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2 marzo 2019

Gabbie - Luana Troncanetti

Cinque donne in gabbia in altrettanti racconti brevi, soltanto un paio fra le recluse scopriranno il sollievo della liberazione. Miriam è paralizzata in un matrimonio che non le regala più brividi, soffoca nel terrore di invecchiare. Giorgia è incarcerata in un corpo che odia, combattere con la mano stretta a quella di sua sorella la libererà. Adalet, la sua catena è stata mentire per amore sghembo, il suo rimpianto un atto di vigliaccheria che non riesce a perdonarsi. Eva, madre bambina compressa in doveri insostenibili e infine Nunzia, reclusa dal pregiudizio. Murata viva in una scura terra che non perdona, costretta a un atto di giustizia sommaria.  

Recensione

Luana Troncanetti è probabilmente la migliore fra le scrittrici emergenti che mi sia capitato di recensire. Ha infatti la capacità di riuscire a far partecipe il lettore dei sentimenti che caratterizzano i suoi personaggi.
Gabbie è una raccolta di racconti in cui i protagonisti si dibattono nelle loro ossessioni e paure, tanto da indurli a comportamenti anomali, sfocianti talvolta nel patologico. L’autrice riesce a far emergere tutte le contraddizioni che spesso sottintendono ai rapporti affettivi, per cui chi ama può respingere la persona amata perfino nel timore di condizionarla troppo e privarla di quelle esperienze che possono farla maturare.
Essendo i racconti di Gabbie tendenzialmente dei noir, in essi, oltre che una certa violenza, serpeggia anche una punta di mistero, per cui riesce difficile commentarli singolarmente senza rischiare di togliere l’effetto sorpresa. Inizialmente si può rimanere perplessi nell’inquadrare i personaggi perché l’autrice è volutamente criptica e solo alla fine del racconto lascia comprendere l’effettivo ruolo di ognuno di essi.
Protagoniste dei racconti sono le donne nei loro diversi ruoli di madri, figlie, mogli e amanti. Gli uomini non sono sempre presenti, e, quando lo sono come in Off, svolgono il ruolo di “cattivi” volendo imporsi a tutti costi.
Di tutti i racconti della raccolta a mio avviso il più coinvolgente è Adalet e su questo mi permetto di spendere qualche parola in più senza peraltro indugiare troppo. In esso si contrappongono tre generazioni di donne e non è la prima volta che l’autrice si sofferma sull’amore familiare con tutte le sfaccettature che esso presenta, dalla paura di chi da amore temendo di essere troppo possessivo, a chi l’amore lo riceve temendo di venirne troppo condizionato. L’animo umano è complesso e provare a dare una spiegazione a certi comportamenti apparentemente irrazionali è difficile, tuttavia Luana Troncanetti riesce come pochi scrittori a dare il giusto significato ad azioni e sentimenti, cosicché la storia risulta così coinvolgente da riuscire ad essere catartica.
Ritengo che Luana Troncanetti sia una scrittrice decisamente valida ma difficilmente i racconti da soli potrebbero darle la notorietà che meriterebbe. La invito, pertanto, ad affrontare la stesura di un romanzo altrettanto coinvolgente di Silenzio ma, possibilmente, con un respiro ancora più ampio, con personaggi che si staccano dalle pagine come è capace di descriverli lei, mettendo a nudo il loro animo in modo tale che quando si finisca la sua lettura non si possa non rimpiangere di averlo già terminato.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Gabbie
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2019
  • ASIN: B07n31367T
  • Pagine: 37
  • Formato - Prezzo: Kindle - Euro 0,99

29 settembre 2018

Inviata speciale - Jean Echenoz

Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l'imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l'altro, Constance è stata l'interprete di un successo planetario, Excessif, una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un'esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l'Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord. Con Inviata speciale Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov'è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l'euforia della lettura.

Recensione

Inviata speciale racconta in stile umoristico una complessa storia di spionaggio che ha come ideatore il generale francese Bourgeaud, un militare ormai in età di pensione che ancora dirige un ristretto nucleo di sottoposti. Bourgeaud non accetta di essere messo da parte dall’apparato militare e vuole intraprendere un’azione così audace da suscitare l'ammirazione dei suoi superiori e tale da essere richiamato in servizio effettivo con tutti gli onori. Escogita quindi un piano per riuscire a convincere a disertare Gang Un-ok, ovvero uno dei sette generali fedelissimi al leader supremo della Corea del Nord Kim Jong-un. Per far questo il generale francese deve prima indurre una donna a sedurre Gang.
L’unica che potrebbe compiere questa impresa senza destare sospetti nel regime coreano è Costance Coste, una donna che, avendo a suo tempo interpretato il motivetto della canzone Excessif, piaciuta a tutto il mondo e che viene anche molto apprezzata dal leader supremo della Corea del Nord, ha buone possibilità di venire accettata negli ambienti paranoici ed esclusivi della nomenclatura coreana. Per indurre Costance a collaborare, Bourgeaud provvede a farla rapire e a sottoporla a una specie di lavaggio del cervello. Tuttavia fra sequestrata e sequestratori viene a crearsi un rapporto che potrebbe definirsi di amicizia, assimilabile, sotto taluni aspetti, per gli uni alla sindrome di Lima e per l’altra a quella di Stoccolma:

Mai avremmo immaginato che si sarebbe abituata alla sua condizione di reclusa, al punto da non considerarsi più tale. Vero è che era trattata in modo più che corretto: le usavano gli stessi riguardi che avrebbero avuto in una clinica, in villeggiatura, in una residenza per artisti o in una casa di riposo. 

 Ne deriva un romanzo decisamente surreale, divertente (per chi piaccia  l'umorismo che deriva prevalentemente da situazioni paradossali), scorrevole e originale, cosa tutt’altro che facile, quando ormai sembra che tutto sia già stato scritto e gli autori più fantasiosi devono raschiare la botte della loro creatività per arrivare a dire qualcosa di meno che scontato.
I dialoghi sono tutti indiretti e i protagonisti si trovano a vivere le situazioni più assurde con aplomb inglese. Volendo, si può trovare nel romanzo anche una morale che può riassumersi nel detto “chi la fa l’aspetti”.
Ciò che si rileva, invece, è la carenza di etica da parte dei personaggi che agiscono solo per interesse personale o sotto le pulsioni del momento, quasi fossero burattini senza propria volontà.
Nel complesso, peraltro, un racconto piacevole, scorrevole, originale e piuttosto leggero che può essere apprezzato quando si ha voglia di leggere qualcosa di poco impegnativo ma non per questo sinonimo di banale.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Inviata speciale
  • Titolo originale: Envoyée spéciale
  • Autore: Jean Echenoz
  • Traduttore: Federica e Lorenza Di Lella
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Fabula
  • ISBN-13: 9788845932854
  • Pagine: 250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

8 agosto 2018

La Stanza 123 - Isabella Liberto

Mark Candice è un giovane e affascinante docente universitario di storia contemporanea. La sua vita è perfetta, fa un lavoro che lo appaga da sempre ed è felicemente sposato con la bella e giovane Melinda. Il suo equilibrio viene turbato quando una delle sue studentesse, Lisa Marshall, si invaghisce di lui in modo ossessivo e inizia a tormentarlo con chiamate, messaggi e a presentarsi nel suo ufficio. Mark fa di tutto per allontanare Lisa e cercare di non mettere a repentaglio la sua carriera, ma quando in facoltà iniziano ad accadere strani incidenti, aggressioni e omicidi, Mark capisce che qualcosa non va e che un serio pericolo grava sulla sua vita.

Recensione

La Stanza 123 è uno dei romanzi gialli finalisti del concorso letterario 1 Giallo x 1000 che terminerà alla fine dell'anno in corso ed è riservato agli scrittori emergenti. Ai primi del 2019 si avrà presumibilmente la nomina del vincitore.
La storia raccontata in La Stanza 123, pur non essendo particolarmente originale, è scritta con proprietà e scorrevolezza. Buona, pur con le precisazioni esposte di seguito, la caratterizzazione dei protagonisti e discreta la suspense. Nel romanzo si alternano le voci in prima persona dei due protagonisti: il professore di storia moderna Mark Candice e la studentessa Lisa Marshall.
Ciò che rende perplessi è la carenza di ambientazione. L’azione si svolge presumibilmente in un paese anglosassone, come si può arguire dai nomi dei personaggi, ma non viene indicata né la nazione né la città. Si sa solo che quest'ultima è sede universitaria, dato che il protagonista è un insegnante di storia moderna chiamato dal Preside di Facoltà (ma non mi risulta, peraltro, che esista questo titolo nelle università anglosassoni) a sostituire una collega che ha avuto un incidente e per qualche mese risulta impossibilitata a lavorare.
Mark Candice, l’insegnante supplente in questione, sposato con una dottoressa che lavora in ospedale, è giovane e bello. Niente di strano, quindi, che alcune sue allieve si sentano attratte da lui, patologico, invece, che l’infatuazione di Lisa Marshall diventi ossessione, tanto da iniziare a perseguitarlo .
Anomalo è anche il fatto che i coniugi Candice, pur essendo giovani, non risultino avere una vita sociale e la loro esistenza si svolga unicamente fra casa e lavoro. Di fatto i personaggi del romanzo sono in pratica solo tre: Mark, sua moglie Melinda e Lisa Marshall, la studentessa ossessionata dal bell'insegnante. Solo verso la fine del libro compare un quarto personaggio, Ramirez, una ispettrice di polizia. La scarsità dei personaggi determina che la loro caratterizzazione si evinca unicamente dai loro pensieri e ciò appesantisce la lettura.
Sarebbe stato invece a mio avviso opportuno che i caratteri dei protagonisti risultassero dai loro comportamenti e dai dialoghi durante i rapporti interpersonali. Per ovviare alla carenza di detti rapporti, sarebbe stato sufficiente provvedere a descrivere la partecipazione dei signori Candice a qualche tipico party fra insegnanti per socializzare, incontri molto comuni nei college anglosassoni, dove i caratteri si possono evincere dallo scontro delle diverse personalità e i pettegolezzi vengono raccontati con malizia e dovizia di particolari quando gli interessati non possono sentire.
Qualche perplessità sorge anche nella comparazione dei pensieri dei due protagonisti, dato che nonostante la differenza d'età e cultura viene privilegiato un linguaggio tendenzialmente giovanile   propenso per entrambi al turpiloquio che mal si adatta al tipo di pensiero che dovrebbe passare per la mente ad un professore.
Per il resto l’intreccio è ben costruito, ancorché il lettore smaliziato di gialli non abbia difficoltà ad immaginare  il colpo di scena finale.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: La Stanza 123
  • Autore: Isabella Liberto
  • Editore: ZeroUnoUndici Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788893702188
  • Pagine: 168
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

4 agosto 2018

La Colombaia - Manfredo Corona

Incastonata lassù, fra le stelle, la colombaia che si affaccia sui tesori architettonici di Parma è testimone prima di un sogno e poi dei drammi di Sonia, che vive nella gabbia dorata. Il giovane ispettore De Martino segue le tracce lasciate dal predatore che semina morte nella città ducale ed è l'unico a capire che dietro al sanguinario assassino si cela una fredda e potente organizzazione ramificata ovunque, anche tra le mura del monastero di San Giovanni.Una storia dal ritmo incalzante vissuta tra tesori d'arte e tormentosi ricordi di fanciullezza e dove nulla è ciò che sembra, almeno fino al momento in cui… 

Recensione

In La Colombaia si immagina l'esistenza una setta, ramificata in diverse parti del mondo, dedita alla produzione e commercializzazione di film snuff che, come dice l’autore per bocca del protagonista:

Sono film girati e montati con autentiche scene di torture, violenze di ogni genere, anche nei confronti di bambini, e morti violente. È un orrendo mercato che si sta sempre più affermando e con sempre maggiori pretese. 

Nella setta in questione, a capo della quale ci sono uomini potenti di diversa estrazione sociale, non sono esclusi i componenti del clero che, anzi, risultano indispensabili per selezionare i potenziali killer psicopatici di cui l’organizzazione criminale si serve per le proprie finalità delittuose. Nella loro funzione di depositari dei segreti più turpi rivelati durante la confessione, i preti sono in grado di canalizzare gli impulsi dei giovani e istruirli a dovere perché compiano i crimini più efferati secondo le modalità desiderate.
Il killer che opera a Parma, dove si svolge l'azione del romanzo, e che prende di mira un gruppo di ragazze, è un maniaco con il complesso di Edipo e l’ossessione per il pelo pubico, tanto ché viene soprannominato dai media “Il barbiere”.
Da ciò si può comprendere come l’intento dell’autore fosse quello di scrivere una parodia dei  romanzi sugli assassini seriali e sette occulte, filone che trova probabilmente la sua espressione più nota nel best seller Il Codice da Vinci.
E' solo partendo da questo punto di vista che si potrà apprezzare l’ironia dell’autore in La Colombaia e non si rimarrà perplessi per le descrizioni di omicidi effettuati con modalità talmente cruente e sadiche da poterle definire tendenti all’orrido, e che potrebbero sembrare solo frutto di una mente perversa. Si rileva anche un certo pessimismo da parte dell'autore, dato che non sempre la virtù viene premiata, anzi, talvolta sono le cattive ragazze a spassarsela meglio.
Buona la caratterizzazione dei personaggi, specie del killer protagonista. Qualche piccola incongruenza nella logica dell’intreccio è poco importante, così come è giustificabile che l’assassino riesca ad apparire e sparire a suo piacimento anche sotto gli occhi vigili delle forze dell’ordine che non brillano per elasticità mentale. Un caso a parte è però il vice ispettore De Martino, il poliziotto che segue il caso delle giovani uccise, che riesce col suo intuito infallibile, partendo praticamente da niente, se non con l'aiuto di internet, a comprendere di essere di fronte ad un’organizzazione a delinquere internazionale.
Una lettura pertanto piuttosto avvincente, ironica, ricca di colpi di scena, che potrebbe anche avere un seguito, dato che la setta criminale non risulta debellata.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La Colombaia
  • Autore: Manfredo Corona
  • Editore: 0111 Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: LaGialla
  • ISBN-13: 9788863076561
  • Pagine: 204
  • Formato - Prezzo:  Brossura Euro 15,50

4 giugno 2018

Turbine - Juli Zeh

Sembra proprio che Gerard e Jule abbiano trovato un angolo di paradiso. È il villaggio di Unterleuten, poco lontano da Berlino. Romantici cottage, aperta campagna, aria pulita: un luogo dove la vita è autentica. Fin dal principio, però, si percepisce un’atmosfera cupa, qualcosa che minaccia la quiete, qualcosa che ribolle sotto la superficie e sta per esplodere… Quando una ditta decide d’impiantare un gruppo di turbine eoliche nelle immediate vicinanze del paesino, si delinea un conflitto che va ben oltre le vite private degli abitanti: si tratta di uno scontro tra generazioni, tra città e campagna, tra artificio e natura, tra perdenti e vincitori post-muro. Una vera e propria guerra di tutti contro tutti, in cui dietro alle ideologie si nascondono gli istinti più bassi mentre le dinamiche spietate della provincia non fanno che esasperare il bisogno quasi carnale di appropriarsi di un pezzo di terra. Un crescendo di tensione che sfocia nella nevrosi collettiva e in cui la certezza è una sola: non si salva nessuno. Turbine, specchio perfetto della società contemporanea, racconta tutta la rabbia e la frustrazione di un mondo che fatica ad affrontare il cambiamento. Un romanzo brillante, intelligente come la migliore satira politica, avvincente come un giallo e umano come una confessione, che in Germania è stato un clamoroso caso letterario. 

Recensione

Questa storia si svolge ad Unterleuten, nome di fantasia di un paese situato a settanta chilometri circa a nord di Berlino. Unterleuten era quindi compreso nei territori della DDR prima della riunione delle due Germanie e con la caduta del regime vengono ad emergere i rancori tra gli abitanti.  Si sono create due fazioni che fanno capo rispettivamente a Kron, che durante la Primavera socialista era stato favorevole alle collettivizzazioni forzate, e a Gombrowski, manager e proprietario di molte quote della Ecologika, l’azienda agricola specializzata in prodotti biologici, già cooperativa agricola prima della caduta del muro di Berlino. Gran parte dei terreni coltivati (circa 250 ettari) erano appartenuti alla famiglia Gombrowski prima che venissero requisiti dal regime.
Nel paese tendono a stabilirsi anche alcune famiglie provenienti dalla Germania Ovest, attirate dai prezzi abbordabili dei terreni e dalla natura incontaminata della zona, ma non riescono in genere a legare con gli abitanti, anche se alla fine saranno quasi costrette a schierarsi con una o l'altra delle due fazioni.
Dato che l’Ecologika è l’azienda che da lavoro alla maggior parte dei paesani e senza questa attività la popolazione sarebbe costretta in gran parte ad emigrare o vivere di sussidi, i contrasti tra le fazioni rimarrebbero contenuti se non intervenissero a farli esplodere due fattori: la globalizzazione con conseguente crisi economica dell'azienda  schiacciata dall’importazione di prodotti agricoli a prezzi concorrenziali e il nuovo piano energetico nazionale che prevede l’installazione nella zona di pale eoliche per la produzione di energia elettrice verde. Al proprietario del terreno su cui verrebbero poste le turbine sarebbe garantita una ricca rendita.
Tre sono i più grandi proprietari terrieri: Gombrowski, Kron e Meiler, quest’ultimo è un ricco affarista della Germania Ovest che ha comprato i terreni solo per motivi speculativi, contando che un giorno possano aumentare di valore. In mezzo alle loro tenute, tuttavia, c’è la proprietà dei Franzen, una coppia di “forestieri” venuta da Berlino con l'intento di creare un maneggio. Ognuno dei tre latifondisti vorrebbe accaparrarsi quest’ultima proprietà, indispensabile per ottenere la concessione all’installazione delle turbine, e ognuno ha un motivo che ritiene valido per non avere scrupoli in questa lotta senza esclusione di colpi.
Non si vuole anticipare niente su come andrà a finire questa drammatica storia che vedrà schierarsi da una parte o dall’altra gli abitanti favorevoli o contrari all'installazione delle turbine nel paese. L’autrice è brava nella caratterizzazione dei personaggi, specie quelli femminili, e a far percepire al lettore l'aumento della tensione con l'accrescersi del  rancore nelle fazioni.
Il nocciolo del romanzo di Juli Zeh, in fondo, non si discosta molto da quelli di fantascienza di John Ballard, in cui si scagliano gli uni contro gli altri gli abitanti di comunità chiuse e tendenzialmente autosufficienti, venute a crearsi il più delle volte dopo un cataclisma naturale o nucleare con conseguente perdita dell’autorità statale. In Turbine, invece, lo sconvolgimento è causato dal cambiamento politico e commerciale.
Il romanzo è improntato al pessimismo: tutti coloro che hanno dei principi in cui credono rimangono delusi e costretti a compromessi vergognosi. Si presume, inoltre, che a ottenere vantaggi saranno i giovani adulti della nuova generazione che, pur non covando rancori interpersonali come la precedente, non riescono neanche ad tenere comportamenti etici.
Nel romanzo si confronta il diverso tipo di mentalità dei più anziani rispetto ai più giovani. Nell'animo degli uni odio e amor mai non s'addorme, mentre in quello degli altri c'è una preoccupante carenza di valori.  Un romanzo amaro, quindi, in cui non si intravede nessuna speranza per il futuro, dato che non vi sono più principi da perseguire se non l’interesse individuale. Peraltro il romanzo è scorrevole, data la scrittura sciolta dell'autrice, e riesce ad essere avvincente.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Turbine
  • Titolo originale: Unterleuten
  • Autore: Juli Zeh
  • Traduttore: Roberta Gado e Riccardo Cravero
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Le strade
  • ISBN-13: 9788893250917
  • Pagine: 617
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,50

10 maggio 2018

La bambina nel buio - Antonella Boralevi

1985. In una splendida villa della campagna veneta, Paolo e Manuela festeggiano i loro venti anni di matrimonio. Hanno una bambina dolcissima di undici anni, Moreschina. Tutta la buona società di Venezia è accorsa alla loro festa. Camerieri in guanti bianchi, champagne nei calici di cristallo, danze, flirt, pettegolezzi, allegria. Eppure, dentro la gioia, vibra una nota di inquietudine. Un’ansia che cresce a ogni pagina. La festa finirà con una tragedia indicibile. 32 anni dopo, una inglesina di trent’anni, Emma Thorpe, sbarca a Venezia. Si porta dietro un segreto. E finisce in un Palazzo sul Canal Grande, che nasconde più segreti di lei. Il proprietario è il Conte Bonaccorso Briani. Un uomo durissimo, solitario e misterioso. Il destino mette sulla strada di Emma un seducente commissario siciliano, incallito sciupafemmine. Indagano insieme in una Venezia affascinante e insolita, avvolta dalla nebbia, frustata dalla pioggia di novembre. In un crescendo di tensione e colpi di scena, il mistero di tanti anni prima trova finalmente soluzione. È il mistero del buio che tutti ci abita. Antonella Boralevi ha scritto un romanzo potente che svela il cuore delle donne e affronta con coraggio i temi cruciali dell’anima contemporanea. E ci dice che l’unica salvezza è l’amore.

Recensione

Il romanzo si svolge su due piani temporali, rispettivamente nel 1985 e nel 2017, che si alternano fra loro ad ogni capitolo.
Le vicende più vecchie temporalmente iniziano con una festa che si svolge in una villa veneta per l’anniversario di matrimonio dei padroni di casa; lui, un imprenditore che è riuscito a creare una impresa di successo; lei, una bella donna di origine contadina piena di vita, procace e voluttuosa.
I due coniugi hanno una figlia graziosa e beneducata di undici anni.
Apparentemente una famiglia perfetta e felice, intorno alla quale si stringono gli amici, tutti appartenenti alla società che conta.
Durante il ricevimento, gli adulti si lasciano andare alle solite maldicenze, si corteggiano, si tradiscono, si invidiano, fanno battute più o meno di cattivo gusto mentre bambini vengono intrattenuti con la musica e i giochi e tutto sembra svolgersi nel migliore dei modi finco a che, durante il lancio dei fuochi artificiali, la figlia dei padroni di casa scompare.

Avanti di più di trent'anni: si seguono le vicende della trentenne inglese Emma Thorpe, che arriva a Venezia per essere ospitata nel palazzo sul Canal Grande del conte Bonaccorso Briani. Emma ha da poco perso la figlia che teneva in grembo per un incidente domestico ed ha accettato l’invito a suo tempo rivoltole dalla moglie del conte, Lucrezia, di trascorrere un po’ di tempo nella città lagunare.
Nella casa sul Canal Grande la giovane, frugando nelle stanze del palazzo, scopre cose ed eventi che la mettono in apprensione e lasciano intuire l'esistenza di un mistero che lei vuole scoprire a tutti i costi, nonostante l'ospite educato non dovrebbe impicciarsi troppo degli affari del padrone di casa.

Investigando per quasi seicento pagine, Emma viene a sapere della tragedia avvenuta nell’entroterra veneziano e risalente a trentadue anni prima, quando era scomparsa la bambina.
Alla ricerca della verità la giovane donna inglese riceve l'aiuto da un bel commissario di polizia che ha conosciuto in occasione di una denuncia presentata per uno scippo subito. Va da sé che i due riusciranno a venire a capo del cold case risalente al 1985.

Antonella Boralevi, brava a pubblicizzare il suo libro, in una recente intervista alla televisione ha definito il suo romanzo "un thriller adrenalinico".
Mi dispiace dover contraddire la simpatica scrittrice ma, tenuto conto che la suspense e l'azione in questo suo racconto sono piuttosto carenti, sarei più propenso a definirlo un noir tendenzialmente soporifero.
Il romanzo vuole suscitare la commozione nel lettore, dato che le vittime sono per lo più bambine e, si sa, crea più raccapriccio la morte di un minore, specie se violenta, che quella di una persona adulta quando è ormai alla fine della sua esistenza, come lo sono i questo caso i personaggi ancora in vita coinvolti nella tragedia, essendo trascorsi trentadue anni dal fatto.

L'autrice cerca di far leva sull’emotività del lettore – meglio se di sesso femminile - per raccontare una storia abbastanza originale in cui i colpevoli, a distanza di decenni, vengono colti da un improbabile rimorso per ciò che hanno fatto o non hanno impedito ad altri di fare o hanno preferito non vedere. Un racconto, pertanto, piuttosto surreale che può piacere a palati non troppo esigenti quanto a credibilità.
Buona la caratterizzazione dei personaggi cui però la scrittrice aggiunge sempre qualche episodio malinconico di troppo, con l’intento di suscitare nel lettore la maggiore commozione possibile.
Perfino lo sciupafemmine commissario di polizia di origini siciliane, che coadiuva Emma nelle indagini, si lascia andare al pianto ricordando la prima ragazza che ha amato da studente e che è morta in un incidente stradale, una aggiunta che la Boralevi, a mio avviso, avrebbe potuto risparmiarci.
Per il resto la prosa dell’autrice è piacevole e non manca qualche citazione colta che sarà di soddisfazione per i lettori più intellettuali. Dato il genere, tuttavia, sarebbe stata preferibile una scrittura più asciutta.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La bambina nel buio
  • Autore: Antonella Boralevi
  • Editore: Baldini+Castoldi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Romanzi e Racconti
  • ISBN-13: 9788893881005
  • Pagine: 599
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 20,00

7 febbraio 2018

Il Sapore del Male - Luca Perugia

È una vita serena quella che Manuel, 25 anni, conduce nella cittadina di M. Di indole pacata, la sua passione per la cucina l’ha portato a essere capocuoco presso il ristorante “La Pineta”, uno dei più apprezzati della città. Il resto del suo tempo lo dedica al suo amore, la splendida e intraprendente Cristina, ai suoi adorati genitori, cui deve tutto ciò che è, e al suo amico di sempre, Flavio, bislacco compagno di mille avventure. Quello che ignora è che nel piccolo paese di San Loreto, a 50 km da M., un orribile segreto è appena risorto dal passato e ne minerà le basi dalle fondamenta, fino a sgretolarla del tutto. Ormai, dopo una lunga attesa, è stato svelato e ora esige altre vittime, Manuel compreso. Suo malgrado dovrà affrontare la verità. La posta in gioco è la sua stessa vita.

Recensione

La prima parola del titolo del romanzo Il sapore del malegioca sul fatto che l’attività dei due maggiori protagonisti si svolge nel campo della ristorazione, dove il gusto ha il suo ruolo fondamentale.

Il prologo inizia con la morte, in un apparente incidente stradale, di un uomo e una donna. C’è poi un salto di oltre vent’anni e troviamo uno dei protagonisti, Manuel, che lavora come chef in un ristorante ed è fidanzato con Cristina che sta per essere colpita da un grave lutto.
È a seguito di questa circostanza che casualmente la giovane scopre alcuni segreti che riguardano la famiglia di Manuel ed è a questo punto che inizia la seconda parte del romanzo che è anche la più ricca di colpi di scena.

La prima parte dell'opera non è particolarmente veloce e vi si riscontra una certa ripetitività di un anglismo con valore di avverbio entrato nell'uso comune: ok. Che nella lingua parlata se ne abusi è ormai consuetudine, ma in quella scritta si dovrebbe evitare il più possibile perché, oltre a poter infastidire il lettore, non porta particolari vantaggi al realismo della storia.
Questa prima parte del romanzo è essenzialmente propedeutica al mistero che segue e serve principalmente all’autore per inquadrare i personaggi più importanti, dandone indubbiamente una buona caratterizzazione.

La seconda parte, come sopra accennato, è più vivace e risulta sicuramente più avvincente della prima, ma presenta anche qualche inconveniente. Si verificano, infatti, coincidenze in tempi così ravvicinati fra loro da far da apparire l'intreccio piuttosto forzato.
Per quanto i colpi di scena possano creare suspense al racconto, tendono anche a minarne la credibilità se non adeguatamente preparati.
Sarebbe stato opportuno, a mio avviso, diluire quantomeno gli avvenimenti più significativi in un arco di tempo più ampio per non far apparire l'intreccio troppo artificioso.

C'è un certo compiacimento da parte dell'autore nel soffermarsi a descrivere la preparazione di piatti succulenti.
Quello del cibo è un settore che va molto di moda ai nostri giorni, anche fra i giovani che adesso spesso aspirano a diventare cuochi, come quelli che si esibiscono giornalmente in televisione nella preparazione di pietanze appetitose.
Indubbiamente un'evoluzione della mentalità giovanile più costruttiva rispetto al passato, grazie alla moltiplicazione dei programmi televisivi ambientati fra i fornelli, anche se temo che tanta emulazione non sia altro che desiderio di apparire in tv.

Il punto fondamentale del romanzo rimane, peraltro, a mio avviso, se sia corretto rivelare un segreto che potrebbe essere fonte di malessere per una persona, senza che gliene possa derivare alcun beneficio significativo.
È questo il dubbio che arrovella Cristina, la protagonista del romanzo, che ha una importante storia d’amore con Manuel, quando viene a conoscenza di ben due avvenimenti che coinvolgono direttamente e indirettamente il suo fidanzato. Lei sa che la rivelazione delle sue scoperte sarà per lui traumatizzante, tanto più che, dalla descrizione che ne fa l'autore, Manuel appare come una persona alquanto emotiva.
Probabilmente i pareri sull'opportunità di svelare o meno un segreto saranno molto diversi a seconda del proprio carattere e dell'importanza dei segreti che, si sa, sono difficilissimi da mantenere, specie quando riguardano persone a noi vicine.

Nel romanzo di Luca Perugia la scelta di Cristina di rivelare a Manuel ciò che ha scoperto casualmente avrebbe potuto avere per lei ed il fidanzato conseguenze drammatiche, perché il comportamento di Manuel, a seguito di dette rivelazioni, risulta molto discutibile nonché lesivo della privacy dei suoi familiari.
Per il resto non si può che segnalare positivamente l'opera di un esordiente che ha saputo scrivere con proprietà di linguaggio un romanzo discretamente accattivante e scorrevole.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo:Il Sapore del Male
  • Autore: Luca Perugia
  • Editore:StreetLib
  • Data di Pubblicazione:2017
  • ISBN:9788827519165
  • Pagine:197
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,49

20 gennaio 2018

Delitto al Luna park - Léo Malet

È maggio, a Parigi. Il XII arrondissement, un tempo teatro importante della Rivoluzione, è oggi pungolato dalla cosiddetta doccia scozzese: un acquazzone, un raggio di sole, un raggio di sole, un acquazzone… Nestor Burma è in stazione ad attendere il ritorno di Hélène da Cannes, ma dal treno la segretaria non scende. Così, il detective si mette a vagare per Parigi e finisce in un luna-park. Seguendo le gambe di una bella donna, sale sull’ottovolante, ma è ignaro di essere a sua volta pedinato: durante la corsa, viene aggredito da un passeggero seduto alle sue spalle. Neanche a dirlo, in un attimo il malcapitato viene scaraventato giù dalla giostra – e la caduta è fatale. Come se non bastasse, il detective scopre che l’anno prima una ragazza è precipitata giù dalla stessa giostra. Troppe coincidenze, per i gusti di Burma, che decide di approfondire. Ferma innanzitutto la donna che stava seguendo: il suo nome è Simone Blanchet, e ben presto si rivelerà coinvolta nella scomparsa di un bottino di 150 chili d’oro. La storia inizia così ad assumere dei contorni davvero singolari… Una nuova, imperdibile avventura per Nestor Burma, il detective anarchico più famoso di Francia.

Recensione

Delitto al luna park è parte di una "serie nella serie", essendo il dodicesimo di una sequenza di quindici racconti ognuno ambientato in un diverso arrondissement di Parigi, con protagonista Nestor Bruma, investigatore privato uscito dalla penna di Leo Malet, al centro in totale di ben ventinove romanzi polizieschi.
Ho già sottolineato in precedenti recensioni che, pur essendo una grande amante di libri gialli, non gradisco particolarmente i noir, genere a cui le avventure di Bruma appartengono.
Malet merita però un discosrso a parte, per la sua capacità di discostarsi dallo stereotipo dell'hard-boiled di stampo statunitense, al quale attinse nella fase iniziale della sua carriera e a cui anche i romanzi di Nestor Bruma sono ispirati.

L'autore francese aggiunge infatti un tocco decisamente personale al genere creando un detective solitario, cinico e disincantato come "richiede" un noir che si rispetti, ma dotato di un'ironia e un senso dell'umorismo che di solito sfuggono agli illustri colleghi americani e che donano impensata leggerezza a un tipo di romanzo che altrimenti rischia di prendersi troppo sul serio.

Amante delle bevande forti e delle "pupe" dalle lunghe gambe, come ogni investigatore che si rispetti, Nestor Bruma condivide con il suo creatore il passato anarchico e una durissima esperienza in un campo di concentramento nazista, mentre la sua capacità di cacciarsi nei guai ha tratti rocmboleschi che si discostano un po' dall'aplomb caratteristico di questo genere di protagonisti.
Nemmeno lui è un tipo da sottovalutare però, come dimostra in questo Delitto al luna park dove, già nei primi cacpitoli, il nosro eroe sopravvive ad un tentativo di essere lanciato fuori dalla ruota di un Luna Park e a una pesante scazzottata, involontariamente generata dalla pupa dalle lunghe gambe.

Difficile scrivere altro su qeust'opera senza correre il rischio di svelare dettagli della trama che possano poi rovinare al lettore il piacere di risolvere la sorpresa, posso garantire che dopo la giusta dose di inseguimenti, pestaggi, pupe e interrogatori di personaggi più o meno ambigui Bruma arriverà in modo soddisfacente alla risoluzione del mistero, non privo di una tipica nota agrodolce.
Il lettore seguirà volentieri il protagonista nelle sue investigazioni, che si dipanano veloci e divertenti e si godono fino all'ultima pagina.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Delitto al Luna park
  • Titolo originale: Casse-pipe à la Nation
  • Autore: Léo Malet
  • Traduttore: Federica Angelini
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2 nivembre 2017
  • Collana: collana
  • ISBN-13: isbn13
  • Pagine: 169
  • Formato - Prezzo: Euro

9 dicembre 2017

D'argine al male Dove i topi non muoiono - Gaia Conventi

Nell'estremo lembo della provincia ferrarese, dove il Po incontra il mare, Giovanni e Iolanda, fratelli e nemici, devono patteggiare per sopravvivere. La loro casa è nascosta nella golena; lì accanto il cimitero. Il Po e l'Adriatico scandiscono ore e stagioni come le campane a morto segnano i giorni dei protagonisti. Lui con un passato di ricoveri psichiatrici, lei priva di uno scopo e intenzionata a trovarne uno. Morendo, la madre ha lasciato dietro di sé le macerie di un morboso attaccamento alla figlia e Giovanni ora può finalmente far scontare alla sorella anni di materne angherie. Ma non sarà questo a innescare il meccanismo che li porterà allo scontro, perché mentre Giovanni trama Iolanda agisce: rimasta senza la madre da accudire, l'anziana donna cerca una bambola a cui prestare attenzioni:Francesca, una bambola viva. Sarà lei a riportare a galla il marcio che cova nel passato di Giovanni e Iolanda. Divisi seppur inscindibili, ma nella vecchia casa non c'è spazio per entrambi.

Recensione

Giovanni e Iolanda, fratello e sorella con problemi mentali, sequestrano una ragazza, Francesca, e la rinchiudono nella loro casa situata nella golena lungo il Po nei pressi di Ferrara. È Iolanda che ha ideato e materialmente effettuato il rapimento per avere qualcuno di cui occuparsi dopo la scomparsa della madre a cui  era dedicatala sua vita, come in quelle famiglie di altri tempi in cui la figlia più giovane non si sposava per potersi impegnare totalmente nella cura dei genitori anziani. Giovanni, pur non essendo d’accordo con l'iniziativa della sorella, è acquiescente e si adopera perché nessuno venga a conoscenza del sequestro.
Questo è l’inizio del romanzo horror dove apparentemente i fratelli si comportano come carnefici, ancorché gradualmente si trasformino nelle vittime di se stesse e delle circostanze. Nella casa ormai abitata solo da loro due aleggia ancora lo spirito della madre. È il classico convitato di pietra che condiziona ancora i pensieri ed il modo di agire dei figli, particolarmente sensibili agli influssi esterni, veri o apparenti che siano, e ai propri stati d'animo.
I due fratelli si nascondono al mondo, come ha loro insegnato a fare la madre e come hanno capito a proprie spese di doversi comportare per sfuggire alla crudeltà della gente, prevenuta nei confronti di chi è diverso. Poiché le vicende si svolgono prevalentemente nella casa della golena, con al più qualche puntata al cimitero a fianco dove Giovanni lavora in qualità di custode, si potrebbe pensare ad un romanzo claustrofobico e opprimente, ma non è così.
La storia inizia con azioni particolarmente efferate, tanto da far nascere nel lettore un senso di repulsione, ma poi si dipana in un insieme di comportamenti e pensieri nevrotici dove si incrociano l’immaginario ed il reale, elaborati insieme all’ironia della scrittrice che, ricordiamo, è  autrice di gialli, alcuni dei quali di carattere umoristico già recensiti in questa sede. Niente infatti è come sembra in questo romanzo particolarmente originale e coinvolgente che trasporta il lettore nella mente di persone schizofreniche e ingenue che, come tutte le anime semplici e bisognose di rassicurazione, trovano soddisfazione nel riuscire a fare le cose come si deve.


Tutto era andato per il meglio e, se le cose vanno bene, vuol dire che sono giuste. 

Ottima la caratterizzazione dei protagonisti, teneri e crudeli i loro pensieri, triste e solitaria la loro vita, come si può evincere anche da questa considerazione amara di Giovanni, che già per un certo tempo era stato rinchiuso in un istituto psichiatrico:


 … lui sarebbe stato comunque solo. Non importava se tra le mura di casa o in un istituto: si è sempre soli. 

L’azione vera e propria, dopo il rapimento di Francesca, è nel complesso modesta, dato che gran parte della dinamica del romanzo si svolge nella psiche dei protagonisti, ovvero nella rappresentazione della realtà di menti che la malattia ha reso più sensibili del normale, ma che per questo motivo riescono a comprendere fatti che le altre persone, in genere più superficiali, non sono solite soffermarsi a considerare. E' solo alla fine del romanzo che si capiranno compiutamente, pertanto, le motivazioni di molti dei loro comportamenti e la risoluzione di alcuni misteri come, ad esempio, quello della scomparsa del padre di Giovanni e Iolanda.
La circostanza per cui i topi non muoiono, anche se vengono sterminati dal veleno che Giovanni metteva in cantina per ordine di sua madre, viene lasciata alla intuizione dei lettori.
Molto scorrevole la scrittura dell'autrice che sa coniugare il reale all’immaginario con un linguaggio asciutto e che riesce a rendere accattivante una storia di solitudine e quieto orrore. Un ottimo romanzo, quindi, particolarmente originale, pieno di ironia e di una tenerezza che non sfocia mai nel sentimentalismo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:D'argine al male - Dove i topi non muoiono
  • Autore: Gaia Conventi
  • Editore:Le Mezzelane
  • Data di Pubblicazione:2017
  • Collana:Ossessioni
  • ISBN-13:9788899964535
  • Pagine:198
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,90

2 dicembre 2017

Chi muore giace - Marina Bertamoni

Chi è Amélie McFiennes, la scrittrice di romanzi rosa a sfondo erotico che vende milioni di copie in tutta Europa? Nessuno lo sa. L’autrice senza volto tutela la propria privacy in maniera ossessiva, ma in realtà dietro quel nome si nasconde Angelo Di Dio, un giovane uomo dal talento originale che ha dovuto scegliere uno pseudonimo per pubblicare i propri romanzi dopo un brutale fatto di sangue in cui è rimasto coinvolto. Un provvidenziale test del DNA ha restituito la libertà ad Angelo, ma non la fiducia negli esseri umani. Per questo si rifugia in una cascina nelle campagne tra Lodi e Crema, isolato da tutto e da tutti, dedicandosi alla sola attività che gli dia soddisfazione: la scrittura. Grazie a quello stesso test, però, l’ispettrice Luce Frambelli riesce a smuovere le acque di un caso di omicidio che la tiene impegnata da settimane: il profilo genetico di una donna strangolata, non identificata, risulta compatibile con quello di Angelo. I due sono inequivocabilmente fratelli. Ma c’è un piccolo particolare: Angelo Di Dio è figlio unico, o almeno così ha creduto fino a quel momento. Frambelli indagherà per scoprire l’identità del feroce assassino, aiutata dai colleghi della Questura di Lodi, cercando di mantenere il giusto equilibrio tra il sospetto e un’attrazione per Angelo che diviene lentamente un’ossessione. Anche lo scrittore condurrà la propria ricerca personale, muovendosi tra Lodi, Milano e la Spagna, consapevole del rischio che la sua vita ne possa uscire sconvolta.

Recensione

Chi muore giace ha come protagonista Angelo, un trentacinquenne alto, palestrato e affascinante che non solo scrive romanzi di successo a sfondo erotico, ma


in virtù di lunghe sedute di yoga e meditazione è riuscito ad instaurare con il sesso un rapporto puramente cerebrale, che gli consente di scriverne senza subire l’effetto deleterio del desiderio. 

Non c’è da meravigliarsi se la coprotagonista del romanzo, l’ispettrice di polizia che indaga sulla morte di una donna per strangolamento, si senta sciogliere appena lo incontra, tanto più che lei è in rotta con il proprio partner con cui, sottolinea l’autrice con costernata ironia, non fa sesso da oltre quattro mesi, una cosa presumibilmente inimmaginabile dato che non sono sposati. Ma le sorprese non finiscono qui, perché Marina Bertamoni ci trasporta anche in terra spagnola a visitare splendidi borghi dell’Aragona come Huesca, Roda de Isabena (cfr. foto) e Ainsa alla ricerca dei parenti ancora in vita di Angelo, che siano in grado di svelargli il mistero che circonda la sua nascita e la sua famiglia.

Quelle che potrebbero ritenersi piuttosto forzate sono le motivazioni irrazionali che inducono l'assassino all'omicidio. Se un omicidio non è dettato da una logica, per quanto questa possa essere perversa ed amorale, al lettore si toglie il piacere di arrivare autonomamente all’identificazione del colpevole, non avendo a disposizione gli elementi razionali per farlo. Inoltre la conclusione del romanzo avrebbe potuto essere gestita in maniera più accorta, perché il colpevole sembra essere stato scoperto solo per caso.
Potrebbe considerarsi discutibile anche questa considerazione del protagonista:


Il desiderio ti fa perdere il controllo, ti rende schiavo di istinti primordiali, esponendoti a pericoli inimmaginabili. 

viene infatti da chiedersi se davvero i pericoli di lasciarsi andare agli istinti primordiali siano inimmaginabili.
Un ultimo appunto lo farei sul titolo. È pur vero che esso riprende la prima parte del noto proverbio "chi muore giace e chi vive si da pace" che viene pronunciato verso la fine del romanzo, tuttavia la frase presa da sola risulta banalmente lapalissiana.
In ogni caso le critiche fatte vertono su peccati che possono considerarsi veniali, quando non motivo di maggiore divertimento. Per il resto il noir è scorrevole, accattivante, con un buon ritmo e una scrittura asciutta come si confà al genere. Anche le descrizioni dei luoghi visitati risultano stimolanti senza essere mai noiose e buona anche la caratterizzazione dei personaggi.
In pratica un romanzo giallo che non solo si può leggere la sera prima di dormire senza temere di avere degli incubi notturni ma, anzi, oserei definirlo rilassante per la piacevole  ironia dell’autrice che, mi risulta, abbia vinto con pieno merito diversi premi per altri romanzi in concorsi letterari dello stesso genere.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Chi muore giace
  • Autore:Marina Bertamoni
  • Editore:Fratelli Frilli
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana:I tascabili
  • ISBN-13:9788869432279
  • Pagine:189
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,90

25 novembre 2017

La figlia modello - Karin Slaughter

Sono passati ventotto anni da quando una brutale aggressione ha sconvolto l'adolescenza di Charlotte e Samantha Quinn. Quel giorno la loro madre è stata uccisa, il padre, un noto avvocato difensore, non si è mai ripreso del tutto dalla tragedia e a poco a poco la famiglia si è disintegrata. Charlie ha cercato di andare avanti con la propria vita, ha seguito le orme del padre e da brava figlia modello lavora con lui nel suo studio legale, ma i segreti legati a quella terribile notte nel bosco continuano a tormentarla. Poi un gesto di inspiegabile violenza sconvolge la monotonia di Pikeville, la tranquilla cittadina di provincia in cui vive: una ragazza ha aperto il fuoco nel corridoio della scuola, uccidendo il preside e ferendo una compagna. Per Charlie è come precipitare in un incubo. E non solo perché il primo testimone ad arrivare sulla scena del crimine è lei. Ciò che è accaduto l'ha colpita profondamente, spingendola a convincere il padre a occuparsi del caso. Ma l'ha anche riportata indietro nel tempo, a quel passato cui si illudeva di essere sfuggita. Perché ciò che ha nascosto per quasi trent'anni si rifiuta di rimanere sepolto...

Recensione

La storia che viene raccontata in La figlia modello è incentrata sul dramma della famiglia Quinn.
Al momento della tragedia questa era costituita dal capofamiglia, Rusty, avvocato convinto che tutti coloro che si sono macchiati di un crimine debbano avere nella vita una seconda opportunità e per questo motivo pronto ad assumere la difesa di tanti delinquenti che i colleghi mai avrebbero voluto avere come clienti, creandosi così una cattiva fama nella piccola comunità di Pikeville in cui risiede; la moglie di Rusty, Gamma, un’astrofisica di grande capacità che aveva lasciato la professione per badare alla famiglia; Samantha, la quindicenne figlia maggiore, volitiva e protettiva nei confronti della sorella minore e Charlie di tredici anni.
Il giorno della tragedia, ovvero giovedì sedici marzo 1989, due criminali penetrarono nella casa dei Quinn per uccidere Rusty ma trovarono solo Gamma e le due figlie che avrebbero dovuto essere a scuola. Gamma rimane uccisa mentre Samantha sopravvive all'attacco.

La storia vera e propria inizia ventotto anni dopo questo omicidio, quando nella scuola di Pikeville una studentessa spara al preside e ad una alunna uccidendoli.
Sembra una delle tante stragi compiute nelle aule scolastiche americane da giovani disadattati fanatici delle armi da fuoco ma, per combinazione, a questa sparatoria è presente Charlie Quinn.
È l’occasione per ricordare l’omicidio di Gemma e l’autrice ripercorre più volte la dinamica della violenza subita dalle donne di casa Quinn, facendo gradualmente a conoscere al lettore particolari che inizialmente non erano stati evidenziati.

Il romanzo presenta molti aspetti discutibili.
In primis le vicende della storia appaiono talvolta piuttosto forzate e le spiegazioni non convincono troppo.
I due criminali che vanno ad uccidere Rusty, ad esempio, si preoccupano di mettere un passamontagna per non farsi riconoscere, ma non di evitare di recarsi sul luogo del delitto con il proprio furgone, cosa che li avrebbe fatti riconoscere anche senza la testimonianza delle vittime sopravvissute.
Il fatto mi fa venire in mente un episodio piuttosto ridicolo  accaduto in Italia non troppo tempo fa. Un rapinatore era entrato in una banca con il volto coperto da un passamontagna per non farsi riconoscere, ma la polizia l’aveva rintracciato subito perché, oltre ad avere piccoli precedenti penali, era affetto da una grave forma di strabismo ed era quindi facilmente identificabile, non avendo avuto l'accortezza di indossare anche un paio di occhiali scuri.

Altro inconveniente è che l’autrice tende a soffermarsi troppo a lungo e troppo spesso sullo stato d’animo delle sorelle Quinn appesantendo la narrazione.
La caratterizzazione dei personaggi, poi, a parte quella delle protagoniste, risulta piuttosto stereotipata.
I poliziotti sono visti come bruti senza alcuna sensibilità, il cattivo di turno del tutto amorale nonché straordinariamente sadico e gli uomini, anche quelli di cultura, parlano tutti in maniera eccessivamente grossolana il che, più che configurarsi come un linguaggio macho, secondo le presunte intenzioni dell’autrice, risulta più che altro irritante, come lo sono ad esempio queste frasi, pronunciate in presenza di due donne, da parte di un viceprocuratore distrettuale e non quindi da un ragazzino brufoloso che se la tira con gli amici: … mi ha dato un pugno così forte nelle palle che pensavo mi fossero risalite su per il culo.

Da precisare, peraltro, che le descrizioni di violenza sessuale, per quanto esplicite, non scadono mai nella pornografia.
A mio avviso la parte migliore del romanzo avviene quando la scena si sposta in tribunale e la storia vira verso il legal thriller. La cosa non stupirebbe, dato che le figlie di Rusty avevano entrambe abbracciato la professione legale, anche se, dopo tutto quello che avevano patito a motivo dell’attività del padre, la loro sembra una scelta dettata da puro masochismo.
Peccato che la parte che si svolge in tribunale occupi solo una parte molto contenuta del libro.

A leggere la critica, La figlia modello sarebbe il miglior romanzo della Slaughter, in quanto più che nei precedenti avrebbe provveduto a scandagliare la psiche dei protagonisti e inoltre, in questa nuova narrazione si troverebbe perfino dellohumor, assente negli altri romanzi.
Personalmente non discuto sulla prima affermazione ma, riguardo la seconda, l'umorismo, a volerlo chiamare tale, risulta alquanto dozzinale.
I pregi che riconosco all'autrice sono invece quelli di essere brava nelle descrizioni e di aver saputo scrivere un thriller avvincente e scorrevole, che avrebbe potuto essere ancor più accattivante senza forzature e grossolanità verbali.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo:La figlia modello
  • Titolo originale: The Good Daughter
  • Autore:Karin Slaughter
  • Traduttore: Anna Ricci
  • Editore:HarperCollins
  • Data di Pubblicazione:novembre 2017
  • ISBN-13: 9788869052651
  • Pagine:573
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 18,90

11 novembre 2017

La ragazza della porta accanto - Anita Shreve

Ai confini di un sonnolento villaggio nello stato di New York, isolate in mezzo ai campi di grano, due case coloniche. In una abitava Eden, affascinante e misteriosa adolescente. Nell'altra Andrew, che con lei aveva vissuto gli anni spensierati dell'infanzia e l'iniziazione dei sentimenti e dei sensi. poi, in una torrida notte d'agosto, era successo qualcosa di terribile, che aveva sconvolto la vita di lei.
Vent'anni dopo quell'oscuro fatto di sangue, Andrew, che nel frattempo è diventato un pubblicitario di successo, ritorna nella casa dell'infanzia per i funerali della madre ... e per scoprire che cosa era realmente accaduto in quella tragica notte d'estate. Inizia così un'appassionante ricostruzione del puzzle dei ricordi, una vertiginosa discesa nei labirinti dell'inconscio che consentirà ad Andy di svelare la terribile natura del segreto di Eden.

Recensione

La ragazza della porta accanto è un titolo ricorrente di molti romanzi e anche di diversi film. In realtà il titolo originale del libro oggetto di questa recensione è Eden Close che, se forse non proprio il romanzo d’esordio di Anita Shreve, pubblicato circa venticinque anni fa, è tuttavia quello che l’ha fatta conoscere al pubblico internazionale.

La vicenda si svolgono in una cittadina di provincia della campagna americana e inizia con il protagonista, Andrew, che ritorna nell'abitazione dei genitori dopo anni di assenza per il funerale della madre.
Nella casa accanto vivono ancora due dei vicini di quando Andrew era partito per andare al college: Eden, di qualche anno più giovane rispetto a lui, e la donna che l’aveva adottata, Edith Close. I vicini erano stati colpiti da una grave tragedia: Jim Close, il marito di Edith, era stato ucciso e la figlia, violentata e ferita alla testa da un proiettile, aveva perso la vista e dipendeva ora in tutto e per tutto dalla madre che le impediva qualsiasi contatto con le altre persone.

Andrew, tornato a casa dei genitori, decide di vendere la proprietà e, per rendere più appetibile la casa ai compratori, cerca prima di sistemarla un po’ trattenendosi nella abitazione.
In questa circostanza riallaccia il rapporto d’amicizia con Eden che presto si trasforma in amore, facendo sorgere in Andrew anche la necessità di conoscere la verità circa la tragedia raccapricciante di quella notte in cui la ragazza perse la vista.

È l’occasione per Andrew di ricordare il passato e rivivere le scorribande giovanili del suo piccolo gruppo di amici in cui Eden si era voluta inserire quasi di prepotenza, nonostante fosse più giovane degli altri. Sia il rapporto con Eden nel tempo passato, sia quello che viene ad instaurarsi fra i due giovani nel presente, risultano coinvolgenti, data anche la buona caratterizzazione dei personaggi e la scorrevole scrittura dell’autrice.
Saranno i lettori a giudicare se il finale un po’ rocambolesco del romanzo non sia nel complesso troppo forzato.

Per quanto  la realtà spesso superi la fantasia, lascia perplessi la vicenda di Eden che convive per vent'anni con la matrigna, pur detestandosi a vicenda, in attesa di un principe azzurro che, come nelle favole, venga un giorno a liberarla dalla sua prigione, fatto che si realizza con il ritorno a casa di Andrew.
Ciò che peraltro caratterizza il romanzo, è soprattutto la capacità di Anita Shreve di creare un’atmosfera di attesa di una  tragedia incombente che, non si può non esserne certi, avverrà alla conclusione del romanzo, ma che non da adito ad ipotizzare fino all'ultimo se terminerà o meno con un lieto fine.
Da questo punto di vista, anche se la storia è ben scritta, avvincente e a tratti anche divertente, non è un libro da consigliare alle persone ansiose.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo:La ragazza della porta accanto
  • Titolo originale:Eden Close
  • Autore:Anita Shreve
  • Traduttore: Marcella Dallatorre
  • Editore:Bompiani
  • Data di Pubblicazione:1992
  • Collana:Bompiani Noir
  • ISBN-13: 9788845218989
  • Pagine:231
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,09

30 ottobre 2017

Morte ad Asti - Fabrizio Borgio

È un Giorgio Martinengo sconvolto quello che, una nebbiosa domenica di febbraio, rinviene il cadavere della bella Vittoria Squassino, suo grande amore di gioventù e competente manager della succursale milanese di una banca tedesca. Poco tempo prima il nostro investigatore privato era stato ingaggiato dai vertici della banca proprio per indagare su di lei a causa di sospetti sul suo operato palesatisi quando le era stata attribuita una relazione con Valerio Cortese, affascinante imprenditore nel campo delle SPA a tema enologico. Martinengo conosce anche lui. L’indagine su Vittoria assume così i contorni di un viaggio a ritroso nel tempo, dove sullo sfondo di una Asti benestante e gaudente, come lo erano gli anni ’90, si delineano i difetti di una nazione, il disincanto della gioventù e le basi per una tragedia che metterà a dura prova le capacità dell’investigatore delle Langhe. 

Recensione

Il protagonista di Morte ad Asti, Giorgio Martinengo, è un investigatore che si è fatto le ossa in polizia che ha poi lasciato per svolgere la professione di detective privato.
Gli investigatori privati sono stati personaggi di grande successo nei romanzi gialli americani degli anni ’60 e ‘70. Uomini, in genere, che si muovevano spesso sul filo della legalità, pronti a usare le pistole e a menare le mani più che il raziocinio, Nero Wolf a parte. Ma talvolta erano anche impersonati dal gentil sesso, specie nelle commedie gialle, basti pensare a Bertha Cool, investigatrice sessantenne extra large nata dalla penna di Erle Stanley Gardner.
In Italia il personaggio dell’investigatore privato non ha mai goduto di grande successo e stima. Veniva visto nel migliore dei casi -e probabilmente lo è ancora- come ex maresciallo dei carabinieri che arrotondava la pensione cercando le prove di adulterio di coniugi fedifraghi. In realtà oggi la categoria, per svolgere adeguatamente la professione, ha bisogno di specialisti delle intercettazioni e dei sistemi informatici.
Giorgio Martinengo è dipinto dall’autore come un uomo colto, laureato, ligio alla legge, di età compresa fra i quaranta e i cinquanta anni, che da giovane ha preferito lasciare l’azienda vinicola di famiglia alla conduzione della sorella, soprattutto per contrasti con il padre, e prepararsi al concorso per diventare vice ispettore in polizia.
Martinengo, in qualità di investigatore privato, viene assunto da una banca d’affari, la MidaGest, per investigare sul comportamento di una loro dipendente, Vittoria Squassino. La donna, che era stata vent’anni prima un grande amore mai dimenticato di Martinengo,  ha avuto il torto di essere andata troppo in profondità negli affari della banca e di aver subodorato attività illegali da parte dell’istituto di credito. Non essendo corruttibile, i dirigenti della MidaGest cercano una scusa per licenziarla e vogliono, quindi, che Martinengo scopra qualche scheletro nell’armadio della Squassino per minarne la credibilità, certi che la donna sia troppo bella e spregiudicata nei rapporti con gli uomini per non averne.
La storia prende spunto dal ritrovamento del cadavere della Squassino per poi tornare indietro al momento in cui il protagonista l’aveva conosciuta e se ne era innamorato. Si alternano quindi i capitoli inerenti alle investigazioni sulla morte della donna con quelli in cui Martinengo racconta i primi incontri con Vittoria e l’evoluzione della loro relazione.
I personaggi del romanzo, abitanti in una cittadina di provincia, risultano ben caratterizzati. Il protagonista appare con l’animo adeguatamente dilaniato dalla morte della donna che non ha mai dimenticato e, tornato nella cittadina d’origine, risulta altresì turbato nel rinnovare il rapporto che aveva con gli amici di un tempo e che, a differenza di lui, sembra che non abbiamo mai raggiunto la maturità.
Un romanzo volutamente drammatico sul piano emozionale dove, tuttavia, serpeggia talvolta una certa ironia dell’autore come in questa descrizione:

 Il tocco delle labbra di Vittoria era velluto spietato. 

 Con il solo termine “spietato”, più significativo di tante parole di spiegazione, Borgio fa capire al lettore come Martinengo sapesse che il suo sarebbe stato un amore senza speranza.
L’autore risulta invece poco convincente quando tratta degli intrallazzi finanziari della MidaGest. Non viene ad esempio chiarito come possa la banca trasferire denaro nell'Isola di Man, che non faceva parte della Unione Europea anche prima della Brexit (non appartenendo al Regno Unito né al Commonwealth), senza che le autorità valutarie abbiano a ridirne. Approfondire l'argomento sarebbe peraltro piuttosto complesso e, probabilmente, una adeguata spiegazione finirebbe con l’annoiare il lettore.
Un romanzo scorrevole, ben articolato sia dal punto di vista delle indagini che da che quello dell’introspezione e che riesce ad essere coinvolgente.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Morte ad Asti
  • Autore:Fabrizio Borgio
  • Editore:Fratelli Frilli
  • Data di Pubblicazione:2017
  • Collana:I tascabili
  • ISBN-13:9788869432156
  • Pagine:250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,90

8 agosto 2017

Sempre sia lodato - Angelo Martinelli

Al sostituto procuratore della Repubblica Massimo Angeli si rivolge, disperata, una sua ex compagna di scuola vittima di un odioso ricatto a sfondo sessuale. Nello stesso giorno in cui i due si incontrano, un funzionario di banca viene ucciso alla stazione Termini. Dopo un clamoroso equivoco, le indagini vengono affidate proprio al giudice Angeli che si dovrà misurare con il geniale disegno illecito di un banchiere convinto di perseguire un'alta missione sociale.

Recensione

Nonostante le diatribe sul modo in cui vengono talvolta scritte le motivazioni delle sentenze, bisogna riconoscere che i magistrati sono autori di opere letterarie in genere piuttosto buone e non fa eccezione Angelo Martinelli con il romanzo Sempre sia lodato.
L'ottima cultura letteraria dell'autore si evidenzia anche con citazioni sempre appropriate, da quella iniziale di Marguerite Yourcenair, tratta da Memorie di Adrianoa quella pronunciata da uno dei personaggi del romanzo:


"Non creda che io, per usare un'espressione inelegante di Ricucci, faccia il frocio con il culo degli altri"

Buona la caratterizzazione dei personaggi che Martinelli riesce ad inquadrare perfettamente con poche frasi come queste con cui si autodefinisce Rolando Ruggero Breviglieri di san Giuliano, uno dei protagonisti del romanzo e che ricopre il ruolo di direttore operativo della Banca di Lazio e Toscana:


“Sono solo un banchiere di complemento, chiamatemi professore, mi ricorda quando stavo tra gli studenti.” Minimalista, ma per ostentare con garbo la sua provenienza accademica. Grande banchiere, sottinteso, ma prima di tutto appartenente all’elite culturale. E forse proprio per questo distante dall’inespressività emotiva di un mondo dove anche l’anima veste in fumo di Londra. 

Il protagonista più importante di questo noir è Massimo Angeli, le cui iniziali corrispondono a quelle dell’autore (non per caso), ed è anch’egli un magistrato; un magistrato, fra l’altro, che se la cava egregiamente sia nel ramo “penale”, essendo in grado di risolvere il caso del dirigente bancario ucciso alla stazione ferroviaria di Roma, sia in quello “civile”. Mostra infatti di conoscere il significato di termini che gli stessi dipendenti di  banca avrebbero difficoltà a spiegare, come il ROE (Return on Equity) ovvero la redditività del capitale proprio e il CET 1(capitale primario di classe 1), che indica il rapporto tra il capitale ordinario e l’attività di rischio.

Un’altra “chicca” del romanzo è il riferimento ai “manipolatori semantici” e, per la comprensione del termine, viene fatto questo esempio:


“..Se un novizio chiede al padre superiore ‘padre, mentre prego posso fumare?’ secondo lei cosa risponde il padre superiore?” 
“Un secco no, immagino.” 
“Ovvio. Ma se quel novizio chiede invece ‘padre, mentre fumo posso pregare?’ Cosa risponde il padre superiore? Naturalmente risponderà con un sì entusiasta.” 

Il romanzo è pertanto istruttivo e divertente, perché l’autore, dotato di grande ironia, riesce ad essere particolarmente caustico e a sorprendere il lettore con episodi e paradossi esilaranti.
A mio avviso l'opera presenta un unico difetto ed è quello che Martinelli nasconde alcuni elementi che riguardano l’inizio delle indagini da parte degli inquirenti e pertanto la soluzione del caso principale della storia viene rivelata al lettore ex abrupto. È ben vero che in questo modo l’autore riesce a sorprendere il lettore ma, per depistarlo, ha dovuto compiere un peccato d’omissione.

In Sempre sia lodato non c‘è solo il caso dell’omicidio di un dirigente di banca, ma anche la soluzione di un problema personale del protagonista o, per meglio dire, quello che riguarda una sua amica. Si tratta di Clelie che, ricattata dal suo amante, si rivolge per aiuto a Massimo Angeli, contando sul fatto che lui trent'anni prima aveva un debole per lei e si sa che, come nell'influenza, talvolta si è soggetti a ricadute anche nelle infatuazioni giovanili quando la maturità non ha creato adeguati anticorpi.
Clelie spera di indurre Angeli ad intervenire sul ricattatore con l'autorità che gli deriva dal suo ruolo di magistrato, ma conta anche sul fatto che lui riesca ad essere così discreto nella sua azione da non far trapelare il motivo del ricatto. In particolare senza che questo possa venire a conoscenza del marito e, soprattutto, dei figli.
Si tratta di un episodio un po’ boccaccesco, ma assolutamente non volgare e piuttosto divertente, in cui viene reinterpretato il mito di Danae fecondata da Giove tramutatosi in pioggia.

Una ulteriore nota positiva è data poi dai dialoghi che si configurano sempre arguti e in cui serpeggia la grande ironia del protagonista, nonché un certo suo pessimismo di fondo, come quando viene affermato da Massimo Angeli:


 
"Di cosa ti meravigli? Funziona così da parecchio tempo: tra Gesù e Barabba è stato preferito Barabba”.

frase che mi pare di aver già sentito pronunciare durante un'intervista da Piercamillo Davigo e potrebbe essere condivisa da molti elettori (italiani e stranieri).

In definitiva un bel romanzo, colto, brillante, originale, scorrevole, coinvolgente e molto attuale, dato che vi si parla di problemi finanziari.
Ne consiglio caldamente la lettura, con l'accortezza, tuttavia, di posporre in prima battuta la prefazione che potrebbe risultare ostica a chi non abbia già avuto occasione di conoscere le opere dell'autore e potrebbe sembrare un'ostentazione di cultura fine a se stessa.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Sempre sia lodato
  • Autore: Angelo Martinelli
  • Editore: BastogiLibri
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Percorsi narrativi
  • ISBN-13: 9788899376932·         
  • Pagine: 148
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,00

31 maggio 2017

Silenzio - Luana Troncanetti

Ernesto è un tassista capitolino che vive un rapporto ormai logoro con la moglie depressa, il suo taxi è teatro di storie che si intrecciano a un delitto nella Roma "bene". La vittima è uno scultore di fama internazionale, ma pochissimi avevano accesso all’appartamento dove viene ritrovato cadavere e nessuno ha un movente valido per torturarlo a morte. L’assassino si concentra in particolar modo sulle sue mani; la ferocia del delitto fa scattare subito la caccia al maniaco e il circo mediatico attorno all’omicidio.
L’ispettore Paolo Proietti, a capo dell’indagine, non può contare sull’ausilio della scientifica. Nonostante lo scempio compiuto su quel corpo, la scena del crimine non svela alcuna traccia significativa.
La malattia dell’arte, l’idolatria di chi ne fruisce e l’arroganza di chi la crea, il suicidio di un ragazzo, un matrimonio che si disgrega, l’amore disperato di una donna, si snodano nel silenzio che protegge i mostri e offende gli innocenti. Silenzio che si spezzerà nella voce di una giustizia sommaria, che non regala pace o reale assoluzione dai peccati, ma dignità a quanti sono costretti a macchiarsi le mani di sangue. 

Recensione

Silenzio è il primo romanzo di Luana Troncanetti che, peraltro, non può considerarsi un’esordiente, avendo vinto numerosi premi per i suoi racconti; leggendo questo libro si può comprendere il motivo dei tanti riconoscimenti.
In questo romanzo si incrociano le vite di diversi personaggi. Sono storie che sembrano inizialmente non avere alcun rapporto fra loro, se non il fatto di avere come denominatore comune la presenza di Ernesto, un tassista con gravi problemi familiari.
Molti dei personaggi del romanzo per una ragione o per un'altra hanno motivo per essere angosciati, e questa loro angoscia sarebbe forse in grado di far cadere in depressione il lettore se non fosse stemperata dall’ironia dell’autrice che riesce ad addolcire i drammi e far nascere la speranza di un futuro migliore anche nei momenti più cupi della loro vita.
La tipica partecipazione ai sentimenti dei personaggi da loro creati è, a mio avviso, talvolta la marcia in più di cui dispongono le scrittrici rispetto ai colleghi di sesso maschile. Mi pare che Luana Troncanetti ne sia un esempio e l’unico individuo verso cui l’autrice non mostra alcun trasporto affettivo è quello che muore nelle prime pagine del romanzo, perché la vittima, prima di essere tale, era stata un carnefice. La morte di quest’uomo, che fa da prologo al romanzo, è a mio avviso la parte meno riuscita del racconto. L’impressione che se ne ricava è che all'autrice non piaccia soffermarsi a descrivere una violenza fisica, nonostante il romanzo abbia apparentemente come fulcro proprio questo omicidio.
Gli uomini di successo in questo libro, contrariamente alla realtà, sembrerebbero destinati a pagare con la vita le loro alte capacità artistiche quando, anziché accompagnate da sentimenti altrettanto elevati, vengano sfruttate per motivi egoistici, se non abietti, calpestando la sensibilità e la dignità degli altri.

L’insistenza con cui l’autrice indugia nel sottolineare, poi, quanto siano interessanti gli uomini di altezza molto superiore alla media, è decisamente rivelatrice delle sue preferenze in campo maschile. Per quanto ciò potrebbe mortificare i lettori, me compreso, che non rientrano nella categoria di uomini preferita da Luana Troncanetti, non si può non apprezzare tuttavia il suo romanzo, soprattutto per la straordinaria capacità che ha nella caratterizzazione dei personaggi. Anche la descrizione delle emozioni e dei sentimenti risulta espressa con una prosa asciutta che non cade mai nel melenso e, al contempo, riesce ad essere avvincente.

Trovo bellissimo, a questo proposito, il laconico messaggio che nel romanzo lo scrittore di successo invia alla sua amante:

@ Sopra. Dentro. Attorno. Tu, ovunque.

In definitiva l’omicidio che da l’avvio alla storia, intessuta con le ben strutturate indagini della polizia che ne consegue, è solo il pretesto per raccontare le drammatiche vicende di uomini e donne che, per un motivo o per l'altro, ruotano intorno alla vittima. Sono appunto queste storie personali a riuscire a conquistare maggiormente l'interesse del lettore, più che la ricerca del colpevole dell'efferato crimine che, si può dire, passi quasi in second'ordine.

Silenzio non deluderà tuttavia gli amanti del genere poliziesco, ma mi sento di caldeggiarne la lettura anche a coloro che non amano i romanzi gialli, ritenendoli troppo violenti e carenti spesso di una adeguata caratterizzazione dei personaggi. Un buon romanzo come questo merita di essere letto a prescindere dal genere, data la scorrevolezza della scrittura, la profondità dell'introspezione e tenuto anche conto che di atti di violenza fisica ce ne sono veramente pochi.

Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Silenzio
  • Autore: Luana Troncanetti
  • Editore: autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: isbn13
  • Pagine: 185
  • Formato - Prezzo: Kindle - Euro 3,99

12 maggio 2017

Nessuno è buono - Michele Sciscio

Gualtiero Covella è un ex professore di latino. Solitario e disilluso, è finito dentro per rapina. Ha una mira eccellente e questo lo rende un tiratore apprezzato. E, una volta libero, il suo lavoro sarà un omicidio su commissione. Tra cronisti ficcanaso, amici pronti a tradire, ambiziose dive del web e ambigui sacerdoti, prende vita un noir crudele, ironico e disperato. In una Puglia assolata e marginale, quasi una versione noir del Far West, l’unica verità sarà che Nessuno è buono.



Recensione

L’impressione che si ha leggendo Nessuno è buono è che l’autore si sia divertito a mescolare il thriller finanziario (la piccola banca che si trova in gravi difficoltà economiche è sicuramente di grande attualità) con quello a carattere mistico/religioso (un filone che ha trovato probabilmente la sua massima espansione con Il< Codice Da Vinci e nel romanzo di Sciscio si ritrova infatti una setta religiosa che, ad abundantiam, non disdegna sacrifici umani). L'autore ha inserito nel romanzo, inoltre, una miscellanea di personaggi abbastanza tipici o curiosi, quali un giornalista messo a tacere per sempre, un poliziotto corrotto, un giovane hacker, assassini sadici, una intrattenitrice televisiva crudele, una badante masochista, eccetera. Non manca una nota di surrealismo, rappresentata da una misteriosa  creatura con sembianze canine che compare e scompare inaspettatamente.

La figura centrale è tuttavia quella del protagonista, Gualtiero Covella, un professore di latino che, oltre a dare ripetizioni, fa il killer. Descritto inizialmente come cinico, asociale, un vero duro dalla mira infallibile, si rivela nel corso del racconto come un uomo dotato di un alto senso di giustizia, grande umanità e sensibilità oltre misura, tanto da avere la nausea ogni volta che si sente costretto ad uccidere.

Gualtiero Covella sembra dotato di una doppia personalità. Si potrebbe infatti ritenere che un assassino sia un individuo portato alla violenza ma, a differenza del famoso Ludovico, poi divenuto fra’ Cristoforo in I Promessi Sposi, che  uccide un uomo per un controverso diritto di precedenza sulla strada, (– Fate luogo. – Fate luogo voi, – rispose Lodovico. – La diritta è mia. – Co’ vostri pari è sempre mia.- ), in una occasione pressoché simile a quella raccontata dal Manzoni, Gualtiero Covella, pur essendo dalla parte della ragione, si lascia picchiare senza reagire da colui che gli sbarra la strada e lo urta volontariamente.

Il protagonista riesce a focalizzare le simpatie del lettore fino a quando, almeno, non si mette a filosofeggiare e a conversare con le persone che, per un motivo o per l’altro, gli ruotano intorno, attratte dal suo carisma e dalla sua pacata gentilezza. I dialoghi e i monologhi di Gualtiero Covella sono gli elementi del romanzo più discutibili e sarebbe stato opportuno, a mio avviso, averli ridimensionati. Da un uomo che viene descritto freddo, duro e cinico non ci si aspetta che sia anche logorroico e le citazioni che inserisce nei suoi discorsi danno l’impressione che lui, colto professore di latino, se la stia tirando. Assurdo, quindi, che chieda ai suoi interlocutori, sicuramente ancora più ignoranti di noi lettori, se conoscono Bateson e Epimenide.

In ogni caso la citazione più pertinente del romanzo è questa, tratta dal vangelo di San Marco, posta in epigrafe e che giustifica in parte il titolo del romanzo stesso:

«Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».
E Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio.»


Va da sé che in un intreccio tanto complesso e così stringato (solo 160 pagine) non si possa pretendere una compiuta disamina degli eventi e che i numerosi personaggi della storia compaiano troppo improvvisamente senza una adeguata presentazione. Tuttavia il romanzo è piacevole, scorrevole, il professore killer abbastanza originale e la prosa dell’autore piena di ironia.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Nessuno è buono
  • Autore: Michele Sciscio
  • Editore: goWare
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Pesci Rossi
  • ISBN-13: 9788867977574
  • Pagine: 167
  • Formato - Prezzo: eBook - Euro 4,99
 

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