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17 novembre 2011

Dal libro all'... anime: Romeo x Juliet

Oggi, per la terza volta, l'articolo tratterà di anime. Ma, se Gankutsuou si rivela un prodotto d'alto livello e Aoi Bungaku, oltre al suo valore in sé, ha il preciso intento di invogliare alla lettura dei classici nipponici, Romeo x Juliet non ha davvero alcuna pretesa artistica.

E' risaputo come non manchino opere derivate dal Romeo e Giulietta di Shakespeare, probabilmente il paradigma di tragedia d'amore più abusato nella storia della letteratura. L'opera derivata che vi presento oggi è un gradevole remake in chiave fantastico-fantascientifica dell'arcinota tragedia shakespeariana, tra i cui personaggi figura persino una parodia dello stesso autore.



La vicenda è ambientata su Neo Verona, un continente fluttuante giustamente retto dalla dinastia Capuleti. Gli scenari sono vagamente rinascimentali, ma trasfigurati in un'ambientazione fantastica.
Una notte, in un cruento colpo di stato, i Montecchi usurpano il potere massacrando l'intera famiglia regnante. Un vassallo, Corrado, riesce tuttavia a trarre in salvo la piccola Giulietta Fiammata Astro Capuleti, di due anni.
Quattordici anni dopo, Giulietta è Odin: senza conoscerne la motivazione, è costretta a nascondere la sua identità sotto abiti maschili (noto topos shakespeariano, d'altronde); la sua innata sete di giustizia la porta a un doppio travestimento, in quanto Odin, a sua volta, assume sovente i panni del Turbine Rosso, lo spadaccino che difende i deboli di Neo Verona dalle oppressioni del tirannico granduca Leonte Montecchi. Insieme a un esiguo gruppo di fedeli alla causa dei Capuleti, Giulietta vive sotto il tetto e la protezione della nobile casata degli Shakespeare, il cui erede, il drammaturgo

William Shakespeare
William, ne diventa amico e confidente.
In una delle sue rocambolesche fughe, Odin incontra un giovane nobile che la aiuta a fuggire dai Carabinieri, e che diventa oggetto dei suoi pensieri. A causa di un malinteso, Giulietta, in vesti femminili, la stessa sera viene condotta dall’accompagnatore di una delle attrici di William a una festa nobiliare, dove rincontra il giovane venuto in suo soccorso. Costui altri non è se non Romeo Candore Montecchi, figlio del Granduca; e a Romeo non resta indifferente la bellissima ragazza seduta presso la fontana con un iris in mano, senonché la sera stessa il padre comunica a lui e a tutti i presenti che è stato promesso a una nobildonna, Ermione.
Proprio il giorno successivo, Giulietta compie sedici anni, e i suoi protettori le rivelano finalmente la sua vera identità: davanti alla tomba di famiglia, i vassalli rimasti fedeli giurano lealtà all'ultima erede, cui viene consegnata la spada con l'emblema dei Capuleti.

La trama è focalizzata su tre direttrici principali: la prima è chiaramente sentimentale, il conflitto famiglia-amore che impedisce ai due giovani amanti di stare insieme; la seconda è avventurosa, il rovesciamento della tirannia del Granduca Montecchi per opera di Giulietta, sia nei panni dell'ultima Capuleti che in quelli del Turbine Rosso; la terza, meno sviluppata, è fantastica, e si ricollega all'ambientazione: nei sotterranei del palazzo reale, custodito da una misteriosa donna di nome Ofelia, si cela un albero magico, l'Escalus (il nome, naturalmente, è ispirato al Principe di Verona della tragedia shakespeariana), supporto vitale dell'intero continente.
Mi piacerebbe poter dire che il livello dell'anime resta costante per tutti i suoi ventiquattro episodi, ma non è così: in seguito a un ottimo inizio, che lascia presagire uno sviluppo della trama privo di sbavature, l'anime divaga per diversi episodi (che in proporzione al numero totale non sono pochi) nel momento in cui Romeo e Giulietta tentano una fuga ma vengono catturati dalle guardie del Granduca. Il giovane riesce a impedire che Giulietta venga giustiziata, aiutandola a evadere, ma per questo viene esiliato da Neo Verona. Da questo momento in poi, la storia fluttuerà nel futile, tornando in carreggiata solo in vista della fine, alla quale restano troppi pochi episodi per svilupparsi in modo convincente.

Oltre alla coppia principale (che spesso e volentieri, com'è evidente, sperimenta un gradevole rovesciamento dei ruoli originali – non durante la scena del balcone, nel caso in cui ve lo stiate chiedendo), il cast è composto quasi esclusivamente da personaggi i cui nomi sono tratti da questa e altre opere del drammaturgo: Corrado, il capitano delle guardie che salvò Giulietta dal massacro (Molto rumore per nulla) e suo nipote Antonio (Il mercante di Venezia); Cordelia, migliore amica e protettrice della protagonista (Re Lear); Francesco e Curio, due fedeli spadaccini fedeli alla famiglia Montecchi (La tempesta e La dodicesima notte); Tebaldo, fratellastro di Romeo, Montecchi da parte di padre e Capuleti da parte di madre; Benvolio, migliore amico di Romeo; Mercuzio, suo viscido rivale del protagonista; ed Ermione, sua promessa sposa (Racconto d'inverno). Oltre a questi e a molti altri personaggi, è presente -come già accennato- lo stesso autore in versione parodica.

L'anime contiene in giusta misura umorismo, azione, romanticismo e drammaticità; i disegni, dal tratto pulito, sono semplici e gradevoli, curati gli sfondi e buone le animazioni. Ottima la colonna sonora, soprattutto la sigla iniziale (che spesso ricorre anche all'interno degli episodi): Inori – You raise me up, remake di una nota canzone composta e scritta rispettivamente da Rolf Løvland e da Brendan Graham.

L'anime, composto da 24 episodi, è stato prodotto dallo studio Gonzo (lo stesso di Gankutsuou) sotto la regia di Fumitoshi Oizaki, e trasmesso per la prima volta in Giappone nel corso del 2007, mentre in Italia è andato in onda per la prima volta nel 2009 sul canale Rai Sat, replicato nel 2010 su Rai 4. E' possibile acquistare i dvd italiani, sei in tutto, presso il rivenditore Yamato Video.



21 giugno 2011

Dai libri all'... anime: Sei capolavori della letteratura giapponese in Aoi Bungaku

Dopo la segnalazione di Gankutsuou, la trasposizione animata in chiave fantascientifica de Il conte di Montecristo, torno a parlare di un prodotto nipponico derivato da famosi romanzi. 'Famosi', ahimè, quasi esclusivamente nella patria che ha dato loro la luce: escluso forse Lo squalificato di Osamu Dazai, le altre opere sono semisconosciute in Italia e almeno in un caso non tradotte nella nostra lingua.
Aoi Bungaku ("Letteratura blu"), questo il nome dell'anime, è una straordinaria raccolta di dodici episodi il cui chara-design è stato curato da diversi mangaka, tra cui spiccano Takeshi Obata (Death Note) e Tite Kubo (Bleach). Il progetto dell'anime è dichiaratamente quello di recuperare dall'oblio alcuni capolavori della letteratura giapponese, sentiti dai più come estranei rispetto alla società moderna, e trasporli in una forma (l'anime, appunto) che possa raggiungere il maggior numero di persone possibile, soprattutto di giovane età.




Il primo romanzo trasposto è il già citato Lo squalificato (Ningen Shikkaku, "Non più umano") dello scrittore Osamu Dazai (1909-1948), probabilmente più conosciuto per Il sole si spegne. Il romanzo in questione fu pubblicato pochi giorni prima del suicidio dell'autore -a soli trentotto anni-, stampato nel corso degli anni in più di dieci milioni di copie, e stimato il romanzo più letto del Giappone. E' probabilmente l'opera più autobiografica di Osamu Dazai, e grida l'inadeguatezza dell'autore fronte a una società in repentina trasformazione: Yozo Oba, il giovane protagonista, profeticamente tenterà il suicidio più volte, nell'impossibilità di conformarsi ai suoi simili e nell'assoluta certezza di mancare di qualcosa connaturato negli esseri umani: le numerose relazioni che stringerà nel corso del romanzo, e che non gli daranno assolutamente nulla sul piano emotivo, non faranno che sancire il suo fallimento come persona. E, con l'autore, condividerà anche un'infanzia travagliata e una vita di fuga nell'alcool e nella droga.
Il chara-design degli episodi (quattro in tutto: Duplice suicidio a Kamakura, Mostro, Società, Nuovo mondo) è curato da Takeshi Obata (come scritto precedentemente, l'autore del popolare manga Death Note). Personalmente, trovo questi quattro episodi i migliori di tutta la serie, non solo per la bellezza della storia trattata -ho avuto modo di leggere il romanzo e l'ho molto apprezzato, seppur trovandolo più freddo della trasposizione animata- ma anche per musiche, animazioni e disegni.


Il quinto e il sesto episodio traspongono invece un racconto di Ango Sakaguchi (1906-1955), Sotto la foresta di ciliegi in fiore (Sakura no mori no mankai no shita), in Italia pubblicato da Marsilio nella raccolta Sotto la foresta di ciliegi in fiore e altri racconti. Si tratta di racconti ambientati in un inquietante Giappone medievale, pervaso dalla presenza ossessiva di ciliegi in fiore, simbolo dell'assoluta solitudine dell'essere umano.
Il protagonista del racconto, Shigemaru, è un violento bandito di montagna che, in una radura, s'imbatte in un ciliegio in fiore dalla bellezza mozzafiato che suscita in lui vividissime visioni di morte (non è raro l'accostamento ciliegi/morte nella cultura giapponese). Poco dopo avviene l'incontro con una bellissima donna in viaggio con il marito e un servitore: l'attrazione per lei è repentina e irresistibile, e Shigemaru, apparentemente sotto il suo controllo, ne diventa succube tanto da massacrare i suoi accompagnatori e da condurla nella sua dimora come nuova moglie (ne ha già diverse, delle età più disparate). La donna non oppone alcuna resistenza, bensì dà avvio a una lunga serie di richieste sempre più allucinate e macabre, che condurranno Shigemaru all'autodistruzione.
Il chara-design dei due episodi è curato da Tite Kubo (autore del manga Bleach, molto apprezzato in Italia), e le colorazioni quasi psichedeliche (il modo in cui è trattato la storia è a dir poco grottesco, salta perfino fuori un iPod) sono una gioia per gli occhi.


Il soggetto del settimo e dell'ottavo episodio è un breve romanzo, questa volta di un autore molto conosciuto in Italia: si tratta di Natsume Soseki (1867-1916), autore di Io sono un gatto, e l'opera in questione è Il cuore delle cose (Kokoro, "Cuore", ma anche "Anima"), pubblicato nel 1914 e da molti considerato il suo capolavoro narrativo. I due episodi narrano la stessa storia dai due diversi punti di vista di Sensei ("maestro": il suo nome non viene mai pronunciato), studente in affitto presso la casa di una vedova e di sua figlia, e di Kei, aspirante monaco introverso che, dietro invito di Sensei, si trasferisce anche lui sotto lo stesso tetto. La loro ambigua amicizia (poiché i sentimenti del Sensei sono sempre alquanto ombrosi) si incrina a causa del sentimento che entrambi provano per la giovane figlia della padrona di casa. La trasposizione diverge parecchio dal romanzo da cui è tratta: nell'opera originaria un giovane studente -il narratore- stringe amicizia con un anziano Maestro, che vive pressoché ritirato dal mondo insieme alla moglie. Le prime due sezioni del romanzo narrano le vicende del giovane studente, mentre la terza è una lunga lettera del Sensei, che prima di morire ha deciso di rivelargli i drammatici avvenimenti del suo passato: è questa la storia trasposta in anime divisa nei due punti di vista del Maestro e di K.
Anche questa volta il chara-design è curato da Takeshi Obata, e anche questa volta il risultato è tra i migliori.


Ancora una volta, l'autore dell'opera da cui sono tratti il nono e il decimo episodio è Osamu Dazai. Pubblicato nel 1946, Corri, Melos! (Hashire Melos!) è un romanzo per ragazzi inedito in Italia ispirato a una vicenda realmente accaduta all'autore: in una locanda di Inaba, Osamu Dazai e Dan Kazuo (anche lui scrittore) contrassero un forte debito. Dazai, lasciando Dan alla locanda come garante, corse via dichiarando che si sarebbe recato a casa del maestro Ibuse per chiedere in prestito la somma con cui saldare, ma non tornò mai indietro; Dan, recatosi anche lui dal maestro Ibuse, scoprì che l'amico non aveva mai avuto il coraggio di chiedere il prestito. Ma c'è anche un'antica leggenda greca, ripresa da Schiller nella sua ballata Die Bürgschaft, che ha per soggetto un'analoga storia di amicizia tradita, e su cui il romanzo di Dazai si basa: il pastore Moerus (originariamente Damon) tentò di assassinare il tiranno Dionisio, e, catturato, chiese che la propria esecuzione venisse posposta in modo da permettergli di approntare il matrimonio della sorella. Dionisio accettò, purché l'amico Selinuntius (originariamente Pythias) restasse come ostaggio a corte: nel caso in cui Moerus non fosse tornato, sarebbe stato lui a morire al suo posto.
La storia di Moerus e Selinuntius è quella che lo scrittore protagonista della trasposizione animata dovrebbe adattare a copione teatrale, ma non se ne sente in grado: in gioventù, infatti, l'uomo è stato tradito dal suo migliore amico.
Il chara-design è curato da Takeshi Konomi, conosciuto in Italia per il manga The Prince of Tennis, e a mio parere è nettamente inferiore ai precedenti, così come lo sono pure la storia e le animazioni.


Per concludere, gli ultimi due episodi si basano su due brevi racconti indipendenti ma collegati (in quanto condividono la stessa ambientazione) dello scrittore Ryūnosuke Akutagawa (1892-1927): Il filo del ragno e Il dipinto dell'inferno, pubblicati in Italia rispettivamente nelle raccolte Racconti fantastici e Rashomon e altri racconti.
Il primo ha per protagonista un sanguinario criminale, finalmente assicurato alla giustizia, che giungerà alla redenzione solo quando ormai sarà troppo tardi, mentre nel secondo (più occidentale), un famoso pittore riceve da un tiranno l'incarico di affrescare un mausoleo con il dipinto più spaventoso che sia mai stato creato.
Anche il chara-design di questi episodi è stato affidato alle matite di Tite Kubo, ma il risultato è decisamente inferiore a Sotto la foresta di ciliegi in fiore.


Tutti gli episodi (della durata di 22' circa) sono preceduti da un paio di minuti di suggestiva introduzione, in cui Sakai Masato, attore giapponese, si aggira per un magazzino (o forse un archivio) colmo di libri presentando di volta in volta l'opera di cui tratterà l'episodio e l'autore che l'ha scritta. L'anime, diretto da Morio Asaka, Tetsuro Araki, Shigeyuki Miya, Ryosuke Nakamura e Atsuko Ishizuka (un regista diverso per ogni trasposizione) e prodotto da Madhouse Studios, è di qualità veramente alta, ma purtroppo non è mai stato tradotto in italiano, probabilmente perché avrebbe ben magro riscontro un prodotto incentrato su classici della letteratura giapponese pressoché sconosciuti in Italia. Sul web, fortunatamente, può facilmente essere reperito sottotitolato amatorialmente nella nostra lingua.

19 dicembre 2010

Dal libro all'... anime: Il Conte di Montecristo in Gankutsuou

L'articolo di oggi è particolare, e non dubito che farà storcere il naso a parecchi dal momento che il mondo dell'animazione e della fumettistica nipponica, da parte dei non addetti ai lavori, è profondamente soggetto a pregiudizi non meno che quello della lettura da parte dei non lettori. Solo in base a questo reputo necessaria una piccola introduzione.

Anime nasce dall'abbreviazione animēshon (animation traslitterato in giapponese), un neologismo entrato nel mondo nipponico alla fine degli anni Settanta, e che è andato a sostituire i vecchi termini dōga eiga (lett. film animato) o manga eiga (lett. film di fumetti). Nel mondo occidentale il termine viene a indicare specificamente il prodotto animato proveniente dal Giappone. Decine di siti (ma anche di libri, se è per questo) specialistici trattano in maniera più che esauriente la nascita del genere, e almeno il doppio si concentrano sullo sfatamento dei pregiudizi occidentali che vedono l'anime come un prodotto rivolto a un pubblico infantile, o, al contrario, pornografico. A quelli vi rimando, se siete interessati a maggiori informazioni: oggi parliamo di letteratura.

Molti di voi, sicuramente, saprebbero indicarmi su due piedi almeno un paio di adattamenti giapponesi dei grandi classici della letteratura occidentale: io mi limito a ricordarvi Piccole Donne (Little Women, Alcott), Anna dai capelli rossi (Anne of Green Gables, Montgomery), Peter Pan (Barrie), Robin Hood (autori vari, tra cui Alexandre Dumas). Ma i classici per l'infanzia (o riciclati per l'infanzia) non sono stati gli unici a essere riadattati: ed è qui che arriviamo a un prodotto di nicchia quale è Gankutsuou - Il Conte di Montecristo.



A dimostrazione del fatto che l'animazione giapponese è vasta ed eclettica quanto la letteratura stessa, e non certo confinata a prodotti per l'infanzia (tutt'altro), Il Conte di Montecristo si dimostra già dal tratto e dalle animazioni superbe un prodotto di gran pregio: l’applicazione dei retini sulle immagini in movimento rende la visione delle scene quasi ipnotica, un'orgia psichedelica di suoni e colori.

La trama, sia pure rivisitata in chiave fantascientifica, è molto aderente al romanzo: la principale novità è che il punto di vista principale non è quello di Edmond Dantès, al secolo Conte di Montecristo, ma di Albert de Morcerf, rampollo dello sleale rivale che ha forgiato le catene della sua rovina, e che durante un viaggio per assistere al Carnevale sulla Luna (proprio così: le nazioni europee diventano pianeti e razze aliene, poiché l'anime è ambientato in un futuristico anno 5053 tra Terra e spazio, pur conservando molti scenari tipici della Francia del XIX secolo) insieme all'amico Franz d'Epinay s'imbatte a teatro nell'affascinante quanto misterioso Conte di Montecristo, accompagnato da una compagna lui pari in bellezza e mistero, la giovane e silenziosa principessa greca Haydée; nessuno sa da dove provenga il ricchissimo sconosciuto, né a cosa debba la sua incommensurabile opulenza. Il conte si guadagna immediatamente l'incondizionata ammirazione di Albert e la sfiducia di Franz, che tuttavia è costretto a chiedere il suo aiuto per riscattare l'amico, rapito da briganti a scopo d'estorsione. Per sdebitarsi -e per rivederlo-, il ragazzo promette di presentarlo all'aristocrazia parigina quando il suo benefattore gli concederà il piacere della sua presenza a Parigi; l'anime è incentrato, molto più che il romanzo, sull'ambiguo rapporto paterno che si crea tra i due, sostituendo Albert al ruolo che nel capolavoro di Dumas ricopriva il giovane Maximilien Morrel.
Il conte, dalle sembianze vampiriche, è un personaggio estremamente affascinante, e ben restituisce la personalità e l'aura emanata dall'eroe di Dumas: seduce gli uomini con le sue ricchezze, le donne con la sua bellezza, manovrando gli uni e le altre a suo piacimento. Mosso dalla vendetta nei confronti degli uomini che gli hanno sottratto tutto, non esita a far uso di ogni mezzo per tessere ingegnose trame contro coloro che sono ora diventati le figure più potenti di Parigi.


Il trailer dovrebbe già ben dare un'idea della qualità del prodotto; ogni episodio, per rendere perfetta l'atmosfera, inizia con un riassunto in francese delle puntate precedenti; le musiche sono straordinarie, e non è raro imbattersi in pezzi sublimi come Kinderszenen di Schumann, Manfred Symphony di Tchaikovsky, Lucia di Lammermoor di Donizetti, il Concerto per piano n.2 di Rachmaninoff, il Preludes deuxieme livre di Debussy, o ancora il Robert le Diable di Meyerbeer. L'anime, diretto da Mahiro Maeda e prodotto dallo studio Gonzo tra il 2004 e il 2005, conta ventiquattro episodi della durata di poco più di venti minuti l'uno, ed è stato così apprezzato dalla critica da essere stato esportato in India, Messico, Venezuela, Argentina, Corea del Sud, U.S.A., e, fortunatamente, Italia.
Nell'italico paese i DVD (sei, contenenti quattro episodi ciascuno) sono stati ben doppiati e possono essere acquistati in una fumetteria o videoteca, o in alternativa sul sito stesso della Yamato Video, che li ha prodotti e distribuiti.

 

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