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16 luglio 2016

Sangue del suo sangue - Gaja Cenciarelli

Fin da piccola Margherita è sempre stata terrorizzata dal padre, il generale dei Carabinieri Rodolfo Scarabosio, che le impone una ferrea disciplina. Ma anche dopo l’assassinio di lui per mano delle BR, la sua vita è una successione di divieti, fino a quando Pierfrancesco – un giovane opportunista da cui si crede amata – la convince a trasferirsi a Roma per diventare presidentessa del Comitato per il Sostegno ai Famigliari delle Vittime delle BR, fiore all’occhiello della campagna elettorale di Bruno Chialastri, imprenditore al servizio dei potenti e suo capo. Ciò che Margherita non sa è che la segretaria di Chialastri è l’infiltrata di un gruppo armato che s’ispira alle BR e che vuole ucciderlo proprio la mattina delle elezioni del 2006. Un romanzo che rovescia i luoghi comuni sul terrorismo, attraverso gli occhi ingenui e impietosi di una sua presunta vittima.

Recensione

A voler essere disincantati, il romanzo di Gaja Cenciarelli potrebbe apparire sin dalle prime pagine un agglomerato di personaggi improbabili la cui passività reattiva e la gestualità improvvisa potrebbero far storcere il naso. Ma bisogna scavare, e solo di poco, per arrivare a capire Margherita e il suo dramma, che perdura da anni, che acquisisce assonanze lievi, capaci di toccare comunque l’animo anche dei lettori più esigenti e coriacei.
Uno scenario politico abbastanza recente fa da contorno a un’Italia moderna, dove le storie passate si intersecano in modo viscerale a un presente dove la protagonista sembra quasi anacronistica, interrotta. Margherita è figlia di un generale dei carabinieri barbaramente ucciso nel 1986 dalle Brigate Rosse, e quello che può sembrare il suo dramma per lei, donna fragile e inconsapevole di sé, in realtà si afferma come liberazione, per quanto effimera, in un sistema familiare violento e sbagliato dove il fratello Massimo, unico maschio rimasto, diviene il nuovo carnefice rispondendo a un bisogno impellente di avere l’approvazione di un padre morto, da cui sarebbe stato disprezzato e che non è mai riuscito ad amare sul serio.
Torino nel febbraio 2006, e poi Roma nelle settimane immediatamente successive, costituiscono le scenografie della storia dell’oggi di Margherita, che per una serie di situazioni fortuite riesce a scappare dalla sua routine, grazie all’invito di Pierfrancesco, suo primo amore nei tempi del liceo che di fatto non conosce, ma che impersona quella molla che scatta e le restituisce il primo coraggio di scappare dal suo inferno diventato abitudine, che ha affrontato sino ad allora con stoica rassegnazione, ma la sua innocenza diventa la sua nuova condanna, ritrovandosi nelle mani di un imprenditore politico senza scrupoli, Bruno Chialastri, che intende usarla per accaparrarsi voti facendo leva sul nascente comitato dei familiari delle vittime delle BR durante le elezioni. Ma il pericolo della città eterna rimarrà sempre in agguato, non solo perché degli attivisti hanno intenzione di fermare la campagna elettorale di Chialastri, ma anche per la pazzia di Massimo, che si metterà alla sua ricerca con l’unico obiettivo di riportarla indietro. E ancora nel romanzo compare Milla, una donna che si trova a stretto contatto con la protagonista con diffidenza e nel contempo riverenza, perché non capisce i meccanismi interni. Ma chi potrebbe farlo, in fondo.

Sangue del suo sangue è un intrico di vite che si intrecciano, si sfilacciano e si ritrovano nel mezzo, che quasi stritolano la povera Margherita, una donna sola, incapace, che dovrà farsi forza per ritrovarsi e riuscire ad affermarsi, liberandosi del pesante fardello che porta sulle spalle.
Questo romanzo ci parla del dolore e della violenza, non solo perché Margherita ne è vittima, ma proprio perché ci dimostra come a volte il male si annidi nella famiglia stessa che dovrebbe proteggerti, non crocifiggerti e immolarti. Una violenza spesso immotivata, che conduce in sentieri cupi, inspiegabili, dai colori spenti. Che è talmente forte e improvvisa da travolgere il lettore e spingerlo ora alla compassione, dopo alla rabbia, e ancora poi all’odio verso l’inspiegabile dilemma: perché la famiglia nasconde le più turpi nefandezze? Quale uomo potrebbe sottoporre, sotto lo sguardo vigile e compiacente della compagna, i propri figli a una tortura di abuso e coercizione?
Situazioni reali, che non vediamo sinché non ne abbiamo conoscenza diretta.

Per questo il libro di Gaja Cenciarelli colpisce e rimane impresso. Non per il dibattito politico e nemmeno per la disamina puntuale dei meccanismi di lotta elettorale e di affermazioni degli ideali, che quasi mai dovrebbero condurre alla menzogna e men che meno all’assassinio. Ma la storia è destinata a ripetersi, solo perché gli uomini, pare, non imparano mai dal loro passato.
Un libro di sicuro intenso, che si muove con estrema lentezza per raccontare al lettore ogni sfaccettature della scena, ogni riflesso indiretto. Una storia che il potere di attrarre e di respingere, ma che rimane comunque indelebile.
Sangue del suo sangue è una lettura da dedicare a chi vuole esplorare il dolore e sentirsene mondato subito dopo, per il potere che scaturisce dalla comprensione dell’animo umano e dalla condanna di una violenza che a volte diventa il quotidiano, se non si riesce a respingerla e a fuggirne.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Sangue del suo sangue
  • Autore: Gaja Cenciarelli
  • Editore: Nottetempo
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: narrativa
  • ISBN-13: 9788874522842
  • Pagine: 344
  • Formato - Prezzo: € 16,50

17 marzo 2016

The Man Booker International Prize 2016 - La longlist

Il Man Booker International Prize è forse il più importante riconoscimento letterario britannico, che premia i migliori romanzi internazionali tradotti in lingua inglese. Assegnato dal 2005 al 2015 con cadenza biennale all'opera omnia di un autore, a partire da questa edizione si terrà annualmente e selezionerà una singola opera.
Tra i tredici candidati che si contenderanno il premio, assegnato il 16 maggio tra una rosa di sei finalisti che verranno annunciati il 14 aprile, la nostra misteriosa autrice Elena Ferrante, accanto a premi nobel quali Kenzaburō Ōe e Orhan Pamuk.
Scopriamo insieme, nel dettaglio, quali opere sono state selezionate e quali sono disponibili anche in italiano.


A General Theory of Oblivion di José Eduardo Agualusa (Harvill Secker) - ANGOLA

A General Theory of Oblivion è un grande patchwork che racconta la storia dell’Angola attraverso Ludo, una donna che si barrica nel suo appartamento alla vigilia dell’indipendenza angoliana. Per i successivi trent’anni vive di verdure e piccioni, e brucia i mobili per restare al caldo. Ma il mondo esterno trapela attraverso frammenti di conversazione alla radio, voci dalle porte vicine, barlumi di un uomo che sfugge ai suoi inseguitori e un biglietto attaccato alla zampa di un uccello. Finché un giorno non incontra Sabalu, un giovane che si arrampica fino alla sua terrazza dalla strada. Con la giocosità, l’umorismo e il calore che sono il marchio di fabbrica dell’autore, A General Theory of Oblivion è un romanzo stupefacente sul dolore umano e sulle emozioni, le speranze e i pericoli che un cambiamento radicale porta con sé.


Storia della bambina perduta di Elena Ferrante (Europa Editions, e/o) - ITALIA

"Storia della bambina perduta" è il quarto e ultimo volume dell'"Amica geniale". Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e "rinascite". Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l'altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s'incontrano, s'influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell'altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d'amicizia. Intanto la storia d'Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare...


The Vegetarian di Han Kang (Portobello Books) - COREA DEL SUD

Yeong-hye e suo marito sono persone ordinarie. Lui è un impiegato con moderate ambizioni e modi miti; lei una moglie scialba ma premurosa. L’accettabile encefalogramma piatto del loro matrimonio si interrompe quando Yeong-hye, cercando un’esistenza più “rigogliosa”, commette uno scioccante atto sovversivo. Mentre la sua ribellione si manifesta in forme sempre più bizzarre e spaventose, Yeong-hye sprofonda sempre più nell'idea di abbandonare la sua prigione di carne e di diventare – impossibilmente, estaticamente – un albero. Inquietante, disturbante e bellissimo, The Vegetarian è un romanzo sull'odierna Corea del Sud, ma anche sulla vergogna, sul desiderio, e sui nostri vani tentativi di comprendere gli altri, da un corpo imprigionato a un altro.


Riparare i viventi di Maylis de Kerangal (Maclehose Press, Feltrinelli) - FRANCIA

Tre adolescenti di ritorno da una sessione di surf su un pullmino tappezzato di sticker, tre big wave rider, esausti, stralunati ma felici, vanno incontro a un destino che sarà fatale per uno di loro. Incidente stradale, trauma cranico, coma irreversibile, e Simon Limbres entra nel limbo macabramente preannunciato dal suo cognome.
Da quel momento, una macchina inesorabile si mette in moto: bisogna salvare almeno il cuore. La scelta disperata dell’espianto, straziante, è rimessa nelle mani dei genitori. Intorno a loro, come in un coro greco, si muovono le vite degli addetti ai lavori che faranno sì che il cuore di Simon continui a battere in un altro corpo.
Tra accelerazioni e pause, ventiquattr’ore di suspense, popolate dalle voci e le azioni di quanti ruotano attorno a Simon: genitori, dottori, infermieri, équipe mediche, fidanzata, tutti protagonisti dell’avventura, privatissima e al tempo stesso collettiva, di salvare un cuore, non solo organo ma sede e simbolo della vita.


L'uomo tigre di Eka Kurniawan (Verso Book, Metropoli d'Asia) - INDONESIA

In una piccola cittadina indonesiana, il ventenne Margio uccide Anwar Sadat, un anziano e incallito sciupafemmine. L’omicidio viene compiuto in modo insolito: Margio ha morso il collo della vittima fino a spezzarne l’osso, proprio come una tigre uccide la sua preda. Sullo sfondo di un’Indonesia moderna ma ancora radicata in tradizioni ancestrali, il romanzo conduce il lettore in un labirinto di abusi e magie, di forti pregiudizi e impulsi irrefrenabili. Con uno stile composito, vivace e ironico, l’autore ci racconta la storia di due famiglie tormentate e di Margio, giovane a cavallo tra ambiente urbano e rurale e combattuto tra due nature, quella umana e quella soprannaturale.


The Four Books di Yan Lianke (Chatto & Windus) - CINA

Nel novantanovesimo distretto di uno sterminato campo di lavoro, artisti, liberi pensatori e accademici sono imprigionati per rafforzare la loro lealtà alle ideologie comuniste. Qui, la Musicista e il suo amante, lo Studioso, insieme all'Autore e al Teologo, sono obbligati a eseguire estenuanti lavori fisici e incoraggiati a riferire sui comportamenti dissidenti altrui. Il premio: conquistarsi una possibilità di libertà. Sono controllati da un supervisore preadolescente, il Bambino, che trae piacere dal sistema di ricompense e dalle punizioni eccessive. Quando le quote di produzione agricola e industriale aumentano a un livello irraggiungibile, il novantanovesimo distretto si dissolve nell'anarchia. E a quel punto, mentre il tempo si fa inclemente e scoppia una carestia, vengono abbandonati a loro stessi per sopravvivere.


Tram 83 di Fiston Mwanza Mujila (Jacaranda, Nottetempo) - REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO/AUSTRIA

Il Tram 83 è il giardino delle delizie e l’allucinato epicentro della“Città-Paese”, capitale di un imprecisato ma riconoscibile stato africano: prostitute di ogni età, musicisti scalcagnati, turisti a scopo di lucro, minatori alcolizzati e faccendieri carichi di soldi sporchi, stranieri in cerca di fortuna e locali in cerca di un diversivo alla miseria si incrociano e rimescolano nel bar a luci rosse più fornito – di bevande, divertimento e carne di cane – della città. È la frontiera africana, niente regole e l’imperativo categorico della sopravvivenza per tutti. Requiem, infaticabile maestro di traffici, e Lucien, scrittore spiantato e idealista in arrivo dall’Entroterra, si rivedono dopo molti anni. Coinvolto negli affari loschi di Requiem, Lucien incontra un eccentrico editore e si avventura in un’impresa letteraria dagli esiti dubbi, in mezzo al carnevale esplosivo e disperato del Tram 83, dove le smanie e i gesti sono sfrenati come la corsa all’oro che ha messo a soqquadro il paese, e il vuoto è dietro l’angolo: “Questo è il Nuovo Mondo, ognuno per sé e la merda per tutti Tram 83 è una rapsodia. La sua frenesia e il suo ritmo hanno la dismisura delle guerre africane”. (Libération)


Un bicchiere di rabbia di Raduan Nassar (Penguin Modern Classics, Einaudi) - BRASILE

Un uomo e una donna senza nome s'incontrano in una casa fuori mano in un rapporto rabbioso e fortemente erotico. La storia di un amore insolito e violento raccontata da una delle più importanti rivelazioni della letteratura brasiliana.





Ladivine di Marie NDiaye (Maclehose Press) - FRANCIA

La vita di Clarisse Rivière è scandita dal rifiuto di confessare al marito Richard e alla figlia Ladivine che sua madre è una povera domestica di colore. Invece, gravata dal senso di colpa, finge di essere un’orfana, fa visita a sua madre di nascosto e non racconta a nessuno della sua vera identità: Malinka, figlia di Ladivine Sylla. Col tempo, le sue bugie le si ritorcono contro: Richard lascia Clarisse, frustrato dall’incolmabile, indecifrabile abisso tra loro. Clarisse è devastata, ma trova conforto in un altro uomo, Freddy Moliger, a cui confessa il segreto di sua madre, arrivando anche a presentargliela. Ma Ladivine, sua figlia, ora è a sua volta sposata, non può fare a meno di provare una brutta sensazione riguardo al nuovo amante di sua madre, convinta che possa portare solo caos e panico nella sua vita. Quando si scoprirà che ha ragione, nelle più tragiche circostanze, l’unico conforto sul quale la famiglia può contare, nel caso in cui voglia farlo, richiede una prova di fede al di là di qualsiasi cosa potessero immaginarsi. Incentrato su tre generazioni di donne, il cui lignaggio apparentemente maledetto è segnato dal peso delle sue origini, dal dolore dell'alienazione e da un'eredità di vergogna, Ladivine è una stupefacente e incantevole storia di segreti, bugie, colpa e perdono a opera di una delle voci letterarie più originali d'Europa.


Death by Water di Kenzaburō Ōe (Atlantic Books) - GIAPPONE

Per la prima volta nella sua lunga vita, il premio Nobel Kogito Choko soffre del blocco dello scrittore. Il libro che cerca di scrivere analizza il suo burrascoso rapporto con il padre, e il senso di colpa per non essere stato presente la notte in cui annegò in un fiume in piena. Ma come scrivere di un uomo che non ha mai veramente conosciuto? Quando la sorella, da tempo lontana, chiama inaspettatamente, offre a Choko una soluzione: è infatti in possesso di un vecchio e misterioso baule, il cui contenuto promette di svelare i molti segreti dell'uomo scomparso dalle loro vite decenni prima.


White Hunger di Aki Ollikainen (Peirene Press) - FINLANDIA

1867: un anno di devastante carestia in Finlandia. Marja, la moglie di un contadino del nord, si mette in viaggio attraverso la neve con i suoi due bambini. La loro meta: San Pietroburgo, dove, dice la gente, c'è del pane. Anche altri si stanno dirigendo a sud, altrettanto disperati. Ruuni, un ragazzo che incontra, sembra degno di fiducia. Ma qualcuno può veramente aiutarla? Questo straordinario romanzo finlandese si interroga su ciò che si deve fare per sopravvivere.


La stranezza che ho nella testa di Orhan Pamuk (Faber & Faber, Einaudi) - TURCHIA

Un ragazzo ama una ragazza. Tutte le storie, anche quelle più complicate, nascono da questa semplice, universale premessa. Mevlut l'ha incontrata una sola volta: i loro sguardi si sono incrociati di sfuggita al matrimonio di un parente a Istanbul. Eppure è bastato quell'attimo di perfezione e felicità a farlo innamorare. Süleyman, il cugino, gli ha detto che delle tre figlie di Abdurrahman, quella che ha visto Mevlut, quella di cui si è innamorato, è senz'altro Rayiha. Da allora non l'ha più rivista ma, per tre anni, Mevlut le scrive le lettere più appassionate che il suo cuore riesce a creare. Finché un giorno capisce che l'unico modo di coronare il suo sogno è scappare con Rayiha, di fatto rapendola dalla casa paterna in cui è rinchiusa. Così, una notte di tempesta, mentre Süleyman aspetta con un furgone in una strada poco lontana, Mevlut e la sua amata si riuniscono. Nulla potrà andare storto ora, nulla potrà più dividerli, pensa lui. Poi un lampo illumina la scena e rivela il volto di Rayiha: quella non è la ragazza a cui Mevlut ha creduto di scrivere per tutto quel tempo, non è la ragazza di cui si è innamorato a prima vista tre anni prima! Chi ha ingannato Mevlut? E come si comporterà ora il nostro eroe?


Una vita intera di Robert Seethaler (Picador, Neri Pozza) - AUSTRIA

Andreas Egger non ha mai gridato né esultato da bambino. Fino al suo primo anno di scuola non ha mai neppure davvero parlato. Quando nell’estate del 1902, ancora bimbo, lo tirano giú dal carro con cui giunge tra le montagne diventate poi sue, resta semplicemente muto a guardare in alto con grandi occhi stupiti le cime splendenti di bianco. Ha quattro anni all’epoca, e non interessa a nessuno. Men che meno a Hubert Kranzstocker, il contadino che lo accoglie controvoglia. Il bimbo è l’unico figlio di una cognata che ha condotto una vita leggera ed è stata perciò punita dal buon Dio con una tisi che se l’è portata via.
Kranzstocker non lo manda al diavolo unicamente perché reca al collo un sacchetto di cuoio con delle banconote. In compenso non esita a picchiarlo per un pane lasciato ammuffire, una vacca persa o un balbettio durante la preghiera della sera. Un giorno lo bastona a tal punto che nella gamba destra di Andreas ogni cosa va fuori posto. L’aggiustaossa di un paese vicino gliela sistema alla bell’e meglio, ma la gamba da allora spunta sbieca dall’anca, irrimediabilmente storta.
Andreas Egger non grida né esulta nemmeno quando, trent’anni dopo, fa la sua comparsa nella valle, tra le urla di gioia del paese, la squadra del cantiere della ditta Bittermann & Figli: duecentosessanta operai, dodici macchinisti, quattro ingegneri, sette cuoche e un drappello di aiutanti, l’avanguardia di una colonna incaricata di costruire una funivia e mutare per sempre il volto della valle.
Andreas Egger ubbidisce semplicemente in silenzio al suo destino: vivere tra la quiete e la bellezza dei monti e la crudeltà degli uomini. Impara cosí dapprima il mestiere di bracciante e poi di contadino, e alla fine entra a far parte della Bittermann & Figli. È «la gigantesca macchina chiamata Progresso», gli dicono. Ma a lui queste cose non interessano.
Soltanto una cosa gli sta a cuore: mettere piede nell’osteria del paese e incrociare lo sguardo di Marie Reisenbacher, la ragazza dai capelli biondi e la pelle rosea che lavora lí ai tavoli, e che un giorno gli ha procurato «un dolore sottile vicino al cuore» sfiorandogli appena il braccio. Perciò quando, un pomeriggio di fine agosto, riesce a strappare un bacio a Marie e a stringerla a sé e lei gli dice «Ohi. Quanta forza, che hai!», gli sembra di capire che, oltre alla crudeltà, esiste anche la possibilità del bene e della felicità tra gli esseri umani.
Nominato «libro dell’anno» dai librai tedeschi, selezionato da Der Spiegel come uno dei romanzi piú importanti del 2014, accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico in Germania, Una vita intera si segnala, nella narrativa contemporanea, per la bellezza della sua scrittura e l’originalità della sua narrazione: l’unicità di un’esistenza qualunque.

29 maggio 2015

Premio Campiello 2015: la cinquina finalista (e il vincitore del Campiello Opera Prima)


E' di oggi l'annuncio della rosa dei cinque finalisti al Premio Campiello, giunto quest'anno alla 53esima edizione.
Istituito nel 1962 da alcuni industriali del Veneto, venne assegnato per la prima volta nel 1963 a La tregua di Primo Levi, e annualmente insignisce un romanzo di narrativa pubblicato nell'anno corrente, scelto tra una rosa di cinque finalisti selezionati dalla Giuria dei Lettori. Dopo la vittoria del 2014 di Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana (Sellerio), vedremo chi quest'anno il 12 settembre si aggiudicherà il prestigioso riconoscimento tra i seguenti finalisti, votati da una giuria di 300 lettori anonimi:


La mappa di Vittorio Giacopini (Il Saggiatore)

Monti, laghi, colline, forre, fortilizi e contrafforti, borghi, strade, slarghi: vedere tutto, come se si fosse per aria, e tutto rappresentare in una mappa, con dettagli minuti, badando a distanze, rilievi, proporzioni: squadrare il mondo, illuminarlo, dargli ordine. È questo l'obiettivo di Serge Victor, ingegnere-cartografo al seguito di Napoleone durante la Campagna d'Italia. Figlio esemplare dei Lumi, nemico di fole balzane e superstizioni, adepto dell'"Encyciopédie" di Diderot e d'Alembert - alle cui parole si aggrappa con una devozione non lontana dal fideismo che la Rivoluzione si era incaricata di smantellare -, Serge Victor riceve l'ordine dal Generale in persona di riprodurre i corsi e i ricorsi della Campagna, di fermare su carta e nel tempo i nuovi confini d'Italia, che il demiurgo Napoleone, N., l'Imperatore, va ridisegnando e riplasmando, sempre più a suo piacimento. Così, mentre il còrso conquista la penisola e, non pago, invade l'Egitto, Serge lavora alla sua magnum opus, in compagnia di uno scalcinato poeta tutto sdegno e fervore e dell'ammaliatrice Zoraide, la sua Maga, che della ragione rappresenta il doppio, il sonno, e prefigura l'assedio portato ai Lumi dalle sotterranee pulsioni che, nella Storia come nell'animo dell'uomo, non conoscono sopore.


L'ultimo arrivato di Marco Balzano (Sellerio)

Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all'esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell'emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro, di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Come racconta lui stesso, "non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattr'otto. Prima mi hanno fatto venire a schifo tutte cose, ho collezionato litigate, digiuni, giornate di nervi impizzati, e solo dopo me ne sono andato via. Era la fine del '59, avevo nove anni e uno a quell'età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi". Ninetto parte e fugge, lascia dietro di sé una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è "picciriddu" o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di sé. Ad aiutarlo c'è poco o nulla, forse solo la memoria di lezioni scolastiche di qualche anno di Elementari. Ninetto si getta in quella città sconosciuta con foga, cammina senza fermarsi, cerca, chiede, ottiene un lavoro. E tutto gli accade come per la prima volta...


Cade la terra di Carmen Pellegrino (Giunti)

Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l'oblio, e che non vede l'ora di scomparire. Il paesaggio d'intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento. Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese condannato a ritornare alla terra. Come tra le quinte di un teatro ecco aggirarsi un anarchico, un venditore di vasi da notte, una donna che non vuole sposarsi, un banditore cieco, una figlia che immagina favole, un padre abile nel distruggerle. Con Carmen Pellegrino l'abbandonologia diviene scienza poetica. E questo modo particolare di guardare le rovine, di cui molto si è parlato sui giornali e su internet, ha finalmente il suo romanzo.


Il tempo migliore della nostra vita di Antonio Scurati (Bompiani)

Leone Ginzburg rifiuta di giurare fedeltà al fascismo l'8 gennaio 1934. Pronunciando apertamente il suo "no", imbocca la strada difficile che lo condurrà a diventare un eroe della Resistenza. Un combattente mite, integerrimo e irriducibile che non imbraccerà mai le armi. Mentre l'Europa è travolta dalla marcia trionfale dei fascismi, questo giovane intellettuale formidabile prende posizione contro il mondo servile che lo circonda e la follia del secolo. Fonderà la casa editrice Einaudi, organizzerà la dissidenza e creerà la sua amata famiglia a dispetto di ogni persecuzione. Questa è la sua storia vera dal giorno della sua cacciata dall'università fino a quello in cui è ucciso in carcere. Nel racconto rigoroso e appassionato con il quale Scurati le rievoca, accanto a quella di Leone e Natalia Ginzburg, scorrono però anche le vite di Antonio e Peppino, Ida e Angela, i nonni dell'autore, persone comuni nate negli stessi anni e vissute sotto la dittatura e le bombe della Seconda guerra mondiale. Dai sobborghi rurali di Milano convertiti all'industria ai vicoli miserabili del "corpo di Napoli", di fronte ai fucili spianati, le esistenze umili di operai e contadini, artisti mancati e madri coraggiose entrano in risonanza con le vite degli uomini illustri. Accostando i singoli ai grandi eventi, attraverso documenti, fotografie e lettere, ricordi famigliari e memoria collettiva, Antonio Scurati resuscita il nostro passato.


Senti le rane di Paolo Colagrande (Nottetempo)

Al tavolino di un bar, Gerasim racconta a Sogliani la storia di un terzo amico seduto poco più in là, ed è una storia molto avventurosa. Ebreo convertito al cattolicesimo per chiamata divina, Zuckermann prende i voti e diventa "il prete bello" di Zobolo Santaurelio Riviera, località balneare di "fascia bassa": agli occhi dei fedeli passa per un santo, illuminato, alacre e innocente. Ma un pomeriggio di fine estate, mentre intorno al suo nome diventano sempre più insistenti le voci di miracoli, a Zuckermann si offre la visione della Romana, la figlia diciassettenne di due devoti parrocchiani. Da lì in poi, fra pallidi tentativi di espiazione, passioni e gelosie, cui fanno da contrappunto le vaneggianti digressioni di Gerasim e Sogliani, dall'Uomo vitruviano agli etologi fiamminghi, dagli asceti di Costantinopoli all'Ikea, da Rossella O'Hara all'olio di nespolo babilonese, lentamente si consuma una tragedia sentimentale che travolge l'intera comunità e trova il suo epilogo in riva a un fosso...


E' stato invece già assegnato il Premio Campiello Opera Prima, attribuito dal 2004 a un autore al suo esordio letterario:


La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Iannello (Feltrinelli)

Sulla caviglia dello stivale Italia, là dove sta l'osso pezzillo, nasce il nostro eroe, Isidoro Sifflotin. Nella casetta di Mattinella, che sta su da trecento anni e "non crollerà mai", il prodigioso guagliunciello Isidoro affina una dote miracolosa, ricevuta non si sa come da Quirino, il padre strabico, poetico e comunista, e da Stella, la mamma pastaia. Qual è questa dote? La più semplice: Isidoro sa fischiare, e fischia in modo prodigioso. Con il suo inseparabile merlo indiano Alì dagli sbaffi gialli, e l'aiuto di una combriccola stralunata, crea una lingua nuova, con tanto di Fischiabolario, e un messaggio rivoluzionario comincia magicamente a diffondersi. Proprio quando il progetto di un'umanità felice e libera dal bisogno sta per prendere forma, succede qualcosa che mette sottosopra l'esistenza di Isidoro. "Tutto quello che cresce si separa": con addosso questo insegnamento di mamma Stella, Isidoro, ormai ragazzo, scopre Napoli e si imbatte, senza neanche rendersene davvero conto, in un altro linguaggio prodigioso e muto: quello dell'amore.

11 luglio 2014

Consigli del blog: cosa leggere sotto l'ombrellone - Estate 2014 (seconda parte)

Se state ancora preparando le valigie e avete spazio per qualche aggiunta dell'ultima ora date un'occhiata a questa nuova infornata di consigli estivi che conclude le nostre proposte di lettura per quest'estate 2014.


Partiamo con Morwen che si rivolge soprattutto a chi quest'estate si trovasse a doversi accontentare di vacanze molto brevi: ecco tre libri con meno di duecento pagine che possono comunque regalare grandi soddisfazioni. Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson (Adelphi), un brevissimo romanzo che trasuda inquietudine nonostante un tono leggero e spesso ironico e che si legge tutto d'un fiato. Il gioco degli scacchi e un omicidio: La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig (Adelphi), un altro brevissimo thriller che si fa leggere rapidamente, senza per questo essere banale, e che può appassionare anche chi è mortalmente annoiato dalle partite a scacchi. Infine, per chi cercasse proprio un altro genere, il terzo consiglio è Colazione da Tiffany di Truman Capote (Garzanti). Anche per chi avesse già visto il celebre film con Audrey Hepburn queste circa 130 pagine possono riservare delle belle sorprese: basti dire che la Holly Golightly cinematografica è assai diversa dal personaggio letterario che rischia di risultare molto più interessante.


Proseguiamo con Fabiana, la cui prima proposta è Una mutevole verità di Gianrico Carofiglio (Einaudi), un giallo breve in cui bene e male si alternano creando luci ed ombre.
Ambientato negli anni Ottanta tra le vie polverose di Bari, il racconto narra con stile delicato e incalzante le indagini del maresciallo Pietro Fenoglio che deve risolvere un omicidio efferato e cruento. Indizi e prove combaciano perfettamente sin dall'inizio. Troppo. "Il bravo sbirro è come il bravo medico", deve seguire l'istinto e scavare, confrontare, non avere certezze. In un'epoca in cui cellulari, iPad, prova del DNA non erano ancora elementi salienti della quotidianità che scorreva lenta e paciosa, investigare era un lavoro duro e laborioso. Il dubbio era l'unico nemico del falso e del male. Una lettura piacevole ed intrigante per ricordare un passato non molto lontano, seguendo le tracce di un assassino misterioso.
Il secondo consiglio è Sette anni senza di te di Guillaume Musso (Sperling&Kupfer), un libro intenso dalle atmosfere poliziesche, elemento che lo discosta completamente dallo stile surreale caratteristico dell’autore. La trama dopo un inizio descrittivo si risolleva grazie a imprevedibili colpi di scena. La fluente scrittura di Musso presenta al lettore un quadro emozionale e familiare in continua evoluzione: un incontro improvviso che si trasforma in amore e dona la vita a due gemelli. I neogenitori bruciano la vita e il rapporto, che si concluderà con il divorzio e con i gemelli divisi tra i genitori. Vite spezzate che si ricongiungeranno dopo sette anni a causa dell’improvvisa scomparsa di uno dei ragazzi. Fuga? Rapimento? I genitori viaggeranno verso mete sconosciute, dando inizio ad un’indagine privata in cui il tempo instillerà dubbi e riserverà sorprese. Inseguimenti, sparizioni, trafficanti di droga sono gli elementi che caratterizzano un thriller che si svolge tra New York, Parigi, Rio e Manaus con un finale da togliere il fiato. Un nuovo capolavoro dello scrittore francese che sembra suggerire: “La vita a volte può essere un gioco pericoloso, nulla è ciò che sembra.”
Completamente diverso l'ultimo consiglio, L’albero e la vacca di Adrián Bravi (Nottetempo), una favola moderna che riesce a rapire e incantare attraverso i racconti e le emozioni di Adamo, un bimbo che osserva il mondo dai rami di un albero, la cui altezza permette distacco dalle situazioni e una visuale completa degli accadimenti. Un pomeriggio, seduto sui rami del tasso, il ragazzo assiste a una violenta lite tra i suoi genitori, ignari della sua presenza. Scosso dalle urla Adamo cerca di ritrovare la calma mangiando le rosse e invitanti bacche dell'albero. Immediatamente il sonno si impadronisce della giovane mente, che inizia a fantasticare e creare nuove verità, come l'incontro con una vacca. Il grande e simpatico animale terrà compagnia al protagonista, rasserenandolo e riconducendolo alla realtà. Una lettura consigliata per allontanarsi dal quotidiano e trasformarlo in una fantastica avventura.


Per quanto riguarda le letture da sotto l'ombrellone (ammesso che il tempo si ricordi che è estate e la smetta di fare le bizze), Degof suggerisce per prima cosa Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli), finalista all'ultimo premio Strega. Un bellissimo libro che vale la pena leggere, soprattutto se alzando gli occhi dalle sue pagine ci si trova di fronte lo specchio del mare.
Le alternative. Un bel classico: Memorie di Adriano di Marquerite Yourcenar (Einaudi), un libro che non ha tempo e non conosce età. Per chi invece vuole una lettura più di “svago” è meglio Georges Simenon. Attenzione, però: non i libri che hanno come protagonista Maigret, ma i romanzi. La Marie del porto (Adelphi) è un ottimo modo per essere trasportati in una Francia dai colori forti e contrastanti.


E in via del tutto eccezionale quest'anno aggiungiamo due bonus track, da parte delle amministratrici.

La proposta di Valetta potrebbe tenervi impegnati per tutta l'estate così come lasciarsi divorare in pochi giorni: stiamo parlando de I luminari di Eleanor Catton (Fandango), libro con cui l'autrice si è aggiudicata il Man Booker Prize pochi mesi fa a soli 28 anni, diventando la più giovane vincitrice di sempre. Si tratta di un tomo che supera le 800 pagine, ma la storia avvincente e lo stile al tempo stesso ricco e scorrevole della Catton lo rendono una di quelle opere difficili da posare una volta prese in mano. Nella suggestiva Nuova Zelanda di fine ottocento, un uomo sbarca nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala per discutere di un omicidio.
E perché non concedersi una lunga storia di pirati che ai più ricorderà l'infanzia trascorsa a fantasticare sulle avventure di Jim Hawkins? Sakura vi consiglia caldamente di immergervi (verbo calzante!) ne La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson (Iperborea), che riscrive l'immortale personaggio di Barbecue, quartiermastro del temibile Capitano Flint. Romanzo storico, romanzo d'avventura, riscrittura di un classico, Larsson non vi deluderà: se proprio siete fissati coi nordici, come se abitare al di là del Baltico conferisse automaticamente il talento a uno scrittore, scegliete lui.


Per chi volesse approfondire: le nostre recensioni a Abbiamo sempre vissuto nel castello, Non dirmi che hai paura, La vera storia del pirata Long John Silver.

11 aprile 2014

Premio Strega 2014: i 12 libri finalisti


Oggi è l'11 aprile e, come vi avevamo anticipato, sul sito ufficiale del premio sono stati annunciati i dodici finalisti al riconoscimento, selezionati dal comitato direttivo composto da Tullio De Mauro e Valeria Della Valle, da Alberto Foschini e Giuseppe D’Avino, dagli scrittori vincitori del Premio Strega Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, nonché dai giornalisti Simonetta Fiori ed Enzo Golino e dallo storico della lingua Luca Serianni.
Mercoledì 11 giugno sarà effettuato lo spoglio dei voti degli Amici della Domenica, ai quali si aggiungeranno come sempre i voti di sessanta lettori forti selezionati da librerie indipendenti italiane, più quindici voti collettivi espressi da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero, per un totale di 460. Si prevede la votazione finale e la proclamazione del vincitore il 3 luglio.
Vediamo insieme quali dei 27 autori ammessi al premio hanno passato la prima selezione, e tenete d'occhio le nostre pagine, perché a giugno abbiamo in mente di dedicare allo Strega lo speciale tematico.



1. Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli), presentato da Giovanna Botteri e Roberto Saviano

Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell'irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L'appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il "fratello di tutta una vita" le cambia l'esistenza per sempre. Rimanere lì, all'improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l'odissea dei migranti dall'Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.


2. Lisario o il piacere infinito delle donne di Antonella Cilento (Mondadori), presentato da Nadia Fusini e Giuseppe Montesano

Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest'obbligo cade addormentata. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente - in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l'incontrollabile ed eversiva energia delle donne. L'affresco della Napoli barocca, fra Masaniello e la peste, riassume la sua forma rutilante, fastosa e miserabile, fosca ed eccessiva, grazie alla scrittura della Cilento, capace di creare sia gli effetti miniaturistici delle folle di Micco Spadaro, sia la potenza dei chiaroscuri caravaggeschi.


3. Bella mia di Donatella Di Pietrantonio (Elliot), presentato da Antonio Debenedetti e Maria Ida Gaeta

La storia di una donna che si ritrova a improvvisarsi madre, nonostante quell'idea di sé fosse stata abbandonata da tempo, con un adolescente taciturno e scontroso. E ciò che succede alla protagonista e io narrante di questo romanzo, quando la sorella gemella, che sembrava predestinata alla fortuna, rimane vittima del terremoto de L'Aquila. Il figlio Marco viene affidato in un primo tempo al padre, che però non sa come occuparsene. Prendersi cura del ragazzo spetta dunque a lei e alla madre anziana, trasferite nelle C.A.S.E. provvisorie del dopo-sisma. Da allora il tempo trascorre in un lento e tortuoso processo di adattamento reciproco, durante il quale ognuno deve affrontare il trauma del presente, facendo i conti con il passato. Ed è proprio nella nostalgia dei ricordi, nei piccoli gesti gentili o nelle attenzioni di un uomo speciale, che può nascondersi l'occasione di una possibile rinascita.


4. unastoria di Gipi (Coconino Press-Fandango), presentato da Nicola Lagioia e Sandro Veronesi

"Unastoria" sono due storie. Quella di Silvano Landi, uno scrittore che alla soglia dei cinquant'anni vede la sua vita andare in pezzi e quella del suo antenato Mauro, soldato nella carneficina della Prima guerra mondiale. Sotto i cieli di una natura magnifica e crudele, ieri come oggi, Gipi racconta la fragilità e la bellezza, le lacrime e le speranze degli uomini. La storia di un'eterna caduta nell'abisso e di come, nonostante tutto, ogni volta ci si possa rialzare.


5. Come fossi solo di Marco Magini (Giunti), presentato da Maria Rosa Cutrufelli e Piero Gelli

A Srebrenica l'unico modo per restare innocenti era morire. Marco Magini era un ragazzino durante i terribili fatti della ex Jugoslavia, li conosceva solo dai telegiornali. Ma quando da studente si imbatte nella storia di Drazen quella vicenda diventa un'ossessione. Quella storia raccontava di un ventenne costretto a combattere una guerra voluta da un'altra generazione e messo davanti a decisioni che nella loro eccezionalità mostrano a nudo l'animo umano come in un antico dramma greco. La rievocazione del massacro e del successivo processo presso il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia è affidata a tre voci che si alternano in una partitura ben scandita. La voce del magistrato spagnolo Romeo González che rievoca lo svolgersi del processo, evidenziando le motivazioni non sempre etiche e limpide che determinano una sentenza. Nell'eterno dibattersi tra ubbidire a leggi fratricide o ribellarsi appellandosi ai diritti inviolabili dell'uomo, viene fuori solo un'immagine povera e burocratica dell'esercizio della legge. Al giudice González si affiancano le voci di Dirk, casco blu olandese di stanza a Srebrenica, rappresentante del contingente Onu colpevole di non avere impedito la strage, e quella del soldato serbo-croato Drazen Erdemovic, vero protagonista della storia, volontario nell'esercito serbo, che fu l'unico a confessare di avere partecipato al massacro, l'unico processato e condannato.


6. Nella casa di vetro di Giuseppe Munforte (Gaffi), presentato da Arnaldo Colasanti e Massimo Raffaeli

Cos’è una famiglia felice? Ecco la domanda impellente che Munforte ci pone con questo romanzo. Davide, voce narrante del libro, padre di Andreas e marito di Elena (con la quale cresce anche una figlia concepita con un altro uomo, Sara), osserva la vita dei suoi cari con discrezione. Vede Sara che si sistema gli occhiali mentre impara a leggere una nuova parola, e poi Elena che trattiene il dolore – ma per cosa? La casa nella quale condividono il quotidiano sembra protetta da una bolla di vetro mentre appena fuori dalla finestra, sulla tangenziale milanese, le macchine sfrecciano in un frastuono. Quella bolla è la voce stessa del narratore a crearla, quasi volesse posare sulla casa un’aura che la difenda dagli urti col mondo. Davide si nasconde, forse non c’è, vede soltanto, e si domanda se questa esistenza che un giorno lasceremo, tutto ciò che abbiamo costruito, le persone che abbiamo amato, continuerà anche senza di noi. Com’è il mondo quando gli voltiamo le spalle? Nella casa di vetro è una favola metropolitana, o una preghiera, quella di un padre, e di un marito, che cerca di conservare ogni attimo d’amore, di non dissipare il tempo condiviso, perché sa che questo è il solo modo per riconsegnarli all’eternità.


7. La vita in tempo di pace di Francesco Pecoraro (Ponte alle Grazie), presentato da Giuseppe Antonelli e Gabriele Pedullà

L'ingegner Ivo Brandani è sempre vissuto in tempo di pace. Quando il libro comincia, il 29 maggio 2015, Ivo ha sessantanove anni, è disilluso, arrabbiato, morbosamente attaccato alla vita. Lavora per conto di una multinazionale a un progetto segreto e sconcertante, la ricostruzione in materiali sintetici della barriera corallina del Mar Rosso: quella vera sta morendo per l'inquinamento atmosferico. Nel limbo sognante di un viaggio di ritorno dall'Egitto, si ricompongono a ritroso le varie fasi della sua esistenza di piccolo borghese: la decadenza profonda degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dal servilismo e dalla burocrazia, il sogno illusorio di un luogo incontaminato e incorruttibile, l'Egeo. E poi, ancora indietro nel tempo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell'amore e del sesso, fino ad arrivare al mondo barbarico del dopoguerra, in cui Brandani ha vissuto gli incubi e le sfide della prima infanzia. Chirurgico e torrenziale, divagante e avvincente, "La vita in tempo di pace" racconta, dal punto di vista di un antieroe lucidissimo, la storia del nostro Paese e le contraddizioni della nostra borghesia: le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le sporcizie, quel che ci illudevamo di essere e quel che alla fine, nostro malgrado, siamo diventati.


8. La terra del sacerdote di Paolo Piccirillo (Neri Pozza), presentato da Valeria Parrella e Romana Petri

È notte e la ragazza corre nella campagna buia più veloce che può, senza voltarsi indietro. È finalmente riuscita a scappare dalla gabbia in cui la vecchia la teneva prigioniera. Il vento gelido le taglia la faccia e la terra brulla i piedi, ma quasi non se ne accorge, perché il dolore delle doglie la rende insensibile a tutto il resto. La ragazza si accascia, urla e partorisce, ma a quell'urlo di dolore ancestrale non segue alcun pianto che annunci la vita. Lascia il bambino morto sotto un albero e prosegue fino a un fienile dove spera di potersi nascondere e riposare. La ragazza non lo sa ma la terra su cui sta cercando rifugio è conosciuta da tutti come "la terra del Sacerdote". Agapito è un uomo burbero e solitario, arido e secco come la sua terra. Tanti anni prima aveva provato a fuggire la povertà della sua terra, il Molise, emigrando in Germania; lì era divenuto sacerdote ma ormai di quel saio e della promessa fatta prendendo i voti è rimasto solo un soprannome. Dalla Germania è tornato con un segreto troppo grande e ha barattato il suo silenzio con la terra su cui vive. Quando Agapito scopre la ragazza nascosta nel fienile si trova di colpo al centro di un affare molto più grande di lui; la ragazza è un'immigrata clandestina, portata con l'inganno dall'Est dell' Europa e costretta a ripagare il passaggio in Italia in modo disumano: rinchiusa come un animale in gabbia e utilizzata per partorire figli da destinare all'adozione o al traffico d'organi.


9. Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo (Einaudi), presentato da Paolo Sorrentino e Domenico Starnone

I funerali di Berlinguer e la scoperta del piacere di perdere, il rapimento Moro e il tradimento del padre, il coraggio intellettuale di Parise e il primo amore che muore il giorno di San Valentino, il discorso con cui Bertinotti cancellò il governo Prodi e la resa definitiva al gene della superficialità, la vita quotidiana durante i vent'anni di Berlusconi al potere, una frase di Craxi e un racconto di Carver... Se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all'indietro la strada è ben segnalata, una scia di intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli: il filo dei nostri giorni. Francesco Piccolo ha scritto un libro che è insieme il romanzo della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva: sarà impossibile non rispecchiarsi in queste pagine (per affinità o per opposizione), rileggendo parole e cose, rivelazioni e scacchi della nostra storia personale, e ricordando a ogni pagina che tutto ci riguarda. "Un'epoca quella in cui si vive - non si respinge, si può soltanto accoglierla".


10. Storia umana e inumana di Giorgio Pressburger (Bompiani), presentato da Gianfranco De Bosio e Sergio Givone

Giorgio Pressburger compie con questo libro un viaggio "dantesco", conducendo il lettore tra figure storiche, grandi dittatori, grandi filosofi e grandi artisti, personaggi della Divina Commedia, protagonisti della contemporaneità come il camorrista Sandokan e Nelson Mandela, figure amate e rimpiante come il nonno e il fratello Nicola... Tutte le presenze del libro vengono a costituire una galleria ricchissima e sfaccettata che impone al protagonista di ripensare alla propria vita collocandola sia all'interno della storia millenaria del popolo ebraico, sia sullo sfondo del recente "secolo breve" - quel Novecento che ha segnato la sua esistenza e che più che mai si è accanito contro i valori supremi cui Pressburger nonostante tutto crede: l'amore e la libertà. Il dialogo con i morti, la riflessione sulla storia, l'analisi critica di una realtà caotica e multiforme si risolvono in visione onirica, ma soprattutto poetica: e dichiaratamente poetica è infatti la prosa di Pressburger, scandita da spazi bianchi che accennano a un ritmo di versificazione e invitano a una lettura "inattuale", segnalando un progetto letterario contro corrente rispetto alle tendenze dominanti di questo inizio secolo.


11. Ovunque, proteggici di Elisa Ruotolo (nottetempo), presentato da Marcello Fois e Dacia Maraini

In una giornata qualsiasi dei suoi cinquant'anni, Lorenzo Girosa riceve una lettera in cui qualcuno mostra di conoscere un segreto che da anni ha smesso di tormentarlo: un delitto commesso quando era poco più che bambino. Tentando di riannodare i fili di quell'epoca remota, Lorenzo racconta della grande villa in cui ha vissuto, generosa negli spazi ma gravata dalla malasorte di casa senza figli, e della sua famiglia, fatta di uomini inconcludenti e donne compromesse. È la storia del nonno Domenico che cerca fortuna in America, del padre Nicola che senza un mestiere e un talento diventa un rude saltimbanco chiamato Blacmàn, della madre Francesca che scappa di casa per andare sulla pubblicità del sapone LUX. Tutti loro rivivono nello sguardo di Lorenzo che, nascosto dietro le tende di una Villa Girosa ormai deserta, è ben determinato a proteggere quanto di oscuro c'è nel proprio passato. Con una prosa classica e una lingua di carne, "Ovunque, proteggici" denuncia la forza di un destino che è scelta e di un sangue che si riconosce solo nelle ferite.


12. Il padre infedele di Antonio Scurati (Bompiani), presentato da Umberto Eco e Walter Siti

"Forse non mi piacciono gli uomini." Il giorno in cui tua moglie, all'improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall'ingresso nell'età adulta, l'innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e l'accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. Con "Il padre infedele" Antonio Scurati scrive il suo libro più personale, infiammato dal tono accorato della confessione e, al tempo stesso, il romanzo dell'educazione sentimentale di una generazione.


 

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