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2 maggio 2015

Sailor e Lula - Barry Gifford

Lula Pace Fortune e Sailor Ripley hanno vent'anni e stanno per riabbracciarsi. Sailor ha scontato due anni in un carcere di detenzione del North Carolina con l'accusa di omicidio preterintenzionale. Ha ucciso Bob Ray Lemon, un imbecille che dava del filo da torcere a Lula, ma senza volerlo. Ha agito d'istinto, per senso di protezione, è stato un incidente. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, e così è andata. Ora Lula è a bordo di una Bonneville decappottabile bianca del '75, e attende Sailor per portarlo via. Al diavolo la libertà vigilata, sfileranno alla volta della California per ingannare la legge e una madre nevrotica che non approva, con la voglia di passare insieme il resto della vita. Si fermeranno presto, troppo presto, appena in Texas, per un guasto alla macchina, e da quel momento non ci sarà tregua perché "è un vero melodramma, Sailor. Come Romeo e Giulietta, solo che non muore nessuno". La saga completa di Sailor&Lula si apre così, come un romanzo d'avventura che carambola nel noir più torbido e di malaffare non appena la rete di eventi si scioglie in un susseguirsi di colpi terribili, spari, imboscate, ritorsioni. È una corsa senza fine che assomiglia a una vera persecuzione, è un viaggio on the road prima di scoprire che in fondo il sogno americano è diventato il peggiore degli incubi.

Recensione

La saga di Sailor e Lula è composta da sette romanzi brevi. Nel primo, dal titolo Cuori selvaggi, si iniziano a conoscere i due protagonisti, appena maggiorenni, di cui si seguono le vicende fino alla vecchiaia, narrata nell’ultimo episodio della saga dal titolo L’ostinazione del cuore.

Il primo episodio potremmo assimilarlo ad una storia “on the road” con un finale noir. Sailor e Lula iniziano un viaggio in auto senza una meta precisa e con pochi soldi in tasca. La loro intenzione sarebbe quella di fermarsi di tanto in tanto lungo la strada, svolgere qualche lavoro che possa loro consentire di riprendere il viaggio e continuare fino a quando non saranno stanchi o troveranno un luogo particolarmente piacevole dove stabilirsi. Lula e Sailor sono due giovani senza idee per il futuro e che vivono alla giornata, viaggiando, facendo l’amore e conoscendo persone che non avranno occasione di rivedere in futuro. Le cose non andranno come avrebbero voluto e Lula rimane anche incinta.
In contrapposizione a loro c’è la madre di Lula, Marietta, preoccupata per la figlia, tanto da ingaggiare un investigatore suo amico, Johnny, per rintracciare la coppia e riportare Lula a casa.
Tenuto conto che Sailor, per quanto sia un giovane gentile e innamorato, è anche un ex carcerato e non ha né arte né parte, non si può che condividere la preoccupazione della madre per la figlia che, diciamolo pure, non dimostra di essere proprio una ragazza con la testa sulle spalle.
Ma tutti personaggi della saga sono piuttosto bizzarri e Lula, Sailor e Marietta non sono i più strani, anzi, rispetto agli altri personaggi potremmo definirli del tutto normali.

Gifford ha voluto fare una parodia degli stereotipi dei thriller che vanno per la maggiore. Vengono quindi descritte con l’umorismo che gli è tipico sette sataniche, rapimenti per sacrifici umani, gang di malavitosi, prostitute pronte a vendersi o a uccidere a secondo del momento e la convenienza, serial killer per motivi religiosi o economici, senza contare industriali con pochi scrupoli come quelli che commerciano in frattaglie umane per la produzione di prodotti cosmetici.

Nel terzo episodio dal titolo Giorno fortunato per Sailor, Marietta, quando viene a sapere che le hanno rapito il nipote, figlio di Sailor e Lula, chiede aiuto ad un gangster suo conoscente per riuscire a riportare a casa il ragazzino sano e salvo, e, alle perplessità espresse da un amico sulla opportunità di rivolgersi ad un malavitoso, ribadisce:

“Chi non è un gangster oggi, Johnnie? Il mondo non è altro che un enorme racket, dove tutti rubano, uccidono e cercano di fregare gli altri. Almeno Santos è dalla nostra parte, e sono felice che sia così”.
I nomi stessi dei personaggi sono ridicoli, come Mona Costatroppo, la pupa di un capo gang, Maria Pienadigrazia, la madre pazza di due fratelli assassini che crede di essere la Madonna, eccetera.

La scrittura è asciutta e i dialoghi, che sono la parte predominante del racconto, servono a caratterizzare i protagonisti, secondo la migliore tradizione letteraria USA, e sono piuttosto surreali, come questo, ad esempio:

«… ti giuro che hai un cazzo fantastico. Certe volte è come se mi dicesse delle cose, mentre tu sei dentro di me. Sì, come se fosse capace di parlare un suo linguaggio. Tu mi sai prendere.»
Ma tutte le cose che vengono raccontate, spesso durante i viaggi in auto, sono quantomeno inconsuete.
Il romanzo è pieno di aneddoti curiosi, piuttosto esilaranti e, per quanto al limite dell’assurdo, non si esclude che non possano essere veri, perché, si sa, la realtà supera spesso la fantasia. Inoltre basta leggere le cronache dei giornali per constatare che nella gente si annida un fondo di pazzia che si scatena in violenza: condomini che uccidono i vicini di casa, genitori che uccidono i figli e figli che uccidono i genitori, coniugi che si uccidono fra loro e fanatici religiosi che uccidono per uccidere su ispirazione di Dio, imputati che uccidono giudici ed avvocati, ritenendosi perseguitati e non compresi.

L’umorismo dell’autore, tipicamente macabro, risulta molto divertente per coloro che apprezzano il genere. Diamo poi merito al traduttore di aver messo delle note per spiegare citazioni e giochi di parole che non avrebbero altrimenti significato per il lettore italiano.
Gifford caratterizza bene i personaggi e in particolare i protagonisti che, pur inizialmente infantili, gradualmente maturano, si assumono le loro responsabilità e invecchiano insieme rimanendo innamorati, continuando la tradizione dell’ottimismo utopistico di Frank Capra.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Sailor e Lula
  • Titolo originale: Sailor e Lula: The Complete Novels
  • Autore: Barry Gifford
  • Traduttore: Serena Lauzi (Cuore Selvaggio); Alberto Perrotta (Storie Selvagge: Perdita Durango, Sailor e Lula); Fabio Genovesi (L'ostinazione del cuore).
  • Editore: Fandango
  • Data di Pubblicazione: marzo 2015
  • Collana: Mine vaganti
  • ISBN-13: 9788860442598
  • Pagine: 778
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 25,00

19 aprile 2015

Premio Strega 2015: i 12 libri finalisti


Giovedì 16 aprile sono stati finalmente diffusi i nomi dei libri finalisti alla 69esima edizione del Premio Strega, selezionati dal Comitato direttivo del Premio, presieduto da Tullio De Mauro e composto da Valeria Della Valle, Giuseppe D’Avino, Simonetta Fiori, Alberto Foschini, Paolo Giordano, Enzo Golino, Giuseppe Gori, Giovanna Marinelli, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Luca Serianni, Maurizio Stirpe. Da quest'anno è stata introdotta un'importante novità: i giurati potranno infatti esprimere non più una ma tre preferenze alla prima votazione.
Lo spoglio dei voti degli Amici della Domenica (cui vanno aggiunti quelli dei 60 lettori forti, selezionati come ogni anno da librerie indipendenti, e 15 voti collettivi espressi da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero, per un totale di 460 aventi diritto) si terrà il 10 giugno. La seconda votazione e la proclamazione del vincitore avverranno invece giovedì 2 luglio, come sempre al Ninfeo di Villa Giulia.
Ma vediamo insieme chi ha superato la prima selezione: balza subito all'occhio, come già l'anno scorso, la presenza di una graphic novel tra i dodici finalisti. A figurare dopo Gipi, non tanto a sorpresa, è Zerocalcare, giovane fumettista pubblicato da BAO che ha senz'altro fatto parlare di sé con la sua nuova opera Dimentica il mio nome, con un reportage a fumetti pubblicato su Internazionale (Kobane Calling), e con il Premio Fahrenheit 2014 conferito per la prima volta a un romanzo a fumetti. Altro autore (autrice) che continua a far parlare di sé è pure Elena Ferrante, di cui, anche qui senza nessuna sorpresa, troviamo in finale il recente Storia della bambina perduta, come sempre pubblicato da E/O. Feltrinelli punta su Vinicio Capossela, Einaudi su Lagioia e Mondadori su Genovesi, mentre fanno capolino - stavolta sì, con sorpresa - anche i libri di due piccoli editori quali Neo. e Manni.
Forse l'assenza di molti "soliti noti", Ferrante esclusa, risparmierà quest'anno parte del circo delle polemiche: staremo a vedere.


1. Il paese dei coppoloni di Vinicio Capossela (Feltrinelli), presentato da Eva Cantarella e Gad Lerner

"Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando?" Così si chiede al viandante-narratore nelle terre dei padri. Il viandante procede con il passo dell'iniziato, lo sguardo affilato, la memoria popolata di storie. E le storie gli vengono incontro nelle vesti di figure, ciascuna portatrice di destino, che hanno il compito di ispirati accompagnatori. Luoghi e personaggi suonano, con i loro "stortinomi", immobili e mitici, immersi in un paesaggio umano e geografico che mescola il noto e l'ignoto. Scatozza "domatore di camion", Mandarino "pascitore di uomini", la Totara, Cazzariegghio, Pacchi Pacchi, Testadiuccello, Camoia, la Marescialla: ciascuno ragguaglia il viandante, ciascuno lo mette in guardia, ciascuno sembra custode di una verità che tanto più ci riguarda, quanto più è fuori dalla Storia. Il viandante deve misurarsi, insieme al lettore, con un patrimonio di saggezza che sembra aver abbandonato tutti quanti si muovono per sentieri e strade, sotto la luna, nella luce del meriggio, accompagnati dall'abbaiare dei cani. E poi ci sono la musica e i musicanti. La musica da sposalizio, da canto a sonetto, la musica per uccidere il porco, la musica da ballo per cadere "sponzati come baccalà", la musica da serenata, il lamento funebre, la musica rurale, da resa dei conti.


2. La sposa di Mauro Covacich (Bompiani), presentato da Dacia Maraini e Sandro Veronesi

Due sconosciuti in attesa di sparare durante un safari umano. Un'artista vestita da sposa che attraversa l'Europa in autostop. Un giovane sacerdote, ignaro del suo futuro di papa, in un drammatico corpo a corpo con il desiderio. Gli attentati compiuti nei supermercati da un tranquillo padre di famiglia con la passione per gli esplosivi. Le peripezie di un cuore espiantato, in corsa verso la seconda vita. Un uomo deciso a condividere la casa con un branco di lupi. Fatti realmente accaduti che si fondono a invenzioni folgoranti e brevi digressioni autobiografiche, come la lezione di frisbee al nipotino, nella quale affiora la dolente sterilità di un'intera generazione che ha rinunciato ai figli per le proprie ambizioni personali. "La sposa" è un unico flusso di pensieri sul presente, lo stesso che da molti anni caratterizza la scrittura di Mauro Covacich e che trova in "Anomalie" (1998) la sua iniziale scaturigine. Diciassette storie colme di bruciante amore per la vita, scaturite dai recessi di una normalità spesso, a ben vedere, fenomenale.


3. Storia della bambina perduta di Elena Ferrante (e/o), presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano

"Storia della bambina perduta" è il quarto e ultimo volume dell'"Amica geniale". Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e "rinascite". Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l'altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s'incontrano, s'influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell'altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d'amicizia. Intanto la storia d'Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare...


4. Final cut di Vins Gallico (Fandango), presentato da Renato Minore e Luca Ricci

Per affrontare i fallimenti sentimentali ci vuole coraggio. E un grande senso pratico. Lasciarsi non è un affare che riguarda solo il cuore, ma questione delicata, che si chiude con il rito turpe della restituzione. Perché, siamo sinceri, l’eliminazione della persona amata passa dalla rimozione fisica delle sue cose dagli armadi. Senza quel gesto non si può fare spazio, né ricominciare. Il nostro protagonista non sarebbe onesto se non confessasse di aver fondato la Final Cut per una storia andata male. Ma non lo farà, racconterà invece di suo cugino Ludovico che, appena mollato dalla fidanzata, in deficit emotivo, gli ha chiesto una mano per disfarsi degli oggetti di Claudia nel suo appartamento. Una specie di trasloco, che è però un taglio netto. La gente è disposta a pagare pur di non sentire dolore e la Final Cut presta soccorso, mette fine ai rapporti ormai in crisi. Le parole d’ordine sono: assenza di partecipazione, distacco, sospensione di giudizio, imparzialità. E il tariffario cambia in base alle richieste. Se siete fortunati, avrete anche l’elenco delle motivazioni per le quali siete stati lasciati, ma per il flusso di coscienza dovrete saldare a parte, perché il confine fra empatia e commiserazione è labile, e il nostro protagonista non crede nelle terapie. Final Cut è una commedia brillante che parla di ordine e confusione, è il ritratto parossistico della contemporaneità, è un romanzo incisivo e modernissimo che declina i sentimenti e riflette su cosa saremo più in là.


5. Chi manda le onde di Fabio Genovesi (Mondadori), presentato da Silvia Ballestra e Diego De Silva

Ci sono onde che arrivano e travolgono per sempre la superficie calma della vita. Succede a Luna, bimba albina dagli occhi così chiari che per vedere ha bisogno dell'immaginazione, eppure ogni giorno sfida il sole della Versilia cercando le mille cose straordinarie che il mare porta a riva per lei. Succede a suo fratello Luca, che solca le onde con il surf rubando il cuore alle ragazze del paese. Succede a Serena, la loro mamma stupenda ma vestita come un soldato, che li ha cresciuti da sola perché la vita le ha insegnato che non è fatta per l'amore. E quando questo tsunami del destino li manda alla deriva, intorno a loro si raccolgono altri naufraghi, strambi e spersi e insieme pieni di vita: ecco Sandro, che ha quarant'anni ma vive ancora con i suoi, e insieme a Marino e Rambo vive di espedienti improvvisandosi supplente al liceo, cercando tesori in spiaggia col metal detector, raccogliendo funghi e pinoli da vendere ai ristoranti del centro. E poi c'è Zot, bimbo misterioso arrivato da Chernobyl con la sua fisarmonica stonata, che parla come un anziano e passa il tempo con Ferro, astioso bagnino in pensione sempre di guardia per respingere l'attacco dei miliardari russi che vogliono comprarsi la Versilia. Luna, Luca, Serena, Sandro, Ferro e Zot, da un lato il mare a perdita d'occhio, dall'altro li profilo aguzzo e boscoso delle Alpi Apuane.


6. La ferocia di Nicola Lagioia (Einaudi), presentato da Alberto Asor Rosa e Concita De Gregorio

In una calda notte di primavera, una giovane donna cammina nel centro esatto della strada provinciale. È nuda e coperta di sangue. A stagliarla nel buio, i fari di un camion sparati su di lei. Quando, poche ore dopo, verrà ritrovata morta ai piedi di un autosilo, la sua identità verrà finalmente alla luce: è Clara Salvemini, prima figlia della più influente famiglia di costruttori locali. Per tutti è un suicidio. Ma le cose sono davvero andate cosi? Cosa legava Clara agli affari di suo padre? E il rapporto che la unisce ai tre fratelli - in particolare quello con Michele, l'ombroso, il diverso, il ribelle - può aver giocato un ruolo determinante nella sua morte? Le ville della ricca periferia barese, i declivi di ogni rapida ascesa sociale, una galleria di personaggi indimenticabili, le tensioni di una famiglia in bilico tra splendore e disastro: utilizzando le forme del noir, del gotico, del racconto familiare, scandite da un ritmo serrato e da una galleria di personaggi e di sguardi che spostano continuamente il cuore dell'azione, Nicola Lagioia mette in scena il grande dramma degli anni che stiamo vivendo.


7. Il genio dell'abbandono di Wanda Marasco (Neri Pozza), presentato da Francesco Durante e Silvio Perrella

"Il genio dell'abbandono" racconta la vita del più grande scultore italiano fra Otto e Novecento: Vincenzo Gemito. È il romanzo di un'avventura eversiva e donchisciottesca, sullo sfondo di una Napoli vissuta come "un paese imprecisato che stava diventando la sua frontiera di malato", a contatto coi protagonisti della cultura del tempo. Wanda Marasco prende le mosse dalla fuga dell'artista dalla clinica psichiatrica in cui è ricoverato, e da lì ricostruisce la storia agitata di un "enne-enne", un figlio di nessuno abbandonato sulla ruota dell'Annunziata. Il marchio del reietto, beffardamente impresso nel suo stesso nome che è il risultato di un errore di trascrizione, lo accompagnerà per sempre. Il suo apprendistato lo farà nei vicoli, al fianco di un altro futuro grande artista, il pittore Antonio Mancini, suo inseparabile amico che diventerà anche coscienza di Gemito, suo complice totale e infine suo nemico. Vedremo così "Vicienzo" entrare nelle botteghe in cerca di maestri, avido di imparare. Lo seguiremo a Parigi, tra stenti da bohème e sogni di celebrità, e lo ritroveremo a Napoli, artista ambito da mercanti e da re. Vivremo il suo folle amore per la modella Mathilde Duffaud, che ne segna la vita come un sistema dell'erotismo e del dolore, un impasto di eccessi e delusioni che sfociano in una follia tutta "napoletana": intelligenza alla berlina, incandescenza e passioni spesso arrese a un destino malato di cui il "vuoto" di Napoli voracemente si nutre.


8. Se mi cerchi non ci sono di Marina Mizzau (Manni), presentato da Umberto Eco e Angelo Guglielmi

Dopo il funerale di Leonardo le due mogli, le figlie, le sorelle, il nipote, il cugino, una zia e alcuni amici si ritrovano insieme, intrecciando il ricordo di lui con barzellette e risate, conflitti e vecchie incomprensioni, equivoci e amori incerti. Il gruppo di famiglia si riunisce nella casa dell'uomo, e poi al bar per l'aperitivo, e poi in trattoria, tra divertenti siparietti e rivelazioni e tenerezze conditi dal gusto dei protagonisti per le parole e, soprattutto, per il cibo. Nel computer, ad ognuno di loro, Leonardo ha indirizzato una lettera in cui rievoca storie e sentimenti della vita con lui e senza di lui. Manca quella per la sua ex allieva, la voce narrante che ci accompagna nella giornata, scioglie un rebus, svela ciò che (non) è accaduto con Leonardo.


9. Come donna innamorata di Marco Santagata (Guanda), presentato da Salvatore Silvano Nigro e Gabriele Pedullà

Come si può continuare a scrivere quando la morte ti ha sottratto la tua Musa? È questo l'interrogativo che, l'8 giugno 1290, tormenta Dante Alighieri, giovane poeta ancora alla ricerca di una sua voce, davanti alle spoglie di Beatrice Portinari. Da quel momento tutto cambierà: la sua vita come la sua poesia. Percorrendo le strade di Firenze, Dante rievoca le vicissitudini di un amore segnato dal destino, il primo incontro e l'ultimo sguardo, la malìa di una passione in virtù della quale ha avuto ispirazione e fama. È sgomento, il giovane poeta; e smarrito. Ma la sorte gli riserva altri strali. Mentre le trame della politica fiorentina minacciano dapprima i suoi affetti - dal rapporto con la moglie Gemma all'amicizia fraterna con Guido Cavalcanti - e poi la sua stessa vita, Dante Alighieri fa i conti con le tentazioni del potere e la ferita del tradimento, con l'aspirazione alla gloria letteraria e il timore di non riuscire a comporre il suo capolavoro... È un Dante intimo, rivelato nella sua fragilità ma anche nella potenza della sua visione del mondo, quello che Marco Santagata mette in scena in un romanzo che restituisce le atmosfere, le parole, le inquietudini di un Medioevo vivido e vicino. Il sommo poeta in tutta la sua umanità: lacerato dall'amore, tormentato dall'ambizione, ardentemente contemporaneo.


10. Via Ripetta 155 di Clara Sereni (Giunti), presentato da Massimo Onofri e Domenico Starnone

Via Ripetta: una delle strade più centrali di Roma, in quello che fu una sorta di triangolo d'oro fra piazza del Popolo, piazza di Spagna, piazza Venezia. Pensate che allora fosse tutto chiaro, a disposizione di chiunque? No, perché il civico 155 è difficile trovarlo, situato com'è al di là dell'Ara Pacis, oltre piazza Augusto imperatore, nel piccolo tratto che tutti pensano appartenga già a via della Scrofa: bisogna spiegarlo bene perfino a chi guida il taxi, se è proprio lì che si vuole andare. Un tratto fuori fuoco nello stradario, e quella che si racconta qui è la storia fuori fuoco degli anni fra il '68 e il '77, cominciati all'insegna dell'utopia libertaria - compresa l'idea che per la libertà valesse la pena di stare a pancia vuota e di vivere alla meglio in case che cadevano a pezzi - e sfociati nel terrorismo prima, e poi nel riflusso del disimpegno, della Milano da bere, dei manager rampanti. Una storia vista con lo sguardo di chi ha vissuto da vicino molte cose senza mai esserne del tutto al centro, e dunque con la possibilità di testimoniare, dolorosamente, una memoria non chiusa. Ricordi in prima persona di anni raccontati poco e non sempre correttamente: perché il terrorismo non fu come molti ritengono la conclusione logica di quanto il '68 aveva seminato, ma fu invece la sanzione drammatica della sconfitta di molte speranze, un lutto pungente per chi aveva creduto e si era speso per farle germinare.


11. Secolo XXI di Paolo Zardi (Neo.), presentato da Giancarlo De Cataldo e Valeria Parrella

In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un'Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d'acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un'intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d'urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.


12. Dimentica il mio nome di Zerocalcare (BAO Publishing), presentato da Daria Bignardi e Igiaba Scego

Quando l'ultimo pezzo della sua infanzia se ne va, Zerocalcare scopre cose sulla propria famiglia che non aveva mai neanche lontanamente sospettato. Diviso tra il rassicurante torpore dell'innocenza giovanile e l'incapacità di sfuggire al controllo sempre più opprimente della società, dovrà capire da dove viene veramente, prima di rendersi conto di dove sta andando. A metà tra fatti realmente accaduti e invenzione.


2 aprile 2015

L'altra sete - Alice Torriani

Si chiama Alice e ha 27 anni. L’hanno sistemata in una clinica che ha il nome rassicurante di una Casa, ma non sa dire da quanto sia lì. Ha una voglia disperata di Luca. Luca che odora di buono, che la tiene per i fianchi e le sorride. Sono gli occhi glaciali di sua madre gli unici che ha addosso. Insieme a quelli inquisitori del terapeuta, che non smette di fare domande. Perché il diabete, ripetono i medici, non è una malattia, è una Condizione. Bisogna imparare ad avvertire i tremori, i formicolii alla lingua e sulle gambe, ed essere pronti a bucare, caricare la piccola penna nera della glicemia come fosse una pistola e sparare. Alice non sa come sia possibile, alla sua età, abituarsi all’idea di non produrre abbastanza insulina, perché prima di ogni cosa deve fare i conti con l’assenza di Luca per capire come convivere con una mancanza che è, inevitabilmente, una dipendenza.
In un romanzo a stazioni che ritrae l’apatica frenesia di una generazione che ha già chiuso i sogni in un cassetto, Alice Torriani inventa un alfabeto poetico e originalissimo per raccontare di perdite e riabilitazioni. Con una scrittura cangiante, che prende colore a ogni cambio di voce, L’altra sete è una storia che parla di noi, dell’amore che brucia, e di tutti quei demoni del nostro Tempo che si agitano dentro, e che a volte fanno più paura di una malattia.

Recensione

L'altra sete è il romanzo d'esordio - tutt'altro che banale - dell'attrice Alice Torriani. Edito da Fandango Libri, nelle sue pagine viene narrata in prima persona la vicenda di Alice e della sua lotta per andare avanti nonostante una grave forma di diabete che l'ha colpita dopo aver subito un forte trauma.
Il lettore viene così condotto, pagina dopo pagina, nel mondo della protagonista e nelle sue difficoltà a elaborare l'accaduto e ad accettarsi malata, sia fisicamente, sia psicologicamente. Nel percorso scostante fatto di punture di insulina e crisi glicemiche, Alice si scontrerà con la madre apprensiva e l'amica iperattiva, i dottori freddi e distaccati e in generale con l'umanità che è andata avanti incurante dei suoi problemi.

L'altra sete non è un romanzo compiacente verso il lettore e racconta discretamente ciò che l'autrice si è prefissa, a dispetto di una vera mancanza di originalità e di alcune cadute di tono che ne abbassano la qualità generale.
L'autrice riesce nell'intento di suscitare empatia verso la protagonista - nonostante questa faccia di tutto per essere scontrosa e odiosa lungo l'arco narrativo - grazie alla profonda caratterizzazione dovuta a una grande conoscenza della materia raccontata.
Non era facile raccontare le emozioni di una ragazza malata di diabete, eppure la Torriani ci è riuscita più che egregiamente. Supportata da comprimari adatti anche se scolastici, la storia di Alice si svela pagina dopo pagina mantenendo la giusta intensità, sebbene la prosa sia perfettibile e con uno stile ancora da maturare. Infatti, la ricerca continua della frase poetica mina la fluidità della narrazione incagliandola in paragrafi fini a se stessi. Nonostante ciò, come libro d'esordio è un discreto punto di partenza che mostra il talento dell'autrice nell'esporre i sentimenti dei propri personaggi, rendendoli realistici e tridimensionali.

In definitiva, L'altra sete si fa leggere volentieri malgrado non sia niente di nuovo nel genere introspettivo/drammatico italiano. L'autrice è comunque sulla buona strada e questo esordio non può che far ben sperare per il suo futuro letterario.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'altra sete
  • Autore: Alice Torriani
  • Editore: Fandango Libri
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788860444516
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: Brossurato - 16,00 Euro

1 gennaio 2015

Bilancio del 2014 - Speciale nuovo anno

Cari lettori, oggi è il primo giorno del 2014 ed è tempo di bilanci: ma come si può istituire il bilancio di un anno di letture di più di dieci persone? Per rendere l'idea, un po' di numeri: quest'anno abbiamo recensito 220 libri, pubblicato 144 articoli di varia natura, e intervistato 4 autori. Abbiamo pubblicato diversi approfondimenti e articoli d'opinione, infittito le news, e, orfani di Listopia (che non escludiamo torni con aggiornamenti o nuovi generi), abbiamo proseguito con i nostri Speciali, che probabilmente ci terranno compagnia anche quest'anno.
Come facciamo ormai da anni, abbiamo stilato una lista rappresentativa di libri che ci sono piaciuti particolarmente. Quest'anno salteremo la sezione dei libri con voto minimo per il mancato raggiungimento delle cinque unità (che sia un buon segno?). Ecco dunque che vi riproponiamo dieci recensioni secondo i due criteri che seguono:


+5stelle+ Cinque dei libri più belli recensiti quest'anno +5stelle+


Una donna di Sibilla Aleramo - Feltrinelli
Scrive Daniele:

«Il titolo è un manifesto programmatico: per Una donna la Aleramo racconta se stessa e la propria condizione come sineddoche della donna di inizio '900. Una donna come la Donna, soggiogata e umiliata in una società maschilista e bigotta.
Leggere una "Weltanshauung" così moderna e fresca in un romanzo d'esordio del 1906 fa riflettere sui passi fatti per colmare il divario con l'odierno e non solo: notare come molti dei soprusi denunciati dall'autrice ancora siano difficili da sradicare arriva a far indignare il lettore.»

Amatissima di Toni Morrison - Sperling&Kupfer
Scrive Morwen:

«Un romanzo gotico che è anche un romanzo di formazione, in cui i ricordi tornano letteralmente a tormentare gli abitanti del 124 prendendo la forma di una ragazza, Amata, che è contemporaneamente la reincarnazione della figlia bambina di Sethe, uccisa dalla madre per troppo amore, ma anche della madre di lei che aveva affrontato la traversata dall'Africa e di tutti i neri uccisi a causa della schiavitù. Un'entità avida di riconoscimento e affetto, che monopolizza gradualmente l'attenzione della madre e della sorella fino a chiuderle in un bozzolo che le separa da tutti e che è difficilissimo da abbandonare, per senso del dovere e senso di colpa.»

Il mondo del ghiaccio e del fuoco di G.R.R. Martin, E.M. García Jr., L. Antonssen - Mondadori
Scrive Sakura:

«Il mondo del ghiaccio e del fuoco vale assolutamente l'acquisto, soprattutto per le eccezionali illustrazioni interne al volume. I fittizi compilatori, inoltre, scrivono durante il regno di Robert Baratheon, pertanto è assolutamente privo di spoiler, anche se suppongo che risulterà di ben minore interesse per quei lettori così poco appassionati da essere ancora indietro nella lettura della saga.»

Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella - Feltrinelli
Scrive Degof:

«In tempi come questi, dove non è facile affrontare a qualsiasi livello tematiche come quella in cui affonda le mani Catozzella senza cadere di qui o di là della barricata, Non dirmi che hai paura ha il merito di prendere il lettore per mano portandolo in un inferno di verità lasciandogli però il cuore pulsante. E se c'è un limite del libro, un limite vero, è la fine di Samia. Perché chi lo legge ne avrebbe voluto un'altra, avrebbe fatto qualunque cosa per averne un'altra.»

Il bambino di Budrio di Angela Nanetti - Neri Pozza
Scrive Cattivissimaprof:

«La scrittura della narrazione vera e propria fila via sicura, senza intoppi o incertezze, offrendo a chi legge un saldo corrimano per percorrere il lungo e impervio scalone della storia che si va svolgendo. Non manca di essere compiuta e rigorosa, senza però rinunciare a essere accogliente, come ogni libro che voglia invitare le persone a leggerlo, a entrare in lui: il lettore avanza senza timore, trova il proprio posto e si accomoda, pronto a lasciarsi stupire.»



+5stelle+ Piccoli e medi editori a cinque stelle +5stelle+

Collettivo Zampalù di Federico Bagni - Autodafé
Scrive Patrizia:

«Il principale pregio del romanzo di Federico Bagni, per me, è proprio la capacità di creare dei personaggi assolutamente verosimili, che si possono incontrare nel luogo di lavoro, nelle esperienze di volontariato, o, almeno in parte, guardandosi allo specchio. Tutti i personaggi hanno una caratterizzazione psicologica complessa, nessuno di essi appare stereotipato, neanche quelli di cui conosciamo solo alcuni aspetti. In particolare mi è piaciuta la descrizione del centro diurno e dei suoi frequentatori: l’ho trovata assolutamente realistica, senza alcun cedimento alla semplificazione dell’immigrato buono contrapposto ai cattivi che non lo accolgono o viceversa dello straniero ingrato che rifiuta l’integrazione.»

Non temere e non sperare di Yehoshua Kenaz - Giuntina
Scrive Mara:

«Il piccolo/immenso universo kenaziano è, ancora una volta, rappresentato da un variegatissimo mosaico di personaggi, ciascuno con la propria storia. Ci sono i Sabra e gli immigrati di fresca data a Tel Aviv o Gerusalemme; i Sefarditi di umili origini squadrati dall’alto in basso dagli Ashkenaziti, convinti di aver in monopolio il titolo di Padri Fondatori; i sopravvissuti alla Shoah, osservati con una certa diffidenza: siamo diversi anni prima del processo Eichmann, il drammatico momento in cui i sopravvissuti all’Indicibile e gli Ebrei nati e cresciuti in Eretz Yisrael, forti e abbronzati, si guardarono, forse per la prima volta davvero, negli occhi. Gli istruiti e gli ignoranti; tutti inseriti in quel formidabile amalgama rappresentato, fin dalla nascita dello Stato, dalle Forze Armate.»

unastoria di Gipi - Coconino
Scrive Tancredi:

«La parola è un elemento che compare poche volte: elemento essenziale nella vicenda della prima guerra mondiale, elemento di confusione nel presente, espressa graficamente in maniera confusa, volutamente illeggibile. Meno l'autore usa la parola scritta e più si avverte quanto ha realmente da dire, in un sovvertimento che ovviamente predilige la profondità espressiva dell'immagine dipinta e della sua semantica, con le coppie opposte di pieno/vuoto, colore/bianco e nero, chiaro/scuro, per non parlare delle metafore naturali.»

I luminari di Eleanor Catton - Fandango
Scrive Valetta:

«Una volta afferrato il senso, il fascino del romanzo duplica, le interazioni tra i personaggi acquistano tutto un nuovo significato, così come i personaggi stessi che riflettono la loro controparte astrale in carattere e comportamento. Il lettore è quindi contemporaneamente sfidato e affascinato, completamente avvolto nella prosa della Catton che, oltre a essere magnificamente in armonia con l'ambientazione ottocentesca, si dimostra ricca, potente e caratterizzata da un'ottima capacità descrittiva e di approfondimento psicologico, cosicché i protagonisti conquistano facilmente il pubblico e il libro non rimane solo un freddo rompicapo.»

Il letto di Frida di Slavenka Drakulić - Elliot
Scrive Cattivissimaprof:

«Grazioso e inatteso dono, questo romanzo breve, a firma di Slavenka Drakulić, giornalista e scrittrice croata. Il racconto è quello di una vita famosa, difficile ed estrosa: la vita di Frida Kahlo. Narrato dall’infanzia beata al momento dell’inizio della malattia, fino all’incidente terribile che la colpisce e la lascia devastata e piena di dolori lancinanti, che la perseguiteranno per tutta la vita. Intorno a lei si muovono le figure dei genitori; delle sorelle, in particolare Cristina, che le starà accanto per assisterla; del Maestro Diego Rivera, suo mentore artistico e suo grande amore. Gli amori, le vittoria, i dolori, la solitudine, fino al triste epilogo a quarantasette anni.»

Ringraziandovi ancora una volta - calorosamente - di averci seguito per tutto il 2014, ci auguriamo che continuerete a farlo anche quest'anno. I nostri buoni propositi? Continuare a offrirvi il meglio che possiamo, come sempre.


Lo staff della Stamberga

19 dicembre 2014

Stop-Time - Frank Conroy

Quando Frank Conroy scrisse "Stop-Time", pubblicato in America nel 1967, i suoi conflitti interiori avevano semplicemente smarrito la via ma non si erano spostati di un passo. Il senso di perdita dell'innocenza e di sensibilità tradita restavano lì, e scavavano. Quando il New York Times definì il lavoro un'opera trionfale sulla celebrazione della giovinezza, lui stesso ne rimase perplesso. Avrebbe voluto che fosse un atto vendicativo, l'accusa di un mondo che si era portato via il suo tempo, e invece irradiava candore, talmente tanto che a tratti si accendeva delle tonalità della gioia. Da cronaca spietata di ragazzino ribelle alle prese con la propria vulnerabilità di piccolo che cresce in una famiglia disfunzionale degli anni Trenta, "Stop-Time" diventa inno alla libertà, elegia dell'amore fraterno, racconto di un'amicizia speciale che si consuma tra i boschi. Con una scrittura affilata e densa, Frank Conroy riconnette passato e presente nello spazio del ricordo, e per un attimo il desiderio sfrenato per le strade di Kerouac sembrerà imbattersi nelle morbosità miracolose dei giovani di Salinger, in un ritmo che suona secco come una ripresa tosta di pugilato. 

Recensione

È questa l'autobiografia di Frank Conroy, direttore per quasi vent’anni della prestigiosa University of Iowa Writers Workshop, scuola di scrittura creativa da cui sono usciti numerosi premi Pulitzer per la letteratura, oltre a innumerevoli altri riconoscimenti. Conroy è nato nel 1936 e morto di cancro nel 2005. Come autore ha scritto solo cinque libri, fra cui questo Stop-Time, pubblicato nel 1967, che ha avuto un’influenza determinante su numerosi giovani scrittori. Oltre a raccontare i suoi primi diciotto anni vissuti in una famiglia disfunzionale, Conroy descrive uno spaccato di vita degli americani meno abbienti.

Per quanto l’infanzia del protagonista sia stata piuttosto solitaria, con il padre morto in giovanissima età, una madre poco presente e un patrigno irrequieto che non si fermava mai a lungo nello stesso luogo e limitava pertanto la possibilità per Conroy di stringere duraturi legami di amicizia con altri ragazzi, non c’è alcuna autocommiserazione nel suo racconto. L’analisi che fa della sua vita e di quella dei familiari è molto distaccata, quasi come se raccontasse quella di un estraneo, negando qualsiasi evocazione romantica dell’infanzia. Non c’è un filo di sentimentalismo nel suo racconto ed è significativo questo episodio, avvenuto durante il viaggio per mare del protagonista diretto in Danimarca (la madre di Conroy era danese mentre il padre era americano) quando, rientrando nella propria cabina, trova questo telegramma:

Strappai la busta e tirai fuori il messaggio, diceva: “Ti penso” ed era firmato “Mamma”. Rimasi a fissarlo per qualche istante, deluso che non si trattasse di qualcosa di più eccitante, e sorpreso che mia madre si fosse concessa qualcosa di così sentimentale. Quella firma, in particolare, non era da lei. Io l’avevo sempre chiamata Dagmar, mai mamma, eppure lei si era firmata “Mamma”. Mi sembrò fasullo, e così accartocciai il foglio, lo gettai e non ci pensai più.
Siamo agli antipodi, per fare il paragone con il romanzo della Tartt premiato con il Pulitzer, della carica di affetto che il protagonista de Il Cardellino manifesta verso la madre e la ragazza scampata con lui nell’attentato al museo.
Anche nella ricerca di compagnia femminile nel periodo adolescenziale, vengono descritti solo i semplici fatti dettati unicamente dal desiderio sessuale, lasciando al lettore ogni considerazione critica. Non c’è nel racconto di Conroy l'erotismo che serpeggia in Middlesex di Eugenides, dove pur viene narrata la vita di un adolescente alle prime esperienze sessuali, ed è questa mancanza di sentimento, unitamente alla scrittura estremamente sintetica che caratterizza lo stile di Frank Conroy, ad inibire in parte l’empatia che normalmente sorge nei confronti dei giovani protagonisti dei romanzi, biografici o meno che siano. Viene da chiedersi se la predilezione di Conroy per uno stile tanto distaccato non dipendesse da uno spiccato senso di pudore dei propri sentimenti.
Contraddittorio talvolta il comportamento del protagonista che, dopo aver fatto una corte serrata ad una compagna di scuola svedese conosciuta in Danimarca, di punto in bianco si mette ad evitarla, tanto che lei, esasperata quanto sconcertata, alla fine esclama:
“Io ti amo!” strillò di colpo, “lo sai o no cosa vuol dire? Se qui ci fosse una pistola e tu dicessi di spararmi, io lo farei. Lo farei all’istante!” Allungò la mano come per prendere una pistola. “Lo farei!” gridò rapita, spingendo lo sguardo nel vuoto alle mie spalle
“Christina…”
“Tu devi amarmi. Devi! Mi hai messo le mani addosso. Vuol dire che mi ami!”
Rimasi immobile, timoroso di spostare un solo muscolo. Una qualche parte indipendente del mio cervello, che operava sull’onda di una forza propria, annotò l’irrilevante dettaglio che era bella, molto più bella adesso di prima.
“Io me ne torno in Svezia” disse lei, partendo verso la porta.
Mi alzai di scatto e l’intercettai. “No. Non farlo. Ti prego non farlo.”
Ferma davanti a me, continuava a fissarmi il petto. Gli occhi si alzarono e mi guardò la bocca. Successe qualcosa sul suo viso, e pensai che mi avrebbe colpito, ma all’ultimo momento si girò.
“Non te ne andare. Almeno non subito. Datti un po’ di tempo per pensarci.”
“Perché?”
“Ti prego.”
Ruotò di colpo su se stessa, corse alla porta e uscì.

Se siete curiosi di sapere come va a finire la storia, dovrete leggere questa autobiografia che è avvincente e scorrevole.
Gli episodi drammatici, come quello sopraindicato, sono abbastanza rari e descritti con freddezza analitica. Se da un certo punto di vista è apprezzabile una loro esposizione in un modo così chiaro e sintetico, dall'altro sono emotivamente meno coinvolgenti di quelli in cui i personaggi riescono a manifestare in maniera appropriata il proprio stato d'animo. Se paragoniamo Stop-Time con i romanzi sopraccennati, Middlesex e Il Cardellino, entrambi insigniti del premio Pulitzer, troviamo che il coinvolgimento del lettore in questi ultimi è molto più intenso, anche se, dal punto di vista letterario, i tre libri potrebbero equivalersi. Probabilmente la differenza sta nel fatto che in Stop-Time l’autore sente il bisogno di staccarsi emotivamente dai fatti che descrive.

Stop-Time è un esempio di come la buona scrittura può elevare anche gli aspetti di vita più ordinari. Viene da chiedersi come mai questo libro non sia mai stato proposto per qualcuno dei maggiori riconoscimenti letterari statunitensi. Evidentemente la storia di un patrigno piuttosto sfaticato che tendeva a farsi mantenere dalla moglie e quella di una madre che si appropriava dell’assegno destinato all’istruzione dei figli, nonché la critica implicita al sistema scolastico americano non erano elementi ritenuti politicamente corretti. In "L'ultimo inverno" di Paul Harding, che ha insegnato alla stessa scuola di scrittura di cui Conroy è stato direttore e che ha risentito molto della sua influenza, il protagonista è un lavoratore indefesso che, grazie alla sua abnegazione, riesce ad elevarsi da una condizione sociale molto bassa fino a fare fortuna; non c'è quindi da stupirsi del fatto che invece il suo romanzo sia stato insignito del premio Pulitzer.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Stop-Time
  • Titolo originale: Stop-Time
  • Autore: Frank Conroy
  • Traduttore: Matteo Colombo
  • Editore: Fandango
  • Data di Pubblicazione: 4 dicembre 2014
  • Collana: Documenti
  • ISBN-13: 9788860444455
  • Pagine: 350
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19,50

19 agosto 2014

I luminari - Eleanor Catton

1866, Nuova Zelanda. Walter Moody è appena sbarcato nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato, costruito tra la giungla selvaggia e la costa più impervia, esposta ai venti e agli influssi delle maree. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala fumatori del Crown Hotel per parlare di una serie di crimini e misfatti avvenuti a Hokitika in quei giorni, e rimasti ancora irrisolti. Un benestante facoltoso è sparito senza lasciar traccia, una puttana bellissima ha provato a togliersi la vita, un’enorme somma di denaro è stata rinvenuta nella topaia di un povero dissoluto. Moody ha l’impressione di aver interrotto qualcosa di privatissimo e oscuro insieme, ma deve chiedere un brandy e una poltrona comoda per provare a dimenticare ciò a cui ha assistito a bordo del brigantino che l’ha portato fin lì: un fascio di luce, striature di sangue, poi il buio più nero. È un intrico di destini e di fortune, tanto complesso e perfettamente ordito come una notte stellata, questo ambizioso romanzo vittoriano vincitore del Man Booker Prize 2013. Eleanor Catton, giovane talento che è già una promessa, costruisce con abilità magistrale un mondo celestiale che cambia aspetto a ogni giro di Ruota, perché ne I Luminari niente, anche quando ha senso, è come sembra.

Recensione

Per puro caso ho letto I luminari, vincitore l'anno scorso del Man Booker Prize, subito dopo Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo, appena premiato con lo Strega. Di conseguenza il paragone è stato inevitabile e, ancora una volta, tutto a svantaggio dell'autore nostrano.
Sicuramente la letteratura anglofona è in generale più nelle mie corde, ma la differenza tra il provincialismo e l'ordinarietà dell'opera di Piccolo e l'originalità e la ricercatezza del romanzo della Catton è evidente e segna un abisso fra le due opere.

La giovanissima scrittrice neozelandese ha composto un'opera meravigliosamente vittoriana con la sua abbondanza di personaggi tutti in qualche modo connessi l'uno all'altro in un turbinio di omicidi insoluti, false identità, passati nascosti e figli illegittimi, eppure al tempo stesso estremamente moderna nella struttura e nella narrazione.

L'autrice, infatti, ha dedicato grande impegno alla creazione di un racconto il cui sviluppo si basa principalmente sulla carta astrologica: la trama si evolve seguendo i cambiamenti avvenuti all'interno di un intero anno astrologico, mentre la sua struttura è governata dalla durata dalle fasi della luna, con i capitoli che diventano sempre più corti al suo calare finché le introduzioni ai singoli capitoli diventano più lunghe dei capitoli stessi.
I personaggi, a loro volta, si piegano a questo schema con l'uomo assassinato, Crosbie Wells, a simboleggiare la Terra, attorno alla quale ruotano gli eventi del libro. I dodici "cospiratori" che dominano la prima metà del romanzo possono invece essere associati ai segni zodiacali, mentre gli altri sette personaggi principali entrano ed escono dalla prospettiva del racconto proprio come i sette pianeti attraversano la mappa del cielo.

Queste caratteristiche rendono I luminari una sorta di enorme e complesso rebus che cela al suo interno un secondo enigma ("una sfera dentro una sfera"), confermandosi come un racconto del mistero accattivante e unico nel suo genere. Dico tutto questo nonostante abbia sempre trovato l'astrologia e tutto ciò a essa connesso in qualche modo irritante, il che tra parentesi spiega la mia totale ignoranza verso il mondo dello zodiaco, tanto che (ebbene sì, lo confesso) ho inizialmente ignorato gli schemi che precedono le diverse sezioni e ho avuto qualche difficoltà a capire il senso dei titoli dei capitoli, almeno finché non mi sono decisa a ricorrere al buon vecchio Google.

Una volta afferrato il senso, il fascino del romanzo duplica, le interazioni tra i personaggi acquistano tutto un nuovo significato, così come i personaggi stessi che riflettono la loro controparte astrale in carattere e comportamento. Il lettore è quindi contemporaneamente sfidato e affascinato, completamente avvolto nella prosa della Catton che, oltre a essere magnificamente in armonia con l'ambientazione ottocentesca, si dimostra ricca, potente e caratterizzata da un'ottima capacità descrittiva e di approfondimento psicologico, cosicché i protagonisti conquistano facilmente il pubblico e il libro non rimane solo un freddo rompicapo.

Inoltre l'autrice è riuscita a riprodurre il fascino del classico romanzo vittoriano, pur evitando la trappola dell'eccessiva melodrammaticità che avrebbe conferito un tono antiquato all'opera. Peculiarità quali il narratore onnisciente, che ama raccontare usando il "noi", paterno e ironico, e l'incipit di ogni capitolo, introdotto dal famigerato "In cui...", riportano alla memoria il miglior Dickens, così come Emery Stains con il suo candore e il suo ingenuo entusiasmo è un moderno e affascinante David Copperfield, che domina il racconto pur essendo assente per la maggior parte del libro, proprio come il povero Edwin Drood. Stains si spartisce il ruolo di "luminare" del titolo con la sua gemella astrale, la prostituta Anne Wetherell, un'anima perduta con la quale si alterna nei ruoli del sole e della luna, a turno prendendo e donando forza vitale l'uno all'altra.

Se devo indicare un difetto, è che la storia è un po' lenta a decollare, ma confesso di aver adorato comunque ogni suo aspetto, dalle dozzine di trame secondarie al modo in cui i personaggi come coppie in una danza d'altri tempi si incrociano e si lasciano per tutto il racconto passandosi il testimone e con esso la responsabilità di progredire con la narrazione, offrendo al tempo stesso la possibilità di osservare il medesimo evento da dodici punti di vista diversi (sebbene in questo modo figure estremamente promettenti escono dal campo visivo un po' troppo presto). Infine, la struttura circolare dell'opera si è dimostrata uno stratagemma molto astuto per concludere il racconto, andando a colmare quelle lacune che le narrazioni soggettive avevano inevitabilmente lasciato lungo il cammino.

Ho letto diversi commenti in rete che con un misto di sufficienza e risentimento polemizzavano sull'eccessiva ricercatezza di questo libro. In più di una recensione è possibile leggere irritanti frasi che intonano la nota cantilena "Evidentemente io non sono all'altezza di comprendere...", il che ovviamente sottintende "Se non lo capisco io non dovevi scriverlo così, il torto è tuo". Questo potrebbe portare a chiedervi se questo libro è troppo sofisticato per voi. La mia risposta è: solo se volete che lo sia. Sicuramente si tratta di un libro che, oltre a coinvolgerli, mette alla prova i lettori, spingendoli ad accendere il cervello e magari anche ad approfondire - per poter avere una piena comprensione - caratteristiche che personalmente trovo tanto rare quanto gradite, e penso che dovremmo ringraziare l'autrice per la possibilità che ci ha dato e goderci la sfida.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: I luminari
  • Titolo originale: The Luminaries
  • Autore: Eleanor Catton
  • Traduttore: Chiara Brovelli
  • Editore: Fandango
  • Data di Pubblicazione: Maggio 2014
  • ISBN-13: 9788860444202
  • Pagine: 971
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 28,00 Euro

11 luglio 2014

Consigli del blog: cosa leggere sotto l'ombrellone - Estate 2014 (seconda parte)

Se state ancora preparando le valigie e avete spazio per qualche aggiunta dell'ultima ora date un'occhiata a questa nuova infornata di consigli estivi che conclude le nostre proposte di lettura per quest'estate 2014.


Partiamo con Morwen che si rivolge soprattutto a chi quest'estate si trovasse a doversi accontentare di vacanze molto brevi: ecco tre libri con meno di duecento pagine che possono comunque regalare grandi soddisfazioni. Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson (Adelphi), un brevissimo romanzo che trasuda inquietudine nonostante un tono leggero e spesso ironico e che si legge tutto d'un fiato. Il gioco degli scacchi e un omicidio: La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig (Adelphi), un altro brevissimo thriller che si fa leggere rapidamente, senza per questo essere banale, e che può appassionare anche chi è mortalmente annoiato dalle partite a scacchi. Infine, per chi cercasse proprio un altro genere, il terzo consiglio è Colazione da Tiffany di Truman Capote (Garzanti). Anche per chi avesse già visto il celebre film con Audrey Hepburn queste circa 130 pagine possono riservare delle belle sorprese: basti dire che la Holly Golightly cinematografica è assai diversa dal personaggio letterario che rischia di risultare molto più interessante.


Proseguiamo con Fabiana, la cui prima proposta è Una mutevole verità di Gianrico Carofiglio (Einaudi), un giallo breve in cui bene e male si alternano creando luci ed ombre.
Ambientato negli anni Ottanta tra le vie polverose di Bari, il racconto narra con stile delicato e incalzante le indagini del maresciallo Pietro Fenoglio che deve risolvere un omicidio efferato e cruento. Indizi e prove combaciano perfettamente sin dall'inizio. Troppo. "Il bravo sbirro è come il bravo medico", deve seguire l'istinto e scavare, confrontare, non avere certezze. In un'epoca in cui cellulari, iPad, prova del DNA non erano ancora elementi salienti della quotidianità che scorreva lenta e paciosa, investigare era un lavoro duro e laborioso. Il dubbio era l'unico nemico del falso e del male. Una lettura piacevole ed intrigante per ricordare un passato non molto lontano, seguendo le tracce di un assassino misterioso.
Il secondo consiglio è Sette anni senza di te di Guillaume Musso (Sperling&Kupfer), un libro intenso dalle atmosfere poliziesche, elemento che lo discosta completamente dallo stile surreale caratteristico dell’autore. La trama dopo un inizio descrittivo si risolleva grazie a imprevedibili colpi di scena. La fluente scrittura di Musso presenta al lettore un quadro emozionale e familiare in continua evoluzione: un incontro improvviso che si trasforma in amore e dona la vita a due gemelli. I neogenitori bruciano la vita e il rapporto, che si concluderà con il divorzio e con i gemelli divisi tra i genitori. Vite spezzate che si ricongiungeranno dopo sette anni a causa dell’improvvisa scomparsa di uno dei ragazzi. Fuga? Rapimento? I genitori viaggeranno verso mete sconosciute, dando inizio ad un’indagine privata in cui il tempo instillerà dubbi e riserverà sorprese. Inseguimenti, sparizioni, trafficanti di droga sono gli elementi che caratterizzano un thriller che si svolge tra New York, Parigi, Rio e Manaus con un finale da togliere il fiato. Un nuovo capolavoro dello scrittore francese che sembra suggerire: “La vita a volte può essere un gioco pericoloso, nulla è ciò che sembra.”
Completamente diverso l'ultimo consiglio, L’albero e la vacca di Adrián Bravi (Nottetempo), una favola moderna che riesce a rapire e incantare attraverso i racconti e le emozioni di Adamo, un bimbo che osserva il mondo dai rami di un albero, la cui altezza permette distacco dalle situazioni e una visuale completa degli accadimenti. Un pomeriggio, seduto sui rami del tasso, il ragazzo assiste a una violenta lite tra i suoi genitori, ignari della sua presenza. Scosso dalle urla Adamo cerca di ritrovare la calma mangiando le rosse e invitanti bacche dell'albero. Immediatamente il sonno si impadronisce della giovane mente, che inizia a fantasticare e creare nuove verità, come l'incontro con una vacca. Il grande e simpatico animale terrà compagnia al protagonista, rasserenandolo e riconducendolo alla realtà. Una lettura consigliata per allontanarsi dal quotidiano e trasformarlo in una fantastica avventura.


Per quanto riguarda le letture da sotto l'ombrellone (ammesso che il tempo si ricordi che è estate e la smetta di fare le bizze), Degof suggerisce per prima cosa Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli), finalista all'ultimo premio Strega. Un bellissimo libro che vale la pena leggere, soprattutto se alzando gli occhi dalle sue pagine ci si trova di fronte lo specchio del mare.
Le alternative. Un bel classico: Memorie di Adriano di Marquerite Yourcenar (Einaudi), un libro che non ha tempo e non conosce età. Per chi invece vuole una lettura più di “svago” è meglio Georges Simenon. Attenzione, però: non i libri che hanno come protagonista Maigret, ma i romanzi. La Marie del porto (Adelphi) è un ottimo modo per essere trasportati in una Francia dai colori forti e contrastanti.


E in via del tutto eccezionale quest'anno aggiungiamo due bonus track, da parte delle amministratrici.

La proposta di Valetta potrebbe tenervi impegnati per tutta l'estate così come lasciarsi divorare in pochi giorni: stiamo parlando de I luminari di Eleanor Catton (Fandango), libro con cui l'autrice si è aggiudicata il Man Booker Prize pochi mesi fa a soli 28 anni, diventando la più giovane vincitrice di sempre. Si tratta di un tomo che supera le 800 pagine, ma la storia avvincente e lo stile al tempo stesso ricco e scorrevole della Catton lo rendono una di quelle opere difficili da posare una volta prese in mano. Nella suggestiva Nuova Zelanda di fine ottocento, un uomo sbarca nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala per discutere di un omicidio.
E perché non concedersi una lunga storia di pirati che ai più ricorderà l'infanzia trascorsa a fantasticare sulle avventure di Jim Hawkins? Sakura vi consiglia caldamente di immergervi (verbo calzante!) ne La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson (Iperborea), che riscrive l'immortale personaggio di Barbecue, quartiermastro del temibile Capitano Flint. Romanzo storico, romanzo d'avventura, riscrittura di un classico, Larsson non vi deluderà: se proprio siete fissati coi nordici, come se abitare al di là del Baltico conferisse automaticamente il talento a uno scrittore, scegliete lui.


Per chi volesse approfondire: le nostre recensioni a Abbiamo sempre vissuto nel castello, Non dirmi che hai paura, La vera storia del pirata Long John Silver.

4 gennaio 2014

Novità librarie in inverno: alcune uscite da tenere sott'occhio

Quale migliore modo di iniziare l'anno se non segnalandovi le uscite più interessanti in libreria dei prossimi mesi? Tra interessanti ristampe, novità di autori famosi e qualche inedito sorprendente, spaziando dal giallo alla fantascienza senza dimenticare il fantasy e l'horror, ecco a voi una carrellata di libri da non perdervi, in uscita tra gennaio (alcuni sono già stati pubblicati) e marzo.
L'articolo, come al solito, non vuole essere un catalogo dei libri in uscita negli ultimi mesi, ma una selezione di titoli e ristampe che mi sono sembrati interessanti. Ricordo, naturalmente, che tutti i titoli, le eventuali copertine, le informazioni e le date di uscita sono puramente provvisorie, e possono variare da un momento all'altro.


Gennaio


Iniziamo le segnalazioni di gennaio con un'interessante uscita di Longanesi, il romanzo di un'autrice inedita in Italia:

Dopo, di Zan Koethi - Longanesi, La Gaja scienza - 380 pagine, 14.90 Euro
Sono passati dieci anni da quando Sarah è scappata, dopo tre anni di prigionia in uno scantinato, esposta alle torture di Jack Derber. Sarah ha cambiato nome e vita, ma non riesce a cambiare il proprio destino: ancora oggi, vive in una prigionia autoimposta, in preda a mille fobie, vittima delle proprie notti insonni, rinchiusa da mesi nel proprio appartamento di Manhattan. Fino a quando l'FBI la informa dell'approssimarsi di una scadenza importante. L'udienza per il rilascio di Jack Derber... E l'uomo, accusato solo di rapimento, potrebbe davvero tornare libero. Sarah non può consentirlo, perché lei sa. Sa che Derber non è soltanto un rapitore. È un assassino. Lo sa perché lei non era da sola, in quello scantinato. Con lei c'erano altre due ragazze, Christine e Tracy, e per i primi mesi ce n'era anche una terza: Jennifer, la sua migliore amica. E Sarah sa, con certezza, anche se non l'ha mai rivelato a nessuno, che Jennifer è morta per mano di Derber. C'è una sola speranza, per tenere il mostro in prigione: ritrovare il corpo di Jennifer. Per questo, Sarah troverà la forza di riallacciare i contatti con le altre sopravvissute, nonostante l'odio e i segreti che le dividono. Ma ad attenderle c'è un segreto ancora più terribile.

Bompiani pubblica uno dei romanzi della cinquina finale candidata al Man Booker Prize 2013:

Il testamento di Maria, di Colm Tóibín - Bompiani, Narratori stranieri - 160 pagine, 15.00 Euro
"Il testamento di Maria" racconta la storia di una vita imprevista, segnata da una violenza incomprensibile: quella subita da una madre che assiste alla rovina del figlio. Per Maria, Gesù è questo: un figlio perduto. E ora che è anziana e vive in esilio e nella paura, cerca di mettere insieme i ricordi degli eventi che hanno portato alla sua fine. Per lei Gesù era una persona vulnerabile, da proteggere, circondato da uomini che non le ispiravano alcuna fiducia. Da lontano ha assistito al suo 'successo', fino al capovolgimento degli eventi: i giorni del processo e della passione. Quando la sua vita comincia ad acquisire la risonanza del mito, Maria decide di rompere il silenzio che circonda l'accaduto. Nel suo sforzo di dire la verità in tutta la sua complessità, emerge la sua statura morale, insieme a tutta la sua umanità di madre.

Beat ristampa il buon Annus Mirabilis di Geraldine Brooks, che abbiamo recensito qui:

Annus Mirabilis, di Geraldine Brooks - BEAT - 352 pagine, 9.00 Euro
È una mattina del 1666 a Eyam, un piccolo villaggio di montagna del Derbyshire, in Inghilterra, e nel cottage in cui vive, Anna Frith ha appena finito di allattare il piccolo Tom e di scrutare amorevolmente Jamie, che gioca da solo accanto al focolare. Anna si avvia verso la scala della soffitta, per raggiungere la stanza dove dorme Mr. Viccars. Dal giorno in cui Sam Frith se n'è andato, sepolto da una valanga nel giacimento di piombo in cui lavorava, è trascorso un inverno. In primavera, George Viccars è venuto a bussare alla porta del cottage in cerca d'un alloggio e Anna, vedova a diciotto anni con due bambini, ha pensato che l'avesse mandato Dio. Viccars è un sarto girovago, conosce Londra e York, l'intensa vita portuale di Plymouth e il traffico di pellegrini di Canterbury. Ed è gentile: ieri le ha fatto dono di un vestito di lana fine verde dorato. Perché però ora l'accoglie con strani gemiti? Anna entra nella stanzetta e per poco la brocca non le cade di mano. Il volto giovane e bello della sera precedente è scomparso. George Viccars giace con la testa spinta di lato da un rigonfiamento di carne lucida e pulsante. Così, nelle pagine di questo romanzo, la peste giunge a Eyam. Inaspettata e innocente eroina, Anna deve affrontare la morte nella sua famiglia, la disintegrazione della sua comunità e il pericolo di un amore illecito. L'Annus Horribilis della peste, però, è destinato a trasformarsi in un Annus Mirabilis, un anno di meraviglie...

Pubblicazioni nipponiche in casa Einaudi: un romanzo del 2005 della brava autrice giapponese Hiromi Kawakami.

Le donne del signor Nakano, di Hiromi Kawakami - Einaudi, Supercoralli - 200 pagine, 19.00 Euro
In una strada tranquilla, lontana anni luce dalla frenesia dei quartieri commerciali di Tokyo, c'è una bottega "non di antiquariato, ma di cose vecchie" - cosi la definisce il signor Nakano, magrissimo dietro la cassa, un berretto di lana calato sulla fronte e una spiccata sensibilità al fascino femminile. Attorno a lui citole usate, soprammobili di poco valore, qualche sgabello, ventilatori che nessuno accende da anni, e due giovani impiegati. Hitomi e Takeo. Lei è irrequieta, lui riflessivo. Si studiano, forse s'innamorano, nasce un legame toccante e maldestro che sembra destinato a inciampare su ogni incomprensione. Ma anche Nakano e la sua romantica sorella Masayo devono affrontare impreviste complicazioni sentimentali... Sono vicende comuni quelle che ci racconta Kawakami Hiromi, con una delicatezza che nulla toglie alla profondità dei sentimenti, all'intensità di relazioni umane che iniziano quasi per caso e si sciupano senza che sia colpa di nessuno. Una scrittura soave, pervasa da un sottile rimpianto per quello che poteva essere e invece non è stato, e al tempo stesso da un confortante calore umano.

Poiché il 27 gennaio, com'è noto, ricorre la Giornata della Memoria, fioccano le pubblicazioni a tema: noi vi segnaliamo un saggio ripubblicato da Bompiani (la prima edizione, fuori catalogo, è del 1998).

L'irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, di Valentina Pisanty - Bompiani, I grandi tascabili - 294 pagine, 12.00 Euro
Milioni di ebrei furono sterminati nei lager nazisti. Sembra un fatto inconfutabile. Ma c'è chi non la pensa così: qualcuno ha sostenuto che i milioni di ebrei uccisi nei campi di concentramento non sono sei, come solitamente si crede, ma cinque, quattro, due, o forse "solo uno"; altri ritengono che le camere a gas siano solo un dettaglio della storia della Seconda guerra mondiale e che quindi, a meno di non essere storici di professione, non bisognerebbe preoccuparsene troppo; addirittura, c'è chi afferma che il genocidio è un'invenzione della propaganda alleata, sostenuta dall'internazionale ebraica, e che "ad Auschwitz sono state gassate solo le pulci". Tali sono le questioni aperte dai negazionisti. Di fronte agli scritti dei negazionisti, ci si può comportare in due modi diversi: si può scegliere di relegarli, non analizzati, nella categoria delle aberrazioni di cui è capace la psiche umana; oppure si può decidere - come fa l'autrice di questo libro - di soffermarsi sulle strategie argomentative da essi adottate per sostenere e divulgare la loro tesi. Solo se si analizza da vicino il meccanismo del diniego storico, si possono smascherare le tecniche comunicative impiegate da chi vorrebbe rimuovere una volta per tutte "l'irritante questione" delle camere a gas.

Finalmente in uscita per la Sperling, a tre mesi dalla pubblicazione originale, il seguito di Shining, uno dei più noti e apprezzati romanzi di Stephen King: Doctor Sleep. Lo abbiamo già recensito qui.

Doctor Sleep, di Stephen King - Sperling&Kupfer, Pandora - 516 pagine, 19.90 Euro
Fine anni Settanta. Jimmy Carter è presidente degli Stati Uniti. Un incendio rade al suolo l'Overlook Hotel in Colorado. Jack Torrance, custode durante il periodo invernale, muore nell'esplosione della vecchia caldaia difettosa, la moglie Wendy sopravvive con gravi ferite, il figlioletto Danny rimane profondamente minato nella psiche. Lo shining, la luccicanza, lo divora, scatenando incubi e visioni, assieme all'amore per la bottiglia ereditato dal padre. Passano gli anni e Dan Torrance si rassegna a una vita on the road, con l'alcol come unico rimedio contro i fantasmi del passato. Quando infine arriva a Frazer, New Hampshire, sembra giunto al termine della sua corsa. E invece trova due amici decisi a salvarlo, e una nuova missione: usare lo shining come un dono per dare la pace a chi soffre. Ma nuovi terrificanti nemici mettono in pericolo il dono - e la vita - di Dan.

E infine, per i tipi Fanucci, un romanzo per i più giovani dall'acclamato autore russo della saga dei Guardiani:

Trix Solier. L'apprendista mago, di Sergej Luk'janenko - Fanucci, Teens - 528 pagine, 16.00 Euro
In un lontano passato cavalleresco, il duca Sator Gris, assetato di potere, mette in atto un colpo di stato che lascia orfano il giovane Trix, pur risparmiandogli la vita. Distrutto dal dolore e ultimo erede legittimo del ducato, Trix medita vendetta, ma sa di essere solo un ragazzino inerme e senza alleati. Per questo inizia un apprendistato magico che tra viaggi e avventure lo porterà a stringere amicizie più preziose di qualsiasi esercito: Ian, che diventa suo scudiero, il piccolo Klaro, il cavaliere nano Sir Paclus, il mago Radion Sauerampfer, la dolce principessa Tiana e Annette, una fata che gli fa da angelo custode. Accrescendo sempre i più i suoi poteri, Trix verrà a sapere di una congiura contro il re e con l'aiuto dei suoi amici riuscirà a sventarla, scoprendo che più della vendetta a incidere sul destino sono la speranza e la generosità.

Febbraio



Poche le indiscrezioni sulle pubblicazioni di febbraio, ancor meno quelle interessanti: ne abbiamo selezionate solo quattro. Il primo è l'ultimo romanzo dell'italianissimo Salvatore Niffoi (autore per Adelphi de La vedova scalza):

La quinta stagione è l'inferno di Salvatore Niffoi - Feltrinelli, I narratori - 144 pagine, 15.00 Euro
Il bandito Bagolaris ritorna a Maragalò in fin di vita. È tornato per essere seppellito sotto il melograno del giardino, ma prima che ciò accada, steso in quello che tanti anni prima è stato il suo letto, vuole raccontare al figlio Martine come sono andate le cose e lo farà solo se il figlio giurerà di non rivelare mai la sua confessione. Nato sotto mala luna, Tadeu si sposa ed entra subito a far parte della criminalità locale. In Barbagia ci sono i cattivi ricchi (che possono contare sulla rete dei poteri locali e su ingenti accumuli di ricchezze) e i cattivi nuovi (i banditi senza protezione). Al primo impiccio (forse un tradimento) Tadeu deve affrontare un lungo periodo di latitanza, minacciato dalla ricca famiglia dei Gunzanes. Identificato, Tadeu deve fuggire e trova una via per il continente. Si stabilisce a Roma e fa banda con er Fiamma, di Alfio Dominici, el Cannoniere, Serafino el Corvetto, Peppe er Giunco. Li chiamano i quattro dell'apocalisse. Uniti da un legame misterioso e potente i quattro mettono a segno rapimenti e regolamenti di conti, in un progredire sempre più terribile di violenza. Una violenza che sembra trovare giustificazione in un loro truce senso di giustizia contro la ricchezza e contro i potenti. Fanno fuori un industriale del caffè e cercano infine di rapire un ministro responsabile di atrocità contro un loro amico finito in galera. Un uomo del ministro colpisce Tadeu alla tempia. Con un proiettile in testa torna a Maragalò.

Nuovo romanzo anche per Philip Roth, l'autore di Pastorale americana, Indignazione ed Everyman:

La nostra gang, di Philip Roth - Einaudi, Supercoralli - 150 pagine, 18.00 Euro [Cover italiana non ancora disponibile]
Sul palcoscenico internazionale Trick E. Dixon e il suo gabinetto furoreggiano a suon di malefatte: in una crescente esasperazione grottesca della politica nixoniana, assistiamo all'invasione della Danimarca, al lancio dell'atomica su Copenhagen, a una rivolta di boy scout soffocata nel sangue. Scritto di getto nella primavera del 1971, più di un anno prima dell'effrazione nella sede dei democratici al Watergate e ben tre anni prima delle dimissioni di Nixon, "La nostra gang" procurò a Roth l'appellativo di profeta. Ma questo libro nasce soprattutto dall'indignazione di Roth per il linguaggio di Nixon, ed è qui, nella meticolosa parodia dei suoi tic verbali e strategie retoriche, che l'autore affonda il colpo decisivo: sul suo bersaglio diretto, e su di noi. Perché, più di quarant'anni dopo, dall'altra parte dell'Atlantico, quei tic, quelle strategie, hanno un suono inquietante e famigliare. Allora, forse, l'aggettivo migliore per questo libro non è "profetico", ma "universale".

Per gli appassionati di fantascienza è invece previsto il quarto volume della serie di Wild Cards, antologia di racconti ambientati nello stesso universo narrativo curata da G.R.R. Martin:

La missione. Wild Cards vol.4, di AA.VV. curato da G.R.R. Martin - Mondadori, Oscar Bestsellers -
400 pagine, 12.00 Euro [Cover italiana non ancora disponibile]

New York, 1946. Nell'immediato dopoguerra la città è fatta oggetto di un esperimento batteriologico alieno: i takisiani hanno sviluppato una potente arma biologica, il virus wild card, in grado di mutare il DNA di chi vi entra in contatto, e hanno deciso di testarlo sui terrestri, geneticamente identici a loro. L'impatto sulla popolazione newyorkese, e poi in tutto il mondo, è devastante; due sono le possibilità per chi viene contagiato: la trasformazione o la morte; coloro che sono stati trasformati si contenderanno il potere e il controllo del pianeta.

Marzo



Solo due segnalazioni e un hint, invece, per quanto riguarda marzo: il primo è un giallo del nostrano Lucarelli, autore di Almost Blue e Falange armata:

Albergo Italia, di Carlo Lucarelli - Einaudi, Stile libero big - 100 pagine, 10.00 Euro [Cover non ancora disponibile]
Eritrea, 1899. Un soldato italiano di guardia in un magazzino di Archico, sulla costa vicino Massaua, si fa sedurre da una bella ragazza che va spesso a visitarlo quando lui è in servizio. In realtà la ragazza non subisce il fascino italiano, ma è complice di una banda di ladri che, ogni volta, entra nel magazzino e porta via qualcosa. Una sera però il colpo va male e il furto è scoperto. I ladri scappano senza rubare niente, e quando arrivano i carabinieri capiscono perché: le casse sono piene di sci e scarponi da montagna. Che ci fanno in Eritrea, con quaranta gradi all'ombra? Intanto ad Asmara, scelta dalle autorità italiane come la futura capitale della colonia d'Eritrea, si inaugura il lussuoso Albergo Italia. A dormire per la prima notte in uno degli edifici più moderni dell'Africa Orientale ci sono politici, ufficiali e imprenditori. Uno di questi, però, la mattina dopo non si sveglia. Si tratta di un oscuro faccendiere, ucciso durante la notte. A indagare sull'omicidio sono il capitano dei regi carabinieri Colaprico e il suo assistente, lo zaptiè Ogba, dotato di un senso investigativo acutissimo. Insieme rintracciano collegamenti tra l'omicidio e il furto al magazzino, rivelando un traffico di materiali dell'esercito - armi, soprattutto - che sconfina nello spionaggio e coinvolge autorità politiche e militari sia in colonia sia in Italia.

Chicchissima per Feltrinelli: una raccolta di racconti inediti in Italia scritti tra il 1952 e il 2007 dal premio nobel Nadine Gordimer:

Racconti di una vita, di Nadine Gordimer - Feltrinelli, I narratori - 320 pagine, 18.00 Euro
È una raccolta di cinque decadi di racconti inediti in Italia, dal 1952 al 2007. Gordimer disegna la geografia delle relazioni umane con un acume psicologico affilatissimo e una sorprendente mancanza di sentimentalismo. Il suo essere radicata a un momento politico, un luogo e una fede, non ha mai diminuito i suoi talenti come artista. La sua scrittura si mette così al servizio dell'umanità e diventa un memento potentissimo dell'agonia vissuta in Sudafrica e un estremo tentativo d'intervento umano fra due fazioni di una società che sembra disperatamente divisa.

Segnaliamo infine che è prevista l'uscita per questo stesso mese de Gli illuminati di Eleanor Catton, libro vincitore al Man Booker Prize di quest'anno, per l'editore Fandango. Non sono disponibili altre informazioni, se non il prezzo (28.00 Euro), che ci auguriamo essere un risibile errore di stampa.
 

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