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12 luglio 2016

10 libri sui libri

C'è una particolare categoria di romanzi molto amata dai lettori: i cosiddetti libri sui libri, quei romanzi cioè in cui un libro (o i libri in generale) diventano perno intorno a cui ruota l'intera storia. Sebbene spesso tendano a scadere nella ruffianeria, sono quelli che - per ovvie ragioni - più solleticano i lettori nella loro bibliomania, coinvolgendoli in storie avventurose, romantiche o misteriose.
Ne abbiamo selezionati dieci per voi.


Il principe dei libri sui libri è forse Il nome della rosa dell'italianissimo scrittore e semiologo Umberto Eco, pubblicato nel 1980. Oltre a presentarsi con il classico espediente del manoscritto ritrovato, al centro del mistero che coinvolge un monastero benedettino dell'Italia settentrionale nell'anno 1327 c'è proprio un libro perduto: l'ultima copia rimasta del secondo libro della Poetica di Aristotele, custodito in un labirinto-biblioteca. Per quanto ottimo romanzo storico, Il nome della rosa è un'opera molto complessa con molteplici piani di lettura, elementi che ne hanno sancito il successo a livello mondiale con più di cinquanta milioni di copie vendute e un notissimo omonimo film.

Il secondo è un romanzo uscito un po' in sordina nel 2002 in Spagna e diventato pian piano un vero e proprio caso editoriale, con più di otto milioni di copie vendute: L'ombra del vento (La sombra del viento) di Carlos Ruiz Zafón, pubblicato in Italia da Mondadori nel 2004 e rimasto nelle classifiche di vendita per settimane e settimane. Il particolare successo di questo romanzo è forse dovuto alla presenza di un elemento suggestivo nella trama: il Cimitero dei Libri Dimenticati, un'enorme e labirintica biblioteca dove vengono conservati migliaia di volumi sottratti all'oblio. È qui che il giovane Daniel Sempere viene condotto dal padre il giorno del suo undicesimo compleanno per "adottare" un volume: il libro da lui scelto, L'ombra del vento dello sconosciuto autore Julián Carax, trascinerà Daniel in un'avventura misteriosa nella Barcellona su cui si stende l'ombra della Guerra Civile.

Restiamo sul mystery con Il club Dumas (El Club Dumas) dello spagnolo Arturo Pérez-Reverte, pubblicato nel 1993 dal Saggiatore e forse messo in ombra dalla sua trasposizione cinematografica, La nona porta di Roman Polansky, che pur potendo vantare un'ottima regia non ha la complessità dell'intreccio del romanzo da cui è tratto. Protagonista è il losco commerciante di libri rari Lucas Corso, sulle tracce de Le Nove Porte Del Regno Delle Ombre, di cui rimangono solo tre esemplari poiché il suo autore, Aristide Torchia, fu bruciato sul rogo insieme alle sue opere. Corso viene incaricato di appurare l'autenticità dei volumi, corredati da incisioni che differiscono tra loro per pochi particolari. E a complicare il mistero c'è anche un capitolo inedito de I tre moschettieri...

Ancora mystery è Il libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni, pubblicato nel 2004 da Einaudi: in un imprecisato futuro, l'umanità ha perduto l'uso del linguaggio e si è ridotta a comunicare a gesti. Il protagonista, Nicolino, è l'unico a ricordare il significato delle parole, grazie alla sua vecchia amicizia con un libraio che, anni prima, si era trasferito in città per raccontare le sue storie a chiunque volesse ascoltarle... Un romanzo che sottolinea l'importanza, troppo spesso trascurata, delle parole e delle storie.

Altro bestseller che ha monopolizzato a lungo le classifiche, straniere come italiane, è Storia di una ladra di libri (The Book Thief) di Markus Zusak, uscito nel 2005 per Frassinelli: protagonista è di nuovo una giovanissima, Liesel Meminger, un'orfana adottata nella Germania nazista che sottrae i libri ai roghi del Terzo Reich. La sua storia è raccontata da un narratore d'eccezione: la Morte, che si sofferma a osservare con partecipazione la sua sfortunata esistenza.

E per restare sui roghi di libri, come non citare l'arcinoto Fahrenheit 451 di Ray Bradbury? Classico della fantascienza distopica, il romanzo presenta un futuro in cui leggere o possedere libri costituisce reato. Guy Montag, il protagonista, lavora nel corpo dei pompieri, che si occupa di rintracciare i trasgressori e di bruciare i "corpi del reato". Ma la sua vita cambia nel momento in cui si sofferma a leggere uno dei libri che dovrebbe bruciare.

Particolarmente scanzonati sono invece i libri del britannico Jasper Fforde, autore della serie Thursday Next, in Italia pubblicata fino al quarto volume da Marcos y Marcos. Nel mondo di Thursday Next, trentaseienne che di professione fa la Detective Letteraria, la linea che separa letteratura e realtà è più che mai sottile: un'invenzione di suo zio Mycroft fa sì che persone e personaggi letterari possano saltare dentro e fuori i libri. Quando Acherom Jades, uno dei più noti criminali del mondo, si appropria dell'invenzione per piombare dentro Jane Eyre e rapirne la protagonista, tocca a Thursday Next indagare perché i lettori abbiano il loro - solito - lieto fine.

Impossibile non segnalare il recente S di J.J. Abrams e D. Dorst, pubblicato da Rizzoli Lizard, libro nel libro che finisce per raccontare al lettore non una ma tre storie legate tra loro: quella di S, protagonista del libro La nave di Teseo, che Eric e Jen, a loro volta protagonisti di S, leggono insieme a noi; la storia di Eric e Jen stessi, attraverso gli appunti ai margini delle pagine che annotano mentre cercano di svelare la misteriosa figura dell'autore; e infine quella di V.M. Straka, autore de La nave di Teseo. Il volume è corredato da mappe e inserti che contribuiscono a rendere più realistico il gioco di scatole cinesi.

Concludiamo con due libri per ragazzi divenuti veri e propri classici del genere. Il primo è La storia infinita di Michael Ende (Die unendliche Geschichte, pubblicato in Italia nel 1981), che non avrebbe bisogno di presentazioni: il pavido Bastiano Baldassarre Bucci ruba nella bottega di un librario un tomo che esercita su di lui indescrivibile fascino; è la Storia Infinita, il cui protagonista, Atreiu, è stato incaricato dall'Infanta Imperatrice di trovare un modo per salvare il regno di Fantàsia. Bastiano, immerso nella lettura, si rende presto conto di poter influenzare il proseguimento della storia.

Meno conosciuto (o meglio, a essere arcinota è la sua trasposizione cinematografica, La storia fantastica) è La principessa sposa (The Princess Bride) di William Goldman, presentato come la riduzione di un omonimo (e inesistente) classico per ragazzi attribuito a un certo S. Morgenstern. In una fittizia narrazione biografica, Goldman immagina di riscrivere la storia - che a suo tempo gli era stata raccontata dal padre - per il figlio decenne perennemente incollato ai videogiochi e privo di fantasia: ecco dunque prendere forma la storia della bellissima Bottomdoro e del fattore Westley, da sempre innamorato di lei. Quando finalmente i due si confessano i reciproci sentimenti, Westley decide di partire per cercare fortuna per poterle assicurare un avvenire dignitoso. Credendolo morto, Bottomdoro acconsente a sposare il principe Humperdinck, ma viene rapita da tre brutti ceffi...



Per approfondire: le nostre recensioni a Il nome della rosa, Il club Dumas, Il libraio di Selinunte, Storia di una ladra di libri, Il caso Jane Eyre e La storia infinita.

31 agosto 2015

Ingenuità e Violenza - Quarta tappa Blogtour Chelsea & James

Oggi il nostro blog ospita la quarta tappa del BlogTour dedicato a Chelsea & James, il bellissimo romanzo di Roberto Giuseppe Cozzo, recensito qualche mese fa su queste pagine (qui trovate la recensione completa), che racconta della disperata storia d’amore di due ragazzi, non ancora ventenni, sulle cui spalle grava però un notevole fardello di responsabilità ed esperienze particolarmente dure per la loro età; un passato da dimenticare li accomuna, così come la voglia di evasione da una realtà scomoda e stretta.

La gentile richiesta del giovane autore, che abbiamo accolto con grande piacere, è stata sottolineare una questione molto forte e rilevante all’interno dell’opera: il rapporto tra l’ingenuità dei ragazzi e il concetto di violenza e del modo in cui si collocano la morale e la giustizia in una storia come quella di Chelsea e James.
Non è sicuramente un tema facile da affrontare, visto il particolare contesto in cui si colloca la realtà narrativa dei due ragazzi e la forte influenza della componente emotiva che sicuramente gioca un ruolo di punta nel romanzo. Ma a darci lo spunto per un’analisi approfondita e mirata è lo stesso autore, il quale si è concesso a noi per una breve intervista, così da approfondire al meglio alcune tematiche e trovare risposte ad alcuni interrogativi e curiosità sopraggiunte in seguito alla lettura. Una prima domanda nasce proprio dalla curiosità di conoscere il punto di vista dell'autore sulla ricezione del suo Chelsea & James:

1. La scelta di scrivere una storia come quella di Chelsea e James comporta necessariamente la messa in discussione di elementi come la morale o la giustizia, hai mai pensato che questo potesse portare anche a delle critiche?

Sì. Correvo il rischio che non tutti i lettori riuscissero a comprendere le azioni dei protagonisti. Ma questo non mi ha mai fatto dubitare, neanche per un istante, dell'intenzione di sviluppare queste tematiche. Credo che sottoporsi ad un'autocensura preventiva sia una limitazione che uno scrittore non può permettersi. In un mondo di pseudonimi, ghost writers e firme poste sulle copertine di libri scritti da altre persone, io voglio distinguermi. La mia storia è attuale e il mio modo di scrivere è concreto. Ecco perché arriva ai miei lettori, che non hanno mai frainteso le mie intenzioni.

Una scelta coraggiosa e che rende onore al nostro giovane scrittore emergente, la risposta positiva dei lettori ha sicuramente colmato le aspettative e dimostrato come la ragione soccomba alle logiche del cuore e alle emozioni, spezzando tutti i vincoli della consuetudine e mettendo in secondo piano i concetti di moralità e giustizia. Eppure non dobbiamo dimenticare che parliamo sempre di punti di vista, soffermiamoci su un estratto della quarta di copertina

Nel tentativo di perseguire il proprio personale senso di giustizia, due ragazzi cercano di fuggire da un ingombrante passato, che li condiziona fortemente. La moralità, immancabilmente relativa, viene messa in discussione, mentre un viaggio li porterà via dalla zona in cui hanno imparato a soffrire.

Il proprio senso di giustizia. L’uso di questa espressione non è affatto casuale, cosa è giusto e cosa è sbagliato viene ridotto al personale e soggettivo modo di vedere le cose dei due protagonisti: quello di Chelsea e quello di James ma nell'ottica comune, le loro azioni, che vanno dalla rapina, al furto, all’omicidio non esulano da una condanna oggettiva. Il loro coinvolgimento emotivo nella vicenda e la loro età incidono sicuramente, sembrano quasi voler addolcire il loro operato per far accettare il tutto come conseguenza dell'infausto destino toccato ai due giovani sventurati, senza però volerli necessariamente giustificare. Anche Giuseppe Cozzo è della stessa idea, come conferma la sua risposta alla mia domanda:

2. L'amore e la follia dei due ragazzi sono secondo te una valida giustificazione per il loro modo di agire?

Non direi che i protagonisti siano folli. Le loro azioni sono efferate, ma il loro piano è lucidissimo ed il loro desiderio è condivisibile. Tutte le scelte causano delle conseguenze, ma nel loro caso sono estreme. L'amore, di per sé, non può portare a qualcosa di così negativo. Sono il desiderio di libertà e la voglia di cominciare a vivere che rendono i loro gesti comprensibili. Ma mai giustificabili.

E’ questione di prospettive, loro non pensano affatto alle loro colpe ma si soffermano sulle sofferenze da cui cercano di riscattarsi, facendo delle loro debolezze dei punti di forza, tutto mentre gli occhi estranei li giudicano, ma non dimentichiamo che artefice della loro fuga è la disperazione, quella di Chelsea, stufa di vivere una vita sacrificata passata a subire e quella di James, alla ricerca della verità sul suo passato. Giuseppe Cozzo è stato molto bravo nel riuscire a creare due personaggi che nonostante le loro colpe riescono a farsi amare incondizionatamente dal lettore, perciò ho domandato al loro ideatore

3. Chelsea e James sono sempre stati così spietati e amorevoli allo stesso tempo oppure inizialmente avevano delle caratteristiche diverse?

La loro creazione è stata assolutamente naturale, e credo che l'assenza di forzature traspaia dalla lettura della storia. La loro violenza trae una chiara origine dagli eventi che li hanno segnati, e dai quali ritengono che un distacco sia possibile solo compiendo una rivoluzione. Il contrasto tra sensibilità e crudeltà è ciò che rende umani i protagonisti. Senza l'una o l'altra cosa, avrei la colpa di averli resi astratti.

Queste parole hanno fatto luce su un elemento che mi ha colpito molto: la freddezza assoluta con cui i due operano i loro misfatti e il modo in cui subiscono inermi le vicissitudini. E' stato facile comprendere il perchè siano così rigidi e distaccati da quanto li circonda, accettano il lato più oscuro del loro essere e questo non perchè siano dei mostri senza cuore e raziocinio o perchè siano invece così ingenui da non capire quanto stiano complicando la loro esistenza, ma semplicemente perchè è la voglia di riscattarsi a guidare i loro destini come una furia, cieca a qualsiasi circostanza o soggetto le si avvicini con l'intento di rallentare o intralciare il suo cammino. I due innamorati si ritrovano ad essere vittime di un destino crudele e vedono nelle loro azioni una speranza di salvezza ma ad un'affermazione di questo tipo segue naturalmente un quesito e ancora una volta ho cercato di colmare la mia curiosità rivolgendomi a Giuseppe Cozzo

4. Chelsea e James hanno mai creduto davvero di farcela ad arrivare alla fine della corsa e vivere la loro vita insieme?

Probabilmente sì, anche se lo stesso James ne dubitò, all'interno del testo. Magari per un breve periodo. Direi dopo le fasi iniziali, quando arrivano in Arizona e le loro condizioni di vita migliorano leggermente grazie ai guadagni che conseguono illegalmente. D'altronde, se fossero stati certi di non riuscire a modificare la propria situazione, non avrebbero mai neanche provato a farlo. Qual è la tua idea in proposito?

Rispondo pubblicamente a questa domanda in modo molto semplice, io credo che almeno per un momento abbiano creduto di arrivare alla fine della corsa vittoriosi ma è stato solo un attimo, la loro felicità e la loro speranza sono state proprio la fuga e tutto il tempo trascorso assieme: il viaggio è stata la loro salvezza e la loro gioia.
Il fine si trasforma nel mezzo e l’amore, protagonista indiscusso, è stato il sogno ad occhi aperti di questi due ragazzi che nonostante il loro essere criminali non possiamo non amare, per le loro tenerezze e per il loro modo disperato di appoggiarsi all’altro. Ringrazio ancora una volta Giuseppe Cozzo per la sua disponibilità e per la possibilità di partecipare a questa iniziativa, aspettando con ansia un suo secondo lavoro che sicuramente eguaglierà il successo del suo primo romanzo, faccio i miei migliori auguri per il suo futuro perchè mettersi in gioco e scrivere a cuore aperto non è sempre facile!

Concludo segnalandovi segnalo la prossima tappa del BlogTour:
Citazioni e ispirazione, su Da una stella cadente all'altra, lunedì 7 settembre
Le frasi più significative del mio romanzo e quelle che lo hanno ispirato. I riferimenti espliciti a Bonnie e Clyde, i pochi punti di contatto e le molte differenze.

7 febbraio 2015

Il giallo psicologico: una riflessione

Due autori di grande successo commerciale che stanno sfornando romanzi uno dopo l’altro e si stanno creando un pubblico affezionato: Camilla Läckberg e Wulf Dorn. Entrambi hanno deciso di dedicare un romanzo al complesso, multisfaccettato argomento della follia umana: per la Läckberg si tratta de La Sirena (Sjöjungfrun , 2008), mentre per Dorn l'opera in questione è La psichiatra (Trigger, 2009).
Di recente mi sono capitati fra le mani entrambi: gradevoli, scorrevoli, con personaggi ben costruiti, descrizioni a effetto e un meccanismo narrativo che aggancia il lettore e lo seduce, nel suo desiderio di sapere a quale punto di disperazione lo porterà la tragedia costruita, per lui, dall’autore.

Entrambi scelgono due giovani protagonisti, rispettivamente uno scrittore esordiente, al suo primo successo letterario, e una psichiatra, fidanzata con un collega, che lavora in una clinica per la cura delle malattie mentali e quindi a contatto con la follia, quotidianamente.
Per entrambi, la vita viene sconvolta da una presenza minacciosa, inquietante e inafferrabile che si dipana nella scrittura, nello scorrere della storia. La concatenazione degli eventi porta, poi, alla manifestazione di un passato che torna a chiedere il conto e si porta via, drammaticamente, i due protagonisti.

Questi i fatti letterari, in sé. Mi ha fatto molto riflettere questa deriva psicologica, visibile in entrambe le narrazioni, sul tema della psicosi come manifestarsi, nel tempo, di personalità multiple. Il trauma originario, legato all’infanzia, a fatti terribili che segnano l’esistenza della persone; la rimozione di un passato doloroso; il riemergere del dolore, in forme allucinate e incredibili.

Il genere del thriller psicologico sta usando, sempre più spesso, questa particolare forma di disturbo mentale: l’inconscio che emerge e costruisce mostri, ombre terrificanti che solo chi costruisce, può distruggere. O esserne distrutto.
Lo scenario è quasi sempre quello familiare. Genitori devastati da dipendenze, inadeguatezza o dal proprio terribile passato; servizi sociali incapaci di aiutare o comunque evitare il peggio; persone costrette a inventarsi un’identità altra, per sopravvivere al dolore subito. La famiglia è sempre più spesso un luogo di orrore e di sofferenza, come questo filone narrativo di successo lo testimonia; invece che fonte di sicurezza e conforto il nucleo familiare diventa qualcosa da cui scappare ma anche qualcosa con cui, sarà inevitabile, prima o poi, fare i conti.

Capisco che, dal punto di vista dello scrittore, cavalcare le logiche della devianza mentale possa essere assolutamente entusiasmante; uno stimolo creativo unico e, oltretutto, un modo per rappresentare una società sempre più caratterizzata dalla psicosi e dall’incapacità patologica di gestire il dolore, con tutto quello che ne consegue.
Pur tuttavia, devo dire, non apprezzo molto questa nuova tendenza a produrre libri quasi esclusivamente incentrati su queste tematiche, sfruttando la morbosità che certi argomenti inevitabilmente producono. Mi piacerebbe una scrittura più onesta, che guardasse un po’ meno ai guadagni e un po’ più a quella straordinaria, semplice, quasi scomparsa facoltà dello scrittore di inventare una storia, renderla credibile, scriverla nel modo migliore possibile e raccontarcela, senza tirare in ballo improbabili personalità multiple o raptus improvvisi, senza voler, necessariamente, pescare nel torbido di una natura umana che, lo sappiamo, è già torbida di suo. Con un po’ di rispetto per il lettore che, di fronte a certe invenzioni narrative, comprensive di uccisioni inconsapevoli e disgrazie emerse dal nulla, inevitabilmente, si chiede... Possibile?


I libri:


La Sirena di Camilla Läckberg - Marsilio, Le farfalle - 446 pagine

Un mazzo di gigli bianchi e una busta con un biglietto. L'ennesimo. Impegnato nel lancio del suo romanzo d'esordio, Christian Thydell riconosce sul cartoncino bianco che gli viene recapitato prima di una presentazione la stessa calligrafia elaborata che da oltre un anno lo perseguita, e finisce per crollare. A Erica Falck, sua preziosa consulente nella stesura del libro, confessa di ricevere da tempo oscure lettere anonime. Uno sconosciuto lo minaccia di morte, e il pericolo si fa sempre più vicino. Quando dal ghiaccio lungo la costa viene ripescato il corpo di un vecchio amico di Christian misteriosamente scomparso tre mesi prima, l'ispettore Patrik Hedström si convince che tra i due episodi ci sia una relazione e comincia a indagare. Intanto Erica, in faticosa attesa di due gemelli, decide di seguire una pista tutta sua. Chi meglio di lei conosce la psicologia di uno scrittore? Sa bene che, quando si scrive, si finisce sempre per infilare nella trama anche qualcosa della propria vita. Il presente di Fjällbacka torna a intrecciarsi a drammi che hanno la loro origine in tempi lontani, una fumosa e tormentata concatenazione di cause ed effetti che si trascina negli anni, a conferma che i segreti non si lasciano mai seppellire per sempre e che il passato, inesorabilmente, finisce coll'agguantarti.


La Psichiatra di Wulf Dorn - Corbaccio - 398 pagine

Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un'umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l’Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all’Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall’ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l’incubo. Nessuno l’ha vista uscire, nessuno l’aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l’Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine…

8 gennaio 2015

Facebook Bookclub

Se durante le vacanze natalizie vi siete rintanati in qualche baita montana, sepolti sotto metri di neve e isolati da qualunque contatto umano, forse vi sarà sfuggita la prima notizia bomba dell'anno e no, non sto parlando dell'incredibile epidemia che ha colpito i vigili urbani di Roma la notte di Capodanno né dell'ennesima furbata (poi sventata) pro-evasori del governo Renzi ma di un evento ben più sconvolgente: Mark Zuckerberg ha deciso di fondare un club del libro tutto suo e di farlo, ovviamente, su Facebook.
Che cosa è successo: il furbetto Mark (che, i maligni hanno prontamente fatto notare, fatica ad avere un'idea originale che sia veramente sua) ha deciso di sfruttare il social network da lui creato per raccogliere idee per la sua sfida personale per il 2015. Gli hanno risposto in 50.000 dei 23 milioni di followers, molti dei quali hanno deciso che al loro idolo non avrebbe fatto male leggere qualche libro in più. Zuckerberg ha deciso di accettare il consiglio, impegnandosi per il 2015 a leggere un libro ogni due settimane e di farlo in compagnia degli utenti di Facebook, creando una pagina ufficiale per il suo book club, A Year of Books, che ad oggi conta 212.167 like. Quanti poi parteciperanno attivamente a lettura e discussioni resta tutto da vedere, visto che questo tipo di progetti raccoglie sempre un discreto entusiasmo iniziale che poi tende a scemare quando gli spiriti si raffreddano.
Al momento il fenomeno è ovviamente in grande ascesa, tanto che il primo libro scelto da Zuckerberg per dare il via al progetto, La fine del potere. Dai consigli di amministrazione ai campi di battaglia, dalle chiese agli stati, perché il potere non è più quello di un tempo. (The End of Power, 2013) di Moises Naim risulta completamente esaurito su tutte le piattaforme di acquisto digitale, compresi i colossi Amazon e Barnes&Noble. Per questo c'è già chi paragona il creatore di Facebook a Oprah Winfrey, la regina dei talk show americani che nel 1996 ha dato vita a un suo bookclub di enorme successo, dotato da un paio d'anni anche si una sua piattaforma digitale, Oprah’s Book Club 2.0, e di un profilo Twitter (ma non di una pagina Facebook, guarda caso). Come saprete Oprah è da anni diventata l'angelo protettore di ogni scrittore o aspirante tale, dato che l'essere scelti nel suo book club implica automaticamente incrementare le proprie vendite fino all'800% (è capitato a Di' che sei una di loro (Say You’re One of Them,2008)di VUwem Akpan).
A giudicare dai dati di partenza Zuckerberg sembra orientato lungo lo stesso cammino visto che il libro da lui scelto aveva sì beneficiato di discrete vendite ma era decisamente ben lontano dal tutto esaurito, prima di beneficiare del suo sigillo di approvazione.
N
aturalmente il ruolo della giornalista come guru della letteratura è stato ampiamente criticato, le sue scelte accusate di qualunquismo, parzialità, dozzinalità. Inevitabilmente, immagino, critiche simili pioveranno sul giovane Mark che già in partenza viene osservato con scetticismo da coloro che considerano i social networks, e Facebook in particolare, principalmente come un mezzo per farsi i fatti degli altri e diffondere globalmente e in modo virale rari esempi di ignoranza. Nonostante l'intento dichiarato del guru di Facebook di privilegiare libri che l'aiutino a "conoscere nuove culture, credi, storie e tecnologie", già sulla prima scelta dell'anno è piovuta qualche critica da chi ha osservato che il libro di Moises Naim sia furbetto quanto la persona che l'ha scelto. L'opera infatti esplora la distribuzione del potere nell'epoca contemporanea, sostenendo la sempre crescente incapacità dei governi nel controllare i cittadini in una civiltà globale e dipingendo questa perdita di potere dei singoli leader come un segno della liberazione dei popoli. Nel farlo però, non solo volutamente ignora gli inevitabili effetti collaterali della globalizzazione esaltando i meriti di un capitalismo senza regole, ma esalta un mondo dove imprenditori nati dalle nuove tecnologie come Zuckerberg la fanno da padrone. Una scelta forse non così casuale o indipendente come il suo autore vuole farci credere, anche se è indubbio che si tratti di un'opera controversa, che ben si presta ad essere oggetto di discussione nel club del libro.
Al di là delle dietrologie sul saggio proposto da Zuckerberg potremmo chiederci se gli intenti del giovane milionario siano poi così puri e "culturali". Da diverse settimane infatti le grandi case editrici americane sono alla ricerca di nuovi sbocchi sul mercato digitale che vadano al di là del monopolio di Amazon. In Italia la polemica Amazon vs Hachette (colosso editoriale terzo al mondo nel campo delle pubblicazioni scolastiche) ha avuto relativamente scarsa risonanza ma le pagine dei giornali americane sono state infiammate per mesi dal braccio di ferro fra le due multinazionali, nel quale la secondo denunciava la prima di imporre agli editori prezzi di vendita troppo bassi per essere sostenibili, sfruttando il suo virtuale monopolio. Ora le grandi case editrici stanno valutando la possibilità di utilizzare i social network come base di vendita per i loro prodotti, indipendentemente da Amazon per cui è abbastanza naturale che a qualcuno sia sorto il dubbio che dietro al nuovo interesse di Mr. Zuckerberg per la carta stampata non ci sia altro che il desiderio di espandere ulteriormente la propria influenza e quella della sua creatura.
Infine, tornando a occuparci più strettamente del tema "book club" sarà interessante vedere come il giovane Mark (o i suoi minion?) intende gestire l'eventuale discussione sul romanzo scelto con potenzialmente migliaia di partecipanti tramite una pagina Facebook: si scateneranno flame? quanto velocemente si andrà fuori tema? e soprattutto ci sarà mai una vera discussione visto che spesso le persone tendono a postare il proprio commento ignorando platealmente quanto gli altri hanno scritto prima di loro?
Se vi piacciono i libri e avete un account Facebook vi consiglio di superare lo snobismo che sempre ci tenta e per lo meno monitorare il fenomeno nel corso di questo 2015. Potreste fare qualche scoperta interessante o, al peggio, farvi due risate!

21 novembre 2014

Sex and Reading: i risultati dell'inchiesta di Goodreads

Qualche giorno fa il sito di book social Goodreads ha pubblicato i risultati di una ricerca "di genere" fatta fra i suoi utenti: il sito ha esaminato le abitudini di lettura nel 2014 di 40.000 utenti divisi esattamente a metà fra maschi e femmine e ha usato i risultati per definire cosa accomuna e cosa differenzia i due generi in fatto di letteratura.
Alcuni risultati sembrano confermare quanto già diamo per scontato riguardo al mondo dell'editoria: le autrici hanno un pubblico costituito per il 95% da donne mentre scrittori uomini attirano l'attenzione di entrambi i sessi in modo uguale. Le donne, insomma, hanno una mentalità più aperta, mentre gli uomini sembrano più propensi a farsi guidare dai pregiudizi di genere (colpa forse anche del marketing che tende ad assegnare ai libri di autrici donne copertine dalle tonalità rosine e immagini sognanti con cui un uomo non si farebbe vedere in giro nemmeno sotto tortura).
Le donne inoltre appaiono più recettive verso le novità avendo letto finora il doppio dei romanzi pubblicati quest'anno rispetto agli uomini. Anche loro vittime del marketing, attirate dalle ammiccanti copertine delle novità presenti sugli scaffali, o semplicemente più al passo coi tempi e sempre in cerca di qualcosa di nuovo? Oppure si tratta di un'ulteriore conferma della loro mentalità più aperta che le porta a dare maggiore fiducia ad autori o romanzi sconosciuti? Difficile dare una risposta, anche perché Goodreads non ha fornito informazioni aggiuntive sul campione di utenti analizzato: non sappiamo nulla della loro età, del loro grado di istruzione, di quali fonti utilizzando per scegliere i libri che leggono. Resta però un fatto certo che le donne (almeno quando si parla di libri) amano rischiare e vengono premiate, almeno a giudicare dalla media voti assegnata a queste nuove uscite dalle lettrici, che si aggira attorno alle 4 stelline.
Tutto come previsto quindi? Gli uomini leggono solo uomini e viceversa? Forse ma un piccolo dato incoraggiante per quanto riguarda la parità di genere il letteratura è che gli uomini leggeranno anche più autori maschi ma al momento del giudizio preferiscono le autrici, assegnando loro punteggi più alti.
Una piccola curiosità: volete sapere quali sono i libri scritti da donne più letti dagli uomini (sempre secondo Goodreads, ovviamente)? Eccoli qui:
Osservando i titoli possiamo ipotizzare una fascia d'età abbastanza giovane, il che fa un po' ingenuamente ben sperare per il futuro delle nuove generazioni, augurandosi che crescendo non cadano come pere cotte nei soliti cliché.

24 giugno 2014

Il Tristo Mietitore: 5 autori (+1) che hanno scritto della Morte Personificata

In molte società antiche, nella mitologia come nella cultura popolare, ricorre il concetto della Morte personificata.
Nell'induismo yama, parzialmente sovrapposta anche al Tempo e alla Giustizia, sorveglia il trapasso delle anime da un mondo all'altro; nelle religioni abramitiche è uno dei quattro Cavalieri dell'Apocalisse che cavalcheranno sulla terra il Giorno del Giudizio, anche se nell'Antico Testamento compare talvolta un Angelo della Morte; nella mitologia greca Morte è figlio di Notte e fratello gemello di Sonno; a volte può avere fattezze femminili, come la bellissima donna vestita di bianco del paganesimo slavo; nell'Islam è Azrael, uno dei quattro principali arcangeli; nella mitologia giapponese è Enma, re dello Yomi (il regno degli inferi) e quindi associato ad Ade, ma nell'immaginario mitologico recente, forse importato dall'Europa, si è diffusa anche la figura degli shinigami, che sorvegliano il trapasso delle anime.
La rappresentazione figurativa più nota della Morte personificata - il Tristo Mietitore o il Cupo Mietitore -, risalente al XV secolo, è quella di uno scheletro ammantato di nero e armato di una falce con cui divide l'anima dal corpo.
Nella cultura popolare la Morte personificata ha avuto larga diffusione: ad esempio in graphic novel come Sandman di Neil Gaiman; in film come Vi presento Joe Black diretto da Martin Brest; in telefilm umoristici come Reaper o Dead Like Me; in molti manga o anime in cui compare la figura dello shinigami. Non mancano nemmeno i libri: in quest'articolo ne abbiamo scelti alcuni per voi.


La prima Morte che viene in mente agli appassionati di letteratura fantastica (oltre a quella di Sandman, ma oggi lasciamo da parte le graphic novel) è probabilmente quella legata alla serie del Mondo Disco di Terry Pratchett.
Personaggio principale in cinque libri - il sottociclo a lui dedicato - e comparsa in quasi tutti gli altri dei quaranta che compongono la serie, Morte si aggira sul Mondo Disco separando le anime dai corpi dei neo-defunti. Egli esiste al di là del tempo e dello spazio, ma la vicinanza al mondo lo rende sempre più umano con il susseguirsi dei romanzi del ciclo, tanto da fargli dimenticare talvolta la sua imparzialità (che inevitabilmente rischia di sfociare nell'ennesima apocalisse) e da gettarlo in frequenti crisi mistiche.
Morte è anche uno dei quattro Cavalieri dell'Apocalisse nel romanzo che Terry Pratchett ha scritto a quattro mani con Neil Gaiman, Buona apocalisse a tutti!.


Morty l'apprendista (TEA)

Mortimer, detto Morty, non ha le idee chiarissime su quel che vuol fare da grande. Almeno fin quando non diventa l'apprendista di un insolito maestro: la Morte, proprio quella con la falce, in persona. Una volta appurato, con notevole sollievo, di non dover essere necessariamente morto per poter svolgere il lavoro, Morty si appassiona alla nuova materia, anche se ben presto scoprirà che essere apprendista della Morte non è poi così romantico e affascinante come sembrava. Pericoli e sfide terribili lo attendono, forse troppo grandi anche per lui, il predestinato.


Il tristo mietitore (TEA)

Si dice che al mondo niente sia inevitabile, tranne la morte e le tasse. Ma questo forse prima che Morte venisse licenziato in tronco. L'ultima cosa di cui un universo può aver bisogno è di un Tristo Mietitore disoccupato, perché quando un importante servizio pubblico viene a mancare la conseguenza è sempre il caos. Ora Mondo Disco pullula di zombie e non-morti. Reg Scarpa, attivista per i diritti dei defunti, improvvisamente ha molto più lavoro di quanto si sia mai sognato. E il mago Windle Poons, trapassato di fresco, si risveglia nella tomba scoprendo di essere... morto e vegeto. Ma proprio a lui e a un ben poco temibile gruppo di non-morti (Arthur Winkings, per esempio, era diventato vampiro dopo essere stato morso da un avvocato. Schleppel l'uomonero farebbe meglio il suo lavoro se non venisse colto da agorafobia appena fuori dal gabinetto. E Fratello Isolile, l'unica banshee al mondo con un difetto di pronuncia, invece di starsene sui tetti a gridare quando la gente sta per morire, fa passare sotto la porta un bigliettino con scritto 'OOOOeeOOOeecOOOeee') spetta il compito di salvare il mondo dei vivi. Nel frattempo in una piccola fattoria molto, molto lontana, uno straniero alto, scuro e allampanato si rivela particolarmente abile a maneggiare la falce. C'è tanto grano da falciare. E una battaglia diversa da combattere.


All'anima della musica! (Salani)

Gli altri bambini hanno gli xilofoni. A Susan basta chiedere al nonno di tirarsi su la maglietta. Avere sedici anni non è mai facile... soprattutto se c'è un Morte in famiglia. Dopotutto non è una passeggiata crescere normalmente quando hai un nonno che cavalca un cavallo bianco e impugna una gigantesca falce. Specialmente se decide di prendersi una meritata pausa per andare alla ricerca del senso della vita e scoprire 'perché le cose vanno come vanno', e tu devi rilevare gli affari di famiglia sperando che la gente non continui a scambiarti per la Fatina dei Denti. E soprattutto se ti trovi faccia a faccia con una musica che crea dipendenza che ha stregato l'intero Mondo Disco. È illegale. È contagiosa. Dà assuefazione. Indispensabile per chi vuole esibirsi in pubblico urlando e dimenandosi senza freno. Controindicata per chi non ha la minima intenzione di bruciarsi la gioventù. È la musica con le rocce dentro!


Buona apocalisse a tutti! (Mondadori)

Sulla base delle Profezie di Agnes Nutter, Strega (messe per iscritto nel 1655 prima che Agnes facesse saltare in aria tutto il villaggio riunito per godersi il suo rogo), il mondo finirà di sabato. Sabato prossimo, per essere proprio precisi. È per questo motivo che le temibili armate del Bene e del Male si stanno ammassando, che i Quattro Motociclisti dell'Apocalisse stanno scaldando i loro poderosissimi motori e sono pronti a lanciarsi per strada, e che gli ultimi due scopritori di streghe si preparano a combattere la battaglia finale, armati di istruzioni clamorosamente antiquate e di innocue spillette. Atlantide sta emergendo, piovono rane dal cielo. Gli animi si surriscaldano... Bene bene. Tutto sembra proprio andare secondo il Piano Divino. Non fosse che un angelo un filo pignolo (ma giusto un filo, per carità) e un demone che apprezza la bella vita - ciascuno dei quali ha passato tra i mortali sulla Terra parecchi millenni e si è, come dire?, affezionato a usi e costumi umani - non fanno esattamente salti di gioia davanti alla prospettiva dell'incombente catastrofe cosmica. E allora, se quei due (Crowley e Azraphel) vogliono che quanto profetizzato non si compia, devono mettersi al lavoro subito per scovare e uccidere l'Anticristo (mica una bella cosa, visto che è un ragazzino simpaticissimo). Ma c'è un piccolo problema: sembra proprio che qualcuno lo abbia scambiato con qualcun altro...


Meno famoso di Neil Gaiman, con il suo collega britannico Christoper Moore condivide humour nero, tematiche e ambientazioni urban fantasy. In un suo romanzo del 2006, Un lavoro sporco, il goffo neopapà Charlie si ritrova a carico, oltre alla figlioletta Sophie, anche un lavoro indesiderato come Mercante di Morte, un protettore delle anime uscite dai corpi dei defunti in attesa che trasmigrino verso nuove incarnazioni. Non mancherà nemmeno una capatina di Morte, quella con la M maiuscola.


Un lavoro sporco (LIT)

Charlie Asher è contento, felice, appagato. Una bella moglie in attesa di un figlio. Un negozio di roba usata. Amici con i quali scambiare le solite quattro chiacchiere. Un'esistenza tranquilla. Quando l'adorata Rachel perde la vita dando alla luce la dolce Sophie, la situazione prende decisamente una brutta, bruttissima piega. Charlie, distrutto, inizia a vedere persone e oggetti che non dovrebbero esserci. Che non dovrebbero esistere. Un uomo altissimo color verde menta che appare e scompare a proprio piacimento. Enormi volumi usciti dal nulla che luccicano e si aprono su pagine dense di segreti sull'aldilà. Messaggi misteriosi conditi da teschi e ossa. Corvi spettrali che svolazzano in ogni dove. Conoscenti, amici o perfetti sconosciuti che cominciano a morire. I casi sono due: o Charlie sta impazzendo o qualcosa, qualcuno, l'ha scelto per una missione neppure troppo piacevole. Qualcuna, più precisamente, con tanto di falce e sudario nero vuole essere sostituita o aiutata.


Di diverso tenore è Le intermittenze della morte del Nobel portoghese José Saramago, la cui protagonista è una Morte più femminile che mai che ha deciso di interrompere temporaneamente il suo lavoro nel perimetro di una nazione mai citata. Incuriosita dalle cose di questo mondo e intenzionata a comprenderle, Morte si avvicina a un violoncellista che per tre volte è riuscito a eluderla.


Le intermittenze della morte (Feltrinelli)

Un paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l'eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell'umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della chiesa, ora che non c'è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono tanti e complessi. Ma la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all'impegno di rinnovamento dell'umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene. Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona.


La Morte è anche la voce narrante del bestseller di Markus Zusak Storia di una ladra di libri (precedentemente pubblicato in Italia con il titolo La bambina che salvava i libri), che pur intravedendosi solo un paio di volte è presente in tutto il romanzo con le sue osservazioni sulla drammatica storia di Liesel nella Germania nazista del 1939.


Storia di una ladra di libri (Frassinelli)

È il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l'inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d'amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l'orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché "ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri", poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n'è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all'improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto. Raccontato dalla Morte - curiosa, amabile, partecipe, chiacchierona - "Storia di una ladra di libri" è un romanzo sul potere delle parole e sulla capacità dei libri di nutrire lo spirito.


E vogliamo concludere con la leggenda inventata dalla popolare scrittrice J.K. Rowling per la conclusione della sua eptalogia su Harry Potter: la fiaba (con ben più di qualche aderenza alla realtà) dei tre fratelli che ingannarono la Morte e ottennero da lei i tre doni conosciuti come la Bacchetta di Sambuco, la Pietra della Resurrezione e il Mantello dell'Invisibilità. La Storia dei tre fratelli è contenuta per intero nello pseudobiblion Le fiabe di Beda il Bardo.


Le fiabe di Beda il Bardo (Salani)

Il volume "Le Fiabe di Beda il Bardo" raccoglie storie scritte per giovani maghi e streghe. Sono state popolari favole serali per secoli, perciò "Il Pentolone Salterino" e la "Fonte della Buona Sorte" sono altrettanto familiari a molti studenti di Hogwarts quanto Cenerentola e la Bella Addormentata nel Bosco lo sono ai bambini Babbani (non magici). È un volume lasciato da Albus Silente a Hermione Granger nel settimo e ultimo libro della serie, "Harry Potter e i Doni della Morte", e rivela indizi cruciali per il compimento della missione di Harry volta alla distruzione degli Horcrux di Lord Voldemort. Questa edizione include le "Fiabe", tradotte dalle rune originali da Hermione Granger e illustrate dalla stessa Rowling, ma anche i commenti del Professor Albus Silente, su gentile concessione dell'Archivio dei Presidi di Hogwarts. Il volume è pubblicato su iniziativa del Children's High Level Group (CHLG), istituzione benefica inglese fondata da J. K. Rowling e dalla parlamentare europea Emma Nicholson, allo scopo di migliorare la vita dei bambini disagiati in tutta Europa. Età di lettura: da 8 anni.



Per chi volesse approfondire: le nostre recensioni a Morty l'apprendista, Buona apocalisse a tutti!, Un lavoro sporco, Storia di una ladra di libri.

12 luglio 2013

Letteratura di viaggio: Londra

When a man is tired of London, he is tired of life; for there is in London all that life can afford.
[Samuel Johnson]

Antica eppure modernissima, tradizionalista e multiculturale, frenetica ma ricca di oasi nascoste dove potersi ritirare per sfuggire al delirio della modernità, Londra è una metropoli unica.
E piovosa. Nonostante il clima infelice e il cibo innominabile, gli italiani adorano Londra (non sono altrettanto sicura che gli inglesi adorino gli italiani, ma essendo mediamente un popolo paziente ne sopportano abbastanza bene l'invasione), vuoi per la sua vivacità, vuoi per il fascino delle sue tradizioni o per il vastissimo repertorio di divertimenti e intrattenimenti culturali che la capitale inglese offre. Per quel che mi riguarda, Londra è una città che non mi stanco mai di visitare e ad ogni visita finisco sempre per scoprire qualche caratteristica nuova e misteriosa che me la fa adorare ancor di più e so per certo che non potrei mai suggerivi un elenco di libri veramente esaustivo che vi permetta di assorbire i mille spiriti della città.

Come potrà confermarvi qualunque inglese, Londra è qualcosa di unico all'interno della stessa Inghilterra, per cui merita un capitolo a sé nel panorama della nostra letteratura di viaggio. Quello che voglio suggerire qui è qualche spunto che vi dia un'infarinatura su com'è cambiata la vita e la cultura londinese negli ultimi due secoli; vedrete che, in rispetto degli innumerevoli volti della metropoli, la scelta copre un numero infinito di generi, dal fantasy al thriller, dal saggio al romanzo sentimentale.
Se poi la vostra curiosità dovesse esser stuzzicata suggerisco questo meraviglioso sito (oltre a una bella gitarella nella capitale inglese!): London Fiction.


Perdonatemi, ma inevitabilmente non posso che partire da Dickens. Se già siete un po' pratici di letteratura inglese vi autorizzo a saltare questa sezione, altrimenti mi spiace dirvi che lo zio Charles è tappa obbligata, perché nessuno come lui ha saputo descrivere la Londra vittoriana dai quartieri più eleganti ai sobborghi più umili in modo così vivido e realistico. Non per niente alcune agenzie turistiche forniscono oggi la possibilità di tour guidati nella Londra di Dickens. Tra i suoi romanzi una buona parte è ambientata nella capitale, io personalmente sorvolerei sull'ultracitato Oliver Twist e mi butterei sui suggestivi Il nostro comune amico (Our mutual friend) e Casa Desolata (Bleak House). Nel primo due vicende s'intrecciano: quella del giovane Harmon, legittimo erede delle fortune paterne di cui non riesce a entrare in possesso, e la storia dell'avvocato Eugene innamorato di Lizzy. Fra tentati omicidi, cadaveri ripescati nel Tamigi, clausole legali e riconciliazioni finali, l'atmosfera del romanzo è dominata dal cupido potere del denaro.

Il secondo invece è una satira della costosa e rovinosa procedura dell'antica corte della Cancelleria, illustrata dal caso di eredità Jarndyce & Jarndyce, che viene interamente assorbita dalle spese legali, provocando la rovina e la morte d'un giovanotto inconcludente, Richard Carstone che, con la cugina con cui si era segretamente sposato, mirava a mettere le mani su quella eredità. Il libro è pieno di scene truci come un romanzo nero, dove, tra i vicoli bui e maleodoranti, si muovono figure sospette e anche le cose assumono un'aria sinistra.
Le nostre recensioni:
Il nostro comune amico
Casa desolata


Facciamo un salto avanti di qualche decennio e gustiamoci una Londra di fine Novecento, così come se l'era immaginata G.K. Chesterton in Il Napoleone di Notting Hill. In questo romanzo distopico, scritto nel 1904, l'autore immagina una Londra in cui il lavoro massacrante e la burocrazia abbiano prosciugato lo spirito umano. Quando un occhialuto impiegatuccio di nome Auberon Quinn viene estratto a sorte come nuovo regnante, egli decide di trasformare la città in un carnevale medievale per il suo personale divertimento. Un uomo, Adam Wayne, prende la trasformazione sul serio e organizzia un esercito a Notting Hill per combattere l'invasione dai quartieri vicini. Dapprima il progetto stupisce tutti, ma alla fine la sua deidizione di dimostra contagiosa e i risultati saranno deliziosi.


Avanziamo nella Londra della Seconda Guerra Mondiale per leggere il romanzo più bello di Graham Green, Fine di una storia (The end of the story). Henry è un tranquillo e ordinario funzionario pubblico, sposato con Sarah. Maurice Bendrix è uno scrittore quotato che si innamora, ricambiato, di Sarah. La profonda passione si concretizza durante i loro numerosi incontri, ovviamente clandestini. Durante uno di questi momenti d'intimità, una bomba esplode nell'edificio in cui si trovano. Maurice è privo di conoscenza o forse addirittura morto. Sarah fa voto di interrompere la loro storia, se il suo amato si riprenderà. Poco dopo l'uomo si risveglia misteriosamente e così smettono di vedersi. Anni dopo, Maurice incontra Henry, che teme di essere tradito dalla moglie. Lo scrittore, ancora innamorato e ferito, non riesce a rimanere indifferente al pensiero che Sarah frequenti un altro. Inizia a farla pedinare da un detective, cerca d'incontrarla. In realtà Sarah non ha nessuna relazione, ma è in fin di vita. La verità sulla brusca interruzione del loro amore e la morte dell'amante gettano Maurice nella disperazione.


Una decina di anni dopo incontriamo un altro must della cultura londinese: Principianti assoluti (Absolute beginners) di Colin MacInnes. Scritto nel 1959, il romanzo ricostruisce i fermenti e le dinamiche all'origine di quel fenomeno che sarebbe stato battezzato come ribellione giovanile. Tra Soho e Notting Hill, tra i fumosi jazz club, bar di quart'ordine e bizzarri personaggi della "working class" che lottano per rimanere a galla nei bassifondi della metropoli, il giovane fotografo Colin è alfiere nel mutamento dello stile di vita per tanti "principianti assoluti", in una nuova era fatta di status symbol e di scontri razziali per le strade. Con una prosa schietta e affilata, il romanzo celebra la Londra avviata a diventare "swinging" negli anni Sessanta, attestandosi come un classico della cultura mod, il manifesto di chi vive per "l'anima e lo stile".


Ci sarebbe poi tutta la produzione di Peter Ackroyd, il cui culmine dal nostro punto di vista è sicuramente Londra, La biografia - non racconto cronologico, non canonica monografia - di una città unica al mondo per storia, fascino, spessore e varietà urbanistica. Londra come labirinto di pietra e di carne, organismo vivente e vorace, che ingoia cibo, merci e persone per alimentare la sua incessante espansione. La rumorosa città medioevale, con il ruggito di una mostruosa creatura, e le urla che squarciano le notti di Whitechapel al passaggio di Jack lo Squartatore. Islington che prende il posto dei campi assolati, e Notting Hill riportata all'ottocentesco splendore. E poi i bordelli romani e gli attuali night-club, le insegne delle antiche botteghe e i crudi graffiti metropolitani, la cucina carnivora, le sontuose architetture e i vicoli più oscuri...


Mi piace poi citare un'autrice inglese poco conosciuta in Italia, Iris Murdoch (qualche anno fa è uscito un po' in sordina un bellissimo film a lei dedicato, Iris, con Kate Winslet e Judi Dench), che a Londra ha ambientato il suo Una testa tagliata. Pubblicato nel 1961, è un romanzo che ha per tema la natura dell'amore: o meglio, del piacere amoroso, dell'attrazione sessuale, la natura del possesso e della gelosia, della vanità e della debolezza nella schermaglia d'amore. Amore, s'intende, giocato tra adulti che sanno quel che fanno in un mondo dove tutto è permesso. A prenderla di lontano, si potrebbe dire che il romanzo pigli l'avviata da una matta di scozzese che ti scodellò, a suo tempo, due figlioloni, uno di padre americano e l'altra di padre ebreo, sessualmente irresistibili. Il figlio americano fa lo psicanalista, la figlia ebrea l'antropologa. E poi ci sono due fratelli angloirlandesi, che si ritengono sessualmente più irresistibili di quanto in realtà non siano: i Lynch-Gibon (e uno di questi, Martin, racconta la storia). Ma ahimè questi due, come équipe, sono un po' disgraziati perché finiscono per dover gareggiare solo tra loro.
La moglie di uno dei Lynch-Gibon, Antonia (che è anche il bandolo della ingarbugliata matassa), ha 46 anni, cinque più del marito a cui anche è superiore per condizione sociale: è avida di potere, di ammirazione e ha assolutamente bisogno di un costante conforto sessuale. C'è poi anche una ragazza, Georgie, di professione economista e capace, sembra, di amore disinteressato (e qui viene in mente il Cocktail Party di Eliot). Tra tutti e cinque questi personaggi si disputa, lungo l'intero romanzo, una specie di torneo di tennis a squadre: inutile dire che padroni del campo, alla fine, restano i due irresistibili...


Un vero e proprio must per assorbire la London Culture è ovviamente Nick Horby, del quale possono andare benissimo Febbre a 90, Alta fedeltà, Un ragazzo e Non buttiamoci giù. La sua è la Londra pop degli anni '90 e 2000, quella delle cartoline con la cabina telefonica rossa in primo piano e il Big Ben sullo sfondo, quella che potete osservare quando, seduti i metropolitana, alzate lo sguardo dal libro di Horby che state leggendo. Per simpatia personale (e perché mi era piaciuto il film con John Cusack) vi parliamo di Altà fedeltà:in una Londra irrequieta e vibrante, le avventure, gli amori, la passione per la musica, i sogni e le disillusioni di una generazione di trentenni ancora pieni di voglia di vivere. Commovente, scanzonato, amaro, ma soprattutto molto divertente.


C'è un poi un atuore cult fra gli scrittori inglesi contemporanei di narrativa grottesca e surreale, ed è Will Self. Voglio qui citare il suo How the Dead Live sebbene non esista la traduzione italiana. Per chi si volesse cimentare con l'originale, la storia è quella di Lily Bloom che dopo la morte viene trasportata in una nuova casa nel nord est di Londra, accompagnata da uno spirito guida grazie al quale imparerà ad adattarsi allo stile di vita dei morti.


Spostiamoci nel 21esimo secolo, dove il tema predominante nella letteratura sembra esser diventato quello della multiculturalità e dell'integrazione, sebbene Londra multiculturale lo sia da secoli, a causa del suo passato coloniale. Partiamo da quello che sta già diventando un classico moderno, Denti bianchi di Zadie Smith. Due famiglie, i Jones e gli Iqbal, le cui vite sconclusionate racchiudono gli ottimismi e le contraddizioni del secolo appena concluso. Archie Jones è un tipico proletario inglese, mentre il suo migliore amico è il bengalese e mussulmano Samad Iqbal. Si sono conosciuti su un carrarmato alla fine della Seconda guerra mondiale, diretti a Istanbul e ignari del fatto che la guerra era già finita. Riunitasi a Londra trent'anni dopo, questa coppia improbabile si ritrova coinvolta nel ciclone politico, razziale e sessuale di quei tempi.
La nostra recensione: Denti bianchi.


Altro romanzo molto carino che ci dà un'idea chiara della Londra moderna è Sette mari tredici fiumi (Brick lane) di Monica Ali che ci porta a scoprire le nuove comunità indiane e del Bangladesh che popolano l'ara attorno a Brick Lane. Nazneen ha sempre saputo che ribellarsi al Destino è una battaglia persa, fin da quando sua madre, convinta di essere preda di un'indigestione, l'ha partorita più morta che viva nel fango di un villaggio del Bangladesh. Nessuno l'ha soccorsa in quell'occasione. E nessuno è intervenuto quando, anni dopo, si è trasferita a Londra per sposarsi con Chanu Ahmed, un uomo grasso con la faccia da rana e il doppio dei suoi anni. Scelto da suo padre. Immigrata tra immigrati nel cuore dell'East End londinese, le sue giornate si susseguono al chiuso di un appartamentino soffocato da mobili scuri. Il fiume della vita scorre davanti ai suoi occhi malinconici, mentre il velleitario Chanu dedica tutto il tempo a inseguire una promozione che non arriverà mai.


Concludiamo con un opera un po' particolare: Nessun dove di Neil Gaiman, particolare perché ambientata in una Londra immaginaria situata nel sottosuolo. Sotto le strade di Londra c'è un mondo che la maggior parte delle persone non riesce neppure a immaginare. Una città di mostri e di santi, di assassini e di angeli, cavalieri in armatura e pallide ragazze in velluto nero: questa è l'altra Londra di chi è precipitato tra le fenditure. Richard Mayhew è un giovane uomo d'affari che sta per scoprirla: un singolo atto di generosità lo catapulta lontano da una vita tranquilla e prevedibile e lo fa entrare in un mondo che è al tempo stesso stranamente familiare e incredibilmente bizzarro. C'è una ragazza di nome Porta e delle persone che vogliono ucciderla. C'è un angelo che vive in un salone illuminato dalle candele, un signore, Old Bailey, che abita sui tetti. Ci sono ratti intelligenti e un Conte che tiene il proprio seguito sulla carrozza di un treno della metropolitana. Un ponte nella notte sta a guardia della perigliosa via verso Knightsbridge, dove vive il Popolo delle Fogne; c'è la Bestia nel labirinto, e si scoprono pericoli e piaceri che superano la piú fervida immaginazione… Richard, che vorrebbe solo tornarsene a casa, troverà ad attenderlo uno strano destino. Laggiú, sotto le strade della sua città - in quel luogo chiamato Nessun dove.


Lo ripeto, questa è giusto una misera selezione delle possibilità offerte, partite da dove volete secondo le vostre preferenze, buona lettura e Mind the gap!




Nota: immagini liberamente reperite su Google. Le sinossi dei libri accanto delle copertine sono tratte da Amazon.

9 luglio 2013

Nati per leggere

Immagino che i frequentatori della Stamberga siano appassionati lettori, quando anche autentici divoratori di libri: in quanto tale, spesso mi sono chiesta in che modo avrei potuto contagiare i miei figli con l'amore per la lettura.

Devo dare ragione a Daniel Pennac, che sostiene che "leggere" è un verbo che non ammette l'imperativo, tanto quanto "amare" o "odiare": puoi anche legare qualcuno alla sedia come Alfieri, ma non potrai mai costringerlo a leggere e soprattutto a farlo, prima o poi, con passione.

Dal 1999 è attiva l'iniziativa  "Nati per leggere", promossa dall'Associazione Culturale Pediatri, l'Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino - ONLUS.

"Nati per leggere" promuove la lettura ad alta voce per i bambini dai sei mesi ai sei anni: "la stimolazione e il senso di protezione che genera nel bambino il sentirsi accanto un adulto che legge e racconta storie già dal primo anno di vita(...) è impareggiabile. Il beneficio che il bambino trae dalla lettura a voce alta, operata in famiglia in età prescolare, è documentato da molti studi. Il precoce e quotidiano contatto con i libri e la lettura mediati da mamma e papà favorisce il futuro successo scolastico dei bambini".

Il bambino, seduto tra le braccia di una persona amata, si sente sicuro e protetto, nonché al centro dell'attenzione: il momento della lettura diventa così un piacere, una coccola che il bambino prima accetta volentieri e che, poi, sarà lui stesso a richiedere. E sarà per ricreare e ritrovare questa atmosfera di tenerezza e piacere che, da grande, prenderà in mano lui stesso un libro.

Certo, leggere per un pupetto di sei mesi non è cosa da poco. Innanzitutto la soglia dell'attenzione a questa età è molto bassa, quindi i primi tentativi potrebbero essere frustranti. L'immagine del logo, con questo abbraccio tenero mamma-bebè, e il pupo tutto attento al libro sarà replicabile solo per alcuni...secondi, almeno nei primi tempi: poi sarà tutto un divincolarsi e un cercare altri svaghi. Starà al genitore inventarsi nuovi modi di attirare l'attenzione del figlio, trasformandosi in attore e leggendo con grande enfasi. Esistono librini di soli "ehh!", "ahh!", "oooohhh!!", che a noi adulti paiono assurdi, mentre per un bimbo di pochi mesi sono interessantissimi, se intonati come si deve.


Siccome non tutti nasciamo attori, le biblioteche organizzano letture animate per i più piccoli, grazie a volontari e veri attori che si prestano al gioco: mi assicurano che assistere a questi incontri è divertente anche per gli adulti.

E la biblioteca si propone anche come luogo accogliente per i bambini, dove leggere è un piacere e un gioco, grazie a spazi arredati appositamente per i piccoli lettori, con cuscinoni, tappeti di gomma, poster colorati. Spesso i libri si trovano in scatole colorate insieme a pupazzi di peluche e altri giochi.

Qui un genitore potrà trovare ispirazione per le letture dei propri figli: "Nati per leggere" propone un catalogo di letture adatte ad ogni età, che sicuramente i bibliotecari conoscono e possono consigliare.

Come primo approccio, si consigliano rime, filastrocche e ninne nanne, perché ritmo e ripetizione aiutano la memoria e producono piacevoli effetti sonori, da accompagnare anche con movimenti del corpo.

Ci sono libri proposti per le fasi critiche dello sviluppo del bambino: le prime pappe, la nanna e l'uso del vasino (i libri sulla cacca sono gettonatissimi!). E storie che vengono in aiuto nei momenti di crisi, come i capricci o i comportamenti che a un adulto possono sembrare inspiegabili: ecco che il libro diventa una coccola, un'occasione per "stemperare in un sorriso tensioni e malumori", un gioco per far tornare il sorriso a genitori e figli.

E quando il bimbo diventa più grande, insieme a lui crescono anche i libri, con storie più complesse, approfondimenti sulla natura e la vita di tutti i giorni, argomenti che stimolino la sua curiosità.

Importante, per il genitore, è non scoraggiarsi di fronte ai primi insuccessi; procurare al pupo libri che possano essere maltrattati, meglio se robusti, o di stoffa o plastica: i bambini mettono in bocca tutto e non hanno ancora la buona grazia necessaria a maneggiare un libro prezioso; non imporre mai la lettura e, viceversa, mai rifiutarsi di rileggere la stessa storia, anche se fosse la millesima volta (e guai a cambiare una parola!).


I tecnicismi li lascio al sito dell'iniziativa e agli incontri che la promuovono - consiglio di partecipare, ne vale la pena. Certo, dopo aver appreso che è nei primi mesi di vita che le connessioni neuronali hanno il maggiore sviluppo e che affinché ciò avvenga è necessario stimolare il più possibile il bambino, anche il genitore modello entra in crisi, roso da dubbi e assillato dall'insicurezza "lo stimolerò abbastanza, questo pupo?". E una volta a casa, ecco il genitore preparare la stanza dei giochi con pianoforte e batteria, per stimolare movimento e udito; oggetti di tutti i materiali e le consistenze, per il senso del tatto; percorsi-vita che metterebbero alla prova anche un atleta olimpico.

No, signori, non serve leggere "Guerra e pace" in versione ridotta per sei-mesenni: l'obiettivo non è creare dei piccoli geni. Come ben dice il pediatra spagnolo Carlos Gonzales, "quello che i genitori danno al figlio quando giocano con lui non sono conoscenze o tecniche di studio, ma la meravigliosa sensazione di sentirsi amato [...]". (Da "Bésame mucho", 2008)

L'importante è fare le cose con amore e per amore. Lettura compresa.


Bibliografia essenziale:

  • Nati per leggere - Una guida per genitori e futuri lettori, a cura di Nives Benati, 2008
  • Me lo leggi?, Giorgia Cozza, 2012
  • Come un romanzo, Daniel Pennac, 1993
  • Libri e lettura da 0 a 6 anni, Rita Valentino Merletti, 2001
 

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