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24 giugno 2018

Il pianista di Yarmouk - Aeham Ahmad

Un giovane suona il pianoforte in mezzo a una strada bombardata. Suona per i suoi vicini, soprattutto per i bambini, per distrarli dalle atrocità della guerra: un’immagine che ha fatto il giro del mondo diventando un simbolo della catastrofe in Siria, ma anche dell’inestinguibile volontà dell’uomo di opporsi in ogni modo alla distruzione. Il suono di quello strumento ha raggiunto e commosso milioni di persone nel mondo su YouTube.

Ora Aeham Ahmad racconta la propria storia: l’infanzia in una Siria ancora in pace, l’inizio delle rivolte preludio di una guerra terribile, la fuga per la stessa via battuta da migliaia di disperati. Un lungo e pericoloso viaggio via terra, la drammatica traversata del Mediterraneo, le insidie della rotta balcanica. Fino alla nuova vita in Germania, dove ha realizzato il suo sogno di artista e si esibisce nelle più importanti sale concerti, ma è costretto a vivere lontano dalla sua famiglia rimasta in Siria.

Allora come oggi, è la musica che gli ha salvato la vita a dargli conforto e infondergli coraggio.La storia vera, raccontata in prima persona, di un pianista che ha sfidato le bombe e i terroristi in nome della sua musica, un caso mondiale, una commovente testimonianza di resistenza e fede nell’arte.

Recensione

Da quando la guerra è deflagrata nell’ex-Jugoslavia degli anni ’90, poi nel Rwanda, e in Iraq a più riprese, ancora in Afghanistan, e di tanto in tanto in Palestina, fino alla Siria degli ultimi anni, e suona la grancassa sulle prime pagine dei quotidiani o nelle aperture dei telegiornali, sentir parlare del conflitto siriano significa ricordare, secondo i tempi delle pubblicità, che la pace è poco più un’utopia. Significa accorgersi che gli straordinari resti di Palmira, la bellezza di Aleppo e la città vecchia di Damasco sono perduti per sempre per l’umanità e invece avrebbero dovuto esserne patrimonio e monito. Se va bene, sopravvivranno mutilati dai danni di una guerra civile che diventa sempre più simile all’idra, alla quale, tagliata una testa, ne spunta un’altra nuova ancora più spaventosa, e saranno testimonianza del martirio di una terra e della sua millenaria cultura.

Anche questa inutile strage silenziata dai tempi vorticosi della comunicazione fatica tuttavia a raggiungere le coscienze e i profili di user e telespettatori, basta un nuovo argomento virale e l’attenzione si sposta fino al successivo episodio eclatante. Eppure Aeham Ahmad, ‘Il pianista di Yarmuk’, ci ricorda, nell’orgia della comunicazione globalizzata, che tutte le notizie, i dibattiti televisivi, gli appelli sui giornali con scadenza a pochi giorni, che la guerra è di casa ovunque, è dietro l’angolo in ogni momento e che basta svoltare una strada e cambiare quartiere per dimenticarsene, per cancellarla dai titoli dagli orizzonti della consapevolezza. Curiosamente – o forse no, in realtà – il richiamo alla realtà passa proprio attraverso i media che rimpinzano le teste di attualità, perché la storia del protagonista è diventata disponibile a tutti attraverso i canali di un social network e gli ha offerto una via di fuga dall’inferno di una nuova Sarajevo, stritolata dallo scontro tra i tre eserciti di Assad, dei ribelli e dell’Isis, nemici ma ugualmente disinteressati al destino dei civili.

Figlio di profughi palestinesi scampati agli scontri degli anni ‘80 e capace di farsi strada nel suo quartiere, Yarmouk, alle porte di Damasco, Aeham sacrifica quasi senza rimpianti un’incerta e faticosa vocazione musicale per raggiungere il benessere economico e una posizione invidiabili, dovuti indirettamente alla sua passione per la musica: pur non diventando un grande pianista come aveva sognato da bambino riesce a costruire un’impresa sulla vendita di strumenti musicali e insegnando musica, trovando nell’arte un’isola felice rispetto alla difficile situazione politica della Siria di Bashar Al-Assad. Del resto, lui e la sua famiglia, i suoi genitori, la moglie e il figlio che desidera per sistemarsi, sono ospiti in Siria e devono mantenersi lontano dalla politica, devono ringraziare per l’ospitalità di chi li ha accolti in fuga senza creare problemi. Solo che quando la guerra infuria nascondersi dietro il paravento della neutralità non è mai facile: per quanto tu cerchi di mantenerti ai margini – ed essere ai margini in queste situazioni è un privilegio – la guerra viene a stanarti nel tuo nido confortevole, prendendo l’aspetto ora dell’esercito filogovernativo, ora della guerriglia ribelle, ora dello Stato Islamico, e ti costringe in un angolo riducendo in macerie le certezze costruite in anni di impegno e di sacrifici.

Il racconto di una vita banalmente di successo, un successo normale e senza grandi pretese come quello di Aeham Ahmad si trasforma così nella cronaca della tragedia di un quartiere, Yarmuk, del quale chi non è voluto o potuto scappare si trova a essere prigioniero in stato d’assedio. Il negozio di strumenti e la scuola di musica diventano casa d’emergenza, erbe selvatiche e cibi trovati per caso diventano il monotono menù di un carcere senza sbarre, le esibizioni di cori amatoriali tra case distrutte e macerie diventano un cimitero a cielo aperto. Quando la situazione si fa davvero disperata due fatti rovesciano la sorte di Aeham: la musica abbandonata diventa strumento di salvezza personale e famigliare e questo succede attraverso i mezzi di comunicazione che parevano interessarsi alla strage siriana solo per il tempo necessario a diffondere nel mondo le immagini agghiaccianti dell’ultima strage. I video girati durante le esibizioni del coro di Aeham tra le macerie di Yarmuk per mantenere una parvenza di vita comunitaria e faticosamente diffusi sul web al di là dell’accerchiamento degli eserciti, senza che il protagonista se ne accorga, isolato da un assedio, diventano poco a poco virali. Aeham si ritrova famoso come ‘il pianista di Yarmuk’ attraverso youtube e riesce, involontariamente forse, a riportare l’attenzione sulla tragedia dei civili in Siria.

Tra la prima e la seconda parte della testimonianza autobiografica di Aeham passa tutta la differenza tra una vita in cui il senso si è perso nella normalizzazione del quotidiano e una in cui una catastrofe umanitaria di un popolo riporta Aeham, attraverso il dolore, verso una dimensione che restituisce alle persone e all’ambiente circostante un significato forte. È il valore della testimonianza nella musica che rende la semplice autobiografia di una vittima della guerra tra tante un documento di continua attualità.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il pianista di Yarmouk
  • Titolo originale: Und die Vögel werden singen: Ich, der Pianist aus den Trümmern
  • Autore: Aeham Ahmad
  • Traduttore: Lucia Ferrantini
  • Editore: La nave di Teseo
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Le Polene
  • ISBN-13: 9788893444903
  • Pagine: 348
  • Formato - Prezzo: ebook - Euro 9,99

2 ottobre 2017

La musa - Jessie Burton

In una calda mattina di luglio, Odelle Bastien sale gli scalini di pietra della Skelton Gallery di Londra, consapevole che il suo mondo sta per cambiare per sempre. Odelle ha combattuto per trovare il suo posto nella città sin dal suo arrivo da Trinidad, cinque anni prima, lavorando inizialmente come commessa in un negozio di scarpe. Da Skelton inizia come dattilografa alle dipendenze dell'affascinante ed enigmatica Marjorie Quick. Odelle, timida e affascinante, attrae con la sua ritrosia un ragazzo che porta in visione alla galleria Skelton un quadro di proprietà della sua famiglia. Marjorie Quick, nel vedere il dipinto ha in sussulto e fugge via. Anche il proprietario della galleria rimane enormemente scosso e tenta maldestramente di dissimulare il suo disagio. La chiave per svelare il mistero di questo dipinto è nascosta nel 1936, in una grande casa nella campagna spagnola, dove si nasconde la chiave dei misteri che rischiava di travolgere la quieta galleria d'arte Skelton e la stessa Odelle.

Recensione

La musa segna il ritorno in libreria di Jessie Burton dopo il folgorante esordio de Il Miniaturista e, come il romanzo precedente, è dotato di un'ambientazione storica originale e affascinante, una prosa ricca e conturbante e una copertina che è una gioia per gli occhi, almeno nella sua versione originale che vi riporto qui a lato perché la CE italiana La nave di Teseo ha deciso di utilizzarne una diversa.

In questo nuovo romanzo la Burton intreccia due distinti filoni temporali affiancando la vita di una giovane aspirante pittrice inglese nella Spagna dilaniata dalla Guerra Civile, Olive, a quella di un'immigrata caraibica, Odelle, che cerca di trovare la sua strada come scrittrice nella Londra di fine anni '60.
Come ne Il Miniaturista l'autrice sceglie quindi come protagoniste due giovani donne volitive ma ingenue e poco smaliziate e di nuovo esplora il tema dell'affermazione della personalità e del talento di una donna in un mondo dominato dagli uomini.
Attraverso le vite di Odelle e Olive la Burton si interroga poi sulla natura dell'arte e in che modo il talento, la passione e l'opportunità diventino ispirazione.

Temi complessi impersonati da figure femminili complesse. Gli uomini, per quanto essenziali alla trama, rimangono sempre sullo sfondo, le loro ragioni mai veramente esplorate o capite e fondo.
Sono le donne che dominano la scena: non solo la giovane e talentuosa Olive ma anche l'ambigua Theresa e l'evanescente e fragile signora Schloss, che insieme compongono un articolato triangolo fatto di amicizia, amore materno e gelosia. L'unico personaggio un po' deludente, in questa schiera di donne ricche di personalità, è proprio Odelle, a cui è affidata la narrazione della parte di storia che si svolge negli anni '60 ma che non si inserisce mai completamente nel racconto, nonostante il suo ruolo di narratrice.

Tuttavia la trama presenta qualche punto debole. Il fulcro del racconto è il mistero che si cela dietro il ritrovato dipinto di un pittore spagnolo il cui nome è da tempo caduto nell'oblio. Nel ricostruire la storia del quadro l'autrice porta gradualmente alla luce un dramma familiare dai contorni scandalosi il cui traumatico epilogo fu accelerato dai violenti sviluppi della guerra civile. L'ombra dei drammatici eventi che sconvolsero la famiglia Schloss si allunga sui trent'anni successivo, arrivando a toccare il destino della giovane Odelle.
O almeno questa è l'intenzione dell'autrice.
Ad Odelle spetta infatti il compito di svelare l'arcano che si cela dietro il dipinto di Isaac Robles e, nel farlo, scopre lo stimolo che (forse) le mancava per seguire i suoi sogni. Tuttavia nell'economia generale della storia, le vicende che hanno luogo negli anni '60 non hanno alcuna conseguenza pratica, non portano la chiusura che ci aspetterebbe ai fatti degli anni '30 né portano significativi cambiamenti nella vita dei protagonisti.
Va anche detto che cio che capitò alla famiglia Schloss si rivela presto essere un melodramma di passione e gelosia piuttosto tradizionale e tutt'altro che imprevedibile, inserito per di più in una cornice piuttosto stereotipata: la Spagna in guerra è il classico paese latino animato da passioni selvagge come appare nella fantasia di molti autori anglosassoni.

Nonostante questi limiti ho trovato La Musa una lettura davvero avvolgente; la trama è sì prevedibile sotto certi aspetti ma i suoi protagonisti la rendono comunque affascinante e l'autrice riesce a cogliere nell'insieme dei punti di vista sicuramente originali che, uniti al linguaggio affascinante, rendono la lettura a tratti magica.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La musa
  • Titolo originale: The Muse
  • Autore: Jessie Burton
  • Traduttore: Elena Malanga
  • Editore: La nave di Teseo
  • Data di Pubblicazione: 16 marzo 2017
  • Collana: Oceani
  • ISBN-13: 9788893441292
  • Pagine: 512
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 20.00

6 agosto 2017

La vita sconosciuta - Crocifisso Dentello

Milano, primi anni Duemila. Ernesto, cinquantenne disoccupato, reduce da un incontro sessuale con un gigolò arabo, rincasa nel cuore della notte e scopre la moglie Agata riversa senza vita sul divano. Il tragico evento è preceduto alcune ore prima dall’ennesima disputa coniugale perché Agata – costretta a lavorare come domestica per salvare il bilancio familiare – rimprovera al marito una colpevole rassegnazione. Il lutto improvviso esaspera i sensi di colpa di Ernesto. Da anni conduce una doppia vita costellata da menzogne e tradimenti. Agata, siciliana dal carattere ribelle, ignora che il marito la tradisce con prostituti nel degrado di parchi pubblici e toilette di stazioni ferroviarie. Così com’è all’oscuro del terribile segreto che Ernesto custodisce, risalente al loro comune passato di rivoluzionari negli anni Settanta. Scandito da capitoli che si accumulano come istantanee capaci di illuminare il nostro passato prossimo grazie a un particolare, un dettaglio, un’emozione, il romanzo attraversa la memoria intima e pubblica di un uomo che si mette a nudo in una confessione senza sconti. Crocifisso Dentello, alla sua seconda prova, racconta due vite perdute, un marito e una moglie offesi dalla Storia e dai sentimenti negati.

Recensione

Il romanzo a tratti intimistico di Crocifisso Dentello accompagna il lettore in un’esperienza di esistenza singolare, ma più comune di quanto si creda nei tempi passati, quando essere omosessuali era ancora un tabù. Diventava spesso una vita intera da nascondere a chi ti circondava.

La voce narrante è quella di Ernesto, che vive a Milano e che, nonostante la precarietà economica della sua famiglia, composta da lui e dalla moglie Agata, non riesce a rinunciare ai piaceri del sesso a pagamento con uomini extracomunitari, nonostante il prezzo esiguo, per riempire una fame specifica, insita in lui, a cui non riesce a resistere. Proprio durante uno di questi incontri, sua moglie, rimasta sola in casa, viene a mancare, e quando arriva a casa è troppo tardi.

La morte di Agata dà all’uomo lo spunto per attraversare il loro passato, che li porta dritti nei fulgidi anni delle azioni dei rivoluzionari, della ribellione a cui loro stessi, da giovani, avevano aderito.
In un continuo rimando dal presente al passato e viceversa, Ernesto non riesce ad affrancarsi dal senso di colpa, uno dei nodi centrali dell’intera trama: non solo per via della sua doppia vita, costellata di bugie e di tradimento nei confronti della moglie così come di se stesso, ma anche per un segreto, relativo proprio alla loro attività all’interno dell’organizzazione di un attentato, il cui esito cambierà per sempre le vite di entrambi.

Nel romanzo si tratta una storia in cui di certo, tra tutti i contenuti, viene messo al centro gioco forza l’elaborazione del lutto e il pentimento a esso correlato: quando chi ami da tanto, così come quando perdi la persona che con te ha vissuto tanto tempo, è come se una parte di te stesso morisse con lei. Lo stesso Ernesto in più di un’occasione esprime questo suo cordoglio, in modo diretto così come lasciandolo intendere.
È una fase critica, che mette a dura prova la resistenza morale e intellettiva delle persone, e nel suo caso questa situazione tende a ripercorrere il loro passato, a rielaborare le paure dell’uomo così come la sua codardia nell’emergere e nell’affermarsi, accettandosi magari per quello che sarebbe dovuto essere.
In questo specifico ambito la sua storia non è molto dissimile da quanto realmente accadeva quando ancora essere gay era una maledizione, non solo per la persona ma soprattutto a livello sociale.
In molti della generazione di Ernesto hanno compiuto quel tipo di scelta di vita, e in molti libri degli anni passati si affronta un argomento del genere, sia a livello nazionale che a livello internazionale, risultando magari per i lettori abituati o appassionati alle storie di persone omosessuali, per certi versi scontato.
Ma a ogni modo su questo specifico versante la psiche intima del narratore, perché Ernesto ci parla in prima persona raccontandoci emozioni, avvenimenti e turbamenti, viene resa in modo chiaro e inequivocabile.

Una caratteristica che mi ha colpito comunque nella lettura di quest’opera, è di certo che per quanto sia Ernesto a raccontare la storia, la vera protagonista rimanga Agata. Non solo come ricordo onnipresente, ma come carattere, stile di vita e personaggio capace di bucare le pagine e arrivare dritta al lettore, senza sconti. Una donna che mai sapremo se, in qualche modo, avesse realizzato la doppia vita del marito, che lo amava di certo, se gli era restata accanto per tutto quel tempo, nonostante fosse lei con i suoi duri lavori il motore economica della famiglia dopo che Ernesto, a seguito di un licenziamento, non era più riuscito a venire a galla.

Nel contorno, a parte l’ambientazione prettamente italiana, un’altra riflessione scaturisce in modo naturale proprio su questo argomento, tremendamente attuale: la crudeltà del mercato del lavoro, che quando ti espelle, sulla base dell’età di chi si ritrova senza un impiego, ti ostracizza, divenendo un male spesso dalle conseguenze atroci per chi si ritrova all’improvviso disoccupato.
Una stortura sociale che purtroppo in questi tempi rimane attuale e sempre presente e su cui l’autore, con pochi ma ben azzeccati riferimenti, getta uno sguardo implacabile, costringendo chi legge a viverne il dramma, a non fare finta di nulla.

Lo stile narrativo appare sobrio, calibrato nell’emotività così come nella descrizione puntuale dei vari tasselli che, sino alla fine non compongono il quadro completo se non nelle ultime pagine.
Il narrato è caratterizzato da un utilizzo di periodi brevi, ma con un registro alto, non solo nel metaforico quanto proprio nella scelta dei vocaboli.
Questa tendenza, di chiara matrice letteraria, di sicuro eleva la lettura a un livello superiore, ma a volte sacrifica l’immediatezza delle scene. Ernesto riflette, soffre, l’emotività prevale in ogni passaggio, come una coltre, anche nei dialoghi, nelle cornici dirette.
Questo denota comunque una certa sicurezza di scrittura, che può essere apprezzata da chi ricerca un’elaborazione maggiore della narrativa, senza accontentarsi della mera descrizione accattivante di un determinato passaggio, ma che di per contro può non incontrare l’apprezzamento di tutti i lettori.

Ma a prescindere dai gusti personali, La vita sconosciuta appare comunque una lettura degna di essere annoverata nell’universo letterario nostrano: Dentello si dimostra uno scrittore elaborato e nel contempo attento, capace di inscenare un intensa emotività dai dettagli più semplici.
Per questo l’approccio a un libro del genere, va fatto con cognizione e rispetto. Chi ricerca una lettura dallo stile edulcorato capace comunque di rendere la drammaticità di un’esperienza esistenziale di uno qualunque di noi, non ne rimarrà di certo deluso, lasciandosi trasportare dalla storia per mano, sino alla fine.

Giudizio:

+3stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: La vita sconosciuta
  • Autore: Crocifisso Dentello
  • Editore: La nave di Teseo
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Oceani
  • ISBN-13: 9788893441346
  • Pagine: 120
  • Formato - Prezzo: brossura - € 16,00

28 febbraio 2017

Novità librarie di marzo: alcune uscite da tenere d'occhio

Con la speranza di esserci lasciati alle spalle le rigide temperature invernali, marzo, insieme alla primavera e al sole, porta con sé un gran numero di notevoli novità in libreria.
Come sempre, noi della Stamberga ne abbiamo selezionato solo alcune. Vi ricordiamo che tutte le informazioni, soprattutto le date d'uscita, sono provvisorie e potrebbero variare in qualsiasi momento.


Iniziamo da quella probabilmente più succulenta: torna in libreria il grande autore di Espiazione, Chesil Beach e Bambini nel tempo: Einaudi pubblica infatti l'ultimo romanzo di Ian McEwan, uscito lo scorso agosto:


Nel guscio di Ian McEwan - Einaudi, Supercoralli - 18.00 €
In uscita il 14 marzo

Una donna, Trudy, suo marito John Cairncross, editore e poeta, e l'amante di lei, Claude, agente immobiliare senza troppi scrupoli. Un triangolo destinato a concludersi nel sangue quando Trudy e Claude decidono di uccidere John, per impadronirsi della sua prestigiosa e decadente casa di famiglia. L'unico testimone del loro crimine è il narratore della storia, il bambino che Trudy sta per mettere al mondo; che non può vedere eppure è in grado di sentire ogni cosa. Attraverso le sue sensazioni, le sue ipotesi e i suoi dubbi scopriamo che Claude è il fratello di John; comprendiamo i dettagli del delitto e soprattutto i passi falsi dei due complici. Perché anche il crimine che sembra perfetto rivela qualche crepa. E sarà proprio quel testimone improbabile che, come un detective o un novello Amleto, si farà giustizia facendo emergere il dettaglio che incastra gli assassini.


Stuzzicante novità per bambini (ma che piacerà molto anche agli adulti) per Mondadori:


Storie della buonanotte per bambine ribelli di Francesca Cavallo ed Elena Favilli - Mondadori - 224 pagine, 19.00 €
In uscita il 28 febbraio

Alle bambine ribelli di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: avete ragione voi. C’era una volta una bambina che amava le macchine e amava volare; c’era una volta una bambina che scoprì la metamorfosi delle farfalle... Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kalo, da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e illustrate da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo.


E per restare in tema di donne, una testimonianza sulla famiglia Bruni Tedeschi pubblicata da La nave di Teseo:


Care figlie vi scrivo di Marisa Bruni Tedeschi - La nave di Teseo, Le polene - 340 pagine, 18.00 €
In uscita il 2 marzo

Quando si evoca la famiglia Bruni Tedeschi, si pensa subito a Carla, modella, cantante, già première dame, e a sua sorella maggiore Valeria, attrice e regista. Marisa Bruni Tedeschi non è semplicemente la loro madre. Pianista, appassionata d’opera, ha sempre vissuto una vita da artista. Una donna libera, che ha attraversato la storia e le frontiere senza conformarsi alle regole borghesi. In questo libro si confessa per la prima volta: la giovinezza nell’Italia fascista, la morte precoce del padre e la tenerezza del rapporto con la madre, l’incontro nel 1952 con suo marito Alberto, industriale, compositore d’opera e collezionista d’arte, il loro esilio in Francia per sfuggire alla stagione dei rapimenti, le sue grandi storie d’amore e la passione mai tradita per il pianoforte.


Frassinelli pubblica un romanzo di Yann Martel, autore del pluriacclamato (e pluricriticato) Vita di Pi:


Lo sguardo di Odo di Yann Martel - Frassinelli - 288 pagine, 20.00 €
In uscita il 7 marzo

Lisbona, 1904: Tomás, un giovane uomo sconvolto dal dolore per la scomparsa della moglie e del figlio, legge su un vecchio diario la notizia di uno straordinario manufatto che, se scoperto, porterebbe a ridefinire la storia dell'uomo, e a ripensare il nostro rapporto con la natura e con il divino. E si mette a cercarlo. Trentacinque anni dopo, un patologo portoghese, appassionatissimo lettore dei gialli di Agatha Christie, si trova a vivere una notte surreale, in cui è costretto a fare i conti con i momenti più difficili della sua vita, momenti che scopriremo essere direttamente connessi, in modo tragico e beffardo, alla ricerca di Tomás. Cinquanta anni più tardi, un senatore canadese, per sfuggire al dolore del ricordo della moglie morta, si rifugia in un piccolo paese nella regione delle Alte Montagne del Portogallo, dove però si presenta con uno strano compagno, uno scimpanzé. E sarà a questo punto che la ricerca iniziata da Tomás quasi un secolo prima troverà la sua inaspettata conclusione. Con Lo sguardo di Odo Yann Martel conferma una volta di più di essere uno dei massimi esponenti contemporanei del realismo magico: in parte avventura, in parte storia di fantasmi, in parte favola contemporanea, questo romanzo parla del nostro rapporto con l'amore e con la sofferenza, con il soprannaturale e con la natura. Ricco di tenerezza e ironia, appassionante e movimentato, Lo sguardo di Odo conduce il lettore in un viaggio nel tempo, nello spazio, e nell'animo umano.


Per Fazi vi proponiamo un libro di Paul Beatty, vincitore del Man Booker Prize di quest'anno con Lo schiavista:


Slumberland di Paul Beatty - Fazi, Le strade - 320 pagine, 18.50 €
In uscita il 2 marzo

Lisbona, 1904: Tomás, un giovane uomo sconvolto dal dolore per la scomparsa della moglie e del figlio, legge su un vecchio diario la notizia di uno straordinario manufatto che, se scoperto, porterebbe a ridefinire la storia dell'uomo, e a ripensare il nostro rapporto con la natura e con il divino. E si mette a cercarlo. Trentacinque anni dopo, un patologo portoghese, appassionatissimo lettore dei gialli di Agatha Christie, si trova a vivere una notte surreale, in cui è costretto a fare i conti con i momenti più difficili della sua vita, momenti che scopriremo essere direttamente connessi, in modo tragico e beffardo, alla ricerca di Tomás. Cinquanta anni più tardi, un senatore canadese, per sfuggire al dolore del ricordo della moglie morta, si rifugia in un piccolo paese nella regione delle Alte Montagne del Portogallo, dove però si presenta con uno strano compagno, uno scimpanzé. E sarà a questo punto che la ricerca iniziata da Tomás quasi un secolo prima troverà la sua inaspettata conclusione. Con Lo sguardo di Odo Yann Martel conferma una volta di più di essere uno dei massimi esponenti contemporanei del realismo magico: in parte avventura, in parte storia di fantasmi, in parte favola contemporanea, questo romanzo parla del nostro rapporto con l'amore e con la sofferenza, con il soprannaturale e con la natura. Ricco di tenerezza e ironia, appassionante e movimentato, Lo sguardo di Odo conduce il lettore in un viaggio nel tempo, nello spazio, e nell'animo umano.


e/o propone per la prima volta un'opera dello scrittore colombiano Pablo Montoya:


Trittico dell'infanzia di Pablo Montoya - e/o, Dal mondo - 261 pagine, 18.00 €
In uscita il 2 marzo

Tre artisti minori, tre storie che si intrecciano sullo sfondo di un’epoca, la fine del Sedicesimo secolo, segnata dal sangue delle persecuzioni dei protestanti e dalle grandi scoperte: attraverso le loro vicende, Montoya traccia un affresco privato e insieme collettivo in cui affronta temi universali come la violenza, l’amore, la religione. Una riflessione sul passato che si rivela per molti versi attuale e che rende giustizia a quello che, rimasto per secoli sotto silenzio, rappresenta tuttora uno dei più grandi genocidi della storia: lo sterminio dei nativi d’America. Con una prosa secca che alterna il registro narrativo alla riflessione speculativa, l’autore dà vita a un romanzo nel quale la narrazione dei fatti si accompagna a una ricerca linguistica minuziosa, capace di restituire alla parola il suo forte afflato poetico. 1564. Jacques Le Moyne, pittore e cosmografo, salpa dal porto di Le Havre al seguito della prima missione protestante destinata a colonizzare l’America. Dal folgorante incontro con gli indigeni e con la loro pittura e dal tragico esito della missione, schiacciata con ferocia dall’armata della cattolicissima Spagna, nasceranno le prime testimonianze visive europee sugli usi e i costumi dei nativi. In fuga da un Eden tutt’altro che bucolico, Le Moyne riuscirà a portare in salvo le sue preziose tavole al ritorno in Europa. 1580 circa. François Dubois, pittore protestante originario di Amiens, è sfuggito alla notte di San Bartolomeo nel 1572, dove ha perso la moglie e il figlio che portava in grembo. Rifugiatosi a Ginevra, realizzerà in punto di morte il più celebre dei quadri sulla strage dei protestanti francesi. 1578. Théodore de Bry, maestro incisore originario di Liegi, inizia il suo lungo pellegrinaggio per l’Europa per sfuggire alle persecuzioni dei protestanti. Da Anversa a Londra a Francoforte, nel periplo che lo porta a incrociare i sentieri di Le Moyne e Dubois in epoche diverse della sua vita, arriverà a scoprire l’America attraverso le parole di denuncia dei pochi spagnoli che hanno avuto il coraggio di condannare lo sterminio perpetrato in nome dell’oro e della religione. Grazie alla sua serie di incisioni dedicate ai viaggi oltreoceano e al massacro di San Bartolomeo, le tavole di Jacques Le Moyne e di François Dubois e le due grandi stragi che le hanno ispirate entreranno per sempre nella storia.


In libreria per Neri Pozza un romanzo-reportage del giornalista palestinese Sayed Kashua:


Ultimi dispacci di vita palestinese in Israele di Sayed Kashua - Neri Pozza, Bloom - 304 pagine, 20.00 €
In uscita il 2 marzo

Qualche tempo fa Ha’aretz, il quotidiano progressista israeliano, ha affidato una rubrica a Sayed Kashua, l’autore di Due in uno e di Arabi danzanti, lasciandogli piena libertà nella scelta dei temi trattati. Grazie a un irresistibile connubio tra gli aspetti piú intimi e personali della vita dell’autore e la situazione storica e politica di Israele, la rubrica è diventata in breve un appuntamento imperdibile per i lettori di Ha’aretz. Kashua ne ha raccolto in volume gli scritti più significativi, creando una delle sue opere più riuscite. Il libro è la fotografia tenera, caotica e personalissima della vita di uno scrittore eccentrico: un palestinese nato e cresciuto in Israele, un arabo che scrive in ebraico, un Charles Bukowsky in versione mediorentale, che non esita, in pagine di incontenibile umorismo, a svelare i segreti della sua stessa esistenza privata, innanzi tutto l’intenso e agitato rapporto con una moglie che lo ritiene un bugiardo incallito inguaribilmente attaccato alla bottiglia.


Per Iperborea il pluripremiato romanzo di Kjell Westö:


Miraggio 1938 di Kjell Westö - Iperborea - 520 pagine, 19.50 €
In uscita il 30 marzo

1938. Le politiche espansionistiche di Hitler stanno generando rabbia e ammirazione in tutt’Europa, e non da meno nel «circolo del mercoledì» di Helsinki, formato da un gruppo di amici della comunità di svedesi di Finlandia, vecchi compagni dell’avvocato Claes Thune, che si incontrano, chiacchierano, bevono e discutono ogni mercoledì sera dopo il lavoro. Da qualche tempo l’instabilità politica sta avendo un grosso effetto sulla coesione del circolo: gli amici sono spaccati tra liberali e conservatori, e come nella società e nella politica globale le posizioni diventano sempre più inconciliabili. A confrontarsi sono concezioni dell’uomo, della democrazia, del ruolo della Finlandia sullo scacchiere mondiale radicalmente opposte a cui si aggiunge la valutazione sui valori e le politiche portate avanti dalla Germania nazista. Tutto è in bilico, la minaccia è nell’aria. La crescente ansietà sociale va di pari passo con il caos della vita privata di Claes Thune: tornato a casa dopo anni da diplomatico in Russia e a Stoccolma, abbandonato dalla moglie per un amico, è titolare di uno studio di avvocati che gestisce senza grande entusiasmo. Fortunatamente ha l’aiuto della sua nuova segretaria, stenografa eccezionale, Matilda Wiik. Dietro al suo aspetto impeccabile, metodico e riservato, anche Matilda è una donna tormentata e un giorno tutti gli orribili ricordi della Guerra civile finlandese riemergono dal passato, quando durante uno degli incontri del circolo del mercoledì riconosce una voce, inconfondibile, che la riporta indietro di vent’anni, in un altro tempo oscuro, impossibile da dimenticare. Come confrontarsi con il dolore e con le cicatrici del passato? Come vendicare quel che è successo? Con una scrittura elegante e un tocco quasi da romanzo noir d’altri tempi Kjell Westö tesse una trama precisa e incalzante, dove i colpi di scena lasciano il posto alle riflessioni sulla storia e sulla politica, ma la tensione è tenuta alta da un meccanismo narrativo perfetto e implacabile. Il narratore ha un piano, freddo e scientifico, come quello della signora Wiik…


E concludiamo con il nuovo giallo di Alafair Burke, già autore dell'apprezzato La ragazza nel parco, pubblicato da Piemme:


Una perfetta sconosciuta di Alafair Burke - Piemme - 380 pagine, 18.50 €
In uscita il 14 marzo

Immagina che la polizia arrivi a casa tua e ti mostri una foto in cui tu - con i capelli di quel tuo rosso inconfondibile, il tuo cappotto blu - stai baciando un uomo. Peccato che quell'uomo sia stato trovato morto trentuno ore prima, e tu non ricordi di averlo mai baciato. Anzi, lo conoscevi appena. Era il tuo nuovo capo, l'uomo che ti aveva dato in gestione la galleria per conto di un misterioso proprietario. Il lavoro dei tuoi sogni: ti era sembrato troppo facile, troppo bello per essere vero. Eppure tutto era andato liscio, la galleria esisteva davvero, avevi firmato un contratto regolare. Adesso, però, guardando quella foto capisci che non c'era niente di regolare. Niente di facile. Perché là fuori qualcuno sta cercando di incastrarti, anche se non riesci a immaginare il motivo. Qualcuno che sa molte cose di te. E che forse ti è molto vicino... In questo thriller in cui nulla è come sembra, Alice Humphrey vede crollare intorno a sé, come un castello di carte, ogni certezza. Compresa quella più importante: la sua stessa innocenza.

8 luglio 2016

Un cigno selvatico - Michael Cunningham

Una mela avvelenata e una zampa di scimmia dotata del potere di cambiare il destino; una ragazza dai lunghissimi capelli in grado di provocare eventi catastrofici; un uomo con un'ala di cigno; una casa nel cuore della foresta, fatta di caramelle e pan di zenzero, glassa alla vaniglia e zucchero filato. In "Un cigno selvatico", i personaggi di terre molto, molto lontane - le figure mitiche che tanto hanno incantato la nostra infanzia - diventano protagonisti di storie che rivelano molto di noi e del nostro presente. Qui ritroviamo i dettagli che le nostre fiabe preferite hanno dimenticato o volontariamente omesso: gli anni che seguono allo spezzarsi di un incantesimo, l'euforico realizzarsi di un miracolo inatteso, il destino di un principe guarito solo a metà da una maledizione. Potremo incontrare la Bestia in fila davanti a noi al minimarket, che compra snack e sigarette, il sorriso affamato rivolto alla cassiera; un ometto malformato con un talento per le piccole magie che non si ferma davanti a nulla per procurarsi un bambino; Jack, pigro e rozzo, che preferisce vivere nel seminterrato di sua madre che ottenere un lavoro.

Recensione

Ci avevano raccontato dei dodici fratelli salvati dal sacrificio della sorella dall’incantesimo della matrigna che li aveva mutati in cigni. Non ci avevano detto che cosa ne fu del dodicesimo fratello, il minore, il cui braccio rimase per sempre un’ala perché la sorella non era riuscita a finire la sesta tunica che avrebbe spezzato la maledizione. Ci avevano messo in guardia dalla crudele strega di Hansel e Gretel: ma se fosse stata solo una triste vecchia in cerca di contatto umano aggredita da due giovani drogati? Ci avevano raccontato di Jack e della sua magica pianta di fagioli cresciuta fin sulle nuvole, terrorizzato con l'ucci ucci ucci sento odor di cristianucci dell'orco malvagio, ma che dire della scioperataggine di Jack e dell'avidità con cui, una spedizione dopo l'altra, spogliò l'orco e sua moglie di ogni loro ricchezza finché non esistette più nulla che lui e sua madre non potessero comprare? Ci avevano raccontato di Biancaneve e di Raperonzolo, ma che ne fu dei loro matrimoni con il rispettivo principe azzurro? E che dire di Tremotino, il buffo nano che trasformò per la figlia del mugnaio la paglia in oro, cosicché lei potesse sposare il re? Ci siamo mai chiesti, da bambini, perché la figlia del mugnaio sposò di buon grado l’uomo che l’avrebbe condannata a morte se non fosse riuscita a trasformare la paglia in oro, né se in fin dei conti non fosse da compatire il nano che chiedeva semplicemente quanto gli era stato promesso?

Michael Cunnigham, premio Pulitzer nel ’99 con Le ore, raccoglie l'eredità di Angela Carter e racconta le fiabe come sarebbero al giorno d’oggi. Come continuerebbero le storie di principi e principesse dopo il “vissero tutti felici e contenti”. Che verità ci rivelerebbero orchi e streghe se potessero parlare. Quale calcolo nascondono i gesti di apparente altruismo degli eroi e quale sofferenza le azioni apparentemente abiette dei mostri. Ma, soprattutto, ci racconta di genitori e figli, di mariti e mogli, di fratelli e sorelle, di giovani arroganti, di disabili, di uomini di mezza età immalinconiti dalla vita e di vecchie che ancora si aggrappano con le unghie ai ricordi della giovinezza: perché in fondo, strappati ai loro fagioli magici, ai loro castelli incantati e alle loro casette di marzapane, di questo si tratta.
Accompagnato dalle inquietanti illustrazioni di Yuko Shimizu, Michael Cunningham ci regala dieci storie dense di realistico cinismo che seguono protagonisti e non protagonisti delle fiabe in un "dietro le quinte" che va oltre lo scontato lieto fine. Ma per alcuni, come nella vita reale, il lieto fine esiste: come un incidente che riporta l'amore, da tempo perso tra banali dissapori, in una coppia di lunga data, o come un matrimonio partito con le peggiori premesse che dura una vita intera.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Un cigno selvatico
  • Titolo originale: The Wild Swan and Other Tales
  • Autore: Michael Cunningham
  • Traduttore: Carlo Prosperi
  • Editore: La nave di Teseo
  • Data di Pubblicazione: Aprile 2016
  • Collana: Oceani
  • ISBN-13: 9788893440004
  • Pagine: 150
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18.00 Euro

21 giugno 2016

Premio Strega 2016: la cinquina finalista


Edoardo Albinati con La scuola cattolica (Rizzoli), 202 voti, guida la cinquina finalista al Premio Strega 2016, seguito da Eraldo Affinati con L'uomo del futuro (Mondadori), 160 voti, e da Vittorio Sermonti con Se avessero (Garzanti), 156 voti. A chiudere la rosa di finalisti Giordano Meacci con Il cinghiale che uccise Liberty Valance (Minimum Fax), 138 voti, ed Elena Stancanelli con La femmina nuda (La Nave di Teseo), 102 voti.
Questa la lista dei candidati alla 70esima edizione del premio, selezionata dal Comitato direttivo presieduto da Tullio De Mauro e composto da Valeria Della Valle, Giuseppe D’Avino, Simonetta Fiori, Alberto Foschini, Paolo Giordano, Enzo Golino, Giuseppe Gori, Melania Mazzucco, Luca Serianni e Maurizio Stirpe.
La seconda votazione e la proclamazione del vincitore avranno luogo venerdì 8 luglio, non più nella storica sede del Ninfeo ma all’Auditorium Parco della Musica di Roma.


La scuola cattolica di Edoardo Albinati (Rizzoli), presentato da Raffaele La Capria e Sandro Veronesi (202 voti)

Roma, anni Settanta: un quartiere residenziale, una scuola privata. Sembra che nulla di significativo possa accadere, eppure, per ragioni misteriose, in poco tempo quel rifugio di persone rispettabili viene attraversato da una ventata di follia senza precedenti; appena lasciato il liceo, alcuni ex alunni si scoprono autori di uno dei più clamorosi crimini dell'epoca, il Delitto del Circeo. Edoardo Albinati era un loro compagno di scuola e per quarant'anni ha custodito i segreti di quella "mala educacion". Ora li racconta guardandoli come si guarda in fondo a un pozzo dove oscilla, misteriosa e deforme, la propria immagine. Da questo spunto prende vita un romanzo, che sbalordisce per l'ampiezza dei temi e la varietà di avventure grandi o minuscole: dalle canzoncine goliardiche ai pensieri più vertiginosi, dalla ricostruzione puntuale di pezzi della storia e della società italiana, alle confessioni che ognuno di noi potrebbe fare qualora gli si chiedesse: "Cosa desideravi davvero, quando eri ragazzo?". Adolescenza, sesso, religione e violenza; il denaro, l'amicizia, la vendetta; professori mitici, preti, teppisti, piccoli geni e psicopatici, fanciulle enigmatiche e terroristi. Mescolando personaggi veri con figure romanzesche, Albinati costruisce una narrazione che ha il coraggio di affrontare a viso aperto i grandi quesiti della vita e del tempo, e di mostrare il rovescio delle cose.


L'uomo del futuro di Eraldo Affinati (Mondadori), presentato da Giorgio Ficara e Igiaba Scego (160 voti)

A quasi cinquant'anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani, prete degli ultimi e straordinario italiano, tante volte rievocato ma spesso frainteso, non smette di interrogarci. Eraldo Affinati ne ha raccolto la sfida esistenziale, ancora aperta e drammaticamente incompiuta, ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante: Firenze, dove nacque da una ricca e colta famiglia con madre di origine ebraica, frequentò il seminario e morì fra le braccia dei suoi scolari; Milano, luogo della formazione e della fallita vocazione pittorica; Montespertoli, sullo sfondo della Gigliola, la prestigiosa villa padronale; Castiglioncello, sede delle mitiche vacanze estive; San Donato di Calenzano, che vide il giovane viceparroco in azione nella prima scuola popolare da lui fondata; Barbiana, "penitenziario ecclesiastico", in uno sperduto borgo dell'Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione. Ma in questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni appassionate, tese a legittimare la scrittura che ne consegue, non troveremo soltanto la storia dell'uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l'eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo trasfigurano ogni giorno: dai maestri di villaggio, che pongono argini allo sfacelo dell'istruzione africana, ai teppisti berlinesi, frantumi della storia europea.


Se avessero di Vittorio Sermonti (Garzanti), presentato da Franco Marcoaldi e Serena Vitale (156 voti)

Una mattina di maggio del 1945 tre (o quattro) partigiani si presentano col mitra sullo stomaco in un villino zona Fiera di Milano alla caccia d'un ufficiale della Repubblica Sociale (o forse di tre), lo scovano, segue un ampio scambio di vedute, e se ne vanno. Da questo aneddoto domestico, sincronizzato bene o male ai grandi eventi della Storia, si dipanano settant'anni di ricordi di un fratello quindicenne, confusi ma puntigliosi, affidati come sono agli "intermittenti soprusi della memoria": il nero-sangue e il gelo della guerra, la triste farsa di sognarsi eroe, poi il "passaggio dalla parte del nemico" (iscrizione al PCI), e poi ancora un titubante far parte per se stesso; e il rapporto di reciproca protezione con il padre fascista; e la famiglia "feudale" della strana mamma; ma anche una collana di amori malriposti, le letture, il teatro, la musica, il calcio, gli amici. Testa e cuore però non fanno che tornare a quella mattina di maggio, a quell'ipotesi sospesa, a quell'eccidio mancato. Così, nel tentativo di fare i conti con i propri fantasmi, Vittorio Sermonti ci regala un libro sconcertante, tracciato nella forma di una lunga canzone d'amore per un tu che ha smascherato molti di quei fantasmi del "narrator narrato", e gli dà ancora la voglia di vivere: un libro che è anche la cronaca minuziosa di un Paese e di un interminabile dopoguerra...


Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci (Minimum Fax), presentato da Giuseppe Antonelli e Diego De Silva (138 voti)

Nell’immaginario paese di Corsignano – tra Toscana e Umbria – la vita procede come sempre. C’è gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte. C’è una vecchia che ricorda il giorno in cui fu abbandonata sull’altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell’arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. E c’è una comunità di cinghiali che scorrazza nei boschi circostanti. Se non fosse che uno di questi cinghiali acquista misteriosamente facoltà che trascendono la sua natura. Non solo diventa capace di elaborare pensieri degni di un essere umano, ma, esattamente come noi, diventa consapevole anche della morte. troppo umano per essere del tutto compreso dai suoi simili e troppo bestia per non essere temuto dagli umani: «il Cinghiale che uccise Liberty Valance» si ritrova all’improvviso in una terra di nessuno che da una parte lo getta nella solitudine ma dall’altra gli dà la capacità di accedere ai segreti di Corsignano, leggendo nel cuore dei suoi abitanti. Giordano Meacci scrive un romanzo bellissimo, commovente, appassionante, che racconta l’eterno mistero dei nostri sentimenti e lo fa grazie all’antico espediente di trattare le bestie come uomini e gli uomini come una tra le molte specie viventi sulla Terra.


La femmina nuda di Elena Stancanelli (La nave di Teseo), presentato da Francesco Piccolo e Silvia Ronchey (102 voti)

Anna è una donna intelligente, bella, con un lavoro interessante, ma di colpo tutto questo non serve più. Dopo cinque anni la sua storia d'amore con Davide affonda in una palude di tradimenti, bugie, ricatti. E la sua vita va in pezzi. Si trasforma in un'isterica, non dorme, non mangia, fuma e si ubriaca ogni sera per riuscire ad addormentarsi. Compulsivamente inizia a frugare nel telefonino di lui nelle chat, sui social. Non sa cosa sta cercando, non sa perché lo sta cercando. Per un anno rimarrà prigioniera di quello che lei stessa chiama il regno dell'idiozia, senza riuscire a dirlo a nessuno. Questo racconto è la sua confessione, sotto torma di lettera, a Valentina, la sua più cara amica, che l'ha vista distruggersi sera dopo sera. Anna dice tutto, senza pudore. I dettagli umilianti e ridicoli, l'ossessione, la morbosità. Anna somiglia a tutti noi, che combattiamo questa guerra paradossale che chiamiamo amore. Ogni tanto vinciamo, più spesso perdiamo. L'unica cosa su cui possiamo sempre contare, l'unica capace di indicarci i nostri confini, i nostri bisogni, è il corpo. E sarà al corpo che Anna si aggrapperà per sconfiggere il dolore.


29 aprile 2016

Novità librarie di maggio: alcune uscite da tenere d'occhio

Cari lettori,
ecco qui le più interessanti novità che ci aspettano in libreria a maggio. Come sempre abbiamo cercato di coprire diversi ambiti e dare spazio anche a nuove realtà editoriali, per alcuni ancora di nicchia. Ovviamente la nostra selezione non è completa di tutte le novità che ci aspettano nel prossimo mese e molte potrebbero non essere giunte alle nostre orecchie perciò vi ricordiamo che il box commenti è sempre a vostra disposizione qualora vogliate aggiungerne di nuove.


Cominciamo da un nuovo nome nel panorama editoriale italiano che ha già fatto parlare di sé: La nave di Teseo, che porta in libreria un nuovo romanzo di Michael Cunningham:


Un cigno selvatico di Michael Cunningham - La nave di Teseo - 17.00 €
In libreria dal 28 aprile

Dieci favole della tradizione, dimenticate o volutamente nascoste, rielaborate da uno dei narratori più dotati della sua generazione, l’autore Premio Pulitzer di Le Ore Michael Cunningham, e illustrate da Yuko Shimizu.
Le storie della buonanotte non sono mai state così dark, perverse, e reali. La Bestia è di fronte a voi in fila al supermercato, compra uno snack, il suo sorriso divorante fisso sul cassiere. Un ometto malformato con un talento per le piccole magie non si ferma davanti a nulla per procurarsi un bambino. Jack, pigro e rozzo, preferisce vivere nel seminterrato di sua madre che ottenere un lavoro, fino al giorno in cui scambia una mucca con una manciata di fagioli magici. E ancora, il matrimonio di Raperonzolo entra in crisi quando comincia a perdere i capelli, Hansel e Gretel diventano due teppisti violenti e senza freni. In Un cigno selvatico, Michael Cunningham trasforma i personaggi di terre molto molto lontane - le figure mitiche della nostra infanzia che tanto ci hanno incantato - in protagonisti che rivelano molto del nostro presente.


Torna anche BAO Publishing, casa editrice che molti considerano rivolta ai giovani ma che ha in realtà un giro d'azione in espansione:


CineMAH presenta: Il buio in sala di Leo Ortolani - BAO Publishing - 192 pagine, 17.00 €
In libreria dal 26 maggio

Leo Ortolani, il geniale creatore di Rat-Man, arriva in libreria grazie a questa raccolta delle sue esilaranti recensioni cinematografiche.
Irriverente, sarcastico, cinico... Lo sguardo di uno degli autori più divertenti di sempre al servizio di blockbuster che hanno appassionato milioni di spettatori, passando da 50 sfumature di grigio fino all'ultimo episodio di Star Wars.



Molto attesa anche la novità pubblicata da Nord, che porta in Italia il seguito del famosissimo Vita dopo vita:


Un Dio in rovina di Kate Atkinson - Nord, Narrativa - 456 pagine, 18.60 €
In libreria dal 26 maggio

Durante la Guerra, era venuto a patti con l’idea della morte, ma poi all’improvviso la guerra era finita ed era iniziato un nuovo giorno. E un altro. E un altro ancora. Una parte di lui non si abituò mai alla consapevolezza di avere un futuro. Nato in un’agiata famiglia inglese alla vigilia della prima guerra mondiale, Teddy Todd è un ragazzo sensibile, amante della poesia, affezionato ai genitori e all’adorata sorella Ursula. Ed è proprio per proteggere loro che, allo scoppio della seconda guerra mondiale, decide di arruolarsi in aeronautica. Ma un giorno la guerra finisce, ed è come se il destino gli avesse giocato un brutto scherzo, perché contro ogni aspettativa la sua vita è ancora lì, tutta da vivere… Un dio in rovina è il racconto della lunga esistenza di Teddy – figlio, fratello, pilota di caccia, marito, padre, nonno – e, attraverso la storia di Teddy, è anche il racconto di un secolo, il Novecento, che ha visto il mondo cambiare a una velocità vorticosa. Mattone dopo mattone, Kate Atkinson costruisce un affascinante e sorprendente edificio narrativo, invitandoci con voce suadente ad esplorarne le stanze, a percorrerne i corridoi, a scoprirne anche gli angoli più nascosti. E così prende forma davanti ai nostri occhi l’intima epopea di un uomo ordinario che si trova ad affrontare eventi straordinari. E che proprio negli ultimi istanti coglierà il senso della sua unica, irripetibile vita.
Con questo splendido romanzo – vincitore del prestigioso Costa Novel Award –, Kate Atkinson si conferma una delle autrici di maggior talento degli ultimi anni e non solo, capace di conquistare sia la critica sia il grande pubblico: definito «un capolavoro» da alcune tra le più prestigiose testate giornalistiche, Un dio in rovina è da mesi ai vertici delle classifiche inglesi e americane ed è in corso di traduzione in tutta Europa.


Tre titoli di spessore invece sono proposti da Einaudi: una nuova opera di Haruki Murakami, il nuovo romanzo di Elizabeth Strout (pubblicato da Einaudi invece che dal suo storico editore italiano Fazi), e l'ultima opera dell'ex direttrice dell'Unità Concita De Gregorio:


Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout - Einaudi, Supercoralli - 168 pagine, 17.50 €
In libreria dal 4 maggio

Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una donna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell’Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, «ciao, Bestiolina», perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare quella voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d’ospedale. Lí la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è nel silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l’altra storia. Quella di un’infanzia brutale e solitaria, di una miseria umiliante, di una memoria tanto piú dolorosa perché non condivisa. Oltre la finestra, le luci intermittenti del grattacielo Chrysler, emblema di grandi aspirazioni nella Grande Mela degli anni Ottanta, insieme all’alternarsi del sonno e della veglia e all’avvicendarsi delle infermiere dal nomignolo fiabesco, scandiscono il passare di un tempo altrimenti immobile. Ma il tempo passa. L’isola d’intimità di quei cinque giorni d’ospedale non si ripeterà nella vita di madre e figlia. Molti anni piú tardi la donna è una scrittrice di fama. Ha scelto la parola al silenzio, dopotutto, perché è cosí che può raccontare anche quella storia d’amore. Un amore invalido, mezzo afasico, ma amore senza dubbio. Dalla sua insegnante di scrittura ha appreso che «ciascuno ha soltanto una storia. Scriverete la vostra unica storia in molti modi diversi. Ma tanto ne avete una sola». La donna si chiama Lucy Barton, e questa è la sua.


Cosa pensano le ragazze di Concita De Gregorio - Einaudi, Stile Libero Big - 144 pagine, 16.00 €
In libreria dal 24 maggio

«Ho parlato per due anni con mille donne, da sei a novantasei anni. Soprattutto adolescenti, giovani donne. Ho posto a tutte le stesse domande: cosa sia importante nella vita, come ottenerlo, come fare quando quel che si aspetta non arriva. Nelle risposte il tema centrale è sempre l’amore. L’amore e il sesso, l’amore e il desiderio, il tradimento, la famiglia, l’impegno, il corpo, l’amore e i soldi. Una sinfonia di voci raccolte davvero, ascoltate davvero: occhi visti con gli occhi, risate e lacrime, confessioni e segreti. Un’orchestra di strumenti diversi, una sola musica. Da questo coro di parole sono nate le mie storie: prendono occasione dalla realtà ma si aprono alla libertà di immaginare, da un frammento di verità, vite e mondi». - Concita De Gregorio


Vento & Flipper di Haruki Murakami - Einaudi, Supercoralli - 240 pagine, 19.50 €
In libreria dal 24 maggio

Un giorno, a ventinove anni, Murakami Haruki era allo stadio a guardare una partita di baseball quando, osservando la traiettoria della palla finire nel guantone di un giocatore, ha come un’illuminazione: lui, un giorno, diventerà uno scrittore. Tornato a casa, lo racconta lui stesso nell’introduzione inedita di questo volume, sul tavolo della cucina inizia a scrivere un romanzo e poi un altro ancora, nei ritagli di tempo mentre gestisce il suo jazz bar a Tōkyō (il famoso «Peter the cat»). I romanzi sono Ascolta la canzone del vento (uscito in Giappone nel 1979) e Flipper, 1973 (arrivato in libreria un anno dopo). Fino a oggi Murakami si era sempre rifiutato di farli uscire dal Giappone, tanto da costringere gli appassionati a versioni non autorizzate in inglese dalla circolazione semiclandestina. Eppure l’universo di Murakami è tutto già presente qui, concentrato in due storie delicate, misteriose, incredibilmente moderne (ai tempi, in patria, furono accolte come romanzi dirompenti, che rivoluzionavano la lingua e l’immaginario della narrativa tradizionale giapponese). Ascolta la canzone del vento è la storia di uno studente che ammazza il tempo al Jay’s Bar – un locale tenuto da un cinese di mezza età – in compagnia del Sorcio, un ragazzo ricco ma profondamente solo e disilluso. I pomeriggi e le serate passano cosí, bevendo e fumando troppo, ascoltando jazz, confidandosi col vecchio Jay, che fa quasi da fratello maggiore per questi giovani malinconici, già delusi dalla vita. Finché un giorno, nei bagni del locale, il narratore non incontra una ragazza misteriosa. La riporta a casa, scopre che lavora nel vicino negozio di dischi, inizia a frequentarla: ma quando, senza dare spiegazioni, la ragazza cambierà lavoro e sparirà dalla sua vita, il protagonista capirà che fino ad allora era stato lui a confessarsi, a parlare delle sue ferite, di una ex che si è suicidata, senza mai penetrare il mistero di quell’affascinante fanciulla. Flipper, 1973 si svolge qualche anno dopo: il narratore è lo stesso, non è piú uno studente ma lavora in una piccola agenzia di traduzioni e convive con due gemelle arrivate nella sua vita da chissà dove. Ha perso i contatti col Sorcio, che invece passa ancora le sue serate al Jay’s Bar. Insomma, tutto sembra scorrere pacificamente, almeno fino all’arrivo di un misterioso flipper e alla partenza del Sorcio…


Punta su un nome italiano invece la casa editrice Feltrinelli:


Era mia madre di Iaia Caputo - Feltrinelli, I narratori - 176 pagine, 15.00 €
In libreria dal 6 maggio

Parigi. Il mondo della danza è tanto magico quanto difficile: Alice ci lavora da anni, senza ambizioni di protagonismo, precaria, segnata da una forma di tollerabile frustrazione. La madre è andata a trovarla: non ha potuto non stigmatizzare quella precarietà ma soprattutto ha mal tollerato il disordine del suo piccolo appartamento, il fuor di squadra di quel vivere senza radici. D'altro canto, Alice lo sa, sua madre glielo ha detto: "Si è vivi fino a quando si è capaci di lasciarsi sopraffare dal bello". Ma che cos'è questo bello? Da quale profondità arriva? Alice accompagna la madre alla stazione e, mentre un giovane pianista "di strada" sta suonando una melodia semplice, ammaliante, lei si accascia e si prepara a morire. A Napoli, nel letto che addolcisce il suo coma, la madre diventa uno scrigno di memoria, di affetti irrisolti, di scoperte. Alice è ora nel silenzioso appartamento in cui ha vissuto da ragazza. Chino sulla minestra della sera, il padre sconta la scontrosa solitudine che gli è rimasta appiccicata addosso da quando, nel 1994, la Digos lo ha arrestato per movimenti illeciti di danaro del suo partito. In una casa piena di rovine la vita torna comunque a sussurrare parole: c'è da scoprire chi era veramente quella donna così passionale che ora "dorme", c'è da preparare una dipartita che chiama sulla scena fantasmi d'amore. Iaia Caputo scava nel cuore di una giovane donna per arrivare al grande cuore di sua madre, per ripercorrere la catena dei giorni e dell'accadere che tiene assieme il piacere di vivere e la continuità della famiglia. Tre generazioni di donne. Il profumo del borotalco, la gloria del cielo di Napoli e la sfida della scena del mondo.


Per Garzanti torna invece il medico-scrittore Andrea Vitali:


Le mele di Kafka di Andrea Vitali - Garzanti, Narratori moderni - 240 pagine, 16.90 €
In libreria dal 12 maggio

Abramo Ferrascini, quello della ferramenta di Bellano, è un giocatore di bocce. Come individuale non va bene, ma boccia come dio comanda e in coppia con un buon accostatore diventa imbattibile. È stato tirato su a puntino dal gestore del Circolo dei Lavoratori, Mario Stimolo, allenatore per passione e perché tre anni fa, nel 1955, ha perso il braccio destro sotto una pressa e perciò di giocare non se n’è più parlato. Ora il Ferrascini ha tutte le carte in regola per vincere le semifinali del Campionato provinciale in programma a Cermenate domenica prossima. Ma c’è un intoppo. Suo cognato, l’Eraldo, quello che vive a Lucerna, sta male. Quarantotto ore gli hanno dato i medici di là, svizzeri, precisi. E adesso la moglie di Abramo, Rosalba, vuole a tutti i costi raggiungere la sorella, ma soprattutto dare all’Eraldo un ultimo saluto, magari un ultimo bacio. Ma ce la faranno ad andare e a tornare in tempo per le semifinali? Dipende. Se l’Eraldo muore entro martedì, mercoledì al massimo, si può fare. Bon, via allora. Un’occhiata al 1100, olio freni gomme; carta d’identità rinnovata all’ultimo minuto; prima tappa il passo del San Bernardino, poi giù dritti fino a Lucerna: basta seguire i cartelli, anche se sono in tedesco, perché il nome di quella città lì si capisce lo stesso. Ispirato da un aneddoto legato a un soggiorno a Lucerna del grande scrittore praghese, Le mele di Kafka mette in scena il meglio dei personaggi di Andrea Vitali. La loro voglia di vita, le loro piccinerie e le loro grandi passioni giostrano sulla partitura di una storia che in fondo ci vuole dire che la letteratura e i libri, nella vita, contano molto, a volte più di quanto vorremmo.


Infine due nuovi titoli di spessore in arrivo per Piemme:


La strategia di Bosch di Michael Connelly - Piemme - 373 pagine, 19.90 €
In libreria dal 10 maggio

Nell’Unità Casi Irrisolti della polizia di Los Angeles non succede spesso di doversi occupare di una vittima morta con dieci anni di ritardo rispetto alle intenzioni dell’omicida. L’uomo era riuscito a resistere tutto quel tempo con un proiettile nella schiena, senza che si potesse individuare chi era stato a tentare di ucciderlo. E ora a Bosch tocca risolvere un caso in cui il cadavere è ancora caldo, ma gli indizi e le eventuali prove si sono dissolti da tempo. Un compito difficile anche per un veterano come lui, ma ancor più per la sua giovane partner, Lucia Soto, che non ha alcuna esperienza di omicidi. Il morto è un mariachi, uno di quei musicisti messicani che suonano per tradizione alle feste, e quando era stato ferito non c’era niente nella sua vita che potesse spiegare il tentativo di ucciderlo, tanto che all’inizio si era pensato a un proiettile vagante. Ma ora Bosch sa che forse è proprio da lì, da quel proiettile, che deve iniziare la sua indagine, un’indagine che spalancherà abissi di avidità e corruzione. Fino a coinvolgere un altro caso irrisolto, avvenuto vent’anni prima: un incendio che aveva causato la morte di molti bambini in un asilo non autorizzato. Toccherà a Bosch e a Lucia Soto trovare i collegamenti tra i due casi e sciogliere i nodi che impediscono di raggiungere la verità. Lo faranno, spesso a modo loro, o più precisamente alla maniera di Bosch: aggirando i divieti, sfidando la burocrazia e rischiando molto sul piano personale.


Una specie di felicità di Francesco Carofiglio - Piemme - 373 pagine, 17.50 €
In libreria dal 10 maggio

La vita di Giulio d’Aprile cambia in una bella giornata di fine ottobre, mentre percorre il viale alberato che lo condurrà all’Istituto dove lavora come psicoterapeuta. Varcata la soglia di quel luogo, in cui il tempo sembra essersi fermato, Giulio incontra l’uomo che molti anni prima era stato il suo maestro. La persona geniale, brillante, autorevole ha lasciato però il posto a un vecchio stanco. La memoria vacilla e gli occhi sembrano perdersi altrove. Da quel giorno il Professore sarà un suo paziente. Da quella mattina di ottobre avrà inizio un duello. I due uomini dovranno fare i conti con una verità dolorosa che entrambi nascondono, in un progressivo e incalzante ribaltamento dei ruoli. La vita di Giulio entra ed esce da quella stanza, il matrimonio fallito, la perdita del padre, il senso di inadeguatezza nei confronti dei figli, il mondo perfetto di un passato confezionato in un’esistenza senza slanci. Fino a quando appare qualcuno e qualcosa accade. E inverte bruscamente la rotta, tra il buio e la luce. Come una crepa nel muro. Come una specie di felicità.


15 aprile 2016

Premio Strega 2016: i 12 libri candidati


È fresca di annuncio la lista dei candidati finalisti alla 70esima edizione del Premio Strega, selezionati dal Comitato direttivo del Premio, presieduto da Tullio De Mauro e composto da Valeria Della Valle, Giuseppe D’Avino, Simonetta Fiori, Alberto Foschini, Paolo Giordano, Enzo Golino, Giuseppe Gori, Melania Mazzucco, Luca Serianni e Maurizio Stirpe. La prima votazione per decretare la cinquina dei finalisti si terrà mercoledì 15 giugno, come di consueto in Casa Bellonci, con lo spoglio dei voti degli Amici della Domenica, dei 40 lettori forti e dei 20 voti collettivi di scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero. Venerdì 8 luglio avverranno invece la seconda votazione e la proclamazione del vincitore, non più nella storica sede del Ninfeo ma all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Una scelta, pare, legata alla volontà di trasformare un evento "per addetti ai lavori" in un evento per tutti: «ciò che vedranno i telespettatori a casa coinciderà con quello che potranno apprezzare gli spettatori in platea», ha dichiarato Giuseppe D'Avino, amministratore delegato.
I candidati concorreranno inoltre al Premio Strega Giovani, giunto alla terza edizione, la cui giuria è composta da circa 500 ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni, che rappresentano cinquanta licei e istituti tecnici diffusi su tutto il territorio italiano e all’estero. Il vincitore sarà annunciato alla Camera dei Deputati lunedì 13 giugno.

Vi lasciamo adesso ai libri selezionati, sottolineando i tre grandi assenti volontari di quest'anno: Bompiani (si noti però la presenza tra la dozzina della neo-nata La nave di Teseo), Einaudi, vincitrice negli ultimi due anni con La ferocia di Nicola Lagioia e Il desiderio di essere come tutti, e Feltrinelli, il cui direttore editoriale, Gianluca Foglia, si è auspicato in una recente intervista un cambiamento nell'organizzazione del premio contro lo strapotere dei grandi gruppi editoriali.


L'uomo del futuro di Eraldo Affinati (Mondadori), presentato da Giorgio Ficara e Igiaba Scego

A quasi cinquant'anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani, prete degli ultimi e straordinario italiano, tante volte rievocato ma spesso frainteso, non smette di interrogarci. Eraldo Affinati ne ha raccolto la sfida esistenziale, ancora aperta e drammaticamente incompiuta, ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante: Firenze, dove nacque da una ricca e colta famiglia con madre di origine ebraica, frequentò il seminario e morì fra le braccia dei suoi scolari; Milano, luogo della formazione e della fallita vocazione pittorica; Montespertoli, sullo sfondo della Gigliola, la prestigiosa villa padronale; Castiglioncello, sede delle mitiche vacanze estive; San Donato di Calenzano, che vide il giovane viceparroco in azione nella prima scuola popolare da lui fondata; Barbiana, "penitenziario ecclesiastico", in uno sperduto borgo dell'Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione. Ma in questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni appassionate, tese a legittimare la scrittura che ne consegue, non troveremo soltanto la storia dell'uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l'eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo trasfigurano ogni giorno: dai maestri di villaggio, che pongono argini allo sfacelo dell'istruzione africana, ai teppisti berlinesi, frantumi della storia europea.


La scuola cattolica di Edoardo Albinati (Rizzoli), presentato da Raffaele La Capria e Sandro Veronesi

Roma, anni Settanta: un quartiere residenziale, una scuola privata. Sembra che nulla di significativo possa accadere, eppure, per ragioni misteriose, in poco tempo quel rifugio di persone rispettabili viene attraversato da una ventata di follia senza precedenti; appena lasciato il liceo, alcuni ex alunni si scoprono autori di uno dei più clamorosi crimini dell'epoca, il Delitto del Circeo. Edoardo Albinati era un loro compagno di scuola e per quarant'anni ha custodito i segreti di quella "mala educacion". Ora li racconta guardandoli come si guarda in fondo a un pozzo dove oscilla, misteriosa e deforme, la propria immagine. Da questo spunto prende vita un romanzo, che sbalordisce per l'ampiezza dei temi e la varietà di avventure grandi o minuscole: dalle canzoncine goliardiche ai pensieri più vertiginosi, dalla ricostruzione puntuale di pezzi della storia e della società italiana, alle confessioni che ognuno di noi potrebbe fare qualora gli si chiedesse: "Cosa desideravi davvero, quando eri ragazzo?". Adolescenza, sesso, religione e violenza; il denaro, l'amicizia, la vendetta; professori mitici, preti, teppisti, piccoli geni e psicopatici, fanciulle enigmatiche e terroristi. Mescolando personaggi veri con figure romanzesche, Albinati costruisce una narrazione che ha il coraggio di affrontare a viso aperto i grandi quesiti della vita e del tempo, e di mostrare il rovescio delle cose.


Dove troverete un altro padre come il mio di Rossana Campo (Ponte alle Grazie), presentato da Valeria Parrella e Antonio Riccardi

Rossana Campo, ancora una volta senza infingimenti e con lo stile dirompente e "difforme" che caratterizza la sua produzione letteraria, ma mettendosi in gioco forse più che in ogni altro suo libro, racconta qui il rapporto con Renato, il padre amatissimo e difficile scomparso di recente; o meglio con le molteplici figure, spesso contraddittorie, che Renato ha incarnato lungo tutta la sua vorticosa esistenza: il maestro di vita che fin da piccola esorta la figlia a rifuggire ogni forma di condizionamento e ipocrisia, ma anche l'irresponsabile che per niente e nessuno si separerebbe dalla sua amica più fidata: la bottiglia; l'individuo gioviale e irriducibilmente ottimista, ma anche l'attaccabrighe, dominato da una rabbia incontenibile; e ancora lo "zingaro" che non sopporta alcuna imposizione e non riconosce alcuna autorità, il contaballe prodigioso, il casinista indefesso, il terrone orgoglioso in un Nord che lo respinge... in una parola un essere infinitamente vitale e tremendamente fragile. Ne emerge un racconto, magari spudorato, ma proprio per questo di rara autenticità, della parte più profonda di sé.


Dalle rovine di Luciano Funetta (Tunuè), presentato da Lorenzo Pavolini e Luca Ricci

Il collezionista di serpenti Rivera, grazie a un video amatoriale, entra in contatto con l'insolita e seducente scena della pornografia d'arte. Questa esplorazione si trasforma ben presto nella discesa in un abisso popolato da figure oscure, tra le quali spicca un argentino a dir poco enigmatico: Alexandre Tapia. Proprio attraverso la frequentazione di Tapia, Rivera scoprirà un universo di abiezioni private e catastrofi collettive, vittime invisibili e carnefici rimasti impuniti.


Le streghe di Lenzavacche di Simona Lo Iacono (e/o), presentato da Paolo Di Stefano e Romana Petri

Le streghe di Lenzavacche vennero chiamate nel 1600 in Sicilia un gruppo di mogli abbandonate, spose gravide, figlie reiette o semplicemente sfuggite a situazioni di emarginazione, che si riunirono in una casa ai margini dell' abitato e iniziarono a condividere una vera esperienza comunitaria e anche letteraria. Furono però fraintese, bollate come folli, viste come corruttrici e istigatrici del demonio. Secoli dopo, durante il fascismo, una strana famiglia composta dal piccolo Felice, sua madre Rosalba e la nonna Tilde rivendica una misteriosa discendenza da quelle streghe perseguitate. Assieme al giovane maestro Mancuso si batteranno contro l'oscurantismo fascista per far valere i diritti di Felice, bambino sfortunato e vivacissimo.


La reliquia di Costantinopoli di Paolo Malaguti (Neri Pozza), presentato da Marcello Fois e Alberto Galla

1565, Venezia. Il sole non lambisce ancora il camposanto di San Zaccaria, quando il vecchio Giovanni si cala nella tomba del chierico Gregorio Eparco, il suo antico tutore, appena riesumata dai pissegamorti in cambio di tre ducati. Non vuole trafugare la bara di legno marcio o le ossa ricoperte di lanugine e muffa. Sta cercando un libercolo. Un diario "avvolto in una pezza di tela cerata, sigillata da un nastro nero", che lui stesso, cinquant'anni prima, ha nascosto sotto la nuca del maestro, dopo aver giurato di non sfogliarlo né di farne parola con nessuno. Il giuramento, però, ora può essere infranto, poiché le annotazioni contenute in quell'involucro sono l'unico indizio in grado di condurre ad alcune preziosissime reliquie cristiane andate perdute. Il diario si apre nel 1452, quando Gregorio giunge ad Adrianopoli insieme con il suo socio d'affari, l'ebreo-veneziano Malachia Bassan. La città, strappata a Venezia dagli Ottomani un secolo prima, offre uno spettacolo raccapricciante agli occhi dei due giovani mercanti. Gregorio ha un'idea: recuperare tutti " i frammenti di Paradiso" disseminati nelle chiese, nei sotterranei e dentro il Grande Palazzo imperiale di Costantinopoli, per salvare in tal modo la Cristianità. Un'idea allettante anche per Malachia Bassan, nella cui mente si affaccia il pensiero che, male che vada, quelle reliquie così preziose possono pur sempre essere vendute. Così tra imboscate, fughe ed enigmi, i due giovani mercanti si accingono all'impresa...


Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci (Minimum Fax), presentato da Giuseppe Antonelli e Diego De Silva

Nell’immaginario paese di Corsignano – tra Toscana e Umbria – la vita procede come sempre. C’è gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte. C’è una vecchia che ricorda il giorno in cui fu abbandonata sull’altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell’arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. E c’è una comunità di cinghiali che scorrazza nei boschi circostanti. Se non fosse che uno di questi cinghiali acquista misteriosamente facoltà che trascendono la sua natura. Non solo diventa capace di elaborare pensieri degni di un essere umano, ma, esattamente come noi, diventa consapevole anche della morte. troppo umano per essere del tutto compreso dai suoi simili e troppo bestia per non essere temuto dagli umani: «il Cinghiale che uccise Liberty Valance» si ritrova all’improvviso in una terra di nessuno che da una parte lo getta nella solitudine ma dall’altra gli dà la capacità di accedere ai segreti di Corsignano, leggendo nel cuore dei suoi abitanti. Giordano Meacci scrive un romanzo bellissimo, commovente, appassionante, che racconta l’eterno mistero dei nostri sentimenti e lo fa grazie all’antico espediente di trattare le bestie come uomini e gli uomini come una tra le molte specie viventi sulla Terra.


L'addio di Antonio Moresco (Giunti), presentato da Daria Bignardi e Tiziano Scarpa

"Mi chiamo D'Arco e sono uno sbirro morto." Comincia così questo romanzo, metafisico e d'azione. Il protagonista è un uomo pieno di dolore, delicatezza e furore, chiamato a compiere una missione impossibile. La città dei vivi e quella dei morti sono vicine, comunicanti, e si assomigliano molto. La polizia dei vivi e la polizia dei morti sono in contatto e collaborano, quando devono risolvere i casi più difficili. Dispongono di cellulari tarati per la comunicazione tra vivi e morti, e di e-mail criptate. Ma c'è un'altra cosa, che però nessuno sa dire: quale dei due mondi venga prima. Ora D'Arco deve tornare nel mondo dei vivi, nel quale fu ucciso, per fermare un massacro di vittime innocenti. Ma, se la morte venisse davvero prima della vita e il male prima del bene, come si potrà invertire la spirale? D'Arco ci proverà perché è uno che non si arrende, perché ha una formidabile guida e un alleato: un bambino dal cranio rasato, gli occhi spalancati e i denti serrati, una creatura senza più voce e con il collo percorso da una cicatrice prodotta da una collana di filo spinato, ma con la volontà attraversata dalla stessa indomabile sete di giustizia. Una coppia di eroi fragili e indistruttibili, individui solitari e disillusi ma disposti a mettere in gioco tutto per difendere chi sia stato umiliato e offeso: un uomo che si è gettato alle spalle le speranze e un bambino muto ma capace di guardare.


Conforme alla gloria di di Demetrio Paolin (Voland), presentato da Maria Rosa Cutrufelli e Elisabetta Mondello

Amburgo, 1985. Rudolf Wollmer fa il sindacalista, ha una moglie, un figlio adolescente e l'incubo di un padre scomodo, una ex ss che morendo gli ha lasciato in eredità la casa di famiglia. Deciso a sbarazzarsene subito, ritrova, tra gli oggetti del vecchio, un quadro intitolato La gloria. L'immagine è minacciosa ma nasconde un segreto ancora più terrificante. Nel tempo, la vicenda di Rudolf e del quadro si intreccia con quella di Enea Fergnani - ex prigioniero a Mauthausen sfuggito allo sterminio del lager grazie alla sua abilità artistica e proprietario di uno studio di tatuaggi a Torino - e della giovane Ana... Un romanzo sorprendente, dallo stile intenso e nitido, che è anche una riflessione sul rapporto tra vittima e carnefice, sul confine tra umano e disumano.


La figlia sbagliata di Raffaella Romagnolo (Frassinelli), presentato da Fabio Geda e Giuseppe Patota

Un sabato sera come tanti in una cittadina della provincia italiana. La tv sintonizzata su uno show televisivo, nel lavandino i piatti da lavare. Un infarto fulminante uccide il settantenne Pietro Polizzi, ma Ines Banchero, sua moglie da oltre quarant'anni, non fa ciò che ci si aspetta da lei: non chiede aiuto, non avverte amici e famigliari, non si preoccupa di seppellire l'uomo con cui ha condiviso l'esistenza. Comincia così un viaggio dentro la vita di una coppia normale: un figlio maschio, una figlia femmina, un appartamento decoroso, le vacanze al mare, la televisione e la Settimana Enigmistica. Ma è una normalità imposta e bugiarda, che per quarantacinque anni, per una vita, ha nascosto e silenziato rancori, rimpianti, rimorsi e traumi. E mentre giorno dopo giorno la morte si impadronisce della scena, il confine fra normalità e follia si fa labile.


Se avessero di Vittorio Sermonti (Garzanti), presentato da Franco Marcoaldi e Serena Vitale

Una mattina di maggio del 1945 tre (o quattro) partigiani si presentano col mitra sullo stomaco in un villino zona Fiera di Milano alla caccia d'un ufficiale della Repubblica Sociale (o forse di tre), lo scovano, segue un ampio scambio di vedute, e se ne vanno. Da questo aneddoto domestico, sincronizzato bene o male ai grandi eventi della Storia, si dipanano settant'anni di ricordi di un fratello quindicenne, confusi ma puntigliosi, affidati come sono agli "intermittenti soprusi della memoria": il nero-sangue e il gelo della guerra, la triste farsa di sognarsi eroe, poi il "passaggio dalla parte del nemico" (iscrizione al PCI), e poi ancora un titubante far parte per se stesso; e il rapporto di reciproca protezione con il padre fascista; e la famiglia "feudale" della strana mamma; ma anche una collana di amori malriposti, le letture, il teatro, la musica, il calcio, gli amici. Testa e cuore però non fanno che tornare a quella mattina di maggio, a quell'ipotesi sospesa, a quell'eccidio mancato. Così, nel tentativo di fare i conti con i propri fantasmi, Vittorio Sermonti ci regala un libro sconcertante, tracciato nella forma di una lunga canzone d'amore per un tu che ha smascherato molti di quei fantasmi del "narrator narrato", e gli dà ancora la voglia di vivere: un libro che è anche la cronaca minuziosa di un Paese e di un interminabile dopoguerra...


La femmina nuda di Elena Stancanelli (La nave di Teseo), presentato da Francesco Piccolo e Silvia Ronchey

Anna è una donna intelligente, bella, con un lavoro interessante, ma di colpo tutto questo non serve più. Dopo cinque anni la sua storia d'amore con Davide affonda in una palude di tradimenti, bugie, ricatti. E la sua vita va in pezzi. Si trasforma in un'isterica, non dorme, non mangia, fuma e si ubriaca ogni sera per riuscire ad addormentarsi. Compulsivamente inizia a frugare nel telefonino di lui nelle chat, sui social. Non sa cosa sta cercando, non sa perché lo sta cercando. Per un anno rimarrà prigioniera di quello che lei stessa chiama il regno dell'idiozia, senza riuscire a dirlo a nessuno. Questo racconto è la sua confessione, sotto torma di lettera, a Valentina, la sua più cara amica, che l'ha vista distruggersi sera dopo sera. Anna dice tutto, senza pudore. I dettagli umilianti e ridicoli, l'ossessione, la morbosità. Anna somiglia a tutti noi, che combattiamo questa guerra paradossale che chiamiamo amore. Ogni tanto vinciamo, più spesso perdiamo. L'unica cosa su cui possiamo sempre contare, l'unica capace di indicarci i nostri confini, i nostri bisogni, è il corpo. E sarà al corpo che Anna si aggrapperà per sconfiggere il dolore.


 

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