Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post

7 aprile 2017

L'opera d'arte del futuro - Richard Wagner

Torna disponibile al grande pubblico un'opera fondamentale per capire la modernità e gli sviluppi dell'arte e dell'estetica contemporanea. Si tratta di un libro seminale che ha influenzato intere generazioni di artisti e pensatori, come mostrano i tre saggi introduttivi di Paolo Bolpagni, Andrea Balzola e Anna Maria Monteverdi. Con questa opera breve, intensa, polemica, e alle volte confusa ma geniale, scritta nell'anno spartiacque del 1849, Wagner si proponeva di rivoluzionare l'intero concetto di arte della tradizione occidentale, riconducendolo all'ideale dei classici. Wagner era categorico: un'opera d'arte moderna non può che essere inclusiva di tutte le forme artistiche: la poesia, la danza, la pittura, la scultura, la musica, l'architettura e la parola. Non è forse questo il moderno concetto di mash-up? Non è forse questo quello che ricercano la produzione artistica contemporanea e la comunicazione più innovativa? Sarà per primo lo stesso Wagner che cercherà di realizzare nelle sue opere questo ideale multimediale. La lettura di questa operetta vi porterà all'origine del tutto. Buon viaggio a bordo della macchina del tempo!

Recensione

Quale sarà l'opera d'arte del futuro? Oggi verrebbe da dire: tutto, o quasi. La multimedialità ha invaso e riplasmato dall'interno la nostra vita, la nostra quotidianità, e, benché si possa lamentare una perdita di qualità che in genere si accompagna ai processi di massificazione e all'estensione di un qualsivoglia prodotto pensato originariamente come elitario, credo che si possa largamente convergere sull'idea che la tanto discussa e decantata multimedialità abbia spinto la collettività ad aprirsi a un pensiero plurale. In ogni caso, è qualcosa in cui ormai siamo immersi senza nemmeno rendercene conto, al punto che non sapremmo nemmeno tracciare una linea di demarcazione temporale: persino i celebri "15 minuti di celebrità", citazione attribuita a Andy Warhol, sembrano cosa vecchia. Sorprenderà allora, con autentico e meravigliato sgomento apprendere che già nella metà dell'Ottocento l'illustre compositore Richard Wagner vaneggiava di opere d'arte del futuro, presentando una precoce intuizione del concetto di multimedialità.

Questo è, in parole povere, il taglio dello stravagante (forse non così troppo) saggio di Wagner, restituito al pubblico italiano dai tipi di goWare. E' anche il taglio opportunamente scelto dalla selezione di tre saggi italiani che introducono l'opera wagneriana, e che davvero arricchiscono il libro. Considerazione che introduce la prima e fondamentale domanda: a chi consigliare un libro del genere? Sì, è un saggio di filosofia estetica, fortemente adatto agli addetti ai lavori, ma no, non è un libro che intenda sottrarsi anche al lettore occasionale. I tre saggi, con notevoli differenze stilistiche, ovviamente, ma anche contenutistiche, riescono grosso modo a offrire una infarinatura generale al problema estetico, o quanto meno suggeriscono un convincente punto di vista dal quale approcciare l'opera di Wagner. La multimedialità, appunto. Perché Wagner, che sogna un futuro con gli occhi di un romantico tedesco ottocentesco, riesce a spingersi fino a giorni nostri; la multimedialità, l'opera d'arte "totale", la convergenza dei sensi e degli stili artistici trovano facili appigli nella riflessione contemporanea. Personalmente, devo dire pregevole il secondo dei tre saggi, quello di Balzola, che offre una esauriente carrellata storica del concetto di "opera d'arte totale" (o multimediale, se vogliamo) dai Romantici alla contemporaneità, passando per tutte le avanguardie storiche e artistiche.

Quanto a Wagner, la visionarietà della sua riflessione estetica e la caleidoscopicità delle influenze storiche, filosofiche ed estetiche si accompagnano sorprendentemente a una struttura piana e lineare, con evidenti richiami alle Lezioni di Estetica di Hegel e, forse più inconsciamente, alla struttura della Poetica di Aristotele. La prima sezione, dal sapore introduttivo, è forse quella più interessante, perché riflette il pensiero estetico, ma soprattutto storico-filosofico di Wagner, e della sua riflessione artistica costituisce la base fondamentale. L'opera d'arte del futuro è, lo si può anticipare senza timore di spoiler, l'opera d'arte della collettività tutta, che rappresenti l'Uomo-Popolo: non bisogna aggiungere altro per capire quanto Wagner sia intriso di spirito romantico, da vero uomo dell'Ottocento. In questa sezione dunque si dilunga sufficientemente a discutere e ribadire le sue concezioni filosofiche: un calderone vivace in cui si mescolano soprattutto le diverse anime dell'anti-hegelismo: il materialismo di Feuerbach, da cui attinge con gusto citazionistico fino a rasentare il plagio, ma anche il rigurgito kantiano in Schopenhauer. Il materialismo storico di Marx è un presente assente: se ne avverte l'ombra imponente, ma in qualche raro caso Wagner si lascia sfuggire una adesione al Comunismo, che però è stravolto rispetto all'originale: per un artista che persegue un'opera d'arte collettiva e totale, il comunismo non è altro che il contrario dell'egoismo, dell'individualismo, del solipsismo autarchico delle opere d'arte individuali. Non ci si aspetti di trovare, invece, qualcosa di nietzschiano: al tempo della stesura del saggio (1849), Wagner e Nietzsche non si erano ancora incontrati.
E' la prima sezione, dunque, a fornire un po' la chiave di lettura dell'opera: la più difficile da leggere, specie per un lettore non addetto ai lavori, ma anche la più interessante, piena com'è di spunti di approfondimento, grazie anche alle note dell'Autore a margine.

Le altre due sezioni hanno un sapore più tradizionale: la seconda tratta rapidamente "le tre specie d'arte puramente umane": la danza, la musica e la poesia, con un crescendo verso quest'ultima, di cui il dramma costituisce l'evoluzione sublime. La terza sezione ripropone il trittico dal sapore hegeliano, trattando le tre arti di originale naturale: l'architettura, la scultura e la pittura.  Più semplici nella trattazione lineare dei contenuti, queste due sezioni, di contro, mi sono sembrate più noiose rispetto alla prima, o almeno, prive di particolari attrattive e spunti di approfondimento.
Conclude l'opera la virata finale sui "principi dell'opera d'arte del futuro" e sull'"artista del futuro", in un crescendo dal fortissimo sapore romantico che si ricollega magnificamente all'esordio del saggio: l'apoteosi dell'uomo "che si fa artista", ovvero dell'uomo che è "tutti gli artisti" insieme.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'opera d'arte del futuro. Alle origini della multimedialità.
  • Titolo originale: Das Kunstwerk der Zukunft
  • Autore: Richard Wagner
  • Traduttore: A. Cozzi
  • Editore: goWare
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Meme
  • ISBN-13: 9788867976799
  • Pagine: 216
  • Formato - Prezzo: Brossura - 11,99 Euro

13 maggio 2016

Rock oltre Cortina - Alessandro Pomponi

Nel secondo dopoguerra l'Europa ha vissuto anni difficili, segnati dalla contrapposizione ideologica e politica tra i paesi dell'Ovest e quelli dell'Est. Ma in quegli stessi anni, anche al di là della Cortina di Ferro, è esplosa la musica rock: una forma culturale universale, fino ad allora sconosciuta, che prendendo le mosse da Elvis Presley e dai Beatles si è incarnata in innumerevoli forme realmente rivoluzionarie, come beat, psichedelia e progressive, catalizzando l'energia e la creatività di milioni di giovani in tutto il mondo. Questo libro racconta per la prima volta le vicende di coloro che, tra mille difficoltà, cercarono di proporre musica rock negli anni '60 e '70 nei paesi che nel dopoguerra finirono sotto l'influenza comunista dell'Unione Sovietica e afferirono al Patto di Varsavia: Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Repubblica Democratica di Germania, Polonia e Bulgaria. Una storia fatta di battaglie quotidiane con le autorità e con la censura, punteggiata di ostacoli duri da superare e di lotte burocratiche contro un sistema ottuso e conservatore, ma anche e soprattutto una storia di successi e di grandi realizzazioni artistiche.

Recensione

Ufficio distrettuale della polizia del popolo di Lipsia
sezione K commissariato I/2
Lipsia 5.3.1965

Nell'anno 1964 sono stati fondati nella città di Lipsia alcuni gruppi musicali giovanili da ballo. Questi gruppi musicali dilettanti cercano di interpretare musica nel cosiddetto “stile Beathle”. [sic] Ne fanno parte i gruppi “The Butlers”, “The Shattlers”, “The Starlets”, “Guitar-Men” e “Shake-Hands”.
A eccezione del gruppo “Shake-Hands”, tutti gli altri gruppi sono stati autorizzati dall'ufficio per le attività culturali del Consiglio Comunale di Lipsia in quanto gruppi musicali da ballo dilettanti.
Questi gruppi hanno una popolarità che si estende fino alla città di Lipsia e dintorni.
Il contegno e l'atteggiamento dei singoli gruppi durante le esibizioni di danza a nostro avviso perseguono l'obiettivo di condurre all'estasi i giovani lì presenti. L'interpretazione dei brani musicali viene eseguito in maniera tale (volume eccessivamente alto) che ne derivano risse per futili motivi, comportamenti teppistici e conseguente danneggiamento di beni materiali. Ciò viene inoltre favorito dal fatto che gli spazi destinati alle esibizioni sono regolarmente affollatissimi.
Tramite la sorveglianza di consimili esibizioni e le indagini delle commissioni si è potuto stabilire che ognuno dei gruppi dispone di un determinato seguito di spettatori. A essi appartengono i parte giovani pregiudicati e a rischio. […]
Sulla base delle rielaborazioni (sinora non ufficiali) di quanto osservato, si può valutare che lo stile e l'atteggiamento dei membri del gruppo musicale siano un'espressione o meglio un sintomo di azione di disturbo politico-ideologica.
Il punto di partenza per le violazioni è da ricercarsi in gran parte nello stile musicale dei gruppi. Il formarsi di raggruppamenti,in particolar modo quelli composti da sostenitori dei gruppi musicali più in voga, ha regolarmente dato luogo a violazioni che hanno reso necessario l'intervento della Polizia Popolare. (pagg. 342-343)

Il nome “Illés” vi dice nulla? Oppure quello dei “Modrý efekt”? “Niebiesko-Czarni” vi fa suonare qualche campana? No? Più che legittimo, ma sappiate che se siete amanti della musica anni '60-'70 avete l'obbligo morale di andare a conoscere questi gruppi e, più in generale, tutto il movimento rock, beat, progressive e psichedelico che si sviluppò al di là del muro.

Nonostante i divieti e con i dovuti distinguo nazione per nazione - quello che ho riportato ad inizio recensione è un rapporto proveniente dalla Germania dell'Est, uno dei paesi più repressivi -, nei paesi del Blocco ci furono musicisti che nulla avevano da invidiare a quelli occidentali, paradossalmente grazie anche all'imposizione del permesso di esibizione che veniva dato, previo esame, solo a chi riusciva a far valere le proprie capacità artistiche.
Un altro paradosso risiede nel fatto che, nonostante siano stati ispirati dall'occidente, i gruppi dell'Est Europa riuscirono a non essere semplicemente dei cloni derivativi proprio grazie ai divieti e alle limitazioni imposte dai regimi: non potendo ascoltare musica occidentale se non in maniera limitata o fuori legge, riuscirono a fare geniali, genuine, talvolta ingenue ma quasi sempre estremamente personali rielaborazioni del rock, attingendo alle tradizioni locali e alla propria lingua madre per raggirare le censure.

Attraverso un enorme lavoro di ricerca Alessandro Pomponi ha creato un valido compendio gettando luce su una branca della musica rock rimasta oscura anche agli appassionati.
Minuzioso e appassionato, senza connotazioni politiche che avrebbero potuto rovinare l'intento stesso della riscoperta musicale, Rock oltre Cortina è un libro ricco di aneddoti e storie di band misconosciute e personaggi assurti ad eroi locali – caso di Imre Nagy, il Jimi Hendrix ungherese che poca fortuna ha avuto in vita - che ha l'unico limite nell'interesse che, un po' pregiudizialmente, può suscitare l'argomento trattato.
Un saggio originale e completo, consigliato a chi è appassionato di un genere che ha segnato la storia della musica e vuole scoprire nuovi nomi da affiancare ai mostri sacri occidentali.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Rock oltre Cortina
  • Autore: Alessandro Pomponi
  • Editore: Tsunami Edizioni
  • Data di Pubblicazione: Febbraio 2016
  • ISBN-13: 9788896131848
  • Pagine: 400
  • Formato - Prezzo: Brossurato - 22,00 Euro

6 luglio 2014

Transmission. Vita, morte e visioni di Ian Curtis, Joy Division – Alessandro Angeli

Non un libro storico sulle minuzie biografiche dei Joy Division, non un calco dell'icona macabra e maledetta di Curtis, non una ricerca sulle cause che lo spinsero alla fine, piuttosto un racconto scritto da dentro, alla ricerca dell'uomo, lontano dalle facili e stereotipate mitizzazioni dell'industria musicale. Un romanzo di immagini che ci consegna le fragilità e la solitudine di un ragazzo nella Manchester spettrale e arrabbiata degli ultimi anni '70. Una città di ferro e ombre, quelle stesse che attraversano l'animo di lan e che egli cerca di rivelare nelle sue canzoni, fino alle estreme conseguenze, snudando il male alle radici dell'Occidente. La voce di un poeta moderno, che alle rassicuranti promesse della fama ha anteposto la sua autenticità.

Recensione

Scrivere di un artista diventato un mito, un’icona della musica contemporanea, è certamente un’impresa ardua; il rischio sempre presente è quello di cadere nell’agiografia oppure nella svalutazione aprioristica di tutto quello che lo riguarda, episodi biografici e opere. Le cose si complicano se il personaggio in questione si è suicidato a soli 23 anni; è difficile sfuggire alla tentazione di indagare se la sua fu vana gloria (per dimostrarlo o confutarlo irrevocabilmente) oppure di scandagliare tra le pieghe della sua mente per trovare, da qualche parte, la spiegazione del gesto estremo che ha scelto di compiere.

Idealmente il risultato migliore si ottiene rimanendo equidistante da ambedue gli estremi, senza prendere una posizione e lasciando che i fatti parlino da sé: proprio questa sembra essere la strategia adottata da Alessandro Angeli per farci conoscere Ian Curtis, leader dei Joy Division, una delle più famose e influenti band della storia della musica rock. La narrazione è scandita dai testi delle più famose canzoni del gruppo: ogni capitolo è il titolo di una canzone e descrive gli eventi salienti della vita del gruppo e, soprattutto, di Ian Curtis; il tentativo è mostrare come gli interessi di Ian, le sue vicende personali e il suo mondo interiore si traducessero in testi e musica. Gli episodi narrati però risultano slegati e la lettura ne risente. La distanza dell’autore dai fatti narrati in alcune parti riduce la narrazione a un elenco di fatti ordinati cronologicamente; la narrazione inizia con Ian già adolescente, un adolescente problematico di cui non sappiamo molto (e non sapremo molto neanche in seguito): un maggiore approfondimento psicologico avrebbe aiutato il lettore ad entrare in sintonia con il protagonista e la sua storia.

Transmission sembra, essenzialmente, rivolgersi ai fan dei Joy Division, a coloro che conoscono la storia della band e sono interessati a una maggiore riflessione critica sui testi delle canzoni, sul modo di Ian Curtis di trasformare il suo disagio e la sua sofferenza in testi e musica. Le parti più notevoli sono quelle in cui l'autore riesce a farci sentire la musica e vedere un concerto dei Joy Division, che denotano una notevole proprietà di linguaggio insieme alla capacità di mettere in relazione la descrizione degli eventi con gli stati emotivi che li hanno generati.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Transmission. Vita, morte e visioni di Ian Curtis, Joy Division
  • Autore: Alessandro Angeli
  • Editore: Nuovi Equilibri
  • Data di Pubblicazione: 1 marzo 2014
  • Collana: Grande sconcerto
  • ISBN-13: 9788862224024
  • Pagine: 118
  • Formato - Prezzo: brossura – 17,50 Euro

21 marzo 2014

Perché Ciajkovskij si nascose sotto il divano - Steven Isserlis

Dopo il successo di Perché Beethoven lanciò lo stufato, Steven Isserlis, brillante violoncellista di fama internazionale, ci trascina irresistibilmente nel mondo di altri sei grandi compositori, presentandoli ai ragazzi con la sua arguta vivacità, raccontandone le vicende biografiche e descrivendone le opere più significative in modo dettagliato ma accessibile.
Traboccante di notizie, aneddoti, curiosità e illustrazioni, questo libro offe una lettura appassionante e divertente per i ragazzi e i loro genitori.


Recensione

Steven Isserlis, oltre a essere uno stimato violoncellista inglese, è un grande sostenitore della divulgazione della musica classica fra i più giovani. Fortunatamente (per lui e per noi), Isserlis è anche un buon comunicatore, in particolar modo verso i ragazzi, non sorprende quindi che il suo primo saggio, Perché Beethoven lanciò lo stufato, abbia riscosso un grosso successo e l'abbia spinto a replicare scegliendo di raccontare le vite di altri sei musicisti famosi: Händel, Haydn, Schubert, Ciajkovskij, Dvořák e Fauré.
Le biografie hanno tutte la stessa struttura: vi è una prima parte introduttiva in cui l'autore presenta la vita del personaggio in modo piuttosto discorsivo, puntando molto sulle sue relazioni personali con gli amici e colleghi che hanno influenzato la sua opera e ricorrendo spesso allo stratagemma di condurre il lettore attraverso una "giornata tipo" del compositore. In questo modo, non solo Isserlis rende vivi e reali uomini vissuti in epoche in cui ancora si andava in giro con grossi parrucconi ingombranti o simpatici baffoni a manubrio, ma ne approfitta per raccontare qual era lo stile di vita in Europa tra il 1600 e il 1900. I lettori hanno così ricevuto una doppia lezione di storia senza nemmeno rendersene conto anzi, le vicende sono solitamente raccontate in modo da incuriosire ancor di più verso un certo periodo storico.
Queste introduzioni sono poi seguite dalla scheda biografica vera e propria in cui l'autore si concentra su passi precisi della vita dei compositori (la nascita, il primo impiego, la prima esibizione pubblica) abbinando anche qui un piccolo aneddoto ad ogni passaggio. Infine ogni capitolo è concluso da una breve descrizione delle caratteristiche principali della produzione musicale e preziosissimi consigli su cosa ascoltare quando ci si avvicina ad un determinato musicista per la prima volta. Isserlis si rivolge al suo pubblico in modo semplice e divertente ma mai fasullo o forzato, i suoi continui riferimenti alla quotidianità rendono i compositori più umani comunicando l'idea la genialità può convivere con un'innata timidezza come nel caso di Schubert o mostrarsi tardi nel tempo, come accadde a Fauré.
L'autore adegua il suo linguaggio all'età dei suoi lettori ma lo fa senza ipocrisie e falsi pudori; l'omosessualità di Ciajkovskij, le infedeltà di Fauré, la sifilide del povero Schubert sono raccontate per quel che sono, ovvero parti della vita dei compositori come tutte le altre sulle quali non è necessario glissare con fare imbarazzato perché è anche in questo modo che i bambini ereditano i pregiudizi dagli adulti.
In conclusione questo saggio è una lettura consigliatissima, informata, interessante e originale tanto da essere più che godibile anche da un pubblico adulto che troverà piuttosto divertente scoprire perché Ciajkovskij si nascose sotto il divano o in che occasioni Händel agitava il parruccone.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Perché Ciajkovskij si nascose sotto il divano
  • Titolo originale: Why Handel waggled his wig
  • Autore: Steven Isserlis
  • Traduttore: Cecilia Rivers
  • Editore: Curci Editore
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Curci young
  • ISBN-13: 9788863951363
  • Pagine: 336
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13.90 Euro

26 novembre 2013

Armageddon Rag - George R.R. Martin

Sandy Blair, ex giornalista underground, conduce una vita monotona a New York fino a quando non subisce una svolta improvvisa. Dalla vecchia rivista Hedgehog gli chiedono un articolo su un misterioso e raccapricciante omicidio di cui è rimasto vittima Jamie Lynch, ex promoter dei Nazgùl; un gruppo rock simbolo degli anni Sessanta. La ricerca degli indizi per la stesura del pezzo diventa per Sandy l'occasione di un lungo viaggio per gli Stati Uniti, un viaggio alla riscoperta di sé e di un mondo estinto, sullo sfondo della musica dei Nazgùl, chiamati a riunirsi per un ultimo, letale concerto. Sandy deve combattere contro i fantasmi di un'intera generazione, poiché dalle misteriose e demoniache profondità di quegli ambienti underground sta risorgendo il lato più oscuro dell'Era dell'Acquario...

Recensione

Bisognerebbe essere ormai fuori dal mondo per non sapere che G.R.R. Martin non è solo fantasy: la Mondadori e la Gargoyle, negli ultimi anni, hanno riportato in auge opere -giovanili e non- molto diverse da Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Armageddon Rag appartiene alla prima fase della sua produzione: scritto e pubblicato a soli cinque anni dall'esordio con Dying of the Light e passato inizialmente inosservato, il romanzo è un mystery dai toni serrati ambientato nel mondo della musica degli anni '60.
Sandy Blair, un tempo attivista hippie, da molto ha abbandonato la carriera di giornalista musicale ed è uno scrittore di discreto successo. Jared Patterson, direttore della rivista Hedgehog per cui lo stesso Sandy lavorava prima di essere rimpiazzato da redattori più giovani, lo contatta improvvisamente per chiedergli di scrivere un pezzo: Jamie Lynch, agente e promoter di gruppi storici negli anni Sessanta, è stato infatti ritrovato con il cuore strappato su un poster dei Nazgul, notissimo gruppo da lui rappresentato, esattamente dieci anni dopo l'assassinio del suo cantante Pat "Hobbit" Hobbins durante un concerto. Sandy decide di prendersi una pausa dalla scrittura e di intraprendere un lungo viaggio che lo condurrà attraverso mezza America, viaggio che lo riporterà nel mondo del rock degli anni '60 sulle tracce dei restanti componenti dei Nazgul per indagare sull'omicidio Lynch. Lungo la strada Sandy ritroverà i suoi vecchi amici, anche loro sconfitti dal fallimento del sogno dell'Acquario, e finirà per fare i conti con ciò che lui stesso è diventato.
Armageddon Rag non è solo un mystery che ricostruisce i moventi e l'assassino di un delitto: il viaggio di Sandy consente all'autore di tirare le somme di ciò che resta di quella generazione idealista e rivoluzionaria. C'è chi ancora persegue l'idea di un mondo in armonia con la Natura e l'Universo; chi, alle soglie della mezza età, ha realizzato in ritardo che è il momento di rientrare nel sistema; per qualcuno quel momento è giunto già da un pezzo, e nel sistema capitalistico ci è rientrato perfettamente; qualcun altro è stato costretto a rientrarci con la forza; c'è poi chi si è dato alla carriera dell'insegnamento, nella speranza di ravvivare le idee della generazione successiva. Tutti, in ogni caso, hanno dovuto fare i conti con il passare del tempo, con il fallimento dei propri ideali, con il cambio generazionale, con la certezza che quella tentata rivoluzione non ha mai avuto luogo. Tutti, meno qualcuno, colui che si cela dietro il caso Lynch.
La musica, che permea tutto il romanzo, gioca chiaramente un ruolo chiave nella storia: l'assassinio di Jamie Lynch e i delitti che seguiranno sembrano seguire uno schema sfuggente che ha a che fare con la storia dei Nazgul e soprattutto con il loro ultimo album, Music to Wake the Dead, la cui ultima canzone, durante la quale Pat fu ucciso da una fucilata senza che i colpevoli venissero mai rintracciati, è Armageddon Rag. Simbolo e motore del movimento flower power, la musica accompagna il protagonista attraverso le sue indagini, fa da sottofondo ai suoi incubi, alle sue visioni e ai suoi ricordi, ora nostalgica, ora prorompente, ora terrorizzante. Tali elementi fanno di Armageddon Rag un'opera che può essere apprezzata pienamente solo da chi quegli anni li ha vissuti, di quella musica ne è completamente imbevuto, e - come Martin, che nel '68 aveva vent'anni - può dunque prendere atto della fine di quell'era e dell'inadempimento delle sue promesse.
Gli altri lettori (la maggior parte) possono comunque godersi una buona trama, una scrittura non all'altezza delle successive opere ma comunque soddisfacente, e magari scoprire o riscoprire qualche brano storico. A tal proposito, un appunto che mi sentirei di fare all'edizione italiana è la scelta di tradurre la maggior parte dei versi estrapolati dai testi delle canzoni: anche se non tutti i lettori conoscono l'inglese, il senso è di comprensione quasi immediata, e in italiano il rock suona piuttosto fiacco e quasi ridicolo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Armageddon Rag
  • Titolo originale: The Armageddon Rag
  • Autore: George R.R. Martin
  • Traduttore: Benedetta Tavani
  • Editore: Gargoyle
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Extra
  • ISBN-13: 9788889541975
  • Pagine: 478
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 16.50 Euro

24 agosto 2013

Alta fedeltà - Nick Hornby

In una Londra irrequieta e vibrante, le avventure, gli amori, la passione per la musica, le disillusioni di una generazione di trentenni ancora piena di voglia di vivere.
Commovente, scanzonato, amaro ma soprattutto divertente, Alta fedeltà è il libro culto della nuova narrativa inglese, diventato un grande successo internazionale.




Recensione

Alta fedeltà è un romanzo piacevolissimo. C'è Londra, la musica, l'amore, le delusioni, l'ironia.

Rob Gordon, il trentenne protagonista del romanzo che racconta la sua vita in prima persona con tono confidenziale e linguaggio moderno, ci appassiona fin dalle prime pagine. Rob è un anti- eroe, un personaggio pieno di incertezze e di debolezze: a trentasei anni non è ancora riuscito a trovare un senso alla sua vita e l'unica cosa di cui è soddisfatto è la sua sterminata collezione di dischi. La musica è il suo punto di vista sul mondo, il metro con cui giudicare le altre persone: una cosa che molte persone che contornano la sua vita trovano spesso superficiale o incomprensibile.

Dopo aver abbandonato l'università anche a causa di una forte delusione amorosa gestisce un negozio di dischi insieme a Dick e Barry, due personaggi a dir poco particolari, con la fissa per la musica e poco altro. Da poco è stato lasciato da Laura, la sua fidanzata, una donna ormai affermata nel lavoro e sicura di sé, e i fantasmi delle ragazze del passato che lo hanno ferito continuano a tornargli alla mente e a porgli interrogativi. Ecco perché cercherà di recuperare i loro numeri e incontrarle dopo più di dieci anni.

I figli, il matrimonio, il pensiero di un lavoro più gratificante sono sogni che ancora non rientrano nel suo modo di vivere e di pensare così adolescenziale. Il filo conduttore della vicenda è costituito dalla vita monotona e dalle continue paranoie di Rob, dai suoi incontri e dai suoi pensieri ma soprattutto dalle sue divertenti Top 5: i cinque dischi migliori, le cinque principali delusioni, i cinque film preferiti e così via.

Riuscirà a riconquistare Laura e a capire cosa sia veramente importante nella vita?

Un romanzo senza troppe pretese, dallo stile scorrevole, da leggere come lettura d'intrattenimento e come esempio di perfetto humour britannico. Dialoghi e riflessioni sono alternati sapientemente, alcune parti risultano a mio avviso molto brillanti e ironiche, anche se i contenuti in generale lasciano un po' a desiderare, non si può certo definire un romanzo troppo profondo o psicologico.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Alta fedeltà
  • Titolo originale: High fidelity
  • Autore: Nick Hornby
  • Traduttore: Noulian L.
  • Editore: Guanda
  • Data di Pubblicazione: 1999
  • Collana: Le Fenici
  • ISBN-13: 9788882461522
  • Pagine: 253
  • Formato - Prezzo: Brossura - 11,00 Euro

29 febbraio 2012

Tre anni di blog - Giveaway #13: Rapsodia su un solo tema di Claudio Morandini

Cari lettori, eccoci all'appuntamento finale con la nostra maratona di giveaway. L'ultima nostra proposta è un romanzo particolare, che ha entusiasmato sia Polyfilo che Sakura, che hanno avuto la possibilità di leggerlo e recensirlo per la Stamberga. Stiamo parlando di Rapsodia su un solo tema di Claudio Morandini, un'opera dalle mille definizioni, un po' romanzo, un po' saggio, un po' pamphlet che ha al suo centro la Musica.
Vi ricordiamo per l'ultima volta che per partecipare ai giveaway dovete essere followers pubblici del blog (se non lo siete, è sufficiente andare nella colonna a sinistra e cliccare su Unisciti a questo sito), compilare i form, e infine lasciare un commento di senso compiuto a questo post, magari scrivendoci perché vorreste leggere questo libro.Fate attenzione che i form da compilare questa volta sono due, uno per ognu libro.
Come sempre non c'è un limite ai giveaway a cui potete iscrivervi e che avete tempo fino a giorno 3 marzo a mezzanotte: il giorno 4 avverrà l'estrazione.


Vi lasciamo alla scheda del libro:


Nel 1996 Ethan Prescott, giovane compositore di Philadelphia, si reca più volte in Russia a incontrare l’anziano collega Rafail Dvoinikov, per una lunga intervista che è anche l’omaggio di un discepolo nei confronti di un maestro quasi dimenticato. Il titolo del progetto, Rapsodia su un solo tema, rimanda a una delle partiture più emblematiche di Dvoinikov. Il vecchio rievoca infanzia e giovinezza, incontri, amori, umiliazioni, con la libertà e il disincanto di chi finalmente non deve più rendere conto a nessuno. La sua musica e le sue parole dimostrano che si può rimanere liberi, come artisti e come uomini, anche sottostando alle direttive di un potere oppressivo. Schiudendosi come una matrioska, questo romanzo combina tentativi di saggio, pagine di conversazioni e di diario, verbali di interrogatori, trascrizioni da un pamphlet settecentesco, per raccontare di musicisti che parlano di altri musicisti che raccontano di altri musicisti che immaginano la vita di altri musicisti ancora. In sottofondo, la Storia, spesso dolorosa ed enigmatica, del Novecento.

Claudio Morandini è nato nel 1960 ad Aosta, dove vive e insegna. In passato ha scritto cicli di commedie per la radio e monologhi per il teatro. Prima di “Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov” (Manni, 2010) ha pubblicato i romanzi “Nora e le ombre” e “Le larve”. Il suo racconto “Le dita fredde” è stato incluso nell’antologia bilingue “Santi – Lives of Modern Saints” edita a Baltimora (Black Arrow Press, 2007). “Fosca – Una novella valdostana” si trova nell’antologia “Nero Piemonte e Valle d’Aosta – Geografie del mistero” appena pubblicato da Perrone. Altri racconti sono apparsi su varie riviste. Sul blog “Letteratitudine” anima il “Dibattito su letteratura e musica”.


Rapsodia su un solo tema di Claudio Morandini
Manni, 2010
Brossura, 18.00 Euro


Concludendo vogliamo ringraziare Manni Editore per averci regalato a disposizione una copia del libro, e vi segnaliamo le recensioni di Sakura e Polyfilo su Rapsodia su un solo tema.


11 aprile 2011

Rapsodia su un solo tema - Claudio Morandini

Nel 1996 Ethan Prescott, giovane compositore di Philadelphia, si reca più volte in Russia a incontrare l’anziano collega Rafail Dvoinikov, per una lunga intervista che è anche l’omaggio di un discepolo nei confronti di un maestro quasi dimenticato. Il titolo del progetto, Rapsodia su un solo tema, rimanda a una delle partiture più emblematiche di Dvoinikov.
Il vecchio rievoca infanzia e giovinezza, incontri, amori, umiliazioni, con la libertà e il disincanto di chi finalmente non deve più rendere conto a nessuno. La sua musica e le sue parole dimostrano che si può rimanere liberi, come artisti e come uomini, anche sottostando alle direttive di un potere oppressivo.
Schiudendosi come una matrioska, questo romanzo combina tentativi di saggio, pagine di conversazioni e di diario, verbali di interrogatori, trascrizioni da un pamphlet settecentesco, per raccontare di musicisti che parlano di altri musicisti che raccontano di altri musicisti che immaginano la vita di altri musicisti ancora.
In sottofondo, la Storia, spesso dolorosa ed enigmatica, del Novecento.

Recensione di Polyfilo

Se fosse un testo classico sarebbe una satira menippea.

La commistione di generi letterari creata da Morandini dà al racconto di questi incontri, che di solito si assocerebbero a barbose pubblicazioni accademiche, un tono fresco, scorrevole, avvolgente, riuscendo a dosare nel giusto equilibrio una sottile vena di ironia con temi profondi e complessi.

La vita privata di Ethan Prescott, musicologo di livello in un ateneo americano e la sua relazione con un jazzista meticoloso e insicuro di dieci anni più grande di lui si mescolano alla biografia di un importante compositore passato attraverso le censure della Russia stalinista, ai suoi ricordi e a documenti che ne raccontano le vicissitudini burocratiche, e a riflessioni più generali sulla storia della musica, e talvolta sulla Storia stessa.

Piccole o grandi storie sono frammiste alla Storia maiuscola sullo stesso livello narrativo: i turbamenti di Ethan, che inaspettatamente, anche per sè stesso, subisce il fascino della solitaria segretaria di Dvoinikov, Paulina, tanto da esserne quasi sconvolto; la quotidianità più spicciola del suo rapporto con il compagno Carl e le sue fisime; le testimonianze del compositore russo nei suoi rapporti con l'ambiente culturale e musicale sovietico insieme a quelle spesso dissacranti sulle debolezze della sua vita coniugale e famigliare, impastate di piccinerie e memorie dolorose.

Impareggiabilmente ironiche le - finte - trascrizioni d'archivio sulle convocazioni che Dvoinikov subiva dal boiardo di partito e mediocre musicista Galavamov, con tanto di processi sommari, ridicole imposizioni, sosia costretti a dialoghi pirandellianamente senza senso.

Lo stile, anzi meglio gli stili, si fondono amalgamandosi armonicamente, le diverse forme di narrazione permettono di mettere in mostra le diverse situazioni con registri e punti di vista diversi, che riescono a far emergere tante sfaccettature del protagonista, a volte in contraddizione tra di loro, senza disturbare il racconto.

Un solo tema di fondo, la libertà e il suo esprimersi attraverso le note musicali, viene analizzato e cucito - questa è appunto una rapsodia: una cucitura di diversi canti - da un ensemble di personaggi variamente e ben assortiti.

Una breve perla da leggere, con tanti riflessi, lieve e toccante insieme, resa preziosa anche dall'incompiutezza del finale, che arriva improvviso e senza spiegazioni, come accade a volte nella vita.

Giudizio:

+4stelle+

Recensione di Sakura

Russia, 1996: Ethan Prescott, giovane compositore americano, desidera rendere omaggio a Rafail Dvoinikov, raccogliendo nel corso di dieci lunghi incontri con l'anziano collega le testimonianze di una vita di sofferenza svilita da un impietoso oblio cui è stata relegata dal panorama musicale.
Ethan vorrebbe riscattare la memoria dell'artista, ormai ritiratosi nelle campagne russe con la sola compagnia della giovanissima assistente Polina, la quale farà anche da interprete tra i due musicisti. Quel che Ethan ricostruisce è la storia di un talento meraviglioso ingabbiato dalla folle burocrazia della Commissione staliniana, pronta a giudicare un assolo di violoncello come un invito alla licenziosità e un'assenza di trombone come un rifiuto della virilità del popolo russo. Costretto all'esilio dai soprusi del bigotto compositore Gavalamov, presidente della Commissione, Rafail viene privato dell'arte e della libertà, e condannato alla dimenticanza del proprio genio.

Con una pluralità di linguaggi sapientemente dosati, Morandini alterna in questo romanzo diaristica, narrativa, saggistica, verbali, epistolari: la vita di Ethan, da lui stesso raccontata nelle pagine del suo diario; la vita di Dvoinikov, ricostruita attraverso conversazioni, vecchi documenti, colloqui con la sua assistente; e, infine, un bizzarro racconto epistolare dal taglio voltairiano che immagina la corrispondenza tra un musicista settecentesco e uno, coevo, in viaggio nel futuro. Le storie s'intrecciano con naturalezza, la ricostruzione storica della Russia del primo Novecento è impressionante, così come pure la proprietà di linguaggio dell'autore che dimostra di sapersi districare tra i più diversi registri linguistici.

Un romanzo decisamente non mainstream, in special modo per le frequenti e puntualissime divagazioni estetiche che chi s'intende di musica saprà apprezzare più che degnamente - meglio di me, di certo, eufemisticamente ignorante in proposito.
Senza dubbio un libro d'alto livello, che si distacca da buona parte della compagine di scrittori italiani, esordienti o affermati che siano.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Rapsodia su un solo tema
  • Autore: Claudio Morandini
  • Editore: Manni Editore
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Pretesti
  • ISBN-13: 9788862662420
  • Pagine: 272
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00
 

La Stamberga dei Lettori Copyright © 2011 | Template design by O Pregador | Powered by Blogger Templates