8 giugno 2009

Twilight - Stephenie Meyer

Quando Isabella Swann decide di lasciare l'assolata Phoenix per la fredda e piovosa cittadina di Forks, dove vive suo padre, non immagina certo che la sua vita di teenager timida e introversa conoscerà presto una svolta improvvisa, eccitante e mortalmente pericolosa... Nella nuova scuola tutti la trattano con gentilezza, tutti tranne uno: il misterioso e bellissimo Edward Cullen. Edward non dà confidenza a nessuno. Ma c'è qualcosa in Bella che costringe Edward dapprima a cercare di stare lontano da lei e quindi ad avvicinarla. Tra i due inizia un'amicizia sospettosa che man mano si trasforma in un'attrazione potente, irresistibile. Fino al giorno in cui Edward rivela a Bella il suo segreto...

Recensione

Avrei potuto adattare a recensione i quattro commenti presenti nella mia libreria. Ma sarebbe stato serio?
Quelle non sono recensioni -e sono io la prima a dirlo- per alcuni buoni motivi: primo, sono assolutamente parziali; secondo, spesso e volentieri non sono altro che riassunti in chiave parodica; terzo, molte li trovano insultanti, e sebbene io di insulti continui a non vedercene, i combattimenti coi mulini a vento li lascio a Don Chisciotte, e lascio la gente con poco senso dell'ironia della sua opinione.
Continua a martellarmi in testa quel che ormai è uno degli interrogativi amletici della mia vita: perché se ti accanisci su un libro, specie se palesemente malscritto, chi lo ama si sente offeso nel suo intimo come se avessi messo in dubbio le virtù coniugali della sua mamma?
Ma adesso mi fermo: sta diventando un Diario di Lettura di Raimondo Torrismondo.
Nella fattispecie, ciò che volevo comunicare con questa prefazione, è che tempo fa ho riflettuto parecchio sui miei vecchi commenti al primo libro della tetralogia, e ne ho tratto qualcosa di più pacato e sistematico. Qualcosa che assolutamente non dovrebbe scatenare alcun tipo di flame su questo blog. Ma non si sa mai. E mi fermo qui, o tutti i miei buoni propositi rischiano di andare a farsi maledire.

Twilight è un libro mal scritto, diseducativo e banale.
Del primo elemento, almeno in teoria, dovrebbe accorgersi chiunque abbia un minimo di esperienza di lettura sulle spalle, ma non sempre è così: in ogni caso, Stephenie Meyer utilizza una sintassi piuttosto semplice ed elementare, con un'aggettivazione continua e ridondante e, soprattutto, superflua. La Meyer manca di vocabolario, poiché utilizza continuamente certe formule che, a suo parere, risultano vincenti nel gradimento delle lettrici: Edward viene continuamente paragonato a un 'dio greco', dalla 'bellezza assurda', il 'torace marmoreo', il 'sorriso sghembo'. Questi aggettivi, sostituiti da ben pochi sinonimi, vengono ripetuti allo spasmo.
I suoi libri sono scorrevolissimi, lo ammetto. Ma questo perché, per l’appunto, succede ben poco (ci arriveremo nel corso della discussione) e utilizza periodi brevi e concisi, da terza media. Sfogliabile, direi, almeno non risulta sgrammaticata come Moccia, o forse è merito della traduttrice -ma onestamente non credo.

Sul secondo elemento, focalizziamo l'attenzione sugli innumerevoli personaggi: lui e lei.
Tutti i personaggi, in generale, sono delle macchiette stereotipate, privi di qualsiasi spessore.
Bella Swan, la protagonista, è il prototipo dell’adolescente media: è descritta, nella fattispecie, con ciò che non è e che non sa fare, così è più facile identificarcisi.
Non è bella, ma già al primo giorno nella nuova scuola ha uno stuolo di ammiratori e, poco dopo, scampa per un pelo persino uno stupro.
Non è affascinante, ma chissà perché tutti sono soggiogati dalla sua presenza.
Non è prestante, anzi, per sua stessa ammissione ha problemi di equilibrio e coordinazione (ma ciò la rende tenera E affascinante al tempo stesso).
Ha paura del sangue, cosa che, in un libro di vampiri, appare molto alternative.
E, sempre naturalmente, non le si riesce a leggere nel pensiero, né i poteri dei vampiri in generale sortiscono un qualche effetto su di lei, perché è speciale.
Bella, inoltre, è alternativa (si compiace di ascoltare musica classica piuttosto che le porcherie che ascoltano i suoi coetanei), e altamente insofferente non solo nei confronti dei suoi spasimanti, che tratta alla stregua di zerbini (lei mira più su, i mortali non la interessano), ma anche nei confronti delle stesse ragazze che al suo primo giorno di scuola hanno tentato in tutti i modi di farla ambientare: lei viene da una grande città, loro sono paesane; lei è un’intellettuale, loro sono superficiali e vanesie; lei ama un vampiro e rischia spesso la vita, loro hanno vite noiosamente normali.
Bella è, in sostanza, una sagoma tratteggiata con la scritta ‘Questa sei tu’: la protagonista ideale di una storia rivolta a un target di una certa età, in cui le lettrici possano identificarsi.
Edward, invece, è semplicemente noioso, in quanto ineluttabilmente perfetto. Ha dei difetti, sì, ma anche questi lo rendono perfetto. Sa fare tutto meglio di chiunque altro, è bello, forte, virile, affascinante, geloso ma non troppo, un po’ impulsivo, innamoratissimo. Un Gary Stu fatto e finito, insomma. E il fatto che, per trecento pagine, la protagonista femminile non faccia altro che rimirarne le splendide forme e contemplarne la statuaria bellezza, lo rende perfino odioso.
Se cercate altri personaggi, dovrete cercare molto a fondo; la protagonista ha dei genitori che si vedono poco; degli ‘amici’ il cui carattere non viene mostrato, ma descritto dall’alto della lungimiranza della snobissima protagonista; degli spasimanti; c’è anche qualche nemico, ovviamente subito sconfitto dal Signor Issimo (Edward, ovviamente).

C'è poco da ridere: diseducativo, stavamo dicendo?
La protagonista, cinque secondi dopo aver visto Edward, non può più vivere senza di lui. Nel corso dei quattro libri annulla completamente la sua personalità, i suoi desideri, la sua volontà, e tutto ciò per stare con il suo amato: e non perché lui non la voglia, anzi, ma perché Edward, forte del suo avere una settantina d'anni di vita più di lei, si sente giustificato a prendere per la sua amata tutte le decisioni che dovrebbero spettare a lei, per proteggerla. Lui decide quando iniziare la storia, quando troncarla, quando si deve far sesso (e cioè mai), quando Bella non deve vedere il suo migliore amico e quando, invece, deve vederlo, quando Bella deve diventare vampira.
Mia madre mi ha sempre detto 'Figlia, trovati un lavoro e l'indipendenza e poi, se proprio vuoi, sposati. Ma non dipendere mai da un uomo'. Quella santa donna di mia madre me lo ripete da quando avevo quindici anni, e tutto nonostante sia cattolica e felicemente sposata con mio padre. Perché lei vede come vanno i tempi, mentre la Meyer e i suoi personaggi sono ancorati a visioni conservatrici, moraliste e religiose: l'amore è il motore portante della vita, e se c'è il partner c'è tutto. Quando Bella, nei suoi due forse unici ansiti di libertà della saga, afferma di non volersi sposare e di voler giustamente esprimere i propri sentimenti in un giustissimo amplesso, viene rimessa al suo posto: il matrimonio s'ha da fare, ma il sesso no, è immorale e pericoloso (per l'anima e per il corpo) e almeno fino alle nozze non se ne parla.
Bella, infatti, per tutto il resto del libro (torniamo in tema) si dimostra incapace di cavarsela da sola: non solo rischia investimenti, stupri e morte da cui il suo uomo (o il suo migliore amico, in seguito) la trae sempre in salvo, ma pur non avendo apparenti menomazioni fisiche è talmente inetta che persino scendere un gradino diventa comicamente difficile per lei. Macchietta, dicevamo?
Non tenterò di convincervi che questa storia d'amore è più putativa che altro. Non mi stancherò mai di ripetere che non è amore un'attrazione a prima vista, olfattiva per lui e visiva per lei, e che si risolve con la malia che lei rappresenta per lui (volendole leggere nel pensiero e non potendo, volendola divorare e non potendo) e con la continua descrizione estatica delle bellissime forme dell'amato per lei. Fine. Loro non si conoscono, non hanno interessi in comune, lui ignora totalmente i suoi voleri e il suo modo di pensare, lei si piega, invece, ai suoi schemi mentali.

E siamo al terzo elemento, ossia alla banalità.
La storia inizia con l'innamoramento, continua con l'elenco di tutte le volte che si vedono a scuola o fuori, e termina con cinquanta pagine di 'pericolo' sovrannaturale che viene prontamente sconfitto.
Sì, potrebbe essere un libro di Moccia.
Ma no, perché nella saga di Twilight la Meyer tenta di svernare il mito del vampiro. Contrariamente a tutti i loro predecessori, infatti, Edward e la sua famiglia sono vampiri solo di nome: non sono obbligati a nutrirsi di sangue umano, in quanto si impegnano ad assumere solo sangue animale; hanno gli occhi cangianti, a seconda dell’umore e della sete; non patiscono croci, né acqua santa, né aglio; si riflettono negli specchi; al sole, soprattutto, non si inceneriscono, ma brillano come se sulla pelle avessero tanti piccoli diamanti, diventando ancora più splendidi; ognuno di loro, inoltre, ha un diverso potere paranormale, che sia la telepatia, la preveggenza, la capacità di sedare gli animi.
Nella foga di creare un vampiro politically correct, privo dunque della connotazione pericolosa e diabolica che caratterizza tanti esponenti letterari di questa specie e che costituisce buona parte del fascino che questa figura esercita, la Meyer lo spoglia di quasi tutte le caratteristiche peculiari del genere, rendendolo, per l’appunto, un vampiro solo di nome.
Nonostante, quindi, la scrittrice cerchi in tutti i modi di creare una sensazione di pericolo e proibito, materialmente non può: intanto perché le manca una capacità espressiva che le consenta di rendere al meglio verbalmente le atmosfere che tanto si sforza di descrivere (basti sapere che, per rappresentare la bellezza di Edward, utilizza per trecento pagine sempre le stesse espressioni), e poi perché i suoi vampiri sembrano così buoni e così puri che non c’è spazio per il pericolo.
La sua saga diventa dunque una storia d’amore liceale ammantata lievemente da qualche elemento pseudo-dark.
Bella, naturalmente, vorrebbe trascorrere l'eternità con il suo amato, chiedendogli di conferirle l'immortalità: ma Edward rifiuta. Un’esistenza immortale in cui non si deve succhiare sangue umano, non si deve dormire nelle bare, non si patisce l’aglio, al sole si brilla, e si diventa bellissimi oltre che pieni di superpoteri, be', non va bene, e non sarebbe la vita migliore per la sua amata. Continuo a chiedermi, e continuo a chiedermi perché non se lo chieda anche chi apprezza questo libro, quale sia la fregatura dell'esser vampiri: ebbene, non c'è. La trasformazione in vampiro appare come tutto ciò che di più bello si possa ottenere, a costo zero.

In conclusione, trovo affatto giustificato il polverone che si è alzato attorno a questo libro, le manifestazioni di fanatismo di molte delle sue fan -vi prego, non fatemi continuare-, e soprattutto il fatto che ne abbiano tratto un film; tutto questo, quando nell’editoria esistono prodotti molto più validi e meno venduti perché poco pubblicizzati.
Non riesco a trovare un motivo nel grande successo di questa saga, perché l’ho trovata poco valida sia come storia d’amore che come libro dark. Ma, d’altronde, anche Moccia ha fatto molto successo, e lo scrittore gggggiovane non sapeva nemmeno coordinare un congiuntivo con un condizionale.
La verità è che la Meyer, riunendo in un unico libro molti stereotipi di successo (la protagonista comune ma popolare, il protagonista figo, la storia d’amore imparitaria, il fatto che il protagonista abbia i dentini aguzzi), è riuscita a catturare completamente l’attenzione di quelle lettrici che, in fondo, non cercano che questi in un libro. E che, solleticando inoltre la sensibilità romantica di lettrici fuori target, Edward è riuscito a far breccia anche nel loro cuore.
Quanto al mio, beh, sono insensibile e profonda quanto un vasetto monodose di Nutella (cit. un'anobiiana del gruppo Orrilibri).
Vi invito, in ogni caso, a provare questo libro a costo zero (magari fatevelo prestare): se lo leggerete con la dovuta ironia, risulterà più divertente della Littizzetto e di Giobbe Covatta messi assieme.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: Twilight
  • Titolo originale: Twilight
  • Autore: Stephenie Meyer
  • Traduttore: Luca Fusari
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • Collana: Lain
  • ISBN-13: 9788876250200
  • Pagine: 412
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 16.50 Euro

15 Commenti a “Twilight - Stephenie Meyer”

  • 8 giugno 2009 12:33
    Aryaali76 says:

    Trovo che sia un'ottima recensione (anche se adoro le tue battute e mi spiace un po' per l'epurazione). Tuttavia, ripeto: ottimo lavoro, preciso, puntuale, serio e obiettivo.
    E, fra l'altro, sono completamente d'accordo su questo:
    "Non mi stancherò mai di ripetere che non è amore un'attrazione a prima vista, olfattiva per lui e visiva per lei, e che si risolve con la malia che lei rappresenta per lui (volendole leggere nel pensiero e non potendo, volendola divorare e non potendo) e con la continua descrizione estatica delle bellissime forme dell'amato per lei. Fine. Loro non si conoscono, non hanno interessi in comune, lui ignora totalmente i suoi voleri e il suo modo di pensare, lei si piega, invece, ai suoi schemi mentali."
    Si tratta di uno degli elementi che mi hanno lasciata maggiormente basita nel leggere il libro. E questa passa per una grande storia d'amore romantico. Mah!

  • 8 giugno 2009 15:58
    Anonimo says:

    Non ho letto il libro ma istintivamente ho una avversione per la letteratura di grido per teen-agers, specie se MOLTo pubblicizzata e se finisce in breve in un film che è mediocre già dal trailer. E' tra l'altro mia opinione che, anche se immagini vi siano delle eccezioni, ormai la figura del vampiro sia ormai fatta e finita ed io ancora aspetto un degno, cupo, sulfureo ritorno anche se fosse un vampiro "anti-eroe"...inoltre, qualcuno mi spieghi che vampiro è uno che è sessulamente (seppur in vampirica versione) inattivo, conservatore poi...
    isapaper (da Anobii)

  • 8 giugno 2009 22:46
    sakura87 says:

    @Isapaper: il problema è proprio che questo vampiro, dopo tre libri di scartavetramento dei cosiddetti su come non gli scorra il sangue nelle vene, riesce ad avere un'erezione e a copulare. Come, non si sa. Se fosse inattivo come quelli della Rice sarebbe pure comprensibile, ma lui, pur potendo, non vuol far sesso. E neanche perchè non riuscirebbe a trattenere la furia (in seguito si scoprirà che può), ma perchè vuole arrivare VERGINE al matrimonio. Sì. Ecco.
    Questo libro dovrebbero editarlo le Edizioni Paoline.

    @Arya: grazie per i complimenti!

  • 9 giugno 2009 09:09
    Morwen says:

    La spiegazione sulla riproduzione vampirica ha fatto morir dal ridere anche me. Quale spermatozoo non sopravvive 100 anni nei tubicini?

    Comunque sia, se nei vampiri della Rice ancora si intuiva quella maledizione che può rendere la condizione di succhiasangue immortale non proprio desiderabile, qui si è persa la bussola e più che vampiri sembrano personaggi usciti dal telefilm Heroes e si stenta a capire come mai non abbiano la coda fuori casa di persone che vorrebbero essere vampirizzate.

  • 9 giugno 2009 13:41
    sakura87 says:

    Io ci metterei la firma.
    Bella, ricca, immortale e coi superpoteri.
    Mamma e papà capiranno, anzi, forse si faranno vampirizzare pure loro.

  • 10 giugno 2009 19:56
    Pythia says:

    La tua analisi mi piace ed è convincente: preferivo i tuoi commenti su anobii, sono più divertenti :-P
    Però, nonostante abbia il doppio e passa degli anni della lettrice media (15 anni, come consigli tu stessa), la Meyer mi piace, e tanto. E sì, ho perso il conto di quante volte ho riletto tutti i suoi libri.
    Sarà come quando leggi come fanno le patatine del Mac, ma comunque non ne puoi fare a meno. Come canta il saggio, "junk food tastes so good because it's bad for you".

  • 10 giugno 2009 19:58
    Pythia says:

    PS: il commento delle edizioni paoline mi ha fatto scompisciare, l'ho letto a scoppio ritardato... LOL!

  • 4 dicembre 2009 16:01
    Anonimo says:

    Ho terminato ieri il primo libro. Sono totalmente d'accordo con te, anche i punti e le virgole di questa recensione :) Anzi, quando appare il vampiro che vuole "assaggiare" Bella ho pensato: "Caspita, un po' d'azione!" perchè pensavo di trovare la descrizione della caccia al nemico... e invece niente, restiamo con Bella e le sue "mental handjobs" anche lì!!! Ma perchè???
    Ora andrò avanti, per fortuna che mi sono fatta prestare questi quattro libri... Io ho sempre amato i licantropi e tremo al pensare che potrebbe aver tentato di modernizzare anche loro! Tornerò su questo blog quando avrò finito New Moon per leggere la recensione...ù

    M.

  • 4 dicembre 2009 22:18
    sakura87 says:

    Preparati perchè questi licantropi...beh, leggerai. Insomma, non sono licantopi manco loro.

    :D

  • 5 luglio 2010 14:04
    Malitia says:

    Sakuraaaa una recensione davvero degna di lode!! Spero non ti dispiaccia se la condivido su fb!! ;)

  • 5 luglio 2010 17:13
    sakura87 says:

    Condividi pure, mi fa piacere =) e grazie!

  • 9 luglio 2010 15:44
    Anonimo says:

    Bene, bene, sparito il gamberettodromo rincrociamo nuovamente le spade Sakura.
    L'aporia tra la perfezione della vita del vampiro Mayeriano e la presentazione di tale vita come sciagurata e infelice, è una tipica assurdità da patto narrativo.
    E nel patto narrativo c'è gia tutto.
    Se vuoi giocare con me, ci dice Meyer, devi fare finta che essere belli, intelligenti e immortali sia però una cosa bruttissima perchè non sei normale, non sei molle e sei molto molto sanguinario d'istinto.
    Bene giochiamo, e il brivido sta tutto lì nel patto narrativo che ti piace.

    Anche a me sarebbe piaciuto che il libro finisse con Edward che diventa umano e non il contrario. E sì, Twilight è diseducativo per gli aspetti che hai indicato e per molti altri.

    Tuttavia la chiave dell'opera secondo ma sta in un invito alle giovani anoressiche ad accettare i mutamenti del proprio corpo, la sessualità e il contatto con l'altro sesso ( vampiri ).

    La scrittura non è rozza in modo sapiente. Il vocabolario è scientemente ridotto all'osso, il modo in cui la Mayer fa decollare la passione per il personaggio è molto, molto sapiente. Non so cosa resterà della saga tra trent'anni ma ha segnato la generazione femminile dei primi dieci anni del secolo come Harry Potter aveva segnato la precedente negli anni '90.

    L'opera non piace perchè "bella" ma perchè sa far vibrare le corde del nostro immaginario, tu come Bella, Sakura sei immune ai vampiri Mayeriani, appartieni a una genia privilegiata. Io invece, malgrado i miei 50 anni, sono stata abbattuta come un bisonte al pascolo. Stramazzata d'amore per Edward e spero sempre che, magari in fila all'ufficio postale, ci sia un bel 60 enne baffuto che trova il mio odore irresistibile al punto da dover uscire di corsa per paura di saltarmi addosso. :-)
    Folgorata

  • 9 luglio 2010 16:07
    sakura87 says:

    Per quanto riguarda la chiave dell'opera, Folgo, mi piacerebbe *veramente* che fosse quella che tu indichi. Sarebbe un livello di lettura socialmente utile che potrebbe influenzare positivamente una generazione di ragazze deboli (come le vedo io che, sebbene giovane, appartengo a una generazione differente).

    Qui, ahimé, mi vedo costretta a parlare del personaggio dell'autrice, sebbene mi piaccia sempre o quasi rimanere al livello più corretto dell'opera in sé: potrebbe essere che io abbia frainteso la persona della Meyer. Tutto è possibile: io, da come viene presentata e da come lei stessa si presenta (nel libro, nelle interviste), la vedo come una casalinga praticante una delle religioni/culture occidentali più limitanti esistenti, i cui dettami si riflettono inevitabilmente in ciò che scrive: matrimonio, famiglia, figli, e il ruolo della donna è finito lì. Limitazioni sessuali, nell'abbigliamento e persino nell'alimentazione (sai che ho letto un articolo in cui scrivevano che la Meyer è stata ufficialmente richiamata perché al ristorante, nel primo libro, Bella ordina una Coca Cola? La caffeina è vietata dai mormorni).

    Sono divisa quando penso a o parlo della nuova generazione. L'informazione vuol farci credere che si tratta di una genìa di libertini senza limiti, ma purtroppo si nota anche un certo moralismo di ritorno (posso chiamarlo così?), pericoloso quanto la tendenza opposta, e credo che un libro del genere lo incoraggi ampiamente.

    Quanto a Edward, be', lì cadiamo nell'ambito dei gusti personalissimi: come dicevo altrove, sebbene giovane io preferisco gli uomini più virili e affascinanti, magari meno protettivi e moralisti (conosci la sindrome del Dr. House? Eccomi, io ne sono preda)

  • 10 luglio 2010 00:36
    Anonimo says:

    Parlavo del dr. House con Mafredi in Letteratitudine, il successo di House, Casalinghe disperate etc affonda le radici nel fatto che sono storie assolutorie dove la mancanza di correttezza è associtata alla positività del personaggio.
    Come giustamente notavi Twilight and Saga sono altamente diseducativi e per nulla moralisti. Un ciulata rimandata a dopo le nozze non rende moralista un libro che ha stimolato eroticamente milioni di ragazzine. Immagino che chiuso il libro, siano andate come me all'ufficio postale e sicuramente con miglior fortuna. :-)
    Folgorata

  • 11 luglio 2010 18:43
    sakura87 says:

    @Probabilmente è quello, allora, mi prude da morire il politically uncorrect ;)

    Diseducativo e moralista, per come intendevo io i due termini, possono andare di pari passo.
    Moralista perché si cerca di far passare un messaggio per quelli che sono i propri valori (mormoni e conservatori, nello specifico) e diseducativo perché quei valori sono dannosi per chi legge.
    Non è tanto la ciulata dopo le nozze che rende Twilight moralista, ma il continuo sostrato di avvertimenti all'incauta lettrice di cui quello più specifico è per l'appunto 'non ciulare prima del matrimonio'.

    Quanto alle ragazze, mi auguro che non siano davvero andate incautamente a rimorchiare all'ufficio postale con la promessa di darla al primo cliente affascinante che passa!

    ^Simona^

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