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1 gennaio 2015

Bilancio del 2014 - Speciale nuovo anno

Cari lettori, oggi è il primo giorno del 2014 ed è tempo di bilanci: ma come si può istituire il bilancio di un anno di letture di più di dieci persone? Per rendere l'idea, un po' di numeri: quest'anno abbiamo recensito 220 libri, pubblicato 144 articoli di varia natura, e intervistato 4 autori. Abbiamo pubblicato diversi approfondimenti e articoli d'opinione, infittito le news, e, orfani di Listopia (che non escludiamo torni con aggiornamenti o nuovi generi), abbiamo proseguito con i nostri Speciali, che probabilmente ci terranno compagnia anche quest'anno.
Come facciamo ormai da anni, abbiamo stilato una lista rappresentativa di libri che ci sono piaciuti particolarmente. Quest'anno salteremo la sezione dei libri con voto minimo per il mancato raggiungimento delle cinque unità (che sia un buon segno?). Ecco dunque che vi riproponiamo dieci recensioni secondo i due criteri che seguono:


+5stelle+ Cinque dei libri più belli recensiti quest'anno +5stelle+


Una donna di Sibilla Aleramo - Feltrinelli
Scrive Daniele:

«Il titolo è un manifesto programmatico: per Una donna la Aleramo racconta se stessa e la propria condizione come sineddoche della donna di inizio '900. Una donna come la Donna, soggiogata e umiliata in una società maschilista e bigotta.
Leggere una "Weltanshauung" così moderna e fresca in un romanzo d'esordio del 1906 fa riflettere sui passi fatti per colmare il divario con l'odierno e non solo: notare come molti dei soprusi denunciati dall'autrice ancora siano difficili da sradicare arriva a far indignare il lettore.»

Amatissima di Toni Morrison - Sperling&Kupfer
Scrive Morwen:

«Un romanzo gotico che è anche un romanzo di formazione, in cui i ricordi tornano letteralmente a tormentare gli abitanti del 124 prendendo la forma di una ragazza, Amata, che è contemporaneamente la reincarnazione della figlia bambina di Sethe, uccisa dalla madre per troppo amore, ma anche della madre di lei che aveva affrontato la traversata dall'Africa e di tutti i neri uccisi a causa della schiavitù. Un'entità avida di riconoscimento e affetto, che monopolizza gradualmente l'attenzione della madre e della sorella fino a chiuderle in un bozzolo che le separa da tutti e che è difficilissimo da abbandonare, per senso del dovere e senso di colpa.»

Il mondo del ghiaccio e del fuoco di G.R.R. Martin, E.M. García Jr., L. Antonssen - Mondadori
Scrive Sakura:

«Il mondo del ghiaccio e del fuoco vale assolutamente l'acquisto, soprattutto per le eccezionali illustrazioni interne al volume. I fittizi compilatori, inoltre, scrivono durante il regno di Robert Baratheon, pertanto è assolutamente privo di spoiler, anche se suppongo che risulterà di ben minore interesse per quei lettori così poco appassionati da essere ancora indietro nella lettura della saga.»

Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella - Feltrinelli
Scrive Degof:

«In tempi come questi, dove non è facile affrontare a qualsiasi livello tematiche come quella in cui affonda le mani Catozzella senza cadere di qui o di là della barricata, Non dirmi che hai paura ha il merito di prendere il lettore per mano portandolo in un inferno di verità lasciandogli però il cuore pulsante. E se c'è un limite del libro, un limite vero, è la fine di Samia. Perché chi lo legge ne avrebbe voluto un'altra, avrebbe fatto qualunque cosa per averne un'altra.»

Il bambino di Budrio di Angela Nanetti - Neri Pozza
Scrive Cattivissimaprof:

«La scrittura della narrazione vera e propria fila via sicura, senza intoppi o incertezze, offrendo a chi legge un saldo corrimano per percorrere il lungo e impervio scalone della storia che si va svolgendo. Non manca di essere compiuta e rigorosa, senza però rinunciare a essere accogliente, come ogni libro che voglia invitare le persone a leggerlo, a entrare in lui: il lettore avanza senza timore, trova il proprio posto e si accomoda, pronto a lasciarsi stupire.»



+5stelle+ Piccoli e medi editori a cinque stelle +5stelle+

Collettivo Zampalù di Federico Bagni - Autodafé
Scrive Patrizia:

«Il principale pregio del romanzo di Federico Bagni, per me, è proprio la capacità di creare dei personaggi assolutamente verosimili, che si possono incontrare nel luogo di lavoro, nelle esperienze di volontariato, o, almeno in parte, guardandosi allo specchio. Tutti i personaggi hanno una caratterizzazione psicologica complessa, nessuno di essi appare stereotipato, neanche quelli di cui conosciamo solo alcuni aspetti. In particolare mi è piaciuta la descrizione del centro diurno e dei suoi frequentatori: l’ho trovata assolutamente realistica, senza alcun cedimento alla semplificazione dell’immigrato buono contrapposto ai cattivi che non lo accolgono o viceversa dello straniero ingrato che rifiuta l’integrazione.»

Non temere e non sperare di Yehoshua Kenaz - Giuntina
Scrive Mara:

«Il piccolo/immenso universo kenaziano è, ancora una volta, rappresentato da un variegatissimo mosaico di personaggi, ciascuno con la propria storia. Ci sono i Sabra e gli immigrati di fresca data a Tel Aviv o Gerusalemme; i Sefarditi di umili origini squadrati dall’alto in basso dagli Ashkenaziti, convinti di aver in monopolio il titolo di Padri Fondatori; i sopravvissuti alla Shoah, osservati con una certa diffidenza: siamo diversi anni prima del processo Eichmann, il drammatico momento in cui i sopravvissuti all’Indicibile e gli Ebrei nati e cresciuti in Eretz Yisrael, forti e abbronzati, si guardarono, forse per la prima volta davvero, negli occhi. Gli istruiti e gli ignoranti; tutti inseriti in quel formidabile amalgama rappresentato, fin dalla nascita dello Stato, dalle Forze Armate.»

unastoria di Gipi - Coconino
Scrive Tancredi:

«La parola è un elemento che compare poche volte: elemento essenziale nella vicenda della prima guerra mondiale, elemento di confusione nel presente, espressa graficamente in maniera confusa, volutamente illeggibile. Meno l'autore usa la parola scritta e più si avverte quanto ha realmente da dire, in un sovvertimento che ovviamente predilige la profondità espressiva dell'immagine dipinta e della sua semantica, con le coppie opposte di pieno/vuoto, colore/bianco e nero, chiaro/scuro, per non parlare delle metafore naturali.»

I luminari di Eleanor Catton - Fandango
Scrive Valetta:

«Una volta afferrato il senso, il fascino del romanzo duplica, le interazioni tra i personaggi acquistano tutto un nuovo significato, così come i personaggi stessi che riflettono la loro controparte astrale in carattere e comportamento. Il lettore è quindi contemporaneamente sfidato e affascinato, completamente avvolto nella prosa della Catton che, oltre a essere magnificamente in armonia con l'ambientazione ottocentesca, si dimostra ricca, potente e caratterizzata da un'ottima capacità descrittiva e di approfondimento psicologico, cosicché i protagonisti conquistano facilmente il pubblico e il libro non rimane solo un freddo rompicapo.»

Il letto di Frida di Slavenka Drakulić - Elliot
Scrive Cattivissimaprof:

«Grazioso e inatteso dono, questo romanzo breve, a firma di Slavenka Drakulić, giornalista e scrittrice croata. Il racconto è quello di una vita famosa, difficile ed estrosa: la vita di Frida Kahlo. Narrato dall’infanzia beata al momento dell’inizio della malattia, fino all’incidente terribile che la colpisce e la lascia devastata e piena di dolori lancinanti, che la perseguiteranno per tutta la vita. Intorno a lei si muovono le figure dei genitori; delle sorelle, in particolare Cristina, che le starà accanto per assisterla; del Maestro Diego Rivera, suo mentore artistico e suo grande amore. Gli amori, le vittoria, i dolori, la solitudine, fino al triste epilogo a quarantasette anni.»

Ringraziandovi ancora una volta - calorosamente - di averci seguito per tutto il 2014, ci auguriamo che continuerete a farlo anche quest'anno. I nostri buoni propositi? Continuare a offrirvi il meglio che possiamo, come sempre.


Lo staff della Stamberga

13 giugno 2014

Unastoria - Gipi

L’atteso ritorno al fumetto dell’autore più popolare e amato della narrativa disegnata italiana dopo più di due anni di “silenzio” in cui Gipi ha chiuso matite e colori nel cassetto per dedicarsi all’esperienza del cinema.
Unastoria è la storia di un uomo che va in pezzi. Silvano Landi, scrittore di successo lasciato dalla moglie, alla soglia dei cinquant’anni finisce in un ospedale psichiatrico. Lo hanno trovato in stato confusionale su una spiaggia. Sembra non comprendere più la realtà e disegna ossessivamente due cose che ricorrono nelle sue visioni: una stazione di servizio e un grande albero spoglio. Landi è affascinato dalle lettere ritrovate del bisnonno, soldato nella carneficina della Prima guerra mondiale, che dalle trincee scriveva a casa. Sempre a un passo dalla morte, ma animato da un’incrollabile volontà di vivere per poter tornare un giorno dalla moglie e dal figlio.
Le due storie, il presente di Silvano Landi e il passato del suo avo Mauro, si intrecciano e diventano unastoria. La storia della fragilità di ognuno di noi, sospesi tra la bellezza e il continuo sentimento della sua perdita, tra la dolcezza e la tragedia della vita. Sotto i cieli dipinti ad acquerello di una natura magnifica e indifferente, splendida e crudele, Gipi disegna piccole donne e piccoli uomini di ieri e di oggi, le lacrime e le speranze che da sempre ci segnano il viso.
Unastoria è la storia di quel punto di svolta nella vita oltre il quale si affaccia alla coscienza, d’un tratto, la paura di invecchiare e morire. È la storia di una caduta nell’abisso. E di come però, nonostante tutto, ogni volta ci si può rialzare.

Recensione

A leggere la sinossi, ci si fa l'idea di una storia che si muove su due binari diversi, operando un parallelismo esistenziale tra il dramma della Grande Guerra e l'angoscia postmoderna del viver quotidiano. Eppure bastano le prime due, tre pagine, per rendersi conto dell'enorme portata riflessiva e della capacità espressiva dell'autore. Bastano le prime due, tre pagine per rendersi conto di avere davanti una storia radicalmente diversa, di cui si fatica inizialmente a ricostruire il senso, tale è l'affollamento di voci e immagini, piani linguistici e piani di realtà. Non due storie, infatti, ma unastoria, che scava nell'esistenza umana e nei suoi infiniti livelli, scardinando lo spazio e il tempo.

Le prime pagine sono davvero la cifra della capacità dell'autore e del senso di tutta l'opera, presentandosi così differentemente: il disegno iperrealistico che fa da copertina alla prima sezione (il primo piano di una compressa) lascia il posto a una pagina appena schizzata, in bianco e nero, priva di dimensione, mentre la narrazione è in realtà appiattimento di un dialogo immaginario che avviene fuori dallo spazio della pagina; subito dopo, irrompe l'esplosione visiva di un acquarello a tutta pagina, denotando il passaggio a un altro livello di realtà, un altro livello espressivo. Tutta l'opera è un continuo alternarsi di tecniche diverse, la cui decifrazione (facile ma non immediata) è a sua volta unica chiave di lettura che permette di distinguere le diverse vicende e i diversi livelli, tra vissuto, ricordato e immaginato.

La parola è un elemento che compare poche volte: elemento essenziale nella vicenda della prima guerra mondiale, elemento di confusione nel presente, espressa graficamente in maniera confusa, volutamente illeggibile. Meno l'autore usa la parola scritta e più si avverte quanto ha realmente da dire, in un sovvertimento che ovviamente predilige la profondità espressiva dell'immagine dipinta e della sua semantica, con le coppie opposte di pieno/vuoto, colore/bianco e nero, chiaro/scuro, per non parlare delle metafore naturali.

Tutto ciò rende unastoria un'opera dall'indubbio valore letterario, oltre che meramente espressivo: e se la sovrapposizione di piani di realtà e linguaggio ricorda certe tendenze del postmoderno, il continuo spostamento tra panorama e dettaglio sembra risultare da uno studio cinematografico; ma è soprattutto quella lirica della natura a sorprendere, quell'albero rinsecchito eppure avvolto d'aura, inchiodato sulla copertina del libro, che si eleva e si fa pure poesia.

Un'opera delicata e allo stesso tempo brutale, visionaria e al tempo stesso lucida, definitivamente brillante.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Unastoria
  • Autore: Gipi
  • Editore: CoconinoPress/Fandango
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Maschera nera
  • ISBN-13: 9788876182495
  • Pagine: 126
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,00 Euro

11 aprile 2014

Premio Strega 2014: i 12 libri finalisti


Oggi è l'11 aprile e, come vi avevamo anticipato, sul sito ufficiale del premio sono stati annunciati i dodici finalisti al riconoscimento, selezionati dal comitato direttivo composto da Tullio De Mauro e Valeria Della Valle, da Alberto Foschini e Giuseppe D’Avino, dagli scrittori vincitori del Premio Strega Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, nonché dai giornalisti Simonetta Fiori ed Enzo Golino e dallo storico della lingua Luca Serianni.
Mercoledì 11 giugno sarà effettuato lo spoglio dei voti degli Amici della Domenica, ai quali si aggiungeranno come sempre i voti di sessanta lettori forti selezionati da librerie indipendenti italiane, più quindici voti collettivi espressi da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero, per un totale di 460. Si prevede la votazione finale e la proclamazione del vincitore il 3 luglio.
Vediamo insieme quali dei 27 autori ammessi al premio hanno passato la prima selezione, e tenete d'occhio le nostre pagine, perché a giugno abbiamo in mente di dedicare allo Strega lo speciale tematico.



1. Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli), presentato da Giovanna Botteri e Roberto Saviano

Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell'irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L'appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il "fratello di tutta una vita" le cambia l'esistenza per sempre. Rimanere lì, all'improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l'odissea dei migranti dall'Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.


2. Lisario o il piacere infinito delle donne di Antonella Cilento (Mondadori), presentato da Nadia Fusini e Giuseppe Montesano

Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest'obbligo cade addormentata. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente - in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l'incontrollabile ed eversiva energia delle donne. L'affresco della Napoli barocca, fra Masaniello e la peste, riassume la sua forma rutilante, fastosa e miserabile, fosca ed eccessiva, grazie alla scrittura della Cilento, capace di creare sia gli effetti miniaturistici delle folle di Micco Spadaro, sia la potenza dei chiaroscuri caravaggeschi.


3. Bella mia di Donatella Di Pietrantonio (Elliot), presentato da Antonio Debenedetti e Maria Ida Gaeta

La storia di una donna che si ritrova a improvvisarsi madre, nonostante quell'idea di sé fosse stata abbandonata da tempo, con un adolescente taciturno e scontroso. E ciò che succede alla protagonista e io narrante di questo romanzo, quando la sorella gemella, che sembrava predestinata alla fortuna, rimane vittima del terremoto de L'Aquila. Il figlio Marco viene affidato in un primo tempo al padre, che però non sa come occuparsene. Prendersi cura del ragazzo spetta dunque a lei e alla madre anziana, trasferite nelle C.A.S.E. provvisorie del dopo-sisma. Da allora il tempo trascorre in un lento e tortuoso processo di adattamento reciproco, durante il quale ognuno deve affrontare il trauma del presente, facendo i conti con il passato. Ed è proprio nella nostalgia dei ricordi, nei piccoli gesti gentili o nelle attenzioni di un uomo speciale, che può nascondersi l'occasione di una possibile rinascita.


4. unastoria di Gipi (Coconino Press-Fandango), presentato da Nicola Lagioia e Sandro Veronesi

"Unastoria" sono due storie. Quella di Silvano Landi, uno scrittore che alla soglia dei cinquant'anni vede la sua vita andare in pezzi e quella del suo antenato Mauro, soldato nella carneficina della Prima guerra mondiale. Sotto i cieli di una natura magnifica e crudele, ieri come oggi, Gipi racconta la fragilità e la bellezza, le lacrime e le speranze degli uomini. La storia di un'eterna caduta nell'abisso e di come, nonostante tutto, ogni volta ci si possa rialzare.


5. Come fossi solo di Marco Magini (Giunti), presentato da Maria Rosa Cutrufelli e Piero Gelli

A Srebrenica l'unico modo per restare innocenti era morire. Marco Magini era un ragazzino durante i terribili fatti della ex Jugoslavia, li conosceva solo dai telegiornali. Ma quando da studente si imbatte nella storia di Drazen quella vicenda diventa un'ossessione. Quella storia raccontava di un ventenne costretto a combattere una guerra voluta da un'altra generazione e messo davanti a decisioni che nella loro eccezionalità mostrano a nudo l'animo umano come in un antico dramma greco. La rievocazione del massacro e del successivo processo presso il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia è affidata a tre voci che si alternano in una partitura ben scandita. La voce del magistrato spagnolo Romeo González che rievoca lo svolgersi del processo, evidenziando le motivazioni non sempre etiche e limpide che determinano una sentenza. Nell'eterno dibattersi tra ubbidire a leggi fratricide o ribellarsi appellandosi ai diritti inviolabili dell'uomo, viene fuori solo un'immagine povera e burocratica dell'esercizio della legge. Al giudice González si affiancano le voci di Dirk, casco blu olandese di stanza a Srebrenica, rappresentante del contingente Onu colpevole di non avere impedito la strage, e quella del soldato serbo-croato Drazen Erdemovic, vero protagonista della storia, volontario nell'esercito serbo, che fu l'unico a confessare di avere partecipato al massacro, l'unico processato e condannato.


6. Nella casa di vetro di Giuseppe Munforte (Gaffi), presentato da Arnaldo Colasanti e Massimo Raffaeli

Cos’è una famiglia felice? Ecco la domanda impellente che Munforte ci pone con questo romanzo. Davide, voce narrante del libro, padre di Andreas e marito di Elena (con la quale cresce anche una figlia concepita con un altro uomo, Sara), osserva la vita dei suoi cari con discrezione. Vede Sara che si sistema gli occhiali mentre impara a leggere una nuova parola, e poi Elena che trattiene il dolore – ma per cosa? La casa nella quale condividono il quotidiano sembra protetta da una bolla di vetro mentre appena fuori dalla finestra, sulla tangenziale milanese, le macchine sfrecciano in un frastuono. Quella bolla è la voce stessa del narratore a crearla, quasi volesse posare sulla casa un’aura che la difenda dagli urti col mondo. Davide si nasconde, forse non c’è, vede soltanto, e si domanda se questa esistenza che un giorno lasceremo, tutto ciò che abbiamo costruito, le persone che abbiamo amato, continuerà anche senza di noi. Com’è il mondo quando gli voltiamo le spalle? Nella casa di vetro è una favola metropolitana, o una preghiera, quella di un padre, e di un marito, che cerca di conservare ogni attimo d’amore, di non dissipare il tempo condiviso, perché sa che questo è il solo modo per riconsegnarli all’eternità.


7. La vita in tempo di pace di Francesco Pecoraro (Ponte alle Grazie), presentato da Giuseppe Antonelli e Gabriele Pedullà

L'ingegner Ivo Brandani è sempre vissuto in tempo di pace. Quando il libro comincia, il 29 maggio 2015, Ivo ha sessantanove anni, è disilluso, arrabbiato, morbosamente attaccato alla vita. Lavora per conto di una multinazionale a un progetto segreto e sconcertante, la ricostruzione in materiali sintetici della barriera corallina del Mar Rosso: quella vera sta morendo per l'inquinamento atmosferico. Nel limbo sognante di un viaggio di ritorno dall'Egitto, si ricompongono a ritroso le varie fasi della sua esistenza di piccolo borghese: la decadenza profonda degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dal servilismo e dalla burocrazia, il sogno illusorio di un luogo incontaminato e incorruttibile, l'Egeo. E poi, ancora indietro nel tempo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell'amore e del sesso, fino ad arrivare al mondo barbarico del dopoguerra, in cui Brandani ha vissuto gli incubi e le sfide della prima infanzia. Chirurgico e torrenziale, divagante e avvincente, "La vita in tempo di pace" racconta, dal punto di vista di un antieroe lucidissimo, la storia del nostro Paese e le contraddizioni della nostra borghesia: le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le sporcizie, quel che ci illudevamo di essere e quel che alla fine, nostro malgrado, siamo diventati.


8. La terra del sacerdote di Paolo Piccirillo (Neri Pozza), presentato da Valeria Parrella e Romana Petri

È notte e la ragazza corre nella campagna buia più veloce che può, senza voltarsi indietro. È finalmente riuscita a scappare dalla gabbia in cui la vecchia la teneva prigioniera. Il vento gelido le taglia la faccia e la terra brulla i piedi, ma quasi non se ne accorge, perché il dolore delle doglie la rende insensibile a tutto il resto. La ragazza si accascia, urla e partorisce, ma a quell'urlo di dolore ancestrale non segue alcun pianto che annunci la vita. Lascia il bambino morto sotto un albero e prosegue fino a un fienile dove spera di potersi nascondere e riposare. La ragazza non lo sa ma la terra su cui sta cercando rifugio è conosciuta da tutti come "la terra del Sacerdote". Agapito è un uomo burbero e solitario, arido e secco come la sua terra. Tanti anni prima aveva provato a fuggire la povertà della sua terra, il Molise, emigrando in Germania; lì era divenuto sacerdote ma ormai di quel saio e della promessa fatta prendendo i voti è rimasto solo un soprannome. Dalla Germania è tornato con un segreto troppo grande e ha barattato il suo silenzio con la terra su cui vive. Quando Agapito scopre la ragazza nascosta nel fienile si trova di colpo al centro di un affare molto più grande di lui; la ragazza è un'immigrata clandestina, portata con l'inganno dall'Est dell' Europa e costretta a ripagare il passaggio in Italia in modo disumano: rinchiusa come un animale in gabbia e utilizzata per partorire figli da destinare all'adozione o al traffico d'organi.


9. Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo (Einaudi), presentato da Paolo Sorrentino e Domenico Starnone

I funerali di Berlinguer e la scoperta del piacere di perdere, il rapimento Moro e il tradimento del padre, il coraggio intellettuale di Parise e il primo amore che muore il giorno di San Valentino, il discorso con cui Bertinotti cancellò il governo Prodi e la resa definitiva al gene della superficialità, la vita quotidiana durante i vent'anni di Berlusconi al potere, una frase di Craxi e un racconto di Carver... Se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all'indietro la strada è ben segnalata, una scia di intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli: il filo dei nostri giorni. Francesco Piccolo ha scritto un libro che è insieme il romanzo della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva: sarà impossibile non rispecchiarsi in queste pagine (per affinità o per opposizione), rileggendo parole e cose, rivelazioni e scacchi della nostra storia personale, e ricordando a ogni pagina che tutto ci riguarda. "Un'epoca quella in cui si vive - non si respinge, si può soltanto accoglierla".


10. Storia umana e inumana di Giorgio Pressburger (Bompiani), presentato da Gianfranco De Bosio e Sergio Givone

Giorgio Pressburger compie con questo libro un viaggio "dantesco", conducendo il lettore tra figure storiche, grandi dittatori, grandi filosofi e grandi artisti, personaggi della Divina Commedia, protagonisti della contemporaneità come il camorrista Sandokan e Nelson Mandela, figure amate e rimpiante come il nonno e il fratello Nicola... Tutte le presenze del libro vengono a costituire una galleria ricchissima e sfaccettata che impone al protagonista di ripensare alla propria vita collocandola sia all'interno della storia millenaria del popolo ebraico, sia sullo sfondo del recente "secolo breve" - quel Novecento che ha segnato la sua esistenza e che più che mai si è accanito contro i valori supremi cui Pressburger nonostante tutto crede: l'amore e la libertà. Il dialogo con i morti, la riflessione sulla storia, l'analisi critica di una realtà caotica e multiforme si risolvono in visione onirica, ma soprattutto poetica: e dichiaratamente poetica è infatti la prosa di Pressburger, scandita da spazi bianchi che accennano a un ritmo di versificazione e invitano a una lettura "inattuale", segnalando un progetto letterario contro corrente rispetto alle tendenze dominanti di questo inizio secolo.


11. Ovunque, proteggici di Elisa Ruotolo (nottetempo), presentato da Marcello Fois e Dacia Maraini

In una giornata qualsiasi dei suoi cinquant'anni, Lorenzo Girosa riceve una lettera in cui qualcuno mostra di conoscere un segreto che da anni ha smesso di tormentarlo: un delitto commesso quando era poco più che bambino. Tentando di riannodare i fili di quell'epoca remota, Lorenzo racconta della grande villa in cui ha vissuto, generosa negli spazi ma gravata dalla malasorte di casa senza figli, e della sua famiglia, fatta di uomini inconcludenti e donne compromesse. È la storia del nonno Domenico che cerca fortuna in America, del padre Nicola che senza un mestiere e un talento diventa un rude saltimbanco chiamato Blacmàn, della madre Francesca che scappa di casa per andare sulla pubblicità del sapone LUX. Tutti loro rivivono nello sguardo di Lorenzo che, nascosto dietro le tende di una Villa Girosa ormai deserta, è ben determinato a proteggere quanto di oscuro c'è nel proprio passato. Con una prosa classica e una lingua di carne, "Ovunque, proteggici" denuncia la forza di un destino che è scelta e di un sangue che si riconosce solo nelle ferite.


12. Il padre infedele di Antonio Scurati (Bompiani), presentato da Umberto Eco e Walter Siti

"Forse non mi piacciono gli uomini." Il giorno in cui tua moglie, all'improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall'ingresso nell'età adulta, l'innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e l'accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. Con "Il padre infedele" Antonio Scurati scrive il suo libro più personale, infiammato dal tono accorato della confessione e, al tempo stesso, il romanzo dell'educazione sentimentale di una generazione.


 

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