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6 marzo 2015

Kairòs - Luca Fadda

Anno 2012, la manipolazione delle cellule staminali adulte è alla base di un esperimento segreto che, nelle intenzioni del biologo Lauro Palmas, potrebbe cambiare il rapporto dell’uomo con il tempo. Un salto nel futuro per realizzare una sottile rivincita nei confronti della natura e di Dio. L’esperimento consiste nel mantenere un corpo immerso in un fluido staminale, in condizione di coma, fino al risveglio programmato trent’anni dopo.
Palmas decide di vivere in prima persona quell’esperienza, ma il risultato finale sarà sconvolgente.
L’essere umano come figlio del tempo e di se stesso, l’anima come elemento costante e immortale, la morte come semplice transito. Su tutto questo si muove kairòs: l’attimo di Dio, il potere di cui la scienza umana vorrebbe riuscire ad appropriarsi.
"L’essere immortale non è chi non muore mai, ma colui che rinasce sempre."

Recensione

In un'epoca di scoperte scientifiche che ad alcuni suonano come nuovi round nello scontro tra l'uomo e la natura (o Dio), Kairòs coglie al volo l'occasione per presentarsi come una riflessione sul rapporto tra l'uomo e il tempo, tra l'artificiale e il naturale.

Le premesse suono buone, le intenzioni pure, il risultato non sarà però all'altezza: tra storia fuori foco e ben poco fantascientifica, penuria di idee solide e una scrittura piuttosto mediocre, Kairòs si rivela un'occasione perduta di fare della buona fantascienza e di toccare i giusti temi nel modo più consono.

La storia vede protagonista un giovane e brillante biologo fresco di laurea che riceve la proposta lavorativa che gli cambierà la vita: andare a lavorare nella natia Sardegna a un progetto segretissimo sul viaggio nel tempo. Uno sviluppo per niente realistico anzi, verrebbe da dire che fino a queste righe l'unica storia fantascientifica è quella di un neolaureato che trova un lavoro a tremila euro al mese in piena recessione, il quale commenta esplicitamente, peraltro, che evidentemente la meritocrazia in Italia esiste (amara ironia dell'autore o ... fantasia a occhi aperti? Chissà!). In ogni caso, per il giovane protagonista dallo strano nome è un sogno che si avvera ed è solo l'inizio. Insieme al lavoro arriva anche l'amore: e chi poteva essere, se non la figlia del suo stesso capo? Proseguiamo così nella lettura di questo romanzo da sogno, fino a quando improvvisamente le cose si guastano: la bella Serena da angelo dantesco diventa un'incomprensibile traditrice, e l'adulterio sarà così devastante per il protagonista da spingerlo a candidarsi a essere il primo cronoviaggiatore della storia.

Superato dramma sentimentale, entriamo finalmente nel vivo dell'azione fantascientifica. Si parlava di viaggi nel tempo, ma dimentichiamo subito Wells, perché in realtà il viaggio nel tempo in Kairòs si traduce nell'animazione sospesa: Lauro viene dunque congelato, tramite un fluido di sua invenzione, per essere poi scongelato trent'anni più tardi. Qualcosa però andrà storto e, mi si permetta il necessario spoiler dell'unico colpo di scena presente, Lauro non si risveglierà nel suo corpo rimasto congelato, ma si reincarnerà nel corpo del figlio avuto nel mentre dall'infedele Serena. La stessa sorte toccherà poi a Serena, spostando la lancetta in avanti di altri trent'anni, e concretizzando un singolare gioco di specchi tra i due amanti feriti che si ritrovano a essere l'uno il figlio dell'altra e viceversa.
Difficile, anche in questo caso, non rimanere perplessi. Se è vero che quell'unico colpo di scena ha il suo bell'effetto, la trama prende una piega talmente ridicola che fa anche dimenticare il vero tradimento compiuto, quello a danno del lettore, al quale si presenta un romanzo fantascientifico che elabora il topos del viaggio nel tempo e con domande esistenziali sul significato del tempo nella vita umana: e invece si ritrova con una storia mal scritta e male assortita in cui vengono gettati insieme nel calderone le ricerche sulle staminali, il viaggio nel tempo e la metempsicosi. Si straparla di staminali come di anima senza la benché minima preparazione, sembra quasi di vedere realizzati gli incubi surreali dell'italico idiota che dal palcoscenico dei salotti televisivi o del pulpito clericale tuona contro l'uomo che gioca a fare Dio; ci mancava solo l'abusatissimo bosone di Higgs. Ma in realtà anche questa non è fantascienza, e lascia il tempo che trova, perché a ben vedere il romanzo non è altro che un'intera lite coniugale tra Lauro e Serena che si prolunga ridicolmente attraverso i decenni.

Ho dedicato molta attenzione alle falle della storia, ma la scrittura non è esente da debolezze: stilisticamente lo scritto è acerbo, elementare, quasi infantile, pieno di frasi fatte, dialoghi stereotipati.
Ho letto e recensito libri ben peggiori, scritti decisamente peggio, ma in questo caso davvero non riesco ad addolcire quello che resta un giudizio infimo; non riesco a perdonare il pessimo servizio reso alla fantascienza, con questa pasticciata confusione di temi; non riesco a giustificare un'opera così mediocre e che pure non è l'opera prima di un ventenne esordiente che ha rispolverato il libro tenuto nel cassetto dai tempi dell'adolescenza, ma l'opera nuova di uno scrittore più navigato.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: Kairòs
  • Autore: Luca Fadda
  • Editore: Ciesse
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Silver
  • ISBN-13: 9788866601401
  • Pagine: 144
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,00 Euro

20 febbraio 2014

Cinque anni di blog - Giveaway #1: Enfer di Fabrizio Corselli

Inizia oggi il nostro "calendario dell'avvento", una carrellata di giveaway in vista del compleanno della Stamberga per ringraziare i nostri lettori di averci seguito per questi cinque anni.

Ad aprire le danze è Enfer di Fabrizio Corselli, silloge tematica che, dalla prosa all'epistola con predominanza della poesia, intreccia una storia erotica particolarmente scabrosa ambientata nel carcere della Conciergerie nel 1793.

Ne scrive Sakura:


«Se si esclude una certa ridondanza che si riflette nel ripetersi di alcune scene - con ben poche varianti - nel corso dell'opera, si tratta di un'opera matura (in entrambi i sensi) in cui s'intrecciano i motivi romantici di eros e thanatos in un'atmosfera nera che ben restituisce il buio Settecento francese. Si notano metodo e rigore nella composizione poetica, nonché conoscenza della materia, precisione di linguaggio e coraggio di trasgredire.»

Potete trovare la recensione completa a questo link.


Volete avere l'occasione di vincerlo? Compilate il form rispondendo alla semplice domanda, e uno tra voi potrebbe essere il fortunato lettore che lo riceverà a casa. Avete tempo fino alla mezzanotte del 3 marzo. Qui trovate il regolamento completo.
Cogliamo l'occasione per ringraziare l'autore per aver messo una copia del romanzo a nostra disposizione.


Parigi, 1793. Rinchiuso presso la prigione di Stato della Conciergerie per l'omicidio della giovane Heléne Dubois, il libertino Alexandre Morel attende l'esecuzione della propria condanna a morte. Inesorabili trascorrono i giorni in piena solitudine, finché l'inaspettato incontro con Madeleine, una ventenne prostituta, non conquisterà di lui l'anima più nera, riportando alla luce quella profonda vena creativa che ha sempre caratterizzato la sua cupa indole di poeta crudele. Dopo il primo giorno, frequenti diventano le visite di Madeleine presso le carceri durante la notte. Una serie d'incontri che si trasformeranno, via via, in una relazione dai toni sempre più audaci e altresì feroci, contesi fra ardite trasgressioni e indicibili vizi. Madeleine sta per aprire i cancelli degli Inferi attraverso un'esperienza che la vede non più come chi consola gli animi dei condannati a morte bensì, ella stessa, come carnefice. Chi, alla fine, fra i due amanti vestirà i panni dell'inquisito e dell'inquisitore, in un torbido gioco d'amore che va consumandosi lentamente all'interno di quella prigione, come nel perpetuo tormento di una bolgia infernale?

Fabrizio Corselli: Fabrizio Corselli, definito dalla critica italiana “Il Cantore di Draghi”, è uno scrittore di poesia a carattere epico-mitologico e un saggista. Nato a Palermo nel 1973, vive e lavora come educatore a Settimo Milanese.
In qualità d’insegnante di composizione poetica, a partire dal 2001, cura a livello didattico una serie di progetti letterari volti a promuovere la Poesia presso scuole, biblioteche, librerie e associazioni. È autore del primo poema fantasy italiano dal titolo Drak’kast – Storie di Draghi, a cura di Edizioni della Sera di Roma. Presso la stessa, cura la Collana Hanami (Haiku).


Enfer di Fabrizio Corselli
Ciesse Edizioni, collana Blue, 2013
Brossura, 8.00 Euro



21 gennaio 2014

Donna a metà - Lucia Cavallo

Beatrice è una giovane donna bloccata nella sua crescita personale e affettiva da un evento traumatico che non è ancora riuscita a elaborare. Motivazioni, difficoltà e speranze la portano a voler cercare un cambiamento attraverso la psicoterapia in cui, rinarrando la sua storia e le sue emozioni, inizierà un percorso di crescita e consapevolezza. Passo dopo passo ritroverà la fiducia necessaria per tornare a vivere nuovi sentimenti e a far posto all’amore per se stessa, ma non solo…

Recensione

Donna a metà è un romanzo atipico, che mescola poesia e biografia, romance e psicologia: un racconto per spiegare come, passo dopo passo, sia possibile liberarsi dei fantasmi nascosti nelle pieghe più recondite dell'animo umano e riscoprire il coraggio di vivere una vita non senza paure, ma con la forza e la maturità di saperle affrontare.
Le intenzioni dell'autrice, psicologa e psicoterapeuta, sono ottime, ma come spesso accade il mezzo di espressione scelto e gli strumenti a disposizione non sono esattamente all'altezza del compito. Il risultato è sì un romanzo che in quanto atipico incuriosisce e stimola, lasciando una forte impressione, ma che è contemporaneamente a metà, esattamente come la protagonista, a metà tra i generi e gli stili, tra la finzione e la didattica.
Il difficilissimo compromesso tra lirismo e analisi psicologica (diversa dalla "vera" introspezione) non sempre riesce, generando così una rottura della finzione, un venir meno dell'immedesimazione, a vantaggio di un forte senso di artificiosità che comunque contraddistingue il romanzo, la cui narrazione è scandita in passi, che non sono altro che le tappe del percorso psicoterapeutico.
L'intreccio è minimale e la narrazione degli eventi, parecchio scarna, si riduce al racconto in terza persona della protagonista, che si muove tra gli incontri con "la dottoressa" (figura emblematica senza volto e senza nome, un mero contenitore) e piccoli eventi di vita quotidiana (il lavoro, la ripresa delle amicizie, una vacanza, l'incontro con un uomo). La sequenza degli eventi, che dovrebbe costituire il grosso della finzione narrativa, rimane però sempre sullo sfondo, mentre gran parte delle pagine sono occupate dall'analisi psicologica della protagonista. Lodevole negli intenti, chiara e precisa da un punto di vista scientifico e bilanciata, risulta tuttavia debole narrativamente. Poca azione, pochissimi dialoghi, descrizioni inesistenti: le pagine sono per lo più una raccolta di sintomi clinici e stati d'animo che si affollano e si ripetono ossessivamente.
Il rischio è soprattutto di alterare la caratterizzazione della protagonista (l'unica che abbia spessore, mentre gli altri sono solo nomi funzionali a una trama): non mi sento di parlare di vera e propria introspezione psicologica al pari di nomi piccoli e grandi della letteratura contemporanea, perché Bea, trasfigurata nel suo essere paziente, più che personaggio, talvolta appare un contenitore di sintomi, un fantasma senza carattere partorito da un dizionario medico.
La stessa dolceamara ambivalenza si riscontra sotto il profilo stilistico. Ancora una volta, lodevole l'operazione complessiva voluta dall'autrice, questo originale sperimentalismo che mescola prosa e poesia, bella la scrittura nel complesso, grazie a un lessico molto ricco e curato, ma tutto rischia di venire vanificato da una prosa fin troppo irruente e ridondante, che anziché dare movimento crea staticità, sembra di leggere la stessa pagina ancora e ancora.
C'è grande sensibilità in questo romanzo, grande voglia di toccare l'animo di leggere e anche una grande capacità di esprimersi (lo dimostrano le poesie che aprono i capitoli, ma anche quel surplus di racconti fiabeschi, nel romanzo creati da Bea, che vengono aggiunti come appendice), che cozza però con l'aspetto più propriamente tecnico e scientifico. E' difficile, mi rendo conto, bilanciare la propria capacità espressiva con l'intento didattico, educativo, ma il risultato, in questo caso, è un prodotto mozzo, lacerato dalle sue diverse spinte e identità, che rivela tutta la sua artificiosità, tutti i suoi trucchi del mestiere. Un romanzo come questo dovrebbe essere tutto cuore, invece è tutta testa.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Donna a metà
  • Autore: Lucia Cavallo
  • Editore: Ciesse
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Green
  • ISBN-13: 9788866601074
  • Pagine: 128
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,00 Euro 

20 ottobre 2013

Enfer - Fabrizio Corselli

Parigi, 1793. Rinchiuso presso la prigione di Stato della Conciergerie per l'omicidio della giovane Heléne Dubois, il libertino Alexandre Morel attende l'esecuzione della propria condanna a morte. Inesorabili trascorrono i giorni in piena solitudine, finché l'inaspettato incontro con Madeleine, una ventenne prostituta, non conquisterà di lui l'anima più nera, riportando alla luce quella profonda vena creativa che ha sempre caratterizzato la sua cupa indole di poeta crudele. Dopo il primo giorno, frequenti diventano le visite di Madeleine presso le carceri durante la notte. Una serie d'incontri che si trasformeranno, via via, in una relazione dai toni sempre più audaci e altresì feroci, contesi fra ardite trasgressioni e indicibili vizi. Madeleine sta per aprire i cancelli degli Inferi attraverso un'esperienza che la vede non più come chi consola gli animi dei condannati a morte bensì, ella stessa, come carnefice. Chi, alla fine, fra i due amanti vestirà i panni dell'inquisito e dell'inquisitore, in un torbido gioco d'amore che va consumandosi lentamente all'interno di quella prigione, come nel perpetuo tormento di una bolgia infernale?

Recensione

Giudicare opere poetiche è sempre un compito arduo, motivo per cui per questa recensione non verrà applicato un giudizio in stellette. Molto più che la narrativa, la poesia è riflesso dell'animo dello scrittore, e il modo in cui colpisce o meno il lettore dipende spesso dalla sensibilità di quest'ultimo. Non che ciò svincoli il poeta dall'aspetto stilistico, che rimane sempre e comunque imprescindibile: si compie spesso l'errore di credere che la poesia rifugga da schemi teorici e regole formali, cosa che si traduce nell'esistenza in Italia di diverse migliaia di poeti improvvisati.
Fabrizio Corselli, già autore del poema fantasy Drak'kast, improvvisato certo non è: insegna composizione poetica, organizza progetti didattici volti a promuovere la poesia nelle scuole, è curatore editoriale di una collana di haiku, ha una lunga storia di opere poetiche pubblicate a tema mitologico, epico, fantastico. Enfer, una delle sue ultime fatiche, rappresenta un'incursione nel campo dell'erotico d'ispirazione libertina.
Figura molto in voga in Inghilterra e in Francia nel XVIII secolo, il libertino non è solo l'incarnazione della più sfrenata libertà e perversione sessuale, si fa anche bocca della verità assoluta e senza orpelli e dell'onestà di non negare le pulsioni primarie presenti in ogni uomo («L'educazione e la morale sono le nostre più acerrime nemiche», verga il narratore e protagonista dell'opera). Nella Parigi del 1793, Alexandre Morel attende in una cella della Conciergerie che venga eseguita la sua condanna a morte per aver assassinato la sua giovane amante Heléne: suoi sono i versi di Enfer, che descrivono con vividezza gli amplessi e le torture inflitte alla docile Madeleine, prostituta che proprio alla Conciergerie è solita andare a offrirsi ai condannati. Quella di Madeleine è una vera e propria «discesa all'inferno», la capitolazione completa alla volontà del suo amante celato da una maschera veneziana, in un crescendo di lussuria e brutalità che culmina in un prevedibile apice.
Enfer è una silloge tematica che mescola diversi generi: dalla prosa all'epistola, con un'ovvia e netta predominanza per la poesia, declinata in varie forme. Se si esclude una certa ridondanza che si riflette nel ripetersi di alcune scene - con ben poche varianti - nel corso dell'opera, si tratta di un'opera matura (in entrambi i sensi) in cui s'intrecciano i motivi romantici di eros e thanatos in un'atmosfera nera che ben restituisce il buio Settecento francese. Si notano metodo e rigore nella composizione poetica, nonché conoscenza della materia, precisione di linguaggio e coraggio di trasgredire (particolarmente vivide e coraggiose le parole «La sua leggerezza è per me forza, linfa vitale;/ se solo fosse stato Cristo un libertino, ah, sì,/ avrei abusato ancora e ancora della sua corona/ come del suo ano, fino a moltiplicarne/ i piaceri più smodati al pari di pani e di pesci»). La scelta di temi scabrosi e la puntualità con cui vengono affrontati ne fanno un'opera che, in un'epoca in cui Cinquanta sfumature è considerato un romanzo erotico e trasgressivo, potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno.

Giudizio:

n/a

Dettagli del libro

  • Titolo: Enfer
  • Autore: Fabrizio Corselli
  • Editore: Ciesse Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Blue
  • ISBN-13: 9788866600800
  • Pagine: 80
  • Formato - Prezzo: Brossura - 8,00 Euro

13 marzo 2013

La maschera di Belleville - Flavia Maria Macca

Michelle Perrin, una studentessa universitaria di ventiquattro anni, sta correndo nel quartiere di Belleville a Parigi, cercando di sfuggire a un misterioso uomo mascherato che la sta inseguendo. Purtroppo, l'uomo la raggiunge e la rapisce. Cosa c'è dietro il rapimento di Michelle? Quale torbida storia? Il commissario Claude Roche e i due ispettori, Alex Renard e Henry Rupert, si troveranno a dover districare un'imbrogliata matassa che li porterà ad indagare all'interno di una grande industria farmaceutica di Parigi, la Paris Pharma, e a fare i conti con una serie di omicidi seriali. Un romanzo che descrive i pericolosi percorsi e le deviazioni della mente umana, ai quali si intrecciano i sentimenti più veri: l'amore e l'amicizia.

Recensione

Abbastanza originale questo romanzo d'esordio di Flavia Macca, la quale dimostra di saper scrivere con proprietà e disinvoltura. Buona anche la caratterizzazione dei personaggi e intrigante l'atmosfera tenebrosa che riesce a creare e che ricorda per taluni aspetti quella nei racconti di Poe.

Se partiamo dal presupposto però che nella scrittura di genere, e in quella gialla in particolare, si è centrato il bersaglio quando non si arriva a scrivere una parola in più o in meno di quanto non sia necessario, il romanzo presenta, specie nella prima parte, un esubero di informazioni che rallentano notevolmente il ritmo.

Alcune di queste informazioni potevano essere posposte, altre indicate al più come note a piè pagina, ma la maggior parte poteva tranquillamente essere eliminata. Non c'era bisogno, ad esempio, di soffermarsi a descrivere con ricchezza di particolari le caratteristiche fisiche delle amiche di Michelle, la ragazza rapita, visto che fanno solo una brevissima apparizione all'inizio del romanzo: sarebbe stato sufficiente al più accennare che fossero due belle ragazze. Inoltre le informazioni che l'autrice rilascia al lettore devono essere pertinenti, dal momento che la sua missione, per quanto lodevole, non è quella di acculturare i lettori. Per fare un esempio, vanno benissimo le notizie sulla farmacologia per la cura dell'Alzheimer, ancorché possano sembrare astruse ai profani, meno bene che, indicando il luogo di ritrovamento del giubbetto macchiato di sangue di Michelle presso la tomba del fiorentino Cherubini, l'autrice aggiunga che la sua morte risalga al 1842. Se le sembrava indispensabile farne cenno, nel timore che il lettore lo confondesse con Jovanotti, poteva inserire la data nelle note.

Il linguaggio risulta spesso non appropriato. I giovani -e qui parliamo di studenti universitari e poliziotti di età poco superiore- hanno un modo molto diverso di interloquire fra loro rispetto a quello delle persone più anziane. Non si rivolgono l'un l'altro chiamandosi "vecchio volpone", né usano termini come "adorabili diavoletti" per riferirsi a ragazze eccitate sessualmente. Anche il linguaggio usato in un commissariato non è esattamente quello che ci si aspetterebbe in un collegio svizzero per signorine di buona famiglia. Si può immaginare al massimo che sia un mezzo gradino più elevato rispetto a quello usato in caserma. Pare inverosimile che un incazzatissimo commissario, per indicare un gruppo di giornalisti invadenti, si riferisca a loro come "imbrattacarte da strapazzo". E comunque, se anche l'autrice per propria esperienza si fosse mai trovata in un commissariato in cui tutti parlassero in punta di forchetta, avrebbe dovuto adattarsi ad usare un linguaggio più consono a quelle che sono le aspettative. La polizia francese è infatti conosciuta come una delle più dure d'Europa. I modi  dei "flic" sono spicci e mal si prestano alle formule di cortesia che la scrittrice mette loro in bocca anche nei momenti più drammatici.

I dialoghi, indispensabili nel colloquio con i testimoni, dovrebbero servire anche a spezzare la monotonia del reperimento delle prove materiali, ma quelli che l'autrice inserisce sono spesso ripetitivi e banali, tanto da renderne spesso superflua la stesura.

A interrompere le indagini intervengono anche le situazioni personali degli agenti incaricati del caso. L'autrice si ostina a ripetere quanto sia intelligente Roxane, la donna di cui è innamorato Alex -in pratica il protagonista della storia-, ma la ripetizione di un concetto non lo rende più verosimile. L'immaginario del lettore è rimasto colpito dall'attività di spogliarellista di Roxane, funzione per cui l'intelligenza non è notoriamente un requisito essenziale. Occorre "far vedere" qualcosa che dimostri la caratteristica che si voglia far risaltare. Per fare un esempio esplicativo ancorché assurdo, se a Roxane cadesse fuori dalla borsa, anziché un'edizione economica di "50 sfumature di grigio", un manuale di fisica nucleare, il lettore potrebbe pensare che oltre al corpo ha anche una testa degna di considerazione.

Per quanto riguarda l'intreccio, il romanzo appare inizialmente originale. Sui presupposti di un uomo scomparso misteriosamente quattro anni prima, una ragazza rapita e seviziata, un'industria farmaceutica che deve improvvisamente cessare la ricerca su un farmaco contro l'Alzheimer -che potrebbe dare lustro e ricchezza all'azienda- e una serie di omicidi, senza apparente motivo e connessione fra loro, si crea una giusta dose di aspettativa. Poi però la credulità del lettore viene messa a dura prova con giustificazioni al di fuori di ogni logica e il caso gioca un ruolo eccessivamente elevato nella soluzione del giallo. Sarebbe stato a mio avviso opportuno preparare adeguatamente certi passaggi nella ricerca degli indizi anziché lasciarli in balia della fortuna. Inoltre il romanzo, nella sua parte finale, diventa più lento e lacrimevole, snaturando in qualche modo il genere "poliziesco" e virando verso il sentimentale.

Si sa che l'opera prima di un esordiente, specie se così lunga e complessa come quella scritta dall'autrice, difficilmente può risultare pienamente soddisfacente. Tuttavia, a mio avviso, viste le buone capacità della scrittrice, un suggerimento adeguato da parte della casa editrice avrebbe potuto notevolmente migliorarne lo svolgimento.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La maschera di Belleville  
  • Autore: Flavia Maria Macca  
  • Editore: CIESSE Edizioni 
  • Data di Pubblicazione: settembre 2012 
  • Collana: Black & Yellow 
  • ISBN-13: 978-88-6660-052-7
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

20 gennaio 2012

CAM - Stefano Pastor

Asil ha dodici anni, è scappato di casa e vive in una fatiscente baracca, derubando la gente in modi fantasiosi. In realtà la sua non è una gran fuga: la madre, con cui non va d’accordo, sa benissimo dov’è, ma si è stufata di andarlo a riprendere ed è decisa ad aspettare che sia lui a tornare da solo. Asil è fiero della sua indipendenza e sopporta ogni disagio, finché un giorno scopre che nella sua baracca è stata messa una telecamera che lo inquadra giorno e notte. Rabbioso, insulta lo sconosciuto che lo spia e che lui considera un pervertito, ma ben presto diventa schiavo della telecamera, mettendosi a fare lunghi monologhi con quell’interlocutore silenzioso. Questo strano gioco porta a imprevedibili conseguenze: mentre la sua carriera di ladro sta andando a rotoli, un ignoto assassino inizia a mietere vittime tra chi gli è più vicino. Chi c’è all’altro lato della telecamera, un folle maniaco o la sua unica speranza di salvezza?

Recensione

Stefano Pastor torna con un romanzo che non smette mai di sorprendere e inquietare. CAM è la storia del piccolo Asil, un ragazzino dodicenne in fuga da una madre assente, che cerca di sopravvivere a suo modo in un mondo in cui non ci si può fidare di nessuno; vivendo di piccoli furti, il mondo di Asil si riduce alla fatiscente baracca in cui trova rifugio, almeno finché la scoperta di una telecamera nascosta nel suo rifugio e l'incontro con lo spericolato Martin, adolescente abbandonato a se stesso, lo costringono a scontrarsi con il mondo, in una crescita personale tra amicizie, intrighi e tradimenti.
E' la storia, innanzitutto, di un abbandono, elemento comune a quasi tutti i personaggi; Asil soffre l'abbandono del patrigno, che malgrado tutto non gli fa mancare il suo aiuto, e quello della madre, una drogata abbandonata a se stessa, così come lo sono gli altri personaggi che inizialmente entrano nel mondo di Asil, dalla giovane prostituta Deborah a Martin, abbandonato dai genitori. Asil, che ha sempre rifiutato il contatto umano, l'aiuto offerto, bollandolo sempre come atto di pietà, scopre così come la componente dei rapporti umani spesso sia una reciproca dipendenza, e come dietro l'amicizia si nasconda a volte il tradimento.
Alla storia fortemente umana di Asil e della sua lotta per la sopravvivenza giornaliera si sovrappone l'intreccio squisitamente thriller che ruota attorno al mistero della telecamera. Proprio la telecamera, alla quale Asil comincia ben presto a rivolgersi - superato lo shock di esser stato spiato per chissà quanto tempo da ignoti -, insieme alla conoscenza di Martin, squarciano il mondo ristretto di Asil, rivelando una verità che viene di volta in volta capovolta e sconvolta.
La trama a questo punto si fa sempre più complessa e, francamente, assurda. La storia è sempre più prossima ai margini estremi della realtà, ma devo dire che, per quanto surreale e incredibile possa apparire, la storia non risulterà mai irreale, almeno non più irreale di certe pagine di cronaca nera. Merito certamente dell'autore, che riesce a tenere il lettore incollato alla pagina, con un ritmo sempre più serrato, agevolato dallo stile asciutto e dai dialoghi botta e risposta, senza mai cadute di tono. Fortemente credibile è poi la caratterizzazione dei personaggi, che aiuta a mantenere intatta la credibilità delle situazioni estreme in cui sono coinvolti.

La cura non viene meno nello stile: nonostante la ristrettezza lessicale, che un po' contraddistingue l'autore, la narrazione asciutta, essenziale, risulta largamente sufficiente e adatta al genere thriller e alla trama certo difficile; se si pensa che il romanzo è interamente narrato dal punto di vista di un bambino, non poteva essere altrimenti. Del resto, come già detto, non ci sono cadute di tono o di stile.

Nell'insieme, dunque, CAM risulta esser un romanzo sorprendentemente originale, la cui semplicità stilistica riesce a reggere bene la complessità dell'intreccio, coraggioso nell'affrontare certi temi scomodi senza mai cadere al facile pietismo, e audace nello spingersi ai margini della realtà senza mai perdere credibilità.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Editore: CIESSE Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Black & Yellow
  • ISBN-13: 9788866600176
  • Pagine: 304
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,00 Euro (eBook - 6,00 Euro)

5 dicembre 2011

Creature - Stefano Pastor

Quattro storie. Quattro luoghi speciali, carichi di fascino e mistero. Il macello, la fabbrica abbandonata, il giardino di gesso, il monastero. Quattro incredibili creature al di là di ogni immaginazione. E quattro intrepidi protagonisti, pronti ad affrontare l'ignoto. Un ragazzino che riconosce negli operai del macello un branco di feroci assassini e si fa assumere per poterli smascherare, scoprendo una realtà assai diversa. Una zitella di mezz'età ossessionata da un incubo ricorrente che si ritrova in una fabbrica abbandonata. L'accompagnatrice di un vecchio militare cieco che ascolta i suoi folli ricordi di guerra in un giardino di gesso. Una ragazza che scopre casualmente che sua sorella non respira e il suo cuore non batte, pur continuando a vivere, e si unisce a lei in un pellegrinaggio tra i monti, fino a uno strano monastero dove si nasconde la verità sulla sua nascita. Stanno tutti per incontrare qualcosa di unico, creature ignote all'uomo, esseri speciali, terrificanti e pericolosi.

Recensione

Quattro racconti lunghi, una formula utilizzata con successo da Stephen King per alcune delle sue più celebri raccolte, da Stagioni diverse a Notte buia, niente stelle, che mi ha fatto subito alzare le aspettative nei confronti di questo volume di Stefano Pastor, autore di cui noi della Stamberga abbiamo già recensito La Correzione e Uno. Aspettative che non sono state disattese: i quattro racconti di Pastor tengono il lettore incollato alle pagine, grazie ad una sapiente gestione dei tempi narrativi. In tutti i quattro racconti (ma in particolare nei due centrali, Palme e Il giardino di gesso) si è portati a prevedere un determinato sviluppo della trama, per poi scoprire che in realtà il racconto porterà in una direzione completamente diversa. Ma veniamo ai dettagli.

Nella novella di apertura, Macello, un ragazzino si trova a indagare su una feroce banda di assassini antropofagi che hanno ucciso una parente davanti ai suoi occhi e che sembra avere il suo covo all’interno del mattatoio locale. Assunto come apprendista per il periodo estivo scoprirà che le cose non erano esattamente come le aveva immaginate. Un racconto non strabiliante, ma onesto e che possiede tutti gli ingredienti dell’horror classico e strizza l’occhio a un famoso mito della classicità, che non riporto in questa recensione per non rovinare la sorpresa ai futuri lettori.

In Palme, a mio parere il racconto più riuscito della raccolta, una donna vittima da qualche tempo di allucinazioni e amnesie si ritrova in una fabbrica abbandonata di cibo per animali, all’interno della quale scoprirà sia la causa delle sue visioni, sia il motivo della misteriosa inappetenza del suo gatto. Un racconto magnetico, che cattura il lettore per tutta la sua durata e che possiede il dono di attrarre e repellere allo stesso tempo, come dovrebbe fare ogni racconto dell'orrore ben scritto.

Ne Il giardino di gesso una donna di origini coreane, Lin, si trova costretta a fare da badante ad un vecchio soldato francese, burbero e razzista. Il suo datore di lavoro, che ha perso gli occhi durante la guerra in Indocina, passa molto tempo a passeggiare nell’inquietante giardino di Villa Leibner, un giardino completamente ricoperto dalla polvere di gesso proveniente dal deterioramento delle inquietanti statue che lo abitano. L’ambientazione, al contempo malinconica e soffocante, è il punto di forza di un racconto il cui unico difetto è un brusco calo di tensione nelle rivelazioni finali.

In Luce, una ragazza cresciuta in costante rivalità con la sorella maggiore in una piccola cittadina, in un passato indeterminato, scopre un terribile segreto nascosto da anni dalla sua famiglia. Svelarlo l'aiuterà a superare la rivalità e a guadagnarsi una vita piena e indipendente.

Una bella raccolta, di cui va sottolineata l’originalità: le creature del titolo non sono vuoti cloni dei soliti vampiri, licantropi o spettri che popolano le notti di Halloween, ma esseri insoliti e poco prevedibili con motivazioni e sentimenti a volte umani, a volte completamente alieni dall’umanità.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Creature
  • Autore: Stefano Pastor
  • Editore: CIESSE Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Black & Yellow
  • ISBN-13: 9788897277026
  • Pagine: 338
  • Formato - Prezzo: Brossura - 19 Euro; Ebook - 9,00 Euro

26 ottobre 2011

In arte Johnny. Vita, morte e miracoli di Giovanbattista Cianfrusaglia - Lorenzo Pompeo

L’ultimo giorno della sua vita, Giovanbattista Cianfrusaglia, celebre personaggio romano, presumibilmente scomparso tra la fine degli anni ’90 e i primi del decennio successivo, per una fortuita coincidenza si imbatte in una faccenda più grande di lui: il presunto ritrovamente dell'ultimo improbabile frammento dello Scudo Crociato. Lo stesso venne ritrovato, secondo alcune voci, all’ingresso di un misterioso mausoleo venuto alla luce durante gli scavi della linea C della metropolitana a Piazza Venezia. La sua vita, fino ad allora tranquilla e un po' pigra, subirà una scossa di incredibile potenza che lo accompagnerà fino al fatale appuntamento con un lampione ai piedi del quale, un triste altarino con sciarpe e foto della Roma, ne ricorda la prematura scomparsa.

Recensione

Questo libro l’ho letto qualche mese fa e con questa frase ho già iniziato male. Ho trasgredito a due regole importanti, una sul tempo e una sullo spazio.

Per quanto riguarda il tempo, scrivere in un articolo pubblicato su un blog "qualche mese fa” non ha senso, significa avere la presunzione di chiedere al lettore di andarsi a cercare la data di pubblicazione. In secondo luogo ho rubato spazio al libro, all’autore, alla casa editrice con il mio ego e i suoi bisogni in prima persona.

Quest’incipit è una cianfrusaglia, come il protagonista del libro, e i suoi genitori e l’Italia desta. Nel leggere le recensioni che hanno accompagnato l’uscita di quest’opera prima (come romanzo, perché l’autore ha già pubblicato raccolte di racconti ed è un traduttore slavista) ho riscontrato una piacevole anomalia, non ce n’è una che racconti la stessa storia. Sullo scudo crociato, deus ex machina tardivo di questo intreccio, ci sono voci e versioni che si sovrappongono. La realtà e la fantasia coincidono in un’unanime confusione. Così come il protagonista ora è un vitellone, simbolo di un’Italia in decadimento, ora è un ragazzo semplice e pigro, migliore di tanti politici e accademici, simbolo di un’Italia in decadimento.

Credo che Lorenzo Pompeo sia riuscito nel suo intento, intorpidire le acque, mischiare le carte, l’ironia nell’ironia, ridere del sistema in cui anch’io gioco. La gioia di dire cosa si pensa in modi originali, che l’Italia è in decadimento, e la maggior parte della mia generazione non conosce i nomi dei responsabili, le date in cui questo è accaduto. Del resto la vita è un tran tran frenetico, dove il tempo e lo spazio rappresentano un problema. C’est la vie.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: In arte Johnny. Vita, morte e miracoli di Giovanbattista Cianfrusaglia
  • Autore: Lorenzo Pompeo
  • Editore: CIESSE Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: GREEN
  • ISBN-13: 9788866600022
  • Pagine: 128
  • Formato Brossura - Prezzo: 13,00 Euro

28 settembre 2011

La correzione - Stefano Pastor

Può qualcuno essere importante, indispensabile, il fulcro stesso dell'esistenza, anche senza averlo mai visto? È il caso di Renato Ferrante, uno scrittore ricco e famoso, considerato da tutti un tipo elusivo ed egoista, e invece prigioniero della propria solitudine. L'unico contatto umano che gli è rimasto è Eva, l'editor che corregge i suoi libri. Da molti anni sono in contatto costante, tramite chat, senza essersi mai incontrati. Ma un giorno Eva scopre di avere la leucemia fulminante, interrompe ogni rapporto con lui, senza dargli troppe spiegazioni, e si fa ricoverare. Lo scrittore, annientato, piomba a casa della donna, e si trova di fronte alla più inaspettata delle sorprese: gli otto figli di Eva, abbandonati a se stessi e confusi, di cui lui non conosceva neppure l'esistenza. L'ometto, come lo chiamano i ragazzi a causa della scarsa altezza, non vede altra soluzione che fermarsi in quella casa e occuparsi di loro. E questo sarà solo l'inizio di un rapporto speciale, in grado di correggere tutte le loro vite.

Recensione

A leggere la trama di questo romanzo sembra di trovarsi di fronte una storia semplice, triste e forse dolorosa, come tante altre già raccontate: non ci si potrebbe sbagliare di meno, perché "La correzione" riserva al lettore molte più sorprese di quanto si riuscirebbe a immaginare. E a rivelarle qui farei un torto doppio, perché le anticipazioni farebbero crollare per ovvi motivi la suspance e perché non renderebbero giustizia all'efficacia delle scelte e dell'evolversi della vicenda.

Nel leggere questo romanzo, sembra di venire catapultati in un salotto pieno di persone che parlano contemporaneamente, ma con pacatezza tale che si riesce a seguire il filo del comune discorso che le tiene impegnate. Non c'è un unico punto di vista e questa è forse l'unica debolezza del romanzo. D'altra parte, sarebbe stato arduo scegliere un unico portavoce tra tutti: forse Filippo, che si trova a essere suo malgrado l'uomo di casa? O forse Alice, diventata donna/matura nel giro di una notte? Magari proprio Renato Ferrante, misterioso, riservato, la cui vita viene sconvolta non meno di quelle degli otto figli di Eva? Sceglierne uno avrebbe voluto dire escludere gli altri e col senno di poi non sarebbe stato efficace. Altra ipotesi, preferire punti di vista differenti, magari scanditi per capitoli: forse questa sarebbe stata una buona soluzione, rispetto al frullato di voci che impedisce di immedesimarsi con i personaggi per i cambi troppo repentini di visuale. Non prenda paura chi, incuriosito e intenzionato a leggere il romanzo, ora si sentisse meno convinto: nonostante questo difetto, le oltre 350 pagine si leggono d'un fiato, con gran piacere. La storia è agrodolce, di quelle che fanno piangere e ridere allo stesso tempo. Non si trovano scontate digressioni strappalacrime o banali battute per sdrammatizzare: dalla prima all'ultima pagina si ritrova la stessa coerenza, senza cadute o strafalcioni. E se anche qualche dettaglio ha dell'improbabile, ci pensa Pastor a proporcelo in modo tale da farlo sembrare naturale conseguenza dei fatti.

Una grande dolcezza permea la storia: anche le scene che avrebbero dato l'adito a gratuite manifestazioni di disperazione sono narrate con estrema delicatezza e rispetto del dolore, il che non è cosa da poco. Perché purtroppo uno dei protagonisti è la malattia, quella leucemia fulminante che colpisce Eva, madre e vedova con otto figli a carico. E nonostante la tristezza di queste pagine, si scorge comunque la speranza, il sapere di non essere soli, la consolazione che tutto si aggiusterà. Pastor scrive "di generi più disparati", thriller, fantasy, horror: dopo aver letto questa sua prova, riuscitissima, nel dramma sono curiosa di conoscere le altre sue sfaccettature.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La correzione
  • Autore: Stefano Pastor
  • Editore: Ciesse Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Green
  • ISBN-13: 9788897277033
  • Pagine: 354
  • Formato - Prezzo: Brossura - 20,00 Euro

23 giugno 2011

Tam_9.0 - Alessio Gradogna

"Tam_9.0" è una storia in bilico tra erotismo, perversione, possesso, avidità, materialismo, gelosia e ossessione. Una torbida discesa nel buio della mente, nel quale il sesso diviene un nemico capace di condurre verso il limite della follia. Brian e Tamara sono amanti, e godono di una straordinaria ed appagante sintonia sessuale. Un giorno lui le propone di provare a mettere a frutto le loro capacità per ottenere un guadagno economico, e le chiede di diventare una webcam girl. Tamara accetta, in breve tempo scopre un mondo che la entusiasma, e diventa una stella del sesso virtuale, idolatrata dai clienti che spiano i suoi conturbanti spettacoli attraverso il computer. Quello che era iniziato come un gioco, si trasforma però gradualmente in un incubo: Tamara non può più fare a meno di esibirsi, e Brian si sente trascurato, tradito, preso in giro. L'uomo perde il controllo della propria vita, e inizia a covare propositi di vendetta...

Recensione

La protagonista di questo libro è un personaggio da lettura estiva, l'aggettivo “facile” la connota nella sua interezza, dai capelli rosso fuoco alle caviglie strette. Tamara non è solo facile sessualmente, è facile in qualunque aspetto che la riguardi.

È facile a prendere decisioni, a chiudere un rapporto, a diventare una webcam girl, ad ambire a soddisfare più clienti possibili per fare soldi e comprarsi ninnoli, a sopportare quella lagna di Brian, l'amante che spinge Tam nel sesso internauta e il lettore nella storia. Tam è facile da giudicare, il lettore capisce subito da quale parte della bilancia si manifesta la giustizia, e di solito non è quella dove la psicosi manovra un corpo femminile. La protagonista si lascia prendere la mano, trascura il suo protettore e fa del suo secondo lavoro una mania, o almeno questo è quello che ci dice Brian. Quello che ci vuole fare credere. O almeno questo è quello che vuole l'autore per preparare un finale a sorpresa, che pone tutti sopra il carro dei perdenti. Una storia estiva, un gelato da gustare sotto l'ombrellone ma di cui non si capisce il gusto: c'è il sesso ma non c'è erotismo, c'è la tensione di un omicidio ma non c'è assassino o vittima, c'è la voglia di psicoanalisi ma poi ci si ripensa tanto ci sono i soldi, ci sono due personaggi noiosi, una può vestirsi di pizzo e l'altro brandire un coltello ma la voglia di leggere altro prima o poi prende. Che Brian sia geloso di ciò che ha creato, e si scopra un uomo uguale a tanti altri poco importa. Si lamenta per tutto il libro mentre Tam geme di fronte a una webcam. Durante la lettura si sente una vocina che ripete “Brian levati dalle scatole e fammi vedere cosa fa Tam”, e poi dopo aver visto Tam la vocina continua “Ma non è meglio leggere l'ultimo di Stephen King?”. E tra una vocina e l'altra il libro viene riscritto secondo regole che non sono dell'autore. L'incipit è un'eiaculazione precoce, uno spogliarello prematuro, si dà troppo al lettore per poi non riuscire a gestire il ritmo durante la narrazione. L'explicit al contrario è un coito interrotto, vuole indurre alla riflessione senza concedersi del tutto. Il piacere bisogna saperlo gestire dall'inizio alla fine.

È una questione di ritmo e non solo di realizzazione, un'idea va gestita e non espansa per includere più generi se non strettamente necessario. In ogni caso questo libro può definirsi un esempio di scrittura maschile, soprattutto nei dialoghi. La resa del personaggio femminile è un altare sacrificale per delineare quello maschile e comprenderne l'evoluzione. Peccato che tutto langue in un sentore di déjà vu. Basta accendere la televisione e guardare Italia 1.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Tam_9.0
  • Autore: Alessio Gradogna
  • Editore: CIESSE Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Pink
  • ISBN-13: 9788897277798
  • Pagine: 134
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,00 Euro

15 giugno 2011

Intervista a Daniela Frascati, autrice di "Amori anomali"

L'autrice

Daniela Frascati è nata in Toscana, ad Abbadia San Salvatore. Ha un figlio e una figlia, che ama definire "il suo sole e la sua luna", e cinque gatti. Vive a Roma dove ha lavorato come assistente parlamentare per un Gruppo della sinistra italiana e presso la Direzione Nazionale dello stesso Partito. Da anni impegnata nelle politiche della differenza di genere, nel sindacato e nel sociale, anche come organizzatrice di eventi culturali. Ha ideato e condotto, per Radio Città Futura (1996), una trasmissione dal titolo “Il Pane e le Rose” sulla cultura e il pensiero femminista. Ha collaborato con vari giornali territoriali.



Il libro

Amori anomali si compone di cinque racconti ognuno dei quali racconta di una storia d'amore sui generis, ambientati in diversi luoghi e tempi. Protagoniste di queste storie sono quasi sempre adolescenti all'affannosa ricerca dell'amore visto come unica via per raggiungere la serenità ma che, una volta incontrato, si rivela una potenza devastante.





L'intervista



Buongiorno Daniela, grazie per la tua gentilezza.

Buongiorno a te, Livia.


Innanzitutto ti faccio i miei complimenti per Amori anomali. Vorrei subito chiederti di spiegarci perché hai deciso di trattare l’aspetto “anomalo” dell’amore.

Grazie, i complimenti fanno sempre piacere, spero lo stesso piacere che si ricava leggendo questi racconti.
L’amore che volevo misurare in queste storie si porta dentro molte anomalie; quella di un corpo “diverso” in un momento storico in cui la diversità è una condanna sociale; l’amore accecante, al limite della pedofilia e quasi dell’incesto, tra don Ermanno e Anella, la ragazzina che alleva come una figlia; l’amore come trascendenza mistica che s’imprime nel corpo e lo segna; l’amore come mescolanza estrema di due corpi che attraverso un rito magico si fondono.
Le protagoniste femminili sono quasi tutte ragazzine poco più che adolescenti per le quali il corpo è, nello stesso tempo, straordinaria dimensione vitale e luogo di un destino impietoso e inesorabile. Ciò che accomuna le ragazzine, come del resto gli altri personaggi che ne attraversano le vite, è il disperato e struggente bisogno di amore, un amore a volte al limite dell’anomalia, appunto, un ibrido che mescola sacro e profano, mondo reale e mondo immaginario e che fa di tutti, poveri esseri che trascinano una sofferenza che non sanno neanche nominare.


Secondo te, riferendosi all’amore, si può parlare in qualche caso di “normalità”, non sarebbe una banalizzazione di un sentimento tanto vitale?

L’amore è, secondo me, una sorta di stato di Grazia, soprattutto se ricambiato, in cui chi ama fa dono di sé, nella pienezza del suo essere, corpo e anima e, questo stato di grazia, compie il miracolo, per chi lo sa riconoscere, di rivelare cose e dimensioni di cui non sapeva e non conosceva la profondità. Non c’è nulla di “normale” nell’amore così inteso. È un amore/passione, dimensione totalizzante ed estrema, qualcosa che sconvolge la vita ma la restituisce nella sua pienezza. Non importa quanto dura; quando c’è, è una dimensione che segna e sovverte anche le vite più normali.


Nei tuoi racconti la ricerca dell’amore e quella di una esistenza diversa vanno di pari passo. Possiamo dire che le protagoniste delle varie storie vedono l’amore come la via che le porti alla completezza, alla realizzazione di se stesse come persone?

L’anomalia di questi amori è proprio nel fatto che queste giovani donne sono “prese d’amore” da e per uomini o passioni più grandi di loro. Sono “cercatrici di amore” malgrado loro, poiché la condizione sociale in cui vivono, solitudine, povertà materiale e soprattutto affettiva, le espone a questa “ricerca”. In queste storie, l’amore, nelle sue accezioni più complesse, anche morbose, come appunto in don Ermanno, è “l’unica” possibilità per affrancarsi da una vita di solitudine e miseria affettiva e materiale. Ed anche l’unico modo perché il proprio corpo acquisti identità e valore.


Dal libro emerge però anche un altro aspetto dell’ amore: viene definito “contagio”, descritto come una forza devastante che non permette di sottrarsi alla sua potenza. Quale delle due visioni è più vicina al tuo modo di vivere l’amore?

L’amore, è un contagio, una malattia che attacca tutti gli organi e i sensi: il cuore, la mente, il gusto, l’olfatto, il tatto… Tutto di noi è “contaminato” da questo stato alterato di coscienza che ha quasi sempre una durata temporale limitata, poi si torna, alla normalità. Non so se sia un bene, ma succede così. Chi è stato segnato, però, da questo genere di amore non sarà più lo stesso di prima.

L’amore è dunque, per tutti, un territorio di scoperta ma è anche necessario possedere e costruirsi gli strumenti per misurare questo sentimento che coinvolge l’interezza della persona. Corpo, psiche, mente, anima, come dimensione che fa entrare in relazione e “armonizza” il proprio sé e la connessione con gli altri. Per questo io penso che sia vitale accondiscendere alla potenza dell’amore/passione ma anche saper trarre da questa forza, consapevolezza e coscienza di sé e dell’altro.


Tra i vari personaggi dei cinque racconti quelli che mi hanno incuriosito di più sono don Ermanno e Maria Nives, ce n’è uno al quale sei particolarmente legata?

I miei personaggi mi legano tutti. Loro vivono di me e io attraverso loro approdo in quel mondo parallelo che la scrittura sa generare. Ognuno me ne mostra una parte, quella che le sue emozioni e la sua presenza sanno evocare.
Devo dire però che alcuni dei personaggi hanno tratti e caratteri che mi intrigano ancora e che non ho esaurito nei racconti. Don Ermanno, per esempio, la sua passione cieca e allo stesso tempo la sua intransigenza che lo fa aspettare anni finché ciò che ha deciso per sé e per Anella si compia. Con altro nome e in altri modi, sono sicura che tornerà nelle mie storie.


Prima che scrittrice lei è stata impegnata in politica e nel sociale, come è approdata alla narrazione?

La scrittura è una lunga frequentazione. Per lungo tempo ho però scritto cose frammentarie, appunti, considerazioni che poi finivano gettati via. Poi, anche l’impegno politico e sociale ha comportato un rapporto con la scrittura; si scrivono relazioni, ricerche, sintesi di riunioni o incontri. Senza parlare poi del lavoro di assistente parlamentare che ho svolto per diversi anni. Interpellanze, interrogazioni… un’abitudine quotidiana con una scrittura che mi avrebbe quasi insegnato l’asciuttezza e la sintesi se io non amassi invece una scrittura, “barocca”, carica di metafore e di colore.
La narrazione è arrivata negli ultimi quindici anni, privilegiando, anche per motivi di tempo, le short stories, come sono appunto questi racconti. A dire la verità, scrivo di tutto, favole, racconti erotici, narrativa a sfondo sociale, romanzi. Tra qualche giorno uscirà, in cartaceo, per l’editore Absolutely Free, un mio romanzo dal titolo Nuda Vita che finora è reperibile un ebook.
Penso che scrivere sia anche, e soprattutto, raccontare storie, affabulare, coinvolgere, prendere il lettore per mano e stringere con lui un patto capace di “costringerlo” a seguire colui che racconta, ovunque, in qualsiasi dimensione reale o fantastica, immanente o metafisica.


Che rapporto ha con la letteratura, con i libri in genere? Ci sono degli autori che l’hanno influenzata in qualche modo?

Amo i libri e ne sono una divoratrice. Ne sono sommersa, credo di avere più di seimila volumi che non stanno più negli scaffali e me li ritrovo ovunque. Ho sempre letto molto, fin da bambina. Mio padre mi accompagnava ogni settimana alla biblioteca comunale di Abbadia San Salvatore, dove ho vissuto fino a tredici anni; tornavo a casa carica di volumi, non sempre adatti a una ragazzina della mia età. Ricordo la noia infinita della lettura di Tartarin di Tarascona e l’inquietante suggestione del romanzo Dorian Grey. Ma leggevo anche Piccole donne e Le avventure di Tom Sawyer, Alice nel paese delle meraviglie e Il meraviglioso mago di Oz. Da adulta ho letto e leggo tantissimo e non solo narrativa. Ho una passione per la letteratura ispano-americana, e credo si percepisca nella mia scrittura, in particolare in questi racconti. Borges, Marquez, Sabàto, tanto per dirne alcuni. Poi Tony Morrison, Yourcenar, Angela Carter, con cui ho molte assonanze anche nelle tematiche, e ancora Kafka, soprattutto Il castello, che sto rileggendo per l’ennesima volta, e Saramago, di cui ho appena terminato La Caverna e Murakami Haruki che è la mia passione letteraria più recente. Di lui ho letto tutto ciò che è stato tradotto in italiano e sto aspettando con ansia l’ultimo romanzo, 1Q84.


Puoi anticiparci quali progetti hai in serbo per il futuro?

Ho l’abitudine di scrivere più cose contemporaneamente, così come di leggere più cose allo stesso tempo. Sono alle prese con due romanzi che vorrei terminare, ci lavoro da anni, Il primo è molto complesso nella struttura e nell’intreccio, non ha un titolo nemmeno provvisorio, o meglio ne ha molti, poi deciderò; l’altro è un romanzo più breve, titolo provvisorio, Fatta di Piume.
Sono due storie diverse tra loro, anche per l’ambientazione. Fatta di Piume racconta di una traversata su una nave all’inizio del ‘900, forse ha echi da romanzo gotico, ma tutti e due hanno in comune la tematica che di fatto attraversa molte delle storie che scrivo: la dimensione inquietante che si accompagna alla realtà del mondo che cade sotto i nostri sensi alla quale le nostre paure spesso danno corpo e vita.


Ti ringrazio ancora e ti saluto.

Sono io che ringrazio te e La Stamberga dei Lettori.

13 giugno 2011

Cicatrici nascoste - Antonio Paganelli

Cicatrici nascoste prende lo spunto da un fatto realmente successo, in Sicilia nel 1871. La storia raccontata scorre lungo l'arco temporale di un secolo: due personaggi della stessa famiglia, Rosa e Salvatore, la nonna e il nipote, ne sono i protagonisti. Salvatore, aspetta di andare in pensione per mettere ordine nella propria vita, per tirar fuori gli scheletri dagli armadi. Con onestà e rigore si tuffa nella memoria a far rivivere i momenti più salienti del suo passato, sia quelli poco limpidi di gioventù in epoca fascista sia quelli dolorosi della guerra. Al culmine di questa ricerca sbucherà, dal doppiofondo di un cassetto, una misteriosa vecchia cartella polverosa il cui contenuto metterà in discussione alcune sue certezze.

Recensione

Cicatrici nascoste non è un romanzo facile da commentare, perché la storia di Salvatore è in realtà un pezzo di storia del nostro paese, un passato così noto da sembrare scontato ma che forse raramente viene compreso nei suoi mille risvolti.
Salvatore nasce nella Sicilia degli anni '20 del secolo scorso e vive sulla sua pelle ogni momento dell'epopea fascista, dalla fulminea ascesa fatta di illusioni e violenze alla rovinosa caduta, pagando in prima persona e a caro prezzo le conseguenze delle scelte sciagurate del regime.
Come molti giovani dell'epoca, Salvatore si trova coinvolto un po' per caso e un po' per mancanza di alternative nei fasci di combattimento che si andavano organizzando in quel periodo, aderendo dapprima con quel moderato entusiasmo che nasce dal sentirsi parte di un gruppo, per poi cercare una scappatoia per tirarsi fuori dal fascio al primo nauseante impatto con la violenza cieca. Da quale momento la vita di Salvatore diventa un complicato esercizio di diplomazia, necessario per evitare di venir risucchiato dalle maglie di un regime sempre più invadente pur continuando a coltivare le proprie aspirazioni e i propri ideali. A sostenerlo in quella che si profila sempre più come la vita di un dissidente sono gli insegnamenti di nonna Rosa, donna forte e indipendente che l'ha allevato secondo un'etica che non accetta compromessi quando si parla di onestà e ideali.Anche nel personaggio di nonna Rosa si combinano finzione e realtà, perché una Rosa Tropea è veramente esistita, come dimostrano i documenti riportarti in appendice al romanzo e con ogni probabilità si trattava di una donna forte e coraggiosa se nella Sicilia di fine '800, ancora ragazzina, decide di sfidare le convenzioni e i pregiudizi portando in tribunale il religioso che tentò di violentarla e ucciderla.

Nelle intenzioni dell'autore la storia di Rosa dovrebbe intrecciarsi fortemente con quella di Salvatore, portandolo a scavare nel suo passato per risolvere un mistero che coinvolge lui quanto la nonna. In effetti, questo è uno degli aspetti meno riusciti del racconto, a mio parere, perché la figura di Rosa va e viene nel racconto con discontinuità, un attimo prima viene esaltata come fondamentale e poi sparisce per capitoli interi senza che nessuno la citi o ne senta la mancanza. Quando Salvatore, eseguendo delle ricerche per lavoro, incappa nel nome della nonna in merito ad un affare giudiziario, invece di essere stuzzicato a saperne di più, assurdamente accantona la cosa nel giro di un paio di righe, liquidando il fatto come una semplice coincidenza e bisognerà aspettare la fine del libro perché venga tirata fuori nuovamente. Questo atteggiamento fa parte di un altro aspetto un po' irritante, ovvero il fatto che il protagonista abbia un carattere contraddittorio: a volte si comporta con coraggio, sostenendo la propria posizione anche a costo di perdere dei privilegi o addirittura il lavoro, altre volte mostra invece un'atteggiamento quasi omertoso che lo spinge a scegliere la strada più comoda e a voltarsi dall'altra parte facendo finta di non vedere, atteggiamento aggravato da una certa tendenza a giustificarsi con scuse un po' deboli, della serie "avrei voluto intervenire ma è stato meglio così". Ciò è particolarmente evidente se si pensa alla condotta tenuta verso il collega insegnante ammanicato col partito che si scopre essere un pedofilo, o al tipo di rapporto che Salvatore instaura col figlio.

Per questo motivo ho trovato difficile affezionarmi al protagonista e appassionarmi veramente alle sue peripezie, impresa comunque non facile a causa di uno stile eccessivamente composto e distaccato. Se da un lato si apprezza l'assenza di toni eccessivamente melodrammatici, d'altro canto si è poco coinvolti da uno stile che a volte faceva pensare ad una relazione ministeriale, completa e dettagliata ma decisamente impersonale.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cicatrici nascoste
  • Autore: Antonio Paganelli
  • Editore: Ciesse Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Green
  • ISBN-13: 9788897277019
  • Pagine: 208
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,00

1 giugno 2011

Il sentiero di rose - Marcello Gagliani Caputo

Roma. Il cadavere di una giovane donna viene ritrovato in un vicolo della periferia: è stata barbaramente torturata. L'assassino, prima di sbarazzarsi del corpo, l'ha lavata e profumata e infine adagiata sulla strada disegnando davanti a lei un sentiero di petali di rosa. Sul posto arriva il commissario Sergio Tancredi, per cui quel macabro modus operandi rappresenta un tragico ritorno al passato. Quattro anni prima, infatti, la sua unica figlia era stata uccisa da un serial killer soprannominato dalla stampa locale “Il Paparazzo” per l'abitudine di sistemare le vittime in pose da calendario. Nel frattempo, due ragazzi si incontrano e si innamorano, mentre un anziano psicologo dopo anni di eremitaggio sarà costretto ad affrontare i fantasmi del suo passato.

Recensione

Capita a volte di mettersi a preparare un dolce seguendo la ricetta alla lettera con tanta attenzione da arrivare ad avere la certezza di aver preparato un piatto perfetto, per poi scoprire, con grande delusione, che la torta in forno si è sgonfiata. Una sensazione simile è quella comunicata dalla lettura de Il sentiero di rose: gli ingredienti base di un classico racconto giallo ci sono tutti, eppure il risultato finale è un po' deludente.

Non basta prendere un  misterioso serial killer, farlo tornare in azione dopo quattro anni di inattività, affiancargli l'esperto commissario amareggiato dalla vita che con il crudele omicida ha un conto in sospeso e intrecciare la loro storia con i drammatici ricordi di uno psicologo (o psichiatra? non è chiaro...) ritiratosi a vita privata, per creare una storia coinvolgente che tenga il lettore in tensione fino alla fine. Se non si aggiunge personalità e vigore ai personaggi e non si cura l'intreccio nei dettagli si rischia di produrre una vicenda stereotipata, copia sbiadita di una qualsiasi puntata di uno degli infiniti serial polizieschi che popolano i canali tv. I protagonisti de Il sentiero di rose si comportano esattamente come ci si aspetterebbe da loro, ogni mossa è prevedibile, così come le loro conversazioni che risultano al tempo stesso scontate e poco naturali perché espresse in modo formale, con troppi dettagli: tutti si dicono tutto, subito e molto educatamente, non c'è mai conflitto, mai tensione, mai qualcosa di lasciato non detto anche quando sarebbe del tutto logico che ci fosse.

Il fatto che i personaggi sembrino tutti desiderosi di parlare, raccontare, spiegare non aiuta a rende avvincente una trama già di per se molto semplice che si muove da sola verso la sua naturale conclusione, tanto che gli unici elementi che riescono vagamente a depistare il lettore dall'indovinare subito il colpevole sono dovuti più a incongruenze nella narrazione che all'effettiva difficoltà nel decifrare il rompicapo. Ci sono infatti errori abbastanza evidenti, alcuni curiosi ma tutto sommato innocui ai fini della trama (perché mai uno studente di ingegneria dovrebbe scrivere una tesina su un romanziere?) e altri più dannosi come uno dei protagonisti che prima vive in un palazzo fatiscente in un quartiere malfamato e poi in un normalissimo appartamento in tutt'altra parte della città o il mancato legame tra le modalità di uccisione del serial killer e le ragione che l'hanno portato ad uccidere.

L'impressione è che l'autore abbia un atteggiamento scolastico verso la sua opera: si percepisce la volontà di fare le cose "seguendo le regole" ma in questo modo si sacrifica il guizzo creativo, la storia rimane piatta, lo scrittore stesso pare non esserne coinvolto, tanto da perdere per strada elementi fondamentali della narrazione.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il sentiero di rose
  • Autore: Marcello Gagliani Caputo 
  • Editore: CIESSE Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Black & yellow
  • ISBN-13: 9788897277101
  • Pagine: 184
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,80

23 maggio 2011

Amori anomali - Daniela Frascati

Magia, misticismo e suggestione entrano con prepotenza in questi cinque racconti costruendo paradossi al limite e, a volte, al di là della logica. È così possibile che, grazie a un rito magico, in sogno ci si possa mescolare e diventare un solo essere fatto di due anime. Ci si possa innamorare di una santa e uccidere per lei, si possa arrivare a compiere delitti efferati suggestionati da una credenza. Le protagoniste delle storie, che si sviluppano in ambientazioni anche temporali diverse, sono ragazzine adolescenti.
La povertà affettiva in cui vivono le rende fragili entità in balia di un mondo dove non c’è nessuno a raccogliere le loro paure e a consolare la loro solitudine. Tutte convivono con la crudezza di un’esistenza marginale dove il disperato e struggente bisogno di amore, a volte al limite dell’anomalia, sembra essere l’unica possibilità per affrancarsi dal destino infelice che le ha segnate.

Recensione

Sono cinque i racconti nati dalla penna di Daniela Frascati che compongono questo libro, cinque storie che toccano diverse ambientazioni, diverse culture, diverse credenze ma personaggi simili. Le giovani donne protagoniste di questi racconti si sforzano di sfuggire ad una vita inappagante, una vita che non appartiene veramente a loro, ma che le trascina nel suo corso senza farle sentire padrone di se stesse.

Mi stanno dicendo che sono una creatura del mondo intermedio. Che non appartengo agli uomini. Al momento della nascita sono stata toccata dalle mani intriganti del caso e si è confuso tutto. Non è in quella periferia di lamiere che dovevo venire al mondo. Ero destinata alla dimensione degli esseri felici.

È Maria Nives, protagonista del secondo racconto, Come vuole il destino, a pronunciare queste parole, ma è convinzione di quasi tutti i personaggi che compaiono in questo libro il fatto di essere destinati a una esistenza diversa, talvolta ad una dimensione diversa, da quella che vivono: dal collocatore che vorrebbe il suo corpo diverso da ciò che è ad Anella, irresistibilmente attratta dal vuoto, tutti cercano di sfuggire alla solitudine, all'angoscia cercando rifugio in un universo parallelo, costruendosi un destino diverso, meno crudele, meno beffardo, uno spazio in cui sentirsi amati.

Anomalia è appunto la parola chiave: l'amore stesso è una forza eccezionale e potentissima che non si lascia vivere con serenità ma che possiede chi vi si imbatte, consuma, strazia e annichilisce, come quello che logora Don Ermanno nel racconto Amor anomalo:

...sentiva la febbre di quel desiderio irresistibile che gli consumava l'anima e la carne. Lo sentiva piangere di nascosto per quell'amore misterioso che l'aveva assalito come un contagio.
[...] dalla cucina, sentiva le ondate di desiderio dell'uomo che scuotevano la casa come una violentissima tempesta di vento.

Quando si parla di amore il rischio di cadere nello scontato e nel banale è sempre dietro l'angolo ma questi racconti mi hanno sorpreso per la loro imprevidibilità e unicità: l'autrice è stata abile nel creare una distinta identità per ognuno degli episodi narrati, ognuno di essi è connotato da una sua atmosfera, un suo "sapore" particolare. Con uno stile elegante e raffinato, Daniela Frascati è riuscita a miscelare sapientemente la più bassa realtà con elementi sublimi e metafisici.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Amori anomali
  • Autore: Daniela Frascati
  • Editore: Ciesse Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Green
  • ISBN-13: 9788890509094
  • Pagine: 154
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,40

18 maggio 2011

Anime tagliate - Francesco Scardone

Un transessuale sadico che cerca di trovare un senso alla propria esistenza attraverso la propria e altrui sofferenza.
"Più dolore proverò, più avrò da vivere. Solo spingendo la soglia di sopportazione dei miei tormenti sempre oltre, potrò augurarmi di essere immortale. Se mi rimane ancora qualcosa per cui soffrire, a questo mondo, di sicuro non mi farò annientare da tutto il resto.
Il fatto è che io ci ho provato. Ci ho provato per davvero. Ma non ho trovato null'altro. Qualcosa che vada oltre l'angoscia. Qualcosa in più del supplizio. La vita finisce lì dove finisce il dolore. Fine. Dissolvenza. Non ha senso sperare in altro. Continuare a illudersi.
Il dolore è l'unica dimensione possibile. È l'unico stato pensabile. È la sola cosa sensata. Reale.
La verità è che il dolore è tutto. Il dolore è la vita stessa e senza di esso noi cessiamo di esistere.
Tra poco il campanello suonerà, l'ennesimo, sprovveduto, errore della natura mi seguirà, inconsapevole, nella mia stanza da letto e la scena si ripeterà. Il dolore si libererà.
Di nuovo..."

Recensione

"Cosa dovrei essere, io? Beh, fammici pensare, se potessi scegliere mi farei tostapane. Forse piastra per i capelli. Almeno sarei utile."

Anime tagliate è un romanzo sul dolore. Sul dolore come unico mezzo possibile per la costruzione della propria identità, come unica forma possibile di interazione con l'altro. Perché quando la vita sembra chiuderti tutte le porte in faccia, quando la realtà ti scivola via tra le mani, ciò che resta è solo la sofferenza: "Il dolore è l'unica dimensione possibile. È l'unico stato pensabile. È la sola cosa sensata"..
Così la pensa il protagonista anonimo di questo romanzo: un transessuale sadico di trent'anni alla perenne ricerca della propria identità, che vive stritolato in spazi chiusi e sicuri, il supermercato in cui lavora, il suo piccolo appartamento nel quale riceve le sue vittime inconsapevoli.
La narrazione si alterna tra due piani: alla vita quotidiana del transessuale sadico - tra pasti solitari, dialoghi surreali al supermercato, viaggi in autobus e gli incontri con i suoi clienti-vittime - raccontata in prima persona, si alterna il racconto in terza persona dell'infanzia, adolescenza e giovinezza del protagonista senza nome, che vive la sua vita nello spazio ristretto tra il mondo normale "là fuori" e il dominio della madre, ossessiva, paranoica, timorata di Dio, che lo segnerà a lungo.

Il tema portante è la crescita del personaggio, nei due piani temporali: da un lato il ragazzino impaurito vede la vita sbattergli in faccia tutte le porte e lentamente si trasformerà nel transessuale sadico, dall'altro il processo di consapevolezza di sé che il transessuale intraprende fino ad ottenere l'agognata risposta. Dal punto di vista tecnico, la caratterizzazione psicologica del personaggio è veramente totale; molto freudiana, poi, soprattutto per quanto concerne le esperienze dell'infanzia, tutto il complesso di ricordi celati ed incubi, e il problematico rapporto con la madre.

Accanto al protagonista si muove una schiera di personaggi alquanto surreali, che mettono a dura prova la tenuta del romanzo: sembra un po' troppo inverosimilmente che ovunque vada il protagonista sia destinato ad incontrare gente anormale e stramba almeno quanto lui: così per Luisella, la cassiera del supermercato, che ha l'hobby segreto di spiare i vicini, anche loro tutto meno che normali; per non parlare poi dei clienti-vittime. Al contrario, tutti i personaggi che, lungi dal definirli "positivi", paiono quanto meno normali, sono stati destinati alla morte prematura, dal cagnolino d'infanzia all'amico fidato degli anni universitari.

Sotto il profilo stilistico nulla da eccepire: l'autore può tranquillamente vantare un'eccezionale padronanza linguistica che gli permette di avventurarsi con destrezza nel torbido mondo da lui evocato. Grandissima ricchezza lessicale, grande padronanza dei diversi gradi di focalizzazione e uso sapiente di diversi registri linguistici: sono questi gli ingredienti perfetti.
Ciò che rimane, alla fine, è una visione del mondo e della vita particolarmente cupa, che i lettori di Scardone riconosceranno facilmente, in cui la soluzione al problema dell'identità costituisce un problema a sua volta: in un mondo in cui non puoi fare a meno di essere te stesso, nel bene e nel male, anche se hai due spalle da giocatore di rugby ed una quinta di seno, è la tua stessa identità a condannarti, senza possibilità di redenzione.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Anime tagliate
  • Autore: Francesco Scardone
  • Editore: Ciesse
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Green
  • ISBN-13: 9788897277323
  • Pagine: 190
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,50 Euro
 

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