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24 gennaio 2019

Fuoco e Sangue - George R.R. Martin

L'emozionante storia dei Targaryen prende vita in questa opera magistrale dall'autore de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", che ha ispirato la serie HBO "Game of Thrones". Secoli prima degli eventi de Il Trono di Spade, Casa Targaryen - l'unica famiglia di signori dei draghi a sopravvivere al Disastro di Valyria - si stabilì a Roccia del Drago. Con Fuoco e Sangue ha così inizio la loro storia sotto il leggendario Aegon il Conquistatore, creatore del Trono di Spade, per proseguire narrando le generazioni di Targaryen che hanno combattuto per difendere quell'iconico scranno, fino alla guerra civile che quasi dilaniò per sempre la loro dinastia. In questo avvincente primo volume della loro storia, narrata dalla penna di un antico maestro della Cittadella, finalmente i frammenti e gli accenni che riecheggiavano nel ciclo epico Il Trono di Spade sono svelati in tutta l'ampiezza di un portentoso affresco: com'è stato forgiato il Trono di Spade? Perché era così micidiale visitare Valyria dopo il Disastro? Quali sono stati i peggiori crimini di Maegor il Crudele? Cosa scoprì Alysanne la Buona recandosi alla Barriera? Che cosa è veramente successo durante la Danza dei Draghi? Sono solo alcune delle domande cui viene data risposta in questa cronaca fondamentale del continente occidentale. Finalmente anche il grande mondo fantasy di George R.R. Martin ha il suo legendarium, un compendio inesauribile di episodi e dettagli che riecheggia Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien e Storia della decadenza e caduta dell'Impero Romano di Gibbon, un banchetto fastoso per tutti gli appassionati e un potente specchio delle grandezze e miserie della natura umana, nei bassifondi della carestia o assisa su un trono, nel fango d'una battaglia o sul dorso d'un drago. 

Recensione

Fuoco e Sangue più che un romanzo può definirsi l’elenco di una serie di battaglie in ordine cronologico relative ad un periodo di tempo che l'autore fa risalire a circa duecento anni prima degli avvenimenti del Trono di Spade che, come è noto, è la trasposizione televisiva delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Queste che, per coloro che ancora non le conoscessero, sono la saga fantasy di genere epico più nota al mondo, non sono state ancora concluse e, probabilmente, non lo saranno prima delle puntate finali del Trono di Spade.
È difficile capire perché Martin, nonostante le sue promesse, non abbia cercato di completare gli episodi conclusivi delle “Cronache”, attesi con ansia dai suoi tanti affezionati lettori, e abbia preferito invece far pubblicare una serie di eventi che risalgono a periodi di tempo precedenti. Probabilmente li aveva già scritti ed è stato indotto dalla casa editrice e farli pubblicare per motivi commerciali.
In Fuoco e Sangue si raccontano le cronache della nascita e caduta della dinastia reale dei Targaryen a iniziare dal re Aegon I che conquista i Sette Regni a cavallo del drago nero Balerion, armato di Fuoconero, la spada forgiata in acciaio di Valyria. Si susseguono poi, con alterne vicende, le imprese dei suoi discendenti.
La fantasia non è certo carente a Martin e lo dimostra anche in questo Fuoco e Sangue di oltre 700 pagine, che però è molto meno coinvolgente delle "Cronache" e si potrebbe definire una prefazione alla saga. In Fuoco e Sangue, infatti, vengono introdotti in nuce alcuni degli avvenimenti salienti che si verificheranno duecento anni più tardi e che verranno approfonditi con dovizia di particolari nelle "Cronache" stesse, quale, ad esempio, la formazione ad Approdo del Re della potente setta religiosa del Grande Passero contro cui dovranno arrivare a compromesso tutti coloro che arriveranno al potere temporale sulla città. Un altro fatto che viene anticipato, è la consuetudine dei Targaryen di sposarsi fra fratelli, consuetudine malvista dagli ordini religiosi ma che veniva comunque sopportata obtorto collo quando il potere regnante era abbastanza forte da potersi infischiare del biasimo del clero.
Dato che gli episodi di incesto fra fratelli si ripetono, essi vengono alla fine a perdere gran parte del loro aspetto trasgressivo, tanto che, pur non essendo discendenti dei Targaryen, quelli che si svolgeranno duecento anni dopo tra la regina Cersei e il fratello, il famoso “uccisore di re”, non sembrano più così scandalosi come apparivano inizialmente.
In Fuoco e Sangue i personaggi sono talmente numerosi che riesce impossibile memorizzarli e le imprese che vengono compiute nel bene e nel male, aldilà del fatto che si svolgano per terra, aria o mare, risultano talmente tante da sembrare a lungo andare ripetitive .
Fuoco e Sangue stupisce per la capacità dell’autore di tenere a mente l’inesauribile carrellata dei suoi personaggi e il coacervo delle terre emerse su cui si svolgono le loro gesta. Tenuto conto che l’autore ha superato i 70 anni, bisogna congratularsi con lui per la sua capacità mnemonica e l’abilità di gestire tanti fatti e personaggi contemporaneamente, ma per il resto quest’ultimo romanzo risulta un po’ deludente, non riuscendo a coinvolgere il lettore. La caratterizzazione dei personaggi di Fuoco e Sangue è infatti carente, trattandosi di cronache nel vero senso del termine, e non appare quindi all'altezza dei romanzi che compongono le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Fuoco e Sangue
  • Titolo originale: Fire & Blood
  • Autore: George R.R.Martin
  • Traduttore: Edoardo Rialti
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: novembre 2018
  • ISBN-13: 9788804703167
  • Pagine: 716
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 27,00

9 dicembre 2018

Piccolo mondo perfetto - Kevin Wilson

Orfana di madre, senza soldi e con un padre alcolizzato, la diciannovenne Izzy Poole rimane incinta di Hal, il suo insegnante di Arte del liceo. Lei, intelligente e schiva, determinata a non frequentare l’università malgrado gli ottimi risultati scolastici, sente di volere il bambino e decide di tenerlo; ma Hal, vittima di problemi psichiatrici, non regge la responsabilità e si suicida. Preston Grind, psicologo a sua volta figlio di celebri psicologi e segnato da un passato traumatico, dà avvio a un innovativo progetto di educazione infantile: il Progetto Famiglia Infinita. Nove coppie in condizioni economiche e sociali disagiate e in attesa del primo figlio trascorreranno dieci anni in una tenuta dove alleveranno i propri bambini come una sorta di famiglia allargata; anche Izzy, unico genitore single, entrerà a far parte del programma. L’esperimento prende il via, procedendo nonostante le difficoltà, più o meno prevedibili, che accompagnano le giornate di questa strana famiglia artificiale e autosufficiente: si creeranno legami particolari, nasceranno gelosie e rancori, i rapporti inizieranno a incrinarsi in seguito a inevitabili tensioni sessuali che rischieranno di spezzare il fragile equilibrio della comunità… La famiglia può rovinarti la vita oppure te la può salvare: quel che è certo è che dalla famiglia non c’è via di uscita.

Recensione

Piccolo mondo perfetto è un romanzo che tratta di un esperimento educativo quanto mai interessante, considerando che nella società vengono sempre più a crearsi famiglie allargate. Si immagina che una ricchissima signora ormai anziana, che da giovane aveva vissuto in un orfanotrofio dove si era trovata meglio che in famiglia -dato che il padre era morto quando era ancora giovanissima e la madre aveva disturbi mentali- voglia offrire a dieci famiglie in difficoltà e in procinto di avere il primo figlio la possibilità di provare a formare una comunità in cui i bambini possano crescere insieme, convinta che il cibo sano, adeguati educatori, buoni medici pediatri, giusti stimoli, nonché l’amore della famiglia così allargata possano influire positivamente sulla loro crescita.
La durata prevista dell’esperimento è di dieci anni durante i quali anche i genitori sarebbero adeguatamente aiutati a realizzarsi, in modo che alla fine del periodo possano essere in grado di mantenere la propria famiglia. L'offerta appare troppo ghiotta perché venisse rifiutata, nonostante serpeggi qualche perplessità fra i partecipanti, ed effettivamente i bambini saranno destinati a crescere sani, robusti e più intelligenti della media. Anche i genitori riusciranno ad affermarsi nella professione scelta, aiutati economicamente, ma saranno proprio loro ad avere le maggiori difficoltà di adattamento, perché verranno a crearsi relazioni di antipatia e simpatia fra le varie coppie e i rapporti affettivi incrociati non saranno sempre solo platonici.
L’opinione pubblica non risulta molto favorevole a questo esperimento, in quanto tende a vedere la comunità come una setta, anche se i suoi componenti non hanno legami religiosi, dato che ognuno è libero di praticare il proprio credo.
Nel romanzo vengono seguite soprattutto le vicende della diciannovenne Izzy Poole che è l’unica single del gruppo, essendo una ragazza madre a cui era morta la madre quando era ancora bambina e il padre non si era mai interessato a lei. Per quanto la maternità concorra alla sua maturazione, Izzy ha ancora qualche comportamento da adolescente, ma il lettore non può non affezionarsi a lei e apprezzarne la determinazione nelle scelte e la sua graduale presa di coscienza circa le responsabilità che competono agli adulti.
Alla fine l’esperimento potrebbe definirsi riuscito anche se, come in ogni coppia, anche in questa famiglia "allargata" si verificheranno delle crisi verso il settimo anno, crisi che, peraltro, non coinvolgeranno tutti i suoi componenti.
Forse si potrebbe accusare la storia di un eccessivo buonismo, specie nel lieto fine, ma tutto ciò viene perdonato per l’intelligente originalità dell'intreccio e per le capacità di scrittore dell'autore. Il romanzo risulta infatti decisamente piacevole e molto scorrevole con una buona caratterizzazione dei personaggi.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Piccolo mondo perfetto
  • Titolo originale: Perfect Little World
  • Autore: Kevin Wilson
  • Traduttore: Silvia Castoldi
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Le strade4
  • ISBN-13: 9788893252690
  • Pagine: 424
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

30 novembre 2018

Il gatto che non è proprio mio - Luana Troncanetti

"La mia paura più grande non è la casa persa; è di smarrirmi in quella nuova, se me ne daranno una di ricambio. È la fatica di riconoscerla pure di giorno, quello fa paura. " Il ritratto tenero di una donna che "campa da cent'anni", della sua vita scarnificata da troppi terremoti e di un gatto che non è proprio suo ma le racconta cose mute occhi dentro gli occhi, senza troppe smancerie e niente da pretendere.

Recensione

Il gatto che non è proprio mio prende le mosse dal terremoto che ha colpito l’Italia centrale per cogliere lo sgomento di una donna, stupita di essere ancora viva alle soglie dei cento anni, la cui mente vaga tra presente e passato. Il destino che nel presente le ha risparmiato di venire schiacciata, nel passato non le ha negato angosce e dolori, perché la sua vita non è stata facile. Ma il destino le ha fatto vivere anche una storia d’amore appassionata che, come direbbe lo scrittore Julian Barnes, è l’unica che conta, quella che sempre affiora nei pensieri di chi l’ha vissuta. Storie che fanno male ma riescono ad arricchire chi le esperimenta.
Il linguaggio usato per raccontare questa vicenda è volutamente immediato e istintivo a confermare il talento letterario non comune dell'autrice e ben si adatta a caratterizzare i ricordi e i pensieri che si rincorrono caotici nella mente dell’anziana protagonista.
Luana Troncanetti è una delle scrittrici più abili nel coinvolgere il lettore nelle storie che scrive e anche in questo racconto non si può non ammirare la sua capacità di trasmettere i sentimenti che agitano la protagonista.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Il gatto che non è proprio mio
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: autopubblicato distribuito Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • ASIN: B07KRL4QJR
  • Pagine: 14
  • Formato Prezzo: Kindle - Euro 0,99

11 novembre 2018

La donna che morì due volte - Leif GW Persson

Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un'escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull'isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l'investigatore più furbo e cialtrone dell'intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l'aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte? Dopo un'indagine in cui ricostruire la storia raccontata dalle tracce si rivela particolarmente complicato, Evert Bäckström dimostrerà di avere ancora il solito fiuto. E per una volta, in modo del tutto inaspettato, anche un cuore.

Recensione

Per quanto gli autori svedesi di romanzi gialli siano in Italia molto apprezzati, non tutti riescono a produrre opere di qualità. Fra i buoni romanzieri, dopo la morte di Mankell, il migliore è a mio avviso Persson che, come si può intuire dalla competenza tecnica dei suoi scritti, lavora nel campo della criminologia di cui è docente. È inoltre profiler e consulente per il ministero della Giustizia e i servizi segreti.
Dopo una serie di romanzi che aveva come protagonista il capo della polizia Lars Martin Johansson, persona quantomai equilibrata, colta, capace e intuitiva, adesso Persson intrattiene il lettore con un altro detective che è esattamente l'opposto del primo. Si tratta del commissario Evert Bäckstrom, uomo rozzo, presuntuoso, razzista, manipolatore e egoista. Sempre sul punto di venire accusato di corruzione, riesce sempre a farla franca grazie al suo fiuto e alla sua fortuna. Il fatto che riesca nonostante i suoi difetti a risolvere i casi a lui affidati è dovuto in gran parte all’abilità della sua squadra di investigatori molto affiatati fra loro. Dato che gli svedesi non raggiungono i dieci milioni, è probabile che i componenti delle forze di polizia per la gran parte si conoscano e possano interagire fra loro al meglio, conoscendo pregi e difetti dei colleghi con cui devono confrontarsi.
Ciò che si apprezza nei romanzi di Persson è l’originalità e la credibilità dell’intreccio. In La donna che morì due volte la vicenda parte dal ritrovamento dei resti di un cadavere la cui morte risale a cinque anni prima. La vicenda ha però risvolti curiosi, in quanto dall’esame del DNA risulta che le spoglie sarebbero quelle di un individuo di sesso femminile già dato per morto dodici anni prima nello tsunami che si era abbattuto sulla Thailandia. Sotto alcuni aspetti, pertanto, si potrebbe parlare di un cold case, nell'accezione più ampia del termine, dato che occorre riaprire il caso della prima donna dichiarata morta.
Persson, con la sua ironia, si diverte a prendere bonariamente in giro il pubblico ministero che, pur non avendo competenze specifiche, vuole gestire in prima persona le indagini a cui deve sovraintendere.
Dato che la figura centrale dell’indagine è quella del commissario Bäckstrom, sarebbe opportuno che il lettore avesse già imparato a conoscerlo dai precedenti romanzi per apprezzarlo compiutamente. Tuttavia, dato che Bäckstrom tende sempre a defilarsi il più possibile nel lavoro e ad arroccarsi sui propri preconcetti, non si può parlare di lui come l’unico protagonista.  Nelle indagini intervengono, infatti, tutti i componenti della squadra investigativa e, in particolare, si staglia la figura della detective Annika Carlsson, braccio destro del commissario e culturista senza inibizioni.
In definitiva La donna che morì due volte è un romanzo scorrevole, originale, divertente e, allo stesso tempo, impeccabile sotto l’aspetto tecnico-procedurale da cui si evince, pertanto, la competenza dell’autore senza che, peraltro, le conoscenze di cui fa mostra in materia appesantiscano la trama ma, anzi, rendendola più realistica.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La donna che morì due volte
  • Titolo originale: Kan man dotva ganger?
  • Autore: Leif GW Persson
  • Traduttore: Katia De Marco
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2018
  • Collana: Farfalle
  • ISBN-13: 9788831729857
  • Pagine: 480
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

24 ottobre 2018

L'unica storia - Julian Barnes

Un'estate dei primi anni Sessanta, rientrato per le vacanze nei sobborghi londinesi dove vive con i genitori e afflitto dalla noia placida e solitaria dei suoi diciannove anni, Paul Roberts accoglie il suggerimento materno di iscriversi al circolo del tennis. Ma al suo primo torneo di doppio, anziché con uno dei vari indistinguibili Hugo, con una delle brune coetanee Caroline che avrebbero fatto la felicità della signora Roberts, il sorteggio lo accoppia con Susan Macleod. Alta e scanzonata, sicura in campo e affascinante, Susan ha un marito, due figlie e grossomodo l'età di sua madre. Con lei Paul inizia una relazione scandalosa che lo traghetta nella vita adulta e lo cambia per sempre. «Ed è cosí che vorrei ricordare ogni cosa, se solo potessi», lamenta il narratore, rievocando dalla prospettiva della vecchiaia gli esordi di quella sua travolgente storia d'amore: l'euforia dell'anticonformismo, l'ebbrezza del sesso, la fuga, il nuovo inizio. Ma le storie non sono mai davvero uniche, né univoche, e nel match giocato da Susan e Paul, quello della donna navigata con il suo bel-ami non è che il primo set. Per il secondo, il narratore, abbandonata la presa diretta dell'adolescenza, sceglie lo sguardo esterno di un tu ideale, che diventa impassibile terza persona nell'ultima parte del libro. Man mano che «lo strepito dell'io» si acquieta, ci racconta della costellazione di altre storie, tutte legittimamente uniche, che circondano i due amanti: il grottesco marito di Susan, Mr E.G., per il quale Paul non è che uno dei «giovani cicisbei» di cui la consorte si attornia, le due figlie variamente ostili, il generoso amico Eric, la saggia e disillusa Joan, con il suo gin, i suoi cani e i suoi cruciverba truccati. E soprattutto la storia del rivale subdolo e invincibile con cui il giovane Paul si trova a fare i conti, fallendo. «Che cosa preferireste, amare di piú e soffrire di piú; o amare di meno e soffrire di meno?», si era chiesto il narratore in apertura del romanzo. È una domanda che i personaggi di Julian Barnes, dal Geoffrey Braithwaite del Pappagallo di Flaubert al Tony Webster del Senso di una fine, a cui L'unica storia è strettamente collegato, si sono posti spesso. Per Paul, piú di cinquant'anni dopo quel primo fatidico torneo di doppio misto, la risposta sta forse nell'appunto scritto su un taccuino in gioventú e mai piú depennato: «In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l'unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze».

Recensione

Quella sottoscritta è l’affermazione del protagonista che da il titolo al romanzo e su cui non ci si può non soffermare a riflettere, che la si condivida o meno:

Abbiamo quasi tutti un'unica storia da raccontare. Non voglio dire che nella vita ci capiti una cosa sola; al contrario, gli avvenimenti sono tantissimi, e noi li trasformiamo in altrettante storie. Ma ce n'è una sola che conta, una sola da raccontare, alla fine. 

 L’unica storia che viene raccontata dall’autore in questo romanzo è una storia d’amore, quella fra il protagonista diciannovenne Paul e Susan, quarantottenne sposata con Gordon e madre di due figlie meno giovani dello stesso Paul. Una storia complessa e intensa che dura dodici anni. Ciò che affascina Paul di Susan è la sua figura naturalmente elegante, il suo modo di fare scanzonato, la sua risata e il poter parlare con lei di tutto. Viene da chiedersi se Emmanuel Macron abbia trovato nella moglie Brigitte le stesse cose che Paul afferma di avere visto in Susan, dato che la differenza d’età è quasi la stessa per entrambe le coppie.
 A spingere Paul verso Susan era anche il fatto che la vita che viveva a casa dei suoi gli sembrava troppo convenzionale, condizionata com’era da regole improntate soprattutto all'ordine e alla pulizia, e altrettanto convenzionale si configurava il rapporto fra i suoi genitori.

Ai miei occhi di impietoso diciannovenne il matrimonio dei miei era una vagonata di luoghi comuni.

Invece la vita che Paul conduceva a casa di Susan era meravigliosamente libera ed eccitante, ma non bisogna credere che il rapporto con Susan rispecchiasse quello di

 Una donna matura che insegna a un ragazzo l’arte di amare e poi, nascondendo le lacrime, lo consegna al mondo –a un mondo di donne più giovani e più candidabili al matrimonio 

Sotto alcuni aspetti entrambi avevano la stessa età e ingenuità e si erano gettati anima e corpo in questa storia d’amore senza valutare i rischi che essa comportava. Con il senno di poi Paul avrebbe pensato che in fondo a lui si addiceva la frase che aveva sentito pronunciare da un cronista nei confronti del diciannovenne Verstappen per la sua corsa spericolata sotto la pioggia nel Gran Premio di Formula 1 in Brasile: Si dice che il profilo di rischio non si stabilizzi prima dei venticinque anni circa.
Quando in un eccesso di rabbia Susan viene malamente picchiata dal marito, lei non si sente di denunciarlo, ma decide ad andarsene a vivere con Paul che frequentava l'università. Sembra che inizialmente tutto debba andare bene. I due si amano e il loro nido d’amore diventa anche centro di riunione degli amici di Paul che trovano particolarmente interessante il suo anticonvenzionale rapporto con una donna tanto più vecchia. Ma Susan non è forte come ai due amanti piacerebbe credere ed è quella che ha perso di più nel lasciare la vita che faceva prima. Per quanto non sembri dar loro importanza, deve lottare contro il discredito della gente, la disapprovazione delle figlie e le preghiere del marito di tornare da lui che la torturano, per cui incontra difficoltà psicologiche sempre più ardue da superare.
Nonostante la scelta di Paul di vivere una storia con la donna che ama, senza badare alla differenza d'età,  contrariamente a quanto si potrebbe pensare, cinquant'anni dopo la sua storia con Susan,

Guardava con sdegno certi sessantenni o settantenni che continuavano a vivere come se avessero ancora trent’anni; una girandola di donne, più giovani, viaggi esotici e sport estremi. Ricconi lardosi a bordo di yacht, con le braccia irsute a cingere modelle filiformi. Per non parlare dei mariti rispettabili che, in un tumulto di angoscia esistenziale e di Viagra, mettevano fine ad unioni pluridecennali. In tedesco c’era un’espressione per designare quello spavento, una di quelle parole a fisarmonica in cui la lingua tedesca eccelle; tradotta suonava come; il panico delle porte che si chiudono.

Per quanto alcune affermazioni possano essere non condivisibili da tutti,  la storia narrata da Barnes riesce a catturare il lettore. Che si approvi o meno un rapporto fra un uomo giovane e una donna matura, il racconto è profondo, interessante, scorrevole e, naturalmente, drammatico.
Il motivo per cui il titolo del romanzo risulta barrato e poi riproposto, riprende l’abitudine del protagonista di scrivere le frasi sull’amore citate nei libri o sentite in giro. Poi, ragionandoci sopra, quando le trovava sbagliate le cassava per poi magari ripensarci e riscriverle. La citazione che alla fine aveva considerato più valida, pur anch'essa con qualche ripensamento, è che : «In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l'unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze». 

C'è una domanda all'inizio del romanzo a cui l'autore da subito una risposta che non si vuole tuttavia anticipare al lettore:

Che cosa preferireste, amare di piú e soffrire di piú; o amare di meno e soffrire di meno?

Barnes descrive in modo ammirevole la psicologia dei suoi personaggi e compone, quindi, un ottimo romanzo che tratta di emozioni e considerazioni che, presumibilmente in gioventù, abbiamo avuto tutti e che si spera ci abbiano arricchito e maturato; poi, si sa, la vita in seguito è segnata anche da rimorsi e rimpianti per fatti che non è più possibile modificare.


Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: L'unica storia
  • Titolo originale: The Only Story
  • Autore: Julian Barnes
  • Traduttore: Susanna Basso
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • ISBN-13: 9788806237509
  • Pagine: 242
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 19,00

29 settembre 2018

Inviata speciale - Jean Echenoz

Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l'imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l'altro, Constance è stata l'interprete di un successo planetario, Excessif, una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un'esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l'Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord. Con Inviata speciale Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov'è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l'euforia della lettura.

Recensione

Inviata speciale racconta in stile umoristico una complessa storia di spionaggio che ha come ideatore il generale francese Bourgeaud, un militare ormai in età di pensione che ancora dirige un ristretto nucleo di sottoposti. Bourgeaud non accetta di essere messo da parte dall’apparato militare e vuole intraprendere un’azione così audace da suscitare l'ammirazione dei suoi superiori e tale da essere richiamato in servizio effettivo con tutti gli onori. Escogita quindi un piano per riuscire a convincere a disertare Gang Un-ok, ovvero uno dei sette generali fedelissimi al leader supremo della Corea del Nord Kim Jong-un. Per far questo il generale francese deve prima indurre una donna a sedurre Gang.
L’unica che potrebbe compiere questa impresa senza destare sospetti nel regime coreano è Costance Coste, una donna che, avendo a suo tempo interpretato il motivetto della canzone Excessif, piaciuta a tutto il mondo e che viene anche molto apprezzata dal leader supremo della Corea del Nord, ha buone possibilità di venire accettata negli ambienti paranoici ed esclusivi della nomenclatura coreana. Per indurre Costance a collaborare, Bourgeaud provvede a farla rapire e a sottoporla a una specie di lavaggio del cervello. Tuttavia fra sequestrata e sequestratori viene a crearsi un rapporto che potrebbe definirsi di amicizia, assimilabile, sotto taluni aspetti, per gli uni alla sindrome di Lima e per l’altra a quella di Stoccolma:

Mai avremmo immaginato che si sarebbe abituata alla sua condizione di reclusa, al punto da non considerarsi più tale. Vero è che era trattata in modo più che corretto: le usavano gli stessi riguardi che avrebbero avuto in una clinica, in villeggiatura, in una residenza per artisti o in una casa di riposo. 

 Ne deriva un romanzo decisamente surreale, divertente (per chi piaccia  l'umorismo che deriva prevalentemente da situazioni paradossali), scorrevole e originale, cosa tutt’altro che facile, quando ormai sembra che tutto sia già stato scritto e gli autori più fantasiosi devono raschiare la botte della loro creatività per arrivare a dire qualcosa di meno che scontato.
I dialoghi sono tutti indiretti e i protagonisti si trovano a vivere le situazioni più assurde con aplomb inglese. Volendo, si può trovare nel romanzo anche una morale che può riassumersi nel detto “chi la fa l’aspetti”.
Ciò che si rileva, invece, è la carenza di etica da parte dei personaggi che agiscono solo per interesse personale o sotto le pulsioni del momento, quasi fossero burattini senza propria volontà.
Nel complesso, peraltro, un racconto piacevole, scorrevole, originale e piuttosto leggero che può essere apprezzato quando si ha voglia di leggere qualcosa di poco impegnativo ma non per questo sinonimo di banale.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Inviata speciale
  • Titolo originale: Envoyée spéciale
  • Autore: Jean Echenoz
  • Traduttore: Federica e Lorenza Di Lella
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Fabula
  • ISBN-13: 9788845932854
  • Pagine: 250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

28 agosto 2018

Donne col rossetto nero - Alessandro Defilippi

Tre giovani donne vengono trovate senza vita. Ogni volta il referto del medico legale parla di arresto cardiaco, eppure qualcosa non torna: tutte hanno il viso pesantemente truccato e presentano segni di legature sui polsi. Anglesio si lascia coinvolgere dalla vicenda piú di quanto avrebbe mai immaginato, e comincia a investigare sul caso in modo frenetico, quasi si trattasse di una questione personale, fino a compromettere la propria vita privata e affettiva. E a poco a poco, con difficoltà, davanti ai suoi occhi emerge una realtà miserabile e perversa, che lo porta a spingersi oltre i limiti della legge.

Recensione

L’autore di Donne col rossetto nero, Alessandro Defilippi, è medico e psicoterapeuta, non stupisce, quindi, che i colpevoli dei delitti in questo giallo siano degli psicopatici, secondo il principio che è bene scrivere solo ciò di cui si è competenti.
Nessun assassino sarebbe tanto difficile da scoprire di un serial killer con doppia personalità e forse mai l'investigatore di questa storia potrebbe riuscire a catturare il colpevole, se questi non fosse troppo pigro per andare a cercare le vittime fuori dalla cerchia delle sue conoscenze più intime, lasciando inoltre sul corpo delle vittime un astuccio d’argento porta trucchi che presenta

un fiore simile a un elmo appiattito dai petali blu scuro, con una sottile pelosità biancastra

mentre il viso delle vittime

era coperto da una pesante patina di cipria scura in contrasto con il bianco latteo del collo. Gli occhi erano orlati da strati e strati di ombretto di vari colori, viola, nero, blu scuro, fino a una lunga striscia rossa che, superate le sopracciglia, arrivava ad attraversare la fronte. Anche le labbra erano truccate. Nero, un rossetto nero. Una maschera.


Palcoscenico del racconto  posto nei primi anni cinquanta sono i caruggi di Genova. Il protagonista è il colonnello dei carabinieri Anglesio, ossessionato dalla scomparsa della moglie presunta morta per essere precipitata in mare con l'auto quando aveva poco più di trent’anni, ma il cui corpo non era mai stato rinvenuto. La moglie soffriva di disturbi mentali per cui era stata talvolta ricoverata in ospedali psichiatrici.
La complessa figura del detective Anglesio è l’unica nota discretamente originale di un giallo il cui intreccio risulta già ampiamente sfruttato in altri romanzi e anche in diversi film, fra cui il più famoso è probabilmente Psyco di Hitchcock. Anche il colpevole è subito ben individuabile, né l'autore si preoccupa di depistare troppo il lettore, limitandosi ad un colpo di scena finale già scontato dai lettori smaliziati. 
Peraltro il racconto è scorrevole e accattivante, e appaiono ben caratterizzati i personaggi, specie il protagonista, vedovo della moglie e preoccupato che Letizia, la sua attuale giovane fidanzata, possa essere presa di mira dal serial killer di altrettante giovani e avvenenti donne. Viene da chiedersi, per entrare in sintonia con l'attività psicoanalitica dell'autore, quanto si rispecchino nel protagonista le fantasie dell'autore stesso, dato che in molti uomini di mezza età alberga il desiderio di avere una bella fidanzata con metà dei propri anni, tanto più quando la donna in questione oltre che avvenente viene descritta come sensibile, affettuosa, ricca e intelligente, tante qualità, insomma,  che potrebbero far innamorare qualsiasi uomo e quantomeno solleticare il suo Ego.
Ma Anglesio sente (o immagina di sentire) la presenza di fantasmi intorno a sé e presume che si aggiri nel suo appartamento quello della ex moglie, perché ogni tanto, in caso di necessità, trova la porta di casa già aperta e, se li ha gettati alla rinfusa, rinviene i propri vestiti ben piegati e stirati, tanto che verrebbe da pensare che, ad averne di fantasmi così che girano per casa, anche la vita di ognuno sarebbe facilitata.
In fondo, più che alla ricerca del colpevole, nel romanzo ci si appassiona maggiormente alla vita privata del colonnello Anglesio e, insieme a lui, viene da chiedersi se la moglie sia veramente morta, dato che il corpo non è mai stato rinvenuto, e se la fidanzata, invece, non sia troppo disponibile a concedere le proprie grazie ad uomini attempati appena conosciuti, anche se, a parziale giustificazione, essi si presentano molto distinti, assolutamente fascinosi e di indubbia utilità contingente.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Donne col rossetto nero
  • Autore: Alessandro Defilippi
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Stile libero
  • ISBN-13: 9788806233648
  • Pagine: 265
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,50

28 luglio 2018

Le tre del mattino - Gianrico Carofiglio

Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno. È cosí che il ragazzo e l'uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l'uno nell'altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne. Un viaggio avventuroso e struggente sull'orizzonte della vita. Con una lingua netta, di precisione geometrica eppure capace di cogliere le sfumature piú delicate, Gianrico Carofiglio costruisce un indimenticabile racconto sulle illusioni e sul rimpianto, sul passare del tempo, dell'amore, del talento.

Recensione

Il titolo del libro, Le tre del mattino, è ripreso dalle parole di Scott Fitzegerald in Tenera è la notte, dove viene detto che Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino.
Ciò premesso, se capita di ascoltare i ragionamenti di Carofiglio durante interviste e talk-show, si possono apprezzare la sua logica e la sua acutezza di ragionamento, la stessa logica e acutezza, unitamente alla sua cultura, che si rileva in questo romanzo in cui si racconta il confronto fra un padre e un figlio. Quest'ultimo deve trascorrere tre giorni e due notti senza dormire per verificare la guarigione anche sotto stress dall’epilessia idiopatica.
La storia si svolge a Marsiglia dove risiede lo studio del medico che aveva in cura il giovane Antonio,  protagonista e voce narrante del romanzo. Dato che Antonio viveva con la madre separata dal marito e la figura paterna era per lui piuttosto evanescente, questa è un’occasione unica per imparare a conoscere il padre, specialmente durante la veglia nelle lunghe ore notturne. Durante il soggiorno i due incontrano altre persone e compiono esperienze che li arricchiranno. Alla fine della loro forzata vicinanza si accorgeranno di essersi divertiti insieme, nonostante la differenza d’età e il diverso ruolo, come non pensavano potesse accadere.
Dopo i primi momenti in cui i due personaggi del romanzo, non abituati alla rispettiva presenza, si sentono piuttosto imbarazzati, gradualmente iniziano a rilassarsi, a comprendersi e ad interessarsi l’uno dell’altro. Si potrebbe affermare che questa è una storia in cui un padre si ritrova nel figlio e un figlio tende a formarsi attraverso il padre. Sullo sfondo rimane la figura della madre di Antonio di cui non si analizzano le motivazioni che l’hanno indotta alla separazione dal marito. Viene da pensare che nessuno lo sappia, neanche la donna, ed è forse un punto del romanzo che sarebbe stato bene approfondire.
I rapporti fra genitori sono improntati ad una rigida correttezza ed Antonio impara a comprendere il padre aldilà della cortina di formalismo che la separazione è venuta a creare fra loro, così come accade anche al padre di imparare a conoscere il figlio con cui non era mai riuscito prima ad entrare in sintonia. Difficile stabilire di chi fosse stata la colpa di questa incomprensione, se cioè del padre o della madre, o del tipo di vita che viene imposta al figlio da due persone divorziate che, si potrebbe dire, risultano ancora alla ricerca di se stesse.
Il romanzo è piuttosto breve, scorrevole e mai banale. Carofiglio riesce a far esprimere ad Antonio in maniera chiara e concisa le sensazioni che provava nei confronti dei genitori che, almeno in parte, sono le stesse che tutti hanno avuto nei confronti dei loro cari, talvolta senza rendersene conto o senza riuscire ad esprimerle a parole. Ne deriva un racconto intimista ma tutt’altro che noioso, con molte considerazioni che fanno riflettere, come quella che esprime il padre di Antonio insegnante di matematica.

Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita.

Se si vuole trovare un difetto al romanzo è il fatto che i pensieri del protagonista risultano più maturi di quelli di un ragazzo che non ha ancora diciotto anni, ma per il resto il racconto è godibile ed estremamente veloce da leggere.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le tre del mattino
  • Autore: Gianrico Carofiglio
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Stile libero big
  • ISBN-13: 9788806236076
  • Pagine: 170
  • Formato - Prezzo: Brossura -Euro 16,50

12 luglio 2018

Tu che sei di me la miglior parte - Enrico Brizzi

Bologna, anni Ottanta: Tommy Bandiera, orfano di padre, cresce con la mamma Alice e la famiglia di lei. I racconti dell'avventuroso zio Ianez, i giochi condivisi con gli amici Athos e Selva fra cortile e parrocchia, e le prime, timide, relazioni con le coetanee scandiscono le tappe della sua crescita sino alla sconvolgente apparizione del vero amore. L'impareggiabile Ester, però, fa battere il cuore anche al nuovo arrivato Raul, che di Tommy diventerà la guida e la nemesi, il modello irraggiungibile e il "peggiore amico" capace di scortarlo attraverso le prove iniziatiche tutt'altro che innocenti dell'adolescenza. L'asimmetrico triangolo che li lega negli anni delle scuole superiori prenderà via via i colori di una tenera educazione sentimentale e di una conturbante lotta per trovare il proprio posto nel mondo; la meraviglia e la fatica del diventare grandi li metteranno di fronte a scelte non scontate e passi senza ritorno, tradimenti che li sprofonderanno nell'abisso della disperazione e inattese prove di lealtà capaci di riaccendere la fiducia, sino alla grande, incancellabile, avventura che vedrà i tre ragazzi protagonisti nell'estate dei diciott'anni. Tu che sei di me la miglior partenon è solo un'eccezionale panoramica dell'Italia anni Ottanta e Novanta rischiarata dalla prodigiosa memoria mitopoietica dell'autore – ci sono le musicassette TDK e le festicciole delle medie, lo zaino Invicta e la Vespa, i concerti scolastici e le risse sulle gradinate degli stadi – ma s'impone come un maestoso, ironico e commovente romanzo di formazione, delicato come il fortunatissimo Jack Frusciante è uscito dal gruppo e potente quanto lo sperimentale Bastogne ; i ragazzi protagonisti sono chiamati a fare i conti con l'amicizia e l'amore, la rabbia e la speranza, la scoperta del sesso e la tentazione delle sostanze proibite, la lontananza degli adulti e l'urgenza d'incamminarsi in prima persona verso un avvenire da conquistare un giorno alla volta.

Recensione

In Tu che sei di me la miglior parte vengono raccontati i primi diciotto anni di vita del protagonista, Tommy Bandiera. Tommy ha perso il padre da piccolo e forse è a causa di questo, o per uno di quei casi fortuiti che si verificano durante l'esistenza, che viene a crearsi un legame speciale con Raul, il suo carismatico amico per la pelle, e Ester, la prima ragazza da cui rimane folgorato, entrambi di fatto orfani di padre.
Tenuto conto che il linguaggio utilizzato dall’autore è tipicamente giovanile, come lo è anche il tipo di umorismo, nonché l’interesse per la musica rock ed il calcio, e dato che è normale avere avuto a scuola un amico del cuore ed essersi innamorati della prima bella ragazza incontrata, potrebbe sembrare che questo romanzo di formazione sia destinato ad interessare un pubblico composto prevalentemente di giovani. C’è da sperare, tuttavia, che nessun ragazzo voglia crescere affrontando le stesse esperienze di Tommy. Egli, infatti, si associa agli ultras della squadra di calcio locale e si dedica ad atti di violenza e teppismo nei confronti delle squadre avversarie. Inoltre, al fine di potersi permettere quelle cose che tanto piacciono ai giovani e che consentono loro di sentirsi autonomi, non si accontenta della solita paghetta che gli rilascia mensilmente la madre, ma si dedica allo spaccio di droghe leggere di cui lui stesso fa largo uso.
Anche procedendo verso la maggiore età Tommy non prova alcun rimorso per le sue azioni violente e delinquenziali -ancorché meno violente e delinquenziali di quelle dei suoi compagni- e la carenza di valori da parte di Tommy è probabilmente da imputare all'assenza del padre e alla poco propositiva ancorché amorevole figura materna, impegnata a rifarsi una vita sentimentale.
Buona la caratterizzazione dei personaggi, ma un discorso a parte merita la bella Ester che mette in guardia Tommy dall’innamorarsi di lei perché, secondo quanto asserisce, pur non volendo lei si sente destinata a far male a chi le sta vicino. Mi sembra che l’autore abbia voluto ritagliarle un atteggiamento da donna fatale che mal si addice a una diciassettenne. Poi, si sa, se una ragazza promette il cuore a qualcuno per poi tradirlo subito dopo, per quanto dica di “non voler far del male” è chiaro che male lo fa e anche coscientemente. Pertanto le sue parole sembrano soltanto un maldestro tentativo di scaricare anticipatamente la propria coscienza da colpe future, quasi che si preoccupi unicamente di non dover neanche sostenere il peso del rimorso per eventuali cattive azioni. Se Ester rappresenta la "miglior parte" del protagonista, come recita il sonetto di Shakespeare che le dedica Tommy, sorge una notevole perplessità circa la capacità di valutazione del prossimo da parte di Tommy.
Il romanzo è scorrevole e vivace ma si può rimanere delusi se ci si aspetta di trovare in esso la leggerezza e l’originalità che caratterizzavano Jack Frusciante è uscito dal gruppo a cui l’autore deve la sua popolarità. Inoltre il messaggio che lancia sembra quello per cui il delitto paga e, per quanto purtroppo la realtà sia spesso questa, non direi che sia positivo, tenuto anche conto che il destinatario del romanzo sembrerebbe essere un pubblico non ancora abbastanza maturo da non rischiare di lasciarsene influenzare.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Tu che sei di me la miglior parte
  • Autore: Enrico Brizzi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804678861
  • Pagine: 546
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 20,00

30 giugno 2018

4 3 2 1 - Paul Auster

Cosa sarebbe stato della nostra vita se invece di quella scelta ne avessimo fatta un'altra? Che persone saremmo oggi se quel giorno non avessimo perso il treno, se avessimo risposto al saluto di quella ragazza, se ci fossimo iscritti a quell'altra scuola, se… Ogni vita nasconde, e protegge, dentro di sé tutte le altre che non si sono realizzate, che sono rimaste solo potenziali. E cosí ogni individuo conserva al suo interno, come clandestini su una nave di notte, le ombre di tutte le altre persone che sarebbe potuto diventare. La letteratura, e il romanzo in particolare, ha da sempre esplorato la «vita virtuale »: non la vita dei computer, ma i destini alternativi a quelli che il caso o la storia hanno deciso, quasi che attraverso la lettura si riesca a fare esperienza di esistenze alternative. Paul Auster ha deciso di prendere alla lettera questo compito che la letteratura si è data: e ha scritto il suo capolavoro. 4 3 2 1 è il romanzo di tutte le vite di Archie Ferguson, quella che ha avuto e quelle che avrebbe potuto avere. Fin dalla nascita Archie imbocca quattro sentieri diversi che porteranno a vite diverse e singolarmente simili, con elementi che ritornano ogni volta in una veste diversa: tutti gli Archie, ad esempio, subiranno l'incantesimo della splendida Amy. Auster racconta le quattro vite possibili di Archie in parallelo, come fossero quattro libri in uno, costruendo un'opera monumentale, dal fascino vertiginoso e dal passo dickensiano, per il brulicare di vita e di personaggi. Ma c'è molto altro in 4 3 2 1: c'è la scoperta del sesso e della poesia, ci sono le proteste per i diritti civili e l'assassinio di Kennedy, c'è lo sport e il Sessantotto, c'è Parigi e c'è New York, c'è tutta l'opera di Auster, come un grande bilancio della maturità, e ci sono tutti i maestri che l'hanno ispirato, c'è il fato e la fatalità, c'è la morte e il desiderio.

Recensione

Il protagonista di 4321, Archie Ferguson, nasce nel 1947, studia alla Columbia University, va a vivere per qualche tempo a Parigi, si stabilisce a New York e si dedica alla scrittura. Questi sono tutti elementi che il protagonista ha in comune con Paul Auster, è pertanto difficile pensare che il romanzo non sia autobiografico, almeno per quella parte della storia successiva alla adolescenza dell'autore.

La parte più scorrevole ed accattivante di 4321, tuttavia, è a mio avviso quella che racconta la vita del protagonista anteriormente ai quindici anni.
Non si può non affezionarsi al giovane Archie, e non si può non gioire con lui per i suoi successi e non soffrire con lui per gli atti di bullismo a cui viene sottoposto a scuola. Ottima la caratterizzazione dei personaggi in questa prima fase che, indicativamente, occupa circa due terzi del romanzo.
Tanto maturo e simpatico appare il protagonista da bambino, quanto antipatico risulta da giovane adulto, qualunque sia stata la scelta che lo porta a vivere il tipo di vita che conduce.

Perché l'intendimento dell'autore è raccontare come potrebbe cambiare la vita di un individuo qualora il destino lo ponesse di fronte a situazioni diverse.
Vi sono nel romanzo alcune costanti presenti in ognuna delle quattro esistenze del protagonista: l'amorevole madre Rose, la bella Amy che può diventare, in base alle diverse vite di Archie, ora amica, ora cugina, ora amante e ora sorellastra, e la propensione verso la scrittura che diventerà il suo vero ed unico interesse.
Invece rende perplessi il fatto che il protagonista non si soffermi mai a considerare il motivo del fallimento del suo rapporto sentimentale con l'altro sesso, quasi fosse normale che le strade di due persone debbano necessariamente dividersi con l’avanzare dell’età, quantunque soddisfacente sia stata la loro intesa fino al momento del distacco.

Archie Ferguson nasce quando l'ultimo conflitto mondiale è appena terminata, ma la seconda parte della storia si inquadra nel periodo della guerra del Vietnam e dei moti studenteschi degli anni sessanta.
Essa è caratterizzata da un numero eccessivo di personaggi minori difficili da inquadrare e ricordare, da lunghi elenchi di buoni propositi scritti dal protagonista, e dai suoi molteplici e poco significativi rapporti sessuali, nonché da sigle di associazioni studentesche contestatrici.
Più che il romanzo sulla vita di Archie Ferguson, sembra di leggere sintetiche cronache quotidiane delle sue giornate, quasi che l'autore, in questa parte del libro, si fosse limitato a scrivere la fabula della storia anziché la storia stessa. Ma è questo un inconveniente che si riscontra, talvolta, nelle opere degli scrittori moderni, quasi a voler attestare la loro impazienza nell’affrontare storie più lunghe del consueto.

In conclusione l’opera risulta divisa in due parti molto diverse fra loro di cui se ne apprezza maggiormente la prima che, fortunatamente, risulta anche la più lunga.
La seconda parte del romanzo è caratterizzata anche dall'irresolutezza del protagonista nel prendere posizione verso la guerra del Vietnam e i moti studenteschi, ancorché questo comportamento venga da lui giustificato con la necessità per un giornalista di essere il più obiettivo possibile. Probabilmente Dante avrebbe relegato Archie Ferguson nel girone infernale degli ignavi.
Nel romanzo vengono trattati alcuni argomenti sempre molto “caldi”, quale il rapporto genitori-figli e l’odio razziale. Tali argomenti rendono l’opera di Auster molto attuale, nonostante si svolga in un epoca trascorsa da oltre mezzo secolo. È inoltre superfluo, per chi ha già letto qualche opera di Auster, sottolineare quanto la scrittura dell'autore sia scorrevole e quanto sia elegante il suo stile.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: 4 3 2 1
  • Titolo originale: 4 3 2 1
  • Autore: Paul Auster
  • Traduttore: Cristiana Mennella
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 9788806235017
  • Pagine: 940
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 25,00

14 giugno 2018

Giallo Van Gogh - Marianne Jaeglé

Auvers-sur-Oise, luglio 1890. Vincent Van Gogh torna dal campo dove è andato a dipingere, barcollando, ferito a morte. Non ha tentato di suicidarsi, come si crede comunemente. Gli hanno sparato. Ispirato alle scoperte degli storici Steven Naifeh e Gregory White Smith, questo romanzo ripercorre in modo purista gli ultimi due anni della vita del pittore e ne interroga la tragica fine. Chi è responsabile della sua morte? Perché l'ha ucciso? Come è durata la leggenda del suicidio per centoventi anni?Mostrando Vincent Van Gogh alle prese con il suo tempo, con quelli che lo circondano e con la creazione, il romanzo rende giustizia a un uomo eccezionale condannato a morte.

Recensione

La traduzione del titolo originale del libro di Marianne Jaeglé,che è una biografia romanzata degli ultimi anni di vita di Van Gogh, è Vincent viene ucciso.
Ma il titolo originale,  basato sulle conclusioni cui sono giunti i due studiosi americani Naifeh e White Smith, appare troppo banalmente rivelatore della teoria appoggiata dall’autrice e la casa editrice L’asino d’oro ha ritenuto opportuno modificare il titolo in Giallo Van Gogh, giocando sul doppio significato che viene ad assumere il termine “giallo” per stuzzicare la curiosità del lettore.
Stante, quindi, che risulta un "giallo" la morte del celebre pittore, come curiosità si può aggiungere che è recente la notizia che il “giallo” usato da Van Gogh per dipingere i suoi famosi girasoli sarebbe instabile alla luce, facendo virare gradualmente il colore verso il marrone.

Lasciamo ai lettori valutare se effettivamente Vincent Van Gogh possa essere stato ucciso e limitiamo la nostra analisi al racconto degli ultimi due anni di vita del pittore olandese.
Tutti sappiamo che Van Gogh aveva disturbi mentali tendenti alla schizofrenia e all’autolesionismo e, pertanto, era stato più volte ricoverato in istituti psichiatrici.
Tuttavia il ritratto che l’autrice fa dell'artista è quello di un uomo semplice e buono che viveva spartanamente e disposto a offrire quel poco che possedeva quando incontrava persone apparentemente più bisognose di lui, come quando si priva degli ultimi cinque franchi, ottenuti con difficoltà dalla svendita di un quadro e che gli servivano per comprare da mangiare, per regalarli ad una prostituta incontrata per caso e madre di un bebé. Un uomo, quindi, quasi in odore di santità, secondo l’autrice, che veniva spesso dileggiato dai giovani che, si sa, sono talvolta crudeli con chi sentono diverso.

Tuttavia questa rappresentazione che l’autrice dà di Van Gogh è parzialmente in contrasto con la biografia tradizionale del pittore in cui viene sottolineata la grande cultura di Vincent Van Gogh, figlio di un pastore protestante, che conosceva tre lingue e leggeva molto.
Si era dedicato alla religione, al commercio di opere d'arte e aveva inoltre frequentato scuole di pittura, anche se non si riconosceva nei loro insegnamenti. Non era quindi un sempliciotto e a lui calzerebbe, come viene detto nella postfazione, quanto affermava di se stesso Picasso: “a dodici anni dipingevo come Raffaello, però ho impiegato tutta una vita a imparare a dipingere come un bambino.”

Talvolta, tuttavia, il comportamento del pittore risultava sventato proprio come quello di un bambino.
Gauguin, ad esempio, durante la loro convivenza si irritava molto per il fatto che non provvedesse a chiudere i tubetti di colore e a pulire i pennelli dopo aver finito di dipingere, rischiando di rovinare gli uni e gli altri.
Per quanto riguarda la famiglia d’origine, l’autrice si limita a dire che Vincent si sentiva in qualche modo schiacciato dall’aver ricevuto lo stesso nome del primogenito morto, quasi fosse una maledizione e che il rapporto con il fratello minore, Theo, era strettissimo, tanto che era lui a finanziare come e quando poteva Vincent.
Non viene però approfondita la motivazione di un rapporto tanto profondo e perché invece fosse pressoché assente quello con l’altra sorella e l’ultimo fratello che poi sarebbe morto suicida.
In compenso l’autrice non si astiene dal biasimare Gauguin, ritenuto troppo preso da se stesso per saper condividere l’amicizia con Van Gogh e anche in competizione con l’amico che l’ospitava a Arles, in Provenza, nella famosa Casa Gialla (cfr. foto del dipinto).

Pare che Vincent non avesse proprio un buon carattere, come invece sembra sostenere l’autrice, tanto che una volta avrebbe tirato un calamaio addosso a Gauguin. Sul fatto, però, che Paul Gauguin fosse un donnaiolo, egoista e opportunista non ci possono essere dubbi.

La Jaeglé non si sofferma troppo neanche a parlare della tecnica del colore utilizzata da Vincent, tecnica che però è invece trattata nella interessante ma non sempre facile lettura della postfazione al romanzo di Anna Maria Panzera. La curatrice  riporta alcune delle affermazioni inserite nelle tante lettere spedite dall'artista al fratello Theo, come: “… il pittore del futuro sarà un colorista come non si è ancora mai visto …” e ancora: “Il vero disegno è modellare con il colore.”
Tanto complessa risulta la postfazione di Anna Maria Panzera nella descrizione della tecnica di Vincent Van Gogh come pittore, tanto lineare la scrittura di Jaeglé nel raccontarci in modo forse troppo semplicistico, e per tale motivo non sempre condivisibile, la sua personale immagine di Van Gogh come essere umano.
E' peraltro interessante il contrasto fra la lunga e piuttosto tecnica postfazione di Anna Maria Panzera, che pone Van Gogh insieme a Cezanne quali "iniziatori del moderno", rispetto al racconto di Marianne Jaeglé, che appare, invece, piuttosto riduttivo della complessa personalità del pittore.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Giallo Van Gogh
  • Titolo originale: Vincent qu'on assasine
  • Autore: Marianne Jaeglé
  • Traduttore: Maria Letizia Fanello
  • Editore: L'asino d'oro
  • Data di Pubblicazione: giugno 2018
  • Collana: Omero - narrativa
  • ISBN-13: 9788864424599
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,00

4 giugno 2018

Turbine - Juli Zeh

Sembra proprio che Gerard e Jule abbiano trovato un angolo di paradiso. È il villaggio di Unterleuten, poco lontano da Berlino. Romantici cottage, aperta campagna, aria pulita: un luogo dove la vita è autentica. Fin dal principio, però, si percepisce un’atmosfera cupa, qualcosa che minaccia la quiete, qualcosa che ribolle sotto la superficie e sta per esplodere… Quando una ditta decide d’impiantare un gruppo di turbine eoliche nelle immediate vicinanze del paesino, si delinea un conflitto che va ben oltre le vite private degli abitanti: si tratta di uno scontro tra generazioni, tra città e campagna, tra artificio e natura, tra perdenti e vincitori post-muro. Una vera e propria guerra di tutti contro tutti, in cui dietro alle ideologie si nascondono gli istinti più bassi mentre le dinamiche spietate della provincia non fanno che esasperare il bisogno quasi carnale di appropriarsi di un pezzo di terra. Un crescendo di tensione che sfocia nella nevrosi collettiva e in cui la certezza è una sola: non si salva nessuno. Turbine, specchio perfetto della società contemporanea, racconta tutta la rabbia e la frustrazione di un mondo che fatica ad affrontare il cambiamento. Un romanzo brillante, intelligente come la migliore satira politica, avvincente come un giallo e umano come una confessione, che in Germania è stato un clamoroso caso letterario. 

Recensione

Questa storia si svolge ad Unterleuten, nome di fantasia di un paese situato a settanta chilometri circa a nord di Berlino. Unterleuten era quindi compreso nei territori della DDR prima della riunione delle due Germanie e con la caduta del regime vengono ad emergere i rancori tra gli abitanti.  Si sono create due fazioni che fanno capo rispettivamente a Kron, che durante la Primavera socialista era stato favorevole alle collettivizzazioni forzate, e a Gombrowski, manager e proprietario di molte quote della Ecologika, l’azienda agricola specializzata in prodotti biologici, già cooperativa agricola prima della caduta del muro di Berlino. Gran parte dei terreni coltivati (circa 250 ettari) erano appartenuti alla famiglia Gombrowski prima che venissero requisiti dal regime.
Nel paese tendono a stabilirsi anche alcune famiglie provenienti dalla Germania Ovest, attirate dai prezzi abbordabili dei terreni e dalla natura incontaminata della zona, ma non riescono in genere a legare con gli abitanti, anche se alla fine saranno quasi costrette a schierarsi con una o l'altra delle due fazioni.
Dato che l’Ecologika è l’azienda che da lavoro alla maggior parte dei paesani e senza questa attività la popolazione sarebbe costretta in gran parte ad emigrare o vivere di sussidi, i contrasti tra le fazioni rimarrebbero contenuti se non intervenissero a farli esplodere due fattori: la globalizzazione con conseguente crisi economica dell'azienda  schiacciata dall’importazione di prodotti agricoli a prezzi concorrenziali e il nuovo piano energetico nazionale che prevede l’installazione nella zona di pale eoliche per la produzione di energia elettrice verde. Al proprietario del terreno su cui verrebbero poste le turbine sarebbe garantita una ricca rendita.
Tre sono i più grandi proprietari terrieri: Gombrowski, Kron e Meiler, quest’ultimo è un ricco affarista della Germania Ovest che ha comprato i terreni solo per motivi speculativi, contando che un giorno possano aumentare di valore. In mezzo alle loro tenute, tuttavia, c’è la proprietà dei Franzen, una coppia di “forestieri” venuta da Berlino con l'intento di creare un maneggio. Ognuno dei tre latifondisti vorrebbe accaparrarsi quest’ultima proprietà, indispensabile per ottenere la concessione all’installazione delle turbine, e ognuno ha un motivo che ritiene valido per non avere scrupoli in questa lotta senza esclusione di colpi.
Non si vuole anticipare niente su come andrà a finire questa drammatica storia che vedrà schierarsi da una parte o dall’altra gli abitanti favorevoli o contrari all'installazione delle turbine nel paese. L’autrice è brava nella caratterizzazione dei personaggi, specie quelli femminili, e a far percepire al lettore l'aumento della tensione con l'accrescersi del  rancore nelle fazioni.
Il nocciolo del romanzo di Juli Zeh, in fondo, non si discosta molto da quelli di fantascienza di John Ballard, in cui si scagliano gli uni contro gli altri gli abitanti di comunità chiuse e tendenzialmente autosufficienti, venute a crearsi il più delle volte dopo un cataclisma naturale o nucleare con conseguente perdita dell’autorità statale. In Turbine, invece, lo sconvolgimento è causato dal cambiamento politico e commerciale.
Il romanzo è improntato al pessimismo: tutti coloro che hanno dei principi in cui credono rimangono delusi e costretti a compromessi vergognosi. Si presume, inoltre, che a ottenere vantaggi saranno i giovani adulti della nuova generazione che, pur non covando rancori interpersonali come la precedente, non riescono neanche ad tenere comportamenti etici.
Nel romanzo si confronta il diverso tipo di mentalità dei più anziani rispetto ai più giovani. Nell'animo degli uni odio e amor mai non s'addorme, mentre in quello degli altri c'è una preoccupante carenza di valori.  Un romanzo amaro, quindi, in cui non si intravede nessuna speranza per il futuro, dato che non vi sono più principi da perseguire se non l’interesse individuale. Peraltro il romanzo è scorrevole, data la scrittura sciolta dell'autrice, e riesce ad essere avvincente.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Turbine
  • Titolo originale: Unterleuten
  • Autore: Juli Zeh
  • Traduttore: Roberta Gado e Riccardo Cravero
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Le strade
  • ISBN-13: 9788893250917
  • Pagine: 617
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,50

26 maggio 2018

Quanto me ne vuoi tu - Angelo Martinelli

Napoli. Antonio Ianvilla Capranica è un noto avvocato penalista. Sessantacinque anni, sposato tre volte. Tra i suo clienti c'è un imprenditore di Roma accusato di un'imponente frode fiscale. Il processo, articolato su varie udienze che si tengono il venerdì, si svolge davanti al Tribunale di Roma. Di solito l'avvocato torna a Napoli il venerdì sera; il sabato mattina se l'udienza finisce tardi. Ma dopo l'udienza di un venerdì di metà ottobre l'avvocato a Napoli non torna. Di lui non si sa più nulla. L'indagine sulla scomparsa dell'avvocato Ianvilla Capranica viene affidata al sostituto procuratore della Repubblica Massimo Angeli. Che si troverà ad affrontare un caso di omicidio assolutamente singolare per il quale si convince a chiedere l'assoluzione dell'imputato.

Recensione

Quanto me ne vuoi tu è un romanzo che tratta di rapporti interpersonali e in particolare di quelli fra uomo e donna quando la passione scema e la coppia si ritrova a fronteggiare la realtà quotidiana. Il racconto, infatti, inizia con l'amara considerazione di una moglie:

Quando siamo amanti degli uomini abbiamo il meglio; quando diventiamo le compagne ufficiali ci dobbiamo prendere il resto. 

Il protagonista, Antonio Ianvilla Capranica, è un avvocato di successo di 65 anni che si è sposato tre volte. L’ultima moglie ha 27 anni meno di lui, ma non pare che questa relazione funzioni meglio delle precedenti. L’avvocato Capranica, che si interroga sui motivi dei suoi fallimenti in campo sentimentale, tende a pensare al proprio rapporto con le donne per luoghi comuni, come quello per cui le donne farebbero sesso per sposarsi e gli uomini si sposerebbero per fare sesso, tant’è che:

non sarà un caso che il termine sfigato è declinato essenzialmente al maschile a sottolineare una deprivazione che gli uomini soffrono più o meno dolorosamente
mentre
per le donne si ricorre invece a forme espressive che mettono l’accento sulla deprivazione affettiva. Una per tutte, zitella. 

Ciò premesso, quando l’avvocato scompare, è il sostituto procuratore Massimo Angeli -già conosciuto nel romanzo Sempre sia lodato la cui recensione si può trovare in questo blog- che si occupa del caso unitamente ad un altro collega. Le domande che si pongono i magistrati sono, naturalmente, se l’allontanamento dal tetto coniugale di Capranica sia stato volontario, se possa trattarsi di un suicidio, oppure si sia in presenza di omicidio. In quest’ultimo caso se a disporlo possa essere stata la moglie o la malavita organizzata di cui poteva conoscere qualche segreto data la sua professione.
L'ipotesi dell'allontanamento volontario potrebbe essere suffragata da alcuni grossi prelievi dal conto corrente dell’avvocato iniziati mesi prima della scomparsa e giustificati al cassiere della banca con pagamenti in nero a varie imprese per la ristrutturazione del casale di proprietà. (Dialogo fra gli inquirenti che sanno come gira il mondo: “E il cassiere ci ha creduto?” “Certo. Si sarebbe insospettito se diceva che avrebbe fatto dei pagamenti regolarmente fatturati.”)
L’ipotesi del suicidio potrebbe essere sostenuta dallo stato di depressione in cui versava l’avvocato, che per questo si era rivolto ad un cugino che era direttore della Clinica Psichiatrica, a cui aveva accennato al suo malessere psicologico.
Per quanto riguarda invece la possibilità di un omicidio, la moglie è spesso la prima ad essere sospettata, specie quando come in questo caso il rapporto con il coniuge non è idilliaco, ma non pare sussistano riscontri della sua colpevolezza. Tuttavia Massimo Angeli non esclude ironicamente l’ipotesi che il sessantacinquenne Capranica potesse pensare di andare in pensione, perché:

“Quelli che vanno in pensione sostenendo che devono dedicarsi alla famiglia sono i peggiori. Ma chi difende quella povera e ignara famiglia da questi qui? Un bel giorno arrivano e dicono “ora mi dedico a voi”. Chi li ammazza è penalmente punibile? Per me no, io applicherei la scriminante della legittima difesa.” 

 Massimo Angeli è, come si dichiara lui, un ergastolano dell’ansia, perché non si ferma in una indagine fino a quando non è riuscito a capire il movente. Per cui decide di andare a fondo alla vicenda della scomparsa dell’avvocato, ma del finale del romanzo non si vuole anticipare niente per non togliere la sorpresa al lettore.
Per quanto le considerazioni esposte dal protagonista sui rapporti uomo-donna siano in buona parte condivisibili, è difficile che in un rapporto sentimentale due persone diano un uguale contributo affettivo, e se un partner chiede all’altro “quanto mi vuoi bene” è sconsigliato, a mio avviso, rispondere “quanto me ne vuoi tu”, visto che la domanda viene posta da colui che desidera essere rassicurato.
Il romanzo è caratterizzato da una scrittura asciutta e consta solamente di un centinaio di pagine, ma è molto denso di citazioni che sottolineano la vasta cultura dell’autore la cui ironia è piacevole e spesso graffiante, come si può evincere anche da alcune frasi del racconto sopra riportate. Si legge quindi velocemente e pone, con l'umorismo tipico dell'autore, alcuni quesiti esistenziali su cui non si può non soffermarsi a riflettere.
Analogamente a Sempre sia lodato, si consiglia di posporre la lettura della prefazione al termine del romanzo, in quanto molti riferimenti agli avvenimenti e alle considerazioni esposte nel racconto risultano di difficile comprensione non conoscendo ancora il testo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Quanto me ne vuoi tu
  • Autore: Angelo Martinelli
  • Editore: BastogiLibri
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Percorsi Narrativi
  • ISBN-13: 9788894894547
  • Pagine: 120
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,00

17 maggio 2018

Le mie cose preferite - A.B.Ratti

ha 27 anni, è una promettente pediatra, ha un olfatto sovrasviluppato, una chioma ribelle e nella testa due sole certezze: l'amore per il jazz e la buona cucina. Per il resto la sua vita è un gran disastro: ritardataria cronica, indecisa patologica, rinchiusa da anni in una relazione che non la soddisfa. Finché l'incontro con Lorenzo la travolge in un turbine di sensazioni fisiche e mentali sconosciute e impetuose. Irene, investita da nuova energia, trova il coraggio di rimettersi in gioco. Inaspettatamente, però, ricompare anche l'amico di sempre: Andrea, bello come il sole, disordinato, caotico, batterista innamorato della vita e cacciatore incallito di avventure "mordi e fuggi". Irene, per non cadere preda del suo fascino, da tempo lo tiene a debita distanza; ma Andrea entra a gamba tesa nel suo risveglio sensoriale e la giovane piomba nel caos.
Lorenzo con la sua eleganza indefinita e il suo fascino misterioso o Andrea, amico sincero e sexy, con cui condivide da sempre la passione per il jazz? In un susseguirsi di virate improvvise e scelte inconsuete si compirà, fino all'ultimo colpo di scena, la crescita di Irene.
E per la prima volta saranno solo certezze.

Recensione

La protagonista, Irene, una giovane pediatra, vive un’esistenza scandita dai turni in ospedale, le uscite con l’amica Claudia e una storia che si trascina stancamente con Giulio.
Incerta, dotata di una fantasia sensoriale che si affida soprattutto all’udito e all’olfatto, la ragazza vive una vita sentimentale altalenante, fatta di slanci adolescenziali, fino a che si imbatte, per caso, in Lorenzo, un affascinante professore universitario.
Questo incontro innesca, nella sua vita , una serie di sensazioni fisiche forti, preannunciate da un profumo di cioccolato fondente e accompagnate da note di jazz. L’uomo sembra perfetto, colto, carismatico e fisicamente prestante entra nelle fantasie della ragazza e la trascina in uscite piene di mistero e passione.
Al contempo, ricompare Andrea, amico di vecchia data che, a momenti, le sembra poter essere qualcosa di più. La danza dei tre, Irene, Lorenzo e Andrea, si fa sempre più vorticosa e intensa fino al momento in cui la giovane scopre aspetti di sé stessa e di chi le sta intorno che non avrebbe mai sospettato.

Ironico, coinvolgente e piacevole questo libro propone al lettore una vicenda che ha il ritmo di una altalena amorosa raccontata gradevolmente, con una protagonista che, sempre titubante e talvolta un po’ maldestra, non può che fare simpatia.
I tre personaggi presentano tre differenti modi di vivere l'esperienza amorosa. Irene vive  l'attesa di ogni incontro come farebbe una adolescente, nutrendosi di ogni momento, immersa nel presente; Lorenzo prepara ogni loro incontro, ogni loro contatto, con attenzione , raffinatezza, come chi conosce il gioco della seduzione e sa giocare bene le sue carte; Andrea agisce d'istinto come chi cerca ogni volta di afferrare la sua preda senza riuscire mai a tenerla con sè.

I modi di vivere l'avventura amorosa di questi personaggi ci dicono come l'amore possa essere davvero una danza che ciascuno di noi conduce a suo modo. Le descrizioni sono curate e portano dentro al mood di ogni situazione, cercando di introdurre elementi di novità che diano vivacità alla storia. Il finale, poi, è aperto, e lascia spazio ad un seguito.
Il libro ha una scrittura onesta, che aderisce agli schemi del romanzo erotico Harmony, ed è da consigliare agli amanti del genere.



Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le mie cose preferite
  • Autore: A.B.Ratti
  • Editore: Harmony
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Harmony Passion
  • ISSN: 1970 - 9951
  • Pagine: 294
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 6,90

10 maggio 2018

La bambina nel buio - Antonella Boralevi

1985. In una splendida villa della campagna veneta, Paolo e Manuela festeggiano i loro venti anni di matrimonio. Hanno una bambina dolcissima di undici anni, Moreschina. Tutta la buona società di Venezia è accorsa alla loro festa. Camerieri in guanti bianchi, champagne nei calici di cristallo, danze, flirt, pettegolezzi, allegria. Eppure, dentro la gioia, vibra una nota di inquietudine. Un’ansia che cresce a ogni pagina. La festa finirà con una tragedia indicibile. 32 anni dopo, una inglesina di trent’anni, Emma Thorpe, sbarca a Venezia. Si porta dietro un segreto. E finisce in un Palazzo sul Canal Grande, che nasconde più segreti di lei. Il proprietario è il Conte Bonaccorso Briani. Un uomo durissimo, solitario e misterioso. Il destino mette sulla strada di Emma un seducente commissario siciliano, incallito sciupafemmine. Indagano insieme in una Venezia affascinante e insolita, avvolta dalla nebbia, frustata dalla pioggia di novembre. In un crescendo di tensione e colpi di scena, il mistero di tanti anni prima trova finalmente soluzione. È il mistero del buio che tutti ci abita. Antonella Boralevi ha scritto un romanzo potente che svela il cuore delle donne e affronta con coraggio i temi cruciali dell’anima contemporanea. E ci dice che l’unica salvezza è l’amore.

Recensione

Il romanzo si svolge su due piani temporali, rispettivamente nel 1985 e nel 2017, che si alternano fra loro ad ogni capitolo.
Le vicende più vecchie temporalmente iniziano con una festa che si svolge in una villa veneta per l’anniversario di matrimonio dei padroni di casa; lui, un imprenditore che è riuscito a creare una impresa di successo; lei, una bella donna di origine contadina piena di vita, procace e voluttuosa.
I due coniugi hanno una figlia graziosa e beneducata di undici anni.
Apparentemente una famiglia perfetta e felice, intorno alla quale si stringono gli amici, tutti appartenenti alla società che conta.
Durante il ricevimento, gli adulti si lasciano andare alle solite maldicenze, si corteggiano, si tradiscono, si invidiano, fanno battute più o meno di cattivo gusto mentre bambini vengono intrattenuti con la musica e i giochi e tutto sembra svolgersi nel migliore dei modi finco a che, durante il lancio dei fuochi artificiali, la figlia dei padroni di casa scompare.

Avanti di più di trent'anni: si seguono le vicende della trentenne inglese Emma Thorpe, che arriva a Venezia per essere ospitata nel palazzo sul Canal Grande del conte Bonaccorso Briani. Emma ha da poco perso la figlia che teneva in grembo per un incidente domestico ed ha accettato l’invito a suo tempo rivoltole dalla moglie del conte, Lucrezia, di trascorrere un po’ di tempo nella città lagunare.
Nella casa sul Canal Grande la giovane, frugando nelle stanze del palazzo, scopre cose ed eventi che la mettono in apprensione e lasciano intuire l'esistenza di un mistero che lei vuole scoprire a tutti i costi, nonostante l'ospite educato non dovrebbe impicciarsi troppo degli affari del padrone di casa.

Investigando per quasi seicento pagine, Emma viene a sapere della tragedia avvenuta nell’entroterra veneziano e risalente a trentadue anni prima, quando era scomparsa la bambina.
Alla ricerca della verità la giovane donna inglese riceve l'aiuto da un bel commissario di polizia che ha conosciuto in occasione di una denuncia presentata per uno scippo subito. Va da sé che i due riusciranno a venire a capo del cold case risalente al 1985.

Antonella Boralevi, brava a pubblicizzare il suo libro, in una recente intervista alla televisione ha definito il suo romanzo "un thriller adrenalinico".
Mi dispiace dover contraddire la simpatica scrittrice ma, tenuto conto che la suspense e l'azione in questo suo racconto sono piuttosto carenti, sarei più propenso a definirlo un noir tendenzialmente soporifero.
Il romanzo vuole suscitare la commozione nel lettore, dato che le vittime sono per lo più bambine e, si sa, crea più raccapriccio la morte di un minore, specie se violenta, che quella di una persona adulta quando è ormai alla fine della sua esistenza, come lo sono i questo caso i personaggi ancora in vita coinvolti nella tragedia, essendo trascorsi trentadue anni dal fatto.

L'autrice cerca di far leva sull’emotività del lettore – meglio se di sesso femminile - per raccontare una storia abbastanza originale in cui i colpevoli, a distanza di decenni, vengono colti da un improbabile rimorso per ciò che hanno fatto o non hanno impedito ad altri di fare o hanno preferito non vedere. Un racconto, pertanto, piuttosto surreale che può piacere a palati non troppo esigenti quanto a credibilità.
Buona la caratterizzazione dei personaggi cui però la scrittrice aggiunge sempre qualche episodio malinconico di troppo, con l’intento di suscitare nel lettore la maggiore commozione possibile.
Perfino lo sciupafemmine commissario di polizia di origini siciliane, che coadiuva Emma nelle indagini, si lascia andare al pianto ricordando la prima ragazza che ha amato da studente e che è morta in un incidente stradale, una aggiunta che la Boralevi, a mio avviso, avrebbe potuto risparmiarci.
Per il resto la prosa dell’autrice è piacevole e non manca qualche citazione colta che sarà di soddisfazione per i lettori più intellettuali. Dato il genere, tuttavia, sarebbe stata preferibile una scrittura più asciutta.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La bambina nel buio
  • Autore: Antonella Boralevi
  • Editore: Baldini+Castoldi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Romanzi e Racconti
  • ISBN-13: 9788893881005
  • Pagine: 599
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 20,00
 

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