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12 luglio 2014

Il bacio della sorte - Francesco Cancellato


La soluzione era lì, a portata di mano, eppure nessuno ci aveva pensato, fino alla salita al potere di una giovane donna spregiudicata e decisa.
Basta tasse, basta malcontento popolare: se lo Stato incassa tutti i proventi del gioco d’azzardo, si risana il debito pubblico e l’Italia si riprende. E infatti, per qualche anno, tutto sembra andare per il meglio. Per qualche anno, appunto. Perché in una società dedita al gioco il Male si diffonde a macchia d’olio, in tutte le sue connotazioni, la peggiore delle quali è una serie di misteriosi e mai rivendicati attentati terroristici che fanno esplodere le video lotterie nei bar, uccidendo un solo giocatore per volta, quasi fosse un terribile gioco nel gioco.
In questo clima di terrore e amoralità s’intrecciano le storie di alcuni cittadini “normali”, alle prese con la realtà di un Paese che non ha più nulla di normale, dal sostituto procuratore Ettore Valtorti, che indaga sugli attentati, a Daniele Bernolli, presidente dell’Associazione Giocatori compulsivi anonimi...
Una storia nera ambientata in un’Italia prossima ventura, specchio dell’oggi e del mai, un thriller serrato e convincente che ci pone davanti a una realtà distorta che spaventa e scuote le nostre coscienze.

Recensione

Una volta accettata la tesi surreale secondo cui il debito pubblico verrebbe risanato qualora lo Stato incassasse i proventi del gioco d’azzardo, il romanzo si svolge scorrevole e accattivante, anche se è impregnato dal pessimismo più nero. Quella che ci viene descritta, infatti, è una società distopica dove i cittadini vengono spinti a giocare per soldi al fine di risollevare le finanze statali. Pertanto la dipendenza verso il gioco, anziché essere combattuta, viene incentivata. In contropartita lo Stato elimina le tasse e le imposte ai cittadini, distribuendo sale giochi in tutti i luoghi possibili. Come d’uso nelle varie lotterie, anche se non si vince al primo turno, si può partecipare alla Grande Estrazione finale in cui verrà assegnato il superpremio.
Gli speculatori sfruttano l’occasione per creare prodotti finanziari che a loro volta si basano sui premi offerti dal gioco, innestando una bolla speculativa che, nel momento in cui dovesse scoppiare, distruggerebbe l’economia nazionale.

Ma quand’è che questa bolla potrebbe esplodere? L’autore lo spiega con un divertente esempio tratto dai fumetti. Wile il coyote, inseguendo Bip Bip in prossimità del precipizio, continua a camminare nel vuoto, ed è solo quando guarda verso il basso che si rende conto di non avere più la terra sotto i piedi e, cercando di tornare sui propri passi, precipita. In pratica, quindi, la crisi arriva quando gli speculatori si spaventano ed iniziano a riprendersi i soldi investiti.

Il romanzo è interessante, anche perché in questa società già scarsamente etica vengono offerti al pubblico fondi finanziari derivanti da prodotti speculativi basati sui premi del gioco. Non c'è chi non veda il riferimento con i famosi mutui subprime che tanto danno hanno creato alla finanzia mondiale dal momento in cui sono stati piazzati nel mondo occidentale.
L’ipotesi che lo Stato possa essere in grado di ripianare il proprio debito con il gioco d’azzardo fa venire in mente il famoso film di Pasquale Festa Campanile Conviene far bene l’amore. In quest’ultimo si ipotizzava che, in un mondo che avesse esaurito le risorse energetiche, un inventore avesse ideato una macchina in grado di creare energia dagli atti sessuali. In questa nuova società veniva quindi bandito, per lo scarso valore energetico che esso comportava, il romanticismo che, peraltro, sopravviveva di nascosto. Anche nel romanzo di Francesco Cancellato esistono sacche di resistenza al gioco d’azzardo, in particolare c’è quella riconosciuta, pur se osteggiata dallo Stato, della Associazione dei Giocatori Compulsivi Anonimi. Anche questa, peraltro, non è priva di difetti, a conferma che al peggio non c’è mai limite e che il desiderio di violenza può trovare un pretesto in qualsiasi occasione.

Come reagiranno le altre nazioni all'escamotage italiano per il risanamento del debito pubblico? Dato che il nostro paese è visto come il famoso vaso di coccio di manzoniana memoria, e quindi soggetto agli umori e le intenzioni di nazioni dall'economia più forte, il futuro dell'Italia dipenderà da ciò che decideranno di fare gli altri stati. Se cioè essi si lasceranno abbagliare dai facili guadagni che comporta la strada aperta dal nostro paese e vorranno appoggiarlo, prolungheranno la sua vita, oppure, se si rifiuteranno di lasciarsi coinvolgere in questa esperienza discutibile, l'Italia finirà in bancarotta.

Il romanzo appare ben scritto e molto scorrevole. Qualche difficoltà al lettore deriva dai continui cambiamenti di prospettiva, dato che, oltre al fatto che ogni personaggio parla in prima persona per illustrare il proprio punto di vista, talvolta l'autore passa con una certa disinvoltura alla terza persona. Non molto chiara inoltre la spiegazione dei prodotti finanziari basati sul gioco d’azzardo ma, del resto, non ritengo fosse previsto che l’autore dovesse mettersi a spiegare strumenti finanziari che non sono facili da comprendere se non dagli esperti del settore.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il bacio della sorte
  • Autore: Francesco Cancellato
  • Editore: IoScrittore
  • Data di Pubblicazione: giugno 2014
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 978886720056
  • Pagine: 196
  • Formato - Prezzo: Kindle - Euro 3,99

19 febbraio 2014

Il racconto dell'ancella - Margaret Atwood

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di "prima"...

La Recensione di Sakura

«Pensate alla situazione in cui si trovavano prima, pensate ai bar per donne sole, all'indegnità degli appuntamenti a sorpresa. Era il mercato della carne. Non ricordate il terribile divario tra coloro che potevano avere un uomo facilmente e quelle per le quali era impossibile? Alcune di loro, prese dalla disperazione, deperivano per dimagrire, altre si gonfiavano i seni col silicone, altre ancora si facevano tagliare il naso. Quanta infelicità!»

Niente più pornografia, niente più sesso a pagamento. Niente più spettacoli, niente più amanti e seconde mogli, niente più mercificazione del corpo femminile. La donna è ricondotta alla sua essenza più pura: la portatrice del divino miracolo della vita.
Utopia? Niente affatto. E’ la fine dell’amore, ormai fastidioso orecchione alle pagine della prosecuzione della specie. E’ la fine della passione e del sesso per piacere, esplicitamente illegale. E’ la fine della società come noi occidentali l’abbiamo sempre conosciuta, di un mondo in cui ogni donna può scegliere se essere lesbica o eterosessuale, atea o credente, sposata o single, sessualmente attiva o meno, madre o no. Ogni donna è categorizzata nella sua funzione: ci sono Mogli ed Economogli, le compagne istituzionalizzate e sacre, vestite di azzurro. Ci sono le Marte, vestite di verde, che non possono procreare ma sono ancora giovani e utili al lavoro, al contrario delle Nondonne, anziane o rivoltose esiliate nelle Colonie a smaltire i rifiuti radioattivi dell’ultimo incidente nucleare. Ci sono le Zie, vestite di marrone, le nuove suore in un mondo in cui le suore sono condannate a morte per il loro rifiuto di procreare, e che hanno fatto mestiere del loro moralismo: la rieducazione delle speranze della specie umana. Costoro sono le Ancelle, vestite di rosso, tra le poche donne in grado di procreare, e reclutate forzatamente tra seconde mogli, lesbiche, single; donne che non appartenevano a nessuno, insomma, o meglio, che appartenevano a se stesse.
Le Ancelle, rieducate dalle Zie a essere puro utero, non sono semplici concubine: il loro ruolo non è dare piacere in un mondo in cui non esiste  più il piacere, ma generare un figlio dei Comandanti le cui Mogli non sono adatte allo scopo. Assegnate a un Comandante specifico per un tempo massimo di due anni, prive di nome e di diritto, qualcosa più delle serve e qualcosa meno delle Mogli, sono costrette a camminare in coppia quando è loro concesso di uscire, a non mostrare nulla del loro corpo (nemmeno ai Comandanti), a sottostare alle Mogli e a rischiare di partorire figli deformi a causa delle ondate radioattive.
Difred (nessun nome, solo una proprietà del Comandante) una volta era una donna normale: frequentava le lezioni universitarie, aveva un’amica lesbica, prendeva il caffè con la madre attivista, faceva l’amore con Luke di cui era poi diventata la seconda moglie, aveva una figlia che amava e un lavoro in biblioteca. Questo finché alle donne non venne proibito di avere un lavoro e del denaro, di mostrare le gambe, di uscire di casa. Questo finché non fu prelevata dal nuovo Governo per essere portata in un Centro di Rieducazione e trasformata in un’Ancella, le prime sfortunate della loro specie, quelle che conoscevano la libertà e se la sono vista portare via. La storia di Difred non è la storia di una ribelle che ha preso coscienza della depravazione del sistema e che ha deciso di sovvertirlo, ma la storia di una vittima passiva che ricorda vagamente cosa possedeva un tempo e cosa non possiederà mai più, che cerca di ritagliarsi il massimo di posto nel mondo che le è consentito generando un erede al Comandante.

Una storia narrata in prima persona a tinte vividissime che quasi elimina lo scarto tra lettore e personaggio, tra realtà e finzione. Margaret Atwood, scrittrice e militante femminista, crea un’opera straordinaria che pur appartenendo al filone fantascientifico/distopico non si discosta poi troppo dalle reali condizioni di vita delle donne mediorientali e anche dal modo in cui i cattolici e i moralisti vorrebbero ridurre la figura femminile paragonando l’aborto a un assassinio e riducendo la donna a moglie e madre.

Un romanzo da leggere e rileggere, un’immersione in una scrittura coinvolgente e impeccabile (vera poesia in prosa), tutt’altro che esclusivamente femminile.

Giudizio:

+5stelle+

La Recensione di Valetta

Questo romanzo mi ha trasmesso un'angoscia tale che appena terminato il mio primo pensiero è stato "Per fortuna è solo un libro!".
Poi mi sono ricordata del simpatico abbigliamento che le donne che vivono sotto alcuni regimi teocratici medio-orientali sono costrette ad indossare, ho ripensato alle violenze subite dalla ragazzina pakistana che chiedeva solo di poter andare a scuola e all'impunità con cui lo stupro viene perpetrato in alcune zone dell'India e ho anche dato uno sguardo alla nuova brillante posizione del governo spagnolo (giusto per stare più vicini a noi)in tema di aborto che rischia di riportare le donne a pratiche medievali. E infine mi è tornata alla memoria l'esilarante affermazione di Berlusconi all'epoca del caso Englaro, in cui affermava che la donna dovesse essere mantenuta in vita perché ancora poteva procreare. Un' incubatrice dotata di gambe e braccia (ma incapace di usarle, per fortuna!).
Quindi ok, al momento non c'è stato nessun colpo di stato di matrice cristiano-fondamentalista negli Stati Uniti e le donne non sono state private di ogni diritto e suddivise in rigide caste in base alla loro capacità o meno di generare figli ma la realtà descritta da Margaret Atwood in questo romanzo è ben lontana dall'essere totalmente immaginaria. Del resto l'autrice ha più volte nel corso degli anni combattutto perché Il racconto dell'ancella non venisse catalogato come science fiction (fantascienza) ma come speculative fiction intesa come racconto di fantasia che però propone una realtà che potrebbe davvero esistere. Nell'86, anno della pubblicazione del libro, la Atwood pensava soprattutto alla rivoluzione iraniana del '79, allo scoppio della piaga dell'AIDS, al disastro della Union Carbide in Bhopal e in generale al rinnovato slancio dei tradizionali valori cristiani in opposizione agli anni '70 dell'amore libero. I disastri di Chernobyl e Fukushima, l'inquinamento, l'infertilità e le continue discussioni sullo sfruttamento del corpo delle donne nella pubblicità, nello spettacolo e nella politica rendono le conclusioni di questo romanzo ancora più valide e importanti.

La riflessione sulla sessualità è alla base del racconto della Atwood. Nella repubblica di Gilead non sono solo le donne a dover ricorrere al sesso esclusivamente come mezzo di procreazione, il regime impone la stessa restrizione anche agli uomini, ma è solo per le donne che l'associazione in qualunque forma all'attività sessuale è ritenuta degradante. Agli uomini (a patto ovviamente che siano in posizioni di comando) viene riconosciuta una attrazione verso di esso quasi necessaria e quindi sfogabile in case di piacere su cui il regime chiude ipocritamente un occhio. Ma anche l'America pre-colpo di stato che rappresenta per la Atwood una possibile evoluzione degli Stati Uniti nel ventennio tra gli anni '80 e i 2000 non propone una prospettiva allettante. Le donne, nonostante il libero accesso ad ogni livello di istruzione, faticano a trovare la vera uguaglianza con gli uomini in ambito professionale, il femminismo è politicamente scoraggiato e l'estrema libertà sessuale ha in realtà prodotto solo una diversa mercificazione del corpo femminile.
L'interrogativo, che rimane aperto in entrambe le situazioni, verte sulla natura del sesso e l'insanabile differenza con cui uomini e donne si rapportano ad esso. Se gli uomini ricercano un'affermazione del loro istinto di dominazione, realizzato anche tramite il piacere della conquista e il gusto per la trsgressione e l'ignoto (che in entrambe le distopie sono andati persi) per le donne il raggiungimento del piacere rappresenta la celebrazione del pieno possesso sul proprio corpo. Per entrambi l'amore rimane una variabile ingovernabile e ingestibile.

Tutte queste riflessioni emorgono dalla desolante storia di Offred, donna privata non solo dei suoi diritti ma della sua stessa essenza. E' la sua voce malinconica, sommessa e spaventata che narra in prima persona la sua condizione e quella di ogni donna sotto la dittatura gileadiana. Il racconto è stentato, soprattutto all'inizio, la voce di una donna che cerca di rassegnarsi al suo destino negando ciò che è stata e ciò che desidera, terrorizzata di esser scoperta e lacerata dai ricordi di una vita passata fatta d'amore, sensualità e maternità che di punto in bianco le sono stati portati via e negati per sempre. Tramite le sue parole i dettagli del mondo di Gilead e del colpo di stato che ha portato alla sua nascita sono svelati gradualmente, disseminati velatamente nel racconto di Offred come un puzzle per il lettore, che, nonostante l'apparente lentezza della narrazione viene ben presto avviluppato dalla suspence che esso trasmette.
Lo stile adottato dalla Atwood, infine, è semplicemente geniale, una sorta di flusso di coscienza dai toni quasi sempre piatti, intervallati da sussulti agitati che trasmettono perfettamente lo stato d'animo di Offred, la sua commistione di rassegnazione e speranza. Evito di solito di fare affermazioni di questo tipo ma a chi ha accusato l'autrice di non saper scrivere a causa dell'assenza virgolette o la scarsità di punteggiatura è veramente sfuggito qualcosa.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il racconto dell'ancella
  • Titolo originale: The Handmaid's Tale
  • Autore: Margaret Atwood
  • Traduttore: Pennati C.
  • Editore: Ponte alle Grazie
  • Data di Pubblicazione: 2004
  • Collana: Romanzi
  • ISBN-13: 9788879286992
  • Pagine: 329
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14.50 Euro

19 gennaio 2014

Come un brivido nel mare - Francesco Grasso

Messina, 28 dicembre 1908: un terremoto di potenza mai registrata prima, seguito da un ancor più violento maremoto, uccide 120.000 persone, radendo al suolo due città e annientando paesi e porti sulle due sponde dello Stretto. I primi a prestare soccorso alla popolazione sono i marinai di una flotta da guerra russa, alla fonda davanti a Messina, e gli uomini di una squadra navale britannica, anch’essa ormeggiata in rada. Ma perché due nutrite flotte da guerra si fronteggiano proprio nell’esatto luogo e istante della catastrofe? Che cosa stanno cercando, russi e inglesi, nelle acque siciliane? Forse i servizi segreti dello zar e l’intelligence britannica hanno previsto l’evento? È possibile che due delle maggiori potenze mondiali siano sulle tracce di un’arma segreta in grado di… provocare i terremoti? Il romanzo offre una risposta a questi interrogativi. E racconta ciò che all’epoca fu taciuto, rivelando un incredibile segreto – costato la vita a più di centoventimila italiani – tenuto nascosto da oltre un secolo e le cui implicazioni potrebbero essere terribili anche per il nostro futuro come popolo e come nazione.

Recensione

1907. Il giovane Alec Brasivin si arruola nella marina russa nella speranza di ritrovare il fratello disperso durante l’ultimo conflitto con il Giappone e per sfuggire alle attenzioni della nuova moglie del padre. Durante i lunghi giorni di navigazione ha tempo di scrivere un diario sotto forma di epistolario al fratello che spera ancora in vita, forse prigioniero.
La prima parte della vita di Alec sull’incrociatore Makarov fa venire in mente i libri di stampo marinaresco di Forester. Alec, infatti, come il guardiamarina Hornblower  prima di lui, deve subire le angherie dei più anziani, come accade durante il servizio militare alle reclute di tutte le nazioni, con la precisazione che, peraltro, un tempo gli atti di protervia erano decisamente più cattivi di quanto non lo siano adesso. Alec, tuttavia, grazie alla sua intelligenza, prontezza di spirito e, non ultima, la sua fortuna, riuscirà ad ottenere incarichi che lo metteranno al riparo dalle vessazioni dei commilitoni più anziani o più alti in grado.
La seconda parte del racconto si svolge invece sulla terra ferma, soprattutto a Messina. Perla, soprannome di una  avvenente spia russa che ha ricevuto un incarico segreto e molto delicato, sceglie Alec come aiutante per la sua missione presso l'arcivescovato e la malavita della zona. L'ammiraglio a capo della flotta non può che acconsentire, dati gli ampi poteri di cui gode la spia, ma affidando ad Alec il compito di controllarla e riferire loro. Lui si trova a dover imparare la lingua italiana per poter mescolarsi agli abitanti del luogo. Perla, che oltre ad essere una baronessa russa, è anche una specie di Lara Croft, deve compiere una missione particolare che svelerà ad Alec solo verso la fine del romanzo. E qui si entra nella parte fantastica del racconto e anche la più drammatica, che dovrebbe spiegare perché la flotta russa, normalmente operante nel mar Baltico, si fosse trovata davanti alle coste siciliane e venga fronteggiata da quella inglese.
La storia si snoda scorrevole ed intrigante. L’autore ha anche saputo trasferire nel romanzo il modo di scrivere piuttosto ampolloso dell’inizio secolo. Per farlo, ha dovuto tralasciare la regola del “show don’t tell” e porre il romanzo sotto forma di diario/epistolario scritto dal marinaio Alec Brasivin. Si può discutere la scelta di Grasso, tuttavia il risultato a me sembra buono.
L’ottima forma linguistica può essere giustificata dalla libera trascrizione dal russo fatta dalla regina Elena, dato che è lei a ricevere il diario di Alec e a provvedere alla traduzione, ma va da sé che difficilmente un marinaio, con alle spalle un bagaglio di studi e cultura non certo ampi, avrebbe potuto scrivere con altrettanta proprietà e ricchezza di vocabolario. Tuttavia non ne farei un appunto all’autore, in quanto l’ultima cosa che si vorrebbe leggere è una prosa sconclusionata e piena di errori. Per rendere più realistica la traduzione da parte della regina italiana, Grasso ha inserito anche alcune note, scritte di pugno dalla sovrana in relazione all'interpretazione di vocaboli sconosciuti o con più significati.
Nel romanzo l'autore non ha lesinato i colpi di scena per rendere la lettura avvincente, come è tradizione nei migliori thriller. Ogni tanto ha inserito nel testo anche la narrazione per bocca di Perla, la spia tanto colta quanto abile nelle arti marziali, di alcuni intermezzi culturali riguardo ai miti greci, facendo peraltro attenzione a non cadere nell’infodump. Il romanzo si legge volentieri e può piacere anche a chi non apprezza le storie soprannaturali, tenuto conto che la parte fantastica, con risvolti pseudoreligiosi, è decisamente limitata.
In definitiva una bella prova, tanto da indurre a leggere con curiosità i precedenti racconti di Grasso che hanno vinto premi e ottenuto significativi riconoscimenti specie nel campo della fantascienza.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Come un brivido nel mare
  • Autore: Francesco Grasso
  • Editore: NEMO Editrice
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Il Narratore
  • ISBN-13: 9788890250781
  • Pagine: 201
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,90

12 gennaio 2014

Allegiant - Veronica Roth


La società suddivisa in fazioni in cui Tris Prior ha sempre creduto è ora in frantumi, distrutta dalla violenza e dalle lotte di potere e segnata da perdite e tradimenti. Per cui, quando le offrono la possibilità di esplorare oltre i confini del mondo a lei conosciuto, Tris è pronta. Forse oltre il confine lei e Tobias troveranno il modo di condurre una vita semplice, lontana dalle bugie, le complicate alleanze e dolorosi ricordi.
Ma la nuova realtà di Tris è ancora più allarmante di quella che si è lasciata alle spalle. Le vecchie scoperte si dimostrano presto inutili. Nuove esplosive verità cambiano profondamente coloro che ama. E ancora una volta, Tris deve combattere per comprendere le complessità della natura umana e di se stessa mentre al contempo deve affrontare nuove e impossibili scelte sul coraggio, lealtà, sacrificio e amore.

Recensione

Allegiant è il capitolo conclusivo, ancora inedito in Italia, della saga bestseller di Veronica Roth, iniziata con Divergent e proseguita l'anno scorso con Insurgent. Mi capita raramente di recensire separatamente l'ultimo romanzo di una trilogia; questo tipo di saghe è così spesso un corpo unico che di solito mi sembra sufficiente commentare solo il primo romanzo oppure tutti e tre i libri in un unico articolo.
Tuttavia quando ho recensito Divergent, nonostante l'impressione generale del romanzo fosse più che positiva, ho espresso diverse perplessità che si sono poi rivelate infondate con la lettura di Insurgent, e soprattutto di Allegiant, per cui mi sembra corretto aggiungere questa recensione per dare un quadro dell'opera migliore.
Ciò che mi aveva maggiormente infastidita del primo romanzo della saga era di fatto l'assunto base su cui sembrava fondarsi la realtà distopica inventata dalla Roth, ovvero che per risparmiare all'umanità futuri conflitti una buona soluzione poteva essere quella di suddividere rigidamente la popolazione in distinte fazioni, ognuna intenta a coltivare una particolare virtù fino all'eccesso.
Senza voler fare spoiler, posso dire che i romanzi successivi dimostrano come questo non fosse altro che uno stratagemma narrativo parte di una trama molto più complessa, caratterizzata da continui colpi di scena e cambi di prospettiva, tanto che è necessario arrivare verso metà del terzo volume per apprendere quale sia effettivamente la verità sul mondo in cui Tris e Tobias stanno vivendo.
Nulla è mai come sembra nell'opera della Roth, e alcuni lettori potrebbero storcere il naso di fronte alle numerose inversioni di rotta e accusare l'autrice di voler stupire il lettore ad ogni costo ma, onestamente, il risultato finale appare così ben congegnato e con così pochi punti deboli da mettere a tacere qualsiasi recriminazione.
A differenza di molte saghe in cui i volumi successivi al primo sembrano solo un tentativo di allungare iL brodo per vendere più copie, la lettura di Allegiant conferma che l'opera era stata concepita da subito come una trilogia, in cui il racconto si sviluppa per tutti e tre i volumi arricchendosi di dettagli in modo coerente e consapevole, mettendo a tacere coloro che si erano lamentati dell'assenza di background storico evidente in Divergent.
Non solo: rispetto ad Hunger Games, a cui questa saga è stata spesso paragonata, che a mio parere esauriva quasi tutta la sua carica innovativa nel primo romanzo, la Roth riesce sollevare interrogativi e spunti di riflessione per tutta la trilogia. Per cui se in Hunger Games l'idea di base mi era sembrata più interessante e stimolante (sebbene non originalissima, come sanno bene i fan di Battle Royale), credo che Divergent vinca "sulla lunga distanza" per la sua capacità di mescolare efficacemente suspence e azione ad un'attenta riflessione sulla natura umana che saggiamente non dà risposte assolute ma mette in luce le mille sfaccettature e contraddizioni che rendono una persona "buona", "onesta", "coraggiosa", invece che "crudele", "egoista", "codarda".
Allineata con le recenti scoperte sul DNA umano, la Roth spinge il lettore a chiedersi se sono davvero solo i nostri geni a determinare chi siamo, quanto l'ambiente in cui viviamo e le persone con cui cresciamo influenzino la nostra personalità, quanto dicono di noi le scelte che facciamo. Sono molti gli interrogativi etici che l'autrice si pone e che astutamente (anche se a volte un po' banalmente) riesce a rappresentare attraverso ognuno dei personaggi del racconto. Anche i meno importanti di loro assumono infatti un ruolo simbolico, sebbene ovviamente il ruolo principale spetti a Tris e Tobias, di cui apprezziamo la maturazione sia come singoli individui che devono fare i conti con i sensi di colpa, la paura e il rimorso causati dalle loro avventure, sia come coppia che impara ad avere un rapporto onesto e paritario, di totale fiducia l'uno verso l'altra.
A questo proposito, in Allegiant per la prima volta il punto di vista di Tris è alternato a quello di Tobias, scelta che all'inizio mi era parsa un mero stratagemma letterario per movimentare la narrazione ma che trova una sua spiegazione al termine dell'opera sebbene nel complesso la scelta non sia riuscitissima in quanto la Roth fatica a adottare uno stile diverso per le due voci narranti. Il tono ed il modo di esprimersi di Tris non sono particolarmente distinguibili da quelli di Tobias, cosa un po' improbabile trattandosi di una ragazza sedicenne ed un ragazzo diciottenne, per quanto provenienti dallo stesso ambiente.
A dispetto di questo difetto, la narrazione in prima persona è comunque una scelta vincente perché fatta con un linguaggio semplice ma maturo, che risulta emotivamente coinvolgente per il lettore ed efficace nel conferire profondità psicologica ai personaggi. La tensione rimane sempre alta, non solo nelle scene d'azione ma anche nelle sequenze di calma, in cui i protagonisti devono venire a patti con i propri dubbi e le proprie paure, per cui la lettura è al tempo stesso un'esperienza avvincente ed estenuante.
Infine due parole sul finale, sul quale chi ha letto il libro si sta già accapigliando. Il fato di Chicago e delle sue fazioni è effettivamente un po' deludente, dopo tutto ciò che accade nel corso dei tre libri la conclusione mi è sembrata decisamente all'acqua di rosa, in stile Twilight. Ma quello che interessa davvero noi lettori è la sorte dei due protagonisti e su questo devo dire che la Roth si riscatta completamente: certamente non è la fine che ci saremmo aspettati e probabilmente nemmeno quella che avremmo voluto, ma non posso fare a meno di promuoverla. D'impatto, sorprendente e coraggiosa, a conferma che la sua autrice è  una narratrice grintosa e con le palle.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Allegiant (Divergent #3)
  • Autore: Veronica Roth
  • Editore: Katherine Tegen Books
  • Data di Pubblicazione: 22 ottobre 2013
  • ISBN-13: 9780062287335
  • Pagine: 526
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 7,90

30 ottobre 2013

Speciale Premio Hugo: La città e la città - China Miéville

Il 2010 è l'anno di un nuovo ex-equo: vengono premiati per il miglior romanzo La città e la città di China Miéville e The Windup Girl dello statunitense di origine italiane Paolo Bacigalupi. Se per Miéville la vittoria è una conferma, dopo diverse candidature all'Hugo con le sue opere precedenti, per Bacigalupi è quasi un colpo di scena visto che The Windup Girl è il suo romanzo d'esordio. Due opere profondamente diverse, la prima una combinazione di noir e distopia fantascientifica, la seconda un biopunk, entrambe trionfano su un parterre misto di esordienti e veterani quali Boneshaker di Cherie Priest, WWW 1: Risveglio di Robert J. Sawyer (vincitore dell'Hugo nel 2003 per La genesi della specie), Julian Comstock: A Story of 22nd-Century America di Robert Charles Wilson (vincitore nel 2005 con Spin) e Palimpsest di Catherynne M. Valente.


China Miéville è un autore britannico di fantascienza oltre che autore di fumetti e ricercatore accademico. Nato a Norwich nel 1972 ma cresciuto a Londra, Miéville da sempre divide la sua attenzione fra letteratura, economia e politica e fino al marzo di quest'anno è stato un membro del Partito Socialista dei Lavoratori. Il suo primo romanzo, King Rat, viene pubblicato nel 1998 e attira subito l'attenzione dei critici sebbene sia con Perdido Street Station del 2001 che Miélville si fa un nome nel mondo della fantascienza vincendo l' Arthur C. Clarke Award e il British Fantasy Award, oltre che le nomination per l'Hugo, il Nebula, il Locus e il World Fantasy.
Simile fortuna hanno avuto The Scar nel 2003 e Iron Council nel 2005, oltre che ovviamente La città e la città che nel 2010 vince di nuovo l' Arthur C. Clarke Award oltre che l'Hugo. In tutti i suoi lavori Miélville dimostra il suo desiderio di allontanare la letteratura fantastica dai suoi aspetti più commerciali e anche per questo è solito definire ciò che scrive come opere di "weird fiction" (fiction strana, bizzarra). Miélville insegna scrittura creativa alla Warwick University ed è Writer-In-Residence alla Roosevelt University di Chicago.


Immaginate due città, separate e unite allo stesso tempo, in un punto indefinito dell’Europa. Figlie della catastrofe post-sovietica. Due città sovrapposte, che condividono lo stesso spazio, ognuna con le proprie strade, i propri palazzi, i propri cittadini, la propria storia, la propria identità. Un’anomalia spazio-temporale, un capriccio tecnologico, un errore nella creazione, una scissione a un certo punto della storia? Tutto questo, o forse no. Per un cittadino dell’una il più grave reato è quello di vedere un cittadino dell’altra: sono due mondi vicinissimi, eppure incomunicabili, e la punizione per chi trasgredisce è certa e impietosa. Così tutti sono abituati fin dalla nascita a non-vedere, a sfuggire ogni forma di contatto con gli altri che pure sono lì, sotto i loro occhi e a portata di mano. Viene scoperto un delitto, in una delle due città, e le indagini portano fino all’altra città, e poi oltre, in un’altra realtà che nessuna delle due sembra conoscere, e che forse le trascende entrambe. Un romanzo che è allo stesso tempo una appassionante detective-story nel solco della grande tradizione noir del Novecento e una parabola nemmeno troppo nascosta della difficoltà di comunicare nel mondo alienato di oggi. China Miéville conferma in quest’opera tutte le sue eccezionali capacità di narratore e di manipolatore del linguaggio.

Recensione

Dimenticate le realtà parallele, le anomalie temporali o le città invisibili a cui i racconti fantastici ci hanno abituato finora. Dimenticate anche gli orrori della politica moderna quali Berlino, Belfast o Gerusalemme. China Miéville porta all'estremo gli insegnamenti della topografia fantascientifica e della letteratura distopica raccontando la storia di due città sovrapposte, in grado di esistere contemporaneamente nello stesso spazio, divise ma coincidenti, separate ma assurdamente intersecate.

In un'imprecisata area dell'Europa orientale, la città di Beszel coesiste con la "gemella diversa" Ul Quoma; lontane per politica, cultura e tradizioni, le due città sono beffardamente unite dalla geografia urbana per cui, al di là di alcune aree appartenenti esclusivamente all'una o all'altra prevalentemente, le due si intersecano e si sovrappongono ed è assai frequente che due edifici si trovino l'uno accanto all'altro eppure lontani un intero stato.
Questa separazione apparentemente impossibile si regge unicamente sulla capacità degli abitanti di ignorare persone e cose appartenenti all'altra città, anche quando esse capitano proprio davanti ai loro occhi. Educati fin dall'infanzia a "disvedere", i cittadini di Beszel e Ul Quoma trascorrono le loro vite ignorandosi, schivandosi e distogliendo lo sguardo da soggetti proibiti, tutto per non incorrere nell'infrazione massima, il crimine più grave e più pesantemente punito: la Violazione.
In questo clima surreale e alienante l'ispettore Besz Tyador Borlù si trova a indagare sull'omicidio di una giovane donna sfigurata e abbandonata in una discarica e la sua indagine, come prevedibile, lo vede ben presto costretto a varcare il confine per seguire una traccia che porta dritto a Ul Quoma.

Noir e fantascienza si mescolano quindi in quest'opera di Miéville, a tratti geniale e a tratti deludente, che mostra evidenti echi di Dick, Orwell e Kafka.
L'elemento in cui l'autore si trova più a suo agio è sicuramente la paradossalità della situazione da lui inventata: l'intera opera ruota (giustamente) attorno alla sottomessa rassegnazione di due popoli che quotidianamente si incontrano ma fingono di non vedersi perché succubi di un Grande Fratello onnipresente e onnisciente in grado di smascherare la minima infrazione. Al di là dell'evidente critica a ogni forma di governo totalitario, invasivo e burocraticizzato che imbriglia l'uomo nella sua essenza, Miéville punta il dito contro le barriere invisibili ma in apparenza invalicabili che ognuno di noi prova ogni giorno ad ignorare ed aggirare. Ricchi e poveri, Cristiani e Musulmani, locali ed immigrati quotidianamente si incrociano nelle nostre città e quotidianamente distolgono lo sguardo gli uni dagli altri guidati dall'abitudine e dalla paura, ognuno attento a non superare il confine, a non mescolarsi, a non vedere.

Al di là della genialità dell'invenzione narrativa, ciò che è veramente geniale è il modo in cui l'autore palesa la nostra superficialità: in quanto spettatori esterni siamo pronti a cogliere e ridicolizzare l'assurdità della situazione di Beszel e Ul Quoma senza nemmeno capire che i besz e gli ul quomani siamo proprio noi.
In questo contesto la detective story in stile Blade Runner compie un ruolo marginale, assoggettata all'esigenza dell'autore di mostrare il funzionamento del disvedere nelle piccole cose quotidiane. Le indagini di Borlù sono principalmente una scusa per reiterare cosa si può fare e cosa non si può fare, quanto complicato e inumano sia vivere in questo modo, per questo soprattutto nella parte del romanzo mancano di ritmo e non sempre seguono la logica. La risoluzione dell'intrigo è poi un po' raffazzonata, non particolarmente originale e poco credibile nel modo in cui viene individuata dal protagonista.
Pertanto la commistione di generi fra noir e fantascienza funziona solo parzialmente: il contesto distopico dona una qualche originalità ad un noir abbastanza classico (genere che comunque non amo molto) ma non lo esalta anzi lo sacrifica ai fini del messaggio che Miéville vuole trasmettere per cui di tutta la trama il momento più bello rimane l'epilogo quando Borlù comprende di non poter più fingere di disvedere e compie la sua scelta finale. Sempre per questo limite anche i personaggi appaiono superficiali e insoddisfacenti.

La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista, eppure poco impariamo a conoscere di lui se non le caratteristiche basi di un qualunque detective di noir:malinconico, dotato di un intelletto fine imbrigliato da strati di cinismo accumulati con l'esperienza, fondamentalmente un solitario. Ancora peggio va agli altri personaggi; i colleghi, i politici, i dissidenti sono tutte figure accennate ed estremamente stereotipate, alcune al limite del ridicolo come il detective Dahtt, corrispettivo ul quomano di Borlù, in grado di esprimersi solo urlando "cazzo" a chiunque gli capiti a tiro, o i dissidenti unificazionisti evidentemente ispirati ad alternativi sinistroidi privi di organizzazione, persi a discutere su puntigliose questioni di principio e immancabilmente manovrati a loro insaputa dai poteri forti.

In conclusione un romanzo interessante vittima della sua stessa originalità: l'autore si crogiola nell'aggiungere dettagli alla sua invenzione e perde di vista il quadro narrativo nel suo complesso così che la trama ne risente e il racconto arranca, soprattutto nella prima parte.

Ultima nota dolente per la traduzione dell'edizione in mio possesso: sicuramente l'italiano non è la lingua più adatta per trasmettere le atmosfere del noir anglosassone, molte espressioni risultano per noi artificiose e n questo romanzo l'effetto è ingigantito da una traduzione che appare spesso troppo letterale e di conseguenza un po' piattina e a volte insensata. Ovviamente si tratta di una sensazione personale non avendo l'originale con cui confrontare, ma orridi strafalcioni come veder scritto "più male" non hanno certo attirato le mie simpatie.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La città e la città
  • Titolo originale: The city and the city
  • Autore: China Miéville
  • Traduttore: Maurizio Nati
  • Editore: Fanucci
  • Data di Pubblicazione: 19 aprile 2013
  • ASIN: B00CFN69FK
  • Pagine: 361
  • Formato - Prezzo: Kindle ebook - 4,99 Euro

29 settembre 2013

Divergent - Veronica Roth

La società distopica in cui vive Beatrice Prior è suddivisa in cinque fazioni, ognuna delle quali è consacrata a una virtù: sincerità, altruismo, coraggio, concordia e sapienza. Il momento cruciale nella vita dei cittadini è il Giorno della scelta, che cade allo scoccare del sedicesimo compleanno: ogni giovane sceglie a quale fazione votare il proprio futuro. Ora tocca a Beatrice, e la sua scelta non solo sorprenderà tutti, ma segnerà per sempre il suo destino, catapultandola in un mondo duro e violento e facendole scoprire le crepe di una società che è tutto tranne che perfetta. Una società che la vorrebbe morta se scoprisse il suo segreto. Perché Beatrice non è una ragazza qualunque, lei è una divergent. Una diversa.

Recensione

Primo romanzo dell'omonima trilogia, Divergent è riuscito da subito a distinguersi dalla massa di emulatori di Hunger Games, raggiungendo una fama quasi pari al bestseller della Collins.

Dal canto mio, confesso di aver fatto un po' fatica a farmi un'opinione precisa di questo libro, un po' per lo stile semplice e asciutto che inizialmente lasciava presagire una storia molto più infantile di quanto non sia in realtà, un po' perché il concetto di base su cui poggia il mondo distopico di Divergent non mi sembrava avesse molto senso. In un immaginario futuro post-bellico, gli abitanti di Chicago vengono suddivisi in cinque distinte fazioni, ognuna delle quali persegue ai limiti dell'ossessione una particolare virtù, al fine di evitare l'insorgere di nuove guerre e distruzioni.

Ora: immagino esistano infinite scuole di pensiero su quale sia il modo migliore per assicurare la pace universale e sicuramente una risposta univoca non è stata ancora trovata, ma a mio modo di vedere esasperare le divisioni interne e promuovere l'incomunicabilità fra le parti non mi sembra un'idea così buona.

Al contrario Veronica Roth sembra considerarla una soluzione brillante, per questo ha ideato queste cinque fazion:gli Abnegati, che perseguono la rinuncia a qualunque forma di egoismo fino agli estremi di una vita monastica, gli Intrepidi, che incoraggiano una vita fatta di atti eroici , gli Eruditi, che mettono al primo posto la ricerca della conoscenza, i Candidi, per i quali l'onestà è al primo posto, e i Pacifici, che esaltano l'amicizia e la bontà d'animo.

Ogni fazione ritiene che la propria virtù caratteristica sia la chiave per evitare qualunque forma di contrasto fra gli uomini. In effetti, posso capire che l'essere onesti o altruisti possa aiutare la convivenza fra gli essere umani, ma il coraggio proprio faccio fatica a inserirlo in questa categoria. Sinceramente ho avuto l'impressione che la Roth stesse nuovamente tirando un po' le cose per i capelli in modo da avere una scusa per rimpinzare la sua storia di sequenze d'azione.

Al di là di queste perplessità, tuttavia, devo ammettere che l'autrice è effettivamente riuscita a comporre un romanzo degno di esser letto, grazie soprattutto alla sapiente combinazione di un'eroina interessante e una trama avvincente.

Beatrice è nata nella fazione degli Abnegati ma da sempre fatica a integrarsi. Quegli atti di altruismo che sembrano riuscire così naturali ai suoi genitori e a suo fratello per lei hanno sempre rappresentato una faticosa lotta contro se stessa. Crescendo, infatti, ella ha sempre avvertito il desiderio per una vita diversa, meno sottomessa e più avventurosa. Ora che ha raggiunto i sedici anni, tuttavia, può finalmente sottoporsi ad un test attitudinale e scegliere a quale fazione legare il resto della sua esistenza. Inutile dirlo, Tris decide di rischiare l'ostracismo della sua famiglia scegliendo la fazione degli Intrepidi. Ma le cose ovviamente non sono così semplici: per essere effettivamente accettata tra le fila degli Intrepidi Tris dovrà superare un periodo di training estremo che la spingerà al limite sia fisicamente che psicologicamente. Dovesse fallire rischierebbe di restare senza fazione conducendo il resto della sua vita da paria. Peggio ancora, i test attitudinali della ragazza hanno un risultato ambiguo e pericoloso che potrebbe costarle la vita se qualcuno lo scoprisse: è una Divergente.

E' in questo che il romanzo della Roth mostra il suo valore, ovvero nell'efficace descrizione della battaglia per affermare la propria individualità in una società che tende ad incanalarci in modelli predefiniti e facilmente governabili e poco apprezza chi non segue le sue regole. Mantenere quei tratti distintivi che ci rendono unici e inimitabili e allo stesso tempo riuscire a essere accettati in un gruppo di coetanei, colleghi o compagni di scuola, è un processo complicato non solo per gli adolescenti e può condurre a volte a grandi dubbi e sofferenze. Tris è un'ottima eroina da questo punto di vista: coraggiosa, impertinente e orgogliosa, sembra assolutamente inadatta a una vita da Abnegata, tuttavia la permanenza con gli Intrepidi le fa scoprire un lato empatico e altruista di cui pensava di esser priva e che le rende difficile adeguarsi al brutale egoismo preteso dalla sua nuova fazione. Minuta e poco attraente, non è la solita "Catwoman travestita da ragazza della porta accanto", ha un carattere testardo e una lingua tagliente e non è soggetta all'amore cieco e incondizionato di tutti i personaggi maschili del racconto. La sua storia d'amore con lo scontroso Quattro è dolce e gradevole, sebbene un po' prevedibile.

Molti non hanno gradito che questo primo romanzo fosse quasi interamente focalizzato sul periodo di training per diventare Intrepido lasciando poco spazio all'azione, tuttavia questa mi sembra una lamentela un po' campata per aria se si considera che molte delle sequenze in questione non hanno nulla da invidiare a scene di guerra in quanto a brutalità e suspence. In effetti la Roth dimostra di essere particolarmente portata per i racconti d'azione e sicuramente non si fa alcuno scrupolo nell'inserire scene di violenza nel suo racconto, al contrario il mondo da lei inventato è ricco di personaggi spietati e senza scrupoli, disposti a seminare più di una vittima al loro passaggio.

Sicuramente quindi non un racconto per i poco coraggiosi, ma una storia accattivante raccontata con un ritmo incalzante che mi ha portata a divorarla in un paio di giorni, nonostante i dubbi iniziali.

E' vero che alcuni aspetti del romanzo sono poco sviluppati, specialmente quando si tratta dei dettagli che caratterizzano l'ambientazione distopica; ad esempio non viene spiegato esattamente cosa abbia portato alla decisione di dividere la società nel presente ordinamento o come essa sopravviva, e poco o nulla viene detto delle fazioni dei Candidi e dei Pacifici, che rimangono quasi interamente sullo sfondo, tuttavia questi sono difetti tipici dei volumi iniziali di una trilogia e mi aspetto che molti dubbi vengano chiariti nei prossimi capitoli. Certo questo non giustifica totalmente una mancanza di approfondimento da parte dell'autrice, ma la rende quantomeno comprensibile e accettabile, senza contare che personalmente preferisco quegli scrittori che non spiattellano immediatamente tutti i loro segreti.

Al contrario, ciò che ho trovato piuttosto irritante è il messaggio che il libro sembra voler passare riguardo all'istruzione, ovvero che la ricerca di conoscenza dovrebbe essere limitata entro certi confini perché un'eccessiva sete di sapere è segno di arroganza e volontà di dominare il prossimo (a riprova di ciò i membri della fazione degli Eruditi sono descritti come arrivisti e calcolatori). Onestamente tutto questo mi è suonato fastidiosamente "religioso", ma può anche essere che stia mal interpretando gli intenti dell'autrice per cui le concederò il beneficio del dubbio sperando possa redimersi nel prossimo romanzo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Divergent
  • Titolo originale: Divergent
  • Autore: Veronica Roth
  • Traduttore: R. Verde
  • Editore: DeAgostini
  • Collana: Le Gemme
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 9788841871423
  • Pagine: 480
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,90

19 febbraio 2013

Dal libro al film: Il racconto dell'ancella

Immaginate un paese in cui la pornografia, il sesso a pagamento, i rapporti extramatrimoniali o in ogni caso non procreativi sono vietati. Un paese in cui la donna è ricondotta alla sua essenza più pura: la portatrice del divino miracolo della vita.
In questo paese non troppo futuro, minacciato dalle propaggini di un disastro nucleare e dall'incremento della sterilità, governato da una dittatura militare che ha annullato ogni libertà personale e soffocato ogni alterità di tipo sessuale, religioso e razziale, la donna è stata spogliata di ogni dignità e identità e categorizzata per ciò che è in grado di dare alla società. Se sposata, è una Moglie. Se non sposata, giovane e incapace di procreare, è una Marta, una serva delle mogli. Se non sposata, sterile e animata da un particolare fervore servile nei confronti del suo paese e del nuovo ruolo assunto dalle donne, è una Zia, la nuova suora in un mondo in cui le suore sono condannate a morte per il loro rifiuto di procreare. Se sterile e anziana o rivoltosa, è una Non-Donna, e verrà immediatamente allontanata dalla società per lavorare nelle colonie radioattive. Coloro che sono giovani e fertili, invece, sono costrette alla procreazione. Costoro sono le Ancelle.
Robert Duvall (Fred) e Faye Dunaway
(Serena)

Offred– un nome non l’ha più – una volta era una moglie (una seconda moglie, pratica divenuta illegale con l’avvento del regime) e una madre. Adesso è un’Ancella, costretta a vestire di rosso, a chinare il capo per non essere scrutata dagli sguardi maschili, e a essere assegnata a un Comandante perché partorisca un figlio in vece della sua sterile moglie, Serena. Senza mai perdere la speranza di trovare la figlia, Offred è costretta a piegarsi al suo ruolo, trovando un po’ di conforto solo tra le braccia di Nick, l’autista del Comandante con cui inizia una relazione appoggiata da Serena, la quale spera che Offred possa in tal modo generare il prima possibile un erede e allontanarsi dalla sua intimità familiare.

Il racconto dell’ancella è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Margaret Atwood, la storia di un mondo andato a rotoli in cui una donna cerca di ritagliarsi un brandello di spazio. Il romanzo della Atwood non era facile da adattare, trattandosi
Natasha Richardson (Offred) in una scena del film
di un lungo monologo disordinato in cui i ricordi di Offred si accavallano alla narrazione presente: il regista Volker Schlöndorff e lo sceneggiatore Harold Pinter (il quale, insoddisfatto dai tagli e modifiche compiuti dall'autrice sul suo script, ha dichiarato la sua lontananza dal progetto) realizzano un prodotto che mantiene i toni cupi del romanzo, trasformando il flusso di pensieri della protagonista, restituito dalla sua voce che sovente risuona fuori campo, in una storia ordinata che non si discosta molto dall’originale. La regia un po’ anonima non rende giustizia al lavoro della Atwood, tuttavia il film si lascia guardare grazie al buon cast: Natasha Richardson (Gothic, Le mani della notte) è Offred, donna piegata che riesce a mantenere una fertile vita interiore nonostante il ruolo che la società le ha imposto; Robert Duvall (Il Padrino, Apocalypse Now) interpreta il Comandante, impossibile da inquadrare nei suoi sprazzi di umanità, di ricerca di un affetto che gli è negato, di lussuria; Serena, l’algida moglie del Comandante, è ben interpretata da Faye Dunaway (Bonnie e Clide, Chinatown), mentre Nick è Aidan Quinn (Vento di passioni, La chiave di Sara). Menzione va fatta di Moira, interpretata da Elizabeth McGovern (che gli italiani conosceranno soprattutto per il suo ruolo di Cora nella serie televisiva Downton Abbey), donna spregiudicata costretta a procreare nonostante la sua omosessualità. Se la relazione tra Offred e Nick, com’era prevedibile, viene rivestita di una passione e un sentimentalismo decisamente dilatati rispetto all’opera originale, è la storia di Moira a subire più tagli e modifiche: nel romanzo della Atwood Moira è collega universitaria e coinquilina di Offred prima che questa sposi Luke, e non fanno conoscenza nel Centro di Rieducazione come avviene nel film, cui viene
Natasha Richardson (Offred) e Aidan Quinn (Nick) in una scena del film
condotta solo in seguito. Viene eliminato – probabilmente per questioni di spazio e tempo - anche l’interessante personaggio della madre di Offred, fervente femminista esiliata nelle colonie per il suo attivismo. Il finale del romanzo, inoltre, diverge da quello del film perché oscuro: nessuno conosce con certezza il destino della protagonista, la cui testimonianza è stata rinvenuta da storici di un'epoca molto successiva alla sua che studiano il ruolo della donna nel periodo della Repubblica di Gilead, e possono solo ipotizzarne le sorti.
Il film, uscito nelle sale nel 1990, ha una durata di 109 minuti, e merita, se non una menzione, almeno la visione, soprattutto se non si ha avuto modo di leggere il romanzo di Margaret Atwood: questa versione femminista della classica storia distopica alla 1984 offre interessantissimi spunti di riflessione, soprattutto se si paragona la situazione culturale della Repubblica di Gilead alla condizione femminile di certi paesi mediorientali.


Il trailer in inglese del film

L'edizione italiana del romanzo

Articolo di Sakura87


5 dicembre 2012

Viaggio nel mondo del romanzo distopico: Parte II

Riprendiamo dunque la retrospettiva sul romanzo distopico. Eravamo rimasti nel 1962 con la pubblicazione di Arancia meccanica, ma vi avevo anche preannunciato una breve nota disambiguatoria su alcuni termini che vengono comunemente confusi o agglomerati sotto il termine di romanzo distopico.

C’è chi infatti fa coincidere il romanzo distopico con quello postapocalittico. Ebbene, io non sono d’accordo. Il romanzo postapocalittico può essere anche distopico, ma non sempre i due termini combaciano: per esserci distopia, il romanzo deve contenere una società fittizia che porti a estremi quasi fantascientifici i peggiori difetti di quella reale. Ad esempio, un libro come L’ombra dello scorpione di Stephen King è postapocalittico perché ambientato in una società di sopravvissuti a un virus che ha decimato quasi del tutto la popolazione mondiale, ma non è distopico. Viceversa, un romanzo come Battle Royale di Koushun Takami, come vedremo più avanti, è distopico perché raffigura un Giappone dominato da un Egemone che costringe i giovani a massacrarsi tra loro, ma non è postapocalittico perché non è avvenuta alcuna catastrofe.

Altri due sottogeneri parzialmente sovrapponibili al distopico sono il romanzo fantapolitico, sottogenere fantascientifico che fa riferimento a una realtà politica reale evolutasi in modo fantasioso, oppure del tutto immaginaria, e il romanzo allostorico (o ucronico), che narra l’evoluzione fittizia di un determinato contesto storico reale. Il romanzo fantapolitico non presenta necessariamente una distopia, può anche proporre una visione della società estremamente positiva, mentre il romanzo ucronico non dev'essere necessariamente anche fantapolitico (un esempio adatto può essere Storia dell'assedio a Lisbona di José Saramago).
Non è raro poi che il romanzo distopico si tinga di tinte cyberpunk, termine che designa l’utilizzo nel romanzo di tecnologie avanzate, soprattutto la cibernetica. Neuromantedi William Gibson è un buon esempio di romanzo distopico cyberpunk.

*

Sempre del 1962 è La svastica sul sole di Philip K. Dick, uno dei più noti romanzi distopici, ucronici e fantapolitici: Dick piega la storia alla sua (non tanto impossibile) fantasia, con i nazisti e i giapponesi vittoriosi al termine della Seconda Guerra Mondiale e un'America conseguentemente divisa in tre stati sottoposti al dominio tedesco e nipponico. Le due superpotenze operano sul territorio dominato due diversi tipi di controllo: spietatamente violento e nazista il primo, più sottilmente persuasivo il secondo. Tocco di classe: nella finzione del romanzo compare a sua volta un romanzo, La cavalletta non si alzerà più, che immagina un mondo in cui Hitler abbia perso la guerra, e che rappresenta precisamente la nostra realtà storica.

Altro cult del genere, solo in parte distopico, nel 1968 fa la sua comparsa Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, ancora di Philip K. Dick, da cui è stato tratto il notissimo film di Ridley Scott Blade Runner. Ambientato nel 1992, l'ambiente terrestre, a causa di una guerra nucleare, è oltremodo mutato, e la vita animale e vegetale è quasi estinta. In particolare, gli animali domestici sono considerati simbolo di benessere, e la loro cura è fondamentale. Altrettanta cura non viene però usata verso i droidi, assegnati agli umani in salute come incentivo per convincerli ad abbandonare l'ambiente terrestre ormai ostile, e trattati come esseri inorganici e quindi indegni di qualunque empatia.

Nel 1979 e nel 1982 è Stephen King a cimentarsi con due romanzi distopici, il secondo dei quali contiene rimandi particolarmente espliciti a 1984 e Fahrenheit. Mi riferisco a La lunga marcia e L'uomo in fuga. Entrambi si basano su un principio comune: una società distopica che nutre il pubblico a pane e violenza. Ne La lunga marcia, infatti, il protagonista Ray si iscrive alla gara annuale di marcia. La società suggerita (non esplicitamente descritta) è di stampo militare totalitarista, e il prezzo da pagare per chi si iscrive e non vince è la morte: i contendenti, infatti, verranno fucilati non appena rallenteranno il passo o si fermeranno per qualunque ragione. Al vincitore, invece, onore e gloria, il tutto sotto gli occhi impietosi delle telecamere. L'uomo in fuga presenta invece una società totalitaria più simile - come ho detto - ai romanzi di Orwell e Bradbury. Le classi inferiori muoiono d'inedia e di avvelenamento dell'aria nei loro ghetti, e le tri-vu (enormi televisori analoghi a quelli di Fahrenheit), obbligatorie in ogni casa, trasmettono continuamente orribili giochi in cui i contendenti mettono in palio la loro salute e la loro vita. Ben, per poter pagare i farmaci necessari alla figlia ammalata, si iscrive al più pericoloso di tutti, "L'uomo in fuga": per vincere il ricchissimo premio, Ben dovrà sopravvivere per un mese con l'intera America contro (esercito alle calcagna e privati ricompensati in cambio di informazioni sulla sua posizione pronti a segnalarlo alle autorità).

Ho già nominato a proposito del cyberpunk il romanzo Neuromante: scritto da William Gibson nel 1984, si tratta di un romanzo estremamente ostico da leggere e comprendere per i continui riferimenti a un'ambientazione dalla tecnologia complessa e incentrata sul virtuale, il cyberspazio - appunto -, ossia uno spazio infinito a cui accedere per archiviare e scambiare dati. La realtà sociopolitica è monopolizzata da enormi corporazioni, le Zaibatsu.
Impossibile non menzionare anche la splendida graphic novel di Alan Moore e David Lloyd, V per Vendetta, che nulla ha da invidiare ai migliori romanzi distopici fin qui citati: pubblicato (originariamente in bianco e nero) tra il 1982 e il 1985, è ambientato a Londra in un futuro alternativo in cui ha prevalso un partito conservatore in seguito alla confusione generata da un conflitto nucleare. Il regime dittatoriale che si è imposto, guidato dall'Alto Cancelliere -che si configura come una sorta di Grande Fratello-, controlla ogni mezzo di comunicazione, fa sparire i dissidenti in misteriosi campi di concentramento, fa ampio uso di brutalissimi corpi di polizia, ed elimina (come i nazisti hanno realmente fatto) qualsiasi disuguaglianza di tipo religioso, sessuale ed etnico. Contro questa società plagiata e terrorizzata si erge V, terrorista sovversivo che indossa la maschera di Guy Fawkes. La domanda che emerge dalla graphic novel, tristemente attuale, è la seguente: è possibile giustificare la violenza quando volta a capovolgere un regime di violenza?

Molto meno conosciuto è Il racconto dell'ancella della famosa scrittrice Margaret Atwood. Pubblicato nel 1985, analizza il problema della sottomissione della donna in un contesto distopico: l'ex-America, ora Repubblica di Gilead, dominata da un leader razzista, omofobo, e a capo di una dittatura militare. La protagonista, Difred, appartiene alla classe delle concubine, donne in grado di procreare e costrette a farlo in un'epoca in cui la natività è in declino.

Bestseller mondiale è invece Fatherland di Robert Harris (1992), anche questo basato sul supposto che la Germania nazista abbia vinto la Seconda Guerra Mondiale, ma che descrive una guerra fredda tra USA e Terzo Reich e un complesso gioco politico tra alleanze e protettorati.

Per più giovani, citiamo en passant la trilogia di Lois Lowry che inizia con The Giver (1993) e che continua con Gathering Blue (2000) e Messenger (2004). I romanzi sono ambientati in un futuro prossimo, dov'è presente una società in cui è stata annullata ogni scelta individuale poiché sono divenuti indistinti colori, emozioni e persino il tempo atmosferico. E' la società a decidere ogni aspetto della vita privata, compreso il lavoro, che viene assegnato già all'età di dodici anni, e il matrimonio.

Nel 1999 assistiamo alla comparsa di un romanzo molto controverso (da cui è stato tratto un film altrettanto controverso), che è divenuto un vero e proprio bestseller: Battle Royale di Koushun Takami. Come l'America dei romanzi distopici di cinquant'anni prima, anche il Giappone è trasformato in un regime totalitario, retto dall'Egemone e totalmente serrato nei confronti del mondo occidentale. La violenza giovanile dilaga in un mondo in cui gli adulti, oppressi dalla società militare, non fanno nulla per proteggere loro e il loro futuro: è per tale motivo che l'esercito vara un programma, il Battle Royale Act, che costringe annualmente i membri di una classe di terza media estratta a caso a un crudele gioco al massacro in cui ci sarà un solo vincitore. Sequestrati durante la gita scolastica annuale, i quindicenni verranno trasportati in un luogo militarmente controllato, in cui dovranno uccidersi finché non resti un solo vincitore. La fuga e il rifiuto di partecipare saranno puniti con l'esplosione del collare bomba che ciascun partecipante porta al collo.

Poteva mancare un italiano in questo panorama? Certamente no, e che italiano! Il noto cantante Luciano Ligabue, infatti, ha anche lui dato il suo contributo al genere con La neve se ne frega (2004), romanzo ambientato nel 2166 in un mondo apparentemente perfetto regolato dal Piano Vidor. I cittadini, che nascono anziani in modo del tutto artificiale e la cui vita procede a ritroso, sono costantemente monitorati in ogni pensiero o azione da telecamere del governo. Gli esiti della prova letteraria di Ligabue? Onestamente non ne ho idea. Non ho avuto il coraggio di leggerlo.

Segnalo un altro romanzo distopico del 2005, Non lasciarmi dell'anglogiapponese Kazuo Ishiguro. Quella di Kathy, Tommy e Ruth è in realtà una vicenda privata, che si svolge in un mondo in cui si è riusciti a sperimentare una cura per il cancro, la quale consiste nella creazione di esseri umani nati in provetta la cui unica ragione di vita è donare gli organi quando saranno chiamati a farlo. Il collegio di Hailsham in cui i bambini sono cresciuti si occupa appunto di allevare e formare i futuri donatori, perfettamente consci di ciò che accadrà loro.

Il 2008 è finalmente l'anno di Hunger Games di Suzanne Collins: se i romanzi fin qui elencati - a parte The Giver e seguiti - erano rivolti a un pubblico prettamente adulto, la Collins ha l'idea (commercialmente) geniale di applicare la formula del romanzo distopico a una storia di formazione per ragazzi (uno young adult, insomma). Il giovane pubblico, forse ormai stanco del paranormal romance imperversante, si è buttato a capofitto su questo genere relativamente ancora originale e poco esplorato, solo per generare un'ulteriore nuova moda che ormai, pochi anni dopo l'uscita di Hunger Games, originale non è più.

Per chi se lo fosse perso: Hunger Games è ambientato in una futuristica nazione americana, il Panem, divisa in dodici distretti sottoposti alla Capitale. Da quando i distretti tentarono di acquisire autonomia (e la loro ribellione fu soffocata, con conseguente distruzione di un tredicesimo distretto), ogni anno, a mo' di esempio, ognuno d'essi deve fornire due Tributi, un ragazzo e una ragazza che vengano mandati nell'arena a uccidersi finché non ne resti uno soltanto, per il sommo divertimento dei ricchissimi telespettatori di Capitol City. La Collins sviluppa il tema della società distopica nato cent'anni prima, approfondisce l'elemento dei reality show mortali apportato da Stephen King attualizzandolo con la presenza di un sistema di sponsor, e attinge a piene mani anche dalla trama di Battle Royale. E' stata per questo accusata di plagio, opinione che non condivido affatto perché, se avete seguito la retrospettiva fin qui, avrete visto come ogni romanzo si appoggi a quelli precedenti sviluppando un'idea nuova. Se Hunger Games è un plagio di Battle Royale, allora dobbiamo considerare Fahrenheit 451 un plagio di 1984.

L'idea della Collins ha avuto un successo clamoroso, tanto che altre scrittrici di young adult si sono scatenate a seguirne la scia. Ne cito alcune pubblicate in Italia: Ally Condie con la trilogia Matched, Veronica Roth con la sua trilogia Divergent, e Catherine Fisher che ha pubblicato la duologia Incarceron. Inutile dire che non sono all'altezza del lampo di genio della Collins, la quale ha saputo apportare una scossa di originalità ai libri per ragazzi (e soprattutto ragazze) che da tempo ristagnavano nella strabusata storia d'amore tra una protagonista umana e un personaggio sovrannaturale. Lampo di originalità che, ahimè, temo si sia già esaurito, almeno a giudicare dalle porcherie che iniziano ad essere pubblicate in Italia nel momento in cui si cerca di replicare il successo di un singolo prodotto cavalcando il momentaneo entusiasmo suscitato dal nuovo genere.


Denunce sociali o storie intime, feroci rappresentazioni degli estremi a cui può giungere la società umana o storie di formazione rivolte ai giovani, noir o drammatici, realistici o fantascientifici, datati o futuristici, i caratteri del genere distopico invadono i più variegati ambiti, lasciandoci quasi sempre con brividi a fior di pelle e la domanda: "E' poi così irreale?"

Con questo, la panoramica è terminata. Ho dovuto a malincuore, per ragioni di brevità, lasciar fuori testi minori o non tradotti in italiano, e ho dovuto limitarmi ai romanzi (con l'eccezione di una sola graphic novel) nonostante la distopia si estenda ai media più disparati. Le schede dei romanzi fin qui nominati:


La svastica sul sole di Philip K. Dick [1962]

Stati Uniti d'America, 1962. La schiavitù è di nuovo legale, i pochi ebrei sopravvissuti si nascondono dietro falsi nomi, la California è asservita al Giappone. Vent'anni prima l'asse ha vinto la seconda guerra mondiale, e si è spartito l'America. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana ha soffocato ogni volontà o possibilità di riscatto. L'Africa è ridotta a deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre l'Italia ha ottenuto solo le briciole dell'immenso potere dell'Europa.


Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick [1968]

Nel 1992 la Guerra Mondiale ha ucciso milioni di persone, e condannato all'estinzione intere specie, costringendo l'umanità ad andare nello spazio. Chi è rimasto sogna di possedere un animale vivente, e le compagnie producono copie incredibilmente realistiche: gatti, cavalli, pecore... Anche l'uomo è stato duplicato. I replicanti sono simulacri perfetti e indistinguibili, e per questo motivo sono banditi dalla Terra. Ma a volte decidono di confondersi tra i loro simili biologici e di far perdere le loro tracce. A San Francisco vive un uomo che ha l'incarico di ritirare gli androidi che violano la legge, ma i dubbi intralciano spesso il suo crudele mestiere, spingendolo a chiedersi cosa sia davvero un essere umano... Tragico e grottesco assieme, il romanzo di Philip Dick racconta il panorama desolato della San Francisco del futuro, il desiderio di amore e redenzione che alberga nei più umili, trasformando il genere fantascientifico in un noir cupo e metafisico. Introduzione di Carlo Pagetti. Postfazione di Gabriele Frasca.


La lunga marcia di Stephen King [1979]

Dai confini con il Canada sino a Boston a piedi, senza soste. Una sfida mortale, con un regolamento implacabile, per cento volontari: un passo falso, una caduta, un malore.., e si viene abbattuti. Ma chi riesce a tagliare il traguardo otterrà il Premio. Tra i partecipanti, fra cui spicca il sedicenne Garraty, si creano rapporti di sfida, di solidarietà e di lucida follia, lungo il terribile percorso scandito dagli incitamenti della folla assiepata ai margini della strada. Un incubo on the road che solo King (Richard Bachman) poteva concepire...


L'uomo in fuga di Stephen King [1982]

Ben Richards decide di partecipare alle selezioni per "L'Uomo in fuga", un sadico e famosissimo show televisivo in cui il protagonista, braccato dai cacciatori della Rete e da chiunque lo riconosca, guadagna cento dollari per ogni ora di sopravvivenza e, se è fortunato ed è ancora vivo allo scadere dei trenta giorni concessigli, un miliardo di dollari. Ben, che vuole quei soldi per curare la figlia malata, supera le selezioni... Stephen King pubblicò questo romanzo, e altri quattro titoli, con lo pseudonimo di Richard Bachman. 


Neuromante di William Gibson [1984]

In un mondo in cui le mafie della finanza e dell'elettronica possono tutto, un mondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poteri neuromantici, si svolge l'avventura violenta e disperata di Case, l'uomo che ha avuto il torto di mettersi contro l'organizzazione sbagliata. Per vendetta lo hanno privato della capacità di connettersi al cyberspazio, isolandolo nella prigione di carne del suo corpo materiale. Ora qualcuno è disposto a offrirgli un'alternativa, a ricostruirgli le sinapsi bruciate. A patto che Case porti a termine un'ultima missione, oltre i limiti del conosciuto...


V per Vendetta di Alan Moore e David Lloyd [1983-85]

"V for vendetta" è una storia che cattura sia per l'essenza asfissiante della vita ingabbiata in un regime totalitario, sia per il potere redentore dell'animo umano, capace di ribellarsi alle ingiustizie. Il volume raccoglie la serie originale completa, oltre alle pagine di collegamento - con una nuova colorazione di David Lloyd realizzata per l'occasione - incluse fra un albo e l'altro. Il libro propone poi le introduzioni all'opera di Moore e Llyod, e un racconto esteso della genesi della storia effettuato dallo stesso Alan Moore, intitolato "Oltre il Sorriso Dipinto". È presente anche una sezione ampliata dedicata agli sketch di Lloyd.


Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood [1985]

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di "prima"... 


Fatherland di Robert Harris [1992]

E se Hitler avesse vinto la guerra? Robert Harris ipotizza un diverso andamento degli eventi storici in un fantathriller improntato su un'indagine per un delitto eccellente nella Berlino capitale dell'impero nazista. 


The Giver di Lois Lowry [1993]

Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando... 


Battle Royale di Koushun Takami [1999]

Repubblica della Grande Asia dell'Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma; e questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Convinti di recarsi in una gita d'istruzione, i quarantadue ragazzi salgono su un pullman, dove vengono narcotizzati. Quando si risvegliano, lo scenario è molto diverso: intrappolati su un'isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi vengono costretti a partecipare a un "gioco" il cui scopo è uccidersi a vicenda. Finché non ne rimanga uno solo... Edito nel 1999, "Battle Royale" è un bestseller assoluto in Giappone, il libro più venduto di tutti i tempi; diventato fenomeno di culto, ha ispirato celebri film, manga sceneggiati dallo stesso Takami e videogiochi. Scritto con uno stile insieme freddo e violento, "Battle Royale" è un classico del pulp, un libro controverso e ricco di implicazioni, nel quale molti hanno visto una potente metafora di cosa significhi essere giovani in un mondo dominato dal più feroce darwinismo sociale. 


La neve se ne frega di Luciano Ligabue [2004]

Il mondo è pulito. Le risorse rispettate. I bisogni soddisfatti. Un soffice rigore governa l'esistenza. Tutto secondo i diritti e i doveri del Piano Vidor. Siamo in un altrove temporale e nel migliore dei mondi possibili, sia pur a fronte di un controllo totale. Il Piano Vidor ha a cuore il benessere e la felicità delle coppie e infatti DiFo e Natura sono felici, secondo programma. Lavorano, fanno l'amore, frequentano amici, si lasciano intrattenere dalle forme di spettacolo consentite. Ma questo tempo, apparentemente così simile al nostro, è segnato da una profonda alterazione socio-biologica che ha a che fare con il mistero del nascere, del venire al mondo. I protagonisti sono destinati a imbattersi in quel mistero... 


Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro [2005]

Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall'intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.


Hunger Games di Suzanne Collins [2008]

Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo. 


Matched di Ally Condie [2008]

Cassia non ha mai avuto dubbi: la Società sceglierà sempre il meglio per lei. Cosa leggere, cosa amare. In cosa credere. E quando Il volto di Xander appare sullo schermo dell'Abbinamento, il sistema che unisce individui geneticamente compatibili per creare coppie perfette. Cassia non ha incertezze: è lui il suo Promesso, il ragazzo giusto per lei. La sua gioia, tuttavia, non durerà a lungo: un malfunzionamento del Sistema le mostrerà il volto di un'altra persona, proprio prima che lo schermo si oscuri, qualcuno che lei conosce, Ky Markham. La Società le comunica che si è trattato di un errore tecnico, cosa rara in un mondo in cui le sviste non sono ammesse, ma Cassia non può impedirsi di pensare a lui, d'incontrare il volto del ragazzo In ogni suo sogno, in ogni suo pensiero. E una domanda, la più proibita e pericolosa, inizia a farsi strada: e se non fosse lei a essere sbagliata? Se fosse Ky il suo vero Promesso? Quale sarà la scelta di Cassia? Tra Xander e Ky, tra un amore obbligato e un amore che è il simbolo stesso della ribellione, chi avrà la forza di scegliere? 


Incarceron di Catherine Fisher [2010]

Incarceron è una prigione avveniristica e invisibile, dove i discendenti dei prigionieri originari vivono in un mondo oscuro scosso da rivalità e violenze. È un incrocio di inquietanti tecnologie, un edificio vivente, un Grande Fratello vendicativo e sempre in guardia, corredato di camere di tortura, sotterranei e passaggi segreti. In questo luogo un giovane prigioniero, Finn, ha delle visioni della sua vita precedente e non riesce a convincersi di essere nato e cresciuto lì. Nel mondo esterno Claudia, figlia del direttore di Incarceron, è intrappolata in un altro tipo di prigione ­ un universo tecnologico ma costruito con meticolosa cura affinché appaia come un'epoca antica ­ dove la attende un matrimonio combinato con un ricco playboy che lei odia. Ma arriverà un momento in cui Claudia e Finn, contemporaneamente, troveranno un oggetto, una chiave di cristallo, attraverso la quale potranno parlarsi. E allora sarà solo questione di tempo prima che i due mondi, finora separati dagli spessi muri di Incarceron, entrino in contatto...


Divergent di Veronica Roth [2011]

Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza... Età di lettura: da 12 anni. 




Nota: immagini liberamente reperite su Google. Le sinossi dei libri a sinistra delle copertine sono tratte da IBS.
Per maggiori informazioni: le nostre recensioni a La lunga marcia, L'uomo in fuga, Battle Royale, La neve se ne frega, Non lasciarmi, Hunger Games, Matched, Incarceron.
 

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