1 maggio 2019

Intervista ad Antonio Pra, autore di Olgius - Viaggio verso l'ignoto

Poco tempo fa abbiamo pubblicato la recensione ad Olgius – viaggio verso l’ignoto che trovate qui, oggi invece dedichiamo spazio all’autore del romanzo, Antonio Pra, grazie ad una serie di domande che ci consentiranno di approfondire con lui il cuore del testo e scoprire cosa ci sia dietro la vicenda dell'ormai noto Anthony Green e dei misteriosi Olgius.

L'intervista


La prima domanda è sicuramente volta a raccontare la storia che si cela dietro il romanzo, come nasce Olgius e soprattutto perché la voglia di raccontare una vicenda che intreccia mondi e realtà così diverse tra loro?

Come avviene per Mr. Green il personaggio principale di “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto”, anch’io “...percepisco la realtà che ci circonda non solo come luogo in cui siamo destinati a vivere, ma come un vero e proprio “rebus” che deve essere decodificato e mai dato per scontato...” Fin dalla giovane età non mi sono mai accontentato delle risposte preconfezionate ma ho cercato sempre di scorgere altre verità dietro la scontata apparenza. Affascinato dalla majeutica socratica applicata al mondo in cui viviamo, ho cercato risposte, quesito dopo quesito senza limitare il mio spettro d’azione. Lo faccio in continuazione perchè proprio non posso farne a meno. Ho questo impulso investigativo che mi porta ad approfondire molte discipline scientifiche. L’archeologia è sempre stata la mia passione principale così come i misteri delle Antiche Civiltà. Considero l’Archeologia come una sorta di macchina del Tempo in grado di portarci indietro nel passato e fare luce su fatti che potrebbero cambiare radicalmente le nostre certezze riguardo le civiltà che ci hanno preceduto. Ogni scoperta del passato, del presente e del futuro, ha avuto ha e avrà sempre come forza di propulsione un mix di passione, dedizione e ricerca. Inoltre le scoperte scientifiche avvenute negli ultimi decenni, hanno fatto fare passi da gigante proprio a discipline come l’archeologia. Ecco perchè tutto ciò mi affascina e traspare dalle tematiche sviluppate nella trama del romanzo dove si parla anche delle più avanzate tecnologie che, anche di recente, hanno consentito di approdare a straordinarie scoperte come quella della Città Bianca del dio Scimmia in Honduras. Nel 1994 il Direttore di Fotografia ed Esploratore Steve Elkins trovandosi in Honduras viene incuriosito dai racconti delle popolazioni locali riguardo ad una città abbandonata nel mezzo della foresta, edificata da una sconosciuta ed avanzata Civiltà di uomini dai capelli d’oro e dalla carnagione chiara. Di questa città ne parlò anche Hernand Cortes nel suo diario ma si pensava fosse solo il frutto di una pittoresca fantasia. Nel 2012 Elkins decide di avvalersi del L.I.D.A.R. ovvero il Light Detection And Ranging, un potente laser scanner usato anche in campo militare in grado di “vedere” dall’alto l’esistenza di artefatti attraverso le foreste più impenetrabili. Sorvola la zona della Moquitia e sorprendentemente la restituzione grafica della scansione conferma l’esistenza di strutture artificiali nella selva honduregna. Nel 2015 Elkins riunisce un gruppo di esperti provenienti da varie discipline scientifiche e parte per la spedizione sul terreno scoprendo non solo quella misteriosa città ma le vestigia di un’antichissima e sconosciuta Civiltà.Tutto il mondo ne parla e nello stesso anno National Geographic Explorer produce un intero episodio dedicato alla sensazionale scoperta. “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto” nasce quindi come il frutto di queste mie passioni che, attraverso un tema poco conosciuto basato sui racconti delle popolazioni della Sacha Yakutia, le testimonianze di esploratori del XIX secolo come Riichard Karlovich Maack inviato delle Compagnia Geografica Imperiale Russa e di quelli più recenti come Ivan Mackerle, cerca di far luce sulla reale esistenza di antichi e avanzati artefatti che sarebbero disseminati nella Taiga Siberiana da tempo immemorabile. Un mistero che potrebbe cambiare per sempre la storia del Genere Umano.

Quanto c’è di Antonio Pra in Anthony Green e quanto invece dei tuoi amici negli altri protagonisti?

Molto sicuramente! Dietro al gruppo dei protagonisti principali ci sono persone vere, amici per i quali ho creato degli alias caratterizzandoli in base alle loro vere personalità. Certo, ho aggiunto anche dell’altro ma fondamentalmente loro sono così come traspare dalla trama del romanzo. Daniil Volkov è Danilo Leo Lazzarini archeologo sperimentale, maestro d’arme e attore; Mick “The eye Harrison” è Michele Barison imprenditore che oggi vive e opera a Londra e con il pallino di cineoperatore; Frank “The Great Baker” è Franco Batista chimico e grande musicista; l’ispettore Hill è Bruno Palmegiani fashion designer già ideatore del marchio POLICE...ruolo che poteva essere solo suo in questa avventura! Infine, attraverso Anthony Green emerge quasi del tutto quella che è la mia personalità, quelle che sono le mie passioni e soprattutto la mia inclinazione per la ricerca ed il fascino per l’ignoto. Nella copertina del romanzo c’è una frase di Carl Sagan che riassume molto bene queste mie attitudini: “Da qualche parte qualcosa di incredibile attende di essere conosciuto”.

Dal modo così realistico in cui racconti le emozioni dei personaggi davanti a luoghi così particolari ed insidiosi come la Yakutia, sembra quasi che tu ci sia stato, se così non fosse, come sei riuscito a raccontare così egregiamente di territori con cui non sei mai entrato in contatto diretto? E che rapporto hai con le altre ambientazioni del romanzo, l’Inghilterra e la Svizzera?

Amo Londra e appena ne ho la possibilità prendo l’aereo per andare a trascorrere qualche giorno in una full immersion di archeologia, musica e visita ai quartieri che non ho ancora esplorato. Tappa fissa è il British Museum, e lì letteralmente non percepisco più lo scorrere del tempo immerso nello studio dei reperti archeologici. Lo stesso accade alla National Gallery quando a seconda dell’ispirazione scelgo un artista e mi fermo a contemplarne le opere per ore. Alla sera mi piace passeggiare e scoprire ristoranti e pub dove di frequente si sviluppano jam session spettacolari come avviene al Ronnie Scott's Jazz Club a Soho che è uno dei miei preferiti. Il romanzo inizia e si sviluppa proprio in quella città che è stata capace di suscitare in me un insieme di emozioni tali da spingermi a partire per quel “Viaggio Verso l'ignoto”! Per quanto riguarda la Sacha Yakutia non vi sono mai stato ma ho passato settimane intere a guardare documentari, studiarne le culture approfondirne le caratteristiche geografiche in modo da ricavare una descrizione più dettagliata e veritiera possibile. Ciò che volevo era trasportare con la fantasia il lettore nei luoghi che descrivo in modo da farlo immedesimare completamente nella trama che ho ideato. Spero in qualche modo di esservi riuscito anche solo in minima parte, La Svizzera ha un ruolo importante nella trama del romanzo ma non posso svelare qui il perché altrimenti rivelerei dei particolari che per chi non ha letto “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto” anticiperebbero troppo uno dei misteri che si celano dietro il racconto. Neanche quel Paese ho avuto il piacere di visitare ma mi sono dedicato al suo studio come avvenuto per la Sacha Yakutia. Comunque c’è anche un’altra particolarità che collega la Svizzera al mio lavoro. La colonna sonora del book trailer “Blowing Away” mi è stata gentilmente concessa da Alex Kacimi fondatore dell’etichetta musicale Svizzera “Le Pop Records” che è mio amico e leader del gruppo “The Rebels of Tijuana”. Ho conosciuto i ragazzi qualche tempo fa in un concerto in Italia e sono dei musicisti straordinari!

Nel romanzo vengono riportate referenze importanti come fonti ispiratrici del romanzo – dal Prof. Zecharia Sitchin all’esploratore Ivan Mackerle, al Dottor Valery Uvarov – è a loro che devi la tua passione per questi misteriosi Olgius?

Per il personaggio del prof. Almeida mi sono ispirato proprio al prof. Zecharia Sitchin che Anthony Green incontrerà in un momento cruciale dello sviluppo narrativo e confesso che è stato davvero emozionante immaginare e descrivere quella parte di storia visto che anni fa ho avuto con lui una corrispondenza epistolare. Il prof. Zecharia Sitchin è stato uno dei più grandi esperti e traduttori delle antiche lingue mesopotamiche e i suoi saggi sono diventati veri e propri best sellers in tutto il mondo. Alcuni studiosi sono stati critici nei suoi confronti accusandolo di aver “forzato” un po' troppo l’interpretazione di certi testi e di aver creato di conseguenza una teoria che non ha basi scientifiche. C’è da dire che Sitchin era uno dei pochi in grado di tradurre le antiche lingue mesopotamiche vista la sua particolare specializzazione accademica. Nei suoi numerosi libri nel corso degli anni ha condiviso con i lettori il frutto dei suoi studi sostenendo che dai testi antichi emergeva una storia del genere umano molto più articolata e tecnologicamente avanzata rispetto a quanto possiamo immaginare. Secondo questa ricostruzione, gli dei decritti nelle saghe antiche, sarebbero stati in realtà gli esponenti di una avanzata e progredita Civiltà che accompagnò il genere umano nel corso della storia. Al di là della veridicità di questa teoria, ho trovato sempre di grande interesse gli studi del prof. Zecharia Sitchin perché effettivamente ci si trova spesso di fronte a quesiti di difficile interpretazione nel campo delle scoperte archeologiche e dei contenuti di certi testi antichi. Là dove non esiste una certa e dimostrata decodificazione c’è sempre spazio però per l’approfondimento scientifico almeno fino a quando non si raggiunge la prova definitiva della consistenza di una o dell’altra teoria. I protagonisti del romanzo durante tutta la storia, interagiranno proprio con tematiche di questo tipo e, minacciati da mille pericoli e a causa di una serie di imprevedibili eventi si troveranno ad affrontare un viaggio ai confini del mondo conosciuto, Per quanto riguarda Ivan Mackerle come non si può rimanere colpiti da quello che è stato in grado di fare? Un esploratore che si è spinto sempre alla ricerca di indizi che comprovassero la veridicità di svariati miti e leggende che decide di organizzare una spedizione in uno dei luoghi meno esplorati della Terra! Dopo aver saputo dell’esistenza dei racconti sugli “Olgius” attraverso un articolo redatto dal dott. Uvarov nel 2005 che per la prima volta ne dà notizia al mondo con un testo in inglese e lo lancia in internet, Ivan Mackerle decide di organizzare una spedizione per verificare l’esistenza di quei misteriosi artefatti. Di quel evento ne è stato ricavato anche un documentario pubblicato in una delle trasmissioni di History Channel dal quale per la prima volta si sono potute vedere le tracce di strane anomalie circolare nella taiga siberiana che probabilmente coincidevano con i racconti delle popolazioni locali. Sta di fatto che la spedizione fu interrotta subito dopo la scoperta in quanto lo stesso Mackerle e altre persone appartenenti al suo gruppo hanno cominciato ad accusare, nausea, vomito, cecità momentanea, incapacità di ingerire liquidi o cibo, febbre alta. Tutti sintomi che coincidevano con le esperienze descritte dai popoli della Sacha Yakutia e da altri testimoni, non appartenenti alle popolazioni locali, che si sono avvicendati in quei luoghi sperduti nel corso del tempo. Una parte del romanzo si ispira a questa spedizione e, sulla scorta di quanto accaduto all’esploratore della Repubblica Ceca, propone soluzioni alternative in grado di superare i pericoli che possono derivare dalla vicinanza con gli Olgius.

Oltre a quelle sopra citate, quale sono le altre influenze del romanzo – in ambito letterario, musicale, cinematografico ad esempio?

Olgius Viaggio Verso l’Ignoto è soprattutto un romanzo del genere Thriler, Mistero, Avventura che ho ideato influenzato da quelli che sono sempre stati i miei punti di riferimento; Sir Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe, Agatha Christie, Oscar Wilde, Bram Stoker, Jules Verne, Emilio Salgari. Amo le atmosfere del periodo vittoriano ricco di scoperte, invenzioni, avventure, spedizioni e di misteri che in modo inimitabile quei mostri sacri sono riusciti a descrivere come nessuno, sublimandone la peculiarità. Ognuno di essi ha influito sul mio modo di pormi nello sviluppo della trama del romanzo, nella caratterizzazione dei personaggi, dei luoghi e delle atmosfere. Almeno questo è quello che ho percepito dentro di me! Di conseguenza i film o le serie televisive che preferisco sono i Gialli Deduttivi, quelli ricchi di atmosfere gotiche, avventura e mistero. Oltre alle opere degli autori che ho citato, proprio di recente sono stato letteralmente rapito da una serie tv intitolata “La Verità sul caso Harry Quebert” tratto dal best seller dello scrittore svizzero Joel Dicker e diretto magistralmente da Jean-Jaques Annaud. Semplicemente straordinario, originale, travolgente! Per quanto riguarda la musica, il romanzo ne è intriso fino dalle prime pagine. Mentre scrivevo immaginavo alcune scene ascoltando i brani preferiti dai protagonisti e così l’ispirazione fluiva quasi materializzandosi di fronte ai miei occhi. Il genere preferito dai protagonisti del romanzo è la musica degli anni Sessanta con tutte le sue sfumature Beat, Rock, Mod, Psicadeliche ecc. ma anche contemporanea derivante sempre da quelle origini: Beatles, Kinks, Yardbirds, Cream, Doors, Jimi Hendrix, Creedence Clearwater Revival, Paul Weller, The Stone Roses ecc. Per chi volesse addentrarsi nell’avventura di “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto” consiglio di ascoltare i brani che ho citato in alcune scene...credo possa maggiormente trasferire le emozioni che ho provato durante l’ideazione della trama.

Dal testo si evince un grandissimo lavoro di ricerca, quanto tempo hai dedicato a reperire e ad assemblare tutte le documentazioni?

In realtà da sempre mi dedico in modo costante alla ricerca perchè, come dicevo è la mia passione: quasi quotidianamente appena ho tempo scelgo le tematiche che più mi interessano e le archivio pensando ad uno sviluppo futuro. Quindi più che altro mi son dedicato all’approfondimento di argomenti che già conoscevo cercando di sviscerarne più dettagli possibile. Per questo tipo di operazione ci sono voluti un paio di mesi circa sui nove in totale impiegati per finire il romanzo. Il lavoro più difficile è stato scegliere le tematiche che potevano essere più adatte alla trama ed inserirle coerentemente nello sviluppo narrativo del thriller.

Come sei riuscito a creare una storia in cui l’eterogeneità delle tematiche mantiene un equilibrio perfetto costante dalle prime alle ultime pagine? È difficilissimo raccontare di storia, di scienza, di archeologia, di fisica sviluppando parallelamente un intreccio narrativo avvincente e interessante.

Sinceramente è difficile rispondere a questa domanda. Il tutto è nato molto spontaneamente unendo i miei studi ai generi letterari che preferisco. Principalmente credo che una parte del segreto sia avere una profonda passione per quello che si sta creando immergendosi completamente in esso, Leggere e rileggere, sentire se ciò che hai scritto suscita emozioni intense al punto di farti credere di essere tu stesso parte del racconto. Non saprei che altro dire a riguardo se non che questa domanda ha in sè un complimento che ogni scrittore credo sogni di ricevere! Grazie.

Ci sarà un seguito al romanzo, una nuova spedizione per i nostri eroi?

Innanzitutto vorrei ringraziare Runa Editrice che ha creduto nel mio romanzo. Con Fabio Pinton, l’editore, siamo alle prese con varie presentazioni da quando “Olgius Viaggio Verso l’Ignoto” è stato pubblicato per cui al momento sono ancora concentrato su questo versante. Il prossimo evento è programmato per venerdì 3 maggio a Pisa presso lo splendido centro polifunzionale “Officine Garibaldi”. Ma per rispondere alla domanda...il Viaggio Verso l’Ignoto è appena iniziato!

Un grande ringraziamento all'autore, Antonio Pra, per il tempo dedicato alle nostre domande ma soprattutto per la sua accuratezza nel rispondere. Un augurio per il futuro di un successo sempre in ascesa per chi come lui crede fermamente nelle proprie passioni.

1 Commenti:

  • 2 maggio 2019 18:35

    è sempre un piacere leggere di Antonio Pra, meticoloso studioso di civiltà e manufatti enigmatici.

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