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19 aprile 2015

Premio Strega 2015: i 12 libri finalisti


Giovedì 16 aprile sono stati finalmente diffusi i nomi dei libri finalisti alla 69esima edizione del Premio Strega, selezionati dal Comitato direttivo del Premio, presieduto da Tullio De Mauro e composto da Valeria Della Valle, Giuseppe D’Avino, Simonetta Fiori, Alberto Foschini, Paolo Giordano, Enzo Golino, Giuseppe Gori, Giovanna Marinelli, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Luca Serianni, Maurizio Stirpe. Da quest'anno è stata introdotta un'importante novità: i giurati potranno infatti esprimere non più una ma tre preferenze alla prima votazione.
Lo spoglio dei voti degli Amici della Domenica (cui vanno aggiunti quelli dei 60 lettori forti, selezionati come ogni anno da librerie indipendenti, e 15 voti collettivi espressi da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero, per un totale di 460 aventi diritto) si terrà il 10 giugno. La seconda votazione e la proclamazione del vincitore avverranno invece giovedì 2 luglio, come sempre al Ninfeo di Villa Giulia.
Ma vediamo insieme chi ha superato la prima selezione: balza subito all'occhio, come già l'anno scorso, la presenza di una graphic novel tra i dodici finalisti. A figurare dopo Gipi, non tanto a sorpresa, è Zerocalcare, giovane fumettista pubblicato da BAO che ha senz'altro fatto parlare di sé con la sua nuova opera Dimentica il mio nome, con un reportage a fumetti pubblicato su Internazionale (Kobane Calling), e con il Premio Fahrenheit 2014 conferito per la prima volta a un romanzo a fumetti. Altro autore (autrice) che continua a far parlare di sé è pure Elena Ferrante, di cui, anche qui senza nessuna sorpresa, troviamo in finale il recente Storia della bambina perduta, come sempre pubblicato da E/O. Feltrinelli punta su Vinicio Capossela, Einaudi su Lagioia e Mondadori su Genovesi, mentre fanno capolino - stavolta sì, con sorpresa - anche i libri di due piccoli editori quali Neo. e Manni.
Forse l'assenza di molti "soliti noti", Ferrante esclusa, risparmierà quest'anno parte del circo delle polemiche: staremo a vedere.


1. Il paese dei coppoloni di Vinicio Capossela (Feltrinelli), presentato da Eva Cantarella e Gad Lerner

"Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando?" Così si chiede al viandante-narratore nelle terre dei padri. Il viandante procede con il passo dell'iniziato, lo sguardo affilato, la memoria popolata di storie. E le storie gli vengono incontro nelle vesti di figure, ciascuna portatrice di destino, che hanno il compito di ispirati accompagnatori. Luoghi e personaggi suonano, con i loro "stortinomi", immobili e mitici, immersi in un paesaggio umano e geografico che mescola il noto e l'ignoto. Scatozza "domatore di camion", Mandarino "pascitore di uomini", la Totara, Cazzariegghio, Pacchi Pacchi, Testadiuccello, Camoia, la Marescialla: ciascuno ragguaglia il viandante, ciascuno lo mette in guardia, ciascuno sembra custode di una verità che tanto più ci riguarda, quanto più è fuori dalla Storia. Il viandante deve misurarsi, insieme al lettore, con un patrimonio di saggezza che sembra aver abbandonato tutti quanti si muovono per sentieri e strade, sotto la luna, nella luce del meriggio, accompagnati dall'abbaiare dei cani. E poi ci sono la musica e i musicanti. La musica da sposalizio, da canto a sonetto, la musica per uccidere il porco, la musica da ballo per cadere "sponzati come baccalà", la musica da serenata, il lamento funebre, la musica rurale, da resa dei conti.


2. La sposa di Mauro Covacich (Bompiani), presentato da Dacia Maraini e Sandro Veronesi

Due sconosciuti in attesa di sparare durante un safari umano. Un'artista vestita da sposa che attraversa l'Europa in autostop. Un giovane sacerdote, ignaro del suo futuro di papa, in un drammatico corpo a corpo con il desiderio. Gli attentati compiuti nei supermercati da un tranquillo padre di famiglia con la passione per gli esplosivi. Le peripezie di un cuore espiantato, in corsa verso la seconda vita. Un uomo deciso a condividere la casa con un branco di lupi. Fatti realmente accaduti che si fondono a invenzioni folgoranti e brevi digressioni autobiografiche, come la lezione di frisbee al nipotino, nella quale affiora la dolente sterilità di un'intera generazione che ha rinunciato ai figli per le proprie ambizioni personali. "La sposa" è un unico flusso di pensieri sul presente, lo stesso che da molti anni caratterizza la scrittura di Mauro Covacich e che trova in "Anomalie" (1998) la sua iniziale scaturigine. Diciassette storie colme di bruciante amore per la vita, scaturite dai recessi di una normalità spesso, a ben vedere, fenomenale.


3. Storia della bambina perduta di Elena Ferrante (e/o), presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano

"Storia della bambina perduta" è il quarto e ultimo volume dell'"Amica geniale". Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e "rinascite". Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l'altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s'incontrano, s'influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell'altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d'amicizia. Intanto la storia d'Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare...


4. Final cut di Vins Gallico (Fandango), presentato da Renato Minore e Luca Ricci

Per affrontare i fallimenti sentimentali ci vuole coraggio. E un grande senso pratico. Lasciarsi non è un affare che riguarda solo il cuore, ma questione delicata, che si chiude con il rito turpe della restituzione. Perché, siamo sinceri, l’eliminazione della persona amata passa dalla rimozione fisica delle sue cose dagli armadi. Senza quel gesto non si può fare spazio, né ricominciare. Il nostro protagonista non sarebbe onesto se non confessasse di aver fondato la Final Cut per una storia andata male. Ma non lo farà, racconterà invece di suo cugino Ludovico che, appena mollato dalla fidanzata, in deficit emotivo, gli ha chiesto una mano per disfarsi degli oggetti di Claudia nel suo appartamento. Una specie di trasloco, che è però un taglio netto. La gente è disposta a pagare pur di non sentire dolore e la Final Cut presta soccorso, mette fine ai rapporti ormai in crisi. Le parole d’ordine sono: assenza di partecipazione, distacco, sospensione di giudizio, imparzialità. E il tariffario cambia in base alle richieste. Se siete fortunati, avrete anche l’elenco delle motivazioni per le quali siete stati lasciati, ma per il flusso di coscienza dovrete saldare a parte, perché il confine fra empatia e commiserazione è labile, e il nostro protagonista non crede nelle terapie. Final Cut è una commedia brillante che parla di ordine e confusione, è il ritratto parossistico della contemporaneità, è un romanzo incisivo e modernissimo che declina i sentimenti e riflette su cosa saremo più in là.


5. Chi manda le onde di Fabio Genovesi (Mondadori), presentato da Silvia Ballestra e Diego De Silva

Ci sono onde che arrivano e travolgono per sempre la superficie calma della vita. Succede a Luna, bimba albina dagli occhi così chiari che per vedere ha bisogno dell'immaginazione, eppure ogni giorno sfida il sole della Versilia cercando le mille cose straordinarie che il mare porta a riva per lei. Succede a suo fratello Luca, che solca le onde con il surf rubando il cuore alle ragazze del paese. Succede a Serena, la loro mamma stupenda ma vestita come un soldato, che li ha cresciuti da sola perché la vita le ha insegnato che non è fatta per l'amore. E quando questo tsunami del destino li manda alla deriva, intorno a loro si raccolgono altri naufraghi, strambi e spersi e insieme pieni di vita: ecco Sandro, che ha quarant'anni ma vive ancora con i suoi, e insieme a Marino e Rambo vive di espedienti improvvisandosi supplente al liceo, cercando tesori in spiaggia col metal detector, raccogliendo funghi e pinoli da vendere ai ristoranti del centro. E poi c'è Zot, bimbo misterioso arrivato da Chernobyl con la sua fisarmonica stonata, che parla come un anziano e passa il tempo con Ferro, astioso bagnino in pensione sempre di guardia per respingere l'attacco dei miliardari russi che vogliono comprarsi la Versilia. Luna, Luca, Serena, Sandro, Ferro e Zot, da un lato il mare a perdita d'occhio, dall'altro li profilo aguzzo e boscoso delle Alpi Apuane.


6. La ferocia di Nicola Lagioia (Einaudi), presentato da Alberto Asor Rosa e Concita De Gregorio

In una calda notte di primavera, una giovane donna cammina nel centro esatto della strada provinciale. È nuda e coperta di sangue. A stagliarla nel buio, i fari di un camion sparati su di lei. Quando, poche ore dopo, verrà ritrovata morta ai piedi di un autosilo, la sua identità verrà finalmente alla luce: è Clara Salvemini, prima figlia della più influente famiglia di costruttori locali. Per tutti è un suicidio. Ma le cose sono davvero andate cosi? Cosa legava Clara agli affari di suo padre? E il rapporto che la unisce ai tre fratelli - in particolare quello con Michele, l'ombroso, il diverso, il ribelle - può aver giocato un ruolo determinante nella sua morte? Le ville della ricca periferia barese, i declivi di ogni rapida ascesa sociale, una galleria di personaggi indimenticabili, le tensioni di una famiglia in bilico tra splendore e disastro: utilizzando le forme del noir, del gotico, del racconto familiare, scandite da un ritmo serrato e da una galleria di personaggi e di sguardi che spostano continuamente il cuore dell'azione, Nicola Lagioia mette in scena il grande dramma degli anni che stiamo vivendo.


7. Il genio dell'abbandono di Wanda Marasco (Neri Pozza), presentato da Francesco Durante e Silvio Perrella

"Il genio dell'abbandono" racconta la vita del più grande scultore italiano fra Otto e Novecento: Vincenzo Gemito. È il romanzo di un'avventura eversiva e donchisciottesca, sullo sfondo di una Napoli vissuta come "un paese imprecisato che stava diventando la sua frontiera di malato", a contatto coi protagonisti della cultura del tempo. Wanda Marasco prende le mosse dalla fuga dell'artista dalla clinica psichiatrica in cui è ricoverato, e da lì ricostruisce la storia agitata di un "enne-enne", un figlio di nessuno abbandonato sulla ruota dell'Annunziata. Il marchio del reietto, beffardamente impresso nel suo stesso nome che è il risultato di un errore di trascrizione, lo accompagnerà per sempre. Il suo apprendistato lo farà nei vicoli, al fianco di un altro futuro grande artista, il pittore Antonio Mancini, suo inseparabile amico che diventerà anche coscienza di Gemito, suo complice totale e infine suo nemico. Vedremo così "Vicienzo" entrare nelle botteghe in cerca di maestri, avido di imparare. Lo seguiremo a Parigi, tra stenti da bohème e sogni di celebrità, e lo ritroveremo a Napoli, artista ambito da mercanti e da re. Vivremo il suo folle amore per la modella Mathilde Duffaud, che ne segna la vita come un sistema dell'erotismo e del dolore, un impasto di eccessi e delusioni che sfociano in una follia tutta "napoletana": intelligenza alla berlina, incandescenza e passioni spesso arrese a un destino malato di cui il "vuoto" di Napoli voracemente si nutre.


8. Se mi cerchi non ci sono di Marina Mizzau (Manni), presentato da Umberto Eco e Angelo Guglielmi

Dopo il funerale di Leonardo le due mogli, le figlie, le sorelle, il nipote, il cugino, una zia e alcuni amici si ritrovano insieme, intrecciando il ricordo di lui con barzellette e risate, conflitti e vecchie incomprensioni, equivoci e amori incerti. Il gruppo di famiglia si riunisce nella casa dell'uomo, e poi al bar per l'aperitivo, e poi in trattoria, tra divertenti siparietti e rivelazioni e tenerezze conditi dal gusto dei protagonisti per le parole e, soprattutto, per il cibo. Nel computer, ad ognuno di loro, Leonardo ha indirizzato una lettera in cui rievoca storie e sentimenti della vita con lui e senza di lui. Manca quella per la sua ex allieva, la voce narrante che ci accompagna nella giornata, scioglie un rebus, svela ciò che (non) è accaduto con Leonardo.


9. Come donna innamorata di Marco Santagata (Guanda), presentato da Salvatore Silvano Nigro e Gabriele Pedullà

Come si può continuare a scrivere quando la morte ti ha sottratto la tua Musa? È questo l'interrogativo che, l'8 giugno 1290, tormenta Dante Alighieri, giovane poeta ancora alla ricerca di una sua voce, davanti alle spoglie di Beatrice Portinari. Da quel momento tutto cambierà: la sua vita come la sua poesia. Percorrendo le strade di Firenze, Dante rievoca le vicissitudini di un amore segnato dal destino, il primo incontro e l'ultimo sguardo, la malìa di una passione in virtù della quale ha avuto ispirazione e fama. È sgomento, il giovane poeta; e smarrito. Ma la sorte gli riserva altri strali. Mentre le trame della politica fiorentina minacciano dapprima i suoi affetti - dal rapporto con la moglie Gemma all'amicizia fraterna con Guido Cavalcanti - e poi la sua stessa vita, Dante Alighieri fa i conti con le tentazioni del potere e la ferita del tradimento, con l'aspirazione alla gloria letteraria e il timore di non riuscire a comporre il suo capolavoro... È un Dante intimo, rivelato nella sua fragilità ma anche nella potenza della sua visione del mondo, quello che Marco Santagata mette in scena in un romanzo che restituisce le atmosfere, le parole, le inquietudini di un Medioevo vivido e vicino. Il sommo poeta in tutta la sua umanità: lacerato dall'amore, tormentato dall'ambizione, ardentemente contemporaneo.


10. Via Ripetta 155 di Clara Sereni (Giunti), presentato da Massimo Onofri e Domenico Starnone

Via Ripetta: una delle strade più centrali di Roma, in quello che fu una sorta di triangolo d'oro fra piazza del Popolo, piazza di Spagna, piazza Venezia. Pensate che allora fosse tutto chiaro, a disposizione di chiunque? No, perché il civico 155 è difficile trovarlo, situato com'è al di là dell'Ara Pacis, oltre piazza Augusto imperatore, nel piccolo tratto che tutti pensano appartenga già a via della Scrofa: bisogna spiegarlo bene perfino a chi guida il taxi, se è proprio lì che si vuole andare. Un tratto fuori fuoco nello stradario, e quella che si racconta qui è la storia fuori fuoco degli anni fra il '68 e il '77, cominciati all'insegna dell'utopia libertaria - compresa l'idea che per la libertà valesse la pena di stare a pancia vuota e di vivere alla meglio in case che cadevano a pezzi - e sfociati nel terrorismo prima, e poi nel riflusso del disimpegno, della Milano da bere, dei manager rampanti. Una storia vista con lo sguardo di chi ha vissuto da vicino molte cose senza mai esserne del tutto al centro, e dunque con la possibilità di testimoniare, dolorosamente, una memoria non chiusa. Ricordi in prima persona di anni raccontati poco e non sempre correttamente: perché il terrorismo non fu come molti ritengono la conclusione logica di quanto il '68 aveva seminato, ma fu invece la sanzione drammatica della sconfitta di molte speranze, un lutto pungente per chi aveva creduto e si era speso per farle germinare.


11. Secolo XXI di Paolo Zardi (Neo.), presentato da Giancarlo De Cataldo e Valeria Parrella

In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un'Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d'acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un'intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d'urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.


12. Dimentica il mio nome di Zerocalcare (BAO Publishing), presentato da Daria Bignardi e Igiaba Scego

Quando l'ultimo pezzo della sua infanzia se ne va, Zerocalcare scopre cose sulla propria famiglia che non aveva mai neanche lontanamente sospettato. Diviso tra il rassicurante torpore dell'innocenza giovanile e l'incapacità di sfuggire al controllo sempre più opprimente della società, dovrà capire da dove viene veramente, prima di rendersi conto di dove sta andando. A metà tra fatti realmente accaduti e invenzione.


25 febbraio 2015

Sei anni di blog - Giveaway #4: La vita sobria - AA. VV.


La prima proposta di oggi è una raccolta di racconti, tutti dal sapore vagamente alcolico e bukowskiano. Così ne ha scritto Daniele:

«Passando in rassegna le varie storie, tutte di qualità molto alta anche dal punto di vista della struttura narrativa, si può vedere come, più che l'alcol nelle sue varie sfaccettature, il reale filo logico dei racconti sia il male di vivere moderno.»

Potete trovare la recensione completa a questo link.


Volete avere l'occasione di vincerlo? Compilate il form rispondendo alla semplice domanda, e uno tra voi potrebbe essere il fortunato lettore che lo riceverà a casa. Avete tempo fino alla mezzanotte del 3 marzo. Qui trovate il regolamento completo.


Euforia, malinconia, angoscia, dolcezza, rabbia, allegria inopportuna, l’alcol altera, nel bene e nel male. I racconti di quest’antologia affrontano un tale viaggio: uomini immersi nel corpo a corpo coi fantasmi delle proprie ossessioni o briosamente surfanti sul nonsense della vita, coppie a pezzi tenute insieme dallo scotch, apocalissi familiari consumate sullo sfondo di una macchia di vino sulla tovaglia. Dribblando i facili cliché di condanna o celebrazione, La vita sobria ci offre un distillato narrativo dagli aromi saporiti e intensi, per estorcere al mondo un brandello di senso e carpire quel riflesso di sé sul fondo del bicchiere dopo che anche l’ultima goccia è stata bevuta.


La vita sobria - AA. VV.
Neo Edizioni, 2014
Brossura - 13,00 Euro



7 gennaio 2015

La vita sobria - AA.VV.

Euforia, malinconia, angoscia, dolcezza, rabbia, allegria inopportuna, l’alcol altera, nel bene e nel male. I racconti di quest’antologia affrontano un tale viaggio: uomini immersi nel corpo a corpo coi fantasmi delle proprie ossessioni o briosamente surfanti sul nonsense della vita, coppie a pezzi tenute insieme dallo scotch, apocalissi familiari consumate sullo sfondo di una macchia di vino sulla tovaglia.
Dribblando i facili cliché di condanna o celebrazione, La vita sobria ci offre un distillato narrativo dagli aromi saporiti e intensi, per estorcere al mondo un brandello di senso e carpire quel riflesso di sé sul fondo del bicchiere dopo che anche l’ultima goccia è stata bevuta.

Recensione

Raccolta di racconti scritti da autori vari, La vita sobria ha come filo conduttore – come si può ben intuire da titolo e sottotitolo – l'alcol. Non aspettatevi però delle copie pedisseque di Bukowski: si capisce fin da subito quanto gli autori abbiano il proprio stile personale e sappiano narrare una storia con un'originalità sempre più spesso, purtroppo, rara nel panorama italiano. Infatti, andando a spulciare le biografie degli autori a fondo libro, si nota che tutti hanno almeno un romanzo alle spalle. In più, molti di loro sono giornalisti o lavorano nell'ambito della letteratura e hanno premi letterari anche importanti alle spalle. Quindi niente errori di sintassi e rifinitura di ogni parola al limite della perfezione, grazie anche al curatore Graziano Dell'Anna.

Passando in rassegna le varie storie, tutte di qualità molto alta anche dal punto di vista della struttura narrativa, si può vedere come, più che l'alcol nelle sue varie sfaccettature, il reale filo logico dei racconti sia il male di vivere moderno, tema abusato in questi anni di crisi. Quel terreno paludoso che è formato dai luoghi comuni avrebbe potuto far impantanare gli autori rendendo questa raccolta stucchevole e già vista, ma tutto fila liscio come raramente capita in operazioni del genere. Insomma, belli e per niente scontati dal primo - Jet Lag di Chiara Durastanti - fino all'ultimo - Una questione d'orgoglio o di estetica di Filippo Tuena -, i racconti si fanno leggere tutti d'un fiato, con una menzione particolare per L'amore reclinato di Paolo Zardi, Il guscio vuoto di Olivia Corio, Limoncello di Gianni Solla e Gli eroi perfetti di Fabio Viola. Invece le idee dei racconti Sogni andati a male di Alessandro Turati e Tulipani di Stefano Sgambati avrebbero avuto bisogno di più pagine per svilupparsi pienamente. Non che la cosa li renda negativi, anzi, ma leggendo ci si rende conto che meritavano un approfondimento maggiore, quasi che questi siano degli antipasti per opere più lunghe. Anche per Caduta. Libera di Dario Falconi vale il discorso appena fatto, sia perché si sta parlando di una storia con personaggi realmente esistiti, sia per il taglio da biografia romanzata. Considerazioni differenti vanno fatte per Bere una bottiglia di vino nel multiverso di Francesco Pacifico: il ripetersi di un'azione con differenti varianti riesce a non risultare ripetitivo pur nella limitatezza delle pagine a disposizione, ma ha un effetto così straniante da lasciare interdetti e necessita di più ripassi per coglierne il senso.

In definitiva, questa raccolta merita molto, sia come lettura a sé stante sia come mezzo per scoprire gli autori che vi hanno partecipato. La vita sobria è un ottimo veicolo per far conoscere il nome della Neo Edizioni.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La vita sobria
  • Autore: AA.VV. 
  • Editore: Neo Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • ISBN-13: 9788896176283
  • Pagine: 160
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,00 Euro 

10 gennaio 2013

L'uomo che viaggiava con la peste - Vincent Devannes

Paragonato dalla stampa tedesca ai romanzi sul nazismo di Jonathan Littell e Martin Amis, il Tagesspiegel lo ha definito “un romanzo impressionante”.

1950. Un uomo senza nome fugge da un’Europa lacerata dalla guerra per un misterioso crimine commesso. Al di là dell’oceano c’è l’Argentina.

Mentre la lotta anticomunista si sta organizzando in tutto il mondo, Albert Dallien – questo il nome che gli verrà dato – comincia la sua nuova vita in una Buenos Aires carnale e impenetrabile, rifugio di criminali nazisti, di traffici e servizi segreti deviati, dove l’unica cosa che conta è scegliere il ruolo da giocare e farlo nel miglior modo possibile.

L’uomo che viaggiava con la peste, partendo da una precisa ricostruzione storica, schizza il ritratto intimo di un’epoca che ha riciclato senza scrupoli la parte più buia della nostra storia. Con uno stile rigoroso e avvincente, Devannes traccia la parabola di un uomo segnato da una colpa oscura e dalla continua negazione della propria identità, quasi fosse lo specchio di un mondo che stentava a trovarne una.

Recensione

Una traversata oceanica e il passaggio dall'emisfero boreale a quello australe non bastano a cancellare l'empietà - sia detto in un'accezione laica del termine - del male puro, cioè anche scevro di qualunque connotazione politica, morale o filosofica: è il succo del racconto di Devannes.

Il protagonista è un personaggio in fuga. Arriva negli anni immediatamente successivi alla fine della II Guerra Mondiale in un' ambigua Argentina peronista che è una terra di nessuno, l'ideale per chi dovesse nascondersi nella sterminata estensione della pampa o negli anfratti di Buenos Aires, cambiando un'identità infamante con una quasi immacolata.
Per operazioni di quel genere era molto attiva in Sud America l'organizzazione Odessa, costituita, per garantire a papaveri e criminali una via di fuga, da frange del morente regime hitleriano, ormai consapevoli dell'imminente crollo del Terzo Reich e della conseguente emersione dei suoi orrendi crimini legati alla 'Soluzione Finale' e all'Olocausto del popolo ebraico e non solo.

Odessa fu una via di scampo di gerarchi e funzionari, assassini e burocrati dell'infernale macchina nazista, ma anche di collaboratori occasionali come il 'cane di Chatellerault'.

Questo era il nome d'arte del medico francese, che con la nuova identità di Albert Dallien viene introdotto negli ambienti del crimine porteño attraverso una fitta rete di connivenze, tra cui spicca quella delle gerarchie ecclesiastiche. Un sacerdote lo accompagna nel viaggio per mare verso l'Argentina istruendolo su come confessare, in spagnolo, i più comuni peccati carnali, un altro lo accoglie a destinazione e lo battezza con il nuovo nome, ripulendolo della colpa originale.

La colpa, il peso del passato di collaborazionista, il rimorso per atti di perversione tanto profonda da poter essere oggetto di allusioni solo accennate, non scavano in Dallien il minimo solco in profondità.

Con naturalezza sembra immergersi nei bassifondi di Baires, dove si industria per metter su una fiorente attività nel campo degli aborti illegali per le prostitute e ogni evento sembra scorrere via sulla sua coscienza come acqua sul vetro.

I legami che stringe con il mondo del malaffare sono ispirati all'unico criterio dell'utilitarismo, mentre la prospettiva di ricostruirsi una vita supera ogni barriera morale e lo porta senza problemi oltre la perdita di una donna con cui pareva potesse costruire una relazione umana.

Il suo stato esistenziale è la rassegnazione totale all'incancellabilità del passato. Dallien è pronto a subirne le conseguenze nella forma di ricatti da parte delle varie cricche di malviventi che dominano nei quartieri di Baires e di rinuncia a ogni forma di legame umano, affettivo e sentimentale che non sia frutto di un interesse.

Suo obiettivo primario, oltre alla sopravvivenza immediata e all'occultamento dei suoi crimini, è mimetizzarsi nella buona società argentina e ci riesce mascherandosi in una famiglia borghese, frequentando i salotti buoni con altri transfughi nazisti benestanti e passando dal sordido commercio degli aborti clandestini al più remunerativo e pulito traffico di cocaina verso gli Stati Uniti.

La sfuggente personalità del protagonista si adatta ai diversi ambienti come un camaleonte e riesce a passare indenne nelle turbolenze che portano l'Argentina dal peronismo alla giunta dei generali. L'opportunismo lo porta anche a lavorare con un nero americano, agente dei servizi segreti, per conto del quale finisce a raffinare coca in Bolivia proprio quando il Che viene ucciso dall'esercito vicino La Higuera nel 1967, mentre in Paraguay incontra un altro personaggio storico, Josef Mengele, l'angelo della morte di Auschwitz, che gli chiede sostegno economico.

Tutta la società circostante sembra accettare senza porsi problemi la tranquilla presenza di ex ufficiali nazisti, autori di crimini efferati e ricercati dall'organizzazione ebraica di Simon Wiesenthal, quasi fosse normale che una città come Bariloche si potesse considerare una sorta di casa di riposo per placidi pensionati del III Reich.

Per converso la condanna senza appello di questo esempio di aberrazione dell'umanità, tanto più dura quanto non pronunciata, diventa la sua stessa scomparsa. Insieme alla sua identità di carnefice nulla sopravvive in Dallien con concretezza sufficiente a delineare un individuo, anche quando del regime dei generali argentini diventa una vittima indiretta, quasi un contrappasso, perdendo una persona a lui vicina che, accusata di dissidenza, viene buttata viva in mare aperto da un aereo.
Privato di ogni grandezza votata al male, di ogni sogno, anche di perversione, di qualunque forma di contatto umano vero, della memoria del passato e di un futuro degno di qualche aspettativa, Dallien semplicemente non è, ne è stato, né tantomeno sarà mai.

E questo, pur in una narrazione scorrevole, eseguita con maestria e dai tratti linguistici e stilistici impeccabili, rischia di essere quasi un limite per la storia. Tutto si svolge in un'atmosfera di indeterminatezza e rarefazione che rendono più difficile farsi un'idea concreta del racconto.

Le vicende politiche che scuotono l'Argentina e le rivoluzioni in atto nel Sud America sono appena tratteggiate e non interessano al protagonista, neppure per i rischi che potrebbero derivare alla sua copertura.

Così anche l'animo di Alberto Dallien rimane ermeticamente chiuso e non viene sottoposto alla spietata dissezione come nel caso del capolavoro di Jonathan Littell, il Maximilian Aue di 'Le Benevole', che viene citato nella quarta di copertina come termine di confronto.

Devannes non affronta se non in modo molto sfumato nè le nefandezze del suo antieroe nè i suoi labirinti interiori, per quanto oscuri possano essere e popolati di esseri belluini.
E alla fine della lettura si resta con una sensazione di non detto e di superficialità leggera.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: L'uomo che viaggiava con la peste
  • Titolo originale: L'homme qui voyageait avec la peste
  • Autore: Vincent Devannes
  • Traduttore: Camilla Diez
  • Editore: Neo edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Potlach
  • ISBN-13: 9788896176122
  • Pagine: 188
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00
 

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