Visualizzazione post con etichetta Laterza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Laterza. Mostra tutti i post

31 luglio 2017

La stanza profonda - Vanni Santoni

Una piccola città di provincia, un garage. Un gruppo di ragazzi che ogni martedì si incontra per giocare di ruolo. Per vent'anni, mentre fuori la vita va avanti, il mondo cambia, la provincia perde di senso e scopo. Desiderio di fuga o forma di resistenza? Quel continuo tessere mondi prende i contorni dell'opposizione a una forza centripeta che, come il "Nulla" della Storia infinita, divora il fuori, vaporizza la città, il paese, le relazioni, le vite. Un romanzo ibrido, tra il memoir e l'affresco sociale, per raccontare la storia di un passatempo nato esso stesso in un garage e arrivato a gettare le basi non solo di un immaginario divenuto egemone ma anche di una parte consistente della realtà che viviamo ogni giorno semplicemente usando Internet.

Recensione

Spiegare a un neofita cosa sia un gioco di ruolo e come funziona non è un'impresa facile. Forse perché, finché non ti ci trovi dentro, non è facile concepire come si possa creare un mondo e giocare per ore con il solo ausilio di un manuale, di una manciata di dadi e dell'inventiva e della pazienza di un 'narratore' che si fa guida e deus ex machina di tutti gli altri.
Quando ci ho provato io a spiegare cosa intendevo quando dicevo ieri era ho giocato a d&d, e ci ho provato con persone neanche troppo distanti dalla mia età, ho cercato di riassumere così:

► Eh, praticamente c'è una persona, il master, che inventa una storia, noialtri siamo i personaggi.
• E come fate voi a sapere cosa dovete fare?
► Non lo sappiamo. Improvvisiamo.
• E il master come fa a farvi seguire la sua storia?
► Improvvisa anche lui.
• Ah. E basta?
► Be', no, ci sono i dadi. Non è che puoi fare tutto quello che ti pare. Devi tirare i dadi per vedere se le tue azioni riescono, e le tue azioni dipendono dai parametri del tuo personaggio, che a loro volta dipendono da che personaggio stai interpretando. Ad esempio, se sei un elfo non puoi avere costituzione alta, quindi certo puoi scagliarti addosso a un troll armato solo dei tuoi pugni, ma poi son cazzi e...

A questo punto generalmente l'interlocutore smette di capire, e si fa l'idea che un gioco di ruolo sia una sorta di Commedia dell'Arte con elfi e maghi.
Ne La stanza profonda Vanni Santoni lo fa spiegare meglio a un suo personaggio:

Ti spiego. Se Risiko fosse un gioco di ruolo, potresti fare un golpe in Kamchatka. Se Monopoli fosse un gioco di ruolo, potresti startene in una Jacuzzi in Parco della Vittoria invece di correre per il tabellone come uno scemo. Se lo fosse Cluedo, potresti estorcere una confessione al Professor Plum pestandolo col candelabro. Se non ti pesta lui: vediamo il tiro d'iniziativa...
Un GdR, dunque, è un gioco in cui i partecipanti creano uno spazio immaginario condiviso, recitando un ruolo da loro stessi stabilito inserito in una linea narrativa ideata dal master, e seguendo le linee guida di un regolamento che determina tecnicamente quanto avviene e può avvenire in quello spazio immaginario. Un gioco di estrema libertà, dunque, ma non di anarchia.

La stanza profonda del titolo è insieme fisica e metaforica: è il tentacolare garage-cantina in cui il protagonista, sempre più di rado per la verità, ha continuato negli anni a ritrovarsi con gli amici per giocare di ruolo. Ma rimanda anche al dungeon, l'ambientazione tipica del gioco di ruolo classico, il labirinto di segrete in cui i personaggi si ritrovano a districarsi tra mille pericoli.
È proprio il ritorno nella stanza profonda, muffosa e invasa da insetti e oggetti inutili accatastati da tre generazioni, a offrire l'occasione per questo mi ricordo: l'io narrante rivive la sua vicenda privata, dal colpo di fulmine per il mondo dei giochi di ruolo involontariamente scatenato dal padre ai primi, maldestri tentativi di formare una compagnia di giocatori, dall'iniziale pudore nel palesare la propria passione in una società in cui i giochi di ruolo vengono inevitabilmente considerati passatempi per persone prive di una vita sociale (ignorando dunque che non c'è nulla di più sociale di un gioco di ruolo) o, in alternativa, manifestazioni di satanismo, al sodalizio stretto con alcuni irriducibili. La parabola, a più di vent'anni dal boom, si conclude in tono dolceamaro: l'avvento del web, l'età adulta che inevitabilmente porta con sé obblighi e impegni, il distacco dalla provincia toscana, hanno inevitabilmente dilazionato sempre più gli incontri, fino al totale abbandono delle sessioni di ritrovo settimanali. Ma forse c'è ancora il tempo per un'ultima partita...

Un po' autobiografia, un po' narrativa, un po' reportage, un po' storia dei giochi di ruolo in Italia, con riti e istruzioni per l'uso annessi, La stanza profonda è, come il precedente Muro di Casse, un romanzo ibrido che racconta in modo inclusivo un'altra cultura underground italiana. La voce narrante ripercorre le prime timide avvisaglie della nascita dell'universo nerd italiano negli anni '80, dall'avvento di Magic: The Gathering ai primi giochi da tavolo e videogiochi, fino alla diffusione in sordina dei giochi di ruolo veri e propri. E, a ben vedere, sono due mondi non totalmente estranei l'uno all'altro: come i rave, le sessioni di gioco di ruolo sono gratuite e libere, pudicamente (auto)relegate a un sottobosco.
Vanni Santoni, con la sua voce irresistibile che scivola spesso nel parlato e nel dialetto, è riuscito a parlare in modo ironico e autoironico di questo sottobosco troppo spesso stigmatizzato, e a piazzarsi, peraltro, nella dozzina finalista allo Strega, beffando altri romanzi di ben più elevate pretese. Non che La stanza profonda non susciti riflessioni.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La stanza profonda
  • Autore: Vanni Santoni
  • Editore: Laterza
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Solaris
  • ISBN-13: 9788858127377
  • Pagine: 151
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14.00 Euro

7 gennaio 2016

Intervista a Vanni Santoni, autore di "Muro di casse"

L'autore


Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota (Mondadori 2013), Terra ignota 2 - Le figlie del rito (Mondadori 2014), Muro di casse (Laterza 2015). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); scrive sul Corriere della Sera e dirige la narrativa Tunué.





Il libro


Perché sognare un quarto d’ora di celebrità se potevi prenderti dieci o venti ore al centro dell’universo? E la bellezza. Potevamo creare ovunque la bellezza: in ogni angolaccio, sotto a ogni cavalcavia, poteva sgorgare una fonte di meraviglia. Ogni periferia, ogni cittadina di provincia senza più guizzi poteva tornare a splendere e ribollire per una notte. E non parlo solo dei posti dove andavamo: il fatto che andassimo in alcuni faceva sì che tutti, in potenza, custodissero la bellezza. Quindi, la speranza.
Cosa è stata questa ‘cosa’ sfuggente, multiforme ed entusiasmante avvenuta in Europa tra il 1989 e oggi – una cosa lunga dunque un quarto di secolo? Proprio dalla consapevolezza che nessun dato potrà mai avvicinarsi al significato profondo del rave, del trovarsi lì, a ballare davanti a un muro di casse fino al mattino (e sovente fino a quello ancora successivo) in quelle industrie abbandonate, in quei capannoni, in quei boschi, in quelle ex basi militari, fiere del tessile, ballatoi, vetrerie, depositi ferroviari, rifugi montani, bunker, uffici smessi, pratoni, centrali elettriche, campi, cave, rovine di cascinali, finanche strade di metropoli quando venne il momento della rivendicazione, è nato questo libro – perché, sia pure con una forte impronta documentale, in casi come questo il romanzo è il più potente strumento di analisi e rappresentazione della realtà.


L'intervista



Partiamo da una domanda semplice: come nasce Muro di casse?

È da quando ho cominciato a scrivere che coltivo l’ambizione di produrre qualcosa sul mondo dei free party, quelli che i giornali chiamano impropriamente ‘rave’. Le ragioni erano due: da un lato ho sempre trovavo grottesca la scollatura tra la complessità del fenomeno e la narrazione meschina che ne facevano i media; dall’altro perché si trattava di un mondo che trasudava storie. Anche incredibili, come quella dei Desert Storm, una tribe inglese che andò a organizzare feste per le popolazioni che vivevano sotto assedio in ex Jugoslavia, e che ritroviamo, romanzata ma aderente alla realtà, anche nel libro. Qualcosa di enorme aveva attraversato l’Europa per oltre vent’anni, e i media lo avevano liquidato come un fenomeno marginale, mentre si trattava di una importante avanguardia culturale: c’era insomma molto spazio narrativo. Molti hanno parlato di “romanzo ibrido” perché Muro di casse usa uno spettro ampio di strumenti: c’è il romanzo, c’è il reportage, c’è l’apparato documentale, c’è il pastiche, c’è l’intervista, ci sono pure i versi, ma io credo che ormai il romanzo sia un genere che riesce a includere tutti questi elementi senza perdere la propria natura. Come scriveva Gospodinov, ‘il romanzo non è ariano’. Anzi, è meticcio e propenso al sincretismo. Sincretica è anche la free tekno: si tratta di un fenomeno che ha radici ideologiche nel punk ma anche nella cultura hippie; che usa uno strumento – il soundsystem – inventato dai giamaicani per il reggae, ma ha radici musicali nella club culture; che si basa, in ultima istanza, su musica messa assieme da fonti diverse, spezzata, riamalgamata, mixata, trasformata in flusso.


Quanto c'è di autobiografico?

Non più di quanto non ci sia in un qualunque mio romanzo. Sono partito da esperienze dirette – eventi come il teknival in Pratomagno in cui si svolge una scena di rilievo del romanzo sono stati vissuti veramente – ma appena ho iniziato a delineare i personaggi, queste si sono adattate al loro modo d’essere, di pensare e di agire, diventando quindi fatti finzionali, ancorché basati su esperienze reali. Quando poi ho capito che c’era l’occasione per fare un libro sull’intera scena, o meglio di usare tale scena per raccontare l’Europa dalla caduta del Muro di Berlino a oggi, l’Europa postindustriale, la prima ‘società della crisi e del loisir’, da un punto d’osservazione atipico, ho cominciato anche a raccogliere testimonianze altrui, e da lì pure ho sviluppato nuove vicende, sovrapponendo e concentrando persone, vissuti, fatti. Insomma, fiction is fiction, come aveva a dire Nabokov.


Citi Nabokov. È tra i tuoi modelli letterari?

Nabokov è uno dei giganti che ha portato la letteratura al livello più sublime; si tratta di un modello inarrivabile, ma ovviamente sta nel mio pantheon, come credo in quello di chiunque prenda sul serio la letteratura. Se proprio si vuole giocare a trovare un ‘padre nobile’ a Muro di casse, allora direi che è piuttosto W.G. Sebald.


Lo consideri più un reportage o un romanzo?

Come detto, Muro di casse è senz’altro un romanzo. Si tratta, semplificando al massimo, della storia di un tizio che vuole scrivere un libro sui free party, e per farlo va a incontrare tre diversi personaggi. Al di là dei suoi obiettivi teorici, Muro di casse è infatti composto da tre storie collegate tra loro, tre vicende umane legate al mondo della cultura rave, che lo raccontano da tre diversi gradi di radicalità e approcci esistenziali – c’è Iacopo, il semplice frequentatore, che rappresenta la dimensione sensuale; Cleo, che arriva da un percorso prettamente politico, e rappresenta la dimensione intellettuale e teoretica; Viridiana, che ha fatto della free tekno uno stile di vita e rappresenta la dimensione spirituale. E poi c’è la storia della voce narrante, che va a cercare questi personaggi, li incontra, li interroga, si ibrida e sovrappone a loro stessi, facendo venir fuori un secondo livello di storie, sorta di piccola costellazione di microracconti nell’ambito di questa stagione selvaggia che per quasi un quarto di secolo ha attraversato l’Europa.


Com'è stato accolto dal pubblico?

Il libro ha avuto subito un ottimo riscontro di critica e di pubblico, sono uscite più di cento recensioni e dopo pochi mesi siamo andati in ristampa.


Dunque non è rimasto circoscritto a una nicchia di lettori familiari alla musica tekno ma è arrivato anche a chi considera i rave “un covo di drogati”?

Il libro ha immediatamente ‘rotto’ la sua nicchia. Lo compra e lo legge gente di ogni tipo. Ciò si deve, credo, al suo essere un romanzo. Un saggio, in fin dei conti, viene acquistato solo da chi è già interessato all’argomento che tratta. Un romanzo racconta storie, e a tutti interessano le storie. Se poi sono assurde, epiche e romantiche, come quelle che capitavano alla fine del secolo scorso all’ombra di quei muri di altoparlanti, negli interstizi abbandonati di un’Europa che finalmente cominciava a pensarsi senza confini interni, tanto meglio. Peraltro, presentando il libro in luoghi di ogni genere, anche per niente legati al mondo della free tekno e dei rave, ho potuto constatare che la gente non è ingenua quanto credono a volte i giornali e le TV.
Pochissimi, anche tra i profani, avevano una tale idea negativa dei rave. Magari non tutti si rendevano conto che si trattava della più importante avanguardia culturale degli anni ’90, ma praticamente nessuno si era bevuto le verità della TV, e anche per questo, forse, c’è stato così tanto interesse intorno al libro: se centinaia di migliaia, forse milioni, di europei, per venti e più anni, fanno una cosa, e la fanno col massimo entusiasmo e coinvolgimento, significa che evidentemente non è l’inferno che dipingono le TV, e neanche è possibile che sia vacua o priva di spessore. Anche senza saperne niente è facile intuire che si tratta di qualcosa che risponde a esigenze esistenziali e culturali profonde.


La tua carriera letteraria spazia tra vari generi, tra cui anche il fantasy: qual è quello in cui ti ritrovi maggiormente? Pensi che farai altri libri come la trilogia di Terra Ignota pubblicata con Mondadori?

Il fantasy è un percorso parallelo ma comunque secondario rispetto al cuore dei miei interessi letterari. Il genere mi interessa molto, anzitutto per il suo potenziale intertestuale e per le connessioni che ha con la fiaba e il mito, così come mi interessa molto la scrittura collettiva, solo per citare un altro filone della mia produzione, ma la mia linea principale è quella di fiction realistica che passa da Personaggi precari a Gli interessi in comune e Se fossi fuoco arderei Firenze fino, appunto, a Muro di casse.
Scrivere Terra ignota è stato divertente, e sicuramente in futuro tornerò sul tema – intanto c’è da scrivere il prequel alla storia narrata nei due romanzi...


A proposito, per cosa sta "HG”, la sigla che hai aggiunto alla tua firma quando hai pubblicato Terra Ignota?

Si tratta di un omaggio a Guido Morselli (viene dal suo Dissipatio H.G.), grande e sfortunato esponente del fantastico nostrano. Serviva qualcosa per differenziare il mio nome onde rimarcare il fatto che si trattava di un genere diverso da quello a cui erano abituati i lettori, e ci siamo inventati questa cosa, un po’ come lo scrittore inglese Iain Banks che quando faceva fantascienza diventava Iain M. Banks.


A proposito di Morselli, cosa ne pensi dell'attuale panorama di letteratura fantastica italiano? Quali volti nuovi consiglieresti?

Ci sono molte cose buone, mi sembra che finalmente il fantastico italiano stia superando tanto i derivativismi dalla tradizione anglosassone quanto il (pur giustificato) complesso nei confronti del fantastico colto e speculativo dei Calvino, dei Landolfi e dei Buzzati. Seguo e apprezzo il lavoro di Francesco Dimitri, Francesco Barbi, Matteo Strukul, solo per citarne alcuni.


Da scrittore, senza nulla togliere all’una o all’altra casa editrice, qual è stata la tua migliore esperienza di pubblicazione?

Ho avuto la fortuna di lavorare con bravissimi professionisti in questi anni, e ho imparato molto da tutti loro. Il successo che sta avendo Muro di casse è anche frutto della precisione del lavoro di Laterza e della visione della sua direttrice Anna Gialluca, quindi dovendo scegliere dico quest’ultimo, ma solo perché è il più recente: davvero non si può togliere niente al lavoro eccelso, pieno di pignoleria e amore per i libri, che ho riscontrato tanto in un editore enorme come Mondadori quanto in uno indipendente come minimum fax.


Com’è essere da entrambe le parti della barricata, cioè insieme scrittore ed editor?

È interessante e credo anche utile per lo scrittore il mettere le mani su testi altrui. Tunué è una piccola realtà che si sta facendo onore, e la collana di narrativa che curo sta andando benissimo, ad oggi possiamo dire di aver azzeccato tutti e sei i titoli pubblicati finora – anche l’ultimo nato, Dalle rovine di Luciano Funetta, è partito proprio forte.
Mi dispiace molto solo non poter rispondere a tutti quelli che mandano manoscritti, ma ho scoperto esser vero quello che già avevo sentito dire da altri amici che fanno questo lavoro da prima di me: il flusso, o meglio lo tsunami, di testi, è tale che è già molto se si riesce a rispondere a chi viene selezionato.


Come percepisci l’attuale crisi editoriale italiana? Ritieni sia più dovuta a un problema a monte (ad esempio la saturazione del mercato, cioè troppi libri) oppure a valle (la poca educazione alla lettura, cioè pochi lettori)?

Mi pare che entrambi i problemi siano rilevanti. Da un lato vedo continuamente molte, troppe ingenuità da parte degli editori. Al di là della saturazione del mercato, il marketing pare un concetto sconosciuto in editoria (per non parlare di quello mirato online, che sarebbe potentissimo per raggiungere le nicchie di lettori ma non viene quasi mai praticato), e molti si affidano ancora per lo più a strumenti come le recensioni sui giornali, il cui impatto, pur non azzerato (se ne escono molte e magari su un periodo breve aiutano comunque a ‘muovere’ un libro) è decisamente ridotto per il semplice fatto che il mercato dei quotidiani e delle riviste si è praticamente dimezzato. Dall’altro lato, è innegabile che in Italia si legga meno che in altri paesi a causa di deficit culturali diffusi. Anche le istituzioni preposte alla diffusione del libro agiscono in modo spesso confuso e inefficace. Il punto in cui investire e lavorare per formare lettori era, è, e sarà sempre, la scuola pubblica. Gli investimenti, e parlo di investimenti statali considerevoli, vanno fatti lì.


Che futuro hanno per te le case editrici indipendenti?

Penso che ci sia sempre spazio per chi fa buoni libri, specie in un momento storico in cui non sempre le major se la sentono di investire su testi più complessi. Tre dei più significativi libri del decennio, Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov, Abbacinante di Mircea Cărtărescu, La giornata di un opričnik di Vladimir Sorokin, sono usciti per case editrici piccole come Voland (i primi due) o minuscole come Atmosphere (il terzo); la grande Annie Ernaux è stata portata in Italia dall’Orma; una nuova voce importante come Valeria Luiselli dalla Nuova Frontiera; Kent Haruf da NN... Anche la stessa linea editoriale che ho scelto per la collana "Romanzi" di Tunué, fortemente orientata sugli esordi, deriva dal fatto che, passata la ‘sbronza da esordienti’ delle major – per anni, alla ricerca di un nuovo Saviano o Giordano, hanno lanciato e bruciato decine di giovani scrittori – l’ecosistema letterario si è riassestato nella forma precedente, dove lo scouting è per lo più effettuato dalle piccole.
Insomma, lo spazio c’è eccome. I problemi sono più a un altro livello, quello distributivo, e infatti guardo con molto interesse al tipo di lavoro che sta facendo SUR, di ‘filiera corta’, ovvero di rapporto diretto con le librerie.


Grazie mille del tempo che ci hai dedicato, Vanni. In bocca al lupo per tutto!

Grazie a voi e crepino i lupi!

11 dicembre 2009

Come scrivere un best seller in 57 giorni - Luca Ricci

"Dobbiamo scrivere un romanzo sentimentale, alla Via col vento, guerra di secessione e amori tormentati, soldati e corna." "Ambientiamolo nel medioevo, alcuni alieni rapiscono un gruppo di monaci, un romanzo di fantascienza retroattiva". "Io scriverei un western ambientato ai giorni nostri, dove i duelli con le pistole si svolgono a Wall Street, dopo un conflitto nucleare". Io avanzai l'ipotesi di un thriller con protagonista un anatomopatologo. Avevo sentito dire che gli anatomopatologi andavano per la maggiore nei best seller, anche se avrei avuto qualche problema a spiegare quale professione svolgessero di preciso...

Recensione

Luca Ricci ne ha per tutti. Per gli scrittori intellettualoidi che giocano ancora al bohémien maudit, intellettuali snob che non si sporcano le mani con il mercato editoriale, che infarciscono i testi di citazioni auliche, di sperimentazioni avanguardiste fuori moda e fini a se stesse, che si rintanano in torri d'avorio inaccessibili al lettore (per lo meno a quello medio...), che addirittura disprezzano il lettore e mettono le mani avanti giustificando i loro fallimenti editoriali ("Io rimarrò per sempre inedito! Pubblicare equivale a ruttare!"). Ma ne ha anche per gli scrittori di best seller, proni al mercato, per i quali "il lettore ha sempre ragione", che producono (e il verbo non è casuale) libri dal sapore identico (per tutti uno stile unico e piatto: difficile distinguere un incipit della Cornwell da uno di Grisham).

Gli scarafaggi parigini (John, Paul, George e Ringo!), nella loro ingenuità, si divertono a smascherare i vizi degli uni e degli altri, burlandosi delle arie da intellettuali dei primi e giocando con la ricetta standard con cui vengono sfornati i best seller (linguaggio medio, narratore trasparente in terza persona, una serie pirotecnica di colpi di scena, tanta azione e poca riflessione, personaggi che si imprimono nella memoria). E non sono così stupidi da non accorgersi che in questo mondo editoriale "non ci sarebbe spazio per Samuel Beckett". Non è quindi un'apologia dell'editoria più commerciale, ma nemmeno un rigurgito cinico contro di essa. Disincanto, sì, ma con una passione letteraria sempre desta. La scrittura di Ricci, infatti, è brillante e colta.

Una narrazione agile e ironica, che è anche una riflessione sullo stato attuale della cultura letteraria ed editoriale. Una favola ambientata nella Parigi di oggi, in cui le blatte si rivelano migliori osservatrici della società letteraria rispetto agli esseri umani. Qualche luogo comune di troppo (sulla letteratura, sui diversi tipi di scrittori, sui rapporti umani) può dare fastidio ma è forse giustificabile, visto che il punto di vista è volutamente ingenuo. Si spera, poi, che l'autore abbia una considerazione un po' più complessa e nuancée del mondo editoriale odierno... Perché se è vero che in quel tipo di editoria non c'è spazio per Beckett, nel quadro che Ricci fa dell'editoria attuale non c'è spazio nemmeno per i piccoli e medi editori che cercano di coniugare vendite e cultura.

Dettagli del libro

  • Titolo: Come scrivere un best seller in 57 giorni
  • Autore: Luca Ricci
  • Editore: Laterza
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Contromano
  • ISBN-13: 9788842091004
  • Pagine: 110
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,50 Euro

14 luglio 2009

Viaggi da fermo - Angelo Ferracuti

Ferracuti scopre la sua regione come le tessere di un domino. Il racconto si inerpica dalla costiera con i suoi porticcioli di provincia su fino ad Ascoli e Fermo, si confonde nella scia di un treno locale che sferraglia, si insinua nelle pieghe crude dell'attualità, tra morti in fabbrica e sfruttamento delle ragazze dell'Est, esplora le case e le vite di artisti, scrittori, attori che hanno attraversato gli stessi paesaggi e come per un cortocircuito della memoria si tuffa nei giorni dell'infanzia incontaminata, quando ancora non esisteva filtro tra l'io e il mondo: "tempi di paura e di natura. Lontani, bellissimi".

Recensione

Certo, è un po' così: se da quelle parti sei nato, se vivi lontano da ormai quasi dieci anni, se hai lentamente e faticosamente recuperato il senso delle tue radici, beh questo libretto ti stende. Inoltre, non avendo mai letto prima Ferracuti, ho anche scoperto un autore, oltre che un fantastico raccontatore di questo mondo, piccolo e antico e appartato: ché è sempre magico trovare qualcuno che riesce a mettere ordine nei tuoi stessi sentimenti rispetto alla terra dove sei nato e lungamente vissuto. E quei sentimenti prendono persino un senso diverso e più completo, se li vedi spaginati così bene sotto i tuoi occhi, se leggi cose che, ti rendi conto adesso, avresti potuto dire tu e ti nutri di emozioni scritte (e raccontate) che sono le tue. Un fantasmagorico gioco di specchi dove il riflesso non sei tu ma la tua anima, la tua esistenza nel luogo. Insomma, mi ha stracciato l'anima.

Mi rendo conto come non sia facile parlare di un libro come se si parlasse di sé, mettendo in mezzo storie e vissuto personale, ma quello che è assolutamente realistico di questo libricino è proprio la capacità assoluta del suo autore di aderire ai caratteri, alle persone, agli archetipi umani prima ancora che alle storie che ne derivano o ai territori. Tanto che io stesso lo userò come "guida dell'anima" per le mie prossime vacanze alla riscoperta della mia stessa terra.

Infatti Viaggi da fermo è assolutamente consigliabile a chi quelle terre non le conosce affatto e vorrebbe avere un approccio, un primo contatto, una pennellata piena: addirittura, come sempre nei libretti di questa benemerita collana di Laterza, ottimi consigli per itinerari da seguire e molte curiosità da togliersi anche per chi (credeva!) le conosceva già, le terre picene. Plurali e tridimensionali tanto da poterle raccontare così (pag. 85): "Quello che forse non è mai cambiato davvero da queste parti è il paesaggio, la sua miracolosa misura, spia concreta di un fare antico, una operosità contadina e artigiana priva di eccessi". Conoscendola, quella terra, sottoscrivo.

Dettagli del libro

  • Titolo: Viaggi da fermo. Un sillabario piceno
  • Autore: Angelo Ferracuti
  • Editore: Laterza
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Contromano
  • ISBN-13: 9788842087748
  • Pagine: 144
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,00 Euro

10 luglio 2009

Il sultanato - Giovanni Sartori

Dalla riforma elettorale a quella scolastica e universitaria, dai pericoli del federalismo alle incognite del Partito Democratico, dalle omertà verso la mafia alla bioetica, dall’Alitalia alla crisi economica, l’osservatore più autorevole e sferzante della politica italiana ripercorre fatti e personaggi che hanno occupato la scena del Paese negli ultimi tre anni. E con penna impietosa denuncia gli incredibili paradossi e le troppe storture di un’Italia dove anche il buon senso sembra ormai privilegio di pochi. «Le cose che mi spaventano sono ormai parecchie; ma il livello di soggezione e di degrado intellettuale manifestato da una maggioranza dei nostri ‘onorevoli’ mi spaventa più di tutto. Altro che bipartitismo compiuto! Qui siamo al sultanato, alla peggiore delle corti.»

Recensione

Se sai di non sapere, se sai di non capire, è intelligente essere deferenti. Invece assistiamo sempre più a un crescendo di "ignoranza armata" e così di un'arroganza dell'ignoranza che rappresenta un perfetto e devastante cretinismo pratico.

Attraverso gli editoriali scritti da Giovanni Sartori per il Corriere della Sera tra il 2006 e il 2008, ci è offerta la possibilità di fare un breve (sono 170 pagine, si fa in fretta) e istruttivo ripassino della storia italiana recente, analizzata dal maggior politologo italiano.

Gli articoli che compongono la prima parte della raccolta si occupano prevalentemente di analisi politica e in particolar modo le considerazioni di Sartori si esprimono sulla legge elettorale e il concetto di bipolarismo all'italiana, ponendo l'accento sull'effetto che questi elementi hanno sul funzionamento del nostro sistema di governo e di conseguenza sulla vita dei cittadini. L'analisi fatta è sempre lucida, sintetica ed efficace, ma soprattutto è un'analisi imparziale che non si preoccupa di esaltare o favorire una certo esponente politico a svantaggio di un altro; al contrario, sono riflessioni che si distinguono per la loro lungimiranza e per il desiderio di suggerire soluzioni di lunga durata nell'interesse esclusivo del cittadino.
Uno dei pregi di questi scritti è appunto la capacità di evidenziare l'impatto che riflessioni che possono sembrare esclusivamente teoriche hanno poi nel concreto della vita dei cittadini. Sicuramente è necessario conoscere alcuni concetti fondamentali sui diversi sistemi di voto e sulle diverse forme di governo vigenti nel mondo, ma questo non toglie nulla alla chiarezza e all'attualità degli scritti di Sartori.

La seconda parte del libro spazia invece in un campo più vasto, dal caso Englaro, alla pubblica istruzione, fino a considerazioni di carattere più generale sulla nostra società e sulla scarsità di buonsenso che la caratterizza.

Conclude questa raccolta il saggio che da il titolo a questo volume, nel quale lo scrittore spiega con poche parole il problema del conflitto di interessi, soprattutto evidenziando come questo ha influito concretamente sulla realtà politica italiana e quali siano le soluzioni pratiche per risolverlo.

E' quindi molto utile ritrovare questi scritti raccolti un unico volume, anche per coloro che già seguono le pubblicazioni di Sartori sul Corriere, perché si può apprezzare in modo completo ed esaustivo le motivazioni e i fatti che stanno alla base del pensiero del grande politologo.

Dettagli del libro

  • Titolo: Il sultanato
  • Autore: Giovanni Sartori
  • Editore: Laterza
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ISBN-13: 9788842089148
  • Pagine: 171
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,75 Euro

13 marzo 2009

Cosa Nostra. Storia della mafia siciliana - John Dickie

Uccidere e farla franca. È l'attività che la mafia siciliana ha elevato a forma d'arte nella sua corsa al potere e al denaro. Una corsa che l'ha resa la più ramificata, famigerata e copiata organizzazione malavitosa del pianeta, al punto che il termine italiano 'mafia' si è trasformato ormai in una generica etichetta, a indicare l'intera gamma delle realtà criminali mondiali: cinesi, giapponesi, russe o turche. A differenza dei suoi imitatori globalizzati, la mafia siciliana si organizza combinando gli attributi di uno Stato ombra, di una società d'affari illegale e di una società segreta cementata dal giuramento. 'Cosa nostra' ricostruisce le storie degli uomini e delle donne che sono vissuti e sono morti all'ombra della mafia.

Recensione

Un libro ambizioso, che si propone di ripercorrere la storia della mafia dalle origini ai giorni nostri, ricostruendone le motivazioni, le spinte motrici, i complessi meccanismi relazionali che la governano e che ne segnano al contempo l'evoluzione.
Un'opera apprezzabile perché non si ferma a una mera cronologia di eventi, ma si spinge oltre indagandone le cause materiali e psicologiche e le narra in modo coinvolgente e accattivante. Il singolo personaggio o un particolare evento servono all'autore come paradigma per introdurre e spiegare concetti più ampi, relazioni complesse e ribaltamenti di strategie all'interno di questa organizzazione criminale che ancora oggi riesce a custodire con successo buona parte della sua storia e dei suoi segreti. Certo non sempre questa tecnica funziona, l'autore si perde un po' nel folklore perdendo di vista la prospettiva più ampia e lasciando il lettore a chiedersi dove si voglia andare a parare. D'altra parte questo è comprensibile, se si pensa che per decenni gli italiani, chi per ingenuità chi per complicità, hanno negato l'esistenza del fenomeno mafia trascurando oppure occultando prove e testimonianze. La ricostruzione storica, almeno fino ai primi decenni del '900, è un complesso processo deduttivo che riunisce le fila di eventi accennati in cronache locali, denunce e rapporti delle forze dell'ordine, biografie di personaggi più o meno coinvolti.

Oggi conosciamo la mafia come fenomeno di cronaca quasi scontato, ma capirne l'origine e la complessità non è solo importante per sapere come affrontarla, ma rende anche giustizia a coloro che nel corso degli anni l'hanno combattuta scontrandosi con l'ottusità e la connivenza delle istituzioni e l'incredulità popolare.
Nel complesso lo considero un buon punto di partenza per avvicinarsi a questo argomento, andrebbe poi integrato con testi più specifici, meno generici.

Dettagli del libro

  • Titolo: Cosa Nostra. Storia della mafia siciliana
  • Titolo originale: Cosa Nostra. A History of the Sicilian Mafia
  • Autore: John Dickie
  • Traduttore: Ferrara degli Uberti G.
  • Editore: Laterza
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Economica Laterza
  • ISBN-13: 9788842084969
  • Pagine: 493
  • Formato - Prezzo: Tascabile - 12,00 Euro
 

La Stamberga dei Lettori Copyright © 2011 | Template design by O Pregador | Powered by Blogger Templates