31 marzo 2014

Speciale Grandi Scrittrici: Niketche. Una storia di poligamia - Paulina Chiziane

Paulina Chiziane è nata il 4 giugno 1955 a Manjacaze, nella provincia di Gaza, nel sud del Mozambico, dove ha vissuto fino ai sette anni per poi spostarsi nei suburbi di Maputo (capitale e maggiore città del Mozambico). Cresce in una famiglia modesta (il padre sarto ambulante e la madre si occupa dei campi) di non-assimilados che, per una scelta ben precisa di rifuto della cultura coloniale, non parlavano il portoghese. Palulina Chiziane cresce parlando chope (la sua lingua materna) e ronga (la lingua nativa di Maputo); impara il portoghese nella scuola di una missione cattolica e frequenta la Facoltà di Linguistica dell’Università Eduardo Mondlane, senza terminare gli studi. Il portoghese è la lingua in cui scrive i suoi romanzi, ma rimane comunque estraneo alla quotidianità di molti suoi personaggi che parlano un idioma in cui parole portoghesi ed espressioni locali si mischiano dando vita a un impasto linguistico in grado di rispecchiare la trasformazione del portoghese nelle letterature lusofone d’Africa.

Paulina Chiziane ha partecipato attivamente alla vita politica del Mozambico come membro del Frente de Libertação de Moçambique (Frelimo), dove ha militato in gioventù; è stata eletta alle prime elezioni multipartitiche nel 1994. Ha abbandonato, poi, la vita del partito per dedicarsi alla scrittura, al lavoro nella Croce Rossa e alla pubblicazione delle sue opere.
Nel 1990 ha pubblicato Balada de Amor ao Vento, diventando così la prima scrittrice mozambicana a pubblicare un romanzo. Grazie a opere come Ventos do Apocalipse e Il settimo giuramento, si è presto imposta come una delle voci più intense e originali del panorama letterario in lingua portoghese e come una delle più significative esponenti della nuova letteratura africana. Con Niketche. Una storia di poligamia ha vinto il prestigioso premio José Craveirinha, assegnato dall'Associazione degli scrittori mozambicani al miglior romanzo dell'anno Nei suoi libri, non parla sempre in maniera diretta della guerra, ma di un paese distrutto, della miseria del suo popolo, della superstizione, dei rituali religiosi e della morte. Le principali protagoniste sono donne che devono affrontare la miseria e la superstizione combattendo, in primo luogo, contro i condizionamenti culturali che hanno interiorizzato e di cui faticano a liberarsi.


Dopo più di venti anni di matrimonio, Rami scopre che suo marito Tony la tradisce con diverse amanti, con le quali ha costituito altre famiglie parallele. Sconvolta, la donna inizia una ricerca febbrile nel disperato tentativo di salvare il suo matrimonio, allontanando le amanti e legando a sé il marito. Comincia così un affascinante viaggio tra gli usi e i costumi sessuali del Mozambico, i misteri dei riti d'iniziazione, le danze erotiche (il ballo del Niketche) delle promesse spose dell'etnia Macua, gli incantesimi d'amore usati nella regione di Maputo e gli ancestrali e inviolabili tabù. Rami verrà a scoprire la condizione delle donne del suo Paese, accomunate tutte da un destino di sofferenza e discriminazione, che quotidianamente rinnova la tragedia della leggendaria principessa Vuyazi, pietrificata sulla luna per aver osato opporsi al volere di suo marito, e deciderà di trasformare lo scontro con le amanti in una temibile alleanza femminile, che costringerà il marito a trasformare i piaceri dell'adulterio negli obblighi imposti dalle regole della poligamia.

Recensione

Niketche. Una storia di poligamia è un viaggio nel mondo interiore della protagonista, Rami, una donna di 40 anni con quattro figli che decide di non chiudere più gli occhi davanti ai tradimenti del marito, ma di affrontare la cruda realtà: Tony ha altre donne, da cui ha avuto dei figli. Rami l’ha sposato a 18 anni, dopo aver preso il diploma, che in Mozambico rappresenta un livello di scolarizzazione molto elevato per le donne (che, spesso, non frequentano neanche la scuola elementare) e da quel momento gli ha dedicato tutta la sua vita. Tony però saltella da un’amante all’altra per soddisfare i suoi capricci incurante dei numerosi figli che nascono da queste relazioni; mantiene le sue donne ma non si cura del loro benessere né di quello dei propri figli. Educata secondo la morale cattolica e cresciuta in un mondo dove le donne contano veramente poco (possono essere uccise per non aver dato ai mariti le parti di carne più pregiata), Rami si rifiuta di cedere all’ipocrisia diffusa nella buona società di Maputo di cui sia Rami sia Tony, capo della polizia locale, fanno parte: “La purezza è maschile, e il peccato è femminile. Solo le donne possono tradire, gli uomini sono liberi, Rami” ribatte con sicurezza Tony alle accuse di tradimento mosse dalla moglie.

Rami ha davanti due strade: far finta di nulla e consolarsi pensando che è l’unica “vera” moglie, quella garantita dalla legge oppure incontrare queste donne e cercare di capire cosa Tony ama in loro. La terza strada, cioè chiedere il divorzio, Rami non la prende neanche in considerazione perché diventerebbe una reietta, si troverebbe senza denaro e, soprattutto, renderebbe la vita più semplice a Tony: inizia quindi un percorso che la porterà a conoscere le altre mogli di Tony: Juli, Luisa, Saly, Mauà Sualè che sono espressione della diversità di cultura e di valori che rispecchia la varietà di etnie del Mozambico, dove Nord e Sud, città e campagna sono mondi culturalmente ed economicamente separati e spesso inconciliabili; ciò che le accomuna è la necessità di provvedere a se stesse e a i figli che hanno generato con Tony. Le quattro amanti sono pragmatiche e non si fanno illusioni: non sperano di prendere il posto di Rami; per loro Tony, che pure amano o hanno amato, è soprattutto un fonte di sostentamento. A causa della guerra e dello spopolamento delle campagne, gli uomini sono un bene che scarseggia: non c’è, quindi, nulla di male a dividerlo con altre se questo preserva una donna e i suoi figli dalla fame.

Rami deve quindi fare i conti con la dura realtà e trovare una soluzione che tuteli tutte loro dai capricci di Tony, il quale saltella da una casa a un’altra secondo il desiderio e il bisogno del momento senza tenere in minima considerazione i sentimenti delle cinque donne, sostenuto da una cultura tradizionalista che non considera uomo e donna persone con pari diritti e dignità. La soluzione di Rami è di rendere ufficiale la poligamia di Tony e quindi di vincolarlo, attraverso il coinvolgimento della famiglia allargata, ai doveri del marito poligamo che deve dedicare a ciascuna moglie lo stesso tempo e le stesse attenzioni. La decisione di Rami è sofferta perché contraria ai valori in cui è cresciuta e in cui crede, ma è l’unica che le consente di svelare l’ipocrisia corrente della pratica comune per gli uomini di avere una moglie legale e molte amanti senza alcuna tutela per se stesse e, soprattutto, per i figli. La poligamia, invece, concede diritti alle mogli che possono riunirsi e decidere della vita della famiglia, mettere il marito poligamo di fronte alle sue responsabilità e gli impedisce di avere nuove mogli senza il consenso delle altre. Rami diventa il vero capofamiglia e comincia ad occuparsi delle altre mogli, superando la naturale rivalità che le contrappone. La relazione di fiducia tra le cinque donne si rivela la loro grande forza: insieme riescono a conquistare l’autonomia desiderata e a scegliere la strada da seguire.

La narrazione procede in prima persona: è Rami che racconta e l’intera vicenda è filtrata dai suoi stati emotivi, oscillando tra l’esaltazione quando pensa di intravedere la soluzione per tenersi Tony e la più cupa disperazione di fronte ai nuovi ostacoli che rendono arduo il suo percorso di donna che ha il coraggio di non seguire le strade tracciate dalla tradizione ma neanche quelle indicate dalla cultura dei colonizzatori, che portano verso la solitudine e l’anomia.

La questione centrale messa in luce da Paulina Chiziane è proprio lo scarto tra valori e pratiche della tradizione e assetto ufficiale dello Stato. La proclamazione dell’indipendenza del Mozambico si è associata al rifiuto in toto della cultura tradizionale, creando una società che aderisce solo formalmente alle leggi dello Stato ma, di fatto, continua a essere regolata dagli istituti tradizionali. La situazione delle donne è paradossale poiché non hanno più la tutela degli istituti tradizionali come la poligamia (che tutelava le donne e obbligava il marito a tenere in considerazione le loro opinioni) o il matriarcato (secondo cui la donna è il centro della famiglia, dà il suo cognome ai figli e l’uomo tiene in massima considerazione le sue necessità) ma neanche quella delle legge ufficiale (che riconosce una solo moglie e obbliga i figli ad avere il cognome del padre.) dato che, nei fatti, nessuno (e le donne per prime) riconosce pari dignità tra le persone, indipendentemente dal sesso, dalla provenienza geografica o dal credo religioso. La soluzione di questo problema, sembra suggerire l’autrice attraverso la voce e gli occhi di Rami, non è a portata di mano perché passa attraverso la consapevolezza di sé e della propria storia per poi riuscire a guardarli con occhi nuovi.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Niketche. Una storia di poligamia
  • Titolo originale: Niketche: Uma História de Poligamia
  • Autore: Paulina Chiziane
  • Traduttore: Giorgio De Marchis
  • Editore: La Nuova Frontiera
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • Collana: Liberamente
  • ISBN-13: 9788883730597
  • Pagine: 296
  • Formato - Prezzo: brossura – 18,50 Euro

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