7 marzo 2011

La trilogia di Bartimeus - Jonathan Stroud

Il millenario jinn Bartimeus, che costruì le mura di Uruk, Karnak e Praga, e che parlò con re Salomone, viene improvvisamente richiamato dal mondo degli spiriti da Nathaniel, apprendista mago. Si ritrova in una Londra tetra dove la magia consiste in un'unica capacità: quella di evocare e asservire demoni, i quali, loro malgrado, obbediranno a ogni ordine del mago che li tiene in suo potere. Bartimaeus deve compiere una missione difficilissima: rubare l'Amuleto di Samarcanda al temibile e ambizioso Simon Lovelace.
Un compito tanto arduo quanto delicato spetta a Nathaniel, ora che fa parte del Ministero degli Interni. Il giovanissimo e intraprendente mago deve individuare i membri della "Resistenza", responsabili degli attentati che colpiscono Londra. Ma le sue indagini si rivelano infruttuose, come i tentativi di infiltrarsi nel gruppo. Sulle tracce del golem, il mostro che getta la città nel panico, Nathaniel parte alla volta di Praga, con la scorta del jinn Bartimeus.
I destini di Bartimeus, Nathaniel e Kitty s'intrecciano un'ultima volta: ed è la resa dei conti. Finalmente si conosceranno i segreti del passato di Bartimeus, si potrà guardare oltre la Porta di Tolomeo, nel mondo dei demoni,ci sarà una battaglia senza esclusione di colpi che deciderà il destino dell'umanità in una spettacolare "notte dei morti viventi".

Recensione di Pythia

Jonathan Stroud descrive come il mondo che conosciamo sarebbe se al potere ci fosse una setta di maghi: in un anno imprecisato del ventesimo secolo, Londra è governata da potenti stregoni, che comandano i cosiddetti comuni grazie alla presenza di folletti, jinn e altre creature magiche, costrette ad obbedire ai loro ordini dal vincolo della convocazione.

L'Impero Britannico estende le sue propaggini in tutto il mondo, ma le sue fondamenta si stanno sgretolando pian piano: negli angoli più lontani la rivolta è nell'aria, e già in America si prepara una guerra.

Nel primo romanzo, il giovane Nathaniel convoca il potente Bartimeus per vendicarsi di un'umiliazione subita, ma suo malgrado si troverà a dover combattere un nemico molto potente.

Nel secondo episodio, il giovane apprendista è un membro del governo dei maghi, senza scrupoli come i suoi colleghi, e il lettore avrà qualche difficoltà a parteggiare per lui.

Nel capitolo conclusivo della trilogia, il mago tornerà sulla retta via, grazie all'intervento di Kitty: la ragazza della Resistenza, che lui credeva morta a causa sua, stringe un legame con Bartimeus e, pur non volendolo, si schiererà dalla parte di Nathaniel.

Lungo i tre romanzi, impariamo a conoscere il passato dei protagonisti e quello che li ha portati a compiere scelte non sempre facili: Nathaniel, umiliato, cerca vendetta, ma finisce per intrappolarsi nel meccanismo che aveva combattuto. Kitty, ferita e impotente di fronte ai soprusi dei maghi, si schiera con un gruppo di ribelli che vuole capovolgere il governo. Bartimeus, jinn millenario, riesce a non farsi consumare dall'odio verso i propri padroni, nonostante il dolore che ogni convocazione nel mondo degli umani gli provoca: anche nel suo passato si nasconde un segreto, un legame profondo che lo ha segnato per la vita.

In questi romanzi non si trovano gli incantesimi noti ai fan di Harry Potter: l'autore lascia che sia la fantasia del lettore a evocare i demoni e a immaginare gli ordini magici. Le conseguenze di queste formule ignote sono però evidenti e ben congegnate, tanto che i batticuori e il fiato sospeso non mancano.

I capitoli più gustosi sono quelli raccontati in prima persona da Bartimeus, protagonista insolito e beffardo della trilogia: non riesce a evitare di pavoneggiarsi per le sue imprese dal passato, di sbeffeggiare chiunque si trovi a tiro con la sua ironia tagliente, e di dilettare il lettore con delle note a pie' di pagina che sono il divertimento maggiore.

La descrizione del mondo dei maghi è una critica aspra alla sete di potere degli uomini, disposti anche a vendersi l'anima pur di tenersi stretta la sedia del comando: Stroud crea una caricatura ben riuscita del nostro mondo, esasperata dai paradossi della magia, coinvolta anche nelle vicende della storia passata, svoltesi come le conosciamo noi, ma con un retroscena decisamente diverso. Il suo scopo non è fare la morale, ma divertire il lettore, e ci riesce alla grande: i tre tomi si leggono d'un fiato, e qualche accenno ad episodi accaduti ma non narrati farebbe sperare in una sorta di spin-off, o postilla alla trilogia. Trovo difficile rassegnarmi al fatto che la storia sia conclusa, anche se non potrebbe essere altrimenti: raramente un cerchio si chiude in modo così perfetto e senza sbavature.

Giudizio:

+5stelle+

Recensione di Valetta

Hanno un tocco speciale per le storie di magia questi narratori inglesi. E Londra è sempre l'ambientazione ideale per questo tipo di storie.

Jonathan Stroud, come già la Rowling o Susanna Clarke rimaneggia elementi classici del fantasy con originalità e creatività (e il solito pizzico di ironia inglese che ci sta sempre così bene in queste storie!).

Anche ne L'amuleto di Samarcanda, primo capitolo di questa Trilogia di Bartimeus, abbiamo un apprendista maghetto solo al mondo e trascurato dal suo tutore, ma Nathaniel è un eroe particolare, con un carattere complesso, rancoroso, desideroso di emergere e prendersi la meritata rivincita verso coloro che l'hanno deriso e hanno sottovalutato le sue potenzialità. Per questo motivo invoca il millenario djinni (non demone, please, è maleducazione!) Bartimeus, esperto, sagace, potente e parecchio polemico. Col suo aiuto tenterà di privare il potente mago Lovelace del prezioso Amuleto di Samarcanda.
Ma come sempre le cose sono molto più complicate di come le vede un ragazzino di dodici anni, che si ritrova invischiato nelle lotte di potere che animano il corrotto mondo politico inglese, dove la comunità magica detiene una posizione predominante mentre "i commoners", coloro privi di alcun potere magico, sono relegati ai margini della società, impegnati a lottare per la sopravvivenza.

E' quindi un'Inghilterra crudele e fredda, dove il divario sociale è fonte di astio e spirito di ribellione, che ribollono sotto la superficie di una società solo apparentemente sotto controllo. Qui i maghi rappresentano una sorta di aristocrazia "parassita", la cui fortuna si basa sullo sfruttamento dei commoners e delle creature magiche che riesce a controllare. Amicizia, solidarietà e comprensione sono sentimenti molto difficili da trovare in questo mondo, ognuno pensa per sé e il più umano, per contrasto, sembra proprio il demone Bartimeus, il quale, data la sua millenaria esperienza, guarda oramai con distacco e disprezzo alla facilità con cui gli uomini si lasciano rovinare dalla propria ingordigia.

Il racconto è da subito appassionante, Stroud riesce a comunicare un senso di mistero che coinvolge da subito il lettore e l'idea di spezzare la narrazione in due filoni seguendo contemporaneamente il punto di vista di Nathaniel e Bartimeus aggiunge suspence e divertimento.

Nella seconda puntata della trilogia, L'occhio del Golem, l'atmosfera si fa più cupa, modello 1984, la comunità magica assume in tutto e per tutto le caratteristiche di un'oligarchia dittatoriale e parassitaria che basa la conservazione del proprio potere sul mantenimento di un totale controllo sulla vita dei cittadini comuni.

Come molte seconde parti di una trilogia, anche questo libro dà l'impressione di essere più che altro un elemento di passaggio che prepara gli eventi del capitolo conclusivo della saga. Soprattutto si perde un po' quel senso di freschezza e di originalità che aveva conquistato nel primo episodio.

Il giovane Nathaniel prosegue la sua discesa agli inferi ovvero la sua irresistibile scalata al potere; tutta la sua intelligenza e furbizia non sono nulla rispetto all'ambizione che, se da un lato lo sprona, dall'altro lo rende cieco agli evidenti soprusi perpetrati dal sistema di cui è orgoglioso di far parte e gli impedisce di distinguere i veri amici dagli approfittatori.

L'elemento più interessante è però l'introduzione del punto di vista di Kitty, la ragazzina parte della cosiddetta Resistenza che aveva fatto alcune veloci comparsate nell'episodio precedente e che qui diventa co-protagonista, rubando presto a Nathaniel le simpatie del lettore. Se da un lato è interessante scoprire questo nuovo personaggio, dall'altro la narrazione viene molto rallentata, soprattutto nella prima parte del libro dove, a causa dei frequenti flashback, si ha un po' l'impressione che l'autore si sia perso nel "fare le presentazioni".

Le parti migliori rimangono però quelle dedicate a Bartimeus, sfrontato, sbruffone, irritante spina nel fianco, esilarante narratore, è l'anima di questa trilogia e soprattutto di questo capitolo un po' fiacchino che ci transita verso la puntata conclusiva: La Porta di Tolomeo, capitolo finale, bello e inaspettatamente amaro.

Fin dalle prime pagine l'atmosfera è tesa, pessimista e desolante. Bartimeus è quasi irriconoscibile: stanco, debole, incapace di lottare contro qualcosa di più impegnativo di una pulce, provato dalla forzata permanenza nel "nostro mondo" che corrode la sua essenza nel profondo. L'unica cosa che sembra conservare è la sua pungente ironia, che qui si tinge però di toni astiosi verso il suo padrone, Nathaniel, verso il quale sembra aver perso quel poco di affetto e comprensione che ancora trasparivano nell'episodio precedente.

Anche Nathaniel è sempre più stanco e sempre più solo. Raggiunta la tanto ambita carica di ministro, deve affrontare le continue emergenze di un impero in declino, provato dalla sfiancante guerra contro le ribelli colonie americane e dalla resistenza interna sempre più ingovernabile. La presa di coscienza di aver contribuito al rafforzamento del potere di una casta di parassiti egocentrici è lenta ma inesorabile e conferisce a quasi tutto il libro un sottofondo di tristezza e angoscia.

L'elemento più positivo è dato nuovamente da Kitty che, in clandestinità, ancora lotta per sovvertire il regime, coinvolgendo in questa lotta un alleato imprevedibile: Bartimeus. Kitty, infatti, non solo scopre come evocare il demone, ma riesce anche a non farsi distrarre dalla sua natura bisbetica e a rivelarne un insospettato amore per la razza umana (o almeno per alcuni suoi componenti), tanto da convincerlo a lottare al suo fianco.

Stroud non delude in questo terzo capitolo, anche se il finale è per alcuni aspetti un po'scontato, come se l'autore, dopo il guizzo del primo libro, si fosse lasciato un po' guidare dagli eventi, più concentrato nel tracciare la psicologia dei personaggi e a trasmettere un messaggio di rispetto e lealtà nei rapporti umani che a ideare soluzioni narrative originali.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La trilogia di Bartimeus
  • Titolo originale: The Bartimaeus Trilogy
  • Autore: Jonathan Stroug
  • Traduttore: R. Cravero
  • Editore: Salani
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Mondi Fantastici Salani
  • ISBN-13: 9788862561389
  • Pagine: 1140
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,00 Euro

1 Commenti:

  • 25 marzo 2012 19:34
    Md2 says:

    Li sto leggendo in questo momento e, dopo aver superato la diffidenza iniziale, non ho potuto fare a meno di adorare questi romanzi. Sono scritti così bene da strapparti una risata anche nel bel mezzo di una trama che include, fra le altre cose, un regime simil-fascista, tortura, schiavitù... belli belli.

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