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16 giugno 2017

Devi orzare, Baal! - Virginia Less

Il giovane Paolo è imbarcato come prodiere su Excalibur, un quaranta piedi da regata che partecipa a un torneo a tappe. A Punta Ala conosce Micaela, velista bella e capace, con la quale vivrà una breve e sfortunata storia.Baal, il suo ruvido skipper, ritrova amici naviganti persi di vista da tempo: tutti, sportivi appassionati ed esperti, si preparano con entusiasmo alla competizione. Ma, ancor prima del via, un curioso e inspiegato incidente provoca la morte di uno di loro; altri eventi luttuosi accompagneranno il circuito.Toccherà a Baal, anch’egli in pericolo di vita, risolvere drammaticamente il giallo?

Recensione

Qualche anno fa vi abbiamo parlato con piacere di una raccolta di racconti gialli a sfondo marinaresco, Mal di mare, con protagonista un burbero capitano di polizia.
Come avevamo auspicato, Virginia Less si è messa la lavoro per regalare un seguito alle avventure del capitano Osvaldi, nel frattempo però ha deciso di proporci un'altra lettura in cui l'amore per il mare ha un ruolo predominante e che è stata originariamente scritta prima di Mal di mare.

Grande appassionata di vela, la Less ama fare della sua passione uno dei punti cardine della sua opera e non si smentisce nemmeno in questo suo romanzo d'esordio,Devi orzare, Baal!, in cui una successione di crudi omicidi funesta la serie di regate in cui sono impegnati i protagonisti.
Di nuovo, quindi, un giallo sullo sfondo del mare, non una serie di racconti ma una storia unica seppur sufficientemente breve e appassionante da poter essere letta in poche ore.

Tuttavia non si può non notare una certa immaturità di questo Devi orzare, Baal! rispetto a Ma di mare.
L'autrice, soprattutto nella parte iniziale, fatica a trovare quella scorrevolezza nella narrazione che caratterizzerà invece i racconti successivi, rimanendo eccessivamente vincolata alla descrizione dettagliata delle regate in cui sono impegnati i protagonisti che, per coloro digiuni da attività "velistiche", risultano un po' complesse da seguire, nonostante la presenza in fondo al libro di un dettagliato glossario dei termini usati.

Nei primi capitoli non solo la trama gialla ma le relazioni fra i personaggi sono estremamente diluite in mezzo agli episodi di navigazione, il che rende difficile appassionarsi alla narrazione per coloro che non sono nel ramo. L'eccesso di informazioni tecniche, infatti, e il formalismo nel descrivere come i protagonisti si sono avvicinati alla vela non riesce nell'intento di suscitare interesse verso questo sport, la passione è descritta ma non si percepisce e il lettore inesperto potrebbe arrancare. Forse un uso maggiore dei dialoghi e degli scambi di battute più brillanti avrebbero giovato a questa prima fase.

Con un po' di lentezza la storia comunque decolla, grazie anche alla scelta di narrare gli eventi dal punto di vista del giovane Paolo, studente universitario i cui weekend si consumano come prodiere a bordo di una barca da regata, la sua vera passione. L'autrice gestisce con destrezza un personaggio così giovane, contemporaneamente spavaldo e pieno di insicurezze, che diviene il portavoce ideale delle curiosità e dei dubbi del lettore man mano che la storia procede e i delitti si moltiplicano.
I personaggi secondari sono numerosi, forse troppi, tanto che non di tutti è facile ricordare il ruolo; quelli che emergono come Baal e Micaela sono però convincenti ed un ottimo contorno.

Nel complesso Devi orzare, Baal! è una lettura piacevole, adatta soprattutto ad un periodo estivo, che avrebbe meritato un giudizio pienamente positivo se l'autrice avesse saputo dosare meglio la proporzione fra giallo e romanzo di mare, curando maggiormente il primo, che invece arriva a soluzione senza che ai lettori sia davvero fornito qualche indizio concreto su chi sospettare, circostanza che toglie un po' di sprint alla scoperta finale dell'assassino.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Devi orzare, Baal!
  • Autore: Virginia Less
  • Editore: Lettere Animate
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • ISBN-13: 9788871120683
  • Pagine: 178
  • Formato - Prezzo: Tascabile - Euro 13,00

18 marzo 2017

Il movimento dei Meli Gemelli - Paolo Latini

Una terra che prima non esisteva è emersa, da qualche parte al nord. Tutto merito del progetto di bonifica di un giovane architetto e di una strana corrente che scorre sotto un fiume impaludato. Per completare in tempo i lavori di insediamento, l'Ammiraglio proprietario dell'acquitrino recluta braccianti e artigiani da ogni dove. La bislacca comunità che ne deriva viene però presto annientata dalla prima guerra mondiale. Unico superstite di quella incongruenza sociale è il brefotrofio che presidia la grande ansa dei Meli Gemelli. Lì dentro, un giovane tutore che ha studiato arte a Parigi, insegna ai ragazzini la reattività creativa, ispirato dalle teorie del Bauhaus e dai rovelli di Brancusi. Crescerà così una bolgia scombinata di fanciulleria, da dove emergono il saltapozzanghere Griso, il campione di sollevamento pesi dallo stomaco Sanco, ma ci sono anche la piccola Sosta, che decide di essere una bambola per dare almeno un balocco alle sue amiche, e la saggia Tecla, che per tenere unito il clan organizza collettivi e redige pugnaci comunicati, invocando equilibrio, armonia e giustizia.

Recensione

La storia apre i battenti proprio con la comparsa del nuovo terreno, nato dalla bonifica del giovane ingegnere Salto Polla che, animato da tante buone speranze, approda in zona e conosce il proprietario dell’acquitrino, vedendoci un ottimo potenziale.
Il suo entusiasmo, che si trascina in modo più o meno lento per una cinquantina di pagine, porterà un po’ tutti a convergere con le sue idee, creando poi una comunità di persone proprio lì, nell’ansa dei Meli Gemelli. A questo punto, senza troppe soluzioni di continuità, la storia fa un balzo in avanti, restituendoci prima le vicende del giovane Nosse che da orfano ospitato nel befetrofio vivrà la sua possibilità di redenzione artistica per poi tornare alle origini come tutore, ponendosi in modo tale da insegnare ai ragazzini ospitati a sperare e a usare l’immaginazione per costruirsi il futuro.
Sullo sfondo, la comunità verrà messa in pericolo dall’avvento, o meglio, dal quasi concluso secondo conflitto mondiale, e dalla confusione che in quei giorni si vive in Italia, tra nazisti, nostalgici del fascio, alleati e partigiani, che potrebbero mettere in serio pericolo la vita dei ragazzi.

Nel narrato, la prima cosa che si percepisce, è la presenza sulla scena di una miriade di attori, che impersonano il proprio ruolo con puntualità, seppur peccando spesso di una definizione di spessore che agevoli il lettore nel cogliere le sfumature dei giovani, anche quando questi si riuniscono nei loro “Bauhaus” per riflettere sulle opportunità da perseguire, oppure per agire le sibilline indicazioni che il mentore Nosse dona loro per mezzo di lettere da tenere in gran segreto al resto degli adulti.
Il problema di fondo che caratterizza questi aspetti è la bidimensionalità dei protatgonisti, accentuata da una profusione di battute dialogate, spesso troppo ermetiche, che non distinguono chi è Griso da Sanco, piuttosto che Tecla da Nosea.
La stessa costruzione dei dialoghi in alcuni tratti è disturbante, per tipologia di vocabolario utilizzato e per l’estrema variazione di ritmo nell’intercalare, come se ci fosse una continua curva che sale e che scende, a volte lenta, a tratti troppo veloce che conduce al finale della scena con molti dubbi e pochissime certezze.

L'atmosfera di cornice, ovvero il connotato storico del periodo precedente alla prima guerra mondiale così come quello che si sviscera durante la seconda, non è definito: sappiamo l’epoca, ma non ne sentiamo l’esistenza nella storia, pochi dettagli che spesso non fanno cogliere nulla del contesto storico che, in una trama come questa, avrebbe dovuto possedere un peso maggiore, per accompagnare chi legge in una reale collocazione temporale.

A livello di forma, il romanzo è caratterizzato da uno stile edulcorato ma decisamente ampolloso, con sviste di punteggiatura di una certa rilevanza e utilizzo di termini che presupporrebbero un voler ricondurre la traccia sul nesso storico ma che non raggiungono veramente l'obiettivo.
La stessa problematica affligge l’intreccio del romanzo: per gran parte del tempo, e forse persuaso dalla quarta di copertina, il lettore procede nella lettura cercando di capire dove si volesse andare a parare con la storia e, soprattutto, alla ricerca di vicende che possano uscire fuori dai paragrafi per raccontarci l’umanità, emotiva e ragionata, delle vite contenute all’interno del raccontato. Tuttavia, tutto si ferma alle elucubrazioni mentali, spesso para-filosofiche e surreali, dei protagonisti senza mai raggiungere sul serio una fine, intervallati da vere e proprio inondazioni di informazioni spesso non necessarie, atte a colmare le vicende rimaste escluse dalla penna.

Tutti questi elementi lasciano presupporre l’assenza di un editing strutturato sull’opera, in grado di sfoltire il dialogo, rendendolo fruibile e immediato, e nel contempo di limare lo stile per renderlo più appropriato a una storia che vuole raccontarci il riscatto di un gruppo di bambini acuti di intelletto e degli adulti coraggiosi e imperiosi che concertano con sacrificio un modo di proteggerli, ma, soprattutto, in grado di centrare meglio l’intento della trama, apportando tutti i correttivi necessari per dare un fil rouge che permeasse la storia dall’inizio alla fine. Conducendoci il lettore in quel percorso.

È un dato di fatto, i libri possono piacere o no, possono o meno essere insigniti di premi e di complimenti, ma alla fine la voce e il giudizio spetta soltanto ai lettori. Il movimento dei Meli Gemelli come storia rimane poco impressa, giusto l’idea. La stessa idea che sarebbe potuta essere accattivante e lasciare un segno indelebile nell’esperienza di lettura, ma purtroppo, a mio parere, in questo romanzo ciò non è successo.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Movimento dei meli gemelli
  • Autore: Paolo Latini
  • Editore: Lettere Animate
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788897801917
  • Pagine: 225
  • Formato - Prezzo: € 12,00

8 maggio 2016

Lettere fra l'erba - Clara Cerri

Isabella cerca di ricostruire il volto di una madre che non ha mai conosciuto dai ricordi degli amici di lei, dalle lettere di un'amica lontana, dallo stesso bisogno di amore e di bellezza che sente crescere dentro di sé. Lentamente si farà strada tra i rimorsi e i silenzi di suo padre e di tutti quelli che la circondano, attraverso momenti di rabbia e di sconforto, per trovare la sua verità su Ilaria, sua madre, e sulla storia d'amore che ne ha segnato la vita. «Ha perso sua madre, persa e basta, come si perdono i palloncini, e non tutti perché volano in cielo. Ha perso gli anni per vederla invecchiare e lo spettacolo del coraggio che sognava di mostrare, coraggio che doveva arrivare dove non poteva l'amore, solitudine dove il pensiero di poter tornare a essere felici fosse lasciato vivere, in fondo agli occhi, per farli belli e verdi. Ha perso l'infanzia, che è finita. Ma le risate, quante risate ha fatto, quante volte in quattro mesi l'ha fatta ridere quell'uomo che il sogno maldestro ringiovanisce? Forse più di quelle che sua madre immaginava, ed è bello pensarlo».

Recensione

È una girandola di emozioni e di vissuti intersecati quella che ci propone Clara Cerri con la sua nuova opera.
Non si limita a descrivere un’esistenza, ma nel suo insieme ci racconta un’intera epoca e le sue ripercussione all’interno delle vite dei protagonisti e dei loro figli. Da un lato ritroviamo Ilaria, una donna che si trascina nei decenni della giovinezza, tra le occupazioni universitarie e il suo gruppo di amici storici, e che cerca disperatamente di trovare una sua dimensione personale attraverso i sentimenti irrisolti della sua giovinezza.
Dall’altro lato, ai giorni nostri, c’è invece Isabella, che non ha potuto conoscere sua madre ma che, all’età di sedici anni, si riappropria dei suoi affetti e ricompone il collage emotivo proprio di Ilaria lasciato prematuramente in sospeso.

Il tema principale -secondo me- di tutta la storia è proprio la ricerca, non solo delle emozioni primigenie e interne, ma delle proprie aspirazioni, che un po’ permea il vissuto delle due donne, e che traspone quest’opera a metà strada tra il genere romantico e quello introspettivo. Un altro aspetto caldo è proprio il mondo delle relazioni interpersonali e come a volte i desideri delle persone non si realizzino, con gli anni, nella quotidianità: tutti quanti abbiamo modo di sperimentare dei rapporti che rimangono al limite, con un desiderio estremo e nel contempo una vita che invece si mette di traverso, pretendendo altro da noi.
In questa prospettiva Antonio e Ilaria, per sempre legati, amanti ma mai coniugi, riescono comunque a emergere con forza tra le pagine, tra i loro picchi passionali e le rinunce a cui volontariamente si sottopongono, per far strada al senso di colpa e alla famiglia o alle prospettive professionali. Un dilemma, quello delle scelte, che suscita empatia in chi legge: le scelte non vengono spiegate passo per passo ma mostrate, a volte con un truce senso del reale, cosicché il lettore ha modo di condividerle, di capire e compatire i personaggi che si muovono nella tela ambientale e sociale della storia, sui diversi piani temporali che si intersecano attraverso lettere, racconti e scoperte che via via la giovane Isabella fa nel suo percorso, risalendo suo malgrado i fili del passato di sua madre per il bisogno introspettivo di comprendersi e vivere andando oltre.

I personaggi principali sono ben delineati, ma anche l’ambientazione tutta italiana riesce a far vivere nella lettura le scene in modo intellegibile e diretto, facilitando il senso di comunione con la storia.
La forma del testo si alterna con narrazioni del passato a quelle magari del presente, in un meccanismo aritmico che comunque interseca a perfezione le varie tessere del puzzle in modo da rendere il risultato finale armonico e coerente con tutta la storia che abbraccia la gioventù di allora alla gioventù di oggi, evidenziando sì le differenze di vita e di prospettive, ma anche le assonanze. Sono presenti numerose incursioni narrative per spiegare l’intimo dei personaggi, che a volte un po’ disturbano la lettura, soffermandosi troppo su taluni dettagli che potevano già evincersi senza la didascalia, ma in termini generali, a parte qualche lato da smussare a livello di editing, la storia prosegue fitta e ricca fino alle ultime pagine, mantenendo alta la tensione del lettore che vuole scoprire le reazioni e giungere alla soluzione finale.

A livello di stile non si riscontrano particolari pecche, a parte quelle già esternate, il ritmo è abbastanza buono e conforme ai tempi della storia, il colloquiale si mescola con l’edulcorato rendendo la narrazione elegante, ma mai ampollosa.

Lettere fra l’erba è di certo un’opera capace di suscitare interesse in chi legge, che propone delle dinamiche note a tutti ma sulle quali vale la pena concentrarsi, perché senza fronzoli riesce a stimolare riflessioni che fuoriescono dalle esperienze dei protagonisti per divenire proprie del lettore. Una lettura delicata e da dedicare a chi vuole dare un senso alla propria esistenza, partendo proprio da quelle comuni di persone come Ilaria, Isabella, Vincenzo, Antonio e tutti gli altri. Vicissitudini estreme, nette, ma comunque interessanti nella loro globalità.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Lettere fra l'erba
  • Autore: Clara Cerri
  • Editore: Lettere Animate
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Narrativa
  • ISBN-13: 9788868826666
  • Pagine: 293
  • Formato - Prezzo: € 1,99

17 aprile 2016

Mille giorni d'inverno - Daniela Nardi

Seconda guerra mondiale: Mari Serrano e la sua famiglia sono costretti a lasciare La Città per il piccolo paesino di Valliani.
Combatteranno con fame e ansie, atrocità e delitti durante i terribili giorni d’occupazione nazista.









Recensione

Mille giorni d’inverno è un breve romanzo che riesce in 100 pagine a concentrare tutte le emozioni che appartengono agli anni che portano il marchio della guerra e che, a causa di questa, sono passati alla storia. In siamo all’epoca della Seconda Guerra Mondiale e intere famiglie cercano rifugio dai bombardamenti e dalla povertà nei cosiddetti viaggi della speranza, dove in realtà la speranza altro non è che la consapevolezza di non potersi aspettare nulla di buono, l’illusione che cerca di addolcire l’aspro sapore della sopravvivenza: è la "falsa spensieratezza" del capofamiglia, Eduardo Serrano, che dice "Eccoci qui, comincia il viaggio”.

La storia che ci racconta Daniela Nardi è estrapolata da vere testimonianze, vicende realmente accadute e cucite a pennello sulla famiglia Serrano che, oltre a Eduardo, è composta dalla moglie Rosa e dai quattro figli Mari, Luigi, Nico ed Annetta.
La famiglia lascia la propria casa e la città alla ricerca di una vita migliore a Valliani, il paesino dove vive la sorella di Eduardo, zia Erminia; non si tratta di un abbandono volontario, i bombardamenti si sono fatti troppo intensi ed era troppo pericoloso restare in città, meglio quindi rifugiarsi nella "casa dell’esilio".

E’ facile già da questo appellativo comprendere quale fosse lo stato d’animo dei Serrano, oltretutto basta pensare alle parole che Mari incide sul muro vicino al suo letto prima di partire: "4 dicembre 1942, la guerra ci ha cacciato di casa" : la guerra ha distrutto tutto, non solo case e mura ma anche sogni, speranze, aspettative e soprattutto si è portata via infinite vite di giovani e non, fiumi di lacrime e urla di dolore accompagnano il suono delle bombe e dei mortai che animano le giornate dei sopravvissuti.

Veri e propri spaccati di realtà bellica sono raccontati attraverso i personaggi di Lucia, figlia del farmacista e vittima di stupro da parte dei nazisti, Ester, amica di Mari ed ebrea per metà, distrutta dal dolore della perdita del suo amore, Bruno, morto sotto i colpi del fuoco nemico.
Intere famiglie devastate, spezzate in minuscoli frammenti difficili da ricomporre, l’ombra dei soldati tedeschi investe ed abbraccia col suo freddo alito di morte tutto il paese, le città e le campagne lasciando il nulla dietro di sé.

Il romanzo è molto forte, ben scritto e, con uno stile molto chiaro e lineare, fa da didascalia alle immagini sensibili che si costruiscono inevitabilmente nella mente e nel cuore del lettore, saturi delle orribili scene che la guerra ci ha mostrato, dando il meglio di sé. Un bellissimo romanzo, estremamente profondo e che fa riflettere, va oltre il classico "per non dimenticare" e scava brutalmente nei sentimenti e nelle emozioni di chi - ahimè - la guerra l’ha realmente vissuta. Si evince subito che il racconto è frutto di vere testimonianze: la disperazione, la fame, il dolore, la morte, la paura sono palpabili per il lettore, cosi come l’odore del sangue e dei corpi lasciati a marcire all’aria aperta.

Un lavoro davvero ben fatto e toccante, cinque stelle per quest'opera che consiglio ai lettori e che mi ha emozionato moltissimo. Una scrittura più matura e più profonda, proprio quello che mi aspettavo di leggere da un’autrice di grande talento come Daniela Nardi.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Mille giorni d'inverno
  • Autore: Daniela Nardi
  • Editore: Lettere Animate Editore
  • Data di Pubblicazione: 4 gennaio 2016
  • ISBN-13: 978-88-6882-664-2
  • Pagine: 100
  • Formato - Prezzo: Ebook - 0,99 Euro

27 giugno 2015

Il Cavalier Buffone - Fabrizio Colonna

In un mondo fantastico chiamato Finisterre arriva il Viandante, un vagabondo che non ha memoria di sé, del suo nome e del proprio passato. Nel suo peregrinare senza meta incontra due giramondo, Jimmy e Jamie Swift, che lo scortano alla Taverna del Grifone Lussurioso, un crocevia di pellegrini e avventurieri. Tra sonate in compagnia, sbronze colossali, bizzarre lezioni di musica, racconti d'improbabili avventurieri e triangoli amorosi, il Viandante conoscerà la storia del Cavalier Buffone, un leggendario musico avvolto nel mistero. Il destino ha tuttavia in serbo una terribile minaccia: la Morte in persona si risveglia dopo secoli di attesa, scatenando un cataclisma senza precedenti che metterà a repentaglio tutta la vita in ogni parte del mondo. In questa storia di bardi svampiti, romantici e matti come cavalli, eroi valorosi e dissennati, divinità impazzite e sogni che si avverano a comando, il Viandante scoprirà di sé più di quanto avesse sperato o temuto. E né lui né Finisterre saranno più gli stessi.

Recensione

Il Cavalier Buffone scritto da Fabrizio Colonna è un romanzo che va analizzato con attenzione: ben lontano da letture sbrigative, si presenta come un racconto unitario dal quale dipartono numerose digressioni a carattere narrativo e a carattere descrittivo, le quali ci permettono di conoscere leggende antiche in grado di saziare l'eventuale curiosità del lettore sulle origini dell'epoca e delle credenze tipiche di Finisterre (regione in cui il Cavalier Buffone è ambientato).

Il romanzo si presenta in 700 pagine circa e se da una parte la scelta di dilungarsi in descrizioni o in approfondimenti sembra rallentare la narrazione, dall’altra invece la rende più completa impreziosendola di tanti piccoli dettagli; tali caratteristiche perciò sono solo apparentemente negative perché rappresentano un punto di forza e anche uno scudo protettivo per occhi e menti di lettori non propensi ad una lettura cosi minuziosa e dettagliata.

Ci avventuriamo quasi subito nelle vicende del personaggio protagonista, il Viandante, che inaugura le prime pagine del romanzo presentandosi come uno smemorato dai ricordi sbiaditi che si risveglia nel freddo di un bosco da solo sprovvisto di ogni cosa; presto però la sua solitudine sarà sostituita dalla compagnia di una barda dall’animo puro e leale, Jamie e dal fratello non biologico di razza nanica Jimmy, divoratore di pinte bionde.
Il Viandante raggiungerà assieme a loro la locanda del Grifone Lussurioso, ambientazione principale del romanzo, dove il nostro protagoniosta verrà a conoscenza delle storie sulla genesi antica di Utopia e Distopia (poli principali della regione di Finisterre) e sulle divinità di Ayana e Phorm, ma non solo, si imbatterà nella conoscenza di altrettanti personaggi come il clerico Mia Dulcecor, il ranger Lorelei e il maestro musico Vil D’armand.
L’intento del Viandante è ricordare, recuperare i ricordi del passato e scoprire la sua identità, questa la finalità dell’avventura del nostro protagonista ma allo stesso tempo anche il mezzo tramite il quale riuscire a ricongiungere i tasselli della vera finalità della storia, scoprire che fine ha fatto L'Arcimago della Magione Nera e cosa si nasconde il quel temibile castello.

Credo che la buona volontà, l’impegno e la passione siano gli unici elementi che permettano di realizzare un buon lavoro e per me Fabrizio ci è riuscito. Quello che mi ha colpito de Il Cavalier Buffone e che mi spinto a leggerlo sono state soprattutto le considerazioni dell’autore che ha osservato Il Cavalier Buffone è un’opera molto lunga e fa fatica ad ingranare. Dopo aver letto libro devo dire che non sono d'accordo perché ciò che rende unico il suo romanzo sono proprio tutte quelle digressioni che arricchiscono l’esperienza di lettura e la rendono ancora più speciale, comprese le ballate, tutte trascritte per intero (col ruolo di intermezzo per alleviare tensioni o solo per intrattenere il lettore).
Il romanzo è sicuramente prodotto di un grande impegno, di studio e ricerca ma soprattutto di una grandissima fantasia. Ci sono tante particolari finezze in quest'opera come l'attenta cura per le ambientazioni e per la descrizione dei personaggi; il lettore arriva infatti a conoscere ogni dettaglio dei soggetti della narrazione e approda nella seconda parte (prettamente basata sull’azione dei personaggi), saturo di informazioni, tanto da poter immaginare le reazioni e gli stati d’animo dei protagonisti.

Per non parlare poi della cura nella scelta dello stile, un autore geniale nella sua versatilità che riesce ad adottare per ogni contesto lo stile più adatto: dalle atmosfere medioevali a quelle magiche dei boschi, dalle cupe ed oscure torri della Magione Nera alle serate di baldoria al Grifone Lussurioso, in ogni occasione è sempre puntuale e preciso il ricorso ad un andamento e ad uno stile consono e che ben si addice alle atmosfere.

Assegno quindi 5 stelle a questo romanzo che per me le merita tutte, chi non ama il genere descrittivo e digressivo troverà Il Cavalier Buffone prolisso ma se rinuncia alla lettura per questo perderà la possibilità di trovarsi davanti ad un lavoro veramente ben fatto, specialmente per la figura del Viandante che ci lascia a bocca aperta con le sue avventure e le sue verità e che rappresenta la materializzazione del tentativo di felicità nella vita.
I temi principali del Cavalier Buffone sono l’immedesimazione, intesa come allegoria della vita ma soprattutto l’amore, che rappresenta il vero appagamento, il coraggio e la forza dell’uomo: l’amore è la forza del mondo ma specialmente di Finisterre!
Bravissimo Fabrizio Colonna quindi, autore di un romanzo unico ed estremamente profondo che mi ha colpito ed entusiasmato molto.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Cavalier Buffone
  • Autore: Fabrizio Colonna
  • Editore: Lettere Animate Editore
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • ISBN-13: 9788868821449
  • Pagine: 613
  • Formato - Prezzo:ebook - 2,99 Euro

15 maggio 2015

Carne umana - Daniela Nardi

Carne umana è una raccolta al confine tra la prosa e la poesia, dove i personaggi non sono paladini, ma antieroi della disperazione, raccontati con poche pennellate nette, sobrie e veloci.
La realtà contemporanea, la società del nostro tempo, immortalata nei suoi episodi più crudi e violenti, con impietoso realismo, senza retorica e senza eccessi di pathos.






Recensione

Carne umana è una raccolta di racconti che alterna un tono poetico e fluttuante agli accenti forti e marcati di un linguaggio molto esplicito, diretto e a tratti decisamente crudo.
Con l’uso dell’espressione Carne umana viene in parte anticipato quello che sarà il primo pensiero del lettore a lettura conclusa riguardo al significato della raccolta: le brevi storie hanno come protagonisti disagiati o vittime di dipendenze, personaggi in crisi esistenziale che si fanno portavoce di questioni estremamente attuali come la violenza sulle donne, la vita in carcere, il bullismo, l’omosessualità, l’omertà, l’emigrazione e la legge del più forte. I 15 racconti mostrano la natura più oscura, brutale e primordiale dell’uomo, i personaggi sono stanchi, vinti e sopraffatti dal dolore e dalla disperazione e non hanno più nulla da perdere; la speranza soccombe e si inchina alla rassegnazione, la fine ha la meglio sull’inizio e la possibilità di un futuro migliore si prospetta come lontanissimo, quasi irraggiungibile.
Non tutti i racconti hanno però esito infausto: Parlami e Noi sapevamo sono forse gli unici in cui si respira un barlume di speranza, il primo raccontando della piccola Moma, una bambina autistica che scopre come farsi accettare da un mondo così ostile e diverso da lei, tanto da farla sentire un’astronauta su un pianeta sconosciuto dove tutti parlano una lingua incomprensibile; il secondo parlando della morte di un imprenditore, Sallusto, che in nome della Patria e contro l’omertà, ha deciso di immolarsi per combattere il cancro politico ed economico dell’uomo: la mafia.

Noi sapevamo che quello scempio era lo scempio di tutti, che tutti i giorni si rappresentano le esequie delle nostre coscienze, persuase dal principio fraudolento che non si vive ma si sopravvive; senza comprendere che l’unica vita vivibile, è quella da mostrare con gli occhi aperti, le orecchie in ascolto, la bocca che dice Basta!
Oggi noi non sappiamo. Ma stiamo imparando.

E di cose da imparare ne abbiamo ancora molte, la solitudine, la malattia, la povertà e la disperazione sono facili prede della disfatta e della sconfitta. Ma la carne dell’uomo, la sua natura è realmente questa? E se l’ultima fase è il primordiale che ne è stato del lungo processo di evoluzione e di diversificazione dalle bestie? Come ha detto la Nardi, oggi non sappiamo ma stiamo imparando.

Personalmente ho trovato in alcuni racconti dei riferimenti prevedibili: il pezzetto di cielo e il volo dei gabbiani come metafora di speranza per un carcerato, la disperazione di un uomo che dopo aver perso tutto affoga i dispiaceri in un buon bicchiere o la “quota” da pagare al boss in miniatura di un riformatorio per non avere “rogne”. Nonostante ciò i racconti non sono mai banali, tutto è studiato al meglio, perfino la disposizione dei caratteri: l’andare a capo per esempio ha il compito di stroncare la lettura lineare accentuando una frase, un dettaglio, così da rafforzare un concetto, un’idea; e ancora, l’uso del dialetto napoletano appoggia la causa del realismo delle vicende narrate e aiuta il lettore nell’immedesimazione (complici i natali campani dell’autrice sicuramente).

Quello che non ho condiviso però, anche se potremmo considerarla come una mossa coerente con il senso della raccolta, è stata la freddezza, la brutalità eccessiva che alcuni personaggi trasmettono; ad esempio la protagonista di Non ci sono, vittima di bullismo a scuola, che la fa finita sterminando la classe, un po’ come la Carrie di Stephen King.
Sicuramente un libro dai toni molto forti che insinua nella mente del lettore delle riflessioni profonde con uno stile che varia di storia in storia; tre stelle e mezzo quindi per questa raccolta che avrei preferito approfondisse di più alcuni racconti, dei quali avrei sicuramente letto volentieri qualche pagina in più.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo:Carne umana
  • Autore: Daniela Nardi
  • Editore: Lettere Animate Editore
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • ISBN-13: 9788868821616
  • Pagine: 46
  • Formato - Prezzo: ePub - Euro 1,99

26 febbraio 2013

Quattro anni di blog - Giveaway #2: Eclissi di Francesco Mastinu

Cari lettori,
anche oggi un libro in regalo per voi per festeggiare la settimana che precede il quarto compleanno del blog. Questa volta è Eclissi di Francesco Mastinu, romanzo a tematica lgbt di cui Tancredi scrive:

«Se c'è un merito piuttosto forte che deve esser riconosciuto a questo libro è l'aver gettato una luce sul panorama dei romanzi italiani a tematica lgbt, un mare monstrum che raccoglie simil harmony, romanzi di alta qualità e romanzetti di genere che scimmiottano una particolare narrativa statunitense, il tutto dominato da una spaventosa mole di cliché e stereotipi. Un'operazione che sembra compiersi in questo romanzo è dunque il tentativo di scuotersi  di dosso cliché e luoghi comuni, puntando a una storia che concilia l'universalità del messaggio e la particolarità del vissuto dei suoi personaggi, senza ricadere nel banale e nel luogo comune.

Potete trovare la recensione completa a questo link.

Volete avere l'occasione di vincerlo? Compilate il form rispondendo alla semplice domanda, e uno tra voi potrebbe essere il fortunato lettore che lo riceverà a casa. Cogliamo l'occasione per ringraziare l'autore di averci messo una copia del romanzo a disposizione.

Qui di seguito la scheda del libro:

L'eclissi è il buio, il mare silenzioso del dolore. Riccardo sa che si tratta del suo stato di sopravvivenza, per ovviare a quei ricordi che non osa riportare alla luce, ma a cui non può sfuggire. Italia, giorni nostri: Riccardo e Alessandro, un incontro che si trasforma in un colpo di fulmine. In un resoconto che dura dieci anni, Riccardo ripercorre la loro vita insieme, dall'innamoramento alla convivenza e ai compromessi dell'età adulta. Fra contrasti, l'assenza e il desiderio di riscatto, la loro storia verrà messa a dura prova. Un percorso doloroso e toccante, nel quale Riccardo dovrà fare i conti con le illusioni e le scelte compiute, in un passato dove l'amore, a volte, rimane l'unica via possibile, ma che da sola non può bastare. Un ritratto accorato, che ci insegna cosa significhi per due persone, ancora oggi, amarsi senza avere tutela del loro legame.

Francesco Mastinu nasce in Sardegna nel 1980, dove attualmente vive e lavora, in campo sociale. Ha pubblicato alcuni racconti di vario genere in alcune antologie collettive e riviste online, tra i quali si ricordano: “Fango”, “Amore virtuale”, “Talkin’ about a revolution”, “Tre Motivi”,“Fiaba di Natale”, “La storia di Erik”,“Legione”. Dal 2011 collabora con il “Writer’s Dream”, uno dei principali portali web d’Italia che si occupa di scrittura, libri ed editoria. “Eclissi” è il suo romanzo d’esordio. Il suo blog: www.jfmastinu.wordpress.com

Eclissi di Francesco Mastinu
Lettere Animate, collana Raccontando, 2012
Brossura, 13.00 Euro



2 dicembre 2012

Eclissi - Francesco Mastinu

L’Eclissi è il buio, il mare silenzioso del dolore. Riccardo sa che si tratta del suo stato di sopravvivenza, per ovviare a quei ricordi che non osa riportare alla luce, ma a cui non può sfuggire.

Italia, giorni nostri: Riccardo e Alessandro, un incontro che si trasforma in un colpo di fulmine. In un resoconto che dura dieci anni, Riccardo ripercorre la loro vita insieme, dall’innamoramento alla convivenza e ai compromessi dell’età adulta. Fra contrasti, l’assenza e il desiderio di riscatto, la loro storia verrà messa a dura prova. Un percorso doloroso e toccante, nel quale Riccardo dovrà fare i conti con le illusioni e le scelte compiute, in un passato dove l’amore, a volte, rimane l’unica via possibile, ma che da sola non può bastare. Un ritratto accorato, che ci insegna cosa significhi per due persone, ancora oggi, amarsi senza avere tutela del loro legame.

Recensione

A voler essere cinici, spietatamente insensibili, si potrebbe dire che Eclissi è un romanzo a  tesi: la storia di Riccardo e Alessandro vuole argomentare l'urgente necessità di un riconoscimento  giuridico delle coppie di fatto (anche) omosessuali e rivendicare la legittimità di un amore nè  normale né diverso. Se è indubbio, almeno per chi scrive, il raggiungimento convincente degli  obiettivi prefissati, non si può tacere la sorprendente grandezza di un romanzo d'esordio che è molto di più, fosse solo per gli evidenti indizi di talento e per il coinvolgimento di una  storia che non può lasciare indifferenti, tanto è ben ponderata e costruita.

Se c'è un merito piuttosto forte che deve esser riconosciuto a questo libro è l'aver gettato una  luce sul panorama dei romanzi italiani a tematica lgbt, un mare  monstrum che raccoglie simil harmony, romanzi di alta qualità e romanzetti di genere che scimmiottano  una particolare narrativa statunitense, il tutto dominato da una spaventosa mole di cliché e  stereotipi. Un'operazione che sembra compiersi in questo romanzo è dunque il tentativo di scuotersi  di dosso cliché e luoghi comuni, puntando a una storia che concilia l'universalità del messaggio e la  particolarità del vissuto dei suoi personaggi, senza ricadere nel banale e nel luogo comune.  Un'operazione complessa, difficoltosa, che parte lentamente.

La prima parte, dedicata alla giovinezza  del protagonista e ai primi anni di frequentazione dell'uomo della sua vita, risulta infatti ancora  pervasa di stereotipi, dalle ambientazioni alle prime vicende da manuale. Riccardo, ventenne  universitario dedito a una movida fatta di discoteche gay e Tequila Sunrise, conosce il molto  più grande Alessandro, uomo vissuto (?), facoltoso dentista; sullo sfondo della solita discoteca,  parte il colpo di fulmine. Tutta la prima parte, che narra gli anni felici della coppia, non riesce a  scollarsi dai soliti luoghi comuni, percorrendo le tappe di un percorso standardizzato: i genitori  che si oppongono all'unione, il ragazzo più giovane che si trasferisce dall'uomo adulto, dunque la  convivenza, e la benedizione definitiva della sacra coppia con la comparsa di un animale domestico  (una gatta), surrogato di un figlio. Il risultato, a voler esser cinici, pare una famiglia da Mulino  Bianco. Al di là degli sviluppi scontati, ciò che finora colpisce è la piattezza dei personaggi, che  vivono una felicità di coppia impalpabile e, in un certo senso, ingiustificata: Riccardo si innamora  perdutamente di Alessandro perché così sembra esser stato deciso, ma dei caratteri di entrambi non  viene (ancora) rivelato nulla. Anche i (pochi) aspetti negativi sono sintomo di una piattezza  generale: l'opposizione ferma dei genitori di Riccardo è tale perché così è stata decisa, dalle  bocche dei genitori fuoriescono slogan tristemente noti, ma vuoti; eppure sarebbe opportuno indagare  anche questi atteggiamenti, dissezionare l'omofobia e scoprire quali meccanismi occulti si celano  dietro il rifiuto di un figlio omosessuale da parte di un genitore.

A questo punto della lettura, se non sono state abbandonate le speranze, si viene clamorosamente  ricompensati. Terminata la breve prima parte, comincia il "vero" romanzo: in un intreccio tra passato  e presente ritroviamo un Riccardo molto più grande, adulto affermato, lo ritroviamo soprattutto solo,  divorato da un dolore che si lascia fotografare, analizzare, dissezionare e comprendere. Sembra quasi  l'applicazione precisa del celebre aforisma tolstojano: laddove gli anni felici di Riccardo son  sembrati stereotipati e privi di profondità, il suo presente è colmo di un dolore che si fa  palpabile, la cui densità coinvolge e travolge il lettore e restituisce un ritratto tangibile e  tridimensionale al protagonista. Emerge allo stesso tempo l'indirizzo tematico di cui si è detto  all'inizio: dopo molti anni di convivenza, la coppia, ormai adulta, viene fotograta nel suo esser  sempre in bilico, nel suo essere in una zona grigia, questa come le tante altre coppie italiane che  per lo Stato non esistono, che prive di un riconoscimento giuridico si ritrovano perse, smarrite,  abbandonate sempre più a se stesse, con il rischio di andare incontro a uno smarrimento perfino  esistenziale - ed è esattamente quel che succede a Riccardo, che innesca così, in un modo  assolutamente lontano da cliché, una prima crisi di coppia. Quando nell'ultima parte arriva la  malattia di Alessandro, impensabile, improvvisa, si fa feroce e disperato l'attacco a uno Stato che  volge le spalle a un amore che si vuole credere diverso, e che tiene distanti il malato dal proprio  amato, solo in virtù di una legge che non li considera una famiglia. Riccardo e Alessandro vanno  incontro a un destino triste, che non ha scuse, e con davvero abile maestria l'autore concilia la  personale storia dei personaggi al destino di tante coppie che tuttora, nell'ombra, si ritrovano  nella medesima condizione.

Partendo dunque da premesse non particolarmente incoraggianti, l'inatteso risultato è  convincentemente positivo. Il percorso del romanzo sembra restituire la crescita del suo autore,  capace di una scrittura immediata, stilisticamente semplice, ma indubbiamente efficace, forte e  feroce nelle sue immagini; una scrittura agile, soprattutto, perché non rischia mai di scivolare nel  patetico e nello stucchevole (pochi possono vantare un simile equilibrio). Non è poco, inoltre, se si  considera che si è davanti a un romanzo d'esordio: la scrittura pare davvero quella di uno scrittore  navigato.

Davvero apprezzabile è la costruzione dell'intreccio narrativo: l'autore con grande abilità gioca con  il lettore, lo inganna (lascio a voi la scoperta agghiacciante dell'inganno), si muove con destrezza  tra passato e presente; osa persino combinare e scombinare le scelte narrative, narrando al presente  e al passato, in prima e in terza persona, toccando persino la seconda persona.

Una grande prova, dunque, un romanzo che vuole distinguersi e ci riesce, che alza la voce e s'impone.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Eclissi
  • Autore: Francesco Mastinu
  • Editore: Lettere animate
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Raccontando
  • ISBN-13: 9788897801429
  • Pagine: 192
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,00 Euro

19 giugno 2012

Figlie di Diana - Stefania Tuveri

Due giovani sorelle sono alle prese con una domanda che cambierà le loro vite: la Magia esiste? La risposta arriverà dalla saggezza della nonna che si occupa di loro e il misterioso e complesso mondo della stregoneria si rivelerà in tutto il suo misticismo, tra incantesimi, Tarocchi e rune. Ma praticare l’antica arte magica comporta delle grandi responsabilità e il Male è in agguato. La sfida che attende Selene e Caterina sconvolgerà le loro vite, ma ci sarà sempre spazio per amore e amicizia.

Recensione

Figlie di Diana è il romanzo d'esordio di Stefania Tuvieri e in comune con la sua autrice ha una caratteristica fondamentale: è giovane. E' giovane nel senso che è fresco, scorrevole, a tratti vivace, ma al tempo stesso ingenuo e immaturo.

Una delle qualità più apprezzabili di questo romanzo è il fatto che l'autrice ha saputo evitare la trama-tipo di ogni Young Adult che si rispetti da Twilight a questa parte: una protagonista "sfigatina" ed emarginata ma in possesso di qualità nascoste che invariabilmente attirano l'attenzione del bello e impossibile della scuola, destinato a diventare l'amore della sua vita. Al contrario, Selene, la protagonista di Figlie di Diana, è un'adolescente normale, ben integrata a scuola e in famiglia, dove condivide una relazione speciale con la sorella maggiore Caterina. Questo però non è sufficiente a rendere la trama di Figlie di Diana originale in tutto e per tutto; al contrario, non poche parti del romanzo ricordano il telefilm Streghe.

Selene infatti scopre di possedere poteri telepatici proprio mentre la sorella realizza di avere qualità empatiche superiori alla norma; da lì a scoprire di essere due Streghe il passo è breve, è sufficiente un giro su internet e una chiacchierata con l'immancabile nonnina. Se accetteranno di acquisire la Consapevolezza della loro natura, il loro compito sarà quello di proteggere gli esseri umani da mostri di vario tipo con il solo aiuto dei loro poteri e dell'altrettanto immancabile librone di magia.

La somiglianza con Streghe non si limita, per quel che mi riguarda, al solo intreccio, ma caratterizza l'intera concezione della magia e degli eventi sovrannaturali. Per quanto simpatico fosse il telefilm, non sono mai riuscita a scrollarmi di dosso la sensazione che tutto fosse gestito in maniera un po' semplicistica; allo stesso modo gli eventi in Figlie di Diana si sviluppano in modo lineare, poco elaborato, con un approccio quasi scolastico. La facilità con cui le sorelle accettano l'idea di avere poteri magici, la naturalezza con cui gli amici di Selene passano dalla diffidenza alla cieca fiducia nelle sue capacità magiche dopo un'improbabile lettura dei tarocchi, e soprattutto la scelta di risolvere ogni nodo della trama tramite la semplice lettura del "sussidiario" di magia, sono tutti elementi che pregiudicano la maturità dell'opera, lasciando nel lettore un senso di incompletezza.

In ogni caso,il romanzo è piacevolmente ben scritto anche se la narrazione non è priva di imperfezioni, probabilmente imputabili all'inesperienza, prima fra tutte il continuo passaggio di prospettiva fra le due protagoniste, i cui punti di vista nel racconto si alternano a volte nello spazio di poche righe, generando una fastidiosa sensazione di discontinuità. L'autrice inoltre ha la tendenza ad intervenire nel racconto un po' troppo attivamente, fornendo riflessioni personali sulla maturità di Caterina e Selene nel gestire il ruolo di responsabilità che la magia comporta, quasi a voler influenzare positivamente il lettore nei confronti delle ragazze invece di lasciare che egli tragga da solo le proprie conclusioni.

Molta attenzione, infine, è dedicata alla psicologia delle protagoniste, mentre i personaggi secondari rimangono un po' piatti e stereotipati. La Tuvieri è sicuramente più a suo agio nei confronti di Selene, alle prese con i piccoli grandi drammi adolescenziali, rispetto a Caterina, il cui rapporto con il fidanzato Alessandro nasce e si evolve tra banalità e superficialità. Forse minore spazio poteva essere dedicato alle liti (un po' infantili) che dividono la compagnia di Selene, destinandolo invece a quelle parti del racconto relative alla catena di efferati omicidi in cui le due ragazze finiscono per trovarsi coinvolte in modo improvviso e un po' pretestuoso. Quest'aspetto della trama risulta infatti poco amalgamata con il resto e risolta in modo un po' sbrigativo, soprattutto se si considera la relativa facilità con cui le protagoniste riescono a identificare e rintracciare l'autore dei delitti.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Figlie di Diana
  • Autore: Stefania Tuveri
  • Editore: Lettere Animate Editore
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788897801146
  • Pagine: 140
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,90 Euro
 

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