19 agosto 2014

I luminari - Eleanor Catton

1866, Nuova Zelanda. Walter Moody è appena sbarcato nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato, costruito tra la giungla selvaggia e la costa più impervia, esposta ai venti e agli influssi delle maree. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala fumatori del Crown Hotel per parlare di una serie di crimini e misfatti avvenuti a Hokitika in quei giorni, e rimasti ancora irrisolti. Un benestante facoltoso è sparito senza lasciar traccia, una puttana bellissima ha provato a togliersi la vita, un’enorme somma di denaro è stata rinvenuta nella topaia di un povero dissoluto. Moody ha l’impressione di aver interrotto qualcosa di privatissimo e oscuro insieme, ma deve chiedere un brandy e una poltrona comoda per provare a dimenticare ciò a cui ha assistito a bordo del brigantino che l’ha portato fin lì: un fascio di luce, striature di sangue, poi il buio più nero. È un intrico di destini e di fortune, tanto complesso e perfettamente ordito come una notte stellata, questo ambizioso romanzo vittoriano vincitore del Man Booker Prize 2013. Eleanor Catton, giovane talento che è già una promessa, costruisce con abilità magistrale un mondo celestiale che cambia aspetto a ogni giro di Ruota, perché ne I Luminari niente, anche quando ha senso, è come sembra.

Recensione

Per puro caso ho letto I luminari, vincitore l'anno scorso del Man Booker Prize, subito dopo Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo, appena premiato con lo Strega. Di conseguenza il paragone è stato inevitabile e, ancora una volta, tutto a svantaggio dell'autore nostrano.
Sicuramente la letteratura anglofona è in generale più nelle mie corde, ma la differenza tra il provincialismo e l'ordinarietà dell'opera di Piccolo e l'originalità e la ricercatezza del romanzo della Catton è evidente e segna un abisso fra le due opere.

La giovanissima scrittrice neozelandese ha composto un'opera meravigliosamente vittoriana con la sua abbondanza di personaggi tutti in qualche modo connessi l'uno all'altro in un turbinio di omicidi insoluti, false identità, passati nascosti e figli illegittimi, eppure al tempo stesso estremamente moderna nella struttura e nella narrazione.

L'autrice, infatti, ha dedicato grande impegno alla creazione di un racconto il cui sviluppo si basa principalmente sulla carta astrologica: la trama si evolve seguendo i cambiamenti avvenuti all'interno di un intero anno astrologico, mentre la sua struttura è governata dalla durata dalle fasi della luna, con i capitoli che diventano sempre più corti al suo calare finché le introduzioni ai singoli capitoli diventano più lunghe dei capitoli stessi.
I personaggi, a loro volta, si piegano a questo schema con l'uomo assassinato, Crosbie Wells, a simboleggiare la Terra, attorno alla quale ruotano gli eventi del libro. I dodici "cospiratori" che dominano la prima metà del romanzo possono invece essere associati ai segni zodiacali, mentre gli altri sette personaggi principali entrano ed escono dalla prospettiva del racconto proprio come i sette pianeti attraversano la mappa del cielo.

Queste caratteristiche rendono I luminari una sorta di enorme e complesso rebus che cela al suo interno un secondo enigma ("una sfera dentro una sfera"), confermandosi come un racconto del mistero accattivante e unico nel suo genere. Dico tutto questo nonostante abbia sempre trovato l'astrologia e tutto ciò a essa connesso in qualche modo irritante, il che tra parentesi spiega la mia totale ignoranza verso il mondo dello zodiaco, tanto che (ebbene sì, lo confesso) ho inizialmente ignorato gli schemi che precedono le diverse sezioni e ho avuto qualche difficoltà a capire il senso dei titoli dei capitoli, almeno finché non mi sono decisa a ricorrere al buon vecchio Google.

Una volta afferrato il senso, il fascino del romanzo duplica, le interazioni tra i personaggi acquistano tutto un nuovo significato, così come i personaggi stessi che riflettono la loro controparte astrale in carattere e comportamento. Il lettore è quindi contemporaneamente sfidato e affascinato, completamente avvolto nella prosa della Catton che, oltre a essere magnificamente in armonia con l'ambientazione ottocentesca, si dimostra ricca, potente e caratterizzata da un'ottima capacità descrittiva e di approfondimento psicologico, cosicché i protagonisti conquistano facilmente il pubblico e il libro non rimane solo un freddo rompicapo.

Inoltre l'autrice è riuscita a riprodurre il fascino del classico romanzo vittoriano, pur evitando la trappola dell'eccessiva melodrammaticità che avrebbe conferito un tono antiquato all'opera. Peculiarità quali il narratore onnisciente, che ama raccontare usando il "noi", paterno e ironico, e l'incipit di ogni capitolo, introdotto dal famigerato "In cui...", riportano alla memoria il miglior Dickens, così come Emery Stains con il suo candore e il suo ingenuo entusiasmo è un moderno e affascinante David Copperfield, che domina il racconto pur essendo assente per la maggior parte del libro, proprio come il povero Edwin Drood. Stains si spartisce il ruolo di "luminare" del titolo con la sua gemella astrale, la prostituta Anne Wetherell, un'anima perduta con la quale si alterna nei ruoli del sole e della luna, a turno prendendo e donando forza vitale l'uno all'altra.

Se devo indicare un difetto, è che la storia è un po' lenta a decollare, ma confesso di aver adorato comunque ogni suo aspetto, dalle dozzine di trame secondarie al modo in cui i personaggi come coppie in una danza d'altri tempi si incrociano e si lasciano per tutto il racconto passandosi il testimone e con esso la responsabilità di progredire con la narrazione, offrendo al tempo stesso la possibilità di osservare il medesimo evento da dodici punti di vista diversi (sebbene in questo modo figure estremamente promettenti escono dal campo visivo un po' troppo presto). Infine, la struttura circolare dell'opera si è dimostrata uno stratagemma molto astuto per concludere il racconto, andando a colmare quelle lacune che le narrazioni soggettive avevano inevitabilmente lasciato lungo il cammino.

Ho letto diversi commenti in rete che con un misto di sufficienza e risentimento polemizzavano sull'eccessiva ricercatezza di questo libro. In più di una recensione è possibile leggere irritanti frasi che intonano la nota cantilena "Evidentemente io non sono all'altezza di comprendere...", il che ovviamente sottintende "Se non lo capisco io non dovevi scriverlo così, il torto è tuo". Questo potrebbe portare a chiedervi se questo libro è troppo sofisticato per voi. La mia risposta è: solo se volete che lo sia. Sicuramente si tratta di un libro che, oltre a coinvolgerli, mette alla prova i lettori, spingendoli ad accendere il cervello e magari anche ad approfondire - per poter avere una piena comprensione - caratteristiche che personalmente trovo tanto rare quanto gradite, e penso che dovremmo ringraziare l'autrice per la possibilità che ci ha dato e goderci la sfida.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: I luminari
  • Titolo originale: The Luminaries
  • Autore: Eleanor Catton
  • Traduttore: Chiara Brovelli
  • Editore: Fandango
  • Data di Pubblicazione: Maggio 2014
  • ISBN-13: 9788860444202
  • Pagine: 971
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 28,00 Euro

2 Commenti a “I luminari - Eleanor Catton”

  • 23 agosto 2014 20:41

    L'ho sul comodino non vedo l'ora di leggerlo! :-)

  • 22 dicembre 2015 14:37

    mi mette un po'paura cimentarmi in questa impresa...io che divoro libri...ma..sì...accetto la sfida....lo comprerò...e per me sarà uno 'stimolante' amico per graditissimo lungo tempo.....

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