21 aprile 2011

Everyman - Philip Roth

Dopo il romanzo dedicato all'ampia "storia alternativa" dell'America, Philip Roth scrive un'intima miniatura funebre, un breve testo di straordinaria potenza.
Philip Roth scrive un elegiaco inno alla vita, vista però dalla prospettiva temporale della vecchiaia, dove lotta e rassegnazione, nostalgia e impotenza si contendono le pagine del romanzo.
Il protagonista è un pubblicitario di successo di cui il narratore ripercorre l'intera vita secondo una linea squisitamente corporale. Grande rilievo hanno perciò le disavventure ospedaliere (dall'ernia inguinale dei nove anni ai cinque bypass, per finire con le numerose operazioni che hanno segnato gli ultimi anni di vita) a cui fa da contrappunto la vita sentimentale: i tre matrimoni, il distacco dai primi due figli; la nascita dell'adorata Nancy; la scelta fallimentare di sposare una modella danese molto più giovane di lui; l'abbandono di New York a 75 anni per trasferirsi, dopo l'11 settembre, in un villaggio per pensionati a dipingere.
Qui, nel New Jersey, la stagnazione della vita si rivela per intero nel tentativo fallito di sedurre una ragazza che fa jogging lungo la promenade del villaggio. Un crescendo di drammaticità che culmina con la morte dei genitori e nel colloquio - degno di Shakespeare - con il becchino del cimitero ebraico che li sta seppellendo. Poi l'arresto cardiaco e l'ingresso nel nulla.

Recensione

Dei contenuti del dramma moralizzante omonimo del tardo XV secolo da cui prende il titolo nel racconto lungo di Roth resta davvero poco, se non la copertina in total black e un'idea di fondo: la lista finale, il bilancio, una sorta di psicostasia autoprodotta, che del personaggio si traccia a breve distanza, concreta e astratta, dalla sua tomba.

Il racconto - o forse il resoconto - laico e distaccato della vicenda terrena di questo Everyman inizia e finisce in un cimitero, che però non ha nulla di lugubre. Il sipario si apre sulla sua inumazione e termina dopo averne ripercorso le vicende biografiche, che costituiscono una sommatoria acritica di ombre e luci, successi e fallimenti, nel privato e nel pubblico.

Figlio di un gioielliere ebreo e cresciuto nei sobborghi di New York, il protagonista ha aspirazioni artistiche, alle quali però rinuncia facilmente per diventare affermato pubblicitario nel momento di boom della professione. La sua vita si dipana su tre versanti: quello professionale, forse il più semplice anche se privo di particolari soddisfazioni; quello affettivo e famigliare, che si avvita attorno alle fasi di crescita del protagonista, con un matrimonio privo di entusiasmo, poi un secondo d'amore e l'ultimo legato a una crisi di mezza età; quello medico e personale, una lunga sequela di malattie, più gravi man mano che l'età avanza, alternate a periodi di buona salute e agli sbalzi umorali del protagonista.

In qualche modo la sua situazione medica sembra essere il baricentro esistenziale di Everyman: determina la fine del suo ultimo matrimonio, rinforza i legami con la seconda moglie e la figlia Nancy, monopolizza le sue angosce e le sue preoccupazioni dopo la decisione di ritirarsi in un residence per anziani dopo il crollo delle torri gemelle e la fuga da una New York, che è in fondo una fuga dalla vita.

Il protagonista ritorna sotto questo aspetto anche nelle parole della seconda moglie, l'unica che lo avesse amato davvero: durante il funerale lei lo ricorda mentre nuotava, forte e sano, al largo di una località del New England, in una scena dal sapore di F. Scott Fitzgerald, irreale nella sua bellezza. Le malattie in qualche modo segnano lo sviluppo delle insicurezze che pervadono la sua esistenza e che sono alla base della rottura del rapporto con il suo fratello maggiore, manager di successo e sanissimo, del secondo matrimonio, quando trova una donna molto più giovane di lui, che lui non ama se non perché lo fa sentire giovane e forte, e che lo spingono ad abbandonare New York all'indomani dell'attentato alle torri gemelle in cambio della narcotica ma confortevole quiete di una residenza per anziani.

Anche qui in breve tempo la sicurezza raggiunta si dimostra effimera: viene minata dal confronto con una giovane jogger, che Everyman tenta di sedurre; viene scossa dalle morti silenziose dei suoi anziani coinquilini o dal confronto con la sofferenza causata dalla vecchiaia.

Non è però, la sua, una figura esemplare di ipocondriaco alla Zeno Cosini di Svevo: Everyman è un uomo qualunque e la sua verità consiste nell'essere 'qualunque' della sua vita, ricca di fatti, persone ed eventi e insieme priva di un senso 'particolare', che lo distingua per unicità e irrepetibilità. La sua epopea contemporanea tra ospedali e matrimoni parte dal cimitero dove sono sepolti i suoi genitori, ormai quasi inghiottito dalle strade - dalla vita - che gli passano attorno, e si conclude nello stesso spazio: il senso della sua vita emerge laicamente e laconicamente nel suo stesso esistere, uno svilupparsi tra inizio e fine senza nulla di più.

Nello stile scarno e limpido della narrazione, che a tratti ricorda quel misto di dolcezza e nostalgia struggente del grande Gatsby per l'attimo già passato nel momento in cui risplende, risiede la forza di questa biografia breve più che nella trama. Questa per definizione è la storia di un segmento, di un uomo qualunque, di una vita come tante tra le tante, raccontata con i toni e lo stile di un'universalità priva di qualunque insegnamento.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Everyman
  • Titolo originale: Everyman
  • Autore: Philip Roth
  • Traduttore: Vincenzo Mantovani
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Supercoralli
  • ISBN-13: 9788806186098
  • Pagine: 123
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 13,50

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