbert Humbert e di Nabokov. Realtà geografica e personaggio sono arrivati a sovrapporsi con prodigiosa precisione, al punto che si può dire: l'America 'è' Lolita, Lolita 'è' l'America. E tutto questo, come solo avviene nei più grandi romanzi, non è mai dichiarato: lo scopriamo passo per passo, si potrebbe dire miglio per miglio, lungo un nastro senza fine di strade americane punteggiate di motel.

Recensione

Credo che molte volte sia la fama di un libro a renderlo appetibile a tal punto da incuriosire il lettore a verificare se il tanto sentir dire sia effettivamente veritiero o meno. Questo è quello che è capitato a me con Lolita.
Sfogliando le prime pagine appare inizialmente un romanzo piacevole e scorrevole e siamo quasi incuriositi dalle vicende di gioventù raccontate dall’ormai cresciuto professore Humbert Humbert, ma con il crescere della narrazione, l’euforia iniziale svanisce.

La divisione in due parti del libro non aiuta, a mio parere, e ammetto di aver arrancato per arrivare alla fine: le descrizioni diventano eccessivamente lunghe, con un carattere ridondante e pedissequo e la noia diventa la protagonista principale. Uno stile assai raffinato e minuzioso quello usato da Nabokov, nulla da dire su questo, ma troppo puntiglioso su un tema che "scotta"; ricordiamo infatti che siamo negli anni 50' e lo scrittore fu molto criticato per il contenuto eccessivamente scabroso (tanto da costringerlo a pubblicare il libro prima a Parigi nel 1955 per poi tradurlo in russo solo dopo dieci anni).

La storia, a metà tra i ricordi e le confessioni di un processo giudiziario, è di per sé tutto fuorché coinvolgente: personalmente non ho apprezzato né la freddezza e la consapevolezza di Humbert verso la sua malattia per le “infanti”, né l'ambiguità tra pedofilia e amore, che giudico abbastanza discutibile, soprattutto se si considera che stiamo parlando del patrigno della ragazzina.
Il romanzo apre una breccia sul mondo della perversione e dell’ossessione che diventano le uniche ragioni di vita del protagonista e che guidano totalmente l'andamento e la direzione della storia.

In conclusione, devo ammettere che questo libro non mi ha lasciato nulla e non mi è dispiaciuto affatto quando sono arrivata all’ultima pagina anzi, mi sono quasi sentita sollevata. Lo vedo come un romanzo sopravvalutato ed lodato in modo eccessivo e non esiterei a definirlo quasi macabro nelle sequenze in cui Humbert allude alle ninfette (questo il modo in cui apostrofa le giovincelle appetibili per lui); sinceramente ha deluso molto le mie aspettative visto l’incipit d’apertura che prometteva un racconto di elevato valore. Insomma non mi è piaciuto e sicuramente non lo definirei un meraviglioso romanzo, come viene spesso descritto. Assegno due stelle solo per premiare lo stile che avrei preferito apprezzare in un tema diverso da quello trattato.


Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Lolita
  • Titolo originale: Lolita
  • Autore: Vladimir Nabokov
  • Traduttore: Giulia Arborio Mella
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 01/01/1996
  • Collana: Gli Adelphi
  • ISBN-13: isbn13:9788845912542
  • Pagine: 395
  • Formato - Prezzo: Tascabile - 11 Euro                                                                                                                                             

5 febbraio 2015

Speciale Letteratura LGBT: Basta che paghino - Alessandro Golinelli

Alessandro Golinelli, pisano di nascita, del 1963, comincia la sua attività nel mondo della letteratura e della videoart a Milano, dove si trasferisce nel 1989 e dove ottiene notorietà col suo lavoro di esordio, Basta che paghino, a metà tra romanzo e inchiesta sul mondo allora del tutto sotterraneo della prostituzione maschile. Da lì continua la sua carriera artistica tra collaborazioni televisive con Mediaset, impegno politico e sociale nell'area della sinistra radicale e attività di traduzione da inglese e tedesco.
La sua produzione letteraria – nel 1995 tra l'altro dà un seguito al romanzo d'esordio con Kurt sta facendo la farfalla – prosegue verso una forma di attivismo sociale e sui diritti LGBT: dal 2010 fa parte della commissione del Torino LGBT Film Festival, scrive documentari e film sui temi della globalizzazione e dell'immigrazione e i suoi ultimi libri riguardano da vicino la vita di omosessuali in condizioni difficili, come Le rondini di Tunisi del 2005 e Una rivoluzione del 2014, entrambi ambientati nel mondo arabo, e L'amore semplicemente del 2012, una storia d'amore tra adolescenti nel lager nazista di Mathausen.


La piazza dove Kurt lavora è un intaglio rettangolare tra vecchi edifici industriali. Nelle notti di nebbia, i ragazzi che aspettano sui marciapiedi sono soltanto sagome di corpi. Per Kurt, far commercio di sé non è un dramma è un lavoro come un altro, che gli consente il massimo profitto con il minimo sforzo. Né immorale né amorale, si limita a fare ciò che sa, senza il minimo coinvolgimento, fino al giorno in cui sulla piazza appaiono cinque ragazzi stranieri, tra cui il buffo Rodolfo e il brasiliano Joao, ed ecco che la giovane multilingue follia dell'innamoramento sposta l'azione verso l'avventura.


Recensione

Di gaio, in verità, il libro di Golinelli non ha praticamente nulla.

È comprensibile che, all'inizio degli anni Novanta, un racconto come lo spaccato di vita ai margini di Kurt, il protagonista di Basta che paghino, potesse risultare alquanto scandaloso e destasse animati dibattiti, soprattutto perché l'autore lo accreditava di avere contenuti autobiografici e l'idea di un precario della scuola che faceva il 'bello di notte' per sbarcare il lunario destava scalpore.

Oggi invece probabilmente sarebbe considerato un romanzo piuttosto liscio, quasi monacale, in cui gli atti sessuali hanno una gamma di 'sfumature' quasi fin troppo normali. Questo dipende anche dalla scelta di tenere una narrazione distante e quasi 'realista', con un punto di vista esterno e oggettivo nei confronti della trama. Nel descrivere la vita e l'ambiente di una 'marchetta' milanese l'autore dirige infatti lo sguardo verso le situazioni esterne, soprattutto verso i luoghi dove il protagonista passa la maggior parte del suo tempo, in particolare di notte, cioè un'anonima piazza quadrangolare della periferia urbana, un non-luogo che è già ai margini dell'esistenza di per sé.

Questo punto di vista, in qualche modo, rispecchia già il vuoto assoluto dell'esistenza interiore di Kurt. Milano viene a stento menzionata, ci sono pochissime indicazioni sulla geografia urbana e in pratica gli unici altri riferimenti sono legati alla trasferta 'lavorativa' del protagonista ad Amsterdam e poi ad Amburgo, in compagnia di un gruppo di ragazzi latinoamericani.

Il deserto dei luoghi si riproduce in piccolo nell'aridità dei rapporti umani del giovane, nella mancanza di una storia e di una trama in senso stretto che toglie al racconto di Golinelli quasi ogni struttura narrativa. Gli unici legami di Kurt sono quelli interessati e solidi, con dei clienti da cui cerca di spremere il più possibile in termini di soldi e appoggio umano ma senza alcuna risposta emotiva da parte sua, oppure quelli liberi ma effimeri con i colleghi, ragazzi che però sono di 'passeggio/passaggio' sulla sua scena abituale, la piazza, come il gruppo di amici diretti ad Amsterdam, tra cui conosce Joao, un brasiliano di cui potrebbe innamorarsi. Anche Joao però come lui è costretto alla vita di strada e ad anteporre all'amore una garanzia di sopravvivenza e stabilità.

La scelta di seguire semplicemente il vagabondaggio umano di una marchetta, il suo errare senza senso e senza posa, il suo passare da un amore occasionale all'altro ruota intorno al fatto che Kurt non ha una sua casa, intesa non solo come come mura ma anche come centro di gravità permanente. La proprietà immobiliare, un'ancora nella solitudine degli affetti, una tana per un predatore/preda nella giungla urbana, una sicurezza, è tra le principali preoccupazioni di questo ragazzo, cresciuto troppo in fretta, che si diminuisce gli anni per non perdere una fetta di clientela che va a caccia di 'carne fresca'.
Quando si ritrova sfrattato dal bilocale dove viveva decide che il suo obiettivo deve essere quello di avere una casa sua e con ammirevole senso pratico riesce a mettere da parte un piccolo capitale per comprare un appartamento nel centro di Milano, tutto da solo, tutto suo, una garanzia della sua indipendenza.

La storia della sua vita rimane del tutto taciuta, l'autore non ne parla, salvo qualche accenno legato al nome di origine tedesca e alla conoscenza della stessa lingua, che fanno pensare a dei legami con la Germania. Per il resto Kurt rimane il protagonista indecifrabile di un segmento di vita che inizia e finisce nello stesso modo e nello stesso luogo, la piazza dei marchettari, nel freddo notturno, quasi come una metafora dell'oscurità in cui il giovane si sente di vagare.

Forse lo stile minimalista dei dialoghi e della narrazione, in generale molto asciutta, ha qualcosa di affettato, quasi come se la stringatezza lessicale servisse a riprodurre le limitazioni autoimposte da Kurt a se stesso, tuttavia il ritratto di una marchetta come essere umano è sviluppato a tutto tondo proprio nella sua vaghezza: il non lasciarsi prendere o catturare, proprio come in un continuo rituale di caccia, il seminare tracce false, il portare sempre la maschera della soddisfazione con i clienti sono le caratteristiche del perfetto gigolò, che scompare come individuo ma che perde in questo modo quasi ogni diritto a continuare ad esistere come persona.
Curiosamente, 'persona' ha come significato etimologico proprio 'maschera'.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Basta che paghino
  • Autore: Alessandro Golinelli
  • Editore: Il Saggiatore
  • Data di Pubblicazione: 1992
  • Collana: Scritture
  • ISBN-13: 9788842807568
  • Pagine: 256
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

18 giugno 2014

Speciale Strega 2014: Lisario o il piacere infinito delle donne - Antonella Cilento

Antonella Cilento è nata nel 1970 a Napoli, dove tuttora vive e insegna scrittura creativa. Ha esordito nel 2000 con Il cielo capovolto,seguito dalla pubblicazione per Guanda di Una lunga notte, Premio Fiesole 2002.

Tra i suoi altri romanzi: Non è il Paradiso, L’amore, quello vero, Napoli sul mare luccica, Nessun sogno finisce, Isole senza mare, Asino chi legge, La paura della lince.
A marzo ha pubblicato per Mondadori Lisario o il piacere infinito delle donne, presentato da Nadia Fusini e Giuseppe Montesano al Premio Strega 2014, ultimo finalista in cinquina con 46 voti.


Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest'obbligo cade addormentata. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente - in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l'incontrollabile ed eversiva energia delle donne. L'affresco della Napoli barocca, fra Masaniello e la peste, riassume la sua forma rutilante, fastosa e miserabile, fosca ed eccessiva, grazie alla scrittura della Cilento, capace di creare sia gli effetti miniaturistici delle folle di Micco Spadaro, sia la potenza dei chiaroscuri caravaggeschi.

Recensione

«Lisario era abbreviazione di Belisaria, poiché il nome intero era riservato alla donna sposata che un giorno avrebbe dovuto essere al suo posto, ma tutti la chiamavano così a causa dell'oscuro presentimento che sarebbe rimasta sempre mezza, né maschio né femmina, sospesa al suo stato animale che la rassomigliava a una lucente e verde lucertola, in quel luogo dell'adolescenza dove tutti gli esseri ancora sono spiriti del mare o dei boschi.»

Quando Avicente Iguelmano, mediconzolo catalano giunto a Napoli per rifarsi una carriera, riceve in cura Belisaria Morales, si trova tra le mani un bel grattacapo: la fanciulla dorme ormai da mesi e a nessuno riesce di svegliarla. Lisario, questo il nome con cui tutti la chiamano, si è addormentata per sottrarsi a un matrimonio sgradito imposto dal padre, e a nulla sono valsi gli sforzi dei pure amorevoli genitori e delle serve affezionate.
Soggiogato dalla bellezza della ragazza dormiente che gli appare «spaventosa e pericolosa come l'America agli spagnoli», bruciante dei sacri fervori della ricerca scientifica e della lussuria, Avicente scopre che l'unico stimolo a cui Lisario reagisce è il piacere: ogni giorno il giovane medico approfondisce la sua esplorazione dei misteri femminili, finché, giunta all'orgasmo, Lisario si sveglia.
Curiosa e di facile apprendimento, due doti poco consone a una donna del Seicento, Lisario da sempre nasconde a tutti di saper leggere e scrivere; un ciarlatano le ha portato via la lingua quand'era bambina in un'operazione maldestra, e da allora scrive, riempiendo il suo quaderno di lettere per la Madonna. E nelle mani di un altro ciarlatano cade: Avicente Iguelmano, cui i genitori riconoscenti hanno offerto la mano di Lisario, non riesce a rassegnarsi all'impossibilità di penetrare l'ineffabile segreto del piacere femminile, e sottopone la moglie a una lunga successione di umilianti esperimenti privandola dell'affetto coniugale che le era sembrato di poter avere da questo tutto sommato piacente sconosciuto. Ossessionato dall'idea che le donne possano provare piacere senza gli uomini, umiliato dai rifiuti della moglie e perseguitato da incubi in cui i Teatini gli puntano addosso severe dita ammonitrici, Avicente spinge inconsapevolmente la moglie tra le braccia di un pittore francese.

Che tripudio linguistico questo libro! Che affresco vibrante di chiaroscuri barocchi! Romanzo storico e favola nera, Lisario è una ricostruzione accuratissima del Seicento napoletano, crogiolo di idiomi e di culture, di ardori artistici e intellettuali. Nella sporca capitale del viceregno spagnolo si aggira una processione di nobilotti decaduti, imbroglioni, ruffiani, artisti, prostitute, nani, omosessuali ed ermafroditi, tutti in scena per offrire al lettore una rappresentazione poco sacra e molto picaresca. Fulcro della narrazione è lei, Lisario, fiera esponente del vessato sesso femminile: privata provvidenzialmente di una bella voce e di una parlantina agile, relegata al ruolo di moglie sottomessa, Lisario - che l'autrice non risparmia dall'ironia sorniona con cui bersaglia tutti i personaggi - si vendica custodendo gelosamente la propria sessualità e donandola solo al pittore Jacques Colmar, l'unico a destinarle un amore disinteressato.

Mi accosto sempre con sospetto agli autori italiani, soprattutto se autrici: il rischio, sempre dietro l'angolo, è di incappare in un lagnoso sbrodolìo che grida al mondo che noi donne siamo esseri sensibili ed emozionali, che non vediamo l'ora di sperimentare le gioie della maternità, e che l'amore ci fa soffrire. Ebbene, un grazie alla Cilento per aver dimostrato che una donna italiana può scrivere un romanzo in cui il sentimento - pure presente - viene deriso e bastonato dall'ironia.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Lisario o il piacere infinito delle donne
  • Autore: Antonella Cilento
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804634478
  • Pagine: 297
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - Euro 17,50

2 giugno 2014

Romanzo Viennese - David Vogel

Michael Rost giunge a Vienna con l’audacia dei suoi diciotto anni, senza un soldo ma ben determinato a conquistare la capitale dell’impero e a godere delle opportunità che essa offre al tramonto del suo splendore. Frequenta senza scrupoli chiunque capiti per la sua strada: prostitute, rivoluzionari, ufficiali, disgraziati e ricconi; uno di questi, Peter Dean, lo prende sotto la sua protezione permettendo al giovane di affittare una stanza nella casa di un’agiata famiglia borghese. In poco tempo, Rost sedurrà Gertrud, la moglie del padrone di casa, per poi corteggiarne la figlia sedicenne, senza timori per le scandalose conseguenze che un simile triangolo amoroso potrebbe comportare. Nella impossibilità di porre un freno alle proprie passioni, Rost conduce un’esistenza disordinata, costellata di colpi di fortuna e momenti di euforia ma anche di solitudine, vagabondaggi e immancabili sconfitte. Lo ritroveremo, alla fine del romanzo, a Parigi, ancora spregiudicato, ancora senza una fissa dimora, ma ormai consapevole di dover tirare le somme della propria vita. In questo sorprendente romanzo erotico, ritrovato miracolosamente tra le sue carte, Vogel tratteggia con maestria una Vienna in cui i molteplici fermenti che la animano non si coagulano in alcuna progettualità e dipinge lucidamente un’umanità priva di punti di riferimento, rappresentazione di un’Europa che sta scivolando verso una irreparabile disgregazione.

Recensione

Leggere Romanzo Viennese non vuol dire solamente entrare nella storia di Michael Rost e della sua sfrontata e al tempo stesso travagliata vita sentimentale. La genesi e la pubblicazione di questo romanzo dell'autore David Vogel sono infatti quanto di più bizzarro e incredibile possa accadere nel mondo dell'editoria, quasi che a rendere veramente significativo l'acquisto del libro siano le ultime venti pagine che compongono la postfazione scritta da Lilach Nethanel con il resoconto di come questo libro sia riuscito ad arrivare ai giorni nostri. Grazie al certosino lavoro di ricostruzione effettuato attraverso frammenti rinvenuti nell'archivio della Hebrew Writer Association e creduti inizialmente parti di un'altra opera dello stesso autore - Davanti al Mare -, possiamo leggere oggi quello che viene considerato l'esordio di Vogel, creduto perduto dopo che lo stesso lo aveva occultato ai nazisti, micrografandolo per renderlo illeggibile e sotterrandolo nel giardino della casa in cui aveva residenza in Francia.

Romanzo Viennese è incentrato sul giovane e arrogante Michael Rost che, arrivato a Vienna all'inizio del Novecento in cerca di avventure, seduce la padrona di casa Gertrud e poi si innamora di sua figlia Erna. La bellezza dei personaggi e l'affascinante descrizione della decadenza di Vienna, città capitale di un impero che si avvia verso il disfacimento ballando e gozzovigliando, sono il punto forte di un romanzo fuori tempo: considerato che Vogel lo stava concependo nei primi anni Dieci, il modo di parlare dei protagonisti e le loro azioni quasi cozzano con l'ambiente per quanto sono moderni, avanti di almeno cinquanta anni rispetto agli altri.
Per questo, però, ora come ora suona datato definire scandaloso un romanzo che di erotico ha solo gli atteggiamenti, tra l'altro spesso accennati. Due dame che si accapigliano fino a strapparsi le vesti dalle quali spuntano fuggevoli dei seni è un'immagine che oggi non suscita particolari scalpori. In più, l'incedere della trama a volte può sembrare frastagliato e confuso a causa della frammentarietà del manoscritto originale, ancora poco più che una bozza. Spesso si passa dalle riflessioni dei protagonisti a vere e proprie filippiche dell'autore, alcuni personaggi rimangono superficiali e spesso spariscono per poi riapparire improvvisamente senza aggiungere nulla alla trama. Quindi è stato veramente eroico il lavoro di editing fatto da Liliach Nethanel: è riuscita a trovare un anche se labile filo logico a una serie di abbozzi.

In definitiva, Romanzo Viennese vale sia come lettura a sé sia come riscoperta delle origini dell'autore di Vita Coniugale. Alcune delle idee più innovative stupiscono ancora per forza concettuale ed espressione, nonostante il romanzo abbia raggiunto una forma definitiva solamente dopo quasi sessant'anni dalla morte dell'autore nel campo di prigionia di Auschwitz. Di erotico troverete poco, ma una lettura la merita soprattutto per il riuscito mix di vitalità e decadenza che trasuda da ogni pagina.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Romanzo Viennese
  • Titolo originale: Roman Viena-ie
  • Autore: David Vogel
  • Traduttore: Alessandra Shomroni
  • Editore: Giuntina
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Diaspora
  • ISBN-13: 9788880575351
  • Pagine: 270
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 13,20

20 ottobre 2013

Enfer - Fabrizio Corselli

Parigi, 1793. Rinchiuso presso la prigione di Stato della Conciergerie per l'omicidio della giovane Heléne Dubois, il libertino Alexandre Morel attende l'esecuzione della propria condanna a morte. Inesorabili trascorrono i giorni in piena solitudine, finché l'inaspettato incontro con Madeleine, una ventenne prostituta, non conquisterà di lui l'anima più nera, riportando alla luce quella profonda vena creativa che ha sempre caratterizzato la sua cupa indole di poeta crudele. Dopo il primo giorno, frequenti diventano le visite di Madeleine presso le carceri durante la notte. Una serie d'incontri che si trasformeranno, via via, in una relazione dai toni sempre più audaci e altresì feroci, contesi fra ardite trasgressioni e indicibili vizi. Madeleine sta per aprire i cancelli degli Inferi attraverso un'esperienza che la vede non più come chi consola gli animi dei condannati a morte bensì, ella stessa, come carnefice. Chi, alla fine, fra i due amanti vestirà i panni dell'inquisito e dell'inquisitore, in un torbido gioco d'amore che va consumandosi lentamente all'interno di quella prigione, come nel perpetuo tormento di una bolgia infernale?

Recensione

Giudicare opere poetiche è sempre un compito arduo, motivo per cui per questa recensione non verrà applicato un giudizio in stellette. Molto più che la narrativa, la poesia è riflesso dell'animo dello scrittore, e il modo in cui colpisce o meno il lettore dipende spesso dalla sensibilità di quest'ultimo. Non che ciò svincoli il poeta dall'aspetto stilistico, che rimane sempre e comunque imprescindibile: si compie spesso l'errore di credere che la poesia rifugga da schemi teorici e regole formali, cosa che si traduce nell'esistenza in Italia di diverse migliaia di poeti improvvisati.
Fabrizio Corselli, già autore del poema fantasy Drak'kast, improvvisato certo non è: insegna composizione poetica, organizza progetti didattici volti a promuovere la poesia nelle scuole, è curatore editoriale di una collana di haiku, ha una lunga storia di opere poetiche pubblicate a tema mitologico, epico, fantastico. Enfer, una delle sue ultime fatiche, rappresenta un'incursione nel campo dell'erotico d'ispirazione libertina.
Figura molto in voga in Inghilterra e in Francia nel XVIII secolo, il libertino non è solo l'incarnazione della più sfrenata libertà e perversione sessuale, si fa anche bocca della verità assoluta e senza orpelli e dell'onestà di non negare le pulsioni primarie presenti in ogni uomo («L'educazione e la morale sono le nostre più acerrime nemiche», verga il narratore e protagonista dell'opera). Nella Parigi del 1793, Alexandre Morel attende in una cella della Conciergerie che venga eseguita la sua condanna a morte per aver assassinato la sua giovane amante Heléne: suoi sono i versi di Enfer, che descrivono con vividezza gli amplessi e le torture inflitte alla docile Madeleine, prostituta che proprio alla Conciergerie è solita andare a offrirsi ai condannati. Quella di Madeleine è una vera e propria «discesa all'inferno», la capitolazione completa alla volontà del suo amante celato da una maschera veneziana, in un crescendo di lussuria e brutalità che culmina in un prevedibile apice.
Enfer è una silloge tematica che mescola diversi generi: dalla prosa all'epistola, con un'ovvia e netta predominanza per la poesia, declinata in varie forme. Se si esclude una certa ridondanza che si riflette nel ripetersi di alcune scene - con ben poche varianti - nel corso dell'opera, si tratta di un'opera matura (in entrambi i sensi) in cui s'intrecciano i motivi romantici di eros e thanatos in un'atmosfera nera che ben restituisce il buio Settecento francese. Si notano metodo e rigore nella composizione poetica, nonché conoscenza della materia, precisione di linguaggio e coraggio di trasgredire (particolarmente vivide e coraggiose le parole «La sua leggerezza è per me forza, linfa vitale;/ se solo fosse stato Cristo un libertino, ah, sì,/ avrei abusato ancora e ancora della sua corona/ come del suo ano, fino a moltiplicarne/ i piaceri più smodati al pari di pani e di pesci»). La scelta di temi scabrosi e la puntualità con cui vengono affrontati ne fanno un'opera che, in un'epoca in cui Cinquanta sfumature è considerato un romanzo erotico e trasgressivo, potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno.

Giudizio:

n/a

Dettagli del libro

  • Titolo: Enfer
  • Autore: Fabrizio Corselli
  • Editore: Ciesse Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Blue
  • ISBN-13: 9788866600800
  • Pagine: 80
  • Formato - Prezzo: Brossura - 8,00 Euro

10 ottobre 2013

The Vincent Boys - Abbi Glines

Le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive vivono passioni sconvolgenti...
Ashton, brava ragazza di "professione", cerca di non deludere i suoi genitori e gioca il ruolo della fidanzata perfetta di Sawyer Vincent, il ragazzo che tutte vorrebbero.
Ma durante le vacanze estive, mentre Sawyer è in campeggio con il fratello, Ashton inizia ad avvicinarsi a Beau, cugino di Sawyer, terribilmente sexy. E terribilmente pericoloso... Il ragazzo da cui tutte dovrebbero stare alla larga. Beau, che ha sempre voluto bene a Sawyer come a un fratello, ama Ashton fin dai tempi dell'asilo, considerandola però la "ragazza di suo cugino" e, dunque, off limits.
Che sia giunto il momento di abbandonare le maschere e di lasciarsi andare ai sentimenti veri? Più Ashton e Beau cercano di stare lontani più il desiderio si fa irrefrenabile. La tenera amicizia che li legava da piccoli si trasforma in attrazione travolgente, impossibile da combattere...
Come reagirà Sawyer nel trovare la sua ragazza tra le braccia del cugino e migliore amico? C'è sempre una prima volta per "tutto": per l'amore, per la gelosia, per scoprire chi siamo veramente...
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Recensione di Romi Blanche

Confesso che il timore nell'accettare di recensire questo libro era dovuto al fatto di ritrovarmi faccia a faccia con Dawson, Joey e Pacey, protagonisti del famosissimo telefilm di fine anni 90 intitolato "Dawson's Creek", in versione però moderna e spregiudicata. Temevo di non riuscire a reggere il colpo e già proiettavo la mia mente a vivere un altro teen drama in piena regola, con l'aggiunta del sesso spregiudicato fra adolescenti, non semplice da digerire insomma. In effetti la somiglianza c'è, i tre protagonisti di "The Vincent boys", si frequentano fin da bambini, si vogliono bene e si conoscono alla perfezione, tutte cose già viste, indubbiamente. Ciò che di positivo ha questa somiglianza è che se avete amato Dawson's Creek, non potrà non piacervi anche il libro di Abbi Glines.

Fra tutte le pubblicazioni uscite quest'anno, di genere erotico, confesso che solo le avventure di Ashton, Beau e Sawyer hanno catturato la mia attenzione. L'autrice ha uno stile di scrittura moderno, con un buona alternanza di sostantivi e aggettivi (come invece non accadeva con le 50 sfumature di grigio). 

Certo, parliamoci chiaro, non stiamo parlando di Vladimir Nabokov, padre del celeberrimo "Lolita", non siamo a livelli di scrittura alta o aulica: rimaniamo in un lessico semplice, diretto e immediato, e questo secondo il mio modestissimo parere è già un vantaggio. La narrazione scorre veloce, così come le azioni dei personaggi, e ho trovato davvero buona la capacità dell'autrice nel sincronizzare linguaggio verbale e azioni dei protagonisti; mi spiego meglio: come ho scritto, dal momento che il libro ha un lessico semplice, la narrazione scorre altrettanto velocemente, e altrettanto veloci sono gli eventi che si succedono. Mentre infatti Sawyer si trova fuori città in campeggio con la sua famiglia, Ashton soprattutto e poi Beau, non perdono certamente tempo per "riavvicinarsi", proprio come potrebbe succedere a due diciassettenni innamorati. E' davvero stimolante l'accoppiata accadimenti/stile narrativo adeguato, ed era un bel po' che in questo genere di pubblicazioni non la riuscivo a trovare, mi annoiavo già alla cinquantesima pagina. Abbi Glines ha scritto un libro per adolescenti, con un linguaggio indubbiamente adolescenziale, e mi spiace ma non ho nulla da recriminarle in questo, anche perché fino a oggi, rispetto alle pubblicazioni uscite nel 2012/13, è l'unica che ha reso il lessico pertinente alla scena.

Ho letto qualche recensione in cui si metteva in discussione l'uso di parole stupide e sboccate usate dall'autrice durante le scene sessuali fra Ashton e Beau. Io non sono d'accordo: trovo quelle parole adatte ai due adolescenti descritti nel libro, in particolare adatte a un personaggio, come Beau, cresciuto senza padre e con una madre molto discussa per via delle sue presunte abitudini sessuali. Cosa ci si può aspettare da un personaggio del genere? Che usi soltanto parole adatte a una ragazzina vergine o, al contrario, che si differenzi dal cugino perfetto e che diversamente da lui sia sboccato e maleducato? Devo però, proprio per dovere verso l'universo femminile, porre l'accento su due termini che mi hanno lasciata un po' basita, non tanto per la loro sfrontatezza, quanto per il ridicolo ricorso a termini quali "buchino" o "patatina": che Beau si riferisse agli organi sessuali di Ashton perché essendo una vergine aveva tutto ancora ben "stretto"? Ecco, imbarazzante è questa mia affermazione quanto ridicolo il ricorso a tali vezzeggiativi, che rimangono in ogni caso a uso di moltissime persone, e proprio per questo non del tutto passibili di giudizio negativo.

Indubbiamente, leggendolo a trent'anni anni vi verrà da sorridere, ma nemmeno troppo se pensiamo a quanto è cambiato oggi il linguaggio fra adolescenti. Le scene di sesso sono coinvolgenti, sfrontate e piene di ormoni infuocati, badate bene, con preservativo al seguito, il più delle volte, almeno. Alcune pagine del libro, devo ammetterlo, sono sicuramente strane o almeno poco credibili, come l'episodio che vede coinvolti Ashton e Beau, dove lei, come se fosse ipnotizzata da qualcosa di non ben definito, si avvicina a lui accarezzandoli il petto, per rendersi conto di quello che sta facendo solo una manciata di minuti dopo. Ritengo molto poco realistico un accadimento del genere, se non sotto droghe, direi. I personaggi presentati sono ben caratterizzati, l'autrice lascia diverse cose in sospeso ma questo credo sia perché è solo la prima di due pubblicazioni. Ashton è indubbiamente una protagonista indecisa e molto insicura, caratteristiche che accompagnano la sua crescita personale fino a portarla ad una consapevolezza e maturità alla fine del libro, pur conservando l'atteggiamento del "un piede in due staffe" che mi ha ricordato moltissimo Bella, la protagonista della saga Twilight. Il fattore "dolore", ben presente in tutte queste pubblicazioni a carattere erotico, è esorcizzato dalla scrittrice attraverso il ricorso al sesso, discutibile ma assolutamente accettabile; quando infatti la protagonista femminile perde la nonna, unica figura nel libro a conoscere davvero la sua personalità ribelle (oltre a Beau), Ashton decide di "esorcizzare" questa morte andando a letto con Beau. Ora, scelta assurda o possibile alternativa al dolore? Non sta a me giudicarlo, ma è mio compito affermare che, per quello che ho visto, nella vita c'è anche questo genere di "medicina", non me la sento perciò di etichettare la scena come assurda.

Un libro leggero, a tratti infantile, appassionato e coinvolgente, il regalo perfetto per chi vive i primi amori, la lettura adatta per chi ha nostalgia del passato e non pretende molto da una lettura dal sapore estivo. Diciamo che fra tutte le trovate commerciali che ho avuto il dispiace di leggere, questa è quella che sa far bene il suo lavoro.

Giudizio:

+3stelle+

Recensione di Valetta

Sinceramente non so nemmeno da dove partire nel commentare questo libro.
Possiamo cominciare col dire che non è per niente chiaro perché venga classificato come "New Adult": non ci sono adulti qui e sicuramente non c'è nulla di nuovo.

Ciò che abbiamo è l'ennesimo triangolo amoroso tra diciassettenni con la brava ragazza contesa fra il ragazzo perbene e il "bad boy" del paese. Peccato che Sawyer più che un ragazzo per bene non sia altro che un bigotto mentre Beau si è guadagnato la fama di scapestrato semplicemente per il fatto di bere birra, far sesso con la fidanzata e giocare a biliardo nel pub dove la madre fa la cameriera. E qui l'autrice dà alla storia un vero e proprio colpo di classe: la madre di Beau è cameriera in un bar (e naturalmente risponde allo scontatissimo nome di "Honey"), per cui può automaticamente essere classificata come zoccola.

Riassumendo: visto che Beau vive in una roulotte con la madre cameriera mentre il padre, noto buono a nulla, è morto da tempo, la città non può che considerarlo un tipo pericoloso, in quanto "macchiato dal sangue del padre" e proveniente da un "cattivo seme", come ci ricorda più volte il predicatore del villaggio (che ovviamente è anche il padre della protagonista). Alla faccia della solidarietà cristiana.

Chiude il triangolo la gattamorta Ashton, la quale dopo un'infanzia passata a comportarsi da maschiaccio decide senza apparente motivo di doversi trasformare nell'ideale della brava ragazza che, nella mentalità medievale di Sawyer, significa sorridere sempre, essere remissiva e naturalmente evitare il sesso come la peste. Il cuore del romanzo si sviluppa quindi attorno a questa ridicola battaglia interiore in cui Ashton si sforza di conformarsi ad un ideale di perfezione mentre in cuor suo vorrebbe solo divertirsi come qualsiasi altra ragazzina. Ma non temete, la battaglia ha vita breve: basta che Sawyer lasci la città per un paio di settimane perché Ashton butti alle ortiche le aspirazioni di beatificazione e conceda le sue grazie al bel Beau.

Seguono a questo punto una decina di capitoli del trito "ti amo ma non posso stare con te", condito con il "dramma" derivante dal fatto che i due contendenti sono cugini e amici fraterni e da un colpo di scena finale talmente infimo da suscitare più di una risata.

Il tutto scritto nello stile di una quattordicenne che ha visto troppe puntate di Gossip Girl, con la protagonista femminile perennemente urlante "OH MIO DIO" in caratteri cubitali e i due ragazzi che comunicano solo attraverso ringhi e grugniti, adeguati a cavernicoli quali sono.

E non dimentichiamo l'immancabile figura della adorata nonna che, come capita sempre in questo tipo di racconto, è la migliore amica e confidente della nostra Ashton e dimostra di avere una mentalità molto più aperta dei rigidi genitori, praticamente spingendola fra le braccia del bel Beau perché "comportarsi bene è noioso". 

Eh no, cara Abbi, sei tu ad esser noiosa. Quello che ci hai rifilato non è solo un pessimo romanzo, è una pessima storia d'amore con personaggi e situazioni stereotipate fino all'estremo, assenza totale di profondità psicologica e nemmeno capace di riscattarsi nelle scene di sesso, totalmente prive di sensualità e abbastanza dozzinale. Se non sapessi che le autrici di YA ci hanno finora abituati a protagoniste di una virginalità monastica mi chiederei qual è la causa di tanto scalpore.

A voler esser generosa definirei The Vincent Boys un "Harmony" per teenagers di cui le teenagers (e non solo loro) potevano tranquillamente fare a meno.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Vincent Boys
  • Titolo originale: The Vincent Boys
  • Autore: Abbi Glines
  • Traduttore: Manuela Carozzi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Chrysalide 
  • ISBN-13: 9788804629733
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - Euro 14,90

23 febbraio 2013

A nudo per te - Sylvia Day

Lei è Eva Tramell, giovane neolaureata che sta per iniziare il suo primo lavoro in un'importante agenzia pubblicitaria a Manhattan. Lui è Gideon Cross, carismatico e affascinante uomo d'affari, proprietario dell'agenzia e del lussuoso palazzo in cui entrambi lavorano. Quando si incontrano, l'attrazione tra loro è istantanea e irresistibile, di quelle che non lasciano scampo. Gideon desidera Eva sopra a ogni cosa, ma rifiuta qualunque coinvolgimento sentimentale, perché non vuole mescolare sesso e amore. Eva, dal canto suo, è travolta da una passione che non pensava avrebbe mai provato, ma non accetta di farsi trattare come un semplice oggetto del desiderio o una trattativa d'affari da portare a termine rapidamente e con successo, cosa a cui lui è abituato da sempre. Entrambi devono fare i conti con un passato difficile e tormentato, e quando inizia a farsi strada un sentimento più profondo, le barriere che hanno faticosamente costruito negli anni per proteggersi rischiano inevitabilmente di crollare. Sullo sfondo della New York sfavillante dell'alta finanza, dove apparenza e ricchezza contano più di ogni altra cosa, Eva e Gideon sono costretti a mettersi totalmente in gioco e a lasciarsi andare alla loro ossessione. "A nudo per te" è il primo romanzo della Crossfire Trilogy.

Recensione

Ho intravisto questo libro circa due mesi fa, se non ricordo male, in una libreria Arion di Roma. Faceva bella mostra su una pila di libri dello stesso genere ed era immancabilmente accostato all'ormai celeberrimo Cinquanta sfumature di grigio. L'ho preso e sfogliandolo ho deciso di non comprarlo perché mi sembrava molto simile nello stile al suo amichetto uscito tempo prima. E' stato dopo un altro mese che ho pensato, ritrovandomelo sotto il naso di nuovo, che leggerlo era quasi un dovere. Io leggo quasi tutto, (gli horror proprio non fanno per me), e se non avessi letto il nuovo libro di Sylvia Day non avrei potuto farmi un'opinione.

Sfogliando le prime pagine vi troverete davanti ai ringraziamenti che l'autrice fa a Pinco e a Pallino, fra questi spunterà anche la James, che secondo me avrebbe potuto benissimo farle causa per plagio: forse è per questo che la cara Sylvia ha messo le mani avanti. (Dai, questa era divertente). Qui non troverete un paragone fra i due libri erotici dell'anno, ma più semplicemente una critica all'ultimo uscito. Dico questo perché ho trovato diverse recensioni del libro, anche ben fatte, che però lo paragonano continuamente al romanzo della James_ in questo caso si tratta di discutere solo di A nudo per te, con qualche accenno a Cinquanta sfumature di grigio.

Vediamo nel dettaglio i punti deboli e quelli di forza del libro, iniziando da questi ultimi: nonostante la storia ricalchi fedelmente la trama della James, a differenza di quest'ultima è intrigante, almeno fino alla metà del libro. Il lettore è in qualche modo catturato perché la protagonista, Eva, è una donna sicura di sé e ricca, una protagonista che non si lascia dominare ma che tiene il protagonista maschile, Gideon, sulla corda per diverso tempo.
I personaggi e le ambientazioni variano, il lettore non è annoiato, e la trama scorre con tranquillità.
Sylvia Day non parla solo ed esclusivamente d'amore, ma inserisce tematiche varie fra cui l'amicizia e l'amore materno. Dimostra quindi di voler dare spessore al romanzo, che al contrario del libro della James risulta poco monotono in tutti i suoi aspetti. Le scene di sesso sono molto realistiche e varie. I luoghi, i momenti, le situazioni e le posizioni, intriganti e seducenti quel tanto che basta a farti arrivare a metà libro in due ore. L'autrice, furbescamente, ha saputo sfruttare l'onda del successo della sua collega, e stimolando la curiosità ormai sollazzata delle lettrici della James ha ricreato una storia simile a quella tra Ana e Christian.

Passando ai punti deboli: la volgarità. Non ho ancora ben compreso perché la cara Day abbia preferito usare il sostantivo "cazzo", piuttosto che "membro", "fallo" o che altro ne so io. Espressioni come voglio il tuo cazzo dentro impoveriscono il pathos della narrazione. Se stessimo parlando di un dialogo vocale sarebbe sicuramente fuori luogo dire "voglio il tuo fallo dentro di me", ma se io, scrittrice, stessi descrivendo una scena così calda e non volessi perdermi il lettore per strada, lo avvolgerei con il lessico, lasciando non detti alcuni termini che, per quanto calzanti, distraggono, lasciando la lettrice un po' spiazzata. Perché quest'osservazione sulla volgarità? Per il semplice motivo che la nostra Eva Tramell passa da un oh, come vorrei che anche lui provasse qualcosa per me a, dopo trenta secondi, scopami, dammi il cazzo come se non ci fosse un domani. Mi sfugge qualcosa? Eva è bipolare? L'uso di questi termini così forti è talmente in contrasto con quello che pensa la protagonista che alle volte mi sembrava si stesse parlando di due persone diverse. Inoltre Eva si "innamora" di lui troppo velocemente, errore che accomuno anche alla James: entrambe spezzano l'emozione dell'innamoramento arrivando subito al pathos amoroso, vanno di corsa, sembra che dal giorno alla notte queste donne si scoprano follemente innamorate. Quando lo sappiamo tutti di cosa sono innamorate dopo cinquanta pagine.

Ancora: un calderone di tematiche. Nel romanzo (e siamo solo al primo, non voglio immaginare gli altri) si affrontano le tematiche di: amore, stupro, sesso, amicizia, rapporto malato con i genitori. Se questi temi fossero affrontati in un libro con una trama diversa lo accetterei, ma visto che chi compra A nudo per te sa già che cosa aspettarsi, e cioè un libro che parla di sesso e di un uomo di potere che ha solo una cosa in testa; la protagonista lo aiuterà a riemergere dalla melma che avvolge il suo passato e lui capirà quanta paura si nasconde dietro il suo timore di un rapporto sano. Qui le cose sono ben diverse: sono entrambi psicologicamente provati e a tratti disturbati, e un libro che dovrebbe essere un innocuo passatempo ti regala frasi tipo: e lui, per evitare che parlassi, spezzò il collo del mio gatto e me lo lasciò sul letto. Sono inorridita. Non serviva, Sylvia, non serviva proprio.

E dopo averci riempito la testa con i loro problemi, ecco che l'autrice pensa bene di inserire il classico siparietto a tre, dove la terza donna è innamoratissima del nostro supermegafantasmagorico Gideon. Banalità... un elemento imprescindibile. Non bastava il gatto morto? Lo stupro ripetuto per anni e anni ai danni di Eva o l'immagine di Gideon che si sveglia in piena notte facendosi una sega indemoniata e rischiando di staccarsi l'uccello? Serviva anche la terza donna, Sylvia? Anche stavolta, non serviva, suvvia.

Arriviamo quasi alla fine e Gideon, il nostro uomo tanto fragile e tanto, ma tanto figo, le fa capire che è un dominatore. Ma come, alla fine? Che senso ha buttare là una cosa così importante quando, nel corso della storia, questo piccolo fatto non è mai emerso? Mi sembra di dover ribadire il concetto del calderone. Troppe cose, troppa confusione.

Finiamo in bellezza narrando la vicenda che vede protagonista il migliore amico di Eva, anche lui molto problematico e vittima di un passato poco piacevole. Che questo ragazzo abbia dei costumi sessuali espliciti ce lo dice la cara Sylvia fin dalle prime pagine, ma che arrivi alla fine del libro a prendere parte a un'orgia con il rischio di causare problemi alla sua migliore amica e salvatrice, è altra verdura al nostro minestrone contenuto nel calderone.

Che dire, già, che dire. Leggerò il secondo e non vi dirò di non leggerlo perché, Moccia a parte, ho letto molto di peggio, e questo in tutta onestà si fa leggere. Escludiamo la banalità, la tristezza nel vedere come le donne raccontano le donne in alcuni libri, e la semplicità di linguaggio. Il mio umilissimo parere è stato abbondantemente sviscerato, a voi la scelta di leggerlo o meno.

Sylvia Day è una scrittrice molto prolifica, dei suoi romanzi, solo quelli in puro stile Harmony sono stati tradotti in italiano al momento. Indubbiamente potremmo avere delle piacevoli sorprese leggendo qualcosa di diverso scritto dalla sua penna.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: A nudo per te
  • Titolo originale: Bared to you. The Crossfire Trilogy. Vol. 1
  • Autore: Sylvia Day
  • Traduttore: Zucca S.
  • Editore: Mondadori  
  • Data di Pubblicazione: 2012 
  • Collana: Omnibus
  • ISBN-13: 9788804625346
  • Pagine: 334 pagine
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,90 (disponibile anche in ebook a € 6,99)
 

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