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29 settembre 2018

Inviata speciale - Jean Echenoz

Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l'imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l'altro, Constance è stata l'interprete di un successo planetario, Excessif, una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un'esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l'Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord. Con Inviata speciale Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov'è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l'euforia della lettura.

Recensione

Inviata speciale racconta in stile umoristico una complessa storia di spionaggio che ha come ideatore il generale francese Bourgeaud, un militare ormai in età di pensione che ancora dirige un ristretto nucleo di sottoposti. Bourgeaud non accetta di essere messo da parte dall’apparato militare e vuole intraprendere un’azione così audace da suscitare l'ammirazione dei suoi superiori e tale da essere richiamato in servizio effettivo con tutti gli onori. Escogita quindi un piano per riuscire a convincere a disertare Gang Un-ok, ovvero uno dei sette generali fedelissimi al leader supremo della Corea del Nord Kim Jong-un. Per far questo il generale francese deve prima indurre una donna a sedurre Gang.
L’unica che potrebbe compiere questa impresa senza destare sospetti nel regime coreano è Costance Coste, una donna che, avendo a suo tempo interpretato il motivetto della canzone Excessif, piaciuta a tutto il mondo e che viene anche molto apprezzata dal leader supremo della Corea del Nord, ha buone possibilità di venire accettata negli ambienti paranoici ed esclusivi della nomenclatura coreana. Per indurre Costance a collaborare, Bourgeaud provvede a farla rapire e a sottoporla a una specie di lavaggio del cervello. Tuttavia fra sequestrata e sequestratori viene a crearsi un rapporto che potrebbe definirsi di amicizia, assimilabile, sotto taluni aspetti, per gli uni alla sindrome di Lima e per l’altra a quella di Stoccolma:

Mai avremmo immaginato che si sarebbe abituata alla sua condizione di reclusa, al punto da non considerarsi più tale. Vero è che era trattata in modo più che corretto: le usavano gli stessi riguardi che avrebbero avuto in una clinica, in villeggiatura, in una residenza per artisti o in una casa di riposo. 

 Ne deriva un romanzo decisamente surreale, divertente (per chi piaccia  l'umorismo che deriva prevalentemente da situazioni paradossali), scorrevole e originale, cosa tutt’altro che facile, quando ormai sembra che tutto sia già stato scritto e gli autori più fantasiosi devono raschiare la botte della loro creatività per arrivare a dire qualcosa di meno che scontato.
I dialoghi sono tutti indiretti e i protagonisti si trovano a vivere le situazioni più assurde con aplomb inglese. Volendo, si può trovare nel romanzo anche una morale che può riassumersi nel detto “chi la fa l’aspetti”.
Ciò che si rileva, invece, è la carenza di etica da parte dei personaggi che agiscono solo per interesse personale o sotto le pulsioni del momento, quasi fossero burattini senza propria volontà.
Nel complesso, peraltro, un racconto piacevole, scorrevole, originale e piuttosto leggero che può essere apprezzato quando si ha voglia di leggere qualcosa di poco impegnativo ma non per questo sinonimo di banale.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Inviata speciale
  • Titolo originale: Envoyée spéciale
  • Autore: Jean Echenoz
  • Traduttore: Federica e Lorenza Di Lella
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Fabula
  • ISBN-13: 9788845932854
  • Pagine: 250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

29 luglio 2017

Corpus - Rory Clements

1936. Mentre l’Europa è in pino tumulto, a Berlino una giovane donna riesce a consegnare delle carte di importanza vitale a uno scienziato ebreo. Verrà, però trovata morta dopo qualche settimana nella sua camera di Cambridge, con una siringa argentata stretta tra le dita. Quando anche un noto membri di un club di Londra viene orribilmente ucciso insieme a sua moglie, Thomas Wilde, un improbabile e anticonformista professore di Storia, cercherà di venire a capo dell’enigma, ritrovandosi immischiato in una storia di spionaggio che fino a quel momento aveva letto solo sui libri. Ma più Thomas Wilde investigherà a fondo, più si farà forte in lui l’ipotesi che gli omicidi siano collegati tra loro e, cosa alquanto preoccupante, abbiano a che fare con lo scandalo che ha investito Re Edoardo VIII e la sua amante Wallis Simpson. Il professor Wilde dovrà così far ricorso a tutte le sue capacità per risolvere questo rompicapo, proteggere la donna che ama, e prevenire un massacro che avrebbe potuto cambiare la storia del XX secolo.

Recensione

Il romanzo è ambientato in Inghilterra nel periodo che precede la seconda guerra mondiale. Sono anni di grande turbamento per il paese in cui si scontrano i simpatizzanti della Germania del Terzo Reich e coloro che invece sono fermamente contrari al suo nazionalismo e alla sua politica aggressiva.
Fra i primi il re, Edoardo VIII, il cui amore per la divorziata Wallis Simpson sta creando grande scandalo in Inghilterra. Come si sa, la loro relazione lo indurrà a  rinunciare al trono e al suo posto verrà incoronato il fratello Alberto, famoso per la sua balbuzie.
Mentre in Spagna si scontrano le milizie repubblicane con quelle franchiste e in Italia si è venuto ad affermare il fascismo con a capo Benito Mussolini, in Gran Bretagna i servizi segreti della Germania di Hitler e dell’URSS di Stalin si fronteggiano, cercando di mettere in cattiva luce i rispettivi avversari. A questo fine si servono di tutti i mezzi a loro disposizione con una spregiudicatezza che non ha eguali, dedicandosi al ricatto e non fermandosi neanche davanti all’omicidio.

In questo contesto passerebbe quasi inosservata la morte di Nancy Hereward, ragazza di ottima famiglia, uccisa apparentemente da un’overdose di eroina, essendo stata trovata sul proprio letto priva di vita con una siringa d’argento accanto al corpo. Ma la sua amica Lydia e il professor Thomas Wilde, docente di storia all’università di Cambridge, ritengono che la morte della giovane donna, ritornata da poco da una missione in Germania per conto del partito comunista inglese, non sia dovuto ad un incidente e danno il via alle loro indagini personali.
Presto si verificano altri omicidi che apparentemente non sembrano collegati a quello della ragazza e sia la polizia che i servizi segreti britannici si interessano a queste morti, senza peraltro ottenere, almeno apparentemente, validi risultati, sia per i depistaggi degli assassini e sia dovendo procedere con cautela nelle loro indagini, al fine di non urtare la suscettibilità delle importanti famiglie implicate nelle vicende.

La storia inizia come un romanzo di John Le Carré e prosegue sulla scia dei thriller di Frederick Forsyth ovvero, dopo un incipit tendenzialmente psicologico in cui l’autore inquadra adeguatamente i personaggi e l’ambiente in cui sono soliti svolgere le proprie attività, il racconto diventa prevalentemente d’azione. È pressoché impossibile stabilire chi siano i buoni e i cattivi, dato che tutti agiscono senza scrupoli, giustificando le loro azioni con la ragion di stato. Solo alla fine si riuscirà ad intuire chi sia l’assassino della giovane donna che da l’avvio alle indagini del protagonista, il professor Wilde, aiutato dalla sua avvenente vicina di casa e già amica della vittima.

I personaggi del romanzo risultano ben caratterizzati e l’intreccio è avvincente, tanto che riesce difficile al lettore staccarsene prima di arrivare alla fine del libro. Forse l'unico difetto è l’eccessivo numero di colpi di scena che fanno talvolta vacillare la credibilità della storia.
Il protagonista, poi, si trova a rischiare la vita un po’ troppo spesso, nell’intento di comprendere quali siano le forze che si affrontano e nella ricerca della verità, pur non avendo un motivo strettamente personale per lasciarsi coinvolgere nella vicenda.
Essendo noto l'orgoglio nazionale dei britannici, è in fondo curioso che uno scrittore inglese abbia lasciato fare la parte del salvatore della patria ad uno straniero, come risulta essere il caustico Thomas Wilde, nato negli USA da padre americano e madre irlandese.

L’autore si diverte a inventare eventi romanzeschi, ma non privi di logica, a sostegno di quanto ci tramanda la storia, riuscendo a confezionare un thriller decisamente piacevole e coinvolgente. Il libro è consigliato a tutti coloro che amano i romanzi di spionaggio pieni di capovolgimenti di scena e non disdegnino, peraltro, il piacere della ricerca del colpevole di un omicidio diverso dagli altri, quello della prima vittima, mistero che risulta possibile penetrare, in mancanza di prove certe, solo ricorrendo all'intuito.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Corpus
  • Titolo originale: Corpus
  • Autore: Rory Clements
  • Traduttore: Daniela di Falco
  • Editore: La Corte
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Millennium
  • ISBN-13: 9788896325919
  • Pagine: 416
  • Formato -Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 16,90

18 gennaio 2017

La cena delle spie - Olen Steinhauer

Celia Harrison sa, o crede di sapere, cosa l'aspetta la sera in cui, nell'idillica Carmel-by-the-Sea, di fronte alle onde del Pacifico, arriva con un volo dall'Europa l'agente Henry Pelham - che con la sua stanchezza, le spalle curve, e quell'incontrollabile voglia di un martini, sembra arrivato apposta per riportarla indietro nel tempo, a un passato che Celia ha deciso di gettarsi alle spalle. Un passato in cui anche lei, come Henry, era un'agente della CIA. E in cui un terribile atto terroristico all'aeroporto di Vienna, che la CIA non seppe né arginare né sventare, mise fine alle loro carriere. Al loro amore turbolento. Alla fiducia che nutrivano l'uno per l'altra. Un solo appuntamento a cena: il primo dopo molti anni, e quasi sicuramente l'ultimo. Anche Henry sa, o crede di sapere, cosa lo aspetta. Per lui questa è la cena della resa dei conti. La cena in cui - con ogni mezzo, lecito e illecito - estorcerà a Celia una confessione su cosa successe davvero a Vienna, e in cui saprà anche perché, subito dopo, Celia lo lasciò per sempre, sgretolandogli il cuore. Ma Celia ha tutt'altri programmi per la serata - e per Henry. Perché nulla è come sembra durante questa lunga, burrascosa, sorprendente cena di ex amanti, ex colleghi, ex spie. Nulla se non una cosa: ogni parola detta è una bugia.

Recensione

Un altro successo per la Piemme, La cena delle spie di Olen Steinhauer è il romanzo adatto a tutti gli amanti della suspence.
La storia di Henry e Celia è tutta raccontata nel corso di una cena tra i due, un incontro ben lontano dai consueti e galanti tête-à-tête a lume di candela. La storia d’amore tra Henry e Celia passa in secondo piano per lasciare prospetticamente il posto alla ricerca delle risposte a quelle insidiose domande che si consumano tra un bicchiere di buon vino e pietanze sofisticate ma il sentimento tra i due è un fantasma che aleggia e fa capolino continuamente.

La cena delle spie è figurativamente una partita a scacchi, una metafora che rispecchia i temi del romanzo e si incastra perfettamente tra essi: lo spionaggio, la menzogna, la strategia, l’oscurità.
Le atmosfere cupe fanno da sfondo a tutto il libro con una consistenza palpabile tale che permette al lettore, grazie ad una fortissima empatia, di sentirsi catapultato anche lui in quel ristorante, come se fosse un invisibile commensale che con lo sguardo segue i taglienti interrogativi che i due si scambiano a turno.

Chi tra Celia ed Henry farà scacco matto? Il lettore si immerge letteralmente nelle pagine, il libro ha un potere ipnotizzante rafforzato dallo stile di scrittura fortemente dialogico e dalla narrazione non-lineare. Sfogliando le pagine ci troviamo davanti a dei flashback improvvisi alternati a sogni (che in realtà sono delle vere e proprie ossessioni per i protagonisti) tutti riguardanti un famoso disastro aereo consumatosi anni prima, poi si ritorna nuovamente al presente, alla fatidica cena che deciderà la sorte dei personaggi.

Ovviamente oltre ad Henry e Celia troviamo altri personaggi, dalla marginale rilevanza ma che ad ogni modo colorano la trama e la arricchiscono. Il lettore vive una suspense continua, si ritrova sul filo del rasoio fino all’ultima pagina, non ha idea di cosa accadrà nella pagina successiva a quella che sta leggendo, tutto è risolto alla fine e, anche se l’epilogo lascia un po’ l’amaro in bocca, solo allora potremo smettere di trattenere il fiato e finalmente, dopo tanta attesa, respirare.

Il tema dello spionaggio fa si che non ci sia un grandissimo tratteggio dei personaggi, viene rivelato al lettore quanto basta per capire di chi sta leggendo, anche se ciò non gli permette di intuire chi sia il responsabile il colpevole anticipatamente.
Ci troviamo davanti ad uomo in cui la lotta tra ragione e sentimento consuma ogni parte del suo corpo e ad una donna che ha cercato di dimenticare l’amore di un tempo per non sentirsi in pericolo costantemente, per non dover scegliere in futuro: è meglio troncarla prima che vada troppo oltre, facendo di questa frase la sua filosofia di vita si è ritirata in una piccola cittadina e ha sposato un uomo normale che forse non ama ma che le garantisce tranquillità.

< p>Eppure sia Henry che Celia sono due personaggi tormentati che vivono in una burrasca di emozioni ma devono fare i conti con loro stessi, con il loro lavoro e soprattutto, con una grande responsabilità. E’ un romanzo eccellente, scritto bene e con proprietà linguistiche notevoli, merita le cinque stelle e anche tanti complimenti. Se non siete amanti del brivido e non sopportate la suspense, questo libro non è per voi ma se amate le attese che consumano l’anima allora è perfetto.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La cena delle spie
  • Autore: Olen Steinhauer
  • Traduttore: S. Magagnoli
  • Editore: Piemme
  • Data di Pubblicazione: settembre 2016
  • Collana: Narrativa
  • ISBN-13: 978-88-566-4779-2
  • Pagine: 252
  • Formato - Prezzo: Cartonato - 17,50 Euro

2 dicembre 2016

Presunto terrorista - Leif GW Persson

Un lunedì di maggio, un’inattesa telefonata da parte di un collega dell’Mi6 costringe il capo operativo dei servizi di sicurezza della polizia svedese Lisa Mattei a dire addio alla programmata visita agli orsi dello zoo di Skansen insieme alla sua bambina, dando inizio a una delle più energiche e segrete operazioni che l’intelligence di Stoccolma abbia mai predisposto. L’obiettivo è Abbdo Khalid, cittadino svedese di origine somala che da molti anni vive non lontano dalla capitale con la sua numerosissima famiglia. Il collega inglese sostiene stia progettando un attacco suicida, un’azione terroristica equivalente a una vera e propria dichiarazione di guerra che avrebbe ripercussioni molto gravi in tutto il mondo occidentale. È allarme nazionale, e gli uomini (soprattutto le donne) di Lisa sono subito in pista per un pedinamento in grande stile. L’operazione è complicata dalle indispensabili procedure di sicurezza con cui gli investigatori sembrano impegnare la maggior parte del loro tempo, da un grande capo con una predisposizione romantica per l’avventura, e da un ambiguo alleato che indossa bizzarre cravatte cui ama affidare enigmatici messaggi. In questa cruciale indagine di polizia che ha tutti gli ingredienti della più classica e appassionante delle spy story, impreziosita dall’ironia che ha fatto di Leif GW Persson uno dei più originali e ammirati scrittori di genere scandinavi, tutti, grandi e piccoli, hanno i loro segreti. Ma come le persone coinvolte sanno, l’importante è non credere a tutto quello che si vede. Ed essere consapevoli che dalle cose dette in confidenza, nonostante l’impegno alla segretezza, è molto difficile difendersi. 

Recensione

Dopo Mankell, Persson è probabilmente il migliore autore svedese di libri gialli ed ha infatti ricevuto numerosi premi per i suoi romanzi. L'essere un bravo scrittore e un affermato professore di criminologia, bene addentro alla materia di cui trattano i suoi racconti, sia che questi si riferiscano ai servizi segreti svedesi sia alle normali indagini di polizia, gli ha consentito di narrare con competente professionalità le attività che vengono svolte dai personaggi dei suoi libri.

A mio avviso Presunto terrorista non è il romanzo migliore di Persson, perché la caratterizzazione dei protagonisti, per la maggior parte femminili, appare un po' superficiale, tuttavia si legge sempre con piacere per la scorrevolezza, l'ironia e la competenza della materia che conosce.

Dati i tempi in cui viviamo, in cui sono all'ordine del giorno gli attentati terroristici di matrice islamica, come quelli avvenuti in Gran Bretagna, Belgio e Francia, l’argomento è di grande attualità.
Il romanzo inizia quando il sevizio segreto inglese, il famoso Mi6, comunica al capo della Sapo (capo operativo dei servizi di sicurezza della polizia svedese), Lisa Mattei, il sospetto che il ventottenne Abbdo Khalid, cittadino svedese di origine somala, trasferitosi per qualche tempo in Gran Bretagna come ricercatore, sia stato complice in un attentato terroristico a Manchester e che adesso voglia compierne un altro in Svezia.

La spy story inizia con un ritmo blando, come è tipico dei romanzi di Persson, dove le scene violente e adrenaliniche sono bandite. Tuttavia la metodologia delle indagini è interessante e la protagonista deve riuscire a penetrare nella psicologia non solo dei presunti terroristi, ma anche degli uomini dei servizi segreti inglesi che, pur se sono stati loro a passarle le informazioni, non sono entrati troppo nei particolari, nel timore che la polizia svedese non fosse in grado di mantenere riservate le confidenze e che possa annidarsi una talpa nelle loro file come già avvenuto in passato.
I pedinamenti e la ricerca di informazioni, sia sui presunti terroristi che su coloro che devono recepirle, daranno gradualmente i loro frutti, grazie anche alle intuizioni di Lisa Mattei, e alla fine del romanzo ci saranno gli immancabili colpi di scena e verranno alla luce mancanze dei servizi di informazione e carenze nelle misure di sicurezza.

Interessante comunque l’analisi della mentalità del personale dei servizi segreti per cui vale il principio che è saggio dubitare sempre di ciò che viene asserito dai nemici e dagli amici, e non dare mai niente per scontato.
Ciò che convince di meno sono alcune forzature dell’intreccio per cui solo all’ultimo momento vengono svelati taluni retroscena che, se il lettore avesse conosciuto all’inizio del romanzo, gli avrebbero potuto consentire di risalire autonomamente all’identità dei colpevoli.
Tuttavia, come tutti i romanzi di questo autore, la lettura è piacevole e coinvolgente, ancorché non vi siano scene cruente e una certa carenza di suspense.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Presunto terrorista
  • Titolo originale: Bombmakaren och hans kvinna
  • Autore: Leif GW Persson
  • Traduttore: Margherita podestà Heir
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Farfalle
  • ISBN-13: 9788831725293
  • Pagine: 645
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19,50

6 maggio 2015

Speciale Grande Guerra: Ashenden o l'agente inglese - W. Somerset Maugham

William Somerset Maugham nacque a Parigi il 25 gennaio 1874, nell’ambasciata britannica in cui lavorava come avvocato suo padre.
Morta la madre quando lui aveva otto anni e poco dopo il padre, William fu mandato in Inghilterra per essere cresciuto dallo zio. Frequentò la King's School, Canterbury, dove lo prendevano in giro per via del suo cattivo inglese (la sua prima lingua era il francese) e per la statura bassa, che aveva ereditato dal padre. È in questo periodo che Maugham cominciò a balbettare, un disturbo che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita, anche se si manifestava in modo sporadico, a seconda dello stato d'animo e delle circostanze.
A sedici anni Maugham rifiutò di continuare a studiare al King's School e suo zio gli permise di andare in Germania, dove studiò letteratura, filosofia e tedesco all'Università di Heidelberg.
Terminata la scuola lo zio si mise a cercargli una professione da gentiluomini. La carriera ecclesiastica fu scartata perché un ministro balbuziente avrebbe messo in ridicolo la famiglia. Il medico locale suggerì la professione medica e lo zio di Maugham approvò con riluttanza. Maugham intendeva diventare scrittore ma, essendo ancora minorenne, non poteva andare contro la volontà del suo tutore. Per questo trascorse i cinque anni seguenti studiando medicina.

Nel 1897 presentò a un editore Liza di Lambeth, racconto di un adulterio consumato nella classe operaia e delle sue conseguenze. La sua opera ebbe grande successo e la prima edizione fu esaurita in poche settimane. Questo convinse Maugham, che aveva appena completato gli studi di medicina, ad abbracciare la carriera letteraria, che sarebbe durata 65 anni.
Nel 1914 Maugham era ormai famoso, con la produzione di dieci opere teatrali e la pubblicazione di dieci romanzi.
Quando scoppiò la prima guerra mondiale, Maugham era troppo vecchio per essere chiamato alle armi e fu operativo in Francia nella Croce Rossa Britannica come autista di ambulanza, in un gruppo di 23 scrittori famosi, tra cui Hemingway, Dos Passos, e Cummings.
In questo periodo incontrò Frederick Gerald Haxton, un giovane statunitense, che fu suo compagno e amante fino al 1944, anno della morte di Haxton.
Nel 1915 pubblicò Schiavo d'amore, forse il suo capolavoro, palesemente autobiografico. La stretta relazione tra fittizio e non-fittizio diventò il tratto caratteristico di Maugham.
Maugham ebbe legami sentimentali importanti soprattutto con uomini, ma anche relazioni eterosessuali. Da quella con Syrie Wellcome, moglie del magnate farmaceutico anglo-americano Henry Wellcome, nacque una figlia, Liza. Nel maggio del 1917, in seguito alla sentenza definitiva di divorzio, Syrie e Maugham si sposarono, ma divorziarono nel 1927– 28, dopo un matrimonio tempestoso complicato dai frequenti viaggi all'estero di Maugham e dalla sua relazione con Haxton.
Lo scrittore nel settembre del 1915 cominciò a lavorare per il Servizio Segreto Inglese in Svizzera, usando come copertura la sua attività di letterato per raccogliere e passare informazioni.Nel giugno del 1917 il capo del SIS britannico (in seguito chiamato MI6 gli affidò una missione speciale in per fornire sostegno al governo provvisorio e mantenere la Russia in guerra ostacolando la propaganda pacifista tedesca. Due mesi e mezzo dopo i bolscevichi presero il potere. Probabilmente la missione era assolutamente impossibile, ma in seguito Maugham dichiarò che se fosse andato sei mesi prima, sarebbe riuscito nell'impresa.
Nel 1928 Maugham comprò una tenuta di dodici acri a Cap Ferrat sulla Costa Azzurra dove risedette quasi ininterrottamente fino al momento della morte, avvenuta per tubercolosi il 16 dicembre 1965.
Quasi tutti i romanzi di Maugham (una trentina circa) si sono prestati ad avere una o più trasposizioni cinematografiche.


Benché a differenza di molti suoi colleghi non ne abbia mai fatto mistero, pochi sanno che W. Somerset Maugham è stato a lungo un agente segreto al servizio di sua Maestà Britannica, e non di secondo piano, se lo scopo del suo viaggio nella Russia del 1917 era, lo dice lui stesso, "impedire lo scoppio della rivoluzione bolscevica e mantenere il paese in guerra". Nella realtà, sempre un po' più brutale della sua rievocazione, Maugham era stato spedito a Lucerna sotto copertura, la copertura essendo un necessario periodo di isolamento da dedicare alla scrittura di una commedia. Nella Svizzera di quegli anni, assai più vivace rispetto alla sua iconografia corrente, il materiale narrativo certo non mancava: lo spettro del comunismo si aggirava per l'Europa, e i fantasmi degli imperi, estinti e sopravvissuti, continuavano con altri mezzi la guerra appena conclusa. Così, appena smessa l'uniforme virtuale, Maugham si inventò una delle sue controfigure più celebri: Ashenden appunto, scrittore come lui, come lui di stanza nella Confederazione, e come lui atterrito in parti uguali dagli intrighi internazionali, dagli agenti nemici, dalle perversioni burocratiche dei propri compatrioti, e dagli inquilini più imprevedibili del continente europeo: gli elvetici. Il che spiega come mai queste storie di spie, per quanto ritoccate e reinventate, abbiano un'altissimo tasso di verosimiglianza, e un altrettanto formidabile potenziale di commedia.

Recensione

Più che un romanzo, Ashenden o l'agente inglese è una raccolta di episodi in sequenza che vedono come protagonista Ashenden, scrittore inglese prestato all’Intelligence e operante nella città di Losanna in Svizzera.
Dietro Ashenden s'intravede Maugham stesso, che svolse attività di spionaggio per i servizi segreti inglesi durante la prima guerra mondiale, dato che la sua attività di scrittore si prestava a dargli una adeguata copertura.
Maugham fu il precursore del filone di spy story che diedero fama a Eric Ambler e Jan Fleming, tuttavia l’autore, nella prefazione del libro, precisa che

Il lavoro di un agente del Servizio Informazioni, o Intelligence, è nel complesso quanto mai monotono. In buona parte è di una straordinaria inutilità. Il materiale che offre per un racconto è scucito e infecondo: tocca all’autore renderlo coerente, drammatico e probabile.
In altra parole l’agente segreto non ha mai una visione completa del suo compito. È tenuto a svolgere solo alcune azioni che fanno parte di un disegno più articolato di cui non conosce la complessità né la motivazione degli ordini che riceve. Pertanto lo scrittore che volesse narrare senza abbellimenti di sorta la vera vita di un agente segreto, scriverebbe un racconto insignificante. Tenuto conto di queste asserzioni, gli episodi narrati da Maugham sarebbero, quindi, quanto più simili possibile a quelli reali.

In questo romanzo non bisogna attendersi fatti di sangue né suspense. Nella Svizzera neutrale gli agenti segreti erano tenuti a un comportamento il più possibile regolare che non desse motivo di espulsione alle autorità elvetiche. Spesso gli agenti si conoscevano l'uno con l'altro e giocavano a depistarsi con notizie fasulle. La guerra che si combatteva nel resto dell'Europa appariva contemporaneamente vicina ma astratta ai cittadini svizzeri. Gli incontri fra agenti segreti e lo scambio di disposizioni avvenivano in genere fuori dai confini elvetici ed era facile per Ashenden recarsi in Francia tramite il battello sul lago di Losanna che faceva la spola fra le città della costa, ivi comprese quelle francesi. Le giornate dell'agente inglese si svolgevano dunque sonnacchiose come quelle di un ricco pensionato in un albergo nella apparentemente tranquilla cittadina elvetica.

Maugham è famoso per il pessimismo acre e freddo, l'ironia crudele e cinica con cui flagellava inesorabilmente i vizi e la follia degli uomini, e soprattutto delle donne, in una visione del mondo piuttosto cupa, ma dotata anche di senso d'umanità. In questo romanzo, tuttavia, non c’è in realtà traccia del pessimismo che si riscontra negli altri suoi scritti. Si nota, peraltro, la scrittura elegante e l'ottima caratterizzazione dei personaggi. È bravo a anche nel sottolineare le manie che rasentano la follia degli uomini e, specialmente, delle donne, forse per la sua vena omosessuale che gli faceva avere una visione più negativa della personalità femminile.
Il romanzo è molto scorrevole ed i personaggi ben caratterizzati anche nella descrizione delle loro emozioni. Solo il protagonista, Ashenden, un tipo prettamente inglese, ironico e freddo come Maugham si sforzava di apparire, non riesce a creare empatia.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Ashenden o l'agente inglese
  • Titolo originale: Ashenden or The British Agent
  • Autore: W. Somerset Maugham
  • Traduttore: Franco Salvatorelli
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: Biblioteca Adelphi
  • ISBN-13: 9788845923050
  • Pagine: 278
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19,00
 

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