21 aprile 2010

Il nome della rosa - Umberto Eco

Il romanzo d'esordio nella narrativa di Umberto Eco. Ecco alcuni commenti: "Il libro più intelligente - ma anche più divertente - di questi ultimi anni" (L. Gustafsson, Der Spiegel); "Il libro è così ricco che permette tutti i livelli di lettura ... Eco, ancora bravo!" (Robert Maggiori, Libèration); "Brio e ironia. Eco è andato a scuola dai migliori modelli" (R. Ellmann, The New York Review of Books); "Precisamente il genere di libro che, se fossi un milionario, comanderei su misura" (Punch); "E' riuscito a scrivere un libro che si legge tutto d'un fiato, accattivante, comico, inatteso..." (M. Fusco, Le Monde).

Recensione

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.

"La rosa primigenia [ormai] esiste [soltanto] in quanto nome: noi possediamo nudi nomi." Ovvero: delle cose noi non possiamo cogliere l'essenza, solo conoscerne i nomi... Lo stesso potrei dire di questo libro: è così denso, così ricco di storie e significati che è impossibile definirne l'essenza e mi è persino difficile spiegare perché mi sia piaciuto così tanto.
Quando l'ho letto la prima volta avevo quattordici anni e ricordo che mi aveva affascinato soprattutto la trama "gialla". Era il mio periodo Sherlock Holmes ed è inutile che stia qui a ripetervi i mille parallelismi tra Fra' Guglielmo da Baskerville e il segugio di Baker Street, tra il fido Watson e il giovane novizio Adso, voce narrante del romanzo.

L'ingegnoso thriller però è solo l'impianto di base, il punto di partenza per un viaggio sola andata per il Medioevo, un'immersione nelle sue feroci lotte per il potere e nelle sue diatribe filosofiche e religiose, una cavalcata attraverso le fondamenta del linguaggio, dell'etica, della filosofia, della natura di bene e male. E' soprattutto, o almeno così mi è parso in questa mia seconda rilettura, un inno alla conoscenza, al suo valore universale, una celebrazione dell'innato desiderio di sapere dell'uomo e del suo terribile potere distruttivo quando esso viene in qualche modo imbrigliato. Tutto il libro è improntato alla ricerca, si cercano libri che parlano di libri che parlano di altri libri ancora, si studiano i nomi per risalire ad una verità ineffabile (ed ecco di nuovo ritornare il messaggio del titolo). E la risoluzione del mistero alla fine ha connotati così beffardi sia nelle modalità in cui il mistero è stato risolto (Guglielmo arriva alla giusta soluzione passando dalla strada sbagliata!) sia nelle sue conseguenze da far dubitare che si tratti di un vero successo. Tutto è ambiguo, inafferrabile, la verità si confonde con la menzogna e la vittoria ha l'amaro sapore della sconfitta.

Il nome della rosa è tutto questo e molto di più. Come lo stesso Eco ha dichiarato ogni lettore troverà ne "Il nome della rosa" qualcosa di diverso a seconda della propria indole e delle proprie conoscenze. in questo senso va anche letta la scelta del titolo, sufficientemente ambiguo da evitare che il romanzo finisse incanalato in una classificazione di genere netta ma priva di significato e che il lettore iniziasse la lettura con già dei pregiudizi sulla natura dell'opera.

C'è tutto in questo romanzo e ogni rigo è curato nel minimo dettaglio ma l'enorme conoscenza di Eco è messa al servizio dell'opera e del lettore; per quanto Eco stesso abbia ammesso di aver voluto creare un proprio pubblico in grado di sopravvivere alle sue corpose digressioni filosofiche e per questo si sia rifiutato di alleggerire alcune parti descrittive della prima parte del romanzo, non si respira un'aria di ostentazione della propria cultura, tutto ha un suo significato nell'economia della storia.

A questo proposito consiglio di procurarsi un'edizione che includa anche le "Postille a Il Nome della Rosa", che valgono quasi quanto il romanzo.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il nome della rosa
  • Autore: Umberto Eco
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 1980
  • Collana: I grandi tascabili
  • ISBN-13: 9788845210662
  • Pagine: 533
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 9,75

1 Commenti:

  • 21 aprile 2010 22:56
    DNAcinema says:

    questo libro mi ricorda gli anni del liceo, quando la prof di italiano ci assegnava i libri da leggere durante le vacanze e poi al ritorno c'era l'interrogazione...quanto tempo..:)

    A presto

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