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21 novembre 2017

The Professor 5: Troll - Marzano, Corbetta, D'Antonio

Il nostro protagonista Benjamin Love alias The Professor dopo il sole della calda Napoli si avventura nelle acque delle Isole Orcadi alla ricerca della verità che si cela dietro il naufragio del "Prometheus". Verità inconfessate e tanto mistero bastano a mescolare le carte in tavola, presentando così al lettore una storia originale e inaspettata.





Recensione

Con il volume numero 5, Troll , The Professor riconferma la sua originalità e la sua capacità di elaborare storie totalmente nuove sfruttando elementi reali e già esistenti: protagonisti di questo volume sono le vicende di un Troll molto famoso nel mondo della letteratura inglese grazie all’abile penna di Mary Shelley e l’ingegno arguto e curioso di un ancora poco noto Bram Stoker, alle prese con i suoi primi racconti – tant’è che nelle ultime pagine si fa riferimento a Van Helsing, il celebre antagonista del conte Dracula che, non a caso, nel 1958 viene interpretato da Peter Cushing. Al centro della storia, un terribile naufragio di una nave dal nome tutt’altro che comune, il Prometheus – così come il primo vascello terrestre capace di viaggi interstellari in Stargate (1994) oppure come la nave spaziale tratta dalla serie Alien – che porta con sé un grande segreto. Il disastro nel Mare del Nord attira il nostro amato Professore che, in compagnia del celebre Stoker – estremamente curioso e affascinato dalla misteriosa tragedia consumatasi improvvisamente e senza lasciare alcuna traccia utile alla ricostruzione dell’accaduto – parte alla volta delle Isole Orcadi.

La storia si rivelerà essere più intricata di quello che sembra e non mancheranno i colpi di scena, il mistero si infittisce a mano a mano che il lettore procede con la lettura ed ecco che ci sentiamo anche noi al fianco del buon Benjamin Love ad indagare per scoprire la verità.

Anche in questo numero, il tratto si rivela estremamente importante e di alta carica espressiva, incidendo moltissimo sulla resa della storia infatti consente di caricare di enfasi il contenuto narrativo.

L’intera vicenda consente al lettore di riflettere sul concetto di umanità e sull’importanza della parola data, le promesse hanno il potere di legare destini completamente diversi in modo così saldo da far sì che neanche il tempo possa scolorire o attenuare l’intensità della loro forza.

Troll lascia spazio a temi come la famiglia, l’amore, il rapporto padre-figlio e consente anche di rompere gli schemi con i luoghi comuni del tempo sulla donna grazie ad una intraprendente figura femminile che scendendo dal cielo, letteralmente, assume una valenza profetica e rivoluzionaria.

Ottima prova ancora, questa volta per Marzano, Corbetta e D’Antonio che continuano a tenere alta la fiamma di The Professor. Una rivoluzione nel campo del fumetto italiano, una scelta coraggiosa ma anche originale. Quello che apprezzo di più di questa testata è la capacità di ri-inventare e di ri-elaborare storie e personaggi già esistenti intrecciandole con le vicende fittizie di Benjamin Love. Ancora una volta un successo che riconferma l’alto livello del fumetto.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 5: Troll
  • Autore: Giancarlo Marzano (testi),Paolo D'Antonio (disegni) e Andrea Corbetta (copertina)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: luglio 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 4 × 20 cm - 4,00 Euro

4 agosto 2017

The Professor 4: Sirena - Martigli, De Carlo, Corbetta, Giorgiani

Benjamin riceve l'invito dal suo vecchio amico Raimondo Conte del Balzo per passare qualche giorno di relax in Italia. Il conte è anche colui che ha regalato al nostro professore Furio, il suo inseparabile cane di razza Mastiff. Un viaggio però che cessa rapidamente di essere solo "di piacere" e che vedrà il nostro professore alle prese con un nuovo mistero a metà tra realtà e mitologia.

Recensione

Con il quarto numero di The Professor, Sirena, ci avviciniamo alla conclusione della prima stagione del fumetto, fissata con l’uscita del sesto numero a settembre, Polvere. Il mio è diventato ormai un appuntamento fisso, sin dal primo numero avevo intravisto un potenziale notevole e devo riconoscere che volume dopo volume, il fumetto si migliora sempre di più non lasciando nulla al caso.

Una caratteristica di The Professor sulla quale nel corso delle recensioni ai volumi precedenti non mi sono ancora soffermata, è il continuo cambiamento di location, ogni numero riserva un diverso sfondo geografico e, inevitabilmente, sociale e culturale. Questa volta il nostro amato Professor Love raggiunge la nostra bella Italia, precisamente Napoli, in compagnia del suo fido Furio in seguito ad un invito di villeggiatura ricevuto da parte di un vecchio amico, Raimondo Conte del Balzo.

La storia è più intricata rispetto alle precedenti e in alcuni punti sembra quasi sfiorare delle punte mitologiche con la citazione grafica – grandissimo omaggio all’Odissea di Omero – del buon Benjamin legato ad un albero maestro attorniato da avvenenti fanciulle e a tratti quasi surreale con i riferimenti all’Inferno di Alighieri – confermati da scelte grafiche notevoli e dalla citazione esplicita “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”, messa in bocca indistintamente a ricchi e poveri come per renderla ancora più veritiera e per rafforzare l’idea secondo la quale la morte davanti al denaro non fa distinzione.

Una donna misteriosa, che ricorda un po’ la Elena di Troia, accende gli spiriti di Benjamin coinvolgendolo in un mistero che pagina dopo pagina si infittisce rapidamente e in compagnia di una figura incappucciata, sono quasi un semi deus ex machina perché portano il Professor Love sulla giusta via da seguire per risolvere la vicenda. Il palazzo abbandonato eredità di famiglia per il Conte, è l’immancabile luogo del terrore che cela nelle sue profondità segreti importanti e sconvolgenti ma la vera rivelazione di questo albo è il buon Furio che con la sua lealtà darà un grande apporto al Professore, evitando il peggio. A fare da cornice alla storia è una maledizione ed anche una vicenda del passato che impedisce al presente di scorrere placidamente: riuscirà il nostro Professore a ritrovare la bella dama che appare e scompare e a risolvere il mistero celato nella stirpe del suo amico?

La bellezza di questo numero oltre che nei disegni, ancora una volta bellissimi – come non citare la differenza di tratto tra la realtà e il sogno/visione – sta nei testi: oltre all’uso impeccabile del dialetto napoletano sia da parte della popolazione del luogo che da parte di Benjamin in simpatica risposta alle affermazioni dei cittadini – cosa che ci fa un po’ sorridere se ripensiamo alla patria inglese del Professor Love – è la scelta di raccontare la coralità di un popolo, che partecipa attivamente alla vicenda e che sin dall’inizio cerca di aiutare Benjamin dandogli delle dritte, che rende vincente e diversa la storia.

Tornando ai disegni, ci tengo ad aggiungere che come sempre, questi aiutano a conferire una grande veridicità alla storia che raccontano, i dettagli sono i punti forti – come la vecchia chiaroveggente rappresentata rugosa e con pochi denti.

Una vicenda originale e che sfiora la dimensione della metafisica come sempre, tenendo il lettore incollato alle pagine. Una prova ancora una volta molto buona che mette in luce un tema su tutti: quello della vendetta e del rancore ma anche della lealtà e dell’affetto sincero – forse anche un po’ di amore non manca se pensiamo a come il nostro Professor Love perda facilmente la testa davanti a belle donzelle!

Appuntamento rinnovato con il numero 5, Troll.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 4: Sirena
  • Autore: Carlo A. Martigli e Giulia Carla De Carlo (testi), Germano Giordani (disegni) e Andrea Corbetta (copertina)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: aprile 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 × 20 cm - 3,50 Euro

28 luglio 2017

The Professor 3: Follia - Astori, Corbetta, Innocenti

Una serie di persone altolocate commette sanguinosi delitti, causati da un'improvvisa quanto inspiegabile follia omicida. O forse si tratta di qualcosa di più arcano? Toccherà a The Professor indagare, ma stavolta non sarà solo. Al suo fianco troveremo Lady Emma Blackman, giovane e bella quanto scettica psichiatra, direttrice dell'antico manicomio di Bethlem, più noto come Bedlam. E non è tutto, perchè il tetro edificio ospita un misterioso personaggio che siamo certi tutti voi conoscerete...Ma sarà davvero lui? A voi scoprirlo.


Recensione

Continua la nostra rassegna su The Professor, il nuovo coraggioso fumetto edito da Erredi Grafiche Editoriali che sta a poco a poco occupando la scena editoriale italiana riscuotendo numerosi consensi. Anche il terzo numero, Follia, rende giustizia ai numeri precedenti – di cui trovate le recensioni qui per il primo numero e qua per il secondo – raccontando una storia interessante che va a toccare un tema caldo ed estremamente attuale: il dibattito tra la Scienza e l’Esoterismo.
Questa volta la storia ritorna nelle terre inglesi dove si consumano atroci e sanguinosi delitti per mano di ricchi e aristocratici mentre sullo sfondo, un illusionista approdato in città per fare spettacoli, fa discutere l’opinione pubblica. Il Professor Love viene convocato dalle autorità per le sue conoscenze sull’esoterismo in quanto sembra che gli assassini, reagiscano violentemente alla vista di simboli particolari, ben noti al nostro Benjamin, come se fossero sotto incantesimo.

Se da una parte però abbiamo il mondo della superstizione e dell’occulto che sostiene di trovare nel simbolismo una giustificazione e la risoluzione della misteriosa "febbre rossa" , la controparte non è da meno con le teorie scientifiche della dottoressa Lady Emma Blackman, psichiatra del manicomio di Bethlem che cerca di motivare i raptus omicida rifacendosi alle teorie sulla grande ipnosi del neurologo francese, Charcot.
A fare da collante tra indagini e il mondo aristocratico è l’esistenza di un circolo privato, l’HellFire Club, l’ennesima gatta da pelare per Benjamin e la sua occasionale compagna di intrighi Emma.

Il fumetto anche in questo terzo albo, così come nei precedenti, non manca di fare omaggio a grandi personaggi e studiosi del tempo grazie ad un citazionismo, a volte letterale come nel caso del medico tedesco Mesmer o del già citato Charcot, a volte invece non solo letterale ma anche grafico come accade per il fanatico che impersona il grandissimo Edgar Allan Poe, colui che ruba la scena a Benjamin per diventare protagonista assoluto dell’intero albo.
Edgar in compagnia del suo fidato corvo nero, appare e scompare rilasciando di volta in volta perle preziose per la risoluzione del caso attraverso riferimenti alle “sue” opere: chiama Emma col nome di Berenice – la protagonista dell’omonimo racconto affetta da stati di catalessi e trance – poi appella Benjamin come Mr.Valdemar – protagonista del racconto La verità sul caso di Mr. Valdemar dedicato al tema del mesmerismo – ed infine, in riferimento ad una ferita, una piaga che si dilata e che finisce per distruggere ogni cosa, cita La caduta della casa degli Usher

Mentre la guardavo, la crepa si allargò rapidamente, l'aria turbinava impazzita [...] il mio cervello vacillò mentre vedevo le possenti mura spalancarsi. Sentii un lungo tumultuante rumore simile al frastuono di mille acque e il profondo stagno nero ai miei piedi si chiuse, cupo e silenzioso, su quello che restava della casa degli Usher
Un finale inaspettato, l’apice del climax che si raggiunge nelle ultime pagine dell’albo, i riferimenti a grandi personaggi della storia contemporanea e ad un grande scrittore come Poe non fanno altro che confermare la coerenza strutturale nonché narrativa di The Professor.

Come ho già accennato nelle precedenti recensioni, il fumetto si coltiva su un terreno culturale estremamente notevole e produttivo che consente lo sbocciare di storie intriganti, divertenti e allo stesso tempo di grande spessore.

Una nota di plauso anche questa volta viene riservata ai disegni, le tavole rendono in immagine la dimensione perturbante che aleggia nella storia con prospettive impossibili e visioni dall’alto che esaltano il livello di inquietudine dei protagonisti e al tempo stesso, dei lettori.

Un fumetto a tutto tondo che riconferma, con successo, l’esordio brillante e soprattutto inizia a costruirsi la propria personalità viziando il lettore e prospettando per ogni albo, riferimenti a temi e a personaggi illustri e famosi. Ottima prova insomma anche con Follia, un successo in ascesa che si conferma di numero in numero!


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 3: Follia
  • Autore: Cristiana Astori (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Riccardo Innocenti (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Febbraio 2017
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro

21 luglio 2017

The Professor 2: Revenant - Marzano, Corbetta, Mobili

La seconda avventura di Benjamin si svolge fuori dai confini londinesi per approdare in Normandia, nella piccola cittadina di Giverny. La cittadina è sconvolta da una serie di inquietanti avvenimenti: il cimitero è stato profanato, e alcuni cittadini sostengono di aver visto alcuni morti vagare nella notte per poi sparire. Una storia a cavallo tra “ritornanti”, stregoneria, magia, voodoo ed esoterismo, nella quale Benjamin rimarrà suo malgrado invischiato. Riuscirà a trovare una soluzione a questi strani accadimenti o sarà travolto da questi terribili e strani eventi? Lo saprete solo leggendo.

Recensione

Dopo un primo numero dall’esordio scoppiettante – di cui abbiamo parlato qui, per chi se lo fosse perso – il secondo albo di The Professor, Revenant, conferma pienamente le aspettative.

Se nel primo volume, Golem, la narrazione sembrava subire una brusca accelerazione nel finale, portando così ad una conclusione eccessivamente tempestiva, in Revenant tutto scorre alla perfezione: la storia raccontata ha un arco narrativo che ritrova un adeguato frazionamento temporale per l'inizio, lo svolgimento e la fine. Questa volta il Professor Love si ritrova ad indagare su una presunta nuova epidemia improvvisa che restituisce i morti sotto forma di vaganti o meglio dire, in accordo con il titolo, redivivi.

Una caratteristica di The Professor, che a mio parere rappresenta un punto di forza notevole del fumetto, è il sottofondo culturale che accompagna e soprattutto arricchisce le singole storie raccontate, elevando la narrazione ad un livello superiore. Se nel primo albo non erano mancate le citazioni a grandi autori e a grandi personaggi contemporanei dell'epoca, lo stesso succede per Revenant: Benjamin Love risponde alla richiesta di aiuto di un amico che non è affatto una persona qualsiasi, si tratta infatti di Claude Monet, il celebre pittore dell’Impressionismo francese.

Il tratteggio della storia di Revenant si intreccia coerentemente con le vicende personali del pittore – rappresentato qui con la sua seconda moglie ed i figli – egli “assume” Benjamin come impresario improvvisato per gestire la vendita di una sua opera ad un personaggio della nobiltà di Giverny, il marchese D'Hauteville, tutt’altro che estraneo al misterioso morbo che fa rivivere i morti. Sarà proprio l’ingegno del nostro Professore a risolvere il problema e a scoprire la verità, legata a delle pratiche haitiane di riti voodoo. Una storia insomma ricca di elementi eterogenei tra loro come esoterismo, stregoneria, arte e mistero ma soprattutto una storia che offre spunti di riflessione su un tema molto caldo per la seconda metà dell’Ottocento, la schiavitù e la visione piramidale della società.

La Rivoluzione Francese aveva portato una ventata di aria fresca in una Francia governata dalla monarchia assoluta dell’Ancien Regime, le nuove leggi avevano definitivamente abolito la schiavitù e la segregazione razziale degli ebrei ma come traspare dalle pagine di The Professor, tra i nobili signorotti l’evoluzione e l’accettazione del cambiamento che riduceva la loro supremazia sociale, era solo una mera apparenza: il Marchese D’Hauteville è il simbolo di una aristocrazia che fatica ad accettare le restrizioni sociali, la perdita dei diritti feudali e del loro potere indiscusso. La citazione a Gobineau non è casuale in quanto è proprio lui che in qualità di conte, diplomatico e filosofo fomentò il pensiero razzista contemporaneo di metà Ottocento con la pubblicazione del Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane dove viene utilizzato il termine razza ariana per riferirsi ai bianchi – superiori rispetto ai "neri" e ai "gialli", destinati a detta sua alle attività commerciali per via della poca capacità intellettiva. Benjamin Love dall’alto della sua cultura contrasta le idee del marchese e si erige così a simbolo del progresso non solo storico, ma soprattutto sociale, giudicando inammissibili simili teorie.

Non possiamo dunque non riconoscere al fumetto uno spessore culturale notevole ed estremamente importante e rilevante così come si può non sottolineare oltretutto la chicca finale di Revenant che nell’ultima pagina fa un grande omaggio al già citato Claude Monet con il quadro della serie Mucchi di Fieno, nello specifico Covoni, fine dell’estate offerto in dono a Benjamin come ringraziamento, dipinto realmente a Giverny, in Normandia dove la storia di Revenant è ambientata.

Quattro stelle confermate anche questa volta, il disegno ancora si distingue per la semplicità ma allo stesso tempo per la cura del tratto – che segue in alcune tavole delle linee prospettiche meravigliose – e la storia nonostante riproponga l’universo dei morti viventi riesce ad essere originale anche grazie alla scelta di non usare mai il termine zombie – se non per un accenno nelle ultime pagine, interrotto prima ancora di finire la parola credo volutamente per dare risalto ancor di più alla faccenda. Tanti complimenti dunque a questo nuovo prodotto che credo darà a noi lettori tante soddisfazioni anche nei numeri successivi.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 2: Revenant
  • Autore: Giancarlo Marzano (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Francesco Mobili (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Dicembre 2016
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro

14 luglio 2017

The Professor 1: Golem - Martigli, Corbetta, D'Antonio

Nei vicoli oscuri della Londra vittoriana giacciono straziate le vittime di una forza gigantesca, dissanguate secondo un rituale che le collega all’antica leggenda del Golem. Il professor Benjamin Love, indagando sulle misteriose morti con l’aiuto di una studentessa dotata di poteri paranormali, viene a conoscenza del proprio atroce passato. In un drammatico colloquio, il rabbino, suo tutore, gli svela chi uccise i genitori, causandogli da bambino la menomazione alla mano sinistra, e quale destino gli riservino le antiche scritture, lasciando però molti lati oscuri. Saranno gli accadimenti a svelare a The Professor di chi potersi fidare in un continuo ribaltamento di ruoli ai confini tra fantascienza e stregoneria, e quali gli strumenti a sua disposizione per impedire ulteriori omicidi e sconfiggere il male. Fedeli alleati in questa lotta senza confini, il suo cane mastiff e una speciale mano. La trama si consuma in un’atmosfera gotica con ambientazioni realistiche cui si affiancano ricostruzioni di fantasia, personaggi leggendari e moderni mostri, con colloqui serrati, ricorrenti flashback e un’incursione nello steampunk.

Recensione

Nello scenario editoriale spunta un nuovo piccolo prodigio, The Professor, una serie a fumetti con cadenza bimestrale e numeri autoconclusivi edita da Erredi Grafiche Editoriali. Una scommessa coraggiosa vinta con un debutto molto interessante della prima uscita: Golem.

Il fumetto, ambientato nell’epoca vittoriana, ha per protagonista, come dice il titolo stesso, il professor Benjamin Love che si ritroverà sin dal primo numero a combattere contro creature mostruose e demoni del suo passato: rimasto orfano a causa dell’assassinio dei suoi genitori Benjamin, salvato da un rabbino e affidato ad una nuova famiglia, cova dentro di sé una forza straordinaria ed un’arguzia spiccata per la risoluzione di misteri.

Direttamente coinvolto nella vicenda per via dei suoi legami con l’ebraismo, il professor Love, in compagnia del suo fedele compagno a quattro zampe Furio, dà filo da torcere ai suoi nemici – in questo primo albo assassini spietati pronti a tutto in nome della resurrezione di un misterioso Golem, dietro il quale si cela una vicenda a metà tra il biblico e il fantastico.

La decisione di recensire i singoli numeri di The Professor nasce da una forte curiosità mossa anche dalle critiche sparse per il web, c’è chi parla di un tratto rudimentale, chi invece critica la storia in sé o anche chi trova una grande affinità con l’Indagatore dell’incubo Bonelliano: in realtà, da assidua lettrice di fumetti, non mi ritrovo affatto in linea con queste affermazioni; per prima cosa i disegni sono curatissimi e originali – tanto è che alcune tavole spiccano rispetto ad altre per bellezza – oltretutto il tratto è estremamente coerente con le atmosfere e il contesto storico in cui la vicenda è ambientata, la Londra di fine 800 a metà tra luci ed ombre che dietro una facciata luminosa, nasconde invece il marcio di una economia brutale – fatta di sfruttamento minorile e prostituzione – e di una società malsana e corrotta: apparire e non essere questa è la virtù borghese e il fine giustifica sempre i mezzi per i politici del tempo anche se la città è spaccata tra l’estrema povertà o l’ostentazione del lusso – basta ricordare i romanzi di Charles Dickens o i primi scritti di Edgar Allan Poe a riguardo.

La storia è molto originale e criptica al punto giusto, unica pecca forse un’accelerata nel finale che brucia un po’ la conclusione ma nonostante ciò il primo numero è un ottimo biglietto da visita per il fumetto che si distingue anche per le numerose citazioni a grandi autori come Lewis Carroll o a personaggi dell’epoca come Sherlock Holmes.

Altra originalità sta nell’ispirazione principale del personaggio di The Professor, Benjamin Love altro non è che un omaggio a Peter Cushing, che per chi non lo conoscesse è il volto cinematografico di Abraham Van Helsing, del barone Frankenstein e di Sherlock Holmes a partire dagli anni 50’.

“Per le mura di Gerico” è un intercalare senza impegno che caratterizza il professor Love e gli regala riconoscibilità, sebbene tutti noi ben conosciamo “Giuda Ballerino” non capisco perché per alcuni si attivi inevitabilmente una connessione tra i due personaggi: siamo a Londra in entrambi casi ma c'è molta differenza, infatti le variabili in gioco sono numerose e soprattutto in un modo o nell’altro un personaggio dovrà pur parlare, dire la sua e costruirsi a poco a poco una personalità propria! Benjamin Love cerca di farsi conoscere raccontandosi ai lettori e mostrando non solo la sua forza ma anche la sua fragilità. Come i mostri che combatte anche lui ha delle particolarità che lo rendono unico: la sua mano, persa nell’infanzia e poi la presenza di armi speciali che lo accompagnano nell’avventura.

La metafisica si mescola alla perfezione in una storia che consente al personaggio di uscire a poco a poco dal suo guscio e di imporsi sulla scena. Un primo numero dunque in cui si respira un forte entusiasmo dell’ideatore Andrea Corbetta e dei suoi collaboratori, un’ottima partenza che spero, riservi per il futuro altrettanti albi interessanti.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Professor 1: Golem
  • Autore: Carlo A. Martigli (Testi), Andrea E. Corbetta (Copertina), Paolo D'Antonio (Disegni)
  • Editore: Erredi Grafiche Editoriali
  • Data di Pubblicazione: Ottobre 2016
  • Pagine: 98
  • Formato - Prezzo: 14 x 20 cm - 3,50 Euro

7 giugno 2017

Nameless-Senzanome - Grant Morrison, Chris Burnham, Nathan Fairbairn

Un mago conosciuto solo come Senzanome, reclutato da un consorzio di miliardari per far parte di una missione disperata che ha come scopo la salvezza del mondo. Un enorme asteroide chiamato Xibalba – il "luogo della paura" nella mitologia Maya – in rotta di collisione con il pianeta Terra. Un dio imprigionato all’interno di Xibalba che sogna di distruggere tutto ciò che esiste. Quando Senzanome e i suoi compagni di squadra scatenano inavvertitamente questa malvagia intelligenza, tutto è pronto per uno spaventoso viaggio ai confini dell’orrore. NAMELESS è lo straordinario e visionario graphic novel scritto da Grant Morrison – uno dei più importanti influenti autori contemporanei – e disegnato dal grande Chris Burnham, coi colori di Nathan Fairbaim. Un indimenticabile viaggio dentro le profondità del Cosmo e dell’essere umano, targato Image Comics.

Recensione

Nameless è il nuovo fumetto di casa SaldaPress che sta facendo discutere molto il web. I pareri contrastanti sono all’ordine del giorno quando si parla di gusto personale ed è più che giusto che ci siano sostenitori e oppositori, è difficile infatti trovare qualcosa che possa uniformare le opinioni mentre è molto più semplice imbattersi in qualcosa che sconvolga le menti causando scompiglio.

Nameless ha provocato esattamente questo, è un lavoro completamente diverso da ciò che si può etichettare come fumetto classico, appartiene più al genere di nicchia ed è dunque rivolto ad un pubblico attento, paziente e con tanta voglia di leggere quanto viene raccontato in chiaro ma anche desideroso di andare oltre e approfondire quanto viene solo accennato tra le righe.

Il lavoro di Morrison, Burnham e Fairbairn è estremamente accurato e, a mio parere, ineccepibile, dall’esito magistrale: il testo è ricco di riferimenti più svariati che rimandano a culture lontane, come quelle dei popoli Maya, a lingue sconosciute, come l’Enochiano, al mondo dei tarocchi e ad antichi credo sull’origine e sulla fine del mondo, un misto di credenze religiose e non che attraverso immagini spettacolari di divinità, templi e spazi immaginari riesce a catturare il lettore che improvvisamente si ritrova quasi stordito a leggere le avventure di questo mago dell'occulto detto "senzanome".

Senzanome non è una scelta casuale, è questo il suo nome perché non si tratta di una persona nello specifico, si tratta di una identità non-identitaria, ognuno di noi potrebbe essere il senzanome esperto dell’occulto protagonista del fumetto ma esso è come la x dell’incognita che nonostante la sua natura indefinita ed estremamente versatile è la chiave della storia.
Questa viene raccontata senza una linearità spazio-temporale: presente, passato, possibili futuri e ancora sogno, visioni deliranti e realtà si intrecciano continuamente costruendo una sorta di racconto che in alcuni punti sembra entrare in un loop cosmico senza annoiare mai il lettore anzi, questo lo incuriosisce invogliandolo a comprendere e ad entrare in questo mondo labirintico costruito a regola d’arte.

Quadri degni di Christopher Nolan che con il suo ipnotico spaziotempo potrebbe fare del senzanome il nuovo Dominic Cobb, atmosfere ispirate a David Lynch che con i suoi mondi immaginari e irreali, con i suoi universi alternativi del possibile coniugati perfettamente nella realtà di tutti i giorni, sembra essere da ispirazione per la struttura narrativa usata dagli autori di Nameless – le porte hanno lo stesso utilizzo simbolico tipico di Lynch, sono soglie intese come punti di accesso a realtà-altre così come sono anche punti di uscita, di regresso o di caduta senza fine nell’oblio.
Una struttura a matrioska in cui perdersi o, perché no, in cui ritrovarsi, dove l’umanità è la protagonista con tutte le sue brutalità e carnalità senza censure.
Punta di ispirazione forse anche il celebre Naoki Urasawa, le visioni sul futuro e la devastazione dell’umanità spingono dei ragazzini, diventati adulti, a salvare il destino della Terra così come sembrano fare i nuovi apostoli spaziali – in 33 giorni, come gli anni di Cristo – capitanati dal protagonista in Nameless; anche il ricorso ad una simbologia esoterica richiama le atmosfere perturbanti dell’universo dell’Amico.

Un lavoro insomma che attinge a varie fonti e sa tanto di viaggio ai confini della realtà assolutamente possibile, infatti niente stona nel racconto, anche ciò che appare più assurdo.
Il paradossale realismo di Nameless è agghiacciante, ci ritroviamo anche noi pazienti psicanalizzati con il metodo di Jung e Freud come il senzanome, sorta di Adamo dei giorni nostri o come la figura femminile dominante, le bella Sofia, Eva contemporanea, che porta con sé un passato molto doloroso.

Il fascino straordinario di Nameless sta nella naturalezza con cui tutti questi elementi eterogenei riescono a stare perfettamente insieme costruendo un sottofondo culturale di grandissimo spessore.
Sogni e realtà si scambiano i ruoli e tra asteroidi minacciosi risalenti a milioni di anni fa e un morbo pericoloso che infetta l’umanità si racconta di come i dinosauri siano scomparsi e di come la stessa sorte potrebbe toccare a noi
.

Nameless è un fumetto dalla doppia chiave di lettura, possiamo soffermarci ad una lettura superficiale lasciandoci affascinare dalla storia apparentemente bizzarra oppure scegliere di andare in profondità, di cercare il perché di tutti i riferimenti e ipotizzare una teoria interpretativa, come se fosse un rebus da risolvere.
Le antiche mura di Babilonia e le credenze mistiche sull’esistenza di creature divine è come se venissero ricontestualizzate nell’attualità del presente con la storia dell’occultista senzanome con il compito di salvare il mondo.
Una pan-storia potremmo definirla, ma una tuttologia che non ha crepe o incongruenze, tutto sta perfettamente insieme senza crollare, come il finale di Otto e mezzo di Fellini, un barocchismo che sa di modernità, di contemporaneità.

Una nota di merito ai disegni che arricchiscono notevolmente una sceneggiatura impeccabile ed originale, mai scontata o banale. Un fumetto fuori dagli schemi della consuetudine, adatto a coloro i quali non si sentono minacciati o intimoriti dalla diversità, che poi a dirla tutta non si discosta più di tanto da quanto al giorno d’oggi consideriamo normalità.
Il confine tra normalità e stranezza non è qualcosa di ben definito, è come una nube vagante senza una forma; ecco, Nameless è esattamente una soglia non stabilita, una continuità ciclica in cui gli opposti si toccano e coincidono, dove il sogno e la realtà occupano lo stesso spazio.
Da grande fan di queste atmosfere complesse e ricercate non posso che assegnare cinque stelle a questo lavoro che sconvolge per la scelta di rappresentare in modo folle ciò che poi è la nostra realtà.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Nameless - Senzanome
  • Titolo originale: Nameless
  • Autore: Grant Morrison, Chris Burnham, Nathan Fairbairn
  • Traduttore: Leonardo Rizzi
  • Editore: SaldaPress
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • ISBN-13: 9788869192449
  • Pagine: 168 a colori
  • Formato - Prezzo: Brossura-15,90 Euro

5 aprile 2017

Oscar Ink: la nuova collana Mondadori dedicata al fumetto

Pochi, ormai, si ostinano a non considerare il fumetto una forma d'arte non meno degna di considerazione e valore delle altre. Basti pensare a capolavori del genere come Maus di Art Spiegelman, L'eternauta di Héctor Oesterheld e Francisco Solano López, Watchmen di Alan Moore, Sandman di Neil Gaiman, senza dimenticare le opere di Jiro Taniguchi e Persepolis di Marjane Satrapi, o gli italianissimi Gipi, Milo Manara e Hugo Pratt, che hanno innalzato il fumetto italiano a livelli internazionali.
Mondadori ha recentemente annunciato per il 20 aprile l'uscita di una nuova collana Oscar, gli Oscar Ink, che pubblicherà «i migliori artisti italiani e internazionali, le loro opere più rappresentative, proponendo sia il fumetto mainstream sia opere di alto livello artistico.»

La collana esordirà con i titoli March. Libro Uno di John Lewis, Andrew Aydin e Nate Powell, ed Escobar di Guido Piccoli e Giuseppe Palumbo. Il primo, attualmente composto da tre volumi, racconta dei movimenti americani per i diritti civili dalla prospettiva del membro del congresso John Lewis, mentre il secondo, un volume unico, pubblicato in collaborazione con Astorina (la storica casa editrice di Diabolik) è dedicato al re del narcotraffico.

Previsti a maggio il primo volume della raccolta degli albi del classicone Alan Ford di Max Bunker e Magnus, il Poema a Fumetti di Dino Buzzati, già pubblicato da Mondadori nel 2000, il crypto-noir Black Monday di Jonathan Hickmann e Tomm Coker, l'urban fantasy Monstress di Marjorie Liu e Sana Takeda, Palestina del reporter Joe Sacco (anche questo già edito da Mondadori nel 2006).

Per giugno sono stati invece annunciati Johnny Red di Garth Ennis e Keith Burns, incentrato sull'omonimo pilota di caccia della Seconda Guerra mondiale, lo storico di ambientazione medievale Le torri di Bois-Maury del belga Hermann Hupper, Ghost money di Terry Smolderan e Dominique Bertail, e ancora Il grande Diabolik. Il re del terrore, sempre in collaborazione con Astorina, remake del primo episodio del celebre ladro scritto da Angela Giussani.

A luglio, infine, proseguirà March con il secondo volume.

Attendiamo dunque le prime uscite per valutare la qualità degli albi e la bontà degli adattamenti.




24 ottobre 2016

Fight Club 2 - Chuck Palahniuk, Cameron Stewart

Vent'anni dopo il libro che l'ha reso celebre, Chuck Palahniuk ha deciso di tornare a raccontare la storia dell'uomo nel quale si nasconde il sovversivo Tyler Durden. Il narratore senza nome del romanzo originale ora si fa chiamare Sebastian, ha sposato Marla Singer e insieme hanno un bambino... che costruisce bombe fatte in casa. E quando Marla comincia ad avere nostalgia di Tyler, decide di ritoccare i dosaggi dei suoi farmaci, e succede qualcosa di irreparabile. Al mondo. Coadiuvato dai bellissimi disegni di Cameron Stewart, che per questo progetto è andato a vivere a Portland, per poter lavorare gomito a gomito con lui, Palahniuk reinventa il suo stesso canone con un'inventiva verbale e visiva perfetta per il medium Fumetto. Il volume contiene anche la rivisitazione del finale del romanzo originale.

Recensione

Palahniuk riporta in vita la sua creatura più famosa cambiando le carte in tavola: né romanzi né film, il media scelto è quello del graphic novel. Aiutato ai disegni da Cameron StewartSin Tìtulo, Batgirl, Seaguy - e ai colori da Dave Stewart, l'autore riporta così in vita quel grottesco e iper-violento mondo fatto di scazzottate, complotti e frasi a effetto sulla sulla borghesia dal ventre molle.

In Fight Club 2 - edito dalla Bao Publishing in Italia – Palahniuk ci racconta cos'è successo a Tyler Durden e al suo alter ego che finalmente ha un nome: Sebastian. Quest'ultimo è incastrato nella classica routine famigliare occidentale con Marla Singer. Casa, lavoro e figlio, così fino al resto dei suoi giorni cercando di tenere a bada Tyler con massicce dosi di pillole varie. Marla però, alla ricerca di quella vita al limite che aveva un tempo, inizierà a sostituire i medicinali per far tornare in vita Tyler.
Da queste semplici premesse parte il seguito di Fight Club. Qui, però, di scazzottate liberatorie ce ne sono poche: il club è oramai un'organizzazione mondiale capace di rovesciare governi nazionali come calzini al minimo cenno di Tyler Durden, perno e anima malata di un'umanità repressa. Lui è l'alter ego di tutti noi, dei protagonisti come dell'autore e del lettore; lui è sempre esistito e sopravvive come una malattia attraverso le generazioni; lui ha scelto Sebastian per attuare il suo piano.

Palanhiuk ha forse ceduto ai fan e alla moda del remake/seguito con quest'opera di cui non c'era una reale esigenza, tanto che in più punti ricorre all'escamotage del deus ex machina immolandosi per salvare i protagonisti quando la trama si arena, in un corto circuito metanarrativo che funziona solo grazie alle capacità di Cameron Stewart. Questi è molto più che un disegnatore: è un'ancora di salvezza per l'autore, che grazie alla componente grafica – accattivante e perfetta per la storia che richiama molto le serie migliori della Vertigo - può così usare se stesso disimpegnandosi dal ruolo del creatore che può solo creare a cui il media del romanzo l'avrebbe costretto.

Fight Club 2 dà l'impressione di essere più un'opera di un ottimo Stewart che di un Palahniuk svogliato o al massimo tentennante che solo a tratti tira fuori quella potenza di idee visionarie ed eccessive per cui è famoso, come nell'appendice con il finale alternativo al primo “Fight Club”. L'edizione cartonata della Bao è di gran qualità, perfetta per il mercato italiano anche se il prezzo di venticinque euro potrebbe scoraggiare i lettori casuali solo incuriositi dal nome in copertina.

In definitiva, “Fight Club 2” è figlio dei tempi che corrono. Non c'è niente di particolarmente innovativo, ma la storia funziona grazie ai trucchi narrativi ruffiani e alle ottime trovate visive. Insomma, i fan di Palahniuk lo troveranno soddisfacente, i detrattori non cambieranno affatto idea sull'autore e gli appassionati di fumetti indie americani cercheranno di recuperare tutte le opere di Cameron Stewart.


Giudizio:
+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Fight Club 2
  • Titolo originale: Fight Club 2
  • Autore: Chuck Palahniuk, Cameron Stewart
  • Traduttore: Foschini M.
  • Editore: Bao Publishing
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788865437162
  • Pagine: 272
  • Formato - Prezzo: Illustrato, rilegato - 25,00 Euro

6 settembre 2016

UT - Corrado Roi, Paola Barbato

Dopo la scomparsa dell’Uomo, quel che resta del pianeta è popolato da nuove specie antropomorfe, governate solo dai loro bisogni primordiali. UT è una creatura elementare, feroce e infantile, i cui compiti sono cercare insetti per l’entomologo Decio e sorvegliare un’antica mastaba. Da lì, un giorno, emerge accidentalmente un individuo diverso da tutti gli altri, Iranon, enorme, frastornato e privo di memoria. Decio incarica UT di non perderlo mai di vista, perché “è il solo esemplare della sua specie”. La comparsa di Iranon, però, non è passata inosservata, e gli equilibri faticosamente conquistati inizieranno a saltare…

Recensione

UT è l’ultimo albo a fumetti edito dalla Sergio Bonelli Editore, una miniserie composta da sei volumi all’interno dei quali prende vita una storia tutt’altro che comune e assolutamente unica.

Parto con il dire che UT non è una lettura per tutti, è un fumetto che definirei di nicchia e solo per amanti del genere, non per lettori che considerano come loro standard una lettura lineare e pratica, un passatempo insomma. Ho letto molti pareri a riguardo, in molti hanno rifiutato la lettura a priori per via della “storia senza senso” raccontata, altri ne hanno apprezzato le tavole e hanno considerato UT la rivelazione dell’anno, altri ancora ne hanno fatto una questione personale attaccando direttamente la professionalità di Roi e della Barbato,un comportamento fuori luogo perché indipendentemente dal giudizio personale credo che il rispetto venga prima di ogni cosa.
Usando un parallelismo con il mondo del cinema, vendere gli albi di UT nelle edicole è stato come mandare in prima serata sulla rete televisiva un film d’autore: il fumetto richiede una lettura attenta e ragionata che, prescindendo la cultura o meno di ognuno di noi, apre orizzonti di riflessione su una visione metaforica di cosa sia la vita e di come funzioni la società.

La storia è una simbolizzazione degli effetti del potere e del controllo sulla società: gli uomini per come li intendiamo noi non esistono più, la terra è popolata ormai da copie che sopravvivono passivamente sopraffatti dai loro istinti primordiali che ormai offuscano i loro sensi ed in primis il raziocinio.
E’ l’inettitudine dell’uomo la linfa del mondo di UT, l’origine della vita ed il perché delle cose non interessa gli abitanti delle vie della città: non esiste l’unicità nè l’autonomia dell’individuo, c’è sempre chi decide dall’alto per gli altri finché “il creato” non si ribella al creatore stesso.
Gli architetti della città si trovano a combattere contro le loro realizzazioni e sono vittime del loro stesso inganno, il concetto di originalità viene messo in discussione:l’immagine e la copia sono l’unica realtà ammessa, solo così è possibile plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza, ma qualcosa va storto.

Il risveglio di un "originale",Iranon, attiva un meccanismo che, albo dopo albo, lentamente corrode la campana di falsità in cui gli architetti hanno rinchiuso la vita della città: la fame di Iranon non è una fame fisica come quella degli abitanti-copie, la sua è voglia di sapere la verità, scoprire l’origine delle cose, l’origine della stirpe umana. E’ l’eccezione della sua curiosità che lo accomuna ad Ut che per me è il personaggio più bello di tutto il fumetto: un gigante buono che parla con i fiori, con gli animali e guarda il mondo, o ciò che ne rimane, con gli occhi di un bambino. Il suo coraggio lo rende nobile, il suo linguaggio lo distingue da tutti gli altri e “mi sono rotto” è il suo grido di battaglia. Mi ha conquistato la sua tenerezza, che trova una perversa espressione nella violenza bruta per difendere i suoi affetti; il gattino Leopoldo è il suo grande compagno di avventura e avrà un ruolo fondamentale nella vicenda.

Ho riflettuto molto sul titolo del fumetto e l’ho ricollegato a due significati opposti ma che si accordano perfettamente con quest'opera: Ut è il nome originario della prima nota musicale DO, un richiamo all’inizio, all’origine, al principio ed un richiamo alla musica, elemento centrale in UT e connessa al personaggio omonimo; Ut è anche una congiunzione latina “come” e richiama in questo senso il concetto dell’imitazione e della copia.
A chi parla di storia senza senso, nel rispetto delle opinioni ovviamente, rispondo dicendo che in realtà ci troviamo davanti ad un surplus di significato: UT è un viaggio simbolico e metaforico, una lettura psicologica e molto criptica di non facile comprensione. In realtà credo che sia anche sbagliato pensare che esista un significato risolutivo di UT, è più corretto parlare di interpretazioni diverse, la libertà che viene lasciata al lettore consiste proprio nella possibilità di vivere questa avventura, a metà tra l’onirico e il surreale, come si preferisce traendo spunti di riflessione vari e personali. Ci addentriamo in una selva oscura e cupa, dove mal che vada c'è il retro copertina dell'ultimo volume a consolarci :Sei confuso perché hai appena vissuto la fiaba.

La Bonelli è partita da un’idea di miniserie molto lineare con Coney Island, proponendoci di volta in volta storie di diverso spessore passando per il mondo aborigeno di Tropical Blues e per la realtà parallela di Hellnoir, sino ad arrivare ad UT; forse proprio per questo è stata l’ultima miniserie ad essere pubblicata, dovevamo prima abituarci all’idea di un fumetto diverso.

UT per me merita più di 5 stelle, è una collaborazione forte e magistrale tra due grandi di casa Bonelli, Paola Barbato e Corrado Roi, dalle sceneggiature ai disegni, è tutto perfetto.
Le tavole dei sei albi sono meravigliose, il tratto è particolare e nella sua essenzialità si fa specchio delle emozioni che restano celate in quei primissimi piani degli occhi dei personaggi.

Un taglio quasi cinematografico delle scene lo notiamo grazie ai raccordi per analogia che caratterizzano i passaggi rapidi da una vignetta all’altra, da un personaggio ad un altro, cambiando rapidamente contesti e situazioni a regola d’arte.
Una scelta sicuramente coraggiosa da parte della Bonelli, finalmente si legge qualcosa di diverso che va fuori dagli schemi. Una lettura singolare che consiglio solo a chi ama questo genere di storie particolari o a chi abbia voglia di cimentarsi con qualcosa di complesso e che sconsiglio a chi vuole leggere un fumetto sotto l’ombrellone o in metropolitana.
Rumors parlano di un seguito per UT, attendiamo fiduciosi le notizie dalla Sergio Bonelli Editore nei prossimi mesi.


Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le vie della fame (#1),Le vie dei mestieri (#2),Le vie dei pensieri (#3),Gli uomini se ne vanno, gli arrabbiati restano (#4),Histeria (#5), Iranon in atem (#6)
  • Autore: Paola Barbato (sceneggiatura), Corrado Roi (soggetto, disegni e copertina)
  • Editore: Sergio Bonelli Editore
  • Data di Pubblicazione: 03/2016-04/2016-05/2016-06/2016-07/2016-08/2017
  • Numero di volumi: 6 (completa)
  • Pagine: 588 totali
  • Formato - Prezzo: 4,00 Euro a volume

8 marzo 2016

Hellnoir - Pasquale Ruju, Giovanni Freghieri

C'è una città, da qualche parte, fra il nostro mondo e quell'altro. Una metropoli oscura, sterminata, tentacolare. Hellnoir è il suo nome.
Vi finiscono tutti coloro che hanno avuto una morte violenta, e la loro seconda vita, laggiù, è quasi sempre più dolorosa e crudele della prima.
Perché Hellnoir è un luogo marcio, corrotto, brulicante di anime dannate. Devi seguire certe regole, se vuoi sopravvivere da quelle parti. Regole scritte con il sangue, declamate fra urla e lamenti, incise su carni straziate.
Melvin Soul, detective, le conosce tutte, quelle regole. La morte per lui non ha segreti.
E quell'inferno, l'inferno di Hellnoir, lui lo chiama "casa".

Recensione

Hellnoir conquista il primo posto tra le prime Miniserie Bonelli pubblicate a partire dallo scorso 2015, entusiasmante e avvincente, ricca di suspence, rivelazioni e improvvisi colpi di scena che catturano il lettore, affascinato sin dal primo numero dall’oscurità della cupa e abbandonata Hellnoir, terra di arrivi e mai di partenze, capolinea di un Caronte che in accordo alla modernità, non guida più una barca nelle acque dello Stige ma è pilota di un autobus che indisturbato appare all’occorrenza, pronto ad accogliere nuovi malcapitati passeggeri.

Un post mortem tutt’altro che pacifico e sereno ma rivolto alla quotidiana sopravvivenza (se così si può dire) in una città governata gerarchicamente da una struttura basata su caste di potere: dalle creature demoniache, dette daem, custodi (corrotti) dell’ordine di Hellnoir ai diaconi e principi, di rango superiore, nelle cui mani risiede il potere e il controllo delle anime della città.

La storia è giocata sulle realtà parallele di Hellnoir e di una cittadina nel nostro mondo, dove Melvin Soul, detective investigativo, e sua figlia Cassie, ispettore di polizia e degna erede della determinazione paterna, collaborano per la risoluzione di un caso “che scotta” (l'omicidio della figlia del Senatore Deville) pur appartenendo ognuno al proprio mondo, il regno dei morti nel caso di Melvin e il regno dei vivi per Cassie.
Un incidente infausto ha strappato Melvin Soul alla vita terrena ma il legame con Cassie non si è mai spezzato, un singolare stratagemma permette ai due di comunicare e di scambiarsi idee, informazioni e consigli. Il delitto accomuna i due mondi, quindi, e tira in ballo i pezzi grossi di una e dell’alta realtà: elementi mistici, soprannaturali e demoniaci si intrecciano con la concretezza delle indagini di Cassie e di Melvin, pronto a tutto, anche a rischiare la sua seconda vita per salvare sua figlia.

Il fumetto è una meravigliosa creazione di Pasquale Ruju e Giovanni Freghieri che oltre a confezionare una storia la cui potenza narrativa stupisce e supera le aspettative, rende visibile attraverso il disegno la diversità delle due realtà: un tratto quasi stilizzato e fatto di giochi di ombre - quello della città di Hellnoir - e uno invece definito e dettagliato per la realtà dei nostri giorni: una scelta che sicuramente arricchisce i quattro albi di cui si compone la miniserie.

Lo sviluppo della storia fluisce in modo naturale senza bruschi tagli o finali improvvisati, un lavoro che, nella figura di Melvin Soul, ricorda un certo indagatore dell’incubo molto caro ai lettori bonelliani ed è in perfetto stile Dylan Dog.
Punte alte si toccano nella linea che congiunge la natura evanescente di Hellnoir e la simbolica traversata negli Inferi che tanto rimanda all’incubo dantesco della Divina Commedia.
Una miniserie che supera, a mio parere, gli standard precedenti (Coney Island e Tropical Blues) e nonostante siano anch’essi ottimi prodotti, Hellnoir è di gran lunga superiore.

Chissà cosa ci riserverà la prossima Miniserie UT, in uscita il prossimo 25 marzo con il primo numero.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Hellnoir: Una città per cui morire (#1), Cherchez la femme (#2), L'abisso guarderà dentro di te (#3), Stirpe maledetta (#4)
  • Autore: Pasquale Ruju (soggetto e sceneggiatura), Giovanni Freghieri (disegni)
  • Editore: Sergio Bonelli Editore
  • Data di Pubblicazione: 11/2015-12/2015-01/2016-02/2016
  • Numero di volumi: 4 (completa)
  • Pagine: 392 totali
  • Formato - Prezzo: 3,50 Euro a volume

2 gennaio 2016

The Graveyard Book - Neil Gaiman, P. Craig Russell, AA.VV.

"Nobody Owens" (traducibile con "Non appartiene a nessuno", N.d.R.) rimane orfano in seguito all'assassinio della sua famiglia per mano di "Jack". Lo spirito della madre, tuttavia, lo affida ai fantasmi di due coniugi defunti, che lo crescono in un cimitero insieme ad altre creature soprannaturali. Il piccolo sviluppa poteri speciali e cresce insieme alla sua nuova famiglia. La sua famiglia sono gli Owens, anche se gli impediscono di passare il confine tra il cimitero e la Città Vecchia, per un motivo a Nobody sconosciuto. Il motivo, che si svelerà in seguito, è assai strano: una confraternita, detta "La Confraternita dei Jack", attiva da lungo tempo, aveva interrogato, nell'epoca egizia, un indovino, che aveva loro rivelato che un bambino avrebbe varcato il confine tra vivi e morti. La Confraternita aveva inviato, secoli dopo, il più sveglio dei suoi uomini, Jack Frost, a uccidere la famiglia e il bambino. Ma Nobody gli sfugge e scoprirà essere il prescelto... Riuscirà, insieme a Silas e alla signorina Lupescu, a sconfiggere la Confraternita? E dopo vorrà tornare fra i suoi simili, abbandonando i fantasmi a lui assai cari?

Recensione

Le avventure del giovane Nobody Owens, per tutti Bod, adottato e cresciuto in un cimitero dalla comunità di fantasmi che lo abitano dopo che un misterioso sicario, "L'uomo Jack", ha assassinato la sua famiglia lasciandolo orfano ad appena un anno. Novello Mowgli, come il fratello indiano Bod viene cresciuto da genitori adottivi ed educato da un precettore d'eccezione (il non-morto Silas), diverso tra eguali che non riescono a farlo sentire fino in fondo parte della comunità, minacciato da una nemesi che prima o poi dovrà affrontare per diventare adulto.

Nicola Pesce Editore porta in Italia l'adattamento a fumetti di uno dei più apprezzati romanzi per giovani di Neil Gaiman, Il figlio del cimitero del 2008, in un bel volume unico (al momento la prima edizione completa in assoluto) con copertina rigida e sovraccoperta, da regalare e soprattutto da regalarsi.
I bei disegni del team d'eccezione composto da P. Craig Rusell (collaboratore di Gaiman di lunga data: in particolare, ha curato l'adattamento di Coraline e contribuito a illustrare Sandman. The Dream Hunter), Kevin Nowlan, Tony Harris, Scott Hampton, Galen Showman, Jill Thompson, Stephen B. Scott e David Lafuente, alternandosi negli otto capitoli che compongono il volume, ben restituiscono l'atmosfera gotica, sul crinale tra favola e humour nero, che caratterizza la versione gaimaniana del Libro della giungla.

Se il romanzo, pur essendo godibile anche dagli adulti, risulta più adatto ai giovani data la prosa semplice e un certo didascalismo che ricalca quello del Libro della giungla, la traduzione a fumetti risulta vincente e godibilissima per tutti, estremamente fedele senza essere pedante, tanto da far poco sentire la mancanza della penna di Gaiman.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: The Graveyard Book
  • Titolo originale: The Graveyard Book - The Graphic Novel vol. 1- vol. 2
  • Autore: Neil Gaiman (romanzo originale); P. Craig Rusell (adattamento e disegni), Kevin Nowlan, Tony Harris, Scott Hampton, Galen Showman, Jill Thompson, Stephen B. Scott e David Lafuente (disegni); Lovern Kindzierski (colori)
  • Traduttore: Pesce N.; Plazzi A.
  • Editore: Nicola Pesce Editore
  • Data di Pubblicazione: Novembre 2015
  • ISBN-13: 9788888893754
  • Pagine: 358
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta, ill. - 29.00 Euro

18 novembre 2015

Morgan Lost - La nuova dimensione del mistero di casa Bonelli

La Sergio Bonelli Editore torna a stupire i lettori con un nuovo fumetto dalle tinte thriller e noir nato dall’idea dello sceneggiatore Claudio Chiaverotti, già molto noto al pubblico bonelliano per la sceneggiatura di Brendon e di svariati numeri di Dylan Dog.
Morgan Lost, questo il titolo del nuovo lavoro pubblicato lo scorso 20 ottobre e che avrà periodicità mensile, racconta una storia assolutamente nuova, spaziando tra scenari contestuali distanti nel tempo e nello spazio: una realtà distopica orgogliosamente orwelliana proiettata nel futuro che riconosce nell’iconografia delle divinità egizie una personificazione rappresentativa del potere politico, burocratizzato all’estremo.
La malavita, la criminalità e insoliti notiziari dalle sfumature tragicomiche caratterizzano gli ambienti di una New York ben diversa da quella che siamo soliti immaginarci, dove la Statua della libertà è stata rimpiazzata da quella del dio egizio Horus.

Il fumetto è espressione di una grande commistione di generi e ambiti culturali diversi; non si risparmia Chiaverotti con i richiami all’arte, al cinema e alla storia, che infatti abbondano di pagina in pagina: troviamo riferimenti alle realtà oniriche di David Lynch (regista noto per la sua capacità di costruire mondi visionari paralleli, a cui è possibile accedere solo grazie alle “chiavi” dalle forme più inconsuete, disseminate tra le immagini cinematografiche) e ancora tanti piccoli dettagli che non sfuggono agli occhi attenti dei più appassionati, come il naso fallico di Arancia Meccanica, fatto indossare ad uno dei criminali della città oppure il quadro con la maschera del coniglio di Donnie Darko o la luna di Voyage dans la lune George Melies, l’Urlo di Munch in chiave moderna ed una Venere di Milo a cui la tecnologia ha restituito ciò che l’ha resa famosa, le braccia.

Oltre alle citazioni e ai rimandi espliciti, c’è una somiglianza che, velatamente, attraversa le pagine del primo numero del fumetto ed accomuna Morgan Lost ed Eric Draven, protagonista de Il Corvo, film di Alex Proyas tratto dall’omonimo fumetto di James O’Barr: Eric colorava il suo viso come Pierrot con grandi cerchi neri che mascheravano gli occhi, cosi come una mascherina nera contorna gli occhi di Morgan, anche se nel suo caso non si tratta di semplice trucco e cerone come era per il primo ma di un tatuaggio, impresso non soltanto sulla sua pelle.
Oltre poi alla somiglianza tra le due abitazioni, i due hanno in comune la perdita della donna amata a causa di malviventi e un desiderio di vendetta, che anima e motiva la loro rinascita: come Eric, la cui resurrezione è simbolica in quanto si tratta di un morto, anche Morgan per certi versi è morto dentro, lo stato di impasse drammatica in cui si trova però non è una realtà stretta da cui evadere ma al contrario, uno stimolo a scoprire la verità: chi ha ucciso la sua Lisbeth e chi ha lo ha trasformato ne L’uomo dell’ultima notte, come il titolo stesso lo definisce?

L’ennesima particolarità del fumetto Morgan Lost è la tricromia nero/bianco/rosso con tinte di scala di grigio, una scelta insolita che trova spiegazione nel daltonismo del protagonista.
Sorge spontaneo chiedersi dunque se la storia sia disegnata dal punto di vista di Morgan. Tecnicamente no, perché vediamo Morgan partecipare alle vicende (cosa che non potrebbe capitare se la storia fosse vissuta in prima persona) ma in realtà è un modo per coinvolgere il lettore nell’atmosfera cupa, degna del pathos tipico di Tim Burton, obbligandolo a vedere come vede il protagonista.
Il rosso evidenzia dettagli che non sono affatto casuali e se molti hanno rivisto in questa scelta un rimando a Sin City, Chiaverotti ha serenamente spiegato che il suo rosso, a differenza dell’altro, è un rosso che racconta una storia avvincente il cui protagonista è appunto Morgan Lost , affiancato dal i vari criminali che popolano le pagine del fumetto.

Ultima nota di merito va al disegno di questo primo albo realizzato da Michele Rubini, un tratto sublime e capace di adattarsi senza incertezze o tentennamenti a qualsiasi situazione,ad esempio troviamo nel fumetto un intermezzo di un cartone animato dove il disegno subisce una variazione netta ma senza stonare o deludere il lettore.

Il progetto della Sergio Bonelli Editore, fatta eccezione per i primi due albi che infatti sono per omaggio alla continuità cinematografica il primo e il secondo tempo della storia introduttiva, è di mantenere Morgan Lost sul filone dell’autoconclusività, così che sia possibile leggere ogni singolo albo senza l’impegno della continuità narrativa.
Un inizio che genera aspettative di alto livello e che spero vengano soddisfatte ma difficilmente la Sergio Bonelli Editore delude i suoi lettori.

Appuntamento in edicola con secondo albo per il 20 novembre, con il titolo di Non lasciarmi al prezzo di 3,50 €.

16 settembre 2015

Tropical Blues - Luigi Mignacco, Marco Foderà

Nuova Guinea, 1927.
Che fine ha fatto Mike Somerset III? Dopo che una tempesta ha ribaltato il catamarano su cui viaggiava, il giovane collezionista d’arte primitiva si è tuffato nel Mare degli Arafura senza preoccuparsi di squali e coccodrilli marini che infestano quelle acque... né dei cannibali che vivono sulla costa!
Un detective arriva da San Francisco per indagare. Iniziando dal capitano della barca, un reduce tedesco della I Guerra Mondiale, e dall’avventurosa cugina del giovane scomparso.




Recensione

Come promesso, continuano le recensioni sulle Miniserie a fumetti targate Sergio Bonelli Editore. Dopo il primo appuntamento riservato a Coney Island (di cui trovate la recensione qui) abbandoniamo i toni polizieschi e le atmosfere urbane per spostarci in Papua Nuova Guinea, solcando fiumi e mari ostili e attraversando foreste popolate da tribù selvagge, alla ricerca di un misterioso giovane destinato a ereditare un'enorme fortuna.

Queste premesse inaugurano il secondo appuntamento, anch'esso trimestrale come il precedente, con le graphic novels di casa Bonelli: Tropical Blues di Luigi Mignacco e Marco Foderà suddiviso in Il mare degli uomini liberi, Nel labirinto verde e I viaggiatori del tramonto.
Questa pubblicazione si apre in maniera travolgente portando il lettore a crearsi delle aspettative di alto livello, prospettando una storia dalla trama crescente e avvincente. La particolarità della vicenda è che il protagonista non partecipa (se non tramite un’apparizione onirica, sapientemente evidenziata da uno sfondo nero grafico delle vignette) fisicamente allo sviluppo della storia; questo non vuole però dire che si tratta di una presenza accessoria anzi, è una figura essenziale e necessaria. Si tratta di Mike Somerset III, scomparso subito dopo essersi tuffato nell’oceano, motivo per cui il nonno, Michael Somerset I, assume il detective Ray Harvest per la ricerca del giovane scomparso, deluso da chi prima di lui era stato incaricato dello stesso compito.

La storia nei tre albi (di 100 pagine circa come è stato già per Coney Island) ci permette di conoscere altri personaggi chiave quali il capitano Starke, ex ufficiale del Kaiser nonché guida per curiosi avventurieri, Joe Fletcher, un indigeno dal sangue inglese, ottimo tramite con la cultura maori ma anche marinaio e collaboratore di Starke sul famigerato catamarano, ed ancora Maud, la coraggiosa e misteriosa cugina di Somerset Junior trapiantata in Nuova Guinea nella speranza di un buon esito per la ricerca di Mike ma anche desiderosa di una vita all’insegna del viaggio e dell’avventura.
Il detective Harvest manterrà inizialmente celata la sua identità e soprattutto la sua missione ma il suo segreto non è destinato a rimanere tale a lungo; nasce così un gruppo unito il cui obiettivo è sì ritrovare il giovane scomparso, ma prima di tutto sopravvivere alle insidie e alle oscure verità della foresta. Il gruppo si imbatte infatti in tribù indigene che accolgono i visitatori come spiriti delle divinità per via del loro bianco colorito, ma i nostri avventurieri non sono sempre così fortunati nei loro incontri: molte ostilità e temibili avversari li attendono.

I disegni possiedono un tratto semplice ed essenziale, coerentemente con la natura semplice e "indigena" della storia, ma a volte anche elaborati nella rappresentazione dei paesaggi e di dettagli in primo piano.
Bellissime le copertine, ognuna dedicata a uno o più dei nostri eroi, rappresentati in figura intera: la prima con Ray Harvest, la seconda con Joe e Starke e l’ultima con la giovane Maud; sullo sfondo bianco risalta il giallo del titolo contornato di blu ma soprattutto il taglio centrale variopinto raffigurante le ambientazioni principali.

La domanda che ci perseguita sin dalla fine del primo numero è se i nostri eroi riusciranno a trovare Mike Somerset o meglio se il detective Harvest sarà così abile e scaltro da scoprire la verità di questa misteriosa sparizione; unica pecca è che forse mi aspettavo qualcosa in più ma non possiamo essere troppo esigenti e pretendere troppo da una storia sviluppata in tre soli albi.
Assegno 4 stelle anche questa volta per celebrare la buona riuscita di questa seconda realizzazione che regge in maniera egregia il confronto con la precedente.
Un tuffo non solo nelle acque oceaniche ma anche nella realtà di un confronto tra la nostra cultura e quella indigena che non manca di particolarità e di fascino.

Prossimo appuntamento a gennaio 2016 per la terza uscita del quadrimestrale Hellnoir di Pasquale Ruju e Giovanni Freghieri.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Tropical Blues: Il mare degli uomini liberi (#1), Nel labirinto verde (#2), I viaggiatori del tramonto (#3)
  • Autore: Luigi Mignacco (soggetto e sceneggiatura), Marco Foderà (disegni)
  • Editore: Sergio Bonelli Editore
  • Data di Pubblicazione: 06/2015 - 07/2015 - 08/2015
  • Numero di volumi: 3 (completa)
  • Pagine: 292 totali
  • Formato - Prezzo: 3,50 Euro a volume

5 agosto 2015

La Nuova Alba dei Morti Viventi - I colori della paura, nuova iniziativa Sergio Bonelli Editore

Nuovissima iniziativa della famosa casa editrice italiana di fumetti Sergio Bonelli Editore, una nuova collana interamente dedicata al misterioso indagatore dell’incubo Dylan Dog: Dylan Dog – I colori della Paura.
Si tratta di ristampe a colori delle singole storie tratte dalla serie Dylan Dog ColorFest con uscita non semestrale (come è consuetudine per i ColorFest) bensì settimanale in edicola, abbinate al giornale La Gazzetta dello Sport al costo di 1,99 € (prezzo del giornale escluso).


La collana ha esordito il 22 luglio con la prima di 53 uscite: La nuova alba dei Morti Viventi con i disegni e la storia di Emiliano Mammuccari e Roberto Recchioni (autori anche tra l’altro del fumetto, sempre di casa Bonelli, Orfani).

Particolare attenzione dedico a questo numero di partenza in quanto si tratta di un inedito: ebbene sì, ci troviamo davanti a un remake del primo originale numero di Dylan Dog pubblicato nel 1986, con storia e disegni di Tiziano Sclavi e Angelo Stano: il famoso L’alba dei Morti viventi.

Trentasei pagine che racchiudono l’essenza di una storia che è sempre attuale e in grado di attirare la curiosità delle nuove generazioni e che non presenta, a grandi linee, differenze di rilievo rispetto all'originale in quanto, come gli stessi autori hanno affermato in occasione della presentazione della collana presso il Mondadori Megastore di Piazza Duomo a Milano, si tratta di un buon auspicio e di un omaggio ad una tradizione del fumetto intramontabile: Dylan con il suo modo di fare e la sua caparbietà mista a stramberie, e in compagnia del suo fedele assistente di (dis)avventure Groucho, è un evergreen del fumetto.

Quando è nata l’idea di questa collana insieme alla Gazzetta, all’inizio avevamo pensato semplicemente alla questione delle ristampe però abbiamo subito avvertito un problema di fondo, questo tipo di operazioni sono belle perché raggiungono un pubblico che il personaggio magari non lo conosce e non lo ha mai letto prima e sentiamo una necessità di avere una storia con cui iniziare. Ora non si può avere una storia migliore con cui iniziare de L'alba dei morti viventi di Tiziano perciò abbiamo pensato creiamo un remake, un’idea di una storia che sia tanto un omaggio quanto un gioco, quanto un’esplorazione all’interno di quanto Tiziano e Angelo hanno già fatto in termini di linguaggio e di disegno e anche della storia stessa.
Queste le parole di Roberto Recchioni, che mettono a fuoco il cuore delle intenzioni del remake e anticipano poi quelli che sono i piccoli cambiamenti tra le due versioni: il focus di questa rivisitazione sarà infatti la famosa custodia del clarinetto, assai cara ai fedeli estimatori del detective sui generis e alcune battute in più saranno affidate al personaggio burlone di Groucho.

Una cura particolare è stata dedicata all’uso del colore: come lo ha definito Roberto, un veicolo di emozioni al pari del disegno e della scrittura, uno strumento narrativo che permette di raccontare una storia che conosciamo in bianco e nero ma attraverso i colori. Dunque parliamo anche di un remake visivo, come sottolinea il disegnatore Mammuccari:

Vi diamo qualcosa di assolutamente nuovo ma ogni tanto io mi sono divertito a replicare esattamente la stessa vignetta cercando di fare un mix tra il nuovo e il già vissuto, su cui il colore va a rendere una omogeneità e una ispirazione particolare.

E poi ancora ha dato la sua definizione di remake:

Nel nostro caso remake non era sostituiamo e rendiamo attuale qualcosa che in realtà è perfetto [...] ma ritroviamo e riportiamo in maniera attuale le sensazioni che abbiamo provato quando abbiamo letto la prima volta. Il disegno di Stano è estremo e particolare e non era possibile attualizzarlo ma era possibile dare un’interpretazione nuova.

Un’ottima riuscita, insomma, e un buon prodotto a cui non mancano alcune aggiunte editoriali come un focus sul disegnatore realizzato da Luca Barbieri e un redazionale di Fabio Licari all’interno di ogni numero.
Non dimentichiamo che le 53 copertine sono tutte nuove, realizzate dai migliori disegnatori che con l’ausilio del colore hanno la possibilità di esaltare ancora di più particolari e dettagli importanti nonché di monitorare l’impatto emotivo sui lettori.


Ci aspettano in edicola ancora moltissime uscite; di seguito trovate elencate le prime 10 e il trailer pubblicitario della collana:

1 – La nuova alba dei morti viventi – 22 luglio 2015 – Copertina di Carmine Di Giandomenico
2 – Il vampiro dei colori – 29 luglio 2015 – Copertina di Marco Nizzoli
3 – La grande nevicata – 5 agosto 2015 – Copertina di Carlo Ambrosini
4 – Fuori tempo massimo – 12 agosto 2015 – Copertina di Maurizio Di Vincenzo
5 – Il mago degli affari – 19 agosto 2015 – Copertina di Marco Soldi
6 – La lettera bianca – 26 agosto 2015 – Copertina di Marco Nizzoli
7 – Il buio nell’anima – 2 settembre 2015 – Copertina di Carlo Ambrosini
8 – Lacrima di stella – 9 settembre 2015 – Copertina di Marco Nizzoli
9 – La camera chiusa – 16 settembre 2015 – Copertina di Marco Soldi
10 – Le radici del male – 23 settembre 2015 – Copertina di Maurizio Di Vincenzo

Un'iniziativa da non perdere per tutti i fan dell’Indagatore dell’incubo e delle sue folli e pericolose avventure.



22 giugno 2015

Coney Island - Gianfranco Manfredi, Giuseppe Barbati e Bruno Ramella

Una ragazza di provincia giunge a New York sperando in una vita migliore, ma resta coinvolta, suo malgrado, in una spirale criminale. Un detective della polizia dal carattere brutale cerca di aiutarla, ma non può fare a meno di chiedersi se la ragazza sia davvero così ingenua quanto sembra. Il puzzle pare aver origine a Coney Island, nel parco dei divertimenti, intorno allo spettacolo di uno stravagante mago da palcoscenico dai trucchi mirabolanti, Mister Frolic, l'illusionista che custodisce in segreto un potere speciale. La malavita, tra il contrabbando degli alcolici e il mantenere alto l'onore, si districa in fazioni che sfociano in una guerra civile tra bande, riuscirà il poliziotto Jack Sloane a risolvere il caso?

Recensione

Coney Island è una graphic novel presentata dalla Sergio Bonelli Editore e suddivisa in tre albi con uscita mensile: La pupa e lo sbirro - Al capone ringrazia - Attacco al Luna Park.
La storia racconta di una New York degli anni 20’ votata al lusso, al divertimento e ai circoli privati, ma anche la New York della corruzione, di Cosa Nostra e del contrabbando di alcolici negli anni del proibizionismo mentre il boss di Chicago Al Capone opera grazie ad impeccabili sicari per mantenere alto l’onore della famiglia in contrasto con l’operato del rivale Frankie Yale (boss di Coney Island) e dei Siciliani.

In questo contesto si colloca la vicenda dell'omonimo Coney Island, parco divertimenti che ospita numerose attrazioni, ma tra tutte i riflettori della storia sono puntati sullo spettacolo di un personaggio misterioso, Mister Frolic, un mago illusionista con un passato oscuro. Impareremo a conoscerlo nei tre volumi sommando tutti i frammenti della sua vita distribuiti nel corso della storia, ricostruendo così tratti di un personaggio molto intrigante (creato nel ricordo del famosissimo e celebre mago Houdini).
Il mistero avvolge il parco divertimenti ma fa da sfondo anche a un altro personaggio protagonista, il poliziotto Jack Sloane, una figura di mediazione il cui spiccato senso del dovere alternato al dialogo con le famiglie della malavita gli conferisce un ruolo chiave per la risoluzione della storia, incentrata su un’abilità, o per meglio dire, un dono del mago Frolic, estremamente prezioso.
Chi aiuterà il poliziotto a seguire la giusta pista d’indagini e risolvere il caso? Cosa sarà mai in grado di fare il mago illusionista di così particolare tanto da rischiare la sua stessa vita?
La guerra tra bande è altrettanto viva nelle vicende di Coney Island e si rivela fondamentale per il lieto fine.

Nei tre albi (di circa 100 pagine l’uno) oltre al filone principale troviamo, a mo' di digressioni, le versioni dei personaggi principali, partendo da Mister Frolic e lo sbirro Sloane fino ad arrivare a due personaggi in parte marginali ma anche essi con un ruolo estremamente importante: Brenda la cameriera del bar frequentato dal poliziotto, e Speedy, il centauro ex militare pronto a tutto in sella al suo bolide.
Nonostante la brevità della serie, questo accorgimento ci permette di approfondire la conoscenza dei protagonisti e dei personaggi secondari che ci allietano con le loro avventure, un lavoro ben riuscito dove il mistero di mescola alla magia e all’onore. Una missione importante quella di Mister Frolic, che lo porterà in più di una occasione a intervenire per stravolgere il volere del destino, salvando così molte vite.

La storia è interessante e anche il finale non mi ha lasciato affatto delusa: per essere elaborato in soli tre albi è sicuramente un ottimo lavoro! Ho apprezzato molto, oltre al tratteggio accurato dei protagonisti, anche la cura dei dettagli per le ambientazioni, non c’è una tavola che manchi di una collocazione definita. Traspare un lavoro minuzioso e attento dove anche i più piccoli particolari sono degni di nota. Una bella edizione con copertine particolari e significative che ritraggono le scene più cult della vicenda: tutto in un’immagine, potremmo dire! Consiglio le lettura di questa prima miniserie Bonelli a tutti, il giallo di Coney Island riuscirà a coinvolgervi con estrema rapidità.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Coney Island: La pupa e lo sbirro (#1), Al Capone ringrazia (#2), Attacco al luna park (#3)
  • Autore: Gianfranco Manfredi (soggetto e sceneggiatura), Giuseppe Barbati e Bruno Ramella (disegni)
  • Editore: Sergio Bonelli Editore
  • Data di Pubblicazione: 03/2015 - 04/2015 - 05/2015
  • Numero di volumi: 3 (completa)
  • Pagine: 292 totali
  • Formato - Prezzo: 3,50 Euro a volume

29 marzo 2015

Speciale Letteratura Latinoamericana: L'Eternauta - Francisco Solano López & Héctor Germán Oesterheld

Francisco Solano López (Buenos Aires, 26 ottobre 1928 – 12 agosto 2011) è stato un fumettista argentino.
La sua carriera di disegnatore inizia nel 1953 e due anni dopo conosce Oesterheld, con cui collabora per varie serie della Editorial Frontera (Ernie Pike, Joe Zonda) prima di conoscere il successo con L'Eternauta. Negli anni '60 si trasferisce in Europa, dove lavora nel Regno Unito e in Spagna per la Fleetway Publications, con cui pubblica Galaxus: The Thing from Outer Space, The Drowned World, Janus Stark, Kelly's Eye).
Tornato in seguito in Argentina, Solano López continua a lavorare su L'Eternauta, ma l'inasprimento della situazione politica lo costringe a tornare in Europa verso la fine degli anni '70.
In quel periodo cura la versione italiana del suo fumetto più famoso su riviste come LancioStory e Skorpio. Nel 2008 viene dichiarato “Personalità importante della cultura”.

Héctor Germán Oesterheld, fumettista nato a Buenos Aires il 23 luglio 1919, è uno dei più celebri desaparecidos argentini.
Laureato in geologia, continua comunque a coltivare la sua passione per la letteratura, in special modo quella per l'infanzia. Nel 1949 inizia la sua attività di sceneggiatore con la Editorial Abril su testate come Il sergente Kirk (disegnato da Hugo Pratt).
Nel 1957 fonda la Editorial Frontera e pubblica periodici come Hora Cero (nel quale apparve la prima storia di un altro fumetto molto conosciuto sempre disegnato da Pratt: Ernie Pike), che poi ospita anche quello che viene unanimemente considerato il suo capolavoro, L'Eternauta.
Il 21 aprile del 1977, accusato di essere un dissidente, viene prelevato dalla sua casa dai militari del regime, scomparendo nel nulla.


Quattro amici giocano a carte in una mansarda, nei dintorni di Buenos Aires. Improvvisamente cala il silenzio, fuori è iniziata una strana nevicata fosforescente: chiunque è toccato dagli strani fiocchi muore istantaneamente. E' l'inizio di una lotta per la sopravvivenza contro una terribile invasione aliena. L'Eternauta, il fumetto capolavoro di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López, arriva finalmente in Italia nella sua edizione definitiva, con le immagini restaurate a partire dalle tavole originali.

Recensione

Uscito a puntate verso la fine degli anni '50 e riveduto e corretto più volte nel corso dei decenni seguenti - anche da altri autori -, L'Eternauta di Solano López e Oesterheld è considerato una pietra miliare del fumetto sudamericano e mondiale, soprattutto per la forte carica antimilitarista che ne fece un simbolo della dissidenza contro la dittatura argentina.

La vicenda inizia con la comparsa di un uomo davanti alla scrivania di un disegnatore di fumetti (lo stesso Solano López). Dopo alcuni attimi di smarrimento, il visitatore si presenta:

“Potrei darti centinaia di nomi. E non ti mentirei. Tutti sono stati miei.”
e intraprende la narrazione di un'inusuale nevicata fosforescente sulla città di Buenos Aires; i fiocchi, anche con il solo contatto, uccidono tutti gli esseri viventi che si trovano all'aperto. Il protagonista, che poi verrà chiamato per tutta la vicenda con il suo nome originale, Juan Salvo, è riuscito a mettere al riparo se stesso e la sua famiglia, ma da da questo momento la loro vita cambia per sempre.
Cosa sta succedendo? Con una tuta da sub completamente ermetica riuscirà a uscire per esplorare la città e scoprirà che è stata invasa da una forza aliena superiore.

L'Eternauta, a decenni di distanza dalla sua uscita, lascia meravigliati: un lettore poco avvezzo al fumetto o magari sovraccaricato da manga o comics “commerciali” dalle trame trite e dai colpi di scena telefonati ma estremamente veloci, potrebbe abbandonare l'opera dopo una ventina di pagine. Troppo dettagliati i dialoghi, troppo serrate le scene e troppo antiquati i disegni in bianco e nero.
Eppure, nonostante all'epoca fosse uscito - come detto prima - a puntate, negli anni '80 in Italia c'era giàe una rivista che portava lo stesso titolo: da ciò si può immaginare quanto la serialità non abbia inficiato più di tanto la fluidità narrativa creata da Oesterheld, i cui colpi di scena sono precisi eppure inaspettati tanto da non far staccare il lettore dalle pagine. Tornando ai disegni, invece, Solano López riesce a ottenere un livello di dettaglio dei volti, delle figure anatomiche e degli sfondi incredibile, avanti di decenni rispetto al periodo, tanto da influenzare una generazione successiva di disegnatori.

Il valore de L'Eternauta, insomma, non si esaurisce con l'ultima pagina: grazie alla 001 Edizioni è possibile riscoprire tutti i retroscena che stanno dietro a sequel, storie collaterali e aggiornamenti continui, che in definitiva hanno continuato ad alimentare il mito di un'opera dal forte contenuto politico (per il quale Oesterheld e la sua famiglia pagarono anche con la vita). Fantascienza non solo da intrattenimento ma anche da riflessione, quindi, come sempre meno se ne vede in giro, L'Eternauta è un gioiello di altissimo valore.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'Eternauta
  • Titolo originale: El eternauta
  • Autore: Francisco Solano López & Héctor Germán Oesterheld
  • Traduttore: Gigliola Viglietti
  • Editore: 001 Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788896573273
  • Pagine: 380
  • Formato - Prezzo: Cartonato, B/N - 40,00 Euro
 

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