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5 aprile 2017

Il ruolo - Laura Veroni

Una cattedra a Varese è per Alfio Larocca, professore precario, una promozione ormai quasi insperata e l’inizio di una nuova vita. Lasciato il suo piccolo paese in Basilicata, dove ha sempre vissuto, il professor Larocca arriva al Nord per cominciare l’insegnamento e, nel contempo, confrontarsi con una realtà del tutto diversa, forse provvisoria o forse definitiva.
L’assegnazione della cattedra e l’agognato ingresso in ruolo sono però solo l’inizio di un percorso che vede il professore alle prese con continue scelte, soprattutto personali, che in breve tempo lo porteranno a interrogarsi a fondo sul proprio ruolo di uomo. La ricerca di una compagna, la passione per la scrittura, il farsi carico delle problematiche dei propri alunni, mettono Alfio Larocca di fronte a decisioni difficili e situazioni inattese. Diviso fra i sentimenti che gli suscitano tre donne molto diverse tra loro, affascinato dal sogno di pubblicare un libro, impegnato senza risparmio nel ruolo di padre putativo per il giovane Andrea Casillo, il professore ridisegna i confini della propria esistenza, inserendosi nella nuova realtà ma senza perdere il legame con le proprie radici.
Una Varese al contempo viva e malinconica, tratteggiata con cura e affetto dall’autrice, fa da sfondo alle vicende del professor Larocca. O forse è anch’essa protagonista, con la sua carica vitale “nordista” che non riesce però a sottrarsi a un velo di indolenza tipica della provincia. Una città che, con le sue atmosfere, diventa il contrappunto ideale per la ricerca interiore e per la definizione dei propri ruoli sociali in cui il lettore accompagna Alfio Larocca.

Recensione

E' di pochi giorni fa la notizia che in Italia ci sono sempre meno insegnanti maschi: sempre meno uomini ritengono importante e stimolante occuparsi dei più giovani e contribuire alla loro formazione.
Il protagonista di Il ruolo è uno di questi rari esemplari: Alfio è un professore di lettere che crede nel proprio ruolo e che ai suoi studenti cerca di trasmettere un messaggio educativo che vada al di là delle sole nozioni dei libri di testo.
Forse proprio per quanto detto sopra, Alfio, pur non avendo ancora raggiunto i quarant'anni, è sotto molti aspetti un uomo all'antica. Proveniente da un piccolo paesino del Sud dove ha sempre vissuto in casa con la madre vedova, egli si trova a dover abbandonare questo ambiente chiuso e protetto per trasferirsi nel freddo Nord Italia dove gli è stato assegnato l'agognato posto "di ruolo", un passaggio che coinvolge ogni aspetto della vita di Alfio che, in generale, deve imparare ad assumere un ruolo da protagonista nella propria esistenza e, di fatto, a diventare adulto.

Se come insegnante egli, infatti, si dimostra appassionato e abile nel trattare adolescenti irrispettosi e ribelli, è poco più di un adolescente egli stesso quando si tratta di gestire rapporti sentimentali e interpersonali, incapace di gestire con maturità le avance di una collega e propenso a abbandonarsi alla più insensata disperazione non appena la donna di cui si invaghisce non risponde a una sua telefonata, come la più emotiva delle quindicenni.
Un personaggio interessante e complesso quindi, non sempre facile da amare a onor del vero, soprattutto per la sua tendenza a mal giudicare le donne sessualmente disinibite, che ancora nel 2017 devono sentirsi dare delle "ragazze facili" o "aggressive". Anche il suo rapporto con Andrea, lo studente problematico che decide di prendersi in casa, desta qualche perplessità: il buon Alfio sembra infatti incapace di gestire situazioni di stress impreviste al di fuori della scuola, segno di un'immaturità che spiega meglio di ogni altra cosa perché i figli dovrebbero evitare di stare a casa accuditi da mammina troppo a lungo.

Il racconto segue quindi il difficile processo di crescita del protagonista e lo fa con una storia semplice, molto legata alla quotidianità e per questo realistica e coinvolgente, ricca di piccoli elementi di fascino come gli incontri tra i protagonista e l'amata in un'accattivante bar/libreria di Varese.
I tormenti amorosi di Alfio hanno ripercussioni anche su suo fisico che si trasforma insieme al suo spirito attraverso febbri dalla valenza catartica che lo portano a raggiungere un nuovo livello di maturità e consapevolezza.
Si tratta di passaggi ben tratteggiati, colti dall'autrice in profondità, anche se avrei preferito che il protagonista avesse anche la maturità di fare un mea culpa verso certi comportamenti tenuti nei momenti di crisi che definirei piuttosto criticabili, come le reazioni aggressive e eccessive verso un ragazzino già proveniente da un passato difficile o la sua incapacità di prendersi cura di chi gli è stato affidato perché troppo preso dalle proprie vicende sentimentali.
Mi sarebbe anche piaciuto che venisse dato maggiore spazio all'ambiente scolastico e alle sue problematiche, che invece nella seconda parte del romanzo passa un po' in secondo piano per concentrarsi sull'evoluzione personale del protagonista che, naturalmente è il cuore della vicenda ma che forse poteva lasciare uno spazio maggiore anche ad altre tematiche, magari allungando un po' il racconto che, per come è scritto, si legge davvero d'un fiato e con molto interesse tanto che si arriva alla conclusione un po' dispiaciuti di scoprire che la storia è già finita.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il ruolo
  • Autore: Laura Veroni
  • Editore: Autodafé
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2017
  • ISBN-13: 9788897044680
  • Pagine: 233
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro

5 dicembre 2015

Kebab per due - Daniela Tani

Hamed, pachistano emigrato a Firenze, si ritrova per una serie di circostanze a perdere il lavoro e la rete di protezione della comunità. Senza documenti in regola, pressato dalle richieste di soldi da parte della famiglia e infine incoraggiato dal suo amico e amante, che lo vuole ricco e ben inserito, entrerà in contatto con una realtà sociale totalmente diversa da quella in cui è vissuto fino ad allora e prenderà in considerazione la possibilità di sposare una donna italiana, Fiora. La posta in gioco è alta: il matrimonio gli assicurerebbe il tanto agognato permesso di soggiorno, una vita agiata e come premio finale la cittadinanza italiana. Ma non tutto andrà secondo i suoi piani. Attraverso lo sguardo di Hamed, il romanzo ci racconta, da un punto di vista inusuale, la quotidianità di tanti immigrati, fra contraddizioni, urgenze, sogni, opportunità e speranze. Con disincanto e semplicità, attraverso una narrazione che riesce ad avvincere anche nella sua apparente normalità, e senza indulgere a moralismi di sorta.

Recensione

A volte i libri più brevi hanno il potere di cogliere e raccontare la realtà molto meglio e con maggiore efficacia di quanto non facciano romanzi da diverse centinaia di pagine.
E' quanto succede con questo Kebab per due, un volumetto che non arriva alle 200 pagine e che si legge al massimo in un paio di giorni ma che continua a farsi sentire ancora diverso giorni dopo aver terminato la lettura.
Quella raccontata da Daniela Tani è una storia semplice, esposta senza tanti fronzoli eppure efficace. Si apre, sfogliando le pagine di questo racconto, una finestra sull'Italia di oggi, la realtà dell'immigrazione nelle sue mille sfaccettature, l'arte di arrangiarsi che da nostra caratteristica peculiare sembra diffondersi a macchia d'olio su chiunque varchi i confini del nostro paese, le nostre solitudini e insicurezze.

Kebab per due, infatti, si presenta come la storia di un giovane immigrato senza documenti che tenta in tutti i modi di ottenere un permesso di soggiorno ma è presto chiaro che essa è soprattutto una storia italiana in cui emergono tutte le nostre contraddizioni di paese un po' razzista, ricco di pregiudizi che però spesso non riescono a scalfire i caratteristici lassismo e (diciamolo) pigrizia che lasciano le regole (quando presenti) inapplicate.
Come spesso avviene giornalmente, nella vicenda di Hamed la generosità di pochi viene vista con sospetto o diffidenza quando non con scherno e sopportazione mentre diverse solitudini moderne si incrociano senza mai capirsi. C'è la solitudine di Fiora neo divorziata indipendente e determinata e quella di Hamed, la cui famiglia in Pakistan sembra vederlo solo come una possibile fonte di ricchezza mentre i compagni immigrati sono disposti ad offrire aiuto solo se non compromette la loro sicurezza. Infine c'è la solitudine della madre e della zia di Fiora per le quali l'avanzare dell'età comporta una progressiva perdita di indipendenza e la necessità di affidarsi a degli sconosciuti per le attività di ogni giorno.
Daniela Tani tratteggia con grande realismo situazioni molto diverse fra loro, grazie anche a una prosa leggera e incalzante e a un tono disincantato che però non giudica ed è molto attento a cogliere le contraddizioni di ognuno dei suoi protagonisti.
L'unica critica che mi sento di rivolgere al romanzo è che, nonostante esso sia narrato dal punto di vista di Hamed, alcuni tratti della sua personalità non vengono approfonditi come dovrebbero. Ad esempio mi è sembrato piuttosto strano che un ragazzo con esperienza praticamente nulla e proveniente da una cultura in cui il sesso è per molti aspetti un tabù, accetti la presa di coscienza della propria omosessualità e la sua incapacità di avere rapporti con il sesso opposto praticamente senza battere ciglio. Capisco che non era questo il tema su cui l'autrice voleva focalizzarsi e che comunque la forma del romanzo breve da lei adottata non consentiva particolari approfondimenti; apprezzo poi da un certo punto di vista l'accettazione dell'omosessualità come parte del quotidiano, rivolgendo al tema lo stesso pragmatismo che è stato riservato a tutti gli altri aspetti del romanzo, tuttavia la totale assenza di reazioni da parte di Hamed mi è parsa un po' irreale. Più in generale, si faticano a cogliere i veri sentimenti del protagonista che appare così assorbito dal suo scopo di ottenere un permesso di soggiorno (comprensibilmente) da non aver spazio per alcun altro tipo di emozione, tanto che spesso sembra che il giovane sia soprattutto infastidito da chi gli sta intorno a meno che non abbia una diretta utilità per raggiungere il fine da lui prefisso.

Al di là di questa considerazione, Kebab per due si è rivelato una lettura molto piacevole, coinvolgente e interessante nella sua capacità di mostrare le molte sfaccettature del nostro nuovo quotidiano e di suscitare riflessioni. Sicuramente un opera che consiglio.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Kebab per due
  • Autore: Daniela Tani
  • Editore: Autodafé
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2015
  • ISBN-13: 9788897044635
  • Pagine: 176
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro: 15:00

1 gennaio 2015

Bilancio del 2014 - Speciale nuovo anno

Cari lettori, oggi è il primo giorno del 2014 ed è tempo di bilanci: ma come si può istituire il bilancio di un anno di letture di più di dieci persone? Per rendere l'idea, un po' di numeri: quest'anno abbiamo recensito 220 libri, pubblicato 144 articoli di varia natura, e intervistato 4 autori. Abbiamo pubblicato diversi approfondimenti e articoli d'opinione, infittito le news, e, orfani di Listopia (che non escludiamo torni con aggiornamenti o nuovi generi), abbiamo proseguito con i nostri Speciali, che probabilmente ci terranno compagnia anche quest'anno.
Come facciamo ormai da anni, abbiamo stilato una lista rappresentativa di libri che ci sono piaciuti particolarmente. Quest'anno salteremo la sezione dei libri con voto minimo per il mancato raggiungimento delle cinque unità (che sia un buon segno?). Ecco dunque che vi riproponiamo dieci recensioni secondo i due criteri che seguono:


+5stelle+ Cinque dei libri più belli recensiti quest'anno +5stelle+


Una donna di Sibilla Aleramo - Feltrinelli
Scrive Daniele:

«Il titolo è un manifesto programmatico: per Una donna la Aleramo racconta se stessa e la propria condizione come sineddoche della donna di inizio '900. Una donna come la Donna, soggiogata e umiliata in una società maschilista e bigotta.
Leggere una "Weltanshauung" così moderna e fresca in un romanzo d'esordio del 1906 fa riflettere sui passi fatti per colmare il divario con l'odierno e non solo: notare come molti dei soprusi denunciati dall'autrice ancora siano difficili da sradicare arriva a far indignare il lettore.»

Amatissima di Toni Morrison - Sperling&Kupfer
Scrive Morwen:

«Un romanzo gotico che è anche un romanzo di formazione, in cui i ricordi tornano letteralmente a tormentare gli abitanti del 124 prendendo la forma di una ragazza, Amata, che è contemporaneamente la reincarnazione della figlia bambina di Sethe, uccisa dalla madre per troppo amore, ma anche della madre di lei che aveva affrontato la traversata dall'Africa e di tutti i neri uccisi a causa della schiavitù. Un'entità avida di riconoscimento e affetto, che monopolizza gradualmente l'attenzione della madre e della sorella fino a chiuderle in un bozzolo che le separa da tutti e che è difficilissimo da abbandonare, per senso del dovere e senso di colpa.»

Il mondo del ghiaccio e del fuoco di G.R.R. Martin, E.M. García Jr., L. Antonssen - Mondadori
Scrive Sakura:

«Il mondo del ghiaccio e del fuoco vale assolutamente l'acquisto, soprattutto per le eccezionali illustrazioni interne al volume. I fittizi compilatori, inoltre, scrivono durante il regno di Robert Baratheon, pertanto è assolutamente privo di spoiler, anche se suppongo che risulterà di ben minore interesse per quei lettori così poco appassionati da essere ancora indietro nella lettura della saga.»

Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella - Feltrinelli
Scrive Degof:

«In tempi come questi, dove non è facile affrontare a qualsiasi livello tematiche come quella in cui affonda le mani Catozzella senza cadere di qui o di là della barricata, Non dirmi che hai paura ha il merito di prendere il lettore per mano portandolo in un inferno di verità lasciandogli però il cuore pulsante. E se c'è un limite del libro, un limite vero, è la fine di Samia. Perché chi lo legge ne avrebbe voluto un'altra, avrebbe fatto qualunque cosa per averne un'altra.»

Il bambino di Budrio di Angela Nanetti - Neri Pozza
Scrive Cattivissimaprof:

«La scrittura della narrazione vera e propria fila via sicura, senza intoppi o incertezze, offrendo a chi legge un saldo corrimano per percorrere il lungo e impervio scalone della storia che si va svolgendo. Non manca di essere compiuta e rigorosa, senza però rinunciare a essere accogliente, come ogni libro che voglia invitare le persone a leggerlo, a entrare in lui: il lettore avanza senza timore, trova il proprio posto e si accomoda, pronto a lasciarsi stupire.»



+5stelle+ Piccoli e medi editori a cinque stelle +5stelle+

Collettivo Zampalù di Federico Bagni - Autodafé
Scrive Patrizia:

«Il principale pregio del romanzo di Federico Bagni, per me, è proprio la capacità di creare dei personaggi assolutamente verosimili, che si possono incontrare nel luogo di lavoro, nelle esperienze di volontariato, o, almeno in parte, guardandosi allo specchio. Tutti i personaggi hanno una caratterizzazione psicologica complessa, nessuno di essi appare stereotipato, neanche quelli di cui conosciamo solo alcuni aspetti. In particolare mi è piaciuta la descrizione del centro diurno e dei suoi frequentatori: l’ho trovata assolutamente realistica, senza alcun cedimento alla semplificazione dell’immigrato buono contrapposto ai cattivi che non lo accolgono o viceversa dello straniero ingrato che rifiuta l’integrazione.»

Non temere e non sperare di Yehoshua Kenaz - Giuntina
Scrive Mara:

«Il piccolo/immenso universo kenaziano è, ancora una volta, rappresentato da un variegatissimo mosaico di personaggi, ciascuno con la propria storia. Ci sono i Sabra e gli immigrati di fresca data a Tel Aviv o Gerusalemme; i Sefarditi di umili origini squadrati dall’alto in basso dagli Ashkenaziti, convinti di aver in monopolio il titolo di Padri Fondatori; i sopravvissuti alla Shoah, osservati con una certa diffidenza: siamo diversi anni prima del processo Eichmann, il drammatico momento in cui i sopravvissuti all’Indicibile e gli Ebrei nati e cresciuti in Eretz Yisrael, forti e abbronzati, si guardarono, forse per la prima volta davvero, negli occhi. Gli istruiti e gli ignoranti; tutti inseriti in quel formidabile amalgama rappresentato, fin dalla nascita dello Stato, dalle Forze Armate.»

unastoria di Gipi - Coconino
Scrive Tancredi:

«La parola è un elemento che compare poche volte: elemento essenziale nella vicenda della prima guerra mondiale, elemento di confusione nel presente, espressa graficamente in maniera confusa, volutamente illeggibile. Meno l'autore usa la parola scritta e più si avverte quanto ha realmente da dire, in un sovvertimento che ovviamente predilige la profondità espressiva dell'immagine dipinta e della sua semantica, con le coppie opposte di pieno/vuoto, colore/bianco e nero, chiaro/scuro, per non parlare delle metafore naturali.»

I luminari di Eleanor Catton - Fandango
Scrive Valetta:

«Una volta afferrato il senso, il fascino del romanzo duplica, le interazioni tra i personaggi acquistano tutto un nuovo significato, così come i personaggi stessi che riflettono la loro controparte astrale in carattere e comportamento. Il lettore è quindi contemporaneamente sfidato e affascinato, completamente avvolto nella prosa della Catton che, oltre a essere magnificamente in armonia con l'ambientazione ottocentesca, si dimostra ricca, potente e caratterizzata da un'ottima capacità descrittiva e di approfondimento psicologico, cosicché i protagonisti conquistano facilmente il pubblico e il libro non rimane solo un freddo rompicapo.»

Il letto di Frida di Slavenka Drakulić - Elliot
Scrive Cattivissimaprof:

«Grazioso e inatteso dono, questo romanzo breve, a firma di Slavenka Drakulić, giornalista e scrittrice croata. Il racconto è quello di una vita famosa, difficile ed estrosa: la vita di Frida Kahlo. Narrato dall’infanzia beata al momento dell’inizio della malattia, fino all’incidente terribile che la colpisce e la lascia devastata e piena di dolori lancinanti, che la perseguiteranno per tutta la vita. Intorno a lei si muovono le figure dei genitori; delle sorelle, in particolare Cristina, che le starà accanto per assisterla; del Maestro Diego Rivera, suo mentore artistico e suo grande amore. Gli amori, le vittoria, i dolori, la solitudine, fino al triste epilogo a quarantasette anni.»

Ringraziandovi ancora una volta - calorosamente - di averci seguito per tutto il 2014, ci auguriamo che continuerete a farlo anche quest'anno. I nostri buoni propositi? Continuare a offrirvi il meglio che possiamo, come sempre.


Lo staff della Stamberga

16 dicembre 2014

Consigli natalizi - 2014 [Seconda parte]

In tempo per chi ancora di voi dovesse terminare (o, diononvoglia vista la ressa decuplicata nei negozi, iniziare) lo shopping natalizio, vi veniamo in soccorso con la seconda parte dei consigli per i vostri regali di natale libreschi. La scorsa settimana vi avevamo proposto dei titoli adatti a bambini, ragazzi e papà o suoceri, stavolta vi consigliamo dei regali adatti a mamme o suocere, consigli più generici per amici, cognati o colleghi di ambo i sessi, e infine la nostra amatissima sezione trash.


Iniziamo proprio dalla dolente categoria madre/suocera. Sarebbe proprio una buona idea evitare l'ennesimo accessorio per la casa che andrà a beneficio dell'intera famiglia nel migliore dei casi o a prendere polvere su una mensola nel peggiore. Ecco dunque alcuni libri che potreste regalare: per la suocera anziana che ogni Natale preconizza che sarà l'ultimo (salvo poi seppellire tutti i presenti), Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna (Iperborea), che con lieve umorismo segue le vicende di un gruppo di persone che hanno deciso costituire un gruppo per il suicidio di massa: forse il miglior modo per apprezzare la vita è decidere di morire!
Per la mamma appassionata di terre lontane Niketche, una storia di poligamia di Paulina Chiziane (La Nuova Frontiera), che svela i diversi modi di essere donna, madre e compagna nell’Africa Orientale, o Metà di un sole giallo di Chimamanda Adichie (Einaudi), il racconto della breve esistenza della Repubblica del Biafra (stato secessionista nel sud-est della Nigeria) e della guerra civile che dal 1967 al 1970 portò a un disastro umanitario. Una vicenda che le nostre madri & co. hanno seguito direttamente attraverso i telegiornali e che ha fatto diventare il termine “Biafra” sinonimo di “morte per denutrizione”. Restando sul tema guerra, potrebbe essere una buona idea regalare La valle dei sette innocenti di Duong Thu Huong (E/O), che offre un punto di vista femminile sulla guerra del Vietnam: Duong Thu Huong, la maggiore scrittrice vietnamita che a soli vent'anni partì per il fronte con un gruppo di quaranta volontari comunisti di cui solo tre rimasero in vita. E infine Timira. Romanzo meticcio di Wu Ming 2 e Antar Mohamed (Einaudi), la ricostruzione della vicenda coloniale italiana attraverso il racconto di Isabella Marincola, un’italiana di madre somala vissuta tra l’Italia e la Somalia.

Per cambiare totalmente genere, vi consigliamo Vita dopo vita di Kate Atkinson (Nord): l'autrice inglese ha fatto bingo con questo originalissimo romanzo che racconta le avventure di una donna destinata a rivivere la propria vita all'infinito scegliendo ogni volta strade diverse. Un fenomeno editoriale dello scorso anno che le vostre mamme non possono lasciarsi sfuggire.
Se invece avete a che fare con una persona che non si spaventa di fronte a romanzi voluminosi e impegnativi, è il momento di farle scoprire Hilary Mantel, autrice vincitrice di due Man Booker Prize con Wolf Hall e Anna Bolena, un affare di famiglia (Fazi), due romanzi storici originalissimi che riportano il lettore in una delle corti medievali più amate e conosciute, quella di Enrico VIII, raccontata questa volta dal suo fedele consigliere Thomas Cromwell. Si tratta dei primi due libri di una trilogia, il cui ultimo volume uscirà l'anno prossimo. Restando nell'ambito dei romanzi storici, dato anche il periodo quale miglior regalo de Il testamento di Maria di Colm Tóibín (Bompiani)? Si tratta di un breve romanzo raccontato dal punto di vista di una Maria anziana e addolorata, che rievoca con grande umanità le gesta di un figlio distante e perduto, un ragazzo vulnerabile sostenuto e quasi plagiato da cattive amicizie. Privo di forti cariche sovversive, Il testamento di Maria andrà bene anche per la madre religiosa.
Ancora: Una donna di Sibilla Aleramo (Feltrinelli): una delle autrici italiane più famose della prima metà del Novecento racconta la sua travagliata giovinezza in un romanzo così avanti rispetto ai tempi da sembrare scritto non più di pochi anni fa. Il bisogno di affrancarsi come donna in una società maschilista non può che far riflettere chi lo legge e regalarlo alla vostra mamma/suocera/collega emancipata vi farà guadagnare molti punti ai loro occhi. E per la mamma in carriera, soprattutto se impegnata nell'ambito dei servizi sociali o forensi a tutela dei minori, non potrà non rimanere commossa da La ballata di Adam Henry, l'ultima fatica di Ian McEwan (Einaudi), che mette Fiona, un giudice dell'Alta Corte di Londra, davanti a una scelta complessa: un ragazzino rischia di morire a causa del credo religioso dei genitori testimoni di Geova, i quali vietano ai medici di sottoporlo alle trasfusioni che gli salverebbero la vita. Cosa decidere per il bene del minore? Si tratta della millenaria questione religione VS scienza, e a farne le spese potrebbe essere il giovane Adam.


Più vari e generalisti sono i consigli che vi diamo in questa sezione dedicata ad amici, colleghi, cognati o quel che volete di entrambi i sessi.

Le serie tv sono il must di questi ultimi anni. Se avete amici o colleghi sempre al passo con le ultime novità in fatto di telefilm, non potete farvi scappare Svaniti nel nulla di Tom Perrotta (E/O), dal quale è stata tratta la serie televisiva The Leftovers andata in onda qualche mese fa su Sky Atlantic. Per chi ancora non lo sapesse, il libro di Perrotta, dal titolo Svaniti nel nulla, immagina un mondo in cui migliaia di persone svaniscono nel nulla in pochi secondi, senza alcuna spiegazione plausibile, e si occupa delle conseguenze di questo catastrofico, inspiegabile evento.
Orfani di Lost? Regalate loro S. La nave di Teseo di V. M. Straka, di J.J. Abrams e Doug Dorst edito da Rizzoli Lizard. Si tratta di un romanzo particolare, il diario di due personaggi uniti da un libro: una giovane bibliotecaria trova un romanzo enigmatico su cui un misterioso lettore ha appuntato a margine delle note; lei gli risponderà con altre note a margine le quali genereranno un dialogo tra i due. Il libro di J.J. Abrams non è una storia canonica, dunque, ma il testo di un romanzo fittizio di cui il lettore potrà leggere anche le note a margine dei personaggi, una storia - dunque - dentro (o meglio fuori) la storia.
Per gli appassionati di True Detective, Il re giallo di Robert W. Chambers, recentemente ristampato da Vallardi. Si tratta di una raccolta di dieci racconti tra il thriller e l'horror, alcuni dei quali correlati dal "Re Giallo", una fantomatica tragedia che induce alla follia tutti coloro che la leggono. La serie tv ha molti riferimenti e citazioni ispirati all'opera di Chambers.
All'amic* appassionat* di Irlanda: TransAtlantic di Colum McCann (Rizzoli), tre diverse vicende e una misteriosa lettera che passa duna una sponda all’altra dell’Atlantico, seguendo le vicende irlandesi e statunitensi dell’ultimo secolo, o Il maschio irlandese in patria e all'estero di Joseph O'Connor (Guanda): una serie di divertenti storie brevi, reportage e articoli sull'Irlanda e sugli irlandesi in tutte le loro sfaccettature. Commovente e irriverente, la prosa di O'Connor è di quelle che lasciano il segno anche con poche parole. Da regalare per natale con una bella carta regalo verde smeraldo.
Per chi apprezza gli autori italiani di ultima generazione proponiamo invece Collettivo Zampalù di Federico Bagni (Autodafé): un libro che parla di disagio e di riscatto senza cadere nel sentimentalismo, uno stile lineare e senza fronzoli che arriva dritto al cuore.
Avete invece un amico, o più probabilmente un'amica, che stravede per Jane Austen e ha ormai esplorato tutto il materiale disponibile tra seguiti, spin-off, trasposizioni cinematografiche e riletture con gli zombie? Bene. Li ricordate i librigame degli anni Ottanta? Qualcuno (Emma Campbell Webster) ha pensato di replicare l'esperienza inserendo tutti i romanzi della grande scrittrice inglese in un frullatore dal titolo Lost in Austen. Crea la tua personale avventura dai romanzi di Jane Austen (Hop!), dando la possibilità al lettore di creare la sua storia. Un po' vintage e certamente non un capolavoro, ma un'idea originale e molto divertente.
C'è poi sempre l'amico/a gattofilo/a: finalmente anche in italiano arriva Come capire se il tuo gatto sta cercando di ucciderti di Matthew Inman alias The Oatmeal (Fabbri), oppure per chi ha appena preso un gatto e si strugge tentando di capire come si faccia ad evitare che distrugga divani e poltrone, un comodo "manuale d'istruzioni", scritto proprio come quello dello smartphone (che sicuramente non hai letto): Il gatto. Manuale d'istruzioni di David Brunner (Kowalski).
Riportato in auge dalla vittoria al Nobel, vi consigliamo per l'amica sensibile alle atmosfere parigine Viaggio di nozze di Patrick Modiano (Sperling&Kupfer), la storia di un uomo giunto a un punto di rottura con la sua vita che decide di mettersi sulle tracce del passato di una sua connazionale francese morta suicida a Milano.
Due simpatiche proposte indirizzate soprattutto ai colleghi: avete mai sognato di sparire letteralmente per evitare maggiori impegni e responsabilità sul lavoro? Leggete come ha risolto la cosa il protagonista di Ninja in ufficio di Lars Berge (Bompiani), che riesce letteralmente a scomparire all'interno degli uffici della propria azienda pur di non essere promosso. E sempre in tema di divertimento l'alternativa è senz'altro una raccolta di strisce di Dilbert, Il piacere del lavoro secondo Dilbert di Scott Adams (Garzanti), presenza obbligatoria sui muri e le scrivanie dei cubicoli di tutti gli uffici.
Le ultime proposte invece sono soprattutto per le amiche/colleghe appartenenti al gentil sesso: partiamo con Le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive dappertutto di Ute Ehrhardt (Corbaccio), un libro carino che percorre la strada delle Bad girls come movimento di potere attivo e vincente nella vita... da regalare all’amica sfigata, a cui non gliene va dritta una, che attende il principe azzurro mentre le altre le fregano regolarmente il ragazzo, che si fa portare via la promozione dalla stronza di turno: insomma un messaggio chiaro: le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive dappertutto. Seconda proposta Sei perfetta e non lo sai (Rizzoli), di Cristina Parodi, indirizzato all’amica/collega sciatta, sempre fuori moda per ispirarla ad esempi eccelsi: come dire... sei un disastro ma c’è rimedio anche per te. E per continuare con le Parodi Sisters: Molto bene di Benedetta Parodi (Rizzoli): regalatelo a chi non sa fare nemmeno un uovo sodo. Vi odierà e se non vi odierà troverà spunto per ricette facili e veloci. Se riescono bene alla Benedetta, le possono fare tutti.
E chiudiamo la categoria con I love shopping di Sophie Kinsella (Mondadori): tutte abbiamo un’amica intellettuale, un amico che si loda e s’imbroda, che si crede er mejo, laureato col massimo dei voti, so tutto io. Regalategli i liberi della Kinsella: gli farete male, molto male.


Veniamo ora alla nostra bonus track annuale: i libri trash, quelli che riserviamo alle persone che non amiamo particolarmente ma alle quali siamo costretti a fare un regalo, ricorrendo a scelte che spesso sono più un dispetto che un favore.

La prima proposta, fresca fresca di stampa, è l'attesissima (?) autobiografia dell'ex leader dei Bluvertigo Marco Castoldi, in arte Morgan, dall'emblematico titolo Il libro di Morgan. Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio (Einaudi). La proposta non è un giudizio sulla persona di Morgan, che come musicista ha fatto grandi cose e quando parla di musica non si può fare altro che prendere appunti, quanto un segno dell'esasperazione per l'ennesima autobiografia di un personaggio più o meno famoso che ha tanta autostima dal ritenere che tutti debbano conoscere le sue fondamentali opinioni sulla vita e l'universo.
Bruno Vespa, ahinoi, non ci fa mancare nemmeno quest'anno una sua pregevole opera sull'Italia e sugli italiani: ed ecco le librerie traboccanti di copie di Italiani voltagabbana. Dalla prima guerra mondiale alla Terza Repubblica sempre sul carro dei vincitori (Mondadori). Senza plastico incluso, nel caso in cui ci speravate.
Impossibile poi non citare in questa categoria la nuova regina del filone young adult/new adult: Jaime McGuire, il cui ultimo libro appena arrivato in Italia è Uno splendido sbaglio (Garzanti), terzo volume di una trilogia di sdolcinatezze in stile Harmony iniziata con Uno splendido disastro. Se veramente odiate la malcapitata o avete una bassissima stima delle sue capacità intellettive regalatele l'intera trilogia, non potrà che esservene grata!
Con un po' di dispiacere aggiungiamo nella categoria l'ennesimo libro di Luciana Littizzetto, L'incredibile Urka (Mondadori): non ce ne vogliano i fan della comica ma Lucianina negli ultimi anni appare un po' spompata. Sempre le stesse battute, sempre le stesse osservazioni... dell'ennesimo libro di perle sulle paturnie delle donne, le incapacità degli uomini e l'assurdità dei Vip proprio avremmo fatto a meno.


E con questo, cari lettori, vi auguriamo buone feste!
Per chi volesse approfondire: le nostre recensioni a Piccoli suicidi tra amici, Niketche. Una storia di poligamia, Metà di un sole giallo, Wolf Hall, Anna Bolena. Una questione di famiglia, Una donna, La ballata di Adam Henry, Svaniti nel nulla, TransAtlantic, Collettivo Zampalù.

26 aprile 2014

La bicicletta volante - Fabio Giallombardo

La Palermo dei primi anni novanta, dove, accanto alla decadente magnificenza delle ville gattopardesche brulica l'infima miseria dei ghetti, tra il degrado e l'oppressione, la prostituzione e l'incesto. Poi l'approdo alla terra promessa della ricca Milano del nuovo millennio, che diventa speranza di rinascita, fede nel riscatto, ma anche il luogo dove i fantasmi del passato riaffiorano intatti, ancora più subdoli e minacciosi. La lettera d'amore di Gaspare Traina al proprio figlio Salvatore apre un baratro sulla storia italiana degli ultimi venti anni, sugli intrecci tra mafia e politica, sul rapporto fra il riciclaggio del denaro e gli affari nella sanità. Una lettera che diventa il racconto di una saga familiare intrisa di passione e paura, di disperazione e gioia di vivere, dove la primitiva semplicità del gioco del calcio si fa metafora di un'utopia possibile, di uno slancio vitale attraverso cui tentare di sfuggire a un sistema tentacolare.

Recensione

Giallombardo è un ottimo scrittore e nella sua opera si nota una ricchezza di vocabolario piuttosto rara. Anche i termini dialettali di cui fa ampio uso ben si inseriscono nel contesto, dando maggior freschezza ai dialoghi, e il loro significato è abbastanza intuibile, anche se l’autore ha posto opportunamente alla fine del libro un dizionario “per i lettori non palermitani”.

La storia drammatica sta a metà fra il noir e il romanzo di formazione. Narra infatti le vicende di un giovane diciassettenne, Gaspare, il cui padre viene accusato a ragion veduta di pedofilia e connivenza con la mafia. Dopo un primo periodo di sbandamento a seguito dell'incarcerazione del genitore e dell'impatto che l'evento ha su parenti, amici e conoscenti, Gaspare cerca di riscattare le malefatte del padre dedicando il proprio tempo ai ragazzini di una delle zone più degradate di Palermo, facili prede per i pedofili, coinvolgendoli in un’attività sportiva come il calcio, sport capace di attrarre i giovani e creare affiatamento e amicizia. Si innamora anche di una ragazza della sua età, una di quelle che venivano costrette a prostituirsi dai genitori, Rosalia, e va a convivere con lei e suo fratello minore Tonino. Quando Gaspare finirà il liceo e sarà inviato dal padre, che nel frattempo è stato assolto dalle accuse, alla facoltà di medicina dell'università di Berkeley, si interromperanno i rapporti affettivi e le amicizie che aveva stretto. Ma dieci anni dopo, mentre si trova a San Pietroburgo, riceverà un messaggio dal fratello di Rosalia che gli ingiunge di tornare subito a Palermo.

Senza proseguire nel racconto per non guastare la sorpresa al lettore, mi limiterò ad osservare che è proprio in questa prima parte del romanzo che sorgono le maggiori perplessità. In primo luogo il comportamento di Gaspare: un ragazzo diciassettenne che si prende cura di una comunità di ragazzini sbandati con una abnegazione da rasentare la santità risulta un po’ troppo sopra le righe. Lascia perplessi anche il repentino distacco da Rosalia, da cui era particolarmente attratto, che invece per dieci anni non sembrerebbe sentire il desiderio di contattare, non fosse altro che per buona educazione. Ma quando riceverà il messaggio di Tonino, che gli ingiunge di precipitarsi a Palermo, lui si affretterà a tornare, pur temendo una forma di ricatto, senza peraltro che ce ne siano reali presupposti.

Si dice, alla fine del romanzo, che quella raccontata, pur con i nomi cambiati, è una storia vera. Ammettiamo pure che sia così, visto che la realtà può superare la fantasia, ciononostante l’autore avrebbe dovuto cercare di rendere a tratti più credibile la storia, sfumando maggiormente il comportamento del protagonista. Come si fa ad amare una ragazza, tanto da sperare di avere un figlio da lei, e non contattarla per dieci anni, salvo poi precipitarsi alla prima richiesta da parte del fratello di lei di tornare a Palermo da San Pietroburgo dove partecipava ad un convegno medico?

Il maggiore difetto del romanzo è la tendenza al melò, con una netta divisione tra buoni e cattivi, dove in questi ultimi, oltre alla mafia e i pedofili, dobbiamo inserire i servizi segreti. Il pregio più grande è una scrittura sciolta e ricca, nonché una trama accattivante con un finale da classico “pugno nello stomaco”.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La bicicletta volante
  • Autore: Fabio Giallombardo
  • Editore: Autodafé
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • ISBN-13: 9788897044406
  • Pagine: 179
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

22 febbraio 2014

Cinque anni di blog - Giveaway #3: Collettivo Zampalù di Federico Bagni

Continuano i giveaway in vista del compleanno della Stamberga: oggi vi regaliamo Collettivo Zampalù di Federico Bagni, che ha incantato la nostra collaboratrice Patrizia.

Ne scrive così:


«Collettivo Zampalù racconta l'incontro tra persone, diverse per cultura e per storia personale, che trovano nella scrittura, nel racconto, la possibilità di far conoscere qualcosa di sé e di alleviare le loro pene. E' un libro sulle potenzialità terapeutiche della relazione interpersonale, vissuta nel momento presente o rivissuta nel ricordo, che può diventare il luogo privilegiato per raccontare e raccontarsi. Una cura magica ma non priva di difficoltà per chi la intraprende; il racconto può diventare sollievo per le cicatrici che ciascuno porta dentro di sé ma solo attraverso il confronto con la propria storia e diluendone la carica emotiva attraverso la scrittura. »

Potete trovare la recensione completa a questo link.


Volete avere l'occasione di vincerlo? Compilate il form rispondendo alla semplice domanda, e uno tra voi potrebbe essere il fortunato lettore che lo riceverà a casa. Avete tempo fino alla mezzanotte del 3 marzo.
Cogliamo l'occasione per ringraziare la casa editrice Autodafè di averci messo una copia del romanzo a disposizione.


Settembre 1993, Milano. In una quinta liceo, un professore e un nuovo alunno si incontrano dentro le parole di un tema libero. Nei giorni di pioggia, durante la ricreazione, fra i due si crea un legame sempre più profondo. Al termine dell'anno scolastico, il tempo li porta altrove. A distanza di anni, il professor Lorenzo Dentico - provato dagli eventi della vita, ma sempre animato dalla fiducia nell'uomo - ritrova l'ex alunno Marco Carboni, che sfoga la propria inquietudine facendo lo scrittore. Il professore coinvolgerà il giovane in una straordinaria esperienza di scrittura collettiva fra i senzatetto di un centro diurno, dove si incontrano le vite sospese di una Milano marginale e nascosta. Romanzo corale di chi la vita la vede dal basso, Collettivo Zampalù racconta, nella lingua dolce e amara della malinconia, il difficile percorso di riscatto che sfocia nell'amore e nella condivisione. L'autore trasporta il lettore alla scoperta di una realtà ricca, sfaccettata e complessa, dove il dolore e la fatica di vivere non riescono mai a spegnere la speranza e la voglia di cambiamento.

Federico Bagni è nato a Cantù (Como) nel 1978. Nel 2005 ha vinto il Premio Letterario “Peppino Prisco” (sezione under 35). Per la casa editrice Marna ha pubblicato otto romanzi, disponibili sia in versione cartacea che e-book. Suoi racconti sono comparsi sulle riviste “Inchiostro”, “Nuova&Nostra” e nella collana “Narrativo Presente” di Autodafè Edizioni.


Collettivo Zampalù di Federico Bagni
Autodafè, 2013
Brossura, 16.00 Euro



6 febbraio 2014

Collettivo Zampalù - Federico Bagni

Settembre 1993, Milano. In una quinta liceo, un professore e un nuovo alunno si incontrano dentro le parole di un tema libero. Nei giorni di pioggia, durante la ricreazione, fra i due si crea un legame sempre più profondo. Al termine dell'anno scolastico, il tempo li porta altrove. A distanza di anni, il professor Lorenzo Dentico - provato dagli eventi della vita, ma sempre animato dalla fiducia nell'uomo - ritrova l'ex alunno Marco Carboni, che sfoga la propria inquietudine facendo lo scrittore. Il professore coinvolgerà il giovane in una straordinaria esperienza di scrittura collettiva fra i senzatetto di un centro diurno, dove si incontrano le vite sospese di una Milano marginale e nascosta. Romanzo corale di chi la vita la vede dal basso, Collettivo Zampalù racconta, nella lingua dolce e amara della malinconia, il difficile percorso di riscatto che sfocia nell'amore e nella condivisione. L'autore trasporta il lettore alla scoperta di una realtà ricca, sfaccettata e complessa, dove il dolore e la fatica di vivere non riescono mai a spegnere la speranza e la voglia di cambiamento.

Recensione

La voce narrante è quella di Lorenzo Dentico, professore d’italiano appassionato di libri e del suo mestiere; il prof. Dentico però non è uno di quei professori buonisti e stereotipati che sembrano usciti dalle pagine del libro Cuore, anzi si colloca proprio all’estremo opposto: ama il suo lavoro ma questo non lo mette al riparo dagli errori né dal rischio di trasformare l’insegnamento in una procedure arida indipendente dagli alunni e dalle loro esigenze. Ciò che lo contraddistingue è una sincera curiosità verso le persone, che appaiono quasi dei mondi sconosciuti da esplorare; in superficie possono apparire ostili e aridi ma da qualche parte celano delle ricchezze, grandi o piccole poco importa, che li rendono unici. La voce e gli occhi del prof. Dentico diventano, nei vent’anni in cui lo seguiamo, lo strumento per conoscere tutti i personaggi di questo racconto corale, dove ogni singolo protagonista porta un carico di sofferenza e di solitudine che, nella relazione con gli altri, diventa un dono da condividere.

Collettivo Zampalù racconta l'incontro tra persone, diverse per cultura e per storia personale, che trovano nella scrittura, nel racconto, la possibilità di far conoscere qualcosa di sé e di alleviare le loro pene. E' un libro sulle potenzialità terapeutiche della relazione interpersonale, vissuta nel momento presente o rivissuta nel ricordo, che può diventare il luogo privilegiato per raccontare e raccontarsi. Una cura magica ma non priva di difficoltà per chi la intraprende; il racconto può diventare sollievo per le cicatrici che ciascuno porta dentro di sé ma solo attraverso il confronto con la propria storia e diluendone la carica emotiva attraverso la scrittura. Gli artefici di questa magia sono Marco Carboni (ex alunno di Dentico) e gli immigrati, quasi tutti irregolari, che Lorenzo, ormai in pensione, ha incontrato nel centro diurno in cui, quasi per caso, inizia a fare il volontario. L’esperienza della scrittura collettiva unisce i partecipanti e li aiuta a diventare parte di un progetto più ampio che va oltre la semplice sopravvivenza quotidiana. Il finale non è per nulla scontato e sino all’ultimo si rimane in ansia per le vite dei protagonisti; il legame che si è creato con la scrittura collettiva appare effimero perché si affievolisce, quasi sembra scomparire, nel momento stesso in cui il romanzo è terminato. Invece, in qualche modo, l'esperienza della scrittura, la relazione di fiducia costruita con tanta fatica consentono a ciascuno di assumersi le proprie responsabilità verso la vita, di non arrendersi e trovare la propria strada, di accettare il fallimento come parte della vita senza per questo sprofondare nella disperazione e nella ricerca di facili, ma effimere, vie d’uscita.

Il principale pregio del romanzo di Federico Bagni, per me, è proprio la capacità di creare dei personaggi assolutamente verosimili, che si possono incontrare nel luogo di lavoro, nelle esperienze di volontariato, o, almeno in parte, guardandosi allo specchio. Tutti i personaggi hanno una caratterizzazione psicologica complessa, nessuno di essi appare stereotipato, neanche quelli di cui conosciamo solo alcuni aspetti. In particolare mi è piaciuta la descrizione del centro diurno e dei suoi frequentatori: l’ho trovata assolutamente realistica, senza alcun cedimento alla semplificazione dell’immigrato buono contrapposto ai cattivi che non lo accolgono o viceversa dello straniero ingrato che rifiuta l’integrazione. Anche nei casi in cui viene riportato lo scontro con il pregiudizio, la prospettiva raccoglie i diversi punti di vista e le vittime possono diventare esse stesse colpevoli di emarginare chi infrange le regole del gruppo oppure dare sfogo a tutta la loro rabbia confermando i peggiori stereotipi sugli immigrati.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Collettivo Zampalù
  • Autore: Federico Bagni
  • Editore: Autodafè
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2013
  • ISBN-13: 9788897044321
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: brossura - Euro 16,00

21 marzo 2012

Intervista a Virginia Less, autrice di "Mal di mare"

L'autrice.

Virginia Less è nata a Fondi nel 1943. Laureata in filosofia, ha insegnato nei licei della provincia di Latina, dove tuttora vive, in campagna ma non lontano dal mare. Velista dilettante, è alla sua prima raccolta di racconti pubblicata. Virginia è nonna e da diverso tempo gestisce un blog dedicato alla categoria: Noi nonne.



Il libro.

Nella cittadina immaginaria di Maraglia, icona non proprio felice del nostro Mezzogiorno, il capitano dei carabinieri Osvaldi svolge la sua opera di tutore della legge. Appassionato di storia e di cucina, ama ripetere a mo’ di mantra una citazione di Bloch e si rilassa preparando manicaretti che non può permettersi di mangiare. In collaborazione con il fido maresciallo Pellicciotta, Osvaldi affronta, in sette episodi, alcuni casi bizzarri o complicati, riuscendo anche a vincere la sua riluttanza per il mare. E proprio il mare, in particolare il mondo delle barche e dei velisti, è l’altro protagonista delle vicende, quasi tutte di ambientazione nautica. Con un pizzico di ironia, una solida coscienza morale e una buona dose di cultura, il capitano Osvaldi non solo ci guida alla scoperta degli autori dei delitti, ma si premura di sottolineare con costanza, nel suo investigare con tenacia, la passione civile di osservatore privilegiato del malcostume italico, tratteggiato nei sapidi ritratti dei vari tipi umani protagonisti e comprimari delle sette storie.

La recensione della Stamberga


L'intervista


Cara Virginia, benvenuta sul nostro blog.
1. Cominciamo con una domanda introduttiva: “Mal di mare” è il suo primo romanzo pubblicato, è anche il primo lavoro che ha scritto? E perché proprio un giallo?

Alla scrittura 'dilettevole' mi sono avvicinata dopo il pensionamento, con l'intenzione di mettere insieme due attività del tempo libero che mi accompagnano e divertono da tanto tempo: il giallo e l'andar per mare. Il primo lavoro è stato un romanzo, “Devi orzare, Baal!”, tutto incentrato sulle regate veliche. Avevo in mente un pubblico giovanile e un editore di nautica. Ogni tanto lo tiro fuori dal cassetto, chissà...
Quanto al giallo, trovo che rappresenti un bell'esercizio mentale.
Va programmato e gestito rispettando le regole; il lettore deve avere a disposizione tutti gli indizi per risolverlo e l'autore la capacità di spiazzarlo senza ricorrere ad artifici fantasiosi; consente di gettare un'occhiata critica sulla realtà circostante. E sul perché risolvere delitti e dipanare/tessere trame piaccia a non pochi lettori/scrittori accetto la tesi che li presenta desiderosi di una società regolata dalla ragione, mentre la vera di rado lo è.


2. Personalmente sono una patita di gialli, mi è spesso capitato, però, di vedere questo genere letterario considerato con un certo snobismo, come un genere letterario secondario puramente di evasione. Come si rapporta a questo modo di pensare?

In effetti, mio padre, un letterato, storceva il naso davanti ai gialli americani, gli unici allora in commercio. E invece ne ho ricavato l'interesse per le scienze umane, ancora prima di sapere cosa fossero. Mi colpiva, per esempio, che tanti personaggi vivessero da soli e dovessero cercare nei bar la compagnia occasionale di sconosciuti, oppure l'uso del taxi per muoversi in città, con la macchina in garage per via dei parcheggi introvabili. Negli anni il genere si è arricchito e “nobilitato”, accostandosi a saperi di vario tipo. Oltre all'avvocatura e alla medicina legale, troviamo un uso abbondante di biologia, informatica, storia e via elencando. Una miglioria rispetto ai polizieschi schematici, purché il giallo rimanga tale, inglobando con naturalezza il materiale nella sua struttura specifica. Che poi sia spesso percepito tuttora come un genere di evasione, mi sta bene, nel senso che è in grado di attirare un lettore generalista e magari “debole”. Se però il testo possiede dignità di contenuto e di scrittura, riesce a svolgere forse meglio di altri la sua funzione culturale.


3. La letteratura poliziesca in Italia ha una storia un po’ più recente rispetto alla grande tradizione del mystery anglosassone, anche a causa di una certa opposizione del regime fascista nei primi decenni del ’900. Inoltre i nostri gialli hanno da subito mostrato caratteri atipici, una particolare attenzione per il sociale e una predilezione per l’indagine di fantasia con scarso ausilio tecnologico. Perché secondo lei questo avviene?

Sì, il fascismo censurava anche la cronaca nera sui giornali. L'immagine del paese doveva adeguarsi a un ideologico stereotipo di sanità morale: niente delitti italiani, neppure in letteratura. Il primo, a Milano, l'ha narrato Scerbanenco, nel 1940 credo, ma i personaggi avevano nomi stranieri.
Gli esordi, atipici in effetti, sono più antichi. Il primo a ricevere la qualifica è “Il cappello del prete” di De Marchi. L'autore si assegna il compito di dimostrare che anche i nostri scrittori sono capaci di attirare un pubblico poco acculturato, come per il romanzo d'appendice alla francese. Il delitto ha motivazioni economiche e il lettore vi assiste, ma segue un'indagine poliziesca accurata e l'attenzione è tenuta desta dal progressivo cedimento psicologico dell'assassino. Solo nel 1946 esce “Quer pasticciaccio brutto...” di Gadda, ambientato però nel '27. Indubbi i meriti letterari, misconosciuti per dieci anni, ma è un giallo anomalo: manca volutamente, benché il personaggio forte sia proprio il commissario, la soluzione finale.
L'attenzione per il sociale dei gialli italiani credo nasca dal taglio veristico, attento alla descrizione oggettiva, cui i nostri romanzieri si sono quasi tutti ispirati.

Quanto agli scarsi supporti tecnologici, azzardo una risposta colta e una terra terra. Per la prima: colpa dell'estetica crociana con le sue antinomie! L'arte ( e quindi anche la più modesta scrittura di genere) ha poco da spartire con le scienze e l'intuizione, che la caratterizza, prevale sulla logica. Per la seconda, gli italiani di solito sanno pochino sia di scienza che di logica. Niente lente d'ingrandimento né deduzioni stringenti. Più di recente anche il nostro giallo ha attinto talvolta alla tecnologia, mantenendo comunque l'impianto sociologico che personalmente gradisco. Una trama anche ben riuscita, ma tutta giocata in tribunale o in laboratorio, non mi prende molto.


4. Come autrice si sente più vicina ai giallisti italiani, da Scerbanenco fino a Camilleri e Lucarelli oppure ai grandi maestri stranieri come Simenon o Agatha Christie? E come lettrice?

I grandi maestri hanno lasciato il segno sulla mia generazione di lettori e, anche come autrice, trovo tuttora insuperata la loro cura della coerenza logica. Né dimentico le famose venti regole di giallografia di Van Dine, per quanto rivedute e corrette. I nostri giallisti più noti – aggiungo Fruttero - Lucentini e Machiavelli – mi sono più vicini per lo sguardo, spesso critico, che rivolgono al nostro paese. Li leggo volentieri.
Non sono infine così entusiasta degli scrittori nordici tanto gettonati negli ultimi anni, ma apprezzo, come al solito, quel che fanno intendere del loro assetto sociale, più imperfetto di quanto siamo abituati a pensare.


5. Il capitano Osvaldi, protagonista dei suoi racconti, è un personaggio particolare, la cui arguzia mentale è in qualche modo compensata dalla scarsa prestanza fisica. Cosa l'ha ispirata nella scelta del suo eroe? Cosa maggiormente le piace di Osvaldi e cosa invece non ama?

Nel primo romanzo non avevo usato un investigatore professionista: intorno ai delitti elucubravano a turno alcuni dei personaggi. Osvaldi e Pellicciotta hanno esordito insieme in “Barca d'epoca”, dove mi sembravano necessari dei militari in divisa. Il maresciallo non dispone di un modello in carne e ossa, mentre per Osvaldi non ho potuto fare a meno di ispirarmi a un capitano vero, conosciuto molti anni fa. Un omaccione, cuoco valente e, all'apparenza, abbastanza acculturato. Faceva il bagno nell'acqua bassa e in un'occasione mi chiese di porgergli la mano per passare dalla banchina alla barca perché soffriva di vertigini. Precauzione ridicola considerando la sperequazione fisica ma sufficiente a rassicurarlo. Mi è bastato caricare un po' i toni ed eccolo bello e pronto, almeno quanto all'immagine esteriore. In compenso l'ho dotato di mente sveglia, volontà tenace ed etica rigorosa.
Di Osvaldi apprezzo il lucido disinganno associato a un imperativo morale di stampo kantiano. Agisce come deve, ma non s'illude sui risultati: gli uomini continueranno a delinquere e il mondo ad essere ingiusto. Trovo un po' fastidiosa la pedanteria che lo induce a reiterare il suo mantra e buffo il timore dell'acqua, dove al contrario mi sento benissimo.


6. Un aspetto particolarmente bello dei suoi racconti è l’ambientazione marittima e l’ampio spazio dato alla navigazione. Questo riflette una sua passione personale?

Sono contenta che le piaccia. Mi ero preoccupata della reazione negativa dei lettori che non hanno familiarità con l'andare per mare. Ne parlo volentieri perché credo che il navigare, a vela beninteso, sia una bellissima pratica, e non soltanto per via dell'affascinante mutevolezza di cielo e acqua e della romantica contemplazione delle stelle. Il mare viene vissuto con “sapienza” e rispetto, i ritmi lenti favoriscono la riflessione, emergono aspetti inediti della personalità propria e dei compagni di barca. Si tratta inoltre di una disciplina intuitiva e complessa: semplici nozioni di base consentono tranquille uscite giornaliere, mentre la tattica di regata e le navigazioni “serie” richiedono un impegno intellettuale (e spesso fisico!) di tutto rispetto.


7. Maraglia, cittadina di fantasia in cui sono ambientati i racconti di “Mal di mare”, è un po’ una summa dei principali problemi italiani (corruzione, nepotismo, illegalità generalizzata) e mi è sembrato che lei ci tenesse a delineare fortemente il contesto sociale e politico in cui si svolgono le sue storie. Concorda con chi dice che in Italia manca il senso della legalità? Pensa che una maggiore diffusione di cultura possa aiutare a cambiare la mentalità del paese?

E' vero, tengo molto al contesto socio-politico delle mie storie. Il romanzo che ho appena finito ha quale fulcro un'agguerrita competizione elettorale. Parlo a mio modo, con ironico disincanto, delle tante colpe di governanti e governati perché sono una cittadina delusa nelle sue speranze giovanili di democrazia, giustizia sociale, etica condivisa. E trovo spesso miope e stupida la maniera in cui da noi si praticano la corruttela e l'ingiusto profitto. In Italia il senso della legalità quanto meno scarseggia. Spiegarne il perché ci porterebbe troppo lontano. Ma colpisce soprattutto, in questo ventennio, non tanto la sconfitta quanto lo sbeffeggio sistematico dei pochi che ne sono forniti. Testimonia una corruzione profonda, un deterioramento etico difficilissimo da sanare. La cultura, correttamente intesa, rappresenta di certo una sponda, ma molti “intellettuali” non brillano per coraggio. “La voce della ragione è debole”, diceva Kant.


8. A proposito di cultura, mi ha particolarmente divertito il racconto “Il danno della letteratura”, la cui protagonista è un recensore di un blog letterario un po’ troppo convinta del proprio sapere. Mi è sembrato evidente il contrasto con la cultura fine ma mai esibita del capitano Osvaldi. C’è un messaggio particolare in questa distinzione?

Mi sono divertita anch'io nello scriverlo. E' quello più giocoso e meno politico, con i tutori dell'ordine costretti a star dietro a soggetti strampalati o ridicoli. Il messaggio è in difesa del sapere autentico. Il quale non è mai erudita supponenza, vana e persino pericolosa per la sanità mentale, come accade alla mia dotta lavandaia. Siamo colti solo se ciò che ciò abbiamo imparato ha fatto di noi persone duttili, autocritiche, pronte a comprendere le ragioni degli altri quanto a difendere con argomenti non dogmatici le nostre.


9. Sempre parlando di blog letterari, negli ultimi anni stanno diventando una realtà sempre più affermata. Crede che questi blog possano offrire qualcosa di diverso rispetto alle recensioni proposte da critici professionisti tramite canali “ufficiali” (giornali, riviste..)?

Anche molti critici professionisti si avvalgono ormai, accanto a quelli tradizionali, dei mezzi offerti dal web. Consentono di raggiungere un più vasto pubblico, il quale interviene commentando. Senza contare che il giornale ha vita breve, mentre il pezzo messo in rete può (quasi sempre!) essere ripreso al bisogno dal lettore interessato.
Quanto ai blog letterari che conosco, alcuni sono per così dire multifunzione, nel senso che ne fa parte o vi si collega un forum dedicato al dibattito degli utenti. Quelli specializzati in presentazione e recensione di testi e/o novità librarie possono avvalersi esclusivamente di “penne” fisse oppure ospitare i giudizi di lettura di ospiti volenterosi. Naturalmente si notano differenze qualitative tra i diversi blogger che scrivono di libri, non diversamente che nella carta stampata. Rispetto a questa, direi tuttavia che le recensioni dei blog presentano alcuni vantaggi. Oltre alla varietà degli interventi e dei commenti, nei siti letterari ho trovato, per esempio, una maggiore cura e attenzione per il lettore. Sui maggiori giornali scrivono pochi critici paludati, spesso più intenti a farci sapere in qual brillante maniera essi hanno giudicato un libro che a fornirci elementi per decidere se può essere interessante per noi. Nei blog, invece, è facile imbattersi in una accurata disanima, con tutti gli elementi utili: genere, trama, personaggi, gradimento eccetera. Penso quindi che, nell'educazione e invito alla lettura, essi siano più efficaci dei canali ufficiali.


10. Una domanda che faccio a tutti gli esordienti: è stato difficile trovare una casa editrice interessata al suo libro? Più in generale che idea si è fatta del panorama editoria italiano?

In verità è stato facile, però avevo impiegato un po' di tempo per scegliere alcune editrici adatte. E' infatti un errore dell'esordiente quello di proporsi in modo indiscriminato. Autodafé ha preso contatto per prima, più interessata al sociale che al giallo, ma senza preclusioni di genere. Un panorama affollatissimo! Il mantra che ci siano più scrittori che lettori risuona da tempo, ma ora leggo che è divenuto realistico anche quest'altro: 'esistono più editori che scrittori', ovvero i piccoli editori si sono moltiplicati, per cui tanti esordienti provano la gioia insperata di vedersi pubblicati. E anche la delusione, da emergenti, di constatare l'insignificanza del risultato, perché i loro libri ben di rado accedono alla grande distribuzione, monopolizzata da un numero ristretto di soggetti. E non mi risulta che la vendita nel web o la diffusione degli epub abbiano fatto molta strada. Dunque? L'autore perseverante può solo sperare che il suo editore riesca a diventare almeno medio o... che un big sia accorga di lui!


11. Concludendo: so che potrebbe esserci un seguito alle avventure di Osvaldi, può dirci qualcosa di più?

Sì, ho scritto un romanzo, al vaglio di Autodafé cui spetta per contratto il diritto di prelazione. Al centro, come accennavo, una tornata elettorale. Siamo sempre a Maraglia con Osvaldi e i suoi collaboratori, non tutti impeccabili come nei racconti. Alle vicende marinaresche si intreccia la storia di una ricca famiglia emergente, con i suoi interessi e segreti. E ha un ruolo di primo piano un filosofo problematico, personaggio cui tengo molto. Mi fermo qui.


Grazie per aver accettato quest’intervista e in bocca al lupo per il futuro!

Ho apprezzato le domande impegnative. Spero di non aver appesantito troppo le risposte... Grazie a voi e buon lavoro!.

16 febbraio 2012

Diecipercento e la Gran Signora dei tonti - Antonella Di Martino

Il fantasma di un uomo politico osserva il proprio funerale dall’alto: nella sua regione, e soprattutto nella sua città, era noto come Diecipercento, Dieci per intimi e familiari. Tra i volti in chiesa, il fantasma riconosce Margherita, una nipote fuggita anni prima lontano dalla famiglia. La donna, che non crede alla versione ufficiale della morte dello zio, è tornata in incognito per cercare la verità. Nei giorni seguenti il fantasma di Diecipercento segue Margherita nella sua indagine, nella speranza di scoprire l’identità del suo assassino. La ricerca, però, si complica e diventa esplorazione delle memorie e confronto tra i valori che dividono i due protagonisti.

Recensione

Bellissima sorpresa questo breve romanzo di Antonella Di Martino, destinato a catturare l'attenzione del lettore fin dal titolo, intrigante e spiazzante, per conservarla fino all'ultimissima pagina.

Diecipercento è, o meglio era, un uomo politico di medio spessore, un pesce piccolo che nella vita è riuscito a coltivare un modesto ma utile orticello di privilegi per sé e la sua famiglia sfruttando la solita rete di corruzione e malcostume che imbriglia l'Italia da quando è nata. Come molti uomini del suo stampo per farsi strada nella vita ha pedissequamente seguito una rigida scala di comandamenti, tutti riassumibili nel lapidario "fotti prima che ti fottano". Nonostante i buoni propositi, tuttavia, qualcuno ha trovato il modo di chiudere il cerchio e ora Diecipercento si ritrova in una cassa da morto con un bel buco in testa. Ma la sua vita non si è ancora conclusa, prima deve scoprire chi ha avuto la sfrontatezza di fregarlo e, per assurdo, l'unica che sembra avere la possibilità di aiutarlo è quell'ingenua della nipote Margherita, così assurdamente refrattaria alle logiche del profitto personale che hanno da sempre guidato zio Dieci da essersi guadagnata il soprannome di Gran Signora dei tonti. Quello che era iniziato come un giallo si sviluppa in una sorta di duello a distanza tra due opposti modi di intendere la vita, portato avanti a colpi di viaggi nei ricordi e nel quale i ruoli di vincitore e vinto sono destinati a ribaltarsi cosicché Margherita, una sconfitta dalla vita agli occhi della famiglia, saprà dimostrare il valore delle sue scelte.

Non mi trovo d'accordo con coloro che hanno ritenuto poco calzante la quarta di copertina del romanzo, dove questo viene dipinto come un giallo: questo è un giallo, seppur un giallo sui generis, e il protagonista è effettivamente di fronte a un mistero, per risolvere il quale dovrà prestare attenzione agli indizi che lui stesso ha seminato nel corso della sua esistenza.

L'autrice è sicuramente abile nel far emergere le personalità dei due personaggi principali attraverso le loro memorie: dolore, rabbia, frustrazione ma anche affetto e inaspettata felicità affiorano palpabili attraverso la cortina dei pensieri e ci mostrano un uomo e una donna reali nelle loro imperfezioni. Ho particolarmente apprezzato come Margherita, pur convinta della giustezza delle proprie posizioni e duramente ferita dal trattamento riservatole dalla famiglia, sia pronta a mettere in discussione il proprio carattere collerico ed impulsivo e si rifiuti di crogiolarsi passivamente nell'autocompatimento. Ugualmente ben rappresentato è il faticoso cammino compiuto dallo zio Dieci tra le maglie del passato, ad ogni passo del quale egli si spoglia delle proprie certezze ed arriva fino a scorgere la verità al di là delle proprie meschinità, che pian piano perdono di consistenza  alleggerendo la sua anima dalla zavorra che ancora lo tratteneva a terra. Significativa e molto toccante, da questo punto di vista, è la rivalutazione della figura del padre, che finalmente zio Dieci riesce ad apprezzare con volti nuovi e da cui emerge senza filtri l'affetto per un uomo semplice che ha saputo dare un significato concreto alla parola "felicità".

Ciò che invece non mi ha molto soddisfatta è la caratterizzazione dei personaggi secondari, eccessivamente irrigidita nello stereotipo di un arrivismo meschino e crudele; Maman e il Patrigno, la Signora, il cugino Carlo e la stessa madre di Diecipercento sono tutti accomunati dalla loro ignoranza e dall'ingiustificato senso di superiorità che non ammette nessuna forma di riscatto e che li rende un po' monodimensionali, anche se devo ammettere che lo stile ironico e spontaneo dell'autrice riesce a mascherare questo limite, rendendo godibilissima l'intera narrazione.

La morale di Diecipercento e la Gran Signora dei tonti è semplice ma nient'affatto banale e, nonostante l'intento dell'autrice si palesi intorno alla metà del romanzo, il racconto mantiene intatto il suo fascino fino all'ultima parola.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Diecipercento e la Gran Signora dei tonti
  • Autore: Antonella Di Martino
  • Editore: Autodafé
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788897044208
  • Pagine: 128
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,00 Euro

14 febbraio 2012

Mal di mare - Virginia Less

Nella cittadina immaginaria di Maraglia, icona non proprio felice del nostro Mezzogiorno, il capitano dei carabinieri Osvaldi svolge la sua opera di tutore della legge. Con un pizzico di ironia, una solida coscienza morale e una buona dose di cultura, il capitano Osvaldi non solo ci guida alla scoperta degli autori dei delitti, ma si premura di sottolineare con costanza, nel suo investigare con tenacia, la passione civile di osservatore privilegiato del malcostume italico.

Recensione

Fare il capitano dei carabinieri in una cittadina marittima come Maraglia può essere particolarmente problematico se, come il Capitano Osvaldi, non avete una spiccata simpatia per le barche. Per il solito perverso senso dell'umorismo del destino, infatti, i vostri concittadini sembrano intestardirsi nel compiere atti criminosi in zona porto o, peggio ancora, in alto mare e si accaniscono ulteriormente su di voi tentando di stordirvi con termini come randa, terzaroli e fiocco di cui ignorate candidamente il significato. In situazioni come queste conviene affrontare ogni cosa con calma e distacco, seguendo l'esempio del nostro Osvaldi, protagonista di queste sette piccole ma gustose pillole di mistero.

Nemesi di ogni carabiniere delle barzellette, il Capitano si presenta come un energumeno decisamente in sovrappeso e dalle movenze non proprio agilissime che però celano un intelletto acuto e una cultura fine ma mai esibita, fatto salvo per la debolezza per le citazioni di Bloch. "Nessun egittologo ha visto Ramsete" è infatti il leitmotiv che guida le sue indagini, una costante fatta apposta per tramutarsi in tormentone e che egregiamente riassume la tecnica investigativa di Osvaldi, basata sull'osservazione del dettaglio e l'ascolto paziente delle persone coinvolte che permettono la paziente ricostruzione degli eventi, come insegnava "papà" Poirot.

Infatti, come buona parte dei gialli italiani, anche questi racconti seguono la linea del giallo "classico", dove la tecnologia ha un ruolo tutto sommato minoritario, specchio della realtà italiana dove la scarsità di fondi non permette certo l'utilizzo di sistemi di indagine sofisticati ed avveniristici, soprattutto in località periferiche come l'immaginaria Maraglia. Se lo stile investigativo è classico, i crimini pescano ad ampio raggio dalla nostra attualità: mafia, corruzione, appropriazione indebita e più in generale tutto quel malcostume che infesta l'Italia in lungo e in largo e di cui Maraglia è ingloriosa sineddoche, quasi a voler celebrare quanto era solita dire un'altra creatura di Agatha Christie, l'anziana Miss Marple che, a chi le rimproverava di non conoscere la natura umana per avere trascorso l'intera esistenza in un piccolo ed appartato villaggio, soleva rispondere che un villaggio è come uno stagno, in esso si possono ritrovare tutti gli archetipi delle personalità umane.

Tramite le avventure del suo protagonista, Virginia Less tratteggia con ironia un ritratto del nostro paese pessimista ma non disfattista, in cui l'iniziativa del singolo non lascia spazio all'autocompatimento e lo fa con un linguaggio schietto, immediato e al tempo stesso curato e variegato, in grado di dimostrare che si può parlare del quotidiano in modo realistico senza per questo dover utilizzare una prosa spoglia, banale e ripetitiva. La struttura del racconto è sicuramente vincente per il tipo di storie che l'autrice vuole raccontare, così come mi sono sembrate azzeccate la disposizione dei sette racconti che compongono il libro,che segnano una sorta di diffidente percorso di avvicinamento del protagonista al mare, e la scelta di affidare la prima novella alla voce di un'abitante di Maraglia che compie una sorta di presentazione di luoghi e personaggi per poi lasciare il campo nei capitoli successivi al narratore onnisciente.

In definitiva quello del capitano Osvaldi è un'ottimo esordio sulle scene e non posso che augurarmi di rincontrarlo presto in libreria.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Mal di mare
  • Autore: Virgina Less
  • Editore: Autodafé
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788897044130
  • Pagine: 128
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 13,00
 

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