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30 agosto 2017

Esemplare Uno - Veronica Balocco

C'è un uomo, tale Olav Bleiki, che ogni sera ripone gli stivali verdi a 55 centimetri dalla porta d'ingresso della sua casa bianca. Spostarli anche solo di un'inezia potrebbe avere gravi conseguenze. E lui sta molto attento a evitarlo. Non lontano c'è un pesce, tale Esemplare Uno, che da qualche tempo prova una strana sensazione. Un bisogno irrefrenabile, a cui non può più opporsi. Andarsene, prendere la via delle acque infinite, senza la certezza del ritorno. Nel mezzo ci sono una donna alta e rossa dalle improbabili doti di madre. Un giovane che ogni giorno si apposta sul fiume, ben nascosto, per osservare l'uomo che vede da lontano. Una pesciolina che dalla vita ha imparato due lezioni indimenticabili. Tanti perditempo ansiosi di trovare ragioni per criticare il prossimo. E poi un filo lungo e trasparente che lega tutti, annodandosi infine al capo di una canna da pesca. Siamo evidentemente a Nord, dove le relazioni umane prendono la forma dell'essenzialità. Ma siamo anche in un mondo nel quale, da un'esca lanciata in acqua, si possono raccogliere immense lezioni di vita.

Recensione

Esemplare Uno è il secondo libro scritto dalla giornalista Veronica Balocco, originaria di Biella. Il primo, L’Alba Bianca, è un romanzo che tratta dell’alluvione che tanti danni ha prodotto nel biellese nel 1968. Pur essendo molto diversi per argomento, in entrambi i libri c’è grande attenzione verso la natura.

Due sono i protagonisti di Esemplare Uno: Olav Bleiki, un pescatore ossessionato dall’idea di prendere all’amo un salmone e Esemplare Uno, un salmone, appunto, che pensa e ragiona quasi da essere umano.
Fra l’uomo che ha un atteggiamento ossessivo-compulsivo ed il pesce, il cui comportamento è naturalmente istintivo, è quest’ultimo a riuscire ad accattivarsi la simpatia del lettore.
Olav Bleiki nella sua ossessiva determinazione di catturare il salmone, cosa che gli permetterebbe di riscattarsi nei confronti dei suoi concittadini che lo dileggiano per la sua incapacità di riuscire a prendere una buona preda , non si fa scrupoli a non rispettare la normativa che stabilisce il periodo dell'anno in cui la pesca è consentita.

Bleiki è un pescatore sfortunato e, come tale, viene spontaneo accostarlo a Santiago, il personaggio di Hemingwey di Il Vecchio e il mare. Santiago, però, ha una carica di umanità che Olav Bleiki non possiede. Olav ha infatti un pensiero ricorrente, che fa rabbrividire il lettore, su come vuole comportarsi con il salmone una volta catturato :


Averlo tra le mani, ucciderlo con un colpo secco e goduto sul guscio del cranio. Guardarlo riversare sangue dalla bocca e osservarlo contorcersi. Sino al sussulto finale.

Olav viene avvicinato anche da una donna che passerà un po' di tempo in sua compagnia perché non ha di meglio da fare e non ha alcun istinto materno. La sua relazione con Olav è del tutto opportunistica e provvisoria; quando troverà di meglio se ne andrà da lui.
 Anche il salmone trova una compagna e con lei risale le rapide del fiume per arrivare al luogo adatto a mettere al mondo una prole che la salmoncina curerà con tutta la dedizione di cui la natura l’ha fornita.

La critica che si può imputare all’autrice è che avrebbe potuto approfondire la caratterizzazione dei personaggi umani.
In definitiva più che un romanzo si potrebbe definire una favola o, tutto al più, un racconto per ragazzi.
Il messaggio che vuole essere trasmesso sembrerebbe quello che è giusto assecondare l’istinto naturale e non lasciarsi prendere dalle ossessioni e dall’egoismo.
Rousseau sarebbe sicuramente d'accordo su questa raccomandazione. Ma c’è un personaggio minore nel romanzo, un ragazzino interessato alla pesca che rimane a guardare spesso Olav mentre sulla riva del fiume è intento a pescare. Il giovane, dotato della fortuna dei principianti, riuscirà a catturare la preda ambita dal vecchio pescatore.
Il ragazzino è anche rispettoso della legge ed è quindi meritevole del proprio successo. Questo è un ulteriore messaggio lanciato dal racconto ma pone anche una domanda: quanto viene condizionata la vita dalla fortuna?

La storia, in cui si alternano i pensieri dei protagonisti è scorrevole e si legge molto velocemente, ma è un po’ semplicistica. Tuttavia, se il fine di Veronica Balocco era solo quello di scrivere una favola destinata ad un pubblico di giovani, ha raggiunto il suo scopo ed è sulla base di questo che si da il giudizio di merito.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Esemplare Uno
  • Autore: Veronica Balocco
  • Editore: Bookabook
  • Data di Pubblicazione: 07/2017
  • ISBN-13: 9788899557638
  • Pagine: 100
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,00

8 maggio 2017

Storie della buonanotte per bambine ribelli - Elena Favilli, Francesca Cavallo

C’era una volta una bambina che sognava il principe azzurro. No! C’era una volta una bambina che sognava di volare, un’altra che amava le macchine, una che voleva diventare campionessa mondiale di tennis, un’altra che scoprì la metamorfosi delle farfalle!
Da Serena WIlliams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo, da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e illustrate da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef... esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.

Recensione

Di questo libro si è parlato così tanto negli ultimi due mesi che ormai saprete quasi tutto, ma repetita iuvant: primo nella classifica dei libri più venduti da settimane, Storie della buonanotte per bambine ribelli nasce da due trentenni italiane residenti negli Stati Uniti, Elena Favilli e Francesca Cavallo, che hanno finanziato il loro progetto tramite la piattaforma di crowfunding Kickstarter, raccogliendo in appena un mese più di un milione di dollari. Il libro nasce da un lodevole intento: presentare in forma di fiaba le storie vere di grandi donne di tutti i tempi che hanno sfidato handicap, famiglia, politica e società pur di fare ciò in cui credevano, attraverso cento brevi ritratti lunghi una pagina accompagnati da altrettante illustrazioni realizzate da artisti di tutto il mondo.

Quando si parla di femminismo, che non è una parolaccia, c'è sempre troppa gente che si immagina fanatiche isteriche che bruciano i reggiseni per strada e che si augurano l'estinzione del genere maschile. Anche qui repetita iuvant: scopo delle autrici non è rivelare alle bambine che sono meglio dei maschietti e che il maschio è un nemico contro cui combattere, ma spronarle a essere indipendenti, a credere in se stesse e non a chi dice questa cosa non è per femmine, a tenere duro attraverso le difficoltà piccole e grandi della vita e a non abbandonare mai la speranza di realizzarsi. E lo fa proponendo cento esempi di grandi donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi, alcune molto conosciute come le sorelle Bronte, Cleopatra, Coco Chanel, Elisabetta I, Evita Perón, Frida Kahlo, Ipazia, Virginia Woolf, altre meno, come Alfonsina Strada, le Cholita Climbers, Jessica Watson, Mary Kom, Ruth Bader Ginsburg, raccontando cosa hanno fatto e perché quello che hanno fatto è stato (o è) così straordinario.

I ritratti sono molti e non tutti pienamente riusciti. Alcuni - una delle critiche che più spesso sono state mosse a quest'opera - non meritavano forse di essere inclusi. Coerentemente con il target che il libro si è prefissato - bambini e bambine -, inoltre, le storie sono spesso amputate dei dettagli più truci della vita delle protagoniste, scelta condivisibile ma che ne svuota alcuni del loro significato più importante: che di idee, anche quelle belle, anche quelle giuste, si può anche morire. Anna Stepanovna Politkovskaja, giornalista russa impegnata sul fronte dei diritti umani in Cecenia, fu assassinata nel 2006 senza che le circostanze del suo omicidio siano ancora state chiarite a distanza di 11 anni. Ipazia fu lapidata. Tre delle sorelle Mirabal furono fatte assassinare da Trujillo a nemmeno trent'anni. E se pure il suicidio di Virginia Woolf, cui non si fa cenno, non qualifica di certo la sua attività di femminista e scrittrice, perché focalizzare il suo ritratto sulla depressione e sul suo rapporto con i marito?
Su altri si potrebbe poi ridire: il fulcro del processo di Artemisia Gentileschi contro Agostino Tassi non fu tanto lo stupro da lei subito, ma l'impossibilità di contrarre il matrimonio riparatore perché Tassi era già coniugato. Il ritratto che emerge di Michelle Obama è quello di spalla del marito. E qual è il merito di Ruth Harkness, che andò a strappare un panda gigante dal suo habitat per portarlo in uno zoo degli Stati Uniti? Bellissima, invece, la scelta di parlare del coraggio delle bambine di oggi, oltre che quelle di ieri: Coy Mathis, la bambina transgender a cui una sentenza pochi anni fa ha riconosciuto il diritto di usare i bagni femminili, la giovanissima velista australiana Jessica Watson, l'attivista nigeriana Balkissa Chaibou, il più giovane Premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai, la ballerina del Sierra Leone Michaela Deprince, la nuotatrice siriana Yusra Mardini.

Nonostante questi opinabili difetti, il libro è molto riuscito, anche se magari è troppo ambizioso pensare che sarà recepito appieno dal giovane target e diventerà forse uno di quei libri che i genitori acquistano per i figli ma che finiscono per tenere e apprezzare loro. Ma vale la pena provare a regalarlo, perché l'educazione alla parità dei sessi deve partire fin dai primi anni e ci auspichiamo tutti un mondo in cui le bambine non debbano essere considerate ribelli solo perché esercitano il loro sacrosanto diritto di essere se stesse.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Storie della buonanotte per bambine ribelli
  • Titolo originale: Goodnight stories for rebel girls
  • Autore: Elena Favilli, Francesca Cavallo
  • Traduttore: Loredana Baldinucci
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • ISBN-13: 9788804676379
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: Rilegato, illustrato - Euro 19,00

11 gennaio 2017

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine - Ransom Riggs

Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora vivi, e che - protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e dallo scorrere del tempo - si preparino a fronteggiare una minaccia oscura e molto più grande di loro?

Recensione

La pubblicazione e l'enorme successo della saga di Harry Potter hanno determinato un trend nelle trame dei fantasy per ragazzi pubblicati successivamente a cui pochi sono riusciti a sottrarsi. Si tratta di uno schema che ha lunghe radici sia nel cinema che nella letteratura e che vede come protagonista un ragazzino con legami familiari superficiali e quasi nessun legame sociale coi coetanei, da cui si sente inspiegabilmente diverso perché in possesso di abilità fuori dal comune, sconosciute ai "normali" e al protagonista stesso finché un rappresentate del mondo magico non giunge a comunicargli la sua straordinarietà portandolo nell'affascinante collegio dove quelli come lui vengono educati.

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine si adatta a questo schema molto meglio di altri predecessori, arricchendo la storia con un'atmosfera sinistra e un'ambientazione gotica in grado di generare molti più turbamenti rispetto alle saghe di vampiri che hanno dominato fino a qualche anno fa.
Ho particolarmente apprezzato l'idea che per i bambini di Miss Peregrine essere speciali non volesse necessariamente dire essere più "fighi" degli altri; al contrario le loro abilità fuori dal comune hanno quasi sempre connotati inquietanti e grotteschi, da cui deriva la necessità di vivere isolati nello spazio e nel tempo, protetti dalla diffidenza e dal pregiudizio altrui.
Ciliegina sulla torta, l'imponente casa nascosta nel cuore del bosco, nel bel mezzo di un'impervia isola dell'arcipelago britannico costantemente martoriata da pioggia e nebbia, costituisce un'irresistibile premessa per un racconto di fantasmi, mostri e altri pericoli misteriosi.

Superati i primi capitoli, tuttavia, appare evidente che ci troviamo di fronte a uno di quei casi in cui l'esecuzione non è all'altezza delle premesse.
Il primo punto debole è indubbiamente il protagonista: Jacob è il classico ragazzino viziato che ama lamentarsi senza un preciso motivo e si compiace di comportarsi da stronzetto perché la vita gli ha fatto l'enorme torto di donargli tutto, senza aggiungere un pizzico di avventura. Messo alla prova dagli eventi, non sembra mai particolarmente brillante e quando scopriamo la sua "peculiarità" non possiamo che restarne un pochino delusi perché l'abilità di Jacob, oltre a essere ritenuta da tutti la più utile e invidiabile, è anche l'unica che non lascia alcun marchio fisico e che consente di vivere una vita perfettamente normale. Insomma, a dispetto della apparenza Ransom Riggs fa solo finta di voler parlare di diversità ma non si sente in grado di rinunciare ad un protagonista più che perfetto.

A differenza di quanto accade in Harry Potter, dove la magia è un elemento chiave della storia che ne permea ogni aspetto, qui le peculiarità dei ragazzini di Miss Peregrine si rivelano presto solo una scusa per infarcire il libro di disturbanti fotografie in bianco e nero di ragazzini un po' inquietanti, che un tempo sarebbero stati definiti fenomeni da circo. Va però detto che queste fotografie costituiscono uno degli elementi migliori della storia, in grado di conservare quell'atmosfera tenebrosa e spettrale che la trama invece perde gradualmente.
Per questo motivo la nuova edizione del libro, che riporta in copertina la coloratissima locandina del film di Tim Burton tratto dal libro, toglie a mio parere qualcosa al romanzo rispetto a quella precedente che proponeva invece una di queste suggestive immagini in bianco e nero.
Tornando ai nostri bambini speciali, l'autore non sembra avere un'idea precisa di come sfruttare le loro particolarità, se non per farli esibire in uno squallido spettacolino, accantonandole poi per la maggior parte della storia, solo per riscoprirle opportunamente negli ultimi capitoli.

Ancora più deludente di Jacob è invece Miss Peregrine che non ha nulla a che fare con la conturbante immagine proiettata da Eva Green dai cartelloni pubblicitari del film. Mi rendo conto che non tutti i presidi/mentori possono avere il fascino di Silente ma la povera Miss Peregrine è davvero una delle più insipide e impreparate presidi mai viste in letteratura. Con i suoi vestiti antiquati e il suo sguardo severo ricorda più che altro una parodia annacquata di Mary Poppins senza la sua brillante personalità e con una tecnica di gestione delle crisi che definirei ridicola nel migliore dei casi.

Ovviamente non è tutta colpa sua: la trama imbastita da Riggs ha così tanti buchi che è sorprendente che sia riuscito ad arrivare a concludere il romanzo. Se vi state chiedendo che senso abbia tenere rinchiusi indefinitamente dei bambini in un loop temporale che li costringe a rivivere sempre lo stesso giorno avete individuato una delle maggiori insensatezze della storia, oltre che la lampante dimostrazione della stupidità di Miss Peregrine.
Le regole che governano questi loop, inoltre, sembrano piuttosto approssimative e non è mai spiegato con chiarezze se i bambini che lo abitano continueranno a vivere in eterno o sono comunque destinati a morire ad un certo punto.
Ma il vero punto debole sono i mostri che fanno la parte dei cattivi: le loro motivazioni sembrano piuttosto deboli e le loro azioni spesso insensate, tanto che, alla fine, non fanno altro che aggiungersi alla scarsa "spaventosità" della storia.

In conclusione, un'ottima idea eseguita piuttosto malamente che fallisce nel soddisfare quella volontà di raccapriccio a cui evidentemente aspira.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La casa per bambini speciali di Miss Peregrine
  • Titolo originale: Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children
  • Autore: Ransom Riggs
  • Traduttore: I. Katerinov
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 30 giugno 2016
  • Collana: Rizzoli best
  • ISBN-13: 9788817090018
  • Pagine: 383
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - Euro 18,00

23 novembre 2016

SteamWitch Inc. Vol 01: Le streghe di Cambridge - Fabrizio Colonna

Cambridge, 1852. Rubimonda Mariesol Lastrelle è una strega che vive in un bosco a nord della città, in una piccola comunità isolata dal progresso tecnologico e dai problemi della società moderna. Pepper Mint è una cittadina, erede di un'azienda in declino e perseguitata da un avido imprenditore. Due vite, due mondi, due personalità agli antipodi che il destino farà incontrare, gettandole in un'avventura per salvare un prezioso manufatto, opera del defunto padre di Pepper. Magia, treni a vapore, scope volanti e strabilianti invenzioni sono gli ingredienti di questa breve storia fantasy/steampunk, preludio di una saga in dieci volumi autoconclusivi.

Recensione

SteamWitch è il nuovo progetto di Fabrizio Colonna, un'affezionata conoscenza del nostro blog, che con questo nuovo filone a puntate in 10 volumi autoconclusivi racconta della simpatica streghetta Rubimonda, della sua amica Pepper Mint e di tutte le vicende che le vedono coinvolte come protagoniste.

Un lavoro molto ricercato e accurato, come già Fabrizio ci ha dimostrato nei suoi precedenti romanzi, ma questa volta ha superato se stesso scegliendo infatti un genere particolare, lo steampunk - un genere narrativo che introduce la tecnologia fantascientifica in un’ambientazione storica tipicamente della Londra Vittoriana ottocentesca.

Una streghetta tutto pepe, Rubimonda, è la protagonista della storia di Fabrizio; incaricata dalle sue colleghe streghe dell’acquisto del sale per ultimare una pozione, è costretta per la prima volta in vita sua ad allontanarsi dal suo amato bosco per andare in città.
Rubimonda è di una grande tenerezza, vederla alle prese con la città e con i famosi cittadini, quelle creature di cui aveva solo sentito parlare ma che mai aveva visto con i suoi occhi, leggere le sue battute e vederla impacciata le assicurano un rapido ingresso nel cuore dei lettori che subito le si affezionano e la eleggono ad eroina del racconto.

La sua storia di intreccia con quella della determinata Pepper Mint, erede della fabbrica SteamWork Inc. e della grande passione del padre, la tecnomanzia.
Un prezioso segreto la tiene legata alla fabbrica spingendola a non vendere e una misteriosa invenzione del padre le darà la forza di combattere gli sgherri del signorotto di città, Sir Bailey, che vuole assumere il controllo della fabbrica e di quanto essa cela nelle profondità.
Per qualche strano motivo Pepper e Rubimonda si trovano a unire le loro forze per riuscire a portare a termine l’impresa di Pepper.

Abbiamo quindi due protagoniste molto diverse ma allo stesso tempo molto vicine, impegnate in un'esperienza che le cambierà per sempre rendendole persone migliori, questo solo grazie al reciproco aiuto.
Lo scetticismo di Pepper sulle streghe è pari a quello che Rubimonda ha sui normali cittadini, tra sorrisi e momenti di suspense ne vedremo delle belle.

Il lettore si trova a leggere un racconto estremamente piacevole e fresco; nonostante possa sembrare una storia banale in realtà SteamWitch è grande nella sua originalità, un racconto per ragazzi in superficie ed anche per adulti in profondità, ricco di contenuto e di spunti di riflessione, specialmente sulla discriminazione sociale e sull’importanza di credere nei proprio sogni sostenendo le proprie passioni.

Fabrizio Colonna anche questa volta ha colpito nel segno costruendo una storia semplice ma allo stesso tempo diversa. La diversità al giorno d’oggi, specie nel mondo della narrativa, intimorisce mentre invece dovrebbe essere considerata per ciò che è, ossia una grandissima ricchezza. In attesa del secondo volume della saga faccio un grande in bocca al lupo all'autore per questa nuova avventura augurandogli il successo che merita.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: SteamWitch Inc. Vol 01:Le streghe di Cambridge
  • Autore: Fabrizio Colonna - Luca Canova (disegni)
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ASIN: B01E45XG5C
  • Pagine: 92
  • Formato - Prezzo: Ebook - 0,99 Euro

15 luglio 2016

Oliver Lifeless - Alessandro Fieschi

Oliver Lifeless ha tredici anni ed è stanco di seguire suo padre, famoso documentarista, in giro per gli Stati Uniti. Quando con lui si trasferisce a Jackson, nel Wyoming, non immagina lontanamente di poter trovare l’amicizia e l’avventura. Jack, Jacob, Timothy, Emily e Rebecca lo coinvolgeranno in una storia al limite tra la realtà e l‘immaginazione. In sella alle bici o tra i boschi del Parco Nazionale di Yellowstone, sotto lo sguardo indagatore dello sceriffo Morris o tra le grinfie del professor Connor, i ragazzi sfideranno antiche profezie e pericoli mortali legati all’antica origine del cognome di Oliver, portatore di un destino unico e tutto da scoprire.

Recensione

Oliver Lifeless è il libro che consiglierei a chiunque abbia voglia di tornare un po’ bambino, tra i banchi di scuola e le amicizie sincere fatte di uscite in bicicletta e fughe notturne da casa dopo il coprifuoco. Prima di tutto è un libro di una semplicità e di una dolcezza che conquisterebbe chiunque: il protagonista, Oliver, è un ragazzino di 13 anni che per il lavoro del papà documentarista viaggia di città in città cambiando ogni volta istituto scolastico; il caso vuole che si ritrovi nel bel mezzo di una antica profezia: le sorti della cittadina sono nelle sue mani e con l’aiuto dei suoi nuovi amici, molto particolari ed insoliti, si butta a capofitto nell’avventura che lo etichetta come il prescelto.

Una comicità dirompente e una spensieratezza che solo a quell’età appartiene sono alcuni degli ingredienti che fanno di questo breve romanzo un cavallo vincente. Unica nota insolita è il linguaggio dei ragazzini nelle prime pagine, un po’ troppo forbito per appartenere a degli scriccioli di 13 anni, ma questione di poche pagine e il tutto torna alla normalità linguistica più consona.

Mi sono realmente divertita nel leggere questo romanzo, il protagonista oltretutto mi ha ricordato la mia infanzia, fatta di viaggi e cambi repentini di scuole per gli spostamenti lavorativi del mio papà, quindi l’empatia è stata immediata.

A mio parere non si tratta solo un romanzo per ragazzi ma di un'opera adatta ai lettori di qualsiasi età, i quali potranno rispolverare dei valori e delle abitudini ormai andate perdute nell’era della morbosità tecnologica e dell’opportunismo: ritrovare un gruppo di ragazzini che si avventura nelle vie della città o della campagna limitrofa con bici in spalla piuttosto che dedicarsi al mondo dei videogames perdendo il contatto con la realtà è notevole e trasmette un messaggio di umanità e di cooperazione molto importante.
I ragazzini, Timothy, Rebecca, Jack, Emily, Jacob e Oliver, rispolverano uno spirito di collaborazione e un legame di amicizia vero e sincero, la loro purezza e la loro schiettezza si fonde con quella scaltrezza che li rende dei protagonisti speciali e intraprendenti, un po’ più che bambini insomma.

Vorrei infine spendere delle parole per la bellissima dedica dell’autore alla sua famiglia: i bambini sono i più grandi serbatoi di fantasia e creatività, molto più di quanto possiamo immaginare, peccato solo che crescendo quel mondo di sogni e avventure lentamente va svanendo e Oliver Lifeless è un modo per recuperare e rivivere quei mondi di fantasia. I miei complimenti ad Alessandro Fieschi, grazie per aver scritto un romanzo cosi fresco, simpatico e cosi piacevole da leggere!

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Oliver Lifeless
  • Autore: Alessandro Fieschi
  • Editore: Amarganta
  • Data di Pubblicazione: maggio 2016
  • ISBN-13: 9788899344481
  • Pagine: 100
  • Formato - Prezzo:Brossura - 10,00 Euro

26 giugno 2015

La scala urlante - Jonathan Stroud

Da più di cinquant’anni, Londra è scossa da quello che i suoi abitanti chiamano genericamente ‘Il Problema’, ovvero un’epidemia di fantasmi che ha infestato tutta l’Inghilterra. Gli unici a poter vedere, sentire e combattere gli spiriti maligni sono i ragazzini, arruolati nelle numerose agenzie di acchiappafantasmi.
Armati di spade d’argento, bombe di sale, limatura di ferro e Fuoco Greco, questi ghostbuster bambini devono affrontare le più terribili infestazioni. Ed è proprio alla ricerca di un lavoro che Lucy Carlyle, una giovane e talentuosa agente, si reca nella capitale, ma finisce per essere assunta dall’agenzia più piccola e sgangherata di tutte.
Nonostante la guida dell’affascinante e carismatico Anthony, la Lockwood & Co. è sull’orlo del fallimento. Per salvarla c’è solo una possibilità, accettare un incarico molto speciale. Peccato che preveda di trascorrere la notte nella casa più infestata d’Inghilterra e nessuna garanzia di uscirne vivi…

Dopo la fortunatissima saga di Bartimeus, Jonathan Stroud continua a incantarci con una nuova serie da brivido, piena di suspense, ironia e fantasmi terrificanti… Ambientato in una città brulicante di spettri, La Scala Urlante vi catturerà, vi divertirà, e vi farà tremare. Le vostre notti non saranno più le stesse!

Recensione

Quando anche un scrittore di talento come Jonathan Stroud ricorre a eroi dal sorriso sbieco e i capelli ingovernabili, non si può fare a meno di sentirsi un po' delusi.
E un po' delusa lo sono stata da questo La scala urlante, primo libro della nuova saga Lockwood and co., sebbene questo non mi abbia impedito di divorarlo avidamente in un paio di giorni.
Come avveniva nella Saga di Bartimeus (finora il capolavoro di Stroud), l'autore britannico ci introduce a una versione alternativa della Londra contemporanea, dove i fenomeni magici sono all'ordine del giorno e noti all'intera popolazione. L'ambientazione ha tuttavia un tocco più tradizionale, dato che l'elemento fantasy è impersonato (perdonate il gioco di parole) dagli spiriti dei defunti, scelta che immediatamente riporta alla memoria i più classici racconti di fantasmi, tra case infestate e apparizioni allo scoccare della mezzanotte.
L'originalità della storia sta nell'aver assegnato il ruolo di "acchiappafantasmi" ai ragazzini che, a differenza degli adulti, ancora conservano la capacità di percepire i fenomeni paranormali mentre i grandi, inutili in battaglia, sono relegati a ruoli di supervisori in quelle agenzie che hanno fatto un buisness della necessità di liberare l'Inghilterra dal "problema".
Lockwood and Co. rappresenta ovviamente l'eccezione a questo schema in quanto costituita solo da tre adolescenti, guidati dallo spavaldo e brillante Anthony Lockwood.

A dispetto dell'ambientazione moderna, La scala urlante possiede un tocco retrò, grazie anche alla narrazione in prima persona dell'ultima assistente di Lockwood, Lucy, il cui tono spesso ricorda quello del Dr. Watson quando racconta le avventure di Sherlock Holmes.
Lucy, inoltre, mostra quel mix di coraggio, pragmatismo e intuizione femminile che la distingue dalle classiche eroine degli Young Adult moderni, solitamente divise tra romantiche sognatrici e inguaribili maschiacci. Al contrario, l'impudente Lockwood e il topo da biblioteca George risultano un po' più stereotipate e monodimensionali, anche se non meno accattivanti.
Nel complesso il libro è avvincente e accattivante ma manca di quel tono tagliente e un po' sopra le righe che ha reso unica la Trilogia di Bartimeus; sebbene entrambe le opere siano pensate per un pubblico giovane, le avventure dell'irriverente jinni risultano più che godibili anche per un pubblico adulto e si interessano di complesse questioni etiche, mentre queste nuove avventure si caratterizzano per un tocco infantile, nonostante l'abbondanza di eventi terrificanti.
Se dovessi quindi giudicare il libro dal punto di vista di un adolescente non potrei che dare il massimo dei voti ma, da adulta, non posso non osservare un certa prevedibilità della trama e una mancanza di mordente nei dialoghi, che sono solo un pallido ricordo dei brillanti botta e risposta tra Bartimeus e Nathaniel (il quale era sicuramente un eroe molto più complesso), per cui tre stelle sarebbero più che sufficienti.
Ma, in definitiva, questo E' un libro scritto per ragazzini e ciò non si può ignorare, per cui alla fine scelgo una soluzione di compromesso e assegno quattro stelle.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La scala urlante
  • Titolo originale: The Screaming Staircase
  • Autore: Jonathan Stroud
  • Traduttore: Riccardo Cravero
  • Editore: Salani
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Romanzo
  • ISBN-13: 9788869180279
  • Pagine: 330
  • Formato - Prezzo: Cartonato con sovraccoperta - Euro 16,90

3 ottobre 2014

Il sussurro dell'uomo nero - Emanuele Corsi

Lisa è una ragazzina dalla fervida immaginazione, le piace raccontare storie e nella sua stanza ci sono moltissimi giocattoli. Una notte, la sua bambola preferita, Corinna, viene avvicinata dall’Uomo Nero, che le sussurra all’orecchio qualcosa di misterioso. Da quel momento, la vita di Lisa diviene un Inferno. Corinna, la delicata damina di porcellana, inizia a plagiare gli altri giocattoli contro la padroncina e riesce persino a rivoltarle contro le persone a lei più care! L’unico che le resterà fedele è un vecchio pupazzo, così brutto da non avere neanche un nome. O meglio, Lisa l’ha sempre chiamato solo “Coso” e con lui fuggirà in soffitta, attraverso un teatrino polveroso, ritrovandosi in un altro mondo, dove i ruoli sono invertiti: i giocattoli sono vivi mentre lei diventa una bambola.
La soffitta urlò, o qualcosa del genere. Per un attimo Lisa vide tutto ciò che aveva davanti tendersi all’infinito verso il teatrino, e “oltre” il teatrino: poi fu lei stessa ad allungarsi a dismisura, risucchiata nella finestra insieme al suo pupazzo. E, infine, tutto si fece scuro. L’avventura di Lisa e Coso è appena cominciata e non sarà facile per loro riuscire a sventare il piano ordito da Corinna, che farebbe di tutto pur di vendicarsi della sua piccola padrona, che non l’ha mai fatta giocare come lei avrebbe voluto…
La narrazione, ampiamente alla portata anche dei lettori più grandi, vi trascinerà nel bizzarro e variopinto Mondo in Soffitta insieme a Lisa, Coso e agli amici Bart e Cristina, in quello che potremmo definire un moderno Wonderland tutto italiano.

Recensione

Toy story, il famoso cartone della Disney, ci ha mostrato con chiarezza che i giocattoli possono provare emozioni molto intense, a volte anche in contrasto con le virtù attribuite al personaggio che rappresentano o al loro aspetto tenero e delicato. Accade così che lo sceriffo Woody, icona della giustizia e della lealtà, cerca di far sparire il ranger spaziale Buzz Lightyear, suo rivale nelle attenzioni del piccolo Andy o, ancora, che Lotso, un enorme orso di peluche rosa che odora di fragola, sia un crudele tiranno. In nessun caso però la crudeltà e la cattiveria sono rivolte verso gli esseri umani: i giocattoli non attaccano mai i bambini, neanche nei casi in cui questi sono i responsabili diretti delle loro disavventure, al massimo possono rianimarsi quel tanto che basta per spaventarli e indurli a smettere con le loro crudeltà.

Emanuele Corsi, invece, crea uno scenario, dove i giocattoli possono mettere in atto sentimenti di vendetta contro i loro piccoli proprietari e operare un sovvertimento della realtà in seguito al quale bambini e giocattoli si scambiano i ruoli. Gli artefici di questa situazione sono proprio loro, i bambini che spesso non prestano attenzione alle necessità dei loro giocattoli: li coinvolgono in avventure pericolose rompendoli oppure li lasciano immobili per così tanto tempo da generare in essi un odio profondo verso i loro padroncini. I giocattoli rotti, abbandonati o semplicemente infelici della loro condizione trovano rifugio nel Mondo in Soffitta, cioè il posto dove vanno a finire tutte le cose che non servono più: una dimensione parallela in cui i giocattoli si trasformano in terribili mostri animati da rabbia e aggressività, scaturite dalla noia e dalla frustrazione. Questi mostri (pagliacci in scatole a sorpresa, granchi giocattolo, cavalli a dondolo mannari) attaccano tutto quello che incontrano e Lisa, Coso, Bart e Cristina, protagonisti de Il sussurro dell’uomo nero, devono riuscire ad evitarli se vogliono sperare di tornare tutti interi nel loro mondo, dove ad aggredire i bambini sono solo gli adulti e i bulli.

Il sussurro dell’uomo nero è un romanzo horror in piena regola con luoghi bui popolati da mostri-giocattoli ed esseri soprannaturali che scaturiscono da paure ancestrali (l’uomo nero) rivolto ai bambini (dai 9/10 anni) che lo possono leggere abbastanza tranquillamente perché la tensione non arriva mai a creare un’attesa ansiogena circa la sorte dei personaggi e gli sviluppi che li attendono. Il lieto fine, inevitabile in un libro per bambini, dice al piccolo lettore che dentro di sé racchiude tutte le potenzialità per costruire la propria storia confrontandosi con le paure che lo assillano, nonostante le difficoltà che può incontrare. Un tema più generale, trasversale a tutto il romanzo, è l’invito ad andare oltre le apparenze, ingannevoli per definizione: la bambola elegante e delicata è in realtà un mostro crudele, mentre il pupazzo sdrucito e bruttino è un eroe coraggioso e leale, anche se non conosce le buone maniere.

Dal punto di vista del lettore adulto, la pecca principale del romanzo è la mancanza di suspence, soprattutto per il continuo ricorso a dei ex-machina che salvano la protagonista (detto per inciso, una bambina abbastanza antipatica che non ascolta mai i consigli di nessuno: ma questo, ovviamente, è l’opinione un’adulta). Inoltre, alcune domande rimangono insoddisfatte. Perché alcuni giocattoli si trasformano in mostri e altri, pur trovandosi nelle stesse condizioni di abbandono, no? Perché Coso a volte è un giocattolo e a volte, nonostante la necessità del suo intervento, rimane un pupazzo inanimato? Queste mancate risposte lasciano insoddisfatto il lettore più disincantato mentre, forse, non interferiscono con il piacere della lettura nel caso di un bambino.

Le ultime righe di questa recensione sono infine per i bei disegni di Ilaria Tuti, autrice e illustratrice, che riescono a comunicare in modo immediato la tensione e il senso di smarrimento dei protagonisti dando al racconto quell’atmosfera cupa che manca alla narrazione.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il sussurro dell'uomo nero
  • Autore: Emanuele Corsi
  • Illustrazioni: Ilaria Tuti
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: 27 maggio 2014
  • Collana: Inizi
  • ISBN-13: 978-88-98739-14-1
  • Pagine: 202
  • Formato - Prezzo: brossura – 15,00 Euro

21 dicembre 2013

Speciale Natale: Rover salva il Natale - Roddy Doyle

Roddy Doyle è uno scrittore e sceneggiatore nato a Dublino nel 1958. Laureato in lettere all'University College Dublin (UCD), prima di iniziare la sua carriera nel mondo della letteratura ha lavorato anche come insegnante. Le sue opere sono ambientate per lo più in Irlanda e hanno per protagonisti la gente della classe operaia di Dublino. Famoso per l'uso continuo dello slang e del dialetto irlandese nei suoi dialoghi, ha vinto il Man Booker Prize nel 1993 con Paddy Clarke ah ah ah!, edito in Italia da Guanda nel 1994.
Tra i premi che ha ricevuto ci sono anche un premio BAFTA (British Academy of Film and Television Arts) nel 1991 per The Commitments (in italiano I Commitments, edito da Guanda nel 1998) e sempre nel 1991 un altro Man Booker Prize con The Van (in italiano Due sulla Strada, edito da Guanda nel 1996). In italiano sono stati pubblicati tra gli altri: La donna che sbatteva nelle porte (in inglese The Woman Who Walked into Doors, del 1996, edito da Guanda nel 1997) dal quale in Italia è stato tratto un monologo teatrale con protagonista Marina Massironi, Irlandese al 57% (in inglese The Deportees del 2007, edito da Guanda nel 2009), Una stella di nome Henry (in inglese A Star Called Henry del 1999, edito da Guanda nel 2000), Bullfighting ( del 2011, edito da Guanda nel 2013) e i libri per bambini Il trattamento Ridarelli (in inglese The Giggler Treatment del 2000 del edito da Salani nel 2001), Le avventure nel frattempo (in inglese The Meanwhile Adventures del 2004 edito da Salani nel 2005), il titolo recensito e Tutta sua madre (in inglese Her Mother's Face del 2008, edito da Salani nel 2013). Ateo convinto, ha aperto a Dublino un centro di scrittura creativa chiamato "Fighting Words".


I bambini la sera non vogliono mai andare a letto. Tranne il 24 dicembre. Ma non sanno che Babbo Natale è davvero nei guai e che i loro regali sono seriamente in pericolo. Rudolph, la renna più forte e più veloce, che sa orientarsi a occhi chiusi tra le stelle, la renna più esperta negli atterraggi sui tetti, la renna che canta volando da un paese all’altro, è in sciopero. Babbo Natale sa che c’è solo un animale in grado di sostituire Rudolph: un cane di nome Rover! Riuscirà l’astuto elfo inviato da Babbo Natale a convincere il cane più furbo del mondo – quello che vendeva la cacca ai Ridarelli - a lavorare gratis per una notte intera?Un volo a perdifiato intorno al globo terrestre, una corsa contro il tempo, tra demenziali intervalli pubblicitari, capitoli capricciosi, lucertole in amore, e imprevisti esotici di ogni genere… È una notte speciale: stavolta anche i bambini possono viaggiare con Babbo Natale, e dal cielo cade zucchero invece che neve. Una notte magica e piena di risate, che solo il genio di Roddy Doyle poteva creare.

Recensione

Rover salva il Natale è il secondo libro di una trilogia che comprende anche Il Trattamento Ridarelli e Le Avventure nel Frattempo. Sul mercato è possibile trovare le tre opere accorpate, ma, nonostante questo, la storia di Rover si legge benissimo senza bisogno di conoscere le vicissitudini descritte negli altri due.

Riassumo velocemente: scaltro cane irlandese Rover deve sostituire la renna Rudolph - la migliore di quelle che Babbo Natale usa per trainare la sua slitta - la notte in cui i bambini di tutto il mondo aspettano trepidanti i propri regali. Ce la farà? Aiutato da Jimmy e Robby Mack - due discoli di Dublino -, le piccolissime Kayla Mack e la sua amica Victoria, e due lucertole che cambiano il nome a seconda della temperatura, Rover ce la metterà tutta per far sì che i giocattoli siano consegnati  prima che il sole sorga. Roddy Doyle confeziona con sagacia una storia sul Natale che lascia di buonumore sia il grande che il piccino.

Ovvio che a divertirsi di più nel leggere come si dice “cacca” in finlandese – tanto per fare un esempio - sia il preadolescente a cui l’autore si rivolge, ma anche l’adulto potrà passare un’ora col sorriso sulle labbra leggendo delle avventure di un improbabile ed eterogeneo gruppo alle prese con la festività più frenetica e gioiosa dell’anno. Così Rover e i suoi amici, interrotti ogni tanto da capitoli che invecchiano e pubblicità di dentifrici “miracolosi”, vengono affrontati da uccelli con il mitra nei cieli dell’Australia e aiutano la piccola Victoria a lasciare un regalo ai nonni che vivono in Nigeria in una casa con scritto sul tetto “Tina abita qui” a causa di un incidente combinato dalla madre quando era bambina.

Rover salva il Natale fila liscio fino ai vari finali “proposti” dall’autore in uno stato di divertente e irriverente anarchia. In più, i disegni semplici ma molto belli di Brian Ajhar rendono ulteriormente il clima gioioso che si respira dalla prima all’ultima pagina.

In conclusione, Rover salva il Natale andrebbe letto la sera della vigilia di Natale davanti al caminetto in attesa che un pingue vecchietto vestito di un improbabile rosso acceso scenda giù dal camino. Se abitate a Dublino la magia raddoppia, ma se non vivete nella capitale irlandese e non avete un camino in casa, beh, leggetelo ugualmente, anche solo per passare un’ora di buonumore.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Rover salva il Natale
  • Titolo originale: Rover Saves Christmas
  • Autore: Roddy Doyle, Brian Ajhar (disegni)
  • Traduttore: Giuliana Zeuli
  • Editore: Salani Editore
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 9788884511843
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 10,00 

31 agosto 2013

Aringhe rosse senza mostarda - Alan Bradley

Per Flavia de Luce, undicenne avventurosa, due fronti sono sempre aperti. L’uno: la resistenza attiva contro gli scherzi feroci delle sorelle maggiori, la colta Daphne e la frivola Ophelia, così diverse ma così solidali nel tormento alla sorellina. L’altro: l’investigazione degli strani casi del villaggio inglese di Bishop’s Lacey, dove sorge tra i cottage aggraziati la sua antica magione. Flavia è infatti di famiglia nobile, eccentrica come si deve e naturalmente squattrinata. La cosa più preziosa che ha ereditato da un avo è la passione fruttuosa per la chimica, che fa il paio, per affinità di metodo, con la vocazione investigativa.
Durante la fiera nel prato della parrocchia, ha la curiosità di consultare una veggente, alla quale giunge visione di Harriet de Luce, la madre morta in una escursione in montagna quando Flavia era bambina. Poco dopo, la zingara è aggredita nel suo carrozzone e ridotta in fin di vita. Il minaccioso episodio, sommato all’impossibile apparizione, sollecitano la piccola investigatrice. Qualcosa si è smosso, forse nei misteri del passato, forse in quelli del presente: stavolta è un cadavere vero che la ragazzina scopre, appeso, come un segno voluto, al tridente del Poseidone di una fontana nella sua tenuta, e con una posata dell’argenteria di casa infilzata nel naso. Impossibile non credere che sia un segnale mirato alla sua famiglia.
Le storie dell’incantevole Flavia, a metà tra il romanzo d’avventura e il giallo deduttivo, formano una serie di grande successo che possiede l’instancabile nutrimento dei colpi di scena continui, del brivido a ogni passo, della giocosità che prorompe dallo sfondo più tenebroso, proprio dei classici della letteratura per ragazzi. Il brio spumeggiante del libro che non può che avvincere a ogni paragrafo. Ma l’intreccio complesso e conseguente, lo spessore psicologico dei personaggi, la specificità dell’ambientazione appartengono alla letteratura universale.

Recensione

La tradizione inglese vuole che le aringhe, specie se prive di condimento, siano "una pietanza grossolana, buona per uno stomaco volgare", un pasto per poveri, quindi, o, quantomeno, non per buongustai, tant'è che la frase da cui deriva il titolo è ricavata dalla tragicommedia del 1594 di Greene e Lodge "A looking-glass for London and England". In esso viene detto che un bicchiere di birra senza una donzella, ahimé è come un uovo senza sale o un'aringa rossa senza mostarda. Ma una "red herring" sta anche ad indicare nei paesi anglosassoni una falsa pista e il titolo del libro gioca sul doppio senso che ben si sposa con un romanzo giallo, dove ciò che sembra non è sempre ciò che è.

Il romanzo, come si evince anche dal ritmo giocoso, sarebbe destinato soprattutto ad un pubblico giovane, tuttavia le oltre 400 pagine che compongono il libro potrebbero rappresentare un serio ostacolo per i meno portati alla lettura.

L'investigatrice di questo caso poliziesco, che si svolge nel 1950, è Flavia de Luce, un'undicenne impicciona come miss Marple e supponente come Sherlock Holmes. Credo che la frase riportata la dica lunga sulla mentalità di questa ragazzina: Quando mi trovo insieme agli altri una parte di me rimpicciolisce. Soltanto da sola posso godermi pienamente la compagnia di me stessa. Flavia narra le proprie avventure con umorismo prettamente britannico e le sue considerazioni sono le parti più divertenti del romanzo. Amica inseparabile è Gladys, la sua bicicletta, con cui le piace discutere senza mai essere contraddetta. Flavia, che ha il pallino per la chimica, ama ogni tanto infiorettare il racconto con i componenti delle sostanze da lei analizzate (le lacrime sono come un brodo ricchissimo di ingredienti: acqua, potassio, proteine, manganese, vari enzimi, grassi, olii, cera, con l'aggiunta di un bel po' di cloruro di sodio per insaporire il tutto). Dispone di un laboratorio attrezzato in una delle tante stanze nella grande dimora, situata nella tenuta di famiglia nel villaggio di Bishop's Lacey in Inghilterra. L'abitazione è un po' decadente e in parte priva di riscaldamento, dati i gravi problemi finanziari del proprietario, il padre di Flavia, che, tuttavia, non si priva di un maggiordomo tuttofare ed una cuoca.

In questo romanzo la polizia non fa una bella figura, non raccogliendo indizi sulla scena dei crimini e facendosi precedere da una ragazzina nella soluzione del caso. I fatti si svolgono nella campagna inglese e i poliziotti di periferia, è risaputo, non sono in genere considerati i più astuti. Tuttavia, da quella volta che il coroner ha stabilito che il banchiere Roberto Calvi si era suicidato impiccandosi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, niente può meravigliarci delle forze dell'ordine della Gran Bretagna.

Flavia de Luce è in perenne contrasto con le due sorelle maggiori che tendono a tiranneggiarla e con cui scambia spesso scherzi feroci. Flavia si pone pertanto, già alla sua giovane età, la domanda: si può amare e odiare nel medesimo tempo? La stessa questione se la poneva Catullo (Odi et amo) secoli prima, ma ad un'età molto più avanzata della nostra protagonista.

Per quanto riguarda la parte investigativa, essendo il romanzo destinato prevalentemente ad un pubblico giovane, c'è più azione che riflessione, ma gli indizi che l'autore inserisce per la scoperta del colpevole -o colpevoli- devono essere opportunamente interpretati dai lettori.

Dei romanzi della serie "Flavia de Luce" scritti da Bradley, canadese di nascita, classe 1940, giornalista ed autore radiofonico, questo è il terzo episodio. I primi due sono stati editi da Mondadori.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Aringhe rosse senza mostarda
  • Titolo originale: A red herring without mustard
  • Autore: Alan Bradley
  • Traduttore: Alfonso Geraci
  • Editore: Sellerio
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: La memoria
  • ISBN-13: 9788838930164
  • Pagine: 440
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

29 agosto 2013

Il fabbro di Wootton Major - J.R.R. Tolkien

Quando il figlio del fabbro di Wootton Major, alla Festa dei Ventiquattro, mangerà la fetta della Grande Torta con la misteriosa stellina fatata, la sua vita cambierà, perché entrerà così in possesso della chiave del magico mondo delle fate. Ad attendere il piccolo fabbro di Wootton Major ci sarà quindi il dono dell'accesso a questo mondo incantato, e un avventuroso viaggio verso gli arcani segreti del Re e della Regina delle Fate. Corredato dalle illustrazioni di Pauline Diana Baynes che ne impreziosivano l'edizione originale, il volume comprende la genesi della storia raccontata da Tolkien, la sua analisi della struttura temporale e dei personaggi e la versione originaria del racconto, con un finale diverso...

Recensione

Il fabbro di Wootton Major è un racconto di J.R.R. Tolkien pubblicato nel 1967, l'ultima opera mentre l'autore era ancora in vita. Romanticamente potremmo considerarlo una sorta di commiato dell'autore al mondo di Faerie, una fiaba per bambini ben ponderata (come dimostrano le diverse stesure e gli appunti dell'autore a riguardo) ed equilibrata piuttosto che uno spontaneo volo d'immaginazione. La novella avrebbe dovuto essere parte della prefazione di Tolkien a The Golden Key, storia di fate di George MacDonald, ma si sviluppò come racconto a sé.

La trama è semplice, e pur non essendo collegata in alcun modo alla Terra di Mezzo, riecheggia il leif motiv di molte opere dell'autore, soprattutto l'attacco dei Racconti ritrovati: nel paese di Wootton Major, immaginario ma indubbiamente anglosassone, ogni ventiquattro anni si tiene una festa a cui partecipano ventiquattro bravi bambini. Per l'occasione, il Maestro Cuoco serve una torta, ma in quella preparata da Nokes e dal suo apprendista Alf c'è una sorpresa: una pietra scintillante nascosta nell'impasto insieme ad altri ninnoli, che viene inconsapevolmente ingoiata dal figlio del Fabbro. La pietra si incastona nella fronte del bambino, e si rivela un vero e proprio lasciapassare (nonché protezione) per i reami di Faerie, che Fabbro esplora in lungo e in largo.

Il tema principale della fiaba, forse più alla portata degli adulti che dei bambini, è quello della rinuncia: ampio spazio viene dato, oltre naturalmente alle peregrinazioni di Fabbro nelle terre fatate, alle modalità di cessione della pietra a un successore, perché, come raccomanda Alf (che forse è molto più di chi dice di essere) al protagonista, ci sono cose che "non possono appartenere a un uomo per sempre, né si possono conservare come cimeli di famiglia. Sono solo prestate": l'accesso a Faerie, concesso a Fabbro finché è giovane e pieno di immaginazione, diventa impossibile nel momento in cui all'immaginazione subentra la saggezza della maturità. Impossibile non lasciarsi tentare da un paragone con l'Unico Anello, oggetto colmo di potere maligno la cui cessione è quasi sempre accompagnata dal sangue.
Fabbro, come dicevamo, rappresenta forse lo stesso Tolkien nell'atto di ritirarsi da Faerie, cioè dai reami della sua immaginazione, e di lasciare la sua pietra scintillante perché qualcun altro possa riceverla.


Un commento all'edizione: Il fabbro di Wootton Major è inserito anche nella raccolta Albero e foglia, ed è di quella (o semmai dell'edizione singola economica) che consiglio l'acquisto. Le pagine di quest'edizione in particolare - dal costo spropositato giustificato solo in parte dalla bellezza delle edizioni deluxe Bompiani - sono quasi interamente dedicate ad appunti di Tolkien, correzioni, apparati critici, tanto che la fiaba in sé occupa solo quaranta delle sue centoquaranta pagine, illustrazioni (di Pauline Baynes, le stesse dell'edizione originale) comprese.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il fabbro di Wootton Major
  • Titolo originale: Smith of Wootton Major
  • Autore: J.R.R. Tolkien
  • Traduttore: Francesco Saba Sardi
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • Collana: I libri di Tolkien
  • ISBN-13: 9788845234965
  • Pagine: 142
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 19,00 Euro

2 agosto 2013

Storia di Malala - Viviana Mazza

Malala ha solo undici anni quando decide di alzare la voce. E ne ha quindici quando, in un giorno come tanti, mentre insieme alle sue amiche sta andando a scuola, i talebani tentano di ucciderla. Perché? Nel suo Paese, il Pakistan, si è scontrata contro chi vuole togliere alle ragazze e alle donne i loro diritti. Con l’appoggio della sua famiglia, Malala ha scelto di urlare il suo “no”. Poco più che bambina, ha lottato senza armi né violenza, ma con il coraggio delle parole e dell’istruzione, con la forza della verità e dell’innocenza. A metà tra il documentario e il diario, attraverso gli occhi di Malala e il cambio delle stagioni nella valle di Swat, scopriamo la vita e le paure, le amicizie e i sogni di una ragazza lontana eppure vicinissima.

Recensione

Nel giorno del suo sedicesimo compleanno, il Il 12 luglio 2013, Malala è invitata a parlare all’assemblea delle Nazioni Unite, e chiede ai leader mondiali di impegnarsi affinché il diritto all’istruzione sia garantito a tutte le persone in ogni parte del globo, senza discriminazioni. Candidata al premio Nobel per la pace dal partito laburista norvegese e appoggiata dall’organizzazione internazionale Change.org, Malala è il simbolo del coraggio per moltissime bambine di tutto il mondo.

Viviana Mazza, corrispondente agli esteri per il Corriere della Sera, racconta la sua storia in un libricino curato e realizzato per ragazzine a partire dai tredici anni. Il libro è rifinito fin nei dettagli, ogni capitolo inoltre è adornato da un disegno di Paolo d’Altan, illustratore autodidatta e per questo ancora più apprezzabile.

Numerose sono state le fonti consultate da Viviana Mazza per scrivere questa storia: il diario tenuto da Malala per la BBC è stato lo strumento più utile - racconta -, mentre i documentari del New York Times e le interviste concesse da Malala e da suo padre prima e dopo l’attentato sono servite come ulteriore documentazione, come del resto gli articoli usciti sui giornali pachistani e stranieri sulla situazione nella valle di Swat. La scrittrice narra gli eventi inserendo degli episodi o più specificatamente dei personaggi di sua fantasia, per meglio restituire i pensieri e le situazioni della vita vissuta da Malala. Nel libro scrive: “Queste ricerche mi hanno spinta, a volte, a includere nel racconto fatti contemporanei alla vicenda di Malala, ma non menzionati esplicitamente da lei: credo che siano utili a descrivere meglio il suo mondo e, per poterli narrare in maniera efficace, ho inventato alcuni personaggi e inserito dialoghi frutto della mia fantasia.”

La vicenda dell’attentato viene raccontata già nel primo capitolo: questo permette al lettore di tranquillizzarsi nella lettura dei successivi e di concentrarsi sulle vicende che vengono narrate. La valle di Swat, luogo dove si svolge la vicenda, viene descritta come una terra ricca e lussureggiante al cui interno finisce per imporsi il leader dei talebani, Maulana Fazlullah, trentenne ribelle che da ragazzo faceva il predicatore in moschea. Gradualmente Maulana riesce a insediarsi nelle case pachistane attraverso la radio, tanto che viene soprannominato “Maulana Radio”, e passa da prediche generiche sulla preghiera e contrarie alla guerra degli americani in Afghanistan a imporre veri e propri divieti che mirano a mortificare il corpo femminile attraverso il divieto dei cosmetici e l’imposizione del burqa. Maulana Radio forma giorno dopo giorno il suo esercito di ribelli talebani. La situazione degenera e si arriva al divieto di istruzione scolastica per le donne, ma Malala, incentivata fin da piccina da suo padre allo studio e all’ambiziosa carriera politica, non si perde d’animo e grazie anche all’aiuto di un giornalista della BBC riesce a dare la sua testimonianza sui fatti terribili che la coinvolgono.

Nonostante la storia sia narrata in modo infantile e leggero – per quanto possa essere possibile una narrazione leggera quando si trattano certi argomenti –, il diario di Malala racconta verità molto pesanti, episodi di violenza non giustificabile, parla della mortificazione dell’essere umano in ogni aspetto. Per certi versi mi ha ricordato il diario di Anna Frank, opera sconvolgente e memorabile allo stesso tempo, in cui i fatti narrati, pur se abominevoli, sono intrisi di speranza, passione, fede e amore verso la vita. Viviana Mazza ha deciso di raccontare qualcosa di estremamente forte e problematico, attraverso però degli occhi innocenti. Il risultato è che la vita vince su ogni dolore, su ogni evento e su ogni perversa crudeltà dell’essere umano. Una storia che sicuramente farebbe rivedere il concetto di "noia" alle ragazzine di tredici anni che "si annoiano" su Facebook.


Un estratto del libro molto significativo:

– In questi giorni hanno distrutto altre cinque scuole. Quello che non capisco è:  perché? – esclama. – Erano già chiuse. Nessuno ha più frequentato le lezioni dopo il giorno stabilito.
- Secondo me l’hanno fatto per vendetta – prova a spiegare Laila. – Ho sentito che l’esercito ha ucciso lo zio di Maulana Shah Dauran. I talebani fanno sempre così. Ogni volta che vengono colpiti, si vendicano sulle nostre scuole. E i soldati cosa fanno? Niente. Stanno seduti nelle loro baracche in cima alle colline, sgozzano le pecore e mangiano a piacimento.
Siccome suo papà fa il panettiere e dal suo negozio passa tanta gente, Laila sente sempre i discorsi degli adulti sui talebani. Ma a volte le voci che girano non sono vere.
Qualche giorno fa, per esempio, si era convinta che Maulana Shah Dauran, cioè il braccio destro di Fazlullah, fosse morto. Mentre in realtà è vivo e vegeto.
E infatti parla in continuazione alla radio.
Raccomanda alle donne di restare in casa e proibisce loro di andare al mercato. E’ un po’ assurdo, visto che, prima di diventare un talebano, aveva anche lui una bancarella al bazar. Avverte gli ascoltatori che le scuole, sia femminili che maschili, usate come basi dell’esercito verranno attaccate. Annuncia che tre ladri saranno frustati e invita tutti i cittadini ad assistere allo “spettacolo”.
- Ma perché i soldati non ci difendono? – si chiede Malala. – Perché non vanno ad arrestare i talebani? Durante le esecuzioni pubbliche, per esempio… Sanno che possono trovarli lì.
Sembrerebbe logico, come i problemi di matematica assegnati a Malala e Laila per le vacanze. Ma i comportamenti dei grandi, a volte, seguono calcoli diversi, e sono davvero incomprensibili.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Storia di Malala
  • Autore: Viviana Mazza
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Contemporanea
  • ISBN-13: 9788804633679
  • Pagine: 181
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta, illustrato - Euro 14,90

20 luglio 2013

Erba Alta - Gianluca Gemelli

Perché in un campo desolato dall'erba fitta e alta compaiono dal nulla strani oggetti? Qual è il segreto del vecchio palazzo che ospita la "Comunità Il Sorriso"? E chi si nasconde nel cimitero abbandonato? Ci sono abbastanza misteri quest'estate a Basigliano per movimentare le pigre vacanze di Giampa e dei suoi amici, trasformandole in una vera avventura. Ma servirà loro un bel po' di coraggio e di fortuna per districarsi tra zombi, fantasmi e criminali.


Recensione

Il protagonista principale del romanzo è Giampaolo, detto Giampa. Ha dodici anni, vive con il padre e il fratello Marco a Roma, perché la madre, separata, sta con il nuovo compagno e i due figli di lui. Giampa trascorre un mese delle vacanze estive dalla nonna paterna a Basigliano, un paesino dell’Abruzzo, dove si trova ogni anno con altri due ragazzini di età poco superiore e con cui riesce a essere in sintonia, nonostante la differenza di carattere e interessi. Per quanto la situazione familiare del giovane protagonista non sia ottimale, non sembra che questo gli crei problemi. Neanche l’indifferenza mostrata dal padre nei suoi confronti appare turbarlo eccessivamente. Tutta la sua attenzione è concentrata sulla comprensione di affascinanti misteri che l’assorbono completamente, anche se cercare di risolverli vuol dire andare contro le raccomandazioni della nonna: non entrare nell’erba alta e nel cimitero abbandonato di San Damiano.
Nonostante la disobbedienza di Giampa, sotto certi aspetti diseducativa, il lieto fine è scontato, grazie anche alla perspicacia di Arianna, la ragazza di cui il protagonista potrebbe essersi innamorato, e alla presenza di spirito di due adulti: suor Margherita e la nonna.
Difficile trovare difetti in questo romanzo, se riteniamo che sia indirizzato solo a un pubblico di minori. Giampa, per avere appena dodici anni, appare un po’ troppo maturo nell'accettare la situazione familiare, tenendo conto che non si lamenta di vedere la madre solo per un breve periodo all’anno e che il padre, apparentemente tutto preso dal lavoro (in realtà ha una nuova "fidanzata"), lo trascura. Possibile che non si risenta di questa scarsa attenzione? Non solo, difende anche la madre quando la nonna la biasima poco correttamente. I "cattivi", invece, nella loro malvagità, appaiono un pò troppo sprovveduti per motivi che non si possono rivelare, al fine di non rovinare la sorpresa al lettore. Se l'intenzione dell’autore era solo quella di scrivere una originale storia di avventure per ragazzi, ha centrato il suo obiettivo. L’autore precisa di non essere un emergente, ma non ce ne sarebbe stato bisogno, perché questo si intuisce leggendo il romanzo che non presenta nessuno dei difetti tipici degli esordienti.
Innegabile la capacità di scrivere di Gemelli e di costruire una trama logica e ben articolata, com’è del resto giusto attendersi da un professore di matematica. Piacevole, inoltre, la soffusa ironia che serpeggia in tutto il libro. Tuttavia rimane l’impressione che l’autore avrebbe potuto indirizzare il romanzo anche a un pubblico più adulto, accantonando un certo buonismo di fondo (le favole dei fratelli Grimm sono molto più cruente, come del resto lo è la cronaca che si legge tutti i giorni sui giornali), approfondendo temi appena sfiorati, come quello della famiglia allargata, la nascita di un amore, la necessità per un ragazzo di fare esperienze, anche se ciò comporta andare contro le raccomandazioni di un adulto. Ne avrebbe potuto venir fuori probabilmente un buon romanzo di formazione, ampliando la cerchia dei lettori. Gianluca Gemelli ha preferito invece, per così dire, “volare basso”. Naturalmente le scelte vanno rispettate, ma è un peccato possedere un'auto da corsa ed utilizzarla solo per i piccoli spostamenti in città.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Erba Alta 
  • Autore: Gianluca Gemelli
  • Editore: Photocity
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13:978-88-6682-309-4
  • Pagine:151
  • Formato - Prezzo: Euro 8,00

4 luglio 2013

Il castello errante di Howl - Diana Wynne Jones

La giovane Sophie vive a Market Chipping, nel lontano e bizzarro paese di Ingary, un posto dove può succedere di tutto, specialmente quando la Strega delle Terre Desolate perde la pazienza. Sophie sogna di vivere una grande avventura, ma da quando le sorelle se ne sono andate di casa e lei è rimasta sola a lavorare nel negozio di cappelli del padre, le sue giornate trascorrono ancora più tranquille e monotone. Finché un giorno, la perfida strega, per niente soddisfatta dei cappelli che Sophie le propone, trasforma la ragazza in una vecchia. Allora anche Sophie è costretta a partire e ad affrontare un viaggio che la porterà a stipulare un patto con il Mago Howl, a entrare nel suo castello sempre in movimento, a domare un demone e infine a opporsi alla perfida Strega. Insomma, Sophie nel tentativo di ritrovare la sua giovinezza, dovrà affrontare suo malgrado molte più avventure di quante ne avesse mai sognato!
Questo romanzo ha ispirato al maestro del cinema di animazione Hayao Miyazaki il film omonimo.

Recensione

Non è raro che talvolta la notorietà di un film eclissi a tal punto quella del libro da cui è tratto da far sì che i più non ne conoscano nemmeno l'esistenza. E' così che il romanzo della scrittrice inglese Diana Wynne Jones, pubblicato nel 1986, risulta pressoché sconosciuto nonostante la popolarità ottenuta dal lungometraggio animato di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli, che ha travalicato i confini del target cui il libro era destinato (bambini e ragazzini) per imprimersi stabilmente nell'immaginario dei lettori di tutte le età.

La protagonista, Sophie Hatter, è una ragazza che si affaccia alle soglie dell'età adulta, primogenita di tre sorelle e pertanto convinta di essere destinata a una vita di fallimenti per quel noto topos delle fiabe che vuole il successo del figlio minore in seguito ai disastri dei due maggiori. Sophie, sfruttata dalla matrigna nella cappelleria ereditata dal padre, consuma la sua giovinezza lavorando, conversando con i cappelli che crea, e ascoltando dal retrobottega i pettegolezzi delle clienti sulle scorribande del Mago Howl - che, si dice, seduce le giovinette per poi rubare loro l'anima - e sulla terribile Strega delle Lande. E' proprio la Strega che un giorno si presenta nella cappelleria, scagliandole addosso senza alcuna ragione un sortilegio che la invecchia di colpo.
Sophie non si perde d'animo, e d'altronde vecchia lo è sempre stata, dentro: raduna un fagotto e decide di lasciare la città in cerca di fortuna. Lungo la strada incontrerà un misterioso spaventapasseri in difficoltà, un cane legato, e soprattutto il sorprendente castello volante del Mago Howl. Cercando riparo per la notte, Sophie riesce a farsi accogliere da Michael, giovane apprendista del mago, e a stringere un patto con il demone Calcifer, la forza magica che muove il castello: se Sophie riuscirà a rompere il contratto che lega il demone ad Howl, lui spezzerà il sortilegio che la invecchia.
Howl, scopre Sophie - che nel frattempo si è autonominata donna delle pulizie - non è il mago terribile di cui in città si parla con timore, ma un bellimbusto distratto e vanesio che trascorre ore in bagno a imbellettarsi per sedurre le ragazze di cui si infatua, salvo poi perdere interesse in loro quando finalmente gli cedono. Ma Howl, che viene da un mondo in cui le persone vestono in modo strano e passano il tempo a guardare una bizzarra scatola con altre persone in miniatura, dispone di una potente magia che il re vorrebbe utilizzare per trovare il fratello scomparso, e anche su di lui pesa una maledizione scagliata dalla Strega.

Il castello errante di Howl non è niente più che un romanzo per bambini - appunto - divertente e molto ben congegnato, appassionante e soprattutto affatto didascalico. Il principale problema della letteratura per l'infanzia (e non solo) odierna è che si tende a destinare ai bambini romanzi che, invece di spingerli alla ricerca e all'approfondimento, appiattiscono il loro livello intellettivo e culturale con trame inesistenti, un linguaggio fin troppo semplificato, e consigli di vita non richiesti. Per averne la conferma, basti confrontare un Topolino degli anni '90 con uno degli ultimi.
Il romanzo della Jones, che per l'appunto ha ormai quasi trent'anni, pur presentando tutte le strutture e caratteristiche tipiche della narrativa per l'infanzia, si dimostra variegato, dallo stile affatto semplificato, con una galleria di personaggi né piatti né stereotipati. La storia tiene bene fin oltre metà, per poi guastarsi in un guazzabuglio poco comprensibile di agnizioni, rivelazioni, prese di coscienza e risoluzioni.
E' senza dubbio consigliato ai più giovani, può risultare invece alquanto infantile e semplicistico ai lettori più adulti che si aspettano qualcosa di più di una lettura distensiva e senza impegno.

Nota: si tratta del primo volume di una trilogia, interamente pubblicata da Kappaedizioni. Purtroppo tutti i volumi risultano fuori catalogo e quindi di difficile reperimento:
  • Il castello errante di Howl (2007)
  • Il castello in aria (2007)
  • La casa per Ognidove (2010)

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il castello errante di Howl
  • Titolo originale: Howl's Moving Castle
  • Autore: Diana Wynne Jones
  • Traduttore: Daniela Ventura
  • Editore: Kappaedizioni
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • Collana: Magazine
  • ISBN-13: 9788874710959
  • Pagine: 245
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15.00 Euro

6 dicembre 2012

D'un tratto nel folto del bosco - Amos Oz

La notte, al villaggio, uno strano, impossibile silenzio abita il buio. Anche di giorno, l'assenza degli animali lascia ovunque le sue tracce: non un cane in cortile, non un gatto sui tetti, e nemmeno una mosca che ronza o un grillo che canta nei prati intorno. Qualcosa dev'essere successo tempo fa e i bambini ogni tanto fanno domande che restano senza risposta. Fino a quando Mati e Mayanon partono per la loro avventura, in cerca del mistero del villaggio dove gli animali sono scomparsi. Nel folto del bosco troveranno Nimi, il bambino puledrino ammalato di nitrillo, Nehi, il demone del bosco e una triste verità.

Recensione

Ben lontano dai più caratteristici romanzi di Oz, D'un tratto nel folto del bosco è un affettuoso omaggio alla tradizione fiabesca, un inno alla capacità immaginativa dei bambini, alla loro spensierata innocenza che si traduce in uno scenario bucolico e arcadico, che sa di tempi lontani e andati. 

Un villaggio, un bosco, un mistero - l'improvvisa, inspiegabile scomparsa degli animali. Nel rispetto affezionato del canone, Oz delinea in maniera netta i confini allegorici del piccolo villaggio e del bosco oscuro e misterioso, del giorno in cui tutto è ammissibile e della notte in cui accade l'inverosimile. E, come nella tradizione fiabesca, gli animali sono creature altrettanto metaforiche, innocenza selvatica che cammina su quattro zampe, con un suo proprio linguaggio - proprio il linguaggio segreto che i piccoli protagonisti del romanzo scoprono e imparano a usare.

Una favola dolce, dal sapore antico, vestigia di una perduta età dell'oro, estremamente nostalgica; ma un autore come Oz non avrebbe potuto limitarsi a riproporre una storia classica, trita e ritrita. D'un tratto nel folto del bosco è di più, molto di più: in un paese dilaniato da un eterno conflitto emotivo, anche la più semplice fiaba diventa un mezzo per parlare della diversità, dell'isolamento, dell'esclusione. Isolamento non solo dei bambini dagli adulti, ma tra i bambini stessi, capaci di una crudeltà che si è sempre restii a riconoscere. Quella di Maya e Mati è dunque la storia di una presa di coscienza, la storia dell'affermazione dell'identità; nella scelta estrema di violare i confini, i due ragazzini affermano se stessi, contro chiunque li chiami "diversi", scoprendo un linguaggio, quello animale, che non conosce la parola "normale", e con esso la libertà.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: D'un tratto nel folto del bosco
  • Titolo originale: Suddenly in the Depth of the Forest
  • Autore: Amos Oz
  • Traduttore: E. Loewenthal
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Universale economica
  • ISBN-13: 9788807819711
  • Pagine: 114
  • Formato - Prezzo: Brossura - 6,50 Euro

2 luglio 2012

Lemony Snicket's A Series of Unfortunate Events: The Bad Beginning, The Reptile Room, The Wide Window - Lemony Snicket

Like school, prison or an enormous cake with a spyglass baked into it, this collection of puzzles and games will keep you 'out of trouble', a phrase which here means 'far away from distressing books and movies'. Lemony Snicket has spent many miserable years researching the lives of the Baudelaire orphans, but you can always do something much cheerier with your time.


Recensione

«Sono desolato di dovervi annunciare che il libro che avete fra le mani è estremamente sgradevole. Racconta infatti la triste storia di tre ragazzi molto sfortunati»

Una serie di sfortunati eventi è un ciclo in tredici romanzi per ragazzi attribuito a Lemony Snicket, narratore della storia e marginale personaggio della saga, nonché eteronimo dell'autore Daniel Handler. L'edizione da me letta è quella inglese, e contiene i primi tre volumi della saga, che rimaneggiati costituiscono anche la trama del grazioso film Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi diretto da Brad Silberling e con Jim Carrey nei panni del Conte Olaf.

The Bad Beginning (in italiano Un infausto inizio) permette al lettore di fare la conoscenza dei giovani Baudelaire, tre bambini recentemente divenuti orfani a causa di un incendio che ha distrutto la loro casa e le loro precedenti vite. Violet, la maggiore, ha quattordici anni ed è una straordinaria inventrice: quando si lega i capelli, potete star certi che il suo vispo cervello è concentrato su corde e ingranaggi. Klaus, il figlio di mezzo, ha dodici anni ed è un divoratore di libri, in grado di trovare tra le pagine la soluzione più appropriata a qualsiasi problema. Sunny, la minore, è un'infante dotata di quattro robusti dentini con cui riesce a spaccare quasi qualunque cosa, e si esprime con buffi versi gorgoglianti e neologismi.
Le disposizioni testamentarie dei coniugi Baudelaire prescrivono che i bambini (e la loro cospicua fortuna, che Violet potrà ereditare non appena compiuti diciotto anni) siano affidati a un parente, per cui Mr. Poe, l'ottuso banchiere esecutore dei Baudelaire, li affida al Conte Olaf, violento e perverso figuro con un occhio tatuato sulla caviglia. Scopo di Olaf, naturalmente, è impossessarsi degli averi dei Baudelaire con qualsiasi scappatoia possibile, approfittando della stupidità di Mr. Poe, delle falle nel farraginoso sistema burocratico, e del fatto che i tre Baudelaire sono pur sempre bambini, perennemente sottovalutati dagli adulti che li circondano e raramente ascoltati e creduti.
Lo schema dei romanzi del ciclo è piuttosto simile: i bambini vengono affidati a un nuovo tutore (dal nome sempre letterario), il Conte Olaf – coadiuvato dai suoi infernali assistenti - si presenta celato da un nuovo travestimento e con un piano per uccidere l'affidatario dei Baudelaire o in ogni caso ottenere la loro custodia; i bambini tentano di avvertire il nuovo tutore e Mr. Poe delle macchinazioni di Olaf, ma non vengono creduti e il conte riesce sempre quasi a portare a compimento i suoi disegni; i bambini, grazie al loro ingegno (Violet inventa qualcosa, Klaus fa ricerche in una biblioteca, Sunny rompe qualcosa con i denti), scampano per un soffio al pericolo, e vengono affidati a un nuovo, lontano parente. Nel secondo volume, The Reptile Room (in italiano La stanza delle serpi), la custodia tocca al simpaticissimo zio Montgomery Montgomery, erpetologo in partenza per il Perù (con grande gioia dei bambini) con l'unico difetto di aver assunto un nuovo assistente. Nel terzo volume, The Wide Window (in italiano La funesta finestra), i bambini vengono affidati alla zia Josephine, fanatica di grammatica e concentrato di tutte le fobie esistenti, e che abita in una scalcinata casa sul lago.

Il mondo creato da Snicket (o Handler, se vogliamo) è molteplice e colorato, impossibile da situare nel tempo. Si tratta, com'è ovvio, di una serie di libri per bambini, con protagonisti piuttosto 'ingessati' anche se simpatici, e uno schema standard che – con qualche variazione – si ripete per ogni libro. La forza della saga sta tutta nelle macchinazioni dell'astuto villain e nel modo in cui i bambini, sempre pieni di risorse, riescono a sfuggirgli; inoltre, anche se naturalmente tendenti al didascalismo dal momento che si rivolgono anche a un pubblico molto giovane – sono storie che possono essere lette anche a bambini di cinque o sei anni -, i libri non chiudono mai gli occhi davanti alla morte, mostrandola ai giovani protagonisti e ai giovani lettori, e non disegnano una netta linea separatoria tra bene e male.


I libri della serie, in Italia tutti pubblicati da Salani:

  • Un infausto inizio
  • La stanza delle serpi
  • La funesta finestra
  • La sinistra segheria
  • L'atroce accademia
  • L'ascensore ansiogeno
  • Il vile villaggio
  • L'ostile ospedale
  • Il carosello carnivoro
  • La scivolosa scarpata
  • L'atro antro
  • Il penultimo pericolo
  • La fine

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Lemony Snicket's A Series of Unfortunate Events: The Bad Beginning, The Reptile Room, The Wide Window
  • Autore: Lemony Snicket
  • Editore: Egmont Books Ltd; Film tie-in edition edition
  • Data di Pubblicazione: 2004
  • ISBN-13: 9781405217743
  • Pagine: 608
  • Formato - Prezzo: Hardcover - 8,99 Sterline

23 aprile 2012

A testa vuota - Giovanni Fabbri

Si chiama Gio, ma chiamatelo pure scemo, se volete: è troppo tenero, timido e ottimista per reagire o arrabbiarsi. Chiamatelo scemo se la pensate anche voi come tutti gli altri, che lo ritengono soltanto un bambino ingenuo senza niente da dire al mondo. Dategli invece una possibilità e seguitelo nel suo lungo viaggio verso il destino se la pensate come suo nonno e la sua amica Zoe, le uniche due persone che gli vogliono bene e condividono con lui il succedersi quieto dei giorni alla Tenuta del Mare.
Se avete deciso di dargli una possibilità e di prendere il largo con lui sulla nave dei vinti, armatevi di destrezza e coraggio: affronterete pirati minacciosi, duelli, deserti infuocati, trasvolate da brivido. Vi imbatterete in baroni rampanti, baldanzosi romei innamorati, suonatori ammalianti, inventori geniali. E imparerete a rispondere con l'amore all'odio dei vostri nemici e al buio dell'ineluttabile con gli sprazzi lucenti della fantasia. Vivrete, insomma, l'avventura più incredibile che avreste mai potuto immaginare, sfidando il tempo, lo spazio e la storia.
A testa vuota è un classico romanzo d'iniziazione, una riflessione profonda sulla realtà di oggi e di domani, un viaggio onirico senza fine capace di appassionare i ragazzi e di far sognare i lettori di ogni età.

Recensione

A testa vuota è uno di quei romanzi d'iniziazione che oggi rischia di sparire dallo scenario narrativo. Un libro fuori dal tempo, classico nella scelta dei personaggi e dell'ambientazione, dal sapore fortemente nostalgico. Un inno alla fantasia propria dell'infanzia. Un'infanzia, però, che non esiste più. Per questo il giudizio, comunque positivo, non può non essere ambivalente: il suo punto di forza è anche il suo punto debole.

Il piccolo Gio è un ragazzino un po' scemo, come gli dicono in tanti, che vive una vita ristretta in piccoli spazi sicuri: la Taverna del Mare, ovvero la fattoria del nonno con il quale vive, gli abbracci della vecchia Zoe, l'unica donna che sembra conoscerlo per quel che è veramente, e gli sterminati campi della sua fantasia. Una fantasia vecchio stile, fatta di pirati e cavalieri, che oggi risulta un po' datata, quasi vintage. Difficile immergersi pienamente nel mondo bucolico di Gio, nei suoi villaggi da cartolina con personaggi da commedia popolare. Sicuramente riuscirà a strappare un sorriso nostalgico a una fetta del suo potenziale bacino di lettori, ma con i più giovani - target naturale del romanzo - la vedo dura.

La struttura narrativa è, come già detto, fortemente classica; immensa è la letteratura di questo settore, e le analogie non mancano con le opere più contemporanee, come il Ci sono bambini a zig-zag di Grossman (molto forti le analogie, dall'avventura sempre più surreale alla riscoperta dei nonni e dunque dei genitori del piccolo protagonista). Ma è anche vero che si tratta di un genere piuttosto fisso e standardizzato, e che di certo non vuole puntare sull'effetto 'novità'.

Al contrario, è sul piano stilistico che l'autore riesce a distinguersi: un'ottima padronanza linguistica, supportata da un nutrito bagaglio culturale che si esplicita puntualmente in tutte le citazioni letterarie che arricchiscono il romanzo, dall'uso di personaggi letterari (Romeo e Giulietta, Don Chisciotte, etc.) all'omaggio stilistico, alla citazione diretta.

Una lettura gradevole, dunque, per chi è ancora nell'età giusta per fantasticare e per chi vuole ricominciare a farlo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: A testa vuota
  • Autore: Giovanni Fabbri
  • Editore: Io scrittore
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: 
  • ISBN-13: 9788897148944
  • Pagine: 227
  • Formato - Prezzo: ePub - 4,99 Euro
 

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