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1 maggio 2019

Intervista ad Antonio Pra, autore di Olgius - Viaggio verso l'ignoto

Poco tempo fa abbiamo pubblicato la recensione ad Olgius – viaggio verso l’ignoto che trovate qui, oggi invece dedichiamo spazio all’autore del romanzo, Antonio Pra, grazie ad una serie di domande che ci consentiranno di approfondire con lui il cuore del testo e scoprire cosa ci sia dietro la vicenda dell'ormai noto Anthony Green e dei misteriosi Olgius.

L'intervista


La prima domanda è sicuramente volta a raccontare la storia che si cela dietro il romanzo, come nasce Olgius e soprattutto perché la voglia di raccontare una vicenda che intreccia mondi e realtà così diverse tra loro?

Come avviene per Mr. Green il personaggio principale di “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto”, anch’io “...percepisco la realtà che ci circonda non solo come luogo in cui siamo destinati a vivere, ma come un vero e proprio “rebus” che deve essere decodificato e mai dato per scontato...” Fin dalla giovane età non mi sono mai accontentato delle risposte preconfezionate ma ho cercato sempre di scorgere altre verità dietro la scontata apparenza. Affascinato dalla majeutica socratica applicata al mondo in cui viviamo, ho cercato risposte, quesito dopo quesito senza limitare il mio spettro d’azione. Lo faccio in continuazione perchè proprio non posso farne a meno. Ho questo impulso investigativo che mi porta ad approfondire molte discipline scientifiche. L’archeologia è sempre stata la mia passione principale così come i misteri delle Antiche Civiltà. Considero l’Archeologia come una sorta di macchina del Tempo in grado di portarci indietro nel passato e fare luce su fatti che potrebbero cambiare radicalmente le nostre certezze riguardo le civiltà che ci hanno preceduto. Ogni scoperta del passato, del presente e del futuro, ha avuto ha e avrà sempre come forza di propulsione un mix di passione, dedizione e ricerca. Inoltre le scoperte scientifiche avvenute negli ultimi decenni, hanno fatto fare passi da gigante proprio a discipline come l’archeologia. Ecco perchè tutto ciò mi affascina e traspare dalle tematiche sviluppate nella trama del romanzo dove si parla anche delle più avanzate tecnologie che, anche di recente, hanno consentito di approdare a straordinarie scoperte come quella della Città Bianca del dio Scimmia in Honduras. Nel 1994 il Direttore di Fotografia ed Esploratore Steve Elkins trovandosi in Honduras viene incuriosito dai racconti delle popolazioni locali riguardo ad una città abbandonata nel mezzo della foresta, edificata da una sconosciuta ed avanzata Civiltà di uomini dai capelli d’oro e dalla carnagione chiara. Di questa città ne parlò anche Hernand Cortes nel suo diario ma si pensava fosse solo il frutto di una pittoresca fantasia. Nel 2012 Elkins decide di avvalersi del L.I.D.A.R. ovvero il Light Detection And Ranging, un potente laser scanner usato anche in campo militare in grado di “vedere” dall’alto l’esistenza di artefatti attraverso le foreste più impenetrabili. Sorvola la zona della Moquitia e sorprendentemente la restituzione grafica della scansione conferma l’esistenza di strutture artificiali nella selva honduregna. Nel 2015 Elkins riunisce un gruppo di esperti provenienti da varie discipline scientifiche e parte per la spedizione sul terreno scoprendo non solo quella misteriosa città ma le vestigia di un’antichissima e sconosciuta Civiltà.Tutto il mondo ne parla e nello stesso anno National Geographic Explorer produce un intero episodio dedicato alla sensazionale scoperta. “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto” nasce quindi come il frutto di queste mie passioni che, attraverso un tema poco conosciuto basato sui racconti delle popolazioni della Sacha Yakutia, le testimonianze di esploratori del XIX secolo come Riichard Karlovich Maack inviato delle Compagnia Geografica Imperiale Russa e di quelli più recenti come Ivan Mackerle, cerca di far luce sulla reale esistenza di antichi e avanzati artefatti che sarebbero disseminati nella Taiga Siberiana da tempo immemorabile. Un mistero che potrebbe cambiare per sempre la storia del Genere Umano.

Quanto c’è di Antonio Pra in Anthony Green e quanto invece dei tuoi amici negli altri protagonisti?

Molto sicuramente! Dietro al gruppo dei protagonisti principali ci sono persone vere, amici per i quali ho creato degli alias caratterizzandoli in base alle loro vere personalità. Certo, ho aggiunto anche dell’altro ma fondamentalmente loro sono così come traspare dalla trama del romanzo. Daniil Volkov è Danilo Leo Lazzarini archeologo sperimentale, maestro d’arme e attore; Mick “The eye Harrison” è Michele Barison imprenditore che oggi vive e opera a Londra e con il pallino di cineoperatore; Frank “The Great Baker” è Franco Batista chimico e grande musicista; l’ispettore Hill è Bruno Palmegiani fashion designer già ideatore del marchio POLICE...ruolo che poteva essere solo suo in questa avventura! Infine, attraverso Anthony Green emerge quasi del tutto quella che è la mia personalità, quelle che sono le mie passioni e soprattutto la mia inclinazione per la ricerca ed il fascino per l’ignoto. Nella copertina del romanzo c’è una frase di Carl Sagan che riassume molto bene queste mie attitudini: “Da qualche parte qualcosa di incredibile attende di essere conosciuto”.

Dal modo così realistico in cui racconti le emozioni dei personaggi davanti a luoghi così particolari ed insidiosi come la Yakutia, sembra quasi che tu ci sia stato, se così non fosse, come sei riuscito a raccontare così egregiamente di territori con cui non sei mai entrato in contatto diretto? E che rapporto hai con le altre ambientazioni del romanzo, l’Inghilterra e la Svizzera?

Amo Londra e appena ne ho la possibilità prendo l’aereo per andare a trascorrere qualche giorno in una full immersion di archeologia, musica e visita ai quartieri che non ho ancora esplorato. Tappa fissa è il British Museum, e lì letteralmente non percepisco più lo scorrere del tempo immerso nello studio dei reperti archeologici. Lo stesso accade alla National Gallery quando a seconda dell’ispirazione scelgo un artista e mi fermo a contemplarne le opere per ore. Alla sera mi piace passeggiare e scoprire ristoranti e pub dove di frequente si sviluppano jam session spettacolari come avviene al Ronnie Scott's Jazz Club a Soho che è uno dei miei preferiti. Il romanzo inizia e si sviluppa proprio in quella città che è stata capace di suscitare in me un insieme di emozioni tali da spingermi a partire per quel “Viaggio Verso l'ignoto”! Per quanto riguarda la Sacha Yakutia non vi sono mai stato ma ho passato settimane intere a guardare documentari, studiarne le culture approfondirne le caratteristiche geografiche in modo da ricavare una descrizione più dettagliata e veritiera possibile. Ciò che volevo era trasportare con la fantasia il lettore nei luoghi che descrivo in modo da farlo immedesimare completamente nella trama che ho ideato. Spero in qualche modo di esservi riuscito anche solo in minima parte, La Svizzera ha un ruolo importante nella trama del romanzo ma non posso svelare qui il perché altrimenti rivelerei dei particolari che per chi non ha letto “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto” anticiperebbero troppo uno dei misteri che si celano dietro il racconto. Neanche quel Paese ho avuto il piacere di visitare ma mi sono dedicato al suo studio come avvenuto per la Sacha Yakutia. Comunque c’è anche un’altra particolarità che collega la Svizzera al mio lavoro. La colonna sonora del book trailer “Blowing Away” mi è stata gentilmente concessa da Alex Kacimi fondatore dell’etichetta musicale Svizzera “Le Pop Records” che è mio amico e leader del gruppo “The Rebels of Tijuana”. Ho conosciuto i ragazzi qualche tempo fa in un concerto in Italia e sono dei musicisti straordinari!

Nel romanzo vengono riportate referenze importanti come fonti ispiratrici del romanzo – dal Prof. Zecharia Sitchin all’esploratore Ivan Mackerle, al Dottor Valery Uvarov – è a loro che devi la tua passione per questi misteriosi Olgius?

Per il personaggio del prof. Almeida mi sono ispirato proprio al prof. Zecharia Sitchin che Anthony Green incontrerà in un momento cruciale dello sviluppo narrativo e confesso che è stato davvero emozionante immaginare e descrivere quella parte di storia visto che anni fa ho avuto con lui una corrispondenza epistolare. Il prof. Zecharia Sitchin è stato uno dei più grandi esperti e traduttori delle antiche lingue mesopotamiche e i suoi saggi sono diventati veri e propri best sellers in tutto il mondo. Alcuni studiosi sono stati critici nei suoi confronti accusandolo di aver “forzato” un po' troppo l’interpretazione di certi testi e di aver creato di conseguenza una teoria che non ha basi scientifiche. C’è da dire che Sitchin era uno dei pochi in grado di tradurre le antiche lingue mesopotamiche vista la sua particolare specializzazione accademica. Nei suoi numerosi libri nel corso degli anni ha condiviso con i lettori il frutto dei suoi studi sostenendo che dai testi antichi emergeva una storia del genere umano molto più articolata e tecnologicamente avanzata rispetto a quanto possiamo immaginare. Secondo questa ricostruzione, gli dei decritti nelle saghe antiche, sarebbero stati in realtà gli esponenti di una avanzata e progredita Civiltà che accompagnò il genere umano nel corso della storia. Al di là della veridicità di questa teoria, ho trovato sempre di grande interesse gli studi del prof. Zecharia Sitchin perché effettivamente ci si trova spesso di fronte a quesiti di difficile interpretazione nel campo delle scoperte archeologiche e dei contenuti di certi testi antichi. Là dove non esiste una certa e dimostrata decodificazione c’è sempre spazio però per l’approfondimento scientifico almeno fino a quando non si raggiunge la prova definitiva della consistenza di una o dell’altra teoria. I protagonisti del romanzo durante tutta la storia, interagiranno proprio con tematiche di questo tipo e, minacciati da mille pericoli e a causa di una serie di imprevedibili eventi si troveranno ad affrontare un viaggio ai confini del mondo conosciuto, Per quanto riguarda Ivan Mackerle come non si può rimanere colpiti da quello che è stato in grado di fare? Un esploratore che si è spinto sempre alla ricerca di indizi che comprovassero la veridicità di svariati miti e leggende che decide di organizzare una spedizione in uno dei luoghi meno esplorati della Terra! Dopo aver saputo dell’esistenza dei racconti sugli “Olgius” attraverso un articolo redatto dal dott. Uvarov nel 2005 che per la prima volta ne dà notizia al mondo con un testo in inglese e lo lancia in internet, Ivan Mackerle decide di organizzare una spedizione per verificare l’esistenza di quei misteriosi artefatti. Di quel evento ne è stato ricavato anche un documentario pubblicato in una delle trasmissioni di History Channel dal quale per la prima volta si sono potute vedere le tracce di strane anomalie circolare nella taiga siberiana che probabilmente coincidevano con i racconti delle popolazioni locali. Sta di fatto che la spedizione fu interrotta subito dopo la scoperta in quanto lo stesso Mackerle e altre persone appartenenti al suo gruppo hanno cominciato ad accusare, nausea, vomito, cecità momentanea, incapacità di ingerire liquidi o cibo, febbre alta. Tutti sintomi che coincidevano con le esperienze descritte dai popoli della Sacha Yakutia e da altri testimoni, non appartenenti alle popolazioni locali, che si sono avvicendati in quei luoghi sperduti nel corso del tempo. Una parte del romanzo si ispira a questa spedizione e, sulla scorta di quanto accaduto all’esploratore della Repubblica Ceca, propone soluzioni alternative in grado di superare i pericoli che possono derivare dalla vicinanza con gli Olgius.

Oltre a quelle sopra citate, quale sono le altre influenze del romanzo – in ambito letterario, musicale, cinematografico ad esempio?

Olgius Viaggio Verso l’Ignoto è soprattutto un romanzo del genere Thriler, Mistero, Avventura che ho ideato influenzato da quelli che sono sempre stati i miei punti di riferimento; Sir Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe, Agatha Christie, Oscar Wilde, Bram Stoker, Jules Verne, Emilio Salgari. Amo le atmosfere del periodo vittoriano ricco di scoperte, invenzioni, avventure, spedizioni e di misteri che in modo inimitabile quei mostri sacri sono riusciti a descrivere come nessuno, sublimandone la peculiarità. Ognuno di essi ha influito sul mio modo di pormi nello sviluppo della trama del romanzo, nella caratterizzazione dei personaggi, dei luoghi e delle atmosfere. Almeno questo è quello che ho percepito dentro di me! Di conseguenza i film o le serie televisive che preferisco sono i Gialli Deduttivi, quelli ricchi di atmosfere gotiche, avventura e mistero. Oltre alle opere degli autori che ho citato, proprio di recente sono stato letteralmente rapito da una serie tv intitolata “La Verità sul caso Harry Quebert” tratto dal best seller dello scrittore svizzero Joel Dicker e diretto magistralmente da Jean-Jaques Annaud. Semplicemente straordinario, originale, travolgente! Per quanto riguarda la musica, il romanzo ne è intriso fino dalle prime pagine. Mentre scrivevo immaginavo alcune scene ascoltando i brani preferiti dai protagonisti e così l’ispirazione fluiva quasi materializzandosi di fronte ai miei occhi. Il genere preferito dai protagonisti del romanzo è la musica degli anni Sessanta con tutte le sue sfumature Beat, Rock, Mod, Psicadeliche ecc. ma anche contemporanea derivante sempre da quelle origini: Beatles, Kinks, Yardbirds, Cream, Doors, Jimi Hendrix, Creedence Clearwater Revival, Paul Weller, The Stone Roses ecc. Per chi volesse addentrarsi nell’avventura di “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto” consiglio di ascoltare i brani che ho citato in alcune scene...credo possa maggiormente trasferire le emozioni che ho provato durante l’ideazione della trama.

Dal testo si evince un grandissimo lavoro di ricerca, quanto tempo hai dedicato a reperire e ad assemblare tutte le documentazioni?

In realtà da sempre mi dedico in modo costante alla ricerca perchè, come dicevo è la mia passione: quasi quotidianamente appena ho tempo scelgo le tematiche che più mi interessano e le archivio pensando ad uno sviluppo futuro. Quindi più che altro mi son dedicato all’approfondimento di argomenti che già conoscevo cercando di sviscerarne più dettagli possibile. Per questo tipo di operazione ci sono voluti un paio di mesi circa sui nove in totale impiegati per finire il romanzo. Il lavoro più difficile è stato scegliere le tematiche che potevano essere più adatte alla trama ed inserirle coerentemente nello sviluppo narrativo del thriller.

Come sei riuscito a creare una storia in cui l’eterogeneità delle tematiche mantiene un equilibrio perfetto costante dalle prime alle ultime pagine? È difficilissimo raccontare di storia, di scienza, di archeologia, di fisica sviluppando parallelamente un intreccio narrativo avvincente e interessante.

Sinceramente è difficile rispondere a questa domanda. Il tutto è nato molto spontaneamente unendo i miei studi ai generi letterari che preferisco. Principalmente credo che una parte del segreto sia avere una profonda passione per quello che si sta creando immergendosi completamente in esso, Leggere e rileggere, sentire se ciò che hai scritto suscita emozioni intense al punto di farti credere di essere tu stesso parte del racconto. Non saprei che altro dire a riguardo se non che questa domanda ha in sè un complimento che ogni scrittore credo sogni di ricevere! Grazie.

Ci sarà un seguito al romanzo, una nuova spedizione per i nostri eroi?

Innanzitutto vorrei ringraziare Runa Editrice che ha creduto nel mio romanzo. Con Fabio Pinton, l’editore, siamo alle prese con varie presentazioni da quando “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto” è stato pubblicato per cui al momento sono ancora concentrato su questo versante. Il prossimo evento è programmato per venerdì 3 maggio a Pisa presso lo splendido centro polifunzionale “Officine Garibaldi”. Ma per rispondere alla domanda...il Viaggio Verso l’Ignoto è appena iniziato!

Un grande ringraziamento all'autore, Antonio Pra, per il tempo dedicato alle nostre domande ma soprattutto per la sua accuratezza nel rispondere. Un augurio per il futuro di un successo sempre in ascesa per chi come lui crede fermamente nelle proprie passioni.

6 marzo 2019

Olgius - Viaggio verso l'ignoto - Antonio Pra

Londra 2015. Anthony Green è uno studioso dei misteri delle Antiche Civiltà. Dopo una serie di conferenze di successo, viene ingaggiato dal British Museum per registrare dei documentari su alcuni reperti esposti nelle sale del museo londinese. Un incontro con una enigmatica donna e un'escalation di strane coincidenze, lo portano a partecipare a una spedizione assieme ai suoi amici in uno dei luoghi più inesplorati del pianeta, la Valle della Morte nella Yakutia, alla ricerca di avanzati artefatti tecnologici che, secondo le tradizioni locali, sarebbero stati creati nell'antichità da una dinastia di esseri altamente progrediti. Una straordinaria occasione per far luce sui racconti per secoli tramandati tra i popoli della taiga siberiana che si tramuta ben presto in una pericolosa avventura dagli imprevedibili risvolti. I guai per Anthony Green e amici aumentano sempre di più a mano a mano che si avvicinano a comprendere il segreto celato dietro la donna che li ha coinvolti nei frenetici eventi ad alta tensione. Si troveranno infatti, oltre a dover lottare per le proprie vite, a misurarsi con inquietanti rivelazioni in grado di far vacillare le loro stesse certezze sul mondo che li circonda.

Recensione

Olgius – Viaggio verso l’ignoto è un romanzo originale dalle tinte camaleontiche, motivo per il quale non è semplice collocarlo all'interno di un unico genere - si tratta infatti di un romanzo-contenitore che tratta degli argomenti più disparati. Con una grande abilità di scrittura e con maestria, il bravissimo autore, Antonio Pra, spazia tra temi vari come la storia, lo sciamanesimo, la scienza, l’archeologia, la chimica, la fisica quantistica, l’enogastronomia, la musica ed il cinema.

La storia non solo è avvincente – il filone della spedizione in terre desolate e sperdute nel cuore della Yakutia alla ricerca di artefatti misteriosi, gli Olgius, si intreccia con il desiderio di avventura e con la curiosità dei personaggi protagonisti – ma è soprattutto solida grazie alle preziosissime digressioni che l’autore ci regala per raccontare ciò che attribuisce una veridicità sempre più nitida al romanzo: dati scientifici reali, argomentazioni di ampio respiro su fatti storici e su spedizioni archeologiche o su studi e ricerche realmente avvenute.

Raccontare verità scientifiche nel modo più semplice possibile caricando il testo di suspence e rafforzando la base narrativa con elementi veri, reali e verificabili non è semplice, eppure Antonio Pra riesce nell’impresa – giunonica a detta mia – con la sua naturalezza e con il suo stile di scrittura fluido e coinvolgente, trasformando un romanzo di avventura in uno strumento di divulgazione scientifica e archeologica.

La storia degli Olgius, le spedizioni scientifiche che si sono susseguite in quegli impervi territori, i misteri di tecnologie antiche all'avanguardia e sconosciute alla scienza moderna, fungono da combustibile ad una vicenda che parte lentamente – comprensibile vista la necessità di presentare i personaggi principali e dare un primo sguardo al contesto d’ambientazione – ma che prende il via dopo un paio di capitoli senza fermarsi, incalzando il lettore fino all'ultima pagina.

Non possiamo non dedicare un piccolo spazio alla significativa sfumatura personale che l’autore inserisce nel suo romanzo: i personaggi principali – come Mick, Frank ad esempio – sono reali, sono amici veri dell’autore trasposti nella vicenda e questo, conferisce un ulteriore punto a favore della credibilità e veridicità del testo anche se, è come sfondare una porta già aperta. Qui sta la bravura, raccontare il vero attraverso una storia inventata ma sfruttando personaggi reali.

L'unico appunto che mi sento di fare è su Anthony Green, il protagonista della storia – già dal suo soprannome Gil, da Gilgamesh, capiamo immediatamente con chi abbiamo a che fare – ben venga che sia un appassionato di arte, di storia, di scienza, di cinema, di musica, di delizie enogastronomiche e quant'altro ma la sua incontenibile cultura, a tratti si trasforma in saccenza da tuttologo. Il problema non sono le sue innumerevoli passioni ma il fatto che voglia rappresentarsi come un esperto in ogni campo, il che lo trasforma in un personaggio completamente diverso dalla sua natura. Va bene raccontare attraverso il sapere di Gil tutti gli aneddoti storici e gli esiti delle scoperte scientifiche, ma perché non sfruttare magari anche la voce degli altri personaggi per poter parlare di musica, di storia e di tutto il resto? Concentrare tutto sulla persona del protagonista fa sì che questo ne risenta, un peccato contando che in realtà Gil è un personaggio forte, astuto, determinato, ostinato, intelligente e coraggioso. A suo favore c’è un forte ingegno ed un’inventiva fuori dal comune, con Gil non ci si annoia mai, questo è certo! È piacevole sentirlo conversare e raccontare ed è pieno di qualità, è un protagonista brillante che fa brillare anche ciò che lo circonda.

Ho apprezzato moltissimo il testo, traspare una grande dedizione e una grande passione per la scrittura, una chicca per amatori sono le citazioni che fanno da incipit ad ogni capitolo: Freud, Andrè Gide, John Muir, Marco Aurelio, Aristotele, Mark Twain sono solo alcuni dei prestigiosi nomi a cui Antonio Pra fa riferimento. Un romanzo nel romanzo, e va da sè che è proprio la cura per questi piccoli dettagli che impreziosiscono il testo al punto tale da renderlo unico e di alto livello. Non è solo la storia in sè insomma, c'è altro, molto altro.

Un altro punto a favore dell’autore è lo spazio narrativo riservato alla descrizione degli ambienti e dei paesaggi. Leggendo Olgius è come se il lettore facesse un vero e proprio viaggio sorvolando la bella Londra, la fredda e misteriosa Russia e l’intrigante Svizzera. Una cura minuziosa dei dettagli – sia per gli spazi che per gli eventi narrati – è in grado di trasportare il lettore proprio lì, nel qui ed ora della storia al fianco di Gil e della bella Isabel – la donna nonché studiosa che tanto incuriosisce Gil – assieme all’ispettore Hill o l’abile proprietario della galleria d’arte, Mr Kimmel.

Il mistero degli Olgius – strutture antiche dalla tecnologia avanzata – si intreccia con la natura a sua volta misteriosa di una popolazione antica dalle origini semi-regali, le cui scelte del passato e perché no, anche del presente, potrebbero mettere in discussione tutte le nostre certezze. Non mancherà nella trama la presenza di un complotto ai danni dei nostri eroi ordito da un gruppo di malintenzionati votati ad asservire la scienza per scopi tutt’altro che nobili.

Che dire, tra le emozioni più estreme procedendo nella lettura di Olgius, il lettore si imbatte in un plot che funziona e che convince e che invita sempre di più a proseguire con la lettura, pagina a dopo pagina, per scoprire cosa succede.

Il romanzo è un’occasione per scoprire non solo una storia che vince ma soprattutto per confrontarsi con mondi ed universi tematici che magari la maggior parte di noi non conosce; è uno spunto di riflessione valido sulle civiltà passate e su quanto abbiamo da imparare ancora e da scoprire sul loro conto. Un’avventura che conquista e che merita veramente di raggiungere ottimi risultati in primis per l’immenso e accurato lavoro di ricerca fatto da Antonio Pra - con il quale mi complimento moltissimo - che riesce a toccare quanti più punti tematici possibili al meglio e soprattutto, come si evince dalla lettura, per il credo professato dalle pagine del romanzo. L’autore sicuramente crede molto in quello che scrive e traspare tutta la sua passione. Non è facile infatti riuscire a scrivere ad un livello così alto di argomenti così complessi rendendoli allo stesso tempo interessanti ed in tinta con un romanzo narrativo.
Cinque stelle per Olgius e tanti complimenti ancora all’autore che con la sua penna abile e sapiente dà voce e vita alle sue passioni.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Olgius - viaggio verso l'ignoto
  • Autore: Antonio Pra
  • Editore: Runa Editrice
  • Data di Pubblicazione: Giugno 2018
  • ISBN-13:9788897674665
  • Pagine: 445 pagine
  • Formato - Prezzo:Brossura - 16,00 Euro

18 ottobre 2018

Blu Notte - Luisa Martucci

Fulvio, un giovane detective privato torinese che ha deciso di mettersi in proprio, trova finalmente una buona occasione di mettersi in luce quando viene ingaggiato dalla madre di un suo ex compagno di scuola, il cui marito, titolare di un'azienda, è stato assassinato. La signora incarica Fulvio di trovare sua figlia che, oltre ad avere un passato ambiguo, è scomparsa dopo il delitto ed è ricercata dalla polizia. L'incarico si rivela tutt'altro che facile, ma Fulvio ce la mette tutta e, frugando nel torbido, riesce a scovare una pista promettente. Nel frattempo incontra e si scontra con personaggi che frequentano gli ambienti più disparati: un centro di riabilitazione di lusso per giovani drogati, una casa cinematografica di dubbia reputazione, un gruppo di ispirazione new age, un locale notturno equivoco ed altri, descritti in prima persona dal protagonista con scanzonata ironia. A mano a mano che il mistero si infittisce, la caccia si fa sempre più pericolosa e la conclusione sempre meno scontata.

Recensione

Blu Notte è uno dei romanzi finalisti al premio 1 Giallo x 1.000, concorso che si concluderà alla fine dell’anno in corso.
Lineare la trama del romanzo che si snoda scorrevole per circa 150 pagine. Un giovane detective privato, Fulvio, deve trovare la sorella scomparsa di un suo ex compagno di scuola. Per riuscirci, pertanto, inizia a raccogliere informazioni interrogando i conoscenti della giovane e facendo  sopralluoghi nei posti da lei frequentati. Essendo il poliziotto privato piuttosto belloccio, non gli è difficile ottenere le confidenze delle amiche della ragazza e anche quelle di una ispettrice di polizia incaricata di investigare sulla morte in circostanze non chiare del padre della giovane. Le indagini del protagonista, tuttavia, risultano costellate di omicidi e lui stesso viene fatto oggetto di un attentato senza apparente motivo, per cui diventa importante per Fulvio trovare al più presto la ragazza, senza prevedere che le sue ricerche lo porteranno a scoperte impensabili.
Buona la caratterizzazione dei personaggi e asciutta la scrittura come ben si addice ad un romanzo poliziesco che strizza l’occhio alle avventure galanti degli investigatori americani degli anni sessanta, quando in Italia, a quei tempi, le investigazioni venivano fatte prevalentemente da marescialli dei carabinieri in pensione, ed è difficile immaginare tali attempati investigatori coinvolti in rapporti sentimentali.
L'intreccio di Blu Notte non presenta criticità, tuttavia si può notare che la rivelazione dell’identità dell’assassino, alla fine del romanzo, avviene in maniera eccessivamente repentina. Sarebbe stato dal mio punto di vista preferibile che l’autrice avesse fatto partecipe il lettore del ragionamento che porta il protagonista a individuare l’omicida. In altre parole, per quanto la scoperta del colpevole possa nascere da una intuizione -spesso punto fondamentale in un romanzo giallo- dell'investigatore, tale intuizione dovrebbe fondarsi sulla base di un percorso logico di cui sarebbe opportuno far partecipe il lettore. L'investigatore lo effettua invece solo parzialmente e a posteriori, a prescindere dal colpo di scena finale che non si vuole naturalmente rivelare e che sorprende lo stesso l'investigatore tanto quanto sorprende il lettore.
Inoltre un piccolo appunto mi permetto di farlo per quanto riguarda i dialoghi. Si nota spesso, infatti,  la ripetizione da parte del protagonista dell'espressione "certo, certo" utilizzato come interiezione secondaria. Passi vederlo scritto una volta ma, ripetuto con una certa frequenza, tale modo di dire diventa irritante. Per quanto nella lingua parlata se ne abbondi, specie per sollecitare il proprio interlocutore ad abbreviare un discorso quando ritenuto superfluo o poco interessante, nella lingua scritta tale espressione risulta piuttosto disdicevole, non avendo una vera e propria valenza letteraria, e sarebbe stato opportuno, a mio avviso, che si fosse provveduto alla sua sostituzione con altre forme linguistiche da parte della scrittrice.
A parte gli inconvenienti sopraccennati che non inficiano la validità del romanzo,  lo svolgersi delle investigazioni da parte del protagonista si dipana scorrevole e intessuto dalla piacevole ironia dell’autrice. Non manca, in particolare, qualche divertente riferimento a Il Laureato, interpretato oltre cinquantanni fa da Dustin Hoffman, film che però potrebbe non essere conosciuto dai lettori più giovani.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Blu Notte
  • Autore: Luisa Martucci
  • Editore: 0111Edizioni
  • Data di Pubblicazione: data
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788893702287
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

8 agosto 2018

La Stanza 123 - Isabella Liberto

Mark Candice è un giovane e affascinante docente universitario di storia contemporanea. La sua vita è perfetta, fa un lavoro che lo appaga da sempre ed è felicemente sposato con la bella e giovane Melinda. Il suo equilibrio viene turbato quando una delle sue studentesse, Lisa Marshall, si invaghisce di lui in modo ossessivo e inizia a tormentarlo con chiamate, messaggi e a presentarsi nel suo ufficio. Mark fa di tutto per allontanare Lisa e cercare di non mettere a repentaglio la sua carriera, ma quando in facoltà iniziano ad accadere strani incidenti, aggressioni e omicidi, Mark capisce che qualcosa non va e che un serio pericolo grava sulla sua vita.

Recensione

La Stanza 123 è uno dei romanzi gialli finalisti del concorso letterario 1 Giallo x 1000 che terminerà alla fine dell'anno in corso ed è riservato agli scrittori emergenti. Ai primi del 2019 si avrà presumibilmente la nomina del vincitore.
La storia raccontata in La Stanza 123, pur non essendo particolarmente originale, è scritta con proprietà e scorrevolezza. Buona, pur con le precisazioni esposte di seguito, la caratterizzazione dei protagonisti e discreta la suspense. Nel romanzo si alternano le voci in prima persona dei due protagonisti: il professore di storia moderna Mark Candice e la studentessa Lisa Marshall.
Ciò che rende perplessi è la carenza di ambientazione. L’azione si svolge presumibilmente in un paese anglosassone, come si può arguire dai nomi dei personaggi, ma non viene indicata né la nazione né la città. Si sa solo che quest'ultima è sede universitaria, dato che il protagonista è un insegnante di storia moderna chiamato dal Preside di Facoltà (ma non mi risulta, peraltro, che esista questo titolo nelle università anglosassoni) a sostituire una collega che ha avuto un incidente e per qualche mese risulta impossibilitata a lavorare.
Mark Candice, l’insegnante supplente in questione, sposato con una dottoressa che lavora in ospedale, è giovane e bello. Niente di strano, quindi, che alcune sue allieve si sentano attratte da lui, patologico, invece, che l’infatuazione di Lisa Marshall diventi ossessione, tanto da iniziare a perseguitarlo .
Anomalo è anche il fatto che i coniugi Candice, pur essendo giovani, non risultino avere una vita sociale e la loro esistenza si svolga unicamente fra casa e lavoro. Di fatto i personaggi del romanzo sono in pratica solo tre: Mark, sua moglie Melinda e Lisa Marshall, la studentessa ossessionata dal bell'insegnante. Solo verso la fine del libro compare un quarto personaggio, Ramirez, una ispettrice di polizia. La scarsità dei personaggi determina che la loro caratterizzazione si evinca unicamente dai loro pensieri e ciò appesantisce la lettura.
Sarebbe stato invece a mio avviso opportuno che i caratteri dei protagonisti risultassero dai loro comportamenti e dai dialoghi durante i rapporti interpersonali. Per ovviare alla carenza di detti rapporti, sarebbe stato sufficiente provvedere a descrivere la partecipazione dei signori Candice a qualche tipico party fra insegnanti per socializzare, incontri molto comuni nei college anglosassoni, dove i caratteri si possono evincere dallo scontro delle diverse personalità e i pettegolezzi vengono raccontati con malizia e dovizia di particolari quando gli interessati non possono sentire.
Qualche perplessità sorge anche nella comparazione dei pensieri dei due protagonisti, dato che nonostante la differenza d'età e cultura viene privilegiato un linguaggio tendenzialmente giovanile   propenso per entrambi al turpiloquio che mal si adatta al tipo di pensiero che dovrebbe passare per la mente ad un professore.
Per il resto l’intreccio è ben costruito, ancorché il lettore smaliziato di gialli non abbia difficoltà ad immaginare  il colpo di scena finale.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: La Stanza 123
  • Autore: Isabella Liberto
  • Editore: ZeroUnoUndici Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788893702188
  • Pagine: 168
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

4 agosto 2018

La Colombaia - Manfredo Corona

Incastonata lassù, fra le stelle, la colombaia che si affaccia sui tesori architettonici di Parma è testimone prima di un sogno e poi dei drammi di Sonia, che vive nella gabbia dorata. Il giovane ispettore De Martino segue le tracce lasciate dal predatore che semina morte nella città ducale ed è l'unico a capire che dietro al sanguinario assassino si cela una fredda e potente organizzazione ramificata ovunque, anche tra le mura del monastero di San Giovanni.Una storia dal ritmo incalzante vissuta tra tesori d'arte e tormentosi ricordi di fanciullezza e dove nulla è ciò che sembra, almeno fino al momento in cui… 

Recensione

In La Colombaia si immagina l'esistenza una setta, ramificata in diverse parti del mondo, dedita alla produzione e commercializzazione di film snuff che, come dice l’autore per bocca del protagonista:

Sono film girati e montati con autentiche scene di torture, violenze di ogni genere, anche nei confronti di bambini, e morti violente. È un orrendo mercato che si sta sempre più affermando e con sempre maggiori pretese. 

Nella setta in questione, a capo della quale ci sono uomini potenti di diversa estrazione sociale, non sono esclusi i componenti del clero che, anzi, risultano indispensabili per selezionare i potenziali killer psicopatici di cui l’organizzazione criminale si serve per le proprie finalità delittuose. Nella loro funzione di depositari dei segreti più turpi rivelati durante la confessione, i preti sono in grado di canalizzare gli impulsi dei giovani e istruirli a dovere perché compiano i crimini più efferati secondo le modalità desiderate.
Il killer che opera a Parma, dove si svolge l'azione del romanzo, e che prende di mira un gruppo di ragazze, è un maniaco con il complesso di Edipo e l’ossessione per il pelo pubico, tanto ché viene soprannominato dai media “Il barbiere”.
Da ciò si può comprendere come l’intento dell’autore fosse quello di scrivere una parodia dei  romanzi sugli assassini seriali e sette occulte, filone che trova probabilmente la sua espressione più nota nel best seller Il Codice da Vinci.
E' solo partendo da questo punto di vista che si potrà apprezzare l’ironia dell’autore in La Colombaia e non si rimarrà perplessi per le descrizioni di omicidi effettuati con modalità talmente cruente e sadiche da poterle definire tendenti all’orrido, e che potrebbero sembrare solo frutto di una mente perversa. Si rileva anche un certo pessimismo da parte dell'autore, dato che non sempre la virtù viene premiata, anzi, talvolta sono le cattive ragazze a spassarsela meglio.
Buona la caratterizzazione dei personaggi, specie del killer protagonista. Qualche piccola incongruenza nella logica dell’intreccio è poco importante, così come è giustificabile che l’assassino riesca ad apparire e sparire a suo piacimento anche sotto gli occhi vigili delle forze dell’ordine che non brillano per elasticità mentale. Un caso a parte è però il vice ispettore De Martino, il poliziotto che segue il caso delle giovani uccise, che riesce col suo intuito infallibile, partendo praticamente da niente, se non con l'aiuto di internet, a comprendere di essere di fronte ad un’organizzazione a delinquere internazionale.
Una lettura pertanto piuttosto avvincente, ironica, ricca di colpi di scena, che potrebbe anche avere un seguito, dato che la setta criminale non risulta debellata.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La Colombaia
  • Autore: Manfredo Corona
  • Editore: 0111 Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788863076561
  • Pagine: 204
  • Formato - Prezzo:  Brossura Euro 15,50

4 aprile 2018

L'ultima estate - Cesarina Vighy

Da dove arriva la voce di Zeta? Apparentemente dal luogo più inabitabile e muto: la malattia, in quel punto estremo che toglie possibilità, respiro, futuro. Ma è solo apparenza: questa voce proviene dal nucleo più irriducibile e infuocato della vita. Che non tace, non cessa di guardare e amare. E anzi, comincia qualcosa: a scrivere. E i ricordi sono uno squarcio lacerante nella memoria di una vita tenacemente irregolare: la nascita fuori dal matrimonio della “bambina più amata del mondo”, l’infanzia sotto le bombe, Venezia splendida e meschina, il primo disastro sentimentale e poi Roma becera e vitale, l’esperienza della psicanalisi, l’avventura del femminismo, il cammino della malattia. E sempre la coriacea e gentile difesa della propria individualità, l’irrisione delle tribù e delle cliniche cui ha rifiutato di appartenere. Così la storia della sua vita scorre laterale, vissuta intensamente ma mai accettata, come non fosse mai meritevole di piena identificazione. Mai, lungo queste pagine, si può dimenticare che l’autrice è malata, gravemente. Però basta uno spiraglio della finestra in cucina a far entrare un platano o un merlo. C’è una Gatta fedele, indulgente, comprensiva. C’è una esistenza verso cui – Zeta non lo direbbe mai e certamente si rifiuta perfino di pensarlo – si può nutrire un orgoglio felice. Non degenera: può sfidare il peso dei rimorsi del passato e l’orrore dei sintomi di oggi, ironicamente e fieramente: «Dicono che si nasca incendiari e si muoia pompieri. A me è successo il contrario: brucerei tutto, adesso». Lo fa in questo libro singolare: piccolo auto da fé e magnifico inno alla vita che era ed è.

Recensione

L’ultima estate di Cesarina Vighy ha un inizio in salita, che ricorda le atmosfere soffocanti e sarcastiche di un piccolo capolavoro cinematografico di ambientazione romana, ‘Pranzo di ferragosto’: il caldo afoso e insopportabile e la solitudine esistenziale di una città assediata dal sole, nella quale anche le iniziative per chi è condannato a restare aggravano il senso di isolamento e di abbandono percepito, sono il paesaggio nel quale l’autrice mette in scena una rappresentazione autobiografica, l’unica e l’ultima, che trova profondità umana nella dignità ironica del distacco dalle proprie vicissitudini e tratta l’impotenza di fronte alla malattia come quella di fronte all’afa.

Calura, malattia e isolamento sono la triade sotto i cui sacri auspici inizia un viaggio che parte dall’infanzia – anche da prima, dalle radici più lontane – e man mano assume la forma di un lieve bilancio esistenziale, a cui il morbo degenerativo mai nominato esplicitamente conferisce insieme urgenza e leggerezza. Chissà, forse se l’autrice, che insiste nel sottolineare il carattere ‘amatoriale’ del suo lavoro, non si fosse ammalata, non avrebbe sentito l’esigenza e avuto la consapevolezza per compiere quest’operazione che si rimanda sempre a un ineluttabile quanto lontano futuro, con il disincanto che rende ‘l’ultima estate’ lettura piacevole e commovente di un testamento privo di formalismi e solennità, profondamente umano e personale, autoironico e non giustificatorio.

Alle riflessioni dell’opera prima e ultima si aggiungono gli scambi epistolari via mail con la figlia e gli amici, che hanno fornito tanti spunti alla narrazione di sé, le poesie, i primi capitoli di un altro racconto iniziato e lasciato interrotti, tutti satelliti del pianeta Vighy, che danno conto di una rielaborazione sorvegliata e naturale. Nella conversazione pacata ma non rassegnata che l’autrice inizia con un interlocutore immediatamente accettato nel suo mondo trovano posto il racconto delle radici, famigliari e culturali insieme, le divagazioni giovanili, la tenerezza dei ricordi e degli affetti più intensi e difficili, con la famiglia più stretta, il marito, presenza laterale, la figlia ritrovata, la propaggine tesa nel futuro, il nipote, gli amici e la compagnia dei gatti.

L’occasione che si offre è di ripercorrere attraverso aneddoti che saltano di palo in frasca, seguendo il filo dei ricordi, la vita intensamente interiore di una donna colta e schiva, che di fronte alla consapevolezza dell’estremo margine trova la disinvoltura necessaria a trasformare se stessa in racconto e lo fa senza autoindulgenze, con la sobria leggiadria di chi non cerca altra conferma che in se stesso, con l’autoironia di chi sa di non avere altre possibilità.

Brevi capitoli di un racconto che rinchiudono una vita tutto sommato normale, forse anche banale, e allora perché raccontarli? E, a maggior ragione, perché leggerli? Perché l’acume sottile di una mente sensibile, come gli ultimi bagliori più vividi di una candela che sta per spegnersi, illuminano di luce propria tutte le sfaccettature dell’universo irripetibile di un’anima – se anche non si credesse nello Spirito – capace di entrare a occhi aperti nel buio della morte.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'ultima estate
  • Autore: Cesarina Vighy
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Le Strade
  • ISBN-13: 9788864110127
  • Pagine: 190
  • Formato - Prezzo: eBook - euro 4,99

7 febbraio 2018

Il Sapore del Male - Luca Perugia

È una vita serena quella che Manuel, 25 anni, conduce nella cittadina di M. Di indole pacata, la sua passione per la cucina l’ha portato a essere capocuoco presso il ristorante “La Pineta”, uno dei più apprezzati della città. Il resto del suo tempo lo dedica al suo amore, la splendida e intraprendente Cristina, ai suoi adorati genitori, cui deve tutto ciò che è, e al suo amico di sempre, Flavio, bislacco compagno di mille avventure. Quello che ignora è che nel piccolo paese di San Loreto, a 50 km da M., un orribile segreto è appena risorto dal passato e ne minerà le basi dalle fondamenta, fino a sgretolarla del tutto. Ormai, dopo una lunga attesa, è stato svelato e ora esige altre vittime, Manuel compreso. Suo malgrado dovrà affrontare la verità. La posta in gioco è la sua stessa vita.

Recensione

La prima parola del titolo del romanzo Il sapore del malegioca sul fatto che l’attività dei due maggiori protagonisti si svolge nel campo della ristorazione, dove il gusto ha il suo ruolo fondamentale.

Il prologo inizia con la morte, in un apparente incidente stradale, di un uomo e una donna. C’è poi un salto di oltre vent’anni e troviamo uno dei protagonisti, Manuel, che lavora come chef in un ristorante ed è fidanzato con Cristina che sta per essere colpita da un grave lutto.
È a seguito di questa circostanza che casualmente la giovane scopre alcuni segreti che riguardano la famiglia di Manuel ed è a questo punto che inizia la seconda parte del romanzo che è anche la più ricca di colpi di scena.

La prima parte dell'opera non è particolarmente veloce e vi si riscontra una certa ripetitività di un anglismo con valore di avverbio entrato nell'uso comune: ok. Che nella lingua parlata se ne abusi è ormai consuetudine, ma in quella scritta si dovrebbe evitare il più possibile perché, oltre a poter infastidire il lettore, non porta particolari vantaggi al realismo della storia.
Questa prima parte del romanzo è essenzialmente propedeutica al mistero che segue e serve principalmente all’autore per inquadrare i personaggi più importanti, dandone indubbiamente una buona caratterizzazione.

La seconda parte, come sopra accennato, è più vivace e risulta sicuramente più avvincente della prima, ma presenta anche qualche inconveniente. Si verificano, infatti, coincidenze in tempi così ravvicinati fra loro da far da apparire l'intreccio piuttosto forzato.
Per quanto i colpi di scena possano creare suspense al racconto, tendono anche a minarne la credibilità se non adeguatamente preparati.
Sarebbe stato opportuno, a mio avviso, diluire quantomeno gli avvenimenti più significativi in un arco di tempo più ampio per non far apparire l'intreccio troppo artificioso.

C'è un certo compiacimento da parte dell'autore nel soffermarsi a descrivere la preparazione di piatti succulenti.
Quello del cibo è un settore che va molto di moda ai nostri giorni, anche fra i giovani che adesso spesso aspirano a diventare cuochi, come quelli che si esibiscono giornalmente in televisione nella preparazione di pietanze appetitose.
Indubbiamente un'evoluzione della mentalità giovanile più costruttiva rispetto al passato, grazie alla moltiplicazione dei programmi televisivi ambientati fra i fornelli, anche se temo che tanta emulazione non sia altro che desiderio di apparire in tv.

Il punto fondamentale del romanzo rimane, peraltro, a mio avviso, se sia corretto rivelare un segreto che potrebbe essere fonte di malessere per una persona, senza che gliene possa derivare alcun beneficio significativo.
È questo il dubbio che arrovella Cristina, la protagonista del romanzo, che ha una importante storia d’amore con Manuel, quando viene a conoscenza di ben due avvenimenti che coinvolgono direttamente e indirettamente il suo fidanzato. Lei sa che la rivelazione delle sue scoperte sarà per lui traumatizzante, tanto più che, dalla descrizione che ne fa l'autore, Manuel appare come una persona alquanto emotiva.
Probabilmente i pareri sull'opportunità di svelare o meno un segreto saranno molto diversi a seconda del proprio carattere e dell'importanza dei segreti che, si sa, sono difficilissimi da mantenere, specie quando riguardano persone a noi vicine.

Nel romanzo di Luca Perugia la scelta di Cristina di rivelare a Manuel ciò che ha scoperto casualmente avrebbe potuto avere per lei ed il fidanzato conseguenze drammatiche, perché il comportamento di Manuel, a seguito di dette rivelazioni, risulta molto discutibile nonché lesivo della privacy dei suoi familiari.
Per il resto non si può che segnalare positivamente l'opera di un esordiente che ha saputo scrivere con proprietà di linguaggio un romanzo discretamente accattivante e scorrevole.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo:Il Sapore del Male
  • Autore: Luca Perugia
  • Editore:StreetLib
  • Data di Pubblicazione:2017
  • ISBN:9788827519165
  • Pagine:197
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,49

29 gennaio 2018

Non conquistammo che sabbia - Domenico Aliperto

Il romanzo, ambientato nel 1909, ci rivela con sfacciata astuzia un viaggio avventuroso che somiglia a una carambola –da Napoli allo sterminato deserto del Fezzan – e ci racconta un triangolo amoroso che tenderà a espandersi in poligoni irregolari, eccitanti e multiformi. I compagni di viaggio sono un’armata Brancaleone: Roger Delacroix, un gesuita francese dal fascino magnetico ed equivoco; Archibald McFenzie, bonario ma pedante ambasciatore di sua Maestà la Regina d'Inghilterra; Madame De Cecco, conturbante e capricciosa nobildonna partenopea. Ennio Branca indolente esule romano, costretto a vivere a Tripoli. Siamo in piena epoca coloniale e i rapporti diplomatici sono tessuti con delicati fili in procinto di spezzarsi. Su questa delicata trama i nostri saranno interpreti di una missione che, se portata a termine, porterà l'Italia a impadronirsi della Libia. Un piano bizzarro che i libri di Storia non racconteranno. Perché quasi sempre i libri sono scritti dai vincitori. Non questo. Questo celebra straordinari perdenti realmente esistiti: William Eaton, Franceschiello, Turghut Reis e Filippo Tommaso Marinetti, a cui la memoria forse non ha concesso il giusto tributo. Le loro vicende brillano in mezzo al continuo fuggi-fuggi dei protagonisti. 

Recensione

Gli avvenimenti narrati in Non conquistammo che sabbia si svolgono nel 1909 e per poterli comprendere ed apprezzare adeguatamente occorre inquadrarli nella particolare situazione politica del tempo. Meno di quaranta anni prima delle vicende raccontate nel romanzo, infatti, era stato aperto il canale di Suez e questa circostanza, unitamente alla crisi che stava attraversando l’impero ottomano a seguito della cosiddetta rivoluzione dei Giovani Turchi, stava creando un notevole fermento nell’area mediterranea. Il canale di Suez aveva nuovamente reso importante il Mediterraneo, rendendo possibile il commercio marittimo con in paesi asiatici senza necessità di circumnavigare l’Africa. Occorreva, naturalmente, che le genti dei paesi che si affacciavano sul Mediterraneo non costituissero impedimenti alla navigazione e, anche per questo fine, le potenze europee si preoccupavano di occupare le zone costiere dei territori nord africani già appartenenti per la gran parte all’impero ottomano in via di disfacimento. Anche l'Italia voleva un fetta d'Africa e per accaparrarsi la Libia, anch'essa appartenente all’impero ottomano, poteva contare sull’appoggio di Inghilterra e Francia. Le due nazioni si attivavano per agevolare le mire espansionistiche italiane attraverso interventi diplomatici e l'attività dei loro servizi segreti, ma i motivi del loro intervento non era disinteressato. Entrambe desideravano che una nazione così ben protesa nel Mediterraneo come l'Italia potesse rendere più sicura la navigazione delle marine mercantile dei loro paesi dai pirati libici. L’Inghilterra, inoltre, vedeva di buon occhio che fra l’Egitto, di fatto sotto il suo protettorato, e la Tunisia, occupata dalla Francia, si formasse uno stato cuscinetto italiano in Libia. La Francia, poi, in cambio del suo aiuto, contava di tacitare le pretese della Italia sulla Tunisia, strappatale con un colpo di mano, nonostante vi constasse una considerevole presenza di italiani.
È in questo contesto storico che la contessa De Cecco, donna viziata e capricciosa, annoiata dalla vita vissuta quasi da reclusa nel palazzo di Mondragone e pertanto avida di esperienze anche solo per interposta persona, aveva organizzato un ricevimento a cui aveva invitato due noti diplomatici stranieri, il francese monsignor Roger Delacroix e l’inglese sir Archibald McFenzie, per ascoltare i loro resoconti su popoli e terre stranieri. Inaspettatamente, però, terminato il ricevimento, erano irrotti nella casa di Madame De Cecco dei sicari turchi sparando all'impazzata. La donna, in quel momento da sola con Delacroix, era stata costretta a scappare insieme al francese per salvare la vita.
Il viaggio che dovrà intraprendere, unitamente a McFenzie e Delacroix nell’intento di sfuggire ai loro persecutori, la condurrà verso Sabha, in Libia, alla ricerca dei discendenti del pascià Ahmad Karamanli. Questi aveva di fatto governato autonomamente la Tripolitania pur se questa terra era nominalmente sotto l’impero ottomano. Il console italiano a Tripoli aveva pertanto ingaggiato Delacroix e McFenzie per trovare gli eredi del pascià Karamanli, con l'intento di creare un governo fantoccio, non inviso alla popolazione libica, sotto l’egida dell’Italia. Naturalmente le intenzioni italiane erano osteggiate dalla Turchia che aveva sguinzagliato i sicari dei propri servizi segreti per impedire la modifica dello status quo.
Il racconto delle disavventure di madame De Cecco si snoda piacevole e divertente per le oltre 700 pagine di cui consta il romanzo. La contessa, partita in tutta fretta su una motocicletta, aveva come unica arma la propria avvenenza per riuscire a destreggiarsi in un mondo di uomini. Pertanto veniva a crearsi una certa tensione fra le persone di sesso maschile che ruotavano intorno a lei. Non si chiedeva alle donne del tempo di farsi una cultura  e lei dovrà imparare a superare i propri pregiudizi e le difficoltà pratiche di un lungo viaggio nel deserto per poter sopravvivere.
Domenico Aliperto con la sua scrittura scorrevole avvince il lettore con un romanzo dai risvolti umoristici in cui si mescolano avventura e spionaggio. Non mancano riferimenti alla politica italiana  e agli uomini più famosi del tempo come D’Annunzio e Marinetti, presi un po’ in giro per i loro proclami altisonanti. Interessante la considerazione dell’autore per bocca di uno dei suoi tanti personaggi nel segnalare la presenza in Libia di una comunità di italiani.

“Qui essere napoletani, o piemontesi, siciliani o veneziani, o ancora romani oppure fiorentini non fa nessuna differenza. Sa cosa disse subito dopo l’unificazione del regno d’Italia un patriota torinese, Massimo D’Azeglio? Disse: Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani. Ebbene, gli italiani li ha fatti la Libia, li ha fatti l’Eritrea, li hanno fatti le Americhe. Li hanno fatti tutti quei paesi dove siamo dovuti andare per trovare uno straccio di lavoro. O per fuggire al nostro destino. Al destino non manca il senso dell’ironia.” 

Buona la caratterizzazione dei personaggi fra cui emerge la figura della contessa De Cecco che potremmo definire la maggiore protagonista suo malgrado delle vicende narrate. La donna era avida di esperienze, sia amorose che avventurose, ma solo nelle prime si sentiva a proprio agio, conscia della propria avvenenza e delle proprie arti seduttive, essendo impreparata ad affrontare le altre, data anche il tipo di educazione ricevuta. Ciò nonostante, e malgrado la propria ingenuità, saprà cavarsela egregiamente, riuscendo a sopravvivere al meglio fra turbamenti e spaventi in una girandola di sorprese.
Un romanzo storico d’azione, intessuto di acute considerazioni e spunti umoristici, in cui viene analizzato  il comportamento delle varie popolazioni con cui la contessa viene in contatto. Nonostante la sua lunghezza, il romanzo, piacevolmente ironico, si legge velocemente.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Non conquistammo che sabbia
  • Autore:Domenico Aliperto
  • Editore:BiancaeVolta Edizioni
  • Data di Pubblicazione:2017
  • ISBN: 9788896400371
  • Pagine:718
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,00

15 novembre 2017

Bravo, ragazzo - Christian G. Moretti


Hunter è un professore di Storia ed Ethan è un suo allievo dell’ultimo anno: i due hanno una relazione BDSM. Hunter è mosso dalla sua sete di dominare l’altro. Come padrone infligge a Ethan punizioni e torture piacevoli. Ethan agisce i propri fantasmi senza comprenderne appieno il senso. Come schiavo soddisfa il suo desiderio di ricevere dolore, per far felice Hunter e provare emozioni sempre più forti. Il dolore che i due si infliggono è proporzionale al piacere che scontano quotidianamente. Non c’è scandalo per il modo di vivere la loro sessualità. Lo scandalo, semmai, è nella forma di amore autentica che ha assunto il loro rapporto. C’è un patto implicito tra master e slave: il padrone deve avere cura del suo schiavo, capire il limite dove fermarsi. Ma tra di loro si inserisce Kieran, e sarà lui a superare questo limite.

Recensione

L'uguaglianza e la parità nei diritti e nella vita civile passa anche attraverso le piccole cose. Per questa ragione ho salutato con piacere (ma anche con dovuta ilarità) il proliferare, ovviamente nella sua specifica nicchia, di tutta una narrativa erotica gay. Insomma, la parità è anche questo: avere un "Cinquanta sfumature di grigio" per i lettori gay, oltre che per le casalinghe annoiate.

Fatta questa soggettiva e del tutto non richiesta premessa, con una brusca virata mi accingo a dichiarare che, a ben vedere, l'unica cosa buona di questo racconto è, appunto, quanto appena detto.
Non fosse per questo valore "simbolico", se vogliamo chiamarlo in questi termini, non esiterei a definire questo romanzo un'opera del tutto non necessaria, di cui anzi avrei fatto a meno. Vediamo di capire perché.

La trama, di una banalità disarmante, sembra quella di un film porno. Non che ci sia nulla di male, sia chiaro.
Hunter è un giovane professore di ventiquattro anni (meno male che il romanzo è ambientato in Inghilterra, perché in Italia una cosa del genere è fantascienza estrema, altro che bdsm!), ma nonostante la sua giovane età si presenta come un uomo vissuto, con grandissima esperienza in materia di sesso. Un instancabile e insaziabile predatore sessuale che lascia la cosmopolita Londra per una scuola di campagna.
Come ci si aspetterebbe da un buon porno, Hunter non fa in tempo ad arrivare che già scatta il colpo di fulmine con il primo ragazzetto che gli capita davanti, Ethan. Ovviamente, Ethan non può che essere: il suo studente; gay; vergine; amante delle pratiche bdsm esattamente come Hunter. La probabilità che due persone simili si incontrano, condividano gli stessi gusti e scoprano una reciproca attrazione è praticamente pari alla probabilità che l'acceleratore di particelle al CERN ha di creare un buco nero. In un porno, però, è una legge fondamentale dell'universo.
In un porno, appunto.

A questo punto è necessario chiarire che tipo di prodotto abbiamo davanti. Come romanzo erotico a la "Cinquanta sfumature di grigio", l'idea funziona alla grande. Voglio dire, Moretti ha scelto la fantasia erotica gay per eccellenza.
Purtroppo, quello che parte come un opera leggera da leggere sotto l'ombrellone o tra le lenzuola, tenta ripetutamente di trasformarsi in qualcosa di più serio, avanzando una serie di pretese che finiscono, però, col far suonare il tutto estremamente ridicolo.
Di estremo, in effetti, in questo romanzo c'è solo l'effetto di ilarità che le vicende suscitano (fatta eccezione, lo anticipo, per il finale). A rendere il senso di queste contraddizioni interne sono soprattutto una serie di frasette inserite qua e là e messe in bocca a Hunter, riflessioni serie e pretenziose sulla natura "dolorosa" dell'amore e via dicendo, che, poste tra una sessione di spanking e una di pissing, fanno solo sollevare qualche sopracciglio (un esempio: "l'eccitazione era il monologo del sentimento che parlava alla nostre anime").

Da un lato, l'autore sembra seriamente intenzionato a sconvolgere e stupire. Per certi versi, ci riesce: le abbondanti scene di sesso estremo, per quanto ben presto divengano monotone e ripetitive, sono ricche di dettagli e il linguaggio è, giustamente, crudo e senza peli sulla lingua.
Dall'altro lato, pare esserci (ma non è chiaro: è comunque una mia sensazione soggettiva di lettore) il tentativo di legittimare la vicenda estrema, di normalizzarla, traslando il sentimento dello "scandalo" dall'aspetto esteriore e fisico (le pratiche sadomaso) alla natura violenta e incontrollabile dell'amore più puro e spirituale che travolge i due amanti.

Il punto è: se fai sul serio, ogni cosa nel romanzo deve essere presa sul serio. Se devo guardare alla storia di Hunter e Ethan come a una fantasia, non starò di certo a chiedermi come sia possibile che il paesello sia abitato da una popolazione a maggioranza gay e di gusti sadomaso, dove stiano i genitori di Ethan, come faccia il ragazzo a nascondere a scuola come a casa i lividi che, come l'autore tiene e specificare sempre, sono ben visibili e impiegano settimane a guarire, e persino come faccia alla fine Hunter a non contrarre l'AIDS dopo aver passato tutto il romanzo a fare sesso non protetto con gente sieropositiva.
Ma poiché il romanzo cerca di farsi prendere sul serio, allora davvero non posso fare a meno di notare questi dettagli.
E non solo i dettagli, ma anche gli aspetti più macroscopici che, del resto, sono gli ingredienti fondamentali di un romanzo.
Hunter fa il personaggio pieno di conflitti interiori, ma in realtà sono solo le contraddizioni tra le diverse "anime" del romanzo; Ethan è un mistero, di lui non si sa nulla a parte i gusti sessuali, cosa gli passi per la testa, cosa lo motivi e lo spinga ad agire è impossibile da capire, ed è una mancanza più grave considerando che, senza fare spoiler, alla fine del romanzo vengono chiamati in causa proprio i segreti di Ethan. Segreti che, per assurdo, non vengono nemmeno chiariti, lasciando dunque dei giganteschi buchi di trama.
Del terzo incomodo non parlo nemmeno, essendo del tutto privo del benché minimo spessore caratteriale e psicologico (e invece sarebbe stato interessante scrutargli dentro, essendo il personaggio cardine della vicenda).

Di contraddizione in contraddizione si procede fino al finale, una svolta assolutamente brusca, che cozza per tono e anche per stile con il resto del romanzo. Non voglio anticipare nulla, mi limito a dire, per quanto sterile, che mi è sembrato del tutto immotivato, imprevedibile e ingiustificabile. Se, insomma, per tutto il romanzo mi chiedevo "dove andrà a parare?", la risposta, quando è arrivata, non mi è piaciuta per niente.
Potrei anche fermarmi qui; ritengo, a proposito di pratiche estreme, di aver massacrato abbastanza questo romanzo.
Aggiungo una considerazione che non posso tacere. Mi chiedo, nello specifico, se l'autore conosca le opere di Dennis Cooper, scrittore statunitense famoso per i romanzi "estremi" in cui mescola disagio sociale e sesso estremo. Ecco, voglio concedere il beneficio del dubbio e pensare che probabilmente Moretti non l'abbia nemmeno sentito nominare: ma davvero, in confronto alla narrativa estrema di Dennis Cooper, questo romanzo non è che una pallida e volgare imitazione.



Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Bravo, ragazzo
  • Autore: Christian G. Moretti
  • Editore: GoWare
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Pesci rossi
  • ISBN-13: 9788867978595
  • Pagine: 142
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,99 Euro

30 ottobre 2017

Morte ad Asti - Fabrizio Borgio

È un Giorgio Martinengo sconvolto quello che, una nebbiosa domenica di febbraio, rinviene il cadavere della bella Vittoria Squassino, suo grande amore di gioventù e competente manager della succursale milanese di una banca tedesca. Poco tempo prima il nostro investigatore privato era stato ingaggiato dai vertici della banca proprio per indagare su di lei a causa di sospetti sul suo operato palesatisi quando le era stata attribuita una relazione con Valerio Cortese, affascinante imprenditore nel campo delle SPA a tema enologico. Martinengo conosce anche lui. L’indagine su Vittoria assume così i contorni di un viaggio a ritroso nel tempo, dove sullo sfondo di una Asti benestante e gaudente, come lo erano gli anni ’90, si delineano i difetti di una nazione, il disincanto della gioventù e le basi per una tragedia che metterà a dura prova le capacità dell’investigatore delle Langhe. 

Recensione

Il protagonista di Morte ad Asti, Giorgio Martinengo, è un investigatore che si è fatto le ossa in polizia che ha poi lasciato per svolgere la professione di detective privato.
Gli investigatori privati sono stati personaggi di grande successo nei romanzi gialli americani degli anni ’60 e ‘70. Uomini, in genere, che si muovevano spesso sul filo della legalità, pronti a usare le pistole e a menare le mani più che il raziocinio, Nero Wolf a parte. Ma talvolta erano anche impersonati dal gentil sesso, specie nelle commedie gialle, basti pensare a Bertha Cool, investigatrice sessantenne extra large nata dalla penna di Erle Stanley Gardner.
In Italia il personaggio dell’investigatore privato non ha mai goduto di grande successo e stima. Veniva visto nel migliore dei casi -e probabilmente lo è ancora- come ex maresciallo dei carabinieri che arrotondava la pensione cercando le prove di adulterio di coniugi fedifraghi. In realtà oggi la categoria, per svolgere adeguatamente la professione, ha bisogno di specialisti delle intercettazioni e dei sistemi informatici.
Giorgio Martinengo è dipinto dall’autore come un uomo colto, laureato, ligio alla legge, di età compresa fra i quaranta e i cinquanta anni, che da giovane ha preferito lasciare l’azienda vinicola di famiglia alla conduzione della sorella, soprattutto per contrasti con il padre, e prepararsi al concorso per diventare vice ispettore in polizia.
Martinengo, in qualità di investigatore privato, viene assunto da una banca d’affari, la MidaGest, per investigare sul comportamento di una loro dipendente, Vittoria Squassino. La donna, che era stata vent’anni prima un grande amore mai dimenticato di Martinengo,  ha avuto il torto di essere andata troppo in profondità negli affari della banca e di aver subodorato attività illegali da parte dell’istituto di credito. Non essendo corruttibile, i dirigenti della MidaGest cercano una scusa per licenziarla e vogliono, quindi, che Martinengo scopra qualche scheletro nell’armadio della Squassino per minarne la credibilità, certi che la donna sia troppo bella e spregiudicata nei rapporti con gli uomini per non averne.
La storia prende spunto dal ritrovamento del cadavere della Squassino per poi tornare indietro al momento in cui il protagonista l’aveva conosciuta e se ne era innamorato. Si alternano quindi i capitoli inerenti alle investigazioni sulla morte della donna con quelli in cui Martinengo racconta i primi incontri con Vittoria e l’evoluzione della loro relazione.
I personaggi del romanzo, abitanti in una cittadina di provincia, risultano ben caratterizzati. Il protagonista appare con l’animo adeguatamente dilaniato dalla morte della donna che non ha mai dimenticato e, tornato nella cittadina d’origine, risulta altresì turbato nel rinnovare il rapporto che aveva con gli amici di un tempo e che, a differenza di lui, sembra che non abbiamo mai raggiunto la maturità.
Un romanzo volutamente drammatico sul piano emozionale dove, tuttavia, serpeggia talvolta una certa ironia dell’autore come in questa descrizione:

 Il tocco delle labbra di Vittoria era velluto spietato. 

 Con il solo termine “spietato”, più significativo di tante parole di spiegazione, Borgio fa capire al lettore come Martinengo sapesse che il suo sarebbe stato un amore senza speranza.
L’autore risulta invece poco convincente quando tratta degli intrallazzi finanziari della MidaGest. Non viene ad esempio chiarito come possa la banca trasferire denaro nell'Isola di Man, che non faceva parte della Unione Europea anche prima della Brexit (non appartenendo al Regno Unito né al Commonwealth), senza che le autorità valutarie abbiano a ridirne. Approfondire l'argomento sarebbe peraltro piuttosto complesso e, probabilmente, una adeguata spiegazione finirebbe con l’annoiare il lettore.
Un romanzo scorrevole, ben articolato sia dal punto di vista delle indagini che da che quello dell’introspezione e che riesce ad essere coinvolgente.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Morte ad Asti
  • Autore:Fabrizio Borgio
  • Editore:Fratelli Frilli
  • Data di Pubblicazione:2017
  • Collana:I tascabili
  • ISBN-13:9788869432156
  • Pagine:250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,90

27 settembre 2017

Sei Pietre Bianche - Daisy Franchetto

Sei pietre bianche circondano un obelisco nero. Sei varchi dimensionali. Un nuovo viaggio alla scoperta delle proprie origini. Un bambino da salvare, una Dimensione corrotta da una materia oscura, un Amore che ha atteso cento anni per potersi annunciare. Lunar è tornata. A tre anni dall'esperienza nella casa e dalla violenza che l'ha messa di fronte a un duro processo di trasformazione, la giovane protagonista di Dodici Porte non è più una ragazzina. Abita da sola in un piccolo appartamento in città, studia e lavora. Accanto a lei il fedele cane Sinbad, su cui grava una maledizione che Lunar non conosce, e l'anello che le ricorda costantemente il legame con la Terra dei Morti. Dopo l'ultima visione avuta fuori dalla casa, nella quale un bambino veniva rapito da un gigante, la giovane non ha più avuto esperienze del genere, o contatti con altre Dimensioni. A volte stenta a credere che ciò che ha vissuto nella Casa sia davvero accaduto.

Recensione

Scrivere una recensione di Sei pietre bianche non è molto semplice in quanto ho sensazioni contrastanti a riguardo.
Nel corso della lettura ho attraversato due fasi, nelle prime pagine infatti il romanzo mi ha convinto moltissimo e sono partita spedita senza fermarmi, poi però è successo qualcosa, non so bene cosa ma inevitabilmente la mia attenzione è calata e così anche la foga di continuare a leggere con costanza e assiduità.

In realtà l’autrice del libro, Daisy Franchetto, ha una proprietà di linguaggio estremamente notevole ed è bravissima a scrivere, l’unico problema è che non riesco a percepire le emozioni dei personaggi, è come se ci fosse un distacco tra le parole e la storia raccontata.

Il testo è piacevole ma a spiazzarmi è stata la fine: ho avuto modo di capire che il finale è aperto per dare spazio e possibilità alla continua della storia ma ho trovato la conclusione molto brusca.

Riguardo ai personaggi credo che il più controverso sia proprio la protagonista Lunar – che dovrebbe essere il punto forte – estremamente difficile da capire se prima non si è letto il romanzo precedente Dodici porte.
L’ho trovata instabile emotivamente – comprensibile visto quanto ha passato – ma nel suo modo di agire c’è troppa confusione e poca chiarezza: c’è un po’ di una ragazzina che ancora non sa quello che vuole e un po’ di una donna adulta matura e decisa, come se ci fossero due persone completamente diverse in lei ma questo ci può stare, se rimane un tratto velato e che non interferisce troppo con il suo modo di fare – come accade per la prima metà del romanzo – ma nella seconda metà questa instabilità diventa qualcosa di forzato e troppo tangibile che provoca una incongruenza tra ciò che pensa e ciò che è.
Ho provato invece una forte empatia con Sinbad nel quale ho riscontrato una coerenza ed una continuità narrativa.

La storia è molto fantasiosa ed anche originale, mi è piaciuta molto la suddivisione geografica in regni e anche la scelta di accompagnare il testo ad una cartina, piacevole a vedersi e funzionale, nonché un valido aiuto per il lettore che, come accade per i lavori fantasy, può trovarsi spaesato nel dover collocare spazio temporalmente mondi e realtà paralleli.

La mia critica vuole essere un incentivo per l’autrice a non mollare e a continuare nella sua attività di scrittrice, che ho trovato molto brava. Mi è piaciuto molto quello che la Franchetto ha costruito, tuttavia rimane la sensazione che qualcosa non funzioni,ho percepito come una mancanza di calore e di partecipazione: sfogliando le pagine non mi sono sentita lì, con i protagonisti a correre da un posto ad un altro, non ho riso e pianto con loro, mi sono sentita terza alla lettura, estranea.

Assegno quindi tre stelle perché nel complesso il libro è piacevole; salvo i momenti di blocco che ho riscontrato, la storia è particolare ma manca ciò che rende i personaggi vivi e che fa tenere il lettore incollato alle pagine con la smania di continuare a leggere finché il libro non è finito.
Auguro all’autrice tanta fortuna e le faccio un grande incoraggiamento per il futuro!

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Sei Pietre Bianche
  • Autore: Daisy Franchetto
  • Editore: Dark Zone
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • EAN: 9788894174694
  • Pagine: 384
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,90 Euro

8 settembre 2017

Il serpente tatuato - Roberto Spandre

Una rapina in banca, come tante che accadono, quasi giornalmente, a Brasilia. Uno sparo e una anziana signora si accascia senza vita sul pavimento. Tutto fa pensare che si tratti solo di una fatalità, dovuta al nervosismo dei rapinatori, ma Sandro Acinas ha un sospetto, che la morte della cliente non sia stata affatto casuale. Gli scarsi risultati raggiunti dalla polizia locale e il presentimento che si sia trattato di un omicidio premeditato, lo assillano fino al punto che decide di indagare per proprio conto. Con l'aiuto dell'amico Dario e di altre persone che gli daranno supporto e consigli, Sandro inizia a indagare per scoprire tutti i retroscena del caso. Dal bacino dell'Amazzonia, fino alla Ilha do Mel in Paranà, nel sud del Brasile, passando dai meravigliosi territori dei Lençois del Maranhao alla modernità di Brasilia, seguirà il dipanarsi di un nuovo filo investigativo, che lo condurrà finalmente a fare luce sulla strana vicenda.

Recensione

Il serpente tatuato è il terzo romanzo scritto da Roberto Spandre.
È stato inserito nel genere “gialli”, tuttavia, leggendolo, si ha l’impressione che il crimine e le indagini che ne conseguono siano solo lo spunto per parlare degli usi e costumi del Brasile e, soprattutto, del suo territorio e della preparazione del cibo locale.

L’autore riesce a trasmettere il proprio entusiasmo al lettore nel trattare questi argomenti, tanto che viene voglia di visitare i luoghi da lui descritti non fosse altro che per poter assaggiare la saporita cucina sudamericana.

Il protagonista de Il serpente tatuato, ambientato in Brasile, e degli altri due romanzi, Tracce di cenere e Delitto alla fiera, ambientati rispettivamente a Cuba e Messico, è Sandro Acinas, un ricercatore universitario di nazionalità italiana ancorché di padre spagnolo, portato per le lingue latine e disposto a girare per lavoro in Sudamerica.

Sandro Acinas è uno di quei rari individui che riescono a suscitare la simpatia nel prossimo di cui facilmente diventa amico. E nelle persone che incontra riesce a vedere anche aspetti della personalità imprevedibili, come si può dedurre da questa frase che accomuna due categorie di persone che, in genere, si presume, in comune abbiano poco, per non dire che sono in antitesi una con l'altra:


Accanto a lui era seduto un tipo dall’aspetto romantico o da contabile di banca …

Forse dipende dalla visione del prossimo che ha il protagonista, Acinas, ma i personaggi descritti da Spandre tendono a assomigliarsi. Appaiono tutti gentili (anche i meno positivi) e disponibili a fornire le informazioni che Sandro Acinas chiede nello svolgimento della sua attività investigativa.

In questo terzo romanzo, a differenza del primo, sono state messe molte note esplicative dei termini stranieri e, cosa altamente apprezzabile, un’utile piantina geografica del Brasile con l'indicazione dei luoghi visitati che, peraltro, avrei posto all’inizio anziché alla fine del libro. C'è anche un'introduzione al romanzo in cui viene descritto, fra l'altro, il modo di pensare tipico dei brasiliani.

Il romanzo è ben scritto e pieno dell'ironia dell'autore, ma potrebbe deludere coloro che si aspettassero la suspense di un thriller o un giallo psicologico. L'intreccio criminoso, invece, serve più che altro a giustificare i viaggi e i cibi gustati con soddisfazione dal protagonista che si preoccupa di raccontarne al lettore la preparazione e le circostanze in cui sono stati creati. Sarebbe troppo lungo indicare le ricette più complesse, anche se più appetitose, mi limito quindi a segnalare come esempio quella dello "escondidinho", che è composta da:


... carne secca stufata, ricoperta con purè di mandioca e poi gratinata con formaggio "coalho" (formaggio prodotto mediante la coagulazione del latte) ...
si dice, ma non è certo, che l'origine risalga ai tempi degli schiavi ai quali era proibito mangiar carne ... quando riuscivano a procurarsene un poco, la cucinavano ma poi la "nascondevano" ... da qui il termine "escondidinho" ... con la mandioca perché non la vedesse il padrone.

Per quanto l'intreccio non si ritenga in grado di accontentare gli amanti del "giallo", peraltro potrà soddisfare coloro che amano la letteratura di viaggio e il turismo gastronomico ed è in base a questo criterio che si formula il giudizio.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il serpente tatuato
  • Autore: Roberto Spandre
  • Editore: Cavinato Editore International
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788869823497
  • Pagine: 266
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,00

5 settembre 2017

Ragazzi di carta - Marco Mazzanti

Hanno nomi di colori. Hanno nomi di pianeti, stelle, lune. Hanno i nomi di tutti e di nessuno. Altri non ne posseggono proprio. Sono uomini. Sono donne. Ed è quanto basta. Sono ragazzi di carta. Fuggono. Camminano. Ritornano. Guardano indietro. Si sfiorano. Si voltano e di nuovo fuggono. Corrono. Le loro storie descrivono con esattezza la fragilità della gioventù odierna e la precarietà dei rapporti interpersonali. Ragazzi di carta è un libro dai toni metafisici che, in un mix di poesia e prosa, nel suo insolito fluire, lascia spiazzato il lettore, guidandolo lungo un sentiero di forme narrative che si rivelerà, al termine del viaggio, un'autentica sorpresa.

Recensione

Libro strano, questo dell’autore romano Marco Mazzanti: una sorta di prosimetro in chiave contemporanea , che alterna brani di poesia e prosa, in uno stile mescolato e gestito con equilibrio e mano ferma.

Ci sono racconti brevi, anche brevissimi, brevi cammei di personaggi, di momenti, di impressioni e poi ci sono delle poesie, in verso libero.
La poesia fa da controcanto alla prosa, legando un libro che, a momenti, diventa talmente leggero, nella scrittura filigranata, da essere quasi impalpabile.

Le storie hanno come filo conduttore i “ragazzi di carta”, descritti, osservati nelle loro fragilità, fin negli angoli più remoti dell’animo, inseguiti fin dentro la più profonda malinconia, fin dentro lo smarrimento più buio.
Ne esce il ritratto di generazioni spaesate, tra realtà spietate e desideri sospesi.

I temi dei racconti sono l’amore, come in “La dimostrazione che nulla va come dovrebbe”, i luoghi del cuore, come i Luna Park, l’incertezza sul futuro, che si avverte, nei treni che vanno su e giù per l’Europa.
Ci sono gli intrecci delle partenze con i ritorni, per tessere, alla fine, soltanto solitudini; la malattia e i suoi segni e l’abbandono che sembra essere il segno distintivo delle generazioni raccontate.
Ci sono molte forme di abbandono e vengono narrate con grande delicatezza: abbandono di se stessi, abbandono dei propri sogni, abbandono di un luogo, di una vita, di una persona, di una casa, di un sentimento. Sembra che l’effimero sia la cifra costitutiva di questo tempo che scorre sfilacciato e senza definizioni, ma che , pur nella sua malinconia, lascia spazio a pensieri, sentimenti e incontri di cui la nostra vita si nutre.

Un libro che non mi ha agganciata subito ma che, una volta entrata nel suo mood, ha saputo tenermi con sé. Una scrittura quasi di acquarello ma pulita, intelligente, curata.
Un libro per riflettere e per capire, sicuramente, ma pieno di una leggerezza buona e di una certa originalità.


Giudizio:

+3stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Ragazzi di carta
  • Autore: Marco Mazzanti
  • Editore: Le Mezzelane Casa Editrice
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: La mia strada
  • ISBN-13: 9788894197488
  • Pagine: 212
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,90

30 agosto 2017

Esemplare Uno - Veronica Balocco

C'è un uomo, tale Olav Bleiki, che ogni sera ripone gli stivali verdi a 55 centimetri dalla porta d'ingresso della sua casa bianca. Spostarli anche solo di un'inezia potrebbe avere gravi conseguenze. E lui sta molto attento a evitarlo. Non lontano c'è un pesce, tale Esemplare Uno, che da qualche tempo prova una strana sensazione. Un bisogno irrefrenabile, a cui non può più opporsi. Andarsene, prendere la via delle acque infinite, senza la certezza del ritorno. Nel mezzo ci sono una donna alta e rossa dalle improbabili doti di madre. Un giovane che ogni giorno si apposta sul fiume, ben nascosto, per osservare l'uomo che vede da lontano. Una pesciolina che dalla vita ha imparato due lezioni indimenticabili. Tanti perditempo ansiosi di trovare ragioni per criticare il prossimo. E poi un filo lungo e trasparente che lega tutti, annodandosi infine al capo di una canna da pesca. Siamo evidentemente a Nord, dove le relazioni umane prendono la forma dell'essenzialità. Ma siamo anche in un mondo nel quale, da un'esca lanciata in acqua, si possono raccogliere immense lezioni di vita.

Recensione

Esemplare Uno è il secondo libro scritto dalla giornalista Veronica Balocco, originaria di Biella. Il primo, L’Alba Bianca, è un romanzo che tratta dell’alluvione che tanti danni ha prodotto nel biellese nel 1968. Pur essendo molto diversi per argomento, in entrambi i libri c’è grande attenzione verso la natura.

Due sono i protagonisti di Esemplare Uno: Olav Bleiki, un pescatore ossessionato dall’idea di prendere all’amo un salmone e Esemplare Uno, un salmone, appunto, che pensa e ragiona quasi da essere umano.
Fra l’uomo che ha un atteggiamento ossessivo-compulsivo ed il pesce, il cui comportamento è naturalmente istintivo, è quest’ultimo a riuscire ad accattivarsi la simpatia del lettore.
Olav Bleiki nella sua ossessiva determinazione di catturare il salmone, cosa che gli permetterebbe di riscattarsi nei confronti dei suoi concittadini che lo dileggiano per la sua incapacità di riuscire a prendere una buona preda , non si fa scrupoli a non rispettare la normativa che stabilisce il periodo dell'anno in cui la pesca è consentita.

Bleiki è un pescatore sfortunato e, come tale, viene spontaneo accostarlo a Santiago, il personaggio di Hemingwey di Il Vecchio e il mare. Santiago, però, ha una carica di umanità che Olav Bleiki non possiede. Olav ha infatti un pensiero ricorrente, che fa rabbrividire il lettore, su come vuole comportarsi con il salmone una volta catturato :


Averlo tra le mani, ucciderlo con un colpo secco e goduto sul guscio del cranio. Guardarlo riversare sangue dalla bocca e osservarlo contorcersi. Sino al sussulto finale.

Olav viene avvicinato anche da una donna che passerà un po' di tempo in sua compagnia perché non ha di meglio da fare e non ha alcun istinto materno. La sua relazione con Olav è del tutto opportunistica e provvisoria; quando troverà di meglio se ne andrà da lui.
 Anche il salmone trova una compagna e con lei risale le rapide del fiume per arrivare al luogo adatto a mettere al mondo una prole che la salmoncina curerà con tutta la dedizione di cui la natura l’ha fornita.

La critica che si può imputare all’autrice è che avrebbe potuto approfondire la caratterizzazione dei personaggi umani.
In definitiva più che un romanzo si potrebbe definire una favola o, tutto al più, un racconto per ragazzi.
Il messaggio che vuole essere trasmesso sembrerebbe quello che è giusto assecondare l’istinto naturale e non lasciarsi prendere dalle ossessioni e dall’egoismo.
Rousseau sarebbe sicuramente d'accordo su questa raccomandazione. Ma c’è un personaggio minore nel romanzo, un ragazzino interessato alla pesca che rimane a guardare spesso Olav mentre sulla riva del fiume è intento a pescare. Il giovane, dotato della fortuna dei principianti, riuscirà a catturare la preda ambita dal vecchio pescatore.
Il ragazzino è anche rispettoso della legge ed è quindi meritevole del proprio successo. Questo è un ulteriore messaggio lanciato dal racconto ma pone anche una domanda: quanto viene condizionata la vita dalla fortuna?

La storia, in cui si alternano i pensieri dei protagonisti è scorrevole e si legge molto velocemente, ma è un po’ semplicistica. Tuttavia, se il fine di Veronica Balocco era solo quello di scrivere una favola destinata ad un pubblico di giovani, ha raggiunto il suo scopo ed è sulla base di questo che si da il giudizio di merito.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Esemplare Uno
  • Autore: Veronica Balocco
  • Editore: Bookabook
  • Data di Pubblicazione: 07/2017
  • ISBN-13: 9788899557638
  • Pagine: 100
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,00
 

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