20 ottobre 2010

Le Benevole - Jonathan Littell

Maximilian Aue dirige una fabbrica di merletti nel Nord della Francia, la guerra è ormai lontana. È nato in Alsazia da madre francese: parla così bene la lingua materna che non ha avuto difficoltà a nascondere, durante il caos del dopoguerra, il suo passato da ufficiale delle SS. Racconta la sua storia senza alcun rimorso.
Infanzia in Francia, studi di diritto e di economia politica in Germania: il giovane Maximilian è intelligente, colto, omosessuale (in lui l'omosessualità si lega all'incesto, all'amore morboso per la sorella). Sorpreso in un luogo compromettente, viene salvato da un giovane SS che lo prende sotto la sua protezione: Max entra nelle SS anche perché è affascinato dall'ideologia nazista. Dopo essere stato a Parigi, passa sul fronte orientale: in qualità di ufficiale redige rapporti per i vertici del Reich sull'avanzare della campagna di Russia. Ferito alla testa a Stalingrado, si salva per miracolo e diventa un eroe nazionale.
In seguito lavora a stretto contatto con Himmler per riorganizzare i campi di concentramento, e viene spedito a cercare in Ungheria manodopera per le industrie belliche. A Berlino, sotto le bombe, si dedica alla scherma e al nuoto; assiste ai concerti diretti da Karajan e Furtwängler; ha una sterile storia sentimentale con una donna. Dopo un tentativo di fuga in Pomerania, ritorna nella capitale e vive il crepuscolo del nazismo.

Recensione

Accingersi a scrivere qualcosa su un libro come 'Le benevole' fa sentire come sull'orlo di un buco nero: più ci si avvicina all'orlo dell'abisso, più ci si sente attratti dalla curiosità e avvinti dal desiderio di saperne di più.

L'ufficiale delle SS, Herr Obersturmbahnfuhrer Aue, è uno di quei personaggi che entrano pericolosamente dentro il lettore: il suo racconto degli ultimi tre anni della 2a guerra mondiale, dall'invasione nazista dell'URSS - l'operazione Barbarossa - al crepuscolo degli dei con il crollo del III Reich è un capolavoro che si avvinghia a chi legge, impedendogli di chiudere il libro finché il sonno non prevale, e si erge sugli albori del terzo millennio proiettando un'ombra sinistra che si allunga dal secolo breve, ancora minacciosa.

La parabola dell'ufficiale, ascendente nella carriera e discendente nell'inferno dell'animo umano, comincia con l'invasione dell'Ucraina da parte delle Panzer Division tedesche: la sua adesione alle SS era cominciata in patria, attraverso canali legati all'Università di giurisprudenza e in modo quasi casuale. Aue è affascinato dall'ideologia del corpo scelto creato da Himmler ma in modo molto teorico: il suo è un animo 'nobile', con fortissimi interessi letterari e artistici, umanistici in senso lato e profondo, capace di sensazioni intense ed estremamente sensibile. Stringe legami con personaggi colti all'interno delle SS, uno di questi è il suo protettore, che lo salva da un arresto a Berlino, in un luogo di incontri omosessuali.
Aue non si rende conto delle implicazioni antisemite delle politiche hitleriane finché non si ritrova con una pistola in mano, in un villaggio sperduto della campagna bielorussa, dentro una fossa, immerso nel fango mischiato al sangue degli ebrei sottoposti alla soluzione finale.
A questa caduta, graduale ma consapevole - e per questo ancora più terribile -, nell'abisso dell'orrore dell'Olocausto si intreccia quella personale legata alla storia famigliare di Herr Aue: è l'abisso invocato dall'abisso di biblica memoria.
Ma quale dei due abissi invoca l'altro? Quale orrore rispecchia e trasfigura l'altro, in un legame di sadica reciprocità?

La storia si dispiega in momenti diversi come variazioni su un tema musicale omogeneo, come suggerisce la suddivisione del romanzo in capitoli coi nomi di composizioni musicali: la musica è però quella della danza di Macabrè, una sinfonia di folli, intonata da un idiota, che non significa nulla.
Dopo la fase tragica dell'avanzata nell'entroterra sovietico, ferito alla testa, Aue, grazie anche alla protezione, sgradita ma non rifiutata, di due oscuri personaggi berlinesi, si gode un periodo di convalescenza sul Caucaso, nelle retrovie. Molto di questa fase del racconto è dedicato alla dotta disputa sulle origini di una popolazione caucasica di religione ebraica: se da una parte gli ufficiali più intransigenti vorrebbero dimostrarne i legami etnici con il popolo ebreo per giustificarne l'eliminazione, altri, tra cui Aue e il suo amico, ricercatore di lingue orientali e semitiche, Paul Voss, cercano di sventare questa ricostruzione per salvare la tribù caucasica di convertiti, ma senza esporsi all'accusa di collaborazionismo filogiudaico.
Il dibattito che vede il suo culmine in un processo 'politico' di profondissima erudizione storica sarebbe comico se le sue implicazioni non fossero tragiche: e la descrizione degli orrori cui Aue aveva assistito e - volente o nolente - preso parte in Ucraina e Bielorussia lo rendono paradossalmente credibile.

I segni lasciati da queste vicissitudini sulla psiche dell'ufficiale rimangono ferite sempre aperte nella carne viva e si sommano alle vicende famigliari di incesto, l'amore frustrato e sempre rincorso per la sorella, sublimato nell'autodegradazione e nella ricerca ossessiva di incontri omosessuali. Man mano che la psiche si sfalda, si scinde, si dilania nell'orrore, di cui il Nazismo è solo una forma esteriore, Aue sperimenta un malessere sempre più fisico, non riesce a mangiare nulla senza subire coliche e continue febbri lo consumano.

La caduta fisica e psichica subisce solo una battuta d'arresto nella suite caucasica, ricca di digressioni dotte: guarito dala ferita, persa l'amicizia con Voss e inimicatosi parte della gerarchia delle SS sull'ortodossia rispetto alla soluzione finale della 'questione ebraica', Aue finirà nell'occhio del ciclone di Stalingrado. La salvezza, una fuga rocambolesca che lo riporta in una Berlino ormai in vicinanza dell'assedio sovietico, sembra quasi una maledizione.
Aue si ritrova, ancora una volta e in parte suo malgrado, a far parte della diabolica ed efficiente macchina della Shoah. Che, vista dalla cornice deformante della scrivania dei burocrati ministeriali addetti all'organizzazione dello sterminio, assume dei contorni se possibile ancora più atroci...

Il ritmo di quella che è ormai divenuta una 'danza della morte' subisce nella parte finale di questo capolavoro un'accelerazione parossistica: così anche il disfacimento dell'io narrante diventa più veloce, come se avvicinandosi all'orlo dell'abisso, la sua attrazione fosse sempre più irresistibile. Dal vuoto simulacro di relazione con una giovane berlinese, da cui l'orrendo Aue riesce a farsi amare sinceramente, alla fuga in Pomerania, quasi incontro all'invasore sovietico, l'orrore delle fasi finali della guerra si tinge anche di ridicolo, come avviene per l'incontro faccia a faccia con un Hitler, molto vicino al ritratto che si può trovare nel recente docu-film 'La caduta', che precipita la dimensione fantastica della narrazione nel dramma della realtà storica. L'autodistruzione in una Berlino da 'anno zero', senza speranze neppure per i bambini, è l'unica via di fuga.

La fine, in tutti i sensi, del romanzo mostra invece che per Aue non c'è possibilità di salvezza: per lui se anche le Erinni si trasformano in Eumenidi - le Benevole del titolo, riprese dall'Orestea di Eschilo dove però l'orizzonte finale è armonico - non c'è scampo al dolore atroce della consapevolezza.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le Benevole
  • Titolo originale: Les Bienveillantes
  • Autore: Jonathan Littell
  • Traduttore: Margherita Botto
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Supercoralli
  • ISBN-13: 9788806187316
  • Pagine: 953
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,00

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