5 aprile 2013

Casa Desolata - Charles Dickens

Il romanzo è una satira della costosa e rovinosa procedura dell'antica corte della Cancelleria, illustrata dal caso di eredità Jarndyce & Jarndyce, che viene interamente assorbita dalle spese legali, provocando la rovina e la morte d'un giovanotto inconcludente, Richard Carstone che, con la cugina con cui si era segretamente sposato, mirava a mettere le mani su quella eredità. Il libro è pieno di scene truci come un romanzo nero, dove, tra i vicoli bui e maleodoranti, si muovono figure sospette e anche le cose assumono un'aria sinistra.

Recensione

Ciò che dobbiamo fare, leggendo questo libro, è rilassarsi e lasciare che sia la spina dorsale a prendere il sopravvento. Benché si legga con la mente, la sede del piacere artistico è tra le scapole. Quel piccolo brivido che sentiamo lì dietro è certamente la forma più alta di emozione che l'umanità abbia raggiunto.

Dimenticate che si parla di un malloppo di 800 pagine, non badate all'aggettivo "desolata" del titolo (decisamente poco promettente) e affidatevi invece a queste parole di Vladimir Nabokov, rilassatevi e perdetevi nella nebbia di Londra e nei labirinti legali di Lincoln's Inn e della Corte di Giustizia del Lord Cancelliere, godetevi la vostra condizione di spettatore privilegiato e percorrete insieme al narratore i vicoli più bui per visitare le stamberghe più malfamate, perché è lì che i misteri più profondi affondano le radici e da lì la parabola umana ha il suo inizio e la sua fine.

Bastano poche parole a Dickens per creare la giusta atmosfera: l'implacabile clima di novembre, il fango, il fumo e la nebbia.

Nebbia. Nebbia ovunque.
La nebbia sembra uscire direttamente dai mastodontici cumuli di incartamenti che costituiscono la causa giudiziaria "Jarndyce contro Janrdyce" e invadere ogni cosa, avvolgendo il lettore in un connubio di freddo, smarrimento e inquietudine mentre nelle sue orecchie risuona la voce dura, potente del narratore onnisciente, il cui sguardo penetrante segue ognuno dei personaggi senza avere limiti di tempo e di spazio ma senza mai penetrare nell'intimo dei loro pensieri. La sua narrazione "maschia" e a volte un po' cinica si alterna a quella della giovane Esther Summerson, che in prima persona racconta il proprio coinvolgimento in "Jarndyce contro Janrdyce", offendo al lettore una prospettiva totalmente diversa, più intima ma non meno efficace nel mostrare i devastanti effetti che una controversia giudiziaria che si trascina da decenni può avere su tutti coloro che ne sono coinvolti.
Si tratta di uno stile narrativo assolutamente originale nel quale Dickens si destreggia abilmente, e che gli permette di fondere con naturalezza l'aspetto romanzato della vicenda con una sferzante critica sociale senza peli sulla lingua.

Al di là della schietta empatia che l'autore dimostra verso le classi più povere schiacciate dalla rivoluzione industriale, tema tipico delle opere dickensiane, l'occhio critico dell'autore si concentra sul labirintico sistema giudiziario inglese, all'epoca emblema di un'inefficienza al limite del paradossale, tanto che egli già prima di dedicarsi alla stesura di Casa Desolata, aveva liquidato la questione con una battuta alquanto caustica: "Il solo grande principio della legislazione inglese è quello di farsi gli affari propri". Così il tono di Dickens è pungente e beffardo quando ci porta nelle aule della corte dove da decenni viene dibattuta una causa di cui oramai nessuno ricorda più l'origine, la sua celebre ironia è al suo meglio quando ci mostra i giudici e gli avvocati che da anni si arricchiscono alle spalle dei contendenti, giocando coi cavilli legali con boria e presunzione, del tutto indifferenti alla disperazione in cui col passare del tempo tempo sprofondano le parti in causa che invano aspettano una soluzione della questione.

Non è questo però l'unico aspetto su cui si riversa l'ironia dell'autore, da un lato sempre attento alle tematiche di giustizia sociale, dall'altro letteralmente disgustato da quelle forme di carità paternalistica spesso esibite da coloro che fanno i filantropi per avere qualcosa di cui vantarsi nelle occasioni mondane. A costoro Dickens riserva le scene più comiche del romanzo, attraverso le impagabili Mrs Pardiggle e Mrs Jellyby, eroine della beneficenza, la prima talmente presa dal suo desiderio di indottrinare i poveri da non rendersi conto della morte di un neonato proprio sotto i suoi occhi, la seconda troppo occupata ad amministrare missioni umanitarie nei più remoti angoli della terra per accorgersi che la sua famiglia sta (letteralmente) andando in pezzi.
Lo sguardo dell'autore è così pervasivo, le sue rappresentazioni così efficaci che non solo contribuirono concretamente a cambiare il modo di pensare ed agire dell'epoca ma riescono a risultare vere ancora oggi.

Non è in questo però, a mio parere, che risiede la grandezza di questo romanzo; il motivo principale per cui non dovete farvi scappare quest'opera è l'uso meraviglioso che Dickens fa delle parole, la sua capacità descrittiva in grado di trasformare ogni dettaglio, un colore, un suono, un odore, in una metafora in grado di trasmettere con immediatezza meglio di mille parole l'essenza di luoghi e persone, gli umori, i pensieri. Nelle sue mani anche il più insignificante degli oggetti prende vita e ha una sua storia da raccontare, egli plasma ogni cosa in base alle sue esigenze rendendoli portavoce del suo pensiero, della sua rabbia, della sua compassione. L'impatto nella mente del lettore è così forte, le immagini così vivide che una volta terminato il romanzo non potrà più pensare a Londra senza trovarsi davanti agli occhi i vicoli sporchi e corrotti di Tom-All-Alone o le strade brulicanti di vita e di aspettative di Lincoln's Inn Fields.

Questo naturalmente è ancora più vero quando si osservano i suoi personaggi. Non credete a quelli che liquidano le creature dickensiane come figure irreali unilateralmente buone o cattive, non c'è nulla di più falso. Gli uomini e le donne di Dickens sono figure universali, vive, che travalicano i confini della pagina scritta e lasciano la loro impronta sulla realtà. In Dickens non esistono personaggi secondari: anche la più piccola delle comparse, che fa capolino fra una coppia di virgole, si impone all'attenzione del lettore grazie allo squisito gusto dell'autore per il dettaglio, la battuta, l'epiteto fulminante. Così ecco l'impagabile Guster, incapace di portare a termine una frase senza essere colta da crisi epilettica destinata a farla precipitare immancabilmente dalle scale, lo strozzino Smallweed, così anziano da non essere più in grado nemmeno di stare seduto senza che la nipote debba correre a periodicamente a "raccoglierlo e sprimacciarlo come un cuscino", ma perfettamente in grado di lanciare i peggiori insulti alla moglie un po' suonata e lei, la fantastica signora Smallweed così rimbecillita che le uniche parole che che riescono a risvegliarla dal torpore sono le cifre che il marito deve riscuotere.

Ma naturalmente su tutti spicca la straordinaria Lady Dedlock, uno dei personaggi più complessi ideati da Dickens: altera e fredda all'apparenza, nasconde in realtà un animo passionale, tormentato da terribili segreti che ella credeva di aver occultato per sempre ma che inaspettatamente tornano a perseguitarla innescando un meccanismo di ricatti che è fulcro dell'intero romanzo. Non dimentichiamo infatti che tra le caratteristiche di Casa Desolata vi è quello di essere uno dei primi esempi di romanzo giallo, e l'ineffabile, sardonico Ispettore Bucket è considerato il primo vero investigatore apparso in letteratura. Questa inclinazione verso la detective story accentua il tono cupo del romanzo, che in alcuni passaggi diventa un thriller in piena regola, con un cattivo così cattivo da morire addirittura per autocombustione. Geniale.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Casa Desolata
  • Titolo originale: Bleak House
  • Autore: Charles Dickens
  • Traduttore: Angele Negro
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • Collana: Einaudi Tascabili. Biblioteca
  • ISBN-13: 9788806181529
  • Pagine: 824
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19.00

5 Commenti a “Casa Desolata - Charles Dickens”

  • 5 aprile 2013 11:41
    Margherita says:

    amo molto Dickens e la mole dei suoi romanzi non mi fa (quasi!) mai paura. A breve vorrei leggere Il nostro comune amico (pare sia uno dei migliori e voglio verificare, anche se Grandi Speranze al momento è per me imbattibile!). Di Casa desolata ho sentito parlare meno, ma la tua descrizione mi ha incuriosita molto...Lo inserisco nella wish list di Anobii ;)

  • 5 aprile 2013 12:06
    Peek-a-booK! says:

    Di "Casa desolata" ne avevo già sentito parlare benissimo, è nella mia wish list infatti, lo leggerò al più presto.
    Dickens mi piace molto, finora ho letto "La piccola Dorrit" e "Grandi Speranze", molto belli, sopratutto il secondo ;)

    Valentina
    www.peekabook.it

  • 5 aprile 2013 13:50

    Ciao e scusa l’off-topic. Mi sono trovato a dover nominare 15 blog ai quali assegnare il prestigiosissimo “Versatile Blogger Award” e il tuo blog è tra i miei prescelti. Spero non ti dispiaccia. Sul mio blog troverai tutte le indicazioni, nel caso volessi passare a ritirarlo. Ciao.

  • 5 aprile 2013 14:13
    Valetta says:

    @Margherita: Il nostro comune amico è uno dei miei preferiti, Casa desolata è diverso per molti aspetti ma sicuramente all'altezza, non so perché oggigiorno ha perso in popolarità rispetto ad altri lavori di Dickens.
    Se dovesse piacerti, la BBC qualche hanno fa ne ha tratta una spelndida mini serie con Gillian Anderson nella parte di Lady Deadlock.
    @Peek-a-book: Per quanto abbia adorato La piccola Dorrit, Casa Desolata secondo me è decisamente superiore, non fartelo sfuggire :)

  • 5 aprile 2013 22:11
    Margherita says:

    grazie del consiglio, mi segno anche questa! Sai che, manco a farlo apposta, per ora sto vedendo la mini serie BBC "The Crimson Petal and The White", tratta dal (bellissimo) romanzo di Faber, e anche lì c'è Gillian Anderson nel ruolo della tenutaria del bordello in cui all'inizio lavora la protagonista :)

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